Trucco, Youtube: vedere un filmato secondo le dimensioni del browser » Vistablog

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Gilberto Muraro, IL FEDERALISMO COSTA SOLO SE FALLISCE

Il federalismo fiscale promette un risparmio, non maggiori spese. Perché il riferimento al costo standard elimina le inefficienze insite nella spesa storica. Il risparmio atteso sarà comunque quantificabile solo quando i decreti legislativi preciseranno le norme operative. Si trasformerà in costo solo in caso di fallimento della riforma e quindi di duplicazioni di funzioni e burocrazie o di irresponsabili sanatorie, come purtroppo già successo in passato. Il quesito di oggi riguarda quindi non le cifre, ma la probabilità di successo o di fallimento del progetto.

IL FEDERALISMO COSTA SOLO SE FALLISCE

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Istat, rapporto sulla “Spesa delle Amministrazioni pubbliche per funzione – Anni 1990-2007”

L’Istat ha pubblicato un rapporto sulla “Spesa delle Amministrazioni pubbliche per funzione – Anni 1990-2007”: un periodo che è caratterizzato da un andamento crescente della spesa in rapporto al Pil, che passa dal 46,2 per cento del 2000 al 48,7 per cento del Pil nel 2007, con una media pari al 48,1 per cento del Pil.
http://www.regioni.it/mhonarc/details_news.aspx?id=157028

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The Crisis of Credit Visualized on Vimeo

The Crisis of Credit Visualized

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Condivisioni. Cordef, Cosa mi fa arrabbiare da docente

Cosa mi fa arrabbiare da docente

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Cambiamento nelle organizzazioni: Il Senato approva DDL sulla P.A.

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sulla riforma della Pubblica Amministrazione che è stato approvato dalla sola maggioranza con l’astensione al voto dell’opposizione.

Cambiamento nelle organizzazioni: Il Senato approva DDL sulla P.A.

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La civiltà del Rinascimento in Italia,

La civiltà del Rinascimento in Italia, Burckhardt

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Editto di espulsione degli ebrei, Spagna 1492

Editto di espulsione degli ebrei, Spagna 1492 « babilonia61

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Melchisedec, Thea-omai, Polemos e Baricco (politica educativa e politica culturale)

Devo, però, opporre a Baricco delle obiezioni.
In quali locali scolastici trovare spazio fisico per un teatro, se le infrastrutture delle nostre scuole giacciono in uno stato di abbandono totale e, al mattino, un insegnante deve scansare i nuvoli di polvere che si rincorrono tra aule e corridoi?
In quale spazio curricolare inserirle, se docenti e alunni siamo da un lato schiacciati dal programma ministeriale, dai Dirigenti e dalle Funzioni Strumentali, dall’altro dai ministri Gelmini e Brunetta pronti a frustarci ad ogni minima occasione?
Da quale fantomatico quadro orario ricavare le ore per l’attività teatrale, se la parola d’ordine è il taglio?
Signor Baricco, lei pensi che quest’anno alcune classi del mio liceo non potranno giovarsi dei corsi di recupero proprio a causa dei tagli.

Thea-omai, Polemos e Baricco | sulle spalle dei giganti

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Testamento biologico, Lettera aperta all’onorevole Franceschini

“Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.”

micromega – micromega-online » Archivi » Lettera aperta all’onorevole Franceschini

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Alessandro Baricco, Basta soldi pubblici al teatro meglio puntare su scuola e tv

Basta soldi pubblici al teatro meglio puntare su scuola e tv

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Sanremo, e gli ex gay February :: 2009

Il solito Freud, ad esempio, riteneva che la bisessualità fosse comune; e che ognuno poi si orientasse sulla base delle proprie esperienze affettive precoci, e dei propri obiettivi. In tutte le culture e società, del resto, gli orientamenti sessuali non vengono considerati come unici, e stabili per tutta la vita.La parola omosessuale nasce solo nel 1860, sotto la passione classificatoria del positivismo, e solo più tardi ancora si scopre l’«eterosessuale». È il Novecento (l’epoca dei regimi totalitari), che mette i cittadini in una casella sessuale specifica, e chiede che ci rimangano. Sono Hitler e Stalin che mandano gli omosessuali nei campi di sterminio, e nei gulag.

Diario di bordo :: Sanremo, e gli ex gay :: February :: 2009

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Carlo Tullio – Altan, Modelli concettuali antropologici per un discorso interdisciplinare tra psichiatria e scienze sociali, in Psicoterapia e scienze umane n. 1 1967 e n. 1 1975

Questo saggio del 1967  (avevo 19 anni!) è seminale. E’ un paradigma concettuale sempre capace di affrontare con efficacia l’analisi dei problemi e le loro soluzioni. Fra cui anche le politiche sociali.

Paolo Ferrario

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Il problema di una possibile collaborazione fra psichiatri e studiosi di scienze umane richiede innanzi tutto, per essere risolto, la messa a pun­to di un linguaggio comune, per cogliere certi aspetti della realtà umana che rientrano nella sfera di interesse degli uni e degli altri. Il fat­to che questo linguaggio non esista ancora, non è casuale. E’ la posizione assai diversa che i due gruppi di studiosi assumono di fronte al feno­meno della malattia mentale che ne è la causa.

Gli studiosi di scienze umane, se si esclude una certa parte degli psicologi, non guardano al singolo malato, ma al fenomeno malattia nella sua dimensione sociale e cioè statistica. Ma vi è di più, bisogna ammettere che numerosi stu­diosi di problemi sociali, subiscono, senza avvedersene, un processo di identificazione con il sistema in cui vivono e che studiano, che viene accettato da essi come paradigma, come norma cui assegnano inconsapevolmente un significato assoluto. Una volta assunta questa prospettiva, essi mostrano una sorta di « disattenzione seletti­va » per tutti quei fenomeni di disfunzione del sistema sociale in cui vivono, che in certa mi­sura contraddicono all’ipostasi inconscia che ne hanno fatta. Quando si parla di « società ma­lata », essi obbiettano che non vi è una misura scientifica per definire una distinzione univer­salmente accettabile fra una società sana e una malata. Questo è certamente vero, se questa mi­sura viene ricercata nella forma di una norma costante, di una struttura esemplare, ma allora anche lo psichiatra potrebbe rispondere allo stesso modo, e negare resistenza della malattia. E qualcuno di essi lo fa. Se si fa notare che il fenomeno delle malattie mentali ha assunto di­mensioni sociali e che l’influenza di certe varia­bili di classe, di cultura, di genere di vita è sta­tisticamente dimostrabile, in tal caso è il valore dell’analisi statistica ad essere revocato in dub­bio e con argomenti molto convincenti: la dif­formità delle diagnosi, la difficoltà della rac­colta dei dati, le differenze di trattamento dei casi, molti dei quali vengono così a sfuggire al controllo statistico, e via dicendo.Tutto questo, se non altro, dimostra una certa misura di disin­teresse per il fenomeno fastidioso della malattia mentale.

Gli psichiatri si trovano di fronte allo stesso fenomeno in una prospettiva radicalmente di­versa: si trovano di fronte a casi singoli, a individui malati con i quali entrano in un rap­porto diretto, più o meno autentico, in relazio­ne alla loro struttura concettuale, ma comunque sempre individuale, personale, privato. Essi so­no assorbiti dal compito di curare quel certo malato, e tendono in genere a mettere in pa­rentesi la dimensione sociale del caso partico­lare che hanno di fronte, soprattutto quando appartengono ad una rigida scuola organicistica.

Fra gruppi di studiosi così diversamente orien­tati è chiaro che un discorso interdisciplinare si instaura con molta difficoltà, per la mancanza di un comune terreno d’incontro fra la prospet­tiva collettiva scelta dai primi e la prospettiva individuale scelta dai secondi. Il formarsi e dis­solversi di gruppi di studio costituiti su queste basi o meglio su questa carenza di basi comu­ni, è perfettamente spiegabile: in quei gruppi non ci può essere processo di comunicazione, i codici sono troppo diversi. Molti psicoterapeuti tuttavia, trattando, soprat­tutto con il metodo analitico, il caso particolare, si rendono conto che i problemi del malato, quei problemi che, irresoluti, sono spesso la fon­te della malattia, si costituiscono in un contesto sociale e non solo privato, sia esso quello della famiglia, del lavoro o altro. Essi ottengono, at­traverso il discorso del malato, una rappresen­tazione della società ben diversa da quella irenica e paradigmatica che molti sociologi ci of­frono. Certo, l’immagine ottenuta attraverso il discorso del malato è viziata dalla sua stessa malattia, è deformata e non accettabile senza ampie riserve. Nonostante questo il terapeuta si chiede se non vi sia un germe di verità in questo quadro negativo, e per avere maggiori informazioni si rivolge ai suoi colleghi studiosi di scienze sociali. Ma il discorso con quest’ulti­mi è assai difficile, per i motivi che si sono detti: manca ancora una base concettuale adatta alla convergenza delle due tipiche prospettive sotto le quali il fenomeno della malattia viene guar­dato.

« Ciò che è necessario, per costituire lo schema adatto alla collaborazione interdisciplinare, sono due cose che sono estranee alle consuetudini dell’antropologia e della psichiatria… Una è la necessità per lo psichiatra di raccogliere siste­maticamente dati sull’ambiente sociale e cultu­rale e sui sistemi di motivazioni che si disegna­no sempre sullo sfondo dei casi reali. La se­conda è la necessità per l’antropologia di sen­sibilizzarsi non solamente in relazione allo sfon­do culturale dal quale i singoli casi emergono, ma anche alle tipiche modalità del funziona­mento mentale negli esseri umani. Il terreno comune, che possiamo semplicemente chiamare psicodinamica, richiede un’adeguata analisi me­dico-psichiatrica di persone concrete e di casi concreti, stagliati sullo sfondo di una prospet­tiva di comprensione di ordine culturale ».

Per realizzare questo proposito, così bene enun­ciato da Opler, l’antropologia offre un modello, o meglio una serie coordinata di modelli con­cettuali operativi.

Il primo di questi modelli è quello ricordato dallo stesso Opler: la cultu­ra. A questo proposito è subito necessario pre­cisare il senso tecnico in cui questo termine vie­ne usato in antropologia, per sgomberare a prio­ri il terreno dalle possibili confusioni. In senso antropologico cultura non significa l’« esser col­to », o quel gruppo di persone che formano l’intellighentzia di un certo paese, i circoli che as­sumono la « cultura » come loro specializzazione professionale, le élites colte di una certa società. Col termine di cultura si intende qualcosa di as­sai più generale. « Mentre il modo di vivere di un popolo può raggiungere una sua coerenza interna e sviluppare in se stesso inconsci ca­noni di scelta, la cultura è sempre uno strumen­to per adattare l’uomo alla natura che gli da modo di metterla sotto controllo, risolvere i pro­blemi dell’attività sociale, dell’economia, della politica, della religione e della filosofia, e di re-golare il comportamento » (Opler). In sostanza la cultura è, in senso antropologico, quel com­plesso di nozioni codificate in forma collettiva e sociale che permettono ad un certo gruppo umano di affrontare e risolvere quei problemi di vita che la società stessa, con questi modelli di comportamento ha previsto. Essa quindi com­prende nozioni tecniche elementari, modalità di istituire rapporti interpersonali di ogni ge­nere, oltre al complesso di conoscenze scientifi­che e al patrimonio artistico, filosofia) e reli­gioso, cui si riserva in genere la definizione di cultura in senso stretto. Una volta che si assegni alla cultura questa spe­cifica funzione strumentale, che consiste nell’aiutare l’uomo a vivere da uomo, è chiaro che l’interpretazione freudiana ne è una deformazione. La cultura non è fonte di frustrazione, o non dovrebbe esserlo, ma è un sistema per evitare la frustrazione. Se non assolve al suo scopo, in tal caso è necessario ricercarne le cause concrete.

Il secondo modello offerto dall’antropologia cul­turale al discorso interdisciplinare è legato al primo. Esso è il sistema di personalità (o per­sonalità di base, come spesso viene chiamato). Questo si forma nell’uomo attraverso il proces­so dell’inculturazione e cioè dell’acquisizione da parte del singolo di quella porzione della cultu­ra che gli sarà necessaria per affrontare quel ge­nere di vita, che l’appartenenza ad un certo gruppo umano gli offre. Il risultato è quell’ap­parato che la tradizione ha variamente chiama­to coi termini di anima, mente, intelletto, ra­gione o cervello. Esso si costituisce partendo da una base ben istintuale ereditaria assai ridotta e si plasma in relazione alle esperienze gradatamente realizzate dal fanciullo nei rapporti con la madre, con la famiglia, con la scuola e poi, per l’uomo maturo, con la società. Attraverso que­sto processo, le informazioni necessarie alla vita del singolo vengono recepite e registrate in un complesso sistema di cellule che forma il tessu­to corticale del cervello, che è l’organo biolo­gico cui spetta la specifica funzione della me­morizzazione delle informazioni e dell’esecuzio­ne di quelle operazioni interpretative che la situazione di vita del singolo rende via via ne­cessarie. Quest’apparato, se funzionale, riesce a mettere in sintonia il singolo con la sua situa­zione di vita. Esso ha quindi una chiara natu­ra bio-psichica, e cioè una dimensione organica e una socio-culturale.

Per intendere bene il modo in cui funziona il sistema di personalità così concepito, è neces­sario tenere sempre presente, come quadro di riferimento, la situazione in cui opera, intesa come un « campo » (Lewin) nel quale molteplici forze interagenti di ordine psichico, sociale, cul­turale e naturale sono anch’esse operanti. Il si­stema di personalità funzionale realizza l’omeostasi psicologica. « Le teorie dell’omeostasi e del­lo squilibrio possono valere pienamente solo se ci si rende conto che l’unico tipo di omeostasi, o della mancanza di essa, che può esistere, è in­cluso nell’ambito dell’intera struttura della per­sonalità, che viene costituita in base a certi con­testi esistenziali ed opera in essi » (Opler).

A questo punto l’antropologia culturale può offrire il suo terzo modello concettuale interdi­sciplinare. Il sistema della società. La cultura, come codice comune ai membri di un gruppo, rende possibile fra di loro la comunicazione, non solo, ma offre loro una comune prospettiva attraverso la quale guardare ai concreti proble­mi di vita, che si fanno così problemi comuni, da risolvere in comune, con comportamenti ade­guati e di conseguenza istituzionalizzati e codi­ficati a questo fine, per economia di sforzi ed efficienza di strutture. Il complesso tessuto socia­le si costituisce su questi presupposti funzionali e forma uno schema nel quale gli individui as­sumono una posizione specifica (uno status) in relazione al compito che essi vi assolvono (il ruolo). Questo tessuto si articola anche in strut­ture particolari, destinate alla formazione dei nuovi modelli culturali e alla loro trasmissione ai singoli. Essa è la matrice del sistema di cultu­ra e di quello di personalità.

Noi disponiamo quindi ora di tre modelli, il primo dei quali, la cultura, ha una dimensione collettiva e sociale, come patrimonio del sape­re di un certo gruppo, e una dimensione psi­cologica e individuale, in quanto si interioriz­za a formare il sistema di personalità di ogni singolo componente di un certo gruppo sociale. Noi abbiamo così modo di far convergere, gra­zie a questo modello concettuale, la prospettiva sociale del sociologo con quella individuale dello psicologo e dello psichiatra.

A questo punto però il discorso non è finito. Infatti tutti e tre questi modelli, fra di loro coordinati, sono anche essi da situare in un «campo», onde verificarne la funzionalità, e cioè la rispondenza alle esigenze che essi debbono soddisfare. Questo campo, come quello cui si è accennato a proposito del sistema di persona­lità, è un campo dinamico di forze, o meglio una situazione in cui insorgono problemi, che il sistema di cultura deve prevedere, orientan­do il comportamento dei singoli in modo effi­cace, così da realizzare l’omeostasi degli indivi­dui, e l’armonia sociale che si manifesta nella collaborazione fattiva. Questo accade però solo se la cultura dispone di modelli adatti ad orien­tare il comportamento dei singoli in modo ef­ficace, con le conseguenze che si sono dette. In caso contrario le azioni, guidate da modelli ana­cronistici di comportamento, falliscono, l’equili­brio dei singoli, frustrati dalle esperienze di scacco, è compromesso e la collaborazione so­ciale è sostituita dal marasma e dal caos. In questo caso noi diciamo che il complesso arti­colato dei tre sistemi è disfunzionale in rela­zione alla situazione in cui opera. Vi sono infatti due ordini di problemi, che ri­guardano i tre sistemi ricordati, quello della loro coerenza interna e quello della loro rispon­denza ai problemi di situazione. I due gruppi di problemi non coincidono in tutto e per tut­to. Se è vero che ogni sistema funzionale dev’es­sere in se stesso coerente così da poter funzio­nare, non ogni sistema in se stesso coerente e quindi funzionale è per ciò stesso funzionale, cioè rispondente alle esigenze del campo situa­zionale.

Un esempio chiarissimo è offerto dal sistema di personalità malata,cheassumela struttura difensiva del delirio sistematizzato: il sistema di personalità è in tal caso coerentissi­mo in se stesso, ma per nulla rispondente alle esigenze concrete della situazione di vita del malato; le sue operazioni mentali sono compiu­te nel rispetto di una logica ferrea, ma che nul­la ha a che fare con la concretezza dei proble­mi che tale logica dovrebbe affrontare. Gli esem­pi si possono moltiplicare a volontà in ogni campo della vita associata e a tutti i livelli.

Questo conferma la necessità di ben distinguere i due gruppi di problemi ricordati, come pro­blemi di funzionamento dei sistemi e come pro­blemi di funzionalità degli stessi, interrelati, ma distinti. La perdita di funzionalità dei sistemi dipende da due fattori, anche quando il funzionamento degli stessi è intatto. Il primo fattore è dato dalla dinamica del campo situazionale, nel qua­le operano le forze che si sono dette e in base alle quali insorgono sempre nuovi problemi non previsti dalla cultura codificata e tradizionale. Il secondo fattore è dato dalla rigidità dei si­stemi e cioè dalla loro scarsa plasticità, o inef­ficienza in essi delle strutture di autotrasfor­mazione, che ogni sistema deve avere per non perdere contatto con la concretezza della situa­zione in movimento costante.

Mettiamo ora a fuoco il sistema di personalità che c’interessa per il nostro discorso interdisciplinare. Ne abbiamo descritto la funzione e il funzionamento. Quando si verifica in esso la condizione di perdita di funzionalità? Questa può andare perduta in relazione ai due gruppi di problemi, di funzionalità e di funzionamen­to, prima distinti.

Esaminiamo il primo aspet­to della questione, e cioè il caso in cui la cultu­ra non offra modelli adatti alla situazione mu­tata. In tal caso l’uomo reagisce in due modi opposti: inventa modelli nuovi, in base ai qua­li i nuovi problemi sono individuati e avviati alla soluzione, si decondiziona dai modelli ana­cronistici e si ricondiziona con modelli adegua­ti, oppure rinuncia o si mostra incapace a far­lo. Nel primo caso egli realizza una forma di adattamento attivo, che trasforma lui stesso, la cultura, la società e l’intera situazione in cui vi­ve, nella quale la sua azione innovatrice agisce come potente elemento dinamico. Nel secondo caso egli subisce l’azione frustrante della realtà e si difende sul piano inconscio con la nevrosi. Nel primo caso la funzionalità del sistema di personalità viene costantemente restaurata, nel secondo viene perduta. Ma la perdita di funzionalità del sistema di personalità può avere origini diverse, e dipen­dere cioè da problemi più ristretti di funziona­mento del sistema stesso di personalità. Questo sistema infatti è una « costruzione » che com­prende una fase di montaggio e necessita di materiale organico da organizzare in un certo modo.

La fase di montaggio è realizzata nel de­licatissimo periodo dell’infanzia, e successivo, e può essere caratterizzata da eventi che compro­mettono la formazione del sistema di persona­lità, indipendentemente dal fatto che la cultu­ra disponga o meno di modelli collettivi di comportamento adatti alla situazione sociale. Il risultato, come tutti gli analisti sanno, è un sistema di personalità che funziona male, per­ché i modelli interiorizzati sono stati deformati nella fase di montaggio, e che va risistemato con adatte terapie. Ma il difetto può dipendere anche dal materiale biologico che deve formare la base portante organica del sistema bio-psi­chico della personalità. Questo materiale può recare in sé tare genetiche o venire, in conse­guenza di traumi fisici, processi di intossica­zione o altro, leso in modo irreversibile. Nella tendenza all’autoconservazione, che caratterizza ogni sistema sia esso organico o bio-psichico, o sociale ed economico, il sistema di personalità in crisi per questi motivi si difende con pro­cessi tipici, che sono appunto l’oggetto specifi­co di studio della psichiatria. Sono i sintomi delle diverse forme morbose. Come si vede gli squilibri dovuti al primo grup­po di problemi, quelli che nascono dalla man­canza di modelli sociali di comportamento ade­guato, sono difficilmente curabili dallo psichia­tra. In tali circostanze, quando egli si trova di fronte a fenomeni di vasta disfunzione psichi­ca dovuta a motivi di fondo, socio-culturali, egli deve necessariamente ridursi a fare quello che fa un medico militare, quando accoglie i feriti che gli vengono spediti dalle trincee, e li rimet­te in sesto alla meglio per rimandarli a farsi ac­coppare. E’ triste questo fatto, ma è un fatto. Se vuole intervenire attivamente, infatti, lo psi­chiatra non può più limitarsi a fare lo psichia­tra, ma denunciando la situazione a chiare let­tere, assume la veste del cittadino responsabile, del riformatore sociale e del politico. In questa veste egli può essere un preziosissimo collabora­tore di coloro a cui, nel tessuto sociale, spetta il ruolo specifico di realizzare quei riadattamen­ti culturali e sociali che la situazione dinamica comporta: gli studiosi di scienze umane, per la parte della ricerca, e i politici, per la realizza­zione pratica dei risultati della ricerca stessa. Per quanto riguarda gli squilibri dovuti al se­condo gruppo di problemi, squilibri nel proces­so di inculturazione e di origine organica, ben­ché mai si debba ignorare che si verificano in uomini che hanno necessariamente una dimen­sione socio-culturale, essi sono tuttavia l’ogget­to specifico delle cure psichiatriche in senso stretto. E se si tiene conto del fatto della na­tura bio-psichica del sistema di personalità, è possibile trovare anche un punto d’incontro fra il discorso degli analisti e degli psichiatri di origine organicistica che in realtà non si esclu­dono affatto fra di loro.

Per riassumere questi concetti, che si propon­gono di offrire modelli concettuali per un di­scorso interdisciplinare, mi sia permesso fare ricorso ad uno schema grafico che, con tutte le ovvie limitazioni di questi schemi, può es­sere un utile strumento per visualizzare e me­morizzare il discorso che si è fatto. (Vedi sche­ma 1).


In questo schema è rappresentato l’insieme dei tre sistemi della cultura, personalità e società, innestati nel terreno bio-fisico che ne è la base portante.

Il sistema di personalità incorpora una certa porzione di sapere collettivo (cultura) che lo fornisce dei modelli operativi adatti ad inserirsi positivamente nella vita sociale. In condizione di omeostasi, quando i tre sistemi sono coordinati, integrati e funzionali, l’azione in cui si manifesta il comportamento dell’indivi­duo può essere rappresentata dal vettore A + : azione compiuta con successo e attraverso la quale l’individuo assolve al suo ruolo sociale. In questo secondo schema rappresentiamo invece la condizione dei sistemi in contrasto con la situazione dinamica, e cioè integrati, coordinati, ma non funzionali. (Vedi schema 2).


In questo caso l’azione dell’individuo, guidata da modelli anacronistici, va incontro alla con­dizione di scacco X e si riflette negativamente sul sistema di personalità con il vettore A - . A questo punto la reazione dell’individuo può as­sumere una caratteristica opposta. L’individuo può reagire creando un nuovo modello, proces­so raffigurato dal vettore che muove da 0, si volge verso l’alto e ritorna nella sfera della cul­tura. Questo nuovo modello è in condizione di orientare un nuovo tipo d’azione, guidata da un nuovo tipo di esperienza, che non solo s’in­serisce nel contesto sociale, ma lo trasforma, por­tando più innanzi i confini del sistema (vettore A +). L’altro genere di reazione, caratterizzata dal rifiuto della sfida posta dalla situazione, si manifesta in un comportamento regredito, di­fensivo a livello inconscio (vettore B). E’ la rea­zione nevrotica, in conseguenza di fattori socio­culturali e di situazione.

Lo stesso schema può essere usato per la rappresentazione grafica dei fenomeni di disfunzione del sistema di personalità non dovuti a cause socio-culturali e collet­tive, e cioè alla carenza di modelli adatti alla vita in trasformazione, ma a un difetto di fun­zionamento del sistema di personalità dovuto al processo educativo, o a lesioni o insufficienze organiche. In tal caso non si può avere il vet­tore ascendente da O, che indica l’operazione di invenzione di nuovi modelli, ma solo il vet­tore discendente B, che consegue alla serie di frustrazioni rappresentate dal vettore A -, e che si manifesta nella fenomenologia morbosa. Que­sta fenomenologia ha la stessa apparenza di quella derivante da origini socio-culturali col­lettive. Ed infatti essa è una manifestazione di difesa contro un’unica condizione, che è quella dell’ansietà, che si crea sia in un caso come nel­l’altro. Ma mentre le prime forme non possono trovare soluzione se non attraverso operazioni di rinnovamento culturale (vettore A +ascen­dente), le seconde possono essere curate indivi­dualmente con diverse possibilità di successo. A questo proposito, sia detto per inciso, l’antropologia culturale può fornire talune conoscen­ze circa la funzione di pratiche e rituali propri di gruppi arcaici, che non sono senza valore nell’interpretare certi comportamenti tipici dei ma­lati.

concetti espressi in forma assai sintetica e sche­matica nelle pagine che precedono ci permet­tono di impostare un discorso più concreto sulla distinzione fra individuo normale e ammalato di mente. L’uomo « sano » di mente è colui il quale si mo­stra capace di adattamento attivo alla situazio­ne in cui vive. Egli è cioè dotato di modelli ade­guati ai suoi problemi, attraverso i quali li rico­nosce, o è in grado di reagire attivamente di fronte all’ignoto creandone di nuovi attraverso i quali dargli un nome, e lo viene così a co­noscere. La sola frustrazione di cui soffre è quel­la normale a tutti, che deriva da due necessarie condizioni della vita umana: la prima è data dal carattere generale e medio dei modelli cul­turali, che non si adattano mai del tutto, come un vestito su misura, a chi li adotta, perché co­stui ha una sua base genetica e una sua storia particolare che lo fa essere un unicum, e l’al­tra è data dalla dinamica della situazione, che crea le sfasature di cui si è detto, fra modelli e problemi, frustrazione questa dalla quale ha vi­ta il pensiero nuovo. Se questa dose normale di frustrazione è una malattia, ebbene allora essa è una malattia veramente connessa con l’esser uomo. Ma è una malattia di cui si guarisce ad ogni istante. E il risultato di questa guarigione è ciò che chiamiamo l’« io », se consideriamo che esso non in altro consiste se non nel felice ri­sultato di un’operazione attraverso la quale con l’ausilio dei modelli cognitivi e operativi di cui è costituito, l’uomo pone sotto controllo la situazione in cui vive, se ne costituisce sog­getto, e ne fa l’oggetto della sua conoscenza e della sua azione efficace. Un sistema di perso­nalità di questo tipo apporta caratteristiche fe­lici all’uomo che ne è il portatore: questi ap­pare sereno, fiducioso, dotato di senso critico in modo costruttivo e di gusto per la vita, è di­sponibile, aperto e facile nello stabilire rappor­ti interpersonali fecondi, accessibile alla critica altrui, dotato di un profondo senso di solida­rietà umana. IIsistema di personalità che rende un uomo incapace di adattamento attivo è ciò che finisce col fare di quell’uomo un malato. In tal caso, e per i più diversi motivi, il sistema si mostra disfunzionale, e finisce, per autodifendersi, col farsi fine a se stesso ed ergersi come uno scher­mo contro la realtà, vietando all’io di manife­starsi nel modo che si è detto sopra. Invece dilegarel’uomoalmondo,loisola, usando tutte le possibili tecniche che sono i sintomi dellamalattia.L’uomo,anchequandonon giunge al vero e proprio stadio morboso, si mo­strainsicuro,indisponibile,egocentrico,auto­ritario, intollerante e incapace di stabilire rap­porti umani fecondi. La vera e propria malat­tia appare con il manifestarsi aperto e chiaro dei sintomi dati dalle difese inconsce. Si può fare lo stesso discorso per la società? Io non lo ritengo impossibile, ma inutile, perché sarebbe un discorso troppo generale e vago. Si può parlare di società « facili » o « difficili » o « dure » come dicono gli Arsenian in un loro la­voro, società che offrono all’uomo condizioni più o meno favorevoli per un adattamento attivo. Un’analisi dei motivi di queste diverse condi­zioni è certamente utilissima, purché sia fatta su basi empiriche e su dati concreti, che riveli­no i motivi patogenici che esse contengono. Questo è proprio il compito che spetta agli stu­diosi di scienze sociali e agli antropologi culturali in particolare. Le conclusioni delle loro ricerche potranno anche venire sintetizzate sot­to generiche definizioni come quelle ricordate, ma ciò non porta avanti la ricerca. In genere le società che producono un maggior numero di disadattati sono quelle ad elevato ritmo di tra­sformazione, e ciò accade per lo sforzo* che esse impongono ai singoli per realizzare un adatta­mento attivo alla situazione dinamica. Ma non per questo tali società sono da dire malate, ben­sì rischiose, impegnative, o « dure », per ricor­dare il termine cui si è accennato, ma nelle qua­li vale tuttavia la pena di vivere.  Ha invece più senso forse l’uso del termine di società « malata » per indicare alcune società ri­gide, nelle quali i canali di autotrasformazione si sono bloccati, per la resistenza del sistema ai mutamenti imposti dalla situazione, che si pon­gono come fini a se stesse e sviluppano sul piano collettivo singolari forme di comportamento re­gredito, che riprendono temi propri di società molto arcaiche. I rituali nazisti, ad esempio, e il connesso culto del sangue tedesco, le opera­zioni di aggressività distruttiva proiettata su de­terminati gruppi etnici, sono fenomeni che danno da pensare e sembrano quasi giustificare l’uso del termine malattia. Per quanto riguarda il Terzo Reich, si è trattato di una forma di to­tale disfunzionalità (incoerenza con la situa­zione storica) di un intero sistema socio-cultu­rale, che non per questo ha cessato di essere funzionante, ma lo era in base ad una logica di tipo delirante collettivamente accettata come valida. Questi casi meriterebbero una maggiore attenzione da un punto di vista della ricerca di psicopatologia sociale. Queste note hanno un taglio particolare, e met­tono in parentesi una gran quantità di elementi di specifico interesse psicologico e psichiatrico. Il quadro delineato del sistema di personalità non accenna ai fattori dell’istinto, tempera­mento, affettività e via dicendo, né alla dina­mica interna di questi elementi. Ma ciò è stato fatto di proposito per offrire ai colleghi stu­diosi uno schema di discussione estremamente semplificato, onde servire come base per possi­bili convergenze, dalle quali il quadro dei pro­blemi possa risultare più chiaro e completo at­traverso un organico lavoro di gruppo. Si è voluto cioè proporre solo un minimo denomi­natore comune concettuale per un discorso interdisciplinare ancora tutto da fare.


Gli stranieri e la mecca del crimine. Luca Ricolfi

Gli stranieri e la mecca del crimine. Luca Ricolfi

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Cuanta pasión! Storie di fatica, d’avventura e d’amore nella scuola pubblica italiana – Alberico Giulia – Libro – IBS

Si sta facendo largo tra noi italiani la sensazione che la scuola sia totalmente fuori controllo e forse è proprio così. Ognuno di noi è certo che “ai suoi tempi” si studiasse decisamente di più e che “certe cose” in classe erano decisamente inconcepibili, e non si può dire che non sia vero. Eppure è altrettanto chiaro che nulla più della scuola è in grado si svelarci lo stato di salute di un paese e in quali condizioni si troverà ad affrontare il futuro. Giulia Alberico a scuola ci ha passato la vita. Più di trent’anni di insegnamento, e un breve periodo al ministero della pubblica istruzione guidato dal ministro De Mauro, fanno di lei una delle persone più credibili per raccontare che cosa è la scuola e dove sta andando. In “Cuanta pasión!” raccoglie le storie, i ritratti e qualche piccola riflessione collezionata nel corso di una vita spesa a cercare di far imparare qualcosa a chi proprio non ne vuole sapere, a chi si porta in classe tutti i disastri che ti lascia sulle spalle una famiglia a soqquadro, a lottare con presidi distratti e colleghi impreparati, a resistere alla quotidiana tentazione di lasciar perdere tutto. Il risultato è un ritratto esilarante e spesso illuminante della scuola.

Cuanta pasión! Storie di fatica, d’avventura e d’amore nella scuola pubblica italiana – Alberico Giulia – Libro – IBS

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Jean Paul Fitoussi, Se torna l’etica nel capitalismo – La Repubblica 23 febbraio 2009

Se torna l’etica nel capitalismo – La Repubblica (Documento PDF)

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Alberto Bisin, A una condizione – LASTAMPA.it

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Convegno nazionale Domesticità e cittadinanza nelle esperienze del vivere quotidiano, Pisa, 1989 5, 6, 7 marzo 2009 Sala Congressi, Università di Roma “la Sapienza” via Salaria 113 – Roma

L’obiettivo del Convegno consiste nell’interrogarsi su aspetti e questioni che riguardano due sfere e esperienze del vivere quotidiano, la sfera della cittadinanza e quella della domesticità, poiché si ritiene che entrambe siano attraversate da trasformazioni profonde, da nuove forme di disuguaglianze e vulnerabilità sociale. Si ritiene anche che tra l’una e l’altra vi siano significative connessioni, il cui snodo critico è rintracciabile nei cambiamenti del lavoro e nei nuovi modi di costruire legami e socialità. E’ forte l’impressione che molti aspetti associati al concetto di cittadinanza, compreso il principio basilare del rispetto integrale della persona, siano oggi rimessi in discussione già a partire dagli ambiti lavorativi, che il concetto stesso di cittadinanza sia meno scontato nei suoi contenuti e nelle sue pratiche. Termini come “commercializzazione della cittadinanza” oppure “cittadinanza attiva”, segnalano bene i punti controversi del dibattito in corso. Condivisa, peraltro, è l’idea che una nuova cultura della cittadinanza dipende da una giusta distribuzione delle risorse di conoscenza, indispensabili per essere soggetti attivi, capaci di partecipazione e autorganizzazione, di richieste e rivendicazioni. “Cittadinanza e domesticità”, “domesticità e democrazia”, accostamenti non usuali che, a partire da una situazione di spaesamento, perdita di apertura al domani, di familiarità e sicurezza, suggeriscono punti di vista per osservare le strategie di riadattamento, i modi diversi e divergenti che i soggetti adottano per ricreare spazi domestici e nuove routines, per sentirsi a casa dentro e fuori la propria casa. Il concetto di “domesticità” consente di rivisitare la distinzione privato/pubblico, guardando alla mobilità dei confini, ai reciproci sconfinamenti, alle sovrapposizioni senza tralasciare il problema di quali visioni e valori orientino questi movimenti e rotture. Per questo ci chiediamo se sia plausibile la lettura che oggi contrappone il modello di una “società securitaria” a uno scenario che presenta tracce del “diritto all’esistenza” e di una possibile “società della cura”. Convegno nazionale Domesticità e cittadinanza nelle esperienze del vivere quotidiano Keith Haring, Tuttomondo – Pisa, 1989 5, 6, 7 marzo 2009 Sala Congressi, Università di Roma “la Sapienza” via Salaria 113 – Roma

Giovedì, 5 marzo ore 14.00
Registrazione partecipanti
ore 14.45
Saluto del Presidente AIS – Antonio De Lillo
Saluto del Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione – Mario Morcellini
ore 15.00 – 19.00
Sessione I – Diritti, cittadinanza e vita quotidiana
Coordinano Laura Balbo e Nicoletta Bosco;
Relazione introduttiva
Giuliana Chiaretti, Trasformazioni della cittadinanza tra produzione e lavoro
Nicola Negri, Pratiche di cittadinanza attiva
Ota De Leonardis
ore 17.00 – 17.30 coffee break
Diritti all’esistenza: la vita e le regole
Stefano Rodotà
Dibattito
Venerdì 6 marzo
ore 9.30 – 13.00
Sessione II- Domesticità e cura: questioni di democrazia
Coordinano Marina Piazza e Paolo Jedlowski;
I confini mobili della domesticità Marita Rampazi, Giuliana Mandich;
Intimità, cura, democrazia; Italo de Sandre
ore 10.30 – 11.00 coffee break
Politiche dell’esistenza. Teorie dell’individualizzazione
Maurizio Ghisleni
Dibattito
ore 15.00 – 17.00
Tavola rotonda
La sostenibile leggerezza della Sociologia.
Quale futuro per la Sezione
Intervengono:
Laura Balbo, Vittorio Capecchi, Giuliana Chiaretti, Ota De Leonardis, Antonio De Lillo, Paolo Jedlowski
Ore 17.00-18.30
Rinnovo cariche sociali AIS Sezione Vita
Quotidiana
(riservato ai soci AIS Sezione Vita quotidiana)
Sabato, 7 marzo
oe 9.30-12.30 – Workshop paralleli
1. Diritti, cittadinanza e vita quotidiana
Coordinamento: Aide Esu
Relazione introduttiva: Enzo Colombo
Interventi:
Carla Bertolo, Alessandra Carraro, Rosalia Donnici, Lorenzo Ferrante,
Sabrina Garofalo, Sabrina Perra e Katia Pilati, Vincenzo Romania e
Adriano Zamperini
2. Intimità e cura a confine tra privato e pubblico
Coordinamento: Enrica Morlicchio
Relazione introduttiva: Salvatore La Mendola
Interventi:
Paola Bevilacqua, Chiara Bertone, Elisa Bottignolo, Massimo Cerulo,
Mauro Ferrari, Lorenza Maluccelli, Valentina Rettore, Caterina Satta,
Davide Sterchele
3. Comunicazione e vita quotidiana
Coordinamento: Teresa Grande
Relazione introduttiva: Rita Caccamo
Interventi:
Olimpia Affuso, Annalisa Buffardi, Giovanni Ciofalo, Ida Cortoni,
Dario de Notaris, Simona Isabella, Carmine Piscopo e Stella Teodonio,
Lello Savonardo, Antonio Tursi


Shutterb, editor di testi online

Shutterb è un editor di testi online che consente di creare documenti o modificare quelli presenti in rete (al momento di questa recensione non è presente il supporto per files presenti sull’hard disk), indicandone opportunamente la url. Shutterb offre un’interfaccia molto intuitiva, con funzioni base comuni ai conosciuti programmi office. Il servizio consente di visualizzare anche il codice HTML del documento e salvarlo con un click in locale.

Sito Shutterb

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I CONFINI DELLA POLITICA di ANGELO PANEBIANCO

Lo scontro sui contenuti della legge che deve, con delicato linguaggio burocratico, «regolamentare il fine vita» dilanierà il Paese per molti anni. Forse era inevitabile. Come poteva un Paese iper politicizzato come il nostro non arrivare, prima o poi, a politicizzare anche la morte?

Corriere della Sera

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Umberto Veronesi in tema di consenso informato e testamento biologico: scheda audio-video di Paolo Ferrario

Testamento biologico, una scelta etica, 10 Ottobre 2008
Caricato da AMALTEO

IRSSeS (Istituto Regionale per gli Studi di Servizio Sociale) TAVOLA ROTONDA: LA PAURA OGGI NELLA SOCIETA’ E NEI SERVIZI SOCIALI

IRSSeS (Istituto Regionale per gli Studi di Servizio Sociale) TAVOLA ROTONDA: LA PAURA OGGI NELLA SOCIETA’ E NEI SERVIZI SOCIALI SEDE: Biblioteca Statale, L.go Papa Giovanni XXIII, 6, Trieste Giovedì 5 marzo 2009 ore 15.00 – 18.00 Interverranno: Franca Amione, psicologa e psicoterapeuta, svolge attività di formazione e supervisione nei servizi alla persona; Giuseppe Battelli, storico, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università di Trieste; Giorgio Micoli, giudice della Sezione Penale del Tribunale di Trieste; Luigi Di Ruscio, dirigente di polizia presso la Questura di Trieste Modera: Carlo Beraldo, Direttore I.R.S.Se.S. La paura da sempre alberga nell’animo umano, ma oggi sembra serpeggiare sempre di più nella nostra società sottoposta a trasformazioni profonde e inaspettate che stanno suscitando una crescente e spesso legittima richiesta di sicurezza. Tale nuova dinamica sociale coinvolge anche le professioni sociali che sono coinvolte in rapporti interpersonali caratterizzati da implicazioni emotive spesso molto forti. Tra le emozioni in gioco un ruolo particolare è sicuramente rivestito dalla paura. Questa, tra le molte possibilità, può essere declinata, sul versante dell’operatore, come paura di sbagliare, di affrontare situazioni particolarmente difficili, di mettere in pericolo la propria integrità fisica oppure, sul versante dell’utente, come paura di ritrovarsi senza un aiuto adeguato, di non essere in grado di sottrarsi a violenze ricevute o minacciate nel proprio ambiente di vita, di vedersi sottratte persone precedentemente sottoposte alla sua cura in qualità di genitore. Quanto spesso la paura è suscitata oggi non da un pericolo necessariamente reale ma piuttosto dalla mancanza di conoscenza su ciò che è “diverso”, come sembrerebbe confermare l’alto tasso di disagio rilevato in Italia secondo una ricerca di Eurobarometro di fronte alla prospettiva di avere un vicino di casa disabile, di etnia o di religione diversa? Quanto la paura attiva necessari meccanismi automatici e rapidi di difesa o quanto invece intorpidisce, se non blocca del tutto, il pensiero razionale? Agli esperti invitati a dibattere in questa insolita tavola rotonda si è chiesto di esprimere riflessioni ed esperienze utili a fare un po’ più di luce su di una emozione, qual è la paura, che gioca un ruolo particolarmente importante anche nello spazio quotidiano di attività delle professioni d’aiuto.


FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA Corso di laurea in Servizio sociale Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008

FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA
Corso di laurea in Servizio sociale
Corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche
e dei servizi sociali
Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 – 20126 Milano
I SERVIZI SOCIALI IN LOMBARDIA

DOPO LA LEGGE REGIONALE N. 3/2008
Elementi di riflessione

Vai alla pagina della Università di Milano Bicocca


Università di Milano Bicocca – Corso di laurea in Servizio sociale Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali, Seminario Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008

Corso di laurea in Servizio sociale

Corso di laurea in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi sociali

Seminario

Le professioni sociali e l’applicazione della legge regionale n. 3/2008

Potenzialità e criticità

Venerdì 13 marzo 2009

h 14.00-17.00  Aula U6 /4

Il seminario affronta il tema dell’impatto sulle diverse figure sociali, dell’ entrata in vigore della legge regionale n. 3/2008. Più precisamente il seminario si propone di individuare le principali criticità che debbono affrontare gli operatori sociali ed educativi quando si trovano di fronte ad un nuovo provvedimento, ma anche di delineare le potenzialità che questo provvedimento contiene sia per le vecchie che le nuove figure professionali, proprio a partire dai cambiamenti organizzativi che tale iniziativa introduce nel sistema dei servizi e delle politiche locali.

Introduce prof. Sergio TRAMMA

(docente di Pedagogia sociale, Facoltà di Scienze della formazione)

Relazioni:

  • dott.  Paola BOTAZZI, Assistente Sociale Comune di Busto Garolfo (MI)
  • dott. Corrado CELATA, Responsabile attività di Prevenzione, D.. Dipendenze ASL Mi
  • dott.ssa Patrizia ANGELI, Consigliera Ordine Assistenti Sociali, Regione Lombardia
  • dott.ssa Beatrice LONGONI, esperta, formatrice
  • dott.  M. Claudio MINOIA,  Direttore generale del Settore Cultura e Servizi Sociali della Provincia di Milano
  • Dott.ssa Sara ROSSETTI, Assegnista di ricerca, Facoltà di Scienze della Formazione
  • Dott. Giovanni VALLE, Fondazione Don Gnocchi
  • Dott. Giuseppe VIOLA, Direttore Settore Sociale, Comune di Bareggio

Dibattito

Conclusioni. Prof Mara TOGNETTI

(docente di Politica Sociale e di Politiche sanitarie CdL in Servizio Sociale e PROGEST)

Destinatari sono :

  • gli studenti del CdL magistrale Progest, gli studenti del III° anno del CdL in Servizio sociale; gli studenti dle CdL in Scienze dell’Educazione
  • dirigenti,  responsabili e operatori dei servizi degli enti locali, delle ASL e del terzo settore;
  • le professioni sociali e, in particolare, le assistenti sociali, gli educatori, i sociologi professionali e i supervisori di tirocinio;
  • gli studiosi delle politiche sociali.

Il seminario è aperto a tutti gli interessati e la partecipazione è gratuita.

Il seminario è il quarto del Ciclo “I servizi sociali in Lombardia dopo la legge regionale 3/2008 – Elementi di riflessione”, il cui programma è scaricabile dall’homepage www.unimib.it (eventi).


riflessioni sulla “fine della vita”. Intervengono Marco Bonetti, direttore dell’Osservatorio per le cure palliative e la lotta al dolore della Regione Veneto, la psicologa Sabrina Cipolletta, il giurista Carlo Casonato,

Senza mettere in contrapposizione il pensiero cattolico e il pensiero laico, ma parlando con operatori che ogni giorno si confrontano con la sofferenza di chi è gravemente malato, vogliamo in questa puntata affrontare le riflessioni sulla “fine della vita”. Intervengono Marco Bonetti, direttore dell’Osservatorio per le cure palliative e la lotta al dolore della Regione Veneto, la psicologa Sabrina Cipolletta, il giurista Carlo Casonato, che da molti anni si occupa di Bioetica e diritti del malato.Libri:Hans Küng, Della Dignità del Morire RizzoliMaurice Bellet, Il corpo alla prova o della divina tenerezza, Servitium

Radio 3 – Uomini e profeti

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Lo schema di testo unificato “Calabrò” su consenso e dichiarazioni anticipate – C. Casonato

Lo schema di testo unificato “Calabrò” su consenso e dichiarazioni anticipate – C. Casonato

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Riflessioni sul “caso Englaro” – C. Salazar

Riflessioni sul “caso Englaro” – C. Salazar

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La Corte dei Conti ”e’ tenuta, e sempre piu’ lo sara’ in seguito, ad una continua ed attenta attivita’ di monitoraggio per l’attuazione del federalismo fiscale”

La Corte dei Conti ”e’ tenuta, e sempre piu’ lo sara’ in seguito, ad una continua ed attenta attivita’ di monitoraggio per l’attuazione del federalismo fiscale”. A metterlo in evidenza in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009e’ il Presidente della Corte, Tullio Lazzaro.

Newsletter n. 1305 del mercoledì 11 febbraio 2009

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VIII Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato giovedì scorso a Roma da Cittadinanzattiva

L’VIII Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato giovedì scorso a Roma da Cittadinanzattiva-

Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici pone l’attenzione sugli elevati costi privati di un servizio sanitario carente

Il documento

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Concerti di Antony Hegarty, Marzo/Aprile 2009

Concerti di Antony Hegarty, Marzo/Aprile 2009

vedi: Upcoming events

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Testamento biologico, istruzioni per l’uso di Adele Sarno

Testamento biologico, istruzioni per l’uso di Adele Sarno

Kataweb Salute, per vivere bene

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Pietro Ichino sul progetto “flexsecurity”

Oggi, un lavoratore che viene licenziato per motivi economici od organizzativi e che impugna il provvedimento a norma dell’articolo 18, se perde la causa rimane con un pugno di mosche in mano: non ha una lira di indennizzo e gode di un sostegno molto modesto, quando non del tutto nullo nel mercato del lavoro. Il nuovo sistema di protezione delineato nel progetto gli garantisce in ogni caso, senza la necessità di passare per giudici e avvocati e senza l’alea del giudizio, un forte sostegno del reddito fino alla durata massima di quattro anni e servizi efficienti di riqualificazione e ricerca intensiva della nuova occupazione. Come si fa a dire che il vecchio regime è “migliore” del nuovo? La verità è che il nuovo regime giova sia ai lavoratori, sia alle imprese.

Pietro Ichino

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Debito pubblico enti locali: il 57,5% basato su derivati

Debito pubblico enti locali: il 57,5% basato su derivati dati comunicati dalla Corte dei conti alla Commissione Finanze del Senato

Newsletter n. 1310 del mercoledì 18 febbraio 2009

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Marzio Barbagli: ho scritto ciò che la realtà mi suggeriva e molti colleghi mi hanno tolto il saluto «Immigrati e reati, io di sinistra non volevo vedere» C’ è il rifiuto di vedere i cambiamenti dovuti all’ ondata migratoria

Marzio Barbagli: ho scritto ciò che la realtà mi suggeriva e molti colleghi mi hanno tolto il saluto

«Immigrati e reati, io di sinistra non volevo vedere»
C’ è il rifiuto di vedere i cambiamenti dovuti all’ ondata migratoria

BOLOGNA – «Sì, in quegli anni andava così, non volevo vedere: c’ era qualcosa in me che si rifiutava di esaminare in maniera oggettiva i dati sull’ incidenza dell’ immigrazione rispetto alla criminalità. Ero condizionato dalle mie posizioni di uomo di sinistra. E quando finalmente ho cominciato a prendere atto della realtà e a scrivere che l’ ondata migratoria ha avuto una pesante ricaduta sull’ aumento di certi reati, alcuni colleghi mi hanno tolto il saluto».

Marzio Barbagli ha 70 anni, è professore di sociologia all’ Università di Bologna, ha scritto libri importanti sul tema immigrazione e delinquenza e ha curato per il Viminale (ai tempi di Enzo Bianco e Giuliano Amato) il rapporto sullo stato della criminalità. Nel suo libro, Immigrazione e sicurezza (edito dal Mulino), fissa l’ impressionante impennata di stupri compiuti dagli extracomunitari: dal 9% al 40% negli ultimi 20 anni, con romeni, marocchini e albanesi a guidare la classifica. Professore, a quando risale questa specie di cecità scientifica? «Parlo di una decina di anni fa… Ma guardi che non ero l’ unico, c’ erano anche altri colleghi, della mia stessa parte politica, che si rifiutavano di vedere i cambiamenti, sotto il profilo dell’ ordine pubblico, che l’ ondata migratoria comportava». Eppure non mancavano dati e statistiche. O no? «Certo che c’ erano, ma non volevo crederci, non li cercavo nemmeno. Ho fatto il possibile per ingannare me stesso. Mi dicevo: ma no, le cifre sono sbagliate, le procedure d’ analisi difettose. Era come se avessi un blocco mentale…». Poi cos’ è successo? «Ho capito che non erano i dati ad essere sbagliati, ma le mie ipotesi di partenza». E a quel punto? «Sono finalmente riuscito a tenere distinti i due piani: il ricercatore dall’ uomo di sinistra. E ho scritto quello che la realtà mi suggeriva». E alcuni suoi colleghi le hanno tolto il saluto. «Sì, alcuni. Poi ce n’ erano altri che, pur sapendo che avevo ragione, mi dicevano che quelle cose non andavano comunque scritte». Lei ha avuto l’ onestà e il coraggio di ammettere l’ errore: pensa che a sinistra questi condizionamenti ideologici siano molto diffusi? «Di sicuro lo sono stati. E non solo in Italia. Un gap culturale che ha costretto la sinistra ad una faticosa rincorsa, che in parte però sta avvenendo. La stessa Livio Turco, promotrice assieme a Giorgio Napolitano di una legge importante sull’ immigrazione, ha ammesso che inizialmente, quando si trovò ad affrontare la questione, non fu semplice superare certi schematismi, una certa immaturità». Cosa le ha insegnato questa esperienza? «È stato un processo faticoso, ma di grande crescita. Ora sono un ricercatore. E nient’ altro».

Francesco Alberti
Corriere della Sera
(18 febbraio 2009)

Barbagli e l’onestà intellettuale.


Dizionario Biografico degli Italiani

Dizionario Biografico degli Italiani

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Tavole di mortalità della popolazione italiana

Tavole di mortalità della popolazione italiana per provincia e regione di residenza

Tavole di mortalità della popolazione italiana

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Il caso Eluana Englaro – Google Ricerca Libri

Il caso Eluana Englaro Di Maurizio MoriPubblicato da Pendragon, 244 pagine

Il caso Eluana Englaro – Google Ricerca Libri

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Darina Al-Joundi “L’orgasmo  fa bene alla democrazia” – LASTAMPA.it

Darina Al-Joundi “L’orgasmo  fa bene alla democrazia” – LASTAMPA.it

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Council Conclusions on public health strategies to combat neurodegenerative diseases associated with ageing and in particular Alzheimer’s disease

Council Conclusions on public healthstrategies to combat neurodegenerative diseases associated with ageing andin particular Alzheimer’s disease

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Ferrari Nicola, Gelati M. Angela, “Scritture per un addio”, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2008, pp. 120, € 12.00.

Ferrari Nicola, Gelati M. Angela, “Scritture per un addio”, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2008, pp. 120, € 12.00.
www.ilpontevecchio.com/CAMMEI03.html

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Invecchiamento e politiche per la non autosufficienza

Giovanni Bertin (a cura di), “Invecchiamento e politiche per la non autosufficienza”, Erickson, Gardolo (TN), 2009, pp.300, € 21,00.

Edizioni Erickson > libri > Lavoro sociale e Servizi di welfare > Famiglia e relazioni di cura > Invecchiamento e politiche per la non autosufficienza

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Governo Italiano – Dossier sulle Agevolazioni fiscali per i disabili

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una Guida alle agevolazioni fiscali per i disabili.In base all’attuale normativa, le principale agevolazioni riguardano: * Figli a carico * Veicoli * Sussidi tecnici e informatici * Spese sanitarie * Assistenza personale * Abbattimento barriere architettoniche

Governo Italiano – Dossier sulle Agevolazioni fiscali per i disabili

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Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

Governo Italiano – Dossier

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Speciale elezioni 2008 – Elezioni politiche – Camera

Speciale elezioni 2008 – Elezioni politiche – Camera

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TUTTO SUL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE AL NUOVO SISTEMA DI PROTEZIONE DELLA STABILITA’ DEL LAVORO E IL SUPERAMENTO DEL MERCATO DUALE I link ai documenti disponibili nel sito sul disegno di legge, che verrà presentato entro questo inverno

TUTTO SUL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE AL NUOVO SISTEMA DI PROTEZIONE DELLA STABILITA’ DEL LAVORO E IL SUPERAMENTO DEL MERCATO DUALE

I link ai documenti disponibili nel sito sul disegno di legge, che verrà presentato entro questo inverno

Pietro Ichino

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Bozza (aggiornata all’11 gennaio 2009) del disegno di legge per la transizione alla flexsecurity DISEGNO DI LEGGE Disposizioni per il superamento del dualismo del mercato del lavoro, la promozione del lavoro stabile in strutture produttive flessibili e la garanzia di pari opportunità nel lavoro per le nuove generazioni RELAZIONE

Bozza (aggiornata all’11 gennaio 2009) del disegno di legge per la transizione alla flexsecurity

DISEGNO DI LEGGE

 

Disposizioni per il superamento del dualismo del mercato del lavoro,
la promozione del lavoro stabile in strutture produttive flessibili
e la garanzia di pari opportunità nel lavoro per le nuove generazioni

  RELAZIONE

Pietro Ichino

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DISEGNO DI LEGGE (bozza di lavoro aggiornata al 7 febbraio 2009) Disposizioni per il superamento del dualismo del mercato del lavoro, la promozione del lavoro stabile in strutture produttive flessibili e la garanzia di pari opportunità nel lavoro per le nuove generazioni

DISEGNO DI LEGGE

(bozza di lavoro aggiornata al 7 febbraio 2009)

Disposizioni per il superamento del dualismo del mercato del lavoro,
la promozione del lavoro stabile in strutture produttive flessibili
e la garanzia di pari opportunità nel lavoro per le nuove generazioni

Pietro Ichino

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Il Progetto per la transizione a un sistema di flexsecurity

IL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE
A UN SISTEMA DI FLEXSECURITY
Relazione introduttiva al Convegno
del Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale
Milano – 6 febbraio 2009
Il Progetto per la transizione a un sistema di flexsecurity

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Come si trasformano i diritti e i doveri durante la vita?

Ogni individuo, ogni persona per il solo fatto di esistere viene considerato soggetto di diritto.
Con la nascita, infatti, tutte le persone acquisiscono la cosiddetta capacità giuridica, ovvero la capacità di divenire titolari di diritti e di obblighi riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico.
Le persone, appena nascono, non hanno bisogno di alcun riconoscimento formale (come avviene per esempio per i soggetti giuridici di carattere collettivo), in quanto l’acquisto della capacità di essere titolari di diritti e doveri viene riconosciuta in modo automatico dal nostro ordinamento.
L’articolo 1 del nostro Codice civile stabilisce espressamente che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”.
Questo significa che sin da piccoli ciascun individuo può essere titolare di qualsiasi diritto, anche se non è in grado di poterlo esercitare da solo.
Quali sono i diritti di cui un bambino può essere titolare?

Continua a Leggere:Come si trasformano i diritti e i doveri durante la vita?

Gaetano de Luca, Come si trasformano i diritti e i doveri durante la vita?

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Censis, 161 territori d’eccellenza sono in grado di reagire alla crisi – Il Sole 24 ORE

Dei 71 territori “vincenti”, dieci, guidati da Riviera del Brenta (Venezia), Langhirano (Parma) e Montebelluna (Treviso) hanno raggiunto i punteggi più alti. Le 65 aree di accoglienza sono guidate da Portofino, Venezia, Cortina. Fra le isole svettano Capri, Ischia e Pantelleria. Fra i poli strategici dell’innovazione e della logistica sono segnalati l’interporto Quadrante Europa di Verona, la Fiera di Milano, il Politecnico di Torino, l’Area Science Park di Trieste o i laboratori di fisica del Gran Sasso. Sono segnalate anche alcune “aristocrazie territoriali” che uniscono vocazioni complesse, quella produttiva e quella turistico-ambientale, che sono testimonial di come il territorio se valorizzato, può essere volano di sviluppo economico. Pur rappresentando l’1,4% dei Comuni italiani, contribuiscono per il 2,1% alla creazione del Pil nazionale e hanno una spiccata dinamicità imprenditoriale.

Censis, 161 territori d’eccellenza sono in grado di reagire alla crisi – Il Sole 24 ORE

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