Parsi Vittorio Emanuele: sarà la riforma sanitaria a dire se Obama è più Ronald Reagan o Jimmy Carter

Blogged with the Flock Browser

COMPRENDERE LA POVERTA’ Maggioli Editore – Novità luglio 2009 Pagine 226 – F.to cm. 17×24 – ISBN 4997.3 – Euro 20,00

L’odierna crisi economica impone una riflessione attenta sul fenomeno dell’esclusione.

La giustizia sociale è una condizione inderogabile alla base degli interventi della maggior parte delle organizzazioni istituzionali o non governative, al punto che il 2010 – termine ultimo della strategia decennale di Lisbona per la crescita e l’occupazione – sarà l’anno che l’Europa dedicherà alla lotta alla povertà e all’esclusione.

Dall’esperienza di due associazioni profondamente diverse tra loro ma legate dall’unico obiettivo della solidarietà, la Caritas Italiana (Organismo pastorale della CEI per l’animazione alla carità) e l’Isfol (Ente pubblico di ricerca specializzato nelle politiche di welfare), nasce questo nuovo volume che analizza i diversi aspetti del disagio sociale e traccia tutti i possibili percorsi per contrastarlo:

PARTE PRIMA
DESCRIVERE LA POVERTÀ. UN VIAGGIO TRA CONCETTI, FENOMENI E MISURE
1. Diversi approcci per la costruzione delle misure di povertà.
2. Gli indicatori di esclusione sociale e povertà utilizzati in Ue.
3. Dall’indagine sui consumi a Eu-Silc.
4. La “riscoperta” della qualità negli studi sulla povertà nel mondo Caritas.

PARTE SECONDA
DALL’ANALISI ALLE POLITICHE DI CONTRASTO: TERRITORI A CONFRONTO
5. L’attuazione in Italia della strategia europea di contrasto all’esclusione, il quadro normativo e l’intervento delle Regioni.
6. Disagio sociale e dinamiche territoriali.
7. L’esperienza del Progetto Rete: una rilettura dei dossier regionali.
8. Lo strumento del microcredito: storie di responsabilità sociale.
PARTE TERZA

SOGGETTI A RISCHIO DI MARGINALITA’ ED INTERVENTI POSSIBILI
9. La questione dei minori.
10. Povertà e contesti metropolitani. Un progetto di ricerca-azione.

11. Le gravi marginalità. Un’indagine sulle persone senza dimora.



Luca Ricolfi, La scuola ha smesso di insegnare – LASTAMPA.it

… La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano …

… Sono convinti che tutto si possa trovare su internet e quasi nulla debba essere conosciuto a memoria (una delle idee più catastrofiche di questi anni, anche perché è la nostra memoria, la nostra organizzazione mentale, il primo serbatoio della creatività) …

… La generazione che ha oggi fra 50 e 70 anni ha la responsabilità di aver allevato una generazione di ragazzi cui, nei limiti delle possibilità economiche di ogni famiglia, nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è mai stata inflitta. Una generazione cui, a forza di generosi aiuti e sostegni di ogni genere e specie, è stato fatto credere di possedere un’istruzione, là dove in troppi casi esisteva solo un’allegra infarinatura. Ora la realtà presenta il conto. Chi ha avuto una buona istruzione spesso (non sempre) ce la fa, chi non l’ha avuta ce la fa solo se figlio di genitori ricchi, potenti o ben introdotti. Per tutti gli altri si aprono solo due strade: accettare i lavori, per lo più manuali, che oggi attirano solo gli immigrati, o iniziare un lungo percorso di lavoretti non manuali ma precari, sotto l’ombrello protettivo di quegli stessi genitori che per decenni hanno festeggiato la fine della scuola di élite.

Un vero paradosso della storia. Partita con l’idea di includere le masse fino allora escluse dall’istruzione, la generazione del ’68 ha dato scacco matto proprio a coloro che diceva di voler aiutare …

per l’intero articolo Vai a:

Blogged with the Flock Browser

Riforma sanitaria: per Obama è il momento della verità » Panorama.it – Mondo

Il suo braccio destro, Rahm Emanuel, il fedelissimo e potente capo dello staff della Casa Bianca l’ha definito “a pivotal moment“, ovvero il momento della verità.

Barack Obama si gioca numerose delle carte dei suoi primi sei mesi da presidente, e molte di quelle che ha ancora nel suo mazzo (per gli anni a venire del suo mandato), questa sera in prime time, in una attessissima conferenza stampa, mandata in onda dai principali network televisivi. Dovrà convincere un’opinione pubblica sempre più scettica, dei legislatori sempre più dubbiosi, delle lobby (farmaceutiche) sempre più contrarie che la sua Riforma del Sistema nazionale sanitario è quella giusta. Ed è sempre più necessaria.

Dovrà essere abile, Obama, davanti ai milioni di americani che lo seguiranno. Dovrà fare capire quale strategia vuole adottare. Il Congresso è contrario al blitz sulla riforma. Il Presidente lo sa. E deve decidere se andare allo scontro frontale oppure no. Se questa sera dovesse mantenere la deadline sul voto del provvedimento; se dovesse fare muro contro ogni possibile modifica della proposta della Casa Bianca, vorrà dire che Obama ha deciso per la linea dura.

A costo di dover fronteggiare la rivolta dei repubblicani (scontata) e dei democratici moderati (che hanno contribuito alla sua elezione, ma che non condividono la sua venatura progressista-populista). Se Obama scegliesse lo scontro, questo significherebbe che ha intenzione di domare il Congresso. Domarlo ora, sulla riforma sanitaria, per poter poi vivere tranquillo nei prossimi anni del suo mandato (o almeno fino alle elezioni di medio termine) sapendo che a Capitol Hill, nessuno sarà in grado di fare le barricate. Domarlo, per fare passare le leggi di un’agenda di politica interna che potrebbe rivelarsi più progressista di quanto annunciato in campagna elettorale.

Se invece, dalla conferenza stampa uscissero toni e segnali distensivi, vuol dire che Obama ha scelto la strada del dialogo con i lawmakers perchè non in grado di reggere uno scontro frontale. La politica di Obama, si sa, è all’insegna del pragmatismo. E anche in questo caso, questa sarà la sua stella polare. Se gli servirà la forza, l’userà per raggiungere i suoi obiettivi. Se no, userà il compromesso.

Ma Obama sa che ci sono altri soggetti da convincere. E sono milioni gli americani che appaiono sempre più perplessi sulla riforma. Sui suoi costi (comparati ai benefici); sulla possibilità che porti a un aumento delle tasse; sull’ipotesi che diminuisca la qualità del servizio per i milioni di cittadini statunitensi già assicurati. Lui sa che dovrà “vendere” il prodotto. Soprattutto alla sua gente. A coloro che lo hanno eletto per avere un cambio radicale rispetto all’amministrazione Bush, e che ora l’aspettano alla prova dei fatti.

Molti sono i commenti su Twitter e gli altri social networks. Accanto alle vignette degli elettori repubblicani che mostrano un Karl Marx vestito da dottore, ci sono anche quelle dubbiosi dei supporter democratici. Quindi, la prova di stasera sarà molto importante per il presidente. “A pivotal moment” ha detto Rahm Emanuel.

Attenzione che non si trasformi in un “Waterloo moment” – ha ribattuto un senatore repubblicano. La parola, ora, passa a Barack Obama.


Panorma.it » Quale riforma? Twitter » Quale riforma sanitaria?
Apcom » La riforma non convince gli americani
New York Times » Il momento topico

Pubblicato con Flock

ANSA.it – DA MODENA A CARPI, LA FILOSOFIA A PORTATA DI PIAZZA

E’ ‘comunita” la parola chiave della nona edizione del festival filosofia in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre

ANSA.it – DA MODENA A CARPI, LA FILOSOFIA A PORTATA DI PIAZZA

Pubblicato con Flock

Come salvare i «ragazzi né-né» Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 luglio 2009, www.ilmattino.it

Blogged with the Flock Browser

La badante presenta il conto Vuole 96mila euro – Cronaca – La Provincia di Como

Era regolarmente pagata da una famiglia comasca, ma quando ha deciso di tornare in Ucraina, si è messa fare i conti e ha aperto una vertenza legale da 96mila euro. È la storia di una badante che si occupava di un’anziana comasca e che ha contestato ai datori di lavoro il periodo prima della regolarizzazione con la Bossi-Fini oltre a una serie di straordinari successivi. Per questo si è rivolta ad un avvocato che fatto dei conti e chiesto alla famiglia la cifra esorbitante di 96mila euro. Fortunatamente la famiglia aveva conservato tutte le ricevute e ha potuto dimostrare che i pagamenti erano tutti regolari, così come il rapporto di lavoro. Se non l’avesse fatto il rischio sarebbe stato ben diverso.
Di storie simili, con importi più bassi, alla Cisl ne vedono parecchie. Vertenze da 12 – 13mila euro non appena le badanti tornano nei loro paesi d’origine. Questo, ovviamente, significa avvocati, tribunali, spese e tempo per dimostrare le proprie ragioni. Il consiglio è uno soltanto e arriva dalla presidente dell’Anolf (Associaizone nazionale Oltre le frontiere) della Cisl, Rosangela Pifferi: «Bisogna fare tutto il regola perché questo è l’unico modo per poter dimostrare la correttezza dei contratti in caso di contestazioni. Consiglio poi di mettere sempre tutto per iscritto e di tenere doppie ricevute. Purtroppo si deve diventare imprenditori di una persone che si ha in casa. Si è datori di lavoro, anche se magari nella propria vita si è svolta un’attività completamente diversa. Fare tutto in regola garantisce innanzitutto il datore di lavoro perché, di fronte a rivalse, si può tutelare. Questo vale anche in caso di infortuni. Del resto si dichiara quello che effettivamente si dà. l rischio delle vertenze è molto alto e la vera battaglia da fare sarebbe quella per ottenere sgravi fiscali».
Sul Lario il fenomeno delle badanti “fantasma” ha numeri da non sottovalutare. Le stime più recenti parlano infatti di oltre 3mila badanti irregolari presenti sul territorio provinciale. I numeri ufficiali, invece, sono quelli dell’ultimo decreto flussi, con 5.188 domande per la regolarizzazione di una badante, su un totale di circa ottomila richieste presentate. Ma ne verranno accolte meno di duemila.
Nel momento del ritorno in patria, però, come hanno spiegato alla Cisl, le irregolari non si pongono troppi problemi e aprono comunque contenziosi legali. Che possono finire con un nulla di fatto come quello record da ben 96mila euro (perché in quel caso la dipendente era regolare), ma anche molto peggio.
Gisella Roncoroni

La badante presenta il conto Vuole 96mila euro – Cronaca – La Provincia di Como

Blogged with the Flock Browser

Anziani: Monza, prima in Italia propone la “badante a ore” – Cronaca – Il Cittadino di Monza e Brianza

Monza – Primo in assoluto in Italia, il Comune di Monza, propone le badanti a ore per assistere persone anziane e disabili. A differenza di quanto avviene tradizionalmente, le badanti in questione prestaranno servizio anche soltanto per un breve periodo di tempo senza quindi la necessità di un’assunzione a tempo continuativo.

Una risposta a quanti hanno l’esigenza di un’assistenza per limitati periodi. “Il personale – ha spiegato ieri l’assessore alla famiglia Stefano Carugo durante una conferenza stampa – è stato qualificato attraverso un corso di formazione organizzato dal Comune ed è ovviamente in possesso di regolare permesso di soggiorno”.

Le famiglie potranno richiedere la badante a ore attraverso lo Sportello Badanti recentemente aperto nel Municipio. Nell’ambito della conferenza stampa è stata anche illustrata la situazione della popolazione anziana residente a Monza.

Anziani: Monza, prima in Italia propone la “badante a ore” – Cronaca – Il Cittadino di Monza e Brianza

Blogged with the Flock Browser

«La badante? Più costosa del ricovero in una casa di riposo»

Badante o casa di cura? Non è il caso di scomodare i dubbi di Amleto, ma la domanda affligge le famiglie che si trovano a do­ver affrontare la ricerca su come e soprattutto dove sistemare un anziano. Tralasciamo tutti gli aspetti, peraltro assolutamente non secondari, di ordine psico­logico (relativi al fatto che con la badante la persona assistita resta in casa propria) e concen­triamoci solo sugli aspetti pura­mente ragionieristici.

Secondo uno studio della Camera di com­mercio di Monza sarebbe più vantaggioso la casa di cura. Da­to choc? Indagine sconvolgen­te? Bisogna leggere i dati con la calcolatrice in mano sapendo bene che come tutte le statisti­che vale poi quanto sosteneva Trilussa: che se uno mangia due polli e un altro digiuna, per le statistiche hanno mangiato un pollo a testa. Ebbene, secondo l’indagine il costo medio di una retta mensi­le di una casa di cura lombarda è di 1.650 euro, contro i 2 mila della badante. Il che significa 350 euro risparmiati al mese, ol­tre 4 mila euro all’anno. «La ba­dante messa in regola costa mol­to di più di quello che si possa credere — spiega Renato Mat­tioni, segretario generale della Camera di commercio —. Si par­te da uno stipendio base di 1.300 euro al mese, tredicesima compresa, al quale vanno poi aggiunte una lunga serie di voci che fanno schizzare verso l’alto il compenso».

Per badante «messa in regola», la Camera di commercio intende una donna a tempo pieno, nel cui stipen­dio sono compresi anche il co­sto legato alla sostituzione per il riposo settimanale, le ferie e il vitto. Sommato tutto, si ottiene così a una cifra che oscilla attor­no ai 2 mila euro e che secondo Mattioni «molto spesso finisce anche per superarla», mentre il costo medio della retta di una casa di cura accreditata al Servi­zio sanitario nazionale lombar­do non supera i 1.650 euro. La media appunto. Perché nello specifico — sempre sendo l’indagine — la provincia più economica è quella di Cremona con una retta mensile di 1.433 euro, seguita a ruota dalle pro­vince di Bergamo e Brescia, do­ve sono state registrare rette mensili di 1.515 e di 1.545 euro.

A Monza e in Brianza la retta me­dia sale fino a quasi 1.800 euro, ma solo a Varese ha un costo analogo a quello della badante (2.009 euro). Le cifre hanno fatto però stor­cere la bocca a Stefano Carugo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Monza, che da poche settimane ha anche atti­vato uno sportello badanti. «So­no numeri che non mi tornano — commenta —. Le case di cu­ra a Monza e a Milano sono mol­to più care di quello che dice la Camera di commercio, si va da un minimo di 2 mila e un massi­mo di 2 mila e 500 euro. Solo se ne scegli una in periferia, lonta­no dai centri abitati, il costo del­la retta scende». Insomma, se­condo Carugo la badante conti­nua a essere più conveniente, anche se le Rsa offrono più ser­vizi. «Appunto — commenta dalla Sportello colf di Cisl di Mi­lano — e sono questi a incidere in modo favorevole alle case di cura. Noi facciamo preventivi di spesa su richiesta e abbiamo no­tato come allo stipendio della badante vanno aggiunti altri co­sti vivi come quello per le medi­cine».

Riccardo Rosa

«La badante? Più costosa del ricovero in una casa di riposo» – Milano

Blogged with the Flock Browser

Maurizio Viroli, Come se Dio ci fosse. Religione e libertà nella storia d’Italia, recensione di Enzo Bianchi

Un libro pessimista, percorso da un irriducibile ottimismo. Con questo paradosso credo di poter sintetizzare il più recente lavoro di Maurizio Viroli, Come se Dio ci fosse. Religione e libertà nella storia d’Italia (Einaudi, pp. 376, euro 32).

Come ammette infatti l’autore, si tratta di un testo «scritto senza coltivare la benché minima speranza, e ancor meno la speranza di una rinascita della religione della libertà… Ho scritto, se mai, per disperazione, al solo ed esclusivo fine di raccontare una storia che pochissimi apprezzeranno». E non è semplice retorica, se così viene poi descritta la realtà dell’Italia contemporanea, svuotata della carica ideale della «religione della libertà che ha dato l’ultima prova di sé nella Costituente»: «un paese abitato da una larga maggioranza di individui con la mentalità dei cortigiani o dei servi, senza senso del dovere, senza amore di patria, incapaci di vedere ideali e di soffrire per realizzarli, felici sotto il sorriso rassicurante del demagogo».

Ma dov’è allora l’ottimismo in un quadro così cupo? Emerge pagina dopo pagina dall’attenta e accurata ricostruzione – capace di usare mirabilmente anche il registro della narrazione – di tre periodi significativi della storia moderna e contemporanea dell’Italia: la nascita delle repubbliche comunali nei secoli XI e XII, il Risorgimento e la resistenza al fascismo.

Periodi storici diversissimi fra loro, ma in cui Viroli – docente di teoria politica all’Università di Princeton e di comunicazione politica all’Università di Lugano – riesce a cogliere la tenace dimensione religiosa, presente in uomini e donne capaci di concepire e vivere «la vita come missione, vale a dire come dedizione a un ideale morale: l’ideale della libertà», capaci – per usare l’espressione di Ernesto Rossi assurta a titolo dell’opera – di vivere laicamente «come se Dio ci fosse», cioè convinte di poter condurre «una vita moralmente degna senza credere in una religione rivelata».

Oggi, quando vi è chi dubita perfino che sia possibile un’etica al di fuori dell’adesione a una fede, è davvero una boccata di fondato ottimismo quella che si respira in queste pagine. Infatti, non siamo di fronte a una semplice ipotesi di lavoro, bensì a una convinzione suffragata da documenti storici precisi, presentati con acume e sapienza, da Dante e Savonarola, fino a Calamandrei e La Pira.

La «religione civile» di cui si parla qui non è quella al centro del dibattito odierno, quel «rischio oggi diffuso», e stigmatizzato come tale dal cardinale Bagnasco, «di pensare il cristianesimo come fatto morale e non innanzitutto soprannaturale, come riserva di valori, una specie di religione civile». No, si tratta invece di «un particolare tipo di cristianesimo civile che poneva al primo posto la carità e quindi il principio che se vuoi essere buon cristiano devi essere buon cittadino, amare e servire il bene comune», è l’etica della convivenza.

Si può non condividere la radicalità della contrapposizione che l’autore fa tra difensori della «religione del dovere e della libertà» e istituzione ecclesiastica, ma è innegabile l’efficacia con cui la ricostruzione storica rende conto delle radici cristiane ed evangeliche di istanze percepite come fondamentali anche da persone che non necessariamente si dichiaravano cristiane e cattoliche. Del resto è questo il tessuto del nostro paese e possiamo essere grati a Viroli di averci ricordato una verità misconosciuta e scomoda per il conformismo cui, cristiani e non cristiani, siamo sempre tentati di cedere.

Autore: Maurizio Viroli
Titolo: Come se Dio ci fosse
Edizioni: Einaudi
Pagine: 376
Prezzo: 32 euro

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 4 luglio)

Buon cristiano buon cittadino – LASTAMPA.it

Blogged with the Flock Browser

Gli psicologi italiani compiono 20 anni, di Laura Gigliarelli, in La Professione di Psicologo n. 1/2009

Blogged with the Flock Browser

Ocse, Spesa per le pensioni, Rapporto 2009

L’Italia aveva la più elevata spesa pensionistica pubblica dei paesi dell’OCSE
nel 2005: 14% del PIL. Nel corso della decade 1995-2005, la spesa
pensionistica pubblica è aumentata del 23%. Solo in Giappone, Corea,
Portogallo e la Turchia sono stati registrati simili (o maggiori) aumenti ;

Le riforme pensionistiche hanno ridotto sostanzialmente le prestazioni
previdenziali attese dai lavoratori nel futuro. Tuttavia, i lavoratori a basso
reddito sono stati protetti in buona parta da queste riduzioni;

I cambiamenti legiferati in Italia che avrebbero dovuto aumentare l’étà
pensionabile e ridotto les prestazioni previdenziali in modo da rispeccchiare
l’allungamento dell speranza di vita sono stati rimandati o ritardati.

segue qui: http://www.oecd.org/dataoecd/29/27/43132878.pdf

Blogged with the Flock Browser

Il volto di destra del tribuno Di Pietro. Ritratto dell’ex pm che nuoce solo alla sinistra » Panorama.it – Italia

Dell’onorevole Antonio Di Pietro conosce ormai tutto. Alberico Giostra, giornalista di Radio Rai, è probabilmente il maggior esperto in Italia dell’ex magistrato di Montenero di Bisaccia. Ha analizzato una mole di documenti e articoli, dagli anni novanta ad oggi, che poi ha raccolto nele 466 pagine de Il Tribuno (Castelvecchi editore, 2009), il suo ultimo libro dedicato alla carriera politica di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.

Quindici anni in cui l’ex magistrato è riuscito a stregare la sinistra italiana, spiega l’autore, per il suo antiberlusconismo, “che spesso però è solo di facciata perché, per esempio, in Molise Di Pietro è sceso a compromessi con quelli che attacca pubblicamente”. Una ricostruzione minuziosa e legata da un unico filo conduttore: Di Pietro in Parlamento fa male solo alla sinistra.

Com’è che un giornalista esperto di politica e collaboratore di periodici di sinistra come Diario, ha deciso di fare le pulci proprio ad Antonio Di Pietro, paladino dell’antiberlusconismo?
Per colmare un vuoto nella pubblicistica italiana. Il Di Pietro magistrato già si conosceva, mentre quello politico non era mai stato raccontato e devo dire che indagando, soprattutto nei suoi rapporti in Molise, è venuto fuori un Di Pietro peggiore, rispetto a quello che tutti conoscono, e più propenso al compromesso, se non all’inciucio.
Lei scrive: “Di Pietro, uomo di destra che piace tanto alla sinistra”. Ci spieghi un po’…
Di Pietro è oggettivamente, per maturazione, formazione e anche come ex poliziotto, un uomo di destra, che milita a sinistra solo perché dall’altra parte c’è Berlusconi. Quando il Cavaliere uscirà dalla scena politica, Di Pietro sarà ancora più trasformista, mentre per ora si limita a contenersi nel centrosinistra, dove piace solo per il suo antiberlusconismo. Insomma, Di Pietro ha successo perché calca la protesta più a effetto.
Lei ci descrive un Di Pietro diverso da come si presenta agli italiani. Chi erano i suoi amici ai tempi della Milano da Bere e in Molise?
La gente che frequentava Di Pietro ai tempi della Milano da bere erano i vari Paolo Pillitteri, Ombretta Fumagalli Carulli, Antonio D’Adamo, ma anche Maurizio Prada. Di Pietro oscillava tra Dc e Psi e frequentava persone che poi si è trovato a inquisire. Tra gli amici molisani, poi, troviamo anche esponenti del centrodestra, come Michele Iorio, ora nel Pdl.
Parliamo degli amici di oggi: Beppe Grillo, che vuole candidarsi alle primarie del Pd, anche se i Democrats hanno risposto picche.  Secondo lei perché Grillo ha scelto di sparigliare le carte e creare un polverone nel Pd piuttosto che accasarsi nel partito dell’amico Di Pietro? Perché come ha detto Marco Follini “Di Pietro è il mandante di Grillo”
Non so se Di Pietro sia il mandante di Grillo e se ci sia un disegno politico dietro. Certo, quello che fa Grillo in questo momento, in un modo o nell’altro, avvantaggia Di Pietro: quando la sinistra se la passa male, infatti, a Di Pietro va bene. La fortuna dell’IdV è direttamente proporzionale alla sfortuna del Pd. E poi lo sanno tutti che Di Pietro e Grillo sono amici, anche se Grillo disse che l’IdV ha dei seri problemi a causa di alcuni suoi membri al Sud non proprio puliti. Per questo, secondo me, è meglio che Grillo si occupi dei problemi del partito del suo amico Di Pietro.
L’opposizione in mano a Grillo e Di Pietro, tra tintinnii di manette e intemerate contro il potere. C’è da temere una deriva populista della sinistra?
Non credo che Di Pietro riuscirà a diventare il leader della sinistra e tanto meno Grillo. Di Pietro è un trasformista e un istrione: anziché essere una soluzione, trae vantaggio dalla crisi della sinistra e si rafforza. E il destino di Di Pietro dipende anche dalla capacità del Pd di riprendersi.
Quali saranno, allora, le prossime mosse del Tribuno?
Il problema principale per Di Pietro è la gestione del suo partito e non la strategia politica, perché l’unico motivo di esistere per l’IdV è la lotta a Berlusconi e la sopraffazione degli alleati. Di Pietro è un alleato impossibile che gestisce il partito in modo dittatoriale e che rimprovera Berlusconi di fare una cosa che lui fa già nell’IdV. Per questo in futuro allenterà la morsa sul partito, per renderlo più democratico, magari istituendo un congresso nazionale e non una festa, come avviene ora, in cui viene celebrato appunto come il tribuno. Deve mettere alla prova il partito, facendo uscire le anime dell’IdV, che sostanzialmente sono due: una mastelliana e una movimentista.
Perché la mossa di mettere in lista intellettuali e girotondini alle europee?
Di Pietro ha fatto finta di rinnovare il partito inserendo intellettuali e girotondini insoddisfatti dal Pd. Ma alle amministrative del 2010 non potrà godere della società civile: avrà bisogno di voti veri e sarà costretto a scendere a compromessi con candidati di più basso profilo. Un fatto accaduto già alle amministrative di giugno, quando il suo consenso è sceso subito al 5% dal 8% delle europee, conquistato due settimane prima grazie alla presenza dei girotondini.
Lotta contro la casta, ma poi anche Di Pietro conserva i suoi privilegi…
Possiamo dire che la gestione del partito dal 2004 è stata a condotta a livello familiare. Un partito, l’IdV, in mano a un’associazione privata notarile, in cui comparivano lui, la moglie Susanna Mazzoleni e il tesoriere Silvana Mura, che gestiva i fondi dei rimborsi elettorali. Il bilancio 2005 dell’IdV, roba da una ventina di milioni di euro, è stato poi firmato solo da Di Pietro. Un fatto che ha posto seri dubbi di legittimità da parte di molti esperti.
Di Pietro contro Berlusconi. Una duello che dura da vent’anni. Chi la spunterà?
Nessuno dei due. Credo che Berlusconi uscirà progressivamente dalla scena politica e da quel momento in poi Di Pietro non avrà più senso di esistere in Parlamento.
Ma alla fine dei conti Di Pietro fa più male al centrosinistra o al centrodestra?
Fa male solo alla sinistra e fa bene solo a se stesso.

Il volto di destra del tribuno Di Pietro. Ritratto dell’ex pm che nuoce solo alla sinistra » Panorama.it – Italia

Blogged with the Flock Browser

Pietro Ichino, Commento all’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, in corso di pubblicazione sul Corriere delle Opere, mensile della Compagnia delle Opere, agosto 2009

IL CONFRONTO A DISTANZA TRA DOTTRINA SOCIALE DEL MAGISTERO CATTOLICO E SCIENZE SOCIALI, CHE SI ESPRIME IN QUESTA GRANDE ENCICLICA, ILLUMINA IL MONDO DEL LAVORO E DELLE RELAZIONI ECONOMICHE. GIOVEREBBE TUTTAVIA ALLA TRASPARENZA DI QUESTO CONFRONTO L’ESPLICITAZIONE DEGLI STUDI PIU’ RILEVANTI CUI  DI VOLTA IN VOLTA IL DISCORSO DEL PAPA ATTINGE O SI RIFERISCE, PER SOTTOLINEARE AL TEMPO STESSO L’APERTURA E L’AUTONOMIA RECIPROCA TRA LE DUE VOCI

Commento all’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, in corso di pubblicazione sul Corriere delle Opere, mensile della Compagnia delle Opere, agosto 2009

Pubblicato con Flock

GLI APPALTI DI SERVIZI DELL’ALLEGATO II B ESCLUSI DAL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI, giornate di formazione

MAGGIOLI FORMAZIONE E CONSULENZA


GLI APPALTI DI SERVIZI DELL’ALLEGATO II B
ESCLUSI DAL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI

(refezione, servizi sociali, culturali e ricreativi, formazione, ecc.)


MILANO, 27 OTTOBRE 2009

ROMA, 1 DICEMBRE 2009

RIMINI, 2 DICEMBRE 2009

BARI, 10 DICEMBRE 2009


E’ stato richiesto l’accreditamento ai fini della formazione permanente per avvocati

La giornata di studio esamina le specifiche modalità di affidamento degli appalti di servizi compresi nell’allegato II B al Codice dei contratti pubblici (refezione, servizi sociali/culturali/ricreativi, formazione, sicurezza, ecc.), per i quali – fatte salve alcune limitate norme – lo stesso Codice non trova diretta applicazione per la fase di aggiudicazione.
Si aprono così interessanti prospettive di semplificazione per le procedure di affidamento, rispetto alla complessa disciplina prevista ordinariamente per i servizi dell’allegato II A, da concretizzarsi in conformità ai fondamentali principi comunitari e interni.
Durante i lavori sarà illustrato lo specifico iter di affidamento, con analisi dei relativi atti, evidenziando tutti gli accorgimenti pratici da adottare per conferire legittimità alla procedura di gara.
Inoltre, verranno delineati i profili essenziali relativi alla possibilità di affidamento a trattativa privata ed in economia.
Infine, si commenteranno le norme contenute nell’emanando Regolamento attuativo del Codice dei contratti pubblici applicabili ai servizi dell’allegato II B.


Volumi – PASQUINO G., Nuovo corso di scienza politica

PASQUINO G.

Nuovo corso di scienza politica

Collana “Strumenti”

pp. 384, € 28,00
978-88-15-13243-7
anno di pubblicazione 2009

in libreria dal 23/07/2009

Note: Nuova edizione corredata da sito web

Copertina 13243

Obiettivo del manuale è fornire allo studente le nozioni fondamentali della disciplina. Con grande chiarezza espositiva, l’autore illustra le categorie di base della scienza politica e descrive le modalità con le quali funzionano e si trasformano i sistemi politici, con particolare attenzione alla dimensione comparativa. Questa edizione, ampiamente rivista e aggiornata alla luce di eventi e dati politici recenti, si arricchisce di un capitolo sulle istituzioni dell’Unione Europea.

All’indirizzo http://www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice : Premessa. – I. Natura ed evoluzione della scienza politica. – II. I metodi di analisi. – III. La partecipazione politica. – IV. Gruppi e movimenti. – V. Elezioni e sistemi elettorali. – VI. Partiti e sistemi di partito. – VII. Parlamenti e rappresentanza. – VIII. I governi. – IX. Le politiche pubbliche. – X. I regimi non democratici. – XI. I regimi democratici. – XII. L’Unione Europea. – Riferimenti bibliografici. – Indici.

Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna. Insegna inoltre al Bologna Center della Johns Hopkins University. Le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino sono: “Maestri della scienza politica” (curato con D. Campus, 2004), “Partiti e sistemi di partito nelle democrazie europee” (curato con P. Grilli di Cortona, 2007) e “Le primarie comunali in Italia” (curato con F. Venturino, 2009).

Volumi – PASQUINO G., Nuovo corso di scienza politica

Blogged with the Flock Browser

Studio APS: Politiche della formazione: opzioni, iniziative, esiti, Milano 29-30 Ottobre 2009

POLITICHE DELLA FORMAZIONE:

OPZIONI, INIZIATIVE, ESITI

Giornate di Studio 2009 a cura dello studio APS:  http://www.studioaps.it/

giovedì 29 e venerdì 30 ottobre 2009

Palazzo delle Stelline, Corso Magenta n. 61, Milano

Le Giornate di Studio 2009 intendono continuare e arricchire la riflessione aperta nelle Giornate 2008 sulla valenza politica dell’agire nelle organizzazioni lavorative e si propongono di svilupparla prendendo in considerazione in particolare ciò che accade nel campo della formazione.

Perché questa scelta? Perché la crisi finanziaria globale, la contrazione negli investimenti e nella produzione, il contenimento dei consumi ad essa collegati hanno imposto negli ultimi mesi scelte che mettono in evidenza opzioni politiche non immediatamente interpretabili, incerte tra esigenze di innovazione e spinte alla conservazione, preoccupate di squilibri sociali e insieme rivolte al mantenimento di poteri e privilegi. Gli assunti di principio che tradizionalmente hanno qualificato gli schieramenti partitici (ad esempio auto-regolazione del mercato o garanzia della sicurezza urbana) sembrano messi in discussione, paiono attenuarsi e confondersi. Orientarsi è sempre più necessario, ma anche sempre più difficile.

In questo quadro come viene vista e come viene praticata la formazione?

A livello di dichiarazioni (anche contenute in varie leggi e direttive istituzionali) è continuamente invocata come strada opportuna e necessaria – quella più sensata e ragionevole – per far fronte alle trasformazioni sociali, agli sconvolgimenti e alle ristrutturazioni organizzative, alle sfide tecnologiche, alle esigenze di costruire nuove imprese e nuovi contenuti lavorativi, ma anche per reagire al venir meno di posti di lavoro e a disorientamenti e smarrimenti generalizzati.

Nella realtà che cosa accade? Si incontrano atteggiamenti disillusi e scettici che portano ad astenersi da qualsiasi iniziativa o a realizzarne alcune in modo rituale per assolvere a degli adempimenti o per assorbire qualche finanziamento disponibile. Contemporaneamente vengono proposte delle “nuove” invenzioni che introducono metodi e strumenti insoliti, a volte “stupefacenti” di cui sono poco verificati gli esiti sia a livello dei singoli che dell’organizzazione. È comunque poco chiaro come la formazione possa accompagnare dei processi di ricollocazione tra singoli e organizzazione, tra attese e obiettivi degli uni e degli altri.

Lo Studio APS lavora da quarant’anni nella formazione e oggi più che mai ci sembra cruciale interrogarci sul senso della formazione e delle scelte, teoriche, metodologiche e operative che la sostengono.

Nelle giornate del 29 e 30 ottobre vorremmo farlo attraverso un confronto aperto, soprattutto con altri che si pongono domande analoghe e che ricercano prospettive innovative, più rispondenti ai travagli del contesto sociale, alla complessità dei problemi e delle richieste che pongono i singoli e le organizzazioni.

In allegato proponiamo un documento con una prima traccia di riflessione e di interrogazione e una bozza di programma. A metà settembre verrà inviato il programma definitivo delle Giornate e la scheda di iscrizione.

Vi saremo grati se vorrete segnalare l’iniziativa anche ad altre persone che ritenete possano essere interessate.

Ringraziamo per l’attenzione: siamo a disposizione per informazioni, chiarimenti e per suggerimenti e eventuali segnalazioni.

Buona estate e a presto

Per lo Studio APS

Franca Olivetti Manoukian

Documento, con una prima traccia di riflessione

Riparliamo di “politica”

Le giornate di studio del 2009 si propongono più che altre volte di costituire una continuazione e un approfondimento delle questioni che abbiamo cercato di affrontare lo scorso anno.

Il titolo “Politiche della formazione” richiede alcune precisazioni preliminari per delimitare il campo: non ci occupiamo della formazione di base, universitaria o scolastica, né della formazione professionale; non intendiamo portare l’attenzione sulle molteplici e reiterate prescrizioni e sollecitazioni che vengono inserite nei testi legislativi e nei documenti di programmazione e neppure considerare i finanziamenti messi a disposizione dagli organi di governo nazionale e locale o le opportunità di accesso ai vari fondi istituzionalmente attribuiti alla formazione. Sarebbero queste delle analisi di scenario che richiederebbero delle ricognizioni accurate e che forse più che offrire suggestioni rispetto alla formazione potrebbero mettere in luce degli aspetti del funzionamento del mondo politico/partitico. Riprendendo l’ipotesi che l’agire politico non sia soltanto quello di chi ha ruoli politici (ma che sia anche – e in modo consistente – quello che si gioca, a cui si è sottoposti o che si cerca di imporre, quello con cui ci si misura nelle interazioni lavorative) ci proponiamo piuttosto di sviluppare delle analisi e delle riflessioni sulle attività formative che vengono progettate e realizzate nei luoghi di lavoro e di interrogarci sui loro collegamenti con il contesto sociale più ampio, su come e quanto interagiscano con le trasformazioni che travagliano la vita quotidiana.

La formazione è vista per lo più come necessaria per l’acquisizione di competenze specifiche richieste dall’introduzione di nuovi processi produttivi, di nuove tecnologie, di nuove configurazioni organizzative (fusioni e ristrutturazioni) ma la funzione che di fatto riveste va ben al di là di questo: secondo un’opinione largamente diffusa, costituisce una “leva gestionale” ovvero si pensa che possa mantenere i singoli attivamente e positivamente collegati ai compiti di lavoro, offrire delle opportunità di evoluzione professionale, di sviluppo di carriera, di assunzione di nuovi ruoli, e anche migliorare il clima organizzativo e sostenere motivazioni e identificazioni con l’organizzazione nel suo insieme.

I modi con cui la formazione viene considerata e impostata sono influenzati da scelte “politiche” riguardanti la collocazione dei singoli rispetto all’organizzazione e in particolare l’esercizio del potere e l’uso del sapere: al tempo stesso concorrono all’interno e all’esterno delle organizzazioni ad affermare e a rinforzare delle culture lavorative (pregnanti anche rispetto al contesto sociale complessivo), dei modelli di comportamento di pensiero e di relazione, variamente allineati alla cultura dominante, paralleli o distanziati.

Le domande da cui partire per avviare la riflessione potrebbero articolarsi attorno ad alcune questioni di sfondo: le iniziative formative a cui prendono parte coloro che sono collocati a vari livelli nelle organizzazioni lavorative private e pubbliche, quali assetti sociali tendono a promuovere? quali rapporti tra diverse appartenenze e posizioni? quali saperi vanno a privilegiare e diffondere? quali esigenze e quali attese mettono in primo piano? quali rappresentazioni veicolano delle trasformazioni sociali e degli spazi di affermazione delle soggettività individuali?
La formazione come considera e interpreta i rapporti tra singoli e organizzazione?

Ogni attività formativa che viene organizzata nelle situazioni lavorative fa riferimento a rappresentazioni differenti e specifiche dei rapporti tra singoli e organizzazione; impatta in modo consistente con le idee circolanti su come i singoli debbano interagire con l’organizzazione e su come l’organizzazione debba considerarli e trattarli; ripropone tuttora la questione sollevata dalle critiche alle scienze classiche dell’organizzazione rispetto al considerare gli individui variabile dipendente o indipendente; riapre delle incertezze su quali siano le potenzialità da sviluppare e su dove e come possano essere rinvenute e sostenute. Spesso la formazione viene collegata a dei cambiamenti, assumendo l’ipotesi – piuttosto diffusa – che modificazioni strutturali necessarie, spesso inevitabilmente disegnate dai vertici o da interventi esterni (leggi, fusioni, avvicendamenti nella proprietà, riassetti istituzionali) difficilmente possono trovare effettiva realizzazione se i singoli non le acquisiscono e non se ne fanno portatori nella operatività, in particolare per le organizzazioni che producono servizi. I singoli vanno coinvolti in modo che sviluppino capacità e competenze per ricollocarsi e per attrezzarsi rispetto alle nuove attese che l’organizzazione ha nei loro confronti. A volte considerandoli capaci in quanto contenitori da riempire, variabili dipendenti per la realizzazione di obiettivi e strategie predefinite.

Nella realtà per avviare e promuovere dei processi di cambiamento che sono comunque faticosi è importante poterli investire positivamente e vederli in prospettiva, guardando a un futuro possibile da costruire. All’interno delle situazioni lavorative il futuro appare nebuloso ed incerto, soprattutto non prevedibile e forse non immaginabile. Ci si rifugia nel presente e nelle identificazioni con il proprio particolare lavoro mentre le identificazioni con l’organizzazione nelle sue diverse articolazioni e nei suoi vertici sembrano sempre più fragili. La fiducia in qualcosa che verrà e che potrà essere frutto dei cambiamenti appare debole sia da parte dei singoli chiamati a partecipare alle attività formative che da parte di responsabili e capi che le promuovono. Non è così chiaro e condiviso che il nuovo disegno organizzativo sia valido, sia pienamente soddisfacente e sia da assumere fino in fondo, chiedendo ai singoli anche attraverso la formazione una adesione piena e convinta: si pensa che i singoli in definitiva debbano piegarsi alle richieste dell’organizzazione (o di chi in essa detiene potere), ma le richieste non sono così chiare e non è neppure chiaro se siano quelle più vantaggiose. I singoli che possono o potrebbero avere delle idee rispetto ai cambiamenti si chiedono se e come esporle e esporsi, a chi e a che cosa far riferimento: forse esistono delle opportunità per valorizzare la propria esperienza, affermare la propria soggettività, prendere parola e potere, ma non si sa bene questo a che cosa porti.

Chi progetta e realizza iniziative di formazione come si misura con queste situazioni? Come si colloca quando emergono scissioni sia da parte dei committenti che dei partecipanti tra quanto viene proposto e trattato nelle attività formative e quanto viene messo in pratica e sperimentato nella quotidianità lavorativa? Come affronta le oscillazioni esistenti nei singoli e nell’organizzazione (in coloro che la dirigono) tra il considerare vitale, proprio nelle condizioni di incertezza, dare spazio e legittimazione ai singoli, alle loro attese e proposte e il ritenere prioritario implementare comunque un modello razionalmente definito, che mantiene ordine, rassicura e sostiene?
La formazione come si colloca tra razionalità e emotività?

La formazione è rappresentata come ambito in cui vengono accresciute e perfezionate le competenze che i singoli devono possedere per svolgere attività, esercitare ruoli, contribuire a produrre beni e servizi in modo adeguato. Per acquisirle, rinnovarle o arricchirle si può tendenzialmente considerare più rilevante investire per fornire contenuti e metodi, per sollecitare la appropriazione di aspetti più sistematizzati e razionalmente fondati, insistendo sull’importanza e la centralità delle componenti cognitive nello svolgimento delle attività lavorative e delle evoluzioni che le caratterizzano. I corsi di formazione vengono previsti e confezionati ma anche frequentati come prosecuzioni della preparazione scolastica universitaria, suddivisi per argomenti presentati da docenti esperti e definiti nei tempi e nei modi a partire dalle esigenze di esposizione e trattazione. Si pratica una sorta di standardizzazione delle iniziative formative (a volte in gergo denominate “pacchetti”) che fa sì che possano essere predisposte in astratto e attuate in modo analogo nelle situazioni più varie, utilizzando più o meno le stesse slides, gli stessi questionari, le stesse dispense.

Questo tipo di formazione non riscuote presso i partecipanti elevato gradimento a meno che non sia offerta da istituzioni prestigiose o si avvalga di maestri con grande reputazione. Mantiene comunque una consistente considerazione da parte dei vertici organizzativi che ne apprezzano solidità e garanzie. In ogni caso da tempo accanto ad essa e a volte in modo giustapposto se non persino del tutto separato vengono proposte e realizzate attività formative che tendono a privilegiare, a dare spazio e importanza alle dimensioni emotive e relazionali, considerandoli fattori preminenti e condizionanti per il benessere dei singoli da cui dipende anche un buon adattamento dei singoli al lavoro e un soddisfacente impegno nei processi di produzione. Come è noto questi seminari o incontri possono assumere le configurazioni più varie: rivolgersi a piccoli gruppi o a grandi numeri. In ogni caso i formatori assumono posizioni fascinatorie e seduttive che permettono si riscuotere ammirazione, riscaldare gli animi e suscitare spinte fusionali. Potrebbe essere questa una strada entro cui possono trovare ascolto e legittimazione quelle domande di riconoscimento di sé che tanto affannosamente oggi ricorrono anche nelle situazioni lavorative?

Più in generale ritornano alcuni interrogativi. A che cosa si ricollega la tendenza (sintetizzata in uno slogan tutt’oggi frequentemente richiamato, “sapere, saper fare, saper essere) a scindere i fattori che favoriscono negli esseri umani i processi di apprendimento? Anche le più recenti scoperte delle neuroscienze non indurrebbero a ricomporre le modalità con cui possono essere acquisiti nuovi comportamenti e adattamenti?

Per i formatori le attese dei partecipanti di essere ascoltati, valorizzati e riconosciuti non rischiano di essere viste come improprie, ignorate o respinte, oppure di essere dilaganti e di essere prese in toto per poter garantirsi consenso e soddisfazione?

Che cosa implica sul piano politico la separazione nella formazione tra dimensioni razionali e dimensioni emotive? quale esercizio di potere e quali dipendenze si giocano? quali dissimmetrie tendono a fissare?
La formazione rivolta al singolo o rivolta a gruppi collocati in uno specifico contesto?

Il moltiplicarsi di evoluzioni tecnologiche e organizzative ha fatto emergere nel contesto sociale complessivo nuovi ruoli professionali o nuove declinazioni di ruoli professionali tradizionali. Da più parti vengono sollecitate e proposte attività formative finalizzate ad attrezzare i singoli all’assunzione di tali ruoli, ipotizzando delle diverse opzioni e dei diversi percorsi.

Si può investire nella individuazione e caratterizzazione di un modello di ruolo professionale o organizzativo, dotato delle competenze metodologiche e delle prerogative teoricamente congruenti e adeguate a garantire un esercizio ottimale del ruolo. La formazione conduce e sostiene i singoli nella assunzione e interiorizzazione dei diversi modelli per cui, con varie e differenti modalità, offre loro la possibilità di diventare manager o dirigente, oppure formatore o consulente, ecc… Ci si muove all’interno di una visione atomistica, in cui viene messo in primo piano l’investimento nell’individuo e il suo individuale percorso di identificazione con il modello proposto, che può essere anche relativamente distante dalle situazioni reali ma proprio per questo ha una propria intrinseca validità e può essere legittimato nelle condizioni più diverse. Chi diventa “formatore” o “manager”, potrà lavorare in modo professionalmente appropriato in un’azienda sanitaria o in un’azienda commerciale, in un ente locale o in una cooperativa. Si ipotizza che possa arrivare a possedere una strumentazione ma anche una identità professionale che gli consente di rispondere in modo positivo e soddisfacente alle richieste che gli verranno poste.

Assumendo una differente opzione si può invece dare priorità e rilevanza ai contesti entro cui i ruoli vengono esercitati e alle relazioni entro cui sono collocati, considerando che il confronto con le diverse realtà e con altri soggetti impegnati per l’assunzione di ruoli analoghi, costituisce fonte significativa di apprendimenti. L’acquisizione di competenze è collegata alla possibilità di misurarsi rispetto a problemi specifici, che vanno identificati e riconosciuti per poter distinguerli e affrontarli individuando degli obiettivi pertinenti, limitati, collegati a risorse e vincoli. Il lavoro formativo in quest’ottica va molto al di là dell’impegno in aula, perché si tratta di predisporre condizioni preliminari che rendano possibile ai singoli il riferimento alla loro esperienza e la rielaborazione di quanto via via si sperimenta.

Rispetto alla cultura dominante nella nostra società, marcata da forti spinte all’individualismo e da frantumazioni che aggravano vari disagi, che cosa implicano le opzioni formative che sono state richiamate? Quali identità lavorative tendono a sviluppare? Le competenze che sembrerebbe importante mettere in campo a fronte delle problematiche complesse e di incerta natura possono essere promosse attraverso l’interiorizzazione di modelli? A che cosa ricollegare l’insistente richiesta di definire e possedere modelli professionali e operativi e come interagire con essa?
La formazione tra trasmissione di saperi costituiti e costruzioni di conoscenze…

Nelle varie forme e declinazioni che può assumere in molteplici contesti organizzativi e sociali, la formazione interagisce comunque con il sapere e la conoscenza e può appoggiarsi, sostenere e promuovere in diverse direzioni e con diverse modalità opportunità e capacità di acquisirli e utilizzarli.

A partire dalle radici etimologiche delle parole possiamo convenzionalmente intendere il sapere come insieme di concetti, di teorie, patrimonio stratificato nei secoli grazie all’espandersi e all’evolversi delle scienze, che è stato progressivamente consolidato e sistematizzato, anche per poter essere adeguatamente trasmesso e diffuso. La conoscenza può essere intesa come processo dinamico che i singoli, individualmente o in gruppo, sviluppano per accostarsi alla comprensione della realtà che li circonda e anche ai saperi che in essa sono incardinati e praticati.

A seconda dei contesti, delle attese, degli obiettivi, delle problematiche che ci si propone di affrontare con e nelle attività formative si può optare per fare in modo che i partecipanti siano principalmente sollecitati ad accedere a informazioni e contenuti depositati nelle diverse discipline, ipotizzando che l’appropriarsi di alcuni saperi, anche spesso rafforzato da indicazioni rispetto alle traduzioni operative, porti a migliorare competenze e a lavorare in modo più adeguato. D’altro lato ci si può orientare a creare le condizioni perché i singoli accanto al riferimento ai saperi consolidati, attivino attenzioni e considerazioni su dati incerti e provvisori presenti nei contesti operativi e investano nella ricerca di conoscenze più specifiche, non collaudate ma potenzialmente feconde. È questa l’opzione che viene sintetizzata nello slogan “imparare ad imparare” (traduzione da “learn to learn”) di cui da tanti anni si parla, ma di cui anche da altrettanti anni si sperimenta la distanza dalla realtà.

Quale valenza politica ha il ricorso prevalente o predominante al sapere costituito? Come il sapere finisce per essere collegato al potere che si esercita anche nelle micro-relazioni quotidiane?

IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE DI STUDIO

Primo giorno

* Mattina

All’inizio della mattinata vi sarà un contributo introduttivo di Achille Orsenigo finalizzato a rinominare le ipotesi condivise nelle giornate di studio dell’anno scorso “Senso e valore politico dell’agire nelle organizzazioni”. Successivamente gli interventi di Franca Olivetti Manoukian e di Sergio Manghi presenteranno alcune questioni di fondo per avviare un confronto sul senso politico delle attività formative nelle organizzazioni. Seguirà il dibattito.

* Pomeriggio

Nel pomeriggio verranno costituiti dei laboratori finalizzati ad analizzare alcune esperienze caratterizzate dal ricorso a metodologie e strumenti formativi che si presentano come innovativi e originali nel panorama degli interventi di formazione come ad esempio e-learnig, la scrittura autobiografica, il teatro di impresa, out door…

In ciascun laboratorio verranno presentate due esperienze diverse in modo da avviare il confronto tra i diversi partecipanti. La presentazione e la discussione di queste esperienze saranno orientate a esplorare gli orientamenti politici che ciascun metodo e strumento formativo sostiene o intende sostenere, le domande che vengono intercettate, i valori che sono veicolati, le premesse teoriche implicite, gli esiti attesi e inattesi.

Secondo giorno

Si prevede una tavola rotonda che cercherà di promuovere un confronto e un dialogo tra diverse politiche della formazione attraverso alcuni interrogativi cruciali: quali sono le rappresentazioni circolanti nel contesto sociale rispetto alla formazione? perché fare formazione nelle organizzazioni? chi chiede e chi propone interventi formativi quale senso e quale valenza politica attribuisce alla formazione? quali impatti ha la formazione rispetto alle problematiche sociale e ai cambiamenti nelle organizzazioni?

Alla tavola rotonda saranno invitate persone che hanno un ruolo e una funzione diversa nei processi formativi: committente, formatore, consulente, partecipante. Si prevede anche la partecipazione di una voce fuori campo per apportare sguardi e letture divergenti.
Iscrizione

Le iscrizioni verranno raccolte a partire da settembre attraverso una scheda di iscrizione che verrà successivamente spedita con il programma più dettagliato.

Per informazioni rivolgersi alla segreteria dello Studio APS telefonicamente (02-4694610) o via e-mail (studioaps@studioaps.it).

Quota di iscrizione :

1. partecipazione sostenuta dall’organizzazione: Euro 240,00 (IVA compresa);
2. partecipazione a titolo individuale: Euro 144,00 (IVA compresa);
3. partecipazione in gruppo (composto da minimo 4 persone): Euro 72,00 (IVA compresa).

Le modalità di pagamento verranno specificate in seguito, in occasione dell’invio della scheda di iscrizione.


Legge 15 luglio 2009, n. 94″Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 2009 – Supplemento ordinario n. 128

Legge 15 luglio 2009, n. 94″Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 2009 – Supplemento ordinario n. 128

L 94/2009

Blogged with the Flock Browser

Il Disinformatico: Sciopero dei blog il 14/7 (UPD 20090714)

Pubblicato con Flock

Banca della Memoria

Blogged with the Flock Browser

G8, L’Aquila, 8-10 luglio 2009

Pubblicato con Flock

G8, L’Aquila, 8-10 luglio 2009

Pubblicato con Flock

Codice degli Enti Non Profit. Enti non commerciali, Terzo settore, Onlus, Volontariato, Impresa sociale Gregorio Pietro D’Amato

Codice degli Enti Non Profit. Enti non commerciali, Terzo settore, Onlus, Volontariato, Impresa sociale Gregorio Pietro D’Amato

Pubblicato con Flock

Il Disinformatico: Dieci regole antibufala

Blogged with the Flock Browser

approvazione del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, il quinto provvedimento del pacchetto sicurezza approvato nel primo consiglio dei ministri del 21 maggio 2008.

Via libera definitivo del Senato al Ddl sicurezza. Si è concluso oggi l’iter parlamentare di approvazione del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, il quinto provvedimento del pacchetto sicurezza approvato nel primo consiglio dei ministri del 21 maggio 2008.

Cinque le macro aree di intervento individuate nel provvedimento:
• immigrazione clandestina;
• criminalità organizzata;
• criminalità diffusa;
• sicurezza stradale;
• decoro urbano..

Blogged with the Flock Browser

Codici Codice ipertestuale della Famiglia. Utet Giuridica

Codice ipertestuale della Famiglia

Commentario con banca dati di giurisprudenza e legislazione

Editore: Utet Giuridica <!– –>

Codici Codice ipertestuale della Famiglia. Utet Giuridica

Blogged with the Flock Browser

“legge Brunetta” n. 15 del 4 marzo 2009

Uno speciale sulla “legge Brunetta”, la famosa legge “anti fannulloni” n. 15 del 4 marzo 2009, che continua il percorso avviato dal “Dl 112″ e che mira a razionalizzare ed ottimizzare la produttività del lavoro pubblico.Gli esperti del Sole 24 ORE guidano passo passo alla comprensione e applicazione di tutti gli interventi: incarichi esterni, contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuative, consulenze, valutazione dei dipendenti, dirigenza e vice dirigenza, trasparenza, meritocrazia e responsabilità, contrattazione integrativa e altri istituti ancora sono passati al setaccio per fornire al lettore una bussola per orientarsi tra il vecchio e il nuovo.

Blogged with the Flock Browser

FECONDAZIONE GIOVANARDI CONTRO UTERI IN AFFITTO DIFENDO LEGGE 40 – Agenzia di stampa Asca

Blogged with the Flock Browser

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, scheda di Marta Fasola – LASTAMPA.it

Torna l’oltraggio a pubblico ufficiale. Nel primo articolo, sull’immigrazione, la legge reintroduce il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, depenalizzato nel 1999 (legge n. 205/99). «Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni», contro i due anni previsti prima della depenalizzazione. Inoltre la pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato; se la verità di fatto è però provata o in seguito l’ufficiale è condannato, l’autore dell’offesa non è punibile. Il reato si estingue se l’imputato ripara interamente il danno con un risarcimento sia nei confronti della persona offesa sia in quelli dell’ente a cui essa appartiene. Nel codice penale viene poi introdotta una norma che prevede la non punibilità per una serie di reati (tra i quali la nuova fattispecie di oltraggio) quando il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio o il pubblico impiegato abbia causato il fatto, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

Salvaguardia di edifici e mezzi di trasporto e decoro urbano. Nell’art. 3, sulla sicurezza pubblica, nell’intento di arginare il fenomeno dei cosiddetti writers o graffitari il reato di danneggiamento, che prevede un’ammenda sino a 2.582 euro o la permanenza domiciliare da 6 a 30 giorni o il lavoro di pubblica utilità da 10 giorni a 3 mesi (art. 635 c.p.), viene esteso anche agli “immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati”. La sospensione della pena viene subordinata alla ”eliminazione delle conseguenze dannose”, oppure –se l’imputato è d’accordo- ad un lavoro non retribuito a favore della comunità.
La modifica dell’art. 639 del c.p. aggrava poi le pene per deturpamento o imbrattamento dei beni immobili pubblici e privati –non solo nei centri storici- nonché su mezzi di trasporto pubblici o privati (auto, bus, treni, ecc.) con la reclusione da uno a sei mesi e un’ammenda da 300 a 1.000 euro. Se si deturpano o imbrattano cose di interesse storico o artistico, ovunque ubicate, la sanzione è aumentata e prevede la reclusione da 3 mesi ad un anno con una multa da 1.000 a 3.000 euro.
Inoltre, in caso di reiterazione del reato si procede d’ufficio, con una pena che va da tre mesi a due anni ed una multa che può arrivare a 10.000 euro. Una multa fino a 1.000 euro è prevista per “chiunque vende bombolette spray contenenti vernici non biodegradabili ai minori di diciotto anni”. La legge stabilisce inoltre che le multe “previste dai regolamenti ed ordinanze comunali per chiunque insozzi le pubbliche vie non possono essere inferiori all’importo di 500 euro”. Mentre “chiunque insozza le pubbliche strade gettando rifiuti od oggetti dai veicoli in movimento o in sosta è punito con la sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro”.

Occupazione abusiva di suolo pubblico. La legge accorda ai sindaci ed ai prefetti nuovi poteri in materia di occupazione abusiva di suolo pubblico, vale a dire quando qualcuno invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne profitto (art. 633 c.p.), oppure quando strade, fasce di rispetto, marciapiedi vengono occupati con veicoli, baracche, tende e simili, con chioschi, edicole od altre installazioni (art. 20 codice della strada). I sindaci, per le strade urbane, e i prefetti, per quelle extraurbane – o, quando ricorrono motivi di sicurezza pubblica, per ogni luogo – possono ordinare l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti. Se si tratta di occupazione a fine di commercio, poi, è prevista la chiusura dell’esercizio fino al pieno ripristino dei luoghi e al pagamento delle spese. Stessi provvedimenti per l’esercente che non pulisca o non tenga in ordine gli spazi pubblici di fronte al suo locale.

I maggiorenni responsabili dei delitti dei minori. Vengono aggravate le pene applicate al correo maggiorenne. Sono, infatti, applicabili le aggravanti nei confronti delle persone maggiorenni che concorrono nel reato con un minore di anni 18 o con una persona in stato di infermità o di deficienza psichica. La norma mira a fungere da deterrente per bloccare il fenomeno prima che l’effetto emulazione e le condotte violente che si vanno diffondendo in età scolare rendano il fenomeno inarrestabile.

No all’accattonaggio dei minori. Riprendendo un disegno di legge della precedente legislatura, rischierà fino a tre anni di carcere chi, per mendicare, si avvale di chi ha meno di 14 anni o permette che il minorenne, sottoposto alla sua autorità o affidato alla sua custodia o vigilanza, mendichi, oppure permette che altre persone se ne avvalgano per mendicare. Inoltre, per i reati di riduzione in schiavitù, tratta di persone ed acquisto e alienazione di schiavi, commessi dal genitore o dal tutore vengono introdotte pene accessorie quali la perdita della potestà di genitore o interdizione perpetua da qualsiasi forma di sostegno, tutela e cura.

Più grave la truffa contro le persone indifese. Con la modifica dell’art. 640 c.p. , che disciplina il delitto di truffa, viene introdotta come nuova circostanza aggravante, «l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa», anche in riferimento al caso di chi approfitti dell’età avanzata della persona che ha subito il danno.

Requisiti ed albo dei buttafuori. La legge detta norme precise su «l’impiego di personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento o di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, anche a tutela dell’incolumità dei presenti. L’espletamento di tali servizi non comporta l’attribuzione di pubbliche qualifiche. È’ vietato l’uso di armi, di oggetti atti ad offendere e di qualunque strumento di coazione fisica». «Il personale addetto ai servizi è iscritto in apposito elenco, tenuto anche in forma telematica dal prefetto competente per territorio». Un decreto del Ministro dell’interno, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, fisserà i requisiti per l’iscrizione nell’elenco nonché le modalità per la selezione e la formazione del personale. Chi non risponde ai requisiti fissati non potrà svolgere l’attività a rischio di una multa da 1.500 a 5.000 euro, che vale anche per chi impiega personale non autorizzato.

Bombolette antiaggressione. La legge attribuisce al Ministro dell’interno il compito di definire le caratteristiche tecniche degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un prodotto naturale a base di olio di peperoncino e «che non abbiano l’attitudine a recare offesa alla persona». Il Ministero dell’Interno è autorizzato ad emanare il relativo regolamento -di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali- entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

Ritiro della patente di guida. «È sempre disposta la confisca amministrativa del veicolo intestato al conducente sprovvisto di copertura assicurativa quando sia fatto circolare con documenti assicurativi falsi o contraffatti». Inoltre, a chi falsifica i documenti assicurativi viene sospesa la patente per un anno. Con la modifica di varie norme del codice della strada, nel caso di guida in stato di alterazione per uso di alcool o sostanze stupefacenti, è previsto un raddoppio della durata della sospensione della patente se il veicolo con il quale è stato commesso il reato appartiene a persona estranea al reato; la modifica del testo unico stupefacenti prolunga il termine di possibile sospensione della patente da un anno a tre anni.

Registro dei senza fissa dimora. «La persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha stabilito il proprio domicilio. La persona stessa, al momento della richiesta di iscrizione, è tenuta a fornire all’ufficio di anagrafe gli elementi necessari allo svolgimento degli accertamenti atti a stabilire l’effettiva sussistenza del domicilio. In mancanza del domicilio, si considera residente nel comune di nascita». Presso il Ministero dell’interno è istituito un apposito registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora.

Le ronde. «I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». «I sindaci si avvalgono, in via prioritaria, di quelle costituite tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell’ordine, alle Forze armate e agli altri Corpi dello Stato». «Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto, previa verifica da parte dello stesso». Con decreto del Ministro dell’Interno, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sono determinati gli ambiti operativi delle disposizioni ed i requisiti per l’iscrizione nell’elenco.

Contro la criminalità organizzata – Lavori pubblici. Nell’azione di prevenzione delle infiltrazioni mafiose, «il prefetto può disporre accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici». Modificando il codice dei contratti pubblici, vengono esclusi dalla partecipazione alle gare soggetti che, essendo stati vittime di concussione o estorsione aggravata, non risultino aver denunciato i fatti all’autorità giudiziaria.

Contro la criminalità organizzata – 41-bis. La modifica dell’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario riconosce al Ministro dell’Interno il potere di richiedere al Ministro della giustizia l’emissione del provvedimento che dispone il regime carcerario speciale; la durata del provvedimento viene innalzata a 4 anni (attualmente va da un minimo di un anno ad un massimo di due); la proroga potrà essere biennale (oggi è annuale), disposta solo quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l’associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno. La legge, inoltre, punisce con la reclusione chi consente a un detenuto sottoposto al regime carcerario speciale di comunicare con altri in elusione delle prescrizioni imposte.

Reato di clandestinità. La legge classifica l’ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato come contravvenzione, con un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Non è previsto il carcere, ma non è possibile applicare l’articolo 162 del codice penale (Oblazione nelle contravvenzioni), perciò il pagamento di una somma di denaro non estingue il reato. Ai fini dell’esecuzione dell’espulsione dello straniero denunciato per il reato di clandestinità non è richiesto il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria competente all’accertamento del reato. Il questore comunica all’autorità giudiziaria l’avvenuta esecuzione dell’espulsione. Il giudice, acquisita la notizia dell’esecuzione dell’espulsione o del respingimento, pronuncia sentenza di non luogo a procedere. Se tuttavia lo straniero rientra illegalmente nel territorio dello Stato prima che sia decorso il termine previsto (di solito dieci anni, ma mai meno di cinque) viene applicato l’articolo 345 c.p.p., relativo alla riproponibilità dell’azione penale per il medesimo fatto e nei confronti della medesima persona pur in presenza di una sentenza di non luogo a procedere.

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ogni atto diretto «a procurare illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato od in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente», nonché la condotta di chiunque promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni contenute nel testo unico dell’immigrazione (D.Lgs 25 luglio 1998, n. 286). Per quanto riguarda la pena, è confermata la reclusione da uno a cinque anni e una pena pecuniaria di 15.000 euro per ogni clandestino di cui si sia favorita l’immigrazione. Rispetto alla norma precedente, che prevedeva una multa fino a 15.000 euro a persona, viene eliminata ogni valutazione discrezionale da parte del giudice.

Rischia il carcere chi affitta ai clandestini. «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

Fondo per i rimpatri. «È istituito, presso il Ministero dell’interno, un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza». Nel Fondo confluiscono la metà del gettito del contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, nonché i contributi eventualmente disposti dall’Unione europea per le finalità del Fondo medesimo. La quota residua è assegnata al Ministero dell’Interno, per gli oneri connessi alle attività istruttorie inerenti al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno.

Contrasto ai clandestini presenti sul territorio – Il permesso di soggiorno per gli atti di stato civile. Il permesso di soggiorno dovrà essere esibito oltre che per il rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero (come già previsto dal Testo unico sull’immigrazione) anche per gli atti di stato civile o relativi all’accesso a pubblici servizi. Nella definizione di atti di stato civile sono compresi documenti quali gli atti di acquisto della cittadinanza, gli atti di nascita, filiazione e adozione, gli atti di matrimonio, di morte. Tra i pubblici servizi ad accesso individuale sono annoverati i servizi sociali, sanitari, scolastici e i servizi pubblici locali (trasporto pubblico locale, erogazione di energia elettrica, gas, acqua, ecc.).

Contrasto ai clandestini presenti sul territorio – La denuncia degli agenti. Gli agenti in attività finanziaria che prestano servizi di trasferimento fondi (money transfer) acquisiscono e conservano per dieci anni copia del permesso di soggiorno se chi ordina l’operazione è un cittadino extracomunitario. In mancanza del titolo gli agenti effettuano, entro dodici ore, apposita segnalazione all’autorità locale di pubblica sicurezza, trasmettendo i dati identificativi del soggetto. Il mancato rispetto di tale disposizione è sanzionato con la cancellazione dall’elenco degli agenti in attività finanziaria.

I centri di identificazione ed espulsione. Sarà possibile prorogare sino ad un massimo di 180 giorni il periodo di trattenimento degli immigrati clandestini nei centri di identificazione ed espulsione (CIE). La norma si applica anche agli stranieri già presenti nei CIE alla data di entrata in vigore della legge.

Limitazione del divieto di espulsione. La legge limita il divieto di espulsione e di respingimento degli stranieri conviventi con parenti italiani, ai soli parenti entro il secondo grado, invece del quarto.

Verifica della casa. La legge prevede che a seguito dell’iscrizione anagrafica e delle richieste di variazione, gli uffici comunali possano procedere alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui si intende fissare la propria residenza. La norma fa riferimento all’Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente del 1954.
Per lo straniero che richiede il ricongiungimento familiare i requisiti di idoneità igienico-sanitaria dell’alloggio non vengono più accertati dall’Azienda unità sanitaria locale, ma dai competenti uffici comunali, insieme con l’idoneità abitativa.

Permesso di soggiorno più difficile. Permesso ‘a punti’. Con modifica del testo unico sull’immigrazione, viene introdotta la definizione del concetto di “integrazione” e prevede, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, l’obbligo per lo straniero di stipulare un “accordo di integrazione”, articolato su crediti, la cui disciplina è rimessa a un regolamento da emanare. La perdita integrale dei crediti comporta la revoca del titolo di soggiorno e l’espulsione amministrativa dello straniero.

Costi e tempi del rilascio del permesso. La richiesta di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno prevede un versamento di un contributo tra 80 e 200 euro, il cui ammontare sarà stabilito dal Ministro dell’Economia. È previsto un unico termine – 60 giorni prima della scadenza – per la richiesta di rinnovo.

Test di italiano. «Il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo è subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana, le cui modalità di svolgimento sono determinate con decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca».

Condizioni più restrittive per l’ingresso. Alle condizioni che impediscono l’ingresso dello straniero in Italia vengono aggiunte le condanne con sentenza non definitiva e la condanna definitiva per reati in materia di tutela del diritto d’autore e contraffazione di marchi o prodotti industriali.

Dopo il matrimonio due anni per diventare cittadino italiano. Passa da sei mesi a due anni il periodo di residenza in Italia necessario dopo il matrimonio per lo straniero che sposi un cittadino italiano. Resta di tre anni per lo straniero residente all’estero. In entrambi i casi il periodo viene dimezzato in presenza di figli nati ‘dai coniugi’. Per contrarre matrimonio lo straniero deve esibire « un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano». Le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza sono soggette al pagamento di un contributo di importo pari a 200 euro.

Status di rifugiato. Nella disciplina per la concessione del riconoscimento dello status di rifugiato vengono modificate le procedure per il ricorso giurisdizionale contro le decisioni relative alle domande di riconoscimento, per trasferire alcune prerogative (obbligo di notifica, possibilità di stare in giudizio) dalla Commissione nazionale per il diritto d’asilo al Ministero dell’Interno che le svolge tramite la Commissione stessa.

Pubblicato con Flock

PD CACCIARI SENZA CHIAMPARINO E BATTAGLIA CON LA CERBOTTANA – Agenzia di stampa Asca

Il ritiro della candidatura del Sindaco di Torino Sergio Chiamparino a segretario del Partito democratico ”senza dubbio riduce l’offerta politica. La sua candidatura sarebbe stata molto significativa per ragioni politiche e geopolitiche”. Cosi’, il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, in un’intervista al Giornale.”Bisogna vedere quanto Franceschini e Bersani, che sembrano profilarsi come candidati unici, riusciranno con i loro programmi a coprire lo spazio che era proprio di Chiamparino”. Cacciari sottolinea che e’ ”difficile fare le battaglie con frecce e cerbottana” soprattutto considerando che ”nessun ministro dei governi di sinistra” e’ mai stato originario del Nord est mentre il governo Berlusconi esprime ”tre ministri chiave” di quest’area.

PD CACCIARI SENZA CHIAMPARINO E BATTAGLIA CON LA CERBOTTANA – Agenzia di stampa Asca

Pubblicato con Flock

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 270 other followers