Diario di bordo :: Divorziare da vecchi :: July :: 2010

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Oggi invece continua ad aumentare il numero degli sposati che, fra i 40 e i 50 anni, decidono di uscire dal matrimonio.
A giudicare dalle ultime rilevazioni dell’ISTAT, relative al 2008, separazione e divorzio sono sempre meno misure riparatrici di un errore giovanile, e sempre di più “mature” decisioni di uscire dal legame coniugale e dalla famiglia che si era costruita nella prima metà della vita.

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l’intero articolo qui: Diario di bordo :: Divorziare da vecchi :: July :: 2010.


Claudio Risè, Austerità e cambiamento 2010

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Le resistenze dell’Italia ad accettare uno scenario di austerità non sono strane. La ricchezza e il benessere italiano sono troppo recenti per lasciar spazio senza difficoltà a una visione più austera. D’altronde il mondo intero stenta ad accettare che questa crisi chiuda davvero l’epoca della ricchezza costruita sui debiti, per costruirne una più solida e più giusta.
Ora, però, anche da noi lo scenario è tracciato, e lo sforzo di cambiamento può cominciare.

l’intero articolo qui:

Diario di bordo :: Austerità e cambiamento


Istituzioni: Che cosa ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini sull’espulsione decretata giovedì sera da Berlusconi?

Che cosa ha detto il presidente della Camera sull’espulsione decretata giovedì sera da Berlusconi?

«Una brutta pagina per il centro-destra e più in generale per la politica italiana». Fini ha letto ai cronisti una dichiarazione di una cartella e mezza. «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare. Ovviamente non darò le dimissioni da presidente della Camera perché il presidente della Camera deve garantire il Parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto. Anzi proprio la richiesta di dimettermi mostra una concezione non proprio liberale della democrazia: l’invito a lasciare perché è venuta meno la fiducia del Pdl è figlio di una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni». Il presidente della Camera, anche se eletto da una parte sola, deve infatti garantire tutti i componenti dell’assemblea. «Io mi sento particolarmente impegnato — ha continuato Fini — sul tema della legalità per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità». Ha poi concluso: «Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di princìpi come l’amor di patria, l’unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine, come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole».

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Pietro Ichino, RIFORMA UNIVERSITARIA: LE RAGIONI DI UN DISSENSO

A me sembra – e su questo mi trovo, per questa e questa sola volta, a concordare con la posizione assunta in Senato da Francesco Rutelli e dalla sua Alleanza per l’Italia – che la riforma muova nella direzione giusta sia con l’introduzione della valutazione sugli Atenei e sui singoli professori e ricercatori, sia con la previsione dell’assunzione a termine dei ricercatori e del principio up or out (“al termine, o vieni promosso, o vai a lavorare altrove”), sia con la nuova disciplina dei concorsi, sia infine con la nuova ripartizione delle prerogative di governo degli Atenei fra senato accademico e consiglio di amministrazione. I motivi di questa mia opinione sono – a grandi linee – gli stessi che si trovano espressi nell’editoriale di Irene Tinagli sulla Stampa di venerdì scorso e in quello del 24 luglio, ma anche negli editoriali di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 luglio scorso, di Michele Salvati sullo stesso quotidiano  del giorno dopo.

Pietro Ichino |  RIFORMA UNIVERSITARIA: LE RAGIONI DI UN DISSENSO.


Newsletter ISTISSS e Rivista di Servizio Sociale, n. 2/2010

Newsletter dell’ISTISSS e della Rivista di Servizio Sociale
n. 2 - 2010 Nuova Serie
Sommario

SAGGI
Aresta A., Grattagliano I., Child Neglect: caratteristiche, conseguenze, alcune proposte di intervento

Bottaro M., Il fenomeno bullismo: significato ed evoluzione
Certomà G., Il pensiero riflessivo e l’inchiesta dell’assistente sociale
Musacchio V., La vittima del reato: riflessioni in merito alla esigenza di una legge ad hoc

DOCUMENTI
- Quadrelli M., Regolamento per la formazione professionale continua. Commento alle norme

RASSEGNA LEGISLATIVA
A cura di Luigi Colombini

RASSEGNA DELLE RIVISTE ITALIANE
A cura di Claudio Pierlorenzi

RASSEGNA DELLE RIVISTE STRANIERE
A cura di Maria Stefani

- RECENSIONI
- ABSTRACT FROM THE ESSAYS
- LIBRI RICEVUTI

Coordinamento redazionale di Emanuela Miceli


Ugo Albano, l’accompagnamento sociale per avvicinarsi con senso alla morte, in Servizi Sociali Oggi n. 4 2010, Maggioli editore

Sul n. 4/2010 di “Servizi Sociali Oggi”, edito da Maggioli, è stato pubblicato l’articolo di  Ugo Albano,  L’accompagnamento sociale per avvicinarsi con senso alla morte”

Paragrafi:

1) l’accompagnamento sociale;

2) i significati nascosti della cura;

3) l’opzione del non autosufficiente;

4)  la competenza etica;

5) le prassi etiche;

6) l’assistente sociale etico;

7) il counseling con il non autosufficiente;

8 – aiutare i caregiver;

9) umanizzare la domiciliarità;

10) il progetto di cura.

L’articolo fa riferimento, per i contenuti trattati, al libro  “la dignità nel morire” , edizioni La Meridiana, acquistabile in libreria o direttamente dalla casa editrice

clicca qui per sfogliarlo

clicca qui per acquistarlo


Centro Studi, Documentazione e Ricerche Gruppo Abele, Newsletter n. 7-8, luglio-agosto 2010

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Centro Studi, Documentazione e Ricerche
Gruppo Abele
corso Trapani 91/b – 95
I 10141 Torino
tel. +39 011 3841053
fax  +39 011 3841055
e-mail: docum.cs@gruppoabele.org
http://centrostudi.gruppoabele.org


Prospettive Sociali e Sanitarie anno XL – n. 14 – 1-15 agosto 2010

Prospettive Sociali e Sanitarie
anno XL – n. 14 – 1-15 agosto 2010

In apertura, continua il dibattito sull’attuazione della l.328, questa volta con un articolo dalla Regione Liguria.
Seguono alcune riflessioni sulla situazione dei bambini di origine straniera in Italia e alle insufficienti politiche sociosanitarie a loro dedicate.
Viene poi presentata l’esperienza di supervisione di un gruppo di assistenti sociali che lavorano in ospedale.
L’ultimo articolo presenta e commenta il progetto del portale Giobbe.net, un sito creato dall’Inrca per favorire la permanenza dell’anziano all’interno del contesto familiare.
In chiusura, documenti su finanziaria e finanziamenti delle politiche sociali, seguiti dalla consueta rubrica di attualità Accadde domani.

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Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312
http://pss.irs-online.it


sofferenze e illusioni nelle organizzazioni: decostruire per ricostruire Giornata di Studio, a cura dello StudioAps29 ottobre 2010, Milano, Corso Magenta 61, Palazzo delle Stelline

sofferenze e illusioni nelle organizzazioni:

decostruire per ricostruire

Giornata di Studio, 29 ottobre 2010, Milano, Corso Magenta 61, Palazzo delle Stelline

Lo Studio APS ha scelto quest’anno d’impegnarsi nella ricerca e riflessione su un tema che ci sembra possa aiutare nel percorso di riflessione, che da anni assieme sviluppiamo, sulla vita nei mondi lavorativi. Il tema individuato ha forti connessioni con le precedenti Giornate di Studio (su identità e flessibilità, sul futuro, sul senso e valore politico dell’agire nelle organizzazioni, sulla formazione).

Le situazioni lavorative difficili, spesso penose, le sofferenze che, in questi tempi di crisi, sempre più frequentemente incontriamo nella nostra attività di consulenza e formazione, ci hanno sollecitato ad accostare con una sorta di lente d’ingrandimento alcuni fenomeni e accadimenti che producono nelle persone derive di ritiro e demotivazione, se non di depressione o vera disperazione. Ci siamo concentrati nel cercare di comprendere le origini delle sofferenze e le modalità adottate per trattarle.

Incontriamo soggetti immersi e attraversati da aspetti della vita sociale e organizzativa che interrogano e scuotono, mentre ci pare non si disponga di chiavi interpretative adeguate per affrontare con successo le sofferenze, i problemi che le caratterizzano. Per questo abbiamo realizzato, a partire da momenti diversi di confronto con colleghi e clienti, una sorta di ricerca aperta con l’obiettivo di trovare possibili appigli per ripensare il futuro nostro e delle nostre organizzazioni in chiave più progettuale.

L’augurio è che la Giornata di Studio che vi presentiamo rappresenti un’occasione per sviluppare insieme riflessioni utili e generative in questa direzione.

Vorremmo farlo attraverso un confronto aperto, per cercare assieme a voi e con altri che si pongono domande analoghe e che ricercano prospettive innovative, più rispondenti ai travagli del contesto sociale, alla complessità dei problemi e delle richieste che pongono i singoli e le organizzazioni. Anche alla luce delle difficoltà che attraversano tutte le organizzazioni abbiamo deciso di concentrare i lavori nella giornata del 29 ottobre, anche per ridurre i costi.

In allegato proponiamo un documento con una prima traccia di riflessione e d’interrogazione. A metà settembre verrà inviato il programma definitivo delle Giornate.

Vi saremo grati se vorrete segnalare l’iniziativa anche ad altre persone che ritenete possano essere interessate e vi ringraziamo per l’attenzione. Siamo a disposizione per informazioni, chiarimenti, suggerimenti ed eventuali segnalazioni.


Buona estate e a presto


per lo Studio APS

Achille Orsenigo


————————————–
Studio APS Srl
Via San Vittore, 38/A
20123 MILANO
Tel. 02-4694610 – Fax 02-4694593
www.studioaps.it e-mail: studioaps@studioaps.it


Paolo Ferrario, Il Paesaggio dentro e fuori di noi, in Blog di Stannah | Muoversi Insieme

A ciascuno il suo… paesaggio!

In vacanza capita spesso di fermarsi a guardare il paesaggio dal punto panoramico della località che stiamo visitando. Proviamo a fare un test con gli amici che si sono affacciati con noi: tolti gli elementi più importanti, quasi certamente non avremo notato tutti le stesse cose. L’osservazione, infatti, è fortemente condizionata dal nostro modo di essere: addirittura c’è chi teorizza che il paesaggio, in sé, non esista, bensì sia frutto della nostra soggettività. Dell’affascinante argomento parla Paolo Ferrario nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Socialità.
Il nostro esperto si sofferma sul significato dello “stare a guardare” come stimolo per imparare a riconoscere i segni del tempo su ciò che ci circonda. Magari, potremmo ravvisare le tracce del vecchio borgo originario nascosto tra i palazzoni tirati su negli anni Settanta, oppure potremmo considerare esteticamente interessante persino un’area industriale dismessa e riadattata ad altro scopo. Il paesaggio, in definitiva, parla dell’uomo e della sua storia: prestargli attenzione nei momenti di relax potrebbe aiutarci anche a riconsiderare in maniera differente quello che vediamo tutti i giorni sotto casa nostra
Alessandra Cicalini


JUAN CARLOS DE MARTIN sulla legge che zittirà i Blogger

Splendido, veramente splendido e chiarificante articolo che spiega uno dei valori importanti delle tecnologie internettiane: la libertà di parola in uno spazio pubblico

Libertà che il cosiddetto “partito delle libertà” (delle LORO libertà) intende comprimere

Paolo Ferrario

pubblicato sulla Stampa del 28 luglio 2010:

E’davvero singolare. Da circa 15 anni viviamo, grazie alla tecnologia, in un mondo che permette di realizzare – quasi perfettamente e con relativamente poco costo e fatica – un’aspirazione antica almeno quanto la Grecia classica. Un’aspirazione che con l’Illuminismo diventa diritto, diritto che, incastonato nelle costituzioni moderne, diventa quindi un pilastro delle nostre democrazie. Parlo della libertà di parola (e del suo diritto gemello, la libertà di informazione).

E’con la nascita del web, infatti, che diventa relativamente facile ed economico fare qualcosa che fino a quel momento aveva richiesto o grandi capitali o la possibilità – ardua – di trovare spazio nei mass media, cioè, far arrivare il proprio messaggio, qualunque esso sia, potenzialmente a chiunque. Il web, infatti, fin dalla nascita, a inizio anni 90, si presenta come un medium «leggi-scrivi», ovvero, bi-direzionale, che rende facile non solo consumare contenuti, ma anche produrne e condividerli potenzialmente con chiunque abbia accesso a Internet (1.8 miliardi di persone secondo le statistiche più recenti). Condivisione che con gli anni è diventata sempre più facile e intuitiva, grazie a innovazioni come i blog (commentari con gli interventi presentati in ordine cronologico inverso, ovvero i più recenti in cima – 130 milioni secondo i dati più recenti), i wiki (pagine web facilmente modificabili da chi le legge, come quelle dell’enciclopedia online Wikipedia) e le grandi piattaforme di aggregazione come YouTube o Vimeo per i video, Flickr per le fotografie e le reti sociali, che pubblicano ogni mese (anche se in genere a un pubblico ristretto ai loro utenti), miliardi di testi, foto e video.

Gli utenti della Rete hanno accolto entusiasticamente questa opportunità di esprimersi. A seconda, infatti, dei sondaggi (per esempio, quelli di Pew Research), dal 40 al 60% degli internauti pubblica contenuti di varia natura. Contenuti ovviamente molto eterogenei tra loro, ma ciascuno realizzazione tangibile di quell’antica aspirazione, ovvero, permettere a ciascun individuo di presentare il proprio punto di vista. Punto di vista che non raramente contribuisce al pubblico dibattito in vista di una deliberazione, realizzando quella che i greci chiamavano isegoria – il diritto di prendere la parola su questioni di interesse generale. Dire, quindi, che Internet rappresenta il più straordinario e ampio spazio pubblico della storia è semplicemente ricordare un dato di fatto. Tra l’altro uno spazio pubblico molto discreto, che non invade le case o le strade, che non ci assorda le orecchie e non ci occupa la visuale, se non quando noi, liberamente, scegliamo di consultarlo online.

Eppure, singolarmente, diversi politici italiani, anziché concentrare le loro energie su come estendere l’esercizio di questa libertà a tutti i cittadini (il «digital divide» italiano, infatti, riguarda ancora oltre metà della popolazione), o su come più efficacemente educare la popolazione ad un uso maturo e consapevole della Rete (non si impara, infatti, in un giorno a guidare una Ferrari se si è sempre solo andati in bicicletta), da circa due anni sembrano cercare il modo di rendere l’espressione del proprio pensiero online più difficile e gravosa. Dopo diversi tentativi, forse ci stanno finalmente per riuscire. Il comma 29 dell’articolo 1 del decreto sulle intercettazioni in discussione in questi giorni alla Camera, infatti, estende – nella sua forma attuale – a tutti i gestori di siti informatici l’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa: qualora non si dia seguito entro 48 ore ad una richiesta di rettifica, si è soggetti a una sanzione fino a 12 mila e 500 euro. Indipendentemente dal fatto che dietro al sito ci sia una struttura professionale o un semplice individuo, ovvero, che si tratti del sito, per esempio, de «La Stampa» o del blog della signora Maria Rossi, del sito di una grande azienda o di quello di una scuola elementare.

La proposta è infondata nelle motivazioni e potenzialmente molto nociva negli effetti. La motivazione è che Internet non deve essere, secondo i proponenti, un territorio senza legge dove ognuno dice quello che vuole. Tuttavia, dire quello che si vuole è un diritto costituzionalmente garantito, anche se, come è ovvio, nei limiti previsti dalla legge (diffamazione, calunnia, eccetera). E la legge vale online esattamente come altrove – da sempre.

In merito agli effetti, l’eventuale approvazione di questa norma avrebbe un grave effetto sulla libertà di espressione e di informazione, dal momento che scoraggerebbe moltissime persone, aziende e istituzioni dall’esprimersi online. Quante persone, infatti – o anche piccole aziende, associazioni, scuole, università, eccetera – se la sentirebbero di correre il rischio di pubblicare qualcosa non potendo garantire, 356 giorni all’anno, di riuscire a intervenire tempestivamente in caso di richiesta di rettifica? E anche quei rari individui che se la sentissero di garantire una così assidua presenza alla tastiera, come potrebbero discriminare con efficacia tra le richieste di rettifica fondate e quelle infondate, se non addirittura apertamente censorie? I giornali hanno uffici legali abituati a vagliare questo tipo di richieste; un generico blogger certamente no. Non è, quindi, difficile ipotizzare che, nel dubbio, le richieste di rettifica verrebbero sempre accolte – con un grave impoverimento della libertà di parola e di informazione online del nostro Paese.

È, quindi, davvero singolare quanto sta accadendo in Parlamento. Oppure no, non lo è affatto. Il web ha, infatti, radicalmente decentralizzato la produzione di messaggi, col risultato che il controllo sulle informazioni che giungono ai cittadini si sta indebolendo ogni giorno di più. Ciò per alcuni è evidentemente un problema. Per tutti gli altri, però, è una conquista da migliorare ed estendere.

*docente del Politecnico di Torino


Atti del convegno sul Piano infanzia (PD, Partito Democratico), Roma, Giovedì 8 luglio 2010 –

Giovedì 8 luglio 2010 – ore 14.30 – 18.30
Sala degli Atti parlamentari
Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”
Piazza della Minerva, 38 Roma
Il governo vari subito il
Piano di azione per l’infanzia e l’adolescenza
Registrazione audiovideo dei lavori


Anna Maria Serafini (PD) Ordine del giorno sugli assistenti sociali: si tratta di equiparare le professioni sociali alle altre professioni attraverso un percorso universitario professionale non difforme e di introdurre una disciplina organica aggiornata per assistente sociale ed assistente sociale specialista …

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 414 del 28/07/2010
SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVI LEGISLATURA ——
414a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 28 LUGLIO 2010
(Pomeridiana)
SERAFINI Anna Maria (PD). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, in 7a Commissione vi è
stata la convergenza sul punto contenuto nell’ordine del giorno G14.300: il presidente Possa, il
relatore Valditara e i capigruppo Rusconi, Giambrone e Asciutti hanno espresso parere positivo, e
vorrei avere una verifica in Aula.
Signora Ministro, si tratta di equiparare le professioni sociali alle altre professioni attraverso un
percorso universitario professionale non difforme e di introdurre una disciplina organica aggiornata
per assistente sociale ed assistente sociale specialista, verificando e riscrivendo i requisiti del
percorso formativo e delineandone il profilo. Oggi nelle professioni sociali, specialmente in posti di
responsabilità elevati, ci sono persone che non hanno seguito un percorso professionale adeguato e
non hanno competenza e specializzazione. L’Europa richiede che venga valorizzata la professione
dell’assistente sociale non solo attraverso la competenza, ma anche riconoscendo loro
responsabilità ed autonomia nel settore pubblico e in quello privato. A tal fine è necessaria più
formazione e più responsabilità per un nuovo sistema di welfare.
Occorre compiere un salto di qualità: tali professioni devono passare da attività assistenziali ad
attività che presuppongono un moderno concetto di sussidiarietà e di integrazione dei servizi
sociali. Cosa intendiamo per sussidiarietà? Noi intendiamo far riferimento a due tipi di sussidiarietà.
In primo luogo, gli assistenti sociali sono organizzati e riconosciuti come ordine in quanto
accompagnano l’azione dello Stato su due princìpi importanti: l’accoglienza del disagio con politiche
di inclusione e l’affermazione di diritti a tutela della dignità della persona.
L’altro tipo di sussidiarietà riguarda il rapporto con l’individuo, la famiglia, il gruppo e la comunità.
Questo secondo genere di sussidiarietà, su cui sta convergendo anche un approccio diverso dal
passato, sia laico che cattolico, presuppone non un’azione di sostituzione rispetto agli individui, alle
famiglie, alla comunità e ai gruppi ma, all’opposto, significa attivare le risorse dell’individuo, delle
famiglie, della comunità e dei gruppi. Ciò in un momento in cui ad esempio, specialmente in
riferimento all’infanzia e all’adolescenza, le famiglie vengono riconosciute sempre più, anche dagli
assistenti sociali, non più solo nel ruolo educativo o morale, ma soprattutto come luogo di relazione
tra persone.
Pertanto, signora Ministro, sarebbe importante che da quest’Aula venisse un chiaro segnale e una
convergenza sul fatto che attraverso tali cambiamenti, che producono nuovi bisogni e nuove
contraddizioni, offriamo un percorso universitario non dissimile da altre professioni importanti e
riconosciute. (Applausi dal Gruppo PD).
POSSA (PdL). Signor Presidente, chiedo che all’ordine del giorno G14.300, che ha come primo
firmatario la senatrice Anna Maria Serafini, venga aggiunta la mia firma. (Applausi dal Gruppo PD)

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 414 del 28/07/2010SENATO DELLA REPUBBLICA—— XVI LEGISLATURA ——414a SEDUTA PUBBLICARESOCONTOSOMMARIO E STENOGRAFICOMERCOLEDÌ 28 LUGLIO 2010(Pomeridiana)SERAFINI Anna Maria (PD). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, in 7a Commissione vi èstata la convergenza sul punto contenuto nell’ordine del giorno G14.300: il presidente Possa, ilrelatore Valditara e i capigruppo Rusconi, Giambrone e Asciutti hanno espresso parere positivo, evorrei avere una verifica in Aula.Signora Ministro, si tratta di equiparare le professioni sociali alle altre professioni attraverso unpercorso universitario professionale non difforme e di introdurre una disciplina organica aggiornataper assistente sociale ed assistente sociale specialista, verificando e riscrivendo i requisiti delpercorso formativo e delineandone il profilo. Oggi nelle professioni sociali, specialmente in posti diresponsabilità elevati, ci sono persone che non hanno seguito un percorso professionale adeguato enon hanno competenza e specializzazione. L’Europa richiede che venga valorizzata la professionedell’assistente sociale non solo attraverso la competenza, ma anche riconoscendo lororesponsabilità ed autonomia nel settore pubblico e in quello privato. A tal fine è necessaria piùformazione e più responsabilità per un nuovo sistema di welfare.Occorre compiere un salto di qualità: tali professioni devono passare da attività assistenziali adattività che presuppongono un moderno concetto di sussidiarietà e di integrazione dei servizisociali. Cosa intendiamo per sussidiarietà? Noi intendiamo far riferimento a due tipi di sussidiarietà.In primo luogo, gli assistenti sociali sono organizzati e riconosciuti come ordine in quantoaccompagnano l’azione dello Stato su due princìpi importanti: l’accoglienza del disagio con politichedi inclusione e l’affermazione di diritti a tutela della dignità della persona.L’altro tipo di sussidiarietà riguarda il rapporto con l’individuo, la famiglia, il gruppo e la comunità.Questo secondo genere di sussidiarietà, su cui sta convergendo anche un approccio diverso dalpassato, sia laico che cattolico, presuppone non un’azione di sostituzione rispetto agli individui, allefamiglie, alla comunità e ai gruppi ma, all’opposto, significa attivare le risorse dell’individuo, dellefamiglie, della comunità e dei gruppi. Ciò in un momento in cui ad esempio, specialmente inriferimento all’infanzia e all’adolescenza, le famiglie vengono riconosciute sempre più, anche dagliassistenti sociali, non più solo nel ruolo educativo o morale, ma soprattutto come luogo di relazionetra persone.Pertanto, signora Ministro, sarebbe importante che da quest’Aula venisse un chiaro segnale e unaconvergenza sul fatto che attraverso tali cambiamenti, che producono nuovi bisogni e nuovecontraddizioni, offriamo un percorso universitario non dissimile da altre professioni importanti ericonosciute. (Applausi dal Gruppo PD).POSSA (PdL). Signor Presidente, chiedo che all’ordine del giorno G14.300, che ha come primofirmatario la senatrice Anna Maria Serafini, venga aggiunta la mia firma. (Applausi dal Gruppo PD)


Novità Gruppo Solidarietà – 29/07/2010

Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 29/7/2010

Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.it

PER SOSTENERE LE NOSTRE ATTIVITA’
IL 5 PER MILLE AL GRUPPO SOLIDARIETA’
Codice fiscale 91004430426

Informazioni
- Anci. Il quadro finanziario dei Comuni
- Falsi invalidi: controlli inefficaci
- Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia
- Piemonte. Contro i tagli della Regione per i servizi
- Marche. Piano sociosanitario regionale Pdl della giunta
- Marche. Pdl giunta regionale di riorganizzazione servizio sanitario
- Immigrazione. Non possiamo tacere
- A governatori e sindaci la patata bollente dei tagli
- Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche (L. 107/2010)
- Manovra dopo Senato. Scheda su previdenza, sanità e sociale
- Istat. La povertà in Italia 2009

Voce sul sociale
- A chi serve il nuovo Piano socio sanitario della regione Marche?
- Servizi sociali a Jesi. Dopo le rassicurazioni sono arrivati i tagli
- Problematiche sociosanitarie e Piano d’Ambito 2010-12
- In difesa del welfare. Appello contro l’indifferenza e l’insofferenza nei confronti dei deboli
- Rsa anziani nelle Marche. Per la Regione l’assenza di standard non è un problema
- Anziani non autosufficienti nelle Marche. A quando l’aumento dell’assistenza?
- La programmazione perduta. Le comunità protette per persone con disturbi mentali nelle Marche
- Disabilità. Scheda normativa Marche su valutazione e presa in carico
- Marche. Problematiche servizi disabilità
- Jesi. Le crisi ed i servizi sociali
- La programmazione perduta. Centri diurni per persone con demenza nelle Marche
- Marche. Nomina difensore civico. 34 associazioni chiedono competenza e legame con società civile
- Politiche sociali nelle marche. Proposte per la nuova legislatura

Aggiornamento legislativo nazionale – 30 giugno 2010
Aggiornamen to legislativo regione Marche – 30 giugno 2010
Leggi sociali - 30 giugno 2010

Rassegna bibliografica - 31 maggio 2010

Ultime acquisizioni librarie - 18 giugno 2010

Appunti
Appunti 3-4 maggio-agosto 2010

Altro nella Home Page

In difesa del welfare. Appello contro l’indifferenza e l’insofferenza
nei confronti dei deboli
www.grusol.it/welfareAppello.pdf
Corso di formazione, La programmazione sociosanitaria nella regione Marche
www.grusol.it/eventi/26-10-10.pdf

Trentennale Gruppo Solidarietà C oncerto chitarra “Soloduo” 25-9-2010
www.grusol.it/eventi/25-09-10.pdf
Pubblicazioni del Gruppo Solidarietà in offerta specialewww.grusol.it/offertaspeciale.asp
Novità editoriale. I dimenticati. Politiche e servizi per i soggetti deboli
nelle Marche
www.grusol.it/pubblica.asp


Umberto Veronesi, Perché sto dalla parte del nucleare – LASTAMPA.it

La cultura di sinistra ha usato i soliti argomenti stalinisti (non possono più usare le pratiche staliniste: gli è solo rimasta l’ideologia) contro Umberto Veronesi

Paolo Ferrario

Qui le sue ragioni a favore della energia nuclerare:

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Con questa scelta è difficile continuare l’attività senatoriale. Già avevo elaborato dentro di me questa consapevolezza, che poi mi è stata espressa da molti membri del partito. Ha ragione il senatore del Pd Roberto Della Seta: non potrei perché gli impegni sarebbero troppi, ma anche perché la mia coscienza non me lo permetterebbe. La legittima discussione sulla mia scelta ha tuttavia oscurato agli occhi della gente le sue motivazioni: perché sono così convinto del nucleare da assumermi un incarico così spinoso e largamente impopolare? Che cosa glielo fa fare, professore, mi chiedono i pazienti e gli amici più stretti? Mi spinge la mia convinzione che l’energia nucleare è un progresso scientifico straordinario per l’uomo e, proprio poiché ci credo, ritengo in coscienza di dover offrire tutto il mio impegno di scienziato e di cittadino perché il mio Paese, che amo, sia all’avanguardia in questo settore e non rimanga arenato per motivi ideologici.

leggi l’intero articolo qui:

Perché sto dalla parte del nucleare – LASTAMPA.it.


Non autosufficienza, un bivio difficile, II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel 3 – 4 novembre 2010

Forum sulla Non Autosufficienza - Bologna, 3-4 novembre 2010

Servono sempre più cure, ma ci sono sempre meno risorse
NON AUTOSUFFICIENZA, UN BIVIO DIFFICILE

La sfida va affrontata adesso, perché non c’è più tempo per aspettare. Il 2025 “sembra” lontano, ma probabilmente arriverà prestissimo, e si poterà dietro 2 milioni di anziani in più rispetto ad oggi. Il tasso di “non-autosufficienza” della popolazione aumenterà del 53%, perché i consumi sanitari di un settantenne sono il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne sono tre volte tanto. I costi si alzano esponenzialmente, tutti i Governi del mondo devono farvi fronte: l’Inghilterra, ad esempio, ha due terzi dei medici convinti che lo Stato non possa garantire gratuitamente tutte le cure e che alcune categorie di pazienti dovrebbero pagare. L’ex primo ministro Gordon Brown, a suo tempo, aveva caldeggiato l’introduzione di un “National Care Service” per fornire assistenza socio-sanitaria a tutti gli anziani fragili, mentre l’attuale governo Cameron prenderà un’altra direzione, quella degli incentivi fiscali ai privati e del volontariato.

C’è però anche chi, come Francia, Germania, Austria e Olanda, ha già improntato schemi pubblici a sostegno “totale” della non-autosufficienza da molti anni. E l’Italia? Insieme alla Germania, il Belpaese è quello che registrerà nei prossimi decenni l’invecchiamento più rapido e marcato. Gli italiani sono i più ansiosi all’idea di perdere l’autosufficienza, ma contemporaneamente i più scettici nei confronti di qualsiasi riforma: il 52% (sondaggio Eurobarometro) è contrario all’idea di posticipare il pensionamento, mentre l’eventuale introduzione di un sistema assicurativo ad hoc incontrerebbe i favori di una maggioranza risicatissima. Il problema è che la stragrande maggioranza degli italiani è ferma alle soluzioni “familistiche” , imperniate sulle solidarietà filiali e coniugali (e ovviamente sulle badanti, una “moda” ormai generalizzata). Dura, però, che questa soluzione possa reggere ancora per molto contro l’avanzare della demografia: serve quindi uno sforzo comune, anche finanziario, non solo da parte dello Stato ma anche dei vari attori protagonisti, ovvero aziende, fondi integrativi, assicurazioni private, fondazioni, regioni ed enti locali. Altrimenti l’Italia sarà sopraffatta dall’invecchiamento progressivo, e si troverà di fronte a problemi etici e politici, sul piano dei rapporti inter-generazionale, molto difficili da gestire.

Di questo e molto altro si parlerà nella II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel  3 – 4 novembre 2010

Oggi segnaliamo:

Garanzia dei diritti ad ogni età e condizione: no alla contenzione in tutte le sue forme
La contenzione non è un atto sanitario, non è prescrivibile e non è protocollabile

3 novembre 2010, ore 14.30

Chi paga per la Non Autosufficienza?
Ripartizione dei costi e ISEE nei servizi per i non autosufficienti

3 novembre 2010, ore 14.30

Analisi dei costi e valutazione degli esiti in un Servizio per la Salute Mentale. Evoluzione dell’organizzazione tra budget e qualità dell’offerta
4 novembre 2010, ore 14.30

Diritto all’assistenza e sostenibilità economica; strumenti di valutazione dell’utenza per la qualità e per la razionalizzazione della spesa.
Norme, esperienze e sperimentazioni.

4 novembre 2010, ore 14.30


Comunicare il servizio sociale – SEMINARI FORMATIVI , Sunas Sindacato Unitario Assistenti Sociali, 6-30 Ottobre 2010

Coordinamento Regionale per l’Emilia-Romagna

in partnership con S.O.S. Servizi Sociali On Line

in collaborazione con la Società Cooperativa di Cultura Popolare di Faenza 

e con Banca di Credito Cooperativo Ravennate – Imolese

Comunicare il servizio sociale

- ciclo di seminari di studio -

Comunicare la professione di assistente sociale: un compito specifico delle organizzazioni di rappresentanza, ma anche di ogni professionista. Per una professione come quella dell’ assistente sociale è importante conoscere e saper utilizzare molteplici mezzi di comunicazione, anche quelli meno tradizionali, che rappresentano al tempo stesso una sfida e nuove opportunità. Saper scrivere un articolo o redarre un’inchiesta, saper realizzare un film a testimonianza del proprio lavoro, o saper creare un sito internet per gestire comunicazioni di aiuto con le persone: si tratta non solo di competenze pratiche da acquisire ma anche della traduzione di precisi compiti deontologici del professionista nel lavoro quotidiano nelle organizzazioni.

PROGRAMMA

6 ottobre, ore 15,30- 19,30 – La comunicazione della professione secondo il codice deontologico. Docente: Donatella Dalpozzo, assistente sociale

13 ottobre, ore 15,30- 19,30 Il giornalismo sociale, dall’articolo all’inchiesta. Docente: Ugo Albano, assistente sociale e giornalista

23 ottobre, ore 9,30- 18,30 La comunicazione multimediale – dall’idea al film. Docente: Stefania Scardala, assistente sociale, direttore della “webTV degli assistenti sociali”

30 ottobre, ore 9,30 – 18,30 Web-communication e servizio sociale Docente: Antonio Bellicoso, assistente sociale, direttore del portale “servizisocialionline”

Segreteria tecnica e scientifica: Giorgia Mediani. Per preiscrizione o informazioni telefonare al 334-2473875o scrivere a: sunas.parma@gmail.com Dato il numero limitato di posti, verrà fatta una selezione preventiva in base alle motivazioni ed ai curricula degli interessati. I seminari avranno luogo a Faenza (RA), presso la biblioteca Zucchini, via Castellani, 25. La partecipazione è gratuita e verrà rilasciato attestato di partecipazione. E’ stato richiesto al locale Ordine assistenti sociali patrocinio e accreditamento.


Cure palliative, cosa sono e perché servono – MedicinaLive.com

Le cure palliative, stando alla definizione fornita dall’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprendono tutti i trattamenti volti ad alleggerire le sofferenze deimalati terminali, senza più alcuna speranza di guarigione.

Quando tutte le terapie farmacologiche si rivelano inutili e non resta più altro da fare per il paziente, il rischio che si corre è di disinteressarsene a livello medico proprio perché privo di speranze di ripresa.
E’ invece fondamentale rendere l’inesorabile cammino verso la fine della vita più umanamente accettabile sia alla persona sofferente che ai suoi familiari, non dimenticando che, finché vivo, l’essere umano deve conservare tutti i suoi diritti, proprio come gli altri pazienti guaribili, e la sua dignità, soffrendo il meno possibile.

vai all’intero articolo:

Cure palliative, cosa sono e perché servono – MedicinaLive.com.


Ilvo Diamanti, “Sillabario dei tempi tristi”: fotografia di un paese alla deriva | Il Recensore.com

Sillabario dei tempi tristi” (Feltrinelli, 2009) di Ilvo Diamanti è un libro che non si nasconde dietro la maschera dell’ipocrisia mediatica, presentandosi, sin da subito, come una presa di coscienza lucida e illuminante su alcuni aspetti e avvenimenti che hanno coinvolto, sconvolto o anche solo incuriosito gli abitanti di questo strano e ambiguo paese chiamato Italia. L’autore, che collabora ormai da anni con il quotidiano “la Repubblica“, ha raccolto in questo libro i suoi interventi migliori, le sue diagnosi, le sue osservazioni.

Quel che ne vien fuori è una sorta di autoritratto attraverso fatti ed eventi della recente storia italiana. Fine osservatore di fenomeni sociali e politici, Diamanti organizza le sue riflessioni come fosse un “viaggiatore del suo tempo”: “Mappe”, “Atlanti” e “Bussole” diventano allora i nomi con i quali chiamare ragionamenti, analisi e impressioni di diversa grandezza e natura.

l’intera recensione di  Dario De Cristofaro qui:

“Sillabario dei tempi tristi”: fotografia di un paese alla deriva | Il Recensore.com.


Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione: la politica degli affari | The Populi

Una vera e propria setta, piu giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce, nel suo piccolo, a dirottare soldi, favori e tutta l’economia territoriale di concerto alle altre grandi sette  con le quali si spartisce affari e interessi. Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz.

Il loro giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% dei quali opera nel Nordovest italiano. Nella stessa zona dove opera Giuseppe Grossi arrestato ni giorni scorsi per corruzione e frode fiscale, per la bonifica  – gonfiata – di Santa Giulia nel milanese e per le tangenti e mazzette pagate e ricevute e per i finanziamenti illeciti a partiti e politici per ogni favoritismo.
L’adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perche, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici. Sopratutto tra le
medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l’anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect.

l’intero articolo qui:


Sul federalismo fiscale la Corte dei conti si candida per la certificazione dei costi standard – Il Sole 24 ORE

Più che un ruolo di consultazione la Corte dei Conti dovrebbe avere una funzione di “certificazione” dei costi standard del federalismo fiscale assicurando un ruolo di terzietà. È l’auspicio del neo presidente della Corte, Luigi Giampaolino, tracciando in un incontro con i giornalisti quello che sarà il ruolo della Corte dei Conti nel prossimo futuro. La Corte, ha precisato il neo presidente, «é opportunamente attrezzata per poter svolgere questo ruolo: ha un reticolo di sezioni regionali che possono essere di apporto al Parlamento e ai governi locali come interfaccia base per il federalismo fiscale. Abbiamo la necessaria preparazione specifica professionale. Non possiamo essere solo un contraddittore sanzionante». Giampaolino ha anche riferito di essere stato «sollecitato sia da Tremonti, sia da Calderoli che confidano molto in questo ruolo di supporto» da parte della magistratura contabile.

«Più che un chirurgo che taglia c’è da sperare che la Corte dei conti sia come
un clinico che dialoga, avverte prontamente di possibili mali, dà le medicine e segue la dieta». Per Giampaolino «l’immagine che si ha della Corte dei Conti è quella di un’occhiuta presenza, di castigatrice. Ma la Costituzione ci affida il compito di organo ausiliario di Governo e Parlamento, una funzione che la Corte sempre di più eserciterà».

Giampaolino ha ricordato il ruolo che la Corte può avere nella formazione delle leggi, nell’accompagnare il Parlamento e il Governo («sarebbe opera molto utile») e gli interventi in audizione. «Mi auguro che per la sessione di Bilancio si possa avere nella Corte dei conti una contestuale trattazione», ha detto Giampaolino che ha anche ricordato il possibile ruolo ell’ambito del federalismo.

Poi ha puntato l’obiettivo su un settore speciale, quello per il controllo degli enti pubblici. «Perchè dove la finanza pubblica si allarga c’è esigenza di tutela. I soldi sono pubblici anche se la forma che utilizzano è quella di una società privata». Giampaolino ha ricordato anche il ruolo che la Corte ha nell’accertare la responsabilità civilistica, che serve a chiudere il cerchio delle attività.


Cinzia Gubbini, Politiche sociali nella Regione Lombardia: 1. Un servizio molto poco sociale; 2. Intervista a Paolo Ferrario, in Il Manifesto 27 luglio 2010

Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
WELFARE ADDIO
Un servizio molto poco sociale
La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?

Il modello lombardo
Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?

Centralismo federalista
Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».

Il punto di vista delle cooperative
L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».

Il nodo culturale
Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».

da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/

Cinzia Gubbini

“La cricca di Cl fagocita tutto”

«La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.

da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/


Massimo Cacciari: «Non terzo polo, ma costituente» – il mattino di Padova dal 2003.it » Ricerca

«E’ chiaro che qualsiasi tentativo di rimettere in carreggiata una politica forte è visto dalla Lega come fumo negli occhi – dice Massimo Cacciari -. Da qui le loro critiche, al solito volgarissime, perché lo stile è l’uomo. Hanno tutto l’interesse che Pd e Pdl vadano avanti in eterno con questa crisi: più Pd e Pdl sono in crisi, più prospera la Lega».   Cacciari, questa è una prova di terzo polo?   «Assolutamente no, non vogliamo fare né un terzo polo né un nuovo partito. Solo richiamare l’attenzione di tutte le persone in buona fede o intellettualmente oneste sul pericolo che questo paese corre, il Nord in particolare, dalla crisi dei due poli e dalla crisi del bipolarismo all’italiana che ha cercato di reggere l’Italia negli ultimi anni. Crisi evidentissima: un governo e un’opposizione che non riescono a fare le riforme. Cerchiamo di dare il nostro contributo, senza nessuna velleità di sostituire Pd o Pdl o di costituire un terzo polo. Serve una nuova fase costituente».   Considera esaurita l’esperienza del Pd che pure ha contribuito a fondare?   «Il Pd come lo speravo io, sarei sciocco a sperarlo ancora. Una prospettiva di primarie Vendola-Bersani, come mi sembra si stia prefigurando, significa un partito che si guarda al proprio interno, tra le diverse tradizioni della sinistra italiana, più o meno radicaleggiante, ecologistica, socialdemocratica. E’ un Pd che si collocherà egregiamente nell’ambito delle socialdemocrazie europee, che avrà la sua forza elettorale, con cui gli altri partiti dovranno fare i conti, ma non il Pd per il quale ho lavorato e sperato per 15 anni».

Cacciari: «Non terzo polo, ma costituente» – il mattino di Padova dal 2003.it » Ricerca.


Giovanni Del Zanna, Alla ricerca dell’ospitalità turistica… accessibile! | Muoversi Insieme

La tematica del turismo accessibile è di attualità ormai da molti anni, soprattutto in un Paese, come il nostro, in cui il turismo è (o dovrebbe essere) al centro dell’attenzione.

Centrale è la questione degli “alberghi accessibili” perché il turista cerca, per prima cosa, una struttura ricettiva in grado di accoglierlo. Il discorso non si limita agli alberghi o hotel in senso stretto, ma riguarda anche villaggi turistici, ostelli, piccole pensioni; insomma tutte le strutture per l’ospitalità turistica.

Dobbiamo chiarire subito, però, che possono esserci due diverse visioni dell’accessibilità: una prettamente normativa (si veda il box in fondo all’articolo), per cui è necessario adeguarsi ai dettami di legge solo per ottenere le dovute autorizzazioni, l’altra, più attenta e creativa, che coglie l’accessibilità come uno stimolo per prestare maggiore attenzione alla persona/cliente al fine di offrire un servizio migliore.

Vai all’intero articolo qui: Alla ricerca dell’ospitalità turistica… accessibile! | Muoversi Insieme.


Massimo Tanzi, Impotenza, nascondersi non serve – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

L’aspettativa di vita maggiore ha fatto crescere il desiderio di mantenersi in forma il più a lungo possibile in tutti gli ambiti della vita, compresa la sfera intima. Purtroppo, però, non è raro che andando avanti con gli anni aumentino le probabilità di incorrere in un disturbo possibile anche in altre fasi della vita: si tratta dell’impotenza, argomento dell’articolo scritto dal nostro Massimo Tanzi, che pubblichiamo oggi nell’areaMagazine, settore Medicina.
L’esperto si sofferma sulle cause di un problema che in Italia sembrerebbe colpire circa tre milioni di maschi adulti, dando un messaggio di speranza: nella maggior parte dei casi, si può guarire, benché sia fondamentale non sottovalutarne la gravità. Per prima cosa, sarebbe indispensabile rivolgersi a uno specialista per individuare la cura più adatta al proprio stato psicofisico. Per vergogna e ritrosia, dice però il nostro geriatra, sono ancora troppi gli uomini colpiti da impotenza che fingono di non soffrirne. In questo modo, finiscono per innescare una spirale depressiva poco piacevole per loro stessi e per il partner. Invece, i problemi andrebbero sempre affrontati, soprattutto se c’è una soluzione come in questo caso.

Leggete l’articolo di Massimo Tanzi e se vi va di condividere la vostra storia, scriveteci!


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SANITA’, ASSISTENZA e Non Autosufficienza, Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia, 26 luglio 2010

SANITA’ e ASSISTENZA

Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia

Il 26 luglio 2010  si e’ tenuto un incontro, chiesto dalle confederazioni regionali

sindacali CGIL CISL UIL insieme al sindacato unitario dei pensionati e della

sanità, con l’Assessore alla sanità della Regione Lombardia

Le  scelte  che  Regione  Lombardia  opererà  a  seguito  della  riduzione  dei  trasferimenti  di

risorse  alle  Regioni  a  partire  dal  2011  contenuta  tra  gli  interventi  previsti  dalla  recente

manovra economica del Governo, non devono compromettere la funzionalità del sistema

sanitario  regionale  e  la  capacità  di  rispondere  ai  bisogni  di  prestazioni  e  cure  richieste

dalla  popolazione  della  nostra  Regione,  tanto  più  in  considerazione  delle  modifiche

apportate  dal  maxi  emendamento  che  ha  già  incassato  l’approvazione  al  Senato,  che

indirizza  la  definizione  dei  criteri  di  riparto  e  allocazione  delle  riduzioni,  da  adottarsi  in

Conferenza  Stato-Regioni,  anche  con  espresso  riferimento  al  contenimento  della  spesa

sanitaria.

A questo proposito riteniamo che si debba invece proseguire il percorso di qualificazione

dei servizi ed attività sanitarie e socio sanitarie, sia in termini di quantità che qualità dei

servizi offerti, al fine di promuovere la tutela della salute e benessere sociale dei cittadini,

confermando innanzitutto le risorse oggi garantite dal FSR.

L’accordo Stato-Regioni sulla riduzione dei posti letto ospedalieri  prevede in Lombardia la

chiusura entro il 2012 di ben 5400 posti letto; tale prospettiva interroga profondamente sul

modello  futuro  a  cui  dovrà  tendere  la  sanità  lombarda,  in  primis  riducendo  la  parte  di

risorse  destinate  alla  cura  in  struttura  ospedaliera   per  indirizzarle  sulla  fase  di  intercetto

delle  patologie  e  sulla  loro  prevenzione  e,  in  parallelo,  per  la  diffusa  implementazione  di

servizi di cura e assistenza sanitaria in un più ampio contesto di domiciliarietà.

Attualmente in Lombardia vi sono più di 900.000 ultra-settantacinquenni; la previsione, per

i prossimi anni, è di un incremento annuo di circa 28.000 persone.

Non  solo  gli  anziani  sono  in  aumento,  ma  è  anche  notevolmente  cambiata  la  loro

condizione  di  vita.  Sul  piano  sociale  queste  trasformazioni  demografiche  hanno  prodotto

una  conseguente  rivoluzione  della  domanda  e  la  necessità  di  ripensare  le  politiche  del

welfare  socio-sanitario;  si  è  verificato  un  cambiamento  nella  richiesta  di  cure:  dalle  cure

intensive  necessarie  nelle  fasi  acute  delle  patologie,  alle  cure  continuative  nelle  diverse

condizioni di fragilità.

Occorre  una  “rivoluzione”  complessiva  del  sistema  dell’offerta  sanitaria,  sociosanitaria  e

sociale  a  supporto  della  non  autosufficienza,  così  come  una  maggiore  attenzione  a

realizzare  una  presa  in  carico  “globale”  delle  persone,  di  diverse  età,  in  condizione  di

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disabilità. Certamente, all’interno di una revisione strutturale dell’intero sistema di welfare,

questo è uno tra i settori più delicati e strategici.

Nel  momento  storico  che  stiamo  attraversando  è  indispensabile  qualificare  ulteriormente

l’area  sociosanitaria  che  si  occupa  di  “long  term  care”,  prevedere  interventi  per  dare

maggior appropriatezza all’offerta, puntare sull’integrazione delle risorse, sia economiche

che professionali, a livello territoriale e su un nuovo coinvolgimento dell’associazionismo,

del volontariato e del terzo settore, che faccia perno su un ruolo di integrazione tra servizi

con  un  forte  ruolo  del  pubblico  nel  coordinamento  e  controllo  dei  servizi  offerti,  non

rinunciare definitivamente anche alla gestione diretta.

Occorre individuare modalità diverse di risposta alla cronicità, tenendo sempre al centro la

persona,  la  famiglia  e  la  qualità  delle  cure  erogate,  riaffermare  la  centralità  del  territorio

nella  cura  e  nell’assistenza  della  non  autosufficienza  e  delle  patologie  cronico

degenerative, riconoscendone tutta l’importanza anche attraverso la messa a disposizione

di risorse sanitarie adeguate.

Di fatto è da rivedere in termini di efficacia, efficienza e appropriatezza quanto sino ad ora

realizzato in funzione di una domanda emergente e in continua evoluzione ed espansione,

ripensando l’assistenza sanitaria nell’ottica dei percorsi di cura in grado di garantire quelle

cure continue che stanno alla base di ogni bisogno della persona fragile.

In  tal  senso,  il  sistema  sanitario  non  può  che  essere  partner  indispensabile  del

sistema sociale e socio-sanitario per la costruzione di questi percorsi.

Qualsiasi scelta non potrà generare  un ulteriore peso economico per le famiglie, che, alla

luce  dei  dati  attuali  sulla  crescita  della  compartecipazione  in  capo alle  famiglie  lombarde

nei costi dei servizi, risulta essere più elevata che in altri contesti regionali. A nostro avviso

va invertita la tendenza.

A tale proposito è necessaria una verifica sull’evoluzione numerica e territoriale dei posti

letto  di  medicina  generale  e  di  geriatria  negli  ospedali  lombardi,  al  fine  di  una  compiuta

analisi  sulla  necessità/opportunità  di  aumentarne  il  numero  e  la  diffusione  territoriale,

invertendo  la  tendenza  messa  in  atto  negli  scorsi  anni,  dove  di  ogni  due  posti-letto  di

geriatria è avvenuta la conversione in un posto-letto di specialistica.

E’  sempre  più  urgente  la  necessità  di  sviluppare  una  fase  intermedia  delle  cure  tra

ospedale e territorio dedicata alla valutazione delle situazioni più complesse e ad orientare

la persona e la famiglia nei successivi percorsi assistenziali, attraverso la conversione di

posti letto per la realizzazione di strutture intermedie finalizzate:

  • alla riabilitazione, settore oggi non di rado utilizzato impropriamente e mal distribuito

tra diversi territori con alcuni significativi sotto dimensionamenti

  • degli attuali 7500 p.l. ospedalieri di riabilitazione 6500 sono di specialistica, dove la

durata del ricovero si attesta sui 20/23 gg., mentre è circa il doppio nei 1000 posti di

riabilitazione geriatrica

  • occorre  intraprendere  il  percorso  per  invertire  il  rapporto  tra  riabilitazione

specialistica  e  geriatria,  mirando  a  compensare  una  riduzione  di  posti-letto  nella

specialistica con un significativo innalzamento di quelli in geriatria;

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  • alla  stabilizzazione  del  quadro  clinico  con  la  prosecuzione  delle  cure

mediche/infermieristiche  nella  fase  di  convalescenza  e  all’orientamento

assistenziale  che  preveda,  a  seguire,  il  rientro  a  domicilio  o  in  strutture  adeguate,

anche  mediante  una  diffusa  riconversione  dei  piccoli  ospedali  inseriti  nei  diversi

contesti territoriali

  • Al  “buon  morire”  per  le  persone  la  cui  prognosi  prevede  un  breve  tratto  di  vita

successiva alla dimissione ospedaliera, potenziando gli hospice e prevedendo posti

letto in RSA senza carico economico sulla persona e i suoi familiari.

L’obiettivo del 2011 per realizzare una diffusa e efficace implementazione delle cure

intermedie su tutto il territorio regionale non è procastinabile

A tal fine, essendo in atto da tempo la sperimentazione di alcuni posti di cure intermedie,

è indispensabile una approfondita analisi degli esiti ad oggi prodotti, che tenda, tra l’altro,

ad accertare:

  • Numero di posti letto sperimentati
  • Luogo di sperimentazione: territorio, RSA, aziende ospedaliere
  • Organizzazione, con particolare riferimento a:

o  Numero di posti in ogni territorio

o  Personale addetto

o  Tipologie professionali

o  Responsabile della gestione

  • Figure/strutture invianti presso il servizio di cure intermedie (primario, MMG, RSA)
  • Durata media della degenza in p.l. cure intermedie
  • Prevalenti tipologie dei pazienti (in rapporto alle problematiche presentate)
  • Età media dei ricoverati in p.l. cure intermedie
  • Destinazione post-dimissione da p.l. di cure intermedie: domicilio, RSA, Ospice,

Azienda ospedaliera, Centro riabilitativo

  • Percentuale di decessi (in posti letto di cure intermedie, entro un periodo pre-

determinato da dimissioni in cure intermedie)

  • Diffusione dell’informazione sull’esistenza e il servizio di p.l. cure intermedie (da

MMG, da RSA, da ospedali riabilitativi)

  • Analisi della sinergia in essere tra M.M.G, Ospedali, R.S.A.. e responsabili p.l. cure

intermedie (protocolli operativi, ecc.)

  • Spesa sostenuta per le cure intermedie

Se una persona fragile, ricoverata in una struttura ospedaliera, terminata la fase di acuzie,

o  il  periodo  di  permanenza  in  cure  intermedie  o  riabilitative,  necessita  ancora  di  cura  ed

assistenza continuativa,  deve SEMPRE essere possibile richiedere le dimissioni protette,

ossia una serie di interventi di prossimità in rete che consentono di preparare e sostenere

il tessuto familiare  prima che il paziente rientri  al proprio domicilio.

Oltre  al  medico  ospedaliero,  che  ha  in  cura  la  persona,  il  personale  infermieristico

responsabile deve essere tenuto -e perciò adeguatamente formato- per dare informazioni

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corrette  e  complete  e  spiegare  compiutamente  la  procedura.  In  ogni  struttura  deve

funzionare  efficacemente  un  servizio  sociale  ospedaliero,  anche  in  collegamento  con  la

rete territoriale.

I  protocolli  devono  rendere  obbligatorio,  dando  informazioni  tempestive            alla  famiglia,  la

probabile data di dimissione  per organizzare anticipatamente e con tempestività la ricerca

di  servizi  territoriali  che  siano  in  grado  di  dare  sostegno  ed  assistenza  appropriati  e

continuativi a domicilio quando la persona ricoverata verrà dimessa.

In caso contrario i protocolli e la prassi devono garantire il diritto della persona e della sua

famiglia  ad  essere  dimessa  dall’ospedale  solo  quando  si  sia  potuto  organizzare

efficacemente l’insieme di azioni che caratterizzano le c.d. dimissioni protette.

Va  resa  pertanto  effettiva  per  tutte  le  strutture  sanitarie  l’obbligatorietà  dei  protocolli  di

dimissione  protetta  al  fine  di  garantire  la  continuità  delle  cure,  soprattutto  in  fase  di

dimissione ospedaliera, sia dai reparti che dal Pronto Soccorso, così come, per garantire

la continuità delle cure nel sistema socio-sanitario e sociale, occorre rendere obbligatori i

protocolli di trasferimento tra le diverse unità d’offerta.

A tal fine è evidente la necessità di “mettere in rete” i diversi soggetti del sistema sanitario,

socio-sanitario  e  sociale  per  sviluppare  un  sistema  informativo  che  favorisca  un

“linguaggio  omogeneo”  tra  i  diversi  soggetti  della  rete  e  una  raccolta  uniforme  dei  dati;

sistema  alla  cui  realizzazione  il  sindacato  confederale  è  ben  disponibile  a  dare  il  proprio

contributo.

Per garantire la continuità delle cure e della presa in carico occorre che i CeAD, istituiti per

coordinare l’impiego di tutte le risorse e tutti gli interventi sociosanitari e sociali in ambito

domiciliare,  diventino  pienamente  operativi  in  tutti  i  distretti  delle  Asl.  E’  un  importante

servizio che consente alle persone di evitare il disagio del peregrinare da un ente all’altro

offrendo  loro  direttamente  tutte  le  risposte  necessarie  e  organizzate.    Un  luogo  dunque

dove  trovare  operatori  e  professionisti  che  sappiano  accompagnare  e  sostenere  nelle

diverse e numerose problematiche le persone e le famiglie nel prendersi cura dell’altro.

E’  perciò  indispensabile  che  anche  l’Assessorato  alla  Sanità,  attraverso  le  ASL,

investa su maggiori, nuove e appropriate professionalità e sulla qualità del servizio

dei CeAD, per realizzare una vera, costante e completa presa in carico della persona

e della famiglia.

E’ necessario operare con sollecitudine per mettere il CEAD davvero al centro della rete

di  servizi  presenti  e  operanti  nel  distretto  (M.M.G.,  Ospedale,  servizi  in  capo  all’ASL,

servizi  in  capo  ai  Comuni,  RSA,  CDI,  CDD,  P.L.di  sollievo),  investire  su  una  efficiente  e

moderna rete informatica dialogante e strutturata tra i vari attori di cui sopra, che coinvolga

pienamente  tutte  le  strutture  e  figure  sanitarie,  realizzare  momenti  di  formazione  e

aggiornamento a favore dei soggetti che costituiscono la rete per educare e migliorare la

relazione  e  il  flusso  di  informazioni,  migliorare  notevolmente  diffusione,  ricezione,

accessibilità,  comprensibilità,  concretezza  e  semplicità  dell’  informazione  alle  famiglie,

partendo  dalla  esemplificazione  della  più  ricorrente  casistica  “vissuta”  realmente  nel

quotidiano.

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L’evoluzione  dei  CeAD  deve  essere  accompagnata  da  un  costante  monitoraggio

congiunto dei due assessorati interessati, tendente ad accertare la progressiva e costante

implementazione della presenza e del buon funzionamento di CeAD in ogni distretto.

In particolare per ogni struttura di CeAD è necessario che siano definiti:

  • Orari di attività
  • Orari di accesso del pubblico
  • Figura/e del Responsabile/i  e relativi Enti di provenienza
  • Accessibilità   al/i   Responsabile/i   da parte del pubblico (orari di presenza)
  • Personale  amministrativo  operante  presso  il  CeAD,  loro  tipologia  (coadiutore,

assistente,  centralinista,  impiegato,  ecc.),  tempi  giornalieri/settimanali  di  presenza

ed  Ente di  appartenenza

  • Figure professionali sanitarie e sociali operanti nel CeAD, loro tipologia (assistente

sociale,        ausiliaria,        infermiere,        o.s.s.,       medico,        psicologo,ecc),         tempi

giornalieri/settimanali di presenza e relativo Ente di appartenenza

  • La figura professionale che prende in carico ogni persona seguita dal CeAD
  • La predisposizione, per ogni persona presa in carico, di una cartella personale con

indicazione  dei  diversi  fattori  di  bisogno,  dei  suggerimenti  forniti,  dei  servizi  ed

interventi  attivati,  delle  figure  professionali  coinvolte,  dei  report  sul  grado  di

soddisfacimento dei bisogni e della loro evoluzione (“diario della presa in carico”)

  • Predisporre modalità per informare la popolazione di riferimento sull’esistenza del

servizio CeAD, nonché le modalità utilizzate (per via cartacea, attraverso manifesti,

volantini,  opuscoli,ecc),  la  distribuzione  alle  famiglie,  ambulatori,  ospedali,  Rsa,

consultori,ecc.,  su  stampa  locale  (quotidiani,  periodici  dei  Comuni,  delle

parrocchie,delle  associazioni,  ecc.),  per  via  radiofonica  o  televisiva  e  con  quale

frequenza.

L’RSA si configura sempre più come un contenitore che fatica ad offrire servizi appropriati

(il  25%  degli  ospiti  presenta  bassi  livelli  di  complessità  assistenziale  mentre  più  del  30%

degli anziani ricoverati presenta livelli di complessità sanitaria molto elevata, così come si

evidenzia sempre più la minor durata di ricovero delle persone).

Da  tempo  le  RSA  denunciano  una  difficoltà  di  sistema  che  deriva  dal  mancato  pieno

riconoscimento della quota a carico del SSN; è necessario pensare a un diverso modello

di  valutazione  della  spesa  sanitaria  nelle  RSA  per  una  sua  diversa  remunerazione,  così

come  il  tema  del  dumping  contrattuale  presente  nel  settore,  determina  condizioni  di

disparità significative con ricadute anche sulla qualità dei servizi.

La Regione è intervenuta a sostegno di alcune patologie, quali COMI e SLA, riconoscendo

la natura prettamente sanitaria della patologia; è necessario  riconoscere questo status ad

altre patologie altrettanto gravi anche attraverso la diversificazione della risposta ai bisogni

complessi  (malattie  neurologiche  degenerative,  stati  vegetativi…)  con  la  riconversione  di

posti letto dedicati e possibile revisione degli standard di assistenza;

Occorre un ulteriore sforzo di riduzione delle LISTE DI ATTESA: tra gli interventi urgenti vi

è  quello  di  pensare  ed  organizzare  una  capillare  ed  efficace  azione  informativa  alla

cittadinanza  al  fine  di  rendere  gli  utenti  pienamente  consapevoli  degli  attuali  tempi  di

attesa massimi previsti da legge e delibere, al fine di garantire la effettiva e consapevole

scelta delle diverse opzioni possibili tra pubblico e privato.

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Un’efficace  azione  di  qualificazione  del  sistema  dei  servizi  sanitari  e  socio–sanitari  è

correlata  ad  una  politica  ampia  e  complessiva  di    qualificazione  progressiva  di  tutto  il

personale coinvolto.

Negli  ultimi  anni  in  Lombardia,  nonostante  le  domande  per  accedere  al  corso  di  laurea

infermieristica siano in crescita, le Università programmano meno posti di quelli richiesti

dalla Regione, problematica che rischia di mandare in grave sofferenza il sistema e che è

presente anche per altre qualifiche, come i tecnici di radiologia e i medici anestesisti.

La  grave  e  cronica  carenza  di  infermieri  nelle  strutture  sanitarie  e  socio  sanitarie

lombarde evidenzia la necessità di una nuova e più incisiva attenzione alla pianificazione

dei  percorsi  universitari,  la  cui  programmazione  va  correlata  all’analisi  e  richiesta  del

fabbisogno delle professioni sanitarie espresse dal sistema.

Per questo crediamo sia necessario un ruolo più incisivo della Regione nei confronti del

sistema universitario.

Uguale  attenzione,  nell’ambito  della  revisione  dei  modelli  assistenziali,  va  dedicata  alla

valutazione del fabbisogno delle qualifiche di supporto all’assistenza (OSS), da collegare

ai percorsi formativi e di riqualificazione, in relazione alle specifiche competenze

Se  gli  indici  di  virtuosità  del  sistema  sanitario  regionale  con  riferimento  al  personale,

presentano  una  performance  superiore  alla  media  nazionale,  poiché  nel  tempo  si  è

sempre più considerata la risorsa umana non solamente  un costo da contenere ma una

leva  strategica  da  utilizzare  e  di  cui  avvalersi,  allora  a  maggior  ragione,  occorre

proseguire e rafforzare il percorso di valorizzazione del personale e delle professionalità

che operano nel sistema, contribuendo al perseguimento di obiettivi di efficienza e qualità

del SSR, anche attraverso il riconoscimento e l’incremento delle risorse regionali dedicate

e collegate alla realizzazione di progetti riferiti a macro indicatori di sistema.

Sono  inoltre  da  favorire  i  percorsi  di  riorganizzazione  del  sistema  delle  cure  e  del

“prendersi  cura”  delineati  dai  punti  contenuti  nel  presente  documento,  integrando  la

valorizzazione del personale pubblico sanitario e socio-sanitario con quella del personale

operante nelle unità d’offerta sanitarie e sociosanitarie accreditate gestite dal privato.

Regione Lombardia dovrà verificare e favorire la piena applicazione dei CCNL, ponendola

quale condizione di accreditamento, tra le altre, per i soggetti privati e del privato sociale.

Ciò anche in considerazione del fatto che, in un sistema sanitario in cui operano aziende

accreditate  sia  pubbliche  che  private,  sulla  base  del  possesso  di  requisiti  definiti  da

norme  regionali  e  nazionali,  percependo  identiche  tariffe  per  le  diverse  tipologie  di

prestazioni  rese  ai  cittadini,  si  deve   evitare  una  competizione  fondata  sul  risparmio  del

costo del lavoro  e il dumping contrattuale; piuttosto favorire la competizione svolta sulla

capacità  di  valorizzare  competenze  e  definire  modelli  organizzativi  capaci  di  rispondere

efficacemente e con qualità alle esigenze e ai bisogni di salute dei cittadini.

In tale prospettiva è necessario che Regione Lombardia favorisca, l’avvio di  un percorso

tendente  a  recuperare  il  cronico  ritardo  con  cui  si  rinnovano  i  Ccnl  della  sanità  privata,

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riallineando  in  tal  modo  le  retribuzioni  di  tutti  lavoratori  che  contribuiscono  al

funzionamento del SSR.

La  miglior  espressione  delle  competenze  e   della  professionalità  del  personale  di  un

settore  ad  alta  specializzazione  qual  è  quello  sanitario  e  socio-sanitario  si  realizza  a

partire  dalla  stabilità  e  continuità  del  rapporto  di  lavoro,  fattori  questi  di  rafforzamento  e

miglioramento della qualità dei servizi.

E’   pertanto  necessario  completare  il  processo  di  stabilizzazione  del  personale  precario

del comparto e della dirigenza degli enti del servizio sanitario regionale, anche per dare

una  risposta  di  garanzia  occupazionale  in  una  fase  caratterizzata  da  grandi  difficoltà  di

tenuta  del  mercato  del  lavoro  nella  nostra  regione,  nell’ottica  di  una  concreta

valorizzazione di tutte le risorse umane operanti nel sistema.

Infine, in un’ottica di verifica dell’ottimizzazione delle risorse, in termini di qualità, efficacia

ed  efficienza  dei  servizi  erogati,  si  pone  oggi  la  necessità  di  fare  il  punto  sulle

sperimentazioni gestionali in atto per valutarne gli esiti.

Milano, 26 luglio 2010


Massimo Cacciari: «Il bipartitismo ormai è finito»

….

I firmatari di “Verso Nord” sono stati definiti persone in fuga, insoddisfatte…
Ma no, nessuno fugge, per fortuna non ce n’è bisogno. Si tratta semplicemente di persone che valutano che sia il Pdl che il Pd siano scommesse politiche sostanzialmente superate.

È qualcosa di assolutamente bipartisan. Non si ragiona più in termini di destra e sinistra?
Certamente sì, il documento è nato da persone che provengono dall’area del Pdl esattamente come dall’area del Pd, persone indipendenti.

Il documento è stato definito “manifesto anti-lega”. È così?
Be’, che nel nord sia avvertito il problema Lega è evidente. Così come è evidente che questi, dopo il tentativo che ha fatto l’ex-governatore Galan e quelli che da vent’anni facevo anche io, sono esperimenti che servono pure a vedere se è possibile frenare l’ ascesa della Lega. Non c’è dubbio.

È corretto parlare di una “Questione nord”?
È una questione nazionale. E in questo documento si combinano due aspetti: la questione generale – e nazionale – sulla fine del bipartitismo all’italiana a cui accennavo prima e la questione specifica, che riguarda il nord, dove la dirompente avanzata della Lega testimonia la crisi verticale sia del Pd che del Pdl.

Già il nome fa presupporre un preciso radicamento territoriale, come si pone “Verso Nord” rispetto alla prospettiva federalista?
Si presuppone che non si può fare politica senza un radicamento territoriale. Per quanto riguarda la prospettiva federalista ripeto quanto già detto, perché tutto ciò significa fare federalismo, capire che il nord ha delle esigenze specifiche e che una riforma federalistica vera – e che finora è mancata completamente – potrà partire soltanto se vi sarà un’intesa trasversale tra le persone che ragionano sia della crisi del Pd che della crisi del Pdl. Allora potrà partire finalmente il disegno di riassetto federalistico dello Stato. Altrimenti saranno solo chiacchiere come quelle che la Lega ci ha imbandito in questi anni.

l’intera intervista qui:

Ffwebmagazine – Cacciari: «Il bipartitismo ormai è finito».


Animazione sociale n. 243

Nell’ultimo numero

Maggio 2010

Gruppo Abele – Nell’ultimo numero

Gruppo Abele – Nell’ultimo numero.


Il documento programmatico | VERSO NORD

Le donne e gli uomini che sottoscrivono questo manifesto intendono promuovere la nascita dell’iniziativa politica denominata “Verso Nord – un’Italia più vicina all’Europa”, capace di raccogliere il consenso necessario a far uscire l’Italia dalla contrapposizione improduttiva degli attuali schieramenti e imporre finalmente i tempi dell’”Agenda delle riforme”, unica vera priorità per uscire dalla recessione economica e dalla crisi che affligge la politica italiana.  I sottoscrittori di questo manifesto condividono quindi la volontà di dar vita a un’iniziativa che sfidi le forze politiche a superare l’attuale indecente legge elettorale, rimettendo la scelta dei rappresentanti parlamentari nelle mani degli elettori. “Verso Nord” intende porre al centro della propria azione la seguente agenda di priorità, alta ed ambiziosa come solo una forza giovane e coraggiosa può osare dettare:
  • Meno Stato, uno Stato migliore
  • Vera sicurezza e una giustizia civile che funzioni
  • La società dei doveri. Un nuovo patto fiscale
  • Amici di chi fa impresa
  • Scommettere sulla concorrenza e sul merito
  • Per i giovani: abbattere i muri del privilegio e della precarietà
  • Immigrati: bravi cittadini, cittadini italiani
  • Federalisti per valorizzare le differenze
  • Mettere il Nord in rete
  • Energia e terza rivoluzione industriale

Il documento programmatico | VERSO NORD.


GAD Lerner, Il modello Formigoni

Il modello Formigoni tra affari e capiclan
mercoledì, 21 luglio 2010
Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente, su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista.
Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l’ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all’occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata.
E’ di ieri la notizia che anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell’inchiesta sulle infiltrazioni politiche della ‘ndrangheta, come già il suo collega di PaviaEntrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l’incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell’incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi.
Così l’affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall’inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi.
La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle “opere” rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti, imprenditori in proprio o per conto terzi. Ciò ha contribuito all’affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l’uno all’altro. Le risse intorno all’Expò 2015, l’insignificanza cui è ridotta l’Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare.
Ma la speranza di Formigoni –stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani- lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile.
La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d’Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della ‘ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell’economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante ciò avevano ottenuto nell’aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce.
Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all’ordine del giorno l’emergenza ‘ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare.
Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

GAD Lerner, Il modello Formigoni : ISintellettualistoria2


Asl di Nuoro, La valorizzazione delle professioni sociali nei percorsi di fine vita, Nuoro 17 settembre 2010 aula conferenze Via Collodi 3, 9-13; 14-18

Relatori:

  • F. Palomba
  • G. Doa
  • M. Welby
  • P. Lisi
  • N. Martinelli
  • U.  Albano

maggiori dettagli nel volantino: La valorizzazione delle professioni sociali nei percorsi di fine vita


Luciana Quaia, Vacanze, alla ricerca del tempo perduto, in Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Di recente un’agenzia di stampa ha rivelato che le vacanze “mordi e fuggi” non fanno bene all’anima. Purtroppo, non tutti possono concedersi lunghe ferie, però sarebbe importante approfittarne per recuperare un ritmo di vita più rilassato, buttando via l’orologio. Pensate che lo suggerivano già gli antichi greci, come racconta Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore “Tempo libero”. La nostra psicologa prende proprio spunto dalla doppia etimologia della parola “tempo” secondo i padri del pensiero filosofico d’Occidente. Il tempo degli impegni e del lavoro per loro era Chronos, quello interiore e dello stare con gli altri Kairos. L’esperta illustra quindi come puntare su quest’ultimo a seconda delle diverse tipologie umane che incarniamo, dal tipo pigro al tipo naturalista, passando per quello meditativo. A ben guardare, i consigli che elargisce sono adatti comunque apersone che hanno voglia di rallentare. Imparare a farlo è però sempre possibile:provate a leggere i suoi suggerimenti e diteci se su di voi hanno funzionato. E buone vacanze, di vero cuore, a tutti!

Leggi l’articolo di Luciana Quaia


MASSIMO GRAMELLINI, Invecchiare e dirsi addio – LASTAMPA.it

La novità dell’indagine Istat 2008 sul raddoppio dei divorzi è che hanno cominciato a lasciarsi anche i vecchi. I diversamente imberbi, scusate. Aumentano a dismisura le separazioni dove uno o entrambi i combattenti hanno superato i sessant’anni. Sulla carta di identità, naturalmente. Non nello spirito e tantomeno negli appetiti. Un signore piuttosto anziano mi disse, tempo fa: «Continuo a inseguire le belle ragazze, ma non ricordo più perché». Sono sicuro che oggi con qualche pillolina gli farebbero tornare la memoria. Il prolungamento della vita e il miglioramento della sua qualità hanno infranto l’ultima certezza: che una coppia che aveva resistito insieme per decenni, scollinato asprezze esistenziali e sopportato compromessi e tradimenti reciproci, potesse trascorrere in quiete l’ultimo scorcio. Trovando, dietro lo spegnimento definitivo dell’incendio erotico, il fuoco tiepido ma inestinguibile dell’amore. Non è più così e basta fare una passeggiata a Macherio per avere la più augusta, anzi la più cesarea delle conferme.

L’inchiesta Istat conferma l’ottimo stato di salute di altre figure non così nuove, ma pur sempre abbastanza recenti, di divorziati cronici. La Single di Ritorno, donna ancor giovane che una volta raggiunta l’indipendenza economica si libera dell’appendice maritale e si ricostruisce una vita con figli o senza, accompagnandosi a maschi fissi oppure variabili. E i Ciao-come-sto, due Io che non riescono a diventare un Noi perché non accettano di sacrificare il proprio egoismo sull’altare di un progetto comune e, appena si affievolisce la passione erotica (come i governi, di rado sopravvive ai tre anni) smettono di coniugare i verbi al futuro e incominciano a tradirsi a vicenda, tenendo in piedi una caricatura di famiglia a beneficio esclusivo della prole, fino a quando la finzione si sfascia e si finisce tutti davanti al giudice infelici e scontenti (anche degli amanti). Ma la categoria degli anziani per sbaglio è davvero l’ultima moda. Il signore e la signora di terza età che non si accontentano di ricordi e vanno in cerca di stimoli, inseguendo nuovi amori con l’entusiasmo e l’afflato possessivo dell’adolescenza.

Inutile scandalizzarsi. Se il vangelo coniugale degli italiani rimane Califano («E tutto il resto è noia»), invece di Battiato («Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia più cambiare idea sulle cose e sulla gente»). Se un esperto del ramo come Alberoni – intervistato dal nostro Michele Brambilla – dichiara che è sacrosanto pretendere sempre dall’amore «passione, intensità e brividi». Se le emozioni, al cui dominio mutevole e isterico ci ha educato fin da piccoli la cultura della pubblicità, continuano a prevalere sui grandi latitanti della nostra epoca, i sentimenti. Ecco, se queste sono le nuove regole del gioco, diventa quasi inevitabile che una coppia di infelici, dopo essersi lungamente detestata, possa finalmente coronare il proprio sogno di non amore per andare a rifarsi una vita come ci si rifà un naso o un nuovo tesoretto sessuale a base di pillole miracolose.

Nessuna nostalgia. Anche perché ogni epoca coltiva le sue, e in un futuro non troppo lontano potremmo persino trovarci a rimpiangere i tempi in cui a centodue anni si restava a russare sul seggiolone del tinello invece di andare in discoteca con la sedia a rotelle e la badante brizzolata. E non consideriamo eroi i nostri avi soltanto perché invecchiavano insieme. L’eternità finiva prima, a quei tempi. Era comodo giurarsi fedeltà per tutta la vita, quando fra guerre ed epidemie la vita durava meno di un monologo di Celentano. La formula che andrebbe letta adesso agli sposi è questa: vuoi tu abbracciare sempre e soltanto lo stesso corpo per i prossimi cinquant’anni, finché noia, botox o viagra non vi separi? Chi risponde di sì e poi mantiene la parola, quello è il vero eroe.

Invecchiare e dirsi addio – LASTAMPA.it.


Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como

Effetti controintuitivi dell’ (irragionevole) elogio delle “badanti”.

Invece che investire in strutture territoriali inserite nei quartieri e nei paesi e al’interno di reti di sevizio controllate nella loro qualità assistenziale si inventano corsi di dialetto. Senza considerare che la lingua sola, senza la cultura che la sostiene, è solo un suono senza cuore e mente.

Queste politiche sociali mettono assieme due solitudini: qualle delle donne che sognano le loro terre ed i loro figli e gli anziani dentro le loro case silenziose. Mentre in una RSA di buon servizio potrebbero usufruire di animazione, gite, assistenza sicura, chiacchere anche in dialetto con le altre persone.

Paolo Ferrario


«Te, portem scia l’acua e vutem che go de na a lavà i man». Il nonno dà gli ordini, la badante lo guarda e sorride con quell’aria di chi non ha capito un tubo. Il nonno si gira e dice alla nipote: «Te, ma chesta che la capes un tristu?».
L’arrivo di una badante in casa è un sollievo per i parenti ma un trauma per gli anziani che vengono assistiti. Che già devono fare i conti con la vecchiaia, le capacità ridotte e la necessità di farsi accudire come i bambini da un’estranea. Ma, poi, l’estranea in questione è pure straniera, capisce a fatica l’italiano e quando le si rivolgono in dialetto si sente come il nonno quando lei parla al telefono in polacco con i suoi parenti.
Lucia Salin, di Mediadream, la scena l’ha vista in diretta perché suo nonno la badante ce l’ha e mai che riescano a capirsi.
«Siccome stiamo organizzando i corsi per assistenti famigliari – spiega la coordinatrice, che è di Guanzate -, ho pensato che fosse una buona cosa, e anzi necessaria, introdurre anche corsi di dialetto. Del resto molti anziani, parlano solo quello. E anche le badanti parlassero a menadito l’italiano, non si troverebbero lo stesso».
Così è comparso l’annuncio per il Trovalavoro: «Corso di formazione in ambito linguistico. Corso di dialetto brianzolo utile per acquisire una conoscenza approfondita della cultura e della “lingua” popolare brianzola. Il corso ha come obiettivo quello di facilitare la comunicazione con persone anziane che fanno del dialetto brianzolo la loro lingua madre, ed è perciò rivolto soprattutto ad operatori che operano in ambito sociale e sanitario. Si terrà presso Mediadream srl, via Belvedere, 45 – 22100 Como. Il corso è rivolto a, disoccupati, cassaintegrati, occupati, inoccupati-mobilità. Il corso comincerà il 20/9/2010, si concluderà il 20/11/2010 (60 ore).
Gli insegnanti non sono ancora stati trovati. «Ne stiamo selezionando tre – dice ancora la Salin -, che fanno parte di un’associazione che si occupa di portare avanti le tradizioni locali. Ma i nomi non li abbiamo ancora». Per ora non ci sono neanche le iscritte, ma solo perché il corso non è ancora stato pubblicizzato.
Sono previste 60 ore, e non sono poche perché gli anziani hanno mille bisogni e se «la padela» assomiglia alla «padella», altre espressioni dialettali di uso comune quando si è costretti a letto, non sono cosi immediate. Soprattutto considerando il fatto che la maggior parte delle badanti straniere, ma anche delle assistenti socio sanitarie o delle infermiere degli ospedali o delle case di riposo fatica anche a usare il tu o il lei. E basta stare qualche ora a fianco d un malato per assistere a colloqui che a volte hanno del comico ma altre del tragico, visto che la mancanza di comunicazione genera grossi problemi e spesso deprime l’anziano che si sente pure un po’ preso in giro.

Badanti: lezioni di dialetto per capire gli anziani – Cronaca – La Provincia di Como


Dogliotti L., Le cure palliative e le terapie di supporto in oncologia

Le cure palliative e le terapie di supporto in oncologia
Lettura magistrale: “Le cure palliative” – Dott. M. Costantini. 10.45
La nuova legge 38/2010 sulle cure palliative e terapia del dolore – Prof.
L. Dogliotti …
<http://www.aress.piemonte.it/Download/eventi/2010/291010_orbassano.pdf>


Dossier Comitato di bioetica 20016/2010

Suicidi in carcere, criteri di determinazione della morte, donazione di organi a persone sconosciute. Problematiche di interesse nazionale ed internazionali, emerse con il progredire delle ricerche e con la comparsa di nuove possibili applicazione di interesse clinico riguardo ai diritti fondamentali dell’uomo, pareri su problematiche di inizio e fine vita, ma anche tematiche politico-sociali sia in riferimento all’uomo che alla vita animale e all’ambiente. Sono solo alcuni esempi del lavoro svolto dal Comitato Nazionale per la Bioetica dal 2006 al 2010 e illustrato il 15 luglio in conferenza stampa a Palazzo Chigi dal Presidente del Comitato, Francesco Paolo Casavola e dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. L’Italia è stato uno dei primi Paesi in Europa che ha istituito un Comitato Nazionale per la Bioetica che si avvale delle più autorevoli competenze nelle diverse discipline biologiche, giuridiche, scientifiche ed etiche. Il Comitato ha la funzione di consulenza etica presso il Governo, il Parlamento e le altre istituzioni e di informazione nei confronti dell’opinione pubblica sui problemi nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute. Inoltre, il Comitato promuove una intensa attività di internazionalizzazione – traducendo i pareri; – partecipando agli incontri semestrali dei Comitati Etici europei e mondiali; – mantenendo costanti rapporti con il Consiglio d’Europa e l’Unesco.


S.O.S. Servizi sociali online n. 7, 2010

l’intero fascicolo  Qui


Massimo Cacciari, Talk show federalismo – L’espresso

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nessuno in Italia è oggi in grado di affrontare con realismo e coerenza la ricostruzione federalistica del nostro Stato. Ci si aspettava che la relazione tremontiana fornisse almeno quattro dati a proposito di “federalismo fiscale”, ma l’unica cosa relativamente concreta riguarda la fissazione di alcuni costi standard.

E la causa è chiara: di “federalismo fiscale” ha infatti senso discutere se si intende porre mano all’inaudita e devastante sperequazione tra le Regioni nella quota di gettito impositivo che esse “trattengono”.

E sarebbe interessante chiedere alla Lega, che governa da anni in Lombardia e in Veneto e a Roma, come mai proprio le “sue” Regioni abbiano visto ulteriormente cadere le risorse loro “concesse” dall’odiata capitale.

Il problema non può essere affrontato seriamente per la semplice ragione che o lo Stato rinuncia a importanti entrate – oppure sarebbe necessario “premiare” gli attuali “virtuosi” togliendo quattrini a quelle Regioni che contribuiscono alla fiscalità generale a volte enormemente meno di quanto ottengano in trasferimenti. Ipotesi socio-politicamente impraticabili entrambe. E allora chiacchieriamone!

Più utile sarebbe discutere di Ente Locale, la vittima sacrificale di questa e delle passate manovre. Tremonti annuncia che finalmente l’imposta sulla casa sarà competenza del Comune. Tuttavia la sua quota più importante, quella sulla prima casa, viene soppressa definitivamente per decreto dello Stato. Per non aggiungere che a nessun Comune italiano essa è stata rimborsata per intero, come era nelle promesse. Ma, si dice, i Comuni potranno accorpare vari balzelli e tariffe. Come se da questi interventi potessero venire aumenti di entrate! Avverrà l’opposto. Ma chi ha governato una città tra i grandi capi? E le tasse di scopo dove sono finite? Della possibilità per i Comuni di rivolgersi ai propri cittadini per opere significative, oppure, come nel caso delle città d’arte, per istituire tasse di soggiorno, come avviene in molti altri paesi, non c’è alcuna traccia. 

Troppo facile prevedere che il welfare municipale entrerà in crisi sia per effetto della situazione economica che dell’invecchiamento della popolazione. Dove sarebbe da ridistribuire (vedi Regioni) non si può; dove sarebbe da tagliare davvero (vedi Provincie) non si può; dove sarebbe da risparmiare (vedi Città metropolitane) non si può.

Ma perché? Perché il problema è istituzionale-costituzionale e tutto politico. Perché nuovi rapporti inter-regionali sul piano finanziario-fiscale presuppongono una sede parlamentare che abbia come propria “missione” il decidere in materia, e cioè un Senato delle Regioni e delle Autonomie. E altrettanto vale per l’abolizione delle Provincie e la formazione di vere Città metropolitane. Per non parlare della esigenza di ridurre il numero delle Regioni.

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Talk show federalismo – L’espresso.


decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010)

Via libera all’Intesa sul decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010). L’ok è stato espresso nel corso della Conferenza Unificata dell’8 luglio, accompagnato però dalla presentazione di un emendamento che le Regioni hanno messo nero su bianco in un documento consegnato al Governo e pubblicato sul sito www.regioni.it . Il link è:http://www.regioni.it/mhonarc/details_confpres.aspx?id=184259 .
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME – 10/052/CU19/C8
Intesa sullo schema di decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
Punto 19) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime Intesa sullo schema di decreto con la seguente proposta di emendamento dell’articolo 6:
Riformulazione articolo 6:
Art. 6: “Ulteriori risorse derivanti da provvedimenti di reintegro del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010, vista la situazione di straordinaria necessità determinatasi a causa degli eventi sismici del 2009, saranno prioritariamente assegnate alla Regione Abruzzo al fine di mantenere costante l’ammontare di risorse attribuite alla medesima regione nella Tabella n. 3 del decreto di riparto relativo all’annualità 2009. Eventuali ulteriori risorse residuali per l’anno 2010 saranno ripartite fra le Regioni con le medesime modalità e criteri di cui al presente decreto.”
Roma, 8 luglio 2010

Newsletter n. 1622 del martedì 20 luglio 2010.


Claudio Risè, Ronaldo, papà solo. O solo papà? :: July :: 2010

Nel dibattito pubblico sembra che non sia necessaria la presenza di un padre e di una madre, per educare. Sono considerati come dei ruoli.
È in atto da anni una massiccia campagna di persuasione sull’inutilità della coppia genitoriale. La sua funzione può essere svolta, secondo questa tesi, da una o più persone, non importa di quale sesso, e non necessariamente legate al processo che ha portato alla generazione del bimbo. La tesi è essenzialmente funzionale all’avvento della società post-naturale, con elementi sempre più spesso ed ampiamente “fabbricati” (anche riferiti all’essere umano), e organizzata sempre più secondo dispositivi burocratici (autorizzazioni amministrative, legislative, o giudiziarie). Piuttosto che secondo i processi naturali e simbolici, che hanno tradizionalmente ed universalmente presieduto alla trasmissione della vita e della crescita dell’essere umano.

Diario di bordo :: Ronaldo, papà solo. O solo papà?


Claudio Risè, La nostalgia d’amore degli adolescenti :: July :: 2010

Forse il cinismo ha davvero stancato le nuove generazioni. Le strade delle città sono piene di: «Ti amo, mia principessa», di scritte-ricordo del primo bacio tra i due, di scuse di maschi forse anche troppo inginocchiati.
Comunque il bullo, il menefreghista, il villano, va poco, e solo tra le ragazze un po’ problematiche. Le altre vogliono amore, fedeltà, sentimento, come quelli offerti dai fidanzati-vampiri degli ultimi, gettonatissimi, film. È corsa all’innocenza anche tra i maschi.
Anche fra i ragazzi, infatti, tramonta l’interesse per le mini-vamp, e torna il fascino della ragazzina acqua e sapone.

l’intero articolo qui:

Diario di bordo :: La nostalgia d’amore degli adolescenti :: July :: 2010.


Lavoro: Cnel, penalizzati i giovani – Top News – ANSA.it

(ANSA) – ROMA, 20 LUG -La crisi nel 2009 a livello occupazionale ha fatto sentire gli effetti peggiori sui giovani: si e’ infatti registrato un taglio del 10,8%. Lo afferma il rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2009-2010.Anche tra gli occupati poco piu’ grandi si rileva un’intensa riduzione,mentre non e’stata intaccata la fascia dei 55-64 anni,il cui numero e’ risultato in aumento. Si sono persi 485 mila posti di lavoro per persone fino ai 34 anni, mentre dai 35 anni in su, ci sono piu’ 125 mila occupati.

Lavoro: Cnel, penalizzati i giovani – Top News – ANSA.it.


Laura Cantoni, Caro nonno, quanto lavori! | Muoversi Insieme


Perché il merito da noi non vince. Il Bel Paese del «familismo amorale»

sintetizza Roger Abravanel inMeritocrazia (Garzanti editore): «La società italiana è profondamente disuguale e statica. Il destino dei figli è legato a quello dei genitori; molto di più di quanto avvenga in altri Paesi. La disuguaglianza fra ricchi e poveri continua ineluttabile». Ma se il merito inteso come risultato di un’alchimia riuscita fra talento e impegno (così lo definì alla fine degli anni Cinquanta il sociologo inglese Michael Young, inventore del termine meritocrazia) si è affermato nelle società anglosassoni, nei Paesi del Nord Europa, in Francia e in Germania, resta un sogno nel cassetto (di pochi) nel nostro Paese. Nonostante che la sua negazione, nelle grandi scelte sociali come nella vita quotidiana, sembri a molti (quasi a tutti) la causa della decadenza italiana. Ovvero della sua scarsa capacità di ideazione, delle misere opportunità di formazione e di lavoro; alla fine, della infelicità stessa degli italiani, visto che la strada sbarrata al merito genera povertà, incertezza del futuro, pessimismo, bassa fecondità, poca voglia di vivere.
Una così ostinata assenza della cultura del merito, impenetrabile ad ogni stimolo venga da un altrove, regge alla crisi e alle critiche. Perché? Probabilmente quell’assenza è riempita da riferimenti culturali differenti, altrettanto strutturati e a loro modo vincenti, una vera e propria «cultura del demerito». Basata in primo luogo sull’enorme forza della famiglia in Italia e sulla sua capacità di far prevalere la logica dell’appartenenza che detta regole spesso in contrasto con quelle della comunità, di cui cerca di limitare riconoscimenti, sia economici sia di prestigio.

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Perché il merito da noi non vince. Il Bel Paese del «familismo amorale».


La Charité e il museo della storia della medicina di Berlino

Il secondo piano – forse quello piú interessante e, da un certo punto di vista, più sconvolgente – è dedicato al corpo umano e alle sue malattie. Il nucleo centrale di questa sezione è rappresentata dalla sala con i “preparati” di Rudolf Virchow, grande medico della Charité vissuto nel diciannovesimo secolo. Qui, esposti in numerose vetrine e amorevolmente conservati, ci sono organi e pezzi di organi umani. Sani, ma soprattutto malati, visto che questa raccolta nasce come “museo di patologia”. Le teche raccolgono gli organi in base alle principali funzioni: respiratoria, digestiva, sistema circolatorio, e ogni teca si concentra su una malattia specifica e sulle conseguenze che produce sugli organi principalmente colpiti. Non vorrei entrare nei dettagli, ma giusto per accennare ci sono tumori alla prostata, cirrosi epatiche, ulcere gastriche e via discorrendo. Una delle ultime teche è invece riservata alla riproduzione e a tutto quello che può andare storto: in formalina sono conservati non soltanto feti, ma anche neonati morti appena dopo la nascita o nati direttamente morti. Non ci si pensa mai, ma a vedere tutto ciò si ha da un lato la sensazione che il corpo umano sia una macchina incredibilmente perfetta e raffinata, ma che dall’altro – come ogni altra macchina – è soggetta a una quantità sconfinata di possibili errori di funzionamento (chi penserebbe, per esempio, a cuori che si sviluppano in sacche extra-toraciche, a cervelli senza scatole craniche o a individui cui mancano letteralmente tutti gli organi della parte inferiore del corpo?). Da questa rassegna il visitatore esce con un senso di malessere e fastidio fisici, ma anche, paradossalmente, con una sorta di rinnovata voglia di vivere e di ringraziare la fortuna che ha avuto fino a quel momento.

leggi l’intero articolo qui:

cadavrexquis: La Charité e il museo della storia della medicina.


Luca Ricolfi e Pietro Ichino sulla Manovra finanziaria di metà luglio 2010 in la Stampa 16 e 19 luglio 2010

LUCA RICOLFI
Come ampiamente previsto, ieri la manovra economica ha ottenuto la fiducia in Senato e, salvo sorprese molto improbabili, entro fine mese otterrà la fiducia anche alla Camera.

È una buona manovra?

Dipende dai punti di vista. Sul piano macroeconomico era una manovra necessaria, e se una critica si può avanzare è semmai che è stata troppo leggera: si poteva tagliare di più la spesa pubblica corrente, e fare qualcosa di incisivo per la crescita, ad esempio più investimenti in istruzione e meno tasse sui produttori.

Se però andiamo ai dettagli della manovra, e in particolare alla distribuzione dei risparmi di spesa, il bilancio si fa decisamente negativo. Dico questo non dal mio personale punto di vista, che è di nessuna rilevanza, bensì dal punto di vista del governo stesso, o meglio della cultura politica di cui il centro-destra ha provato in questi anni a farsi interprete. Secondo questa visione, la missione centrale di questo governo era di introdurre nel Paese massicce dosi di meritocrazia, di premialità, di responsabilità, di equità, a partire dalla scuola, dall’università, dai bilanci degli enti locali.

Ebbene, rispetto a questo ideale, per cui non pochi ministri si sono coraggiosamente battuti in questi anni, le manovre degli ultimi anni rappresentano un mortificante salto all’indietro.

Nelle università i tagli sono stati sostanzialmente lineari, senza alcun riguardo alle enormi differenze di efficienza fra i diversi atenei e le diverse facoltà. Nella scuola, la promessa di destinare il 30% delle risorse risparmiate con i tagli della prima manovra (estate 2008) ad un premio per gli insegnanti più meritevoli è stata sospesa per salvare gli scatti stipendiali automatici del corpo insegnante. Quanto alle Regioni, il governo si è ben guardato dallo specificare in che modo i tagli dovranno risparmiare le Regioni più virtuose (l’art. 14 è un capolavoro di vaghezza). Per non parlare dei ripiani più o meno parziali dei debiti degli enti locali, che hanno visto via via graziati Catania, Palermo, Roma. O della possibilità, concessa solo alle Regioni a statuto speciale (notoriamente più sprecone delle altre), e in particolare alla Sicilia, di prorogare i contratti a tempo determinato. E infine, dulcis in fundo: la dilazione del pagamento delle multe per le quote latte, un favore a un manipolo di allevatori del Nord che mortifica tutti i produttori onesti, che hanno rispettato le quote.

Si può obiettare, naturalmente, che la politica è l’arte del possibile, e che per presentarsi in Europa con i conti in ordine e salvare la pace sociale il governo ha dovuto fare qualche concessione alle lobby e alle forze politico-sindacali che lo tengono sotto scacco. Può darsi, ma il punto è che così facendo il governo ha purtroppo contribuito con le proprie stesse mani a segnare la fine di una stagione, anzi di quella che doveva essere la «sua» stagione. I segnali iniqui e antimeritocratici contenuti nelle tre grandi manovre che si sono succedute in questi primi due anni e mezzo sono così intensi che ben difficilmente il governo potrà, su questo terreno, riguadagnare la credibilità perduta. Se è bastato il fronte delle Regioni a impedire tagli selettivi, sarà ben difficile che quel che non è stato possibile oggi – premiare i territori virtuosi – divenga possibile domani in conferenza Stato-Regioni, o con i decreti attuativi del federalismo. Se la decisione già presa di premiare gli insegnanti migliori ha dovuto essere sospesa per salvare gli automatismi di carriera, non si vede quando mai sarà possibile introdurre un po’ di meritocrazia nella scuola. E se poche decine di allevatori sponsorizzati dalla Lega sono stati sufficienti a introdurre una norma iniqua come quella sulle quote latte, non si vede come sarà possibile agire domani, quando si dovranno colpire interessi ben più estesi e organizzati.

Ma forse la verità che sta dietro tutte queste vicende è che – nonostante i benefici di un’opposizione imbarazzante nella sua pochezza – il governo è debole, molto più debole che qualche mese fa. Così debole che basta la fronda dei finiani a costringerlo a una raffica di dimissioni (Scajola, Brancher, Cosentino), che ancora poche settimane fa venivano sdegnosamente escluse. Così debole che ogni alzata d’ingegno della Lega, dalla difesa delle Province alla tutela corporativa degli allevatori, è in grado di condizionare la politica economica. Così debole che non riesce a introdurre tagli veramente selettivi nelle università, nelle Regioni, negli enti locali. Così debole da prendere in seria considerazione sia l’ipotesi di allargare la maggioranza all’Udc, sia l’ipotesi di riportare il Paese al voto nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti.

Chi è abituato a ragionare in termini ideologici o di schieramento potrà rallegrarsi che il governo Berlusconi sia entrato in una fase di stallo, se non di crisi aperta. Chi sogna il «grande centro» o governi di «responsabilità nazionale» potrà pensare che l’ora delle terze forze è finalmente arrivata. Io sono molto più scettico e penso invece che la triste parabola del governo Berlusconi confermi solo che il rebus italiano non ha soluzioni, come la quadratura del cerchio. Il centrodestra non ha la forza per fare le riforme che mille volte ha promesso al Paese, prime fra tutte la riduzione delle tasse, il federalismo, la riforma meritocratica della Pubblica amministrazione. Un governo più largo, di responsabilità nazionale, avrebbe forse la forza di parlare al Paese ma sarebbe paralizzato dalle divisioni interne e dai veti incrociati. Quanto alla sinistra, basta il ricordo del governo Prodi per toglierci ogni illusione. Così quel che ci resta è solo una montagna di parole, e la stanchezza di constatare che sono sempre le stesse.

PIETRO ICHINO*
Caro Direttore,
su «La Stampa» di venerdì Luca Ricolfi, dopo avere illustrato molto convincentemente meriti e (prevalenti) difetti della manovra finanziaria approvata dalla maggioranza in Senato il giorno prima, ha accennato a quella che gli è apparsa una «imbarazzante inerzia» dell’opposizione in questo passaggio politico. Se riferita ad altre vicende e altre materie, non avrei avuto nulla da obiettare a questa notazione; ma poiché ho partecipato personalmente, come senatore, a questa prima fase della discussione della manovra in Parlamento, posso testimoniare che qui l’opposizione si è fatta sentire vigorosamente con i propri interventi e le proprie proposte di emendamento lungo tutte le cento ore di discussione molto tesa in commissione e in aula; fuori del Palazzo lo ha fatto con i modesti mezzi di comunicazione di cui i partiti di minoranza dispongono; e, in particolare, il Pd lo ha fatto, sia dentro sia fuori del Palazzo, su di una linea in larga parte coincidente con quella esposta dallo stesso Ricolfi nel suo editoriale.

Così stando le cose, se un opinionista equilibrato e informatissimo come è Ricolfi ha percepito i partiti di opposizione e il Pd in particolare come inerti e afasici anche in questo passaggio politico, le spiegazioni possibili mi sembrano soltanto due. La prima è che lo strapotere televisivo del presidente del Consiglio abbia determinato una sostanziale distorsione dell’informazione sulla vicenda della manovra finanziaria, facendo apparire inerti e afasiche forze politiche che – almeno in questa occasione – non lo sono state affatto. La seconda è che, indipendentemente dallo strapotere televisivo del premier, il meccanismo mediatico faccia sì che venga data notizia soltanto di un’opposizione «dura e pura», «senza se e senza ma», che si manifesta con rifiuti totali e indistinti, magari rafforzati da qualche rissa in Parlamento; quando invece, come ha fatto il Pd sulla manovra di Tremonti, l’opposizione propone ragionamenti, distingue ciò che è condivisibile da ciò che va rifiutato nelle scelte della maggioranza, facendosi carico dei vincoli oggettivi che nel contesto attuale si impongono a qualsiasi governo, allora la cosa non fa notizia; quindi, fuori del Palazzo, finisce coll’essere invisibile. In altre e più semplici parole: se Enrico Morando – invece che guidare in questa battaglia i senatori del Pd con la stessa onestà intellettuale, lo stesso rifiuto della faziosità e lo stesso rigore concettuale con cui Ricolfi fa il suo mestiere di opinionista – avesse urlato insulti e inscenato un tentativo di aggressione al capogruppo di maggioranza in Commissione, o al ministro Tremonti in aula, tv e giornali avrebbero dato a questo fatto un rilievo infinitamente maggiore rispetto a quello (nullo) che è stato dato alle decine di suoi interventi pesantemente e incisivamente – ma non faziosamente – critici sulla manovra, svolti nei giorni scorsi. Forse entrambe le spiegazioni colgono un aspetto importante della realtà. In ogni caso, Ricolfi tenga conto del fatto che, se nei giorni scorsi fosse stato lui al posto di Enrico Morando a condurre la battaglia in Senato dai banchi dell’opposizione, anche i suoi interventi sarebbero stati ignorati dai media. Quindi, anche la sua opposizione sarebbe apparsa afasica e inerte.

*senatore Pd

***

Caro Ichino,
hai perfettamente ragione, le cose vanno proprio come dici tu, però c’è forse anche un altro aspetto da considerare.
Il Partito democratico esprime spesso posizioni molto ragionevoli nelle commissioni, in Parlamento, più in generale nei luoghi in cui si discutono i dettagli delle leggi: penso alla riforma Brunetta-Ichino della pubblica amministrazione, alle proposte sulla manovra economica, al dialogo in corso sull’università. Poi però nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle interviste a giornali e tv tutto il lato «costruttivo» del quotidiano lavoro di opposizione evapora, per cedere il posto ad analisi semplicistiche, slogan aggressivi, falsificazioni delle cifre, manipolazioni della realtà. E’ come se l’opposizione del Pd, incalzata da Di Pietro e dalla propria stessa base, si vergognasse di mostrare a tutti il suo volto dialogante e ragionevole.
Detto in altri termini: i media hanno molte colpe, ma forse è anche il tuo partito che – nelle occasioni pubbliche – preferisce scaldare i cuori dei suoi simpatizzanti piuttosto che parlare alle loro menti. Secondo me è un errore, ed è una delle ragioni per cui l’immagine della sinistra che arriva nelle case non è quella della sinistra che fa il suo lavoro – spesso un ottimo lavoro – nelle aule del parlamento.
Con ammirazione e stima

Luca Ricolfi


“L’inganno. Vittime del multiculturalismo” di Souad Sbai

 

 

Il problema è filosofico, prima ancora che ideologico. Da una parte, quel complesso di principi di galateo della convivenza politica contemporanea, che è venuto di moda definire “politically correct”, ha stabilito che la donna deve essere considerata su un piano di perfetta parità con l’uomo. Dall’altra, lo stesso principio del politically correct impone un rispetto altrettanto assoluto per la cultura dei popoli non occidentali: e questo si chiama invece multiculturalismo. Ma che succede, se questa cultura non occidentale da rispettare produce comportamenti non rispettosi della donna? La poligamia; l’escissione; l’infibulazione; il diritto di vita, morte e percosse attribuito a padri, mariti e addirittura fratelli e figli; l’obbligo del velo; la reclusione in casa… In qualche modo, si torna all’origine stessa del pensiero occidentale, quando i tragici greci si interrogavano su cosa fare di fronte a due norme in conflitto tra di loro: la legge dello stato contro la legge degli dei in “Antigone”; l’obbligo di vendicare il padre su una madre uxoricida e quello di rispettare la madre nell’“Orestea”… In verità, si potrebbero stabilire molti altri fronti di conflitto tra il dogma multiculturalista e altri capisaldi del politically correct: dal riconoscimento dell’omosessualità all’interdetto per pena di morte e punizioni corporali. La marocchina Souad Sbai, giornalista e attivista sui temi dell’immigrazione, cittadina italiana dal 1981 e deputata per il Pdl dal 2006, è però soprattutto una femminista.

l’intero articolo qui:

“L’inganno. Vittime del multiculturalismo” di Souad Sbai – [ Il Foglio.it

 

 

 


Bibliografia in tema di abuso sessuale e pedofilia

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Il bambino maltrattato
Le radici della depressione nel trauma dell’abuso infantile
Antonia Bifulco
Patricia Moran
Astrolabio Ubaldini – 2007
Il corpo violato
Un approccio psicorporeo al trauma dell’abuso
Maurizio Stupiggia
La Meridiana – 2007
Dal bambino minaccioso al bambino minacciato
Gli abusi sui bambini e la violenza in famiglia: prevenzione, rilevamento e trattamento
Francesco Montecchi
Franco Angeli – 2005
Gli abusi all’infanzia
I diversi interventi possibili
Francesco Montecchi
Franco Angeli – 2005
Il recupero dei ricordi di abuso
Joseph Sandler
Peter Fonagy
Franco Angeli – 2005
Il velo di Sais
Abuso sessuale e manipolazione analitica. Divagazioni sulle origini dell’industria della tutela dell’abuso sessuale su donne e minori
Renato Bulzariello
Mimesis – 2005
Interazione autore-vittima nell’abuso sessuale
Ferite inferte ai minori
Alessandra Gambineri
Franco Angeli – 2005
L’ascolto dell’abuso e l’abuso nell’ascolto
Abuso sessuale sui minori: contesto clinico, giudiziario, sociale
Claudio Foti
Franco Angeli – 2005
Un silenzio assordante
La violenza occultata su donne e minori
Patrizia Romito
Franco Angeli – 2005
Una casa per un po’
Dall’abuso alla comunità per minori. Una storia vera
Francesca Emili
Edizioni MAGI – 2005
Abusi sessuali sui minori
Un approccio basato sulle evidenze scientifiche
David M. Fergusson
Paul E. Mullen
Centro Scientifico Editore – 2004
Le parole difficili
La formazione degli operatori in materia di maltrattamento e abuso minorile
Gloriana Rangone
Marco Chistolini
Francesco Vadilonga
Franco Angeli – 2004
Pedofilia
Per saperne di più
Anna Oliverio Ferraris
Barbara Graziosi
Laterza – 2004
Pedofilia
Stato dell’arte sulle perversioni pedosessuali
Marco Casonato
Quattroventi – 2004
Affari di famiglia
Dall’abuso all’omicidio
George B. Palermo
Mark T. Palermo
Edizioni MAGI – 2003
Incesto e incestuale
Paul-Claude Racamier
Franco Angeli – 2003
L’abuso sessuale infantile e la pedofilia
L’intervento sulla vittima
Gaetano De Leo
Irene Petruccelli
Franco Angeli – 2003
Pedofilia
Un approccio multiprospettico
Anna Coluccia
Ernesto Calvanese
Franco Angeli – 2003
Pedofilia e criminalità
Luigi  Cortellessa
Natale  Fusaro
koiné nuove edizioni – 2003
Bambini abusati
Linee-guida nel dibattito internazionale
Marinella Malacrea
Silvia Lorenzini
Raffaello Cortina – 2002
Bambini da salvare
La violenza sui minori
Aldo Gombia
Edizioni Red – 2002
Le storie del giorno che non muore
Il trauma dell’abuso sessuale
Francesco Villa
Borla – 2002
I labirinti della pedofilia
Gloria Persico
Newton & Compton – 2001
Il bambino abusato
Toni Vaughn-Heineman
Giovanni Fioriti – 2001
L’abuso sessuale intrafamiliare
Manuale di intervento
Angelo  Carini
Maria Teresa Pedrocco Biancardi
Gloria Soavi
Raffaello Cortina – 2001
Pedofilia Pedofilie
La psicoanalisi e il mondo del pedofilo
Cosimo Schinaia
Bollati Boringhieri – 2001
Sono solo fantasie?
L’abuso sessuale e le inascoltate verità dei bambini
Cleopatra D’Ambrosio
Edizioni MAGI – 2001
Abusi sessuali
Perversione e psicoterapia
Edmond Gilliéron
Mirella Baldassarre
Edizioni Universitarie Romane – 2000
Il luogo in cui non voglio stare
Incesto Pedofilia Violenza carnale
G. Polenta
Edizioni del Cerro – 2000
Gli indicatori dell’abuso infantile
Gli effetti devastanti della violenza fisica e psicologica
J.A. Montaleone
Centro Scientifico Editore – 1999
La pedofilia nell’ottica psichiatrica
Eugenio Aguglia
Il Pensiero Scientifico – 1999
La problematica attuale delle condotte pedofile
Bruno Callieri
Edizioni Universitarie Romane – 1999
L’abuso sessuale sui minori
Valutazione e terapia delle vittime e dei responsabili
Davide Dettore
Carla Fuligni
McGraw-Hill – 1999
L’infanzia rimossa
Dal bambino maltrattato all’adulto distruttivo nel silenzio della società
Alice Miller
Garzanti – 1999
Vittime di abuso
L’impatto emotivo del trauma sul bambino e sull’adulto
A. Sugarman
Centro Scientifico Editore – 1999
A come abuso anoressia attaccamento…
Rappresentazioni mentali nell’infanzia e nell’adolescenza
Tilde Giani Gallino
Bollati Boringhieri – 1998
Pedofilia
Gli abusi, gli abusati, gli abusanti
R. Giommi
M. Perrotta
Edizioni del Cerro – 1998
Trauma e riparazione
La cura nell’abuso sessuale all’infanzia
Marinella Malacrea
Raffaello Cortina – 1998
La relazione incestuosa
Liliana Bal Filoramo
Borla – 1996
Trappole seduttive
L’abuso sul minore e le sue ambivalenze
Maria I. Wuehl
La Biblioteca di Vivarium – 1996
La fiducia tradita
Violenze e ipocrisie dell’educazione
Alice Miller
Garzanti – 1995
Il tema dell’incesto
Fondamenti psicologici della creazione poetica
Otto Rank
SugarCo – 1994
Segreti di famiglia
L’intervento nei casi d’incesto
Marinella Malacrea
A. Vassalli
Raffaello Cortina – 1990
La violenza nascosta
Gli abusi sessuali sui bambini
AA. VV.
Raffaello Cortina – 1986

nuovi tre titoli in distribuzione presso Psicoanalisibookshop

nuovi tre titoli in distribuzione presso
Psicoanalisibookshop.
LIBRI RIVISTE
La gelosia
Letture di psicanalisi
Lorenzo Zino
ETS, 2010

“Come geloso, io soffro quattro volte. Perché sono geloso, perché mi rimprovero d’esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una…

Psicoterapia Psicoanalitica 1/2010
Borla, 2010

Indice: Sulla necessità di essere creativi; L’enigma della visibilità; Un mondo perfetto e le sue imperfezioni…

FILM
Avatar
Dislocazioni mentali, personalità tecno-mediate, derive autistiche
AA. VV.
Edizioni MAGI, 2010

Poco più di dieci anni fa, Tonino Cantelmi presentò in un Congresso di Psichiatria a Roma i primi quattro casi italiani di Internet Addiction. Era il 1998 e i giornali italiani riportarono…

Il figlio più piccolo
Regia di Pupi Avati
Italia,
2009

È un giorno d’estate del 1992 a Bologna. Il matrimonio di Luciano Baietti e Fiamma, già genitori…

OFFERTE
ALPES
FELTRINELLI
FIORITI
KOINÈ
XENIA
Tanti libri con sconti fino al 50%
Isteria e pensiero teatrante
Una lettura junghiana dell’isteria maschile/femminile
Bruno Meroni
La Biblioteca di Vivarium, 2010

Tema centrale del libro è la memoria, analizzata attraverso una profonda riflessione sui concetti di identità, responsabilità e storia. L’autore esprime forti riserve contro l’eccesso di memoria...

Vedi tutta la vetrina del mese

Vergani E., Bisogni sospetti: un nuovo libro con idee e prospettive per operatori dei servizi sociali – pamalteo@gmail.com – Gmail

Novità luglio 2010
Saggio
di critica sociale
BISOGNI SOSPETTI E. Vergani,
esperto valutatore,
consulente e formatore
per la PA e il terzo settore
BISOGNI SOSPETTI

Come possiamo riconoscere i veri bisogni delle persone? Che ruolo giocano le professioni e i servizi? Quali vie possiamo seguire per non impiegare ripetutamente sistemi di ricerca ormai logori?

Questo nuovo libro aiuta a fare chiarezza, a esplorare e rintracciare metodi per emendare le pratiche in uso dal conformismo e dalla superficialità con cui, troppo spesso, viene trattato il tema dei bisogni reali, mettendo alla prova alcune intuizioni o concetti utili a chi opera nell’ambito in questione.

Si rivolge ai dirigenti e agli operatori dei Servizi Sociali e delle Asl ed è così strutturato in cinque capitoli:

1.
Nel primo “UNO SGUARDO SOSPETTOSO SUI BISOGNI” prende in esame cinque esempi di bisogni sui temi della casa, della sicurezza, dei servizi all’infanzia, della formazione e della salute, mostrando quanto sia in genere approssimativa e sbrigativa la definizione dei bisogni e di quanta attenzione sia invece necessaria per avviare un buon lavoro in tal senso.
2.
Nel secondo “COME SI FORMANO I MODI DI PENSARE. LE CORNICI DEL SENSO COMUNE” allarga l’indagine per esaminare il modo in cui abitualmente si pensa ai bisogni, come alla base vi sia sempre un senso comune diffuso che trascura la differenza tra istanze singole e  bisogni sociali riconosciuti.
3.
Nel terzo “DOVE SI FORMANO I MODI DI PENSARE. I BISOGNI NELLE MAGLIE DEI POTERI SOVRANI” illustra l’azione di alcuni poteri sovrani che strutturano la nostra organizzazione sociale, vale a dire le professioni, i servizi, i progetti e le politiche pubbliche.
4.
Il quarto “LA PERSONA E I SUOI BISOGNI” distingue tra individuo e persona e attinge così una prospettiva sui bisogni tutta incardinata intorno al concetto di persona, proponendo una teoria che distingue tra bisogni alienanti e bisogni esistenziali.

5.
L’ultimo capitolo “LAVORARE SUI BISOGNI: SCHEGGE DI METODO” suggerisce fra l’altro di leggere i bisogni anche a partire dalle “apocalissi culturali” che possono investire i singoli come le comunità.
Per ricevere subito
BISOGNI SOSPETTI
Maggioli Editore – Novità luglio 2010
Pagine 100 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5557.4 –
Euro 13,00

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