Maroni sui RESPINGIMENTI: se dovesse ripetersi quella situazione, e spero di no, – conclude l’esponente di spicco del Carroccio – si dovrebbe rimettere in moto il meccanismo dei respingimenti, perché è lo strumento più efficace nella lotta all’immigrazione clandestina

Respingimenti, Maroni: “Una cosa che rifarei”
http://www.ilfattoquotidiano.it/ ”E’ una decisione sbagliata, perché i respingimenti erano conformi a tutte le regole europee e che ha salvato tante vite in mare, una cosa che sicuramente rifarei”.
l’On. Roberto Maroni ex ministro dell’Interno ed autore delle azioni di respingimento dei migranti, commenta la decisione dell’unione europea che ha condannato l’italia proprio sui respingimenti. “Mi pare – continua Maroni – che la situazione in Libia sia molto diversa, se dovesse ripertersi quella situazione, e spero di no, – conclude l’esponente di spicco del Carroccio – si dovrebbe rimettere in moto il meccanismo dei respingimenti, perché è lo strumento più efficace nella lotta all’immigrazione clandestina” Video di Manolo Lanaro altro

Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011

[ Le trasformazioni dei servizi sociali ]

Edelstein presenta una ricerca nata allo scopo di capire come i Servizi sociali stiano evolvendo di fronte al mutamento dell’utenza dovuto al progressivo aumento del flusso migratorio che sempre piu’ sta trasformando la societa’ italiana in una societa’ multietnica. L’Area Minori (Servizi sociali territoriali e Servizio Migrazioni del comune di Bergamo) sono stati i servizi analizzati nel corso del triennio di lavoro, mentre l’utenza e’ composta da famiglie con almeno un figlio minore a carico che si rivolgono ai servizi in maniera volontaria o in modalita’ coatta con procedimento del Tribunale dei minori.

da: http://analisiqualitativa.voxmail.it/nl/jimzr/hi4mh5?_t=cd76e3dc


Giovanni Sartori: concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile – Corriere della Sera

….

Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accomodano una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati.

Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia, oppure, dopo qualche anno, chi risiede in Italia?
Questa è stata, finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall’argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza. Ma non è così. Le tasse pagano i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce e che non paga, o meglio che paga, appunto, pagando le tasse.
E vengo alla mia idea. Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi). In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno.

Una soluzione di buon senso – Corriere della Sera.


Continua il calo dell’occupazione straniera nelle piccole imprese in Veneto, Fondazione Leone Moressa


Continua il calo dell’occupazione straniera
nelle piccole imprese in Veneto.
Per l’inizio dell’anno previste nuove assunzioni, ma saranno a termine.
Stranieri scelti per mancanza di manodopera locale e per ricoprire professioni operaie
 
L’occupazione straniera nelle piccole imprese venete fa registrare nel 2° semestre 2011 un calo del -0,8% rispetto al semestre precedente, ma si prevede una ripresa del 2,7% nella prima parte del nuovo anno. Un mercato del lavoro, quello straniero, composto principalmente da lavoratori provenienti dalla Romania, che ricoprono professioni operaie e reclutati dalle imprese per supplire alla mancanza di manodopera locale. Gli stranieri sono inquadrati in queste imprese con contratti a tempo indeterminato anche se le future assunzioni, a causa dell’incertezza verso il futuro, saranno prevalentemente a termine.
Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa(www.fondazioneleonemoressa.org) su un panel di 600 imprese venete con meno di 20 addetti, che analizza le caratteristiche del mercato del lavoro straniero, evidenziandone le trasformazioni congiunturali in corso.
 
Andamento occupazionale degli stranieri nelle piccole imprese venete. Le variazioni percentuali dell’occupazione nella seconda parte dell’anno, mostrano un calo complessivo degli stranieri che si attesta a -0,8 punti percentuali. Un calo più evidente rispetto a quello che interessa il totale degli occupati nella piccola impresa (-0,3%). La riduzione degli occupati stranieri sembra riguardare in particolare i settori dei servizi alle imprese (-2,8%) e con le stesse proporzioni nella produzione e nell’edilizia (-0,7%), comparto quest’ultimo che fa maggior ricorso alla manodopera straniera: su cento imprese edili quasi 40 annoverano lavoratori stranieri. Rimane invariata l’occupazione nel settore dei servizi alle persone, dove si registra un’alta incidenza di lavoratrici straniere.
Le previsioni per la prima parte del nuovo anno segnalano l’intenzione delle piccole imprese ad assumere più lavoratori tra gli stranieri (+2,7%) che tra gli autoctoni (+0,1%), soprattutto nei settori dei servizi alle imprese e nella produzione.
 
Le tipologie contrattuali. Per quanto riguarda quelle in essere, la gran parte degli stranieri (86,9%), così come il totale degli occupati (90,1%), è inquadrata con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Per le future assunzioni però gli imprenditori intervistati dichiarano di voler utilizzare prevalentemente forme contrattuali a termine, non solo per quanto riguarda la manodopera straniera (79,8%), ma anche per quella italiana (76,6%).
 
Identikit dei lavoratori stranieri. I lavoratori stranieri attualmente occupati nelle piccole imprese venete provengono principalmente dai Paesi dell’Est Europa, primi tra tutti i Rumeni (25,9%), seguiti da Albanesi (18,0%) e Moldavi (5,9%). Come terzo Paese si trova il Marocco dal quale proviene il 13,4% della forza lavoro straniera. Per quanto riguarda la qualifica, gli stranieri per la quasi totalità sono inquadrati come operai: tra questi si annoverano un numero maggiore di operai specializzati (58,0%) che di operi generici (40,1%). Quasi impercettibile la presenza di stranieri nella posizione impiegatizia.
 
Incontro domanda e offerta di lavoro. Imprenditori e lavoratori stranieri instaurano un rapporto di lavoro principalmente in seguito ad un contatto diretto (42,7%). La segnalazione di persone terze (27,0%) e l’intermediazione di agenzie per l’impiego (27,5%) sono percorsi un po’ meno praticati.
La maggior parte degli imprenditori (52,4%) assume stranieri perché fa difficoltà a trovare manodopera locale da impiegare nella propria impresa; il 16,3% perché accettano mansioni meno qualificate e più pesanti, il 12,4% perché seri ed affidabili e il 7,3% perché sono disposti a lavorare fuori dal consueto orario di lavoro.
Per le mansioni che svolgono, oltre la metà degli imprenditori richiede ai lavoratori stranieri una conoscenza soltanto minima della lingua italiana (58,4%), il 39,5% richiede invece una buona padronanza dell’italiano, mentre appena il 2,1% è indifferente al fatto che i lavoratori la conoscano.
Il 59,5% delle imprese versa gli stipendi dei lavoratori stranieri su conto corrente, il 34,8% salda i crediti tramite assegno e solo il 5,7% dei pagamenti avviene in contanti.
 
Il calo degli occupati stranieri nella piccola impresa veneta nella prima parte dell’anno” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa è uno dei sintomi della crisi che ha visto le imprese di piccole dimensioni ancora molto esposte alle criticità del momento. Ma si auspica che il vento possa cambiare: le previsioni infatti evidenziano una lieve ripresa nelle assunzioni anche se a termine, che stimoleranno l’occupazione straniera. Le 9mila assunzioni previste per il periodo autunnale in Veneto (ottobre-dicembre), di cui 1.054 riservate ai soli stranieri (dati Excelsior-Unioncamere), contribuiranno ad alleviare, anche se solo in parte, le difficoltà degli ultimi anni. Ma occorrerà aspettare ancora del tempo prima di ritornare ai livelli occupazionali precrisi: la sperata ripresa delle attività economiche si tradurrà inizialmente in un aumento della produttività e solo in un secondo momento in una richiesta di nuova manodopera. I 27mila stranieri ancora senza lavoro in Veneto rischiano infatti di diventare clandestini se non trovano una nuova occupazione, dal momento che il lavoro è per gli immigrati la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia.”
Fondazione Leone Moressa
 
Via Torre Belfredo 81/e – 30171 Mestre (VE)
Tel. 041   2386700     Cell. 328   7234247      Fax 041   984501

Rapporto Annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – Anno 2010/2011

Ministero dell’interno – Cittalia
Rapporto Annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – Anno 2010/2011

Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat

Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.


Minori stranieri non accompagnati, Cittalia-Anci presentano i numeri del rapporto 2011

Nel Rapporto emerge il dato secondo cui i comuni con minori contattati o presi in carico sono 845 su 5951, ovvero il 14,2 per cento. Nel 2010 i minori assistiti per più di un mese sono stati il 59 per cento mentre diminuisce il dato sugli allontanamenti. Se infatti nel 2006 sei minori su dieci si sono allontanati, nel 2010 il dato scende: solo tre su dieci. La prima settimana di accoglienza si rivela essere quella più problematica, per questo motivo – sottolineano gli esperti intervenuti alla presentazione del Rapporto – è nella prima fase dell’accoglienza che bisogna intervenire con maggiore efficacia. Nell’accoglienza dei minori un ruolo decisivo è svolto anche dal Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, finanziato dal Ministero del lavoro e realizzato dall’Anci, attivo dal 2008. Infatti nei 32 comuni coinvolti nel Programma sono 351 i posti disponibili, mentre 2652 sono stati i minori accolti e 140 quelli affidati a famiglie sia straniere che italiane. Se nel 2008 solo il 36 per cento dei minori sono stati affidati, nel 2010 la percentuale cresce arrivando fino al 65 per cento. Questo significa che è necessario puntare non solo sulla prima fase dell’accoglienza per ridurre gli abbandoni ma anche sul sistema dell’affido una modalità qualificata di accoglienza e integrazione. A tal proposito è interessante notare il dato secondo cui il 64 per cento dei minori è stato affidato a famiglie provenienti dallo stesso paese del minore.

da: Minori stranieri non accompagnati, Cittalia-Anci presentano i numeri del rapporto 2011.


POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE di Maurizio Ambrosini

POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

PDF dell'articolo
di Maurizio Ambrosini
argomento ImmigrazioneDiscriminazione
L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e delvoto alle amministrative ai residenti stranieri . Anche perché i lavoratori stranieri in Italiapagano tasse e contributi alle casse dell’Inps . Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico


Rapporto sugli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico nazionale – a.s. 2010/2011



Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011, a cura dell’Ismu, FrancoAngeli

 

In breve
Il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti (lavoro, sanità, istruzione, ecc.) il fenomeno dell’immigrazione, alla luce degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba”, che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa, e anno in cui la crisi economica ha colpito soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Presentazione del volume

Gli stranieri presenti nel nostro paese all’inizio del 2011 sono cinque milioni e quattrocento mila. Una realtà che da diciassette anni il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti.
In questa sede il fenomeno dell’immigrazione è approfondito tenendo conto degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “Primavera araba” che ha causato nuove migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia e l’Europa. Il 2011 è però anche l’anno in cui la crisi economica, ancora in corso, colpisce soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui gli immigrati.
Come di consueto sono presi in considerazione alcuni ambiti di particolare rilievo come il lavoro, la sanità, la situazione abitativa, gli orientamenti degli italiani verso l’immigrazione, la scuola, dove gli alunni di cittadinanza non italiana continuano ad aumentare. Il Rapporto presenta inoltre utili approfondimenti su altri temi: l’accesso degli stranieri al credito, la devianza, la conoscenza della lingua, il contratto di integrazione in Italia e in alcuni paesi europei.
Il libro è strutturato in quattro sezioni: “Il quadro generale”, le “Aree di attenzione”, gli “Approfondimenti” e “Lo scenario internazionale”.

Indice

Migrazioni 2011: uno sguardo d’insieme
Parte I. Il quadro generale
Il linguaggio dei numeri
L’Italia nello spazio migratorio europeo
Gli aspetti normativi
Gli orientamenti comunitari
Parte II. Aree di attenzione
Il lavoro
La scuola
La salute
Abitare e insediarsi
Gli italiani e l’immigrazione
Criminalità e devianza degli immigrati
Parte III. Approfondimenti
Immigrazione e credito
La conoscenza della lingua del paese di destinazione: uno strumento di integrazione
Il decreto flussi 2010-2011
Immigrazione, opinione pubblica e sistema politico italiano
Parte IV. Lo scenario internazionale
Immigrazione dal Nord Africa: la Primavera del 2011
Multiculturalismo, politiche d’integrazione e big society nel Regno Unito
Impatti delle nuove politiche di integrazione in Germania: il ruolo della conoscenza della lingua
Integrare senza un modello: l’integrazione degli stranieri in Spagna
Documenti di viaggio e dinamiche di movimento nella regione asiatica
Il contratto d’integrazione in Francia: un’esperienza quinquennale
Riferimenti bibliografici
Allegato. La cronaca del 2011.

Diciasettesimo Rapporto sulle migrazioni 2011.


Rapporto Annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati 2010/2011 a Roma, da Cittalia e Sprar

128 enti locali coinvolti, 151 progetti territoriali di accoglienza, 3mila posti disponibili (di cui 450 per casi vulnerabili e 50 per persone con disagio mentale), oltre 200 realtà operanti nel mondo del terzo settore: è questa la fotografia in numeri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati contenuta nel Rapporto Sprar 2010/2011, realizzato da Cittalia, che verrà presentato il 5 dicembre a Roma presso la Sala Loyola di Roma Eventi (Piazza della Pilotta 4). Parteciperanno alla giornata il capo dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno Angela Pria, il sindaco di Padova e delegato Anci all’immigrazione Flavio Zanonato, la direttrice del Servizio centrale dello Sprar Daniela Di Capua e il responsabile area welfare, scuola e immigrazione dell’Anci Luca Pacini. Invitati a partecipare anche il Capo del Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri Franco Gabrielli e il delegato regionale di Unhcr per il Sud Europa Laurens Jolles.

Il rapporto si articola in due focus tematici dedicati rispettivamente alla rete dello Sprar a livello regionale e ad un confronto tra lo Sprar e i sistemi di accoglienza europei. A livello regionale i dati ci dicono che è il Lazio la regione del Centro Italia che ha accolto il maggior numero di persone nel 2010 quasi il 58 per cento, mentre per il Sud e le isole è la Sicilia con il 46,2 per cento la regione che ha accolto il maggior numero di beneficiari della rete Sprar. Al nord invece sono il Piemonte e la Liguria le regioni che hanno accolto il maggior numero di persone, con dati che si attestano rispettivamente sul 23 e sul 20 per cento.

Messo a confronto con i modelli europei di accoglienza realizzati in Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca, Polonia e Bulgaria, il modello italiano risulta per molti aspetti più efficace ed originale. L’elemento distintivo del sistema di accoglienza integrata italiano è rappresentato dal coinvolgimento del mondo del terzo settore. Il modello italiano prevede inoltre un’identificazione certa dei ruoli, con responsabilità e competenze ben definite sia a livello centrale che a livello territoriale, garantendo così la prossimità dei servizi destinati ai beneficiari dei progetti.

segue:

da Cittalia e Sprar presentano il Rapporto Annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati 2010/2011 a Roma.


FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI Nuove prospettive di ricerca, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO – BICOCCA DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE, 22 novembre 2011 Ore 14,00 Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 Milano

FAMIGLIE RICONGIUNTE E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI

Nuove prospettive di ricerca 

22 novembre 2011 Ore 14,00

Aula Pagani- Edificio U7, III piano, Via Bicocca degli Arcimboldi, 8

Milano

A partire dai volumi:

M. Ambrosini, P. Bonizzoni, E. Caneva, Ritrovarsi altrove, ORIM, Milano, 2010

M. Tognetti Bordogna, (a cura di), Famiglie ricongiunte, UTET, Torino 2011

Si discuterà di

Famiglie transnazionali, famiglie ricongiunte, stratificazione civica, politiche per le famiglie immigrate

Introduce e coordina

Mara Tognetti

Relazioni di:

P. Bonizzoni, E. Caneva, M. Rinaldini 

Discutono

Franca Bimbi (Università di Padova)

Maurizio Ambrosini (Università di Milano)


Varato l’Accordo di integrazione per lo straniero che richiede il permesso di soggiorno, Ministero Dell’Interno – Notizie

12.11.2011

Varato l’Accordo di integrazione per lo straniero che richiede il permesso di soggiorno

Sedici i crediti assegnati agli immigrati dallo sportello unico presso le prefetture, per la conoscenza della lingua italiana parlata e per il livello sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia

Pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 179, che disciplina l’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato.

Il regolamento fissa i criteri e le modalità per la sottoscrizione da parte dello straniero dell’accordo di integrazione, previsto dal Testo unico sull’immigrazione, ed i casi straordinari di giustificata esenzione dalla sottoscrizione; disciplina poi i contenuti, l’articolazione per crediti e i casi di sospensione dell’accordo, le modalità e gli esiti delle verifiche ai quali l’accordo è soggetto e l’istituzione dell’anagrafe nazionale degli intestatari degli accordi di integrazione.

Il sottosegretario Sonia Viale ha espresso grande soddisfazione per il varo definitivo del provvedimento, un importante strumento che garantisce il giusto equilibrio tra la promozione dell’integrazione di chi arriva legalmente nel nostro Paese e il contrasto all’immigrazione illegale.

Il regolamento si applica allo straniero di età superiore ai sedici anni che fa ingresso per la prima volta nel territorio nazionale, dopo la sua entrata in vigore, e presenta istanza di rilascio del permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno.

Lo straniero che presenta istanza di permesso di soggiorno allo sportello unico per l’immigrazione presso la prefettura, o alla questura competente, stipula con lo Stato un accordo di integrazione articolato per crediti. L’accordo è redatto in duplice originale, di cui uno è consegnato allo straniero, tradotto nella lingua da lui indicata o, se ciò non è possibile, inglese, francese, spagnola, araba, o cinese, albanese, russa o filippina, secondo la preferenza indicata dall’interessato. Per lo Stato, l’accordo è stipulato dal prefetto o da un suo delegato.

All’atto della sottoscrizione dell’accordo, sono assegnati allo straniero sedici crediti corrispondenti al livello A1 di conoscenza della lingua italiana parlata ed al livello sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia.

Nella tabelle allegate al provvedimento, l’accordo di integrazione da sottoscrivere tra il prefetto e lo straniero, i crediti riconoscibili e quelli decurtabili.

Ministero Dell’Interno – Notizie.


mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese, dati della Caritas

Per la Caritas sono circa mezzo milione gli immigrati irregolari nel nostro Paese.
Oltre a questo dato nel Dossier Caritas/Migrantes si indica statisticamente secondo le stime che uno ogni 10 è in posizione regolare.
Nel 2010 sono stati registrati 4.201 respingimenti alle frontiere e 16.086 rimpatri forzati, a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare. Nel corso dello scorso anno sono sbarcati sulle nostre coste 4.406 persone, meno della meta’ rispetto al 2009.
Gli immigrati pagano annualmente 7,5 miliardi di contributi e versano all’erario 1,5 mld in più di quanto ricevono in servizi.
Da una parte, sono numerosi gli indicatori di un positivo inserimento. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Le persone di seconda generazione sono quasi 650mila, nate sul posto ma senza cittadinanza. Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari). Gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). L’interesse all’apprendimento dell’italiano è diffuso, ma negli esami sostenuti per il rilascio del permesso di soggiorno per lungoresidenti, è stata molto differenziata la percentuale dei bocciati (3,5% a Roma e 34% a Padova). D’altra parte, non mancano gli indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo (è coinvolto il 34% degli immigrati rispetto al 14% degli italiani) e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati all’UNAR (540 casi pertinenti in diversi ambito della vita sociale, dagli uffici pubblici ai media).

 

da newsletter – Regioni.it.


M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni

M. AMBROSINI

Sociologia delle migrazioni

Collana “Manuali”

pp. 336, € 28,00
978-88-15-23252-6
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23252


Tra i fenomeni più rilevanti del nostro tempo, le migrazioni internazionali pongono sfide inedite alla convivenza sociale: ci obbligano a ridefinire chi sono i nostri simili, a decidere chi intendiamo riconoscere come concittadini, a interrogarci sui rapporti tra cittadinanza economica e cittadinanza sociale, a rileggere i percorsi che producono integrazione o marginalità. Questo manuale fornisce i concetti e gli spunti interpretativi necessari per una conoscenza più precisa e argomentata delle migrazioni. La nuova edizione aggiornata si arricchisce fra l’altro di un capitolo su rifugiati e minoranze rom/sinte.

Indice: Prefazione. – Parte prima: Coordinate e processi fondamentali. – I. Migrazioni e migranti. – II. Alla ricerca delle cause. – III. Perché ne abbiamo bisogno: l’inserimento nel mercato del lavoro. – IV. Sul versante dei migranti: le funzioni delle reti sociali. – Parte seconda: Attori emergenti. – V. Il passaggio al lavoro indipendente. – VI. Donne migranti e famiglie transnazionali. – VII. I figli dell’immigrazione. – Parte terza: La dimensione politica. – VIII. La regolazione dell’immigrazione. – IX. Le politiche per gli immigrati. – Parte quarta: Aree problematiche. – X. Devianti e vittime, trafficanti e trafficati. – XI. Pregiudizio, discriminazione, razzismo. – XII. Rifugiati, migranti forzati, minoranze rom e sinte. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Maurizio Ambrosini insegna Sociologia dei processi migratori nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano, dove coordina il corso di laurea in Scienze sociali per la globalizzazione. Fra i suoi libri per il Mulino: “Scelte solidali. L’impegno per gli altri in tempi di soggettivismo” (2005) e “Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali” (2008). Dirige la rivista “Mondi migranti” e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni di Genova, in qualità di responsabile scientifico del Centro studi Medì – Migrazioni nel Mediterraneo.

 

Volumi – M. AMBROSINI, Sociologia delle migrazioni.


M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di), LA GENERAZIONE DOPO, Stranieri in Italia

M. BARBAGLI, C. SCHMOLL (a cura di)

Stranieri in Italia

La generazione dopo

Collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”

Serie: Stranieri in Italia, a cura di Asher Colombo e Giuseppe Sciortino

pp. 344, € 27,00
978-88-15-15005-9
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 13/10/2011

Copertina 15005


L’Italia è ormai un luogo di insediamento duraturo per gli immigrati e i loro discendenti. Le “seconde generazioni” costituiscono infatti oltre un quinto della popolazione straniera. L’emergenza di questi nuovi soggetti pone problemi del tutto inediti per la società italiana. La prima parte del volume presenta dibattiti, esperienze e direzioni di indagine sull’integrazione psico-sociale delle seconde generazioni e delle loro famiglie. La seconda parte propone un confronto tra le esperienze italiane e quelle di altri contesti. In questa sede vengono affrontati temi spesso trascurati dalla ricerca, tra cui le reti di amicizia, la religiosità, il ritardo scolastico e i rapporti familiari dei figli di immigrati.

Marzio Barbagli ha insegnato Sociologia nell’Università di Bologna. Le sue pubblicazioni recenti con il Mulino sono “Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente” (2009) e “La sessualità degli italiani” (con F. Garelli e G. Dalla Zuanna, 2010). Camille Schmoll è docente di Geografia umana nell’Università di Parigi 7 Denis Diderot.


informativa del Governo sui flussi migratori a Lampedusa., Ministero Dell’Interno – Notizie

Nuova informativa del Governo sui flussi migratori a Lampedusa. L’ha resa questa mattina a Roma, al Senato, il sottosegretario all’Interno Sonia Viale, che già ieri aveva svolto alla Camera l’informativa urgente sui disordini verificatisi sull’isola il 20 e 21 settembre.

Dopo aver ricostruito la dinamica dell’incendio al Centro di accoglienza e primo soccorso di Contrada Imbriacola, per il quale sono stati fermati 4 cittadini tunisini, e gli incidenti presso un distributore di benzina tra immigrati e lampedusani, il sottosegretario ha ribadito dati e strategie di Governo illustrati il giorno prima all’altro ramo del Parlamento.

Da quando è operativo il piano straordinario per i rimpatri della durata di 3 settimane concordato il 12 settembre a Tunisi dal ministro dell’Interno Maroni con le autorità locali sono stati rimpatriati – dato di ieri – 841 tunisini, diventando così 16.566 i cittadini stranieri rimpatriati dal Viminale a partire dal 1° gennaio di quest’anno fino al 27 settembre.

Complessivamente, ha ricordato Viale, dall’inizio del 2011 sono 51.596 gli extracomunitari sbarcati sulle isole Pelagie – l’arcipelago di cui fa parte Lampedusa – su un totale di 60.656 sbarchi su tutto il territorio nazionale. Il porto di Lampedusa, ha ripetuto il sottosegretario al Senato, è stato comunque dichiarato 5 giorni fa «luogo non sicuro per lo sbarco di migranti ai soli fini del soccorso in mare».

Poi un passaggio su come il Governo italiano sta gestendo nel complesso il fenomeno migratorio, in linea con il Patto europeo sull’immigrazione e sui diritti d’asilo. Sul fronte internazionale, è «fondamentale la cooperazione con i Paesi di origine o di transito degli immigrati illegali», attraverso accordi bilaterali. Ultimi in ordine di tempo il memorandum d’intesa del 17 giugno con il Consiglio nazionale transitorio libico e l’accordo dell’aprile scorso con la Tunisia, rinsaldato il 12 settembre, con l’impegno del Paese africano a contenere le partenze e a collaborare per la riammissione e il rimpatrio. 

da Ministero Dell’Interno – Notizie.


Istat: Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%) – LASTAMPA.it

Gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2011 sono oltre 4 milioni e mezzo – per la precisione 4.570.317 – 335 mila in più rispetto all’anno precedente (+7,9%). L’incremento è leggermente inferiore a quello registrato nel 2009 (343 mila unità). Lo rende noto l’Istat, sottolineando che «il numero degli stranieri residenti nel corso 2010 è cresciuto soprattutto per effetto dell’immigrazione dall’estero (425 mila individui)».

Nel 2010 – aggiunge l’Istat, nel rapporto su «La popolazione straniera residente in Italia » – sono nati circa 78 mila bambini stranieri, il 13,9% del totale dei nati da residenti in Italia. L’aumento rispetto all’anno precedente, è stato dell’1,3%, «valore nettamente inferiore» a quello (+6,4%) registrato nel 2009. La quota di cittadini stranieri sul totale dei residenti (italiani e stranieri), aggiunge il rapporto dell’Istat, continua ad aumentare: al 1 gennaio 2011 è salita al 7,5% dal 7% registrato un anno prima.

Riguardo alla distribuzione geografica, l’86,5% degli stranieri risiede nel Nord e nel Centro Italia, il restante 13,5% nel Mezzogiorno. Gli incrementi maggiori della presenza straniera rispetto all’anno precedente, anche nel 2010, si sono manifestati nel Sud (+11,5%) e nelle Isole (+11,9%).

Al 1 gennaio 2011 i cittadini rumeni, con quasi un milione di residenti (9,1% in più rispetto all’anno precedente), rappresentano la comunità straniera prevalente in Italia (21,2% sul totale degli stranieri). Nel corso del 2010 è cresciuto il numero dei cittadini dei Paesi dell’Europa centro-orientale (sia Ue sia non Ue): oltre alla Romania, soprattutto Moldova (+24,0%), Federazione Russa (+18,3%), Ucraina (+15,3%) e Bulgaria (+11,1%).

Anche i cittadini dei Paesi del sud est asiatico hanno fatto registrare incrementi importanti: Pakistan (+16,7%), India (+14,3%), Bangladesh (+11,5%), Filippine (+8,6%), Sri-Lanka (+7,6%). «L’elevata crescita che ha interessato queste comunità è legata, tra l’altro – aggiunge l’Istat – agli effetti dell’ultima regolarizzazione di colf e badanti, svoltasi nell’ultima parte dell’anno 2009, i cui effetti in termini di iscrizioni anagrafiche si sono fatti sentire maggiormente nel corso del 2010».

Istat: sempre più stranieri, +7,9%- LASTAMPA.it.


Ongini, V. Noi domani. Un viaggio nella scuola multiculturale, Editori Laterza

Ongini, V.
Noi domani
Un viaggio nella scuola multiculturale
Argomento: Attualità, Pedagogia e scuola

Dalle montagne del cuneese ai quartieri periferici di Torino, Milano e Roma, dalle scuole dei piccoli indiani sikh, nei paesi della pianura padana, agli esercizi di patriottismo costituzionale nel Salento. Dalla radio libera in un asilo multietnico di Bologna ai viaggi in Cina di studenti e professori toscani, alle maestre poliglotte del quartiere Ballarò a Palermo: un’inchiesta originale sulla scuola che verrà.
Dai nostri bambini impariamo moltissime cose. E quante altre potremmo impararne, da tutti i bambini del mondo. Ora che i nostri bambini vanno a scuola con bambini di ogni parte del mondo, è tempo di tornare tra i banchi anche per noi. Grazie a questo libro appassionato e ricco di esperienze preziose possiamo farlo.
Giuseppe Culicchia
Vinicio Ongini va al concreto e viaggia attraverso le scuole italiane documentando difficoltà, scacchi e successi della scuola multiculturale. Chi, dall’informazione corrente, è frastornato da notizie di casi di xenofobia farebbe bene a seguirlo nel suo viaggio, a leggere i suoi concreti e suggestivi ‘casi di studio’. Se un rimprovero si può muovere alla nostra scuola è che non sempre essa è ben consapevole di quanto ha fatto, sa fare e fa per l’intero Paese. Il libro di Ongini, tra gli altri meriti, può essere d’aiuto, può stimolare il giusto orgoglio della nostra scuola pubblica.
Dalla Prefazione di Tullio De Mauro
Cosa si guadagna, se si guadagna, con gli alunni stranieri a scuola? Vinicio Ongini fa parlare i protagonisti della scuola italiana multiculturale: bambini e insegnanti, studenti, presidi, genitori, ma anche il gelataio del quartiere e il sindaco del paese, la tabaccaia di fronte alla scuola e la signora torinese immigrata in Calabria. Saremo sorpresi dalla realtà di una scuola dignitosa ma quasi invisibile, una scuola normale, che costruisce giorno per giorno, con i materiali che ci sono.
E che nemmeno ci pensa di togliere il disturbo.

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Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera

Cala in Italia la richiesta di manodopera straniera
Resiste la domanda di operai specializzati, nel settore delle costruzioni e
nelle aziende di grandi dimensioni.
Mantova, Parma e Ravenna, le province con l’incidenza più elevata di assunzioni straniere
 
Nel 2011 saranno 138mila le nuove assunzioni di stranieri nelle aziende italiane (il 23,6% in meno rispetto al 2010) e copriranno il 16,3% delle assunzioni complessive. Sono prevalentemente le imprese sopra i 50 dipendenti (40,1%) a ricercare manodopera straniera, da impiegare nelle costruzioni (18,2%), richiedendo operai specializzati (26,9%) soprattutto se maschi (45,3%). Mantova, Parma e Ravenna sono le province con il maggior peso di assunti stranieri rispetto al totale delle assunzioni previste, con incidenze pari, rispettivamente, a 24,5%, 23,1% e 21,1%.
Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Excelsior-Unioncamere sulle previsioni di assunzione per il 2011.
 
Nel 2011 le imprese italiane assumeranno in prevalenza nuova manodopera straniera per ricoprire lavori non stagionali (83mila unità), mentre per le mansioni a carattere stagionale si tratta di circa 55mila nuovi posti. Sono comunque cifre che segnano un andamento negativo dell’occupazione straniera nel nostro paese, soprattutto per i lavori stagionali dove il peso dei contratti a termine sottoscritti saranno appena il 22% del totale, con un calo del -26,6% rispetto al 2010. D’altra parte, le assunzioni non stagionali di stranieri ricoprono il 13,9% del totale delle assunzioni di questo tipo, mostrando una flessione del -21,6% rispetto all’anno precedente.
La propensione all’assunzione di manodopera straniera rimane più elevata nelle aree del Nord e del Centro rispetto al Sud: infatti, se in Emilia Romagna e in Piemonte l’incidenza dei nuovi assunti stranieri supera il 19% del totale (e in Trentino Alto Adige arriva addirittura al 27%), in Puglia, Sicilia e Sardegna appena una nuova assunzione ogni dieci riguarderà uno straniero.
 
Assunzioni non stagionali. Per quanto riguarda le sole assunzioni non stagionali, prevale la richiesta di manodopera straniera nel settore delle costruzioni, specie in alcune regioni del Sud Italia. In Abruzzo, Campania e Sicilia si prevede che le assunzioni nel settore, che riguarderanno lavoratori stranieri, saranno rispettivamente del 47,6%, 40,3% e 35,6%. Invece, vi è più probabilità di assunzione nelle aziende dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone per gli stranieri residenti in Lazio (26,3%), Trentino Alto Adige (22,4%) e Friuli Venezia Giulia (21,2%). In Toscana prevarranno le assunzioni di stranieri nel settore manifatturiero del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature (18,9%), mentre in Emilia Romagna, nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi turistici (14,3%).
Nel Nord Italia sono le imprese di più grande dimensione a ricercare manodopera di origine stranera, al Centro e al Sud, la maggiore richiesta proviene invece da imprese più piccole (da 1 a 9 dipendenti). In generale non vi sono differenze di genere nella scelta dei nuovi candidati, sebbene in alcune regioni i maschi abbiano più probabilità di essere assunti, come in Campania, Abruzzo e Sicilia dove le aziende preferiscono esplicitamente il sesso maschile in più del 60% dei casi. Nella maggior parte delle regioni italiane, le imprese ricercano principalmente operai specializzati, mentre in regioni come Lazio, Sardegna, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige l’interesse è rivolto a professioni non qualificate.
 
A livello provinciale. A Roma e a Milano verrà assunto il maggior numero di stranieri (7.180 nella capitale e 7.420 nel capoluogo lombardo) soprattutto nel settore dei servizi di pulizia; seguono le imprese torinesi (con 4.690 nuove assunzioni), impiegate principalmente nel settore delle costruzioni. Ma sono Mantova, Parma e Ravenna le province in cui gli stranieri avranno più probabilità di trovare nuova occupazione rispetto al totale delle nuove assunzioni previste nei singoli territori. Nelle prime due le nuove assunzioni di stranieri avverranno prevalentemente nel settore dei trasporti, mentre a Ravenna, riguarderanno il settore dei servizi turistici, alberghieri e di ristorazione. Nella maggior parte delle provincie italiane, a ricercare manodopera straniera, è comunque il settore delle costruzioni. Non è tuttavia da trascurare le nuova domanda proveniente dal settore dei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone, come accade in alcune provincie del Nord Italia, e la costante richiesta del settore industriale, nei suoi diversi comparti. Nelle province di Pavia e Lucca, emerge invece la domanda di lavoratori stranieri nel settore della sanità e dell’assistenza alle persone.
 
Il calo delle assunzioni di stranieri da parte delle imprese” dichiarano i ricercatori della FONDAZIONE LEONE MORESSA “è un chiaro segnale del periodo di crisi attraversato dal mondo produttivo italiano. L’assunzione di 138 mila stranieri contribuirà solo in maniera marginale ad alleviare le perdite occupazionali che hanno caratterizzato questo ultimo biennio; infatti, la maggior parte dei 304mila disoccupati stranieri registrati nel primo trimestre 2011, con molta probabilità non riuscirà a trovare, in tempi brevi, una nuova occupazione, correndo il rischio di cadere nell’irregolarità solo per il fatto di non riuscire a trovare lavoro (il lavoro è la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia degli stranieri). E’ quindi auspicabile che nelle strategie per la ripresa possa essere ripensata anche una politica migratoria che, tra le altre cose, privilegi dove possibile l’assunzione di quegli stranieri già presenti nel nostro territorio, ma rimasti senza lavoro a causa della crisi”. 

 

 
Per informazioni:
FONDAZIONE LEONE MORESSA
Via Torre Belfredo 81/e
30170 Mestre Venezia
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La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro | Blitz quotidiano

Anche gli stranieri mungono l’Inps e qualche simpatico vecchietto può accedere alla estesa categoria di pensionato sociale. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 casi di pensioni sociali devolute a stranieri per sopravvivere in Italia, stranieri che appena ottenuta la pensione tornano nel paese d’origine. Il danno alle casse statali di 6,2 milioni di euro ed il meccanismo per assicurarsi la pensione sociale è semplice, mentre difficile è individuare la truffa in atto.

Accade ad esempio che la badante ucraina in Italia da tempo, in possesso di regolare contratto di lavoro e regolare permesso di soggiorno, possa richiedere la ricongiunzione familiare con i suoi genitori. Così un ipotetico nonno Ivan e consorte possono ricongiungersi all’amata figlia, ma giunti in Italia non hanno modo di mantenersi: è loro diritto allora richiedere una pensione sociale all’Inps.

La situazione appena descritta non presenta irregolarità, ma costituisce un diritto al sussidio per l’anziana coppia che ha abbandonato la terra natia, come spiega Vittorio Palmese, tenente colonnello della Finanza: “A termini di legge è sufficiente che il soggetto abbia compiuto 65 anni, risieda sul suolo italiano e non abbia un reddito sufficiente per vivere, pari a 6 mila euro l’anno”.

La truffa nasce quando l’anziana coppia di genitori fa ritorno in patria senza dichiararlo all’Inps, continuando così a ricevere la pensione sociale richiesta non appena messo piede sul suolo italiano. La guardia di Finanza spiega che smascherare la truffa non è semplice: “Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza non sia fittizia, controllando i vari visti sui passaporti, verificando le utenze e incrociando i dai, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno”.

I pensionati sociali stranieri sono solo una delle categorie che “regolarmente” truffano l’Inps, con milioni di euro ogni anno rubati alle casse dello Stato, come i falsi ciechi che guidano l’auto e i finti poveri che possiedono decine di immobili che la Guadia di Finanza ha individuato dal’inizio del 2011

Gli stranieri che mungono l’Inps: a nonno Ivan la pensione sociale | Blitz quotidiano.


DUE PERCORSI PER GLI IMMIGRATI di Giovanni Peri, in La Voce.it

Le migrazioni sono una grande opportunità di crescita economica. Per regolare i flussi in modo da produrre il massimo beneficio economico, tuttavia, bisogna tener conto che esistono due gruppi diversi di immigrati, ad alto e basso livello di istruzione. Entrambi importanti, vanno regolati separatamente. Ai primi dovrebbe essere garantito il permesso di soggiorno, senza alcun obbligo aggiuntivo. Mentre per i secondi si dovrebbe avviare un programma di immigrazione temporanea, sponsorizzato dai datori di lavoro

 

intero articolo: Lavoce.info – ARTICOLI – DUE PERCORSI PER GLI IMMIGRATI.


nuovo decreto legge sull’immigrazione

il Governo ha varato un decreto legge sull’immigrazione, in corso di pubblicazione in Gazzetta.

Roberto Maroni (ministro proponente) ha così commentato: “Ripristinata l’espulsione coattiva immediata dei clandestini. Con il provvedimento pure prolungato il tempo di trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) da 6 a a 18 mesi ed è prevista pure una procedura di garanzia che passa attraverso i giudici di pace, che consentirà l’identificazione certa dello straniero o l’effettiva espulsione in accordo con le autorità diplomatiche dei paesi di provenienza”.

“Attuiamo le direttive, ha aggiunto il Ministro, fissando i principi per riprendere ad espellere i clandestini pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza, che sono a rischio di fuga, che sono stati già espulsi con un provvedimento dell’autorità giudiziaria o che violano le misure di garanzia date dai questori”.

Con il provvedimento approvato, si introduce, inoltre, per la prima volta l’allontanamento coattivo anche per i cittadini comunitari. Ciò, ha continuato Maroni, “in coerenza con la direttiva europea n. 38 del 2004, che prevede questa possibilità nel caso in cui il cittadino comunitario non rispetti gli obblighi previsti dalla direttiva stessa”.

E arrivano subito le prime critiche.

Anna Finocchiaro (capogruppo al Senato del PD): “Si vede che mancano tre giorni a Pontida … continua il pericoloso populismo demagogico del governo. In nome del ricatto leghista, spunta l’assurda e grave, quanto inapplicabile e inattuabile, detenzione nei Cie di persone incensurate fino a 18 mesi e le altrettanto poco attuabili espulsioni immediate”.

Nichi Vendola (presidente di Sinistra Ecologia Libertà): “Uno scalpo da esibire a Pontida”.

Di seguito, il contenuto essenziale del provvedimento, dal comunicato stampa diramato ieri dal Governo:

Un decreto-legge per corrispondere all’invito formulato all’Italia dalle Istituzioni europee a rendere più completa la normativa di recepimento della direttiva 2004/38 in materia di diritto per i cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; il decreto-legge recepisce anche la direttiva 2008/115 in materia di rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

Queste le principali innovazioni:

1. E’ ripristinata la procedura di espulsione coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini qualora:

- pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;

- a rischio di fuga;

- espulsi con provvedimento dell’autorità giudiziaria;

- violino le misure di garanzia imposte dal Questore;

- violino il termine per la partenza volontaria.

2. Viene introdotto l’allontanamento coattivo (espulsione) anche dei cittadini comunitari per motivi di ordine pubblico se permangono sul territorio nazionale in violazione della direttiva 38/2004 sulla libera circolazione dei comunitari.

3. E’ prolungato il periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione fino a 18 mesi, in linea con le disposizioni della direttiva.

4. Per evitare il rischio di fuga dello straniero, sono previste misure di garanzia idonee, la cui violazione è punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro.

5. Vengono rimodulate le fattispecie dei reati di violazione e reiterata violazione dell’ordine del Questore di lasciare il territorio con la previsione della sanzione pecuniaria e con la possibilità per il giudice di pace di sostituire la condanna con l’espulsione.

6. E’ attribuita al giudice di pace la competenza anche sui reati di violazione e reiterata violazione dell’ordine del Questore di lasciare il territorio e sui reati di violazione delle misure di garanzia per evitare il pericolo di fuga e delle misure alternative al trattenimento imposte dal Questore.

7. Sono previste misure alternative al trattenimento nel Cie per lo straniero irregolare che non sia pericoloso, quali la consegna del passaporto o altro documento equipollente, l’obbligo di dimora e l’obbligo di presentazione presso gli uffici della Forza pubblica. La violazione delle misure viene punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro.

8. E’ prevista la concessione di un termine per il rimpatrio volontario, anche assistito, dello straniero irregolare che non rientri nelle condizioni previste al punto 1.

9. Sono infine introdotte ulteriori misure di adeguamento della normativa nazionale alle direttive 38/2004 e 115/2008”.

da: I contenuti del nuovo decreto legge sull’immigrazione.


Anche gli imprenditori stranieri soffrono la crisi, FONDAZIONE LEONE MORESSA

Anche gli imprenditori stranieri soffrono la crisi
Burocrazia, ritardo dei pagamenti e l’accesso al credito i maggiori ostacoli all’attività
Più difficoltà per le imprese edili e nel Centro Italia
La crisi ha toccato anche le imprese condotte da stranieri e l’eccessiva burocrazia, il ritardo dei pagamenti e il problema di accesso al credito sono gli ostacoli che denunciano gli imprenditori stranieri che lavorano in Italia. Essi chiedono alle istituzioni interventi tesi alla riduzione del carico fiscale, burocratico e a un maggiore sostegno agli investimenti. Questi alcuni dei risultati di un’indagine rivolta a 500 imprenditori stranieri in Italia realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha delineato un quadro dello stato di salute delle imprese straniere e delle prospettive per il futuro, tracciando l’identikit degli imprenditori e le caratteristiche delle attività che essi gestiscono.
Problematiche, prospettive e interventi. Gli imprenditori stranieri hanno sofferto “abbastanza” la crisi economica, più al Centro che al Nord, più nell’edilizia che nei servizi alle persone. Le attività imprenditoriali sono state penalizzate soprattutto dai problemi di liquidità legati al ritardo dei pagamenti (27,4%), all’eccessivo carico burocratico (27,8%) e in parte a difficoltà di accesso al credito (12,8%). La riduzione dell’imposizione fiscale, accanto all’alleggerimento del carico burocratico sono senza dubbio gli interventi più auspicabili da parte degli intervistati per facilitare l’inserimento degli imprenditori stranieri nel sistema economico italiano (39,1% e 36,4%). Il sostegno agli investimenti, il miglioramento nell’accesso al credito, la collaborazione tra imprese e il sostegno diretto degli enti pubblici sono interventi che vanno anch’essi nella direzione di aiuto all’imprenditoria straniera, sebbene solo pochi intervistati li abbiano evidenziati come priorità da perseguire in questo particolare momento di difficoltà economica. Nonostante la crisi, la grande maggioranza degli imprenditori intervistati ha intenzione di continuare ad investire nel prossimo futuro nella propria attività autonoma (85,4%) e appena un 10% di abbandonarla per ritornare a lavorare come dipendente. Appena il 3,2% desidera rientrare nel proprio paese di origine e l’1,5% di avviare una nuova attività in un altro settore.
Accesso al credito. La maggior parte degli imprenditori stranieri intervistati ha fatto ricorso all’autofinanziamento per la propria attività (75,6%). E’ appena il 20,5% ad aver chiesto un prestito alla banca: l’importo richiesto è destinato soprattutto alla fase di start up di impresa (46,3%), nel 24% dei casi per l’acquisto di macchinari, nell’11,6% di immobili e nel 10,7% di mezzi di trasporto.
Oltre il 60% degli imprenditori stranieri non ha però mai fatto richiesta di un prestito alla banca; ma tra coloro che si sono rivolti agli istituti bancari, il 92,3% ha visto accolta la propria richiesta; in cambio la banca ha chiesto come primo elemento di garanzia il reddito di impresa (61,1%), poi la proprietà del’azienda (19,4%) e la proprietà degli immobili (11,4%).
In quanto alla facilità di accesso al credito, il 78,1% degli intervistati afferma che non vi siano grosse differenze di trattamento tra gli imprenditori stranieri e quelli italiani da parte degli istituti bancari, anche se esiste una buona fetta (20,7%) che dichiara come i nativi siano più avvantaggiati in termini di condizioni economiche del prestito e quindi di accesso al credito rispetto agli immigrati.
Identikit delle imprese condotta da stranieri. La maggior parte delle imprese condotte dagli stranieri è di piccola dimensione: quasi due imprese su tre hanno come unico addetto l’imprenditore intervistato, un terzo conta meno di 5 persone, mentre appena il 3,4% ha più di 6 lavoratori. Il personale occupato è soprattutto straniero: nella maggior parte dei casi ha la medesima nazionalità dell’imprenditore (62,9%), il 20,8% è di altra nazionalità, mentre appena il 16,3% ha alle proprie dipendenze personale di origine italiana. Le imprese condotte da stranieri hanno sviluppato in prevalenza una propria clientela (61,6%), mentre poco più di un quarto lavora esclusivamente per conto terzi (27,6%); si tratta in prevalenza di clientela italiana (nel 77,1% dei casi) localizzata per lo più nel territorio comunale e provinciale (80,3%). Si tratta di imprese avviate abbastanza recentemente: il 51% dal 2001 al 2005, poco più di un quarto dopo il 2005. Quasi la metà degli imprenditori ha avviato l’attività dopo appena 5 anni dall’arrivo in Italia, il 40,5% dai 6 ai 10 anni di soggiorno nel nostro Paese.
Identikit dell’imprenditore straniero. Gli imprenditori stranieri intervistati sono mediamente giovani (il 40,8% ha tra i 31 e i 40 anni), hanno un livello di istruzione medio alto (il 32,4% ha il diploma superiore, il 12,8% la laurea), vivono in Italia da più di dieci anni e sono di origine prevalentemente marocchina (16%), albanese (12,9%) e rumena (11,3%). La scelta di avviare un’attività autonoma parte da una propensione personale all’iniziativa imprenditoriale (52,3%), anche se non mancano coloro che ricercano nell’attività autonoma un maggior riconoscimento in termini economici (21,9%) o chi addirittura non riesce a trovare uno sbocco lavorativo come dipendente (15,9%). Le esperienze di lavoro precedenti in Italia partono quasi tutte da eventi di dipendenza per altre aziende nello stesso settore di appartenenza dell’impresa che attualmente dirigono (59%), anche se il 33,9% era occupato, sempre come dipendente, ma in altre attività (33,9%).
Gli imprenditori stranieri non si scoraggiano di fronte alla crisi: la loro intenzione di continuare a portare avanti la propria attività” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “è segno di forte integrazione, perché l’imprenditore straniero provvede ad effettuare progetti di investimento economico e umano di lunga durata, mettendosi in gioco e rischiando in prima persona. L’imprenditore straniero si inserisce con il suo lavoro in una rete di rapporti e di conoscenze nel mercato in cui opera, confermato dal fatto che la clientela è in prevalenza italiana, anche se la manodopera impiegata nell’impresa è ancora per la maggior parte straniera. Essere imprenditore per un cittadino straniero significa interpretare un modello di ascensione sociale ed economica, dove il fattore umano gioca un ruolo importante: gli stranieri diventano imprenditori solo dopo aver valorizzato la propria professionalità come dipendente e per rispondere ad un’esigenza di autonomia, anche per guadagnare di più. Il processo di integrazione degli stranieri, che passa anche per il lavoro autonomo, deve essere adeguatamente governato: gli imprenditori stranieri devono disporre dei medesimi strumenti di sviluppo economico offerti agli italiani (come ad esempio l’accesso al credito o il sussidio agli investimenti) dal momento che le problematiche affrontate dagli stranieri non sono molto diverse da quelle degli italiani, data anche la piccola dimensione delle imprese da loro condotte”.
Per informazioni:
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Immigrazione, nuove norme dal Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato un provvedimento che ripristina la procedura di espulsione coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini qualora:

- pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;
- a rischio di fuga;
- espulsi con provvedimento dell’autorità giudiziaria;
- violino le misure di garanzia imposte dal Questore;
- violino il termine per la partenza volontaria.

2. Viene introdotto l’allontanamento coattivo (espulsione) anche dei cittadini comunitari per motivi di ordine pubblico se permangono sul territorio nazionale in violazione della direttiva 38/2004 sulla libera circolazione dei comunitari.

3. E’ prolungato il periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione fino a 18 mesi, in linea con le disposizioni della direttiva.

4. Per evitare il rischio di fuga dello straniero, sono previste misure di garanzia idonee, la cui violazione è punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro.

5. Vengono rimodulate le fattispecie dei reati di violazione e reiterata violazione dell’ordine del Questore di lasciare il territorio con la previsione della sanzione pecuniaria e con la possibilità per il giudice di pace di sostituire la condanna con l’espulsione.

6. E’ attribuita al giudice di pace la competenza anche sui reati di violazione e reiterata violazione dell’ordine del Questore di lasciare il territorio e sui reati di violazione delle misure di garanzia per evitare il pericolo di fuga e delle misure alternative al trattenimento imposte dal Questore.

7. Sono previste misure alternative al trattenimento nel Cie per lo straniero irregolare che non sia pericoloso, quali la consegna del passaporto o altro documento equipollente, l’obbligo di dimora e l’obbligo di presentazione presso gli uffici della Forza pubblica. La violazione delle misure viene punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro.

8. E’ prevista la concessione di un termine per il rimpatrio volontario, anche assistito, dello straniero irregolare che non rientri nelle condizioni previste al punto 1.

9. Sono infine introdotte ulteriori misure di adeguamento della normativa nazionale alle direttive 38/2004 e 115/2008;

Fonte: Governo

17/06/2011

da Immigrazione, nuove norme dal Consiglio dei Ministri.


Immigrazione: profili legislativi. Dalla legge Martelli, alla Turco-Napolitano e alla Bossi-Fini. Uno sguardo sul passato per capire se necessita una nuova legge sui flussi migratori”


Nell’ambito di “Dialogando il Festival dell’Integrazione”.
Intervengono: Stefania Craxi – Sottosegretario di Stato agli Esteri; Fabio Granata; Andrea Sarubbi; Khaled Fouad Allam – Docente Universitario in Sociologia del Mondo Musulmano.
Modera: Antonio Sciortino – Direttore di Famiglia Cristiana

Bassano del Grappa 3 giugno 2011 - 2h 18′ 8″

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Famiglie ricongiunte: Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India, a cura di Tognetti Bordogna Mara UTET Università

 

Famiglie ricongiunte

Esperienze di ricongiungimento di famiglie del Marocco, Pakistan, India


Autori: a cura di Tognetti Bordogna M.
Collana: Studi sociali
Marchio: UTET Università
ISBN: 9788860083425
Formato: 17 X 24
Pagine: 272
Prezzo: 19,00 €
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ALLEGATI



PARTE I – TEORIE – 1. Le nuove famiglie della migrazione in Italia – 2. Networking, transnazionalismo e famiglia – 3. Stratificazione civica e famiglie migranti – PARTE II – RICERCA – 4. Le famiglie marocchine – 5. Le famiglie pachistane – 6. Le famiglie indiane – Conclusioni: alcune linee di politica sociale – Riferimenti bibliografici

• Contenuti:

Le famiglie della migrazione costituiscono una realtà dinamica che gli studiosi italiani cominciano a tematizzare, pur con un certo ritardo, rispetto agli studiosi di altri paesi dell’America del Nord e del resto dell’Europa.
Focalizzare la diversità delle esperienze migratorie in relazione alla trasformazione dei ruoli, all’identità di genere dei partner delle diverse forme famiglia costituisce un’interessante chiave interpretativa di quella parte della letteratura teorica, che si focalizza sulla divisione sociale del lavoro all’interno della famiglia. 
Famiglie ricongiunte è una guida indispensabile per tutti gli studenti e gli studiosi interessati ad approfondire questo fenomeno. 

Mara Tognetti Bordogna insegna Politiche per la salute ed Elementi di politica sociale presso l’Università di Milano-Bicocca. è esperta di politiche per l’immigrazione. UTET Università – Dettaglio.


Gli imprenditori stranieri scelgono la ristorazione


Nel mercato dei consumi alimentari, gli stranieri scelgono prevalentemente la ristorazione. Di più recente scoperta il bar. E’ quanto emerge dal Rapporto sull’imprenditoria straniera nella ristorazione italiana realizzato dalla Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe). 
Leggi tutto all’indirizzo:
http://www.programmaintegra.it/modules/news/article.php?storyid=5832


Lavoratori immigrati: i dati dell’Istat sull’occupazione

Lavoratori immigrati: i dati dell’Istat sull’occupazione
L’area più colpita dal calo dell’occupazione è il Nord d’Italia dove risiede il 61% della forza lavoro straniera. Il settore che ha registrato minori conseguenze è quello del terziario, soprattutto nei servizi alla famiglia, dove continua a crescere l’occupazione straniera. Forte il divario tra le retribuzioni degli italiani e degli immigrati. E’ quanto riferisce l’Istat nell’ultimo rapporto annuale 2011.
Leggi tutto all’indirizzo:
http://www.programmaintegra.it/modules/news/article.php?storyid=5844


La repressione penale degli stranieri irregolari nella legislazione italiana all’esame della Corte di Giustizia – A. Cossir, Forum Quaderni Costituzionali


retribuzioni mensili dei dipendenti stranieri nel quarto trimestre 2010, Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org)

Al Nord gli stipendi più elevati e i differenziali più contenuti.
Un marocchino in Italia guadagna come 5,5 connazionali in Marocco
In media un dipendente straniero percepisce 987€ al mese, quasi 300€ in meno di un dipendente italiano (il 22,9% in meno). Nelle regioni settentrionali, soprattutto del NordEst (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto) la busta paga è “più ricca” e vi è un minor differenziale con gli italiani. Le donne straniere guadagnano appena 797€ al mese, nessun vantaggio salariale per gli stranieri più istruiti, migliori retribuzioni per chi lavora nei settori del trasporto / comunicazione e nelle costruzioni, più basse per chi opera nell’agricoltura o nei servizi alla persona. Tra le prime 5 nazionalità più rappresentate, il salario annuo di un dipendente marocchino è equivalente alla ricchezza prodotta da 5,5 marocchini rimasti in Patria, 6,5 se si tratta di filippini. Questi alcuni risultati di uno studio della Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato le retribuzioni mensili dei dipendenti stranieri nel quarto trimestre 2010.
Per regione. Nelle aree settentrionali gli stranieri guadagno mediamente di più rispetto agli stranieri che lavorano nel Mezzogiorno: si tratta di comparare ad esempio i 1.159 € al mese di un immigrato che lavora in Friuli Venezia Giulia e i 674 € di uno straniero in Calabria. Ma il Sud si differenzia anche per il maggiore gap retributivo tra dipendenti stranieri e italiani: infatti se in alcune regioni settentrionali i differenziali non superano i 300 €, in alcune regioni del Sud il gap retributivo oltrepassa i 500 € (come in Basilicata).
Per genere. I dipendenti stranieri di sesso maschile, oltre a recepire un salario mensile mediamente più alto delle donne (1.135 € vs 797 €), mostrano dei divari retributivi meno ampi rispetto alle retribuzioni dei dipendenti italiani dello stesso sesso: si tratta del 19% in meno per i maschi rispetto al 29,4% delle donne.
Per titolo di studio. Il titolo di studio non ha alcuna influenza sul livello salariale degli stranieri. Infatti, le retribuzioni percepite da coloro che hanno un basso livello di istruzione (nessun titolo, licenza elementare e licenza media) non differisce di molto da quanti invece hanno il diploma superiore. Diverso è invece il caso dei laureati che ricevono in media al mese 1.123 €. Ma più aumenta il livello di istruzione, maggiore è il gap con i dipendenti italiani con le medesime caratteristiche.
Tipologia contrattuale. I dipendenti inquadrati con contratti a tempo indeterminato guadagnano poco meno di mille € al mese, mentre coloro che sono a tempo determinato ricevono 926 €. Nel confronto con gli italiani emerge come i differenziali siano però più evidenti tra i primi rispetto ai secondi. Non esistono invece grosse differenze con gli italiani se si considera il reddito di un dipendente straniero che lavora a tempo pieno (-20,1%) o a tempo parziale (-17,6%).
Settore di attività. I dipendenti stranieri nel settore dei trasporti sono quelli che guadagno di più (1.348 €); seguono quelli del comparto delle costruzioni, istruzione/sanità/servizi sociali, manifattura e commercio le cui retribuzioni superano i 1.000 € mensili. Al di sotto di questa cifra si collocano i dipendenti degli alberghi, dei servizi alle persone, del settore primario e dei servizi alle persone (con appena 724 €). Questi ultimi sono anche quelli che mostrano i gap retributivi più elevati rispetto ai lavoratori italiani nello stesso comparto di attività (-26,4%).
Classe di età. L’età anagrafica non influisce significativamente sui livelli retributivi. Quello che fa evidenziare invece una correlazione tra redditi e l’età è la differenza con i dipendenti italiani con le medesime caratteristiche: con l’aumento dell’età, si amplificano i differenziali con i colleghi nativi: se nella fascia 15-24 anni gli stranieri ricevono appena l’1,2% in meno di stipendio, per gli over 55 il gap supera il 30%.
Provenienza. Gli africani e i cittadini dell’Europa comunitaria sono i lavoratori che in Italia percepiscono una retribuzione mediamente più elevata: rispettivamente di 1.055 € e di 1.024 €. Europei non comunitari, asiatici e americani coloro che ricevono uno stipendio inferiore.
Se si confronta (per le prime 5 nazionalità più rappresentate) la retribuzione di un immigrato che lavora in Italia con la ricchezza procapite nel loro paese di origine, si scopre come un filippino in Italia guadagni come 6,5 connazionali nelle Filippine, un marocchino per 5,5 connazionali, un ucraino per 4,8, un albanese per 4,7.
“La disparità salariale tra stranieri e italiani non deriva esclusivamente dall’origine immigrata dei dipendenti” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “quanto da elementi che, combinati, determinano uno svantaggio salariale: la professione ricoperta dagli stranieri, la loro bassa qualifica, l’occupazione nei settori di attività dalla più bassa produttività in cui sono impiegati, l’età giovane della manodopera che non permette di raggiunge una sufficiente anzianità retributiva. Bisogna inoltre considerare che il lavoro per gli stranieri è la condizione necessaria per avere e per rinnovare il permesso di soggiorno. Questo legame indissolubile può portare all’accettazione da parte del lavoratore di condizioni occupazionali marginali, poco tutelate e, in alcuni casi, anche sotto pagate. Il problema del differenziale retributivo si fa più evidente specie in questo momento di crisi, dato che gli stranieri difficilmente possono contare su fonti di guadagno alternative al reddito da lavoro o sul supporto dato dalle reti familiari. Tutto ciò rischia di rallentare i processi di inserimento sociale ed economico degli stranieri che lavorano e vivono nel nostro Paese.”
Per informazioni:
FONDAZIONE LEONE MORESSA
Via Torre Belfredo 81/e
30170 Mestre Venezia
041   2386700;  328  7234247

Pietro Ichino |  UNA POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE RADICALMENTE NUOVA

Intervista a cura di Marta Fresolone in corso di pubblicazione sul mensile Theorema, giugno 2011 – In argomento v. anche il mio scritto del 23 maggio 2009 Un traghetto per Lampedusa

Che idea si è fatto sulla situazione a Lampedusa all’indomani della crisi libica e dell’arrivo di molti migranti sulle nostre coste?
L’idea di una situazione scandalosa e tragica, frutto di una politica dilettantesca: male informata e male impostata.

Come pensa che vadano affrontati questi grandi flussi migratori?
Occorre distinguere il problema del governo dei flussi in entrata da quello di pura e semplice polizia di frontiera. Per quel che riguarda i flussi in entrata, la regola dovrebbe essere ispirata al favore per l’agevole regolarizzazione dei rapporti di lavoro utili alla nostra economia o addirittura già in atto: questo – con il riassorbimento di una vasta zona di lavoro sommerso dovuto esclusivamente all’impossibilità della regolarizzazione – anche per un nostro interesse economico immediato. Ma occorrerebbe anche una programmazione selettiva molto più attenta e raffinata di questi flussi. Dovremmo privilegiare gli studenti universitari e post-graduate, i dipendenti di multinazionali operanti in Italia, le molte centinaia di migliaia di badanti che con la legge attuale costringiamo stupidamente a lavorare “al nero”, tutti i lavoratori dei quali abbiamo bisogno per la nostra industria, agricoltura e servizi.

E il problema della polizia di frontiera?
Lì è giusto applicare la legge con rigore. Anche quella che impone di accogliere profughi e rifugiati, ovviamente.

Resta il problema degli sbarchi clandestini a Lampedusa.
Due anni fa ho sostenuto – forse un po’ provocatoriamente, ma non poi tanto – che dovremmo trasformare Lampedusa in zona extraterritoriale, con conseguente esenzione fiscale per i residenti, e istituire un traghetto regolare tra la costa africana e Lampedusa, senza controllo di passaporto (Un traghetto per Lampedusa, su il Riformista, 23 maggio 2009). Tanto, gli africani a Lampedusa arrivano lo stesso: meglio che ci arrivino pagando regolarmente un biglietto, senza rischiare la vita e senza ingrassare gli scafisti.

La intende come misura umanitaria o come soluzione del problema del controllo del flusso?
Si tratterebbe, certo, di una misura essenzialmente umanitaria, volta a porre fine allo scempio delle centinaia di uomini, donne e bambini che muoiono annegati o assiderati durante la traversata. Ma potrebbe attuarsi a costo zero; e consentirebbe anche di controllare meglio il flusso, distinguendo più agevolmente i profughi da chi non ha alcun titolo per entrare nel nostro territorio. Con i proventi del servizio di traghetto, oltre che compensare la perdita dei tributi finora pagati dai residenti dell’Isola, si potrebbero, per esempio, istituire grandi centri di accoglienza presso il terminal africano e presso quello italiano, dove sarebbe possibile offrire a tutti coloro che vi si presentano informazione, orientamento, assistenza, anche con il contributo degli altri Paesi europei.

Può fare una valutazione politica sull’azione di Governo in questo campo?
Una politica miope, tutta centrata sulla ricerca dell’annuncio capace di raccogliere il consenso effimero e superficiale di un’opinione pubblica male informata. Con esiti pessimi: sia dal punto di vista umanitario, sia da quello dell’immagine internazionale dell’Italia, sia infine da quello dei risultati, in riferimento all’obiettivo legittimo di contrastare l’accesso dei clandestini.

Cosa pensa del pacchetto di misure adottate dall’Unione Europea per gestire i flussi dal Sud del Mediterraneo, come il sostegno alle nascenti democrazie per prevenire le migrazioni?
In questa crisi originata dalle rivoluzioni nord-africane l’UE non ha brillato né per coesione, né per efficacia delle politiche adottate e praticate. Detto questo, va anche detto però che le risposte negative alle richieste di aiuto provenienti dal nostro Governo erano ampiamente prevedibili: che cos’altro potevamo attenderci, dopo il comportamento provocatoriamente sordo a ogni istanza di coordinamento comunitario, tenuto dal nostro Governo nel decennio passato nei rapporti con Geddafi e con Putin e in generale nella sua politica estera?

Lei intravede la possibilità di un’integrazione sociale? Quali dovrebbero essere le politiche da attuare in questo senso?
Un mondo nel quale si spostino liberamente, come oggi accade, le merci, i capitali, i piani industriali, le idee, ma non si spostino le persone, è impensabile. La globalizzazione porterà necessariamente un rimescolamento di razze, etnie, culture e religioni. Dovremo essere molto rigorosi nell’offrire agli immigrati ed esigere da loro il rispetto delle nostre leggi; ma non potremo esimerci dal predisporre un ambiente esente da discriminazioni, una scuola capace di istruire anche i loro figli, un sistema sanitario capace di offrire loro la stessa assistenza che offre a noi, rapporti di lavoro e previdenziali regolati esattamente come i nostri, la libertà e possibilità effettiva di professare le loro religioni.

Parliamo di lavoro. Esiste la speranza che molte di queste persone ottengano un lavoro nel nostro Paese?
Come dicevo prima, già oggi la domanda di lavoro che gli extracomunitari soddisfano o potrebbero soddisfare è molto superiore al numero dei permessi di soggiorno per lavoro che noi offriamo loro, oltretutto in modo irrazionale, disordinato, poco dignitoso, penoso per chi li riceve, anche sul piano fisico. Comunque è dimostrato che, nella stragrande maggioranza dei casi, i lavori che gli extra-comunitari vengono a svolgere sono quelli per i quali noi non siamo più disponibili: sia nel settore agricolo, sia in quello manifatturiero, sia in quello dei servizi.

Quali potrebbero essere gli ostacoli per un loro inserimento lavorativo?
C’è innanzitutto l’ostacolo della lingua. Inoltre quello della carenza di abitazioni. Ma nel panorama europeo e anche in quello italiano ci sono molte esperienze positive alle quali dovremmo attingere, per riprodurle e generalizzarle: qui da noi, penso per esempio all’esperienza della cooperativa milanese Dar-Casa animata da Piero Basso; oppure al grande lavoro di accoglienza e assistenza svolto dalla Caritas ambrosiana presieduta da don Virginio Colmegna; oppure ancora al lavoro prezioso di integrazione svolto da tanti insegnanti di scuola media, in silenzio e tra mille difficoltà, ma sovente con successo.

Viene obiettato che non abbiamo un sistema efficiente di riqualificazione e sostegno al reddito, come pensa che l’Italia possa sostenere l’arrivo in massa di nuovi “lavoratori”?
Se fossimo capaci di regolarizzare tutti i rapporti di lavoro degli extracomunitari di fatto attivi nel nostro Paese, questo porterebbe un gettito fiscale e contributivo più che sufficiente per garantire loro non solo il trattamento previdenziale cui hanno diritto, ma anche i servizi di formazione e riqualificazione di cui essi possono avere bisogno e i cosiddetti ammortizzatori sociali per il caso di sospensione o perdita del lavoro.

Non si rischia, con questi flussi in entrata, di precarizzare ulteriormente una situazione già di per sé difficile?
La mia proposta, contenuta nel progetto del nuovo Codice del Lavoro semplificato (d.d.l. n. 1873/2009 – n.d.r.), è quella di un nuovo diritto del lavoro capace di applicarsi in modo universale a tutti i nuovi rapporti di lavoro: tutti a tempo indeterminato (salvi i casi classici di contratto a termine, per lavori stagionali, sostituzioni di malattia, ecc.), a tutti le protezioni essenziali, ma nessuno inamovibile. L’idea è di conservare il controllo giudiziale contro il licenziamento discriminatorio, ma non quello sul licenziamento per motivi economici od organizzativi: qui occorre invece, in cambio dell’esenzione dal controllo giudiziale, responsabilizzare l’impresa per una ragionevole sicurezza economica e professionale del lavoratore nel passaggio dal vecchio al nuovo lavoro. Questa riforma garantirebbe al tempo stesso una maggiore fluidità del mercato del lavoro e una maggiore sicurezza nel mercato stesso di tutti i nuovi lavoratori, comunitari o extra-comunitari che siano.

da: Pietro Ichino |  UNA POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE RADICALMENTE NUOVA.


impedito che un anziano, affetto da demenza senile, permettesse alla propria badante di mandarlo in rovina – Corriere di Bologna

 

L’intuito del titolare di un’agenzia immobiliare e di un parroco ha impedito che un anziano, affetto da demenza senile, permettesse alla propria badante di mandarlo in rovina. Oggi, a distanza di tre anni dalle malefatte ai danni di una persona fragile e inconsapevole, il pm Antonello Gustapane ha chiesto il giudizio immediato per la donna, una romena di 51 anni. Le accuse sono circonvenzione di incapace e sostituzione di persona.

Ne avrebbe combinate davvero tante l’imputata, dal reiterato tentativo di farsi sposare a quello di impossessarsi di tutti gli averi della vittima, il signor Eugenio, oggi 84enne. I fatti risalgono al biennio 2007-2008 e sono cessati quando gli uomini del commissariato Due Torri San Francesco sono intervenuti per impedire le nozze civili fra la romena e il nonno. Ma partiamo dal principio. Secondo gli accertamenti della polizia giudiziaria, dall’aprile 2007, quando la donna ha preso servizio presso l’abitazione dell’anziano, a Bologna, allo stesso mese dell’anno successivo, la romena Anica Stancu si sarebbe fatta consegnare numerose somme di denaro adducendo giustificazioni più o meno credibili, sulle quali l’uomo, poco lucido e inerme, non stava a questionare. Lei chiedeva, lui si recava in Carisbo e prelevava. Così per mesi. Forte del successo dei raggiri e della fiducia che, nonostante tutto, l’anziano nutriva nei suoi confronti, la badante ha provato a fare il salto di qualità convincendo la vittima a vendere un appartamento in via Pastrengo per poi farsi dare i soldi.

Ma la signora è incappata  in un agente immobiliare molto attento, e onesto, che, insospettito, ha messo in moto la macchina delle indagini

l’intero articolo qui:La badante e le nozze per raggirare il nonno – Corriere di Bologna.


Pacchetto sicurezza e immigrazione clandestina – GIOVANNA SAVORANI – G. Giappichelli Editore

PACCHETTO SICUREZZA E IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

I riflessi sull’attività della pubblica amministrazione. Atti del Convegno organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza (Genova, 29 gennaio 2010)


2011 – pp. XII-220 – € 21,00 – ISBN 978-88-348-1681-3

Collana del corso di laurea in servizio sociale Facoltà di Giurisprudenza – Università di Genova – 08


Il volume raccoglie gli Atti del Convegno organizzato a Genova il 29 gennaio 2010 dalla Facoltà di Giurisprudenza, Corso di Laurea in Servizio Sociale, con il contributo dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CROAS Liguria e CNOAS). I relatori hanno analizzato l’impatto del c.d. pacchetto sicurezza sulla fruizione da parte degli stranieri irregolari di alcuni pubblici servizi, soffermandosi in particolare sulle questioni in materia di sanzioni penali, matrimonio, dichiarazione di nascita e di riconoscimento di figlio naturale, servizi scolastici, sociali, sanitari, di cura e riabilitazione da malattie mentali o tossicodipendenze. La posizione giuridica degli stranieri risulta frammentata in un «soqquadro normativo» che amplia la discrezionalità ed anche la responsabilità dei singoli operatori. I contributi qui raccolti indicano principi e linee di comportamento rispettose dei diritti fondamentali dello straniero e conformi ai principi deontologici delle professioni di cura e aiuto alla persona. Si tratta di indicazioni particolarmente utili nell’attuale emergenza di esodi massicci di migranti dal nord Africa e che sono attuali nonostante alcuni disposti del pacchetto sicurezza siano ormai inapplicabili a seguito dell’entrata in vigore, il 25 dicembre 2010, della dir. 2008/115/CE, sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare.
Introduzione (G. Savorani). IL QUADRO NORMATIVO. Cittadinanza locale, leggi nazionali, principi europei: il (soq)quadro normativo sulla posizione degli stranieri (P. Martinelli). Le novità introdotte dal «pacchetto sicurezza» nel T.U. sull’immigrazione (I. Fanlo Cortés). I reati degli immigrati. Criminalizzazione di massa o bolla mediatica? (P. Pisa). Profili di responsabilità penale dell’operatore sociale (A. Peccioli). Atti di stato civile e rapporti di filiazione nella nuova disciplina (G. Ferrando). Il matrimonio dello straniero e la regolarità del soggiorno (L. Lenti). Servizi pubblici, esibizione del permesso di soggiorno ed eventuale obbligo di denuncia (E. Fiorini). I PROBLEMI APPLICATIVI. I limiti della legge n. 94/2009 al matrimonio dello straniero nella pratica dell’ufficiale di stato civile (R. Calvigioni). Integrazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana e pacchetto sicurezza (C. Nosenghi). Risvolti applicativi del pacchetto sicurezza nell’attività dell’ufficio immigrazione della Questura di Genova (M.R. Cardillo). L’incidenza del pacchetto sicurezza sull’azione professionale dei servizi sociali (L. Riccio). Alcune difficoltà applicative della Legge n. 94/2009 per i servizi sociali (M. Maimone). Immigrazione e salute: il compito dell’operatore sanitario tra deontologia, mediazione culturale e rispetto del T.U. sull’immigrazione (C. Culotta). Ambulatorio per immigrati irregolari: l’esperienza degli operatori socio-sanitari della ASL 4 (L. Morbelli). Immigrazione e dipendenza: i servizi sociali tra diritto e diritti (R. D’Alessandro). Il pacchetto sicurezza nel contesto sociale e politico recente. Note sull’attività di ricerca socio-criminologica a carattere locale (S. Padovano).

Pacchetto sicurezza e immigrazione clandestina – GIOVANNA SAVORANI – G. Giappichelli Editore.


la Danimarca sospende il trattato di Schengen e reintroduce i controlli alle frontiere. Troppi immigrati, troppa criminalità | in l’Occidentale

Sembrava una proposta destinata a cadere nel vuoto, forse solo una provocazione. Invece il Partito Popolare Danese l’ha spuntata: la Danimarca sospende il trattato di Schengen e reintroduce i controlli alle frontiere. Ad annunciarlo è stato Claus Hjort Frederiksen, ministro delle finanze del governo danese: “Durante gli scorsi anni abbiamo visto crescere i crimini transfrontalieri” ha spiegato, “questa decisione punta a frenare il problema”. Troppa immigrazione e troppa criminalità da oltreconfine per il governo danese: il gioco non vale più la candela, meglio tornare al passato.

Entro due, massimo tre settimane la polizia tornerà a controllare chi entra dai confini con la Germania, ma anche nei porti e sul ponte che collega Danimarca e Svezia. Il ministro Frederiksen ha spiegato che saranno istallate nuove apparecchiature elettroniche di identificazione alla frontiera tedesca, strumentazioni in grado di identificare le targhe delle macchine.

Così come gran parte delle leggi sull’immigrazione introdotte nell’ordinamento danese, anche stavolta a spingere per il ripristino dei controlli alle frontiere è stato il Partito Popolare Danese. Lotta all’immigrazione clandestina, lotta alla criminalità internazionale, lotta al narcotraffico: questi alcuni dei capisaldi del partito. La leader Pia Kjærsgaard aveva già speso parole molto chiare: “I controlli alle frontiere sono un diritto per i nostri cittadini”, un diritto ritenuto necessario per porre un freno soprattutto all’entrata in Danimarca di stranieri provenienti dai paesi dell’Europa orientale, paesi ritenuti (non solo a Copenhagen) inaffidabili nel gestire l’emigrazione: troppo pochi i controlli alle frontiere, senza regole i flussi migratori. Agli occhi del Partito Popolare danese, l’ondata di profughi proveniente dai paesi nord-africani ha aperto un secondo fronte al quale guardare con preoccupazione: “Abbiamo problemi con i cittadini dell’est Europa che stanno venendo qui e corriamo il rischio di avere gli stessi problemi con quelli dal Nord Africa” aveva detto Pia Kjærsgaard.

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l’intero articolo qui: La Danimarca sospende Schengen. Troppi immigrati, troppa criminalità | l’Occidentale.


Comunità straniere, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Comunità straniere

2009

Romeni d’Italia. Migrazioni, vita quotidiana e legami transnazionali, Pietro Cingolani, Il Mulino, 2009, pp. 336, € 26,00

America Latina – Italia. Vecchi e nuovo migranti, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2009

2008

I cinesi non muoiono mai. Lavorano, guadagnano, cambiano l’Italia e per questo ci fanno paura, Raffaele Oriani, Riccardo Staglianò, Chiarelettere collana ”Principio attivo”, 2008, pp. 236, € 14,60

Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, a cura di Franco Pittau, Antonio Ricci, Alessandro Silj, Caritas Italiana, Idos, 2008

Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell’immigrazione, Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con Università di Bari, Dipartimento Scienze economiche Università di Tirana, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes,Edizioni Idos, 2008, pp.191

Fuori dalla linerità delle cose semplici. Migranti albanesidi prima e seconda generazione, a cura di Ennio Pattarin, Franco Angeli, collana “Politiche migratorie“, 2007


Immigrazione in Italia e Europa, bibliografia a cura di http://www.cestim.it

Immigrazione in Italia e Europa

2010

Africa – Italia. Scenari migratori, Caritas/Migrantes, Edizioni Idos, 2010

2009

Richiesti e respinti. L’immigrazione in italia. Come e perche’, di Maurizio Ambrosini, Il Saggiatore, collana Cultura4, 2010, pp. 256, € 20,00

Migrazioni e società. Una rassegna di studi internazionali, Maurizio Ambrosini Emanuela Abbatecola (a cura di), Franco Angeli, 2009, pp.278, € 24

L’esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in italia, di Maria Immacolata Macioti, Enrico Pugliese, Laterza, Collana Libri del Tempo, 2010, pp. 332, € 22,00

Le migrazioni. Un’introduzione storica, Michele Colucci, Matteo Sanfilippo, Carocci, 2009, pp. 156, € 14,00

Quattordicesimo rapporto sulle migrazioni 2008, Fondazione ISMU, Franco Angeli, 2009, pp. 400, € 24

2008

Immigrazione e cittadinanza locale. La governance dell’integrazione in Italia, di Francesca Campomori, Carocci, collana Biblioteca di testi e studi, 2008, pp. 256, € 25,30

Da immigrato a cittadino: esperienze in Germania e in Italia. Integrazione degli immigrati, delle loro famiglie e dei giovani, Caritas Italiana, Idos, 2008, p. 125 (in lingua italiana) – 131 (in lingua tedsca), € 4

Misurare l’integrazione. Il caso dell’Italia. Indici territoriali di inserimento socio-lavorativo degli immigrati non comunitari, Rapporto finale, Progetto transnazionale di ricerca MITI, a cura del Centro studi e ricerche Idos, Idos, 2008

Atlante dell’immigrazione in Italia, di Fabio Amato, Carocci, p. 140, € 13,50. Recensione di Giovanna Pajetta da Il Manifesto del 18/10/2008

Migrazioni e trasformazione sociale in Italia. Dall’età moderna a oggi, di Patrizia Fazzi, Franco Angeli, collana “La società moderna e contemporanea“, Analisi e contributi, 2008, pp. 288, € 25

Immigrazione come, dove, quando. Manuale d’uso per l’integrazione, a cura del Ministero del Lavoro, della Salute e della Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, 2008, p. 170. Disponibile online in lingua italiana

Mobilità umane. Introduzione alla sociologia delle migrazioni, di Salvatore Palidda, Raffaello Cortina Editore, 2008, pp.112, € 19,50

Immigrazione: fa più rumore un albero che cade che la foresta che cresce, di Paolo Ferrero, introduzione di Don Luigi Ciotti, Claudiana, 2008, pp.126, € 9

Trent’anni dopo, a cura di Aher Colombo, Giuseppe Sciortino, Il Mulino, collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”, serie “Stranieri in Italia“, 2008, pp. 300, € 20

Tredicesimo Rapporto sulle migrazioni 2007, Fondazione Ismu, Franco Angeli, collana I.S.MU Fondazione per le Iniziative e lo Studio sulla Multietnicità, 2008, pp. 400, € 24,00

Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche, di Angelo Ferracuti, Daniele Maurizi, Ediesse, collanaCartabianca, 2009, pp. 176, € 10

Immigrati in-stabili. Vivere da stranieri in Provincia di Venezia, a cura di Stefania Bragato , Vania Colladel, COSES e Nuovadimensione, 2009

Immigrazione straniera in Veneto. Rapporto 2008, a cura di Osservatorio Regionale sull’Immigrazione, Assessorato alle politiche dei flussi migratori, Franco Angeli, Economia – Ricerche, 2008

Osservatorio Romano sulle Migrazioni Quarto rapporto 2007, Caritas di Roma, Idos, 2008

Le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell’area romana. Indagine campionaria e approfondimenti tematici, Caritas Italiana, Idos, 2008

Dal lavoro alla cittadinanza. L’immigrazione in Toscana, a cura di Michele Beudò, Francesca Giovani, Teresa Savino, IRPETIstituto Regionale Programmazione Economica Toscana, Regione Toscana, 2008

Immigrazione e cittadinanza. I numeri del fenomeno e le opinioni dei giovani della provincia di Belluno, di Francesco De Bon, prefazione di Don Luigi Ciotti, EGA Editrice, collana “Studi e ricerche”, 2007. Prefazione del volume dal sito Gruppo Abele

Osservatorio Romano sulle Migrazioni. IV Rapporto, promosso dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con Camera di Commercio, Comune di Roma, Provincia di Roma, Edizioni IDOS Centro Studi e Ricerche, 2008

Immigrati a Roma e Provincia. Luoghi di incontro e di preghiera, a cura di Caritas e Migrantes diocesane della diocesi di Roma. Quarta edizione della guida tascabile

Dal lavoro alla cittadinanza. L’immigrazione in Toscana, a cura di Michele Beudò, Francesca Giovani, Teresa Savino, IRPET Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana , Regione Toscana, 2008

Osservatorio romano sulle migrazioni. Terzo Rapporto, Caritas di Roma, Idos Immigrazione Dossier Statistico, 2007

A lungo andare. Le migrazioni da e per Lamporecchio, Larciano, Monsummano Terme e Pive a Nevole, di Barbara Beneforti, Roberto Niccolai, Sebastiano Ortu, Settegiorni editore, collana Tracce ritrovate 1, 2007


Gianfranco Fini, “Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni”- ilGiornale.it del 05-05-2011

Gianfranco Fini, Il fondatore di Futuro e Libertà ha, quindi, illustrato la sua ricetta.

“Chi è nato in Italia o chi vi ha compiuto un ciclo di studi deve poter diventare italiano prima di compiere diciotto anni e questo affinché la sua condizione giuridica corrisponda al sentimento del suo cuore, affinché egli non trascorra gli anni cruciali della sua formazione umana e civile nella condizione dello straniero o, in qualche caso, dell’emarginato, del diverso – è il ragionamento di Fini – affinché soprattutto l’Italia sia da lui percepita come la comunità civile e politica nella quale trovare opportunità e diritti, ovviamente onorando doveri e garantendo impegno”.

da: Immigrati, Fini rilancia: “Ora rimuovere le fobie e favorire la cittadinanza” – Interni – ilGiornale.it del 05-05-2011.


RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES, di Tim Hatton in LAVOCE.INFO Newsletter

RIFUGIATI TRA LAMPEDUSA E BRUXELLES *

PDF dell'articolo
di Tim Hatton
argomento Immigrazione Europa
La recente ondata di rifugiati dal Nord Africa ha creato divisioni all’interno dell’Unione Europea, tra gli stati in prima linea nell’affrontare il problema e quelli che non sono direttamente coinvolti. Manca infatti un meccanismo che permetta di suddividere tra i vari paesi il peso di un afflusso improvviso di migranti. Eppure dalla crisi in Kosovo a oggi, l’Europa ha fatto dei passi avanti. È questo uno dei temi di cui si discuterà a Trento nelle giornate del Festival dell’Economia , a cui parteciperà anche l’autore di questo articolo


Marco Aime, antropologo e scrittore, conduce il seminario sul tema “Convivere con le diversità”


Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani, DPCM 5 aprile 2011

DPCM 5 aprile 2011 Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani (GU n. 81 del 8-4-2011)


Dossier “Immigrazione, intesa tra Governo, Regioni ed autonomie locali”

Il Governo ha deciso di concedere agli immigrati, sbarcati a Lampedusa nelle scorse settimane, un permesso temporaneo di soggiorno. Per il piano di accoglienza dei profughi, ma anche dei migranti, verranno utilizzati i fondi della protezione civile ed è stato allertato tutto il sistema di protezione civile nazionale in accordo con le regioni, le province e i comuni. Il Governo si impegna ad avviare un’iniziativa verso l’Unione Europea per dare corso all’articolo 5 della Direttiva n. 55 del 2001; i destinatari del permesso di soggiorno di cui all’articolo 20 che opteranno per la permanenza in Italia saranno assistiti su tutto il territorio nazionale e di ciò si fa garante il Governo; il piano per l’accoglienza dei profughi deve prevedere step di attuazione per singola Regione, tenendo conto delle assegnazioni già realizzate in queste settimane, mantenendo così in ogni fase l’equa distribuzione sul territorio nazionale; deve essere assicurato un finanziamento adeguato e capiente per sostenere l’emergenza al Fondo presso il Dipartimento nazionale di Protezione civile, che sarà utilizzato per finanziare le attività su tutto il territorio nazionale del sistema di protezione civile e sarà attivato attraverso apposita ordinanza di protezione civile; quanto ai minori stranieri non accompagnati, deve essere assicurato un finanziamento pluriennale creando un Fondo apposito a favore dei Comuni che prendono in carico i minori, cui spetterà di assegnare il minore alle strutture a tal fine autorizzate; questo nuovo sistema di accoglienza diffusa sull’intero territorio nazionale consente di superare l’attuale gestione degli immigrati irregolari.


Consolato generale degli Stati Uniti d’America, Fondazione Ismu – iniziative e studi sulla Multietnicità, con il patrocinio della Provincia di Milano IMMIGRAZIONE: VEICOLI ED ESEMPI DI INTEGRAZIONE Corso Monforte, 14 aprile 2011, ore 9-13


Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti

L’Eurostat (Agenzia Statistica Europea), nel suo rapporto del 2010 relativo al 2009, informa che i cittadini stranieri rappresentano il 6,4% della popolazione europea della UE a 27 paesi.
In particolare:
Germania: 7,2 milioni pari al 8,9% della popolazione
Spagna: 5,7 milioni pari al 12% della popolazione
Regno Unito: 4 milioni pari al 4,8% della popolazione
Italia: 3,9 milioni pari al 6,5% della popolazione
Francia: 3,7 milioni pari al 5,8% della popolazione

da: Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE | SiamoTuttiGiornalisti.


Gli islamici contro i padri | Carta

…. l’avanguardia del movimento è la stessa: una generazione di giovani, educati, “connessi”, informati di ciò che accade all’estero, mossi dal desiderio e dalla rivendicazione di libertà, oltre che dalla critica alla natura predatoria delle dittature. Alla base dei movimenti, dunque, c’è un elemento generazionale, che a sua volta rimanda a un aspetto demografico: pressoché ovunque nel mondo arabo, stiamo assistendo alla progressiva diminuzione del tasso di natalità. Quella che è scesa per le strade, è la generazione figlia del picco demografico, e nutre aspettative molto alte in termini non solo sociali, ma anche di educazione e politica. I giovani del Cairo o di Tunisi non hanno nessuna intenzione di vivere come i loro padri: i dittatori erano già in carica quando sono nati – si pensi a Gheddafi, Mubarak e in parte allo stesso Ben Ali – e, sotto questo punto di vista, hanno voluto rompere con la tradizionale cultura autoritaria che ha dominato i Paesi in cui vivono. Ciò spiega anche l’assenza di veri e propri leader carismatici delle rivolte, e prima ancora di qualunque culto del leader carismatico. Si tratta di una generazione piuttosto individualistica, che reclama pluralismo, multipartitismo, parlamentarismo, e che non lega le proprie rivendicazioni a vere e proprie ideologie o a un’idea forte dello Stato

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nessuno slogan islamico, nessuna bandiera religiosa, nessuno che brandisca il Corano. Ciò non vuol dire che i dimostranti siano portatori di una mentalità secolare, perché continuano a essere credenti, ma lo sono in senso personale. Nel mondo arabo, infatti, al contrario di quanto continuano a pensare in molti, la religione si è individualizzata e depoliticizzata

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già venti anni fa sostenevo che il modello della rivoluzione islamica, a causa di contraddizioni interne, non potesse più funzionare, e che le vie di uscita dall’impasse dell’islam politico fossero due: da una parte la via della democratizzazione, dall’altra il salafismo, che preferisco definire neo-fondamentalismo, in altri termini una re-islamizzazione che si declina come progetto sociale e culturale, piuttosto che politico.

l’intero articolo qui:

Gli islamici contro i padri | Carta.


E li chiamano clandestini – Luigi Manconi – l’Unità

Questi i dati: dal 1988 a oggi, sono almeno 23.000 i morti in mare lungo le rotte che dalle coste settentrionali dell’Africa vanno verso l’Europa, la Turchia e lo stretto di Gibilterra. E ciò significa 2,7 morti in quel tratto di mare, ogni giorno che Dio manda in terra. Sono cifre crudeli, approssimate per difetto. Ma già così dicono molto anche a proposito della tragedia di due giorni fa: e rivelano la miseria del nostro discorso pubblico e, prima ancora, del nostro linguaggio. Eccoli qui quelli che chiamiamo “clandestini”: i molti “sommersi” (250) e i pochi “salvati” (53), che mostrano impietosamente (impietosamente verso di noi questa volta) la torva vacuità del nostro vocabolario. Perché questi sarebbero i “clandestini”, secondo il termine che spadroneggia, indisturbato, in tutti i mezzi di comunicazione. Sarebbero clandestini, cioè, quanti, nella maniera più aperta e visibile, offrono al nostro sguardo, a quello delle telecamere e a quello delle forze di polizia, tutta intera la propria faccia, la propria nudità, la propria sofferenza. E, invece, niente di meno “clandestino” di quei volti, di quei corpi, di quelle esistenze che ci vengono incontro, quando non vengono fermate prima, su quelle imbarcazioni di fortuna. Clandestini i bambini annegati nella notte tra il 5 e il 6 aprile e clandestino quel Yeab Sera, nato il 25 marzo su un pezzo di legno in mezzo al Mediterraneo, da una donna in fuga dalla Libia. È pur vero che ci si premura di dire che questi ultimi, in quanto provenienti dall’Eritrea o dalla Somalia – a differenza dei tunisini – sarebbero profughi: e, dunque, meritevoli di una diversa accoglienza e del riconoscimento di una protezione umanitaria. Ma tale distinzione, anche se dotata di una base giuridica, risulta oggi approssimativa: tanto più quando i paesi di provenienza, come nel caso della Tunisia, pur non teatro di un conflitto bellico o di una guerra civile, sono connotati da profonda instabilità. Oggi, si può dire che la figura del profugo politico e del migrante economico tendono a sovrapporsi; e quel sottinteso di ipocrisia, che la distinzione prima ricordata rivela, mostra tutta la sua indecenza se consideriamo la natura del trattamento che nei fatti accomuna entrambi, profughi e migranti. E questo riguarda i sopravvissuti. Di quelli che non ce l’hanno fatta sappiamo molto poco. Tre morti al giorno ogni santo giorno sono, probabilmente, assai meno del numero reale. E, infatti, di molti naufragi e, prima, di molte fughe, non esiste alcuna documentazione. D’altra parte, una percentuale elevatissima di quei morti (intorno al 50%) viene classificata alla voce “dispersi”, ovvero cadaveri mai più ritrovati, senza un nome e una tomba. Tutto ciò rivela come il discorso pubblico sulle migrazioni si fondi su una costruzione ideologica. Basti ricordare che: a. gli sbarchi a Lampedusa hanno costituito, in questi anni, appena il 5% del complesso degli ingressi irregolari; b. una volta bloccato l’accesso a Lampedusa, a partire dalla seconda metà del 2009, i flussi via mare si sono indirizzati verso la Puglia, la Calabria, la Sardegna; c. una quota cospicua di quanti approdano sulle nostre spiagge è costituita da profughi, destinati a ottenere – come poi avviene per molti – lo status di rifugiati. E qui non è inutile ricordare un altro dato significativo. Tutti, ma proprio tutti, hanno trovato comodo richiamare la responsabilità dell’Unione Europea e la necessità di un impegno comune. Sarà pur vero, ma consideriamo alcune cifre inequivocabili, che confermano l’eccezionale avarizia del nostro paese.

In Francia (65milioni di abitanti) al 31 dicembre 2009 erano presenti 196384 rifugiati; in Germania (83 milioni di abitanti) 593799; nel Regno Unito (popolazione di quasi 60 milioni) 269363. In altre parole, i “parenti d’oltr’Alpe”, oggi nuovamente “serpenti”, ospitano – con una popolazione appena superiore – un numero di rifugiati più di tre volte maggiore del nostro (54985). E se consideriamo un altro dato, lo scenario non cambia. Solo la Francia presenta una percentuale di immigrati (rispetto all’intera popolazione) inferiore a quella italiana, mentre l’Inghilterra e la Germania, accolgono una percentuale di immigrati maggiore della nostra. E per conoscere la qualità del trattamento riservato ai profughi in Italia, è sufficiente visitare uno degli “insediamenti informali” presenti a Roma: al binario 15 della stazione Ostiense, da anni vive, si fa per dire, un centinaio di profughi afghani.


è stato sottoscritto il 6 aprile 2011 un accordo per affrontare l’emergenza umanitaria determinatasi con i recenti flussi di immigrazione

Nella cabina di regia è stato sottoscritto il 6 aprile 2011 un accordo per affrontare l’emergenza umanitaria determinatasi con i recenti flussi di  immigrazione.
Si riporta di seguito il testo integrale dell’Accordo che aggiorna quello sottoscritto il 30 marzo.
Nella cabina di regia della Conferenza Unificata del 6 aprile 2011, il Governo, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali, preso atto che il Governo per affrontare l’emergenza umanitaria ha assunto la determinazione – sulla base anche del confronto con Regioni e Enti locali – di avvalersi dell’articolo 20 del T.U. Immigrazione, ribadiscono che tutte le Istituzioni della Repubblica responsabilmente si impegnano ad affrontare questa emergenza umanitaria con spirito di leale collaborazione e solidarietà. Ciò impegna tutti i livelli della Repubblica ad essere coerenti e conseguenti a questa scelta politica.
Ciò premesso, il Governo, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali convengono di integrare il precedente accordo, siglato lo scorso 30 marzo, con i seguenti punti:
1) il Governo si impegna ad avviare un’iniziativa verso l’Unione Europea per dare corso all’articolo 5 della Direttiva n. 55 del 2001;
2) i destinatari del permesso di soggiorno di cui all’articolo 20 che opteranno per la permanenza in Italia saranno assistiti su tutto il territorio nazionale e di ciò si fa garante il Governo;
3) il piano per l’accoglienza dei profughi sarà presentato entro 10 giorni attraverso il sistema di protezione civile nazionale, deve prevedere step di attuazione per singola Regione, tenendo conto delle assegnazioni già realizzate in queste settimana, mantenendo così in ogni fase l’equa distribuzione sul territorio nazionale. Tale Piano dovrà prevedere anche l’assistenza per gli immigrati a cui è riconosciuto l’articolo 20 per coloro che decidessero di rimanere in Italia. Anche al fine di determinare e avere il quadro progressivo ed esatto delle presenze nell’ambito di tutto il territorio nazionale. A tal fine è ripristinato il tavolo presso il Dipartimento nazionale della Protezione civile con il sistema della Protezione civile regionale, integrato dai rappresentanti di Anci e Upi e Regioni;
4) deve essere assicurato un finanziamento adeguato e capiente per sostenere l’emergenza al Fondo presso il Dipartimento nazionale di Protezione civile che sarà utilizzato per finanziare le attività sul tutto il territorio nazionale del sistema di protezione civile. Ciò va attivato attraverso apposita ordinanza di protezione civile.
5) per dare piena attuazione all’accordo p recedente in relazione ai minori stranieri non accompagnati, deve essere assicurato il finanziamento pluriennale creando un Fondo apposito in favore dei Comuni che prendono in carico i minori, cui spetterà di assegnare il minore alle strutture a tal fine autorizzate;
6) questo nuovo sistema di accoglienza diffusa sull’intero territorio nazionale consente di superare l’attuale gestione degli immigrati irregolari.
Il link all’accordo: www.regioni.it/upload/060411_acc_immigraz.pdf

da: Newsletter n. 1771 del mercoledì 6 aprile 2011.


Governo italiano: Dossier “Lampedusa: una cabina di regia per l’emergenza immigrati”

a prima misura contenuta nel Piano per fronteggiare l’emergenza immigrazione è di fermare gli sbarchi. Per questo motivo, il presidente Berlusconi e il ministro Maroni hanno incontrato a Tunisi il primo ministro del nuovo governo tunisino per chiedere il rispetto degli accordi bilaterali del 2009. Il Governo è pronto a mettere in campo una serie di misure a favore della Tunisia in termini di mezzi ed equipaggiamenti alla forze di polizia per un valore di circa 100 milioni di euro. La seconda misura è la distribuzione in ciascuna regione – in proporzione della popolazione e ad eccezione dell’Abruzzo – dei profughi in centri di prima accoglienza. Su questo punto, il Consiglio dei ministri, riunito il 31 marzo in via straordinaria, ha preso atto della disponibilità e della sensibilità dimostrata dalle Regioni e dagli Enti locali per l’immediata gestione dell’emergenza. Il Governo, infine, come terza misura avvierà un’iniziativa nei confronti dell’Unione europea per una doverosa condivisione, nel rispetto delle norme europee, dell’emergenza umanitaria. Per quanto riguarda lo sgombero degli immigrati da Lampedusa, le operazioni di reimbarco continuano come da programma e sono ormai quasi ultimate. Gli immigrati giunti nel nostro Paese sono soprattutto cittadini tunisini ma, in generale il problema immigrati, scaturisce dalla crisi politica ed economica che ha investito e travolto i governi di alcuni paesi del nordafrica ed interessa tutta la sponda sud del Mediterraneo. Berlusconi ha fatto presente che “molti di questi immigrati hanno manifestato la volontà di ricongiungersi con parenti e amici”. Per questi si pensa alla possibilità di “concedere un permesso di soggiorno temporaneo”. E, in questo caso si attiverebbe lo strumento legislativo della solidarietà europea.


Luca Ricolfi, DURANTE QUESTA GRAVISSIMA RECESSIONE IL TASSO DI OCCUPAZIONE DEGLI STRANIERI IN ITALIA È NOTEVOLMENTE CRESCIUTO, NON SOLTANTO PER EFFETTO DELLE REGOLARIZZAZIONI, MA PERCHÉ LA NOSTRA ECONOMIA CREA PREVALENTEMENTE POSTI DI LIVELLO PROFESSIONALE MEDIO-BASSO CUI LE NUOVE LEVE ITALIANE NON SONO DISPONIBILI, La Stampa del 2 aprile 2011

l’Istat ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’occupazione nel 2010, nonché i dati provvisori dei primi due mesi dell’anno. Ebbene, quei dati ci forniscono un quadro del mercato del lavoro tutt’altro che sorprendente per gli studiosi, ma in forte contrasto con molte credenze diffuse nel mondo della politica e dei media. Proviamo a sintetizzare. Nei primi tre anni della crisi, ossia fra la fine del 2007 e la fine del 2010, l’occupazione in Italia è diminuita di circa 400 mila unità (senza contare la cassa integrazione).
Quella variazione, tuttavia, è il saldo fra un crollo dell’occupazione degli italiani, che hanno perso quasi 1 milione di posti di lavoro, e un’esplosione dell’occupazione degli stranieri, che ne hanno conquistati quasi 600 mila. Nel 2007, prima della crisi e dopo quasi vent’anni di immigrazione, gli stranieri occupati in Italia erano circa 1 milione e mezzo, tre anni dopo erano diventati 2 milioni 145 mila, quasi il 40% in più. Un boom di posti di lavoro nel pieno della più grave crisi dal 1929.
Come è possibile? In parte lo sappiamo: gli italiani, pur non essendo molto più istruiti degli stranieri regolarmente residenti in Italia, non sono disposti a fare tutta una serie di lavori che gli stranieri invece accettano. Ma questa non è una novità. La novità è che durante la crisi l’occupazione straniera è esplosa, e continua a crescere a un ritmo elevatissimo.
Anche nell’ultimo anno, con i primi timidi segnali di ripresa, gli italiani hanno perso qualcosa come 166 mila posti di lavoro, mentre gli stranieri ne hanno guadagnati ben 179 mila (+9,1%).
È possibile che una parte dei nuovi posti di lavoro siano state semplici regolarizzazioni, soprattutto relative a «badanti» già occupate. Ma questo meccanismo può spiegare solo una parte dell’aumento, visto che – nonostante la drammatica crisi dell’edilizia – l’occupazione degli stranieri maschi è aumentata di quasi il 30% in soli 3 anni, e continua ad aumentare anche in questi mesi.
La realtà, forse, è un’altra, più difficile da digerire per noi italiani. Nella crisi, il nostro sistema produttivo è diventato ancor meno capace di prima di generare posti accettabili per gli italiani. È per questo che gli immigrati regolari stanno lentamente, ma implacabilmente, diventando uno dei segmenti più dinamici e attivi della società italiana, come mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione (in calo per gli stranieri ma non per gli italiani), il contributo al Pil, il valore delle rimesse verso i Paesi d’origine, il moltiplicarsi in ogni parte d’Italia delle partite Iva e delle micro-imprese gestite da immigrati: negozi, bar, officine, aziende di trasporti e di servizi. È triste ammetterlo, ma gli stranieri occupati in Italia sono diversi da noi non già perché «loro» sono meno istruiti e meno ricchi, ma perché somigliano a quel che noi stessi eravamo negli Anni 50: un popolo uscito da mille difficoltà e determinato a conquistarsi un futuro a colpi di sacrifici e duro lavoro.

da: http://www.pietroichino.it/?p=13767


Immigrazione: piano del PD per emergenza | Partito Democratico

Di fronte all’emergenza immigrazione, per incapacità e per esigenze strumentali, il governo ha creato uno stato di confusione e di sbandamento creando tensioni mai viste neppure in situazioni più difficili di questa, che pure il nostro Paese ha saputo affrontare, come nel caso del Kosovo, quando si registrarono circa 50mila arrivi. 
Assumendosi le sue responsabilità di fronte al Paese, il Partito Democratico presenta le sue proposte per uscire finalmente da una situazione insostenibile e affrontare l’emergenza. 
Innanzitutto, impegniamo il governo a ottenere un accordo con la Tunisia, che preveda in particolare uno stop agli arrivi oltreché una gestione programmata dei rientri.
Secondo, chiediamo l’applicazione dell’articolo 20 del decreto legislativo 286 del 1998 (Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali), così da ottenere dall’Unione europea l’applicazione della direttiva 55 del 2001 relativa alla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e alla cooperazione in ambito comunitario, recepita dal decreto legislativo n.85 del 2003, che rende quindi possibile la circolazione europea e il tempo necessario per organizzare le operazioni di rimpatrio evitando problemi rilevanti di allarme sociale. Si tratta di una scelta ineludibile per garantire la sicurezza e dare certezza a tutto il percorso.
Terzo, sulla base dei precedenti punti, chiediamo al governo di abbandonare la strategia delle tendopoli che stanno già creando tensioni ingestibili. In accordo con le Regioni, gli Enti locali e in collaborazione con le associazioni di volontariato e la Protezione civile, si organizzi l’accoglienza in modo diffuso sul territorio.Il Partito Democratico, in tutti i suoi luoghi di responsabilità, è pronto
sulla base di questo piano a un impegno convinto per uscire dall’emergenza. 
Ciò presuppone una radicale correzione da parte del governo dell’impostazione assunta fin qui. In assenza di questa correzione, il governo si assumerà pienamente una grave responsabilità.
Infine, il Partito Democratico esprime una vivissima preoccupazione per la totale assenza del governo sullo scenario del Mediterraneo, che è di fronte a una evoluzione i cui effetti non sono ancora prevedibili. L’Italia chieda la convocazione urgente di una Conferenza sul Mediterraneo per determinare una visione comune e comuni linee di intervento.

da: Immigrazione: piano del PD per emergenza | Partito Democratico.