Giulio Sapelli, i moti tunisini, egiziani, giordani, libici, sono l’avvisaglia di profonde scosse sociali che attraverseranno l’Europa, a partire dal Sud del nostro continente, Corriere della sera 19 febbraio 2011

Giulio Sapelli pubblicato sul Corriere della Sera del 19 febbraio 2011

Sono convinto da molto tempo che i moti tunisini, egiziani, giordani, libici, siano l’avvisaglia di profonde scosse sociali che attraverseranno l’Europa, a partire dal Sud del nostro continente. Sull’altra sponda del Mediterraneo, un lungo ciclo viene a compimento. È un ciclo politico-economico e di riproduzione delle forze costitutive di Stati che non sono ciò che appaiono a prima vista: ossia Stati forti. Questi Stati, invece — e mi riferisco ad Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Arabia Saudita, Giordania, Siria, Irak e agli Emirati del Golfo (il Libano è un caso a sé) —, sono molto deboli: incapaci di reggersi sul consenso, debbono riprodursi solo grazie alla repressione. Ma la repressione si esercita pagando un caro prezzo ed essi non sono più in grado di sostenere i costi altissimi che il terrore porta con sé. Di qui la loro intrinseca debolezza che, non a caso, appare evidente proprio ora, in tempo di crisi economica mondiale. È una crisi ancora attiva e operante nonostante le timide altalenanti riprese a singhiozzo. È questa la verità che i generosi, intensi e differenti uno dall’altro, moti giovanili che trascinano con sé tutta la società civile hanno reso e renderanno manifesto.

L’Egitto ne è la prova lampante, con la Tunisia e la Giordania: il monopolio della forza non può riprodursi sino a impedire l’emergere del conflitto e il ristabilimento di un nuovo ordine. Ma di questo nuovo ordine i militari, non a caso, saranno ancora l’asse portante. Perché? Perché essi costituiscono la spina dorsale di questi Stati altrimenti invertebrati, ectoplasmatici, fondati sulla spartizione del sovrappiù economico prodotto per via delle rendite naturali (ecco il petrolio, per esempio) da parte di clan, di famiglie allargate. I militari danno a questa radice storico-tribale la possibilità di intercettare la storia globale che corre attorno a loro, sospinta dall’Occidente. Infatti consentono a strutture antichissime di accedere alla modernità di patrimoni tecnologici altrimenti irraggiungibili. Inoltre sono l’unica forma di vera e propria mobilità sociale verso l’alto delle masse, una volta integrate nelle truppe. Ma ne costituiscono, nel contempo, il fattore di dominazione e di repressione. E anche questo emerge con chiarezza.

Ancora: tutti questi Stati sono oggi classificabili secondo il più o meno accentuato grado di occidentalizzazione delle loro élite militari. E il discrimine non è più, adesso, la fedeltà o l’infedeltà a Mosca, ma l’alleanza militare o l’appoggio operativo a Israele. Risultato in gran parte raggiunto, se non fosse per il pericolo sciita che l’Iran diffonde controllando il Libano e assicurandosi la neutralità operosa della Siria rispetto al dominio che la Persia esercita sul «Paese dei cedri».

Vi è tuttavia un’altra caratteristica recentemente sotto gli occhi di tutti e fondamentale di questi Stati militari-clanistici a forte influenza islamici: hanno favorito coscientemente la diffusione dell’istruzione superiore a livello di massa per disperdere le tensioni sociali che possono prodursi per via della disoccupazione a fronte dell’esplosione demografica ininterrotta. Essa dilaga continuamente nell’intero Mediterraneo del Sud ed è alla radice di ogni rivolta recente e di quelle future. Questo serbatoio di ribellione, pericoloso per la stabilità sociale degli stati militar-clanistici, è altrettanto pericoloso per l’Europa intera. Per due motivi: l’ondata migratoria che aumenterà sempre più per via della debolezza repressiva di lungo periodo di codesti Stati; l’incapacità dell’Europa di oggi di continuare ad assorbire immigrazione in presenza di una crisi economica non ancora superata e che si supererà, in ogni caso, aumentando la produttività, contenendo la produzione e quindi dando vita a una disoccupazione strutturale cronica. Immaginiamo cosa potrà accadere, quindi, con l’arrivo in Europa, e in primis nell’Europa del Sud, di mano d’opera potenziale assai diversa da quella che era disponibile sino alla metà degli anni Settanta. Quella odierna è qualificata, culturalmente non deferente, giovanissima, fiera del proprio nazionalismo. Però neppure nelle terre europee troverà lavoro: lo choc distruttivo che ciò provocherà sarà fortissimo, come già dimostrano le rivolte francesi che infiammano le notti delle periferie.

È in questa luce che occorre affrontare e comprendere il rifiuto del cosiddetto multiculturalismo ora dilagante in Europa. Ha iniziato Cameron nel Regno Unito, ha proseguito in Germania la Merkel, con la gioia di Sarkozy che mai ha creduto da buon francese post-illuminista che si potesse permettere la creazione di nuclei autoriferiti, chiusi, di popolazione, sul sacro suolo repubblicano. Per coloro che sono contrari a ogni ipotesi di convivenza multiculturale distinta di più appartenenze nazionali sotto il tetto di uno stesso Stato, la sola cittadinanza attiva e operante permessa è quella che si costituisce aderendo all’ethos dello Stato di accoglienza. Ma aderire all’ethos nazionale dello Stato in cui l’immigrato s’insedia è possibile solo con un radicamento occupazionale e con un’integrazione culturale attivamente ricercata. Già oggi non siamo di fronte né all’una né all’altra. Immaginiamoci, quindi, cosa potrà succedere in futuro con altre ondate immigratorie.

da: Pietro Ichino |  DISOCCUPAZIONE, RIVOLTE E IMMIGRAZIONE.


Pietro Ichino, la libertà non si trova allo stato di natura. Un regime di vera libertà culturale, divisione dei poteri politici e concorrenza in economia è quanto di più artificiale esista al mondo: richiede un know-how sofisticatissimo e non facilmente trasferibile

Tutti, giustamente, esultano per il travolgente movimento di popoli che nel nord-Africa ha abbattuto due regimi autoritari e ne sta abbattendo un terzo, sempre in nome della libertà. Quasi tutti, però, dimenticano un fastidioso particolare: la libertà non si trova allo stato di natura. Un regime di vera libertà culturale, divisione dei poteri politici e concorrenza in economia è quanto di più artificiale esista al mondo: richiede un know-how sofisticatissimo e non facilmente trasferibile. Per questo, purtroppo, la caduta di un despota è una buona notizia soltanto a metà.
Il discorso vale anche, se del caso, sulla sponda opposta del Mediterraneo.

da: Pietro Ichino |  LA LIBERTA’ NON SI TROVA ALLO STATO DI NATURA.


I valori dei maestri: Berlusconi ci risparmi la lezione morale e pensi a far funzionare la scuola – ItaliaFutura.it

I valori dei maestri

Berlusconi ci risparmi la lezione morale e pensi a far funzionare la scuola

di Italia Futura , pubblicato il 27 febbraio 2011

immagine documento

Non abbiamo mai usato argomenti di carattere morale a proposito di Berlusconi né intendiamo iniziare a farlo ora. Ma esistono limiti alle esternazioni “in libertà” che i cittadini possono sopportare.L’attacco di ieri del Presidente del Consiglio, presente il Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini, ai valori (sbagliati) che la scuola pubblica trasmetterebbe ai ragazzi è inaccettabile e ridicolo.

Proprio in tema di valori, i maestri e gli insegnanti che fanno un lavoro difficile e malpagato hanno veramente poco da imparare da Silvio Berlusconi. Lo spettacolo di un Capo di Governo che attacca sul terreno morale gli insegnanti della scuola pubblica è l’ennesima, imbarazzante novità che l’Italia offre al mondo.E il Presidente del Consiglio dovrebbe ricordarsi che il lavoro che gli italiani si attendono da lui è quello di far funzionare la scuola, che tra l’altro è il principale motore di una società più giusta e dinamica, e non quello di demolirne la legittimità.

Ribadire l’importanza del diritto di scelta tra scuola pubblica e scuola privata (che in Italia ha una funzione importantissima e deve essere tutelato anche per le famiglie meno abbienti) non ha nulla a che vedere con gli slogan contro gli insegnanti. Tanto più che con l’invito venuto dallo stesso palco ad unirsi alle sue sedute di bunga bunga, che qualunque cosa siano dubitiamo possano rappresentare un alto momento di formazione delle coscienze giovanili, il “duro monito” morale del Premier è apparso ancor più inappropriato.

da: I valori dei maestri – ItaliaFutura.it.

Connesso a:

Berlusconi è intervenuto, ieri, prima, con un messaggio ai giovani del Pdl riuniti a Sorrento, poi di persona, al congresso del partito repubblicano e, di seguito, all’assise dei cristiano-riformisti del popolo della libertà. Premier a tutto campo, dalla Libia alla tenuta della maggioranza, alle riforme, dallo stato dell’opposizione alle adozioni e ai matrimoni gay, ai problemi della scuola, “dove – ha lamentato il Cavaliere – i professori inculcano idee diverse rispetto a quelle della famiglia”. Dal presidente del consiglio la conferma: a giorni consiglio dei ministri straordinario sulle riforme della giustizia.


Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo, di Claudio Risè

….

Nelle immagini provenienti dal Nord Africa la forza più evidente trasmessa a chi le osserva è quella del movimento. In piazze rimaste a lungo immobili, ad eccezione del traffico di auto, persone e piccoli commerci, si riversano di colpo grandi masse, che chiedono cambiamenti profondi in regimi rimasti pressoché uguali da molti decenni.
Queste persone emozionate, arrabbiate, desiderose di trasformazioni che probabilmente neppure loro intravedono con chiarezza al di là dell’immediato bisogno di cibo a minor prezzo, fanno risuonare dentro di noi due aspetti contrastanti. Da una parte l’istinto di conservazione, la paura di venire travolti da qualcosa di irrazionale e distruttivo, che potrebbe sconvolgere le nostre vite. Dall’altra si fa avanti il bisogno di cambiamento, presente in noi con intensità e direzioni diverse in ogni fase della vita, e sostenuto anche dal processo biologico di continua distruzione e contemporanea rigenerazione delle nostre cellule cerebrali, e quindi della nostra stessa personalità. Non è possibile star fermi, non cambiare, senza cadere nella malattia psichica, o fisica, od entrambe.
Questo fatto, che caratterizza ogni vita umana, nella quale il benessere è legato al riconoscere l’ineluttabilità del movimento e del cambiamento, e all’impegno personale nel realizzarlo, appare anche nella vita delle grandi organizzazioni degli uomini:

da: Diario di bordo :: Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo :: March :: 2011.


La sicurezza energetica italiana non è a rischio, almeno nel breve termine … la sicurezza di un Paese sta nella diversificazione, e non va mai confusa con gli interessi di una sola compagnia, da Istituto Bruno Leoni

La sicurezza energetica italiana non è a rischio, almeno nel breve termine. Per quel che riguarda il petrolio, i disordini – in Libia ma anche in Algeria, Egitto e Bahrein – hanno un importante impatto sui prezzi, ma finora non sull’effettiva accessibilità delle risorse.
Come ha ricordato la stessa Agenzia Internazionale per l’Energia, le scorte e le produzioni “non a rischio” sono, sempre per ora, compatibili con la domanda. Segno che il mercato, quando funziona, funziona: insomma, le instabilità possono spostare il punto di equilibrio, ma non pregiudicano gli affari.
Pesa, invece, il 13,2 per cento di importazioni di gas dalla Libia, soggette a grande incertezza sugli sviluppi futuri. Fortunatamente, tutto ciò accade a inverno finito, in un anno di domanda ancora bassa e mercato strutturalmente lungo. Molto, insomma, dipenderà dalla rapidità con cui i Paesi in rivolta si assesteranno, e come. Se dunque l’Italia può stare relativamente tranquilla, lo stesso non può dirsi delle imprese attive in quelle nazioni. L’Eni, per esempio, ha una forte esposizione in Libia, resa possibile dagli attuali buoni rapporti col regime in fiamme.
Da questa vicenda, e da un simile disallineamento di rischi, intanto si può già trarre un’utile lezione: la sicurezza di un Paese sta nella
diversificazione, e non va mai confusa con gli interessi di una sola
compagnia.

da: IBL – Libia, una prima lezione.


Comune di Milano, AVVISO PUBBLICO PER L’ACCREDITAMENTO DEI SOGGETTI EROGATORI DI SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI RIVOLTI ALLA PRIMA INFANZIA, febbraio 2011

 

AVVISO PUBBLICO PER L’ACCREDITAMENTO DEI SOGGETTI EROGATORI DI SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI RIVOLTI ALLA PRIMA INFANZIA.Riapertura termini per la presentazione domande per soggetti che organizzano e gestiscono servizi educativi comunali in strutture messe a disposizione dall’Amministrazione o da questa indicate (elenco B).

Famiglia, scuola e politiche sociali

Bando di Avvisi


- Pubblicato sul sito internet il
21/02/2011
- Inviato/Pubblicato alla/sulla Gazzetta Ufficiale il
- Termine di consegna offerte il 16/03/2011

Oggetto

Avviso pubblico approvato con Determinazione dirigenziale del Settore Servizi all’Infanzia n. 92 del 18.02.2011 n. PG 128551/2011 in esecuzione della deliberazione di Giunta n.322 dell’11.02.2011.

Il Comune di Milano intende promuovere una rete di offerta pubblico/privato, attraverso l’accreditamento di offerte multiple, per perseguire obiettivi di qualità ed efficienza negli interventi relativi ai servizi all’infanzia, che soddisfino i bisogni sociali della cittadinanza, creando al contempo un mercato sociale regolato, al quale i cittadini possano rivolgersi esercitando la propria libertà di scelta, con il riconoscimento della Pubblica Amministrazione.

Oggetto dell’accreditamento
Oggetto dell’accreditamentoè la formazione di un albo comunale degli operatori accreditati alla gestione di servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia, in particolare delle seguenti unità d’offerta: A – Nidi B – Micronidi C – Centri Prima Infanzia I gestori di unità d’offerta potranno accreditarsi nell’ELENCO Bnel quale figurano soggetti che organizzano e gestiscono servizi educativi comunali in strutture messe disposizione dall’Amministrazione Comunale o da questa indicate. Dette strutture sono raggruppate in macro aree cittadine in relazione alla loro collocazione territoriale. Le macro aree sono quelle indicate nell’Allegato 2 al presente avviso. Le macro aree potranno subire variazioni, nel numero complessivo e nell’entità di ciascuna, in relazioni a sopravvenute esigenze, senza comportare alcuna modifica alle condizioni previste nel presente avviso.

Soggetti richiedenti l’ammissione agli elenchi sperimentali
Possono richiedere l’ammissione all’Elenco B, purché in possesso dei requisiti previsti al successivo art. 4, i soggetti (profit e no profit) che operano nel campo socio-assistenziale ed educativo in forma singola o associata. Qualora il soggetto intenda partecipare in forma associata, non potrà presentare domanda di ammissione in più raggruppamenti, pena l’esclusione. E’ fatto divieto ai concorrenti di partecipare in più di un raggruppamento, ovvero di partecipare anche in forma individuale qualora abbia partecipato in altri raggruppamenti.

Presentazione della documentazione
Ciascun soggetto richiedente l’accreditamento dovrà presentare domanda scritta (utilizzando esclusivamente gli appositi moduli – Allegato 1 – di richiesta di inserimento nell’ elenco B, Per i soggetti già inseriti nell’Elenco B attualmente in vigore, avendo gli stessi già ottenuto l’accreditamento, viene richiesta esclusivamente la presentazione dell’allegato 1 – sub B, necessario ai fini della valutazione della proposta tecnica
Gli atti e la modulistica di gara potranno essere ritirati gratuitamente presso INFOPOINT – L.go Treves, 1 – piano terreno – Milano, tel. 0288463000, orari 8.30 – 12 e 14 – 15 nonché visionati e scaricati all’indirizzo internet: www.comune.milano.it. – sezione “Avvisi”.
Il plico contenente la documentazione/dichiarazioni richieste deve essere chiuso e sigillato, e pervenire all’Ufficio Protocollo della Direzione Centrale Famiglia, Scuola e Politiche Sociali – L.go Treves, 1 – Milano – piano terreno , tel. 0288453360, dalle ore 8,30 alle ore 12,00 e dalle ore 13,45 alle ore 15,15 di tutti i giorni lavorativi, con esclusione del sabato, entro le ore 12,00 del 16 marzo 2011, a mezzo di servizio postale, Agenzia di recapito autorizzata, oppure mediante consegna a mano.

Informazioni
Per informazioni usare il link presente a fondo pagina “Per chiarimenti sul bando clicca qui”. Sarà inoltre presente un Allegato “FAQ” al Bando, dove saranno pubblicate le risposte alle eventuali domande poste più rilevanti.
Il presente Avviso è pubblicato sul sito del Comune di Milano www.comune.milano.it – sezione Bandi;sarà pubblicato sul BURL del 2 marzo 2011 con questi riferimenti: Bollettino n° 9 del 2/3 – serie Avvisi e Concorsi.
Ai sensi e per gli effetti di cui all’art.4 della Legge n.241 del 7 agosto 1990 si informa che il responsabile del procedimento è il Direttore del Settore Servizi all’Infanzia

.
In allegato l’Avviso pubblico integrale:

ALLEGATO 1 DE_ AVVISO PUBBLICO ACCREDITAMENTO ELENCO B_FEBBRAIO 2011.pdf

Altri allegati:

Allegato 2 – Elenco Macroaree cittadine

ALLEGATO 2 DE_ALLEGATO 2 ELENCO MACROAREE CITTADINE_FEBBRAIO 2011.pdf

Allegato 3 (in formato .doc e .pdf) – Domanda di accreditamento

ALLEGATO 3 DE_ALLEGATO 1A DOMANDA DI ACCREDITAMENTO_FEBBRAIO 2011.doc

ALLEGATO 3 DE_ALLEGATO 1A DOMANDA DI ACCREDITAMENTO_FEBBRAIO 2011.pdf

Allegato 4 in formato .doc e .pdf – Schema requisiti

ALLEGATO 4 DE_ALLEGATO 1B SCHEMA REQUISITI SOGGETTIVI PROPOSTA TECNICA_FEBBRAIO 2011.docALLEGATO 4 DE_ALLEGATO 1B SCHEMA REQUISITI SOGGETTIVI PROPOSTA TECNICA_FEBBRAIO 2011.pdf

Allegato 5 in formato .doc e .pdf -Dichiarazione organizzazioni già accreditate

ALLEGATO 5 DE_ALLEGATO 3 DICHIARAZIONE ORGANIZZAZIONE GIA' ACCREDITATE_FEBBRAIO 2011.doc

ALLEGATO 5 DE_ALLEGATO 3 DICHIARAZIONE ORGANIZZAZIONE GIA' ACCREDITATE_FEBBRAIO 2011.pdf


 


È tutto vero quello che raccontano sulla Libia?, da Altri Mondi di Giorgio Dell’Arti

26/02/2011 – È tutto vero quello che raccontano sulla Libia?
February 26, 2011 at 9:29 AM
Potremmo quasi scrivere lo stesso pezzo di ieri: i rivoltosi sono alle porte di Tripoli, Gheddafi è asserragliato nella sua residenza di Bal-al-Aziziya, mancano poche ore, o pochi giorni, alla capitolazione finale, i massacri continuano, eccetera eccetera. Ci sono però alcune novità e, soprattutto, c’è un pensiero.

Quale pensiero?
Ma in che misura tutto quello che abbiamo riferito in questi giorni è vero? Prendiamo i diecimila morti e i massacri. Sono stati denunciati dalle televisioni satellitari e rilanciati da agenzie che si trovano fuori dalla Libia e sono nemiche di Gheddafi. Tuttavia, se dobbiamo stare alle immagini – foto e video – questi massacri, questi cumuli di cadaveri non si sono visti. Come mai? Ogni volta che c’è una rivoluzione, fotoreporter e cameramen indugiano anche troppo sulle crudeltà, le sevizie e il sangue, e nelle redazioni c’è in genere l’imbarazzo di scegliere che cosa non far vedere per non disgustare il pubblico. Ma stavolta non è arrivato niente, a parte resoconti drammatici ma solo verbali. Ieri nel suo tg Enrico Mentana, facendo lo stesso ragionamento, ha concluso che «diecimila morti sicuramente non ci sono» . Il video dell’altro giorno, che mostrava fosse scavate nella sabbia a pochi metri dal mare, mostravano in realtà un normale cimitero e gli uomini che vi si affacendavano intorno erano becchini o parenti dediti alla custodia dei loro cari. Tombe qualunque, filmate in un giorno qualunque e che però tutto il mondo ha guardato con orrore indotto a credere che si trattasse di fosse comuni approntate in tutta fretta per dare sepoltura alle migliaia di ammazzati impossibili da sistemare altrimenti. È dunque in atto, mentre si svolge la rivoluzione contro il colonnello (che, a scanso di equivoci, resta un capo sanguinario come pochi), un’ampia opera di disinformazione nella quale siamo caduti e cadiamo quotidianamente tutti quanti, dato che ci è impossibile controllare quello che ci viene raccontato.
Chi farebbe quest’opera di disinformazione?
Ieri mattina è improvvisamente apparso in Internet un video in cui si vede la foto di al Zawahiri, un barbone che è il numero due di Bin Laden. La sua voce invita a non colpire moschee o mercati o vittime innocenti quando si mette in atto un attacco terroristico. La Libia e Gheddafi non sono mai stati nominati, ma a un certo punto lo sceicco ha pronunciato queste parole: «Se non siamo in grado di produrre armi simili a quelle dei Crociati in Occidente, possiamo sabotare i loro sistemi economici e industriali e prosciugare i loro poteri che si battono senza causa, fino a metterli in fuga» . Beh, la caduta di Gheddafi mette l’Occidente in qualche guaio, senza dubbio. Il colonnello ha intrecciato i suoi affari con tutto l’Occidente, la storia del baciamano di Berlusconi – tanto per parlare dei casi nostri – fa il paio con la corsa di D’Alema alla tenda del rais, quando Gheddafi si permise di disertare l’appuntamento con la Camera. Del resto Gheddafi è sempre stato nemico di al Qaeda, e adesso grida infatti che dietro tutto c’è la mano di al Qaeda. Perché non dovremmo credergli, almeno un poco? Non è una fonte peggiore delle altre. Le due tv satellitari che ci hanno informato in questi giorni – al Arabiya e al Jazeera – sono quelle a cui talebani e qaedisti hanno sempre passato i loro messaggi e i loro video con le decapitazioni.
Non dobbiamo neanche credere che sia in corso, laggiù, una guerra civile?
No, la guerra c’è. Ieri Gheddafi s’è fatto vedere addirittura sulla Piazza Verde, per rassicurare i suoi: «Sono sempre al mio posto, e combatterò fino alla morte» (nelle foto, due fermo immagine del discorso trasmesso da al Jazeera). Messaggi identici dai figli. Forse i diecimila morti non ci sono, ma una furibonda guerra di comunicati è comunque in corso. È pure strano che, avendolo a portata di mirino, nessuno gli abbia sparato. Questo intrico, su cui i potenti ne sanno certamente più di noi, spiega l’esitazione con cui i cosiddetti Grandi si sono schierati dalla parte della rivoluzione. Solo, ieri, a quanto pare, ci si sarebbe decisi a preparare un pacchetto di sanzioni. Non so quanto dolorose, però, a questo punto.
Per esempio?
Divieto di vendere armi alla Libia, divieto di dare ospitalità a Gheddafi o ai suoi familiari, congelamento dei beni del colonnello, che ha a Londra, a quanto pare, una fortuna in fondi per miliardi di sterline, più una casa che vale più di dieci milioni di sterline nel quartiere esclusivo di Hampstead.
E le partecipazioni italiane?
Già, per esempio il 7%di Unicredit o la quota in Eni o in Finmeccanica. Dove le avrà depositate? E, se dovesse cadere, chi si presenterà al suo posto per reclamare i dividendi?

Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011 – Yahoo! Finanza

Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011. Dalla famiglia ai disabili, dai servizi per l’infanzia alle politiche giovanili, i finanziamenti statali destinati alle politiche socio-assistenziali nel 2011 hanno subito un crollo verticale e in alcuni casi sono stati completamente azzerati. La riduzione di risorse rispetto al passato è evidente. Nel 2008, i dieci fondi più importanti per le attività di welfare potevano contare su stanziamenti complessivi per 2 miliardi e 520 milioni di euro. Nei due anni successivi le risorse sono state quasi dimezzate, calando a 1 miliardo e 851 milioni di euro nel 2009 (-30,5% rispetto all’anno precedente) e a 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15%). La penalizzazione prospettata per il 2011 dal Disegno di legge di stabilità e dal Bilancio di previsione dello Stato è ancora più massiccia: in tutto, i fondi sociali riceveranno poco più di 349 milioni di euro, l’86,1% in meno rispetto al 2008.  Attraverso queste scelte, “il governo punta a disimpegnarsi dal welfare dei servizi, mentre mantiene salda la gestione del welfare monetario, un insieme di misure poco efficienti, che assorbono gran parte della spesa sociale”, scrive Sergio Pasquinelli, opinionista del sito di approfondimento economico-politico Lavoce.info, in un articolo dedicato ai tagli alla spesa sociale.

[Nella mappa dei salari minimi in Europa, l'Italia è colorata di grigio]

Ecco, nel dettaglio, i ridimensionamenti previsti dalla manovra di bilancio 2011 per i singoli fondi sociali.

Fondo nazionale per le politiche sociali
Il ridimensionamento più consistente è quello al Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps), per certi versi il fondo più importante di tutti perché rappresenta la maggiore fonte di finanziamento statale per gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie. Il Fnps, istituito nel 1997, alimenta in modo essenziale il finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali: un’ampia quota di queste risorse è suddivisa tra le regioni, che a loro volta le destinano ai comuni per erogare i servizi ai cittadini.  Nel Bilancio di previsione dello Stato del 2008, lo stanziamento era di quasi un miliardo di euro (929,3 milioni di euro) al netto delle risorse destinate ai diritti soggettivi (agevolazioni a genitori di portatori di handicap, assegni di maternità, assegni ai nuclei familiari e così via). Nei due anni successivi, l’esecutivo ha optato per un primo drastico taglio al Fnps, prevedendo per il 2010 435,3 milioni di euro. Nella Finanziaria dello stesso anno è stato stabilito che gli oneri relativi ai diritti soggettivi vengano finanziati direttamente da appositi capitoli di spesa del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e non da un riparto del Fnps. In ogni caso, però, la riduzione del Fondo appare eccesiva sia per quanto riguarda il 2010 che per l’anno successivo.  Per il 2011 si prospetta infatti un ulteriore abbattimento, dal momento che lo stanziamento previsto è di 75,3 milioni di euro , l’82,7% in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di un sostanziale smembramento del Fondo, perché la somma sarà appena sufficiente a coprire alcuni interventi effettuati direttamente da parte del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le risorse attribuite alle regioni verranno di fatto azzerate.

Fondo per le politiche della famiglia
Sacrificato sull’altare dei tagli è anche il Fondo per le politiche della famiglia, voluto nel 2006 e diretto a sostenere economicamente le iniziative per conciliare vita e lavoro, le adozioni internazionali, i fondi di credito per i nuovi nati, il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia e l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia. Nonostante l’intenzione da parte del governo di orientare le politiche di welfare sulla famiglia, tale fondo è stato penalizzato anno dopo anno. Dai 346,5 milioni di euro ricevuti nel 2008 si è passati a un dimezzamento nei due anni successivi (186,5 milioni di euro nel 2009 e 185,3 milioni nel 2010) fino ad arrivare al 2011, anno in cui il Bilancio di previsione dello Stato prospetta di scendere fino a 52,5 milioni di euro, il 71, 3% in meno rispetto al 2010.

Fondo per la non autosufficienza
Nella manovra di bilancio per il 2011, il Fondo per la non autosufficienza, istituito nel 2007 per garantire i servizi di assistenza alle persone non autonome nello svolgere le normali funzioni quotidiane, viene letteralmente svuotato: lo stanziamento previsto è di zero euro. Nel 2007 erano stati destinati 100 milioni di euro, nel 2008 il triplo (300 milioni) e in ognuno dei due anni successivi le risorse erano arrivate a 400 milioni.  Come afferma una ricerca promossa dal ministero del Welfare, nel territorio italiano le persone non autosufficienti sono almeno 2,6 milioni. L’eliminazione sostanziale di questo fondo rende ancora più esigue le risorse destinate a tali soggetti. Una decisione, questa, che rende ancora più ampio il divario tra l’Italia e gli altri paesi dell’Unione europea in termini di spesa pubblica a sostegno della disabilità e della non autosufficienza.

Fondo inclusione immigrati — Fondi per l’infanzia
Lo smantellamento del Fondo per la non autosufficienza va ad aggiungersi ad altre due categorie di risorse che negli anni scorsi sono state di fatto eliminate. Uno è il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito nel 2007, il quale doveva ricevere un finanziamento di 100 milioni stanziati nel bilancio preventivo del 2008, poi aboliti da un decreto legge dello stesso anno. Da allora, non sono stati più messi in programma altri finanziamenti in materia. Il secondo fondo totalmente azzerato è quello per il Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il programma, adottato nel 2007, consisteva nella costruzione di nuovi asili nido. Dopo essere stato finanziato con 446 milioni di euro nel triennio 2007-2009, di cui 100 milioni nel 2009, non ha più ricevuto ulteriori stanziamenti. Non eliminato ma ridimensionato è anche il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, creato nel 1997 per realizzare interventi a livello nazionale e locale a favore di neonati e adolescenti. Se nel biennio 2008-2009 poteva contare su risorse per 43,9 milioni di euro, dal 2010 i finanziamenti per questo tipo di servizi si sono ridotti a 40 milioni e rimarranno invariati su questa cifra fino al 2013.

Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione
Un altro taglio particolarmente incisivo è quello al Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, stabilito per legge nel 1998. Il Fondo nasce con due scopi principali: aiutare le persone in difficoltà economiche a pagare i canoni delle case in affitto e sostenere gli enti locali che si impegnano a trovare alloggi da dare in locazione per determinati periodi. Nel 2008 il “fondo per gli affitti” ha ottenuto 205, 6 milioni di euro. Dall’anno successivo, però, le risorse stanziate cominciano a crollare. Nel 2009 sono 161,8 milioni di euro e nel 2010 143,8 milioni. Nel 2011 si ridurrà, come afferma l’opinionista di Lavoce.info, “a una cifra simbolica”: 33,5 milioni di euro (- 76,7% rispetto al 2010). “Giovani coppie e famiglie in crisi — si legge sul sito – potranno sperare quasi soltanto negli aiuti che Regioni e comuni, in ordine molto sparso, hanno deciso di mantenere”.

Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità
Nel tritacarne dei ridimensionamenti è finito anche il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Istituito nel 2006, ha visto una progressiva riduzione delle risorse stanziate. Nel 2008 ha ricevuto 64,4 milioni di euro, nel 2009 meno della metà (30 milioni), nel 2010 circa un decimo rispetto all’anno precedente (3,3 milioni) e dal 2011 fino al 2013 otterrà ogni anno risorse per 2,2 milioni di euro (-96,5% circa rispetto al 2008).

Fondo per le politiche giovanili
La scure dei tagli non risparmia neanche il futuro del paese: i giovani. Ne è la prova il drastico ridimensionamento del Fondo per le politiche giovanili, istituito nel 2006 con l’obiettivo di stimolare i progetti culturali, professionali e di inserimento nella vita sociale attraverso . Mentre tra il 2008 e il 2010 gli stanziamenti erano stati prima abbassati e poi di nuovo incrementati (137,4 milioni di euro nel 2008, 79,8 milioni nel 2009 e 94,1 milioni nel 2010), per il 2011 i finanziamenti saranno ridotti a 32,9 milioni, il 65% in meno rispetto all’anno precedente.

Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza
Un intervento che rischia di penalizzare un’esperienza per cui l’Italia è da anni all’avanguardia a livello europeo è la netta “sforbiciata” sui finanziamenti che alimentano il Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, istituito nel 1998. Prendendo in considerazione, così come per gli altri fondi, il periodo che parte dall’anno 2008, la riduzione degli stanziamenti è evidente. Se nel 2008 per il Servizio civile nazionale (Scn) erano a disposizione risorse pubbliche pari a 299,6 milioni di euro e nel biennio successivo il finanziamento era già stato quasi dimezzato (171,4 milioni nel 2009 e 170,3 milioni nel 2010), per il 2011 è previsto un ulteriore abbattimento: 113 milioni di euro (-33,6% rispetto al 2010 e -62,3% rispetto al 2008). Al crollo delle risorse assegnate è corrisposta anche la diminuzione dei progetti realizzati, passati dai 4.100 del 2006 ai 2.154 del 2009. A poco è servito il dato per cui oltre la metà dei volontari avviati al servizio civile (il 61% del totale) siano stati impiegati in attività di assistenza nel sociale.

da: Fondi cancellati e finanziamenti ridotti al lumicino: i tagli alla spesa sociale previsti per il 2011 – Yahoo! Finanza.


Draghi: “In Italia la crescita stenta da 15 anni” – ItaliaFutura.it

«In Italia la crescita stenta da quindici anni» e i tassi di sviluppo «sono attorno all’1%» mentre la domanda interna rimane «debole». Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che chiede «azioni riformatrici più coraggiose che migliorerebbero le aspettative delle imprese e delle famiglie e aggiungerebbero impulsi alla crescita». L’Italia, sottolinea Draghi al 17° congressoForex degli operatori finanziari a Verona, «dispone di grandi risorse, ha molte aziende, una grande capacità imprenditoriale, la sua gente è laboriosa e parsimoniosa».

«I salari di ingresso dei giovani sul mercato, in termini reali, sono fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta», ha proseguito Draghi, secondo cui «la recessione ha reso più difficile la situazione. Il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 30%. Si accentua la dipendenza dalla ricchezza e dal reddito dei genitori, un fattore di forte iniquità sociale. È uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo».

-Leggi la notizia completa sul sito del Corriere della sera

-Vai alla home di “Giovani, al lavoro!”, la campagna di Italia Futura sull’occupazione giovanile

Draghi: “In Italia la crescita stenta da 15 anni” – ItaliaFutura.it.


Sotto la pelle dello Stato: rancore, cura operosità , di Aldo Bonomi, Feltrinelli, 2010

Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo

Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione.

Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta. Sta in questo corno la sfida della fase attuale.

Parole chiave laFeltrinelli
volontariato,struttura e processi politici,economia del welfare,governo centrale,assistenza sociale e servizi sociali,italia­società,diritti civili e cittadinanza,stato sociale,cultura popolare,assistenza sociale
Genere
scienze sociali

Sotto la pelle dello Stato , libro di Aldo Bonomi su laFeltrinelli.it 9788807171994.


riflessioni di Cacciari sulla Libia

Firenze, 25 febbraio 2011 - Oggi pomeriggio, al Cenacolo della Basilica di Santa Croce, si è tenuto un convegno dal titolo ‘La Pace: Imperativo della Ragione’, durante il quale è intervenuto il filosofo Massimo Cacciari, docente all’Universita San Raffaele di Milano.

Inevitabilmente Cacciari si è soffermato sulla rivoluzione in atto in Libia, sottolineando come la situazione nei Paesi dell’Africa mediterranea sia in evoluzione e ”le conseguenze che si possono avere per l’Europa inimmaginabili”. Purtroppo, ha aggiunto, ”manca totalmente una politica europea per il Medioriente e per il Mediterraneo. In quei Paesi – ha proseguito Cacciari – sta scoppiando l’equilibrio che si era determinato all’epoca della ‘guerra fredda”’.

da: La Nazione – Firenze – Santa Croce, riflessioni di Cacciari sulla Libia (e sul libro di Renzi).


Copyright: regole

il primo comma dell’ art. 70 della Legge 633/1941 dice che “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti   di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso   di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché   non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”.

Potrei citare una brano anche più lungo, e anche di più pagine, mentre non posso trascrivere una poesia di Wisława Szymborska di mezza pagina, perché non è un brano o parte di opera ma un’opera intera.

Negli Stati Uniti, probabilmente, la situazione sarebbe diversa (ma forse non potrei comunque trascrivere le mie poesie preferite), perché le eccezioni e limitazioni, disciplinate nell’UE dall’art. 5 della Direttiva 2001/29 e dalle norme nazionali di attuazione, sono regolate dalla fair use doctrine, sviluppata dalla giurisprudenza e codificata nella Sect. 107 dello U.S. Code (17 U.S.C. 107).

In breve, il fair use è la facoltà di usare opere protette da copyright senza il permesso del titolare, quando ricorrono alcune condizioni. Questi quattro fattori

  1. lo scopo e il carattere dell’uso,
  2. la natura dell’opera protetta,
  3. la quantità dell’opera usata e la sua importanza rispetto all’opera protetta,
  4. l’effetto dell’uso sul mercato potenziale dell’opera protetta)

sono codificati nella legge ma sono precisati dalla giurisprudenza.


Gheddafi accusa al Qaida, che a suo dire vuole creare un emirato islamico in Libia

Assediato a Tripoli, probabilmente in un bunker sotterraneo, Gheddafi accusa al Qaida, che a suo dire vuole creare un emirato islamico in Libia, mentre le forze di opposizione già si ‘autogovernano’ in Cirenaica e conquistano posizioni da est a da ovest, scontrandosi con le milizie e i mercenari fedeli alla ‘Guida della rivoluzione’.

è possibile che la Libia cessi di produrre? Chiunque andrà al potere si rimetterà subito a vendere il greggio, perché quella è la fonte di ricchezza principale del Paese, da Altri Mondi

Cominciamo dal bollettino della guerra.
È in corso, a quanto pare, una battaglia a Zawia, trenta chilometri dalla capitale. I mercenari di Gheddafi bombardano, i rivoltosi resistono. I rivoltosi controllano molti centri non lontani da Tripoli, mentre il colonnello è asserragliato nella sua residenza di Bab-al-Aziziya. La partita a questo punto sembra consistere in questo: i rivoluzionari, per liberarsi definitivamente di Gheddafi, devono prenderlo o farlo scappare all’estero. Hanno finora conquistato, ed è un risultato importante per loro, la parte orientale del Paese e, se si deve credere ai mille dispacci di ieri, hanno anche il controllo di tutti o quasi tutti gli impianti petroliferi.
Questo è il punto, no?
La crisi libica può innescare una crisi del petrolio e a quel punto, per il resto del mondo… Bisogna provare ad allargare un po’ la prospettiva. Chi si occupa di queste cose non si limita a considerare le forniture libiche, ma valuta la situazione in generale di tutti i Paesi produttori. Intanto: è possibile che la Libia cessi di produrre? Chiunque andrà al potere si rimetterà subito a vendere il greggio, perché quella è la fonte di ricchezza principale del Paese. Il peggio è la situazione di incertezza attuale: se nessuno vince, se tutti si combattono, la produzione scemerà e alla fine cesserà. Su questo aspetto del problema la domanda dunque è: quanto durerà questa guerra? quanto ci vorrà per avere di nuovo a Tripoli un qualche governo? A questo nessuno sa evidentemente rispondere, oggi.
Quanto petrolio ci dava Gheddafi?
Un terzo della nostra importazione di petrolio viene dalla Libia. Ieri l’amministrazione delegato dell’Eni, Scaroni, è andato a riferire al Copasir (la Commissione parlamentare, presieduta da D’Alema, che vigila sui nostri servizi di sicurezza). Ha pronunciato parole tranquillizzanti, e del resto non avrebbe potuto fare diversamente: «L’effetto della crisi libica si vede sul prezzo. Stamattina (cioè ieri mattina) il Brent andava verso i 120 dollari. La Libia gioca un ruolo, ma questo non ha nulla a che vedere con la sicurezza degli approvvigionamenti, anche se dalla Libia importiamo molto petrolio. È vero che ci sono un milione e duecentomila barili in meno. Non si tratta però di un gran numero, anche se è qualcosa. È piuttosto l’incertezza generale nella regione a influenzare il mercato, è come un grilletto che fa partire la speculazione» . Bisogna aggiungere che i prezzi a cui ha fatto riferimento Scaroni sono quelli del mattino. Nel corso del giornata le quotazioni sono scese. Scaroni stesso ha aggiunto che, se la situazione si tranquillizzasse, il prezzo del barile scenderebbe sotto i cento dollari.
Quello che vorrei sapere è dove prenderemo quel 30 per cento di fornitura che ci verrà a mancare.
Scaroni ha detto che sarà facile trovare altri fornitori. Un alto funzionario saudita, rimasto anonimo, lo ha indirettamente confermato: «I sauditi sono attualmente in trattative con compagnie europee per valutare i bisogni di ciascuno, in termini di qualità e quantità» . Secondo lui la Saudi Arabian Oil Co (Saudi Aramco) è in grado di rimpiazzare tutta la fornitura libica.
E il prezzo?
È il tema più delicato. In astratto, i Paesi produttori hanno interesse a vendere al prezzo più alto possibile. In concreto, però, gli effetti inflazionistici del prezzo del petrolio sono tali che un barile troppo caro può mandare in crisi le economie del mondo e determinare perciò una caduta della domanda. In altri termini: il mercato del petrolio è fiorente se ci sono Paesi che lo comprano, e i Paesi comprano tanto più petrolio quanto più sono in condizioni di salute. Il quadro è ulteriormente complicato dal fatto che a giocare la partita non sono soltanto venditori e compratori, ma anche gli speculatori che scommettono sull’andamento del prezzo e contribuiscono quindi a formarlo. Se gli speculatori pensano che il prezzo del petrolio salirà, tenderanno a comprare adesso certificati da incassare in futuro. E viceversa.
da: http://altrimondi.gazzetta.it/2011/02/25022011-ma-la-libia-puo-chiud.html


150 anni dell’Unità d’Italia: auguri Italia

150 anni dell’Unità d’Italia
clicca su questo indirizzo:
accendi le casse

PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ, di Cristiano Gori, LAVOCE.INFO

PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ

PDF dell'articolo
di Cristiano Gori
argomento Povertà Discriminazione
Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà che corregge gli aspetti negativi della social card. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Prevede un adeguamento dell’importo mensile, graduato in base al costo della vita del territorio. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano.


Roberto Benigni, sul Risorgimento e l’Inno di Mameli, Festival di Sanremo 2011


Irecoop Lombardia: scheda presentazione

Irecoop Lombardia è l’Ente di Formazione promosso da Confcooperative Lombardia, organizzazione che rappresenta circa 3000 imprese cooperative a livello regionale, operanti in diversi settori economici.

Irecoop Lombardia ha come mission la promozione delle imprese e dei principi cooperativi e da oltre 25 anni realizza attività di formazione, ricerca e sviluppo rivolte a cooperative, enti pubblici, servizi alla persona e individui, accompagnandone i percorsi organizzativi e professionali secondo logiche di compartecipazione allo sviluppo di conoscenze rivolte all’azione.

Le aree di intervento toccate dal lavoro di Irecoop sono principalmente:

- il lavoro sociale, socio-sanitario ed educativo
- l’intervento organizzativo nei servizi alla persona
- l’orientamento e l’accompagnamento al mondo del lavoro
- il sostegno alla creazione e allo sviluppo di imprese cooperative.

A questi ambiti si aggiungono altre attività finalizzate allo sviluppo di apprendimenti e competenze connessi alle esigenze delle cooperative, alle specificità dei loro settori di intervento, alle problematiche tecniche e gestionali che le contraddistinguono quali imprese.

Una parte delle attività di Irecoop Lombardia è finanziata direttamente dai propri clienti, mentre una parte consistente dei progetti realizzati fruisce di finanziamenti pubblici, erogati, in particolare, dall’Unione Europea e dalla Regione Lombardia, in base alle priorità stabilite da queste istituzioni.

Irecoop Lombardia dispone di 3 sedi accreditate dalla Regione Lombardia ed ha ottenuto lacertificazione ISO 9001:2000 per la progettazione ed erogazione di servizi formativi e di orientamento

Sedi Contatti


Irecoop Lombardia – Chi siamo.


Gaetano De Luca, Invalidità civile, che cos’è e come ottenerla | Muoversi Insieme

L’invalidità civile è una condizione riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico come presupposto per avere diritto a determinate prestazioni economiche e socio-sanitarie da parte dello Stato.
Qualsiasi persona affetta da patologie di una certa rilevanza può pertanto chiedere il riconoscimento dello stato di invalidità civile. Trattandosi di una condizione che si basa sull’essere affetti da determinate menomazioni, può essere ottenuta solo dopo essere stati sottoposti ad una visita da parte di una commissione Asl. Questo significa che non è sufficiente una relazione di un medico specialista, ma occorre un accertamento medico legale di un apposito ente riconosciuto dal Servizio sanitario nazionale.
Prima di illustrare quale sia la procedura per ottenerne il riconoscimento, vediamo comel’invalidità civile viene definita dalla nostra legge.

l’intero articolo qui:

Invalidità civile, che cos’è e come ottenerla | Muoversi Insieme.


La responsabilità dell’infermiere e le sue competenze

Una guida per l’agire responsabile LA RESPONSABILITA' DELL'INFERMIERE E LE SUE COMPETENZE Scritta da infermieri per essere utile agli infermieri
LA RESPONSABILITA’ DELL’INFERMIERE
E LE SUE COMPETENZE

L’evoluzione legislativa e formativa degli ultimi anni ha comportato radicali cambiamenti nella professione infermieristica e determinato la nascita di una figura maggiormente autonoma, le cui funzioni non sono più orientate alla semplice esecuzione di atti ma assumono una condotta attiva, con opportune iniziative, pur ovviamente all’interno di un quadro normativo precostituito.

Questa nuova Guida concentra l’attenzione sulle sfide cui sono chiamati oggi gli infermieri e sullo sviluppo delle competenze quale elemento indispensabile per affrontarle e per vincerle.

Attraverso un percorso che inizia con la lettura delle norme e giunge all’analisi della corretta applicazione delle stesse, illustra ogni aspetto giuridico – ed etico – della responsabilità professionale in tutti gli elementi costitutivi e in tutta la possibile casistica pratica.

Aggiornato alle ultime novità normative, il volume approfondisce la specifica materia nel contesto di una esposizione chiara, competente e particolarmente completa, com’è verificabile dal dettaglio degli argomenti trattati:

1.
La professione sanitaria di infermiere: evoluzione normativa e professionale
Perché tanta attenzione alla responsabilità professionale.
› Il profilo professionale.
› Legge 26 febbraio 1999, n. 42 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie”.
› Legge 10 agosto 2000, n. 251 “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica”.
› Legge 8 gennaio 2002, n. 1 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 novembre 2001, n. 402, recante disposizioni urgenti in materia di personale sanitario”.
› Legge 1° febbraio 2006, n. 43 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”.

2.
Il ruolo delle competenze e della formazione nella definizione della responsabilità infermieristica
Quale rapporto tra formazione, competenze e responsabilità?
› La normativa di riferimento della formazione infermieristica.
› La formazione come valore aggiunto per le aziende: l’importanza del riconoscimento delle competenze acquisite.

3.
Aspetti etico-deontologici della professione di infermiere
Di che infermiere stiamo parlando.
› Quando il cittadino non sa di poter chiedere quello che non sa di dover sapere.
› L’infermiere come può leggere il rapporto con il malato?
› Estrema ratio.

4.
La responsabilità penale e civile
Cosa vuol dire responsabilità?
› Responsabilità penale.
› La responsabilità civile dell’infermiere.
› Considerazioni sulle connessioni tra iter penale ed iter civile.

5.
La responsabilità amministrativa verso l’azienda
Caratteristiche del lavoro subordinato.
› Il potere disciplinare.
› La Pubblica Amministrazione.
› Responsabilità amministrativa contabile o erariale.
› La responsabilità disciplinare.
› Principi del sistema disciplinare in ambito pubblico.
Il nuovo procedimento disciplinare a seguito del d.lgs. 150/2009.

6.
La responsabilità disciplinare
Cosa si intende per responsabilità ordinistico-disciplinare.
› Ruolo e organi del Collegio.
› Il potere disciplinare dell’Ordine/Collegio.
› Analisi della responsabilità disciplinare in base al nuovo Codice deontologico.
› Il ruolo del Collegio nello sviluppo e nell’indirizzo professionale.

7.
La documentazione sanitaria
Perché documentare la propria attività.
› Lo stato dell’arte.
› Le indicazioni normative.
La giurisprudenza e i codici.
› Il dovere di documentare sancito dal Codice deontologico.
› Ipotesi di responsabilità.
› Il diritto di accesso ai dati.
› Requisiti minimi di correttezza della documentazione sanitaria.
› Il supporto informatico.
› L’importanza della documentazione nel rapporto con il personale di supporto.
› Il registro degli stupefacenti.

8.
Acquisizione del consenso
Comunicazione e consenso.
› Il senso della parola consenso. Una visione storica.
› L’approccio olistico dell’infermiere.
› Prendere decisioni.
› Definizione di consenso informato.
› I vizi del consenso.
› Riflessioni infermieristico-forensi conclusive. Quello che l’infermiere non sa neppure di dover sapere.

9.
La responsabilità professionale nell’attività infermieristica di triage
› Brevi nozioni di triage.
› Concetti di responsabilità.

10.
Profilo di competenze e responsabilità dell’infermiere call-taker della centrale operativa 118
Il ruolo degli infermieri di centrale operativa.
› L’imperativo categorico del 118.
› Le competenze dell’infermiere call-taker.
› La valutazione primaria e secondaria.
› “Una risposta non cercata quasi mai viene trovata”.
› Alcune ipotesi di responsabilità professionale dell’infermiere call-taker.
› La discrezionalità professionale dell’infermiere call-taker.
› NUE 112 – Numero Unico Emergenza.

»
Normativa di riferimento per la responsabilità disciplinare.

A cura di S. Bugnoli, Direttore della didattica del Corso di laurea specialistica in Scienze Infermieristiche e Ostetriche dell’Università di Firenze. Ha pubblicato vari articoli sul tema della responsabilità e del management infermieristico.
Con la collaborazione di: M. Castagnoli, M. Marseglia, V. Pelagalli, A. Querzoli, G. Senes, M. Zanatta.


Brescia: arrestati sei militanti islamici, accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei. – LASTAMPA.it

La polizia di Brescia ha arrestato sei cittadini marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque degli arrestati sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, mentre per il sesto è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Gli stranieri, tutti residenti nel bresciano, sono accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei.

da: Brescia, blitz anti-terrorismo: arrestati sei militanti islamici- LASTAMPA.it.


Un Fondo speciale di solidarietà per i Paesi destinatari dei maggiori flussi migratori in seguito alla crisi in Nordafrica. Un sistema europeo di asilo comune, con la possibilità che i richiedenti siano accolti anche da Paesi diversi da quelli del primo arrivo. in Libia sarebbero circa 10 mila i morti e oltre 50 mila i feriti

Un Fondo speciale di solidarietà per i Paesi destinatari dei maggiori flussi migratori in seguito alla crisi in Nordafrica. Un sistema europeo di asilo comune, con la possibilità che i richiedenti siano accolti anche da Paesi diversi da quelli del primo arrivo. Queste le proposte che i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Spagna, Malta e Cipro, hanno concordato in vista della riunione del Consiglio di Giustizia e Affari Interni dell’Unione Europea di oggi a Bruxelles.

Intanto in Libia sarebbero circa 10 mila i morti e oltre 50 mila i feriti, secondo la tv Al Arabiya. Un video diffuso da One-day-on-earth mostra le fosse sulla spiaggia del lungomare della capitale


Trecentomila profughi stanno per riversarsi sulle coste italiane, ha detto ieri il ministro degli Esteri Frattini al Corriere della Sera, e ha aggiunto: «Sono stime al ribasso» . Numeri confermati dal discorso tenuto poi a Montecitorio e ribaditi dalla Lega Araba e dal ministro dell’Interno Maroni,da Altri Mondi


Come potremmo sopportare un esodo simile?
Dove sono i centri di accoglienza, i campi necessari per metter su le tendopoli? E di quante barche avranno bisogno quei poveretti per tentare la traversata? Ieri si sono riuniti i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta. Anche se l’impatto maggiore sarà sulle nostre coste, gli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo sanno che quote consistenti di fuggitivi si riverseranno anche da loro. S’è fatto dunque un minimo di fronte comune. I sei Paesi porteranno oggi al Consiglio dei ministri dell’Interno dei 27, riuniti a Bruxelles, la richiesta di costituire un fondo per fornire aiuti economici alle nazioni interessate, la realizzazione di un sistema europeo di asilo comune e sostenibile, la creazione di una nuova partnership con i Paesi meridionali del continente per l’attuazione di riformepolitico economiche. In base a quello che ho capito io, sono richieste che troveranno un ascolto scarso: i nostri partner europei diranno molte belle parole, ma per ora non intendono impegnarsi.
Ma quanta gente è arrivata finora?
Dall’inizio della crisi in Nord Africa sono arrivate 6300 persone. Sono quasi tutti tunisini e pochissimi hanno presentato domanda d’asilo. Il loro destino — stando a quello che ha detto Maroni— è di essere rimpatriati. Un possente esodo è peraltro già in atto: Egitto e Tunisia stanno tenendo aperte le frontiere, soprattutto per accogliere i loro emigrati in Libia. In Libia— un Paese che ha 6,5 milioni di abitanti— lavoravano fino a ieri un milione e mezzo di immigrati, tutti africani. Gheddafi li teneva alla fame, quelli sopportavano tutto per raccogliere i mille dollari necessari a comprarsi un posto su un qualche traghetto. Finora sono tornati in Egitto, attraverso il valico di Sallum, ventimila lavoratori. In Tunisia, 5700. Sono dati forniti da Al Jazeera.
Questa posizione degli egiziani e dei tunisini non è la prova che la Libia è isolata, e che Gheddafi è oramai finito?
Sì. Oltretutto il Consiglio supremo delle forze armate egiziane ha chiesto alla Libia di porre fine allo spargimento di sangue e ha fatto sapere di avere messo a disposizione dei profughi 270 autobus e 8 treni speciali. I militari del Cairo hanno detto di esser pronti ad aiutare anche i profughi libici, ma questa per ora è solo una dichiarazione politica. Gheddafi resiste ancora. In questo momento la vecchia Libia è un territorio formato da due Paesi: la Tripolitania, dove Gheddafi ha ancora un certo potere, e la Cirenaica dove sventolano ovunque, a quanto si capisce, i tricolori verde, rosso e nero che costituivano la bandiera libica prima dell’era Gheddafi. La guerra civile è già cominciata, perché il colonnello la Cirenaica la vuole riconquistare.
Che cosa si deve fare per buttar giù Gheddafi?
Per buttarlo giù, a quanto sembra, bisognerebbe mettergli le mani addosso. L’ex ministro dell’Interno Abdul Fatah Yunis ha detto che un uomo della sua guardia del corpo gli ha sparato, ma ha mancato il bersaglio, colpendo un’altra persona. Il rais non intende arrendersi a nessun costo. Ha continuato a bombardare il suo stesso popolo anche ieri. La televisione Al Arabiya ha detto che i morti sono a questo punto diecimila e i feriti cinquantamila. Su tutte le televisioni del mondo è passato un video in cui si mostra l’allestimento di un cimitero sul lungomare di Tripoli (in alto, nella foto Ansa). Fosse ampie, dove buttare più di un corpo, e che poi sono ricoperte da uno strato di cemento. Ci sono cadaveri anche per le strade, e un rischio sempre più alto di infezioni. Mancano acqua, cibo, medicine. Alla catastrofe della guerra civile, ormai in atto, si aggiunge quella del disastro umanitario.
Che cosa può fare il mondo per aiutare la Libia a uscire da questa tragedia?
Il mondo è molto incerto sul da farsi. Gliela dico chiara: il mondo non ha ancora deciso se gli conviene disfarsi di Gheddafi o no. A parte il fatto che tutti hanno qualche interesse in comune con la Libia del colonnello, c’è il pericolo di Al Qaeda, che potrebbe far nascere uno o più emirati islamici. La stessa Cirenaica è forse già adesso una teocrazia religiosa, forse addirittura sul modello di quella iraniana. L’Iran conta di avvantaggiarsi molto dalla crisi nordafricana. Le sue due navi, partite l’altro giorno verso la Siria, sono adesso nel canale di Suez. Un tratto di mare che, all’epoca di Mubarak, non avevano mai potuto attraversare.
da: http://altrimondi.gazzetta.it/2011/02/24022011-dalla-libia-attesi-30.html

audizione della Corte dei Conti presso la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale dedicata alla fiscalità regionale e ai costi standard sanitari

24 FEB - Si è svolta oggi l’attesa audizione della Corte dei Conti presso la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale dedicata alla fiscalità regionale e ai costi standard sanitari.
Di seguito ampi stralci dell’audizione relativa al capitolo dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. In allegato il testo integrale dell’audizione della Corte dei Conti.
“(omissis) La scelta operata nel decreto di valorizzare l’esperienza maturata negli anni nella gestione della spesa sanitaria, se da un lato sembra ridurre l’impatto del riferimento ai costi standard nel nuovo meccanismo di definizione del finanziamento del settore, dall’altro ha il pregio di semplificare la gestione del sistema, garantendo, per altra via, il collegamento tra la programmazione di bilancio, la compatibilità di finanza pubblica, e l’analisi comparativa di quantità e qualità dei servizi erogati.
(omissis)
Il riferimento ai costi standard può rilevare ai fini degli indicatori di efficienza e appropriatezza ed incidere positivamente sul sistema di autovalutazione delle Regioni e sulla conseguente adozione delle “best practices”, ma appare non immediatamente rilevante ai fini della determinazione del finanziamento da riconoscere alle diverse realtà territoriali.
L’allocazione delle risorse è destinata a mutare solo se viene assunto un diverso metodo di pesatura rispetto a quello utilizzato nell’anno preso a riferimento. Infatti eventuali conseguenze redistributive dipenderanno dalla estensione dei pesi per le varie classi di età alle varie categorie di assistenza sanitaria (oggi solo un terzo del finanziamento è ripartito sulla base della popolazione pesata, la parte restante sulla base della popolazione assoluta). Le conseguenze nella disponibilità di risorse, rispetto alla situazione attuale, potrebbero essere in questo caso anche rilevanti.
(omissis)
La disponibilità di dati sui consumi distinti per classe di età, per ora limitata alla spesa ospedaliera, a quella farmaceutica e a quella specialistica ambulatoriale, potrebbe consentire di rivedere nel tempo la stima della spesa standard nazionale, calcolando in modo sempre più preciso il fabbisogno su cui basare il criterio di pesatura e correggere eventualmente il tasso di variazione della spesa sanitaria complessiva compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica o l’estensione dei servizi da garantire alla collettività.
Attraverso, quindi, una possibile revisione dei criteri di pesatura (non necessariamente legati a quelli di due esercizi precedenti a quello di avvio della procedura) e con un arricchimento delle informazioni disponibili sul territorio, si potrebbe poter tener conto nel calcolo anche di fattori ulteriori, tra i quali è stato da più parti indicato l’indice di deprivazione come misura delle condizioni di svantaggio socio economico di un’area geografica .
Nel testo è previsto che a decorrere dal 2013 (in fase di prima applicazione) si avvii un processo di convergenza, ovvero il finanziamento dei servizi erogati dalle Regioni non sia stabilito più in base alla spesa storica ma secondo valori standard di costo e fabbisogno. Un aggiustamento da realizzare in cinque anni, ma di cui non viene esplicitato il percorso previsto. In particolare, né come debba essere considerato l’andamento nel prossimo biennio (in cui verranno effettuate le scelte delle Regioni benchmark e definiti i criteri per la pesatura della popolazione), né come si svilupperà la fase transitoria in cui verranno applicati con gradualità in tutte le Regioni valori di costo rilevati nelle Regioni benchmark e i nuovi criteri di ripartizione.
Il quadro è reso ancora più incerto se si considera che nelle modifiche della Conferenza unificata concordate tra Regioni, Enti locali e Governo è stata proposta la eliminazione della disposizione che prevedeva che, fino al raggiungimento dell’intesa, si applicassero i criteri adottati per il riparto delle annualità 2010-2012, ovvero i criteri transitori che coincidono con quelli adottati dal Nuovo patto per la salute del 3 dicembre 2009, basati su un criterio misto popolazione assoluta/popolazione pesata (lettera e). (omissis)

da: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Corte dei Conti. Costi standard promossi ma poco rilevanti per determinazione fabbisogno.


Integrazione scolastica. A che punto siamo? Jesi, 8 aprile 2011

Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.itwww.grusol.it


Gruppo Solidarietà

aprile – giugno 2011

Seminari di approfondimento

Persone con disabilità. I diritti, i bisogni, i servizi

Obiettivi e contenuti. I problemi connessi con la riduzione dei finanziamenti per interventi e servizi sociali e sociosanitari rischiano di far trascurare i temi dell’integrazione delle persone con disabilità nella società, dei crescenti rischi di istituzionalizzazione, della qualità dei servizi. Il pericolo, impegnati nella resistenza, è quello di non avere tempo di analizzare le evoluzioni, le necessità, le strade cui ci si incammina. Parlare di diritti, di servizi rispondenti ai bisogni, di qualità degli interventi è oggi decisamente fuori moda. Porre l’esigenza della necessità di un maggiore impegno finanziario sembra ai più, il vaneggiamento di mitomani. Intanto il ritorno alla logica della beneficenza appare essere molto più di una minaccia. Riteniamo, invece, irrinunciabile continuare a riflettere e confrontarsi su questioni importanti che richiedono un ulteriore approfondimento. In questa prospettiva proponiamo un ciclo di incontri con l’obiettivo di analizzare tre temi che, sulla scorta della nostra esperienza, ci paiono di estremo rilievo. Da un lato, l’analisi della situazione, dall’altro mantenere alto il profilo della proposta e della riflessione.

Integrazione scolastica. A che punto siamo?
A partire da un bilancio della integrazione, capire in quale direzione è opportuno agire. Tra tagli e richieste di coperture ad orario completo quale futuro per l’integrazione?
Jesi, 8 aprile 2011.  Ore 9.00 – 13.00

Si confrontano
Andrea Canevaro, Docente di pedagogia speciale; Università di Bologna, sede di Rimini
Marisa Faloppa, Comitato integrazione scolastica, rivista “Handicap & scuola”, Torino
Danilo Massi, Dirigente Scolastico Istituto Omnicomprensivo S.Egidio alla V. e Ancarano, Teramo
Salvatore Nocera, Vice presidente Fish (Federazione italiana superamento handicap), Roma


Gli altri seminariLa residenzialità: tra vecchie e nuove necessità

Jesi, 13 maggio 2011, Ore 9.00 – 13.00

Lavoro educativo e progetto di vita nella disabilità intellettiva

Jesi, 10 giugno 2011, Ore 9.00 – 13.00

vedi il programma www.grusol.it/eventi/seminari2011.pdf


Testamento biologico I PUNTI DECISIVI DEL DISEGNO DI LEGGE

Testamento biologico

I PUNTI DECISIVI DEL DISEGNO DI LEGGE

“Dichiarazioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”

Tutela della vita e della salute: la vita è inviolabile e indisponibile anche nella fase terminale dell’esistenza (art. 1)

Consenso informato: ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso informato esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole, preceduto da una corretta informazione (art. 2).

Testamento biologico: la Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) è un documento in cui il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere. Non è obbligatoria, ha validità di 5 anni ed è raccolta dal medico curante (artt. 3 e 4)

Accanimento terapeutico: in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura. Tale prescrizione puà anche essere esplicitata nella Dat (artt. 1 e 3)

Eutanasia: divieto di qualunque forma di eutanasia e suicidio assistito ai sensi degli articolo 579 e 580 del codice penale (artt. 1 e 3)

Fiduciario: se nominato nella Dat, è la persona incaricata come unico interlocutore del medico per le decisioni relative alle dichiarazioni anticipate (art. 6)

Ruolo del medico: il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. E’ chiamato, nel prendere in considerazione le Dat, all’applicazione del principio dell’inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i princìpi di precauzione, proporzionalità e prudenza. (art. 7)
Vincolatività: il medico non è obbligato a seguire la Dat, ma la valuta in scienza e coscienza, prendendo in considerazione anche quanto indicato dal fiduciario. In caso di controversia tra questi due soggetti, però, il giudizio del collegio medico deputato a decidere, è vincolante per il medico (art. 7)

Stato vegetativo: la cura ai soggetti in stato vegetativo diventa livello essenziale di assistenza. E’ prevista l’emanazione di linee guida a cui le Regioni si conformano per garantire l’assistenza (art. 5)

Idratazione e alimentazione: a tutti i pazienti incapaci di intendere e di volere è assicurata l’alimentazione e l’idratazione nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle. Non possono essere oggetto di Dat. (art. 3)


Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena

Da molti anni il prof. Lorenzo Barani tiene a Modena, presso il quartiere Villaggio Giardino, incontri per parlare di filosofia.
Il ciclo del 2011 è intitolato

ALL’ASCOLTO DELL’ALTRO

Gli incontri sono iniziati l’11 gennaio ma proseguono fino al 22 marzo ogni martedì presso il centro civico Villaggio Giardino, Via M.Curie, 22/a – ore 21.00.

Questo il calendario:
25 gennaio
Babele: come ascoltare-tradurre l’Altro?
JACQUES DERRIDA, Psyché, Invenzioni dell’altro
PAUL RICOEUR, La traduzione. Una sfida etica
1 febbraio
Che cosa è ascoltare poeticamente?
JEAN-LUC NANCY, All’ascolto
8 febbraio
Un tentativo di pratica narrativa in filosofia
VINCENZO VITIELLO, Non dividere il sì dal no. Tra filosofia e letteratura
15 febbraio
PAUSA
22 febbraio
Polis e xenosofia. Il prossimo e lo straniero
MASSIMO CACCIARI, Ritrovare la prossimità nella distanza
1 marzo
All’ascolto del dolore
VITTORINO ANDREOLI, Per una cultura delle nostre follie quotidiane
8 marzo
Stare nelle cose e ospitare la scrittura: uno strano strabismo
PIER ALDO ROVATTI, Abitare la distanza. Per un’etica del linguaggio
15 marzo
INCONTRO CON IL PROF. DUCCIO DEMETRIO
Tema della serata L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini
22 marzo
Come scrivere la lontananza senza ridurne lo spessore
ANTONIO PRETE, Trattato della lontananza

Gli incontri precedenti dell’11 e 18 gennaio sono reperibili sul sito “nuke.alkemia.com” allapagina dedicata agli incontri.
È possibile scaricare in formato audio .mp3 le relazioni del prof. Barani

da: Libera Universita’ Autobiografia – Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena.


LUA Libera università dell’autobiografia, N-L num. 08 X anno– Venerdì 25 febbraio 2011

Appuntamenti ad Anghiari
24-27 febbraio – Mnemosine, Scuola triennale, Graphein 11 – Lab. 2
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1410&Itemid=119
10-13
marzo – Mimesis 11 – Lab. 2
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1660&Itemid=119

Seminari 2011.
Ecco i primi seminari programmati per il 2011. Alla pagina sottostante potete trovare l’elenco completo
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=4&id=13&Itemid=36
Le iscrizioni sono aperte basta collegarsi alla pagina on il modulo di iscrizione:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3

11 marzo – Cristiano Cassani – La parola che parla. Scrivere, dire, convenire (1)
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1678&Itemid=36
18 marzo – Maria Varano – Nuove fiabe autobiografiche: seminario di approfondimento
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1792&Itemid=36
18 marzo – Luisa Mattia – Autobiografia dei bambini. E tu chi sei?
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1793&Itemid=36
1 aprile – Marco Deriu – La vela di Ulisse e il continente interiore.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1794&Itemid=36
1 aprile – L. Barani e A.M. Pedretti – All’ascolto del mito…
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1795&Itemid=36
8 aprile – D. Bellamio e I. Venturi – Il sudore della fronte. Il lavoro nell’autobiografia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1796&Itemid=36

Circolo di scrittura autobiografica a distanza –> Una lettera di una corrispondente: Ines E. Azzara
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1959&Itemid=98

Pubblicazioni –> Bibliografia Tematica –> Q –> Quaglino Gian Piero – La scuola della vita. Segnalato da Giorgio Macario
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1962&Itemid=74

Nostos –> Scuola –> Wanda De Giorgis – Profumo d’infanzia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1954&Itemid=107

Accademia del silenzio: Pubblicato il programma del primo appuntamento degli Accademici silenziosi a Milano il 9 marzo presso la Casa della Cultura.
http://www.lua.it/accademiasilenzio/

Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=1&id=1

24 febbraio – Roma – Incontro e proiezione video contro la violenza sulle donne
3 marzo – Rescaldina (MI) – Questioni di genere
Anghiari (AR) – Locanda del viandante, Eventi gennaio/marzo
Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena

Le notizie dei giorni e dei mesi precedenti possono essere ancora consultate nell’archivio delle notizie.
Notizie –> Archivio Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=section&id=8&Itemid=76

Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative.
http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html


Fondazione Socialità e Ricerche

la Fondazione Socialità e Ricerche Onlus ha dato avvio ad una serie di Newsletter informative mensili per offrire spazio a riflessioni e confronti sull’aiuto ai soggetti più fragili.

La Fondazione ha lo scopo di promuovere studi e ricerche, connessi in particolare con la vita della persona che invecchia, su problematiche sanitarie, psicologiche, etiche, economiche, filosofiche e sociali.
Attualmente, la Fondazione sta curando la ricerca “Spesa per anziani e crescita economica”, che vuole affrontare il tema, non ancora oggetto di attenzione nel nostro Paese, dell’impatto della spesa per l’assistenza agli anziani sul reddito e sull’occupazione.
Nelle Newsletter troverà informazioni sulle attività della Fondazione, nonché sulle attività recenti svolte da altre istituzioni. Sono inoltre pubblicati lavori e riflessioni dei maggiori esperti del settore.


Lombardia Sociale newsletter, Le novità di LombardiaSociale.it

Le novità di LombardiaSociale.it

Prosegue il progetto di LombardiaSociale.it, strumento di lavoro per chi è impegnato nei servizi sociali, sociosanitari e socio-educativi in Lombardia.

Il progetto è stato lanciato al convegno dello scorso 14 dicembre a Milano, in occasione della presentazione del nostro volume di valutazione dei 10 anni di politiche sociali lombarde. Il convegno è stato accreditato da CROAS Lombardia.

Altri incontri sono stati realizzati per presentare in dettaglio i risultati di questa ricerca e altri ancora sono già in programma.

Nel sito trovate il volume scaricabile, nella sua versione integrale e per singoli capitoli.

Potete inoltre vedere, a commento del libro, il video dell’intervento dell’Assessore Boscagli (Assessorato alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale).

Se volete essere aggiornati sulle attività di LombardiaSociale.it, potete seguirci su Twitter oiscrivervi alla newsletter.


Angela Maria Messina, Alimenti, alla ricerca dell’etichetta giusta | Muoversi Insieme

A seguito dell’approvazione del DDL 2260 Etichettatura obbligatoria sull’origine degli alimenti, nel gennaio 2011, da parte della Commissione Agricoltura della Camera, sarà obbligatorio indicare in etichetta l’origine delle materie prime utilizzate per la maggior parte dei prodotti alimentari.
Questo, come dice l’articolo 4 del Decreto, per assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari.
Perché tale legge venga applicata, devono però essere approvati anche i relativi decreti attuativi, con i quali bisognerà stabilire in dettaglio le indicazioni da comunicare al consumatore, e il modo in cui riportarle sui prodotti, e quali, tra questi ultimi, dovranno obbligatoriamente riportarle.

… segue ….

l’intero articolo qui:

Alimenti, alla ricerca dell’etichetta giusta | Muoversi Insieme.


UN PROGETTO DI VITA PER LA NON AUTOSUFFICIENZA, SOCIETA’ COOPERATIVA DI CULTURA POPOLARE BIBLIOTECA “ZUCCHINI” – FAENZA A.S.P. “PRENDERSI CURA” – FAENZA, 25 Febbraio 2011 Ore 20,45 Sala polivalente “Residenza Il Fontanone” Viale stradone, 7 – Faenza

SOCIETA’ COOPERATIVA DI CULTURA POPOLARE

BIBLIOTECA “ZUCCHINI” – FAENZA

A.S.P. “PRENDERSI CURA” – FAENZA

_________________________________

Venerdì 25 Febbraio 2011

Ore 20,45

Sala polivalente

“Residenza Il Fontanone”

Viale stradone, 7 – Faenza

UN PROGETTO DI VITA

PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

LA DIGNITA’ DELLA PERSONA

SCELTE, CURE E COMPETENZE PROFESSIONALI

NEL FINE VITA

Incontro con

Nicola Martinelli

Patrizia Lisi

Ugo Albano

- assistenti sociali specialisti -

Autori del libro

La dignità nel morire

Ed. La Meridiana

_______________________

Per informazioni:

Società cooperativa di Cultura popolare

Tel. 0546 26060 – 347 1453029


5.000 immigrati sono sbarcati in un mese lungo le coste italiane, 3.000 solo tra l’11 e il 14 febbraio, progetto di accoglienza degli immigrati dal Maghreb: Villaggio della Solidarietà a Mineo (Ct)

Villaggio della Solidarietà a Mineo (Ct), illustrato al Viminale il progetto di accoglienza degli immigrati dal Maghreb Il ministro Maroni ha incontrato il sindaco del comune siciliano e il presidente della provincia etnea. Il piano sarà presentato il 28 febbraio a Catania ai sindaci del comprensorio

5.000 immigrati sono sbarcati in un mese lungo le coste italiane, 3.000 solo tra l’11 e il 14 febbraio: «Tutti sono stati adeguatamente assisti». Lo ha consentito, ha riferito oggi il ministro dell’Interno Maroni al Question Time, il dispositivo di prima accoglienza messo in atto per affrontare quella che sembra essere «una vera e propria emergenza umanitaria».

«È stata assicurata adeguata assistenza soprattutto ai minori, ospitati in 21 strutture di accoglienza della provincia di Agrigento», ha detto Maroni. 1923 tunisini, tutti uomini, sono nel centro di Lampedusa; 30 donne, invece, sono ospitate in una struttura del comune.
Le imponenti dimensioni del fenomeno, ha inoltre riferito, hanno reso necessari continui ponti aerei, per il trasferimento degli immigrati in altri centri su tutto il territorio nazionale, e trasferimenti a mezzo nave a Porto Empedocle, presso una tendo-struttura gestita dalla Protezione civile.

Per arginare le conseguenze della «grave e crescente instabilità politica nei Paesi del Nord Africa», il ministro Maroni ha più volte richiesto l’intervento politico delle istituzioni dell’Unione europea.
«La richiesta è stata accolta finalmente» ha annunciato Maroni e, giovedì 24 febbraio, si terrà il Consiglio Giustizia Affari Interni (GAI) sul tema.

Ministero Dell’Interno – Notizie.


Guido De Franceschi, A che punto sono le rivoluzioni? Breve atlante ragionato delle rivolte tra Nordafrica e Medio oriente – Il Sole 24 ORE

Articoli

Tunisia, la rivoluzione dei gelsomini è l’inizio

Zine El-Abidine Ben Ali

Tutto è iniziato a Sidi Bouzid, cittadina della Tunisia interna. Il 17 dicembre scorso, il venditore ambulante di verdure Mohamed Bouazizi, esasperato da una storia di minutaglie burocratiche vessatorie, minitangenti di quartiere e umiliazioni ricevute dalla polizia, si dà fuoco in piazza. Morirà il 4 gennaio, in conseguenza delle …

Egitto, la rivoluzione del loto e il rischio integralista

Hosni Mubarak

Stimolate dalle notizie in arrivo dalla Tunisia, in cui si stava consumando la Rivoluzione dei Gelsomini, in Egitto la prime proteste di piazza si sviluppano il 25 gennaio al Cairo e ad Alessandria. Le parole d’ordine dei manifestanti sono analoghe a quelle che guidano la rivolta contro il regime di Ben Ali: basta con la corruzione, più …

Libia, la rivolta più veloce e la repressione brutale

Muhammar Gheddafi

A metà febbraio le proteste che infiammano una parte consistente del mondo arabo hanno raggiunto anche la Libia del colonnello Muhammar Gheddafi. In pochissimi giorni la situazione è andata fuori controllo. Ci sono stati violenti scontri tra manifestanti antigovernativi e gruppi che sostengono il rais. Il regime ha deciso di applicare la …

Algeria, lo stato d’emergenza

Abdelaziz Bouteflika

A partire da gennaio, l’Algeria ha assistito a varie proteste antigovernative che hanno portato in superficie il malessere che da tempo sobbolle nel più vasto paese del Maghreb. I principali motivi di malcontento sono la disoccupazione e la corruzione diffuse, l’aumento dei prezzi per i beni di prima necessità e il persistere di un quasi …

Bahrain, il sovrano negozia con gli oppositori

Hamad bin Isa al-Khalifa

In Bahrain, miniarcipelago indipendente nel Golfo Persico, sono in corso da alcune settimane grandi proteste di piazza contro il re Hamad bin Isa al-Khalifa, che infine hanno portato all’annullamento del Gran premio di Formula1. Il piccolo Stato petrolifero ha grande importanza strategica e ospita la Quinta Flotta della Marina militare …

Marocco, la protesta più contenuta

re Mohammed VI

In Marocco l’ondata di proteste popolari che sconvolge il Maghreb e altri paesi arabi è per ora stata più contenuta rispetto ai paesi vicini. Nonostante la diffusione della povertà e la carenza di democrazia, il re Mohammed VI gode di genuina simpatia presso al maggioranza dei suoi sudditi. In più, succeduto nel 1999 al padre, il ben più …

Giordania, il nuovo governo

re Abdallah

Il Regno di Giordania, a partire da gennaio, è stato attraversato dalle proteste di piazza, particolarmente accese ogni venerdì, giorno della preghiera. Gli oppositori, fra cui è particolarmente attiva la Fratellanza Musulmana, di norma non hanno attaccato direttamente la figura del re Abdallah II, discendente diretto del Profeta, ma …

Yemen, la rivolta degli universitari

Ali Abdullah Saleh

Da più di un mese decine di migliaia di persone animano manifestazioni antigovernative in Yemen. Nella capitale Sana’a gli studenti universitari sono stati particolarmente attivi nelle proteste, che chiedono un passo indietro al presidente Ali Abdullah Saleh, al potere dal 1978, prima nel solo Yemen del Nord e poi nel paese riunificato. …

Gli altri, da Teheran al Sudan

Mahmoud Ahmadinejad

In Iran l’opposizione, i cui moti sono stati già brutalmente stroncati nel 2009 dall’efficiente apparato repressivo della Repubblica Islamica, ha animato nei giorni scorsi altri tentativi di protesta di piazza, a cui ha fornito combustibile quanto sta accadendo nei paesi arabi che condividono con la non araba Teheran la fede musulmana. ..

A che punto sono le rivoluzioni? Breve atlante ragionato delle rivolte tra Nordafrica e Medio oriente – Il Sole 24 ORE.


La Libia sono io | Aspenia online

Demonstration outside the Libyan Embassy in Amman, Jordan (Xinhua/Mohammad Abu G

Amman, Jordan

Con il discorso di Gheddafi sui ratti e sui drogati, sull’America e sull’Italia, è diventato chiaro che il Colonnello resisterà fino alla fine. Il prezzo sarà un bagno di sangue interno; ma, sembra dire Gheddafi, la Libia sono io.

Nella follia cruenta di questa affermazione c’è un grano di verità. La Libia, fino ad oggi, è stata tenuta insieme non da istituzioni, non dall’esercito, ma dal potere personale di Gheddafi. A differenza che nei casi di Tunisia ed Egitto, dove è stato possibile liberarsi del dittatore ma salvare lo stato – grazie a un coup militare morbido dell’esercito – nel caso della Libia il crollo di Gheddafi si porterebbe dietro il crollo del paese. E un vuoto di potere.

Gli apparati militari, in Tunisia ed Egitto, erano sufficientemente forti e unitari per reggere al cambio di vertice. In Libia, il regime è centrato sulla famiglia e la tribù di Gheddafi (Gadafa) e l’esercito ha lealtà divise. Esistono due altre tribù principali (Zuwiyya e Warfalla), i cui capi hanno annunciato di non sostenere più il Colonnello. La tribù Zuwiyya, concentrata nell’Est del paese, è in posizione di ostruire le esportazioni di petrolio del paese. È uno scenario da prevedere, con le sue conseguenze sui prezzi del petrolio e le forniture energetiche di Europa ed Italia.

da: La Libia sono io | Aspenia online.


Libia: un test per l’Italia | Aspenia online

Fino a quando il ‘48 arabo ha investito Tunisia ed Egitto, potevamo ancora sperare – come Italia – di fronteggiarne le conseguenze senza troppe difficoltà, ad eccezione che in campo migratorio. Se dovesse crollare la Libia, l’entità del problema cambierebbe completamente di scala per il nostro paese. Tre ragioni spiegano perché. La prima, ben nota, è che abbiamo in gioco interessi economici molto più consistenti, che riguardano le forniture energetiche e la partecipazione libica al capitale sociale di grandi banche e imprese italiane. Non a caso, mentre il prezzo del petrolio torna sopra ai 100 dollari, la Borsa italiana registra già il rischio Libia.

Seconda ragione: a differenza delle rivolte di Tunisia ed Egitto, la sollevazione in Cirenaica ha una forte, storica ed esplicita connotazione religiosa. Come ricordava ieri sul Corriere della Sera Sergio Romano, abbiamo rimosso troppo in fretta il segnale che è venuto dalle manifestazioni di Bengasi del febbraio 2006: una protesta islamica in piena regola contro l’Italia e Gheddafi, accomunati quali oppressori del popolo cirenaico. Il rischio, quindi, è la divisione in due del paese, con il distacco da Tripoli dell’Emirato islamico di Bengasi. Infine, ma certo non in ultimo, ci troveremmo di fronte a una nuova ondata migratoria: il crollo del più longevo e istrionico raìs del deserto, farebbe anche saltare quegli accordi bilaterali con cui abbiamo contenuto i flussi verso le nostre coste. L’Italia ha insomma una posta in gioco vera, nel futuro della Libia. Cosa che imporrebbe una discussione altrettanto vera sul “che fare”.

segue qui:

Libia: un test per l’Italia | Aspenia online.


Autori del quotidiano il Sole 24 Ore


Convegno: se l’amore Mal-Tratta: Rischio di maltrattamento psicologico nel lavoro di cura con l’anziano fragile, a cura di Caritas Ambrisiana e Gruppo Segesta, Centro Servizi Banca Popolare di Milano Sala Conferenze Via Massaua, 6 – Milano

Presentazione del Convegno.
Se l’Amore Mal-Tratta.
Centro Servizi Banca Popolare di Milano
Sala Conferenze
Via Massaua, 6 – Milano
Visualizza la mappa

Che cosa porta un figlio, un coniuge a “non sopportare” più il proprio genitore o coniuge non autosufficiente, tanto da arrivare ad aggredirlo verbalmente?
E che cosa porta un anziano non autosufficiente ad avere atteggiamenti indisponenti e squalificanti nei confronti del familiare che lo assiste?

Con questa indagine, svolta da Caritas Ambrosiana in collaborazione con Segesta, si è voluto rilevare che cosa accade nelle relazioni di cura che coinvolgono un anziano non autosufficiente, per cercare di comprendere quali siano le dinamiche che sottostanno ai comportamenti maltrattanti sul piano psicologico. In particolare, si è potuto verificare quanto lo stress connesso al lavoro di cura – ma anche la forte dipendenza reciproca tra curato e curante – possano provocare difficoltà di comunicazione, sentimenti di incomprensione sino ad atteggiamenti inadeguati a livello relazionale, psicologico ed etico. Si tratta di un’indagine coraggiosa per la delicatezza e la scabrosità del tema. È sempre difficile, infatti, affrontare i sentimenti negativi intensi, soprattutto quando si presentano in contesti come quello della cura e della famiglia.

La ricerca, effettuata attraverso interviste a caregiver familiari di anziani lucidi sotto il profilo mentale e di anziani affetti da demenza, mostra il profondo travaglio degli intervistati, divisi tra il desiderio, sempre presente, di curare, amare ed essere amati, e lo stress che porta a reagire o l’esasperazione che non può essere trattenuta. Emerge inoltre, nelle parole dei caregiver di anziani lucidi, un vecchio che fatica ad accettare la vecchiaia, la disabilità, la dipendenza e come tale fatica possa essere riversata aggressivamente sul caregiver. La ricerca evidenzia anche come, alla consapevolezza delle difficoltà di relazione, si affianchi la capacità di vedere aspetti positivi del curare.

Forte dell’esperienza maturata in quasi vent’anni di lavoro di cura rivolto alle persone anziane e di sostegno alle famiglie, Segesta ha deciso di condividere questo progetto con Caritas Ambrosiana con l’obiettivo comune di far emergere un fenomeno sommerso, silente ma diffuso.

La consapevolezza del rischio di maltrattamento psicologico nei confronti dell’anziano, ma anche del caregiver, ci aiuta ad indirizzare maggiormente la nostra attenzione verso la prevenzione del  fenomeno e a studiare e sviluppare progetti volti a migliorare la qualità della vita di entrambi.

La partecipazione al convegno è gratuita.

E’ un evento a cui tutti possono partecipare e in particolare offre opportunità di approfondimento e strumenti operativi alle seguenti figure:
Medici, Psicologi, Educatori Professionali, Assistenti Sanitari, Oss, Infermieri, Assistenti Sociali.

Informazioni di dettaglio:


BANCA D’ITALIA Le politiche per lo sviluppo locale: una valutazione dei Patti territoriali

BANCA D’ITALIA
Le politiche per lo sviluppo locale: una valutazione dei Patti territoriali
Il lavoro mostra come la partecipazione a un Patto Territoriale non abbia generato un aumento dell’attività economica delle aree interessate.


Il Bilancio in breve 2011, La spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato – previsioni di bilancio 2007-2011

BILANCIO STATALE
RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO



Il federalismo fiscale, Stato di attuazione, a cura del Dipartimento enti locali del PD Partito democratico, febbraio 2011


Bisogni e alimentazione: frutta e verdura

Bisogni e alimentazione: frutta e verdura

Scarica, Apri e guarda: Bisogni e Alimentazione: frutta e verdura


Regole – Abravanel Roger e D’Agnese Luca – Garzanti Libri

Abravanel Roger e D’Agnese Luca
Regole
Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il paese

Saggi

376 pagine
€ 18.60
ISBN 978881160113-5

«In fatto di regole gli italiani sono fra i più moralisti d’Europa. Nei sondaggi la nostra riprovazione per i piccoli e grandi illeciti è più elevata di quella dei francesi, dei tedeschi, degli inglesi.
Nella vita di tutti i giorni però il moralismo tende a trasformarsi in opportunismo: le regole sono ostacoli da aggirare, magari con qualche “aiutino”.
Perché questo divario?
Come aggirarlo?
Abravanel e D’Agnese propongono delle risposte che meritano una riflessione.»

Maurizio Ferrera, Corriere della Sera

«Regole, un saggio che fissa la necessità del nostro sistema d’impresa di crescere e terziarizzarsi: pesi medio-grandi tra giganti e non più nani inconsistenti.»
Marco Alfieri, La Stampa

«L’idea di fondo che anima le proposte avanzate in Regole è che per far funzionare le regole in Italia l’etica non basta: occorre dimostrare che seguire le regole conviene.
Finché noi italiani non ne saremo convinti, troveremo sempre una buona ragione per non rispettarle: perché sono ingiuste, perché il nostro vicino non le rispetta, perché prima o poi arriva un condono…»

Roger Abravanel e Luca D’Agnese sul Corriere della Sera

«L’Italia ha due problemi: regole sbagliate e cittadini che non le rispettano.
È questa la causa dell’immobilità economica e sociale del nostro Paese.
Le regole giuste sono sempre state alla base dello sviluppo e dell’innovazione.
Bisogna rispettarle non solo per ragioni morali ma perché è un buon affare.»

Anno dopo anno, l’Italia sta retrocedendo in tutte le classifiche relative allo sviluppo economico, alla disoccupazione giovanile, all’educazione e alla ricerca, ai diritti dei consumatori. Mentre sale nelle graduatorie che misurano l’evasione fiscale, la corruzione, l’abusivismo edilizio, la lentezza della giustizia.
Tutte queste criticità sono però accomunate da un grave limite, che porta alla degenerazione dell’intero sistema: l’Italia non ha saputo darsi le regole giuste.In genere da noi leggi, norme e regolamenti sono troppo numerosi e troppo complicati, tanto che diventa molto difficile rispettarli. Così chi non li rispetta viene spesso condonato o amnistiato, mentre cittadini e imprese si adattano all’elusione di massa. Per rimediare, vengono emanate nuove regole, sempre più severe, e la situazione peggiora.
È quello che Roger AbravanelLuca D’Agnese hanno definito «il circolo vizioso delle regole», che rende impossibile qualunque serio progetto di riforma. Senza regole, o con regole sbagliate, l’economia non si sviluppa, perché le imprese «piccole, brutte, anzi bruttissime» fanno concorrenza sleale a quelle innovative.
Senza regole, o con regole sbagliate, governare una società sempre più complessa, dove i servizi hanno un peso crescente rispetto ai prodotti, è impossibile.
È troppo facile scaricare la responsabilità del declino italiano sui politici e sulla classe dirigente.
Regole dimostra che dobbiamo innescare un circolo virtuoso delle regole in tutta la società: un processo che coinvolga i cittadini, che devono essere informati e partecipare alla definizione e al miglioramento delle regole grazie a una scuola che non deve solo trasmettere nozioni, ma formare le «competenze della vita» necessarie per interagire efficacemente con gli altri; una giustizia civile veloce; un sistema dell’informazione indipendente dalla politica e dagli affari.

Roger Abravanel e Luca D’Agnese dimostrano che seguire le regole non solo è giusto, ed evita sanzioni di vario tipo: è soprattutto conveniente. E avanzano cinque proposte concrete che possano finalmente far ripartire il nostro paese.

Interviste e recensioni on line:

Rubrica Billy del TG1

Intervista a Roger Abravanel su TV7, Raiuno

Europa Oggi

Strettamente personale

La frusta.net

Alcuni link interessanti:

Pagina Facebook di Regole

Il sito di Meritocrazia il precedente saggio di Roger Abravanel

Il blog di Meritocrazia sul Corriere della Sera

Copia lo script del widget da inserire nel tuo blog o sito. In questo modo sarai sempre aggiornato sulla discussione attiva sulla pagina Facebook di Regole

SINOSSI DEL LIBRO

1. IL CAPITALISMO DELLE REGOLE

L’importanza delle regole e della rule of law per la nascita e per lo sviluppo del capitalismo.

2. LE DIFFICILI REGOLE DEL MONDO DI OGGI

L’aumento del numero e della complessità delle regole causato dallo sviluppo del settore dei servizi nell’economia mondiale.

3. IL RITARDO STRUTTURALE DELL’ECONOMIA ITALIANA

Il ritardo accumulato dall’Italia rispetto alle altre economie dell’Occidente, in particolare nel settore dei servizi.

4. PICCOLO É BRUTTO, ANZI BRUTTISSIMO

Le regole che oggi bloccano lo sviluppo dei servizi in Italia, favorendo il «piccolo» (le piccole aziende, gli artigiani, le professioni, il commercio) e limitando lo sviluppo delle grandi imprese.

5. I RISCHI DELLE REGOLE DEL NUOVO MILLENIO

Il futuro delle regole: la crescita dei rischi e dei costi in settori chiave dell’economia mondiale (sanità, ambiente, finanza). Nuove problematiche hanno bisogno di «nuove regole », che nessuno ha ancora trovato.

6. OPPORTUNITÀ DEL FUTURO IN RITARDO MA RISCHI PUNTUALISSIMI

Come stiamo affrontando in Italia le sfide regolatorie del futuro nella sanità, nell’ambiente e nella finanza? Corriamo gli stessi rischi degli altri ma spesso non ce ne accorgiamo e perdiamo così l’occasione di gestirli con intelligenza.

7. IL CIRCOLO VIRTUOSO DELLE REGOLE

Come le società evolute affrontano il problema delle regole e le trasformano in un vantaggio competitivo: attraverso un processo di sperimentazione e miglioramento progressivo delle nuove regole, guidato da una società che vigila sul loro rispetto e sulla loro efficacia mediante l’educazione dei cittadini, la giustizia civile, i media e i regolatori.

8. IL CIRCOLO VIZIOSO DELLE REGOLE IN ITALIA

Il malfunzionamento del «circolo virtuoso delle regole» nel nostro paese (dove diventa un «circolo vizioso»): leggi e regolamenti, spesso sbagliati, non vengono fatti rispettare, l’illecito diviene diffuso ed è giustificato, il che produce regole sempre peggiori perché la società italiana non vigila.

9. LA MALEDUCAZIONE CIVICA DEGLI ITALIANI

La prima delle cause della scarsa vigilanza della società: la mancanza di educazione nella società italiana. Le colpe della scuola, dell’università e del mondo delle imprese.

10. MEDIA CHE NON VIGILANO LA SOCIETÀ

La mancata vigilanza dei media in Italia e le sue cause: una società poco educata non crea un mercato per media indipendenti e di qualità.

11. UNA GIUSTIZIA CIVILE CON I TEMPI DEL GABON

Il fallimento del terzo pilastro della vigilanza sul rispetto delle regole in Italia: una giustizia civile dai tempi lunghissimi, che crea costi enormi alla società e favorisce chi non rispetta i patti.

12. I SEMI DELLE REGOLE

Quando il circolo virtuoso delle regole funziona anche nel nostro paese: quattro esempi nel mondo della sanità, del business delle scommesse, nella giustizia civile e nella scuola.

13. LA GUERRA LAMPO DELLE REGOLE

Cinque proposte per invertire il circolo vizioso italiano nell’economia dei servizi, nell’organizzazione della scuola e della giustizia e nella governance della RAI.

da: Regole – Abravanel Roger e D’Agnese Luca – Garzanti Libri.


Libia: mappa di pozzi petroliferi, oleodotti e gasdotti


Biotestamento, i punti essenziali della legge in discussione – Il Foglio.it

Non parla di testamento biologico ma di “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, il testo di legge atteso in aula a Montecitorio subito dopo l’approvazione del Milleproroghe, a fine febbraio. Vi si vieta, all’art. 1, ogni forma di eutanasia e di assistenza al suicidio, si riconosce che “nessun trattamento sanitario può essere attivato a prescindere dall’espressione del consenso informato” e si specifica che “in casi di pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura”.

L’articolo 2, tra l’altro, stabilisce che tutori, curatori e amministratori di sostegno, in caso di soggetti incapaci, hanno facoltà di prendere decisioni “avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute e della vita dell’incapace”. L’art. 3 stabilisce che nelle Dat “il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere” e “dichiara il proprio orientamento circa l’attivazione o non attivazione di trattamenti sanitari”. Può “anche essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto di carattere sproporzionato o sperimentale”.

Non sono ammesse indicazioni che violano il divieto penale di omicidio del consenziente e del suicidio assistito, mentre, nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, “alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”. La quale è facoltativa, dura cinque anni, può essere modificata in ogni momento e assume rilievo solo se il soggetto si trova “nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e, per questo motivo, di assumere le decisioni che lo riguardano”.

Le volontà espresse nelle Dat sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario (o i parenti, se non c’è fiduciario nominato)  annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno, ma “non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica”. In caso di contrasto tra fiduciario e medico curante, la questione è sottoposta a un collegio di medici, “il cui parere è vincolante per il medico curante, il quale non è comunque tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico. Resta comunque sempre valido il principio della inviolabilità e della indisponibilità della vita umana”.

da: Biotestamento, i punti essenziali della legge in discussione – [ Il Foglio.it › La giornata ].


Il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il rais della Libia Gheddafi


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi inviato una lettera ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, nella quale ha richiamato l’attenzione sull’ampiezza e sulla eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario del decreto-legge cosiddetto “milleproroghe”. Il Capo dello Stato, nel ricordare i rilievi ripetutamente espressi fin dall’inizio del settennato, ha messo in evidenza che la prassi irrituale con cui si introducono nei decreti-legge disposizioni non strettamente attinenti al loro oggetto si pone in contrasto con puntuali norme della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti parlamentari, eludendo il vaglio preventivo spettante al Capo dello Stato in sede di emanazione dei decreti-legge

testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente del Senato, Renato Schifani, al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi:

“Onorevoli Presidenti,
ho attentamente esaminato i contenuti delle modifiche e delle aggiunte apportate, nel corso dell’esame al Senato, al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle famiglie e alle imprese.
Devo innanzi tutto osservare che il disegno di legge di conversione del decreto-legge è stato presentato dal Governo al Senato il 29 dicembre 2010 (A.S. 2518), ed assegnato alle Commissioni riunite affari costituzionali e bilancio il 7 gennaio 2011. L’esame in sede referente, iniziato il successivo 19 gennaio, si è concluso l’11 febbraio, con l’approvazione di 104 emendamenti. Nello stesso giorno è iniziato l’esame in Assemblea, che si è concluso mercoledì 16 febbraio con l’approvazione del maxiemendamento presentato dal Governo, sul quale è stata posta la questione di fiducia, che riproduce il testo delle Commissioni con l’aggiunta di numerose altre disposizioni. L’esame in prima lettura ha dunque consumato 50 dei 60 giorni tassativamente previsti dalla Costituzione per la conversione in legge dei decreti-legge nonostante che l’esame nell’Assemblea del Senato si sia concentrato in pochi giorni.
A seguito delle modifiche apportate dalle Commissioni del Senato e dal Governo con il successivo maxiemendamento, al testo originario del decreto-legge, costituito da 4 articoli (di cui il terzo relativo alla copertura finanziaria e il quarto all’entrata in vigore) e 25 commi, sono stati aggiunti altri 5 articoli e 196 commi. Molte di queste disposizioni aggiunte in sede di conversione sono estranee all’oggetto quando non alla stessa materia del decreto, eterogenee e di assai dubbia coerenza con i princìpi e le norme della Costituzione.
E ciò è avvenuto nonostante l’intendimento manifestato dal Governo al Capo dello Stato in sede di illustrazione preventiva del provvedimento d’urgenza, poi confermato con l’approvazione del testo da me successivamente emanato, di limitare a soli tre mesi le proroghe non onerose di termini in scadenza entro il 31 dicembre 2010, rendendo facoltativa la ulteriore proroga al 31 dicembre 2011 di quei termini e degli altri indicati in apposita tabella attraverso l’eventuale adozione di uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; nonché di prevedere pochi e mirati interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.
E’ appena il caso di ricordare che questo modo di procedere, come ho avuto modo in diverse occasioni di far presente fin dall’inizio del settennato ai Presidenti delle Camere e ai Governi che si sono succeduti a partire dal 2006, si pone in contrasto con i principi sanciti dall’articolo 77 della Costituzione e dall’articolo 15, comma 3, della legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988, recepiti dalle stesse norme dei regolamenti parlamentari. L’inserimento nei decreti di disposizioni non strettamente attinenti ai loro contenuti, eterogenee e spesso prive dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, elude il vaglio preventivo spettante al Presidente della Repubblica in sede di emanazione dei decreti legge. Inoltre l’eterogeneità e l’ampiezza delle materie non consentono a tutte le Commissioni competenti di svolgere l’esame referente richiesto dal primo comma dell’articolo 72 della Costituzione, e costringono la discussione da parte di entrambe le Camere nel termine tassativo di 60 giorni. Si aggiunga che il frequente ricorso alla posizione della questione di fiducia realizza una ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento.
Tali considerazioni sono state da me ribadite ancora di recente con la lettera in data 22 maggio 2010 inviata in occasione della promulgazione della legge di conversione del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40 in materia di incentivi, recante le norme anti-evasione di contrasto alle c.d. frodi-carosello.
Sono consapevole che una eventuale decisione di avvalermi della facoltà di richiedere una nuova deliberazione alle Camere del disegno di legge in esame ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione, per il momento in cui interviene a seguito della pressoché integrale consumazione da parte del Parlamento dei termini tassativamente previsti dall’art. 77 della Costituzione, potrebbe comportare la decadenza delle disposizioni contenute nel decreto-legge da me emanato nonché di quelle successivamente introdotte in sede di conversione: ed è questa la ragione per la quale vi sono solo due precedenti in cui tale facoltà è stata esercitata nei confronti di disegni di legge di conversione di decreti-legge dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 360 del 1996 che ha ritenuto di norma costituzionalmente illegittima la reiterazione dei decreti-legge (entrambi da parte del Presidente Ciampi, che in data 29 marzo 2002 e 3 marzo 2006 chiese una nuova deliberazione alle Camere sulle leggi di conversione dei decreti-legge 25 gennaio 2002, n. 4 e 10 gennaio 2006 n. 2).
Devo osservare peraltro che l’ordinamento prevede la possibilità di ovviare a tali inconvenienti, attraverso sia la regolamentazione con legge dei rapporti giuridici sorti sulla base del testo originario del decreto, sia la riproposizione in uno o più provvedimenti legislativi, anche di urgenza, di quelle disposizioni introdotte in sede di conversione che si ritengano conformi ai princìpi costituzionali. Inoltre allorché, come in questo caso, la decadenza del decreto-legge sia riconducibile al rinvio del disegno di legge di conversione in legge ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione, anziché alla mancata conversione da parte delle Camere nei termini stabiliti dall’articolo 77, ritengo possibile anche una almeno parziale reiterazione del testo originario del decreto-legge.
Ho ritenuto di dovervi sottoporre queste considerazioni perché a mio avviso non mancherebbero spazi, attraverso una leale collaborazione tra Governo e Parlamento da un lato e fra maggioranza ed opposizione dall’altro, per evitare che un decreto-legge concernente essenzialmente la proroga di alcuni termini si trasformi sostanzialmente in una sorta di nuova legge finanziaria dai contenuti più disparati.
Mi riservo altresì, qualora non sia possibile procedere alla modifica del testo del disegno di legge approvato dal Senato, di suggerire l’opportunità di adottare successivamente possibili norme interpretative e correttive, qualora io ritenga, in ultima istanza, di procedere alla promulgazione della legge. Devo infine avvertire che, a fronte di casi analoghi, non potrò d’ora in avanti rinunciare ad avvalermi della facoltà di rinvio, anche alla luce dei rimedi che l’ordinamento prevede nella eventualità della decadenza di un decreto-legge, come ho sopra ricordato”.


I sogni, frammenti di rappresentazioni interne, o omaggio alla cultura?, Seminario di Francois Fleury, Venerdì 18 Marzo 2011, ore 9.30-13.00 presso la Fondazione Cecchini Pace, Milano

Seminario:

“I sogni, frammenti di rappresentazioni interne, o omaggio  alla cultura?”
Prof. François  Fleury

con  presentazione a cura della Dott.ssa Maria Enrica  Castiglioni

Venerdì  18 Marzo 2011, ore 9.30-13.00 presso la Fondazione Cecchini Pace

Seminario che approfondirà, con un approccio transculturale, la riflessione sulle rappresentazioni,
sull’immaginario e sulle invarianti che si incontrano nella clinica del sogno.

Con preghiera di diffusione

Grazie e cordiali saluti,

Prof. Rosalba Terranova-Cecchini

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

Fondazione Cecchini Pace

via Molino delle Armi 19 – 20123  Milano

tel. 02.58310299fax 02.58311389

e-mail fondazione@fondazionececchinipace.it

sito web www.fondazionececchinipace.it


Lidia Goldoni, Presentazione del Sito/Blog Per Lunga Vita – idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità

Benvenuti sul sito “Per Lunga Vita”.
Per Lunga Vita è un augurio, un luogo per continuare il nostro dialogo, per parlare di anziani, disabili, malati cronici, con serenità e senza allarmismi, per offrire un servizio.
Vorremmo dialogare con loro e non solo su di loro, con i loro familiari e i volontari, per dare suggerimenti e informazioni sulla salute, per capire ciò che può servire, per aiutare a scegliere i servizi.

Una vita lunga, nonostante disabilità, limitate funzionalità e cronicità è una conquista del progresso.
Agli operatori del lavoro di cura, vorremmo trasmettere conoscenze e formazione perchè il loro lavoro tenda sempre alla qualità, agli amministratori e ai politici un aggiornamento sul rapporto tra servizi e bisogni del paese.

Parleremo della vita quotidiana, ma anche di salute, di assistenza domiciliare, di servizi residenziali e sanitari, di organizzazione e di rete, sempre di qualità dell’assistenza.

Non si è voluto affrontare per tempo- come per l’inquinamento, il dissesto idrogeologico, la salvaguardia dei monumenti- il tema della longevità e delle sue ricadute sul piano sociale e assistenziale.

Non si programma a lungo termine, non si parla, anche per la tarda età, di promozione della salute, di prevenzione, di riabilitazione.

I nostri obiettivi: dare strumenti di conoscenza ai cittadini per scegliere servizi di qualità, ai professionisti per migliorare la loro capacità operativa e ai decisori delle politiche sociali suggerimenti e idee per innovare il nostro sistema sociale.

Vogliamo contrastare l’idea di anziani, disabili e cronici quali responsabili di una futura catastrofe economica del paese.

Se queste persone si sentono apprezzate, diciamo ai più cinici, è condizione perché si ammalino di meno, ritardando la non autosufficienza.

Per noi, che cinici non ci riteniamo, lo consideriamo un valore e un impegno etico, a cui vi chiediamo di contribuire.

La Direttrice di Per Lunga VitaLidia Goldoni

da: Presentazione – Per Lunga Vita – idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità.


Paolo Ferrario, Silenzio e lentezza: nuovi valori del nostro tempo? | Muoversi Insieme di Stannah

Non ci sono dubbi: viviamo in ambienti carichi di rumore e trascorriamo le nostre giornate spinti dal bisogno di velocità. Può quindi sembrare strano che, nonostante tale situazione, si moltiplichino tendenze del tutto opposte, come il ritorno della Giornata mondiale della lentezza, il prossimo 28 febbraio, e la nascita, qualche mese fa, dell’Accademia del Silenzio, legata strettamente all’esperienza della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, che nelle prossime settimane lancerà il proprio progetto a Milano e a Torino. E la trasformazione culturale è segnalata anche da alcuni blog, che diventano sempre più indicatori di cambiamento: Turismo lento e siti amici come Ascoltare il silenzio.
Nel continuare le nostre argomentazioni attorno a quella fase del ciclo della vita che chiamiamo prevecchiaia, può essere di estremo interesse contrapporre (per approfondire) i significati delle parole chiave “silenzio-rumore” e “lentezza-rapidità”.
La continua crescita dei suoni, tipica del mondo moderno, ha prodotto  …..> segue qui: Silenzio e lentezza: nuovi valori del nostro tempo? | Muoversi Insieme

scaletta dell’articolo:

Connessioni:


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 270 other followers