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Annalena Benini sui momenti di commozione di Giorgio Napolitano, da Il Foglio 23 aprile 2013

Pianto da duri

di Annalena Benini

La voce rotta di Giorgio Napolitano nel suo discorso al Parlamento, asciutto, duro e politico, tranne che per quel bicchier d’acqua in più, per quel cedimento veloco alla commozione, ha liberato anche la nostra possibilità di lacrime.

E a ha reso inutile, ma significativa, quella precisazione stizzita della moglie di Pierluigi Bersani che, in un silenzio durato anni, ha deciso di parlare quest’unica volta soltanto per chiarire che suo marito non stava affatto piangendo quando aveva la testa fra le mani alla rielezione di Napolitano; perché certe cose lui non le ha mai fatte in tutta la vita, “ha le spalle larghe, è della montagna”; ha detto Daniela Ferrari al Corriere della Sera.

Come se le lacrime di sconfitta fossero disonorevoli, poco di montagna, forse femminili, quindi per forza prodotto di una malignità; anche se la evidente commozione di Bersani da Bruno Vespa quando ancora c’era la speranza di una vittoria, fatta con quello stesso gesto delle mani sugli occhi, non aveva suscitato lo stesso sdegno.

Perché le lacrime sono un problema femminile: gli uomini piangono e basta (Barack Obama, Tony Blair, un’infinita serie di sportivi, Antonio Di Petro al pensiero della propria incompresa grandezza e perfino il 5 Stelle Alessandro Di Battista, alle parole del suo leader Beppe Grillo (“dopo due mesi che non dormo”), le donne invece vengono fraintese, devono giustificarsi e subito arrivano le critiche, i sorrisetti, come accadde per le lacrime di Elsa Fornero, ministro del Lavoro quando annunciò la deindicizzazione delle pensioni, i sacrifici degli italiani. Poco professionale, perturbante, segno di debolezza e manipolatorie: sono le reazioni degli uomini, secondo una ricerca dell’Università della California, alle lacrime delle donne sul lavoro e in occasioni pubbliche.

C’è sempre un secondo fine da smascherare, o il romanzo di un’inadeguatezza da costruire, e a Margareth Thatcher furono concesse soltanto le lacrime di addio. Quando lasciò Downing Street. Giorgio Napolitano invece si è commosso ringraziando per il largo suffragio, si è commosso di nuovo per “il senso antico e radicato di identificazione con le sorti del Paese” che lo muove, poi ricordando il suo primo ingresso alla Camera da deputato, a 28 anni, e infine giurando fedeltà alla Repubblica.

Laura Boldrini, presidente della Camera, seduta accanto a lui e poi in piedi ad applaudire, ha fatto di tutto per restare imperturbabile, per non lasciarsi contagiare dalla commozione, perché le lacrime femminili sarebbero suonate fastidiose, fuori luogo. Le lacrime di Napolitano, invece, hanno dato più forza alla severità, a quel monito: “nessuna auto-indulgenza”, e alla richiesta di fare i conto con la realtà, alla speranza ch sia finalmente arrivato il tempo della maturità. “Fino a quando le forze me lo consentiranno”, ha detto Napolitano. Fino ad allora le lacrime non saranno più un segno di debolezza.


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