federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE
Pubblicato: 4 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Bilancio dello Stato, Federalismo fiscale, Finanza locale | Lascia un commento »…
Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore
segue qui Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.

DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011
Pubblicato: 25 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Enti Locali, Finanza locale | Lascia un commento »documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it
Pubblicato: 23 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Bilancio dello Stato, Finanza locale, Politica dei servizi sociali, Politica sociale, Servizi sanitari, Servizi sociali, Spesa sociale | Lascia un commento »(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.
LE POLITICHE SOCIALI OGGI:
RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI
- 1. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:
₋ Confindustria prevede “crescita 0”;
₋ OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;
₋ Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;
₋ ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);
₋ UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;
₋ Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;
₋ La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);
₋ Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.
TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.
Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.
- 2. LE POLITICHE SOCIALI OGGI:
Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.
In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.
Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti
Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.
Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:
- Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
- Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
- Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
- Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
- Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).
All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.
- 3. LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]
La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.
| ANNO | SPESA ( euro) | % STATO | % REGIONI | % COMUNI |
| 2006 | 5.954.085.998 | 11,2 (*) | 8,4 (*) | 80,4 (*) |
| 2007 | 6.399.384.297 | 12,0 | 18,1 | 70,0 |
| 2008 | 6.662.383.600 | 7,8 | 17,3 | 74,9 |
(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni
Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.
Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).
Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:
₋ 260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;
₋ 40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;
₋ 90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;
₋ 400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);
₋ 280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.
- 4. L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
| FONDI NAZIONALI |
Finanziamenti 2008 |
Finanziamenti 2009 |
Finanziamenti 2010 |
Finanziamenti 2011 |
Finanziamenti 2012 |
| Fondo Nazionale Politiche Sociali |
670,8 |
518,2 |
380,2 |
178,5 |
? |
| Fondo Naz. Famiglia e Servizi Infanzia |
197,0* |
200,0* |
100,0 |
—– |
? |
| Fondo Politiche Giovanili |
—– |
—– |
37,4 |
—– |
—– |
| Fondo Pari opportunità |
64,4 |
30,0 |
—— |
—– |
—– |
| Fondo Nazionale Non Autosufficienze |
299,0 |
399,0 |
380,0 |
—– |
—— |
| Fondo sostegno affitti |
205,6 |
161,8 |
143,8 |
32,9 |
? |
| TOTALE |
1.436,8 |
1309,0 |
1041,4 |
211,4 |
|
|
100 |
92,0 |
73,4 |
14,9 |
* comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.
Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:
2008: 1231,2 ml. euro
2009: 1147,2 ml. euro
2010: 900,0 ml. euro
2011: 178,5 ml. euro
Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%
- 5. QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :
Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.
Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:
₋ Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;
₋ Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;
₋ Diminuzione delle prestazioni per i disabili;
₋ Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;
₋ Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;
₋ Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;
₋ Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;
₋ Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.
Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.
Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.
- 6. LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:
Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.
Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.
Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:
- aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;
- affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;
- riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.
Roma, 22 settembre 2011
[1] Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali sulla spesa sociale
( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.
Nota sul Rapporto Isee 2010 , Spi Cgil
Pubblicato: 24 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Finanza locale | Lascia un commento »
Anche con la crisi, le tariffe pubbliche hanno continuato ad aumentare a ritmi sostenuti, indagine CGia di Mestre
Pubblicato: 11 gennaio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Finanza locale, Redditi | Lascia un commento »IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale
Pubblicato: 11 gennaio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Comuni associati, Finanza locale, Spesa sociale | Lascia un commento »
Benvenuti nel sito della Fondazione IFEL
Interamente dedicato alla finanza locale e alla elargizione di servizi a Comuni e contribuenti, il sito rappresenta il punto centrale dell’offerta istituzionale dell’IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale. E’ lo strumento per interloquire stabilmente con le strutture del governo locale e per facilitare i cittadini nell’assolvimento dei loro obblighi tributari, soprattutto attraverso la messa in rete delle aliquote ICI e la possibilità di consultazione dei regolamenti comunali. Banca Dati, quella dei regolamenti, unica a livello nazionale. L’interattività con i Comuni, i quali provvedono in piena autonomia all’inserimento dei dati di propria pertinenza, ne garantisce l’aggiornamento costante. Le tavole tematiche per Comune, presenti nel Sistema Informativo , offrono un valido supporto per le decisioni degli amministratori in materia di finanza locale.
La Fondazione IFEL – Istituto per la finanza e l’economia locale, è stata costituita in data 16 marzo 2006 conformemente a quanto previsto dal comma 2 ter del D.L. 31/01/2005 n. 7 (L. n. 43 31/03/2005), che ha attribuito all’ANCI “l’obbligo di proseguire i servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per una efficace azione accertativa dei Comuni, nonché per agevolare i processi telematici di integrazione nella pubblica amministrazione ed assicurare il miglioramento dell’attività di informazione ai contribuenti”.
Con il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 22/11/2005 (G.U. n. 13 del 17/01/2006), l’IFEL succede in tutti i rapporti attivi e passivi del Consorzio ANCI-Cnc per la fiscalità locale, costituito in data 22 febbraio 1994 a seguito del D. Lgs 504/92, con cui è stata istituita l’Imposta Comunale sugli Immobili.
Il Consorzio ANCI-Cnc ha attuato in oltre dieci anni di attività, nell’ambito dei propri compiti istituzionali un insieme di servizi finalizzati alla formazione e gestione dell’anagrafe dei contribuenti tenuti al versamento dell’ICI, assicurando un’adeguata e sistematica informazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze, in termini di dati, elaborazioni ed ogni elemento utile per l’applicazione dell’Imposta comunale sugli Immobili. Tali informazioni sono dirette a fornire strumenti conoscitivi per un’efficace azione accertativa dei Comuni e a facilitare i contribuenti nell’assolvimento dei loro obblighi tributari. Il perseguimento attento di questo fine ha permesso al Consorzio di seguire nel suo evolversi il complesso processo di decentralizzazione dei poteri statali a vantaggio delle autonomie locali in tema di fiscalità locale, ponendosi come organo di supporto per l’attività dei Comuni. Nel corso di questo processo, tuttora in atto, teso alla realizzazione di un federalismo fiscale compiuto attraverso la sempre più ampia autonomia impositiva demandata agli Enti locali, in particolare con il D. Lgs. n.446/97 artt. 52 (potestà regolamentare generale) e 59 (potestà regolamentare in materia di Imposta Comunale sugli Immobili) e il D. Lgs. n.360/98 (istituzione di un addizionale comunale Irpef ), il Consorzio ANCI-Cnc ha messo a disposizione una serie di servizi e di dati utili agli amministratori comunali, ai cittadini contribuenti, agli operatori e studiosi del settore.
da: IFEL.
DECRETO LEGISLATIVO 26 novembre 2010 , n. 216, Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Citta’ metropolitane e Province
Pubblicato: 26 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, decreti attuativi, Enti Locali, Federalismo fiscale, Finanza locale, Politica fiscale | Lascia un commento »DECRETO LEGISLATIVO 26 novembre 2010 , n. 216
Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Citta' metropolitane e Province. (10G0240)
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Vigente al: 21-01-2011
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IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, 117 e 119 della
Costituzione;
Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante delega al Governo in
materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione ed, in particolare, gli articoli 2, comma 2, lettera f),
11, comma 1, lettera b), 13, comma 1, lettere c) e d), 21, commi 1,
lettere c) ed e), 2, 3 e 4, nonche' 22, comma 2, relativi al
finanziamento delle funzioni di Comuni, Citta' metropolitane e
Province;
Visto l'accordo in materia di mutua collaborazione per la
determinazione dei fabbisogni standard per il finanziamento delle
funzioni fondamentali e dei relativi servizi di Comuni, Province e
Citta' metropolitane sancito il 15 luglio 2010, in sede di Conferenza
Stato-Citta' ed autonomie locali, tra l'Associazione Nazionale dei
Comuni Italiani-ANCI e l'Unione delle Province d'Italia-UPI ed il
Ministero dell'economia e delle finanze;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 22 luglio 2010;
Vista l'intesa sancita in sede di Conferenza unificata ai sensi
dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella
riunione del 29 luglio 2010;
Visti il parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del
federalismo fiscale di cui all'articolo 3 della legge 5 maggio 2009,
n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per le
conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 18 novembre 2010;
Sulla proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del
Ministro per le riforme per il federalismo, del Ministro per la
semplificazione normativa e del Ministro per i rapporti con le
regioni e per la coesione territoriale, di concerto con il Ministro
dell'interno e con il Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione;
Emana
il seguente decreto legislativo:
Art. 1
Oggetto
1. Il presente decreto e' diretto a disciplinare la determinazione
del fabbisogno standard per Comuni e Province, al fine di assicurare
un graduale e definitivo superamento nei loro riguardi del criterio
della spesa storica.
2. I fabbisogni standard determinati secondo le modalita' stabilite
dal presente decreto costituiscono il riferimento cui rapportare
progressivamente nella fase transitoria, e successivamente a regime,
il finanziamento integrale della spesa relativa alle funzioni
fondamentali e ai livelli essenziali delle prestazioni, fermo
restando che, ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera d), della
legge 5 maggio 2009, n. 42, ai fini del finanziamento integrale, il
complesso delle maggiori entrate devolute e dei fondi perequativi non
puo' eccedere l'entita' dei trasferimenti soppressi. Fino a nuova
determinazione dei livelli essenziali in virtu' della legge statale,
sono livelli essenziali quelli gia' fissati in base alla legislazione
statale vigente.
3. Fermi restando i vincoli stabiliti con il patto di stabilita'
interno, dal presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori
oneri per il bilancio dello Stato oltre a quelli stabiliti dalla
legislazione vigente.
Art. 2
Obiettivi di servizio
1. Conformemente a quanto previsto dalla legge 5 maggio 2009, n.
42, il Governo, nell'ambito del disegno di legge di stabilita' ovvero
con apposito disegno di legge collegato alla manovra di finanza
pubblica, in coerenza con gli obiettivi e gli interventi
appositamente individuati da parte della decisione di finanza
pubblica, previo confronto e valutazione congiunta in sede di
Conferenza unificata, propone norme di coordinamento dinamico della
finanza pubblica volte a realizzare l'obiettivo della convergenza dei
costi e dei fabbisogni standard dei vari livelli di governo, nonche'
un percorso di convergenza degli obiettivi di servizio ai livelli
essenziali delle prestazioni e alle funzioni fondamentali di cui
all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione.
Il monitoraggio degli obiettivi di servizio e' effettuato in sede di
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, da
istituire ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 42 del 2009.
2. Ai fini di cui al comma 1, il Governo tiene conto delle
informazioni e dei dati raccolti, ai sensi dell'articolo 4, sulle
funzioni fondamentali effettivamente esercitate e i servizi resi o
non resi, in tutto o in parte, da ciascun ente locale. Tiene altresi'
conto dell'incrocio tra i dati relativi alla classificazione
funzionale delle spese e quelli relativi alla classificazione
economica.
3. Gli obiettivi di servizio sono stabiliti in modo da garantire il
rispetto della tempistica di cui ai commi 4 e 5.
4. L'anno 2012 e' individuato quale anno di avvio della fase
transitoria comportante il superamento del criterio della spesa
storica.
5. La fase transitoria si struttura secondo la seguente modalita' e
tempistica:
a) nel 2011 verranno determinati i fabbisogni standard, che
entreranno in vigore nel 2012, riguardo ad almeno un terzo delle
funzioni fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1, lettere a) e
b), del presente decreto, con un processo di gradualita' diretto a
garantire l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo;
b) nel 2012 verranno determinati i fabbisogni standard, che
entreranno in vigore nel 2013, riguardo ad almeno due terzi delle
funzioni fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1, lettere a) e
b), del presente decreto, con un processo di gradualita' diretto a
garantire l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo;
c) nel 2013 verranno determinati i fabbisogni standard, che
entreranno in vigore nel 2014, riguardo a tutte le funzioni
fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1, lettere a) e b), del
presente decreto, con un processo di gradualita' diretto a garantire
l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo.
Art. 3
Funzioni fondamentali e classificazione delle relative spese
1. Ai fini del presente decreto, fino alla data di entrata in
vigore della legge statale di individuazione delle funzioni
fondamentali di Comuni, Citta' metropolitane e Province, le funzioni
fondamentali ed i relativi servizi presi in considerazione in via
provvisoria, ai sensi dell'articolo 21 della 5 maggio 2009, n. 42,
sono:
a) per i Comuni:
1) le funzioni generali di amministrazione, di gestione e di
controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come
certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla data di
entrata in vigore della legge 5 maggio 2009, n. 42;
2) le funzioni di polizia locale;
3) le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi
per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione,
nonche' l'edilizia scolastica;
4) le funzioni nel campo della viabilita' e dei trasporti;
5) le funzioni riguardanti la gestione del territorio e
dell'ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia
residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonche' per il
servizio idrico integrato;
6) le funzioni del settore sociale;
b) per le Province:
1) le funzioni generali di amministrazione, di gestione e di
controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come
certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla data di
entrata in vigore della legge 5 maggio 2009, n. 42;
2) le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresa l'edilizia
scolastica;
3) le funzioni nel campo dei trasporti;
4) le funzioni riguardanti la gestione del territorio;
5) le funzioni nel campo della tutela ambientale;
6) le funzioni nel campo dello sviluppo economico relative ai
servizi del mercato del lavoro.
Art. 4
Metodologia per la determinazione dei fabbisogni standard
1. Il fabbisogno standard, per ciascuna funzione fondamentale e i
relativi servizi, tenuto conto delle specificita' dei comparti dei
Comuni e delle Province, e' determinato attraverso:
a) l'identificazione delle informazioni e dei dati di natura
strutturale e contabile necessari, acquisiti sia da banche dati
ufficiali esistenti sia tramite rilevazione diretta con appositi
questionari da inviare ai Comuni e alle Province, anche ai fini di
una riclassificazione o integrazione delle informazioni contenute nei
certificati contabili;
b) l'individuazione dei modelli organizzativi e dei livelli
quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un sistema
di indicatori in relazione a ciascuna funzione fondamentale e ai
relativi servizi;
c) l'analisi dei costi finalizzata alla individuazione di quelli
piu' significativi e alla determinazione degli intervalli di
normalita';
d) l'individuazione di un modello di stima dei fabbisogni
standard sulla base di criteri di rappresentativita' attraverso la
sperimentazione di diverse tecniche statistiche;
e) la definizione di un sistema di indicatori, anche in
riferimento ai diversi modelli organizzativi ed agli obiettivi
definiti, significativi per valutare l'adeguatezza dei servizi e
consentire agli enti locali di migliorarli.
2. Il fabbisogno standard puo' essere determinato con riferimento a
ciascuna funzione fondamentale, ad un singolo servizio o ad aggregati
di servizi, in relazione alla natura delle singole funzioni
fondamentali e tenendo presenti le esclusioni previste dalla legge 5
maggio 2009, n. 42.
3. La metodologia dovra' tener conto delle specificita' legate ai
recuperi di efficienza ottenuti attraverso le unioni di Comuni,
ovvero le altre forme di esercizio di funzioni in forma associata.
4. Il fabbisogno standard e' fissato anche con riferimento ai
livelli di servizio determinati in base agli indicatori di cui al
comma 1, lettera e).
Art. 5
Procedimento di determinazione dei fabbisogni standard
1. Il procedimento di determinazione del fabbisogno standard si
articola nel seguente modo:
a) la Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a., la cui
attivita', ai fini del presente decreto, ha carattere esclusivamente
tecnico, predispone le metodologie occorrenti alla individuazione dei
fabbisogni standard e ne determina i valori con tecniche statistiche
che danno rilievo alle caratteristiche individuali dei singoli Comuni
e Province, conformemente a quanto previsto dall'articolo 13, comma
1, lettera d), della legge 5 maggio 2009, n. 42, utilizzando i dati
di spesa storica tenendo conto dei gruppi omogenei e tenendo altresi'
conto della spesa relativa a servizi esternalizzati o svolti in forma
associata, considerando una quota di spesa per abitante e tenendo
conto della produttivita' e della diversita' della spesa in relazione
all'ampiezza demografica, alle caratteristiche territoriali, con
particolare riferimento al livello di infrastrutturazione del
territorio, ai sensi di quanto previsto dagli articoli 21 e 22 della
legge 5 maggio 2009, n. 42, alla presenza di zone montane, alle
caratteristiche demografiche, sociali e produttive dei predetti
diversi enti, al personale impiegato, alla efficienza, all'efficacia
e alla qualita' dei servizi erogati nonche' al grado di soddisfazione
degli utenti;
b) la Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a. provvede al
monitoraggio della fase applicativa e all'aggiornamento delle
elaborazioni relative alla determinazione dei fabbisogni standard;
c) ai fini di cui alle lettere a) e b), la Societa' per gli studi
di settore-Sose s.p.a. puo' predisporre appositi questionari
funzionali a raccogliere i dati contabili e strutturali dai Comuni e
dalle Province. Ove predisposti e somministrati, i Comuni e le
Province restituiscono per via telematica, entro sessanta giorni dal
loro ricevimento, i questionari compilati con i dati richiesti,
sottoscritti dal legale rappresentante e dal responsabile economico
finanziario. La mancata restituzione, nel termine predetto, del
questionario interamente compilato e' sanzionato con il blocco, sino
all'adempimento dell'obbligo di invio dei questionari, dei
trasferimenti a qualunque titolo erogati al Comune o alla Provincia e
la pubblicazione sul sito del Ministero dell'interno dell'ente
inadempiente. Agli stessi fini di cui alle lettere a) e b), anche il
certificato di conto consuntivo di cui all'articolo 161 del testo
unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni, contiene i dati necessari per il calcolo
del fabbisogno standard;
d) tenuto conto dell'accordo sancito il 15 luglio 2010, in sede
di Conferenza Stato-Citta' ed autonomie locali, tra l'Associazione
nazionale dei Comuni Italiani-ANCI e l'Unione delle Province
d'Italia-UPI ed il Ministero dell'economia e delle finanze, per i
compiti di cui alle lettere a), b) e c) del presente articolo, la
Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a. si avvale della
collaborazione scientifica dell'Istituto per la finanza e per
l'economia locale-IFEL, in qualita' di partner scientifico, che
supporta la predetta societa' nella realizzazione di tutte le
attivita' previste dal presente decreto. In particolare, IFEL
fornisce analisi e studi in materia di contabilita' e finanza locale
e partecipa alla fase di predisposizione dei questionari e della loro
somministrazione agli enti locali; concorre allo sviluppo della
metodologia di calcolo dei fabbisogni standard, nonche' alla
valutazione dell'adeguatezza delle stime prodotte; partecipa
all'analisi dei risultati; concorre al monitoraggio del processo di
attuazione dei fabbisogni standard; propone correzioni e modifiche
alla procedura di attuazione dei fabbisogni standard, nonche' agli
indicatori di fabbisogni fissati per i singoli enti. IFEL, inoltre,
fornisce assistenza tecnica e formazione ai Comuni e alle Province;
la Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a puo' avvalersi
altresi' della collaborazione dell'ISTAT per i compiti di cui alle
lettere a), b) e c) del presente articolo;
e) le metodologie predisposte ai sensi della lettera a) sono
sottoposte, per l'approvazione, ai fini dell'ulteriore corso del
procedimento, alla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione
del federalismo fiscale ovvero, dopo la sua istituzione, alla
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica; in
assenza di osservazioni, le metodologie si intendono approvate
decorsi quindici giorni dal loro ricevimento. La Commissione tecnica
paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale ovvero, dopo la
sua istituzione, la Conferenza permanente per il coordinamento della
finanza pubblica segue altresi' il monitoraggio della fase
applicativa e l'aggiornamento delle elaborazioni di cui alla lettera
b). I risultati predisposti con le metodologie di elaborazione di cui
alle lettere precedenti sono trasmessi dalla Societa' per gli studi
di settore-Sose s.p.a. ai Dipartimenti delle finanze e,
successivamente, della Ragioneria generale dello Stato del Ministero
dell'economia e delle finanze, nonche' alla Commissione tecnica
paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale ovvero, dopo la
sua istituzione, alla Conferenza permanente per il coordinamento
della finanza pubblica;
f) i dati raccolti ed elaborati per le attivita' di cui al
presente articolo confluiscono nella banca dati delle amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n.
196, nonche' in quella di cui all'articolo 5 della legge 5 maggio
2009, n. 42.
Art. 6
Pubblicazione dei fabbisogni standard
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sono adottati la nota metodologica relativa alla procedura
di calcolo di cui agli articoli precedenti e il fabbisogno standard
per ciascun Comune e Provincia, previa verifica da parte del
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero
dell'economia e delle finanze, ai fini del rispetto dell'articolo 1,
comma 3. Sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri e' sentita la Conferenza Stato-citta' e autonomie locali.
Decorsi quindici giorni, lo schema e' comunque trasmesso alle Camere
ai fini dell'espressione del parere da parte della Commissione
bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e da parte delle
Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere
finanziario. Lo schema di decreto e' corredato da una relazione
tecnica redatta ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 31
dicembre 2009, n. 196, che ne evidenzia gli effetti finanziari.
Decorsi quindici giorni dalla trasmissione alle Camere da parte del
Governo, il decreto puo' essere comunque adottato, previa
deliberazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, ed e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il Governo, se non intende
conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette alle Camere una
relazione con cui indica le ragioni per le quali non si e' conformato
ai citati pareri. Ciascuno dei decreti del Presidente del Consiglio
dei Ministri recante determinazione dei fabbisogni standard per
Comuni e Province indica in allegato gli elementi considerati ai fini
di tale determinazione.
2. Al fine di garantire la verifica di cui al comma 1, il Ministero
dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria
generale dello Stato, secondo le proprie competenze, partecipa
direttamente alle attivita' di cui all'articolo 5.
3. Ciascun Comune e Provincia da' adeguata pubblicita' sul proprio
sito istituzionale del decreto di cui al comma 1, nonche' attraverso
le ulteriori forme di comunicazione del proprio bilancio.
Art. 7
Revisione a regime dei fabbisogni standard
1. Al fine di garantire continuita' ed efficacia al processo di
efficientamento dei servizi locali, i fabbisogni standard vengono
sottoposti a monitoraggio e rideterminati, non oltre il terzo anno
successivo alla loro precedente adozione, con le modalita' previste
nel presente decreto.
2. Le relative determinazioni sono trasmesse, dal momento della sua
istituzione, alla Conferenza permanente per il coordinamento della
finanza pubblica di cui all'articolo 5 della legge 5 maggio 2009, n.
42, che si avvale della Commissione tecnica paritetica per
l'attuazione del federalismo fiscale.
Art. 8
Disposizioni finali ed entrata in vigore
1. I fabbisogni standard delle Citta' metropolitane, una volta
costituite, sono determinati, relativamente alle funzioni
fondamentali per esse individuate ai sensi dell'articolo 23, comma 6,
lettere e) e f), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive
modificazioni, secondo le norme del presente decreto, in quanto
compatibili.
2. Fermo restando il rispetto degli obiettivi di servizio e di
erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni, la differenza
positiva, eventualmente realizzata in ciascun anno finanziario, fra
il fabbisogno standard come determinato ai sensi del presente decreto
e la spesa effettiva cosi' come risultante dal bilancio dell'ente
locale, e' acquisita dal bilancio dell'ente locale medesimo. Nel caso
di esercizio delle funzioni in forma associata, la differenza
positiva di cui al primo periodo e' ripartita fra i singoli enti
partecipanti in ragione degli oneri e degli obblighi gravanti su
ciascuno di essi in base all'atto costitutivo.
3. La Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a. e l'Istituto
per la finanza e per l'economia locale-IFEL provvedono alle attivita'
di cui al presente decreto nell'ambito delle rispettive risorse.
4. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 27 della legge 5
maggio 2009, n. 42, ed in particolare in ordine alle competenze e al
rispetto dei tempi ivi previsti, il presente decreto legislativo non
si applica agli enti locali appartenenti ai territori delle Regioni a
statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
5. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 26 novembre 2010
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Tremonti, Ministro dell'economia e
delle finanze
Bossi, Ministro per le riforme per il
federalismo
Calderoli, Ministro per la
semplificazione normativa
Fitto, Ministro per i rapporti con le
regioni e per la coesione
territoriale
Maroni, Ministro dell'interno
Brunetta, Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione
Visto, il Guardasigilli: Alfano
Istat, Annuario statistico italiano 2010
Pubblicato: 19 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bilancio dello Stato, Finanza locale, ISTAT, Migrazioni, Pensioni, Politica dei servizi sociali, Politica del lavoro, Politica economica, Politica per l'ambiente, Politica per la sicurezza, Popolazione, Scuola e istruzione, Servizi sanitari, Servizi sociali, Spesa sanitaria, Spesa sociale | 1 Commento »
Annuario statistico italiano 2010 |
da: Contenuti.
INDAGINE SULLA FINANZA LOCALE Camera dei deputati – V Commissione Bilancio
Pubblicato: 12 ottobre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Enti Locali, Federalismo fiscale, Finanza locale, REGIONI ITALIANE | Lascia un commento »
Luca Ricolfi e Pietro Ichino sulla Manovra finanziaria di metà luglio 2010 in la Stampa 16 e 19 luglio 2010
Pubblicato: 19 luglio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Bilancio dello Stato, Finanza locale, Ichino Pietro, Politica fiscale | 3 Commenti »| LUCA RICOLFI | |
| Come ampiamente previsto, ieri la manovra economica ha ottenuto la fiducia in Senato e, salvo sorprese molto improbabili, entro fine mese otterrà la fiducia anche alla Camera.
È una buona manovra? Dipende dai punti di vista. Sul piano macroeconomico era una manovra necessaria, e se una critica si può avanzare è semmai che è stata troppo leggera: si poteva tagliare di più la spesa pubblica corrente, e fare qualcosa di incisivo per la crescita, ad esempio più investimenti in istruzione e meno tasse sui produttori. Se però andiamo ai dettagli della manovra, e in particolare alla distribuzione dei risparmi di spesa, il bilancio si fa decisamente negativo. Dico questo non dal mio personale punto di vista, che è di nessuna rilevanza, bensì dal punto di vista del governo stesso, o meglio della cultura politica di cui il centro-destra ha provato in questi anni a farsi interprete. Secondo questa visione, la missione centrale di questo governo era di introdurre nel Paese massicce dosi di meritocrazia, di premialità, di responsabilità, di equità, a partire dalla scuola, dall’università, dai bilanci degli enti locali. Ebbene, rispetto a questo ideale, per cui non pochi ministri si sono coraggiosamente battuti in questi anni, le manovre degli ultimi anni rappresentano un mortificante salto all’indietro. Nelle università i tagli sono stati sostanzialmente lineari, senza alcun riguardo alle enormi differenze di efficienza fra i diversi atenei e le diverse facoltà. Nella scuola, la promessa di destinare il 30% delle risorse risparmiate con i tagli della prima manovra (estate 2008) ad un premio per gli insegnanti più meritevoli è stata sospesa per salvare gli scatti stipendiali automatici del corpo insegnante. Quanto alle Regioni, il governo si è ben guardato dallo specificare in che modo i tagli dovranno risparmiare le Regioni più virtuose (l’art. 14 è un capolavoro di vaghezza). Per non parlare dei ripiani più o meno parziali dei debiti degli enti locali, che hanno visto via via graziati Catania, Palermo, Roma. O della possibilità, concessa solo alle Regioni a statuto speciale (notoriamente più sprecone delle altre), e in particolare alla Sicilia, di prorogare i contratti a tempo determinato. E infine, dulcis in fundo: la dilazione del pagamento delle multe per le quote latte, un favore a un manipolo di allevatori del Nord che mortifica tutti i produttori onesti, che hanno rispettato le quote. Si può obiettare, naturalmente, che la politica è l’arte del possibile, e che per presentarsi in Europa con i conti in ordine e salvare la pace sociale il governo ha dovuto fare qualche concessione alle lobby e alle forze politico-sindacali che lo tengono sotto scacco. Può darsi, ma il punto è che così facendo il governo ha purtroppo contribuito con le proprie stesse mani a segnare la fine di una stagione, anzi di quella che doveva essere la «sua» stagione. I segnali iniqui e antimeritocratici contenuti nelle tre grandi manovre che si sono succedute in questi primi due anni e mezzo sono così intensi che ben difficilmente il governo potrà, su questo terreno, riguadagnare la credibilità perduta. Se è bastato il fronte delle Regioni a impedire tagli selettivi, sarà ben difficile che quel che non è stato possibile oggi – premiare i territori virtuosi – divenga possibile domani in conferenza Stato-Regioni, o con i decreti attuativi del federalismo. Se la decisione già presa di premiare gli insegnanti migliori ha dovuto essere sospesa per salvare gli automatismi di carriera, non si vede quando mai sarà possibile introdurre un po’ di meritocrazia nella scuola. E se poche decine di allevatori sponsorizzati dalla Lega sono stati sufficienti a introdurre una norma iniqua come quella sulle quote latte, non si vede come sarà possibile agire domani, quando si dovranno colpire interessi ben più estesi e organizzati. Ma forse la verità che sta dietro tutte queste vicende è che – nonostante i benefici di un’opposizione imbarazzante nella sua pochezza – il governo è debole, molto più debole che qualche mese fa. Così debole che basta la fronda dei finiani a costringerlo a una raffica di dimissioni (Scajola, Brancher, Cosentino), che ancora poche settimane fa venivano sdegnosamente escluse. Così debole che ogni alzata d’ingegno della Lega, dalla difesa delle Province alla tutela corporativa degli allevatori, è in grado di condizionare la politica economica. Così debole che non riesce a introdurre tagli veramente selettivi nelle università, nelle Regioni, negli enti locali. Così debole da prendere in seria considerazione sia l’ipotesi di allargare la maggioranza all’Udc, sia l’ipotesi di riportare il Paese al voto nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti. Chi è abituato a ragionare in termini ideologici o di schieramento potrà rallegrarsi che il governo Berlusconi sia entrato in una fase di stallo, se non di crisi aperta. Chi sogna il «grande centro» o governi di «responsabilità nazionale» potrà pensare che l’ora delle terze forze è finalmente arrivata. Io sono molto più scettico e penso invece che la triste parabola del governo Berlusconi confermi solo che il rebus italiano non ha soluzioni, come la quadratura del cerchio. Il centrodestra non ha la forza per fare le riforme che mille volte ha promesso al Paese, prime fra tutte la riduzione delle tasse, il federalismo, la riforma meritocratica della Pubblica amministrazione. Un governo più largo, di responsabilità nazionale, avrebbe forse la forza di parlare al Paese ma sarebbe paralizzato dalle divisioni interne e dai veti incrociati. Quanto alla sinistra, basta il ricordo del governo Prodi per toglierci ogni illusione. Così quel che ci resta è solo una montagna di parole, e la stanchezza di constatare che sono sempre le stesse. |
|
| PIETRO ICHINO* | |
| Caro Direttore, su «La Stampa» di venerdì Luca Ricolfi, dopo avere illustrato molto convincentemente meriti e (prevalenti) difetti della manovra finanziaria approvata dalla maggioranza in Senato il giorno prima, ha accennato a quella che gli è apparsa una «imbarazzante inerzia» dell’opposizione in questo passaggio politico. Se riferita ad altre vicende e altre materie, non avrei avuto nulla da obiettare a questa notazione; ma poiché ho partecipato personalmente, come senatore, a questa prima fase della discussione della manovra in Parlamento, posso testimoniare che qui l’opposizione si è fatta sentire vigorosamente con i propri interventi e le proprie proposte di emendamento lungo tutte le cento ore di discussione molto tesa in commissione e in aula; fuori del Palazzo lo ha fatto con i modesti mezzi di comunicazione di cui i partiti di minoranza dispongono; e, in particolare, il Pd lo ha fatto, sia dentro sia fuori del Palazzo, su di una linea in larga parte coincidente con quella esposta dallo stesso Ricolfi nel suo editoriale. Così stando le cose, se un opinionista equilibrato e informatissimo come è Ricolfi ha percepito i partiti di opposizione e il Pd in particolare come inerti e afasici anche in questo passaggio politico, le spiegazioni possibili mi sembrano soltanto due. La prima è che lo strapotere televisivo del presidente del Consiglio abbia determinato una sostanziale distorsione dell’informazione sulla vicenda della manovra finanziaria, facendo apparire inerti e afasiche forze politiche che – almeno in questa occasione – non lo sono state affatto. La seconda è che, indipendentemente dallo strapotere televisivo del premier, il meccanismo mediatico faccia sì che venga data notizia soltanto di un’opposizione «dura e pura», «senza se e senza ma», che si manifesta con rifiuti totali e indistinti, magari rafforzati da qualche rissa in Parlamento; quando invece, come ha fatto il Pd sulla manovra di Tremonti, l’opposizione propone ragionamenti, distingue ciò che è condivisibile da ciò che va rifiutato nelle scelte della maggioranza, facendosi carico dei vincoli oggettivi che nel contesto attuale si impongono a qualsiasi governo, allora la cosa non fa notizia; quindi, fuori del Palazzo, finisce coll’essere invisibile. In altre e più semplici parole: se Enrico Morando – invece che guidare in questa battaglia i senatori del Pd con la stessa onestà intellettuale, lo stesso rifiuto della faziosità e lo stesso rigore concettuale con cui Ricolfi fa il suo mestiere di opinionista – avesse urlato insulti e inscenato un tentativo di aggressione al capogruppo di maggioranza in Commissione, o al ministro Tremonti in aula, tv e giornali avrebbero dato a questo fatto un rilievo infinitamente maggiore rispetto a quello (nullo) che è stato dato alle decine di suoi interventi pesantemente e incisivamente – ma non faziosamente – critici sulla manovra, svolti nei giorni scorsi. Forse entrambe le spiegazioni colgono un aspetto importante della realtà. In ogni caso, Ricolfi tenga conto del fatto che, se nei giorni scorsi fosse stato lui al posto di Enrico Morando a condurre la battaglia in Senato dai banchi dell’opposizione, anche i suoi interventi sarebbero stati ignorati dai media. Quindi, anche la sua opposizione sarebbe apparsa afasica e inerte. *senatore Pd *** Caro Ichino, Luca Ricolfi |
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Patto di Stabilità Interno per province e comuni. Le nuove regole per il 2010 / in Legautonomie
Pubblicato: 12 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Enti Locali, Finanza locale | Lascia un commento »Patto di Stabilità Interno per province e comuni. Le nuove regole per il 2010Circolare della Ragioneria Generale dello Stato del 30/3/2010 n. 15, che contiene i criteri interpretativi per l’applicazione del patto di stabilità interno da parte degli enti locali (popolazione superiore a 5mila abitanti) con le disposizione del d.l. 2 del 2010, convertito in legge il 26/3/2010, n. 42
Ministero dell’Economia e delle Finanze
Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini, ANCI Lombardia
Pubblicato: 8 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Federalismo fiscale, Finanza locale | Lascia un commento »
8 Aprile 2010 Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini Il Presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, ha restituito simbolicamente al Prefetto Gian Valerio Lombardi una fascia tricolore.
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Oggi oltre 500 sindaci lombardi, tra cui primi cittadini o loro delegati dei capoluoghi di provincia – Varese, Bergamo, Brescia, Pavia, Lecco, Monza, Lodi, Cremona – hanno manifestato da Piazza San Babila fino alla Prefettura di Milano. In quest’occasione, per sensibilizzare le autorità e l’opinione pubblica sulle difficoltà che i comuni devono affrontare, il Presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, ha restituito simbolicamente al Prefetto Gian Valerio Lombardi una fascia tricolore.Regole per la finanza pubblica più eque con obiettivi sostenibili per i Comuni, un Patto di Stabilità che non mortifichi i Comuni bene amministrati e permetta di fare investimenti, un federalismo vero, basato sull’autonomia fiscale degli Enti Locali, il reintegro del fondo per le politiche sociali: queste sono le richieste dei sindaci lombardi presenti alla manifestazione a Milano.
“Da dieci anni subiamo da parte dello Stato tagli economici e l’imposizione di obiettivi di risparmio ormai non più sopportabili – denuncia Attilio Fontana, Presidente di ANCI Lombardia– Sebbene la stragrande maggioranza dei Comuni Lombardi abbia i conti in regola, veniamo trattati come se gli spreconi fossimo noi: ci vengono tolti i trasferimenti, ogni forma di autonomia tributaria, e addirittura ci è stato impedito di investire i soldi che abbiamo risparmiato. Per contro, ad altre città e istituzioni che falliscono perché male amministrate si elargiscono milioni di euro. Bloccando i Comuni – continua Fontana – si arresta la ripresa economica, perché noi siamo tra i principali committenti per le imprese del nostro territorio. Per di più si tagliano servizi spesso fondamentali ai cittadini disabili, alle scuole sino alle manutenzioni degli edifici pubblici. Nel 2010 il Fondo per le Politiche Sociali è stato ridotto di oltre 20 milioni di euro. Noi siamo stati eletti per fare i Sindaci, ovvero per sviluppare i nostri territori e aiutare chi tra i nostri concittadini è in difficoltà: questo non può venirci impedito”.
ANCI Lombardia si fa portavoce delle difficoltà e delle proposte delle amministrazioni locali, che sono sempre state al centro della campagna contro gli sperperi del settore pubblico. Sono i Ministeri i luoghi in c ui si nascondono i veri sprechi. Fatti concreti sono:
• la spesa dei Comuni lombardi nel 2008 è scesa di 400 milioni di euro, mentre nello stesso anno l’intero comparto della pubblica amministrazione ha aggravato il suo deficit.
• i dipendenti comunali guadagnano meno di quelli statali.
• la media dei dirigenti comunali è di 1 ogni 52 dipendenti, mentre nei Ministeri è di 1 ogni 16.
• i consiglieri comunali ricevono dai 13 ai 110 (nel solo caso di Milano) euro lordi a seduta, lo stipendio dei Parlamentari supera senza difficoltà i 15mila euro netti al mese.Fontana continua: “Il dato più importante è che lo Stato trasferisce ai Comuni 220 euro pro/capite contro una pressione fiscale media di 7000 euro a cittadino: è con questi fondi che i Sindaci devono garantire i servizi essenziali ai cittadini: i servizi sociali, la Polizia locale, la manutenzione delle strade e del verde, gli investimenti sulle infrastrutture del territorio, i servizi scolastici, culturali e ricreativi e tanto altro”.
Il Prefetto Gian Valerio Lombardi, accogliendo la delegazione di Anci Lombardia ha riferito dei contatti avuti con il governo, in modo particolare con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e con il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che hanno espresso la loro comprensione delle difficoltà dei Comuni, e l’intenzione del il Governo a prendere provvedimenti per alleviarle, a partire dal Federalismo fiscale.
Il Presidente Fontana commenta così: “La nostra iniziativa ha riscosso grande successo e ha raggiunto un primo risultato: l’attenzione del Governo. Ringraziamo il Prefetto e ci dichiariamo sin da ora disponibili a qualsiasi confronto che porti a risultati concreti. Le intenzioni sono buone, speriamo che non cadano nel vuoto. Ho avuto contatti con il Sindaco Moratti e ho apprezzato che si sia riconosciuta nei contenuti della nostra manifestazione e che si sia adoperata anche lei per promuovere un incontro con il Governo. Ringrazio il Presidente Chiamparino dell’appoggio che ci ha dimostrato Anci Nazionale, con la quale come sempre condividiamo contenuti e obiettivi”.
Interventi urgenti in materia di enti locali e regioni: il testo coordinato con la Legge 26 marzo 2010, n. 42, in LegaAutonomie
Pubblicato: 4 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Enti Locali, Finanza locale | Lascia un commento »Il testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42, approvata dal Senato il 23 marzo scorso. In allegato anche un intervento di Mario Collevecchio di primo commento alla Legge:
Intervento di Mario Collevecchio, esperto di Legautonomie ( 19,61 kB )
Rating sulla trasparenza dei bilanci dei maggiori Comuni italiani, Civicum 2010
Pubblicato: 20 marzo 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bilancio dello Stato, Comuni, Finanza locale | 1 Commento »Cari amici,
abbiamo presentato con le quattro maggiori Società di revisione (Deloitte, Ernst & Young, KPMG, PricewaterhouseCoopers) il rating sulla trasparenza dei bilanci dei maggiori Comuni italiani. La notizia è stata ripresa da diversi giornali nazionali, fra cui il Sole 24 Ore, e locali.
Vi inviamo il link alla Ricerca liberamente scaricabile dal nostro sito internet, il link al nostro Comunicato Stampa e alla Rassegna di articoli che abbiamo raccolto.
Questo lavoro, che facciamo per il terzo anno consecutivo, si inquadra nello sforzo di Civicum nel promuovere una sempre maggiore trasparenza nell’attività dei Comuni italiani: siamo convinti che dare i voti alla trasparenza dei bilanci possa spingere la amministrazioni a migliorare la propria capacità di rendere conto ai cittadini in modo chiaro.
A presto!
Fondazione Civicum
Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009 Pubblicato nella G.U. – Serie Generale – n. 42 del 20 febbraio 2010
Pubblicato: 26 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Finanza locale, Fondo politiche sociali, Servizi sociali, Spesa sociale | Tags: spesa sociale | Lascia un commento »
Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009
Pubblicato nella G.U. – Serie Generale - n. 42 del 20 febbraio 2010
Civicum – Politecnico di Milano “I conti delle città a confronto”.
Pubblicato: 18 novembre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Finanza locale, RICERCHE SOCIALI | Lascia un commento »Microsoft Word – programma_civicum_torino_27Nov2009.doc – Powered by Google Documenti
Sergio Chiamparino, «Federalismo fiscale? Cominciamo con una tassa sui servizi locali» – Corriere della Sera
Pubblicato: 29 ottobre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Enti Locali, Federalismo fiscale, Finanza locale, Politica fiscale | Lascia un commento »In tema di federalismo fiscale l’ANCI non è fra coloro che ne frenano la attuazione; è però singolare – e quanto dice Giavazzi lo conferma indirettamente – che ICI e Irap, ovvero le uniche due imposte autenticamente locali, siano state (o stanno per essere) eliminate, anziché (nel caso dell’IRAP) sopprimerne gli aspetti distorsivi. ”Cominciamo ad attuare subito il federalismo fiscale”, dice Giavazzi.
D’accordo, ma la fotografia di cio’ che fino ad oggi è stato fatto – come dimostrano i casi citati – va nella direzione opposta. Bisogna dunque partire da questo dato di fatto
«Federalismo fiscale? Cominciamo con una tassa sui servizi locali» – Corriere della Sera
CARPINO R., TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO, MAGGIOLI EDITORE
Pubblicato: 15 ottobre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Animazione sociale, Diritto Amministrativo, Enti Locali, Finanza locale, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Pubblica Amministrazione | 2 Commenti »NOVITA’ OTTOBRE 2009
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I 275 articoli del TUEL |
R. Carpino, Prefetto, |
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TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI |
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TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO
Maggioli Editore – Novità ottobre 2009
Pagine 876 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5298.2 – Euro 75,00
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Civicum, LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI edizione 2009
Pubblicato: 2 marzo 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Enti Locali, Finanza locale, Politica locale | Lascia un commento »Cari Amici,
desideriamo ricordarVi il prossimo convegno Civicum
FEDERALISMO E PRIVATIZZAZIONI
che avrà luogo Mercoledì 4 Marzo (9,45 – 12,30) presso la Camera di Commercio di Milano, Sala Conferenze, Via Meravigli 9/b, in occasione del quale verrà presentata la ricerca per noi realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca :
LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI
edizione 2009
La ricerca riguarda, come è noto, le società controllate dai Comuni di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Brescia e dei loro principali concorrenti. Nel complesso di tratta di 39 aziende esaminate nel quinquennio 2003-2007, il che rende questo lavoro una fonte di dati unica per estensione cronologica e grado analitico.
Le società esaminate nella ricerca sono soggetti privati a capitale misto e controllo pubblico che forniscono servizi nei settori dell’energia, del trasporto pubblico locale, delle risorse idriche, dell’igiene ambientale e dei servizi aeroportuali, raggiungendo nel complesso una rilevante dimensione economico-finanziaria e fornendo prestazioni di pubblica utilità che riguardano circa 10 milioni di cittadini.
La ricerca, che sarà presentata dal Dott. Gabriele Barbaresco dell’Ufficio Studi di Mediobanca, assume in questa sua quinta edizione una particolare importanza per il delicato momento economico che il Paese attraversa in conseguenza della crisi mondiale, per la riforma del federalismo alle porte e per il sempre più discusso tema delle privatizzazioni.
Seguirà una tavola rotonda coordinata dal Dott. Mario Camozzi, Fondatore Promotore di Civicum, con la partecipazione di :
Giuseppe Bonomi, Presidente SEA SpA Aeroporti di Milano
Marco Cesaretti, Direttore Amministrazione Finanza & Controllo GTT SPA, Gruppo Torinese Trasporti
Sergio Galimberti, Presidente e Amministratore Delegato di AMSA SPA, Azienda Milanese Servizi Ambientali
Sergio Russo, Consigliere di Amministrazione CTP SPA, Compagnia Trasporti Pubblici Napoli
Francesco Sutti, Presidente ATC SPA, Azienda Trasporti Pubblici Bologna
Per partecipare al convegno pregasi confermare via e-mail a : info@civicum.it
Con i nostri migliori saluti,
FONDAZIONE CIVICUM
Via S. Pietro all’Orto, 10
20121 Milano
Tel. 02 76002026
Fax 02 795779
Debito pubblico enti locali: il 57,5% basato su derivati
Pubblicato: 19 febbraio 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Finanza locale | Lascia un commento »Debito pubblico enti locali: il 57,5% basato su derivati dati comunicati dalla Corte dei conti alla Commissione Finanze del Senato
Newsletter n. 1310 del mercoledì 18 febbraio 2009
RASSEGNA STAMPA CONVEGNO 28 Gennaio 2009 “AUMENTARE LE TASSE O LE TARIFFE? Chi paga per i servizi pubblici locali.“
Pubblicato: 27 gennaio 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Enti Locali, Finanza locale | Lascia un commento »RASSEGNA STAMPA CONVEGNO 28 Gennaio 2009 “AUMENTARE LE TASSE O LE TARIFFE? Chi paga per i servizi pubblici locali.“
COMUNI ITALIANI AI RAGGI X: quanto incassano, quanto spendono, a cura di CIVICUM
Pubblicato: 23 gennaio 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Enti Locali, Finanza locale, Spesa sociale | Tags: spesa sociale | Lascia un commento »COMUNI ITALIANI AI RAGGI X: quanto incassano, quanto spendonodi CIVICUM | CIVICUM
I rendiconti 2007 dei grandi comuni italiani a cura del POLITECNICO DI MILANO – prof. GIOVANNI AZZONE e dr.ssa MARIKA ARENA | CIVICUM
Pubblicato: 23 gennaio 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Enti Locali, Federalismo fiscale, Finanza locale, Spesa sociale | Tags: spesa sociale | Lascia un commento »Decreto interministeriale 19 Novembre 2008 (formato .pdf 8,42 MB) Riparto del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 2008 Pubblicato nella G. U. – Serie Generale – n. 294 del 17 dicembre 2008
Pubblicato: 19 novembre 2008 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Finanza locale, Servizi sociali, Spesa sociale | Tags: spesa sociale | Lascia un commento »Decreto interministeriale 19 Novembre 2008 (formato .pdf 8,42 MB)
Riparto del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 2008
Pubblicato nella G. U. – Serie Generale – n. 294 del 17 dicembre 2008





