Massimo Cacciari, Una moschea per ragionare – L’espresso

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Il problema consiste nel fatto che è impossibile affrontare il “pluralismo” culturale-religioso della società attuale “estrapolando” dall’esperienza che ha caratterizzato la formazione sociale e statuale del Moderno. In certi discorsi, animati da indubbia “buona volontà”, sembra quasi non si tratti che di “allargare”, di rendere più ampia quella idea di “pluralismo” che dovrebbe esserci ormai famigliare, di rafforzarne le virtù “integratrici”. Purtroppo non è così. Nella società moderna secolarizzata si poteva ritenere di essere giunti, pur attraverso le contraddizioni e i conflitti che ne hanno tragicamente segnato la storia, al riconoscimento delle differenze di valori e visioni del mondo, perché queste differenze “abitavano” un tempo comune. Il tempo storico delle ideologie liberali è lo stesso di quelle socialiste. Il tempo storico delle grandi riforme religiose protestanti è lo stesso delle contro-riforme cattoliche. Molto di più, questi decisivi conflitti maturano da esperienze e vissuti comuni, rappresentano sviluppi di origini condivise, potenzialità immanenti in un’unità più profonda, che non viene mai esplicitamente negata.
Il politeismo dell’Occidente moderno si configura come conflitto di valori all’interno di un vissuto storico comune. Ciò vale anche per le “distanze” apparentemente più abissali: la laicità dello stesso Illuminismo neppure sarebbe concepibile se non nella storia dell’Europa o Cristianità. Non si rende mai necessaria, cioè, un’autentica esperienza dell’altro. Così è per la lotta forse più rappresentativa e decisiva del Novecento: tra classe operaia e capitale la “condivisione” del primato dell’Occidente, della Tecnica, del progresso scientifico-tecnologico, è pressoché totale. È questo politeismo, è questo confronto tra valori tutti rappresentanti un tempo comune, che sembra oggi minacciato dalle fondamenta. Questo tempo era quello lungo della secolarizzazione, segnato dalle vicende della forma-Stato occidentale.

Nella società multi-etnica e multi-religiosa che si va oggi formando, storie e tempi si oppongono. Il tempo storico di una famiglia musulmana non è quello dei suoi vicini, credenti o non credenti che siano, educati a una secolare idea di laicità, in quanto distinzione tra religione e politica, fondazione del patto sociale sul fondamento dell’interesse individuale, costruzione dell’orizzonte comune, della polis, a partire dal primato dei cives, nella loro irriducibile, e più o meno “perversa”, polimorfità.

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Una moschea per ragionare – L’espresso.



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