Mario Monti sul pesante calo del Pil stimato dall’UE per l’Italia nel 2012. Cambierà il governo la politica per la crescita? “No perchè la nostra è una politica strutturale d’intervento”.

Mario Monti spiega che il pesante calo del Pil stimato dall’UE per l’Italia nel 2012, non comporta una nuova manovra economica e spiega il perchè: “Nel pacchetto ‘Salva Italia’ – afferma Monti – abbiamo tenuto conto dell’andamento prudenziale del prodotto interno lordo e dei tassi d’interessi, che poi sono scesi e non avevamo monetizzato in bilancio i risultati dalla lotta all’evasione fiscale”. Cambierà il governo la politica per la crescita? “No perchè la nostra è una politica strutturale d’intervento”. Infine il presidente del Consiglio si dice piacevolmente sorpreso dell’aumento dell’indice di fiducia dei consumatori”. Video di Manolo Lanaro


Emanuele Severino sulla situazione contemporanea e sulle ragioni della crisi economica. LA DECADENZA DEL CAPITALISMO RIDOTTO COME FOGLIA SECCA: vorrebbe dominare il mondo, ma è sottomesso alla tecnica, in Il Corriere della Sera 18 febbraio 2012


Grecia e Unione Europea: Giorgio dell’Arti fa il Punto, in ALTRI MONDI

I politici greci si sono messi d’accordo fra di loro, ma non ancora con la Ue, con la Bce e col Fondo Monetario, che guarda per ora alle intese interne di quel Paese con un minimo di dubbio. Quindi il fallimento è sempre più vicino, anche se nessuno ci crede, anche se sembra impossibile.

Mettiamo i puntini sulle i. Accordo dei politici greci?

Il presidente del consiglio greco, l’equivalente del nostro Monti, sta in quel posto da poche settimane. Si chiama Lucas Papademos, è un banchiere, viene pure lui da Goldman Sachs. La cosiddetta troika — cioè i rappresentanti di Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale — gli hanno chiesto di: ridurre i dipendenti pubblici di 15 mila unità, primo passo per portarli a un totale di 600 mila adesso sono 750 mila; tagliare del 22% i salari minimi, portandoli a 450-500 euro mensili; altri tagli alle pensioni superiori ai 1200 euro e a quelle integrative 150 euro al mese di meno. La troika chiede nuove privatizzazioni e riduzioni dei salari nel privato. Questo pacchetto andrebbe approvato dal Parlamento di Atene oggi. Il premier Papademos doveva mettersi d’accordo con i capi dei tre partiti principali, Papandreou socialisti, Karatzaferis estrema destra e Samaras centrodestra o moderati. Dopo due giorni di discussioni, un accordo sarebbe stato raggiunto, anche se in questo momento non ne conosciamo i dettagli. Non dev’essere comunque un’intesa troppo convincente. La troika ha risposto: «Beh, cerchiamo di capire meglio».

Come sarebbe?

  • I greci non vogliono toccare le pensioni. Meno che mai le pensioni integrative. Si tratta di mettere insieme 600 milioni.

Se non trovano questi 600 milioni dai tagli alle pensioni integrative, dove andranno a prenderli? In Italia, in questi casi, si ricorre al capitolo «lotta all’evasione fiscale», che è come dire niente, un titolo generico, sotto al quale si può scrivere qualunque numero. È possibile che i greci stiano ricorrendo a un escamotage di questo tipo, e che la troika non ci creda.

Che cosa può fare la troika?

I greci dovrebbero restituire il 20 marzo 14,5 miliardi di debito. Soldi che non hanno. La troika ha promesso di finanziarli con un prestito di 130 miliardi. A patto che taglino quello che devono tagliare. Per ora i 130 miliardi non glieli dànno. I giornali greci fanno titoli in cui si vede la Merkel vestita da nazista.

  • I sindacati hanno proclamato uno sciopero generale oggi e domani. Sono sempre in forte sospetto quando gli scioperi sono proclamati a ridosso della domenica. Ma in ogni caso: scioperando cosa sperano di ottenere? I greci non hanno la coscienza a posto, qualunque rivoluzione delle piazze preparino.


Come può dire questo? Come si può pretendere che uno viva con 450 euro al mese?

  • I greci si son fatti dare soldi per anni, sapendo che non sarebbero stati in grado di restituirli. Hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Con questo sistema i partiti hanno mantenuto le loro posizioni di potere. I conti pubblici sono stati truccati, per ingannare l’Ue, che a sua volta, per ragioni che potranno chiarire solo gli storici, ha fatto finta di credere a quello che gli veniva raccontato sapevano bene che i conti di Atene erano taroccati.

Ho sentito ieri un’intervista di Cofferati, che si indigna per la severità con cui l’Europa tratta la Grecia. I socialisti europei tra cui appunto Cofferati hanno scritto una lettera a Barroso Ue in cui parlano di «grave tradimento del modello sociale europeo e della solidarietà» eccetera.

  • Ma quale modello sociale? I soldi presi in prestito vanno restituiti o no? Dei famosi 130 miliardi, una trentina saranno a carico dell’Italia e siamo autorizzati a immaginare già che, quando arriverà il momento, i greci non saranno in grado di restituirli. Trenta miliardi è la Manovra appena varata da Monti e che ha suscitato tante grida.

Siamo sicuri di quello che diciamo quando critichiamo la Merkel?

La Merkel voleva commissariare la Grecia?

Un’idea non troppo peregrina. Leggo che in Grecia c’è un forte movimento d’opinione per il ritorno alla dracma. Ma il ritorno alla dracma significa scaffali vuoti nei supermercati, automobili di latta, energia col contagocce, eccetera eccetera. Chi mai venderà la sua merce ad Atene in cambio di dracme? E quante dracme ci vorranno, a quel punto, per comprare un euro? E chi vorrà vedersi restituito con le dracme un debito contratto in euro? Cofferati e quelli come lui, prima di parlare, facciano bene i conti, se ne sono capaci.

da ALTRI MONDI.


Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012

Vedi anche:

Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012


la lunga intervista di MARIO MONTI al Financial Time del 18 genniaio 2012: The wishes and worries of a parenthetic revolutionary – FT.com

qui la rassegna stampa di Luigi Spinola di Radio3Mondo, che riassume la lunga intervista, che può essere letta per intero nel sottostante link

Mario Monti

da The wishes and worries of a parenthetic revolutionary – FT.com.


Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012

Vedi anche:

Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012


L’ORRIBILE SCENARIO DEL DEFAULT, di Diego Valiante in La Voce.info

gli economisti sono una specie vivente di ricercatori che:

1. non prevedono la crisi speculativa di cui c’erano segni evidenti nei precedenti 5 anni

2. rifiutano nel nome della “crescita” gli scenari miti della decrescita,  che implica sia una diminuzione dei consumi superflui che  una drastica diminuzione della popolazione mondiale (7 miliardi di umani della terra sono la CAUSA delle CAUSE  della attuale crisi economica

3. si applicano sadicamente agli scenari qui sotto elencati in una serie di “punti chiave” da relazione con lucidi a qualche convegnetto

Paolo Ferrario

Che cosa succederebbe se l’Italia non riuscisse a portare avanti le riforme strutturali e a consolidare i conti senza l’intervento di istituzioni europee, come la Bce? I costi cui andremmo incontro non sono quantificabili. Il nostro sistema economico entrerebbe in un perverso meccanismo che può dividersi in tre fasi: crisi di liquidità e insolvenza; pressioni deflazionistiche; pressioni inflazionistiche e instabilità politica ed economica.

per leggere l’intero articolo terroristico vai a: Lavoce.info – ARTICOLI – L’ORRIBILE SCENARIO DEL DEFAULT.


Crisi dell’Euro: il ruolo del sistema bancario – quattrogatti.info – Dicembre 2011

nuova puntata sulle politiche per l’Euro.
Attore protagonista: Il sistema bancario

La crisi che non passa. XVI Rapporto sull’economia globale e l’Italia” – a cura di Mario Deaglio, Guerini e associati editore


 

La crisi che non passa

XVI Rapporto

sull’economia globale e l’Italia

 

a cura di Mario Deaglio

 

Guerini e Associati, 2011, pp. 199, Euro 15,50

ISBN 978-88-6250-364-8

 

Vai alla scheda del volume

  

La crisi in cui l’Occidente ha cominciato a scivolare durante l’estate del 2007 e nella quale è definitivamente precipitato nel settembre 2008 non solo non si è ancora risolta, ma se ne deve constatare l’estensione dall’economia alla società, alla politica, ai grandi equilibri politico-strategici internazionali.

Il baricentro del pianeta continua a spostarsi verso est, la «primavera araba» ha rimesso in discussione consolidati equilibri, le istituzioni che reggono l’ordine internazionale – dall’ONU all’FMI alla WTO - appaiono sempre più inadeguate al compito.

L’Europa - e con essa, l’Italia in pole position - è al centro della crisi. La debolezza della finanza si mescola alla debolezza delle istituzioni, mentre la speranza che potessero bastare poche misure tecniche di stabilizzazione dei mercati ha ormai ceduto il passo al convincimento che la crisi sia complessa e multidimensionale: non si potrà tornare a uno sviluppo stabile, senza rimedi innovativi e regole nuove.

MARIO DEAGLIO insegna Economia internazionale presso l’Università di Torino ed è editorialista economico de La Stampa.

GIORGIO ARFARAS è opinionista di economia e finanza e dal 2009 è direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi.

ANNA CAFFARENA insegna Relazioni internazionali presso l’Università di Torino; è presidente di T.wai (Torino World Affairs Institute).

GIORGIO S. FRANKEL, giornalista professionista, si occupa di Medio Oriente, petrolio e industria aerospaziale. Collabora a Il Sole 24 Ore.

GABRIELE GUGGIOLA è docente presso l’Università dell’Insubria, dove si occupa di economia pubblica.

PIER GIUSEPPE MONATERI insegna Diritto civile presso l’Università di Torino; dirige Biblioteca della libertà, la rivista del Centro Einaudi.

GIUSEPPE RUSSO, economista professionista, ha fondato e dirige STEP Ricerche, società di studi economici applicati.


Fitoussi: La recessione sara’ implacabile e duratura

…. “Oggi Berlino trae beneficio dai tassi di interesse a lungo termine molto bassi, perche’ i bund sono considerati come i soli asset privi di rischio in Europa. Approfitta indirettamente della situazione finanziaria difficile degli altri paesi dell’area euro, che spinge gli investitori ad acquistare titoli tedeschi. Oltre il Reno i tassi sono dunque tenuti bassi per vie artificiali”. 


“Inoltre, prosegue Fitoussi, la Germania puo’ di esercitare una vera leadership europea. Ma la presa di posizione nei confronti del ruolo della Bce, lo ripeto, potrebbe cambiare quando gli inconvenienti della situazione saranno maggiori dei vantaggi”. Quando la crescita si interrompera’ nella maggior parte dei paesi dell’Eurozona, a quel punto l’impatto sara’ molto forte anche sull’economia tedesca, che perdera’ i suoi partner europei”.

L’idea che le misure di riduzione del deficit favoriscano la crescita “non e’ mai stata dimostrata: tutti gli studi in materia contraddiscono questa tesi”, dice Fitoussi. E’ una teoria che viene usata dalle autorita’ politiche per giustificare azioni altrimenti difficili da digerire per la popolazione. 

“E’ una strategia che puo’ essere messa in pratica in tempi felici. Ma non c’e’ peggiore follia del voler adottare tali misure in un periodo di tsunami”. Quale sarebbe dunque la migliore strategia fiscale in Europa? Finanziare tutte le misure che possano alimentare la crescita. ….

da Fitoussi: La recessione sara’ implacabile e duratura.


Btp-day, due appuntamenti per comprare i titoli di Stato: 28 novembre e 12 dicembre – Corriere della Sera

Il Btp-day raddoppia. L’Associazione bancaria italiana ha deciso che saranno due i giorni a disposizione per comprare titoli di Stato risparmiando sulle consuete commissioni dovute agli istituti di credito: il 28 novembre per l’acquisto di titoli italiani sul mercato secondario e il 12 dicembre per i Bot a un anno che saranno messi all’asta dal Tesoro.

L’iniziativa era stata lanciata dal Corriere della Sera dopo che Giuliano Melani - responsabile di una società di leasing – ha acquistato una pagina del quotidiano il 4 novembre scorso per rivolgere un appello al Paese: «Ricompriamoci il nostro debito pubblico». Allora, come adesso, i nostri titoli di Stato erano sotto l’attacco del mercato e lo spread dei Btp decennali sul Bund stava battendo tutti i record dalla nascita della moneta unica. Il Corriere ha proposto che le banche rinunciassero per un giorno alle commissioni nei confronti dei risparmiatori che avessero acquistato titoli di Stato. Subito hanno aderito i maggiori gruppi bancari del Paese: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, il gruppo Ubi Banca, Bnl e Banca Sella. Poi è scesa in campo l’Abi, che ha indicato la data: il 28 novembre, raddoppiando ieri l’iniziativa con il 12 dicembre per «dare un chiaro segnale d’impegno anche da parte del settore bancario al difficile momento che il Paese sta attraversando».

da Btp-day, due appuntamenti per comprare i titoli di Stato – Corriere della Sera.


Jacques Attali su Mario Monti: “sapevo che sapeva in tre campi fondamentali: le istituzioni europee, le regole della concorrenza e la governance pubblica. Bene: Monti mi ha conquistato. Intanto perché si è impegnato moltissimo nei lavori. E poi perché anche sui soggetti in cui non eravamo d’accordo, i suoi argomenti erano sempre forti. E talvolta mi hanno fatto cambiare idea”

Jacques Attali: l’unica via
di uscita è attivare
il controllo europeo
sui conti pubblici

ALBERTO MATTIOLI
CORRISPONDENTE DA PARIGI

Monti è davvero superMario? Jacques Attali ne è convinto. Ed è un’opinione che pesa. Attali non è solo la star degli economisti francesi, ma anche il presidente di quella Commissione per liberare la crescita, a tutti nota come Commissione Attali, nella quale arruolò anche il collega Monti. Il progetto, ambizioso e molto francese, era quello di chiedere a un gruppo di cervelli di dare alla politica quel che alla politica più manca: le idee.

Professor Attali, perché proprio Monti?
«Non lo conoscevo di persona. Ma sapevo che sapeva in tre campi fondamentali: le istituzioni europee, le regole della concorrenza e la governance pubblica. Bene: Monti mi ha conquistato. Intanto perché si è impegnato moltissimo nei lavori. E poi perché anche sui soggetti in cui non eravamo d’accordo, i suoi argomenti erano sempre forti. E talvolta mi hanno fatto cambiare idea».

Per esempio?
«Per esempio, mi ha convinto a mettere l’accento sulla necessità dell’indipendenza dell’Alta autorità sulla concorrenza rispetto al potere politico. Per me, Monti è nella top ten delle grandi personalità internazionali per statura intellettuale, distacco dagli interessi personali e senso del compromesso. Cui aggiungerei anche quello dello humour».

Non è che Monti sia celebre come battutista.
«Si vede che non lo conosce. Ha un senso dell’ironia formidabile, molto inglese».

Torniamo in Francia. E’ difficile capire in cosa consista la differenza fra il programma economico della destra e quello della sinistra.
«Per forza, non ci sono! La destra non ha ancora ufficialmente il candidato, la sinistra sì, però è appena stato scelto. Ma poi come si possono fare programmi quando la crisi sembra fuori controllo? In primavera, il futuro Presidente potrebbe trovarsi davanti a uno scenario con le banche francesi fallite e l’euro imploso. E magari la scelta se cercare di stare attaccati a un nuovo euro forte con la Germania o a un euro debole con l’Italia e gli altri».

Ha fatto scalpore una sua recente intervista dove lei sosteneva che Parigi sbaglia ad accanirsi a difendere una tripla A che in pratica ha già perso…
«Perché non prendere atto della realtà? Il problema, per la Francia, non è quello di difendere la tripla A, ma di riconquistarla. Ma è tutta l’Europa che adesso deve fare delle scelte coraggiose. Compresa la Germania, che è molto più malata di quel che crede».

Non è più la prima della classe?
«Ha un debito enorme, ben più pesante di quello spagnolo. E con l’aggravante di una demografia difficile, per cui si saranno sempre meno tedeschi per onorarlo».

Cosa deve fare l’Europa per evitare il tracollo?
«Tre cose. Prima: puntare sulla Bce. La Banca deve continuare a fare quel che sta facendo, cioè sostenere i titoli di Stato dei Paesi membri. I mercati speculano perché scommettono che la Bce non interverrà: ma se la Bce dichiarerà che continuerà a intervenire finché ce ne sarà bisogno, la speculazione verrà fermata. E poi ricordo che nei trattati europei è scritto che la Bce non deve solo lottare contro un’ipotetica inflazione, ma anche per la crescita e l’occupazione».

Ed eccoci al secondo punto.
«Gli eurobonds sono lo strumento giusto per finanziare la crescita. L’Unione europea, a differenza dei Paesi che la compongono, non ha debiti. Se emettesse delle obbligazioni europee, i mercati le apprezzerebbero. Certo, il corollario è il punto tre».

Cioè?
«Il federalismo budgetario. E’ chiaro che la sorveglianza sui bilancio nazionale dev’essere fatta a livello europeo. Con un obiettivo molto semplice: ognuno rispetti le regole di Maastricht. Aggiungo che tutto questo va fatto presto».

Quanto presto?
«Diciamo entro la fine dell’anno. Poi l’euro esploderà e sarà il caos. Per tutti».

Il suo piano presuppone una volontà politica che non c’è.
«Peggio. Mi sembra di rivivere uno di quegli anni terribili del Novecento, come il 1914, il ‘29 o il ‘38, in cui la politica europea ha fatto le scelte peggiori».

Insomma, lei è pessimista.
«Io sono realista. E poi l’ottimismo o il pessimismo sono atteggiamenti da spettatore, anzi da tifoso. Il giocatore, e noi europei siamo tutti giocatori, non è né ottimista né pessimista: cerca solo di vincere la partita».

Non lo scrive mai nessuno, ma lei fa anche il direttore d’orchestra. Se la crisi fosse un brano musicale, quale sarebbe?

«L’ouverture della Forza del destino di Verdi. Ha la stessa forza e lo stesso ritmo incalzante. Apparentemente inarrestabile».

da “Un mese e mezzo di tempo per salvare l’euro dal crac”- LASTAMPA.it.


in che modo le tecnocrazie europee impongono, come in una azienda privata, i propri obiettivi e le proprie regole, infischiandosene delle sovranità nazionali


Giuliano Melani acquista una pagina sul Corriere: «Italiani, compriamoci il debito!» – Corriere della Sera e una risposta a Giuliano Melani di Stefano Ceci

Acquista una pagina sul Corriere: «Italiani, compriamoci il debito!»

L’appello a pagamento di un cinquantenne di Pistoia: «Acquistare Btp e Bot l’unico modo per tornare grandi»

MILANO – Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano ha pagato di tasca sua un’ intera pagina del Corriere della Sera per rivolgere un appello agli italiani:«Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito!» . Come? «Sottoscrivendo i nostri titoli di Stato». Perchè? «Per uscire dalla crisi, per non svendere il Paese, per fare a meno del governo e dell’Europa» sostiene lui che racconta di credere talmente a fondo in questa iniziativa da aver sfidato, tra le altre cose, l’ ironia del figlio ventenne che ha (affettuosamente) cercato di evitargli la spesa, l’esposizione mediatica o forse una delusione.

da Acquista una pagina sul Corriere: «Italiani, compriamoci il debito!» – Corriere della Sera

Ricomprare il debito italiano?

Una risposta a Giuliano Melani

di Stefano Ceci , pubblicato il 6 novembre 2011

immagine documento

Caro Giuliano, hai ragione a sostenere che il debito l’abbiamo fatto noi e che ora sarebbe sensato comprarcelo, pro quota, secondo le disponibilità.

Non rivendico, a 42 anni, il fatto di averne creato di meno rispetto a chi ne ha 60: ho 2 figlie! Solo mi rammarico che ora, proprio ai quarantenni, tocca pagare il conto più salato.

Andrei anche io, lunedì mattina in banca, a comprare BTP se solo ne avessi. Il problema è che non li ho: ho finanziato l’azienda.

Un eroe? No, uno come altri che crede così tanto nell’Italia da metterci tutto il possibile per generare impresa, valore, occupazione, profitto.

Bada bene che la gran parte di questi soldi sono serviti a pagare stipendi di giovani sotto i 35 anni che oggi sono diventati soci. Ho fatto 2 conti, al volo: abbiamo speso in 5 anni oltre 3 milioni di euro in contributi e oneri relativi al costo del lavoro, soldi che sono mancati alle aziende del gruppo per fare investimenti e ai dipendenti per godere del loro impegno. Dove sono finiti?

Capisci cosa sto dicendo? Dico che così non ne usciamo. Varrebbe la pena di comprarci il nostro debito se poi potessimo decidere come amministrare i nostri risparmi. Ma in questa situazione, come possiamo fare?

Devi sapere che qualche mese fa, per fare una investimento, abbiamo dovuto mettere a garanzia la somma di 200.000,00 €. Alle banche non bastano più i Consorzi Fidi, le firme, le ipoteche. Orachiedono anche denaro contante, bloccato in un conto vincolato che non produce nulla. Pensi che abbiamo comprato titoli di Stato Italiani? No, abbiamo comprato titoli tedeschi. Pensi che lo abbiamo fatto volentieri? No, ci siamo sentiti dei traditori ma abbiamo bisogno di fatti, di veri cambiamenti per tornare a crederci, per avanzare con forza.

Ognuno di noi, in ogni contesto, per competenze e abilità deve fare la parte del suo dovere, tutti i giorni, con buon senso e con impegno. Questo è l’unico modo di fare. Questa è politica.

Ora bisogna che quelli che ci governano e che stanno all’opposizione facciano tutti, ma proprio tutti, un bel passo indietro. Non importa di chi è la colpa, serve una catarsi.

Le parti vive dell’Italia devono organizzare una diaspora e riprendersi democraticamente il potere.

Serve un Parlamento fatto di persone che ci entrano per la prima volta perchè serve la capacità di immaginare, progettare e realizzare le nuove strade del progresso italiano. Questa è l’Assemblea Costituente che serve all’Italia: novizi di ogni età che entrano alla Camera e al Senato con la stessa frenetica emozione del primo giorno di scuola, con quella voglia di fare che non si vede l’ora che suoni la campanella.

Nel frattempo occorre un governo che sappia portarci fuori, rapidamente, da questa grave crisi
 e quando ci saremo, tutti più poveri ma più sereni, potremo di nuovo dividerci se avremo di che discutere.

Quindi tu ed altri che ancora ne avete da parte, andate pure a comprare BTP. Quelli che i risparmi se li sono mangiati in questi mesi, cercheranno di tirare avanti alla bene e meglio con i loro stipendi e le loro pensioni dando, come sempre hanno fatto, un contributo decisivo per l’Italia. Noi faremo i carpentieri per tirar su nuove imprese e insieme siamo già l’Italia civica, protagonista di una nuova stagione politica.

 

40 anni, si occupa di turismo da 12 anni, prima da manager oggi da imprenditore alla guida del gruppo GH che promuove e sostiene iniziative imprenditoriali per lo sviluppo di una nuova economia turistica.

 


Alle origini della crisi economica del 2011: il rapporto fra economia reale ed economia finanziaria è di 1 a 8. Grafico di Paolo Ferrario


Giorgio Napolitano: “Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia”

 Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee. Il Presidente del Consiglio gli ha confermato il proprio intendimento di procedere in tal senso. Dal canto loro, diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione gli hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all’aggravarsi della crisi. Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva. 


Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati, cadavrexquis

vedo che c’è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l’alto debito pubblico italiano dichiarando che “non è il mio debito”, sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l’esempio dell’Islanda. E invece il problema è proprio questo: l’enorme debito pubblico dell’Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell’altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell’ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l’elenco dei film sponsorizzati dall’ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con “questo debito”, sono anche quelli che vorrebbero avere il “salario minimo garantito” – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos’è l’arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il “nostro debito”, è anche il “nostro credito”, e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all’altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

da cadavrexquis: Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati.


Le banche e la crisi, considerazioni di Armando Carcaterra, Anima Sgr


L’italia ce la può fare, estratto dell’intervista all’economista Alberto Quadrio Curzio che uscirà sul prossimo numero del Corriere delle Opere

….
Quali sono le soluzioni per uscire da questa difficile situazione?
«Vedo due soluzioni. La prima è che l’Europa prenda una decisione netta riguardo gli eurobond. Si tratta di una misura che io ho sostenuto fin dal 2004, prima che la crisi scoppiasse. In un articolo recente scritto per il Sole 24 Ore insieme a Romano Prodi, li abbiamo configurati come eurounionbond che dovrebbero avere come garanzia patrimoniale l’oro delle riserve ufficiali e titoli azionari delle reti di trasporto (energia, telecomunicazioni ecc.) partecipate dallo Stato. È una soluzione che io continuo a considerare non solo fattibile, ma anche auspicabile perché, attraverso le emissioni di eurounionbond, si potrebbe, da un lato, alleggerire il debito pubblico dei singoli Stati, dall’altro lato, realizzare investimenti in infrastrutture europee che stimolino la crescita.

Questa, secondo me, rimane la strada maestra. Continuo a interrogarmi sul perché le riserve auree, che sono “pietrificate” nelle Banche centrali europee – le quali hanno le maggiori riserve auree ufficiali del mondo -, non vengano messe a garanzia di un’emissione obbligazionaria. Una tale emissione così garantita andrebbe a ruba, ma vi è una sorda resistenza, senza spiegazioni, verso questa soluzione. In ogni caso, se non si fanno gli eurobond l’Europa non uscirà mai da questa situazione. Capisco che la Germania non li voglia perché teme di rimanere essa stessa gravata dai debiti degli altri se ci si dovesse basare solo su garanzie nominali. Ma gli eurounionbond sarebbero garantiti da beni reali come l’oro, azioni di partecipazioni statali in grandi reti di trasmissione di energia elettrica, nelle pipeline del gas, nella rete ferroviaria».

L’italia ce la può fare.


Le domande sulla crisi. E le risposte Lavoce.info

La crisi del debito pubblico continua a creare forti tensioni sui mercati finanziari internazionali. Si rivedono al ribasso le stime di crescita e il timore di una nuova recessione diventa concreto. In questi giorni, numerosi lettori si rivolgono a lavoce.info per avere chiarimenti e magari qualche rassicurazione. Fare previsioni non è facile, perché le variabili in gioco sono molte. Possiamo però analizzare alcuni aspetti specifici e indicare le conseguenze delle diverse scelte possibili per governi e istituzioni internazionali. Attraverso un Dossier che cerca di rispondere ai vostri quesiti.

tutta la scheda qui: Lavoce.info – DOSSIER – Le domande sulla crisi. E le risposte.


IL FUTURO È PIÙ FORTE DELLA CRISI, Irene Tinagli su La Stampa del 25 settembre 2011

anche in un momento così critico, è importante essere in grado, di tanto in tanto, di alzare la testa e saper intravedere le trasformazioni e le opportunità che si dispiegano nel lungo periodo. Provare a leggere i fatti di oggi non con la lente della cronaca, ma con quella della storia, per capire se e come questa fase si può inserire in un’evoluzione più ampia che abbia, alla fine, uno sbocco positivo.

     D’altronde la storia economica dell’occidente è costellata da crisi continue e da alcune fasi di grandi cambiamenti epocali, fasi in cui cambia il paradigma produttivo, l’organizzazione industriale e sociale di un Paese. Ogni volta che ci troviamo di fronte a tali trasformazioni ci sentiamo minacciati, in pericolo, pensiamo d’essere di fronte alla fine del nostro mondo e della nostra società. Ma la verità è che poi il nostro mondo è sempre andato avanti. E sempre in meglio. Noi siamo probabilmente di fronte ad uno di questi cambiamenti «paradigmatici». Un cambiamento che, però, siamo incapaci di vedere e accettare. Uno dei motivi per cui siamo così incapaci di coglierlo è che siamo ancorati ad una visione dello sviluppo economico come di un fenomeno limitato, che non può durare all’infinito perché in fondo le risorse stesse sono limitate ed esauribili. È la stessa convinzione che ci fa credere che lo sviluppo sia un gioco a somma zero, in cui se uno guadagna l’altro perde. Ed è una visione miope e antistorica, che ci rende inutilmente catastrofici. Le risorse certamente sono finite, ma le modalità con cui si possono combinare ed utilizzare per creare prodotti e sviluppo (e occupazione) non lo sono. 

da Pietro Ichino |  IL FUTURO È PIÙ FORTE DELLA CRISI.


Speciale Crisi 2011 – Crisi dell’Euro: parte prima – Newsletter quattrogatti.info – Settembre 2011

Speciale Crisi 2011 – La Crisi dell’Euro: Parte Prima

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Ciao a tutti i simpatizzanti di www.quattrogatti.info,
  
vi segnaliamo che è uscita la presentazione sulla crisi dell’Euro.
Per visualizzarla clicca qui.
  
In questa prima parte analizziamo la crisi del debito che sta minando la tenuta dell’Euro

crisi speculativo-finanziaria agosto 2011: Tempesta sui mercati: l’Europa brucia 300 miliardi, Piazza Affari: -6,15%. Wall Street: -4,46% – pamalteo@gmail.com – Gmail

Tempesta sui mercati: l’Europa brucia 300 miliardi, Piazza Affari: -6,15%. Wall Street: -4,46% – Listini – Foto
a cura di Andrea Franceschi
Pesantissime vendite sui colossi del credito che soffrono le preoccupazioni della Federal Reserve sulla liquidità delle banche continentali attive negli Stati Uniti. Scivola l’euro, petrolio in netto calo. Tengono i BTp – L’eterno ritorno dell’identico copione europeo non rassicura i mercati (di daniele bellasio)…»