Maurizio Crozza sulla LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE da parte del GOVERNO MONTI/NAPOLITANO


Emanuele Severino sulla situazione contemporanea e sulle ragioni della crisi economica. LA DECADENZA DEL CAPITALISMO RIDOTTO COME FOGLIA SECCA: vorrebbe dominare il mondo, ma è sottomesso alla tecnica, in Il Corriere della Sera 18 febbraio 2012


Decrescita: LETTERA A LATOUCHE DALL’IRPINIA di Franco Arminio

La mia adesione alla decrescita è emotiva prima che intellettuale. Sento la necessità di restare qui, ma di restare contribuendo a inventare nuove comunità. Io le chiamo comunità provvisorie. E con questa espressione penso alla certezza dei danni che il modello capitalista arreca al pianeta e alle persone che ancora possiamo dire umane. Non altrettanta chiarezza c’è sull’alternativa. Forse ci vuole che maturi proprio un’altra percezione, un’altra idea del nostro stare al mondo. E forse il fallimento del comunismo è stato dovuto al fatto che non era poi un modello veramente alternativo al capitalismo. In attesa che arrivi un nuovo umanesimo, che a me piace immaginare possa venire da posti come questo, forse si possono tracciare strade provvisorie, strade che non sono dirette verso il sol dell’avvenire, ma che permettano almeno di farci un poco meglio compagnia.

LETTERA A LATOUCHE DALL’IRPINIA di Franco Arminio « Doctor Blue and Sister Robinia.


Monti e l’ICI della Chiesa | Il Post

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La svolta dell’ Ici sulla Chiesa esentasse solo i luoghi di culto, di M. Antonietta Calabrò

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La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

tutto l’articolo qui: La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

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il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.


DECRETO CRESCITALIA, 27 GENNAIO 2012

27 GENNAIO 2012 - ”DECRETO CRESCITALIA”

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dal Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n. 1

da Normattiva – Evidenza.


MILLE PROROGHE, 5 GENNAIO 2012

5 GENNAIO 2012 - ”MILLE PROROGHE”

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dal Decreto-Legge 29 dicembre 2011, n. 216

da Normattiva – Evidenza.


DECRETO SALVA-ITALIA, 2 GENNAIO 2012

 - ”DECRETO SALVA-ITALIA”

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dal Decreto-Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

da Normattiva – Evidenza.


Grecia e Unione Europea: Giorgio dell’Arti fa il Punto, in ALTRI MONDI

I politici greci si sono messi d’accordo fra di loro, ma non ancora con la Ue, con la Bce e col Fondo Monetario, che guarda per ora alle intese interne di quel Paese con un minimo di dubbio. Quindi il fallimento è sempre più vicino, anche se nessuno ci crede, anche se sembra impossibile.

Mettiamo i puntini sulle i. Accordo dei politici greci?

Il presidente del consiglio greco, l’equivalente del nostro Monti, sta in quel posto da poche settimane. Si chiama Lucas Papademos, è un banchiere, viene pure lui da Goldman Sachs. La cosiddetta troika — cioè i rappresentanti di Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale — gli hanno chiesto di: ridurre i dipendenti pubblici di 15 mila unità, primo passo per portarli a un totale di 600 mila adesso sono 750 mila; tagliare del 22% i salari minimi, portandoli a 450-500 euro mensili; altri tagli alle pensioni superiori ai 1200 euro e a quelle integrative 150 euro al mese di meno. La troika chiede nuove privatizzazioni e riduzioni dei salari nel privato. Questo pacchetto andrebbe approvato dal Parlamento di Atene oggi. Il premier Papademos doveva mettersi d’accordo con i capi dei tre partiti principali, Papandreou socialisti, Karatzaferis estrema destra e Samaras centrodestra o moderati. Dopo due giorni di discussioni, un accordo sarebbe stato raggiunto, anche se in questo momento non ne conosciamo i dettagli. Non dev’essere comunque un’intesa troppo convincente. La troika ha risposto: «Beh, cerchiamo di capire meglio».

Come sarebbe?

  • I greci non vogliono toccare le pensioni. Meno che mai le pensioni integrative. Si tratta di mettere insieme 600 milioni.

Se non trovano questi 600 milioni dai tagli alle pensioni integrative, dove andranno a prenderli? In Italia, in questi casi, si ricorre al capitolo «lotta all’evasione fiscale», che è come dire niente, un titolo generico, sotto al quale si può scrivere qualunque numero. È possibile che i greci stiano ricorrendo a un escamotage di questo tipo, e che la troika non ci creda.

Che cosa può fare la troika?

I greci dovrebbero restituire il 20 marzo 14,5 miliardi di debito. Soldi che non hanno. La troika ha promesso di finanziarli con un prestito di 130 miliardi. A patto che taglino quello che devono tagliare. Per ora i 130 miliardi non glieli dànno. I giornali greci fanno titoli in cui si vede la Merkel vestita da nazista.

  • I sindacati hanno proclamato uno sciopero generale oggi e domani. Sono sempre in forte sospetto quando gli scioperi sono proclamati a ridosso della domenica. Ma in ogni caso: scioperando cosa sperano di ottenere? I greci non hanno la coscienza a posto, qualunque rivoluzione delle piazze preparino.


Come può dire questo? Come si può pretendere che uno viva con 450 euro al mese?

  • I greci si son fatti dare soldi per anni, sapendo che non sarebbero stati in grado di restituirli. Hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Con questo sistema i partiti hanno mantenuto le loro posizioni di potere. I conti pubblici sono stati truccati, per ingannare l’Ue, che a sua volta, per ragioni che potranno chiarire solo gli storici, ha fatto finta di credere a quello che gli veniva raccontato sapevano bene che i conti di Atene erano taroccati.

Ho sentito ieri un’intervista di Cofferati, che si indigna per la severità con cui l’Europa tratta la Grecia. I socialisti europei tra cui appunto Cofferati hanno scritto una lettera a Barroso Ue in cui parlano di «grave tradimento del modello sociale europeo e della solidarietà» eccetera.

  • Ma quale modello sociale? I soldi presi in prestito vanno restituiti o no? Dei famosi 130 miliardi, una trentina saranno a carico dell’Italia e siamo autorizzati a immaginare già che, quando arriverà il momento, i greci non saranno in grado di restituirli. Trenta miliardi è la Manovra appena varata da Monti e che ha suscitato tante grida.

Siamo sicuri di quello che diciamo quando critichiamo la Merkel?

La Merkel voleva commissariare la Grecia?

Un’idea non troppo peregrina. Leggo che in Grecia c’è un forte movimento d’opinione per il ritorno alla dracma. Ma il ritorno alla dracma significa scaffali vuoti nei supermercati, automobili di latta, energia col contagocce, eccetera eccetera. Chi mai venderà la sua merce ad Atene in cambio di dracme? E quante dracme ci vorranno, a quel punto, per comprare un euro? E chi vorrà vedersi restituito con le dracme un debito contratto in euro? Cofferati e quelli come lui, prima di parlare, facciano bene i conti, se ne sono capaci.

da ALTRI MONDI.


istruzioni per assicurare l’economicità e l’efficienza nell’azione amministrativa a tutte le strutture che dipendono dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio

Il Presidente del Consiglio, in considerazione della primaria esigenza di rispettare gli obiettivi di finanza pubblica, ha diramato istruzioni per assicurare l’economicità e l’efficienza nell’azione amministrativa a tutte le strutture che dipendono dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio. Il fine è di assicurare non solo la puntuale e sicura osservanza dei limiti di spesa fissati dalle norme, ma anche di evitare spese non indispensabili o non ricollegabili in modo diretto ed immediato ai fini pubblici assegnati alle singole strutture amministrative, astenendosi dall’effettuare spese di rappresentanza, ed evitando di organizzare convegni, o altri eventi non strettamente indispensabili.

Infine è stata ricordata l’esigenza di osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nel codice etico di ciascuna amministrazione, con particolare riferimento a quelle relative al divieto di accettare regali e omaggi di qualsiasi natura di valore superiore a 150 euro,. tali da non poter essere interpretati, da un osservatore imparziale, come finalizzati ad acquisire vantaggi in modo improprio. In ogni caso, i regali di valore superiore devono essere restituiti, ovvero ceduti all’Amministrazione di appartenenza.

da  Governo Italiano – Il Presidente del Consiglio dei Ministri.


Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012

Vedi anche:

Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012


TASSE E FISCO, il punto di Paolo Pagliaro su La7 Otto e mezzo


DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività

DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.

Consiglio dei Ministri: 20/01/2012
Proponenti: Presidenza
Status: Pubblicato in G.U. n. 19 del 24/01/2012

Documenti correlati
Tipo Argomento
Comunicati Consiglio dei Ministri n.11 del 20/01/ 2012

Camussosauri: Eugenio Scalfari scrive a Susanna Camusso

La Cgil, ma anche la Cisl e la Uil, vogliono che l’agenda non sia scritta dal governo ma dai sindacati. Questa richiesta presuppone una forza che in questa situazione il sindacato non ha. Forse l’avrebbe se la crisi riguardasse soltanto l’Italia, ma riguarda il mondo intero, riguarda l’Europa e in generale i paesi di antica opulenza che sono costretti a confrontare i loro costi di produzione con quelli infinitamente più bassi dei Paesi di nuova ricchezza, i diritti sindacali con quelli di fatto inesistenti dei Paesi poveri, i diritti di cittadinanza con quelli anch’essi inesistenti dell’immensa platea dei migranti. Ecco perché l’agenda dei problemi, delle domande, delle richieste, non può essere scritta né dai sindacati né dai governi: è scritta dall’emergenza e dalla necessità di farvi fronte.
Noi siamo uno spicchio della crisi. Abbiamo fatto il dover nostro e il nostro interesse con la manovra sul rigore dei conti appesantiti da una mole di debito. Adesso è il momento della crescita e dello sviluppo. Non dipende solo da noi, lo sviluppo dell’economia italiana. Dipende dall’Europa ed ha del miracoloso il prestigio che il governo Monti ha recuperato dopo la decennale dissipazione berlusconiana. La crescita dipende in larga misura dalla produttività e dalla competitività del sistema Italia. Sono state entrambe imbrigliate dalle lobbies ma la produttività dipende da tre elementi: il costo di produzione (che è cosa diversa dal salario), la flessibilità del mercato del lavoro, la capacità imprenditoriale. Il sindacato può e deve favorire la flessibilità del lavoro in entrata e in uscita. Se farà propria la politica sindacale di Lama che la portò avanti tenacemente per otto anni, avrà fatto il dover suo.
La riforma della cassa integrazione è uno dei tasselli. Non piace alla Camusso e neppure alla Marcegaglia ed è evidente il perché. Infatti non potrà essere adottata se simultaneamente non sarà rinnovato e potenziato il sistema degli ammortizzatori sociali. In mancanza di questo il sindacato ha ragione di dire no per evitare quella macelleria che farebbe esplodere una crisi sociale estremamente pericolosa. Ma in presenza d’un meccanismo di protezione efficiente e robusto il sindacato dovrebbe farlo proprio e accettare la riforma della cassa integrazione.

Questi sono i termini del problema se il sindacato vorrà riassumere il ruolo di protagonista. Altrimenti decadrà al rango di lobby come l’avrebbe voluto e ancora lo vorrebbe l’ex ministro del Lavoro Sacconi. A Camusso, Bonanni e Angeletti la scelta. 

da Cambiamento nelle organizzazioni: Eugenio Scalfari scrive a Susanna Camusso.


Mario Monti presenta il decreto sullo dell’economia (il massimo possibile nelle condizioni date), a Otto e mezzo del 20 gennaio 2012


la lunga intervista di MARIO MONTI al Financial Time del 18 genniaio 2012: The wishes and worries of a parenthetic revolutionary – FT.com

qui la rassegna stampa di Luigi Spinola di Radio3Mondo, che riassume la lunga intervista, che può essere letta per intero nel sottostante link

Mario Monti

da The wishes and worries of a parenthetic revolutionary – FT.com.


L’avanzo primario nel bilancio pubblico italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L’etica delle tasse di Enzo Bianchi, La Stampa del 15 gennaio 2012


L’utopia frugale: intervista A Serge Latouche

  • «Un certo modello di società dei consumi è finito. Ormai l´unica via all´abbondanza è la frugalità, perché permette di soddisfare tutti i bisogni senza creare povertà e infelicità». È la tesi provocatoria di Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all´Università di Paris-Sud, universalmente noto come il profeta della decrescita felice.


  • proprio perché è una società dei consumi la nostra non può essere una società di abbondanza. Per consumare si deve creare un´insoddisfazione permanente. E la pubblicità serve proprio a renderci scontenti di ciò che abbiamo per farci desiderare ciò che non abbiamo. La sua mission è farci sentire perennemente frustrati. 
  • Nel dopoguerra l´Occidente ha conosciuto un aumento del benessere senza precedenti, basato soprattutto sul petrolio a buon mercato. Ma già negli anni ´70 la crescita era ormai fittizia. Certo il Pil aumentava, ma grazie alla speculazione immobiliare e a quella finanziaria. Un´età dell´oro che non ritornerà più». 
  • il boom economico italiano del dopoguerra si deve soprattutto a personaggi come Enrico Mattei che riuscì a dare al vostro paese il petrolio che non aveva. È stato un vero miracolo. E i miracoli non si ripetono”. 
  • i governi spesso sono incapaci di uscire dal vecchio software economico. E allora tentano a tutti i costi di prolungarne l´agonia, ma questo, lo sanno bene, non fa altro che creare deflazione e recessione
  • «L´alternativa al paradigma della società dei consumi, basata sulla crescita illimitata, è una società conviviale, che non sia più sottomessa alla sola legge del mercato. Che distrugge alla radice il sentimento del legame sociale che è alla base di ogni società. Come ha dimostrato l´antropologo Marcel Mauss, all´origine della vita in comune c´è lo spirito del dono, la trilogia inscindibile del dare, ricevere, ricambiare. Dobbiamo dunque ricomporre i frammenti postmoderni della socialità usando come collante la gratuità, l´antiutilitarismo.


  • Certo è che siamo ad una svolta della storia. Se un tempo si diceva “o socialismo o barbarie” oggi direi “o barbarie o decrescita”. Serve un progetto eco-socialista. È tempo che gli uomini di buona volontà si facciano obiettori di crescita». 
  • Francis Fukuyama prima si è sbagliato totalmente sulla fine della storia, e oggi ripropone la stessa solfa. La sua profezia è stata vanificata dalla tragedia dell´11 settembre che ha dimostrato che la storia non era per niente finita. Fukuyama chiama fine della storia quella che è semplicemente la fine del modello liberal capitalista». 
  • per me l´utopia concreta non significa qualcosa di irrealizzabile, ma è il sogno di una realtà possibile. Di un nuovo contratto sociale. Abbondanza frugale in una società solidale. Sta a noi volerlo». 


Marino Niola 
Fonte: www.repubblica.it 

14.01.2012

da ComeDonChisciotte Forums-viewtopic-L’utopia frugale (intervista A Serge Latouche).


Attilio Befera: «In Italia abbiamo bisogno di eroi per svolgere un’ attività istituzionale ordinaria come quella per far pagare le imposte»

«In Italia abbiamo bisogno di eroi per svolgere un’ attività istituzionale ordinaria come quella per far pagare le imposte», diceva ieri sera Attilio Befera, direttore dell’ Agenzia delle entrate, intervistato a Matrix. Osservando con sconforto che «nei Paesi occidentali chi corre il rischio di andare in galera è chi non versa quello che deve di tasse. Qui da noi invece i pericoli li corre chi tenta di non farle evadere». Riferendosi ai ripetuti attacchi contro le sedi di Equitalia, ha spiegato che «ci stiamo attivando per proteggere i nostri uomini con telecamere, metal detector e altri sistemi di sicurezza». 

 

da Befera: «Servono eroi per far pagare le tasse».


Struttura produttiva: le imprese con meno di 50 dipendenti


Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012

Vedi anche:

Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012


Governo Monti/Napolitano: analisi della manovra economica di fine 2011 a cura di NOISEFROAMERIKA

Il governo Monti, i Politici, e la Fase 2

Sommario:
Il “decreto salva Italia”, coi suoi 15 miliardi di maggiori tasse e 5 miliardi di minore spesa a regime nel 2013, sarà approvato questa settimana. Ingoiato questo rospo tutta l’attenzione dell’opinione pubblica è per la “Fase 2″, quella delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, quella cioé in cui si dovrebbero finalmente smantellere anche le rendite delle corporazioni e dei politici, dopo aver appesantito di nuove tasse il fardello del popolo minuto. La mia aspettativa è che il governo Monti ci proverà sul serio ma che il parlamento non approverà le misure della “Fase 2″ e si finirà alle elezioni nel 2012. Il resto del post motiva questa aspettativa.

La “Fase 1″ della missione del governo Monti ha prodotto una correzione del bilancio pubblico in buona misura fondata sull’aumento della pressione fiscale. C’erano buone ragioni per procedere in questo modo, come ha già spiegato Alberto. L’urgenza era correggere i conti pubblici in modo da assicurare (o quasi) il sostanziale pareggio di bilancio per il 2013.

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Analisi della manovra Monti. Parte 2: misura verso obiettivo

Sommario:

Nella parte 1 ho analizzato i dettagli della manovra, il cui scopo è raggiungere l’agognato pareggio di bilancio. In questa parte 2 mi chiedo se la manovra riuscirà effettivamente a raggiungere questo scopo.

Non è ovvio che il pareggio di bilancio risolva tutti i nostri problemi, né che la manovra sia sufficiente per raggiungerlo. Non essendo in grado di dire se il pareggio di bilancio metterà fine ai nostri problemi (a pelle temo di no) mi limiterò a vedere se la manovra sia almeno sufficiente a raggiungerlo. Il 2 dicembre il governo ha presentato al parlamento il conto economico della P.A.

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Analisi della manovra Monti. Parte 1: misure economiche

Sommario:

Iniziamo l’analisi della manovra Monti, partendo dalle misure economiche. La prima versione della manovra è stata una delusione sia nella sua articolazione che nella misura. Il maxiemendamento concordato nelle ultime ore, pur attenuandone alcuni aspetti negativi, non fa cambiare il giudizio.

Ho esaminato il decreto numero 208 (104 pagine, 49 articoli), la relazione tecnica (80 pagine) e la

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utili puntualizzazioni di NOISEFROMAMERIKA sulla “Operazione Cortina”, il blitz dell’Agenzia delle Entrate presso albergatori e commercianti nel capoluogo delle Dolomiti | noiseFromAmeriKa

utili puntualizzazioni di NOISEFROMAMERIKA sulla “Operazione Cortina”, il blitz dell’Agenzia delle Entrate presso albergatori e commercianti nel capoluogo delle Dolomiti,

Vai a: “Operazione Cortina”: una polemica inutile | noiseFromAmeriKa


Tobin tax, una imposta sulle transazioni finanziarie, scheda a cura di Online Sim | Online-news

La tassa sulle transazioni finanziarie è conosciuta come ‘Tobin tax’, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nell’ormai lontano 1972. Il premier Mario Monti prese la sua specializzazione a Yale, studiando proprio con Tobin. L’idea di Tobin era diversa dalla tassa di cui si parla oggi. Tobin pensava ad una imposta che potesse colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli, penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale. Da 40 anni di acqua ne è passata sotto i ponti e ora la ‘Tobin’ è pensata per le transazioni finanziarie. L’obiettivo è quello di far pagare al settore della finanza il suo prezzo della crisi e di scoraggiare il trading ad alto rischio

da SCHEDA/ Tobin tax, una imposta sulle transazioni finanziarie | Online-news.


Mario Monti, audio e video su: bilancio dello stato; corporazioni e liberalizzazioni; “disarmo bilanciato” fra le opposizioni politiche; “l’euro non è in crisi”; cicli delle politiche monetarie europee e americane (Reagan e Thatcher); “Tobin Tax”

Mario Monti, intero AUDIO:

Estratto video su CORPORAZIONI DEL SISTEMA SOCIALE E POLITICO ITALIANO

Mario Monti: sono gli evasori delle tasse coloro che mettono le mani nelle tasche degli italiani


“L’Agenzia delle Entrate porta fortuna”: “L’Agenzia delle Entrate porta fortuna” Il sarcastico comunicato riguardo i controlli a sorpresa a Cortina

“L’Agenzia delle Entrate porta fortuna”
Il sarcastico comunicato riguardo i controlli a sorpresa a Cortina e i loro incredibili (diciamo) effetti sugli incassi degli esercizi commerciali

http://www.ilpost.it/2012/01/04/agenzia-entrate-tasse


federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE

Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore

segue qui  Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.


equitalia: quando la lotta all’evasione delle tasse produce atti di violenza terroristica personale

Secondo il manuale di educazione civica che prende polvere da decenni nelle nostre librerie, i cittadini sono lo Stato. E le tasse, di conseguenza, lo strumento per finanziare se stessi. Non pagarle rappresenta un atto di masochismo. Ma in Italia non è così. Per un italiano lo Stato è altro da sé, è un vampiro arrogante da buggerare più che si può. Di solito viene identificato con la casta costosa, pletorica e inefficiente dei politici, con il treno sporco e perennemente in ritardo dei pendolari, con il funzionario pubblico che digrigna i denti al di là dello sportello, complicandoci le cose facili e non semplificandoci quelle difficili.

di Massimo Gramellini, in La Stampa

vai a:

Il problema con Equitalia | Il Post.


La nuova IMU Primo commento alla nuova tassazione degli immobili dopo la manovra Monti (D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214). Differenze con l’ICI ed esempi di calcolo

La nuova IMU
Primo commento alla nuova tassazione degli immobili dopo la manovra Monti (D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214).
Differenze con l’ICI ed esempi di calcolo

http://www.libreriaprofessionisti.it/ebook/la-nuova-imu.html


Al capezzale della moneta unica, a cura di Alessandro Forlani di GrParlamento

Al capezzale della moneta unica

Il I gennaio 2012 l’Euro ha compiuto 10 anni. Non è stato un compleanno felice, perché è arrivato all’apice della crisi economica e finanziaria, che tocca ormai tutti e 16 i paesi, che hanno adottato la moneta unica europea. Sono ormai molti gli economisti e i politici, che profetizzano la fine dell’Euro entro quest’anno. Al di là delle note vicende degli aumenti dei prezzi nel 2002 e dello spread negli ultimi mesi, l’Euro ha frenato l’inflazione e consentito grandi risparmi sui tassi di interesse sia alle famiglie che allo Stato. Per proseguire però nel cammino di sviluppo equilibrato della zona Euro, è ora indispensabile che alla moneta comune corrisponda anche un governo unitario, altrimenti la fine dell’Euro sarà inevitabile. Pagine in Frequenza suggerisce alcuni testi, per orientarsi sulla difficile materia. Parliamo anzitutto con il professor Pietro Alessandrini, docente di politica economica all’università delle Marche ed autore per Il Mulino di: Economia e politica della moneta. Sul tema segnaliamo anche: L’Euro di Lorenzo Bini Smaghi Il Mulino e, dello stesso autore, Il paradosso dell’Euro, luci e ombre 10 anni dopo, Rizzoli, L’Euro e la sua banca centrale di Tommaso Padoa Schioppa, Il Mulino e 10 anni con l’Euro in tasca, conversazioni con Romano Prodi, di Autori Vari, Aliberti. Gli studiosi sono divisi sul fatto che un’eventuale fine dell’Euro si trasformi o meno in una tragedia economica. Del fatto che in assenza di una politica europea di solidarietà, l’Euro abbia i giorni contati, è convinto il professor Bruno Amoroso, autore per Castelvecchi del saggio: EURO IN BILICO, Lo spettro del fallimento e gli inganni della finanza globale. Amoroso è alievo del famoso professor Federico Caffè, ed è docente emerito dell’università danese di Roskilde. Sentiamo l’intervista. Sul tema vi segnaliamo anche: La moneta della discordia, l’euro e i cittadini 10 anni dopo, di Giovanni Moro e Lucia Mazzuca, Cooper. Se siamo arrivati a questo punto, è a seguito di decisioni politiche poco lungimiranti e della speculazione dei mercati. Che l’Euro, come è stato pensato 10 anni fa, sia già defunto, è quanto sostiene il giornalista economico Stefano Feltri nel suo: Il giorno in cui l’Euro morì, Aliberti. Nell’intervista l’autore ci spiega che il 2012 sarà un anno di passione per tutti, ma, se sapremo affrontare equi sacrifici, sotto la guida di una politica che voli alto, potrebbe sorgere un governo europeo comune, che crei lavoro, prodotti innovativi e rilanci la moneta unica. Segnaliamo un ultimo testo:L’acqua e la spugna. Troppa moneta: i guasti di oggi, il controllo di domani, di Franco Bruni Università Bocconi.

MP3 della puntata

da GrParlamento.


LA SPESA PUBBLICA, di G. Pisauro, Intervento a Seminario Lega Coop nazionale Roma, 30 novembre 2011

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Indagine conoscitiva sul decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici Testimonianza del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco


L. 22 dicembre 2011, n. 214 che riporta la “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

Decreto_montiÈ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale di ieri la legge di conversione del decreto Monti, approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 22 dicembre.
Si tratta della TESTO COORDINATO DEL DECRETO LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201 Testo del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (in Supplemento ordinario n. 251 alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 284 del 6 dicembre 2011), coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214 (in questo stesso Supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equita’ e il consolidamento dei conti pubblici.». 
Il provvedimento è stato pubblicato nel supplemento ordinario n. 276 della Gazzetta ufficiale n. 300 del 27 dicembre.
Per articoli di commento sul decreto Monti si rinvia allo speciale presente su Diritto & Diritti

Pubblicata la legge di conversione del decreto Monti (L. 214/2011): disponibile il testo ufficiale :: Manovra Monti :: Diritto & Diritti.


Asta dei Bot, il tasso crolla al 3,251% Lo spread cala sotto quota 500 punti- LASTAMPA.it

Urrah !!!

e in culo alla lega

Tutto il merito è al Governo Monti/Napolitano

Paolo Ferrario

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Il Tesoro colloca Bot a 6 mesi e il rendimento medio è crollato al 3,251% dal 6,504% di fine novembre. Ottima la reazione delle Borse. Milano guida il rialzo delle piazze europee, che hanno girato in positivo. A Piazza Affari il Ftse Mib guadagna l’1,23%, bene anche Parigi (+0,52%) e Londra (+0,48%) mentre fatica Francoforte (-0,41%).

 

da Asta dei Bot, il tasso crolla al 3,251% Lo spread cala sotto quota 500 punti- LASTAMPA.it


Arriva la nuova riforma del catasto – LASTAMPA.it

«È noto – è scritto nel documento – che le attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato». L’ultimo rapporto dell’Agenzia del Territorio indica in particolare che per le abitazioni il valore corrente di mercato è pari, in media a 3,73 volte la base imponibile ai fini Ici. Se si guarda all’Irpef, invece, lo stesso rapporto oscilla tra il 3,59 della abitazioni principali e il 3,85% delle seconde case. I canoni di locazione, poi, sono superiori di 6,46 volte a quelli delle rendite catastali. Il nuovo catasto – ed è il primo criterio fissato dal ministero dell’Economia – dovrà contemplare «assieme alla rendita, ovvero al reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene, il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione». Ci sarà quindi una «rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari». Oggi, ad esempio, per le sole ’abitazioni’ sono previste 11 classi: dalla Casa signorile ai castelli (A9), passando per abitazioni di tipo economico (A3), popolare (A4)e ultrapopolare (A5) che spesso, con i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, non rispettano più la realtà.

Il documento del ministero fa espressamento un esempio: «Tipicamente – è scritto – abitazione classate come popolari (A4) lo sono rimaste nel tempo, anche se oggi, pur essendo ubicate in zone centrali, il loro valore è di fatto più elevato di edifici di «civile abitazione (A2) ubicati in zone semicentrali o, addirittura, periferiche». La riforma – è il terzo criterio – prevederà poi il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari. Sarà invece introdotto un sitema di funzioni statistiche che correleranno il valore del bene o il reddito alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie.

Arriva la nuova riforma del catasto – LASTAMPA.it.


Il decreto “salva Italia” è legge: ecco cosa cambia www.linkiesta.it, scheda visiva a cura di QuattroGatti


il Senato della Repubblica approva disegno di legge n. 3066, di conversione in legge del decreto-legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici

Manovra economica. Con 257 voti favorevoli e 41 contrari l’Aula il 22 dicembre ha definitivamente approvato l’articolo unico del

di conversione in legge del decreto-legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici, nel testo approvato dalla Camera dei deputati

Senato della Repubblica


LE RIFORME A COSTO ZERO di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, edizioni Chiarelettere

LE RIFORME A COSTO ZERO

di Tito Boeri Pietro Garibaldi 08.11.2011

Dieci grandi riforme a costo zero. Le hanno individuate di Tito Boeri e Pietro Garibaldi nel libro “Le riforme a costo zero” edito da Chiarelettere, di cui pubblichiamo alcuni stralci dell’introduzione. Da una nuova politica dell’immigrazione al salario minimo, al voto ai sedicenni, alla selezione della classe politica: sono questi gli investimenti che possono cambiare il funzionamento della nostra economia. Per far ripartire l’Italia anche in piena crisi del debito pubblico. Perché il paese è ingessato e vecchio nello spirito riformatore ancor più che nella demografia.

(…)
Nonostante l’Italia cresca meno dell’Europa da oltre un decennio e la necessità di riforme sia sentita da tutti gli italiani e conclamata da tutti i politici, le riforme non si fanno. Quale che sia il colore politico dei governi, quale che sia la congiuntura.
Non si fanno quando l’economia mondiale è al galoppo e neppure nei momenti di crisi quando, forse, sarebbe più facile trovare il consenso invocando le condizioni di emergenza.

NON CI SONO SOLDI

(…)
Esistono moltissime e importantissime riforme che si possono fare «senza aumentare di un solo euro il debito pubblico». Sono le cosiddette «riforme a costo zero», il tema alla base di questo libro. In quasi tutti i campi cruciali dell’economia, è possibile cambiare le cose senza chiedere il conto a «Pantalone»: perché è vero che di soldi ce ne sono davvero pochi, ma è anche vero che si possono fare riforme decisive senza incidere sul bilancio pubblico. Alcune addirittura possono portare una riduzione della spesa pubblica proprio mentre aumenta il tasso di crescita potenziale della nostra economia.
(…)
Abbiamo individuato dieci grandi riforme a costo zero, che non esauriscono certo il campo delle riforme possibili e desiderabili, ma vogliono innanzitutto essere esempi di come si può riformare anche in piena crisi del debito pubblico, di come addirittura questa crisi di credibilità possa servire a creare il consenso per portarle avanti.
(…)

DALLA PARTE DEI GIOVANI

Diversi studi documentano che chi inizia la propria carriera con un periodo di disoccupazione (e chi non inizia del tutto pur cercando attivamente un lavoro) ha una vita lavorativa caratterizzata da frequenti periodi senza lavoro e con salari più bassi, al contrario di chi non vive questa esperienza (inizialmente i salari sono fino al 20 per cento più bassi, poi il divario si riduce al 5 per cento, ma solo nel caso in cui non si perda nuovamente il lavoro).
È, quindi, una condanna che ci si porta dietro per tutta la vita, fatta di salari più bassi, rischi maggiori di perdere il posto di lavoro e anche peggiori condizioni di salute rispetto a chi il lavoro non l’ha mai perso. A questi danni bisogna poi aggiungere quello di ricevere una pensione molto più bassa al termine della propria vita lavorativa, perché chi entra oggi nel mercato del lavoro avrà una pensione dettata dalle regole del sistema contributivo, quindi legata ai salari che ha ricevuto durante l’intero arco della vita lavorativa.
Per questo oggi è fondamentale fare riforme dalla parte dei giovani. È una questione di equità, ma anche di efficacia.
Perché saranno loro a darci il nuovo motore di cui abbiamo bisogno per far ripartire l’economia.
(…)
Liberando il lavoro potremmo attenderci effetti molto più importanti che in passato sui tassi di partecipazione, sulla percentuale di italiani che lavora, genera reddito e paga le tasse. Il fatto che gli italiani praticamente abbiano già pagato una patrimoniale con questa crisi ci dice che ci potrebbero essere effetti virtuosi anche sulla domanda di beni da politiche che liberano il lavoro. Sono, infatti, proprio i consumi di chi ha visto decurtare le proprie ricchezze a essere calati di più nella crisi.
(…)
Sia ben chiaro, i «costi zero» delle riforme riguardano soltanto il bilancio dello Stato e il deficit della pubblica amministrazione. Per alcune persone ci saranno dei costi.
Pensiamo semplicemente alla proposta di riduzione del numero dei parlamentari e all’impossibilità di cumulare i compensi da parlamentare con quelli di attività extraparlamentari.
Per i parlamentari coinvolti, si tratterà certamente di una riforma con dei costi! Inoltre, si tratta di costi netti.
Alcune delle riforme proposte comportano cambiamenti nella composizione delle entrate o della spesa, a saldo zero o positivo. Tutte, nel corso del tempo, dovrebbero portare a benefici netti rilevanti in termini di crescita del Prodotto interno lordo e delle entrate fiscali.

LE DIECI PROPOSTE

(…)
Ci limiteremo in questa introduzione a fornirvi i titoli delle riforme.
La prima riforma riguarda il governo dell’immigrazione, sin qui solo subita dal nostro paese. Il capitale umano che arriva da noi attraverso l’immigrazione è una risorsa troppo importante per essere gestita in questo modo. Occorre investire nell’integrazione degli immigrati riducendo al contempo i costi per chi li accoglie.
La seconda riforma affronta la transizione tra scuola e lavoro, cerca di prosciugare il bacino immenso di giovani che oggi in Italia non sono né al lavoro né impegnati in un corso di studi e si basa su due cardini fondamentali: il contratto unico a tutele progressive e l’apprendistato universitario.
La terza riforma riguarda la contrattazione salariale e l’introduzione di un salario minimo. Può servire anch’essa a migliorare l’utilizzo del capitale umano e a evitare forti emorragie occupazionali durante le recessioni. Nel riformare la contrattazione è fondamentale affrontare il problema delle rappresentanze sindacali. Si può fare molto a partire dall’accordo raggiunto a fine giugno 2011 da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Servirà a migliorare la produttività, ad aumentare il lavoro nel Mezzogiorno e ad attrarre più investitori verso il nostro paese.
La quarta riforma riguarda la macchina dello Stato e gli incentivi dei dipendenti pubblici. Si tratta di installare un nuovo motore per la macchina dello Stato incentivando comportamenti virtuosi nel pubblico impiego, premiando le amministrazioni (piuttosto che i singoli), anziché introdurre nuove regole cervellotiche quanto inutili come fatto sin qui.
La quinta riforma guarda al lavoro autonomo e, in particolare, agli ordini professionali. Si tratta di avere professionisti più liberi e ordini trasparenti: sono tanti piccoli cambiamenti di regole che, in sé, possono apparire insignificanti e di scarso impatto sulla crescita, ma che in realtà, nel loro insieme, possono essere dirompenti contro il conservatorismo di chi ha in mano le leve del potere ai vari livelli e raccoglie una fetta consistente del nostro capitale umano.
La sesta riforma serve a incoraggiare il lavoro di più persone nella stessa famiglia, rendendole meno vulnerabili a eventi avversi e attivando il capitale umano oggi largamente inutilizzato delle donne. È una miniriforma fiscale che trasforma le detrazioni per coniugi e gli altri familiari a carico in sussidi condizionati all’impiego. Servirà anche a rafforzare il potere contrattuale delle donne nelle scelte di suddivisione delle responsabilità familiari.
La settima riforma si rivolge al sistema pensionistico e prevede l’estensione a tutti delle regole del metodo contributivo nel determinare l’età di pensionamento, nonché le riduzioni e gli incrementi delle pensioni associati a un ritiro dalla vita lavorativa prima o dopo aver raggiunto i 65 anni di età. Aumenterà il lavoro di giovani e anziani e darà alle famiglie maggiori opportunità di ricostruire, prolungando la vita lavorativa, i patrimoni intaccati dalla crisi. Completando la transizione al sistema contributivo potremo finalmente scrivere la parola fine sulle microriforme delle pensioni che continuano a turbare i sonni degli italiani.
L’ottava riforma si colloca all’intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari. Riguarda l’accesso al credito per chi vuole crescere, per le imprese che vogliono diventare più grandi, e richiede di procedere su piani diversi: la riforma della legge sull’usura, il superamento delle interconnessioni presenti a vari livelli nel nostro sistema di corporate governance, una authority per le fondazioni e la separazione fra banche e società di gestione del risparmio.
Le riforme sin qui elencate avranno effetti sulla crescita nel corso del tempo, cambiando gli incentivi di chi lavora e produce.
(…)
È fondamentale accompagnare queste riforme con misure che guardano alla qualità delle istituzioni e che creano consenso attorno alle politiche della crescita, rendendo il mutamento irreversibile. Questo è il significato delle ultime due riforme che proponiamo.
La nona riforma guarda proprio alla selezione della classe politica. Proponiamo di avere meno politici sia a livello nazionale, sia locale, per sceglierli meglio. Riteniamo utile anche impedire ai politici di cumulare i compensi da parlamentari con quelli di altre attività e di modificare le regole di determinazione dei loro compensi indicizzandoli alla crescita del reddito pro capite degli italiani.
(…)
La decima riforma, infine, vuole costruire una costituency, un partito a favore delle riforme. Lo fa allargando il voto ai sedicenni e cambiando i criteri di calcolo delle quiescenze in modo tale da incentivare la fascia più consistente del nostro elettorato, i pensionati, a sostenere politiche per la crescita.
Se tutte le riforme indicate in precedenza fossero messe in atto, noi pensiamo che l’Italia sarebbe certamente sulla buona strada per ritrovare lo «spirito della crescita».
(…)
Per tornare a crescere è necessario investire. Questo non significa solo trovare i soldi per costruire ponti, autostrade e ferrovie. Significa soprattutto investire in riforme che cambino il funzionamento della nostra economia. L’Italia è un paese ingessato anche e soprattutto perché è un paese «vecchio», nello spirito riformatore ancor più che nella demografia.

Per usare un’espressione di kennediana memoria, ciascun italiano «dovrebbe chiedersi non tanto cosa il governo può fare per tornare a crescere, ma anche e soprattutto cosa ciascuno di noi può fare per tornare a crescere»

DA Lavoce.info – ARTICOLI – LE RIFORME A COSTO ZERO.


Audizione del Governatore Ignazio Visco alla Camera dei Deputati sul decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici

 Audizione del Governatore Ignazio Visco alla Camera dei Deputati sul decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici 

http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/camera_091211/visco_091211.pdf


PADOA-SCHIOPPA T. Due anni di governo dell’economia (maggio 2006-maggio 2008), Il Mulino

Un anno fa ci lasciava Tommaso Padoa-Schioppa: esce oggi in libreria una raccolta dei principali interventi pubblici e una selezione delle interviste del biennio della sua attività ministeriale.
Un volume denso di elementi di riflessione e di indirizzi di azione che conservano ancora una sorprendente attualità.



Bollino PADOA-SCHIOPPA T.
Due anni di governo dell’economia (maggio 2006-maggio 2008)
Fuori collana

T. PADOA-SCHIOPPA

Due anni di governo dell’economia (maggio 2006-maggio 2008)

A cura di Carlo Maria Fenu e Antonio Padoa Schioppa

Collana “Fuori collana”

pp. 672, € 48,00
978-88-15-23497-1
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 16/12/2011

Copertina 23497


disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (C. 4829).

Venerdì 16 dicembre la Camera con 495 voti favorevoli e 88 contrari ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del  decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante 

Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (C. 4829).

Dopo la trattazione degli ordini del giorno e le dichiarazioni di voto finali il provvedimento è stato approvato ed inviato all’altro ramo del Parlamento


Giacomo Vaciago: non è una manovra lacrime e sangue, ma da 30 miliardi lordi ma riduce il deficit solo per 2/3. Non vovrebbe aggravare la recessione, da il Messaggero 6 dicembre 2011


Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici – D.L. 201/2011

Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici - D.L. 201/2011 

(A.C. 4829      


La rivoluzione dell lattuga: si può riscrivere l’economia del cibo?, di Franca Roiatti, Egea editore 2011


Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale: federalismo.sspa.it

Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale  per informare e dialogare con gli interlocutori istituzionali ma anche con i cittadini interessati a conoscere, decreto per decreto, gli strumenti messi a punto. L’iniziativa e’ della Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta da Enrico la Loggia in convenzione con la Scuola superiore della pubblica amministrazione. “Il portale ora diventa operativo – ha spiegato il presidente La Loggia in una conferenza stampa con il direttore della scuola superiore della Pa Giovanni Tria – siamo già online e abbiamo uno strumento di un’utilita’ straordinaria con informazioni per comprendere come funziona il meccanismo, decreto per decreto. Ci sara’ dialogo e confronto con i cittadini in questo periodo transitorio, della durata di tre anni, di attuazione della legge, che servirà per mettere a punto i decreti correttivi” che si renderanno necesssari. 
Per accedere al sito basta entrare nell’indirizzo internet http://federalismo.sspa.it.

Il sito si articola nei seguenti settori:

Armonizzazione bilanci 
Fabbisogni standard
Federalismo demaniale
Fisco municipale
Fisco regionale
Premi e sanzioni
Rassegna Stampa
Rimozione squilibri
Roma Capitale

“L’attuazione della legge n. 42 del 2009, in tema di federalismo fiscale, ed i conseguenti decreti attuativi sui quali ha espresso parere la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale – scrivono sulla home page del sito il Presidente della Scuola Superiore  della Pubblica Amministrazione, Giovanni Tria, e il  Presidente della Commissione  per l’attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia – costituiscono uno dei temi principali del dibattito scientifico che coinvolge i centri di studio e di ricerca specializzati nel campo amministrativo ed economico. Pensiamo che l’analisi e l’approfondimento delle complesse tematiche disciplinate dai decreti approvati, in itinere ed in corso di formulazione, può costituire un utile strumento di informazione, comunicazione e divulgazione rivolto ai governi ed alle amministrazioni locali, alle imprese ed ai cittadini. In tal senso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione si propone di accompagnare la riforma, in relazione alla sua esperienza, alla capacità di ricerca e di analisi dei fenomeni rilevanti della vita amministrativa del Paese, in collaborazione con la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, al fine di predisporre specifici approfondimenti sulla normativa attuativa della materia. Tale progetto – concludono La Loggia e Tria – non ha la presunzione di voler essere la guida all’attuazione del federalismo fiscale; vuole semplicemente rappresentare una delle modalità con le quali stimolare il dibattito che da anni ci vede impegnati nell’attuazione del federalismo fiscale e fornire preziose informazioni a chiunque sia interessato”.

da newsletter – Regioni.it.


Il Decreto Legge “salva Italia” del Governo Monti: Audio della conferenza stampa del 4 dicembre 2011 (Monti, Fornero, Passera, Grilli, Giarda)

1. Il “discorso agli italiani” di Mario Monti:

2. Mario Monti: spiegazione del decreto nel suo insieme:

3. Fornero: la riforma delle pensioni

4. Passera: azioni per lo sviluppo economico
5. Grilli : manovre di bilancio: entrate e uscite
6. Giarda: ancora spiegazione del decreto nel suo insieme

L’ORRIBILE SCENARIO DEL DEFAULT, di Diego Valiante in La Voce.info

gli economisti sono una specie vivente di ricercatori che:

1. non prevedono la crisi speculativa di cui c’erano segni evidenti nei precedenti 5 anni

2. rifiutano nel nome della “crescita” gli scenari miti della decrescita,  che implica sia una diminuzione dei consumi superflui che  una drastica diminuzione della popolazione mondiale (7 miliardi di umani della terra sono la CAUSA delle CAUSE  della attuale crisi economica

3. si applicano sadicamente agli scenari qui sotto elencati in una serie di “punti chiave” da relazione con lucidi a qualche convegnetto

Paolo Ferrario

Che cosa succederebbe se l’Italia non riuscisse a portare avanti le riforme strutturali e a consolidare i conti senza l’intervento di istituzioni europee, come la Bce? I costi cui andremmo incontro non sono quantificabili. Il nostro sistema economico entrerebbe in un perverso meccanismo che può dividersi in tre fasi: crisi di liquidità e insolvenza; pressioni deflazionistiche; pressioni inflazionistiche e instabilità politica ed economica.

per leggere l’intero articolo terroristico vai a: Lavoce.info – ARTICOLI – L’ORRIBILE SCENARIO DEL DEFAULT.