Venezia, il ponte del nuovo millennio, il quarto ponte sul Canal Grande: il “Ponte della Costituzione” – firmato dal rinomato architetto Santiago Calatrava – un ponte bellissimo, ma che ha suscitato molte polemiche, anche in materia di accessibilità.
Difficile fare una sintesi di una vicenda lunga e complessa (la cronologia in fondo potrebbe aiutarvi), ci sembra utile però tornare sull’argomento, proprio a due anni dall’inaugurazione, per analizzare e riflettere sul modo in cui nel nostro paese si affronta il tema dell’accessibilità.
Il caso del Ponte di Venezia, infatti, è esemplare, sotto molti aspetti, del modo “all’italiana” di concepire un problema di natura innanzitutto culturale prima ancora che tecnica.
Diciamo subito che, al di là delle polemiche e dei costi esorbitanti, il ponte – a nostro avviso – è un progetto riuscito: l’oggetto – un mix di architettura, struttura ingegneristica, scultura – si inserisce bene nel contesto urbano di Venezia, crea un nuovo percorso di accesso al centro storico (tra l’altro molto frequentato) e ha indubbiamente un grande fascino estetico (vedi foto in alto a sinistra).
La nostra riflessione, quindi, non parte da una posizione critica a priori. Tuttavia, ciò non vuol dire che il ponte sia esente da critiche o che lo sviluppo del progetto possa essere un esempio positivo da seguire.
La questione sull’accessibilità nasce, da subito, con riferimento alla normativa, in merito alla percorribilità del ponte da parte delle persone con disabilità in carrozzina.
Intanto sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete: http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
12-19 settembre – Bolognano (TR) – Mostra del vestire
16 settembre – Modena – Fuori dal Bozzolo
17 settembre – Palermo – Atelier di scrittura autobiografica
20 settembre – Prato – Presentazione laboratorio autobiografico
22 settembre – Firenze – Laboratorio Autobiografico
23 settembre – Verona – Giornata di studio
24 settembre – Terni – Laboratorio di scrittura autobiografica
26 settembre – Torino – Torino Spiritualità
28 settembre – Empoli (FI) – Laboratorio autobiografico
6 ottobre – Venezia – Incontro
7 ottobre – Escursione nel parco delle foreste casentinesi
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
A sei mesi dall’entrata il vigore del decreto legislativo 150 del 2009, comunemente definito “riforma Brunetta”, può essere effettuato un primo bilancio delle innovazioni normative, tenendo però conto che una sostanziale parte del decreto non è ancora a regime. Preliminarmente ricordiamo alcuni passi propedeutici all’adozione del decreto 150. Il Governo Berlusconi si insediò a fine aprile 2008 e diede subito segnali di voler rivedere tutto in tema di pubblico impiego, iniziando una manovra accerchiante costituita da iniziative legislative e continui dibattiti sui mass media sulla figura dello “statale”. Ad appena una settimana dalla presentazione del d.d.l. governativo per la riforma dell’impiego pubblico, viene adottato improvvisamente un decreto-legge corposissimo che contiene in pratica un anticipo della manovra finanziaria e costituisce il supporto – di effetto immediato e “violento” – per l’inizio della strategia riformista. Nella manovra di mezza estate 2008 troviamo numerosi spunti di interesse per le aziende sanitarie, con particolare riguardo alla gestione del personale. Bisogna subito dire che al di là di una consolidata capacità dei governi guidati da Silvio Berlusconi di adottare provvedimenti che sono di forte impatto mediatico e comunicativo, questa volta vi si trova molta sostanza.
Università di Milano-Bicocca – Facoltà di Sociologia
Aula tesi, Edificio U7, 2° piano
Via Bicocca degli Arcimboldi n.8, Milano
La mediazione accoglie il disordine
E’ un luogo in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri
Presenta
Enzo Mingione
Preside Facoltà di Sociologia (Università di Milano-Bicocca)
Intervengono
Jacqueline Morineau
Etienne LeRoy
Professore emerito di antropologia del diritto (Università Parigi 1-Sorbonne)
Un approccio antropologico alla mediazione
Alberto Giasanti
Sociologo del diritto (Università di Milano-Bicocca)
Un approccio sociologico alla mediazione
Rosanna Virgili
Teologa (Istituto Teologico Marchigiano)
Un approccio teologico alla mediazione
Coordina
Leonardo Lenzi
Docente di teologia (Università Cattolica di Milano)
Dibattito
Jacqueline Morineau, docente presso l’Università di Milano-Bicocca,ha fondato e diretto il Centro di mediazione e di formazione alla mediazione di Parigi. Nel corso degli anni ha elaborato un metodo originale, attingendo alla suaformazione classica con particolare attenzione alla tragedia greca..Ha pubblicato Lo spirito della mediazione per i tipi Franco Angeli editore.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il suo ultimo libro: Il mediatore dell’anima. La battaglia di una vita per la riconciliazione interiore, Servitium Editrice.
Università di Milano-Bicocca – Facoltà di Sociologia
Aula tesi, Edificio U7, 2° piano
Via Bicocca degli Arcimboldi n.8, Milano
La mediazione accoglie il disordine
E’ un luogo in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri
Presenta
Enzo Mingione
Preside Facoltà di Sociologia (Università di Milano-Bicocca)
Intervengono
Jacqueline Morineau
Etienne LeRoy
Professore emerito di antropologia del diritto (Università Parigi 1-Sorbonne)
Un approccio antropologico alla mediazione
Alberto Giasanti
Sociologo del diritto (Università di Milano-Bicocca)
Un approccio sociologico alla mediazione
Rosanna Virgili
Teologa (Istituto Teologico Marchigiano)
Un approccio teologico alla mediazione
Coordina
Leonardo Lenzi
Docente di teologia (Università Cattolica di Milano)
Dibattito
Jacqueline Morineau, docente presso l’Università di Milano-Bicocca,ha fondato e diretto il Centro di mediazione e di formazione alla mediazione di Parigi. Nel corso degli anni ha elaborato un metodo originale, attingendo alla suaformazione classica con particolare attenzione alla tragedia greca..Ha pubblicato Lo spirito della mediazione per i tipi Franco Angeli editore.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il suo ultimo libro: Il mediatore dell’anima. La battaglia di una vita per la riconciliazione interiore, Servitium Editrice.
Regioni, prove di federalismo Tutto poggia sui costi standard
Sui costi standard, ovvero Sulla Sanità possibile soprattutto al Sud, quale alternativa all’attuale riparto del fondo sanitario nazionale, si gioca la partita decisiva per il disegno dei reali contorni del federalismo prossimo venturo. A partire dal 15 settembre, in Conferenza Stato-Regioni, inizia l’iter che nell’arco di alcuni mesi definirà il rapporto ottimale tra prestazioni sanitarie e costi da adottare in tutte le regioni. Il parametro di riferimento è quello di quattro governi locali considerati virtuosi. Ossia Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Una svolta epocale che difficilmente gioverà alla nostra regione come alle altre compagini del Sud.
In pratica viene abbandonato lo storico concetto dei Livelli essenziali di assistenza, vessillo della Sanità universalistica e finora criterio di riferimento per il riparto del fondi attribuiti alle regioni, per fare posto, appunto ai costi standard. Ora visto che la Sanità assorbe circa il 70 per cento delle risorse dei bilanci regionali, proprio sui costi standard si celebrerà un durissimo tira e molla tra Nord e Sud per accaparrarsi la maggior fetta della torta dei fondi della spesa pubblica. Inutile dire che la coperta è troppo corta per assicurare in maniera omogenea la qualità di altri servizi come trasporti, istruzione, sviluppo. Quello dei costi standard, peraltro, è anche il principale strumento di perequazione del sistema di attribuzione delle risorse derivanti dal gettito fiscale.
L’obiettivo delle regioni più ricche, capaci di giovarsi del vantaggio derivato dalla maggiore capacità economica, è dunque quello di ridurre il più possibile i costi standard per garantirsi margini più ampi su altri fronti di governo.
Il rischio è arrivare, nell’arco di alcuni anni, ad un vero e proprio razionamento delle cure nelle regioni dove sottosviluppo e disoccupazione la fanno da padrona. Già dal prossimo anno la Campania potrebbe perdere circa 1 miliardo di euro dei 10 mld attribuiti oggi dal fondo sanitario regionale. Una china che porterebbe, nell’arco di alcuni anni, ad un vero e proprio dimezzamento dei servizi. Né la Regione può opporre, allo stato attuale, validi argomenti per frenare questo processo visto che oltre mille campani, ogni anno, preferiscono migrare fuori regioni per ricevere cure alimentando un flusso di spesa improprio che ammonta a circa 450 milioni, ossia la metà dell’intero deficit annuo. Insomma a chi difende lo stato attuale viene puntualmente risposto che tutte le risorse attribuite oggi alle regioni in deficit non servono a creare servizi e cure adeguate ma solo a sperperare denaro pubblico che, altrove, avrebbe un migliore impiego.
Una delle azioni politiche che la giunta Caldoro è chiamata a svolgere ai tavoli romani riguarda proprio lo scardinamento di questo assunto oltre che lo sblocco dei 2 miliardi e passa dei fondi del Patto per la salute che il governo centrale tiene fermi da tre anni.
Patto per la salute che prevede appunto, per almeno un altro triennio, un affiancamento economico del governo alle Regioni con i conti in rosso che per la Campania vale circa 330 milioni di euro annui.
Dopo lo stop, della primavera scorsa, all’applicazione immediata dei costi standard ora il governo, anche alla luce della spaccatura con i finiani, intende compiere una scelta politica netta e per venire rapidamente incontro alle pressioni della lega. Ogni ripensamento sembra oggi del tutto improbabile. Gli argomenti per confutare il criterio dei costi standard sono riconducibile ad un unico assunto: la variabilità dei bisogni sanitari e delle prestazioni inficiano alle fondamenta un siffatto sistema sanitario nazionale. E poi: come uniformare i costi di produzione tra chi ha molti abitanti e dunque molte prestazioni e può contare su economie di scala rispetto alle piccole regioni costrette a investire su bassi numeri?
A questo punto l’unica proposta migliorativa percorribile è, da un lato investire sui centri di eccellenza (come la Campania sta facendo con il suo Piano ospedaliero) e dall’altra concepire un nuovo riparto del fondo per quota procapite corretta da altri parametri che non siano solo la anzianità della popolazione (oggi siamo al 45 per cento). I nuovi moltiplicatori sarebbero i bassi livelli di istruzione, di reddito e di consumi, ma anche la qualità dell’ambiente. Un nuovo sistema che avrebbe comunque il pregio di definire costi standard oggettivamente misurabili e di rendere più efficiente l’attuale sistema trascurando invece parametri riferibili all’assistenza territoriale e domiciliare più difficili da misurare e condensare in un dato unico. Anche perchè sulla definizion dei costi standard pesano alcuni nodi irrisolti: come ad esempio la mancanza, in molte regioni, di sistemi di contabilità analitica per scandagliare i flussi contabili e gestionali che rendono critica già oggi la rendicontazione annuale delle spese per cui il costo standard potrebbe rivelarsi poi un costo medio su cui ogni pensiero cattivo è possibile. Uno scenario in cui una sola cosa è certa: l’obiettivo del governo di risparmiare qualcosa come 10 miliardi di euro sulle cure sanitarie già a partire dal prossimo anno da devolvere ad altri settori della spesa pubblica e la durissima battaglia tra le regioni per stabilire chi e come si gioverà di tali risorse.
Tagliare il traguardo del federalismo entro quattro mesi. È l’obiettivo esplicito del Carroccio, come confermato dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, nell’intervista pubblicata sul Sole 24 Ore di ieri. Per riuscirci, però, la maggioranza deve prodursi in un vero e proprio tour de force. Che è cominciato oggi con l’esame in bicamerale del decreto di attuazione su Roma capitale e proseguirà la settimana prossima con l’arrivo in Consiglio dei ministri dei due testi che ancora mancano all’appello: finanza regionale e provinciale; costi standard per la sanità.
Da qui il suo auspicio odierno a un «voto unanime». Dall’esito, però, tutt’altro che scontato visti i nodi che ancora avvolgono il decreto. Come il numero dei consiglieri che il decreto legislativo riduce a 48 e Alemanno vorrebbe portare a 60 o il taglio da 20 a 12 delle circoscrizioni municipali. Due modifiche che hanno già incassato lo stop del ministero dell’Economia. Senza contare le perplessità espresse oggi dal presidente della regione, Renata Polverini, sulla costituzionalità di uno spostamento di poteri a favore del nuovo soggetto.Sul provvedimento che trasforma il consiglio comunale in assemblea capitolina e attribuisce poteri speciali al sindaco sulla gestione della giunta i tempi sono stretti. L’esecutivo vuole chiudere i lavoriin commissione entro giovedì. In modo da portare l’indomani lo scarno (e spoglio, a sentire l’opposizione, visto che non si parla né di poteri né di tributi) sul tavolo di Palazzo Chigi per il via libera definitivo. La fretta è determinata soprattutto dalla volontà del primo cittadino della capitale, Gianni Alemanno, di non “bucare” l’appuntamento previsto per lunedì 20: la visita in Campidoglio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per festeggiare i 140 anni dalla breccia di Porta Pia. Quale miglior occasione, è il ragionamento dell’esponente del Pdl, per presentare l’attuazione di una norma che giace inapplicata in Costituzione da oltre nove anni?
A prescindere da come andrà a finire la vera partita inizierà la prossima settimana. Sia in Parlamento che fuori. Mentre la bicamerale guidata da Enrico La Loggia si cimenterà sull’altro decreto licenziato in via preliminare prima dell’estate – cioè quello che delega la società sugli studi di settore Sose Spa a fissare i fabbisogni standard per le spese di comuni e province – e metterà in agenda l’esame del fisco municipale, Calderoli proverà a portare in Consiglio dei ministri i decreti su costi standard e autonomia finanziaria regionale e provinciale. E avviare il count down finale.
La «loro» malattia dovrebbe essere, ma non è, il nostro primo argomento di discussione. Oppure prendiamo il caso dei tanti occidentali che vivono sotto scorta perché, avendo manifestato idee contrarie all’Islam, sono minacciati di morte dai fondamentalisti. Non si sono mai visti in giro molti slanci di simpatia per queste persone né molto sdegno morale per la loro condizione. Si teme forse l’accusa di islamofobia? O, ancora, prendiamo il caso del banchiere Thilo Sarrazin. Ha scritto che non desidera vivere in una Germania islamizzata, popolata da islamici che neppure imparano il tedesco. È stato oggetto di linciaggio morale e di provvedimenti punitivi. Perché? Non ha diritto alle sue opinioni? E perché quelle opinioni vengono esorcizzate anziché discusse? Qualche risposta, nel caso dell’Europa, ce la dà il combinato disposto di flussi migratori e di tendenze demografiche. Le comunità islamiche sono in grande crescita. Già oggi l’Islam è qui la seconda religione. Inoltre, il differenziale demografico fra musulmani e non musulmani fa sì che entro pochi decenni, se il trend non si invertirà, la maggioranza dei giovani europei, dai vent’anni in giù, sarà di religione musulmana. Uno dei più prestigiosi missionari italiani, padre Piero Gheddo (come riporta Il Foglio, 10 settembre), parla, come già lo storico Bernard Lewis, di un’Europa alle soglie di un grande cambiamento, sul punto di essere fortemente condizionata, nelle sue leggi e nei suoi costumi, dalle pressioni di comunità islamiche in espansione. Il disagio suscitato dalla crescente presenza islamica spiega il montare di opposti eccessi nelle nostre società: un odio cieco e irragionevole per i musulmani in generale e, insieme, le timidezze, la voglia di fingere di non vedere le prepotenze dei fondamentalisti e il pericolo che rappresentano. La crescita della presenza islamica è un fatto irreversibile. Ma non è stata scritta la parola definitiva su quali rapporti si affermeranno fra musulmani e società europee.
buongiorno,
sono (…)
studentessa dell’università (…)
lo scorso anno ho seguito il corso e fatto l’esame con lei ,Politiche
Sociali.
sono in tesi con la Professoressa (…) e volevo gentilmente chiederle se
ha del materiale da inviarmi o testi da consigliarmi per farmi un idea chiara
sulla nascita dell’asilo nido, origini e storia e le leggi dalla nascita ad
oggi!
grazie
grazie per l’attenzione
distinti saluti
all’interno di questa lista troverà in particolare questo libro di grande valore conoscitivo e competenza professionale e che tratta anche in prospettiva storica lo sviluppo degli asili nido (lì chiamati servizi all’infanzia):
In un momento di grande preoccupazione per il rapido e crescente invecchiamento della popolazione in Europa dove il numero di ultrasessantenni aumenta di circa 2 milioni ogni anno, e di forte impegno per cercare di risolvere le problematiche relative ai servizi e alle finanze pubbliche che questo fenomeno implicherà, la Commissione Europea ha lanciato ieri la proposta di designare il 2012 come “Anno Europeo per l’Invecchiamento Attivo”. L’iniziativa, che dovrebbe ricevere l’avvallo del Consiglio e del Parlamento Europei entro l’inizio del prossimo anno, è volta a promuovere, anche a livello politico, l’idea dell’invecchiamento attivo inteso come maggiori opportunità per gli anziani di continuare a lavorare, mantenersi in salute più a lungo e rivestire un ruolo attivo nella società, per esempio tramite attività di volontariato. Verra nno dunque organizzati eventi, conferenze e ricerche con l’obiettivo di diffondere la consapevolezza che l’invecchiamento della popolazione non è solo una sfida per le finanze pubbliche e i sistemi sanitari nazionali dei paesi membri, ma anche e soprattutto un’ opportunità, grazie al contributo che le schiere dei baby-boomer potranno apportare alla società.
Com’è cambiato il Wwf negli anni?
Di pari passo con le persone e le loro abitudini: venticinque anni fa era ancora normale ammazzare le tigri o gli elefanti, adesso non è più così.
Quali sono le principali azioni che l’hanno coinvolta?
Ho prodotto diversi documentari sulla tutela degli animali: alcuni vengono presentati alWildscreen Festival che si tiene a Bristol e molti altri vengono trasmessi sulla Television trust for the environment, tradotti in trentadue lingue del mondo. In più, siamo presenti con un programma settimanale sulla Bbc World News, nella sezione Earth Report.
Tiene anche incontri pubblici?
Sì: il prossimo è previsto per il 3 dicembre a Londra.
Come si fa educazione all’ambiente, secondo lei?
Con… l’educazione (in italiano suona meglio come istruzione, ndr)! Per me, per esempio, andare a visitare le fattorie con gli animali come si faceva venticinque anni fa…
Si fa ancora adesso…
Sì, lo so: infatti discuto spesso su questo punto… dicevo che per me si tratta di una perdita di tempo e di denaro.
Perché?
Perché l’ambiente non è una materia come la matematica e la musica, mentre si può imparare a rispettarlo studiando la matematica e la musica.
Ospite della Festa Democratica di Milano, il giuslavorista Pietro Ichino è stato contestato da una trentina di giovani dei centri sociali che hanno tentato, inutilmente, con urla e provocazioni di interrompere il suo intervento.
Un gruppo di antagonisti, ieri sera, è arrivato nello spazio dei dibattiti a Lampugnano e quando il giuslavorista ha preso la parola ha iniziato a fischiarlo al grido di “Vai a lavorare”. Provocatoriamente, i giovani dei centri sociali hanno tentato di offrire a Ichino una tuta blu e una cuffia da lavoratore del call center e di srotolare uno striscione, ma i disturbatori sono stati allontanati dal servizio d’ordine del Partito Democratico e da un gruppo di agenti delle forze dell’ordine.
Per una decina di minuti sono continuate le urla e i fischi degli antagonisti, prima che fossero definitivamente allontanati dallo spazio dei dibattiti. Dopodiché la serata, incentrata proprio sui temi del lavoro è ripresa su sollecitazione del pubblico presente con interventi di tutti i relatori tra cui anche i segretario della Camera del Lavoro di Milano Onorio Rosati.
Nel corso della serata è stato anche devastato la stand dell’Aler da un gruppo di cinque o sei persone che ottorno alle 22 dopo aver protestato contro lo sgombero degli occupanti abusivi delle case popolare, hanno rovesciato scrivanie e gettato a terra il materiale informativo.
Il quoziente familiare di cui si è molto parlato in questi mesi in Italia – comincia da Parma: il Comune, infatti, ha messo a punto una proposta, il “Quoziente Parma”, sulla quale rimodulare il sistema di tariffazione e di accesso ai servizi comunali(nidi, scuole dell’infanzia, servizi socio-assistenziali ecc.) e i sistemi contributivi di sostegno, in una logica “a misura di famiglia”.
L’obiettivo che si intende perseguire è quello di elaborare un “coefficiente correttivo a misura di famiglia”, rendendo più eque e omogenee le tariffe del Comune di Parma, rafforzando la capacità economica delle famiglie e promuovendo la capacità delle stesse di svolgere al meglio le proprie funzioni alla cura, all’educazione, al sostegno e all’accoglienza.
La proposta è stata elaborata dall’Agenzia per la Famiglia del Comune, in collaborazione con vari Settori del Comune, la Consulta comunale delle Associazioni familiari, il Forum delle Associazioni familiari e grazie all’apporto tecnico dell’Università degli Studi di Parma.
Dopo i dovuti passaggi in Commissione consiliare e in Consiglio comunale, a partire da dicembre 2009 prenderanno avvio le modifiche dei regolamenti dei servizi interessati.
“Il Quoziente Parma è una grande novità – spiega il sindaco di Parma Pietro Vignali – non solo perché è il primo esempio in Italia, ma anche perché riconosce alla famiglia il lavoro che quotidianamente svolge in campo educativo, di cura, di dialogo tra le generazioni, di coesione sociale. È uno strumento necessario a una città che ha scelto di scelto di crescere a misura di famiglia”.
“Il nuovo parametro – commenta la delegata all’Agenzia per la Famiglia Cecilia Maria Greci - valorizza la famiglia con figli, la condizione lavorativa, la presenza di invalidità, la condizione di genitori affidatari. E’ frutto del lavoro di tanti che, condividendo competenze ed energie, hanno dato una risposta concreta alle istanze delle nostre famiglie. Il Quoziente Parma ci permetterà di “confezionare tariffe su misura” per ognuna di esse, grazie a un coefficiente migliorativo di tariffa che terrà conto dei carichi di cura. E’ uno strumento che concorre nel riconoscere la famiglia risorsa fondamentale della comunità e nell’ambito delle politiche tariffarie locali è una “buona pratica” da condividere per promuovere tariffe più eque anche altrove”.
“Il Quoziente Parma è un grande passo avanti – osserva l’assessore al Welfare Lorenzo Lasagna – perché, al di là di fredde logiche burocratiche, introduce un criterio di maggior equità anche nell’accesso ai servizi e al sistema di welfare. Tale criterio verrà progressivamente applicato a tutti i servizi alla persona”.
Dal calcolo dell’ISEE al Quoziente Parma
Il principio cui si ispira l’ISEE – consentire l’accesso ai servizi e alle agevolazioni in base all’effettiva situazione economica del richiedente – è senz’altro valido e universalmente accettato; tuttavia, alcuni meccanismi di calcolo, e in particolare la scala di equivalenza, risultano non essere equi e addirittura penalizzanti per le famiglie numerose.
L’applicazione del Quoziente Parma alla tariffa stabilita con il tradizionale sistema di calcolo, determina la nuova Tariffa Parma o Tariffa “a misura di famiglia” (che avrà un valore più basso quanto più alto sarà il valore assoluto del Quoziente Parma). Il Quoziente Parma, quindi, in valore percentuale rappresenta lo sconto da applicare alla tariffa.
La tabella allegata individua e riassume i punteggi di riferimento del Quoziente Parma, e illustra puntualmente il rapporto di miglioramento che si realizza rispetto alla “pesatura” della famiglia già derivante dall’applicazione dell’ISEE.
Il quoziente Parma “peserà” maggiormente ogni componente familiare, determinando una riduzione dalla tariffa tanto maggiore quanti più saranno i componenti della famiglia e i carichi assistenziali che essa assorbe
L’applicazione del Quoziente Parma consente di non modificare la struttura dell’ISEE, ma riesce a migliorarne gli effetti, realizzando, attraverso un modello innovativo, un miglioramento del trattamento della singola famiglia in relazione ai componenti del nucleo familiare e alla situazione del singolo caso.
La nuova modalità di calcolo matematico supera, inoltre, la parametrazione per scaglioni, come si vede dal grafico allegato, a vantaggio di una curva lineare, più equa e proporzionale (non scaglioni, ma conteggi “caso per caso”; ciascuno con un proprio dato, diverso dagli altri).
Nel piatto c’è un filetto al sangue. O una costata di maiale. O un pollo al forno che aspetta di essere divorato. La forchetta è già a mezz’aria quando si affaccia un dubbio: ma in che percentuale, la carne macellata in Italia, viene controllata dai veterinari pubblici? Insomma: quanto possiamo essere certi che, nel cibo che stiamo mangiando, non siano contenute sostanze tossiche o comunque pericolose?
La prima risposta arriva da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute: “Il consumatore italiano può stare tranquillo”, garantisce, “la sicurezza della filiera alimentare è assoluta, anche per la carne. Tutti gli standard europei vengono rispettati. I nostri veterinari sono un esempio di professionismo.
Dunque non c’è da preoccuparsi”. O meglio: non ci sarebbe, se non si intrecciassero i dati dell’anagrafe nazionale bovina, dell’Istat e dell’Unione nazionale avicoltura con le statistiche del Piano nazionale residui, il programma ministeriale “di sorveglianza sulla presenza, negli animali e negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze chimiche che potrebbero danneggiare la salute pubblica”.
Da questo intreccio di analisi escono numeri poco entusiasmanti, scenari poco popolari. Nel 2009, ad esempio, la percentuale dei controlli sui bovini macellati (in tutto 2 milioni 949 mila 828) ha riguardato 15 mila 803 capi, ed è stata pari allo 0,5 per cento. Dei 13 milioni 616 mila 438 suini macellati, invece, i veterinari ne hanno controllati 7 mila 563, cioè uno striminzito 0,05 per cento. E ancora meno sono stati controllati gli 11 milioni 740 mila quintali di volatili macellati (tra polli, tacchini, oche e quant’altro), con un totale di 4 mila 316 verifiche e il record negativo dello 0,03 per cento (inferiore agli standard imposti dalle direttive Ue).
“Il settore delle carni è una polveriera, ne paghiamo ogni giorno le conseguenze, ma nessuno ha interesse a sollevare la questione”, dice Enrico Moriconi, presidente dell’Associazione veterinari per i diritti animali (Avda). Un problema di prima grandezza, considerando che lo scorso anno gli italiani hanno consumato in media 92 chili di carne a testa, e che per il presidente di Assocarni Luigi Cremonini “i consumi sono destinati a crescere”. Eppure l’opinione pubblica è serena: “La gran parte della popolazione continua a non chiedersi cosa può nascondere una bistecca”, sostiene Moriconi: “Al massimo si agita quando scoppiano episodi di straordinaria gravità: come l’influenza aviaria nel 1999 e 2002, la cosiddetta mucca pazza nel 2001, o le carni suine irlandesi contaminate dalla diossina nel 2008″.
Emergenze che la sanità italiana ha affrontato senza sbandamenti, va riconosciuto, adeguandosi velocemente ai protocolli internazionali. Ma la comune origine di questi allarmi è rimasta identica: “Una zootecnia suicida basata sugli allevamenti intensivi”, la chiama Roberto Bennati, vicepresidente della Lega antivivisezione (Lav). “Una strategia industriale che, partita dagli Stati Uniti nel dopoguerra, è arrivata in Europa travolgendo regole e tradizioni”.
Anno dopo anno, ettaro dopo ettaro, al posto dei pascoli si sono imposti capannoni “dove gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento, immersi nell’inquinamento dei loro stessi escrementi (pregni di ammoniaca per i bovini, e metano per il pollame), con limitate possibilità di movimento e reiterati bombardamenti farmacologici”. Non importa che anche la Food and agricolture organization, a nome delle Nazioni Unite, definisca queste strutture “un vivaio di malattie emergenti”. Malgrado la crisi, l’industria italiana delle carni nel 2009 ha fatturato 20,5 miliardi di euro. Ed è una cifra che colpisce, oltre che per dimensioni, per il confronto con la quantità di bestiame che muore all’interno delle nostre aziende zootecniche. “Nel 2008″, documenta la Lav, “sono morti in Piemonte 20 mila 700 bovini allevati. In Veneto sono arrivati a quota 24 mila 433. In Emilia Romagna ne hanno contati 18 mila 217 e in Lombardia 67 mila 996. È accettabile questo cimitero? E chi può dire, in buona fede, che non bisogna allarmarsi?”.
Discorsi scivolosi, comunque li si prenda. Non soltanto nel campo dei bovini, e non solo sul fronte della salute in senso stretto. Dice Nino Andena, presidente dell’Associazione italiana allevatori (Aia): “Siamo arrivati al punto che stanno meglio gli animali negli allevamenti, che gli esseri umani nelle loro case…”. E verrebbe da credergli, tanta è la disponibilità con cui presenta la zootecnia moderna. Ma poi uno arriva a Colombaro di Formigine, provincia di Modena, e trova una realtà come quella della Società agricola Colombaro. “Qui cresciamo 20 mila suini”, mostra stalla per stalla il titolare Domenico Bellei. E non è un bello spettacolo: ecco cinque maialini schiacciati, durante lo svezzamento, in ogni metro quadro; eccone altri quattro in un metro quadro tra i 70 e i 180 giorni di vita; ecco, ancora, gli 80 centimetri pro capite nei quali si trovano i suini all’ingrasso. E mentre una fila di bestie urlanti sale sul rimorchio che le porterà a diventare porchetta, Bellei fa un ragionamento schietto: “Anche noi preferiremmo allevare maiali con altri criteri, più rispettosi del loro benessere. Ci abbiamo pure provato, ma prevalgono le esigenze commerciali. Così rispettiamo le regole ed evitiamo le ipocrisie: se gli italiani pretendono l’etica da noi allevatori, accettino che i prodotti siano più cari. Altrimenti è soltanto teoria…”.
Parole condivisibili, per certi versi: ma anche incomplete. C’è molto altro, infatti, da dire sull’esistenza intensiva dei maiali. Per esempio che i tecnici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), hanno presentato nel 2009 un’indagine sulla salmonella nei suini da riproduzione. E il risultato, accolto dal silenzio pneumatico dei mass media, è che il batterio risulta presente nel 51,2 per cento degli allevamenti italiani (superati dalla Spagna con il 64 per cento, l’Olanda con il 57,8, l’Irlanda con il 52,5 e il Regno Unito con il 52,2). “Quanto basta per ribadire che la carne, fuori e dentro l’Italia, è un vettore di rischio”, dice la biologa Roberta Bartocci.
E lo scenario non cambia, aggiungono gli animalisti, spostandosi dai suini al pollame. “Sempre l’Efsa”, spiegano, “ha concluso uno studio sulle carcasse dei polli da carne, e la scoperta è che nel 2008 il 49,6 per cento dei campioni italiani era affetto da campylobacter (un batterio che, in caso di cottura non completa della carne, può provocare forti dolori addominali, febbre e diarrea), mentre il 17,4 mostrava tracce di salmonella”.
“La verità”, segnala il responsabile dell’Unità operativa igiene degli allevamenti piemontesi Gandolfo Barbarino (membro anche delle commissioni ministeriali per il farmaco veterinario e i mangimi), “è che nel settore carni ci vorrebbe più trasparenza”. A partire dal famoso Piano nazionale residui, che dovrebbe individuare le sostanze illegali somministrate al bestiame per prevenire i malanni e velocizzarne la crescita. “Nel 2009″, racconta Barbarino, “su 33 mila 552 campioni analizzati, è risultato positivo appena lo 0,22 per cento. Ma non c’è da festeggiare. Il problema è che i riscontri si basano sulle analisi chimiche di fegato, carni, sangue e urine. E chi pratica il doping, in questo campo, ha raggiunto livelli di tale raffinatezza da sfuggire ai controlli”.
Per i bovini la procedura è semplice e rigorosa, spiega un allevatore campano dietro promessa di anonimato: “Prima di tutto i trattamenti avvengono il venerdì, perché nel fine settimana i dopanti fanno in tempo a diventare invisibili”. Si tratta di cocktail che contengono “dieci, dodici sostanze proibite: in dosi ridotte ma con effetti esplosivi”. Nei primi due mesi, prosegue l’allevatore, “per far crescere alla svelta gli animali si dà estradiolo con testosterone o nandrolone. Poi si passa ai beta agonisti, che favoriscono la diminuzione del grasso, fino alla vigilia della macellazione. E nell’ultimo periodo, utilizziamo i cortisonici per aumentare la ritenzione idrica e definire al massimo la massa muscolare”. Tutto con la certezza dell’impunità totale, precisa: “Perché è vero che ci sono i controlli, ma altrettanto vero è che pochi veterinari hanno voglia di discutere con la camorra”.
Anche per questo, spiegano gli addetti ai lavori, non bastano i 6 mila 500 veterinari in forza alle pubbliche amministrazioni (dei quali 5 mila 787 nelle Aziende sanitarie locali) a garantire la sicurezza delle carni italiane.
“Il malaffare e l’opacità mettono a dura prova qualunque sorveglianza”, dice il biologo Pierluigi Cazzola, responsabile a Vercelli dell’Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs). Basti pensare al documento riservato, e non ufficiale, che il ministero della Salute ha discusso il 19 maggio con esponenti dei carabinieri, dell’Istituto di zooprofilassi e dell’Istituto superiore di sanità. “Al centro dell’attenzione, c’era la tabella del ministero con i farmaci prescritti agli animali d’allevamento”, spiega un testimone. “In particolare, si è chiesto alle Regioni di specificare quante volte nel 2009 i veterinari avessero legalmente permesso agli allevatori di utilizzare sostanze delicate per la salute animale (e quindi umana) come gli ormoni. “L’esito, poco credibile, è che in Emilia Romagna su 46 mila 383 prescrizioni ordinarie non è risultato nessun caso. Idem per la Sicilia, su un totale di 9 mila 641 prescrizioni. Per non parlare di Lombardia, Liguria, Campania, Calabria, Basilicata, Veneto, Friuli e Sardegna, che scaduti i termini di consegna non avevano ancora inviato i dati”.
In questo clima, viene da pensare, tutto è possibile: non solo dentro i capannoni intensivi, ma anche nei pascoli di montagna. Raccontano gli allevatori abruzzesi onesti, ad esempio, che le loro parti non sono esenti da illegalità: “Si tratta”, spiega uno di loro, “delle marche auricolari, i sigilli che per gli animali equivalgono a carte d’identità”. Un tempo erano targhe metalliche, difficilmente trasferibili da una bestia all’altra. “Oggi invece sono di plastica, si staccano senza problemi, e vengono applicate alle bestie straniere, importate di nascosto ed escluse dal circuito sanitario”. Oppure, dice un altro allevatore, “c’è chi le marche auricolari non le mette proprio, allevando anche animali malati”. E non sono notizie per sentito dire. Per verificarlo basta salire fino ai pascoli di Pratosecco, sopra al comune di Camerata Nuova, e osservare un branco di circa 300 vacche. La maggioranza dei capi, va sottolineato, ha regolari marche. Altri, invece, no. “Il problema è capire di chi sono questi animali”, spiega Massimiliano Rocco di Wwf Italia, presente al sopralluogo, “e poi catturarli: tracimano ovunque, dai prati ai boschi, in un circuito di illegalità che parte dall’estero e arriva al nostro territorio”.
Certo: non sbaglia François Tomei, direttore di Assocarni, quando sostiene che nel suo settore “il numero di controlli ufficiali in Italia è superiore a quello di qualsiasi altro Paese”. E fa bene a ricordare che “la filiera italiana ha un prodotto con caratteristiche organolettiche e nutrizionali particolarmente elevate”. Ma non è ancora sufficiente, a chiudere il discorso: “A tutelare i consumatori, sarebbe utile anche un’Agenzia per la sicurezza alimentare”, dice la senatrice Colomba Mongiello (Pd), “ma il governo ha pensato di inserirla tra gli enti inutili”. Ora, spiega, si è arrivati a una probabile retromarcia, ma se anche l’Agenzia dovesse partire mancherebbero gli indispensabili decreti attuativi: “La sensazione è che, in un Paese che mal tollera i controllori, non sia un ritardo casuale”. Quanto al fronte estero, e al rischio che i nostri confini siano attraversati da bestiame malato, o in ogni caso fuori controllo, è utile leggere i regolamenti comunitari. Soltanto così, infatti, si apprende che in Europa i controlli spettano alle nazioni che esportano bestiame, mentre gli Stati riceventi possono giusto svolgere “controlli per sondaggio e con carattere non discriminatorio”. Un obbligo che limita l’eccellente rete dei nostri Uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari (Uvac) e dei Posti di ispezione frontaliera (Pif). “Ma soprattutto”, commentano i veterinari, “fa guardare con sospetto al lungo elenco di nazioni che non segnalano alcuna positività delle loro bestie alle sostanze proibite”. Tra queste, recita la tabella disponibile del 2007, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Repubblica slovacca e Svezia.
Da qui, il baratro delle macellazioni clandestine. “Di recente”, dicono al Wwf Italia, “è arrivato sui nostri tavoli un dettagliatissimo documento sul ciclo illecito degli scarti di macellazione in Campania, Basilicata e Puglia”. Quattro pagine anonime in cui si spiega come pezzi di animali a rischio non vengano eliminati dopo la macellazione, ma rientrino nel sistema alimentare sotto la guida di organizzazioni criminali. Un’ipotesi da approfondire, anche perché in linea con quanto accaduto in Italia nel 2009. Lo scorso febbraio, per dire, il Nucleo anti sofisticazioni dei carabinieri (Nas) ha sequestrato 18 tonnellate tra carne e prodotti di origine animale: non solo trovati in pessimo stato di conservazione, ma privi della bollatura sanitaria. “Nell’occasione”, hanno scritto le agenzie di stampa, “sono stati individuati 102 centri di macellazione clandestina, con 113 persone denunciate per il mancato rispetto delle norme igieniche e la non corretta tenuta dei capi animali da parte degli allevatori”.
Ecco perché non stupisce una comunicazione riservata del Nucleo agroalimentare e forestale (Naf), nella quale si spiega che “le macellazioni clandestine interessano (in Italia, ndr) circa 200 mila bovini, che spariscono ogni anno dagli allevamenti ad opera della malavita”. Non c’è controllo che tenga. Non c’è multa che scoraggi. I dispiaceri della carne abbondano, anche se nessuno pare allarmarsi. “Per questo”, dice Walter Rigobon, membro della segreteria nazionale di Adiconsum (Associazione in difesa di consumatori e ambiente), abbiamo stretto un accordo in provincia di Treviso con il consorzio Unicarve e i supermercati Crai”. Di fatto, spiega, “garantiamo ai consumatori carne che abbia una tracciabilità totale: dalla nascita dell’animale fino al banco vendita”. L’iniziativa si chiama “Scrigno della carne”: “Perché la salute è un bene prezioso”, dice Rigobon. Anche più del business.
E’ sostanzialmente un “blocco appunti”: non ho la possibilità di fare ricerche più sistematiche. Ma colloco in queste pagine tutto quanto ho intercettato nel mio lavoro. Se avete segnalazioni vi prego di inviarle a: p.ferrario@tin.it
Comune di Milano – Direzione centrale 8 Servizi socio-sanitari, Piano di zona degli interventi e dei servizi sociali Città di Milano 2002 – 2004, novembre 2002
DGR N. 246/2001, PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI ED INDIVIDUAZIONE DEI CRITERI DI RIPARTIZIONE DELFONDO REGIONALE SOCIO-ASSISTENZIALE E DEL FONDO PER LE POLITICHE SOCIALI PER L’ANNO 2001
DGR N. 329/2002, LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE E APPROVAZIONE DEI PIANI DI ZONA SPERIMENTALI
DGR N. 514/2003, PROGRAMMA ATTUALE DEGLI INTERVENTI E CRITERI DI RIPARTIZIONE DELLE RISORSE. STRALCIO PIANO REGIONALE DEGLI INTERVENTI E DEI SERVIZI SOCIALI
TARIFFARIO REGIONALE, CRITERI PER L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI, SCHEMI DI CONVENZIONE FRA LE COOPERATIVE SOCIALI E LORO CONSORZI E GLI ENTI TERITORIALI E GLI ALTRI ENTI PUBBLICI
PIANO REGIONALE PER UN SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI 2000-2002
DGR N. 1079/02, INDIRIZZI AI COMUNI PER LA SELEZIONE DI SOGGETTI DEL TERZO SETTORE PER LA GESTIONE DELLA RETE INTEGRATA DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI
Il regolamento si propone lobiettivo di rinnovare i percorsi, per garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali, e per svolgere un anno di percorso direttamente a contatto con le scuole (Tirocinio Formativo Attivo). Per insegnare nella scuola dellinfanzia e nella scuola primaria sarà necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso; sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche, è aumentata la parte di tirocinio a scuola ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie; è data maggiore importanza al problema degli alunni disabili. Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sarà necessaria la laurea magistrale ad hoc completata da un anno di Tirocinio formativo attivo; è prevista una rigorosa selezione per lingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie; lanno di Tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola (di cui almeno 75 dedicate alla disabilità) sotto la guida di un insegnante tutor.
Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 13/9/2010
Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.it
Informazioni
- Scuola e disabilità: anno nuovo, vecchi problemi
- La scuola del merito nel tempo delle parole corrotte
- Dove va il sociale?
- Quei necessari nuovi italiani
- Difendere il welfare
- Fondo sanitario nazionale. Riparto 2009
- Disabilità. La valutazione in un percorso di crescita
- Travolti dalla questione morale
- La scuola di Piero. Tutti diversi, tutti uguali
- Accordi contrattuali per l’accreditamento delle strutture sociosanitarie
- Il vanto dell’incultura
Voce sul sociale
- Servizi disabilità Ambito sociale di Jesi. L’indispensabile chiarezza
- Marche. Riflessioni sulla Proposta di riorganizzazione del sistema sanitario
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- Marche. Problematiche servizi disabilità
- Jesi. Le crisi ed i servizi sociali
- La programmazione perduta. Centri diurni per persone con demenza nelle Marche
- Marche. Nomina difensore civico. 34 associazioni chiedono competenza e legame con società civile
- Politiche sociali nelle Marche. Proposte per la nuova legislatura
(regioni.it) Eurostat ha presentato giovedì 9 settembre l’annuario statistico 2010 dell’Unione Europea; nelle 664 pagine della pubblicazione sono contenuti oltre 450 fra tabelle, grafici e mappe.
L’annuario è scaricabile, sia integralmente che per capitoli, nella versione in lingua inglese, al seguente indirizzo:
Prospettive Sociali e Sanitarie
anno XL – n. 15 – 1 settembre 2010
Apriamo questo nuovo numero con due articoli sul tema dei sistemi informativi per il sociale, al quale PSS ha dedicato l’ultima uscita della collana “i Quid”. Il volume è stato presentato in occasione di un recente seminario organizzato dal Cisis sullo stesso tema e sul quale si sofferma il secondo contributo.
Viene poi presentata l’esperienza dell’Ausl di Ravenna su un progetto di integrazione tra servizi per l’infanzia.
L’articolo che segue anticipa un nuovo volume della collana “i Quid”, in preparazione, questa volta sul tema delle migrazioni, presentando il progetto “Interazioni in rete: costruire spazi interculturali e legami intergenerazionali”, finanziato dalla Fondazione Cariplo e attuato dalla Cooperativa Futura in collaborazione con l’Associazione Gruppo Cronos.
In chiusura, un contributo sul tema della compartecipazione alle spese di ricovero di soggetti anziani o disabili non autosufficienti. L’autore si sofferma sul quadro normativo in Lombardia per poi proporre una breve analisi della situazione in alcune altre Regioni del Nord Italia.
________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312 http://pss.irs-online.it
nelle stime di voto, è sceso appena sotto al 30%. Così il Pd, attestato un poco oltre il 26%, in questa corsa all’indietro fra i partiti maggiori, ha ridotto il distacco. Lega e IdV, gli alleati-concorrenti, non si sono rafforzati. La Lega si mantiene intorno all’11%. Ma, rispetto alla precedente rilevazione di giugno, appare in lieve calo. Mentre i consensi all’IdV, negli ultimi mesi, si sono ridotti in modo vistoso (circa 3 punti rispetto a giugno). Il fatto è che sul mercato elettorale si sono affacciati altri leader e partiti, che, secondo l’Atlante, ottengono consensi crescenti. Fini, Vendola e Grillo. FLI, SEL, il Movimento 5 stelle.
Così il gioco politico è divenuto più competitivo. E, come abbiamo detto, più instabile. Prima causa, il declino elettorale del PdL e il parallelo appannarsi dell’immagine di Berlusconi. La cui condotta, in questa fase, è giudicata almeno “sufficiente” (con un voto pari o superiore a 6) dal 37,6% degli italiani. Si tratta della valutazione peggiore nella storia di questo governo: 5 punti meno di tre mesi fa, 10 rispetto alla rilevazione dello scorso febbraio.
NOTA METODOLOGICA
L’Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi e curato da Ilvo Diamanti, insieme a Fabio Bordignon e Roberto Biorcio, con la collaborazione di Natascia Porcellato. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 7-10 settembre 2010 da Demetra (metodo CATI; supervisione: Andrea Suisani). Il campione, di 1176 persone, è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni.
Le stime sulle intenzioni di voto (curate da Roberto Biorcio) sono state realizzate tenendo sotto controllo la distribuzione territoriale, i caratteri socio-demografici e i precedenti comportamenti elettorali dei rispondenti (margine di errore di ± 2.9%).
Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it
S.SALVO (CHIETI), 12 SET – Il Consiglio comunale di San Salvo ha approvato all’unanimita’ l’istituzione del Registro sul testamento biologico.
Questo registro gia’ presente in oltre 40 Comuni italiani, consente ai cittadini di dichiarare anticipatamente le proprie volonta’ relative ai trattamenti sanitari da ricevere qualora si verificasse il caso di una malattia in cui il paziente non puo’ piu’ decidere e di scegliere anche l’eventuale rinuncia dell’alimentazione e idratazione artificiale. (ANSA).
In anteprima sul nostro sito
e tra qualche giorno disponibile in libreria
La scuola è di tutti Ripensarla, costruirla, difenderla
di Girolamo De Michele
Troppi insegnanti, alunni violenti e sommari, bidelli scansafatiche, programmi inadeguati… La scuola italiana è davvero in stato di emergenza come sostiene chi vuole salvarla a suon di tagli al personale, rigida disciplina, valutazioni «quantitative» dell’apprendimento? Questo libro, unendo analisi statistiche e strumenti teorici di grande autorevolezza con l’esperienza di chi lavora da anni nelle classi, smonta gli stereotipi e aumenta la prospettiva: il nemico da combattere è una vasta crisi di valori politici e culturali che rischia di rendere la scuola (e la società) sempre più autoritaria.
collana: Indi prezzo: 15 euro pagine: 338
Gentilissimo professore,
so che forse mi sto muovendo troppo presto per la tesi di terzo anno, visto che inizio il terzo anno tra poco, ma mi chiedevo se fosse possibile lavorare con lei alla sua realizzazione.
Ho già incontrato la prof. (..) la quale mi ha chiarito un pochino le idee spiegandomi sia meglio attingere idee da una tematica già trattata, ad esempio nel corso del tirocinio. Ho poi contattato il Dott. /…) (mio supervisore di tirocinio) e lavorato con lui sul possibile tema.
Mi piacerebbe, per la tesi, analizzare il fenomeno dell’abuso alcolico tra i teenagers, presentare magari i risultati di un questionario somministrato nelle scuole, per poi giungere a rispondere alla domanda che mi sono posta al termine del tirocinio: al NOA giungono soprattutto uomini e donne di mezza età, ma i ragazzi che abusano di alcol dove vanno? Quali sono i servizi che si prendono cura di questo problema? Quali le politiche legislative di contrasto al problema?
Questa ovviamente è solo un’idea, cosa ne pensa?
Anticipatamente ringrazio e distintamente saluto.
RISPONDO
gentile (..)
l’idea di PENSARE la tesi per tempo è ottima.
la costruzione di un testo scritto è sempre come un lungo viaggio.
vedrai che la tua scaletta iniziale cambierà e verrà regolarmente aggiornata ed integrata con altre connessioni e filoni di indagine professionale
la profsa (..) è una delle maggiori esperte italiane in metodologia della ricerca e sarà in grado di darti tutti i suggerimenti necessari per definire il questionario e le sue modalità di somministrazione ed analisi
(..) è professionalizzato da tempo sul tema delle dipendenze e (…) ha lavorato per anni nelle alcoldipendenze
dunque avrai ogni supporto possibile
quanto a me il mio lavoro di “consulenza” consiste nell’offrire a tantissimi studenti italiani dei servizi fonti informative e selezionate in tema di politica dei servizi sociali
leggerò dunque volentieri i tuoi semilavorati
nel frattempo posso dirti che la tua ipotesi di ricerca è molto buona
secondo me le giovani generazioni non distinguono fra uso ed abuso di sostanze alcoliche.
il comportamento estremo è tipico dei post-adolescenti. e dato oggi le adolescenze sono molto lunghe la sitazione è quella di un mimetismo dentro comportamenti vissuti come normali. bassa percezione del rischio, allentamento delle grandi istituzioni educative, sollecitazione del mondo esterno sono tutti fattori che congiurano ad abbassare le autodifese della propria salute
alcuni di loro, poi arriveranno ai servizi sociosanitari quando l’alcol avrà cominciato ad incidere sui loro corpi. ed allora i servizi faranno, come potranno, il loro lavoro
dunque l’orizzonte del tuo argomento dovrebbe indagare sul tema più generale delle “dipendenze” (perchè si manifestano in modo diffuso questi comportamenti?) al cui interno ci sono le forme particolari di tossicodipendenza (da alcol, da nuove sostanze ecc,)
se nel suo sito è presente una sezione sugli accordi di programma.
Inoltre è in grado di suggerirmi qualche testo o sito, approfondito, che
parli a proposito degli accordi di programma quadro, oppure qualche testo
che parli dei vantaggi per il Terzo settore, per esempio una fondazione, di seguire
o non seguire le Linee programmatorie definite in diversi accordi di programma.
testi amministrativi, aziendali, organizzativi…
La ringrazio in anticipo per l’attenzione,
Sinceri saluti,
….
RISPONDO:
egregio dott ….
l’accordo di programma è la formula ammnistrativa attraverso cui più comuni ed altri enti possono mettersi d’accordo su un loro obiettivo comune
dunque tutta la pubblica amministrazione locale italiana è letteralmente disseminata di accordi di programma di più varia natura (ambiente, turismo, acqua, cultura …)
per comprendere la formula amministrativa dell’accordo di programma occorre fare riferimento ad un qualunque manuale di diritto degli enti locali
non ho previsto nelle mie reicerche un’area specifica per gli accordi di programma, poichè mi sono concentrato sui piani di zona (che per l’appunto sono adottati a mezzo di accordo di programma)
le voci del mio polser più adatte alla sua ricerca sono queste:
per un manuale di diritto degli enti locali di buona fattura ed aggiornato consiglio di consultare il catalogo delll’editore Maggioli o Simone editore
quanto alle connessioni fra i cosiddetti soggetti di “terzo settore” e gli accordi di programma , di certo sarebbe opportuno seguirne l’evoluzione a livello locale. anche perchè la gestione associata fra comuni è l’unica scelta possibile per l’amministrazione locale
per farlo occorre:
prendere in considerazione un territorio
analizzare gli statuti dei comuni
vedere quaki accordi sono stati fatti e con chi
ecc ecc (insoma è una vara e propria microricerca a livello locale)
attenzione però che l’accordo di programma è solo una condivisione di obiettivi
poi per le gstione concreta dei servizi occorre sempre attivare altre forma amministrative:
appalti
convenzioni intercomunali
accreditamenti
convenzioni fra pubblico e privato
nell’augurarmi di averle fornito qualche spunto la saluto con cordialità
L’Italia non è nel mirino. Ma il «rischio di un ritorno ad iniziative di terrorismo tiene sempre alta la nostra attenzione». Dopo l’allerta dell’Interpol il ministro dell’Interno Roberto Maroni non abbassa la guardia nel nono anniversario degli attentati alle Twin Tower di New York. «L’11 settembre non ci deve fare dimenticare che la sicurezza va di pari passo con la prevenzione e il rischio di episodi di terrorismo è molto alto» avverte intervendo al primo raduno nazionale dei vigili del fuoco a Cortina d’Ampezzo, cui hanno partecipato alcuni «firemen» di New York che intervennero al World Trade Center.
Il rischio, per Maroni, è che cellule non organiche ad al-Qaeda passino alla fase operativa e d’attacco. «Siamo collegati con tutti i sistemi di sicurezza del mondo in modo di garantire la libertà ai cittadini e continueremo ad avere un’attenzione massima per scongiurare le situazioni che abbiamo vissuto in questi anni» conclude Maroni. Non esiste alcun allarme specifico, ma l’attenzione è massima. Gli apparati di sicurezza sorvegliano gli obiettivi sensibili, vigilano sugli ambienti dell’estremismo islamico e setacciano Internet alla ricerca di messaggi in codice che riguardino l’Italia.
La Francia è invece un obiettivo «peculiare» del terrorismo islamico. Secondo il capo dell’antiterrorismo Bernard Squarcini, la minaccia di attentati «non è mai stata così elevata. Siamo allo stesso livello del 1995» un anno nero nella storia d’Oltralpe. Il rischio è che al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), un gruppo di ideologia salafita-jihadista, possa compiere azioni ostili dopo aver ucciso a fine luglio il cooperante Michel Germanau, 78 anni, sequestrato in Niger ad aprile. Timore condiviso dal 52% dei francesi.
Trincerata in Pakistan, la casa madre al-Qaeda non è in grado di condurre operazioni all’estero. Tocca ai gruppi regionali coniugare l’agenda nazionale e internazionale. Quando ciò non è possibile entrano in scena i cosiddetti terroristi fai-da-te. Uno di questi ha indotto la polizia danese ad innalzare l’allerta. «Vi sono circostanze che indicano un fallito attentato terroristico», ha precisato il capo della polizia dopo l’arresto del kamikaze che ha provocato una piccola esplosione nello Jorgensen Hotel di Copenaghen ferendosi al volto e alle mani.
Speciale Basaglia: Abbiamo a lungo pensato a cosa dire in questa circostanza.
Non è facile mettere insieme passioni e sentimenti, analisi politiche e valutazioni scientifiche quando si parla di Franco Basaglia. E tanto più è difficile in un Paese come il nostro, in un Paese senza memoria, in un Paese che fa ogni cosa per cancellare la memoria nella piattezza dei luoghi comuni, nella riproduzione dei pregiudizi, nella mancanza di una reale possibilità di comunicazione.
Nei servizi di salute mentale, nelle scuole, nelle università il lavoro scientifico di Franco Basaglia è sconosciuto.
Il recente film televisivo ha squarciato un velo di inerzia e di sciatteria. Da allora, un po’ dappertutto, registriamo curiosità, interrogazioni, sorprese.
Pensiamo che, 30 anni dopo, la cosa più importante da fare è produrre conoscenza, narrare, mettere a disposizione testimonianze, documenti, esperienze
Con due interviste trovate negli archivi RAI che pongono, anche con la forza dell’immagine, questioni sulle quali non finiremo mai d’interrogarci, vogliamo aprire uno spazio di testimonianze, di analisi recenti e riproposte, documenti intorno che, a mezzo secolo dalla prima “assemblea goriziana” ancora agitano e sostengono il lavoro intorno alla psichiatria e alla salute mentale.
La città e i rifiuti, Ecologia urbana dal Medioevo al primo Novecento
La città è il luogo in cui storicamente nascono, si sviluppano e sono affrontate per la prima volta questioni ambientali. Il volume, nell’arco di tempo che va dal tardo Medioevo alla prima età contemporanea, disegna le immagini del degrado e della sporcizia urbana che gli osservatori coevi e la storiografia hanno trasmesso. Alle impressioni rapsodiche di viaggiatori e polemisti, seguono quadri più dettagliati, che descrivono le condizioni in cui versano alcuni luoghi ed ecosistemi sottoposti a un carico crescente di rifiuti: strade, piazze, acque fluviali, aria, terra. Quali rimedi furono tentati per ovviare a situazioni tanto sgradevoli e sanitariamente pericolose? Il controllo igienico della crescita urbana segue un lungo itinerario storico, che attraversa tutti gli stadi dell’urbanizzazione: la città medievale, con i suoi statuti e il suo forte potere comunale; la grande e apparentemente ingestibile città capitale dell’età moderna; la città paleotecnica, che drammaticamente trasforma i suoi assetti produttivi, sociali e urbanistici sotto l’impatto della rivoluzione industriale. Sulla questione dello smaltimento dei rifiuti prodotti dalla città si confrontano saperi, tecniche, strutture amministrative: ne emergono non pochi elementi di riflessione e sperimentazione per la disciplina urbanistica, per i sistemi di governo della città, per il progresso tecnico, chiamato a confrontarsi con un settore trascurato dalle attività umane.
…
I dati statistici mostrano però una realtà ben diversa: nel 2008 nel 75% dei casi (tre su quattro) la separazione è stata chiesta dalle donne. Una percentuale in rapido aumento: dieci anni fa erano il 65%.
…
Questi dati mostrano come separazione e divorzio vengano utilizzati nel quadro di una crescente sicurezza femminile rispetto all’uomo. Le probabilità dell’uomo di venire lasciato aumentano quando il miglioramento della posizione della donna coincide con difficoltà del maschio, sia nel suo sviluppo formativo e professionale che nelle sue vicende lavorative.
La debolezza maschile spesso si manifesta anche nel carattere gravemente esasperato e infantile delle sue proteste, come nelle aggressioni alle donne che lo hanno abbandonato, seguite a volte da atti suicidali. Lei non vuole vivere con lui, e lui non può accettare che lei viva, né di sopravviverle dopo essere stato lasciato.
…
Non è tanto il miglioramento della posizione economica delle donne nella società (ancora molto relativo) a spiegare la loro maggiore iniziativa nelle separazioni e divorzi. L’origine del fenomeno va piuttosto vista nell’indebolimento complessivo dell’iniziativa, dell’autorevolezza e anche del fascino maschile, e nella crisi della figura paterna che ne è all’origine.
Dalla fine della prima guerra mondiale in poi, per complesse vicende storiche, politiche e antropologiche, i padri non hanno più trasmesso ai figli un codice, un saper fare ed essere maschile che è andato via via perdendosi. Ciò ha reso gli uomini più confusi e meno attraenti, costringendoli a ricercare una nuova maschilità, autentica, senza più limitarsi ad opporsi all’autoritarismo patriarcale, ma esprimendo una capacità di visione e di azione positiva.
…
Il Parlamento Europeo ha approvato il testo finale per la Direttiva 86/609/CEE che regolamenta l’utilizzo degli animali per fini scientifici. Come se ci fosse da regolamentare, e quindi da approvare, la vivisezione! Che già il nome fa ribrezzo: sezionare da vivo.
Le prove sugli animali, oltre a essere crudelissime, sono oltre tutto controproducenti, perchè inattendibili. Noi non reagiamo come un cane, un gatto, un topo (ma spesso peggio).
Permessa la sperimentazione sui randagi cani e gatti.
Permesso l’utilizzo di specie in via di estinzione, anche catturate in natura;
Permessa la sperimentazione senza anestesia;
Permesse le prove fisiche di sforzo fino alla morte (es. nuoto);
Permessa la soppressione per inalazione con l’utilizzo di anidride carbonica che provoca grave sofferenza;
Permesso il “riutilizzo” degli stessi animali già torturati per un esperimento.
Non ho parole, davvero. Alla faccia, anche, delle specie protette e tutte le buffonate che dicono i politici (occidentali) per la difesa del pianeta.
Questa è la petizione che potete firmare e verrà inoltrata al Parlamento Europeo. Io l’ho già fatto, questione di un minuto. E voi che aspettate?
Di seguito un video della LEAL, la lega contro la vivisezione.
Non preoccupatevi, niente visioni orrende, non ne metto qui. Mi basta la lista degli Europarlamentari pro vivisezione che leggete di seguito: si vede che sulle porcherie in Italia ci si mette tutti d’accordo, destra, centro e “sinistra”!
1 – Gabriele ALBERTINI ( PPE – PdL)
2 – Magdi Cristiano ALLAM ( PPE – Io Amo l’Italia)
3 – Roberta ANGELILLI ( PPE – PdL)
4 – Antonello ANTINORO ( PPE – UDC)
5 – Alfredo ANTONIOZZI ( PPE – PdL)
6 – Pino ARLACCHI ( ALDE/ADLE – IdV)
7 – Raffaele BALDASSARRE ( PPE – PdL)
8 – Paolo BARTOLOZZI ( PPE – PdL)
9 – Sergio BERLATO ( PPE – PdL)
10 – Luigi BERLINGUER ( S&D – PD)
11 – Mara BIZZOTTO ( EFD – Lega Nord)
12 – Vito BONSIGNORE ( PPE – PdL)
13 – Mario BORGHEZIO ( EFD – Lega Nord)
14 – Antonio CANCIAN ( PPE – PdL)
15 – Carlo CASINI ( PPE – UDC)
16 – Sergio Gaetano COFFERATI ( S&D – PD)
17 – Giovanni COLLINO ( PPE – PdL)
18 – Lara COMI ( PPE – PdL)
19 – Paolo DE CASTRO ( S&D – PD)
20 – Luigi Ciriaco DE MITA ( PPE – UDC)
21 – Herbert DORFMANN ( PPE – SVP)
22 – Carlo FIDANZA ( PPE – PdL)
23 – Lorenzo FONTANA ( EFD – Lega Nord)
24 – Elisabetta GARDINI ( PPE – PdL)
25 – Roberto GUALTIERI ( S&D – PD)
26 – Salvatore IACOLINO ( PPE – PdL)
27 – Vincenzo IOVINE ( ALDE/ADLE – IdV)
28 – Giovanni LA VIA ( PPE – PdL)
29 – Clemente MASTELLA ( PPE – UDE)
30 – Barbara MATERA ( PPE – PdL)
31 – Mario MAURO ( PPE – PdL)
32 – Erminia MAZZONI ( PPE – PdL)
33 – Claudio MORGANTI ( EFD – Lega Nord)
34 – Alfredo PALLONE ( PPE – PdL)
35 – Pier Antonio PANZERI ( S&D – PD)
36 – Aldo PATRICIELLO ( PPE – PdL)
37 – Mario PIRILLO ( S&D – PD)
38 – Gianni PITTELLA ( S&D – PD)
39 – Vittorio PRODI ( S&D – PD)
40 – Fiorello PROVERA ( EFD – Lega Nord)
41 – Licia RONZULLI ( PPE – PdL)
42 – Oreste ROSSI ( EFD – Lega Nord)
43 – Potito SALATTO ( PPE – PdL)
44 – Matteo SALVINI ( EFD – Lega Nord)
45 – Amalia SARTORI ( PPE – PdL)
46 – David-Maria SASSOLI ( S&D – PD)
47 – Giancarlo SCOTTÀ ( EFD – Lega Nord)
48 – Marco SCURRIA ( PPE – PdL)
49 – Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS ( PPE – PdL)
Le pensioni d’invalidità sono aumentate negli ultimi tre anni, come s’era già capito da alcuni carotaggi statistici compiuti qualche settimana fa all’interno delle 200 mila prestazioni erogate in tutt’Italia dall’Inps.
Che consistenza ha il fenomeno?
Il ministero dell’Economia ha diffuso ieri la sua Relazione generale da cui risulta che lo Stato per questa voce ha sborsato nel 2009 15,504 miliardi di euro, contro i 13,054 del 2008. È un 18,7% in più. In quattro anni, dal 2005 al 2009, la spesa per le pensioni di invalidità è aumentata del 21,1 per cento. C’era stata una piccola battuta d’arresto nel 2006, poi nei tre anni successivi il fenomeno è ricominciato.
Perché dobbiamo considerarlo per forza un fenomeno criminale?
Non è tutto un fenomeno criminale, ma c’è una quota di malversazioni evidente: se tutti quelli che prendono questo tipo di assegni fossero davvero invalidi, il fenomeno dovrebbe essere distribuito più o meno regolarmente sul territorio. Oppure le differenze tra una Regione e l’altra avrebbero una spiegazione. Invece… Intanto c’è il macro-dato del raffronto tra Sud e Nord: nel Mezzogiorno si danno cinque pensioni di invalidità e mezzo ogni cento abitanti. Nel Nord, ogni cento abitanti, le pensioni di invalidità sono 3,4. Si tratta di una differenza del 60%: non c’è nessuna ragione — sociale o antropologica — perché vi sia una differenza tanto consistente tra le due parti del Paese. C’è però una ragione politica, e l’aveva spiegata mirabilmente Ciriaco De Mita vent’anni fa: le pensioni di invalidità al Sud rappresentano il corrispettivo della cassa integrazione al Nord. Erano però gli anni Ottanta e da allora ad oggi la situazione è cambiata completamente: primo, c’è la crisi e i soldi sono pochi; secondo, anche la cassa integrazione è — in un certo senso — un privilegio, perché molti lavoratori in difficoltà non possono godere neanche di questo ammortizzatore: quindi, privilegio la cassa e privilegio pure la pensione d’invalidità quando soccorre un non-invalido; terzo, qualunque truffa allo Stato incoraggia la criminalità comune e fa da rete di sostegno alla vastissima corruzione che corrode il tessuto civile del Paese e che non è più ammissibile; quarto, il Sud deve uscire da questa logica assistenziale e specialmente in vista del federalismo, perché la grande quantità di numeri che dividono le due parti del Paese sono un preannuncio di secessione; quinta, ma sicuramente non ultima ragione: i più colpiti da questi raggiri sono i veri invalidi, costretti a sottoporsi periodicamente a controlli che ai loro occhi devono apparire insensati. Insomma, bisogna smetterla.
Il Sud è tutto uguale? Non c’è qualche regione migliore delle altre?
Il numero maggiore di prestazioni è segnalato in Sardegna, Calabria, Campania e Abruzzo. Se si guardano le percentuali, la regione prima in classifica è l’Umbria. La Lombardia è quella con il minor numero di invalidi, cosa che ha provocato ieri un comunicato compiaciuto del governatore Roberto Formigoni. In base ad altre ricerche la regione con il maggior numero di falsi invalidi sarebbe la Basilicata (29%), seguita da Campania (25%) e Sardegna (18%).
Già, una cosa sonoi falsi invalidi, un’altra gli imbrogli. Quali sono i numeri degli imbrogli?
Qui bisogna rifarsi a ricerche precedenti, ai famosi carotaggi. La stessa Inps valuta in cento milioni di euro le somme indebitamente pagate nel 2010. I numeri forniti dalla magistratura e relativi ai primi sette mesi dell’anno sono questi: 5.245 persone indagate e 976 denunciate, 135 arrestate e 42 condannate. Per altre 32 i pubblici ministeri hanno richiesto condanne. Forse non sono grandi numeri, ma l’offensiva sul territorio ha avuto qualche effetto: le richieste di pensioni di invalidità sono diminuite quest’anno del 25%. La truffa maggiore ai danni dell’Inps è proprio quella della falsa pensione d’invalidità. L’ipotesi è che ci sia in media un falso invalido ogni sei pensioni.
Non si potrebbero colpire anche i medici-complici? Deve esserci per forza un medico-complice.
Uno dei problemi è che le Asl collaborano pochissimo. Nel 2009 ci sono state 200 mila verifiche, quest’anno ce ne saranno altre centomila e nel 2011 e 2012 ce ne deve essere un altro mezzo milione. Ottocentomila controlli che devono basarsi prima di tutto sulle cartelle in manoalle Asl. Ma le Asl, richieste di fornire la documentazione, 92 volte su cento non hanno risposto nemmeno! E quest’anno hanno risposto ancora di meno: 3 su cento! Chissà se la legge 122/2010 che prevede per i medici truffatori il rimborso di tutta la somma indebitamente erogata servirà finalmente a scoraggiare questi comportamenti incivili.
Gel vaginali. Un gel antimicrobico messo a punto di recente proteggerà milioni di donne e di adolescenti in Africa e altrove, impedendo che contraggano l’Hiv. Questo è il progresso più importante e risolutivo nella lotta contro la pandemia Hiv/Aids da decenni a questa parte. Anche se il prodotto in questione – a base di tenofovir, un antiretrovirale – non è ancora disponibile al pubblico e potranno essere necessari alcuni anni prima che sia distribuito ovunque, ha già innescato un grande entusiasmo e ricevuto il plauso della comunità scientifica e delle autorità deputate alla salute pubblica. “Per la prima volta è stato messo a punto uno strumento che le donne potranno utilizzare per difendersi dal contagio”, ha detto Bruce Walker, uno scienziato di Harvard. Di sicuro questa notizia dovrebbe essere considerata più importante per le donne – e gli uomini – di ogni latitudine, più dell’ultima mise di Lady Gaga.
Il suo segreto? Cogliere in un disegno e uno slogan le complicazioni di un’epoca. Con le sue delusioni e i suoi mali. In un libro-antologia, il meglio delle sue vignette
Su Altan è stato scritto molto, anzi moltissimo, da giornalisti, critici, intellettuali, prefatori, nel tentativo di spiegare la sua quasi inspiegabile arte, che con una pratica semplice – la vignetta, rappresentazione di un istante – riesce a evocare le complicazioni di un’epoca intera, con tutta la profondità dei suoi mali, dei suoi inganni e soprattutto delle sue delusioni.
Nessun autore satirico contemporaneo ha riscosso altrettanta (meritata) ammirazione, nessuno è così difficile da collocare, da analizzare, da interpretare. Mettiamola così: Altan affascina anche perché non si capisce bene “da dove viene”. Quasi tutti i satirici hanno una matrice riconoscibile, una scuola di provenienza. Ci sono i politici-politici, cronisti implacabili del potere e del sottopotere. Ci sono i surrealisti-divaganti, quelli per i quali la cronaca è appena un pretesto. Ci sono i polemisti iperfaziosi, formidabili per l’accanimento, e i fine-dicitori, che preferiscono lo humour ai toni alti. Altan sfugge a ogni definizione, ha qualcosa di estraneo e quasi di alieno al panorama giornalistico e satirico, le sue vignette paiono concepite in un luogo eccentrico dal quale le cose italiane appaiono, al tempo stesso, molto più ridicole e molto più raccapriccianti di come le avevamo capite fin qui.
Ogni sua vignetta, anche la meno memorabile, colpisce e affascina perché “non ci avevamo pensato”, o comunque non ci avevamo pensato con la stessa radicale precisione. Come se noi lettori fossimo troppo immersi nella materia trattata (merda, direbbe Altan) per poterla inquadrare con la stessa freddezza, la stessa spregiudicatezza e – in fin dei conti – anche la stessa serenità.
Se c’è un personaggio che può costituire una Terapia per gli altri, questo è Altan. Frutto di intuizioni fulminanti e di sintesi straordinaria, le sue immagini fotografano la realtà che ci circonda e ce la restituiscono non senza qualche ‘taumaturgico’ effetto. Altan sa cogliere il quotidiano, rappresentare i tipi della nostra specie, dalla malinconia dell’operaio alla sensualità languida di certe figure femminili, dall’innocenza del ‘ranocchio’ al ghigno vile del potere. L’Altanterapia, articolata per ‘mali’,'rimedi’ e ‘consigli per la crescita’, raccoglie un distillato di tutta la produzione creativa dell’artista, alla ricerca di un Altan metafisico, che dura nel tempo, che raggiunge delle vette di semplicità quasi zen. Leggere e guardare queste immagini, che rendono chiara la realtà, sdrammatizzano, spostano la prospettiva, illuminano, confortano, può dare sollievo ai mali e alle frustrazioni del nostro tempo.
I GIUDIZI
“Altan non si ispira, Altan ispira. Che Manitù, Trino e Presbiterio, protettori dei disegnatori e dei poeti, ci conservino Altan.” Stefano Benni
“Per me Altan è un genio… arriva al lettore attraverso intuizioni poetiche, umoristiche, sempre fulminanti e fuori dalla logica comune.” Giorgio Bocca
“Le vignette di Altan sembrano quasi tutte ‘senza tempo’… qualcosa di nuovo e di profondo riescono sempre a farti nascere dentro. Come l’Arte, no?” Sergio Staino
“Per i seguaci della disciplina satirica Altan non è un medico, è Esculapio. Un dio dei messaggi talvolta oscuri, che pretende sacrifici. Quanti autori hanno infatti sacrificato una battuta pensando “… mmm, no! Sembra un Altan.” Spesso il dio Altan opera il miracolo del ‘plagio retroattivo’. Se lui scrive una battuta già fatta da altri il giudizio è unanime: hanno copiato gli altri.” Max Greggio
L’AUTORE
Francesco Tullio Altan è nato a Treviso nel 1942. Ha studiato architettura a Venezia e poi si è trasferito in Brasile, dove ha cominciato a disegnare fumetti per bambini. Tornato in Italia ha iniziato a collaborare conLinus e per il Corriere dei Piccoli ha creato la Pimpa. Autore di fumetti, disegnatore e sceneggiatore di successo, Altan collabora con L’espresso e la Repubblica, per i quali realizza le sue straordinarie illustrazioni di satira politica.
C’è una crisi di governo, l’eventualità di andare alle urne già in autunno è molto concreta. Contrariamente a quanto affermano diversi esponenti della Lega, il federalismo non è affatto al sicuro. Non tanto perché diversi decreti delegati devono ancora essere emanati, ma perché anche i decreti delegati sono impostati senza numeri, sono scatole vuote che indicano alcuni meccanismi e soggetti che dovranno attuare il federalismo, ma lasciano del tutto aperti i due punti centrali: quanto dovranno risparmiare le varie amministrazioni, quanta evasione fiscale andrà recuperata in ogni territorio. Detto brutalmente, i decreti delegati sono a loro volta più somiglianti a ulteriori leggi-delega che a norme dotate di un contenuto macroeconomico preciso e vincolante. E dal momento che la base tecnico-statistica per attuare il federalismo fiscale non esiste ancora (né potrebbe essere diversamente, perché una classe politica irresponsabile ha passato quindici anni a discutere di principi, e quasi nulla ha fatto per renderli concretamente attuabili), ci vorranno ancora almeno un paio di anni per far partire il federalismo e per cominciare a capire come esso verrà effettivamente attuato.
Ebbene, in questa situazione la Lega non si preoccupa di attuare il federalismo, ma di tornare al voto al più presto.
….
Ma perché la Lega non teme di perdere il federalismo, proprio ora che è a un passo dalla meta?
L’unica risposta non ideologica che vedo è che per la Lega, ormai, il federalismo è diventato meno importante dell’allargamento della sua presenza nella pubblica amministrazione, dai Comuni alle Province, dalle Regioni al Parlamento, quella stessa amministrazione che la Lega delle origini voleva bonificare, e che ora sembra lentamente ma inesorabilmente trasformarsi in un terreno di pascolo, come accade a qualsiasi normale apparato di partito. Il federalismo all’inizio era prevalentemente un fine, ora sta diventando un mezzo, uno strumento di propaganda. Non dobbiamo stupircene, perché succede in tutti i partiti, e la Lega non fa eccezione. La notizia è solo che, crescendo, la Lega sta diventando un partito come gli altri.
INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa
Bibliografia:
Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008
Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994
Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988
Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969
Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010
Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000
Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005
Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009
Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006
Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974
Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001
Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004
Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009
Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009
Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997
Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010
Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992
Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000
Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988
Paolo Ferrario è sociologo e formatore in tema di politica dei servizi sociali. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare” sul Blog Segni di Paolo del 1948. Pubblica articoli sul BlogZine Muoversi Insieme di Stannah. In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.
n attesa della piena approvazione dei decreti delegati dal Federalismo fiscale e di una serie di incontri con il Ministero della Salute sui temi della sanità e assistenza agli anziani e non autosufficienti, il nostro Dipartimento per le Politiche socio-sanitarie ha elaborato un documento, che alleghiamo qui di seguito, estratto dei temi trattati dal Copaff (Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) relativi ai costi standard sanitari.
Riparte con un colpo d’acceleratore l’attività della commissione bicamerale per l’attuazionedel federalismo fiscale. All’esame gli schemi di decreto legislativo approvati dal Consiglio dei ministri in via preliminare prima dell’estate: si tratta dei fabbisogni standard di comuni e province e di Roma capitale.
La Libera Università dell’Autobiografia riprendo il ritmo normale dell’invio della newLetter dopo le giornate avvincenti dei Cantieri. Chi c’era ha potuto osservare da vicino il salto qualitativo che la Libera ha fatto in questi ultimi anni. Interventi interessanti e coinvolgenti tutti da seguire con attenzione, fino alla conclusione dell’intervento di Don Andrea Gallo che ha entusiasmato il numerosissimo pubblico. Solo posti in piedi nella Sala audiovisivi. Potete trovare i resoconti di tutti gli avvenimenti nelle pagine del sito divisi per giornate.
Molti degli articoli inseriti in Nostos questa settimana sono frutto delle riflessioni e delle esperienze delle giornate appena trascorse.
Intanto sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete: http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
7-12 settembre – Pieve Santo Stefano (AR) – Workshop European Memories
10-12 settembre – Pieve Santo Stefano (AR) – 26° Premio Pieve
11 settembre – Riva del Garda (TN) – Spettacolo teatrale
2-19 settembre – Bolognano (TR) – Mostra del vestire
16 settembre – Modena – Fuori dal Bozzolo
17 settembre – Palermo – Atelier di scrittura autobiografica
20 settembre – Prato – Presentazione laboratorio autobiografico
21 settembre – Empoli (FI) – Laboratorio autobiografico
22 settembre – Firenze – Laboratorio Autobiografico
23 settembre – Verona – Giornata di studio
24 settembre – Terni – Laboratorio di scrittura autobiografica
settembre 2010 – Uscita libro di Sonia Scarpante
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
Da noi esiste una cosa che si chiama “responsabilità individuale”, proprio perché noi – a differenza di loro – abbiamo sviluppato il concetto di individuo e della sua libertà. Questo è un riflesso della loro mentalità, perché a casa loro il presidente ha potere di vita e di morte sui suoi sudditi e quindi può determinare quello che fanno e che non fanno. La seconda è che se bruciare un libro – ancorché “sacro” dal suo punto di vista – è “atroce e disumano” – e non, tutt’al più, una forma di maleducazione e basta – che cos’è, secondo lui, impiccare una donna incinta gridando “Allahu Akbar”? Forse è una delle delizie che ci offre l’islam, religione della pace.
Ispo/ L’Osservatorio – PDL sotto il 30%, PD non oltre il 27%. Terzo polo decisivo ma l’astensionismo cresce. Pubblicato sul Corriere della Sera del 5-9-2010
Pubblicato il 6/9/2010.
Autore:
ISPO S.R.L.
Committente/ Acquirente:
Corriere della Sera
Criteri seguiti per la formazione del campione:
CAMPIONE RAPPRESENTATIVO DELLA POPOLAZIONE ITALIANA IN ETA’ DI VOTO PER SESSO,ETA’, SCOLARITA’, PROFESSIONE, AREA GEOGRAFICA, DIMENSIONE DEL COMUNE DI RESIDENZA
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
N. CASI :801 – UNIVERSO DI RIFERIMENTO: POPOLAZIONE ITALIANA RESIDENTE IN ETA’ DI VOTO
Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 1/09/2010 ed il 2/09/2010
QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : vp) Se domani ci fossero le elezioni politiche lei per quale partito voterebbe? (leggere random 1-14 ) .
Risposta: 1. UNIONE DI CENTRO – CASINI 2. IL POPOLO DELLA LIBERTÀ –BERLUSCONI 3. LEGA NORD –BOSSI 4. PD – PARTITO DEMOCRATICO 5. RIFONDAZIONE E COMUNISTI ITALIANI 6. DI PIETRO- L’ITALIA DEI VALORI 7. LA DESTRA 8. MPA – MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE 9. PENSIONATI 10. SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ 11. Lista PANNELLA e BONINO 12. ALLEANZA PER L’ITALIA – Rutelli 13. FEDERAZIONE DEI VERDI 14. FUTURO E LIBERTA – Gianfranco Fini 15. altro partito (non leggere) 16. Scheda bianca(non leggere) 17. Scheda nulla (non leggere) 18. non andrei a votare (non leggere) 19. non so (non leggere) 20. Preferisco non rispondere (non leggere)
Il Centro Donatori del Tempo Onlus di Como anticipa a sabato 18 settembre la “comasca” Giornata Mondiale Alzheimer (la data ufficiale è il 21 settembre). Sarà possibile rivolgersi ai volontari alla sede del CDT in piazza Mazzini 9 a Como per informazioni sulla malattia e sulle attività del Gruppo reciproco aiuto malattia di Alzheimer e … Vai a
Bandi…
Nuovo bando per il servizio civile
L’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha pubblicato il bando per la selezione di 19.627 volontari da avviare al servizio civile nell’anno 2010 in progetti da svolgersi in Italia e all’estero.
Possono partecipare al bando le ragazze e i ragazzi che abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età … Vai a
Bando Fondazione Provinciale della Comunità Comasca “Assistenza anziani, disagio giovanile, interventi socio-sanitari”
La Fondazione Provinciale, con risorse della Fondazione Cariplo e la collaborazione della BCC di Alzate Brianza mette a disposizione € 200.000,00 per migliorare la qualità della vita della comunità con il bando 5/2010 “Assistenza anziani, disagio giovanile, interventi socio-sanitari” … Vai a
Bando Fondazione Provinciale della Comunità Comasca per progetti emblematici minori
La Fondazione Cariplo e la Fondazione Provinciale della Comunità Comasca hanno pubblicato il bando per progetti emblematici minori per la provincia di Como a cui sono assegnati € 500.000,00. I progetti dovranno appartenere ai settori: interventi socio-sanitari, assistenza anziani, disagio giovanile, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e storico, ambiente … Vai a
Bando della Fondazione Cariplo “Biblioteche e coesione sociale”
Il bando si propone di favorire la coesione sociale attraverso le biblioteche: a) facilitando l’accesso al patrimonio culturale; b) promuovendo il volontariato nella gestione del patrimonio culturale; c) stimolando espressioni creative diverse; d) promuovendo il confronto interculturale … Vai a
Anno europeo del volontariato 2011
La Commissione europea ha incaricato i coordinatori della campagna dell’Anno europeo del Volontariato di selezionare 27 reporters volontari per realizzare un reportage sulle attività di volontariato dell’Ue. Ogni reporter visiterà due organizzazioni in uno dei 27 Paesi membri, oltre che nel Paese d’origine, e produrrà una serie di report video, audio e scritto … Vai a
Corsi…
“Tracce” percorso di orientamento al volontariato per aspiranti volontari
Il Centro Servizi per il Volontariato promuove un corso di formazione di primo livello rivolto ad aspiranti volontari (giovani, adulti), che intendono sperimentare percorsi di volontariato all’interno delle associazioni del nostro territorio … Vai a
Corso per i volontari in Croce Rossa
Il prossimo 15 settembre prenderà avvio a Lomazzo il corso di ingresso al volontariato in Croce Rossa. … Vai a
Serve saperlo…
Modello EAS
Le associazioni inadempienti rispetto all’invio del modello EAS (scadenza 31/12/09) sono invitate ad inviarlo comunque secondo le modalità previste … Vai a
Le altre notizie…
Vivere serenamente la terza età
Seconda edizione dell’iniziativa per gli anziani che si terrà a Villa Calvi a Cantù i prossimi 11 e 12 settembre: “Vivere serenamente la terza età a Cantù”. Il programma prevede dimostrazioni di scuole di ballo, ginnastica dolce, pranzo e giochi insieme, spettacoli e concerti. … Vai a
Festival di fine estate
Alla Cava di Pusiano, in via Trento, serate gastronomiche musicali per Lila, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, venerdì 10 e sabato 11 settembre dalle 18.00 ingresso libero (dalle 22.00 10 euro con consumazione). Domenica 12 settembre ingresso libero dalle ore 12.00 con la Parada par Tücc: pranzo messicano, animazione per bambini , lezioni aperte di trampoli, percussioni africane, danza afro e giocoleria. … Vai a
Orientamento al servizio civile
Per dare ai giovani l’opportunità di conoscere più da vicino l’ONG ASPEm, il suo approccio alla cooperazione e le sue proposte sono organizzati due incontri, l’11 e il 24 settembre alla sede di ASPEm in via Dalmazia 2 a Cantù … Vai a
Premio per la Pace 2010
Fino al 30 settembre 2010 è possibile presentare la candidatura al Premio per la Pace 2010, un’iniziativa istituita a partire dal 1997 da Regione Lombardia per promuovere la cultura della pace e della solidarietà sul territorio lombardo … Vai a
Sul sito del Centro Servizi per il Volontariato tutti gli appuntamenti delle associazioni del territorio comasco.
Gli uffici di via Col di Lana 5, Como, sono aperti con i consueti orari (da lunedì a giovedì 9.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00; venerdì chiuso).
Le organizzazioni di volontariato e le associazioni sono invitate ad inviare informazioni, notizie e appuntamenti entro lunedì 13 settembre a ufficiostampa@csv.como.it.
Pietropolli Charmet, G. Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi
Argomento: Psicologia
Un testo ricco di idee inconsuete ma molto fondate, che traccia un sorprendente identikit di questi ex bambini prodigiosi, piccoli imperatori vezzeggiati e ora confusamente immersi nella lunga cerimonia dell’addio all’infanzia. Un libro molto denso nella sua agilità, rigoroso e chiaro, destinato soprattutto ai tanti genitori e insegnanti spesso disorientati, spiazzati, allarmati da comportamenti ‘normali’ ma non per questo meno oscuri e problematici. “la Repubblica”
Gustavo Pietropolli Charmet, grande clinico e squisito divulgatore, nonché uno dei massimi studiosi dell’adolescenza e dintorni, ribalta molti luoghi comuni. “l’Unità”
Pubblicato: 14 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: asili nido, Ferrario Paolo, Lettere, Commenti, Conversazioni | Lascia un commento »
buongiorno,
sono (…)
studentessa dell’università (…)
lo scorso anno ho seguito il corso e fatto l’esame con lei ,Politiche
Sociali.
sono in tesi con la Professoressa (…) e volevo gentilmente chiederle se
ha del materiale da inviarmi o testi da consigliarmi per farmi un idea chiara
sulla nascita dell’asilo nido, origini e storia e le leggi dalla nascita ad
oggi!
grazie
grazie per l’attenzione
distinti saluti
RISPONDO
buongiorno a lei, dott.sa (…)
la rinvio al link dove tengo – come su uno scaffale – i risultati delle mie ricerche sul tema che è oggetto della sua tesi:
all’interno di questa lista troverà in particolare questo libro di grande valore conoscitivo e competenza professionale e che tratta anche in prospettiva storica lo sviluppo degli asili nido (lì chiamati servizi all’infanzia):
la saluto con cordialità e auguro buon futuro
paolo ferrario