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Paolo Ferrario, Dall’arte della motocicletta alla manutenzione di se stessi | in Muoversi Insieme

Sono due i motivi per riproporre l’attenzione su“Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, un libro di 35 anni fa. 
Il primo è biografico e riguarda la mia professione. Occuparsi di formazione con persone adulte impegnate nei servizi sociali vuol dire non solo trasferire conoscenze, ma soprattutto elaborare metodi ed atteggiamenti per vedere in modo diverso il proprio lavoro e la sua relazione con il mondo esterno.
Il secondo motivo è attuale e può anche interessare i nostri lettori.

In Miserabili, io e Margaret Thatcher l’attore Marco Paolini esortava il suo pubblico a “fare manutenzione”, ossia ad occuparsi umilmente di cambiare qualcosa nella propria concreta vita attuale, invece che fantasticare su grandi cambiamenti generali e, quindi, inevitabilmente astratti ed esterni alla più immediata esperienza personale. 

leggi tutto l’articolo qui: Dall’arte della motocicletta alla manutenzione di se stessi | Muoversi Insieme.


2 commenti

  1. PFerrario1948 scrive:

    Ciao, Paolo.

    L’ho letto tutto. Bello.

    Mi ha colpito per diversi motivi.

    Io provengo dalla formazione tecnica, ho fatto l’ITIS ed il tecnico in telecomunicazioni. Già anni fa vissi la “violenza” con cul la produzione industriale (io lavoravo alla Telecom allora) ci spinse a diventare ignoranti. C’era infatti allora uno “modo di riparare” che ci metteva a contatto con la macchina, mentre la nuova tecnica ci costringeva solo a “cambiare il pezzo”. Da cliente di autoofficina (credo,…) tu lo sai: una volta il meccanico apriva il cofano e seguiva processi (della benzina, dell’elettricità, dell’aria….); ora ci attacca un computer, ottiene una risposta e “cambia il pezzo”, spesso senza neanche sapere a che serve.

    Paradossalmente l’arte di riparare è importante. Al di là dell’aspetto ecologico (riuso invece di consumo), è il “rapporto con il materiale” che ha in sè un’importanza ancestrale, “profondamente umana”, direi. Io l’ho imparato fin da bambino, quando d’estate “andavo a bottega”.

    Tutto ciò mi è stato fatto presente oltre venti anni fa in Germania, quando i colleghi mi regalarono un libro “die Logik des kaputten” (la logica delle cose rotte). pensa un pò: è il “resoconto tecnologico” di un tedesco a Napoli nel 1700, meravigliato del fatto che gli italiani non riparavano (a nuovo) le cose, ma le riparavano solo per farle funzionare. I colleghi me lo regalarono perchè (da tedeschi) osservavano che io le cose le usavo “fino alla fine”, anche aggiustandole più volte.

    Il pensiero di Piersig mi fa venire in mente il mio rapporto con la bicicletta. Devi sapere che la uso ogni giorno ed è spesso in riparazione, ogni volta litigo (benevolmente) col biciclettaio perchè non gliela lascio, ma compro i pezzi e gli “rubo” istruzioni. Insomma, dovrei cambiarla, ma è parte di me. Pensa che la dinamo ha la molla rotta. Più che cambiarla la uso fino alla fine ogni volta spostandola a mano.

    Insomma, il parallelo tra me e la bicicletta lo vedo. Il tuo articolo mi spinge a riflettere sulla “qualità” nello stare bene in rapporto a se stessi, ma anche sulla “qualità” che dovrebbe derivare dall’affidarsi a qualcuno. Ahi, com’è difficile, Paolo!

    Grazie dello stimolo, è sempre assai gradito.

    Fu di un forum in questi giorni stavamo parlando dei percorsi di miglioramento professionale. Segnalo lì il tuo link, vediamo che ne esce.

    Saluti cari. Ti lascio, perchè ho da cucinare il pesce…..

    Ugo

  2. PFerrario1948 scrive:

    ciao ugo
    splendida questa tua lettera.
    amplifica con la intelligenza della riflessione sulla esperienza il vecchio e solo apparentemente datato libro LO ZEN E LA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA
    ci unisce anche la scolarizzazione: pure io sono un ITIS (perito edile: sapevo calcolare bene il cemento armato!)
    ho un amico (ora di 75 anni) che è stato un meccanico provetto. la sua crisi è arrivata proprio quando non poteva metter mano sui pezzi avariati delle macchine
    è di certo cambiato il nostro rapporto con le macchine. ma del libro rimane intatto il messaggio per noi: occuparci personalmente di noi stessi e delle nostre relazioni con il mondo
    cari auguri di buone feste e di un ottimo 2013. compatibilmente con i tempi grami che stiamo vivendo
    salutissimi
    paolo

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