…. il voto degli operai che hanno scelto il «sì» a Mirafiori viene trattato come se avesse un peso etico inferiore. È un’ingiustizia: chi vince, è squalificato moralmente come un uomo piccolo piccolo che si piega ai ricatti in nome del tengo famiglia. Chi perde è il paladino della dignità umana, il combattente dei diritti umani fondamentali. Il «no» è degli eroi. Il «sì» è dei servi. … L’operaio di Mirafiori che ha votato «sì» è forse un uomo di qualità inferiore? Chi si oppone è moralmente superiore a chi consente? E’affiorata una pessima retorica ideologica in questa drammatica vicenda della Fiat. L’umanità di Mirafiori è stata tagliata in due. Da una parte quella che ha la «schiena dritta» , quella che incarna i valori della dignità, del coraggio, dell’etica, del rifiuto dei soprusi. Dall’altra, quella che cede, si piega, si inchina, ingoia passiva e servile il ricatto dei potenti. … va difesa la dignità dei 1386 operai del montaggio che hanno votato sì, dei 412 addetti alla lastratura che hanno votato sì, dei 255 operai addetti alla verniciatura che hanno votato sì, dei 262 operai del turno di notte che hanno votato sì, dei 421 impiegati (esseri umani, lavoratori) che hanno votato sì. Mentre nei commenti e nelle cronache a volte si dà l’impressione addirittura che contino più i no che i sì. …. Un’ingiustizia, appunto. Un insulto a chi viene negato il diritto, questo davvero fondamentale, di essere rispettato per le scelte che compie, giuste o sbagliate che siano, senza che siano bollate come infami «svendite» o riprovevoli «compromessi» . Ma anche una malattia politica e culturale molto diffusa a sinistra e persino talvolta tra i «moderati» . Il radicalismo, l’oltranzismo verbale, il «no» degli intransigenti sono più o meno inconsciamente sovraccaricati di valori positivi: la difesa dei valori, la custodia dell’identità, la salvaguardia della purezza. Mentre chi si colloca su una posizione riformista è sempre sospettato di essere vulnerabile, esposto a un’etica compromissoria e alle lusinghe del cedimento morale. Perciò i «riformisti» Bersani e D’Alema, di fronte al risultato di Mirafiori, si sentono in obbligo morale prima di tutto di rendere omaggio a chi ha votato «no» , senza spendere una parola per gli operai che hanno votato sì. Per questa mai smaltita subalternità culturale viene tributato un apprezzamento maggiore a Nichi Vendola, che si è speso per il «no» davanti ai cancelli di Mirafiori, rispetto a quello riconosciuto al leader della Cisl Bonanni, l’artefice sindacale di un accordo che, risicato o no, ha comunque registrato la maggioranza dei consensi tra i lavoratori della Fiat. .. Per questo i lavoratori che hanno votato sì vanno difesi. Nella loro dignità, nelle loro convinzioni, nelle loro scelte. Nel loro diritto di non sentirsi eticamente di serie B. Di non essere bollati e squalificati come servi del padrone disposti a piegare la schiena pur di accettare un lavoro, a qualunque costo. Liberi, anche stavolta, da un inaccettabile ricatto morale.
“I nodi sul futuro dei servizi comunali ai cittadini vengono al pettine – commenta il presidente di Anci Lombardia Attilio Fontana – La Legge di stabilità comporta un taglio drastico ai trasferimenti per i Comuni lombardi, oltre 200 milioni di euro. E’ un taglio che peserà maggiormente sulle spalle delle realtà comunali medie e medio-piccole, che hanno meno libertà di modulare la spesa. Anci, pur riconoscendo la necessità di rigore finanziario per evitare al nostro Paese crisi speculative, si è sempre opposta a questa Finanziaria, che considera squilibrata perché investe le autonomie locali senza fare distinzioni tra chi ha sforato i conti e chi è stato virtuoso, e senza scalfire i veri centri di spreco della spesa pubblica”.
“Per i Comuni questo significa mettere a rischio i servizi per i cittadini e aumentare le tariffe, a partire ad esempio dal trasporto pubblico, dove la Regione ha già deliberato un aumento del 20 per cento. Oltre a ciò – continua Fontana – c’è la miopia di un patto di stabilità che impedisce ai Comuni che ne avrebbero risorse e possibilità di investire per dotare il territorio di infrastrutture più moderne ed efficienti, contribuendo in questo modo alla ripresa dell’economia. Invece i fondi impiegabili devono restare nelle casse comunali, per compensare le spese di altri comparti dell’amministrazione pubblica”.
Anci Lombardia ha preparato nei mesi scorsi una campagna di comunicazione, che mette gratuitamente a disposizione dei Comuni associati, per illustrare ai cittadini le conseguenze della Legge di stabilità. “Se ai Sindaci, anche e soprattutto a quelli che finora hanno tenuto in ordine i conti dei loro comuni, viene di fatto impedito di svolgere la loro funzione, i cittadini devono sapere bene di chi è la responsabilità. Se da oggi le strade non potranno più essere messe a posto, il verde non potrà più essere curato, la biblioteca avrà orari ridotti o il trasporto scolastico e degli anziani subirà delle riduzioni, questo non è dovuto all’inettitudine degli amministratori locali, ma a impedimenti netti, puntuali e addirittura scientifici da parte dello Stato”.
Non solo reclutare e selezionare ragazze per le feste di Berlusconi ad Arcore, ma anche addestrarle, istruirle su cosa vedranno e faranno a casa del premier: dalle intercettazioni telefoniche appare questo il compito di Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi e per poco ballerina tv a Colorado Café imposta dal premier (ed eletta) nel «listino bloccato» di Formigoni alle elezioni per il Consiglio regionale lombardo, e la notte tra il 27 e 28 maggio 2010 preannunciata al telefono dal Cavaliere alla Questura di Milano come «delegata per la presidenza del Consiglio» a prendere in carico la minorenne marocchina Karima «Ruby» el Marough prima che la 17enne straparlasse magari delle otto notti trascorse ad Arcore fra febbraio e maggio
la cosa che più sorprende è il fatto che il mondo musulmano abbia voluto esprimere in maniera totalmente autonoma una propria concezione dei diritti umani tramite la promulgazione di «dichiarazioni» proprie quali la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo nell’islam, promulgata nel 1981 per iniziativa del Consiglio Islamico per l’Europa, e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo nell’islam approvata al Cairo il 4 agosto 1990 dai Ministri degli Esteri dei 45 Stati che aderiscono all’Organizzazione della Conferenza Islamica. Nei due testi la questione della libertà religiosa viene affrontata in maniera diversa, anche se non è difficile rilevare il comune sostrato. La Dichiarazione di Parigi esprime, infatti, la salvaguardia delle minoranze religiose, affermando che «la condizione religiosa delle minoranze è fondata sul principio coranico: ‘Non c’è costrizione nella religione’ (Cor. 2, 256)» (art.10), e sottolinea che «ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia» (art. 12), citando poi la frase coranica: «A voi la vostra religione, a me la mia» (Cor. 109, 6). Tuttavia ad essa aggiunge un’affermazione che rende tutto il discorso ambiguo: «Fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. La Dichiarazione del Cairo d’altro canto afferma che «l’islam è la religione della natura dell’uomo» (art. 10), sottintendendo con ciò che va applicato ancor oggi per i non musulmani il «regime di minoranze protette» (dhimma ).Si lascia così immutato il quadro classico dellashar’îanell’ambito dell’organizzazione della società e si prendono le distanze da una visione egualitaria del pluralismo religioso e dalla laicità dello Stato, che è un principio fondante per molti Stati moderni.
Le sale d’attesa offrono sempre spunti di osservazione sul funzionamento delle interazioni sociali tra sconosciuti che si trovano a condividere un breve lasso di tempo. Una sala d’attesa formata da soli introversi non produrrà nulla d’interessante, ma basta che ci siano un paio d’estroversi affinché si metta in moto qualcosa. Come un paio di giorni fa.
Luogo: una clinica milanese. Protagoniste: una signora attempata e imbragata in una specie di busto, accompagnata da una figlia molto milanese e dall’aria sbrigativa e affaccendata, un’altra donna di mezza età, con un paio di occhiali dalla montatura rossa e dal tono di voce più dimesso. Una serie di comprimari che assistono e si limitano a una battuta qua e là, come a punteggiare la tessitura del dialogo principale.
La sala d’attesa è affollata, c’è da aspettare molto per l’accettazione. La figlia guarda il numero che ha estratto e quello attualmente indicato sul display luminoso: davanti a sé ha almeno una settantina di persone. Incomincia a sbuffare e ad agitarsi, va su e giù e si rivolge alla madre: “Eh no, ma non si può, non veniamo più qui, negli altri posti non è così. Non è possibile! Ma perché non fanno come nelle Asl di zona? Hanno scaricato un pullman di fuori!”. La madre: “Eh, se hanno scaricato un pullman…” “Ma mamma, dai, è un modo di dire!”. Il coro degli astanti interviene per confermare che lì è sempre così e per di più bisogna fare due code: la prima quando si prenota l’esame – e io mi domando, tra me e me, perché non la facciano al telefono come ho fatto io – e la seconda per l’accettazione. E per di più non si può andare il giorno prima, no, bisogna andare lo stesso giorno dell’esame.
La madre, seduta, alza il tiro: “La sanità in Lombardia è tutta in mano a Formigoni. Sono quindici anni che a Milano governa la destra e questi sono i risultati”. “Ma sì, mamma, cosa c’entra? Ma lascia perdere, dai, non fare questi discorsi!”. Intuisco già gli sviluppi del dramma. Sulla panchina di fronte a me c’è un uomo, anziano e distinto, che legge La Repubblica: immagino sarà d’accordo con la signora, però tace. La donna con l’imbragatura prosegue: “Loro invece portano i soldi all’estero, eh, e non hanno di questi problemi. Anche la Moratti…” Lascia la frase in sospeso, ma il tono è sufficientemente allusivo. “Mamma, adesso basta!” sbotta la figlia, impaziente, ma non capisco se è perché non è d’accordo o perché ritiene indecente esporre così, a voce alta e in pubblico, le proprie inclinazioni politiche, cose che andrebbero tenute nascoste come le pudenda. Il battibecco continua per un po’ e a me le due ricordano la Teresa e la figlia Mabilia dei Legnanesi, soprattutto per la lombarda sbrigatività della seconda, tanto che mi aspetto che da un momento all’altra se ne esca con un dialettale: “Ma su, ‘ndèm, màma!”. Al nome del sindaco di Milano, la signora dagli occhiali rossi si riscuote dal suo torpore e con un filo di voce rassegnata spiega: “Albertini aveva lasciato trentaquattro milioni per il Seveso e la Moratti li ha usati per comprarsi i collier di diamanti, perché alla Moratti piacciono i diamanti”. L’accusa, che cade nel silenzio come una piccola bomba atomica, mi sembra così assurda che devo trattenermi per non scoppiare a ridere. Ormai entrambe sono lanciate sul piano inclinato del qualunquismo che contraddistingue ogni discussione politica estemporanea, in cui come passeri si salta da un ramo all’altro, di sentito dire in sentito dire, da approssimazione in approssimazione. “Ma va’?” dice l’imbragata, “e lei come lo sa?”. “Ehhh, signora… ero anch’io in politica, una volta, poi ho smesso, guardi, uno schifo”. La figlia cerca di smorzare le polemiche suggerendo che era meglio se andavano alla Santa Rita. Figurarsi: “Alla Santa Rita?” interviene un’altra. “Con quello che facevano quelli là che ti operavano un polmone per farsi dare più soldi dallo Stato?”. “Ma sì, santo cielo, per un esame cosa vuole che sia… almeno là fanno più in fretta” la liquida la finta Mabilia, fuggendo poi in cerca di qualche infermiere o di qualche medico con cui lamentarsi.
Forse per par condicio, l’occhiale rosso aggiunge: “E Pisapia? Sa che vent’anni fa gli ho chiesto una consulenza? Dieci minuti ci ha messo. E ha voluto duecentomila lire, le parlo di vent’anni fa. Anche lui attaccato ai soldi”. “Senza fattura, magari” l’imbecca l’altra. “Ovviamente”. Insomma, è tutto un magna magna e non c’è più neanche la mezza stagione.
“Be’ – riprende l’imbragata -, a forza di venire in questi ospedali si stringono delle amicizie… dei rapporti di lunga durata, solidi… se poi una è a casa da sola…” A questo punto mi accorgo che la conversazione si sta spostando su altri lidi. “A casa io ho un cagnolino che mi fa compagnia. E’ un bastardino” dice l’ex politica. “Sono i più affettuosi, i bastardini”, commenta la vecchia imbragata. “Io no, perché poi ci si affeziona e quando muoiono è un lutto vero”. “Non mi ci faccia pensare – dice l’altra, con aria affranta -, a me ne è morto uno e ne ho preso subito un altro, non ci sto senza”. “Sono meglio degli uomini!” E credo che qui si riferisca ai bipedi di sesso maschile, non all’umanità in generale. L’altra si illumina e conferma: “Ah sì, sì, certo. Io sono stata sposata con un uomo che i primi cinque anni mi apriva anche la porta, poi è arrivata un’altra e sono stati diciassette anni d’inferno, guardi”. “Eh, doveva lasciarlo!” “Lo so, lo so, come ha ragione, ma ero innamorata, lo amavo… avevo proprio le fette di salame sugli occhi” conclude sconsolata l’occhialuta.
Dopo un’ora di attesa squilla il mio numero e abbandono a malincuore lo spettacolo gratuito. Per chi ama la casualità con cui si manifestano gli umori popolari, le sale d’attesa sono fonte di incessante ispirazione. Varrebbe quasi la pena d’intrattenervisi anche se non si ha niente da fare, per passatempo o come un cercatore d’oro a caccia di pepite preziose.
FIAT: CLAUDIO CHIARLE (FIM), DA LUNEDI’ INCALZIAMO AZIENDA PER REALIZZARE INTESA =
Torino, 15 gen. – (Adnkronos) – ”Oggi e’ una giornata
importante per Mirafiori e per Torino. Da oggi confermiamo che
l’accordo fatto finalmente puo’ essere avviato”. Cosi’ il segretario
della Fim di Torino, Claudio Chiarle, commenta l’approvazione
dell’intesa sul piano di rilancio per MIrafiori. ”Come sindacati -
aggiunge – oggi ripartiamo e la cosa piu’ importante e’ fare in modo
che l’intesa si realizzi, per questo, fin da lunedi’ saremo impegnati
ad incalzare l’azienda perche’ si vada in questa direzione. Con
l’intesa – conclude – abbiamo posto le condizioni per il lavoro, ora
bisogna crere le condizioni per come si lavora nello stabilimento”.
(Abr/Zn/Adnkronos)
FIAT: CHIARLE (FIM), DA LUNEDI’ INCALZIAMO AZIENDA PERREALIZZAREINTESA =Torino, 15 gen. – (Adnkronos) – ”Oggi e’ una giornataimportante per Mirafiori e per Torino. Da oggi confermiamo chel’accordo fatto finalmente puo’ essere avviato”. Cosi’ il segretariodella Fim di Torino, Claudio Chiarle, commenta l’approvazionedell’intesa sul piano di rilancio per MIrafiori. ”Come sindacati -aggiunge – oggi ripartiamo e la cosa piu’ importante e’ fare in modoche l’intesa si realizzi, per questo, fin da lunedi’ saremo impegnatiad incalzare l’azienda perche’ si vada in questa direzione. Conl’intesa – conclude – abbiamo posto le condizioni per il lavoro, orabisogna crere le condizioni per come si lavora nello stabilimento”.(Abr/Zn/Adnkronos)
Conciso, costruito a partire dall’esperienza diretta dell’autore, redatto con frasi brevi e propositive, questo manuale è dedicato al saper essere e al saper fare del medico di famiglia che si trova ad affrontare le ultime ore di vita di una persona che a lui si è affidata. È convinzione dell’autore che quando la morte è imminente e percepibile la cura si debba trasformare in accompagnamento, riducendo la sofferenza e minimizzando i sintomi, e che sia compito del medico di famiglia, riferimento della persona a cui lo lega un rapporto di fiducia costruito nel tempo, assicurare al proprio paziente una morte serena: non attuarla significherebbe venir meno ad un impegno professionale. Per questo è necessario maturare esperienza e competenze, in quanto prevedere, accettare e controllare le forti reazioni emozionali scatenate dalla morte dell’altro non sono capacità innate ma vanno apprese nella pratica, ascoltando e ascoltandosi: un traguardo da raggiungere con la formazione.
Sergio Chiamparino dice al Riformista di essere «stufo del benaltrismo di una sinistra» che ormai ragiona «come se fosse fuori dal mondo reale». Sostiene che «in qualsiasi altro paese, Marchionne sarebbe stato accolto col tappeto rosso». Aggiunge che la posizione del Pd sul caso Fiat «rimane confusa». E parlando della classifica del Sole 24 ore sui sindaci più apprezzati, scandisce: «Renzi primo, io secondo. Sono un pensionando e lo dico con molta umiltà: è ora che il Pd inizi ad ascoltare davvero queste persone che hanno dimostrato di avere cultura di governo. Oppure l’unico requisito per entrare nel gruppo dirigente nazionale del partito è quello di non aver mai vinto un bel niente?».
Chiamparino, Berlusconi dice che se vince il «no» al referendum di Mirafiori, la Fiat farà bene ad andarsene. È d’accordo?
Se malauguratamente vincesse il no, il governo dovrebbe convocare un tavolo per trovare un rimedio. Anche se sarebbe molto difficile farlo. Come ha ben spiegato Marchionne, le auto che vanno vendute sulla “piazza” internazionale hanno bisogno di essere prodotte con modalità e tempi coerenti con la domanda dei mercati.
Come sta Torino a poche ore dal referendum di Mirafiori?
Mi creda, la gente è infastidita dal tentativo di politicizzare una questione sindacale, economica e sociale. E soprattutto la città sa che Marchionne è stato l’uomo che ha salvato il Gruppo Fiat e che, insieme agli enti locali, ha impedito la chiusura di Mirafiori.
Visto l’acceso dibattito in corso tra i lavoratori, non le sembra di esagerare un po’? Nel 2003-2004 Mirafiori era praticamente chiusa. Al punto che c’erano già alcune proposte per riconvertire quell’area persino in un mastodontico parco divertimenti. Una specie di Gardaland di Torino, non so se mi spiego. Quanto a Marchionne, rimane l’uomo che ha preso quella macchina ingrippata che era diventata la Fiat e l’ha salvata. Tornando a Mirafiori, c’è la possibilità storica non solo di portare quella produzione che là manca da vent’anni. Ma di farne un vero e proprio “hub” dell’innovazione per la mobilità sostenibile.
Sembra una gigantesca réclame del sì, non trova?
Detto con la massima sincerità, io sono esterrefatto per tutte le polemiche su Marchionne. L’ad della Fiat sta solo proponendo un nuovo modo di lavorare. Nel settore del tessile e dell’alimentaristica lavorano così da vent’anni. Ma soprattutto sono senza parole perché, in qualsiasi altra parte del mondo, uno che mette sul tavolo un miliardo di investimenti sarebbe stato accolto col tappeto rosso.
Però non vorrà negare l’accordo prevede l’appesantimento dei carichi di lavoro. L’appesantimento c’è e va compensato. Alzando i salari e coinvolgendo sempre di più il sindacato nelle decisioni dell’azienda.
Il modello tedesco.
Appunto. Se al referendum vince il sì, tutte le strade sono praticabili. Se passa il no, invece, si finirà tutti a fare i gatti neri in un gigantesco limbo. Dobbiamo metterci in testa che nelle relazioni industriali italiane c’è sempre questo gap di dieci anni che va colmato. Le faccio un esempio: se l’accordo del 1993 fosse stato fatto dieci anni prima, come proponevano Tarantelli, Modigliani e la Cisl, i lavoratori ne avrebbero guadagnato in diritti e in tutela del reddito. Oggi ci troviamo di nuovo a un bivio. Se non anticipiamo, finiremo per subire. Le vie sono due: votare sì al referendum per lasciare aperte tutte le strade e correggere in seguito tutte quelle criticità che ci sono nell’accordo. Oppure, se vince il no, tocca prepararsi al nulla.
Torniamo a Marchionne. Come giudica il fatto che, considerando le stock options, l’ad Fiat paga meno tasse dei suoi operai?
Tra Marchionne e un metalmeccanico c’è uno scarto troppo grande. Primo, per una ragione di natura morale, visto che chi guadagna di più dovrebbe versare dei contributi straordinari. Secondo, per una distorsione nel meccanismo delle stock options. Questo discorso però non vale solo per Marchionne, ma anche per moltissimi altri manager.
Questo è un tema sollevato da sinistra. Non sembra un aspetto di poco conto.
Io sono stufo di questo “benaltrismo” della sinistra, di questo modo di ragionare che alla sinistra ha provocato e sta provocando danni irreparabili. Ormai, a sinistra, è quasi sempre così. Il problema è sempre “ben altro”…
Iniziamo dalla Fiom. Ce l’ha con Landini?
Io non ce l’ho con Landini. Ma siamo seri, la torsione politica della Fiom è ormai una cosa scontata.
Ripone le sue speranze nella Camusso?
Tenuto conto dei vincoli che derivano dal peso della Fiom sull’intero sindacato, bisogna riconoscere che la Camusso si sta muovendo con saggezza. Se passano il sì al referendum e la sua linea di firmare, un minuto dopo si può porre il tema della rappresentanza sindacale che sta tanto a cuore alla Cgil.
Dal “benaltrismo” al “maanchismo” di cui è stato accusato il suo partito, il Pd, sul caso Mirafiori. Deluso? Se fossi stato il segretario del Pd avrei detto le stesse cose che sto dicendo adesso. Tiri le somme e veda lei se sono deluso o no. Io mi rendo conto che il leader di un partito come il nostro senta la necessità di provare a tenere “tutti dentro”. Ma alcune cose non sono chiare. L’approccio del Pd alla questione Fiat è stato all’insegna di una grande incertezza. Oggi, da quell’incertezza, è scaturita la linea del dire «sì agli investimenti» e no a tutto il resto.
Il sospetto del “ma anche”, appunto.
Il problema è che mi devono spiegare come il sì agli investimenti può convivere col fatto che il responsabile Economia del partito, Stefano Fassina, continui a parlare di «accordo regressivo». Di regressivo, in questa storia, ci sono soltanto le attuali relazioni sindacali che il Pd continua inspiegabilmente a difendere. Le stesse che hanno contribuito a portare a meno salari per i lavoratori e meno produttività per le aziende.
Sta dicendo che il Pd è fuori dalla realtà dell’anno 2011?
Oltre al benaltrismo della sinistra, il Pd ha un altro grave problema. Sembra infatti che questo partito sia prigioniero di un diaframma invisibile che ci ributta addosso tutte le nostre parole. E la Fiat, purtroppo, è soltanto uno dei temi sui quali potremmo sfondare e invece andiamo all’indietro. Perché una sinistra che non pensa a prospettive di crescita che siano fuori dall’ombrello della spesa pubblica è una sinistra fuori dal mondo. Le faccio un esempio?
Prego.
Vorrei rivolgere un quesito all’amico Vendola. È più “di sinistra” tenere il 60 per cento delle società ex municipalizzate e conservare le poltrone? Oppure mantenere il controllo di quelle aziende limitandosi al 30 per cento e col ricavato dell’altro 30 costruire gli asili nido? Io credo che sia più di sinistra la seconda opzione. Certo, bisogna rinunciare a qualche poltrona per aumentare i servizi per i cittadini.
Chiamparino, sia sincero. Con queste parole sta pensando ad “altre” prospettive politiche?
Per me mancano quattro mesi all’alba, e cioè alla fine del mandato. Il mio obiettivo è la scadenza pensionistica di luglio, alla quale arriverò finendo di pagare il riscatto degli anni dell’università.
E la sua intenzione di candidarsi alle primarie per la premiership?
Le faccio una rivelazione. Ho deciso di ascoltare i consigli di Beppe Severgnini. Quando finirò di fare il sindaco, mi metterò “a disposizione”. Valuterò le eventuali proposte non necessariamente nell’ambito della politica di chi me ne farà, di chi sente di aver bisogno di un’esperienza come la mia.
Ne sta già valutando qualcuna?
Niente di particolare, per ora.
Secondo lei, il Pd tenterà di ridimensionare le primarie? Per me le primarie non hanno una funzione salvifica. Ma non capisco davvero che bisogno c’è di farne a meno. Viene il sospetto che le si vogliano accantonare per tentare di coinvolgere qualche possibile alleato che, in realtà, non ci sta neanche a sentire.
Si riferisce a Casini? L’idea secondo cui per fare un’alleanza con l’Udc bisogna mettere in discussione noi stessi non la capisco affatto.
Renzi primo. Lei, secondo, ha raggiunto il podio per il decimo anno consecutivo. De Luca terzo. Tre piddì guidano la classifica del sindaci del Sole24 ore. Renzi è uno su cui puntare per il futuro. Detto questo, visto che io sono un pensionando, vorrei umilmente chiedere ai vertici del Pd: non sarebbe il caso di ascoltare e coinvolgere un po’ di più questo pezzo di partito che sul territorio ha dimostrato di avere capacità di governo? In caso contrario, inizierei a sospettare che il requisito necessario per entrare nel gruppo dirigente nazionale del nostro partito sia il non aver vinto mai niente.
Pensa forse a un congresso straordinario?
Ai congressi non ci credevo nemmeno quando servivano a discutere e non solo a contare delle tessere. Io chiedo soltanto che questo partito, una buona volta, impari a fare chiarezza. E a stare se possibile nel mondo reale, non al di fuori.
Tommaso Labate
in Il Riformista, 13 gennaio 2011
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Il prevalere dei si’ “sara’ un vittoria di tutti i lavoratori, anche di quelli che hanno votato no”. Lo sottolinea in un’intervista a la Repubblica il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, precisando che con l’accordo “si concretizzera’ un investimento importante per Torino nelle gamme alte del prodotto che ridara’ prospettive di sviluppo non solo a Mirafiori ma all’intero settore dell’auto. Non e’ in gioco il futuro di un solo stabilimento ma di un intero Paese”. Secondo Chiamparino, a questo punto, “va riaperto il tavolo tra sindacati confederali e Confindustria per delineare un’intesa che ridefinisca gli assetti della contrattazione”.
Caroline Kennedy è la madrina del nuovo archivio digitale della Kennedy Library che, a 50 anni dall’insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgerald, rivive completamente sul Web. Documenti storici, file audio, fotografie, perfino gli scarabocchi di Kennedy saranno messi progressivamente e gratuitamente online. Ma c’è di più: JFK in persona rivive grazie a Twitter, con una serie di Tweet dal passato che mostra il lato umano del presidente USA
(salle n° 35 “Eugène Eichtal”, 3ème étage, 27 rue Saint-Guillaume)
Les ateliers Urba-Rom sont des espaces d’échanges et de réflexion ouverts, à l’initiative des membres du réseau. Il s’agit, dans le cadre de ces ateliers, de faire le point sur des thématiques précises, de présenter des recherches en cours et d’identifier des pistes pour des recherches futures. Les travaux des ateliers, qui peuvent donner lieu à publication par la suite, sont mis en ligne sur le site d’Urba-Rom pour discussion.
Bien sûr, la « question rom » n’existe pas a priori ; comme n’importe quel problème public, elle se construit dans des situations d’interactions, au travers des mobilisations, des débats et des controverses de la société et de ses institutions. Aujourd’hui, les pouvoirs publics, les ONG et les associations insistent volontiers sur la dimension européenne de la « question rom ». De fait, l’élargissement de l’UE à l’est, la construction en cours d’une politique européenne d’inclusion des roms, la mise en scène d’une minorité rom transeuropéenne dans la foulée des Cultural Studies, et les appels réitérés des collectivités locales et des Etats-Nations en direction de l’UE pour solutionner la « question rom » confèrent à cette dernière une dimension européenne certaine.
Pourtant, c’est bien à l’échelle locale que la présence de groupes dits roms ou tsiganes pose le plus souvent problème aux yeux de la société et des institutions. Les illustrations de ce phénomène ne manquent pas, que l’on songe aux violences physiques perpétrées sur des personnes ou des groupes roms/tsiganes ces dernières années, par exemple en Hongrie ou en Italie, ou encore aux mobilisations locales suscitées par la précarité des conditions de vie de migrants roms, le plus souvent des Roumains, qui se sont installés dans les marges des grandes villes d’Europe de l’Ouest.
L’objectif de cet atelier est, à partir de trois études de cas réalisées en banlieue parisienne, à Barcelone et à Prague, d’identifier des convergences ou, au contraire, des divergences dans les processus de formation de la « question rom », ainsi que sur ses effets sur les arènes politiques locales. Analyses et comparaisons pourront, en particulier, porter sur les éléments déclencheurs de la « question rom », sur l’évolution des controverses locales et sur le fonctionnement des arènes politiques liées à la « question rom ». Au bout du compte, la « question rom » apparaît comme un analyseur possible des processus de marginalisation et des modes de régulation sociale et politique en cours dans les sociétés locales européennes.
Jean-Baptiste Duez (Programme RESPECT): Les populations “Roms/Tsiganes” dans le Nord de Paris: De la construction d’une catégorie à partir de la réalité d’un processus migratoire, jusqu’à son encadrement: des aspects contradictoires
Oscar Catalan (Université Autonome de Barcelone) :
Du discours politique sur les espaces publics urbains à la genèse des conflits de voisinage et leur
européanisation: la construction de la question « Gitano Rumano » à Barcelone (2002-2010)
Hana Synkova (Institute of Ethnology, Charles University, Prague and Department of Social Sciences, University of Pardubice) : Le cadrage des politiques tchèques en direction des Roms : caractéristiques et enjeux des discours locaux et nationaux.
Discutants :
Loïc Blondiaux (Université de Paris I)
Tim Butler (King’s College, London)
Clément Rivière (OSC, Programme Ville et territoires, Sciences Po Paris)
(salle n. 35 “Eugène Eichtal”, 27 rue Saint-Guillaume, third floor)
The Urba-Rom workshops provide open forums for discussion and brainstorming. They are initiated by members of Urba-Rom network. They aim at taking stock of precise themes, sharing current research and identifying some paths for future studies. Conclusions, which can subsequently be published, are quickly available on line on the Urba-Rom site for further discussion.
Of course, the “Roma Issue” does not exist a priori; like every public matter, it is constructed in interactive situations, through mobilizations, debates and controversies in society and its institutions. Today, public authorities, NGOs and associations highlight the European dimension of the “Roma Issue”. In fact the enlargement of the EU, the current construction of a European policy for Roma inclusion, the presentation of a transnational minority following Cultural Studies, and the repeated appeals made by local municipalities and States for the EU to solve the “Roma Issue” give the latter a real European dimension.
Nevertheless, it is at the local level that the presence of so-called Roma/Gypsies most certainly appears as a problem from the viewpoint of society and institutions. Illustrations of this phenomenon are numerous: acts of violence against Roma/Gypsy people or groups, such as those seen in Hungary and Italy; local mobilizations linked to the precarious life conditions of Roma migrants, mostly Romanian, settled at the peripheries of Western European cities, etc.
This workshop is based on three case studies carried out in Paris, Barcelona and Prague. It aims to identify convergences and divergences in the building process of the “Roma issue”, and the effects this latter has in political arenas at the local level. Analysis and comparisons could focus on the genesis of the “Roma Issue” (which causes or factors?), on the evolution of local controversies and on the functioning of the political arenas linked to the “Roma Issue”. Ultimately, the “Roma Issue” appears as a relevant observatory of the current marginalization process and social and political regulation in local societies in Europe.
Jean-Baptiste Duez (Programme RESPECT): Roma/Gypsies populations in Northern Paris: About the construction of a category from a migration process to its framing: some contradictory issues.
Oscar Catalan (Université Autonome de Barcelone):
From the political discourses about urban public spaces to the genesis of neighborhood conflicts and its Europeanization: the construction of a “Gitano Rumano” issue in Barcelona (2002-2010)
Hana Synkova (Institute of Ethnology, Charles University, Prague and Department of Social Sciences, University of Pardubice): Constructions of the Czech politics “on Roma”: looking at and behind the discourses at the local and the national level.
Discussants:
Loïc Blondiaux (Université de Paris I)
Tim Butler (King’s College, London)
Clément Rivière (OSC, Programme Ville et territoires, Sciences Po Paris)
Il cibo italiano è apprezzato nel mondo perché sarebbe buono, sano e genuino. Ma la realtà dei fatti racconta una storia differente. Questo libro raccoglie i risultati di un’inchiesta giornalistica durata due anni. Paolo C. Conti ha indagato sulla natura nascosta di ciò che finisce nei nostri piatti, scoprendo che raramente quello che mangiamo è davvero ciò che sembra. La tecnologia estrema, la logica del profitto e le regole del mercato stanno cambiando nel profondo l’industria alimentare italiana, che è ormai sempre più incline a mascherare i propri prodotti sotto un’ingannevole immagine di naturalità. Gli alimenti vengono modificati, scomposti, ricostruiti e inscatolati con l’aiuto della chimica, della genetica, di tecniche alimentari sempre più sofisticate. Il risultato sono cibi che sembrano qualcosa, ma che in realtà sono qualcos’altro. Grazie a centinaia di interviste e indagini sul campo, in Italia e all’estero, l’autore analizza i rischi a cui ci esponiamo sedendoci a tavola e le strategie per combatterli, ma anche i nuovi poteri che condizionano uno degli elementi determinanti per la nostra sopravvivenza in questo secolo. Oggi infatti è più che mai in atto una guerra planetaria fra tecnocibo e biocibo: due modi diametralmente opposti e antagonisti di considerare l’alimentazione umana e la nostra stessa salute. Una guerra dall’esito ancora incerto, nella quale i consumatori avranno un ruolo determinante.
Salerno e i suoi 60 Comuni hanno deciso di staccarsi dalla Campania e diventare una regione autonoma. L’idea è nata nella mente di Edmondo Cirielli, il presidente della Provincia di Salerno che ideò e poi ripudiò la legge per accorciare i tempi di prescrizione ed evitare il carcere a Cesare Previti nel processo Imi-Sir.
L’idea ha subito avuto successo. La Cassazione deciderà il primo febbraio sulla richiesta depositata da 54 comuni della provincia (420mila abitanti, 70mila più del quorum), e nel frattempo altre sette amministrazioni hanno approvato la delibera con l’adesione al progetto. Se tutto va come deve, Cirielli conta di affrontare il referendum a giugno, per poi imbarcarsi nella modifica costituzionale in Parlamento.
Alla base della proposta ci sono due ragioni: “Essere accomunati a Napoli e ai suoi disastri sui rifiuti è un danno d’immagine che non possiamo più sopportare”, spiega Cirielli che, mentre il capoluogo di regione passa da emergenza a emergenza, vanta per la sua provincia una percentuale svizzera (60,2%, quarto posto in Italia) nella raccolta differenziata. Poi, come in ogni secessione che si rispetti, c’è un problema di soldi: nei calcoli di Cirielli l’autonomia da Napoli vale almeno 500 milioni all’anno, perché “la provincia versa due miliardi di addizionali Irpef e Irap e ne riceve meno del 75% in termini di spesa e servizi”.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il referendum sarebbe il primo scoglio perché per passare deve spingere al sì la maggioranza degli elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni nei quali è stato indetto. I problemi veri però potrebbero sorgere dopo. L’elenco delle regioni è scritto all’articolo 131 della Costituzione e per cambiarlo serve una legge approvata quattro volte con i due terzi del Parlamento per essere messa al riparo da nuovi referendum conservativi.
Conoscono bene tutte le difficoltà i comuni che negli anni hanno accolto con plebisciti entusiasti l’idea di abbandonare Veneto o Piemonte per abbracciare le gioie dello Statuto speciale. San Michele al Tagliamento ha chiamato alle urne i propri cittadini nel 1991, ha ottenuto l’89% di voti per il passaggio al Friuli, è riuscito a far dichiarare incostituzionale la vecchia legge che imponeva il “sì” degli enti rappresentanti di almeno un terzo della popolazione delle regioni interessate. Nonostante tutte le vittorie, però, il comune rimane saldamente ancorato alla provincia di Venezia, come sono rimasti finora in Veneto Cortina e gli altri comuni dell’alto bellunese che hanno alle spalle una battaglia ventennale.
Con il via libera al referendum da parte di tutta la provincia di Belluno, ora la battaglia cambia di piano ma non si semplifica. “Invece di spingere per venire da noi – ha subito chiarito Luis Durnwalder, presidente della provincia di Bolzano e governatore di turno del Trentino Alto Adige – chiedano l’autonomia a Zaia e a Galan che, fino a prova contraria, sono molto vicini alla Lega e al Pdl, e quindi al governo”.
Osservatorio Europeo sulla Sicurezza
E’ stato presentato, nell’ambito del Festival di Internazionale a Ferrara ., il secondo report (aggiornamento 2/2010) sulla sicurezza dei cittadini europei, redatto dall’Osservatorio europeo sulla Sicurezza, promosso da Fondazione Unipolis , Demos & PI e l’Osservatorio di Pavia.
L’incontro, tenutosi sabato 2 ottobre alle ore 16.30 presso la Sala Estense (Piazza Municipio), ha visto la partecipazione di Pierluigi Stefanini, presidente di UGF e Unipolis, Fabio Bordignon, Demos & Pi, Antonio Nizzoli, Osservatorio di Pavia, Eric Josef, Libération e Gian Paolo Accardo, Presseurop.
11 ottobre 2010
Osservatorio europeo sulla sicurezza – Focus crimini violenti
Serialità e pervasività: sono questi gli elementi che caratterizzano la trattazione dei casi criminali nei Tg italiani, e che ne determinano la specificità a livello europeo. Episodi di criminalità violenta esistono in tutta Europa e, inevitabilmente, entrano nell’agenda dei notiziari televisivi. Due aspetti sembrano però distanziare, in modo netto, il caso italiano: lo spazio assegnato a questo tipo di notizie e le modalità di narrazione utilizzate dall’informazione televisiva di casa nostra. E’ quanto emerge da un approfondimento dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza, pubblicato oggi su La Repubblica. leggi »
La Procura di Milano ha indagato Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di «concussione» e di «prostituzione minorile». Secondo la contestazione d’accusa, allo scopo di occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi week-end ad Arcore, assicurarsi l’impunità da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, il Presidente del Consiglio la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe abusato della propria qualità di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina Karima “Ruby” El Mahroug, scappata da una comunità per minori, alla consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti.
Commento alla nuova disciplina degli appalti
lavori, forniture, servizi
Manuale
di approfondimento
di pagine 1080
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI D.P.R. 5 OTTOBRE 2010, N. 207
La puntuale analisi dei contenuti fortemente innovativi introdotti nell’ordinamento dal DPR 207/2010(G.U. 207 del 10 dicembre 2010, S.O. n. 270)che ha portato a compimento la complessa fase di riforma e sistemazione della disciplina della contrattualistica pubblica,avviata col recepimento delle direttive comunitarie di terza generazione mediante il D.Lgs. 163/2006.
A. Massari,Avvocato, direttore di appaltiecontratti.it, M. Greco,Direttore struttura complessa gestione risorse di ASL,A. Costantini,Avvocato, D. Albonetti,Funzionario amministrativo settore opere pubbliche, illustrano le modalità attuative delle importanti modifiche introdotte dal Regolamento, in particolare, per quanto riguarda il comparto dei lavori pubblici, quelle relative:
› alla verifica e validazione dei progetti, › alla rimodulazione dei requisiti e dei limiti di ribasso nelle gare di progettazione, › alla qualificazione dei soggetti esecutori con l’introduzione di nuove categorie e classifiche e con il rafforzamento dei poteri sanzionatori nei confronti delle SOA e delle imprese, › alla verifica delle offerte anomale, › alla disciplina delle varianti, › ai compiti e alle responsabilità dei RUP.
Rilevanti le innovazioni anche nel settore servizi e forniture, per la prima volta assoggettato ad una normativa di dettaglio che copre tutto l’iter realizzativo della commessa: dalla fase procedimentale a quella esecutiva.
In risalto, fra le altre modifiche, la nuova disciplina dell’asta e del mercato elettronico così come la puntuale regolamentazione delle procedure in economia e del cottimo fiduciario, sostitutiva del regime introdotto dal DPR 384/2001.
Fondamentale per superare gli ampi spazi di incertezza interpretativa e applicativa aperti dal DPR 207/2010 nel sistema degli appalti pubblici, è il lavoro di approfondimento svolto con grande chiarezza dagli esperti autori di quest’opera, così strutturata:
Parte
prima
PROFILI GENERALI DEL NUOVO REGOLAMENTO 1.L’iter di approvazione del Regolamento.
Parte
seconda
CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A LAVORI NEI SETTORI ORDINARI 1.La progettazione dei lavori pubblici:
» La progettazione in generale. » Il progetto preliminare. » Il progetto definitivo. » Il progetto esecutivo. 2. La verifica del progetto:
» Oggetto e finalità della verifica. » I soggetti preposti alle verifiche. » La selezione degli organismi privati cui affidare la verifica dei progetti. 3. Le disposizioni innovative in materia di affidamento dei lavori pubblici. 4. Esecuzione dei lavori:
» La direzione lavori. » L’esecuzione dei lavori. » Lavori in economia. 5. Contabilità dei lavori:
» Scopo e forma della contabilità. » Contabilità dei lavori in economia. » Norme generali per la tenuta della contabilità. 6. Collaudo dei lavori:
» Disposizioni preliminari. » Visita e procedimento di collaudo.
Parte
terza
CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A SERVIZI ATTINENTI ALL’ARCHITETTURA E ALL’INGEGNERIA NEI SETTORI ORDINARI 1.Le disposizioni di carattere generale sui servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria. 2. Le procedure per l’affidamento dei servizi di ingegneria. 3. Le garanzie previste per i servizi di ingegneria.
Parte
quarta
I CONTRATTI RELATIVI A SERVIZI E FORNITURE NEI SETTORI ORDINARI 1. La disciplina regolamentare della fase di affidamento di servizi e forniture. 2. L’esecuzione del contratto e la contabilità delle forniture e dei servizi. 3. Verifica di conformità.
Parte
quinta
CONTRATTI RELATIVI A LAVORI, SERVIZI E FORNITURE NEI SETTORI SPECIALI. DISPOSIZIONI TRANSITORIE E ABROGAZIONI 1. La disciplina regolamentare per i settori speciali. 2. Disciplina transitoria e abrogazioni.
»
APPENDICE NORMATIVA
Regolamento di esecuzione del codice dei contratti pubblici
L’Accademia del silenzio continua a essere gradita da moltissime persone che visitano il sito
Abbiamo raggiunto 7500 pagine viste e quasi 2000 visitatori unici. Gli aggiornamenti sono quasi quotidiani ed a breve ci saranno delle novità
L’indirizzo dell’Accademia del Silenzio è http://www.lua.it/accademiasilenzio/
Altra novità sul sito è il nuovo blog del progetto Re-inventare l’età matura con interventi e anticipazioni di quello che sarà il libro che verrà pubblicato a breve. L’indirizzo è: http://www.lua.it/re-inventare/
Nei giorni dal 13 al 17 gennaio si terranno ad Anghiari il secondo laboratorio dei corsi di secondo livello Agorà e Taeis heauton ed inizierà con il primo laboratorio il corso di secondo livello Morphosis. Le schede sul sito.
La settimana successiva prenderà il via il corso Mimesis, informazioni sul sito, e il 27 gennaio inizierà per 52 nuovi corsisti l’undicesima edizione della Scuola triennale Mnemosine
Tutte le informazioni sul sito. http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=10&id=120&Itemid=119
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
Pistoia – Corso scrittura – aperte le iscrizioni
Anghiari (AR) – Locanda del viandante, Eventi gennaio/marzo
15 gennaio – Foligno – Presentazione libro
15 gennaio – Firenze – Voci di donne
22 gennaio – Anghiari (AR) – Concerto
22 gennaio – Catania – Seminario
24 gennaio – Calvenzano (BG) – Fili di storie e memorie
9 febbraio – Bolzano – L’autobiografia nelle professioni di cura
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
Una legge ancora non c’è. E tutti i tentativi di trovare vie legali alternative per dare ad ogni persona la possibilità di redigere un biotestamento (“Dichiarazioni anticipate di trattamento” è il termine corretto) sono state bloccate, come nel recente caso della circolare firmata dai ministri Fazio, Maroni e Sacconi che ha dichiarato illegittime le Dichiarazioni anticipate di trattamento affidate ai registri Comunali: “Nessuna norma di legge – si legge sulla circolare – abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento”.
Da oggi, però, c’è un modo legale di far valere il biotestamento. Ed è la nomina, davanti a un giudice tutelare, di un “amministratore di sostegno” a cui affidare il compito, in caso di perdita di coscienza e malattia grave, di interrompere le cure, comprese l’alimentazione e l’idratazione artificiale.
A stabilirlo è stato un decreto del giudice tutelare del Tribunale di Firenze, Salvatore Palazzo, che lo scorso 22 dicembre ha accolto il ricorso di un cittadino di 70 anni, in perfetta salute.
I dettagli della vicenda raccontati a Quotidiano Sanità da Sibilla Santoni, l’avvocato di Firenze che ha seguito il caso.
L’accordo alla Fiat voluto da Sergio Marchionne pone fine al contratto nazionale di lavoro che aveva caratterizzato le relazioni industriali di questo dopoguerra e supera di fatto l’accordo del 1993 che aveva consentito di battere l’inflazione e di far entrare l’Italia nell’euro. L’accordo di Mirafiori rappresenta il primo contratto aziendale che viene a sostituire quello nazionale. Se anche qualche azienda della filiera dell’auto dovesse successivamente agganciarsi all’accordo, non per questo esso tornerebbe a essere un contratto nazionale. Ed è da prevedere che altre grandi aziende si avvieranno su questa strada. Già nei giorni scorsi Fincantieri ha denunciato il suo disagio con il contratto di lavoro e con l’assistenza della Confindustria in alcune provincie.
VERSO I CONTRATTI AZIENDALI
C’è una logica in questa tendenza. Le grandi imprese sono sempre meno interessate al mercato nazionale e guardano ai mercati internazionali. Inoltre, il riferimento settoriale con cui si costruiscono i contratti di lavoro sta tramontando. Le imprese sono interessate più ai mercati di sbocco che alle classificazioni settoriali di natura merceologica. Si delinea così un quadro di relazioni industriali dove saranno le singole imprese a decidere se far ricorso a un contratto aziendale o se applicare il contratto nazionale. Quest’ultimo finirà per essere essenzialmente il contratto delle piccole imprese, ossia di quelle aziende che pensano di non avere strumenti per negoziare un contratto autonomo. Sono anche imprese che non vedono di buon occhio lo svilupparsi di una concorrenza attraverso contratti differenziati per accaparrarsi i migliori lavoratori. Proprio per evitare una tale concorrenza, alcune di esse faranno ricorso a contratti territoriali. Il contratto nazionale costituirà una sorta di base minima per i contratti aziendali, anche se con il passare del tempo sono prevedibili differenze sostanziali che finiranno per renderne difficile la comparazione.
Una simile struttura di relazioni industriali è presente, pur se con molte differenze, in altri paesi europei. Presuppone l’esistenza di alcuni principi generali validi per tutti i lavoratori e poi la declinazione di contratti aziendali. Per evitare il rischio di eccessi di ribasso, può essere previsto un minimo salariale nazionale comune a tutte le imprese. Tale minimo potrebbe essere negoziato periodicamente o approvato per legge. Di conseguenza, è da prevedere che aumenterà la legislazione sul lavoro che sostituirà di fatto parti della contrattazione nazionale. La logica dei contratti aziendali risponde alla necessità di adattare le condizioni contrattuali alle vicende aziendali che sempre più sono diversificate anche all’interno dello stesso settore. Per questo sarà probabile un coinvolgimento dei lavoratori nei risultati dell’impresa e, quindi, anche nelle scelte di maggior rilievo, come avviene in taluni paesi e come recentemente auspicato da Walter Veltroni.
IL RUOLO DELLE PARTI SOCIALI
I contratti nazionali di lavoro hanno giocato un ruolo determinante nel corso del dopoguerra. Hanno consentito la difesa dei lavoratori quando il rapporto di forza era troppo sbilanciato a favore dei datori di lavoro. Hanno favorito la definizione di regole minime contrattuali che spesso sono state tradotte in leggi. Hanno impedito un’eccessiva concorrenza al rialzo dei salari nelle fasi di crescita economica forte (anni Sessanta) e quindi hanno frenato le tensioni inflazionistiche. Hanno favorito l’avvio di politiche dei redditi necessarie per prevenire e combattere l’inflazione (come in Italia con l’accordo del 1993).
Oggi appare evidente come questi i fattori non sussistano più o abbiano minore presa. Ormai esiste un sufficiente corpo di norme legislative a tutela dei lavoratori. Non siamo più di fronte a rischi inflazionistici per eccesso di crescita e le politiche economiche nazionali hanno ceduto il passo a politiche internazionali, specie nell’Europa dell’euro.
Il passaggio dai contratti nazionali a quelli aziendali inciderà sostanzialmente sul ruolo delle parti sociali. Progressivamente si ridurrà la funzione sindacale classica che verrà sostituita da forme di consulenza per i contratti di lavoro aziendale. Saranno meno visibili e meno rilevanti le strutture di contrattazione salariale, che si situeranno nelle imprese più che nelle parti sociali. Aumenterà la sindacalizzazione specie nelle grandi imprese, perché i lavoratori vorranno far sentire la loro voce presso i propri delegati sindacali, che finiranno per sostituire i segretari nazionali nella definizione dei contratti. È presumibile la nascita di nuovi sindacati autonomi che faranno concorrenza alle vecchie sigle sindacali, con il doppio rischio di vedere sorgere sigle estreme di opposizione radicale e sigle di sindacati vicine ai datori di lavoro. Aumenterà la concorrenza fra i sindacati e la personalizzazione delle vertenze, con esiti diversi da impresa a impresa.
Come negli altri paesi, il sindacato dei lavoratori continuerà ad avere una certa visibilità sia nelle aziende che nel paese, con particolare riguardo al settore dei servizi pubblici e alla funzione pubblica, dove rimarrà rilevante per assenza di concorrenza e dove attirerà l’attenzione con azioni di sciopero.
Viceversa è da attendersi una certa riduzione di importanza per le rappresentanze delle imprese, così com’è avvenuto negli altri paesi europei. Private in gran parte del loro ruolo nella contrattazione salariale e nella politica dei redditi, le rappresentanze delle imprese avranno pochi strumenti per intervenire sulla politica economica del paese e saranno relegate nella loro funzione di lobby che, per sua natura, è più discreta, più costosa e meno aggregante, posto che gli interessi di talune imprese possono confliggere con gli interessi di altre (laddove il tema salariale era invece un fattore di forte coesione).
Poiché l’Italia ha la caratteristica di avere già ora una moltitudine di sigle di associazioni di imprese, aumenterà la concorrenza tra di loro per accaparrarsi un po’ di visibilità. In questo terreno, prevarranno le associazioni che tuteleranno interessi specifici di particolari mercati e di particolari materie (fisco, diritto d’impresa, concorrenza, ambiente, eccetera) che sono più omogenee al loro interno e più focalizzate negli obiettivi. Confindustria potrà mantenere un suo ruolo nazionale se saprà garantire autonomia e autorevolezza a istituti come il giornale e l’università, ma il suo successo non è scontato nelle attuali condizioni.
Il testamento biologico, che riprenderà il suo iter parlamentare a febbraio, torna di nuovo a fare discutere. A riaccendere il conflitto tra maggioranza e opposizione è stata la decisione del Tribunale di Firenze, che accolto il ricorso di un uomo di 70 anni in buona salute, in cui chiedeva “la nomina di un amministratore di sostegno autorizzato, per il tempo di eventuale perdita della capacità autodeterminativa”, ad opporsi a determinati trattamenti sanitari quali la respirazione artificiale.
Il tribunale ha anche dato l’ok a cure che annullino il dolore anche se ci fosse un rischio di anticipare la morte del paziente. I temi etici, biotestamento in primis, potrebbero diventare dunque essere il terreno su cui si consumera’ l’ennesimo scontro tra Pdl e Terzo Polo.
La Corte Costituzionale giudica illegittime alcune delle piu’ importanti norme della legge sul legittimo impedimento. Bocciata la regola per cui e’ la presidenza del consiglio a certificare l’impedimento del membro del governo a partecipare al processo, valutazione che spettera’ volta per volta al giudice; bocciato anche l’obbligo di rinviare l’udienza di sei mesi. Spettera’ al giudice valutare l’indifferibilita’ degli impegni, bilanciando le esigenze della giustizia, della difesa e del governo
Il 2011 è ufficialmente l’anno che darà la spinta finale per la diffusione delle auto elettriche. Dopo il successo di Nissan Leaf, proclamata Auto dell’anno 2011 in Europa, ora è la volta di Chevy Volt. In occasione dell’apertura del Salone dell’automobile di Detroit, infatti, Volt è stata nominata Auto dell’anno 2011 per quanto riguarda il Nord America.
Una delle caratteristiche principali di Chevy Volt è la possibilità di essere ricaricata anche grazie all’energia pulita proveniente dal sole e non solo facendo affidamento sulla rete elettrica della propria città che molto spesso viene fornita da centrali tutt’altro che verdi. Il tutto attraverso colonnine elettriche (CleanCharge, questo il loro nome) alimentate a pannelli solari. Viene così spezzato un circolo vizioso che faceva delle auto elettriche un’alternativa sì, ma non definitiva.
Chevy Volt dovrebbe sbarcare presto anche in Europa sotto le sembianze del modello Ampera di Opel. Unico ostacolo concreto alla diffusione dei veicoli elettrici rimane il prezzo. Troppo elevato anche in presenza di incentivi rispetto alle vecchie concorrenti a benzina o diesel.
Di progetti legati al co-housing ne sono nati tantissimi in Italia negli ultimi anni, in particolare nei pressi delle grandi città di Milano e Roma.
L’ultimo di cui abbiamo notizia è quello inaugurato a Seregno (MB) lo scorso dicembre: si chiama Maison d’Elite ed è stato presentato dall’architetto Luigi Filocca.
“Quella del co-housing”, ci racconta, “è una formula che oggi si rende quasi indispensabile per dare la possibilità soprattutto a famiglie disgregate o a persone che cercano di ritrovare una dimensione famigliare, o che vivono situazioni sociali non ben definite di ritrovare una risposta importante”
Nel co-housing, però, oltre all’aspetto sociale ce n’è anche uno ambientale, legato all’efficienza energetica degli edifici…
“Esatto, è proprio un aspetto caratterizzante di questo tipo di intervento: in classe A e pensato con un consumo di 19 kWh/mq annuo. Per intenderci: su 100 mq d’appartamento, la spesa presunta per il riscaldamento sarebbe di soli 190,00 euro l’anno…”
Cos’ha di diverso la Maison d’Elite rispetto agli altri progetti di co-housing?
“L’aspetto sociale: l’accesso alla alla struttura è a canone concordato a prezzi calmierati.
E poi, oltre a essere un complesso tecnologicamente avanzato, che sfrutta fonti rinnovabili come l’energia geotermica, le pompe di calore, i pannelli solari e parabole a inseguimento solare per il riscaldamento dell’acqua, c’è anche uno sfruttamento di parti di edificio in condivisione, con piscina, palestra, spazi per gli eventi e i compleanni, sala internet, sala cucina, biblioteca, camere per gli ospiti e appartamenti messi a disposizione per i visitatori che vogliono apprendere questa filosofia”.
Ma queste case sono solo in affitto? Non vengono vendute?
“E’ un’iniziativa un po’ particolare. La vendita avviene virtualmente, ed è possibile prenotare le quote relative all’acquisto della copia identica dell’appartamento nel quale si abita.”
In parole povere?
“Le persone che andranno ad occupare le abitazioni nel contesto Maison d’Elite, potranno acquistare le quote di una casa identica, concepita già oggi virtualmente. L’abitazione che utilizzano a canone concordato ha un valore di mercato, le quote corrispondono al valore della casa in cui si sta ad abitare. Comprando queste quote, il sistema garantisce una rendita che è equivalente all’affitto che si paga. La persona che utilizza queste case a livello sperimentale, di fatto non paga l’affitto perché comprando le quote della copia identica che poi commissionerà al sistema, ha una rendita sull’investimento che gli consente di pagare l’affitto e nel giro di 3 anni di modellare la casa su misura.”
In pratica: una persona va ad abitare alla Maison d’Elite e pagando l’affitto paga delle quote sostitutive di una casa virtuale, prenotata sul sito maisonvirtual.eu, identica a quella che già occupa ma che sarà costruita in un secondo momento. Una volta che la persona si è scelta i vicini e quindi si è formato il nucleo di nuovi co-houser, si trasferisce nella nuova casa, che a questo punto è acquistata (per una parte o per intero).
“Questo intervento sperimentale”, conclude Filocca, “offre un trampolino di lancio per le iniziative dei nuovi gruppi di co-houser che si formeranno con l’intento di ripetere questa esperienza: forte riduzione dell’inquinamento, bassissimo consumo energetico, uso delle rinnovabili, creazione di spazi condivisi, gestione intelligente degli impianti. Per diffondere sempre di più un modo di abitare che rispetta la dimensione sociale e l’ambiente.”
… temo che sarà una patacca totale. Per attuare un vero federalismo fiscale bisognerà limitare i poteri della finanza centrale. In una congiuntura internazionale del genere faccio il facile profeta, si faranno delle concessioni ad alcune città. Concedendo la possibilità di qualche tassa ad hoc, tipo la tassa di soggiorno. Con il risultato scontato di un aggravio della pressione fiscale.
Quadro sconfortante senza soluzioni?
La soluzione ci sarebbe se avessimo un ceto politico in grado di capire che siamo davanti a una crisi di sistema. Una crisi che andrebbe affrontata con misure straordinarie arrivando a cercare un compromesso. Un compromesso storico per uscirne definitivamente. Ma leí pensa che oggi un accordo del genere sia possibile?
Più centralismo e più burocrazia: è davvero così urgente il progetto leghista?
di Innocenzo Cipolletta , pubblicato il 13 gennaio 2011
A cosa pensa un normale cittadino quando si parla di federalismo? Pensa aun paese organizzato con diversi stati regionali che hanno una certa autonomia sul loro territorio e con una capacità impositiva su specifici imponibili, come il caso degli USA o della Germania Federale. Ebbene, con il federalismo che si prepara per l’Italia nulla di tutto ciò avverrà. Anzi si assisterà a un maggior centralismo romano.
Regioni, province e comuni avranno ognuna la propria autonomia (com’è già oggi), al punto che non si parla più di federalismo per l’Italia, ma di “federalismi”: regionale, provinciale e comunale (!). La regione, quindi, non potrà imporre specifiche soluzioni alle province e ai comuni e quindi non avrà maggiore autorità sul suo territorio se non quella che già ora possiede. Il “governatore” di una regione governerà ben poche cose. Niente piccoli stati federali, ma solo una burocrazia in più. Inoltre, poiché si gestiscono servizi universali (come la sanità e i trasporti) bisognerà giustamente assicurare a tutti i cittadini almeno gli stessi servizi di base decisi a Roma (a costi standard per tutti), alla faccia dell’autonomia.
Ma, si dirà, almeno i cittadini pagheranno le loro imposte alle regioni e quindi ci sarà una maggiore responsabilizzazione dei politici eletti, che verranno bocciati se non utilizzeranno efficientemente le tasse pagate dagli elettori. Nulla di tutto ciò. Si continuerà come sempre con trasferimenti da Roma. Il federalismo fiscale è solo la ripartizione su base territoriale delle vecchie imposte che già abbiamo e che continueremo a pagare a Roma. Gli enti locali avranno solo la possibilità di aumentarle un pochino (bella consolazione per noi!), ma i pagamenti saranno sempre fatti a Roma. Forse i comuni avranno una tassa locale sugli immobili, ma essa riguarderà essenzialmente le seconde case, quindi i non residenti, i quali pagheranno una tassa, ma non voteranno nel comune dove l’hanno pagata! Negli USA fecero una rivoluzione nel 1775 contro questo principio.
C’è quindi da domandarsi perché Bossi, Calderoli e tutta la Lega facciano fuoco e fiamme per far approvare questo sistema federale in Italia. Se vogliamo escludere l’ipotesi dell’ignoranza e del non aver capito, dobbiamo pensare che si tratta della solita ipocrisia politica. Dire che si è vinta una battaglia storica quando non è affatto vero. Un’interpretazione che pare vada bene a tutti, posto che gli altri partiti (di governo e di opposizione) sono giustamente ben poco interessati al vero federalismo. Ma questo sistema rischia di far esplodere la spesa pubblica, quindi aumenterà il controllo centrale di Roma sugli enti locali e genererà frustrazioni e tensioni con gli eletti dal popolo che non avranno alcuna autonomia.
Ce n’è abbastanza per fermarsi per tempo e per domandarsi se il federalismo sia veramente la cosa oggi più urgente a cui dedicare tempo e risorse da parte del Governo e del Parlamento, in un momento di crisi e di disoccupazione così grave per il paese. Tanto più che, per dirla con le parole di un ministro vicino alla Lega, “con il federalismo non si mangia” (o almeno non mangiano i cittadini onesti).
Innocenzo Cipolletta, economista. Presidente dell’Università degli Studi di Trento dal 2003. È componente di vari consigli di amministrazione. È economic advisor dell’Ubs Italia. È editorialista de “Il Sole 24 Ore” e autore di diversi saggi scientifici e collaboratore di riviste specializzate. È stato insignito dal presidente della Repubblica dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce.
Il decreto sui fabbisogni standard, come evidenziato dai primi autorevoli commenti, si limita ad indicare un metodo di calcolo il cui esito è quanto mai incerto circa la capacità di costringere effettivamente gli enti locali a produrre servizi a costi efficienti e, allo stesso tempo, a garantire su tutto il paese un adeguato standard di servizi.
Ora, con il federalismo (fiscale) municipale, su cui il Parlamento si pronuncerà nei prossimi giorni, si decide se ai generici principi contenuti nella legge delega corrispondono poteri tributari, meccanismi perequativi, controlli, processi di riorganizzazione amministrativa tali da rendere concreti e operativi quei principi cui si riconnettono le decantate virtù del federalismo. Per questo si tratta di valutare se gli obiettivi e i vincoli posti dalla legge delega (n.42/2009) risultino davvero rispettati.
L’autonomia fiscale è la leva per responsabilizzare gli amministratori in quanto rafforza il potere di controllo e di sanzione dei cittadini elettori. Il decreto fa però una scelta diversa perché la principale imposta locale (l’Imu) non la pagheranno i cittadini che usufruiscono dei servizi, ma solo i proprietari di seconde case (in massima parte non residenti e non elettori) e le persone giuridiche (che notoriamente non votano). Viene quindi meno uno dei fondamenti del federalismo fiscale
Il 7 gennaio 2010, la nuova Camera dei Rappresentanti USA, ora a maggioranza repubblicana ha messo all’ordine del giorno per il prossimo 12 gennaio il voto per abrogare la storica riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama. Il partito repubblicano aveva promesso che se avesse raggiunto la maggioranza al Congresso avrebbe immediatamente cancellato la riforma “socialista” che Obama avrebbe imposto, secondo la destra conservatrice, agli americani. Il nuovo presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, deputato dal 1991 dell’ottavo distretto dell’Ohio, ha potuto contare 236 voti contro 181 per mettere all’ordine del giorno l’abrogazione della riforma.
I democratici accusano i repubblicani di fare gli interessi delle grandi compagnie assicurative, specialmente per quanto riguarda il divieto, previsto dall’attuale legge, di negare la copertura assicurativa a chi abbia patologie preesistenti. I repubblicani controbattono che non sono contrari ad una riforma sanitaria condivisa, ma che non accettano quella “imposta” da Obama lo scorso marzo, quando alla Camera la legge passò con soli 5 voti di scarto, con 219 democratici che votarono a favore della riforma e una minoranza composta da 178 repubblicani e da 34 democratici di destra che votarono contro.
La revoca della riforma sanitaria, tuttavia, potrebbe non avere alcun successo se i democratici, che hanno la maggioranza al Senato, riescono a rimanere uniti. Uno dei maggiori problemi del partito di Obama rimane l’ingovernabile eterogeneità della sua composizione ideologica, con la forzata convivenza di liberal di sinistra del New England con conservatori dell’ultra destra sudista.
… L`Italia è sul punto dell`«asfissia» e ha bisogno di «convergenze tra maggioranza e opposizione».
Una propostada sottoporre a«tutti, non solo al governo»: al Pdl, alla lega e al Pd. Le elezioni ora sarebbero «una prospettiva rischiosissima».
…
spero che nei prossimi mesi si compia un salto di qualità complessivo nel dibattito e nell`azionepolitica. E questo deve riguardare le forze della maggioranza e quelle dell`opposizione».
In che senso? «Ci si può dividere nel dire che gli ultimi sei mesi del 20lo non hanno rappresentato un successo per nessuno? Non credo. Sarebbe invece molto pericoloso continuare a pensare che i prossimi sei mesi saranno come i precedenti. Il rischio è che si ampli la frattura con l`opinione pubblica. Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica.
…
«faccio notare che la ripresa economica è lontana. La metafora di Tremonti è stata felice: un videogame in cui se uccidi il mostro, ne compare subito un altro. Noi non riusciamo a innestare la marcia.
… O la politica, complessivamente, comprende che stiamo affrontando un tornante difficilissimo oppure i fossati si acuiranno».
…
Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Sarebbe una logica sfascista. Così come per la maggioranza la logica dell”`andiamo avanti, non c`è alternativa”».
…
L`asse con Casini è saldo? «Certo. L`ho visto anche stamattina».
Lei si rivolge anche al Pd? «Io parlo a chi è in Parlamento. Opposizione e governo».
Bersani e D`Alema, però, le hanno chiesto qualcosa di più. Immaginano un cartello per sconfiggere Berlusconi.
«Le alleanze non si fanno in ragione delle sommatorie di sigle. Ma sulla condivisione di alcuni progetti. E comunque le elezioni non sono vicine».
….
Più che il voto a Palazzo Chigi stanno cercando di strappare qualche deputato per andare avanti e qualcuno chiede ai centristi di “entrare” in squadra.
«E tempo sprecato. Certo, c`è il tentativo di guadagnare dei singoli, ma non ci riusciranno. E se poi lo scarto anziché di tre parlamentari diventasse di cinque, cosa cambierebbe? Continuerebbero a vivacchiare. Ma in questa situazione non si può vivacchiare e l`opposizione non si può limitare a dire valuteremo di volta in volta.
….
«Siamo entrati nel 2011, il 150.mo anno dell`Unità d`Italia. Si può fare una riflessione su cosa significa essere italiani? Sui vizi del nostro sistema bipolare – di cui resto un convinto sostenitore e su questo Casini sarà d`accordo – che ha reso possibile l`alternanza ma non ha innovato sul piano della cultura politica?».
….
Quindi i tagli lineari sono stati un errore? «Sono l`esatto opposto. Sarebbe più utile una “Grande Assise” dell`economia e del lavoro con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni. Nel nostro Paese c`è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità nel mercato del lavoro si unisce però aun tasso di precarietà altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi d`Europa. L`Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45% della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani».
«Quel decreto è importante, ma il prossimo – quello sulle Regioni – è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti.
Non dobbiamo perdere il complesso dei problemi».
Ma voi cosa farete? «Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti.
I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L`Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà un`intesa con Tremonti sui saldi».
….
L`alleanza con Casini è strategica? «Se si votasse, staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due. Fli comunque farà un congresso a febbraio. Abbiamo un`idea del centrodestra diversa da Berlusconi e Bossi. Senso delle Istituzioni, dello Stato, dell`etica pubblica, della legalità. Fli simuoverà con la sua identità insieme all`Udc, all`Api, all`Mpa e ai Liberaldemocratici.
E anche nel Pdl tanti condividono questi ragionamenti».
….
Sui temi etici una qualche differenza, però, c`è.
«Quando si presenteràilproblema, lo risolveremo con un solo principio: la libertà di coscienza. Questa è la regola nei partiti democratici. Questa è una vera concezione liberale che altri ignorano».
Lei si sente un uomo di destra odi centro? «I valori restan o quelli di destra. Servirebbe però un libro per spiegare cosa si intende nel 2011 per destra, centro o sinistra.
Sono categorie del secolo scorso. Se poi per destra si intendesse il prevalere della finanza sull`economia reale, allora non sarei di destra… altri ci si riconoscerebbero più facilmente».
C`è chi usa il caso Fiat come bussola.
«Marchionne è il segno di quanto l`Italia è in ritardo. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho sentito il segretario della Cisl Bonanni dire che senza le fabbriche non ci sono nemmeno i diritti dei lavoratori».
Se fosse un operaio di Mirafiori lo voterebbe l`accordo? «Senza dubbio. Il problema è che la politica è assente. ha delegato tutto alle parti sociali anche sulla rappresentanza.
Bersani ha fatto bene a dire che si discute e poi l`esito del referendum si rispetta. Nessun paese occidentale si trova in questa condizione».
(regioni.it) Fra i provvedimenti a cui sembra essere legata la sorte dell’esecutivo ci sono i decreti di attuazione del federalismo. Tema che finisce per forza di cose nell’agenda del dibattito politico di questi giorni, tanto che anche il Presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco Fini, dedica all’argomento un passaggio nell’intervista rilasciata a la Repubblica del 12 gennaio.
Il Decreto sul federalismo municipale è giudicato da Fini “importante”, ma “il prossimo -quello sulle Regioni è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti. Non dobbiamo – dice Fini – perdere iI complesso dei problemi.
Quanto alle scelte dei prossimi giorni «Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti. I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L’Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà un’intesa con Tremonti sui saldi”.
Riprendiamo le segnalazioni delle attività che fanno ricca la nostra Associazione.
Alla fine dell’anno 2010 avevamo annunciato la nascita dell’Accademia del silenzio. Non potevamo immaginare che l’iniziativa avesse tanto successo. Ringraziamo tutti coloro che hanno aderito, circa 300 persone hanno lasciato un messaggio sulla bacheca del sito:
Tanti commenti agli articoli e record di accessi. Più di 4000 in 10 giorni.
L’indirizzo dell’Accademia del Silenzio è http://www.lua.it/accademiasilenzio/
Altra novità sul sito è il nuovo blog del progetto Re-inventare l’età matura con interventi e anticipazioni di quello che sarà il libro che verrà pubblicato a breve. L’indirizzo è: http://www.lua.it/re-inventare/
Nei giorni dal 13 al 17 gennaio si terranno ad Anghiari il secondo laboratorio dei corsi di secondo livello Agorà e Taeis heauton ed inizierà con il primo laboratorio il corso di secondo livello Morphosis. Le schede sul sito.
La settimana successiva prenderà il via il corso Mimesis, informazioni sul sito, e il 27 gennaio inizierà per 52 nuovi corsisti l’undicesima edizione della Scuola triennale.
Tutte le informazioni sul sito. http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=10&id=120&Itemid=119
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
Pistoia – Corso scrittura – aperte le iscrizioni
Anghiari (AR) – Locanda del viandante, Eventi gennaio/marzo
7 gennaio – Anghiari (AR) – Concerto
10 gennaio – Sandrigo (VI) – Laboratorio autobiografico
12 gennaio – Firenze – Laboratorio autobiografico
15 gennaio – Foligno – Presentazione libro
22 gennaio – Anghiari (AR) – Concerto
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
Famiglia Cristiana torna a criticare quello che ritiene un uso strumentale dell’etica da parte della compagine che sostiene il premier Berlusconi. “Importantiprovvedimenti, come testamento biologico e fine vita, si fanno solo per scompaginare le file avverse. Per mettere in difficolta’, evidenziare contraddizioni e divisioni”, lamenta nel suo editoriale. E, aggiunge, “lo stesso discorso vale per il ‘quoziente familiare’: non piu’ necessita’ vitale e inderogabile per le famiglie, soprattutto con figli. Ma merce di scambio per riagganciare forze politiche. Per qualche voto in piu’. Per galleggiare, comunque”.
Il provvedimento sul testamento biologico che come si ricorderà è stato licenziato dal Senato nel 2009 è da diversi mesi fermo alla Camera. Dopo la votazione sugli emendamenti fatta dalla XII Commissione Affari sociali di Montecitorio è entrato in una fase di stallo dovuta all’attesa dei pareri da parte delle commissioni Affari costituzionali, Giustizia e Bilanci
Sulla base delle informazioni finora disponibili, il numero di occupati a novembre 2010 (dati destagionalizzati) risulta in aumento rispetto a ottobre dello 0,2 per cento e dello 0,1 per cento rispetto a novembre 2009. Il tasso di occupazione, pari al 56,8 per cento, risulta in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta in diminuzione dello 0,4 per cento rispetto ad ottobre e in aumento del 5,3 per cento rispetto a novembre 2009. Il tasso di disoccupazione, pari all’8,7 per cento, diminuisce rispetto a ottobre di 0,1 punti percentuali; in confronto a novembre 2009 il tasso di disoccupazione registra un aumento di 0,4 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 28,9 per cento, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a novembre 2009.
A novembre 2010 il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni aumenta dello 0,1 per cento rispetto a ottobre e dello 0,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di inattività, pari al 37,8 per cento, è invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre 2009.
(regioni.it) Il Censis nel suo Rapporto 2010, nella parte sempre dedicata al federalismo fiscale, pubblica anche una tabella degli appuntamenti, dell’iter, dei passaggi attuativi del federalismo fiscale. Viene così pubblicata una sorta di agenda della legge 42 del 2009:
Tav. 9 -
Secondo la legge n. 42 del 5 maggio 2009 (emanazione di decreti legislativi sulle seguenti materie, entro 24 mesi)
Secondo la Relazione del Governo sul federalismo fiscale (fine giugno)
Secondo II calendario del decreti legislativi emanati o in fase di emanazione
Articoli della legge e contenuti Step di attuazione Decreti legislativi
Art. 2, 6° co. – Armonizzazione dei bilanci pubblici
Federalismo demaniaIe
Digs. 85/2010. Attribuzione a Comuni, Province, cittàmetropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’art. 19 della legge n. 42 del 5 maggio 2009
Art. 2, 6° co. – Determinazione dei costi e dei fabbisogni standard Codifica unitaria e banca dati unitaria (armonizzazione sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni dei bilanci e unitormazione delle informazioni contabili)
Digs. 156/2010 recante attuazione dell’art. 24 della legge n. 42 del 5 maggio e 09 in materia di ordinamento transitorio di Roma capitale, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 17 settembre 2010.
Art. 5 – Istituzione della Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica
Cluantificazione dei trasferimenti statali e regionali da Decreto legislativo recante disposizioni In materia di
fiscalizzare autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario
e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario
Fonte: elaborazione Censis su dati Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri
C
Art. 7 – Disciplina dei tributi delle Regioni e delle
compartecipazioni al gettito dei tributi erariali
Fabbisogni standard di Province e Comuni
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di determinazione dei fabbisogni standard di Comuni, città metropolitane e Province (Consiglio dei Ministri del 7 ottobre 2010)
Art. 8 – Classificazione delle spese connesse a materie di Federalismo regionale: costi standard delle Regioni e
competenza legislativa, a materie di competenzafiscalità regionale
esclusiva statale, in relazione alle quali le Regioni
esercitano competenze amministrative
Art. 9 – Determinazione dell’entità e del riparto del fondo
perequativo a favore delle Regioni
Federalismo municipale in due fasi: attribuzione ai Comuni della titolarità di tributi oggi statali inerenti il comparto territoriale e immobiliare; possibile successiva concentrazione su un unico titolo di prelievo degli attuali tributi statali e municipali che oggi insistono sul campano immobiliare
Art. 10 – Modalità di finanziamento delle funzioni trasferite Fiscalità delle Province
alle Regioni
Secondo la legge n. 42 del 5 maggio 2009 (emanazione di decreti legislativi sulle seguenti materie,entro 24 mesi)
Secondo la Relazione del Governo sul federalismo fiscale (fine giugno)
Secondo il calendario dei decreti legislativi emanati o in fase di emanazione
Articoli della legge e contenuti Step di attuazione Decreti legislativi
Art. 11 -
Modalità di finanziamento delle funzioni di Comuni,Province e città metropolitane
Meccanismo di stabilità finanziaria basato sul modelloeuropeo a sua volta fondato sull’equiiibrio a tutti i livelli di governo, corresponsabilità dei diversi livelli (attraverso l’istituzione della Conferenza unificata per il coordinamento della finanza pubblica), solidarietà responsabile e consapevole fra Regioni e fra Stato e Regioni
Art. 12 – Modalità di coordinamento e autonomia di entrata e di
spesa degli enti locali
Art. 13 – Determinazione dell’entità e del riparto dei fondi
perequativi per gli enti locali
Ari. 15 – Finanziamento delle città metropolitane
Art. 18 – Modalità di finanziamento degli interventi di cui al 5°
comina, art. 119 della Costituzione
Art. 17 – Coordinamento e disciplina fiscale dei diversi livelli di
governo
Art. 19 – Attribuzione a Comuni, Province, città metropolitane e
Regioni di un proprio patrimonio
Art. 20 – Nonne transitorie per le Regioni
Art. 21 – Norme transitorie per gli enti locali •
Art. 22 – Perequazione infrastrutturale
Art. 23 – Norme transitorie per le città metropolitane Art. 24, 5° ce.- Ordinamento transitorio di Roma capitale Artt. 25 e 26 – Gestione dei tributi e delle compartecipazioni
Il Censis nel suo Rapporto 2010 ha dedicato un capitolo specifico al federalismo fiscale, lavorando anche sulle spese e leentrate dei diversi livelli di amministrazione pubblica. Se si considera il conto aggregato delle amministrazioni pubbliche, dunque il consolidato al netto delle compensazioni fra le diverse amministrazioni, nel 2009 sono state registrate spese complessive per poco meno di 800 miliardi di euro, a fronte di un volume di entrate pari a 718 miliardi di euro. “La differenza – spiega il Censis – è alimentata da un disavanzo fra entrate e uscite correnti di 31 miliardi di euro e produce un indebitamento di oltre 80 miliardi”. E se sono considerati anche altri dati non riconducibili allo Stato, alle amministrazioni locali e agli enti di previdenza, si può individuare quel disallineamento fra potere fiscale e potere di spesa: lo Stato sfiora i 400 miliardi di euro di entrate, e di questi la componente più evidente è rappresentata dalle imposte dirette e indirette (336 miliardi di euro); spende circa 460 miliardi di euro, ma di questi una parte importante è rappresentata dai trasferimenti correnti a enti pubblici (prevalentemente territoriali) per circa 200 miliardi di euro. Le amministrazioni locali (Regioni ed enti locali) raccolgono 250 miliardi di euro di entrate, ma di questi meno della metà proviene dal “razione tributaria, mentre il grosso della partita (112 miliardi) è rappresentato da trasferimenti ricevuti dalle amministrazioni centrali”. La terza grande componente di spesa della sfera pubblica è data dalle erogazioni degli enti di previdenza, le cui prestazioni (poco meno di 300 miliardi di euro) sono necessariamente finanziate dalla raccolta dei contributi sociali a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro: in questo caso, la relazione fra raccolta e prestazione risultaoggettivamente allineata. In modo approssimativo è possibile indicare il grado di autonomia tributaria effettuando il rapporto fra le entrate complessive e la somma di imposte dirette e indirette rispetto, ai diversi aggregati amministrativi: se nel complesso circa il 60% delle entrate ha carattere tributario, tale rapporto raggiunge 1’87,3% nel comparto dello Stato e si ferma al 37,1% nelle amministrazioni locali.
Tab. 31 – 1-”`albero storto” della finanza pubblicaltaliana:
petere fiscale e potere cdspesa dello Stato e delle amministrazioni locali, 2009 (v.a. io miliardi di euro e vai. %)
Aniministrazioni
pubbfiche (conto consolidato)
Stato (conto non” consolidato)
Amministrazionilocali (cdnto non •consotidato)
Enti
di previdenza
spese complessive
798,8
458,9
.255,0
298,3
Redditi da lavoro dipendente
171,6
92,6
71,7 -
3,6
Interessi passivi
71,2
67,2
4,6
. 0,2
Trasferimenti correnti a enti pubblici
0,0
199,6
1,0
6,4
Trasferimenti in e/capitale a enti pubblici
0,0
15,5
6,1
.0,0
Spesa discrezionale
84,0
171,6
Spesa discrezionale (val. %)
18,3
.67,3
‘Entrate complessive .
718,0
385,8
249,8
296,4
Imposte indirette
207,0
193,8
62,8 -
0,0
Imposte dirette
222,6
192,9
29,8
0,0.
Contributi sociali .
215,0
2,0 ,
1,3
211,0 -
Trasferimenti da enti pubblici
0,0
7,0
112,1
82,8
Entrate in e/capitale
16,1
19,8
14,8
0,0.
Riíparmio lordo o disavanzo (-)
-31,1
-53,0
22,5
-0,6
Indebitamento (-) o accreditamento (+)
-80,8
-73,1
-5,4
-i ,9
Grado di autonomia tributaria
429,8
336,7
.92,6
.0,0
Grado di autonomia tributaria (val. %)
59,8
87,3
.37,1
-0,0
Fonte: elaborazione Censis su dati Istat
Tab. 32 – Stima degli importi potenzialmente soggetti a trasferimento.dal centro alldperiferia e Importi fiscalizzabili per tipologia di ente territoriale (va. in milioni di euro)
Trasferimenti diretti
dallo Stato
Trasferimenti diretti
dalle Regioni
Totale
trasferimenti
Importi
fiscalizzabili
Province di Regioni a statúto ordinario
1.446
4.349
5.795
1.056
Province di Regioni a statuto speciale
7.587
581
8.168
217
Totale Province
9.033
4.930
13.963
1.273
Comuni di Regioni a statuto ordinario
15.933.
6.099
·22.032
12.273
·Comuni di Regioni a statuto speciale
2.576
5.056
7.632
1.883
Totale Comuni
18.509
11.155
29.664
14.156
Regioni a statuto ordinario
6.811
Regioni a statuto speciale
674
Totale Regioni
7.485
Fonte: elaborazioni Censis su dati Commissione permanente per l’attuazione del federalismo fiscale
Uno dei temi per eccellenza della psicoanalisi è il Complesso di Edipo. Sigmund Freud ci ha consegnato la sua esemplificazione paradigmatica attraverso il caso clinico del piccolo Hans. Molti aspetti del triangolo madre/figlio/padre hanno subìto da allora una trasformazione radicale, tanto da mettere in discussione lo scenario descritto da Freud. L’adolescente contemporaneo non sa più “chi è” il padre e “chi è” la madre, quali siano i loro ruoli, le loro funzioni e il senso delle norme da loro proposte. Cosa è cambiato nell’Edipo degli adolescenti contemporanei? È possibile identificare un caso paradigmatico quale è stato per Freud il piccolo Hans, per dare comprensibilità a quelle che si definiscono oggi le “nuove soggettività”?
Ne discutono:
Raffaele Bracalenti Psicoanalista, presidente dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali.
Arturo Casoni Neuropsichiatra dell’infanzia e adolescenza e psicoanalista. Socio fondatore dell’IPRS.
Pietro De Santis Psicoterapeuta, socio fondatore dell’IPRS e membro dell’Associazione Culturale Psicoanalisi Contro-Scuola Gindriana.
Interamente dedicato alla finanza locale e alla elargizione di servizi a Comuni e contribuenti, il sito rappresenta il punto centrale dell’offerta istituzionale dell’IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale. E’ lo strumento per interloquire stabilmente con le strutture del governo locale e per facilitare i cittadini nell’assolvimento dei loro obblighi tributari, soprattutto attraverso la messa in rete delle aliquote ICI e la possibilità di consultazione dei regolamenti comunali. Banca Dati, quella dei regolamenti, unica a livello nazionale. L’interattività con i Comuni, i quali provvedono in piena autonomia all’inserimento dei dati di propria pertinenza, ne garantisce l’aggiornamento costante. Le tavole tematiche per Comune, presenti nel Sistema Informativo , offrono un valido supporto per le decisioni degli amministratori in materia di finanza locale.
La nostra storia
La Fondazione IFEL – Istituto per la finanza e l’economia locale, è stata costituita in data 16 marzo 2006 conformemente a quanto previsto dal comma 2 ter del D.L. 31/01/2005 n. 7 (L. n. 43 31/03/2005), che ha attribuito all’ANCI “l’obbligo di proseguire i servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per una efficace azione accertativa dei Comuni, nonché per agevolare i processi telematici di integrazione nella pubblica amministrazione ed assicurare il miglioramento dell’attività di informazione ai contribuenti”.
Con il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 22/11/2005 (G.U. n. 13 del 17/01/2006), l’IFEL succede in tutti i rapporti attivi e passivi del Consorzio ANCI-Cnc per la fiscalità locale, costituito in data 22 febbraio 1994 a seguito del D. Lgs 504/92, con cui è stata istituita l’Imposta Comunale sugli Immobili.
Il Consorzio ANCI-Cnc ha attuato in oltre dieci anni di attività, nell’ambito dei propri compiti istituzionali un insieme di servizi finalizzati alla formazione e gestione dell’anagrafe dei contribuenti tenuti al versamento dell’ICI, assicurando un’adeguata e sistematica informazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze, in termini di dati, elaborazioni ed ogni elemento utile per l’applicazione dell’Imposta comunale sugli Immobili. Tali informazioni sono dirette a fornire strumenti conoscitivi per un’efficace azione accertativa dei Comuni e a facilitare i contribuenti nell’assolvimento dei loro obblighi tributari. Il perseguimento attento di questo fine ha permesso al Consorzio di seguire nel suo evolversi il complesso processo di decentralizzazione dei poteri statali a vantaggio delle autonomie locali in tema di fiscalità locale, ponendosi come organo di supporto per l’attività dei Comuni. Nel corso di questo processo, tuttora in atto, teso alla realizzazione di un federalismo fiscale compiuto attraverso la sempre più ampia autonomia impositiva demandata agli Enti locali, in particolare con il D. Lgs. n.446/97 artt. 52 (potestà regolamentare generale) e 59 (potestà regolamentare in materia di Imposta Comunale sugli Immobili) e il D. Lgs. n.360/98 (istituzione di un addizionale comunale Irpef ), il Consorzio ANCI-Cnc ha messo a disposizione una serie di servizi e di dati utili agli amministratori comunali, ai cittadini contribuenti, agli operatori e studiosi del settore.
Gli articoli devono essere composti da 3000 battute max compresi gli spazi. La Redazione valuterà l’articolo ai fini della sua pubblicazione.
Il Magazine raggiunge ormai quasi 2000 servizi pubblici e privati in tutta Italia e rappresenta un’opportunità non indifferente per tutti di poter far circolare esperienze, riflessioni e considerazioni su temi e argomenti di servizio sociale, di organizzazione, programmazione dei servizi, ecc..
Vi invitiamo pertanto a prendere in seria considerazione il nostro invito e a inviare le vostre proposte di articoli all’indirizzo di posta di cui sopra.
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2) CONVEGNO NAZIONALE “Il servizio sociale professionale on line in Italia”
Abbiamo il piacere e la soddisfazione di comunicarvi che a oggi 10.1.2011 abbiamo ricevuto la bellezza di n. 216 iscrizioni al Convegno Nazionale da noi promosso e organizzato con la Partnership e il Patrocinio morale del SUNAS in programma a Roma presso l’Hotel dei Congressi in data 12.2.2011 dalle ore 09.00 alle ore 17.00.
Mancano dunque, soltanto 4 iscrizioni per riempire la sala convegni. Tutti coloro i quali si iscriveranno posizionandosi oltre il 220° posto, potranno parteciparvi solo se tra i primi 220 vi fossero delle rinunce. A tal proposito si avvisano gli iscritti che tra il giorno 29 e 31 gennaio verranno raggiunti telefonicamente per avere la conferma della loro partecipazione al fine di sostituire le disdette eventuali con la presenza di persone in lista di attesa.
Il Convegno ha visto la partecipazione attiva di tutte le agenzie coinvolte nell’organizzazione, che qui di seguito ricordo:
- S.U.N.A.S
- Associazione Nazionale Assistenti Sociali Formatori
- Web Tv Assistenti Sociali
- A.S.I.T.
- Ass.N.A.S.
- Assistenti Sociali Senza Frontiere
- Studio di servizi sociali
- Consulenza prima ora
- Studio Grafico delle sorelle Abbati
- C.P.A. umbro
- C.N.O.A.S.
- ASL PESCARA
- Ordine A.S. Lombardia
- Ordine A.S. Lazio
- Ordine A.S. Abruzzo
- Staff di S.O.S. Servizi Sociali On Line
L’ 11.2.2011 alle ore 18.00 presso l’Hotel dei Congressi di Roma parteciperanno al Breafing organizzativo per definire i dettagli dei lavori tutti i rappresentanti delle Agenzie sopra menzionate affinchè la giornata si svolga al meglio e sia curata nei minimi particolari e per concludere la serata, pizzata di gruppo tra gli organizzatori.
Si ricorda ai partecipanti che l’Hotel dei Congressi di Roma praticherà tariffe confidenziali per il pernottamento e la prima colazione e altrettanto confidenziali saranno le tariffe proposte dal ristorante La Glorietta, ubicata all’interno dell’Hotel grazie ad una convenzione con S.O.S. Il menù Bar e Gastronomia con i prezzi fissati sarà inserito dentro ogni cartelletta che consegneremo ai partecipanti.
Si raccomanda agli iscritti al convegno la massima puntualità, alle ore 09.00 per la registrazione. Si ricorda che ai fini del riconoscimento dei crediti assegnatici dal C.N.O.A.S. i partecipanti dovranno firmare all’entrata e all’uscita la propria presenza e dovranno restituire compilato il questionario di gradimento anonimo che verrà loro consegnato all’interno della cartelletta.
Le video riprese, editaggio e montaggio del video saranno a cura della WEB TV Assistenti Sociali.
Sul nostro sito www.servizisocialionline.it potrete scaricare il materiale ufficiale del Convegno, definitivo.
3) CURRICULA ON LINE ASSISTENTI SOCIALI E MOBILITA’
Ricordiamo che chiunque può inviarci il proprio curriculum unitamente ad una fotografia in formato jpg o una richiesta di mobilità per essere collocate nelle rispettive pagine web del nostro sito ai fini dell’incontro domanda – offerta di lavoro
4) EVENTI IN ITALIA
Potrete conoscere gli eventi in Italia programmati per il mese di gennaio e oltre, visitando la nostra pagina web
Ricordiamo che potrete chiedere la cancellazione dalla mailing list per non ricevere più nostre notizie scrivendo a servizisocialionline@libero.it inserendo all’oggetto “desidero cancellarmi”.