Comunità straniere, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Comunità straniere

2009

Romeni d’Italia. Migrazioni, vita quotidiana e legami transnazionali, Pietro Cingolani, Il Mulino, 2009, pp. 336, € 26,00

America Latina – Italia. Vecchi e nuovo migranti, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2009

2008

I cinesi non muoiono mai. Lavorano, guadagnano, cambiano l’Italia e per questo ci fanno paura, Raffaele Oriani, Riccardo Staglianò, Chiarelettere collana ”Principio attivo”, 2008, pp. 236, € 14,60

Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, a cura di Franco Pittau, Antonio Ricci, Alessandro Silj, Caritas Italiana, Idos, 2008

Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione, Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con Università di Bari, Dipartimento Scienze economiche Università di Tirana, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes,Edizioni Idos, 2008, pp.191

Fuori dalla linerità delle cose semplici. Migranti albanesidi prima e seconda generazione, a cura di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana “Politiche migratorie“, 2007


Immigrazione in Italia e Europa, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Immigrazione in Italia e Europa

2010

Africa – Italia. Scenari migratori, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2010

2009

Richiesti e respinti. L’immigrazione in italia. Come e perche’, di Maurizio Ambrosini, Il Saggiatore, collana Cultura4, 2010, pp. 256, € 20,00

Migrazioni e società. Una rassegna di studi internazionali, Maurizio Ambrosini Emanuela Abbatecola (a cura di), Franco Angeli, 2009, pp.278, € 24

L’esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in italia, di Maria Immacolata Macioti, Enrico Pugliese, Laterza, Collana Libri del Tempo, 2010, pp. 332, € 22,00

Le migrazioni. Un’introduzione storica, Michele Colucci, Matteo Sanfilippo, Carocci, 2009, pp. 156, € 14,00

Quattordicesimo rapporto sulle migrazioni 2008, Fondazione ISMU, Franco Angeli, 2009, pp. 400, € 24

2008

Immigrazione e cittadinanza locale. La governance dell’integrazione in Italia, di Francesca Campomori, Carocci, collana Biblioteca di testi e studi, 2008, pp. 256, € 25,30

Da immigrato a cittadino: esperienze in Germania e in Italia. Integrazione degli immigrati, delle loro famiglie e dei giovani, Caritas Italiana, Idos, 2008, p. 125 (in lingua italiana) – 131 (in lingua tedsca), € 4

Misurare l’integrazione. Il caso dell’Italia. Indici territoriali di inserimento socio-lavorativo degli immigrati non comunitari, Rapporto finale, Progetto transnazionale di ricerca MITI, a cura del Centro studi e ricerche Idos, Idos, 2008

Atlante dell’immigrazione in Italia, di Fabio Amato, Carocci, p. 140, € 13,50. Recensione di Giovanna Pajetta da Il Manifesto del 18/10/2008

Migrazioni e trasformazione sociale in Italia. Dall’età moderna a oggi, di Patrizia Fazzi, Franco Angeli, collana “La società moderna e contemporanea“, Analisi e contributi, 2008, pp. 288, € 25

Immigrazione come, dove, quando. Manuale d’uso per l’integrazione, a cura del Ministero del Lavoro, della Salute e della Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, 2008, p. 170. Disponibile online in lingua italiana

Mobilità umane. Introduzione alla sociologia delle migrazioni, di Salvatore Palidda, Raffaello Cortina Editore, 2008, pp.112, € 19,50

Immigrazione: fa più rumore un albero che cade che la foresta che cresce, di Paolo Ferrero, introduzione di Don Luigi Ciotti, Claudiana, 2008, pp.126, € 9

Trent’anni dopo, a cura di Aher Colombo, Giuseppe Sciortino, Il Mulino, collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”, serie “Stranieri in Italia“, 2008, pp. 300, € 20

Tredicesimo Rapporto sulle migrazioni 2007, Fondazione Ismu, Franco Angeli, collana I.S.MU Fondazione per le Iniziative e lo Studio sulla Multietnicità, 2008, pp. 400, € 24,00

Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche, di Angelo Ferracuti, Daniele Maurizi, Ediesse, collanaCartabianca, 2009, pp. 176, € 10

Immigrati in-stabili. Vivere da stranieri in Provincia di Venezia, a cura di Stefania Bragato , Vania Colladel, COSES e Nuovadimensione, 2009

Immigrazione straniera in Veneto. Rapporto 2008, a cura di Osservatorio Regionale sull’Immigrazione, Assessorato alle politiche dei flussi migratori, Franco Angeli, Economia – Ricerche, 2008

Osservatorio Romano sulle Migrazioni Quarto rapporto 2007, Caritas di Roma, Idos, 2008

Le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell’area romana. Indagine campionaria e approfondimenti tematici, Caritas Italiana, Idos, 2008

Dal lavoro alla cittadinanza. L’immigrazione in Toscana, a cura di Michele Beudò, Francesca Giovani, Teresa Savino, IRPETIstituto Regionale Programmazione Economica Toscana, Regione Toscana, 2008

Immigrazione e cittadinanza. I numeri del fenomeno e le opinioni dei giovani della provincia di Belluno, di Francesco De Bon, prefazione di Don Luigi Ciotti, EGA Editrice, collana “Studi e ricerche”, 2007. Prefazione del volume dal sito Gruppo Abele

Osservatorio Romano sulle Migrazioni. IV Rapporto, promosso dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con Camera di Commercio, Comune di Roma, Provincia di Roma, Edizioni IDOS Centro Studi e Ricerche, 2008

Immigrati a Roma e Provincia. Luoghi di incontro e di preghiera, a cura di Caritas e Migrantes diocesane della diocesi di Roma. Quarta edizione della guida tascabile

Dal lavoro alla cittadinanza. L’immigrazione in Toscana, a cura di Michele Beudò, Francesca Giovani, Teresa Savino, IRPET Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana , Regione Toscana, 2008

Osservatorio romano sulle migrazioni. Terzo Rapporto, Caritas di Roma, Idos Immigrazione Dossier Statistico, 2007

A lungo andare. Le migrazioni da e per Lamporecchio, Larciano, Monsummano Terme e Pive a Nevole, di Barbara Beneforti, Roberto Niccolai, Sebastiano Ortu, Settegiorni editore, collana Tracce ritrovate 1, 2007


Io cittadino. Regole per la cittadinanza italiana, FrancoAngeli editore

Io cittadino. Regole per la cittadinanza italiana
Autori e curatori: Ministero dell’Interno
Collana: Diritto e società
Argomenti: Politica, società italiana – Diritto, giustizia
Dati
bibliografici:
pp. 352,   1a edizione   2009  (Cod.320.48)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 33,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856811513
Formato: E-book
Prezzo: € 26,50
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
Portabilità: Si
Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856819366
Formato: PDF per Digital Editions
Dimensione: 2478 MB
Presentazione
del volume:
Se l’origine storica del concetto di cittadinanza è legata alla Rivoluzione Francese, è la rivoluzione silenziosa della società che nel tempo ha imposto di rivedere le molte regole di uno Stato moderno.
È un passaggio delicato: la politica spesso si divide di fronte al fenomeno dell’immigrazione; la società civile, invece, affronta il problema con le energie dettate dalle necessità quotidiane e una ricchezza culturale che riesce – anche se non sempre con facilità – a superare le differenze e le diffidenze di una società multietnica.
Nel nostro Paese le regole sulla cittadinanza si sono sempre sintonizzate sugli elementi della nostra storia; ma, a distanza di 17 anni dalla legge n. 91/1992, l’Italia è profondamente cambiata sul piano demografico e migratorio.
Un intervento recente c’è già stato: con la legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” si stabilisce, per contrastare i cosiddetti “matrimoni di comodo”, che l’acquisizione della cittadinanza, da parte del coniuge straniero, è soggetta a nuove regole che influiscono sui tempi di permanenza e sulle modalità.
Questo volume, curato dal Prefetto Perla Stancari, Direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, costituisce così un prezioso strumento, in grado di risolvere le problematiche dell’attuale normativa e fornire gli elementi per un dibattito sulle regole per l’acquisizione della cittadinanza da parte dello straniero, per gestire al meglio i nuovi scenari in continua evoluzione.
È un lavoro che testimonia la ricchezza di norme e di fenomeni disciplinati dallo Stato negli anni per far fronte ai mutamenti della società.
Ma la sfida è sempre aperta, oggi più di un tempo.

Indice:

Introduzione
Cenni storici
La cittadinanza italiana nella legislazione vigente: la Legge 5 febbraio 1992, n. 91
Attribuzione per nascita
(Iure sanguinis; Iure soli)
Acquisto della cittadinanza
(Durante la minore età; Durante la maggiore età)
Concessione della cittadinanza
(Per matrimonio; Per residenza; Conferimento per meriti speciali; Procedura per la concessione; Informatizzazione e semplificazione)
La comunicazione esterna
(Statistiche; Call center e casella di posta elettronica)
Perdita della cittadinanza
Riacquisto della cittadinanza
Apolidia
La Convenzione di Strasburgo
Riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all’Impero austro-ungarico e ai loro discendenti
Riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e ai loro discendenti
Appendice
La normativa in vigore
Legge 15 luglio 2009, n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (Stralcio)
Le circolari del Ministero dell’Interno
La normativa storica
I Trattati
Le Convenzioni
Dati statistici
Anni 2004-2008
Anno 2008: istanze e concessioni
(Nazionalità; Luogo di residenza; Attività svolte dai neocittadini; Titoli di studio)
Dati call center.

da: Io cittadino. Regole per la cittadinanza italiana.


Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

C

Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

altPovertà familiare, welfare locale, abitare sociale e integrazione dei rom sono i temi dei quattro Quaderni del Welfare realizzati da Cittalia nell’ambito del progetto “Strategie locali di lotta alla povertà: città a confronto”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.


PICCOLI COMUNI, GRANDI PROGETTI, ANCI Lombardia – a Orsenigo (provincia di Como) il 28 maggio II Assemblea regionale dei Piccoli Comuni

PICCOLI COMUNI, GRANDI PROGETTI

Seconda Assemblea regionale dei Piccoli Comuni Lombardi:

ASSOCIAZIONISMO E INNOVAZIONE PER AFFRONTARE IL FUTURO

Sabato 28 maggio 2011 – Orsenigo (CO)

PROGRAMMA

ore 9.00 Accoglienza e registrazione partecipanti

ore 9.20 Introduce e coordina

PIER ATTILIO SUPERTI Segretario Generale Anci Lombardia

Saluti

LICIA VIGANO’ Sindaco di Orsenigo

LEONARDO CARIONI Presidente Provincia di Como, Presidente UPL

ATTILIO FONTANA Presidente ANCI Lombardia

ore 10.00 Relazione introduttiva

IVANA CAVAZZINI Presidente Dipartimento Piccoli Comuni e Gestioni Associate di ANCI Lombardia

Interviene

CARLO MACCARI (attesa conferma) Assessore alla Semplificazione e digitalizzazione

Regione Lombardia

ore 10.30 Contributi alla discussione

L’esperienza delle gestioni associate nel Progetto SUPERGA IFEL: economie di scala e costi di coordinamento dei servizi

FRANCESCO MONACO Coordinatore Ufficio Formazione & Servizi IFEL

I Piccoli Comuni italiani tra convenzione e unione

DANIELE FORMICONI Responsabile ufficio ANCI Piccoli Comuni-Unioni di Comuni

ANGELO RUGHETTI (attesa conferma) Segretario generale ANCI

Ore 11.30 Spazio per dibattito e interventi dal pubblico

Hanno confermato il loro intervento:

ERMANNO PASINI Presidente UNCEM Lombardia

DIMITRI TASSO Coordinatore ANCI Unioni dei Comuni

0re 13.15 Intervento conclusivo

MAURO GUERRA Coordinatore nazionale ANCI Piccoli Comuni

ore 13.45 Buffet

IL LUOGO DELLA CONFERENZA


Villa del Soldo
Strada Comunale del Soldo, 2
22030 Orsenigo

Villa del Soldo è una splendida residenza settecentesca posta sul territorio di Orsenigo ai confini con il Comune di Alzate. La dimora principale è inserita in un vasto parco, ricco di alberi , fontane e gruppi statuari, mentre all’interno del complesso una serie di costruzioni minori contribuisce a creare un ambiente vario e originale.

COME SI RAGGIUNGE

AUTO

da Milano : uscendo da Viale Fulvio Testi procedere in direzione Lecco — Sondrio lungo la S.P. 5, poi S.S. 36 Nuova Valassina. All’altezza di Giussano lasciare la Statale in direzione Erba —Como fino al crocevia di Lurago d’Erba dove si incontra la S.S. 342 Briantea. e la strettoia in Comune di Alzate Brianza, voltando in direzione Erba si raggiunge Orsenigo.

TRENO+BUS

Si può raggiungere Orsenigo con la linea Milano-Asso delle Ferrovie Nord Milano, scendendo alla stazione di Inverigo; a pochi passi c’è la fermata dell’autobus, linea C45. Gli orari sono consultabili al sito: www.sptlinea.it

da: ANCI Lombardia – A Orsenigo il 28 maggio II Assemblea regionale dei Piccoli Comuni


nei casi di più netta contrapposizione fra il blocco Cgil-sinistra e la Cisl, era per lo più quest’ultima ad avere ragione, Pietro Ichino |  LE RAGIONI (E IL TORTO) DELLA CISL. Su: Guido Baglioni, La lunga marcia della Cisl, il Mulino 2011

….

i dirigenti della Cgil, e della Fiom in particolare, che un giorno sì e uno no accusano la Cisl di tradimento farebbero bene a leggere il libro di Guido Baglioni La lunga marcia della Cisl, fresco di stampa per i tipi del Mulino. È una lettura che aiuta ad accantonare le polemiche contingenti e a guardare i fatti dell’oggi alla luce di quelle di ieri e dell’altro ieri. Non solo la Cgil, ma anche l’intera sinistra politica italiana, se riconsidera serenamente questa storia, deve riconoscere che, negli ultimi sessant’anni, nei casi di più netta contrapposizione fra il blocco Cgil-sinistra e la Cisl, era per lo più quest’ultima ad avere ragione (non lo nota con compiacimento uno che, come chi scrive, ha lavorato nella Cgil per 10 anni e vi è iscritto da 41).

….

l’intero articolo qui: Pietro Ichino |  LE RAGIONI (E IL TORTO) DELLA CISL.


LA FOLLIA DEL FOTOVOLTAICO, di Giorgio Ragazzi, in LAVOCE.INFO Gmail

LA FOLLIA DEL FOTOVOLTAICO

PDF dell'articolo
di Giorgio Ragazzi
argomento Energia e Ambiente
Con gli incentivi al fotovoltaico si è caricato sulle spalle degli italiani un debito di quasi 90 miliardi, il 5 per cento di tutto il debito pubblico. Il costo per la collettività ha assunto dimensioni tali che appare inevitabile una stretta sulle nuove installazioni. Così, molti dei posti di lavoro creati nel settore andranno persi. E per un paio di decenni potremo investire ben poco nel fotovoltaico, rinunciando ai benefici delle innovazioni tecnologiche. Più saggiamente, altri paesi europei hanno deciso di spalmare incentivi e investimenti sull’arco di più anni.


Prospettive sociali e sanitarie n. 7/2011, indice

Editoriale
1       Un sociale senza Stato?
S. Pasquinelli

Professioni sociali
2       Formazione psico-sociale post-universitaria
per l’assistente sociale
R. Mazza

Servizi sociali
6       Le linee guida per il bilancio sociale delle ASP dell’Emilia-Romagna
M. Tieghi

Disabilità
11      Rapporto pubblico/privato sociale: un’esperienza veneta
G. Sanavio

Povertà ed emarginazione
14      Senza fissa dimora: una sfida e una “provocazione” per la nostra società
C. Signorile, I. Grattagliano

Intercettazioni
20      Una realtà non sempre percepita: le donne a rischio povertà
E. Morlicchio


Testamento biologico: “Se proprio una legge si ritiene necessaria, che almeno sia equilibrata e in linea con quanto dice la Costituzione”, Pierfrancesco Dauri, Responsabile sanità di Futuro e libertà

Pierfrancesco Dauri, Responsabile sanità di Futuro e libertà, che da medico afferma “Se proprio una legge si ritiene necessaria, che almeno sia equilibrata e in linea con quanto dice la Costituzione” perchè altrimenti “rischia di essere non solo inefficace ma addirittura di creare pi ù problemi di quelli che abbiamo avuto finora”. Leggi.


Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale. Teoria e pratica di “copia e incolla” filosofico, di Francesco Bucci, prefazione di Luca Mastrantonio, Coniglio editore, Roma 2011

«Gli scritti di Umberto Galimberti celano un segreto, che questo libro svelerà. Galimberti sapeva da sempre che ciò prima o poi sarebbe accaduto. Anzi, rendendo il segreto nel corso del tempo sempre meno nascosto, lasciandolo sempre più intravedere, quasi mostrandolo, fornisce l’impressione di aver addirittura voluto creare le condizioni per la sua scoperta. Come se volesse liberarsene. Eppure il segreto resiste da oltre trent’anni»
Più volte i giornali si sono occupati di Umberto Galimberti per il suo “vizietto” (come lo ha definito il filosofo Emanuele Severino in un’intervista) di appropriarsi di testi altrui.
Ma nessuno ha mai denunciato finora un vizio perfino più grave: Galimberti costruisce i suoi libri (in misure diverse e talvolta quasi per intero) con un metodo, consolidato negli anni, che produce effetti devastanti sulla sensatezza non solo di singole parti, ma – nei casi limite – dei libri nel loro insieme.
I tassi di ricopiatura da libri altrui o da propri precedenti libri)  talvolta raggiungono livelli altissimi:
l’ospite inquietante: copiato al  95 %; la casa di psiche: 82 %; vizi capitali e nuovi vizi:  60%;   …..
Questa ricerca filologica di Francesco Bucci, nell’illustrare con dovizia di esempi il “metodo Galimberti”, demistifica impietosamente la figura e l’opera di uno dei più noti intellettuali italiani, mostrando al contempo che l’industria culturale (l’editoria, la critica, i media) e il mondo accademico, condizionati da logiche mercantili e corporative, non possiedono anticorpi idonei a impedire l’insorgere e il perdurare di un così grave fenomeno patologico. Le migliaia di lettori che sospingono regolarmente i libri di Galimberti in cima alla classifica delle vendite avranno, dal canto loro, di che riflettere.
vedi anche: http://www.booksblog.it/post/7618/umberto-galimberti-e-la-mistificazione-intellettuale-di-francesco-bucci

LaMiaScelta’, il network dedicato al testamento biologico – Peace Reporter – Esteri – Virgilio Notizie

archivio virtuale che raccoglie testimonianze e riflessioni degli utenti sulla dichiarazione anticipata di trattamento – Al via il progetto “LaMiaScelta.it“, il network del testamento biologico che da oggi è attivo on line. Si tratta di un archivio virtuale che raccoglie le volontà degli utenti in merito alle terapie e ai trattamenti sanitari che intendono o meno accettare nell’eventualità in cui dovessero trovarsi nell’incapacità di comunicare. Testimonianze che verranno rese mediante video, foto o testi, accanto a una serie di spunti e riflessioni sul tema in questione. Scopo dell’iniziativa è quello di focalizzare nuovamente l’attenzione della comunità sociale su una tematica – quella della dichiarazione anticipata di trattamento – che in Italia manca ancora oggi di una normativa precisa. Si tratta dunque di un invito al confronto e di un tentativo di sensibilizzazione, fermo restando che i contenuti caricati dagli utenti non sostituiscono le dichiarazioni di trattamento anticipate né gli opportuni adempimenti di legge. Promotore del progetto è Holly Water, una giovane agenzia specializzata nella comunicazione non convenzionale. “Le nuove forme di relazioni istituzionali passano dalla rete – spiega il direttore creativo, Chiara Sansoni – e siamo sicuri che un network di utenti consapevoli costituirà un gruppo di pressione anche più forte dei tradizionali strumenti di lobby”.

da: Italia, on line ‘LaMiaScelta’, il network dedicato al testamento biologico – Peace Reporter – Esteri – Virgilio Notizie.


“Identità, differenze e legami – riflessioni che attraversano il percorso adottivo”, Reggio Emilia 12 maggio

in allegato l’invito al seminario (rivolto agli operatori) che si terrà il 12 di Maggio alle ore 15.45 dal titolo “Identità, differenze e legami – riflessioni che attraversano il percorso adottivo”.
Dalle ore 15.00 sarà possibile visitare, su prenotazione, il Centro internazionale Loris Malaguzzi.

° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Barbara Canei
Provincia di Reggio Emilia
Servizio Programmazione scolastica, educativa ed interventi per la sicurezza sociale
via Mazzini, 6
42100 Reggio Emilia
tel. 0522 444849   fax. 0522 444851
www.provincia.re.it
www.unaprovinciasolidale.re.it


Gianfranco Fini, “Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni”- ilGiornale.it del 05-05-2011

Gianfranco Fini, Il fondatore di Futuro e Libertà ha, quindi, illustrato la sua ricetta.

“Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni e questo affinché la sua condizione giuridica corrisponda al sentimento del suo cuore, affinché egli non trascorra gli anni cruciali della sua formazione umana e civile nella condizione dello straniero o, in qualche caso, dell’emarginato, del diverso – è il ragionamento di Fini – affinché soprattutto l’Italia sia da lui percepita come la comunità civile e politica nella quale trovare opportunità e diritti, ovviamente onorando doveri e garantendo impegno”.

da: Immigrati, Fini rilancia: “Ora rimuovere le fobie e favorire la cittadinanza” – Interni – ilGiornale.it del 05-05-2011.


concluso a Milano, presso la Corte D’Assise il processo d’ Appello dei 14 imputati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, con finalità di terrorismo, banda armata e detenzione di armi, arrestati nel 2007 con l’operazione “Tramonto” della Dda di Milano. Una quarantina di persone tra parenti e amici degli imputati, hanno intonato slogan contro il giuslavorista e senatore del Pd, Piero Ichino

Si è concluso a Milano, presso la Corte D’Assise il processo d’ Appello dei 14 imputati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, con finalità di terrorismo, banda armata e detenzione di armi, arrestati nel 2007 con l’operazione “Tramonto” della Dda di Milano. 

Il verdetto finale ha inflitto 13 condanne ai sovversivi. In particolare, la Corte ha condannato a 14 anni e 7 mesi Davide Bortolato e Claudio Latino, rispettivamente leader delle cellule padovana e milanese, riducendo parzialmente la condanna in primo grado. E’ stato assolto, invece, perché il fatto non costituisce reato, Federico Salotto. 

Diminuite di qualche mese le pene per Vincenzo Sisi, ritenuto leader della cellula torinese, condannato a 13 anni e 5 mesi, per Bruno Ghirardi, 10 anni e 10 mesi, per Massimiliano Toschi 10 anni e 11 mesi a e per Massimiliano Gaeta, condannato a 8 anni di detenzione. 

La rabbia del pubblico è esplosa dopo la lettura del verdetto del processo alle cosiddette Nuove Brigate Rosse del partito comunista politico-militare, dentro e fuori dall’aula della Corte d’Assise. Una quarantina di persone tra parenti e amici degli imputati, hanno intonato slogan contro il giuslavorista e senatore del Pd, Piero Ichino, urlando più volte: “Ichino assassino!” e in favore della “guerra di classe” e della “rivoluzione”, insieme ad alcuni degli imputati stessi, presenti nelle celle in aula. 

Secondo l’accusa, il gruppo che si rifaceva alla “Seconda posizione” delle brigate rosse, l’ala “movimentista”, quella che cercava il consenso del proletariato da affiancare alla lotta armata, aveva in programma attentati contro diversi obiettivi, tra cui il giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino. “Ci armiamo per ammazzare Ichino”, si sentiva dire da uno degli imputati in un’intercettazione. Intercettazioni che gli imputati e i loro difensori hanno più volte contestato nel corso del processo perché, a loro dire, sono state “stravolte”, costruendo “dei fatti sul nulla”. 

da: Solidarietà a Pietro Ichino | Partito Democratico.


La CGIL si accorge che il mercato del lavoro è cambiato: la pensione? Non bastano più neppure 40 anni di lavoro

La Cgil, assieme agli altri sindacati, è la principale responsabile del dissanguamento del risparmio previdenziale realizzato dalle baby pensioni degli anni ’60-’70

Ora si accorge che, negli stessi anni, il mercato del lavoro cambiava vertiginosamente, passando dal “lavoro di lunga carriera”  al lavoro frammentato, che ha modificato radicalmente i progetti di vita di milioni di persone, anche quarantenni e cinquantenni (e naturalmente dei giovani di oggi).

Complimenti agli autori dell’errore che ora si proclamano correttori della ingiustizia retributiva.

Non è mai troppo tardi per accorgersene.

Ora tenta il rimedio, ma nel frattempo i baby pensionati (che affollano le manifestazioni pubbliche di “opposizione”) continuano a succhiare come vampiri il sistema previdenziale di welfare.

Forse è iniziata la fase della estinzione dei dinosauri delle politiche previdenziali di fine ’800 e ’900

Paolo Ferrario,

62enne in attesa di pensione di VECCHIAIA (non di ANZIANITA’) E dunque solo alla soglia dei 65 anni, che tende sempre più a scorrere in avanti.

….

Lavoratori con carriere fragili che hanno cominciato nel 2010 a versare i contributi
Dalle simulazioni effettuate sulla base di ipotesi di salari di ingresso tre volte superiori all’assegno sociale attuale e ad un andamento dell’economia per i prossimi anni con un incremento medio del Pil dell’1,5%, un lavoratore assunto nel 2010, con carriere lavorativa intermittente, che dovesse andare in pensione all’età di 60 anni, con 35 anni di contributi versati potrà avere una pensione pari al 36,4% della sua retribuzione. Solo con 40 anni di contributi versati lo stesso lavoratore potrebbe ottenere una pensione pari al 41,6% della retribuzione.

Un lavoratore nelle stesse condizioni che decidesse però di andare in pensione a 61 anni, invece di 60, per arrivare ad una pensione intorno al 42% della sua ultima retribuzione dovrebbe lavorare 40 anni consecutivi. Sempre per un lavoratore assunto nel 2010 e che versi regolarmente i contributi all’Inps, dovrebbe arrivare a 65 anni, con 40 anni di versamenti per ottenere una pensione pari al 48,5% della retribuzione.

Lavoratori parasubordinati
Una particolare preoccupazione riguarda le prospettive previdenziali dei lavoratori parasubordinati, i quali sono soggetti ad un’aliquota previdenziale significativamente inferiore di quella a carico dei dipendenti (26% versus 33%, dopo anni di contribuzione con aliquote di computo ben inferiori anche al 15%) e, più in generale, dei lavoratori discontinui, data la scarsa rilevanza nel sistema di welfare italiano di schemi di ammortizzatori sociali e contribuzione figurativa ad essi destinati. Si consideri, in aggiunta, che tali lavoratori, rispetto ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato, sono caratterizzati, oltre che nel caso dei parasubordinati da un’aliquota contributiva inferiore e dall’assenza di contribuzione per il TFR, sono caratterizzati, generalmente, da minori salari e maggiore discontinuità della carriera. In aggiunta, poiché, trovandosi a fronteggiare elevati vincoli di liquidità, è poco probabile che tali lavoratori possano volontariamente aderire a forme pensionistiche private integrative.

Carriere miste. Da parasubordinato a dipendente
Un’altra ipotesi adottata nelle simulazioni della CGIL riguarda il passaggio dal lavoro parasubordinato al lavoro dipendente vero e proprio. Sempre come ipotesi si è adottato il caso di stipendi pari a 3 volte l’assegno sociale con una intermittenza di reddito (contributi figurativi non versati) e carriere da lavoratori dipendenti con salari pari a 4 volte l’assegno sociale. Ebbene per queste figure specifiche (tra l’altro sempre più diffuse nel mercato del lavoro attuale) per avere una pensione pari al 34,4% della retribuzione percepita si dovrà andare in pensione a 60 anni, con 35 anni di contributi versati. Questi lavoratori dipendenti (ex parasubordinati) dovranno andare in pensione a 65 anni e versare almeno 40 anni di contributi per poter avere una pensione che non raggiungerà il 50% della retribuzione (48,8% per la precisione).

….

CGIL – CGIL, la pensione? Non bastano più neppure 40 anni di lavoro.


I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso, intervista a Andrea Mancia in West – Welfare, Società e Territorio

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In queste settimane si parla dei cosiddetti baby boomers, visto che il 2011 è il primo anno in cui una parte di questa generazione va in pensione. La sensazione, però, è che nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, siano ancora loro a detenere di fatto le leve del potere. Non crede che questo rappresenti un vero e proprio elemento di conservazione, un freno alla necessità di introdurre importanti riforme e cambiamenti in buona parte degli occidentali?

. E questo rappresenta sicuramente un fattore di conservazione. In Europa le cose non vanno troppo meglio. La situazione, però, non è neppure lontanamente paragonabile a quella italiana. Senza fare nomi, l’ultimo direttore di giornale nominato nel nostro paese ha la bellezza di 87 anni. A quell’età, in tutto il mondo, si scrivono libri di memorie e ci si occupa di giardinaggio e nipotini, non del rilancio editoriale di una testata. In Italia il problema generazionale (un concetto che, almeno in linea di principio, mi fa inorridire) è gravissimo e apparentemente irrisolvibile.

Della società post-baby boom, sappiamo soltanto che le nuove generazioni non avranno quei vantaggi, quelle certezze dei loro genitori. Ci può dire con precisione almeno tre ulteriori aspetti che caratterizzeranno la società europea e più in particolare le nuove generazioni nei prossimi anni?

La flessibilità del lavoro è una risposta scontata ma inevitabile. Il mito del “posto fisso” è già una chimera in molti paesi del mondo, anche europei, presto lo diventerà anche nel nostro paese, dove continua ad essere giudicato (a torto) un “valore” in sé. Sul multiculturalismo, che molti analisti considerano come ineluttabile, invece non ci scommetterei troppo. I segnali che arrivano, anche dal Nord Europa, sono contrastanti: gli immigrati di seconda o terza generazione stentano sempre di più ad inserirsi nel tessuto sociale dei paesi che li ospitano. E questo sta provocando fortissime crisi di rigetto, anche in nazioni dalla secolare tradizione di tolleranza (penso alla Scandinavia e ai Paesi Bassi, per esempio). La storia non procede in maniera lineare, ma avanza per strappi, accelerazioni e passi indietro. Società globale o enclave isolate in guerra tra loro? Nessuno può predire con esattezza cosa accadrà nelle dinamiche globali  di integrazione tra nazionalità ed etnie diverse. Su una cosa, invece, possiamo essere ragionevolmente certi: i nativi digitalihanno di fronte uno spettro di opportunità e di alternative che le generazioni precedenti non hanno mai avuto a disposizione. Il moltiplicarsi e il diffondersi di strumenti informatici e telematici possono garantire un livello di penetrazione della conoscenza che l’umanità non ha mai conosciuto. Chi è partito prima, e meglio, in questo settore, avrà un vantaggio competitivo sugli altri paesi che per molti decenni resterà incolmabile.

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da: 3) I Baby-boomers invecchiano, ma non mollano l’osso [West - Welfare, Società e Territorio].


Giulio Andreotti, 90 anni: intervista di Giovanna Riva da Radio Svizzera rete due

Abbiamo incontrato il politico, ma soprattutto l’uomo, ripercorrendo tappe salienti di sessant’anni di storia d’Italia attraverso la sua persona, lo sguardo dei suoi occhi acuti e il suo pensiero illuminato.
Ha rievocato gli anni giovanili, in un’Italia che usciva dal fascismo, quando fu tra i protagonisti dell’Assemblea Costituente; la nascita della Democrazia Cristiana; il rapporto privilegiato, politico e personale, con Alcide De Gasperi; il legame con il Vaticano e i tanti Papi che hanno scandito la sua lunga vita; il suo ruolo nel momento del ‘compromesso storico’, l’alleanza fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano; la vicenda del rapimento di Aldo Moro; la stagione del suo ministero agli Esteri, che diede un’impronta del tutto personale alla politica internazionale italiana; per arrivare infine all’oggi, nel confronto con la nuova impostazione della politica introdotta da Silvio Berlusconi.
Non vuole bilanci, “quelli si fanno postumi”, e si aspetta, come regalo più gradito dopo il compleanno, “una proroga ulteriore” dal Cielo….

l’intervista in quattro parti è qui: http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/laser/2009/03/06/Andreotti.html#Audio

in RSI Giulio Andreotti.


“Sono di statura media, ma se mi guardo intorno non vedo giganti”, Giulio Andreotti

“Sono di statura media, ma se mi guardo intorno non vedo giganti”


Pietro Ichino |  IL PUNTO SUL LAVORO DEI GIOVANI

Lei parla spesso di un sistema di apartheid nel mondo del lavoro che divide lavoratori protetti e lavoratori non protetti. Come si collocano i giovani in questo sistema diapartheid?
Le rispondo con quello che mi dicono i miei studenti: “Il diritto del lavoro che lei ci insegna non ci riguarda: non è quello che troviamo quando entriamo nel mercato del lavoro”. Purtroppo è così: oggi, su dieci nuovi contratti di lavoro che vengono stipulati in Italia, sette sono contratti diversi da quello regolare, a tempo pieno e indeterminato.

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La disoccupazione giovanile, in Italia, sfiora il 30 per cento. Chi è il colpevole?
Propongo di distinguere la colpa del tasso di disoccupazione complessivo e del basso tasso della nostra crescita, dalla colpa del fatto che la disoccupazione gravi soprattutto sulle nuove generazioni

Incominciamo dalla prima.
C’è un fenomeno in cui si riassumono tutte le piaghe del nostro sistema economico nazionale: l’incapacità dell’Italia di attirare investimenti stranieri, Vi contribuiscono i difetti di efficienza delle amministrazioni pubbliche, i difetti delle nostre infrastrutture, i costi troppo alti dell’energia e dei servizi alle imprese per difetto di concorrenza nei rispettivi mercati, il difetto di cultura diffusa della legalità e di senso civico, un sistema di relazioni industriali vischioso e inconcludente, una normativa nazionale ipertrofica e caotica, di difficilissima lettura. Se avessimo la stessa capacità di attrarre gli investimenti stranieri di un Paese europeo “di mezza classifica”, avremmo ogni anno un flusso aggiuntivo di poco meno di 60 miliardi di investimenti stranieri, che porterebbero domanda di lavoro, energie manageriali, piani industriali innovativi.

La colpa del fatto che a restar fuori sono soprattutto i giovani, invece?
Anche qui gli imputati sono più d’uno. Innanzitutto il grave difetto dei nostri servizi di orientamento scolastico e professionale: nei Paesi centro e nord-europei questi servizi raggiungono ogni adolescente al termine di ogni ciclo di studi, proponendogli un bilancio delle competenze ben fatto e il panorama delle possibilità effettive offerte dal sistema formativo e dal tessuto produttivo. Se anche da noi le cose funzionassero così, non avremmo tanti giovani che affollano certe facoltà universitarie scelte soltanto perché più facili, ma che comportano poi altissimi rischi di disoccupazione. Poi ci sono i gravi difetti del nostro sistema della formazione professionale, Infine c’è un diritto del lavoro che garantisce iperprotezione a chi è già dentro la cittadella, ma rende la vita  difficilissima per gli outsiders e i new entrants.

I giovani, in Italia, devono rassegnarsi alla precarietà?
Niente affatto. Anche perché questo regime di apartheid tra protetti e non protetti viola gravemente il diritto europeo: in particolare la direttiva n. 70 del 1999. I giovani devono esigere un nuovo diritto del lavoro capace di applicarsi in modo veramente universale almeno a tutti i rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti. Per questo ho presentato, con altri 54 senatori, un disegno di legge (n. 1873/2009) contenente un nuovo codice del lavoro semplificato suscettibile di applicarsi a tutti i nuovi rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti.

Come si stanno comportando i sindacati sul tema del lavoro e dei giovani?
Male, perché non li rappresentano: i sindacati rappresentano di fatto soltanto gli insiders, in particolare i lavoratori stabili e regolari del settore pubblico e delle imprese medio-grandi del centro-nord.

in Pietro Ichino |  LA VOCE DEI BERICI: FACCIAMO IL PUNTO SUL LAVORO DEI GIOVANI.


Sono qui da una vita. Tre lezioni dai figli dell’immigrazione, di Anna Granata, inneodemos.it

Nati o cresciuti nel nostro paese, i giovani di origine straniera costituiscono una presenza sempre più numerosa e una componente significativa dell’universo giovanile italiano. Se ancora non sono riconosciuti come cittadini, parlano, pensano e sognano in italiano e con lo stesso grado di incertezza dei loro coetanei autoctoni immaginano di costruire qui il proprio futuro.

Allo stesso tempo, e spesso senza contraddizione, sono legati alle terre dei propri padri, e non di rado anche alla lingua e alla cultura di quei paesi di cui seguono con partecipazione le vicende politiche e i mutamenti sociali. Non sono e non si sentono “immigrati”, sebbene vengano spesso assimilati alla condizione dei loro padri, ma nemmeno “italiani e basta”, come qualcuno di loro specifica. Dalla loro esperienza (pioneristica in Italia) possiamo trarre almeno tre lezioni importanti.

Italiani e molto altro

Lacerati tra due culture, ibridi in perenne crisi di identità: una analisi affrettata porta spesso a immaginare così questi giovani, che appaiono piuttosto come dei “traduttori di mondi” chiamati a svolgere un prezioso ruolo di mediazione linguistica e culturale tra le proprie comunità e la società italiana. Custodire le origini e inserirsi positivamente nella realtà italiana non sono due sfide contrastanti, ma strategie complementari nella formazione di identità plurali e interculturali. Ci si può sentire italiani e allo stesso tempo cinesi, turchi o egiziani: una condizione che caratterizzerà un numero sempre crescente di cittadini anche nel nostro paese (Fornari, Molina, 2010). Questa, dunque, la prima lezione che ci può giungere dai giovani di secondagenerazione.

Una ragazza di origine etiope racconta di sentirsi come una «noce di cocco», nera fuori e bianca dentro, continuamente obbligata a dichiarare la propria famigliarità a un paese che la vede ancora come straniera. Se la sua apparenza è “nera”, la sua cultura, la sua mentalità, la sua lingua sono “bianche”, italiane, senza che ci sia in questo nessuna contraddizione. Per le stesse ragioni, un ragazzo di origine cinese dice, con ironia, di sentirsi come una «banana», giallo fuori e bianco dentro, giudicato straniero «a motivo del proprio involucro cutaneo»[1]. E’ lo sguardo di chi li incontra per strada, in università, sul luogo di lavoro, che deve cambiare.

Dissonanze generazionali

In Maghreb la giovane e numerosa generazione manda a casa i propri dittatori e tenta, anche grazie alle straordinarie capacità propulsive dei social network, di prendere in mano le sorti dei propri paesi. In Italia, invece, i giovani vedono gradualmente erodersi le proprie prerogative in quasi tutti i contesti di potere e affermazione professionale, di fronte a una generazione di padri per nulla intenzionata a fare un passo indietro (Balduzzi, Rosina, 2009). Una dinamica che caratterizza in genere la società italiana, ma che coinvolge a un livello più micro anche genitori e figli all’interno di famiglie sempre meno conflittuali (Pietropolli Charmet, 2008).

Accostandosi all’esperienza delle famiglie immigrate si può osservare qualcosa di diverso. Appaiono non di rado segnate da quella che Zhou chiama “dissonanza generazionale” (1997), la distanza culturale tra genitori e figli in immigrazione che genera conflitti di visioni e dialoghi accesi all’interno delle famiglie stesse. I figli dell’immigrazione riportano in Italia, volenti o nolenti, l’importanza e la fecondità di un confronto aperto tra le generazioni. E lo fanno con modalità e strategie che sono da leggersi con attenzione.

Quando si trovano ad assumere un atteggiamento critico nei confronti della comunità religiosa, dell’amministrazione locale, del governo nel paese d’origine, sembrano esercitare, in qualche modo, il delicato ruolo di «critici interni», con l’espressione di Michael Walzer (2004), mossi da un desiderio di rinnovamento piuttosto che dall’intenzione sterile di provocare o prendere le distanze.

Se muovono critiche alla società italiana è perché ne sono figli, se esprimono giudizi verso la comunità etnica o religiosa di minoranza è perché in essa sono cresciuti assieme ai loro genitori, se esprimono disapprovazione verso le politiche del paese d’origine il loro sguardo è nutrito allo stesso tempo di stima e rispetto per la terra dei nonni, di cui si sentono fieramente i più diretti eredi.

Un sano conflitto tra padri e figli, ci mostra concretamente l’esperienza dei giovani di seconda generazione, potrebbe riportare anche nel nostro paese un equilibrio tra i ruoli che competono alle diverse generazioni e nuove opportunità di crescita per l’intera comunità (seconda lezione).

Cittadini a pieni voti

«Non potremo diventare gli Obama italiani», scrive un ragazzo sul forum della Rete G2, ma nemmeno diventare insegnanti, avvocati, magistrati, ingegneri, architetti, poliziotti e qualsiasi altra attività che preveda l’accesso alla professione attraverso un concorso pubblico. Rischiamo una perdita enorme di giovani energie e talenti per l’anziana società italiana.

Siamo di fronte, infatti, a circa 900.000 giovani italiani che “sono qui da una vita” (Granata 2011) e che devono ancora sottoporsi alle estenuanti pratiche burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno, con uno spirito di sacrificio molto meno sviluppato (e molto meno giustificato) rispetto a quello dei propri genitori.

Che sarà di queste giovani energie che il nostro paese fatica a liberare? I giovani delle seconde generazioni potranno ribellarsi e diventare, come paventa qualcuno, una “bomba sociale”, oppure potranno lasciare il nostro paese in cerca di una vita migliore e di luoghi nei quali le proprie competenze interculturali e plurilingui possano essere degnamente riconosciute e valorizzate. Oppure, potremo (tutti noi) decidere di accoglierli come cittadini a pieno titolo, facendo nostra una terza lezione: la cittadinanza, oggi, è più legata a un futuro da costruire che a un passato da custodire gelosamente. Proiettiamoci sul futuro e diamo ancora speranza al nostro paese.


[1] Le due espressioni sono tratte da discussioni nei forum virtuali delle due associazioni:http://www.secondegenerazioni.ithttp://www.associna.com

Riferimenti

Balduzzi P., Rosina A. (2009) I giovani italiani: allegri, ma non troppo”, Neodemos, 13 maggio 2009

Fornari R., Molina S. (2010) I figli dell’immigrazione sui banchi di scuola: una previsione e tre congetture”,Neodemos, 6 ottobre 2010

Granata A. (2011) Sono qui da una vita. Dialogo aperto con le seconde generazioni, Carocci,

Roma

Pietropolli Charmet G. (2008) Fragili e spavaldi. Ritratto dell’adolescente di oggi, Laterza, Roma-Bari

Walzer M. (2004) L’intellettuale militante. Critica sociale e impegno politico nel Novecento, Il Mulino, Bologna

Zhou M. (1997) “Growing up American: the challenge confronting immigrant children and children of immigrants”, Annual review of sociology, (23), pp. 63-95

http://www.secondegenerazioni.it

http://www.associna.com


© neodemos.it la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.neodemos.it

da: neodemos.it.


Danilo Mainardi e la passione per gli animali | intervista di Alessandra Cicalini in Muoversi Insieme

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Penso che la causa all’origine di tutti i guai della nostra specie sia che si è andata riproducendo in un modo insostenibile, tale da diventare una vera anomalia ecologica. Tutti i nostri problemi nascono dal fatto che siamo in troppi per questo pianeta

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l’intera intervista qui: Danilo Mainardi e la passione per gli animali | Muoversi Insieme.


Novità Gruppo Solidarietà – 02/05/2011

Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 2/5/2011

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- Anziani non autosufficienti nelle Marche. I problemi della convenzione con le Residenze protette

Aggiornamento legislativo nazionale – 31 marzo 2011
Aggiornamento legislativo regione Marche – 31 marzo 2011
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Ultime acquisizioni librarie - 22 marzo 2011

Appunti
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Domenico Di Virgilio (Pdl) sul progetto di legge sul testamento biologico

Entrando maggiormente nello specifico della proposta quali sono i punti che per lei, relatore, sono fondamentali e quindi irrinunciabili?
Io dico sempre che il testo va letto a partire dal titolo, ovvero: “Alleanza terapeutica, consenso informato, dichiarazioni anticipate di trattamento”. Questi sono i punti fondamentali dai quali discendono tre no convinti: no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico e no all’abbandono terapeutico. Punto, quest’ultimo, che viene trascurato da molti perchè i pazienti che cercano in noi medici un aiuto anche psicologico non possono essere abbandonati. Lo ripeto, questa legge ha come obiettivo il prendersi cura del paziente, quando le cure non possono più nulla.

Uno dei punti più controversi riguarda l’idratazione e la nutrizione.
Noi non siamo disponibili a considerarli rimedi terapeutici e quindi come tali non possono essere sospesi se non in condizioni terminali. Da medico, in tutti questi anni di professione, non ho mai visto nessuno morire per essere stato idratato e nutrito. Viceversa qualora idratazione e nutrizione venissero sospese si andrebbe incontro a morte certa per fame e sete. Vogliamo che il cittadino, giunto alla fine della sua vita, muoia per una sua patologia e non perchè gli viene sottratto un elemento di sostegno vitale. Questo è il motivo per cui crediamo che non possano essere interrotte se non nella fase terminale della vita, come da me proposto in Commissione, quando queste risultano addirittura controproducenti o dannose per il paziente. Non essendo rimedi terapeutici la conseguenza è che non possono far parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento.

Idratazione e nutrizione non possono essere oggetto di Dat perchè non considerate atti medici. È però vero che solo un medico, e anche molto esperto, è in grado di inserire un sondino naso-gatrico, una peg (Gastrostomia endoscopica percutanea), o una fleboclisi ad un paziente che non è più in grado di nutrirsi autonomamente.
Il medico serve solo all’inizio, il mantenimento lo fanno i familiari come sappiamo dall’esperienza. Sono i familiari che si prendono cura della persona cara quando non esistono altre cure. Prendersi cura significa proprio questo: idratarli e nutrirli anche se per via artificiale per sonda, per peg o per fleboclisi. Questo non significa rimedio terapeutico, perchè nessuno, lo ripeto, è mai deceduto per essere stato idratato e nutrito. Al contrario muoiono se smettiamo di nutrirli.

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QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Biotestamento/2. Di Virgilio (Pdl): “Non potevamo lasciare il fine vita in mano alla Magistratura”.


Sentenza Cassazione: Psicoanalisi è Psicoterapia. Scheda/Commento di Nicola Piccinini, in http://nicolapiccinini.it

Importante posizione della Cassazione: la psicanalisi viene equiparata alla psicoterapia e richiede quindi regolare iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti. Ma andiamo per ordine…

Che la Psicoterapia sia un’attività riservata a Psicologi o Medici che abbiano completato una Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR e che siano iscritti all’albo degli Psicoterapeuti del proprio Ordine professionale è fatto noto e risaputo.

La Psicoanalisi è invece da sempre sfuggita a questo vincolo, smarcandosi dalla Psicoterapia e quindi potendo essere svolta al di là dell’iscrizione in tale Albo. Ovviamente è impossibile comprimere tutto il confronto culturale e politico-professionale di psicanalisi-psicoterapia-psicologia in poche righe, così come non è possible ricondurre la questione ad elementi o aspetti stereotipati. E’ questione complessa. Tuttavia possiamo affermare – ai fini del presente post – che la gran parte delle Scuole di Speciliazzazione in Psicoanalisi ha poi ottenuto l’accreditamento MIUR e quindi abilita lo specializzando a poter divenire Psicoterapeuta “a norma di legge”. Così come possiamo affermare chealcuni “pseudo-professionisti improvvisati”, quando colti con le mani nella marmellata, si appellano al fatto di essere psicoanalisti e così aggirano il problema del rischio di denuncia per abuso di professione. In pratica questa DEREGOLAMENTAZIONE della psicoanalisi permette zone franche di potenziale abuso della professione di Psicologo e Psicoterapeuta.

Veniamo quindi alla posizione della Cassazione [scarica documento] ed alla sua importanza in ottica di tutela della professione.

Nel 2008 l’Ordine Psicologi Emilia Romagna denunciò per abuso una persona per pratica abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta. In un primo momento il Tribunale di Ravenna assolse la persona, successivamente – nel 2010 – la Corte di Appello di Bologna dichiarò invece l’imputata colpevole del reato ascrittole.

La persona decise di ricorrere quindi in Cassazione affermando in sintesi che la psicoanalisi non ha nulla a che fare con psicologia o psicoterapia, e che quindi non ha motivo di sussistere nessun reato. Ed è proprio su questo ultimo passaggio che la Cassazione si esprime:

ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali.”

Ed ancora:

Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica

Quindi non solo la psicanalisi è pur sempre una psicoterapia, ma anche il “colloquio” può rientrare in una vera e propria forma di terapia che, se declinata e diretta alla guarigione, è da inquadrarsi nell’ambito regolamentato da legge!

Cari colleghi, a mio avviso è una sentenza di rilievo ed importante strumento di tutela!

Da oggi, per scendere nel pratico, ove si ravvisi attività terapeutica svolta da soggetti che si propongono come psicoanalisti, ma sprovvisti di regolare iscrizione all’ALbo Psicoterapeuti, sarebbe possibile effettuare una segnalazione al proprio Ordine regionale per abuso di professione, allegando la presente sentenza della Cassazione.

È ulteriormente importante in quanto sentenzia su una dinamica molto simile a quella che avviene con il counseling ed i counselor, o comunque tutte queste professioni affini.

Di fatto – ad oggi – se non sei psicologo non puoi dire di fare “counseling psicologico”, ma se parli esclusivamente di “counseling” aggiri il problema e – nella sostanza – scimmiotti la nostra professione.

Purtroppo in questo ambito la terminologia sostanzia la differenza. Servirebbe dunque una giurisprudenza che riconduca il termine “counseling” alla professione di Psicologo, alla 56/89… ma di questo vi parlerò in un prossimo post ;o)

da: Sentenza Cassazione Psicoanalisi è Psicoterapia | Nicola Piccinini.


Encyclomedia per la scuola, Editori Laterza

Encyclomedia per la scuola

Gentile docente,
Encyclomedia Publishers, in collaborazione con la Casa editrice Laterza, presenta Encyclomedia per la scuola.

Encyclomedia (EncycloMedia Publishers) è un progetto multimediale ideato e diretto da Umberto Eco, una grande opera interdisciplinare dedicata alla storia della civiltà e della cultura europea, dall’Antichità all’inizio del Terzo Millennio.

Encyclomedia è un sistema di conoscenze e competenze che permette ai docenti e agli studenti, in classe e a casa, di operare attivamente sui collegamenti spazio-temporali fra idee, personaggi ed eventi, all’interno di aree tematiche che spaziano dalla storia alla letteratura, dalle scienze alla filosofia, dall’arte alla musica.

Encyclomedia dispone di:

  • cronologie interattive: che permettono di comprendere e ordinare le relazioni fra eventi e personaggi nello spazio e nel tempo
  • 40.000 schede di presentazione di personaggi, eventi, opere e luoghi organizzate come ipertesti
  • 2.500 saggi composti dai più prestigiosi studiosi di ciascuna materia
  • un atlante dinamico che consente di navigare interattivamente e orientarsi nelle mutazioni spazio-temporali che percorrono i vari Stati
  • un repertorio iconografico di oltre 10.000 fra immagini, carte storiche, animazioni, filmati.

Encyclomedia è un modo nuovo di vivere, rivivere e comprendere gli eventi del passato. Con il suo ricco repertorio iconografico e di testi, permette di comporre e condividere itinerari di ricerca personalizzati e multimediali, e si integra quindi perfettamente con le LIM, i netbook e tutti i più moderni strumenti tecnologici impiegati nella didattica.

Sul sito EncycloMedia scuola si possono liberamente visionare e scaricare i materiali che illustrano le caratteristiche del progetto (filmati, brochure, ecc.).

Fino al 31 agosto saranno progressivamente resi disponibili anche i contenuti, per la consultazione gratuita da parte delle scuole e dei docenti interessati. Encyclomedia sarà disponibile nella sua completezza, per gli insegnanti e gli studenti delle scuole che lo adotteranno, a partire dal 1 settembre 2011.

La Casa Editrice Laterza promuove e distribuisce il progetto Encyclomedia nelle scuole superiori avvalendosi della propria rete commerciale.

Scrivendo a scolastico@laterza.it verrai contattato da uno dei promotori di zona, che ti fornirà un codice e una password provvisoria per accedere ed esplorare in anteprima l’universo Encyclomedia.

La sfida per l’innovazione è la missione che unisce idealmente Encyclomedia e Laterza, l’editore che da decenni “fa scuola” nelle discipline umanistiche con i suoi manuali, in questi anni arricchiti da un’offerta didattica digitale sempre più estesa.

Per informazioni: scolastico@laterza.it

Per contatti diretti con i promotori di zona, consulta il sito Laterza.

I nostri più cordiali saluti.

Editori Laterza


Oltre 2,6 mln di italiani disabili. Ricerca: La centralità della Persona in riabilitazione: nuovi modelli organizzativi e gestionali

In Italia, secondo gli ultimi dati Istat (anno 2005), le persone con disabilità che vivono in famiglia sono 2,6 milioni, pari al 4,8% della popolazione con più di 6 anni. A questi devono poi aggiungersi gli oltre 200 mila pazienti residenti presso i presidi socio-sanitari. Per comprendere in maniera adeguata la sfida che si prospetta in sanità nei prossimi anni, si deve inoltre considerare che secondo un’analisi dei dati di ricovero realizzata nel 2008 dal Ministero della Salute, è emerso che su 12.128.678 di ricoveri, ben 361.391 sono di riabilitazione, dei quali circa 295 mila in regime ordinario e circa 64 mila in regime di Day hospital.

Il tema è stato affrontato oggi in occasione della presentazione di

da: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Oltre 2,6 mln di italiani disabili. Fazio: “Il paziente non può più essere abbandonato”.


Il 76% degli italiani ha piena fiducia nel medico di famiglia e il 64% si fida dell’ospedale pubblico

Il 76% degli italiani ha piena fiducia nel medico di famiglia e il 64% si fida dell’ospedale pubblico. Male invece lo specialista pubblico, viene preferito quello privato nell’80% dei casi. Lo rileva un’indagine demoscopica commissionata da UniSalute

l’intero articolo qui:

QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Sanità pubblica. Gli italiani promuovono ospedali e medici di famiglia.


riparto del Fondo Sanitario Nazionale 2011

E’ stato pubblicato dal Ministero degli Affari regionali - insieme agli altri documenti approvati dalla Conferenza Stato-Regioni del 20 aprile 2011 - il riparto del Fondo Sanitario Nazionale 2011. In particolare si tratta dell’Intesa sulla proposta del Ministro della salute di deliberazione del CIPE concernente il riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale per l’anno 2011, avendo acquisito l’assenso del Governo, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano. L’Intesa è espressa nei termini sulla proposta del Ministro della salute di determinazione del fabbisogno ante mobilità per l’anno 2011 ai fini del finanziamento indistinto dei livelli essenziali di assistenza e del finanziamento delle quote finalizzate, per un importo complessivo pari a euro 104.380.906.387, da ripartirsi secondo la rimodulazione formulata dalle Regioni e Province autonome di cui alla colonna “Fabbisogno finale ante mobilità con 347,5 milioni e 70 milioni e con riequilibrio di solidarietà delle Regioni” contenuta nel documento menzionato in premessa, Allegato A, parte integrante del presente atto.

Sanità: riparto 2011


Il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società, Convegno Nazionale, Stresa, Hotel Regina Palace – 20 Maggio 2011

CONVEGNO NAZIONALE

Il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società

Stresa, Hotel Regina Palace - 20 Maggio 2011


Chi sono gli anziani oggi? Soggetti di assistenza o cittadini a pieno titolo che sostengono con il loro apporto le generazioni più giovani e la società più in generale?

In Italia gli anziani rappresentano il 20,3% della popolazione, oltre 12 milioni di abitanti, e non possiamo pensare di inquadrarli in un’unica fotografia. Gli anziani vanno assistiti quando non sono più autosufficienti, il nostro sistema di welfare e le nostre famiglie di questa assistenza devono farsi carico. Ma quale ruolo attendersi da coloro che sono potenzialmente attivi? Cosa è legittimo sperare o addirittura pretendere? Le immagini veicolate da televisione e carta stampata sono in grado di rispecchiare le aspettative,  i bisogni e  le ambizioni degli anziani di oggi? Le politiche locali sanno dare spazio al potenziale espresso da questa nuova generazione? Esistono percorsi di preparazione al pensionamento che sappiano supportare  le persone che si affacciano alla pensione?

Gli stereotipi legati all’età anziana la costringono in spazi troppo angusti che non riescono a dare voce a tutte le possibili sfaccettature e interpretazioni di questa fase della vita.

Di questi temi si dibatterà durante il convegno che darà l’occasione per lanciare la prima edizione del concorso nazionale di cortometraggi Il vecchio corto, pensato per stimolare la produzione di opere originali che sappiano promuovere un’immagine positiva dell’anziano.

Sono stati richiesti crediti ECM e crediti formativi all’ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte.

da: Convegno Nazionale.


La qualità della scuola pubblica e privata in Italia, a cura della Università di Milano Bicocca, 2011


Politiche sociali e tutela dei minori: richiesta consulenza bibliografica

Gentile Professore,
sono una studentessa iscritta al   ……

L’anno scorso ho seguito con interesse il suo corso …. e tuttora consulto il suo sito www.segnalo.it e il suo blog, che ritengo utili strumenti di informazione e conoscenza per la nostra professione.

Le scrivo, in quanto esperto di politiche sociali,  per una consulenza per una ricerca bibliografica, che si sta rivelando più difficile del previsto.
Ho da poco iniziato il mio lavoro di tesi, nel quale affronterò anche i servizi  Tutela Minori.

Ho trovato facilmente testi sulle politiche sociali (a partire dal suo manuale e dalle dispense del suo corso) e sui servizi sociali in generale (testi di natura sociologica e altri più pedagogici, tra cui il testo di Laura Villa).
Fatico però a trovare testi specifici sulle Tutele Minori, in cui ricavare informazioni circa la costituzione di questo servizio, le funzioni e finalità specifiche, gli operatori impiegati e la formazione loro richiesta.
Potrebbe segnalarmi qualche testo o legge specifica sull’argomento?
La ringrazio molto per l’aiuto
e mi scuso per il disturbo,
cordiali saluti.
….

gentile dottoressa
la “tutela minori” non è una funzione organizzativa a se stante. essa è parte delle funzioni complessive che riguardano le politiche a protezione dei minori.
si tratta di funzioni che riguardano il rapporto fra magistratura e – in particolare la magistratura minorile – e  i servizi socioeducativi che fanno capo a comuni (e parziali connessioni con le asl). è , dunque, questione propriamente  di diritto minorile
sull’argomento è appena uscito un ottimo libro presso laterza:
per comprendere poi gli aspetti organizzativi le consiglio di analizzare qualche servizio comunale (soprattutto comuni medi e grandi), vedendone struttura operativa, operatori  e funzioni.
colgo l’occasione per augurarle buon fine studio e buon futuro personale e professionale
cordiali saluti
paolo ferrario


Le province e i comuni al voto; 5 e 16 maggio 2011, 29 e 30 maggio

è scattato il meccanismo che porterà alle votazioni per le elezioni amministrative fissate per il 15 e 16 maggio 2011. Gli eventuali ballottaggi sono previsti per il 29 e 30 maggio.

Quando si vota, come si vota, il corpo elettorale, la tessera elettorale

Le province e i comuni al voto

Negli stessi giorni si voterà anche:

  • in Valle d’Aosta per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di 1 comune (Ayas, solo domenica)
  • in Friuli Venezia Giulia per le elezioni provinciali di 2 province (Gorizia e Trieste) nonché per le elezioni comunali in 40 comuni, di cui 2 capoluogo di provincia (Pordenone e Trieste)
  • in Sardegna per le elezioni comunali in 97 comuni, di cui 5 capoluogo di provincia (Cagliari, Carbonia, Iglesias, Olbia e Villacidro).

Come disposto nell’ultima legge finanziaria per contenere la spesa degli enti locali, il numero dei consiglieri e degli assessori, comunali e provinciali, è stato ridotto. Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali ha per questo diramato una circolare a tutti i prefetti che illustra le disposizioni che entreranno in vigore con le prossime consultazioni amministrative.

La Direzione centrale per i servizi elettorali mette a disposizione on line due pubblicazioni che contengono le schede informative in cui si trovano tutte le informazioni utili; dalle fonti normative, a come si attribuiscono i seggi, dall’orario di votazione fino ai modelli delle schede di votazione per le provinciali, per i comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti e per quelli con popolazione superiore a 15.000 abitanti, e per gli eventuali ballottaggi.

Informazioni sulle elezioni provinciali

Informazioni sulle elezioni comunali


Referendum

referendum_2011Domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011 i cittadini italiani saranno chiamati al voto per esprimersi su quattro referendum popolari per l’abrogazione di disposizioni di leggi statali.
Le denominazioni sintetiche, formulate dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili, sono:

a) referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione;
b) referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;
c) referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;
d) referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

I decreti del Presidente della Repubblica del 23 marzo 2011, di indizione dei referendum, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n.77 del 4 aprile 2011.

da: Ministero Dell’Interno – Scheda Editoriale.


i libri di Carlo Azeglio Ciampi Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano. Conversazione con Arrigo Levi, il Mulino 2010, presentano: Giuliano Amato, Sabino Cassese, Andrea Manzella e Eugenio Scalfari

Giuliano Amato, Sabino Cassese, Andrea Manzella…, posted with vodpod

Normattiva’: il finale di una storia infinita?, di Daniele Marongiu

è la banca dati istituzionale di tutta la legislazione nazionale dal ‘46 ad oggi nel testo vigente. Chiaramente, un servizio di questa natura è ben noto ai giuristi di professione, che però sono portati a considerarla una rivoluzione relativa, dal momento che essi già avevano accesso, per ovvie esigenze professionali, alle banche dati legislative a pagamento; viceversa, i cittadini non-giuristi difficilmente sono a conoscenza di questo strumento, e, paradossalmente, è proprio per essi che esso può aprire nuovi scenari, tenuto anche conto dell’intuitività d’uso. Occorre comunque fare un passo indietro, per capire la reale portata di un servizio come “Normattiva”, e per non dimenticare quanto sia stato faticoso arrivarci. Fino alla fine degli anni novanta, le banche dati della legislazione vigente erano rigorosamente a pagamento, e costituivano un business consolidato, che nessuno aveva interesse ad intaccare, nemmeno il Parlamento, anche perché lo Stato era esso stesso, similmente ad alcuni editori privati, gestore di servizi di documentazione normativa che erano piuttosto onerosi per gli utenti, e quindi fonte di entrate sicure per le casse pubbliche. La volontà di superare questo sistema è stata espressa in modo netto nel 2000, attraverso la legge n. 388 (la “finanziaria 2001”), che all’articolo 107 istituiva “un fondo destinato al finanziamento di iniziative volte a promuovere l’informatizzazione e la classificazione della normativa vigente al fine di facilitarne la ricerca e la consultazione gratuita da parte dei cittadini”. Gli elementi c’erano dunque tutti: la banca dati doveva riguardare la normativa “vigente” e doveva essere “gratuita”. Tuttavia, sono stati necessari dieci anni perché tale legge trovasse attuazione. Nel frattempo ci sono stati alcuni tentativi di divulgazione gratuita delle leggi vigenti, tuttavia poco funzionali, come il celebre “normeinrete”, che all’inizio entusiasmava ma che è durato relativamente poco, e che comunque non era una banca-dati, ma un motore di ricerca delle leggi pubblicate in una molteplicità di siti istituzionali, con criteri quindi molto eterogenei. Oppure, vi è stata la creazione di banche dati settoriali nei siti dei principali ministeri, non sempre però all’altezza. Alcune, sicuramente, molto valide, come quella del Ministero dei trasporti, o quella della sanità, o ancora quella delle finanze, le quali comunque avevano il difetto intrinseco di essere parziali. Altre decisamente poco affidabili: basti pensare che vi sono siti di ministeri di primo piano nei quali – ancora oggi – se si va nella sezione “legislazione” e si cerca, per esempio, la legge n. 241 del 1990, si ottiene sì l’atto, ma quello della prima stesura del ‘90, senza alcun avvertimento circa il fatto che si tratti del testo storico (anzi, tutto lascerebbe pensare all’utente di avere di fronte la versione attuale della norma). In definitiva: l’unico modo per essere certi di avere a che fare con banche dati affidabili, prima, era quello di conoscere in anticipo i testi delle leggi, e così risultava vanificata pressoché tutta l’utilità di tali servizi per l’utenza dei non-professionisti.


Vantaggi
“Normattiva”, da questo punto di vista, ha un’affidabilità molto elevata: occorre darne atto. Il servizio, che era stato accolto all’inizio con opportuno scetticismo dai più attenti osservatori, oggi si rivela più efficiente di quanto le premesse lasciassero sperare. Il testo di ogni norma è aggiornato pressoché in tempo reale rispetto alle ultime modifiche, e la banca dati è completa non solo di tutti gli atti con forza di legge dal ‘46 ad oggi, ma anche di una mole significativa di regolamenti. A ciò si aggiunge il fatto che, oltre alla funzione di ricerca del testo vigente, è possibile ottenere (su specifica opzione) il testo storico, e anche il testo “vigente ad una certa data”: opzione particolarmente utile, che fino a pochi mesi fa era prerogativa assoluta dei servizi a pagamento. Inoltre, vi sono diverse funzioni-corollario fra cui quella che permette di ottenere le circolari collegate ad ogni articolo di legge. Il merito di una realtà “stranamente efficiente” è ovviamente distribuito, sia nel tempo fra coloro che si sono avvicendati nella sua creazione (e nel rompere le resistenze), che fra i soggetti che oggi vi contribuiscono (si tratta però di un lavoro fondamentalmente tecnico, che trascende i cambi di legislatura).


Limitazioni
Il servizio ha alcuni limiti. Anzitutto, non contiene le leggi precedenti al ‘46, e ciò comporta “vuoti” non accettabili: manca per esempio il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (il R.D. n. 773 del 1931). In secondo luogo, “Normattiva” non contiene le leggi regionali, ma si limita ad un rimando alle relative banche dati che, come è noto, hanno performance piuttosto eterogenee. In terzo luogo si ha il limite, forse più criticato dagli osservatori, che è quello relativo alla non-ufficialità dei testi, e alla prevalenza, in caso di discordanze, della versione in gazzetta ufficiale. In effetti, la vera “rivoluzione” la si avrà quando il testo on line avrà carattere di ufficialità; tuttavia, questo profilo di debolezza ha due attenuanti: la prima, è che, poiché il sito è curato dal Poligrafico, in un’ottica pragmatica si può presumere che il testo originario sia il medesimo per la pubblicazione on-line e per quella cartacea, e che quindi la probabilità di discordanze sia molto bassa; la seconda attenuante è che, comunque, il passo avanti che si è fatto con la gratuità è di per sé notevole, per cui si può accettare una certa gradualità che veda l’ufficialità come un passo successivo. Ilprincipale limite, però, è di essere poco conosciuto da chi ne dovrebbe essere il principale utente, ossia il cittadino in cerca di una mappa nella Biblioteca di Babele del sistema legislativo italiano.


Daniele Marongiu

da: eGov – Scenari – ‘Normattiva’: il finale di una storia infinita?.


E’ ANCORA PENSABILE UN FUTURO DEL LAVORO SOCIALE? IDEE PER NON ARRENDERSI A UN TEMPO DI SCARSITA’ Torino, 27-28 maggio 2011 Cinema Massimo (Museo Nazionale del Cinema), via Verdi 18, Secondo avviso

Appuntamento nazionale degli operatori sociali

E’ ANCORA PENSABILE UN FUTURO DEL LAVORO SOCIALE?
IDEE PER NON ARRENDERSI A UN TEMPO DI SCARSITA’

Torino, 27-28 maggio 2011
Cinema Massimo (Museo Nazionale del Cinema), via Verdi 18

Con preghiera di diffusione a tutte le mailing list

Oggi il lavoro sociale si misura con una crisi di risorse – sia economiche che di consenso sociale - senza precedenti. Una crisi che sta producendo nelle organizzazioni, tra gli operatori e in tutti coloro che sono impegnati nel sociale un senso di profondo smarrimento. La sensazione prevalente e’ quella di essere immersi in un processo di costante e inarrestabile sottrazione: diminuiscono ore di lavoro, progetti, invii in comunita’, inserimenti lavorativi, momenti di formazione, possibilita’ di tutelare i diritti… Al punto che ci si domanda: e’ ancora possibile un futuro del lavoro sociale?
Anche nei linguaggi quotidiani prendono sempre piu’ spazio – nei confronti degli adulti fragili, delle persone tossicodipendenti, della sofferenza psichica - vocabolari punitivi, che sottraggono terreno a parole come inclusione, riabilitazione, cura… E di fronte alle disuguaglianze che si radicalizzano fanno ritorno i codici della beneficenza e della carita’che oscurano parole come diritti, dignita’, giustizia.
In questo momento storico il rischio piu’ grave per il lavoro sociale e’ di lasciarsi paralizzare dalla paura. Di reagire con chiusure difensive, con mitizzazioni di epoche passate, con rinunce a investire, con atteggiamenti di rassegnato fatalismo. E’ vitale, oggi piu’ che mai, che la crisi di risorse non diventi anche crisi di pensiero, perche’ la crisi per poter essere affrontata richiede un surplus di pensiero. Un pensiero capace di trasgredire l’esistente, di non farsi bloccare dalla paura. Un pensiero che si interroghi da dove ripartire se e’ venuto meno il consenso sociale al contenimento delle disuguaglianze e come poter essere ancora creatori di una storia dei diritti, pur dentro i vincoli del nostro tempo.
Consapevole delle fatiche di tutti noi in questo momento, Animazione Sociale proponedue giorni di incontro/confronto tra quanti lavorano e sono impegnati nel sociale. Per costruire una analisi del momento presente e mettere a fuoco idee per pensare un futuro del lavoro e dell’impegno sociale.
Invitiamo tutti a Torino, il 27-28 maggio, al Cinema Massimo (sotto la Mole Antonelliana). Due giorni per non smettere di ragionare.

Interverranno: Chiara Saraceno – Nadia Urbinati – Franca Olivetti Manoukian – Nerina Dirindin – Eleonora Artesio – Don Luigi Ciotti – Eugene Enriquez – Pietro Buffa – Leopoldo Grosso – Piergiorgio Reggio – Giulio Caio
Vai al programma cliccando qui

La quota di iscrizione e’ di euro 30. I partecipanti riceveranno in omaggio un abbonamentoalla rivista.
Per iscriversi compilare la scheda (clicca qui per scaricarla) e inviarla via mail (animazionesociale@gruppoabele.org) o tramite fax (011 3841047). Le iscrizioni verranno accettate in ordine di arrivo e fino a esaurimento dei posti disponibili.

Informiamo che, contrariamente a quanto era stato precedentemente segnalato, per motivi tecnici non sara’ previsto l’accredito ECM. Ci scusiamo per l’imprevisto.
E’ stata invece avviata la richiesta di crediti formativi per gli assistenti sociali presso Ordine Assistenti Sociali Piemonte.

la Redazione


La Fondazione “aiutare i bambini” cerca Referenti Volontari in tutta Italia

La Fondazione “aiutare i bambini” cerca

Referenti Volontari in tutta Italia

Per coordinare e sviluppare progetti di sensibilizzazione, informazione e fund raising a sostegno dell’infanzia, la Fondazione “aiutare i bambini” Onlus sta cercando in 16 provincie italiane volontari con una comprovata esperienza manageriale e una forte motivazione ad impegnarsi nel sociale, a sostegno dell’infanzia. Per maggiori informazioni e raccogliere le candidature è online il sito www.ioreferente.it.

Milano, 13 aprile 2011. Hai una spiccata attitudine alla leadership e al problem solving, sei abituato a relazionarti con ogni tipo di pubblico e a motivare le persone?

La Fondazione “aiutare i bambini” (www.aiutareibambini.it) sta cercando in tutta Italia referenti volontari provinciali disponibili, a titolo gratuito, a mettere le proprie capacità manageriali al servizio della solidarietà e dell’infanzia.

Le provincie coinvolte in questa fase di recruiting sono attualmente sedici: Salerno, Modena, Genova, Bergamo, Brescia, Como, Pavia, Varese, Pesaro-Urbino, Alessandria, Firenze, Pisa, Perugia, Venezia, Verona e Foggia.

Il Referente Volontario di “aiutare i bambini” rappresenterà a livello provinciale la Fondazione e sarà chiamato a svolgere azioni di sensibilizzazione, informazione e iniziative di fund raising, coordinando i volontari presenti sul territorio di Salerno.

Un ruolo di responsabilità che richiede al candidato ideale, uomo o donna tra i 40 e i 65 anni, una comprovata esperienza a livello manageriale o con un background da libero professionista, una forte sensibilità alle problematiche legate all’infanzia e una sincera motivazione ad impegnarsi in ambito sociale.

“Il referente volontario provinciale – spiega l’ing. Goffredo Modena, Presidente e fondatore di “aiutare i bambini” – è una figura chiave e indispensabile per la nostra Fondazione e ad oggi è presente già in numerose città distribuite sul territorio nazionale. In questi giorni abbiamo lanciato una campagna di recruiting che ha l’obiettivo di incrementare la nostra presenza su tutto il territorio italiano. Lavorare per la Fondazione sul proprio territorio provinciale, significa far parte di una grande realtà che aiuta a crescere ovunque tante piccole e grandi iniziative in tutto il mondo”.

Per maggiori informazioni ed inviare la propria candidatura, è possibile consultare online il sito dedicato <www.ioreferente.it>, telefonare in orario di ufficio al numero 02.70603530, oppure scrivere una email all’indirizzo referenti@aiutareibambini.it.

“aiutare i bambini” (<www.aiutareibambini.it>) è una Fondazione Onlus laica e indipendente nata a Milano nel 1999 che in soli 11 anni di lavoro ha aiutato più di 770.000 bambini, finanziando 816 progetti in tutto il mondo. Molti di essi sono stati sviluppati in Italia, dalla Lombardia alla Sicilia.

La mission della Fondazione è quella di aiutare e sostenere i bambini poveri, ammalati, senza istruzione o che hanno subito violenze fisiche o morali per dare loro l’opportunità e la speranza di una vita degna di una persona.

Ufficio Stampa Fondazione “aiutare i bambini” Onlus:

Now Available – Alessandro Turchi – tel. 02.36538140 – alessandro.turchi@nowavailable.it


RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES, di Tim Hatton in LAVOCE.INFO Newsletter

RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES *

PDF dell'articolo
di Tim Hatton
argomento Immigrazione Europa
La recente ondata di rifugiati dal Nord Africa ha creato divisioni all’interno dell’Unione Europea, tra gli stati in prima linea nell’affrontare il problema e quelli che non sono direttamente coinvolti. Manca infatti un meccanismo che permetta di suddividere tra i vari paesi il peso di un afflusso improvviso di migranti. Eppure dalla crisi in Kosovo a oggi, l’Europa ha fatto dei passi avanti. È questo uno dei temi di cui si discuterà a Trento nelle giornate del Festival dell’Economia , a cui parteciperà anche l’autore di questo articolo


La Lega per i diritti delle persone disabili scrive al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Nella nota, la preoccupazione per la riduzione delle risorse sugli interventi di carattere sociale, da SuperAbile INAIL, Associazioni

La Lega per i diritti delle persone disabili scrive al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Nella nota, la preoccupazione per la riduzione delle risorse sugli interventi di carattere sociale. Prevista una mobilitazione delle associazioni il 19 maggio a Milano. Fulvio Santagostini (Ledha): “Le scelte operate dal Governo nazionale stanno avendo i loro primi effetti pratici nella vita dei cittadini con disabilità”

tavolo sulla disabilità

ROMA – Preoccupazione per il taglio perpetrato sulle politiche sociali a livello regionale e inquietudine per la crescente difficoltà in cui versano migliaia di famiglie lombarde alle prese con disabilità, non autosufficienza, povertà: è quanto emerge da una lettera scritta da Ledha (Lega per i diritti delle persone disabili) e indirizzata ai vertici regionali lombardi. Ovvero al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, all’assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, e al Presidente del Consiglio regionale, Davide Boni. In rappresentanza di oltre duecento associazioni lombarde – tra cui anche Anffas (Associazione nazionale famiglie con persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare), Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) e Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), la Ledha analizza lo stato dei tagli a livello nazionale, chiede un incontro ai vertici regionali e sollecita una mobilitazione cittadina per il 19 maggio a Milano.

“Le scelte operate dal Governo nazionale – scrive Fulvio Santagostini, presidente Ledha – stanno avendo i loro primi effetti pratici nella vita dei cittadini con disabilità che vivono in Lombardia. La forte riduzione del Fondo nazionale per le politiche Sociali e l’azzeramento del Fondo per la non Autosufficienza, che dispiegheranno i loro effetti nel 2012, stanno infatti già condizionando le scelte dei comuni lombardi sul sostegno di servizi essenziali quali l’assistenza domiciliare, i progetti per la vita indipendente, i servizi diurni, le comunità alloggio”.

I numeri dei tagli. “A livello nazionale – precisa la nota – i finanziamenti passano da 2 miliardi e 527 milioni del 2008 ai 545 milioni previsti per il 2011. Un taglio, netto e radicale, che interviene sulla spesa destinata ai servizi sociali, già molto bassa nel nostro paese, e che colpisce tutte le persone con disabilità che già oggi vivono o rischiano di vivere in condizioni di emarginazione e di discriminazione. Ancora una volta il costo ed il peso dell’assistenza viene scaricato sulle famiglie, senza offrire nessuna speranza di veder riconosciuti i diritti alla pari opportunità ed alla eguaglianza di trattamento affermati dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ormai da due anni anche dal nostro paese. Per questo motivo Ledha, come altre organizzazioni territoriali in altre regioni di Italia ed insieme alla Fish a livello nazionale, promuove lo stato di mobilitazione delle associazioni, per rendere consapevoli le persone con disabilità ed i loro familiari dei rischi che stanno correndo, per informare l’opinione pubblica della situazione che si sta creando e per sollecitare le istituzioni a prendere tutti i provvedimenti necessari per rispettare i diritti delle persone con disabilità”. “Una richiesta particolarmente importante per la Lombardia – continua la nota – che vede messo a rischio quella rete di interventi e politiche costruite negli anni da un tessuto sociale particolarmente attento ed attivo nel nostro settore”.

Il dato lombardo. “Per i dati in nostro possesso – continua Ledha nella sua lettera – la situazione in Lombardia prevede per il 2011, per via dei ritardi nei trasferimenti dalla Stato alle regioni, una contrazione di risorse complessive provenienti dal Fnps (Fondo nazionale politiche sociali) e dal Fna (Fondo non autosufficienza) pari a circa 21 milioni di euro, rispetto all’anno scorso, e di 40 milioni di euro rispetto al 2008″. “Nel 2010 – prosegue poi la lettera – il taglio comporterà invece l’azzeramento del Fna (-56.494.000 euro) e ulteriormente ridurre il Fnps (-60.000.000 euro)”.

Effetti territoriali. “Ledha ha apprezzato lo sforzo fatto per il 2011 dalla Regione Lombardia – sottolinea la nota – per ridurre la quota trattenuta a livello centrale per poter offrire più risorse ai Comuni. La preoccupazione resta comunque alta, anche perché abbiano notizie da diversi territori, che la programmazione degli interventi venga effettuata mettendo in conto una riduzione di oltre il 50% del Fondo sociale regionale con una riduzione complessiva quindi delle risorse per gli interventi di carattere sociale già per quest’anno ed ancora più drammatica per l’anno prossimo”.

“Con questa lettera – si avvia a concludere la nota – chiediamo quindi alla Giunta Regionale di assumersi formalmente l’impegno di appoggiare le richieste delle associazioni a livello nazionale affinché siano ripristinate le risorse economiche destinate al Fnps e al Fna e contemporaneamente procedere per la definizione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei livelli essenziali di assistenza sociale; di impegnarsi a compensare con risorse proprie i tagli previsti per il 2011 e 2012 e a confermare quanto erogato in questi anno con il Fondo sociale regionale per garantire le risorse necessarie alle amministrazioni comunale per finanziare i servizi in atto; di continuare con ancora maggiore determinazione ad attuare quanto previsto nel Piano di Azione regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità, in particolare nella definizione del processo di presa in carico, nella sperimentazione di livelli essenziali di assistenza sociali regionali e negli interventi a sostegno della vita indipendente”.

Le richieste. “Non vogliamo – chiosa Ledha – che il welfare si trasformi in carità o assistenzialismo ma che sia uno dei motori dello sviluppo del nostro territorio. Crediamo in un modello di welfare che sia capace di rispondere ai bisogni concreti delle persone promuovendo i diritti di cittadinanza, di inclusione e partecipazione sociale. Vogliamo affermare che il costo dei servizi sociali in favore delle persone con disabilità debba essere definito correttamente come il costo parziale contro la discriminazione di cui le persone con disabilità sono vittime. Chiediamo che a tutte le persone con disabilità sia riconosciuto il diritto di poter contribuire attivamente alla crescita, sociale, civile ed economica del nostro paese. Per questo motivo Le chiediamo un incontro verificare la possibilità di azioni comuni e avereLa al nostro fianco in un prossimo evento pubblico di carattere regionale su questi temi, che stiamo organizzando per il prossimo 19 maggio a Milano”.

(2 maggio 2011)

da: SuperAbile INAIL, Associazioni – Quali risorse per il welfare lombardo? La Ledha chiede un incontro.


Biotestamento/Umberto Veronesi: Meglio nessuna legge che quella ipotizzata

“Ci sono temi fondamentali che non sono né di destra né di sinistra e neppure di questa o quella religione” Fra questi “c’è il tema della libertà e il diritto di ogni uomo di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle proprie convinzioni e del proprio progetto di vita. Questo è il significato del testamento biologico, ovunque nel mondo”. Lo scrive Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia e presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, in una lettera aperta a Silvio Berlusconi sul ‘Corriere della Sera’.

Secondo Veronesi, chi ha già scelto di fare testamento biologico, ed ha spinto per l’approvazione di un testo legislativo sulla materia, si trova nella “assurda situazione di aver sollecitato una legge che, invece di tutelare la nostra scelta, la tradisce e va nella direzione opposta al principio per cui il biotestamento è nato: il rispetto della volontà della persona”.

“Ma allora – argomenta Veronesi – meglio nessuna legge piuttosto che una legge che ci ricaccia indietro nel progresso di civilizazzione, è antistorica, e si pone in senso contrario non soltanto rispetto agli Stati Unitie ai paesi del nord Europa, ma anche a quelli più accanto ed affini a noi”

da: TMNews – Biotestamento/Veronesi:Meglio nessuna legge che quella ipotizzata.


Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA): “È infamante dire che le comunità sono strutture che lucrano sulla pelle di migliaia di bambini e adolescenti in condizioni difficili (in relazione all’articolo Bambini in casa-famiglia business da un miliardo all’anno di Paolo Berizzi in La Repubblica 29 aprile 2011), da www.socialnet.it

“L’articolo sulle case famiglia per minori apparso oggi sul quotidiano ‘la Repubblica’ è inaccettabile”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).


“Il pezzo è presentato come ‘un’inchiesta’, ma chi lo ha scritto, evidentemente, non conosce la realtà di cui parla. Siamo indignati.”

“È infamante dire che le comunità sono strutture che lucrano sulla pelle di migliaia di bambini e adolescenti in condizioni difficili, una nebulosa dove le cause nobili lasciano il posto al business e agli interessi di bottega”, rimarca Zappolini.

“I gruppi del CNCA hanno costruito negli anni una cultura dell’accoglienza al cui centro c’è proprio il ragazzo, il suo benessere, il ritorno nella sua famiglia di origine, se possibile. Non abbiamo creato ‘parcheggi’ in cui tratteniamo i ragazzi per fare i soldi, ma luoghi in cui si sperimenta una vita di tipo familiare, si elabora un progetto calibrato sul singolo minore, si lavora costantemente sulle relazioni personali e familiari, sul disagio che si è vissuto e sul modo per affrontarlo. Questo facciamo da diversi decenni e questo continuiamo a fare oggi, anche quando gli Enti pubblici si sottraggono agli impegni presi, ritardando oltre ogni limite i pagamenti dovuti, costringendo le organizzazioni sociali a contrarre nuovi debiti con le banche e a sospendere il pagamento degli stipendi agli operatori. In Campania e in Sicilia ci sono realtà dove i ragazzi sono accolti a totale carico delle comunità anche per due anni. Altro che approfittatori!”

“Il giornalista che ha firmato il pezzo”, continua il presidente del CNCA, “non sa, evidentemente, che gli istituti in Italia non ci sono più, o almeno non dovrebbero esserci, anche perché tante organizzazioni come il CNCA e moltissimi operatori si sono battuti negli anni contro forme di accoglienza non adeguate allo sviluppo dei bambini. Così come non ha capito che la stragrande maggioranza dei ragazzi che sono in comunità non è ‘senza famiglia’, come si dice erroneamente più volte nell’articolo, e che l’entità delle rette è calcolata su standard di qualità a cui le strutture debbono obbligatoriamente attenersi, sia riguardo al personale che all’abitazione, determinando costi di gestione facilmente quantificabili: non c’è nessuna ‘nebulosa’, ma costi documentati e trasparenti, in cui l’80% della retta va al personale educativo (che guadagna assai meno di un redattore ordinario, tanto per essere chiari). Né il giornalista dice alcunché del fatto che in diverse regioni è stato istituito un osservatorio ad hoc, presso il quale è obbligatorio inviare, semestralmente, una scheda su ogni ragazzo preso in carico; anche in questo caso i dati ci sono e sono accessibili. Infine, l’inviato di ‘Repubblica’ delinea una contrapposizione tra affido familiare e comunità che non ha senso: la scelta va fatta caso per caso. Per questo il CNCA, accanto alle comunità, ha promosso tante reti di famiglie disponibili all’affido.”

“Ci pare, perciò, che con questo articolo si sia puntato più che altro a uno scoop, facendo invece un clamoroso buco nell’acqua”, conclude Zappolini. “I problemi ci sono, ma riguardano la continua riduzione delle risorse economiche e degli organici dei servizi di tutela, questioni appena accennate nel pezzo, che mettono in crisi tutto il sistema di accoglienza e accompagnamento. Invitiamo, perciò, l’autore dell’articolo a venirci a trovare in una delle nostre comunità per minori. Ne abbiamo in tutta Italia. Ne verrebbe fuori un articolo molto diverso.”

Tratto da: http://www.socialnet.it/notizia.php?id_new=1375

l’articolo cui si riferisce il testo è qui:

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/29/news/inchiesta_italiana-15507476/index.html?ref=search


Vademecum sulla formazione professionale, a cura della Commissione Lavoro della Compagnia delle Opere

Vademecum sulla formazione professionale

La Commissione Lavoro della Compagnia delle Opere ha elaborato un vademecum che consente di orientarsi nel mondo della formazione professionale

“Mandateci in giro nudi” ma lasciateci liberi di educare” (Don Giussani)
“Nessuno può stare tranquillo finché anche una sola persona non ha un lavoro” (Don Giussani)
Queste due frasi sono all’origine dell’impegno della Compagnia delle Opere sull’educazione e sul lavoro. Un impegno che non ha disdegnato la riflessione critica e sistematica su questi due aspetti così decisivi della vita di ognuno di noi, ma che innanzitutto è partito da un guardare alle esperienze che man mano si vedevano emergere nei tanti tentativi che, come piccoli fiori, son nati nel nostro paese. Tentativi di dimensioni piccole e grandi, ma tutti a modo loro espressione di una libertà che si metteva in moto con gratuità, a volte ingenui, ma raramente banali e sterili.
La Commissione Lavoro della Compagnia delle Opere desidera con questo manifesto offrire a tutti un’occasione di confronto, un paragone sul ruolo della formazione professionale nell’ambito del panorama dell’offerta educativa, sulla sua capacità di farsi risposta alle esigenze delle persone, delle famiglie e del sistema economico.
L’educazione e il lavoro sono un valore.
Quindi formare al lavoro è un valore, la formazione professionale esprime un valore.
Questo valore può essere analizzato, misurato, modellizzato, ma prima di tutto deve essere riconosciuto. E il riconoscimento del valore della formazione professionale non può che partire dal riconoscimento di chi la fa.
Nel parlare di formazione professionale spesso ci si riduce a parlare di progetti; invece la formazione professionale è cosa, innanzitutto, di soggetti, di individui e di gruppi di persone che operano per affermare il valore della persona e del lavoro, per costruire gli strumenti – le competenze – per il lavoro, per realizzare le condizioni perché ciascuno possa sviluppare un proprio percorso di crescita e realizzazione umana, sociale, economica e professionale.
Con il termine formazione professionale si raggruppa un insieme molto articolato di azioni, di modelli, di metodologie, che a loro volta si rivolgono a tipologie di persone e a fabbisogni diversi ed eterogenei. Ma si tratta solo di diverse espressioni dello stesso valore, che richiede declinazioni specifiche per far fronte alla diversa natura dei bisogni cui si tenta di rispondere.
Lo scopo di questo documento è affermare e documentare (affermare perché è documentato) il valore che la formazione professionale rappresenta, ieri come oggi, e che deve essere sviluppato per il futuro del sistema sociale ed economico del nostro paese.

Quattro sono le dimensioni principali in cui si esplicita questo valore:

•la formazione professionale come politica educativa;
•la formazione professionale come politica per l’occupazione;
•la formazione professionale come politica per lo sviluppo;
•la formazione professionale come politica per l’integrazione sociale.

Questi ambiti di valore non sono tra loro esclusivi, ma sono anzi tutti compresenti, seppur in misura diversa, in ciascuno dei segmenti in cui si articola la formazione professionale. Ed a queste quattro dimensioni si informano le forme organizzative e di espressione dei soggetti che operano in quest’ambito ed anche le relazioni (le reti di cui tanto si parla) che questi soggetti – in quanto tali – sviluppano o possono sviluppare con le diverse istanze del contesto istituzionale, sociale ed economico a cui si riferiscono.

Per questo motivo, in funzione di ciascuna di queste dimensioni, si è voluto approfondire la conoscenza dell’obiettivo che principalmente si intende perseguire, le connotazioni che di conseguenza caratterizzano i soggetti e le azioni che essi mettono in atto ed anche quegli elementi, di natura sistemica, normativa, istituzionale ed anche economica su cui occorre lavorare perché la formazione professionale possa continuare ad esprimere quel valore fondamentale nella conservazione e nello sviluppo della nostra società.
Questo manifesto non si attarda a sviluppare un discorso astratto o un’elaborazione teorica; per questo, a costo di qualche semplificazione eccessiva, si è dedicata una stringata introduzione al tema dell’offerta educativa e ai suoi mali, per poi entrare nel merito delle proposte. Si è cercato di sistematizzare e sintetizzare quanto oggi è documentato da una miriade di casi esemplificativi, di eccellenze e di veri e propri miracoli che la creatività sociale, il genio imprenditoriale e la lungimiranza istituzionale hanno saputo creare e sviluppare, in una lunga tradizione, nel nostro paese.
Dal riconoscimento di queste esperienze che esistono e si moltiplicano è possibile una conoscenza ed un giudizio costruttivo, il consolidamento di un valore e la sua affermazione come proposta di costruzione comune. Un riconoscimento che apre a mille domande del tipo: ma da dove nasce una passione educativa? Come essa diventa impresa sociale? Quale concezione sussidiaria si intravvede tra le molte sfumature del tessuto della formazione professionale? Che valore essa ha, soprattutto per i giovani e per le loro famiglie? Quanto è essenziale per favorire l’occupazione?
Ma non si è voluto sfuggire alla sfida della scarsità di risorse, alla necessità di scegliere le priorità che l’attuale contesto economico impone; così ai temi dell’efficacia si sono affiancati quelli più squisitamente economici dell’efficienza e dell’analisi dei costi comparati. Uno sforzo essenziale per combattere la più pericolosa forma di egualitarismo che imperversa in questi tempi che assume il tragico nome di “tagli orizzontali”, che è un modo elegante per dire che non si sa o non si vuole giudicare, che si abdica alla responsabilità verso il bene comune.
Anche se questo documento si rivolge prevalentemente alle persone (soprattutto i giovani) e alle famiglie, esso non disdegna di suggerire elementi di policy che chiamano al paragone le istituzioni del nostro paese e in più in generale i diversi stakeholder dei territori.
La prima sezione del documento propone un quadro di riferimento per la comprensione degli elementi “architettonici” del sistema pubblico dell’Istruzione e formazione professionale, così come si presenta oggi, in esito ad un intenso processo di evoluzione normativa tuttora in atto.

21 aprile 2011

da: Vademecum sulla formazione professionale.


USCIRE DAL BOZZOLO Negli anni ’60 e ’70 le donne sono protagoniste di una rivoluzione di genere. Oggi si raccontano in un testo, frutto di una lunga ricerca Ad Anghiari, il 7 e l’8 Maggio, LIBERA UNIVERSITA’ DELL’AUTOBIOGRAFIA

USCIRE DAL BOZZOLO

Negli anni ’60 e ’70 le donne sono protagoniste di una rivoluzione di genere.

Oggi si raccontano in un testo, frutto di una lunga ricerca

Ad Anghiari, il 7 e l’8 Maggio

Negli anni Sessanta e Settanta, in un Paese che fino ad allora aveva sancito rigidamente ruoli sessuali e sociali ponendo vincoli alla loro libertà, le donne divengono protagoniste di una straordinaria rivoluzione di genere vissuta nelle più diverse dimensioni, dalla politica al rapporto di coppia, dalla cultura al lavoro, frantumando il “bozzolo” in cui le loro vite erano state rinchiuse.

Come li vedono oggi quelle giovani donne di allora?

Se ne parla ad Anghiari, in un convegno organizzato dalla Libera Università dell’Autobiografia, sabato 7 e domenica 8 Maggio al Teatro di Anghiari.

L’evento sarà aperto dall’onorevole Donella Mattesini, e da Stefania Bollettie sarà l’occasione per conoscere da vicino un lavoro di ricerca durato più di un anno.

Sono 126 le donne che in 10 città italiane, da Milano a Palermo, per un annohanno scritto e discusso su come stanno attraversando la loro “età matura”, e su come, e se, la ribellione di quegli anni possa gettare luce ancora oggi su una età da inventare, oltre nuovi copioni sociali.

Hanno scritto 900 testi autobiografici, un giacimento di storie, vissuti, riflessioni, sentimenti e scambi collettivi diventato una vera ricerca con le donne e sulle donne italiane che hanno cambiato le loro vite e con esse questo paese.

Attraverso la scrittura le donne hanno narrato cosa vuol dire per loro, adesso, autodeterminazione, liberazione, desiderio e quale responsabilità generazionale sentono verso le giovani di oggi.

La ricerca “ Re-inventare l’Età Matura” è stata sostenuta da enti pubblici, dallo SPI-CGIL, dalle stesse donne partecipanti ed è ora un libro, Molti modi di essere uniche, a cura di Barbara Mapelli, Lucia Portis, Susanna Ronconi, Stripes edizioni, Milano, che verrà presentato all’incontro.

Il 7 e 8 maggio, dunque, ad Anghiari, le donne ( e non solo!) si incontrano per rilanciare il loro presente, aprire al futuro e spiazzare ancora una volta nuovi e vecchi luoghi comuni.

Discutono con le donne presenti Anna Maria Crispino, Alba Orti, Marina Piazza, Grazia Zuffa.

Alle 18.30 per le strade e le piazze di Anghiari le donne dell’Associazione Donne di Carta daranno voce alle scritture delle protagoniste della ricerca.

Informazioni sul convegno: www.lua.itsegreteria@lua.it – tel. 0575 788847

Informazioni sulla ricerca: susanna.ronconi1@virgilio.it - tel. 339 4155985


Regione Lombardia: Sono state emesse e pubblicate le valutazioni dei Direttori generali delle Ao, delle Asl e dell’Areu, relative all’anno 2010

Sono state emesse e pubblicate le valutazioni dei Direttori generali delle Ao, delle Asl e dell’Areu, relative all’anno 2010. I punteggi (massimo 100) sono stati assegnati in base al raggiungimento degli obiettivi, modulati secondo diversi parametri. La migliore Asl è risultata quella di Lecco (88,6), mentre la migliore Ao è stato il Niguarda (90,3). Leggi…


Biotestamento. Intervista a Livia Turco (Pd): “lo Stato non deve intromettersi nel fine vita”


02 MAG“Chiediamo un testo nuovo, ispirato al ‘diritto mite’. Perché lo Stato non deve intromettersi nel fine vita”. Così l’ex ministro della Salute che assicura che sarà questa la posizione che il Partito Democratico porterà in Aula alla ripresa del dibattito sul biotestamento all’indomani delle amministrative di metà maggio. E sulle divisioni interne al partito: “Non esiste alcuna spaccatura nel Pd. Esiste pluralità di opinioni e libertà di coscienza”.


Perle complottiste: Bin Laden è stato terminato: complottisti in lacrime.


Blitz in Pakistan, ucciso Bin Laden Casa Bianca conferma: c’è suo Dna – Adnkronos Esteri

L’annuncio del presidente Obama in diretta televisiva (VIDEO): “Il leader di Al Qaeda è stato ucciso in un’operazione vicino a Islamabad” (VIDEO).

“Oggi, dietro mie istruzioni, gli Stati Uniti hanno sferrato un’operazione mirata contro un compound a Abbottabad, in Pakistan. Una piccola squadra di americani ha condotto l’operazione con coraggio e capacità straordinarie. Nessun americano è rimasto ferito. Hanno fatto attenzione ad evitare vittime civili. Al termine di uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e preso in custodia il suo corpo”. Con queste parole il presidente americano barack Obama ha annunciato in diretta televisiva la morte di Osama Bin Laden. ”Per oltre due decenni Bin Laden è stato il leader e il simbolo di Al Qaida e ha continuato a pianificare attacchi contro il nostro paese e alleati. La morte di Bin Laden segna il risultato significativo nell’impegno della nostra nazione di sconfiggere Al Qaida. Tuttavia la sua morte non segna la fine del nostro impegno. Non ci sono dubbi sul fatto che Al Qaida continuerà a perseguire attacchi contro di noi. Noi dobbiamo rimanere vigili in patria e fuori, e lo saremo”.

Su Google Maps il punto del blitz americano (MAPPA). Ministero degli Esteri pakistano: ”Assalto condotto direttamente dagli Usa”. Insieme a lui uccise altre tre persone e uno dei suoi figli. Il corpo in mano alle autorità statunitensi, ma per la Cnn “è stato già sepolto in mare”. Si attende il test del Dna. La notizia accolta con manifestazioni di giubilo: interrotta partita di baseball. Gruppo talebano smentisce: “E’ ancora vivo”. Falsa la foto del cadavere diffusa dalla tv pakistana (GUARDA). 11 settembre 2001, ore 8,46: inizia l’attacco al cuore dell’America. Il crollo delle Torri dall’alto (VIDEO). Come sarà il nuovo World Trade Center (VIDEO)

da: Blitz in Pakistan, ucciso Bin Laden Casa Bianca conferma: c’è suo Dna – Adnkronos Esteri.

MuoversiInsieme: Aggiornamento del Mese di Aprile 2011

ecco l’aggiornamento mensile gratuito in cui le segnaliamo gli articoli più interessanti pubblicati questo mese sul blogzine Muoversi Insieme.
29-04-2011
Radiografia, quando farla e perché
Nella pratica clinica ambulatoriale, ancora oggi non è raro valutare pazienti che abbiano già effe ttuato degli accertamenti spesso non consoni alla reale dimensione della problematica clinica oggetto della visita, forse sulla spinta di luoghi comuni non condivisibili dalla classe medica. Cerchiamo di fare chiarezza. Esistono, nell’ambito della diagnostica per immagini dell’apparato muscolo-scheletrico, diverse indagini strumentali.   >>


27-04-2011
Uova e pollo, occhio all’etichetta
Pasqua è appena passata, anche se probabilmente avremo ancora qualche uova di cioccola to da finire… Si tratta di un dolce che nasce alla corte di Luigi XIV, il Re Sole, che si dice ne fosse molto goloso. L’uovo ha infatti sempre rappresentato il simbolo del dono pasquale da quando i primi cristiani avevano l’abitudine di distribuire, nel giorno di Pasqua, cestini di uova benedette, una tradizione giunta fino alle nostre tavole di oggi. Ma quali sono le indicazioni in etichetta che ci possono aiutare a scegliere al meglio le uova?   >>


22-04-2011
Creativi tutta la vita? Basta volerlo!
In questo articolo voglio sfatare un mito: la creatività non è affatto prerogativa dei soli giovani, bensì una pratica coltivabile tutta la vita. Per dimostrarvelo, comincio con un test. Scrivete in due minuti il maggior numero possibile di usi che si possono fare di una graffetta. Dividete per due il totale delle risposte: otterrete il punteggio di usi al minuto.   >>


20-04-2011
Conciliazione obbligatoria, ecco com’è cambiata la legge< /a>
Dallo scorso 21 marzo nel nostro sistema giudiziario è entrata in vigore un’importante novità: la conciliazione obbligatoria. Il nuovo strumento obbliga chiunque ritenga di aver subito un torto in determinate materie, a rivolgersi obbligatoriamente a un ente di mediazione e non più al tribunale, per tentare di arrivare a un accordo con la controparte, evitando l’iter ordinario.   >>


18-04-2011
La psicologia degli oggetti
Possiamo parlare di psicologia degli oggetti di uso quotidiano? Tutti i giorni utilizziamo, afferriamo, tocchiamo una moltitudine di “cose” di diverso tipo e natura (utensili, ausili, dispositivi tecnologici, componenti edilizi, e così via). Certo che se parliamo agli oggetti forse qualcuno può pensare, a ragione, che non siamo molto a posto. Ma gli oggetti, in qualche modo, ci parlano, ci raccontano di loro, della loro funzione, del modo di essere utilizzati e entrano in relazione con noi.   >>


15-04-2011
Ricette di Pasqua, gustose ma salutari
Tutti gli anni, la solita storia: per Pasqua è meglio mangiare a casa o fuori? Dipende da vari fattori. Se per esempio abbiamo esigenze alimentari specifiche, non tutti i menu pasquali proposti dai ristoranti vanno bene. Per esempio, se soffriamo di intolleranza al glutine, è fondamentale scegliere locali che preparino anche le pietanze della festa con ingredienti ad hoc. Il problema è verificare in anticipo se siano aperti anche a Pasqua.   >>


13-04-2011
Elogio della lettura, un piacere “over 60”
“Più anni alla vita… più vita agli anni”. Questo potrebbe essere un motto e un programma esistenziale di valore per le persone che sono nella fase del ciclo di vita “over 60”, quando anche la lettura può assumere significati del tutto nuovi rispetto agli altri periodi. Quest’articolo e il seguente prenderanno in considerazione i diversi modi di “essere lettore” nel corso del proprio tempo biografico.   >>


01-04-2011
Le pensioni e i pensionati del futuro, secondo l’Ocse
Quasi dappertutto nel mondo si sta innalzando l’età della pensione per donne e uomini, ma nonostante si preveda per il 2050 di avere una quota maggiore di persone in servizio ben dopo i sessanta, gli anni da trascorrere a riposo saranno ancora molti. Come mai? La risposta è contenuta nel IV Rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in sigla, Ocse) sulle Pensioni relativo a 43 diversi Paesi, presentato lo scorso 17 marzo.   >>


Le auguriamo una piacevole lettura!
Lo staff di Muoversinsieme.it

Le idee di Veltroni per non far morire il progetto del Pd – Il Foglio.it

“Io – dice Veltroni – non rinnego nulla, ma proprio nulla, della mia esperienza alla guida del Pd e credo ancora che la vecchia idea di rivolgerci a un elettorato che vada ben al di là del bacino di voti che un tempo raccoglievano Margherita e Ds sia davvero l’unica rotta sulla quale valga la pena di far viaggiare il barcone democratico. Il nostro partito, nonostante tutto, vale ben più di quel 27-28 per cento che oggi ci attribuiscono i sondaggi e se non perderemo tempo resto convinto che il sogno di conquistare, nel futuro, qualcosa come il 40 per cento dell’elettorato italiano non sia affatto una follia.

: “Mi chiedo come si faccia a non capire che sognare di ripetere in qualsiasi forma la disastrosa esperienza dell’Unione sia come darsi una martellata in mezzo alle gambe, come ammettere che la formula politica per andare al governo sia ben più importante della stessa stabilità futura di quel governo. Non è accettabile, secondo me. E non bisogna essere certo degli scienziati per immaginare che cosa succederebbe oggi, al centrosinistra, se fossimo alla guida del paese, come Unione, e se ci trovassimo a discutere di Libia: sarebbe quella sì una missione impossibile. Per avviare un vero nuovo ciclo politico serve altro: serve sfidare i conservatorismi radicati, l’abitudine all’immobilismo e le degenerazioni morali. Questo serve, non l’Unione”.

….

Secondo punto: “Altra cosa importante da ricordare: il nostro partito, io credo, ha un senso se opera all’interno di un contesto bipolare, all’interno di un sistema che non punta né a disgregare i partiti né al bipartitismo ma che mira a rafforzare quelli più grandi perché questa è la condizione della stabilità.

….

sono convinto che la strada giusta per migliorare nel breve termine le condizioni del nostro paese non sia quella di andare subito a votare ma sia, piuttosto, quella di lavorare per dar vita a un governo di decantazione – e non un ribaltone, per carità! – in cui riscrivere come prima cosa la legge elettorale.

….

credo che si potrebbe provare anche a riscrivere insieme le regole del gioco. Noi, anche in questi mesi, stiamo offrendo il nostro contributo, abbiamo proposto delle leggi importanti come quella del senatore Pietro Ichino per riformare il mercato del lavoro, ma non mi sembra che dall’altra parte arrivino segnali in alcun modo incoraggianti. Il Pd il suo contributo lo sta dando, ma costruire oggi un dialogo con la maggioranza, francamente, mi sembra impossibile”.


“Io non so cosa succederà nei prossimi mesi, so solo che sarà importante che nel futuro prossimo siano coinvolti sempre di più nel progetto del Pd tutte quelle persone di qualità che potrebbero dare una mano al partito e che, indiscutibilmente, giocheranno una partita importante per il domani del Pd. Penso naturalmente a gente come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, come il presidente della provincia Nicola Zingaretti e come Sergio Chiamparino

di Claudio Cerasa

da: Le idee di Veltroni per non far morire il progetto del Pd – [ Il Foglio.it › La giornata ].


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