Annuario Ssn. Ospedali, cure primarie, farmaci e personale. Tutti i dati sanitari del 2010
26 MAR - Meno ospedali pubblici (-1,1%). Più privato nell’assistenza semiresidenziale (+8,4%). Forti differenze regionali su personale, strutture e impiego dispositivi. Posti letto a quota 215.000 pari a 4,1 per 1.000 abitanti. Forte carenza di pediatri. Queste le principali evidenze del rapporto del ministero della Salute.
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Agenda Sanità – Il Servizio sanitario nazionale è un bene comune della nazione e va difeso innovandolo – Insieme per l’Agenda Monti
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Il SSN trae gran parte delle proprie risorse dalla fiscalità generale, il cui peso su famiglie e imprese è tale da rendere urgente sia una riduzione della pressione fiscale, sia una redistribuzione più equa del suo peso.
Questo deve guidare anche la riforma dei ticket sanitari, poiché essi negli ultimi hanno pesato troppo sui redditi più bassi, che non sono compresi nell’area delle esenzioni. La conseguenza paradossale è che spesso conviene acquistare prestazioni sanitarie nel privato piuttosto che servirsi del sistema sanitario pubblico.
Il sistema di esenzioni attuale è sostanzialmente iniquo, perché permette a categorie di pazienti con reddito alto di non pagare i ticket e porta a un eccessivo e inappropriato consumo di sanità. Le stesse distorsioni si traducono in ingiuste penalizzazioni per le famiglie più giovani e con figli. Al contrario è necessario tutelare maggiormente l’infanzia e le fasce realmente deboli della popolazione.
I ticket vanno dunque riformati, ma questa riforma per essere efficace deve essere accompagnata da una revisione del sistema di calcolo dell’indice ISEE e da un impegno senza cedimenti nella lotta all’evasione fiscale.
Le politiche per la famiglia passano anche da qui.
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Quale sanità? La ricetta liberal dell’Istituto Leoni – Quotidiano Sanità
Queste dunque le soluzioni proposte:
- Suddivisione tra funzioni di produzione, erogazione e controllo per evitare conflitti di interesse;
- possibilità di escludere le famiglie dotate di un certo reddito (modulato in base ai componenti) da alcune forme di assistenza;
- mettere il paziente al centro del sistema;
- remunerazione tramite Rod (”raggruppamenti omogenei di diagnosi”) così da garantire la parità di trattamento tra pubblico e privato;
- possibilità di fallimento delle strutture;
- obbligo di pubblicità dei bilanci;
- informatizzazione della sanità.
tutta la scheda è qui Verso le elezioni. Quale sanità? La ricetta liberal dell’Istituto Leoni – Quotidiano Sanità.
SPESA SANITARIA, dati Ocse, 2009, in Corriere della Sera, 2012


Spesa sanitaria. “Da qui al 2050 aumento del 150%”
Spesa sanitaria. “Da qui al 2050 aumento del 150%”. Le previsioni shock di Ambrosetti
06 NOV - L’analisi di European House Ambrosetti nel nuovo rapporto “Meridiano Sanità”. A metà del secolo la spesa per la salute toccherà quota 281 miliardi passando dal 7,1% al 9,7% del Pil. Per evitare il fallimento del Ssn: nuova organizzazione, eliminare i dislivelli regionali e mutualità integrativa.
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Approfondimenti
:: Spesa sanitaria pubblica. Nel 2050 rappresenterà il 9,7% del Pil
:: Sanità integrativa. Vale il 14% circa della spesa sanitaria privata degli italiani
:: Imprese del farmaco. Quelle italiane le più penalizzate d’Europa
:: Le proposte di Meridiano Sanità per salvare il Ssn
Quanta retorica inutile sui “colpi” e le “accette” sulla Sanità | in Il Foglio 11 ottobre 2012
E va bene che la Repubblica è tutta una iperbole, ma ieri il vicedirettore Massimo Giannini ha superato i suoi maestri: “L’Italia ha ormai imboccato un sentiero che porta alla Grecia e non a Berlino”; “con questi interventi selettivi al contrario, la spending review assume i contorni dell’accanimento terapeutico”. Di che sta parlando? Di una manovra da 11, 6 miliardi di euro su un prodotto lordo di mille e 600 miliardi e una spesa pubblica al netto degli interessi pari a 653 miliardi. Quanto all’accanimento, riguarda la riduzione di un miliardo alla Sanità per la quale vengono stanziati ogni anno oltre duecento (!) miliardi di euro. Se poi si va a guardare il dettaglio, si scopre che vengono toccati gli acquisti di beni e servizi e dispositivi medici. L’industria farmaceutica minaccia cassa integrazione e chiusura degli stabilimenti, le regioni denunciano che gli ospedali rimarranno senza siringhe. Ma il Consiglio dei ministri parla di abbassare il fabbisogno, cioè l’impegno di spesa per il 2013, non la spesa storica.
Nel documento presentato ad aprile da Piero Giarda, Giuliano Amato e Francesco Giavazzi, il totale della spesa rivedibile (cioè quella dove si possono fare interventi senza comunque ridimensionare il perimetro dello stato sociale) ammonta a 285 miliardi; un terzo esatto s’annida nel settore sanitario per un totale di 97 miliardi e seicento milioni. Dunque, per il 2013 non s’interviene con la falce né con l’accetta, ma con le forbicine per le sopracciglia. La spending review, proprio perché non è lineare, ha deciso di toccare le due voci alle quali va il grosso delle erogazioni: le retribuzioni lorde (pari a 28, 3 miliardi) e i consumi intermedi (che sono 69 miliardi). Su salari e stipendi, però, non c’è più molto da fare perché è in vigore il blocco dei contratti fino al 2014. Dunque, si riducono pro tempore solo in termini reali, cioè non recuperano l’inflazione. Su beni e servizi il taglio ammonta all’1, 7 per cento. Quisquilie. Il Sole 24 Ore, che certo non ignora i farmaceutici di Confindustria, etichetta come “bassa” l’efficacia del provvedimento, proprio per la difficoltà di districarsi nella giungla degli acquisti dove s’annidano sprechi, inefficienze, favori, come denunciano da sempre economisti di scuola diversa come Pierluigi Ciocca o Mario Baldassarri.
Se non si vuol far demagogia a buon mercato, bisogna apprezzare che la legge di stabilità, la “finanziaria bis”, come la chiama la Repubblica, intenda mettere le mani in questa melassa maleodorante, dalla Sanità agli Enti locali. Anche da qui si levano già alti lai, ma in fondo si tratta di appena 2, 2 miliardi su una spesa rivedibile (sempre costruita secondo il canone Giarda) stimata in 71, 7 miliardi (20, 2 per le regioni, 7, 3 per le province e 44, 3 per i comuni). Questi risparmi sono compensati dal fatto che il trasporto locale avrà 1, 6 miliardi grazie al fondo finanziato con le accise sui carburanti. Servizi veri, non distribuzione a pioggia di prebende. Il punto, dunque, non è il poco che si è fatto, ma il molto che si deve fare. Perché resta davvero tanto, troppo, grasso da prosciugare nel corpaccione del Leviatano. A chi lamenta la reazione centralistica che soffoca le autonomie territoriali, andrebbero mostrate due tabelle in base alle quali gli enti locali più piccoli spendono pro capite molto più di quelli grandi. Un controsenso, visto che i bisogni degli abitanti nelle grandi aree urbane sono superiori (basti pensare al costo dei trasporti). A meno che non si ammetta che piccolo è dispendioso perché attraverso il bilancio pubblico passa il controllo sociale e il favore politico. E in tal caso, più ci si avvicina alla “gente” più si spende e si spande.
Quanta retorica inutile sui “colpi” e le “accette” sulla Sanità | Miradouro.it.
Legge di stabilità. Sintesi delle norme: sanità e pubblico impiego – da Quotidiano Sanità
le norme del Dl Stabilità che riguardano la Sanità:
Ministero della Salute, Ordini e altre norme nazionali (art.3)
A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge la vigilanza sull’Ordine dei biologi, sull’Ordine dei chimici e sull’Ordine dei tecnologi alimentari è assegnata al ministero della Salute.
Il ministero della Salute, poi, attraverso un decreto di natura non regolamentare da emanare entro il 28 febbraio 2013, adotta misure a carattere dispositivo e ricognitivo finalizzate a stabilizzare l’effettivo livello di spesa registrato negli anni 2011 e 2012 relative alla razionalizzazione dell’attività di assistenza sanitaria erogata in Italia al personale navigante, marittimo e dell’aviazione, in modo da assicurare risparmi di spesa derivanti dalla razionalizzazione dei costi dei Servizi di Assistenza Sanitaria.
In conseguenza del trasferimento delle competenze del Sasn alle Regioni viene ridotta di 5 milioni (dal 2013) la spesa per i rapporti internazionali e la profilassi internazionale, marittima, aerea e di frontiera, anche in materia veterinaria; l’assistenza sanitaria ai cittadini italiani all’estero e l’assistenza in Italia agli stranieri ed agli apolidi, nei limiti ed alle condizioni previste da impegni internazionali, avvalendosi dei presidi sanitari esistenti.
A decorrere dal 1° gennaio 2013, le regioni devono farsi carico della regolazione finanziaria delle partite debitorie e creditorie connesse alla mobilità sanitaria internazionale, ferma restando la competenza di autorità statale del ministero della Salute in materia di assistenza sanitaria ai cittadini italiani all’estero, prevista dal Dpcr 618 del 31 luglio 1980, per la parte non abrogata dal comma 6, nonché in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera.
A decorrere dal 1° gennaio 2013, sono altresì trasferite alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano le competenze in materia di assistenza sanitaria indiretta.
Fondo sanitario nazionale (art.6).
Viene ridotto di 600 milioni di euro per il 2013, mentre per il 2014 la riduzione sarà di 1 miliardo, come specificato dal ministro dell’Economia Grilli (nella bozza entrata in Cdm si parla invece di 1,5 miliardi in meno).
Beni e servizi (art.6)
Alzata al 10% (era al 5%) la riduzione degli oneri per i vecchi appalti. Viene poi abbassato il tetto per i dispositivi medici. Su quest’ultima misura tuttavia, al momento non è ancora chiara l’entità del ridimensionamento. Sempre secondo le ultime indiscrezioni per il 2013 il tetto dovrebbe scendere al 4,5% (oggi è fissato dalla spending review al 4,9% della spesa sanitaria) e dovrebbe poi ulteriormente abbassarsi intorno al 4% nel 2014, confermando quanto previsto dall spending di agosto.
Pagamento debiti Regioni in Piano di rientro (art. 6)
Viene prorogata al 31 dicembre 2013 l’impossibilità di intraprendere o perseguire azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni sopraccitate.
Personale (art. 8)
Bloccati anche per il 2014 gli stipendi dei dipendenti, nonché dirigenti pubblici, che restano fermi a quelli del 2010.
Stoppata anche la vacanza contrattuale per gli anni 2013-2014.
Alesina, Giavazzi : C’era una volta lo Stato sociale in Corriere della Sera, 23 settembre 2012
In quarant’anni, dall’inizio degli anni Settanta ad oggi, l’aspettativa di vita alla nascita si è fortunatamente allungata, in Italia, di dieci anni: da 69 a 79 per gli uomini, da 75 a 85 per le donne. L’allungamento della vita si è anche riflesso in un aumento dell’aspettativa di vita a 65-67 anni, cioè al limite dell’età pensionabile: nel 1970 un sessantacinquenne maschio viveva in media altri 13 anni, oggi la media è diciotto; per le donne è salita da 16 a 22 anni. Ci sono voluti decenni prima che ci accorgessimo che occorreva adeguare l’età di pensionamento all’allungarsi della vita media: nel frattempo la spesa per pensioni è cresciuta dall’8 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) nel 1970 a quasi il 17 per cento oggi.
L’allungamento della vita ha anche prodotto un aumento delle spese per la salute. Un anziano oltre i 75 anni costa al sistema sanitario ordini di grandezza superiori rispetto a persone di mezza età. Risultato, la nostra spesa sanitaria oggi sfiora il 10 per cento del Pil. Insieme, sanità e pensioni costano il 27 per cento, 10 punti più di quanto costavano quando il nostro Stato sociale italiano fu concepito.
A questo aumento straordinario non abbiamo fatto fronte riducendo altre spese (ad esempio quella per dipendenti pubblici, che era il 10 per cento del Pil 30 anni fa ed è rimasta il 10 oggi), bensì solo con un aumento della pressione fiscale: dal 33 per cento quarant’anni fa al 48 oggi.
È questo uno dei motivi per cui abbiamo smesso di crescere. Avevamo uno Stato calibrato per una popolazione relativamente giovane; poi la vita si è allungata, le spese sono salite, ma lo Stato è rimasto sostanzialmente lo stesso, richiedendo una pressione fiscale di 15 punti più elevata.
Il problema dell’invecchiamento della popolazione non è solo italiano. Anche negli Stati Uniti, ad esempio, il Medicare (l’assistenza sanitaria gratuita per tutti gli anziani, che sta facendo esplodere il deficit americano) è uno dei temi al centro della campagna elettorale. Ma in Italia, con una popolazione che invecchia a tassi più elevati rispetto ad ogni altro Paese occidentale (il tasso di fertilità è inferiore al nostro solo in alcuni Stati del Centro-Est Europa) il tema è di particolare attualità. In più la partecipazione alla forza lavoro in Italia è relativamente bassa in tutte le categorie tranne gli uomini adulti. Donne, giovani e anziani lavorano meno in Italia che in altri Paesi occidentali, quindi relativamente pochi «lavoratori» devono farsi carico di tutti quelli che non lavorano.
Le riforme delle pensioni, ultima quella Fornero (in particolare l’indicizzazione dell’età pensionistica alla vita media), hanno fermato la crescita della spesa. In questi mesi la spending review del governo Monti si è occupata di come risparmiare qualche miliardo di euro, ma purtroppo tutto ciò non basta.
Dobbiamo ripensare più profondamente alla struttura del nostro Stato sociale. Per esempio, non è possibile fornire servizi sanitari gratuiti a tutti senza distinzione di reddito. Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte. Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento. Invece, se anziché essere tassato con un’aliquota del 50% dovessi pagare un premio assicurativo a una compagnia privata, lavorerei di più per non rischiare di mancare le rate.
Lo stesso vale per altri servizi offerti dallo Stato. Uno studente universitario costa circa 4.500 euro l’anno. Le famiglie ne pagano solo una parte; il resto lo paga il contribuente. Perché non dare borse di studio ai meritevoli meno abbienti e far pagare chi se lo può permettere il vero costo degli studi? Così facendo si aumenterebbe anche la domanda di qualità da parte degli studenti e delle loro famiglie. E si sarebbe meno disposti ad accettare professori che non fanno il loro dovere. Un passo nella direzione giusta è stato fatto alzando le tasse universitarie dei fuori corso, ma anche qui non basta.
Insomma, il nostro Stato sociale si è trasformato in una macchina che tassa le classi medio-alte e fornisce servizi non solo ai meno abbienti (com’è giusto che sia) ma anche alle stesse classi a reddito medio-alto. Questo giro di conto, con aliquote alte, scoraggia il lavoro e la produzione. Non solo, ma gli evasori ne traggono vantaggio; infatti beneficiano dei servizi pubblici gratuiti o quasi senza pagare le imposte.
Così come la campagna elettorale americana si sta focalizzando proprio sul ruolo dello Stato, così anche i nostri politici dovrebbero spiegarci che cosa pensano del futuro del nostro welfare . Per esempio se ritengono che quello che ci ritroviamo sia compatibile con la crescita.
da Alesina Giavazzi : C’era una volta lo Stato sociale :: VIP
contro obiezione:
La sanità pubblica è un lusso? No, è una convenienza
01 OTT - Pochi giorni fa il tandem “Alesina e Giavazzi” ha riproposto sul Corriere la sua ricetta: “I ricchi si paghino da soli la sanità. In cambio facciamogli pagare meno tasse”. L’idea non è molto originale, né particolarmente brillante. E soprattutto non si capisce, alla fine, a chi converrebbe di Cesare Fassari
SPENDING REVIEW: I TAGLI NEL SOCIOSANITARIO E LA MOBILITAZIONE DELLE COOPERATIVE | Disabili.com
Col decreto della spending review, la situazione delle cooperative e delle associazioni, si fa infatti molto difficile: all’articolo 15, comma 13, il decreto prevede, tra l’altro, il taglio lineare del 5% sui budget dei contratti e servizi stipulati dalla Pubblica Amministrazione. Il tutto a partire dal 7 luglio prossimo. Questo significa che le Asl potranno chiedere alle cooperative di avere inalterati servizi (anche quelli gestiti da enti non profit, come quelli Anffas), a fronte di una riduzione del budget del 5%.
E’ evidente che un taglio di questo tipo non solo inciderà pesantemente sui posti di lavoro e sugli stipendi decurtati a coloro che lo manterranno, ma anche sulla qualità stessa dei servizi erogati. Alla luce, poi, dei tagli susseguitisi a livello regionale negli ultimi anni, e del progressivo azzeramento da parte dei vari Governi sia del Fondo Nazionale Politiche Sociali che del Fondo per la Non Autosufficienza, la situazione non è affatto rosea.
E’ per questo che l’ Anffas Nazionale ha convocato per il 27 settembre prossimo una riunione straordinaria, per discutere di questo stato di crisi, sottolineando come, siano a rischio oltre 300.000 posti di lavoro che rappresentano la forza lavoro oggi impiegata nel suo complesso dagli enti non profit in Italia. Non solo posti di lavoro, dicevamo, ma concreti servizi messi a rischio.
“Questa situazione” afferma Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onlus “solo per i servizi Anffas, si traduce immediatamente nella messa a concreto rischio di oltre 5.000 posti di lavoro e nel gettare nella più buia e cupa disperazione oltre 30.000 persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e loro genitori e familiari nei centri gestiti in regime di accreditamento, convenzionamento, etc. in tutte le Regioni d’Italia e realizzati in 54 anni di vita di Anffas grazie all’impegno, alla dedizione ed al volontariato di decine di migliaia di familiari che, spesso in totale assenza dello Stato, si sono fatti carico di realizzare strutture e servizi per garantire ai propri congiunti con disabilità un migliore qualità della vita”.
La situazione si rivela particolarmente allarmante, soprattutto se messa in relazione al tema Livelli Essenziali di Assistenza ed ISEE, con il concreto rischio di vedere da un lato ulteriormente abbassati i livelli delle prestazionie dall’altro di vedere aumentare la già insostenibile partecipazione alla spesa da parte delle famiglie.
da SPENDING REVIEW: I TAGLI NEL SOCIOSANITARIO E LA MOBILITAZIONE DELLE COOPERATIVE | Disabili.com.
Spending review. Il testo e tutte le misure per la sanità
La revisione della spesa per la sanità sarà molto pesante: 4,7 miliardi di euro da qui al 2014. E toccherà ospedali, farmaci, case di cura e laboratori privati, industria e beni e servizi
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Approfondimenti
:: La relazione tecnica. Tutti gli importi della manovra sulla sanità
Spending review: Interventi su beni e servizi, farmaci, dispositivi medici e acquisto di prestazioni dal privato accreditato. Consiglio ministri approva il decreto
Il Governo ha approvato il decreto recante le “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica”. Interventi su beni e servizi, farmaci, dispositivi medici e acquisto di prestazioni dal privato accreditato. Salta taglio piccoli ospedali, ma resta il taglio dei posti letto.
Corte dei Conti: “Spesa sanitaria 2011 ancora in calo. Incidenza sul Pil scende al 7,1%”
05 GIU - Lo rileva il rapporto 2012 sulla finanza pubblica: “Quella sperimentata in questi anni dal settore sanitario è l’esperienza più avanzata e più completa di quello che dovrebbe essere un processo di revisione della spesa (spending review)”. Ma la qualità peggiora nelle Regioni in deficit.
Il testo del rapporto.
Sanità, arrivano le tabelle standard per i costi – Risparmio Soldi
Il primo risparmio deve arrivare dalla pubblica amministrazione, non solo per dare il buon esempio. Ecco perché dal 1° luglio prossimo l’Authority per i contratti pubblici pubblicherà on line i prezzi di riferimento, ossia il limite massimo di spesa consentito per dispositivi medici e farmaci ospedalieri. E tutte le Asl o gli ospedali che differiranno da queste tariffe dovranno pagare la differenza.
da Sanità, arrivano le tabelle standard per i costi – Risparmio Soldi.
Stato Regioni. Arrivano riparto e obiettivi di Psn 2012. Tutti i documenti
Spending review. Il testo della bozza entrata in Consiglio dei ministri. le norme sulla sanità
Il testo del decreto recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica ad invarianza dei servizi per i cittadini” consegnato alle Regioni e all’esame del Consiglio dei ministri, in corso a Palazzo Chigi.
Nella bozza c’era il taglio dei piccoli ospedali ma la norma è stata cassata in nottata. Resta la riduzione al 3,7 per mille del rapporto posti letto/abitanti.
‘Se si taglia ancora, sanita’ a rischio in tutt’Italia’ – Spandonaro (Ceis)
Spending review. Spandonaro (Ceis): “Se si taglia ancora, sanità a rischio in tutt’Italia”
08 MAG - Per l’economista del Ceis di Tor Vergata, le Regioni hanno già l’acqua alla gola. Altri tagli sono irrealisitici a meno di ridurre drasticamente servizi e prestazioni. Per questo pensare di agire su una spesa di oltre 97 miliardi, come previsto dal Governo, “significherebbe smettere di fare sanità in Italia” Leggi…
La spesa farmaceutica convenzionata netta del Ssn, nel 2011, ha fatto registrare una diminuzione del –8,6% rispetto al 2010. – Quotidiano Sanità
La spesa farmaceutica convenzionata netta del Ssn, nel 2011, ha fatto registrare una diminuzione del –8,6% rispetto al 2010, a fronte di un aumento del numero delle ricette del +0,6%.
Nel 2011 le ricette sono state oltre 590 milioni, pari a quasi 10 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state oltre un miliardo e 80 milioni, con un aumento del +0,6% rispetto al 2010. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18 confezioni di medicinali a carico del SSN. I dati sono sti diffusi oggi da Federfarma
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L’incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico dei cittadini è passata dal 7,6% del 2010 al 10,7% del 2011 a seguito degli interventi regionali sui ticket e della drastica riduzione dei prezzi di rimborso dei medicinali equivalenti
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tutto l’articolo qui: Spesa farmaceutica Ssn. Nel 2011 cala (- 8,6%). Ma il ticket copre ormai più del 10% del costo – Quotidiano Sanità.
SPESA SANITARIA, Previsioni per l’anno 2012 – Quotidiano Sanità
Previsioni per l’anno 2012
Con riferimento all’anno 2012 è prevista una spesa sanitaria in termini di PA pari a 114.497 milioni, con un incremento pari a 2,2 per cento rispetto all’anno 2011.
Nel dettaglio si prevede:
Per il personale, un livello di spesa pari a 37.721 milioni, con un incremento pari a 0,5 per cento rispetto all’anno 2011.
La previsione sconta:
o i nuovi dati sul costo del personale rilevati a IV trimestre dell’anno 2011;
o la previsione di crescita dell’occupazione dipendente dei servizi pubblici e del costo del lavoro per lavoratore dipendente dei servizi pubblici contenuta nel quadro macroeconomico elaborato per l’anno 2012;
o i risparmi derivanti dall’attuazione dei piani di rientro.
Per i consumi intermedi, un livello di spesa pari a 30.289 milioni, con un incremento pari a 4,2 per cento rispetto all’anno 2011.
La previsione sconta:
o l’acquisizione dei dati di costo relativi al IV trimestre 2011;
o l’impatto sul costo di acquisizione dei beni e servizi dell’incremento dell’aliquota IVA;
o i risparmi derivanti dall’attuazione dei piani di rientro.
Per le prestazioni acquistate da produttori market, un livello di spesa pari a 41.390 milioni, con un incremento pari a 1,9 per cento rispetto all’anno 2011.
A livello delle singole componenti costituenti l’aggregato:
per l’assistenza farmaceutica, è prevista una spesa pari a 10.162 milioni, con un incremento pari a 1,6 per cento rispetto all’anno 2011.
La previsione sconta:
l’acquisizione dei dati di costo relativi al IV trimestre 2011;
un andamento dell’aggregato coerente con il rispetto del tetto del 13,3 per cento della spesa farmaceutica territoriale;
la stima dell’entrata da pay-back farmaceutico a riduzione del livello di spesa;
l’impatto sul prezzo di rimborso dei farmaci dell’incremento dell’aliquota IVA;
i risparmi derivanti dall’attuazione dei piani di rientro.
Per la medicina di base, è prevista una spesa pari a 6.733 milioni, con un incremento pari a 0,5 per cento rispetto all’anno 2011.
La previsione sconta:
l’acquisizione dei dati di costo relativi al IV trimestre 2011;
i risparmi derivanti dall’attuazione dei piani di rientro.
Per le altre prestazioni (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative ed altra assistenza) è prevista una spesa pari a 24.495 milioni, con un incremento pari a 2,4 per cento rispetto all’anno 2011.
La stima incorpora:
l’acquisizione dei dati di costo relativi al IV trimestre 2011;
gli effetti economici del ticket di 10 € sulle prestazioni di assistenza specialistica18 erogate dai soggetti privati accreditati con il SSN;
i maggiori costi, quantificati in 100 milioni, originati dal concorso statale, per il solo anno 2012, al finanziamento degli oneri connessi alle attività strumentali necessarie al perseguimento dei fini istituzionali dei Policlinici universitari e ospedali non statali;
i risparmi derivanti dall’attuazione dei piani di rientro.
Da individuare cinque regioni in equilibrio tra cui indicare le tre benchmark per il calcolo dei costi standard
Federalismo fiscale.
Da individuare cinque regioni in equilibrio tra cui indicare le tre
benchmark per il calcolo dei costi standard.
29 MAR – Ieri il ministro
della salute, Renato Balduzzi, nel corso del question time alla Camera ha
risposto ad un’interrogazione …
<http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=8198>
Corte dei conti. I debiti della sanità a quota 35 miliardi
Corte dei conti. Debiti sanità a quota 35 miliardi
13 MAR - Ammonta a tanto la quota di debiti verso i fonitori di Asl e ospedali del Ssn, pari al 67% dell’intera massa debitoria. Lo ha sottolineato il presidente Giampaolino alla Commissione Bilancio della Camera. La metà dell’importo riferita alle regioni sottoposte a Piano di rientro dai disavanzi sanitari. Leggi…
Riparto sanità 2012
Riparto sanità 2012. Ecco la tabella
02 MAR - “Una scelta di equilibrio e di responsabilità”. Così il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani commenta l’intesa raggiunta lo scorso 29 febbraio. Ecco la tabella del riparto 2012 concordato tra le Regioni e consegnato al Ministro della Salute. Leggi…
LA SPESA PUBBLICA, di G. Pisauro, Intervento a Seminario Lega Coop nazionale Roma, 30 novembre 2011
Finanziamento SSN: la proposta di riparto per l’anno 2012 , Ministro Fazio, da le ultime su SOSSANITA’
ripartizione del Fondo sanitario nazionale 2010, documentaziona raccolta da newsletter – Regioni.it
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 settembre 2011 (serie generale n. 223) la ripartizione del Fondo sanitario nazionale 2010.
Link:
www.regioni.it/download.php?id=224651&field=allegato&module=news
Sempre con riferimento al fondo sanitario 2010 è stata pubblicata sulla G.U. del 30 settembre (serie generale n.228) anche la ripartizione delle risorse destinate al perseguimento degli obiettivi di carattetere prioritario e di rilievo nazionale (quote vincolate).
Link:
www.regioni.it/download.php?id=225679&field=allegato&module=news
Recentemente sono state pubblicate sulla gazzetta Ufficiale anche una serie di ulteriori ripartizioni, rientranti sempre nell’ambito del Fondo Sanitario nazionale. Si tratta in particolare di risorse per:
- prevenzione e cura della fibrosi cistica (anno 2008 e anno 2009)
- fondo per l’esclusività del rapporto del personale dirigente del ruolo sanitario
- borse di studio di medicina generale (III annualità 2007-10; II annualità 2008-11; I annualità 2009-12)
- prevenzione e lotta all’Aids
- maggiori oneri derivanti da regolarizzazione extracomunitari
- Piemonte: progetto interregionale “Condizioni di salute e ricorso SSN 2010”
Questi i link ai provvedimenti citati:
Fondo sanitario nazionale 2009. Finanziamento per gli interventi – Prevenzione e lotta contro l’AIDS
Fondo sanitario nazionale 2008. Assegnazione alla Regione Piemonte delle risorse accantonate per il finanziamento del progetto interregionale “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari – 2010”.
Fondo sanitario nazionale 2009. Assegnazione alle Regioni della quota vincolata per la prevenzione e cura della fibrosi cistica
Di seguito si riportano, infine, i link ad altri provvedimenti relativi alla sanità tratti dal montoraggio (curato dal CINSEDO) sugli atti pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
Modifiche ed aggiornamenti alla Classificazione Nazionale dei Dispositivi medici (CND)
Indirizzi operativi per l’attivazione e la gestione di moduli sanitari in caso di catastrofe.
Spesa per le pensioni e la sanità (2000-2060)
Ocse: la spesa per la sanità continua a crescere più velocemente del Pil
Nei 34 Paesi aderenti, nel 2009 ha raggiunto il 9,5 per cento del Pil a fronte dell‘8,8 dell’anno precedente. Irlanda e Regno Unito le nazioni in cui si sono registrati i maggiori incrementi. Tuttavia, nei prossimi anni, dopo quasi mezzo secolo di crescita ininterrotta, la spesa sanitaria dovrebbe stabilizzarsi.
Le differenze regionali nella governance della spesa sanitaria (F. Pammolli, N.Salerno), CERM
Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario – Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68
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Provvedimento
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Conferenza delle Regioni
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Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale
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Intesa sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
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L’argomento è stato esaminato nelle seguenti sedute:
14 e 28 ottobre 2010;
4, 10, 11, 18 novembre (approvato undocumento di osservazioni e proposte emendative) e 25 novembre 2010; 2, 9 e 16 dicembre 2010.
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Nella seduta del 16 dicembre 2010 della Conferenza Unificata è stata sancita l’Intesa.
Repertorio Atti n.:138/CU del 16/12/2010
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Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 109 del 15.5.2011
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FONDO SANITARIO REGIONALE
Regione Lombardia: Riparto sanità, 353 milioni più del 2010
La Lombardia avrà a disposizione 17 miliardi e 51 milioni di euro per il funzionamento della sanita e dei servizi socio sanitari per l’anno 2011.
E’ quanto stabilito dall’accordo sul riparto del Fondo Sanitario Nazionale ufficializzato oggi a Roma nel corso della conferenza Stato-Regioni. Per Regione Lombardia, che aumenta la propria disponibilita finanziaria per la sanità di 353 milioni di euro rispetto al 2010, la trattativa e stata condotta dall’assessore alle Finanze Romano Colozzi, su delega del Presidente Roberto Formigoni.
“L’accordo non era affatto scontato – spiega il Presidente Fomigoni – Le Regioni sono arrivate ad un’intesa difficile dimostrando ancora una volta una maturità istituzionale notevole che ha permesso di superare difficoltà e posizioni apparentemente inconciliabili.
“Nel corso della trattativa – spiega l’assessore Romano Colozzi – il rischio di rottura si é manifestato in più di una occasione. Ma ha prevalso il senso di responsabilita. La Lombardia ha ottenuto un ottimo risultato, pur mantenendo il proprio impegno solidale nei confronti delle Regioni in difficolta e per la tenuta del sistema”.

