le 100 idee uscite dalla Leopolda e le politiche sociali, Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Ecco le 100 idee uscite dalla Leopolda.

Nella tre giorni alla Leopolda abbiamo e avete parlato, proposto, suggerito, commentato, bloggato, tweettato. Significa che tantissime persone hanno “comunicato” nella stessa direzione, per pensare e lanciare il Big Bang che ci faccia vivere l’Italia in un mondo nuovo. E ora non vogliamo fermarci. Ecco le idee e i pensieri discussi alla Leopolda divise per 5 macrotemi. Oggi e ancora di più domani, vogliamo sapere la vostra opinione e le vostre idee.

da Big Bang – Stazione Leopolda 2011

Sulle politiche sociali:

4 – Un costo standard per le Regioni

Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.

5 – Abolizione delle province

Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.

6 – L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni

I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.

19 – Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni

Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.

20 – Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni

21 – Una rivoluzione copernicana per il fisco.

Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.

22 – Abolizione dell’IRAP

Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.

36 – Riformare gli ammortizzatori sociali

Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

40 – Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base.

Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.

41 – Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati

41 – Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.

42 – Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia aperto 24 ore su 24

Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.

43 – Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale

Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie. I percorsi e l’’offerta sanitaria vanno gestiti considerando anche le strutture private che non devono offrire solo servizi ma svolgere attività necessarie al pubblico in un sistema complessivo unico che li consideri quali soggetti erogatori di salute insieme al settore pubblico

44 – Esternalizzare, ma non per pagare di più

In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

72 – Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto

Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato

82 – Abolizione del “valore legale” del titolo di studio

Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.

87 – Introdurre il quoziente famigliare

Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.

88 – Detrazione della spesa famigliare

Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.

89 – Una regolamentazione delle unioni civili

La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.

90 – Promuovere la natalità

Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.

91 – Adozioni internazionali

Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti. L’adozione va resa più snella e soprattutto va resa più semplice la dichiarazione dello stato di abbandono del minore, che è il presupposto dell’adottabilità. Non possiamo tenere bambini legati a famiglie che li rovinano.

92 – Più Nidi e Asili d’infanzia

Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.

93 – Progetto DAVID per la sicurezza stradale

DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5 % sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.

94 – Adozione dello jus soli

È un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.

95 – Immigrazione intelligente

Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

96 – Regolare? Permesso veloce

Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.

97 – Far diventare legge il 5 per mille

Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.

98 – Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit

venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.

99 – Servizio civile obbligatorio

Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.

100 – Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende

Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.


Approvato il nuovo Statuto – Università degli Studi di Milano-Bicocca

Approvato il nuovo Statuto

Il Senato Accademico, riunitosi in seduta straordinaria lo scorso 17 ottobre, ha approvato il nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, già trasmesso al Ministero per l’approvazione definitiva. Ecco le principali novità:

Gli organi di governo
Il Rettore dura in carica 6 anni e non è rinnovabile. Possono essere eletti i docenti che assicurino un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato prima della data di collocamento a riposo. Il personale tecnico-amministrativo a tempo indeterminato entra a far parte dell’elettorato attivo, con voto ponderato del 10 per cento.

Il Rettore può essere sfiduciato, non prima di due anni dall’inizio del mandato, su proposta di almeno un terzo dei componenti del Senato accademico. La mozione è approvata se ottiene il voto favorevole dei due terzi dei componenti del Senato. Sottoposta al corpo elettorale, passa se votata dal 50 per cento dei votanti.

Il Senato accademico è composto da 18 componenti (compreso il Rettore che lo presiede): 12 docenti di ruolo, di cui 4 Direttori di dipartimento, 6 professori di ruolo e 2 ricercatori di ruolo, eletti da collegi elettorali corrispondenti a 4 macroaree scientifico – disciplinari (Scientifica, Medica, Economico-giuridico-statistica, Psico-socio-pedagogica); 3 rappresentanti degli studenti; 2 rappresentanti del personale tecnico e amministrativo eletti in unico collegio.

Durata in carica: 3 anni accademici
Il consiglio di amministrazione: da organo rappresentativo di categorie (elettivo) a organo tecnico e di gestione (non elettivo, a eccezione dei rappresentanti degli studenti).

È formato da 11 componenti (compreso il Rettore che lo presiede): 8 componenti, di cui 5 interni all’Ateneo e 3 esterni, in possesso di comprovata competenza in campo gestionale o di esperienza professionale e scientifica di alto livello e di eventuali ulteriori requisiti determinati dal Senato Accademico; 2 studenti eletti. Le candidature degli 8 componenti avvengono sulla base di avviso pubblico di selezione.

Le candidature per i componenti interni sono valutate e approvate dal Senato accademico, per i componenti esterni sono valutate dal Rettore e da un comitato tecnico di valutazione che lo coadiuva, e sottoposte al Senato accademico per l’approvazione. Chiunque può candidarsi purché in possesso dei requisiti professionali e di esperienza previsti e salvo le incompatibilità previste dalla normativa e dallo Statuto.
Durata in carica del CdA: 3 anni solari

Gli organi di nuova istituzione
Il consiglio del personale tecnico – amministrativo sostituisce la precedente Consulta. Può esprimere parere al CdA anche sul documento di programmazione finanziaria annuale e triennale del personale dell’Università.

L’Osservatorio per la didattica ha il compito di coordinare le azioni per la valutazione della qualità dell’offerta didattica complessiva attivata dall’Ateneo e di definire gli interventi da adottare per il suo miglioramento. È composto da otto docenti e dal Presidente che è nominato dal Rettore.

L’Osservatorio per la ricerca promuove e coordina le attività di valutazione dell’attività scientifica e di ricerca dell’Ateneo; esprime un parere sull’attività scientifica dei professori e ricercatori a tempo indeterminato; segnala annualmente al Consiglio di Amministrazione e al Senato accademico i docenti dell’Ateneo che abbiano svolto una ricerca scientifica di particolare qualità, ai fini della ripartizione del Fondo di ateneo per la premialità; trasmette al Senato accademico e al Consiglio di Amministrazione una relazione sull’attività scientifica dei ricercatori a tempo determinato che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica nazionale e siano candidati all’inquadramento nel ruolo dei professori  associati.
È composto da dieci docenti e dal Presidente nominato dal Rettore.

Il Collegio di disciplina è competente a svolgere la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari a carico di professori e ricercatori e a esprimere in merito parere conclusivo in conformità a quanto previsto dalla legislazione vigente.

Il Comitato Unico di Garanzia sostituisce il Comitato per le pari opportunità

L’organizzazione scientifica della didattica
Come previsto dalla legge, il Dipartimento diventa la struttura fondamentale dell’organizzazione dell’Ateneo, competente sia per la ricerca sia per la didattica. Ciascun Dipartimento è formato da non meno 35 docenti.
Sono introdotte le Scuole quali strutture di coordinamento dell’attività didattica tra due o più Dipartimenti.
È costituito il Fondo per la premialità finalizzato a incentivare e incrementare la qualità dell’offerta didattica, la ricerca scientifica e le attività gestionali di professori e ricercatori a tempo pieno. È prevista per l’Ateneo la possibilità di costituire sedi all’estero per le finalità di didattica e ricerca.

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da Approvato il nuovo Statuto – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


Massimo Cacciari sulla attuale situazione della politica italiana, interventi audio all’Infedele del 31 ottobre 2011


Le lauree triennali a 10 anni dall’istituzione: verso uno spazio europeo dell’alta formazione? – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Venerdì 18 novembre 2011 ore 9.00 Edificio U12, Auditorium – Via Vizzola 5, Milano

Venerdì 18 novembre 2011 ore 9.00

Edificio U12, Auditorium – Via Vizzola 5, Milano

Le lauree triennali a 10 anni dall’istituzione: verso uno spazio europeo dell’alta formazione?

stellaImmagine Link EsternoQuest’anno, la presentazione dei rapporti statisticiSTELLA

  • X Rapporto laureati 2008-2010
  • Indagine occupazionale laureati 2009 a 12 mesi dalla laurea
  • Anteprima dell’indagine sui laureati 2010 a 12 mesi dalla laurea

sarà seguita da una tavola rotonda a cui parteciperanno personalità delle Università, dell’amministrazione pubblica e del mondo del lavoro, tra cui l’On. Prof. Luigi Berlinguer, il coordinatore dei Rettori Lombardia Prof. Enrico Decleva e il Dott. Alberto Meomartini, Presidente di Assolombarda.

Evento organizzato da CILEA Immagine Link Esterno e l’Università di Milano-Bicocca, con il patrocino delMIUR Immagine Link Esterno (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e della CRUI Immagine Link Esterno (Conferenza dei Rettori delle Università italiane)

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La partecipazione al convegno è gratuita, ma per motivi organizzativi si prega diregistrarsi Immagine Link Esterno

da .Le lauree triennali a 10 anni dall’istituzione: verso uno spazio europeo dell’alta formazione? – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Edificio U6, Aula Magna – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro

Una giornata per analizzare il ruolo del maestro, le sfide dell’educazione ed il potenziale del medium televisivo.

Programma

maniL’esperienza dei maestri di strada: il progetto Chance di Napoli

  • 9.30 Saluti
    Silvia Kanizsa, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione − Università degli Studi di Milano-Bicocca
  • 9.45 Introduce e coordina: Roberto Moscati
  • 10.00 Cesare Moreno presenta il Libro “Educare il Principe di Danimarca”
  • 11.15 Coffee break
  • 11.45 Elisabetta Nigris e Sergio Trammadiscutono con Cesare Moreno
  • 13.00 Pranzo

Alberto Manzi, l’avventura di un maestro

  • 14.30 Introduce e coordina Maria Grazia Riva
  • 14.45 Roberto Farné presenta il filmato “TV buona maestra: la lezione di Alberto Manzi” ed il libro “Alberto Manzi, l’avventura di un maestro”
  • 15.45 Giovanna Benvenuti e Stefania Ulivieri Stiozzi discutono con Roberto Farné
  • 17.00 Chiusura dei lavori

Ingresso libero e gratuito

Per informazioniIrene Mantovani

Allegati:

da Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


Il servizio sociale ospedaliero: un fattore di qualità nel percorso di cura, Convegno a cura dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Lombardia e della Fondazione Caà Granda/Ospedale Maggiore Policlinico, Aula Magna Clinica Mangiagalli, Via della Commenda, 12, 20122 Milano

Per iscrizione vai a:  Resspoiscrizione

 


Comune di Torino – Servizi sociali


L’intervistatore chiede al sindaco milanese: “Lenin o Turati?”, al che l’intervistato risponde: “Lenin, se non altro per salvare l’icona” – o qualcosa del genere, cadavrexquis

questa tendenza all’autocelebrazione mitizzante, alla storicizzazione epocale di eventi appena recenti, della sinistra che “trionfa”. Mi riferisco a Pisapia su cui, a nemmeno sei mesi dopo la vittoria alle comunali di Milano, sono usciti un libro e un film-documentario (proiettato al Mexico, a Milano) che ne cantano le gesta e ne commemorano già, immagino, la lunga e faticosa marcia verso il potere. Ho aperto a caso, lo giuro, il primo in libreria e, nelle pagine di un’intervista, sono capitato su una domanda – e sulla relativa risposta. L’intervistatore chiede al sindaco milanese: “Lenin o Turati?”, al che l’intervistato risponde: “Lenin, se non altro per salvare l’icona” – o qualcosa del genere. L’ho chiuso immediatamente e non ho letto altro. Tanto mi basta. La sinistra non ha ancora fatto i conti con un certo passato, evidentemente (e coltiva ancora la falsa dicotomia Lenin buono-Stalin cattivo). E poi dicono di quelli di destra che, malgrado la presunta evoluzione liberale, civettano ancora con l’icona di Mussolini (Mussolini buono-Hitler cattivo?).

da cadavrexquis: Le icone del sindaco.


Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati, cadavrexquis

vedo che c’è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l’alto debito pubblico italiano dichiarando che “non è il mio debito”, sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l’esempio dell’Islanda. E invece il problema è proprio questo: l’enorme debito pubblico dell’Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell’altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell’ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l’elenco dei film sponsorizzati dall’ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con “questo debito”, sono anche quelli che vorrebbero avere il “salario minimo garantito” – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos’è l’arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il “nostro debito”, è anche il “nostro credito”, e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all’altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

da cadavrexquis: Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati.


FOTOGRAFIA, CINEMA E TELEVISIONE: mitologie della comunicazione contemporanea, modulo del corso di Peppino Ortoleva, Università di Torino, 2011/2012

Obiettivi:  conoscenza di base dell’evoluzione della fotografia e degli audiovisivi

Indicazioni per l’esame:

Dopo il termine del modulo lo studente dovrà superare un esame scritto. Chi intende migliorare il voto ottenuto allo scritto potrà sostenere l’esame orale.

Nella prima parte del corso verranno evidenziate analogie e differenze tra la mitologia contemporanea e le mitologie classiche.

Nella seconda parte si studieranno le relazioni tra questi “miti a bassa intensità” e lo sviluppo delle tecnologie dell’audiovisione, da un lato; e si analizzeranno le loro basi antropologiche

Libri obbligatori

Volumi obbligatori

M. Bachtin, Estetica e romanzo, Einaudi, Torino

R. Barthes, Miti d’oggi, Einaudi, Torino

La lettura di P. Ortoleva, Il secolo dei media, Il Saggiatore, Milano, è obbligatoria per chi non abbia portato il volume all’esame di triennale


Peppino Ortoleva, Corsi di insegnamento, Università di Torino

 

Corsi di insegnamento:
MEDIA: STORIA E TEORIA (LAUREA TRIENNALE) (LET0062)
STORIA DEL CINEMA E DEI MEDIA (C.I.) (LAUREA MAGISTRALE) (LET0858)
FOTOGRAFIA, CINEMA E TELEVISIONE

Corsi Fotografia, cinema e televisione 2011/2012Questo corso permette l'accesso ad utenti ospitiInformazioni

MEDIA: STORIA E TEORIA 2011/2012Questo corso permette l'accesso ad utenti ospitiInformazioni

STORIA DEL CINEMA E DEI MEDIA MOD. 1 a.a. 2010/2011Questo corso permette l'accesso ad utenti ospitiInformazioni

MEDIA: STORIA E TEORIA 2010/2011Questo corso permette l'accesso ad utenti ospitiInformazioni

Fotografia, cinema e televisione 2008/2009Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Media: storia e teoria 2009/10Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Seminario Intorno ai media 2008/09Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Seminario Intorno ai MediaQuesto corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Storia dei mezzi di comunicazione 2007/08Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Storia dei mezzi di comunicazione 2008/09Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti

Strumenti dell’immagine e del suono: dal meccanico al digitale 2009/10Questo corso permette l'accesso ad utenti ospiti


MEDIA: STORIA E TEORIA, corso Peppino Ortoleva, Università di Torino, 2011/2012

Anno accademico 2011/2012

Peppino Ortoleva

[f005-c702] Laurea in Filosofia
[f005-c704] Laurea in Scienze della comunicazione
[f005-c705] Laurea in Culture e letterature del mondo moderno

Obiettivi del modulo

Fornire gli strumenti essenziali per la comprensione dei processi di lungo, medio e breve periodo che condizionano la comunicazione. Analizzare gli sviluppi che hanno sorretto l’evoluzione dei media nel corso degli ultimi cento-centoventi anni. Discutere il ruolo delle pratiche ludiche nello sviluppo della comunicazione moderna

Competenze attese

Capacità di orientarsi nel moderno universo della comunicazione. Capacità di riflettere sul ruolo dei media nella vita personale e collettiva. Attenzione critica alle pratiche ludiche, sia nella fase infantile sia nella fase più evoluta (incluso il videogame)

Strumenti didattici

Lezioni con possibilità di discussione.

Il docente chiarirà i concetti di medium e di sistema dei media nelle loro implicazioni teoriche; indicherà i principali motori del cambiamento nel campo della comunicazione; proporrà un’interpretazione sistematica del rapporto fra tali cambiamenti e gli altri grandi cambiamenti socio-culturali che hanno caratterizzato la società contemporanea nel XX secolo; analizzerà alcune delle maggiori teorie del gioco a partire dal testo di Roger Caillois e discuterà il ruolo del gioco nel sistema dei media attuale

Volumi obbligatori per tutti:

R. Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano

P. Ortoleva, Mediastoria, net, Milano

P. Ortoleva, Il secolo dei media. Il sistema della comunicazione e l’eredità del Novecento, Il Saggiatore, Milano

Un’antologia di testi sul gioco verrà fornita dal professore


Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, di Antonio Bellicoso

Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi

di Antonio Bellicoso (*)

La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi.  I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?

Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.

Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”

Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio  può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che  l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.

Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.

Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.

Bibliografia

-          L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6

-          O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998

-          O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia

-          R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa

-          Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione

-          Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971

-          P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002

-          Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004

-          G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997

-          Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”

-          Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione

-          M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003

-          Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004

-          Legge 328/00

-          Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere

*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it


mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese, dati della Caritas

Per la Caritas sono circa mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese.
Oltre a questo dato nel Dossier Caritas/Migrantes si indica statisticamente secondo le stime che uno ogni 10 è in posizione regolare.
Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Nel corso dello scorso anno sono sbarcati sulle nostre coste 4.406 persone, meno della meta’ rispetto al 2009.
Gli immigrati pagano annualmente 7,5 miliardi di contributi e versano all’erario 1,5 mld in più di quanto ricevono in servizi.
Da una parte, sono numerosi gli indicatori di un positivo inserimento. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Le persone di seconda generazione sono quasi 650mila, nate sul posto ma senza cittadinanza. Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari). Gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). L’interesse all’apprendimento dell’italiano è diffuso, ma negli esami sostenuti per il rilascio del permesso di soggiorno per lungoresidenti, è stata molto differenziata la percentuale dei bocciati (3,5% a Roma e 34% a Padova). D’altra parte, non mancano gli indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo (è coinvolto il 34% degli immigrati rispetto al 14% degli italiani) e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati all’UNAR (540 casi pertinenti in diversi ambito della vita sociale, dagli uffici pubblici ai media).

 

da newsletter – Regioni.it.


Audizione della Corte dei conti sul disegno di delega per la riforma fiscale e assistenziale

L’11 ottobre scorso, presso la Commissione permanente Finanze della Camera dei deputati, si è svolta l’audizione della Corte dei conti sul disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale. Il Presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, ha evidenziato come l’iniziativa del Governo risponda a rinnovate esigenze e a crescenti preoccupazioni. Le prime riflettono l’insoddisfazione per un sistema tributario in cui la contraddizione fra il rendimento in termini di gettito e il tasso di evasione alimenta conflitti distributivi, in presenza di un’elevata pressione fiscale e di una distribuzione del prelievo che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi, dei patrimoni e delle rendite. Le preoccupazioni, invece, traggono origine dalle forti incertezze che dominano la situazione economica e che rischiano di aggravare gli squilibri di finanza. Per il Presidente dell’Istituto si è in presenza di un d.d.l. che, pur richiedendo una maggiore precisazione dei criteri direttivi, conserva la sua attualità negli obiettivi di riforma del sistema tributario, in linea con le esigenze di ripresa. Vi è, però, necessità di tempi rapidi per l’approvazione, anche dei decreti attuativi. (mll)


DISAGIO PSICHICO E INSERIMENTO AL LAVORO | Periodico Unitn

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Lo studio, portato avanti dal Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione in collaborazione con l’Università di Sherbrooke in Canada e supportato localmente dal Comune di Rovereto e dalla Federazione della Cooperazione Trentina, ha avuto durata triennale ed ha visto coinvolte più di 300 persone affette da disturbo psichiatrico. L’indagine è stata pensata da un team transdisciplinare ed internazionale con lo scopo generale di conoscere i fattori che possono favorire o inibire l’integrazione lavorativa di una popolazione certo svantaggiata, ma non per questo incapace o inadatta al lavoro, e che può trovare all’interno della cooperazione sociale un luogo privilegiato di accesso al mondo del lavoro. Il mondo del lavoro competitivo per questa popolazione di persone è ancora oggi infatti estremamente difficile, a causa di forti pregiudizi e discriminazioni. Tali difficoltà si traducono in altissime percentuali di disoccupazione, numeri che eccedono grandemente quelli della popolazione generale e di persone affette da disabilità fisiche.

La ricerca condotta ha invece evidenziato un quadro complessivamente positivo della realtà della cooperazione sociale nell’aiutare queste persone ad inserirsi al lavoro e a mantenerlo nel tempo, successo dovuto anche alla messa a disposizione di numerosi accomodamenti organizzativi e risorse di supporto sociale. Nello stesso tempo, si è registrato un consistente impegno verso il lavoro, una elevata intenzione a mantenere la propria occupazione e una cultura del lavoro positiva da parte dei lavoratori intervistati. In particolare, i partecipanti alla ricerca hanno riportato di vedere nello svolgimento dei propri compiti lavorativi una fonte di gratificazione ed orgoglio. La ricerca ha inoltre evidenziato come sia l’intreccio complesso di fattori organizzativi (come è organizzato il lavoro, quali sono le forme di supporto previste, quali i compiti svolti) e individuali (livello di disagio psichiatrico, supporto famigliare) ad influenzare i progetti futuri di permanenza nel luogo di lavoro, e quanto sia quindi importante tenere in considerazione nello sviluppare strategie di integrazione lavorativa non solo variabili di tipo individuale, ma anche sociali ed organizzative.

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l’intera scheda qui: DISAGIO PSICHICO E INSERIMENTO AL LAVORO | Periodico Unitn.


FONTI INFORMATIVE IN TEMA DI POLITICHE DEI SERVIZI SOCIALE ED EDUCATIVI

gentili lettori

ho messo a punto un sistema informativo in materia di politiche dei servizi sociali ed educativi e ho pensato di condividerlo.
Attraverso questo link si arriva alla RETE TEMATICA del blog polser.wordpress.com:
Le singole voci rimandano a singole unità informative filtrate nel web in questi ultimi tre anni.
L’integrazione con il materiale cartaceo (libri ed articoli) avviene tramite le bibliografie sistematiche accessibili a questo indirizzo:
L’intenzione è che queste fonti possano essere di interesse personale, didattico e professionale.
grazie per l’attenzione
cordiali saluti e buoni giorni
Paolo Ferrario

Età di pensionamento: tabella comparativa, l’Espresso 2011


Indagine sugli asili nido, Cittadinanza attiva, 2011

dossier asili nido 2011

CITTADINANZATTIVA: INDAGINE SUGLI ASILI NIDO COMUNALI

Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa. 
Costi: al Nord le città più care, a Foggia l’incremento record (+55% rispetto al 2009/10)
Disponibilità di posti: in media, il 25% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Sicilia sono il 42%

Leggi il comunicato.

Scarica il dossier


interventi dei relatori presenti durante il convegno nazionale “Anziani Oggi: il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società” tenutosi a Stresa (VB) il 20 maggio scorso, a cura del Centro Maderna

Centro Maderna comunica che sono disponili on – line gli interventi dei relatori presenti durante il convegno nazionale

“Anziani Oggi: il ruolo degli anziani attivi nella famiglia e nella società”

tenutosi a Stresa (VB) il 20 maggio scorso.

È possibile prendere visione dei video consultando il sito www.anzianioggi.org,

cliccando qui.


Libri: schede di presentazione a cura di TecaLibri

TecaLibri memo : ottobre 2011
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In prima pagina di  www.tecalibri.it  :
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- Barbacetto – Milosa, Le mani sulla città
- Barber, Consumati
- Bellos, Il meraviglioso mondo dei numeri
- Bolano, Il Terzo Reich
- Caruso, Nasco improvvisamente a Palermo
- Chiesa, Zero
- Correggia, Conflitti ambientali. Biodiversità e democrazia della terra
- Di Corinto – Gilioli, I nemici della rete
- d’Orsi, L’Italia delle idee. Il pensiero politico in un secolo e mezzo di storia
- Douglass, Memorie di uno schiavo fuggiasco
- Dunne, Tutto per amore
- Ferri, Nativi digitali
- Formenti, Felici e sfruttati
- Gimenez-Bartlett, Dove nessuno ti troverà
- Giorello, Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo
- Giovannini, Musi gialli
- Goddard, La voce
- Johns, Pirateria
- Koch, Villetta con piscina
- Marchamalo, Toccare i libri
- Mascilli Migliorini, Italia napoleonica
- Moltedo – Palumbo, Politica è narrazione
- Nistico’, La biblioteca
- Nori, La meravigliosa utilità del filo a piombo
- Queneau, Hazard e Fissile
- Roth, La controvita
- Roy, Quando arrivano le cavallette
- Saramago, L’ultimo quaderno
- Simenon, L’assassino
- Solimine, L’Italia che legge
- Tibaldi, Pratica dell’immaginazione attiva
- Tinniswood, Pirati. Avventure, scontri e razzie nel Mediterraneo del XVII secolo
- Vila-Matas, Dublinesque
- Wachtel, La logica dei roghi
- Zivkovic, Sei biblioteche
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Buona lettura con un clic su  www.tecalibri.it
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Forum sulla non autosufficienza, Bologna 9-10 novembre 2011

Forum sulla non Autosufficienza

Editoriale

Assistenza, cartella sociale, tecnologia, cure palliative: il Forum dalla A alla Z
In 9 workshop diversi fra loro ma per forza di cose collegati, tutti gli aspetti più importanti dell’assistenza all’anziano

Formazione continua degli assistenti sociali e degli assistenti sociali specialisti
Il Forum sulla non autosufficienza in merito alla tabella del regolamento FC.A.S. riconosce un credito per ogni ora fino ad un massimo di 16 crediti per la partecipazione alle due giornate

Crediti formativi ECM per la formazione in ambito sanitario
I workshop del Forum per le professioni sanitarie

I Workshop del Forum

Dallo Sportello Sociale alla Cartella socio-sanitaria informatizzata: esperienze a confronto
A cura di Softech

I grandi tabù nell’accompagnamento delle persone anziane
Il tabù della morte e della fine della vita
In collaborazione con Ansdipp – Associazione Managers del Sociale

Anziani da slegare
Affido e Domiciliarità: una proposta di legge
In collaborazione con Associazione Anziani a Casa Propria dall’Utopia alla Realtà Onlus

Ascesa, declino o evoluzione della qualità nei servizi agli anziani?
A cura di CBA Consulting

Finchè c’è il corpo c’è speranza
Il recupero della corporeità nelle dinamiche di cura
In collaborazione con UISP (Unione Italiana Sport per Tutti)
Accreditato ECM

L’Assistenza Domiciliare in Italia
In collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio

Il bilancio di salute, strumento per la qualità della cura: interventi personalizzati, integrazione e corretto uso delle risorse
In collaborazione con FISH - Federazione Italiana Superamento Handicap

La Qualificazione dei Servizi di Cura e di Assistenza alla Persona
Quali innovazioni proposte dalle politiche nazionali e regionali
A cura di Italia Lavoro

La qualità dell’integrazione sociosanitaria
Contenuti, materiali e buone prassi per una raccomandazione SIQuAS-VRQ
In collaborazione con SIQuAS-VRQ (Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria-VRQ)

Legami sociali e salute
A cura di Studio Come

Le inchieste del Forum

PUA: una Porta Unica di Accesso alla rete dei servizi Integrati per la non autosufficienza. L’esperienza di informatizzazione dell’ASL e degli ambiti territoriali di Milano 2
Il PUA on-line di Progetti di Impresa consente al cittadino di ricevere, direttamente o attraverso la mediazione di sportelli dedicati, informazioni corrette, complete ed aggiornate relative a Servizi Sociosanitari e Socioassistenziali in modo coerente ed omogeneo su tutto il territorio

Politiche di Welfare

Le persone con disabilità
Tra Convenzione Onu e strumentalizzazione sui ‘falsi invalidi’, tra promozione della vita indipendente e riduzione dei servizi. Un quadro contraddittorio, dove si allargano gli orizzonti che le persone con disabilità potrebbero toccare ma si restringono i sentieri per arrivarci

Anziani

Excite: un robot al servizio degli anziani
Il robot permette all’anziano di interagire in modo naturale, consentendo inoltre agli interlocutori esterni, familiari o caregiver, di avere una percezione dell’ambiente di vita quotidiana dell’assisitito


Segreteria Organizzativa
tel 0541/628784
fax 0541/628768
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Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”, relazione al convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo | POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

relazione al


convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”, 11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo

L’11 novembre, dalle ore 9 alle 13,30 presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Formazione in Piazzale S. Agostino 2 a Bergamo, si terra’ il convegno “OSPEDALE E TERRITORIO VERSO LA CONTINUITA’ TERAPEUTICA ED ASSISTENZIALE: tra Governance e fiducia”.

Il convegno è organizzato da Associazione Cure Palliative, Universita’ degli Studi di Bergamo, USC Cure Palliative Hospice di Bergamo e Dipartimento Interazienda  Provinciale Oncologico (DIPO).

Questo convegno si inserisce fra le iniziative della ”XII Giornata Nazionale contro la sofferenza inutile della persona inguaribile” promossa dalla Federazione Cure Palliative.

Per iscriversi compilare la scheda di iscrizione che si trova nel pieghevole allegato oppure inviare una email a segreteria@associazionecurepalliative.it

bozza del PROGRAMMA 

Ore 9,00-9,30         Saluto delle autorità

Ore 9,30-9,45         Dr. Arnaldo      Minetti, “Introduzione”                              

Ore 9,45-10,00      Prof. Ivo Lizzola, “Apertura dei lavori”

Ore 10,00-10,15     Dr. Luca Moroni, “Le cure palliative  e la legge38, l’occasione  di un welfare del territorio.”

Ore 10,15-10,45        Dr Paolo Ferrario, “Istituzioni di servizio e malattie terminali”

Ore 10,45-11,00         Dr Marco Zanchi

……….

Ore 11,00-11,15          Pausa Lavori

Ore 11,15-11,30          Prof. Roberto Labianca

…………

Ore 11,30-11,45     Dr Emilio Pozzi, “Rapporto fiduciario e gestione integrata”

Ore 11,45-12,00         Dr Antonio Brucato,  Dr Michele Fortis,  “Il progetto  SE.RE.NA nel secondo anno di attività: breve dialogo su reciproca  formazione, criticità e nuove prospettive”

Ore 12,00-12,15         Dr Simeone Liguori, “Ruolo della USC Cure Palliative nel rapporto tra Ospedale e Territorio”

Ore 12,15-12,30         Dr Marco Pesenti, “Lo spazio della domanda”

Ore 12,30-12,45          Dr Claudio Bulla, “Curare e prendersi cura del malato oncologico al termine della vita”

Ore 12,45-13,00          Dr Benigno Carrara, “Erogazione  delle cure palliative domiciliari sul territorio della Provincia di Bergamo: luci ed ombre”

Ore 13,00-13,15  Dssa Aurora Minetti,                                            Sig.ra Mariagrazia  Capello, Presentazione del nuovo Vademecum  “Orientarsi nel percorso della malattia”

Ore 13,15-13,30    Prof. Stefano Tomelleri, “Conclusioni”

RELATORI

 

Brucato Antonio – Direttore Medico della USC Medicina Interna OORR di Bergamo

Bulla Claudio – Medico di assistenza primaria

Capello Mariagrazia – …………….

Carrara Benigno – Coordinatore Sistema Cure Domiciliari ASL della provincia di Bergamo

Ferrario Paolo – Docente a contratto di politiche sociali presso l’Università di Milano Bicocca

Fortis Michele – Dirigente Medico della  USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Labianca Roberto – Direttore, Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico – DIPO

Liguori Simeone – Medico della USC Cure Palliative – Terapia del Dolore – Hospice OORR di Bergamo

Lizzola Ivo – Preside, facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Bergamo

Minetti Arnaldo – Presidente Associazione Cure Palliative – ONLUS

Minetti Aurora – Dottore di ricerca e assegnista di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo

Moroni Luca – Presidente Federazione Cure Palliative – FCP

Pesenti Marco – Psicologo, Psicoterapeura USSD Psicologia Clinica OORR Bergamo.

Pozzi Emilio – Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bergamo

Tomelleri Stefano – Docente di Sociologia Generale, Facoltà di Scienze della Formazione c/o  Università degli Studi di Bergamo

Zanchi Marco – Dottorando di ricerca c/o Università degli Studi di Bergamo


Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera

Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera
In allegato: testo Terzo Settore, nota Civico, slide Zandonai e foto
Franca Olivetti Manoukian
Entro la fine di quest’anno i nuovi enti territoriali nati dalla riforma istituzionale dovranno presentare alla Provincia i “Piani sociali di comunità”. Scade, inoltre, il 31 ottobre, quindi fra pochi giorni, il termine per individuare e trasmettere sempre alla Provincia le priorità di questi Piani di comunità. Di queste indicazioni Piazza Dante ha bisogno per poter impostare le politiche sociali (il “Piano sociale provinciale”) e le risorse da riservare al settore. Senonché i Piani sociali di comunità dovrebbero scaturire da una rilevazione dei bisogni effettuata in ogni territorio e con la collaborazione dei soggetti del Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni non profit, ecc.), coinvolti in appositi “Tavoli”. Soggetti del Terzo settore che proprio oggi, ascoltati sull’argomento dalla quarta commissione del Consiglio provinciale, hanno evidenziato i rischi di un’operazione troppo importante per concludersi in tempi così stretti.

IL TERZO SETTORE

“La pianificazione a livello di comunità sta muovendo i suoi primi passi”, ha osservato Silvano Deavi (intervento allegato) non solo a nome del Consolida di cui è presidente ma anche di numerosi altre associazioni non profit presenti alla consultazione. “Il quadro di indicazioni metodologiche e statistiche è ancora troppo poco definito. Il sistema informativo delle politiche sociali è in fase di cantierizzazione e, ad oggi, la base statistica su cui sviluppare l’analisi dei bisogni e dei servizi esistenti è deficitaria e disomogenea”.
Solo da poco diverse comunità hanno costituito i Tavoli necessari per realizzare l’analisi dei bisogni ed elaborare i Piani. Il lavoro di mappatura dei bisogni è quindi necessariamente parziale ed approssimativo. “L’utilità e la validità del lavoro realizzato fino ad oggi – ha proseguito Deavi – deve perciò considerare queste oggettive condizioni di limitatezza dei risultati a cui arriveranno le comunità. Considerazione necessaria se sulla base di tali risultati saranno formulate le decisioni in ordine al riparto delle risorse finanziarie ed organizzative da assicurare alle comunità nel 2012″.

IL COMUNE DI TRENTO

La stessa preoccupazione è emersa dall’assessore alle politiche sociali del comune di Trento, Violetta Plotegher. “La pianificazione sociale – ha avvertito – è un processo lungo che ha bisogno di essere partecipato e condiviso. Oggi non è quindi possibile per le comunità recentemente costituite definire una pianificazione sociale che tenga conto dei bisogni dei cittadini”. Per arrivarci “servono strumenti informativi comuni a tutti i territori”. Cio nonostante “Trento – ha assicurato – farà la sua parte con Aldeno, Cimone e Garniga, ma per un vero Piano sociale di comunità ci vorrebbe come minimo tutto l’anno prossimo”. Come i rappresentanti del Terzo settore anche Plotegher ha inoltre chiesto alla Provincia di garantire un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati nella fase dell’elaborazione dei regolamenti attuativi della legge 13.

L’ASSESSORE ROSSI

“In questo percorso potremo sicuramente commettere degli errori ai quali assieme si dovrà porre rimedio”, ha risposto l’assessore alle politiche sociali Ugo Rossi, anch’egli intervenuto alla consultazione. Tuttavia – ha proseguito – non possiamo permetterci di fermarci ad aspettare di avere un modello ideale. Non decidere e non mettere in campo sperimentazioni potrebbe avere un effetto ancor più dirompente in questo settore”. Tre, ha concluso Rossi, sono le linee di azione che il governo provinciale è deciso a portare avanti: valorizzare le reti sociali (famiglie associazioni volontariato) per migliorare la flessibilità e personalizzazione degli interventi (qui arrivano inevitabilmente prima il privato sociale e i cittadini); pianificare con politiche diverse rispetto al passato, abituando i territori ad individuare le priorità in una fase di risorse scarse, il che vuol dire lasciare fuori ciò che serve di meno; e infine integrare pubblico e privato, comunità locali, comuni e Provincia, sanità e sociale.

IL CONTRIBUTO DEGLI ESPERTI

L’audizione della quarta commissione presieduta da Mattia Civico (introduzione allegata) è stata una sorta di convegno (per ospitare a Palazzo Trentini tutti i partecipanti, oltre alla sala Lenzi è stata aperta e attrezzata con maxischermo anche la sala di fronte), convegno voluto per approfondire la complessa questione del rapporto tra politiche e interventi sociali a tutela dei soggetti deboli, il cui costo è andato crescendo in modo esponenziale negli ultimi decenni, e l’attuale crollo delle risorse pubbliche messe a disposizione del settore. Un po’ come cercare la quadratura del cerchio, insomma. Per capire meglio i termini del problema la commissione ha chiesto una riflessione a tre studiosi esperti nel campo di protezione sociale: Franca Olivetti Manoukian del Centro Aps di Milano; Flaviano Zandonai, sociologo di Euricse; e Fabio Folgheraiter, docente all’università cattolica di Milano.

Franca Olivetti Manoukian
Manoukian ha evidenziato come l’immagine di welfare cui siamo ancora attaccati “fa parte di un mondo che non esiste più. Non si può pensare che ogni problema umano o familiare possa avere risposta, o che – come nonostante tutto i programmi politici continuano a promettere – i disagi sociali saranno risanati fino a soddisfare tutte le aspettative di benessere e felicità individuali”. Il grave è che credere in questo welfare non è senza conseguenze: moltiplica le difficoltà e impedisce di riconoscere la vera natura dei disagi, inducendo la gente a fidarsi dei primi imbonitori che trova. Anziché parlare di welfare occorre sforzarsi di comprendere la vera natura dei problemi, che vanno riconosciuti e rappresentati “in modo convergente”. I problemi non si possono eliminare o semplificare (ad esempio medicalizzandoli): vanno gestiti”. Come? “Tutelando i diritti soggettivi delle persone, che anche quando sono anziane hanno una loro storia e dignità da rispettare pienamente. Ma questo può accadere – ha concluso Manoukian – solo costruendo legami, connessioni e sinergie”. Un approccio metodologico di questo tipo permette di risparmiare risorse.

Flaviano Zandonai (sliede allegate)
Il modo di intendere il proprio ruolo e quello degli altri soggetti attivi nel welfare che si ha nell’ente pubblico e nelle imprese sociali, è stato analizzato da Fabiano Zandonai a partire da un’indagine del 2006 e tuttavia proprio per questo libera dall’assillo dell’attuale dibattito sulla riforma istituzionale. La ricerca metteva a confronto rappresentazioni e pratiche degli addetti ai lavori negli enti locali (122 i comuni sentiti) e nelle organizzazioni non profit produttive (imprese sociali, 51 interviste). Rivelando che le amministrazioni comunali si considerano in grado di gestire in modo trasparente le risorse rispettando regole e procedure (garanzia dei diritti) e vedono nel terzo settore un interlocutore capace di leggere i bisogni e pianificare interventi più flessibili. Il non profit si considera invece in possesso di competenze superiori a quelle degli enti locali (percependosi come il “sistema esperto” nel campo del welfare). Di convergente tra pubblico e Terzo Settore vi è un approccio relativamente unitario alla qualità del welfare incentrato sulla risposta ai bisogni degli utenti caso per caso, la professionalità degli operatori (formazione), la capacità di leggere i bisogni emergenti (metodo), l’integrazione degli interventi (innovazione). In conclusione, per Zandonai, i capisaldi di un possibile nuovo welfare comunitario che vedono una sostanziale concordanza tra comuni e soggetti non profit sono: la responsabilizzazione della cittadinanza, la ricerca di risorse aggiuntive, la razionalizzare della spesa e la diversificazione della domanda.

Fabio Folgheraiter
“Quando si vuole giocare la partita del welfare con una presunzione risolutiva dei problemi sociali – ha osservato Fabio Fologheraiter – l’esito non è solo negativo in termini di risorse ma si ritorce contro gli stessi operatori dei servizi erogati”. Qual è allora l’alternativa? “In una provincia come la nostra in cui i sistemi di welfare sono ben strutturati, ragionare per standard minimi vorrebbe dire battere in ritirata, significherebbe riconoscere che il nostro welfare attuale è più ricco di quello che ci si può permettere e che occorre arretrare verso linee di confine più realistiche. Il tema dello standard minimo è stato introdotto dalle politiche liberiste per le quali bisogna lasciare al mercato la gestione dei servizi più personalizzati, la care. Si tratta allora di decidere se cedere al mercato la cura e assistenza della persona è adeguato o meno. Il Trentino – ha concluso Folgheraiter – ha nel dna della propria tradizione di welfare comunitario i propri anticorpi a questa deriva. Una tradizione di esperienze di cui non siamo sufficientemente consapevoli, che ci dicono che il welfare comunitario è una possibile via d’uscita dai guai in cui ci troviamo”. In che senso? Nel senso che “il welfare non significa più affrontare le situazioni con il ‘laser’, ma favorire nelle persone l’interesse per il proprio miglioramento, affinché questo interesse trasferisca nelle situazioni l’energia tipicamente umana indispensabile perché le cose possano migliorare. Il sistema dovrebbe concentrarsi sulle preoccupazioni consapevoli delle persone, perché si rendano conto dei loro problemi e si attivino per cercare una soluzione. Questa è una risorsa fondamentale”.

GLI AMMINISTRATORI LOCALI

Numerosi gli ospiti che hanno seguito i lavori e sono intervenuti. Tra questi ultimi l’assessore alle politiche sociali del Consiglio delle autonomie locali Sergio Menapace (intervento allegato), che ha sottolineato la necessità di una ristrutturazione del welfare a fronte del problema dei costi. Per sostenere con risorse calanti la buona qualità dei servizi nella nostra provincia, occorre acquisire la consapevolezza che serve un “riequilibrio solidale delle risorse”. Fiducioso nella capacità del Trentino di affrontare questo momento difficile si è detto l’assessore della comunità delle Giudicarie Luigi Olivieri. Le comunità già strutturate hanno già maturato una certa pianificazione sociale e la Provincia non intende tagliare ma anzi aumentare le risorse per i servizi sociali. Quanto alle norme, occorre sincronizzare meglio le prospettive della legge sul welfare (13 del 2007) e la riforma sanitaria (la 16 del 2010). Serve un federalismo amministrativo asimmetrico, perché la realtà provinciale non è tutta eguale e le politiche sociali cambiano mutare dal Primiero alle Giudicarie e al comune di Trento.

ASSOCIAZIONI NON PROFIT E UPIPA

Per il comitato esecutivo del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca), Mauro Tommasini ha identificato l’obiettivo comune da perseguire in un welfare neocomunitario. Anna Michelini della Fondazione Famiglia Materna ha messo in guardia dalle trappole che nella fase di attuazione della legge 13 potrebbero presentarsi perché “è facile scivolare magari per la fretta in scelte contraddittorie rispetto al risultato al quale si voleva arrivare. Un’attenzione particolare va posta nella capacità del regolamento attuativo di valorizzare e mettere a sistema le risorse che già ci sono: risorse finanziarie ma anche intangibili come il capitale sociale, le relazioni che non si colgono perché vige ancora il vecchio modello in cui lo Stato eroga servizi e gli altri ne usufruiscono”.
Secondo Osvaldo Filosi, presidente della cooperativa sociale Villa Maria le nuove politiche sociali si possono realizzare solo grazie alla partnership fra pubblico, privato e società civile. L’Upipa è intervenuto con Graziano Bacca (Upipa), che ha concordato sulla necessità, pensando al futuro, di passare sempre più dalla logica dei posti letto a quella dell’assistenza domiciliare. Se ne parlerà giovedì – ha preannunciato – in occasione del confronto da noi organizzato alla sala della cooperazione tra gli assessori alle politiche sociali dell’Euregio Tirolo.

LINGUAGGIO COMUNE PER COESIONE SOCIALE

La parola è poi passata ai consiglieri. Sono intervenuti

Mario Magnani del gruppo misto (“sul tema della domiciliarità può esserci l’opportunità di mobilitare il terzo settore purché questo sappia attivare nuove risorse di volontariato e non si riduca anche a causa dell’accreditamento a erogare prestazioni in termini di impresa”),

Claudio Eccher della Lista Civica (“i 4.500 posti letto delle rsa non sono in grado di soddisfare tutte le domande in attesa di risposta: occorre utilizzare strutture intermedie”),

Bruno Firmani dell’Idv (“la domande che dobbiamo porci rispetto ad un intervento pubblico nel sociale è quanto costa e se ce lo possiamo permettere. La compatibilità economica è essenziale. La sfida di un’amministrazione è garantire i servizi abbassando i costi. Bisogna affrontare i problemi con molto pragmatismo”),

Walter Viola capogruppo del Pdl (“la questione della sanitarizzazione del sociale va approfondita perché se si affronta il sociale in quest’ottica alla fine la risposta rischia di essere inadeguata. Cosa significa che il welfare comunitario deve mettere al centro il territorio? L’accreditamento è un’applicazione importante della riforma? La scadenza del 31 ottobre per la consegna delle priorità dei Piani sociali di comunità: nel terzo settore c’è affanno ma sembra che la Giunta non capisca”)

Mario Casna della Lega (“abbiamo parlato poco dei destinatari del servizio sociale. Occorrerebbe mettere in luce l’esigenza di un approccio più umano ad esempio nei confronti degli anziani”);

Sara Ferrari del Pd (“la sostenibilità economico-finanziaria è indispensabile ma non può essere l’unico faro delle nostre scelte. Giusto ridurre gli sprechi e garantire maggiore efficienza, ma quali altri fari potranno illuminarci per individuare le priorità. Serve un approccio diverso alla questione sociale che non può essere risolta solo dal punto di vista economico-finanziario”).

RISPOSTE FINALI DEGLI ESPERTI

Fabio Folgheraiter.
“Le nuove risorse su cui portare sono quelle che si reperiscono negli stessi ambiti umani nei quali si trovano i problemi. Umanità che invece tendiamo a stigmatizzare nel momento in cui lo prendiamo in cura. Questo brucia risorse e capitale umano. Noi dobbiamo pensare che quelle stesse persone che hanno problemi possono anche avere risorse energie per migliorare la loro condizione. Per questo gli operatori e i policy maker devono mettersi nell’ottica per cui le persone e le famiglie che hanno problemi, questi destinatari possono aiutare gli operatori i servizi e le organizzazioni ad aiutare le stesse persone. L’energia maggiore viene dai problemi. Dal letame – cantava De Andrè – nascono i fiori, non dai diamanti. I diamanti sono la tecnica, la soluzione clinica; il letame sono i problemi umani. Ancora: un’organizzazione del terzo settore deve destinare almeno il 50% del suo tempo a fare attivazione sociale. Un processo di welfare comunitario (come dimostrano le esperienze avviate a Milano per sostenere famiglie multiproblematiche) che inizia tempestivamente con un approccio coordinato (conferenze di famiglia) e pluridisciplinare, superando la logica degli interventi disorganici, evita l’80% degli accompagnamenti”.

Floriano Zandonai.
“Le rappresentazioni hanno conseguenze pesanti: il terzo settore non può essere considerato come un subfornitore della pubblica amministrazione perché questo abbassa la qualità dei servizi. In Trentino vi sono attuazioni e sperimentazioni di questo welfare comunitario ci sono già e andrebbero ascoltate (come nel caso dell’esperienza di pianificazione sociale del comune di Trento, o dei punti integrati d’accesso dell’associazione Andicrea per le disabilità. Occorre sforzarsi di capire cosa ci possono insegnare queste realtà, perché i dati non sono solo le statistica ma vengono anche dall’esperienza”.

Franca Olivetti Manoukian.
“Non possiamo rimuovere tutti i mali del mondo ma cercare di tutelare i diritti evitando di escludere qualcuno apriori. La coerenza economica è un dato di realtà purtroppo molto sottovalutato nel passato. Questioni di metodo.. Non si può partire dalla rilevazione dei bisogni perché la gente vuole di tutto e di più. Occorre allora muoversi con delle ipotesi su come affrontare i fenomeni e chiedere ai rappresentanti dei cittadini e alle organizzazioni sociali cosa ne pensano. Partecipazione non vuol dire chiamare tutti a raccolta per parlare insieme di un problema, ma avere un’ipotesi rispetto alla quale si sollecita a portare ragionamenti, esperienze ed istanze. Preferisco la parola progettazione al termine pianificazione, perché implica il pensiero di chi la utilizzerà. La rilevazione delle questioni richiede un forte investimento nella elaborazione e nell’interpretazione per poter restituire alle persone qualcosa di significativo e permettere loro di capire. Chi sta peggio è meno in grado di capire di che cosa ha bisogno. Esempio: adolescenti problematici: il problema non sono loro ma il fatto che siano saltate le relazioni intergenerazionali. Da qui dipendono interventi sociali diversi. Per garantire un minimo di protezione a tutti occorre muoversi in maniera dinamica. Non fare la fotografia di tutto, ma tener d’occhio quello che succede. Il capitale sociale non è statico ma può essere accresciuto o diminuito a seconda dagli interventi che si mettono in campo. Per questo è importante rivolgersi alle famiglie e riconoscere le differenze. Nelle politiche sociali è molto più facile e utile intervenire sulle situazioni di disagio più lievi perché possano uscire rapidamente dalla tutela dei servizi e diventare a loro volta risorse per il sociale aiutando ad affrontare altre situazioni più gravi. Sotto questo profilo è forte tra gli operatori sociali la resistenza ad un cambiamento.
C’è più attenzione alle realtà legislative istituzionali che alla dimensione orizzontali, alle esperienze che ci muovono sul territorio. Un nuovo approccio al sociale è possibile a partire dalle piccole esperienze.”

CONCLUSIONI

Soddisfatto del momento di studio il presidente della quarta commissione Mattia Civico. “La questione della coesione sociale – ha detto in chiusura – è strettamente legata a quella delle rappresentazioni dei problemi, vale a dire di un linguaggio comune a tutti soggetti coinvolti. Abbiamo molto bisogno di confrontarci per puntare all’obiettivo di tutti che è la coesione sociale”.

Antonio Girardi

Allegati pdf:


Diritti delle persone con disabilità complessa nell’accesso ai servizi sanitari – on line il nuovo numero di Studi Zancan (n. 4/2011)

«Se alle persone con disabilità, di tutte le età, fosse garantito un accesso adeguato ai servizi sanitari e sociosanitari probabilmente queste raccomandazioni non sarebbero necessarie».

Iniziano così le proposte cliniche e organizzative proposte dalle fondazioni Zancan e Paideia, approvate dopo una conferenza di consenso  svoltasi a Padova e pubblicate nel nuovo numero della rivista Studi Zancan (n. 4/2011), da oggi disponibile on line e attualmente in fase di stampa.

La conferenza, cui hanno partecipato numerosi esperti italiani, è stata coordinata da Maurizio Bonati, dell’Istituto Mario Negri di Milano. Il comitato di scrittura è stato coordinato da Cinzia Canali, Fondazione Zancan, e Antonella Costantino, Fondazione Irccs Ca’ Granda Policlinico Milano. 
Il documento parla di interventi previsti dai livelli essenziali di assistenza per ogni persona, ma spesso negati proprio a chi ne ha più bisogno.

Un «livello essenziale di assistenza» è garantito quando si va oltre le logiche prestazionali chiedendosi non solo «cosa» ma anche «come», «per e con chi», «con quale efficacia».

Il messaggio che il documento lancia alle regioni è l’urgenza di un’efficace erogazione dei livelli essenziali di assistenza «anche alle persone con disabilità complessa», garantendo tempi dedicati quando le persone non sono collaboranti; personale con capacità comunicative adeguate; la garanzia di un costante accompagnamento da parte dei familiari; l’utilizzo di tecnologie e sistemi di comunicazione appropriati; il supporto di volontari formati; un’attenzione particolare all’età evolutiva; la sedazione del dolore, se la difficoltà di collaborare ostacola le procedure diagnostiche e terapeutiche.


Le raccomandazioni sono state predisposte e validate perché troppo spesso vengono denunciati la frammentarietà degli interventi, le modalità di lavoro prestazionali, gli ostacoli all’ascolto e alla partecipazione attiva delle persone malate e dei loro familiari, proprio nel momento di accesso a risposte di cui hanno necessità e diritto.

Non è la prima volta che la Fondazione Zancan solleva questi problemi. Lo ha fatto ad esempio nel 2004, con la Carta etica delle professioni che operano a servizio delle persone, approvata da varie organizzazioni professionali. In questo caso il consenso è più forte, frutto di un confronto allargato, tra istituzioni e associazioni scientifiche, che hanno a cuore il problema e vogliono contribuire a risolverlo.


GOVERNO IL TESTO DELLA LETTERA AL CONSIGLIO UE – Agenzia di stampa Asca

GOVERNO IL TESTO DELLA LETTERA AL CONSIGLIO UE – Agenzia di stampa Asca.


Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani

Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani

altCrisi del tradizionale lessico con cui gli studiosi descrivono i fenomeni urbani ed esigenza di ascoltare le voci dei cittadini per recuperare il senso del vissuto delle nostre città è il filo conduttore del volume di Federico Scarpelli e di Angelo Romano Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani edito da Carocci. 


La Corte costituzionale si pronuncia sul doppio incarico sindaco-parlamentare

La Corte costituzionale si pronuncia sul doppio incarico sindaco-parlamentare

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 277/2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità dei parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20mila abitanti. 


Claudio Magris … e anche la logica non si sente troppo bene di g.giossi

Claudio Magris … e anche la logica non si sente troppo bene

 

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio.

Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto…

 

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Salone dell’editoria sociale, Terza edizione al via a Roma (28 ottobre-1 novembre)

Salone dell’editoria sociale: l’etica al centro delle cinque giornate

Terza edizione al via a Roma (28 ottobre-1 novembre). I numeri: 120 ospiti italiani e internazionali, oltre 50 conferenze e tavole rotonde, circa 70 espositori. Tra gli ospiti Zygmunt Bauman e Susan George. L’anno scorso oltre 5 mila visitatori
ROMA – “Il tema che abbiamo scelto quest’anno per il Salone dell’Editoria Sociale, cioè Etica e Responsabilità pubblica, ci sembra appropriato rispetto alla fase che stiamo vivendo. Una fase che ha bisogno non solo di interventi immediati per uscire dalla crisi ma anche di una rigenerazione della politica e delle istituzioni, possibile solo se l’etica e la responsabilità pubblica tornano al centro della loro azione e del loro lavoro”. Così Giulio Marcon, presidente di Lunaria, ha presentato il terzo Salone dell’Editoria Sociale, che si terrà a Roma dal 28 ottobre al 1 novembre, durante la conferenza stampa tenutasi presso Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma. Promotori dell’iniziativa le associazioni Gli Asini, Lunaria e la Comunità di Capodarco, l’agenzia di stampa Redattore Sociale, la rivista Lo Stranieri e le Edizioni dell’Asino.
A due giorni dal taglio del nastro della terza edizione, il Salone dell’Editoria si presenta con un ricco programma. Cinque giornate che vedranno oltre 120 ospiti italiani e internazionali, più di 50 conferenze e tavole rotonde e circa 70 espositori. Uno spazio, realizzato presso Porta Futuro, nel quartiere di Testaccio, che oltre a dar la possibilità a molti editori di proporre i propri titoli, sarà anche un momento di riflessione sul welfare italiano. “Abbiamo una politica che è deficitaria di etica e di responsabilità generale – ha aggiunto Marcon – e credo che i temi che saranno sviluppati in tanti ambiti del sociale siano non solo decisivi, ma anche declinati con proposte concrete e poi oggetto di una riflessione a lungo termine per una riforma culturale e sociale della politica”.
L’attuale edizione va a proseguire un percorso avviato negli anni scorsi che ha visto, dopo un primo esperimento, una seconda edizione ricca di contenuti e partecipata. “La prima edizione è stata una sorta di test – ha spiegato Marcon -, l’anno scorso è andata molto bene. Abbiamo avuto più di 5mila presenze, 2500 persone presenti ai dibattiti e proprio per il successo dello scorso anno abbiamo deciso di passare da tre a cinque giorni. Speriamo che vada bene quanto l’anno scorso e che addirittura ci sia un afflusso maggiore”. Un momento di riflessione, aggiunge Marcon, che però vuole distinguersi sul panorama italiano. “Quello che non vogliamo fare è il lunapark dell’editoria sociale – ha affermato -, non siamo a favore del gigantismo delle fiere, dove tutto si perde e tutto si annacqua”. Molti, infine, gli ospiti nazionali e internazionali di spicco, come Zygmunt Bauman e Susan George, il premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom, ma anche Moni Ovadia, Carlo Verdone, Ascanio Celestini, Claudio Morganti ed altri ancora.

Editoria sociale, “i titoli crescono perché c’è forte richiesta”

L’analisi di Giulio Marcon, presidente di Lunaria: “Nonostante le difficoltà, ci sono molte case editrici che svolgono questo lavoro più per missione sociale che commerciale”
ROMA – Nonostante la crisi dell’editoria, quella sociale ha visto nell’ultimo anno un’impennata nella produzione di titoli perché oggi in Italia “c’è una forte richiesta di approfondimento sui temi del sociale”. Ne è convinto Giulio Marcon, presidente di Lunaria, commentando il secondo rapporto sull’Editoria sociale presentato oggi a Roma durante la conferenza stampa di lancio del Salone dell’Editoria Sociale che aprirà il 28 ottobre presso Porta Futuro, nel quartiere Testaccio di Roma, per cinque giorni di esposizione, incontri e dibattiti. “Nonostante le difficoltà – ha aggiunto Marcon -  i titoli crescono perché c’è un interesse diffuso e c’è un’editoria che anche se non ha obiettivi di carattere commerciale continua ad avere un ruolo. Ci sono molte case editrici che hanno questa caratteristica, cioè di produrre senza avere un ritorno commerciale significativo, ma di svolgere questo lavoro più per missione sociale che commerciale”.
Gli spazi di mercato del settore sono ancora ristretti, ha spiegato Marcon a margine della conferenza stampa. “L’editoria sociale è un’editoria di nicchia – ha precisato -. Dal punto di vista del mercato sopravvive quella legata al mondo delle professioni sociali e dell’università, il resto ha grandi difficoltà. L’editoria specialistica legata ai corsi universitari ancora riesce a sostenersi, il resto è molto più in difficoltà”. E per il futuro non si vedono rivoluzioni per quel che riguarda gli aspetti prettamente commerciali, ma un continuo rispondere a nuovi bisogni. “La tendenza – ha aggiunto Marcon – è quella che vede da una parte sviluppare l’editoria sociale che approfondisce gli aspetti tecnici e specialistici dell’intervento sociale, dall’altra quella che cerca di dare una chiave di lettura sulle trasformazioni dell’oggi. C’è una domanda di senso che emerge in maniera molto accentuata anche dai titoli e che riguarda il futuro e la crisi economica”.

Oltre 470 case editrici e 8 mila riviste: l’universo dell’editoria sociale

Rapporto sull’editoria sociale. I titoli pubblicati sono 2.854, in costante crescita. Più di 55 mila i siti web di organizzazioni non profit. Le case editrici rappresntano il 18,8% del totale tra quelle attive: 2.500
ROMA – Oltre 470 case editrici, 2854 titoli sui temi sociali, oltre 8.700 riviste e più di 55mila siti web di organizzazioni non profit o di soggetti del settore che si occupano di informazione e approfondimenti su temi sociali. È questo l’universo dell’editoria sociale made in Italy fotografato dal Secondo rapporto sull’Editoria sociale in Italia presentato questa mattina a Roma durante la conferenza stampa di lancio della terza edizione del Salone dell’Editoria sociale. L’evento si svolgerà a Roma, a Porta Futuro, dal 28 ottobre al 1 novembre. Dalla ricerca emerge come sul territorio italiano siano attive ben 471 case editrici sui temi del sociale, 8 in meno rispetto al primo rapporto, su un totale di circa 2500 case editrici attive, quindi il 18,8% del totale tra quelle attive.
Nonostante il numero costante di editori cresce a vista d’occhio il numero delle pubblicazioni. Sono 2854 i titoli pubblicati e rilevati dal rapporto, che segnano un incremento del 78,8% rispetto allo scorso anno quando se ne contavano 1596, su un totale di oltre 63mila titoli censiti dall’Aie. Tra i temi maggiormente trattati dalle diverse pubblicazioni la cultura e lo sport (36,5%), l’intervento sociale (34,6%), pace e solidarietà internazionale (26,7%), welfare (22,2%), salute (21%), ambiente (18,9%), globalizzazione ed economia solidale (16,7%), diritti civili (16,5%), donne (15,5%), scuola (15,3%), beni culturali (13,8%), lavoro (9,5%) e turismo responsabile (7,6%). Delle 471 case editrici monitorate, inoltre, ben 104 pubblicano anche e-book.
Le riviste, invece, fanno registrare ben 28 milioni di copie per 8.700 pubblicazioni a fronte di 221mila organizzazioni coinvolte (dati Istat 2000). Tra i temi trattati nei periodici maggiore risalto ai temi del welfare, scuola, cooperazione e intervento sociale. Tra le riviste, il 55% sono quelle cartacee, online il 24% e in entrambe le forme il 21%. Altro dato interessate è che le riviste delle organizzazioni non profit non sono registrate nel 72,2% dei casi, relegando le stesse pubblicazioni ad una circolazione informale, mentre quelle registrate rappresentano il 27,8%. Tra le riviste, inoltre, quelle pubblicate da case editrici sono 114. Gratis, infine, il 35% delle riviste periodiche. In tempo di crisi, sottolinea il rapporto, il mondo dell’editoria sociale punta molto sull’accesso libero alle informazioni: secondo lo studio, infatti, sono oltre 55mila i siti internet delle organizzazioni non profit che si occupano di fornire notizie e approfondimenti sul sociale.


Michele Brambilla sulla riforma delle pensioni, in La Stampa 25 ottobre 2011

L’assist di Bruxelles al senatur
MICHELE BRAMBILLA
Il governo Berlusconi è stato dato per morto talmente tante volte che ormai viene da pensare che sia immortale. Magari in perenne agonia, ma immortale. Adesso, a una sola settimana dal voto di fiducia, è di nuovo in rianimazione. Ce la farà?

Non lo sappiamo. Ma questa volta pare si sia infilato in un pertugio senza vie d’uscita. Perfino il solito arruolamento di parlamentari dell’ultima ora sarebbe inutile.

C’è da superare una difficoltà ben più grave dei numeri alla Camera: l’appoggio della Lega a una riforma, quella delle pensioni, che l’Europa ha posto come condizione ineludibile.

Il problema è che anche Bossi considera le pensioni una condizione ineludibile: nel senso esattamente opposto, però, a quello richiesto dall’Europa. Su questo punto, il senatur pare non abbia alcuna intenzione di cedere. Ora, è vero che la Lega ci ha abituati a talmente tante retromarce – sulle aliquote Irpef, sul trasferimento dei ministeri, sulla guerra in Libia – che non ci sarebbe più da stupirsi di nulla. Però sulle pensioni è lecito pensare che non voglia fare retromarcia. Anzi, non possa.

Almeno per tre motivi. Primo: Bossi e i suoi ci hanno messo fin troppo la faccia, giurando sul «no» all’innalzamento dell’età pensionabile. Secondo: il 65 per cento delle pensioni di anzianità è al Nord e la Lega, andando a colpire i pensionati, andrebbe a svuotare il proprio bacino elettorale. Poi c’è il terzo motivo, che forse è quello determinante. Bossi sa che, se anche questa volta abbassa il capo «per non tradire l’amico Silvio», rischia di vedersi scappare di mano tutto il partito.

Per capirci: il grosso problema di queste ore di Berlusconi è che mai le sue difficoltà avevano coinciso così tanto con quelle di Bossi, cioè del suo più fedele alleato. Perché Bossi è in difficoltà? Perché la sua base gli chiede, con forza, di staccare la spina, di non trascinare il partito nel gorgo in cui rischia di sprofondare Berlusconi; gli chiede di tornare puri intrepidi e solitari come ai bei tempi. E vede, come possibile realizzatore di questo sogno, non più lui, il pur sempre amato ma ormai vecchio capo: bensì Roberto Maroni.

Tutto questo cova sotto la cenere da un pezzo. Però Bossi, per quanto possa sembrare incredibile, non se ne accorgeva. La ristretta cerchia che lo marca a uomo l’aveva convinto che certe voci erano le solite balle dei giornalisti. Ma c’è stato un momento, nei giorni scorsi, in cui è cambiato tutto: quando Bossi s’è visto contestare nella sua Varese. C’è un filmato, che il «Corriere della Sera» ha scovato e messo sul Web, in cui si vede un Bossi esterrefatto di fronte alle proteste dei delegati varesini per l’imposizione del nuovo segretario provinciale, di fronte alle grida «Vo-to vo-to» e «Bo-bo Bo-bo». Esterrefatto. Mai Bossi aveva assistito a una scena del genere, e mai aveva immaginato di potervi assistere.

Da quel momento, il senatur non è stato più lui. Non s’era mai visto infatti un Bossi così remissivo com’è stato qualche giorno dopo quando Flavio Tosi, uno dei principali dissidenti interni, ha detto che la Lega deve abbandonare Berlusconi. Prima Bossi ha reagito alla vecchia maniera, mostrando a Tosi il medio, dandogli dello stronzo e annunciandogli l’espulsione; ma poi, appena ventiquattro ore dopo, è dovuto passare dal bastone alla carota perché ha capito che come Tosi la pensa la stragrande maggioranza dei leghisti.

Paradossalmente l’ultimatum dell’Europa è ora un prezioso assist per Bossi. Il quale ha infatti la possibilità di staccare la spina su un tema, le pensioni, che è sempre stato suo; insomma senza dare l’impressione di aver ceduto alle pressioni dei «maroniani». Di fatto, Bossi ora può gestire lo strappo invocato da Maroni invocandone la paternità, e guadagnandosi di nuovo la standing ovation del popolo padano. Per quanto possa sembrare strano, sarebbe una soluzione gradita anche a Maroni, che otterrebbe ciò che vuole senza far la parte di chi fa le scarpe al vecchio amico e vecchio capo.

Questi i fatti. Poi, può darsi che Bossi accetti un compromesso sulle pensioni. Ma un compromesso non darebbe soddisfazione né al popolo leghista, né all’Europa. Ecco perché, nonostante tutto possa ancora succedere, la crisi di queste ore sembra davvero la più grave per Berlusconi e il suo governo.


Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione – Anni 2010-2011, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011

MINISTERO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione – Anni 2010-2011
Relazione e monitoraggio sui permessi sindacali (All. 1)
Rilevazione sulle aspettative e permessi per funzioni pubbliche elettive (All. 2)
Valutazione e trasparenza: I° monitoraggio sull’attuazione del d.lgs.150/2009 nella amministrazioni centrali e regionali (All.3)

DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011

DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI
Enti locali e territoriali che hanno comunicato i dati relativi all’indebitamento ai sensi di quanto disposto dall’art. 1 – del Decreto 01/12/2003 n. 389
Enti Adempienti Unioni di Comuni al 30.09.2011
Enti Adempienti Comuni Capoluogo al 30.09.2011
Enti Adempienti Comuni Non Capoluogo al 30.09.2011
Enti Adempienti Comunità Montane al 30.09.2011
Enti Adempienti Province al 30.09.2011
Enti Adempienti Regioni al 30.09.2011
 
report
Report 1 – Indebitamento Enti Locali e Territoriali al netto del carico Stato al 30.09.2011
Report 2 – Indebitamento degli Enti Locali per abitante al 30.09.2011

Lo spirito del Welfare: le matrici religiose dei welfare in Europa 11 Novembre 2011 – ore 9.00/18.00 Aula dei Poeti, Facoltà di Sociologia Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Strada Maggiore 45, Bologna

Lo spirito del Welfare:
le matrici religiose dei welfare in Europa
11 Novembre 2011  -  ore  9.00/18.00
Aula dei Poeti, Facoltà di Sociologia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Strada Maggiore 45, Bologna

 

Recenti ricerche sostengono che le diverse tradizioni religiose degli stati-nazione europei hanno influenzato lo sviluppo dei sistemi nazionali di welfare.

 

L’obiettivo di questo convegno, organizzato da Social Economy and Civil Society IRT - Università di Bologna, è discutere queste tesi e verificare:

  • se e come possano essere “dimostrate”, utilizzando le metodologie delle scienze storiche, politiche e sociologiche
  • quali siano le condizioni economiche, sociali, politiche che hanno facilitato, attenuato oppure ostacolato l’influenza delle tradizioni religiose sul modello di welfare state
  • se anche nel caso dei welfare state si possa sostenere una path dependece, per cui, al di là del processo di secolarizzazione e di laicizzazione dello stato, l’influenza del fattore religioso continui a condizionare le scelte di cambiamento/rifondazione dei sistemi nazionali di welfare 

Parteciperanno:

Stefan Leibold, Westfälische Wilhelms-Universität, Germany
Paul Dekker, The Netherlands Institute for Social Research
Birgit Pfau-Effinger, University of Hamburg, Germany
Edoardo Bressan, Università di Macerata
Gianni Silei, Università degli Studi di Siena
Fabio Giusberti, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bologna
Giulio Ecchia, Preside della Facoltà di Economia — Università di Bologna, Sede di Forlì
Ivo Colozzi, Università di Bologna
Vera Negri Zamagni, Università di Bologna
Pierpaolo Donati, Università di Bologna
Riccardo Prandini, Università di Bologna
Andrea Bassi, Università di Bologna

 

Per maggiori informazioni e per registrarsi online:  www.secs.unibo.it/SpiritWelfare


SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Social Economy and Civil Society IRT
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
secsirt@unibo.it
Tel. 051 20 98601/99312
www.secs.unibo.it


Un libro a Milano, III Salone della piccola e media Editoria Indipendente, SuperstudioPiù, Via Tortona 27, 25-26-27 novembre 2011. Saperi e sapori del mondo

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1a Conferenza Nazionale PD per le politiche educative 0-6 anni Domenica 20 Novembre 2011 Lingotto Fiere – TORINO Roma, 24 Ottobre 2011

1a Conferenza Nazionale PD per
le politiche educative 0-6 anni
Domenica 20 Novembre 2011
Lingotto Fiere – TORINO

Roma, 24 Ottobre 2011

Carissimo/a,
Domenica 20 Novembre al Lingotto di Torino, nella Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, si svolgerà la prima Conferenza Nazionale del PD per le politiche educative 0-6 anni.
Siamo convinti che solo un grande investimento sulla prima infanzia possa aiutare le giovani generazioni a recuperare gli svantaggi di partenza, offrendo pari opportunità a tutti e a tutte. Vogliamo una scuola che sappia praticare l’incontro tra le culture e l’inclusione sociale e che rappresenti la spina dorsale di un percorso per garantire ai bambini, agli adolescenti, ai giovani un pieno diritto di cittadinanza. 
Dobbiamo contrastare le politiche del Governo, che tagliando i bilanci degli Enti Locali e ponendo vincoli sempre più stringenti con il Patto di Stabilità interno, mettono a serio rischio la sostenibilità delle politiche educative per la prima infanzia e nulla fanno per estendere le risposte ai bisogni dei bambini, delle bambine e delle loro famiglie. 
Vogliamo rilanciare l’educazione 0-6, perché fornire servizi di buona qualità educativa è la risposta giusta per creare benessere e sviluppo integrale di ogni bambino, per sostenere la genitorialità, per favorire l’occupazione femminile e la conciliazione tra tempi di vita e lavoro.
La Conferenza dopo l’apertura plenaria, si organizzerà in due gruppi di lavoro: “Definizione dei Livelli Essenziali dei Servizi” e “Servizi educativi per l’Infanzia e modelli di Governance pubblica“, per poi tornare alla discussione plenaria dei documenti. 
Per questo, per arrivare pronti a questo appuntamento, ti chiedo di convocare un incontro territoriale di confronto aperto con amministratori locali, educatori e associazioni, arrivando alla definizione di un contributo della tua realtà territoriale da portare alla Conferenza.

Allego alla presente un primo documento nazionale che può essere la base della Vostra discussione.


Rai 5 – Programma – TED Talks

Dal 24 settembre i TED Talks arrivano in TV, in esclusiva su Rai 5,con un format di mezz’ora che andrà in onda ogni sabato alle 17.00.

TED è l’acronimo di “Technology Entertainment Design“, ma cos’è esattamente il TED?

Il claim degli eventi TED è “Ideas Worth Spreading“, ovvero le idee diffondono valore. I TED sono conferenze che hanno come obbiettivo l’incontro tra le menti e le idee più stupefacenti e innovative del pensiero globale.

Astronomi, scrittori, architetti, designer, politici, scienziati, medici, ingegneri, musicisti, ognuno espone il proprio pensiero per poi renderlo patrimonio globale in presentazioni e performance della durata di circa 18 minuti.

Giusto per fare alcuni esempi, hanno fatto il loro storico intervento al TED personaggi come Bill Clinton, Al Gore, Jane Goodall, Bill Gates, Isabelle Allende, Jeff Bezos (mr. Amazon), Bono Vox, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales e i co-fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. Ma anche personaggi meno noti e altrettanto innovatori, quali Iqbal Quadir che dirige il Programma per l’imprenditoria nei Paesi in via di sviluppo al MIT, oppure Martin Rees, astronomo, che si interroga sulla fine del mondo!

Grazie alla collaborazione con European Broadcasting Union (EBU), RAI è tra le prime 10 emittenti al mondoa sottoscrivere il progetto “TED Open TV“.

TED Talks sono stati tradotti grazie al programma “TED Open Translation” in più di 80 lingue tra cui anche l’Italiano. Ogni Talk su TED.com è quindi disponibile in lingua originale e sottotitolata; 973 di questi, anche in lingua Italiana.

I Talks fino ad oggi hanno trovato la loro naturale visibilità su web, ma con la volontà di fare quanto possibile perché le idee, le menti e la  “filosofia” dei TED possano avvicinarsi ad un pubblico sempre più vasto, Rai 5 ha scelto di proporre una selezione di TED Talks, trasmessi con una traduzione simultanea in Italiano.

La selezione dei Ted Talks che verranno proposti nei prossimi mesi rappresenta una vasta gamma di argomenti, a volte tecnologici, altre emozionanti ed al contempo illuminanti; insomma ognuno potrà trovare nei TED il suo Talk preferito.

 

 

Le voci italiane dei TED TALKS sono: LIVIO BESHIR – EMANUELA FARAGLIA

da Rai 5 – Programma – TED Talks.


Consulta – Incompatibile carica parlamentare-sindaco

Consulta – Incompatibile carica parlamentare-sindaco
Niente piu’ doppio incarico per i parlamentari-sindaci. La Corte Costituzionale, decidendo sul caso Stancanelli, senatore del Pdl e sindaco di Catania, ha bocciato la legge n.60 del 1953 nella parte in cui non prevede l’incomapatibilita’ tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un comune con piu’ di 20mila abitanti.
A sollevare la questione dinanzi alla Consulta e’ stato il Tribunale civile di Catania, al quale…[segue]

Il nuovo testo unico in materia di apprendistato, Decreto Legislativo 14 settembre 2011, n. 167 (G.U. n. 236 del 10 ottobre 2011)

Il nuovo testo unico in materia di apprendistato

 

 

Decreto Legislativo 14 settembre 2011, n. 167 (G.U. n. 236 del 10 ottobre 2011)

di Massimo Rusconi

 

 

Il 10 ottobre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Testo Unico sull’apprendistato (d.lgs. 167/2011, che entrerà in vigore il 25 ottobre), al termine di un lungo e partecipato confronto del Governo con le regioni (mediante la Conferenza Permanente Stato-Regioni) e le più importanti Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, dando così attuazione alla delega per la riforma dell’apprendistato originariamente contenuta nella finanziaria del 2007 e poi ribadita nella legge 183/2010 (“Collegato Lavoro”).

In primo luogo, non può che valutarsi positivamente l’effettivo coinvolgimento delle regioni e delle parti sociali nella redazione del testo definitivo, nel quale sono state in gran parte accolte le istanze dei sindacati (ed in particolare della CGIL) di correzione dello schema di decreto legislativo licenziato dal Consiglio dei Ministri il 5 maggio scorso, che aveva suscitato diverse perplessità già nei primi commentatori.

Vediamo più nel dettaglio il nuovo testo di legge, che si pone come la più importante e organica riforma di una materia su cui il legislatore è intervenuto ben 6 volte solo negli ultimi 9 anni.


ICARO – sistema informativo: La gestione integrata dei servizi sociali e socio – sanitari –

ICARO
ICARO è il sistema informativo creato per supportare gli Enti Locali e le Aziende Sanitarie nella gestione integrata dei Servizi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari in Rete di un territorio. Consente di operare nella massima sicurezza, nel rispetto della privacy e a supporto dei processi organizzativi legati all’attività di assistenza a persone o a famiglie che si trovano in uno stato di bisogno e/o che devono essere assistite
a domicilio.Tutti gli Enti del territorio, attraverso gli Sportelli Socio-Sanitari Integrati o Punti Unici di Accesso (PUA), possono entrare a far parte di una rete integrata dei servizi che consente a tutti gli operatori ed utenti di accedere, realizzando quindi un sistema aperto e sicuro improntato, alla collaborazione ed allo scambio di dati, di servizi e di esperienze. 
ICARO
ICARO offre una gestione completa del processo assistenziale dalla “presa in carico” all’analisi e gestione delle prestazioni sia di carattere Sociale che Socio-Sanitario con particolare attenzione all’Assistenza Domiciliare.Comprende oltre alla gestione delle erogazioni sociali anche la gestione dei servizi medici, paramedici, forniti ai pazienti presso il loro domicilio a seguito di “dimissioni protette ospedaliere” o di richiesta dei MMG (Medici di Medicina Generale) con particolare riferimento ad anziani, a disabili, a patologie psichiatriche stabilizzate, dipendenze ecc.Realizza, così, una infrastruttura di Comunicazione e di Gestione atta a porre in relazione:

  1. l’utente col Servizio Socio-Sanitario
  2. i nodi della rete dei Servizi: Comune, Distretti, Ambiti, Asl, Terzo Settore, Ospedali, ecc..
  3. gli Organi istituzionali: Distretto, Osservatorio Provinciale, Regione, Ministero

 

ICARO

ICARO è una piattaforma applicativa parametrizzabile che permette il completo adeguamento del software alle principali esigenze dell’Ente (Azienda Sanitaria Locale, Comune, Unione Comunale, Ente Erogatore ecc.) al fine di gestire correttamente i livelli di accesso e sicurezza adeguando la gestione dei servizi alle effettive esigenze.

I principali moduli di ICARO sono:

  • Portale di accesso ai servizi territoriali
  • Sportello Sociale-Sanitario o Punto Unico di Accesso (PUA)
  • Gestione dei servizi sociali per Anziani, Minori, Aree del disagio e disabilità, Adulti in difficoltà ecc.
  • Gestione dell’Assistenza Domiciliare Socio-Sanitaria (ADI, ADP, ADR, SAD, ecc.)
  • Cartella sociale e socio-sanitaria integrabile all’Anagrafe del Comune o della Asl
  • Gestione dei documenti che corredano il percorso dell’Assistito e loro protocollazione
  • Valutazione Multidimensionale e generazione del Piano di Assistenza Individuale (PAI)
  • Gestione delle relazioni e degli eventi fra gli Attori della Rete Socio-Sanitaria
  • Gestione dell’agenda dell’operatore (individuale o condivisa)
  • Gestione dei controlli della qualità del sistema
  • Bollettazione e Fatturazione Enti Erogatori e MMG, Pagamenti ecc.
  • Gestione Budget, Reportistica
  • Gestione dei debiti informativi nei confronti di Enti esterni (Regione, Ministero, Provincia, ecc.).
PER MAGGIORI INFORMAZIONI CLICCA QUI
CEDAF CEDAF S.r.l.
Tel. 0543 727011 – Fax 0543 727401
e-mail: cedaf@cedaf.it – www.cedaf.it

Nuovi modelli di capitalismo per crescere, di Aldo Bonomi, in Il Sole 24 Ore


Il redditometro chiede aiuto a Unico, di Marco Mobili e Giovanni Parente, in Il Sole 24 ore

 

 

 


Dieci proposte (a costo 0) per dare una scossa al paese, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, Corriere della sera 24 ottobre 2011


CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma

CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio

i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione

 

Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI

Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma

 

Saranno presenti:

Sua Ecc.za Mons. Enrico dal Covolo – Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense

On.le Patrizia Prestipino – Assessore alla Provincia di Roma per le Politiche Giovanili

Cristiana Capotondi – Attrice

Fausto Brizzi – Regista e sceneggiatore

Modera l’incontro Paolo Rodari – Vaticanista de “il Foglio” 

 Sarà presente l’Autore

 

 

 

Ufficio Stampa

 

 

          cid:image001.jpg@01CAEABE.1D839950

 

Fondazione Ente dello Spettacolo

Via Giuseppe Palombini, 6 – 00165 Roma

T: +39 06 96519200 - Fax +39 06 96519220

ufficiostampa@entespettacolo.org

                                         www.entespettacolo.org      www.tertiomillenniofilmfest.org
www.cinematografo.it           www.cineconomy.com


N. NUGENT, Organizzazione politica europea

N. NUGENT

Organizzazione politica europea

Istituzioni e attori


Collana “Manuali”

pp. 296, € 26,00
978-88-15-23283-0
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 20/10/2011

Copertina 23283



Il volume illustra in modo chiaro ed esaustivo attori e architettura istituzionale dell’Unione europea, alla luce delle più recenti vicende comunitarie e dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Indice: Premessa. – I. La Commissione. – II. Il Consiglio dei ministri. – III. Il Consiglio europeo. – IV. Il Parlamento europeo. – V. Il diritto dell’Unione, la Corte di giustizia e il Tribunale. – VI. Altri attori e istituzioni. – VII. I gruppi di interesse. – VIII. Gli stati membri. – Sigle. – Cronologia. – Fonti. – Riferimenti bibliografici.

Neill Nugent è docente di Scienza politica e Jean Monnet Professor of European Integration nella Manchester Metropolitan University. Tra i suoi libri: “At the Heart of the Union” (2000).

 


da Volumi – N. NUGENT, Organizzazione politica europea.


C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di), Il pensiero politico contemporaneo

C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di)

Il pensiero politico contemporaneo

Il Novecento e l’età globale

Collana “Manuali”

pp. 304, € 25,00
978-88-15-23234-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23234


Questo volume introduce il lettore alla politica del XX secolo e alla riflessione filosofica su di essa: dal formarsi delle principali ideologie (nazionalismo, socialismo, liberalismo, cattolicesimo democratico, fascismo e comunismo), alla tragedia dei totalitarismi, alla “rinascita” della democrazia nel secondo dopoguerra, dalla crisi dello Stato sociale ai processi di decolonizzazione e all’affermarsi del capitalismo su scala planetaria, fino alle questioni odierne poste dalla crisi di tale modello e dai processi di globalizzazione.

Indice: Introduzione. – Parte prima: Le ideologie e le trasformazioni della politica. – I. La crisi dell’ordine politico moderno. – II. I teorici delle élite. – III. Il marxismo: 1900-1920. – IV. I nazionalismi europei. – V. Liberalismo e pensiero democratico. – VI. I totalitarismi. – Parte seconda: Filosofia e politica. – VII. Il pensiero dialettico. – VIII. I pensatori della crisi e le critiche della modernità. – Parte terza: Il secondo dopoguerra. – IX. La democrazia realizzata. – X. Le sfide della politica. – XI. L’età globale e le sue crisi. – Nota bibliografica. – Indice dei nomi.

Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha pubblicato fra l’altro: “Genealogia della politica” (nuova ed. 2010), “Lo sguardo di Giano” (2008), “L’umanità multiculturale” (2008); ha curato “I grandi testi del pensiero politico. Antologia” (II ed. 2011) e il “Manuale di storia del pensiero politico” (III ed. 2011). Edoardo Greblo insegna nelle scuole superiori a Trieste. Per il Mulino ha pubblicato “Democrazia” (2000) e “A misura del mondo” (2004). Sandro Mezzadra insegna Studi coloniali e postcoloniali e Le frontiere della cittadinanza nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha pubblicato “La costituzione del sociale. Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preuss” (1999) e ha curato il volume di W.E.B. Du Bois “Sulla linea del colore” (2010).

 

da Volumi – C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di), Il pensiero politico contemporaneo.


M. COTTA, L. VERZICHELLI, Il sistema politico italiano

M. COTTA, L. VERZICHELLI

Il sistema politico italiano

Collana “Manuali”

pp. 304, € 27,00
978-88-15-23247-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione corredata da sito web

Copertina 23247


Il manuale fornisce un panorama completo del sistema politico italiano. Dopo aver fissato alcuni concetti fondamentali (sistema politico, attori del sistema politico, studio comparato dei sistemi politici), gli autori ricostruiscono le vicende del nostro sistema politico – caratteri, trasformazioni storiche, configurazioni istituzionali – dando conto dei mutamenti che lo hanno attraversato soprattutto negli ultimi decenni, e delle interpretazioni che sono state avanzate circa la loro natura e le loro conseguenze.

All’indirizzo www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice: Premessa. – I. Il sistema politico. Cos’è e come studiarlo. – II. Il sistema politico italiano. – III. Il sistema dei partiti. Dal pluripartitismo polarizzato all’alternanza bipolare. – IV. Elezioni, culture politiche e comportamento elettorale. – V. L’esecutivo. Da governi deboli e instabili a governi più forti e durevoli. – VI. Parlamento e parlamentarismo tra Prima e Seconda Repubblica. – VII. Regioni e governo locale. Un lungo viaggio verso il federalismo? – VIII. La pubblica amministrazione. Dall’immobilismo alla riforma permanente. – IX. Le istituzioni dello stato di diritto. Poteri neutrali e conflitto con la politica. – X. Il cambiamento del sistema politico italiano. Le interpretazioni. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Maurizio Cotta insegna Scienza politica e Politica comparata nell’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino ricordiamo “Scienza politica” (con D. della Porta e L. Morlino, nuova ed. 2008). Luca Verzichelli insegna Analisi delle politiche pubbliche e Sistema politico italiano nell’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro “Il Parlamento” (con C. De Micheli, 2004) e “Vivere di politica. Come (non) cambiano le carriere politiche in Italia” (2010).

 

 

da Volumi – M. COTTA, L. VERZICHELLI, Il sistema politico italiano.


C. SCHMITT, Sul Leviatano

C. SCHMITT

Sul Leviatano

Collana “Saggi”

pp. 196, € 18,00
978-88-15-23364-6
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 20/10/2011

Note: Traduzione e introduzione di Carlo Galli

Copertina 23364


Nella incessante ricerca sul “politico”, sullo Stato e sulle sue contraddittorie ragioni condotta da Carl Schmitt, un momento fondamentale è costituito dal confronto con Hobbes e con la celebre immagine del Leviatano. Mito, macchina, mostro fantastico, persona sovrana: questa figura complessa e ambigua viene qui riletta in una chiave non solo razionalistica e politica ma anche culturale e teologica. Un faccia a faccia sulla razionalità e l’irrazionalità dello Stato moderno, dalle sue origini barocche alla sua drammatica crisi novecentesca.

Carl Schmitt (1888-1985) ha insegnato in varie università tedesche, prima di diventare professore all’Università di Berlino nel 1933. Ritiratosi a vita privata alla fine della seconda guerra mondiale, continuò a lavorare e a pubblicare nel campo del diritto internazionale. Fra le molte opere tradotte in italiano ricordiamo, pubblicate dal Mulino, “Amleto o Ecuba” (1983), “Le categorie del ‘politico’” (1972, ultima ed. 1998) e “Cattolicesimo romano e forma politica” (2010).

 

da Volumi – C. SCHMITT, Sul Leviatano.


Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Programma integra

8 legislazioni e procedure messe a confronto sul tema del ricongiungimento familiare per conoscere quali siano le differenti caratteristiche dei richiedenti richieste, i familiari autorizzati, la procedura prevista, la struttura competente e i mezzi di ricorso amministrativo. Lo ha fatto una ricerca della Ital Nazionale presentata al convegno “Ricongiungere l’integrazione” che si è svolto a Roma il 19 ottobre scorso.

L’analisi comparativa ha interessato Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Romania, Svizzera e Regno Unito ed è stata condotta tramite interviste a un campione di 120 immigrati.

Sono emerse sostanziali differenze, a cominciare dal fatto che in Gran Bretagna, Spagna, Belgio e Germania viene riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare anche ai partner conviventi non coniugati, e che solamente in Gran Bretagna, il ricongiungimento è consentito, seppur con particolari condizioni anche a fratelli, sorelle, zii e nonni.

Per quanto riguarda i requisiti da soddisfare per ottenere il ricongiungimento dei familiari, gli stranieri extracomunitari residenti in Francia e Germania, devono dimostrare di aver raggiunto un certo grado di integrazione. In Germania, Spagna, Belgio, Romania viene loro richiesto inoltre il possesso di un’assicurazione sanitaria, cosa che in Italia riguarda solo i genitori di età superiore ai sessantacinque anni.

Gli uffici per l‘immigrazione svizzeri e tedeschi hanno mostrato maggior rapidità nel rilasciare l’autorizzazione al ricongiungimento rispetto a quelli degli altri paesi europei presi in considerazione. Una media di tre mesi contro nove effettivi.

da Programma integra – Ricongiungimento familiare: una ricerca sulle leggi nazionali che lo regolano – Attualità – News.


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