Luciana Quaia, La vecchiaia? Che forza!. Spunti da: James Hillman, La forza del carattere | Muoversi Insieme, in Stannah

A sollevare le sorti di un’angusta visione del diventare vecchi e, di conseguenza, a rinforzare la motivazione di chi con essi lavora, ci ha pensato il suggestivo pensiero di James Hillman.Nel suo libro “La forza del carattere” (Adelphi, 1999) l’autore spiega perché l’invecchiamento è un tratto necessario per consolidare e significare ciò che ognuno di noi “è” e, contemporaneamente, invita ad una profonda riflessione centrata non solo sui vecchi che conosciamo, ma, qualunque sia la nostra età, alla struttura e all’impronta che già stiamo costruendo oggi per il domani che ci attende.

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Convegno sul Fondo Regionale per la non autosufficienza, Como 11 dicembre 2009

Convegno sul Fondo Regionale per la non autosufficienza

Venerdì 11 dicembre 2009 – ore 17.00-19.30 Opera Don Guanella – Sala Arcobaleno – I° Piano, Via Tommaso Grossi 18 COMO. Convegno sul tema: “Istituzione e regolamentazione del Fondo Regionale Integrativo per la non autosufficienza e modalità di accesso alle prestazioni”.
Introduce:               Luca GAFFURI
                                   Consigliere Regionale
                                   Componente Commissione Sanità
Relazioni:                 Ardemia ORIANI
                                   Consigliere Regionale
                                   Relatrice del Progetto di Legge
                                   Attilio RIMOLDI
                                   Segr. Gen. FNP-Cisl Lombardia
                                   Santo BOLOGNESI
                                   Segr. Uil- Milano – Lombardia
                                   Anna BONANOMI
                                   Segr. Gen. SPI-Cgil Lombardia
Sono stati invitati rappresentanti delle Associazioni:
Ledha – Vita Indipendente – Aism – Aisla – Associazione Malati Oncologici – Auser – Antea – Ada – Centro servizi per il volontariato Como – Fnp-Cisl Como – Uilp Como - Spi-Cgil Como

CSV Como – Convegno sul Fondo Regionale per la non autosufficienza

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Come preparsi ad un concorso per Assistenti Sociali Dott.ssa Maria Luisa Faraci, Video YouTube

Come preparsi ad un concorso per Assistenti Sociali Dott.ssa Maria Luisa Faraci.mpg

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Dichiarazione di volontà in ordine alla donazione di organi e tessuti

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Patto per la salute 2010 – 2012, Osservazioni di Cittadinanzattiva


Il 3 dicembre 2009 è stato approvato il Nuovo Patto per la Salute 2010–2012, che dovrà poi confluire in Finanziaria. In vista dell’approvazione, Cittadinanzattiva aveva a suo tempo inviato una nota alle Autorità competenti, contenente tutte le perplessità sull’argomento. Scarica la nota

Scarica la nota

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Istat, Conti economici trimestrali

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Mirella Bolondi, autrice di Terra di silenzi a Un Libro a Milano, Salone della piccola e media Editoria Indipendente, presso il SuperstudioPiù di via Tortona 27 (www.unlibroamilano.it)

Nel weekend dell’11-12-13 dicembre si svolgerà a Milano la prima edizione di

Un Libro a Milano,

Salone della piccola e media Editoria Indipendente,

 presso il SuperstudioPiù di via Tortona 27

(www.unlibroamilano.it)

 

Organizzatrice di questo evento, patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Milano, e dal Consiglio di Zona 6, la Zephyro Edizioni , una importante realtà editoriale della città, piccola ma attivissima, in collaborazione con l’Associazione Culturale Librialsole, che, mi è particolarmente cara perché è la casa editrice che ha pubblicato il mio romanzo “Terra di silenzi”.

 

“Terra di silenzi”, tra i tanti temi e sebbene in forma letteraria, affronta il problema della comunicazione, la formazione del linguaggio, quale quello dei segni usato tra persone non udenti e il tema della diversità

Narra di uomo, ospite di una casa di riposo, che improvvisamente si trova proiettato in un corpo giovane e in un paese abitato da persone senza orecchie, che non conoscono il suono e comunicano con la lingua dei segni. Gli straordinari incontri con questo strano popolo, l’amicizia speciale con un bambino, l’amore conteso per la bellissima Foglia-che-danza-nel-vento, il mistero per la scomparsa dell’amico, sono solo alcune delle tante avventure che il protagonista dovrà affrontare per ritrovare la strada di casa.

Un modo per raccontare, seppur in chiave fantastica, il mondo dei non udenti, che ben conosco perché entrambi i miei genitori sono sordi dalla prima infanzia; ma anche per esplorare l’animo umano, i tormenti e le gioie che ci accompagnano nella scoperta del significato della vita e di quella sottile trama che ci lega gli uni agli altri, uguali e diversi al contempo.

 

Se visitate il sito (www.unlibroamilano.it) troverete un lungo elenco di case editrici che oltre a esporre e vendere tanti libri propongono un ricco programma di incontri con personaggi che provengono non solo dall’editoria, ma anche dal mondo della televisione, dello sport, della musica, a testimoniare le sempre più frequenti commistioni di generi.

Credo che questo sia un evento importante per la città di Milano, e spero che a questa prima edizione ne seguano molte altre. Le piccole e medie case editrici, garantiscono infatti una pluralità di voci e di pensieri; osano ciò che altri non osano; pubblicano esordienti sconosciuti; si specializzano in argomenti specifici, che magari non hanno un grande riscontro di pubblico e interessano minoranze, ma sono comunque importanti; contribuiscono a diffondere cultura e libertà.

 

Mirella Bolondi sarà presente presso lo stand della Zephyro edizioni, dalle 15 alle 18, nei pomeriggi di sabato e domenica, per incontrare i lettori.

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Una passione (mondiale) per l’italiano

Uno studio della Fondazione Rosselli, realizzato per il Cor­riere della Sera , porta con sé buone nuove sull’immagine interna­zionale dell’Italia. I dati più confor­tanti riguardano la popolarità e l’inte­resse della nostra lingua: siamo quin­ti nella classifica degli idiomi più ri­chiesti dagli studenti. Il che non cor­risponde, naturalmente, alla diffusio­ne reale (colossi come il cinese o l’hindi viaggiano nell’ordine inarriva­bile delle centinaia di milioni di par­lanti). Ma se consideriamo il numero di coloro che hanno deciso di legge­re Dante o Pirandello nell’originale, oppure per passione culturale o inte­resse economico si sono iscritti ai corsi, ecco che l’onda lunga di cultu­ra, cucina, artigianato, arte di vivere ci porta in alto: seguiamo a distanza, certo, l’inglese (ovvio), lo spagnolo (quasi altrettanto ovvio), e siamo an­che alle spalle del tedesco e del fran­cese; però, subito dopo, ci siamo noi.
Una passione (mondiale) per l’italiano

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Fiera del libro – un libro a Milano – Fiera della piccola editoria a Milano | editoria indipendente | fiera del libro

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Minareti, che alimenta il populismo – LASTAMPA.it

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Claudio Risè, Adattarsi e reagire, la forza degli italiani

Il narcisista non vuole affatto adattarsi, ma vincere, sbaragliare. Non calcola, preferisce giocare, e rischiare. La grande crisi è nata da questa passione per scommesse finanziarie diventate sistema, per il disprezzo verso ogni attenzione al limite, al dato di realtà, alla misura. Tutte cose che il narcisista non sopporta perché lo costringono a fare i conti anche coi propri limiti, a preferire la mediocrità al disastro, insomma a dare spazio alla realtà, agli altri, invece di guardare solo a sé stesso, ed a quelli che lui crede essere i propri desideri (e invece non sono spesso che manie di grandezza, nel tentativo di bilanciare profonde insicurezze).L’italiano di cui il rapporto Censis descrive comportamenti e preoccupazioni è molto diverso da questo personaggio, che ha inventato i meccanismi che hanno prodotto la crisi, e vi ha anche affidato risorse e risparmi, propri e degli altri. L’italiano adattativo-reattivo non si abbatte, ma neppure nega la realtà: se perde il lavoro se ne inventa un altro (accettando anche un «lavoretto»), tira i remi in barca, chiede aiuto alla famiglia, fa debiti modesti, per finanziare spese altrettanto modeste.Anche le tensioni sociali si adattano alla circostanze: per esempio calano gli scioperi, che si scontrerebbero con interlocutori deboli, non in grado di fare concessioni significative. Ed aumentano, invece, le liti condominiali, dove si può scaricare aggressività senza correre troppi rischi.

Diario di bordo :: Adattarsi e reagire, la forza degli italiani :: December :: 2009

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lettera di un italiano che lavora in Svezia

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Attribuire un premio alla “squadra”, invece, potrebbe (condizionale d’obbligo trattandosi di pubblici dipendenti.) contribuire alla creazione di un ambiente di lavoro caratterizzato dalla cooperazione

La mia esperienza di lavoro nel pubblico impiego (dapprima come dipendente dello Stato, poi come dipendente della mia Regione, la Valle d’Aosta) mi dice che molte volte il clima degli uffici si è avvelenato e ha generato anche liti piuttosto accese tra dipendenti, proprio perché le “classifiche” non sono facili da accettare, fanno nascere invidie che, a loro volta, possono portare a gesti meschini, non escluso il “boicottaggio” a danno dei colleghi più retribuiti (e soprattutto a danno dell’Amministrazione).
     Attribuire un premio alla “squadra”, invece, potrebbe (condizionale d’obbligo trattandosi di pubblici dipendenti.) contribuire alla creazione di un ambiente di lavoro caratterizzato dalla cooperazione, in grado di migliorare i rapporti interpersonali e aumentare l’efficienza della struttura. Ovviamente coloro che non raggiungono il “minimo” non percepirebbero alcun compenso incentivante, ma, trattandosi di una minoranza, si sentiranno spronati ad adeguarsi allo standard.

in:
Pietro Ichino

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Recensione di Francesco Giavazzi al libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino, L’Italia fatta in casa (Mondadori, 2009), pubblicata sul Corriere della Sera del 29 novembre 2009

Recensione di Francesco Giavazzi al libro di Alberto Alesina e Andrea Ichino, L’Italia fatta in casa (Mondadori, 2009), pubblicata sul Corriere della Sera del 29 novembre 2009

in:
Pietro Ichino

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Leopoldo Elia, Costituzione, partiti, istituzioni, Il Mulino

ELIA L.

Costituzione, partiti, istituzioni

Collana “Collezione di testi e di studi”

pp. 496, € 40,00
978-88-15-12787-7
anno di pubblicazione 2009

in libreria dal 03/12/2009

Copertina 12787

Leggere o rileggere gli scritti di Leopoldo Elia significa rileggere sub specie Constitutionis la storia politica dell’Italia repubblicana, rivisitare più ampiamente la storia del costituzionalismo, confrontandosi con i suoi nodi essenziali, ideologici e pratici, e riproporsi ricorrenti domande su oggetto e metodi della scienza costituzionalistica. Come sottolinea Valerio Onida nel presentare questa raccolta, teoria e prassi, diritto e politica, sistematica e giurisprudenza, storia delle idee e storia dei fatti, nella vita e nell’azione di Leopoldo Elia si intrecciano e si alimentano a vicenda. Quello che si delinea è un percorso ricchissimo, nel quale le sue diverse esperienze, di giudice costituzionale, di costituzionalista, di intellettuale, di studioso e uomo politico, vanno a comporre una straordinaria testimonianza di impegno etico e civile.

Leopoldo Elia (1925-2008) è stato funzionario dell’ufficio Studi legislativi del Senato (1950-1962) e professore di Diritto costituzionale (1962-1997) nelle Università di Ferrara, Torino e Roma “La Sapienza”. Eletto dal Parlamento giudice costituzionale (1976), ha ricoperto la carica di Presidente della Corte costituzionale dal 1981 al 1985. Senatore (e Presidente della Commissione affari costituzionali) dal 1987 al 1992, deputato dal 1994 al 1996, e ancora senatore (e Presidente del gruppo senatoriale del PPI) dal 1996 al 2001, nel governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi (1993-1994) è stato Ministro per le riforme elettorali ed istituzionali. Tra i suoi libri pubblicati per il Mulino: “A colloquio con Lazzati e Dossetti” (con P. Scoppola, 2003) e “La Costituzione aggredita” (2005).

Volumi – ELIA L., Costituzione, partiti, istituzioni

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Riforma sanitaria Usa: vittoria a metà per Obama

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Mappe mentali, motori di ricerca visuali

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La famiglia è meglio avercela o no?, FRANCESCO GIAVAZZI PER IL CORRIERE DELLA SERA, recensione di Alberto Alesina, Andrea Ichino, L’Italia fatta in casa, Mondadori, 2009

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L’economia del Nord Est tra persistenze e cambiamenti di Claudio Pasqualetto (giornalista de “Il Sole 24 Ore”), NL52009

L’economia del Nord Est tra persistenze e cambiamenti di Claudio Pasqualetto (giornalista de “Il Sole 24 Ore”)

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L’immigrazione: i nuovi volti del Nord Est di Sergio Frigo (gioralista de “Il Gazzettino”), NL52009

L’immigrazione: i nuovi volti del Nord Est di Sergio Frigo (gioralista de “Il Gazzettino”)

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CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese

CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese

Roma 4 dicembre 20091h 12′ 52″

CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese Il Rapporto Censis 2009 affronta l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici del Paese
CONFERENZA STAMPA

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Immigrazione.biz – A Milano presenti 65mila fedeli musulmani

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Immigrazione.biz – Gli italiani hanno paura degli immigrati

Otto italiani su dieci affermano di aver paura degli immigrati clandestini, mentre il 21% si dice indifferente agli extracomunitari che entrano illegalmente nel nostro paese ed anche di quelli che hanno un permesso di soggiorno. Questi i principali dati del rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” presentato ieri a Roma in cui emerge anche che secondo l’indagine, svolta anche negli Stati Uniti, Canada, Germania, Spagna, Olanda, Gran Bretagna e Francia, il 34% degli italiani è convinto che gli immigrati regolari siano dediti al crimine, percentuale che sale al 77% se si prendono in considerazione i clandestini.

Immigrazione.biz – Gli italiani hanno paura degli immigrati

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RAFFAELLO MASCI, La paura moltiplica gli extracomunitari, LA STAMPA

Ma quanti sono gli immigrati nei Paesi occidentali? Una quantità enorme: almeno il 24 per cento della popolazione nei Paesi europei, il 35 per cento negli Usa e addirittura il 37 per cento in Canada. Eccolo il fondamento su cui poggiano tutte le paure per gli stranieri: sono troppi. Questi dati, beninteso, sono falsi, ma sono quelli che le rispettive popolazioni di qua e di là dell’Atlantico pensano che siano, secondo il rapporto «Trasatlantic Trends: immigration 2009» realizzato dal German Marshall Fund e dalla Compagnia di San Paolo, e presentato ieri a Roma nella sede dell’Istituto Affari Internazionali. Nella realtà, tanto per dire, negli Usa gli immigrati sono il 13% della popolazione, nell’affollato Canada il 20% e in Europa superano il 13% solo in Germania (13,4%). In Italia sono «appena» il 6,5%, ma la cosiddetta gente, cioè l’opinione pubblica, ha una percezione talmente enfatizzata dal fenomeno che crede che siano il quadruplo.

Da questo errore fondamentale derivano tutte le perplessità e le paure, di frequente alimentate anche dalla politica che punta a tradurre le fobie in consenso elettorale. E’ talmente vero tutto questo, che l’approccio nei confronti dell’immigrazione è diametralmente opposto tra destra e sinistra. L’immigrazione più che una risorsa è un problema, in Europa, per il 35% di chi è di sinistra ma per il 65% di chi è di destra. Negli Usa il rapporto è analogo: il 48% per i democratici e il 73% per i repubblicani. Gli immigrati non fanno paura tanto per la loro concorrenza economica, tant’è che solo il 31% degli europei e il 42% degli americani ritiene che portino via lavoro agli «autoctoni». Di loro preoccupa, semmai, l’incapacità – vera o percepita che sia – di integrarsi, di accettare un sistema di regole condivise e, soprattutto, di aderire ad una visione culturale di tipo occidentale. La questione – secondo il Rapporto – è fondamentale: gli intervistati, infatti, sono favorevoli all’ingresso di immigrati regolari a patto che si diano due condizioni «sine qua non»: prima, che abbiano possibilità serie di trovare lavoro e, seconda, che abbiano buone possibilità di integrarsi con la cultura e il sistema di valori del paese ospite.

Se c’è solo una di queste condizioni – rileva la ricerca – il rifiuto alla regolarizzazione è netto. Non è difficile, in questo, leggere le diffidenze, fondate o meno, verso alcune istanze della cultura islamica in materia di laicità, di uguaglianza dei sessi e degli orientamenti sessuali, di libertà di pensiero, eccetera. Tant’è, per esempio, che l’immigrato «regolare», per il fatto stesso di aderire formalmente alle norme che governano il paese ospite, è percepito come «migliore» – perfino moralmente e professionalmente – rispetto al «clandestino». Salvo poi, ancora una volta, fare confusione con i numeri, per cui gli italiani ritengono che la percentuale di clandestini sia del 66% sul totale, come dire «sono buoni i regolari ma peccato che siano una minoranza». I clandestini, per contro, sono pericolosi per definizione almeno nel 50% dei casi (Canada) ma si può arrivare anche all’81% (Italia).
L’integrazione

Proprio per questo, comunque, si preferisce una immigrazione «permanente» piuttosto che temporanea, in quanto foriera di maggiore integrazione: in Italia questo valore è del 71% ed è il maggiore di tutto l’Occidente, la media Ue è del 54% e quella americana (Usa e Canada) supera il 40%. Allora tanto vale regolarizzare anche i clandestini? Niente affatto: in generale il consenso verso la regolarizzazione è in caduta ovunque, ma raccoglie qualche adesione solo in quei paesi che di regolarizzazioni non ne hanno avute nessuna (Germania, 52%) o ne hanno avuta l’ultima oltre venti anni fa (Francia 55%). Chi, invece, conosce sanatorie periodiche è molto scettico: solo il 36% degli italiani vorrebbe un inquadramento formale dei clandestini. Tuttavia, dice il Rapporto, «In tutti i paesi la maggioranza dell’opinione pubblica è favorevole a garantire le prestazioni sociali e il diritto alla partecipazione politica agli immigrati regolari, sebbene nel caso delle elezioni locali solo in Francia (65%), Italia (53%) e Spagna (53%) si rilevi una posizione chiaramente favorevole». L’istanza Fini, dunque, per una cittadinanza dopo un tot numero di anni, da noi sarebbe vincente.
La paura moltiplica gli extracomunitari

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Fiera del libro – un libro a Milano – Fiera della piccola editoria a Milano | editoria indipendente | fiera del libro

un libro a milano sei in: home > index
Il Salone della piccola e media Editoria Indipendente di Milano, alla sua prima edizione, nasce con l’obiettivo di offrire alle piccole e medie case editrici uno spazio espositivo per proporre al pubblico la propria produzione, diversificata e ricca, ma a molti sconosciuta.

Nella vivace cornice della zona Tortona, un tempo area industriale della città, oggi riconvertita a quartiere espositivo, nel cuore di Milano nei giorni

11 – 12 – 13 dicembre 2009

un weekend con tanti libri da sfogliare, leggere e comprare • incontri con gli editori • presentazioni di libri • musica dal vivo • dibattiti sui grandi temi di attualità • laboratori per ragazzi • concorsi letterari • happy hour e tanto altro.

Madrina della manifestazione è Alice, una delle voci più belle e raffinate del panorama musicale italiano.

Un libro a Milano è anche un premio letterario “Un Libro, Un Viaggio” rivolto agli studenti delle Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado di Milano.
Scarica qui il bando di concorso del premio letterario “un libro, un viaggio”.

Locandina Un libro a Milano

SCARICA LA LOCANDINA DEL I° SALONE DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA INDIPENDENTE
                                       locandina formato A3
– rgb – file .pdf (170KB

 

   Catalogo degli Editori
 

Fiera del libro – un libro a Milano – Fiera della piccola editoria a Milano | editoria indipendente | fiera del libro

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Paolo Ferrario Politica dei servizi sociali – Nuova edizione interamente riveduta Strutture, trasformazioni, legislazione CAROCCIFABER Il servizio sociale € 32,70 5^ Ristampa 2007 pp. 496

Politica dei servizi sociali – Nuova edizione interamente riveduta
Strutture, trasformazioni, legislazione
€ 32,70
5^ Ristampa 2007  pp. 496  ISBN 9788874660209

indice completo

Prefazione di Emanuela Ranci Ortigosa/ Globalizzazione e questione sociale/ La crisi del Welfare state/ ´Lemergenza del terzo settore/ Oltre le riduzioni paternalistiche/ La centralità della persona e del sociale/ Verso nuove politiche sociali/ Introduzione/ Parte prima. Origine e sviluppo storico dei sistemi di Welfare/ Le politiche dell´assistenza/ Introduzione alle politiche di Welfare state/ Le istituzioni del medioevo/ Il caso storico dell´Inghilterra: la “Poor Law”/ Riorganizzazioni amministrative dell´assistenza/ Nota bibliografica/ Le politiche della previdenza/ Le funzioni della previdenza/ Il sistema delle assicurazioni sociali/ Amministrazioni sociali nell´Italia post-unitaria/ Previdenza e assistenza nell´ordinamento italiano/ Nota bibliografica/ Le politiche sanitarie/ Le aree sanitarie/ Sanità pubblica ed igene/ Malattie infettive e malattie psichiche/ Mutue e assicurazioni di malattia/ Gli ospedali/ Nota bibliografica/ Parte seconda. I servizi sociali e sanitari: assetti istituzionali ed organizzativi/ Il sistema dei servizi sociali/ Introduzione/ Politiche e reti dei servizi sociali/ La pubblica amministrazione: strutture e trasformazioni/ Assistenza e servizi sociali/ Regioni e politiche dei servizi/ Comuni e servizi sociali/ Ipab ed enti nazionali di assistenza/ il Terzo sistema/ Cooperative sociali, volontariato e banche del tempo/ Migrazioni e domanda di servizi/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Riviste/ Il sistema dei servizi sanitari/ Introduzione/ I servizi sanitari prima della riforma/ Servizio sanitario nazionale e Piani sanitari/ Unità sanitarie locali e Aziende sanitarie locali: assetti istituzionali/ Aziende sanitarie locali: l´organizzazione/ Gli ospedali/ Integrazione socio-sanitaria e distretti/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Parte terza. Aree problematiche e reti dei servizi/ Politiche e servizi per la famiglia e i minori/ Introduzione/ Trasformazioni della famiglia/ Famiglia e politiche dei servizi/ Indicatori di tutela materno-infantile/ Situazioni di rischio nell´infanzia e adolescenza/ Famiglia, affidi e adozioni/ Reti di offerta per la famiglia e l´infanzia: dagli anni Sessanta agli anni Ottanta/ Reti di offerta per la famiglia e l´infanzia: gli anni Novanta/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Politiche e servizi per l´handicap/ Introduzione/ Aspetti sociali e culturali/ Indicatori quantitativi e qualitativi/ La legislazione sull´invalidità civile/ Politiche per l´integrazione scolastica/ Politiche per il lavoro/ La legge quadro sull´handicap/ I servizi scoio-sanitari/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Politiche e servizi per le tossicodipendenze/ Introduzione/ Le dimensioni socio-culturali del disagio individuale/ Tossicodipendenti e famiglie/ Controllo sociale e devianza/ Droghe e dipendenze/ Consumatori e modalità d´uso/ Le politiche legislative sulle tossicodipendenze/ I servizi sociali e sanitari/ Aids: immagini sociali, politiche e servizi alla persona/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Politiche e servizi per la salute mentale/ Introduzione/ Malattie mentali e sistemi socio culturali/ Origini della psichiatria e dei manicomi/ La prima legislazione sui manicomi/ La modernizzazione psichiatrica/ La riforma psichiatrica/ I processi di chiusura degli ospedali psichiatrici/ Sistema dei servizi psichiatrici e Progetti Obiettivo/ La riabilitazione psichiatrica/ Legislazione statale/ Nota bibliografica/ Politiche e servizi per gli anziani/ Introduzione/ Indicatori socio-demoigrafici/ Età della vita, pensionamento e problema della more/ Relazioni sociali e condizioni di salute/ Famiglia, anziani e servizi/ Politiche e legislazioni dei servizi/ I servizi residenziali/ Servizi domiciliari e Progetti Obiettivo anziani/ Legislazione statale/ Nota bibliografica.

Carocci editore

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Kenneth Hepburn Marsha Lewis Jane Tornatore Carey Wexler Sherman Judy Dolloff Manuale del caregiver Programma di formazione per l’assistenza alle persone affette da demenza. Edizione italiana a cura di Luisa Bartorelli I Manuali € 18,00 1^ Ristampa 2009 pp. 184 ISBN 9788874665440, Carocci editore

Scheda libro
Manuale del caregiver
Programma di formazione per l’assistenza alle persone affette da demenza. Edizione italiana a cura di Luisa Bartorelli

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€ 18,00

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€ 18,00
1^ Ristampa 2009  pp. 184  ISBN 9788874665440
Prendersi cura di una persona affetta da demenza, in particolare da malattia di Alzheimer, è una sfida che in pochi possono affrontare senza ricorrere ad un sostegno esterno, che li guidi nel percorso assistenziale, attraverso i compiti gravosi e le tensioni emotive che esso comporta. È da questa sfida che nasce l’idea qui presentata, già sperimentata dall’équipe dell’Università del Minnesota e generosamente messa a disposizione in queste pagine: fornire ai caregiver, familiari o non, un manuale da utilizzare durante la partecipazione a gruppi di sostegno. In concomitanza alla realizzazione del Manuale del caregiver viene inserito, sul sito dell’editore, il Manuale del formatore, a cui il coordinatore dei gruppi di sostegno può far riferimento. Il percorso binario, proposto sia al caregiver che al formatore, non è soltanto ’strategico’, ma costituisce un cammino interiore nella consapevolezza di sé e nelle difficili relazioni che si instaurano nell’ambiente familiare di questi malati.
altri libri su … | Servizio sociale

Carocci editore

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cohousing.it

Benvenuti nel sito italiano del cohousing, un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che avete scelto e con cui avete progettato la vostra comunità residenziale. Chi vive in cohousing – sono più di mille gli insediamenti di questo tipo nel mondo – vive una vita più semplice. meno costosa e meno faticosa decidendo innanzitutto cosa condividere: un micronido per i bambini, un orto o una serra, un living condominiale, un servizio di car sharing o una portineria intelligente che paga le bollette e ritira la spesa. Solo per fare qualche esempio.

cohousing.it – home

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Censis, Il Rapporto annuale 2009, 43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009

Il Rapporto annuale 2009
43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009
4 Dicembre 2009

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Cnel – Viale David Lubin, 2 – Roma

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Comunicato stampa
La società italiana al 2009
Le famiglie resistono alla crisi, rischi per il lavoro, dura ristrutturazione del terziario

Occupazione persa nel Mezzogiorno e nel «paralavoro». 162 mila imprese chiuse nel commercio e nel terziario. Stringere la cinta non basta più: per la ripresa del 2010 gli italiani chiedono sostegno a famiglie, giovani e piccole imprese

Roma, 4 dicembre 2009 – La stressata resistenza delle famiglie. Nel mezzo della crisi, per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace. Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o più membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, più del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si è fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l’8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito. Negli ultimi 18 mesi più dell’83% delle famiglie ha però modificato le proprie abitudini alimentari. Quali cambiamenti sono stati introdotti? Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Dal punto di vista psicologico, il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosità, ecc.) per motivi legati alla crisi (difficoltà lavorative, di reddito, ecc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone con reddito più basso. Riguardo al futuro, da un’indagine su un campione di famiglie del ceto medio realizzata dal Censis nel novembre 2009 emergono indicazioni su quali siano i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%), piuttosto che gli anziani (21,8%), dovrebbero essere nel sociale i destinatari della quota più alta di risorse, visto che sono stati i più penalizzati dalla crisi. Nell’economia, oltre il 33% del campione ritiene importante aiutare la piccola impresa, meno del 5% richiama la necessità di supportare le grandi aziende. Il 57,7% delle famiglie del ceto medio ritiene poi indispensabile ridurre le tasse sui lavoratori dipendenti, il 42,3% è convinto invece che solo la riduzione di imposte e oneri gravanti sulle imprese (ad esempio, la progressiva abolizione dell’Irap) favorirà la ripresa.

Le zone critiche nella flessione occupazionale. Fino a oggi il mercato del lavoro in Italia ha retto. A metà del 2009 risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma peggio di Francia (-0,3%) e Germania (+0,5%). Gli effetti negativi hanno riguardato solo i soggetti meno tutelati: il lavoro autonomo (a giugno 277 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, -5,8%) e l’ampio bacino del «paralavoro» (162 mila posti in meno, -4,3%). Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora più esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%). Il lavoro tradizionale, dipendente e a tempo indeterminato, ha invece continuato a crescere, registrando nel periodo 2008-2009 un +0,4% (oltre 60 mila posti in più). Ma la tenuta non c’è stata in tutto il Paese, né in tutti i settori. Al Sud sono stati bruciati 271 mila posti di lavoro (-4,1%), l’industria e il turismo hanno subito una riduzione del 4% e il commercio del 3,5%. Il 45,4% di chi ha perso il lavoro nell’ultimo anno ha meno di 34 anni. Il 47,3% dei nuovi inoccupati è uscito definitivamente dal mercato del lavoro (il 64,1% tra i lavoratori indipendenti).

L’onda ristrutturatrice delle imprese, inseguendo la ripresa. Quella del 2009 è una crisi fortemente differenziata. Alla preoccupante flessione delle esportazioni del manifatturiero   (-24% nei primi 8 mesi dell’anno) corrispondono saldi positivi della bilancia commerciale per la meccanica (23,7 miliardi di euro), il tessile-abbigliamento (7,4 miliardi), le produzioni in gomma e plastica (5,8 miliardi), i prodotti in metallo (5,6 miliardi), l’elettronica (4,3 miliardi) e i mobili (3,6 miliardi). Segno negativo invece per l’alimentare (-1,8 miliardi di euro), il farmaceutico (-2,7 miliardi), la produzione di mezzi di trasporto (-3 miliardi), i prodotti chimici (-4,8 miliardi) e l’elettronica (-7,7 miliardi). Tra gennaio e settembre si registra la riduzione di quasi l’1% delle imprese manifatturiere (oltre 30.000), ma è il commercio al dettaglio il settore più colpito, con più di 50.000 aziende cessate. L’intero settore terziario è entrato in una fase di profonda riorganizzazione, con un saldo fortemente negativo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese: -10,1 imprese per 1.000 imprese attive nei primi 9 mesi dell’anno (162.000 imprese cessate). I comparti più in difficoltà sono: trasporti e magazzinaggio (-29,1 per 1.000 imprese attive), immobiliare (-16,9), attività finanziarie e assicurative (-12,5), servizi di informazione e comunicazione (-8,5), servizi legati al turismo (-6,5).

Il ciclo calante dell’individualismo fai da te. Si sta compiendo un processo di lento svuotamento di alcune linee evolutive su cui era cresciuto il nostro Paese nel corso degli ultimi cinquant’anni: il ciclo dello Stato-nazione, il ciclo del riformismo e quello della centralità del privato rispetto all’impegno collettivo. Si fa strada una modalità nuova di intervento comune fra soggetti pubblici, privati e singoli individui, che rimanda a un modello comunitario in cui abbiano più spazio soluzioni personalizzate e il più possibile immediate. Emblematica è la reazione dei Comuni di fronte alla crisi, che hanno messo in campo uno sforzo di coordinamento con altri soggetti e istituzioni locali: il 58,3% con le Province, il 54,2% con i sindacati, il 50% con le Camere di commercio, il 41,7% con le Regioni, il 41,7% con le associazioni datoriali, il 29,2% con altri Comuni.

La ricchezza occulta da evasione fiscale. L’Italia è al sesto posto in Europa per peso dell’imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Però solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui, circa il 50% degli italiani presenta redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro. Il reddito medio dichiarato è di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-Ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore più alto è Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l’ultima è Vibo Valentia, con 12.199 euro per contribuente. Secondo le stime del Censis, l’economia sommersa si aggira intorno al 19% del Pil. Con la crisi tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore di 275 miliardi di euro.

Fragilità del territorio e declino delle opere pubbliche. Nel nostro Paese i beni pubblici attraversano un ciclo di progressivo indebolimento. Dal dopoguerra a oggi gli eventi disastrosi hanno determinato la perdita di 1.446 vite umane e un costo per la collettività di 16,6 miliardi di euro (al netto delle tragedie del Vajont del ’63 e della Val di Stava del 1985, che hanno causato rispettivamente 1.909 e 265 morti). Il livello di esposizione è elevatissimo: le aree a rischio di frana e a rischio alluvionale coprono rispettivamente il 5,7% e il 4,4% del territorio nazionale. Sono 5.708 i comuni interessati da fenomeni franosi, con 992.400 persone a rischio (circa l’1,7% degli italiani). E quasi 3 milioni sono gli italiani esposti a rischio sismico «elevatissimo», circa 24 milioni se si considerano le aree a rischio «elevato».

La forza perduta dell’istruzione. Circa l’80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Dominano il disincanto e lo scetticismo: il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola secondaria di II grado ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato chi può avvalersi delle conoscenze. Anche il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola per il proprio lavoro. La visione pessimistica travalica i confini dell’universo educativo: il 75% dei laureati e l’85% dei non laureati di 16-35 anni pensano che in Italia vi siano scarse possibilità di trovare lavoro grazie alla propria preparazione. Effettivamente i laureati italiani in economia e in ingegneria hanno attese di remunerazione minori rispetto ai loro colleghi europei: nel 2009 il primo stipendio annuo atteso è inferiore rispettivamente del 20,2% e del 21,4% di quello medio europeo. E ancora il 19,3% dei giovani italiani di 18-24 anni non è in possesso di un diploma e non è più in formazione, contro il 12,7% di Francia e Germania, il 13% del Regno Unito, il 14,8% medio europeo.

Le mani legate della spesa pubblica. Le previsioni di spesa contenute nei documenti di programmazione economica e finanziaria per il periodo 2008-2013 mostrano la rigidità della dinamica della spesa e l’assenza di risorse da mettere in campo per gli investimenti. Le spese finali della Pubblica Amministrazione, ormai sopra la soglia degli 800 miliardi di euro (quasi 900 miliardi a fine periodo), oscillano intorno al 50% del Pil a prezzi correnti e impongono una pressione fiscale che non scende mai sotto i 42 punti. Cresce la spesa pensionistica e sanitaria (intorno rispettivamente a 250 miliardi e a 120 miliardi di euro) e gli interessi sul debito (poco meno di 100 miliardi di euro nel 2013), mentre diminuiscono le spese in conto capitale (non supereranno i 60 miliardi di euro).

Italiani campioni nella risposta al breve. Le incentivazioni straordinarie introdotte per risollevare la domanda depressa e rimettere in moto il circuito economico giocano sempre più sul fattore tempo, con scadenze a breve: dall’acquisto di nuovi beni durevoli alla possibilità di ampliare gli immobili in deroga agli strumenti urbanistici (il «Piano casa»), allo «scudo fiscale». Nella stessa direzione va la moratoria sui prestiti alle Pmi e quella sui mutui casa per le famiglie colpite dalla crisi promossa dall’Abi, così come la Cassa integrazione: nei primi 9 mesi dell’anno le ore autorizzate (ordinaria, straordinaria e in deroga) hanno superato i 622 milioni, con un aumento a settembre del 437% sullo stesso mese del 2008.

L’ordinaria normalità dell’emergenza. Sempre più gli italiani si concentrano sulle soluzioni di breve respiro, piuttosto che sulla programmazione a lungo termine. Un esempio sono i ricorsi al Pronto soccorso, aumentati da 61,4 per mille abitanti nel 2001 a 67,3 per mille nel 2007 (poco meno di 16 milioni di persone). Ma anche i ricoveri ospedalieri nei casi sospetti di influenza A/H1N1: 1.494 a ottobre rispetto ai 492 irlandesi, 447 francesi, 335 olandesi, 54 greci. O gli interventi d’emergenza della Protezione civile per calamità naturali, incendi, rifiuti, gestione dei grandi eventi, traffico, patrimonio artistico, nomadi, aumentati dai 290 del 2002 ai 310 del 2009.

L’eccitazione comunicativa nella permanente esposizione ai media. Tra il 1992 e il 2008, a fronte di un incremento medio dei consumi delle famiglie del 20%, la spesa per telefoni e servizi telefonici ha registrato un aumento del 214% (poco meno di 22,7 miliardi di euro nel 2008), segnando una flessione solo nell’ultimo anno; la spesa per prodotti audiovisivi e computer è aumentata del 63%, sebbene sia in rallentamento dal 2007; i consumi di libri e giornali hanno segnato un +38%. Il 47,6% degli italiani usa un numero di media superiore a quattro, muovendosi con facilità ogni giorno attraverso una fitta trama di messaggi veicolati dai più diversi vettori: non solo la Tv, il cellulare, la radio e i quotidiani, ma anche Internet, web Tv, palmari, lettori mp3, e-reader. Il 4,2% ne usa dieci o più, percentuale che raddoppia tra i soggetti più giovani e più istruiti. Si finisce così per dedicare massicce dosi di tempo ai mezzi di comunicazione. Se si sommano i quantitativi medi di tempo trascorso quotidianamente utilizzando i principali media, risulta un ammontare cumulativo «virtuale» di 13 ore e 54 minuti al giorno.

La violenza di prossimità nel vissuto quotidiano. Il conflitto sociale si è trasferito dalle piazze ai cortili. In un decennio si sono dimezzate le ore di sciopero, si riduce il numero di cause civili presso gli uffici del Giudice di pace e i tribunali (-9% tra il 2004 e il 2007) e le tensioni sociali non si incanalano in forme organizzate, ma prendono la via del conflitto privato nella dimensione domestica o condominiale. La microconflittualità nei condomini è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, soprattutto per motivi futili, con ai primi posti l’utilizzo di parti comuni e i rumori molesti. Così come aumentano le violenze familiari (dai 97 omicidi in famiglia del 1992 si passa ai 192 del 2006, +98%).

Censis

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IL CODICE DELLE AUTONOMIE SALVA LE PROVINCE, LaVoce.Info

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italiani meno anti-americani, postpoll – Osservatorio SWG

La ricerca svolta su un campione molto ampio – ben 3200 soggetti residenti sul territorio nazionale – mette in luce la potenza mediatica dell’attuale presidente degli Usa. Oggi, infatti, solo il 36% degli italiani è “ostile” alla potenza americana, contro il 54% di cinque anni fa quando esplose lo scandalo delle torture.L’antiamericanismo però, seppur in netto calo, continua ad innestarsi in modo diverso nel Paese a seconda dell’area politica di appartenenza. Gli Stati uniti piacciono di più agli elettori di centrodestra e decisamente meno a chi vota a centrosinistra e a sinistra, dove il tasso di antiamericanismo coinvolge rispettivamente il 40 e il 50% degli intervistati. A bocciare gli Stati Uniti a destra, poi, è un terzo abbondante degli elettori e al centro il 32%.

postpoll – Osservatorio SWG: italiani meno anti-americani

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SULLE SPALLE DELLA FAMIGLIA UN SISTEMA IN DIFFICOLTÀ QUANDO IL WELFARE È FATTO IN CASA di Lorenza Rebuzzini, Famiglia oggi n. 6 novembre-dicembre 2009

SULLE SPALLE DELLA FAMIGLIA
   

UN SISTEMA IN DIFFICOLTÀ 
QUANDO IL WELFARE È FATTO IN CASA
 di Lorenza Rebuzzini
(ricercatrice Cisf)

Famiglia oggi n. 6 novembre-dicembre 2009 – Sulle spalle della famiglia

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Famiglia Oggi di questo mese è dedicata al tema: I luoghi della cura.Una responsabilità tra famiglia e società

Famiglia Oggi.

Famiglia Oggi di questo mese è dedicata al tema: I luoghi della cura.Una responsabilità tra famiglia e società

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Accordo che le Regioni hanno raggiunto sul patto della salute, Newsletter n. 1490 del giovedì 3 dicembre 2009

Si riporta di seguito il testo integrale del “Patto per la salute”, sottoscritto al termine del confronto Governo-Regioni, tenutosi a Palazzo Chigi il 23 ottobre 2009 (cfr. “Regioni.it” n. .1465).

Il patto è stato pubblicato anche nell’Archivio della sezione “sanità” del sito www.regioni.it : il link è:
http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=37521
“23 ottobre 2009
SANITA’: Nuovo Patto per la salute
1. Le Regioni devono assicurare l’equilibrio finanziario della gestione in condizioni di efficienza e appropriatezza.
2. Lo Stato si impegna ad assicurare in relazione al livello di finanziamento del servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato stabilito dalla vigente legislazione, pari a 104.614 milioni di euro per l’anno 2010 ed a 106.934 milioni di euro per l’anno 2011, risorse aggiuntive pari a 1.600 milioni di euro per l’anno 2010 e a 1.719 milioni di euro per l’anno 2011; per l’anno 2012, lo Stato si impegna ad assicurare risorse aggiuntive tali da garantire un incremento del livello di finanziamento rispetto all’anno 2011 del 2,8%. A tali risorse aggiuntive concorrono:
a) il riconoscimento con riferimento alla competenza 2010 di incrementi da rinnovo contrattuale pari a quelli derivanti dal riconoscimento della indennità di vacanza contrattuale con economie pari a 466 milioni di euro annui;
b) il finanziamento a carico del bilancio dello Stato di 584 milioni di euro per l’anno 2010 e di 419 milioni di euro per l’anno 2011;
c) le ulteriori misure che lo Stato si impegna ad adottare nel corso del 2010 dirette ad assicurare l’intero importo delle predette risorse aggiuntive.
Lo Stato si impegna inoltre:
- ad adottare nel corso del 2010 ulteriori misure dirette a garantire un ulteriore finanziamento qualora al personale dipendente e convenzionato del SSN vengano riconosciuti con riferimento alla competenza 2010incrementi da rinnovo contrattuale superiori a quelli derivanti dal riconoscimento della indennità di vacanza contrattuale;
- a garantire nel bilancio pluriennale 2010-2012 ai fini del finanziamento dell’edilizia sanitaria ex art. 20 L. n. 67/88, in aggiunta ai 1.174 milioni di euro relativi all’anno 2009, 4.715 milioni di euro;
- ad ampliare lo spazio di programmabilità degli interventi previsti dal predetto art. 20 L. n. 67/88 elevandolo dagli attuali 23 miliardi di euro a 24 miliardi di euro, destinando tale incremento prioritariamente alle regioni che hanno esaurito le loro disponibilità attraverso la sottoscrizione di accordi. Sull’edilizia sanitaria Stato e regioni convengono sulla possibilità di utilizzare anche le risorse FAS di competenza regionale;
- a garantire, per l’anno 2010: a) un finanziamento pari a 400 milioni di euro per il Fondo per la non autosufficienza ex art. 1, comma 1264, L. n. 296/06; b) un incremento di 30 milioni di euro del Fondo nazionale per le politiche sociali nonché la separazione delle risorse assegnate all’Inps per la garanzia dei diritti soggettivi da quelle di competenza delle regioni.
Stato e regioni convengono che eventuali risparmi nella gestione del Servizio sanitario nazionale, effettuati dalle regioni, rimangano nella disponibilità delle regioni stesse.
3. Occorre rivisitare, potenziare e semplificare il meccanismo di “commissariamento” delle Regioni in disavanzo, ferme restando le funzioni del Tavolo di verifica degli adempimenti e del Comitato per la verifica dei LEA in materia di monitoraggio trimestrali e annuali e di verifica dell’attuazione dei Piani di rientro secondo un nuovo regolamento condiviso tra Stato e regioni.
4. All’esito della verifica relativa all’anno precedente, nel caso di disavanzo non coperto (in tutto o in parte), occorre confermare i vigenti automatismi (innalzamento aliquote IRPEF e lRAP), da potenziare con il blocco del turn-over e il divieto di effettuazione di spese non obbligatorie. Se lo scostamento (calcolato rispetto al finanziamento ordinario integrato delle entrate proprie effettive) è superiore al 5 per cento, ovvero inferiore al 5 per cento se gli automatismi fiscali o altre risorse di bilancio della regione non garantiscono con la quota libera la copertura integrale del disavanzo, scatta comunque l’obbligo di presentare un piano di rientro.
5. La regione ha l’obbligo di presentare entro il 30 giugno il piano di rientro. Il piano, elaborato con l’ausilio dell’AIFA e dell’AGENAS, è valutato da una Struttura tecnica di monitoraggio a composizione paritetica, presieduta da un ulteriore componente scelto di comune accordo, e dalla Conferenza Stato-regioni entro termini perentori. Il Consiglio dei Ministri accerta (anche nell’ipotesi in cui la Conferenza e la Struttura non abbiano trasmesso le proprie valutazioni) l’adeguatezza del piano di rientro:
- in caso di riscontro positivo, approva il piano e la regione inizia ad attuarlo;
- in caso di mancata presentazione o insufficienza del piano, la regione viene commissariata (il presidente della regione assume il ruolo di commissario ad acta per la redazione e per l’attuazione del piano) e scattano, oltre gli automatismi anzidetti (innalzamento aliquote IRPEF e IRAP, blocco del turn-over e divieto di effettuazione di spese non obbligatorie), ulteriori automatismi (sospensione dei trasferimenti erariali a carattere non obbligatorio; decadenza dei direttori generali delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere).
6. Nell’ipotesi di inadempimento del piano da parte della regione tenuta ad attuarlo, il Consiglio dei Ministri, sentite la Struttura tecnica di monitoraggio e la Conferenza Stato-regioni, che esprimono il proprio parere entro il termine perentorio di 15 giorni, diffida la regione interessata ad attuare il piano; in caso di perdurante inottemperanza, la regione viene commissariata (il presidente della regione assume le funzioni di commissario ad acta) e scattano tutti gli automatismi anzidetti.
7. Per i vigenti piani di rientro relativi alle regioni già commissariate resta fermo l’assetto della gestione commissariale vigente, salva la possibilità della Regione di presentare un nuovo piano ai sensi della nuova disciplina nonché la cessazione del commissariamento a seguito dell’approvazione del nuovo piano.
8. Nell’ambito dei piani di rientro, le regioni interessate da disavanzo possono utilizzare nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, d’intesa con il Governo, a copertura del debito, le risorse del FAS preordinate alla programmazione regionale o altri eventuali strumenti di ristrutturazione del debito compatibili con le esigenze di finanza pubblica. In particolare la singola Regione, d’intesa con lo Stato, può utilizzare una parte delle risorse originariamente destinate ai PAR del proprio territorio”.

L’accordo che le Regioni hanno raggiunto sul patto della salute rappresenta ”un’enorme assunzione di responsabilita”’. Lo ha spiegato il coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni, Romano Colozzi.

”Non e’ mai successo – ha aggiunto Colozzi – che un livello istituzionale accentuasse la severita’ dei controlli sulla spesa pubblica come in questo caso. Se questa pratica fosse ampliata a tutti i livelli, sarebbe una vera rivoluzione copernicana. Non bisogna continuare a dire che l’aumento della spesa e’ colpa di un destino cinico e baro, ma si devono mettere in atto provvedimenti positivi di controllo della spesa”. Questo perche’ tra le Regioni ”si e’ registrato un grande senso di responsabilita’ e, per la prima volta, si sono individuate regole severe per il contenimento della spesa pubblica che dovrebbero essere attuate in tutti i settori della pubblica amministrazione, dai comuni ai ministeri”.
”C’e’ l’impegno ad aprire entro 30 giorni un tavolo tecnico-politico per affrontare il nodo degli 800 milioni per la farmaceutica”. Lo ha detto il vicepresidente della Conferenza delle Regioni e presidente della Regione Molise, Michele Iorio.
Iorio ha ribadito che la cifra di 800 milioni ”nel Fondo c’e', e’ stanziata” ma il meccanismo di copertura previsto nel Patto, legato alla ricontrattazione dei prezzi dei farmaci con l’Aifa, non garantirebbe un’entrata di questa entita’ per le Regioni. Per questo le Regioni chiedono una proroga ”almeno di sei mesi” del meccanismo di sconto attualmente in vigore e che andra’ in scadenza a fine anno.
Secondo Colozzi, “l’accordo sulla farmaceutica verra’ raggiunto dal tavolo al massimo entro tre mesi – stima – perche’ e’ interesse dello Stato e delle Regioni farlo il prima possibile”. Mentre il coordinatore degli assessori alla Sanita’, Enrico Rossi, è preoccupato “Sono preoccupato – spiega – sulla possibilita’ che il tavolo raggiunga un rapido accordo, mentre per tutto il resto sono  stati compiuti passi avanti. Se non vengono reinserite le regole sugli extra-sconti – aggiunge Rossi – si rischia di regalare un milione di euro per finanziare una rendita dell’industria farmaceutica che non e’ quella che investe sull’innovazione, pagando oltretutto i farmaci generici il 30% in piu’ rispetto al resto d’Europa. Non vorrei – afferma Rossi – che interessi particolari abbiano prevalso su quelli generali”.
“Il Governo – aggiunge Tommaso Fiore, assessore alla Sanita’ della Regione Puglia – e’ contrario al ripristino degli extra-sconti. Si tratta di 800 mln che, in questo modo, verrebbero sottratti alle Regioni e versate sul sistema delle farmacie” o piuttosto “destinate, con un provvedimento ad hoc in gennaio – ipotizza – a favore dello Stato, per motivi di cassa”.
2010-2012.Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha sottolineato come il Patto ha di fatto sancito la norma che il commissario sara’ il presidente della Regione. ”Con questa norma – ha detto Chiodi – vogliamo dimostrare che i presidente delle Regioni, come sistema delle Regioni, sono in grado di affrontare i problemi legati al controllo della spesa sanitaria. E’ chiaro che quando il presidente-commissario risulta inadempiente su uno o alcuni punti del Piano di rientro, il Governo nomina un commissario ad acta per quegli atti non fatti”.
Infine il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, sottolinea come “il Cipe convocato oggi non ha all’ordine del giorno lo sblocco del Fas: questo dimostra le reiteratemenzogne del Governo che non vuole consentire alle Regioni di cantierizzare le opere pubbliche per una sporca campagna elettorale che si fa sulla pelle della gente”. Vendola ha ricordato di aver avuto “le garanzie del ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il quale aveva spiegato che si trattava solo di un ostacolo tecnico. Ma non e’ cosi’ e credo – conclude – che ci sia stato anche uno scontro nell’Esecutivo” sulla questione.
”Il nuovo Patto Triennale dellaSalute assicura importanti spazi di riconoscimento normativoe finanziario alle particolarita’ territoriali e demografiche del Molise”, ha detto il vice Presidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio. ”Esso – ha aggiunto Iorio- e’ il frutto di un lungo e serrato confronto che il Presidente Errani ed io, a nome di tutte le Regioni, abbiamo condotto con il Governo negli ultimi due giorni. Un risultato dunque importante che getta le basi per la sanita’ del futuro in cui, accanto ad una chiara responsabilizzazione nella gestione delle risorse, trova spazio il riconoscimento del diritto dei cittadini che vivono in regioni con specificita’ orografiche e di bassa densita’ di popolazione, ad avere servizi sanitari moderni ed efficienti”.
”Il mio giudizio – ha concluso Iorio- e’ dunque positivo perche’ abbiamo fatto un passo in avanti sulla strada di una sanita’ piu’ efficace ed efficiente, che da un lato responsabilizza tutti a contenere i costi e dall’altro investe risorse nuove e rilevanti nell’innovazione e nell’ampliamento dei servizi ai cittadini”.
(red/03.12.09)

Newsletter n. 1490 del giovedì 3 dicembre 2009

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Barberis Donatella, Il prodotto del lavoro sociale. Un percorso per definirlo, valorizzarlo e valutarlo, FrancoAngeli

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Donatella Barberis, consulente e formatrice di orientamento psico-sociologico, collabora da molti anni con lo Studio APS di Milano; si occupa di politiche sociali, programmazione dei servizi in ambito sociale, organizzazioni di servizi profit. È docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Corso di Laurea specialistica Progest.

Il prodotto del lavoro sociale. Un percorso per definirlo, valorizzarlo e valutarlo  
Autori e curatori: Donatella Barberis
Contributi: Monica Antognoli, Rossella Bianchini, Manuela Cavedagna, Lidia Galbusera, Alberto Giasanti, Claudia Giussani, Barbara Negri, Franca Olivetti Manoukian, Patrizia Pedrazzini, Paola Pulici, Roberto Vaghi, Elisabetta Villa
Collana: Le professioni nel sociale – Sezione II – Coordinamento di Antonio de Lillo
Argomenti: Management della cultura, management pubblico, organizzazioni non profitServizi di curaPolitiche e servizi sociali
Livello: Textbook, strumenti didattici
Dati: pp. 240,     1a edizione  2009  (Cod.1168.2.6)
 
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Il prodotto del lavoro sociale. Un percorso per definirlo, valorizzarlo e valutarlo

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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 25,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856813159
 
Tipologia: E-book
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Codice ISBN 13: 9788856818963
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In breve Il volume delinea il processo di individuazione del prodotto del lavoro sociale che, ben lontano dall’essere automatico o spontaneo. Individua poi e approfondisce le dimensioni che è opportuno esplorare – il processo di conoscenza-azione, la relazione con l’utente/cliente, gli orientamenti, il ruolo delle autorità, la razionalità strumentale e la valutazione – per coglierne le connessioni con la produzione.
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Presentazione
del volume:
Cosa si “produce” nel lavoro sociale? Come si fa a definire, e a far conoscere, ciò che si sta facendo all’interno di un servizio? E come si può valorizzare questo “prodotto”?
È a partire da queste domande che trae spunto il volume, esito di un originale lavoro di co-produzione fra docenti e operatori del Corso di Laurea specialistica Progest dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Attivando uno scambio particolarmente significativo tra la dimensione formativa e quella esperienziale e attraverso un’impostazione metodologica psico-sociologica – che richiama l’approccio dello Studio APS di Milano – il testo delinea il processo di individuazione del prodotto del lavoro sociale che, ben lontano dall’essere automatico o spontaneo, necessita di spazi di riflessione e di motivazione. Successivamente, individua e approfondisce le dimensioni che è opportuno esplorare – il processo di conoscenza-azione, la relazione con l’utente/cliente, gli orientamenti, il ruolo delle autorità, la razionalità strumentale e la valutazione – per cogliere le connessioni con la produzione.
Grazie alle narrazioni, commentate, delle situazioni operative si propone una rielaborazione socializzata che restituisce valore e suggerisce nuovi significati, chiavi di lettura e ipotesi per ripensare quanto si realizza nel flusso di prestazioni, scambi e contatti con i clienti dei servizi, mettendo così in luce quella che Franca Olivetti Manoukian chiama “la parte più buia del servizio, quella che solitamente resta in ombra”.
Muovendosi a cavallo tra il contesto di studio e quello lavorativo, il testo può essere utilizzato come strumento di riflessione e approfondimento sia dagli studenti dei corsi in Management dei servizi sia dagli operatori che sono già impegnati in questo ambito: facilitare la comprensione degli esiti del lavoro sociale può permettere di avvicinarsi e gestire con maggiore consapevolezza le incertezze, gli entusiasmi e le paure che connotano l’impegno in questo settore lavorativo.
Indice:
Alberto Giasanti, Prefazione
Un’esperienza formativa per operatori sociali costruita in ambito universitario
(Donatella Barberis, Dove e come si sviluppa; Claudia Giussani, Come l’esperienza di formazione partecipata è stata assunta dagli operatori9
Donatella Barberis, La questione: che cosa si produce nei servizi sociali?
(Invisibilità e immaterialità dei prodotti; Individuazione del prodotto del lavoro sociale: alcune ipotesi teoriche di riferimento)
Parte I. Vedere e nominare il prodotto
Monica Antognoli, Lidia Galbusera, Claudia Giussani, Elisabetta Villa, Il prodotto del lavoro sociale
(La fatica di vedere i prodotti del lavoro sociale; Il prodotto come esito di un processo di conoscenza-azione-conoscenza; Livelli e impatti della produzione sociale; Riaprire lo sguardo e decostruire routine)
Parte II. Gli elementi che facilitano la visibilizzazione del prodotto del lavoro sociale
Rossella Bianchini, Claudia Giussani, Questioni di orientamento
(Gli orientamenti come architetture organizzative; Interrogare gli orientamenti per ripensare i servizi; Quale connessione tra orientamenti e produzione?)
Manuela Cavedagna, Patrizia Pedrazzini, Roberto Vaghi, Centralità del cliente nella produzione dei servizi
(Da utente a cliente: un cambiamento possibile; Centralità e potere del cliente rispetto al prodotto; Il gioco delle attese: l’incontro tra le aspettative del cliente e le rappresentazioni dell’operatore; Pluralità di clienti, pluralità di esiti; Per un lavoro nel sociale con il cliente)
Patrizia Pedrazzini, I ruoli d’autorità tra mandati e problemi
(Autorità e potere; La produzione tra mandato e problema; Le funzioni dei ruoli di autorità nella produzione; Diverse autorità / diversi prodotti; Il ruolo d’autorità: punto d’arrivo o punto di partenza?)
Manuela Cavedagna, Barbara Negri, La dimensione della razionalità strumentale: risorse economiche e utilizzo dei dati
(Perché è difficile trattare la dimensione economica; Perché è difficile leggere ed interpretare i dati; L’utilizzo e le modalità di trattamento dei dati più diffuse nelle organizzazioni di lavoro; Trasformare i dati da adempimento a risorsa; Il processo di razionalizzazione in una organizzazione: l’esempio dell’ASL; Le dimensioni economiche e razionali: opportunità per valorizzare e visibilizzare il prodotto sociale)
Monica Antognoli, Paola Pulici, La valutazione
(Perché è difficile valutare il prodotto del lavoro sociale?; La valutazione nelle organizzazioni di servizi sociali; La funzione comunicativa della valutazione; La valutazione: da sistema tecnologico a processo dialogico)
Donatella Barberis, Appigli per proseguire
Franca Olivetti Manoukian, Postfazione
Bibliografia

Il prodotto del lavoro sociale. Un percorso per definirlo, valorizzarlo e valutarlo

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La piccola cinese morta nel casolare del lavoro nero

La piccola cinese morta nel casolare del lavoro nero 


di Pierangelo Sapegno
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Anni Ye, così piccola e così innocente, è una bambina di 11 anni che è morta per «esalazione da solvente», in un laboratorio diroccato dove tre cinesi lavoravano forse assieme a lei le tomaie per l’industria delle scarpe, fra le macchine da cucire arrugginite e dei materassi accatastati vicino a una pressa appena rischiarata da una luce misera e stenta che pende ancora adesso dal soffitto.

Posti come questo, sperso nella campagna, a due passi dalla strada provinciale 485 che scende verso Civitanova, ce ne sono un mucchio, tutt’attorno alle colline coltivate a granoturco, veri e propri ricettacoli di lavoro nero e sfruttamento selvaggio di cinesi, pachistani e indiani. È come se l’Italia mettesse insieme le due facce della nostra realtà: la dolcezza di quei dossi, uno dietro l’altro, pettinati così mirabilmente dall’uomo, e l’avvilimento di una miseria cupa, dickensiana, che ci convive accanto. Anni era la speranza di sua mamma, «perché era la più brava a scuola. Le piaceva studiare e sognava di andare all’università». Sua mamma ha 33 anni, si chiama Jiang Lifen, ma qui da noi preferisce farsi chiamare Giulia. È una donna disperata e dice che non sapeva che sua figlia fosse in quel posto a rischiare di morire: «Mi sono separata da mio marito e fra di noi non ci rivolgiamo più …

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Il volontariato utile. Tendenze e buone pratiche. Cento schede da consultare, edizioni dell’asino

Il volontariato utile. Tendenze e buone pratiche. Cento schede da consultare

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Rinasce il Ministero della salute. Incrementati i Sottosegretari di Stato

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Servizi educativi per l’infanzia: solo per pochi fortunati. I risultati di un’indagine presentata al Cnel

Servizi educativi per l’infanzia: solo per pochi fortunati. I risultati di un’indagine presentata al Cnel Da un’indagine elaborata dal gruppo ”Famiglia e lavoro” della VI Commissione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro in collaborazione con il gruppo nazionale Nidi Infanzia, emergono i problemi relativi ai costi e alla realizzazione di uno sviluppo sostenibile dei servizi educativi per l’infanzia.L’indagine, presentata questa mattina al Cnel alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per le Politiche per la Famiglia, Carlo Giovanardi, evidenzia come questi servizi siano riservati, nel nostro Paese, solo a una minoranza di bambini (15 per cento circa) con qualche eccezione per alcune Regioni del Centro-Nord (27-28 per cento), rendendo di fatto irraggiungibili, nel 2010, gli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona e Barcellona: arrivare al 33 per cento dell’utenza potenziale

Avvisatore

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Deliberazione della Giunta Regionale Lombardia 21/10/2009 n. 10338, Regolamento dell’Albo Regionale delle Cooperative sociali, ai sensi dell’art. 27 della L.R. n. 1/2008 (Testo Unico in materia di volontariato, cooperazione sociale, associazionismo e società di mutuo soccorso).

Deliberazione della Giunta Regionale Lombardia 21/10/2009 n. 10338

Regolamento dell’Albo Regionale delle Cooperative sociali, ai sensi dell’art. 27 della L.R. n. 1/2008 (Testo Unico in materia di volontariato, cooperazione sociale, associazionismo e società di mutuo soccorso).

qui:
NONPROFITONLINE

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Convegno su: Bioetica, diritto e politica”

Convegno su: Bioetica, diritto e politica”

Roma 2 dicembre 20091h 51′ 34″

Convegno su: Bioetica, diritto e politica” Partecipano: Paola Binetti, Francesco D’Agostino, Gaetano Quagliarello. Modera Pietro Giubilo.
CONVEGNO – Evento organizzato da

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Carlo Panella, Dietro il “no” ai minareti c’è la paura verso un Islam sempre più aggressivo

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La questione del ‘federalismo fiscale’ tra principi costituzionali ed avvio del percorso attuativo – stato – dottrina -

La questione del ‘federalismo fiscale’ tra principi costituzionali ed avvio del percorso attuativo, Roberto Nania (30-11-2009)

La questione del ‘federalismo fiscale’ tra principi costituzionali ed avvio del percorso attuativo – stato – dottrina -

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L’originalità del sistema sanitario della Lombardia Gabriele Pelissero (30-11-2009)

L’originalità del sistema sanitario della Lombardia - stato - dottrina -

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Il Servizio sanitario nazionale (SSN) italiano, istituito con la L. 833 del 12 dicembre 1978, è classificabile fra i sistemi sanitari di tipo “Beveridge”, il cui progenitore è il National Health Service (NHS) britannico, cui esplicitamente si ispira il modello italiano.
Entrambi i sistemi sono impostati sul principio della universalità (estensione a tutti i cittadini) e della solidarietà (finanziamento tramite fiscalità o parifiscalità generale), ma al di là di qualche somiglianza lessicale essi divergono anche profondamente sotto il profilo organizzativo.
Infatti il SSN italiano  si presenta fin dalla sua origine come un organismo molto composito, nel quale le differenze regionali assumono precocemente una grande rilevanza.
Il modello britannico è un sistema sostanzialmente centralistico e unificante, mentre la riforma sanitaria italiana, già nella sua prima versione, ha introdotto una spinta centrifuga nell’organizzazione del sistema sanitario capace di produrre modelli organizzativi diversi da Regione a Regione. Ponendosi con questo in radicale contrapposizione anche con la precedente situazione italiana nella quale erano presenti reti di attività sanitaria omogenee su tutto il territorio nazionale, quali gli Enti mutualistici, la Sanità pubblica e gli Enti ospedalieri…
(segue)

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Crescono i disoccupati Ma finirà mai la crisi?

I sociologi e gli econo­misti dividono i senza lavoro in tante categorie, tra queste c’è per esempio quella degli «sco­raggiati », gente più inattiva che disoccupata, gente cioè che ha addirittura perso la spe­ranza di trovare lavoro, che non lo cerca nemmeno più. Al­tre volte s’è usato il termine «né né» riferito a certi giovani e cioè a ragazzi anche 30-35 an­ni, che non vogliono né lavora­re né studiare. Vale a dire: stan­no benissimo così. Questo spie­ga perché due milioni di disoc­cupati danno luogo, nonostan­te tutto, a una contestazione a basso voltaggio, specialmente quando si tratta di giovani. Sap­piamo già che c’è la famiglia a proteggere da queste disoccu­pazioni, inoccupazioni, depres­sioni, pigrizie. È la famiglia che regge il colpo, a costi che qual­che economista giudica eccessi­vi. Il 45% delle coppie sposate di età inferiore ai 65 anni vive a un chilometro di distanza dalla casa dei genitori. Una famiglia italiana su dieci racconta di es­sere stata aiutata almeno una volta da papà e mammà (in Spagna una su venti, in Gran Bretagna una su cento). Alber­to Alesina e Andrea Ichino ( L’Italia fatta in casa , Mondado­ri) sostengono che il peso del nostro welfare — un quarto del Pil — dipende da questa strut­tura sociale familistica, che fre­na oltre tutto intraprendenza, avventure, traslochi, rischi. Quindi, due milioni di disoccu­pati e, di questi, 560 mila con meno di 40 anni e piuttosto ras­segnati. I lanci Istat della agen­zie di ieri non lo dicono, ma stanno crollando i contratti a termine, quelli cioè che si spe­rava servissero d’ingresso ai giovani. Nel secondo trimestre di quest’anno ne sono stati can­cellati 191 mila.

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Ian Buruma, Europa, la paura dei musulmani nasce da quell’identità che non c’è più

Se gli svizzeri e gli altri europei avessero maggiori certezze sulla loro identità, sarebbero ancora così spaventati dai cittadini musulmani?

Probabilmente no. È da qui che credo nasca il problema. Fino a non molto tempo fa, la maggioranza dei cittadini del mondo occidentale aveva indiscussi simboli di fede e di identità collettiva. Le guglie delle chiese che ancora abbelliscono molte città europee avevano un preciso significato per la maggior parte della gente, e pochi si sposavano con persone di altra religione.

In un recente passato, molti europei credevano ai loro re e regine, sventolavano la bandiera, cantavano l’inno nazionale, apprendevano le vicende eroiche della storia nazionale. Il loro Paese era la loro casa. I viaggi all’estero erano riservati ai marinai, ai soldati, ai ricchi. «L’identità» non era ancora vista come un problema.

La globalizzazione, il progetto dell’Europa unita, la sconfitta delle aspirazioni nazionaliste in due catastrofiche guerre mondiali e soprattutto la diffusa perdita del sentimento religioso hanno cambiato le cose. La maggior parte di noi vive oggi in un mondo laico, liberale, disincantato. Gli europei sono ora quasi ovunque più liberi di quanto siano mai stati. Non ci viene più detto da preti o da superiori cosa fare o pensare. E se ancora accade, di solito non ce ne curiamo.

Questa recente libertà ha però un prezzo. L’affrancamento dalla fede e dalla tradizione non ha sempre prodotto maggiore felicità, ma al contrario è stata spesso causa di un diffuso smarrimento, di timori e risentimenti. Le espressioni di identità collettiva, pur non essendo del tutto scomparse, sono confinate per lo più agli stadi di calcio, dove si trasformano

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La Svizzera non vuole essere islamizzata

La Svizzera non vuole essere islamizzata Le dichiarazioni di Ulrich Schlüer, un attacco ingiustificato a Geert Wilders e l’analisi delirante di Tahar Ben JellounTestata:Il Foglio – La Stampa – La RepubblicaAutore: La redazione del Foglio – Marco Zatterin – Tahar Ben JellounTitolo: «’La Svizzera non vuole essere islamizzata’, ci dice Schlüer – Ora l’Europa teme l’ondata estremista – Se l´Islam fa paura agli ignoranti»

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La Svizzera non vuole essere islamizzata

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