Luttwak, l’attentato di Bengasi riapre il conflitto tra l’islam e gli Stati Uniti?
«Il conflitto non è tra il mondo islamico e gli Stati Uniti, ma tra il mondo islamico e l’intero mondo non islamico.
A Mindanao attaccano i filippini cristiani, il Pakistan è in conflitto con l’India, ovunque c’è l’islam in contatto con il non-islam, l’incitamento alla violenza da parte dei predicatori ha il suo effetto. Per fortuna in pochi ricorrono alla violenza, ma tutti gli altri stanno a guardare, compresi eserciti e forze dell’ordine».
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Dove potrà arrivare la reazione degli Stati Uniti?«Guardi, c’è un macrotrend evidente, che è quello di lasciare gli islamici cuocere nel loro brodo. Gli Stati Uniti sono riluttanti a intervenire in Libia, in Siria, perché è chiara ormai l’inutilità di certe azioni. Basti pensare all’Irak, all’Afghanistan. Grandi spese, nessun risultato. Una perdita di soldi e di tempo. Me lo lasci dire, in alcuni casi si tratta di barbari che governano selvaggi. È tutto inutile.
Questo è il macrotrend, come lo chiama lei. Ma nell’immediato qualcosa l’Occidente può fare?«Certo: possiamo liberarci del linguaggio falsificante. Ad esempio non c’è una nuova democrazia in Libia, perché se non c’è rispetto della persona non può esserci democrazia. E non credo che le cose potranno cambiare per un secolo o due. Per ora islam e democrazia sono due parole incompatibili».
tutta l’intervista qui: Edward Luttwak: “Inutile dialogare con l’islam” – IlGiornale.it.
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