Procreazione assistita: Consulta boccia due commi legge 40. “No al limite dei tre embrioni” – Italiani

Corte Costituzionale. Secondo la quale sono “illegittimi” i due commi in questione, il 2 e il 3 dell’art. 14 sulla restrizione del numero degli embrioni e sul fatto che non sia previsto che il trasferimento debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.

Procreazione assistita: Consulta boccia due commi legge 40. “No al limite dei tre embrioni” – Italiani

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L’EREDITA’ DI EQUAL. La nuova Progettazione Europea: Partenariato, Beneficiari finali e Impatto sullo Sviluppo Locale di Marina MatucciFranco Angeli, 2009

L’EREDITA’ DI EQUAL. La nuova Progettazione Europea: Partenariato, Beneficiari finali e Impatto sullo Sviluppo Locale di Marina MatucciFranco Angeli, 2009

Synergia – rec22_5

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FAMIGLIE RESISTENTI E AFFATICATE: I VOLTI DELLA CURA FAMILIAREUna ricerca qualitativa in Provincia di Milano sulle famiglie con figli minori disabili e sulle famiglie con anziani con scarsi livelli di autonomia Cisf, 2009

FAMIGLIE RESISTENTI E AFFATICATE: I VOLTI DELLA CURA FAMILIAREUna ricerca qualitativa in Provincia di Milano sulle famiglie con figli minori disabili e sulle famiglie con anziani con scarsi livelli di autonomia Cisf, 2009

Synergia – rec22_4

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SANITA’ E REGIONI Dalla riforma “bis” del 1992 al “Nuovo patto per la salute 2006-08″di Franco Toniolo, Franco Angeli, 2009

SANITA’ E REGIONI Dalla riforma “bis” del 1992 al “Nuovo patto per la salute 2006-08″di Franco TonioloFranco Angeli, 2009

Synergia – rec22_1

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Comune di Brescia – accreditamento gestori liste baby sitter

ACCREDITAMENTO DEI SOGGETTI GESTORIDELLE LISTE DI BABY SITTERPER BAMBINI DA O A 3 ANNIPRESENTI NEL COMUNE DI BRESCIA

Comune di Brescia – accreditamento gestori liste baby sitter

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Piperno Flavia, Welfare e immigrazione. Impatto e sostenibilità dei flussi migratori diretti al settore socio-sanitario e della cura. Risultati di una consultazione tra esperti. Ricerca condotta nell’ambito del progetto “Lavoro di cura e internazionalizzazione del welfare”, Working Papers 55/2009.

Piperno Flavia, Welfare e immigrazione. Impatto e sostenibilità dei flussi migratori diretti al settore socio-sanitario e della cura. Risultati di una consultazione tra esperti. Ricerca condotta nell’ambito del progetto “Lavoro di cura e internazionalizzazione del welfare”, Working Papers 55/2009.

CONSULTA LO STUDIO
(www.cespi.it)

www.cespi.it

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Longoni Beatrice, Okely Ombretta (a cura di), “Alla scoperta di una professione. Il personale amministrativo nei servizi alla persona”, Provincia di Milano, 2008

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Piano Sanitario 2009

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l’accordo per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale per il 2009.
L’intesa prevede la massima autonomia delle Regioni nella gestione del trasferimento dei fondi 2009 relativi a diverse linee progettuali. Tra queste: cure primarie e assistenza, non autosufficienza e disabilità, stato vegetativo, cure palliative, biobanche, sanità penitenziaria, malattie croniche, Piano nazionale della prevenzione, tutela della maternità.
Il finanziamento più importante, 352 milioni di euro, è destinato alle cure primarie e all’assistenza 24 ore su 24; 100 milioni di euro andranno alla presa in carico globale del paziente, alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Per lo sviluppo della rete delle biobanche, sono stati stanziati 10 milioni di euro per la conservazione del ‘‘sangue da cordone ombelicale’’, 2 milioni per il ‘‘materiale muscolo-scheletrico’’ e 3 milioni per il ‘‘materiale oncologico”

Consulta il testo dell’accordo
(EpiCentro, 2 aprile 2009)

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Testamento biologico: quale quadro normativo? (Centro Maderna)

Testamento biologico: quale quadro normativo? (Centro Maderna)   

Per fornire un contributo di chiarezza nell’attuale fase di discussione di nuove norme sulle disposizioni di fine vita, DoRS (Centro di Documentazione per la Promozione della Salute), della Regione Piemonte, propone sul suo sito un approfondimento riguardante il contesto normativo oggi in vigore, al quale si sono riferiti i giudici chiamati a decidere su casi concreti e dal quale anche le nuove norme non potranno prescindere.

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LA SOLIDARIETÀ FRAMMENTATA Le leggi regionali sul welfare a confronto a cura di Giacomo Costa Bruno Mondadori editore Anno 2009 Pagg. 176

LA SOLIDARIETÀ FRAMMENTATA
Le leggi regionali sul welfare a confronto
a cura di Giacomo Costa

Bruno Mondadori editore
Anno 2009
Pagg. 176
ISBN 9788861592858

Che cosa è rimasto dei principi espressi a livello nazionale dalla Legge quadro sui servizi sociali (L. n. 328/2000), dopo che la competenza in materia di assistenza sociale e sociosanitaria è passata alle Regioni? Come coniugare le esigenze di uguaglianza e giustizia in tutto il Paese con una valorizzazione dei diversi territori e una risposta efficace ai loro bisogni?
Il volume si avvale del contributo di giuristi e sociologi per analizzare in maniera comparativa dodici leggi regionali in materia di welfare. La ricerca indaga come le diverse leggi intendono la sussidiarietà e l’articolazione dei poteri istituzionali; i modi in cui viene definito e organizzato il lavoro sociale; quali strumenti di tutela vengono determinati; i dispositivi di contrasto alla povertà e le eventuali strategie di integrazione con altre politiche pubbliche. Ne emerge un quadro legislativo estremamente frammentato, con molte differenze nei processi regolativi. Un quadro importante da conoscere per poter valutare le scelte di ciascuna Regione alla luce dei percorsi intrapresi dalle altre.

INDICE
Leggi di riferimento

Quale giustizia in un welfare frammentato? Tra ricerca di uguaglianza e attenzione al territorio (di Giacomo Costa s.j.)

Tutela e obblighi delle istituzioni: perché i diritti siano esigibili (di Annalisa Gualdani)

La programmazione sociale: ovvia ma non per questo scontata (di Tommaso Vitale)

Logiche d’intervento e valore della cura: fra cittadini e istituzioni (di Matteo Villa)

Contrasto alla povertà e all’esclusione: quale coesione sociale e quale cittadinanza? (di Maurizio Bergamaschi)

Postfazione: Libertà, Uguaglianza, Fraternità (di Mario Calbi)

L’autore: Giacomo Costa , sociologo, è caporedattore del mensile “Aggiornamenti Sociali” e ricercatore presso il Gruppo di sociologia politica e morale dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.


Lavoce.info, raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie)

La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione. Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse. Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all’estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie). Siamo certi che tutti gli italiani apprezzeranno l uso di queste risorse e potranno essere incoraggiati dallo stesso Governo e dai media a devolvere allo scopo quanto risparmieranno personalmente con l’election day.
Ricordiamo che per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro, per quella dell Irpinia (1980) 32 miliardi, per quella in Umbria e Marche (1997) 4 miliardi.
Alla luce di questa catastrofe, in cui edifici recenti sono crollati come castelli di carte, è fondamentale rivedere il “piano casa”: questo riduce i controlli formali ex ante e non rivede affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Alle Regioni il compito, nel recepire il piano di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisism ici, imponendo controlli sui cantieri e ad opere completate.

NEWSLETTER – 7 aprile 2009
da: http://www.lavoce.info/


SUNAS, TVASSISTENTISOCIALI

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I servizi sociosanitari nella legislazione nazionale e della regione Marche 3ª edizione Moie di Maiolati (AN) Marzo – Aprile 2009

I servizi sociosanitari nella legislazione nazionale e della regione Marche
3ª edizione

Moie di Maiolati (AN)
Marzo – Aprile 2009

(torna all’indice informazioni)

Programma

Venerdì, 6 marzo 2009
Legislazione sociale e sanitaria. La normativa nazionale
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà
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Venerdì, 13 marzo 2009
Prestazioni e servizi sociosanitari. La normativa nazionale
Franco Pesaresi, Dirigente assessorato servizi sociali Comune di Ancona
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Venerdì, 20 marzo 2009
Prestazioni e servizi sociosanitari. La normativa nelle Marche
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà
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Venerdì, 27 marzo 2009
La normativa regionale in materia di disabilità
Giuseppe Forti, Responsabile servizi disabilità Comune di Fermo
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Venerdì, 3 aprile 2009
Anziani non autosufficienti e servizi sociosanitari nelle Marche
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà
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Corso di formazione 2009

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Fondazione Exodus, ACCENDIAMO I FUOCHI, Rapporto 2007/2008

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Paolo Cozzaglio (a cura di), Dialoghi con il sogno: incontri diurni e notturni con l’inconscio, Zephyro Edizioni, Collana ANIMA & SPIRITO a cura di Baldo Lami. Recensione di Paolo Ferrario

Pubblicato in: Psicoanalisi Bookshop

Recensione di: Paolo Ferrario
Inserita il: 04/04/2009
DIALOGHI CON IL SOGNO
Incontri diurni e notturni con l’inconscio
Autore: Paolo Cozzaglio,
Zephyro Edizioni – 2008
Il dialogo che ha luogo nella stanza dello psicoanalista si avvale di un importante media-tore: il sogno. Il sogno introduce nel discorso tra analista …

Dialoghi con il sogno: una serata con Paolo Cozzaglio, Paola Manzoni, Sergio Bettinelli

Sabato 4 aprile 2009

Dio, che pioggia!
Da Como oltrepasso Cantù, passando per vie conosciute. Mi perdo una volta, poi trovo la strada giusta per Mariano Comense
… Dio, che pioggia …
Gli scrosci delle pozzanghere fanno traballare la precaria Hyunday. Sempre qualcuno dietro con le sue luci, sempre qualcuno di fronte con le sue luci. Non sono tranquillo: sono un viaggiatore da treni.
Oltrepasso lo svincolo, faccio la discesa, vedo un cartello “Centro”, ma il centro svanisce. Mi sono perso per la seconda volta. Vedo una persona: “si va di là, poi gira a sinistra e torna indietro: il paese è così”.
Mi perdo per la terza volta. Decido di tornare a Como. Ma riprovo: una ragazza sotto la tenda del bar mi dice: lì a destra. Insomma: sono arrivato.

La questione è che occorre re-imparare a raccontare i sogni, come si è già fatto alle origini delle civiltà umane.
Ma prima ancora occorre imparare a riconoscerne il valore.
Dunque: è ancora una volta questione di apprendimento ed intenzione

E’ questo il cuore del libro:
a cura di Paolo Cozzaglio, Dialoghi con il sogno: incontri diurni e notturni con l’inconscio, Zephyro Edizioni, Collana ANIMA & SPIRITO a cura di Baldo Lami

Tre fra gli autori (Cozzaglio stesso, Paola Manzoni e Sergio Bettinelli) argomentano sul tema in un incontro pubblico alla sala civica di Mariano C. , la sera del 2 aprile 2009.
Ben 50 persone in sala, di cui 10 uomini. E’ è sempre così, un po’ per la mortalità più precoce, un po’ perché sono le donne quelle che più tendono alla creatività. Vista la pioggia a dirotto e lo stato della cartellonistica è un successo.
Ma c’è un perché.
Molti dei presenti hanno già fatto un corso sui sogni con il dott Foieni (non so se ho sentito bene il nome) all’interno delle iniziative per la vecchiaia attiva della Unitre – Università della terza età.
Lui è accogliente e bravo. Dice che il corso era centrato sulla storia dei sogni, i loro tipi, e sulla lettura in gruppo. Sembra proprio che gli incontri siano andati bene.
Ecco gli ingredienti alchemici di un incontro serale riuscito: un tema che ci tocca personalmente, un po’ di preparazione personale, un docente che sa fare il suo mestiere, tre esperti senza spocchia professorale.

Ma alle spalle e sotto la superficie c’è ancora qualcosa: un editore di nicchia qualitativa e il fantasma di una vivente.
L’editore Zephyro e l’animatore della collana Baldo Lami, che hanno pubblicato il libro su come apprendere a dialogare con il sogno (grande opera a mio modesto giudizio) e Silvia Montefoschi.
Beh sì: Silvia era lì. In quella sala vedevo concretamente il suo grande progetto filosofico e psicologico: il lavoro sulla propria singola e personalissima psiche è un lavoro sociale. Nella psiche individuale si rispecchia e rifrange la psiche universale. E la psicoanalisi è lo strumento relazionale che rivela questa connessione, perché è:

“il culmine del momento conoscitivo umano del reale,
che rivela l’essere così com’è,
nell’atto di interrogarsi su se stesso”

citato in Cozzaglio, op.cit. p. 18

Vengo agli appunti della conversazione della sera.

Paolo Cozzaglio, in una sintesi davvero magistrale, sviluppa il suo ragionamento attorno a 5 punti:
• La modernità ed il positivismo hanno fatto perdere il significato che le persone hanno sempre dato al sogno. Le neuroscienze, tanto in auge oggi, vanno sempre di più in questa direzione. Perdiamo così qualcosa di noi.
• Freud produce una prima rivoluzione affermando che: i sogni hanno un significato; parlano al singolo sognatore; dicono qualcosa d’altro alla persona, gli suggeriscono altri aspetti di sé. Tuttavia per Freud il sogno è un occultamento, piuttosto che uno svelamento: si presentano camuffati, per evitare i conflitti con le grandi forze che presiedono la psiche umana (eros e thanatos, amore e aggressività, pulsione di vita e pulsione di morte). “per Freud il linguaggio onirico è l’attuazione mascherata di un desiderio proibito” (op. cit. p. 28)
• Jung va oltre ed imbocca un’altra strada. Il sogno non è solo una espressione della propria psiche individuale. Il sogno, attraverso i simboli, ci mette a contatto con il patrimonio di tutti gli esseri umani, così come fa l’arte. Dunque il sogno non occulta, bensì svela: dice cose nuove sull’individuo ma anche sulla umanità tutta
• Silvia Montefoschi parte da Jung, ma a sua volta va oltre ed imbocca ancora un’altra strada. Il sogno ha un significato universale, perché i problemi personali rispecchiano la situazione sociale. La singola persona, attraverso il processo che lei chiama “intersoggettività” esprime la condizione umana di fronte alla sua storia. In questa prospettiva Montefoschi definisce il simbolo in due modi “il modo di dire di un indicibile”, e il “modo di dirsi di un indicibile” (op.cit. p. 18). Colloca cioè il lavoro di rapporto con i simboli nel quadro di relazioni intersoggettive significative
• I sogni non hanno la stessa valenza emotiva. Ed occorre lasciar parlare anche quelli negativi , perché sono interlocutori di noi stessi che danno orizzonti di senso attraverso le immagini

Paola Manzoni ha sviluppato questo ragionamento:
• Occorre prestare attenzione ad una serie di sogni (perfino quelli di un anno). Attraverso i loro mutamenti noi apprendiamo anche il nostro mutamento. Vedendo come cambiano le nostre immagini interiori prendiamo consapevolezza che noi stessi mutiamo. E questo allarga la superficie della consapevolezza
• I sogni non aiutano a trovare la felicità, tuttavia aiutano a trovare un senso: il che non è poca cosa
• Mettiamoci in gioco, come fanno i bambini. Giochiamo con i sogni. Apriamo le orecchie : “ascolta questa voce”
• Il mondo occidentale tende a separare mente e corpo. Ma noi siamo esseri unitari. Solo partendo dalle nostre ferite (la sofferenza psichica e somatica) possiamo intraprendere le vie della conoscenza
• In questa chiave anche un incubo ci dice: … ascolta … allarga lo sguardo. Se ci lasciamo andare il sogno diventa un compagno prezioso

Sergio Bettinelli ha sollecitato l’attenzione al tema del transfert. Però lo ha detto con parole semplici ed empatiche:
• Il sogno è una manifestazione dell’inconscio e quindi aiuta a conoscere i problemi
• Ma la questione cruciale è : quale è il problema?
• Quando i due inconsci (quello del paziente e quello dell’analista) cominciano a parlarsi ecco che si istaura una benefica relazione per entrambi i soggetti, che si parlano attraverso i sogni. Il sogno, dunque, è l’oggetto comune della relazione intersoggettiva. E’ questa triangolazione a produrre l’energia necessaria a far fronte alle esigenze di trasformazione personale

Le persone del pubblico hanno immediatamente interagito con i relatori, mentre il dott. Foieni era in evidente soddisfazione per il successo formativo del corso e per l’andamento veramente sereno e produttivo della serata.

Riassumo qui ancora qualche punto significativo in termini di apprendimento ed allargamento della coscienza:
• Meglio scrivere i sogni. Sono materiali preziosi da non perdere. Magari si ricorderà solo qualcosa, ma piano piano si riacquisterà l’abitudine a ricordarli. Si scopriranno cose fantastiche
• Non esagerare con l’interpretazione. Talvolta l’interpretazione è una gabbia razional razionalistica che ne riduce la forze espressiva.
• La domanda giusta non è “cosa vuol dire il sogno”? ma “cosa vuoi dire con il sogno”? e questo è possibile farlo solo attraverso rapporti dialogici
• Il tempo per sé della pre-vecchiaia diventa una opportunità straordinaria per riflettere, per darsi spazio e tempo per fare riemergere queste dimensioni assopite. In proposito mi è venuta una associazione con un altro libro molto arricchente della collana Anima & Spirito: Jane R. Prétat, La terza donna: gli anni d’oro della trasformazione della terza età (Coming to age. The croning Years and Late-Life Transformation, 1994), Zephyro edizioni, 2001. Sostiene questa autrice: “Uno dei cambiamenti più importanti che si verificano nella nostra vita sta cominciando solo da poco a essere oggetto di attenzione. Negli anni compresi fra la mezza età e la vecchiaia, in quel periodo della vita in cui non si è più nel fiore degli anni ma neppure ancora davvero vecchi, la maggior parte di noi subisce un processo di transizione. Corpo ed anima indugiano sulla soglia della vecchiaia. Fra i cinquanta e i settant’anni siamo chiamati ad affrontare una profonda trasformazione. La vita cambia radicalmente e lo stesso succede a noi, al nostro corpo, alla nostra psiche, alla nostra mente e al nostro spirito. Questo, anche se è augurabile, è proprio ciò che ci fa paura” op.cit. p. 13
• I sogni hanno anche una valenza compensativa: raccontano la parte di te che non volevi riconoscere
• Cos’è l’inconscio collettivo? Sono le radici salde che vanno oltre noi. Un albero con radici forti regge alle bufere
• Il Cepei- Centro di psicologia evolutiva intersoggettiva da qualche anno raccoglie in forma anonima i sogni che le persone inviano spontaneamente. Non c’è interpretazione, che richiede un rapporto intersoggettivo. Tuttavia questa raccolta ha già oggi il valore di far intra-vedere quel valore universale dei simboli, di cui parlavano Jung e Montefoschi

Conclusione
In quella sala, in una cittadina della Brianza comasca, dentro una notte buia e piovosa, 50 persone si sono ritrovate, come in un rituale sociale, a recuperare la possibilità di conoscersi meglio (e così di conoscere il mondo esterno). Lei, Silvia Montefoschi, la pioniera della unità fra persona e società attraverso la mediazione della psiche, era lì a trovare conferma della fecondità della sua teoria del vivente.

Tratto dal blog: Segni di Paolo del 1948

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anche in http://www.libridipsicoanalisi.com/schedarecensioni.asp?ID=166&IDlibro=6032


etica/economia giovedì 16 aprile prof. Lorenzo Sacconi etica /vita giovedì 23 aprile prof. Maurizio Mori; etica/ politica giovedì 30 aprile prof. Luciano Fasano

CulturaPolitica.org
in collaborazione con la
Libreria Punto Einaudi
Como, via Carducci, 3
ethica
Un Paese di furbi perdenti? Qualcuno ha definito così l’Italia. Non sarà che gran parte dei nostri problemi derivano dalla persistente assenza di un’etica della responsabilità? Ancora prima: dal vuoto di una discussione pubblica sui temi dell’etica pubblica?
Stretti per decenni nella camicia di forza delle “ideologie”, delle grandi narrazioni, e delle “fedi”, sembra che gli Italiani non abbiano ancora imparato del tutto a discutere delle proprie rispettive ragioni senza reticenze e senza mettersi le dita negli occhi.
Proviamo a dare un modesto contributo ad affrontare il problema con tre incontri introdotti da esperti di valore riconosciuto.
Gli appuntamenti sono previsti per tre giovedì consecutivi presso la Libreria Punto Einaudi di Como, in via Carducci 3, dalle ore 18:00 alle 19:30.
etica/economia giovedì 16 aprile
prof. Lorenzo Sacconi
Università di Trento, direttore di Econometica
etica /vita giovedì 23 aprile
prof. Maurizio Mori
Università di Torino, direttore della rivista “Bioetica”
etica/ politica giovedì 30 aprile
prof. Luciano Fasano
Università degli Studi di Milano
Gli incontri sono aperti a tutti gli interessati
CulturaPolitica.org
È un’associazione sorta da poco tempo che ha tra i propri scopi quelli di:
 promuovere e favorire l’elaborazione, la conoscenza e la diffusione della cultura politica democratica e liberale, secondo un’ispirazione che intende coniugare i contenuti e i limiti della libertà individuale con il richiamo alla libertà eguale di tutti e di ciascuno;
 contribuire al processo di innovazione politica, culturale e programmatica a livello locale e nazionale richiamandosi ai principi e alle esperienze del riformismo di ispirazione liberale;
 proporsi come luogo di incontro, di confronto e di discussione politica e/o culturale, in vista dell’obiettivo di promuovere la maturazione e la crescita, sociale, civile e umana;
Nel raggiungimento di tali scopi l’Associazione si propone di promuovere iniziative di approfondimento e di formazione in ambito culturale e politico, attraverso attività di comunicazione ed informazione ed iniziative editoriali, di studio e di ricerca, nonché attraverso manifestazioni e dibattiti.
I relatori
Lorenzo Sacconi
Docente di ruolo presso l’Università di Trento,direttore di direttore di EconomEtica, Centro interuniversitario per l’etica economica e la responsabilità sociale d’impresa. Tra le ultime pubblicazioni: Sacconi L., Faillo M., Norm Compliance: The Contribution of Behavioral Economics Models. In: Games, rationality and behaviour: essays on behavioural game theory and experiments, a cura di Innocenti A., Sbriglia P. (2008), Guida critica alla responsabilità sociale e al governo di impresa (2005), The Social Contract of the Firm: Economics, Ethics and Organisation (2000), Economia, etica e organizzazione: il contratto sociale della impresa (1997).
Maurizio Mori Docente di Bioetica all’Università di Torino. E’ coordinatore della sezione Bioetica del Centro studi Politeia di Milano, socio fondatore e segretario della Consulta di Bioetica di Milano e fondatore e direttore della rivista “Bioetica”. Membro del direttivo della International association of bioethics. Tra gli ultimi volumi pubblicati: La fecondazione artificiale (1995); Aborto e morale (1996), Fecondazione artificiale (2000), Il caso Eluana Englaro (2008).
Luciano Fasano
Insegna Scienza politica nel Corso di Laurea triennale in Scienze Politiche. È anche docente nella “Graduate School in Social, Economic and Political Sciences” dello stesso Ateneo. Tra le ultime pubblicazioni, in collaborazione con Nicola Pasini: Costi della politica e patologie del sistema politico italiano : un’analisi critica (2007), I costi della politica fra legittimazione e accountability (2007), Oltre il senso del limite : riflessioni sulla laicità in Italia, a partire da una prospettiva liberale aggiornata al post-secolarismo (2007), The Impact of Market Thinking and Italian Culture on National Health (2007), Uno schema generale di codice etico per politici e funzionari pubblici (2007).
Gli incontri saranno introdotti dal prof. Piergiorgio Scilironi.


LE CINQUE ETA’ Luciano Peirone Psicologo Psicoterapeuta Presidente di ANTHROPOS (Centro di Psicologia Psicoterapia e Scienze della Salute). Docente di Psicologia e Psicosessuologia all’Università della Terza Età. Torino.

Il ciclo di vita: criteri di classificazione
Di questo percorso (terreno e ciclico) esistono varie fasi ed almeno un paio di fondamentali criteri di classificazione.

In accordo con il primo criterio – che si può denominare ”culturale-funzionale” (legato cioè al senso psicologico, nonché alle funzioni che si esplicano ed alle cose che si fanno) – si può parlare di tre età.

Nella “prima età” si apprende. Dal punto di vista psico-culturale, si costruiscono le percezioni e ci si orienta nel mondo esterno. Si vive in una tipica modalità di input.

Nella “seconda età” si mette a frutto quanto si è in precedenza appreso. Si passa dalla teoria alla prassi, dalla conoscenza all’azione. Si applicano gli strumenti e si diventa operativi. Il bagaglio cognitivo viene applicato e si cerca di modificare il mondo esterno. Si vive in una tipica modalità di output.

Nella “terza età” si riflette su quanto è accaduto nelle due fasi precedenti e, facendo il bilancio, ci si corregge. Dal punto di vista psico-culturale avviene una operazione di feedback, per cui – alla luce dell’esperienza maturata in numerosi anni – si tende all’equilibrio ed alla saggezza. Si vive in una nuova modalità di input ed output, secondo la quale l’obiettivo principale diventa il mondo interno. Ci si rinnova nell’identità personale.

UNITRE – Cultura e Didattica

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Corte costituzionale della Repubblica italiana

Corte costituzionale della Repubblica italiana

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Insegnare, imparare, educare di James Hillman

La mia idea si regge su una distinzione fondamentale che specificherò in questa frase iniziale: l’insegnare e l’imparare non devono essere confusi con l’educazione e possono persino essere impediti dall’educazione. Inoltre, se questa distinzione è fondamentale, allora sarà precedente ai progetti per la riforma dell’educazione, alla certificazione degli insegnanti, alle missioni e e agli scopi dei programmi educativi, ai contenuti dei curricula, e ad altri dibattiti che impegnano cittadini ed esperti. La distinzione può essere posta in termini semplici e pratici. Qualcosa dentro di noi, quasi naturalmente, vuole imparare, specialmente nell’infanzia. Come usare una sega, cucinare un uovo strapazzato, ricordare i versi di una canzone? Dove va il sole quando scende “giù”? E dove sono i pettirossi d’inverno, e perché le anatre non annegano come i polli? Qualcosa dentro di noi vuole sapere dove, come, quando, che cosa. Porre domande è innato alla psiche umana. Un bambino fa domande agli insegnanti, ai genitori, agli amici, persino ai libri, per soddisfare la sete di apprendere, anche fino ad assumere un comportamento ossessivo, ritualistico, dove “perché?” si ammucchia su “perché?” e su “perché?”. Possiamo imparare ponendo delle domande, ma impariamo ancora di più osservando, ascoltando, imitando, sperimentando e assorbendo sensualmente il mondo che ci circonda. Il bambino, come facciamo noi stessi, tiene un occhio all’esterno e un cuore aperto per il dove e il che cosa, e specialmente il chi può soddisfare questo desiderio d’imparare.

In corrispondenza con questo desiderio d’imparare c’è un impulso a insegnare, egualmente innato. Qualcosa, di nuovo piuttosto naturalmente, vuole rispondere a una domanda, dimostrare, spiegare, correggere. “Su, dammi quello; lascia che ti mostri come si fa”. “Non tenere la sega così stretta. Lascia che siano i denti a fare il lavoro”. “La pioggia? Ebbene, noi facciamo la pioggia nella nostra stanza da bagno: guarda come il vapore del bagno produce delle piccole goccioline sulla superficie fredda dello specchio”. La relazione fra l’imparare e l’insegnare è animale, naturale, data, dotata di ubiquità; non è tanto il prodotto della civilizzazione e della cultura quanto la loro base. La cultura chiama questa relazione, tradizione; la civilizzazione, educazione. Comunque diamo forma a questa relazione, l’insegnante e l’allievo, la guida e l’apprendista, l’esperienza e l’innocenza, il sapere e l’ignoranza, il pieno e il vuoto sono costituenti costanti della vita interiore dell’anima. In quanto tali, appartengono non solo ai primi anni o alle prime fasi dell’indagine. La ricerca di un insegnante, di un insegnamento e il desiderio d’insegnare continuano in modo significativo nella tarda età. Uno dei momenti più miserevoli della tarda età è quello in cui l’impulso a insegnare viene frustrato: nessuno vuole ciò che si può insegnare. Fra questi due impulsi e la loro affinità l’uno per l’altro viene l’Educazione. Immaginate l’Insegnare e l’Imparare come un fratello e una sorella, sperduti nel bosco, come Hansel e Gretel nella fiaba, catturati dalla strega, l’Educazione, e sempre sul punto di essere divorati dall’insaziabile appetito di quella strega. L’intervento dell’Educazione sembra piuttosto ragionevole: mira a facilitare la serendipità (1) della relazione rimuovendo la casualità e controllando il contingente. Soprattutto l’educazione esteriorizza e sistematizza la relazione nella “scuola” (istituzioni educative). Tenta di mettere in contatto i giusti (qualificati) insegnanti con i giusti (selezionati) allievi. Così l’insegnare e l’imparare vengono personificati in classi di persone: quelli che possono e quelli che non possono; quelli che sanno e quelli che non sanno. La vocazione innata diventa una professione accreditata. Il potere inevitabilmente fa seguito alla divisione in classi, che minaccia l’insegnare e l’imparare con la paura dell’“altro”. Gli insegnanti temono i loro studenti; gli studenti i loro insegnanti, minacciando l’educazione stessa e conducendola a definire il suo ruolo non tanto come uno strumento di agevolazione, ma come un’autorità impositiva. In questo modo l’educazione separa l’insegnare e l’imparare. Pure la storia dell’autodidatta mostra che i due elementi potenziali nella natura umana sono funzioni complementari. Quanto ciascuno di noi ha imparato e ancora impara insegnando a se stesso da solo!

L’educazione richiede un intero esercito di amministratori, esperti, specialisti; divisioni in classi, unità, soggetti, discipline, dipartimenti; conseguimento di traguardi, gradi, prove, valutazioni; e naturalmente bilanci preventivi, supervisione, responsabilità misurabile. Pure l’educazione si suddivide in due specie: primaria e superiore, tecnica e classica, scienze e arti; riparatrice e avanzata. Il misterioso lavoro emotivo di insegnare e imparare viene cooptato nelle forme esteriori che mirano a farlo avvenire. In verità, l’insegnare e l’imparare scompaiono in vicoli laterali e in occasioni segrete. Dei lunghi anni trascorsi nella scuola quanti pochi episodi di illuminazione conservati nella memoria, quanti pochi momenti di insegnamento che hanno acceso un fuoco! Anche per gli insegnanti solo una manciata di studenti da tante classi realmente “connesse” restano ben presenti nella memoria. Potrebbe sembrare che la distinzione che sto tracciando segua un vecchio spartiacque fra ciò che William James – che fu lui stesso molto interessato all’insegnamento (Conversazioni con gli insegnanti, 1899) – chiama le menti “dure” e quelle “tenere”. Questa divisione domina la teoria pedagogica come l’opposizione tra disciplina e libertà, tra il classico e il romantico, fra le nozioni del bambino come selvaggio e il vuoto bisognoso del battesimo e la disciplina o il bisogno innato assennato e creativo di opportunità ed espressione. Potrebbe sembrare che la mia enfasi sul desiderio istintivo di imparare e insegnare segua un lato di questo spartiacque, cioè il Romanticismo di Rousseau, Pestalozzi, Frobel, Montessori e Alice Miller, i quali tutti sottolineano l’elemento idiosincratico piuttosto che quello nomotetico, privilegiando l’individuale sulle necessità collettive della società. Ma questa non è la mia intenzione. Io sfuggirei da questo spartiacque del tutto, perché la coppia insegnare-imparare, nonostante preceda l’educazione non può subire un’interpretazione letterale in un programma d’educazione. Io cerco di fuggire dalle ideologie che annunciano, o denunciano, programmi in ciascuna direzione: da una parte, modelli più duri di contatto intensificato fra insegnanti e studenti, o, dall’altra, una tenera educazione in classi collaborative e l’istruzione scolastica a casa. Se io optassi per un progetto diventerei un educatore, mentre sono solo uno psicologo. Cerco di descrivere ciò che giace nell’anima dell’educazione piuttosto che prescriverne la forma. Voglio solo che l’affinità innata fra l’insegnare e l’imparare, e l’idea di ciò come di un fatto primordiale, restino vive nell’anima.

L’educazione oggi assorbe il 5% del prodotto mondiale nazionale lordo; l’educazione è la più grande industria del mondo. Enormi difficoltà stanno schiacciando le scuole nel mondo. Sebbene queste difficoltà appaiano nella psiche turbata di insegnanti e allievi, esse non sono radicate nell’insegnare e nell’imparare. Infatti l’immediatezza di quel rapporto è un porto sicuro, una salvezza dai problemi dell’educazione. Per la gioventù ci sono pochi rifugi, poche fughe dai problemi dell’educazione contro i quali c’è tanta ribellione, sia diretta – come il rifiuto della scuola, la violenza e i desaparecidos o scomparsi – sia indiretta, nei sintomi psicologici che ostacolano l’imparare, ad esempio “i disturbi dell’imparare”. Gli insegnanti, presi fra le richieste dell’educazione da una parte e la ribellione degli studenti dall’altra, sono in una posizione simile a quella di un medico verso il paziente, di un avvocato verso il cliente, di un giornalista verso la fonte, del prete verso il peccatore. Sono obbligati dalla fedeltà alla loro coppia a stare con i loro studenti i cui sintomi rappresentano una resistenza a quel disordine generale dell’imparare chiamato “educazione”. Immaginate! La psiche si ribella contro il vero imparare che una società guidata dall’economia insiste nel ritenere di primaria importanza. Devi ricevere un’educazione, avere un’educazione, perché allora sarai più vendibile, servendo l’economia e alzando il Pil. Ecco perché gli insegnanti sono risorse nazionali, fornire le loro prestazioni soddisfa le quote di produzione stabilite per loro! L’educazione come merce, come un investimento di capitale che serve alla competizione del libero mercato. È questo ciò a cui i sintomi dicono “no”? È questo ciò che il rifiuto della scuola in definitiva significa? Qualcosa si sta ammalando nel cuore dell’educazione; è malata nel cuore, e questo cuore non può essere ristabilito con semplici esercizi di base o con una nuova dieta dell’anima, né questo cuore può essere sostituito da una macchina ad alta tecnologia.

Possiamo osservare il cuore dell’insegnare in azione in tre esempi tratti dalle biografie di scrittori distinti. James Baldwin, il romanziere e saggista americano, ricorda: “Un edificio scolastico… terribile, antico; scuro, cupo e a volte pauroso. In una classe di cinquanta bambini, per lo più neri, un’insegnante Orilla Miller – una giovane insegnante di scuola, bianca, una donna bellissima… che amavo… in modo assoluto, dell’amore di un bambino”, riconobbe una qualità in questo bambino nero di dieci anni. “La giovane donna del Midwest era sorpresa dalla vivezza d’ingegno di questo bambino dei bassifondi”. Scoprirono un interesse comune in Dickens; lo leggevano entrambi ed erano ansiosi di scambiare opinioni. Anni più tardi, dopo essere diventato famoso, Baldwin scrisse alla sua vecchia insegnante, chiedendole una fotografia. “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”. Un altro resoconto, questo di Elias Kazan, lo straordinario regista cinematografico: “Quando avevo dodici anni ebbi un colpo di fortuna, l’incontro con la mia insegnante dell’ottavo grado, Miss Shank influenzò il corso della mia vita… Mi prese in simpatia… fu lei a dirmi che avevo dei begli occhi marroni. Venticinque anni più tardi, mi scrisse una lettera. “Quando avevi solo dodici anni” scrisse, “la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua testa e la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto. Pensai alle grandi possibilità che erano nel tuo sviluppo e …”. Miss Shank si avviò sollecitamente a sottrarmi alla tradizione della nostra gente riguardo al figlio maggiore e a indirizzarmi verso… le discipline classiche”. Un terzo esmpio è quello di Truman Capote, un tipico “bambino difficile”, che faceva tutto quello che poteva per disturbare la classe e provocare i suoi insegnanti. Ma incontrò la simpatia della sua insegnante di scuola media, Miss Wood. Condividevano un interesse per Ibsen. Miss Wood invitò spesso il giovane Capote a cena, lo favoriva in classe e incoraggiava i suoi colleghi a fare altrettanto.

“Mi prese in simpatia”, ha detto Kazan; “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”, ha detto Baldwin; Miss Wood invitava Capote a casa per mangiare insieme e gli forniva ciò che desiderava in classe. Miss Shank “mi disse che avevo dei begli occhi marroni”, ha detto Kazan. Queste schizzi ci dicono che c’è un modo di valutare indipendente dagli esami. L’insegnare vede con l’occhio del cuore. Noi non crediamo più in questa specie di visione: “…la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto”. Ma al giorno d’oggi, forse specialmente negli Stati Uniti, vediamo solo con l’occhio dei genitali. L’attrazione che ha appassionato questi allievi e questi maestri oggi sarebbe seduzione, manipolazione, persino abuso. Agli insegnanti è consentito di essere chiamati dalla bellezza; l’educazione permette che l’eros si risvegli? Ma se dovesse risvegliarsi, allora l’eros non corromperebbe l’obiettività e l’eguaglianza? Può darsi che proprio qui risieda la ragione più profonda dei computers all’interno dell’aula: essi sono completamente imparziali. Non c’è eros nel programma. Niente eros neppure nell’accademia – una mancanza comune in istituzioni di istruzione superiore. I professori non ascoltano le lezioni degli altri, leggono i saggi degli altri. Borsisti e ricercatori non amano l’amministrazione; gli amministratori non amano i professori. Il personale è “di una classe più bassa”, persino al di sotto degli studenti. Gli studenti mettono in contatto i loro cuori affamati con la loro sete di conoscenza che sarà superata dalle vane preoccupazioni della facoltà, loro stesse in cerca di amore. La trappola sessuale diviene l’unico accesso all’eros nell’università. Gli esempi di Baldwin, Capote e Kazan rivelano qualcosa di particolare riguardo all’eros dell’insegnare. Ciò che fece riunire le coppie, la reciproca attrazione, fu una visione comune. L’amore fiorì perché condividevano una fantasia. Per Baldwin e Miss Miller, Dickens; per Capote e Miss Wood, Ibsen e Undset; per Kazan, la visione di un futuro umanista. Essi percepirono la bellezza l’uno nell’altra e permisero la vicinanza. (Capote veniva a casa per cena; Miss Shank studiava il volto e gli occhi di Kazan; Miss Miller dava a Baldwin il suo tempo privato). Quando l’eros è represso cade in un’intimità clandestina. Pure impariamo attraverso la vicinanza – osservando le mani del maestro al lavoro, ascoltando le inflessioni vocali, contagiati dalla gioia del compito. Uno degli studenti di Socrate dice (Teagete 127 Bff): “Ho fatto progressi ogni volta che ero insieme a te… e sono progredito più rapidamente e profondamente quando mi sono seduto vicino, accanto a te e ti ho toccato”. Mentre sull’educazione nello stesso passaggio (128B) Socrate dice: “Non so niente di questo raffinato sapere dei Sofisti; io ho soltanto un piccolo corpo di sapere: la natura dell’amore (tà erotika)”.

È importante mantenere distinte nella mente le molte specie di eros. I filosofi della Chiesa potrebbero elencare una quarantina di specie di relazioni amorose, come i soldati in armi, i compagni in un viaggio, le suore in un ordine, il servo e il padrone, fratelli e sorelle, e naturalmente madri e figli, mariti e mogli. Ciò che in particolare il mentore divide con il suo o la sua protetta è un amore nato da una fantasia comune. La loro dedizione non è tanto per ciascuno come amanti quanto – in questi casi di scrittori – per la lingua inglese. I loro demoni sono in armonia, ciascuno aiuta l’altro a soddisfarsi. Insegnare e imparare sono necessari l’uno all’altro e, come Hansel e Gretel si salvano l’uno con l’altro. Così l’insegnante non è un genitore sostitutivo che procura allo studente i soldi per il pranzo e scarpe nuove. Miss Miller e Miss Wood e Miss Shank nutrivano le anime degli studenti e mettevano il fuoco nei loro spiriti.

Prima di concludere questo discorso rivolto agli insegnanti mi piacerebbe rendere più chiaro un pensiero. La base dell’insegnamento nel Ventunesimo secolo non è diversa da quella di qualunque altro, anche se il contenuto e la forma dell’educazione subiscono le esigenze della storia. Il fatto che l’educazione presti il suo corpo alla piazza del mercato nella nostra epoca, non è diverso dalla sua prostituzione alla dottrina politica nell’era di Stalin e Hitler, o Mao e Pol Pot, o alla Chiesa nella Francia della Scolastica, o all’ortodossia musulmana nelle scuole del Medio Oriente. All’insegnamento si chiede sempre di sottomettersi senza protestare di fronte ai dogmi educativi: lo testimoniano il destino di Socrate, la persecuzione degli insegnanti irlandesi nelle scuole di trincea durante la dominazione inglese. A causa del potere degli istituti educativi, il vero imparare, analogamente alla psicanalisi, diventa sovversivo. L’imparare deve nascondersi all’interno dell’educazione come abbiamo visto nei tre piccoli bambini e nei loro insegnanti, dove una corrente erotica lega in modo sovversivo l’insegnante e lo studente. Marsilio Ficino, uno dei più autorevoli insegnanti d’Europa, si riferì a questo imparare nascosto e sovversivo come contro-educazione. Noi impariamo ciò che è ufficialmente insegnato, e re-impariamo il contrario o ciò che sta più profondamente nel suo interno, vedendo in esso e attraverso esso, decostruendo, diciamo, con il chiedere ulteriormente: “Questo materiale, questo metodo, questa ipotesi che cosa significano per l’anima?”. La contro-educazione interiorizza e individualizza, come ha detto Ficino, le uniformità dell’educazione. Individualizzare l’educazione, cioè collocare l’imparare all’interno dell’anima di qualcuno, esige l’eros, non perché l’individualizzare favorisce uno studente a scapito di un altro, il cosiddetto “prediletto dell’insegnante”, ma perché l’eros incendia il particolare stile di desiderio di ogni persona. Con “uniformità” mi riferisco a modelli di prove, misure di intelligenza, gradazioni attraverso livelli, libri di testo uniformi, divisioni del tempo, architettura delle aule scolastiche, ecc. L’idea autentica dell’uniformità educativa, dell’universalità stessa, è stata radicalmente sfidata teoricamente da Howard Gardiner, a Harvard, e molto tempo fa da Giambattista Vico a Napoli. Per Vico i veri universali dai quali potevano essere derivati i modelli sono i miti classici, che ha chiamato universali fantastici, cioè i tipi archetipici che governano l’immaginazione e dai quali dipende lo stesso pensiero. Questi universali mostrano come la natura umana immagina i suoi problemi, viene a contatto con essi, ed effettua scelte di valore. Essi offrono un modo di pensiero umanista o quella che può anche essere chiamata una base poetica della mente che è capace di superare il nichilismo etico dell’educazione contemporanea e l’ottusità estetica travestiti e rinforzati dal “metodo obiettivo”.

Così, seguendo Vico, la base archetipica della mente è un substrato sia di logica che di sogno, di scienza e di arte, di passato e di presente, di obiettività e di soggettività. Mentre Vico propone le molteplici persone e storie e valori dei miti nella loro immensa differenziazione, Gardiner mina l’uniformità dimostrando che l’imparare dev’essere molteplice perché l’intelligenza è molteplice. L’imparare e l’insegnare devono seguire una varietà di pensieri. Una dimensione non va bene a tutto. Anche la nozione di “misura” può essere liberata dalla sua angusta denotazione – significati matematici e statistici – per allargarla al chi, al perché e al che cosa è stato misurato; per esempio, l’estetica, la narrativa, la morale o le capacità del corpo. Ma ora sto andando oltre il mio semplice tema e sto trasgredendo nel campo delle idee educative, idee per rifondare l’educazione lungo linee che derivano da Vico e Gardiner, il che implica che il primo compito dell’educazione sarebbe di psicoanalizzare se stessa, di decostruirsi trovando i miti che suggeriscono i suoi programmi. Pure, qualunque cosa venga proposta da chiunque, dovunque, la techne e la praxis di tutti i programmi educativi, la realtà di ogni adempimento dipende dall’affinità naturale fra la coppia archetipica: l’Insegnante e lo Studente.


Sanita’: D’Alema, con federalismo momento carico di incognite per Ssn – Adnkronos Benessere

“Con il federalismo fiscale, e l’adozione di costi standard per il finanziamento della spesa sanitaria, siamo alla vigilia di un passaggio carico di incognite, da cui il Sistema sanitario nazionale può venir fuori migliorato o drasticamente ridimensionato”. Lo sottolinea Massimo D’Alema, presidente della Fondazione Italianieuropei, nel suo intervento al convegno promosso dalla Fondazione, questa mattina alla Biblioteca del Senato, per la presentazione del Quaderno dedicato alla sanità.

Sanita’: D’Alema, con federalismo momento carico di incognite per Ssn – Adnkronos Benessere

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La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.

Corte Costituzionale
Ufficio Stampa

Legge sulla fecondazione assistita

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 3 del medesimo articolo nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.
La Corte ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.

dal Palazzo della Consulta,1 aprile 2009


CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche

La relazione educativa è per noi l’espressione più alta della condizione umana: c’è qualcuno che favorisce nell’altro la conoscenza e la crescita personale, lo sviluppo della consapevolezza di sé e l’apertura al mondo. Un’attitudine educativa dovrebbe essere presente in tutte le attività umane. C’è sempre un uomo che non sa e che attende risposte

vai a: CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche

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Matrimonio popolare nel XV e XVI secolo a cura di Gaspare Armato

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Fecondazione, Fini plaude alla Consulta “La sentenza rende giustizia alle donne” – cronaca – Repubblica.it

“La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita – sottolinea Fini in una nota – rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti Paesi europei”.”Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della corte, mi sembra fin d’ora evidente – aggiunge il presidente della Camera – che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni”.

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Legge 40, stop della Consulta “No a limite di tre embrioni” – cronaca – Repubblica.it

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Microsoft chiude Encarta

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Imparare a insegnare con Academic Earth

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DOMICILIARITÀ E SICUREZZA” del 29 aprile e il “PUNTO D’ASCOLTO” n° 15 del 22-23 maggio che avrà come tema “A CASA SI…MA NON DA SOLI”

due interessanti programmi relativi a due iniziative per noi importanti e significative che vi sottolineiamo in modo particolare in quanto ci sembrano degne di attenzione:

1) Il Convegno su “DOMICILIARITÀ E SICUREZZA” del 29 aprile p.v.

che abbiamo pensato nel quadro della Convenzione con la Provincia di Torino.

Il tema è molto attuale.

2) il “PUNTO D’ASCOLTO” n° 15 del 22-23 maggio che avrà come tema “A CASA SI…MA NON DA SOLI”

e che illustrerà l’esigenza assoluta dell’attivare il “SISTEMA DOMICILIARITÀ”

Vi aspettiamo, vi chiediamo di “passare parola” sulle nostre inziative, per queste, come anche per le altre.

A presto, dunque. Ciao a tutti.

Mariena Scassellati Sforzolini Galetti

Presidente

_________________________________________________________

Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile”

Viale Trento 9 – 10066 Torre Pellice (TO)

Tel. e fax  0121 953377    0121 91632

www.bottegadelpossibile.it


GBridge: Istruzioni in breve

Istruzioni in breve per usare GBridge http://www.gbridge.com/

  • avere un indirizzo di posta Gmail
  • caricare il software GBridge http://www.gbridge.com/
  • invitare amici, colleghi, collaboratori
  • aprire loro l’accesso alle proprie directory che si ritiene di condividere
  • quando i personal computers sono CONTEMPORANEAMENTE ACCESI, le persone accedono alle reciproche directory e , se vogliono, scaricano i files che interessano

Si tratta (o meglio mi sembra che si tratti: non sono un esperto, ma solo un utilizzatore di tecnologie internettiane), della possibilità di creare una rete interna alla più generale rete dei personal computers  e, soprattutto, delle persone che sono lì dietro allo schermo e sulla tastiera)

E’ intelligenza relazionale. E’ sapere condiviso attraverso i frammenti della produzione artistica e scientifica degli umani.

E’ per questo che mi piace.

Per una scheda dettagliata vai a Geekissimo


Dahrendorf: Torneremo agli anni Cinquanta

Dalla crisi finanziaria l’uscita è una sola, secondo il sociologo:«Alla fine tutti avremo ridotto gli standard di vita di almeno un 20%. Per alcuni aspetti, a un modo di vivere che somiglierà un po’ agli anni Cinquanta e Sessanta, con molta più tecnologia ma senza l’ottimismo di quei decenni»Perché, secondo Dahrendorf «Alla base della crisi c’è soprattutto la cultura del debito e la bolla conseguente. Sì, la cultura diffusa, ma molto diffusa, per la quale mettevi lì cinquanta euro e ti pareva normale che ti dessero un’automobile o una casa»

Dahrendorf: Torneremo agli anni Cinquanta

Ralf Dahrendorf è sicuro che il vertice del G20 di Londra, il prossimo 2 aprile, fallirà. «Fallirà, non raggiungerà gli obiettivi che gli erano stati dati originariamente, cioè essere il momento decisivo per uscire dalla crisi e ridisegnare l’ordine economico internazionale – sostiene -. Per molti motivi, ma soprattutto perché quello che stiamo vivendo non è un Bretton Woods moment». Il sociologo forse più autorevole d’Europa – ma anche politico, politologo, filosofo, educatore e membro della Camera dei Lord britannica nonostante sia di origine tedesca – non ha praticamente parlato in pubblico della crisi mondiale. Lo fa con questa intervista.

Lord Dahrendorf, perché non siamo in un «momento Bretton Woods»?
«Quando Keynes entrò alla conferenza di Bretton Woods, nel 1944, credeva di andare a salvare la sterlina. In breve tempo si accorse che era morta, che il ruolo dominante era passato al dollaro e agli Stati Uniti. Ora, la situazione è diversa, questa è una fase confusa, dove non ci sono vincitori. E non sono nemmeno certo che l’America voglia caricarsi sulle spalle da sola il peso dell’uscita dalla crisi. Ma non è l’unica ragione per cui il vertice non sarà un successo».

Quali altre ragioni?
«Io stimo Barack Obama e Gordon Brown, ma in questo caso sbagliano. Ritengono che questa sia una crisi globale, mentre la possiamo definire mondiale ma non globale. Globale è il cambiamento climatico, che non può avere risposte nazionali. Ma la crisi riguarda sì tutti, cioè è mondiale, ma ha risposte nazionali, e queste contengono un nazionalismo economico. Io li vedo come globalisti, al contrario di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che sono mondialisti. Questa è l’origine del conflitto che sta alla radice del G20 del 2 aprile: è sbagliato credere che ci siano soluzioni globali».

Cosa intende per fallimento del vertice?
«Non ci sarà accordo su un pacchetto di stimolo “globale”. Ci saranno dichiarazioni generiche sulle nuove regole da scrivere. Forse verrà un po’ rafforzato il Fondo monetario internazionale. E si identificheranno alcuni capri espiatori, in particolare i paradisi fiscali. Niente di davvero importante, tanto che tutti sono impegnati ad abbassare le aspettative, il padrone di casa Brown in testa, dopo che le avevano alzate moltissimo».

Quali sono le conseguenze della crisi, nel lungo periodo?
«Alla fine tutti avremo ridotto gli standard di vita di almeno un 20%. Torneremo circa ai livelli precedenti a quelli di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Per alcuni aspetti, a un modo di vivere che somiglierà un po’ agli anni Cinquanta e Sessanta, con molta più tecnologia ma senza l’ottimismo di quei decenni».

Anche quando inizierà la ripresa?
«La ripresa sarà lunga e lenta. E non basterà a servire gli interessi sul debito che nel frattempo gli Stati stanno accumulando. Ragione per cui sarà un periodo di tasse alte e alta inflazione. Niente di bello. Alcuni economisti parlano di “inflazione controllata”, sostengono cioè che qualche anno di inflazione tra il 6 e il 10% basterà a ridimensionare i debiti pubblici. Il problema è che un’inflazione del genere sarà pagata soprattutto dai poveri e dai pensionati».

Visione nera.
«Se vogliamo metterle un po’ di belletto, possiamo forse prevedere che la crisi porterà un cambio di attitudine, con più attenzione all’economia reale e un distacco dalla cultura del debito e dal capitalismo del debito. Il ricorso alle carte di credito sarà mitigato, sarà forse un clima più piacevole».

Cultura del debito?

«Sì, la cultura diffusa, ma molto diffusa, per la quale mettevi lì cinquanta euro e ti pareva normale che ti dessero un’automobile o una casa. Può non piacere a molti, che preferiscono dare ogni responsabilità ai banchieri e ai paradisi fiscali, ma credo che questa sia la ragione principale della crisi».

Prima responsabile non è dunque la deregulation degli anni di Reagan e Thatcher?

«Ci sono alcuni aspetti di quella deregulation che entrano tra le ragioni della crisi. Ma non andrei troppo avanti su questa strada. Perché alla base della crisi c’è soprattutto la cultura del debito e la bolla conseguente. Un mio conoscente mi raccontava l’altro giorno che ha uno chalet da vendere a Chamonix e che, all’improvviso, si è accorto che a nessuno al mondo serve uno chalet a Chamonix. Non più, perché il mondo sta riducendo di quel 20% le sue esigenze. Ma questo non c’entra niente con la signora Thatcher, la quale, di base vittoriana, aveva anzi orrore del debito».

Pericoli di violenza a causa della crisi?
«Non vedo un ritorno del terrorismo domestico. Ma c’è una grande rabbia diffusa, la voglia di trovare colpevoli. Per ora non ha sbocchi politici, è individuale, come abbiamo visto negli attacchi alle case di banchieri, o si incanala in manifestazioni di massa tradizionali come quelle delle tifoserie del calcio».

La democrazia potrebbe correre dei rischi?
«La democrazia direttamente no, anche se ci saranno spostamenti politici. Diverso è il discorso per la società aperta, perché la crisi non favorisce le libertà. Le scelte dei governi di nazionalizzare banche e forse anche certe industrie riducono le libertà. Non saranno tempi belli».

C’è chi dice che il vero potere non starà nel G20 ma nel G2, cioè Washington più Pechino.

«Forse, anche se non vedo fino in fondo come Stati Uniti e Cina, che non si piacciono, possano andare davvero d’accordo. Credo però che quasi certamente l’Europa non ci sarà alla guida del mondo: i leader europei vanno per strade diverse e soprattutto chiedono a Bruxelles di ridurre, allentare il mercato unico».

[Fonte Corriere della Sera]

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Immigrati, +13% in un anno. Sono il 10%

Immigrati, +13% in un anno. Sono il 10%
Corriere della Sera – Milano,Italy
Sono questi alcuni dei risultati di «Gli immigrati in Lombardia, VIII
Rapporto dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la
multietnicità»

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Richard Pipes,PROPRIETA ‘ E LIBERTA ‘,Lindau , 2008 pp.518

Richard Pipes afferma che la proprietà privata è da sempre un ingrediente decisivo non soltanto del programma economico, ma della libertà e della democrazia

http://www.societalibera.org/it/recensioni/recensioni.htm

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