Leonora Cupane, PRENDERSI CURA DEI CHIAROSCURI- LA POESIA COME ARMONIA DEI CONTRASTI La Spezia, 27-29 maggio 2011

PRENDERSI CURA DEI CHIAROSCURI- LA POESIA COME ARMONIA DEI CONTRASTI
La Spezia, 27-29 maggio 2011
Laboratorio intensivo di scrittura autobiografica poetica a cura di leonora Cupane, specialista in metodologie autobiografiche diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari ed esperta in poetry therapy

La poesia è un linguaggio “che cura”, perché riesce a ricomporre in una totalità armonica corpo e mente, parola e silenzio, pieno e vuoto, libertà e ordine, profondità e superficie, vicino e lontano, io e mondo, e ogni altra polarità alla base della nostra vita: ciò non in virtù di fenomeni misteriosi e insondabili, ma tramite gli strumenti specifici di cui essa è dotata (ritmo, musicalità, metafore e similitudini, assonanze e rime, ossimori, sinestesie…) la cui caratteristica comune è quella di trasformare creativamente i conflitti, costruendo incessantemente ponti tra elementi diversi, lontani, opposti, e rivelando fra essi parentele e somiglianze nascoste, profonde: la “struttura che connette” di cui parla Gregory Bateson.
In questo laboratorio proveremo a raccontarci, a scrivere delle “polarità” che caratterizzano la nostra esistenza e il nostro modo di essere, sperimentando i molti modi attraverso cui il linguaggio poetico può aiutarci a riconnetterle. Trasformeremo i contrasti in chiaroscuri preziosi che daranno profondità e leggerezza alle nostre scritture.

Date: 27, 28, 29 maggio 2011

Orari: 27 maggio, venerdì: 15.30 – 19.30
28 maggio, sabato: 10-13.30 e 15-19.00
29 maggio, domenica: 9.30-13.30

Costo: 110 euro. Per chi ha partecipato al laboratorio di Genova di marzo 2011: 100 euro.

Numero massimo di partecipanti: 18.

Per informazioni e /o iscrizioni:
Alfonso Pierro, tel. 347-7586789
mail: baol1983@libero.it


Google, Facebook e Social Network. La Privacy nelle tecnologie del Web.2, da Report 10 aprile 2011

GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE SU:http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ff4d4e6e-4cd7-4d1c-9f6…

10/04/2011 Report – Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie?


P. Peruzzi, cooperativa sociale Koinè, NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO. L’innovazione nel campo dei servizi agli anziani, Maggioli editore

L’innovazione
nel campo dei servizi
agli anziani
NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO Nuovi approcci
allo sviluppo
della cooperazione sociale
e del welfare locale

NON AUTOSUFFICIENZA
E TERRITORIO

Nonostante l’ampiezza del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione sia di tutta evidenza, si registra la tendenza a sottovalutare l’importanza della prevenzione tanto nell’area degli anziani autonomi quanto in quella della cosiddetta fragilità.

L’offerta di accudimento domestico e assistenza domiciliare è appropriata? I programmi per integrare la disponibilità di collaboratrici familiari con quella del personale sociale e sanitario sono sufficienti? E le strutture per gestire le fasi acute? Qual è il livello quantitativo e qualitativo dell’offerta residenziale?

E’ in quest’ambito che si inscrive il percorso di ricerca-azione illustrato dal presente volume: un complesso e articolato piano per approfondire la lettura dei fenomeni e delineare possibili strategie di uscita e, nel contempo, dar luogo a politiche e modelli innovativi di qualità replicabili sul territorio.

Espone fra l’altro il progetto sperimentale di una piccola residenza socio-sanitaria per persone non autosufficienti nonché le linee e le caratteristiche di una missione locale di sviluppo finalizzata ad attivare un’articolata rete di nuove residenze sociali che risponda al meglio ai bisogni della comunità e nel contempo a creare opportunità aggiuntive di lavoro regolare e qualificato nel territorio.

Utile sussidio per Enti locali ed Imprese cooperative per dar corso all’attivazione di piccole residenze sociali, il volume si presenta così organizzato:

1.
Analisi delle evidenze
› Tendenze di carattere generale.
› Una simulazione della situazione locale.
› Lettura critica dell’esistente. Rete dei servizi del territorio: • Rete delle RSA. • Economia complessiva del sistema delle RSA. • Rette sociali nelle RSA. • Quote sanitarie nelle RSA. • Classi dimensionali delle RSA e prezzi rimessi all’utenza. • Moduli specialistici (Alzheimer, motori, cure intermedie). • Rete delle Residenze Assistite (RA). • Rete dei centri diurni. • Panoramica di sintesi. • Economia dei servizi e spesa capitaria per residente.

2.
Quadro normativo regionale: una lettura critica.

3.
Politica e programmi per la popolazione anziana
› Cosa fare, dunque?
› Metodi e strumenti di lavoro.
› Alcuni percorsi progettuali: Percorso n. 1. Promuovere il benessere psicofisico e relazionale. Percorso n. 2. Prevenzione di decadimento, degrado e isolamento.Percorso n. 3. Sperimentare e modellizzare la residenzialità sociale.

4.
Un progetto di buona innovazione: la Casa di Michele
› Localizzazione e caratteristiche fisiche.
› Modello gestionale.
› Risorse umane.
› Obiettivi della gestione.
› Economia della gestione della Casa di Michele.
› Idea di qualità, monitoraggio e valutazione.
› Esiti della valutazione del primo anno di attivazione della struttura.

5.
Per una missione locale di sviluppo nei servizi agli anziani
› Analisi quantitativa della domanda potenziale.
› Logica e senso della missione locale di sviluppo.
› Caratteristiche strutturali dei nuovi servizi da attivare.
› Volume degli investimenti connesso alla realizzazione del piano.
› Modelli di gestione dei nuovi servizi.
› Volumi economici della gestione dell’azione.
› Ricadute occupazionali connesse all’attuazione dell’azione.
› Una sinergia tra imprese e territorio.

A cura di P. Peruzzi, Direttore generale di Koinè – cooperativa sociale di tipo A – per la quale svolge anche attività di progettazione, ricerca sociale e valutazione.


NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO
Maggioli Editore – Novità aprile 2011
Pagine 202 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6638.X


Fondamentalismo islamista e morti parallele: Vittorio Arrigoni (2011) e Daniel Pearl (2002). Entrambi dentro il ciclo geopolitico 11 settembre 2001-?

Vittorio Arrigoni, l’attivista pacifista rapito giovedì a Gaza City da un commando di estremisti salafiti (vicini ad Al Qaeda e nemici perfino di Hamas)  è stato trovato morto nella nottata tra giovedì e venerdì in una casa abbandonata di Gaza City. Arrigoni, che viveva nella Striscia dal 2008, sarebbe stato soffocato.

Questo fatto della lotta politica mi ha ricordato il lento assassinio del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl rapito, imprigionato e brutalmente assassinato in Pakistan nel gennaio 2002 per tre concomitanti motivi:

  • era americano,
  • era ebreo
  • e stava raccogliendo informazioni sulla collusione fra Al Quaeda e il Pakistan per l’uso delle armi atomiche e biologiche. Come dessert, dopo l’antipasto delle torri gemelle.

Appunto qui un estratto dello straordinario libro di filosofia/giornalismo:
Bernard – Henry Lévy, Chi ha ucciso Daniel Pearl?, Rizzoli 2003.
Tanto per ricordare con chi abbiamo a che fare a partire dal ciclo geopolitico 11 settembre 2001 – ?.

«Ripeti con me» gli dice allora Bukhari estraendo un foglio dalla tasca. Fa cenno di alzarsi a uno degli yemeniti, che ha in mano una videocamera che Danny, infastidito dal su­dore che gli cola tra le ciglia e si mescola alle lacrime acce­candolo, scambia inizialmente per l’arma che dovrà ucci­derlo.

«”Mi chiamo Daniel Pearl, sono un ebreo americano e vivo a Encino, in California.“»

Daniel ripete. È indolenzito e senza fiato, ma ripete.

«Devi dire: “Per parte di padre provengo da una famiglia di sionisti, mio padre è ebreo, mia madre è ebrea, io sono ebreo”.»

Dunque questa frase, dettata da un Bukhari improvvisa­mente comprensivo, quasi umano, con la mano sul mento come se tutta la scena fosse per lui motivo di riflessione.

«Noi americani non possiamo continuare a pagare per la politica del nostro governo

Poi quest’altra sequela, una a una, con pazienza, come si fa con un bambino: «L’appoggio incondizionato a Israele… Ventiquattro veti per giustificare i massacri di bambini in­nocenti… L’appoggio ai regimi dittatoriali del mondo arabo e musulmano… La presenza americana in Afghanistan…».

Eccoci. È finita. Lo yemenita spegne la videocamera.

Gli permetteranno di sedersi, adesso? Gli daranno un po’ d’acqua? Sta tanto male.

È a quel punto che si verifica un evento straordinario.

Bukhari va a regolare la fiamma dei lumi a petrolio che di colpo proiettano una luce molto più viva.

Da un ordine perentorio a Fazal che, da quando erano entrati nella stanza, si era collocato nell’angolo insieme agli yemeniti, rannicchiato su se stesso come se avesse freddo. Subito l’uomo si alza e va a piazzarsi direttamente alle sue spalle, con gli occhi fissi e spalancati.

A un suo segnale, anche gli altri pachistani si alzano in si­lenzio, ed escono. Danny intravede appena, dietro la porta subito richiusa, un bagliore d’alba, un grande cielo in movi­mento, un volo d’uccelli che si disperdono. Percepisce ap­pena, sul proprio corpo tumefatto dai colpi, la benefica fre­schezza della prima brezza che annuncia il sorgere del sole.

Oltre a Fazal Karim, nella stanza restano soltanto il ca­meraman yemenita, che si affanna intorno alla videoca­mera, e gli altri due yemeniti, che estraggono il pugnale dal fodero e si alzano in piedi: uno va a collocarsi alle sue spalle, accanto a Fazal Karim, l’altro alla sua sinistra, vicinissimo, quasi incollato a lui, con l’arma nella mano destra.

Di colpo Danny la scorge.

Fino a quel momento non aveva potuto vederla perché era in ombra, e comunque senza occhiali non ha mai visto a più di due metri di distanza.

Vede gli occhi dell’uomo brillanti, febbrili, troppo affos­sati nelle orbite, stranamente supplichevoli: per un attimo si chiede se non sia stato drogato anche lui.

Vede il mento fiacco, le labbra agitate da un lieve tre­molio, le orecchie troppo grandi, il naso ossuto, i capelli radi e neri, color catrame.

Vede la mano, grande, vellutata, con le nocche nodose, le unghie nere e una lunga cicatrice, granulosa, che corre dal pollice al polso e sembra tagliare la mano in due.

Infine vede il coltello. Non aveva mai guardato un coltello così da vicino, pensa tra sé. Il manico di corno di ‘ vacca. Il cuoio. Una scheggiatura in prossimità del manico. Un po’ di ruggine. E poi un’altra cosa: lo yemenita tira su con il naso. Strizza l’occhio e contemporaneamente, come se tenesse il tempo, non smette di tirare su con il naso. Che abbia il raffreddore? No, è un tic. Pensa: «Che strano, è la prima volta che vedo un musulmano con un tic». Pensa anche tra sé: «Gli antichi carnefici… era una buona idea mascherare gli antichi carnefici, incappucciarli...». Fa caldo. Gli duole la testa. Ha una gran voglia di dormire.

La spia verde della videocamera si accende.

Fazal gli si pone di fronte, gli lega i polsi, e poi, tornato alle sue spalle, gli afferra saldamente i capelli.

La nuca, pensa Danny scuotendo il capo per tentare di divincolarsi. Il centro della voluttà, il peso del mondo, l’oc­chio nascosto del Talmud, l’ascia del boia.

Gli occhi di quest’uomo, pensa ancora mentre guarda lo yemenita con il coltello. Per una frazione di secondo i loro sguardi si incrociano, e capisce, in quell’istante, che quel­l’uomo sta per sgozzarlo.

Quando lo yemenita gli afferra il colletto della camicia e lo strappa, pensa per un istante ad altre mani. Alle carezze. Ai giochi della sua infanzia. Nadour, l’amico egiziano di Stanford, con cui giocava a fare a botte tra una lezione e l’altra: cosa ne è stato di lui? Pensa a Mariane, l’ultima sera, così desiderabile, così bella: cosa vogliono in fondo le donne? La passione? L’eternità? Era così orgogliosa, Ma­riane, del suo scoop con Gilani! Ne sentiva tanto la man­canza! Era stato davvero imprudente? Avrebbe dovuto dif­fidare di più di questo Ornar? Ma come avrebbe potuto

Un istante di vertigine.

Il sudore che si raffredda.

Il pomo d’Adamo che lotta nel collo fragile.

Viene colto da un terribile singhiozzo, e vomita.

«Rimettetelo in piedi!» intima lo yemenita assassino. L’al­tro, alle sue spalle, lo prende sotto le ascelle, come un pacco, e lo raddrizza.

«Tenetelo meglio!» insiste, mentre si discosta leggermente, con l’aria dell’artista che indietreggia per osservare meglio il suo quadro. Tocca, allora, a Karim sollevargli la testa …

Perché è arrivato il momento. Il coltello è entrato nella carne.

Piano, molto piano, ha iniziato sotto l’orecchio, molto arretrato verso la nuca. Alcuni mi hanno detto che era quasi un rituale. Altri che è il metodo tradizionale per tranciare immediatamente le corde vocali e impedire alla vittima di gridare. Ma Pearl ha reagito. Ha cercato furiosa­mente l’aria attraverso la laringe squartata. E il movimento che ha fatto è stato così violento, la forza che gli è tornata così grande, che sfugge alla presa di Karim, urla come una bestia e crolla rantolante tra il sangue che gli cola a fiotti. Si mette a urlare anche lo yemenita con la videocamera. A metà dell’opera, il carnefice, con le mani e le braccia coperte di sangue, lo guarda e si ferma. La videocamera non ha fun­zionato. Per le riprese, bisogna fermare tutto e ricominciare.

Trascorrono venti secondi, forse trenta, il tempo che basta perché lo yemenita riavvii l’apparecchiatura e rifaccia l’inquadratura. Pearl adesso è disteso bocconi. La testa, mezza recisa, è spostata dal tronco, all’indietro, lontana dalle spalle. Le dita delle mani sono infilate come artigli nel terreno. Non si muove più. Geme. Singhiozza. Respira an­cora, ma a scossoni, emettendo un rantolo rotto da gorgo­glii e gemiti come quelli di un cucciolo.

Karim infila, al­lora, le dita nella ferita per schiuderne le labbra e preparare il terreno al ritorno del coltello. Il secondo yemenita inclina una delle lampade per vedere meglio, estrae il proprio col­tello e taglia febbrile la camicia, poi la strappa, quasi ine­briato dalla vista, dall’odore, dal gusto del sangue caldo che sfugge dalla carotide come da una tubatura forata e gli schizza sul viso. A quel punto l’assassino porta a termine il suo duro compito: il coltello accanto alla prima ferita; le vertebre cervicali scricchiolano; un nuovo spruzzo di san­gue gli arriva negli occhi e lo acceca; la testa, rotolando avanti e indietro quasi godesse ancora di vita propria, fini­sce per staccarsi, e Karim la impugna come un trofeo da­vanti alla videocamera.

Il viso di Danny sgualcito come un cencio. Nell’istante in cui la testa si stacca, le labbra sembrano animate da un’ultima contrazione. E un liquido nero cola, come previ­sto, dalla bocca. Ho visto spesso persone assassinate, ma per quel che ne so, nessuna di loro riuscirà a eclissare questo viso che non ho visto e che sto solo immaginando.

Da: Bernard – Henry Lévy, Chi ha ucciso Daniel Pearl?, Rizzoli 2003, pagg. 48-56

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l’articolo di fondo di Giuliano Ferrara:


Paolo Ferrario, Diventare lettori “adolescenti” in prevecchia | in Muoversi Insieme

Sappiamo che la lettura ci accompagna tutta la vita e che in ogni età ha compiti evolutivi diversi nella formazione del sé. Durante l’infanzia prevale il rapporto con le fiabe, che, come ci insegna Bruno Bettelheim, sono un prezioso materiale fantastico per placare le inquietudini e le paure dei bambini. Nella prima adolescenza tende a emergere il bisogno di esplorare il mondo, di provare sensazioni forti ma controllate e di cercare storie che consentano di identificare se stessi nei processi di crescita: esemplari sono “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, o (in chiave più familiare) “Cuore” di Edmondo De Amicis.
Durante la tarda adolescenza e la giovinezza, la lettura si orienta sempre più verso la formazione professionale e il lavoro. Quindi si scelgono autori e generi letterari sempre più specializzati e aderenti ai propri processi cognitivi e di valore. Nell’età adulta il libro è goduto nei momenti di pausa, durante le vacanze o comunque quando l’attività lavorativa si sospende e c’è tempo libero disponibile. Anche in questi anni prevale la propensione alla lettura di testi di saggistica specializzata e di quegli autori che sono diventati progressivamente “compagni di viaggio.
In prevecchiaia, finalmente potremmo dire, la lettura torna a essere un mondo da esplorare e indagare in una prospettiva più libera ed esplorativa

l’intero articolo qui: Paolo Ferrario, Elogio della lettura, un piacere “over 60” | Muoversi Insieme


Processo breve. Processi che verranno prescritti: Thyssen Krupp Torino, Casa dello Studente l’Aquila, strage di Viareggio, morti per amianto Fincantieri di Palermo, Parmalat, Ilva di Taranto, Cirio, i fatti della Clinica Santa Rita di Milano

Durante la discussione sul Processo breve alla Camera. gli On. Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Fabio Evangelisti, Antonio Borghesi, Federico Palomba, Francesco Barbato, Gabriele Cimadoro e Anita Di Giuseppe parlano dei processi che verranno prescritti se la norma dovesse essere approvata: Thyssen Krupp Torino, Casa dello Studente l’Aquila, strage di Viareggio, morti per amianto Fincantieri di Palermo, Parmalat, Ilva di Taranto, Cirio, i fatti della Clinica Santa Rita di Milano.

CLINICA SANTA RITA

- Tra il 2005 e il 2008, a Milano, presso la Clinica Santa Rita, venivano effettuati interventi abnormi e invasivi su pazienti eseguiti ‘in totale disprezzo delle condizioni di fragilità’ del malato.

- Le accuse sono di truffa, falso ideologico, falsificazione delle cartelle cliniche e sopratutto, una serie di interventi inutili o dannosi che hanno provocato lesioni gravi o gravissime per circa novanta persone, oltre alla morte di cinque pazienti. Infatti, tra le accuse mosse agli indagati (in tutto, non meno di diciotto), figura anche l’omicidio volontario aggravato da crudeltà.

- Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

PROCESSO CIRIO

A Roma, il 14 marzo 2008 a sei anni dal default da 150 miliardi di vecchie lire è cominciato il processo a Cragnotti e ad altri 32 imputati, tra cui l’attuale presidente di Mediobanca Cesare Geronzi. Tutti accusati di bancarotta per distrazione e truffa aggravata ai danni dei risparmiatori della Cirio.

La vicenda risale al 2003, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Cragnotti, aveva fatto andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro, emesse tra il 2000 e il 2002. L’udienza preliminare era cominciata nel giugno del 2008 con la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da circa 1500 persone (pochissime rispetto ai 12mila risparmiatori che secondo la procura di Roma sarebbero stati danneggiati dal fallimento del gruppo Cirio).

La Procura della Repubblica di Perugia ha formulato una accusa di concorso di bancarotta impropria e durante tale inchiesta è emerso che i marchi del settore “latte” erano stati acquisiti con valutazione 0 lire, mentre in sede di conferimento alla Cirio erano stati valutati per decine di miliardi di lire. Il Giudice dell’Udienza Preliminare di Perugia ha tuttavia prosciolto Sergio Cragnotti. Il 2 marzo 2011 la Procura della Repubblica di Roma ha richiesto per il crac Cirio 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti e 8 per Cesare Geronzi.

Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. I familiari e le vittime non avranno mai giustizia.

THYSSEN KRUPP

A Torino il 6 dicembre 2007 scoppio un incendio nello stabilimento della Thyssen Krupp. In quell’incendio morirono sette operai. Gli imputati sono sei. Harald Espenhahn, l’ammistratore delegato della Thyssen è accusato di omicidio volontario per il rogo della Thyssenkrupp. Con lui è anche Gerald Priegnitz, consigliere di amministrazione e membro del board della multinazionale dell’acciaio.

Le richieste finali del pm Raffaele Guariniello pronunciate il 14 dicembre 2010 al termine di una maxi-requisitoria durata una decina di udienze al processo per i sette operai morti nel rogo della Thyssenkrupp di Torino, sono di sei condanne per quasi 80 anni di carcere complessivi. Sono per l’amministratore delegato del gruppo Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, per il quale Guariniello, ha chiesto 16 anni e 6 mesi anni di reclusione.

Per gli altri cinque dirigenti, imputati di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, sono state chieste alla Corte d’Assise presieduta da Anna Maria Iannibelli pene di 13 anni e mezzo, per quattro di loro e 9 anni per uno solo dei dirigenti.

L’11 aprile 2011 si è svolta a Torino, la 92esima udienza del processo penale ThyssenKrupp, dedicata alle repliche dei PM e degli avvocati dell’accusa.

Le prossime udienze sono previste per mercoledì 13 aprile e venerdì 15 aprile prossimi, con le repliche della Difesa. Già nella mattina del 15 aprile la Corte d’Assise si riunirà in Camera di consiglio per preparare la sentenza di primo grado.

Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

SCANDALO SANITA’ PUGLIESE: IL CASO TARANTINI

A Bari, dal maggio 2009, Gianpaolo Tarantini e altre 78 persone sono imputate presso il tribunale di bari per corruzione, favoreggiamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti e falso nell’ambito dell’inchiesta sugli scandali della sanità pugliese.

Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Resteranno impuniti. Non ci sarà giustizia.

FINCANTIERI

A Palermo, 15 febbraio 2010 muoiono 40 operai. 11 ex rappresentanti legali di Fincantieri e di una serie di imprese dell’indotto sono accusati di omicidio colposo e di lesioni  colpose gravissime. Non sono state adottate le misure di sicurezza adeguate che hanno poi causato la morte di 40 lavoratori che hanno contratto gravi forme tumorali per aver lavorato con l’amianto. Tutti i dirigenti risultano incensurati, potranno beneficiare delle norme che si stanno per approvare.

Per le morti da amianto è giunto a conclusione il 25 febbraio anche un altro processo, sempre davanti all’autorità giudiziaria di Palermo, anche in questo caso a carico degli ex rappresentanti legali di Fincantieri,  e il  giudice monocratico della prima sezione del Tribunale  per le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni gravi colpose ha condannato Luciano Lemetti, condannato a 7 anni e mezzo, Giuseppe Cortesi, a 6 anni, e Antonino Cipponeri, tre anni. Agli imputati è stato applicato il condono di pena di tre anni ciascuno. Le vittime dell’amianto furono 37 in quel primo processo.

TUTTI GLI IMPUTATI SONO INCENSURATI, TUTTI POTRANNO BENEFICIARE DELLA PRESCRIZIONE BREVE. RESTERANNO IMPUNITI. NON CI SARA’ GIUSTIZIA.

ETERNIT

Dal 1907 al 1986 a Casale Monferrato ha operato la multinazionale Eternit, specializzata nella produzione di prodotti in cemento amianto per l’edilizia. L’esposizione alle fibre aerodisperse dell’asbesto (amianto) provoca, oltre all’asbestosi, diverse tipologie tumorali fra le quali la più frequente é il mesotelioma pleurico, privo di cura, la cui incubazione può variare dai 15 ai 45 anni. L’amianto é stato utilizzato nella fabbricazione di materiali isolanti, nella sostituzione di freni e frizioni, per alcune plastiche rinforzate e vernici, nei prodotti di cemento amianto per l’edilizia (condutture dell’acqua, tetti, canne fumarie): solo nella città di Casale oggi si stimano ancora 800.000 metri quadri di coperture da bonificare.

Il maxi processo eternit di Torino riprenderà il prossimo 14 giugno 2011. Il male d’amianto ha colpito migliaia di persone a Casale, a Cavagnolo, a Rubiera, a Bagnolo, tutti stabilimenti della società eternit. Gli indagati sono accusati dalla procura di Torino di disastro doloso permanente ed omissione dolosa di misure anti infortunistiche. In Italia l’impiego dell’amianto é stato messo fuorilegge solo nel 1992; a Casale Monferrato l’amianto, secondo l’indagine del Procuratore della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, ha già ucciso, ad oggi, 1.400 persone fra le quali 900 ex lavoratori dello stabilimento Eternit e 500 cittadini.

Molte persone sono morte a Casale. Ancora oggi la bonifica del sito della ex fabbrica non è ancora conclusa. L’amianto è disseminato dappertutto. Nelle case come nelle scuole. Non esiste nessun “anagrafe” dei siti contenenti amianto.

TUTTI GLI IMPUTATI SONO INCENSURATI, TUTTI POTRANNO BENEFICIARE DELLA PRESCRIZIONE BREVE. RESTERANNO IMPUNITI. NON CI SARA’ GIUSTIZIA.

ILVA DI TARANTO

Il 9 settembre 2005 nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, ha perso la vita Gianluigi Di Leo, 25enne operaio di Mottola (Taranto), schiacciato e ucciso da una trave, subito dopo che aveva terminato il proprio turno e si accingeva a timbrare il cartellino. Il giudice dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio 24 persone con le accuse di omicidio colposo e omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

CRAC PARMALAT

A Parma e Milano, nel 2004 si realizza  il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa. Il buco lasciato dalla Parmalat si aggirava sui quattordici miliardi di euro. Il fallimento della Parmalat è costato l’azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.

Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, è stato condannato a diciotto anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci.

Si sono svolti due processi paralleli cominciati nel 2004: al tribunale di Milano per i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni (sociali e ai revisori) e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob. A quello di Parma per associazione a delinquere e bancarotta.

In particolare, a Milano, tra le persone fisiche giudicate con rito ordinario, risulta condannato il solo Calisto Tanzi, a 10 anni di reclusione. Tra pochissimi giorni le banche potrebbero non dover pagare più nulla a oltre 120 mila obbligazionisti, mentre per 80 mila di quei risparmiatori si potrebbe chiudere l’ultima finestra per sperare nei rimborsi. Questo perché il 18 Aprile del 2011 è attesa la sentenza di primo grado nel processo per aggiotaggio, reato che per le persone fisiche scatta dopo sette anni e mezzo. Se anche si dovesse arrivare a una sentenza di colpevolezza di primo grado sarebbe penalmente una vittoria di Pirro, perchè con l’appello scatterebbe senz’altro la prescrizione del reato.

Invece dal tribunale di Parma nel dicembre 2010 Calisto Tanzi è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione, invece gli altri dirigenti della società sotto processo ci sono state molte condanne inferiori ai 10 anni per i diversi reati considerati.

Tutte le condanne di Milano e Parma saranno annullate a breve dalla prescrizione, anche grazie alla beffa finale di questa legge, tutti gli imputati erano incensurati e tutti potranno beneficiare anche della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

L’AQUILA

Il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, questa è l’ora del terremoto che due anni fa ha distrutto L’Aquila, 309 le vittime, ingenti i danni in tutta l’area: il paese di Paganica è quasi del tutto distrutto, palazzine ed alberghi sono crollati a L’Aquila, reparti dell’ospedale della città seriamente danneggiati e costretti a chiudere, tanto che è stato chiesto di allestire un ospedale da campo; persone disperse  e tanti morti.

Con il sisma la Casa dello Studente si è spaccato in due tronconi ed un’intera ala è crollata sugli studenti che si trovavano nelle loro stanze e che non sono riusciti a fuggire in tempo.

Il crollo della Casa dello Studente rimarrà uno dei simboli di questa tragedia che ha colpito l’Abruzzo. Ragazzi che da diverse parti dell’Italia si erano trasferiti a L’Aquila per inseguire il loro sogno, per studiare e cercare di costruirsi un futuro

È stata rinviata al 5 novembre prossimo l’udienza preliminare relativa al crollo della casa dello studente dell’Aquila, che si trova in via XX Settembre e che accoglieva gli studenti vincitori di borsa di studio dell’Università abruzzese, uno dei filoni simbolo della maxi inchiesta sul terremoto che nel 2009 devastò il capoluogo abruzzese.

I capi di imputazione per gli indagati sono omicidio colposo e disastro colposo reati puniti dal Codice con una pena fino a 10 anni.

Da mesi oltre al dolore per le loro perdite e per la lentezza dei procedimenti giudiziari, i parenti delle vittime del terremoto dell’Aquila ringraziano per il processo breve. Se il disegno di legge andasse in porto, potrebbe voler dire dover rinunciare alla possibilità di veder condannati i colpevole dei crolli, come quello per il crollo della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale, ma anche per i crolli di altri numerosissimi palazzi, tombe di decine e decine di persone.

Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.

STRAGE DI VIAREGGIO

Nella notte del 29 giugno 2009, la città di Viareggio è stata colpita da un gravissimo disastro ferroviario verificatosi in seguito al deragliamento del treno merci Trecate-Gricignano.

Il deragliamento provoca il perforamento di una cisterna del convoglio contenente GPL, ed a causa della fuoriuscita del gas si innesca un incendio di vastissime proporzioni che interessa non solo la stazione di Viareggio, ma anche tutte le aree circostanti.

I danni sono enormi ed immediati: 11 persone muoiono in pochi minuti investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; 2 persone anziane vengono stroncate da un infarto e decine rimangono ferite. Tra i feriti ci sono persone gravemente ustionate e la maggior parte di loro, per l’esattezza 20, muoiono anche a distanza di diverse settimane dall’evento dopo una lunga agonia. Alla fine si contano ben 33 vittime innocenti. Diverse abitazioni vengono abbattute per ordine delle autorità comunali perché non più agibili o per costi di riparazione superiori ad una ricostruzione ex novo.

Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca sul disastro ferroviario di Viareggio sono 38 gli indagati: ci sono manager e dipendenti di Ferrovie dello Stato, di Rfi (Rete ferroviaria italiana), di Trenitalia, di Fs Logistica, di Cima Riparazioni, della tedesca GATX Rail Germania e dell’austriaca GATX Rail.

Per tutti gli indagati la Procura di Lucca formula le seguenti ipotesi di reato: incendio e disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Inoltre, solo per alcuni indagati vengono altresì ipotizzate una serie di violazioni al Testo unico in materia di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro (Decreto legislativo 81 del 2008), in particolare per la mancata valutazione dei rischi connessi al trasporto di una sostanza pericolosa come il Gpl. Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.


Approvato anche alla Camera dei deputati il cosidetto “Processo breve”: Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

La Camera ha approvato stasera, tra i boati di disapprovazione del centrosinistra, il disegno di legge che prevede tempi di prescrizione dei reati più brevi per gli incensurati.

Il provvedimento è passato con 314 sì e 296 no.

Ora il tempo della prescrizione è di norma pari alla pena massima prevista per il reato più un quarto per via delle interruzioni. La nuova norma prevede di ridurre da un quarto ad un sesto questo aumento automatico della prescrizione, ma soltanto per gli incensurati contro i quali non sia già stata pronunciata una sentenza di primo grado.

Della legge potrebbe beneficiare, tra gli altri, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, perché la “prescrizione breve” accorcerebbe di otto mesi il processo Mills in cui lui è imputato per corruzione giudiziaria, rischiando di farlo finire prima della sentenza di primo grado.

Il provvedimento, già noto come “processo breve” ha cambiato sostanzialmente di contenuto in questo passaggio alla Camera, dove è spuntata la norma sulla prescrizione e sono state cancellate quelle che prevedevano l’estinzione automatica dei processi che superavano una certa durata.

Ora il ddl tornerà al Senato per l’approvazione definitiva.

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Comento di Giorgio dell’Arti:

Il punto chiave è l’articolo 3. La prescrizione di un processo si calcola sul massimo della pena aumentato di un quarto. Nel testo passato ieri a Montecitorio, questo quarto diventa un sesto. Quindi per un certo reato la cui pena massima è di dieci anni, la prescrizione attuale scatta dopo 12 anni e mezzo. Quando la legge sarà passata, la prescrizione sarà invece di 11 anni e 6 mesi. Questa piccola modifica, riservata agli incensurati, basta a vanificare quattro dei sei processi in cui è coinvolto Berlusconi, e in particolare il processo Mills, in cui il presidente del Consiglio è accusato di corruzione e l’onta di una condanna in primo grado è ancora possibile. In generale (ma con un mucchio di eccezioni), il disegno di legge stabilisce che la durata del processo non possa superare i tre anni in primo grado, i due anni in appello, e l’anno e mezzo in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di 10 anni. Sei anni e mezzo in tutto, che a qualunque cittadino d’Occidente sembrerebbero comunque una durata monstre, ma che in Italia, con i tempi medi della nostra giustizia, risultano una procedura a razzo.
Se la durata del processo in Italia è irragionevole, perché l’opposizione ha dato battaglia contro questa legge con tanta tenacia?
Perché è chiaramente una legge varata per mettere Berlusconi al riparo dai giudici. Lo ammettono implicitamente lo stesso premier e gli stessi esponenti della maggioranza. Tra le dichiarazioni rilasciate ieri dal Cav c’è anche questa: «Vi libererò dai giudici». E l’onorevole Cicchitto, nel suo discorso a Montecitorio, ha chiaramente ragionato sulla politicità dei processi, ricordando in quanti procedimenti Berlusconi è stato tirato dentro dalla magistratura. Al punto che — ha detto — qualunque legge che riguardi la giustizia tocca in qualche modo il capo del governo. Cicchitto ha addirittura rievocato la stagione di Mani Pulite, sostenendo che furono usati allora due pesi e due misure, una per cancellare la Dc e il Psi, l’altra per salvare il Pci che pigliava soldi — secondo lui — non solo da Mosca, ma anche dalle cooperative rosse e dal sistema delle tangenti che coinvolgeva tutti gli altri. Quelli del Pd e dell’Idv gli hanno allora gridato contro «P2! P2!».
Che significa?
Cicchitto era iscritto alla P2 di Licio Gelli, quella loggia massonica che voleva preparare il colpo di Stato. Era iscritto alla P2 anche Berlusconi. Tra quelli che gridavano in aula c’era la Bindi, vicepresidente del Senato, che, in una dichiarazione successiva, ha rivendicato il suo diritto di rinfacciare a Cicchitto quello che gli ha rinfacciato, «leggendo la sua biografia su Wikipedia».
Da questa prova il governo esce più forte o più debole?
Su un emendamento dell’Italia dei Valori, bocciato con voto segreto, la maggioranza ha ottenuto sei voti in più di quelli che le spettavano. Non una bella figura per l’opposizione. Sono poi risultati assenti una ventina di deputati del Pd e dell’Idv. Mentre la maggioranza era presente compatta, con tutti i suoi. I ministri, per non mancare al voto, hanno tenuto consiglio a Montecitorio, durante l’ora di pranzo. Una procedura che non si può ripetere, evidentemente. I ministri devono fare i ministri, e se stanno in aula a esercitare il mestiere di deputato non hanno il tempo per governare. Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl, ha espresso grande soddisfazione, dichiarando che il Pdl è una macchina da guerra. Bossi pure, molto soddisfatto: «I numeri ci sono, sono numeri buoni». Quando poi è uscito da Montecitorio, il Popolo Viola gli ha gridato «Venduto».
Che dicono i magistrati?
Nelle dichiarazioni di ieri prevedono che la Corte costituzionale casserà la legge, se non altro perché prevede per gli incensurati un trattamento di favore. Fassino, nel suo intervento, ha ricordato che la prescrizione breve manderà impuniti, tra gli altri, i responsabili dei disastri dell’Aquila e del treno di Viareggio. Ma Alfano l’altro giorno e Cicchitto ancora ieri hanno detto che non è vero: per il disastro ferroviario di Viareggio la prescrizione arriverebbe, secondo loro, nel 2032. Dall’Aquila sono passati due anni e per andare in prescrizione quel processo deve finire prima del 2020.

XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI
N. 3137



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PROPOSTA DI LEGGE

APPROVATA DAL SENATO DELLA REPUBBLICA il 20 gennaio 2010 (v. stampato Senato n. 1880)

d’iniziativa dei senatori

GASPARRI, QUAGLIARIELLO, BRICOLO, PISTORIO, TOFANI, CASOLI, BIANCONI, IZZO, CENTARO, LONGO, ALLEGRINI, BALBONI, BENEDETTI VALENTINI, DELOGU, GALLONE, MAZZATORTA, MUGNAI, VALENTINO, ALICATA, AMATO, ASCIUTTI, BARELLI, BETTAMIO, BUTTI, CASTRO, COSTA, CURSI, ESPOSITO, GALLO, GHIGO, GIORDANO, LAURO, LICASTRO SCARDINO, MENARDI, MORRA, ORSI, PALMIZIO, PARAVIA, PICCIONI, PICHETTO FRATIN, PISCITELLI, RIZZOTTI, SARRO, SCARPA BONAZZA BUORA, GIANCARLO SERAFINI, SPEZIALI, STANCANELLI, TANCREDI, TOTARO, VETRELLA, VICECONTE, AZZOLLINI, D’AMBROSIO LETTIERI, LENNA, SARO, TOMASSINI, BALDASSARRI, BONFRISCO, CONTI, GRAMAZIO

Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

Trasmessa dal Presidente del Senato della Repubblica il 20 gennaio 2010


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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89).

1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «Chi ha subìto» sono sostituite dalle seguenti: «In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subìto»;

b) dopo il comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti:

«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di novanta giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo del periodo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno per ogni successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.


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3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quarto quando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione dell’udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di


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attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabili l’udienza di discussione è fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge».

2. L’articolo 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89, è sostituito dal seguente:

«Art. 3. - (Procedimento). – 1. La domanda di equa riparazione si propone al presidente della corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente, ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale, a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento per il quale si assume verificata la violazione.
2. La domanda è proposta dall’interessato o da un suo procuratore speciale, senza ministero di difensore, con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello. Il ricorso deve contenere l’indicazione del domicilio presso cui ricevere le comunicazioni anche in ordine al pagamento dell’eventuale indennizzo, nonché l’indicazione dell’ufficio giudiziario e del numero del procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce. Al ricorso è allegata copia dell’atto introduttivo del procedimento, dei relativi verbali e dell’eventuale provvedimento con cui esso è stato definito. Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la domanda può essere riproposta fino alla scadenza del termine di cui all’articolo 4.
3. Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell’economia e delle finanze.


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4. Il presidente della corte di appello, o un magistrato della corte a tal fine designato, provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto motivato da emettere entro quattro mesi dal deposito del ricorso, previa eventuale acquisizione d’ufficio degli ulteriori elementi di valutazione ritenuti indispensabili. Se accoglie il ricorso, il giudice ingiunge all’amministrazione di pagare la somma liquidata a titolo di equa riparazione. Il decreto è notificato, a cura del ricorrente, all’amministrazione convenuta che, nei successivi centoventi giorni, effettua il pagamento della somma ingiunta, salvo quanto previsto dal comma 6.
5. Contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione può essere proposta opposizione nel termine perentorio di sessanta giorni. Il termine decorre dalla comunicazione del provvedimento al ricorrente ovvero dalla sua notificazione all’amministrazione ingiunta. L’opposizione si propone con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente gli elementi di cui all’articolo 125 del codice di procedura civile. La corte di appello provvede ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, è notificato, a cura dell’opponente, nel domicilio eletto ai sensi del comma 2 ovvero presso l’Avvocatura dello Stato. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni. Sono ammessi il deposito di memorie e la produzione di documenti entro il termine fissato dalla corte, non oltre cinque giorni prima della data dell’udienza.
6. La corte di appello, su istanza di parte, può sospendere in tutto o in parte l’esecuzione del decreto per gravi motivi.
7. La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito dell’opposizione, decreto motivato e immediatamente esecutivo con cui conferma, modifica o revoca il provvedimento opposto. Il decreto è impugnabile per cassazione. La corte provvede sulle spese ai sensi degli articoli 91 e


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seguenti del codice di procedura civile. Se l’opposto non si costituisce e l’opposizione è respinta, il giudice condanna d’ufficio l’opponente al pagamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma equitativamente determinata, non inferiore a 1.000 euro e non superiore a 20.000 euro».

3. In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, introdotto dal comma 1, lettera b), del presente articolo, l’istanza di cui al comma 3-quinquies del citato articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Alle domande di equa riparazione proposte anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e per le quali alla stessa data non è stato ancora emanato il decreto di fissazione dell’udienza in camera di consiglio prevista dalla disciplina anteriormente vigente, si applica il procedimento di cui ai commi 4 e seguenti dell’articolo 3 della legge n. 89 del 2001, come sostituito dal comma 2 del presente articolo. Se l’udienza in camera di consiglio è già stata fissata, il procedimento resta disciplinato dalla normativa anteriormente vigente.

Art. 2.(Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115).

1. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 10, comma 1, le parole: «, il processo di cui all’articolo 3, della legge 24 marzo 2001, n. 89» sono soppresse;


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b) all’articolo 13, comma 1, lettera b), dopo le parole: «volontaria giurisdizione,» sono inserite le seguenti: «per il procedimento regolato dall’articolo 3, commi da 1 a 4, della legge 24 marzo 2001, n. 89, e successive modificazioni,».

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai procedimenti iscritti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 3.(Norma di interpretazione autentica).

1. Nell’articolo 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, l’espressione: «sentenza anche non definitiva» deve essere interpretata nel senso di: «sentenza di merito anche non definitiva».

Art. 4.(Ragionevole durata del giudizio di responsabilità contabile).

1. Nel giudizio di responsabilità davanti alla Corte dei conti, il processo è estinto quando:

a) dal deposito dell’atto di citazione in giudizio nella segreteria della competente sezione giurisdizionale sono trascorsi più di tre anni senza che sia stato emesso il provvedimento che definisce il giudizio di primo grado;

b) dalla notificazione o pubblicazione del provvedimento di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stato emesso il provvedimento che definisce il processo di appello.

2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso nel caso in cui l’udienza o la discussione sono sospese o rinviate su richiesta del convenuto o del suo difensore, sempreché la sospensione o


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il rinvio non siano disposti per necessità di acquisizione di prove.
3. Nel caso in cui il danno erariale, sia pure contestato con un’unica citazione, per ogni singolo fatto dannoso, non superi il valore di euro 300.000, il termine indicato nel comma 1, lettera a), è di due anni.
4. La Corte dei conti a sezioni riunite, ferme restando le altre competenze ad essa attribuite, giudica anche, nella composizione di cui all’articolo 4, secondo comma, del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, di cui al regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, con sentenza definitiva di accertamento, sui ricorsi proposti dagli organi politici di vertice delle amministrazioni che vi abbiano interesse avverso le deliberazioni conclusive di controlli su gestioni di particolare rilevanza per la finanza pubblica. I ricorsi sono proposti nel termine perentorio di sessanta giorni dalla formale comunicazione delle deliberazioni medesime.

Art. 5.(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole).

1. Nel capo II del titolo III del libro VII del codice di procedura penale, dopo la sezione I, è inserita la seguente:

«Sezione I-bisSENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO PER VIOLAZIONE DELLA DURATA RAGIONEVOLE DEL PROCESSO

Art. 531-bis. – (Dichiarazione di non doversi procedere per violazione dei termini di durata ragionevole del processo). – 1. Il giudice, nei processi relativi a reati per i quali è prevista una pena pecuniaria o una pena detentiva, determinata ai sensi dell’articolo 157 del codice penale, inferiore nel massimo a dieci anni, sola o congiunta alla pena pecuniaria, pronuncia sentenza di non doversi procedere per estinzione del processo quando:

a) dalla emissione del provvedimento con cui il pubblico ministero esercita


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l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di tre anni senza che sia stata pronunciata sentenza di primo grado;

b) dalla pronuncia della sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza in grado di appello;

c) dalla pronuncia della sentenza di cui alla lettera b) è decorso più di un anno e sei mesi senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;

d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno per ogni ulteriore grado del processo.

2. Se la pena detentiva, determinata ai sensi dell’articolo 157 del codice penale, è pari o superiore nel massimo a dieci anni di reclusione, i termini di cui al comma 1, lettere a)b)c)d), sono rispettivamente di quattro anni, due anni, un anno e sei mesi e un anno. Quando si procede per reati previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i termini di cui al comma 1, lettere a)b)c)d), sono rispettivamente di cinque anni, tre anni, due anni e un anno e sei mesi, e il giudice può, con ordinanza, prorogare tali termini fino ad un terzo ove rilevi una particolare complessità del processo o vi sia un numero elevato di imputati.
3. Il pubblico ministero deve assumere le proprie determinazioni in ordine all’azione penale entro e non oltre tre mesi dal termine delle indagini preliminari. Da tale data iniziano comunque a decorrere i termini di cui ai commi precedenti, se il pubblico ministero non ha già esercitato l’azione penale ai sensi dell’articolo 405.
4. Quando sono decorsi i termini di cui ai commi precedenti, ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia


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sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere.
5. Il corso dei termini indicati nei commi 1 e 2 è sospeso:

a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;

b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;

c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.

6. I termini di cui ai commi 1 e 2 riprendono il loro corso dal giorno in cui è cessata la causa di sospensione.
7. Nei casi di nuove contestazioni ai sensi degli articoli 516, 517 e 518 i termini di cui ai commi 1 e 2 non possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
8. Contro la sentenza di cui al comma 1 l’imputato e il pubblico ministero possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge.
9. In caso di estinzione del processo ai sensi del comma 1 non si applica l’articolo 75, comma 3. Se la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
10. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo


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caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.
11. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649».

2. Il corso dei termini indicati nell’articolo 531-bis, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, è sospeso per tutto il periodo del rinvio della trattazione del processo disposto ai sensi dell’articolo 2-ter, comma 1, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125.

Art. 6.(Modifica dell’articolo 23 del codice di procedura penale).

1. All’articolo 23 del codice di procedura penale, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice dichiara con sentenza l’esistenza di una causa di non punibilità ai sensi dell’articolo 129 o dell’articolo 469 in ordine al reato appartenente alla sua competenza per territorio, con la stessa sentenza dichiara la propria incompetenza in ordine al reato per cui si procede ai sensi dell’articolo 12 e dispone la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente».

Art. 7.(Clausola di monitoraggio).

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, allorché riscontri che l’attuazione della presente legge rechi pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, assume tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di assicurare il rispetto dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione.


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Art. 8.(Modifica al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231).

1. All’articolo 34, comma 1, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Si applicano altresì le disposizioni di cui all’articolo 531-bis del codice di procedura penale».

Art. 9.(Disposizioni transitorie).

1. Nei processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, relativi a reati commessi fino al 2 maggio 2006 e puniti con pena pecuniaria o con pena detentiva, determinata ai sensi dell’articolo 157 del codice penale, inferiore nel massimo a dieci anni di reclusione, sola o congiunta alla pena pecuniaria, ad esclusione dei reati indicati nell’articolo 1, comma 2, della legge 31 luglio 2006, n. 241, il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere per estinzione del processo quando sono decorsi più di due anni dal provvedimento con cui il pubblico ministero ha esercitato l’azione penale, formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 del codice di procedura penale, ovvero due anni e tre mesi nei casi di cui al comma 7 dell’articolo 531-bis del codice di procedura penale, introdotto dall’articolo 5 della presente legge, senza che sia stato definito il giudizio di primo grado nei confronti dell’imputato. Si applicano le disposizioni previste dal citato articolo 531-bis, commi 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
2. Salvo quanto previsto al comma 1, le disposizioni di cui all’articolo 531-bis del codice di procedura penale non si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Le disposizioni di cui all’articolo 4 si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando dal deposito della citazione a giudizio nella segreteria della competente


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sezione giurisdizionale sono trascorsi almeno cinque anni e non si è concluso il giudizio di primo grado.

Art. 10.(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

da: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0032630.


Nexplanon: il contraccettivo che dura 3 anni – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori

Anche in Italia sta per arrivare “Nexplanon” (qui il sito dedicato, in inglese): una nuova tipologia di contraccettivo proveniente dal Regno Unito.
A differenza dei metodi “tradizionali”, il farmaco si impianta sotto la cute. Un “affarino” lungo 4 cm e largo 2 millimetri – più o meno della grandezza di un capello – da posizionare nella parte interna del braccio.
La novità principale è nella durata: a differenza dell’abituale pillola, da assumere quotidianamente e proprio per questo a rischio dimenticanza, Nexplanon una volta impiantato dura fino a 3 anni.

Un periodo evidentemente lungo, ma non irreversibile. Una volta deciso di interrompere la contraccezione, infatti, si può rimuovere in ogni momento.

Niente “fai da te”, comunque. Tanto l’innesto quanto la rimozione deve farla un ginecologo, in anestesia locale

da: Nexplanon: il contraccettivo che dura 3 anni – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori.


Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

Quanti sono i deputati e i senatori che hanno cambiato gruppo parlamentare nell’ultima legislatura?

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Pietro Ichino |  La nostra proposta consiste in uno scambio tra articolo 18 e Danimarca. Nessuno può sostenere ragionevolmente che i lavoratori danesi siano deprivati dei loro diritti. E neanche che stiano peggio degli italiani. Chi respinge questo progetto dimentica che oggi il 75% delle assunzioni, in Italia, avviene con contratti di lavoro di serie B, C o D

la politica si occupa più di Ruby che di precari. Perché?
«E’ vero, ma c’è anche dell’altro. Il 10 novembre scorso il Senato ha approvato con 255 voti favorevoli e solo 24 contrari o astenuti una mozione bi-partisan, primo firmatario Rutelli, che impegna il Governo a varare un Codice del lavoro semplificato ispirato al mio disegno di legge per la flexsecurity. Certo, occorrerebbe che il Governo se ne occupasse».
Anche il Pd, però, non ha fatto proprio il suo progetto. Perché?
«Il mio disegno di legge è stato fatto proprio dai leader delle due minoranze del Pd, Veltroni e Marino. E anche da alcuni esponenti della attuale maggioranza del partito. Non è poco, come risultato di un anno di dibattito politico su di un progetto di riforma radicale del nostro diritto del lavoro».
Molti, a sinistra, la accusano di voler cancellare i diritti dei lavoratori.
«La nostra proposta consiste in uno scambio tra articolo 18 e Danimarca. Nessuno può sostenere ragionevolmente che i lavoratori danesi siano deprivati dei loro diritti. E neanche che stiano peggio degli italiani. Chi respinge questo progetto dimentica che oggi il 75% delle assunzioni, in Italia, avviene con contratti di lavoro di serie B, C o D».�
Voi proponete, a copertura delle spese, di aumentare di un anno l’età pensionabile. Non si scatenerebbero piazze di ogni tipo?
«Con il sistema attuale, tre quarti dei giovani che incominciano a lavorare stanno maturando pensioni da fame. Il nostro progetto garantisce a tutti i giovani che incominciano oggi a lavorare un lavoro di serie A e una copertura contributiva continuativa, nonostante i periodi di disoccupazione. Per garantire questo basterebbe un innalzamento di 6 mesi dell’età pensionabile, che resta comunque inferiore rispetto al centro e nord-Europa. È il minimo che si può chiedere alla mia generazione».
Non crede che il sindacato sia responsabile di questo apartheid?
Qui le responsabilità, oltre che di tutti i partiti, sono di tutti i sindacati, che negli ultimi tre decenni hanno protetto soltanto gli interessi degli insiders, ignorando quelli dioutsidersnew entrants».

da: Pietro Ichino |  LIBERO: BERLUSCONI E’ BOLLITO?.


Regioni e Asl – Riparto Fsn 2011

La cifra complessiva quest’anno è di 106,4 miliardi di euro ma, sottratti i fondi vincolati a vario titolo, restano esattamente 103.963.406.387, comprensivi dei fondi finalizzati al rinnovo delle convenzioni (69 milioni), al “risarcimento” per l’abolizione dei ticket (400 milioni) e a coprire, almeno in parte, le spese per l’emersione degli extracomunitari (200 milioni).
Solitamente il riparto viene siglato entro gennaio, ma quest’anno le cose stanno andando per le lunghe, essendosi intrecciata la discussione con la vertenza tra Governo e Regioni per i tagli della manovra estiva 2010 e con l’esame del decreto su fiscalità regionale e costi standard in sanità. Proprio l’approvazione ottenuta da questo decreto rende il riparto 2011 particolarmente delicato: i conti di quest’anno, infatti, saranno la base di calcolo del 2013, quando il decreto stesso andrà in piena applicazione.
La proposta formulata dal ministero a fine dicembre, aveva raccolto molte critiche da parte delle Regioni, ma di segno diverso: le Regioni del Sud, in particolare, chiedevano che venisse introdotto il criterio di deprivazione sociale, mentre molte Regioni del Nord rivendicavano un più esteso impiego del criterio, già in uso, che valorizza la presenza di popolazione anziana. Di una complessiva revisione dei criteri si parla d’altronde da quasi un decennio, ma non si è mai arrivati ad una soluzione. Anche lo studio elaborato dall’Agenas, e commissionato dalle stesse Regioni, non ha sciolto i molti nodi aperti.

da: QS – Quotidiano Sanità: Regioni e Asl – Riparto Fsn 2011: da domani le Regioni in conclave.


WOL Numero Speciale – 2011

segnaliamo l’uscita del nuovo numero di WOL, scaricabile cliccando sul link sotto riportato. I numeri precedenti sono disponibili nella sezione Rivista WOL.

WOL – Numero Speciale Anno VII


In questo numero:

• “L’Italia della convivenza” – pag. 2
• “Il Bollino sociosanitario delle Regioni” – pag. 5
• “Il percorso lavorativo delle donne con disabilità nella Regione Lazio” – pag. 12


Le nostre rubriche:
• “LibrInMente” a cura di Silvia Spatari – pag. 12
• “Cineforum” a cura di Matteo Domenico Recine – pag. 15


Istat, L’uso e l’abuso di alcol in Italia


Marco Aime, antropologo e scrittore, conduce il seminario sul tema “Convivere con le diversità”


Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani, DPCM 5 aprile 2011

DPCM 5 aprile 2011 Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani (GU n. 81 del 8-4-2011)


Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam, di Cadavrexquis

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perché individui nati e cresciuti in Inghilterra, magari da genitori in qualche modo integratisi nella realtà occidentale, si lasciano tentare dall’estremismo islamico. Taseer s’interroga però anche su di sé chiedendosi se lui stesso possa definirsi “musulmano”, perché è quella la religione del padre, in quanto pakistano, e l’identità islamica si trasmette per via patrilineare.

E’ da qui che inizia il viaggio di Aatish Taseer in quelle “terre islamiche” a cui allude il sottotitolo. La prima tappa è a Istanbul: la Turchia è ancora, malgrado tutto, il più aperto tra i paesi islamici e quello in cui “la laicità era dogmatica, quasi come una religione separata”. All’interno di questa città multiforme, Taseer va a visitare Fatih Carsamba, un quartiere di fondamentalisti islamici che sembra uscito da un altro mondo. Qui incontra Abdullah, studente di teologia islamica, che gli espone la sua idea di perfetta società islamica e la sua assoluta contrarietà alla penetrazione della modernità e delle idee occidentali – che, però, nei fatti e nella vita dei musulmani non solo turchi sono già onnipresenti. E quando l’autore gli chiede che cosa c’è di tanto sbagliato nella modernità, Abdullah risponde con queste parole: “E’ che il sistema di oggi mette l’uomo al centro. E’ antropocentrico. Il nostro sistema è teocentrico. La civiltà occidentale dice che possiamo fare quello che vogliamo e che non ci serve un Dio per creare un sistema culturale o religioso. La differenza è questa, ed è grande. [...] L’uomo invece di Dio, il progresso invece dell’aldilà, la ragione invece della fede”. Il suo progetto è un altro, più radicale: “Noi crediamo che per una persona musulmana la religione avrà qualcosa da dirle in ogni secondo della sua vita [...] Altre religioni non hanno questo tipo di obbligi e permessi, mentre l’Islam possiede una tale unità. E’ tutto un sistema per questo mondo e per l’altro mondo”. Nulla, insomma, della realtà può sottrarsi all’Islam e alla sua regolamentazione, dice lo studente: “Penso che i musulmani debbano stare al vertice, al centro del sistema. Dobbiamo determinare tutte le cose al mondo, altrimenti non saremo liberi noi stessi. Questo non significa che distruggeremo le altre culture. No. Vogliamo essere in cima per realizzare ciò che è stato ordinato da Allah, renderlo reale per nostra mano in questo mondo. Crediamo che sia la cosa giusta da fare al mondo. [...] Un cristiano può vivere qui con noi, ma non come un musulmano. Può vivere qui, ma noi dobbiamo essere dominanti”.

l’intera recensione è qui: cadavrexquis: Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam.


Dossier “Immigrazione, intesa tra Governo, Regioni ed autonomie locali”

Il Governo ha deciso di concedere agli immigrati, sbarcati a Lampedusa nelle scorse settimane, un permesso temporaneo di soggiorno. Per il piano di accoglienza dei profughi, ma anche dei migranti, verranno utilizzati i fondi della protezione civile ed è stato allertato tutto il sistema di protezione civile nazionale in accordo con le regioni, le province e i comuni. Il Governo si impegna ad avviare un’iniziativa verso l’Unione Europea per dare corso all’articolo 5 della Direttiva n. 55 del 2001; i destinatari del permesso di soggiorno di cui all’articolo 20 che opteranno per la permanenza in Italia saranno assistiti su tutto il territorio nazionale e di ciò si fa garante il Governo; il piano per l’accoglienza dei profughi deve prevedere step di attuazione per singola Regione, tenendo conto delle assegnazioni già realizzate in queste settimane, mantenendo così in ogni fase l’equa distribuzione sul territorio nazionale; deve essere assicurato un finanziamento adeguato e capiente per sostenere l’emergenza al Fondo presso il Dipartimento nazionale di Protezione civile, che sarà utilizzato per finanziare le attività su tutto il territorio nazionale del sistema di protezione civile e sarà attivato attraverso apposita ordinanza di protezione civile; quanto ai minori stranieri non accompagnati, deve essere assicurato un finanziamento pluriennale creando un Fondo apposito a favore dei Comuni che prendono in carico i minori, cui spetterà di assegnare il minore alle strutture a tal fine autorizzate; questo nuovo sistema di accoglienza diffusa sull’intero territorio nazionale consente di superare l’attuale gestione degli immigrati irregolari.


Giorgio dell’Arti, La Giovine Italia di Mazzini: propagandista e reclutatore Chi erano questi rivoltosi? , in ALTRI MONDI

Dovremmo parlare delle società segrete. Ce n’erano talmente tante che a farne l’elenco ci vorrebbe tutta la pagina. Lei avrà sicuramente sentito parlare della Massoneria e della Carboneria. Ma potrei aggiungere, così alla rinfusa: Adelfi, Filadelfi, Sublimi Maestri Perfetti, Società dei Patrioti Italiani, Società dei Liberi Italiani, Apofasimeni, Unione Italiana, Giunta Liberatrice Italiana, Cavalieri della Libertà, Il Mondo, Veri Italiani, Figli di Bruto, Indipendenti, Decisi, Cavalieri Guelfi, Illuminati, I Cinque ovvero Silenzio dei Greci, I Latini, I Delfici, Gli Egiziani. Litigavano tra di loro, si facevano la guerra, si spaccavano e si riunivano. Una di queste società, chiamata Giunta Liberatrice Italiana, era stata fondata a Parigi con lo scopo «di comporre i dissensi che dividevano gli esuli» . In questo piccolo elenco, lei vede già un fondamento del carattere italiano.

Stare divisi, fondare partiti e partini.

E invocare ogni cinque minuti l’unità. Tutti imprecavano contro le divisioni, tutti dicevano che andavano superati i municipalismi, perché un’altra questione era la polemica tra napoletani e siciliani, tra milanesi e veneti, tra genovesi e torinesi, un municipio contro l’altro e magari in nome dell’unità italiana.

Qual era la più forte?

La Carboneria. Ma a un certo punto arrivò Mazzini, e la più forte risultò la «Giovine Italia» . Mazzini era un formidabile propagandista e reclutatore.

Diciamo qualcosa su Mazzini.

Un ragazzo di Genova, cupo e appassionato, letteratissimo e sempre vestito di nero. Pubblicava recensioni su un giornale chiamato «L’Indicatore». Il padre era medico. Una persona molto seria, piuttosto rigida. Il figlio scoprì che in un certo cassetto della scrivania conservava vecchi giornali rivoluzionari. Il padre, così severo, era stato da giovane una testa calda. Il figlio lesse i giornali, restò colpito. Divorava romanzi, e aveva immaginazione. Vide al porto di Genova i rivoluzionari del ’20 che mendicavano per imbarcarsi e scappare, e si commosse. Diventò patriota. Diventò carbonaro. Lo presero e lo mandarono in esilio. Aveva 23 anni. Non aveva neanche passato il confine che si intruppò con una banda che voleva fare la rivoluzione invadendo la Savoia. Disastro, e nuova fuga. Un po’ a Lione, un po’ a Marsiglia, infine a Londra, dove resterà in pratica tutta la vita.

Come mai fondò la «Giovine Italia»?

La Carboneria gli pareva un cadavere. Ci voleva qualcosa di giovane, di entusiasta, di infiammato. Alla «Giovine Italia» non ci si poteva iscrivere se si avevano più di quarant’anni. Da Londra, riempiva l’Europa di opuscoli sovversivi e tempestava gli amici di lettere compromettenti. La polizia gli stava alle calcagna, Metternich voleva notizie, il re di Torino Carlo Alberto, che in quel momento mandava alla forca chiunque, l’aveva condannato a morte.

Uno nei guai.

Grossi guai. Viveva con quello che gli mandava la famiglia. Organizzò un colpo nel ’33, e niente: fu scoperto prima che cominciasse. Nel ’34 altro tentativo di invadere la Savoia e nuovo disastro. Quest’ultima era stata una mossa talmente cervellotica che tra gli stessi patrioti si diffuse la sensazione che Mazzini fosse un pazzo o un imbecille, e la «Giovine Italia» entrò in crisi. Lui aveva fondato nel frattempo un’organizzazione terroristica internazionale, la «Giovine Europa» . Nonostante non gli andassero più troppo dietro, ci furono altri moti. Siracusa, Catania, Messina e paesotti vari di quelle zone, Cosenza, Penne, Salerno, Avellino, Napoli, L’Aquila. Tutti falliti. Un nuovo colpo a Imola finì con 116 arresti e sette giustiziati. Infine, la storia dei due fratelli Bandiera, nel ’44. Erano figli di un ammiraglio austriaco che aveva dato la caccia ai rivoluzionari in fuga da Ancona. Divenuti a loro volta ufficiali della marina imperiale, avevano tradito e s’erano fatti patrioti. Sbarcarono vicino a Crotone con la solita idea di far scoccare la scintilla che avrebbe dovuto dare inizio alla rivoluzione universale e invece furono presi e fucilati nel Vallone di Rovito. Il fallimento di un altro moto in Romagna, nel 1845, mise definitivamente in crisi il sistema delle cospirazioni e delle società segrete. È a questo punto che entrarono in scena due nuovi personaggi: Massimo d’Azeglio e Pio IX.

da: ALTRI MONDI.


Permessi e congedi: approvato lo schema di Decreto

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 7 aprile scorso, su proposta deiMinistri del Lavoro (Sacconi) e della Pubblica Amministrazione(Brunetta), ha approvato lo schema di Decreto Legislativo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi.

Va subito detto che questo schema non è ancora norma e che l’iter passa ora per l’acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato e di quello della Conferenza Stato-Regioni, per poi tornare in Consiglio dei Ministri ed essere sottoposto a deliberazione definitiva. Potrebbero essere necessari diversi mesi, anche se difficilmente il testo subirà modificazioni eclatanti.

La delega al Governo è stata fissata all’articolo 23 della Legge 183/2010, la stessa norma che all’articolo successivo ha già modificato la precedente disciplina in materia di permessi ai lavoratori che assistono familiari con grave disabilità (art. 33 della Legge 104/1992).

Con il nuovo Decreto, il Governo tenta di disciplinare in modo più stringente la concessione dei permessi (tre giorni al mese) e dei congedi biennali retribuiti, oltre ad intervenire sui congedi di maternità, sui congedi per terapie per gli invalidi e sulle aspettative per i dottorati di ricerca. Alcuni passaggi rappresentano deichiarimenti applicativi, in alcuni casi già presenti nella prassi amministrativa, altri passaggi tendono acontenere abusi, altri ancora restringono la platea dei beneficiari di alcune forme di agevolazione lavorativa. Vediamoli con ordine.

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l’intera scheda è qui:

Permessi e congedi: approvato lo schema di Decreto.


Montezemolo: il 36% degli intervistati si è detto disposto a votare il partito guidato da Montezemolo, | Newnotizie

Potrebbe arrivare lontano la macchina elettorale guidata da Luca Cordero di Montezemolo. Stando alle stime elaborate da unsondaggio realizzato da Swg in collaborazione conAffaritaliani.it, infatti, più di un italiano su due (59%) benedice la discesa in campo del numero uno della Ferrari e circa il 36% si dice pronto a votarlo. Più interessati risultano gli elettori di centrosinistra (82% del campione), ma ad esplicita domanda: dove crede si possa collocare politicamente l’ex presidente di Confindustria, il 32%degli intervistati risponde al centro.

Un imprenditore in politica - Da quando Luca Cordero di Montezemolo ha aperto alla possibilità di scendere in campo per tentare una “second life” politica, è tutto un turbinare di ipotesi e analisi scalcinate. Per dare più consistenza alle varie valutazioni abbozzate, la Swg in collaborazione conAffaritaliani.it ha realizzato un sondaggio volto a comprendere le reali change del presidente della Ferrari. L’indagine, realizzata tra il 7 e l’8 aprile su un campione nazionale di 1.500 soggetti maggiorenni, ha consegnato informazioni interessanti e per certi versi inattese. Il 59% delle persone interpellate ha, infatti,benedetto la discesa in politica di Montezemolo, mentre il 35%l’ha bocciata. A dare maggior credito all’industriale sono stati glielettori di centrosinistra (82%), mentre il 59% di quelli dicentrodestra ha tradito un atteggiamento critico.

Pronto a vincere – Ma la vera sorpresa riguarda gli ipotetici risultati elettorali che l’ex presidente di Confindustria potrebbe centrare: secondo il sondaggio di Swg, infatti, il 36% degli intervistati si è detto disposto a votare il partito guidato da Montezemolo

da: Montezemolo incoronato dai sondaggi: con lui 36% intervistati | Newnotizie.


Amministratore di Sostegno, richiesta informazioni per bibliografia tesi

Salve,

sono una studentessa del corso di ….
Le vorrei chiedere se gentilmente può indicarmi dei libri inerenti al nuovo istituto dell’Amministratore di Sostegno, tema sul quale verterà la mia tesi di laurea.
L’idea è di presentare il passaggio dagli istituti dell’inabilitazione e dell’interdizione a quella appunto dell’Amministrazione di Sostegno, analizzando le nuove normative e soffermandomi sulla novità, relativa sopratutto alla concezione dell’assistito e delle sue capacità, che il nuovo istituto porta con sè.
La ringrazio per la diponibilità.

Cordiali saluti,

gentile signorina …

seguo con attenzione, data la sua importanza, il tema delle politiche per l’amministratore di sostegno
ci sono molti libri di carattere giuridico (fra diritto privato e diritto pubblico), ma ci sono anche tantissime esperienze in atto documentate sui siti dell’associazionismo dei portati di handicap
la rinvio alle mie scelte di documentazione:

qui trova in ordine decronologico alcune tracce (deve cliccare su ciascuna per aprire il post)
è una prima base da cui lei potrà fare i suoi approfondimenti tematici
come faccio spesso nei miei corsi suggerisco l’analisi diretta del testo normativo
qui trova la mia guida metodologica:

buoni studi
e un cordiale saluto
Paolo Ferrario

Corso di ASSISTENTE SOCIALE CRIMINOLOGO, giunto alla II Edizione, previsto per il 6 – 7 – 8 Maggio 2011 (9 – 13; 14 – 18) presso Inforidea – Via Tuscolana 769 (Metro A – Lucio Sestio)


negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing

Esempi di social housing ecologico si trovano a Londra, Berlino e anche in Italia

Questo cambio di popolazione all’interno delle case popolari o Social House, come viene chiamato il fenomeno, ha portato ad un cambio anche delle richieste e delle necessità di questi nuovi inquilini oggi più inclini a dare alla propria casa un valore diverso. Succede così che negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Europa (e questa volta l’Italia non fa eccezione) gli esempi di Social Housing Ecologico.

da: News.


Ilvo Diamanti, politologo vicentino, ieri è stato colpito da infarto. Lo ha salvato l’amico Vincenzo Riboni, primario del Pronto Soccorso, Il Giornale di Vicenza.it – Cronaca

Ilvo Diamanti, politologo vicentino, ieri è stato colpito da infarto. Lo ha salvato l’amico Vincenzo Riboni, primario del Pronto Soccorso. Gli aveva telefonato perché era atteso come relatore al convegno del Meic al Patronato Leone XIII, cui entrambi partecipavano. Diamanti non si sentiva bene ieri mattina e ha chiamato al telefono prima Mario Zocche, un altro iscritto al Meic, che gli ha passato Riboni. Il primario, capito al volo il problema, ha sollecitato Diamanti a farsi visitare al San Bortolo, dove lui stesso s’è recato. Il noto politologo, pro-rettore dell’università di Urbino ed editorialista de “La Repubblica”, è stato sottoposto a esami che hanno evidenziato problemi alle coronarie. Diamanti è stato sottoposto a intervento chirurgico e gli sono stati introdotti dei “palloncini” nelle coronarie. Attualmente è ricoverato all’Unità coronarica. È cosciente e ha superato la crisi acuta.

da: Il Giornale di Vicenza.it – Cronaca.


Problemi psicologici e di comunicazione tra il malato di Parkinson e i propri care giver, Tavola rotonda sul Parkinson, Si confronteranno sull’argomento tre esperte: Luciana Quaia psicologa, Lina Scalia psicologa ed Erika Ciaccia logopedista – Giornale di Como

TAVOLA ROTONDA SUL PARKINSON
Como La sezione di Como dell’associazione Italiana Parkinsoniani ha organizzato per lunedì 11 aprile, a partire dalle 15, una tavola rotonda presso la sede sociale in piazza San Rocco 39, dedicata ai «Problemi psicologici e di comunicazione tra il malato di Parkinson e i propri care givers-assistenti». Si confronteranno sull’argomento tre esperte: Luciana Quaia psicologa, Lina Scalia psicologa ed Erika Ciaccia logopedista.
La partecipazione è libera e gratuita. «Sono invitati gli iscritti e simpatizzanti dell’associazione, i familiari, i care givers ed è gradita la partecipazione anche di persone comunque interessate all’argomento».Per motivi organizzativi è necessario comunicare la propria adesione chiamando lo 031/241917 oppure 329/4311411 oppure 031/521204, o mandare una mail all’indirizzo: aip.como@gmail.com.

da: Tavola rotonda sul Parkinson – Giornale di Como.


Consolato generale degli Stati Uniti d’America, Fondazione Ismu – iniziative e studi sulla Multietnicità, con il patrocinio della Provincia di Milano IMMIGRAZIONE: VEICOLI ED ESEMPI DI INTEGRAZIONE Corso Monforte, 14 aprile 2011, ore 9-13


Istat, Reddito e risparmio delle famiglie

Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12,1 per cento, registrando una diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente; in particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,4 per cento, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

Sempre nell’ultimo trimestre del 2010 il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è aumentato dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, tornando sui livelli registrati alla fine del 2009. Ciononostante, nel complesso del 2010 le famiglie hanno subito una riduzione del loro potere d’acquisto dello 0,6 per cento; nel 2009 la perdita di potere d’acquisto era stata molto più elevata e pari al 3,1 per cento.

Nel 2010 il tasso di investimento delle famiglie si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in più rispetto al 2009, grazie alla crescita del 3,8 per cento degli investimenti. Nel quarto trimestre 2010 il tasso di investimento si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a causa della riduzione dello 0,4 per cento degli investimenti delle famiglie.

da: Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.


LA METAMORFOSI DELLA FAMIGLIA Psicanalisi e sociologia si interrogano su una mutazione antropologica, Casa della cultura, Milano 14 aprile, 6, 20 maggio 2011

LA METAMORFOSI DELLA FAMIGLIA

Psicanalisi e sociologia si interrogano

su una mutazione antropologica

Ciclo di incontri in collaborazione con ALI in Italia e

Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti – Milano

Coordinato da MARISA FIUMANÒ

Presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano, MM1 San Babila

giovedì 14 aprile 2011 ore 21.00

Dalla famiglia alle famiglie

Carmen Leccardi e Fabrizio Gambini

venerdì 6 maggio 2011 ore 21.00

Dove sta andando la famiglia?

Jean-Paul Hiltenbrand

venerdì 20 maggio 2011 ore 21.00

Figli del caso/figli del desiderio

Marisa Fiumanò

Generatività e antigeneratività

Mauro Magatti

Il cambiamento nella famiglia e della famiglia è un tema su cui oggi non mancano le ricerche. Il tassello essenziale che questo ciclo di incontri vuole aggiungere, facendo interloquire sociologia e psicanalisi, ruota intorno alla sostituzione di un significante, “mutazione”, in luogo di “cambiamento”. L’ipotesi che avanziamo è che la famiglia stia subendo una vera e propria mutazione antropologica, assolutamente inedita nella storia dell’umanità.

Questa mutazione riguarda il modo in cui i bambini vengono attesi, concepiti e messi al mondo, le condizioni sociali e psichiche in cui essi crescono e vengono educati e il modo in cui si inseriscono nella società.

Alle spalle di questa mutazione, che ha preso corpo negli ultimi trent’anni, c’è una progressiva erosione della funzione della famiglia come istituzione e come cellula di base del legame sociale. La famiglia può ancora restare un luogo di riferimento affettivo ma non ha più alcun obbligo sociale, primo fra tutti quello della riproduzione biologica; essa non ha più la missione di allevare e educare i bambini alle regole della collettività, perché occupino il posto di chi muore e assicurino la continuità della vita sociale, come anelli di una stessa catena. La famiglia non stabilisce più una filiazione, è priva di prospettiva temporale; in quanto istituzione fondata sull’assoggettamento delle donne, con la loro emancipazione si va dissolvendo. Al tempo stesso, grazie alla medicina e alla tecnologia, si è aperta la strada a nuovi modi di nascere e la sessualità si è separata dalla riproduzione. Il termine famiglia si sfaccetta e la lingua talvolta precede il riconoscimento giuridico: la chiama monoparentale, famiglia di fatto, omosessuale, allargata. Quali sono gli effetti di questa macroscopica mutazione nel legame sociale e nell’economia psichica soggettiva?


Dossier su “La sanità nelle manovre finanziarie dal 2005 al 2011”

A cura della segreteria della Conferenza delle Regioni (settore salute e politiche sociali), è stato predisposto un Dossier su “La sanità nelle manovre finanziarie dal 2005 al 2011”, nel quale si fa il punto sulla documentazione prodotta negli anni indicati.
Si tratta di uno strumento utile di consultazione e non solo in vista del prossimo riparto del Fondo Sanitario Nazionale.
http://www.regioni.it/upload/dossiersanita2011.zip


LUA libera università dell’autobiografia di Anghiari, seminari aprile maggio 2011

Seminari 2011.
Alla pagina sottostante potete trovare l’elenco completo
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=4&id=13&Itemid=36
Le iscrizioni sono aperte basta collegarsi alla pagina con il modulo di iscrizione:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3

29 aprile – A. Ascari e B. Carmellini – Anche le cose si raccontano…
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1798&Itemid=36
29 aprile – Maria Rosaria Baldin – Altrodame: scrivere l’altro per trovare se stessi
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1799&Itemid=36
5 maggio – L. Zannini e M. Castiglioni “Scrivere l’esperienza di malattia…
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1800&Itemid=36
3 giugno – Emanuela Mancino “Mostrare un racconto in-visibile”
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1801&Itemid=36
3 giugno – Fabio D’Andrea “Riconoscere il mito”
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1802&Itemid=36

Nostos –> Luoghi e spazi di vita –> “L’accoglienza nelle comunità” di Giorgio Macario
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2029&Itemid=106&limit=1&limitstart=0

Nostos –> Anziani –> La scrittura degli anziani come momento di incontro tra culture.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2019&Itemid=80


Libera Universita’ Autobiografia – 7-8 maggio 2011 – Anghiari – Convegno Re-inventare l’età matura

Per scaricare e diffondere il volantino

PROGRAMMA

Sabato 7 maggio Sala audiovisivi
Ore 10.00 Benvenuto delle autorità locali, e saluti di Stefania Bolletti e Duccio Demetrio
Ore 10.30 “La ricerca e i risultati” con Barbara Mapelli, Lucia Portis, Susanna Ronconi
Ore 11.30 Contributi dei gruppi di ricerca e interventi del pubblico
Pausa pranzo
Ore 14.30 Contributi dei gruppi di ricerca e interventi del pubblico
Pausa caffè
Ore 16.00 Dialoghi su Re-inventare l’età matura con Marina Piazza (sociologa fa parte del GRIFF, 
Grazia Zuffa (psicologa), Alba Orti (SPI CGIL Nazionale), 
Anna Maria Crispino (Redazione “Leggendaria”)
A seguire dibattito
Cena al Castello di Sorci (l’adesione alla cena è facoltativa e comporta un supplemento di 20,00 €)
Ore 21.30 Nei vicoli e piazze di Anghiari performance Re-inventare l’età matura a cura del gruppo 
Donne di carta

Domenica 8 maggio Sala audiovisivi
Ore 9.30 “Nuovi bozzoli da rompere e nuove fuoriuscite da trovare”. 
Idee e proposte per il presente e per il futuro prossimo
Pausa caffè
Ore 12.00 Sessione plenaria conclusiva e arrivederci

Nelle due giornate del Convegno sarà allestito a Palazzo Testi uno Spazio multimediale e interattivo

La quota di partecipazione al convegno è di 30,00 €

Negli anni Sessanta e Settanta, molte di noi, allora ragazze e giovani donne, furono protagoniste di uno straordinario momento di cambiamento, una “rivoluzione di genere” vissuta nelle più diverse dimensioni e modi.
Questo ha portato con sé la necessità di una ricostruzione personale, di forme alternative nelle relazioni, un ripensarsi come donne al di fuori dei copioni sociali. Per tale generazione di donne (e dopo di essa per le altre) nulla è più stato come prima e ora si trova a inventare la propria età matura.
Come stanno invecchiando oggi le ragazze ribelli di allora? Attorno a questa domanda 126 donne in 10 città italiane hanno cercato risposte attraverso la scrittura autobiografica individuale e il dialogo collettivo.

Per informazioni:
Segreteria Libera Università dell’Autobiografia: Renato Li Vigni, Piazza del Popolo, 5 – 52031 Anghiari (AR) – 0575/788847 (voce e fax) – mail: segreteria@lua.it
web: www.lua.it/re-inventare/

Quota per la partecipazione al Convegno 30,00 € (la cena di sabato 7 maggio è facoltativa e comporta l’aggiunta di 20,00 €)

da: Libera Universita’ Autobiografia – 7-8 maggio 2011 – Anghiari – Convegno Re-inventare l’età matura.


l loro tempo è adesso. Il nostro dovere è ora: superare il precariato

i lavoratori precari scenderanno nelle piazze di molte città italiane uniti dallo slogan “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Italia Futura dedica oggi a questo tema fondamentale per il futuro del paese un’analisi della situazione attuale e soprattutto alcune proposte per uscirne.

“Se le cose – scrivono oggi Pietro Ichino, Luca di Montezemolo e Nicola Rossi – andranno come sono andate fin qui, anche in questo caso alle manifestazioni non farà seguito alcun atto concreto”.

La strada per liberarsi del precariato è stretta e impervia ma non per questo impossibile da percorrere.

Come? “Riscrivendo il diritto del lavoro in modo che tutti i nuovi rapporti da qui in avanti possano essere costituiti a tempo indeterminato, anche quelli che fino a oggi sono stati l’espressione patologica della precarietà (contratti a progetto, partite iva fasulle, …), garantendo la piena copertura di eventuali oneri economici aggiuntivi per le imprese piccole e grandi, trattando nella stessa maniera l’operatore privato e l’operatore pubblico”.

“E quindi – proseguono gli autori - un contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti: occupazione a tempo indeterminato per tutti e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi”.

Sempre sul tema del precariato Marco Simoni propone una riflessione incentrata su coloro che più degli altri vivono sulla propria pelle questo “apartheid del mondo del lavoro”: i giovani; rilanciando e approfondendo le proposte sull’occupazione giovanile di Italia Futura, mai così attuali.

Quattro i fronti su cui intervenire: politiche del lavoro per “garantire diritti elementari a chi oggi ne è privo”, politiche fiscali per “ridurre le tasse sui lavoratori, partendo dai giovani, e il costo dei lavoratori per l’azienda“, politiche per le imprese perché non è possibile leggere senza reagire che “l’Italia è nel mondo all’ottantesimo posto per quanto riguarda la facilità di fare impresa” e infine politiche della formazione per valorizzare le competenze degli italiani di domani e “ridurre l’attuale discrepanza settoriale tra disponibilità di posti di lavoro e numero di lavoratori competenti in grado di raccoglierla“.

Una road map per diventare “un Paese che sceglie di investire sul proprio futuro e sulle generazioni più giovani, anziché lasciare che siano le prime vittime di una economia precaria”.

Continua a leggere gli articoli, diffondi e commenta le nostre proposte

Grazie,
Italia Futura


Alessandra Cicalini, Il volontariato e il compleanno… da “manuale”! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

è nato il primo Manuale statistico del volontariato, su iniziativa della Johns Hopkins University Center for civil society studies e dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
L’importante vademecum è scaricabile online in lingua inglese ed è stato redatto dai due enti con il contributo dei volontari delle Nazioni Unite.
L’obiettivo è fornire alle agenzie statistiche nazionali di tutto il mondo il più completo rapporto sul terzo settore, suddividendolo per attività, presenza e qualità dei servizi offerti. Lo spirito con cui è stato realizzato è in linea con quanto auspicato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in occasione del primo anno internazionale del volontariato, di cui quest’anno ricorre il decimo anniversario, in coincidenza con l’omologo Anno europeo.
Lo scopo ultimo del volontariato – sosteneva l’assemblea dell’Onu – è promuovere i diritti umani e un solido dialogo sociale. Oltre ai numeri e ai grafici, con il Manuale si trasmette in sostanza anche una visione della società molto precisa: solidale e attenta ai bisogni della collettività.

da: Il volontariato e il compleanno… da “manuale”! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.


Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti

L’Eurostat (Agenzia Statistica Europea), nel suo rapporto del 2010 relativo al 2009, informa che i cittadini stranieri rappresentano il 6,4% della popolazione europea della UE a 27 paesi.
In particolare:
Germania: 7,2 milioni pari al 8,9% della popolazione
Spagna: 5,7 milioni pari al 12% della popolazione
Regno Unito: 4 milioni pari al 4,8% della popolazione
Italia: 3,9 milioni pari al 6,5% della popolazione
Francia: 3,7 milioni pari al 5,8% della popolazione

da: Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti.


Codice degli Enti locali, Maggioli editore 2011

CODICE DEGLI ENTI LOCALI
Aggiornato al D.Lgs.
14 marzo 2011, n. 23

“Decreto sul federalismo fiscale municipale”

Novità aprile 2011
pagine 1.370,
formato cm. 10,5×14
ISBN 6604.5, euro 20,00

CODICE DEGLI ENTI LOCALI
TESTO UNICO E LEGGI COMPLEMENTARI

Esaustivo nei contenuti e funzionale nella struttura, questo nuovo Codice fornisce – nel testo vigente – le norme di ricorrente utilizzo da parte degli Operatori delle autonomie locali, così riordinate:
1. Nelle prima parte presenta l’attuale formulazione del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali) con annotati gli estremi dei provvedimenti modificativi.
2. Nella seconda parte fornisce un’ampia rassegna di leggi complementari suddivise in sezioni tematiche in sequenza cronologica: › Ambiente. › Anagrafe. › Catasto. › Contratti. › Elettorato. › Elezioni. › Federalismo. › Finanza locale. › Igiene e sanità. › Personale dipendente. › Polizia locale. › Procedimento e documentazione amministrativa. › Protezione dei dati personali. › Servizi pubblici locali. › Stato civile. › Territorio, urbanistica, edilizia.

Completo di accurati indici analitico e cronologico, il Codice costituisce rassegna completa della disciplina e dell’evoluzione in senso federale dell’ordinamento, espressa di recente dai decreti sul riparto della fiscalità tra gli enti territoriali, in particolare: il D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 sul federalismo fiscale municipale, il D.Lgs. 26 novembre 2010, n. 156 in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Province e Città metropolitane, il D.Lgs. 28 maggio 2010, n. 85 sul federalismo demaniale.

L’opera tiene conto inoltre di altri significativi provvedimenti, quali ad esempio la L. 26 febbraio 2011, n. 10 di conversione del cd. Milleproroghe, e il DPR n. 168/2010 contenente il Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica.


Manuale per il concorso all’Ospedale Niguarda di Milano, editore Maggioli

Aggiornato alla bozza
di Piano Sanitario Nazionale 2010-2012
80 COLLABORATORI PROFESSIONALI SANITARI - INFERMIERI Ospedale Niguarda Cà Granda - Milano › Test con risposta
commentata
› Casi clinici assistenziali
pianificati
› Procedure di base
e specialistiche
Ospedale Niguarda Cà Granda – Milano
80 COLLABORATORI PROFESSIONALI
SANITARI – INFERMIERI
Manuale teorico-pratico per la preparazione del concorso

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 del 22 marzo 2011, il bando con cui l’Azienda Ospedaliera “Ospedale Niguarda Cà Granda” di Milano ha indetto un concorso pubblico per la copertura di 80 posti di Collaboratore Professionale Sanitario – Infermiere (cat. D), prevede:
› una prova scritta, vertente su un argomento scelto dalla commissione attinente alla materia oggetto del concorso mediante svolgimento di un tema o soluzione di quesiti a risposta sintetica;
› una prova pratica, consistente nell’esecuzione di tecniche specifiche o nella predisposizione di atti connessi alla qualificazione professionale richiesta;
una prova orale che, oltre alla materia attinente al profilo specifico dei posti a concorso, comprenderà anche elementi di informatica e la verifica della conoscenza, almeno a livello iniziale, della lingua inglese.

Per le sue caratteristiche questo manuale teorico-pratico costituisce completo e indispensabile strumento di preparazione al concorso:
» la parte concettuale
ricostruisce l’organizzazione del mercato sanitario, affronta gli elementi tipici del processo di professionalizzazione dell’infermiere, mettendone in evidenza gli aspetti innovativi e avendo cura di offrire un’ampia panoramica sulle teorie del Nursing e l’utilizzo degli strumenti operativi. Al termine di ogni capitolo test di verifica e risposte commentatepermettono di verificare il grado di preparazione raggiunto e allenarsi in vista delle prove concorsuali.
» la parte applicativa prevede l’adozione di casi clinici quale strumento di applicazione della teoria alle procedure tipiche dell’assistenza infermieristica di base – specialistica e pre e post procedure diagnostiche – proponendosi come valido supporto tecnico e metodologico all’esercizio della professione.

E’ organicamente suddiviso in due parti:

1.
PARTE CONCETTUALE
L’organizzazione del mercato sanitario

La riforma ospedaliera.
L’istituzione delle regioni.
Verso la riforma sanitaria.
Il Servizio Sanitario Nazionale.
L’organizzazione delle aziende Usl e delle aziende ospedaliere.
Il dipartimento.
La terza riforma (riforma-ter) del Servizio Sanitario Nazionale (d.lgs. 229/1999).
Il Piano sanitario nazionale (PSN).
Il Piano sanitario nazionale 2006-2008.
Gli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale 2009.
Il Piano sanitario nazionale 2011-2013.
Test di verifica.
Risposte.

Processo di professionalizzazione dell’infermiere
› Considerazioni generali sul d.m. 739/1994
Legge 26 febbraio 1999, n. 42 – Disposizioni in materia di professioni sanitarie.
› Commento alla legge n. 42 del 1999
La formazione universitaria.
Il superamento del Diploma universitario per infermiere.
Aspetti di maggior interesse per la professione infermieristica della legge n. 1 dell’8 gennaio 2002.
I collegi IPASVI.
Codice deontologico dell’infermiere, 2009.
› Commento al Codice deontologico dell’infermiere, 2009
Un pò di storia.
Formazione continua e crediti ECM.
La responsabilità dell’Azienda sanitaria per la sicurezza dei lavoratori.
L’operatore socio-sanitario (OSS).
Analisi del profilo.
Profilo OSS – Accordo Stato-regioni del 22 febbraio 2001.
Test di verifica.
Risposte.

Aspetti concettuali e metodologici
Le 4 principali teorie infermieristiche.
Il Problem solving scientifico e il Processo di assistenza infermieristica.
Le fasi del processo di assistenza infermieristica.
Test di verifica.
Risposte.

I nuovi strumenti operativi
Le Linee Guida (LG).
Le procedure.
I percorsi assistenziali.
Il piano di assistenza e la cartella infermieristica.
La scheda integrata di terapia.
Le scale di valutazione utilizzabili nella pratica professionale.
Il piano di lavoro.
Test di verifica.
Risposte.

Gli aspetti innovativi della professione
La ricerca infermieristica.
Il controllo di qualità e la carta dei servizi.
L’infermiere case manager.
Assistenza infermieristica a domicilio e coinvolgimento del care giver.
Test di verifica.
Risposte.

2.
PARTE APPLICATIVA
Assistenza di base. Principali procedure di esercizio clinico assistenziale

Esercizio clinico assistenziale. 
Soluzioni.
Sintesi delle principali modifiche apportate dalle nuove linee guida ERC 2005 per la rianimazione cardiopolmonare di base e defibrillazione eseguita in soggetti adulti.
Sintesi delle principali modifiche apportate dalle nuove linee guida ERC 2005 per la rianimazione cardiopolmonare di base nel bambino.
Assistenza infermieristica specialistica
Pianificazione casi.
Soluzione: casi pianificati.
L’assistenza pre e post procedure diagnostiche
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad esami di laboratorio cruenti.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad esami radiologici.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad una scintigrafia con radioisotopi.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto alla valutazione con apparecchi ad impulsi elettrici.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto a procedimenti endoscopici.
Correttori procedure diagnostiche
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad esami di laboratorio cruenti.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad esami radiologici.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto ad una scintigrafia con radioisotopi.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto alla valutazione con apparecchi ad impulsi elettrici.
Assistenza infermieristica al paziente sottoposto a procedimenti endoscopici.
Gli aspetti peculiari dell’assistenza infermieristica in sala operatoria
Il reparto operatorio: d.P.R. 14 gennaio 1997, n. 42.
Assistenza infermieristica in sala operatoria: aspetti principali.
Implicazioni assistenziali nella riduzione del rischio infettivo nel paziente chirurgico
Epidemiologia infezioni del sito chirurgico.
I principali fattori di rischio associati all’ISC.
Norme da seguire nella fase preoperatoria.
Norme da seguire nella fase intraoperatoria.
Preparazione e mantenimento dell’ambiente della sala operatoria.
Norme da seguire nella fase post-operatoria.
Test di verifica.
Risposte.

C. Fabbri, Laurea specialistica in Scienze infermieristiche e Sociologia; professore a contratto di Infermieristica – Università degli Studi Bologna, Corso di Laurea in Infermieristica – e di Ricerca Bibliografica on-line – Università degli Studi Bologna, Corso di Laurea in Fisioterapia; responsabile Dipartimento Emergenza per la Direzione del Servizio Infermieristico e Tecnico, Azienda USL Cesena.
M. Montalti, Laurea specialistica in Scienze infermieristiche e ostetriche; professore a contratto di Infermieristica e introduzione alla metodologia della ricerca infermieristica – Università degli studi Bologna, Corso di Laurea in Infermieristica; coordinatore Didattico del Corso di Laurea in Infermieristica, Polo Didattico Rimini.

Per ricevere
Ospedale Niguarda Cà Granda – Milano
80 COLLABORATORI PROFESSIONALI SANITARI – INFERMIERI
Maggioli Editore – Novità aprile 2011
Pagine 576 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6730.0

Gli islamici contro i padri | Carta

…. l’avanguardia del movimento è la stessa: una generazione di giovani, educati, “connessi”, informati di ciò che accade all’estero, mossi dal desiderio e dalla rivendicazione di libertà, oltre che dalla critica alla natura predatoria delle dittature. Alla base dei movimenti, dunque, c’è un elemento generazionale, che a sua volta rimanda a un aspetto demografico: pressoché ovunque nel mondo arabo, stiamo assistendo alla progressiva diminuzione del tasso di natalità. Quella che è scesa per le strade, è la generazione figlia del picco demografico, e nutre aspettative molto alte in termini non solo sociali, ma anche di educazione e politica. I giovani del Cairo o di Tunisi non hanno nessuna intenzione di vivere come i loro padri: i dittatori erano già in carica quando sono nati – si pensi a Gheddafi, Mubarak e in parte allo stesso Ben Ali – e, sotto questo punto di vista, hanno voluto rompere con la tradizionale cultura autoritaria che ha dominato i Paesi in cui vivono. Ciò spiega anche l’assenza di veri e propri leader carismatici delle rivolte, e prima ancora di qualunque culto del leader carismatico. Si tratta di una generazione piuttosto individualistica, che reclama pluralismo, multipartitismo, parlamentarismo, e che non lega le proprie rivendicazioni a vere e proprie ideologie o a un’idea forte dello Stato

….

nessuno slogan islamico, nessuna bandiera religiosa, nessuno che brandisca il Corano. Ciò non vuol dire che i dimostranti siano portatori di una mentalità secolare, perché continuano a essere credenti, ma lo sono in senso personale. Nel mondo arabo, infatti, al contrario di quanto continuano a pensare in molti, la religione si è individualizzata e depoliticizzata

….

già venti anni fa sostenevo che il modello della rivoluzione islamica, a causa di contraddizioni interne, non potesse più funzionare, e che le vie di uscita dall’impasse dell’islam politico fossero due: da una parte la via della democratizzazione, dall’altra il salafismo, che preferisco definire neo-fondamentalismo, in altri termini una re-islamizzazione che si declina come progetto sociale e culturale, piuttosto che politico.

l’intero articolo qui:

Gli islamici contro i padri | Carta.


Strutture sanitarie e liste di attesa: i tempi sono indicati online

Ormai circa la metà dei siti web di Regioni e P.A. e strutture sanitarie riporta dati sui tempi d’attesa, con un trend in crescita negli ultimi cinque anni: è quanto hanno reso noto dal Ministero della Salute, grazie a un’indagine condotta dalla Direzione generale della Programmazione sanitaria e dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema del Ministero.

L’indagine ha riguardato l’utilizzo della rete Internet quale strumento di comunicazione di dati su tempi e liste di attesa nei siti web di Regioni e Pubbliche Amministrazioni, ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS e Policlinici. Alla sua quarta edizione, l’indagine era stata compiuta anche nel 2005, nel 2007 e nel 2009.

Grazie alle possibilità offerte da Internet, sono cambiate le modalità di informare i cittadini: “in questo contesto di cambiamento – si legge nella nota del Ministero – il controllo e la gestione delle informazioni inerenti alle liste d’attesa rappresenta uno degli aspetti critici di tutti i sistemi sanitari e la possibilità di rendere disponibili le informazioni specifiche di carattere quali-quantitativo sui tempi di attesa può essere considerato un elemento rilevante ai fini della trasparenza e della accountability nei confronti del cittadino e degli operatori sanitari.”

Strutture sanitarie e liste di attesa: i tempi sono indicati online.


guida per l’applicazione della legge sull’amministratore di sostegno

guida per l’applicazione della legge sull’amministratore di sostegno

volumeADS.pdf — PDF document, 121Kb

da: Regione.emilia-romagna.it/documentazione/pubblicazioni/atti-di-convegni/amministratore-di-sostegnoAzioni


Contro la precarietà: valore al lavoro, fisco più leggero, favorire l’impresa, investire sulla formazione – ItaliaFutura.it

immagine documento

La condizione di sofferenza economica e sociale delle generazioni più giovani in Italia è il portato ultimo di quindici anni di mancata crescita economica. Per questa ragione, qualsiasi credibile proposta per migliorare le condizioni lavorative dei più giovani deve essere iscritta in un quadro di politiche per la crescita. Il tema della precarietà non è dunque una questione che si può ridurre alle sole problematiche derivate da una accresciuta flessibilità del lavoro, o solo alle sue forme più deleterie per la vita delle persone. Molti paesi hanno forme di flessibilità lavorativa che tuttavia non hanno condotto a una spaccatura economica e sociale di tipo generazionale come quella che è visibile in Italia. Un dato su tutti: l’ultima indagine sui bilanci delle famiglie di Bankitalia ha mostrato come l’aumento della diseguaglianza di redditi in Italia è avvenuto solo rispetto alla dimensione anagrafica: non aumenta la diseguaglianza “in generale”, ma si allarga la forbice della crescita del reddito a svantaggio soprattutto di chi ha meno di 44 anni, che negli ultimi cinque anni si è persino impoverito in termini assoluti.

Misure riequilibratici devono essere dunque inserite in un disegno complessivo. Al netto delle politiche – pur necessarie – legate a una riforma degli ammortizzatori sociali e del sostegno al welfare soprattutto per le giovani famiglie, è necessario intervenire su almeno quattro fronti:

  • unificare il mercato del lavoro e garantire diritti elementari a chi oggi ne è privo;
  • ridurre le tasse sul lavoro dipendente e sulle imprese che assumono;
  • facilitare la libera iniziativa, oggi ardua in particolare per imprenditori di prima generazione;
  • investire nella formazione accademica e professionale.

Sul primo punto, è necessario superare non solo il dualismo del mercato del lavoro, che oggi vede spesso lavoratori della stessa azienda impegnati nelle stesse attività inquadrati con contratti diversi. E’ anche necessario semplificare la disciplina rispetto alla condizione attuale in cui convivono decine di possibili rapporti di lavoro. Per questa ragione, è ormai urgente l’approvazione di un nuovo tipo di contratto di lavoro a tempo indeterminato che possa limitare drasticamente l’utilizzo di contratti precari a quei pochi casi in cui sono effettivamente giustificati (come, ad esempio, nei casi di rapporti di consulenza dai corrispettivi economici elevati, o nelle produzioni caratterizzate da picchi stagionali). Un contratto che, pur escludendo l’inamovibilità per motivi economici o organizzativi, si accompagni strutturalmente a forme di tutela del reddito più significative delle attuali scarne indennità di disoccupazione, consentirebbe da un lato di conservare per le aziende la flessibilità d’entrata (e quella d’uscita per un breve periodo di prova) per ogni lavoratore; dall’altro lato i dipendenti vedrebbero le proprie tutele di reddito in caso di disoccupazione crescere nel tempo. Va sottolineato che questo contratto configurerebbe fin da principio un rapporto a tempo indeterminato, modificando radicalmente dunque sia la condizione contrattuale individuale, che gli incentivi dell’azienda rispetto alla cura del proprio capitale umano. Sarebbe un contratto in cui ogni lavoratore godrebbe da subito di protezione contro le discriminazioni, pieni versamenti contributivi, e diritti di malattia e maternità, dunque migliorando drasticamente la condizione di tutti i nuovi assunti, senza significativi costi aggiuntivi per le imprese.

Accanto alla riforma del contratto del lavoro, è necessario valorizzare i rapporti di tirocinio, o stage. Questo può essere fatto con due misure simmetriche. Innanzitutto, è necessario semplificare drasticamente la normativa che al momento prevede una macchinosa cooperazione tra enti, e regole diverse a seconda dell’età, del titolo di studio, e di altri parametri che impogono oneri gravosi dalla dubbia utilità. Lo stage deve essere un semplice rapporto tra l’individuo e l’azienda, che sono gli attori che meglio possono valutarne la bontà. Allo stesso tempo, è necessario prevedere una durata massima generalizzata di sei mesi, che lo stage sia un periodo breve di formazione sul lavoro, e di un rimborso spese minimo privo di oneri fiscali e non caratterizzabile come salario, che va corrisposto al tirocinante per consentirgli di rendere sostenibile il periodo di formazione/lavoro in azienda.

Sul fronte fiscale, c’è l’urgenza di diminuire la pressione fiscale sui lavoratori, e il costo dei lavoratori per l’azienda: il cosiddetto cuneo fiscale. Per ragioni distributive, e di equità rispetto all’andamento recente dei salari, è utile cominciare la riduzione delle tasse dalle classi d’età più giovani, per poi estendere il provvedimento ad altri gruppi. Questa riduzione delle tasse è finanziabile usando per intero, e con una nuova “regola fiscale” che lo renda automatico, ogni risorsa recuperata dal contrasto all’evasione fiscale. L’evasione fiscale che il governo ha stimato di recuperare tra il 2010 e il 2011 sarebbe sufficiente ad abbattere il cuneo fiscale per i lavoratori fino a 34 anni del 20%, portandolo al di sotto della media europea, con vantaggio per i lavoratori e le imprese, con un effetto di incentivo all’assunzione e con la liberazione di risorse per l’iniziativa privata. Questo non riduce, anzi rafforza, l’importanza di effettuare una revisione della spesa pubblica al fine di identificare le ampie sacche di inefficienze che la caratterizzano, per poter ridurre la spesa non in maniera orizzontale e indiscriminata, ma al contrario, mirata e puntuale, al fine prioritario di accelerare il processo di riduzione del carico fiscale sul lavoro e sulle imprese.

Il terzo ambito di intervento riguarda le imprese, e la necessità di facilitare l’inizio di attività imprenditoriali. Al momento l’Italia è nel mondo all’ottantesimo posto per quanto riguarda la facilità di fare impresa, a causa soprattutto dei costi necessari alle start-up, e alla massa di pratiche burocratiche necessarie ad adempiere agli obblighi fiscali. Per questa ragione non solo è in declino il numero di nuove imprese composte principalmente da giovani, ma le imprese tendono a rimanere piccole. Per questa ragione abbiamo proposto la detassazione completa per tre anni – con l’eccezione degli oneri sociali per i dipendenti – di tutte le nuove aziende di giovani. La detassazione ha l’effetto principale di ridurre il carico burocratico per le nuove imprese, consentendo ai nuovi imprenditori in una cornice temporale certa, di concentrarsi sul loro core business, sulla sostanza della loro idea, più che sugli adempimenti amministrativi. Questa misura potrebbe essere utilmente estesa fino ad un massimo di cinque anni per le imprese che decidessero di quotarsi nel mercato azionario delle piccole e medie imprese, ossia che decidessero di raccogliere ulteriori capitali per una loro successiva espansione.

Infine, è importante tornare a investire sui più giovani, e sulle loro competenze. Al momento l’Italia spende meno di ogni altro paese dell’area OCSE per sostenere la formazione del proprio capitale umano, una follia nell’era dell’economia della conoscenza. Allo stesso tempo i problemi di bilancio pubblico rendono le risorse disponibili molto scarse. Per questa ragione proponiamo di finanziare uno shock formativo – 100mila borse di studio per l’università, complete di rette, vitto e alloggio – tramite l’aumento di un anno dell’età pensionabile. Si tratta di un sacrificio da chiedere alle generazioni meno giovani, in cambio di un tangibile beneficio non solo per i 100mila studenti meritevoli che ogni anno godrebbero del supporto pubblico alla loro formazione, ma anche per la società italiana che beneficerebbe di una accresciuta dote di competenze, molte delle quali oggi non vengono raggiunte anche per le difficoltà economiche delle famiglie. Le borse di studio inoltre dovrebbero essere orientate per corrispondere alla variazione della domanda di lavoro, in modo tale da ridurre l’attuale elevata discrepanza settoriale tra disponibilità di posti di lavoro e numero di lavoratori competenti in grado di raccoglierla.

Accanto alla cura per la formazione universitaria, è necessario anche investire e rilanciare la formazione nei settori produttivi di tradizionale eccellenza dell’Italia che soffrono di impianti con impostazioni tradizionali. Per questa ragione è importante promuovere una Ivy Leaguedell’artigianato che potrà condividere alcune risorse di base generaliste, che rispondano ai temi comuni che caratterizzano l’economia contemporanea, e che potrà specializzarsi in aree elettive coerenti con le diverse vocazioni territoriali. Corsi di eccellenza che facciano leva su quanto di meglio abbiamo saputo sviluppare nelle diverse regioni sarebbero in grado di attrarre nel nostro paese talenti di tutto il mondo, interessati ai mestieri artigiani e alla cultura italiana. Allo stesso tempo il rilancio della formazione artigiana, con la predisposizione di nuovi curricula, capaci di interpretare il nuovo ruolo dell’artigiano nell’economia globale, favorirebbe una diversa percezione del lavoro manuale nella società italiana, sarebbero in grado di fornire sbocchi professionali sia nella media che nella piccola impresa, e rafforzerebbero tutto il comparto.

In conclusione, questa breve nota comprende politiche del lavoro, politiche fiscali, politiche per le imprese e politiche della formazione. E’ una sintesi che si accompagna a documenti più approfonditi già elaborati da Italia Futura e che offre non una semplice “lista” di cose da fare o di desideri irrealistici, ma una visione di politiche organiche, che si sostengono le une con le altre, e che immaginano un futuro prossimo per l’Italia diverso dalla stagnazione attuale. Un futuro in cui esista una maggiore chiarezza tra prelievo fiscale e spesa; una gestione dell’economia pubblica e della attività di regolamentazione dei mercati basata sulla fiducia negli attori economici e nella loro responsabilità; un paese che sceglie di investire sul proprio futuro e sulle generazioni più giovani, anziché lasciare che siano le prime vittime di una economia precaria.

da: Contro la precarietà: valore al lavoro, fisco più leggero, favorire l’impresa, investire sulla formazione – ItaliaFutura.it.


Assistenza senza conflitti, giornata di studio, Trento, 26 maggio

GIORNATA DI STUDIO

Assistenza senza conflitti
Migliorare le relazioni fra persone non-autosufficienti,
caregiver familiari e operatori professionisti
Trento, 26 maggio 2011

Prendersi cura delle persone con fragilità è una delle esperienze umane più intense. Nel bene certamente, perché consente di cogliere il senso della vita nella maniera più profonda e arricchente, ma anche nel male, per le reciproche grandi fatiche. Assistere continuativamente (trentasei ore al giorno, come recitava il titolo di un famoso libro) ma al contempo essere anche assistiti, e quindi in qualche modo sentirsi limitati e «oppressi», si traduce spesso in tensioni emotive, disaccordi e quant’altro.
Gli operatori dei Servizi socio-assistenziali, domiciliari e residenziali, sempre più sono consapevoli che la vera architrave del welfare è la qualità delle relazioni. Prima ancora delle stesse prestazioni, o della razionalità manageriale, viene il calore di un buon clima relazionale, premessa e finalità ultima di ogni azione socio-assistenziale.

Destinatari
Assistenti sociali e sanitari, medici, infermieri, psicologi, educatori professionali, operatori socio-sanitari e socio-assistenziali. Dirigenti e coordinatori di Servizi per gli anziani. Familiari impegnati nell’assistenza.

Relatori

Marian Barnes
Docente di Politica sociale e direttrice dell’Health and Social Policy Research Centre presso la School of Applied Social Science dell’Università di Brighton (GB), è tra i maggiori esperti europei sui temi della partecipazione degli utenti e dei caregiver alla programmazione dei servizi. Il suo ultimo libro pubblicato nel 2010 per le Edizioni Erickson è “Storie di caregiver: il senso della cura” .

Costanza Marzotto
Docente nel corso di Laurea in servizio sociale, insegna anche Teoria e Tecniche di mediazione familiare e comunitaria nel corso di Laurea in psicologia clinica presso l’Università Cattolica di Milano. È mediatrice familiare presso il Servizio di psicologia per la coppia e la famiglia della stessa Università.

Programma

A partire dalle ore 8.45
Registrazione dei partecipanti 

ore 10.00-13.00
Contributi teorici

Presiede la sessione
Fabio Folgheraiter (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Marian Barnes (University of Brighton, UK)
Il senso della cura: le relazioni interpersonali nell’assistenza

Costanza Marzotto (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Accordi di cura: la mediazione familiare applicata all’assistenza

Dibattito

14.00-18.00
Riflessioni e testimonianze

Presiede la sessione
Bruno Bortoli (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) 

Anna Abburrà (direttore del Consorzio dei Servizi Sociali «INT.ES.A.» di Bra, Cuneo) 
Contrasti tra Servizi: lavorare assieme nella riflessività dell’assistenza

Silvana Botassis (medico di medicina generale, Associazione «Al Confine», Milano) 
Colmare la confusione: l’empatia nel rapporto con chi soffre di demenza

Angelo Cassanelli (avvocato del Foro di Milano) 
Questioni di soldi: assistenza, conflitti sul patrimonio e amministrazione di sostegno

Guglielmo Digrandi (responsabile tecnico dell’Area Anziani del Comune di Ragusa) 
Per non litigare sull’assistenza: le coordinate della mediazione familiare intergenerazionale

Mariarosa Dossi (direttore dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona «M. Grazioli», Trento) 
I familiari in RSA: collaboratori o controparte?

Maria Giorgetti (Associazione «Noi genitori della nostra gente», Milano) 
Conflitti nel caregiving: facilitare il dialogo con l’auto/mutuo aiuto

Interventi di utenti e familiari esperti

Discutono i contributi del pomeriggio
Marian Barnes e Costanza Marzotto

Dibattito

Conclude i lavori
Fabio Folgheraiter (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)


Informazioni

Metodologia
La giornata prevede 7 ore di formazione e si articola in lezioni teoriche, riflessioni e testimonianze.

Orario
Giovedì 26 maggio: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

Sede
Centro Studi Erickson , Via del Pioppeto 24, fraz. Gardolo – 38121 Trento.

Attestato
Al termine della giornata di formazione verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Accreditamenti
Ministero della Sanità: è stato richiesto l’accreditamento ECM per le figure di Psicologo, Medico, Infermiere, Educatore professionale, Terapista occupazionale, Assistente Sanitario e Tecnico della riabilitazione psichiatrica.
Ordine degli Assistenti Sociali: è stato richiesto l’accreditamento.

Costo
Il costo è di € 140,00 + IVA 20% (per iscrizioni individuali), € 160,00 + IVA 20% (per enti o istituzioni).
In caso di rinuncia la quota non è rimborsabile.

Traduzione
La relazione e gli interventi di Marian Barnes saranno tradotti da Anna De Poli, Interprete di Conferenza esperta di temi sociali.

Iscrizioni
Inviare tramite fax al Centro Studi Erickson (0461 956733), entro il 20 maggio 2011, la scheda d’iscrizione allegando la fotocopia della ricevuta del versamento della quota di iscrizione.

>> Scarica il pieghevole

Segreteria organizzativa:
Centro Studi Erickson
Via del Pioppeto 24
Fraz. Gardolo – 38121 Trento
Tel. 0461 950747 – Fax 0461 956733
E-mail: formazione@erickson.it .


E li chiamano clandestini – Luigi Manconi – l’Unità

Questi i dati: dal 1988 a oggi, sono almeno 23.000 i morti in mare lungo le rotte che dalle coste settentrionali dell’Africa vanno verso l’Europa, la Turchia e lo stretto di Gibilterra. E ciò significa 2,7 morti in quel tratto di mare, ogni giorno che Dio manda in terra. Sono cifre crudeli, approssimate per difetto. Ma già così dicono molto anche a proposito della tragedia di due giorni fa: e rivelano la miseria del nostro discorso pubblico e, prima ancora, del nostro linguaggio. Eccoli qui quelli che chiamiamo “clandestini”: i molti “sommersi” (250) e i pochi “salvati” (53), che mostrano impietosamente (impietosamente verso di noi questa volta) la torva vacuità del nostro vocabolario. Perché questi sarebbero i “clandestini”, secondo il termine che spadroneggia, indisturbato, in tutti i mezzi di comunicazione. Sarebbero clandestini, cioè, quanti, nella maniera più aperta e visibile, offrono al nostro sguardo, a quello delle telecamere e a quello delle forze di polizia, tutta intera la propria faccia, la propria nudità, la propria sofferenza. E, invece, niente di meno “clandestino” di quei volti, di quei corpi, di quelle esistenze che ci vengono incontro, quando non vengono fermate prima, su quelle imbarcazioni di fortuna. Clandestini i bambini annegati nella notte tra il 5 e il 6 aprile e clandestino quel Yeab Sera, nato il 25 marzo su un pezzo di legno in mezzo al Mediterraneo, da una donna in fuga dalla Libia. È pur vero che ci si premura di dire che questi ultimi, in quanto provenienti dall’Eritrea o dalla Somalia – a differenza dei tunisini – sarebbero profughi: e, dunque, meritevoli di una diversa accoglienza e del riconoscimento di una protezione umanitaria. Ma tale distinzione, anche se dotata di una base giuridica, risulta oggi approssimativa: tanto più quando i paesi di provenienza, come nel caso della Tunisia, pur non teatro di un conflitto bellico o di una guerra civile, sono connotati da profonda instabilità. Oggi, si può dire che la figura del profugo politico e del migrante economico tendono a sovrapporsi; e quel sottinteso di ipocrisia, che la distinzione prima ricordata rivela, mostra tutta la sua indecenza se consideriamo la natura del trattamento che nei fatti accomuna entrambi, profughi e migranti. E questo riguarda i sopravvissuti. Di quelli che non ce l’hanno fatta sappiamo molto poco. Tre morti al giorno ogni santo giorno sono, probabilmente, assai meno del numero reale. E, infatti, di molti naufragi e, prima, di molte fughe, non esiste alcuna documentazione. D’altra parte, una percentuale elevatissima di quei morti (intorno al 50%) viene classificata alla voce “dispersi”, ovvero cadaveri mai più ritrovati, senza un nome e una tomba. Tutto ciò rivela come il discorso pubblico sulle migrazioni si fondi su una costruzione ideologica. Basti ricordare che: a. gli sbarchi a Lampedusa hanno costituito, in questi anni, appena il 5% del complesso degli ingressi irregolari; b. una volta bloccato l’accesso a Lampedusa, a partire dalla seconda metà del 2009, i flussi via mare si sono indirizzati verso la Puglia, la Calabria, la Sardegna; c. una quota cospicua di quanti approdano sulle nostre spiagge è costituita da profughi, destinati a ottenere – come poi avviene per molti – lo status di rifugiati. E qui non è inutile ricordare un altro dato significativo. Tutti, ma proprio tutti, hanno trovato comodo richiamare la responsabilità dell’Unione Europea e la necessità di un impegno comune. Sarà pur vero, ma consideriamo alcune cifre inequivocabili, che confermano l’eccezionale avarizia del nostro paese.

In Francia (65milioni di abitanti) al 31 dicembre 2009 erano presenti 196384 rifugiati; in Germania (83 milioni di abitanti) 593799; nel Regno Unito (popolazione di quasi 60 milioni) 269363. In altre parole, i “parenti d’oltr’Alpe”, oggi nuovamente “serpenti”, ospitano – con una popolazione appena superiore – un numero di rifugiati più di tre volte maggiore del nostro (54985). E se consideriamo un altro dato, lo scenario non cambia. Solo la Francia presenta una percentuale di immigrati (rispetto all’intera popolazione) inferiore a quella italiana, mentre l’Inghilterra e la Germania, accolgono una percentuale di immigrati maggiore della nostra. E per conoscere la qualità del trattamento riservato ai profughi in Italia, è sufficiente visitare uno degli “insediamenti informali” presenti a Roma: al binario 15 della stazione Ostiense, da anni vive, si fa per dire, un centinaio di profughi afghani.


è stato sottoscritto il 6 aprile 2011 un accordo per affrontare l’emergenza umanitaria determinatasi con i recenti flussi di immigrazione

Nella cabina di regia è stato sottoscritto il 6 aprile 2011 un accordo per affrontare l’emergenza umanitaria determinatasi con i recenti flussi di  immigrazione.
Si riporta di seguito il testo integrale dell’Accordo che aggiorna quello sottoscritto il 30 marzo.
Nella cabina di regia della Conferenza Unificata del 6 aprile 2011, il Governo, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali, preso atto che il Governo per affrontare l’emergenza umanitaria ha assunto la determinazione – sulla base anche del confronto con Regioni e Enti locali – di avvalersi dell’articolo 20 del T.U. Immigrazione, ribadiscono che tutte le Istituzioni della Repubblica responsabilmente si impegnano ad affrontare questa emergenza umanitaria con spirito di leale collaborazione e solidarietà. Ciò impegna tutti i livelli della Repubblica ad essere coerenti e conseguenti a questa scelta politica.
Ciò premesso, il Governo, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali convengono di integrare il precedente accordo, siglato lo scorso 30 marzo, con i seguenti punti:
1) il Governo si impegna ad avviare un’iniziativa verso l’Unione Europea per dare corso all’articolo 5 della Direttiva n. 55 del 2001;
2) i destinatari del permesso di soggiorno di cui all’articolo 20 che opteranno per la permanenza in Italia saranno assistiti su tutto il territorio nazionale e di ciò si fa garante il Governo;
3) il piano per l’accoglienza dei profughi sarà presentato entro 10 giorni attraverso il sistema di protezione civile nazionale, deve prevedere step di attuazione per singola Regione, tenendo conto delle assegnazioni già realizzate in queste settimana, mantenendo così in ogni fase l’equa distribuzione sul territorio nazionale. Tale Piano dovrà prevedere anche l’assistenza per gli immigrati a cui è riconosciuto l’articolo 20 per coloro che decidessero di rimanere in Italia. Anche al fine di determinare e avere il quadro progressivo ed esatto delle presenze nell’ambito di tutto il territorio nazionale. A tal fine è ripristinato il tavolo presso il Dipartimento nazionale della Protezione civile con il sistema della Protezione civile regionale, integrato dai rappresentanti di Anci e Upi e Regioni;
4) deve essere assicurato un finanziamento adeguato e capiente per sostenere l’emergenza al Fondo presso il Dipartimento nazionale di Protezione civile che sarà utilizzato per finanziare le attività sul tutto il territorio nazionale del sistema di protezione civile. Ciò va attivato attraverso apposita ordinanza di protezione civile.
5) per dare piena attuazione all’accordo p recedente in relazione ai minori stranieri non accompagnati, deve essere assicurato il finanziamento pluriennale creando un Fondo apposito in favore dei Comuni che prendono in carico i minori, cui spetterà di assegnare il minore alle strutture a tal fine autorizzate;
6) questo nuovo sistema di accoglienza diffusa sull’intero territorio nazionale consente di superare l’attuale gestione degli immigrati irregolari.
Il link all’accordo: www.regioni.it/upload/060411_acc_immigraz.pdf

da: Newsletter n. 1771 del mercoledì 6 aprile 2011.


Audio lezione, Paolo Ferrario, Dispensa didattica n. 1: PROGRAMMA, METODO LAVORO E PRIMO TEMA: LE POLITICHE SOCIALI E LE PROFESSIONI DI SERVIZIO


IARD: una ricerca sui giovani, 2011

IARD: una ricerca sui giovani

Una ricerca affidata da Legacoop Lombardia all’Istituto IARD su “Giovani, società e Expo 2015″, presentata al congresso del 16-17 marzo scorso, rivela un segmento demografico in riduzione e tuttavia variegato.

Secondo i dati Eurostat, nel 2008 in Italia la popolazione tra 15 e 34 anni era di 6,1 milioni, pari al 10,2% del totale. Nel 2025 la quantità sarà invariata, scendendo però al 9,8%. Lo stesso trend si registra a livello europeo. E’ in questo quadro che si devono leggere i risultati della ricerca.
Tra i giovani di Milano balza all’occhio un dato: alla domanda “In generale quanto ti senti ottimista rispetto al tuo futuro”: il 52% è molto o abbastanza ottimista; ma rispetto “al futuro del tuo Paese” è poco o per niente ottimista il 66% degli intervistati.
E’ perché i giovani credono nelle proprie forze? Oppure perché pensano che almeno in parte il loro futuro sia staccato da quello del Paese? Difficile rispondere, a noi sembra un po’ il famoso “io speriamo che me la cavo”.
In cima alle preoccupazioni per il futuro ci sono il lavoro e il livello di reddito che i giovani si attendono: precarietà (49%), disoccupazione (42), basso reddito (34), declino economico del Paese (32), e più giù nella lista: l’impossibilità di costruire una famiglia (26%), l’immigrazione (17)…
Solo l’8% è preoccupato di più dall’elevata competitività richiesta dal mercato del lavoro. Perché ci si sente preparati oppure perché la competitività non è un problema così generale?
Richiesti di quali siano “i fattori che frenano lo sviluppo”, i giovani si sparpagliano: le 13 risposte possibili ricevono, sulla scala di 10, punteggi che vanno da 8,9 (inadeguatezza della classe politica) a 5,7 (globalizzazione e concorrenza internazionale, visto come l’ultimo dei fattori).
Non si vedono uno o più fattori principali, ma una serie un po’ indistinta.

La ricerca è visibile sul sito www.legacooplombardia.it/archivio/notizie

da: IARD: una ricerca sui giovani.


Per i referendum al voto il 12 e 13 giugno, Ministero Dell’Interno – Notizie

Pubblicati nella Gazzetta ufficiale i decreti presidenziali che indicono i referendum popolari

Pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 4 aprile 2011 i decreti presidenziali che indicono i referendum popolari i cui comizi elettorali sono convocati per il giorno di domenica 12 giugno 2011, con prosecuzione delle operazioni di votazione nel giorno di lunedì 13 giugno 2011.

Le denominazioni sintetiche, formulate dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili:

a) referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione;

b) referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;

c) referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;

d) referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

DA: Ministero Dell’Interno – Notizie.


Livorno. “Demenza senile e Alzheimer: come prendersene cura” — Settimanale di informazione della Toscana Ovest

Livorno. “Demenza senile e Alzheimer: come prendersene cura”

Nuovo incontro del ciclo organizzato da Azienda USL 6 di Livorno e Unione donne italiane (Udi) di Stagno. Interverrà il neurologo Claudio Paoli

Si svolgerà giovedì prossimo, 7 aprile, alle 15.30 nella sede del Centro Civico di Stagno il secondo incontro organizzato daAzienda USL 6 di Livorno e Unione donne italiane (Udi) di Stagno con il patrocinio del Comune di Collesalvetti. Tema dell’incontro sarà “Demenza senile e Alzheimer: prendersi cura di chi si occupava di te”.

«Questo secondo appuntamento – spiega Monica Bontà, referente della Educazione alla Salute dell’Azienda Usl 6 che modererà l’incontro – riguarderà una delle nuove problematiche emergenti a livello sanitario e sociale ovvero la necessità di far fronte a un crescente numero di anziani con problemi di demenza o di Alzheimer. Davanti a questi problemi molte famiglie non sanno come muoversi, ma i percorsi e le offerte messe a disposizioni sono molte, è necessario però conoscerli al meglio. Anche per questo abbiamo accolto con entusiasmo l’invito proposto da Rita Anichini, coordinatrice del circolo Udi “Giulia Nocchi” di Stagno, ad affrontare l’argomento in questo ciclo di incontri rivolti non solo alle associate, ma a tutta la cittadinanza».

L’appuntamento è così fissato per giovedì 7 aprile al Centro Civico di Stagno (accanto alla Conad) alle ore 15,30. Presenti alla iniziativa oltre a Monica Bontà anche Claudio Paoli, dirigente medico dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Azienda USL 6. «Questi incontri – dice Paoli – possono costituire occasioni preziose per parlare di argomento di sicuro interesse, fare chiarezza sulle offerte messe a disposizione dall’Azienda e dai servizi pubblici oltre a dare indicazioni semplici, ma mai banali, nella gestione di un anziano con problemi di demenza o di un malato di Alzheimer».

Le date degli incontri successivi verranno rese note prossimamente.

da: Livorno. “Demenza senile e Alzheimer: come prendersene cura” — Settimanale di informazione della Toscana Ovest.


1981-2011, dalla P2 alle P3 e simili: i favori al posto del diritto, in GrParlamento

  • 1981-2011, dalla P2 alle P3 e simili: i favori al posto del diritto
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Oggi ci occupiamo del trentennale dello scandalo P2. il 17 marzo dell’81 la magistratura sequestra a casa di Licio Gelli, (che ufficialmente è solo un piccolo imprenditore nel campo dei materassi), un elenco di nomi, che risultano appartenere ad una loggia massonica segreta, qualcosa quindi di esplicitamente vietato dalla costituzione. Le indagini portano a due conclusioni opposte tra loro. La magistratura dirà in sostanza che la P2 era soltanto una società di mutuo soccorso, un comitato d’affari, mentre il parlamento dirà che si trattava di un’associazione eversiva, che voleva sovvertire le istituzioni e stravolgere la costituzione. La storia deve ancora dire la sua, ma la cronaca ci offre anche ai nostri giorni esempi di associazioni segrete, che cercano di condizionare la vita politica, tanto che si parla appunto di P3 e P4. Tra i molti libri scritti in questi anni sulla storia della P2, presentiamo oggi un testo, che raccoglie i diari inediti di Tina Anselmi, dall’81 all’84 presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia segreta. Il titolo è: La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, l’editore Chiarelettere, la curatrice la scrittrice e saggista Anna Vinci, che è ospite in studio di questa puntata di Pagine in Frequenza. Al telefono intervengono l’allora segretario della commissione il dottor Giovanni Di Ciommo, e gli allora commissari Sergio Mattarella (DC) e Luigi Covatta (PSI). Ecco come l’agenzia Ansa ha sintetizzato il loro intervento. P2: MATTARELLA-COVATTA,FU FRUTTO DEBOLEZZA DELLA POLITICA OGGI POLITICA DELEGITTIMATA, SI CORRONO STESSI RISCHI DI ALLORA (ANSA) – ROMA, 1 APR – “La P2 è la piu’ straordinaria ed inquietante concentrazione di potere extralegale, che si sia mai avuta in Italia; oggi purtroppo la situazione del paese è molto simile a quella di 30 anni fa”. Lo dice Luigi Covatta, ex parlamentare PSI e direttore di Mondo Operaio, al microfono di Alessandro Forlani, nel settimanale di Gr Parlamento RAI, “Pagine in Frequenza”. Gli fa eco l’ex-vicepremier e parlamentare DC Sergio Mattarella, (come Covatta componente della commissione parlamentare sulla P2), secondo cui “La P2 aveva l’obiettivo politico di condizionare le istituzioni, tramite il controllo degli apparati piu’ importanti: forze armate, magistratura, giornalismo, governo, Parlamento”. La loggia segreta, aggiunge Mattarella, voleva bypassare l’autorità di governo e Parlamento, tessendo una rete di rapporti personali e segreti negli apparati statali e nel mondo dell’economia. “Questo intreccio di persone ed ambienti, conclude Mattarella, che pretendono di decidere tra di loro in segreto cosa deve avvenire nel nostro paese, è una tentazione ricorrente ed attuale”. La loggia di Gelli, prosegue Covatta, non era tanto pericolosa, come invece sosteneva Il PCI, per il suo versante ideologico e per i suoi piani eversivi, quanto per il suo intervento concreto nelle vicende economiche e politiche spicciole. Parlando del presente, Covatta ha detto che tanto piu’ il potere politico è debole, quanto piu’ personaggi improbabili sono in grado di condizionare la vita del paese. “Oggi la politica è delegittimata e non è rappresentativa delle forze positive della società civile; in questo scenario, anche personaggi dilettanteschi del calibro di Gelli possono diventare dei protagonisti”. Sulla P2 segnaliamo altri due testi: uno, scritto da Aldo Mola, il piu grande esperto di massoneria italiano, Gelli e la P2, Fra cronaca e storia, 2008, Bastogi Editrice Italiana, e poi di Giorgio Galli, grande storico della politica, La venerabile trama, la vera storia di Licio Gelli, 2007, edizioni Lindau. Di Anna Vinci ricordiamo anche: L’usuraia, Edizioni Associate, Tina Anselmi, storia di una passione politica (Sperling & Kupfer e La politica con il cuore (con Stefania Pezzopane, Castelvecch

da: GrParlamento.


l’Istat diffonde un approfondimento sulla condizione delle giovani donne italiane: livello di istruzione, tipologia di occupazione, uso del tempo, stili di vita e altre informazioni sulla vita quotidiana delle donne tra i 18 e i 29 anni

Note informative
Periodo di riferimento: Anni 2009-2010
Diffuso il: 08 marzo 2011


In occasione della giornata internazionale della donna, l’Istat diffonde un approfondimento sulla condizione delle giovani donne italiane: livello di istruzione, tipologia di occupazione, uso del tempo, stili di vita e altre informazioni sulla vita quotidiana delle donne tra i 18 e i 29 anni.

I dati fanno riferimento al 2009 e al 2010.

Le informazioni su istruzione, mercato del lavoro e ruolo in famiglia sono tratte dalla media dei primi tre trimestri dell’indagine Forze di lavoro 2010.

Le motivazioni della permanenza nella famiglia di origine si riferiscono all’indagine multiscopo Famiglia e soggetti sociali, del dicembre 2009.

Il tempo dedicato al lavoro familiare si riferisce all’indagine multiscopo Uso del tempo svolta tra il 2008 e il 2009.

Gli altri dati si riferiscono all’indagine multiscopo Aspetti della vita quotidiana del 2010.

8 marzo: giovani donne in cifre


indagine sulla femminilizzazione della Sanità in Italia , Iª Conferenza nazionale – Il ruolo delle donne nell’evoluzione del SSN

Iª Conferenza nazionale – Il ruolo delle donne nell’evoluzione del SSN -

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