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George Soros, ULTIMATUM A BERLINO: la Germania deve decidere: o guida l’unione o la lascia, in La Lettura del Corriere della sera, 9 settembre 2012
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rocesso di integrazione è stato promosso con forza da un piccolo gruppo di statisti lungimiranti che praticavano un processo di ingegneria sociale a tassello, così definito da Karl Popper. Ben sapendo che la perfezione è irraggiungibile, i padri fondatori dell’Europa si erano posti obiettivi limitati e scadenze precise, per poi mobilitare la volontà politica affinché venisse compiuto un piccolo passo in avanti. Erano tuttavia consapevoli che l’inadeguatezza di quel piccolo passo sarebbe stata subito palese e avrebbe richiesto un successivo sforzo. Il processo si è evoluto, alimentato dai propri successi, proprio come una bolla finanziaria. È così che la Comunità per il carbone e l’acciaio gradualmente si è trasformata nell’Unione europea, un passo alla volta.
La Francia e la Germania sono sempre stati i maggiori sostenitori dell’iniziativa. Quando l’impero sovietico cominciò a vacillare, i leader tedeschi, rendendosi conto che la riunificazione delle due Germanie era possibile solo nel contesto di un’Europa ancora più unita, si sono mostrati pronti a ogni sacrificio pur di ottenerla. Nel corso delle trattative, hanno sempre concesso qualcosa di più e accettato qualcosa di meno rispetto agli altri, facilitando così gli accordi. In quel periodo, gli statisti tedeschi affermavano che la Germania non aveva una politica estera indipendente, al di fuori di una politica europea. E questo ha prodotto un’enorme accelerazione del processo di integrazione, culminato con la firma del Trattato di Maastricht nel 1992 e con l’introduzione dell’euro nel 2002.
Ma il Trattato di Maastricht era gravato da numerosi difetti sin dal suo concepimento. Gli architetti stessi dell’euro riconoscevano che si trattava di una costruzione incompleta: la moneta unica era dotata di una banca centrale comune ma mancava un comune ministero del tesoro in grado di emettere titoli condivisi da tutti gli stati membri. Gli Eurobond incontrano ancora oggi forti resistenze in Germania e in altri paesi creditori. Gli architetti dell’euro erano convinti, tuttavia, che nel momento della necessità tutti gli stati membri avrebbero espresso la volontà di varare le misure necessarie verso un’unione politica. Dopo tutto, così è nata l’Unione europea. Sfortunatamente, l’euro aveva però molte altre pecche, di cui né gli architetti né gli stati membri erano pienamente a conoscenza. Queste sono emerse nel corso della crisi finanziaria del 2007-8, che ha avviato il processo di sfaldamento.
Nella settimana successiva alla bancarotta di Lehman Brothers, i mercati finanziari globali crollarono e furono mantenuti in vita artificialmente. Per far questo, il credito sovrano (sotto forma di garanzie della banca centrale e deficit di bilancio) è andato a rimpiazzare il credito delle istituzioni finanziarie che non era più accettato dai mercati. Proprio il ruolo centrale che è stato addossato al credito sovrano ha svelato un difetto dell’euro, fino ad allora rimasto nascosto e non ancora adeguatamente riconosciuto. Nel trasferire alla Banca centrale europea quello che era stato in passato il loro diritto a stampare moneta, gli stati membri hanno esposto il loro credito sovrano al rischio di fallimento o default. I paesi sviluppati che controllano la loro moneta non hanno alcun motivo di fallire, possono sempre stampare altri soldi. La loro valuta perderà di valore, ma il rischio di fallimento è praticamente inesistente. In contrasto, i paesi meno sviluppati che accettano prestiti in valuta straniera devono pagare premi che riflettono il rischio di default. Ad aggravare la situazione, i mercati finanziari possono realmente causare il fallimento di questi paesi attraverso manipolazioni speculative dei mercati – vendita a breve dei loro titoli per spingere ancora più in alto il costo dei prestiti, aggravando così i timori di un fallimento imminente.
Quando fu introdotto l’euro, i titoli di stato erano considerati privi di rischi. I regolatori consentivano alle banche di acquistare quantitativi illimitati di titoli di stato senza mettere da parte alcun capitale di garanzia, e la Banca centrale europea accettava tutti i titoli di stato con la discount window (possibilità per le banche di chiedere in prestito direttamente il denaro alla banca centrale a tassi di favore) a pari condizioni. Così facendo, era vantaggioso per le banche commerciali accumulare i titoli dei paesi membri più deboli, che pagavano tassi di interessi leggermente superiori, per poter guadagnare qualche punto base in più.
In seguito alla crisi di Lehman Brothers, Angela Merkel dichiarò che la garanzia che a nessun’altra importante istituzione finanziaria, interna al sistema, sarebbe stato consentito di fallire, doveva essere offerta da ciascun paese separatamente, e non dall’Unione europea in un’azione congiunta. È stata questa la prima picconata in un processo di disintegrazione che minaccia in questo momento di distruggere l’Unione europea.
I mercati finanziari hanno impiegato più di un anno per accorgersi delle implicazioni della dichiarazione della cancelliera Merkel, a dimostrazione che operano con conoscenze lungi dall’essere complete ed esaurienti. Solo nel dicembre del 2009, quando il governo greco appena eletto dichiarò che il precedente governo aveva truccato i conti e che il deficit dello stato superava il 15 percento del PIL, i mercati finanziari si sono resi conto che i titoli di stato, fino ad allora considerati privi di rischi, erano invece gravati da rischi notevoli ed erano esposti al default. Successivamente a questa scoperta, i premi di rischio (sotto forma di rendimenti maggiori che i governi erano costretti ad offrire per vendere i loro titoli, il cosiddetto spread) sono cresciuti in maniera drammatica. E questo a sua volta ha spinto le banche commerciali, i cui bilanci erano carichi di quei titoli, sull’orlo dell’insolvenza. La situazione ha innescato la crisi del debito sovrano e la crisi bancaria, che sono collegate tra di loro e si alimentano a vicenda. Sono questi i due fattori principali della crisi che l’Europa si trova oggi ad affrontare.
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Germania: aggressione antisemita da ragazzi di origine “araba” e, quindi, musulmani, da cadavrexquis: Di che cosa si lamentano i tedeschi
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un fatto – reale – accaduto qualche giorno fa a Schoeneberg, che ha riempito i giornali per un po’ e ha suscitato disagio e stupore. Un rabbino e la sua figlioletta sono stati aggrediti e picchiati da alcuni giovinastri. Lui portava un cappello da baseball per nascondere la kippah, ma loro gli hanno chiesto se era ebreo e quando lui ha risposto affermativamente l’hanno picchiato. E’ finito in ospedale. Non c’è dubbio che si tratta di un’aggressione antisemita: più chiaro di così, visto che si sono persino informati prima. I ragazzi erano di origine “araba” e, quindi, musulmani. Dagli articoli, pare che la Germania scopra solo adesso l’antisemitismo islamico (come se ai tempi andati del nazismo non l’avessero cavalcato abbondantemente con l’apposita propaganda nei paesi arabi). E’ un sentimento che si sta diffondendo sempre di più in questa fascia di popolazione, tanto che tempo fa la polizia aveva incautamente suggerito agli ebrei di non “esibire” i segni della loro appartenenza religiosa: una dichiarazione infausta, soprattutto in una città dove ci sono quartieri a forte presenza musulmana i cui abitanti di non certo non si preoccupano di nasconderlo.
BERLINO: i berlinesi si lamentano …. della crisi …cadavrexquis, Di che cosa si lamentano i tedeschi
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Poi, incredibile a dirsi, si lamentano della crisi. Ma come? Non era questo il paese più ricco e potente d’Europa, quello che detta le condizioni a tutti gli altri? E invece no. Ho letto un reportage sui numerosi pensionati berlinesi che, non facendocela con la loro pensione, continuano a lavorare per “arrontondare”. L’interrogativo era: devono o vogliono farlo? Opinioni divergenti. Il giorno dopo è arrivato invece un altro reportage su quanto prenderanno di pensione in futuro i lavoratori di oggi con il nuovo sistema di calcolo e ne è risultata un’erosione sostanziale dell’assegno. L’articolo prospettava una catastrofe e la miseria nera per molti di loro. A questi pezzi se ne aggiunge un altro sul progressivo invecchiamento e sulla necessità di adeguare gli appartamenti in affitto alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e sempre meno autonoma (e, in un box, intervista all’esperto che chiosa sulla paura dei tedeschi di invecchiare, a cui si somma il timore di finire in un ospizio, destino per evitare il quale molti stringono i denti e fanno finta di niente).
Massimo Cacciari: “la Germania sembra non capire che l’Europa la si deve fare come Europa federale, come europa di confederati, come Europa di alleati dove ci sarà lei, sì, ma come primus inter pares. La Germania sembra ancora non avere riflettuto sufficientemente sulla storia degli ultimi secoli”, da Rainews24.it, 5 agosto 2012
“Premesso che noi siamo nelle condizioni in cui siamo non per responsabilità della Germania - continua Cacciari – non c’è dubbio che vi sono analogie impressionanti con con un certo passato storico: la Germania sembra non capire che l’Europa la si deve fare come Europa federale, come europa di confederati, come Europa di alleati dove ci sarà lei, sì, ma come primus inter pares. La Germania sembra ancora non avere riflettuto sufficientemente sulla storia degli ultimi secoli”.
“Se la Germania non collabora in pieno alla unità politica europea, che ancora manca, segherà il ramo su cui è seduta”, continua il filosofo.
da Rainews24.it.
federalismi tedesco e spagnolo alla prova della crisi. intervista a Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale alla Università di Padova, da Il Mattino del 26 luglio 2012
“A noi Schettino. A voi Auschwitz”, di Alessandro Sallusti| da l’Occidentale

“A noi Schettino. A voi Auschwitz”
Con questo provocatorio titolo è uscito ieri, nella Giornata della Memoria, Il Giornale. L’editoriale del direttore Sallusti è bene, poi, citarlo letteralmente:
“È vero, noi italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan Fleischauer, di passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore tedesca ha tentato di salvarne uno … Per la loro bravura e superiorità hanno fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto l’Europa … Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa. Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l’arma della moneta non è meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà mai nessuno.”
L’editoriale di Sallusti è una risposta all’articolo di Jan Fleischhauer, columnist dello Spiegel Online, che recentemente ha attaccato l’Italia e gli italiani definendoli, con disprezzo, tutti quanti degli Schettino. Se il tono delle parole di Sallusti era inutilmente esagerato, più diplomatico non è stato certamente il giornalista tedesco, che anche è bene citare letteralmente:
“Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l’abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico? … Conosciamo tipi del genere dalle vacanze al mare, maschi bravi con grandi gesti, capaci di parlare con le dita e con le mani, in principio gente incapace di fare del male, ma bisognerebbe tenerli lontani da macchinari pesanti e sensibili, com’è evidente.”
Ausmerzen, vite indegne di essere vissute, Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA, su La7 del 26 gennaio 2011. Audio in tre parti
Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano
Vai all’Audio in tre parti:
Fai Download da qui (usa l’ultima riga dove c’è scritto Marco Paolini 3 tracks):
| Alice Ricciardi von Platen |
| IL NAZISMO E L’EUTANASIA DEI MALATI DI MENTE
EDIZIONI LE LETTERE |
| Nel 1946 l’Ordine dei Medici incaricò una commissione, presieduta dal Dr. Alexander Mitscherlich, di riferire sul processo ai medici condotto dal Tribunale Militare di Norimberga. Gli imputati erano alcuni medici dei campi di concentramento. € 12,50 VAI A: |
Giorno della Memoria: Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini e Marino Sinibaldi. Questo è stato è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala
Radio3 dalle 20.30 alle 23.00.
Dal Conservatorio di Milano in diretta con Oreste Bossini e Marino Sinibaldi.
Questo è stato è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d’orchestra della Filarmonica della Scala.
Interventi, tra gli altri, di Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione del Memoriale della Shoah di Milano, le sopravvissute all’esperienza del lager Liliana Segre e Goti Bauer, la scrittrice Daniela Padoan, che da anni si occupa del tema della testimonianza legata alla Shoah,Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC, che presenta il progetto Volti della memoria. Fotografie degli ebrei deportati dall’Italia, Moreno Gentili, scrittore e critico della fotografia,Sonia Bo, direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi.
Gli allievi del Conservatorio eseguiranno musiche dei compositori di origine ebraica Mario Castelnuovo Tedesco, Alberto Gentili, Leone Sinigaglia, Renzo Massarani. I Filarmonici della Scala (Agnese Ferraro, violino, e Simone Groppo, violoncello) proporranno invece il Duo per violino e violoncello di Erwin Schulhoff
Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute, MARCO PAOLINI QUESTA SERA (26 gennaio 2011) SU LA7
mercoledì 26 gennaio in diretta su La7 dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, Marco Paolini racconterà
la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente sotto il nazismo.
Chi mi conosce sa che da diversi anni mi occupo di questa vicenda e dei suoi riflessi di attualità.
Il racconto affronta una vicenda inquietante che va conosciuta e non taciuta.
Dopo il racconto, sempre in diretta, Gad Lerner svilupperà con il pubblico temi e suggestioni collegate al racconto.
Per questo, oltre a invitarvi a sintonizzarvi quella sera su La7 e a leggere il comunicato stampa che vi allego,
vi chiedo di fare un passa parola tra
più persone che potete, operatori, insegnanti, studenti ,gente che fa tutt’altro nella vita.
Non per aumentare l’auditel, ma perché sono poche,
sempre meno, le occasioni per parlare di argomenti scomodi ma che riguardano tutti e sono veri, quotidiani.
Grazie per il tam tam, spero che rullerà forte.
Marco Paolini
Marco Paolini in Tv con Ausmerzen
Marco Paolini è probabilmente il nostro narratore (o narr-attoreche dir si voglia) più efficace, in grado di avvincere il pubblico sia dal vivo che attraverso il filtro dello schermo televisivo. I suoi spettacoli, dall’ormai mitico Vajont al Sergente, tratto dal capolavoro di Mario Rigoni Stern, hanno ottenuto lusinghieri risultati sia al botteghino che in termini di share televisiva. È per questo che si annuncia come un piccolo “evento” la trasmissione su La7 il prossimo 26 gennaio, in prima serata (ore 21,10), del nuovo spettacolo scritto dall’attore bellunese con il fratello Mario, pedagogista che lavora da tempo nel campo della disabilità mentale.
Così come accadde per la vicenda del Vajont, non sconosciuta ma sepolta nei meandri di una memoria collettiva troppo frettolosa, anche Ausmerzen punta a riportare l’attenzione del largo pubblico su una storia tanto dolorosa quanto rapidamente consegnata all’oblio: quella degli esperimenti di eugenetica che i nazisti condussero ai danni di malati psichici e portatori di handicap fra il 1934 e il ‘45, inquadrandoli in quell’allucinante fiera dell’orrore e della perversione che oggi chiamiamo Olocausto. La scelta della data, vigilia di quel 27 gennaio che da qualche anno (grazie a una legge il cui primo firmatario, ci fa piacere ricordarlo, è stato il giornalista Furio Colombo) celebra anche nel nostro Paese la Giornata della Memoria, non è naturalmente casuale, attribuendo all’appuntamento televisivo quasi il valore di un rito purificatorio.
Ausmerzen è il verbo tedesco che indica lo “sradicare” e se lo pensiamo riferito a degli esseri umani già possiamo percepirne l’intrinseca violenza. “Questo lavoro – scrive Paolini – è frutto di due anni di ricerche, di incontri con testimoni e con specialisti”. Non è una vera e propria narrazione, ma “la cronaca di una storia di cui pochi sanno moltissimo e molti non sanno nulla”. Fra le fonti che i fratelli Paolini hanno consultato per mettere a punto questo “documentario teatrale” c’è anche la testimonianza di Alice Ricciardi von Platten, una dottoressa tedesca che assistette al processo di Norimberga celebrato nel 1946, quello in cui furono condannati molti gerarchi nazisti ma anche tanti “comprimari”, non meno colpevoli dei primi ma infinitamente meno noti.
Al termine della pièce, seguendo un’altra consuetudine tipica degli spettacoli di Paolini, Gad Lerner ha accettato di fare da moderatore a un dibattito con il pubblico, riunito per l’occasione – e qui viene un altro motivo di interesse – presso l’ex O.P. “Paolo Pini” di Milano. Dove “O.P.” sta per Ospedale Psichiatrico, un luogo profondamente inciso nella memoria della città, in cui da tempo operano varie associazioni impegnate nel recupero dei malati rimasti e nell’organizzazione di iniziative sul territorio, a partire dal bel festival estivo Da vicino nessuno è normale.
di enzo fragassi
(17:16 – 13 gen 2011
da: DelTeatro
Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano
Vai all’Audio in tre parti:
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