Roberta De Monticelli Sulla fatica di diventare adulti. Corpo sociale e identità personale, Dialoghi sull’uomo, Pistoia, audio


Dialoghi sull’uomo, Pistoia, audio

1

venerdì 27 maggio 2011, ore 17.30
piazza del Duomo
- gratuito
Umberto Galimberti

2

venerdì 27 maggio 2011, ore 19.00
piazza dello Spirito Santo
euro 3.00

3

venerdì 27 maggio 2011, ore 19.00
teatro Bolognini
euro 3.00
Sylvie CoyaudRossella Palomba

4

venerdì 27 maggio 2011, ore 21.15
teatro Manzoni
euro 7.00

5

venerdì 27 maggio 2011, ore 21.30
piazza del Duomo
euro 3.00

6

sabato 28 maggio 2011, ore 10.30
piazza dello Spirito Santo
euro 3.00

7

sabato 28 maggio 2011, ore 11.30
piazza del Duomo
euro 3.00

8

sabato 28 maggio 2011, ore 15.30
teatro Bolognini
euro 3.00

9

sabato 28 maggio 2011, ore 16:00
sala Maggiore Palazzo Comunale
euro 3.00

10

sabato 28 maggio 2011, ore 17.00
piazza dello Spirito Santo
euro 3.00

11

sabato 28 maggio 2011, ore 18.30
teatro Bolognini
euro 3.00

12

sabato 28 maggio 2011, ore 21.00
piazza del Duomo
euro 3.00

13

sabato 28 maggio 2011, ore 21.30
teatro Manzoni
euro 7.00

14

domenica 29 maggio 2011, ore 11.00
piazza del Duomo
euro 3.00
Gustavo Pietropolli Charmet

15

domenica 29 maggio 2011, ore 12:00
teatro Bolognini
euro 3.00

16

domenica 29 maggio 2011, ore 15.00
piazza dello Spirito Santo
euro 3.00

17

domenica 29 maggio 2011, ore 16.00
sala Maggiore Palazzo Comunale
euro 3.00

18

domenica 29 maggio 2011, ore 17.00
piazza del Duomo
euro 3.00
Stefanie KnaussVito Mancuso

19

domenica 29 maggio 2011, ore 18.00
teatro Bolognini
euro 3.00
Giuliano Tescari

da: Dialoghi sull’uomo.


Dossier “Referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento

Referendum: come si vota, su cosa si vota il 12 e 13 giugno

il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi su alcuni quesiti strettamente collegati a norme di legge statali. In particolare, si chiede alla cittadinanza di pronunciarsi sull’abrogazione o meno dell’art.23bis della legge di riforma sui servizi pubblici locali, nella parte riguardante la gestione privatistica del servizio idrico, le norme sul nucleare, modificate dal decreto legge n.34/2011 convertito in legge 75/2011 e sulla norma che consente al Presidente del consiglio e ai Ministri a non comparire in udienza penale in caso di legittimo impedimento. Si tratta di referendum abrogativi, ciò significa che si vota per abrogare, in tutto o in parte, le norme. Il referendum abrogativo è valido solo nel caso in cui si reca alle urne il 50% più uno degli aventi diritto al voto (quorum).E’ possibile ritirare e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni quesiti referendari. Si vota presentandosi, muniti di tessera elettorale e un documento di identità, presso il seggio indicato sulla stessa tessera elettorale. Chi avesse smarrito la tessera elettorale o non l’avesse ancora ricevuta, può richiederla all’ufficio elettorale del proprio Comune da martedì 7 giugno a sabato 11 dalle ore 9 alle ore 19, oppure nei giorni della votazione (domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno) per tutta la durata delle operazioni di voto. I seggi resteranno aperti dalle 8.00 alle 22.00 di domenica 12 giugno e dalle 7.00 alle 15.00 di lunedì 13 giugno.

I quesiti referendari

Referendum popolare n. 1 – Scheda di colore rosso
Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione.

Il quesito prevede l’abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati:

Referendum popolare n. 2 – Scheda di colore giallo
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norme.

Il quesito propone l’abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore:

  • comma 1 dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) deldecreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito».

Referendum popolare n. 3 – Scheda di colore grigio
Abrogazione dei commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n. 75. Abrogazione parziale di norme.

Il quesito propone l’abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare:

Rispetto alle norme individuate nel Decreto del 23 marzo che ha indetto il referendum, il quesito risulta modificato nel suo impianto a seguito dell’abrogazione delle norme che consentivano la produzione di energia nucleare nel nostro Paese.

Referendum popolare n. 4 – Scheda di colore verde
Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

Il quesito propone l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale:

  • Art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, dell’art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante «Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza»

Fonte: Ministero dell’Interno


REFERENDUM 2011

Domenica 12 (dalle 8 alle 22) e lunedì 13 giugno 2011 (dalle 7 alle 15), si terranno degli importanti referendum che riguardano tutti gli Italiani: sulle centrali nucleari, sui servizi idrici e sul legittimo impedimento. In quanti sanno di questi referendum? Recenti sondaggi rivelano che tanti, troppi Italiani, ancora non sanno che nei giorni suddetti dovrebbero recarsi a votare.
Affinché l’esito dei referendum sia valido, è necessario il raggiungimento del quorum, cioè devono votare la metà degli elettori più uno, ossia almeno 25 milioni di italiani. Questo difficile traguardo non si raggiunge dal 1995: da allora ben 27 referendum sono stati invalidati per mancato raggiungimento del quorum, e anche stavolta si rischia concretamente di non raggiungerlo.
Quindi, per raggiungere il quorum, spetta a ciascuno di noi informare sui referendum tutte le persone che conosciamo, con alcune semplici azioni:
- parliamo dei referendum con i nostri familiari, amici, conoscenti e colleghi, invitandoli e spronandoli a votare;
- offriamoci di accompagnare ai seggi le persone anziane che ne avessero necessità e chi avesse difficoltà a raggiungere i luoghi dove si vota;
- impegniamoci, il 12 e il 13 giugno, a ricordare a più persone possibili (di persona, tramite telefonata, sms o internet), l’esistenza dei referendum e il diritto e il dovere civico di votarli;
- inviamo questa mail agli indirizzi che abbiamo in rubrica (avendo cura di inserire i destinatari in campo CCN);
- copiamo il testo di questa mail su Facebook e nei social-network, sui blog, nei forum e negli spazi internet che lo consentono;
- chi ha una stampante, volendo può stampare dei semplici volantini in bianco e nero con il testo di questa mail, per distribuirli nelle cassette della posta del proprio condominio, quartiere o circondario.
I referendum del 12 e 13 giugno sono abrogativi: chi è contrario alla costruzione di centrali nucleari, allo sfruttamento delle risorse idriche da parte di privati o al legittimo impedimento (legge che consente al Presidente del Consiglio e ai Ministri di non presentarsi ai processi penali), deve scrivere il segno X sul SI stampato sulla scheda per abrogare tali leggi; chi è favorevole al mantenimento delle suddette leggi, deve scrivere il segno X sul NO stampato sulla scheda.
Per votare, bisogna presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale nella sezione elettorale indicata sulla tessera stessa.


Paolo Ferrario, BIOPOLITICHE E INIZIO VITA: contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza, Audio Lezione a commento della Dispensa didattica n. 19


Paolo Ferrario, Le POLITICHE PER LE FAMIGLIE E I MINORI, Audio Lezione a commento della Dispensa didattica n. 19


Biografilm Festival, Bologna 10-20 giugno 2011 | Il Cinema Racconta

Programma – Biografilm Festival.


impedito che un anziano, affetto da demenza senile, permettesse alla propria badante di mandarlo in rovina – Corriere di Bologna

 

L’intuito del titolare di un’agenzia immobiliare e di un parroco ha impedito che un anziano, affetto da demenza senile, permettesse alla propria badante di mandarlo in rovina. Oggi, a distanza di tre anni dalle malefatte ai danni di una persona fragile e inconsapevole, il pm Antonello Gustapane ha chiesto il giudizio immediato per la donna, una romena di 51 anni. Le accuse sono circonvenzione di incapace e sostituzione di persona.

Ne avrebbe combinate davvero tante l’imputata, dal reiterato tentativo di farsi sposare a quello di impossessarsi di tutti gli averi della vittima, il signor Eugenio, oggi 84enne. I fatti risalgono al biennio 2007-2008 e sono cessati quando gli uomini del commissariato Due Torri San Francesco sono intervenuti per impedire le nozze civili fra la romena e il nonno. Ma partiamo dal principio. Secondo gli accertamenti della polizia giudiziaria, dall’aprile 2007, quando la donna ha preso servizio presso l’abitazione dell’anziano, a Bologna, allo stesso mese dell’anno successivo, la romena Anica Stancu si sarebbe fatta consegnare numerose somme di denaro adducendo giustificazioni più o meno credibili, sulle quali l’uomo, poco lucido e inerme, non stava a questionare. Lei chiedeva, lui si recava in Carisbo e prelevava. Così per mesi. Forte del successo dei raggiri e della fiducia che, nonostante tutto, l’anziano nutriva nei suoi confronti, la badante ha provato a fare il salto di qualità convincendo la vittima a vendere un appartamento in via Pastrengo per poi farsi dare i soldi.

Ma la signora è incappata  in un agente immobiliare molto attento, e onesto, che, insospettito, ha messo in moto la macchina delle indagini

l’intero articolo qui:La badante e le nozze per raggirare il nonno – Corriere di Bologna.


Gaetano De Luca, Servitù di passaggio e accessibilità, come si legano tra loro | Muoversi Insieme

 

L’accessibilità degli spazi in cui si svolge la nostra vita quotidiana costituisce oramai una condizione imprescindibile per poter vivere in libertà e autonomia e per poter esprimere pienamente la nostra personalità. Si tratta di un’esigenza che riguarda non solo le persone con una vera e propria disabilità motoria, ma anche tutti coloro che in una determinata fase della propria vita incontrano difficoltà negli spostamenti (signore in gravidanza, mamme con i passeggini, persone temporaneamente infortunate, persone che debbono trasportare borse e carichi pesanti, e così via).
Molti di noi sanno anche come l’accessibilità degli spazi (pubblici e privati) sia garantita da una complessa normativa anti-barriere che ha imposto nella progettazione il rispetto di determinate caratteristiche.
Le norme generali, però, incontrano ovviamente dei limiti laddove l’accessibilità di un luogo non dipenda esclusivamente dalle sue caratteristiche costruttive, ma sia legata anche al contesto sociale in cui il medesimo è inserito.
Il semplice rispetto delle prescrizioni tecniche, insomma, non sempre garantisce la concreta fruibilità di alcuni spazi, soprattutto quando l’accessibilità di un luogo dipende anche dalla collaborazione delle persone con cui entriamo in relazione, che possono male interpretare gli eventuali sacrifici necessari per consentire a chi ha difficoltà motorie di vivere una vita dignitosa.

Ecco quindi che può essere utile conoscere e utilizzare un istituto giuridico civilistico di tradizione romana: la servitù di passaggio coattiva

tutto l’articolo qui: Servitù di passaggio e accessibilità, come si legano tra loro | Muoversi Insieme.


Droga. Global Commission: “Legalizzarla perché non si può sconfiggere”

Droga. Global Commission: “Legalizzarla perché non si può sconfiggere” 
 È l’inaspettata proposta della Global Commission on Drug Policy, secondo la quale 50 anni di guerra alla droga sono stati un completo fallimento ed è ora di ammetterlo. E di “iniziare a trattare i tossicodipendenti come malati e non come criminali”, perché “le politiche repressive rivolte al consumatore hanno finora impedito di mettere in atto misure di sanità pubblica per ridurre l’Hiv, le vittime dell’overdose e altre pericolose conseguenze dell’uso della droga”. Leggi…


Crisi, l’Italia non è un paese per single – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori

Di sicuro, l’Italia non è un paese per “single” visto che tanto le persone sole, pensionati ma anche molti 40-50enni, quanto i genitori soli con figli sono le fasce di popolazione più colpite dalla crisi.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca “Famiglie italiane e stili di consumo” condotta nel 2010 dallo Ias, l’Istituto per gli affari sociali, oggi confluito nell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, anticipato dal settimanale il Salvagente nel numero in edicola da domani e da oggi nel nostro negozio on line

….

leggi qui: Crisi, l’Italia non è un paese per single – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori.


A Cremona firmato protocollo intesa su gestioni associate

 

 

ANCI Lombardia ha firmato a Cremona il 24 maggio il protocollo d’intesa con Provincia di Cremona, Regione Lombardia e Camera di Commercio che apre un percorso di condivisione sul tema della gestione associata di servizi comunali, così come prescritto dalla Legge 122/2010 ai Comuni con meno di 5000 abitanti.

ANCI Lombardia – A Cremona firmato protocollo intesa su gestioni associate ::...


Patto di stabilità, pubblicato il Dpcm che alleggerisce gli obiettivi per i Comuni


Regione aumenta fondo politiche sociali, ANCI Lombardia, newsletter n.21/2011

Regione aumenta fondo politiche sociali. Fontana: grande risultato per i Comuni

vedi dettaglio News

Istat: Rapporto annuale 2011

 

Istat: Rapporto annuale 2011

(regioni.it) Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che tra il 2001 e il 2010 in Italia c’e’ stata la peggiore crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l’1,3%.
E per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il risparmio, e la propensione all’accantonamento si e’ attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990. Pesante l’impatto sull’occupazione: nel biennio 2009-2010 il numero di occupati e’ diminuito di 532 mila unita’, ed i piu’ colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l’Istat, che registra un’ emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord, la recessione da un punto di vista tecnico e’ finita, ma restano le conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio poverta’ o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra 
i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto 
grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C’ è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.

“Nonostante la sostanziale stabilita’ degli indicatori di deprivazione economica”, scrive l’Istat, “il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la situazione economica rispetto all’anno precedente”. Cosi’ il risparmio scende “per la prima volta al di sotto di quello delle altre economie dell’Eurozona”. Le fasce piu’ a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: “nelle regioni meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta’”. E’ sconfortante la condizione delle donne, vero “ammortizzatore sociale” con 2 miliardi d’ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita’ del lavoro e la busta paga e’ piu’ leggera del 20% di quella dei maschi. Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa “sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o a seguito di una gravidanza”.

 

Newsletter n. 1802 del lunedì 23 maggio 2011.


Istat: Rapporto annuale 2011

 

Istat: Rapporto annuale 2011

(regioni.it) Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che tra il 2001 e il 2010 in Italia c’e’ stata la peggiore crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l’1,3%.
E per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il risparmio, e la propensione all’accantonamento si e’ attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990. Pesante l’impatto sull’occupazione: nel biennio 2009-2010 il numero di occupati e’ diminuito di 532 mila unita’, ed i piu’ colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l’Istat, che registra un’ emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord, la recessione da un punto di vista tecnico e’ finita, ma restano le conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio poverta’ o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra 
i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto 
grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C’ è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.

“Nonostante la sostanziale stabilita’ degli indicatori di deprivazione economica”, scrive l’Istat, “il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la situazione economica rispetto all’anno precedente”. Cosi’ il risparmio scende “per la prima volta al di sotto di quello delle altre economie dell’Eurozona”. Le fasce piu’ a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: “nelle regioni meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta’”. E’ sconfortante la condizione delle donne, vero “ammortizzatore sociale” con 2 miliardi d’ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita’ del lavoro e la busta paga e’ piu’ leggera del 20% di quella dei maschi. Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa “sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o a seguito di una gravidanza”.

 

Newsletter n. 1802 del lunedì 23 maggio 2011.


Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio, Ministero dell’Interno – Newsletter 22/2011

Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio
Amministrative 2011, concluso il turno di ballottaggio
Si e’ votato in 5 province e 84 comuni d’Italia. Affluenza alle urne: 60,12% per le comunali e 45,22% per le provinciali

On line sul sito del Ministero dell’Interno i risultati del II turno (ballottaggi) delle elezioni amministrative

On line sul sito del Ministero dell’Interno i risultati del II turno (ballottaggi) delle elezioni amministrative.
Per quanto riguarda le elezioni Provinciali, questi i link:
 
Province (II turno)
Scrutinio
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
pres. eletto
 
Per quel che riguarda invece le elezioni comunali il link generale è:
 http://comunali.interno.it/C000.htm
Infine i link ai risultati relativi ai ballottaggi nei comuni capoluogo:

CAGLIARI
CARBONIA-IGLESIAS
COSENZA
CROTONE
GROSSETO
MILANO
NAPOLI
NOVARA
RIMINI
ROVIGO
VARESE
 

Sanità: Commento CGIL al Rapporto 2011 della Corte dei Conti

“Sanità: Commento CGIL al Rapporto 2011 della Corte dei Conti”

link: http://www.cgil.it/Archivio/Welfare/CGIL_su_Rapporto_Corte_dei_Conti_2011_SanitA.pdf


ADI, capitolato di appalto Comune di Baronissi (Salerno)

Capitolato Speciale ADI 2011
categoria di servizio – Servizi sociali – n. rif. CPC: 93). 

<http://albo.comune.montecorvinopugliano.gov.it/download.php?down=1&id_file=789&id_doc=30160553&sez=3&data1=30/05/2011&data2=15/06/2011&view=si>


I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici

Corriere della Sera di venerdì 3 giugno 2011, pagina 20
I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici

di Imarisio Marco

II caso A Chiamparino non piace il «carattere ideologico- dei quesiti. E sulla Rete spunta un video di Bersanidei 2008 pro-privatizzazione I due quesiti sull’acqua e quei dubbi tra i democratici Scettici I comitati referendari per l’acqua hanno dei dubbi sull’entusiasmo mostrato dal Pd, mentre la base sembra aver fatto una scelta netta MILANO — Bruciati sul traguardo. Il 24 maggio 2010 si sentivano così, i promotori dei comitati per l’acqua pubblica. Doveva essere un giorno di festa, perché partiva ufficialmente la raccolta-firme per il referendum abrogativo della legge Ronchi, con relativo quarto d’ora di visibilità, puro ossigeno per il movimento. Appena 48 ore prima dell’evento, gli «amici» del Pd avevano pensato bene di presentare la loro personale controffensiva alla privatizzazione dei servizi idrici voluta dal governo Berlusconi. Coincidenze, solo coincidenze. Il progetto di legge, accompagnato da una petizione popolare, aveva al suo centro l’istituzione di una Autorità nazionale con «una forte regolazione pubblica nell’ambito di una gestione industriale del servizio», così disse Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd ribadì la sua scarsa fiducia nel referendum, «iniziativa simpatica ma senza sbocchi con-creti». Emilio Molinari, il papà del movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua, considera quel giorno come il punto più basso nei rapporti con il centrosinistra. Fin dagli albori sembravano nati per non capirsi, i futuri referendari e i discendenti del Pci-Pds. Le avvisaglie erano state ottime e abbondanti. Nel 2004 il Forum Internazionale sull’acqua era finito con saluti ghiacciati, dopo una discussione durata ore sulla dichiarazione finale. «L’acqua non può essere una merce» era la frase incriminata. L’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, aveva insistito per aggiungere un «come le altre», che a parere di Molinari cambiava tutto. In quegli anni il caso di scuola portato dal movimento a sostegno delle proprie tesi era quello della Toscana, che aveva in sé anche qualcosa di simbolico dei rapporti tra politica dal basso e centrosinistra. Il governatore della Regione che per prima applicava il modello misto pubblico-privato tanto avversato dai referendari perché considerato propedeutico alla cooptazione politica, era Claudio Martini. Uno degli uomini politici più vicini all’ex movimento no global, padre nobile del Forum sociale di Firenze del 2002, addirittura ospite d’onore al primo Forum mondiale per l’acqua, amico del nume tutelare Riccardo Petrella. «ano a che c’è da promuovere le belle parole, voi ci siete — scrisse Molinari al governatore —, ma sui fatti ci prendete in giro».

Sì e no Enrico Letta voterà «sì» al primo quesito (abolizione della legge Ronchi) e «no» al secondo (abrogare la tariffa per l’erogazione) Sullo sfondo della rottura non c’era solo la contestazione a un modello di gestione dell’acqua che i referendari considerano sbilanciato sul privato, senza alcun vantaggio per i cittadini. Nell’immaginario collettivo del movimento c’era il sospetto che dietro alla scelta di seguire il modello francese, ovvero la società partecipata con una multinazionale, vi siano i rapporti privilegiati con il colosso Acea della parte «affarista» del Pd. C’è ancora, a dirla tutta, basta farsi un giro su Inter-net. Dopo un milione e mezzo di firme, una vittoria schiacciante del centrosinistra ai ballottaggi e una sentenza della Cassazione, qualcosa è cambiato. Non troppo, a ben guardare. I referendari hanno già avuto l’appoggio convinto di Rosy Bindi e del segretario nazionale Pd; la consultazione del 12-13 giugno è all’improvviso diventata una priorità politica. Ma le reciproche diffidenze permangono: con molta malizia, l’associazione «Smuovile-acque» ha postato sul suo sito un video del 2008 dove Bersani, in quel di Carpi, sosteneva le ragioni della privatizzazione di Aimag, la società che gestisce acqua, gas e rifiuti in una ventina di comuni tra Modena e Mantova. Se la pancia del comitato per l’acqua è scettica sulla sincerità del rinnovato entusiasmo del Pd, la base dei democratici ha fatto una scelta netta senza aspettare i propri vertici. Nella lista delle associazioni che hanno dato il loro appoggio al referendum ci sono quasi cento circoli territoriali del Pd, e l’intera rete giovanile del partito. Il vecchio Molinari è troppo vicino alla meta per lasciarsi andare. «L’altra sera, alla festa per Pisapia in piazza del Duomo, c’erano tanti ragazzi con la bandiera del Pd in una mano e quella dei comitati per l’acqua nell’altra. Mi piace pensare che il nostro movimento abbia determinato una presa di coscienza all’interno del partito. Ma sono consapevole del fatto che non esiste un solo Pd…» A dieci giorni dal referendum, non tutto è limpido all’interno dei democratici. Sergio Chiamparino, ad esempio, considera l’acqua come un nodo da sciogliere nei rapporti con Sel, strafavorevole al referendum. Non gli piace la «connotazione ideologica» dei quesiti, ha forti dubbi sulla possibilità di investire sugli acquedotti pubblici senza ricorrere ad aumenti di capitale che peserebbero sulle tasche dei cittadini. Enrico Letta, che da sem *** pre ha posizioni laiche sull’acqua, ha dichiarato che voterà sì al primo quesito (abolizione della legge Ronchi) e no al secondo, che vuole abrogare la tariffa per l’erogazione dell’acqua e viene considerato dai referendari come la chiave per chiudere definitivamente la porta alle aziende private. Una posizione, la sua, che trova non pochi adepti nel Pd. Roberto Della Seta, senatore, ex presidente di Legambiente, guida invece il gruppo degli «ecologisti» Pd che più di una volta hanno espresso dubbi sui quesiti e sull’utilità del referendum. Acqualiberatutti, comitato trasversale a favore della privatizzazione dell’acqua, conta tra i suoi 6 esponenti del Pd su 13 fondatori, e gode dell’appoggio esterno del senatore Pd Lucio D’Ubaldo: «Il referendum sull’acqua — sostiene — porterà solo acqua alla speculazione e alla confusione». Contrario invece Della Seta, che lo considera un covo di «liberisti della prima ora e di altri neofiti». A favore, ma anche contro, neutro in alcuni casi. Luca Faenzi, giovane portavoce del Forum italiano per l’acqua pubblica, parla di un Pd «pirandelliano», nel senso di uno nessuno e centomila. L’occasione li ha resi parenti. Per i serpenti, c’è soltanto da aspettare il giorno dopo.

da: Corriere della Sera – I due quesiti sull’acqua quei dubbi tra i democratici.


Comune di Canzo (Co) Regolamento distrettuale sull’affidamento familiare di minori 2005

 
  
 
 
 
  
 

   

     


Acqua bene pubblico e sua gestione amministrativa . L’analisi di Linda Lanzillotta

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Acqua bene pubblico e sua gestione amministrativa . L’analisi di Franco Bassanini

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Referendum sui servizi pubblici locali e tariffe dell’Acqua | I Quesiti Referendari

Primo quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica):

Volete voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?”

Secondo quesito (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito):

Volete voi che sia abrogato – Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Comitato Nazionale per il NO al referendum sui servizi pubblici locali e tariffe dell’Acqua |  I Quesiti Referendari.


TITOLI SOCIALI ANNO 2011 | Azienda Sociale Cremona

Il Piano di Zona 2009-2011 e il successivo Piano Operativo anno 2011 dell’Ambito distrettuale di Cremona, approvato in Assemblea dei Sindaci nella seduta del 27 aprile 2011, hanno delineato le linee e i criteri generali di utilizzo dei  Buoni Sociali Disabilità, Grandi Fragilità, Anziani e Voucher Minori.

L’Azienda Sociale del Cremonese, in qualità di ente capo-fila del Piano di Zona, in accordo con l’Ufficio di Piano di Ambito, ha definito un Fondo Unico titoli sociali, sulla base delle quote capitarie di sub ambito (abitanti al 31.12.2010), che sarà erogato direttamente dall’Azienda Sociale del Cremonese, a seguito della validazione dei progetti da parte della Commissione distrettuale.

Il Fondo contiene le risorse economiche disponibili nell’anno 2011 per l’attivazione di progetti presentati dal Servizio Sociale Territoriale per:

  • Buono Sociale Mirato Anziani
  • Voucher Sociale Mirato Minori
  • Buono Sociale Mirato Fragilità Sociali
  • Buono Sociale Mirato Disabilità

Per accedere ai Titoli Sociali è necessario definire un progetto sociale.

Tutti i progetti sociali  relativi ai titoli sociali per l’anno 2011 devono prevedere il seguente percorso:

segue qui:

TITOLI SOCIALI ANNO 2011 | Azienda Sociale Cremona.


Tito Boeri presenta Amartya Sen

Tito Boeri presenta Amartya Sen, posted with vodpod

Ambito distrettuale di Saronno


Residenzialità leggera: Collocati all’interno del Centro Polifunzionale di Mazzano (Bs) edificato in sinergia con le cooperative Rondine ed Approdo, i 3 appartamenti godono della vicinanza al Centro Diurno

Collocati all’interno del Centro Polifunzionale di Mazzano (Bs) edificato in sinergia con le cooperative Rondine ed Approdo, i 3 appartamenti godono della vicinanza al Centro Diurno; attualmente sono in fase di completamento.


La motivazione:
stiamo in questo periodo assistendo a un forte orientamento, sia da parte dei legislatori che degli esperti di settore, a individuare come necessario completamento del percorso di filiera la creazione di strutture finalizzate all’accoglienza di persone che, a fine percorso, non dispongano di spazi abitativi personali adeguati al consolidamento dei risultati ottenuti. La dizione “residenzialità leggera”, a riprova di quanto appena affermato, viene specificatamente definita all’interno del DGR 17513 del 175\2004 “Piano Regionale Salute Mentale”, che affronta il bisogno della residenzialità e individua la necessità e centralità di questi servizi che vengono definiti di pertinenza dell’area sociale, svincolati dall’accreditamento sanitario (ma deve essere accreditato l’erogatore dei programmi), con caratteristiche sociali o socio-assistenziali, durata dei programmi sia temporanea che definitiva per una tipologia di utenza caratterizzata da stabilizzazione clinica ma situazioni precarie dal punto di vista relazionale, familiare e ambientale. Emerge, pertanto, l’urgenza di disporre di soluzioni idonee a realizzare questo ultimo anello della filiera, soluzioni delle quali, tuttavia, il territorio della nostra provincia, sulla scorta dell’indagine condotta dall’Asl di Brescia,risulta pressoché privo.

Gli obiettivi:
offrire uno spazio residenziale a persone con un discreto grado di autonomia, che, spesso provenienti da percorsi riabilitativi anche prolungati, necessitino di un contesto che dia l’opportunità di testare e mantenere i successi ottenuti (inserimento di breve-medio termine) o che abbiano bisogno di una soluzione residenziale per la vita (inserimento a lungo termine).

I destinatari:
utenti di ambo i sessi, tra i 21 e i 60 anni, con patologie psichiatriche non in fase acuta, e che possiedano una discreta autonomia nella gestione di sé e dell’ambiente in cui vivono o che, in alternativa, possiedano le risorse e la motivazione necessarie ad instaurare un percorso di accompagnamento graduale all’autonomia. L’inserimento negli appartamenti avverrà previa proposta del C.P.S. di riferimento

Dati tecnici:
Gli appartamenti possono ospitare al massimo 4 persone ciascuno, suddivise in due camere da due posti cadauna; ogni appartamento ha inoltre due bagni e una zona giorno con cucina e salotto. Gli appartamenti, di circa 40 mq, sono tutti su un unico piano e dotati di ingresso indipendente. La struttura è poi dotata di un ampio giardino comune fornito di gazebo e poltrone per l’esterno.
Il personale sarà di tipo educativo con una reperibilità medica ed infermieristica, garantite dalla condivisione del personale con la Comunità Protetta ad Alta Assistenza di Brescia. La presenza degli educatori sarà calibrata in modo variabile per tutti giorni della settimana per un numero di ore giornaliere da definire in base ai progetti personalizzati, con una particolare attenzione ai momenti salienti della giornata come la sveglia, la programmazione della giornata e i pasti.

da: Residenzialità leggera.


Residenzialità leggera

Residenzialità Leggera e Territorialità

1) Il contesto istituzionale 2) Gli operatori 3) Sostenibilita’ 4) Prospettive

La nostra ricerca è scaturita

  1. dalle linee di sviluppo indicate nel Piano Regionale di Salute Mentale 2002-2004 della Regione Lombardia, frutto di un lavoro d’équipe al quale hanno partecipato circa 100 esperti tra psichiatri, psicologi, rappresentanti delle associazioni delle famiglie dei malati mentali, delle associazioni di volontariato e del mondo del lavoro. Il Piano, consultabile da chiunque sul sito della regione, è un documento complesso che, oltre a fornire informazioni e dati utili, ha toccato numerosi snodi critici suscitando non poche polemiche. Noi vi faremo riferimento quasi esclusivamente in merito alla questione della residenzialità.
  2. dalle esigenze espresse durante i colloqui con i gestori e gli psicologi che hanno in carico i 60 posti letto privati accreditati in comunità a media e alta protezione presenti nella città di Milano

Questo scritto non ha l’intenzione di esaurire la questione “residenzialità leggera”, è stato piuttosto concepito come uno studio aperto ed uno spunto per altre ricerche e progetti. Qualsiasi critica, consiglio o integrazione è pertanto non solo bene accetta ma auspicata.

l’intero articolo/scheda è qui residenzialita’ leggera

ringrazio gli estensori: è una fonte molto accurata

Paolo Ferrario


Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta

Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale.

Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Sono davvero in aumento le povertà urbane in Italia? Un mito da sfatare secondo Giovanni Sgritta, professore di sociologia alla Sapienza di Roma e già componente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale. Partendo dai temi affrontati dai Quaderni del Welfare, Cittalia avvia una riflessione con i principali esperti italiani di povertà urbane, housing sociale e servizi locali per analizzare la risposta data dai vari livelli istituzionali alle principali istanze sociali e confrontarle con quanto realizzato negli altri paesi europei.

Da quali indicatori è possibile notare un aumento della povertà familiare in Italia negli ultimi anni?
In realtà non c’è stato un aumento. È un tema che va sfatato, purtroppo. La povertà in Italia è relativamente stabile e ciò indica che le misure di contrasto non hanno funzionato. Uno dei caratteri della povertà in Italia è la sua ciclicità, il suo trasmettersi di generazione in generazione. Secondo l’indice di elasticità di trasmissione dell’ineguaglianza calcolato dall’Ocse, che misura la differenza di reddito fra genitori e figli, si rileva che in Italia per il 50% le diseguaglianze vengono ereditate da generazione a generazione, cosa che in altri paesi non succede o che avviene in misura minore che in Italia. In Italia la diseguaglianza è alta, permanente e si trasmette lungo le generazioni. Oltre che per questi elementi, il modello italiano di povertà si contraddistingue per il fatto che la povertà passa attraverso la famiglia.

Per quale ragione?
La povertà passa attraverso la famiglia perché aumenta con l’aumentare del numero dei figli e aumenta in situazioni specifiche come nelle famiglie numerose, in quelle monoparentali o anziane. In particolare, per quanto riguarda i figli minori, che vedono aumentare in maniera esponenziale la povertà con l’aumento numero dei figli, ciò non dipende dal fatto che i figli non lavorano ma dalla mancanza di efficaci politiche di sostegno. Nascere in famiglie povere significa condividere in solido la condizione di povertà del capofamiglia, uno stato che si trasmette ai figli soprattutto in famiglia monoreddito. In termini di povertà minorile, in Europa l’Italia è superata solo da Bulgaria, Romania e Lettonia.
Solo di recente si è fatto il punto sull’emergere delle nuove povertà ma nonostante sia un fenomeno sempre più visibile spesso lo si lascia a margine soprattutto nella programmazione degli interventi.

A quali ragioni adduce questa ondivaga attenzione sul tema?
Anche questo delle nuove povertà è stato un tema utilizzato per giustificare la mancanza di interventi in materia. La povertà è sempre la stessa ma in realtà sta aggredendo nuove categorie: abbiamo nuovi poveri non nuove povertà. La crisi in particolare ha messo in condizioni di povertà fasce di popolazione che prima erano protette. Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono stati molto pesante perché si sono persi molti posti di lavoro, è aumentato il precariato e i precari hanno perso quel poco di lavoro che svolgevano. Qui è intervenuta un’altra funzione della famiglia, quella di fare da argine alla povertà: moltissimi posti di lavoro sono stati persi soprattutto dai figli e senza l’intervento delle famiglie la situazione sarebbe sfociata in un forte aumento dei livelli di povertà. Dice bene il direttore della Caritas torinese in un libro uscito poco tempo fa, “vino nuovi in otri vecchi”. Siamo di fronti a nuovi poveri e vecchie povertà.

Cosa non ha funzionato nelle strategie di intervento di sostegno alle famiglie?
L’elemento mancante continua a mancare ed è una misura di intervento di reddito minimo o di garanzia. Questa misura in Italia, unico paese in Europa assieme all’Ungheria, non esiste. Non è una misura contributiva ma è l’unica misura che potrebbe arginare la povertà in un soggetto che si trova di punto in bianco in una situazione di difficoltà. I vari libri bianchi e verdi del Ministero del Lavoro escludono che si possa metter mano ad una misura del genere.

Perché?
I motivi sono due. La valutazione della sperimentazione del reddito minimo d’inserimento, attuato quando Livia Turco era ministro degli affari sociali, lasciò perplessi per le modalità in cui venne gestita. C’erano state molte inefficienze, i comuni dimostrarono di essere incapaci di gestire questa misura, solo in poche realtà si realizzò un vero e proprio accompagnamento al lavoro che si unisse all’elargizione di denaro. Non aiutò il fatto che molti di questi comuni sperimentali si trovassero al sud e non erano in grado di compiere questo tipo di lavoro. Il secondo motivo è che in una fase di crisi i soldi non ci sono e questa è una misura molto costosa, che oggi viene sostituita da misure come pensioni di invalidità assegnate un po’ alla cieca in molte parti d’Italia. Poi si ha paura di una sorta di arrembaggio che potrebbe venire da situazioni di tipo assistenzialistico o parassitario pronte a mettere le mani su questo intervento e farlo diventare patologico. Il paese forse non è ancora pronto per questo tipo di interventi perché c’è bisogno di un forte senso civico per attuare misure simili.

Quali altri interventi sono stati lanciati in favore delle famiglie? E con quali risultati?
Una misura che ebbe una certa efficacia fu quella per il terzo figlio, che ha dato buoni risultati ma ora rimane solo la carta acquisti, un obolo di 40 euro sempre positivo perché sono soldi che entrano nelle tasche di chi non ha niente ma è una misura che è andata solo al 18 per cento delle famiglie in povertà assoluta, che equivale a circa il 2,3 per cento delle famiglie in assoluto, quindi cifre modeste. Il Bonus famiglia ha invece un vizio di forma, poiché va solo a bambini sotto ai tre anni e agli anziani sopra ai 65, lasciando fuori tutte le famiglie con bambini tra i tre anni e l’età maggiore, quindi una buona parte dei soggetti che sono entrati in difficoltà. Il resto è rappresentato da misure piccole e lo si vede dalla quota di spesa sociale che l’Italia devolve alla famiglia rispetto agli altri paesi. Siamo il paese che si vanta di essere più attento alla sue famiglie, ma solo a chiacchiere. Paesi come la Svezia fanno molto di più di quanto faccia l’Italia.

In che modo differiscono gli interventi adottati in Italia con quanto realizzato nel resto d’Europa?
Molti paesi sono legati ad una certa visione di società e del cittadino. Un piccolo esempio: da noi i figli sono figli e non cittadini, dipendono dalla famiglia e dai genitori e condividono la loro condizione. In altri paesi sono considerati cittadini e come tali non sarebbe giusto far pagare loro la condizione dei genitori, con un principio di carattere universalistico. Il secondo elemento è dovuto al fatto che in alcuni paesi negli anni Sessanta, con l’ingresso della donna nel mercato del lavoro, si è reagito immediatamente all’abbassamento della natalità con misure molto drastiche, che hanno creato una piattaforma di politiche sociali efficiente e adeguata (soprattutto nei paesi del Nord Europa). In questo modo sono riusciti ad evitare quel piccolo dramma del calo delle nascite che in Italia ci siamo creati da soli. Ora questi paesi presentano un alto tasso di occupazione femminile e un alto livello di natalità, l’esatto contrario di quanto avviene da noi.

Quali sono gli interventi più significativi che possono essere adottati per ridurre la pressione esistente sui nuclei familiari?
In questo momento è un po’ difficile perché bisognerebbe recuperare risorse dalla lotta all’evasione e cercare di destinarle alle fasce più deboli con interventi a favore dei poveri e dell’infanzia ma anche per realizzare azioni maggiori che riguardino la variabile virtuosa del fattore femminile. Se riuscissimo ad aumentare in maniera notevole l’occupazione femminile, come suggeriscono anche i parametri di Lisbona, avremmo un volano virtuoso di rilancio dell’economia della crescita. Questo vuol dire far aumentare le risorse disponibili in famiglia e al contempo una significativa riduzione dei rischi della povertà. Inoltre porterebbe alla nascita di un numero maggiore dei servizi, attivando così un circolo virtuoso che ha dato ottimi risultati in tutti i paesi in cui è stato adottato.

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Patto di stabilità: pubblicato il testo del Dpcm che riequilibra gli obiettivi per il 2011

Il testo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di revisione degli obiettivi del Patto di stabilità interno 2011 è stato pubblicato nella G.U. n.120 del 25 maggio 2011.

Il testo del Dpcm prevede l’introduzione di una clausola di salvaguardia per i Comuni, che stabilisce che l’obiettivo del patto di Stabilità per i Comuni non può essere, in rapporto alla spesa media corrente del triennio 2006-2008, superiore a una determinata soglia, individuata nel 5,4 per cento per gli enti sotto i 10mila abitanti e nel 7 per cento per i Comuni con popolazione compresa tra 10 e 200mila abitanti.

Per approfondimenti


CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO. PER L’ AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI ASSISTENZA DOMICILIARE E DI AIUTO ALLA PERSONA, Unione di Comuni dei Fenici

Unione di Comuni dei Fenici, Area Servizi Sociali. CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO. PER L’ AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI ASSISTENZA DOMICILIARE E DI AIUTO ALLA PERSONA …

http://www.unionecomunifenici.it/


Giampaolo Pansa prova a tradurre il messaggio lanciato da Nichi Vendola: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche …

Pansa racconta di come il governatore della Puglia sia corso lunedì pomeriggio in Piazza del Duomo a festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia, ma non solo. Da ottimo conoscitore dei media, spiega Pansa, Vendola ha voluto lanciare un preciso messaggio politico. Pansa prova a tradurre il messaggio laicato da leader di Sinistra ecologia libertà: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche. La borghesia milanese che l`ha votato, a cominciare dalle grandi famiglie e dal top della finanza capitalista della città, non s`illuda. Pisapia sarà un sindaco rosso, il primo dei miei compagni a Milano. E da compagno si comporterà”. Pisapia dice come nello stesso momento in cui Vendola parlava, Pisapia affermava di aver vinto con il sorriso e l’ironia. Pansa si domanda: riuscirà il nuovo sindaco a liberarsi della sudditanza nei confronti di Vendola? Per Pansa non sarà una cosa facile, per Pansa ci sono essenzialmente tre motivi per cui questa sudditanza potrebbe non accadere. “Il primo è un connotato atavico di Rifondazione comunista” dice Pansa, la patria politica di Pisapia. Quel partito ha un solo elemento nel proprio dna, cambiare la società, quella che una volta si chiamava rivoluzione comunista. Chi guidava questo pensiero era Fausto Bertinotti, maestro di Nichi Vendola.

Pansa riprende una citazione dell’ex segretario comunista pubblicata nel 1997 sul Corriere della Sera: «Il mito della governabilità è figlio di una cultura politica senza valori, che ha completamente abdicato alla voglia di cambiare la società. L`idea che comunque bisogna governare, per me è un disvalore».

da: LIBERO/ Giampaolo Pansa: “Il nuovo boss rosso”

L’argomentazione di Giampaolo Pansa è collegata a qyesti eventi:

«A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare»: il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha commentato così a Telenova le parole di lunedì del leader di Sel venuto a Milano per festeggiare la vittoria dell’avvocato.

BOTTA E RISPOSTA – Vendola era salito sul palco di piazza Duomo, lunedì pomeriggio (guarda il video), e aveva parlato alla folla chiedendo subito «elezioni anticipate, perché finisca un incubo». Con toni accesi, il governatore della Puglia in trasferta aveva spiegato che «finisce la pornografia al potere con una bocciatura senza appello. È stato un terremoto politico che chiude un ciclo durato un quindicennio. L’Italia migliore si è riappropriata della propria storia civica». Un intervento e un protagonismo che molti avevano considerato fuori luogo nel giorno della festa per la nuova amministrazione cittadina. E già lunedì, a stretto giro di dichiarazioni, Pisapia gli aveva replicato sottolineando che «a Milano si è vinto perché abbiamo parlato dei problemi di Milano»


il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere

”Se il Pd intende fare un nuovo Ulivo, auguri… Che devo dire?”. Cosi’ Massimo Cacciari ai microfoni di CNRmedia parla delle prospettive future del centrosinistra.

”Se pensano di sommare il moderato Pisapia con De Magistris e la coalizione di Napoli, non vinceranno da qui all’eternita”’, spiega l’ex sindaco di Venezia. ”Io penso – prosegue Cacciari – che il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere”.

PD CACCIARI CON UN NUOVO ULIVO NON VINCERA MAI – Agenzia di stampa Asca.


Storie di “domotica felice”, una realtà per Milano e provincia! – di Giovanni Del Zanna in Blog di Stannah | Muoversi Insieme


La disabilità in Lombardia: cosa è cambiato e cosa cambierà – La situazione nel pavese Giovedì 9/6 ore 9-13,30 Sala S. Martino di Tours, Corso Garibaldi 69, Pavia, a cura di www.lombardiasociale.it

La disabilità in Lombardia: cosa è cambiato e cosa cambierà – La situazione nel pavese
Giovedì 9/6 ore 9-13,30
Sala S. Martino di Tours, Corso Garibaldi 69, Pavia
L’azione della Regione Lombardia degli ultimi dieci anni ha profondamente mutato il panorama dei servizi e delle politiche in favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Un insieme di provvedimenti e di azioni la cui efficacia è ora valutabile in base ai suoi effetti sulle condizioni di vita dei cittadini con disabilità e sull’insieme del tessuto sociale. Un processo di innovazione e cambiamento che oggi conosce un nuovo impulso per i recenti provvedimenti adottati dalla Giunta regionale, a partire dal Piano di Azione Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità.

Programma

Come è cambiato il welfare in Lombardia Diletta Cicoletti (IRS), Renzo Bagarolo (Don Orione), Giovanni Merlo (Ledha)
Come sta cambiando il welfare per la disabilitàLaura Abet (Ledha)
Cosa cambierà nei prossimi dieci anni: il Piano di Azione Regionale sulla Disabilità Mario Melazzini (Regione Lombardia – Coordinatore Gruppo di Approfondimento Tecnico sulla Disabilità)
La situazione nel Comune di  Pavia Piero Sandro Assanelli (Assessore ai Servizi Sociali, Volontariato, Politiche dell’immigrazione, Politiche per la famiglia)
La situazione nella Asl di Pavia (Rappresentante ASL Pavia)
Niente su di noi senza di noi?Il Progetto Coordiniamoci insieme Katia Pietra (Comitato di Coordinamento Pavese per i Problemi dell’Handicap)

L’accesso è gratuito previa registrazione tramite l’iscrizione on line al link
www.lombardiasociale.it/convegno
Sono stati richiesti da Irs al CROAS Lombardia i crediti per la formazione degli assistenti sociali
Per informazioni:  coordpvhandy@yahoo.it segreteria@irs-online.it

Il convegno ha il patrocinio del Comune di Pavia


RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi

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L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato).Considerando i 117 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro.

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leggi tutto qui:

RISCHIO POVERTA’: I REDDITI NELLE CITTA’ ITALIANE | Centro Studi Sintesi.


Tito Boeri, le Considerazioni finali del Governatore di Banca d’Italia sono molto importanti. Le sei stilate da Mario Draghi non mostrano alcuna accondiscendenza verso il potere politico, Lavoce.it

LA PIÙ FINALE DELLE CONSIDERAZIONI

PDF dell'articolo
di Tito Boeri
argomento Moneta e Inflazione Conti Pubblici
In un paese in cui la classe dirigente ha scarsissima cultura economica e le statistiche non sono considerate un bene pubblico, le Considerazioni finali del Governatore di Banca d’Italia sono molto importanti. Le sei stilate da Mario Draghi non mostrano alcuna accondiscendenza verso il potere politico. Molte delle sue raccomandazioni non sono state ascoltate, ma non sono mai state prediche inutili perché hanno tolto copertura alla difesa dello status quo. Chi lo sostituirà in Banca d’Italia deve essere altrettanto indipendente: per questo non può venire dalle fila dell’esecutivo.


Aids, 30 anni fa si scoprono primi casi – Scienza e Medicina – ANSA.it

L’Aids 30 anni fa nasceva così: uno scarno comunicato di tre paginette sull’Mmwr (morbility and morbidity weekly report) l’agile opuscolo diffuso dal quartier generale del centro per le malattie degli Stati Uniti di Atlanta, segnalava ai centri sentinella americani alcune inusuali malattie in 5 giovani omosessuali maschi. Risiedevano nelle grandi aree urbane di Los Angeles e di New York e presentavano una polmonite e un raro tumore della pelle. Era il 5 giugno del 1981. Dopo due mesi i casi da 5 arrivarono a 41.

Quelle segnalazioni dei Cdc sono considerate l’inizio ufficiale dell’epidemia di Aids, una malattia che ha cambiato la vita di milioni di persone, che continua dilagare nel pianeta e che ha mutato la storia della medicina. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unaids sono più di 33 mln le persone che vivono con il virus Hiv , quasi 3 mln i bambini, mentre nel 2009 si calcola che si siano infettate 2,6 mln di persone e morte 2 mln. In Italia il virus Hiv infetta una persona ogni due ore; negli ultimi 20 anni è aumentata l’età media nella quale si contrae l’infezione (39 anni per gli uomini e 35 per le donne) e in 8 casi su 10 il virus Hiv si trasmette per via sessuale. Gli eterosessuali sono i più colpiti (65,4%) e il 25,3% non presenta fattori di rischio.

Aids, 30 anni fa si scoprono primi casi – Scienza e Medicina – ANSA.it.


Invito a Creare capacità. La sfida della giustizia globale secondo Martha Nussbaum

Creare capacità
La sfida della giustizia globale secondo Martha Nussbaum

7 giugno 2011 – ore 17.30
Sala Buzzati
Via Balzan 3, angolo via S.Marco 21, Milano

saluto d’apertura
Piergaetano Marchetti
presidente Fondazione Corriere della Sera

introduce e coordina
Lorenzo Sacconi
ordinario di Politica economica all’Università degli Studi di Trento e direttore di EconomEtica

interviene
Martha Nussbaum
Ernst Freund Distinguished Service Professor of Law and Ethics, presso il Dipartimento di Filosofia, la Law School, e la Divinity School, all’Università degli Studi di Chicago.
Ha scritto, tra gli altri, Not For Profit: Why Democracy Needs the Humanities (2010), Creating Capabilities: The Human Development Approach (2011)

ne discutono
Elena Granaglia
ordinario di Scienza delle finanze all’Università degli Studi Roma Tre
Alberto Martinelli
ordinario di Scienza politica all’Università degli Studi di Milano
Stefano Zamagni
ordinario di Economia politica all’Università degli Studi di Bologna

Ingresso libero, solo con prenotazione (posti limitati) allo 02.87387707 oppure rsvp@fondazionecorriere.it


Bilancio demografico nazionale

Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.

Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.

Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).

Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.

Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.

Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano.

NotaAlle ore 13.20 del 24 maggio 2011 il testo integrale in download è stato sostituito perchè conteneva un errore nell’ultimo paragrafo di pagina 7. La modifica è evidenziata in grassetto.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat pubblica i dati del presente comunicato sulla National Summary Data Page e diffonde uncalendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sito SDDS.

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per informazioni
Struttura e dinamica demografica
Angela Silvestrini
tel. 06 4673.7339

Sportello per i giornalisti
tel. 06 4673.2243-4
fax 06 4673.2240
cont@ct centre

Centro diffusione dati
tel. 06 4673.3102-3-5-6
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Bilancio demografico nazionale.


I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali

Le tavole pubblicate sono il risultato di elaborazioni eseguite dall’Istat (Servizio delle statistiche sulle istituzioni pubbliche e private) sui dati finanziari relativi all’esercizio 2009 contenuti nei certificati del conto di bilancio che i Comuni hanno trasmesso al Ministero dell’interno. Tali elaborazioni si inseriscono nel quadro delle statistiche sulle amministrazioni pubbliche prodotte dall’Istat, in particolare, di quelle inerenti la finanza locale.

Le stime, disaggregate per regione, rivestono carattere provvisorio in quanto elaborate sulla base dei dati di 7.404 comuni (quelli pervenuti e trasmessi all’Istat dal Ministero dell’interno nel mese di gennaio 2011) e sostituiscono quelle effettuate negli anni precedenti con la rilevazione rapida condotta su un campione di comuni.

L’innovazione introdotta consente un miglior perseguimento dei tradizionali obiettivi di questa elaborazione: garantire un’informazione tempestiva sui conti consuntivi delle amministrazioni locali; migliorare le stime di contabilità nazionale per la produzione del conto consolidato della pubblica amministrazione; consentire la conoscenza e la valutazione dei flussi finanziari tra livelli di governo e rendere informazioni sull’evoluzione dei processi di decentramento fiscale ed amministrativo.

I risultati sintetici delle elaborazioni, con una breve analisi dei principali aspetti delle gestioni economico-finanziarie delle amministrazioni comunali, sono stati già pubblicati nella collana Statistiche report e saranno sostituiti da elaborazioni definitive, che troveranno pubblicazione in apposite Tavole di dati non appena si renderanno disponibili i certificati del conto di bilancio della totalità dei comuni.

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per informazioni
Statistiche sulle Pubbliche Amministrazioni
Roberta Di Stefano
tel. 06 4673.6402
rodistef@istat.it

Centro diffusione dati
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I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali.


Considerazioni finali del Governatore Mario Draghi alla Assemblea Ordinaria dei Partecipanti – Roma, 31 maggio 2011, Banca d’Italia

Assemblea Ordinaria dei Partecipanti – Roma, 31 maggio 2011

Considerazioni finali del Governatore

“Le considerazioni finali sono sempre un’occasione per esprimere valutazioni. Questa volta sono anche l’occasione per guardare indietro a questi cinque anni.

La crescita economica del nostro paese è stata il mio punto fisso. Non è un problema nuovo, ma rivendico alla Banca d’Italia il merito di averlo messo al primo posto nelle priorità di politica economica. [...]

[...] Già nel mio primo intervento pubblico da Governatore della Banca d’Italia, nel marzo del 2006, notavo come l’economia italiana apparisse insabbiata, ma che i suoi ritardi strutturali non andavano intesi quali segni di un declino ineluttabile: potevano essere affrontati, dandone conto con chiarezza alla collettività, anche quando le soluzioni fossero avverse agli interessi immediati di segmenti della società. Poche settimane dopo, mi rivolsi a voi in questa sede con le parole di apertura “Tornare alla crescita”. Con le stesse parole vorrei chiudere queste considerazioni finali.”

Banca d’Italia – Il sito ufficiale della Banca Centrale Italiana.


il cellulare potrebbe provocare il cancro, Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms

Le radiofrequenze da cellulare «potrebbero causare il cancro». Lo ha deciso un gruppo di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms, che al termine di una review degli studi sul tema ha definito i campi elettromagnetici come «possibly carcinogenic». La valutazione del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: «In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate “limitate” per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo, ndr) – ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».

Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: «La nostra classificazione implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto l’esperto – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile». (Ansa)

Un gruppo di studiosi dell’Oms lncia l’allarme: il cellulare potrebbe provocare il cancro. Ecco le precauzioni da prendere – Il Sole 24 ORE.


Anna Oliverio Ferraris, Un pensiero in ricordo dell’amico Guido Petter

L’ho visto l’ultima volta il 12 maggio. C’era la riunione del direttivo di Psicologia Contemporanea e lui – che della rivista è stato uno dei fondatori – era come sempre attivo e costruttivo, disponibile e scherzoso. E’ stato quindi un duro colpo apprendere, pochi giorni dopo, che ci aveva lasciati. Tutta la sua vita, la sua attività di insegnante, di scrittore e di studioso, il suo impegno come cittadino, la sua coerenza, il suo coraggio, i suoi modi gentili sono stati un grande esempio. Persone come lui rappresentano l’Italia migliore.  Mi consola che sul prossimo numero di Psicologia Contemporanea, quello di luglio, uscirà un suo bell’articolo sull’educazione alla lettura. Petter continuerà ad essere tra di noi con i suoi libri e suoi insegnamenti.

Anna Oliverio Ferraris

Un pensiero in ricordo dell’amico Guido Petter.


Prima ricerca sulla cooperazione sociale in Veneto, realizzata dalla Cooperativa sociale Solidarietà di Padova con la Fondazione Nord Est, venerdì 10 giugno presso il Centro Conferenze alla Stanga della Camera di Commercio I.A.A. di Padova

Gli esiti della Prima ricerca sulla cooperazione sociale in Veneto, realizzata dalla Cooperativa sociale Solidarietà di Padova con la Fondazione Nord Est, saranno presentati venerdì 10 giugno presso il Centro Conferenze alla Stanga della Camera di Commercio I.A.A. di Padova.
A disposizone nel sito della Fondazione il programma nonchè la scheda di partecipazione che permette la registrazione e l’accesso in sala.

Vai al programma e alla scheda di partecipazione


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