Reddito minimo, le condizioni per farlo | Antonio Schizzerotto e Ugo Trivellato, in LaVoce.info


Dai dati si possono trarre interessanti conclusioni sul Rg:

  • ha effetti più marcati tra gli immigrati che tra i nativi, per la buona ragione che tra le famiglie che hanno accesso al Rg, le condizioni di vita dei primi sono mediamente peggiori;
  • produce una riduzione dei rischi di trovarsi in condizioni di severa deprivazione materiale e lo fa in misura davvero incisiva nel caso delle famiglie immigrate;
  • aumenta significativamente le capacità di spesa mensile per alimentari degli immigrati, ma non per i nativi (per i quali rimane sostanzialmente invariata), perché questi ultimi appartengono molto più spesso dei primi a famiglie di dimensioni assai ridotte, composte da soggetti anziani e con minori bisogni di carattere alimentare;
  • consente significativi incrementi della spesa mensile in beni durevoli, e lo consente più per i nativi che per gli immigrati proprio perché i primi devono sostenere minori spese alimentari.
  • le misure di attivazione previste dal Rg non producono effetti incisivi sull’occupazione (si noti che le variazioni nel tasso di partecipazione alla forza lavoro e nel tasso di disoccupazione sono dello stesso segno, peraltro negativo per i nativi e positivo per gli immigrati). Naturalmente, quest’ultimo risultato va giudicato alla luce della generale contrazione dell’occupazione indotta dalla crisi economica e tenendo conto che, in ogni caso, il Rg non genera alcun disincentivo alla partecipazione al mercato del lavoro.

tutto l’articolo è qui  Reddito minimo, le condizioni per farlo | Antonio Schizzerotto e Ugo Trivellato.

Il Riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012, a cura di GruSol Gruppo di solidarità di Moie di Maiolati


Dallo scorso mese  abbiamo inaugurato una nuova scheda mensile nella quale, proponiamo un  approfondimento monografico, attingendo al materiale pubblicato nel nostro sito. La scheda di divide in due parti. Una riguardante il livello nazionale e una quello regionale.

        Nella scheda nazionale proponiamo i decreti di riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012. Al termine di ogni scheda si può raffrontare la tabella con le quote di finanziamento del fondo di questi ultimi sette anni. A corredo riportiamo la riflessione dal titolo “Perché è stato tagliato il welfare”.  

        

Il Riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012

Riparto 2012 Fondo nazionale politiche sociali

Fondo politiche sociali. Riparto 2011

Riparto fondo nazionale politiche sociali 2010

Riparto 2009 Fondo nazionale per le politiche sociali

Fondo politiche sociali. Il decreto di riparto per l’anno 2008

Regione Marche. Riparto fondo politiche sociali 2007

Ministero Solidarietà Sociale. Riparto Fondo sociale 2006

Perché è stato tagliato il welfare?

“Dimezzato il fondo sociale nel 2011″, Welfare. Rapporto Cittalia-Anci


Welfare. Rapporto Cittalia-Anci: “Dimezzato il fondo sociale nel 2011″ 
21 GIU - Ma la “drastica riduzione” era già iniziata dal 2008.

Ora quasi il 70% del sociale viene finanziato attraverso le risorse dei bilanci comunali, i contributi statali coprono poco più del 16% della spesa locale e le Regioni sostengono con risorse proprie il 15% delle spese. 

Politiche sociali: ripartito fondo 2011


Il Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno in corso, mette in campo risorse per un valore complessivo di oltre 218 milioni di euro. Lo stabilisce il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 16 agosto 2011. Il mancato utilizzo delle risorse comporta la revoca dei finanziamenti. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è la fonte nazionale di finanziamento degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.

Regione Lombardia: 63 milioni di euro in più per le politiche sociali. gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli


La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”. 
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).

Ecco in dettaglio le voci: 
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40; 
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali; 
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi; 
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse); 
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni; 
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi); 
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.

“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.

Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano. 
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”. 
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”. 
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.

Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.

Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011 – Yahoo! Finanza


Ridimensionamenti profondi, a volte drastici, che renderanno più difficile la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Sono i tagli di spesa sui servizi sociali previsti dalla manovra finanziaria per il 2011. Dalla famiglia ai disabili, dai servizi per l’infanzia alle politiche giovanili, i finanziamenti statali destinati alle politiche socio-assistenziali nel 2011 hanno subito un crollo verticale e in alcuni casi sono stati completamente azzerati. La riduzione di risorse rispetto al passato è evidente. Nel 2008, i dieci fondi più importanti per le attività di welfare potevano contare su stanziamenti complessivi per 2 miliardi e 520 milioni di euro. Nei due anni successivi le risorse sono state quasi dimezzate, calando a 1 miliardo e 851 milioni di euro nel 2009 (-30,5% rispetto all’anno precedente) e a 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15%). La penalizzazione prospettata per il 2011 dal Disegno di legge di stabilità e dal Bilancio di previsione dello Stato è ancora più massiccia: in tutto, i fondi sociali riceveranno poco più di 349 milioni di euro, l’86,1% in meno rispetto al 2008.  Attraverso queste scelte, “il governo punta a disimpegnarsi dal welfare dei servizi, mentre mantiene salda la gestione del welfare monetario, un insieme di misure poco efficienti, che assorbono gran parte della spesa sociale”, scrive Sergio Pasquinelli, opinionista del sito di approfondimento economico-politico Lavoce.info, in un articolo dedicato ai tagli alla spesa sociale.

[Nella mappa dei salari minimi in Europa, l'Italia è colorata di grigio]

Ecco, nel dettaglio, i ridimensionamenti previsti dalla manovra di bilancio 2011 per i singoli fondi sociali.

Fondo nazionale per le politiche sociali
Il ridimensionamento più consistente è quello al Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps), per certi versi il fondo più importante di tutti perché rappresenta la maggiore fonte di finanziamento statale per gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie. Il Fnps, istituito nel 1997, alimenta in modo essenziale il finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali: un’ampia quota di queste risorse è suddivisa tra le regioni, che a loro volta le destinano ai comuni per erogare i servizi ai cittadini.  Nel Bilancio di previsione dello Stato del 2008, lo stanziamento era di quasi un miliardo di euro (929,3 milioni di euro) al netto delle risorse destinate ai diritti soggettivi (agevolazioni a genitori di portatori di handicap, assegni di maternità, assegni ai nuclei familiari e così via). Nei due anni successivi, l’esecutivo ha optato per un primo drastico taglio al Fnps, prevedendo per il 2010 435,3 milioni di euro. Nella Finanziaria dello stesso anno è stato stabilito che gli oneri relativi ai diritti soggettivi vengano finanziati direttamente da appositi capitoli di spesa del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e non da un riparto del Fnps. In ogni caso, però, la riduzione del Fondo appare eccesiva sia per quanto riguarda il 2010 che per l’anno successivo.  Per il 2011 si prospetta infatti un ulteriore abbattimento, dal momento che lo stanziamento previsto è di 75,3 milioni di euro , l’82,7% in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di un sostanziale smembramento del Fondo, perché la somma sarà appena sufficiente a coprire alcuni interventi effettuati direttamente da parte del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le risorse attribuite alle regioni verranno di fatto azzerate.

Fondo per le politiche della famiglia
Sacrificato sull’altare dei tagli è anche il Fondo per le politiche della famiglia, voluto nel 2006 e diretto a sostenere economicamente le iniziative per conciliare vita e lavoro, le adozioni internazionali, i fondi di credito per i nuovi nati, il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia e l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia. Nonostante l’intenzione da parte del governo di orientare le politiche di welfare sulla famiglia, tale fondo è stato penalizzato anno dopo anno. Dai 346,5 milioni di euro ricevuti nel 2008 si è passati a un dimezzamento nei due anni successivi (186,5 milioni di euro nel 2009 e 185,3 milioni nel 2010) fino ad arrivare al 2011, anno in cui il Bilancio di previsione dello Stato prospetta di scendere fino a 52,5 milioni di euro, il 71, 3% in meno rispetto al 2010.

Fondo per la non autosufficienza
Nella manovra di bilancio per il 2011, il Fondo per la non autosufficienza, istituito nel 2007 per garantire i servizi di assistenza alle persone non autonome nello svolgere le normali funzioni quotidiane, viene letteralmente svuotato: lo stanziamento previsto è di zero euro. Nel 2007 erano stati destinati 100 milioni di euro, nel 2008 il triplo (300 milioni) e in ognuno dei due anni successivi le risorse erano arrivate a 400 milioni.  Come afferma una ricerca promossa dal ministero del Welfare, nel territorio italiano le persone non autosufficienti sono almeno 2,6 milioni. L’eliminazione sostanziale di questo fondo rende ancora più esigue le risorse destinate a tali soggetti. Una decisione, questa, che rende ancora più ampio il divario tra l’Italia e gli altri paesi dell’Unione europea in termini di spesa pubblica a sostegno della disabilità e della non autosufficienza.

Fondo inclusione immigrati — Fondi per l’infanzia
Lo smantellamento del Fondo per la non autosufficienza va ad aggiungersi ad altre due categorie di risorse che negli anni scorsi sono state di fatto eliminate. Uno è il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito nel 2007, il quale doveva ricevere un finanziamento di 100 milioni stanziati nel bilancio preventivo del 2008, poi aboliti da un decreto legge dello stesso anno. Da allora, non sono stati più messi in programma altri finanziamenti in materia. Il secondo fondo totalmente azzerato è quello per il Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il programma, adottato nel 2007, consisteva nella costruzione di nuovi asili nido. Dopo essere stato finanziato con 446 milioni di euro nel triennio 2007-2009, di cui 100 milioni nel 2009, non ha più ricevuto ulteriori stanziamenti. Non eliminato ma ridimensionato è anche il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, creato nel 1997 per realizzare interventi a livello nazionale e locale a favore di neonati e adolescenti. Se nel biennio 2008-2009 poteva contare su risorse per 43,9 milioni di euro, dal 2010 i finanziamenti per questo tipo di servizi si sono ridotti a 40 milioni e rimarranno invariati su questa cifra fino al 2013.

Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione
Un altro taglio particolarmente incisivo è quello al Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, stabilito per legge nel 1998. Il Fondo nasce con due scopi principali: aiutare le persone in difficoltà economiche a pagare i canoni delle case in affitto e sostenere gli enti locali che si impegnano a trovare alloggi da dare in locazione per determinati periodi. Nel 2008 il “fondo per gli affitti” ha ottenuto 205, 6 milioni di euro. Dall’anno successivo, però, le risorse stanziate cominciano a crollare. Nel 2009 sono 161,8 milioni di euro e nel 2010 143,8 milioni. Nel 2011 si ridurrà, come afferma l’opinionista di Lavoce.info, “a una cifra simbolica”: 33,5 milioni di euro (- 76,7% rispetto al 2010). “Giovani coppie e famiglie in crisi — si legge sul sito – potranno sperare quasi soltanto negli aiuti che Regioni e comuni, in ordine molto sparso, hanno deciso di mantenere”.

Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità
Nel tritacarne dei ridimensionamenti è finito anche il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Istituito nel 2006, ha visto una progressiva riduzione delle risorse stanziate. Nel 2008 ha ricevuto 64,4 milioni di euro, nel 2009 meno della metà (30 milioni), nel 2010 circa un decimo rispetto all’anno precedente (3,3 milioni) e dal 2011 fino al 2013 otterrà ogni anno risorse per 2,2 milioni di euro (-96,5% circa rispetto al 2008).

Fondo per le politiche giovanili
La scure dei tagli non risparmia neanche il futuro del paese: i giovani. Ne è la prova il drastico ridimensionamento del Fondo per le politiche giovanili, istituito nel 2006 con l’obiettivo di stimolare i progetti culturali, professionali e di inserimento nella vita sociale attraverso . Mentre tra il 2008 e il 2010 gli stanziamenti erano stati prima abbassati e poi di nuovo incrementati (137,4 milioni di euro nel 2008, 79,8 milioni nel 2009 e 94,1 milioni nel 2010), per il 2011 i finanziamenti saranno ridotti a 32,9 milioni, il 65% in meno rispetto all’anno precedente.

Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza
Un intervento che rischia di penalizzare un’esperienza per cui l’Italia è da anni all’avanguardia a livello europeo è la netta “sforbiciata” sui finanziamenti che alimentano il Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, istituito nel 1998. Prendendo in considerazione, così come per gli altri fondi, il periodo che parte dall’anno 2008, la riduzione degli stanziamenti è evidente. Se nel 2008 per il Servizio civile nazionale (Scn) erano a disposizione risorse pubbliche pari a 299,6 milioni di euro e nel biennio successivo il finanziamento era già stato quasi dimezzato (171,4 milioni nel 2009 e 170,3 milioni nel 2010), per il 2011 è previsto un ulteriore abbattimento: 113 milioni di euro (-33,6% rispetto al 2010 e -62,3% rispetto al 2008). Al crollo delle risorse assegnate è corrisposta anche la diminuzione dei progetti realizzati, passati dai 4.100 del 2006 ai 2.154 del 2009. A poco è servito il dato per cui oltre la metà dei volontari avviati al servizio civile (il 61% del totale) siano stati impiegati in attività di assistenza nel sociale.

da: Fondi cancellati e finanziamenti ridotti al lumicino: i tagli alla spesa sociale previsti per il 2011 – Yahoo! Finanza.

Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (serie generale n. 8 del 12.01.2011) il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010.

Provvedimento
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Conferenze
Stato-Regioni/Unificata
Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Intesa sullo schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
Nella seduta dell’8 luglio 2010 ha espresso l’Intesa con la richiesta di emendamento all’articolo 6 relativo alle risorse per la Regione Abruzzo, alla luce della situazione di straordinaria necessità determinata a causa degli eventi sismici del 2009. Documento approvato nr.: 10/052/CU19/C8.
Nella seduta della Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010 è stata sancita l’Intesa.
Repertorio Atti n.:61/CU del 08/07/2010
Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 8 del 12.01.2011

Decreto 4 ottobre 2010 Ripartizione delle risorse finanziari affluenti al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 2010


DECRETO 4 ottobre 2010 Ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010


Fondo nazionale politiche sociali 2010

decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010)


Via libera all’Intesa sul decreto relativo al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali (anno 2010). L’ok è stato espresso nel corso della Conferenza Unificata dell’8 luglio, accompagnato però dalla presentazione di un emendamento che le Regioni hanno messo nero su bianco in un documento consegnato al Governo e pubblicato sul sito http://www.regioni.it . Il link è:http://www.regioni.it/mhonarc/details_confpres.aspx?id=184259 .
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME – 10/052/CU19/C8
Punto 19) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime Intesa sullo schema di decreto con la seguente proposta di emendamento dell’articolo 6:
Riformulazione articolo 6:
Art. 6: “Ulteriori risorse derivanti da provvedimenti di reintegro del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010, vista la situazione di straordinaria necessità determinatasi a causa degli eventi sismici del 2009, saranno prioritariamente assegnate alla Regione Abruzzo al fine di mantenere costante l’ammontare di risorse attribuite alla medesima regione nella Tabella n. 3 del decreto di riparto relativo all’annualità 2009. Eventuali ulteriori risorse residuali per l’anno 2010 saranno ripartite fra le Regioni con le medesime modalità e criteri di cui al presente decreto.”
Roma, 8 luglio 2010

Newsletter n. 1622 del martedì 20 luglio 2010.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2010 il Decreto Interministeriale del 25 novembre 2009, relativo al riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali per l’anno 2009, in NONPROFITONLINE


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2010 il Decreto Interministeriale del 25 novembre 2009, relativo al riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali per l’anno 2009.

Il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS), istituito al fine di promuovere interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, finanzia un sistema articolato di Piani Sociali Regionali e Piani Sociali di Zona che descrivono, per ciascun territorio, una rete integrata di servizi alla persona rivolti all’inclusione dei soggetti in difficoltà, o comunque all’innalzamento del livello di qualità della vita.

Il Fondo nazionale per le politiche sociali è la fonte nazionale di finanziamento specifico degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, così come previsto dalla legge quadro di riforma del settore, legge 328/2000.

Questa modalità di intervento ridisegna un nuovo sistema di welfare che intende partire da una visione di insieme delle problematiche, per operare sugli specifici settori, sempre tenendo conto delle interdipendenze tra i fenomeni sociali e tra le politiche pubbliche.

Le risorse contenute nel FNPS finanziano due aree di intervento:
da una parte trasferimenti economici alle persone e famiglie che vengono gestiti attraverso l’INPS;
– dall’altra contribuiscono a finanziare la rete integrata di servizi sociali territoriali; questa parte viene ripartita tra le Regioni che, a loro volta ed in base alle proprie normative e programmazioni sociali, attribuiscono le risorse ai comuni. Sono questi ultimi gli enti responsabili dell’erogazione dei servizi ai cittadini organizzati e programmati all’interno dei Piani sociali di zona, dentro i quali più comuni possono associarsi per una gestione integrata dei propri servizi.


Il Ministero si occupa di monitorare sia l’andamento della spesa per trasferimenti monetari, sia della spesa territoriale per servizi.

La gestione delle risorse nazionali per le politiche sociali risponde agli obiettivi generali fissati nella legge 328/2000 e alla definizione e all’aggiornamento di un complesso sistema di analisi dei bisogni sociali sui quali il Ministero è impegnato, a partire dalle attività seguenti:
– definizione di metodologie per l’analisi della domanda sociale finalizzata a una più ampia conoscenza del fabbisogno sul territorio;
– analisi del fenomeno della povertà in Italia;
– analisi dell’impatto del federalismo sulle politiche sociali.

Per l’anno 2009 è destinata al FNPS la somma di euro 1.420.580.157.

842.000,00 euro sono destinati al finanziamento di diritti soggettivi, quali: assegni di maternità; assegni ai nuclei familiari; agevolazioni ai genitori di persone con handicap grave; indennità a favore dei lavoratori affetti da talassemia major;

518.226.539,00 euro sono le risorse destinate alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano.

60.353.618,00 euro sono le risorse assegnate al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali destinate prevalentemente al volontariato, all’immigrazione, all’inclusione sociale.

www.governo.it
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Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009 Pubblicato nella G.U. – Serie Generale – n. 42 del 20 febbraio 2010



Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009
Pubblicato nella G.U. – Serie Generale - n. 42 del 20 febbraio 2010

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