Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

 

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Sacrifici, segnali d’amore di ENZO BIANCHI da La Stampa del 11 dicembre 2011

Da anni, su queste colonne mi è parso doveroso e responsabile denunciare l’imbarbarimento e la crisi verso la quale andava la nostra società, dapprima a piccoli, poi a grandi passi. Nel frattempo è sopraggiunta la «crisi» economica – prima sottovalutata, poi tenuta nascosta o negata, infine esplosa in tutta la sua pesantezza – che però si è scoperta essere anche crisi etica, culturale. Il salmo 49, con la sua sapienza accumulata nei secoli, sottolinea come «l’uomo nel benessere non capisce, è come un animale…».

Solo ora ci stiamo incamminando verso la presa di coscienza che non è più possibile proseguire sulla strada percorsa nell’ultimo ventennio, che la mancanza di eguaglianza e di giustizia rende la nostra vita – che resta sempre «vita comune», non foss’altro perché vissuta su una stessa terra – più difficile, meno sicura, più conflittuale, più barbara. Ci stiamo rendendo conto che il vivere con il mito idolatrico del «tutto e subito», del «tutto ciò che è tecnicamente possibile va fatto» non ci garantisce un futuro buono, che il pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui impoverisce la terra e fa aumentare il deserto, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una «eredità» nel vero e nobile senso del termine.

Tuttavia oggi ci sembra di poter dire con convinzione, anche se senza alzare la voce, che si intravedono segni di speranza. Una speranza sostenuta da nuovi governanti che danno segni di voler essere «politici» nel vero senso della parola: uomini e donne al servizio della polis, della società con lo stile di chi, consapevole della sua responsabilità, non ostenta, non vuole apparire e cerca di parlare con parresia, con franchezza e sincerità, perseguendo il bene comune.

È in questo contesto che, nella comunicazione viva e fatta con tutta la sua persona da parte del ministro del Lavoro, abbiamo colto la verità della parola «sacrificio»: una commozione che ben ne ha mostrato la fatica, il costo, la necessità e la verità. Da tempo, per lo meno nel mondo occidentale, «sacrificio» non ha più l’accezione legata alla sua etimologia di impronta religiosa: «sacrum facere», «rendere sacro» un oggetto o una realtà spostandola dalla dimensione profana a quella appartenente al divino attraverso un rito o un insieme di gesti che arrivavano fino all’offerta – «sacrificale», appunto – di una vittima per ingraziarsi gli dèi o placarne l’ira. Il «capro espiatorio», così finemente analizzato anche nella sua dimensione fondativa di una cultura, ha lasciato il posto a «sacrifici» meno cruenti ma più quotidiani, legati comunque alla faticosa ricerca di una vita «migliore».

Così la mia generazione, cresciuta in un’epoca ancora di cristianità, è stata educata umanamente e cristianamente a «fare sacrifici»: privarci di alcune cose, rinunciare ad altre, accontentarci di quello che c’era… Del resto, negli anni dell’immediato dopoguerra, in cui molti vivevano in condizione di fame e miseria, «fare sacrifici» per molti non era un’opzione, ma la condizione toccata loro in sorte. Ma quell’invito ossessionante alla privazione, sovente svuotato di ogni motivazione e slegato dalla possibilità di vederne i frutti, creò di fatto una reazione di rigetto: nessuno volle più sentir parlare di sacrifici, né tanto meno continuare a farli, soprattutto nell’ora del boom economico.

In questo senso la mia generazione ha una responsabilità nella mancata trasmissione alle generazioni successive del valore del sacrificio. E oggi, incapaci come siamo stati di comunicare la valenza umanizzante dello sforzo e della rinuncia, ci ritroviamo tutti in una cultura impossibilitata a intravedere un orizzonte di bene comune e di speranza, abbiamo assistito al rarefarsi di persone pronte a dedicare tempo, mezzi, energie, beni per una maggiore umanizzazione, per la crescita di una convivenza pacifica, per l’affermazione di valori e principi degni dell’uomo o, ancor più semplicemente, per preparare un futuro migliore per i propri figli. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, astenersi da una possibilità in vista di un bene più grande che, se è tale, riguarda tutti, concerne la communitas e non il mio interesse personale. Spendere le proprie energie, fino al gesto estremo di sacrificare la vita stessa è possibile e doveroso se con quel sacrificio si ottiene giustizia, pace, libertà: quanti uomini e donne nella storia hanno sacrificato tempo, risorse, affetti per la realizzazione di ideali e per sconfiggere l’ingiustizia a beneficio di tutti.

Ma riscoprire il significato fecondo del sacrificio richiede un discernimento su azioni e comportamenti che da tempo abbiamo rinunciato a esercitare, assumendo senza alcuna criticità quello che il consumo, il mercato e la propaganda ci presentavano come stile di vita «normale». Così non sappiamo più distinguere tra necessario e superfluo, né riusciamo a mettere ordine nel nostro universo mentale e comportamentale tra bisogni, desideri, voglie, sogni e capricci. Si è come smarrita ogni scala di priorità: tutto pare sullo stesso piano, perché tutto attiene in positivo o in negativo al suo impatto sulle nostre sensazioni immediate. Noi abbiamo smarrito il senso della communitas tra contemporanei come di quella che ci lega con responsabilità alle generazioni future: vogliamo leggere, definire, vivere e consumare il nostro orizzonte limitandolo a un «io» narcisistico e prepotente o a un «noi» ristretto e fissato dal nostro vantaggio e non dalla realtà della polis.

Credo che questo smarrimento culturale ed etico abbia profondamente a che fare con l’affievolirsi del «senso» attribuibile ai «sacrifici»: se non ci sono principi condivisi, se non c’è un fine superiore alla momentanea soddisfazione personale, se non si percepisce alcun legame tra generazioni né responsabilità verso il futuro della collettività, sarà ben difficile rinunciare spontaneamente a qualcosa o aderire con convinzione a una rinuncia imposta dalle circostanze avverse. Se manca un orizzonte condiviso, se ogni atteggiamento è eticamente indifferente, se pretendiamo come diritto tutto ciò che è tecnicamente o economicamente possibile, allora ci troveremo impotenti di fronte a ogni avversità, le subiremo come catastrofi ineluttabili e cercheremo di sottrarci ad esse senza gli altri o addirittura contro di loro. Il sacrificio amputato della solidarietà, la rinuncia svuotata della speranza, il prezzo da pagare dissociato dal valore del bene da acquisire diventano insopportabili: nella communitas, infatti, il sacrificio è il debito che io liberamente assumo verso l’altro, altrimenti la communitas stessa cessa di esistere.

Solo un ideale altro e alto, la speranza di contribuire a un mondo migliore di quello che abbiamo conosciuto, la preoccupazione per il benessere di chi verrà dopo di noi, la solidarietà con chi, vicino o lontano da noi, non può accedere a beni essenziali che noi non ci rendiamo nemmeno più conto di possedere può spingerci non solo ad accettare i sacrifici ma ad affrontarli con consapevolezza e convinzione: quanti tra coloro che ci hanno preceduto avrebbero affrontato le difficoltà della vita se non avessero sperato di offrirci una condizione migliore? Perché il risultato del sacrificio non è il poterne fare finalmente a meno, bensì l’affermare con la propria vita quotidiana che un altro mondo è possibile, che l’uomo non è nemico dell’uomo e che vi sono principi di equità, di giustizia, di pace, di solidarietà che vale la pena vivere a qualunque prezzo: in fondo, il valore di ogni nostro desiderio è il prezzo che siamo disposti a pagare per raggiungerlo.

Davvero il sacrificio è iscritto nell’amore, perché nelle storie d’amore sempre accade che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa che è solo a mio vantaggio, secondo il mio desiderio o capriccio. Allora, anche se il nostro faticoso lavorare il campo della vita non dovesse essere coronato dai frutti, ci resterà almeno la soddisfazione di aver dissodato il terreno perché altri, cui siamo legati dalla comune umanità, potranno trovarvi nutrimento e gioia.

“Sacrifici, segnali d’amore” di ENZO BIANCHI da La Stampa del 11 dicembre 2011


Il ciclo di “don Luigi Verzè e della fondazione san Raffaele

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12:57 - Un anno travagliato il 2011 per il San Raffaele. C’è infatti un’inchiesta in corso alla procura di Milano per il crac da 1,5 miliardi dell’ospedale, che segue di qualche mese il suicidio del secondo grande protagonista della vicenda, il vicepresidente con le deleghe operative Mario Cal. Il procedimento giudiziario però, che conta una decina di indagati, non dovrebbe subire rallentamenti.
Queste le tappe dell’inchiesta.

30 giugno: la Procura di Milano accende un ‘faro’ sulla crisi del San Raffaele. Non ancora una vera e propria indagine ma il Pm Luigi Orsi avvia un ‘protocollo civile’ sulla ristrutturazione del debito dell’ospedale.

18 luglio: Si suicida Mario Cal, storico braccio destro di don Verze’ nella gestione del San Raffaele, qualche giorno prima era stato sentito come teste dal pm Orsi.

19 luglio: Al vaglio della procura l’ipotesi di avanzare un’istanza di fallimento.

21 luglio: Il nuovo Cda del San Raffaele, appena insediatosi, chiede alla procura tre mesi per presentare un concordato preventivo. Il Pm da come ‘ultimatum’ la scadenza del 15 settembre.

22 luglio: Il fascicolo d’inchiesta sul suicidio di Cal passa ai Pm Luigi Orsi e Laura Pedio. Gli stessi che hanno acceso ‘il faro’ sulla crisi finanziaria dell’ospedale.

20 settembre: La procura di Milano “prende atto” delle richieste dei rappresentantri del Cda che hanno promesso di presentare la richiesta di concordato preventivo il 10 ottobre.

29 settembre: Il Pm avanza la richiesta di fallimento per “arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali” e “perseguire – scrive il procuratore Edmondo Bruti Liberati – l’interesse pubblico nella sfera del quale rientra la posizione dei soggetti a vario titolo coinvolti in questo grave default, quali i creditori, i dipendenti, i collaboratori e gli stessi utenti del servizio sanitario gestito dalla fondazione”. I Pm scrivono anche che dalle carte di Cal sono emersi “fatti di reato” e che vi sono degli indagati fra i quali, l’unico in quel momento certo, il direttore finanziario Mario Valsecchi per il quale si ipotizza il falso in bilancio e false scritture. -

- 30 settembre: E’ ufficiale: i Pm Orsi e Pedio hanno avviato l’indagine per bancarotta, ostacolo agli organi di vigilanza e fatture false.

12 ottobre: Inizia l’udienza davanti al giudice fallimentare

- 28 ottobre: Il Tribunale fallimentare dichiara “ammissibile” il concordato preventivo presentato dai legali. I creditori vengono convocati per il 23 gennaio 2012.

16 novembre: parallelamente alla causa civile va avanti l’inchiesta penale e i Pm dispongono una ventina di perquisizioni; una decina gli indagati fra i quali Don Verze’, Valsecchi, Gianluca Zammarchi e Andrea Bezzicheri, esponenti della societa’ ‘Metodo srl’. Arrestato per concorso in bancarotta il ‘faccendiere’ Piero Daccò.

17 novembre: Daccò è accusato di aver ‘distratto’ dalla Fondazione circa 3,3 milioni di euro.

- 18 novembre: nuovi particolari sull’inchiesta: Stefania Galli, segretaria di Cal parla di buste con denaro che passavano dall’ufficio del vicepresidente dal 2005.

- 19 novembre: Il Gip Vincenzo Tuchinelli convalida il fermo di Daccò.

13 dicembre: Viene arrestato l’ex direttore amministrativo Valsecchi. A lui e ad altre 9 persone viene contestata anche l’associazione a delinquere. Decisive sarebbero state le dichiarazioni di tre imprenditori, uno dei queli, Pierino Zammarchi, parla di sovraffatturazione di costi a carico dell’ospedale e retrocessione dei soldi al San Raffaele tramite buste di contanti e bonifici per 4 milioni. Fondi neri che sarebbero stati costituiti a partire dal 1983.

16 dicembre: Daccò interrogato dal Gip respinge le accuse.

31 dicembre: muore don Verze’.


Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica. Firma affinchè qualche Procura della Repubblica verifichi se è stato commesso il reato di vilipendio


esposto alle Procure della Repubblica
per sapere se i grossolani e disgustosi insulti di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configurino il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.

In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)

Fra i tipi di reato individuabili nel codice penale italiano c’è il :

Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni

Documentazione sui fatti:

ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 – Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.

“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.

Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).

Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.

PER FIRMARE LA PETIZIONE VAI A:

Umberto Bossi della Lega Nord Insulta pubblicamente il Presidente della Repubblica: reato di vilipendio – Petizioni Online – Raccolta Firme.


Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor: È morto “don” Luigi Verzé, aveva 91 anni. Il ricordo di Totò con “‘A Livella”: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!

Don Luigi era nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona. Nel 1947 si era laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Universitá Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria. Nel 1958 ha fondato l’Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, alle porte di Milano. Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltá di Medicina e Chirurgia dell’Universitá Statale di Milano.

L’OSPEDALE - Negli anni Ottanta, a fianco dell’ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche

da: È morto don Verzé, aveva 91 anni – Milano

Ogn’anno,il due novembre,c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

St’anno m’é capitato ‘navventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.

‘O fatto è chisto,statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31″

‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella.

E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pur all’atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.

Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato…dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era ‘o Marchese:
c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro…
‘omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se ritirano a chest’ora?

Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:”Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente”

“Signor Marchese,nun è colpa mia,
i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.

“E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”

“Famme vedé..-piglia sta violenza…
‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…

Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

“Lurido porco!…Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”


se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato

esposto alla Procura

per sapere se questo grossolano e disgustoso insulto di Umberto Bossi della Lega Nord rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano configuri il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato

In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendere, composto da vilis, vile, e pendere, stimare: considerare vile) in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato)

Le fattispecie individuabili nel codice penale italiano sono:

  • Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278): Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni
Documentazione:

ALBINO (Bergamo), festa “Berghem Frecc” 30 dicembre 2011 - Insulti, fischi e grevi ironie contro il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica” (con il segno del dito): è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli.

“Il presidente della Repubblica – ha detto Umberto Bossi – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.

Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo” (si tratta di una minaccia ritorsiva?).

Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini napoletane di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.


Mario Vattani: il console fascio-nazista: … per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d’Italia in Giappone di Mario Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di Casapound

per le serie: la politica estera dei governi Berlusconi:

lo scorso maggio a Roma, in occasione di un raduno organizzato da Casapound, Mario Vattani è stato immortalato in alcuni video mentre duetta con Gianluca Iannone, leader degli Zeta Zero Alfa. I filmati, finiti su youtube, mostrano il diplomatico mentre intona versi contro i pacifisti e i disobbedienti, davanti al pubblico che, davanti al palco, tende le braccia per il saluto romano. Pezzi che inneggiano alla a Salò e alla «bandiera nera» («Io so che tra cinque anni / a primavera alzerò la bandiera nera»). Ad annunciare la presentazione di un’interrogazione urgente al capo della diplomazia italiana era stato il Pd con Roberto Morassut: «Nelle prossime ore presenteremo un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d’Italia in Giappone di Mario Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di Casapound».

Vattani insieme al sindaco Alemanno e alla moglie Isabella Rauti

CONSIGLIERE DEL SINDACO – Mario Vattani, 45 anni appena compiuti, è stato per tre anni – dal 2008 al 2011 – consigliere diplomatico del sindaco Alemanno, e prima sempre con lui, al Ministero dell’Agricoltura, da luglio è volato in Giappone dove è stato promosso console generale d’Italia a Osaka

vai a: Il ministro Terzi deferisce il console fasciorock – Corriere Roma.


Conversazioni intorno alla rinascita dei blog DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI | Apogeonline

argomenta Di Giovannni Artieri:

Il dato di partenza me lo ha fornito Vincenzo Cosenza partendo dai dati di fatto e spiegandomi che:

i blog su WordPress, la piattaforma più usata, sono in aumento e stanno per toccare i 70 milioni. Quelli su Tumblr sfiorano i 40 milioni. Certo non è dato conoscere il tasso di abbandono, ma la crescita delle nuove aperture è significativa. Quello che vedo è una mutazione del modo di usare i blog. Prima venivano usati per condividere lunghe elucubrazioni, brevi pensieri o contenuti scovati in rete. Ora si tende a mettere sul blog ciò che si vuole far rimanere nel tempo e ritrovare. Ai social network il compito di amplificare i pensieri del blog e accogliere frammenti di esistenza fuggevoli, utili a segnalare la nostra posizione in rete e a curare le relazioni amicali.

Vai all’intero articolo: Conversazioni intorno alla rinascita dei blog | Apogeonline.


per la serie CATTIVI (loro) MAESTRI: Giorgio Bocca

Giorgio Bocca

“Oggi è un antifascista d’acciaio, ma prima di fare il partigiano è stato un fascista scaldato e anche un razzista antisemita. Oggi è tra i più aspri nemici di Silvio Berlusconi, ma ha lavorato per la televisione del Cavaliere e con ottimi contratti: ‘L’ho fatto per i soldi’, ha spiegato in un’intervista a Oreste Pivetta per ‘l’Unità’ del 14 marzo 2006. Oggi è antileghista, ma ha tifato per la Lega di Umberto Bossi: li chiamava i nuovi partigiani. Oggi difende i post-comunisti, ma è stato un loro avversario molto polemico. E sempre con lo stesso stile umano. Nei tanti mutamenti, l’Uomo di Cuneo ha sempre conservato intatto un connotato, quello iniziale, di quando era un giovane fascista: il carattere arrogante, del tipo pronto a manganellare con le parole chi non la pensa come lui o lo disturba con articoli e libri che lui non è in grado di scrivere. Con il passare degli anni, è diventato un vecchio signore che vuole sempre azzannare e farsi temere. L’Uomo di Cuneo è l’esatto contrario del tipo generoso. Per lui, gli altri contano meno di nulla. Il suo mondo professionale ha sempre avuto un solo abitante con diritto di parola: lui stesso.”

Giampaolo Pansa in La grande bugia

Giampaolo Pansa



Bernard Lewis, I musulmani alla scoperta dell’Europa: Ribaltamenti di prospettiva, e ora la rivincita

Bernard Lewis, I musulmani alla scoperta dell’Europa
Rizzoli – Bur, 2005, p. 413

In questo classico libro, Bernard Lewis ribalta l’usuale nozione della parola “scoperta”: qui gli europei non sono gli esploratori di terre remote e selvagge, ma gli esotici barbari “oggetto di scoperta e di studio da parte di osservatori provenienti dalle terre dell’Islam.
Lewis racconta la battaglia di Poitiers come dovette apparire non a Carlo Martello ma agli arabi, e Lepanto e l’assedio di Vienna dal punto di vista dei turchi. Racconta soprattutto l’immagine dell’Europa riflessa nelle opere della cultura islamica: un’Europa che nel Medioevo appariva arretrata e incivile, e che nei secoli seguenti diventa sempre più lontana e incomprensibile.


partiti familiari: la famiglia Antonio Di Pietro e le parole di Catone

Si vitam inspicias hominum, si denique mores,
cum culpant alios, nemo sine criminis vivit.

Guardali, gli uomini,
come vivono,
mentre biasimano gli altri: nessuno

è senza colpa

Catone, Distici
Medusa editore

Traduzione di Giancarlo Pontiggia


per la serie: i partiti familiari

Figli e cognati in Parlamento

di Fabio Martini, in La Stampa 30 dicembre 2008
Dunque, andando all’osso, la novità è questa: Cristiano Di Pietro si è dimesso, ma non dalla sua poltrona. Il figlio di Tonino ha lasciato l’Italia dei Valori, il partito di papà, ma resta consigliere provinciale di Campobasso come «indipendente». Al di là della forza (o della debolezza) del gesto simbolico, si può davvero immaginare che le dimissioni siano l’effetto di un lacerante strappo famigliare? Si può davvero immaginare che Cristiano, entrato in politica essenzialmente per grazia paterna, d’ora in poi farà tutto di testa sua? In realtà Tonino e Cristiano Di Pietro sono sempre stati unitissimi tra loro, sin dai tempi nei quali il figlio poliziotto faceva da scorta al padre pm e dunque il loro sodalizio politico è destinato a diventare l’espressione più matura di quel fenomeno, apparentemente antico, che si chiama «partito familiare».

E cioè di come anche i politici avanzino per discendenza dinastica. Con un pater familias potente che irradia il suo potere sui parenti, con lo stesso assolutismo di un Re. Certo, la sera in cui Umberto Bossi si è presentato a palazzo Grazioli ad uno dei vertici del centrodestra accompagnato dal figlio Renzo, Silvio Berlusconi è stato festosissimo e si può capire perché: per il Cavaliere il partito personale è sempre stata una vocazione e tanto meglio se diventa un modello. Naturalmente Silvio chiese di tornare, invito che i due Bossi hanno raccolto. Sorride Bruno Tabacci, un battitore libero che si è formato nella Prima Repubblica: «Ma ve l’immaginate Andreotti, Moro o Fanfani che si presentano ad un vertice con Nenni o Berlinguer portandosi dietro uno dei loro figli? E il buon Amintore di figli ne aveva otto… La verità – ma molti l’hanno dimenticata – è che nella Dc i figli dei leader non potevano entrare in politica sino a quando la parabola politica dei genitori non si fosse conclusa.

Una legge non scritta, ma ferrea». Vero. Rosa Russo Iervolino e Sergio Mattarella, Mario Segni ma anche Antonio Gava sono tutti entrati in scena quando ne erano usciti i loro importanti genitori. Nella Prima Repubblica, seppure con qualche eccezione (Giorgio La Malfa, figlio di Ugo, ebbe in dono il nomignolo di «Gesù Bambino»; Bobo Craxi fu fatto segretario milanese del Psi dal padre Bettino) si usava così. Certo, c’è il precedente memorabile di Galeazzo Ciano che sposò la figlia di Mussolini nel 1930 e, da adetto di ambasciata a Rio de Janeiro, nel giro di 5 anni sarebbe diventato ministro della Stampa e Propaganda e poi degli Esteri. Eppure la novità del familismo in politica scoppia in tutto il suo splendore nella Seconda Repubblica. Per prima cosa sono spuntati i partiti personali – Forza Italia, Rinnovamento Italiano di Dini, l’Italia dei Valori, l’Udeur di Mastella e anche la Lega.Partiti di tradizione democratica hanno smesso di tenere congressi alle scadenze statutarie (dentro An, erede del vivacissimo Msi, l’ultima conta risale a sei anni fa) e passo dopo passo, è spuntato il sottoprodotto del partito personale: la trasmissione dinastica della poltrona.

Che ha colpito tutti. L’ascetico Armando Cossutta che si è portato in Parlamento la figlia Maura, anche il vulcanico leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che voluto con sé il fratello Marco, il quale ha avuto il coraggio di dire: «Non vedo dov’è lo scandalo. Io nasco calciatore, da qualche anno c’è un leader del centrosinistra che mi stima e mi vuole candidare: in fondo è lui ad averne un vantaggio». Nel 2005Clemente Mastella ha voluto che la moglie Sandra – fino a quel momento digiuna di politica – venisse inserita ed eletta d’ufficio nel listino del Governatore Bassolino e subito dopo ha chiesto che la sua signora presiedesse il parlamentino della Regione Campania, la più popolosa d’Italia dopo la Lombardia. Tra i tanti casi spuntati nel centrodestra, il più orginale è quello di Mariella Bocciardo, la prima moglie di Paolo Berlusconi. Promotrice a Milano di un ristorante, il «Mangia e ridi», rivelatosi poco redditizio (ma al quale si erano associati personaggi come Adriano Galliani e Paolo Romani), la «ex» è stata aiutata a trasferirsi in Parlamento. E Di Pietro? Certo, Cristiano continuerà a presidiare il territorio, ma a Roma – già da qualche mese e per non sentirsi solo – Tonino si è portato dietro il cognato. Gabriele Cimadoro, a Montecitorio era già entrato nel 1998: allora e oggi è noto per i suoi sigari.


dedicato a Roberto Calderoli: i diversi tipi di COGLIONI, secondo Carlo Emilio Gadda

un mai bastevole elenco, osservando la scena pubblica che scorre nello schermo televisivo:

“babacio,  macaco,  tarlùcch,  farlocch,  bamba,  pirla (con pirlott e pirlutón),  ciula (da cui « grand-e-ciu-la», «ciulandari», ecc),  sempi,  erti,  loffi,  imbesuii,  tripee,  intreggh,  martùff,  asnón,  minción,  lendenón,  pùvión,  lasagnón,  lùmagón,  babión,  baùsción,  biciolan,  gadan,  bagian,  giavan,  trigoss,  semo,  gianduia,  gandula,  sgolgia,  cucudrila,  balabiott,  ciaparatt,  «fa’ minga el cucù» 

da Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu, Adelphi editore, pag. 121


Comunicazione tramite Deturpazione morale

C’è un metodo inaugurato prima da Lenin per sconfiggere con la politica i suoi avversari, poi da Stalin per eliminare prima politicamente e poi concretamente i suoi avversari e poi ancora da Togliatti per ritornare ad eliminare politicamente i suoi avversari.
Si fa così. Prima si dipinge in modo negativo il proprio avversario (l’argomento principe era quello di dire che era un  “traditore”)  poi, una volta ottenuto il risultato di far apparire un certo “volto” di questa persona, si passa a demolire le sue opinioni opportunamente selezionate per far apparire quel volto in precedenza dipinto, infine si fa una proposta e si incita ad una azione (sberleffo, insulto, espulsione o, in extremis, eliminazione fisica)

In tal modo la strada è spianata e l’argomentazione può anche fare a meno di mettere in campo TUTTE le strategie argomentative che, tenendo conto della solida e duratura scaletta della retorica classica, dovrebbero essere :

INVENTIO: inventario di tutte le questioni che sono in campo
DISPOSITIO: loro disposizione in un discorso coerente
ACTIO: dire le parole, formularle in espressione orale o scritta
ELOCUTIO: usare tutta la propria arte oratoria (fra cui anche l’invettiva, che è la via semplice quando non si hanno argomenti plausibili)

In teoria della comunicazione questo metodo si chiama: Comunicazione tramite Deturpazione morale.

Si offre una immagine di comodo dell’interlocutore, si evita di entrare nel merito delle sue informazioni e dei suoi argomenti, si cerca una alleanza collusiva con il resto dell’uditorio (gruppo o lettori che siano), si conclude con una critica demolitoria.


Mario Monti – Presidente del Consiglio: AUDIO della Conferenza stampa di fine anno, 29 dicembre 2011

Scarica il file:

Giuseppe De Rita, “gli italiani hanno un difetto: prima danno una delega ampia, inconsueta, spontaneamente unica, ai politici, poi pretendono subito di controllarli moralmente. Pensi a…” (19 settembre 2007)

Professor Giuseppe De Rita, sentito cosa dice Romano Prodi?

“No, mi spiace, sono appena rientrato a casa: che dice?».

Sostiene che sì, certo, la politica deve dare l’esempio: anche se la società italiana non è esente da difetti
.

“Ha ragione. Perfettamente ragione.

E le case comprate a prezzi stracciati dagli enti? E tutti gli sprechi descritti da Stella e Rizzo nel libro «La casta»? E i racconti di
Grillo sulle mille ingiustizie che… 


“Sciocchezze. Quella di criticare i politici è una malattia antica degli italiani”


Professore, un’affermazione così…

«Vede, gli italiani hanno un difetto: prima danno una delega ampia, inconsueta, spontaneamente unica, ai politici, poi pretendono subito di controllarli moralmente. Pensi a…».

A Berlusconi?

«No, vada anche più indietro. Pensi a Mussolini. Lei crede che nei mercati popolari, nei bar, nelle sale dove si giocava a biliardo, al Duce fosse riservato un trattamento diverso? Un popolo che pure per lui riempiva in delirio le piazze, poi non esitava a criticarlo, a raccontare dei privilegi concessi a questo o quel gerarca, piuttosto che ai figli …”

Quindi lei sostiene che gli italiani, in qualche modo, siano vittime di se stessi.

«Dico che sono fatti così. Hanno questo rapporto conflittuale con coloro a cui concedono il potere. Anche se poi le persone che questo potere detengono, sono persone degnissime, di altissima statura morale ed etica».


A chi sta pensando?

«Ad Alcide De Gasperi. Contro di lui si abbattè con una virulenza inimmaginabile quel Guglielmo Giannini…».

L’Uomo Qualunque.

«Un qualunquista, appunto. Perché poi, vede, non è che gli italiani stiano lì con la lente d’ingrandimento a studiare il comportamento dei politici. Danno uno sguardo e poi…».

E poi?

«Attaccano con ingiurie e fischi».

L’elenco, in effetti, è lungo.

“Lungo? Lunghissimo . Tutti sono stati prima o poi, in varie epoche, accusati di cattiva condotta. Può partire dai gerarchi fascisti, dai tipi come Roberto Farinacci, e arrivare ai forchettoni democristiani…».

Ai socialisti…

«Certo, ai socialisti, a Craxi e giungere poi, come diceva lei prima, a Berlusconi. Il quale, due giorni  dopo essere arrivato alla più grande maggioranza parlamentare che si ricordi negli ultimi anni, si è ritrovato accerchiato da Moretti che gli faceva intorno un girotondo di protesta»

Conclusione?

«Gli italiani imparino a dare ai politici meno potere. Non li mandino in Parlamento con una delega a vita. Cinque anni e poi li facciano tornare a casa».


Cosa Loro, di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi

Potere e denaro. Denaro e potere. Questa è la «Lobby di dio», la più potente del terzo millennio, ovvero «Cielle». Lobby formato holding, così trasversale da provocare profonde inquietudini a sinistra. E poi, a ben vedere, sono gli unici che da questa crisi che travolge il mondo politico italiano, alla fin fine rischiano pure di guadagnarci qualcosa.  

Manifestolibri ha recentemente pubblicato Cosa Loro di Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi, noti ai lettori di questo giornale per le numerose inchieste sul Nordest (pp. 176, euro 18). Giornalismo all’altezza delle’emergenza imposta dai tempi che stiamo vivendo. Graffiante e impietoso. Avevamo avuto modo di conoscerli con il viaggio-inchiesta Legaland, in cui avevano tratteggiato un ritratto lucido e anticipatore delle contraddizioni e dei guasti emersi nel passaggio dal sistema Galan al governo leghista di Zaia. In Cosa Loro affondano i canini ben affilati dell’inchiesta «necessaria» nell’universo dei «ragazzi di Don Giuss». Comunione e liberazione. Compagnia delle Opere. Il regno lombardo-veneto della sussidiarietà.

da Italialaica – 27-12-2012, Massimo Carlotto, LA LOBBY DI DIO È «COSA LORO». CON SOLDI PUBBLICI, il manifesto.


alcune fra le immortali interpretazioni di CARLO RIVOLTA. Quelle che sono riuscito a registrare nei suoi ultimissimi anni

alcune fra le immortali interpretazioni di CARLO RIVOLTA. Quelle che sono riuscito a registrare nei suoi ultimissimi anni



Novità Gruppo Solidarietà – 29/12/2011

Le novità del sito del Gruppo Solidarietà al 29/12/2011

Gruppo Solidarietà, Via Fornace, 23 – 60030 Moie di Maiolati S. (AN) – Tel. e Fax 0731 703327 – e-mail: grusol@grusol.it 

Non rispondere a questo messaggio. Per comunicazioni utilizzare sologrusol@grusol.it

PER SOSTENERE LE NOSTRE ATTIVITA’
IL 5 PER MILLE AL GRUPPO SOLIDARIETA’
Codice fiscale 91004430426
 


Informazioni
Istat. Il futuro demografico dell’Italia
Istat. I redditi delle famiglie con stranieri
Marche. Assistenza indiretta disabile in particolare gravità. Riparto 2011
Equità ed età pensionabile
Marche. Piano sociosanitario 2012-2014
Persone con disabilità. I diritti, i bisogni, le politiche, i servizi
Un libro per un’ora d’aria, d ona un libro al carcere
Marche. Indirizzi per emodialisi domiciliare
Marche. Linee guida trattamento dolore neoplastico in pediatria
La proposta della Ledha sui Livelli Essenziali di Assistenza
Sentenze utili, ma non fanno crescere la cultura dell’inclusione 
Scheda. Annuario statistico italiano 2011
Per i tirocini formativi e di orientamento non basta l’art. 11

Voce sul sociale
Sui criteri per l’utilizzo fondo per le non autosufficienze anno 2012
Problematiche servizi socio assistenziali e sociosanitari nelle Marche
Fare advocacy nel welfare in Italia. L’esperienza del Gruppo Solidarietà
Disabilità. Osservazioni proposta di criteri legge 18/96
Dgr 1602/2011. Residenze protette per disabili ed altro.
Servizi sanitari e sociosanitari ex Zona5. La mancata chiarezza
Servizi persone disabili. Richiesta urgente di chiarimenti.
Residenze socio sanitarie per anziani. Una chiarezza non più rinviabile
Marche. Rsa anziani. Problematiche e rispetto normativa
Chiarimenti sull’ASP per gestione dei servizi sociali Ambito Jesi

Aggiornamento legislativo nazionale - 30 novembre 2011
Aggiornamento legislativo regione Marche - 30 novembre 2011
Leggi sociali - 30 novembre 2011

Rassegna bibliografica - 30 novembre 2011

Ultime acquisizioni librarie - 25 novembre 2011

Appunti
Appunti 6 novembre-dicembre 2011

Altro nella Home Page

Jesi, marzo – maggio 2012. Persone con disabilità. I diritti, i bisogni, le politiche, i servizi, http://www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=2709

Riordino sociale nelle Marche. Punti irrinunciabili della riformahttp://www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=2703

 

Politiche disabilità nelle Marche. Un appello per superare lo stallohttp://www.grusol.it/appelloMarzo2011.pdf 

 

Per sostenere il Gruppo Solidarietà www. grusol.it/sostieni.asp

 

Novità editoriale. La programmazione perduta. I servizi sociosanitari nella regione Marche www.grusol.it/pubblica.asp

 

Il libro del mese: Caritas, Fond. Zancan, Poveri di diritti


Enrico Letta: il governo Monti è sulla strada giusta, successo asta BOT lo dimostra

Enrico Letta: il governo Monti è sulla strada giusta, successo asta BOT lo dimostra (28 12 11)
Il vicesegretario del PD commenta il Consiglio dei Ministri post-natalizio
altro

Censimento Personale degli Enti Locali Pubblicazioni 2010

Censimento Personale degli Enti Locali

Pubblicazioni 2010

Pubblicazione dei dati relativi al Censimento generale del personale in servizio presso gli enti locali (Dati aggiornati al 31 dicembre 2010).

da: Ministero dell’Interno – Censimento.


Massimo Cacciari: “c’è una parte non proprio inconsistente del ceto politico che crede di mostrare la propria potenza minacciando l’attuale governo, di impedirgi di fare … “


L. 22 dicembre 2011, n. 214 che riporta la “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

Decreto_montiÈ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale di ieri la legge di conversione del decreto Monti, approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 22 dicembre.
Si tratta della TESTO COORDINATO DEL DECRETO LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201 Testo del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (in Supplemento ordinario n. 251 alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 284 del 6 dicembre 2011), coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214 (in questo stesso Supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equita’ e il consolidamento dei conti pubblici.». 
Il provvedimento è stato pubblicato nel supplemento ordinario n. 276 della Gazzetta ufficiale n. 300 del 27 dicembre.
Per articoli di commento sul decreto Monti si rinvia allo speciale presente su Diritto & Diritti

Pubblicata la legge di conversione del decreto Monti (L. 214/2011): disponibile il testo ufficiale :: Manovra Monti :: Diritto & Diritti.


Massimo Cacciari, “Una manovra amara, come una medicina che si deve buttar giù per forza, se si vuole guarire. Una manovra che è il lascito al Paese di una classe dirigente che non ne ha azzeccata una, negli ultimi trent’anni, ed ora deve arrendersi alla sconfitta”

  • Una manovra amara, come una medicina che si deve buttar giù per forza, se si vuole guarire. Una manovra che è il lascito al Paese di una classe dirigente che non ne ha azzeccata una, negli ultimi trent’anni, ed ora deve arrendersi alla sconfitta.
  • Ma anche una manovra che è uno strappo col passato ed apre un vuoto salvifico, «perché come diceva Hölderlin, là dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva».
  • Sono vent’anni che questo Paese è incapace di riformarsi, sotto ogni profilo: istituzionale, economico, delle politiche del lavoro. E i nodi prima o poi vengono al pettine. Altro che colpe del mercato o dell’Europa. La colpa è soltanto nostra».
  • La crisi è sistemica e investe tutta la nostra classe dirigente. Perché scusi, che hanno fatto negli ultimi trent’anni Confinudstria, i sindacati, gli ordini professionali e le altre lobby che divorano l’Italia, se non tentare di portare acqua al loro mulino, sempre e comunque, a discapito del resto del Paese? L’unico modo per uscire da quest’impasse è mettere mano con radicalità al sistema, aprendo una nuova fase costituente».
  • Il governo Monti ora non è nelle condizioni di aprire questa fase, è un governo “del presidente”, senza visione politica, costretto a pensare all’oggi dalle urgenze del momento. Certo ha un grande merito, quello di aver creato una discontinuità. E di aver marcato ancor di più la nostra vocazione presidenzialista»
  • «Il Terzo Polo può aspirare ad essere forza condizionante al Senato, non maggioranza nel Paese. Semmai, se Monti reggerà fino al 2013 e deciderà di ripresentarsi agli elettori, può essere che attorno a lui si coaguli una forza nuova, che faccia chiarezza nel Pdl e nel Pd, costringendoli a diventare grandi, finalmente».
  •  «Di quale federalismo? Forse di questo federalismo straccione che ci hanno propinato? Non hanno fatto nulla, se non sporcare la nostra bella Costituzione con articoli incomprensibili, scritti da analfabeti, e poi tagliare, tagliare, tagliare, fino a strozzare i miei poveri ex colleghi, i sindaci. Hanno fatto qualche blanda riforma contabile, è vero, come i costi standard. Roba positiva ma ininfluente, da ragionieri».
  • «Come diceva Hölderlin, là dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva. Serve però un leader ed io non vedo questa figura, oggi, in Italia. Monti? è un’incognita: vedremo se riuscirà a dare impulso al Paese con la “Fase 2″, se riuscirà ad arrivare al 2013 e se questo provocherà degli smottamenti nei due poli. Mi auguro che il Pd capisca per tempo l’opportunità che ha di fronte, ma ne dubito».
  • «Monti ce le ha ben in testa le liberalizzazioni, ma non può esplicitarle sennò lo fanno fuori. E lo stesso si può dire della riduzione strutturale della spesa pubblica e dei costi della politica, che non si fa con provvedimenti da barzelletta, come quelli sui vitalizi, ma tagliando drasticamente la quantità del ceto politico, dimezzando i parlamentari ed eliminando le Province. Ecco, questo servirebbe. Ma non lo fanno. E allora, che vuole che le dica, addio».

DA «Manovra centralista. Ma è giusta» – Corriere del Veneto.


Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat

Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.


Asta dei Bot, il tasso crolla al 3,251% Lo spread cala sotto quota 500 punti- LASTAMPA.it

Urrah !!!

e in culo alla lega

Tutto il merito è al Governo Monti/Napolitano

Paolo Ferrario

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Il Tesoro colloca Bot a 6 mesi e il rendimento medio è crollato al 3,251% dal 6,504% di fine novembre. Ottima la reazione delle Borse. Milano guida il rialzo delle piazze europee, che hanno girato in positivo. A Piazza Affari il Ftse Mib guadagna l’1,23%, bene anche Parigi (+0,52%) e Londra (+0,48%) mentre fatica Francoforte (-0,41%).

 

da Asta dei Bot, il tasso crolla al 3,251% Lo spread cala sotto quota 500 punti- LASTAMPA.it


PierferdinandoCasini “Il colmo le accuse di Silvio, chi ha creato il problema non può essere la soluzione”

PierferdinandoCasini

“Il colmo le accuse di Silvio, chi ha creato il problema non può essere la soluzione”.

intervista su Repubblica: http://www.pierferdinandocasini.it/2011/12/28/casini-il-colmo-le-accuse-di-silvio-chi-ha-creato-il-problema-non-puo-essere-la-soluzione/


Sarah Murray, Making an Exit. From the Magnificent to the Macabre. How we Dignify the Dead (Uscire di scena. Dal magnifico al macabro. Come diamo dignità ai morti), recensione di Stefano B.

Uscire di scena: il travelogue funebre di Sarah Murray

La calavera catrinaPrima o poi dobbiamo morire tutti e se, pur nelle sue varie modalità, la morte ha le stesse conseguenze per tutti, diverso è invece la maniera in cui ognuno di noi, personalmente e culturalmente, si rapporta alla propria morte e a quella dei propri cari. Diverse sono le forme di elaborazione del lutto e diversa è la relazione con ciò che resta del corpo. La giornalista inglese Sarah Murray ha scritto un libro che si occupa di questo aspetto: Making an Exit. From the Magnificent to the Macabre. How we Dignify the Dead (Uscire di scena. Dal magnifico al macabro. Come diamo dignità ai morti).

Il saggio di Sarah Murray è un ibrido azzeccato tra il genere del travelogue e quello dell’autobiografia. Lo spunto iniziale, infatti, è una riflessione sulla morte del padre che, pur parlando di ciò che sarebbe rimasto di lui come di “materia organica” e niente di più, ha invece predisposto con precisione, quando ha saputo di essere malato terminale e ha sentito la fine avvicinarsi, la dispersione delle proprie ceneri sulle colline del Dorset. Questo episodio suscita una serie di ricordi famigliari che spingono l’autrice a riflettere sulla propria mortalità e su come vorrebbe essere “trattata” e ricordata quando non ci sarà più.

Sarah Murray, però, ha anche la passione dei viaggi e durante la sua vita ha vissuto in varie località del mondo: dalla Cina all’India, fino a stabilirsi a New York. La morte del padre la spinge quindi a viaggiare nelle località più disparate, per scoprire in che modo le diverse culture e società affrontano la fine della vita e si comportano con le spoglie dei morti.

segue qui: http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2011/12/uscire-di-scena-il-travelogue-funebre-di-sarah-murray.html


Assistenti sociali, sì a riforma professioni ma con validità dell’Ordine


“Complessità, un’introduzione semplice”, di Ignazio Licata, duepunti edizioni


  Complessità, un’introduzione semplice

di Ignazio Licata
€12,00
2011, :duepunti edizioni

Il titolo del libro del fisico ed epistemologo Ignazio Licata Complessità, un’introduzione semplice esprime un apparente paradosso, e chiarisce che complesso non è l’opposto di semplice e che bisogna distinguere complesso da complicato.

L’idea di complessità, infatti, da un punto di vista cognitivo ed epistemologico, può essere ricondotta, piuttosto, all’impossibilità di ridurre un sistema ad un’unica formula, ed alla necessità di prendere in considerazione descrizioni diverse dello stesso sistema senza poterle ricondurre ad un singolo schema concettuale.

Usando una terminologia accessibile al lettore che non  abbia compiuto studi specifici, l’autore sviluppa in tutto il volumetto un parallelo fra le idee che possiamo avere di scienza e le analoghe concezioni di management, con l’obiettivo di mostrare come sia necessario superare alcuni luoghi comuni che rischiano di dare una visione limitata e limitante sia della fisica che della gestione di un’impresa.

segue qui: “Complessità, un’introduzione semplice” libro Licata.


Giovanni Sartori: “lo strapotere della nostra casta di politici di professione non si imbatte in vere controforze che lo combattono”

da noi mancano le controforze politiche, manca un vero pluralismo politico. Il fascismo ha favorito lo sviluppo di quelle che oggi ci siamo abituati a chiamare lobbies , ovvero corporazioni di interessi economici. Dopodiché il dopoguerra ci ha restituito un sindacalismo largamente massimalista. Mentre nel 1959 i sindacati tedeschi ripudiavano a Bad Godesberg il sindacalismo rivoluzionario e da allora collaborano con le aziende, noi continuiamo il rito di inutili e dannosi scioperi.

Il punto è, allora, che lo strapotere della nostra casta di politici di professione non si imbatte in vere controforze che lo combattono.

da Prima Pagina.


Arriva la nuova riforma del catasto – LASTAMPA.it

«È noto – è scritto nel documento – che le attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato». L’ultimo rapporto dell’Agenzia del Territorio indica in particolare che per le abitazioni il valore corrente di mercato è pari, in media a 3,73 volte la base imponibile ai fini Ici. Se si guarda all’Irpef, invece, lo stesso rapporto oscilla tra il 3,59 della abitazioni principali e il 3,85% delle seconde case. I canoni di locazione, poi, sono superiori di 6,46 volte a quelli delle rendite catastali. Il nuovo catasto – ed è il primo criterio fissato dal ministero dell’Economia – dovrà contemplare «assieme alla rendita, ovvero al reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene, il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione». Ci sarà quindi una «rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari». Oggi, ad esempio, per le sole ’abitazioni’ sono previste 11 classi: dalla Casa signorile ai castelli (A9), passando per abitazioni di tipo economico (A3), popolare (A4)e ultrapopolare (A5) che spesso, con i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, non rispettano più la realtà.

Il documento del ministero fa espressamento un esempio: «Tipicamente – è scritto – abitazione classate come popolari (A4) lo sono rimaste nel tempo, anche se oggi, pur essendo ubicate in zone centrali, il loro valore è di fatto più elevato di edifici di «civile abitazione (A2) ubicati in zone semicentrali o, addirittura, periferiche». La riforma – è il terzo criterio – prevederà poi il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari. Sarà invece introdotto un sitema di funzioni statistiche che correleranno il valore del bene o il reddito alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie.

Arriva la nuova riforma del catasto – LASTAMPA.it.


Islamisti: Chiese cristiane sotto attacco in Nigeria. Cinque diverse esplosioni hanno insaguinato le celebrazioni del Natale

Strage di Natale in Nigeria: Boko Haram porta a termine 5 attentati
http://it.euronews.net/ Chiese cristiane sotto attacco in Nigeria. Cinque diverse esplosioni hanno insaguinato le celebrazioni del natale

L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009

L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009.

Le informazioni statistiche sono state prodotte dall’archivio statistico sui trattamenti pensionistici, gestito dall’Inps, la ricchezza ed il dettaglio analitico del quale consentono di analizzare i trattamenti pensionistici con una doppia classificazione, per tipologia e per funzione economica, quest’ultima in accordo ai criteri stabiliti in ambito europeo (Esspros, Regolamento comunitario 458/2007).

Ciò rende possibile la comparazione in ambito comunitario, e al contempo, garantisce la possibilità di effettuare le tradizionali analisi del sistema pensionistico italiano, fondate sulla classificazione tipologica.

L’importo annuo di ciascuna pensione è fornito dal prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La variabile spesa è dunque definita come spesa tendenziale (calcolata da un dato di stock) e può non coincidere con la corrispondente voce di bilancio (dato economico di bilancio).


Per informazioni

Statistiche sulla previdenza e assistenza – Istat
Corrado Peperoni
Tel. 06 4673.6452
peperoni@istat.it

Coordinamento generale statistica attuariale – Inps
Natalia Orrù
Tel. 06 59054685

Periodo dei dati:
Anno 2009
Data di pubblicazione:
venerdì 23 dicembre 2011
Allegati
Indice delle tavole
pdf (547 KB)
Tavole
zip (13 MB)
Glossario
pdf (106 KB)
Nota informativa
pdf (216 KB)

da Istat.it – I trattamenti pensionistici.


Paolo Baroni, recensione di SENZA PENSIONI di Walter Passerini LASTAMPA.it

Il futuro che ci aspetta:
mini assegni per tutti

La copertina del libro di Walter Passerini e Ignazio Marino

La copertina del libro di Walter Passerini e Ignazio Marino

Gli autori: “Presto esploderà la bomba della previdenza. Nessuno fa niente”

PAOLO BARONI

Il nostro futuro sarà «Senza pensioni»? Probabile, molto probabile: basta pensare ai giovani di oggi ed ai loro lavori precari e malpagati, oppure – per tutti gli altri – basta scorrere le tabelle, suddivise categoria per categoria, relativi a mestieri e professioni, impieghi pubblici e contratti privati. Molti, anche quelli che si sono più tutelati, una volta arrivati al dunque, ovvero al momento della quiescenza, non avranno di che vivere: appena il 17-19% dell’ultimo stipendio un consulente del lavoro che oggi ha 50 anni e lavora da venti, 20-25% un ragioniere, 13% un biologo, l’11% il farmacista e l’infermiere, il 30-33% il medico. Se la cavano meglio il giornalista (80%) e l’avvocato (64%). Idem dipendenti statali e privati, più o meno allo stesso livello. A brindare davvero sono solamente i notai che spuntano il 110-130% del loro ultimo reddito professionale.

Sono calcoli brutali, per certi versi, quelli contenuti nel saggio di Walter Passerini e Ignazio Marino. Il primo giornalista specializzato in economia, ideatore del primo «Corriere lavoro» ed oggi curatore dell’inserto «Tuttolavoro» de «la Stampa». Il secondo giornalista di «Italia Oggi» ed esperto di previdenza. «Senza Pensione», ovvero «tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi» (Chiarelettere, 171 pagine, 13,90 euro), è un vero e proprio cazzotto in faccia a giovani e meno giovani. E anche, o forse è meglio dire soprattutto, alla classe politica (e sindacale) che in tutti questi anni non ha voluto o saputo affrontare il nodo-pensioni. «Siamo giunti al capolinea di una situazione che è il prodotto dell’incoscienza e dell’irresponsabilità. Siamo alla vigilia dello scoppio della bomba previdenziale e nessuno fa niente», scrivono gli autori. Ed il problema, come segnala Tito Boeri nell’introduzione, non sta tanto nelle differenze tra generazioni diverse ma nelle iniquità presenti nei trattamenti riservati ai lavoratori della stessa classe d’età. «Un sistema squilibrato in partenza» annota Boeri, su cui si deve intervenire «di cesello, non certo con l’accetta».

Indignarsi, di fronte a questa situazione, sostengono Passerini e Marino, «non basta». Di qui l’idea di ragionare, di documentare, la situazione della nostra previdenza, «per cambiare lo stato delle cose». Nessun intento scandalistico, nessuna demagogia. «La questione è più complessa». Il volume diventa così una bussola per orientarsi, utilissime le 50 pagine di appendice finale con le tabelle curate da Giuseppe Cirioli, che mettono ognuno di noi di fronte al proprio futuro. In molti casi di miseria. La stessa miseria, allo stato, a cui sono predestinati oggi tanti giovani. Le nuove generazioni – non è una novità ma è bene ribadirlo per predisporre per tempo le contromisure – sono «naturalmente» i più penalizzati. Bene che vada chi è nato nel 1980 andrà infatti in pensione con il 50% dell’ultimo salario. Si tratta di «una generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima».

Non tacere, intervenire dunque. Come? «Prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale – scrivono Passerini e Marino – bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro e occorre eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di autonomi». Ma bisogna fare in fretta, perché il conto alla rovescia è già iniziato e la bomba sta per esplodere.

Autore:  Walter Passerini
Titolo: Senza pensioni, Ignazio Marino
Edizioni: Chiarelettere
Pagine: 171

Prezzo: 13,90 euro

da Il futuro che ci aspetta: mini assegni per tutti- LASTAMPA.it.


Il decreto “salva Italia” è legge: ecco cosa cambia www.linkiesta.it, scheda visiva a cura di QuattroGatti


2011, l’anno di Napolitano

Napolitano è riuscito a chiudere il mefitico ciclo Berlusconi 1994-2011.

E ora l’Italia dei suoi valori (quelli di Di Pietro) assieme alla Lega ed alla Cgil della Camussi lo stanno restituendo al sistema politico italiano.

Comunque: GRAZIE, Presidente

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il Senato della Repubblica approva disegno di legge n. 3066, di conversione in legge del decreto-legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici

Manovra economica. Con 257 voti favorevoli e 41 contrari l’Aula il 22 dicembre ha definitivamente approvato l’articolo unico del

di conversione in legge del decreto-legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici, nel testo approvato dalla Camera dei deputati

Senato della Repubblica


islamisti: Il Genocidio Armeno (1915-1917) negato dalla Turchia

la Francia sta approvando una legge che punisce la negazione del genocidio armeno

e la Turchia grida all’oltraggio, annulla visite bilaterali, cooperazione politica, economica e militare e afferma si tratta di un insulto alla nazione

paolo ferrario

23 dicembre 2011

In un congresso segreto dei “Giovani Turchi”, tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L’occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia.

 Inizialmente furono chiamati alle armi tutti gli Armeni validi che, dopo esser stati separati dai loro reparti,  ed inquadrati per costituire i cosiddetti “Battaglioni operai” vennero uccisi. Furono quindi arrestati ed in seguito uccisi tutti gli intellettuali, i sacerdoti, i dirigenti politici. Nelle città e nei villaggi abitati da Armeni rimasero quindi solo donne, vecchi e bambini. Per loro venne decretata la deportazione. Adducendo come pretesto la prossimità della zona di guerra, vennero costretti ad abbandonare le loro abitazioni per trasferirsi, così fu detto, in zone più sicure. Ma furono deportate anche le comunità armene residenti  a centinaia di chilometri dal teatro bellico, segno evidente che l’allontanamento dalle zone di guerra era solo un pretesto per lo sterminio. Per strada le carovane dei deportati venivano sistematicamente assalite da bande di malfattori, fatti uscire appositamente dal carcere per costituire la cosiddetta “Teskilate maksuse” (Organizzazione Speciale) il cui compito era lo sterminio degli Armeni.

I mezzi usati per compiere questo sterminio furono di un’inaudita ferocia e di un sadico accanimento contro le vittime. Chi riusciva a sfuggire almassacro periva per la fame, la sete, le malattie e gli stenti del lungo viaggio compiuto a piedi per centinaia di chilometri. Perirono così circa 1.500.000 di persone: la  quasi totalità degli Armeni di Turchia. Furono risparmiati solo quelli residenti a Istanbul e Smirne, perchè troppo vicini a sedi diplomatiche straniere. Si salvarono pure gli abitanti  di alcune province in prossimità del confine russo, che  si misero al riparo fuggendo oltre frontiera o  furono salvate dall’avanzata dell’esercito russo.

“In precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti in Turchia. Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a rimanere  negli organici dell’amministrazione dell’Impero. Bisogna   dar fine alla loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate , senza discriminazioni per il sesso e l’età e senza dar ascolto a considerazioni legate alla coscienza”. Così recita il telegramma del ministro dell’interno turco, Talaat pascià, del 15 settembre 1915.

 … 

Il Genocidio Armeno.

Secondo l’Armenia sono circa circa un milione e mezzo gli armeni uccisi durante la Prima Guerra Mondiale in quella che oggi è la Turchia orientale, in una politica di genocidio deliberata. 


Minori stranieri non accompagnati, Cittalia-Anci presentano i numeri del rapporto 2011

Nel Rapporto emerge il dato secondo cui i comuni con minori contattati o presi in carico sono 845 su 5951, ovvero il 14,2 per cento. Nel 2010 i minori assistiti per più di un mese sono stati il 59 per cento mentre diminuisce il dato sugli allontanamenti. Se infatti nel 2006 sei minori su dieci si sono allontanati, nel 2010 il dato scende: solo tre su dieci. La prima settimana di accoglienza si rivela essere quella più problematica, per questo motivo – sottolineano gli esperti intervenuti alla presentazione del Rapporto – è nella prima fase dell’accoglienza che bisogna intervenire con maggiore efficacia. Nell’accoglienza dei minori un ruolo decisivo è svolto anche dal Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, finanziato dal Ministero del lavoro e realizzato dall’Anci, attivo dal 2008. Infatti nei 32 comuni coinvolti nel Programma sono 351 i posti disponibili, mentre 2652 sono stati i minori accolti e 140 quelli affidati a famiglie sia straniere che italiane. Se nel 2008 solo il 36 per cento dei minori sono stati affidati, nel 2010 la percentuale cresce arrivando fino al 65 per cento. Questo significa che è necessario puntare non solo sulla prima fase dell’accoglienza per ridurre gli abbandoni ma anche sul sistema dell’affido una modalità qualificata di accoglienza e integrazione. A tal proposito è interessante notare il dato secondo cui il 64 per cento dei minori è stato affidato a famiglie provenienti dallo stesso paese del minore.

da: Minori stranieri non accompagnati, Cittalia-Anci presentano i numeri del rapporto 2011.


Franca Olivetti Manoukian al Convegno “Disegnamo il Welfare di Domani” – Milano, 29.09.2011

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Nella primavera del 2011 Prospettive Sociali e Sanitarie ha chiesto ad un gruppo qualificato di esperti di unire le loro competenze a quelle dell’Irs, editore della rivista, per tracciare una proposta di riforma delle politiche sociali incisiva, realistica, agibile. La convinta adesione a questo invito ha portato alla redazione di un testo che è stato presentato a Milano, nell’ambito del convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie “Disegnamo il welfare di domani”.

Interventi di:

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Commemorazione di Piergiorgio Welby in occasione del quinto anniversario della sua morte | RadioRadicale.it

La morte di Piergiorgio Welby è avvenuta il 20 dicembre 2006.

Nel corso della conferenza stampa viene presentato il progetto artistico “Ora sulla mia vita decido io! Per il diritto al testamento biologico” con il contributo degli artisti che hanno voluto onorare la memoria della battaglia di Piero per l’eutanasia legale e il diritto a una morte “opportuna”

Vai all’ AUDIO  Welby2011

da Commemorazione di Piergiorgio Welby in occasione del quinto anniversario della sua morte | RadioRadicale.it.


Berlusconi negli anni in cui è stato premier ha dilapidato le poche risorse dello Stato in spese inutili

Lo scorso anno la presidenza del Consiglio ha speso 4,7 miliardi. Con un aumento record tra staff, viaggi, show, indennità, mobili, jet e auto blu. Ecco la lista inedita. Tra Putin e Gheddafi, per i viaggi si è speso il quadruplo. Un milione per l’ufficio che assegna le auto blu del Palazzo

L’ufficio stampa di Palazzo Chigi, che già con Prodi costava mezzo milione l’anno, con il Cavaliere è schizzato a quota 645mila: i comunicati di Paolo Bonaiuti e dei vari collaboratori per diffondere il credo di “Silvio” e le opere del primo ministro ci sono costati in pratica 1.700 euro al giorno. Altri 81 mila euro sono finiti nell’acquisto di giornali, 77 mila per le pubblicazioni on line della Biblioteca Chigiana.

Ma è per le cerimonie di Silvio Berlusconi che vanno via milioni a go-go: la voce “spese di rappresentanza” nel 2007 superava di poco i 344 mila euro, nel 2010 è raddoppiata. Se le visite ufficiali di Prodi e dei suoi vicepremier Massimo D’Alema e Francesco Rutelli ci sono costate 1,4 milioni di euro, per i convegni e gli incontri del solo Berlusconi abbiamo pagato esattamente quattro volte di più: 5,6 milioni di euro, soldi pubblici usati – tra le altre cose – per i summit sotto la tenda di Gheddafi, le gite di Stato a Panama insieme all’amico Valter Lavitola, quella in Brasile dove il Cavaliere fu sollazzato con uno spettacolino di sei ballerine di lap-dance, i soggiorni in Russia nella dacia del sodale Vladimir Putin.

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segue qui: Berlusconi negli anni in cui è stato premier ha dilapidato le poche risorse dello Stato in spese inutili.


Regione Toscana, Piano socio-sanitario integrato 2011-2015: Parole chiave

Regione Toscana, Piano socio-sanitario integrato 2011-2015: Parole chiave

vai a: Toscana Notizie » Archivio Blog » Parole chiave e linee strategiche del PSSIR 2012-2015.


Casini, Il bipolarismo delle coalizioni nate per vincere, e non per governare, non funziona piu

‘Il Terzo Polo – ha detto Pier Ferdinando Casini – e’ nato per pacificare l’Italia, non per dividere mettendo insieme forze diverse.

Il sostegno al governo Monti e’ la prova piu’ consistente e credibile della svolta impressa alla politica italiana.

Il bipolarismo primitivo di coalizioni grandi messe insieme per vincere, ma non per governare, non funziona piu”.

quel bipolarismo primitivo si e’ liquidato da solo. Lo stanno liquidando in queste ore la Lega e l’Idv con la loro posizione sbracata. Davanti alle difficolta’ drammatiche, alla prima occasione le vecchie alleanze si sono liquefatte.


2011 L’ANNO DI NAPOLITANO, Per mesi ha tessuto la sua tela guidando la resa di Berlusconi e convincendo i partiti a farsi da parte e a lasciare il posto a Monti. Senza traumi. Una svolta soft per salvare l’Italia e restituirle credibilità. È lui l’uomo dell’anno

Il giornale in edicola

In edicola questa settimana

2011 L’ANNO DI NAPOLITANO. Per mesi ha tessuto la sua tela guidando la resa di Berlusconi e convincendo i partiti a farsi da parte e a lasciare il posto a Monti. Senza traumi. Una svolta soft per salvare l’Italia e restituirle credibilità. È lui l’uomo dell’anno


la componente pubblica della spesa italiana, 77,9% è al di sopra della media OCSE, che è del 71, 7 – da Quotidiano Sanità

di Grazia Labate, remunerata, sicuramente, da facoltose assicurazioni private

Paolo Ferrario

la componente pubblica della spesa italiana, 77,9% è al di sopra della media OCSE, che è del 71, 7, che il 22,1% di spesa privata, per l’Italia, almeno nell’Europa a 27, costituisce una anomalia perché è quasi tutta proveniente dalle tasche dei cittadini, mentre in Europa è intermediata  maggiormente  da forme integrative di assistenza, attraverso Fondi, casse e mutualità di territorio. Non si è detto che la spesa cresce,  a partire dal 2007/2008/2009, con un incidenza sul PIL che è stata progressivamente dall’8,7% nel 2007 fino ad arrivare al 9,5% nel 2009, più della crescita della ricchezza nazionale prodotta.

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da La sanità italiana è vicina al punto di rottura. Ma quando ce ne renderemo conto? – Quotidiano Sanità.


dopo anni di polemiche la Cgil (Camusso) e la Cisl (Bonanno) trovano nella ministra Fornero il bersaglio comune da demolire con la tecnica stalinista della denigrazione morale

da un articolo di Pierluigi Battista, Corriere della sera 20 dicembre 2011


Pierluigi Battista – articoli su Corriere della Sera.it


Pensare ai giovani è la vera equità: evidente che la riforma delle pensioni realizzata dal ministro Fornero realizza certamente una maggiore equità intergenerazionale, di Belardelli Giovanni, in Corriere della sera

se sottraiamo il discorso sull’ equità alla polemica politica spicciola, non è impossibile trovare un criterio alla luce del quale la questione dell’ equità può essere affrontata in modo utile. Se guardiamo alle vicende italiane degli ultimi decenni, sono principalmente due i fenomeni che hanno favorito una distribuzione non equa delle risorse e dei costi della vita sociale. Da un lato, l’ estensione dell’ evasione fiscale, il cui insufficiente contrasto viene solitamente addebitato soprattutto ai governi di centrodestra (ma non è che la sinistra del «tassa e spendi» non abbia avuto anch’ essa le sue colpe). Dall’ altro, la frattura intergenerazionale: sia tra giovani lavoratori precari e lavoratori maturi garantiti, sia tra porzioni della società soggette, in virtù dell’ età, a sistemi pensionistici assai diversi quanto a prestazioni e costi. In questo caso, la responsabilità nell’ aver prodotto e difeso la frattura viene imputata soprattutto alla sinistra. Se le cose stanno, sia pure assai schematicamente, così, allora possiamo ricavarne una griglia per valutare l’ equità delle misure del governo meno legata alla contingenza. In questa luce, pare evidente che la riforma delle pensioni realizzata dal ministro Fornero, nonostante le non poche persone che ne sono state danneggiate, realizza certamente una maggiore equità intergenerazionale

da Pensare ai giovani è la vera equità.


Libri – sitografia


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