Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica – 2009

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Buon cammino nel 2010



Siamo nel gorgo di quello che lo studioso del linguaggio Raffaello Simone chiama la “Terza fase”, dopo l’invenzione della scrittura e l’invenzione della stampa:

 

sappiamo moltissime cose che, in effetti, non abbiamo mai letto da nessuna parte, tantomeno sui libri: possiamo averle semplicemente ‘viste’ in televisione, al cinema, su un giornale o magari ‘lette’ sullo schermo di un computer. Possiamo anche averle ‘sentite’, e non dalla viva voce di qualcuno, ma da una radio (1)

 

Perché parlarne sul limitare di un anno e proiettati su quello futuro?

Perché la parola e le parole della comunicazione pubblica negli ultimi mesi si sono trasformate in armi e in pallottole. Succede che le potenzialità delle parole pensate, dette, scritte e poi facilmente gettate nei nuovi mezzi che abbiamo a disposizione invece di accrescere il legame sociale ci trasformano in nemici comunicativi.

Se comprendiamo che il linguaggio ha qualcosa in sé che lo rende sacro (nel senso di degno di venerazione e rispetto) possiamo, come singole persone responsabili delle proprie azioni, opporci alla sua degradazione.

La nostra dotazione genetica e culturale di “fare lògos” consente di:

 

Staccarsi dall’immediatezza, parlarci del passato e del futuro, parlarci del solo possibile, e perfino dell’impossibile e dell’irreale … potendoci riferire con i nostri discorsi anche a ciò che ancora non è o che è solo possibile o irreale, il discorso e solo il discorso è la condizione che ci permette di discutere, dire e capire “ciò che è utile e ciò che è nocivo e, quindi, ciò che è giusto e ciò che non è giusto” (Aristotele) (2)

 

Si può andare alle origini e far riverberare dentro di noi il famoso incipit del Vangelo di Giovanni:

 

in principio era la parola

 

Si può riflettere sulla continua ed incessante elaborazione che i parlanti hanno fatto per rendere significativo il Lògos greco:

verbo, parola, discorso, affermazione, argomento, cosa, resoconto, notizia, calcolo, ragionamento, fatto, causa questione, scritto, rivelazione divina, ragione, pensiero logico, valutazione.

 

Si può passare per William Shakespeare, l’”inventore” dell’uomo moderno, che non è solo un virtuoso del gusto della parola, ma – al contrario – un interprete della sua capacità di conoscere il mondo o di descrivere in anticipo di tre secoli le moderne teorie sulle fasi della vita:

 

 Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate. Ed ognuno, nel tempo che gli è dato, recita molte parti, e gli atti son costituiti dalle sue sette età. Dapprima l’infante che miaùla e vomita in braccio alla balia … poi lo scolaretto piagnucoloso che, la cartella sott’il braccio e la faccia lustra e mattiniera si trascina come una lumaca, di malavoglia, a scuola. E poi l’innamorato, che sospira quanto una fornace, con in serbo una malinconica ballata in onore delle sopracciglia della sua amante. E poi un soldato pieno di bestemmie … e poi il magistrato con la sua bella pancia rotonda lardellata di capponi …. La sesta età si trasporta entro il magro Pantalone in pantofole, con gli occhiali sul naso …. L’ultima scena consiste in una seconda infanzia e in un puro oblio: senza denti, senza occhi, senza gusto, senza nulla (3)

 

Si può divertirsi ancora a rileggere gli elenchi di varianti delle parole che Carlo Emilio Gadda ed i suoi amici compilavano nei loro incontri conviviali. Alberto Arbasino (4) racconta che Gadda e il critico Gianfranco Contini giravano per le pinacoteche di provincia a guardare i ritratti d’epoca, per dedurre da essi la vita privata, i vizi e i tic di quei personaggi. Alla caccia, potremmo dire, di episodi rivelatori del carattere. In quelle scorribande culturali emergevano, usando “con gusto esplosivo e disperato … la madornale figura retorica della Enumerazione” liste irresistibili di lemmari, ossia elenchi infiniti di parole tese a definire nei più reconditi angoli le situazioni culturali e rivelare le persone:

seggiole, cuscini, tavolini, lettini: la chincaglieria del salotto e il bazàr del salone, e la pelle d’orso bianco con il muso disteso e gli unghioni rotondi (che solevano gracchiare sul lucido appena pestarli), e i comò e i canapè e il cavallo a dóndolo del Luciano, e il busto in gesso del bisnonno Cavenaghi eternamente pericolante sul suo colonnino a torciglione: e bomboniere, Lari, leonesse, orologi a pendolo, vasi di ciliege sotto spirito, orinali pieni di castagne secche, il tombolo di Cantù della nonna Bertagnoni, rotoli di tappeti e batterie di pantofole snidate da sotto i letti, e tutti insomma gli ingredienti e gli aggeggi della prudenza e della demenza domestica

Saccheggiavano i libri francesi nelle loro biblioteche:

 Quanti participii: touché, flatté, blasé, fané, flambé, fouetté, suranné, saccadé, ravagé, démodé, faisandé, délabré, corseté, renversé, désabusé, ratatiné, capitonné, bouleversé, navré… Nonché bien rangé, collet monte, quel toupet, tourniquet, piquet, bouquet, chucho-ter, randonnée, grasse matinée, valse chaloupée… E poi, tranchant, servant, revenant, en passant, soi-disant, ci-devant, vol-au-vent, porte-enfant,   clopin-clopant,   grisonnant,   pliant, trau-d’unìon, glissons, asseyons-nous, coup de foudre, pied-à-terre, savoir faire, fou rire, faute de mieux, et patati, et patata…

E ancora sotto il controllo degli assensi ingegnereschi, durante le digestioni ancora a tavola: remarque, malaise, migrarne, rancune, amertume, pruderie, disette, charrette, gigolette, bellàtre, caniche, barbiche, corbeille, défaillance, mesaillance, entourage, escamotage, retour d’àge, cauchemar, fard, tuyau, petit-gris, demi-vierges, épaves, dormeuse, armoire-à-glace, à brùle-pourpoint, gaffe, gauche (nel senso di ‘maldestro’), gli onnipresenti potins e trumeaux e « quelle horreur! »… E nella stessa frase, ‘fluendy’: sbarbatlà, sgagnuflà, scapùssà, pastrùgnà, paciùgà, caragnà, ciciarà, nasùstà, vusà, bragia, pacià, barbuta, gnanfà, sciuscià, usmà, sguaità, lùmà, bufa, bastarnà, tananà, tanavèi, gasaghé, belee… Smorbi, sbenfi, spatùss, sgambèrsula, vegiàbul, mugnaga, cucalla, brùgna, e-peu-pù, mavalà, al dì d’incoeu… Scattlada, scalvada, barnasc, pergnocch… Bragalón, garùvlón, luitón, rùsnón, stragión, scavión, scursón, da scundón, carimalón, mutrignón, calsunón, arbión… Biott, crott, baslott, pepiatt, masott, malnatt, magateli, basell, lampett, ciappett  …

 

Certo: non siamo Giovanni, Shakespeare, Carlo Emilio Gadda. Tuttavia una cosa possiamo fare: prima di premere il tasto Enter e mandare in rete le nostre parole proviamo a respirare più a lungo, a rileggere e a pensare alla responsabilità che ci assumiamo individualmente nel contribuire al brusio delle parole.

 

L’augurio per il 2010, quindi, è che le parole diventino strumento per ritrovare e costruire relazioni significative.

 

Buon cammino nel 2010

 

1 Gennaio 2010

 

Paolo e Luciana

 

(1)    Raffaello Simone,  La Terza fase, forme del sapere che stiamo perdendo, Laterza editore, 2000, p. XI

(2)    Tullio De Mauro, Capire le parole, Laterza, 1994, p. 146

(3)    William Shakespeare, Come vi piace (1600)

Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu, Adelphi, 2008, pagg. 23, 24,

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Dieci protagonisti per l’Italia: Roberto Saviano – Il Sole 24 ORE

Roberto Saviano 30 anni Scrittore, autore di «Gomorra» Per aver lodato l’impegno del mondo dell’industria nella lotta alla criminalità organizzata, rinforzando l’idea di un meridione del futuro libero dalle mafieIn una recente intervista a Panorama lo scrittore Roberto Saviano ha lodato l’impegno di Confindustria contro la criminalità organizzata al Sud: lo segnaliamo dunque tra gli uomini dell’economia 2009 come simbolo di un Mezzogiorno che sa che, senza legalità, non ci sarà ripresa. Leader come Ivan Lo Bello, Antonello Montante, Cristiana Coppola lavorano per un’industria che porti al Sud benessere e circolo virtuoso di lavoro e professioni, togliendo consenso sociale a mafie e camorre. Primo critico della mafia globalizzata, Saviano è per tanti giovani la prova che il Meridione del futuro s’è liberato da Cosa Nostra. E nel mondo «il caso Saviano» prova che questo futuro è già il presente.

Dieci protagonisti per l’Italia: l’uomo dell’anno è Tremonti – Il Sole 24 ORE

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Dieci protagonisti per l’Italia: l’uomo dell’anno è Tremonti – Il Sole 24 ORE

…. L’uomo dell’anno è Giulio TremontiIl ministro dell’Economia ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisiÈ Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, l’uomo dell’anno economico italiano 2009, secondo il panel del Sole 24 Ore. Nato a Sondrio nel 1947, professore all’università di Pavia, autore di best seller critici sulla globalizzazione e il “mercatismo”, capace di passare le notti sui saggi della New York Review of Books, discutere a brutto muso alla Bocconi con gli economisti Monti e Tabellini, amato, rispettato, criticato, temuto ma alla fine eletto al quinto posto dei ministri economici europei dal Financial Times. Nella crisi più grave dal ’29 Tremonti ha accentrato nelle sue mani il timone economico, spesso scontrandosi con i colleghi di governo. Recuperando circa 95 miliardi di euro con lo scudo fiscale (coadiuvato dall’inesauribile direttore delle entrate Attilio Befera), misura lodata da Le Monde, blindando la Finanziaria, non cedendo sulle richieste di spesa, Tremonti ha dato, nel caos politico, almeno un punto di riferimento chiaro. Il suo stile alla Mourinho può non piacere, troppo solitario, la competenza screziata dal narcisismo, qualche litigio superfluo: ma amici e nemici sanno sempre qual è la direzione e, in un’Italia che non sta guadagnando punti nel mondo, Tremonti è rispettato dai colleghi europei e americani. Aver fatto doppiare il capo più insidioso della crisi mondiale al nostro paese gli merita la nostra scelta di uomo del 2009 …

l’intero articolo qui:
Dieci protagonisti per l’Italia: l’uomo dell’anno è Tremonti – Il Sole 24 ORE

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i messaggi di fine anno dei Presidenti della Repubblica, su radioRadicale.it

Da Sandro Pertini fino a Giorgio Napolitano, dal 1980 al 2008, tutti i messaggi di fine anno dei Presidenti della Repubblica sono stati registrati integralmente da Radio Radicale, e sono da oggi disponibili online nella loro versione integrale, in audio o video sul sito RadioRadicale.it.

Il messaggio di fine anno è uno dei momenti più importanti in cui la figura istituzionale più autorevole dell’ordinamento italiano si rivolge direttamente ai cittadini.

ImmaginePresidenti
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LUCA RICOLFI, L’irripetibile congiunzione astrale delle riforme – LASTAMPA.it

Come cittadino, mi auguro naturalmente che i due schieramenti si mettano d’accordo sulle regole del gioco. Ma ancora di più mi auguro che, anziché continuare a delegittimarsi a vicenda, approfittino della miracolosa congiunzione astrale che ci attende – tre anni senza elezioni – per competere fra loro nel compito che entrambi assegnano a se stessi, quello di rendere l’Italia di domani un po’ più moderna e più libera dell’Italia di oggi.

L’irripetibile congiunzione astrale delle riforme – LASTAMPA.it

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Ilvo Diamanti, Benvenuto figlio unico! – Bussole – Repubblica.it

i nuovi quartieri sono affollati da estranei. Così capita sempre più spesso di imbattersi in una bifamiliare imbandierata che celebra l’arrivo di Tito, Giorgia, Marco, Camilla, Matteo. Figli primogeniti e unici di genitori entusiasti di comunicare a tutti – persone note e sconosciute – la loro gioia. Perché il loro Signore: è nato. Difficile immaginare un atteggiamento simile a casa dei miei nonni quando “arrivarono” i miei genitori. Negli anni Venti del secolo scorso. Mia madre: settima di nove figli. Mio padre: sesto di otto.La loro casa – per anni e anni – avrebbe dovuto essere addobbata a tempo pieno. Come tutte quelle intorno. D’altra parte, la famiglie contadine e quelle povere facevano molti figli. La famiglia di mia madre era contadina, quella di mio padre povera. Oggi le famiglie povere sono “invisibili”. Nascondono la loro condizione. Quelle contadine non ci sono quasi più. Le famiglie numerose, con tanti figli, sono, perlopiù, composte da stranieri. Spesso povere. Oppure, al contrario, si tratta di famiglie ricche e borghesi. In entrambi i casi: difficilmente gridano al mondo la nascita di un nuovo figlio.

l’intero articolo qui:
Benvenuto figlio unico! – Bussole – Repubblica.it

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Regolarizzazione colf e badanti: Legge 3 agosto 2009 n. 102.

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Un’alternativa alla riduzione dei Comuni? La soluzione originale della Provincia autonoma di Trento, di Sara Parolari

Un’alternativa alla riduzione dei Comuni? La soluzione originale della Provincia autonoma di Trento

Sara Perolari (22-12-2009)

Un'alternativa alla riduzione dei Comuni? La soluzione originale della Provincia autonoma di Trento - autonomie locali - dottrina -

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È ormai da tempo che tra i temi caldi della discussione politica italiana si è affermata la questione della necessità o meno di razionalizzare il quadro istituzionale sub-statale, da una parte, mediante l’eliminazione di enti, quali le Province, da più parti ritenute inutili e dispendiose, dall’altra, mediante l’accorpamento dei Comuni di piccoli dimensioni o, quantomeno, la gestione associata obbligatoria di parte delle loro funzioni.
L’ultima ipotesi menzionata è particolarmente controversa: a fronte di coloro che ritengono che un ridimensionamento dei Comuni produrrebbe il benefico effetto di ridurre le spese e garantire maggiore qualità ed efficienza dei servizi, si riscontra l’opinione contraria di coloro secondo i quali un accorpamento dei micro Comuni cancellerebbe irreversibilmente le identità municipali con le loro molteplici e tipiche specificità.
Nonostante i buoni propositi tramutatisi anche in alcuni tentativi di riforma (a partire dalla L. 142/1990), ad oggi ai proclami politici nella direzione di un accorpamento comunale non ha fatto seguito, a livello nazionale, un cambiamento realmente significativo…
(segue)

Un’alternativa alla riduzione dei Comuni? La soluzione originale della Provincia autonoma di Trento – autonomie locali – dottrina -

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L’Inps ha ridisegnato il processo dell’invalidità civile a partire dal 1° gennaio 2010 con circolare n. 131 del 28/12/2009


L’Inps ha ridisegnato il processo dell’invalidità civile a partire dal 1° gennaio 2010 con circolare n. 131 del 28/12/2009. L’obiettivo dell’Istituto previdenziale è quello di contenere i tempi di liquidazione entro i 120 giorni e di rendere trasparente le fasi del processo di definizione delle richieste di invalidità civile.
Per attuare questi obbiettivi l’Inps ha introdotto:
- Il fascicolo elettronico delle prestazioni, evitando cosi il trasferimento delle pratiche cartacee tra gli uffici con notevole perdita di tempo;
- Il monitoraggio delle fasi di lavorazione del processo;
- La trasparenza dei parametri di qualità e quantità delle prestazioni in oggetto cosi come avviene per le altre prestazioni pensionistiche. Questo punto poteva essere realizzato anche prima in quanto l’Istituto era nelle condizioni di poterlo fare avendo a disposizione i dati relativi alle richieste;
- La presentazione per via telematica delle richieste di invalidità civile.
Inoltre, le commissioni di accertamento sanitario sono integrate da un medico del’Inps. Questo adempimento potrebbe causare dei ritardi nei tempi di definizioni delle domande di invalidità da lavoro nel caso in cui l’Istituto non provveda a reclutare altri medici.
E’ prevista la costituzione del Comitato tecnico con le Regioni e della Consulta nazionale, aperta a tutti i soggetti che si attivano nel processo, per poter monitorare l’avvio della riforma.
L’invalidità civile pesa notevolmente nel bilancio dell’Inps:
- 2006 = 13,5 miliardi con 2,2 milioni di beneficiari
- 2009 = 16 miliardi
- 2010 = 17 miliardi con 2,8 milioni di beneficiari.
Le ultime verifiche straordinarie dell’Inps sulle prestazioni di invalidità civile presentano i seguenti risultati:
- l’11% delle prestazioni non sono state confermate;
- il 10% di soggetti non si è presentato a visita e rischia la revoca della prestazione.
La necessità di avviare il nuovo processo dell’invalidità civile dimostra ancora una volta che quando un processo di produzione di un servizio interessa più enti non è facile realizzare rapporti di collaborazione e di integrazione al fine di realizzare una offerta di servizi efficace ed efficiente. Per esempio il fascicolo elettronico delle prestazioni ed il monitoraggio del processo potevano essere realizzati prima senza aspettare una legge che imponga comportamenti e disegni un nuovo processo.
In questo caso il patrimonio di conoscenze e di nuove tecnologie dell’Inps aiuta molto a realizzare efficienza ed efficacia nel processo dell’invalidità civile.

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Istat, Condizioni di vita e distribuzione del reddito in Italia

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Mario Deaglio, Il futuro frugale che ci aspetta – LASTAMPA.it

E’ degno di nota che alcuni operatori finanziari hanno prefigurato un «futuro frugale» (Merrill Lynch) e una «nuova normalità» (la Pimco, società di gestione di fondi), ossia un assetto sociale che sostanzialmente non può più permettersi le sicurezze e le opulenze di qualche anno fa. The Economist e altri periodici di grande influenza discutono in termini non certo trionfalistici su ciò che può avvenire dopo la tempesta. Tutto ciò trova un contrappunto in numerose, autorevoli voci non economiche che parlano di «sobrietà» necessaria nei Paesi ricchi e non solo in campo economico; in questo contesto occorre segnalare, tra le altre, le parole del Presidente della Repubblica e quelle del Pontefice. Insomma, non se ne può proprio più dell’attenzione spasmodica a listini azionari che rappresentano sempre meno la realtà dell’economia e a dati statistici destinati a essere corretti, in genere in peggio, nel giro di poche settimane. Si può però ragionevolmente sperare che il Nuovo Anno porti a nuove cautele e più ampi orizzonti, a nuovi progetti di crescita mondiale da attuarsi in tempi medio-lunghi, meno squilibrati di quelli di un passato recente.

l’intero articolo qui:

Il futuro frugale che ci aspetta – LASTAMPA.it

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Istat: fino a 40 anni i giovani a casa con mamma e papà

Giovani a casa con mamma e papà: il 72,9% degli italiani fra i 18 e i 39 anni vive ancora con i propri genitori. Solo il 20,8% ha …
Istat: fino a 40 anni i giovania casa con mamma e papà

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D.D.L. 22/12/2009,ddl S 1790-b: finanziaria 2010 (approvato in via definitiva dal Senato il 22/12/2009)

D.D.L. 22/12/2009,ddl S 1790-b: finanziaria 2010 (approvato in via definitiva dal Senato il 22/12/2009)

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Ma perché muore tutta questa gente in montagna? 28/12/2009

Ieri il capo della protezione civile ha pronunciato parole assai severe: «Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi. Oltre alle emergenze legate alle alluvioni c’è anche il dolore per i nostri ragazzi morti in Trentino nel tentativo di salvare la vita ad altri. Basta morire per gli errori altrui».

 2 Ha ragione?
 Ha ragione. I due friulani erano usciti senza l’Arva, lo strumento di radiotrasmissione che consente la localizzazione sotto la neve. Non devono neanche essersi informati, prima di mettersi in viaggio: il rischio che cada una valanga è calcolabile e in questo periodo ci sono escursioni termiche piuttosto accentuate che rendono instabili le masse nevose. È certo che se Andreatta e Baron avessero chiesto, gli avrebbero sconsigliato l’escursione.

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Istat, Cittadini e nuove tecnologie

L’86% dei igovani di 15-19 anni usa il pc e oltre l’82% naviga sul web ….

vedi:
Cittadini e nuove tecnologie

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Qualità della vita 2009: Pagella finale – Il Sole 24 ORE

Il dossier realizzato dal Sole-24 Ore misura da vent’anni la vivibilità delle 107 province italiane attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche.Dal reddito all’occupazione, dalla natalità alla sanità, dai reati alle opportunità per il tempo libero, ecco il nostro ritratto dell’Italia. Nel 2009 sale sul podio Trieste che già nel 2005 era stata selezionata come la regina delle province.

Qualità della vita 2009: Pagella finale – Il Sole 24 ORE

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Istat, Difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e criticità nei percorsi di vita femminili, 2009

La possibilità di analizzare le transizioni registratesi in ambito sia familiare sia lavorativo, e come queste si siano combinate tra loro, rappresenta una novità assoluta dal punto di vista della produzione di dati ufficiali.Molti dei quesiti rivolti agli intervistati in occasione della prima indagine miravano, oltre che a ricostruire il profilo iniziale dell’individuo e del suo contesto familiare e lavorativo, anche a conoscere l’insieme di opinioni, valori e atteggiamenti rispetto ad una serie di affermazioni su matrimonio e figli e le sue aspettative di cambiamento e i progetti in attesa di concretizzazione nei tre anni successivi, espressi attraverso le intenzioni di lasciare la casa dei genitori, di sposarsi, di avere figli, o attraverso la possibilità di smettere di lavorare, di cambiare lavoro, di stabilizzarsi.A poco più di tre anni di distanza, l’indagine di ritorno ha permesso di verificare l’esito delle intenzioni e dei cambiamenti attesi. La realizzazione o la mancata realizzazione dei progetti o delle intenzioni e le motivazioni addotte a questi esiti possono chiarire alcune delle complessità nelle dinamiche familiari e lavorative di questi anni e sono oggetto di analisi di tutto il rapporto.

Difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e criticità nei percorsi di vita femminili

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Le Istituzioni del Federalismo, rivista Maggioli editore

Le Istituzioni del Federalismo

 

Bimestrale di studi giuridici e politici della Regione Emilia Romagna

 

“Le Istituzioni del Federalismo” è la rivista bimestrale, a carattere prevalentemente monografico, di studi giuridici e politici, che approfondisce e illustra con chiarezza gli aspetti giuridici, politici e gestionali delle tematiche fondamentali e delle questioni emergenti in materia di autonomie e decentramento amministrativo.

La rivista tratta temi di straordinaria attualità per l’intero sistema delle autonomie, tra cui:
Cooperazione e competenze regionali;
Governance, regioni, Europa;
Istruzione, scuola e formazione: nuove competenze per nuovi percorsi formativi;
Immigrazione, nuove povertà e integrazione sociale;
Programmazione del territorio tra tutela e sviluppo.

Gli autori che collaborano con la rivista sono individuati tra docenti e ricercatori universitari, funzionari e amministratori pubblici, per garantire un elevato contenuto scientifico dei contributi ma sempre mantenendo una particolare attenzione alle professionalità ed esperienze maturate all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Periodici Maggioli – Programma abbonamenti 2010 – Le riviste per la P.A. e i professionisti

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Spunti n. 12, StudioAPS AnalisiPsicoSociologica, 2009

Spunti 12/2009

Senso e valore politico dell’agire nelle organizzazioni

Ottobre 2009 – anno X n. 12

In questo numero:

  1. Spunti

    di Francesco d’Angella
    scarica l’articolo 198 KB

  2. La valenza politica dell’agire nelle organizzazioni lavorative

    di Achille Orsenigo

  3. Se tutto litigherà con tutto…
    Conversazione con Sergio Manghi

    a cura di Barbara Di Tommaso

  4. Gestire le organizzazioni: dal malessere organizzativo alla costruzione di senso

    di Cinzia D’Agostino e Franca Olivetti Manoukian

  5. Complessità organizzativa: quali strategie di azione

    di Marco Brunod

  6. Il valore politico dell’agire in una impresa familiare

    di Michele Alessi

  7. Le avventure di un grande contenitore nei mari della storia, delle culture, della tecnologia e della politica

    di Alberto Musso e Cinzia D’Agostino

  8. L’impegno in magistratura, considerazioni a margine

    di Rita Sanlorenzo

  9. Senso e valore politico dell’agire nelle organizzazioni cooperative

    di Valter Tarchini

  10. Quando la gerarchia è scossa, di chi è il problema?

    di Giovanna Ferretti

  11. SPILLI
    1. Forum

      Note di viaggio dal Forum APS

      di Rossella Elisio

    1. Libri

      A proposito del senso dell’agire politico

      di Franca Olivetti Manoukian

      Analisi e proposte per un’altra politica

      di Barbara Di Tommaso

StudioAPS AnalisiPsicoSociologica

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Crollano le pensioni di anzianità nel 2009

Crollano le pensioni di anzianità nel 2009: i trattamenti anticipati rispetto all’età di vecchiaia erogati dall’Inps nei primi 11 mesi dell’anno sono stati 91.925, con un calo del 53% rispetto al 2008 quando furono, nell’intero anno, 196.522. E’ quanto emerge dagli ultimi dati Inps – secondo quanto risulta all’ANSA – che evidenziano un forte calo soprattutto tra le pensioni di anzianità nella gestione dei lavoratori dipendenti con 52.132 nuovi assegni a fronte dei 120.626 erogati nell’intero 2008.

Sono cresciute invece nei primi 11 mesi dell’anno le pensioni di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne), anche se in numero inferiore rispetto alle previsioni. Quest’anno i lavoratori privati andati in pensione per limiti di età sono stati, nei primi 11 mesi, 152.546, in aumento del 63,1% rispetto ai 93.512 dell’intero 2008, ma in forte calo rispetto ai 210.940 previsti. Nel 2009 quindi, anche a causa dell’inasprimento dei criteri per la pensione anticipata, si è rimasti al lavoro più a lungo, andando a riposo in media oltre i 60 anni. Nel complesso, tra vecchiaia e anzianità nei primi 11 mesi dell’anno sono uscite 244.471 persone a fronte delle 290.034 dell’intero 2008 (con un -15,7%), un dato in calo anche rispetto alle previsioni (312.190 le uscite attese). Per le anzianità è probabile che si resti sotto quota 100.000 pensioni, il dato più basso dal 2002. Per il fondo pensioni lavoratori dipendenti nei primi 11 mesi sono state erogate 52.132 pensioni a fronte delle 63.700 previste per il periodo e delle 120.626 dell’intero 2008. Per i coltivatori diretti le pensioni di anzianità sono state 8.841 a fronte delle 16.094 dell’intero 2008, mentre per gli artigiani le uscite anticipate sono state 20.165 a fronte delle 36.340 del 2008. Anche per i commercianti c’é stato un deciso calo delle pensioni anticipate, con 10.787 uscite contro le 23.462 dell’intero 2008. Le pensioni di vecchiaia sono aumentate in percentuale soprattutto per i commercianti (da 11.345 a 26.454) e per gli artigiani (da 9.777 nell’intero 2008 a 22.196 nei primi 11 mesi del 2009), mentre per i lavoratori dipendente la crescita, pur sostenuta, è in percentuale inferiore a quella complessiva (da 62.464 nell’intero 2008 a 87.938 nei primi 11 mesi dell’anno).

L’Inps chiuderà il 2009 con 6-7 miliardi di avanzo finanziario. E’ la previsione del presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua che ha commentato con l’ANSA i dati sull’andamento delle pensioni di anzianità. “Riteniamo di chiudere il 2009 con 6-7 miliardi di avanzo finanziario – ha detto – ma il risultato potrebbe essere anche molto superiore”.

Crollano le pensioni di anzianità nel 2009

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Ricchezza della famiglia – Luca De Biase

mentre l’economia andava a rotoli, gli italiani non potevano fare a meno di ammettere che la loro rete sociale, la qualità delle relazioni, delle amicizie e degli amori familiari era ottima.

Questo in Italia tiene oltre ogni crisi. Alberto Alesina e Andrea Ichino hanno pubblicato un libro sulla famiglia italiana che riprende un antico dibattito per riproporlo in chiave eminentemente economica. 
Si domandano i due economisti quale sia il rapporto costi-benefici dell’importanza della famiglia nella società italiana. E osservano che più la famiglia è arcaicamente chiusa, orientata a generare solidarietà al suo interno e sospetto verso l’esterno, più si pone come un freno allo sviluppo. Ma non possono non osservare che una famiglia aperta e pure relativamente solidale è una straordinaria ricchezza, anche in chiave strettamente economica, anche per la sua capacità di generare servizi di valore, pur senza scambio monetario.
Sta di fatto che ben più importante è la sua dimensione di generatore di felicità. E da questo punto di vista, pur non essendo l’unico luogo nel quale si sviluppano relazioni significative e tali da dare senso alla vita, ne è certamente un centro decisivo.

BookBlogging – Ricchezza della famiglia – Luca De Biase

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La sicurezza in Italia. Significati, immagine e realtà. Seconda indagine sulla rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza, a cura di Ilvo Diamanti, Indagine Demos&pi in collaborazione con Osservatorio di Pavia media research, novembre 2008

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Gianni Silei, Lo Stato sociale in Italia: dal 1945 ad oggi, Piero Lacaita editore

Gianni Silei

Lo Stato sociale in Italia
Storia e Documenti
vol. II – Dalla caduta del fascismo ad oggi (1943-2004)

Piero Lacaita editore
Collana “Strumenti e Fonti”
novembre 2004
pp. 530

Quali sono le origini dello Stato sociale italiano contemporaneo? Attraverso quali fasi evolutive si è giunti all’attuale sistema di protezione sociale? Quali le linee di tendenza future? Partendo da un concetto di Stato sociale che comprende, oltre alle politiche previdenziali, assistenziali e sanitarie anche l’istruzione, la sanità e il cosiddetto “terzo settore”, questo lavoro intende fornire alcune chiavi di lettura a questi e ad altri interrogativi.

Tutto questo fondendo un aspetto interpretativo e di ricostruzione dei contenuti dei principali provvedimenti varati nel corso delle principali fasi storiche con un’ampia e diversificata raccolta documentaria, strutturata come una sezione antologica, inerente le politiche sociali, la legislazione, il dibattito attorno ad alcuni temi e corredata d statistiche, grafici, tabelle.

La ricerca si articola in due tomi: il primo dall’Unità alla caduta del fascismo e il secondo dal 1945 ad oggi. Questo secondo volume affronta quest’ultima stagione, seguendo gli anni della trasformazione e del progressivo ampliamento dei confini dello Stato sociale italiano fino alla sua crisi e all’attuale, serrato, dibattito.

Indice del volume

Premessa (pp. 5-24)

Capitolo Primo
Dalla caduta del fascismo agli anni Cinquanta (pp. 27-72)

Documenti:
1.1. La questione della riforma della previdenza sociale nell’immediato dopoguerra
1.2. Una nuova soluzione ad un vecchio problema sociale: il Capitalavoro
1.3. II problema dell’assicurazione sanitaria
1.4. La nascita della Commissione di riforma della previdenza sociale
1.5. La questione della riforma previdenziale per la CGIL unitaria
1.6. La Commissione D’Aragona

Capitolo Secondo
La transizione: gli anni Cinquanta (pp. 125-157)

Documenti:
2.1. Un piano contro la miseria
2.2. La CGIL, la questione sociale del dopoguerra e il Piano del Lavoro
2.3. La Commissione d’Inchiesta sulla miseria in Italia
2.4. La disoccupazione in Italia
2.5. La sicurezza sociale

Capitolo Terzo
Espansione e apogeo: gli anni Sessanta e Settanta (pp. 189-196)

Documenti:
3.1. La DC e la questione sociale: il Convegno di San Pellegrino
3.2. Il Rapporto Saraceno
3.3. I sindacati, il Rapporto saraceno e la questione sociale
3.4. Il CNEL e la questione della casa
3.5. La riforma delle pensioni del 1969. La posizione della CGIL
3.6. Lo Statuto dei Lavoratori

Capitolo Quarto
La crisi del welfare: dagli anni ‘80 alla metà degli anni ‘90 (pp. 289-306)

Documenti:
4.1. La Commissione Gorrieri e l’assistenza sociale
4.2. Solidarietà addio!
4.3. La riforma Dini

Capitolo Quinto
La riforma infinita: dalla metà degli anni Novanta ad oggi (pp. 360-374)

Documenti:
5.1. La riforma dell’assistenza sociale
5.2. La riforma della scuola: il dibattito in Senato
5.3. La riforma delle pensioni: il disegno di Legge Berlusconi-Tremonti
5.4. Il disegno di Legge Berlusconi-Tremonti: i rilievi della CGIL

Indice dei nomi

Lo Stato sociale in Italia: dal 1945 ad oggi : Tau Zero

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Fulvio Conti, Gianni Silei, Breve storia dello Stato sociale, Carocci

Fulvio Conti
Gianni Silei

Breve storia dello Stato sociale

Roma
Carocci editore
pp. 234

Prima edizione marzo 2005
Ristampato nel 2006 e 2007.

Lo Stato sociale è un tema oggigiorno d’attualità e terreno di scontro politico. Il libro vuole offire una ricostruzione di lungo periodo della storia dello Stato sociale – intendendo con questa espressione l’insieme delle iniziative assunte dai vari paesi nell’ambito dell’assistenza, della previdenza, della sanità, della regolamentazione del lavoro e, più in generale, per la tutela dei ceti più deboliIl volume parte dall’analisi delle forme di assistenza ai poveri nell’età moderna – per esempio le Poor Laws inglesi del XVI e XVII secolo -, descrive la diffusione delle assicurazioni sociali dapprima nella Germania di Bismarck e poi nel resto d’Europa, spiega la nascita del concetto di sicurezza sociale nell’America di Roosevelt e la strada alternativa seguita in quegli anni dagli Stati totalitari, ricorre infine le alterne vicende del welfare state nel mondo occidentale all’indomani della seconda guerra mondiale, dai successi degli anni cinquanta e sessanta fino alla crisi e difficoltà degli ultimi decenni.

Da questo percorso emerge la consapevolezza, robadita anche nella costituzione firmata nel 2004 dai membri dell’Unione Europea, che lo Stato sociale – pur rivisto e corretto alla luce della nuova necessità – rappresenti una delle conquiste più significative dell’Europa e al tempo stesso un irrinunciabile elemento fondante della sua identità.

Indice del volume

INTRODUZIONE

1. POVERTA’ E FORME DI ASSISTENZA DALL’ETA’ MODERNA A META’ OTTOCENTO

1.1. Le prime iniziative di lotta al pauperismo
1.2. Il problema dei poveri fra Illuminismo ed età delle rivoluzioni
1.3. Riforme sociali e questione operaia nel primo Ottocento

2. LA NASCITA DELLO STATO SOCIALE

2.1. Il modello bismarckiano
2.2. Mutualismo, carità legale e legislazione sul lavoro
2.3. Conflittualità sociale e spinta riformatrice a fine Ottocento
2.4. Liberali e socialisti: dalle riforme di inizio secolo alla Grande Guerra
2.5. Esperienze a confronto

3. LE POLITICHE SOCIALI TRA LE DUE GUERRE

3.1. Dalla Grande guerra alla crisi del 1929
3.2. Il New Deal e il concetto di social security
3.3. Lo stato sociale totalitario
3.4. Le radici del welfare socialdemocratico
3.5. La svolta di Beveridge: verso il welfare state

4. LO SVILUPPO DELLA SICUREZZA SOCIALE DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

4.1. Dal warfare al welfare
4.2. I sistemi di welfare inglese e scandinavo
4.3. La mancata svolta universalistica nell’Europa continentale
4.4. L’espansione del welfare state negli anni Cinquanta
4.5. Fra innovazione e conservazione: Germania, Francia e Italia

5. L’APOGEO DEL WELFARE NEGLI ANNI SESSANTA

5.1. Il quadro europeo
5.2. Le riforme sociali del centro-sinistra
5.3. Dalla New Frontier di Kennedy alla Big Society di Johnson
5.4. Movimenti collettivi e nuovi “bisogni sociali”
5.5. Le agitazioni del 1968-69 e l’azione riformatrice in Italia
5.6. Un bilancio

6. DAL WELFARE OPTIMISM AL WELFARE PESSIMISM. LA CRISI DEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA

6.1 Crisi economica e politiche sociali: il caso degli Stati Uniti
6.2. La risposta europea
6.3. La nascita del Servizio Sanitario Nazionale in Italia
6.4. L’alternativa neoliberista: Thatcher e Reagan
6.5. La sfida delle politiche del rigore: Francia, Germania e Italia

7. VERSO IL TRAMONTO DELLO STATO SOCIALE?

7.1. La svolta del 1989
7.2. Le riforme degli anni novanta
7.3. La “Transizione infinita”: le politiche del welfare all’inizio del XXi secolo

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Breve storia dello Stato sociale : Tau Zero

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Gianni Silei, Le radici dell’incertezza. Storia della paura tra Otto e Novecento : Tau Zero

Le radici dell’incertezza.
Storia della paura tra Otto e Novecento

Piero Lacaita Editore
Collana “Società e Cultura” – 2008 – 2009, pp. 440

Paura, insicurezza ed incertezza sono alcune delle categorie interpretative più utilizzate per spiegare il carattere delle società avanzate all’inizio del terzo millennio.L’apparente pervasività di questi sentimenti nell’immaginario collettivo occidentale è certamente il frutto di
fattori sociali, economici, politici di straordinaria rilevanza, così come di una “cultura di massa della paura”, alimentata da finalità commerciali, di intrattenimento ma, soprattutto, politiche. Viene però da chiedersi fino a che punto questa “società dell’incertezza” possa
ritenersi davvero un tratto esclusivo della post-modernità o se, invece, paura, angoscia e più in generale il senso di “insicurezza sociale” non siano piuttosto sentimenti collettivi emersi più volte nel corso della storia, nel momento in cui una comunità ha di volta in volta elaborato un particolare allarme sociale.

Partendo da questo assunto, il volume ricostruisce le principali paure e insicurezze collettive nell’immaginario occidentale tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento. I tratti originari della paura che pare caratterizzare la società contemporanea – è una delle tesi del libro – vanno in parte ricercate proprio in questo periodo di radicali ed importanti cambiamenti. La Belle Époque, stagione solo in apparenza caratterizzata dal trionfo dell’ottimismo, si rivela così in tutta la sua importanza non solo in quanto definitiva transizione verso la modernità ma anche perché rappresenta una vera e propria “fase formativa” della sensibilità e dell’immaginario collettivo contemporanei. È in questo periodo, infatti, che si assiste alla “nascita sociale” di molte delle paure del Novecento, ed è sempre in questo stesso periodo che si assiste alla “costruzione” e diffusione delle paure che attanaglieranno l’uomo moderno e, in parte, anche quello “post-moderno”.


INDICE DEL VOLUME

Introduzione
Capitolo 1: Scontro di Civiltà
1.1. Il pericolo giallo
1.2. Invasioni

Capitolo 2: Terrorismo e complotti
2.1. L’incubo della rivoluzione
2.2. Il complotto ebraico

Capitolo 3: Vagabondi, criminali, assassini
3.1. Classi pericolose
3.2. Il brivido del delitto

Capitolo 4: Malattia e morte
4.1. Pandemie
4.2. L’aldilà

Capitolo 5: L’inconoscibile
5.1. Magnetizzatori, maghi e occultisti;
5.2. Altri mondi

Capitolo 6: Le vertigini del progresso
6.1. Il vaso di Pandora
6.2. Jihad antimacchinista

Capitolo 7: L’incertezza del futuro
7.1. Viandanti in un mare di nebbia
7.2. Un uomo nuovo per un secolo nuovo

Capitolo 8: Catastrofi e Apocalisse
8.1. Disastri
8.2. Fine del mondo o fine di un mondo?

Leggi l’Introduzione (in formato pdf) >

Recensioni
Valerio Castronovo
, Belle époque della paura, Il Sole 24 Ore
Claudio Siniscalchi,
La faccia feroce dell’età del divertimento, Libero


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Le radici dell’incertezza. Storia della paura tra Otto e Novecento : Tau Zero

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Demos & PI, Gli italiani tra paura e insicurezza (9 giugno 2008)

Demos & PI, Gli italiani tra paura e insicurezza (9 giugno 2008)

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Demos & PI, I sentimenti degli italiani in tempi di crisi (16 luglio 2009)

Demos & PI, I sentimenti degli italiani in tempi di crisi (16 luglio 2009)

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Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008.

Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008

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Censis, Clima di fiducia ed aspettative delle famiglie italiane – Roma, 22 luglio 2009

Censis, Clima di fiducia ed aspettative delle famiglie italiane – Roma, 22 luglio 2009

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ISTAT, La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2009

La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2009

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P. Gregg, Centre for Market and Public Organisation, Bristol, CMPO working paper, n° 08/196, 43 Pagine.

P. Gregg, Centre for Market and Public Organisation, Bristol, CMPO working paper, n° 08/196, 43 Pagine.

Ricostruzione delle principali fasi di sviluppo dello Stato sociale nel Regno Unito dagli anni ‘60 e ‘70 al thatcherismo, con i suoi tagli, fino al welfare attivo di Blair inaugurato a metà degli anni Novanta. Ne emerge come il sistema britannico si sia progressivamente allontanando da quello europeo occidentale, per avvicinardi a quello tipico di realtà extraeuropee come la Nuova Zelanda, l’Australia e il Canada.

Scarica il documento in formato PDF (545 k)

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Serie storiche dei conti della protezione sociale per gli anni 1990-2008

Istat, Serie storiche dei conti della protezione sociale per gli anni 1990-2008.

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Il Governo prepara riforma degli ammortizzatori sociali

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Inps: nel 2009 si dimezzano le pensioni di anzianità

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I diritti dello straniero. Legislazione in materia di immigrazione e asilo, BeltaneCorsi

I diritti dello straniero.Legislazione in materia di immigrazione e asilo

Corso: I diritti dello straniero. Legislazione in materia di immigrazione e asilo.

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Sergio Briguglio PRINCIPALI ELEMENTI DELLA NORMATIVA SU IMMIGRAZIONE, ASILO E CITTADINANZA (Aggiornamento al 31 Dicembre 2008)

Sergio Briguglio PRINCIPALI ELEMENTI DELLA NORMATIVA SU IMMIGRAZIONE, ASILO E CITTADINANZA (Aggiornamento al 31 Dicembre 2008)

(Sergio Briguglio 15/7/2002)

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Luca Ricolfi, Sulla crisi una lezione dagli immigrati – LASTAMPA.it

Nessuno sa se la crisi è davvero finita, né quando l’economia mondiale tornerà a correre, né se capiterà ancora di sperimentare lunghi periodi di crescita. Quel che invece si può già tentare è un primo bilancio della crisi in Italia, a oltre due anni dal suo inizio oltreoceano, quando scoppiò la bolla dei mutui immobiliari americani (agosto 2007).
Sull’impatto della crisi circola da tempo una diagnosi – accreditata da diverse e autorevoli istituzioni, dalla Chiesa alla Banca d’Italia – secondo cui la crisi avrebbe colpito soprattutto i deboli. Ma è davvero così?

Molti elementi fanno pensare il contrario. Il primo impatto della crisi, si ricorderà, fu di tipo finanziario, con il crollo dei titoli azionari: questo meccanismo colpì innanzitutto i ceti superiori, ben più esposti a questo genere di rischi di quanto lo siano i piccoli e medi risparmiatori. Poi, poco per volta, la crisi si estese all’economia reale, in alcuni casi distruggendo posti di lavoro, in altri casi congelandoli attraverso la messa in cassa integrazione di operai e impiegati. Ma quali furono i gruppi sociali maggiormente colpiti? I cittadini del Mezzogiorno o quelli del Nord? I lavoratori dipendenti o quelli indipendenti? Gli stranieri o gli italiani?

Qui i dati riservano diverse sorprese. Secondo la serie storica dell’Isae le famiglie in difficoltà, quelle che «non arrivano a fine mese», sono da sempre più numerose al Sud che nel Nord, ma durante la crisi sono aumentate più al Nord che al Sud, con conseguente riduzione del divario. La crisi sembra dunque aver ridotto le diseguaglianze territoriali, probabilmente anche grazie alla social card, il cui meccanismo di accesso non tiene conto del costo della vita, molto minore nelle regioni meridionali: e infatti il Sud, con il 45% dei poveri, ha ottenuto il 70% delle social card.

Ancora più sorprendenti i dati dell’occupazione. In due anni, ossia fra l’estate del 2007 e quella del 2009, l’occupazione totale è diminuita di 407 mila unità, ma le vittime di questo calo non sono stati i gruppi sociali considerati più deboli, bensì quelli più forti.
Per operai e impiegati i nuovi posti di lavoro hanno sostanzialmente eguagliato i posti di lavoro perduti (il saldo è negativo per sole 5 mila unità). Per i lavoratori indipendenti, invece, le chiusure di attività hanno largamente superato le aperture, con un saldo negativo di 402 mila unità. Una parte di queste chiusure è costituita da contratti di lavoro parasubordinato non rinnovati, ma la parte preponderante è dovuta alle difficoltà finanziarie delle partite Iva, strangolate dalle restrizioni creditizie e dai ritardi nei pagamenti, a partire da quelli della Pubblica amministrazione.

Quanto alla nazionalità dei lavoratori coinvolti nella crisi, i dati Istat ci riservano l’ultima sorpresa: gli oltre 400 mila posti di lavoro perduti sono il saldo fra un crollo per gli italiani (quasi 800 mila posti di lavoro in meno) e un sensibile aumento per gli stranieri regolari (quasi 400 mila posti di lavoro in più). Insomma, comunque lo si rigiri, il prisma della crisi mostra invariabilmente la debolezza dei gruppi sociali forti: i ricchi possessori di attività finanziarie, il Nord, le partite Iva, gli italiani se la sono cavata peggio dei piccoli risparmiatori, del Sud, dei lavoratori dipendenti, degli stranieri. A due anni della crisi siamo mediamente più poveri, ma c’è meno disuguaglianza. Un esito che contrasta con la retorica della crisi («la crisi colpisce soprattutto i deboli»), ma non con ciò che si sa del funzionamento dei sistemi sociali di mercato, in cui è del tutto normale che la crescita amplifichi gli squilibri e la crisi li attenui.

Quello che invece non è scontato, e merita forse una riflessione, è la divaricazione fra i destini degli italiani e quelli degli stranieri. Perché la crisi colpisce di più gli italiani?
Le ragioni possono essere tante, ma quella di fondo mi sembra questa: il nostro sistema economico riesce a creare quasi esclusivamente posti di lavoro poco appetibili, che gli italiani rifiutano e gli stranieri accettano. E tuttavia, attenzione, questo non avviene perché gli italiani siano troppo istruiti bensì, semmai, per la ragione opposta. La nostra forza lavoro ha un livello medio di preparazione bassissimo: abbiamo la metà dei laureati rispetto agli altri Paesi sviluppati, e i nostri studenti medi fanno una pessima figura nei confronti internazionali (vedi i risultati dei test Pisa). Se i nuovi posti di lavoro creati fossero davvero di qualità, probabilmente mancherebbero tecnici, ingegneri, bravi insegnanti, e così via. E infatti i nuovi posti sono spesso di livello modesto, e finiscono per essere accettati soltanto dagli stranieri. Non per la ragione che molti immaginano, però, ossia a causa della bassa qualificazione degli stranieri. Il livello di istruzione degli stranieri è analogo a quello degli italiani (10,2 anni di studio contro 10,9). La differenza è che «loro» vivono in un altro tempo, che noi abbiamo dimenticato. Un tempo in cui l’importante era avere un lavoro, non importa quanto adeguato alla nostra immagine di noi stessi, un tempo in cui fare sacrifici era normale, un tempo in cui il benessere non era considerato un diritto.

In questo senso gli stranieri, con i loro 400 mila nuovi posti di lavoro conquistati nel bel mezzo della crisi, ci stanno impartendo una meritata lezione. Una lezione su cui, a conclusione di questo drammatico 2009, varrebbe forse la pena riflettere.

in: Sulla crisi una lezione dagli immigrati – LASTAMPA.it

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Renzo Romano, Il nuovo Sant’Anna accoglierà presto i degenti. Storia dell’ospedale dei comaschi fra ieri e domani, CORRIERE DI COMO, 13 dicembre 2009


Cara signora Angela,
nel suo breve scritto si coglie l’affetto e anche la riconoscenza che tutti i comaschi provano per il loro ospedale. Qualche nota per raccontarne brevemente la storia.
L’ “Ospedale Grande” di Como, dedicato a Sant’Anna risale al 1468, quando, su iniziativa del beato Michele da Carcano, il vescovo Branda Castiglioni decise di riunire in un’unica struttura i numerosi centri di assistenza ospedaliera e le opere pie esistenti in città. C’erano allora a Como l’ospedale di Santa Maddalena alla Colombetta, dei poveri di San Leonardo, di San Lazzaro dei lebbrosi, di San Gottardo, di San Martino di Zezio, di San Giorgio di Borgovico, di San Biagio, di San Pantaleone, di Sant’Antonio, di San Silvestro, dei poveri di San Tommaso, di Santa Maria della Cosia.
Papa Paolo II decise che i beni di tutti questi istituti si fondessero per la costruzione del nuovo ospedale. Nel 1482 venne posta la prima pietra dell’edificio che fu ubicato in via Cadorna nello stabile dove oggi ha sede il Conservatorio G. Verdi. Papa Sisto IV, con una bolla del 1483, diede inizio alle attività. Inizialmente esso fu destinato alla cura degli infermi, dei pellegrini, dei poveri e dei fanciulli “esposti”. Erano questi i bambini “abbandonati” nella cosiddetta “ruota”, un congegno rappresentato da un tamburo di legno rotante su un’asse verticale, dove il bambino poteva essere lasciato nell’anonimato. In genere, il tintinnio di un campanello esterno avvisava dell’arrivo del piccolo e una guardiana di turno, detta anche la “rotara”, che prestava i primi soccorsi.
Nel 1855 il vescovo Romanò introdusse nell’ospedale le “suore della carità di Maria Bambina” che avrebbero prestato opera di assistenza fino al 2008. La struttura si rivelò tuttavia insufficiente e quindi nel 1932 il Sant’Anna venne trasferito nella sede di via Napoleona su un terreno donato dalla benefattrice Teresa Rimoldi.
Il trasferimento venne effettuato dopo ben 23 anni dalla delibera mentre i lavori durarono 7 anni. Il complesso era inizialmente costituito da 12 padiglioni; nel 1960 si aggiunsero la centrale termica e la scuola infermieri. Infine tra il 1965 e il 1970 fu costruito il grande monoblocco centrale di sette piani sul luogo dove sorgevano la chiesa e la fontana antistante.
Ed eccoci finalmente al nuovo ospedale ubicato nell’immediata periferia della città, in località Tre Camini, fra i comuni di San Fermo della Battaglia e Montano Lucino. Com’è il nuovo complesso ospedaliero? Avremo modo e tempo di parlarne. Mi commuovono invece, signora Angela, le sue riflessioni sull’ospedale dove, lei dice “Bene o male a tutti toccherà di passare quando la salute vacilla. Forse sarà l’occasione per riflettere su tante cose”. Sono sagge e vere le sue parole. Quando “la saluta vacilla” la luce si fa fioca, l’entusiasmo lascia il posto alla rassegnazione, la voglia di fare è vanificata dallo sconforto, il futuro appare incerto. Il ricovero in ospedale per un intervento o per una malattia è vissuto con angoscia e preoccupazione. La vita di tutta la famiglia è traumatizzata, scombussolata. Quando si varca la soglia della clinica si entra in un mondo inimmaginabile. Il tempo è misurato dall’arrivo discreto e rassicurante dell’infermiera che ti prende la febbre, registra la pressione, ti fa l’ennesimo prelievo di sangue. Il casalingo sferrazzare del carretto la mattina per la colazione, a mezzogiorno per il pasto, la sera per la cena, accompagna il lento scorrere del giorno. I parenti, gli amici, fingi indifferenza e invece non vedi l’ora che arrivino. Ascolti paziente i brontolii del vicino di letto, non nascondi timori e speranze. Aspetti con trepidazione l’arrivo del medico per la visita quotidiana. Ascolti il suo parlottare con gli infermieri sperando di cogliere segnali positivi su di te, non osi chiedere quando potrai tornare a casa.
Un soggiorno in ospedale è lezione severa di vita che lascia il segno nell’anima. La tua sofferenza, i tuoi guai, si stemperano negli occhi dei meno fortunati. È esperienza preziosa che tocca l’anima, medicina miracolosa per dare il giusto peso alle vicissitudini del nostro vivere.
Ecco, signora Angela, i pensieri disordinati che hanno invaso la mia mente leggendo la sua breve e intensissima lettera. L’affetto per il Sant’Anna è cementato da sensazioni suggerite dal nostro vissuto. I sentimenti di certi momenti in queste note: “Mi svegliano, è il gran giorno, alle otto mi portano in sala operatoria. Il buio totale fino a sera quando mi sveglio o mi svegliano squartato, ricucito, avvolto da fili colorati. Mi sento osservato, scrutato, protetto. Gli infermieri gentilissimi sono ombre leggere che scivolano via silenziose, arriva il mio “massacratore”, il suo sorriso vale un terno al lotto…”. Questi i cari ricordi del vecchio Sant’Anna.
Il nuovo ospedale, assicurano, sarà in grado di rispondere alle più avanzate esigenze e potrà disporre di tecnologie sofisticatissime che permetteranno di assistere i pazienti nel migliore dei modi. Non ho tuttavia, signora Angela, alcun desiderio di visitarlo anzitempo, anzi spero proprio di passare da quelle parti più tardi possibile…
Il sentimento di gratitudine per il nostro “vecchio” Sant’Anna, è dentro di noi, inciso dai ricordi di sofferenza ma anche dai momenti più esaltanti della nostra vita: il dolore di una malattia, l’immensa gioia della nascita dei nostri figli, l’arrivo di incredibili nipoti. La storia del Sant’Anna continua.
Signora Angela, spero che si ritrovi in queste farneticazioni di sentimenti confusi, sentiti, sofferti, goduti.

CORRIERE DI COMO

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Suicidio, quel tarlo segreto nella mente dei teenager | Parma la Repubblica.it

Gli adolescenti che pensano di farla finita non si contano in Italia. Altro che facebook e telefonini, è la morte il tarlo per migliaia di teenager. L’annientamento di sè in particolare. Ne sono certi i relatori del convegno ‘Tre sguardi sul suicidio giovanile e dintorni’, promosso dalla Società italiana di psicoanalisi della relazione (Sipre) al Centro congressi di via Toscana. Arrivati in città alcuni dei massimi esperti per l’occasione: Gustavo Pietropolli Charmet dell’Istituto Minotauro di Milano, Maurizio Pompili dell’Harvard university e della Sapienza di Roma insieme a Marzio Barbagli dell’ateneo di Bologna. Da Parma presenti, tra gli altri, il primario del Pronto soccorso Gianfranco Cervellin e Maria Zirilli del Programma adolescenza e giovane età all’Ausl di Parma.

Suicidio, quel tarlo segreto nella mente dei teenager | Parma la Repubblica.it

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Usa: Senato approva la riforma sanitaria

Il Senato ha approvato la riforma sanitaria. I democratici hanno superato così l’ultimo scoglio procedurale per l’approvazione della riforma.

L’approvazione a maggioranza semplice del testo elaborato dai senatori apre la strada a un potenziale complesso braccio di ferro in gennaio con la Camera per il via libera definitivo. «Era ora. Una legge storica», ha detto il senatore democratico Max Baucus, che ha messo a punto il testo portato al voto dell’aula.

Trenta milioni di persone in più, negli , possono ora contare sulla copertura delle spese mediche da parte dello Stato. La riforma della sanità americana voluta dal presidente Barack e fortemente contestata dai repubblicani ha ricevuto il via libera dal Senato. L’aula ha approvato un testo che, sia pure con molti compromessi, mantiene la promessa elettorale di dare copertura sanitaria a tutti quegli americani che ne erano privi, in quanto non in grado di sostenere i costi di un’assicurazione privata a copertura delle spese mediche.

I democratici del Senato hanno votato per bloccare il dibattito sulla riforma, impedendo di fatto l’ostruzionismo dei repubblicani e spianando la strada per il voto finale . Per superare lo sbarramento repubblicano sono serviti 60 voti, ovvero quelli di tutti i 58 democratici al Senato e di due indipendenti. Scontato il voto contrario dei 39 repubblicani presenti.

Usa: Senato approva la riforma sanitaria

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Alessandro Chiaramonte Tra maggioritario e proporzionale L’universo dei sistemi elettorali misti,DarwinBooks, Il Mulino

function autocompleteContributorChangeFrm_submit(idContributor) { this.document.autocompleteContributorChangeFrm['contributorId'].value = idContributor; this.document.autocompleteContributorChangeFrm.submit(); }
L’universo dei sistemi elettorali misti

indice

dojo.provide(“dojo.enabu.darwin”); dojo.require(“dijit.Dialog”); dojo.addOnLoad(function(){ // create the dialog: dojo.enabu.darwin.dedicationPopUp1 = new dijit.Dialog({ title: “Ringraziamenti”, style: “width: 450px” }, dojo.byId(“dedicationPopUp1″)); });

PARTE PRIMA
Capitolo primo
Capitolo secondo
Capitolo terzo
PARTE SECONDA
Capitolo quarto
Capitolo quinto
4.1. Il coordinamento tra i partiti – 4.2. Il coordinamento tra gli elettori – 4.3. Giappone – 4.4. Italia – 4.5. Ungheria – 4.6. Germania – 4.7. Nuova Zelanda
Capitolo sesto
CONCLUSIONI
Capitolo settimo
Appendice 1
Appendice 2
 

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IL SISTEMA DI SALUTE MENTALE DELLA REGIONE LOMBARDIA, a cura di Antonio Lora, Regione Lombardia Sanità, 2007

 

A partire da qs LINK è possibile scaricare il documento in pdf

Elaborato dalla Direzione Generale Sanità
Struttura: Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile e Terme
e a cura di Antonio Lora

Lo trovi anche Qui

Oppure qui:  sistema di salute mentale lombardia-antonio Lora

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Dal 23 dicembre 2009 è in linea il nuovo sito www.piazzadelvolontariato.org, Regione Lombardia

Dal 23 dicembre 2009 è in linea il nuovo sito www.piazzadelvolontariato.org

La Piazza del Volontariato è un progetto, ancora in via di sviluppo, ideato e promosso dalla Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia, in collaborazione con Nonprofitonline.

Piazza del Volontariato è la vetrina riservata alle Organizzazioni di Volontariato presenti in Regione Lombardia ed iscritte alla Sezione Regionale del Registro Generale Regionale del Volontariato.

Scopo della Piazza è quello di favorire lo scambio di informazioni, l’incontro tra domanda e offerta di azioni volontarie, lo scambio e la relazione di esperienze progettuali, la conoscenza delle iniziative promosse dalle Organizzazioni.

La Piazza rappresenta un nodo fondamentale di rete e di sviluppo di solidarietà per i cittadini, le organizzazioni, le istituzioni, i soggetti del non profit e gli imprenditori.

La Piazza del Volontariato infatti consente agli utenti di consultare, attraverso un motore di ricerca, l’elenco delle organizzazioni di volontariato iscritte alla sezione regionale del Registro generale regionale del volontariato e le informazioni che le riguardano (es: le aree di intervento, i destinatari dei servizi offerti, le sedi, i progetti in corso, ecc).

Per mantenersi viva, però, la Piazza ha bisogno che le vetrine dedicate alle Odv siano sempre aggiornate e complete di informazioni e necessita pertanto del loro attivo coinvolgimento.

Oltre alle vetrine, nella Piazza è stato riservato uno spazio per dare visibilità agli eventi.

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Uno studio sulla comunicazione con i malati di Alzheimer in ambito familiare, Centro Maderna

Grazie ai fondi per la ricerca stanziati dall’Università americana del Wisconsin-Milwaukee e dall’Alzheimer’s Association, Marie Savundranayagam, assistente alla cattedra di Studi sui Servizi Sociali dell’Università di del Wisconsin-Milwaukee, e J.B. Orange, professore associato e direttore della School of Communication Sciences & Disorders presso l’Università del Western Ontario, stanno conducendo uno studio sulle strategie di comunicazione utilizzate dai caregiver familiari per superare il “communication breakdown” ovvero la difficoltà e a volte l’impossibilità di comunicazione con le persone affette da Alzheimer. La ricerca in particolare si concentra sulle persone che si prendono cura del proprio coniuge, che assistono quotidianamente al declino che la malattia comporta diventando caregiver a tempo pieno e rimandando il più possibile l’eventuale istituzionalizzazione dell’ammalato. Nel corso della ricerca è emerso che i problemi comportamentali delle persone affette da demenza, quali ad esempio aggressività e agitazione, possono dipendere dallo stress dei caregiver, frustrati dall’impossibilità di continuare a comunicare con il proprio coniuge così come facevano in precedenza. Sono stati analizzati questionari e riprese video che mostravano scene di vita quotidiana tra il caregiver e la persona affetta da Alzheimer e si è notato che spesso, per cercare di risolvere questi problemi comunicativi, vengono adottate tecniche di comunicazione che non sempre si rivelano quelle giuste: per fare capire meglio il proprio messaggio, per esempio, in alcuni casi il caregiver tende a parlare più lentamente, ma in questo modo la persona malata tende a dimenticare la prima parte della frase prima che il discorso sia completato. Lo studio mira dunque ad identificare le tecniche comunicative adottate in questi contesti familiari per poi analizzarne l’efficacia ed individuare il loro ruolo nei comportamenti della persona affetta dalla malattia.

(Medical News Today)
Clicca qui per maggiori informazioni.

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il Mulino n. 6, novembre-dicembre 2009

il Mulino n. 6, novembre-dicembre 2009

Le segnaliamo, inoltre, dall’edizione online della rivista:

La Nota
Parole come pietre, di Bruno Simili
Di quale Italia stiamo parlando?, di Loredana Sciolla
Paure svizzere, malattie europee, di Marc Lazar
Lotteria fiscale alla cinese, di Silvia Giannini

Sotto la lente
Arbeit Macht Frei, di Aldo Zargani

Lettere internazionali
Gli alevi e l’identità nazionale turca, di Nicola Melis
I desaparecidos del Kashmir, di Emanuele Confortin
Salvate il soldato Shalit, di Claudio Vercelli
Atene in fiamme, di Rudy Caparrini
Karzai e il Risiko afgano, di Elisa Giunchi
Il G2 e il clima che verrà, di Simone Balocco
Fair Play, di Giordano Vintaloro

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Il Mulino


forumsalutementale.it

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SOS SANITA’

Nasce i il sito Sos Sanità

Si tratta di una pagina, divisa in quattro sezioni:

1.    Primo Piano: per segnalare i temi le notizie di attualità, in primo piano appunto

2.    Interventi: con gli scritti di autorevoli protagonisti delle politiche e dei servizi del welfare socio sanitario italiano

3.    Approfondimenti: con schede che illustrano o commentano i temi e i provvedimenti più importanti che riguardano l’area socio sanitaria

4.    l’Agenda: per segnalare le principali scadenze e appuntamenti che interessano le politiche per la salute e sociosanitarie

SOS SANITÀ” nasce ad agosto del 2009 come appello firmato da migliaia di persone impegnate a vario titolo nelle politiche sociali e sanitarie, da operatori dei servizi, da cittadini. Particolarmente significative sono le adesioni e le dichiarazioni a sostegno di “SOS Sanità” di: Tina Anselmi, Giovanni Berlinguer, Silvio Garatti-ni, don Luigi Ciotti, Mario Pirani.Ora si propone di diventare una rete formata da una serie di Comitati Locali, coordinati da un Comitato promotore Nazionale, per dare informazioni, ospitare interventi, sollecitare e organizzare iniziative ed eventi nazionali e locali sulle Politiche socio sanitarie. Lo scopo è quello di “presidiare” e possibilmente condizionare il dibattito politico e sollecitarlo a prestare attenzione ai temi del welfare sociosanitario.”SOS SANITÀ” è il “punto di incontro di chi pensa che la Salute sia un diritto e non una merce”.

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Passporto delle competenze: percorsi di ricerca e innovazione metodologica per la disabilità, ‘Istituto di Ricovero e Cura “E. Medea” e dall’Associazione la “Nostra Famiglia” e finanziato dalla Regione Lombardia

Alunni con disabilità: on line il “passporto” sulle loro abilità

Si chiama “Passporto delle competenze: percorsi di ricerca e innovazione metodologica per la disabilità” il progetto ideato dall’Istituto di Ricovero e Cura “E. Medea” e dall’Associazione la “Nostra Famiglia” e finanziato dalla Regione Lombardia nell’ambito delle attività di eccellenza regionale. L’iniziativa consiste nella realizzazione di un sistema on line di certificazione delle competenze degli alunni con disabilità che non riporti le sole informazioni relative alla condizione clinica del ragazzo, ma che faccia un reale identikit delle sue caratteristiche ed abilità. All’alunno vengono proposte on line una serie di prove – cognitive, linguistiche, relazionali, ecc. – i cui risultati sono inseriti su una piattaforma informatica e condivisi fra coloro che hanno la responsabilità della presa in carico del sog getto. Il profilo così ottenuto, che può essere integrato con nuove prove, consente di formulare attraverso un linguaggio condiviso un giudizio sul ragazzo, rendendo così più agevole il dialogo tra riabilitatori, insegnanti e genitori.

Ulteriori informazioni sul progetto “Passporto delle competenze: percorsi di ricerca e innovazione metodologica per la disabilità” sono disponibili alla pagina interna del sito dell’Istituto “E. Medea”.
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