Prestazioni sociali? Il futuro è dei voucher – Affaritaliani.it

spero proprio di NO

Paolo Ferrario

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Le politiche sociali del futuro vedranno sempre di più l’impiego dei voucher (erogazioni economiche sotto forma di prestazioni di assistenza), con un trend di crescita esponenziale. Nei prossimi 10 anni, infatti, questa soluzione per l’assistenza alle persone fragili potrebbe arrivare a rappresentare circa il 20% della spesa sociale complessiva, toccando quota 1,6 miliardi di euro (ora è ferma all’1,9%). È questo lo scenario delineato da uno studio “Bain & Company” realizzato per la società EdenRed, leader in Italia nei buoni pasto e “player” di riferimento nei voucher sociali. L’indagine è stata commissionata con l’obiettivo di capire se davvero questo promettente strumento – che consente di accedere ad assistenza domiciliare, prestazioni di tipo complementare; accompagnamento, telesoccorso – possa rappresentare nel prossimo futuro un efficace “modus operandi”.

Dallo studio, presentato a Milano nel corso del V seminario di Redattore Sociale per i giornalisti (intitolato “Il tesoretto delle notizie”), emerge anche la maggior propensione dei comuni del Nord e delle regioni a statuto speciale ad adottare i voucher sociali (+3% rispetto al resto del paese). In queste stesse aree si evidenzia anche una maggiore spesa sociale e una più marcata tendenza a sperimentare forme di innovazione nei servizi di welfare.

Dati e previsioni. Lo studio riferisce, citando dati Istat, che la spesa sociale dei comuni italiani nel 2006 si è assestata sui 6 miliardi di euro, in larga parte (circa il 60%) destinati a rispondere alle esigenze delle famiglie, dei minori e degli anziani. Le proiezioni per il prossimo decennio riferiscono però di un continuo trend di crescita della spesa, con in media un +3-3,5% annuo: una percentuale di circa 1-2 punti percentuali superiore all’inflazione programmata a livello europeo.

Tornando al presente, i dati Istat riferiscono anche che la spesa destinata ai voucher nel 2006 è stata di 113 milioni di euro, cioè l’1,9% del totale. Questa spesa ha riguardato perlopiù l’assistenza domiciliare e una parte dei trasferimenti ai cittadini. Per il futuro, lo studio di “Bain & Company” lascia trasparire possibili margini ampi di miglioramento e questo per due motivi: da un lato per la maggior propensione di comuni e regioni ad adottare lo strumento, dall’altro per la regolamentazione chiara della materia da parte dello stato.

Le tendenze attuali. Le previsioni, quindi, sembrano attribuire al voucher il ruolo di alternativa ai trasferimenti monetari, che oggi sono la prima scelta delle amministrazioni pubbliche. L’attuale preferenza accordata alle erogazioni economiche è spiegata da tre ragioni: l’immediatezza della risposta, la libertà lasciata al beneficiario e il costo basso del servizio. Ma la vera potenzialità del voucher starebbe proprio nelle maggiori garanzie date agli enti erogatori poiché, al contrario dei trasferimenti monetari, sono in grado di garantire il corretto utilizzo delle risorse da parte del beneficiario e di ottenere una rendicontazione della spesa.

Abbattere i costi. A sfavore del voucher, tuttavia, sembrerebbe rimanere la questione relativa al costo. Uno svantaggio, però, facilmente colmabile dall’impiego della versione elettronica che, a differenza di quella cartacea, non richiede eccessivi costi gestionali e operativi. Le difficoltà di gestione possono essere eliminate anche grazie al ricorso a un soggetto terzo: questa soluzione secondo Monica Boni, direttrice Marketing di EdenRed, “permette alla pubblica amministrazione da un lato di focalizzarsi sulle scelte strategiche di definizione dei modelli di welfare, mantenendo il pieno controllo della rete di fornitori, e dall’altro di beneficiare dei servizi aggiuntivi erogati dall’appaltatore, come il monitoraggio e la rendicontazione della spesa, l’emissione e il rimborso dei voucher, l’accreditamento”.

Ad oggi, tuttavia, la strada scelta dagli enti locali è perlopiù quella della gestione interna, anche se i limiti del fai-da-te, secondo la ricerca, stanno già venendo a galla. Tra questi, i bassi livelli di sicurezza dei voucher emessi, la rendicontazione carente e la difficoltà dell’accreditamento. A favore dell’opzione alternativa, cioè dell’appalto a soggetti terzi, gioca ancora una volta la componente economica: oltre a semplificare la vita dell’amministrazione pubblica, l’affidamento esterno potrebbe avvenire a costo zero, o meglio a carico della rete di fornitori.

da: Prestazioni sociali? Il futuro è dei voucher – Affaritaliani.it.


Politiche antidroga: Prevenzione, riabilitazione e reinserimento, Approvata dalle Nazioni Unite a Vienna la risoluzione presentata dall’Italia

Politiche antidroga
Approvata dalle Nazioni Unite a Vienna la risoluzione presentata dall’Italia: Prevenzione, riabilitazione e reinserimento, così si combattono gli effetti negativi delle droghe e si recuperano le persone tossicodipendenti.


FONDO SANITARIO REGIONALE



Platinette a La7 – Niente di personale, 26 aprile 2001

Persona “unica” e molto  soggettiva (all’opposto di coloro che si riconoscono negli eccessi di cultura gregaria):


Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil

L’urbanizzazione eccessiva sta minacciando le risorse agricole e naturali del nostro Paese, privo di un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutare l’entità del fenomeno.
Si ritiene perciò necessario assicurare una conoscenza scientifica e sistematica di quanto suolo viene consumato, della sua qualità e degli usi che lo stesso suolo aveva prima di essere trasformato come propongono, tra le varie iniziative, l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, a cura del Politecnico di Milano, Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e Legambiente. L’Osservatorio ha l’obiettivo di raccogliere dati sui volumi costruiti e sulle coperture dei suoli nelle diverse province e regioni, di definire metodi ed indicatori comuni per il monitoraggio dei consumi di suolo e di pubblicare un rapporto annuale sui consumi di suolo.
Alcune iniziative dell’Ispra evidenziano un rinnovato interesse sui temi dell’urbanizzazione e del consumo di suolo agricolo. Tali iniziative, finalizzate anche alla comprensione delle cause dei processi analizzati, possono
contribuire a costituire le basi conoscitive utili all’impostazione di politiche di pianificazione del territorio più attente alla salvaguardia delle risorse naturali. Si sente tuttavia la mancanza di una legge nazionale che
preveda limiti, o almeno controlli, del consumo di suolo, sull’esempio di esperienze di altri paesi europei.
Molto è lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, che, tranne alcune, poche, eccezioni, non sentono purtroppo il bisogno di cambiare direzione né la responsabilità delle ricadute delle loro scelte sul patrimonio collettivo dell’ambiente, del suolo e dei beni paesistici e culturali.
In tal senso una proposta di legge è stata presentata al Senato l’8 novembre 2006, con il titolo ”Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio” (il testo è stato elaborato e proposto dal sito Eddyburg,
che si occupa di urbanistica, società e politica): tra gli obiettivi è indicato il contenimento dell’utilizzazione del territorio non urbanizzato, sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola o forestale, per
realizzarvi nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali, e comunque manufatti diversi da quelli strettamente funzionali
all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale. Viene affermato (articolo 7, comma 1) che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e
riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. E allo stesso fine vengono dettati (articolo 7, commi 2 e seguenti) i principi fondamentali da rispettarsi nella legislazione regionale per disciplinare le
trasformazioni (fisiche e/o funzionali) ammissibili nel territorio non urbanizzato, riproponendo un modello di disciplina già sperimentato, seppure a diversi livelli di compiutezza e di rigore, in diverse regioni (Calabria, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano). Anche l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo ha redatto una proposta di legge con analoghe
finalità, sia a livello nazionale, sia per la regione Lombardia

a marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, più 111 mila unità, rispetto a febbraio. L’Istat aggiunge che nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unità

L’Istat rende noto che a marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, più 111 mila unità, rispetto a febbraio. L’Istat aggiunge che nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unità.
Il tasso di disoccupazione a marzo risale attestandosi all’8,3%. Su base annua si registra, invece, una diminuzione dello 0,2%.
Sale il tasso di disoccupazione giovanile aumentato a marzo al 28,6% (+0,3% su base mensile, +1,3% su base annua).
L’occupazione maschile è in aumento rispetto a febbraio dello 0,3% (+39 mila unità), ma in diminuzione dello 0,8% su base annua; quella femminile è in aumento dello 0,8% (+72 mila unità) sul mese precedente e del 2,8% nei dodici mesi.
Il tasso di occupazione maschile aumenta di 0,2 punti percentuali nell’ultimo mese e diminuisce di 0,5 punti su base annua; quello femminile fa registrare aumenti di 0,3 punti percentuali su base congiunturale e di 1,1 punti percentuali in confronto a marzo 2010.
La disoccupazione maschile è in aumento dello 2,1% (+23 mila unità) rispetto al mese precedente, e dell’1,3% nei dodici mesi. Il numero di donne disoccupate cresce dell’1,8% rispetto a febbraio (+17 mila unità), ma diminuisce del 6,6% su base annua.


Giorgio Napolitano: … L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia – annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Berlusconi – costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento …, 26 aprile 2011

Ancora oggi, ad ormai 66 anni di distanza da quella giornata storica, la Festa della Liberazione richiama alla nostra mente l’idea del compimento di un’opera, del termine di un percorso : la riconquista – per l’Italia – della libertà, dell’indipendenza e dell’unità, a fondamento della rinascita della democrazia. Ma sul significato nazionale di questa ricorrenza a centocinquantanni dall’Unità d’Italia ho parlato ieri all’Altare della Patria e non ritornerò anche perché i drammatici eventi che accadono oltre le nostre frontiere ma intorno a noi e le profonde ripercussioni che essi hanno sul nostro stesso paese e presumibilmente ancor più avranno sul suo futuro ci inducono a guardare al 25 aprile 1945 in una prospettiva più ampia ed attuale.

Siamo dinanzi a un nuovo prorompere delle istanze di libertà e di giustizia in regioni a noi vicine e comunque importanti per le sorti della comunità internazionale : dall’Africa al Medio Oriente. Sono improvvisamente insorti, e tendono a svilupparsi, moti di ribellione contro regimi oppressivi e dittature personali, con il loro contorno di privilegi e corruzione. Si rivendica in sostanza, anche sfidando sanguinose repressioni, il rispetto di quei diritti che le Nazioni Unite sancirono come universali nella solenne Dichiarazione del 1948 e che anche nel mondo diviso in blocchi si riuscì a riaffermare nell’Atto di Helsinki del 1975, destinato a divenire una delle leve essenziali per l’esplodere delle rivoluzioni democratiche nei paesi dell’Europa centro-orientale.

Oggi ci interroghiamo, in Europa e in tutto l’Occidente, sulla possibilità di rivoluzioni o evoluzioni democratiche nel mondo arabo, fatto senza precedenti e carico di potenzialità straordinarie. E le previsioni non sono facili ; né è semplice il compito che può spettare a paesi come il nostro. Ma ciò non toglie che sentiamo – in particolare noi italiani nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile – di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia : di qui l’adesione dell’Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della NATO.

L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia – annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Berlusconi – costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento.
Ancora una volta i Comandi e varii comparti delle nostre Forze Armate sono chiamati a fare la loro parte con la professionalità e la dedizione che li distinguono.

Naturalmente sappiamo bene come ai problemi di fondo che si pongono nei paesi dell’area africana e mediorientale lo strumento militare non può dare l’insieme delle risposte necessarie. Si richiede – da parte delle organizzazioni internazionali, dei paesi più avanzati e in modo particolare dall’Europa – uno sforzo consapevole, concreto e conseguente per concorrere alla crescita economica e al riscatto sociale cui aspirano i popoli dell’intera regione mediterranea.

Occorre in questo senso davvero una svolta, mancando la quale non potrebbero consolidarsi le prospettive di evoluzione nella libertà e verso forme di governo democratico nei paesi investiti dai recenti sollevamenti popolari, e finirebbero inoltre per subire gravi contraccolpi paesi dell’Unione Europea come l’Italia.

La risposta di fondo anche al rischio di flussi migratori disperati e convulsi verso le nostre sponde, sta in un fattivo, forte impegno di cooperazione allo sviluppo dei paesi delle sponde Sud ed Est del Mediterraneo. Dobbiamo portarci all’altezza delle nostre responsabilità come mondo più sviluppato e ricco, mostrare lungimirante generosità, essere non solo coerenti con principi e valori di solidarietà, ma capaci di comprendere quale sia il nostro stesso interesse guardando a un futuro che è già cominciato.

Nulla sarebbe più miope, meschino e perdente, del ripiegamento su sé stesso di ciascuno dei paesi membri dell’Unione Europea. Ciascuno dei nostri paesi ha un avvenire solo se scommette sull’unità dell’Europa, e sull’assunzione delle responsabilità che ci competono in un mondo così fortemente cambiato e in via di cambiamento.

E questo è in realtà l’autentico significato della partecipazione dell’Italia e delle sue Forze Armate alle missioni internazionali nelle aree di crisi, nel nome della sicurezza comune e della pace, contro la minaccia e le trame destabilizzanti del terrorismo, e contro negazioni sistematiche dei diritti umani. Il contributo alle missioni dell’ONU, della NATO, dell’Unione Europea ha posto in luce l’alta sensibilità e la qualità operativa – insieme con lo spirito di sacrificio, cui rinnovo il mio omaggio – dei nostri militari, ha dato nuovi titoli di credito all’Italia nella comunità internazionale, e va perciò valorizzato e sostenuto.
Questo impegno delle Forze Armate è parte di una più generale visione che l’Italia è chiamata a coltivare, attraverso la sua collocazione europea e la sua politica estera, e attraverso tutte le forme della sua presenza nel mondo : una visione che rifiuta ogni pericoloso ripiegamento su ristretti, anacronistici orizzonti e approcci nazionali.

E per diffondere nelle nuove generazioni e tra tutti i cittadini il riconoscimento del ruolo delle Forze Armate e dello strumento militare, quale oggi si configura a 150 anni dalla fondazione del nostro Stato unitario – e in pari tempo per rendere evidente e condivisa quella visione generale dell’interesse nazionale e dell’interesse europeo, ormai tra loro inscindibili, che ispira, che non può non inspirare le scelte dell’Italia – facciamo affidamento, lasciatemelo dire, sull’opera vostra, sull’opera appassionata delle Associazioni combattentistiche, partigiane e d’arma qui riunite per celebrare il 25 aprile, il grande giorno della Liberazione del nostro paese.

Viva la Resistenza,
Viva le Forze Armate,
Viva l’Italia.


Novità Gruppo Solidarietà – 25/04/2011

Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 25/4/2011

Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.it

PER SOSTENERE LE NOSTRE ATTIVITA’
IL 5 PER MILLE AL GRUPPO SOLIDARIETA’
Codice fiscale 91004430426

Informazioni
- Sulle spalle della famiglia
- Istat. La spesa sociale dei Comuni 2008
- Campagna stop ospedali psichiatrici giudiziari
- Oltre la famiglia. Strumenti per l’autonomia dei disabili
- Oltre l’indignazione, un bisogno di futuro
- Integrazione scolastica. La legge non conta, anzi sì, però
- Vittorio Arrigoni. Restiamo umani
- Tar Firenze. Quota sanitaria in residenza sociosanitaria per anziani
- Quelle parole in libertà sui migranti
- Istat. I consumi delle famiglie (2009)
- Marche. Salute mentale. Prosecuzione servizi sollievo
- Emergenza umanitaria tra ipocrisie e realtà

Voce sul sociale
- Autorizzazioni, confusioni, improvvisazioni
- Integrazione alunni con disabilità. Competenze unità multidisciplinari. Verifiche Pei.
- Residenze protette per anziani non autosufficienti. Sulla mancata applicazione della nuova convenzione
- Strutture e servizi sociosanitari nelle Marche. Creatività e fantasia
- Sul nuovo accordo tra regione Marche e Casa di Cura Villa Jolanda
- Blocco ingressi comunità per disabili. Segnalazione all’autorità giudiziaria
- Anziani non autosufficienti. Ancora disattesi gli impegni
- Anziani non autosufficienti nelle Marche. I problemi della convenzione con le Residenze protette

Aggiornamento legislativo nazionale – 31 marzo 2011
Aggiornamento legislativo regione Marche – 31 marzo 2011
Leggi sociali - 31 marzo 2011

Rassegna bibliografica - 31 marzo 2011

Ultime acquisizioni librarie - 22 marzo 2011

Appunti
Appunti 2 marzo-aprile 2011

Altro nella Home Page

Seminari di approfondimento. Persone con disabilità. I diritti, i bisogni, i serviziwww.grusol.it/eventi/seminari2011.pdf
Gruppo Solidarietà, Corsi di formazione, Maggio 2011 www.grusol.it/eventi/maggio2011.pdf
Politiche disabilità nelle Marche. Un appello per superare lo stallowww.grusol.it/appelloMarzo2011.pdf
Pubblicazioni del Gruppo Solidarietà in offerta specialewww.grusol.it/offertaspeciale.asp
Guida ai diritti, ai servizi ed alle prestazioni sanitarie e sociosanitariewww.grusol.it/informazioni/guida2011.pdf
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Tutte le nostre attività sono autofinanziate. Per sostenerle segnaliamo la possibilità di abbonarsi alla nostra rivista bimestrale APPUNTI sulle politiche sociali. Per indicazioni: Rivista Appunti


Gestione associata – Caselli (Sassuolo): “La nascita dell’Unione dei Comuni del distretto Ceramico è un risultato storico”


Daniela Del Boca, E NESSUNO PENSA ALLA FAMIGLIA, LAVOCE.INFO

E NESSUNO PENSA ALLA FAMIGLIA

PDF dell'articolo
di Daniela Del Boca
argomento Famiglia
Il primo rapporto Ocse sul benessere familiare mette in evidenza tutti i ritardi italiani in fatto di occupazione femminile, tasso di fertilità e tasso di povertà infantile. Non stupisce, vista la cronica assenza di servizi per le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e la rigidità degli orari di lavoro. Ma i rilievi dell’Ocse non sono certo una novità. Il problema è che mentre nel Nord Europa da trent’anni si investe in serie politiche della famiglia, in Italia nessuno sembra preoccuparsi di questi gravi problemi.


professionisti poco autonomi e mal pagati, CGIL e IRES

Lavoro: CGIL e IRES, professionisti poco autonomi e mal pagati
In Italia, secondo la ricerca presentata oggi dall’istituto di ricerca della CGIL, sono 5 milioni i lavoratori autonomi, il 44% sotto i 15mila euro all’anno
» Sintesi della ricercaRicerca integrale


La Svolta linguistica: il linguaggio della politica italiana nel sultanato berlusconiano. Una rassegna di parole e frasi 2000-2006

LA SVOLTA LINGUISTICA: comunicazione e politica

Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.

Questo linguaggio funziona così:
aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito

2006

2005

2004

2003

2002

2000

da: www.segnalo.it – Tracce – Svolta linguistica.


Islamici, a Milano già otto mini-moschee – Milano

Le chiamano moschee. O meglio, siamo abituati a definirle così. Anche se a potersi fregiare di questo nome è in realtà una soltanto. Quella di via Meda, gestita dal Coreis, l’associazione Comunità religiosa islamica. Una moschea, riservata ai soli associati perlopiù italiani convertiti, e guidata da Yahya Pallavicini.
Il resto, gli altri sette luoghi di culto milanesi, sono semplici centri islamici dove in maniera più o meno autorizzata, si tengono le 5 preghiere giornaliere e quella del venerdì. Piccole strutture, a volte molto note come quella di viale Jenner per la quale il ministro dell’Interno Roberto Maroni ormai due anni fa ha disposto la chiusura, e altre destinate a comunità ristrette, come l’Islam Kultur Merkezi di via Fara, che ospita i turchi, o la confraternita sufi Jerrahi-Halveti di viale Piceno. O ancora in un piccolo spazio di via Carnevali, il centro Dahira Touba frequentato da senegalesi.

Del mondo islamico a Milano si parla spesso per far polemica, almeno a sentire i responsabili di queste comunità. A volte a ragione: l’ex imam di viale Jenner Abu Imad è stato condannato a tre anni e 8 mesi per terrorismo, mentre il centro nelle carte Usa diffuse da Wikileaks è indicato come luogo di reclutamento di al Qaeda. Altre per il mero sospetto di rapporti con fondamentalisti. Di certo, come lamenta il direttore del centro islamico di viale Jenner Abdel Hamid Shaari, l’argomento è stato utilizzato «per fini politici»: «Milano ha circa 120 mila musulmani che non hanno la possibilità di avere un luogo di culto “ufficiale” – spiega Shaari -. Quest’anno per il Ramadan abbiamo ottenuto ancora una volta il Palasharp ma alla fine di settembre sarà smantellato». Ma i lavori potrebbero partire già a maggio, sostiene il Comune. Quello della preghiera è il nodo centrale anche per Asfa Mahmoud, giordano, presidente della Casa della cultura islamica di via Padova, 144, premiato con l’Ambrogino d’oro: «Vengono ricchi imprenditori dai Paesi arabi e chiedono dove sia la moschea di Milano, cercano un luogo per pregare – racconta -. Sono sbalorditi quando spiego che qui non esiste una moschea. Milano è un caso a livello europeo. Ad Amburgo per 30 mila musulmani ci sono 30 moschee.

da: Islamici, a Milano già otto mini-moschee – Milano.


Televisione e degradazione del linguaggio:

LA SVOLTA LINGUISTICA: comunicazione e politica

Dal 1994 non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura e diffonde come un virus, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo  linguaggio della comunicazione politica.

Questo linguaggio funziona così:
aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito)

Riprenderò, perchè è necessario lasciare traccia, questo degradato e degradante cammino. Qui il mio precedente archivio, che avevo interrotto per nausea:

Paolo Ferrario, 29 aprile 2011

    Un esempio contemporaneo:


    dibattito in studio sulle famiglie italiane, eterosessuali e omosessuali, tra la deputata del Pd Paola Concia e il sottosegretario alle Politiche della Famiglia del Pdl Carlo Giovanardi, a partire dalle polemiche scatenate dal manifesto di Ikea raffigurante una coppia gay, in “Coffee Break”


    R. Zanella, Manuale di economia sanitaria, Maggioli editore, 2011

    Novità aprile 2011
    MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA
    MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA

    Quali fattori caratterizzano la domanda di salute? Com’è strutturata l’offerta di assistenza a livello di sistema sanitario e a livello delle singole organizzazioni sanitarie? Perché è importante governare le dinamiche dei costi anche nelle aziende sanitarie? Attraverso approfondimenti tematici e numerose tabelle riepilogative di dati e indicatori comparativi, questo nuovo Manuale fornisce gli strumenti essenziali per comprendere i comportamenti di produzione e di scambio e le scelte di ripartizione delle risorse nel settore sanitario.

    Inquadra i contenuti base dell’economia sanitaria ed affronta le principali questioni in campo macro e microeconomico, esaminando fra l’altro: › lo stato di salute di una comunità e gli elementi che lo influenzano, › come le singole società si organizzano per far fronte alla domanda di salute, › le caratteristiche della domanda sanitaria, › l’offerta di beni e servizi e l’articolazione in settori assistenziali, › le principali dinamiche dell’innovazione in sanità, › gli indicatori di struttura, attività, efficienza ed efficacia, › le condizioni di salute della popolazione italiana e le modalità di funzionamento del sistema assistenziale in Italia, › i principi dell’economia aziendale e del contro llo di gestione applicati al settore sanitario.

    Realizzato da R. Zanella, Dirigente del SSN e di Centrale Regionale di Acquisto, docente universitario di discipline economiche e gestionali, il Manuale fornisce elementi di concreta utilità ai professionisti della sanità nel dettaglio della seguente struttura editoriale:

    1.
    Misurare la salute
    Come definire la salute.
    Misurare la salute. La salute diagnosticata. La salute percepita.
    I tassi di mortalità.
    Tassi di morbilità.
    I fattori di rischio. Gli indicatori di rischio.
    Indici compositi.
    L’impatto socio-economico della morbilità.
    La morbilità percepita.

    2.
    I determinanti della salute. Le politiche per la salute
    I determinanti della salute.
    Strategie internazionali per la salute.
    L’attività di prevenzione.
    La valutazione di impatto sulla salute (Health Impact Assessment, HIA).
    Azioni intersettoriali per la salute.

    3.
    Domanda e offerta nel settore sanitario
    Le teorie fondamentali sul funzionamento del mercato.
    La teoria elementare della domanda.
    Curve collettive di domanda.
    La teoria del comportamento individuale dell’acquirente.
    La teoria elementare dell’offerta.
    Il processo di scambio e la formazione del prezzo nei mercati di beni privati.
    Domanda e offerta in sanità.
    Caratteristiche dei beni e dei servizi che soddisfano i bisogni di salute e delle relative modalità di acquisizione.
    La domanda sanitaria: elasticità rispetto al prezzo e rispetto al reddito.
    Fallimenti del funzionamento del mercato e motivazioni dell’intervento pubblico.
    L’intervento pubblico nel settore sanitario: effetti sulle quantità prodotte e scambiate.

    4.
    Definizione empirica della domanda sanitaria
    Determinanti sanitari.
    Variabili demografiche.
    Variabili sociali ed economiche.
    Il problema della selezione della domanda.
    5.
    Definizione dell’offerta sanitaria. I modelli di sistemi sanitari
    Malattia, salute, sanità nella storia. L’evoluzione storica nell’offerta dei servizi sanitari.
    Modelli di sistemi sanitari. Definizione di efficienza, efficacia, equità.
    Modelli di finanziamento dei sistemi sanitari.
    I principali modelli.
    Modelli di regolazione e governo dei sistemi sanitari.
    Modelli di mercato: rapporti tra erogatori pubblici ed erogatori privati (offerta pianificata, programmata, mista, libera).
    Sistemi sanitari ed equità, efficienza, efficacia.
    Cooperazione o competizione?

    6.
    Definizione dell’offerta sanitaria. Gli erogatori di assistenza
    Il livello delle cure informali.
    Le cure primarie.
    Un sistema in cerca di coordinamento: medici di medicina generale e centri di salute.
    Le cure secondarie. L’ospedale.
    Tipologie di ospedali. Dall’ospedale “generalista” agli ospedali specializzati.
    Il sistema Hub & Spoke.
    Modelli di gestione ospedaliera.
    Misurare il prodotto ospedaliero.
    Prospettive di evoluzione.

    7.
    Analisi sistemica
    Economia e servizi sanitari.
    La frontiera delle possibilità produttive.
    Il ruolo dello Stato nell’allocazione delle risorse.
    Spesa pubblica, spesa sociale, spesa sanitaria.
    Spesa sanitaria e prodotto interno lordo.
    L’effetto Baumol.
    La legge dei rendimenti marginali decrescenti.
    Politiche di regolazione della spesa sanitaria.
    La relazione tra salute ed economia. Gli effetti della spesa sanitaria sul sistema economico.
    Lo sviluppo durevole.
    L’effetto moltiplicatore della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo.

    8.
    Progresso scientifico, sviluppo tecnologico e innovazione in sanità
    L’innovazione nell’economia e nel settore sanitario.
    Sviluppo tecnologico e domanda in sanità.
    L’introduzione dell’innovazione in sanità. Variabili esplicative.
    Concetto di tecnologia sanitaria. I processi di Health Technology Assessment.
    Il mercato dei farmaci e dei dispositivi medici.
    La globalizzazione dell’economia. La globalizzazione nel settore sanitario.
    9.
    Misurare e fare valutazioni economiche in sanità
    A che serve misurare.
    Il sistema sanitario come “potenza installata”: misurare le risorse a disposizione.
    La misurazione dell’attività svolta.
    Le valutazioni di efficienza. La misura del rendimento dei fattori produttivi.
    I costi standard.
    Definizione di efficacia. Le valutazioni di efficacia.
    L’efficacia rispetto al costo.
    Indicatori di costo-efficacia, costo-utilità, costo-beneficio.

    10.
    La valutazione della performance dei sistemi sanitari
    Il rapporto OMS sullo stato di salute nel mondo nell’anno 2000.
    Il sistema di valutazione delle performance regionali del Ministero della Salute.

    11.
    Stato di salute e assistenza sanitaria in Italia. Il funzionamento del SSN
    Il sistema sanitario italiano. Origine ed evoluzione del SSN.
    Le fonti di finanziamento del SSN. Il finanziamento di ASL e ospedali.
    Spesa e finanziamento del SSN.
    La struttura del SSN.
    Contesto demografico.
    Quadro epidemiologico.
    L’attività del SSN.
    Differenze regionali.

    12.
    Il problema della efficienza nelle organizzazioni produttive. Il controllo dei costi nelle aziende sanitarie
    Peculiarità delle produzioni di servizi sanitari.
    Il perseguimento dell’efficienza.
    L’andamento dei costi ospedalieri.
    La migliore combinazione produttiva: efficienza tecnica ed efficienza economica.
    Economie di scala ed economie di gamma.
    Indicatori di economicità e reddività.
    Il controllo di gestione.

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    MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA
    Maggioli Editore – Novità aprile 2011
    Pagine 308 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6616.9 – Euro 22,00

    La geopolitica del risveglio arabo: tesi a confronto, Marta Dassù | Aspenia online

    Circolano due tesi interessanti sull’inizio del risveglio arabo. Non è che le date contino molto. Ma conta il loro significato. La prima tesi, di Robert Fisk (corrispondente di The Independent e uno dei principali commentatori britannici di questioni mediorientali) è che la mobilitazione delle piazze arabe non sia cominciata in Tunisia nel dicembre scorso, con il gesto tragico di un giovane ambulante, Mohamed Bouazizi. Sarebbe cominciata invece nel 2005, in Libano; quando l’assassinio di Rafiq Hariri, l’ex premier sunnita, portò migliaia di persone a chiedere il ritiro delle truppe siriane dal paese. La cosa avvenne, dopo una Risoluzione delle Nazioni Unite sponsorizzata da Francia e Stati Uniti. Ma poi Damasco reagì, fino alla estromissione del figlio di Hariri (Saad), protetto dall’Arabia Saudita, da un governo libanese sostanzialmente egemonizzato da Hezbollah, braccio sciita dell’Iran e di Damasco.

    Anche oggi Bashar al Assad accusa paesi stranieri di puntare alla destabilizzazione del suo regime; e la Siria non ha certo rinunciato a influenzare la politica regionale: anzi, proprio il fatto che toccare Damasco significa toccare equilibri particolarmente delicati ai suoi confini, spiega la prudenza della risposta occidentale e israeliana.

    Il 2005 del Libano era in ogni caso un anticipo dello showdown che si sta tragicamente consumando in terra siriana fra il potere minoritario alawita e la popolazione sunnita. Al Assad ha alternato promesse di riforma e repressione. Ma la realtà è che ritiene di dovere usare la stessa violenza del padre per restare al potere.

    In conclusione: la tesi di Fisk sposta il perno della primavera araba (o già inverno che sia) nel cuore del Medio Oriente: la prova di forza in Siria avrà effetti sul Libano, sulla sicurezza di Israele, sull’Iraq, sulla Turchia (che ha giocato negli ultimi anni una sua carta siriana). Rispetto alla posta in gioco a Damasco, il futuro di Tripoli potrebbe apparire marginale. Ma non lo è: l’esito della prova di forza con Gheddafi condizionerà anche le scelte di Bashar al Assad.

    C’è una seconda tesi, quella di Oded Eran, ex-ambasciatore israeliano all’Unione Europea. Dal suo punto di vista, una data essenziale a cui guardare è il referendum sulla indipendenza del Sudan del Sud, nella prima metà del gennaio di quest’anno. Perché quello che sta realmente accadendo – nell’arco di crisi che va dall’Africa centro-settentrionale fino al Golfo Persico, con una punta verso Ovest (il Maghreb) e una verso Est attraverso l’Egitto – è la messa in discussione dei vecchi confini coloniali. Rientra in questo schema la Libia, con lo scenario di una spartizione di fatto fra Tripolitania e Cirenaica. E potrebbe rientrarvi la Siria. Perché in caso di collasso della dittatura alawita, tenderebbe ad elidersi quella frontiera con il Libano che non esisteva nella storia precedente al crollo dell’Impero Ottomano. Sono scenari che oggi sembrano irrealistici, commenta Robert D. Kaplan in un saggio sulla “grande Siria” del 19° secolo. Ma che fanno capire il problema sottostante: cento anni dopo la prima guerra mondiale, la tenuta del sistema post-Ottomano, già messa in discussione nei Balcani, non può più essere data per scontata neanche in Medio Oriente.

    Come si vede, cambiando la data di inizio del risveglio arabo ne cambiano anche le implicazioni, le dimensioni e la portata. E cambiano gli scenari. Nella prima interpretazione, un nuovo scontro fra Israele e Siria, via Libano, è probabile: Bashar al Assad cercherà di spostare la crisi interna su un fronte esterno, con l’appoggio di Teheran. Nella seconda, il rischio vero, per la sicurezza di Israele, verrebbe piuttosto dall’ascesa al potere di nuove coalizioni sunnite, collegate ai Fratelli musulmani sia in Egitto che nella “Grande Siria”. E vicine ad Hamas. Mentre l’autorità centrale dei vecchi Stati nazionali tenderebbe a indebolirsi.

    In entrambi i casi, ne esce rafforzata la bruciante sensazione che l’Europa stia mancando al suo appuntamento con la storia: perché la storia non è solo quella che abbiamo raccontato in questi quattro mesi – rivolte per il pane o per la dignità e libertà di giovani generazioni dal peso di vecchie dittature corrotte. È anche la storia di una scossa geopolitica decisiva nel cuore del Medio Oriente.

    da: La geopolitica del risveglio arabo: tesi a confronto | Aspenia online.


    Dialoghi sull’uomo, Seconda edizione: Pistoia, 27-28-29 maggio 2011

    programma 2011

    scarica il programma 2011 in pdfvenerdì 27 maggio 2011 ore 17.30 – piazza del Duomo
    Apertura
    Ivano Paci, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
    Renzo Berti, Sindaco di Pistoia
    Giulia Cogoli, Ideatrice e Direttrice di Pistoia – Dialoghi sull’uomo

    1

    venerdì 27 maggio 2011, ore 17.30
    piazza del Duomo
    - gratuito
    Umberto Galimberti

    2

    venerdì 27 maggio 2011, ore 19.00
    piazza dello Spirito Santo
    euro 3.00

    3

    venerdì 27 maggio 2011, ore 19.00
    teatro Bolognini
    euro 3.00
    Sylvie CoyaudRossella Palomba

    4

    venerdì 27 maggio 2011, ore 21.15
    teatro Manzoni
    euro 7.00

    5

    venerdì 27 maggio 2011, ore 21.30
    piazza del Duomo
    euro 3.00

    6

    sabato 28 maggio 2011, ore 10.30
    piazza dello Spirito Santo
    euro 3.00

    7

    sabato 28 maggio 2011, ore 11.30
    piazza del Duomo
    euro 3.00

    8

    sabato 28 maggio 2011, ore 15.30
    teatro Bolognini
    euro 3.00

    9

    sabato 28 maggio 2011, ore 16:00
    sala Maggiore Palazzo Comunale
    euro 3.00

    10

    sabato 28 maggio 2011, ore 17.00
    piazza dello Spirito Santo
    euro 3.00

    11

    sabato 28 maggio 2011, ore 18.30
    teatro Bolognini
    euro 3.00

    12

    sabato 28 maggio 2011, ore 21.00
    piazza del Duomo
    euro 3.00

    13

    sabato 28 maggio 2011, ore 21.30
    teatro Manzoni
    euro 7.00

    14

    domenica 29 maggio 2011, ore 11.00
    piazza del Duomo
    euro 3.00
    Gustavo Pietropolli Charmet

    16

    domenica 29 maggio 2011, ore 15.00
    piazza dello Spirito Santo
    euro 3.00

    17

    domenica 29 maggio 2011, ore 16.00
    sala Maggiore Palazzo Comunale
    euro 3.00

    18

    domenica 29 maggio 2011, ore 17.00
    piazza del Duomo
    euro 3.00
    Stefanie KnaussVito Mancuso

    19

    domenica 29 maggio 2011, ore 18.00
    teatro Bolognini
    euro 3.00
    Giuliano Tescari

    da: Dialoghi sull’uomo.


    Edward Luttwak su Berlusconi


    Draghi: per il riequilibrio dei conti serve un taglio del 7% della spesa – Il Sole 24 ORE

    Il riequilibrio dei conti pubblici non è più «rinviabile». Per il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi «la crisi ha peggiorato le prospettive della finanza pubblica. Per questo non è più rinviabile un duraturo riequilibrio dei conti pubblici. Data l’elevata pressione fiscale, è inevitabile un significativo contenimento della spesa», ha sottolineato Draghi.

    In particolare, calcola il governatore, la correzione necessaria per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014 come previsto nel Def del Governo, se «effettuata solo dal lato delle spese, implica una loro riduzione del 7 per cento in termini reali». Un risultato, osserva Draghi, «conseguibile solo se vi concorreranno tutte le principali voci».

    Draghi: per il riequilibrio dei conti serve un taglio del 7% della spesa – Il Sole 24 ORE.


    Famiglie con poca fiducia, in OTTO E MEZZO, IL PUNTO 27/04/2011

    OTTO E MEZZO, IL PUNTO 27/04/2011 – Famiglie co…, posted with vodpod

    Giorgio dell’Arti, 6. Il Conte di Cavour, l’incontro tra aristocrazia e borghesia, Altri Mondi

    Era forse l’occasione giusta per dichiarare la guerra all’Austria.

    Carlo Alberto pretese, prima di intervenire, che i milanesi gli chiedessero ufficialmente aiuto. Così perse giorni preziosi. Le truppe sarde varcarono il Ticino il 23 marzo 1848. La guerra durò pochi mesi: ad agosto gli austriaci avevano riconquistato Milano e i piemontesi chiesero un armistizio. Quando ci riprovarono, nel marzo del 1849, furono battuti in tre giorni. Fine delle illusioni.
    Come mai?
    Incapacità assoluta del re. Ufficiali malissimo preparati. Il Papa, che era stato quasi costretto dalla piazza a inviare un’armata, ebbe un sussulto e dichiarò che non poteva approvare una guerra contro una nazione cattolica come l’Austria. Le popolazioni temporaneamente conquistate— cioè i lombardi e i veneti— risultarono alla prova dei fatti molto meno patriottiche di quanto s’era pensato. I contadini veneti accolsero molte volte i piemontesi al grido di «Viva Radetzky». La sconfitta indusse Carlo Alberto ad abdicare in favore del figlio ventottenne, Vittorio Emanuele II. Un’ultima notazione: nel breve periodo in cui era sembrato che Carlo Alberto potesse vincere era scoppiata una lite furiosa tra milanesi e torinesi su dove si dovesse collocare la capitale in caso di unione dei due regni.
    La guerra aveva cancellato lo Statuto, il Parlamento, le elezioni?
    Sì, negli altri stati italiani. Ma non in Piemonte. Che usciva dal conflitto pesantemente indebitato, però senza aver perso territori e con le istituzioni liberali intatte. Anzi, tra il 1848 e il 1849 — cioè mentre si combatteva — il Paese era stato chiamato alle urne quattro volte.
    Con che sistema votavano?
    Maggioritario secco a due turni, cioè i candidati si presentavano e se uno prendeva più del 50%dei voti era eletto, se no si andava al ballottaggio tra i primi due. Erano ammessi al voto solo quelli che avevano compiuto 25 anni e pagavano almeno 40 lire di tasse all’anno. 80 mila elettori su 4.600.000 abitanti. Meno del 2 per cento. Lo Statuto aveva permesso ai borghesi di contare qualcosa. Prima non potevano nemmeno entrare a corte. Una volta che Carlo Alberto aveva permesso ai non-nobili di visitare la quadreria reale era scoppiato un putiferio. Il problema di amalgamare aristocratici e borghesi (borghesi ricchi, s’intende) era uno dei più acuti. L’amalgama, o almeno il punto d’incontro tra le due classi, era però a portata di mano: Cavour.
    Non era aristocratico?
    Sì, era conte, figlio del marchese Michele Benso di Cavour, un gran personaggio che a Torino era stato capo della polizia. Il titolo di marchese andava al primogenito e quello di conte al secondo nato. Camillo col titolo di conte ci avrebbe fatto ben poco: essendo cadetto non aveva il diritto di ereditare neanche una lira del cospicuo patrimonio familiare. Ma s’era dato parecchio da fare: negato alla vita di corte (detestava Carlo Alberto e le monarchie assolute), negato alla vita militare, aveva fatto i soldi con l’agricoltura, speculando sul grano, mettendo su zuccherifici e mulini, comprando e rivendendo traversine per le ferrovie, che in Piemonte si cominciavano a costruire allora. Importava guano, fondava banche, prestava soldi. Un vero uomo dei tempi nuovi, a suo agio col denaro e gli affari, forte di una solidissima preparazione economica. In questo stava la sua natura profondamente borghese. Diventò ministro nel 1850 e presidente del Consiglio due anni dopo.
    Che cosa cambiò con Cavour?
    Ci limiteremo a ricordare questo: che la Chiesa, padrona di tante parti dell’amministrazione civile, venne tenacemente respinta nell’ambito che le era proprio, cioè quello della religione. I preti, prima dello Statuto, avevano in mano l’istruzione, la stampa, i registri dello stato civile, erano loro a unire le coppie in matrimonio (cioè non ci si poteva sposare in municipio), avevano tribunali loro propri, se un assassino si rifugiava in convento non poteva più essere perseguito, i gesuiti dominavano a corte e determinavano la politica del sovrano. Cavour “svolse”(come si diceva allora) lo Statuto in senso anticlericale, spazzando via, anno dopo anno, tutto questo, e arrivando al punto di sopprimere ordini religiosi, requisire proprietà ecclesiastiche e chiudere conventi. Lui e Vittorio Emanuele furono scomunicati, le relazioni diplomatiche con Roma a un certo punto si interruppero.

    AUSER, IV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore

    AUSER. Tempi duri per il Welfare

    27 aprile 2011

    Presentato il IV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore. In allegato i documenti originali

    I tagli inferti ai trasferimenti statali ai Comuni, la progressiva riduzione dei Fondi sociali, le nuove misure restrittive introdotte nel pubblico impiego, il dimagrimento degli organici pubblici imposto dal Patto di Stabilità, stanno provocando conseguenze devastanti nel sistema dei Servizi Sociali del nostro Paese. Un momento difficilissimo per il nostro Welfare. Per il 2011 si va verso un impoverimento dei servizi pubblici dei Comuni o l’innalzamento delle tariffe dei servizi. Con i comuni che puntano sempre di più sull’affidamento all’esterno dei servizi socio assistenziali, soprattutto alle associazioni, allo scopo di abbassare i costi con il ricorso al volontariato.

    E’ il quadro allarmante messo in evidenza dal Quarto Rapporto Nazionale di Auser sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore, presentato a Roma mercoledì 27 aprile.

    Il 48,5% della spesa comunale per i servizi sociali, nei comuni con più di 50.000 abitanti, è impiegata dai Comuni per affidare all’esterno, imprese sociali ed associazioni, la gestione di interventi e servizi sociali. Un fenomeno cresciuto negli ultimi due anni, era il 44,5%. Un fenomeno con caratteristiche più marcate nei Comuni del Centro e del Sud con punte del 75,5% in Basilicata. Quali servizi? Strutture residenziali e ricoveri per anziani, assistenza, servizi per l’infanzia e gli asili nido.

    Tagli, esternalizzazioni, riduzioni, snellimenti, ridimensionamenti sono parole che si rincorrono sempre di più ed a farne le spese sono i terminali di questa filiera: i cittadini che possono contare sempre meno su una efficace rete di servizi socio-assistenziali pubblici e locali.

    Lo scenario

    I Fondi nazionali per gli interventi sociali compreso il Fondo per le Politiche Sociali – Fnps- hanno perduto circa il 63% dei 1.472 milioni stanziati nel 2010.

    La manovra della scorsa estate ha tagliato risorse agli Enti Locali per 14,8 miliardi di euro per gli anni 2011 e 2012 ed una nuova scure si abbatterà nuovamente.

    Il lavoro socio-assistenziale sempre più “flessibile” e precario

    Nel periodo che va dal 1 gennaio 2010 al 31 marzo 2011, si è potuto osservare come le assunzioni di lavoratori attivate dai Comuni più grandi (con popolazione sopra i 5.000 abitanti, dunque tenuti all’applicazione del Patto di Stabilità), per l’erogazione di servizi socio-assistenziali, si siano indirizzate sempre più verso forme “flessibili” di prestazioni occasionali: tempo determinato, collaborazioni coordinate e continuative, contratti di somministrazione di manodopera e altre forme “anomale”. Su 186 assunzioni esaminate riguardanti il settore dei Servizi Sociali, solo in 24 casi si trattava di assunzione a tempo indeterminato; 53 a tempo determinato, 112 nella forma co.co.co, una forma quest’ultima ampiamente utilizzata da Comuni piccoli e grandi come Cagliari dove nelle ultime settimane sono stati reclutati decine di co.co.co nei ruoli di assistenti sociali e Venezia.

    La “flessibilizzazione” del lavoro pubblico negli Enti Locali è ormai una realtà consolidata, tuttavia oggi le norme sollecitano le amministrazioni comunali ad abbandonare la strada del progressivo inquadramento negli organici delle diverse figure professionali reclutate negli ultimi anni con forme contrattuali a termine.

    Le procedure di gara per l’affidamento dei servizi sociali, si ricorre sempre più al volontariato

    Sono state esaminate 112 procedure di gara pubblicate dai Comuni per il periodo settembre 2010 marzo 2011, per l’affidamento esterno – imprese sociali, cooperative, associazioni di volontariato- dei servizi sociali (assistenza domiciliare ed educativa, asilo nido, mensa, ecc.)per una spesa totale di 6,5 milioni di euro.

    Gli stanziamenti di spesa risultano assai frammentati con una forte variabilità territoriale. Particolarmente significativo è il numero degli affidamenti “diretti”, pari a 88 (per un importo medio di circa 8.100 euro ciascuno), di cui ben 64 sono rivolti alle Associazioni di volontariato per la gestione di servizi sociali cosiddetti integrativi. Negli ultimi mesi è cresciuto in modo considerevole il ricorso alle organizzazioni di volontariato da parte delle amministrazioni pubbliche locali. Ciò probabilmente allo scopo di contenere la spesa sociale a fronte della progressiva riduzione delle risorse pubbliche, tenuto conto che le associazioni si avvalgono di norma di prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci; mentre, come è noto, le cooperative sociali e le imprese profit utilizzano manodopera retribuita.

    L’affidamento “diretto” viene scelto soprattutto al Sud e nelle Isole (con percentuali che superano il 30%) meno nelle aree del Nord-ovest (18%). Si stima che, su un totale di 93 euro pro capite impegnati nel 2009 dai Comuni capoluogo di provincia e con più di 50mila abitanti per l’acquisto di prestazioni sociali, circa il 25% delle risorse vengano impiegate attraverso affidamenti diretti a cooperative sociali e ad associazioni, in assenza di gare ad evidenza pubblica e di selezioni o procedure negoziate (con la conseguente mancata applicazione dei principi di concorrenza ed equità introdotti dalla riforma dell’assistenza – legge 328/2000).

    Sulla base dell’analisi dei bandi, dei capitolati di appalto e di ulteriori dati rilevati presso i Comuni, la gestione della spesa sociale comunale affidata all’esterno risulta principalmente a favore delle cooperative sociali, soprattutto nel Nord-Ovest (79%). Le Associazioni di Volontariato risultano affidatarie dei servizi sociali principalmente al Sud (28%) e nelle Isole (26%).

    Le cooperative sociali gestiscono in particolare servizi di assistenza domiciliare agli anziani, interventi assistenziali di base (gestione di centri con ospiti residenziali), e servizi all’infanzia, specie quelli a carattere educativo e ricreativo. Alle Associazioni di volontariato i Comuni affidano in particolare la gestione di servizi cosiddetti innovativi e integrativi, di supporto agli interventi “complessi”: Laboratori di animazione sociale; Interventi di sollievo e supporto psicologico; Trasporti sociali; Accompagnamento; Servizi agli immigrati. Durata media del contratto: Fino ad un anno 34%; da 2 a 3 anni 48%; oltre i 3 anni 18%.

    Inoltre, circa il 15% delle gare sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione al prezzo più basso determinato mediante massimo ribasso sull’elenco delle offerte. Questa formula è volta a premiare esclusivamente i ribassi proposti dalle imprese sociali rispetto alla base d’asta o prezzo base progettato dal Comune, ignorando, in definitiva, le componenti tecniche e qualitative delle offerte.

    Tale prassi è adottata ancora dai Comuni nonostante che la legge 328/2000 e le norme regionali di settore sollecitino, ormai da anni, le amministrazioni pubbliche ad abbandonarla. Va sottolineato che il fenomeno risulta molto più consistente al Sud, con una percentuale di bandi interessati al criterio di aggiudicazione del massimo ribasso, pari al 36% e nelle Isole (25%).

    La legge di riforma dell’assistenza (328/2000) risulta largamente inapplicata, la co-progettazione e le capacità progettuali del Terzo Settore sono mortificate. I rapporti tra enti territoriali ed imprese sociali spesso si limitano all’affidamento della gestione dei servizi sociali in assenza di procedure codificate che promuovano la partecipazione ditali strutture alla fase di programmazione territoriale.

    I Comuni e il Volontariato

    Tra i Comuni capoluogo di provincia, 8 amministrazioni su 10 riconoscono in modo esplicito o argomentato nel loro Statuto la funzione e il valore del volontariato; tuttavia, solo il 55% dei Comuni ha confermato con specifiche linee guida per gli operatori comunali il ruolo e la funzione del volontariato.

    Per quanto riguarda le regole per la certificazione degli organismi, quasi la metà dei Comuni dispongono di un albo delle sole organizzazioni di volontariato (lista dei fornitori e dei soggetti con cui essi hanno un rapporto fiduciario e su cui le Amministrazioni possono contare per specifici interventi). A tali albi specializzati occorre aggiungere quelli “generalisti”, cioè comprensivi di tutte le organizzazioni non profit che realizzano interventi o gestiscono servizi sociali.

    Tuttavia, solo una minoranza tra i Comuni capoluogo ha istituito una Consulta del volontariato (1 Comune esaminato su 4). Si tratta di una prassi che riguarda in modo particolare le regioni del Centro, alcune province del Nord (Cuneo, Treviso, Varese, Como) e del Sud (Bari, Taranto, Cosenza, Palermo).

    Questi dati confermano che al centro delle relazioni tra enti locali e Terzo settore c’è un enorme paradosso.

    A fronte del rilevante apporto che Associazioni e Imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le amministrazioni pubbliche locali sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti, per consentire al Terzo settore di erogare servizi di qualità alla cittadinanza, e di giocare un ruolo importanti nella programmazione sociale e in termini di sussidiarietà orizzontale.

    Tag associati all’articolo: auserIV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo SettoreServizi%252BSocialiEnti%252BLocali

    da: AUSER. Tempi duri per il Welfare (27/04/2011) | Vita.it.


    Eugenio Santoro, Facebook, Twitter e la medicina – Il Pensiero Scientifico Editore

    Facebook, Twitter e la medicina
    Collana: In Pratica
    Anno: 2011
    Autore/Curatore: Eugenio Santoro
    Pagine: 48
    Libro del mese: Aprile 2011
    978-88-490-0359-8
    € 8,00
    Uno è il social network più frequentato e visitato al mondo con oltre 500 milioni di utenti attivi, l’altro è un formidabile mezzo di distribuzione delle notizie che rende automatico il passaparola attraverso la rete di “followers”. Ma i medici possono sfruttarli come strumenti per il proprio lavoro? Questa guida pratica descrive in modo semplice come e perché usarli: dalla condivisione di informazioni da fonti scientifiche alla possibilità di entrare in contatto con colleghi per commentare i risultati della ricerca, dalla segnalazione di eventi alla consultazione dei canali pubblici di riviste… e non solo.

    da: Facebook, Twitter e la medicina – Il Pensiero Scientifico Editore.


    Ugo Albano, “love supermarket” , dedicato alle strategie per trovare l’anima gemella

    è visionabile l’articolo del mese dal titolo:“love supermarket” , dedicato alle strategie per trovare l’anima gemella. Un piccolo vademecum per single, scapoloni, timidi e dintorni.
    A pedice della pagina, per restare nel tema, riporto nell’area “video del mese” una serie di videoclip dedicati all’amore passionale: un piccolo omaggio alla Lucania, mia terra di origine.

    Di lato le rubriche personali, i cui link vengono sempre verificati e selezionati per il vostro interesse.

    Sul tema dell’articolo del mese terremo una chat il prossimo 6 maggio 2011  dalle ore 21.00 in poi, ospiti di SOS-ServiziSocialiOnlineSe vuoi essere dei nostri, alla chat ci arrivi cliccando qui..
    Ugo Albano

    Catturato Vincenzo Schiavone, cassiere-killer del clan dei Casalesi, Colpo decisivo alla Sacra corona unita: arrestato Francesco Campana, capo indiscusso della malavita pugliese

    Arrestato dalla Polizia di Stato a Sant’Angelo dei Lombardi (AV) nella notte di Pasqua, era tra i cento latitanti piu’ pericolosi. Maroni: ‘Un’altra grande affermazione dello Stato contro la camorra. Con la cattura del suo cassiere, il clan dei Casalesi e’ sempre più debole perche’ viene colpito al cuore dei propri interessi patrimoniali’

    Il ministro Maroni si e’ congratulato con il capo della Polizia Manganelli. Mantovano: ‘E’ l’ulteriore conferma della presenza dello Stato in un territorio difficile’


    I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011

    Il perché del convegno

    Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari,  delle società, delle economie e dei governi.

    E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture  di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.

    Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità  unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.

    La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via.  Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.

    La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma di politiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini  disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di  affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.

    Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversità di modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorso che spesso contrasta con il senso comune  delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni  potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.

    Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza,  proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.

    Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione;  lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi,  ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà  passare alla valutazione dell’efficacia di quei  diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi  in una società  decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente  accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.


    Paolo Ferrario, Schemi di analisi delle politiche sociali: il modello CULTURA/INDIVIDUO/SOCIETA’, AudioLezione collegata alla dispensa n. 3 del 22 marzo 2011


    Paolo Ferrario, Schemi di analisi delle politiche sociali: IL MODELLO STATO/MERCATO, AudioLezione


    Pdl indebolito, Pd “convalescente”, terzo polo al 14,7% – Roberto D’alimonte su Il Sole 24 Ore – Ufficio Stampa – LUISS Guido Carli

    • Le alleanze:

    Si conferma che il centro-sinistra è avanti, ma il 40% dei voti Pd va a sinistra in caso d’intesa con l’Udc

    • I grandi in crisi:

    Il partito del premier scende al 28,6% ma resta il primo. Democratici al 27,8%. Sorpresa Vendola: 7,1%

    Leggi l’articolo

    DA: Pdl indebolito, Pd “convalescente”, terzo polo al 14,7% – Roberto D’alimonte su Il Sole 24 Ore – Ufficio Stampa – LUISS Guido Carli.


    Paolo Mieli intervistato da Antonello Piroso, La/ – Niente di personale 26 aprile 2011


    “A parole sceme, orecchie sorde” Proverbio sardo ricordato da Beppe Pisanu

    “A parole sceme, orecchie sorde”
    Proverbio sardo ricordato da Beppe Pisanu

    Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, 2010

    I dati contenuti nelle tavole sono ottenuti come media dei risultati trimestrali del 2010. La presentazione dei dati è organizzata in capitoli omogenei rispetto alla condizione professionale: ciò significa che ai dati sulla popolazione seguono quelli sulle forze di lavoro, sugli occupati, sulle persone in cerca di occupazione e sulle non forze di lavoro.

    I livelli e gli indicatori relativi a ciascuna condizione sono disaggregati secondo le principali caratteristiche sociodemografiche (sesso, età, titolo di studio) e territoriali. Le tavole, inoltre, riportano informazioni sulle caratteristiche dell’occupazione (settore di attività economica, posizione professionale, professione, carattere dell’occupazione, orario di lavoro), della disoccupazione (precedenti esperienze lavorative, durata della disoccupazione) e dell’inattività (tipologia e motivo dell’inattività). Segue un capitolo contenente informazioni relative alla frequenza di attività di istruzione e/o di formazione professionale disaggregate per alcune caratteristiche sociodemografiche.

    La serie di tavole si chiude con il capitolo contenente alcune informazioni familiari, che riguardano da un lato i livelli di presenza delle famiglie sul mercato del lavoro secondo la tipologia familiare, dall’altro tavole riferite ai coniugi/conviventi e, infine, i tassi di attività, occupazione e disoccupazione secondo la condizione individuale all’interno del nucleo familiare.
    In seguito alla ristrutturazione dell’indagine a partire dal 2004, i dati contenuti in queste tavole non sono confrontabili con quelli di media annua pubblicati antecedentemente al 2004.

    da: Rilevazione sulle forze di lavoro.


    FORMULARIO COMMENTATO DELLA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA Aggiornato al D.L. 225/2010 (Decreto Milleproroghe) convertito con modifiche in L. 10/2011 di B. Nigro, L. Nigro, Maggioli editore

    Aggiornato al D.L. 225/2010
    (Decreto Milleproroghe) convertito con modifiche
    in L. 10/2011
    FORMULARIO COMMENTATO DELLA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA
    Cinquantatre modelli
    di atti a disposizione
    di mediatori, conciliatori
    e consulenti delle parti
    FORMULARIO COMMENTATO DELLA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA
    Dallo scorso 21 marzo 2011, il passaggio attraverso uno dei 179 organismi di mediazione finora accreditati dal Ministero della Giustizia è condizione di procedibilità per la maggior parte delle materie previste dal D.Lgs. 28/2010: diritti reali, locazione, comodato, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, affitto di aziende, risarcimento del danno da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, mentre arriverà tra 12 mesi l’obbligatorietà per le controversie in tema di condominio e di risarcimento danni da circolazione di veicoli e natanti.

    Questo nuovo Formulario fornisce ai media-conciliatori e ai consulenti tecnico-legali delle parti cinquantatre formule commentate da utilizzare per formalizzare le risultanze sostanziali e procedurali dell’attività svolta, con pratica tabella riassuntiva degli argomenti trattati e dei modelli corrispondenti.

    Ognuno dei 53 schemi di atti - di seguito elencati – è facilmente compilabile, modificabile e stampabile con l’apposto Cd-Rom allegato al volume:

    1.
    Istanza di mediazione
    1. L’informativa al cliente e i benefici fiscali.
    2. Atto notorio per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per il procedimento di mediazione.
    3. Schema tipo di istanza di mediazione.
    4. Istanza di mediazione a firma congiunta delle parti.

    2.
    Controversie civili e commerciali
    1. Istanza di mediazione in materia di controversie condominiali.
    2. Istanza di mediazione per contenzioso inerente la proprietà immobiliare.
    3. Istanza di mediazione per divisione di comunione.
    4. Istanza di mediazione in materia di successione.
    5. Istanza di mediazione in materia di patti di famiglia.
    6. Istanza di mediazione in materia di locazione.
    7. Istanza di mediazione in materia di comodato.
    8. Istanza di mediazione in materia di affitto di azienda.
    9. Istanza di mediazione in materia di risarcimento danni da circolazione stradale.
    10. Istanza di mediazione in materia di risarcimento danni per responsabilità medica.
    11. Istanza di mediazione in materia di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa.
    12. Istanza di mediazione in materia di contratto di assicurazione.
    13. Istanza di mediazione in materia di contratti bancari.
    14. Istanza di mediazione per controversia fra risparmiatore e investitore.

    3.
    Condizioni di procedibilità e rapporti con il processo
    1. Comparsa di costituzione del convenuto con eccezione di improcedibilità per mancato esperimento del tentativo di mediazione.
    2. Provvedimento del giudice di fissazione del termine per esperire il procedimento obbligatorio di mediazione.
    3. Fissazione di termine per completare la procedura di mediazione già proposta.
    4. Invito nel giudizio di appello a esperire la procedura di mediazione.
    5. Mediazione obbligatoria prevista dalla volontà contrattuale delle parti.

    4.
    Procedimento di mediazione
    1. Designazione del mediatore e fissazione dell’incontro.
    2. Nomina di mediatori ausiliari.
    3. Nomina di ausiliario tecnico del mediatore.
    4. Verbale di mediazione con proposta di conciliazione del mediatore e rinvio per la definizione.
    5. Accettazione o rifiuto delle parti della proposta.
    6. Verbale negativo per assenza ingiustificata di una parte.
    7. Verbale negativo per mancato accordo fra le parti.
    8. Verbale di raggiungimento dell’accordo amichevole con il testo dell’accordo.

    5.
    Omologazione del verbale di accordo
    1. Istanza di omologazione.
    2. Omologazione del presidente del tribunale.
    3. Omologazione di verbale di accordo di controversia transfrontaliera.

    6.
    Titolo esecutivo ed esecuzione
    1. Diffida stragiudiziale per la mancata esecuzione dell’accordo.
    2. Atto di precetto (pagamento di somme) per l’esecuzione dell’accordo.
    3. Atto di precetto (obbligo di fare) per l’esecuzione dell’accordo.
    4. Iscrizione di ipoteca giudiziale.
    5. Ricorso giudiziario per la fissazione delle modalità dell’esecuzione forzata.

    7.
    Mediazioni disciplinate da leggi speciali
    1. Class action.
    2. Codice del consumo.
    3. Controversie transfrontaliere.
    4. Clausole contrattuali.
    5. Telefonia.
    6. Banche.

    8.
    Organismi di mediazione ed obblighi del mediatore
    1. Costituzione dell’organismo di mediazione.
    2. Regolamento dell’organismo di mediazione e codice etico.
    3. Domanda di ammissione alle liste dei mediatori.
    4. Autocertificazione di onorabilità.
    5. Dichiarazione di disponibilità per il mediatore.
    6. Dichiarazione di rispetto dell’obbligo di imparzialità del mediatore.
    7. Istanza di sostituzione del mediatore per violazione degli obblighi di imparzialità.
    8. Istanza di accesso ai documenti del procedimento di mediazione.

    »
    Appendice legislativa.

    B. NigroL. Nigro, Avvocati, esperti in formulari giuridici.


    FORMULARIO COMMENTATO DELLA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA
    Maggioli Editore – II edizione aprile 2011 – con Cd-Rom
    Pagine 260 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6679.7



    Francis Bacon: Diffama sempre il tuo nemico. Vedrai che qualcosa resta nella memoria della gente.

    Diffama sempre il tuo nemico. Vedrai che qualcosa resta nella memoria della gente.
    Francis Bacon

    Tipi di ascolto secondo Roland Barthes

    Barthes ha distinto tra tipi di ascolto:

    quello degli indizi sonori, dei nostri progenitori, animali e primati: l’ascolto come allarme.

    L’ascolto come decifrazione: è l’ascolto dell’uomo, decifra e interpreta.

    E l’ascolto «applicato»: l’atto intenzionale dell’ascolto, fenomeno del tutto moderno. Questo tipo di ascolto, quello contemporaneo, è tuttavia ancora un ascolto panico: aperto a tutte le forme di ascolto. Qui siamo vicini all’ascolto delle spie, delle talpe.

    Parlando di questo terzo ascolto Barthes ha scritto che non c’è più da una parte chi si confida, confessa, e dall’altra chi ascolta, tace, sanziona, valuta: ciascuno è nello stesso tempo ascoltato e a sua volta ascolta. La contemporaneità è dunque il paradiso delle spie?

    Barthes parla di «ascolto libero», un ascolto che circola e scambia, quindi disgrega con la sua mobilità la rete rigida degli antichi luoghi d’ascolto: il carcere, il confessionale, la camera da letto.


    David Frost: a televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa

    La televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa

    Frost David


    Relazioni e potere: Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus) di Fedro

    Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
    Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.
    Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”
    L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”
    “E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.
    “Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.
    “Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.
    Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.
    Il lupo e l’agnello
    Lupus et agnus
    di Fedro

    Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.

    Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?” L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”"E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.”Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.”Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.

    Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus)  di Fedro


    Giuseppe Pontiggia: “Parliamoci chiaro”

    “Parliamoci chiaro”
    Ho sempre temuto questa frase, che non è mai un invito alla trasparenza, ma l’apertura delle ostilità

    PONTIGGIA Giuseppe


    Citazione, in Nicolas Pethes, Jens Ruchatz (edizione italiana a cura di Andrea Borsari, Dizionario della memoria e del ricordo, Bruno Mondadori, 2002, pagg. 87-89

    Citazione: motivo linguistico, figurativo o sonoro tratto da un contesto estraneo, quindi facilmente riconoscibile, e inserito in un contesto attuale.
    La citazione è uno dei concetti con cui convenzionalmente si indica la memoria intertestuale dei testi nella filologia tradizionale. Un altro “interlocutore”, assente, viene destato ed evocato nel proprio discorso.
    Nel Medioevo e nell’Antichità si citava “a senso”, non letteralmente – e quindi propriamente in modo “errato” – invece, a partire dal XVI secolo, le virgolette indicano la letteralità dell’estratto. Attraverso la citazione un testo dichiara di richiamarsi all’autorità di un altro e interpreta un presente trascorso come tuttora efficace.
    La citazione è una modalità di formazione della memoria attraverso la ripetizione. Essa è attestata e messa a disposizione in raccolte o antologie di citazioni, i “luoghi”, in cui la circolazione della citazione si sedimenta ed emerge la tensione tra ripetitività e ricercatezza. Nella misura in cui la citazione fa tornare presente il passato inserendolo in un nuovo contesto essa può fungere da caso paradigmatico, o addirittura da modello del ricordo in generale.
    La facile citabilità e la dignità di citazione indicano due aspetti della citazione come modalità di trasmissione culturale.
    Il primo aspetto corrisponde alla forma con cui qualcosa si insinua nella memoria. Si indica con essa una sorta di posteriorità di ciò che viene ricordato: tale posteriorità non è un presupposto, ma piuttosto un effetto della citazione
    Il secondo aspetto è un modo dell”auctoritas, di quell’autorità che attraverso la citazione viene chiamata in causa e così trasferita sulla citazione stessa. L’atto di citare esibisce e dimostra il suo presupposto: la disponibilità di ciò che viene richiamato e ripetuto e l’autorità del discorso citato. Ciò che viene presentificato nella citazione racchiude un presente che solo la citazione conquista e che non è dato prima della ripetizione in essa: una presenza che si da a posteriori, postuma.
    Nella citazione l’evocazione del ricordo è un “travisare”, il contesto da cui la citazione è tratta viene spezzato e la citazione ne viene estrapolata per poter essere conservata e quindi poter tornare in uso.
    W. Benjamin ha proposto una formula per indicare questo nesso di distruzione e permanenza:
    «alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri le situazioni, mettendole a disposizione e liquidandole» (in II carattere distruttivo).
    In quanto citazioni le parole o le frasi sono svincolate dal contesto in cui generano senso. Trasferito e inserito in un’altra costellazione ciò che viene citato diviene leggibile tramite il testo in cui è citato, stabilendo nuove connessioni e acquisendo un nuovo contesto. Anche la scrittura della storia può essere definita – in senso lato – come una forma di «citazione» attraverso cui
    «quello che di volta in volta è l’oggetto storico viene strappato al suo contesto»
    (Benjamin, I passages di Parigi)
    e in tal modo conservato per divenire finalmente leggibile.
    La dignità di citazione e la facile citabilità impostano la differenza fra la consacrazione di un nome attraverso la citazione e l’anonimità della citazione.
    Come topos, fra l’attribuzione di autorità attraverso la voce di una personalità del passato e l’anonimato di ciò che viene semplicemente ripetuto. Ciò che viene citato abbastanza di frequente non esige più alcuna autorità alle spalle, ma piuttosto una ricorrenza, che lo rende un luogo comune, e una ripetibilità (meme).
    Il “detto proverbiale” può anche aver conservato nel lessico delle citazioni il riferimento alla fonte originaria , tuttavia, più è proverbiale, meno fa riferimento a quest’origine.
    La citazione è una cerniera fra passato e presente nella misura in cui interrompe il discorso presente per richiamare il passato e inserirlo come frammento. La condizione interessa il discorso attuale, ma mantiene lo stesso la possibilità, che le aleggia intorno come uno spettro, di un’ulteriore penetrazione del testo attraverso altri discorsi.
    In: Nicolas Pethes, Jens Ruchatz (edizione italiana a cura di Andrea Borsari, Dizionario della memoria e del ricordo, Bruno Mondadori, 2002, pagg. 87-89

    Citazione: motivo linguistico, figurativo o sonoro tratto da un contesto estraneo, quindi facilmente riconoscibile, e inserito in un contesto attuale. La citazione è uno dei concetti con cui convenzionalmente si indica la memoria intertestuale dei testi nella filologia tradizionale. Un altro “interlocutore”, assente, viene destato ed evocato nel proprio discorso. Nel Medioevo e nell’Antichità si citava “a senso”, non letteralmente – e quindi propriamente in modo “errato” – invece, a partire dal XVI secolo, le virgolette indicano la letteralità dell’estratto. Attraverso la citazione un testo dichiara di richiamarsi all’autorità di un altro e interpreta un presente trascorso come tuttora efficace. La citazione è una modalità di formazione della memoria attraverso la ripetizione. Essa è attestata e messa a disposizione in raccolte o antologie di citazioni, i “luoghi”, in cui la circolazione della citazione si sedimenta ed emerge la tensione tra ripetitività e ricercatezza. Nella misura in cui la citazione fa tornare presente il passato inserendolo in un nuovo contesto essa può fungere da caso paradigmatico, o addirittura da modello del ricordo in generale.La facile citabilità e la dignità di citazione indicano due aspetti della citazione come modalità di trasmissione culturale.Il primo aspetto corrisponde alla forma con cui qualcosa si insinua nella memoria. Si indica con essa una sorta di posteriorità di ciò che viene ricordato: tale posteriorità non è un presupposto, ma piuttosto un effetto della citazione Il secondo aspetto è un modo dell”auctoritas, di quell’autorità che attraverso la citazione viene chiamata in causa e così trasferita sulla citazione stessa. L’atto di citare esibisce e dimostra il suo presupposto: la disponibilità di ciò che viene richiamato e ripetuto e l’autorità del discorso citato. Ciò che viene presentificato nella citazione racchiude un presente che solo la citazione conquista e che non è dato prima della ripetizione in essa: una presenza che si da a posteriori, postuma.Nella citazione l’evocazione del ricordo è un “travisare”, il contesto da cui la citazione è tratta viene spezzato e la citazione ne viene estrapolata per poter essere conservata e quindi poter tornare in uso.W. Benjamin ha proposto una formula per indicare questo nesso di distruzione e permanenza: «alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri le situazioni, mettendole a disposizione e liquidandole» (in II carattere distruttivo). In quanto citazioni le parole o le frasi sono svincolate dal contesto in cui generano senso. Trasferito e inserito in un’altra costellazione ciò che viene citato diviene leggibile tramite il testo in cui è citato, stabilendo nuove connessioni e acquisendo un nuovo contesto. Anche la scrittura della storia può essere definita – in senso lato – come una forma di «citazione» attraverso cui «quello che di volta in volta è l’oggetto storico viene strappato al suo contesto» (Benjamin, I passages di Parigi) e in tal modo conservato per divenire finalmente leggibile.La dignità di citazione e la facile citabilità impostano la differenza fra la consacrazione di un nome attraverso la citazione e l’anonimità della citazione. Come topos, fra l’attribuzione di autorità attraverso la voce di una personalità del passato e l’anonimato di ciò che viene semplicemente ripetuto. Ciò che viene citato abbastanza di frequente non esige più alcuna autorità alle spalle, ma piuttosto una ricorrenza, che lo rende un luogo comune, e una ripetibilità (meme).Il “detto proverbiale” può anche aver conservato nel lessico delle citazioni il riferimento alla fonte originaria , tuttavia, più è proverbiale, meno fa riferimento a quest’origine. La citazione è una cerniera fra passato e presente nella misura in cui interrompe il discorso presente per richiamare il passato e inserirlo come frammento. La condizione interessa il discorso attuale, ma mantiene lo stesso la possibilità, che le aleggia intorno come uno spettro, di un’ulteriore penetrazione del testo attraverso altri discorsi.
    In: Nicolas Pethes, Jens Ruchatz (edizione italiana a cura di Andrea Borsari, Dizionario della memoria e del ricordo, Bruno Mondadori, 2002, pagg. 87-89


    Blog e parole attraverso Fosco e Dacia Maraini

    “Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo

    “Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore

    Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.

    “Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento. Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]

    … Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.

    Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.

    Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.

    Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.

    … La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie.

    … Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]

    … Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.

    Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.

    … La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca. Tale la troviamo in questa fànfola:

    Il giorno ad urlapicchio

    Ci son dei giorni smègi e lombidiosi

    col cielo dagro e un fònzero gongruto

    ci son meriggi gnàlidi e budriosi

    che plògidan sul mondo infrangelluto,

    ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi

    un giorno tutto gnacchi e timparlini,

    le nuvole buzzìllano, i bernecchi

    ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

    è un giorno per le vànvere, un festicchio

    un giorno carmidioso e prodigiero,

    è il giorno a cantileni, ad urlapicchio

    in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

    Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.

    “cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi

    La fànfola è una forma dialettale,  un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze. Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.

    … Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.

    … E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il “posto”. (T.S. Eliot)

    Così  Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”

    Allora:

    “Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo

    “Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.

    Non vi sembra una “fànfola”?


    Sui Blog: conversazioni di qualche anno fa (2006)


    In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.

    Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.

    Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.

    Paolo a Ruckert  Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione. Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con  l’illuminismo francese. Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”. Così i tuoi foglietti ne cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri … Una grandissima

    rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamante che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.

    Ruckert:  l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali. Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao :)

    Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali” E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? LE autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire. Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.

    Ciao, Amalteo

    Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?

    Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo. E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945). Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte. Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta. La televisone fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sul’intelligenza associativa. Ciao e grazie per gli stimoli a pensare

    Ruckert:  Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole. Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più  numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità. Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello. E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti? Ciao :)

    Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”. Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva. La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali. Ti sei costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti. Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto. ciao, a presto

    MariaPrivi  ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro. Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.Solo un momento per conversare. Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti. Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate.

    Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti – vedi da me: Come muore la mia terra-. Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo. Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione. Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.

    Paolo  condivisione piena, cara mariaprivi. Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog. Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).

    Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.

    Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto



    tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare

    “Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare.

    Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile.

    Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare”

    Massimo Cacciari


    adattarsi, di Roger – Pol Droit

    Sistemare una stanza

    Durata: intermittente Materiale: alcune stanze Effetto: adattarsi

    Moquette e carta da parati, piastrelle e intonaco, impianto elettrico, fasci di luce, porte, finestre, tende, cuscini,

    mobili, piante… Bisogna decidere il posto degli oggetti, il colore e lo stile. Ciò che è interessante è che non si sa

    come fare. Imparate ad ascoltare quello che dice la stanza. Ogni luogo vuole una certa forma e una certa

    sistemazione. Non si può averne una conoscenza globale né razionale. È come se in ogni posto lo spirito del luogo

    parlasse una propria lingua, che voi dovete imparare utilizzando le vostre risorse. Bisogna quindi lasciarsi

    impregnare dalle caratteristiche del luogo: volume, luci, superfici, materiali, trama. E poi procedere a tentoni.

    Una buona sistemazione non nasce mai da una prima intuizione. Bisogna procedere per approssimazione, passo

    dopo passo, per tentativi ed errori. Saper tacere e dimenticare, riscoprire, agire al di là delle parole e delle

    rappresentazioni. Non completamente in modo teorico e astratto. Posate un colore e gli altri tutt’intorno si

    trasformano. Mettete un mobile e i volumi cambiano, talvolta anche i colori e le luci. Ogni cosa è sempre in stretto

    rapporto con il resto. Per questo non dovete lasciarvi ingannare, quando non conoscete esattamente l’itinerario da

    seguire.

    L’esperienza obbedisce a regole ogni volta diverse. Voi dovete lasciar fare e agire al tempo stesso. Siete voi al

    centro delle manovre, ma avrete successo se non im¬porrete nulla. D’altro canto le conseguenze di questa relativa

    passività saranno in ragione di quello che siete. Ciò che il luogo suggerisce, ciò che esige su misura non è

    evidentemente identico per tutte le persone: il luogo è la guida, ma siete voi il conducente e non qualcun altro. Non

    state quindi soltanto arredando una stanza, ma anche voi stessi.

    Questa esperienza vi insegna che siete parte integrante dell’ambiente che vi circonda. Non un attore, o un

    architetto, insomma una volontà esterna che decide solo delle apparenze. Siete un elemento della stanza ed essa

    diventa uno degli elementi del vostro essere. Se qualcuno vi dice «come è bella la tua casa», potrete percepirla

    come una banalità oppure pensare che la verità alla lunga produce qualche effetto.

    Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli, 2001


    Citazione

    Alla radice del verbo citare troviamo questi significati: “muovere, chiamare”;  “porre in movimento”.

    La citazione è, dunque,  un testo breve che punta a muovere chi ne resta colpito suo piano emotivo e intellettuale.


    Emily Dickinson: la parola

    Alcuni dicono che

    quando è detta

    la parola muore.

    Io dico invece che

    proprio quel giorno

    comincia a vivere

    Emily Dickinson, Silenzi: 1212


    Regione Lombardia: Riparto sanità, 353 milioni più del 2010

    La Lombardia avrà a disposizione 17 miliardi e 51 milioni di euro per il funzionamento della sanita e dei servizi socio sanitari per l’anno 2011.

    E’ quanto stabilito dall’accordo sul riparto del Fondo Sanitario Nazionale ufficializzato oggi a Roma nel corso della conferenza Stato-Regioni. Per Regione Lombardia, che aumenta la propria disponibilita finanziaria per la sanità di 353 milioni di euro rispetto al 2010, la trattativa e stata condotta dall’assessore alle Finanze Romano Colozzi, su delega del Presidente Roberto Formigoni.

    “L’accordo non era affatto scontato – spiega il Presidente Fomigoni – Le Regioni sono arrivate ad un’intesa difficile dimostrando ancora una volta una maturità istituzionale notevole che ha permesso di superare difficoltà e posizioni apparentemente inconciliabili.

    “Nel corso della trattativa – spiega l’assessore Romano Colozzi – il rischio di rottura si é manifestato in più di una occasione. Ma ha prevalso il senso di responsabilita. La Lombardia ha ottenuto un ottimo risultato, pur mantenendo il proprio impegno solidale nei confronti delle Regioni in difficolta e per la tenuta del sistema”.

    da: Regione :: Riparto sanità, 353 milioni più del 2010.


    Sto con il presidente Napolitano: “nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’ amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni”

    Il prossimo 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi
    di tale matrice. Quest’anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche. Le sarò perciò grato se – a mio nome – vorrà invitare alla cerimonia i famigliari dei magistrati uccisi e, assieme, i presidenti e i procuratori generali delle Corti di Appello di Genova, Milano, Salerno e Roma, vertici distrettuali degli uffici presso i quali prestavano la loro opera Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione”.

    “La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta “Associazione dalla parte della democrazia”, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’ amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti”.

    Giorgio Napolitano

    Sto con il presidente Napolitano

    Lettera Napolitano – Repubblica.it.


    Anziani oggi. Il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società”, convegno, Stresa, 20 maggio 2011

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    Anziani Oggi
    Il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società
    convegno nazionale

    Stresa – Hotel Regina Palace
    Venerdì 20 maggio 2011
    ore 9.30-17.00



    Chi sono gli anziani oggi? Soggetti di assistenza o cittadini a pieno titolo che sostengono con il loro apporto le generazioni più giovani e la società più in generale?
    In Italia gli anziani rappresentano il 20,3% della popolazione, oltre 12 milioni di abitanti, e non possiamo pensare di inquadrarli in un’unica fotografia. Gli anziani vanno assistiti quando non sono più autosufficienti, il nostro sistema di welfare e le nostre famiglie di questa assistenza devono farsi carico. Ma quale ruolo attendersi da coloro che sono potenzialmente attivi? Cosa è legittimo sperare o addirittura pretendere? Le immagini veicolate da televisione e carta stampata sono in grado di rispecchiare le aspettative, i bisogni e le ambizioni degli anziani di oggi? Le politiche locali sanno dare spazio al potenziale espresso da questa nuova generazione? Esistono percorsi di preparazione al pensionamento che sappiano supportare le persone che si affacciano alla pensione?
    Di questi temi si dibatterà durante il convegno, organizzato dalla Provincia del Verbano, Cusio e Ossola e dal Centro Maderna – unica struttura di documentazione sulla condizione anziana in Italia – che darà l’occasione per lanciare la prima edizione del concorso nazionale di cortometraggi Il vecchio corto, pensato per stimolare la produzione di opere originali che sappiano promuovere un’immagine positiva dell’anziano.


    Programma

    8.30- 9.30
    Registrazione partecipanti

    9.30- 9.45
    Saluto delle Autorità

    9.45-10.00
    Apertura e introduzione dei lavori del Presidente della Provincia del VCO
    Massimo Nobili

    10.00-10.30
    Salute: prevenzione sociale e sanitaria
    Marco Trabucchi

    10.30-11.00
    Il ruolo degli anziani nella società e nella famiglia
    Francesco Belletti

    11.00-11.30
    Coffee break

    11.30-12.10
    Il ruolo dei nonni nella famiglia di oggi
    Silvia Vegetti Finzi

    12.10-12.40
    Quando i genitori invecchiano… e siamo già anziani: il progetto europeo RING – TransferRING Supports for Caregivers
    Cristiana Bianchi
    Nicoletta Nicoletti

    12.40-13.00
    Il sostegno ai familiari dei malati di Alzheimer: l’esperienza dell’ASL del VCO
    Fabio Di Stefano

    Dibattito

    Modera: Maurizio De Paoli

    13.00-14.30
    Pausa pranzo

    14.30-15.00
    Non è mai troppo presto né troppo tardi per cominciare a filosofare
    Romano Madera

    15.00-15.30
    Prepararsi al pensionamento. Dalla storia di vita al progetto di vita
    Dante Bellamio
    Domitilla Melloni

    15.30-15.50
    Il valore economico del lavoro degli anziani
    Giuseppe Altamore

    15.50.16.10
    Gli anziani nello sport: lo sguardo di un’olimpionica e le testimonianze di due grandi vecchi
    Guidina dal Sasso

    16.10-16.30
    Social Housing: nuove prospettive per chi invecchia
    Giordana Ferri

    16.30-16.40
    Lancio del concorso di cortometraggi “Il vecchio corto”
    Massimo Nobili

    16.40-17.00
    Dibattito

    17.00
    Chiusura dei lavori
    E’ stato invitato un rappresentante del governo

    Modera: Anna Maria Melloni


    Info:

    Centro Maderna
    tel. 0323 934663 - email: segreteria@anzianioggi.org


    infermieri e fisioterapisti possono erogare specifici servizi all’interno delle farmacie

    Dal 4 maggio prossimo infermieri e fisioterapisti possono erogare specifici servizi all’interno delle farmacie: è quanto dispone il Decreto emanato dal Ministro della Salute, Fazio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 19 aprile 2011. Le prestazioni possono essere erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale, sotto la vigilanza dei preposti organi regionali, previa prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Presso le farmacie sono erogabili dagli infermieri: supporto alle determinazioni analitiche di prima istanza, rientranti nell’ambito dell’autocontrollo; effettuazione di medicazioni e di cicli inattivi intramuscolo; attività concernenti l’educazione sanitaria e la partecipazione a programmi di consulenza, anche personalizzato; iniziative finalizzate a favorire l’aderenza dei malati alle terapie. A domicilio del paziente sono erogabili dagli infermieri, le prestazioni prescritte dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Da parte sua, il fisioterapista può erogare all’interno della farmacia la definizione del programma prestazionale volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo; l’attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive e viscerali; la verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale. Alle farmacie è fatto obbligo di rispettare tutti i requisiti relativi ai settori professionali, sanitari e tecnico-strutturali, previsti dalla normativa statale, regionale e comunale vigente.


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