Meno protezione, più sicurezza – Rassegna.it – Sito di informazione su lavoro, politica ed economia sociale

… come dovrebbe funzionare un sistema di protezione civile: un percorso virtuoso scandito da fasi che tutte si tengono tra di loro: previsione, prevenzione, addestramento, esercitazione, preparazione, emergenza, gestione emergenza, superamento dell’emergenza, ripristino della normalità, normalità. Questa catena rigorosa – in cui tutti gli enti preposti devono fare la propria parte – è stata sancita nella legge 225/92, quella che in Italia ha istituito il servizio nazionale di protezione civile come tardiva risposta alla cattiva gestione dei soccorsi durante il terremoto dell’Irpinia nel 1980.

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L’importanza di avere un leader Luca Ricolfi, La Stampa, 06-04-2009

L’importanza di avere un leader
Luca Ricolfi, La Stampa, 06-04-2009

Che la nostra libertà di voto, ormai, si sia ridotta a una scelta tra due nomenklature conservatrici, quella del Pdl e quella del Pd, lo riconoscono ormai un po’ tutti gli osservatori. Lo ha scritto Eugenio Scalfari su Repubblica, subito dopo il congresso fondativo del Popolo della libertà. Lo ha ammesso Vittorio Feltri su Libero, che ha parlato di un centro-destra costretto a muoversi a zig-zag per non perdere voti. Lo ripete da anni Piero Ostellino, che giusto questa settimana è balzato in cima alla classifica delle vendite con il suo pamphlet Lo Stato canaglia (Rizzoli), in cui denuncia il deficit di liberalismo di entrambi gli schieramenti.
Anche Pier Ferdinando Casini, chiudendo l’assemblea nazionale dell’Udc, ha sostenuto la stessa tesi, salvo aggiungere che per fortuna un partito non conservatore esiste, ed è il suo, l’Unione di centro (attualmente al 6-7% secondo i sondaggi). Curioso davvero, viste le prove dell’Udc al governo, nel 2001-2006; viste le prove del suo personale politico, specie nel Mezzogiorno; visto, soprattutto, quel che l’Udc ha combinato nei giorni scorsi, quando – con un emendamento – è riuscita a rendere ancora più illiberale una legge come quella sul testamento biologico. E tuttavia c’è un punto su cui l’analisi di Casini, a mio avviso, merita di essere ripresa e fatta oggetto di un’attenta riflessione. È quando si sofferma sul binomio «Popolo e Leader» e dice che a destra «tutto si riassume in questo rapporto», per poi lanciarsi in un ardito parallelo tra Berlusconi e Gheddafi, che adombra un ulteriore possibile svuotamento della funzione parlamentare: «c’è il colonnello Gheddafi che fa lo stesso discorso e infatti ha abolito il Parlamento».

Quel che Casini dice lo pensano e spesso lo ripetono in molti. C’è una parte del ceto politico che, tutto sommato, ha un discreto senso delle istituzioni, mostra di rispettare le forme, cerca di evitare i conflitti istituzionali; e c’è un’altra parte che, viceversa, non esita a scherzare con il fuoco, assumendo atteggiamenti irrituali, alimentando o accettando il conflitto fra istituzioni, tenendo comportamenti non precisamente protocollari. Nella seconda Repubblica i massimi campioni del primo modo di atteggiarsi sono stati i Ds, la Margherita (ora riuniti nel Pd), l’Udc, Alleanza nazionale (ora confluita nel Pdl); i massimi campioni del secondo sono stati la Lega, l’Italia dei Valori, Forza Italia (ora confluita nel Pdl). Il primo gruppo è formato dai partiti eredi delle tre grandi famiglie politiche del dopoguerra, ossia il comunismo, il fascismo e il cattolicesimo; il secondo gruppo è formato da partiti nuovi, privi di una tradizione o che hanno dovuto inventarsene una più o meno credibile, e che proprio per questo fanno tutt’uno con il proprio leader-fondatore: difficile pensare la Lega senza Bossi, l’Italia dei Valori senza Di Pietro, Forza Italia senza Berlusconi.
Con il suo ragionamento contro il binomio «Popolo e Leader» Casini delinea una sorta di alleanza, metodologica prima ancora che politica, dei politici-aplomb contro i politici populisti: un comune sentire in cui dal lato degli aplomb si verrebbero a trovare l’Udc (centro), il Pd (sinistra), il presidente della Camera e i nostalgici di An (destra), tutti coalizzati contro le intemperanze dei leader populisti.
Ho un grande rispetto per le preoccupazioni di Casini, e per il senso delle istituzioni degli aplomb. Ma temo che la loro visione non colga il punto. Che a mio modo di vedere è il seguente: la democrazia è cambiata, le istituzioni democratiche come siamo stati abituati a pensarle non esistono più, non solo in Italia ma in tutto l’Occidente. Oggi, come notava già una decina d’anni fa il politologo Colin Crouch, viviamo in un mondo post-democratico, in cui i partiti contano sempre di meno e le identità politiche si forgiano innanzitutto nel rapporto fra elettori e leader. Da questo punto di vista continuare a irridere Berlusconi per i suoi modi spicci e le sue gaffe significa eludere il problema. Forse un piccolo partito come l’Udc, che gestisce una nicchia elettorale, può anche permetterselo, ma un grande partito come il Pd, che aspira a governare l’Italia, non può continuare a raccontarsi la solita favoletta: noi sì che siamo bravi, noi sì che sappiamo che cos’è la democrazia, da noi sì che si discute, da noi sì che c’è vero dibattito, da noi non ci sono padri-padroni, e via autolodandosi. Quelle che, agli occhi dei politici-aplomb, appaiono virtù, a molti elettori paiono difetti. Potrà sembrare paradossale, ma se tanti italiani hanno preferito la destra è anche perché il ceto politico di sinistra è così democratico, così aperto, così capace di riflessione-elaborazione-discussione-dialogo-confronto. Già, perché è precisamente questo tipo di «apertura» inconcludente, che dibatte sempre e non decide mai, quel che ha fatto cadere Prodi nel 1998, lo ha fatto ricadere nel 2008, e ha regalato all’Italia governata dalla sinistra ben 5 governi in 7 anni (Prodi I, D’Alema I, D’Alema II, Amato, Prodi II), quasi come ai tempi della Dc. La sinistra ha avuto due legislature per dimostrare di che cosa era capace, e ha saputo mostrare una cosa soltanto: che la mancanza di un leader la conduce alla paralisi.
Qualcuno, specie a sinistra, pensa che la gente abbia votato a destra perché illusa dalle promesse di Berlusconi, e quindi crede che – svelato l’inganno – quella stessa gente non potrà che tornare sui suoi passi e premiare la serietà delle opposizioni aplomb, di sinistra (Pd) e di centro (Udc). Ma l’elettore non è stupido. Non ha votato il Messia, ma quello che riteneva il male minore. Sa che Berlusconi non farà miracoli, ma sa distinguere tra democrazia, oligarchia e dispotismo. La differenza tra sinistra e destra, oggi in Italia, non è tra uno schieramento a guida democratica e uno a guida dispotica. La destra e la sinistra sono entrambe due oligarchie, in cui gli elettori contano quasi niente e le segreterie di partito sono onnipotenti. Con l’unica, fondamentale differenza che a destra c’è un signore che – in caso di dissenso – decide per tutti, mentre a sinistra non solo quel signore non c’è, ma non c’è neppure un metodo che ne faccia le veci.

Libertà e Giustizia

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Oltre il populismo Pier Ferdinando Casini La Stampa 10-04-2009

Oltre il populismo
Pier Ferdinando Casini
La Stampa
10-04-2009

Caro direttore,
esistono differenti visuali da cui osservare e analizzare una realtà complessa come la politica italiana. Se mi ponessi da quella del sociologo e dell’editorialista, ad esempio, devo ammettere che difficilmente potrei scattare una fotografia più nitida nella sostanza di quella immortalata nel fondo di Luca Ricolfi pubblicato in prima pagina sulla Stampa lo scorso lunedì 6 aprile.
Ricolfi osserva come la politica e la democrazia italiane siano cambiate negli ultimi anni, entrando in una fase «post-democratica» in cui «i partiti contano sempre di meno e le identità politiche si forgiano innanzitutto nel rapporto tra elettori e leader». E aggiunge che Pdl e Pd oggi sono praticamente la stessa cosa, «due nomenklature conservatrici», «due oligarchie in cui gli elettori contano quasi niente e le segreterie di partito sono onnipotenti». Concludendo che l’unica fondamentale differenza è che la destra vince perché c’è Berlusconi che «in caso di dissenso decide per tutti», mentre a sinistra la mancanza di un leader, e quindi di decisionismo, allontana gli elettori.
Fotografia perfetta, appunto. Credo però che Ricolfi comprenderà che nell’ottica del politico non ci si possa accontentare di fotografare l’esistente, ma sia necessario spingersi oltre, tentando di indicare una direzione alla società in cui si vive e di trovare soluzioni ai problemi della comunità. Quello che voglio dire è che probabilmente Ricolfi ha ragione: se il centrosinistra negli ultimi quindici anni fosse stato meno litigioso e più decisionista, se avesse avuto un leader capace di zittire ogni dissenso interno alla sua coalizione con un carisma analogo a quello berlusconiano, forse oggi non esisterebbe uno scarto tanto ampio di consensi tra Pdl e Pd. Ma di sicuro ora ci ritroveremmo con due nomenklature conservatrici, due oligarchie «in cui gli elettori contano quasi niente» in grado di contendersi il governo del Paese, anziché una sola.
E allora? Già, la domanda che mi pongo, nell’ottica del politico, almeno nella mia, ma credo anche in quella del cittadino comune, è proprio questa: potremmo accontentarci di uno scenario così cupo per la politica italiana, di un’alternativa tra padella e brace con due grandi contenitori equivalenti, leaderistici, conservatori, populisti, in clamoroso deficit di liberalismo? Contenitori che con la stessa facilità con cui promettono rivoluzioni liberali, grandi riforme, riduzioni di imposte, snellimenti della macchina statale, abolizione delle province, riforma dei servizi pubblici locali, si rimangiano tutto pochi giorni dopo le elezioni. Soggetti politici che votano, o non ostacolano, un federalismo vuoto di contenuti e dannoso nella sostanza perché la confusione di competenze e tra centri di spesa andrà a paralizzare lo Stato centrale senza affiancargliene uno federale in grado di funzionare, solo per inseguire altri ancora più populisti come la Lega.
Personalmente ho deciso di non accontentarmi più, e sono convinto che molti italiani la pensino allo stesso modo e molti altri lo comprenderanno prima o poi.
Populismo e leaderismo in questa fase di «post democrazia», come sostiene Ricolfi, sono armi vincenti per aggiudicarsi la maggioranza. Ma se non producono una buona politica sono armi da abbandonare. Il decadimento economico, vorrei aggiungere anche sociale e morale, del Paese nella Seconda Repubblica non è forse il prodotto dell’utilizzo di quelle armi?
Per questo un anno fa, sapendo a cosa rinunciavamo – una vittoria certa assieme a Berlusconi – e non sapendo a cosa andavamo incontro, abbiamo abbandonato la barca del bipolarismo populista e ci siamo schierati da soli contro i due grandi contenitori. Per questo lavoriamo da un anno al cantiere di un nuovo partito, aperto, democratico, con regole interne, un partito vero insomma, che prende atto del fallimento del sistema attuale e quindi della necessità di chiudere e superare anche l’esperienza dell’Udc, che in quel sistema ha operato, con molti buoni risultati e inevitabilmente anche con diversi errori, per aprirne entro l’anno una nuova e differente, un partito che non dovrà essere né leaderista né populista, ma plurale, ovvero capace di esprimere più voci e più leader che si riconoscano però attorno ai medesimi valori di fondo, del riformismo, del liberalismo economico, del cattolicesimo democratico e popolare e della laicità dell’impegno politico.
Un nuovo soggetto, consapevole dell’esigenza di decisione che il Paese avverte, ma che non incorra nell’errore di identificarsi con il governo anziché di rappresentare le istanze e i problemi della società in cui vive, che non mortifichi le istituzioni e non trascuri il ruolo essenziale del Parlamento. Già Luigi Sturzo, lo stesso che anche Pdl e Pd non perdono occasione di richiamare a parole, scriveva che «bisognerebbe semplificare la procedura parlamentare e spazzare via molte questioni tecniche che potrebbero essere vantaggiosamente affidate a commissioni speciali». Aggiungendo subito dopo: «Ma sarebbe esagerato biasimare troppo severamente la lentezza dei parlamentari. Sono spesso più utili per le leggi che rigettano, che differiscono o rivedono, che per quelle che votano a tamburo battente».
E poco male se non seguiremo anche noi la moda di oggi. Siamo pazienti e tenaci. Quando prima o poi la maggioranza del Paese si accorgerà che populismo e leaderismo sono abiti troppo stretti, almeno ci sarà qualcuno che avrà confezionato un vestito diverso. Sarà stata pure, almeno fino a quel momento, una minoranza, ma forse non così tanto minoranza come si vorrebbe far credere. E in ogni caso le mode, per fortuna anche quelle sbagliate, passano.

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Ciliberto Michele (a cura di): Filologia e libertà

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Manuale di sopravvivenza per il Partito Democratico

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La ricetta di Letta (Enrico): Chi non vuole l’Udc vuole perdere » Panorama.it – Italia

di Stefano Brusadelli

“Conosce quella del casellante? C’è un casellante che si rende conto che due treni sono in rotta di collisione. Per evitare il disastro, manovra segnali, allarmi, scambi. Poi, una volta resosi conto che è tutto inutile, chiama la moglie e le dice: cara, vieni alla finestra, almeno ci godiamo lo spettacolo. Ecco, io non voglio fare come quel casellante. Mi rifiuto di rassegnarmi al fallimento del Pd, o addirittura di augurarmelo”. Inevitabilmente sospettato (come del resto tutti i centristi del suo partito) di avere già la testa su quello che potrà succedere dopo l’impatto della segreteria Franceschini contro il muro delle elezioni di giugno, Enrico Letta non ci sta a fare la parte di chi punta sul tanto peggio tanto meglio.
Sulla scrivania ha il libro che ha appena scritto per la Mondadori: Costruire una cattedrale, un atto di fede nella capacità del centrosinistra di essere anche in futuro la guida dello sviluppo economico e civile del Paese. Al segretario, Dario Franceschini, un ex della Margherita come lui, affida attraverso Panorama la sua ricetta per provare a salvare il partito. Qualche capacità profetica l’ha già dimostrata: nel 2004, mandando su tutte le furie Romano Prodi e i diessini, pronosticò l’insostenibilità dell’alleanza con Rifondazione, poi puntualmente entrata in crisi nel 2008.

È dura essere ottimisti. Per il Pd i sondaggi sono neri, Silvio Berlusconi è al top della popolarità e mancano solo sette settimane alle elezioni.
Quel che mi preoccupa non sono i sondaggi. Quando vedo che nelle fabbriche del Bresciano i voti della Fiom vanno verso la Lega, o verso Antonio Di Pietro, ho di fronte una realtà ben più grave di un sondaggio. In tre regioni vitali del Paese, la Lombardia, il Veneto e la Sicilia, nonostante l’impegno dei nostri ottimi amministratori, il Pd non è più competitivo, è diventato il terzo partito. Il gioco per la supremazia sta tutto nel centrodestra: nel Nord tra il Pdl e la Lega, in Sicilia tra il Pdl e il Mpa di Lombardo.
E quale conclusione ne trae?
Che anche nel Pd qualcuno stenta a capire come lo schema novecentesco della destra contro la sinistra in Italia è saltato definitivamente. La segreteria di Walter Veltroni è stata l’ultimo tentativo di tenere in piedi questo schema.
Nelle condizioni attuali, suona come un de profundis per il Pd…
Calma. Oggi in Italia, come ho scritto nel mio libro, ci sono tre segmenti: i progressisti, i moderati e i populisti. Vince chi riesce a tenerne insieme due. Oggi lo fa Berlusconi e non lo fa il Pd. Noi possiamo vincere se riusciamo a spezzare l’alleanza tra populisti e moderati.
Piano suggestivo, ma come fare?
Anzitutto il Pd non deve esitare a stringere alleanze con il campo moderato e centrista.
Ponti d’oro a Pier Ferdinando Casini?
Premesso che nel Pd chi mette in discussione l’opportunità di un’alleanza con Casini non vuole nemmeno provare a giocare la partita della salvezza, bisogna dialogare anche con il Mpa di Raffaele Lombardo, la nuova forza meridionalista di Adriana Poli Bortone e partiti che si sono allontanati da noi come gli altoatesini del Svp e l’Union Valdôtaine. Naturalmente questo non basta, non si può risolvere il problema solo con operazioni di ceto politico. Bisogna saper parlare in modo più convincente all’elettorato moderato.
Questo sembra ancora più difficile che le nuove alleanze.
Non è vero. Faccio due esempi. Il terremoto: tutti si aspettano che la sinistra proponga come al solito un aumento delle tasse. Spiazziamoli. Io propongo che le 50 mila famiglie di senzatetto siano adottate a distanza da altrettante famiglie italiane, come si sta pensando di fare per la ricostruzione dei monumenti, usando la leva di sgravi fiscali. O le quote latte: dobbiamo aprire la campagna elettorale spiegando che il governo, per compiacere la Lega, ha premiato i furbi e punito gli onesti che hanno pagato.
L’aggancio dei moderati, visti i numeri attuali del Pdl, ha bisogno di una legge elettorale che consenta le coalizioni, e magari non predetermini il premier. E invece con il referendum elettorale di Mario Segni si rischia di passare a un sistema ancora più maggioritario.
La sorprenderò dicendo che sono a favore del sì. Il referendum è di tipo abrogativo, e in ballo c’è una legge elettorale, che il Pd ha sempre considerato pessima. Questo deve condurci senza esitazioni al sì, e a lavorare per la vittoria del sì.
E dopo?
Nel 1993 l’abrogazione fu seguita dall’approvazione in Parlamento di una nuova legge elettorale.
Quale sarebbe secondo lei la legge più utile al Pd?
Oggi, una legge elettorale alla tedesca. Che sarebbe anche quella giusta per il Paese. Dove non ci sono due partiti, ma 5 o 6. Come in Germania.
Si illude che Berlusconi rinunci a fare la crisi e a usare la legge dei referendari, che gli consentirebbe di stravincere ridimensionando anche la Lega…
C’è il precedente del ‘93. E semmai confido che saranno i presidenti dei due rami del Parlamento a far cambiare idea a Berlusconi. Perdipiù una sua richiesta di rivotare subito non avrebbe fondamento politico: cosa fa, chiede più forza avendo già la maggioranza più forte nella storia della Repubblica?
Dario Franceschini sta facendo bene il segretario?
Sì, ha un compito difficilissimo e sta facendo tutto il possibile. Il fatto che lo critichino qualche volta da destra e qualche volta da sinistra ne è una conferma. Certo, deve passare le forche caudine del voto di giugno.
È preoccupato per le europee?
Più che per le europee, dobbiamo essere preoccupati per le amministrative. Si vota in 70 province e 5 mila comuni. Nell’80 per cento dei casi, le giunte uscenti sono di centrosinistra, perché alle elezioni precedenti eravamo al massimo. Il risultato più importante per noi sarà quello di città come Bologna, Firenze, Bergamo, Bari.
Lei pensa di candidarsi al congresso di ottobre?
Io continuo a credere che le idee contino più delle leadership. Non c’è dubbio che il libro che ho scritto sia una piattaforma politica. Quel che è sicuro è che intendo portarla avanti. Se con una candidatura diretta o in altra forma, questo è ancora presto per dirlo.
Difficile che a questo punto possa appoggiare la candidatura del suo ex dioscuro Pier Luigi Bersani.
Bersani fa assolutamente bene a dire che si impegnerà in prima persona per il futuro del Pd.
La scissione del Pd dopo le elezioni di giugno è una prospettiva realistica?
Non ci potrà essere scissione perché non potrà esserci ritorno all’indietro. Dobbiamo fare del Pd una vera novità della politica italiana. Se no, uniti o divisi, sarà per forza un ritorno all’indietro.
Gira nel Pd l’idea che la prossima premiership vada offerta a Casini.
Si rivoterà nel 2013, e questo è un discorso prematuro. Aprire in anticipo il tema della premiership è l’errore che facemmo nel 2007, quando anziché un segretario di partito abbiamo pensato di indicare un candidato premier. E tutto questo lo facemmo appena un anno dopo le elezioni.

Enrico Letta, 52 anni, del Pd

La ricetta di Letta (Enrico): Chi non vuole l’Udc vuole perdere » Panorama.it – Italia

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Speciale: Povertà e politiche di contrasto e inserimento sociale Prospettive Sociali e Sanitarie anno XXXIX – n. 6-7 – 1-15 aprile 2009

Speciale: Povertà e politiche di contrasto e inserimento sociale

Prospettive Sociali e Sanitarie
anno XXXIX – n. 6-7 – 1-15 aprile 2009

Lo scorso novembre, Welforum, la rete dei dirigenti regionali preposti alle politiche sociali, promossa da Prospettive Sociali e Sanitarie (vedi anche PSS n. 15/08), cui partecipano ora anche dirigenti ministeriali e locali, ha svolto a Bari il suo terzo seminario dedicandolo alle politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Dai lavori del seminario sono tratti i materiali che presentiamo in questo fascicolo monografico.
All’editoriale di Emanuele Ranci fa seguito una sintesi di quanto emerso nei lavori (l’articolo di Giorgi, Mesini e Ranci), oltre a trattazioni più generali (Tangorra e Samek) e infine l’illustrazione di alcune delle iniziative regionali più significative in temi di misure universalistiche contro la povertà.

________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312

http://pss.irs-online.it


Enrico Letta, Competere col Cavaliere – LASTAMPA.it

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IL BILANCIO DELLE SOCIETA’ COOPERATIVE Maggioli Editore – Novità aprile 2009 Pagine 604 – F.to cm. 17×24 – ISBN 4991.4

IL BILANCIO DELLE SOCIETA’ COOPERATIVE
Maggioli Editore – Novità aprile 2009
Pagine 604 – F.to cm. 17×24 – ISBN 4991.4

1.
Aspetti civilistici delle cooperative
• L’albo delle società cooperative
• La costituzione
• L’atto costitutivo
• Le categorie di soci
• Gli strumenti finanziari
• L’assemblea dei soci
• Il consiglio di amministrazione
• Gli organi di controllo
2.
Le diverse tipologie di cooperative
• Le cooperative a mutualità prevalente
• Le cooperative di produzione e lavoro
• Le cooperative di consumo
• Le cooperative sociali
• Le cooperative di conferimento
• Le cooperative agricole
• Le cooperative di servizi
• Le cooperative miste
• Le cooperative edilizie
• Le cooperative di trasporto
• La piccola società cooperativa
3.
La contabilità ordinaria e le scritture contabili peculiari
• La contabilità ordinaria
• Il piano dei conti
• Versamento della quota d’ingresso
• Liquidazione delle retribuzioni
• Contributi in c/impianti
• Contributi in c/capitale e liberalità
• Contributo al fondo mutualistico
· Mutui di una cooperativa edilizia a proprietà divisa
• I ristorni
• La variabilità del capitale e l’ingresso di nuovi soci
• Finanziamento dei soci
• Le riserve indivisibili e i fondi mutualistici
• Il contributo revisionale
• Accantonamento delle imposte
• Patrimonio destinato ad uno specifico affare
4.
I libri sociali e contabili
• Libri e documenti informatici
• Libro giornale
• Libro mastro
• Libro inventari
• Gli altri libri sociali
• Libri del lavoro
• Registro dei cespiti ammortizzabili
• Scritture di magazzino
• Libri Iva
5.
Il bilancio d’esercizio
• Considerazioni introduttive
• I principi generali
• I principi di redazione del bilancio
• Disposizioni relative a singole voci dello Stato patrimoniale
• Iscrizione di ricavi, proventi, costi ed oneri
• Criteri di valutazione
• Lo Stato patrimoniale
• Il Conto economico
• La Nota integrativa
• Il rendiconto finanziario
• La relazione sulla gestione
• La relazione dei sindaci
• Il bilancio in forma abbreviata
• Adempimenti per la presentazione del bilancio d’esercizio
• Annullamento della delibera di approvazione del bilancio d’esercizio
6.
La vigilanza interna ed esterna
• Il controllo legale ed il controllo contabile
• Il controllo governativo
• La vigilanza delle cooperative
• Il controllo giudiziale
• Il commissariamento delle cooperative
7.
Operazioni sul capitale, scioglimento ed operazioni straordinarie
• Le operazioni sul capitale
• Lo scioglimento del vincolo sociale limitatamente ad un socio
• La perdita della mutualità prevalente
• Il bilancio straordinario in caso di perdita della mutualità
• La copertura delle perdite
• Lo scioglimento
• La trasformazione
• Le operazioni di fusione e scissione
• L’obbligo di devoluzione
• L’insolvenza della cooperativa
8.
Le imposte dirette
• Riporto delle perdite
• Ricavi
• Contributi e liberalità
• Plusvalenze
• Plusvalenze esenti
• Sopravvenienze
• Dividendi ed interessi attivi
• Proventi immobiliari
• Variazioni delle rimanenze
• Spese per prestazioni di lavoro
• Interessi passivi
• Oneri fiscali e contributivi
• Oneri di utilità sociale
• Minusvalenze, sopravvenienze passive e perdite
• Ammortamenti dei beni materiali
• Ammortamento dei beni immateriali
• Accantonamento di quiescenza e previdenza
• Svalutazioni crediti
• Spese relative a più esercizi
• Spese relative agli autoveicoli
• Ristorni
• Variazioni del patrimonio netto
• Rivalutazione delle azioni o quote
• Recesso, esclusione o morte del socio
• Finanziamento dei soci
• Strumenti finanziari
• Accantonamenti a riserve indivisibili
• Versamenti ai fondi mutualistici
• Distribuzione degli utili
• Destinazione degli utili a finalità mutualistiche
• Agevolazioni
• Opzione per la trasparenza fiscale
• Il reddito imponibile delle società cooperative
9.
L’Irap
• Soggetti passivi
• Valore della produzione netta
• Determinazione della base imponibile
• Ripartizione dell’imponibile
• Agevolazioni
• Deduzioni forfettarie
• Dichiarazione
• Riscossione ed accertamento
10.
Gli studi di settore
• Cosa sono gli studi di settore
• Natura degli studi di settore
• Utilità per l’Amministrazione finanziaria e vantaggi per il contribuente
• Procedura di elaborazione
• Congruità, normalità economica e coerenza
• Applicazione sperimentale o monitorata
• Il contraddittorio
• L’applicazione degli studi di settore alle cooperative
• Rapporti tra studi di settore e cooperative


Regione Lombardia – Bando famiglia 2009 (scad. 20/9/2009)

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Gestire relazioni educative con gli adolescenti. Il mestiere dell’educatore professionale

Gestire relazioni educative con gli adolescenti.
Il mestiere dell’educatore professionale

Con un gruppo di professionisti che operano nel sociale stiamo raccogliendo informazioni sulle diverse esperienze che connotano oggi la relazione educativa tra adolescente ed educatore professionale. Ti chiediamo di portare un contributo alla ricerca compilando il questionario.

 

Il questionario rappresenta la base di un’esplorazione finalizzata a raccogliere informazioni sulle pratiche professionali di coloro che quotidianamente gestiscono servizi ed attività dedicate agli adolescenti , sulle organizzazioni di appartenenza e sulle rappresentazioni sociali che li guidano.

Il questionario è diviso in 4 sezioni:

A. sul profilo professionale e personale dell’educatore
B. sul profilo dei destinatari dell’intervento educativo
C. sul contesto dell’ incontro fra adolescente ed educatore
D. sulla rapporto tra educatore, competenze e organizzazione

Vai al questionario

Succ. >

  1. Partecipa alla ricerca
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Workshop L’innovazione per i servizi di inclusione sociale: il Progetto Europeo Social Village

Workshop

L’innovazione per i servizi di inclusione sociale: il Progetto Europeo Social Village

Milano, 27 Aprile 2009

Sala Guicciardini, via M. Melloni, 3

9.30 – 13.00

Social Village è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea, con il programma e-Ten, e coinvolge diversi partner istituzionali e tecnologici italiani, greci e spagnoli. Il workshop propone un momento di riflessione e confronto sull’innovazione tecnologica applicata ai servizi di inclusione sociale e di assistenza. Quali le sfide che rappresenta l’innovazione tecnologica e quali le potenzialità? Il progetto Social Village si propone di contribuire agli obbiettivi europei di e-inclusion fornendo servizi di inclusione attraverso l’ausilio del web ed una più efficace e qualificata attività degli operatori sociali.
Attraverso la presentazione di alcune esperienze si cercheranno di delineare le potenzialità e i possibili risvolti pratici delle risorse tecnologiche all’interno dello sviluppo e gestione dei Servizi, in particolare i servizi per anziani, disabili, immigrati e servizi di “job matching” (incontro domanda-offerta di lavoro nell’ambito dell’assistenza).
Per ulteriori informazioni e approfondimenti visita i siti ufficiali del progetto: www.it.socialvillage.eu (portale italiano) o www.socialvillage.eu (portale europeo).

E’ raccomandata l’iscrizione attraverso questo form di iscrizione o inviando una mail a:

dr.sa Lucia Livigni – Servizio Osservatorio per le Politiche Sociali – Provincia di Milano – Progetto Social Village

Tel. 02.7740.2127

Mail l.livigni@provincia.milano.it


Luciano Benedetti CURARE SULLA SOGLIA DELLA VITA L’hospice “Il Tulipano” di Niguarda pp. 192

Luciano Benedetti
CURARE SULLA SOGLIA DELLA VITA
L’hospice “Il Tulipano” di Niguarda
pp. 192

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Umberto D, Sequenza finale


SCUOLA E TERRITORIO: UNA RELAZIONE VITALE Bologna, 10 febbraio 2005 B. Franca Olivetti Manoukian – Studio APS

SCUOLA E TERRITORIO: UNA RELAZIONE VITALE
Bologna, 10 febbraio 2005
B. Franca Olivetti Manoukian – Studio APS

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LA DOMANDA DI SICUREZZA PUO’ NON INVESTIRE I SERVIZI? Tracce per una discussione pubblica di FRANCA OLIVETTI MANOUKIAN (Animazione Sociale -8 maggio)

LA DOMANDA DI SICUREZZA PUO’ NON INVESTIRE I SERVIZI? Tracce per una discussione pubblica

di FRANCA OLIVETTI MANOUKIAN (Animazione Sociale -8 maggio)

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JESSOULA M., La politica pensionistica, Il Mulino

In Italia, la politica pensionistica ha assunto un ruolo di primissimo piano per il singolare sbilanciamento del nostro welfare state, che destina alle pensioni di vecchiaia oltre il 50% della spesa sociale complessiva e circa il 15% del Pil. Le ultime riforme hanno però segnato una decisa inversione di tendenza, avviando una ristrutturazione istituzionale che sta gradualmente riallineando il sistema pensionistico italiano ai modelli europei. Il volume offre un panorama puntuale ed aggiornato del nostro sistema di previdenza, secondo una duplice prospettiva: da un lato, in un’ampia cornice storico-comparata (dalla fine del XIX secolo ai nostri giorni), ricostruisce l’evoluzione del sistema pensionistico italiano confrontandolo con quello degli altri paesi europei; dall’altro, approfondisce l’analisi della politica pensionistica italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, concentrandosi sulle riforme più recenti (Amato 1992-93, Berlusconi 1994, Dini 1995, Prodi 1997, Maroni-Tremonti 2004-05 e Damiano 2006-07).

Volumi – JESSOULA M., La politica pensionistica

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Riconoscimento della figura professionale del Mediatore interculturale

Documento approvato dalla Conferenza delle Regioni dell’8 aprile 2009: in allegato è pubblicato tutto il documento in versione integrale sul Riconoscimento della figura professionale del Mediatore interculturale

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Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 11 del 2009: Sicurezza pubblica e contrasto alla violenza sessuale (A.C. 2232-A) (Seguito della discussione ed approvazione)

Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 11 del 2009: Sicurezza pubblica e contrasto alla violenza sessuale (A.C. 2232-A) (Seguito della discussione ed approvazione)

Camera dei Deputati – XVI Legislatura – Documenti – Resoconto stenografico dell’Assemblea – Seduta n. 161 di mercoledì 8 aprile 2009 – indice alfabetico stenografico

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Luigi Benevelli I progetti parlamentari di riforma della legge 180-1978 (aggiornamento al marzo 2009)

Luigi Benevelli
I progetti parlamentari di riforma della legge 180-1978
(aggiornamento al marzo 2009)

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In stato di non libertà Amedeo Santosuosso, Giudice presso la Corte d’Appello di Milano, Docente di Diritto e scienze della vita e Presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale ECLSC presso l’Università degli Studi di Pavia. Pubblicato su Va’ Pensiero n° 385

In stato di non libertà
Amedeo Santosuosso, Giudice presso la Corte d’Appello di Milano, Docente di Diritto e scienze della vita
e Presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale ECLSC presso l’Università degli Studi di Pavia.
Pubblicato su Va’ Pensiero n° 385

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È nato “Riattivamente”, il primo centro studi sull´Alzheimer e le demenze senili – Emilia Romagna Sociale

È nato “Riattivamente”, il primo centro studi sull´Alzheimer e le demenze senili che coniuga i metodi psico-sociali con quelli medico-sanitari e vede collaborare insieme l´Ausl di Bologna (distretto Pianura Est), il dipartimento di Psicologia dell´Università, l´associazione Ama Amarcord, il Comune e la parrocchia di San Pietro in Casale e Futura, la società pubblica di formazione professionale dove ha sede la nuova struttura

Apre “Riattivamente” – Anziani – News – Emilia Romagna Sociale

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Il testamento biologico alla Camera. Una “navetta” decisiva – C. Sbailò

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Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido (CNSA), Progetto nazionale di promozione e sostegno dell’affidamento familiare

Dalla collaborazione tra il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido (CNSA) è nato il progetto nazionale di promozione e sostegno dell’affidamento familiare (patrocinato anche dalla Conferenza delle Regioni), che si pone l’obiettivo, attraverso la diffusione dell’affido su tutto il territorio italiano, di garantire il diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia.
Tale progetto coinvolge tutti i livelli di governo, con i quali si è elaborato un articolato programma, basato sulla conoscenza e la valorizzazione dell’esistente, e finalizzato anche a favorire la costruzione di reti che vadano oltre i limiti temporali dello stesso. Il progetto “un percorso nell’affido” si propone, quindi, come un’importante opportunità per quanti oggi in Italia operano per l’affido e prevede la realizzazione della mappa nazionale delle realtà operanti per l’affido, di eventi di formazione e di presentazione e scambio d’esperienze, di una o più pubblicazioni di raccolta d’esperienze, contenuti e orientamenti, che possano rappresentare un riferimento culturale ed operativo di livello nazionale rispetto ai temi affrontati.
Un altro obiettivo di fondo è quello di favorire il confronto sui punti di forza e di criticità e di promuovere la conoscenza delle buone prassi locali, incrementando gli scambi interregionali, nei quali gli operatori di una regione (o di uno o più limitrofi servizi locali) si affiancano per alcuni giorni ad operatori di un’altra realtà territoriale (e viceversa), partecipando ad attività e iniziative realizzate dalla realtà ospitante. L’articolazione di tali eventi sarà preparata sulla base delle indicazioni fornite dalle Regioni rispetto alla disponibilità all’organizzazione e/o alla partecipazione, ai temi d’interesse e alla condivisione di proprie esperienze significative.
Gli esiti del progetto saranno presentati durante la Conferenza Nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, in programma a Napoli, durante il mese di Novembre).
Il documento esplicativo del progetto, con il dettaglio dei seminari e dell’organizzazione delle iniziative regionali di presentazione e scambio d’esperienze, è consultabile sui siti www.lavoro.gov.it , www.minori.it e www.comune.genova.it (nelle pagine su affido familiare).

Il progetto “Un percorso nell’affido” si configura, quindi, come un’importante opportunità per quanti oggi operano per l’affido e prevede la realizzazione, anche sulla base delle indicazioni che perverranno dalle Regioni, di:
– una mappa nazionale delle realtà operanti per l’affido (i servizi e centri pubblici per l’affido, i servizi sociali territoriali di riferimento, le associazioni);
– momenti di presentazione e scambio d’esperienze e di confronto e riflessione (promuovendo la conoscenza degli interventi, in materia d’affido familiare, realizzati ed organizzati dalle amministrazioni pubbliche, anche in collaborazione con la realtà associativa e del privato sociale);
– una pubblicazione che, oltre a far memoria degli eventi realizzati, rappresenti un riferimento culturale ed operativo di livello nazionale rispetto ai temi affrontati.
Lo scambio diffuso d’esperienze e di buone prassi sull’affido familiare, infatti, può costituire un utile strumento per lo sviluppo di un sistema costante di coordinamento fra gli enti e gli operatori, che favorisca continuità nello scambio di buone prassi ed esperienze in materia e lo sviluppo di servizi affido su tutto il territorio nazionale.
Si ritiene essenziale, inoltre, realizzare un insieme d’iniziative volte alla formazione degli operatori, in modo tale che l’interesse e le disponibilità, che potranno essere in seguito suscitate da una successiva campagna nazionale, possano essere positivamente accolte da operatori e servizi adeguatamente preparati e dedicati.

Il progetto si basa su alcuni concetti basilari, quali la conoscenza e la valorizzazione dell’esistente, attraverso lo scambio d’esperienze concrete già sperimentate positivamente.
L’articolazione della rilevazione attraverso le regioni permetterà a quanti interessati (operatori, volontari delle associazioni, cittadini, …) di poter conoscere le diverse realtà operanti in Italia sull’affido, mentre la realizzazione d’occasioni d’incontro consentirà agli operatori coinvolti di utilizzare appieno e da subito le conoscenze acquisite, per meglio attivare e/o orientare la propria attività, al fine di garantire al massimo l’efficacia e l’efficienza del proprio operato, mentre i seminari tecnici favoriranno la riflessione ed il dibattito su alcuni temi prioritari.
Le Regioni, in particolare, per il loro ruolo istituzionale, rivestiranno un ruolo strategico sia riguardo alla definizione complessiva del progetto, sia all’articolazione e redisposizione delle occasioni d’incontro.
L’articolazione e l’avvio del progetto sono stati presentati in un evento pubblico, di rilievo nazionale, con l’intervento del Sottosegretario alle Politiche Sociali e dei componenti la Cabina di Regia.
Le diverse fasi del progetto sono predisposte e coordinate da una Cabina di Regia, presieduta dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e costituita dai rappresentanti del Dipartimento per le Politiche della Famiglia, del Coordinamento Nazionale Servizi Affido (CNSA), della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’UPI, dell’ANCI e del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’infanzia e l’adolescenza.
La realizzazione del progetto è affidata al Comune di Genova, in quanto titolare della Segreteria del CNSA.

Il progetto si articola in due fasi principali:

A) rilevazione e mappatura delle realtà per l’affido in Italia
Attraverso l’apposita scheda inviata alle Regioni si rileveranno le diverse realtà operanti per l’affido (servizi e centri pubblici per l’affido o, in assenza di questi, i servizi sociali territoriali di riferimento, e le associazioni) cui quanti interessati possono rivolgersi.
Le informazioni raccolte, per garantirne la massima diffusione ed accessibilità, saranno inserite e via via implementate a cura del Centro di Documentazione e Analisi per l’infanzia e l’adolescenza e in accordo con gli Enti segnalanti, nel portale “www.minori.it”,.
Questa prima fase di rilevazione sarà arricchita e integrata con i dati sugli affidi e la segnalazione di buone prassi raccolte per la stesura della relazione sullo stato d’attuazione della Legge 149/’01.
Farà poi seguito l’avvio della raccolta sistematica del materiale di promozione e bibliografico sull’affido prodotto da Enti ed Associazioni.
La mappa permetterà, infine, di attivare collegamenti e/o consultare materiale relativo alle singole realtà censite e di segnalare ulteriori buone pratiche ed esperienze innovative realizzate sul territorio italiano.

B) eventi di formazione e di scambio d’esperienze
Si prevede l’organizzazione di:
a) quattro seminari tematici, a livello nazionale
b) momenti regionali di presentazione e scambio d’esperienze
a) seminari tematici
I quattro seminari tematici saranno momenti caratterizzati da: approfondimenti teorici, presentazione di esperienze significative esistenti in ambito nazionale sul singolo tema, confronto e rielaborazione tra gli operatori.
Destinatari dei seminari, cui si chiede di dare un contributo attivo di idee ed esperienze, sono operatori dei servizi dedicati all’affidamento familiare o comunque impegnati nel settore, referenti di reti o associazioni di famiglie affidatarie. Con tali iniziative, dislocate nella diverse zone geografiche del territorio italiano, si vuole concorrere a promuovere una conoscenza diffusa ed un linguaggio comune nell’approccio ai temi scelti.
I seminari saranno articolati in: momento plenario, in cui due relazioni inquadreranno il tema, nei suoi diversi aspetti; gruppi di lavoro, come momenti di confronto sulle esperienze più significative esistenti in ambito nazionale sui singoli temi; momento finale, in plenaria, di restituzione. È prevista la stesura di un documento riassuntivo di sintesi per ogni seminario e di una pubblicazione complessiva, validata dalla Cabina di Regia del progetto, quale documento di ”orientamenti nazionali” sull’affidamento familiare, anche a sostegno e promozione di linee guida regionali.
I temi identificati per i seminari sono:
1) Affidamento… affidamenti, previsto per aprile;
2) I Centri e i Servizi per l’affido familiare, previsto per giugno;
3) Linee guida e prassi per l’affidamento familiare, previsto per settembre;
4) Servizi, Affido e Autorità Giudiziaria, previsto per ottobre.
Il tema del rapporto con l’Autorità Giudiziaria sarà in ogni caso affrontato, per gli aspetti collegati al tema in oggetto, anche in ognuno degli altri seminari.
Le spese per l’organizzazione dei seminari sono a carico del progetto nazionale, mentre gli Enti ospitanti avranno l’onere di organizzare l’evento e di mettere a disposizione gli spazi necessari.

C) momenti di presentazione e scambio di esperienze
Per favorire la conoscenza, ma anche la costruzione di reti di comunicazione e collaborazione che vadano oltre i limiti temporali del progetto nazionale, s’intende promuovere, nel corso del 2009, la realizzazione d’iniziative regionali di presentazione e scambio d’esperienze che, secondo le indicazioni che perverranno dalle stesse regioni e le modalità meglio specificate di seguito, potranno avere le seguenti caratteristiche:
1. incontri regionali, organizzati dalle Regioni interessate, rivolti agli operatori di una data regione (o di più regioni limitrofe, se con un numero limitato di servizi ed operatori) e aperti anche alle associazioni, al privato sociale ed alle famiglie della stessa, con i seguenti obiettivi:
– analizzare la realtà dell’affidamento familiare del territorio di riferimento e fare il punto dello stato di attuazione della relativa normativa regionale;
– favorire il confronto tra gli operatori sui punti di forza e di criticità del lavoro dei propri servizi e promuovere la conoscenza delle buone prassi presenti a livello locale;
– conoscere ed approfondire esperienze maturate in altre realtà.
2. scambi inter-regionali, nei quali gli operatori di una regione (o di più regioni limitrofe, se con un numero limitato di servizi affido) si affiancano per alcuni giorni ad operatori di un’altra realtà territoriale (e viceversa), partecipando ad attività e iniziative realizzate dalla realtà ospitante.
Le spese, da concordare con il Comune di Genova, per l’organizzazione degli incontri regionali (spese di viaggio, alloggio ed eventuali rimborsi per la presenza dei relatori, buffet, …) e o per la partecipazione agli scambi sono a carico del Progetto Nazionale, mentre gli Enti ospitanti hanno l’onere di organizzare tali
eventi e mettere a disposizione gli spazi necessari.

In allegato: il documento di presentazione del progetto“Un percorso nell’affido”

Col seminario di approfondimento Affidamento… affidamenti – in programma a Roma il 17 aprile – prende il via il progetto nazionale Un percorso nell’affido, nato dalla collaborazione tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e il Coordinamento nazionale dei servizi affido.
L’appuntamento del 17 è il primo di quattro incontri tematici nazionali che, da aprile a ottobre, affronteranno vari aspetti legati all’affidamento familiare, con la presentazione di esperienze significative sul territorio, lo scambio di idee e di conoscenze tra gli operatori. Ma i seminari – i cui atti confluiranno in una pubblicazione finale – non esauriscono la fase “di formazione e scambio” che costituisce uno dei due momenti di Un percorso nell’affido. Ai momenti di approfondimento su scala nazionale (oltre a quello di Roma, gli altri saranno ospitati a Potenza, in Sicilia e a Genova) si affiancheranno incontri regionali rivolti agli operatori, alle associazioni e alle famiglie per fare il punto della situazione nei territori e scambi interregionali nei quali gli operatori potranno affiancarsi per qualche giorno ai colleghi di altre regioni, partecipando ad attività e iniziative.
Nel primo dei seminari di approfondimento (le iscrizioni sono possibili fino al 31 marzo), previsto dalle ore 9 nel parlamentino del Cnel, si rifletterà sulle diverse tipologie e forme dell’affido per arrivare a integrarle in una migliore definizione normativa a livello nazionale e regionale.
La prima parte, introdotta da Raffaele Tangorra, sarà incentrata sul tema I confini dell’affidamento e affidata alle relazioni di Luciano Tosco (dirigente del Settore minori per i servizi sociali del Comune di Torino) e Liana Burlando (Responsabile dell’affido familiare del Comune di Genova). Poi si riuniranno quattro gruppi di lavoro che si confronteranno sui temi Affidamento e tempi, Gli affidi difficili, Affidi al confine e Affido di minori stranieri. I lavori si concluderanno con un dibattito e l’intervento di Stefano Ricci, componente del Comitato tecnico-scientifico del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza.


www.regioni.it

www.minori.it

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Fabio Corbisiero (a cura di) OSSERVATORIO WELFARE Sistemi, flussi e osservatori delle politiche sociali

Fabio Corbisiero (a cura di)
OSSERVATORIO WELFARE
Sistemi, flussi e osservatori delle politiche sociali
pp. 176, Euro 18,00, Cod. 1520.641, Collana: Sociologia

OSSERVATORIO WELFARE

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Donatella Bramanti LE COMUNITÀ DI FAMIGLIE Cohousing e nuove forme di vita familiare

Donatella Bramanti
LE COMUNITÀ DI FAMIGLIE
Cohousing e nuove forme di vita familiare
pp. 176, Euro 18,00, Cod. 1534.2.28

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Giorgio Gosetti, Michele La Rosa SOCIOLOGIA DEI SERVIZI Elementi di organizzazione e programmazione

Giorgio Gosetti, Michele La Rosa
SOCIOLOGIA DEI SERVIZI Elementi di organizzazione e programmazione
pp. 192, Euro 16,00, Cod. 1529.2.92, Collana: Sociologia del lavoro – diretta da Michele La Rosa

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Gabriele Carbone INVECCHIAMENTO CEREBRALE, DEMENZE E MALATTIA DI ALZHEIMER Una guida informativa per i familiari e gli operatori con l’elenco delle Unità Valutative Alzheimer (UVA)

Gabriele Carbone
INVECCHIAMENTO CEREBRALE, DEMENZE E MALATTIA DI ALZHEIMER Una guida informativa per i familiari e gli operatori con l’elenco delle Unità Valutative Alzheimer (UVA)
pp. 176, Euro 18,00, Cod. 1411.49, Collana: Self-help

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Guido Lazzarini, Mariagrazia Santagati ANZIANI, FAMIGLIE E ASSISTENTI Sviluppi del welfare locale tra invecchiamento e immigrazione

Guido Lazzarini, Mariagrazia Santagati
ANZIANI, FAMIGLIE E ASSISTENTI
Sviluppi del welfare locale tra invecchiamento e immigrazione
pp. 336, Euro 25,00, Cod. 1520.642, Collana: Sociologia

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Giuseppe A. Micheli, Sempregiovani & maivecchi. Le nuove stagioni della dipendenza nelle trasformazioni demografiche in corso

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Sempregiovani & maivecchi. Le nuove stagioni della dipendenza nelle trasformazioni demografiche in corso  
Autori e curatori: Giuseppe A. Micheli
Collana: Equivalenze
Argomenti: Demografia e statisticaTerza etàSociologia della famiglia
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 272,     1a edizione  2009  (Cod.570.11)
 
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Sempregiovani & maivecchi. Le nuove stagioni della dipendenza nelle trasformazioni demografiche in corso
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 24,00

Sempregiovani & maivecchi. Le nuove stagioni della dipendenza nelle trasformazioni demografiche in corso

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Stalking, i rischi e le tutele un dramma per 2 milioni di donne – Repubblica.it

Stalking, quante sono le vittime in Italia?
“La stragrande maggioranza delle vittime di stalking sono donne. E gli unici dati ufficiali disponibili sono quelli che derivano dall’Indagine sulla sicurezza delle donne condotta dall’Istat nel 2006. La ricerca, (compiuta su un campione costituito da 25.000 donne di età compresa tra i 16 ed i 70 anni) ha misurato la violenza fisica, sessuale e psicologica, nonché i maltrattamenti contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Ed è stato rilevato che c’è stato stalking su ben 2 milioni e 77 mila donne al momento della separazione, pari al 18,8% del totale. E’ inoltre emerso che il 48,8% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ad opera di un ex partner, ha subìto anche comportamenti persecutori”.

La legge tutela le donne da questo tipo di violenze?
“Solo recentemente lo stalking è diventato un reato anche in Italia, con un decreto legge entrato in vigore il 25 febbraio 2009. Si tratta quindi di norme provvisorie che dovranno essere convertite in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la loro decadenza.
Il merito del decreto è però aver finalmente introdotto nel Codice Penale il reato di stalking, o atti persecutori. Una conquista importante in quanto, prima della sua entrata in vigore, la vittima di stalking poteva essere tutelata penalmente soltanto se tali atti concretizzavano altre fattispecie criminose, quali, ad esempio la violenza privata, la minaccia o le molestie in luogo pubblico, o col mezzo del telefono. Mentre gli atti persecutori che concretizzano lo stalking consistono per lo più in comportamenti (appostamenti, corteggiamenti, e-mails etc.) che esulano da quelli previsti. In Europa sono 8 i paesi che hanno una normativa specifica diretta a punire i comportamenti di stalking (Austria, Belgio, Danimarca, Olanda, Germania, Irlanda, Malta, Regno Unito). Non sempre si tratta di una norma ad hoc e, a volte, lo stalking viene punito facendo ricorso a norme più ampie. Nei restanti paesi europei lo stalking è perseguibile solo se il comportamento che lo costituisce rientra in una delle fattispecie di reato già esistenti. Alcune leggi, in ambito europeo, prevedono anche la possibilità di adottare ordini di protezione”.

Lei è un avvocato specializzato in diritti delle persone e della famiglia. Sulla base dell’esperienza, quali consigli si sente di dare alle donne vittime di stalking?
“Non esiste un’unica e specifica strategia per affrontare lo stalker. Ogni donna deve individuare gli strumenti più adatti a risolvere la propria particolare situazione, secondo la valutazione del rischio individuale e considerando le risorse che provengono dalle organizzazioni, dai gruppi e dai centri di assistenza alle vittime. Spesso è necessario sperimentare più strategie sino ad individuare quella più adatta al caso personale. L’esperienza maturata dal Modena Group on Stalking, gruppo multidisciplinare costituitosi nel 2003 con l’obiettivo di approfondire anche i percorsi di aiuto per le donne vittime di stalking, ha individuato alcune regole base che, nella pratica, si sono dimostrate efficaci. Eccole. La vittima deve spiegare una sola volta allo stalker che non vuole avere alcuna relazione con lui e non deve mai rispondere alle sue chiamate, né rispedire eventuali lettere o regali ricevuti. Tali gesti potrebbero, infatti, essere interpretati dallo stalker come richieste di contatto. Bisogna poi evitare i luoghi frequentati dallo stalker e conservare le prove di ogni contatto avuto con lui (lettere, e-mail, bigliettini, etc.) documentando, ove possibile, ogni forma di comunicazione su un diario personale o su un’agenda. E’ necessario, infine, procurarsi un secondo numero telefonico solo per gli amici stretti e i parenti, lasciare il vecchio numero collegato ad una segreteria telefonica e registrare tutti i messaggi dello stalker. Tutti questi elementi potrebbero essere fondamentali ai fini di eventuali indagini e per supportare un eventuale processo contro il persecutore. Le vittime di stalking devono inoltre informarne le persone che hanno accanto (familiari, amici, colleghi, etc.) e ricorrere alle diverse agenzie di aiuto, quali l’autorità di polizia locale, gli avvocati e le associazioni che forniscono supporto psicologico alle vittime”.

Forum-Associazione donne giuriste
Stalking e violenza alle donne
Franco Angeli criminologia
Pag 238, euro 25


(13 aprile 2009)

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Trasformare GMail in un sistema per videoconferenze – Manuali.net

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Crea Videoconferenze in un Secondo con BoostCam

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Famiglie che cambiano.Politiche,servizi e reti sociali. L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cremona organizza un’intensa giornata di riflessione e di studio sui temi legati alle famiglie e alle politiche familiari. GIOVEDÌ 16 APRILE 2009 Sala Puerari, Museo Civico, Via Ugolani Dati 4 – Cremona

Famiglie che cambiano.Politiche,servizi e reti sociali.
L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cremona organizza un’intensa giornata di riflessione e di studio sui temi legati alle famiglie e alle politiche familiari.

Famiglie che cambiano.Politiche,servizi e reti sociali.
L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cremona organizza un’intensa giornata di riflessione e di studio sui temi legati alle famiglie e alle politiche familiari.
GIOVEDÌ 16 APRILE 2009 Sala Puerari, Museo Civico, Via Ugolani Dati 4 – Cremona
L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cremona organizza un’intensa giornata di riflessione e di studio sui temi legati alle famiglie e alle politiche familiari.
Il convegno si propone di individuare, nella straordinaria complessità delle questioni relative alla famiglia, un punto di vista che dischiuda nuove prospettive teoriche e operative per le politiche, per i servizi e per le azioni sociali. Un punto di vista che considera la famiglia una relazione sociale piena in grado di implicare –esplicitamente o implicitamente – tutte le dimensioni della generatività, nei suoi aspetti biologici, sociali, simbolici e relazionali.
È l’idea della famiglia come sistema, come soggetto di relazioni e di reti, che costituisce l’ottica con cui, in primo luogo, si progettano e si strutturano le politiche, i servizi e le azioni sociali.
Per intendere la famiglia come nuovo ambito di risorse, problemi, impedimenti, decisioni, è opportuno porre al centro dell’attenzione il paradigma del cambiamento. Cambiamento dello scenario sociale, economico, culturale nel quale le famiglie vivono; cambiamento, però, anche come motore di ogni azione sociale, rivolta a modificazioni positive di una situazione individuale o collettiva.
L’attuale frammentazione delle politiche e dei servizi, la perdurante debolezza dei processi partecipativi, di progettazione condivisa, o il progressivo indebolimento dei legami sociali ostacolano spesso tale prospettiva. Di fronte a questo quadro, i servizi pubblici e i soggetti impegnati nel lavoro sociale ed educativo possono essere ripensati come centri in cui la comunità locale impara a leggere le sue sfide e a ripensare i suoi percorsi.
Giovedì 16 aprile 2009 a partire dalle ore 9.00 presso la Sala Puerari del Museo Civico “Ala Ponzone” in via Ugolani Dati 4, studiosi ed esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari porteranno in loro contributo sul tema, per offrire uno sguardo profondo e nuovo sulle trasformazioni in corso. Ne discuteranno: Vittorio Cigoli (Università Cattolica di Milano), Gian Carlo Blangiardo (Università di Milano-Bicocca), Stefano Tomelleri (Università di Bergamo), Tiziano Vecchiato (Fondazione E. Zancan), Liana Burlando (Coordinamento nazionale servizi affido), Tullio Monini (Centro per le Famiglie di Ferrara).
Il convegno intende anche dare voce e mettere in dialogo il mondo delle associazioni familiari del territorio tra loro e con l’istituzione, per testimoniare il lavoro che è stato condiviso in questi anni. Il presupposto che le sofferenze e le difficoltà personali e familiari si possano meglio comprendere e fronteggiare ragionando in termini di relazioni cambia, infatti, profondamente la logica del lavoro sociale. Si tratta di aiutare le famiglie a riprogettare le proprie azioni, i propri compiti entro un quadro dotato di “senso”, trovando nelle relazioni con altre famiglie, nelle reti sociali, nei servizi, nella scuola, negli spazi educativi e di socializzazione, interlocutori possibili di una condivisione dei problemi, per sottrarli a una rappresentazione individuale e portarli al rango di domande sociali, perché ascoltate, comprese, condivise, accolte.

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Piemonte: Deliberazione della Giunta Regionale 16 marzo 2009, n. 65-11034 Interventi a favore delle famiglie. Definizione criteri per l’assegnazione risorse ai Soggetti gestori delle funzioni socio-assistenziali per le attivita’ dei Centri per le Famiglie ed il sostegno alle famiglie in situazioni problematiche.

Deliberazione della Giunta Regionale 16 marzo 2009, n. 65-11034

Interventi a favore delle famiglie. Definizione criteri per l’assegnazione risorse ai Soggetti gestori delle funzioni socio-assistenziali per le attivita’ dei Centri per le Famiglie ed il sostegno alle famiglie in situazioni problematiche.

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AFFIDO CONDIVISO: FA BENE A FIGLI E SOCIETA’ * di Guido de Blasio e Michela Dini

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Federalismo fiscale e uguaglianza dei cittadini, Silvio Gambino

Federalismo fiscale e uguaglianza dei cittadini, Silvio Gambino

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L’ amministrazione di sostegno – Masoni Roberto – Libro – IBS – Maggioli Editore – Questioni & Soluzioni

L' amministrazione di sostegno Titolo L’ amministrazione di sostegno
Autore Masoni Roberto
Prezzo
Sconto 10%
€ 73,80 Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 82,00 Risparmio € 8,20)
Prezzi in altre valute
Dati 2009, 716 p.
Editore Maggioli Editore (collana Questioni & Soluzioni)

da: L’ amministrazione di sostegno – Masoni Roberto – Libro – IBS – Maggioli Editore – Questioni & Soluzioni.


Le mappe concettuali nella didattica a cura di Anna Carletti

Le mappe concettuali nella didattica a cura di Anna Carletti

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Emanuele Scafato, Valutazione e analisi dell’impatto dell’alcol in una prospettiva di salute pubblica

Valutazione e analisi dell’impatto dell’alcol in una prospettiva di salute pubblica
Emanuele Scafato, Direttore Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS

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Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali – Settore Lavoro

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Ministero della Salute – Home Page

Ministero della Salute – Home Page

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Procreazione medicalmente assistita, relazione del Ministro al Parlamento

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L’abolizione del divieto per le strutture sanitarie di denunciare gli stranieri irregolari – E. Rossi

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Politiche possibili Abitare le città con i rom e i sinti a cura di Tommaso Vitale Carocci Studi Economici e Sociali 2009 pp. 300

Politiche possibili
Abitare le città con i rom e i sinti
a cura di
Tommaso Vitale

Carocci
Studi Economici e Sociali

2009 pp. 300 ISBN 9788843050499

Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia. Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtàitaliane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili.

Prefazione di Luca Rodda
Ringraziamenti di Maurizio Cabras

Introduzione: elogio del possibilismo di Tommaso Vitale

Parte prima
Una pluralità di storie e culture
La “questione zingari” nell’Italia fascista. La costruzione culturale di una categoria razziale di Luca Bravi
Lingue, culture e rappresentazioni di Demir Mustafa
Generazioni nomadi fra tradizione e mutamento di Alfredo Alietti
Le normative europee e internazionali contro la discriminazione di Eva Rizzine Claudia Tavani

Parte seconda
Conflitti e governo locale
Opera: emergenza e partecipazione politica di Patrizio Ponti e Laura Rosina
Pavia: la negazione istituzionale di una questione pubblica di Andrea Membretti
Buccinasco: un esperimento insolito coi sinti lombardi di Ernesto Rossi
Reggio Calabria e Messina: tra mediazioni e conflitti di Antonella Cammarota eTiziana Tarsia
Venezia: quando un ente locale deve lottare per realizzare le proprie politiche di Claudia Mantovan

Parte terza
Le politiche sociali
I servizi sanitari. Promozione della salute ed epidemiologia del pregiudizio diLorenzo Monasta
I servizi sociali. Rom a servizio o servizi per i rom? di Daniela Lucatti
I servizi sociali. Strategie di progettazione integrata di Stefania Mapelli
I percorsi educativi. Il sostegno alle capacità di minori e adulti di Claudia Biondi e Sabrina Ignazi
La scuola. Luogo di appartenenza o di esclusione? di Angela Sacco
Il lavoro. Gli inserimenti lavorativi fra sperimentazione e messa a regime diEleonora Costantini
Il lavoro. Mediazione associativa, auto-organizzazione dei rom e conquista di opportunità personali di Maurizio Pagani
L’integrazione fra politiche. Immaginare un futuro tra memoria e presente diMilena Scioscia

Parte quarta
Le politiche dell’abitare
Dalla segregazione al diritto all’abitare di Tommaso Vitale e Livia Brembilla
Pisa: politiche e interventi locali fattibili con i rom e i sinti di Antonio Sconosciuto
Rovereto e Trento: l’accesso all’edilizia pubblica di Stefano Petrolini
Bologna: migrazioni rom e inserimenti abitativi di Cris Tomesani
Milano: gradualmente verso una casa in affitto di Fiorenzo De Molli
Mantova: dal campo ai terreni privati, un percorso di mediazione culturale diElena Borghi e Stefano Liuzzo
Modena: il percorso di realizzazione delle microaree di Luca Puggioli e Paola Santoro
Padova: il superamento dei campi nomadi e il Progetto di inserimento scolastico di Renata Paolucci
Trezzo sull’Adda: l’importanza dell’ascolto di Giuseppe Barbisoni , Francesca Gilioli , Laura Di Martino
Trezzo sull’Adda: una esperienza interrotta… verso modelli dell’abitare integrato di Maurizio Cabras e Paola Ciceri
Settimo Torinese: il processo di autocostruzione e auto recupero come strumento di inclusione sociale di Armando De Salvatore e Simona Riboni
Lione: il miglioramento delle abitazioni “indegne? di Martine Chanal
Case, casette, baracche e roulotte di Nicola Solimano

Conclusioni.
Ragionare per casi: dinamiche di innovazione nelle politiche locali con i rom e i sinti di Tommaso Vitale e Loris Caruso

Bibliografia

scheda dell’editore:


Legge Regionale Veneto 19/3/2009 n. 7 (BUR 24/3/2009 n. 25) Disposizioni per garantire cure palliative ai malati in stato di inguaribilità avanzata o a fine vita e per sostenere la lotta al dolore

in NONPROFITONLINE

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© PSYCHOMEDIA – Roberto Bosio – Accreditamento servizi per anziani con problemi di salute mentale

Accreditamento servizi per anziani con problemi di salute mentaledi Roberto Bosio

© PSYCHOMEDIA – Roberto Bosio – Accreditamento servizi per anziani con problemi di salute mentale

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Sanità – Procreazione assistita

Antonino Guglielmino, direttore dell’Unità di Medicina della Riproduzione di Hera a Catania, “per chiudere la penosa stagione del turismo procreativo, daremo nuovamente il via alle tecniche di diagnosi genetica di preimpianto. Vogliamo dare immediatamente ai nostri pazienti la possibilità di poter usare una tecnica che il nostro centro ha realizzato per primo in Italia”.

Sanità – Procreazione assistita

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Ocse. L’Italia metta mano alla riforma delle pensioni – Italiani

Ocse. L’Italia metta mano alla riforma delle pensioni 31 marzo 2009
Nel report di marzo, l’Ocse prevede una “forte recessione”. Raccomandazioni per l’Italia: riforma pensioni e efficienza della Pubblica amministrazione di Francesco Schiano

Ocse. L’Italia metta mano alla riforma delle pensioni – Italiani

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