qual è la fede che responsabilizza?
È quella che è in grado di rispondere. E rispondere a tutte le domande del secolo, al di là di ogni astratta separatezza tra intelletto e ragione, tra credenza e non credenza. Una fede adulta che comprende il secolo e che in quanto fede è capace di dare risposte concrete. Altro che relativismo.
Qui c’entra anche la mistica ignaziana di Martini?
Sicuramente. È la fede senza moralismi, senza sentimentalismi, attenta, competente, capace. È la preghiera solida e anch’essa rigorosa.
È il rigore di Martini, dunque, che ha interpellato gli intellettuali, anche quelli non credenti?
Parlo per me. Io mi sento interpellato dal credente che si riconosce in quanto credente soltanto nel confronto con il non credente. Io ho sempre avuto rapporti con questa fede mai negligente, sempre “intelligente”.
Lo è anche la fede popolare?
Sicuramente, quando è genuina. Martini ebbe uno straordinario rapporto con l’intellighenzia laica, la vera intellighenzia laica, non quella che crede che la religione sia un sintomo di superstizione infantile. Ha costretto questi intellettuali ad interrogarsi su questioni di ordine generale ma anche molto concreto. Come non ricordare l’impegno civile, sociale di Martini, i suoi discorsi sul lavoro, sulla crisi economica, sui temi etici. E come dimenticare il modo con cui Martini si esprimeva. Ignazianamente, cioè in termini sempre ordinati. D’altra parte, la mistica ignaziana insegna a non lasciarsi mai sopraffare da passioni disordinate, ricordiamo quindi la classe di Martini, sintomo esteriore di un’anima profondamente ignaziania.
da Cacciari: «L’apertura ai laici fu un atto di responsabilità» | Chiesa | www.avvenire.it.
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