«Ma non saranno le manifestazioni a sloggiare Berlusconi» Intervista Cacciari: la partecipazione è un fatto positivo ma oggi quel che manca è la politica
Non era in piazza Massimo Cacciari. Il filosofo e politico – ex Pci, ex Pd, oggi anima «Verso nord» – «pur rispettando’ chi manifesta», avverte che «non sarà certo la piazza a far cadere Berlusconi». Per quello «serve la politica, che manca e continua a mancare». Senza di essa «Berlusconi non cadrà, o se cadrà, in mancanza di una alternativa, sarà il bis del ’94. Peggio diprima».
Ci volevano le donne per svegliare una società intorpidita e per portare anche tanti uomini in piazza? «Le manifestazioni, la partecipazione, sono sempre positive quando si svolgono con civiltà e correttezza. Il problema è che non sarà con queste manifestazioni che si manda a casa Berlusconi. La buona volontà c’è anche, ma manca la politica. E continua a mancare». Manca e non ha intercettato, non ha capito che saliva questo, «basta» collettivo urlato in tante piazze? «Urlare “basta”, averne le palle piene non è politica, non è propriamente una strategia». Non è politica ma è la richiesta, a gran voce, di una politica e di una società diverse da quelle dominanti. «E quale? Che occorra un’altra politica non c’è dubbio. Ma qui non si riesce assolutamente ai capire che idee abbiano la sinistra, iil centrosinistra, il nuovo polo. È tutto estremamente confuso. ]E, fintanto che rimarrà tutto così confuso, Berlusconi resterà al suo posto». La scossa che è arrivata dalla piazza può aiutare la politica a ritrovarsi e a trovare le risposte necessarie a quelle domande? «Quante volte abbiamo fatto questo ragionamento? Lo abbiamo detto dopo le manifestazioni di Cofferati, e poi Moretti, e poi Saviano e ancora l’altro giorno con Zagrebelsky? Milioni in piazza, certo. Mala piazza non basta». Cosa serve? «Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari». Rischiamo di ritrovarci con Berlusconi caduto ma senza alternativa? «Finché non c’è alternativa, Berlusconi non cade. E se cadesse senza alternativa, sarebbe il bis del ’94». Cioè? «Peggio ancora di prima. Se un regime cade senza che si sia aperta una fase costituente, non può che andar peggio. Se – senza fare paragoni tragici con le farse che stiamo vivendo noi oggi – il fascismo fosse caduto senza che si fosse costituita nessuna intesa tra le forze di opposizione, ìl dopo sarebbe stato ancora peggio del regime caduto».
Come siamo arrivati a questo punto? Perché si è prodotta una divisione di valutazione tra i cittadini? Perché è diventato inevitabile ricorrere alle grandi manifestazioni pubbliche? Rispondere a queste domande significa fare i conti con l’impronta che il berlusconismo ha dato alla vita civile e politica italiana – e alla sua moralità. Qualunque cosa succeda, siamo davanti ad una transizione al post-berlusconismo già pregiudicata.
Che lo scontro avvenga ora esplicitamente sul confine tra moralità privata e moralità pubblica non sorprende. Il successo iniziale di Berlusconi puntava espressamente a ridisegnare i confini tra questi due termini, inizialmente declinati in termini esclusivamente sociali ed economici. Liberalismo, anti-burocratismo, anti-statalismo, anti-moralismo, anti-comunismo. Di nuovo è il sogno evocato al Teatro dal Verme di Milano. Ma questa volta l’esibizione delle «mutande» segna un salto di qualità: il diritto alla trasgressione privata viene presentato come segno di emancipazione dalla presunta oppressione giudiziaria.
Chi trae beneficio dal berlusconismo – non importa se effettivo o ancora in prospettiva (ma intanto il «vecchio sistema» si è sfasciato irreversibilmente…) è convinto che esiste un nesso positivo tra il comportamento privato del Cavaliere e il suo successo politico. Dopotutto Berlusconi ha vinto la prima e più grande della sue battaglie – quella del conflitto di interessi tra il suo enorme potere economico privato e il suo ruolo pubblico. Questo conflitto infatti è stato praticamente archiviato. Chissà quanti sostenitori del Cavaliere (forse anche qualcuno tornato silenzioso) si augurano che vinca anche questa battaglia che in un primo tempo appariva meno seria della prima, invece è più insidiosa.
Ma allora – molti si chiedono – perché Berlusconi non si presenta davanti al giudice per chiarire le sue buone ragioni? Il solito Ferrara giorni fa, prima delle sue ultime esibizioni, ha ripetuto la tesi liberale che «il peccato non è reato». In realtà nel caso Ruby, questo argomento non regge perché l’oggetto della controversia consiste proprio nel configurarsi di un reato previsto dalla legge liberale. Allora si preferisce eludere l’oggetto e sparare in generale contro il puritanesimo bacchettone.
Il resto lo fa il deragliamento del linguaggio pubblico verso lo scurrile, esibito come emancipatorio. E’ un modo volgare per ribadire la pretesa di ridefinire i confini tra moralità privata e moralità pubblica, nella convinzione che la presunta maggioranza degli italiani sia pronta per questo passaggio. Verso dove? Che non sia affatto così lo dimostrano le manifestazioni di donne e di uomini di ieri e i forti dibattiti da esse innescati.
A questo punto vorrei aggiungere un’osservazione sul mondo cattolico che, al di là delle nette dichiarazioni di principio, reagisce con imbarazzo a quanto sta accadendo. E’ diviso, ancora una volta. Di fronte all’annunciata protesta delle donne qualcuno non si è trattenuto dal rinfacciare loro: «Che cosa pretendevate voi donne laiche, dopo quello che avete fatto della vostra riconquistata libertà?». E’ un maldestro tentativo di rovesciare il quadro delle responsabilità.
Uno dei «capolavori» politici del berlusconismo è stata la frattura creata nel mondo cattolico. Ad esso si è presentato e si presenta come la diga anti-laicista, semplicemente garantendo il pacchetto dei «valori non negoziabili». Il resto dovrebbe rimanere il peccato personale del Cavaliere, stigmatizzabile solo come tale. Gli ultimi attacchi di Berlusconi alla magistratura avrebbero dovuto modificare l’atteggiamento politico della consistente componente cattolica che lo sostiene. Se il comportamento pratico di quest’ultima continua a rimanere elusivo, il mondo cattolico italiano non sarà più in grado di offrire una classe politica capace di guidare il Paese in nome dell’etica pubblica e nella pluralità delle sue componenti.
corso rivolto agli operatori, ai responsabili di servizio e agli amministratori che a fronte di situazioni di emergenza devono prendere decisioni urgenti e rilevanti.
PRESTO E BENE. IL SOSTEGNO IN SITUAZIONI DI PRONTO INTERVENTO
in tema di sesso, permane nell’opinione corrente il tabù che la sessualità in età avanzata sia atto sconveniente e riprovevole, mentre il desiderio corrisponda ad una manifestazione del vecchio sporcaccione teso a compensare l’impotenza senile con comportamenti lascivi e pruriginosi.
Si tratta di una convinzione così diffusa che persino la coppia anziana può arrivare a considerare la sessualità un tema non più così importante, qualcosa cui si può rinunciare senza particolare sacrificio.
Dal punto di vista sociale, infatti, alcuni miti sostengono le tesi che il sesso, in questa fase della vita, non ha rilevanza; che gli anziani dovrebbero essere asessuati e che l’interesse per l’attività sessuale è indice di anormalità.
Accademia del silenzio: continua il successo dell’iniziativa ed è iniziata la segnalazione dei luoghi silenziosi per una mappatura da visualizzare sul sito. In più notizie, testi, commenti da leggere. http://www.lua.it/accademiasilenzio/
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
15 febbraio – Genova – Conversazione con Duccio Demetrio
15 febbraio – - Presentazione libro di D. Demetrio
15 febbraio – Torino – Presentazione libro
18 febbraio – Anghiari (AR) – Incontri con l’autore
Anghiari (AR) – Locanda del viandante, Eventi gennaio/marzo
Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative. http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
da: “Il rivoluzionario-benestante”: come star “fuori” pur stando dentro, di cadavrexquis
“I rivoluzionari-benestanti sono coloro che hanno abbracciato l’ideale rivoluzionario e che vivono nelle società del capitalismo avanzato”. Così comincia Il rivoluzionario benestante-strategie cognitive per sentirsi migliori degli altri, il pamphlet del sociologo Alessandro Orsini dedicato a questa figura che ancora impazza nella nostra società e che sicuramente tutti, prima o poi, abbiamo incontrato.
…
Il rivoluzionario-benestante, dunque, è l’ “anticapitalista” per eccellenza, quello che attribuisce al capitalismo e alle società capitalistiche – concepite come entità monolitiche – tutti i mali della società (e molto spesso del mondo intero), malgrado egli stesso goda dei vantaggi possibili solo grazie al capitalismo. Scrive Orsini: “è un uomo che disprezza e, nello stesso tempo, beneficia di tutto ciò che il capitalismo ha reso possibile“, “è – principalmente, ma non soltanto – il marxista delle società opulente“. Guarda la televisione, usa il computer – e internet -, viaggia e va in vacanza, può scegliere liberamente che cosa leggere e che cosa dire, ma invece di apprezzare tutto questo e vederlo in una prospettiva storica – ovvero: non tutto è perfetto, ma ci sono stati dei progressi rispetto al passato -, dichiara che questo sistema è il “male”, lo confronta con una società “ideale” – una sorta di agostiniana “città di Dio”, scrive Orsini – e lo condanna in toto, pur godendone appieno i frutti. “Il rivoluzionario-benestante sente il dovere di dimostrare che il capitalismo è il peggiore dei mondi possibili”. E’ il suo modo di stare “fuori” pur essendo “dentro”, una contraddizione che produce in lui una “dissonanza cognitiva” – cioè una frattura tra i suoi princìpi e le sue azioni – per sanare la quale deve mettere in atto una serie di strategie.
Orsini descrive poi i “processi di pensiero” che fomentano l’indignazione permanente,altra caratteristica precipua del rivoluzionario-benestante. Individua, per esempio, la memoria negativa, grazie a cui egli “ricorda benissimo tutto ciò che conferma la sua convinzione di vivere in un mondo orribile” e nutre “la sua passione smisurata per lo ‘scandalo’” .. Poi c’è la correlazione ingannevole, per legare fatti e avvenimenti in modo da confermare che “il capitalismo sia la fonte di tutti i mali”, perché “il rivoluzionario-benestante non vuole accettare l’idea che il capitalismo sia un’economia auto propulsiva capace di creare ricchezza dove prima non esisteva. L’assunto da cui parte è che, se qualcuno ha guadagnato, qualcun altro deve per forza averci rimesso”. Infine, la sua è una mentalità a codice binario, programmata per riconoscere due categorie: bene e male. Egli è quindi un “puro” – o almeno si ritiene tale e, per mantenere intatta questa immagine di sé, è costretto a coltivare una doppia morale, istituendo un tribunale permanente in cui “alti discorsi e grandi proclami si pongono in aperto contrasto con lo stile di vita di chi li pronuncia”. Tutto ciò – scrive Orsini – presenta aspetti penosi, esilaranti e drammatici.
Il rivoluzionario-benestante è un individuo collettivo, che ha bisogno di mettersi in scena per ottenere dal suo pubblico quella deferenza utile a mantenere una certa immagine di sé: “La maschera del moralizzatore ha il suo fascino. A chi non piacerebbe sentirsi migliore degli altri ed essere riconosciuto come tale? (…) L’io del rivoluzionario benestante coincide con la sua maschera oppure, se preferite, la maschera del rivoluzionario-benestnate è l’io che egli vorrebbe essere”. E siccome non perde occasione per predicare quello che secondo lui è il sommo bene, occorrono anche delle strategie per “difendersi” da lui. Orsini ne elenca alcune, fornendo al lettore i dati storici necessari per smontare l’autorità morale che tre “figure mitiche” esercitano sul rivoluzionario-benestante, quelle che gli consentono di “credere che sia possibile distinguere tra un comunismo buono e un comunismo cattivo, rappresentato da Stalin e da tutti coloro che avrebbero tradito gli insegnamenti dei maestri”. Queste tre figure sono Marx, Lenin e Che Guevara …
… L’ostentazione di una presunta superiorità morale è possibile, in questi frangenti, solo se la vittima della discussione si presta alla discussione: bisognerebbe – suggerisce Orsini – impiegare le armi dell’ironia e rovesciare le carte in tavola, ribaltando le regole del gioco. “Quando il rivoluzionario-benestante si lancia nella sua arringa, avrete il potere di concedere o negare la vostra approvazione. A voi spetta il ruolo della giuria. Ed è un ruolo decisivo. La vittoria di un rivoluzionario-benestante è un fatto di audience“. Negargli il ruolo che vorrebbe avere è il modo migliore per disinnescare i suoi agguati e far calare il sipario sulle sue velleità rivoluzionarie.
Caro Severgnini,
le rivolte popolari contro i governi arabi dilagano. Dopo l’Algeria, la Tunisia e l’Egitto, ora sembra la volta della Giordania. Senza entrare nel merito delle cause, senz’altro comprensibili visto i regimi dittatoriali presenti in quei Paesi, mi chiedo quale potrà essere il futuro. Ho paura che la tanto conclamata democrazia non arriverà mai. Anzi, penso che dopo questa fase si apriranno le porte ad altri regimi, magari più intransigenti. Penso per esempio a quello iraniano. Fosse così, credo che per noi europei sarà un grande problema. Senza dimenticare i vicini ebrei. Cosa ne pensa?
Non conosceremo per un po’ la risposta alla sua domanda, caro …. La rivoluzione iraniana del 1979 aveva tratti laici, da principio. Solo dopo due anni si è capito che il Paese sarebbe diventato una teocrazia. Cito l’Iran perché, insieme all’Egitto, è il bastione del Medio Oriente: tutto ciò che accade assume un significato simbolico e un rilievo sproporzionato al peso reale dei due Paesi. Di certo, bisogna stare in guardia: il primato arabo, fondamento dell’Egitto dai tempi di Nasser, potrebbe lasciare il posto all’elemento islamico: e allora sono complicazioni. Una democrazia lungo il Nilo? La mia impressione è che la nazione, popolosa e povera, non sia pronta: un uomo forte e abile riuscirà sempre a condizionarne gli umori. Sono stato in Egitto un anno fa, per conferenze, incontri e per la Fiera del Libro del Cairo. Prendete quello che ho scritto come l’opinione di un viaggiatore curioso, non di un esperto
Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 10/2/2011
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Informazioni
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Daniel Lemonie aveva 55 anni. Si è impiccato un lunedì mattina nella sua fattoria di Saint-Martial-Viveyrol, nei pressi di Bergerac, in Dordogna. Una settimana prima la banca gli aveva rifiutato un prestito di 1.500 euro per comprare del gasolio. È stato il figlio Clément, 22 anni, a trovare il corpo. E la lettera: «Scusami ma non ce la faccio più. Mi dispiace di lasciarti debiti per 60mila euro. Abbi cura della campagna e delle bestie».
Alain Baudy aveva 58 anni. Si è sparato nel suo vecchio furgoncino per il trasporto delle mucche – una sessantina, di razza limousin, nelle stalle di Mirandol-Bourgognac – dopo aver parcheggiato nella piazzetta di Carmaux, nel Tarn. Era sposato con Gisèle e aveva due figlie. Vicino al cadavere un bigliettino: «Sono stufo di questa vita».
Claude Lagorse aveva 44 anni. Allevava maiali a Girac, nel Lot-et-Garonne. E coltivava mais. Anche una particella sperimentale di transgenico Mons 810. Tutto in regola, nel rispetto della legge. Ma gli anti-Ogm l’avevano messo nel mirino e, dopo mesi di accuse e polemiche, organizzato un sit in domenicale di protesta nei suoi campi. Forse anche per questo, poche ore prima ha appeso una corda a un albero e se l’è passata intorno al collo. Ha lasciato una moglie e quattro figli.
Daniel, Alain, Claude sono solo alcuni dei nomi di una lunga lista, quella degli agricoltori suicidi. È l’altra faccia del bonheur est dans le pré, del mito dei piaceri della campagna, della vita all’aria aperta, del lavoro indipendente. La faccia della solitudine, con sette uomini ogni tre donne, e dell’isolamento, in zone ormai abbandonate anche dalla scuola e dalla posta. Delle difficoltà finanziarie, delle alluvioni e della siccità. Di un futuro sempre più incerto, con l’apertura dei mercati e la volatilità dei prezzi. Di un passaggio generazionale difficile e a volte impossibile, con la fine di un’attività passata da secoli o decenni di padre in figlio. Del tempo passato tra le richieste di fido e le pratiche per le sovvenzioni comunitarie (che fanno comodo, certo, ma danno la frustrazione di non guadagnare vendendo il frutto del proprio lavoro). Della fatica e della marginalità, con un lavoro che impone una presenza continua e impedisce le vacanze in un mondo che va in un’altra direzione, dove ci si occupa sempre più di tempo libero e qualità della vita.
Sono tre le reazioni che il disegno di legge di modifica della Costituzione approvato mercoledì in Consiglio dei ministri sta suscitando. Chi è contrario nella sostanza, chi la appoggia, anche se magari non la reputa sufficiente, e chi invece ritiene che sia completamente inutile. Più volte (qui e qui) abbiamo cercato di sostenere che non basta ritenere buona questa proposta solo perché non peggiora la situazione esistente. Anzi, se la lascia sostanzialmente immutata, non è fuori luogo ritenerla una pseudo-riforma o una finzione del fare di cui non si sentiva proprio il bisogno. Se si voleva dare una scossa al sistema economico produttivo, sarebbe stato sufficiente intervenire a livello legislativo e regolamentare per dare respiro, a Costituzione invariata, alle imprese e agli ordini professionali. Non torno quindi sulla scelta della procedura di riforma costituzionale, che può essere letta come indizio di difficoltà politica. Vorrei invece partire da una fictio: ammettiamo scolasticamente che ci sia pure bisogno di una modifica costituzionale. Ammettiamo anche che il ritocco degli artt. 41, 97 e 118 della Costituzione sia un buon inizio per rendere il sistema economico più libero e vediamo se, sul piano costituzionale, qualcosa si muove davvero, o se le modifiche proposte sono sostanzialmente inutili all’interno dello stesso contesto costituzionale, a prescindere dalle scelte di governo esterne a quel contesto. Confrontiamo quindi le disposizioni vigenti con quelle approvate in Consiglio dei ministri (in grassetto le novità).
Art. 41
L’iniziativa economica privata è libera ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, con gli altri principi fondamentali della Costituzione o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
[La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali] (Eliminato).
1.
Il principio di libertà di iniziativa economica resta invariato, con la sostituzione del termine “iniziativa” con quello di “attività”. La motivazione riposerebbe sul fatto che l’iniziativa individua solo il momento iniziale, mentre l’attività il complesso delle azioni collegate alla libertà economica, comprese quelle successive alla fase di avviamento. Si tratta di una correzione meramente esplicativa, ma non modificativa, poiché, finora, “iniziativa economica” è stata già intesa come “attività economica”. L’interpretazione di questi decenni, anche quella del giudice costituzionale, è stata sempre per una lettura estensiva del termine “iniziativa”.
2.
Al primo comma viene aggiunta una constatazione lapalissiana: i comportamenti umani sono liberi nel silenzio del legislatore.
Fin dall’antichità la scienza giuridica ha inteso il diritto come il discrimine tra ciò che si può fare (e che quindi non è oggetto di diritto) e ciò che non si può fare o si può fare a determinate condizioni.
Si potrebbe obiettare che il mondo antico, molto meno complesso di quello di oggi, era retto da principi giuridici diversi da quelli odierni. Ebbene, anche il diritto moderno nasce nel segno del riconoscimento della legge come distinzione tra ciò che ha bisogno di ordine, e quindi va giuridificato, e ciò che invece non ne ha bisogno, e quindi può essere ignorato dal diritto. La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, che ha segnato la nascita del costituzionalismo moderno europeo, lo ha espresso icasticamente: “tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina” (art. 5).
D’altro canto, quale semplificazione può apportare una clausola che consente tutto tranne quello che è vietato dalla legge, e che dunque affida al legislatore di oggi e di domani la discrezionalità politica di limitare quel diritto, una volta che lo ritenga in contrasto con l’utilità sociale, la dignità umana, la libertà, la sicurezza?
3.
Il secondo comma resta sostanzialmente invariato: nessuno di quei principi che fanno del riconoscimento dell’iniziativa economica privata un diritto “minore” viene eliminato, anzi viene aggiunto il limite del rispetto degli altri principi fondamentali della Costituzione.
4.
Aver espresso il limite dei principi fondamentali è, costituzionalmente parlando, operazione superflua. Il rispetto dei principi fondamentali della Carta e la necessità che i diritti costituzionali siano in posizione di reciproco bilanciamento sono infatti intrinseci alla stessa struttura costituzionale.
5.
Il terzo comma, quello sulla programmazione, viene eliminato. Tuttavia, allargando lo sguardo dal testo dell’art. 41 al contesto costituzionale si comprende che il vero articolo “pianificatore” dell’economia non è il 41, quanto piuttosto il 43. Lasciare in piedi il secondo comma dell’art. 41 combinato con la sopravvivenza dell’art. 43 equivale a consentire lo stesso interventismo pubblico nell’economia che si pretende di eliminare.
Art. 97
Le pubbliche funzioni sono al servizio del bene comune.
L’esercizio anche indiretto delle pubbliche funzioni è regolato in modo che ne siano assicurate efficienza, efficacia, semplicità e trasparenza.
Le pubbliche amministrazioni sono organizzate secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso pubblico, salvo i casi stabiliti dalla legge. La carriera dei pubblici impiegati è regolata in modo da valorizzarne la capacità e il merito.
1.
Il primo comma del nuovo testo esprime la sottoposizione delle pubbliche funzioni al bene comune. Monito solenne, richiamo morale oltre che giuridico, piuttosto frequente nelle carte costituzionali.
Il punto debole di questo comma non è tanto questo, anche se ci si potrebbe chiedere cosa vuol dire “bene comune”, chi sarà incaricato di esprimerne il senso giuridico, come sarà possibile evitare interpretazioni che non ledano l’autonomia individuale, etc.
Il punto debole sta invece nel fatto che lo stesso concetto di pubblica funzione come munus è già in Costituzione: i preposti alle funzioni pubbliche debbono già oggi “operare al servizio esclusivo della Nazione” e “adempiere con disciplina e onore le funzioni pubbliche”. Si potrebbe disquisire sulle differenze semantiche tra queste locuzioni, ma si tratta – appunto – di cavilli linguistici che poco incidono sullo spirito della Costituzione giacché fin da ora le pubbliche funzioni devono essere espletate non come esercizio di potere, ma come servizio alla società e al cittadino.
2.
Il secondo comma costituzionalizza alcuni principi già classificati dalla giurisprudenza, dalla dottrina e dal legislatore come fondamentali. Basti pensare che efficacia e trasparenza sono espressamente riconosciuti come “principi generali dell’attività amministrativa” dalla legge sul procedimento amministrativo, e quello di semplificazione è nella rubrica della legge 59 del 1997.
Peraltro, essi sono riconosciuti come principi immediatamente riconducibili al principio costituzionale di buon andamento, che li racchiuderebbe tutti. In sostanza, è opinione pacifica che il buon andamento, di cui all’art. 97, sia il contenitore costituzionale di quei principi che impongono all’azione amministrativa di essere conosciuta e conoscibile (trasparenza), di agire con tempestività per raggiungere gli obiettivi col minor dispendio di risorse (efficienza, efficacia, economicità), e di intervenire solo laddove necessario (semplificazione). Se dunque tali principi sono ancora disattesi, ciò non dipende dal fatto che non abbiano un riconoscimento costituzionale, quanto dal fatto che spesso si preferisce ignorarli.
3.
Ultima modifica riguarda l’inserimento della disposizione secondo cui “La carriera dei pubblici impiegati è regolata in modo da valorizzarne la capacità e il merito”. Basterà “questa grida” per garantire la meritocrazia, anche se ne va riconosciuto il valore di reindirizzamento dell’azione amministrativa e di orientamento giurisprudenziale?
Art. 118
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni garantiscono e favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
L’art. 118 viene modificato nel senso che la capacità degli individui, singoli o associati, di provvedere da sé al soddisfacimento degli interessi condivisi va non solo favorita ma anche garantita. Cambia forse qualcosa, nel concreto?
Favorire, insomma, è locuzione verbale che comprende necessariamente la finalità di garanzia. Al contrario, possono le istituzioni favorire un’attività senza, al tempo stesso, preliminarmente garantirne l’esistenza? Se si crede che sia di fatto possibile, allora la riforma davvero cambia qualcosa. Altrimenti sembra più un’aggiunta di stile.
Si chiamerà “Gravedona ed Uniti” il nuovo Comune in provincia di Como frutto della fusione dei Comuni di Consiglio di Rumo, Germasino e Gravedona, che andrà alle urne nella tornata amministrativa della prossima primavera.
Lo ha deciso oggi il Consiglio regionale che ha approvato con votazione segreta (46 sì; 24 no e 3 astenuti) il progetto di legge per la sua istituzione. Il documento è stato illustrato dal Presidente della Commissione consiliare Affari istituzionali, Sante Zuffada.
Il progetto di fusione era già stato approvato dal Consiglio regionale nel mese di settembre 2010 e aveva consentito lo svolgersi del referendum consultivo nel mese di novembre. La consultazione popolare aveva, però, visto la vittoria dei “No” (55% dei votanti) alla proposta di fusione. Dopo un’audizione con i Sindaci dei tre Comuni, la Commissione consiliare ha riproposto la delibera. Il documento approvato oggi ha, inoltre, recepito un emendamento presentato dall’assessore alla Semplificazione, Carlo Maccari (PdL), che fissa la norma finanziaria in un contributo una tantum di 100mila europer ciascuno dei cinque esercizi finanziari dal 2011-2015 per le spese di investimento legate alla fusione.
Patto di stabilità, i nuovi obiettivi per ogni Comune
Li pubblica la fondazione Ifel sul suo sito, cui si può accedere previa registrazione.
Per consultare i dati di ogni Comune è necessario accede al portale www.webifel.it e autenticarsi nella sezione AREA DATI COMUNE attraverso le password già in possesso.
Il quadro finanziario dei Comuni si inserisce in un contesto di finanza pubblica che, pur mostrando segnali di tenuta rispetto allo scenario internazionale ed europeo, risulta comunque indebolito dalla crisi economica.
Nonostante la debolezza ciclica e la frenata consequenziale del risanamento dei conti pubblici nazionali, prosegue l’apporto estremamente positivo dato dai Comuni al contenimento dei saldi.
I dati ISTAT, infatti, segnalano come, rispetto al peggioramento del deficit della PA osservato nel 2008 di quasi 20 miliardi di euro rispetto al 2007, il deficit dei Comuni si sia ridotto di oltre 1,2 miliardi di euro. Per il 2009, alla stima di ulteriore deterioramento del saldo della PA di oltre 38 miliardi di euro contenuto nella RUEF, si contrappone un miglioramento del saldo dei Comuni stimato da IFEL in circa 1.200 milioni di euro.
Il dato conferma inequivocabilmente un trend di lungo periodo che, a partire dal 2004, ha determinato nel 2009 un miglioramento del saldo di bilancio dei Comuni di quasi 4 miliardi, contro un deterioramento complessivo registrato dall’intera Pubblica Amministrazione, nello stesso periodo, di oltre 32 miliardi di euro.
A determinare il concorso positivo e l’andamento virtuoso dei Comuni rispetto agli altri livelli di governo, ha contribuito essenzialmente il controllo della spesa.
Nel quinquennio 2004-2008 la spesa è aumentata in ogni comparto della Pubblica Amministrazione, in rapporto al PIL, di 1,2 punti percentuali, ad eccezione delle Amministrazioni Regionali (al netto della Sanità) e Comunali, dove invece si è registrata in entrambi i casi una frenata di 2 decimi della spesa complessiva. La legge di stabilità per il 2011, mantenendo il contributo stabilito dalle precedenti manovre, ha introdotto un cambiamento normativo per l’imputazione del contributo al singolo Comune.L’obiettivo della modifica è quello di rendere stabile nel tempo la regola del Patto di stabilità e decidere, attraverso una concertazione con i vari livelli di governo, il contributo che il comparto dovrebbe dare al risanamento dei conti pubblici.
I Comuni devono quindi mantenere il saldo programmatico pari almeno a 2 miliardi e 500 milioni, che insieme al taglio dei trasferimenti costituiscono il contributo alla manovra. Questi importi derivano dal decreto legge 78 che dispone un ulteriore miglioramento del saldo del comparto dei Comuni nel triennio 2011-2013 di 4 miliardi di euro: per il solo 2011, oltre al miliardo e 800 milioni già richiesto al comparto, che si aggiunge al saldo positivo di 600 milioni da raggiungersi nel 2010, viene richiesto un contributo ulteriore di 1 miliardo e 500 milioni, in termini di taglio ai trasferimenti (11,722% dei trasferimenti erariali) per i soli Comuni sottoposti al Patto di Stabilità Interno. Per gli anni 2012 e 2013 le misure consistono nel consolidamento del taglio dei trasferimenti in misura di 2 miliardi e mezzo di euro, che si sommano al mantenimento dell’avanzo del comparto per un totale di circa 5 miliardi di euro in termini di saldo di bilancio a partire dal 2012, 4 dal 2011.
Considerando che l’ammontare di risorse a disposizione dei Comuni è per la maggior parte di natura corrente – circa l’80% del totale – la restante parte riguarda entrate di tipo straordinario (dismissioni immobiliari e proventi da concessioni) e trasferimenti in conto capitale. La manovra contenuta nel decreto legge n. 78/2010 comporta una riduzione della spesa pari al 7% della spesa totale per il 2011.Mentre, considerando cumulativamente gli effetti del 2011, nel 2012 comporta una riduzione della spesa totale del 9,2%.
In sintesi, dal 2004 al 2011 i Comuni forniscono un contributo alla finanza pubblica di circa 9 miliardi di euro.
Pertanto gli Enti, per allinearsi al conseguimento degli obiettivi di risanamento dei conti pubblici e nonostante i forti tagli che li portano a una difficile gestione dell’Amministrazione e della programmazione delle spese comunali, dovranno inevitabilmente sacrificare una cospicua parte della spesa per investimenti, giacché il solo contenimento della spesa corrente non sarebbe sufficiente al raggiungimento degli obiettivi, oppure dovranno aumentare pesantemente la pressione fiscale.
Questa impostazione del Patto di Stabilità Interno stride in maniera evidente con uno degli obiettivi del federalismo fiscale: la responsabilizzazione delle autonomie locali attraverso il riconoscimento di una forte autonomia di spesa e di entrata. Infatti, il mantenimento del saldo finanziario positivo impone di bloccare buona parte delle entrate locali per esigenze di risanamento della Pubblica Amministrazione, senza che il comparto produca deficit né dipenda dallo Stato per i trasferimenti.
LA REGOLA La normativa vigente fino al 2010 imponeva, in ragione del deficit di bilancio, il miglioramento del saldo 2007. Nel triennio si riscontravano molte differenze in riferimento al contributo dei singoli Enti, infatti obiettivo originario era lo slittamento della base di anno in anno, al fine di avvicinare la base di calcolo al bilancio reale. L’ANCI da diversi anni sostiene l’idea che la regola più stabile ed equa sia il sostanziale equilibrio di bilancio, con uno spazio riservato alla possibilità di accendere mutui per investimenti. Il confronto costante e costruttivo con la Ragioneria Generale dello Stato ha portato alla condivisione della individuazione di questo sistema contabile dall’anno 2011, con separata imputazione del contributo alla manovra per singolo Ente, in ragione della spesa corrente triennale.
Infatti l’articolo 1 comma 87 e seguenti della legge di Stabilità per il 2011 dispone la modifica delle regole relative al Patto di Stabilità Interno, prevedendo che l’obiettivo di saldo programmatico di ogni Ente venga calcolato con nuovi criteri, e che ogni Comune soggetto a Patto contribuisca alla manovra di finanza pubblica in ragione della spesa media corrente 2006-2008.
Al fine di mitigare gli effetti della modifica della regola passando da una programmazione di bilancio ad un’altra, è stata abbattuta del 50%. la differenza tra il precedente obiettivo e quello attuale Malgrado ciò circa 550 Enti presentavano un obiettivo superiore al 10% della spesa media corrente.
È intervenuto quindi il comma 93 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010 n. 220, dando la possibilità di modificare gli obiettivi di Patto di stabilità dei Comuni e delle Province per un importo massimo di 480 milioni di euro per l’anno 2011, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa intesa in Conferenza Stato-città da attuarsi entro il 31 gennaio 2011.
Parimenti, il comma 103 del medesimo articolo dispone per il Comune di Milano che l’esclusione dalle voci rilevanti ai fini del calcolo del Patto di Stabilità Interno delle opere relative all’Expò 2015 trovi compensazione finanziaria nello stesso limite di 480 milioni di cui al comma 93 di cui sopra. Lo spazio finanziario reso disponibile per i Comuni è di 310 milioni di euro.
L’obiettivo quindi del DPCM è trovare un valore percentuale oltre il quale la manovra non possa andare e che mitighi quindi gli obiettivi più estremi in modo da renderli sostenibili, anche in relazione alla potenzialità del bilancio di assorbire la manovra. In questo senso i Comuni si dividono in tre fasce demografiche: • da 5.000 a 10.000 abitanti l’obiettivo in valore assoluto della manovra non può essere superiore al 5,4% della spesa corrente media triennale;
• da 10.000 a 200.000 abitanti il limite è fissato al 7%;
• per i Comuni con popolazione maggiore di 200.000 abitanti si applica una percentuale del 10,5%. In termini pro capite il correttivo, su base nazionale, permette di passare da un obiettivo pari a 60,4 a 44,6 euro, che si distribuisce in maniera uniforme sul territorio e per classi demografiche.
Questa misura calibra meglio il peso della manovra sui singoli Enti, infatti solo 13 Comuni fanno una manovra superiore ai 100 euro pro capite ed in termini di confronto con la spesa solo 3 Comuni fanno una manovra tra il 10 ed il 10,5% della spesa corrente.
Ancora una volta i Comuni dimostrano grande senso di responsabilità, nei confronti del sistema paese, nel partecipare pesantemente al risanamento dei conti pubblici e grande solidarietà interna, sostenendo senza aiuti esterni i più deboli cioè i Comuni di minore dimensione demografica soggetti al Patto.
Inoltre gli accordi prevedono che fin dal 2011 tutti gli Enti soggetti a Patto possano utilizzare le entrate straordinarie per costruire i saldi programmatici, misura che in molti casi è di grande aiuto per rispettare il Patto.
In conclusione, l’operazione realizzata quest’anno è molto positiva sotto il profilo della stabilizzazione delle regole, in particolare il nuovo sistema di calcolo rende evidente la differenza tra il mantenimento dell’equilibrio, e quindi la regola contabile, e il contributo alla manovra, che rimane ora il problema da risolvere.
L’istituzione del tavolo di coordinamento di finanza pubblica è ormai improcrastinabile e si rende necessaria la concertazione del riparto delle manovre tra i vari livelli di governo per fornire equilibrio ed equità e dare così senso al federalismo fiscale.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi ricevuto al Quirinale il Comitato di Presidenza e una rappresentanza del Csm per la consultazione da tempo richiestagli su questioni specifiche di ordinamento dei lavori del plenum del Consiglio. Il Presidente ha convenuto sui criteri già adottati in quanto coerenti con il tendenziale superamento di tradizionali rigidità nei rapporti tra i componenti del Consiglio per effetto delle diverse appartenenze elettive.
Successivamente il Capo dello Stato si è intrattenuto con il Vice Presidente e i componenti di diritto del Comitato di Presidenza del CSM che gli hanno espresso la preoccupazione e l’inquietudine del Consiglio e della magistratura per l’aspro conflitto istituzionale in atto.
Il Presidente della Repubblica, nel riservarsi di cogliere l’occasione opportuna per partecipare nuovamente al plenum del Csm, ha richiamato le sue recenti dichiarazioni in occasione della Giornata dell’informazione, allorché ebbe modo in particolare di porre in evidenza che “nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia”.
Il Gruppo Consiliare PD e il Gruppo Infanzia PD vi invitano alla seguente iniziativa:
NIDI E MICRONIDI I GESTIONE Come migliorare la qualità del servizio: prospettive e proposte a due anni dall’inizio della sperimentazione dell’accreditamento.
Giovedì 17 febbraio alle ore 17,30 presso l’ACQUARIO CIVICO in Viale Gadio 2 (MM Lanza)
David Gentili, consigliere comunale PD Stefano Granata, Consorzio Sis Cheli Michelotti, genitore Amerigo Sallusti, funzione pubblica Cgil
Coordina Paola Bocci
Sono stati invitati a partecipare: l’Assessore Mariolina Moioli e il Direttore del Settore Servizi all’Infanzia Aurelio Mancini.
Gruppo consiliare
PARTITO DEMOCRATICO
Via T. Marino 7
20121 Milano
navigando in rete ho trovato alcune interessanti dispense relative a sue lezioni per l’esame di politiche sociali II.
Sono … , laureanda a …. nel corso di laurea magistrale “…. ” alla facoltà di Scienze Politiche e sto preparando una tesi in cui affronto il tema della provincia, della sua evoluzione e nel secondo capitolo dovrò trattare il tema dei servizi sociali pubblici locali e relativi erogatori.
Vista la difficoltà nel reperire del materiale adeguato, mi chiedevo se per caso avesse delle dispense da inviarmi o dei testi da consigliarmi.
Mi sono rivolta a lei data la competenza e puntualità che ho riscontrato nelle slides che ho trovato in rete relative alla riforma sanitaria e dei servizi sociali.
Mi scuso per il disturbo e la ringrazio sentitamente per la gentile attenzione
Cordialmente
Lettera Firmata
RISPOSTA:
Buonasera a lei
trova in modo ordinato e aggiornato le dispense che elaboro per i corsi che svolgo in varie università e scuole di formazione a questi link:
non ho dispense specifiche sul ruolo della provincia nello sviluppo delle politiche sociali, perchè includo l’analisi quando tratto l’argomento dei comuni e delle loro forme associative per la gestione dei servizi sociali
posso solo consigliarle di seguire i link che pubblico qui:
Matteo e Matteo si conoscono agli albori di quella che sarebbe potuta diventare una brillante carriera giuridica. Hanno 24 anni e nelle pause pranzo, quando c’è tempo per farle, parlano di sogni e aspirazioni. Lavorano come avvocati nello studio legale internazionale Freshfields Bruckhaus Deringer. Vogliono diventare imprenditori. Ci vuole un’idea.
Il primo passo è la creazione di un’associazione che promuove il business etico (Corporate social responsibility ed energie rinnovabili). Quasi per caso scoprono che alcuni fondi di investimento stranieri iniziano a guardare all’Italia per investire sul fotovoltaico. Sono gli anni in cui viene introdotto il secondo Conto energia, il generoso incentivo statale che ha reso il mercato italiano dell’energia elettrica prodotta con i raggi del Sole uno dei più interessanti al mondo.
Sono momenti decisivi. «Non avevamo molto tempo, ci dedicavamo al nostro progetto quando non eravamo impegnati nello studio legale – raccontano con sguardo eccitato e ancora un po’ incredulo – e cioè quasi mai», ridono. «Leggevamo le mail a casa, la sera. Fissavamo le riunioni all’alba». L’obiettivo è conoscere un mercato, quello, italiano, assolutamente agli albori. «Nel 2008 abbiamo visto impianti per 1000 megawatt e ne abbiamo proposti al network di investitori che stavamo raccogliendo soltanto 25 megawatt».
Studiando la normativa e conoscendo il territorio («usavamo internet, il passaparola, ma soprattutto molta buona volontà, come due avventurieri») Matteo e Matteo diventano un punto di riferimento per chi guarda al business verde della penisola. «Il nostro problema era l’età. Parcheggiavamo il motorino a qualche centinaia di metri dall’appuntamento. Eravamo professionali e competenti ma quando stringevamo la mano ai potenziali clienti che fino a quel momento avevamo sentito solo per telefono le risposte erano del tipo “ah, siete voi?”».
Alla fine la competenza conta più dell’età, «con il passaparola in molti hanno iniziato a cercarci». Certo, «abbiamo preso tante bastonate». Per fare il grande salto, e cioè dedicarsi esclusivamente al business abbandonando gli studi legali, occorrevano solide partnership. «Ci sono stati tre momenti in cui tutto sembrava pronto, poi con l’arrivo della grande crisi finanziaria abbiamo perso tutto». Fino al 2008, quando nasce Global investment. «Eravamo solo noi due, venivamo in ufficio con uno scooter scalcagnato e il nostro portatile. Le aziende del settore non erano ancora strutturate. Parlavamo direttamente con gli amministratori delegati».
Oggi quelle aziende da pochi dipendenti sono passate a qualche centinaio. Matteo Franceschetti ha 29 anni, Matteo Mattia Gemignani 28. Quando raccontano le sveglie all’alba per incontrare i clienti, prima di andare al lavoro “vero”, scherzano e sembrano persino più giovani. Quando si passa al business diventano manager consumati. Parlano alla velocità della luce, non si accavallano mai. Si vede che sono amici («un grande finanziere italiano ci ha detto che è la nostra grande fortuna»). Non perdono mai di vista iPhone e BlackBerry, ogni tanto si alzano dalla lunga scrivania della sala riunioni, rispondono, rientrano. Il loro team è composto da una quindicina di persone. Global investment controlla diverse società. Ha uffici a New York e Londra, sta valutando un’acquisizione in Romania, joint venture in India e ha il progetto di espandersi in Messico, Brasile, Cina e Sud Africa. Il fatturato nel 2010 è stato di un milione di euro, l’anno prossimo la previsione e di fare cinque volte meglio.
Da advisor a sviluppatori di progetti presto diventeranno produttori di impianti con il contributo di alcuni fondi di private equity. Al momento il mercato italiano «è il più facile al mondo» e anche con la revisione al ribasso degli incentivi del Conto energiale prospettive sono molto buone. «L’osservazione dei mercati più maturi, come la Germania, dà un’idea di come sarà lo sviluppo da noi. In genere le fasi sono tre: impianti a terra, tetti industriali e zone di scarso pregio, abitazioni. Da un gradino all’altro le marginalità calano». E’ per questo che la speculazione «finirà».
Si è fatto tardi, è il momento dei saluti. Che libri leggete? «Sto leggendo “Vent’anni dopo” di Alexandre Dumas, in francese» risponde Matteo G. «Mi piacciono i libri sul business, in particolare i personaggi – dice Matteo F. -. Ho appena letto quello di Richard Branson, il fondatore di Virgin. Mi piacciono le storie di chi ce l’ha fatta. Mi fa venire voglia di fare di più. Non per soldi, ma per passione. Come fosse un gioco»
GUIDA NORMATIVA 2011 PER L’AMMINISTRAZIONE LOCALE FONDATA E DIRETTA DA FIORENZO NARDUCCI
L’OPERA COMPLETA PIU’ APPREZZATA
Ideata 25 anni fa da Fiorenzo Narducci secondo un progetto che promuove con una azione costante e convinta il sostegno alle Autonomie locali, questa GUIDA NORMATIVA assicura un contributo concreto, di grande valore operativo e culturale, all’indirizzo organizzativo degli Enti locali per il miglior esercizio delle loro funzioni e la loro affermazione nell’ordinamento istituzionale.
Lo straordinario impegno degli Autori - di elevata cultura scientifica e profonda conoscenza delle funzioni dei Comuni, delle Province e degli altri Enti territoriali – che hanno condiviso il progetto e si sono prodigati per realizzarlo insieme con la Direzione, ha conquistato il consenso generale di tutti gli operatori del settore.
L’autorevolezza conseguita e rinnovata di anno in anno, da un quarto di secolo, ha reso la GUIDA NORMATIVA l’opera di riferimento per ogni Ente locale.
Pubblicata da Maggioli Editore, la GUIDA NORMATIVA è un sistema integrato di strumenti operativi a supporto di Amministratori, Dirigenti e Responsabili dei servizi delle istituzioni locali, composto da: › due volumi per complessive 3.678 pagine di approfondimento normativo, ›un terzo volume riservato agli indici sistematico ed analitico-alfabetico, › un quarto volume di aggiornamento a settembre 2011, › un sito web specifico dedicato all’attualità quotidiana.
1
COFANETTO CONTENENTE: • DUE VOLUMI DI APPROFONDIMENTO
per un totale di 3.678 pagine e suddivisione in 74 parti, • UN VOLUME di 250 pagine degli INDICI
› sistematico › analitico-alfabetico.
2
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professionalmente più interessanti, • planning degli adempimenti, per verificare l’esecuzione
degli obblighi amministrativi suddivisi per settore
e programmare le attività gestionali necessarie, • annuario istituzionale, i riferimenti delle Istituzioni
dello Stato e dell’Unione Europea, • annuario amministrativo, i riferimenti della Pubblica
Amministrazione centrale, regionale, provinciale e comunale,
delle Associazioni e degli Istituti con cui ci si deve rapportare, • versione pdf dell’intera guida.
Dal 9 al 17 aprile 2011, a Grottaferrata (Rm) si terrà la prima edizione del Salone editoria dell’impegno, un salone nazionale dedicato alle case editrici che con le loro pubblicazioni affrontano temi sociali, etici, religiosi.
Con questa iniziativa intendiamo recuperare il patrimonio culturale che l’Abbazia di San Nilo, attorno alla quale la città di Grottaferrata è sorta e si è sviluppata, ha lasciato in eredità. L’elemento più importante della sua storia è sicuramente l’interesse per l’universo del libro. Ne sono testimonianza lo scriptorium, le biblioteche, gli archivi, il laboratorio di restauro del libro, lo scambio culturale tra Oriente e Occidente, sviluppatisi, in oltre mille anni di storia, all’ombra dell’Abbazia.
La partecipazione al progetto dell’Università di Roma – Tor Vergata, insediata ed operante nel territorio, è garanzia dell’alto valore culturale che la Città gli attribuisce.Tra le molteplici iniziative in programma per far vivere Grottaferrata come “città del libro”, in collegamento con le altre simili esperienze già attive in diverse nazioni dell’Unione Europea, spicca per importanza il Salone dell’editoria dell’impegno.
Il programma del Salone editoria dell’impegno organizzato dalla Lg Maveric Communication e curato da Mario Bertin e Gianfranco Proietti, prevede una serie di eventi in grado di catalizzare l’interesse del pubblico e dei diversi mezzi di comunicazione.
Tra le iniziative ci preme sottolineare l’allestimento di una mostra antologica di Mino Maccari: la satira sociale nelle opere di un maestro del ‘900” a partire dalle illustrazioni della rivista Il Selvaggio, rivista nata nel 1924 che ospitò autorevoli collaboratori quali Leo Longanesi, fino alla graffiante produzione degli anni ’60 per la rivista “Il mondo” di Mario Pannunzio.
Una attenzione particolare verrà riservata al caso delle Edizioni di Comunità e al progetto di Adriano Olivetti, sul quale sarà allestita anche una mostra. In questo quadro, verrà ricordato l’ing.
Mario Tchou, che per la Olivetti ebbe la responsabilità del settore informatico e realizzò l’Elea 9003, il primo computer a transistor al mondo, che iniziò quella rivoluzione elettronica che ci ha portato ai tablet ed e-book di oggi.
Autori in rete è uno spazio innovativo dedicato al mondo dell’editoria “autoprodotta”, ovvero il vasto universo di autori che utilizzano siti web specializzati per auto promuovere le proprie opere letterarie. E’ questo un segmento culturale al momento non rappresentato in alcun evento di rilevanza pubblica.
Altre iniziative di notevole impatto sono le Anteprime letterarie dove verranno presentati i libri di narrativa italiana e internazionale, che affrontano particolari tematiche sociali, proposti per la stagione estiva delle principali case editrici.
In collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e l’Associazione Microcosmi Onlus, verrà allestito il corner del libro antico dove tutti coloro che possiedono o sono interessati ai libri antichi possono trovare personale qualificato che dia risposte ai loro quesiti. Sono previste visite guidate gratuite all’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, in particolare alla Biblioteca del Monumento Nazionale e al Laboratorio di Restauro del Libro.
Promuoveremo, in collaborazione con diverse Istituzioni culturali, la realizzazione di una serie di pubblicazioni dedicate ai principali eventi del Salone editoria dell’impegno.
Tra i convegni previsti segnaliamo Il ruolo dell’editoria nella costruzione dell’Italia Repubblicana che prevediamo di realizzare in collaborazione con il Comitato Interministeriale per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e uno sulle vicende, la cultura, i problemi delle popolazioni Rom nell’attuale situazione italiana ed europea, accompagnata da una mostra sull’eccidio nazista delle popolazioni Rom e Sinti, in occasione della giornata internazionale dedicata alla memoria del Parajmos.Sarà allestito uno studio televisivo all’interno della sala convegni del Salone editoria dell’impegno in modo da poter trasmettere via web gli incontri con gli autori e le presentazioni delle Anteprime letterarie.
Sono inoltre previsti una serie di eventi serali, concerti e altri momenti di spettacolo, legati alle tematiche del Salone che chiuderanno le serate di Grottaferrata.
Noi pensiamo che, per la crescente attenzione da parte dei mezzi di comunicazione che il mondo dell’editoria è riuscito a ottenere, per l’ impostazione generale e per gli eventi speciali previsti in questa prima edizione il Salone editoria dell’impegno si imponga all’attenzione non esclusiva degli addetti ai lavori e susciti un interesse nei settori più innovativi e dinamici della società.
Manuale e Quiz per i concorsi a Dirigente scolastico e personale ATA autore:
anno di edizione: 2011 – edizione:
pagine: 512
prezzo: € 24,00
ISBN: 978-88-244-5702-6
Il volume rappresenta un valido strumento di supporto e di preparazione per coloro che vogliono partecipare a concorsi pubblici per dirigente scolastico, per personale ATA, nei ruoli del Ministero dell’Istruzione.
Il testo affronta, in maniera chiara, sintetica ed esauriente tematiche come l’evoluzione del diritto scolastico, l’autonomia scolastica, l’organizzazione amministrativa della Pubblica Istruzione, l’Ordinamento scolastico, lo stato giuridico del personale della scuola, la gestione finanziaria, contabile e i contratti delle Istituzioni scolastiche e una panoramica degli altri Ordinamenti scolastici europei.
La presente edizione, nel corso della trattazione realizza una lettura riordinata della stratificazione normativa che ha interessato la scuola italiana negli ultimi anni, facilitando la comprensione degli snodi dell’evoluzione normativa della materia, dalla riforma Gentile alla riforma Gelmini, in 90 anni di storia culturale e sociale.
Completa l’opera una batteria di quesiti a risposta multipla sulle tematiche trattate nel volume, al fine di fornire ai lettori uno strumento di verifica del livello di preparazione conseguito, e una appendice normativa dei principali provvedimenti a cui il testo fa riferimento.
La Legacoop Servizi rappresenta, assiste, tutela gli enti cooperativi associati, per favorirne lo sviluppo in moderne ed efficienti imprese.
Elabora ed attua la politica cooperativa di settore nel contesto della politica generale di solidarietà e di sistema fra tutte le imprese aderenti alla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue e nel quadro degli indirizzi fissati dal Congresso Nazionale e dalla Direzione Nazionale della Legacoop stessa.
Per il raggiungimento di tali obiettivi l’A.N.C.S.T. provvede:
- a promuovere l’elaborazione di linee di politica economica attinenti le attività degli enti associati;
- a fornire agli enti associati qualificata assistenza;
- ad intervenire, in rappresentanza degli associati, nella stipulazione di patti, contratti, accordi di lavoro con le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed assistere gli associati nella composizione di eventuale vertenze di lavoro;
- a compiere tutte quelle attività che possono contribuire ad attuare concretamente l’autogestione, come effettiva partecipazione democratica dei soci alla gestione delle cooperative e alla vita del movimento cooperativo;
- a raccogliere dati e informazioni presso gli enti associati, al fine di poter adeguare l’attività alle loro reali esigenze;
- a promuovere d’intesa con la Legacoop azioni, nelle forme e con i mezzi più opportuni, per rivendicare tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi necessari e comunque idonei per soddisfare le esigenze di promozione e sviluppo del movimento cooperativo operante nel settore servizi e turismo;
- a sollecitare e stabilire rapporti di collaborazione e di collegamento con altre organizzazioni italiane ed estere, cooperative, sindacali, di settore, professionali, tecniche ed economiche per la realizzazione di fini comuni;
- a rappresentare gli enti associati, nel loro interesse, in qualsiasi commissione ove occorra la partecipazione di rappresentanti di categoria;
- a prendere tutte quelle iniziative e svolgere tutte quelle attività che possono essere utili al fine di contribuire allo sviluppo di tutto il movimento cooperativo.
La Storia
Fino alla metà degli anni ’70 le cooperative di servizi e turismo, con poche eccezioni di rilievo in Emilia Romagna e Toscana, costituivano una realtà tutto sommato trascurabile nel panorama della cooperazione associata alla Lega Nazionale delle cooperative e Mutue. E’ da quegli anni che inizia il forte sviluppo di quest’area del movimento cooperativo, in parallelo con la generale avanzata del terziario nell’economia del nostro paese.
A seguito di un vasto processo di natalità di nuove iniziative imprenditoriali, che interessa praticamente l’intero territorio nazionale, e dell’adesione di un forte gruppo di cooperative di autotrasporto merci realizzatasi in accordo col sindacato e con l’artigianato, cresce notevolmente il numero delle cooperative associate; si rafforzano nel contempo le imprese insediate nei territori a più forte tradizione cooperativa.
Già alla fine del decennio si erano create le condizioni per la costituzione dell’Associazione Nazionale delle cooperative di Servizi (ANCS) e dell’Associazione Nazionale delle Cooperative Turistiche (ANCT), con l’obiettivo di dare ai due settori, allora separati, più diretti e validi strumenti di coordinamento, assistenza e promozione.
Le strade delle due associazioni procedono separate per rutti gli anni ’80: gli anni del successo e del consolidamento in tutte le regioni d’Italia.
La crescita dell’economia, la ristrutturazione dell’apparato industriale, il trasferimento di attività e risorse verso il terziario, l’aumento dei redditi, l’affermarsi di nuovi bisogni individuali e collettivi hanno determinato le condizioni favorevoli di sviluppo che le cooperative, soprattutto quelle dei servizi, hanno saputo ben cogliere. Sono stati così conseguiti i significativi successi nelle pulizie civili e industriali, nella cooperazione sociale e le posizioni di leadership nella ristorazione; molte cooperative si sono affermate quali elementi di razionalizzazione e ristrutturazione della polverizzazione aziendale nell’ambito del trasporto delle merci ed hanno assunto posizioni di rilievo nel comparto della movimentazione merci e della logistica.
In tempi recenti, accanto al rafforzamento delle grandi cooperative, che detengono posizioni di leadership nazionale nei loro settori di attività, si evidenzia lo sviluppo di un ampio e diffuso tessuto di imprese di medie dimensioni che operano su scala interregionale ed esprimono notevoli potenziali di consolidamento e di crescita.
Per dare risposta al bisogno di lavoro dei soci sono nate in passato cooperative che oggi sono grandi, per lo stesso fine continuano a nascere nuove cooperative.
Le cooperative aderenti alla Legacoop Servizi hanno saputo conquistare nuovi spazi di mercato, sviluppare nuove attività e servire nuovi clienti, migliorando l’impiego delle risorse e l’organizzazione aziendale, sperimentando innovazione per recuperare competitività, ma sempre incrementando l’occupazione e senza perdere di vista la propria originale funzione mutualistica, rivolta a dare risposta ad un bisogno primario come l’occupazione, e mantengono fermo il perseguimento della loro missione “genetica”.
Parole nuove per la politica: il ritorno di Romano Prodi
Venerdí 04.02.2011 12:25
Romano Prodi, l’unico che è stato capace di battere due volte il Cavaliere e l’unico che è stato in grado di unire il centrosinistra torna a far sentire la sua voce. Ultimamente ha difeso le primarie del Pd e si è fatto sentire in occasione della morte di Padoa Schioppa insistendo sul tema dell’integrazione europea, ora il Professore irrompe nel momento più difficile della politica con il libro “Parole nuove per la politica”.
Riscoprire un dizionario di parole da riportare nel linguaggio politico. A cominciare da quelle impresse nella copertina: etica, democrazia, giustizia, speranza, fraternità, legalità. È intorno a questi temi che ruota il volume in uscita per il Saggiatore e curato da don Virginio Colmegna e Maria Grazia Guida.
Alla presentazione del libro, in programma lunedì 14 febbraio, dalle 15 alle 17.30, nella sala Bauer della Società Umanitaria, in via San Barnaba 48, a Milano, interverrà Romano Prodi, che terrà una conferenza intitolata “Le sfide della politica in una società globale”.
All’incontro parteciperanno anche Massimo Toschi, Giovanni Bianchi e i curatori del testo. Il volume è frutto di un simposio di studio che si è tenuto nell’aprile 2010 a Cinigiano, Grosseto, presso la fondazione Sasso di Maremma.
La presentazione del libro è resa possibile grazie alla collaborazione di fondazione Casa della carità e di Ce.A.S.-Centro ambrosiano di solidarietà
Significa che Berlusconi, se sarà processato, subirà un processo diverso da quello degli altri imputati. Diversi giudici, forse diverse sentenze e diversa procedura. Fede, Lele e Minetti affronteranno i loro giudici normalmente, secondo il cosiddetto rito ordinario (chiusura delle indagini e rinvio a giudizio). Per il presidente del Consiglio, invece, i suoi accusatori chiederanno oggi l’ormai famoso rito immediato per la concussione e per la prostituzione minorile. Con il rito immediato si salta la fase preliminare e questo è possibile quando le prove della colpevolezza sono evidentioppure quando l’imputato, invitato a un interrogatorio, ha rifiutato di presentarsi. Sappiamo che Berlusconi non ha accettato l’invito a comparire di qualche settimana fa, ma la Boccassini e gli altri pm avevano fatto sapere della loro intenzione di chiedere il rito immediato prima ancora di verificare se il Cav si sarebbe presentato o no. Dunque sono certi che le prove della colpevolezza sono evidenti. Secondo loro la Questura di Milano è stata palesemente concussa (cioè ha dovuto liberare la marocchina per la forza esibita e minacciosa dell’interlocutore) e non ci sono dubbi che il premier abbia indotto Ruby a fare sesso per denaro.
Su che si basa questa evidenza?
Intercettazioni, racconti delle serate in cui si svolgeva il celebre bunga bunga, un pantano nel quale sta sguazzando adesso parecchia gente, giornalisti compresi e anche piccoli ricattatori. D’altra parte Ruby ha sempre negato di essere andata a letto con Berlusconi e questo è sicuramente un punto a vantaggio della difesa. Quanto alla concussione, la posizione del Cavaliere è che lui credeva davvero che la ragazza fosse la nipote di Mubarak e il suo intervento va quindi letto nel quadro di una preoccupazione diplomatica: liberando Ruby si evitava una delicata querelle internazionale. Non hanno nessuna importanza i nostri dubbi mentre sentiamo questa storia: in tribunale si entra presunti innocenti ed è l’accusa che deve portare le prove della colpevolezza. Quindi Berlusconi va creduto fino a prova contraria. L’impressione è che la partita sia meno facile, per la Procura, di quello che si può credere.
Ma è possibile che per la stessa storia si svolgano processi diversi?
Ghedini, l’avvocato di Berlusconi, ha detto che i magistrati violano la Costituzione. Gaetano Pecorella, importante avvocato del Pdl, ha invece spiegato che, come procedura, i magistrati possono fare quello che vogliono. La richiesta di rito immediato sarà rivolta al gip, il quale è tenuto a rispondere in cinque giorni, un termine che può però essere prolungato. Intorno alle accuse principali ci sono altre chiacchiere e altre inchieste. Un’altra minorenne, di nome Iris Berardi, è stata tirata in mezzo a un certo punto e sarebbe stata ad Arcore la notte tra il 12 e il 13 dicembre. Bruti Liberati, capo della Procura di Milano, ha fatto sapere che non sarà considerata parte lesa, dunque questo lato della storia si è sgonfiato. C’è anche un’inchiesta a Napoli, in cui i magistrati di quella città ipotizzano un giro di prostituzione nel quale sarebbe coinvolta la showgirl Sara Tommasi, laureata alla Bocconi, che mandava sms al premier e a cui il premier non rispondeva. Magistrati di Napoli e magistrati di Milano si incontreranno per vedere se tra i due casi c’è qualche connessione che possa allargare il sospetto. Vertici ne ha fatti pure Berlusconi, che proprio ieri è stato parecchie ore a discutere con i suoi avvocati.
Conseguenze politiche di tutta la storia?
Mah. In qualunque altro Paese un premier accusato di concussione su una questura e di seduzione di minorenne se ne sarebbe andato a casa in poche ore. Qui la cosa risulta impossibile, perché Berlusconi considera la magistratura un partito di eversori, delle cui opinioni e sentenze si ha perciò diritto di non tener conto. Secondo me, neanche se fosse costretto a difendersi in aula, neanche se fosse condannato, farebbe una piega. Certo se la Procura di Milano uscisse poi sconfitta dal dibattimento… In secondo luogo, i sondaggi rivelano che il capo del governo ha perso qualche punto, ma che nell’insieme lui e il Pdl restano maggioranza nel Paese. Se si andasse alle elezioni il Cav vincerebbe di nuovo. Qui il discorso si farebbe troppo lungo. Ma insomma è chiaro che le alternative offerte da tutti gli altri non incontrano i favori, e che i moderati, sentendosi dire da Pd, Idv, Vendola, Casini, futuristi e quant’altro quello che si sentono dire, preferiscono tenersi stretto il centrodestra attuale. Alla fine, come abbiamo già detto, i più inquieti sono i leghisti. Berlusconi si sente talmente forte da aver deciso di contrattaccare proprio sulla giustizia.
Come farà?
Il 15 riprenderà la discussione sul processo breve, quello che contingenta i tempi del processo e a cui il presidente del Consiglio vuole dare valore retroattivo. L’opposizione e i magistrati strillano, ma a quanto pare il governo non sente ragioni e andrà ancora avanti. Sarà poi ripresa in considerazione la legge che limita drasticamente le intercettazioni. Anche qui strillano tutti. Ma abbastanza inutilmente. I numeri, per ora, ce li ha lui.
sabato 05 febbraio 2011 | Emanuela Marcella Impoco
Nel libro di Manuela M. Consito “Accreditamento e Terzo settore”, l’autrice definisce l’accreditamento istituzionale come l’attività di un’autorità o istituzione con la quale si riconosce il possesso da parte di un soggetto o di un organismo dei c.d. standard di qualificazione, ovvero di prescritti e specifici requisiti, e che si risolve in un’iscrizione in elenco da cui gli assistiti-utenti delle prestazioni possono attingere per l’utilizzazione.
L’accreditamento qualitativo può essere ricondotto nel quadro di un’iniziativa sociale privata degli individui, singoli o associati, che confluiscono in quell’attività di interesse generale che la Repubblica italiana favorisce, ai sensi dell’art. 118, Cos
L’accreditamento nasce in ambito ospedaliero come un processo metodologico il cui obiettivo consiste nell’uniformare le fasi di raccolta e valutazione dei dati, nonché quella di reporting.
Il procedimento di accreditamento si articola nello svolgimento di verifiche preliminari in ordine alla capacità e potenzialità dell’accreditando, verifiche in corso di svolgimento dell’attività e verifiche successive, effettuate nel medio periodo.
Tali valutazioni vanno poi a confluire in un protocollo allo scopo di diffondere presso gli istituti ospedalieri processi sia terapeutici che di assistenza che abbiano caratteri uniformi di qualità, sottoposti a verifica ad opera di istituzioni spesso non governative.
Il soggetto accreditante e l’accreditamento qualitativo, dunque, “danno credito” al soggetto portatore del marchio di qualità presso i potenziali beneficiari delle prestazioni, contraddistinguendone l’attività come ottimale nel mercato dei concorrenti.
E’ la pubblica amministrazione, spiega l’autrice, ad avere il potere di rilasciare il riconoscimento alle strutture autorizzate, pubbliche e private e ai professionisti che ne facciano richiesta, subordinatamente alla loro rispondenza a requisiti ulteriori di qualificazione, alla loro funzionalità rispetto agli indirizzi della programmazione regionale, locale o statale e alla verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti.
La richiesta di accreditamento è molto spesso volontaria, ovvero rimessa a valutazioni in termini di opportunità o di potenziali vantaggi conseguiti proprie ed esclusive del richiedente. In tal senso, l’accreditamento qualitativo può essere ricondotto nel quadro di un’iniziativa economica privata, ai sensi dell’art. 41 Cost., ovvero di un’iniziativa sociale privata degli individui, singoli o associati, che confluiscono in quell’attività di interesse generale che la Repubblica italiana favorisce, ai sensi dell’art. 118, co. IV, Cost.
L’accreditamento può essere configurato dall’ordinamento sia come concessione, cioè fonte istitutiva di diritti, sia come autorizzazione, cioè atto idoneo a liberare il titolare di un diritto dai vincoli ed obblighi previsti dall’ordinamento per svolgere una determinata attività. L’autorizzazione consente così la realizzazione di strutture e l’esercizio delle connesse attività, operando come rimozione di un limite al pieno esercizio di una facoltà giuridica in capo all’interessato. In virtù del principio di sussidiarietà, poi, le autonomie territoriali svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dall’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, dal quale deriva un impegno delle istituzioni pubbliche di organizzarsi ed esercitare le funzioni di cui sono titolari in modo da favorire la partecipazione degli amministrati.
La sussidiarietà, infatti, nella sua piena accezione, corrisponde alla riduzione del ruolo pubblico nei limiti in cui il servizio o l’attività possano essere assicurati dai soggetti privati in modo efficiente e secondo gli interessi di pubblica utilità prefissati dallo stesso potere pubblico. Per l’Autrice la sussidiarietà si esprime in un ruolo di preminenza dei cittadini, singoli e associati, cui deve conseguire un generalizzato arretramento dell’organizzazione pubblica. Allo Stato così spetta la funzione di sostenere le decisioni che riguardano gli interessi delle società autonome e non anche di imporle o consentirle. La sussidiarietà viene così intesa come ampliamento degli strumenti utilizzabili dalla Repubblica per la realizzazione dell’eguaglianza sostanziale.
L’elemento di unione tra i cittadini e la pubblica amministrazione diviene l’interesse generale: interesse che può essere perseguito direttamente dai poteri pubblici oppure dai cittadini, ove dai primi sostenuti. In ciò, secondo l’autrice, si esprimerebbe il rapporto sussidiario nel senso più letterale del termine, poiché inteso come rapporto di reciproca collaborazione e aiuto per il raggiungimento di un obiettivo comune, da cui deriva la creazione di un sistema reticolare i cui componenti agiscono secondo un paradigma non più bipolare ma pluralista e paritario.
Le autonome iniziative dei cittadini sono così intese come uno dei modi di adempimento del dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale e del dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società, da cui deriva il favore loro riconosciuto dalla Repubblica, in base all’art. 118 u.c. Cost., come l’altra faccia del principio di uguaglianza sostanziale.
CONSITO M., Accreditamento e Terzo settore, Jovene, 2009.
Forse, dico forse, è l’inizio di una nuova agenda politica dopo il ciclo 1994-e anni seguenti
Paolo Ferrario
Una legislatura costituente per far ripartire l’Italia
Luca di Montezemolo
pubblicato il 9 febbraio 2011
E’ arrivato il momento di deporre le armi. Molti avevano sperato all’inizio di questa legislatura che vi fosse uno sforzo condiviso per una grande riforma dello stato che trasformasse il paese e lo rendesse competitivo. È sotto gli occhi di tutti come sono andate le cose. Ma credo che proiettandosi nel futuro sia sempre più urgente una legislatura costituente che nel corso di due-tre anni realizzi quelle poche riforme indispensabili a far ripartire l’Italia.
Hanno più di cinquant’anni, prima erano casalinghe, oppure sono single o con marito disoccupato: è l’identikit delle nuove badanti“made in Italy”, ossia nate nella Penisola, a differenza delle straniere in genere più giovani e con titolo di studio superiore rispetto alle colleghe cresciute all’ombra del Tricolore. A dirlo, è il Censis, citato in un articolo de La Repubblicadi qualche giorno fa, insieme con leAcli Colf e la Fondazione Migrantes. Come si spiega, dunque, il fenomeno delle badanti “nostrane”?
Tutti gli enti citati dal pezzo lo confermano: dalla necessità.
«Trent’anni fa andare in analisi era un vanto culturale per pochi, per tutti gli altri equivaleva a essere matti. Oggi si vive in modo più laico, è uno strumento per stare meglio» (Stefano Bolognini, presidente della Società psicoanalitica italiana).
Italiani che ogni anno ricorrono a servizi e consulenze nell’ambito psicologico: 2,3 milioni (5,5% della popolazione). In sei casi su dieci l’assistito è donna, ma il numero di uomini, rispetto al 2004, è aumentato dell’8% (da uno studio promosso dall’Ordine degli psicologi del Lazio).
Il 38% degli italiani va in analisi per guarire da un disturbo specifico, il 25% per affrontare un malessere o una situazione di crisi, il 19% per un percorso di crescita personale (dati Eurispes).
Gli psicologi europei sono circa 200.000; di questi, 70.000 sono italiani.
Tra il 1994 e il 2008, il numero di psicologi in Italia è aumentato del 198%. In aumento anche il numero di studenti di Psicologia, che ha raggiunto più di 68.000 iscritti nel 2007 (crescita del 25% rispetto al ’98).
VACANTI Secondo i dati di Unioncamere, nel 2010 le aziende italiane hanno richiesto 175mila lavoratori nuovi, ma 152mila assunzioni sono restate vacanti per mancanza di candidati adeguatamente formati. Una quota che è aumentata di ben 45mila unità rispetto al 2009.
FORMAZIONE Cosa rende così difficile trovare il personale adeguato? Nel 47% dei casi, la ridotta presenza dei lavoratori ricercati; nel 53% l’inadeguatezza della formazione dei candidati. Industria e servizi sono i settori in cui c’è più bisogno di personale ma è aumentata la difficoltà a reperire il personale adatto. Secondo Unioncamere, le imprese hanno avuto difficoltà a trovare i lavoratori per il 28% delle nuove assunzioni, mentre nel settore dei servizi la percentuale di difficoltà è del 26%; nei servizi avanzati la percentuale sale al 31% e nella sanità al 30%.
INGEGNERI Le difficoltà maggiori si ritrovano nelle infrastrutture di trasporto (che riguardano quindi cantieri per la costruzione di collegamenti ferroviari ad alta velocità e il potenziamento della rete autostradale) e nelle costruzioni in generale. C’è bisogno quindi di ingegneri, operai specializzati in meccanica, elettronica, installazione di impianti, operai che siano in grado di lavorare su rete stradale, rete ferroviaria, porti, aeroporti, impianti e reti energetico-ambientali, strutture e reti per la telefonia e la telematica.
SERVIZI Nel settore dei servizi, la richiesta è ancora più variegata: c’è bisogno di personale specializzato nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, nei servizi di alloggio e ristorazione, nei servizi turistici, nella sanità, nell’assistenza sociale, nei servizi sanitari privati e nelle strutture culturali. C’è spazio per: operatori turistici, addetti al marketing, addetti alla ristorazione, assistenti sociali, persone specializzate nelle professioni sanitarie.
GREEN Secondo InfoJobs.it, uno dei principali siti di recruiting online, tra i lavori più richiesti del 2011 spuntano il settore green e il web 2.0. Il primo è un mercato in crescita e gli occupati aumenteranno in modo esponenziale negli anni a venire. Tra le figure lavorative maggiormente richieste in questo settore si segnalano gli ingegneri ambientali, i tecnici e i progettisti per impianti fotovoltaici, i buyer con esperienza nel settore delle energie rinnovabili e, più in generale, quelle mansioni che prevedono una formazione specialistica nel campo delle energie rinnovabili, in particolare per l’eolico e il fotovoltaico.
WEB 2.0 Il campo web 2.0 richiede nuove professionalità in grado di gestire la comunicazione aziendale e la relazione con i clienti attraverso i social media. I settori più interessati a questi nuovi ruoli professionali sono: elettronica di consumo, tlc, automotive, turismo, moda, arredamento, lifestyle, bellezza, largo consumo. Le professionalità che vengono maggiormente richieste sono: community development manager (figura specializzata nella gestione di web e social network), web marketing specialist (responsabile di un sito web), e il mobile developer (posizione più tecnica rispetto alle due precedenti: si occupa della creazione di applicativi o siti per cellulari e smartphone).
MICROLAVORI Negli Stati Uniti stanno nascendo nuove forme atipiche di lavoro. L’ultima novità è il microwork(microlavoro). I microlavoratori vengono assoldati attraverso internet per progetti di brevissimo termine e ricevono compensi che variano da due a diverse centinaia di dollari l’ora. I microlavoratori, per esempio, propongono idee pubblicitarie, scrivono blog per promuovere un prodotto, testano software, rispondono ai reclami, votano per i video su YouTube, riempiono moduli online, preparano i provini per gli spot, ecc.
E un giorno di luglio quando Lubna, una giovane giornalista di Karthoum, viene arrestata dalla polizia in un ristorante. Il suo crimine è aver osato portare i pantaloni, un atto che in Sudan, terra della sharia, è considerato oltraggio alla “moralità pubblica” e come tale va punito con quaranta frustate. Lubna e altre quindici donne, colpevoli dello stesso reato, vengono caricate su una camionetta, picchiate, portate in prigione. Un castigo inflitto ogni anno a migliaia di donne, che subiscono in silenzio. Per vergogna. Ma Lubna non ha nessuna intenzione di tacere. “Possono anche darmi quarantamila frustate, ma io non starò zitta”. Non ha paura di sfidare apertamente l’assurda legge degli uomini. Nata in un villaggio povero e tradizionalista, orgogliosa del suo faticoso e quotidiano percorso di emancipazione, ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-musulmano, un paese in cui basta rientrare tardi dal negozio di alimentari per essere marchiata come “prostituta”, e la parola di quattro uomini per venire condannata alla lapidazione.
Il filosofo spiega il significato e il divenire del termine “potere” nella tradizione occidentale giovedì 10 febbraio alle 18 alla Fondazione Centro Studi Campostrini.
Spiegare la distanza fra politica e società civile, che pare contraddistinguere la situazione attuale, sembra impossibile. Ci prova il filosofo Massimo Cacciari con l’incontro su “Il potere” giovedì 10 febbraio alle 18, alla Fondazione Centro Studi Campostrini di Verona, in via Santa Maria in Organo, 4. Modera l’incontro Davide Assael, collaboratore della fondazione.
Saranno affrontate le domande che hanno attraversato la tradizione occidentale dalla Grecia antica ai giorni nostri. Il potere politico risponde soltanto a criteri gerarchici, oppure è possibile individuarne un senso, in modo che possa legittimarsi agli occhi di chi lo deve subire, come è implicito, ad esempio nel tentativo platonico? E come potremmo definire l’elemento di distinzione fra le due forme di potere?
Forte di un’esperienza nella sfera pubblica che ne ha sempre accompagnato l’attività speculativa, e che lo ha reso una delle voci più accreditate del panorama italiano, Massimo Cacciari svilupperà la propria riflessione anche cercando di tracciare le coordinate delle future dinamiche del “potere”, che, forse, il tempo spingerà verso l’assunzione di nuove forme.
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Si dice: “I migranti fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Ma qui siamo in controtendenza. Secondo la Fillea-Cgil, nei corsi per muratori, organizzati da privati e sindacati di settore, dopo tanti anni sono tornati a vedersi gli italiani. Anche nel fortino del lavoro domestico, il monopolio delle lavoratrici immigrate è sotto assedio.
Certo, la badante-tipo parla ancora straniero. Stando al Censis, infatti, la maggior parte è immigrata (71,6%) e proviene dall’Europa dell’Est: Romania (19,4%), Ucraina (10,4%), Polonia (7,7%) e Moldavia (6,2%). Numerose anche le filippine: il 9% del totale. Colf e badanti sono per l’82,6% donne, il 51,4% ha meno di 40 anni. Quante sono? 1 milione 538mila e lavorano in 2 milioni 412mila famiglie italiane: per il Censis, una famiglia su dieci è badante-dipendente. Senza il loro lavoro, il bilancio dello Stato italiano sarebbe gravato da un onere ulteriore di circa un miliardo di euro l’anno (studio della rivista americana “Christian Science Monitor”). Quanto guadagnano? La maggioranza meno di mille euro netti al mese: il 22,9% meno di 600 euro, il 20,2% da 600 a 800, il 24,5% tra 800 e 1.000. Ma una fetta consistente (il 32,4%) riesce a portarsi a casa oltre mille euro (il 14,6% guadagna più di 1.200 euro). E ancora: il 62% lavora in nero o con un’evasione contributiva parziale.
Questo l’identikit della lavoratrice domestica. La crisi però è pronta a rimescolare le carte. “Oggi si assiste alla carica delle italiane – spiega Raffaella Maioni, responsabile nazionale delle Acli Colf – negli ultimi due anni tra le iscritte ai nostri corsi di formazione, infatti, le italiane sono più che raddoppiate”. Una tendenza diffusa su tutto il territorio nazionale (le Acli organizzano ogni anno oltre 40 corsi per assistenti familiari), che registra casi limite, come “a Cisterna di Latina dove alla fine del 2010 il 100% delle diplomate era italiana”.
Non mancano ulteriori conferme: “Sempre più spesso le savonesi – fa sapere Giorgio Gandolfo, operatore della fondazione Migrantes di Savona – si rivolgono ai nostri sportelli in cerca di un lavoro come badante. Ecco perché nel registro (www. assistentifamiliarisv7. com), dove ci si può iscrivere per cercare e anche per offrire lavoro, affianco ai nomi di Jose, Lian, Magaly, ci sono ora quelli di Barbara, Pina, Elisabetta, Cira e Luciana: ad oggi su 350 badanti 45 sono italiane e il numero continua ad aumentare. Il loro profilo – continua Gandolfo – non corrisponde a quello delle straniere, si tratta di donne tra i 50 e 60 anni, spesso casalinghe, a qualcuna è deceduto il marito e si è vista costretta a lavorare per continuare a pagare il mutuo; altre sono disoccupate, che con la recessione provano a fare le badanti, in attesa di meglio”.
Stesso profilo è quello tracciato da Raffaella Maioni: “Le badanti italiane sono generalmente di mezz’età, più anziane delle loro colleghe straniere”. Cosa facevano prima? “Tre le tipologie: casalinghe, che si ritrovano in casa un marito disoccupato o in cassa integrazione e hanno bisogno di una nuova entrata per mandare avanti la famiglia; pensionate con pensione minima; disoccupate, che non trovano altro impiego”.
Tra le file delle casalinghe è stata a lungo Carolina: 56enne, romana, dal 2010 impiegata come badante. “Con i figli ormai grandi e un marito disoccupato da due anni, mi sono rivolta alla parrocchia alla ricerca di un lavoretto – racconta – so cucire, cucinare, fare le iniezioni. Da giovane avevo lavorato in un bar e non mi sarebbe dispiaciuto tornare dietro un bancone”. Trovare un lavoro però non si rivela impresa semplice. “Alla fine – ricorda Carolina – il parroco mi ha indicato il nominativo di una famiglia del quartiere. Avevano bisogno di un aiuto per il nonno, quasi novantenne. Ho accettato”. Carolina non nasconde “una certa vergogna” per dover fare un lavoro “considerato umile, soprattutto alla mia età”.
Ed è proprio il sentimento di vergogna ad accomunare le donne che si rivolgono da qualche mese agli sportelli della fondazione Migrantes di Torino. “Lo ritengono un’umiliazione, un fallimento, ma sono disperate – racconta don Fredo Olivero, responsabile Migrantes del Piemonte – e si rivolgono a noi, come ultima sponda”. E così si assiste al paradosso di una fondazione nata per assistere i migranti, che in tempi di crisi si trova a cercar lavoro alle italiane. “Dall’inizio del 2010 – conferma Olivero – sono cominciate ad arrivare le prime italiane disposte a lavorare come badanti e il loro numero è via via cresciuto. Hanno più di 50 anni, per lo più disoccupate, sono uscite dal mercato del lavoro e non riescono più a rientrarci. Purtroppo, contestualmente al loro arrivo – aggiunge Olivero – è diminuita anche l’offerta lavorativa da parte delle famiglie e così un numero crescente di badanti deve spartirsi un numero sempre più ristretto di posti di lavoro”.
Non è tutto. Oltre all’età media, a distinguere le italiane dalle straniere è anche il livello d’istruzione. Quello delle badanti d’origine immigrata è infatti più alto delle loro colleghe italiane: il 37,6% possiede un diploma di scuola superiore e il 6,8% una laurea, contro rispettivamente il 23,2% e il 2,5% delle assistenti familiari italiane. “L’aumento dei corsi di formazione e della presenza delle italiane – sostiene la Maioni – va letto anche nel senso di un’accresciuta professionalizzazione di questo importante mestiere, che supplisce alle carenze del welfare italiano. Purtroppo le italiane sono vittime di uno strano pregiudizio”. Accade, infatti, che mentre nell’immaginario collettivo, “le colf sono tipicamente filippine o italiane, le assistenti familiari sono solo le donne dell’Est Europa. L’offerta di manodopera a basso costo ha permesso a molte famiglie italiane di trasformarsi in datori di lavoro, avvalendosi di un aiuto, che prima non avrebbero mai immaginato di potersi permettere. Le collaboratrici straniere guadagnano, infatti, in media il 20% in meno delle colleghe italiane. Ora l’arrivo sul mercato delle assistenti familiari italiane spiazza le famiglie, abituate da anni a rivolgersi solo alle straniere”.
Insomma, con la crisi economica le italiane tornano a voler fare i lavori tipici dei migranti. Dalla complementarietà si passa alla competizione: sulle basse qualifiche si combatterà la sfida futura tra migranti e italiani. Con due ostacoli: primo, la crisi ha ridotto il numero delle famiglie che si possono permettere un aiuto stabile; secondo, sul mercato delle badanti, a farla da padrone sono ancora le donne dell’Est.
Nell’ultima versione del testo le novità riguardavano:
IMU (imposta municipale unica) sul possesso dell’abitazione, prevista dal 2014 in sostituzione di ICI e Irpef sui redditi fondiari, con un’aliquota del 7,6 per mille che potrà essere variata dai Comuni in misura del 3 per mille;
cedolare secca sugli affitti al 21% sui canoni liberi e al 19% su quelli concordati, con una quota di compartecipazione ai Comuni del 21,7% nel 2011e del 21,6% nel 2012 pensata per trasferire allo Stato eventuali perdite di gettito;
sblocco delle addizionali Irpef nei limiti dello 0,4% possibili due mesi dopo l’entrata in vigore del Decreto se l’economia non vara un regolamento specifico entro 60 giorni;
imposta di scopo sulle opere pubbliche, un prelievo aggiuntivo restituito ai cittadini se l’opera (quelle finanziabili dovranno essere fissate da un regolamento entro 60 giorni) non viene completata;
tassa di soggiorno con un tetto di 5 euro chiesto ai turisti per ogni pernottamento e in percentuale sul prezzo della stanza;
imposta municipale secondaria, da istituire con delibera del Consiglio comunale, prevista dal 2014, che sostituirà la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni;
compartecipazione per i Comuni all’IVA in misura del 2% del gettito Irpef.
In questi giorni, dopo che il Quirinale si è opposto al decreto legislativo sul fisco comunale del Consiglio dei Ministri, si è fatto acceso il dibattito sul federalismo municipale, battaglia che la Lega porta avanti da anni e a cui non intende rinunciare.
E lo sa bene anche l’opposizione che timidamente sembrerebbe cercare di agganciare il partito del Nord, come Bersani che nel corso dell’Assemblea Nazionale del Pd ha dichiarato:
“Alla Lega dico che il federalismo non lo farete mai con Berlusconi, perchè a lui non interessa il federalismo, ma i vostri voti, e li userà per il processo breve o per difendere la ‘cricca di Romà’. Il federalismo non si fa senza di noi e senza le nostre proposte”.
“Il libro che la Lega nord non ti farebbe mai leggere“ – scriveDaniele Sensi - “parla soprattutto della Lega di oggi, attraversandone, in maniera ragionata e argomentata, l’intima contraddizione di un linguaggio fatto di slogan e di ambigue semplificazioni che, assurgendo a programma di governo, volgono in beffa. Come nel caso dello sbandieratissimo federalismo: una riforma, nei fatti impraticabile, che, nella migliore delle ipotesi, non farebbe che aumentare la tassazione a carico dei cittadini.”
E’ stato presentato in questi giorni il portale www.pianiaccessibilita.it, uno spazio dove trovare informazioni sul tema dell’accessibilità destinato in particolare agli operatori delle amministrazioni locali.
Il progetto è stato creato dalla Provincia di Pistoia e dall’Osservatorio provinciale per il superamento delle barriere architettoniche, in collaborazione con Regione ed il Centro Tesis dell’Università di Firenze.
www.pianiaccessibilita.it è un sito creato con l’obiettivo di fornire informazioni e consulenza tecnica per la stesura dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, cui sono tenute tutte le amministrazioni locali. Ad oggi infatti, specie per quanto riguarda i piccoli comuni, quelle che hanno adempiuto a questo obbligo (previsto da una legge regionale) sono un numero esiguo.
Dalla finanza derivata a quella autonoma: il nuovo testo sul federalismo municipale
Con il decreto sul federalismo municipale si passa dalla finanza derivata a quella autonoma, sostituendo oltre 11 miliardi di trasferimenti statali annui – assegnati in base al criterio della spesa storica – con tributi propri e compartecipazioni. Il decreto non introduce nuove imposte ma vengono accorpate ben 10 delle 18 attuali forme impositive. Le imposte locali diventano tracciabili. Il federalismo municipale è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri straordinario del 3 febbraio 2011, ma il cammino del decreto non è ancora concluso. Su richiesta del Capo dello Stato, il provvedimento tornerà di nuovo allattenzione del Parlamento. Il decreto sul federalismo municipale è il quarto decreto attuativo del federalismo fiscale. Su richiesta della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, che per legge ha 60 giorni per esprimere il proprio parere, scaduto tale termine l’8 gennaio scorso, ha chiesto una proroga di 20 giorni, ulteriormente dilatata di una settimana. La Commissione si è espressa nella seduta del 3 febbraio con 15 voti a favore del provvedimento e 15 contrari, facendo così mancare il parere. Il provvedimento approvato risulta ampiamente modificato rispetto allo schema di decreto approvato il 4 agosto 2010, avendo il governo accolto le richieste di modifica avanzate dall’Anci.
Obiettivi e contenuti. I problemi connessi con la riduzione dei finanziamenti per interventi e servizi sociali e sociosanitari rischiano di far trascurare i temi dell’integrazione delle persone con disabilità nella società, dei crescenti rischi di istituzionalizzazione, della qualità dei servizi. Il pericolo, impegnati nella resistenza, è quello di non avere tempo di analizzare le evoluzioni, le necessità, le strade cui ci si incammina. Parlare di diritti, di servizi rispondenti ai bisogni, di qualità degli interventi è oggi decisamente fuori moda. Porre l’esigenza della necessità di un maggiore impegno finanziario sembra ai più, il vaneggiamento di mitomani. Intanto il ritorno alla logica della beneficenza appare essere molto più di una minaccia.
Riteniamo, invece, irrinunciabile continuare a riflettere e confrontarsi su questioni importanti che richiedono un ulteriore approfondimento. In questa prospettiva proponiamo un ciclo di incontri con l’obiettivo di analizzare tre temi che, sulla scorta della nostra esperienza, ci paiono di estremo rilievo. Da un lato, l’analisi della situazione, dall’altro mantenere alto il profilo della proposta e della riflessione.
Integrazione scolastica. A che punto siamo?
Jesi, 8 aprile 2011, Ore 9.00 – 13.00
La residenzialità: tra vecchie e nuove necessità
Jesi, 13 maggio 2011, Ore 9.00 – 13.00
Lavoro educativo e progetto di vita nella disabilità intellettiva
Jesi, 10 giugno 2011, Ore 9.00 – 13.00
Seguiranno interventi di operatori dei servizi della regione Marche
Modalità di svolgimento degli incontri. I seminari si propongono come momento di approfondimento, riflessione e confronto tra i relatori ed i partecipanti. I relatori proporranno le loro riflessioni sul tema del seminario che sarà poi ripreso nel confronto assembleare. Nell’ultimo incontro ci sarà una prima parte nella quale i relatori discuteranno del tema con un moderatore. Successivamente, prima del confronto assembleare, ci saranno alcune comunicazioni di operatori di servizi della regione Marche.Ogni seminario sarà coordinato e introdotto dal Gruppo Solidarietà
Iscrizioni ed informazioni. I seminari si svolgeranno a Jesi (Sala II Circoscrizione, via san Francesco), dalle 9.00 alle 13,00 (la registrazione dei partecipanti avviene tra le 8,30 e le 9.00). La partecipazione è gratuita ma è obbligatoria la prenotazione (telefono, fax, e-mail) da effettuare (per singoli seminari) entro il 31 marzo, 3 maggio, 1 giugno. Segreteria: Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (An). Tel e fax 0731.703327. E-mail:grusol@grusol.it. Si rilascia attestato di frequenza.
Ondina Greco, Ivana Comelli, Raffaella Iafrate TRA LE BRACCIA UN FIGLIO NON TUO Operatori e famiglie nell’affidamento di neonati
pp. 208, Euro 24,50; E-book Euro 20,00, Cod. 1245.37, Collana: Psicologia sociale e clinica familiare – diretta da Vittorio Cigoli ed Eugenia Scabini
Nevio Del Longo IL TEST DEI COLORI DI LÜSCHER Manuale di diagnostica in età evolutiva
pp. 280, Euro 34,00; E-book Euro 27,00, Cod. 1305.133, Collana: Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo
Cristina Castelli (a cura di) RESILIENZA E CREATIVITÀ Teorie e tecniche nei contesti di vulnerabilità
pp. 240, Euro 27,50, Cod. 1305.139, Collana: Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo
Raffaele Bracalenti, Marzia Saglietti (a cura di) LAVORARE CON I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI Voci e strumenti dal campo dell’accoglienza
pp. 176, Euro 25,00, Cod. 1130.1.10, Collana: Politiche e servizi sociali
Donatella Saviola, Antonio De Tanti TRAUMA CRANICO E TERAPIA OCCUPAZIONALE Guida all’autonomia nella vita quotidiana
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Pietro Vigorelli L’APPROCCIO CAPACITANTE Come prendersi cura degli anziani fragili e delle persone malate di Alzheimer
pp. 224, Euro 24,00; E-book Euro 19,00, Cod. 1305.136, Collana: Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo
Stefano Calzolari, Manuela Caula IL DISTURBO NON VERBALE DELL’APPRENDIMENTO Una guida per operatori, insegnanti e genitori
pp. 144, Euro 17,00; E-book Euro 14,00, Cod. 1305.140, Collana: Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo
Maria Menditto (a cura di) PSICOTERAPIA DELLA GESTALT CONTEMPORANEA Esperienze e strumenti a confronto
pp. 416, Euro 35,00, Cod. 1250.134, Collana: Psicoterapie
Luigi Onnis (a cura di) LO SPECCHIO INTERNO La formazione personale del terapeuta sistemico in una prospettiva europea
pp. 288, Euro 35,00; E-book Euro 28,00, Cod. 1250.166, Collana: Psicoterapie
Paola Donadi, Maria Morello, Angelo Catricalà IL BAMBINO NEGATO Costruzione sociale della devianza
pp. 224, Euro 25,00, Cod. 572.5, Collana: Figure del sapere – diretta da Loredano Matteo Lorenzetti
Guide di autoformazione e autoaiuto
Federico Nenzioni, Francesco Baccilieri QUANDO VINCE LA SPERANZA Come vivere la disabilità con mente aperta e cuore saldo
pp. 128, Euro 15,00; E-book Euro 12,00, Cod. 1411.64, Collana: Self-help
Saggi e ricerche
Giovanna Lo Sapio DONNA DANNO, DONNA ANGELICA CREATURA Il ruolo psicosociale della donna nei secoli
pp. 224, Euro 25,00, Cod. 1243.58, Collana: Psicologia sociale – diretta da Giancarlo Trentini
Maria Giovanna Ruberto, Cristiano Barbieri IL FUTURO TRA NOI Aspetti etici, giuridici e medico-legali della neuroetica
pp. 144, Euro 17,00; E-book Euro 14,00, Cod. 1210.2.8, Collana: Psichiatria, neuroscienze e medicina
Paolo Cianconi ADDIO AI CONFINI DEL MONDO Per orientarsi nel caos postmoderno
pp. 368, Euro 39,00, Cod. 1420.181, Collana: La societa’
Donatella Cavanna, Alessandro Salvini (a cura di) PER UNA PSICOLOGIA DELL’AGIRE UMANO Scritti in onore di Erminio Gius
pp. 736, Euro 45,00; E-book Euro 36,00, Cod. 1243.56, Collana: Psicologia sociale – diretta da Giancarlo Trentini
Carlo Lepri VIAGGIATORI INATTESI Appunti sull’integrazione sociale delle persone disabili
pp. 128, Euro 17,00, Cod. 1240.360, Collana: Serie di psicologia
Emanuela Coppola, Cecilia Giordano, Antonino Giorgi, Girolamo Lo Verso, Ferdinando Siringo TRAME DI SVILUPPO Il volontariato e la ricerca psicologica per il cambiamento nei territori difficili
pp. 144, Euro 19,00; E-book Euro 15,00, Cod. 1240.2.7, Collana: Serie di psicologia
Filippo Petruccelli, Barbara D’Amario (a cura di) LA MEDIAZIONE SCOLASTICA Teoria e pratica educativa
pp. 192, Euro 25,00, Cod. 1240.359, Collana: Serie di psicologia
Atti di convegno
Gianni Francesetti, Michela Gecele, Franco Gnudi, Mariano Pizzimenti (a cura di) LA CREATIVITÀ COME IDENTITÀ TERAPEUTICA Atti del II Convegno della Società Italiana Psicoterapia Gestalt
pp. 384, Euro 45,00; E-book Euro 36,00, Cod. 1240.2.8, Collana: Serie di psicologia
Silvia Mazzoni, Mimma Tafà (a cura di) L’INTERSOGGETTIVITÀ NELLA FAMIGLIAProcedure multimetodo per l’osservazione e la valutazione delle relazioni familiari
Adele Nunziante Cesaro (a cura di) L’APPRENDISTA OSSERVATORELineamenti di metodologia e tecnica dell’osservazione ad orientamento psicoanalitico