Seminario “Federalismo fiscale: la sfida del paese”

Roma, 16 ottobre 2008

Seminario “Federalismo fiscale: la sfida del paese”

Si è svolto a Montecitorio, nella Sala della Regina, il seminario sul tema “Federalismo fiscale: la sfida del paese”, organizzato dal Network delle fondazioni politiche in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà.

Fondazione FareFuturo

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Fondazione FareFuturo

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ISTAT, La povertà assoluta in Italia nel 2007

La povertà assoluta in Italia nel 2007

Nel 2007 in Italia 975mila famiglie (il 4,1%) si trovavano in condizioni di povertà assoluta, che incide di più sulle famiglie numerose, su quelle nelle quali vivono anziani e quelle in cui il capofamiglia è donna.

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Ricerca Fondazione Sodalitas – GFK Eurisko: volontariato, Terzo settore, povertà, emarginazione, disagio sociale, disabilità, handicap e disagio giovanile sono in testa alla classifica degli argomenti più marginali per le testate del nostro Paese.



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Lapolis – Laboratorio di Studi Politici e Sociali

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IRPPS – Istituto di ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali

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ISTITUTO IARD RPS

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Fondazione Nord Est

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Centro Einaudi

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Censis

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Synergia

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Lavoce.info

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Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza

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Centro Maderna – Documentazione Formazione e Ricerca sulla condizione anziana

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IRS | Area Politiche e servizi sociali e sanitari | Pianificazione zonale: proposte formative

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Gruppo Solidarietà

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IRSRS Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale.

Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale.

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Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale

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Cometdocs

Cometdocs
Cometdocs è uno strumento online che permette di procedere alla conversione, tra loro, dei più conosciuti formati di files documento. il servizio gratuito è semplice da utilizzare: basta caricare dal computer un qualsiasi file da convertire, visualizzarne successivamente tutte le opzioni di conversione possibili e selezionare il tipo di conversione desiderata (Cometdocs ne supporta veramente moltissime). Successivamente sarà sufficiente inserire un indirizzo email nel campo preposto per ricevere direttamente nella casella di posta elettronica il link da cui poter effettuare il download del nuovo file convertito. Non c’è da installare alcun software sul proprio computer. Utile.

Sito Cometdocs

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Legge n. 18 del 3 marzo 2009, Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabiità

Legge n. 18 del 3 marzo 2009, Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabiità (G.U. n. 61 del 14.03.2009)
Si tratta della ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità fatta a New York il 13 dicembre 2006. Si prevede inoltre l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali allo scopo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilita. L’osservatorio e’ presieduto dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. I componenti dell’Osservatorio sono nominati (in numero non superiore a quaranta), prevedendo che siano rappresentate le amministrazioni centrali coinvolte nella definizione e nell’attuazione di politiche in favore delle persone con disabilita’, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le autonomie locali, gli Istituti di previdenza, l’Istituto nazionale di statistica, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori, dei pensionati e dei datori di lavoro, le associazioni nazionali maggiormente rappresentative delle persone con disabilita’ e le organizzazioni rappresentative del terzo settore operanti nel campo della disabilita’; è inoltre prevista la partecipazione di esperti di comprovata esperienza nel campo della disabilita’, designati dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. All’Osservatorio, , che dura in carica tre anni, vengono affidati i seguenti compiti: – promuovere l’attuazione della Convenzione di cui all’articolo 1 ed elaborare il rapporto dettagliato sulle misure adottate di cui all’articolo 35 della stessa Convenzione, in raccordo con il Comitato interministeriale dei diritti umani; – predisporre un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilita’, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale;- promuovere la raccolta di dati statistici che illustrino la condizione delle persone con disabilita’, anche con riferimento alle diverse situazioni territoriali; – predisporre la relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità; – promuovere la realizzazione di studi e ricerche che possano contribuire ad individuare aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione dei diritti delle persone con disabilità. Per il funzionamento dell’Osservatorio e’ stato previsto un finanziamento annuo di 500.000 euro, per gli anni dal 2009 al 2014.

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Servizi sociali: Leggi regionali a cura del Gruppo Solidarietà di Moie di Maiolati (Ancona)

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Prospettive Sociali e Sanitarie anno XXXIX – n. 8 – 1 maggio 2009

Prospettive Sociali e Sanitarie
anno XXXIX – n. 8 – 1 maggio 2009

Apriamo il fascicolo con un tema di grande attualità: la condizione di vita degli immigrati irregolari in Italia. L’articolo si concentra in questo caso su Napoli, realtà complessa in quanto da città di transito verso il Nord è ora anche città di destinazione finale, e si basa su un’indagine rivolta agli  immigrati senza permesso di soggiorno, condotta in un Centro per la tutela della salute degli immigrati.
Proseguono poi gli articoli dedicati al governo clinico nelle cure primarie, presentati nel n. 4/09 di PSS. Questo terzo articolo della serie (che speriamo ne stimoli altri) presenta il percorso di governo clinico attuato nell’ambito dell’Asl di Monza.
Una lettera aperta, rivolta a chi opera nell’ambito della salute mentale in Lombardia, si sofferma sulle criticità operative che affliggono numerosi servizi psichiatrici.
L’articolo che segue si propone di mostrare i cambiamenti che hanno riguardato il Servizio sociale operante nel territorio dei Comuni di Ferrara, Masi Torello e Voghiera, dal momento del suo ingresso nell’Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp).
Prosegue infine la serie di contributi pubblicati grazie alla collaborazione con Cgm – Welfare Italia. Dopo un contributo più generale sulla qualità e lo sviluppo dell’impresa sociale (PSS n. 21/08), presentiamo qui un’esperienza locale, condotta dalla cooperativa La Sorgente, che opera in Valle D’Aosta.
In chiusura, la nostra rubrica mensile di attualità, Accadde domani.

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Il decreto anti-stupri e’ legge: Approvato in via definitiva dal Senato il provvedimento che inasprisce le sanzioni contro chi compie reati sessuali e introduce il reato di atti persecutori

Il decreto anti-stupri e’ legge
Approvato in via definitiva dal Senato il provvedimento che inasprisce le sanzioni contro chi compie reati sessuali e introduce il reato di atti persecutori

 

Il decreto anti-stupri e’ legge

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Lexipedia


Lexipedia

Lexipedia è un interessante applicazione web che permette di trovare sinonimi e contrari dei termini in lingua italiana ed in altre lingue. Lexipedia si caratterizza per il modo di fornire i risultati. L’approccio ed il funzionamento è tipico dei motori di ricerca: basta inserire una parola, selezionare la lingua corrispondente da un menù a tendina, e cliccare submit. Lexipedia fornisce una rappresentazione ‘visuale’ dei risultati esponendo in un diagramma le relazioni tra i termini trovati. Più semplice da utilizzare che da spiegare, Lexipedia è un servizio gratuito, molto utile a chi scrive testi.

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Avvisatore: agenda politica Parlamento e Governo

Avvisatore.it un giornale on-line confezionato prevalentemente con le interrogazioni parlamentari che giorno per giorno vengono presentate alla Camera ed al Senato. Di queste interrogazioni ed interpellanze la redazione si limita alla scelta del titolo. La redazione ed i collaboratori curano inoltre le sezioni dei commenti e delle notizie. Il Press Release redatto sulla base dei comunicati stampa dei clienti e degli amici di Itinera, una societ che si occupa di consulenza di comunicazione e servizi di relazioni pubbliche che pubblica questo giornale on-line. Itinera Srl una societ leader nei servizi di monitoraggio parlamentare. La redazione a disposizione dei lettori per ogni ulteriore informazione e per fornire, ove richiesto, la risposta alle interrogazioni pubblicate.

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Federalismo fiscale: in Aula al Senato il 28 aprile

Federalismo fiscale: in Aula al Senato il 28 aprile
 

Le Commissioni riunite Affari costituzionali, Bilancio e Finanze hanno dato il via libera in sede referente, nella seduta di giovedì 23 aprile, al ddl 1117-B sul federalismo fiscale (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera”). PdL e Lega hanno votato a favore, il PD si è astenuto e il sen. Peterlini (UDC, SVP e Autonomie) si è astenuto non partecipando al voto.
E’ stato dato mandato al relatore Antonio Azzollini (Pdl) di riferire in Aula dove il provvedimento approda il 28 aprile in terza lettura. Respinti i 53 emendamenti dell’opposizione, il testo è stato approvato senza modifiche rispetto a quello giunto da Montecitorio.

Avvisatore

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CARTA DEI SERVIZI DEL COMUNE DI ROVIGO I SERVIZI SOCIALI

CARTA DEI SERVIZI DEL COMUNE DI ROVIGO
I SERVIZI SOCIALI

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L’EUTANASIA IN SVIZZERA (Dott. Armin Kapeller)

(Dott. Armin Kapeller)

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Gustavo Zagrebelsky, Biennale Democrazia, Torino 2009

Rai.TV – Che tempo che fa – Gustavo Zagrebelsky.


Salvatore Veca, DIZIONARIO MINIMO, Frassinelli. Incontro a Milano il 21 maggio 2009 in Corso Matteotti 14

Il giorno 21 maggio presso Sala S. Carlo Corso Matteotti 14, Milano

discuteremo con Salvatore Veca

del suo ultimo libro DIZIONARIO MINIMO ed. Frassinelli

Coordina e introduce Michele Salvati partecipano. Bianca Beccalli,Emilia De Biase, Luciano Fasano, Marco Leonardi,Piera Landoni,Erminio Quartiani,Emilio Russo,Lorenzo Sacconi, Roberto Vitali

Un libro irrinunciabile per chi è convinto che la democrazia richieda una costante opera di manutenzione e che la riflessione filosofico-politica abbia, tra gli altri, lo scopo di individuare i tratti di un mondo più degno di essere abitato.
Per descrivere una società giusta, che preveda il pluralismo degli ideali, il confronto e la diversità, non servono molte parole. Salvatore Veca ne ha scelte dodici, sufficienti a delimitarne i confini e a stabilirne i principi vitali, i punti fermi. Termini – quali libertà e giustizia, democrazia e laicità, tolleranza e rispetto – che denotano anche valori riconosciuti come fondamentali, ai quali si ispirano le nostre scelte politiche oltre che morali. Voci di un dizionario minimo ed essenziale per riflettere

sulle condizioni della convivenza democratica e sulla possibilità di armonizzare una pluralità di valori sociali, culturali e religiosi differenti, spesso in conflitto fra loro. Oggi siamo sollecitati da questioni finora sconosciute o rimaste in ombra, che mettono in discussione il tradizionale quadro di riferimento cognitivo ed etico, suscitando scontri e polemiche: i problemi del multiculturalismo; i dubbi, innescati dal progresso scientifico, riguardanti il nascere, il morire e l’applicazione di tecniche artificiali nei processi naturali della vita; l’esigenza di ripensare globalmente le regole stabilite nell’ambito delle nazioni. Nei momenti critici, quando i criteri di giudizio sul giusto e sull’ingiusto risultano incerti o instabili, quando i concetti appaiono confusi, se non mistificati, il richiamo a definizioni rigorose e ad analisi coerenti è un buon punto di partenza per far rinascere o rinforzare la nostra consapevolezza di cittadini. Le riflessioni dell’autore si muovono sul piano della filosofia, ma per interpretare e affrontare i nodi della convivenza civile


Andrea Stuppini, LE TASSE DEGLI IMMIGRATI

I contributi previdenziali relativi a lavoratori stranieri ammontano per il 2007 a quasi 7 miliardi, circa il 4 per cento del totale. Ai quali si aggiungono oltre 3 miliardi tra Irpef, Iva, imposte per il lavoro autonomo e sui fabbricati. Un apporto sempre più rilevante, dunque. Ma per una seria analisi sui costi e i benefici dell’immigrazione, servirebbe come in altri paesi europei una commissione tecnica indipendente di indagine. Con il compito di individuare metodologia e indicatori e di redigere un rapporto periodico.

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SpazioApertoServizi, Milano

SpazioApertoServizi, Milano
Affido: riflessioni sull’accoglienza
Dal 7 aprile un nuovo programma di incontri
Dal 7 aprile a Milano testimonianze, riflessioni e confronto intorno ai temi dell’accoglienza. Sei incontri aperti con tante tematiche …
Per saperne di più …

Fa la Cosa Giusta!
13-15 marzo 2009 – fiera milanocity
Spazio Aperto Servizi anche quest’anno ha partecipato alla Fiera sul consumo critico e sugli stili di vita sostenibili che si è tenuta a Milano. Un nuovo momento di incontro e di consocenza…
Per saperne di più …

Happy Theatre – III edizione
Antigone 2000 d.C. commedia comica “molto” liberamente ispirata ad Antigone di Sofocle
Egidia Bruno e Marisa Miritello sono andate in scena il 10 marzo al Cineteatro Edi di Milano per sostenere progetti sulla legalità e sulla prevenzione della dispersione scolastica di Spazio Aperto Servizi …
Per saperne di più…

AFFIDO FAMILIARE
SAS firmataria del Protocollo del Comune di Milano
L’Affido familiare rappresenta una preziosa risorsa per aiutare, sostenere, accompagnare un bambino in difficoltà – un dono che rimane nel tempo per chi lo riceve e per chi lo realizza…
Per saperne di più

Presentazione Servizio Punto Informativo
18 novembre 2008 Sala Affreschi – Milano
Presentato il “Servizio Punto Informativo”. Un servizio nato per orientare e informare i cittadini e i servizi…
Per saperne di più su questa iniziativa …

- CTiF
- Centro Diurno Casoretto
- Centro Diurno Colleoni
- CPA Centro per l’Autismo
- Polo Giambellino – Centro Itaca e SFA
- SPAZIOARIANNA
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Cooperativa Sociale Eureka!

Cooperativa Sociale Eureka!

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Comune di Cinisello Balsamo , Servizi per l’infanzia

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Comune di Cinisello Balsamo, CAPITOLATO SPECIALE DI APPALTO PER L’ORGANIZZAZIONE E LA GESTIONE DELLE ATTIVITA’ DEI CENTRI RICREATIVI ESTIVI ANNI 2009 – 2010 – 2011 – 2012

CAPITOLATO SPECIALE DI APPALTO PER L’ORGANIZZAZIONE E LA GESTIONE
DELLE ATTIVITA’ DEI CENTRI RICREATIVI ESTIVI ANNI 2009 – 2010 – 2011 – 2012

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Servizi sociali oggi, Maggioli editore

Servizi sociali oggi
con Newsletter on line

Cultura e gestione del Sociale

Attenta alle esperienze locali, nazionali e comunitarie, “Servizi Sociali oggi” offre un’informazione completa e qualificata sulle modalità di erogazione dei servizi e sugli strumenti di programmazione nel nuovo welfare.
I migliori esperti del settore, consulenti, docenti, dirigenti e operatori di IPAB e nuove ASP, di enti locali, di aziende sanitarie, di cooperative sociali si confrontano sulle pagine della rivista per diffondere esperienze, buone prassi e forme di gestione dei servizi.

  1. Periodici Maggioli
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Libreria del Cinema di Como

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Palermo Shooting Di Wim Wenders – Con Dennis Hopper e Giovanna Mezzogiorno

Palermo Shooting
Di Wim Wenders – Con Dennis Hopper e Giovanna Mezzogiorno
Drammatico – BIM
Finn, un fotografo il cui lavoro è molto apprezzato in campo internazionale, è
un uomo costantemente in azione. Il suo cellulare è sempre in funzione e
dorme pochissimo (e quando dorme ha incubi). Una sera, mentre si trova alla
guida della sua auto, vede la morte in faccia rischiando un incidente dalle
conseguenze letali. Da quel momento la sua vita cambia. Abbandona la
Germania e si reca a Palermo con l’alibi di un servizio fotografico.

da: http://www.libreriadelcinema.it/file_news/117//bollettino_maggio.pdf


Spunti, StudioAPS Analisi Psico Sociologica

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Studi Zancan, Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale

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Questione di cuore di Francesca Archibugi

“Questione di cuore” è tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Contarello.
I cuori di Alberto e di Angelo ingrippano nella stessa notte. Così dice Angelo, giovane carrozziere di ex borgata, ex sottoproletariato, un ex tutto diventato qualcosa che Alberto, sceneggiatore di successo, bravo e matto, rumoroso e squlibrato come un rinoceronte, non capisce. Diventano amici in sala rianimazione. Amici come lo si può diventare ridendo come matti al cospetto della morte. E appena fuori, la vita gli sembra talmente cambiata, sempre consapevoli di ogni battito cardiaco, che diventano indispensabili l’uno all’altro.
Continuare a ridere. Non pensarci. Alberto, che è un uomo solo, si installa come un paguro nella conchiglia, la casa di Angelo, lì al Pigneto, sopra la carrozzeria specializzata in auto d’epoca. Un mondo imperscrutabile, ora bellissimo, ora sinistro. Ma in quella casa c’è una famiglia: una moglie, Rossana, bella e incinta, e due figli, Perla, una scontrosa adolescente e Airton, in omaggio al grande Senna, un bambino impaurito dagli eventi.

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Forum di Quaderni Costituzionali – Temi di attualità

Temi di attualità

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Camera, 62 leggi approvate dall’inizio della legislatura


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Sentenza del Tribunale di Pavia che stabilisce – come molte altre sentenze di TAR (scaricabili dal sito www.grusol.it) che l’utente è chiamato a compartecipare al costo del servizio avendo come riferimento il proprio redito e non quello del nucleo familiare

Sentenza del Tribunale di Pavia che stabilisce – come molte altre sentenze di TAR (scaricabili dal sito www.grusol.it) che l’utente è chiamato a compartecipare al costo del servizio avendo come riferimento il proprio redito e non quello del nucleo familiare

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Incontri con Elvio Fachinelli, testimonianza di Baldo Lami

Raccolgo l’invito dello psicanalista milanese Francesco Pazienza, espresso con i suoi tre grazie in memoria di Elvio Fachinelli nel ventennale della sua morte, per formulare anch’io il mio ringraziamento a questa figura di maestro dell’inquietante sapere o del desiderio dissidente, com’è stato definito, che ho conosciuto negli anni settanta. Quelli furono infatti anni di grande fervore intellettualistico, dove fermenti culturali diversi ed eterogenei venivano a incontrarsi, integrandosi o collidendo con grande violenza. Pochi come lui hanno cercato di dare una risposta evolutiva – o meglio hanno cercato di farla emergere dal basso – alle inquietudini delle giovani generazioni, di cui io mi consideravo parte, nonostante già sposato e con una figlia.

A seguito di una proposta che Fachinelli fece durante un incontro con gli studenti della prima facoltà di psicologia apertesi a Padova in quegli anni, al cui corso di laurea mi ero iscritto, si costituì a Milano nel 1976 un gruppo autogestito e autoformativo veramente originale. Non un gruppo di analisi quindi, perché a carattere sperimentale e per questo gratuito. Una sorta di laboratorio psico-socio-politico in cui, attraverso il negarsi di Fachinelli come figura magistrale detentore del sapere-potere, si poteva prendere coscienza della dimensione sociale della psiche e cosa significasse l’abbandono delle strutture autoritarie responsabili di quel sistema di deleghe che mantiene l’uomo in uno stato di dipendenza infantile dall’autorità.

Il gruppo, non ricordo più con quale frequenza, si riuniva in casa di Lea Meandri, di grande fascino e intelligenza femminili che equilibrava sapientemente l’eloquenza, non sempre silente, di Fachinelli, contribuendo spesso a rovesciare il punto del discorso su cui il gruppo veniva di volta in volta a convergere. Ma era un tempo di continui rovesciamenti quello, e nel gruppo se ne stava preparando uno totalmente inaspettato, di totale ribaltamento.

Verso la fine del primo anno di attività, in cui era previsto che avrebbe dovuto sciogliersi, quindi già in fase di lutto anche se non consapevole, entrarono in gruppo Giorgio Gaber e un docente di antropologia culturale di cui non ricordo il nome.

Quest’ultimo ci mise subito sull’avviso che la chiave di lettura analitica non si sottraeva all’uso del potere neppure nella versione problematizzante e antiautoritaria di Fachinelli, e che meglio si prestavano a tale scopo quelle analogico-intuitive delle cosiddette scienze alternative come l’astrologia e i tarocchi (che da lì appresso trovarono nella New Age un nuovo terreno su cui rinverdire). La carta dei tarocchi, che fece estrarre a caso per individuare lo stato d’animo del gruppo in quel preciso momento, fu “La Morte”. Un’ombra appena percettibile attraversò fugace la fronte spaziosa e lo sguardo onesto e aperto di Elvio.

Il docente dichiarò infine che nell’esaminare gli studenti del suo corso di laurea, il parametro su cui si basava per convincersi a promuoverli o meno, non stava nella giustezza contenutistica della loro risposta, ma nella musicalità con cui rispondevano. Fachinelli qui sembrò ridere divertito. Ma il mio asse di riferimento su cui imperniare la mia prospettiva analitica e la mia visione del mondo cominciò paurosamente a ballare. Ma fu in successivo incontro che mi si spalancò il baratro.

Giorgio Gaber rivolgendosi repentinamente a Elvio, con quella sua tipica gestualità con cui riusciva a comunicare emotivamente col pubblico, gli disse: “Ma tu chi sei? Dove sei? Di cosa sei fatto? Non ti sento, non ti percepisco, sei solo mentale, sei tutto testa!”. Il dado era tratto. Ero diventato schizofrenico, simbolicamente parlando, diviso drammaticamente tra due amori. Fachinelli rispose pressappoco così: “E tu cosa credi di trovare con questo sentire, la realtà così com’è? La verità delle cose? L’altro nella sua più intima essenza?”.

Il gruppo era finito, anche se resistendo alla morte volle continuare per un altro anno ancora. Ma incommensurabile fu il valore esistenziale di quell’esperienza, oltre che veramente formativo in senso lato. Questo è il mio primo ringraziamento.

In seguito, essendomi posto in una prospettiva junghiana e desideroso di iniziare il training di formazione, gli telefonai per chiedergli se mi poteva indicare un analista junghiano, che fosse di frontiera, come lui. Mi indicò Silvia Montefoschi, con cui infatti convolai in “mistiche nozze”. E questo è il mio secondo ringraziamento.

Ma Elvio restò. Già analista praticante, e lui nel frattempo morto, una notte mi apparve in sogno. Di esso, data anche la sua complessità, in questo contesto posso solo dire che noi due avevamo trovato spontaneamente un punto di contatto pur nei differenti orientamenti spazio-temporali, e che questo punto di contatto era anche un punto di trascendenza per entrambi. L’elaborazione di questo sogno mi occupò quasi un decennio. Cominciai a leggere tutti i suoi libri che avevo comprato fin da subito ma che non avevo ancora letto. Incredibile. Mi piacquero molto e scoprii il punto in comune. Fachinelli era affascinato dal mistero, come me, anche se lo temeva, e così andò a cercarlo nei più reconditi recessi delle esperienze perinatali al fine di spiegarselo razionalmente, e poterlo così fronteggiare in analisi col paziente quando ne sopraggiungeva l’eco-sirena. Questo stesso interesse era quindi il punto di contatto che invocava un trascendimento, compreso solo qualche anno più tardi, e che consisteva nello spingersi ancora più indietro, verso le esperienze prenatali e oltre, luogo di fondazione e di trasmissione della vita, e dove soggetto, oggetto e intersoggettività, mente e cuore, sono già presenti e operanti fin dall’inizio. In una cosa sola. Ma questo è il compito che spetterà alla psicoanalisi del futuro, se non vuole scomparire. Cammino molto impervio, ma invero già intrapreso da più parti e con diverse ottiche, e a cui io sto cercando di dare un contributo. Questo è il terzo ringraziamento.

Elvio Fachinelli l’avevo in realtà già incontrato prima di quel gruppo. Aveva infatti fondato a Milano con un gruppetto di educatrici e maestre straordinarie un asilo autogestito e antiautoritario aperto al pubblico. Io andai a vedere anche perché avevo intenzione di mandarci mia figlia, cosa che poi non feci perché troppo distante da dove abitavo. Entrai, mi sedetti in un angolo, e stetti qualche ora a osservare. Era uno spettacolo. Due cose mi colpirono. La prima è che quando si verificavano liti tra i bambini, gli educatori non si precipitavano a separare i contendenti, né a redarguire il più aggressivo, stavano in guardia, ma aspettavano che la contesa si risolvesse spontaneamente e che il bambino più debole riuscisse a difendersi con le sue risorse. Intervenendo soltanto, senza sgridare nessuno, solo in caso di pericolo evidente.

La seconda cosa fu questa. Un bambino che si trovò con la scarpina slacciata andò da Elvio per farsela allacciare. Elvio si chinò sui suoi piedini e gliela allacciò. Gli capitò anche una seconda volta. Al che rimasi attento, ed ebbi la chiara impressione che dopo un po’ di tempo quel bambino facesse apposta per slacciarsela, per poi farsela riallacciare dallo stesso educatore. Elvio, pazientemente e amorevolmente, gliela riallacciava. È questa l’immagine di Fachinelli che mi è rimasta scolpita nella memoria. Lui che allaccia la scarpa al bambino. Si è trasferita nell’Immaginale, dove dimorano le immagini viventi. È lì che Elvio vive.

In fondo Elvio Fachinelli e Giorgio Gaber cercavano la stessa cosa. Elvio un centro umano, un cuore, un fondamento da cui ripartire e riformulare il cammino. E Giorgio una mente, un pensiero, che potesse dare a questo cuore un senso nuovo per cui valga la pena pulsare. Ma adesso non c’è più nessuno che ci allaccia le scarpe!

© Baldo Lami

* Articolo pubblicato su ISintellettualistoria2 il 08.05.2009

il sito di Baldo Lami: http://www.psicosservatorio.it/


World Digital Library Home

World Digital Library Home

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“LEC” – Laboratorio di ricerca di Epidemiologia di Cittadinanza, del Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (CH), I “servizi” come “relazioni di cura”. Domiciliarità come sperimentazione.

Il “LEC” – Laboratorio di ricerca di Epidemiologia di Cittadinanza, del Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (CH),
in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche Università di Bari e la Fondazione Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto (BA),

è lieto di invitarla al seminario-convegno:

I “servizi” come “relazioni di cura”.
Domiciliarità come sperimentazione.

Il seminario-convegno è un’occasione per dare voce alle famiglie, per riflettere su esperienze di accompagnamento e partecipazione, per confrontarci su alcune politiche regionali in tema di non autosufficienza, e per sperimentare l’ epidemiologia come strumento per il riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone e delle popolazioni

Per le informazioni sui contenuti del seminario-convegno e sulle attività del LEC potete visitare il sito http://lec.negrisud.it/index.php

Cordiali saluti

Massimo Campedelli
Capo LEC Consorzio Mario Negri Sud

Gianni Tognoni
Direttore Consorzio Mario Negri Sud

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“Qualcuno ha sostenuto, quasi fosse una battuta, che gli unici veri livelli essenziali garantiti nel nostro Paese sono le famiglie. Se pensiamo al carico di cura che esse, volenti o nolenti, si assumono quotidianamente, questa affermazione assume un valore ben diverso. Al di la del dibattito “carsico” sulla assenza o meno di politiche familiari propriamente dette, il dato fondamentale è che senza una famiglia non si riesce ad avere riconosciuti i diritti sociali, (e in alcuni casi anche i diritti fondamentali: nelle demenze, a parità di compromissione, la mortalità è del 6% nei pazienti assistiti a domicilio e arriva al 26% nelle persone che vengono istituzionalizzate in strutture protette). E’ così con la riuscita nell’obbligo e soprattutto nel post obbligo scolastico, con l’inserimento nel mercato del lavoro, con la fruizione dei servizi sanitari e sociali, con la domiciliarità, ecc., provocatoriamente (ma poi non tanto visto che alcune regioni nel legiferare l’applicazione della 328.00 hanno definito le famiglie come unità di offerta), potremmo dire che esse sono il maggiore pilastro del sistema di welfare nostrano.

Dall’analisi comparata in tre distretti sociosanitari sulla spesa per anziani, svolta alcuni anni fa in Lombardia, è emerso che il 40% è coperta dai trasferimenti monetari in forma di previdenza assistenziale (Inps), il 20 % è a carico di Comuni e ASL considerati insieme (in pratica le risorse di cui si discute nei tavoli dei Piani di Zona sono se va bene 1/5 del totale!) e il 40% dalle famiglie. Visto poi che esse di fatto gestiscono anche il 40% di trasferimenti, questo significa che i 4/5 della cura degli anziani è gestita direttamente dalle famiglie ed esse poi, spessissimo, sono le mediatrici (le vere case manager) nella gestione del rimanente quinto.

Nelle situazioni di disabilità e non autosufficienza le famiglie poi, per necessità, per dovere o per affetto, sviluppano competenze di cura che sono fondamentali per garantire/ rallentare la perdita/ migliorare l’autonomia (residua) dei propri congiunti. L’adattamento degli spazi domestici, l’individuazione di soluzioni “protesiche” artigianali, la ricerca (i caregivers che dispongono di un computer sono accaniti navigatori in internet) di soluzioni specifiche per alleviare o risolvere i problemi dei propri congiunti, ci dicono dello sforzo e della capacità di “personalizzazione” dell’assistenza che esse esprimono.

Esse però raramente vengono riconosciute come attori competenti nella definizione e costruzione delle politiche locali (i Piani di Zona o similari). Lo stress e il senso di solitudine a cui sono sottoposte sviluppa spesso atteggiamenti più rivendicativi che partecipativi, comunque anomali rispetto ai comportamenti di rappresentanza nella programmazione locale. Davanti a questo circolo vizioso, in cui i fattori citati portano ad un sostanziale non riconoscimento soggettivo e oggettivo dei caregivers e alla mancanza di riconoscimento della competenza che essi accumulano, è necessario permettere non solo a queste famiglie di avere voce su quanto vivono, ma anche di riconoscersi come portatrici di proposte e soluzioni pertinenti e qualificanti l’assistenza, senza cadere nelle derive autoreferenziali del ritenersi le uniche depositarie di ciò che vale.

Questo vero e proprio processo di empowerment, coerente con la 328.00 e diverse (non tutte!) leggi regionali attuative, fondamentale per sviluppare politiche partecipate, abbisogna di strategie organizzative e formative mirate. In altri termini, si tratta di processi che non si inventano e che debbono essere seguiti con competenza e con la consapevolezza che esse stesse spesso sono le “seconde vittime”, come sono state definite in campo scientifico, delle malattie e del disagio dei loro congiunti.

Se andiamo a cercare dati sulla salute delle persone che si prendono cura di altre persone malate rimaniamo sorpresi. Prima di tutto quando li troviamo sono pochi e sporadici siamo di fronte ad un vero e proprio sistema informale di welfare. Con circa 2,5 –3 milioni di non autosufficienti in Italia, la stragrande maggioranza assistiti a casa, della condizione di salute di questa vera e propria popolazione (in senso epidemiologico) si sa, o si fa finta di sapere, ben poco, e quel poco che si sa raramente diventa progettualità locale. In altri termini, si preferisce far finta di nulla.

Quando troviamo queste informazioni vediamo che esse sono particolarmente allarmanti. Nel caso delle demenze, ad esempio, risulta evidente (dati 1999) che i parenti che si prendono cura di congiunti malati sono le “seconde vittime” della malattia: il 53% lamenta un sonno insufficiente; i 2/3 stanchezza; 1/3 effetti negativi sul proprio stato di salute in generale; ridotta è l’ attività fisica e quella sociale; l’alimentazione e la cura per la propria salute sono trascurate; vi sono evidenti correlazioni con alti livelli di stress, disturbi fisici e psicologici (ansia e depressione), e con elevato consumo di farmaci psicoattivi (quasi ¾); alcuni dati, infine, sembrano suggerire un maggiore rischio di mortalità.

Questi brevi accenni portano a rendere evidente che, proprio parlando della non autosufficienza, è fondamentale orientare l’attenzione verso una epidemiologia dei caregivers “informali”, rendendo visibili le conseguenze per la loro salute che ha l’assistenza quotidiana e a full time di congiunti in condizioni gravi di cronicità.

Dare visibilità epidemiologica agli operatori del welfare informale; evidenziando la correlazione tra la mancanza di un sistema di servizi adeguato e quindi dei diritti dei congiunti da una parte, e mancanza di salute dei caregivers dall’altra; verificando in questo modo la non/appropriatezza delle politiche pubbliche rispetto al quadro epidemiologico-assistenziale di un territorio; e a partire da lì misurare l’adeguatezza delle politiche per la non autosufficienza è non solo doveroso, ma assolutamente pertinente per una politica pubblica che vuole essere efficace e coerente.”

Massimo Campedelli


FERDINAND VAN DER VEEN, DIALOGARE. UN MODO PER IMPARARE A METTERSI COSTRUTTI-VAMENTE IN RAPPORTO NELLE RELAZIONI PERSONALI

DIALOGARE. UN MODO PER IMPARARE A METTERSI COSTRUTTIVAMENTE IN RAPPORTO NELLE RELAZIONI PERSONALI

di FERDINAND VAN DER VEEN
Institute for Juvenile Research, 1977

Il Dialogo Non-Giudicante, che per brevità chiamerò Dialogo, è un metodo davvero utile e per niente complicato per migliorare la comprensione, l’accettazione ed il rispetto tra le persone e per aiutarle a risolverle i conflitti. È valido specialmente nelle relazioni personali più intime quali quelle di coppia, di genitore-figlio, di amicizia.
Il Dialogo ha alcune regole ed alcuni accorgimenti fondamentali che adottati da entrambe i dialoganti, possono servire a chiarificare i sentimenti, le idee e i malintesi; ad accrescere l’intimità, la soddisfazione e a porre fine a modi abitualmente improduttivi di mettersi in relazione. Gli accorgimenti che suggerirò possono essere adottati anche da una sola persona all’interno della relazione, ma ciò è meno efficace e più difficile di quanto avviene se ambedue imparano ad usare insieme questo metodo.
Il mio intento in questo scritto è quello di descrivere gli elementi essenziali del Dialogo e di incoraggiare l’uso da parte di chi da aiuto sia nei gruppi che nelle comunità terapeutiche. Ritengo urgente il bisogno di un metodo che possa occuparsi direttamente e sistematicamente di relazioni così importanti.
Da parte di molti terapisti e di gruppi terapeutici c’è una grande difficoltà a trattare efficacemente i litigi relazionali, anche se le esperienze più drammatiche e problematiche avvengono per eccellenza proprio nelle “relazioni intime”. La crescita personale spesso sembra nascere a spese del fallimento della relazione stessa. Mi pare necessario sapersi servire veramente bene del Dialogo prima di cercare di occuparsi dei problemi dell’altro. non sono ancora stati trovati metodi validi per insegnare questo genere di pratica o sono stati ignorati dai diffusi metodi di cura della malattia del disturbo emozionale.
Dialogare prevede l’uso di una vasta gamma di abilità specifiche per migliorare la comunicazione in una relazione e di un programma sistematico di apprendere. Questo metodo fu strutturato da Bernard Guerney ed i suoi collaboratori, presso l’università della Pennsylvania, e fa parte dei loro programmi di “Intensificazione della relazione” (Guerney, 1977). Il loro programma ha delle radici teoriche nella “Terapia Centrata sul Cliente”, nella terapia della “Gestalt” e nella terapia “Behaviorista” e condivide tecniche di altri approcci pilota, specialmente quelli di Rosenberg (1976), Gordon (1970) e Carkhuff (1969). Il mio interesse personale per questo metodo terapeutico è nato dal lavoro con la “Terapia Centrata sul Cliente”, e con la “Terapia della Famiglia” e dall’esperienza fatta in due “Comunità Terapeutiche” completamente diverse una dall’altra.
Una di queste due, quella chiamata “Cambiamenti”, con sede a Chicago ad in molti altri luoghi, ha iniziato per prima ad insegnare come essere più efficaci terapeuticamente senza una specifica terapia di comunità, proponendo in modo particolare le capacità di ascolto empatico e di focalizzazione esperienziale. L’altra comunità si chiama “Consultazione per una Rivalutazione” ed è una Comunità Internazionale di classi e di co-consiglieri che si dedicano alla pratica di uno specifico, ben sviluppato, metodo di terapia e della teoria della crescita personale.
Ebbi modo di conoscere il programma di “Cambiamenti nella Relazione” in un workshop di tre giorni e trovai che l’ottica di detto programma ed i suoi metodi di aiuto per le “Relazioni Intime” erano altamente corrispondenti ai miei lavori ed alla mia esperienza. Ho chiamato “Dialogo” il mio particolare adattamento del metodo, per renderne più facile il riferimento e per sottolineare che la comprensione e l’accettazione reciproca che ne stanno alla base, aumentano di pari passo.

UN MODELLO DI COMUNICAZIONE

Dialogare si basa su un modello di comunicazione che presuppone che sia essenziale comunicare in modo adeguato la visione specifica che ogni persona ha della sua relazione con l’altro e di ciò che in essa avviene. Noi abbiamo bisogno della comunicazione per scambiarci informazioni, per inquadrare problemi e per soddisfare bisogni di accettazione, di comprensione, di rispetto. Il modello per dialogare è semplicemente questo: la comunicazione è valida quando diciamo ciò che intendiamo dire ed esso viene ascoltato con accuratezza e con rispetto, cosicché ci sentiamo capiti ed accettati. La vera comunicazione è fallita nella misura in cui questi passaggi non avvengono: non esprimiamo bene ciò che vogliamo comunicare o non abbiamo capito o ascoltato con attenzione. Dialogare comporta quindi l’abilità di esprimere se stessi: “Parlare congruente”; l’abilità di capire e di considerare l’altro: “Ascolto Empatico”. Oltre a ciò comporta abilità nel passare dall’essere l’ascoltatore, all’essere colui che parla e viceversa, (che designo con il nome di “Scambio”, cosicché la comunicazione va sempre in entrambe le direzioni e si verifica il Dialogo.

COME METTER IN PRATICA IL ‘PARLARE CONGRUENTE’

Colui che parla e che comunica, dovrebbe far si che i suoi sentimenti, i suoi pensieri e i suoi desideri siano espressi chiaramente, in modo tale da ottenere più facilmente una maggiore comprensione ed accettazione da parte di chi lo ascolta. Ci sono cinque accortezze per chi parla: 1) comunicare le emozioni; 2) essere precisi; 3) parlare da un punto di vista personale; 4) esprimere con chiarezza ciò che si desidera; 5) rilevare almeno un aspetto positivo della propria relazione; e le illustrerò qui in seguito.

1. Comunicare le emozioni personali. Dichiarare apertamente le emozioni e le sensazioni corporee che si sentono, ad esempio, “Mi sento frustrato” oppure “Mi sento contento” o “Ho un nodo alla gola”. Alle volte può essere difficile dire quali sono le nostre emozioni e le nostre sensazioni: allora è importante esprimere almeno una minima parte di esse che ci aiuterà a diventare più consapevoli di ciò che esse sono. Se non si dice quali sono i propri sentimenti è facile che l’altra persona interpreti male il significato di ciò che si sta dicendo o che non si riesca ad essere chiari su ciò che si intende dire.

2. Essere precisi. Esprimere in termini concreti la situazione ed il comportamento di cui si sta parlando. Se si dice qualcosa come: “Non mi piace come mi hai trattato l’altra sera”, chi ascolta non potrebbe capire bene ciò a cui si fa riferimento. Sarà molto comprensibile un’affermazione specifica e dettagliata, per esempio: “Ieri ero sconvolto e volevo parlarti, ma tu hai incominciato a dirmi di non preoccuparmi, così ho pensato che non volevi sentire quello che avevo da dirti”.

3. Usare il punto di vista personale = Messaggi personali. Dire come io percepisco qualcosa o come io penso riguardo a qualcosa, è diverso dal dire come quel qualcosa è “Lì, fuori di me”. Formulare la frase in modo personale significa essere consapevoli di parlare delle proprie percezioni o interpretazioni della situazione e non di quelle dell’altra persona e di essere consapevoli che la propria percezione o interpretazione non può essere del tutto oggettiva. Si hanno maggiori probabilità di evitare discussioni se si dice: “A me non sembra che tu stia facendo il tuo dovere in casa”, piuttosto che dire: ”Tu non stai facendo il tuo dovere in casa”. E sarà ancor deleterio se prende la forma dell’accusa “Tu sei pigro” o “Sei disonesto” piuttosto che dire: “A me sembra che di non averti visto fare nessun lavoro in casa” o “Non ti sento onesto nei miei confronti”. Ciascuno per se stesso è l’autorità definitiva per dire come le cose gli sembrano; probabilmente eviteremmo una discussione se etichetteremo chiaramente ciò che diciamo, come nostra personale esperienza e non come “dato di fatto”.

4. Esprimere con chiarezza ciò che si desidera. Significa includere nel nostro messaggio quanto ci piace che l’altro faccia o dica, esprimendolo in modo esplicito. Qui è di nuovo importante essere precisi. Piuttosto che dire: “Voglio che tu sia sollecito”, che lascia che ascolta incerto su ciò che gli si chiede di fare, sarebbe meglio dire: “Desidero che tu mi abbracci quando arrivo a casa”, oppure “Preferirei che tu mi chiedessi cos’ho quando ti sembro turbato”. È specialmente importante includere nelle critiche ciò che si desidera che l’altro faccia. Può far risparmiare un sacco di tempo e di discussioni inutili, dato che l’altra persona può già desiderare di fare ciò che voi desiderate, anche se ancora in disaccordo con la vostra opinione.

5. Rilevare almeno un aspetto positivo della propria relazione. Esprimere qualcosa di positivo sulla relazione o perché essa per noi è importante, o perché vogliamo bene all’altra persona. Ciò eviterà che il valore della relazione sia messo in ombra da una controversia dovuta ad un momento particolare. Spesso si spreca molto tempo per appianare piccole divergenze mentre si lasciano insoddisfatti desideri ed interessi comuni. Una dichiarazione positiva sulla propria relazione aiuta a mettere in posizione prospettica eventuali sentimenti negativi. Ecco alcuni esempi di dichiarazioni positive: “Credo che una ragione per cui mi sento così turbato quando non mi ascolti è che l’esser capito da te, mi sta a cuore molto di che l’essere capito da chiunque altro”, oppure “Sono felice che tu abbia sollevato questo problema perché la nostra relazione ha per me grande significato e desidero perciò che tu stia attenta e critica”, o “Anche se mi sento arrabbiato, so che tu ti sei impegnata seriamente ed io lo apprezzo davvero”. L’importante qui è di andare al di là della controversia del momento per cogliere il valore della persona e della relazione.

Per mia esperienza, l’uso di queste cinque “abilità” renderà probabile, in una relazione, che io sia capito e che vengano colti i miei desideri. Di solito sono necessarie diverse frasi per esprimere tutti e cinque i punti, specialmente se la discussione coinvolge sentimenti profondi.
Inoltre, l’essere ascoltati con empatia, di solito, aiuta ad esprimersi meglio cioè con accuratezza ed in modo completo.

LE PROPRIETÀ DELL’ASCOLTO EMPATICO

Scopo dell’ascolto empatico è quello di comunicare a chi parla che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi desideri, sono compresi ed accettati. Ascoltare in questo modo non significa essere d’accordo su ciò che l’altro va dicendo; piuttosto significa che i pensieri ed i sentimenti di chi parla hanno lo stesso valore di quelli di chi ascolta. Nei panni di colui che ascolta puoi indicare col tono della voce, con l’espressione del viso, coll’intesa degli occhi e col significato delle parole, che tu stai sentendo e concentrandoti completamente sulla comprensione dell’esperienza di chi ti parla e dal punto di vista di chi ti parla.
Quando ascolti: 1. concentrati sui sentimenti, sui pensieri e sui desideri espressi da chi parla; 2. ripeti a grandi linee ciò che tu hai sentito di quello che l’altro ti sta dicendo e solo quello; 3. correggi la tua dichiarazione se chi parla dice che quello non corrisponde a ciò che intendeva dire o che hai dimenticato qualcosa di importante.
Probabilmente la via migliore per comunicare la comprensione empatica è quella di ripetere ciò che hai sentito con parole molto simili a quelle usate da chi parla, cercando di essere proprio sicuri di includere i sentimenti che sono stati espressi. Usare parole simili a quelle dette dall’altro è particolarmente necessario nel caso in cui l’ascoltatore è alla sua prima esperienza. Molti principianti sono sorpresi dalla difficoltà che provano nel cogliere semplicemente l’esperienza dell’altro senza aggiungere ad essa le loro stesse opinioni e i loro pensieri. Dopo un po’ di pratica saranno in grado di comprendere con accuratezza i sentimenti e i desideri personali di chi parla e saranno capaci di ripetergli la parte veramente essenziale del messaggio. L’importante è essere sempre disposti a correggersi ed a cogliere nuovi significati allorché emergono.
Un requisito essenziale per l’ascoltatore è di sbarazzarsi dei propri pensieri e dei propri sentimenti. Ciò implica non dare avvertimenti, non esprimere opinioni, non fare domande, non raccontare la propria esperienza personale, né fare ogni altra cosa che di solito facciamo o diciamo nella conversazione di tutti i giorni. Questi interventi di solito spostano l’attenzione di chi parla da ciò che vorrebbe esprimere, prima ancora di essere stato compreso adeguatamente dall’ascoltatore, a ciò che invece quest’ultimo ha in mente di dirgli. Dovremmo solamente stare attenti e riuscire a percepire se l’ascolto che prestiamo a chi sta parlando è adeguato. Ciò può essere particolarmente difficile quando dentro di noi sentiamo varie emozioni. Invece, può esserci d’aiuto tenere a mente che di solito abbiamo la tentazione di dire subito ciò che pensiamo e ciò che sentiamo: in seguito riceveremo la stessa vigile attenzione che adesso ci costa tanta fatica.
Per imparare a dialogare l’ascoltatore dovrebbe usare queste “abilità” specifiche specialmente all’inizio, per aumentare la probabilità per chi parla di venire capito ed accettato.

SCAMBIO DI RUOLI

Scambio dei ruoli significa passare la parola da chi parla a chi ascolta. Questa è una parte essenziale del Dialogo, perché è lo scambio avanti-indietro, dare-avere del processi di relazione che avviene facilmente all’avvio della risoluzione. È importante quindi che ognuno dei due partners capisca che entrambe le posizioni (parlare-ascoltare) sono essenziali. Bisogna che i due si dicano qualcosa come: “Quello che dico è molto importante per me, ma altrettanto lo è il sapere come tu ti senti per quello che dico”, oppure “Anche se ciò che tu mi dici è importante, il mio sentire riguardo a ciò lo è altrettanto”. In questo modo l’interazione sarà bilanciata e condurrà ad uno scambio di comprensione, così ci sarà realmente Dialogo.
Sia chi parla sia chi ascolta possono chiedere di scambiarsi di ruolo. Chi parla può desiderare di sapere come l’ascoltatore si sente per aver ascoltato ciò che egli ha appena detto, o chi ascolta può provare una reazione che esprimere. Esempi di richiesta di scambio: “Mi piacerebbe dire qualcosa adesso se tu sei pronto ad ascoltare” o “Desidero sentire come ti senti dopo ciò che ti ho riferito, cioè vorrei essere io ad ascoltarti”.
Il momento migliore per scambiarsi è quando uno già ha espresso gran parte di ciò che voleva dire e si sente soddisfatto dell’attenzione ricevuta. Comunque l’altro ha sempre la facoltà di chiedere uno scambio, anche se, prima di chiederlo sarebbe bene desse a chi parla una qualche rispondenza di ascolto, così da fargli verificare con soddisfazione di essere stato ascoltato. Se però chi ascolta sentisse la necessità di cambiare il suo ruolo prima che l’altro abbia realmente finito di parlare, allora dovrà, appena possibile, ritornare al suo ruolo originario di ascoltatore cosicché il Dialogo rimanga su un unico binario e non venga sovraccaricato di riscontri. È probabile che Dialogare sia fruttuoso se si affronta un solo problema importante per volta: così sarebbe bene scambiarsi di ruolo solo dopo che chi sta parlando ha ottenuto qualche vantaggio. Chi parla può essere tentato di usare la struttura del Dialogo per scaricare molti sentimenti personali su un ascoltatore “recettivo”, ma ciò rovina lo scopo ultimo della relazione, che è quello di servire ad entrambe i partners per capirsi meglio reciprocamente.
Dialogare è un metodo a cui si può dare affidamento e si può farne buon uso se si compie un serio sforzo per non modificare le sfaccettature della comunicazione dei partners. Le “abilità” di chi parla, di chi ascolta e dello scambio dei ruoli, non sono complicate, ma non sarà sempre facile e semplice farne buon uso.
Abbiamo bisogno di disimparare molte abitudini ormai vecchie e radicate nel nostro modo di comunicare così come abbiamo bisogno di impararne altre nuove. È necessario allora sperimentare con gradualità e sistematicità queste nuove “abilità”, fare molta pratica e lavorarci quotidianamente cosicché il loro uso non ci spaventi. Dapprima le studieremo per motivi che non riguardano direttamente le relazioni personali, ma per farne esperienza in rapporti facili e sereni, e, solo in seguito, lo faremo per trarre vantaggio in relazioni difficili e negative. Per arrivare a ciò è richiesta disciplina da parte di chi impara e fermezza da parte di chi parla, basate sull’aver fornito la spiegazione ampia possibile e sull’accordo totale circa le premesse del tipo di lavoro da fare insieme. Chi desidera aiutare gli altri ha bisogno di fare esperienza e di esercitarsi sia nell’usare le “abilità”, sia nell’insegnarle agli altri. Fare da modello, dare dimostrazione, simulare, dare incoraggiamenti (Rinforzo Positivo), sono alcuni sussidi importanti per insegnare questo metodo.
Fin qui ho cercato di dare un’infarinatura del “Reparto di Dialogo” il programma completo di come si può imparare a condurre un Dialogo non è lo scopo specifico di questo scritto. (Vedi Guerney, 1977).

FACILITAZIONE e USO DEL DIALOGO

Può risultare vantaggioso, e alle volte addirittura necessario, che una terza persona (Facilitatore) sieda vicino ai dialoganti per facilitare la loro comunicazione. Il Facilitatore esamina attentamente che la struttura di base di questo metodo sia seguita, facendo rimandi e dando dei suggerimenti specifici e incoraggia e rinforza l’uso corretto delle “abilità”. La presenza di un Facilitatore è importante specialmente quando si incomincia a provare a fare Dialogo, ma anche quando ci sono delle controversie che rendono difficile esercitarsi. Chi parla ha gran bisogno di esercitarsi ad esprimersi secondo il modello enunciato. Una volta che questo modello di base è stato imparato in un rapporto a due o in un gruppo, il Dialogo sarà comunque possibile ogni volta che dovesse sorgere l’interesse di utilizzarlo anche per un diverbio interpersonale. L’occasione può scaturire da una semplice richiesta di Dialogo da parte di una persona all’altra, oppure quando due persone coinvolte in una controversia desiderano aiuto e qualcuno, non direttamente interessato al loro rapporto, si offre come facilitatore.

PERCHÉ DIALOGO NON-GIUDICANTE?

Credo che i partners che vivono un rapporto problematico abbiano grossa difficoltà a parlarsi di quei comportamenti che costituiscono grosso motivo di attrito. (Es. Lavoro extradomestico della moglie. NdT.). Sono anche incapaci di creare una modalità nuova di stare insieme, un modo nuovo che venga meglio incontro alle loro necessità individuali. Invece si comportano alla vecchia maniera, sbagliano a comprendere l’esperienza dell’altro così come la propria e restano fermi nel loro problema. Perciò io attribuisco grande valore, nel rapporto personale, all’abilità di essere aperti alla comprensione.
La forte tendenza, orami abituale, a valutare la nostra esperienza e quella altrui, come Buona o cattiva, Giusta o Sbagliata, degna di Lode o di Biasimo, ci è di ostacolo quando cerchiamo di comunicare al nostro partner le nostre esperienze personali.
Di solito reagiamo all’esperienza sia nostra che altrui, prima ancora di capirla, specialmente qualora percepiamo disapprovazione e corriamo il rischio di essere etichettati “cattivi” o “sbagliati”. Reagire giudicando è quindi spesso un ostacolo alla soluzione della controversia che scaturisce dai sentimenti e dai bisogni di un preciso momento.
A mio modo di vedere, il Dialogo è non-giudicante, nel senso che si sforza di abolire il giudizio di esattezza o di erroneità dalla nostra esperienza e cerca invece di vedere e di comunicare come essa ci appare, con pienezza ed onestà.
Un’attitudine “non-giudicante” in bocca a chi parla, dice pressappoco: “Desidero fidarmi di me e di te per guardare lo svolgersi delle nostre vite e vedere la mia esperienza insieme a te, per quella che è e non per quello che penso dovrebbe essere. I miei giudizi su di me e su di te, sia buoni che cattivi, probabilmente mi impediscono di vedere e di dire quello che è reale per me e allora mi è difficile scoprire ciò che è meglio per il nostro rapporto. così per il momento desidero solo descrivere solo quello che io vedo, quello che sento e quello che voglio, il chiaramente ed onestamente possibile. Aggiungo che per me sarà molto facile farlo se anche tu desideri capire bene la mia esperienza prima di giudicarla”.
L’attitudine non-giudicante dell’ascoltatore comunica che: “Mentre ti ascolto vorrei sospendere di fare giudizi su di te, non vorrei capire se quello che dici è buono o cattivo, o se mi piace o non mi piace. Vorrei invece capire al meglio delle mie possibilità i tuoi desideri e ciò che per te significa la tua esperienza. È nel fare ciò che voglio capire meglio quanto peso ha, nella nostra relazione, quello che tu pensi e senti. Solo dopo che ti avrò capito in questi termini, potrò guardare onestamente alle mie reazioni riguardo a ciò che tu avevi espressamente detto. In questo modo saremo capaci di lavorare attorno alle nostre reali differenze. Inoltre, quando tu mi racconti i tuoi pensieri o i tuoi sentimenti senza etichettarli come “buoni o cattivi”, ho probabilità di capirti meglio e di essere onesto con me stesso”.
Questo stesso modo di dialogare può portare come risultato, un cambiamento nel nostro modo di rapportarsi agli altri: un atteggiamento fiducioso e meno giudicante. La struttura del Dialogo ci permette di correre il rischio di dire e di ascoltare ciò che prima avevamo paura di dire e di ascoltare. Se non dobbiamo difenderci dal senso di colpa, possiamo capire ed apprezzare l’altro e, quel senso di colpa e di frustrazione si trasformerà in fiducia e calore: percepire in modo concreto un senso di apertura e di rinnovamento interpersonale è un buon indice del fatto che il Dialogo sta procedendo con successo.

SIGNIFICATO PIÙ AMPIO DEL DIALOGO

Gli elementi essenziali del Dialogo che ho qui sopra illustrato, sono applicabili su vasta scala: possono essere usati in molte situazioni, specialmente in quelle relazioni in cui hanno importanza la comprensione e la fiducia reciproca.
Le persone a cui ho spiegato come si svolge il Dialogo e qual è il metodo di lavoro per imparare a dialogare, hanno risposto con entusiasmo. Danno il benvenuto alla possibilità di capire il senso di quella parte della loro vita che è confusa ed incerta, sono contente di sostituire il loro modo di comunicare, che è statico-e-sbagliato, con un modo che è comprensibile-e-studiabile, che prende in considerazione le loro esigenze personali e quelle della persona con cui comunicano.
Per questo sono fiducioso ed entusiasta del dialogo. Credo che esso ci fornisce un modo diretto e responsabile di trattare i nostri problemi e ci stimola a rapportarci agli altri.
NOTE AGGIUNTIVE

Secondo il mio parere, questo approccio fa parte di un corpo di importanti ricerche, che sono sempre in numero crescente, nel campo dell’insegnamento delle “abilità interpersonali” che possono ben venir chiamate: “Corso sulle abilità specifiche per appropriarsi della comunicazione centrata sul cliente”. Esso include metodi sviluppati da “Cambiamenti2 di Gordon (1970) P.E.T e di Gendlin (1969) di Focalizzazione esperienziale. Il motivo per cui io identifico questo approccio coll’”Approccio centrato sul cliente” (Rogers, 1961) è dovuto al fatto che i suoi metodi enfatizzano le attitudini del trainer per la empatia, l’accettazione, la congruenza e per il rispetto dell’astensione dal giudizio.

BIBLIOGRAFIA

Carkhull, R. HELPING AND HUMAN RELATIONS, Volume I e II. New York Holt, Rinchart e Winston, 1969.
Gendlin, E. FOCUSING PSYCHOTHERAPY: THEORY, RESEARCH AND PRACTICE. 1969, 6-4-15
Guerney, B. RELATIONSHIP ENHANCEMENT: SKILL TRAINING PROGRAMS FOR THERAPY, Problem, prevention and enrichment. San Francisco Jossey-Bass, 1977.
Rogers, C. R. ON BECAMING A PERSON. Boston, Houghton, Mifflin, 1961.
Rosenberg, M. FROM NOW ON. St. Louis: Community Psychological Consultants 1976.
Gordon, T. PARENT EFFECTIVENESS TRAINING. New York. Peter Wyden, 1970.


Luciano Fasano, Etica e politica

CulturaPolitica.org

L’Associazione CulturaPolitica.org, in collaborazione con la Libreria Punto Einaudi di Como organizza il ciclo di incontri ethica, articolato in tre diversi momenti, che ha avuto inizio lo scorso 16 aprile.

Il secondo degli appuntamenti è previsto per il prossimo giovedì 30 aprile a partire dalle ore 18:00 presso la Libreria Punto Einaudi, via Carducci 3. L’incontro è dedicato al tema del rapporto etica-politica e vedrà in veste di relatore il prof. Luciano Fasano, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano.

A seguire, giovedì 14 maggio, sarà ospite di ethica il prof. Maurizio Mori dell’Università di Torino, direttore della rivista Bioetica che parlerà invece del rapporto tra etica e vita.

Gli incontri sono aperti a tutti gli interessati

Per l’Associazione
Dr.ssa Carla Gaiani

Como, 27 aprile 2009


Alleanza Cattolica – aree tematiche – Materiali sul tema dell’eutanasia e sul caso Eluana Englaro

Alleanza Cattolica
aree tematiche

Materiali sul tema dell’eutanasia e sul caso Eluana Englaro

Alleanza Cattolica – aree tematiche – Materiali sul tema dell’eutanasia e sul caso Eluana Englaro

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