Amina: nuova foto a seno nudo, la giovane attivista tunisina: contro le “lezioni della morale”


Amina, la giovane attivista tunisina contro le “lezioni della morale”

vai a  Amina: nuova foto a seno nudo, la giovane attivista tunisina non si arrede… e cambia look (FOTO, VIDEO).

giornata di mobilitazione in difesa di Amina Tyler: «Il corpo è mio e non appartiene a nessun altro»


«Il nostro seno è più pericoloso delle vostre pietre». Così le Femen, movimento di protesta ucraino divenuto famoso su scala mondiale, lanciano una giornata di mobilitazione in difesa di Amina Tyler, la giovane attivista tunisina che osò postare su Facebook una sua foto a seno nudo sfidando apertamente il costume del suo Paese. «Il corpo è mio e non appartiene a nessun altro», diceva la scritta disegnata sulla pelle della diciannovenne, prima attivista araba del gruppo.

Per lei gli Imam avevano chiesto la quarantena (la «malattia»  potrebbe divenire epidemia e quindi potenzialmente coinvolgere altre ragazze), la fustigazione (magari in pubblico, per dare l’esempio), invocato la lapidazione, addirittura (rischio che però Amina non corre, poiché i tribunali della Tunisia non applicano la sha’ria). Per giorni, della ragazza non si è più saputo nulla. La famiglia ha pubblicamente condannato il gesto. Secondo alcuni siti arabi Amina sarebbe stata ricoverata in un ospedale psichiatrico della capitale, le Femen denunciavano che fosse stata sottoposta a elettrochoc. Fonti giornalistiche la danno nascosta in casa, sedata con barbiturici in attesa che le acque si calmino, per impedirle di tornare a connettersi e proseguire il suo “attivismo”.A seno nudo, nel nome di Allah | La ventisettesima ora.

Daniel Pipes, Turismo sessuale arabo


Interpretando in modo scorretto la disposizione che autorizza un musulmano ad avere quattro mogli al contempo, numerosi arabi attempati non solo sposano delle minorenni a Hyderabad, ma talvolta ne sposano anche più di una alla volta. “Gli arabi preferiscono delle spose adolescenti e vergini”, asserisce Jameela Nishat, che offre consulenze e sensibilizza le giovani donne su questa forma di malessere sociale.

In genere, gli arabi “sposano” le ragazzine per brevi periodi, talvolta solo per una notte. Wajihuddin puntualizza che spesse volte le formalità di matrimonio e di divorzio sono espletate al contempo, al fine di accelerare le procedure per le parti contraenti. Akhileshwari osserva che “le loro ragazzine sono disponibili per sole 5.000 rupie a soddisfare le voglie di vecchi arabi bacucchi”. E 5.000 rupie corrispondono a poco meno di 100 dollari.

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tutto l’articolo qui Turismo sessuale arabo :: Daniel Pipes.

Daniel Pipes, Burqa con scasso


Innanzitutto, una nota sugli indumenti femminili islamici che coprono il corpo e/o il volto, che in inglese si tende a chiamare genericamente veli ma che si dividono in tre categorie principali. Qualcuno (l’abaya, l’hijab, il chador, il jilbab o il khimar) cela parti del corpo, soprattutto i capelli, il collo e le spalle ma lascia scoperto il volto e non nasconde l’identità della donna; qualche altro nasconde il volto (lo yashmak) ma mostra la forma del corpo, senza dissimulare l’identità e il sesso di chi lo indossa. All’ultima categoria – l’argomento di cui ci occupiamo qui – appartengono quegli indumenti che coprono integralmente il corpo e che non possono essere definiti veli. Questi indumenti possono coprire interamente chi li indossa (il chadri o il burqa) o avere una fessura per gli occhi (l’haik o il niqab).

Secondo i miei calcoli, negli ultimi sei anni, la zona di Philadelphia è stata testimone di 14 rapine (o tentate rapine) a istituti finanziari in cui i ladri hanno indossato indumenti islamici che coprivano integralmente il corpo

tutto l’articolo qui Burqa con scasso :: Daniel Pipes.

Massimo Cacciari, L’UOMO TRA VIOLENZA E ALTERITÀ, Salone Giuseppe Scacchi della Camera di commercio di Como, via Parini 16, ore 20.45


L’UOMO TRA VIOLENZA E ALTERITÀ

vai agli Audio della lezione magistrale di Massimo Cacciari

Salone Giuseppe Scacchi della Camera di commercio di Como, via Parini 16, ore 20.45, ingresso libero

Per il terzo incontro organizzato dal gruppo di cultura Ascoltoil professor Massimo Cacciari parlerà di Violenza e potere. Celebre filosofo, accademico e politico italiano, ex sindaco di Venezia, attualmente è docente alla facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da lui fondata con don Luigi Verzé nel 2002. Cacciari analizzerà il legame esistente tra aggressività e potere e la violenza nelle diverse forme e modulazioni in cui si può declinare. Verrà spiegato ai presenti la relazione tra violenza e potere mettendo in luce le cause che la determinano e contestualizzando tale relazione nella società contemporanea. La descrizione della fenomenologia della violenza potrà aiutare a comprendere non soltanto la violenza episodica e individuale ma anche quella delle rivoluzioni, mentre la riflessione sul potere ne potrà rivelare una più ampia sull’uomo, poiché non è possibile analizzare il potere senza basarsi su presupposti antropologici

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Il politicamente scorretto di Alain Finkielkraut, articolo di Stefano Montefiori, in Corriere della sera 22 luglio 2012


Una giornata francese può cominciare, alle 7 e 15, con Z comme Zemmour alla radio, dove l’opinionista Eric Zemmour loda Putin perché, appoggiando il massacratore Assad in Siria, «protegge la minoranza cristiana»; si continua con Elisabeth Lévy che in un talk show difende «l’uomo bianco Dominique Strauss-Kahn», accusato di violenza sessuale dalla cameriera nera; la sera, a teatro Fabrice Luchini legge passi scelti di quel Philippe Muray che ridicolizzava la «sinistra morale» e la sua ossessione per i diritti dell’uomo. Non è che, anche in Francia, il politicamente scorretto si sia ormai «rovesciato in nuovo conformismo», come sospettava Sandro Modeo sulla Lettura del 17 giugno?

Lo chiediamo ad Alain Finkielkraut, il filosofo 63enne critico della modernità che, a partire dal Nuovo disordine amoroso scritto con Pascal Bruckner nel 1977, ha combattuto per tutta la vita contro le barriere imposte dalle mode e dal pensiero dominante. Se Zemmour è ormai diventato una star mediatica in virtù di provocazioni quotidiane, Finkielkraut è lo schivo intellettuale pioniere della lotta ai «benpensanti».

 

Non crede che la sua lunga battaglia contro il politicamente corretto sia ormai vinta?

«Al contrario, oggi il politicamente corretto è più forte che mai, perché ci sono ancora realtà che è meglio non vedere, se non si vuole essere accusati di razzismo. L’antirazzismo è divenuto il principale veicolo del politicamente corretto e io stesso, mentre gliene parlo, ho paura di quel che dico»

 

Addirittura?

«Ma certo. Quando l’ideologia dominante nel mondo intellettuale era il comunismo, potevi dirti anticomunista. La pagavi cara, certo, come l’ha pagata cara Albert Camus, ma era possibile. Al comunismo teorico si poteva opporre la realtà sinistra del mondo sovietico. Ma di fronte all’antirazzismo, io sono disarmato. Ho questo in comune con l’antirazzismo ideologico: per me il razzismo è abominevole. Però, di certe cose si dovrebbe poter parlare»

 

Lei fa un paragone con il comunismo, che ha commesso crimini spaventosi…

«Sì, ma dobbiamo anche prendere atto dei danni culturali che l’antirazzismo sta provocando. Per l’antirazzismo ideologico esiste una solidarietà di destino tra tutti i bersagli della discriminazione. Non è vero. L’antisemitismo per esempio oggi in Europa è molto più diffuso tra gli arabo-musulmani che tra i cristiani. Ma non si può dire, perché questo smentirebbe in modo feroce l’ideologia dominante»

 

Se ne è avuta la prova con l’affare Merah?

«Quello è un esempio perfetto, perché prima di tutto c’è stato questo riflesso automatico per cui il problema non è mai l’islamismo o il terrorismo, il problema siamo noi. Il dogma del politicamente corretto è “non abbiamo nemici, abbiamo dei demoni dentro di noi”. E infatti, ricordiamoci dei primi momenti del caso Merah (quattro adulti e tre bambini uccisi il marzo scorso a Tolosa e Montauban, ndr), della velocità quasi entusiasta con la quale l’estrema destra venne subito designata come responsabile. Le Monde se la prese con il governo di destra, con l’argomento che, a forza di alimentare “il sospetto dell’altro”, aveva preparato il terreno al passaggio all’atto. Peccato che l’autore degli attentati fosse invece un terrorista islamico, Mohamed Merah. Da quel momento in poi la grande preoccupazione — anche legittima — è stata di non fare generalizzazioni pericolose. Ma così non si è parlato del cuore della questione»

 

E cioè? Che cosa ci dicono i morti di Tolosa, secondo lei?

«Dopo l’attentato sono arrivate le vere cattive notizie. Potevamo sperare che quell’assassino fosse un pazzo, un terrorista autoproclamato e isolato. Invece Merah è apparso come un eroe, un martire, agli occhi di tanti. Cito un caso: quel dottorando in fisica di 24 anni, figlio di un ingegnere e di una docente universitaria, che fracassa la mascella di un uomo “con la faccia da sionista”, davanti alla sua famiglia, aggiungendo che per lui “Merah è un resistente”. L’antisemitismo cresce e, se l’immigrazione continua così, si amplificherà ancora. È accettabile?»

 

Nella trasmissione Répliques, che conduce da 25 anni su France Inter, lei si è lamentato anche del clima che accompagna il matrimonio tra omosessuali.

«Tutti dicono “La Francia è in ritardo”, “siamo in ritardo”. Ma ritardo rispetto a chi, a che cosa? Alexis de Tocqueville dice “la democrazia è il progresso continuo dell’uguaglianza delle condizioni”. Ma se la democrazia si riduce a questo movimento inarrestabile, allora non ha più niente di democratico, perché siamo condannati a seguire l’onda. Al contrario, sul matrimonio degli omosessuali, mi piacerebbe che ci fosse una vera discussione, che non opponesse per forza progressisti e retrogradi. Tutte le sensibilità dovrebbero potersi esprimere, senza che sia deciso prima chi sta all’interno della democrazia e chi ne è fuori»

 

Lei è un reazionario?

«Non mi riconosco in questa espressione, ma detesto chi la usa per criminalizzare la nostalgia. Dopo tutto, la nostalgia dovrebbe avere diritto di cittadinanza. Ci sono cose che è lecito rimpiangere»

 

Per esempio?

«I nomi. Ho il gusto dei nomi banali. Mi chiamo Alain. Ogni tanto esclamo “quanto è bello il mio nome”, e mia moglie mi prende per pazzo. Io sono figlio di ebrei polacchi e mia moglie, di origine bulgara, si chiama Sylvie. Una volta si davano nomi comuni, e francesi, ai bambini, perché si era in Francia. Questa mania dei francesi di denazionalizzare i nomi, e questo modo che hanno tanti immigrati di dare nomi del Paese d’origine ai loro bambini non mi piace. Quando sento che Mohamed è il nome proprio più frequente nella regione parigina mi allarmo, e quando sento l’ex alto commissario del governo Martin Hirsch dire in tv che l’integrazione sarà completa il giorno in cui dei genitori cattolici chiameranno il loro figlio Mohamed, mi dico che a forza di politicamente corretto la Francia cammina con le gambe per aria»

 

Che cosa pensa, quindi, della nuova Francia di Francois Hollande?

«Non sfrutterà qualche buona idea del governo precedente, come il dibattito sull’identità nazionale, anche se venne organizzato in modo maldestro. Io credo che una riflessione collettiva su quel che siamo sarebbe necessaria, magari non sotto il patrocinio del governo. Ma gli intellettuali non sono messi meglio dei politici, basta vedere le reazioni di molti storici al progetto, insieme innocente e necessario, di un museo della storia di Francia»

 

E l’Europa?

«Appena uno prova a dire che la civiltà europea e la civiltà turca non sono uguali, viene accusato di razzismo, e si sente rispondere che l’Europa non è un club cristiano. L’Europa non vuole porsi come civiltà, preferisce parlare di euro e procedure. Ma credo sia tempo di prendere atto dell’esistenza di un’identità europea. Dopo tutto è la grande lezione dei dissidenti dell’Europa centro-orientale. Di fronte all’oppressione totalitaria venuta dalla Russia, Kundera difendeva l’identità europea. Dobbiamo essere coscienti di questo patrimonio e rivendicarlo. Senza vanità, e senza la vergogna imposta dal politicamente corretto»

da Il politicamente scorretto di Alain Finkielkraut

Circoncisione sul figlio di sei anni di un tunisino torinese. la madre del bambino, italiana e separata dal padre, nulla sapeva dell’intervento


CABIATE - Si è giustificato adducendo un’infezione in corso sulla quale era urgente intervenire e spiegando che il padre del piccolo che aveva circonciso gli aveva assicurato che anche la madre aveva dato il nulla osta all’intervento. Questa la linea difensiva del medico siriano, residente a Cabiate, Kasem El Masri, accusato di lesioni volontarie aggravate sul figlio di sei anni di un tunisino torinese.

 

L’uomo aveva portato il 25 luglio 2009 il piccolo nell’ambulatorio di El Masri, che era intervenuto sul bambino in anestesia locale. Una pratica proibita, visto che è necessaria un’anestesia totale e soprattutto l’azione in ospedale e non in uno studio medico. Inoltre si è scoperto che la madre del bambino, italiana e separata dal padre, nulla sapeva dell’intervento

Cabiate, medico a processo Circoncise un bambino – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

IKEA cancella le donne dal proprio catalogo in Arabia Saudita


Globalizzazione e multiculturalismo

Il dato da sottolineare è che i giornali che segnalano questa notizia (praticamente tutti)  criticano l’IKEA e non la cultura pre-medievale della Arabia Saudita e i comandamenti coranici

Paolo Ferrario

Catalogo IKEA

L’azienda multinazionale fondata in Svezia da Ingvar Kamprad è al centro di una nuova bufera: IKEA ha, infatti, deciso di cancellare le donne dai propri cataloghi presenti in Arabia Saudita

 

 

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http://attualissimo.it/ikea-cancella-le-donne-dal-proprio-catalogo-in-arabia/#ixzz28i6H6bY2

da IKEA cancella le donne dal proprio catalogo in Arabia.

CHARLIE HEBDO, settimanale francese della sinistra libertaria sotto attacco degli islamici


CHARLIE HEBDO, settimanale francese della sinistra libertaria sotto attacco degli islamici:

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia[2]. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Sharia e il nome del giornale[3]. Anche il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico[2].

Roma – CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “La Francia teme le vendette per la satira su Maometto”. Editoriale di Pierluigi Battista: “La libertà non è un rischio”. Di spalla: “Ambrosoli, Dalla Chiesa e gli eroi imprevisti”. Al centro: “Il caso Lazio scuote il Pdl”. Sotto: “Inutili sceneggiate”. Ancora sotto: “Obama, sostegno a Monti”. In basso: “Perchè un ragazzo su tre vive con mamma e papà”. Ancora in basso: “La scrivania e l’ufficio? Sostituiti da una valigia”. Ancora in basso: “Abu Omar. Per Pollari e Mancini nuovo giudizio”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Ecco il sistema Polverini”. Editoriale di Massimo Giannini: “Perchè deve dimettersi”. Di spalla: “Se il re è nudo la sacralità della monarchia nell’era del Gossip”. Al centro: “Il toga party del centrodestra”. Sotto: “Islam, la Francia chiude le ambasciate”. Ancora sotto: “Intercettazioni, la Consulta ammette il ricorso del colle”. In basso: “La benzina alle stelle il governo taglia le accise”.

LA STAMPA – In apertura: “Il caso Polverini scuote il Pdl”. Sotto: “Vendola riapre lo scontro nel Pd”. Accanto: “De Romanis e le feste in costume ‘A Bruxelles anche Berlusconi’”. In alto: “Sequestro Abu Omar processo al Sismi”. Editoriale di Luigi La Spina: “Cacciatori di poltrone e bella vita”. Di spalla, “Stato-mafia via libera al ricorso del Quirinale”. Sotto, editoriale di Ugo De Servio: “Al di fuori della lotta politica”. Al centro, fotonotizia: “Islam, ecco l’uomo che spaventa la Francia”.

IL GIORNALE – In apertura, “Regioni da rottamare”. Al centro, fotonotizia: “La Polverini in crisi di nervi minaccia le dimissioni”. Sotto: “Ex An-Pdl, Berlusconi congela lo strappo”. Di spalla: ”Vendola papa gay distrugge la sinistra”. Sotto: “La lobby degli omo ora punta al potere”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Le Casse superano gli esami”. Sotto: “Un forziere privato: Lo Stato deve solo vigilare”. Editoriale di Luigi Guiso: “Se il mondo vince la sfida della liquidità”. In basso: “Monti: Attenzione al costo del lavoro”. Di spalla: “Fondi Pdl, la Polverini pronta alle dimissioni Nel partito è scontro”. In alto: “Al via Milano moda Gucci rivisita gli anni 70”.

IL MESSAGGERO – In apertura: Polverini, pronte le dimissioni”. Sotto: “Fiorito dai Pm, accuse agli altri consiglieri”. Editoriale di Alessandro Barbano: “La svolta adesso o mai più”. Al centro, fotonotizia: “Vignette su Maometto, allarme in Francia”. Accanto: “Fiat, ecco le richieste per investire in Italia”. In basso: “Roma, il socio del broker suicida ‘Ora c’è la fila di chi rivuole i soldi’”. Ancora in basso: Uno su tre vive con i genitori ma non sono tutti bamboccioni”.

IL TEMPO – In apertura: “Polverini pronta a lasciare. Pdl a pezzi”. Editoriale di Mario Sechi: “Una crisi tragicomica”. Al centro, fotonotizia: “Er Batman: ‘Io non ho rubato’”. Di spalla: “Una società esterna controllerà i bilanci”. Sotto: “Redditometri ai politici contro la corruzione”. Ancora sotto: “Quella sponda a Vendola dannosa per Bersani”. In basso. “I pendolari vogliono la metro”.

IL FATTO QUOTIDIANO – In apertura: “Polverini, tutti gli sprechi. La festa è finita”. Editoriale di Marco Travaglio: “Democratica, ma anche no”. In basso: “Anche Md contro Ingroia e la Corte dà l’ok al Colle”. Accanto: “Profitti privati e soldi pubblici: 2,7 miliardi a Marchionne”. In basso: “Le vignette contro Maometto spaventano la Francia: chiuse le ambasciate nei paesi Arabi”. (ilVelino/AGV)
(red) 20 Settembre 2012 07:34

Edward Luttwak: “Per ora islam e democrazia sono due parole incompatibili” – da IlGiornale.it


Luttwak, l’attentato di Bengasi riapre il conflitto tra l’islam e gli Stati Uniti?

«Il conflitto non è tra il mondo islamico e gli Stati Uniti, ma tra il mondo islamico e l’intero mondo non islamico.

A Mindanao attaccano i filippini cristiani, il Pakistan è in conflitto con l’India, ovunque c’è l’islam in contatto con il non-islam, l’incitamento alla violenza da parte dei predicatori ha il suo effetto. Per fortuna in pochi ricorrono alla violenza, ma tutti gli altri stanno a guardare, compresi eserciti e forze dell’ordine».

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Dove potrà arrivare la reazione degli Stati Uniti?«Guardi, c’è un macrotrend evidente, che è quello di lasciare gli islamici cuocere nel loro brodo. Gli Stati Uniti sono riluttanti a intervenire in Libia, in Siria, perché è chiara ormai l’inutilità di certe azioni. Basti pensare all’Irak, all’Afghanistan. Grandi spese, nessun risultato. Una perdita di soldi e di tempo. Me lo lasci dire, in alcuni casi si tratta di barbari che governano selvaggi. È tutto inutile.

Questo è il macrotrend, come lo chiama lei. Ma nell’immediato qualcosa l’Occidente può fare?«Certo: possiamo liberarci del linguaggio falsificante. Ad esempio non c’è una nuova democrazia in Libia, perché se non c’è rispetto della persona non può esserci democrazia. E non credo che le cose potranno cambiare per un secolo o due. Per ora islam e democrazia sono due parole incompatibili».

tutta l’intervista qui: Edward Luttwak: “Inutile dialogare con l’islam” – IlGiornale.it.

Blasfèmo


Blasfèmo = empio, irriverente

dal  latino blasphemare che significò prima “bestemmiare dio” e poi “biasimare”

Che siano due giorni in cui si sentono le urla islamiche sulla “blasfemia, la dice lunga a che punto è arrivato l’assedio della nostra cultura occidentale.

Quella partiita dai greci, per passare attraverso l’illuminismo francese, e arrivare al la struttura del web.

dio NON è grande, come dice il mio contemporaneo Christopher Hitchens

Paolo Ferrario

Libia: Attacco della milizia islamica Ansar Al-Sharia al consolato Usa, morto ambasciatore – Mondo – ANSA.it


Ecco le “rivoluzioni arabe”  tanto esaltate dalle culture politiche della sinistra.

Dalle dittature militari alle dittature religiose islamofasciste

Paolo Ferrario

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 L’ambasciatore americano in Libia, che si trovava in visita a Bengasi, sarebbe morti, così come un funzionario e due Marines “per asfissia”, dopo l’attacco alla sede di rappresentanza Usa che è stata data alle fiamme dai dimostranti. Lo afferma una fonte all’ANSA. Tra i dimostranti, ha scritto la stampa locale, “vi erano membri della milizia islamica Ansar Al-Sharia.

 Torna ad infiammarsi Bengasi con un attacco al consolato americano da parte di milizie armate in cui e’ rimasto ucciso un ambasciatore, un funzionario e due marines. L’attacco, avvertito con un ”forte boato” da testimoni distanti poche centinaia di metri, e’ cominciato intorno alle 21.40 di martedi’ sera, hanno riferito testimoni all’ANSA. Ed e’ stato subito collegato, da fonti di sicurezza locali, all’episodio di poche ore prima al Cairo dove manifestanti avevano tentato di scalare la recinzione dell’ambasciata americana in segno di protesta contro un film sulla vita del profeta Maometto, prodotto da alcuni copti egiziani residenti degli Stati Uniti e ritenuto offensivo per l’Islam.

Attacco a consolato Usa, morto ambasciatore – Mondo – ANSA.it

La violenza per protestare contro il film “L’innocenza dei musulmani”. Servizio di Mark Innaro altro
l’ambasciatore è stato ridotto a morte (per un film) così:

Germania: aggressione antisemita da ragazzi di origine “araba” e, quindi, musulmani, da cadavrexquis: Di che cosa si lamentano i tedeschi


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un fatto – reale – accaduto qualche giorno fa a Schoeneberg, che ha riempito i giornali per un po’ e ha suscitato disagio e stupore. Un rabbino e la sua figlioletta sono stati aggrediti e picchiati da alcuni giovinastri. Lui portava un cappello da baseball per nascondere la kippah, ma loro gli hanno chiesto se era ebreo e quando lui ha risposto affermativamente l’hanno picchiato. E’ finito in ospedale. Non c’è dubbio che si tratta di un’aggressione antisemita: più chiaro di così, visto che si sono persino informati prima. I ragazzi erano di origine “araba” e, quindi, musulmani. Dagli articoli, pare che la Germania scopra solo adesso l’antisemitismo islamico (come se ai tempi andati del nazismo non l’avessero cavalcato abbondantemente con l’apposita propaganda nei paesi arabi). E’ un sentimento che si sta diffondendo sempre di più in questa fascia di popolazione, tanto che tempo fa la polizia aveva incautamente suggerito agli ebrei di non “esibire” i segni della loro appartenenza religiosa: una dichiarazione infausta, soprattutto in una città dove ci sono quartieri a forte presenza musulmana i cui abitanti di non certo non si preoccupano di nasconderlo. 

cadavrexquis: Di che cosa si lamentano i tedeschi.

l’atleta iraniano che si rifiuta di stringere alla Duchessa di Cambridge la mano in quanto donna


Paralimpiadi di Londra 2012 – Vince l’oro alle paralimpiadi ma non stringe la mano alla Duchessa di Cambridge. E’ successo a Londra durante la premiazione per la gara del lancio del disco vinta dall’iraniano Mehrdad Karam Zadeh. L’atleta si porta la mano al petto invece di tenderla a Kate perché la consuetudine iraniana prevede che vengano evitati contatti, compresa la stretta di mano, fra uomini e donne.

Il cardinale Scola: «Islam, smascherare chi semina odio» GLI AUGURILettera della Curia tradotta in arabo – IlGiornale.it


Il cardinale Scola è chiaro: «Occorre smascherare chi, strumentalizzando la fede, spinge i giovani all’odio e alla violenza verbale, morale e fisica»

Scola: «Islam, smascherare chi semina odio» GLI AUGURILettera della Curia tradotta in arabo – IlGiornale.it.

Afghanistan: Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità


Per cinque giorni la diciottenne Lal Bibi è stata rapita, violentata, torturata e incatenata al muroda un gruppo di potenti ufficiali della polizia afgana. Ma lei ha deciso di fare quel che alle donne afgane è vietato: sta reagendo, e insieme possiamo aiutare lei e tutte le donne afgane a ottenere giustizia.

Secondo una tradizione ancestrale, come donna che ha subìto violenza, Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità. In genere il sistema giudiziario afgano non persegue casi simili e fino a questo momento i maggiori sospettati nel caso di Lal Bibi non sono stati chiamati a giudizio, probabilmente nella speranza che l’attenzione internazionale si attenui. Ogni giorno che passa senza che avvenga alcun arresto spinge sempre più Lal Bibi al suicidio, ma c’è ancora speranza.

Questo fine settimana è previsto che Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri importanti donatori si impegneranno a devolvere 4 miliardi di dollari all’Afghanistan, soldi destinati proprio a finanziare le stesse forze di polizia responsabili delle violenze nei confronti di Lal Bibi. Una protesta globale può però indurre i donatori ad agire, ponendo come condizione alle loro sovvenzioni un’azione forte per combattere le violenze e proteggere le donne. Non ci rimane molto tempo: clicca sotto per chiedere il cambiamento che può salvare la vita di Lal Bibi e la nostra petizione sarà consegnata proprio alla conferenza dei donatori a Tokyo: 


https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792
 

Le usanze locali in alcune zone dell’Afghanistan impongono che le donne che subiscono violenze sessuali, poiché disonorate, debbano commettere suicidio per ristabilire l’onore della loro famiglia per generazioni. Incredibilmente però Lal Bibi e la sua famiglia stanno tentando con coraggio di salvarle la vita insistendo nel voler perseguire i suoi torturatori e spostando su di loro la colpa, agli occhi della società.

Le forze di polizia afgane responsabili della violenza dipendono fortemente da finanziamenti esteri che verranno promessi questo fine settimana, quando tutti i maggiori benefattori si riuniranno a Tokyo. I paesi donatori possono e devono pretendere che i fondi non vengano spesi per potenziare forze di polizia che agiscono con vergognosa impunità e che gli ufficiali di polizia lavorino per proteggere le donne, non per aggredirle!

In tutto l’Afghanistan ci sono centinaia di donne e ragazze che sono soggette alla stessa “giustizia tribale” inflitta a Lal Bibi. Altre migliaia stannoseguendo con attenzione la vicenda per vedere in che modo il governo afgano e il mondo intero risponderanno alla ragazza che sta reagendo rifiutandosi di morire in silenzio. Sosteniamola: firma la petizione qui sotto e dillo a tutti:


https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bHbCHab&v=15792
 

La guerra globale alle donne è implacabile. Più volte la nostra comunità si è però unita per combatterla. Abbiamo aiutato a fermare la lapidazione illegale di Sakineh Ashtiani in Iran e combattuto perché le sopravvissute agli stupri in Libia, Marocco e Honduras ottenessero giustizia. Mostriamo il potere globale della nostra comunità per aiutare Lal Bibi e milioni di donne in Afghanistan a ottenere giustizia.

Con speranza e determinazione, 

Dalia, Emma, Alaphia, Ricken, Laura, Antonia e il resto del team di Avaaz 


Per maggiori informazioni: 

Afghanistan, la conferenza di Tokyo. I diritti delle donne prima di tutto (La Repubblica)

http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/07/03/news/afghanistan_la_conferenza_di_tokyo_i_diritti_delle_donne_prima_di_tutto-38453746/


Afghanistan: stupro, madre avverte, “giustizia o ci immoliamo” (Articolo Tre)

http://www.articolotre.com/2012/06/afghanistan-stupro-madre-avverte-giustizia-o-ci-immoliamo/92037
 

Un caso di stupro in Afghanistan focalizza l’attenzione sulla polizia locale [EN] (New York Times)

http://www.nytimes.com/2012/06/28/world/asia/afghan-rape-case-turns-focus-on-local-police.html?pagewanted=all
 

Dossier sull’islam in Italia – da UAAR Ultimissime


Dossier sull’islam in Italia

Due interessanti dossier sono stati diffusi negli ultimi giorni da due importanti quotidiani italiani. Ieri La Stampa ha pubblicato un’inchiesta di Francesca Paci sull’”esercito di italiani che prega Allah”, focalizzato sui cittadini italiani che sono diventati musulmani.

Il loro numero è stimato in cinquantamila, e le esperienze precedenti alla conversione sono diversissime. Ma diversa è anche l’estrazione sociale, nonché la maniera di vivere la nuova fede. L’inchiesta è corredata da quattro interviste: a una ex cristiana praticante, a un grafico incantato dal sufismo, a un ex comunista e a un consulente di impresa con barba e moglie velata.

Anche Repubblica ha pubblicato, sulla sua edizione online, un ampio dossier dal titolo significativo: Taliban, Italia, dedicato alle donne che “lasciano Paesi a maggioranza islamica con le loro famiglie verso uno a maggioranza cristiana. Eppure, per molte donne musulmane, la condizione una volta arrivate dentro i nostri confini peggiora rispetto alle proprie terre di origine”.

Segregazioni, maltrattamenti, matrimoni combinati. Quindicimila i rapporti poligamici. Un fenomeno anch’esso in crescita, e che le autorità italiane, perennemente oscillanti tra la tentazione dell’uso del pugno duro (che tuttavia colpisce in modo indiscriminato) e l’approccio comunitarista (che finisce invece per cristallizzare le discriminazioni) sembrano incapaci anche solo di affrontare.

da: Dossier sull’islam in Italia – UAAR Ultimissime.

ANTONIA ARSLAN RACCONTA IL GENOCIDIO ARMENO, a WikiRadio di Radio3, 24 aprile 2012


islamisti: “Trattata peggio di una bestia”. Parla per la prima volta davanti alle telecamere, Maria Sandra Mariani, libera dopo un sequestro di 14 mesi


Maria Sandra Mariani, la turista italiana rapita nei pressi di Djanet, nel sud dell’Algeria il 2 febbraio del 2011 è stata liberata.

per la sua liberazione sono stati versati 3 milioni di euro anche se la Farnesina in una nota ha precisato che «il governo italiano non paga riscatti». A mediare il rilascio il presidente del Burkina Faso, attraverso suoi emissari.

l’associazione Gherush92 chiede di cancellare la Divina Commedia dai programmi scolastici


Caro Roberto Benigni,

avrà senz’altro letto sui giornali la notizia della proposta dell’associazione Gherush92, che chiede di cancellare la Divina Commedia dai programmi scolastici, ritenendo l’opera intrisa di razzismo, omofobia, islamofobia ed antisemitismo.

Gherush92, come si può leggere su internet, è un Comitato per i diritti umani accreditato a partecipare ai lavori di diverse organizzazioni europee e mondiali, ed è consulente speciale del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

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vai a: Ragionpolitica – Difendiamo la Divina Commedia. Lettera aperta a Benigni

 

omicidi di Mohamed Merah: montaggio dei filmati dei sette omicidi, con musica e letture del Corano – Corriere.it


La polizia francese ha ottenuto dalla televisione araba al Jazeera le copie dei video girati da Mohamed Merah durante i sette omicidi compiuti a Tolosa e Montauban. «È un montaggio dei filmati dei diversi omicidi, con musica e letture del Corano»

da I video degli omicidi di Merah in mani francesi Al Jazeera li avrebbe girati alla polizia – Corriere.it.

Rassegniamoci al fatto che l’Occidente ha perso la guerra contro il terrorismo islamico fuori di casa nostra … scardinare la filiera che parte dalle moschee dove si predica l’odio- di M. Allam in ilGiornale.it


Rassegniamoci al fatto che l’Occidente ha perso la guerra contro il terrorismo islamico fuori di casa nostra, dal momento che stiamo trattando il nostro ritiro, o più esplicitamente la nostra resa, con i talebani, i salafiti, i Fratelli Musulmani e forse con la stessa Al Qaida nell’illusione che ci lascino in pace almeno dentro casa nostra.

Ma la nostra casa già brucia! L’invasione islamica è già in atto! Gli attentati terroristici verificatisi anche recentemente sono solo la punta dell’iceberg di una struttura del radicalismo islamico solida, diffusa e incontenibile a causa del nostro relativismo e buonismo. A questo punto ritiriamoci subito per difenderci dentro casa nostra dallo stesso nemico globalizzato e ormai autoctono, che ha la nostra stessa cittadinanza, che è nato o comunque cresciuto tra noi, ma che ci ha condannato a morte per il semplice fatto di essere cristiani, ebrei, laici, atei, infedeli, apostati. Affrettiamoci a far arretrare il fronte di prima linea che va dall’Afghanistan, Irak, Iran, Pakistan, Indonesia, India, Yemen, Somalia, Libano, Territori palestinesi, Sudan, Libia, Egitto, Tunisia, Marocco, Siria, Kenya e Nigeria all’interno delle nostre frontiere.

Il primo passo da fare è scardinare la filiera che parte dalle moschee dove si predica l’odio. 

l’intero Adesso fermiamo l’invasione islamica – Esteri – ilGiornale.it.

Il programma degli islamisti in Europa: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo” (1999), da Informazione Corretta (a sua volta da Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi)


Recupero una vecchia traccia informativa (del 1999 !), dopo gli assassinii compiuti da Mohammed Merah in Francia

Ho il “vizio della memoria”

Questo post è icastico. Le argomentazioni sono nei tre link contenuti nel testo.

Paolo Ferrario

Marzo 2012

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dalle parole  di “S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare, Vicario Generale, Moderatore della Curia” di Bologna.

“Durante la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Giuseppe Germano Bernardini, Arcivescovo di Izmir in Turchia, dove è rimasto per oltre 40 anni e dove i musulmani sono il 99,9%, ha messo in evidenza la persuasione di tanti autorevoli personaggi musulmani così formulata:

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Tale persuasione fu espressa anche al Cardinale Oddi di v.m., durante il suo servizio diplomatico, da un noto Capo di Stato islamico che gli disse:

“Voi ci avete fermato a Lepanto nel 1571 e a Vienna nel 1683. Noi invaderemo l’Europa, senza colpo ferire, grazie alla vostra democrazia”.

da Informazione Corretta.

La Francia nella morsa del terrorismo “fai da te”, da Ragionpolitica.it (Blog)




Il terrorismo alza la testa in Francia. Ormai è confermato che il
responsabile del recente attentato contro la scuola ebraica Ozar Hatorah a Tolosa in Francia, ucciso ieri nel blitz condotto dalle teste di cuoio
francesi, fosse un islamista radicale, …
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http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/201203235155/terrorismo/la-francia-nella-morsa-del-terrorismo-fai-da-te.html
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gli islamici rivendicano la strage di Tolosa. Mohamed Merah era nella lista nera degli Stati Uniti sui sospetti terroristi, da TGCOM




Mohamed Merah era nella lista nera degli Stati Uniti sui sospetti
terroristi. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti del
controterrorismo Usa. “La Francia riconsideri la sua politica nei confronti
dei musulmani del mondo e abbandoni le sue …
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http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1040807/strage-di-tolosa-finito-lassedio-%3Cbr%3Eil-killer-e-stato-colpito-alla-testa.shtml
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“I nuovi nomadi del terrorismo” di GUIDO OLIMPIO dal Corriere della Sera del 23 marzo 2012 | Quinto Stato


 i qaedisti itineranti — dei veri «nomadi» — continuano a raggiungere il santuario nell’area tribale pachistana. Un percorso seguito anche da Mohamed Merah, una figura «ibrida» di terrorista. Capace di agire da solo ma inserito in un quadro più ampio. Una figura simile a quelle di Najibullah Zazi, afghano che voleva attaccare il metrò di New York, e Faisal Shahzad, autore del fallito attentato a Times Square. Protagonisti di una Jihad individuale sorretta dalla complicità dei «vecchi» di Al Qaeda e da soggiorni in Pakistan o Afghanistan. Uno studio ha stabilito che tra il 2004 e il 2011 su 32 piani d’attacco contro l’Occidente il 44% è stato concepito nell’area tribale pachistana.

tuttto l’articolo qui: “I nuovi nomadi del terrorismo” di GUIDO OLIMPIO dal Corriere della Sera del 23 marzo 2012 | Quinto Stato.