LAVORO E WELFARE, RIFORMA IN QUATTRO MOSSE, Ore 12 di Corriere.it


LAVORO E WELFARE,  RIFORMA IN QUATTRO MOSSE

Premi per chi assume, meno vincoli per apprendistati e partite Iva, le controversie. I temi «caldi» segnalati dagli esperti

http://www.corriere.it/economia/13_maggio_21/lavoro-e-welfare-una-riforma-in-quattro-mosse-isidoro-trovato_4b056268-c1ee-11e2-a4cd-35489c3421dc.shtml

Pietro Ichino |  Cassa integrazione guadagni “in deroga” significa sostegno del reddito senza regole


Cassa integrazione guadagni “in deroga” significa sostegno del reddito senza regole, a discrezione dell’assessore regionale (o, più probabilmente, dei suoi funzionari). Questo è il contrario di “previdenza”, di “sicurezza sociale”: perché il sostegno del reddito se è erogato senza regole non è prevedibile, non dà alcuna sicurezza a chi ne avrebbe bisogno. Va bene a seguito di una catastrofe eccezionale, ma subito dopo occorre tornare ad applicare le regole. Cassa “in deroga” significa sostegno indiscriminato, dato alle imprese sane in temporanea difficoltà, ma anche (assai più frequentemente) a imprese che non hanno alcun futuro, in alcuni casi addirittura formalmente fallite o quasi: ha dunque un effetto economico profondamente negativo. Cassa “in deroga” significa concorrenza sleale tra imprese: mentre l’integrazione guadagni legale viene erogata solo a chi la ha finanziata con i propri contributi, quella senza regole è un regalo a chi non ha pagato nulla. Cassa “in deroga” significa porte spalancate all’opportunismo, al clientelismo e persino alla frode più smaccata: al sud viene erogata anche ad architetti, ingegneri e avvocati che si dichiarano “senza clienti”; al centro viene erogata anche ai dipendenti di enti pubblici; al nord al centro e al sud viene erogata anche a “imprese” costituite tre mesi prima, e che talvolta proseguono la propria attività “in nero” con i dipendenti cassintegrati. Insomma: la Cassa “in deroga” costituisce la sintesi dei difetti delle politiche italiane del lavoro

tutto l’editoriale qui Pietro Ichino |  PERCHÉ IL GOVERNO NON DEVE CONTINUARE CON LA CIG IN DEROGA.

LA BANDA DEL CAOS: la crisi è una opportunità. Progetto: “diamoci una mossa” per trovare o cambiare lavoro, Como 20 e 27 maggio 2013


La Banda del Caos, nel suo ruolo destabilizzante e provocatorio, ma stimolante e concreto, pone ai comaschi un dilemma: È meglio trovare il lavoro e poi scoprire il talento o prima scoprire il talento per trovare il lavoro?

Queste provocazioni saranno il leit motiv di due incontri che si terranno stasera e il 27 maggio.

Alberto Terzi, sia come sociologo che come life-coach aprirà le serate e si rivolgerà sia a chi è disoccupato o in cerca di prima occupazione o a chi vuole cambiare lavoro e proporrà riflessioni innovative sul tema, alla luce degli ultimi trend e anche delle idee di esperti come Robert Kiyosaki, autore leader nel mondo sul tema della prosperità e scrittore del famoso libro Padre ricco e padre povero.

Questa prima serata, paradossalmente, sarà dedicata al tema dell’abbondanza, con l’esperto Andrea Magrin, direttore dei siti www.abundantia.it&nbs p;  e www.ilmiogliorbusiness.com, il quale, al termine dell’incontro, proporrà la possibilità di iniziare un nuovo lavoro, preceduto dalla formazione. Infatti la caratteristica di questi incontri è il contenuto formativo, ritenuto fondamentale per lavorare sulla prosperità

terzi1

terzi2

terzi3

terzi4

Tiziano Treu presenterà il suo nuovo libro L’IMPORTANZA DI ESSERE VECCHI, Politiche attive per la terza età edito dal Mulino presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, Lunedì 13 maggio 2013 ore 14.30 Edificio U7/II Piano, Aula “Antonio de Lillo”, Via Bicocca degli Arcimboldi 8, 20126 – Milano


Lunedì 13 maggio 2013 ore 14.30

Edificio U7/II Piano, Aula “Antonio de Lillo”, Via Bicocca degli Arcimboldi 8, 20126 – Milano 

Presentazione del volume

L’importanza di essere vecchi. Politiche attive per la terza età, di Tiziano Treu, Il Mulino, Bologna

Il 13 maggio 2013 Tiziano Treu presenterà il suo nuovo libro

L’importanza di essere vecchi. Politiche attive per la terza età edito dal Mulino presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

che coglie l’occasione per discutere di invecchiamento attivo, tema da tempo all’ordine del giorno del dibattito sul futuro del modello sociale europeo. Non si tratta solo di affrontare il problema della sostenibilità macroeconomica del sistema di welfare a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione ma anche di valorizzare le risorse lavorative rese disponibili dal prolungamento della vita e dal miglioramento delle condizioni di salute in età anziana.

Insieme alla Direttrice di Dipartimento Carla Facchini, discutono con l’autore, Serafino Negrelli, Giuseppe Micheli, Antonio Guaita, Anna Ponzellini, Mara Tognetti e Daniele Zaccaria.

L’evento è un’iniziativa del Centro studi e ricerche sociali L&S – Lavoro&Società che promuove attività di studio, ricerca e dibattito sulle trasformazioni del lavoro.

CORREGGERE E COMPLETARE LA RIFORMA FORNERO, Newsletter Pietro Ichino – n. 247


CORREGGERE E COMPLETARE LA RIFORMA FORNERO
Leggi la mia 

intervista a Lettera 43 di sabato

 del 1° maggio

sul disegno di legge n. 555/2013 sottoscritto da tutti i senatori di Scelta Civica, presentato anche alla Camera (prima firmataria Irene Tinagli) per rivitalizzare il mercato del lavoro con la sperimentazione di un rapporto di lavoro dipendente meno costoso e meno rigido, a parità di retribuzione oraria netta

Pietro Ichino, COME FAR FUNZIONARE MEGLIO IL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO, Newsletter Pietro Ichino – n. 242


COME FAR FUNZIONARE MEGLIO IL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO
Varo del Codice del lavoro semplificato e coniugazione stretta fra servizi di ricerca intensiva dell’occupazione e formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivi:

leggi intervista pubblicata venerdì da Libero.

De Michelis Giorgio, LA CRISI AL DI LA’ DELLE CONTINGENZE, Scheda e Audio, in Geopolis a cura di Claudio Fontana, 14 marzo 2013


geopolis163

Diapositiva1 Diapositiva2 Diapositiva3 Diapositiva4 Diapositiva5 Diapositiva6

AUDIO DELL’INCONTRO

Introduzione del prof. Fontana


Lezione del prof  De Michelis:


Intervento del Presidente de gruppo Giovani Industriali Alessandro Rampoldi



Vai a Giorgio De Michelis su Youtube

PIL e DISOCCUPATI IN ITALIA, Newsletter di Legautonomie n. 10 – 5 marzo 2013


PIL e DISOCCUPATI IN ITALIA
…diminuisce la produzione, aumenta la disoccupazione…

IL RIFIUTO DI VENDOLA DI CONFRONTARSI CON ICHINO SUI TEMI DEL LAVORO



Il faccia a faccia avrebbe dovuto svolgersi venerdì nella trasmissione Zeta, condotta da Gad Lerner; è stato dunque sostituito da un’intervista sulle divergenze tra Lista Monti e Sel in materia di lavoro: non è un problema di persone, ma di programmi. Il video, tratto dalla trasmissione Zeta, è on line.

la legge Fornero ha compiuto un primo passo importante per realizzare il modello della flexsecurity e per superare il dualismo di protezioni tra dipendenti e collaboratori


la legge Fornero ha compiuto un primo passo importante per realizzare il modello della flexsecurity e per superare il dualismo di protezioni tra dipendenti e collaboratori.

Lo ha fatto:
• portando sia la disciplina dei licenziamenti sia il trattamento di disoccupazione (Assicurazione Sociale per l’Impiego al 70% dell’ultima retribuzione per tutti i settori del lavoro dipendente) agli standard del centro-Europa;

• riportando la Cassa integrazione alla sua funzione di garantire il sostegno del reddito quando c’è la prospettiva ragionevole di riprendere il lavoro nella stessa azienda.

IL PROGRAMMA DELLA LISTA MONTI SU LAVORO, WELFARE E AMMINISTRAZIONI, Newsletter Pietro Ichino – n. 235 | POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI.

IL PROGRAMMA DELLA LISTA MONTI SU LAVORO, WELFARE E AMMINISTRAZIONI, Newsletter Pietro Ichino – n. 235



Semplificazione
sperimentazione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato meno costoso (riduzione del cuneo fiscale e contributivo) e più flessibile, piano straordinario per l’occupazione giovanile, l’occupazione femminile e l’active ageing

 presentato sabato in una conferenza stampa a Milano da Mario Monti e

Il documento programmatico che segue, presentato da Mario Monti il 2 febbraio 2013 come parte integrante del proprio programma di governo per la XVII legislatura, è il frutto di un lavoro di gruppo cui hanno partecipato Alberto Bombassei, Giuliano Cazzola, Stefano Grassi, Pietro Ichino, Andrea Olivero, Marco Simoni e Irene Tinagli - È on line anche una scheda riassuntiva dei contenuti del documento

 

L’AZIONE DEL GOVERNO MONTI

Le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro hanno fortemente caratterizzato l’azione del Governo Monti e hanno contribuito a far recuperare credibilità al nostro Paese sul piano europeo e su quello internazionale. Il Governo e la maggioranza hanno dimostrato di avere il coraggio di affrontare questioni rimaste per lungo tempo irrisolte o non risolte nella maniera adeguata.

La riforma delle pensioni del dicembre 2011 si è ispirata a criteri di uguaglianza tra le generazioni, ha messo in sicurezza la previdenza dei liberi professionisti, ha promosso il superamento delle pensioni di anzianità, che costituivano un’anomalia tutta italiana nel contesto europeo.
Queste scelte hanno comportato dei problemi nell’immediato, che il Governo ha affrontato garantendo a 130mila “esodati” (quelli che avrebbero maturato la pensione tra il 2012 e il 2014) di andare in pensione sulla base delle regole valide in precedenza, creando altresì un apposito Fondo di salvaguardia per i casi che si presenteranno negli anni successivi.
Il Governo ha anche avviato la soluzione del problema delle “ricongiunzioni onerose”, ereditato dal precedente esecutivo: un problema che aveva costretto decine di migliaia di lavoratori a sostenere costi incredibili per poter ricongiungere i versamenti contributivi presso diversi Enti e in diversi regimi.

La riforma del mercato del lavoro, entrata in vigore nel luglio 2012, pur muovendosi su un terreno delicatissimo anche in conseguenza degli effetti della crisi economica, ha promosso un migliore equilibrio tra le regole dell’assunzione e quelle della risoluzione del rapporto di lavoro. Ha corretto gli abusi nell’utilizzazione dei “rapporti flessibili” e ha reso meno rigida la disciplina del licenziamento individuale, senza però abbassare il livello delle tutele contro i licenziamenti discriminatori e immotivati.
In concreto, la legge Fornero ha compiuto un primo passo importante per realizzare il modello della flexsecurity e per superare il dualismo di protezioni tra dipendenti e collaboratori. Lo ha fatto:
• portando sia la disciplina dei licenziamenti sia il trattamento di disoccupazione (Assicurazione Sociale per l’Impiego al 70% dell’ultima retribuzione per tutti i settori del lavoro dipendente) agli standard del centro-Europa;
• riportando la Cassa integrazione alla sua funzione di garantire il sostegno del reddito quando c’è la prospettiva ragionevole di riprendere il lavoro nella stessa azienda.
Già nel corso del 2012 si sono visti alcuni primi risultati importanti sul terreno del superamento del dualismo delle protezioni, come nel caso dell’accordo per il settore del marketing operativo che prevede la regolarizzazione di 100.000 lavoratori a progetto.
Resta ancora da realizzare in modo efficace e incisivo quanto la legge Fornero prevede per i servizi di assistenza intensiva nella ricerca di una nuova occupazione.  Inoltre, è indispensabile – per evitare ulteriori perdite di occupazione – offrire a imprese e lavoratori la possibilità di sperimentare un modello di rapporto di lavoro dipendente flessibile e meno costoso, col quale sia possibile regolarizzare centinaia di migliaia di vecchie collaborazioni autonome in posizione di sostanziale dipendenza, senza perdite di occupazione dovute ad aumenti di costo o di rigidità (v. infra).

Il Governo Monti ha poi reso strutturali le agevolazioni contributive e fiscali a favore delle forme di retribuzione, contrattate a livello decentrato, per  migliorare  la produttività e la qualità del lavoro. Nello stesso tempo ha sollecitato le parti sociali  a realizzare  un’intesa specifica in materia, effettivamente raggiunta nel novembre 2012. Si tratta di interventi molto importanti perché consentono, attraverso adeguate e pertinenti politiche retributive, di incrementare la competitività del sistema produttivo nell’ambito dell’economia globale.

Le politiche attive del lavoro come ponte tra le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro
Nel disegno comune alle due riforme, tra gli altri aspetti economici e sociali c’era il proposito di interrompere la consuetudine di ricorrere alle pensioni di anzianità come sbocco e prosecuzione di un percorso durato anni all’interno della rete degli ammortizzatori sociali e degli incentivi alla risoluzione consensuale del rapporto. Si è abusato di questa prassi per lungo tempo, ma essa oggi è diventata insostenibile perché è del tutto in contrasto con la necessità di:
• aumentare l’età di pensionamento effettiva (come disposto dalla riforma del dicembre 2011);
• garantire nel tempo l’equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici nonostante il progressivo invecchiamento del Paese e le ricadute che ciò comporta sul mercato del lavoro.

In materia di lavoro, si affianca all’intervento sull’età pensionabile, attuato nel dicembre 2011, l’istituzione nel luglio 2012 e con effetto dal 1° gennaio 2013 dell’ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego), cioè di un trattamento di disoccupazione di livello europeo (70% dell’ultima retribuzione) universalmente applicabile a tutti i lavoratori dipendenti, che, una volta a regime, contribuirà a evitare gli eccessi e gli sprechi nell’utilizzazione degli ammortizzatori sociali, collegando il sostegno del reddito alla ricerca effettiva della nuova occupazione.

Questi sono dunque i temi cruciali delle due riforme. Si tratta di una sfida che potrà essere vinta soltanto se verrà attuato un vero e proprio salto di qualità nel campo delle politiche attive del lavoro, in stretta collaborazione tra gli operatori pubblici e privati che fanno dei servizi per l’impiego la propria missione di funzione o d’impresa.

Per coloro che perdono il lavoro in età matura la sola alternativa non dovrà più essere quella di trascorrere alcuni anni, prima in cassa integrazione poi in mobilità, in attesa di accedere alla pensione. Chi resta disoccupato, da anziano, dovrà avere un’altra opportunità per rientrare nel mercato del lavoro, potendo contare nel frattempo su un sistema di ammortizzatori sociali che non si limiti ad assicurare un reddito, ma sia funzionale alla promozione di un adeguato re-impiego (v. infra).

IL PROGRAMMA

Se creare più posti e occasioni di lavoro costituisce l’ambizioso traguardo dei prossimi anni, occorre, però, anche migliorare la qualità del lavoro.
In Italia, la non buona qualità del lavoro è una conseguenza non soltanto del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti e di un mercato del lavoro molto vischioso, che non favorisce la migliore allocazione delle risorse umane, ma soprattutto dell’ampia fascia di lavoro sommerso, irregolare e clandestino, che contribuisce a creare condizioni di esclusione sociale e di sottoutilizzo di capitale umano.
Un mercato del lavoro flessibile deve migliorare la qualità, oltre che la quantità dei posti di lavoro, rendere più fluido l’incontro tra obiettivi e desideri delle imprese e dei lavoratori e consentire ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue, evitando che rimangano intrappolati in situazioni a rischio di forte esclusione sociale.
Ciò induce a sperimentare nuove forme di regolamentazione, che rendano possibili modelli davvero in linea con gli interessi del singolo lavoratore e con le specifiche aspettative riposte in lui dal datore di lavoro. Inoltre, alla contrattazione collettiva va affidata una maggiore autonomia nel definire gli aspetti applicativi delle norme di carattere generale, in modo che essa possa al tempo stesso essere strumento di flessibilità e di adeguato controllo sociale.

LA RIMODULAZIONE SPERIMENTALE DEL CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO
Una soluzione ragionevole su cui lavorare è quella di sperimentare una rimodulazione del contratto a tempo indeterminato, tesa a renderlo più flessibile e meno “costoso”. Per questo occorre far leva su di una incisiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo collegata ad alcune guidelines per la contrattazione collettiva aziendale, tendenti al superamento dell’attuale dualismo del mercato del lavoro e, al tempo stesso, a dare risposte adeguate alle esigenze di flessibilità delle imprese e dei processi produttivi.
In questa prospettiva, a fronte di un’assunzione a tempo indeterminato, diventerà possibile assicurare maggiori tutele sostanziali, anche sul piano della continuità del lavoro, del reddito e della relativa contribuzione pensionistica, a tanti giovani che oggi ne sono del tutto privi, senza rilevanti aumenti di costo o di rigidità per le imprese.
Attraverso l’introduzione di strumenti propri di un sistema che coniughi flessibilità delle strutture produttive e politiche attive per la sicurezza economica e professionale dei lavoratori (flexsecurity), si realizzeranno esperienze e buone pratiche di promozione del lavoro, ben oltre la salvaguardia del posto. In particolare, il progetto mirerà, attivando gli incentivi giusti per imprese e lavoratori, anche alla riorganizzazione e irrobustimento dei servizi all’impiego pubblici e privati, e soprattutto dell’assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione (outplacement), con l’obiettivo di una drastica riduzione dei periodi di disoccupazione.

In sostanza, non si propone una revisione della nuova disciplina dei licenziamenti individuali introdotta dalla legge n. 92/2012, ma la possibilità di sperimentare soluzioni più flessibili, in particolare per la regolarizzazione delle collaborazioni continuative autonome irregolari. Questa appare oggi una scelta utile e facilmente praticabile con modifiche legislative minime, dal momento che le parti sociali già possono avvalersi di quanto è loro consentito dall’articolo 8 del decreto legge n. 138 del 2011, anche per quanto riguarda gli effetti del recesso dal rapporto di lavoro. Si tratta di una norma-chiave che indica una serie di materie derogabili, attraverso la contrattazione collettiva decentrata, ma la cui utilizzazione va opportunamente orientata e sostenuta mediante guidelines tracciate al livello nazionale. La norma stessa indica gli obiettivi che in questo modo possono e devono essere perseguiti: la maggiore occupazione, la qualità dei contratti di lavoro, l’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, l’emersione del lavoro irregolare, gli incrementi di competitività e di salario, la gestione delle crisi aziendali e occupazionali, gli investimenti e  l’avvio di nuove attività.  Le intese possono prevedere deroghe alle norme di fonte pubblica o contrattuale, fermo restando il rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro. Ricordiamo in proposito che la contrattazione in deroga – che in Italia significa restituire alla contrattazione collettiva il ruolo che nell’ultimo mezzo secolo le è stato tolto da una legislazione statuale troppo intrusiva – è diffusa nei principali Paesi europei e ha consentito in molti casi, per esempio in Germania, di rafforzare le relazioni industriali e di farne un elemento determinante per la ripresa economica.

UN NUOVO SISTEMA DI WELFARE CHE DIA SICUREZZA A TUTTI, INDIPENDENTEMENTE DAL TIPO DI LAVORO
L’obiettivo di valorizzare, come rapporto di lavoro prevalente, il contratto a tempo indeterminato rimodulato su maggiore flessibilità, mobilità e occupabilità, diverge dalla proposta del “contratto unico” , poiché non riduce tutti i possibili tipi di contratto di lavoro a uno solo: il nostro tessuto produttivo non può certo fare a meno dell’apprendistato, dei contratti a termine, o delle vecchie e nuove forme di collaborazione autonoma continuativa. Purché, però, queste non vengano utilizzate per nascondere la sostanziale elusione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato.
Superando le resistenze ideologiche di un passato recente, lo staff leasing e il rapporto di fornitura di lavoro temporaneo hanno acquisito sempre più le caratteristiche dellaflessibilità buona, soprattutto quando il personale, adeguatamente e correntemente impegnato in programmi di formazione, viene assunto a tempo indeterminato dalle Agenzie specializzate in questa attività di servizio al mercato del lavoro.

Tuttavia, quanto più sarà reso meno oneroso e più flessibile il lavoro a tempo indeterminato tanto più sarà possibile contrastare le forme non autentiche di lavoro autonomo.

La flessibilità del lavoro e le norme che la regolano, sono nate e vivono per rispondere alla realtà di un mercato e di un tessuto imprenditoriale che ha bisogno di risposte non forzatamente uniformi per affrontare differenti fasi della sua crescita, come pure differenti fasi dell’economia e del processo produttivo.

È la sfida di un nuovo sistema di welfare pensato in modo da agevolare e rendere possibile lo sblocco del mercato del lavoro, e da riunificare il più possibile ciò che l’organizzazione del lavoro tende a distinguere e a separare. In sostanza, a tutte le tipologie contrattuali dovranno essere riconosciuti diritti sociali e previdenziali il più possibile uniformi. I sistemi di welfare potranno così diventare il momento unificatore   di una realtà frantumata (non più riconducibile a un solo modello, pur essendo prevalente quello del lavoro a tempo indeterminato) e favorire nel contempo, la flessibilità del lavoro.

Al lavoro stabile e per un’intera carriera si contrappongono oggi sempre più spesso frequenti cambiamenti di occupazione e professione che richiedono tutele più adeguate. I mutamenti del mondo del lavoro implicano la nascita di esigenze che spiazzano un sistema di tutele ingessato (perché fatto di norme rigide sulla carta e poco adattabili alla mutevole realtà del lavoro), imponendo di introdurre regole più duttili e di definire diritti tendenzialmente universali e tutele di natura promozionale.

Ecco perché diventa necessario riequilibrare la spesa sociale spostandola dalla copertura dei rischi più tradizionali (vecchiaia, superstiti), a favore invece di altri (formazione, disoccupazione, sostegno al reddito, nuove povertà) fino a oggi gravemente sacrificati. È la frontiera del welfare to work: un sistema di welfare in grado di riunificare un mondo del lavoro le cui differenze congenite potrebbero, invece, esaltare e rendere irreversibile il dualismo ora esistente.

La previdenza complementare
La legislatura appena trascorsa non ha adeguatamente considerato l’importanza strategica che potrebbe assumere l’ulteriore sviluppo della previdenza complementare privata a capitalizzazione.

A partire dalla riforma delle pensioni del Governo Monti sono state ipotizzate, sia pure sul terreno programmatico e sottoposto a verifiche di sostenibilità, “eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni”. Si tratta cioè di consentire a un lavoratore, in particolare se giovane e privo di un rapporto di lavoro dipendente (quindi nell’impossibilità di avvalersi del tfr per aderire a un fondo), di finanziare volontariamente una forma di previdenza complementare (che può essere gestita dallo stesso Inps, o da altro gestore scelto dalla persona interessata) con una parte della sua contribuzione obbligatoria. In questo modo potrebbe distribuire il proprio rischio previdenziale su una quota pubblica a ripartizione e una privata a capitalizzazione,senza dover sostenere maggiori costi. L’esperienza pratica dimostra che i giovani non si avvicinano ai fondi pensione proprio perché non dispongono di ulteriori risorse rispetto a quelle che sono tenuti a versare alle gestioni obbligatorie. Con questo tipo di soluzioni, inoltre, si otterrebbe certamente una copertura pubblica inferiore, ma sarebbe possibile ottenere rendimenti più generosi sui mercati.

UN NUOVO CODICE DEL LAVORO PIÙ SEMPLICE E COMPRENSIBILE

Oggi la legislazione sul rapporto di lavoro è talmente voluminosa, caotica e disorganica, da essere difficilmente comprensibile anche per gli esperti.
È possibile e assolutamente necessario, anche per contribuire ad aprire il sistema Italia agli investimenti stranieri, ridurre (abrogando e riorganizzando centinaia di norme stratificatesi nel tempo) la legislazione nazionale a un Codice del lavoro, integrato nel Codice civile, composto da un numero limitato di articoli, leggibile e comprensibile direttamente dai milioni di persone interessate alla sua applicazione e traducibile in inglese, secondo le linee-guida dettate dall’Unione Europea con il Decalogue for Smart Regulation (Stoccolma, 12 novembre 2009).
Esso costituirà un “biglietto da visita” molto importante per l’Italia nel mondo, dando l’immediata percezione del suo allineamento ai migliori standard legislativi dei Paesi più avanzati e di una sua nuova capacità di stare nell’economia globale.

IL MONITORAGGIO DELL’APPLICAZIONE E DEGLI EFFETTI DELLA LEGGE FORNERO
Molta attenzione dovrà essere rivolta al monitoraggio previsto dalla riforma Fornero, anche sollecitando avvisi comuni delle parti sociali nei casi in cui la pratica metta in evidenza esigenze di revisione, integrazione e modifica.

Bisogna, inoltre, completare, secondo criteri di semplificazione,  la riforma del mercato del lavoro con la normativa di carattere applicativo e, dove è previsto, mediante lacontrattazione collettiva, come nel caso del lavoro a termine, che ha sollevato rilevanti problemi in settori contraddistinti dalla presenza strutturale di lavoro stagionale. Un altro aspetto da rivedere è quello del previsto incremento graduale al 33% dell’aliquota contributiva – una misura  rivelatasi  insostenibile – per  gli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata presso l’Inps (collaboratori, titolari di partita IVA, professionisti privi di un ordine, ecc,). Già il Parlamento ha provveduto a posticipare la prima tranche al 2014, proprio per consentire una riconsiderazione dell’intera materia nella prossima legislatura.

In generale, occorre semplificare, razionalizzare e rendere più efficaci le norme sulla flessibilità nel mercato del lavoro, potenziare le politiche attive per il lavoro, attraverso una formazione più calibrata sulle esigenze del sistema produttivo e rendendo effettiva l’alternanza scuola-lavoro negli istituti professionali, per valorizzare il capitale umano.

LE DONNE NELLA SOCIETÀ E NELL’ECONOMIA

L’Italia non è un Paese per donne ma è prioritario che lo diventi se vogliamo che aumentino la crescita del nostro vivere civile, la partecipazione femminile al lavoro e la possibilità di beneficiare dei diritti che ne derivano.

La popolazione femminile è più numerosa di quella maschile e in media più qualificata, tuttavia, il mercato del lavoro non incoraggia la partecipazione delle donne, che vi entrano con più difficoltà e vi rimangono con oggettivi vincoli rispetto ad altri ruoli:salari più bassi e incertezze che non le mettono in grado di avere figli ed essere finanziariamente indipendenti.

È necessaria una grande “azione positiva” volta a realizzare l’obiettivo degli accordi europei di Lisbona del 2000, sul quale siamo in gravissimo ritardo: portare il tasso di occupazione femminile dal 46% attuale alla media UE del 60%, mediante una detassazione selettiva che incentivi simmetricamente domanda e offerta, sul modello del d.d.l. Germontani n. 324/2008 e del il d.d.l. Morando n. 2102/2010. Occorre inoltre realizzare a) l’ “obiettivo di Barcellona” in tema di assistenza alla prima infanzia, con un piano straordinario per gli asili nido; b) un piano nazionale per l’offerta di un servizio qualificato di assistenza alle persone non autosufficienti, che al tempo stesso attivi una nuova domanda e una nuova offerta di lavoro retribuito femminile.

La società tende a non offrire modelli femminili positivi: l’immaginario collettivo è afflitto da una comunicazione massiccia, volgare e umiliante della donna, con conseguenze devastanti per la cultura italiana e per la formazione di bambini e bambine. Ogni donna – che sia giovane o adulta, lavoratrice o meno, madre o comunque cittadina del nostro Paese – è lasciata sostanzialmente sola di fronte a questa situazione.

Politiche di conciliazione

Bisogna superare l’idea che le politiche di conciliazione riguardino solo le donne, che solo loro cioè abbiano il problema di conciliare il lavoro professionale e il lavoro di cura. Questa convinzione finisce per tutelare gli uomini a spese della finanza pubblica.

La priorità deve essere data all’occupazione, sia in termini di provvedimenti per la partecipazione al lavoro, sia di sostegno alla scelta di avere figli e alla responsabilità della cura degli anziani e dei non autosufficienti per entrambi gli adulti nel nucleo familiare.

Queste misure non devono avere solo l’obiettivo di incoraggiare le donne ad avere una carriera e un reddito proprio, ma anche quello di fare in modo che arrivino a occupare, con autorevolezza e merito, posizioni di responsabilità.

Sono necessari, inoltre, provvedimenti che favoriscano una più equa assunzione di responsabilità, all’interno della coppia, del lavoro di cura. In tal senso si è mossa la legge Fornero, che ha stabilito il principio del congedo obbligatorio anche per il padre.

L’ampliamento di questi principi offrirebbe un trattamento paritario di lavoratori e di lavoratrici, azzerando di fatto la discriminante della maternità in fase di assunzione e di valutazione della carriera da parte delle imprese, permettendo alla coppia di sceglierequale dei due genitori voglia, o possa, tornare prima al lavoro. Certamente la madre non può essere sostituita del tutto dal padre in congedo obbligatorio poiché le è necessario un periodo congruo di vicinanza al proprio figlio e anche per riprendersi dal parto.

L’introduzione di nuovi diritti nel campo della conciliazione famiglia-lavoro per uomini e donne può essere finanziata attraverso un uso più corretto, senza variare il costo del lavoro, dei contributi versati per l’assegno al nucleo familiare, il cui avanzo di gestione, nel bilancio Inps, è in attivo e a tutt’oggi viene dirottato a finanziare gestioni deficitarie. In Italia esiste una legislazione molto avanzata a tutela della maternità e contro le discriminazioni. La legge Fornero ha rafforzato queste tutele.

Lo sviluppo del welfare aziendale

Un contributo importante può venire dallo sviluppo del welfare aziendale. Si tratta diincentivare le imprese, via via che la crescita economica lo permette, a istituire asili aziendali o a stipulare convenzioni con asili del territorio per garantire posti ai figli dei dipendenti. Un’altra soluzione può essere quella di costituire cooperative di “baby nido” interaziendali, pubbliche/private.

Si possono mettere in atto, inoltre, misure di lavoro flessibile, come la possibilità di accorpare gli straordinari ai congedi di maternità e di paternità, facendo rientrare queste misure negli accordi di produttività e riconoscendo le agevolazioni fiscali e contributive stanziate a questo proposito.
Secondo un’indagine condotta nel 2012 su 318 grandi imprese con più di 500 dipendenti, la natura degli interventi di welfare era così ripartita:
• l’87,5% partecipa a un fondo pensione;
• il 60,6% partecipa a un fondo sanitario;
• il 39% si avvale di un sistema di prestiti agevolati;
• il 27,6% ha messo a disposizione dei propri dipendenti congedi extra;
• il 24,4% fornisce agevolazioni al consumo;
• il 23,3 % eroga misure di sostegno al reddito;
• il 23,1% eroga borse di studio;
• il 18,5% fornisce servizi di cura per l’infanzia;
• il 9,4% ha un fondo per cura a lungo termine;
• il 6,7% favorisce l’uso di alloggi.

Le esperienze del welfare aziendale costituiscono dunque un terreno di buone praticheda seguire e diffondere: pratiche che, per le piccole imprese, possono trovare adeguata e specifica risposta negli enti bilaterali.

Gli asili nido

Gli asili nido non devono essere necessariamente comunali, possono anche essere privati-convenzionati.

Il pagamento della retta va stabilito sulla base del reddito del nucleo familiare, mentre le risorse destinate devono essere sicure e strutturali, individuate nella legge di stabilità e non più con misure una tantum.

È opportuno favorire la costituzione di fondi bilaterali dedicati al sostegno delle famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici che devono far fronte al pagamento delle rette degli asili nido.

I servizi alla persona

In materia di servizi alla persona, la legge Fornero ha introdotto la possibilità di utilizzare appositi voucher per avvalersi della professionalità di assistenti badanti qualificati/e per la cura degli anziani non autosufficienti.

Quello della cura è un ruolo che per ora è prevalentemente responsabilità della donna nella famiglia, ma che dovrebbe svilupparsi in un servizio alla persona organizzato e retribuito a livello locale, attraverso la promozione di sinergie e partenariati pubblico-privati e riconoscendo alla famiglia il diritto di essere sia destinataria, sia prestatrice d’opera di alcuni servizi. Dobbiamo incominciare a utilizzare le risorse del Fondo sociale europeo anche per i voucher destinati alla conciliazione tra tempo di cura e tempo di lavoro, o per i voucher destinati ai servizi o formativi.

UN PIANO STRAORDINARIO PER L’OCCUPAZIONE GIOVANILE

Oggi solo un terzo della forza lavoro nella fascia tra i 18 e i 30 anni è al lavoro, mentre un terzo non è né al lavoro né è impegnato in attività di formazione.
È necessario dare corso a un piano straordinario per l’attuazione dei programmi “Opportunità per tutti i giovani” e “Youth Guarantee” previsti dall’Unione Europea. A ogni giovane che esce da un ciclo scolastico e che non trovi immediatamente un’occasione di lavoro, entro il termine massimo di 4 mesi deve essere offerto dal servizio pubblico, in collaborazione stretta con organizzazioni private, imprenditoriali e no:
• un servizio di orientamento scolastico e professionale;
• una opportunità di apprendistato e/o lavoro favorita da sgravi fiscali, o di addestramento, formazione on the job, indirizzata verso le centinaia di migliaia di posti di lavoro che in Italia restano permanentemente scoperti per mancanza di persone con le attitudini richieste;
• dove possibile, una opportunità di assistenza per avviare un’attività lavoro autonomo o un’impresa.
Per attuare questi programmi occorre:
• proseguire nel processo, già avviato dalla legge Fornero, di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sui rapporti di lavoro con persone di età fino ai 29 anni;
• attivare il reclutamento straordinario di figure professionali definite “promotori di opportunità” per i giovani, adeguatamente formati (anche a Bruxelles), da inserire nei centri per l’impiego, nelle scuole, nelle università ecc.;
• a Bruxelles l’Italia deve proporsi di diventare il Paese leader per quanto riguarda il sostegno e lo stimolo alla Commissione a promuovere le opportunità dei giovani tramite una legislazione snella e fondi;
• istituire una “cellula giovani” presso la Rappresentanza permanente della Commissione Europea, con esperti di politiche del lavoro e del welfare in grado di inserirsi nel dibattito e nella politica comunitaria europea;
• sostenere il nuovo contratto di apprendistato come normale canale di assunzione dei giovani lavoratori;
• avvalersi, mettendole in rete tra di loro, delle banche dati delle Università e dei loro Consorzi (come AlmaLaurea) contenenti i curricula dei laureati nelle differenti discipline.
Ovviamente, anche la prevista rimodulazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato unitamente alle norme più rigorose della riforma Fornero sui rapporti di lavoro flessibili, consentiranno una maggiore occupabilità dei giovani.
Vanno inoltre impiegate in maniera molto più efficiente le rilevanti risorse di cui dispongono le Regioni per la formazione professionale. Il know how formativo è il bagaglio professionale del futuro, mentre quello alla riqualificazione è il principale diritto sociale ‘moderno’ degli anni a venire. Valorizzare i giovani è una condizione indispensabile per lo sviluppo di un’economia moderna: il grado di istruzione della forza lavoro, e in particolare dei giovani, è un fattore fondamentale di crescita in un’economia basata sulla conoscenza.
È il capitale umano, dunque, ad assumere un ruolo centrale nel contesto di un rapido avanzamento della frontiera tecnologica e l’impetuoso ingresso sui mercati internazionali delle economie emergenti. Ecco perché è venuto il momento di pensare a un progressivo consolidamento dei rapporti di lavoro, riducendo il grado di segmentazione del mercato, intervenendo sulla regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendendo le coperture assicurative. Di converso, occorre rendere flessibile il rapporto di impiego anche nelle parti più avanzate e più terminali della carriera, in modo che il peso della flessibilità venga ripartito più equamente tra giovani e anziani.
Occorre mettere in rete i servizi per il lavoro pubblici e privati, mediante la costituzione di una Agenzia Nazionale per il lavoro nella quale far confluire la gestione delle politiche del lavoro e del sistema dei sussidi. L’Agenzia nazionale attua i suoi programmi concordando azioni e obiettivi con le Regioni, che provvedono attraverso la rete degli accreditati, dei centri pubblici per l’impiego e degli autorizzati, ad attuare i programmi di reimpiego. Le Agenzie Regionali accorpano le reti dei centri pubblici per l’impiego e le competenze amministrative e di gestione degli ammortizzatori sociali. L’efficacia delle azioni è monitorata tramite il sistema delle comunicazioni obbligatorie integrato da indagini specifiche.

ACTIVE AGEING: PER UNA VITA ATTIVA DEGLI ANZIANI
Solo un terzo degli italiani sopra i 50 anni è attivo nel mercato del lavoro, a fronte della metà in Germania e dei due terzi nei Paesi scandinavi.
L’obiettivo dell’invecchiamento attivo è fondamentale non soltanto per l’equilibrio del sistema previdenziale, ma anche per consentire che maggiori risorse siano destinate agli investimenti produttivi.
Non solo è falso che per dare lavoro ai giovani sia necessario prepensionare gli anziani, ma è vero esattamente il contrario: i Paesi con tasso di occupazione degli anziani più alto sono anche quelli con tasso di occupazione giovanile più alto.
Occorrono dunque:
• forti incentivi economici (sgravi fiscali e sgravi contributivi, sulla linea inaugurata con la legge Fornero) e normativi all’assunzione dei cinquanta-sessantenni;
• maggiore flessibilità nella fase (62-67 anni) del passaggio dal lavoro alla pensione, con possibilità di combinare part-time con mezza pensione;
• per coloro che comunque rimangono senza lavoro e in attesa della pensione, non è detto che la sola forma di tutela possibile sia il prepensionamento, ma può essere anche l’estensione del nuovo trattamento di disoccupazione (ASpI).

SERVIZI PUBBLICI, AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E PUBBLICO IMPIEGO
Migliorare i servizi pubblici è un obiettivo primario e irrinunciabile per il nostro Paese. Le varie riforme che si sono succedute negli ultimi vent’anni hanno spesso deluso le aspettative e ampliato il divario tra esigenze di cittadini e imprese e servizi erogati. Per rilanciare l’operato della pubblica amministrazione bisognerà:
• mettere gli interessi degli utenti al centro del discorso;
• introdurre meccanismi effettivi per misurare, valutare e incentivare il funzionamento delle strutture, le prestazioni individuali e di gruppo, dedicando particolare attenzione alle differenze di genere;
• generare un miglioramento continuo attraverso la trasparenza e il metodo delbenchmarking, cioè del confronto tra amministrazioni che svolgono lo stesso tipo di servizio, in modo da sollecitare l’allineamento delle peggiori alle migliori;
• esternalizzare i servizi e le funzioni che possono essere più efficaci ed efficienti se gestiti in regime privatistico, fermo restando il ruolo della PA nella definizione degli standard e nella vigilanza.

La pubblica amministrazione oggi è prevalentemente al servizio di se stessa, degli interessi dei propri addetti. Occorre ri-orientarla, in modo da metterla prioritariamente al servizio del cittadino. Questo si può ottenere comprendendo meglio le esigenze di cittadini e imprese, e coinvolgendoli nello sviluppo ed erogazione dei servizi. Inoltre, dovunque possibile, devono essere attivati sistemi di valutazione da parte di cittadini/utenti e di osservatori qualificati (stampa specializzata, associazioni degli utenti, ricercatori universitari) e realizzare un incontro periodico pubblico per il confronto tra valutazione interna e valutazione esterna. In pratica, questo approccio aperto alla cittadinanza e al mondo produttivo deve tradursi in una riduzione dei passaggi burocratici per ottenere servizi, permessi e autorizzazioni, ma anche in servizi più efficaci.
Ogni dirigente pubblico, una volta che gli siano assicurati anche nella gestione delle risorse e del personale adeguati spazi di autonomia e di operatività, deve essere ingaggiato sulla base dell’impegno a raggiungere obiettivi precisi, specifici, misurabili e controllabili. E devono essergli attribuite le prerogative dirigenziali necessarie per raggiungerli, guidando e motivando adeguatamente i dipendenti. Per raggiungere questo obiettivo generale occorre:
• applicare tutte le tecniche oggi disponibili per misurare e valutare efficienza e produttività di ciascuna struttura;
• promuovere la cultura della misurazione e della valutazione che dovrà consentire il confronto fra strutture omogenee e l’evidenziazione delle differenze di efficienza e produttività fra di esse (benchmarking);
• garantire la trasparenza totale, secondo il modello del Freedom of Information Act britannico e di quello statunitense per:
- rendere immediatamente accessibili in rete tutti i dati inerenti al funzionamento delle amministrazioni e agli obiettivi assegnati a ciascun dirigente;
- far sentire il più possibile ai politici e ai dirigenti delle strutture pubbliche il fiato dell’opinione pubblica sul collo e vigilare contro l’ingerenza indebita dei politici nella gestione, offrendo una sponda solida ai dirigenti più corretti e professionalmente dotati che vi si oppongono.
Il miglioramento sarà imposto come obiettivo realistico e misurabile, che i dirigenti di queste amministrazioni saranno tenuti a realizzare entro un termine appropriato. A quelli che, pur in presenza dell’attribuzione di adeguati poteri anche nella gestione del personale, mancheranno l’obiettivo in misura grave, dovrà essere revocato l’incarico dirigenziale. Nelle strutture che mostreranno di non sapersi riallineare alla media, dovranno essere bloccati gli aumenti retributivi. Viceversa, le strutture che fanno registrare i risultati migliori dovranno essere adeguatamente premiate nella distribuzione delle risorse disponibili.
Tra gli obiettivi dei dirigenti di vertice sarà prioritario quello del riequilibrio nella distribuzione degli organici, tra strutture che presentano situazioni di eccedenza e situazioni di carenza di personale, attraverso una gestione rigorosa della mobilità, anche tra amministrazioni diverse.

RAPPRESENTANZA, RAPPRESENTATIVITÀ SINDACALE E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
In materia di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro occorre dare sostegno e applicazione tendenzialmente generale ai criteri stabiliti dall’accordo interconfederale 28 giugno 2011, in modo che sia possibile in ogni caso individuare il sindacato o la coalizione sindacale che raccoglie la maggioranza dei consensi, al livello aziendale e ai livelli superiori fino a quello nazionale. Secondo gli stessi criteri devono essere stabiliti i rapporti tra maggioranza e minoranza sindacale in azienda. Al sindacato o coalizione maggioritaria deve quindi essere attribuito il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia generale nell’ambito di sua competenza, consentendo il decentramento della contrattazione collettiva come forma più rilevante di negoziato secondo le linee dell’accordo interconfederale sulla produttività del novembre 2012. Il contratto collettivo nazionale stipulato dal sindacato o coalizione maggioritaria resta la disciplina applicabile in tutta la categoria, salvo deroga al livello aziendale (cioè come disciplina di default).
Quanto al modello di contrattazione collettiva che deve sempre più essere promosso e rafforzato, come ha ribadito la Bce nella sua lettera del 5 agosto 2011 “c’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro sulle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto agli altri livelli di negoziazione”. La stessa sollecitazione è stata ripetutamente rivolta all’Italia dai vertici dell’Unione Europea nell’ultimo anno.
Si tratta quindi di dare piena applicazione e sviluppo all’impostazione dell’accordo del 28 giugno 2011, che ha trovato una definizione concreta nel recente patto per l’incremento della produttività del 15 novembre 2012 e nei provvedimenti del Governo Monti, per rendere strutturali le agevolazioni fiscali e contributive per erogazioni salariali concordate al fine di migliorare la produttività aziendale e del lavoro.

Allo stesso obiettivo deve tendere l’attuazione alla delega contenuta nella legge Fornero in materia di forme di partecipazione dei lavoratori in azienda, secondo i criteri fissati nella stessa delega, che mirano – sempre e soltanto attraverso la libera contrattazione aziendale – a favorire l’allineamento al livello medio europeo (20%) della percentuale oggi molto bassa (5%) di aziende italiane nelle quali si sperimentano pratiche partecipative.

In relazione alle politiche di concertazione tra Governo e parti sociali, va detto innanzitutto che esse possono produrre risultati apprezzabili solo a condizione che tutte le parti condividano almeno una visione comune circa gli obiettivi da raggiungere e i vincoli da rispettare; altrimenti il “vincolo di concertazione” si trasforma in potere di veto, attribuito oltretutto a soggetti che non rappresentano per intero le rispettive categorie. Occorre inoltre tener conto di una più complessa articolazione della rappresentanza delle categorie stesse, che rende difficilmente ripetibile la prassi invalsa nei decenni scorsi. Senza pretendere di trovare un metodo valido in tutte le occasioni, va tenuta in considerazione l’esperienza compiuta nel caso del negoziato sulla produttività, dove il Governo ha indicato alle parti sociali degli obiettivi da raggiungere, determinati anche sulla base del loro avviso comune.

SALUTE E SICUREZZA DEL LAVORO
Il Testo Unico del 2008 e le modifiche, condivise dalle parti sociali, apportate nel 2009 in sede di revisione, costituiscono un impianto normativo avanzato e moderno che affida un ruolo determinante alla prevenzione e alla formazione.
L’istituzione da parte dell’Inail di un “Polo della sicurezza” che nella sua attività deve coordinarsi con l’azione delle Asl, prefigura uno strumento operativo più efficace nel settore, ben al di là delle funzioni di carattere assicurativo/risarcitorio.
Siamo tuttavia lontani dal considerare debellata la piaga degli infortuni e delle morti sul lavoro. Un reale avanzamento nella tutela della salute e della sicurezza nel posto di lavoro (che sempre più si rapporta alle problematiche del territorio, come ha dimostrato il drammatico caso dell’ILVA di Taranto, nel quale la linea di condotta del Governo è stata ineccepibile) richiede un’assunzione di responsabilità da parte del singolo lavoratore e un impegno solidale e sinergico delle parti sociali nella quotidianità dei processi produttivi, non essendo possibili interventi continuativi a opera delle istituzioni preposte. Una significativa importanza assumono le misure di carattere “premiale”, sul piano fiscale e contributivo, a favore delle aziende che investono in nuove tecnologie e riescono a contenere e ridurre il numero degli infortuni.

 

BUON LAVORO | Centro Studi per lo Sviluppo del Mediterraneo


Buon Lavoro! Questo il titolo della pubblicazione voluta dal Ministro della Gioventù, per i giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro. Un vademecum, una guida facile e veloce per conoscere tutto quello che avreste voluto sapere sul lavoro ma nessuno vi ha mai detto. Dai tirocini all’apprendistato, dal lavoro in cooperativa alla libera professione: tutti i diritti e tutti i doveri dei giovani lavoratori. Scarica il libro

da   BUON LAVORO | Centro Studi per lo Sviluppo del Mediterraneo.

SULLA QUESTIONE DEL REDDITO MINIMO, RIPROPOSTA DA JEAN-CLAUDE JUNCKER, Newsletter Pietro Ichino – n. 232


SULLA QUESTIONE DEL REDDITO MINIMO, RIPROPOSTA DA JEAN-CLAUDE JUNCKER
Questa misura di sostegno del reddito, riproposta dal presidente dell’Eurogruppo, può svolgere una funzione preziosa di inclusione e sicurezza sociale, ma soltanto se coniugata con misure di controllo sulla disponibilità effettiva alla ricerca del lavoro da parte del beneficiario e con servizi di assistenza intensiva efficiente per tale ricerca: leggi .

Elementi di Diritto del Lavoro, edizioni Simone, 2013


copertina

Elementi di Diritto del Lavoro
VI Ed. – 256 – Prezzo: € 12,00
Il volume offre una sintesi del Diritto del Lavoro, mirata alle esigenze di uno studio agile, veloce e dinamico.
La trattazione privilegia gli istituti di fondamentale importanza ed è aggiornata a tutte le più recenti novità legislative ed in particolare alla riforma Fornero (L. 28-6-2012, n. 92) ed ai correttivi del cd. decreto crescita (D.L. 83/2012 conv. in L. 134/2012). [...]

Consulta l’indice e alcune pagine del libro

Il Licenziamento dopo la Riforma Fornero, edizioni Simone





copertina

Il Licenziamento dopo la Riforma Fornero
Novità – pp. 320 – € 40,00
Il presente volume affronta uno dei temi più importanti e scottanti del diritto del lavoro, quello del licenziamento del lavoratore, di grande attualità per la grave crisi economica che attraversa il Paese e per le innovazioni profonde introdotte dalla riforma Fornero (L. 92/2012). [...]

Consulta l’indice e alcune pagine del libro

 

IDEE FORZA PER LA CAMPAGNA ELETTORALE IN MATERIA DI LAVORO, Newsletter Pietro Ichino – n. 231


IDEE FORZA PER LA CAMPAGNA ELETTORALE IN MATERIA DI LAVORO
La trasparenza totale nelle amministrazioni pubbliche, il Codice del lavoro semplificato, il piano straordinarioYouth Guarantee per l’occupazione giovanile, una grande azione positiva per aumentare al 60% il tasso di occupazione femminile, il progetto active ageing: sono on line alcuni appunti su cui stiamo lavorando per dare contenuti più precisi all’Agenda Monti in materia di politiche del lavoro

Andrea Bajani (2006) Mi spezzo ma non m’impiego Einaudi, Torino, recensione di Tartarugosa


TartaRugosa ha letto e scritto di:

Andrea Bajani (2006)

Mi spezzo ma non m’impiego

Einaudi, Torino

Da una dichiarazione di Pietro Ichino: “La Lista Monti è più a sinistra del Pd”.
Se guardiamo l’operazione Monti con gli occhi dei giovani, delle donne e degli over 55 esclusi dal mercato del lavoro e di tutti gli outsider – ha detto ancora Ichino – oserei dire che l’agenda Monti è più dalla parte dei deboli e degli ultimi di quanto non sia il programma del Pd.

Siamo a fine anno e già totalmente immersi nella prevedibile, tormentata campagna elettorale. Lo scenario però si è arricchito proprio nel momento in cui sembrava che all’orizzonte si profilassero i due classici blocchi l’uno contro l’altro armato.

Secondo il la mia opinione, il lavoro rappresenta il punto nodale su cui concentrare ogni sforzo per rimotivare  gli italiani verso la politica. Mettere in agenda questo punto vuol dire uscire da visioni ormai ammuffite appartenenti a quelli che si definiscono di destra o di sinistra: li primi volti a tutelare gli interessi dei già arrivati, di quelli che se per caso perdono il lavoro ricevono in cambio cifre da sogno; i secondi a credere che debbano essere sì tutelati gli interessi del lavoratore, ma solo di quello dipendente.

Ho conosciuto solo recentemente l’autore Andrea Bajani (vedi Cordiali saluti) che affida a “Mi spezzo ma non m’impiego” un’analisi dettagliata, affilata come lama e colorata da un’ironia che rende ancora più tragica la descrizione di che cosa significa la modernità del lavoro d’oggi. In un modo singolare: una collezione di fotografie di vetrine di agenzie di lavoro e un anno di viaggio lungo lo Stivale nel mondo del precariato.

Se la vita per alcuni è la somma di una serie di soggiorni lavorativi, “per un viaggio bisogna prepararsi, non si parte così, improvvisando. Ci sono corsi di formazione, master e quant’altro. Ci sono gli uffici turistici del lavoro. Poi ci sono quelli che si organizzano giorno per giorno i propri viaggi da soli, ma in qualche modo devono partire anche loro. Tutti, in ogni caso, hanno pacchetti di viaggio: contratti a progetto, Partita Iva, contratti di inserimento”.

La formazione

La formazione qualifica, dà quel qualcosa in più a tutti, visto che a diplomarsi e laurearsi son capaci tutti. Fare i master è un buon modo per essere un po’ di più del professionista, e questo nel mondo del lavoro è importante.

“Un master può costare tra i 6.000 e i 12.000 euro all’anno. Ma che sarà mai? .. Se per farlo i figli dovranno spostarsi a Milano o Roma e pagare anche un affitto, che sarà mai? … Tra vitto e camera in affitto, sono 9.000 euro? Vada per 9.000. Più 6.000 che sono quelli del master. Segnamo 15.000 euro all’anno, che per due anni fanno 30.000 euro. … E che sarà mai? Alla fine però diventano professionisti. Ovvero: fanno uno stage gratuito in azienda”.

E la formazione per “vendere” se stessi?

Indispensabile quella di come si scrive il proprio curriculum:”per guadagnarsi un colloquio di lavoro è indispensabile un curriculum fatto a regola d’arte, come sono a regola d’arte le autobiografie solo quando sono scritte a dovere”.

Non meno importante è quella relativa a come sostenere un colloquio di lavoro “Seguire un corso di formazione in cui insegnano, tra l’altro, ad affrontare  al meglio il colloquio è un investimento che vale la pena…. Bisogna arrivare in orario, prima di tutto. … E’ molto importante che lo spieghino, al corso, perché qualcuno potrebbe considerarlo un dettaglio trascurabile….  Altro dettaglio da non trascurare è la Postura sulla sedia. Anche questo è una fortuna, che venga specificato. C’è gente che gira la sedia e si siede con la spalliera in mezzo alle gambe”.

Il lavoro atipico

“Alcuni si manifestano per acronimi: co.co.co per Collaborazione Coordinata e Continuativa (ormai in dismissione e destinati all’archeologia del lavoro), co.pro per Collaborazione a Progetto (i collaboratori sono detti stroboscopicamente anche lap, ovvero Lavoratori a Progetto). Altri contratti hanno nomi meno esotici, ma a loro modo singolari: contratto di Lavoro Intermittente (lo vedo, non lo vedo più, lo vedo, non lo vedo più, lo vedo, non lo vedo più, lo vedo?, boh), contratto di Lavoro Ripartito (un po’ per uno, come si dice ai bambini scalmanati di fronte al padellone dei pop corn). Altri ancora hanno nomi da infermeria: contratti di Somministrazione di Lavoro. Altri hanno nomi ossimorici ed esilaranti: contratti di Collaborazione Coordinata e Continuativa occasionale. … Ci si incontra, ci si stringe la mano e ci si dice “sono una Partita IVA”, “sono un co.pro”, e via così. Quando arriva uno che si presenta dicendo “sono un tempo determinato” non si sa bene come reagire”.

La Partita IVA

Molti dei lavoratori dipendenti, quelli che si continuano a lamentare di essere gli unici a pagare le tasse perché appunto essendo dipendenti hanno la busta paga e non possono pertanto evadere, sono assolutamente convinti che chi possiede una Partita Iva sia un ricco borghese professionista che specula proprio sui lavoratori dipendenti. In genere si fa questa affermazione commentando la parcella di un medico specialista, ma ora che i lavoratori atipici stanno diffondendosi “su comando” anche all’interno delle aziende, appare ancora più convinta l’affermazione che l’azienda si preoccupa di affidare tutto alle partite IVA, trascurando gli avanzamenti dei dipendenti. Si commenta inoltre la cifra delle fatture, ignorando che di quel totale esposto, il 50% viene decurtato per ritenute varie e che non esistono compensi per le ferie, né tanto meno per le malattie. “Il mercato dei farmaci d’altra parte ha fatto sufficienti progressi da consentire di portare avanti il progetto aziendale anche con qualche linea di febbre. Ci si alza la mattina, ci si infila il termometro sotto l’ascella, si verifica di avere la febbre, ci si caccia in bocca una pastiglia di Tachipirina e si sale sull’autobus. I farmaci li hanno inventati apposta per questo”. Se qualcuno pensa al prestigio, beh, effettivamente “Grazie alla Partita Iva il collaboratore diventa una Ditta Individuale. Diventare una ditta è un privilegio che una volta avevano in pochi. Diventare addirittura il titolare (Titolare della Ditta Individuale Omonima) nemmeno nei sogni più rosei lo si poteva sperare. Per questo l’azienda insiste tanto che si diventi Partite Iva. E’ un modo per dare una forma di gratificazione ai lavoratori”.

Il cinquantenne che perde lavoro

Il cinquantenne che comincia a fare vita precaria è una persona molto nervosa…. In cucina, la sera, chiede alla moglie perché mai, dopo aver fatto lo stesso lavoro per tutta la vita, dovrebbe cominciare adesso a farne uno diverso. E non capisce perché, come gli dicono, questa dovrebbe essere un’opportunità. …Nel frattempo anche la moglie ha cominciato a fare lavoretti per raggranellare un po’ di soldi, e alla fine del mese sono sue le entrate maggiori. E’ per questo che il cinquantenne che ha perso il lavoro si inalbera ogni volta che lei tenta di dargli conforto. … Dopo aver rifiutato un paio di chiamate dall’agenzia per lavori considerati poco degni … il cinquantenne decide di accettare il primo lavoro che arriva. … I primi tempi, lo trattano tutti come se fosse un fallito, perché uno che a cinquant’anni comincia a consegnare le pizze col motorino è sicuramente uno a cui qualcosa è andato per storto. … Ma poi le cose cambiano, e insieme alle cose cambiano anche i lavori, qualche volta più lunghi, qualche volta più brevi. .. Il giorno poi, che il cinquantenne si trova a fianci a fianco del figlio a fare lo stesso lavoro, a tutti e due scappa da ridere”.

E poi Bajani nel raccontare il suo viaggio nel mondo del precariato non trascura le mete dei posti di lavoro, gli orari degli spostamenti, l’orario complessivo di una giornata,  i compensi, gli stage, la creatività e la varietà del lavoro occasionale. Dentro quindi nei call center, nei supermercati, nelle scuole, nei servizi editoriali, nelle imprese di pulizia, nelle palestre, nelle case con anziani, nelle fabbriche e persino nei teatri passando da radio e animatore turistico.

Si cimenta, nella conclusione, con qualche numero: “Quanti sono i precari in Italia? Sono tanti o sono pochi. Sono milioni, in ogni caso. Il numero esatto, poco importa. Sono milioni di uomini e donne che vivono in una situazione di costante incertezza. E se i milioni sono pochi, vorrà dire che questo libro è stato scritto per una ristretta cerchia di persone”.

Io sono una di quei milioni Della precarietà so che fa parte della vita e da quando sono precaria non me ne faccio spaventare più di tanto. Ma posso dirlo perché gli anni vissuti cominciano ad essere significativi.

Per i giovani di oggi, invece, sento di avere una responsabilità individuale forte nel creare condizioni diverse da quelle attuali. Ecco perché, nel 2013, sceglierò il programma di chi non si limita a considerare il lavoro un diritto inalienabile, ma parallelamente si occuperà di tutelare anche i diritti del lavoro “atipico” perché:

“Quel che è certo è che gli “atipici” sono dappertutto e … quando gli “atipici” cominciano a diventare sufficientemente “tipici”, perché continuare a definirli “atipici”? Detto altrimenti: se quella che sta diventando sempre di più una norma viene considerata una situazione di “eccezione”, non si sta forse sottovalutando, scientemente, il problema?”

Pietro Ichino: numero sorprendente delle occasioni di lavoro stabile nel nostro tessuto produttivo, ma al tempo stesso il fatto che questi posti sono quasi tutti coperti per passaggio diretto da posto a posto, quindi preclusi agli outsider


Nelle 

slides della mia relazione all’incontro promosso da Randstad 

i dati aggiornati al 2012, che confermano il numero sorprendente delle occasioni di lavoro stabile nel nostro tessuto produttivo, ma al tempo stesso il fatto che questi posti sono quasi tutti coperti per passaggio diretto da posto a posto, quindi preclusi agli outsider

HOME  | Pietro Ichino.

Innovazione e produttività. Alla ricerca di nuovi modelli di business per le imprese di servizi Autori e curatori Enzo Rullani , Chiara Cantù , Marco Paiola , Francesca Prandstraller , Roberta Sebastiani, FrancoAngeli editore


Come mai la produttività, in Italia, non cresce più? È un problema che riguarda un po’ tutti i paesi ricchi, ma è grave e persistente soprattutto per l’Italia. Tutti sanno – e dicono – che non usciremo dalla crisi se non rimettiamo in moto il motore dell’economia reale, che genera la crescita della produttività. Ma poche, e parziali, sono le idee su come fare a raggiungere lo scopo. Imporsi dei sacrifici, più o meno equi, può servire a stabilizzare il debito pubblico, ma contribuisce poco o niente alla crescita E allora? In questo libro, i ricercatori del t.Lab danno al problema “produttività” una risposta che sta fuori degli schemi, e che ha a che fare con l’economia della conoscenza. Per far ripartire il motore della produttività si tratta non solo di realizzare questo o quel risparmio dei costi, questo o quel recupero di efficienza. Occorre fare di più e di meglio, cominciando a ripensare in modo radicale i modelli di business delle imprese.
La produttività deriva oggi dalla capacità di sfruttare con intelligenza le proprietà generative e moltiplicative della conoscenza, rendendo i prodotti italiani più ricchi di valore immateriale (ricerca, significati, servizi) e di proiezione globale sui mercati. Sulla scorta di un’indagine che ha esaminato una trentina di casi di aziende innovative, gli autori disegnano e suggeriscono un percorso che si basa su due idee chiave: la visione della filiera come nuovo organismo produttivo e il ruolo che in essa vengono ad assumere gli assets immateriali e i servizi. Non è investendo in nuove macchine e in capannoni, che le imprese italiane potranno migliorare il proprio posizionamento competitivo nelle filiere globali, che ormai usano macchine e costruiscono capannoni in tutto il mondo, compresi i paesi low cost. La sfida – e il potenziale di produttività da fare emergere – sta infatti in un potenziamento e in un diverso uso dell’economia dell’immateriale e dei servizi, che fornisce al sistema produttivo conoscenze e relazioni ad alto valore aggiunto.
Per farlo, occorrono nuovi sistemi di relazione (linguaggi, marchi, reti, catene di fornitura) e metodi (replicazione, ICT, integrazione, logistica) che consentano di avere elevati moltiplicatori nel ri-uso della stessa base di conoscenza, in modo da fare rendere gli investimenti fatti.

Andando in questa direzione, sia l’industria che i servizi stanno cambiando rapidamente, come si vede nei casi esposti in questo volume. Una buona ragione per leggerlo: siamo nel mezzo di una transizione in cui non basta battere il passo. Bisogna correre, sapendo bene qual è la meta da raggiungere.

vai a  Innovazione e produttività. Alla ricerca di nuovi modelli di business per le imprese di servizi.

Daniele Boldizzoni – simonetta Manzini – Antonio Nastri – Luca Quaratino MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER GIOVANI IN CERCA DI LAVORO Le parole chiave dalla A alla Z, Lupetti, 2012


Daniele Boldizzoni – simonetta Manzini – Antonio Nastri – Luca Quaratino

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER GIOVANI IN CERCA DI LAVORO

Le parole chiave dalla A alla Z

isbn 978-88-8391-387-7

pp. 160 / euro 16,00

[2012]


Collana Fondazione ISTUD / LUPETTI

Prefazione di Enrico Mentana - Direttore di TgLa7

Introduzione di Marella Caramazza - Direttore Generale Findazione ISTUD

Postfazione di Giuseppe Perucchetti - Amministratore Delegato del Gruppo Elica

 

«Ti sei appena laureato e, dopo un brillante percorso di studi, ti stai affacciando al mercato del lavoro e non sai bene cosa ti aspetti e con chi dovrai confrontarti? Ti chiedi se il tuo profilo possa risultare interessante per le aziende e quale tipo di cammino e quali prove ti attendano? Questo volume può aiutarti a fare un po’ di chiarezza su un mondo (quello del lavoro) e un linguaggio (quello delle aziende) che attualmente ancora non ti sono completamente familiari.»

 

Il libro è strutturato in forma di glossario e raccoglie, dandone una sintetica descrizione, le parole chiave più emblematiche e brevi focus di approfondimento su alcuni temi legati alla relazione tra i giovani e il loro percorso professionale.

Pertanto, può essere consultato in ordine sparso, grazie anche alla presenza di riferimenti incrociati a voci e approfondimenti correlati o collegati, che consentono una visione relativamente ampia dei concetti espressi dalle diverse definizioni.

I destinatari di questo volume sono, naturalmente, i giovani alle prese con la ricerca di un impiego e le loro famiglie, che svolgono sempre un rilevante ruolo di orientamento delle scelte relative al percorso professionale dei figli. Il manuale può tuttavia essere utile anche per chi, all’interno delle istituzioni, delle università o delle aziende, ricopra un ruolo di orientamento, di reclutamento o selezione.

Lupetti – Editori di Comunicazione.

ADESSO BASTA di Simone Perotti edizione Chiarelettere, BookRepublic ebook in italiano


Da non pensionato di 64 anni compiuti oggi, sono molto d’accordo.

La cosa divertente è che sono certo che ci saranno un bel po’ di ipocriti baby pensionati della cgil (il PARTITO che tutela solo i già tutelati) che dall’alto dei loro 1000 euro al mese (un miraggio per i 30-40 nni) diranno “sono d’accordo”. Occorre CAMBIARE.

paolo ferrario del 1948

Adesso basta

Adesso basta

Ne abbiamo abbastanza. Lavorare per consumare non rende felici. Lo sappiamo tutti, ma come uscirne? Cambiare vita da soli sembra una scelta troppo faticosa. Addirittura impossibile. Invece no. Il downshifting (“scalare marcia, rallentare il ritmo”) è un fenomeno sociale che interessa milioni di persone nel mondo (complice anche la crisi). Ma non si tratta solo di ridurre il salario per avere più tempo libero. Simone Perotti propone qui un cambio di vita netto, verso se stessi, il mondo che ci circonda, le abitudini, gli obblighi, il consumo. La rivoluzione dobbiamo farla a partire da noi, riprendendoci la nostra vita per essere finalmente liberi. Come ha fatto l’autore, che racconta la sua esperienza entrando nel merito delle conseguenze economiche, psicologiche, esistenziali, logistiche. Dire no non basta per essere felici. L’insicurezza economica cui andiamo incontro è anche un’occasione per ripensarci.

€ 1.99

vai a   BookRepublic ebook in italiano.

Giampaolo Pansa: se Pierluigi Bersani vincera le primarie, come io penso, sarà per merito dello Spi, il Sindacato pensionati della Cgil


“Quando vedo i cinque candidati delle primarie mi viene da ridere perché manca il sesto, la signora Susanna Camusso. La segreteria generale della Cgil, che è una potenza vera. Tra l’altro se Pierluigi Bersani vincera le primarie, come io penso, sarà per merito dello Spi, il Sindacato pensionati della Cgil”

Parmaonline | il quotidiano di Parma – Primarie, Pansa: “Vero leader è la Camusso”.

“La sinistra italiana non ha capito che è il mercato a creare il lavoro e che il compito dello Stato non è dichiarare che lo status quo”, dall’editoriale di Roger Abravanel pubblicato sul Corriere della Sera del 10 novembre 2012


Quando la sinistra parla di «politiche per la crisi», parla sempre e solo di «difesa»: difesa del posto di lavoro, difesa delle pensioni, difesa dei diritti. Non di creazione di opportunità, se non in termini generici e vaghi. Questo linguaggio è figlio di un’impostazione conservatrice e anti-capitalista, che pone la sinistra italiana (e buona parte del Paese) su un pianeta ideologico arretrato rispetto alle altre nazioni occidentali. Nel «pianeta Italia» la disuguaglianza viene oggi affrontata basandosi su principi quasi feudali.

Non è l’impresa che crea benessere, ma il lavoro (art. 1 della Costituzione). Il lavoro esiste indipendentemente dal capitale, dall’impresa, dal consumo. Interessa poco il fatto che senza imprese e consumatori che comprano i loro prodotti non ci sono lavoratori. Il lavoro, inteso come posto di lavoro, è un diritto inalienabile dell’uomo, come la vita. Corollario: tutti i posti di lavoro vanno difesi. Dunque se sei fortunato e vai in pensione quando sei ancora molto giovane, è un tuo diritto. Lavori in miniera nel Sulcis? Un altro diritto che va difeso, anche se difenderlo costa dieci volte il tuo stipendio. Inoltre, come la vita, il lavoro di chi oggi ha un impiego è un bene molto più importante dell’occupazione potenziale di chi un lavoro non ce l’ha. In un ospedale, i vivi hanno la precedenza sui morti. È lo stesso atteggiamento del sindacato, di fronte a occupati e disoccupati. È così che si crea l’«apartheid» di cui parla Pietro Ichino tra i dodici milioni di intoccabili (assunti a tempo indeterminato) e i nove milioni di «precari» e dipendenti delle piccole imprese.

La sinistra italiana non ha capito che è il mercato a creare il lavoro e che il compito dello Stato non è dichiarare che lo status quo

è un diritto e congelarlo, ma diminuire la disuguaglianza di opportunità favorendo meritocrazia, concorrenza, scuola di qualità. Se il centrodestra è sempre stato il protettore dei grandi privilegi, la sinistra si è trasformata in protettrice di quelli piccoli.

….

…LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È… Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli, Giornata di Studio a cura dello Studio APS, Venerdì 23 novembre 2012 Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare


 

Studio APS - Studio di Analisi PsicoSociologica

 

 

 

 

…LAVORO CHE C’È, LAVORO CHE NON C’È… 

Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli

 

Giornata di Studio

Venerdì 23 novembre 2012

Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare

(visualizza la mappa)

 

 

La Giornata di Studio 2012, come anticipato nella nostra comunicazione dello scorso luglio, affronta un problema oggi molto toccante, coinvolgente, complesso.

Pensiamo che per trattare questa questione – la crisi generale e il lavoro – occorra mettere in campo orientamenti, riflessioni, posizioni e competenze provenienti da contesti e collocazioni varie.

Per questo verranno presentate, a partire da diversi sguardi e prospettive di analisi, differenti ipotesi interpretative dei fenomeni connessi alla crisi e al lavoro.

 

Ci auguriamo che da questa giornata sia possibile per tutti noi costruire delle comprensioni più articolate e consistenti, che ci permettano di continuare a ricercare e ad intraprendere nei contesti lavorativi con cui ci troviamo ad interagire.

 

In allegato le inviamo una presentazione del senso dell’iniziativa, il programma dettagliato e la scheda di iscrizione.

 

Speriamo che la proposta le interessi e che le sia possibile partecipare.

In ogni caso le saremo grati se vorrà far conoscere l’iniziativa ad altre persone o gruppi.

 

Contiamo di poterla incontrare e siamo a sua disposizione per eventuali informazioni e chiarimenti.

 

Molti cordiali saluti

 

per lo Studio APS

Francesco d’Angella e Claudia Marabini

Giornata di Studio 2012_Programma

Giornata di Studio 2012_Presentazione

Giornata di Studio 2012_Scheda d’iscrizione

 

 

————————————–
Studio APS Srl
Via San Vittore, 38/A
20123 MILANO
Tel. 02-4694610 – Fax 02-4694593
www.studioaps.it  e-mail: studioaps@studioaps.it

Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici Per la prima volta da anni meno studenti scelgono i licei, inchiesta di FLAVIA AMABILE, La Stampa 5 novembre 2012


gli italiani si illudono sempre di meno e con spirito pragmatico ricominciano ad iscrivere i loro figli agli istituti tecnici e professionali. Quest’anno, per la prima volta da anni, gli studenti di queste discipline sono in aumento rispetto ai licei

La Stampa – Per uscire dalla crisi boom di iscrizioni negli istituti tecnici.

STAT Conti economici trimestrali – II trim 2012 Prezzi dei prodotti agricoli – II trim. 2012 Occupati e disoccupati – II trim. 2012 Prezzi al consumo: dati provvisori – ag. 2012 Clima di fiducia delle imprese – ag. 2012, da Newsletter Legautonomie 33-37/2012


ISTAT

Pietro Ichino |  su Pietro Reichlin e Aldo Rustichini, Pensare la sinistra. Tra equità e libertà (ed. Laterza)


il saggio di due economisti, Pietro Reichlin e Aldo Rustichini, Pensare la sinistra. Tra equità e libertà (ed. Laterza), che essi hanno sottoposto a un buon numero di personalità (economisti, sociologi, giuristi, politologi). Secondo un pensiero molto diffuso a sinistra, essi dicono, la crisi che l’Italia e altri Paesi attraversano è il risultato della speculazione, della globalizzazione finanziaria e di un mercato libero da ogni vincolo. Essendo queste le cause, i rimedi sarebbero la crescita della spesa pubblica e una maggiore presenza dello Stato nell’economia. Ma, dicono gli autori, nel caso dell’Italia gridare contro la speculazione e la finanza globale significa schivare questioni reali e parlare d’altro. «I nostri problemi non nascono con la crisi del 2008, ma sono stati prodotti in un arco di tempo molto più ampio. Un trentennio in cui le scelte pubbliche hanno sacrificato la crescita economica e l’equità intergenerazionale, provocato una lievitazione incontrastata della pressione fiscale e prodotto una crisi del patto sociale».

Ci piacerebbe, incalzano gli autori, che la sinistra riconoscesse queste premesse e tornasse a discutere come migliorare le politiche e le istituzioni pubbliche, in nome della giustizia sociale sì, ma anche dell’efficienza. Ma per fare ciò la sinistra dovrebbe assumere «un volto moderno che, noi crediamo, non è ancora riuscita ad avere»; dovrebbe «trovare il modo di parlare alle nuove generazioni e all’insieme della società presentandosi come agente di cambiamento e non di conservazione».

In particolare, la sinistra dovrebbe affrontare di petto alcuni nodi di grande rilevanza.

C’è in primo luogo l’enorme problema del lavoro. Qui bisogna cercare di eliminare il dualismo del nostro mercato del lavoro e fare in modo che i giovani (oltre che le donne e gli immigrati) abbiano un trattamento migliore, cioè salari più elevati e più contratti a tempo indeterminato. Ma questo risultato può essere ottenuto solo riducendo i costi di licenziamento e allineando i salari alla produttività. La recente riforma del mercato del lavoro in tema di licenziamenti, varata dal governo Monti, è solo un primo tentativo in questa direzione. Ma è evidente, dicono gli autori, che bisogna fare di più (e rinviano al disegno di legge del senatore Ichino).
Un altro fronte sul quale la sinistra dovrebbe realizzare un ripensamento radicale è quello del nostro Mezzogiorno. «Ha senso, ad esempio, che le organizzazioni sindacali nazionali si sforzino di imporre condizioni contrattuali uniformi su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalle condizioni economiche regionali, come la produttività, le infrastrutture e il costo della vita?» No, non ha senso. Del resto la contrattazione collettiva nazionale ha perso terreno rispetto alla contrattazione a livello aziendale quasi ovunque, anche nei Paesi a tradizione socialdemocratica, come la Germania e la Svezia.
Un altro grande problema da ripensare è quello dell’istruzione. Si sente spesso affermare che l’istruzione deve essere gratuita per consentire anche ai figli dei poveri di andare a scuola o all’Università. Ma l’obiettivo dell’equità può essere raggiunto in tanti modi diversi, e, probabilmente, lo strumento della scuola gratuita per tutti non è quello più efficace. Nel caso della nostra istruzione universitaria, con tasse uguali per tutti facciamo un grande regalo alle famiglie benestanti, e mettiamo in difficoltà le famiglie povere (fino a escluderle completamente dall’educazione terziaria). Sarebbe molto più equo aumentare il costo d’iscrizione all’Università e, nello stesso tempo, creare un ampio sistema di borse di studio, di «prestiti d’onore» ecc. per gli studenti economicamente svantaggiati.

Queste alcune delle argomentazioni di Reichlin e Rustichini.

vai a    Pietro Ichino |  DUE SINISTRE (DIVERGENTI) TRA EQUITÀ E LIBERTÀ.