federalismo e fisco, Maria Cecilia Guerra a L’Infedele, LA7 – 31 gennaio 2011


150 gli anni dell’Italia, Fondazione Corriere

150 Gli anni dell’Italia

11 ottobre 2010
Ernesto Galli della Loggia
Il Nord, il Sud e il Risorgimento

18 ottobre 2010
Guido Melis
La costruzione e lo sviluppo dello Stato unitario

8 novembre 2010
Roberto Pertici
L’Italia unita tra Stato e Chiesa

29 novembre 2010
Angelo Panebianco
La politica in Italia tra trasformismo e culture politiche forti

17 gennaio 2011
Walter Barberis
Una storia, tante memorie: la formazione di una difficile identità nazionale

24 gennaio 2011
Giuseppe Berta
Lo sviluppo del capitalismo e dell’imprenditoria italiani

31 gennaio 2011
Simonetta Soldani
Fratelli d’Italia: e le sorelle?

7 febbraio 2011
Sergio Romano
L’Italia tra le nazioni

14 febbraio 2011
Michele Salvati
La democrazia in Italia

21 febbraio 2011
Salvatore Veca
Milano, ovvero il ruolo ambiguo di una capitale altr

da: Fondazione Corriere – Iniziative e Progetti.


Giovanni Sartori, Illusioni e delusioni – Corriere della Sera

Sin da quando esistono, gli Stati Uniti si sentono investiti della missione di diffondere la libertà e la democrazia nel mondo. L’intento è nobilissimo. Ma le buone intenzioni possono generare cattivi risultati. Da quando la Cina ha sepolto il maoismo e ristabilito buoni rapporti con l’Occidente, non c’è presidente americano che non si senta in dovere, in Cina, di bacchettare i governanti di Pechino sul rispetto dei diritti umani. Serve a qualcosa? Ovviamente no; semmai li irrita. I cinesi si sentono eredi della più antica civiltà del mondo. La civiltà del Celeste Impero ha avuto alti e bassi, ma non si è mai dissolta. Persino a dispetto di Mao è restata, nel fondo, confuciana da 2.500 anni. E oggi non è la Cina ad aver bisogno degli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti della Cina. Che tra l’altro protegge (per fare dispetto?) la Corea del Nord.

Venendo al Medio Oriente, lì il grosso sbaglio del missionarismo americano è stato l’Iran. Lo scià Reza Pahlavi era sì un despota, ma un despota illuminato inteso a modernizzare il suo Paese. Quando scoppiò la rivolta istigata dal clero islamico, gli americani consigliarono ai generali dello scià di non resistere, di arrendersi. Khomeini rientrò trionfante da Parigi e li fece tutti fucilare. E da allora l’Iran degli ayatollah minaccia tutti i suoi vicini. Passando all’Iraq, probabilmente Bush credeva davvero che Saddam Hussein fabbricasse armi nucleari; ma in ogni caso credeva che la sua guerra avrebbe instaurato una democrazia a Bagdad. Poverino, l’intelligenza non è mai stata il suo forte. E lo stesso discorso si dovrà fare al più presto per l’Afghanistan, dove il problema non è di trasformare un millenario sistema tribale in uno Stato democratico, ma di impedire che diventi, o ridiventi, uno «Stato canaglia » nel quale il terrorismo islamico possa liberamente produrre micidiali armi chimiche e batteriologiche.

Ma veniamo all’oggi, al fatto che parte dell’Africa araba che si affaccia sul Mediterraneo (Algeria, Tunisia, Egitto) è subitamente esplosa. C’era da aspettarselo? No, nel senso che tutti sono stati colti di sorpresa. Ma sì nel senso che sappiamo, o dovremmo sapere, che Internet, telefonini cellulari e simili sono formidabili strumenti di mobilitazione istantanea, e quindi anche di esplosioni insurrezionali (a fin di bene o a fin di male che siano).

Al momento il caso più preoccupante è quello dell’’Egitto. E al momento in cui scrivo Mubarak non è fuggito, è ancora lì; ma ha dovuto cedere il potere ai militari. Gli Stati Uniti hanno condannato, come da copione, Mubarak per l’impiego della violenza contro i manifestanti e sospeso gli aiuti militari. E ora il rischio è (come ha scritto sul Corriere Benny Morris) di ripetere «un secondo Iran». Mubarak è stato un leale alleato dell’Occidente, ha firmato la pace con Israele, non è stato un dittatore sanguinario e ha bloccato i Fratelli musulmani (che si presentano come un islam moderato che però appoggia Hamas in Palestina). Spero che Obama sappia come è andata in Iran e che non ripeta gli errori di allora. Viviamo in un mondo pericolosissimo, che dobbiamo fronteggiare non da missionari ma scegliendo il male minore.

Giovanni Sartori
31 gennaio 2011

 

da: Illusioni e delusioni – Corriere della Sera.


Paolo Ferrario, Il concetto di “agenda politica” e suoi significati per le professioni – Bicocca corso di Politiche  sociali II al corso di laurea in Scienze pedagogiche 2009/2010

Il concetto di “agenda politica” e Analisi di alcune politiche sociali. 4° Lezione

DISPENSA DIDATTICA: Paolo Ferrario, Il concetto di “agenda politica”: metodi di analisi e casi concreti (carte dei servizi, politiche psichiatriche, controllo delle nascite, aborto, procreazione medicalmente assistita, cure palliative, testamento biologico, Unioni di fatto)

AUDIO1: Paolo Ferrario, Il concetto di “agenda politica” e suoi significati per le professioni

vai all’Audio: AgendeConcetto-lezmarmag10

da: Università di Milano – Bicocca corso di Politiche  sociali II al corso di laurea in Scienze pedagogiche 2009/2010.


Ferruccio de Bortoli, La necessità di una tregua – Corriere della Sera 30 gennaio 2011

La necessità di una tregua

Nell’infinita notte della nostra Repubblica, cresce l’inquietudine di chi vorrebbe vivere in un Paese normale, di chi avverte l’urgenza di occuparsi di problemi veri: la famiglia, il lavoro, l’impresa. E soffre il degrado della vita pubblica, la grave perdita d’immagine internazionale. Vogliamo essere orgogliosi del nostro Paese e non avere motivi di imbarazzo se non di vergogna. Un’inchiesta della procura milanese a carico del premier scuote le coscienze. Diffidiamo dei tanti che pensano di avere la verità (e la sentenza) in tasca. Siamo garantisti, ma riteniamo che il premier debba andare dai magistrati competenti e chiarire. Ha tutto il diritto di difendersi, anche se sarebbe preferibile che non lo facesse attaccando ogni giorno la magistratura. Fondato e importante il tema delle libertà individuali, ma chi governa deve dare un buon esempio.

In questi giorni si sta consumando un altro dramma: il crescere della conflittualità fra le istituzioni. Forse ci stiamo abituando a tutto, ma non possiamo assistere in silenzio a una catena di strappi senza precedenti. Capisco l’insofferenza per le forme, che è figlia di questo tempo, ma c’è un limite. Jean Monnet, uno dei padri dell’Europa, diceva che «niente è possibile senza gli uomini, ma nulla è durevole senza le istituzioni». Nella salute delle nostre istituzioni c’è la qualità democratica di cui godranno le future generazioni. Le irritualità sono state numerose. Il premier chiede le dimissioni del presidente della Camera, suo ex alleato, e questi, super partes a Montecitorio, da poco capo di un nuovo partito, rivolge al presidente del Consiglio analoga intimazione. Il ministro degli Esteri, rispondendo a un’interrogazione ammessa, fra le contestazioni, dal presidente del Senato, presenta un dossier con lo scopo di provocare le dimissioni del presidente della Camera su una questione, la nota vicenda della casa di Montecarlo, che continua a incombere su Fini. Insomma, l’appartenenza politica e le convenienze personali degli uomini che rivestono le principali cariche dello Stato sembrano prevalere sul ruolo istituzionale che ricoprono. In un Paese nel quale vi sono forze politiche che vorrebbero ridurre al silenzio la magistratura, limitandone l’autonomia e l’indipendenza, e magistrati che pensano di potersi sostituire alla volontà popolare nel decidere a chi spetti governare.

Nell’anomalia italiana, gli ingredienti più rari sono il buon senso e la misura, propri dell’etica pubblica. Una tregua fra le istituzioni e una prova di dialogo fra maggioranza e opposizione sono necessari. Un’indagine non può paralizzare la vita del governo, che deve proseguire la propria attività, peraltro caratterizzata da diversi aspetti positivi, nel rispetto dell’azione della magistratura. Un allargamento della maggioranza è sempre possibile (i ribaltoni, per favore no), ma non a costo di avvilenti mercanteggiamenti di deputati e senatori. La precaria congiuntura internazionale suggerisce stabilità e polso fermo, specialmente in economia. Ma se l’incertezza di un quadro contrassegnato da scandali, liti e reciproche delegittimazioni fra poteri dello Stato dovesse proseguire, è preferibile restituire la parola agli italiani. Ancora due anni così non ce li possiamo permettere. Senza una vera tregua, meglio allora votare subito, anche con una legge elettorale sbagliata. Non è la scelta migliore ma potrebbe diventare il minore dei mali.

Ferruccio de Bortoli
30 gennaio 2011

da: La necessità di una tregua – Corriere della Sera.


Le cooperative fanno sistema – Il Sole 24 ORE

Dalla competizione all’Alleanza. Superando i vecchi steccati che in passato hanno diviso la Confcooperative, le coop bianche di matrice cattolica, da quelle rosse della Legacoop e le verdi, laiche e liberaldemocratiche, dell’Agci.
Erano anni che ad ogni assemblea veniva lanciata l’idea di superare le divisioni. Ieri è accaduto, con la nascita dell’Alleanza delle cooperative italiane, un logo con tre C, fondo blu con in mezzo i tre colori, verde, bianco e rosso, nel rispetto dell’ordine alfabetico.
«Un progetto che avrà il ruolo di rafforzare il movimento cooperativo in Italia», è stato il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
La formula è quella del “coordinamento stabile”, ma l’obiettivo è molto più ambizioso: avere una rappresentanza forte per contare di più nei rapporti con le istituzioni, con le altre organizzazioni imprenditoriali, con i sindacati.

un fatturato complessivo di 127 miliardi, 43mila imprese, oltre 12 milioni di soci e un milione e 100mila occupati, numeri che rappresentano il 90% del settore.

L’Alleanza avrà un esecutivo di 24 membri, un direttivo di 90 dirigenti, ci sarà un’agenda degli impegni comuni. Saranno costituiti anche tavoli specialistici e si pubblicherà un Rapporto annuale sulla cooperazione italiana per mettere in evidenza la realtà economica.

da: Le cooperative fanno sistema – Il Sole 24 ORE.


Libera Università dell’Autobiografia, notizie sulle attività, 28 gennaio 2011

Seminari 2011.
Ecco i primi seminari programmati per il 2011. Alla pagina sottostante potete trovare l’elenco completo
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=4&id=13&Itemid=36
Le iscrizioni sono aperte basta collegarsi alla pagina on il modulo di iscrizione:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3

I primi seminari di marzo sono:
4 marzo 11 –> Sergio Perdonati –> Immagin-Azione, dalla scrittura al video
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1883&Itemid=36
4 marzo 2011 – Sonia Scarpante – Non avere paura. Scrivere per curarsi
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1790&Itemid=36
11 marzo 2011 – Cristiano Cassani – La parola che parla. Scrivere, dire, convenire (1)
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1678&Itemid=36
18 marzo 2011 – Maria Varano – Nuove fiabe autobiografiche: seminario di approfondimento
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1792&Itemid=36
18 marzo 11 – Luisa Mattia – Autobiografia dei bambini. E tu chi sei?
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1793&Itemid=36
Ma altri seminari sono programmati nei mesi successivi.

Formazione –> Report Seminari –> Report del seminario condotto da Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer… La restituzione è di Anna Cappelletti
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1926&Itemid=100

Pubblicazioni –> Consigli di lettura –> Eugenio Scalfari – L’uomo che non credeva in Dio, consigliato da Giorgio Macario
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1916&Itemid=109
Pubblicazioni –> Consigli di lettura –> Oriana Fallaci – Un cappello pieno di ciliege, consigliato da Stefanie Risse
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1914&Itemid=109

Nostos –> Tesi –> Origami. La costruzione dell’identità attraverso la scrittura personalistica – Federica D’Amico
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1931&Itemid=137

Progetti e Attività –> Approdo di Ulisse, progetti giunti a buon fine –> Un giorno con mio figlio, progetto realizzato a Brescia da Monica Bertelli e Natalia Fantoni.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1932&Itemid=97

Progetti e Attività –> Corrispondenze: metodologia di sostegno alle persone in lutto –> Articolo sulla “Narrazione Guidata”
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1927&Itemid=99

Accademia del silenzio: continua il successo dell’iniziativa ed è iniziata la segnalazione dei luoghi silenziosi per una mappatura da visualizzare sul sito. In più notizie, testi, commenti da leggere.
http://www.lua.it/accademiasilenzio/

Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=1&id=1
28 gennaio – Foligno (PG) – Presentazione libro di Duccio Demetrio
28 gennaio – Milano – Presentazione libro
28 gennaio – Anghiari (AR) – VideoTestimonianze
1 febbraio – Castelverde (CR) – Conversazioni con autori
4 febbraio – Anghiari (AR) – Incontri con l’autore
8 febbraio – Torino – Presentazione libro
9 febbraio – Bolzano – L’autobiografia nelle professioni di cura
9 febbraio – Castelverde (CR) – Conversazioni con autori
Anghiari (AR) – Locanda del viandante, Eventi gennaio/marzo
Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena

Le notizie dei giorni e dei mesi precedenti possono essere ancora consultate nell’archivio delle notizie.
Notizie –> Archivio Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=section&id=8&Itemid=76

Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative.
http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html


2011 é l’anno europeo del volontariato: a Bruxelles si presentano le migliori esperienze, Notizie europee per le città – numero 2.2010

2011 é l’anno europeo del volontariato: a Bruxelles si presentano le migliori esperienze.

“Volontari facciamo la differenza” é lo slogan scelto per il 2011 Anno Europeo del Volontariato, un’opportunità per incoraggiare e sostenere il lavoro ormai indispensabile dei 100 milioni di volontari in tutta Europa. Da un’indagine Eurobarometro del maggio 2010, infatti, risulta che 3 europei su 10 dichiarano di essere impegnati nel volontariato; in Italia, ci sono tre milioni di volontari, e oltre trentamila organizzazioni non profit.

Questo ha necessariamente un impatto sociale ed economico non indifferente.  L’Anno europeo nasce, perciò, dalla necessità di confrontarsi attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche, per permettere agli Stati membri e, soprattutto, alle autorità locali e regionali di creare nella società civile condizioni favorevoli al volontariato nell’Unione Europea.

Il Comitato delle Regioni, proprio per favorire questo scambio di buone pratiche, ha organizzato il 26 gennaio il forum “Autorità regionali e locali in azione durante l’Anno Europeo del Volontariato 2011”. Hanno partecipato esperti e operatori di diverse città e regioni dell’Unione, che hanno illustrato la loro esperienza.

Leggi tutto


Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento

In sede consultiva, la Commissione ha proseguito l’esame del testo base C. 2350, approvato in un testo unificato dal Senato ed abb. Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (Rel. Bertolini – PdL).


Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, in materia di soppressione delle province

La I Commissione Affari costituzionali, in sede referente, la Commissione ha iniziato l’esame delle proposte di legge C. 1990 cost. C. 1989 cost., e C. 2264 cost.-A, recanti Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, in materia di soppressione delle province (Rel. Bruno – PdL).


Strategie per la fragilità: come costruire servizi adeguati alle persone non autosufficienti

STRATEGIE PER LA FRAGILITA'
C. Scarcella, Direttore Generale ASL Brescia.
F. Podavitte, Psicologa
e psicoterapeuta.
M. Trabucchi, Professore ordinario Facoltà medica Università di Roma,
Tor Vergata.
STRATEGIE PER LA FRAGILITA’

Frutto del lavoro compiuto in questi anni a Brescia per organizzare e migliorare i servizi alla persona, il volume risponde a chi ritiene che le dinamiche demografiche ed epidemiologiche riusciranno a sopprimere tutte le capacità di risposta sociale ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti.

Questa nuova opera nata dall’ottimismo ideologico, dall’analisi del presente e dalla constatazione che nella vita collettiva ci sono tante possibilità e potenzialità per costruire risposte adeguate ai bisogni della persone meno fortunate, trae ispirazione dalla lettura della storia recente e dalla dimostrazione delle realizzazioni compiute a vari livelli, nonostante le difficoltà.

Strumento di lavoro indispensabile e punto di riferimento preciso per programmatori, operatori, studiosi o semplicemente per chi desidera costruire servizi adeguati alle persone non autosufficienti, il volume è così dettagliatamente organizzato:

1.
L’ASL DI BRESCIA: STRATEGIE ED ORGANIZZAZIONE
Aspetti demografici.
Aspetti organizzativi.
Le scelte formative aziendali.
Dimensione e caratteristiche della popolazione affetta da patologie croniche.
Le strategie di governo della cronicità e della non autosufficienza.

2.
LA CASA COME CENTRO DELLE CURE
Il domicilio come luogo di vita per i non autosufficienti.
Una rete articolata di unità di offerta: i Centri Diurni Integrati e la rete riabilitativa.
La rete per le cure palliative.
Il Medico di Medicina Generale e la presa in carico dei malati cronici.

3.
UNA DOMICILIARITA’ SOSTENIBILE ANCHE PER PAZIENTI DI PARTICOLARE COMPLESSITA’
Gli interventi mirati per una domiciliarità sostenibile.
Le malattie rare: sperimentazione di un nuovo modello di intervento.

4.
LA RESIDENZIALITA’ DELL’ANZIANO
Gestione razionale dell’accesso alle RSA.
Pazienti in cure domiciliari e ospiti di RSA a confronto.
Gli interventi a favore delle persone affette da demenza.
Servizio Distrettuale di Assistenza Residenziale (SDAR): un modello innovativo di assistenza.

5.
LE INIZIATIVE A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA
Famiglia e cura.
La Scuola di Assistenza Familiare.
Manuale, DVD e sito web.
La metodologia dell’educazione terapeutica come approccio al paziente cronico e al malato non autosufficiente.

Per ricevere subito
STRATEGIE PER LA FRAGILITA’
Maggioli Editore – Novità gennaio 2011
Pagine 168 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5693.7
Euro 16,20

Beppe Severgnini, Umana e italiana la debolezza del premier – Corriere della Sera

Combattuto tra curiosità e fastidio, il pubblico domanda: come, dove, quanto? I magistrati chiedono: chi e quando? La sesta domanda, invece, non arriva: perché?
Perché Silvio B. si comporta così? Perché un uomo così importante, un capo di governo, si circonda di cortigiani e ancelle? La risposta più semplice potrebbe essere: gli piace. Non tanto il sesso, che a una certa età presenta le sfide dell’alpinismo, quanto l’approvazione e le sue tre sorelle: ammirazione, adulazione, adorazione.

….
La debolezza di B. è umana e italiana: non per questo veniale, considerate le modalità, il ruolo e le caratteristiche – anche anagrafiche – delle protagoniste. Ma c’è qualcosa di familiare in questa spasmodica ricerca di approvazione, i cui sintomi – ben noti in azienda e nel partito, dove Silvio B. è rispettivamente «il dottore» e «il presidente» – sono diventati di dominio pubblico due anni fa. Non per colpe dei magistrati o dei giornalisti: ma di un’imprudenza, clamorosa e rivelatrice.

La partecipazione alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, nella periferia di Napoli, mostrava i segni di un esibizionismo parossistico. Lo stupore negli occhi dei presenti: ecco a cosa non ha saputo resistere, l’uomo ricco e potente, quella sera. La proiezione dei viaggi, degli incontri e dei successi del padrone di casa – ad Arcore, a Palazzo Grazioli – è un’altra prova dello stesso fenomeno. Alcuni uomini hanno bisogno di un pubblico per funzionare. Se non lo trovano, lo acquistano.

Famiglie, interessi e successi professionali non bastano più. Occorrono adulatori, ammiratrici, cantanti e una scenografia insieme spettacolare e malinconica, soprattutto perché studiata per sconfiggere la malinconia. Silvio B. è un uomo solo. Lo capirà appena perderà il potere: i prezzi aumenteranno, gli amici diminuiranno. Chi gli vuole bene dovrebbe dirglielo: ma forse è tardi.

da: Umana e italiana la debolezza del premier – Corriere della Sera.


Gaetano De Luca, Testamento biologico, che cos’è e chi potrebbe utilizzarlo | Muoversi Insieme

In questi giorni in Parlamento dovrebbe riprendere la discussione del progetto di legge sul testamento biologico. In attesa che il nostro legislatore riesca ad approvare un testo che sia in grado di riflettere gli orientamenti di tutti e che sia davvero nell’interesse dei cittadini, vediamo di capire esattamente in cosa consiste questo strumento e quali sono le ragioni che ne giustificano l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico.
Il testamento biologico consiste in unadichiarazione anticipata di volontà con la quale una persona, nel pieno possesso delle sue capacità mentali e nella piena consapevolezza di ciò che desidera, dà disposizioni in ordine ai futuri trattamenti sanitari nel caso in cui non sia più in grado di decidere per sopravvenuta incapacità.
Il testamento biologico trova quindi applicazione solo nel caso in cui una persona malata, a causa della sua incapacità di intendere e volere, non possa più esprimere il proprio consenso se e come voglia essere curata.

…..

segue qui:

Testamento biologico, che cos’è e chi potrebbe utilizzarlo | Muoversi Insieme.


Federalismo municipale: relazione tecnica Ragioneria Generale

Federalismo municipale: relazione tecnica Ragioneria Generale

(regioni.it) E’ di 11,2 miliardi nel 2011 e di 11 miliardi nel 2012, il gettito che dovrebbe entrare nelle casse dei Comuni in base al decreto del federalismo fiscale sul fisco comunale. E’ questa la stima che risulta dalla relazione tecnica depositata dalla Ragioneria in commissione bicamerale per il federalismo fiscale dopo le ultime modifiche al testo illustrate il 27 gennaio dal ministro Roberto Calderoli. Secondo il Tesoro, infatti, il gettito derivante dalla devoluzione ai Comuni del 30% del gettito delle imposte sui trasferimenti sarebbe di 1,3 miliardi nel 2011; quello delle imposte di bollo e registro dei contratti di locazione di 708 milioni; 5,7 miliardi deriverebbero dal gettito Irpef dei redditi fondiari; 527 milioni dalla quota di 21,7% di compartecipazione al gettito della cedolare secca; 2,8 miliardi dalla compartecipazione all’Irpef al 2%. In totale 11, 2 miliardi. Anche con le aliquote ribassate (dal 23 al 21% per i canoni liberi e dal 20 al 19% per quelli concordati) la cedolare secca sugli affitti risulta coperta, per cassa, secondo la relazione tecnica della Ragioneria depositata il 28 gennaio in commissione bicamerale per il federalismo fiscale sulle novità del decreto sul fisco municipale.
Per quanto riguarda la competenza, nel 2011, la cedolare, secondo i calcoli della Ragioneria comporta 3,410 miliardi in meno di gettito Irpef a fronte di un gettito di 3,194 miliardi nel primo anno, 216 milioni in meno. Ai fini della cassa, vanno, però, calcolati gli introiti degli acconti della cedolare (85% nel 2011; 95% dagli anni successivi).
“Si evidenzia – si legge nel testo della Ragioneria – la novita’ rispetto ad altre stime precedenti, dell’introduzione di tale percentuale di acconto sulla cedolare secca, al fine di assicurare una copertura gia’ a partire dal primo anno di applicazione della norma”. Per quanto riguarda la cassa – si legge in un lancio dell’agenzia Ansa – il gettito che dovrebbe derivare quest’anno dall’introduzione della cedolare secca e’ di 2,7 miliardi, 26 milioni in piu’ rispetto ai 2,4 di minor gettito Irpef.
In termini di competenza - scrive l’agenzia Reuters Italia – la cedolare secca è scoperta per 216 milioni di euro nel 2011. Lo si desumerebbe dalla relazione tecnica depositata dal governo in Parlamento al nuovo testo del decreto sul federalismo municipale. La cedolare secca è il regime di tassazione al 21% per i redditi da locazione a canone libero (19% nel caso di canone concordato). La nuova imposta sostituisce quote Irpef, addizionali comunali e imposta di bollo che gravano sugli affitti.. Il governo ritiene tuttavia che la cedolare secca possa finanziarsi sia grazie ai suoi vantaggi fiscali che all’emersione degli immobili affittati in nero ottenuta con l’inasprimento delle sanzioni. Il totale delle risorse raccolte è pari a 3,194 miliardi, di cui 548 milioni garantiti dall’effetto emersione. Il saldo è quindi negativo per 216 milioni.
Diversa la situazione per gli anni successivi. Nel 2012 la perdita di gettito calcolata dal governo ammonta a 3,493 miliardi, mentre le risorse raccolte sono stimate in 3,558 miliardi (saldo positivo per 65 milioni). Nel 2013, a fronte di minori entrate pari a 3,576 miliardi, il governo calcola 3,923 miliardi di gettito riscosso (saldo positivo pari a 347 milioni). In termini di cassa l’andamento di entrate e uscite è molto diverso perché tiene conto dell’effetto dovuto al pagamento delle imposte tramite il sistema di acconti. È la stessa Ragioneria generale dello Stato a spiegare che le percentuali di acconto assicurano “una copertura già dal primo anno di applicazione della norma”. Il risultato dà un minor gettito di 2,689 miliardi nel 2011 e maggiori entrate per 2,715 miliardi con un saldo positivo di 26 milioni. Nel 2012 il saldo di cassa è positivo per 98 milioni, che diventano 75 milioni nel 2013.


Aspenia online – January 28, 2011

The latest analysis from Aspenia online – January 28, 2011
Il Presidente confuciano
Marta Dassù – From the Editors – 26/1/2011

Obama confuciano? Almeno un po’, a giudicare dal discorso sullo Stato dell’Unione…
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Reading Obama
Valentina Pasquali – U.S. and Us – 26/1/2011

With a forward-looking speech that laid out his vision for America beyond this coming legislative year, President Barack Obama used his State of the Union address to issue a call for the nation to ris…
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Il discorso troppo “europeo” di Obama
Carlo Stagnaro – U.S. and Us – 28/1/2011

Se il 2 novembre 2010 si fosse votato in Italia, o in Europa, non ci sarebbe stato dubbio sul risultato: un plebiscito per i democratici di Barack Obama…
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Il discorso del 25 gennaio: tradizione ma anche apertura al mondo
Mario Del Pero – U.S. and Us – 28/1/2011

Il presidente degli Stati Uniti, recita la costituzione, “informerà di tanto in tanto (from time to time) i membri del Congresso sullo Stato dell’Unione e raccomanderà alla loro attenzione quelle misu…
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I repubblicani divisi di fronte allo State of the Union
Mattia Ferraresi – U.S. and Us – 27/1/2011

Nell’ultima settimana i commentatori televisivi americani si sono divertiti a correggere il singolare in plurale: ogni volta che veniva citata “la risposta” dei repubblicani al discorso sullo Stato de…
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Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama
Mattia Diletti – U.S. and Us – 27/1/2011

La settimana prima del discorso sullo Stato dell’Unione, la Camera dei Rappresentanti, insediatasi dopo la brillante vittoria repubblicana nelle elezioni di medio termine di novembre, ha “ripudiato” l…
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The US and China through the Korean prism
Donatello Osti – U.S. and the World – 26/1/2011

President Obama’s State of the Union address predictably focused on domestic issues: creating jobs, promoting innovation and out-performing American’s competitors…
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Interview with Dmitri Trenin, terror in Moscow
Dmitri Trenin – From the Editors – 26/1/2011

No one has claimed responsibility for the suicide bombing at Moscow’s Domodedovo airport on January 24th which killed 35 people and injured dozens…
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Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama, DI Mattia Diletti – U.S. and Us – 27/1/2011 | Aspenia online

La settimana prima del discorso sullo Stato dell’Unione, la Camera dei Rappresentanti, insediatasi dopo la brillante vittoria repubblicana nelle elezioni di medio termine di novembre, ha “ripudiato” la riforma del sistema sanitario americano approvata nel marzo 2010. Un gesto simbolico (il Senato e il presidente non permetteranno che si vada oltre) sul quale i repubblicani hanno mostrato unanimità, per sottolineare con forza che la battaglia è appena cominciata: proprio a partire dall’opposizione a quella legge, il fronte conservatore aveva ritrovato la strada per contrastare con successo l’amministrazione Obama. Dunque, quasi un atto dovuto verso i propri elettori. Un ponte ideale lanciato in direzione della propria base che si era mobilitata, anche prima del partito, allo scopo di ostacolare l’iter di una legge che avrebbe rafforzato il ruolo del governo nella vita quotidiana degli americani e aumentato la spesa federale. Del resto, fu proprio nelle prime, infuocate, town hall dell’estate del 2009 che il Tea Party fece la sua apparizione in pubblico: quelle dimostrazioni di rabbia ruppero la luna di miele del paese con l’amministrazione Obama.

Che risposta ha dato il presidente Obama al repeal voluto dai repubblicani? Come ha difeso il dispositivo legislativo più contestato di questi due anni, ufficialmente denominato Patient Protection and Affordable Care Act?

SEGUE QUI:

Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama | Aspenia online.


Appuntamenti nella provincia di Como

condivido alcuni appuntamenti nella provincia di Como.

Il primo si terrà oggi, giovedì 27 gennaio 2011, alle ore
21:00 presso il Teatro del Mulino, Fino Mornasco
Musiche e immagini per non dimenticare – Il violino di
Auschwitz

Un’emozionante  sequenza di canti composti da deportati
nei campi di concentramento di Terezìn e Mauthausen,
musiche rituali e danze yiddish, canzoni contro la guerra
(da Auschwitz di Guccini a La guerra di Piero di De
Andrè), e contro l’indifferenza accompagnata da immagini
dei lager nazisti, testimonianze di deportati e spezzoni
di film che scorrono sullo schermo. Un nuovo spettacolo di
musiche e canzoni dedicato alla Shoah. Un concerto che
emoziona e fa riflettere. Perché non si spenga la memoria.
Barabàn

E’ uno dei più prestigiosi ensemble della scena folk
italiana. Fondato nel 1982 da alcuni fra i più attivi
raccoglitori di memorie sonore e storie popolari del nord
Italia, ha sviluppato un’originale sintesi musicale che
rivisita la tradizione con una sensibilità contemporanea,
alla continua ricerca di un equilibrio tra valorizzazione
del patrimonio sonoro tradizionale, stili popolari,
linguaggi e tematiche del presente. Da 30 anni tiene con
successo, sui palchi italiani ed europei, spettacoli
dedicati alle terre del Po, alla donna, alla Grande
Guerra, alle musiche dell’arco alpino, alla Shoah, al
Natale, alla Resistenza. Si è esibito in prestigiosi
festival musicali europei e ha all’attivo milletrecento
concerti in Italia, Gran Bretagna, Canada, Federazione
Russa, Francia, Finlandia, Spagna, Germania, Portogallo,
Austria, Slovenia, Olanda, Belgio e Svizzera.

Musicisti: Vincenzo Caglioti: organetti diatonici,
bandoneon, cori.  Aurelio Citelli: voce solista, tastiere,
bouzouky, basso elettrico. Giuliano Grasso: violino, cori.
Diego Ronzio: clarinetto, darabuka, tastiere, percussioni,
cori. Paolo Ronzio: chitarra, musette, flauti, cori.
Maddalena Soler: voce solista, violino.

Il secondo riguarda la rassegna cinematografica “Oltre lo
Sguardo”
, un ciclo di film sul tema dei diritti umani, di
cui allego il programma.

Il terzo concerne il Cineforum 2011 dell’Excelsior di
Erba
, consueto appuntamento dei martedì erbesi, di cui
allego il programma.

Buona giornata
Marelli Sara

Laboratorio di Politiche Sociali e Legislazione

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Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 26 gennaio 2011. Audio in tre parti

Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano

Vai all’Audio in tre parti:

Fai Download da qui (usa l’ultima riga dove c’è scritto Marco Paolini 3 tracks):

da: Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 27 gennaio 2011 | Tracce e Sentieri

Alice Ricciardi von Platen
IL NAZISMO E L’EUTANASIA DEI MALATI DI MENTE

EDIZIONI LE LETTERE

Nel 1946 l’Ordine dei Medici incaricò una commissione, presieduta dal Dr. Alexander Mitscherlich, di riferire sul processo ai medici condotto dal Tribunale Militare di Norimberga. Gli imputati erano alcuni medici dei campi di concentramento.
€ 12,50

VAI A: http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=815


Responsabilità, Alberto Melucci, 1991

Questa prospettiva introduce direttamente al tema della responsabilità.
Se l’identità è processo di identizzazione e se l’individuo coincide con la sua azione per individuarsi, il problema diventa quello di definire chi sceglie come organizzare il campo:
sincronicamente (chi sono io in questo momento?)
e nel tempo (chi sono io rispetto a ieri o a domani, rispetto alla memoria o al progetto?).
Il tema della responsabilità diventa centrale e il termine stesso responsabilità va assunto nella sua accezione più letterale e profonda, che rinvia alla capacità di rispondere.
Se dell’identità non si dà più un nucleo essenziale né una continuità metafisica, la possibilità di definirne i confini e di mantenerne la continuità è affidata alla nostra capacità di rispondere, cioè alla capacità di riconoscere e di scegliere possibilità e limiti di quel campo di relazioni che ci costituisce in un certo momento. La capacità di rispondere contiene nella sua stessa definizione un duplice significato: si tratta infatti di rispondere di, e di rispondere a, di riconoscere ciò che siamo e di situarci nelle relazioni.
La mia responsabilità nei confronti di quel campo di possibilità e di limiti che sono io stesso, è da un lato la capacità di rispondere di, di assumere il limite, la memoria, la struttura biologica, la storia personale; ma dall’altro è la capacità di rispondere a, cioè di scegliere le possibilità e di raccogliere le chances, di collocarmi nelle relazioni con altri e di prendere il mio posto nel mondo.
Da: Alberto Melucci, Il gioco dell’io, il cambiamento di sé in una società globale, Feltrinelli, 1991, p. 55

ISTAT CENSIMENTI GENERALI 2010-2011




ISTAT, 2011



Bozza del Piano Sanitario Nazionale (Psn) 2011 – 2013 Presentato alle Regioni

PSN – Piano Sanitario Naz. 2011-2013
Bozza del Piano Sanitario Nazionale (Psn) 2011 – 2013 Presentato alle Regioni

Federalismo fiscale Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale



Istat, L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali

Periodo di riferimento: anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010
Diffuso il: 19 gennaio 2011


L’Istat diffonde i primi risultati dell’Indagine sugli alunni con disabilià nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali.

L’indagine si pone l’obiettivo di rilevare le risorse, le attività e gli strumenti di cui si sono dotati i singoli plessi scolastici per favorire l’inserimento scolastico degli alunni con disabilità negli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010 rispettivamente.

L’indagine si è svolta tra il 20 aprile e il 22 maggio del 2009 e tra il 26 aprile e il 30 maggio del 2010. Il tasso di risposta per l’indagine relativa all’anno scolastico 2008/2009 è stato del 77%, con 20.426 scuole che hanno compilato il questionario. Il tasso di risposta per l’indagine dell’anno successivo è stato dell’89%, con 23.451 scuole che hanno partecipato all’indagine.

Nella scuola dell’obbligo, negli ultimi 20 anni, si è assistito a una crescita progressiva dellapresenza di alunni con disabilità. Nell’anno scolastico 2009/2010 sono poco più di 130 mila; di questi, circa 73 mila sono studenti della scuola primaria e circa 59 mila della scuola secondaria di I grado.

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da: L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali.


Istat, La vita quotidiana nel 2009

Indagine multiscopo annuale sulle famiglie

Diffuso il: 21 gennaio 2011


Settori: Famiglia e società
Periodo dei dati: Anno 2009
Collana: Informazioni, n. 5
Anno di edizione: 2010
Periodicità: Annuale
Supporti: Volume cartaceo CD-ROM
Pagine: 252 Dimensioni: 21,0 x 29,7 cm
Prezzo: 30.00 € – IVA: 4%
Edizione cartacea in preparazione
Cod. ISBN: 978-88-458-1666-6
Cod. SIGED: 2I012010005000005


Il volume presenta i risultati dell’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” condotta a febbraio 2009.
I dati illustrati affrontano un ventaglio estremamente ampio di temi: relazioni familiari, condizioni abitative e della zona in cui si vive, condizioni di salute e stili di vita, comportamenti legati al tempo libero e alla cultura, rapporto con vecchie e nuove tecnologie, rapporto dei cittadini con i servizi di pubblica utilità.
L’analisi è stata condotta prendendo in considerazione le caratteristiche anagrafiche, sociali e territoriali degli individui, in modo da restituire un’immagine della società italiana nella sua complessità, a partire dalla molteplicità e varietà dei comportamenti individuali.
Sono state raggiunte oltre 19 mila famiglie, per un totale di quasi 49 mila individui.
Nel cd-rom, allegato al volume, sono presenti i file in formato Pdf delle popolazioni di riferimento, la strategia di campionamento e il livello di precisione dei risultati, gli indicatori di qualità, il glossario, le serie storiche e tavole statistiche aggiuntive oltre a quelle presenti nel volume in formato Excel.

Il Sistema di indagini sociali multiscopo è costituito da un’indagine annuale sugli “Aspetti della vita quotidiana”, un’indagine trimestrale su “Viaggi e vacanze” e cinque indagini tematiche che ruotano con cadenza quinquennale su “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, “I cittadini e il tempo libero”, “Sicurezza dei cittadini”, “Famiglie e soggetti sociali”, “Uso del tempo”.


Come acquistare l’edizione cartacea

Il volume può essere richiesto compilando l’apposito modulo di prenotazione. Non appena disponibile, l’edizione cartacea potrà essere acquistata presso i centri di informazione statistica, presenti in ogni regione e provincia autonoma, e presso le librerie con cui l’Istat collabora.

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da: La vita quotidiana nel 2009.


Istat, Indicatori demografici

Periodo di riferimento: Anno 2010
Diffuso il: 24 gennaio 2011
Prossimo comunicato: 01 gennaio 2012


Nel corso dell’ultimo anno la popolazione ha continuato a crescere superando i 60 milioni 600 mila residenti al 1° gennaio 2011, con un tasso d’incremento del 4,3 per mille.

Rispetto all’anno precedente risultano in calo tanto le nascite quanto i decessi, le prime in misura maggiore dei secondi. Ne consegue una dinamica naturale di segno ancor più negativo (-0,5 per mille) rispetto all’anno precedente.

La fecondità è in lieve calo (1,4 figli per donna) e sembra essersi conclusa, soprattutto da parte delle donne italiane, la fase di recupero cui si era assistito per ampia parte dello scorso decennio.

La vita media compie ulteriori progressi: 79,1 anni per gli uomini, 84,3 anni per le donne con, rispettivamente, un guadagno di tre e due decimi di anno sul 2009.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat diffonde un calendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sitoSDDS.

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da: Indicatori demografici.


Newsletter di www.istat.it Notizie pubblicate on line nella settimana 18 gennaio – 24 gennaio 2011

Newsletter di www.istat.it

Notizie pubblicate on line nella settimana 18 gennaio – 24 gennaio 2011

Indicatori demografici (Anno 2010)
Comunicati in calendario del: 24 gennaio 2011

Commercio estero extra UE (Dicembre 2010)
Comunicati in calendario del: 21 gennaio 2011

La vita quotidiana nel 2009
Volumi on line del: 21 gennaio 2011

Spesa delle Amministrazioni pubbliche per funzione (Anni 2000-2008)
Tavole di dati del: 21 gennaio 2011

Le imposte ambientali in Italia (Anni 1990-2009)
Tavole di dati del: 21 gennaio 2011

Fatturato e ordinativi dell’industria (Novembre 2010)
Comunicati in calendario del: 20 gennaio 2011

Spesa delle AP per funzione (Anni 1990-2009)
Statistiche in breve del: 20 gennaio 2011

L’integrazione degli alunni con disabilità (anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010)
Statistiche in breve del: 19 gennaio 2011

Noi Italia 2011
Note per la stampa del: 19 gennaio 2011

Bilancio demografico mensile (Gennaio-Agosto 2010)
Note informative del: 18 gennaio 2011

All’Istat funzioni e personale ex-Isae
Note per la stampa del: 18 gennaio 2011


La scuola della vita Incontro con Gian Piero Quaglino, Lunedì 21 febbraio | ore 18.00, Torino Spiritualità

media pagina

Lunedì 21 febbraio | ore 18.00
La scuola della vita
Incontro con Gian Piero Quaglino

In occasione dell’uscita di La scuola della vita. Manifesto della terza formazione (Raffaello Cortina), Gian Piero Quaglino sostiene l’idea di una nuova formazione, non più orientata esclusivamente alle mutevoli esigenze organizzative e al “mondo esteriore” ma capace anche di parlare di ciò che più ci sta a cuore: il corso della nostra stessa vita. Questo manifesto della terza formazione è dunque la proposta di un cammino di apprendimento per coltivare noi stessi attraverso un esercizio di riflessione e interpretazione, verso un traguardo sempre nuovo di formazione e trasformazione personale.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Gli Amici di Torino Spiritualità possono riservare 30 posti entro il venerdì precedente all’appuntamento.

Info e prenotazioni 011 4326827
info@circololettori.it

da: Torino Spiritualità.


Centro Studi Sintesi – Ricerca sociale ed economica: NewLetter

Newsletter 10:: Dicembre 2010
Per Consultare la newsletter  clicca qui
Newsletter 9: Settembre 2010
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Newsletter 8: Luglio 2010
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Newsletter 7: Maggio 2010
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Newsletter 6: Marzo 2010
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Newsletter 5: Gennaio 2010
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Newsletter 4: Novembre 2009
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Newsletter 3: Settembre 2009
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Newsletter 2: Luglio 2009
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Newsletter 1: Giugno 2009
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Newsletter n°3:
Per Consultare la newsletter  clicca qui

da: Centro Studi Sintesi :: Ricerca sociale ed economica.


L’attuazione del federalismo fiscale in Italia, quali prospettive? – Lunedi’ 7 febbraio 2011, ore 10.00 presso l’Universita’ degli Studi di Milano, Facolta’ di Scienze Politiche Sala lauree via Conservatorio, 7 – Milano

Tavola Rotonda

L’attuazione del federalismo fiscale in Italia.

Quali prospettive?


che si svolgera’

Lunedi’ 7 febbraio 2011, ore 10.00

presso l’Universita’ degli Studi di Milano,
Facolta’ di Scienze Politiche
Sala lauree
via Conservatorio, 7 – Milano


Programma


Presidenza


Antonio Padoa Schioppa
Presidente del Centro Studi sul Federalismo
Universita’ degli Studi di Milano

Relatori


Paola Bilancia
Universita’ degli Studi di Milano
Membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo

Massimo Bordignon
Universita’ cattolica del Sacro Cuore – Milano

Dino Piero Giarda
Universita’ cattolica del Sacro Cuore – Milano

Alberto Majocchi
Universita’ degli Studi di Pavia
Membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo


Discussione
(La conclusione dei lavori e’ prevista per le ore 12.30)


Corte dei conti – Il controllo sui bilanci 2008 delle aziende sanitarie piemontesi


La Sezione regionale di controllo per il Piemonte, avvalendosi di questionari trasmessi dai collegi sindacali delle aziende sanitarie regionali ha verificato il perseguimento degli equilibri di bilancio e la conformità, tanto alle prescrizioni dettate dalle leggi nazionali, quanto alle direttive ed agli obiettivi regionali. Pur in assenza di irregolarità tali da potersi definire gravi e dunque suscettibili di specifica pronuncia, dal referto della Corte emergono criticità di ordine contabile e finanziario riscontrate nelle gestioni delle singole aziende, oltre a disfunzioni rilevate sotto il profilo strettamente gestionale. I principali profili che la Sezione ha ritenuto di segnalare all’Amministrazione Regionale riguardano: i rischi legati ad un sistema di copertura limitato alle sole componenti monetarie della perdita; la tendenza, deresponsabilizzante per le aziende, a tenere una gestione delle spese non correlata strettamente alle risorse esistenti, confermata ed aggravata dai ritardi nell’adozione ed approvazione dei bilanci; la disomogeneità nei dati riguardanti i costi ed i proventi relativi all’intramoenia; gli aumenti dei costi di produzione complessivi, nonché in particolare di quelli di alcune realtà aziendali; la rilevanza della determinazione di specifici obiettivi per la spesa farmaceutica, atteso anche il superamento dei tetti programmati per quella complessiva e per quella ospedaliera; il mancato rispetto da parte di varie aziende dei limiti previsti per le spese di personale; la rilevanza della spesa per consulenze e altre collaborazioni di tipo sanitario e socio sanitario, in particolare da privato, nonché gli incrementi dei costi per premi assicurativi nonostante l’avvio da parte della Regione, dal 2007, di un programma di assicurazione assistita; la rilevanza e vetustà dei crediti delle aziende, fattore che incide sulla liquidità delle stesse; il persistere di una rilevante situazione debitoria e di interessi moratori, nonché di una generalizzata crisi di liquidità delle aziende, e ciononostante la mancata costituzione di fondi per interessi moratori. La Corte, inoltre, sottolinea i fortissimi ritardi nell’adozione ed approvazione dei bilanci relativi al 2008, rispettivamente, da parte delle aziende e della Regione. “Tali ritardi” – osserva la magistratura contabile – “vanno stigmatizzati per le importanti conseguenze sulla programmazione del servizio sanitario regionale, a livello regionale ed aziendale, oltre che sui relativi controlli”. (mll)


Corte dei conti, Referto sulla gestione della Regione Lombardia e degli enti locali


La Sezione regionale di controllo per la Lombardia ha pubblicato il referto sulla gestione della Regione e degli enti locali, composta da più relazioni: sulla Gestione del bilancio della Lombardia per l’esercizio 2009, sulla Gestione della sanità e sulla Gestione del fondo sociale europeo e dei fondi europei destinati al settore agricolo. Il 2009 è stato esercizio particolare perché caratterizzato da un lato, dall’avvio, lento e non privo di contraddizioni del federalismo fiscale e, dall’altro, dall’essere l’ultimo anno di gestione completa dell’VIII legislatura, prima delle elezioni che si sono svolte nel 2010. La Corte ha apprezzato la decisione della Regione di attuare una prima forma di gestione flessibile del Patto di stabilità a livello territoriale, giudicandola “ di estremo rilievo ed interesse sotto diversi punti di vista”:la Regione ha, infatti, ridotto di 40 milioni di euro l’obiettivo del suo patto di stabilità per consentire agli enti locali lombardi, in deroga alla loro disciplina del Patto, di effettuare pagamenti per un importo corrispondente, in base ad alcune condizioni individuate nell’ambito di un accordo fra Regione, ANCI ed UPL. I dati finanziari fondamentali relativi alla gestione del bilancio 2009 sono stati illustrati nell’a pposita relazione approvata il 14 luglio 2010 con delibera n. 771/2010 dalla Sezione, la quale conferma, in questa sede, le proprie favorevoli osservazioni. La Corte ha espresso, però, le proprie preoccupazioni esaminando l’evoluzione di un’o perazione di finanza derivata posta in essere dalla Regione nel 2002. Nel complesso, per la Corte il sistema sanitario regionale “risponde adeguatamente alla richiesta dell’intero territorio regionale”. Quanto alla verifica sulla gestione nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), la Corte formula un giudizio positivo, sia per quel che concerne la funzionalità delle strutture regionali, sia per quanto riguarda il livello di efficienza e di efficacia in termini di spesa, di raggiungimento degli obiettivi di programmazione, di recupero delle somme indebitamente pagate, di gestione delle irregolarità e della fase contenziosa. (mll)


Giorno della Memoria: Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini e Marino Sinibaldi. Questo è stato è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala

Radio3 dalle 20.30 alle 23.00.
Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini Marino Sinibaldi.
Questo è stato
è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala.
Interventi, tra gli altri, di Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione del Memoriale della Shoah di Milano, le sopravvissute all’esperienza del lager Liliana SegreGoti Bauer, la scrittrice Daniela Padoan, che da anni si occupa del tema della testimonianza legata alla Shoah,Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC, che presenta il progetto Volti della memoria. Fotografie degli ebrei deportati dall’ItaliaMoreno Gentili, scrittore e critico della fotografia,Sonia Bo, direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi.

Gli allievi del Conservatorio eseguiranno musiche dei compositori di origine ebraica Mario Castelnuovo Tedesco, Alberto Gentili, Leone Sinigaglia, Renzo Massarani. I Filarmonici della Scala (Agnese Ferraro, violino, e Simone Groppo, violoncello) proporranno invece il Duo per violino e violoncello di Erwin Schulhoff


Ricordando Tommaso Padoa-Schioppa, di Antonio Padoa-Schioppa, scritto raccolto da Anna Tempia

Antonio Padoa-Schioppa, Milano, Chiesa di San Marco, 20 gennaio 2011

Ricordando Tommaso Padoa-Schioppa

Se Tommaso avesse dovuto programmare l’annuncio della sua morte, credo che gli sarebbe tornata alla mente la procedura immaginata in un breve racconto di Campanile, il suo diletto Campanile tante volte letto e citato agli amici, il racconto intitolato “il povero Piero”. Per non ferire la sensibilità dei parenti, la notizia del decesso dello zio viene data con un telegramma il cui testo, che nella prima versione suonava crudo, fu modificato con successive attenuazioni sulla gravità del male, sino alla redazione finale, nella quale, dopo aver comunicato che “lo zio Piero sta bene”, sempre per non allarmare i parenti, inizialmente convocati, si concludeva con la frase: “restate pure dove siete”.

Noi stasera invece siamo qui: per ricordare, attraverso l’ascolto di una musica sublime che Tommaso molto amava, la sua vita e la sua persona. Una persona che molti dei presenti hanno conosciuto: alcuni di noi per una vita, altri negli anni di studio milanesi ormai lontani, altri solo più tardi, attraverso i suoi articoli, i suoi libri, le sue interviste degli ultimi anni.

Tommaso, lo sappiamo bene, era ormai divenuto un personaggio di spicco non solo nazionale, ma europeo e internazionale. La traccia che egli lascia nella vita pubblica italiana ed europea è profonda. La dimostrazione della necessità della moneta unica, l’euro, al quale egli ha dato un impulso decisivo, ormai riconosciuto. Il rifiuto della politica di breve respiro in favore di un’azione di governo lungimirante, che guardi al futuro e prepari valide condizioni di vita per chi verrà dopo di noi, a cominciare dai giovani di oggi: un obbiettivo da lui tenuto ben fermo con mano sicura nei due anni in cui è stato al governo, pur nel frastuono assordante e desolante di un’Italia politica dalla veduta corta.

L’iniziativa, alla quale ha lavorato sino agli ultimi giorni della sua vita, di una riforma degli standards delle monete a livello planetario, concepita come risposta della politica agli squililbri indotti dalla globalizzazione. Sono, queste, alcune soltanto tra le imprese di rilievo storico alle quali Tommaso ha dato un contributo essenziale di pensiero e di azione.

L’efficacia indiscutile (lo dicono i fatti) del suo operare era legata ad almeno due elementi. Da un lato, ad una capacità eccezionale di analisi e di sintesi concettuale (un autorevole commentatore ha parlato a suo proposito di “cristal clear intellect”), e questo su temi anche tecnicamente complessi: che si trattasse di sistema dei pagamenti o di vigilanza bancaria, di mercati finanziari o di sistemi contabili, di borse o di derivati, Tommaso era in grado di descrivere con un limpido linguaggio comune la realtà dei fatti, i difetti del sistema, i rimedi necessari.

Anche i suoi articoli e i suoi libri sono modelli di chiarezza e di profondità. D’altro lato, Tommaso aveva un autentico dono per il rapporto con chi doveva e poteva decidere, al livello tecnico come al livello politico: che si trattasse di convincere un collegio o invece di colloquiare con un politico, Tommaso sapeva come condurre il discorso, con logica impeccabile, con convinzione, con realismo, con pacatezza, lungo i canali che avrebbero portato al consenso dell’interlocutore. Due doni ben rari a trovarsi in una stessa persona. A ciò si aggiungeva, nei rapporti di lavoro con i tanti collaboratori di ogni grado, un rispetto e un’attenzione per la persona di chi lavorava con lui che suscitava in ciascuno di loro entusiasmo e dedizione commoventi, che duravano poi immutati nel tempo. Sapeva, d’altronde, anche essere severo, caustico, sferzante; ma sempre con i forti, mai con i deboli, mai con chi riteneva in buona fede.

Se ora ci chiediamo se vi sia un filo conduttore, un filo rosso che lega tra loro questi caratteri distintivi della sua opera, la risposta è semplice e complessa ad un tempo. Non di un solo filo si tratta, ma di un intreccio di fili. La convinzione che non gli uomini, ma le istituzioni possano diventare più sagge se si abbia la capacità di adeguarle alla realtà che muta. La fiducia che un’argomentazione razionale, spiegata con chiarezza tale da essere intesa senza bisogno di ricorrere a tecnicismi, sia in grado di convincere un interlocutore capace di ascolto, purchè chi argomenta creda davvero in ciò che dice. La concezione del potere come servizio e del servizio pubblico come altissima funzione civile, a favore del cittadino: un’idea, quest’ultima, alquanto inusuale in Lombardia, che egli maturò giovanissimo ispirandosi ai modelli di altri paesi, in particolare della Francia, conosciuta e amata attraverso amicizie di una vita. La consapevolezza che in un mondo di violenze e di guerre solo il superamento delle sovranità nazionali nella prospettiva del federalismo politico possa preparare un futuro di pace, secondo l’intuizione che fu già di Dante, più tardi del Kant cosmopolitico e dei federalisti americani. E che nel Novecento, dopo la tragedia immane delle due guerre mondiali, nutrì il pensiero e l’azione politica di uomini come Altiero Spinelli e Jean Monnet. E’ l’ideale che ha generato l’Unione europea, dalla Ceca del 1950 sino all’Euro dei nostri giorni: una costruzione grandiosa, anche se tuttora incompiuta, alla quale Tommaso ha dato un luminoso apporto di pensiero e di azione. Credo di non sbagliare se affermo che egli ha esercitato, negli anni dell’euro, un ruolo analogo a quello che Altiero Spinelli, Jean Monnet e Mario Albertini hanno svolto nei decenni della genesi della Comunità europea, dell’istituzione del Parlamento europeo e del Mercato unico.

Perché per lui l’euro costituiva, al fondo, una via maestra, una tappa potenzialmente decisiva per raggiungere l’unificazione politica dell’Europa. Per questo si è battuto con successo per la moneta unica. Tommaso riteneva che la politica, la politica alta, la sola che lo interessasse, non sia l’arte del possibile ma sia invece la capacità di rendere possibile ciò che è giusto e necessario. Alla radice, alla fonte di un’attività senza soste dispiegata da Tommaso nell’arco di quattro decenni, sta una concezione precisa dell’uomo e della vita, che spiega tante cose di lui, della sua carriera, della sua opera. Alla base vi era la convinzione che il fine non giustifica mai i mezzi. E che pertanto non bisogna in nessun caso, per nessuna ragione al mondo, derogare alla correttezza personale e al rigore etico per conseguire posizioni di potere o vantaggi di quasiasi natura. Alla base vi era inoltre in lui la fiducia che la parte sana e morale di un individuo e di un popolo possa prevalere sulle pulsioni distruttive dell’egoismo e dell’interesse, che pure (egli lo sapeva bene) fanno parte della natura umana individuale e collettiva.

Un atteggiamento, questo, che il cittadino comune capiva molto meglio di tanti esponenti dell’élite: quanto spesso, negli ultimi anni – decine di volte, e rammento solo le occasioni in cui eravamo insieme nelle vie di una città itaiiana – ho assistito alla scena di persone che (sorprendendosi che egli andasse a piedi, senza auto e senza scorta) lo fermavano in strada, sempre e soltanto per dirgli semplicemente “grazie”. Questo era per lui, credetemi, più gratificante di ogni elogio pubblico, che peraltro in Italia gli è stato largamente risparmiato, almeno sino a un mese fa.

Mentre dall’estero, i riconoscimenti e i messaggi di questi giorni sono commoventi perché esprimono concordemente il rimpianto per una perdita che molti in Europa (ma anche negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone, in Brasile e in altri Paesi) ritengono grave, quando non addirittura irreparabile: in tanti messaggi si legge, in varie lingue, a proposito della sua scomparsa, la parola “tragedia”.

La fonte vera della sua azione scaturiva dunque da un sostrato di valori alti.

Anche il rapporto straordinario con i figli e con il padre, anche il legame profondo con il fratello e con le sorelle, anche il valore dell’amicizia erano per lui aspetti essenziali dell’esistenza. La sua vita, negli ultimi tredici anni Tommaso la ha vissuta in comunione perfetta con la persona incomparabile che è Barbara Spinelli, che stasera saluto qui con commozione. E’ stata, quella di Tommaso, una vita intessuta di vere sofferenze ma anche di vera felicità. Una vita nutrita, pur nel ritmo incalzante del suo lavoro, di ininterrotte riflessioni personali e di quotidiane letture e meditazioni sui grandi del pensiero, della religione e dell’arte.

Tommaso amava la vita. Si rideva spesso, con lui. E certo non solo leggendo Campanile. Anche per questo abbiamo scelto, con Barbara, una fotografia di Tommaso sorridente, accompagnata – nel cartoncino che avete trovato all’ingresso – dalla citazione di tre frasi da lui dettate in ricordo di Paolo Baffi, ma che a me paiono molto appropriate anche per descrivere alcuni aspetti di lui.

La sua vita è stata interrotta. Bruscamente, drammaticamente, quasi con un misterioso simbolismo preordinato dal destino, in una sera in cui avevamo contemplato per sua iniziativa il grandioso Michelangelo della Sistina e mentre egli si accingeva a salutare gli amici. Tommaso non sapeva di dover morire proprio ora.

Era al culmine delle sue capacità intellettive e costruttive. Ma era anche preparato alla morte. Chi lo ha conosciuto bene lo sa. Era cosciente di “aver combattuto la buona battaglia” e di “aver conservato la fede”, come ha scritto San Paolo. Era in pace con se stesso e col mondo.

Ora dobbiamo continuare senza di lui. E non sarà mai più la stessa vita,

almeno per alcuni di noi. Mai più. Ma la sua opera resta. Il suo esempio morale e civile resta. E resterà. La stessa sua fine prematura già comincia a mostrare segni di fecondità: da tante parti, anche inattese, non si vuole che le sue idee periscano con lui.

Stiamo per ascoltare il capolavoro di Mozart. Come sappiamo, è l’ultima

opera della sua vita, chiusa ad appena 35 anni. E le ultime note che egli ha scritto sono le prime note del Lacrymosa del Requiem. Avrei voluto che l’orchestra per un momento si fermasse. Ascoltiamo, pensando che, scritte quelle note, la vita del sommo artista si è spenta. Anche la vita di Tommaso si è spenta alle prime parole di saluto agli amici, quella sera.

Ma la musica del Requiem è stata completata. E l’opera di Tommaso continuerà.

Tommaso, non hai vissuto invano. Non sarai dimenticato.

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Caro Paolo

ecco il testo del ricordo di TPS fatto da suo fratello Antonio. Come vedi é un discorso che mescola vari piani tra il pubblico e il privato, e che io sento si deve portare a conoscenza di chi lo desidera ricevere.

Anna Tempia


Governo e Parlamento – Biotestamento: ripreso l’esame alla Camera

Dopo un lungo stop la commissione Affari costituzionali ha ripreso l’esame del provvedimento per fare in modo che per febbraio si possa veramente arrivare al voto dell’Aula della Camera come deciso dalla conferenza dei capigruppo pochi giorni fa.
Certo poi il biotestamento, avendo subito delle modifiche, dovrà tornare al Senato dove era stato approvato quasi due anni fa nel marzo del 2009.
Tra le modifiche più importanti apportate dalla commissione Affari sociali c’è da registrare l’apertura su alimentazione e idratazione che non sono considerate terapie e quindi potranno essere sospese qualora dovessero risultare inefficaci.

“Il testo non è stato stravolto – disse all’epoca Giuseppe Palumbo (Pdl), presidente della commissione Affari sociali della Camera, dopo l’approvazione – ma ci sono state delle modifiche importanti che lo hanno cambiato un pò senza mutarne la struttura”.

Un lavoro lungo e delicato quello svolto da Palumbo e colleghi durato dieci mesi: da luglio 2009 a maggio 2010 poi lo stop improvviso in cui sembrava che la Camera si fosse dimentica del biotestamento. Fino a pochi giorni fa quando comoe detto la conferenza dei capigruppo, nel decidere l’agenda dei lavori per il 2011, ha stabilito per il testamento biologico l’esordio in Aula a febbraio.

I nove articoli su cui si confronterà l’Assemblea di Montecitorio che compongono il ddl, seppur con delle modifiche, è il testo Calabrò licenziato dal Senato con 150 voti a favore, 123 contrari e 3 astenuti, nel marzo del 2009.

Queste le principali novità introdotte in Commissione Affari sociali della Camera

vai alla scheda:

QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Biotestamento: ripreso l’esame alla Camera.


“Definire i Livelli essenziali di assistenza”, proposta della Fondazione Angelo Celli e del Centro promozione per la Salute di Arezzo

SALUTE MENTALE: “DEFINIRE I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA”

La proposta della Fondazione Angelo Celli e del Centro promozione per la Salute di Arezzo è stata presentata ieri a Roma al convegno “Il diritto alla salute mentale”. Per i promotori dell’iniziativa è un modo per dare “maggiore efficacia e ampiezza di risultati operativi allalLegge 180, peraltro mai compiutamente e omogeneamente applicata in ogni area del Paese”

immagine riflessa in uno specchio rotto

ROMA – “Definire i Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale”. È quanto si chiede nella proposta presentata ieri mattina a Roma durante il convegno nazionale “Il diritto alla salute mentale” svoltosi presso Palazzo Valentini e organizzato dalla Fondazione Angelo Celli e dal Centro promozione per la Salute di Arezzo. Durante i lavori della mattinata, infatti, gli organizzatori hanno presentato una proposta per chiedere al governo di definire i Lea per la salute mentale, per dare, spiegano del testo della proposta, “maggiore efficacia e ampiezza di risultati operativi alla Legge 180, peraltro mai compiutamente e omogeneamente applicata in ogni area del Paese”.

“Sappiamo che questa nostra proposta cade in un momento particolarmente difficile – ha affermato Bruno Benigni, presidente del centro Franco Basaglia di Arezzo -. Nessuno di noi ha l’illusione che si possa tradurre automaticamente in una sorta di disegno di legge o di provvedimento amministrativo. L’importanza di questo documento è dovuta a una riflessione che abbiamo fatto insieme sullo stato del Paese e del dibattito sui problemi che dobbiamo affrontare per salvaguardare il punto di partenza fondamentale della legge 180 che è stato quello della chiusura dei manicomi, per evitare regressioni e sviluppare invece la sua applicazione. Speriamo che questo testo costituisca una sorta di base comune di diritti da mettere alla base dei movimenti che si devono esercitare per affermare la riforma”. Punto centrale del documento, secondo i promotori, è infatti la mancata applicazione “universale” della legge Basaglia su tutto il territorio nazionale. “Di fatto – si legge nella proposta – la legge n.180/1978 non è mai del tutto universalmente applicata e d’altronde le sue varie fasi di traduzione operativa hanno proceduto lentamente con forti resistenze conservatrici, e non si sono concluse in tutti i luoghi allo stesso modo”.

“Siamo consapevoli che la riforma va applicata – ha spiegato ancora Benigni -, perché partiamo dall’assunto che la legge 180 è irreversibile anche se sono molto forti e reiterati i tentativi della sua deformazione nel tempo. Ormai, il problema centrale dopo i manicomi, è quello di costruire la rete dei servizi per l’affermazione dei diritti delle persone che non solo hanno bisogno di essere curate, ma dei cittadini che hanno bisogno di preservare la salute”. La risposta a questo, spiegano gli organizzatori del convegno, potrebbe essere proprio la “definizione dei Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale – si legge nel testo – che dia sostanza condivisa a tutti servizi nati dalla riforma psichiatrica. Provvedervi, anche in un periodo di crescenti difficoltà economiche, appare necessario per evitare l’illusione che una regressione nel sistema di cure sia oggi giustificata dall’idea che nulla di utile è stato fatto fino ad ora e che bisogna cambiare radicalmente strada. Questo documento si regge quindi sull’assunto che la legge non va cambiata ma va resa pienamente operativa, con una normativa che definisca i doveri dei servizi oltre che i diritti dei cittadini”.

Il testo, di una decina di pagine, tratta dell’assistenza sociosanitaria delle persone adulte con disturbi mentali e disturbi neuropsichici, dell’assistenza semiresidenziale e residenziale e dei percorsi individuali, Ma tiene anche conto “delle lacune registrate nella rete dei servizi e raccoglie, in aggiunta, elaborazioni e sollecitazioni provenienti dalle buone pratiche prodotte in Italia nel trentennio trascorso”. L’obiettivo, ha concluso Benigni, è quello di “costituire una sorta di carta comune su cui erigere le diverse iniziative per raggiungere lo scopo fondamentale che è l’applicazione della 180 ma anche la costituzione di uno stato sociale dei diritti in cui c’è appunto la salute dei cittadini”. (Giovanni Augello)

(26 gennaio 2011)

Legge Basaglia, Cecchini: “Con il federalismo 20 sistemi sanitari diversi”

Italia divisa per regioniPer l’assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma il passo avanti da fare è individuare dei Livelli di assistenza “comuni a tutte le regioni” affinché nessun territorio “possa scendere al di sotto”

Livelli essenziali di assistenza per la salute mentale, l’Unasam dice “no”

pollice versoLa presidente, Gisella Trincas: “Non c’è bisogno di una legge. La questione, semmai, è come lo Stato può costringere le Regioni a programmare gli interventi, mantenendo alti i livelli di qualità degli stessi”. Il “pericolo” di un intervento in materia

in: SuperAbile INAIL, Salute – Salute mentale: “Definire i Livelli essenziali di assistenza”.


PEQuOD, la collana di quaderni come mappe per approfondire l’epidemiologia psichiatrica italiana, Il Pensiero Scientifico

Navigando con PEQuOD
PequodNon poteva che chiamarsi PEQuOD, la collana di quaderni come mappe per approfondire l’epidemiologia psichiatrica italiana. La baleniera di Moby Dick era lo strumento per avvicinarsi alla conoscenza, secondo Melville, insieme alla mappa. Sarebbe bello se PEQuOD sollecitasse contributi utili e originali, per giungere a “ragionevoli congetture, quasi a certezze” sui percorsi da seguire per arrivare ad una salute mentale migliore per i nostri cittadini.


Che cos’ è il binge drinking? Parlare ai ragazzi per informarli sugli aspetti positivi e negativi dell’alcol

In cosa consiste il binge drinking?
Nel bere una grande quantità d’alcool nel minore tempo possibile fino a stordirsi. Gli effetti di questo fenomeno sono noti si va dal coma etilico alla perdita del controllo delle proprie azioni e si diventa pericolosi per se stessi e per gli altri, per non parlare degli effetti negativi sulla salute che rischiano di essere permanenti. Il Binge drinking rischio di essere solo un inizio perché è frequentemente associato all’uso di sostanze stupefacenti.

In qualità di genitore, cosa fare?
Cercare di metterli in guardia e di responsabilizzare i ragazzi, ma il compito non è facile in un periodo in cui l’appartenenza a un gruppo è molto forte, l’adolescenza è un momento particolare in cui l’aspetto ribellione è necessario, segna il passaggio all’età adulta. Bisogna trovare le parole e il tono giusto per comunicare con i ragazzi.

Non c’è bisogno di assumere un tono paternalistico o moralistico, non lo accetterebbero, bisogna evitare le frasi fatte come “Non è bene quello che fai”, “Mi fa male vederti ridotto così”, “Cosa penseranno gli altri?”“Non sai il dispiacere che dai alla tua mamma” avrebbero solo l’effetto opposto, parlargli dei rischi della salute come la cirrosi epatica cancro del fegato non serve a molto a un ragazzo o una ragazza di 14 anni è un problema che non arriva, che non sente suo.

Bisogna trovare aspetti negativi più diretti e vicini, dico quello che faccio io, “Il consumo di alcol fa avere un aspetto brutto, sporco e trasandato”, “Alcol ti fa puzzare non ti si avvicina nessuno”“Alcol ti fa avere un alito cattivo, se hai un alito cattivo nessuno ti bacia, figurati fare altro!” “Alcool diminuisce la libido”.Lasciate in giro, senza dare a vedere , in casa opuscoli sulle storie di giovani e incidenti stradali.

Alcol la prima causa di morte tra i 15-24 anni, la prevenzione
In effetti gli incidenti stradali è la principale causa di morte tra i 15-24 anni, il 50% degli incidenti stradali sono causati da persone che hanno i valori alcolmetrici alti e fuori dalla norma, con 2 bicchieri di alcool, i rischi di incidenti è moltiplicato per 2, con 3 bicchieri per 10, con 5 bicchieri di 35. Infine, è possibile anche mettere in guardia sui pericoli del coma etilico. Al di là del fatto che essi richiedono un ricovero ospedaliero non è raro la morte per soffocamento da vomito   ….

Vai all’intero articolo qui:: papille vagabonde: Che cos’ è il binge drinking? Parlare ai ragazzi per informarli sugli aspetti positivi e negativi dell’alcol.


ELENCO degli ATTENTATI terroristici islamici dall’11 settembre 2001 al 2010, 745 pagine


Giovanni De Sio, TERRORISMO ISLAMICO – RADICI STORICHE


Peter Ward: «Addio Venezia e Miami. Arriverà il nuovo diluvio, 26.1.2011, di GABRIELE BECCARIA PER LA STAMPA

Di ritorno dal Polo Sud e di passaggio a Roma per il Festival delle Scienze il professor Peter Ward, star della paleontologia, riassume le sue idee sulla Terra con una metafora immobiliare: «Se dovessi comprare casa, non lo farei mai a Venezia e tanto meno in Bangladesh ed escluderei anche tutte le “terre basse”».

Di catastrofi ne mastica, perché è considerato uno dei grandi esperti di estinzioni e i suoi ultimi saggi sono come un pendolo che oscilla tra il passato remoto del Pianeta, antico almeno 4 miliardi e mezzo di anni, e il futuro prossimo. In poche parole, se ciò che ci sta alle spalle fa venire i brividi – almeno 5 cancellazioni di massa che hanno ridotto ogni volta la vita al lumicino – quello che ci aspetta è perlomeno problematico. 

Professore, lei ha scritto «The Flooded Earth», la Terra sommersa, e prevede niente meno che un secondo diluvio: nella sua distopia immagina, tra l’altro, una Miami del 2120 diventata un’isola senza legge e le ultime terre fertili del Midwest trasferite nel 2515 in una repubblica chiamata «Antarctic Freehold State». A meno che non si prendano misure drastiche, aggiunge lei. Ma i critici sostengono che la lettura del saggio sia deprimente, forse troppo.

«Posso dirle che ho lavorato nell’Antartico negli ultimi 3 anni e tra 3 settimane ci tornerò. Cerco di capire la velocità con cui lo strato dei ghiacci si sta sciogliendo e allo stesso tempo le varie fasi di riscaldamento globale che si sono verificate nel passato, quelle che ho raccontato in un altro libro, “Under a Green Sky”».
E qual è la sua conclusione?

«Molte zone dei cinque continenti che si trovano vicino alle coste sono in pericolo, comprese quelle che ospitano grandi aeroporti, come a San Francisco. Mi impressiona che nella mia città, Seattle, sia stato costruito un tunnel per il traffico basato sulla previsione di una crescita massima del mare di mezzo metro nel prossimo secolo, ma se il livello dovesse salire di un metro e mezzo…».

E’ questo lo scenario più vicino alla realtà?
«E’ proprio il “near term” – il breve periodo – a essere problematico: se la popolazione mondiale si avvicina ai 6.5 miliardi e se nei prossimi 50 anni salirà fino a 9 e se, nello stesso periodo, i mari saliranno di mezzo metro e poi di 1 e mezzo entro il 2100, da dove arriverà il cibo?». 

Dovremo dire addio a tante pianure che ci garantiscono mercati e supermarket pieni?
«E’ incredibile quanto cibo sia prodotto nelle “terre basse”, come in Asia: la maggior parte del riso proviene dai delta, dove i fiumi si gettano nell’oceano. Ma non appena i mari si alzeranno, quelle zone verranno cancellate. La mia equazione è quindi la seguente: “Troppi esseri umani più acqua in veloce ascesa uguale scarsità di cibo”. Il mio libro cerca di capire quanto rapidamente questo avverrà». 

Lei descrive una catastrofe quasi inevitabile, ma le contromisure? Può spiegarle?«Penso che i problemi maggiori siano oggi in Cina e in India e siano legati alle loro emissioni inquinanti e gli effetti si vedono proprio nell’Antartico, con enormi distese di “icesheets” che stanno svanendo. Sono loro che custodiscono il destino dell’umanità: che cosa succederà, per esempio, se dovremo trasferire strade, aeroporti e tante altre infrastrutture? Ci vorranno spaventose quantità di denaro, eppure il metro e mezzo in più del livello dei mari potrebbe non essere l’ultimo scenario. Anzi. Ci potrebbe essere un’accelerazione a 3 metri entro il 2200, fino a un massimo di 5-10. Allora tutte le città costiere sarebbero a rischio». 

E i famosi Protocolli anti-emissioni, da Kyoto a Copenhagen? Servono a qualcosa?

«In realtà non funzionano. Come posso dirlo in modo diplomatico? Negli Usa i repubblicani – che si rivelano “brainless”, senza cervello – non permettono di fare nulla di efficace contro il riscaldamento globale. Il buon senso rimane all’Europa, che ora – credo – ha in mano i destini del mondo».
Quante probabilità abbiamo di scongiurare il «diluvio»?
«Sono pessimista sulla possibilità di fermare l’innalzamento dei mari nel prossimo secolo, ma sono ottimista sull’intelligenza della nostra specie e sulla capacità di affrontare il problema. L’aumento dei mari è così graduale che, di per sé, non uccide nessuno, la fame, invece, sì. Che cosa succederà quando il Bangladesh, con il doppio della popolazione attuale, perderà un terzo del territorio? Dove andrà tutta quella gente? Sono quindi immaginabili giganteschi esodi, con una fuga nelle zone dove ci siano ancora acqua potabile e terre da coltivare». 

Lei studia le estinzioni di massa che hanno segnato la Terra: si preannuncia una sesta, provocata non più dalla natura ma dall’uomo?
«In realtà è diverso. L’umanità si sta costringendo a quella che definisco una “mortalità di massa”. Ci aspettano tempi duri: negli Anni 70 molti studiosi e organizzazioni sollevavano la questione del boom della popolazione: spiegavano che eravamo troppi ed eravamo “solo” 4 miliardi. Eppure, adesso che ci avviciniamo al doppio, non si sente più alcun allarme, anche se non c’è dramma peggiore». 

Boom della popolazione, scioglimento dei ghiacci, accelerazione del riscaldamento globale: secondo le sue ricerche sulla Terra prima dell’uomo, ogni impennata delle temperature è stata segnata dalla brusca crescita di un gas tossico – il solfuro di idrogeno – che ha asfissiato la maggior parte delle creature. E’ una prospettiva che si ripeterà sul lungo termine? Siamo seduti su una bomba a orologeria?

«Certo che la bomba a orologeria esiste. Naturalmente non mi riferisco alle profezie che vanno per la maggiore e che sono stupidaggini, come quelle dell’asteroide che ci annichilirà. Il pericolo finale – che ho descritto nel saggio “Under a Green Sky” – è invece rappresentato dalle conseguenze dell’effetto serra: se l’equilibrio energetico della Terra muta, con l’Artico e l’Antartico che si riscaldano più velocemente rispetto all’Equatore, si riduce progressivamente la circolazione delle correnti oceaniche, finché queste si bloccano irrimediabilmente. E’ allora che ha inizio il processo che scatena la produzione di sulfuro di idrogeno e distrugge l’ossigeno indispensabile alla vita. Questo è il punto, anche se fortunatamente si tratta di una prospettiva in là nel tempo, tra 5-10 mila anni o forse 100 mila. Il pericolo imminente e che riguarda il prossimo secolo – ripeto – è piuttosto la crescita dei mari indotta dall’umanità: ciascuno di noi è diventato un piccolo vulcano artificiale che getta nell’atmosfera troppa CO». 

Se questi sono gli allarmi, perché gli scienziati non riescono a intercettare l’attenzione dell’opinione pubblica? In che cosa sbagliano?
«Hanno il peso di una grande responsabilità e hanno fallito nel parlare all’opinione pubblica. Noi scienziati siamo colpevoli di parte del male che sta accadendo. Faccio un esempio: nelle università americane esiste il meccanismo del “tenure”, che prevede la valutazione del lavoro di un professore dopo un periodo di 7 anni. E’ incredibile che si venga giudicati solo per gli articoli “tecnici”: quelli divulgativi rivolti al grande pubblico non contano nulla».

Marcello Sorgi, Se anche i sondaggi non contano più – LASTAMPA.it

Il Pdl, attorno al 30 per cento o appena più sotto, non ha risentito (o ha risentito pochissimo) del caso Ruby. Il Pd, che oscilla tra il 24 e il 26, di conseguenza non ne ha beneficiato. La Lega è sempre forte, 11-12. Il Terzo polo può arrivare al 13, ma mentre l’Udc è stabile attorno al 6, Fli si muove su una banda larga che va dal 3,5 all’8. Allo stesso modo Vendola e la sinistra radicale, attualmente fuori dal Parlamento, sono quotati, in caso di voto, fino al 15 per cento.

Ma a un certo punto Mannheimer Ghisleri e Weber hanno tirato fuori l’ultimo dato, relativo agli elettori che non si pronunciano, arrivati addirittura al 40 per cento. Se la metà ci ripensa, spiegavano – e non è affatto impossibile che accada, specie in caso di elezioni politiche -, dalle urne usciranno sorprese imprevedibili. Così, per la prima volta, davanti al record degli italiani nauseati dalla politica che sono diventati il primo partito, i sondaggisti hanno dovuto ammettere che anche i loro stessi sondaggi ormai non contano più.


JON ELSTER, La spiegazione del comportamento sociale, Il Mulino 2011, pp. 608, € 48,00, ISBN 978-88-15-13944-3

Se lo scienziato sociale è a suo modo un «risolutore di enigmi», questo libro è il suo prontuario.

Sviluppando i contenuti di «Come si studia la società. Una “cassetta degli attrezzi” per le scienze sociali», Elster, nella sua analisi della spiegazione del comportamento sociale, conferma la propria inclinazione verso modelli di medio raggio in cui teoria e ricerca si confrontano costantemente, e mostra una insaziabile curiosità intellettuale che lo porta a continui sconfinamenti nei territori della psicologia, della letteratura, della filosofia, dell’economia, delle scienze naturali. Ma soprattutto esprime una inesauribile propensione a scoprire e risolvere «puzzle», nel senso di rompicapo o enigmi e cioè fatti empirici che contrastano col senso comune o con qualche aspettativa teorica.

Jon Elster insegna Scienze sociali alla Columbia University di New York e al Collège de France. Tra i suoi libri tradotti dal Mulino: «Sensazioni forti» (2001), «Ulisse liberato» (2004), «Ulisse e le sirene. Indagini sulla razionalità e l’irrazionalità» (2005), «Chiudere i conti. La giustizia nelle transizioni politiche» (2008) e «La volontà debole» (2008).

INDICE: Presentazione, di Filippo Barbera. – Premessa. – Introduzione. – PARTE PRIMA: SPIEGAZIONE E MECCANISMI. – I. La spiegazione.

– II. I meccanismi. – III. L’interpretazione. – PARTE SECONDA: LA MENTE. – IV. Le motivazioni. – V. Egoismo e altruismo. – VI. Miopia e previdenza. – VII. Le credenze. – VIII. Le emozioni. – PARTE TERZA: L’AZIONE. – IX. Desideri e opportunità. – X. Persone e situazioni. –

XI. La scelta razionale. – XII. Razionalità e comportamento. – XIII. Reagire all’irrazionalità. – XIV. Alcune implicazioni per l’interpretazione testuale. – PARTE QUARTA: LEZIONI DALLE SCIENZE NATURALI. – XV. Fisiologia e neuroscienze. – XVI. La spiegazione attraverso le conseguenze e la selezione naturale. – XVII. Selezione e comportamento umano. – PARTE QUINTA: L’INTERAZIONE. – XVIII. Conseguenze non intenzionali. – XIX. L’interazione strategica. – XX. Giochi e comportamento. – XXI. La fiducia. – XXII. Le norme sociali.

– XXIII. La formazione collettiva delle credenze. – XXIV. L’azione collettiva. – XXV. Prendere decisioni collettive. – XXVI. Organizzazioni e istituzioni. – Conclusioni. Sono davvero possibili le scienze sociali? – Bibliografia. – Indice analitico.


Notiziario C.A.R.D. – a cura di e Gilberto Gentili

Notiziario C.A.R.D. – a cura di [Panorama della Sanita] e Gilberto Gentili

24/01/11 CRITERI DI APPROPRIATEZZA CLINICA, TECNOLOGICA E STRUTTURALE NELL’ASSISTENZA DELL’ANZIANO
24/01/11 PUBBLICATE LE LINEE DI INDIRIZZO PER LA PREVENZIONE NELLE SCUOLE DEI FATTORI DI RISCHIO INDOOR PER ALLERGIE ED ASMA
24/01/11 SITI: PERCHÈ È NECESSARIO VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
24/01/11 PIEMONTE: AL VIA LA RETE DI PREVENZIONE PER L’INFARTO
24/01/11 BOLZANO, CARTA DEI SERVIZI: INIZIATA LA DISTRIBUZIONE DELLE NUOVE TESSERE
24/01/11 PEDIATRI DI FAMIGLIA: NASCE A MILANO SIMPEF, IL SINDACATO DEL FUTURO
24/01/11 INAUGURATO IL PRIMO MASTER UNIVERSITARIO PER MEDICI DI FAMIGLIA
24/01/11 ETICHETTATURA CIBI, APPROVAZIONE DEFINITIVA DDL IN COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA
24/01/11 DENUNCIA DEI FARMACISTI VENETI: IRREPERIBILI NUMEROSE SPECIALITÀ CON GRAVE DISAGIO PER I PAZIENTI
24/01/11 I GINECOLOGI: DONNE IN GRAVIDANZA, VACCINATEVI CONTRO L’INFLUENZA
17/01/11 ARTRITE REUMATOIDE: PER 9 PAZIENTI SU 10 DOLORE E RIGIDITÀ ARTICOLARE MATTUTINA COMPROMETTONO LA QUALITÀ DI VITA
17/01/11 TUMORE AL COLLO DELL’UTERO, PARTE “AURORA” PROGETTO DI PREVENZIONE PER I NUOVI STATI EUROPEI
17/01/11 UN AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO PER PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI
17/01/11 INFLUENZA AH1N1: IL VACCINO PANDEMICO È STATO EFFICACE NEL 70% DEI CASI
17/01/11 RIORDINO PUNTI NASCITA. LA SIGO: SI PROCEDA SENZA DEROGHE. I GINECOLOGI SPIEGANO ALLE DONNE COME RICONOSCERE LA QUALITÀ
17/01/11 IN VIGORE LE NUOVE NORME SULL’IDONEITÀ ALLA GUIDA DELLE PERSONE AFFETTE DA EPILESSIA
17/01/11 LA VACCINAZIONE TRA DIRITTO E DOVERE. QUALE COMUNICAZIONE PER FACILITARE LA SCELTA?
17/01/11 SICILIA: INFORTUNI SUL LAVORO, ISTITUITO OSSERVATORIO REGIONALE
17/01/11 TOSCANA: DIOSSINA, LE ASL FARANNO CAMPIONAMENTI STRAORDINARI
17/01/11 PIEMONTE: LISTE D’ATTESA NEI SERVIZI SOCIO SANITARI

da: Distretti Sanitari.


A Milano arriva il cohousing, il nuovo modo di vivere in comunità | Eleonora Bianchini | Il Fatto Quotidiano

l capoluogo lombardo è la prima città in cui sbarca la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata: dall’orto collettivo alla baby sitter in comune fino al car sharing

Pannelli fotovoltaici per risparmiare sulle bollette di luce e gas, banca del tempo per garantirsi la baby sitter gratis e palestra con bagno turco inclusi nel prezzo d’acquisto dell’immobile. Ma anche un orto per far crescere le verdure bio, la possibilità di organizzarsi con il car sharing e soprattutto la certezza di potersi fidare dei propri vicini di casa. Tutto questo e molto di più è il cohousing, la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata. In Italia, sebbene sia ancora agli albori, èCohousing.it la community che ha l’ha tradotta in realtà. Nata a Milano, attraverso la società di servizi Cohousing Ventures, ha curato i nuclei abitativi partecipati di Urban Village Bovisa 01Cosycoh in città, e TerraCielo, complesso di 60 appartamenti a Rodano, pronto per l’estate 2011.

A differenza delle imprese immobiliari non chiede una percentuale sulla vendita, ma il pagamento di una quota associativa (2.500 euro per l’acquisto, 500 per l’affitto) per retribuire gli stipendi di impiegati e psicologi che seguono gli acquirenti dalla prima riunione di programmazione partecipata. E’ l’unica impresa italiana, per ora, che prima presenta il progetto di cohousing e poi raccoglie le adesioni. Il contrario di quanto fanno i gruppi spontanei, nuclei di famiglie che si conoscono ma che raramente arrivano all’obiettivo. “Dalla presentazione alle chiavi in mano passano circa due anni”, spiega Nadia Simionato di Cohousing.it. “Chi è interessato ci contatta via web e con la newsletter teniamo aggiornati sulle abitazioni in vendita o in affitto”. E le adesioni negli ultimi anni sono in aumento. “Nel 2006 abbiamo lanciato una ricerca su Internet, da cui è emerso che le esigenze di socialità e le buone pratiche della convivenza oggi sono prioritarie. In 3 settimane oltre 3500 persone hanno manifestato interesse per il cohousing”.

Un boom che riproduce modelli collaborativi del passato, attraverso la relazione con il vicino di casa con cui oggi, specie nelle grandi città, non si interagisce. “I più resistenti al cohousing sono gli over 50, che hanno già una vita stabile, figli adolescenti e non sono disposti a cambiare quartiere”, prosegue Simionato. “Le giovani coppie e i single invece cercano un grado maggiore di interazione da cui possono ricavare beneficio: tra i residenti qualcuno è disposto a fare da babysitter o a gestire un piccolo asilo nido interno e per ripagare il servizio, ad esempio, ci si organizza per fare la spesa”.

E i vantaggi della vita comune portano anche a risparmi importanti: “Nel nuovo complesso di Rodano saranno costruite anche sauna e palestra e i residenti risparmieranno sull’abbonamento. Potranno disporre di un’area verde da coltivare e per 20 anni, grazie ai pannelli fotovoltaici, dovranno pagare solo la bolletta elettrica”, aggiunge Michele Bonelli di Cohousing Ventures. “Visto che tutti si conoscono e si fidano reciprocamente non sarà necessario chiudere la porta di casa. Di solito per andare al lavoro si organizzano spontaneamente con il car-sharing e aderiscono ai gas (gruppi di acquisto solidale, ndr) per comprare biologico e accorciare la filiera distributiva”. Una vita basata su etica e sostenibilità che anche l’imprenditore che avanza il progetto deve condividere visto che non sposa la speculazione. “Le proposte che arrivano dai privati o dalle aziende sono numerose”, puntualizza Bonelli, “perché l’idea del cohousing risponde a un bisogno di fare comunità che sul mercato oggi ha più possibilità di incontrare acquirenti”.

Tuttavia i committenti possono anche essere amministrazioni pubbliche. Ma gli ostacoli sono tanti: “Alcune si sono ispirate a noi per modelli di social housing, quello che un tempo erano le ‘case popolari’ – prosegue Bonelli – Ci chiedono assistenza per progetti che prima o poi partiranno. Al momento a bloccare l’avvio sono i cavilli burocratici. E anche i grandi speculatori, dal Gruppo Ligresti al comparto edile coinvolto nell’Expo 2015, godono di un mondo di relazioni a cui non abbiamo accesso”.

E il cohousing, nonostante le economie di scala, non è sostenibile per tutti: “Qui a Rodano costa 3000 euro al metro quadro – sottolinea Bonelli – anche se i pannelli solari permettono di risparmiare 1000 euro l’anno di riscaldamento per un appartamento di 100 mq”.

Ma la strada è ancora lunga: “Il nostro sogno”, conclude, “è fare accedere i giovani e creare abitazioni in affitto con l’opzione di riscatto. Proprio come se fosse un mutuo sociale”.

da: A Milano arriva il cohousing, il nuovo mododi vivere in comunità | Eleonora Bianchini | Il Fatto Quotidiano.


Pellegrino Capaldo: “il debito pubblico è pari grosso modo al 25% del patrimonio immobiliare italiano espresso in valori correnti. Ne deriva che per dimezzare il debito pubblico occorrerebbe che su ogni immobile venisse trasferito mediamente un debito pari al 12,5% del suo valore corrente. “

Corriere della Sera di mercoledì 26 gennaio 2011
Intervista a Pellegrino Capaldo – Capaldo: rebus debito pubblico. Ricetta possibile la privatizzazione 

di Macaluso Antonio

L’intervista «La proposta Amato? Non sarebbe sufficiente». Intervenire su immobili e patrimoni consentirebbe di affrontare la mole dell’esposizione dello Stato Capaldo: rebus debito pubblico Ricetta possibile la privatizzazione «Imposta sulle plusvalenze immobiliari tra 11 e 1120″/ per liberare risorse» È la sfida delle sfide, il problema dei problemi: abbattere il debito pubblico per rilasciare risorse allo sviluppo del Paese. Nelle settimane scorse è stato Giuliano Amato ad affrontarlo con una proposta concreta, una patrimoniale da 30 mila euro a carico di un terzo degli italiani — i più ricchi — per ridurre la montagna di debito di altrettanto, un terzo.

E di patrimoniale è tomato a parlare sabato scorso dal palco del Lingotto anche Walter Veltroni. Patrimoniale. Una misura straordinaria, durissima. Come non potrà che essere qualsiasi provvedimento che quel risultato voglia raggiungere. Per le vie ordinarie si può tamponare e questo è stato fatto. Si poteva fare di più? «Oggettivamente, nel quadro dato non si poteva o non si può fare molto di più», risponde Pellegrino Capaldo, ordinario di economia aziendale alla Sapienza e super-tecnico che ha ricoperto molti incarichi in campo economico e finanziario. Secondo il quale, l’idea di Amato ha un suo fascino ma sarebbe insufficiente, «anche se personalmente non farò certo mancare il mio contributo». Professore, condivide la politica di Tremonti? «Si può discutere questo o quel punto. Ma nel complesso dobbiamo essere grati al ministro dell’Economia Riesce a tenere il nostro Paese fuori dalle tempeste valutarie. E non è poco. Se non ci riuscisse, col debito pubblico che abbiamo, sarebbe una catastrofe».

Però il nostro Paese cresce generamente meno degli altri. «E vero. Il nostro Paese si immiserisce e, vorrei aggiungere, si immeschinisce sempre più, ripiegato com’è su se stesso, rassegnato al peggio». Dobbiamo allora rassegnarci al declino? «No. Abbiamo potenzialità enormi; potremmo primeggiare in tanti settori. Ma per crescere dobbiamo investire, e questo è praticamente impossibile perché ci mancano i mezzi, soffocati come siamo da un debito pubblico di enormi dimensioni e da un bilancio statale irrigidito oltre ogni misura. Né è pensabile aumentare ancora il debito pubblico. Non ce lo consentono né la nostra partecipazione all’Europa né la grande e incontrollabile volatilità dei mercati finanziari.

E allora come si esce da questo assedio? A cosa pensa?

«Dobbiamo aggredire con determinazione il debito pubblico. Penso ad una sorta di «privatizzazione» del debito. Se è vero, infatti, che il debito pubblico è, in ultima istanza, un debito di noi cittadini tanto vale accollarcelo, almeno in parte direttamente, alleggerendo in corrispondenza lo Stato. Così, per fare un esempio, se il debito venisse trasferito per il 50% ai privati, lo Stato vedrebbe dimezzato il rapporto debito/Pil, che passerebbe•dall’attuale 118 a 59, leggermente inferiore al massimo previsto dal trattato (60%). Ma, ciò che più importa, lo Stato vedrebbe dimezzato l’onere per interessi che passerebbe dagli attuali 8o miliardi di euro a ben meno di 40. Non ci vuol molto a intuire quel che si potrebbe ottenere, in termini di sviluppo, se le risorse così liberate venissero investite secondo un disegno razionale e condiviso. Certo, la medicina è molto amara ma la guarigione è possibile. Dal punto di vista dei cittadini sarebbe un errore ricusare la medicina solo perché *è dura, senza domandarsi se vi siano alternative e senza tener conto dei risultati che è in grado di produrre».

È innegabile che. attraverso gli investimenti resi possibili dalla forte riduzione degli interessi passivi il Paese troverebbe nuovo slancio. Ma in che modo e con quali criteri il debito si ripartirebbe tra i cittadini? «I criteri possono essere tanti e tutti opinabili Secondo me, la ripartizione si potrebbe fare in base al valore corrente del patrimonio immobiliare; dando rilievo all’epoca in cui i beni sono entrati nella disponibilità dell’attuale titolare. Un esempio. Secondo dati attendibili, il debito pubblico è pari grosso modo al 25% del patrimonio immobiliare italiano espresso in valori correnti. Ne deriva che per dimezzare il debito pubblico occorrerebbe che su ogni immobile venisse trasferito mediamente un debito pari al 12,5% del suo valore corrente. Dico «mediamente», perché in concreto la quota trasferita su ogni immobile dipende — tra l’altro — dall’anno d’acquisto e dalla posizione soggettiva del titolare. Sulle modalità di ripartizione, fermo l’obiettivo, va lasciato, per ovvie ragioni, ampio spazio alla politica, intesa nel senso nobile della parola. E proba-bile comunque che la quota oscilli tra il 5% e il 20% del valore corrente dei singoli cespiti». Si tratta, se capisco bene, di un’imposta patrimoniale?

«No. Per due ragioni. La patrimoniale è una normale imposta, da pagare subito, che non di rado pone il cittadino in drammatiche situazioni. Con la mia ipotesi, invece, il titolare dell’immobile può scegliere tra varie modalità di pagamento. Può pagare subito, ottenendo anche un congruo sconto; può pagare nell’arco di 3-4 anni senza sconto e senza interessi; può pagare a scadenza indeterminata, magari quando l’immobile sarà venduto: in tal caso il debito sarà assistito dall’ipoteca sull’immobile e sarà oneroso ad un  tasso grosso modo pari a quello sui mutui fondiari. Tralascio, per ovvie ragioni, i tanti dettagli. Dico solo che possono essere adottati vari accorgimenti per dare effettiva tranquillità ai debitori/proprietari sui tempi e sui modi di pagamento. Si potrebbe, tra l’altro, anche rivitalizzare l’istituto della nuda proprietà facilitandone l’accesso con opportuni provvedimenti fiscali. La seconda ragione è che quella qui proposta è sostanzialmente un’imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliari e non una patrimoniale. Tant’è che, ad esempio, due appartamenti con lo stesso valore corrente possono subire un’imposta assai diversa, anzi, uno dei due potrebbe non subirne alcuna se è stato acquistato di recente. Tutto dipende, insomma, dalla plusvalenza incorporata».

È vero che vi è una differenza netta tra la sua proposta e la patrimoniale. Resta il fatto che colpire la casa è sentita come una vera e propria ingiustizia. – «Comprendo l’obiezione, anche se dobbiamo riconoscere che noi italiani quando parliamo della casa ci facciamo guidare più dal sentimento che dalla ragione. Faccio tuttavia due considerazioni. La prima riguarda, se così posso esprimermi, la portata etica della proposta. Negli ultimi decenni i valori immobiliari sono cresciuti a dismisura per effetto della cosiddetta rendita urbana. Non è difficile intuire che se lo Stato avesse adottato una diversa disciplina delle aree, quella rendita avrebbe potuto essere acquisita dall’Erario e, in tal caso, non avremmo il debito pubblico che abbiamo oggi. Rispetto a 40-50 anni fa il valore degli immobili è cresciuto, in alcuni casi, anche di zoo volte; in ogni caso è cresciuto di alcune decine di volte. Ora, non mi sembra irragionevole, anche in termini etici, che una parte di questo incremento venga acquisito dallo Stato con modalità che rechino il minor disagio possibile ai cittadini. Dobbiamo ricordare, poi, che almeno íl 20-25% degli italiani non ha una casa di proprietà e quindi non ha potuto godere di quella rendita. La seconda considerazione riguarda le possibili alternative alla proposta formulata. Non credo che vi siano strade più agevoli e — come dire? — più giuste per recuperare elasticità di bilancio e attuare una politica di sviluppo. Se ce ne sono, esploriamole. Quel che non possiamo fare, è fingere di non vedere». Davvero pensa che un’operazione del genere sia sostenibile politicamente? «Bisognerebbe chiederlo ai politici Tutto dipende dalla credibilità della classe politica che la propone». E in Italia quale forza politica potrebbe proporla? «Ogni forza politica che sappia interrogarsi sul futuro del Paese e ne abbia veramente a cuore le sorti; che non sia prigioniera di meschini interessi quotidiani». Più in concreto? «Ritengo che la proposta possa essere attuata con probabilità di successo da una forza politica che si aggreghi proprio sull’idea forte di dare una vera svolta, economica e sociale, al nostro Paese. Questa forza politica si deve dare il compito di trasformare la proposta in un progetto, in un grande Progetto-Paese di lungo respiro e di ottenere intorno ad esso il convinto consenso dei cittadini. In questo grande progetto debbono trovare posto anche provvedimenti volti a contrastare più efficacemente l’evasione fiscale, ad assoggettare a congrua tassazione cespiti che ora vi sfuggono; a ridurre le imposte sulle imprese; a rendere più equa la distribuzione del carico fiscale sulle famiglie, con particolare attenzione alle condizioni di maggiore povertà. Vanno inoltre individuate nuove ed efficaci modalità (anche di carattere fiscale) per accrescere la partecipazione dei cittadini alla costruzione di un “welfare” durevolmente sostituibile». Come andrebbero utilizzate le risorse generate dalla privatizzazione del debito pubblico? «In proposito ho alcune idee, ma credo che a questa domanda è bene che risponda la politica. Posso solo dire che occorre procedere con grande rigore e concentrare gli sforzi su obiettivi chiari e largamente condivisi».

Antonio Macaluso Se il debito venisse trasferito per il 50% ai privati, il rapporto debito/Pil passerebbe dall’attuale 118 al 59% Proposte bnmohlll Pellegrino Capaldo avanza l’idea di un’ imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliari• per aggredire e ridurre drasticamente il debito pubblico. Avanza la possibilità di considerare alla base dell’imposta il valore corrente dell’immobile considerando la rivalutazione intervenuta dal momento dell’acquisto. La tassa oscillerebbe tra il 5% e il 20% del valore corrente dei cespite (nella foto sopra, Roma) Privatone Attra ipotesi di Capaldo, una sorta di «privatizzazione.: «Se il debito venisse trasferito per il 50% ai privati, lo Stato vedrebbe dimezzato il rapporto debito/Pil, che passerebbe dall’attuale 118 a 59, leggermente inferiore al massimo previsto dal trattato (60%). Ma, ciò che più importa, lo Stato vedrebbe dimenato l’onere per interessi che passerebbe dagli attuali 80 miliardi a ben meno di 40•

da: Corriere della Sera – Intervista a Pellegrino Capaldo – Capaldo: rebus debiuto pubblico. Ricetta possibile la privatizzazione.


Luciana Quaia, ARTE E POESIE CHE CURANO | Muoversi Insieme

Sarà perché, come scrive il filosofo Emanuele Severino, “la poesia dà ai mortali l’ultimo e più alto bagliore della felicità”, o perché affidare al canto poetico la nostra capacità visionaria di interpretare il mondo ci illude di renderlo immortale e di poterlo consegnare all’umanità di tutti i tempi, di fatto, nell’incertezza dei nostri giorni, la poesia torna ad essere luminosa protagonista, come dimostrano i numerosi siti che abitano la rete: W la poesiaPoesia creativaPoetarePoeti per caso, per nominarne solo alcuni. Oltretutto, in quanto creazione artistica, la poesia si sta rivelando anche un utile strumento terapeutico. Come mai?
Ammettiamolo. Almeno una volta nella vita ci è successo di affidare alle parole poetiche un malessere, uno stato d’animo in dissonanza con ciò che ci circonda, una celebrazione con la Terra e la natura, una necessità di raccoglimento e di silenzio, di segreta introversione.
Scrivere poesie, dunque, è un gesto nostro, un atto creativo che non richiede obbligatoriamente un destinatario. La poesia di per sé non deve essere per forza definita  ….

Vai all’intero articolo qui:


Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute, MARCO PAOLINI QUESTA SERA (26 gennaio 2011) SU LA7

mercoledì 26 gennaio in diretta su La7 dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, Marco Paolini racconterà

la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente sotto il nazismo.

Chi mi conosce sa che da diversi anni mi occupo di questa vicenda e dei suoi riflessi di attualità.
Il racconto affronta una vicenda inquietante che va conosciuta e non taciuta.

Dopo il racconto, sempre in diretta, Gad Lerner svilupperà con il pubblico temi e suggestioni collegate al racconto.

Per questo, oltre a invitarvi a sintonizzarvi quella sera su La7 e a leggere il comunicato stampa che vi allego,

vi chiedo di fare un passa parola tra
più persone che potete, operatori, insegnanti, studenti ,gente che fa tutt’altro nella vita.

Non per aumentare l’auditel, ma perché sono poche,
sempre meno, le occasioni per parlare di argomenti scomodi ma che riguardano tutti e sono veri, quotidiani.

Grazie per il tam tam, spero che rullerà forte.

Marco Paolini

Marco Paolini in Tv con Ausmerzen

Marco Paolini è probabilmente il nostro narratore (o narr-attoreche dir si voglia) più efficace, in grado di avvincere il pubblico sia dal vivo che attraverso il filtro dello schermo televisivo. I suoi spettacoli, dall’ormai mitico Vajont al Sergente, tratto dal capolavoro di Mario Rigoni Stern, hanno ottenuto lusinghieri risultati sia al botteghino che in termini di share televisiva. È per questo che si annuncia come un piccolo “evento” la trasmissione su La7 il prossimo 26 gennaio, in prima serata (ore 21,10), del nuovo spettacolo scritto dall’attore bellunese con il fratello Mario, pedagogista che lavora da tempo nel campo della disabilità mentale.

Così come accadde per la vicenda del Vajont, non sconosciuta ma sepolta nei meandri di una memoria collettiva troppo frettolosa, anche Ausmerzen punta a riportare l’attenzione del largo pubblico su una storia tanto dolorosa quanto rapidamente consegnata all’oblio: quella degli esperimenti di eugenetica che i nazisti condussero ai danni di malati psichici e portatori di handicap fra il 1934 e il ‘45, inquadrandoli in quell’allucinante fiera dell’orrore e della perversione che oggi chiamiamo Olocausto. La scelta della data, vigilia di quel 27 gennaio che da qualche anno (grazie a una legge il cui primo firmatario, ci fa piacere ricordarlo, è stato il giornalista Furio Colombo) celebra anche nel nostro Paese la Giornata della Memoria, non è naturalmente casuale, attribuendo all’appuntamento televisivo quasi il valore di un rito purificatorio.

Ausmerzen è il verbo tedesco che indica lo “sradicare” e se lo pensiamo riferito a degli esseri umani già possiamo percepirne l’intrinseca violenza. “Questo lavoro – scrive Paolini – è frutto di due anni di ricerche, di incontri con testimoni e con specialisti”. Non è una vera e propria narrazione, ma “la cronaca di una storia di cui pochi sanno moltissimo e molti non sanno nulla”. Fra le fonti che i fratelli Paolini hanno consultato per mettere a punto questo “documentario teatrale” c’è anche la testimonianza di Alice Ricciardi von Platten, una dottoressa tedesca che assistette al processo di Norimberga celebrato nel 1946, quello in cui furono condannati molti gerarchi nazisti ma anche tanti “comprimari”, non meno colpevoli dei primi ma infinitamente meno noti.

Al termine della pièce, seguendo un’altra consuetudine tipica degli spettacoli di Paolini, Gad Lerner ha accettato di fare da moderatore a un dibattito con il pubblico, riunito per l’occasione – e qui viene un altro motivo di interesse – presso l’ex O.P. “Paolo Pini” di Milano. Dove “O.P.” sta per Ospedale Psichiatrico, un luogo profondamente inciso nella memoria della città, in cui da tempo operano varie associazioni impegnate nel recupero dei malati rimasti e nell’organizzazione di iniziative sul territorio, a partire dal bel festival estivo Da vicino nessuno è normale.

di enzo fragassi

(17:16 – 13 gen 2011

da: DelTeatro

da: Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 27 gennaio 2011 | Tracce e Sentieri.


MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA

MILANO IN PIAZZA SABATO 29 GENNAIO
PER RACCONTARE UN’ALTRA STORIA ITALIANA

Le moltissime adesioni che continuano ad arrivare all’appello “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”, partito da Milano e dalla Lombardia, insieme alla richiesta arrivata spontaneamente da centinaia di donne di una presa di parola pubblica, ci hanno indotto a lanciare la proposta di una manifestazione a

Milano sabato 29 gennaio alle 15 in piazza della Scala.

Con un simbolo: la sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il Paese.
Uno slogan:
Un’altra storia italiana è possibile. Ci saremo con le nostre facce. Le facce delle donne italiane, quelle della realtà.
Appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto chi siamo: cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo, a dispetto di tutto. Perché sarebbe bello che una spallata, magari quella definitiva, politica molto prima che giudiziaria, la dessimo proprio noi al capo supremo di questa telecrazia autoritaria, eversiva e misogina.
Quel che accade del nostro Paese offende le donne, ma anche gli uomini che non si riconoscono nella miseria della rappresentazione di una sessualità rapace e seriale, nello squallore di una classe dirigente che ha fatto dell’eversione di ogni regola e nel sovvertimento di qualunque verità il suo tratto distintivo.
Ed è anche a questi uomini che chiediamo di essere con noi sabato 29.
Per ribadire insieme che “un’altra storia italiana è possibile”.

PRIME FIRMATARIE
Ileana Alesso; Paola Bentivegna; Ivana Brunato; Iaia Caputo; Adriana Cavicchioli; Arianna Censi; Fulvia Colombini; Marina Cosi; Ilaria Cova; Chiara Cremonesi; Marilisa D’Amico; Ada Lucia De Cesaris; Piera Landoni; Elena Lattuada; Paola Lovati; Marina Piazza; Patrizia Quartieri; Assunta Sarlo; Tiziana Scalco; Sara Valmaggi; Francesca Zajczyk.Maria Carla Baroni; Anna Bandettini; Monica Bozzellini; Giulia Abbate; Maddalena Fragnito; Sandra Cangemi; Vania Pavan; Donatella Zaccaria; Elena Vegetti; Paola Ciccioli; Lucina Bergamaschi; Laura Galli…


L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici

L’Italia è il paese europeo con la più limitata disponibilità di servizi pubblici destinati all’assistenza degli anziani non autosufficienti, e al contempo quello che fa più ricorso alle badanti impiegate privatamente dalle famiglie. Il quadro “dai contorni piuttosto definiti” emerge dal rapporto “L’assistenza agli anziani non autosufficienti”, che dedica uno specifico capitolo al confronto tra il nostro paese e la situazione nel resto d’Europa. Lo studio rileva che negli ultimi dieci anni l’offerta pubblica di servizi domiciliari è cresciuta in tutta l’Europa meridionale, dove però non ha raggiunto i livelli garantiti nel resto del continente. Nei paesi del Nord, infatti, la percentuale di utenti raggiunti dai servizi pubblici a domicilio è sì leggermente scesa (passando dal 14% dei primi anni Novanta ai 13% della metà degli anni Duemila), ma rimane ben al di sopra di quella italiana, dove nello stesso periodo si è passati dal 2 al 4,9% di anziani assistiti a domicilio a spese pubbliche. La Francia arriva all’8%, la Germania al 7%, la Svezia al 9%, la Danimarca addirittura al 21%. E la media dell’Europa a 15 è del 10%.

segue qui:

SuperAbile INAIL, Politiche e Buoni Esempi – L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici



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