Sommario n. 6/2010 – Appunti sulle politiche sociali
www.grusol.it/appunti.asp
Mauro Perino, Povertà, sicurezza sociale, sostegno al reddito e politica dei salari
Per contrastare la povertà occorre un sistema di sicurezza sociale nazionale atto a proteggere efficacemente chi non può, o non può più, lavorare. E’ inoltre necessario sostenere il reddito di chi perde o non trova il lavoro, ed è doveroso assicurare a chi lavora una retribuzione proporzionata al suo lavoro e sufficiente a condurre una vita dignitosa. A tal fine va assegnata priorità alla spesa sociale
Andrea Canevaro, La scuola del merito nel tempo delle parole corrotte
La corruzione della parola merito si intreccia con la corruzione di altre parole, come ad esempio “responsabilità” che viene corrotta in “individualismo” e in “fai da te”. O anche “libertà” che si corrompe con “insicurezza” e richiama la paura, diventata una componente così indispensabile nella gestione dei poteri, da aver bisogno di dipingerla inventata o ingigantita e avendo bisogno di mezzi di comunicazione disponibili per questo
Fabio Ragaini, I piani di zona. Virtuale e reale nei servizi sociali e sociosanitari
Una riflessione sullo stato della programmazione sociale e sociosanitaria a partire dalla situazione della regione Marche che può, con ogni probabilità, essere estesa alla gran parte delle Regioni italiane. Potrebbe, forse, essere utile una riflessione non solo e non tanto su questo strumento di programmazione quanto più in generale sul problema più generale della gestione dei servizi sociali www.grusol.it/appunti/articoloAppunti.asp?a=31190
Emiliano Gaffuri, Disabilità: buone prassi di governance locale Vengono presentate le procedure finalizzate alla valutazione, orientamento, accompagnamento e inserimento delle persone con disabilità all’interno dei servizi che compongono la rete delle Unità d’offerta diurne e che rappresentano l’esito di un patto territoriale volto a garantire che una fase del progetto di vita del soggetto disabile si sviluppi all’interno di un sistema integrato e coordinato
Fabio Ragaini, La programmazione perduta. Le comunità protette per persone con disturbi mentali nelle Marche
Cosa sono, chi ospitano, come sono regolamentate le Comunità protette per soggetti con disturbi mentali? Il quadro che si delinea dall’analisi di questi elementi evidenzia le gravi lacune della programmazione regionale che lasciando indefiniti aspetti fondamentali determina amplissimi spazi di discrezionalità a tutto svantaggio degli utenti
I servizi sociosanitari nella legilsazione nazionale e della regione Marchesociosanitaria nelle Marche - www.grusol.it/eventi/15-02-11.pdf
PER SOSTENERE LE NOSTRE ATTIVITA’ IL 5 PER MILLE AL GRUPPO SOLIDARIETA’
Codice fiscale 91004430426
Per ricevere la rivista: Abbonamento: privati € 20.00, enti pubblici € 25.00, per sei numeri di 32 pagine; su ccp 10878601 intestato a Gruppo Solidarietà, Via Calcinaro 15, 60031 Castelplanio. L’abbonamento decorre dal primo numero successivo all’abbonamento. Per informazioni: Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (AN). Tel e fax 0731.703327, e-mail: grusol@grusol.it, sito internet: www.grusol.it
Dell’abuso sessuale sui bambini non esiste a tutt’oggi una definizione condivisa. Inoltre la complessità del fenomeno, che coinvolge l’area sociale, psicologica, legale e medica, porta spesso a letture interpretative molto differenziate. Segni e sintomi psicologici, comportamentali e fisici devono essere quindi valutati da operatori con adeguata formazione e competenza tecnica. Un approccio da subito adeguato, con corretta stesura di una relazione, può evitare ulteriori inutili se non traumatiche visite. Questa breve guida è nata dall’esperienza del “Gruppo di lavoro per l’abuso e il maltrattamento dell’infanzia”, che ha coinvolto professionisti italiani afferenti all’area ginecologica, medico-legale e pediatrica, e dal confronto con la letteratura internazionale e con i colleghi di molte società mediche che si occupano della tematica. Il suo utilizzo può essere di aiuto sia al medico che deve affrontare per la prima volta una situazione di sospetto abuso sessuale, sia agli operatori più esperti che in essa possono trovare un sintetico compendio di tutti gli elementi necessari per una corretta semeiotica medica.
Edizione fuori commercio riservata al Ministero della Salute.
Via libera della Commissione bicamerale per il federalismo fiscaleal decreto sui fabbisogni standard di comuni e province. Il parere del relatore di maggioranza Antonio Leone (Pdl) è stato approvato con 16 voti a favore e 14 contrari. Il senatore di Fli, Mario Baldassarri, ha votato a favore così come la senatrice della Svp, Helga Thaler. A “salvare” la maggioranza, è stato il presidente della commissione, Enrico La Loggia, che ha deciso di mettere in votazione prima il parere di maggioranza e solo dopo quello di opposizione. In questo modo l’approvazione del parere Leone (Pdl) ha precluso il voto sul parere Stradiotto (Pd).
E’ da poco uscito per Einaudi un agile libretto intitolato: Che cosa vuol dire morire, a cura di Daniela Monti, che raccoglie le riflessioni sul questo tema di sei autorevoli studiosi di formazione diversa, sollecitati dalla curatrice con domande e osservazioni a esplicitare il loro pensiero
La gente non sa (mentre tutti coloro che si occupano di politica e del mondo dovrebbero saperlo) che dall’inizio del XX secolo sono morte più persone per mano di assassini genocidi che nelle guerre convenzionali militari. Per questo il genocidio, come annuncia il titolo del libro, è peggio della guerra. La nostra epoca è stata letale per svariate ragioni. Il grande potere di trasformazione del nostro tempo, il fatto che gli stati possano alterare le società dall’alto verso il basso hanno spinto leader visionari a produrre ideologie che volevano trasformarle e per farlo dovevano eliminare gruppi della popolazione che loro pensavano fossero d’intralcio. Da qui i leader hanno «risolto» preventivamente i propri problemi eliminando i potenziali concorrenti. E i leader politici hanno scoperto dai precedenti genocidi che la comunità internazionale non avrebbe fatto nulla se avessero deciso di massacrare coloro verso cui avevano pregiudizi e grande odio. Dal Ruanda a Srebrenica, abbiamo assistito negli anni al fallimento della legalità internazionale nel perseguire una politica umanitaria. Come giudica questa bancarotta?
Dobbiamo fare i conti con la spiacevole circostanza che la comunità internazionale non ha fatto nulla mentre questi regimi sterminavano le popolazioni. Non è mai stata invocata la convenzione delle Nazioni Unite perla prevenzione e la punizione del genocidio. L’Onu, proteggendo la sovranità, è stata più un facilitatore del genocidio che una forza contro di esso. La comunità e la legge internazionali dicono che nel caso in cui uno stato elimini la propria gente all’interno dei propri confini, potremmo dire al leader che è una persona malvagia e che la Corte penale internazionale, senza capacità di azione, potrebbe processarlo. Ma a parte questo, i killer genocidi godono di una effettiva impunità.
In questo spazio il Prof. Paolo Ferrario pubblicherà le sue dispense didattico-accademiche che saranno a disposizione dei nostri visitatori per essere consultate e scaricate, gratuitamente.
Dispense didattico universitarie Anno 2010-2011
Laboratorio politiche legislative e servizi sociali: Metodi di analisi e casi pratici
Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di Laurea in Scienze Pedagogiche – Università degli Studi di Milano – Bicocca
Docenti: Prof. Paolo Ferrario e Prof.ssa Maria Teresa Manfrè
Dispensa didattica “Il Sistema delle prestazioni sociali“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Rete dei Servizi e prestazioni“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “I Comuni e la gestione dei Servizi Sociali“, a cura del Prof. Paolo Ferrario – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Politiche per la famiglia e politiche per l’infanzia“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Politiche sociali per la disabilità“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Politiche per la povertà“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “La dimensione conoscitiva della progettazione in campo sociale“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “I flussi finanziari“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Le aree problematiche dei servizi alla persona: lo schema BDO Bisogni/Domanda/Offerta”, a cura del Prof. Paolo Ferrario – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “La riforma sanitaria e la riforma sociale negli anni ’90“, a cura del Prof. Paolo Ferrario – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Le Politiche nell’area della Istruzione e Formazione Professionale“, a cura della Prof.ssa Maria Teresa Manfrè – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
Dispensa didattica “Definizioni e schemi di analisi delle politiche sociali“, 3 marzo 2010, a cura del Prof. Paolo Ferrario – Modulo di Politiche Sociali II – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di laurea in Scienze pedagogiche – anno accademico 2009-2010
L’unica storia della scuola in Italia che tiene conto tanto degli avvenimenti quanto delle idee.
Giovanni Genovesi prende in considerazione i singoli ordini di scuola, coglie i nodi e i problemi fondamentali che hanno loro permesso o impedito di svilupparsi e affermarsi e stila un indispensabile strumento di consultazione e di ricerca, aggiornato fino alla recente riforma Gelmini.
«Abbiamo tutto il diritto per essere davvero molto soddisfatti. Di noi avevano detto: sono quattro gatti insignificanti. Invece in poche settimane, a partire da Mirabello fino a questa manifestazione siamo diventati politicamente determinanti, sia per le sorti del governo che per l’avvenire della nostra patria». «Quello che abbiamo fatto è un piccolo grande miracolo, i cui artefici siete stati solo voi». «Abbiamo dimostrato di voler credere in un progetto ideale da anteporre a un progetto personale. Perché se siete qui è per una certa idea dell’Italia, non per una fedeltà a una persona. Gli uomini passano, le idee restano».
«Nessun rancore personale, la nostra è stata una corale assunzione di responsabilità, il desiderio di voltare pagina, di essere artefici del proprio destino, protagonisti». E poi la citazione di Saint Exupéry: «se vuoi costruire una nave … non organizzare il lavoro … ma risveglia prima negli uomini la nostalgia del mare lontano». In Italia, dice Fini «c’era nostalgia di politica diversa, pulita»
I valori di Fli
«Fli non sarà An in piccolo, ma nemmeno la zattera della medusa pronta a raccogliere i naufraghi di ogni stagione. Le porte sono aperte a tutti, esclusi gli affaristi e i carrieristi. E per essere coerenti dobbiamo vigilare. Il nostro progetto è ambizioso, perché abbiamo la volontà di incarnare i valori autentici del centrodestra italiano, in collegamento con il centrodestra europeo, con quel moderatismo che in Europa è uno dei punti di riferimento del popolarismo, come evidenziano i valori contenuti nel nostro manifesto»
I valori capisaldi del progetto di Fli: «la nazione, il senso di appartenenza alla comunità; la legalità, come abito mentale e precondizione perché ci sia la libertà; il rispetto per la persona umana e la tutela dei diritti civili senza distinzioni di razza e religione; l’esaltazione del lavoro in tutte le sue espressioni; la centralità della famiglia come cellula primaria della società».
La politica di Fli
«Non saremo mai subalterni alla cultura politica della sinistra, che rispettiamo ma che non ci può insegnare nulla. E non saremo mai nemmeno sinonimo di pensiero debole, di un insipido minestrone». «Fli ha un progetto ambizioso che si riassume nella volontà di far nascere il soggetto politico che era alla base dell’intuizione che ha portato alla nascita del Pdl, ma che non si è realizzata, se non in minima parte. Quell’ambiezione del Pdl era: incarnare il moderatismo italiano, per cambiare volto alla società e ammodernare le nostre istituzioni».
«Questo progetto non è contro il Pdl, dove ci sono tante donne e uomini nei confronti dei quali non possiamo avere nulla di polemico, comprendiamo la loro amarezza. E non siamo nemmeno contro Berlusconi, per certi versi. Siamo molto più ambiziosamente oltre il Pdl e oltre Berlusconi. Quella pagina si sta rapidamente chiudendo»
Il progetto di Fli
«Il nostro progetto ambizioso non è dare vita a un partitino per lucrare posizioni di potere. Fli non lavora nell’interesse di una comunità politica ma di una comunità nazionale. Dobbiamo ascoltare l’Italia profonda e silenziosa, che non urla e non ha la bava alla bocca, che rappresenta la stragrande maggioranza del nostro popolo». «Perchè il nostro non è il paese dei balocchi che dipinge Belusconi, come ha fatto nella direzione del Pdl».
«Tremonti è stato capace di preservare l’Italia dal rischio di una crisi finanziaria. Fli non sarà mai il soggetto che chiede spesa allargata senza copertura, magari per mantenere sacche di privilegio. A Tremonti contestiamo le modalità con le quali ha mantenuto i conti pubblici sotto controllo, perché la politica dei tagli lineari è stata la modalità per non scegliere: si toglie qualcosa a tutti ma non si indica su cosa si deve tagliare e su cosa investire»
«La riforma dell’Università del ministro Gelmini va nella direzione giusta, innova».
«Il ministro Maroni, ma anche la polizia e i carabiniei hanno segnato buoni risultati».
«Su alcune questioni il governo ha ben operato, ma non ha la percezione reale di quella che è la condizione dell’Italia, sta galleggiando ma ha perso di vista la rotta, non ha un progetto essenziale per costruire l’Italia di domani, vive alla giornata».
«Ci sono quattro-cinque questioni da affrontare subito, altro che ddl sulle intercettazioni.
C’è un indebolimento dell’identità nazionale (il tricolore bruciato a Terzigno) e per troppo tempo siamo stati condizionati dall’egoismo territoriale strisciante della Lega a cui non interessa nulla di quello che accade dal Po in giù. Il Pdl al Nord è una copia sbiadita della Lega. C’è una caduta della coesione sociale: stanno aumentando le disuguaglianze, il ceto medio si sta impoverendo, c’è un conflitto generazionale che si affaccia, da risolvere con un patto tra generazioni». E su questo la proposta di Fini è guardare a quello che fanno in Germania «con contratti di lavoro a termine che hanno come corrispettivo una busta paga più pesante». «Serve una politica per la ripresa della produzione di ricchezza»
«Non è vero che c’è un governo fare, c’è un governo del fare finta che tutto va bene. C’è un’eccessiva tolleranza nei confronti della cultura dell’arbitrio, la logica secondo la quale il mondo si divide in due categorie. Serve invece la cultura del bene comune»
«C’è anche un decadimento morale della nostra società, per la progressiva perdita di decoro e rigore. Se si è personaggi pubblici si è chiamati ad essere di esempio». Citando il Papa Gianfranco Fini dice poi, con spirito laico: «la spazzatura non è soltanto nelle strade, è negli animi e nelle coscienze e la politica non se ne può lavare le mani»
«Non tutto quel che era nella Prima Repubblica oggi è da buttare. Rimpiango il rigore e lo stile di Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, i quali non si sarebbero mai permessi di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato»
L’Italia, dice Gianfranco Fini «non è un paese destinato a declinare, c’è una parte della società che è sana, che ha necessità di una politica più alta rispetto alla quotidiana bagarre, c’è la necessità di superare la fase in cui o si sta di qua o di là».
«Il bipolarismo non può significare che finita la campagna elettorale l’altro è il nemico da combattere».
«Serve una politica che garantisca stabilità alle istituzioni. Non abbiamo bisogno di un’ennesima campagna elettorale, è necessario valutare se ci sono condizioni per il patto di legislatura proposto da Berlusconi per arrivare fino alla fine della legislatura. Ma non è un compitino da svolgere su cinque punti che gli scolaretti alla Camera devono votare. È possibile a patto di un colpo d’ala, di una svolta: decretare la fine di una fase, con nuova agenda politica e nuovo programma di governo fino alla fine del 2013. In agenda politica ci devono essere due questioni: il rilancio in termini economici e produttivi da ottenere attraverso un patto sociale con la convocazione degli stati generali dell’economia e del lavoro». Ma servono anche «riforme per l’ammodernamento del nostro sistema istituzionale». E sul federalismo fiscale, «non ho timori per il Sud per il quale è una bella sfida che farà emergere le capacità della classe dirigente. Ma serve la camera delle autonomie, il senato delle regioni. E va cancellata la legge elettorale che è una vergogna, perché avete diritto di scegliere i vostri parlamentari. Servono una nuova agenda, un nuovo programma, perché è cambiato tutto rispetto al giorno in cui il centrodestra ha vinto le elezioni».
«Berlusconi deve mostrare il suo amore per l’Italia, il suo disinteresse. Ha fatto appello all’unità nel centrodestra», «si fosse reso cosciente un po’ prima che il nostro non era il controcanto, la volontà di dire no, ma il desiderio di fare davvero politica». «Ora è necessario verificare se ci sono le condizioni per l’unità della coalizione». «Berlusconi ha fatto appello ai moderati italiani che si ritrovano nell’Udc. Ama dire che non gli piace il teatrino della politica, ma ha capito e sperimentato i peggiori meccanismi di un certo teatrino: è impossibile che il centrodestra si ricompatti soltanto perché ha riconosciuto la nostra esistenza». «Fli non può rinunciare alla sua identità e autonomia soltanto perché è invitato ad accettare il patto di legislatura. È illusorio pensare che l’Udc dica sì al sostegno al governo. Sono logiche che non appartengono alla politica legata alle identità, è una logica che appartiene all’ identità mercantile». Perciò «non ci sarà patto legislatura se non si è chiari su questi aspetti. Deve essere lui a decidere di rassegnare le dimissioni, salire al Colle e dichiarare che la crisi è aperta di fatto, avviare la fase in cui rapidamente si ridiscutano agenda e programma, verificare la natura della coalizione e la composizione del Governo. Noi non ci tireremo indietro, se non ci sarà questo colpo d’ala Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio non rimarranno un minuto in più in quel governo. I nostri gruppi continueranno a votare le cose che condividono. Ma se continueranno i giochetti di palazzo la spina la staccheranno gli italiani».
Prendendo spunto dalle riflessioni sulla Sanità pubblicate da Italianieuropei la scorsa settimana, Lorenzo Sommella propone alcune considerazioni sul tema “Federalismo e sanità”.
La sanità italiana muove ulteriori passi sul terreno minato del federalismo fiscale. Elemento fondamentale e controverso della riforma sono i fatidici e temuti costi standard, per i quali è stato disegnato l’identikit con il decreto ministeriale d’inizio ottobre, decreto che prevede, tra l’altro, che il benchmark sarà rappresentato da un campione di tre Regioni che hanno i conti in ordine. Ma le criticità e i dubbi sono molti.
I costi standard sono fondati su un principio sano, quello che i medesimi fattori di produzione di una medesima prestazione sanitaria devono avere il medesimo costo in tutta Italia. Essi probabilmente sono un punto di arrivo e non un punto di partenza, e non possono prescindere dalla perequazione regionale delle risorse.
Oggi i trasferimenti statali alle Regioni per finanziare le funzioni essenziali avvengono sulla base della spesa storica e con criteri incrementali. Con il federalismo fiscale i trasferimenti statali saranno invece cancellati. In sostituzione le Regioni godranno di un mix di tributi propri e di compartecipazioni con cui dovranno finanziare al 100% i livelli essenziali delle prestazioni a costi standard, intesi cioè come i costi efficienti a cui presta i servizi la Regione più virtuosa. Per tutte le altre, a compensare le differenze, interverrà il fondo perequativo. Il patto di convergenza si occuperà di accompagnare i territori verso il passaggio ai costi standard.
La sfida maggiore consiste nell’evitare che questo sistema, nato per aumentare efficacia ed efficienza, rappresenti un ulteriore pericolo di divaricazione. In un paese dove le Regioni si caratterizzano per le diversità che le distinguono l’una dall’altra, attribuire loro piena autonomia fiscale e sanitaria, quindi sia nelle modalità di acquisizione del gettito economico (che come è noto va per il 70-80% alla sanità) che nella definizione dei bisogni sanitari, appare difficoltoso.
Abbiamo varcato la soglia dei 60 milioni di abitanti, ma tra la Lombardia e il Molise c’è una differenza di 9 milioni di abitanti. La spesa sanitaria pubblica incide mediamente per il 6,7% del PIL, ma per raggiungere una “massa critica” di finanza sanitaria la Lombardia deve impegnare poco più del 5% del proprio PIL, mentre il Molise, la Campania e la Calabria dovrebbero utilizzare quasi il 10%. Senza contare le differenze di PIL pro capite: quello della Lombardia, ad esempio, è pari al 190% di quello della Campania.
Le differenze regionali non si limitano però solo a dimensioni e caratteristiche socio-economiche: altrettanto rilevanti sembrano essere quelle legate ai bisogni della popolazione, per diversità di età media e di aspettativa di vita alla nascita. Per le Regioni del Sud non basta pesare la popolazione per classi d’età, ma bisogna considerare anche tutta una serie di “indicatori territoriali” legati a elementi socio-economici ed epidemiologici (dagli indici di povertà ai livelli di scolarizzazione). Prendendo ancora ad esempio la Campania, bisogna considerare che questa Regione ha il record europeo di obesità infantile, un fattore di rischio che ha radici socio-culturali profonde ed è alla base di malattie cardiovascolari e metaboliche in età adulta.
Va dunque trovato un giusto equilibrio tra perequazione delle risorse fiscali (conseguibile per legge) e dei bisogni sanitari (conseguibile come?).
Una volta messo a punto il meccanismo per la loro definizione, i costi standard garantiranno la correlazione tra costi e responsabilità e consentiranno di verificare chi governa bene e chi non ne è capace. Essi rappresentano inoltre un richiamo ad una dimensione etica della pubblica amministrazione, che va recuperata e difesa strenuamente, applicando sanzioni dove essa è minata da clientele e corruzione. I costi standard devono in sostanza rappresentare uno strumento di crescita economica e culturale, premiando l’efficienza gestionale in base al principio “ti pago per quello che fai e non per quello che spendi”.
Un’ultima notazione riguarda proprio la qualità delle prestazioni, perché avere i conti in equilibrio non vuol dire automaticamente erogare assistenza tempestiva e di qualità. È tempo ormai di attivare un sistema nazionale di valutazione degli esiti delle cure che sia indipendente e continuativo, in grado di supportare una logica di finanziamento delle aziende sanitarie basata sul principio del pay for performance. Solo così potremo dire di aver compiuto un passo decisivo verso una sanità ancora migliore di quella che, nonostante tutto, viene ritenuta ai primi posti nel mondo.
ancora non mi rendo conto di come possa essere accaduto. Il Bacchiglione – il fiume che ha travolto tutto, da Vivaro a Vicenza, passando per Cresole e Rettorgole, località di Caldogno – io lo conosco bene. Quando ho tempo e il tempo lo permette, lo risalgo in bici, lungo il greto. Vi entro al confine con Vicenza, il Ponte del Marchese, al confine con il Dal Molin, l’area dove, un giorno dopo l’altro, con rapidità sorprendente (e inquietudine immutata), vedo sorgere la base americana.
Da lì risalgo. Da una parte il corso d’acqua, dall’altro la campagna. Arrivato a Cresole, attraverso la strada e proseguo ancora, fino a Vivaro. Poi, di nuovo, passo la strada e continuo, in mezzo ai campi, costeggiando il Bacchiglione. Che definire “fiume” è sicuramente esagerato. Lì è un torrente che puoi attraversare in molti, diversi punti. A piedi. Visto che l’acqua è poca. Consumata dai campi. Cambia nome spesso, il Bacchiglione. Quando si avvicina a Vicenza si chiama Livelòn. In alcuni punti, d’estate, diventa Livelòn Beach, dove molti vicentini vengono a bagnarsi – fare il bagno è un po’ impegnativo. E a prendere il sole. Non riesco davvero a rendermi conto di come possa essere successo. Cosa abbia potuto trasformare il mio percorso salutista – che mi permette di stare per un poco solo con me stesso – in un fiume killer. Capace di travolgere tutto e tutti. Non è la valle del Nilo. Non ci sono colline che franano, intorno. Anche se sotto c’è un bacino di falde acquifere fra i più ampi d’Europa. Due giorni di pioggia improvvisa, battente e ininterrotta, insieme allo sciogliersi rapido delle nevi nelle montagne vicine (complici lo scirocco e un veloce rialzo della temperatura. Tutto ciò ha trasformato un torrente nel Nilo in piena. Inimmaginabile, per me. Anche se, in questi anni, ho visto – e raccontato – cose che voi umani…
Un territorio verde: urbanizzato senza limiti e senza regole. Caldogno, da quando sono arrivato, negli anni Ottanta, è passato da 4 a oltre diecimila abitanti. Nei prossimi anni dovrebbe superare il 20 mila. È la previsione che orienta le scelte urbanistiche. (Forse si attende l’arrivo degli americani.) Le strade, punteggiate di rotatorie, sempre più numerose. Spesso in punti incomprensibili: in mezzo ai campi – indicano che lì nascerà, presto, una nuova entità immobiliare. Un nuovo non-luogo abitato da stranieri. (Perlopiù “italiani”; ma stranieri perché estranei l’un l’altro.) E poi capannoni, zone artigianali e commerciali. E piscine, centri sportivi. Il territorio scompare, o comunque si nasconde. Non per caso avevo scelto quel torrente per i miei giri in bici. Ormai si tratta dell’unico percorso sicuro e tranquillo. Poche le piste ciclabili e sulle strade normali, anche le più periferiche, andare in bici è da pazzi. Io stesso, quando viaggio in auto, ne ho paura. E li “investo” … di male parole. Difficile chiedere troppo ai fiumi – e alle loro imitazioni. Difficile chiedere ai torrenti di fare gli straordinari, di affrontare prove e sfide straordinarie. Di domare l’irruzione di piene improvvise e imprevedibili. Gli argini, spesso, non ci sono più. E, comunque, i campi intorno non tengono. Anche perché, in molti casi, “livellati” dai cavatori. Le case sono lì a due passi. Sempre più vicine. L’acqua, uscita dagli argini, arriva in un attimo. E quando scende verso Vicenza, sempre più tumultuosa, non incontra più l’ultimo rifugio, l’ultimo sfogo. Il Dal Molin. È impermeabilizzato, messo in sicurezza. Oggi più che mai. Così l’onda scivola via. Prosegue sempre più grossa. E si abbatte su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti. Gli amici di Vicenza che abitano presso Ponte degli Angeli dicono che tutto è avvenuto in fretta. Troppo in fretta. Quando hanno capito che l’acqua stava davvero uscendo dall’argine, scavalcava il ponte, invadeva piazza Matteotti, Santa Lucia e i dintorni. Era troppo tardi. Troppo tardi. Così come troppo tardi avevano capito quel che stava succedendo. Ora tutti cercano i colpevoli e si rimpallano la responsabilità, ma nessuno poteva immaginare l’inimmaginabile. E nessuno poteva immaginare che l’ambiente era lì, pronto a chiedere il conto di tanti decenni di incuria. In modo tanto clamoroso e violento.
Cosa si intende esattamente per «accreditamento sociale»?
«Si tratta di un sistema volto ad accertare il livello qualitativo delle attività di cooperative sociali, associazioni di volontariato e strutture private, affinchè gli enti pubblici che vi fanno ricorso per erogare servizi sanitari e assistenziali abbiano la sicurezza di poter contare su partner qualificati. L’accreditamento assume particolare rilievo nelle gare di appalto: i soggetti che intendano stilare o rinnovare delle convenzioni devono soddisfare infatti una serie di requisiti, dimostrando un’adeguata capacità gestionale, pena l’esclusione dalle gare».
Uno strumento
di apprendimento
per i professionisti
della salute
La formazione
sul campo evita
le difficoltà legate
alla traduzione in termini operativi di quanto appreso in teoria
LA FORMAZIONE
SUL CAMPO
In continua evoluzione il concetto di formazione si ricollega al giorno d’oggi a quello di apprendimento in ogni luogo della vita: non è infatti plausibile relegare la formazione a un periodo o ad un posto convenzionale.
Nato dalle esperienze di ricerca, studio e lavoro svolte in materia dagli autori, questo nuovo volume spiega come sviluppare il concetto di formazione sul campoall’interno del sistema di formazione continua, mostrandone la particolare utilità in ambito sanitario.
Completato da un approfondimento praticoa schemi “Buone prassi per la progettazione di eventi di formazione sul campo” che raccoglie le Linee Guida della Regione Lombardia, il libro è così esattamente strutturato:
»
Teorie della mente e modelli formativi.
Lavoro e formazione sul campo: una relazione sistemica.
Il concetto di campo.
La produzione di senso nelle organizzazioni.
1.
Il ciclo dell’apprendimento per il professionista della salute
La conoscenza come variabile del lavoro sanitario.
Le dinamiche dell’apprendimento e i cicli di vita del professionista.
Le tipologie di apprendimento per le professioni sanitarie.
2.
Modelli di formazione e paradigmi di apprendimento: il concetto di formazione lifelong term
Formazione tecnico-scientifica e apprendimento riflessivo sulle pratiche.
Formazione organizzativo-sociale e apprendimento trasformativo.
Formazione psico-socio-pedagogica e apprendimento autodiretto.
Apprendere nelle comunità di pratica.
Il portfolio delle competenze e gli sviluppi possibili dell’integrazione formazione-lavoro.
I fattori della professionalità.
Risultati della valutazione della professionalità.
Interazione di formazione in presenza, sul campo, a distanza.
Il continuous professional development e la sua integrazione con il modello ECM: il caso della Regione Lombardia.
L’importanza della rilevazione dei fabbisogni.
3.
La progettazione della formazione sul campo
I passi per costruire un progetto di formazione sul campo.
La progettazione.
Le fasi del processo di progettazione.
Due strategie didattiche.
Costruire una connessione tra obiettivi e tecniche didattiche.
La progettazione a fronte di obiettivi di conoscenza.
La progettazione a fronte di obiettivi di capacità.
4.
La valutazione della formazione sul campo
La valutazione della formazione nell’ambito aziendale e la criticità della formazione nello scenario attuale.
La natura sistemica della valutazione: un modello di riferimento.
Le dimensioni della valutazione: l’approccio gerarchico.
La valutazione dei risultati a livello di reazioni.
La valutazione dei risultati a livello di apprendimento.
La valutazione dei risultati a livello di comportamenti.
La valutazione dei risultati a livello di risultati organizzativi.
5.
La valutazione delle singole azioni formative
La verifica dei progetti di formazione sul campo.
Valutazione del gradimento.
Valutazione dell’apprendimento.
La valutazione dell’impatto.
Tre oggetti per la valutazione di impatto.
Percezione e significato delle esperienze formative.
Modalità di valutazione di impatto e relazione con i tre oggetti.
I tre passi del processo.
Il rapporto di valutazione.
La comunicazione e l’utilizzo del rapporto.
»
Buone prassi per la progettazione di eventi di formazione sul campo.
A. Pignatto, Direttore scientifico della società di formazione e consulenza Antiforma, docente di Sociologia dell’Organizzazione presso diverse Università italiane. C. Regazzo, Presidente di Antiforma, docente di Organizzazione Sanitaria presso l’Università degli Studi di Milano. P. Tiberi, Ricercatore presso Antiforma.
Per ricevere subito LA FORMAZIONE SUL CAMPO
Maggioli Editore – Novità giugno 2010
Pagine 188
L’era della formazione a distanza (Fad), individuale, svolta in un ambiente chiuso, dai contenuti fortemente strutturati e rigidi è definitivamente tramontata. La diffusione del web 2.0, l’uso di webcam, wiki, blog, software multimediali e tecnologie partecipative ha permesso un salto di qualità nei programmi di formazione a distanza.
L’e-learning è oggi un ambiente di apprendimento aperto, flessibile e informale che viaggia in rete, abbatte le frontiere di spazio e tempo e contribuisce alla diffusione delle conoscenze e delle competenze.
Le metodologie e gli strumenti dell’e-learning di ultima generazione puntano infatti sempre più a forme diapprendimento collaborativo, le quali pongono il fruitore al centro di una molteplicità di relazioni e lo rendono partecipante attivo, nonché costruttore di conoscenza. Il singolo diventa il centro della rete, contribuisce alla creazione dei contenuti e li condivide in modo interattivo con gli altri. Apprendimento formale, non formale e informale si intrecciano, generando una fluidificazione dei saperi. Grazie alla rete si apprende informalmente, quasi per caso, e l’esperienza quotidiana diventa complementare a quella istituzionale. Siamo all’interno di quello che viene definito, a livello europeo, il processo di apprendimento lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning).
Il governo vanta successi nella lotta anti-clandestini. Ma con sei sanatorie in ventidue anni e i decreti-flussi che funzionano come sanatorie mascherate, l’Italia detiene il primato europeo delle regolarizzazioni di massa. Primato rafforzato dall’attuale governo. All’ostilità verso gli immigrati irregolari urlata a gran voce e inoculata nella coscienza dei cittadini corrisponde una tolleranza di fatto. Forse servirebbe una politica meno enfatica e più responsabile: difficile ottenerla in tempi normali, figuriamoci quando si profilano all’orizzonte le elezioni
Meno evasione e servizi pubblici migliori sono le priorità degli italiani. Lo dice un’indagine del Censis su un campione rappresentativo della popolazione. L’evasione, percepita in aumento negli ultimi tre anni, è considerata un problema grave dall’89,7 per cento degli intervistati. Il gettito recuperato con il contrasto all’evasione dovrebbe però essere utilizzato per ridurre le imposte e non tradursi in un aumento della pressione fiscale, giudicata già alta. E servirebbe un impegno credibile a migliorare la capacità della spesa pubblica di rispondere ai bisogni dei cittadini.
nel nostro ordinamento esiste uno strumento che consente di risolvere alcune questioni legali senza dover per forza ricorrere alla magistratura: si tratta della conciliazione. Che cos’è? La conciliazione è una procedura di risoluzione delle controversie in base alla quale una terza persona imparziale (il conciliatore) assiste le parti in conflitto, ponendosi come facilitatore e mediatore, guidando la loro negoziazione con l’obiettivo di orientarle a ricercare un accordo soddisfacente e vantaggioso per entrambe.
La rivista economica on line “economiaepolitica” ha pubblicato uno studio dal titolo “Federalismo fiscale, chi paga?” nel quale si sottolinea il possibile maggior peso sui lavoratori dipendenti.
“Le addizionali Irpef regionali, al contrario dell’Irpef nazionale, non rispettano per nulla il criterio di progressività” afferma lo studio, in quanto ad esempio nel Lazio l’aliquota addizionale è dell’1,4% per tutti i redditi. Anche in Veneto c’è una sola aliquota, ma è dello 0,9%. In Piemonte, invece, ci sono tre aliquote che però variano in modo non progressivo. Ad esempio, coloro che hanno un reddito inferiore a 15mila euro pagano lo 0,9%; l’aliquota passa all’1,3% con un reddito oltre 15mila euro e all’1,4% oltre i 22mila euro; ma sempre su tutto l’imponibile e non, come avviene a livello nazionale, solo sulla parte che eccede lo scaglione precedente.
all’articolo 53 afferma che le tasse devono essere progressive, devono aumentare all’aumentare del reddito.
In merito allo schema di Decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario (consiglio dei ministri – D.Lgs. 11/10/2010), per la rivista emergono in particolare i seguenti punti di possibile criticità:
• Aumenterà il gap tra salari e profitti. Negli ultimi venticinque anni l’8% della ricchezza nazionale si è spostato dai salari ai profitti. Con il federalismo fiscale il divario si allargherà. Il salario diretto verrà decurtato con l’aumento del tetto dell’addizionale Irpef e quello indiretto con la riduzione dei servizi pagati con l’Irap. Nello stesso tempo i profitti, sgravati interamente o parzialmente dall’Irap, aumenteranno. Il divario si aggraverà – è bene precisarlo – anche al Centro-Nord, proprio perché le regioni con meno difficoltà di bilancio e con l’addizionale Irpef allo 0,9%, saranno maggiormente invogliate a favorire le imprese, tagliando l’Irap, e a compensarla, aumentando l’addizionale Irpef.
• Aumenterà il gap tra regioni del Sud e del Nord. Non solo in termini di divario nella qualità dei servizi e nella disponibilità di infrastrutture. C’è un altro aspetto che non è stato considerato: la riduzione e ancor di più l’abolizione dell’Irap faciliteranno l’attrazione degli investimenti. E, dal momento che solo le regioni con bilanci in attivo, cioè quelle più ricche del Nord, potranno farlo, il Sud subirà un’ulteriore riduzione dell’afflusso dei capitali e una accentuazione della fuga già consistente della produzione verso il Nord. Il Pil del Mezzogiorno, sceso nel 2009 al livello minimo dall’Unità d’Italia (23,2% sul totale nazionale), rischia un ulteriore tracollo.
• La sanità pubblica sarà gravemente ridotta. Con il federalismo si potrà ridurre l’Irap solo se i conti sono in regola e/o in presenza di tagli massicci alla spesa, ovvero con la riduzione del servizio. Già oggi si stanno chiudendo reparti e interi ospedali, con il federalismo fiscale ci sarà una vera ecatombe. Molti territori di provincia saranno costretti a fare capo alle strutture sopravvissute lontane decine di chilometri, con tutto ciò che ne consegue. Molti lavoratori rimarranno senza assistenza, con il non trascurabile effetto che la sanità privata avrà più spazi.
“Il vero nodo della fiscalità italiana è la più alta evasione fiscale d’Europa, stimata in 100 miliardi di euro, ovvero il 7% del Pil, un dato superiore al deficit pubblico, che ammonta al 5,2%. I maggiori responsabili dell’evasione sono gli industriali (32%), e l’incremento maggiore degli evasori nel 2010 si è registrato al Nord, in particolare nelle virtuose Lombardia (+10,1%) e Veneto (+9,2%).
La questione fiscale è e diventerà sempre più importante nel nostro Paese e in generale nei Paesi più avanzati. Naturalmente è questione cruciale nella determinazione del salario reale complessivo, riguardando il salario indiretto ed il welfare, che è sotto attacco in tutta la Ue. E poi, con il permanere della crisi e la pressione dei mercati a ridurre deficit e debiti pubblici, la spinta ad aumentare le tasse rischia di essere sempre più forte. Quindi, decidere chi e in che misura deve pagare le tasse sarà decisivo”.
(regioni.it) “I numeri del federalismo in sanità” è uno studio recente prodotto dal Cerm, analizzando la bozza di decreto sul federalismo fiscale – “benchmarking” e costi standard – in base ai profili di spesa sanitaria anche per fasce di età.
Per determinare gli standard di spesa sanitaria si selezionano le Regioni che, nel corso degli ultimi anni, hanno rispettato la programmazione realizzando condizioni di sostanziale equilibrio di bilancio e, inoltre, hanno erogato prestazioni di qualità, testimoniate da rilevazioni e riflesse da un saldo attivo dei flussi di mobilità. Queste Regioni sono assunte come benchmark: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto.
La media, sulle 5 Regioni benchmark, dei valori di spesa pro-capite per fascia di età è assunta come valore standardizzato del fabbisogno sanitario pro-capite per quella stessa fascia di età. Il fabbisogno standardizzato è infine applicato alla struttura demografica delle altre Regioni al 2009, per ottenerne il fabbisogno standardizzato aggregato, prima per capitolo di spesa (diagnosticaspecialistica, farmaceutica territoriale, assistenza ospedaliera) e poi complessivo (Ssr).
Si riportano anche i risultati dell’applicazione alla demografia delle varie Regioni dei valori medi di spesa sanitaria pro-capite per fasce di età calcolati sulle Regioni
benchmark. Anche per le Regioni benchmark si segnalano i valori teorici del confronto tra spesa contabile a consuntivo e fabbisogno standardizzato. Le Regioni che, dopo lastandardizzazione, fanno registrare una spesa a consuntivo 2009 superiore al fabbisognostandardizzato, sono quelle che dovrebbero sostenere azioni correttive (di razionalizzazione, efficientamento, responsabilizzazione degli operatori di settore, etc.).
La Regione che fa registrare lo scostamento assoluto maggiore è il Lazio, oltre 1,5 miliardi di Euro, pari al 14% della spesa contabilizzata nel 2009. Segue la Campania, che dovrebbe operare una riduzione di quasi 1,5 miliardi di Euro, equivalenti a circa il 14% del consuntivo 2009. Quindi la Puglia, 653 milioni di sovraspesa, per l’8,9% del consuntivo; la Sicilia, circa 390 milioni di Euro, per il 4,5%; la Calabria, 354 milioni di Euro, per il 9,5%. Riduzioni percentuali significative dovrebbero operare anche il Molise, 9,3% e circa 60 milioni di Euro, la Sardegna, 8,5% e circa 264 milioni di Euro, e la Basilicata, circa 5,8% e 63 milioni di Euro. Il Piemonte dovrebbe correggere del 3,6% che, data l’ampiezza della Regione, equivale a più di 300 milioni di Euro. Scostamenti percentuali a doppia cifra per la Valle d’Aosta e le due Province Autonome di Bolzano e Trento: circa 21% e 59 milioni per la prima, oltre 27% e quasi 300 milioni per Bolzano, e oltre 16% e 176 milioni per Trento. A livello Paese, se tutte le Regioni avessero condiviso gli standard di efficienza, le risorse assorbite nel 2009 sarebbero state inferiori di circa il 5,3%, passando da poco più di 110,8 miliardi di Euro a poco meno di 105 (si sarebbero liberate risorse per circa 5,8 miliardi di Euro).
i lavoratori dipendenti dovranno aspettare fino a nove mesi in più rispetto al sistema stabilito nel 2008, mentre gli autonomi potrebbero attendere fino a un anno in più.
In concreto, che cosa succederà dal prossimo anno? Vediamolo nel dettaglio, partendo da quello che non cambierà. Le vecchie finestre per la pensione restano infatti immutate nei seguenti casi: per chi maturerà i requisiti per la vecchiaia o l’anzianità entro il 31/12/2010; per il personale della scuola; “per i lavoratori dipendenti con periodo di preavviso in corso al 30 giugno 2010 con raggiungimento dei requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro”, come riportalo speciale del Sole 24 Oreche illustra anche gli altri casi non toccati dalle finestre mobili soffermandosi poi su una serie di quesiti posti da lavoratori pubblici, privati, dipendenti e autonomi che matureranno i requisiti il prossimo anno. Prima di sintetizzarne qualcuno, ricordiamo quali sono, allo stato attuale, i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia o di anzianità.
Per la vecchiaia bisogna avere almeno 65 anni per gli uomini e 60 per le donne (61 per le dipendenti pubbliche); poi si deve aver maturato almeno 20 anni di contributi in Italia o all’estero nel caso del lavoro dipendente. Per l’accesso all’anzianità, invece, dal 2011 la “quota” da considerare (ossia la somma tra il requisito dell’età e l’anzianità contributiva di cui avevamo parlato nel già citato articolo) aumenterà di un anno.
Dunque, i lavoratori dipendenti potranno andare in pensione di anzianità con almeno 60 anni d’età (quota 96), e gli autonomi ad almeno 61 (quota 97). Il requisito anagrafico si annulla per tutti i lavoratori che abbiano almeno 40 anni di contributi.
Tuttavia, anche in questo caso si subiranno gli effetti dello scorrimento delle finestre. Lo si deduce leggendo la risposta che gli esperti del Sole 24 Ore hanno dato a un lettore che toccherà i 40 anni di servizio nel dicembre 2011: se deciderà di attendere fino a quella data, sostengono sul quotidiano economico, “la sua finestra di uscita sarebbe prefissata per il gennaio 2013”.
Secondo gli esperti Agenas “proporre come criterio quello della spesa media delle Regioni virtuose significa di fatto creare un percorso vizioso che riporterebbe, al di là delle più buone intenzioni, alla reintroduzione della spesa storica”. “Il documento contiene indicazioni di carattere tecnico, che prescindono naturalmente dalla sfera politica, ma che possono essere di grande utilità per i decisori” spiega il direttore dell’Agenzia Fulvio Moirano. E oggi le Regioni si riuniscono su questi temi
Mentre Governo e Regioni stentano a trovare la quadra sui costi standard sanitari, in Parlamento potrebbe nascere un asse inedito tra Maggioranza e Opposizione finalizzato a tracciare una road map che eviti il rischio di una polarizzazione dei livelli sanitari, già oggi così difformi nel Paese.
La sede del confronto è quella della Commissione Igiene e Sanità del Senato che ieri ha avviato la discussione su una proposta di Risoluzione, messa a punto da Lionello Cosentino (Pd) e Raffaele Calabrò (Pdl), su federalismo, finanziamento e governance del sistema sanitario, con lo scopo, si legge, di offrire un “contributo propositivo per lo sviluppo e l’ammodernamento del Ssn”.
…
Punto di partenza è la delicata fase di passaggio dalla legge delega, n. 42 del 2009, all’adozione del D.lgs sui costi e i fabbisogni standard nel settore sanitario. Uno scenario che, per il senatore dell’Opposizione, deve essere affrontato tenendo ben presente da un lato il diritto dei cittadini a ricevere le stesse cure e i Lea in eguale misura in tutto il territorio, dall’altro i doveri della Regioni, ossia utilizzare le risorse con efficienza ed appropriatezza, evitando sprechi e cattiva gestione. Un equilibrio che, per Cosentino, potrà esser rispettato solo a patto che sia mantenuto il livello di finanziamento concordato tra lo Stato e le Regioni per garantire i livelli standard di salute all’interno del sistema sanitario.
….
occorrerebbe orientare le Regioni a criteri di riparto delle risorse finanziarie non più legati a indicatori come il numero e l’età della popolazione, bensì a parametri condivisi, chiari e oggettivi, nel rispetto del principio di uguaglianza dei cittadini.
…
Ma c’è un altro grande tema sul tappeto che il Parlamento non può ignorare e sul quale, ha aggiunto l’altro relatore Raffaele Calabrò, occorre un’attenta riflessione: il delicato rapporto tra l’autonomia delle Regioni in campo sanitario e lo Stato nel suo ruolo di garante dei Lea.
In questo quadro, per Calabrò, il federalismo fiscale, lungi dal configurarsi come un meccanismo in grado di amplificare il divario già esistente tra il Nord e il Sud del Paese, si pone come una grande opportunità per valorizzare un’efficace interrelazione istituzionale tra i diversi livelli di governo.
In particolare, il senatore della Maggioranza ha puntato i riflettori sul sistema di finanziamento delineato nello schema di decreto legislativo sui fabbisogni e i costi standard, attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni “La scelta del livello dei fabbisogni – ha detto – deve tenere conto delle priorità legate alle esigenze di natura assistenziale, ed in quanto tali ascritte alla competenza statuale. In tal senso, paventa il rischio che l’avvio a regime del meccanismo basato sui costi standard a partire dal 2013 possa, se non accompagnato dagli opportuni aggiustamenti, determinare livelli di finanziamento complessivamente più bassi rispetto a quelli attuali”.
Per quanto riguarda i meccanismi di riparto, Calabrò ha rimarcato la necessità che siano definiti criteri chiari e precisi tra i quali, oltre all’età anagrafica, quello della corretta quantificazione della popolazione, tenendo conto della migrazione interna al Paese, nonché dell’importanza, sul piano dei costi sanitari, della condizione socio-culturale della popolazione.
…
Il dibattito è aperto. La meta, è ricevere l’adesione del Governo. Anche se il percorso non sembra in discesa. Infatti, il sottosegretario Francesca Martini, pur auspicando che la Commissione riceva il placet del Governo, qualche “perplessità” l’ha già manifestata in particolare sul fatto che nella determinazione dei criteri per pesare la spesa pro-capite si possa, come richiesto dai relatori, tener conto dei fattori di povertà e di deprivazione culturale e sociale. Fattori che, a parere del sottosegretario, risultano troppo vasti e di difficile definizione.
Rapporto promosso dall’IRCCS-INRCA
per il Network nazionale
per l’invecchiamento
Volume di pagine 210,
euro 15,00 nel modulo
d’ordine on line
L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI IN ITALIA
Nel contesto di intensa trasformazione dell’intero settore sociosanitario, dovuto alla contrazione delle risorse finanziarie disponibili e al progressivo aumento della domanda di servizi legato all’invecchiamento della popolazione, questo nuovo Rapporto fornisce informazioni e conoscenze specifiche sui fenomeni sottesi e sulla rete dei servizi resi al domicilio del paziente disponibili nelle diverse “Italie”.
Tutto ciò induce ad un globale ripensamento della programmazione che deve puntare allo sviluppo qualitativo dei servizi ed alla razionalizzazione dell’impiego delle risorse.
Chiaro e puntuale, il volume costituisce l’unico strumento di lavoro a disposizione degli Operatori del settore per valutare le conseguenze professionali dell’attuale situazione nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia.
La trattazione inizia dalla discussione dei più recenti dati disponibili, poi presenta un bilancio delle azioni compiute dal Governo, discute gli interventi realizzati dalle diverse Regioni e analizza la recente sanatoria delle badanti.
Segue l’approfondimento monografico sui servizi domiciliari con le principali caratteristiche, i modelli organizzativi e la loro capacità di rispondere ai bisogni del territorio.
Questa,nel dettaglio, l’efficace struttura del Rapporto:
PARTE
PRIMA
MONITORAGGIO DELL’ASSISTENZA. IL QUADRO DELL’ITALIA: 1. La bussola di “NNA – Network Non Autosufficienza”: lo stato dell’arte basato sui dati. 2. Le politiche nazionali. 3. La regolarizzazione delle badanti. 4. Le politiche regionali.
PARTE
SECONDA
IL PUNTO SUI SERVIZI DOMICILIARI: 5. Le cure domiciliari: caratteristiche e condizioni di successo. 6. Dove va la realtà italiana. 7. I bisogni e le risposte. 8. I servizi domiciliari tra reti informali e assistenti familiari. 9. Italia ed Europa a confronto.
A cura di NNA – Network Non Autosufficienza, promuove riflessioni scientifiche sull’assistenza agli anziani non autosufficienti che siano utili all’operatività.
Per ricevere subito L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI IN ITALIA
Maggioli Editore – Novità novembre 2010
Pagine 210
Cari amici della Libera Università dell’Autobiografia eccoci di nuovo a comunicarvi le notizie della nostra associazione.
Ad Anghiari.
18-21 novembre – Giornalismo Biografico – Secondo Laboratorio
25-28 novembre – Scuola Mnemosine – Iniziano i percorsi avanzati Agorà e Ta eis heauton del percorso 2010-1011 – Primo laboratorio.
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
5 novembre – Roma – Ottobre piovono libri 2010
5 novembre – Cerreto Ponte alla Piera (AR) – Le veglie del Cerreto
5-11 novembre – Firenze – Festival internazionale di cinema e donne
6 novembre – Modena – Presentazione libro
7-21 novembre – Arco (TN) – Mostra multimediale
9 novembre – Milano – Presentazione libro
9 novembre – Roma – Presentazione libro
10 novembre – Cattolica (RN) -Laboratorio di scrittura autobiografica
10 novembre – Anghiari (AR) -Omaggio a Mario Tobino
12 novembre – Verona – Presentazione libro Demetrio
17 novembre – Arco (TN) – Performance teatrale
18 novembre – Savona – Intervento di Duccio Demetrio
24 novembre – Roma – Convegno Quando l’altrove è qui.
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
L’editoriale di questo nuovo numero di PSS affronta un tema di grande attualità: l’aumento dei bisogni nei servizi sociali di fronte alla diminuzione delle risorse stanziate, in Italia, ma anche all’estero.
Sempre sulla crisi nel welfare state, un articolo più avanti nel fascicolo propone, come possibile modo di affrontare le difficoltà, un ripensamento da parte degli enti locali associati, delle proprie scelte di politica sociale, in particolare superando le vischiosità dei sistemi di welfare.
Prosegue il dibattito che si è svolto in questi mesi su PSS con un contributo che propone nuove riflessioni sull’attuazione della 328 (vedi anche PSS del 2010 numeri 1, 3, 13 e 14).
A luglio si è tenuta a Vienna la XVIII Conferenza Mondiale sull’Aids. L’articolo che segue riporta e commenta ciò che è emerso dalla Conferenza.
Presentiamo poi un’analisi dei risultati sulle valutazioni effettuate nel Settore Dipendenze dell’Ausl di Modena, a due anni dall’inserimento nella cartella informatizzata regionale dell’Emilia-Romagna degli indicatori di esito nelle Dipendenze.
In chiusura un nuovo contributo sul tema del “rapporto pubblico/privato sociale” (vedi anche PSS 13/10), dedicato questa volta all’attivazione di un servizio domiciliare in favore di bambini con disabilità gravissima.
Infine un nuovo contributo per la rubrica Intercettazioni.
________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312 http://pss.irs-online.it
Un fisco e un insieme di politiche sociali più eque con le famiglie, all’interno di un progetto finalmente organico per valorizzare le “colonne portanti della società”. È questo il contenuto del documento preparatorio al Piano nazionale sulla famigliaelaborato dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia, che sarà presentato lunedì prossimo allaConferenza nazionale della famiglia di Milano, organizzata dal sottosegretario Giovanardi
…
E come equità fiscale. Condivisa la priorità di una riforma fiscale a misura di famiglia, il piano richiede l’adozione di una pluralità di misure in tre fasi progressive a brevissimo, breve e medio termine. La prima prevede – entro un anno – l’aumento degli assegni familiari e delle detrazioni fiscali in tre mosse: eliminazione degli scalini di reddito che determinano drastiche riduzioni dell’assegno a fronte di un piccolo aumento della retribuzione; estensione per le famiglie con almeno tre figli dell’assegno anche per i figli i maggiorenni fino a 21 anni se studenti o apprendisti; cambiamento delle aliquote Irpef. La misura, che punta alla costituzione di un assegno unico, prevede anche la stabilizzazione della detrazione per la frequenza al nido e il suo aumento per ogni figlio portatore di handicap. In due-tre anni si suggerisce di adottare un sistema di deduzioni familiari corrette, che preveda l’introduzione di una deduzione sull’imponibile per un importo tra i 4 e i 6mila euro per ogni figlio a carico. Obiettivo ultimo, da raggiungersi nell’arco di cinque anni, è l’adozione di un quoziente familiare corretto, cioè un modello che superi i limiti della redistribuzione verticale dei redditi dal basso verso l’alto: il piano non lo menziona però gli orientamenti si stanno dirigendo verso il Fattore famiglia proposto dal Forum delle associazioni familiari che siederà al tavolo delle consultazioni per la riforma. Parallelamente, si suggeriscono accordi con gli enti locali per favorire le famiglie nelle imposte e nelle tariffe per i servizi pubblici (utenze, trasporti, servizi scolastici integrativi, attività sportive) e si richiede una revisione dell’Isee.
F come Fondo nazionale delle politiche per la famiglia. Il comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio richiede un potenziamento del fondo nazionale (il sottosegretario Giovanardi ha chiesto al ministro Tremonti di portare a 90 milioni le risorse stanziate pari attualmente a 52 milioni) e dei fondi regionali per rispondere agli obiettivi prioritari: piano strategico per gli asili nido, iniziative in favore del bilanciamento vita-lavoro, diffusione delle best practice, sostegno alle adozioni internazionali, riorganizzazione dei consultori familiari, finanziamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. Inoltre, suggerisce di istituire un fondo nazionale per il welfare familiare aziendale.
Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 6/11/2010
Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.it
PER SOSTENERE LE NOSTRE ATTIVITA’
IL 5 PER MILLE AL GRUPPO SOLIDARIETA’
Codice fiscale 91004430426 Informazioni
- Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
- La legge n. 42 del 2009 e la violazione dei principi costituzionali
- Cerm: i numeri del federalismo in sanità
- Costruiamo insieme una nuova cultura
- Ma perché nessuno parla di quel supplizio?
- Piano infanzia. Le osservazioni delle Regioni
- Riparto fondo diritto lavoro disabili
Voce sul sociale
- Sulle modifiche ai servizi per la disabilità nell’Ambito di Jesi
- Tg Marche sui 30 anni del Gruppo Solidarietà (video)
- Fondi regionali a sostegno della domiciliarità
- La programmazione sociosanitaria nella regione Marche
- Ambito sociale di Jesi. Sulle proposte di modifca ai servizi per disabilità
- Riconversione casa di cura “Villa Jolanda. A proposito della risposta ad una interrogazione consiliare
- Riabilit azione estensiva residenziale nelle Marche. L’indispensabile chiarezza
- Marche. Tariffe e finanziamento comunità per disabili
- Virtuale e reale nei servizi sociali. A proposito dei Piani di ambito territoriale
- Marche. Riflessioni sulla Proposta di riorganizzazione del sistema sanitario
- Il dovere della verità. Anziani non autosufficienti: sull’Accordo Regione-sindacati
- A chi serve il nuovo Piano socio sanitario della regione Marche?
- La programmazione perduta. Le comunità protette per persone con disturbi mentali nelle Marche
- La programmazione perduta. Centri diurni per persone con demenza nelle Marche
In difesa del welfare. Appello contro l’indifferenza e l’insofferenza
nei confronti dei deboliwww.grusol.it/welfareAppello.pdf
Corso di formazione, I servizi sociosanitari nella legilsazione nazionale e della regione Marche www.grusol.it/eventi/15-02-11.pdf Pubblicazioni del Gruppo Solidarietà in offerta specialewww.grusol.it/offertaspeciale.asp
Novità editoriale. I dimenticati. Politiche e servizi per i soggetti deboli
nelle Marchewww.grusol.it/pubblica.asp
Il libro del mese: Caritas, Fondazione Zancan, In caduta libera
La rivista del mese, il sito del mese, l’editore del mese
Tutte le nostre attività sono autofinanziate. Per sostenerle segnaliamo la possibilità di abbonarsi alla nostra rivista bimestrale APPUNTI sulle politiche sociali. Per indicazioni: Rivista Appunti
“Tra parole grasse e parole magre la capacita’ di comunicare e’ il valore aggiunto anche nell’epoca del web.
Caro operatore questo corso e’ stato studiato per te per fornirti gli elementi utili per superare le difficoltà quotidiane nella gestione d’impresa e non solo…“
Andrea Camesasca
Componente Giunta camerale, settore turismo
Obiettivi del corso
Quante volte capita di dire: “ma è possibile che non mi abbiano capito? Eppure l’avevo ripetuto bene e mi pareva anche di essere stato cortese”.
Quanto tempo e denaro si sprecano per le cattive comunicazioni e quanto a rimediarne gli effetti.
Questo corso intensivo vuole mettere in condizione le persone di comunicare in modo corretto, anche perché una comunicazione “ben fatta” ed opportuna, si fa capire e fidelizza. Senza contare che la buona comunicazione è alla base di una professionalità che si fondi sulla cultura del servizio.
Docente: Maurizio Rofi
Si occupa di “Comunicazione Efficace” da circa quindici anni.
Ha lavorato, in relazione ai temi in oggetto :
- nella grande distribuzione (Gruppo Coin),
- ha formato i responsabili degli URP delle Prefetture italiane presso la Scuola di
Formazione del Ministero dell’Interno.
- Ha formato alla vendita operatori della finanza di diversi istituti di credito
nazionali e i commerciali della divisione Key Point – Pirelli e sempre per Pirelli
ha sviluppato molte ore di formazione sulle tecniche di vendita sia in Italia che
in Spagna.
- Collabora nel settore del turismo con il Consorzio valdostano Gran Paradiso
Natura e con singole strutture alberghiere della Valle d’Aosta e del Trentino
Alto Adige.
Programma del corso:
Programma:
1) Presentazione generale
Obiettivi e programma
2) Aspetti generali della Comunicazione
Gli assiomi della comunicazione
La comunicazione come sistema
I fattori intangibili del successo
3) La definizione dei ruoli
Contenuti e caratteristiche dei ruoli professionali di settore
Come sviluppare e consolidare la “consapevolezza di ruolo”
4) La centralità del cliente
“Pensare cliente”
L’orientamento attivo alla “customer satisfaction”
Quando comunicare si fa difficile
5) Comportamenti/atteggiamenti
Le determinanti del comportamento: valori, bisogni e percezione
Metodi di analisi del comportamento: l’analisi transazionale
La web communication è uno strumento utile alla nostra professione
o rischia di trasformarla e mutarne la natura?
Il giorno 30 ottobre 2010 ho avuto il piacere di partecipare ad una delle quattro giornate di un corso organizzato dal SUNAS a Faenza. Quest’ultima giornata dal titolo “Web communication e servizio sociale” ha visto come docente il Dott. Antonio Bellicoso, Assistente Sociale specialista, direttore del portale www.servizisocialionline.it
La partecipazione a questo corso mi ha permesso di apprendere nozioni in merito al web, alla comunicazione tramite internet e di imparare a costruire un sito, ma soprattutto di comprendere quanto sia importante “rimanere al passo”. Tra i discenti vi erano infatti Assistenti Sociali che esercitano la professione da più di 20 anni che desideravano acquisire minime basi per diventare autonomi nell’utilizzo del pc e di internet, strumenti che stanno entrando sempre di più nella nostra professione; e Assistenti Sociali neo laureati per i quali risultava importante il poter percorrere strade alternative per entrare nel mondo del lavoro. Ciò che vorrei condividere con voi sono delle riflessioni in merito ai pregi e difetti di una comunicazione online per la nostra professione futura.
La consulenza online ha sicuramente, come grande pregio, la sua immediatezza. L’utente non è costretto ad attendere il giorno e l’ora dell’appuntamento per avere sostegno e chiarimenti in merito ai suoi dubbi, ma è anche vero che l’utente, nel presentare il suo problema, pone grossi limiti alla nostra possibile conoscenza della situazione di bisogno. L’utente, anche involontariamente, ci descrive il problema dal suo punto di vista e sappiamo come invece molte volte dietro al problema da lui palesato ve ne siano altri di primaria importanza.
Certo grazie alla possibilità di scrivere davanti ad un pc, protetto da anonimato, l’utente è facilitato nell’aprirsi e chiedere aiuto, presentando anche lati molto intimi della sua storia, ma anche in questo caso non dobbiamo dimenticare che l’utente sceglie accuratamente le informazioni da dare al professionista.
Di fonte ad una richiesta scritta sul forum il professionista ha la possibilità di leggerla attentamente e rispondere solo dopo un’accurata ricerca di fonti in merito, e anche questo risulta essere un pregio, ma risulta difficile essere preparati a dare consulenza ad ogni tipologia di utenza che pone differenti quesiti. Questa difficoltà può essere risolta con la scelta di consulenti esperti in diverse materie che quindi possono collaborare e completarsi nella consulenza.
Un rischio che si corre con la consulenza online è quello di fare fatica a creare relazione con l’utente e di trasformare la nostra professione in mera erogazione di risposte ai quesiti posti, ma anche con una semplice risposta online è possibile creare una relazione con l’utente il cui scopo è comunque sempre quello di inviarlo, poi, ai servizi territorialmente competenti. La consulenza online è un chiaro esempio dell’importanza del lavoro di rete tra professionisti e servizi, che si possono coordinare per portare avanti insieme un progetto con cui prendersi carico dell’utente a 360 gradi.
Proprio per l’eterogeneità degli utenti che accedono a internet, sia per tipologia di problemi che per provenienza geografica, risulta essere necessaria una solida conoscenza delle leggi anche regionali, ma importante è ribadire la funzione di indirizzo ad altri servizi specialistici competenti per territorio.
Ciò che rende possibile il web è anche un confronto tra assistenti sociali che si scambiano saperi e competenze; questi professionisti risultano essere un punto di riferimento per le nuove generazioni che, appena entrate nel mondo del lavoro, spesso necessitano di aiuto.
Importante è ricordare come la scrittura sia più pregnante rispetto alla parola e come sia quindi necessario dosare bene le parole, sceglierle con cura per non dare adito a fraintendimenti o incomprensioni che sono spesso all’ordine del giorno.
Altro aspetto davvero innovativo della web communication è la possibilità di utilizzare un mezzo così potente quale internet per diffondere il sapere della nostra professione, ma non dobbiamo dimenticare che gli utenti che giungono a chiedere un aiuto online sono già stati naturalmente selezionati in quanto non potranno rivolgersi a noi coloro che non hanno il computer, internet o le competenze per utilizzarli.
Queste sono le riflessioni che mi ha suscitato la partecipazione a questo corso e sarei ben felice di condividerle con voi e magari di confrontarci in merito.
La web communication è uno strumento utile alla nostra professione o rischia di trasformarla e mutarne la natura?
Francesca Caimi
Il Sole 24 Ore risultati diffusi su: Il Sole 24 Ore del 3 novembre 2010.
Criteri seguiti per la formazione del campione:
Campioni nazionali rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza
Metodo di raccolta delle informazioni:
sondaggio di opinione tramite interviste telefoniche (CATI)
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
Il Sole 24 ore pubblica oggi i risultati di un sondaggio elettorale della Ipsos che fotografa un’area centrista (formata da Api, Udc, Fli e Mpa) che, nel complesso, veleggia addirittura al 21% dei consensi. Se i flussi ipotizzati si realizzassero, cioè se in effetti si creasse questo polo ti attrazione elettorale, il centrosinistra starebbe intorno al 35.5%, sempre riuscendo a tenere insieme Sel, Pd, Idv, Pannella, Verdi e Socialisti.
Non molto più rosea sarebbe la situazione del centrodestra, fermo al 38%, con un Pdl al 26.7% che perderebbe 3 punti proprio in favore dei centristi.
Periodo di riferimento: Anno 2008
Diffuso il: 29 ottobre 2010
L’Istat diffonde le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2008.
Le informazioni statistiche sono state prodotte utilizzando l’archivio amministrativo Casellario centrale dei pensionati (gestito dall’Inps), la ricchezza ed il dettaglio analitico del quale hanno consentito di applicare alle statistiche sui trattamenti pensionistici una doppia classificazione, per tipologia e per funzione economica, quest’ultima predisposta dall’Istat in accordo ai criteri stabiliti in ambito europeo (Sespros, Regolamento comunitario 458/2007).
Ciò rende possibile la comparazione in ambito comunitario, ed al contempo garantisce la possibilità di effettuare le tradizionali analisi del sistema pensionistico italiano, fondate sulla classificazione tipologica.
L’importo annuo di ciascuna pensione è fornito dal prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La variabile spesa è dunque definita come spesa tendenziale (dato di stock) e può non coincidere con la corrispondente voce di bilancio (dato di flusso).
Le tavole sono accompagnate da una sintetica nota informativa e da una guida in formato Excel che agevola la consultazione delle tavole regionali.
…. il lutto è uno stato personale privatissimo davanti al quale molto spesso è meglio tacere. Per questo preferiamo lasciarvi alle parole scritte l’anno scorso per Muoversi Insieme in analoga occasione dalla nostra Luciana Quaia.
Da parte nostra, vi auguriamo una giornata della memoria più lieve possibile.
Potrebbero interessarti anche questi articoli simili:
Fare “resilienza” per fronteggiare le crisi
“Up”, il viaggio di Carl nella casa-mongolfiera
Alda Merini e il block-notes delle figlie sul Web
Memoria autobiografica: la favola di sé che cura l’anima
Con il cambiamento del quadro politico e la possibilità di elezioni anticipate, negli ultimi mesi è tornato l’eterno dibattito sulla riforma della legge elettorale. Troppo spesso, però, il tema è presentato sia dai media che dai politici con un linguaggio tra il tecnico e l’oscuro, e in ogni caso poco comprensibile ai non addetti ai lavori. Questa presentazione introduce i termini e le questioni centrali del dibattito in corso rispondendo a domande quali:
Cos’è un sistema elettorale e perché è importante? Cosa significano parole che sentiamo spesso come ‘maggioritario’, ‘proporzionale’ e ‘sbarramento’? Come funziona il sistema in vigore? Quali sono i suoi problemi e le alternative possibili?
“INNOVABILITÀ”, UN CICLO DI INCONTRI
SULL’INNOVAZIONE A SOSTEGNO DELLA DISABILITÀ
Milano, 2 novembre 2010.Innovazione e tecnologia a sostegno della disabilità. L’assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Milano promuoverà, a partire dal mese di novembre, una serie di incontri dal titolo “Innovabilità”. Un neologismo coniato dall’assessore Massimo Pagani per sostenere e promuovere tutte le novità tecniche e tecnologiche, a volte poco conosciute o utilizzate, che possano migliorare le condizioni delle persone con disabilità e favorire la vita indipendente.
Il primo incontro del ciclo “Innovabilità” si terrà il prossimo 9 novembre, alle ore 11, presso la Sala Affreschi a Palazzo Isimbardi, in via Vivaio, 1. Primo tema affrontato sarà quello delle barriere, da intendersi in senso architettonico ma anche sociale e culturale.
Saranno presenti:
Massimo Pagani
assessore Politiche sociali – Provincia di Milano
Andrea Poli
Ferno W. Italia
Marco Rasconi
presidente LEDHA Milano
Emanuele Zerbini
presidente regionale ANMIC
Nell’occasione verrà presentato in anteprima sul territorio della Provincia di Milano il modello Ez-Glide Power di Ferno W. Italia, la prima sedia sali-scendi motorizzata.
Un presidio sanitario motorizzato, pensato naturalmente anche per gli operatori professionisti, in grado di non rendere problematico il movimento di chi si trova ogni giorno ad affrontare la barriera delle scale (si pensi solo ai condomini sprovvisti di ascensore o i luoghi pubblici senza scivoli). Non solo. Questa novità consente tranquillamente a un solo accompagnatore di assistere la persona con disabilità, eliminando la fatica che ogni giorno si deve sopportare nella movimentazione manuale dei pazienti su e giù dalle scale;abbattendo il loro rischio di danni alla colonna vertebrale.
La presenza a questi incontri di un partner come Ferno è sicuramente un valore aggiunto, considerata la caratura e l’esperienza a livello mondiale dell’azienda. Ferno-Washington, Inc. in 55 anni di presenza sul mercato mondiale si è distinta per aver inventato, tra gli altri, la barella autocaricante (Ferno 26), la barella a cucchiaio (scoop 65), la barella a caricamento assistito (PowerFlexx).
“La Provincia, oltre all’azione storica a favore dei disabili sensoriali e come partner dei Comuni, vuole ora svolgere questa funzione di vetrina per l’innovazione – spiega l’assessore Pagani – Crediamo molto nella tecnologia, nella ricerca, nella sperimentazione. Questi momenti di confronto non si pongono come lezioni cattedratiche, ma come vetrina interattiva per esporre idee e ricevere suggerimenti. Anche nelle politiche per la terza età abbiamo sperimentato, con progetti di caratura europea, forme di innovazione che concretamente favoriscono la vita indipendente. “Innovabilità” è tutto questo, ed è un cantiere che apriamo con sincero orgoglio”.
Gli altri incontri in calendario, le cui date verranno comunicate successivamente, verteranno sui temi delle disabilità sensoriali, sulle strutture ludiche per bambini e sulla domotica nelle abitazioni.
Massimiliano Capitanio
Responsabile Ufficio stampa e Comunicazione
assessorato Politiche sociali – Provincia di Milano
Massey spiega che dal dopoguerra vi è stato un radicale spostamento di valori e che la visione del lavoro e del mondo dei Baby Boomers è così profondamente diversa da quella delle precedenti generazioni che è impossibile gestirli in maniera tradizionale.
una terza possibilità, di cui ha parlato Mario Monti sul Corriere di ieri: quella di un governo di “grande coalizione” per le riforme indispensabili,che porti la legislatura al suo termine naturale. Presupposto di questa via d’uscita dalla crisi è il riconoscimento da parte di Pd e PdL di due verità scomode per entrambi: a) la gravità assolutamente eccezionale della crisi economica e morale che l’Italia sta attraversando; b) l’impossibilità sia per il centrodestra oggi, sia per un centrosinistra in ipotesi vincente alle prossime elezioni, di uscirne con le sole proprie forze. Più specificamente, ciascuno dei due schieramenti dovrebbe riconoscere di non poter fare fronte da solo all’imperativo europeo della rapida riduzione del debito pubblico; alle difficoltà enormi della riforma federalista dello Stato, osteggiata dall’UdC, ma giustamente considerata dal Pd come indispensabile al Paese; alla necessità di una drastica accelerazione del processo di bonifica e di rilancio dell’efficienza e produttività delle amministrazioni pubbliche, a partire da quella della giustizia e da quella scolastica; all’insieme delle misure urgenti indispensabili per aprire il Paese agli investimenti stranieri, in particolare sul terreno delle relazioni industriali e del mercato del lavoro.
Introdotte pene severe per il traffico illegale di cuccioli
Approvata definitivamente dalla Camera il 27 ottobre 2010 la ratifica della Convenzione di Strasburgo del 13 novembre 1987, che introduce norme a protezione degli animali da compagnia, intendendo per animale da compagnia (come si legge nella Convenzione) «ogni animale tenuto o destinato ad essere tenuto dalluomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia». La Convenzione introduce principi e sanzioni penali, in particolare: il divieto di causare inutilmente ad un animale da compagnia dolore, sofferenza o angoscia; – il divieto di maltrattare o abbandonare un animale da compagnia; – il diritto degli animali al benessere e a interventi chirurgici o medici, fatti con tutte le caratteristiche per evitare sofferenze. Chiunque tenga un animale da compagnia o se ne occupi, deve provvedere alla sua installazione e fornirgli cure ed attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni etologici, secondo la sua specie e la sua razza; in particolare deve: rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua, procurargli adeguate possibilità di esercizio, prendere ogni provvedimento per impedirne la fuga. La novità più importante è lintroduzione di nuovi reati: del traffico illecito di cani e gatti; del taglio della coda, delle orecchie, e di altre mutilazioni non motivate da esigenze terapeutiche.
In futuro non ci saranno più differenze fra figli naturali e legittimi. È quanto ha annunciata il sottosegretario Giovanardi nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri del 29 ottobre 2010, che ha approvato il disegno di legge delega, in materia di filiazione, che dovrà ora essere esaminato dal Parlamento. Fra i punti più rilevanti del provvedimento segnaliamo: dal concetto di potestà dei genitori si passa al concetto delle relazioni che intercorrono tra genitori e figli; accanto ai doveri dei genitori previsti dalla Costituzione, è introdotto il diritto del figlio ad essere assistito moralmente, a crescere con la propria famiglia, ad avere rapporti con i parenti e ad essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano; è introdotto il principio della unicità dello stato giuridico di figlio, per cui le disposizioni in tema di filiazione si applicano a tutti i figli, senza distinzioni; sono messe sullo stesso piano la disciplina sulle successioni e quella sulle donazioni; è introdotta la nozione di abbandono, qualora la mancanza di assistenza da parte dei genitori e della famiglia abbia gravemente compromesso la crescita del minore; infine, le condizioni di indigenza dei genitori non potranno costituire un ostacolo al diritto del minore a vivere nella propria famiglia.