Relazione sull’attuazione delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore,

MINISTERO DELLA SALUTE
Relazione sull’attuazione delle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore


costi economici della criminalità organizzata nelle regioni dell’Italia meridionale

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI, ANCHE STRANIERE
Relazione sui costi economici della criminalità organizzata nelle regioni dell’Italia meridionale


Istat, Suicidi e tentativi di suicidio

Periodo di riferimento: Anno 2009
Diffuso il: 01 aprile 2011


I dati statistici riportati nelle tavole allegate si riferiscono alla rilevazione condotta dall’Istat, sui suicidi e sui tentativi di suicidio relativi all’anno 2009.

Le tavole ripropongono il medesimo schema di presentazione editoriale che è stato adottato, in passato, per la pubblicazione cartacea “Annuario statistiche giudiziarie penali” al fine di rendere possibili anche confronti temporali sull’andamento del fenomeno. Per tale motivo è stata mantenuta la stessa numerazione adottata in precedenza per le corrispondenti tavole del suddetto volume. Inoltre, a partire dall’anno 2005 è stata aggiunta una nuova tavola relativa ai suicidi e tentativi di suicidio di nati all’estero per sesso e Paese.

La rilevazione statistica dei suicidi e dei tentativi di suicidio, della quale viene fornita una breve nota descrittiva, riguarda i dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all’atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria.
Ulteriori dati statistici sul fenomeno sono consultabili e scaricabili dal “Sistema informativo territoriale sulla giustizia”.

da: Suicidi e tentativi di suicidio.


Istat, Occupati e disoccupati, IV trimestre 2010

Periodo di riferimento: IV trimestre 2010
Diffuso il: 01 aprile 2011
Prossimo comunicato: 01 luglio 2011


Per la prima volta dal quarto trimestre 2008 gli occupati registrano una variazione tendenziale positiva: +0,1%, pari a 14.000 unità.

Prosegue la flessione dell’occupazione italiana (-166.000 unità), mentre il corrispondente tasso di occupazione rimane stabile al 56,5%. L’occupazione straniera aumenta (+179.000 unità), ma il relativo tasso di occupazione continua a diminuire, dal 64% al 62,1%.

Non si arresta la riduzione tendenziale dell’occupazione nell’industria in senso stretto (-1,7%, pari a -81.000 unità). Il terziario manifesta uno sviluppo moderatamente positivo (+1%, pari a 149.000 unità in più rispetto al quarto trimestre 2009), in particolare negli alberghi, nella ristorazione e nei servizi alle famiglie.

Gli occupati a tempo pieno registrano un nuovo calo (-1,2%, pari a -245.000 unità rispetto al quarto trimestre 2009); quelli a tempo parziale aumentano su base annua del 7,9% (+258.000 unità), ma si tratta esclusivamente di part-time involontario.

Prosegue il calo dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato (-0,7%, pari a -103.000 unità), mentre cresce il numero dei dipendenti a termine (+5,1%, pari a 111.000 unità).

Il numero delle persone in cerca di occupazione manifesta un modesto incremento tendenziale (+1,6%, pari a 35.000 unità). La crescita interessa gli uomini e in misura più accentuata il Mezzogiorno. Gli ex-occupati contribuiscono per circa la metà alla crescita totale dei disoccupati.

Il tasso di disoccupazione è pari all’8,7% (8,6% nel quarto trimestre 2009); rispetto ad un anno prima, l’indicatore cresce per gli uomini (+0,3 punti) e diminuisce per le donne (-0,2 punti percentuali).

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta dal 27,9% del quarto trimestre 2009 al 29,8% e tocca un massimo del 42,4% per le donne del Mezzogiorno.

Cresce la popolazione inattiva (+65.000 unità), specie quella disponibile a lavorare, ma il tasso di inattività rimane stabile, rispetto ad un anno prima, al 37,5%.

La contenuta crescita degli inattivi è sintesi del calo della componente italiana (-122.000 unità) e della crescita di quella straniera (+187.000 unità). Si tratta soprattutto di donne straniere che non hanno cercato un lavoro per ragioni familiari e di giovani impegnati in percorsi di istruzione.

Ulteriori dati sono disponibili sulla banca dati CONISTAT

da: Occupati e disoccupati.


Istat, Occupati e disoccupati, febbraio 2011

A febbraio gli occupati sono 22.814 mila unità, in aumento dello 0,1% (17 mila unità) rispetto a gennaio 2011. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,3% (-65 mila unità). La diminuzione riguarda la sola componente maschile.

Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, invariato rispetto a gennaio e in calo di 0,3 punti rispetto a febbraio 2010.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.088 mila, registra una diminuzione del 2% (-43 mila unità) rispetto a gennaio. Sia la componente maschile sia quella femminile risultano in flessione. Su base annua la diminuzione del numero di disoccupati è dell’1% (-21 mila unità).

Il tasso di disoccupazione si attesta all’8,4% con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 0,1 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile scende al 28,1% con una diminuzione congiunturale di 1,3 punti percentuali.

Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,1% (21 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività, dopo la crescita dei tre mesi precedenti, resta stabile al 38%.

da: Occupati e disoccupati.


Uomini e donne. Istruzioni per l’uso, Uomini e donne Istruzioni per l’uso 12 e 19 aprile 2011 – ore 18 Sala Buzzati Via Balzan 3, angolo Via San Marco 21, Milano

www.fondazionecorriere.it


Uomini e donne
Istruzioni per l’uso

12 e 19 aprile 2011 – ore 18
Sala Buzzati
Via Balzan 3, angolo Via San Marco 21, Milano

Prendendo ispirazione dal titolo di un film di Claude Lelouch del 1996, la Fondazione Corriere della Sera organizza un nuovo ciclo di incontri dedicato all’analisi del rapporto tra uomo e donna nel terzo millennio. Grazie al contributo di studiosi, intellettuali e linguisti si cercherà di compiere una prima riflessione su fatti e parole di un tema quanto mai attuale nella cronaca italiana.

12 aprile 2011
Il rapporto tra uomo e donna nel terzo millennio

Franco La Cecla
docente di Antropologia culturale all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano; autore tra l’altro di Modi bruschi. Antropologia del maschio, 2010
Silvia Vegetti Finzi
già docente di Psicologia dinamica all’Università degli Studi di Pavia; autrice tra l’altro di Parlar d’amore. Le donne e le stagioni della vita, 2004 e La stanza del dialogo. Riflessioni sul ciclo della vita, 2009
Silvia Ziche
autrice di fumetti per Linus, Cuore, Smemoranda, Topolino e Comix; dal 2006 un suo personaggio, Lucrezia, appare sulle pagine di Donna Moderna

coordina
Valeria Palumbo

19 aprile 2011
La lingua italiana tra maschilismo e letteratura di genere

Stefano Bartezzaghi
enigmista e scrittore, tra le sue opere Non se ne può più. Il libro dei tormentoni, 2010
Nicoletta Maraschio
presidente dell’Accademia della Crusca e ordinario di Storia della lingua italiana all’Università degli Studi di Firenze
Elisabetta Rasy
scrittrice di numerosi saggi di letteratura femminile, tra cui Memorie di una lettrice notturna, 2009

coordina
Maria Laura Rodotà

L’iniziativa fa parte di una serie di appuntamenti, I Martedì del Corriere della Sera, tavolo di discussione e di approfondimento su questioni che ogni giorno si propongono sulle pagine del quotidiano.

Ingresso libero, solo con prenotazione (posti limitati) allo 02.87387707 oppure rsvp@fondazionecorriere.it


Giorgio dell’Arti, Metternich l’ideatore dell’equilibrio tra potenze

Smembrarono solo l’Italia?

Fecero a pezzi pure la Polonia. La Francia fu costretta a tornare ai territori del 1790 e a pagare 700 milioni di danni. Ridisegnarono all’incirca la carta geografica del 1792. La preoccupazione principale era l’equilibrio: nessuna delle potenze doveva essere troppo più forte delle altre. Il maestro di questo gioco a incastri era Metternich, il cancelliere austriaco.
Che cosa significa, in questo caso, «potenze»?
Le potenze di oggi sono gli Stati Uniti e la Cina. Le potenze di ieri erano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, i cui capi potevano parlarsi anche attraverso una linea diretta, il famoso telefono rosso. I vari G8 o G20, l’Onu, l’Unione europea sono alleanze o luoghi dove le potenze stanno insieme col fine ultimo di evitare le guerre. Dietro c’è sempre un concetto di equilibrio, perennemente messo in forse da qualche novità, e bene o male, almeno finora, riconquistato. Possiamo datare l’inizio di questo sistema proprio al Congresso di Vienna, dove l’equilibrio venne perseguito esplicitamente. Le potenze dell’epoca erano cinque: Inghilterra, Russia, Austria, Prussia, Francia. Si dovrebbe considerare anche l’Impero Ottomano, immenso. Cioè l’attuale Turchia. Ma a Vienna i suoi rappresentanti non c’erano.
L’America?
Non era una potenza. «Ti mando in America», detto da un padre a un figlio, era una minaccia.
La Cina?
Era grandissima, come adesso, ma chi ci faceva caso? I cinesi se ne stavano per i fatti di loro. La Cina andava di moda per le sete e per i vasi, e faceva sognare avventurieri e ragazze. Sui giornali se ne raccontavano le stravaganze. Gli inglesi l’avevano rimpinzata d’oppio.
Che cos’è la Prussia?
Un regno di forma rettangolare, affacciato sul Mar Baltico. Oggi non esiste più. La Merkel sarebbe prussiana. Berlino pure. La squadra di calcio Borussia Dortmund è prussiana: Borussia vuol dire Prussia. La Prussia era una potenza un po’meno potenza delle altre. Molto bellicosa. Furono i prussiani a unificare gli staterelli tedeschi e a far nascere la Germania. Una storia simile alla nostra.
E andavano d’accordo con l’Austria?
La Prussia contrastava l’Austria per la supremazia sugli stati tedeschi. Questo era uno dei punti di tensione della nuova carta geografica. Ce n’erano altri due: la Polonia (e poi l’Ungheria) e l’Italia che era il più pericoloso: ci vivevano rivoluzionari di tutte le specie. La tutela dell’Italia venne affidata all’Austria. Metternich non solo s’era preso il Lombardo-Veneto, ma aveva gente sua al governo della Toscana e dei ducati di Modena e di Parma. Il re di Napoli, il re di Torino, il Papa erano un problema alla rovescia: il loro modo di governare era talmente arretrato che lo stesso Metternich raccomandava di aprirsi un po’, modernizzarsi un minimo, in modo da togliere argomenti ai rivoluzionari.
In che senso «modernizzarsi»?
Mah, concedere qualcosa, qualche organo collegiale dove mettere le personalità più illustri, qualche consulta, qualche consiglio di stato. Da nominare dal centro, s’intende, senza costituzioni, elezioni o parlamenti, ma senza neanche esagerare con polizia e tribunali. Ma non c’era niente da fare, quelli non la capivano. I re tornati a casa dopo Napoleone pretendevano, come i loro antenati del Seicento e del Settecento, di essere stati messi in trono da Dio. Si chiamava «monarchia di diritto divino».
E la gente ci credeva?
Era così da qualche secolo. E se il popolo minuto, il popolo ignorante fosse andato a chiedere al prete, il prete gli avrebbe risposto di sì, che il re in trono ce l’aveva messo Iddio. È una questione da tenere presente. Chi dà agli uomini politici il potere che hanno? Oggi rispondiamo facilmente: glielo diamo noi, con le elezioni. I re di allora invece rispondevano: il potere me l’ha dato direttamente Dio. Quindi, non si discute.
Mettiamo che uno di questi re italiani, impazzendo, concedesse la costituzione, le elezioni e il Parlamento.
Successe. A Napoli ci fu una rivolta e il re spaventato concesse la costituzione. Dopo un po’intervennero gli austriaci. Quasi lo stesso a Torino: rivoluzione, il re abdica e il reggente dà la costituzione. Poi arriva Metternich e i rivoltosi finiscono male, giustiziati o in esilio.

da: ALTRI MONDI.


La Procura della Repubblica di Milano: MINETTI Nicole, FEDE Emilio, MORA Dario ” ….per avere indotto e favorito l’attività di prostituzione svolta dalla minore EL MAHROUG KARIMA , la quale compiva atti sessuali con Silvio Berlusconi” in connessione alle lettere di Veronica Lario lette da Monica Guerritore e alla analisi politica di Massimo Cacciari

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

avvisa MINETTI Nicole, FEDE Emilio, MORA Dario

del delitto previsto e punito dagli artt. 81 cpv, 110, 600 bis comma 1° per avere indotto e favorito l’attività di prostituzione svolta dalla minore EL MAHROUG KARIMA , la quale compiva atti sessuali con Silvio Berlusconi, dietro pagamento di corrispettivo in denaro presso la residenza di Arcore … una prima fase che prevedeva la cena … una seconda fase definita “bunga bunga” che si svolgeva all’interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente e facendosi tocca nelle parti intime da Sivlio Berlusconi

da:  Procura della Repubblica di Milano n. 55781/2010

In questa accorata voce che Monica Guerritore ha dato a Veronica Larioc’è tutta la vicenda umana e politica che si consuma in questi giorni (abbiate pazienza con l’incipit della pubblicità Rai, che dura poco):

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.

Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

La Repubblica 31 gennaio 2007

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo– il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. “Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: “Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”.

“In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
“Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”.

La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.

Bibliografia:


Claudio Risè, Liberare l’amico di Facebook

Facebook è il diavolo? Ai sospetti presenti fra genitori già iperpreoccupati s’è aggiunto adesso il parere dell’importante filosofo inglese Roger Scruton. In un saggio pubblicato sul bimestrale culturale cattolico Vita e Pensiero, infatti, il filosofo accusa il network più amato dagli adolescenti (ed anche dai grandi), di “demolizione radicale della relazione personale”.
La questione è veramente così grave? È arrivato il momento di allontanare i ragazzini anche da Facebook?
L’argomento principale di Scruton è che “gli amici” di Facebook non sono veramente tali. Spesso, infatti, non si conoscono neppure personalmente, a volte è il titolare della pagina che ha richiesto l’amicizia, a volte è l’”amico” che chiede di essere accettato come tale. Tutta questa “facilità” nel diventare amici su Facebook toglierebbe però consistenza alla relazione virtuale, ben diversa dalla “vera” amicizia.
Tutto ciò, naturalmente, è verissimo. Ma non è esclusiva “colpa” di Facebook, e neppure del “mondo virtuale” e della rete Internet. Infatti ogni amicizia, maturata in una qualsiasi comunità, la scuola, il lavoro, un determinato gruppo sociale, dovrà fare le sue prove prima di rivelarsi veramente tale.

da: Diario di bordo :: Liberare l’amico di Facebook :: April :: 2011.


Seminario: CONTRASTARE LA POVERTÀ Lunedì 11 Aprile Fondazione Lazzati, Largo Corsia dei Servi 4, Milano

Programma:

Ore 9.30 – Saluto introduttivo ed apertura: Don Roberto Davanzo – CARITAS LOMBARDIA

Ore 10.00 – Interventi
  • Povertà e politiche di contrasto in Italia e in Europa - Emanuele Ranci Ortigosa – IRS
  • Povertà e politiche di contrasto in Lombardia- Daniela Mesini – IRS
  • Politiche ed interventi a sostegno dell’inclusione sociale - Giambattista Armelloni – ACLI Lombardia
  • Fronteggiare la crisi: le risposte delle diocesi lombarde - Luciano Gualzetti –Segretario FONDO FAMIGLIA e LAVORO
Ore 12.30 -Conclusioni: Mons. Eros Monti – Vicario per la VITA SOCIALE – Diocesi di Milano
Si prega di dare cortese conferma della propria partecipazione
ACLI LOMBARDIA – 02.86995618 –segreteria@aclilombardia.it – www.aclilombardia.it
LOMBARDIA SOCIALE – fpicozzi@irsonline.itwww.lombardiasociale.it


Fondazione Socialità e Ricerche – Newsletter n. 3-2011


Se Montezemolo entra in politica non lo fa soltanto con una sua lista ma sicuramente si unisce al centro di Casini, Fini e Rutelli. Il Terzo Polo, con l’aggiunta dell’ex presidente degli industriali, in base ai nostri ultimi dati arriverebbe attorno al 18 per cento e sarebbe certamente l’ago della bilancia – Affaritaliani.it

Luca Cordero di Montezemolo scuote la politica e il Palazzo. Tutti si chiedono quali siano le reali intenzioni di Mr Ferrari e quanto una sua ormai sempre più probabile discesa in campo possa incidere sugli scenari parlamentari ed elettorali. Affaritaliani.it ne ha parlato con Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo.

“Se Montezemolo entra in politica non lo fa soltanto con una sua lista ma sicuramente si unisce al centro di Casini, Fini e Rutelli. Il Terzo Polo, con l’aggiunta dell’ex presidente degli industriali, in base ai nostri ultimi dati arriverebbe attorno al 18 per cento e sarebbe certamente l’ago della bilancia. Poi tutto dipende dall’evoluzione del quadro politico. Se il centro trovasse un suo leader, che potrebbe essere benissimo lo stesso Montezemolo, avrebbe la possibilità di puntare molto in alto. Non dico fino alla maggioranza assoluta dei voti ma competere con le attuali coalizioni di Centrodestra e Centrosinistra”.

“Agli italiani – spiega il numero uno dei sondaggisti – è sempre piaciuta l’idea della figura esterna alla politica. In questo modo, in passato, hanno preso voti Berlusconi e Di Pietro”. A chi ruberebbe consensi Montezemolo? “Certamente sia a destra sia a sinistra. E quindi tanto al Popolo della Libertà quanto al Partito Democratico. La Lega, invece, non ha nulla da temere. Gli elettorati infatti sono completamente differenti”.

da: Montezemolo/ Mannheimer (Ispo): vale il 18%. Toglie voti sia al Pdl sia al Pd – Affaritaliani.it.


Luca Cordero di Montezemoloo, Massimo CacciariCacciari: “Il Pd accetterà la sua candidatura” | Politica 24

L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha dichiarato al programma radiofonico “La Zanzara” di Radio 2 che il Partito democratico accetterà laleadership di Luca Cordero di Montezemolo perché non ha leader spendibili. «Il Pd sarà il primo partito a dire sì all’ipotesi di leadership di Montezemolo perché non ha una leadership, non ha leader spendibili e lo sa benissimo. I problemi – ha affermato il professore Cacciari – semmai potrebbero arrivare dal Terzo Polo, da Casini, che invece ha legittimi ambizioni di quel tipo». La possibile discesa in campo del presidente della Ferrari è uno degli argomenti più discussi del dibattito politico italiano.

da http://www.politica24.it/articolo/montezemolo-cacciari-il-pd-accettera-la-sua-candidatura/10351/


Governo italiano, Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori

Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori. Quando imputati siano o una donna incinta o madre di figli non oltre sei anni d’età, o un padre (se la madre è deceduta o non in grado ad assistere i figli), la custodia cautelare in carcere non può essere disposta fino a quando i figli non avranno compiuto il sesto anno di età. Circa il diritto di visita al minore malato: il magistrato di sorveglianza può concedere il permesso con provvedimento urgente: nel caso di ricovero ospedaliero terrà conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. In situazioni di assoluta urgenza il permesso è concesso dal direttore dell’istituto. La condannata, l’imputata o l’internata madre di un bambino di età inferiore a dieci anni, o il padre condannato, imputato o internato (qualora la madre sia deceduta o non sia in grado di assistere il figlio) sono autorizzati ad assisterlo durante le visite mediche relative a gravi condizioni di salute. Quanto alla detenzione domiciliare: essa può avvenire (per curare ed assistere i figli) presso un istituto a custodia attenuata o, se non sussiste concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti, nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora o in luogo di cura. Infine, se la pena non può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, potrà essere espiata in case famiglia protette, se siano state istituite. Le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette sono determinate con Decreto del Ministro della Giustizia d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.


Governo italiano: Dossier “Lampedusa: una cabina di regia per l’emergenza immigrati”

a prima misura contenuta nel Piano per fronteggiare l’emergenza immigrazione è di fermare gli sbarchi. Per questo motivo, il presidente Berlusconi e il ministro Maroni hanno incontrato a Tunisi il primo ministro del nuovo governo tunisino per chiedere il rispetto degli accordi bilaterali del 2009. Il Governo è pronto a mettere in campo una serie di misure a favore della Tunisia in termini di mezzi ed equipaggiamenti alla forze di polizia per un valore di circa 100 milioni di euro. La seconda misura è la distribuzione in ciascuna regione – in proporzione della popolazione e ad eccezione dell’Abruzzo – dei profughi in centri di prima accoglienza. Su questo punto, il Consiglio dei ministri, riunito il 31 marzo in via straordinaria, ha preso atto della disponibilità e della sensibilità dimostrata dalle Regioni e dagli Enti locali per l’immediata gestione dell’emergenza. Il Governo, infine, come terza misura avvierà un’iniziativa nei confronti dell’Unione europea per una doverosa condivisione, nel rispetto delle norme europee, dell’emergenza umanitaria. Per quanto riguarda lo sgombero degli immigrati da Lampedusa, le operazioni di reimbarco continuano come da programma e sono ormai quasi ultimate. Gli immigrati giunti nel nostro Paese sono soprattutto cittadini tunisini ma, in generale il problema immigrati, scaturisce dalla crisi politica ed economica che ha investito e travolto i governi di alcuni paesi del nordafrica ed interessa tutta la sponda sud del Mediterraneo. Berlusconi ha fatto presente che “molti di questi immigrati hanno manifestato la volontà di ricongiungersi con parenti e amici”. Per questi si pensa alla possibilità di “concedere un permesso di soggiorno temporaneo”. E, in questo caso si attiverebbe lo strumento legislativo della solidarietà europea.


Regione Lombardia, Una nuova regia regionale per gestire gli affidi Lombardia

Una nuova regia regionale per gestire gli affidi
Un ‘sistema lombardo’ degli affidi, una sorta di regia in grado di coordinare, con il coinvolgimento delle diverse realtà che se ne occupano, la gestione dei minori in affido. Questo l’obiettivo delle linee guida per l’affido familiare, presentate al Tavolo del Terzo Settore

>>Leggi

Presentazione libro “La programmazione perduta. I servizi sociosanitari nelle Marche”, Jesi, 15 aprile 2011

Gruppo Solidarietà

Jesi (Sala Circoscrizione, Via San Francesco)

15 aprile 2011

ore 17.00

presentazione del libro del Gruppo Solidarietà

La programmazione perduta. I servizi sociosanitari nella regione Marche

www.grusol.it/pubblica.asp

ne discutono

Samuele Animali, Già difensore civico della regione Marche

Stefano Mastrovincenzo, segretario regionale CISL

Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà, curatore del libro

Interverrà

Almerino Mezzolani, Assessore alla salute regione Marche


La cittadinanza è invitata a partecipare


Per informazioni. Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (An). Tel e fax 0731.703327. E-mail: grusol@grusol.it – www.grusol.it


Luca Cordero di Montezemolo e Massimo Cacciari: Cacciari parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile- Repubblica.it

Che cosa hanno mai in comune Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ex presidente della Fiat, antico pupillo di Gianni Agnelli, e Massimo Cacciari, filosofo, professore di Estetica, studioso del pensiero negativo e politico neghittoso fin dai tempi del Pci ? Nulla, direte, se non l’asserito fascino personale sottolineato rispettivamente del celebre ciuffo e della barba irsuta, oltre all’età da pensionandi, 64 anni il primo e 67 il secondo. L’uno icona  imprenditoriale, l’altro intellettuale sofisticato e interlocutore filosofico delle alte gerarchie ecclesiastiche. Eppure, la strana coppia sta per dar vita a un ticket con l’ambizione di partecipare al big bang della politica italiana.

Dopo l’ennesimo annuncio di Montezemolo sulla sua intenzione di scendere in politica con la società civile per mettere un freno allo sfascio, l’ex sindaco di Venezia ed ex candidato sconfitto alla presidenza del Veneto quando fu battuto  dal forzista Giancarlo Galan, ha annunciato a Radio Popolare che lui e il suo movimento saranno della partita di Montezemolo, che in attesa di capire se si andrà a votare quest’anno o nel 2013 sta preparando una sua lista civica nazionale. Cacciari  parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento  policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile. L’obiettivo è intercettare non sono gli scontenti del Pdl, della Lega e del Pd, ma quell’area ormai al 40 per cento che non va più a votare e non si riconosce nel bipolarismo italiano.

da: Luca e Massimo, ticket possibile? – Repubblica.it.


ll manuale del buon amministratore Locale, da http://www.socialnet.it/documento.php?id_doc=531

fonte documento

ll manuale del buon amministratore Locale

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immagine allegata

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Norme, delibere e provvedimenti virtuosi che mettono al centro principi chiave come sicurezza-accoglienza, sviluppo-turismo sostenibile, traffico-mobilità intelligente, agricoltura-filiera corta, adottando indicatori incentrati sulla qualità della vita.
Spazio inoltre per i grandi temi, quali energia ed acqua intesi come “beni comuni” e per gli strumenti di verifica quali bilancio.
Un vademecum che mette in ordine la cassetta degli attrezzi del Buon Amministratore locale, che vuole essere protagonista di “piccole opere” per lo sviluppo locale. Numerosi gli esempi, concreti e replicabili: dal Bilancio Partecipativo del Comune di Canegrate all’accoglienza degli stranieri con il Progetto Rassicura di Pinerolo, fino al turismo sostenibile di Grottammare (AP) e all’impegno contro la criminalità organizzata dell’associazioni di Comuni “Avviso pubblico”.

Con un intervento di Rita Borsellino.

autore: Salvatore Amura e Stefano Stortone (2011)

da: ll manuale del buon amministratore Locale


Luca Ricolfi, DURANTE QUESTA GRAVISSIMA RECESSIONE IL TASSO DI OCCUPAZIONE DEGLI STRANIERI IN ITALIA È NOTEVOLMENTE CRESCIUTO, NON SOLTANTO PER EFFETTO DELLE REGOLARIZZAZIONI, MA PERCHÉ LA NOSTRA ECONOMIA CREA PREVALENTEMENTE POSTI DI LIVELLO PROFESSIONALE MEDIO-BASSO CUI LE NUOVE LEVE ITALIANE NON SONO DISPONIBILI, La Stampa del 2 aprile 2011

l’Istat ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’occupazione nel 2010, nonché i dati provvisori dei primi due mesi dell’anno. Ebbene, quei dati ci forniscono un quadro del mercato del lavoro tutt’altro che sorprendente per gli studiosi, ma in forte contrasto con molte credenze diffuse nel mondo della politica e dei media. Proviamo a sintetizzare. Nei primi tre anni della crisi, ossia fra la fine del 2007 e la fine del 2010, l’occupazione in Italia è diminuita di circa 400 mila unità (senza contare la cassa integrazione).
Quella variazione, tuttavia, è il saldo fra un crollo dell’occupazione degli italiani, che hanno perso quasi 1 milione di posti di lavoro, e un’esplosione dell’occupazione degli stranieri, che ne hanno conquistati quasi 600 mila. Nel 2007, prima della crisi e dopo quasi vent’anni di immigrazione, gli stranieri occupati in Italia erano circa 1 milione e mezzo, tre anni dopo erano diventati 2 milioni 145 mila, quasi il 40% in più. Un boom di posti di lavoro nel pieno della più grave crisi dal 1929.
Come è possibile? In parte lo sappiamo: gli italiani, pur non essendo molto più istruiti degli stranieri regolarmente residenti in Italia, non sono disposti a fare tutta una serie di lavori che gli stranieri invece accettano. Ma questa non è una novità. La novità è che durante la crisi l’occupazione straniera è esplosa, e continua a crescere a un ritmo elevatissimo.
Anche nell’ultimo anno, con i primi timidi segnali di ripresa, gli italiani hanno perso qualcosa come 166 mila posti di lavoro, mentre gli stranieri ne hanno guadagnati ben 179 mila (+9,1%).
È possibile che una parte dei nuovi posti di lavoro siano state semplici regolarizzazioni, soprattutto relative a «badanti» già occupate. Ma questo meccanismo può spiegare solo una parte dell’aumento, visto che – nonostante la drammatica crisi dell’edilizia – l’occupazione degli stranieri maschi è aumentata di quasi il 30% in soli 3 anni, e continua ad aumentare anche in questi mesi.
La realtà, forse, è un’altra, più difficile da digerire per noi italiani. Nella crisi, il nostro sistema produttivo è diventato ancor meno capace di prima di generare posti accettabili per gli italiani. È per questo che gli immigrati regolari stanno lentamente, ma implacabilmente, diventando uno dei segmenti più dinamici e attivi della società italiana, come mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione (in calo per gli stranieri ma non per gli italiani), il contributo al Pil, il valore delle rimesse verso i Paesi d’origine, il moltiplicarsi in ogni parte d’Italia delle partite Iva e delle micro-imprese gestite da immigrati: negozi, bar, officine, aziende di trasporti e di servizi. È triste ammetterlo, ma gli stranieri occupati in Italia sono diversi da noi non già perché «loro» sono meno istruiti e meno ricchi, ma perché somigliano a quel che noi stessi eravamo negli Anni 50: un popolo uscito da mille difficoltà e determinato a conquistarsi un futuro a colpi di sacrifici e duro lavoro.

da: http://www.pietroichino.it/?p=13767


«Montezemolo entrerà in politica», «L’INTENTO È INTERCETTARE I VOTI DEL 40-50% DI OPINIONE PUBBLICA CHE NON VA PIÙ ALLE URNE» – Corriere della Sera

Cacciari a Radio Popolare: «Il presidente della Ferrari sta lavorando al simbolo e al nome del suo partito»

MILANO – L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari che ha annunciato in un’intervista a Radio Popolare la decisione di Luca Cordero di entrare in politica, ha spiegato anche il progetto politico del presidente della Ferrari.

LA SPIEGAZIONE – «Credo – ha spiegato – sia quello di intercettare i voti di quell’area , del 40-50% di opinione pubblica che non va più alle urne e che non si riconosce in questo bipolarismo italiano, perché è fallito. Se Montezemolo riesce a intercettare quest’area di opinione pubblica, si colloca bene in questo vuoto politico, ha buone possibilità di candidarsi seriamente a Presidente del Consiglio. Montezemolo vuole pescare nell’elettorato deluso di Pdl, Pd e anche della Lega, che al suo interno ha anche una componente moderata».

Alla domanda se il progetto di Montezemolo non si scontra con un’area già occupata dal terzo Polo, Cacciari ha replicato: «Il Terzo Polo non ce la può fare da solo, perchè nonostante la buona volontà che ci mettono Fini, Casini e Rutelli, essi appartengono a una stagione politica che abbiamo alle spalle». Secondo il filosofo Montezemolo non si candida subito a leader di un nuovo centro moderato perchè se lo facesse: «Si giocherebbe solo la sua immagine e di pochi altri, quindi prende tempo. Lui pensa che avendo più tempo può rafforzare la sua rete organizzativa e io so che lo sta facendo in molte regioni».

L’ex sindaco di Venezia ha anche spiegato che si sta lavorando al simbolo e al nome: «A me piaceva molto “Partito della Nazione” tirato fuori e poi abbandonato da Casini. Certo è, comunque, che nel simbolo di Montezemolo ci devono essere richiami sia nazionali che internazionali, ai veri valori dell’Italia. Basta con le parole Futuro e Democratici».

da: «Montezemolo entrerà in politica» – Corriere della Sera.


Massimo Cacciari: tre cose sono “impossibili”: insegnare, guarire, governare

“Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare.

Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare”
Massimo Cacciari

DA: Antologia del Tempo che Resta.


Massimo Cacciari su: fase costituente, polo centrale per la politica italiana, paese diviso, a Como, Villa Gallia, 30 marzo 2011

Massimo Cacciari per

Audio1:

Audio 2 e Audio 3:

Audio 4:
Audio 5:

Luca di Montezemolo, Dobbiamo ricominciare a far sentire la nostra voce con forza. Un brutto periodo si sta chiudendo. E’ ormai urgente un ricambio di forze fresche. Toccherà a tutte le componenti sane del paese, nella politica e nella società, occuparsi della fase di ricostruzione, che necessariamente si aprirà fra non molto – ItaliaFutura.it

Voglio innanzitutto ringraziare voi poliziotti, perché se il nostro paese sta ancora in piedi, nonostante tutto, lo deve a persone come voi.Italiani ignoti, che continuano a fare il proprio dovere per lo Stato mentre il disfacimento del senso delle istituzioni mette a rischio i fondamenti della nostra comunità nazionale.

Negli ultimi anni si è assistito ad un generale e diffuso ripiegamento della società italiana. Il divario tra l’Italia e gli altri paesi europei è aumentato, qualsiasi indicatore si prenda.

Gli imprenditori sono sempre più soli, vessati da fisco e burocrazia, i lavoratori guadagnano meno e pagano sempre più tasse, la capacità di risparmio delle famiglie è ridotta al lumicino, i giovani e le donne sono penalizzati nel mercato del lavoro, voi siete costretti a protestare per ottenere benzina per le macchine di servizio e fondi per gli straordinari.
Aumenta la corruzione e il degrado del vivere civile, insieme ai divari tra nord e sud, tra giovani e vecchi, tra precari e garantiti, tra chi lavora e produce e chi gode di inaccettabili rendite di posizione.

Parliamoci chiaro, il bilancio della seconda repubblica è un disastro che peggiora ogni giorno.

C’è oggi un paese reale che arranca e che vorrebbe voltare pagina. E’ il paese che ha festeggiato i 150 anni dell’Italia con fierezza e orgoglio, è il paese che affronta le mille emergenze quotidiane in cui siamo immersi, senza perdersi d’animo, è il paese che non ha paura di cambiare, di competere, di volgere lo sguardo al futuro.

Accanto a questo paese esiste una politica che straborda ogni giorno su tutti i mezzi di informazione, con polemiche incomprensibili per il 99% dei cittadini, e che, in questi giorni, ci ha deliziato con scene che sarebbero fuori posto in uno stadio, figuriamoci nel Parlamento della Repubblica. Lo ripeto: stiamo assistendo ad un indecoroso e inaccettabile disfacimento del senso delle istituzioni e della responsabilità pubblica. E ciò è accompagnato dal silenzio assordante della società civile, delle associazioni di rappresentanza e della classe dirigente del paese, che rischia di diventare complice di questo degrado.

L’unico argine che tiene è la Presidenza della Repubblica, a cui mai come ora dobbiamo essere tutti grati.

La “professione” che ha goduto più di tutte di una rendita di posizione in questo diciassettennio è quella della politica. In Italia la politica è oramai da anni la prima azienda del paese, e la società è infettata da una presenza malsana dei partiti, in una miriade di settori che non gli competono.

Ma la perdita del senso del pudore non risulta solo dall’abuso di privilegi ingiusti, ma anche da quella che io chiamo la “sindrome del marziano”. Politici che sono sulla scena da vent’anni e che parlano come se fossero arrivati ieri da Marte.

Capita allora, che un membro dell’esecutivo, che ha ricoperto ruoli politici e di governo di primo piano negli ultimi vent’anni, dichiari in televisione che il vero problema dell’Italia è la differenza tra Nord e Sud, e ciò dopo aver operato il più massiccio spostamento di risorse da Sud a Nord che la storia ricordi.

Ovviamente poi i problemi italiani sono sempre frutto di qualcosa che accade nel resto del mondo. L’Europa, i cinesi, gli indiani, l’11 settembre e ultimamente anche i francesi. Poco importa se tutti gli altri paesi si confrontano con gli stessi concorrenti e le stesse crisi e ne escono meglio e prima di noi.

C’è veramente da non raccapezzarsi più. Tagliamo i fondi per l’università e la ricerca e poi scopriamo che non sono stati spesi ingenti fondi europei destinati alle regioni del Sud, proprio su questi capitoli di spesa. Ci ripetono che non ci sono risorse per investimenti e poi leggiamo oggi sui giornali che un Governo che si definisce liberale risuscita l’IRI, e vuole tornare a fare l’azionista nelle aziende di mercato, a incominciare da Parmalat.

C’è da domandarsi se un bilancio che considera intoccabili le provincie e taglia sicurezza e cultura, sia lo specchio di un popolo vizioso o rappresenti, invece, il fallimento di una classe politica incapace di pensare al futuro.

Un sano equilibrio finanziario non si raggiunge solo con i tagli lineari che colpiscono i settori strategici, il “core business” dello Stato, né facendo confusione tra costi e investimenti.

Con tutte le tasse che paghiamo non possiamo sentirci dire che non ci sono risorse per la sicurezza.

Un problema con cui sono ormai alle prese tutte le democrazie avanzate, perché i cittadini si sentono ovunque più insicuri di fronte ai cambiamenti traumatici del mondo, e dunque chiedono più sicurezza.

Ma è pensabile che la sicurezza venga considerata come un costo superfluo? O non si tratta, invece, di un investimento indispensabile per la qualità della vita di tutti noi, così come per ogni attività economica?

Voi lo sapete meglio di altri: la sicurezza non è né di destra né di sinistra, né può diventare vittima di strumentalizzazioni o contrapposizioni ideologiche del tutto infondate.

Si tratta di una esigenza legittima e sempre più centrale delle nostre società. E come tale non può essere gestita solo in termini emergenziali, né può essere lasciata solo sulle spalle delle forze di sicurezza.

Ma deve essere pienamente condivisa dalla politica, in una logica matura e bipartisan, come una grande urgenza del nostro tempo. Perché questo è quello che i cittadini si aspettano dalle nostre istituzioni democratiche.

Dire queste cose, non è fare antipolitica, ma chiamarle con il loro nome. E, come ho detto, uno dei problemi dell’Italia è proprio che le voci della società civile si sono sempre più affievolite.

Anche per questo, due anni fa, insieme ad un gruppo di giovani e di amici provenienti da percorsi professionali diversi, abbiamo fondato Italia Futura. Siamo intervenuti nel dibattito pubblico con proposte sulla mobilità sociale, la scuola, i giovani, il fisco, la sanità e abbiamo cercato anche di richiamare la politica al rispetto degli impegni presi con i cittadini.

La risposta è sempre la stessa: se vuoi parlare di politica devi entrare in politica.

E se la situazione continua a peggiorare, se questo è lo spettacolo che offre la nostra classe politica, allora cresce veramente la tentazione di prenderli in parola.

Il messaggio che ci lanciano è: “puoi pagare le tasse, puoi investire e creare posti di lavoro ma la cosa pubblica è cosa nostra, territorio esclusivo e riservato per chi fa il politico di professione“.Per me questo ragionamento è inaccettabile.

Molti amici e colleghi imprenditori mi chiedono “Luca ma chi te lo fa fare ad esporti, la politica è una bestia pericolosa con cui confrontarsi”. A volte penso che abbiano ragione, in particolare quando dal nulla appaiono regole che sembrano fatte ad hoc per fermare o ritardare qualche investimento che porterà concorrenza e posti di lavoro.

Ma il problema è che se ognuno di noi continua a limitarsi a fare il proprio mestiere, rinunciando a far valere le proprie idee e opinioni, a essere cittadino, il paese rischia di andare a scatafascio. Anche come Presidente di Confindustria ho sempre detto che prima che come imprenditori, dobbiamo parlare da cittadini.

Ha ragione il vostro segretario, quando ricorda che “il bene comune è molto di più della somma delle singole parti”. Nessuno di noi può più permettersi di scindere le sorti individuali da quella della nostra comunità.

Per questo è venuto il momento di recuperare uno spazio nella discussione pubblica che, come cittadini, ci è stato tolto. Parlo di discussione, di idee, perché con le monetine e gli insulti nulla cambia mai per il meglio. In Italia lo abbiamo già sperimentato, ed è una lezione che dovremmo tenere bene a mente.

L’Italia ha raggiunto il punto di ebollizione.

Quando i politici flettono i bicipidi e scendono in guerra è perché hanno perso autorevolezza. Quando le aule parlamentari diventano il palcoscenico di una guerriglia politica che paralizza la nostra democrazia, tanto da far addirittura ipotizzare alla pubblica opinione un possibile scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica, vuol dire che siamo arrivati al punto di non ritorno.

Sempre di più all’estero mi chiedono come è possibile che gli italiani accettino con rassegnazione questo stato di cose. Io credo che uno dei problemi siano le ripetute delusioni che si sono accompagnate ad ogni apparente rinnovamento dell’offerta politica negli ultimi vent’anni.
Berlusconi, che doveva fare la rivoluzione liberale, guida oggi un Governo che più neostatalista e protezionista non si può, e le tasse su imprese e cittadini sono ai massimi storici.

Il Partito Democratico, che poteva rappresentare la nascita di una sinistra riformista e moderna, è dilaniato da dibattiti interni senza fine, tanto che spesso non siamo in grado di capire quale sia la sua posizione sui principali argomenti.

La Lega, che era nata per tagliare burocrazia e sprechi, difende a spada tratta la conservazione di ogni poltrona pubblica su cui può mettere le mani, a iniziare dalle provincie.

Nell’ultima crisi di Governo, Berlusconi è stato salvato da due parlamentari del partito di Antonio Di Pietro, che tutti i giorni ci delizia con nuovi epiteti rivolti al premier.

Il minimo che si possa dire, in gergo imprenditoriale, è che c’è una certa confusione dal lato dell’offerta, e anche per questo l’astensione cresce a ogni tornata elettorale.

Pur guidato da una classe politica in gran parte fallita, il paese rimane sano in moltissime componenti pubbliche e private, e si colgono segnali di reazione ovunque nel paese.

Gli imprenditori vincono sui mercati, le donne chiedono più attenzione per i loro problemi, il mondo della cultura non accetta più di essere trascurato, gli operatori dello Stato continuano a combattere con grande successo la criminalità.

Persino nelle ovattate stanze del capitalismo cresce l’insofferenza per liturgie e rituali ormai sorpassati.

Le potenzialità sono intatte ma non riescono a esprimersi. Un mondo sempre più difficile e competitivo non si può affrontare giocando sempre in difesa, senza avere una strategia di sistema e un efficace gioco di squadra. Come si fa a pensare che il protezionismo possa essere una risposta per un paese che vive di export?

Ma chi credete che fornisca, ad esempio, la pelle lavorata ai grandi marchi del lusso francese se non i, tanti, straordinari, artigiani italiani?

Possibile che un Governo che doveva fare la rivoluzione liberale non capisca che piuttosto che difendere l’italianità di Parmalat e Bulgari il suo lavoro dovrebbe essere quello di creare le condizioni per far nascere altre 1.000 Bulgari e 1.000 Parmalat ?

Non si sente più parlare di crescita, concorrenza, semplificazione, e la parola sviluppo è sparita dal lessico del Governo. La politica economica è ormai allo sbando e si pensa solo a tamponare le emergenze.

L’Italia non ha più ne un baricentro ne una meta.

Come possiamo uscire da questa palude?

La prima cosa è non farsi scoraggiare, rifiutando l’apatia che talvolta sembra opprimerci. Dobbiamo ricominciare a far sentire la nostra voce con forza. Un brutto periodo si sta chiudendo. E’ ormai urgente un ricambio di forze fresche. Toccherà a tutte le componenti sane del paese, nella politica e nella società, occuparsi della fase di ricostruzione, che necessariamente si aprirà fra non molto.

Dobbiamo essere tutti pronti a dare un contributo per riedificare le “infrastrutture istituzionali”, citando una bella espressione usata dal vostro Segretario, che sono lesionate ma non abbattute. Una ricostruzione resa necessaria, non da una guerra, ma da troppi anni di non scelte. Coesione, unità di intenti, responsabilità, senso dello Stato e delle istituzioni, superamento di barriere ideologiche e partitiche.

Come ha recentemente ricordato il Cardinal Bagnasco, “L’Italia ha un estremo bisogno di ricomporsi, quasi raccogliendosi in se stessa, radunando le proprie energie migliori, per metterle tutte in circolo e produrre un passo in avanti”.

Se sapremo ritrovare il coraggio e l’orgoglio, ricominceremo a contare anche in Europa. Non è accettabile essere esclusi dalle decisioni sul conflitto in Libia, quando siamo noi a pagare il prezzo più alto. Fosse pure solo una conference call o una email. L’Italia non lo merita. Indipendentemente dal giudizio che ognuno di noi può avere su questo Governo.

Così come non è accettabile che le frontiere dell’Italia non siano considerate frontiere dell’Europa, con tutto ciò che ne consegue sul piano dell’aiuto che dobbiamo pretendere, nella gestione dell’emergenza profughi.

Tutto si può imputare al nostro paese, tranne che non abbia sempre servito con generosità e sacrificio in ogni missione internazionale.

Bisogna parlare al paese parlando del paese.

C’è bisogno di una leadership che dica la verità, che abbia il coraggio di decidere, di rianimare l’Italia, di aiutarla a riannodare il filo della sua storia e di ritrovare la sua identità e la fiducia in se stessa.

Ma soprattutto, dobbiamo ritrovare il gusto della sfida. Smettere di ascoltare chi ci racconta che il declino è inevitabile, attribuendone la responsabilità sempre a qualche minaccioso fenomeno globale, rispetto al quale poco o nulla possiamo fare. Rimanere tra le squadre di testa è l’obiettivo minimo che questo paese deve darsi.

Certe volte ti capita di perdere all’ultima gara o all’ultimo giro, ma l’importante è poter dire che si è combattuto fino alla fine. Io non credo che dobbiamo accontentarci di sentir ripetere che è un grande successo se non siamo finiti come la Grecia!!

Ma scherziamo! l’Italia è una delle grandi protagoniste dell’economia mondiale!

Vi rendete conto che è come se un imprenditore avesse come obiettivo quello di non fallire?

In vent’anni alla Ferrari non abbiamo mai rinunciato, fino all’ultimo secondo dell’ultima competizione. Spesso abbiamo vinto, tante volte abbiamo perso, ma sempre a testa alta.

Io credo che Italia sia come una Ferrari; una macchina straordinaria fatta per correre, per competere e per vincere. Non possiamo più permetterci di tenerla ferma ai box per paura di una sconfitta, dobbiamo rimetterla in moto; tutti insieme.


Emanuele Severino, Le fedi, follia dell’ Occidente | Antologia del Tempo che Resta

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Cristianesimo e islam non sono dunque semplicemente due forme diverse e contrastanti di civiltà (non danno luogo a uno «scontro di civiltà»), ma affondano le loro radici nello stesso terreno, cioè appartengono entrambi al grande passato dell’ Occidente, cioè della stessa civiltà. Cristianesimo e islam sono certamente in contrasto; ma questo loro contrasto è la superficie di un contrasto radicalmente più profondo, dove cristianesimo e islam stanno dalla stessa parte, si trovano a combattere il comune nemico mortale, cioè l’ Europa moderna, sebbene, a un livello ancora più profondo, un’ «intima mano» unisca l’ Europa moderna al cristianesimo e all’ islam.

da: Emanuele Severino, Le fedi, follia dell’ Occidente | Antologia del Tempo che Resta.


Istat: disoccupazione ai massimi livelli, Newsletter n. 1768 del venerdì 1 aprile 2011

(regioni.it) L’Istat rileva che la disoccupazione in Italia nel 2010 raggiunge i massimi valori, con un tasso dell’8,4%, mai cosi’ alto dal 2004.
Particolarmente grave la situazione per i giovani: nell’ultimo trimestre dello scorso anno i senza lavoro erano quasi il 30% (29,8%).
Lieve segnale di miglioramento a febbraio con una percentuale sempre dell’8,4%, lo 0,2 in meno rispetto a gennaio e 0,1% in meno su base annua.


Immigrazione: piano del PD per emergenza | Partito Democratico

Di fronte all’emergenza immigrazione, per incapacità e per esigenze strumentali, il governo ha creato uno stato di confusione e di sbandamento creando tensioni mai viste neppure in situazioni più difficili di questa, che pure il nostro Paese ha saputo affrontare, come nel caso del Kosovo, quando si registrarono circa 50mila arrivi. 
Assumendosi le sue responsabilità di fronte al Paese, il Partito Democratico presenta le sue proposte per uscire finalmente da una situazione insostenibile e affrontare l’emergenza. 
Innanzitutto, impegniamo il governo a ottenere un accordo con la Tunisia, che preveda in particolare uno stop agli arrivi oltreché una gestione programmata dei rientri.
Secondo, chiediamo l’applicazione dell’articolo 20 del decreto legislativo 286 del 1998 (Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali), così da ottenere dall’Unione europea l’applicazione della direttiva 55 del 2001 relativa alla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e alla cooperazione in ambito comunitario, recepita dal decreto legislativo n.85 del 2003, che rende quindi possibile la circolazione europea e il tempo necessario per organizzare le operazioni di rimpatrio evitando problemi rilevanti di allarme sociale. Si tratta di una scelta ineludibile per garantire la sicurezza e dare certezza a tutto il percorso.
Terzo, sulla base dei precedenti punti, chiediamo al governo di abbandonare la strategia delle tendopoli che stanno già creando tensioni ingestibili. In accordo con le Regioni, gli Enti locali e in collaborazione con le associazioni di volontariato e la Protezione civile, si organizzi l’accoglienza in modo diffuso sul territorio.Il Partito Democratico, in tutti i suoi luoghi di responsabilità, è pronto
sulla base di questo piano a un impegno convinto per uscire dall’emergenza. 
Ciò presuppone una radicale correzione da parte del governo dell’impostazione assunta fin qui. In assenza di questa correzione, il governo si assumerà pienamente una grave responsabilità.
Infine, il Partito Democratico esprime una vivissima preoccupazione per la totale assenza del governo sullo scenario del Mediterraneo, che è di fronte a una evoluzione i cui effetti non sono ancora prevedibili. L’Italia chieda la convocazione urgente di una Conferenza sul Mediterraneo per determinare una visione comune e comuni linee di intervento.

da: Immigrazione: piano del PD per emergenza | Partito Democratico.


Le case di riposo in Italia, prima ricerca nazionale Auser sulle Case di Riposo, a cura di Francesco Montemurro, con la collaborazione di Marco Castelli, Daniele De Pretto, Giulia Farfoglia, Giulio Mancini, Nadia Natalucci


Decreto Regioni ed altro: a che punto siamo nel mare tempestoso dell´attuazione della legge 42 sul federalismo fiscale, di Marco Causi, professore associato di discipline economiche eletto nella circoscrizione della Sicilia orientale dal 5 maggio 2008 deputato del PARTITO DEMOCRATICO Componente della VI COMMISSIONE (FINANZE)


L´approvazione del decreto sulla finanza regionale e sulla sanità, avvenuta giovedì 24 marzo con l´astensione dei parlamentari PD in Commissione bicamerale, ha rilanciato la discussione pubblica e politica sull´attuazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale. Proviamo a fare il punto, partendo dal decreto sulle Regioni e cercando poi di dare uno sguardo complessivo.
In sintesi: il decreto sulle Regioni è stato profondamente modificato durante l´iter parlamentare per iniziativa del PD e delle stesse Regioni, e questo ci ha convinto all´astensione; ma l´architettura della riforma resta ancora zoppicante, barocca e incompleta.
Per modificare un giudizio complessivamente negativo sarà necessario ritornare sul decreto relativo ai Comuni e affrontare una nuova complicata fase di lavoro per ricucire tutti i “pezzetti” del sistema finora messi in campo e per armonizzarli, soprattutto sul versante della costruzione dei fondi perequativi previsti dalla legge.
1.Le modifiche al decreto Regioni
Nella versione originaria, che aveva già ottenuto il via libera dalla Conferenza delle Regioni, era prevista una fase transitoria durante la quale procedere alla fiscalizzazione degli attuali trasferimenti statali fissando a livello nazionale un´adeguata aliquota di equilibrio dell´addizionale regionale all´Irpef. Non si prevedeva però alcun meccanismo di riequilibrio, e si rimandava la perequazione ad un futuro fondo perequativo a partire dal 2014.
Per iniziativa del PD, delle sue proposte e dei suoi emendamenti, il Governo e la maggioranza hanno accettato un completo riallineamento al primo gennaio 2013 della fiscalizzazione dei trasferimenti tramite addizionale Irpef e dell´avvio del nuovo sistema di finanziamento e di perequazione a regime. Ciò garantisce, da un lato, un avvio più equilibrato e ordinato del nuovo sistema, e dall´altro lato le Regioni con territori aventi minore capacità fiscale. Il disallineamento, infatti, avrebbe determinato una situazione per la quale durante la fase transitoria (almeno due anni, se non di più, considerando la storia amministrativa italiana�) ciascuna Regione avrebbe trattenuto sul proprio territorio il gettito dell´addizionale Irpef, senza nessun riequilibrio e con una forte sperequazione territoriale a causa delle rilevanti differenze nella distribuzione delle basi imponibili.
Il nuovo fondo perequativo è disegnato sul concetto di fabbisogno standard e non su quello di capacità fiscale e dovrà, a partire dal 2013, garantire il finanziamento integrale delle spese per sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale (parte in conto capitale) e delle altre materie che ricadono sotto la “coperta” della lettera m) dell´articolo 117 della Costituzione. Ci saranno cinque anni di tempo per la convergenza, in questi settori, dalla spesa storica ai fabbisogni standard. Anche in questo punto del decreto (art. 11) è stato accolto un emendamento PD.
Per definire i fabbisogni standard occorre partire dai livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e uno dei difetti del decreto originario era l´assenza, appunto, di ogni riferimento ai Lep. Le modifiche introdotte in Commissione bicamerale su iniziativa PD sono state rilevanti, contenute in un nuovo intero articolo, il n. 9. Poiché la fissazione dei Lep è demandata a legge dello Stato, e i decreti di attuazione della legge 42 non possono ad essa sostituirsi, l´ostacolo è stato affrontato facendo tutti i passi avanti possibili. Primo, è stata definita una metodologia per la fissazione dei Lep nei settori che ne sono ancora privi (assistenza, istruzione, trasporti pubblici locali, eventuali altri settori). Per ciascun settore saranno individuate macro-aree omogenee per i servizi offerti e definiti indicatori di costo standard, di livello delle prestazioni, di appropriatezza, oltre che indicatori per il monitoraggio e la valutazione. Secondo, si impegna il Governo a emanare un Dpcm di ricognizione dei Lep esistenti. Terzo, fino alla legge (leggi) statali che determineranno i Lep la stima dei fabbisogni standard è legata ai livelli di servizio da erogare, stabiliti tramite intesa in Conferenza unificata. Quarto, si attiva un processo di analisi per la stima dei fabbisogni standard e dei Lep, con ricadute nell´ambito del processo di decisione della finanza pubblica (legge di stabilità e disegni di legge ad essa collegati).
Grazie all´insieme di queste condizioni, il fondo perequativo per i servizi essenziali delle Regioni, che verrà finanziato da una compartecipazione all´Iva, ha tutte le caratteristiche per essere migliore di quello preesistente, nato dal decreto legislativo 56 del 2000.
E´ stata introdotta nel decreto una clausola di salvaguardia con riferimento ai tagli disposti sulle Regioni dalla manovra estiva del 2010. Sarà assicurata, dall´anno 2012, alle Regioni che rispettino il patto di stabilità interno la revisione dei tagli del decreto-legge n. 78. Qualora le condizioni della finanza pubblica non lo consentissero, un tavolo Governo-Regioni definirà entro il primo gennaio 2013 un nuovo quadro di attuazione del federalismo da realizzare tramite nuovi provvedimenti legislativi.
Il riallineamento delle scadenze al 2013 comporta il blocco delle addizionali Irpef regionali fino al 2013. Sia l´addizionale Irpef “obbligatoria” (quella che servirà per la fiscalizzazione degli attuali trasferimenti) sia quella discrezionale partiranno dal 2013.
Grazie agli emendamenti PD, inoltre, l´esenzione dalla maggiorazione dell´addizionale Irpef (oltre lo 0,5 per cento nella componente discrezionale) è stata estesa a tutti i redditi. Il primo scaglione Irpef corrisponderà, quindi, a una no tax area sulle maggiorazioni dell´addizionale per tutti i contribuenti.
La versione iniziale del decreto non diceva nulla sul livello di riduzione delle differenze da raggiungere nell´altro fondo perequativo, quello legato ai servizi non essenziali. Accogliendo la proposta PD, la versione finale del decreto stabilisce che la perequazione “incompleta” sulle capacità fiscali, che si riferisce ai servizi non essenziali e alle funzioni non fondamentali, dovrà ridurre per almeno il 75 per cento le differenze tra le Regioni.
Il criterio di territorialità basato sul luogo del consumo per la ripartizione della compartecipazione regionale Iva sarà applicato solo previa verifica della effettiva disponibilità di informazioni affidabili sulla distribuzione tra territori regionali dell´ammontare delle vendite effettuate nei confronti di consumatori finali e della corrispondente imposta Iva incassata. Si terrà inoltre conto dell´Iva versata dalle pubbliche amministrazioni e dagli altri soggetti non obbligati alla redazione del quadro VT, che rappresenta un terzo dell´Iva totale e che altrimenti non sarebbe stata considerata.
Le altre proposte avanzate dal PD e accolte nella stesura finale del decreto sono le seguenti:
� Il fabbisogno sanitario nazionale sarà definito per il triennio successivo anziché per un solo anno, dando maggiore certezza alle Regioni e mantenendo una coerenza con l´attuale Patto per la salute.
� È stato rivisto il sistema di finanziamento delle Province, che è ora meglio definito e fornisce maggiori certezze sulle risorse e sulla perequazione.
� Sono state inserite specifiche misure per il finanziamento delle città metropolitane.
� È stata data attuazione alla delega sull´istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.
� È stato rafforzato il controllo sul processo attuativo: ogni Dpcm previsto dal decreto sarà corredato della relazione tecnica e sottoposto al parere parlamentare.
2.Aspetti critici del decreto Regioni
Alcune proposte del PD non sono state, invece, accolte e rappresentano elementi di criticità su cui sarà necessario ritornare in vista della scadenza del primo gennaio 2013.
Non ci convince, in primo luogo, la possibilità concessa alle Regioni di utilizzare l´aumento fino allo 0,5 per cento dell´addizionale Irpef per finanziare riduzioni dell´Irap. Ciò rischia di indurre pericolose dinamiche di concorrenza fiscale fra le Regioni e, in ogni caso, uno svantaggio per le Regioni del Sud, che in molti casi subiscono già una fiscalità locale svantaggiosa al confronto con quella dei territori più ricchi del paese.
Non sono state accolte, poi, le nostre proposte in materia di sanità, le quali peraltro erano state interamente ricavate dal parere emanato con larga maggioranza dalla Commissione sanità del Senato:
� Introdurre fra i parametri di riferimento dei costi standard indicatori di tipo socio economico, con la prioritaria finalità di contribuire alla razionalizzazione e alla modernizzazione delle reti di offerta tramite adeguati investimenti.
� Sciogliere l´ipocrisia di definire il fabbisogno standard con lo stesso termine con cui si definisce la quota di riparto.
� Arricchire il sistema informativo della sanità (NSIS) dei dati relativi ai percorsi di cura individuali, con procedure che garantiscano la privacy, come primo passo per una più efficace valutazione dell´efficienza e dell´efficacia dei servizi sanitari.
Infine, resta nel decreto un´ambiguità sulle modalità con cui distinguere i trasferimenti e le spese storiche delle Regioni fra ciò che è relativo ai servizi essenziali e alle funzioni fondamentali e ciò che non lo è. Questa ambiguità va sciolta, poiché la legge indica chiaramente che la perequazione sulla prima categoria avviene tramite il fondo perequativo poco sopra delineato, mentre la perequazione via addizionale Irpef vale solo per la seconda categoria. Poiché il Governo ha accolto una osservazione al parere sullo schema di decreto, è auspicabile che si trovi già nei prossimi giorni, da oggi alla stesura definitiva del decreto per la sua approvazione definitiva in Consiglio dei Ministri, un´adeguata formulazione tecnica per superare il problema.
3.Resta ancora molto da fare: la riforma è ancora incompleta, ma soprattutto zoppa e ambigua negli aspetti decisivi legati alla perequazione
La clausola di salvaguardia sui tagli della manovra del Dl 78 proposta dal PD e accettata da Governo e maggioranza sul decreto Regioni è analoga a quella che avevamo presentato più di un mese fa in occasione dell´esame parlamentare del decreto Comuni. Visto che l´opinione del Governo si è modificata, è urgente e necessario tornare sul decreto Comuni ed estendere anche ai Comuni la clausola di salvaguardia.
L´intreccio fra evoluzione della finanza pubblica e attuazione del federalismo fiscale non va sottovalutato. E´ chiaro che la crisi economica scoppiata nel 2008 ha reso doppiamente difficile la riforma dei rapporti finanziari fra Stato, Regioni e autonomie locali, ed è chiaro che il PD non intende, su questo terreno, muoversi in modo demagogico. D´altra parte, dietro l´attuazione della legge 42 c´è la riscrittura di un patto nazionale per il finanziamento di importanti servizi di welfare, e su questo non ci possono essere ipocrisie. Non possono gli enti locali e le Regioni addossarsi la responsabilità per aumenti di imposte e riduzioni di servizi che dovessero, se necessario, derivare da una più generale decisione sulle condizioni della finanza pubblica e sulle scelte di politica economica del paese, dentro i vincoli europei.
E´ da questa ipocrisia che devono uscire Tremonti e la Lega, accettando un vero confronto inter-istituzionale Stato-Regioni-autonomie dentro il processo di coordinamento dinamico della finanza pubblica. Fissare obiettivi di servizio e fabbisogni standard deve diventare un compito ordinario, annuale, del processo di decisione di finanza pubblica, in modo che ci sia coerenza fra risorse disponibili e servizi che si possono con quelle risorse erogare, senza determinare aumenti della pressione fiscale né dislivelli insopportabili fra territori ad ampia e meno ampia base fiscale locale.
L´esito di un aumento della pressione fiscale, scongiurato almeno fino al 2013 nel caso delle Regioni grazie all´iniziativa del PD, è invece molto probabile nel caso dei Comuni, attraverso lo sblocco dell´addizionale comunale all´Irpef e, a partire dal 2014, la nuova super-Ici, chiamata Imu, a carico delle attività produttive.
Sono ancora da scrivere i decreti relativi ai fondi perequativi per i Comuni. Sarebbe uno sbaglio affrontare la perequazione comunale prendendo a riferimento la sola questione di come ridisegnare, a regime, gli attuali trasferimenti dello Stato ai Comuni. Finora, il Governo ha affrontato l´attuazione della legge 42 per “settori” istituzionali (Comuni, Province, Regioni) e non ha mai voluto entrare fino in fondo nella nuova logica che la riforma impone: servizi essenziali e funzioni fondamentali da un lato (con il riferimento ai Lep, agli obiettivi e livelli di servizio, ai costi e fabbisogni standard) e tutto il resto dall´altro lato (con perequazione sulle capacità fiscali e ulteriore finanziamento tramite sforzo fiscale locale). In situazione intermedia si situa la gestione del servizio di trasporto pubblico locale, per il quale la legge delega dispone il finanziamento di un livello “adeguato”. Nessun decreto, però, si è finora occupato di chiarire cosa questo significhi.
In ogni caso, la logica settoriale può funzionare per la sanità, integralmente finanziata dalle Regioni, ma non per l´assistenza, per l´istruzione e per il trasporto pubblico, dove convivono storicamente interventi di tutti i livelli di Governo, né per molte funzioni fondamentali di Comuni e Province, anch´esse storicamente cofinanziate da diversi livelli.
E´ arrivato allora il momento − e i decreti sulla perequazione comunale potrebbero esserne il veicolo – di affrontare due problemi finora tralasciati:
� La riforma della struttura finanziaria dei servizi oggi erogati in una situazione “multi-livello”. Ad esempio, nel caso dell´assistenza è necessario ricostruire un vero quadro della situazione esistente, oggi non conosciuta, e passare per la determinazione dei Lep e dei fabbisogni standard tenendo conto congiuntamente delle prestazioni oggi erogate, separatamente, da Stato, Regioni, Province e Comuni. A questo fine i procedimenti di valutazione analitica dei fabbisogni standard varati con i precedenti decreti per Comuni e Province e con l´ultimo decreto per Regioni devono potersi integrare.
� L´allineamento alla riforma degli attuali trasferimenti delle Regioni e Comuni e Province. I fondi di riequilibrio sperimentali previsti in tale direzione dal decreto Regioni sono altamente insoddisfacenti, poiché non hanno alcuna connessione con quelli dello Stato. Né potrebbero averne, allo stato degli atti, non essendo ancora stato disegnato il fondo perequativo dello Stato per i Comuni, ed essendo molto vago quello definito per le Province nel decreto approvato qualche giorno fa. Ma le due perequazioni (quella statale e quella regionale, rispettivamente per Comuni e per Province) devono potersi parlare, e tendenzialmente integrarsi. La legge 42 prevede norme apposite in questa direzione.
Ed è arrivato il momento di lavorare sulla perequazione infrastrutturale come strumento che non solo sia di supporto alla riforma degli interventi speciali per le politiche territoriali, ma anche per il processo di raggiungimento dei Lep nei settori essenziali e per la connessa valutazione dei fabbisogni standard (sanità, asili nido, servizi per la non autosufficienza, ecc.).
Si ragiona oggi di un prolungamento di quattro o sei mesi per l´attuazione della legge delega. Questo tempo sarebbe utile a condizione di utilizzarlo non solo per varare i decreti ancora non attuati (interventi speciali, armonizzazione dei bilanci, perequazione comunale, Roma Capitale, governance, ecc.) ma soprattutto per:
� Dare maggiore centralità al processo della cosiddetta perequazione infrastrutturale, in modo che essa intervenga non solo sull´”aggiuntivo”, ma anche sull´”ordinario”.
� Rimettere a sistema il complesso dei sistemi perequativi.
� Ritornare, con adeguati decreti correttivi o con appositi atti del Governo, su alcuni aspetti dei precedenti decreti che non sembrano funzionare a dovere (a partire dalla clausola di salvaguardia per i Comuni fino alla valutazione dei passi finora compiuti nell´attuazione del decreto relativo al trasferimento del patrimonio a Regioni ed enti locali).

da: Il sito di Marco Causi.


C. Cecchini, N. Patriarca, Censimento 2011: nuove modalità organizzative e adempimenti degli Uffici comunali

Novità aprile 2011
Nuove modalità organizzative
e adempimenti pratici
degli uffici comunali
IL CENSIMENTO 2011
Con schede esplicative, prontuario delle attività, istruzioni  ISTAT
IL CENSIMENTO
2011
Guida-Prontuario funzionale alle esigenze operative degli Uffici comunali coinvolti nelle attività di rilevazione censuaria 2011: ne illustra in modo chiaro e sintetico le fasi, le modalità organizzative, le innovazioni tecnologiche e metodologiche.

Oltre al quadro completo delle procedure e degli adempimenti chiarisce anche obiettivi e finalità del censimento con utili indicazioni per sfruttarne tutte le potenzialità innovative per i servizi della P.A. al cittadino.

Strutturata in una sequenza di schede esplicative – nello speciale formato “album” cm. 19,5×14 -questa nuova Guida-Prontuario costituisce testo di rapido ed efficace utilizzo, così organizzato:

1.
Il piano generale di censimento (PGC) e gli obiettivi del censimento
a) La popolazione:
- Stranieri regolari – Altri casi di soggiorno regolare – Stranieri irregolari – Cittadini comunitari.
b) Le abitazioni:
- Le unità di rilevazione – Dimora abituale – Famiglia – Convivenza – Persona – Domicilio – I “senza fissa dimora” – Dimora – Abitazione – Altri tipi di alloggio occupati – Edificio.

2.
Le principali innovazioni di carattere tecnico e metodologiche della rilevazione censuaria 2011.

3.
L’organizzazione della rete di rilevazione
a) Organi del censimento.
b) Livelli territoriali.
c) Coordinatori e rilevatori.

4.
Vecchi e nuovi strumenti territoriali di supporto alle operazioni censuarie: basi territoriali, toponomastica comunale, numerazione civica
a) Le basi territoriali.
b) La toponomastica e la numerazione civica.
c) Archivio nazionale degli stradari e dei numeri civici.

5.
Dal censimento tradizionale al censimento assistito dalle Liste Anagrafiche Comunali
a) Le liste anagrafiche comunali.
b) Il sistema di gestione della rilevazione (SGR).

6.
Le fasi e i tempi delle operazioni censuarie
a) Fase preparatoria.
b) Fase della raccolta dei dati.
c) Fase successiva alla raccolta dei dati.

7.
Le fasi e i tempi: prontuario delle attività.

8.
Le fasi e i tempi: calendario delle operazioni censuarie.

9.
Il ruolo delle liste ausiliarie nel sistema di gestione della rilevazione (SGR).

10.
Confronto anagrafe-censimento, revisione e aggiornamento delle anagrafi comunali
a) Compiti delle anagrafe comunali.
b) I tempi dell’attività di confronto censimento-anagrafe.

11.
La revisione e l’aggiornamento delle anagrafi comunali post-censuaria
a) Fasi della revisione e dell’aggiornamento.
b) Adempimenti dell’Ufficiale d’anagrafe.

12.
Riferimenti normativi.

13.
Prassi – Nove Circolari ISTAT, dalla n. 1814 del 24 marzo 2009 alla n. 691 del 4 febbraio 2011.

14.
Giurisprudenza: Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, parere n. 360 del 1° dicembre 2010.

C. Cecchini, Responsabile comunale Servizi demografici, referente per l’aggiornamento normativo del portale ANUSCA.
N. Patriarca, Responsabile comunale Servizi demografici e civici, docente ANUSCA.

Per ricevere subito
IL CENSIMENTO 2011
Maggioli Editore • Novità aprile 2011
• Pagine 174 • F.to cm. 19,5×14 • ISBN 6630.4 • Euro 30,00

C. Faliva, Tra normalità e rischio: il nuovo Manuale di psicologia dello sviluppo e dell’adolescenza

Novità aprile 2011
in offerta speciale on line
Manuale di psicologia dello sviluppo
e dell’adolescenza
TRA NORMALITA' E RISCHIO A cura di C. Faliva, Psicologa e psicoterapeuta,
insegna presso Università Tor Vergata, Roma, responsabile della U.O.S.D. Educazione alla salute ASL Rm C, collabora con numerosi enti tra cui ISS, ASP Lazio e MIUR, docente e direttore di corsi per la promozione della salute.
TRA NORMALITA’
E RISCHIO

Spesso enigmatico e sconcertante, il comportamento trasgressivo degli adolescenti colpisce profondamente anche per la loro apparente incapacità di prevedere le conseguenze delle azioni.

Giocare con il pericolo è qualcosa che si lega indissolubilmente con l’adolescenza.

Solo facendo i conti con questa realtà si possono dare risposte ai quesiti che l’adolescente si pone: Chi sono? Dove vado? Perché vivo?

Per rispondere a queste domande come operatori sanitari non è sufficiente ricorrere alla propria cultura scientifica ma bisogna dare spazio alla creatività terapeutica, che permette di andare oltre il pensiero cognitivo, assunto spesso come unico riferimento scientifico.

Nato da un preciso confronto di linee e aspetti teorici di riferimento, questo nuovo volume, valido strumento di studio e di lavoro per l’approfondimento della preparazione professionale, affronta il tema dell’adolescenza oggi, esaminando disturbi del comportamento alimentare (DCA) e dipendenze (alcol, tabacco e droghe), e presenta il counselling, strumento e tecnica di relazione tra l’operatore sanitario e l’adolescente:

1.
Lo sviluppo dell’individuo
Cenni storici.
Le teorie dello sviluppo.
Definizione sistemica dello sviluppo.
Le caratteristiche dello sviluppo.
I più grandi studiosi del XX secolo.
Jean Piaget.
Lev Semënovič Vygotskij.
Jerome Seymour Bruner.
John Bowlby.
Donald Woods Winnicott.

2.
I tre ambiti dello sviluppo
Lo sviluppo cognitivo.
Lo sviluppo affettivo.
Lo sviluppo sociale.

3.
Lo sviluppo nell’infanzia
Accrescimento e sviluppo nel bambino.
Le tappe principali della crescita.
La valutazione dell’accrescimento in età pediatrica.
Sviluppo e scelte alimentari.

4.
Lo sviluppo nell’adolescenza
Cenni storici.
L’età del cambiamento.
Adolescenza: evoluzione o crisi?
Adolescenza e identità.
La nuova adolescenza.

5.
L’adolescenza e il rischio
Emotività e trasgressione.
Atteggiamenti e comportamenti.
I fattori di protezione e i fattori di rischio in adolescenza.
La sindrome dei comportamenti rischiosi.
Comunicare con gli adolescenti.

6.
L’adolescenza e la sessualità
La pubertà.
Sessualità e comportamenti rischiosi.
La salute sessuale e riproduttiva: i servizi adolescent-friendly.

7.
L’adolescenza e i disturbi del comportamento alimentare (DCA)
I disturbi del comportamento alimentare: cenni introduttivi.
Il quadro diagnostico dei disturbi del comportamento alimentare.
I disturbi dell’alimentazione ad esordio infantile.
I disturbi alimentari atipici.
I DCA “in rete”.

8.
L’adolescenza e l’alcol
L’alcol etilico: cenni introduttivi.
Assorbimento ed eliminazione dell’alcol.
L’alcolemia.
Gli effetti dannosi dell’alcol.
L’alcolismo: diagnosi e tipologie alcoliche.
L’alcol, i giovani e le nuove tendenze.
Alcol e guida: aspetti normativi.
Alcol: falsi miti… e luoghi comuni.

9.
L’adolescenza e l’uso di sostanze
Tossicodipendenza: diagnosi e personalità.
Le sostanze: classificazione ed effetti.
Tossicodipendenza e aspetti normativi.
L’uso di sostanze in adolescenza: il gruppo dei pari e la famiglia.

10.
L’adolescenza e il tabagismo
E pidemiologia.
Tabacco e dipendenza.
Polidipendenza e tabagismo: elementi diagnostici.
Tabacco e comorbilità psichiatrica.
I rischi per la salute.
Tutela dei non fumatori e della salute pubblica: il quadro normativo.

11.
L’adolescenza e le nuove dipendenze
Dipendenze e nuove dipendenze: sviluppo in termini psicosociali.
Dipendenza da gioco d’azzardo.
Dipendenza da nuove tecnologie.
Dipendenza da shopping.
Dipendenza da sport (exercise addiction).

12.
Le competenze di base del counselling nella relazione con gli adolescenti in ambito sanitario
Le competenze relazionali.
L’intervento di counselling in ambito sanitario.
Le competenze di base del counselling nella relazione professionale tra operatore sanitario e adolescente.
Schema processuale dell’intervento di counselling in ambito sanitario.
La formazione dell’operatore sanitario sulle competenze di base del counselling.

Per ricevere
TRA NORMALITA’ E RISCHIO
Maggioli Editore – Novità aprile 2011
Pagine 232 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6625.8

Alessandra Cicalini, Le pensioni e i pensionati del futuro, secondo l’Ocse | Muoversi Insieme

Quasi dappertutto nel mondo si sta innalzando l’età della pensione per donne e uomini, ma nonostante si preveda per il 2050 di avere una quota maggiore di persone in servizio ben dopo i sessanta, gli anni da trascorrere a riposo saranno ancora molti. Come mai? La risposta è contenuta nel IV Rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in sigla, Ocsesulle Pensionirelativo a 43 diversi Paesi, presentato lo scorso 17 marzo.
Nella maggior parte degli Stati analizzati – sostiene l’importante documento – la speranza di vita al momento dell’uscita dalla vita attiva è destinata ad aumentare ben oltre l’innalzamento dei limiti previsti dai singoli Stati sull’età massima pensionabile. Di per sé, non ci sarebbe nulla di male ad avere più anni per godersi il meritato riposo. Il problema nasce dal fatto che, sull’altro fronte, non sarebbe previsto un analogo aumento dei nuovi nati, almeno non tanto quanto quello riguardante gli anziani. Chi pagherà le pensioni dei secondi, quindi? E chi occuperà i posti di lavoro rimasti vacanti?

l’intero articolo qui: Le pensioni e i pensionati del futuro, secondo l’Ocse | Muoversi Insieme

Leggi anche: http://www.muoversinsieme.it/archive/2011/04/01/se-la-fabbrica-si-adatta-all-operaio-anziano.html


GrParlamento: palinsesto di ogni giornata

Palinsesto

Dalle 7.30 News + Rubriche di approfondimento giornalistico:

Lunedì Articolo 32
Martedì Clima
Mercoledì In nome della Legge
Giovedì Le regole del Gusto
Sabato L’Altro sport
Domenica Sinai

Dalle 8.00 alle 9.30 Edicola e News: La rassegna stampa ragionata e arricchita da notizie “fresche” di GR Parlamento

Dalle 9.30 dirette dei lavori parlamentari

Alle 13.00 (circa) ed alle 20.30 (circa) appuntamento con le News e con i collegamento da Camera e Senato per il punto sui lavori parlamentari.

Fine settimana:

Sabato “Radio 7″ rotocalco di approfondimento
Dmenica differita dei lavori parlamentari

Il Lunedì alle 09.30 “60 minuti” le interviste del Direttore Bruno Socillo ai protagonisti della politica

da: GrParlamento.


I GRUPPI DI MUTUO AIUTO Dare risorse al cittadino, ai servizi, alla comunità” – Fondazione Cecchini e Provincia di Milano

per il 2011 abbiamo organizzato con la collaborazione della Provincia di Milano il corso:

“I GRUPPI DI MUTUO AIUTO Dare risorse al cittadino, ai servizi, alla comunità”
che fornirà ai partecipanti le conoscenze teoriche, gli strumenti di lavoro e le indicazioni per promuovere, facilitare  e gestire i gruppi di mutuo-aiuto. La metodologia è interattiva e prevede esercitazioni e simulazioni a partire dalle situazioni di difficile risoluzione.

Il corso è di 9 giornate e inizierà giovedì 21 aprile.

Sono aperte le iscrizioni : saranno ammessi max.25 partecipanti, che risiedono od operano a Milano o nel territorio della provincia di Milano.

Dato i tempi sono brevissimi,  preghiamo chi volesse iscriversi di inviare la scheda debitamente compilata al più presto a: fondazione@fondazionececchinipace.it e provvedere, solo successivamente all’ammissione, al versamento di € 30,00= alla Provincia di Milano.

Vi chiediamo inoltre, di aiutarci a diffondere questa iniziativa e con essa la cultura del self-help.

Grazie e cordiali saluti,

Pinuccia Galli

per info: 02.58310299

___________________________

Prof. Rosalba Terranova-Cecchini
Libero Docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali

Presidente della Fondazione Cecchini Pace

Direttore del Corso di Specializzazione in Psicoterapia transculturale

via Molino delle Armi 19 – 20123 Milano


LUA libera università dell’autobiografia – venerdì 1 aprile 2011

Appuntamenti ad Anghiari
7-10 aprile – Klinè 10-11 – Lab. 3
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1748&Itemid=119
15-16
aprile – Simposio Agorà, tutte le informazioni su questo importante avvenimento.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1754&Itemid=79
16 aprile – Assemblea soci -
http://www.lua.it/files/2011/110416-AssembleaSoci.pdf
7-8 maggio – Anghiari – Convegno Re-inventare l’età matura. Tutte le informazioni su questo importante avvenimento.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2021&Itemid=79

Seminari 2011.
Alla pagina sottostante potete trovare l’elenco completo
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=4&id=13&Itemid=36
Le iscrizioni sono aperte basta collegarsi alla pagina con il modulo di iscrizione:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3

8 aprile – M. Nardini – Specchiarsi nelle parole: la scrittura e la mediazione umanistica
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1797&Itemid=36
29 aprile – A. Ascari e B. Carmellini – Anche le cose si raccontano…
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1798&Itemid=36
29 aprile – Maria Rosaria Baldin – Altrodame: scrivere l’altro per trovare se stessi
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1799&Itemid=36
5 maggio – L. Zannini e M. Castiglioni “Scrivere l’esperienza di malattia…
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1800&Itemid=36

Nostos –> Anziani –> La scrittura degli anziani come momento di incontro tra culture.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2019&Itemid=80

Nostos –> Felicità dello scrivere –> A Mimesis si gioca con la scrittura – Nuovi testi da leggere
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1992&Itemid=105

Accademia del silenzio: Sul sito pubblicati tutti gli interventi audio della Prima Maratona del Silenzio che si è svolta a Milano presso la casa della cultura. Consultate il sito con sempre nuovi aggiornamenti:
http://www.lua.it/accademiasilenzio/


Gli immigrati di Lampeduse nelle regioni d’Italia – Il Sole 24 ORE

oggi la ripartizione regionale andrà all’esame della Conferenza unificata Stato-Regioni-città. Si può allora calcolare per ogni regione il numero di rifugiati distribuiti per 100mila abitanti e si vedrà che effettivamente il Viminale ha usato un correttivo (non noto) rispetto al parametro popolazione residente (i dati sono quelli Istat aggiornati a novembre 2010).

Tra le regioni favorite da questa correzione c’è sicuramente la Lombardia che, rispetto alla media nazionale di 84,7 immigrati accolti per 100 mila abitanti, ha un dato di 83,7. È il dato più basso tra quelli della grandi regioni. La Puglia, altra regione al centro delle polemiche, è dentro la fascia media fra 84 e 86: con 85,6 è la terza regione meridionale dopo Molise (93,8) e la Campania (85,7).

Otto regioni rientrano nella fascia media mentre cinque stanno sopra 86 e cinque sotto 84. Oltre alla Lombardia va bene all’Emilia-Romagna del presidente dei governatori Errani (83,5), le Marche (83,1), il Lazio (83,8), la Sardegna (83,6) e la Val d’Aosta che con 78 è nettamente la meno coinvolta dopo l’Abruzzo che non avrà nessun rifugiato.

Le regioni penalizzate nel rapporto rifugiati/popolazione sono tutte piccole: oltre al Molise, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Umbria.

da: Chi guadagna e chi perde tra le Regioni con il piano immigrati – Il Sole 24 ORE.


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