Gli effetti concreti della crisi sul sistema dei servizi: scelte obbligate e possibili rischi | LombardiaSociale


LA SPESA PUBBLICA, di G. Pisauro, Intervento a Seminario Lega Coop nazionale Roma, 30 novembre 2011

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COME RIFORMARE L’ASSISTENZA IN TEMPO DI CRISI * di Emanuele Ranci Ortigosa, in Lavoce.info

COME RIFORMARE L’ASSISTENZA IN TEMPO DI CRISI *

di Emanuele Ranci Ortigosa 16.12.2011

Anche in un periodo di crisi e tenendo conto delle esigue risorse disponibili, si può riformare l’assistenza sociale, in modo da garantire efficacia ed equità. Purché non si persegua solo il contenimento della spesa pubblica. La proposta dell’Irs prevede il decentramento di funzioni e risorse alle istituzioni del territorio. Tra le misure, un sostegno monetario alle famiglie con figli complementare a politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e cura; l’introduzione di un reddito minimo di attivazione per il contrasto alla povertà e una dote di cura per anziani non autosufficienti.

… segue

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Le finanze per il futuro del welfare lombardo: una partita davvero impegnativa, in parte ancora da giocare di Laura Pelliccia

Le finanze per il futuro del welfare lombardo: una partita davvero impegnativa, in parte ancora da giocare

Cosa sta cambiando nel finanziamento del welfare lombardo? Le novità di rilievo dell’ultimo biennio e gli scenari tratteggiabili per i prossimi anni

Le finanze per il futuro del welfare lombardo: una partita davvero impegnativa, in parte ancora da giocare | LombardiaSociale

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Spesa per le pensioni e la sanità (2000-2060)


Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza

Emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Avviso pubblico per la presentazione di progetti sperimentali da parte dei Comuni nei settori dell’’inclusione sociale e del contrasto alla povertà, della tutela dell’infanzia, dell’invecchiamento attivo, della non autosufficienza. Le risorse destinate al finanziamento dei progetti ammontano a 450.000 euro. I Comuni potranno presentare domanda, sia in forma singola che associata, con le modalità descritte nello stesso Avviso, entro le ore 12.00 del 30 novembre 2011; i progetti dovranno prevedere il coinvolgimento di Enti appartenenti al terzo settore ed essere sperimentali ed i Comuni dovranno co-finanziare almeno il 20% dell’ammontare del progetto.


Regione Lombardia: 14 milioni di euro per le politiche della famiglia

Sviluppo e consolidamento del sistema integrato di servizi socio-educativi per la prima infanzia per l’attivazione di nuovi posti, sostenere i costi di quelli esistenti e migliorare qualità dell’offerta; interventi a favore delle famiglie numerose o in difficoltà. Sono queste le finalità cui sono destinati oltre 14 milioni di euro assegnate alla Lombardia dal Fondo nazionale per le politiche della Famiglia e recepite nella delibera approvata dalla giunta regionale su proposta dell’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale Giulio Boscagli.

In particolare, 6,7 milioni di euro saranno erogati con appositi voucher alle famiglie con bambini fino a 3 anni di età iscritti a strutture per la prima infanzia pubbliche o private accreditate (nidi, micronidi, nidi famiglia, centri per la prima infanzia). Il voucher sarà erogato dai comuni/ambiti territoriali alle famiglie in base a graduatorie che tengono conto della situazione reddituale, patrimoniale e del numero dei figli, della presenza di persone con disabilità o anziani non autosufficienti. Altri 7,5 milioni di euro saranno destinati a interventi a favore delle famiglie per sostenere pari opportunità di accesso ai servizi integrativi per bambini di età compresa tra 0 e 13 anni: ad esempio le “classi primavera”, servizi pre e post scuola, servizi per i periodi della vacanze scolastiche, per attività sportive, ricreative, culturali e del tempo libero. Anche in questo caso lo strumento scelto dalla giunta regionale è il voucher che sarà erogato alle famiglia in base ad una graduatoria che tiene conto, oltre che della situazione reddituale e patrimoniale, anche della presenza di persone fragili nel nucleo familiare.

da Regione :: Boscagli, 14 milioni di euro per le politiche della famiglia.


la rete lombarda dei servizi alla famiglia (LR 23/1999) , assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale, Giulio Boscagli

L’assessore lombardo, dopo aver ricordato che si stanno esaurendo i fondi della legge nazionale 328/2000 ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali’ ha anche sottolineato che l’attuale impostazione della manovra finanziaria ha comportato una significativa revisione delle risorse, che poi inevitabilmente avrà ripercussioni sui livelli locali di governo. “In Lombardia, invece, il presidente Roberto Formigoni – ha detto Boscagli – non solo ha voluto evitare tagli ma, anzi, ha incrementato i fondi a disposizione per il sociale”. “Ci sono i tagli che si vedono – ha evidenziato l’assessore regionale -, poiché è facile fare un raffronto tra le risorse disponibili un anno fa e quelle odierne, e ci sono anche i tagli che non si vedono, non sono percepiti direttamente dai cittadini, quelli determinati dal rispetto del Patto di Stabilità e che comportano una ridefinizione dei servizi di cui i cittadini stessi godono”. “Siamo convinti – ha continuato l’assessore Boscagli – che sono le famiglie gli attori principali del percorso educativo: la legge 23 di Regione Lombardia, del ’99, muove esattamente da questa premessa: riconoscere la famiglia non solo come destinataria di politiche e interventi, ma come protagonista della vita sociale. Grazie a questa legge negli anni sono stati finanziati moltissimi progetti innovativi gestiti da realtà del terzo settore, che una volta messi a sistema hanno consentito di estendere e ampliare la gamma dei servizi a disposizione per la prima infanzia”. Oggi la rete lombarda offre oltre 2200 strutture – tra asili nido, micronidi, asili famiglia, ecc. – per una disponibilità complessiva di oltre 58.000 posti. Di questi, il 27 per cento è a gestione pubblica, mentre il 37 per cento è in mano a realtà non profit, segno della grande vivacità che il tessuto sociale è in grado di esprimere. La percentuale di copertura dei servizi è indubbiamente variabile: se su città come Milano o Monza abbiamo una copertura al 35 per cento, la media regionale è del 18 per cento. Il Fondo Straordinario Nidi, a finanziamento statale per un complessivo triennale di oltre 55 milioni di euro, è sicuramente un’occasione importante per ampliare la disponibilità di posti dedicati alla prima infanzia. In particolare, 18 milioni di euro sono stati stanziati per promuovere la ristrutturazione e l’ampliamento della capacità ricettiva di asili nido e micronidi, anche aziendali. Nel 2010 sono stati approvati 71 progetti (con un cofinanziamento pari al 45 per cento dei costi), che permetteranno, entro la fine del 2012, di avere 1914 nuovi posti a disposizione. Quasi 38 milioni di euro sono invece dedicati alle convenzioni, per dare la possibilità ai Comuni di acquistare posti già autorizzati negli asili a gestione privata, così da rispondere alle esigenze delle famiglie anche in mancanza di nuove strutture, riducendo le liste di attesa.

da Regione :: Boscagli: verso un welfare di responsabilità.


E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa

”Le risorse sono poche, e quelle che ci sono, sono spese male. Tutto a tutti, indistintamente, non ce lo possiamo permettere più. E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa, dell’Istituto per la ricerca sociale, insieme a Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, Francesco Longo del Cergas Bocconi, Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra dell’università di Modena, Alberto Zanardi dell’università di Bologna e altri ricercatori dell’Irs, presentato ieri a Milano in occasione dei primi 40 anni della rivista “Prospettive sociali e sanitarie”.

In realtà l’idea non è nuova. A parlarne per prima in Italia con una certa autorevolezza fu la Commissione Onofri 

segue qui: QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Welfare. La coperta è stretta. Tutto a tutti non è più possibile.


Irs Istituto per la Ricerca Sociale, COMPLESSITA SOCIALE, CRISI ECONOMICA, FEDERALISMO: UNA PROPOSTA DI RIFORMA, ATTUALE E FATTIBILE, 2010

da newsletter – Regioni.it.


documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it

(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.

LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI

  1. 1.      IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:

₋        Confindustria prevede “crescita 0”;

₋        OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;

₋        Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;

₋        ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);

₋        UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;

₋        Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;

₋        La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);

₋        Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.

TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.

Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.

  1. 2.      LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.

In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.

Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti

Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.

Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:

  1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
  2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
  3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
  4. Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
  5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).

All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.


  1. 3.      LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]

La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.

ANNO SPESA ( euro) % STATO % REGIONI % COMUNI
2006 5.954.085.998 11,2 (*)     8,4  (*)     80,4 (*)
2007 6.399.384.297 12,0 18,1     70,0
2008 6.662.383.600 7,8 17,3     74,9

(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni

Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.

Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).

Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:

₋        260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;

₋        40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;

₋        90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;

₋        400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);

₋        280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.


  1. 4.      L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI  PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
FONDI   NAZIONALI

Finanziamenti 2008

Finanziamenti 2009

Finanziamenti 2010

Finanziamenti 2011

Finanziamenti

2012

Fondo   Nazionale Politiche   Sociali 

670,8

518,2

380,2

178,5

?

Fondo   Naz. Famiglia e Servizi Infanzia

197,0*

200,0*

100,0

—–   

?

Fondo   Politiche Giovanili

—–

—–

37,4

—–

—–

Fondo   Pari opportunità

64,4

30,0

——

—–

—–

Fondo   Nazionale  Non Autosufficienze

299,0

399,0

380,0

—–

——

Fondo   sostegno affitti

205,6

161,8

143,8

32,9

?

TOTALE

1.436,8

1309,0

1041,4

211,4

100

92,0

73,4

14,9

comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.

Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:

2008:  1231,2 ml. euro

2009:  1147,2 ml. euro

2010:  900,0 ml. euro

2011:  178,5  ml. euro

Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%

  1. 5.      QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :

Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.

Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:

₋        Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;

₋        Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;

₋        Diminuzione delle prestazioni per i disabili;

₋        Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;

₋        Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei  tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;

₋        Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;

₋        Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;

₋        Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.

Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.

Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.

  1. 6.      LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:

Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.

Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.

Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:

  1. aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;

  1. affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e  con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;

  1. riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.

Roma, 22 settembre 2011


[1]  Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali  sulla spesa sociale

( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.


Volontariato, linee di indirizzo e finanziamento di progetti

Duemilionitrecentomila euro per il finanziamento di progetti sperimentali di volontariato destinati allo sviluppo di servizi alla persona e alla comunità. Come avviene ogni anno, anche per il 2011, il ministero del lavoro e delle politiche sociali ha definito le Linee di indirizzo per la presentazione di progetti sperimentali di volontariato. Le associazioni possono ottenere il finanziamento di progetti presentando le domande entro il 4 ottobre. Nella Direttiva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 agosto 2011, sono definiti i requisiti per l’accesso al finanziamento. 


Politiche sociali: ripartito fondo 2011

Il Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno in corso, mette in campo risorse per un valore complessivo di oltre 218 milioni di euro. Lo stabilisce il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 16 agosto 2011. Il mancato utilizzo delle risorse comporta la revoca dei finanziamenti. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è la fonte nazionale di finanziamento degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.


«Welfare senza fondi» Il Forum del Terzo settore e la campagna «I diritti alzano la voce» | Interni | www.avvenire.it

scure che vi si è abbattuta con tagli che provocano una costante spoliazione dei servizi ai cittadini più deboli. Il Forum del Terzo settore e la campagna «I diritti alzano la voce» con questo amaro resoconto hanno presentato ieri a Roma la mobilitazione contro quello che definiscono un depauperamento in atto dello Stato sociale, che domani sarà di scena nella Capitale davanti a Montecitorio alle ore 11, e con presidi in altre tredici città d’Italia in nove regioni: Ancona, Belluno, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Torino, Venezia, Verona, Vicenza.

da «Welfare senza fondi»L’urlo del Terzo settore | Interni | www.avvenire.it.


Regione aumenta fondo politiche sociali, ANCI Lombardia, newsletter n.21/2011

Regione aumenta fondo politiche sociali. Fontana: grande risultato per i Comuni

vedi dettaglio News

M.C. GUERRA, A. ZANARDI (a cura di), La finanza pubblica italiana

M.C. GUERRA, A. ZANARDI (a cura di)

La finanza pubblica italiana

Rapporto 2011. Un bilancio del primo decennio 2000

Collana “Studi e Ricerche”

pp. 304, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-15055-4
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 16/06/2011

Copertina 15055

Volumi – M.C. GUERRA, A. ZANARDI (a cura di), La finanza pubblica italiana.


Regione Lombardia: 63 milioni di euro in più per le politiche sociali. gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli

La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”. 
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).

Ecco in dettaglio le voci: 
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40; 
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali; 
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi; 
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse); 
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni; 
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi); 
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.

“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.

Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano. 
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”. 
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”. 
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.

Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.


I tagli ai fondi statali per il sociale, decisi con l’ultima manovra finanziaria, mettono in discussione il futuro dei servizi e degli interventi sociali, discutono sulle prospettive del avoro sociale: L’appuntamento è per il 27 e 28 maggio al Cinema Massimo di Torino (via Verdi 18). Interverranno Chiara Saraceno (sociologa dell’Istituto di scienze sociali di Berlino, editorialista de “la Repubblica”), Nadia Urbinati (politologa, docente di scienze politiche alla Columbia University di New York, editorialista de “la Repubblica”), Franca Olivetti Manoukian (psicosociologa dello Studio Aps di Milano), Nerina Dirindin (docente di Economia pubblica all’Università di Torino), Eleonora Artesio (ex assessore alla Sanità della Regione Piemonte), don Luigi Ciotti (presidente del Gruppo Abele e di Libera), Eugène Enriquez(psicosociologo, docente emerito dell’Università di Parigi VII), Pietro Buffa (direttore del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino), Leopoldo Grosso(vicepresidente del Gruppo Abele), Piergiorgio Reggio (pedagogista dell’Università Cattolica di Milano), Giulio Caio (pedagogista dell’Università di Bergamo),Francesco d’Angella (psicosociologo dello Studio Aps di Milano), Franco Floris (direttore della rivista Animazione Sociale)

I tagli ai fondi statali per il sociale, decisi con l’ultima manovra finanziaria, mettono in discussione il futuro dei servizi e degli interventi sociali. Scorrendo le cifre relative al 2011, i tagli risultano eclatanti: quest’anno saranno destinati circa 300 milioni di euro al Fondo nazionale per le politiche sociali (quello che serve a finanziare la rete integrata dei servizi sociali territoriali). Nel 2009 il bilancio di previsione per i fondi statali di carattere sociale superavano nel complesso i 2 miliardi e 500 milioni. È stato completamente azzerato il Fondo per la non autosufficienza (finalizzato a garantire su tutto il territorio nazionale l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti).

Ridimensionate di oltre il 70 per cento rispetto al 2010 le risorse da destinare a politiche famigliari, poco più di 50 milioni, con buona pace di tanta retorica sulla necessità di un welfare più attento alle esigenze delle famiglie. Non va meglio per le politiche giovanili, che subiscono una riduzione di fondi superiore al 60 per cento, mentre il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati era già stato azzerato nel 2010.

«La crescita dei problemi sociali non sta solo nei tagli alle politiche sociali ma nel modo in cui i problemi vengono affrontati -sottolinea don Luigi Ciotti-. Nel migliore dei casi con “soluzioni tampone”, che agiscono sui sintomi ma non sulle cause. Nel peggiore con la rimozione, la distorsione, la demagogia. Sull’immigrazione e sul carcere stiamo assistendo a un’impressionante deriva del disumano. Va ribadito che solo le politiche sociali, culturali, educative sono l’antidoto più forte all’emarginazione e quindi spesso alla delinquenza. E’ questo scatto culturale che chiediamo».

«Queste cifre al ribasso -commenta Roberto Camarlinghi, vicedirettore di Animazione Sociale, la rivista che ha organizzato la due giorni di riflessione sul futuro del lavoro sociale-  hanno ricadute pesanti sulla vita di molte persone, in particolare sulle vite più fragili. C’è il rischio che i bambini maltrattati o abusati non vengano più inviati nelle comunità di accoglienza perché mancano i soldi per pagare le rette. O che gli anziani non autosufficienti vedano drasticamente ridotti i servizi di sostegno domiciliare».

È importante oggi capire come non arrendersi a questa progressiva erosione dei diritti delle persone a ricevere un sostegno nei momenti di difficoltà della vita. Tanto più in un periodo in cui i cittadini dovrebbero poter contare su una rete di servizi territoriali per affrontare le conseguenze della crisi economica. Per dar voce alla vitalità di questo mondo (fatto di comunità di accoglienza, di cooperative sociali di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, di servizi sociali contro il disagio e la povertà… gestito dall’Ente pubblico come dal Terzo settore), che ogni giorno è concretamente vicino alle persone nell’aiutarle a far fronte alle difficoltà del vivere oggi, la rivista Animazione Sociale promuove due giorni di confronto e di scambio di pensieri e saperi.

«Non possiamo, come sociale -prosegue don Ciotti- accettare di continuare nel ruolo di “tappabuchi”, delegati a una solidarietà che non incide sulle cause profonde dell’ingiustizia. Solidarietà e giustizia sociale sono indivisibili, devono saldarsi nel segno dei diritti e della Costituzione, carta da trasformare in “carne”, vita quotidiana e legame sociale».

L’Appuntamento nazionale, dal titolo “E’ ancora pensabile un futuro del lavoro sociale? Idee per non arrendersi a un tempo di scarsità”, intende rilanciare il valore del welfare, che è fattore di coesione sociale, di sviluppo economico e fondamento di democrazia. Di fronte al preoccupante aumento delle diseguaglianze nel nostro Paese, è fondamentale non tagliare ma investire in politiche sociali capaci di tutelare la dignità di tutti i cittadini. Scongiurando il ritorno della beneficenza e della carità o l’estendersi di politiche di tolleranza zero per chi vive situazioni di marginalità sociale.

Consapevole del periodo di difficoltà attuale, Animazione Sociale propone due giorni di confronto tra quanti lavorano e sono impegnati nel sociale (assistenti sociali, educatori, psicologi, amministratori pubblici, volontari e non solo. Per costruire una analisi del momento presente e mettere a fuoco idee per pensare un futuro del lavoro e dell’impegno sociale.

L’appuntamento è per il 27 e 28 maggio al Cinema Massimo di Torino (via Verdi 18). Interverranno Chiara Saraceno (sociologa dell’Istituto di scienze sociali di Berlino, editorialista de “la Repubblica”), Nadia Urbinati (politologa, docente di scienze politiche alla Columbia University di New York, editorialista de “la Repubblica”), Franca Olivetti Manoukian (psicosociologa dello Studio Aps di Milano), Nerina Dirindin (docente di Economia pubblica all’Università di Torino), Eleonora Artesio (ex assessore alla Sanità della Regione Piemonte), don Luigi Ciotti (presidente del Gruppo Abele e di Libera), Eugène Enriquez(psicosociologo, docente emerito dell’Università di Parigi VII), Pietro Buffa (direttore del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino), Leopoldo Grosso(vicepresidente del Gruppo Abele), Piergiorgio Reggio (pedagogista dell’Università Cattolica di Milano), Giulio Caio (pedagogista dell’Università di Bergamo),Francesco d’Angella (psicosociologo dello Studio Aps di Milano), Franco Floris (direttore della rivista Animazione Sociale).

da: Il lavoro sociale ha un futuro? Don Ciotti: “Carcere e immigrazione, la deriva del disumano” — VolontariatOggi.info.


Elena Granaglia, Angelo Marano, Nell’ultimo trentennio, le politiche assistenziali non sono mai entrate fra le priorità dell’agenda politica della nostra Repubblica, da nelMerito.com

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Nell’ultimo trentennio, le politiche assistenziali non sono mai entrate fra le priorità dell’agenda politica della nostra Repubblica, con l’esclusione del periodo a cavallo del secolo, caratterizzato dalla sperimentazione del reddito minimo di inserimento e dall’introduzione della Legge 328/2000, e del biennio di governo del centro-sinistra della scorsa legislatura.
Paradigmatiche sono l’assenza in Italia di uno schema generale di reddito minimo (condivisa, nella UE, con la sola Ungheria) e la mancata definizione a livello nazionale, nel settore dell’assistenza, dei livelli essenziali delle prestazioni, delle figure professionali, di un sistema informativo, mancanze che hanno provocato una elevata frammentazione, con alcune regioni che hanno cercato di inventarsi qualcosa e altre nelle quali la rete dei servizi sociali, di fatto, non è mai partita (cfr. www.nelmerito.com , 4 febbraio 2011).
Da quest’anno, però, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Vittima collaterale della crisi e del federalismo, vaso di coccio fra i vasi di ferro della sanità, della previdenza, degli interventi sulla cassa integrazione, il sistema assistenziale rischia nei prossimi anni di essere cancellato in buona parte del paese, come effetto dell’azzeramento dei finanziamenti nazionali al sociale, della più complessiva riduzione dei trasferimenti a regioni e enti locali e dell’esclusione delle politiche assistenziali dai decreti attuativi del federalismo.
Per quanto riguarda il finanziamento della spesa sociale, si salvano le prestazioni monetarie associate a diritti soggettivi, come gli assegni sociali, le invalidità civili, gli assegni di maternità e al nucleo con almeno tre figli. Ma, per l’erogazione di servizi, dal recupero dei tossicodipendenti, al trasporto dei disabili, dall’integrazione dei migranti ai servizi per i minori, dagli asili nido ai servizi di prevenzione e assistenza sociale, per finire ai servizi per non autosufficienti, le prospettive sono meste: la Legge di stabilità per il 2011 ha quasi azzerato i trasferimenti sociali alle regioni. Il Fondo per le politiche sociali, storicamente la maggiore fonte di finanziamento nazionale, è stato inizialmente quasi azzerato (salvaguardando solo i fondi gestiti direttamente dal Ministero del lavoro) e solo la protesta delle regioni ha portato ad aggiungere, per il solo 2011, 200 milioni (vale la pena ricordare che nel 2007 il Fondo trasferiva alle regioni un miliardo e ancora nel 2010, nonostante i tagli, 435 milioni). Il Fondo per le non-autosufficienze (400 milioni trasferiti alle regioni nel 2010) non è stato rifinanziato (la pressione dei malati ha poi indotto a stanziare fino a 100 milioni, per il solo 2011, ma destinati esclusivamente ai malati di SLA). Sorte analoga ha colpito gli altri fondi: il Fondo per la famiglia si è ridotto dai 174 milioni del 2010 a 51 milioni nel 2011; il Fondo per le politiche giovanili da 81 milioni a 13 milioni, il Fondo affitti da 141 milioni a 33 milioni; il Fondo per il diritto allo studio, che ammontava a 264 milioni nel 2009, ridottisi a 99 milioni nel 2010, avrebbe dovuto ridursi a 25 milioni nel 2011, somma aumentata di 100 milioni, per il solo 2011, in sede di approvazione della Legge; il Fondo per la gratuità dei libri nella scuola dell’obbligo (103 milioni nel 2010) inizialmente risultava azzerato e solo successivamente si è provveduto, per il solo 2011, con 100 milioni, attingendo ad uno stanziamento di 350 milioni su cui insiste però, tra l’altro, anche il finanziamento degli LSU della scuola, che rischia di assorbirlo interamente.

intero articolo: nelMerito.com – SUONA IL DE PROFUNDIS PER LE POLITICHE ASSISTENZIALI.


le Regioni hanno manifestato un forte disagio e molta preoccupazione per il progressivo decremento dei finanziamenti nazionali a favore delle politiche sociali e della famiglia

Nell’esprimere l’intesa sul decreto relativo al riparto del fondo nazionale politiche sociali per l’anno 2011 (nel corso della Conferenza Unificata del 5 maggio), le Regioni hanno manifestato un forte disagio e molta preoccupazione per il progressivo decremento dei finanziamenti nazionali a favore delle politiche sociali e della famiglia. Tali ragioni sono contenute in un documento che è stato consegnato all’esecutivo nel corso della stessa Conferenza Unificata del 5 maggio e che è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.iot . Il link è:
www.regioni.it/upload/050511_ODG_FONDO_NAZ_POL_SOC.pdf
Si riporta di seguito il testo integrale.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME - 11/052/CU10/C8
Intesa sullo schema di Decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2011
Punto 10) – O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime molta preoccupazione e disagio:
1. per l’andamento che hanno assunto i finanziamenti nazionali a favore delle Politiche Sociali e della Famiglia: a partire dal mancato rifinanziamento del Fondo per le non Autosufficienze, che sta creando gravi problemi a tutte le regioni ma soprattutto ai non autosufficienti, al Fondo Nazionale Politiche Sociali, già fortemente penalizzato con i tagli alla finanza regionale del 2010, che ha subito una ulteriore decurtazione, di 55 milioni di euro rendendolo pari al 47% di quanto è stato erogato nel 2010, a sua volta già molto decurtato rispetto le precedenti annualità.
Stessa sorte hanno subito i Fondi per la Famiglia, già dimezzati rispetto al 2010, ed ora ulteriormente ridotti di 25 milioni di euro. Anche per le Politiche Giovanili a fronte di un Accordo Quadro che doveva garantire un triennio (2010/2012) i finanziamenti del 2011 e 2012 non sono oggi reperibili nel bilancio statale.
Anche se tecnicamente i “tagli” citati, sono considerati accantonamenti, è certo che in oggi tali finanziamenti non sono disponibili e non possono essere erogati alle Regioni e da queste ai
Comuni. Ciò, provoca gravi disagi alle Amministrazioni ma soprattutto, ridurrà le prestazioni a favore delle fasce deboli, in un momento, dove non è difficile osservare che i problemi sociali e delle famiglie sono in aumento e non in diminuzione.
2. sul tema del rispetto dei ruoli fra livelli istituzionali e sussidiarietà orizzontale. Per quanto riguarda, ad esempio, la sperimentazione della Social Card, che il decreto Milleproroghe attribuisce ad enti caritativi che dovranno assegnarla direttamente alle persone in condizione di bisogno, non vengono rispettate le competenze, “bypassando”la programmazione regionale e il principio di “leale collaborazione” tra livelli istituzionali, già introdotto dalle modifiche del Titolo V della Costituzione e maggiormente sottolineato dalla legge 42/2009 sul Federalismo fiscale e amministrativo.
3. La instabilità dei finanziamenti e l’utilizzo di parte dei Fondi nazionali ad uso ministeriale è inappropriata anche in ordine ad una concreta responsabilità federale, soprattutto in un Settore (Politiche Sociali e Famiglia) dove il livello locale è determinante per rispondere ai bisogni dei cittadini nelle formule più moderne di responsabilità dellacomunità sociale. In queste condizioni sarà problematico individuare Livelli Essenziali congrui e stabilmente supportati sul piano dei costi.
Anche sul versante del Servizio Civile la situazione di pesante sbilancio, sia in termini finanziari che organizzativi, verso un’organizzazione centrale, è di elevata criticità e richiede un rilettura delle competenze che le Regioni attendono da tempo.
4. La riproposizione di interventi diretti da parte dei Ministeri, ignorando le potestà regionali mortifica il ruolo delle regioni, così come l’approvazione di interventi “spot” difficilmente inquadrabili nella risposta a diritti e nella continuità delle azioni, porta lontano da un quadro di LEP, come recentemente riproposto dal Decreto sul Federalismo regionale, dove le Regioni hanno dimostrato larga collaborazione.
In base a quanto rilevato, le Regioni chiedono:
- che il percorso verso un Federalismo reale, porti lo Stato a trovare con le stesse e con le Autonomie Locali, la più ampia collaborazione, nel rispetto dei ruoli, per giungere alla definizione dei LEP in un quadro di rapporti responsabili e chiari, al fine di poter offrire ai cittadini più vulnerabili, le risposte dovute, definendo, ai sensi della lettera m) dell’articolo 117 della Costituzione, diritti civili e sociali attenti alla più ampia cittadinanza europea.
- che vengano ripristinati i fondi con la capienza individuata nel difficile percorso dalla Legge di stabilità finanziaria al Decreto Milleproroghe.
Roma, 5 maggio 2011


E’ ANCORA PENSABILE UN FUTURO DEL LAVORO SOCIALE? IDEE PER NON ARRENDERSI A UN TEMPO DI SCARSITA’ Torino, 27-28 maggio 2011 Cinema Massimo (Museo Nazionale del Cinema), via Verdi 18, Secondo avviso

Appuntamento nazionale degli operatori sociali

E’ ANCORA PENSABILE UN FUTURO DEL LAVORO SOCIALE?
IDEE PER NON ARRENDERSI A UN TEMPO DI SCARSITA’

Torino, 27-28 maggio 2011
Cinema Massimo (Museo Nazionale del Cinema), via Verdi 18

Con preghiera di diffusione a tutte le mailing list

Oggi il lavoro sociale si misura con una crisi di risorse – sia economiche che di consenso sociale - senza precedenti. Una crisi che sta producendo nelle organizzazioni, tra gli operatori e in tutti coloro che sono impegnati nel sociale un senso di profondo smarrimento. La sensazione prevalente e’ quella di essere immersi in un processo di costante e inarrestabile sottrazione: diminuiscono ore di lavoro, progetti, invii in comunita’, inserimenti lavorativi, momenti di formazione, possibilita’ di tutelare i diritti… Al punto che ci si domanda: e’ ancora possibile un futuro del lavoro sociale?
Anche nei linguaggi quotidiani prendono sempre piu’ spazio – nei confronti degli adulti fragili, delle persone tossicodipendenti, della sofferenza psichica - vocabolari punitivi, che sottraggono terreno a parole come inclusione, riabilitazione, cura… E di fronte alle disuguaglianze che si radicalizzano fanno ritorno i codici della beneficenza e della carita’che oscurano parole come diritti, dignita’, giustizia.
In questo momento storico il rischio piu’ grave per il lavoro sociale e’ di lasciarsi paralizzare dalla paura. Di reagire con chiusure difensive, con mitizzazioni di epoche passate, con rinunce a investire, con atteggiamenti di rassegnato fatalismo. E’ vitale, oggi piu’ che mai, che la crisi di risorse non diventi anche crisi di pensiero, perche’ la crisi per poter essere affrontata richiede un surplus di pensiero. Un pensiero capace di trasgredire l’esistente, di non farsi bloccare dalla paura. Un pensiero che si interroghi da dove ripartire se e’ venuto meno il consenso sociale al contenimento delle disuguaglianze e come poter essere ancora creatori di una storia dei diritti, pur dentro i vincoli del nostro tempo.
Consapevole delle fatiche di tutti noi in questo momento, Animazione Sociale proponedue giorni di incontro/confronto tra quanti lavorano e sono impegnati nel sociale. Per costruire una analisi del momento presente e mettere a fuoco idee per pensare un futuro del lavoro e dell’impegno sociale.
Invitiamo tutti a Torino, il 27-28 maggio, al Cinema Massimo (sotto la Mole Antonelliana). Due giorni per non smettere di ragionare.

Interverranno: Chiara Saraceno – Nadia Urbinati – Franca Olivetti Manoukian – Nerina Dirindin – Eleonora Artesio – Don Luigi Ciotti – Eugene Enriquez – Pietro Buffa – Leopoldo Grosso – Piergiorgio Reggio – Giulio Caio
Vai al programma cliccando qui

La quota di iscrizione e’ di euro 30. I partecipanti riceveranno in omaggio un abbonamentoalla rivista.
Per iscriversi compilare la scheda (clicca qui per scaricarla) e inviarla via mail (animazionesociale@gruppoabele.org) o tramite fax (011 3841047). Le iscrizioni verranno accettate in ordine di arrivo e fino a esaurimento dei posti disponibili.

Informiamo che, contrariamente a quanto era stato precedentemente segnalato, per motivi tecnici non sara’ previsto l’accredito ECM. Ci scusiamo per l’imprevisto.
E’ stata invece avviata la richiesta di crediti formativi per gli assistenti sociali presso Ordine Assistenti Sociali Piemonte.

la Redazione


La Lega per i diritti delle persone disabili scrive al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Nella nota, la preoccupazione per la riduzione delle risorse sugli interventi di carattere sociale, da SuperAbile INAIL, Associazioni

La Lega per i diritti delle persone disabili scrive al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Nella nota, la preoccupazione per la riduzione delle risorse sugli interventi di carattere sociale. Prevista una mobilitazione delle associazioni il 19 maggio a Milano. Fulvio Santagostini (Ledha): “Le scelte operate dal Governo nazionale stanno avendo i loro primi effetti pratici nella vita dei cittadini con disabilità”

tavolo sulla disabilità

ROMA – Preoccupazione per il taglio perpetrato sulle politiche sociali a livello regionale e inquietudine per la crescente difficoltà in cui versano migliaia di famiglie lombarde alle prese con disabilità, non autosufficienza, povertà: è quanto emerge da una lettera scritta da Ledha (Lega per i diritti delle persone disabili) e indirizzata ai vertici regionali lombardi. Ovvero al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, all’assessore alla Famiglia, Giulio Boscagli, e al Presidente del Consiglio regionale, Davide Boni. In rappresentanza di oltre duecento associazioni lombarde – tra cui anche Anffas (Associazione nazionale famiglie con persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare), Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) e Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), la Ledha analizza lo stato dei tagli a livello nazionale, chiede un incontro ai vertici regionali e sollecita una mobilitazione cittadina per il 19 maggio a Milano.

“Le scelte operate dal Governo nazionale – scrive Fulvio Santagostini, presidente Ledha – stanno avendo i loro primi effetti pratici nella vita dei cittadini con disabilità che vivono in Lombardia. La forte riduzione del Fondo nazionale per le politiche Sociali e l’azzeramento del Fondo per la non Autosufficienza, che dispiegheranno i loro effetti nel 2012, stanno infatti già condizionando le scelte dei comuni lombardi sul sostegno di servizi essenziali quali l’assistenza domiciliare, i progetti per la vita indipendente, i servizi diurni, le comunità alloggio”.

I numeri dei tagli. “A livello nazionale – precisa la nota – i finanziamenti passano da 2 miliardi e 527 milioni del 2008 ai 545 milioni previsti per il 2011. Un taglio, netto e radicale, che interviene sulla spesa destinata ai servizi sociali, già molto bassa nel nostro paese, e che colpisce tutte le persone con disabilità che già oggi vivono o rischiano di vivere in condizioni di emarginazione e di discriminazione. Ancora una volta il costo ed il peso dell’assistenza viene scaricato sulle famiglie, senza offrire nessuna speranza di veder riconosciuti i diritti alla pari opportunità ed alla eguaglianza di trattamento affermati dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ormai da due anni anche dal nostro paese. Per questo motivo Ledha, come altre organizzazioni territoriali in altre regioni di Italia ed insieme alla Fish a livello nazionale, promuove lo stato di mobilitazione delle associazioni, per rendere consapevoli le persone con disabilità ed i loro familiari dei rischi che stanno correndo, per informare l’opinione pubblica della situazione che si sta creando e per sollecitare le istituzioni a prendere tutti i provvedimenti necessari per rispettare i diritti delle persone con disabilità”. “Una richiesta particolarmente importante per la Lombardia – continua la nota – che vede messo a rischio quella rete di interventi e politiche costruite negli anni da un tessuto sociale particolarmente attento ed attivo nel nostro settore”.

Il dato lombardo. “Per i dati in nostro possesso – continua Ledha nella sua lettera – la situazione in Lombardia prevede per il 2011, per via dei ritardi nei trasferimenti dalla Stato alle regioni, una contrazione di risorse complessive provenienti dal Fnps (Fondo nazionale politiche sociali) e dal Fna (Fondo non autosufficienza) pari a circa 21 milioni di euro, rispetto all’anno scorso, e di 40 milioni di euro rispetto al 2008″. “Nel 2010 – prosegue poi la lettera – il taglio comporterà invece l’azzeramento del Fna (-56.494.000 euro) e ulteriormente ridurre il Fnps (-60.000.000 euro)”.

Effetti territoriali. “Ledha ha apprezzato lo sforzo fatto per il 2011 dalla Regione Lombardia – sottolinea la nota – per ridurre la quota trattenuta a livello centrale per poter offrire più risorse ai Comuni. La preoccupazione resta comunque alta, anche perché abbiano notizie da diversi territori, che la programmazione degli interventi venga effettuata mettendo in conto una riduzione di oltre il 50% del Fondo sociale regionale con una riduzione complessiva quindi delle risorse per gli interventi di carattere sociale già per quest’anno ed ancora più drammatica per l’anno prossimo”.

“Con questa lettera – si avvia a concludere la nota – chiediamo quindi alla Giunta Regionale di assumersi formalmente l’impegno di appoggiare le richieste delle associazioni a livello nazionale affinché siano ripristinate le risorse economiche destinate al Fnps e al Fna e contemporaneamente procedere per la definizione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei livelli essenziali di assistenza sociale; di impegnarsi a compensare con risorse proprie i tagli previsti per il 2011 e 2012 e a confermare quanto erogato in questi anno con il Fondo sociale regionale per garantire le risorse necessarie alle amministrazioni comunale per finanziare i servizi in atto; di continuare con ancora maggiore determinazione ad attuare quanto previsto nel Piano di Azione regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità, in particolare nella definizione del processo di presa in carico, nella sperimentazione di livelli essenziali di assistenza sociali regionali e negli interventi a sostegno della vita indipendente”.

Le richieste. “Non vogliamo – chiosa Ledha – che il welfare si trasformi in carità o assistenzialismo ma che sia uno dei motori dello sviluppo del nostro territorio. Crediamo in un modello di welfare che sia capace di rispondere ai bisogni concreti delle persone promuovendo i diritti di cittadinanza, di inclusione e partecipazione sociale. Vogliamo affermare che il costo dei servizi sociali in favore delle persone con disabilità debba essere definito correttamente come il costo parziale contro la discriminazione di cui le persone con disabilità sono vittime. Chiediamo che a tutte le persone con disabilità sia riconosciuto il diritto di poter contribuire attivamente alla crescita, sociale, civile ed economica del nostro paese. Per questo motivo Le chiediamo un incontro verificare la possibilità di azioni comuni e avereLa al nostro fianco in un prossimo evento pubblico di carattere regionale su questi temi, che stiamo organizzando per il prossimo 19 maggio a Milano”.

(2 maggio 2011)

da: SuperAbile INAIL, Associazioni – Quali risorse per il welfare lombardo? La Ledha chiede un incontro.


AUSER, IV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore

AUSER. Tempi duri per il Welfare

27 aprile 2011

Presentato il IV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore. In allegato i documenti originali

I tagli inferti ai trasferimenti statali ai Comuni, la progressiva riduzione dei Fondi sociali, le nuove misure restrittive introdotte nel pubblico impiego, il dimagrimento degli organici pubblici imposto dal Patto di Stabilità, stanno provocando conseguenze devastanti nel sistema dei Servizi Sociali del nostro Paese. Un momento difficilissimo per il nostro Welfare. Per il 2011 si va verso un impoverimento dei servizi pubblici dei Comuni o l’innalzamento delle tariffe dei servizi. Con i comuni che puntano sempre di più sull’affidamento all’esterno dei servizi socio assistenziali, soprattutto alle associazioni, allo scopo di abbassare i costi con il ricorso al volontariato.

E’ il quadro allarmante messo in evidenza dal Quarto Rapporto Nazionale di Auser sulla relazione fra Enti Locali e Terzo Settore, presentato a Roma mercoledì 27 aprile.

Il 48,5% della spesa comunale per i servizi sociali, nei comuni con più di 50.000 abitanti, è impiegata dai Comuni per affidare all’esterno, imprese sociali ed associazioni, la gestione di interventi e servizi sociali. Un fenomeno cresciuto negli ultimi due anni, era il 44,5%. Un fenomeno con caratteristiche più marcate nei Comuni del Centro e del Sud con punte del 75,5% in Basilicata. Quali servizi? Strutture residenziali e ricoveri per anziani, assistenza, servizi per l’infanzia e gli asili nido.

Tagli, esternalizzazioni, riduzioni, snellimenti, ridimensionamenti sono parole che si rincorrono sempre di più ed a farne le spese sono i terminali di questa filiera: i cittadini che possono contare sempre meno su una efficace rete di servizi socio-assistenziali pubblici e locali.

Lo scenario

I Fondi nazionali per gli interventi sociali compreso il Fondo per le Politiche Sociali – Fnps- hanno perduto circa il 63% dei 1.472 milioni stanziati nel 2010.

La manovra della scorsa estate ha tagliato risorse agli Enti Locali per 14,8 miliardi di euro per gli anni 2011 e 2012 ed una nuova scure si abbatterà nuovamente.

Il lavoro socio-assistenziale sempre più “flessibile” e precario

Nel periodo che va dal 1 gennaio 2010 al 31 marzo 2011, si è potuto osservare come le assunzioni di lavoratori attivate dai Comuni più grandi (con popolazione sopra i 5.000 abitanti, dunque tenuti all’applicazione del Patto di Stabilità), per l’erogazione di servizi socio-assistenziali, si siano indirizzate sempre più verso forme “flessibili” di prestazioni occasionali: tempo determinato, collaborazioni coordinate e continuative, contratti di somministrazione di manodopera e altre forme “anomale”. Su 186 assunzioni esaminate riguardanti il settore dei Servizi Sociali, solo in 24 casi si trattava di assunzione a tempo indeterminato; 53 a tempo determinato, 112 nella forma co.co.co, una forma quest’ultima ampiamente utilizzata da Comuni piccoli e grandi come Cagliari dove nelle ultime settimane sono stati reclutati decine di co.co.co nei ruoli di assistenti sociali e Venezia.

La “flessibilizzazione” del lavoro pubblico negli Enti Locali è ormai una realtà consolidata, tuttavia oggi le norme sollecitano le amministrazioni comunali ad abbandonare la strada del progressivo inquadramento negli organici delle diverse figure professionali reclutate negli ultimi anni con forme contrattuali a termine.

Le procedure di gara per l’affidamento dei servizi sociali, si ricorre sempre più al volontariato

Sono state esaminate 112 procedure di gara pubblicate dai Comuni per il periodo settembre 2010 marzo 2011, per l’affidamento esterno – imprese sociali, cooperative, associazioni di volontariato- dei servizi sociali (assistenza domiciliare ed educativa, asilo nido, mensa, ecc.)per una spesa totale di 6,5 milioni di euro.

Gli stanziamenti di spesa risultano assai frammentati con una forte variabilità territoriale. Particolarmente significativo è il numero degli affidamenti “diretti”, pari a 88 (per un importo medio di circa 8.100 euro ciascuno), di cui ben 64 sono rivolti alle Associazioni di volontariato per la gestione di servizi sociali cosiddetti integrativi. Negli ultimi mesi è cresciuto in modo considerevole il ricorso alle organizzazioni di volontariato da parte delle amministrazioni pubbliche locali. Ciò probabilmente allo scopo di contenere la spesa sociale a fronte della progressiva riduzione delle risorse pubbliche, tenuto conto che le associazioni si avvalgono di norma di prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci; mentre, come è noto, le cooperative sociali e le imprese profit utilizzano manodopera retribuita.

L’affidamento “diretto” viene scelto soprattutto al Sud e nelle Isole (con percentuali che superano il 30%) meno nelle aree del Nord-ovest (18%). Si stima che, su un totale di 93 euro pro capite impegnati nel 2009 dai Comuni capoluogo di provincia e con più di 50mila abitanti per l’acquisto di prestazioni sociali, circa il 25% delle risorse vengano impiegate attraverso affidamenti diretti a cooperative sociali e ad associazioni, in assenza di gare ad evidenza pubblica e di selezioni o procedure negoziate (con la conseguente mancata applicazione dei principi di concorrenza ed equità introdotti dalla riforma dell’assistenza – legge 328/2000).

Sulla base dell’analisi dei bandi, dei capitolati di appalto e di ulteriori dati rilevati presso i Comuni, la gestione della spesa sociale comunale affidata all’esterno risulta principalmente a favore delle cooperative sociali, soprattutto nel Nord-Ovest (79%). Le Associazioni di Volontariato risultano affidatarie dei servizi sociali principalmente al Sud (28%) e nelle Isole (26%).

Le cooperative sociali gestiscono in particolare servizi di assistenza domiciliare agli anziani, interventi assistenziali di base (gestione di centri con ospiti residenziali), e servizi all’infanzia, specie quelli a carattere educativo e ricreativo. Alle Associazioni di volontariato i Comuni affidano in particolare la gestione di servizi cosiddetti innovativi e integrativi, di supporto agli interventi “complessi”: Laboratori di animazione sociale; Interventi di sollievo e supporto psicologico; Trasporti sociali; Accompagnamento; Servizi agli immigrati. Durata media del contratto: Fino ad un anno 34%; da 2 a 3 anni 48%; oltre i 3 anni 18%.

Inoltre, circa il 15% delle gare sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione al prezzo più basso determinato mediante massimo ribasso sull’elenco delle offerte. Questa formula è volta a premiare esclusivamente i ribassi proposti dalle imprese sociali rispetto alla base d’asta o prezzo base progettato dal Comune, ignorando, in definitiva, le componenti tecniche e qualitative delle offerte.

Tale prassi è adottata ancora dai Comuni nonostante che la legge 328/2000 e le norme regionali di settore sollecitino, ormai da anni, le amministrazioni pubbliche ad abbandonarla. Va sottolineato che il fenomeno risulta molto più consistente al Sud, con una percentuale di bandi interessati al criterio di aggiudicazione del massimo ribasso, pari al 36% e nelle Isole (25%).

La legge di riforma dell’assistenza (328/2000) risulta largamente inapplicata, la co-progettazione e le capacità progettuali del Terzo Settore sono mortificate. I rapporti tra enti territoriali ed imprese sociali spesso si limitano all’affidamento della gestione dei servizi sociali in assenza di procedure codificate che promuovano la partecipazione ditali strutture alla fase di programmazione territoriale.

I Comuni e il Volontariato

Tra i Comuni capoluogo di provincia, 8 amministrazioni su 10 riconoscono in modo esplicito o argomentato nel loro Statuto la funzione e il valore del volontariato; tuttavia, solo il 55% dei Comuni ha confermato con specifiche linee guida per gli operatori comunali il ruolo e la funzione del volontariato.

Per quanto riguarda le regole per la certificazione degli organismi, quasi la metà dei Comuni dispongono di un albo delle sole organizzazioni di volontariato (lista dei fornitori e dei soggetti con cui essi hanno un rapporto fiduciario e su cui le Amministrazioni possono contare per specifici interventi). A tali albi specializzati occorre aggiungere quelli “generalisti”, cioè comprensivi di tutte le organizzazioni non profit che realizzano interventi o gestiscono servizi sociali.

Tuttavia, solo una minoranza tra i Comuni capoluogo ha istituito una Consulta del volontariato (1 Comune esaminato su 4). Si tratta di una prassi che riguarda in modo particolare le regioni del Centro, alcune province del Nord (Cuneo, Treviso, Varese, Como) e del Sud (Bari, Taranto, Cosenza, Palermo).

Questi dati confermano che al centro delle relazioni tra enti locali e Terzo settore c’è un enorme paradosso.

A fronte del rilevante apporto che Associazioni e Imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le amministrazioni pubbliche locali sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti, per consentire al Terzo settore di erogare servizi di qualità alla cittadinanza, e di giocare un ruolo importanti nella programmazione sociale e in termini di sussidiarietà orizzontale.

Tag associati all’articolo: auserIV Rapporto Nazionale sulla relazione fra Enti Locali e Terzo SettoreServizi%252BSocialiEnti%252BLocali

da: AUSER. Tempi duri per il Welfare (27/04/2011) | Vita.it.


Istat, Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati

Nel 2008 i Comuni italiani, in forma singola o associata, hanno destinato agli interventi e ai servizi sociali 6 miliardi e 662 milioni di euro, un valore pari allo 0,42% del Pil nazionale.

Rispetto all’anno precedente la spesa sociale gestita a livello locale è aumentata del 4,1%, in linea con la dinamica di leggera crescita osservata dal 2003.

La spesa media pro capite è passata da 90 euro nel 2003 a 111 euro nel 2008, ma l’incremento è di soli 8 euro pro capite se calcolato a prezzi costanti.

Persistono sensibili differenze territoriali nelle risorse impiegate dai Comuni in rapporto alla popolazione residente: la spesa per abitante varia da un minimo di 30 euro in Calabria a un massimo di 280 euro nella provincia autonoma di Trento.

da: Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati.


Istat: spesa sociale 2008 nei comuni

Istat: spesa sociale 2008 nei comuni

(regioni.it) La spesa sociale per abitante in Calabria è nove volte inferiore a quella di Trento. Lo rileva l’Istat.
Se si considerano le risorse impiegate per i servizi e gli interventi sociali in rapporto alla popolazione residente, il divario territoriale nel 2008 tra le regioni appare molto ampio: infatti, la spesa per abitante varia da un minimo di 30 euro in Calabria a un massimo di 280 euro nella provincia autonoma di Trento.
Nel 2008 i Comuni italiani, in forma singola o associata, hanno destinato agli interventi e ai servizi sociali 6 miliardi e 662 milioni di euro, un valore pari allo 0,42% del Pil nazionale.
La spesa per l’assistenza sociale erogata a livello locale nel 2008 ammonta a 6 miliardi e 662 milioni di euro1. Rispetto al 2007, la spesa sociale dei Comuni è aumentata del 4,1%, in linea con la tendenza a un lieve e continuo incremento osservata dal 2003, primo anno in cui è stata condotta l’indagine. Nell’arco dei sei anni considerati (2003-2008), si rileva un aumento complessivo del 28,2% a prezzi correnti, che corrisponde a un aumento del 13,5% se si considera l’ammontare a prezzi costanti.
La spesa media per abitante, sostenuta dai Comuni e dagli enti da questi delegati per tutti i servizi e gli interventi sociali erogati ai cittadini, è aumentata di circa 20 euro a prezzi correnti, passando da 90 euro pro capite del 2003 a 111 euro del 2008, aumento che corrisponde a circa 8 euro pro capite per le spese calcolate a prezzi costanti.
In rapporto al Pil, la spesa locale per gli interventi e i servizi sociali passa dallo 0,39% del 2003 allo 0,42% del 2008. Rimangono pressoché invariate le differenze fra le ripartizioni territoriali: il Nord-est si colloca al di sopra delle altre aree geografiche con lo 0,5% del Pil; il Centro, il Nordovest e le Isole spendono poco più dello 0,4%; il Sud, con lo 0,3% del Pil, si attesta al di sotto della media nazionale in termini di risorse destinate ai servizi sociali. Al di sotto dello 0,3% del Pil vi sono Calabria, Molise e Abruzzo, mentre fra le regioni che impegnano le percentuali più alte di risorse figurano la Valle D’Aosta, le province autonome di Trento e Bolzano, la Sardegna, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna.
Quindi rispetto all’anno precedente la spesa sociale gestita a livello locale è aumentata del 4,1%, in linea con la dinamica di leggera crescita osservata dal 2003. La spesa media pro capite è passata da 90 euro nel 2003 a 111 euro nel 2008, ma l’incremento è di soli 8 euro pro capite se calcolato a prezzi costanti.
Le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale incidono per il 7,7% della spesa sociale, mentre il 6,3% è destinato ad attività generali o rivolte alla “multiutenza”. Le quote residue riguardano le aree di utenza “immigrati e nomadi” (2,7%) e “dipendenze” (0,7%).
Nelle regioni del Sud vengono destinate alle politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale quote di spesa significative: il 12,3% nel complesso dell’area, con un picco del 24% in Calabria.
Nelle regioni del Nord c’è una maggiore concentrazione di risorse verso gli anziani e, soprattutto nel Nord-est, verso i disabili.
La composizione della spesa per area di utenza risulta stabile nel tempo, pur registrando interessanti segnali di rimodulazione delle politiche assistenziali a livello locale. Tra il 2003 e il 2008, ad esempio, diminuisce di quattro punti percentuali la quota destinata agli anziani, passando dal 25,2% della spesa complessiva nel 2003 al 21,2% del 2008, e si posiziona allo stesso livello delle risorse destinate ai disabili. In leggero aumento rispetto al passato sono le spese per le politiche di sostegno ai poveri, ai senza fissa dimora e agli adulti in condizioni di disagio, le quali rappresentano una modesta quota del totale della spesa (7,7%).

da: Newsletter n. 1780 del martedì 19 aprile 2011.


Rapporto ISEE – Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

E’ disponibile la quarta edizione del Rapporto ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, lo strumento di misurazione della condizione economica delle famiglie per l’accesso alle prestazioni sociali.

Nel Rapporto, frutto di una collaborazione tra la Direzione generale per l’inclusione e i diritti sociali di questo Ministero e il CEr (Centro Europa Ricerche), si analizza in maniera puntuale la dinamica recente della diffusione dello strumento, sia dal punto di vista territoriale che delle prestazioni che lo adottano; si esaminano poi le caratteristiche socio-demografiche e occupazionali della popolazione ISEE, anche con riferimento alla popolazione nata all’estero, nonché le caratteristiche economiche, mediante l’analisi delle distribuzioni dell’indicatore ISEE nel suo complesso, ma anche nelle sue componenti reddituali e patrimoniali.
Come già nella passata edizione, sono presentate in appendice le principali statistiche con dettaglio provinciale. Si rimanda invece alle edizioni precedenti le considerazioni sulla selettività di alcune variabili e sulla dimensione longitudinale della popolazione.

Approfondimenti alla pagina;
http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/AreaSociale/Inclusione/


Scheda CGIL su “Gli effetti per Sanità e Sociale delle manovre economico finanziarie 2010-2011″

Segnalo l’OTTIMA


Scheda CGILGli effetti per Sanità e Sociale delle manovre economico finanziarie 2010-2011


1logo-cgil-06

Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti

Stefano Cecconi

Responsabile Politiche della Salute

Contrattazione Sociale

Corso d’Italia, 25 – 00198 Roma

telefono: 068476509

fax: 068476337

e-mail: s.cecconi@cgil.it


per l’erogazione di servizi, dal recupero dei tossicodipendenti, al trasporto dei disabili, dall’integrazione dei migranti ai servizi per i minori, dagli asili nido ai servizi di prevenzione e assistenza sociale, per finire ai servizi per non autosufficienti, le prospettive sono meste: la Legge di stabilità per il 2011 ha quasi azzerato i trasferimenti sociali alle regioni, di di Elena Granaglia, Angelo Marano

Per quanto riguarda il finanziamento della spesa sociale, si salvano le prestazioni monetarie associate a diritti soggettivi, come gli assegni sociali, le invalidità civili, gli assegni di maternità e al nucleo con almeno tre figli. Ma, per l’erogazione di servizi, dal recupero dei tossicodipendenti, al trasporto dei disabili, dall’integrazione dei migranti ai servizi per i minori, dagli asili nido ai servizi di prevenzione e assistenza sociale, per finire ai servizi per non autosufficienti, le prospettive sono meste: la Legge di stabilità per il 2011 ha quasi azzerato i trasferimenti sociali alle regioni. Il Fondo per le politiche sociali, storicamente la maggiore fonte di finanziamento nazionale, è stato inizialmente quasi azzerato (salvaguardando solo i fondi gestiti direttamente dal Ministero del lavoro) e solo la protesta delle regioni ha portato ad aggiungere, per il solo 2011, 200 milioni (vale la pena ricordare che nel 2007 il Fondo trasferiva alle regioni un miliardo e ancora nel 2010, nonostante i tagli, 435 milioni). Il Fondo per le non-autosufficienze (400 milioni trasferiti alle regioni nel 2010) non è stato rifinanziato (la pressione dei malati ha poi indotto a stanziare fino a 100 milioni, per il solo 2011, ma destinati esclusivamente ai malati di SLA). Sorte analoga ha colpito gli altri fondi: il Fondo per la famiglia si è ridotto dai 174 milioni del 2010 a 51 milioni nel 2011; il Fondo per le politiche giovanili da 81 milioni a 13 milioni, il Fondo affitti da 141 milioni a 33 milioni; il Fondo per il diritto allo studio, che ammontava a 264 milioni nel 2009, ridottisi a 99 milioni nel 2010, avrebbe dovuto ridursi a 25 milioni nel 2011, somma aumentata di 100 milioni, per il solo 2011, in sede di approvazione della Legge; il Fondo per la gratuità dei libri nella scuola dell’obbligo (103 milioni nel 2010) inizialmente risultava azzerato e solo successivamente si è provveduto, per il solo 2011, con 100 milioni, attingendo ad uno stanziamento di 350 milioni su cui insiste però, tra l’altro, anche il finanziamento degli LSU della scuola, che rischia di assorbirlo interamente.
Se il finanziamento nazionale delle politiche sociali viene meno, vero è anche che esso contribuiva con una quota attorno al 20% della spesa sociale decentrata e che regioni e comuni, insieme agli stessi utenti, già finanziavano con risorse proprie buona parte dei servizi. D’altra parte, tale dato medio rappresenta una realtà fortemente differenziata a livello nazionale, con alcune aree dipendenti molto più di altre dai finanziamenti nazionali. In ogni caso, anche quelle meno dipendenti troveranno dal 2011 oltremodo difficoltoso compensare i tagli nei trasferimenti sociali, stante che questi si accompagnano all’ulteriore diminuzione dei trasferimenti a carattere generale alle regioni e agli enti locali. Basti qui ricordare che la manovra correttiva 2011-2012 (DL 78/2010) ha comportato tagli complessivi nel biennio per 8,5 miliardi ai trasferimenti alle regioni a statuto ordinario (al netto della spesa sanitaria), per 4 miliardi ai comuni e per 800 milioni alle province.
L’azzeramento dei finanziamenti nazionali alle politiche sociali potrebbe anche rientrare in una specifica strategia diattuazione del federalismo.

da: nelMerito.com – SUONA IL DE PROFUNDIS PER LE POLITICHE ASSISTENZIALI.


Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011 – Yahoo! Finanza

Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011. Dalla famiglia ai disabili, dai servizi per l’infanzia alle politiche giovanili, i finanziamenti statali destinati alle politiche socio-assistenziali nel 2011 hanno subito un crollo verticale e in alcuni casi sono stati completamente azzerati. La riduzione di risorse rispetto al passato è evidente. Nel 2008, i dieci fondi più importanti per le attività di welfare potevano contare su stanziamenti complessivi per 2 miliardi e 520 milioni di euro. Nei due anni successivi le risorse sono state quasi dimezzate, calando a 1 miliardo e 851 milioni di euro nel 2009 (-30,5% rispetto all’anno precedente) e a 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15%). La penalizzazione prospettata per il 2011 dal Disegno di legge di stabilità e dal Bilancio di previsione dello Stato è ancora più massiccia: in tutto, i fondi sociali riceveranno poco più di 349 milioni di euro, l’86,1% in meno rispetto al 2008.  Attraverso queste scelte, “il governo punta a disimpegnarsi dal welfare dei servizi, mentre mantiene salda la gestione del welfare monetario, un insieme di misure poco efficienti, che assorbono gran parte della spesa sociale”, scrive Sergio Pasquinelli, opinionista del sito di approfondimento economico-politico Lavoce.info, in un articolo dedicato ai tagli alla spesa sociale.

[Nella mappa dei salari minimi in Europa, l'Italia è colorata di grigio]

Ecco, nel dettaglio, i ridimensionamenti previsti dalla manovra di bilancio 2011 per i singoli fondi sociali.

Fondo nazionale per le politiche sociali
Il ridimensionamento più consistente è quello al Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps), per certi versi il fondo più importante di tutti perché rappresenta la maggiore fonte di finanziamento statale per gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie. Il Fnps, istituito nel 1997, alimenta in modo essenziale il finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali: un’ampia quota di queste risorse è suddivisa tra le regioni, che a loro volta le destinano ai comuni per erogare i servizi ai cittadini.  Nel Bilancio di previsione dello Stato del 2008, lo stanziamento era di quasi un miliardo di euro (929,3 milioni di euro) al netto delle risorse destinate ai diritti soggettivi (agevolazioni a genitori di portatori di handicap, assegni di maternità, assegni ai nuclei familiari e così via). Nei due anni successivi, l’esecutivo ha optato per un primo drastico taglio al Fnps, prevedendo per il 2010 435,3 milioni di euro. Nella Finanziaria dello stesso anno è stato stabilito che gli oneri relativi ai diritti soggettivi vengano finanziati direttamente da appositi capitoli di spesa del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e non da un riparto del Fnps. In ogni caso, però, la riduzione del Fondo appare eccesiva sia per quanto riguarda il 2010 che per l’anno successivo.  Per il 2011 si prospetta infatti un ulteriore abbattimento, dal momento che lo stanziamento previsto è di 75,3 milioni di euro , l’82,7% in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di un sostanziale smembramento del Fondo, perché la somma sarà appena sufficiente a coprire alcuni interventi effettuati direttamente da parte del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le risorse attribuite alle regioni verranno di fatto azzerate.

Fondo per le politiche della famiglia
Sacrificato sull’altare dei tagli è anche il Fondo per le politiche della famiglia, voluto nel 2006 e diretto a sostenere economicamente le iniziative per conciliare vita e lavoro, le adozioni internazionali, i fondi di credito per i nuovi nati, il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia e l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia. Nonostante l’intenzione da parte del governo di orientare le politiche di welfare sulla famiglia, tale fondo è stato penalizzato anno dopo anno. Dai 346,5 milioni di euro ricevuti nel 2008 si è passati a un dimezzamento nei due anni successivi (186,5 milioni di euro nel 2009 e 185,3 milioni nel 2010) fino ad arrivare al 2011, anno in cui il Bilancio di previsione dello Stato prospetta di scendere fino a 52,5 milioni di euro, il 71, 3% in meno rispetto al 2010.

Fondo per la non autosufficienza
Nella manovra di bilancio per il 2011, il Fondo per la non autosufficienza, istituito nel 2007 per garantire i servizi di assistenza alle persone non autonome nello svolgere le normali funzioni quotidiane, viene letteralmente svuotato: lo stanziamento previsto è di zero euro. Nel 2007 erano stati destinati 100 milioni di euro, nel 2008 il triplo (300 milioni) e in ognuno dei due anni successivi le risorse erano arrivate a 400 milioni.  Come afferma una ricerca promossa dal ministero del Welfare, nel territorio italiano le persone non autosufficienti sono almeno 2,6 milioni. L’eliminazione sostanziale di questo fondo rende ancora più esigue le risorse destinate a tali soggetti. Una decisione, questa, che rende ancora più ampio il divario tra l’Italia e gli altri paesi dell’Unione europea in termini di spesa pubblica a sostegno della disabilità e della non autosufficienza.

Fondo inclusione immigrati — Fondi per l’infanzia
Lo smantellamento del Fondo per la non autosufficienza va ad aggiungersi ad altre due categorie di risorse che negli anni scorsi sono state di fatto eliminate. Uno è il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito nel 2007, il quale doveva ricevere un finanziamento di 100 milioni stanziati nel bilancio preventivo del 2008, poi aboliti da un decreto legge dello stesso anno. Da allora, non sono stati più messi in programma altri finanziamenti in materia. Il secondo fondo totalmente azzerato è quello per il Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il programma, adottato nel 2007, consisteva nella costruzione di nuovi asili nido. Dopo essere stato finanziato con 446 milioni di euro nel triennio 2007-2009, di cui 100 milioni nel 2009, non ha più ricevuto ulteriori stanziamenti. Non eliminato ma ridimensionato è anche il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, creato nel 1997 per realizzare interventi a livello nazionale e locale a favore di neonati e adolescenti. Se nel biennio 2008-2009 poteva contare su risorse per 43,9 milioni di euro, dal 2010 i finanziamenti per questo tipo di servizi si sono ridotti a 40 milioni e rimarranno invariati su questa cifra fino al 2013.

Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione
Un altro taglio particolarmente incisivo è quello al Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, stabilito per legge nel 1998. Il Fondo nasce con due scopi principali: aiutare le persone in difficoltà economiche a pagare i canoni delle case in affitto e sostenere gli enti locali che si impegnano a trovare alloggi da dare in locazione per determinati periodi. Nel 2008 il “fondo per gli affitti” ha ottenuto 205, 6 milioni di euro. Dall’anno successivo, però, le risorse stanziate cominciano a crollare. Nel 2009 sono 161,8 milioni di euro e nel 2010 143,8 milioni. Nel 2011 si ridurrà, come afferma l’opinionista di Lavoce.info, “a una cifra simbolica”: 33,5 milioni di euro (- 76,7% rispetto al 2010). “Giovani coppie e famiglie in crisi — si legge sul sito – potranno sperare quasi soltanto negli aiuti che Regioni e comuni, in ordine molto sparso, hanno deciso di mantenere”.

Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità
Nel tritacarne dei ridimensionamenti è finito anche il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Istituito nel 2006, ha visto una progressiva riduzione delle risorse stanziate. Nel 2008 ha ricevuto 64,4 milioni di euro, nel 2009 meno della metà (30 milioni), nel 2010 circa un decimo rispetto all’anno precedente (3,3 milioni) e dal 2011 fino al 2013 otterrà ogni anno risorse per 2,2 milioni di euro (-96,5% circa rispetto al 2008).

Fondo per le politiche giovanili
La scure dei tagli non risparmia neanche il futuro del paese: i giovani. Ne è la prova il drastico ridimensionamento del Fondo per le politiche giovanili, istituito nel 2006 con l’obiettivo di stimolare i progetti culturali, professionali e di inserimento nella vita sociale attraverso . Mentre tra il 2008 e il 2010 gli stanziamenti erano stati prima abbassati e poi di nuovo incrementati (137,4 milioni di euro nel 2008, 79,8 milioni nel 2009 e 94,1 milioni nel 2010), per il 2011 i finanziamenti saranno ridotti a 32,9 milioni, il 65% in meno rispetto all’anno precedente.

Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza
Un intervento che rischia di penalizzare un’esperienza per cui l’Italia è da anni all’avanguardia a livello europeo è la netta “sforbiciata” sui finanziamenti che alimentano il Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, istituito nel 1998. Prendendo in considerazione, così come per gli altri fondi, il periodo che parte dall’anno 2008, la riduzione degli stanziamenti è evidente. Se nel 2008 per il Servizio civile nazionale (Scn) erano a disposizione risorse pubbliche pari a 299,6 milioni di euro e nel biennio successivo il finanziamento era già stato quasi dimezzato (171,4 milioni nel 2009 e 170,3 milioni nel 2010), per il 2011 è previsto un ulteriore abbattimento: 113 milioni di euro (-33,6% rispetto al 2010 e -62,3% rispetto al 2008). Al crollo delle risorse assegnate è corrisposta anche la diminuzione dei progetti realizzati, passati dai 4.100 del 2006 ai 2.154 del 2009. A poco è servito il dato per cui oltre la metà dei volontari avviati al servizio civile (il 61% del totale) siano stati impiegati in attività di assistenza nel sociale.

da: Fondi cancellati e finanziamenti ridotti al lumicino: i tagli alla spesa sociale previsti per il 2011 – Yahoo! Finanza.


Dal Consiglio di Stato via libera alla compartecipazione familiare ::..

La sentenza del Consiglio di Stato recita: “E’ fuori discussione che occorre tenere presente la situazione reddituale complessiva del nucleo famigliare, e non solo quella del soggetto svantaggiato, essendo evidente il concorso del reddito complessivo del nucleo in parola per la sussistenza del soggetto in parola, mentre la compartecipazione del Comune (per l’assistenza al concorso del reddito) e della Regione (per le necessità sanitarie) è vicenda che trova conforto nella ripartizione degli interventi e non può pensarsi che nella specie si verta esclusivamente in ambiti di assistenza sanitaria, la quale ha solo riferimento a questioni che attengono alla salute del soggetto e non anche e non soltanto alle sue condizioni economiche”.
Anci Lombardia ha condotto a nome dei Comuni lombardi una battaglia per garantire ai cittadini non autosufficienti il diritto all’assistenza, con particolare attenzione nei riguardi di quegli utenti le cui famiglie non sono in grado di sostenerne le spese.
Quello della compartecipazione Isee e del quoziente familiare alle spese di assistenza – continua Fontana - è infatti un punto fondamentale di difesa dell’uguaglianza sociale tra i cittadini, da perseguire con particolare decisione in un momento in cui le risorse economiche a disposizione dei comuni sono sempre più scarse”.
(Il Fondo nazionale per le politiche sociali assegnato agli ambiti che nel 2009 ammontava a 518,226 milioni e nel 2010 a 380,22 milioni e’ stato ridotto a 270 milioni di euro; il Fondo per le politiche è passato da 100 a 52 milioni di euro e non risultano più fondi per l’autosufficienza, che nel 2009 e nel 2010 ammontavano a 400 milioni di euro. Nel complesso, i Comuni dovranno fare fronte a tagli per 1,5 miliardi di euro nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012).
“A fronte di stanziamenti che si assottigliano – prosegue il Presidente di ANCI Lombardia – l’unica soluzione equa da un punto di vista sociale è quella di chiamare le famiglie che se lo possono permettere a compartecipare alla spesa di assistenza del loro congiunto. Solo in questo modo i fondi dei Comuni saranno sufficienti per garantire assistenza gratuita a quegli utenti che non hanno alle spalle la sicurezza economica di famiglie agiate”.
“Alla luce di questo orientamento e partendo dal dato di fatto che il reddito famigliare è applicato agli altri servizi a valenza sociale erogati dai Comuni, in modo da garantire a tutti un servizio di qualità a un prezzo equo– conclude Fontana – ci aspettiamo che i legislatori nazionali e regionali intervengano a dirimere questa questione nella direzione del riconoscimento della compartecipazione delle famiglie che se lo possono permettere alle spese di assistenza” .

ANCI Lombardia – Dal Consiglio di Stato via libera alla compartecipazione familiare ::...


decreto sulla ripartizione delle risorse finanziarie assegnate al Fondo per le non autosufficienze

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto sulla ripartizione delle risorse finanziarie assegnate al Fondo per le non autosufficienze. Le Regioni avevano espresso l’intesa sul riparto nel corso della Conferenza Unificata dell’8 luglio.

Provvedimento
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Conferenze
Stato-Regioni/Unificata
Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Intesa sullo schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze e con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche per la famiglia concernente l’utilizzazione del Fondo per le non autosufficienze per l’anno 2010
Nella seduta dell’8 luglio 2010 ha espresso l’Intesa.
Nella seduta della Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010 è stata sancita l’Intesa.
Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 8 del 12.01.2011

Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (serie generale n. 8 del 12.01.2011) il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010.

Provvedimento
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Conferenze
Stato-Regioni/Unificata
Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Intesa sullo schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
Nella seduta dell’8 luglio 2010 ha espresso l’Intesa con la richiesta di emendamento all’articolo 6 relativo alle risorse per la Regione Abruzzo, alla luce della situazione di straordinaria necessità determinata a causa degli eventi sismici del 2009. Documento approvato nr.: 10/052/CU19/C8.
Nella seduta della Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010 è stata sancita l’Intesa.
Repertorio Atti n.:61/CU del 08/07/2010
Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 8 del 12.01.2011


Ripartizione del Fondo per le non autosufficienze

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2011 il decreto che definisce i criteri e le modalità di ripartizione tra le regioni delle risorse del Fondo sociale, destinate alla realizzazione di prestazioni, interventi e servizi assistenziali in favore di persone non autosufficienti attraverso l’attivazione o il rafforzamento della rete territoriale ed extra-ospedaliera, con la programmazione di interventi sociali integrati. Le risorse sono finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell’assistenza socio-sanitaria e sono aggiuntive rispetto alle risorse già destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone non autosufficienti da parte delle Regioni, nonché da parte delle autonomie locali. Per la promozione di interventi innovativi in favore delle persone non autosufficienti, sono finanziati con le risorse del Fondo, assegnate al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, iniziative sperimentali concordate con le Regioni e le Province autonome, volte a incentivare protocolli di presa in carico attraverso strumenti di valutazione delle condizioni funzionali della persona coerenti con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e le indicazioni dell’OMS. Sono altresì finanziati percorsi di de-istituzionalizzazione e strutturazione di interventi per il «dopo di noi»; l’innovazione e il rafforzamento degli interventi verso particolari patologie neuro-degenerative quali la malattia di Alzheimer; il rafforzamento del supporto alle famiglie delle persone in stato vegetativo o in condizione di disabilità estrema.

(Notizie dal Governo, n. 2 del 18 gennaio 2011)


Riparto Fondo Non Autosufficienza 2010


Decreto 4 ottobre 2010 Ripartizione delle risorse finanziari affluenti al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 2010


Istat: spesa sociale/sanità 2000-2008

Istat: spesa sociale/sanità 2000-2008

(regioni.it) La spesa per la protezione sociale in Italia e’ inferiore alla media dei paesi dell’Eurozona. Lo rileva l’Istat nell’analisi sulla spesa delle Amministrazioni pubbliche per  funzioni nel confronto internazionale per gli anni 2000-2008 dei paesi appartenenti all’Eurozona.
Comunque l’Italia destina la quota più rilevante della propria spesa pubblica complessiva a questa funzione, e cioè il 37,5% che e’ inferiore alla  media Ue-16 di 40,1%. La Germania con quasi il 46% e’ il paese con la percentuale piu’ alta mentre all’ultimo posto e’ Cipro con il 22,6%. E in Italia oltre meta’ delle spesa pubblica e’ assorbita da sanita’ e protezione sociale.
Tra il 2000 e il 2009 la spesa per sanità e sociale e’ passata, in valore assoluto, da circa 279 miliardi di euro a 423 miliardi. In termini d’incidenza percentuale, il complesso della spesa per sanita’ e protezione sociale sul totale della spesa pubblica sale cosi’ dal 49,6% del 2000 al 53% del 2009.
Il 2,7% della spesa totale e’ stato invece riservato per la protezione dell’ambiente, le abitazioni e l’assetto del territorio.
La quota della spesa per l’istruzione e le attivita’ ricreative e culturali, che e’ stata in media pari all’11,1% (11,6% nel 2000, 10,7% nel 2009).
“L’andamento di questo raggruppamento risente anche dei rinnovi contrattuali nel comparto della scuola. La spesa per la funzione istruzione, che costituisce la parte prevalente di questo raggruppamento, infatti, e’ costituita per circa il 70% dai redditi da lavoro dipendente”. In particolare l’Istat segnala che la spesa per l’Istruzione nel nostro Paese (9,7%) “e’ al di sotto della quota media degli altri paesi dell’UE-16 (10,4%)”; percentuali inferiori “si riscontrano in Grecia (6,6%), Germania (8,7%) e Slovacchia (9,5%), mentre Cipro, con il 16,7% e il Portogallo (15,2%) sono i paesi con la percentuale piu’ alta”.


DECRETO 4 ottobre 2010 Ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010

Fondo nazionale politiche sociali 2010
DECRETO 4 ottobre 2010  Ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010 (GU n. 8 del 12-1-2011)


Istat, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo

L’Istat ha presentato un rapporto in schede chiamato “Noi Italia”, che cerca di fotografare il nostro Paese nei suoi aspetti più importanti. Ad esempio la spesa per la protezione sociale assorbe quasi il 30 per cento del Pil e il suoammontare per abitante supera i 7.500 euro annui (anno 2009). Oppure il fatto che ogni famiglia spende per curarsi oltre 1.100 euro l’anno, una spesa sanitaria pari all’1,9% del Pil. Le amministrazioni regionali spendono per la tutela ambientale in media circa 80 euro per abitante (anno 2008). Nel 2009 in Italia la spesa per la protezione sociale sfiora il 30 per cento del Pil e il suo ammontare per abitante supera i 7.500 euro all’anno.
La spesa sanitaria pubblica ammonta a oltre 110 miliardi di euro (7,3 per cento del Pil) e supera i 1.800 euro annui per abitante (anno 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei come Francia e Germania.
Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008).
L’Italia è tra i paesi Ue quello con il maggior numero di medici in strutture sanitarie pubbliche e private sul totale della popolazione residente, quasi 410 ogni centomila abitanti (2009).
Tra il 2002 e il 2007, in tutte le regioni si è verificata una convergenza dell’offerta di posti letto ospedalieri per abitante verso la media nazionale, scesa da 4,3 a 3,7 posti letto ogni mille abitanti.
La mobilità ospedaliera fra regioni è un fenomeno rilevante: nel 2008, le regioni sono state interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti (immigrazione ospedaliera) e da oltre 570 mila ricoveri effettuati dai pazienti in una regione diversa da quella di residenza (emigrazione ospedaliera).
I tumori e le malattie del sistema circolatorio, più frequenti nelle età adulte e senili, rappresentano le principali cause di ricovero sia in Italia, sia nel resto dell’Europa.
Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari a 32,6 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26,6 decessi ogni diecimila abitanti, con valori maggiori negli uomini (36,8) rispetto alle donne (19,6). I tumori rappresentano in Italia e in Europa la seconda causa di morte (2007).
Il fumo, l’alcol e l’obesità sono i principali fattori di rischio per la salute. In Italia, nel 2009, i fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, i consumatori di alcol a rischio il 16,1 per cento, le persone obese il 10,3 per cento.
Noi Italia
sistema informativo
Il livello del Pil pro capite, misurato in parità di potere d’acquisto, è pari a 24.400 euro, valore che colloca l’Italia al 12° posto della graduatoria europea, immediatamente sopra la Spagna ma sotto Francia, Regno Unito e Germania rispettivamente di 1.000, 2.000 e 3.000 euro (2009). Rispetto all’anno precedente il Pil pro capite ai prezzi di mercato è diminuito del 5,7 per cento in termini reali. Le differenze regionali permangono sensibili mantenendo pressoché invariato il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord.
La composizione della domanda interna – consumi e investimenti – è in Italia allineata alla media europea: circa l’80 per cento delle risorse è destinato ai consumi e il 20 per cento agli investimenti. A livello ripartizionale, tuttavia, emerge l’insufficienza della produzione del Mezzogiorno, dove tutte le regioni sono costrette a importare beni e servizi per sostenere i consumi e gli investimenti per una quota del Pil spesso superiore ai 20 punti percentuali.
Nel periodo 2000-2009 la produttività del lavoro presenta un andamento complessivamente negativo (-0,5 per cento in media d’anno); particolarmente forte è la riduzione nel periodo 2007-2009 (-2,7 per cento in media d’anno).
La solvibilità delle imprese che sono ricorse al finanziamento bancario è sistematicamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord. La maggiore rischiosità si riflette sui livelli dei tassi d’interesse, mediamente superiori di circa un punto percentuale indipendentemente dalla durata del prestito.
Nel 2009 l’Italia detiene il 7,6 per cento dei flussi di esportazioni intra-Ue e l’11,3 per cento delle esportazioni dei paesi Ue verso il resto del mondo.

Un giovane su cinque non studia, ne’ lavora: due milioni di ragazzi (15-29 anni) non inseriti in un percorso formativo ne’ impegnati nel lavoro. E’ la quota piu’ elevata a livello europeo su dati 2009. E quasi una donna su due ne’ cerca ne’ ha un posto, un tasso di inattivita’ che e’ il secondo piu’ alto dell’Ue a 27, inferiore solo a Malta. Nel sud e’ irregolare un lavoratore su 5, il 12% in Italia e circa il 45% dei disoccupati cerca lavoro da oltre un anno. Inoltre, quasi una famiglia su 3 sente il rischio crimine e in casa si spendono per la sanita’ oltre 1.100 euro l’anno. Nelle scuole, oltre oltre 130 mila alunni disabili, e il 30% degli istituti ha ancora barriere. Pochi prof di sostegno in Lazio e Abruzzo.


Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro Lombardia, diapositive dell’intervento di Cristiano Gori, da LombardiaSociale.it

Convegno: Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro

Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00 Milano – Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61

Scarica il programma completo in PDF

Scarica le diapositive dell’intervento di Cristiano Gori in PDF

da: Incontri :: LombardiaSociale.it.


Risorse finanziarie assegnate al Fondo per le non autosufficienze, Nella G.U. n. 8 del 12/1/2011 e’ pubblicato il decreto 4 ottobre 2010

Risorse finanziarie assegnate al Fondo per le non autosufficienze

Nella G.U. n. 8 del 12/1/2011 e’ pubblicato il decreto 4 ottobre 2010 recante: Ripartizione delle risorse finanziarie assegnate al Fondo per le non autosufficienze


Legge stabilità – Anci Lombardia spiega ai cittadini la ripercussioni sui Comuni

“I nodi sul futuro dei servizi comunali ai cittadini vengono al pettine – commenta il presidente di Anci Lombardia Attilio Fontana – La Legge di stabilità comporta un taglio drastico ai trasferimenti per i Comuni lombardi, oltre 200 milioni di euro. E’ un taglio che peserà maggiormente sulle spalle delle realtà comunali medie e medio-piccole, che hanno meno libertà di modulare la spesa. Anci, pur riconoscendo la necessità di rigore finanziario per evitare al nostro Paese crisi speculative, si è sempre opposta a questa Finanziaria, che considera squilibrata perché investe le autonomie locali senza fare distinzioni tra chi ha sforato i conti e chi è stato virtuoso, e senza scalfire i veri centri di spreco della spesa pubblica”.

“Per i Comuni questo significa mettere a rischio i servizi per i cittadini e aumentare le tariffe, a partire ad esempio dal trasporto pubblico, dove la Regione ha già deliberato un aumento del 20 per cento. Oltre a ciò – continua Fontana – c’è la miopia di un patto di stabilità che impedisce ai Comuni che ne avrebbero risorse e possibilità di investire per dotare il territorio di infrastrutture più moderne ed efficienti, contribuendo in questo modo alla ripresa dell’economia. Invece i fondi impiegabili devono restare nelle casse comunali, per compensare le spese di altri comparti dell’amministrazione pubblica”.

Anci Lombardia ha preparato nei mesi scorsi una campagna di comunicazione, che mette gratuitamente a disposizione dei Comuni associati, per illustrare ai cittadini le conseguenze della Legge di stabilità. “Se ai Sindaci, anche e soprattutto a quelli che finora hanno tenuto in ordine i conti dei loro comuni, viene di fatto impedito di svolgere la loro funzione, i cittadini devono sapere bene di chi è la responsabilità. Se da oggi le strade non potranno più essere messe a posto, il verde non potrà più essere curato, la biblioteca avrà orari ridotti o il trasporto scolastico e degli anziani subirà delle riduzioni, questo non è dovuto all’inettitudine degli amministratori locali, ma a impedimenti netti, puntuali e addirittura scientifici da parte dello Stato”.

viaLegge stabilità – Anci Lombardia spiega ai cittadini la ripercussioni sui Comuni.


IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale


Benvenuti nel sito della Fondazione IFEL

Interamente dedicato alla finanza locale e alla elargizione di servizi a Comuni e contribuenti, il sito rappresenta il punto centrale dell’offerta istituzionale dell’IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale. E’ lo strumento per interloquire stabilmente con le strutture del governo locale e per facilitare i cittadini nell’assolvimento dei loro obblighi tributari, soprattutto attraverso la messa in rete delle aliquote ICI e la possibilità di consultazione dei regolamenti comunali. Banca Dati, quella dei regolamenti, unica a livello nazionale. L’interattività con i Comuni, i quali provvedono in piena autonomia all’inserimento dei dati di propria pertinenza, ne garantisce l’aggiornamento costante. Le tavole tematiche per Comune, presenti nel Sistema Informativo , offrono un valido supporto per le decisioni degli amministratori in materia di finanza locale.

La nostra storia

La Fondazione IFEL – Istituto per la finanza e l’economia locale, è stata costituita in data 16 marzo 2006 conformemente a quanto previsto dal comma 2 ter del D.L. 31/01/2005 n. 7 (L. n. 43 31/03/2005), che ha attribuito all’ANCI “l’obbligo di proseguire i servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per una efficace azione accertativa dei Comuni, nonché per agevolare i processi telematici di integrazione nella pubblica amministrazione ed assicurare il miglioramento dell’attività di informazione ai contribuenti”.
Con il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 22/11/2005 (G.U. n. 13 del 17/01/2006), l’IFEL succede in tutti i rapporti attivi e passivi del Consorzio ANCI-Cnc per la fiscalità locale, costituito in data 22 febbraio 1994 a seguito del D. Lgs 504/92, con cui è stata istituita l’Imposta Comunale sugli Immobili.
Il Consorzio ANCI-Cnc ha attuato in oltre dieci anni di attività, nell’ambito dei propri compiti istituzionali un insieme di servizi finalizzati alla formazione e gestione dell’anagrafe dei contribuenti tenuti al versamento dell’ICI, assicurando un’adeguata e sistematica informazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze, in termini di dati, elaborazioni ed ogni elemento utile per l’applicazione dell’Imposta comunale sugli Immobili. Tali informazioni sono dirette a fornire strumenti conoscitivi per un’efficace azione accertativa dei Comuni e a facilitare i contribuenti nell’assolvimento dei loro obblighi tributari. Il perseguimento attento di questo fine ha permesso al Consorzio di seguire nel suo evolversi il complesso processo di decentralizzazione dei poteri statali a vantaggio delle autonomie locali in tema di fiscalità locale, ponendosi come organo di supporto per l’attività dei Comuni. Nel corso di questo processo, tuttora in atto, teso alla realizzazione di un federalismo fiscale compiuto attraverso la sempre più ampia autonomia impositiva demandata agli Enti locali, in particolare con il D. Lgs. n.446/97 artt. 52 (potestà regolamentare generale) e 59 (potestà regolamentare in materia di Imposta Comunale sugli Immobili) e il D. Lgs. n.360/98 (istituzione di un addizionale comunale Irpef ), il Consorzio ANCI-Cnc ha messo a disposizione una serie di servizi e di dati utili agli amministratori comunali, ai cittadini contribuenti, agli operatori e studiosi del settore.

da: IFEL.


Ministero Lavoro Nota sull’analisi della spesa sociale in Italia

Ministero Lavoro
Nota sull’analisi della spesa sociale in Italia


Istat, Annuario statistico italiano 2010

Annuario statistico italiano 2010

archivio Annuari
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Annuario statistico italiano 12,2 Mb (download completo: volume .pdf + tavole .xls)
Per la navigazione interattiva aprire il file “avvio.pdf”
file zip Tavole statistiche 3,24 Mb (formato .xls)

Capitoli
(pdf)
Tavole
(xls)
file pdf Indice – Presentazione – Avvertenze – Indice delle tavole
Capitolo 1 file pdf Ambiente e territorio file zip
Capitolo 2 file pdf Popolazione file zip
Capitolo 3 file pdf Sanità e salute file zip
Capitolo 4 file pdf Assistenza e previdenza sociale file zip
Capitolo 5 file pdf Conti economici della protezione sociale file zip
Capitolo 6 file pdf Giustizia file zip
Capitolo 7 file pdf Istruzione file zip
Capitolo 8 file pdf Attività culturali e sociali varie file zip
Capitolo 9 file pdf Lavoro file zip
Capitolo 10 file pdf Elezioni file zip
Capitolo 11 file pdf Famiglie e aspetti sociali vari file zip
Capitolo 12 file pdf Contabilità nazionale file zip
Capitolo 13 file pdf Agricoltura file zip
Capitolo 14 file pdf Industria file zip
Capitolo 15 file pdf Costruzioni file zip
Capitolo 16 file pdf Commercio interno file zip
Capitolo 17 file pdf Commercio con l’estero file zip
Capitolo 18 file pdf Turismo file zip
Capitolo 19 file pdf Trasporti e telecomunicazioni file zip
Capitolo 20 file pdf Credito, assicurazioni, mercato monetario e finanziario file zip
Capitolo 21 file pdf Ricerca, sviluppo e innovazione file zip
Capitolo 22 file pdf Prezzi file zip
Capitolo 23 file pdf Retribuzioni file zip
Capitolo 24 file pdf Risultati economici delle imprese file zip
Capitolo 25 file pdf Finanza pubblica file zip
Capitolo 26 file pdf Censimenti file zip
file pdf Glossario – Note metodologiche – Bibliografia – Indice analitico

da: Contenuti.


Gli effetti della manovra correttiva sulle politiche sociali comunali (Legautonomie, ottobre 2010)

Gli effetti della manovra correttiva sulle politiche sociali comunali (Legautonomie, ottobre 2010)
In questa indagine di Legautonomie, curata da Daniele De Pretto, Paola Manca e Francesco Montemurro, presentata in occasione del IX appuntamento annuale sulla finanza territoriale, tenutosi a Viareggio il 6 ottobre 2010, sono esposti i risultati emersi da un questionario somministrato ad un campione eterogeneo di comuni italiani in merito agli effetti della manovra correttiva introdotta dal Governo negli ultimi mesi.
Alternative image text Scarica l’indagine ( 138,52 kB )


LEGGE 21 settembre 2010, n. 157 Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2009 (GU n. 227 del 28-9-2010

LEGGE 21 settembre 2010, n. 157 Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2009 (GU n. 227 del 28-9-2010


decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010)

Via libera all’Intesa sul decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010). L’ok è stato espresso nel corso della Conferenza Unificata dell’8 luglio, accompagnato però dalla presentazione di un emendamento che le Regioni hanno messo nero su bianco in un documento consegnato al Governo e pubblicato sul sito www.regioni.it . Il link è:http://www.regioni.it/mhonarc/details_confpres.aspx?id=184259 .
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME – 10/052/CU19/C8
Intesa sullo schema di decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
Punto 19) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime Intesa sullo schema di decreto con la seguente proposta di emendamento dell’articolo 6:
Riformulazione articolo 6:
Art. 6: “Ulteriori risorse derivanti da provvedimenti di reintegro del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010, vista la situazione di straordinaria necessità determinatasi a causa degli eventi sismici del 2009, saranno prioritariamente assegnate alla Regione Abruzzo al fine di mantenere costante l’ammontare di risorse attribuite alla medesima regione nella Tabella n. 3 del decreto di riparto relativo all’annualità 2009. Eventuali ulteriori risorse residuali per l’anno 2010 saranno ripartite fra le Regioni con le medesime modalità e criteri di cui al presente decreto.”
Roma, 8 luglio 2010

Newsletter n. 1622 del martedì 20 luglio 2010.


Anna Banchero ed Elena Ricci, Sistema informativo nazionale per la non autosufficienza (SINA), Tendenze Nuove n. 6, 209, in Synergia srl – Milano

Sul numero 6 di novembre-dicembre 2009 della rivista Tendenze nuove, della Fondazione Smith Kline, è stato pubblicato un saggio di Anna Banchero ed Elena Ricci della Regione Liguria dal titolo Sistema informativo nazionale per la non autosufficienza (SINA): evoluzione e stato dell’arte

Sistema informativo nazionale per la non autosufficienza (SINA) – Synergia srl – Milano

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Politiche sociali: un’analisi attraverso i fondi On line sul sito di Legautonomie, in Regioni.it Newsletter n. 1545 del giovedì 25 marzo 2010

Politiche sociali: un’analisi attraverso i fondi

On line sul sito di Legautonomie

 
(regioni.it) Legautonomie ha dedicato un proprio “focus” alla politiche socio assistenziali nel nostro Paese sono finanziate attraverso diversi fondi di carattere sociale, le cui risorse sono stanziate annualmente con le manovre finanziarie annuali.
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, istituito dalla L.449/1997, è la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.
L’attuale configurazione del fondo, risultato del processo di accorpamento in un unico fondo degli stanziamenti previsti dalle diverse leggi tematiche, è stata definita dalla l.388/2000 ( legge finanziaria 2001) e dalla l.328/2000 “ Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”che ne ha incrementato lo stanziamento complessivo nel quadro di un sistema integrato di risorse a più livelli istituzionali che vede la compartecipazione tra soggetti pubblici e privati.
Le risorse del Fondo nazionale finanziano i trasferimenti economici alle persone e alle famiglie, gestiti tramite l’Inps; contribuiscono, inoltre, a finanziare la rete integrata dei servizi sociali territoriali attraverso una quota del fondo che viene ripartita tra le Regioni, le quali, sulla base delle rispettive programmazioni sociali attribuiscono le risorse ai Comuni. Questi ultimi erogano direttamente i servizi ai cittani in conformità ai Piani sociali di zona.
Il riparto annuale degli stanziamenti sociali a favore di Inps, Regioni, province autonome, Comuni e ministero del lavoro e delle politiche sociali avviene tramite decreto interministeriale del ministero del lavoro e delle politiche sociali e del ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con la conferenza unificata.
Il Fondo per le politiche della famiglia istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dal d.l. 223/2006 convertito dalla l.248/2006, finanzia il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia , sostiene le adozioni internazionali, le iniziative di conciliazione del tempo di vita e di lavoro, il Fondo di credito per i nuovi natie ed interventi relativi ad attività di competenza regionale.
Il Fondo per le politiche giovanili, istituito dal d.l. 223/2006 convertito dalla l. 248/2006, è diretto a promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale, professionale e all’inserimento nella vita sociale, attraverso interventi volti a garantire il diritto dei giovani all’abitazione e l’accesso al credito. Il Fondo finanzia progetti di rilevante interesse nazionale, azioni destinate al territorio, con una quota delle risorse che viene ripartita tra le Regioni e in conformatà agli accordi di programma quadro sottoscritti, progetti di iniziativa di soggetti pubblici e privati.
Il Fondo per la non autosufficienza, istituito dalla legge finanziaria 2007, garantisce, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti; le risorse sono ripartite annualmente tra le Regioni sulla base di dati relativi alla popolazione non autosufficiente e di altri indicatori demografici e socio economici. Gli atti e i provvedimenti relativi all’utilizzo del fondo sono adottati di concerto, previa intesa con la conferenza unificata Stato-Regioni
Il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza nella formulazione della legge 285/1997 istitutiva del fondo, è finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale, locale per la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e adolescenza. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome; una quota pari al 30% delle risorse del fondo è riservata al finanziamento di interventi da realizzare nei Comuni di Venezia, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Catania, Palermo, Cagliari. Con l’entrata in vigore della 328/2000 i fondi per l’infanzia, per una quota pari al 70% del totale, sono confluiti nel Fnps, quindi un fondo indistinto senza quote riservate all’infanzia e all’adolescenza. Solo le 15 città riservatarie hanno mantenuto fondi inseriti in finanziaria e specificatamente dedicati all’infanzia nella misura del 30%.
Il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione è statoistituito dall’art.11 c. 5 l.431/1998 presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti. A decorrere dal 2005 la ripartizione delle risorse del Fondo è effettuata dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa conferenza Stato-Regioni, e sulla base di criteri fissati con decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti previa medesima intesa ed in rapporto alla quota di risorse messe a disposizione dalle songole regioni e province autonome.
Le risorse finanziarie dei fondi per le politiche sociali anni 2008-2010
La tabella sottostante evidenzia le risorse stanziate per i principali fondi di carattere sociale dalle leggi finanziarie 2008, 2009 e 2010
 
Fondi ( mil. di euro)
2008
2009
2010
Fondo nazionale politiche sociali ( l.328/2000)
1.582
1.312
1.174*
Fondo politiche per la famiglia ( d.l. 223/2006)
276
187
185
Fondo per la non autosufficienza ( l.296/2006)
300
400
400
Fondo per l’infanzia e l’adolescenza(l.285/1997)
44
44
40
Fondo nazionale per il sostegno all’accesso
alle abitazioni in locazione (l. 431/1998)
206
162
144
Fondo nazionale per l’inclusione sociale
degli immigrati ( l.296/2006)
100
0
0
Piano straordinario servizi socio educativa
per la prima infanzia ( l.296/2006)
206
100
0
Fondo per assicurare la tutela dei diritti e delle
prestazioni sociali fondamentali ( d.l 78/09)**
-
-
300
Fondo per le politiche giovanili
138
80
81
Fondo pari opportunità
44
30
3
Fondo nazionale per il servizio civile
299
171
170
TOTALE
3195
2486
2497
 
*La tabella C della finanziaria prevede un finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali per il 2010 di 1.174.944.000 euro. La stessa finanziaria 2010 all’art.2, c. 103 e 104 dispone che a decorrere dall’anno 2010, le risorse per i diritti soggettivi, contemplate da specifiche disposizioni legislative, non sono più finanziate a valere sul fondo nazionale delle politiche sociali, ma sono iscritte in appositi capitoli di spesa obbligatori dello stato di previsione del ministero del lavoro. Di conseguenza, lo stanziamento del Fnps viene ridotto degli importi trasferiti ai singoli capitoli di spesa e riguardanti assegno al nucleo familiare con 3 figli minoro a carico, assegni per la maternità, agevolazioni handicap, agevolazioni lavoratori talassemici.
Partendo dalla dotazione assegnata al Fnps dalla finanziaria 2010 ( 1.174.944.000 euro), e sottraendo le risorse destinate al finanziamento dei diritti soggettivi contenuto nel decreto di riparto 2009 ( 842 miln di euro), destinate comunque ad aumentare nel 2010, si può desumere che le risorse da trasferire alle regioni nel 2010 per finanziare le politiche sociali saranno 300 mln di euro, ossia 200 mln in meno rispetto al trasferimento alle regioni del 2009 ( 518.226.539).
 
**Il d.l 78/2009, convertito dalla legge 102/2009 ha istituito il Fondo per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale, con una dotazione di 300 mln di euro annui presso il ministero dell’economie e delle finanze. Tale fondo, anticipando l’attuazione delle misure connesse alla realizzazione del federalismo fiscale, è indirizzato ad assicurare la tutela dei diritti e delle prestazioni sociali fondamentali su tutto il territorio nazionale. Nello stesso provvedimento si precisa che la costituzione del Fondo non dovrà comportare maggiori oneri per lo Stato.
 
Il Fondo per la non autosufficienza era stato finanziato con 400 mln di uero fino al 2009; nel 2010 la finanziaria conferma lo stesso finanziamento del 2009 attraverso l’Intesa stato regioni sul Patto per la salute.
Il Piano straordinario servizi socio educativi prima infanzia, introdotto dalla finanziaria 2007, ha previsto un finanziamento statale nel triennio 2007-2009 di 446 mln di euro diretto ad incrementare l’offerta di asili nido in Italia. Tra gli obiettivi del piano la concreta attuazione dei diritti dei bambini e delle bambine anche in relazione al raggiungimento entro il 2010 della copertura territoriale del 33% fissata dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000. Per il 2010 non è stato previsto alcun finanziamento del piano.
Le risorse finanziarie del Fondo nazionale politiche sociali negli anni 2000-2009
La seguente tabella descrive le risorse complessive affluite nel Fondo nazionale politiche sociali negli anni 2000-2009, così come definite nei decreti annuali di riparto.
 
Anno
Risorse complessive del Fondo nazionale per le
Politiche sociali
2000
508.116.120
2001
1.590.713.072
2002
1.622.889.199
2003
1.716.555.931
2004
1.734.346.940
2005
1.308.080.940
2006
1.1624.922.940
2007
1.564.917.148
2008
1.464.233.696
2009
1.420.580.157
La ripartizione delle risorse del fondo nazionale politiche sociali: tabella di raffronto anni 2006-2009
La seguente tabella evidenzia la ripartizione del Fnps tra i diversi soggetti istituzionali ( Inps, amministrazioni statali, regioni, comuni)
 
2006
2007
2008
2009
Totale risorse
1.624.922.940
1.564.917.148
1.464.233.696
1.420.580.157
a)Fondi destinati all’inps
(diritti soggettivi) di cui
755.429.000
732.000.000
766.600.000
842.000.000
- Assegni ai nuclei familiari
(art.65 l.448/1998)
326.000.000
319.000.000
315.000.000
310.000.000
- Assegni di maternità
( art. 66 l. 448/1998)
240.000.000
233.000.000
229.000.000
230.000.000
- Agevolazioni soggetti con handicap grave(art.33,l.104/1992
148.000.000
176.400.000
219.600.000
299.000.000
- lavoratori affetti da talassemia major ( art.39 l. 448/2001)
3.600.000
3.600.000
3.000.000
3.000.000
Somme destinate ai Comuni( promozione diritti infanzia ex legge 285/1997)
44.466.940
44.466.940
 
 
Somme destinate a Regioni e province autonome
775.000.000
745.000.000
656.451.148
518.226.539
Somme destinate al ministero del lavoro salute e politiche sociali
50.027.000
43.450.208
41.182.547
60.353.618
Risorse destinate alle Regioni e province autonome anno 2009
Regioni
Totale risorse
Abruzzo
12.702.618,09
Basilicata
6.376.457,16
Calabria
21.311.094,90
Campania
51.734.108,12
Emilia Romagna
36.554.663,50
Friuli Ven. Giulia
11.367.041,61
Lazio
44.569.678,78
Liguria
15.646.264,55
Lombardia
73.327.562,56
Marche
13.864.726,99
Molise
4.133.709,28
P.A. di Bolzano
4.268.345,70
P.A. di Trento
4.374.756,35
Piemonte
37.214.679,11
Puglia
36.156.210,08
Sardegna
15.341.608,00
Sicilia
47.601.379,89
Toscana
33.967.654,19
Umbria
8.507.780,98
Valle d’Aosta
1.495.668,98
Veneto
37.710.530,17
TOTALE
518.226.539,00
 
(red/25.03.10)

Newsletter n. 1545 del giovedì 25 marzo 2010

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