Monti e l’ICI della Chiesa | Il Post

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La svolta dell’ Ici sulla Chiesa esentasse solo i luoghi di culto, di M. Antonietta Calabrò

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La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

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il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.


MILLE PROROGHE, 5 GENNAIO 2012

5 GENNAIO 2012 - ”MILLE PROROGHE”

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dal Decreto-Legge 29 dicembre 2011, n. 216

da Normattiva – Evidenza.


DECRETO SALVA-ITALIA, 2 GENNAIO 2012

 - ”DECRETO SALVA-ITALIA”

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dal Decreto-Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

da Normattiva – Evidenza.


istruzioni per assicurare l’economicità e l’efficienza nell’azione amministrativa a tutte le strutture che dipendono dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio

Il Presidente del Consiglio, in considerazione della primaria esigenza di rispettare gli obiettivi di finanza pubblica, ha diramato istruzioni per assicurare l’economicità e l’efficienza nell’azione amministrativa a tutte le strutture che dipendono dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio. Il fine è di assicurare non solo la puntuale e sicura osservanza dei limiti di spesa fissati dalle norme, ma anche di evitare spese non indispensabili o non ricollegabili in modo diretto ed immediato ai fini pubblici assegnati alle singole strutture amministrative, astenendosi dall’effettuare spese di rappresentanza, ed evitando di organizzare convegni, o altri eventi non strettamente indispensabili.

Infine è stata ricordata l’esigenza di osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nel codice etico di ciascuna amministrazione, con particolare riferimento a quelle relative al divieto di accettare regali e omaggi di qualsiasi natura di valore superiore a 150 euro,. tali da non poter essere interpretati, da un osservatore imparziale, come finalizzati ad acquisire vantaggi in modo improprio. In ogni caso, i regali di valore superiore devono essere restituiti, ovvero ceduti all’Amministrazione di appartenenza.

da  Governo Italiano – Il Presidente del Consiglio dei Ministri.


L’avanzo primario nel bilancio pubblico italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


utili puntualizzazioni di NOISEFROMAMERIKA sulla “Operazione Cortina”, il blitz dell’Agenzia delle Entrate presso albergatori e commercianti nel capoluogo delle Dolomiti | noiseFromAmeriKa

utili puntualizzazioni di NOISEFROMAMERIKA sulla “Operazione Cortina”, il blitz dell’Agenzia delle Entrate presso albergatori e commercianti nel capoluogo delle Dolomiti,

Vai a: “Operazione Cortina”: una polemica inutile | noiseFromAmeriKa


Mario Monti, audio e video su: bilancio dello stato; corporazioni e liberalizzazioni; “disarmo bilanciato” fra le opposizioni politiche; “l’euro non è in crisi”; cicli delle politiche monetarie europee e americane (Reagan e Thatcher); “Tobin Tax”

Mario Monti, intero AUDIO:

Estratto video su CORPORAZIONI DEL SISTEMA SOCIALE E POLITICO ITALIANO

Mario Monti: sono gli evasori delle tasse coloro che mettono le mani nelle tasche degli italiani


federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE

Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore

segue qui  Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.


equitalia: quando la lotta all’evasione delle tasse produce atti di violenza terroristica personale

Secondo il manuale di educazione civica che prende polvere da decenni nelle nostre librerie, i cittadini sono lo Stato. E le tasse, di conseguenza, lo strumento per finanziare se stessi. Non pagarle rappresenta un atto di masochismo. Ma in Italia non è così. Per un italiano lo Stato è altro da sé, è un vampiro arrogante da buggerare più che si può. Di solito viene identificato con la casta costosa, pletorica e inefficiente dei politici, con il treno sporco e perennemente in ritardo dei pendolari, con il funzionario pubblico che digrigna i denti al di là dello sportello, complicandoci le cose facili e non semplificandoci quelle difficili.

di Massimo Gramellini, in La Stampa

vai a:

Il problema con Equitalia | Il Post.


La nuova IMU Primo commento alla nuova tassazione degli immobili dopo la manovra Monti (D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214). Differenze con l’ICI ed esempi di calcolo

La nuova IMU
Primo commento alla nuova tassazione degli immobili dopo la manovra Monti (D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214).
Differenze con l’ICI ed esempi di calcolo

http://www.libreriaprofessionisti.it/ebook/la-nuova-imu.html


LA SPESA PUBBLICA, di G. Pisauro, Intervento a Seminario Lega Coop nazionale Roma, 30 novembre 2011

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disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (C. 4829).

Venerdì 16 dicembre la Camera con 495 voti favorevoli e 88 contrari ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del  decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante 

Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (C. 4829).

Dopo la trattazione degli ordini del giorno e le dichiarazioni di voto finali il provvedimento è stato approvato ed inviato all’altro ramo del Parlamento


Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici – D.L. 201/2011

Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici - D.L. 201/2011 

(A.C. 4829      


Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014, LEGGE 12 novembre 2011, n. 184

LEGGE 12 novembre 2011, n. 184 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014.  (GU n. 265 del 14-11-2011 - s.o. n.234)


Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2012), LEGGE 12 novembre 2011, n. 183

LEGGE 12 novembre 2011, n. 183 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2012).)  (GU n. 265 del 14-11-2011 - s.o. n.234)


Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2011, LEGGE 11 novembre 2011, n. 182

LEGGE 11 novembre 2011, n. 182 Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2011(GU n. 265 del 14-11-2011 - s.o. n.233)


Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2010, LEGGE 11 novembre 2011, n. 181

LEGGE 11 novembre 2011, n. 181 Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2010 (GU n. 265 del 14-11-2011 - s.o. n.233)


Il CeRP, coordinato da Elsa Fornero, è nato nel 1999 dalla collaborazione tra l’Università di Torino e la Compagnia di San Paolo (ente finanziatore). Il centro è il primo in Italia (e uno dei primi in Europa) specificamente dedicato allo studio dell’economia delle pensioni e dell’invecchiamento

 

Il CeRP è nato nel 1999 dalla collaborazione tra l’Università di Torino e la Compagnia di San Paolo (ente finanziatore). Il centro è il primo in Italia (e uno dei primi in Europa) specificamente dedicato allo studio dell’economia delle pensioni e dell’invecchiamento. Nel settembre 2006 il centro è entrato a far parte, come unità di ricerca, del Collegio Carlo Alberto.

L’obiettivo principale del centro è la ricerca sulle conseguenze dell’invecchiamento demografico, con particolare attenzione ai fattori economici che influenzano le pensioni e, più in generale, il welfare degli anziani.

Le principali aree di ricerca sono: il risparmio delle famiglie; le scelte e i percorsi di pensionamento; la valutazione dei sistemi e delle riforme previdenziali; il mercato delle assicurazioni e delle annuities; la redistribuzione tra e entro le generazioni indotta dai sistemi pensionistici; le politiche per gli anziani; l’adesione alla previdenza complementare; gli aspetti finanziari e di governance dei fondi pensione. La ricerca è svolta sia a livello micro che macro, con particolare attenzione per gli aspetti di policy.

Sia la ricerca teorica che quella applicata svolgono un importante ruolo nelle attività del centro. Il CeRP intende rappresentare un riferimento per tutte le istituzioni che si occupano di tematiche previdenziali, sia nella prospettiva dell’economia reale, sia in quella finanziaria.

Il CeRP è coordinato da Elsa Fornero (Università di Torino) e il suo Comitato Scientifico è composto da studiosi di Università italiane e straniere. Vi operano ricercatori full-time a cui si aggiungono fellows provenienti da altri istituti di ricerca.

Una parte rilevante del lavoro di ricerca è costituita dall’elaborazione di modelli di simulazione diretti a valutare, sulla base di diversi indicatori, la performance dei sistemi previdenziali, nonché le loro caratteristiche microeconomiche. Parallelamente, il CeRP svolge anche attività di valutazione delle politiche di riforma, a livello nazionale e internazionale. L’orientamento internazionale del centro è testimoniato dalle conferenze e dalla partecipazione a network di ricerca europei.

Un’attenzione rilevante è dedicata alla diffusione dei risultati della ricerca, tramite conferenze, seminari, pubblicazioni e contributi ai dibattiti sulle tematiche previdenziali. Il CeRP ha pubblicato diverse monografie ed edita una collana di Working Papers

da Il centro.


Elsa Fornero al Ministero del Lavoro e politiche sociali, del Governo Mario Monti

  • Ministero del Lavoro e politiche sociali, Elsa Fornero:

Alberto Quadrio Curzio: meglio l’Ici che la patrimoniale


Spesa per le pensioni e la sanità (2000-2060)


Banca d’Italia – Rapporto annuale, novembre 2011


ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

Tavola 1 – Entrate Comuni definitivi anno 2008

Tavola 2 – Spese Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3a – Analisi spese correnti Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3b – Analisi spese in conto capitale Comuni definitivi anno 2008

Tavola 4 – Entrate Province definitivi anno 2008

Tavola 5 – Spese Province definitivi anno 2008

Tavola 6a – Analisi spese correnti Province definitivi anno 2008

Tavola 6b – Analisi spese in conto capitale Province definitivi anno 2008

Tavola 7 – Entrate delle Regioni e province autonome anno 2008

Tavola 8 – Spese delle Regioni e province autonome anno 2008

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)


testo del Maxiemendamento

Il testo del Maxiemendamento è arrivato ieri in Commissione Bilancio al Senato, che lo passerà all’Assemblea entro oggi. Domani dovrebbe quindi approvarlo l’Aula di Palazzo Madama e il provvedimento passerà a Montecitorio che darà il via libera definitivo sabato.

S2968 – 4.2000 (Maxiemendamento e Relazione tecnica)

S2968 – 3.1000, 4.0.1000 e 5.1000 em.ti A (Proposte del Governo)

S2968 – 5.2000 e 5.0.1000 A (Proposte del Governo)


LEGGI DI STABILITÀ FINANZIARIA APPROVATE NEL 2011

 LE LEGGI DI STABILITÀ FINANZIARIA APPROVATE NEL 2011

TITOLO N. INIZIATIVA STATO

Semestre europeo – prime
disposizioni urgenti per l’economia
DL n. 70 Governo Approvato con fiducia di Camera e Senato.
Legge n.106 del 12/07/11

Disposizioni urgenti per la
stabilizzazione finanziaria
DL n. 98 Governo Approvato con fiducia di Camera e Senato.
Legge n. 111 del 15/07/11

Ulteriori misure urgenti per
la stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo
DL n. 138 Governo Approvato con fiducia di Camera e Senato. Legge n.148 del 14/09/11

da: Mario Monti, Lettera al premier – Corriere della Sera

 

L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali. È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua.

… Lettera al premier – Corriere della Sera.


Legge di stabilità 2012 e bilancio 2012-214, da Newsletter Legautonomie n. 44 – 2 novembre 2011 – pamalteo@gmail.com – Gmail

Legge di stabilità 2012 e bilancio 2012-214
 
Dossier Disegno di legge A.S. n. 2968 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)
Dossier Il disegno di legge di stabilità per il 2012 in breve (A.S. n. 2968)
Audizioni
CNEL Audizione
Istat Audizione
Banca d’Italia Audizione

GOVERNO IL TESTO DELLA LETTERA AL CONSIGLIO UE – Agenzia di stampa Asca

GOVERNO IL TESTO DELLA LETTERA AL CONSIGLIO UE – Agenzia di stampa Asca.


Nuovo Decreto Sviluppo: bozza aggiornata al 18 ottobre 2011


Disegno di legge: “Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale”, le audizioni, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011

Disegno di legge: “Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale” (C.4566)

LA GENERAZIONE CHE PAGA PER TUTTI di Barbara Biasi , Michele Pellizzari e Rachele Poggi, LAVOCE.INFO

LA GENERAZIONE CHE PAGA PER TUTTI

PDF dell'articolo
di Barbara Biasi Michele Pellizzari Rachele Poggi
argomento Pensioni Conti Pubblici
L’enorme debito pubblico che l’Italia ha accumulato tra il 1965 e il 1995 non è stato utilizzato a fini produttivi: i soldi che abbiamo preso in prestito sono andati in impiego pubblico e pensioni. Ne hanno beneficiato soprattutto i nati nel decennio 1940-1950. A pagare il conto saranno i loro figli. Con maggiori tasse, ma anche con minori servizi. I tagli alla spesa previsti dalle recenti manovre per istruzione, sanità e trasporti colpiscono infatti di più questa generazione. Anche perché in Parlamento i padri continuano a essere sovra-rappresentati.


Corte dei Conti sulla Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale, 11 ottobre 2011

11 ottobre 2011 – Sezioni riunite in sede di controllo – Audizione del Presidente della Corte dei conti presso la VI Commissione Finanze Camera dei deputatiElementi per l’audizione sull’A.C. 4566 “Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale”

 


Glossario: rendiconto generale dello Stato

Il rendiconto generale dello Stato è un obbligo costituzionale previsto dall’articolo 81 (meglio conosciuto per il pareggio di bilancio), con cui il Governo aggiorna il Parlamento sui risultati della gestione finanziaria. In questo caso quella dell’esercizio 2010.

Si tratta in sostanza di un dettagliato monitoraggio delle entrate, delle spese e dei residui rispetto alle iniziali previsioni approvate dal Parlamento. Nella seconda parte del Ddl c’è il conto del patrimonio, in cui sono riportate le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.

all’intero articolo: Un atto obbligatorio per Costituzione – Il Sole 24 ORE.


Federalismo fiscale: Dossier di documentazione – Regioni.it

Federalismo fiscale: Dossier di documentazione

(regioni.it) E’ stato pubblicato sul sito www.regioni.it il “Dossier” di documentazione legislativa “Federalismo fiscale: la Legge n. 42/2009 e decreti attuativi” a cura del “Centro interregionale studi e documentazione” (Cinsedo), aggiornato ad “Ottobre 2011”.
“L’attuazione dell’art. 119 della Costituzione, che sancisce l’autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, è definita dalla Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 103 del 6 maggio 2010. La Legge 8 giugno 2011, n. 85 ha prorogato di 6 mesi i termini per l’esercizio della delega (slittati, pertanto, al 5 novembre 2011).
Ne sono scaturiti otto decreti legislativi che, terminato il loro iter, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Il presente lavoro è una raccolta dei decreti legislativi attuativi della Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”. Di seguito, l’elenco dei decreti con l’esito in Conferenza Unificata e data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
1. Federalismo demaniale: Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85
Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata. Sottoposto alla Conferenza Stato- Città e Autonomie locali che ha espresso parere favorevole il 4 marzo 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 134 dell’11giugno 2010;
2. Roma Capitale: Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 20 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 219 del 18 settembre 2010;
3. Fabbisogni standard: Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 29 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 294 del 17 dicembre 2010;
4. Federalismo municipale: Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 28 ottobre 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 67 del 23 marzo 2011;
5. Autonomia tributaria di Regioni e Province: Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68
Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 16 dicembre 2010 a seguito dell’Accordo politico Governo-Regioni. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 109 del 12 maggio 2011.
6. Perequazione e rimozione squilibri: Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 20 gennaio. Parere reso dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale il 5 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 143 del 22 giugno 2011.
7. Armonizzazione sistemi contabili: Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118: Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 3 marzo 2011. Parere con condizioni e osservazioni reso l’8 giugno 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 172 del 6 luglio 2011.
8. Sanzioni e premi per Regioni, Province e Comuni: Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149 Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 18 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 219 del 20 settembre 2011.
Questo l’indice del volume:
Introduzione
Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” pag. 1
Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 “Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 22
Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 “Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.” pag. 35
Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 “Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.” pag. 41
Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 “Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.” pag. 51
Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 “Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.” pag. 82
Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 “Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.” pag. 125
Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 “Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.” pag. 138
Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. “Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 216

( red / 11.10.11 )

da newsletter – Regioni.it.


E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa

”Le risorse sono poche, e quelle che ci sono, sono spese male. Tutto a tutti, indistintamente, non ce lo possiamo permettere più. E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa, dell’Istituto per la ricerca sociale, insieme a Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, Francesco Longo del Cergas Bocconi, Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra dell’università di Modena, Alberto Zanardi dell’università di Bologna e altri ricercatori dell’Irs, presentato ieri a Milano in occasione dei primi 40 anni della rivista “Prospettive sociali e sanitarie”.

In realtà l’idea non è nuova. A parlarne per prima in Italia con una certa autorevolezza fu la Commissione Onofri 

segue qui: QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Welfare. La coperta è stretta. Tutto a tutti non è più possibile.


Le politiche sociali oggi, riflessioni e proposte delle Regioni /Legautonomie

Pubblichiamo l’analisi prodotta dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sugli effetti dei tagli della manovra del Governo sulle politiche di welfare locale.


documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it

(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.

LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI

  1. 1.      IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:

₋        Confindustria prevede “crescita 0”;

₋        OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;

₋        Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;

₋        ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);

₋        UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;

₋        Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;

₋        La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);

₋        Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.

TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.

Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.

  1. 2.      LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.

In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.

Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti

Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.

Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:

  1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
  2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
  3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
  4. Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
  5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).

All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.


  1. 3.      LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]

La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.

ANNO SPESA ( euro) % STATO % REGIONI % COMUNI
2006 5.954.085.998 11,2 (*)     8,4  (*)     80,4 (*)
2007 6.399.384.297 12,0 18,1     70,0
2008 6.662.383.600 7,8 17,3     74,9

(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni

Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.

Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).

Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:

₋        260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;

₋        40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;

₋        90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;

₋        400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);

₋        280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.


  1. 4.      L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI  PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
FONDI   NAZIONALI

Finanziamenti 2008

Finanziamenti 2009

Finanziamenti 2010

Finanziamenti 2011

Finanziamenti

2012

Fondo   Nazionale Politiche   Sociali 

670,8

518,2

380,2

178,5

?

Fondo   Naz. Famiglia e Servizi Infanzia

197,0*

200,0*

100,0

—–   

?

Fondo   Politiche Giovanili

—–

—–

37,4

—–

—–

Fondo   Pari opportunità

64,4

30,0

——

—–

—–

Fondo   Nazionale  Non Autosufficienze

299,0

399,0

380,0

—–

——

Fondo   sostegno affitti

205,6

161,8

143,8

32,9

?

TOTALE

1.436,8

1309,0

1041,4

211,4

100

92,0

73,4

14,9

comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.

Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:

2008:  1231,2 ml. euro

2009:  1147,2 ml. euro

2010:  900,0 ml. euro

2011:  178,5  ml. euro

Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%

  1. 5.      QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :

Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.

Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:

₋        Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;

₋        Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;

₋        Diminuzione delle prestazioni per i disabili;

₋        Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;

₋        Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei  tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;

₋        Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;

₋        Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;

₋        Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.

Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.

Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.

  1. 6.      LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:

Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.

Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.

Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:

  1. aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;

  1. affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e  con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;

  1. riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.

Roma, 22 settembre 2011


[1]  Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali  sulla spesa sociale

( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.


Il contagio, di Loretta Napoleoni, editore Rizzoli. Dibattito: Perchè la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Giorgio Barba Navaretti, Loretta Napoleoni, Vittorio Emanuele Parsi, Massimo Sideri


Manovra bis approvata dal Parlamento e pubblicata in gazzetta ufficiale

È in vigore dal 16 settembre, con le modifiche introdotte nel corso dell’esame parlamentare, la manovra bis varata dal governo lo scorso 13 agosto.


Imu, l’imposta municipale sugli immobili prevista per il 1 gennaio 2014 e che invece sarà anticipata già al 2012

ROMA – La manovra finanziaria di Ferragosto sarà integrata con nuove imposte sulla casa e la prima che potrebbe tornare a gravare sugli italiani è l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili prevista per il 1 gennaio 2014 e che invece sarà anticipata già al 2012. L’Imu è stata ribattezzata “la nuova Ici”  perché ha la stessa base imponibile della tassa sulla casa abolita nel 2008 dal governo Berlusconi, ma con aliquota media più alta: 7,6 per mille contro i 6,4 per mille di media dell’Ici, perchè assorbe in se anche l’Irpef sui redditi fondiari, con l’effetto di favorire i proprietari di seconde case e penalizzare gli immobili d’impresa.

Oltre al ritorno dell’Ici sotto altro nome le misure sugli immobili che il governo potrebbe adottare in aggiunta alla manovra di Ferragosto sono al vaglio anche le rivalutazioni delle rendite catastali, che al momento si attestano al 5 per cento come previsto dalla legge del 1996 del governo Prodi, che permetterebbe di cambiare la foto fiscale degli immobili, aggiornando così il valore di case popolari oggi trasformate in alloggi di lusso. La rivalutazione però comporterà un periodo di gestazione di almeno 4 anni, necessari per effettuare le simulazioni e le verifiche.

Un risparmio da 3 miliardi di euro l’anno si otterrebbe con l’abolizione delle detrazioni del 36 per cento sulle ristrutturazioni edilizie e del 55 per cento sul risparmio energetico, la cui scadenza è prevista rispettivamente per dicembre 2012 e per la fine di quest’anno. Il governo pensa anche all’istituzione di una patrimoniale sulla casa fissata all’1 per mille, che frutterebbe all’anno ben 9 miliardi di euro. Tra i bonus tagliabili in maniera lineare o con rimodulazione finiscono anche le cedolari ed i canoni per gli affitti e l’imposta fissa sull’acquisto della  prima casa, oltre che l’Iva ridotta che potrebbe essere aumentata e i bonus di detrazione sugli interessi per quanti stanno ancora rimborsando un mutuo.

da Imu, patrimoniale sulla casa e bonus aboliti: fisco punta gli immobili | Blitz quotidiano.


Corte dei conti – Sezione delle Autonomie: relazione 2009/2010 sulla gestione finanziaria delle Regioni


La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti ha pubblicato la Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni negli esercizi 2009-2010. I risultati della finanza regionale, osserva la Corte, si inquadrano in un contesto di finanza pubblica che ha risentito degli effetti della crisi economica nel quale, pur emergendo un quadro meno critico rispetto al precedente esercizio, permangono difficoltà che si proiettano sui prossimi esercizi per via della limitata crescita. Dai risultati di contabilità nazionale emerge che il contributo delle amministrazioni locali (Regioni, Enti locali e Sanità) all’indebitamento complessivo è in lieve aumento rispetto all’esercizio precedente. Ciò in presenza del contenimento delle spese complessive3 degli enti e a fronte della riduzione delle entrate da trasferimenti. Comunque, il risultato del 2010 appare migliore di quelli dei precedenti esercizi nei quali si erano verificate inadempienze in particolare con riferimento all’obiettivo di cassa. Nelle Regioni a Statuto ordinario l’obiettivo degli impegni – scrive la magistratura contabile – “è stato raggiunto sia con riferimento all’aggregato complessivo, sia considerato nei diversi aggregati delle aree geografiche (Nord, Centro, Sud). Tale risultato è influenzato positivamente dall’aggregato delle Regioni del Sud che riporta un ampio margine positivo per quanto riguarda il limite agli impegni. Il margine positivo di competenza risulta meno esteso al nord e al centro e maggiore al Sud. Molte Regioni hanno riportato, scostamenti ridotti dall’obiettivo degli impegni del Patto, mentre sono risultati più significativi quelli raggiunti nelle Regioni del Sud. L’incidenza della spesa sanitaria sulla spesa corrente è ancora molto elevata, tanto da ridurre la spesa sottoposta al patto a circa il 16% della spesa corrente complessiva”. (mll)


Corte dei conti – Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti locali, esercizi 2009-2010


La Corte dei conti ha riferito sulla gestione finanziaria 2009-2010 degli Enti locali. La finanza locale nell’esercizio 2010 evidenzia la crescita delle entrate tributarie, sia nelle province che nei comuni. L’aumento delle entrate fiscali assume per i comuni un carattere non episodico e trova riscontro anche in un incremento dei trasferimenti, che, invece, sono in sostanzioso calo nelle province. Ad un buon andamento delle entrate correnti nei comuni si contrappone una perdurante flessione delle entrate correnti nelle province, per le quali si registra anche un calo della spesa corrente e, in modo più evidente, di quella per investimenti. Tale ultimo decremento, ripetendosi negli ultimi esercizi, desta preoccupazione provocando un crollo nella realizzazione degli investimenti. Analoga la dinamica delle spese in conto capitale dei comuni. Tra le componenti della spesa corrente, delle province e dei comuni, quella per il personale risulta ridursi per effetto dei vincoli introdotti dalla normativa vigente, con particolare riguardo al blocco della contrattazione e ai limiti al turn over. I risultati del patto di stabilità per il 2010 hanno dimostrato che sia le province che i comuni si sono complessivamente adeguati agli obiettivi imposti, realizzando ancora scarti positivi rispetto alla correzione richiesta, ma in misura inferiore a quella del 2009. (mll)


Approvata al Senato la manovra. Addizionali comunali Irpef differenziate per reddito – pamalteo@gmail.com – Gmail

Via libera del Senato alla manovra. Addizionali comunali Irpef differenziate per reddito – L’Abc con tutte le novità – Il maxiemendamento voce per voce – Sondaggio
di Nicoletta Cottone
La fiducia passa con 165 sì e 141 no. Tafferugli dinanzi a palazzo Madama. Ora il testo passa alla Camera. Castelli: «i boiardi romani non pagano». Secca la risposta del Quirinale: tutto il personale del Colle applica già la norma. L’entità della manovra sale a 54,2 miliardi – le ricadute delle aliquote differenziate nei Comuni vai a : …»

Scheda Legge 111 15 luglio 2011 “effetti manovra finanziaria per la sanità”, a cura di SOSSANITA’

da SOSSANITA’.


Pietro Ichino | L’IMPROVVISAZIONE DEL GOVERNO E L’ALTERNATIVA POSSIBILE

 

La CGIL ha indetto uno sciopero generale per il 6 settembre. Le critiche sono state molte, soprattutto dagli altri sindacati. Qual è il suo giudizio?

I motivi della protesta della Cgil mi sembrano troppo centrati sulla difesa dell’esistente: qui c’è poco da difendere. Quanto allo strumento della protesta, da iscritto alla stessa Cgil non condivido la scelta dello sciopero, per il suo carattere non unitario e per la sua inidoneità a produrre, sia pure solo in parte, il risultato voluto. In altre parole, anche guardando alla questione dal solo punto di vista degli interessi dei lavoratori che fanno riferimento alla Cgil, mi sembra che il rapporto costi-benefici di questo sciopero sia sfavorevole.

leggi tutta l’intervista qui: Pietro Ichino |  TEMPI: L’IMPROVVISAZIONE DEL GOVERNO E L’ALTERNATIVA POSSIBILE.


La contromanovra di Italia Futura 10 idee per rimettere in moto il paese di Italia Futura , pubblicato il 19 agosto 2011

La contromanovra di Italia Futura

10 idee per rimettere in moto il paese

di Italia Futura pubblicato il 19 agosto 2011

immagine documento

AGGIORNAMENTO – 29/08/2011: Leggi gli emendamenti di Italia Futura alla manovra del Governo, presentati al Senato da Nicola Rossi

Lunedì 22 agosto la Commissione Bilancio del Senato avvierà l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge no. 138 del 13 agosto 2011 contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”. Italia Futura ha già espresso i propri dubbi e le proprie perplessità circa i contenuti di una manovra che consideriamo insufficiente ed iniqua ma soprattutto priva di una visione del futuro del paese (vedi l’editoriale di Luca di Montezemolo del 14 agosto 2011 “Sono scelte deboli contro l’emergenza”). Il Governo ha segnalato in tempi e modi diversi la propria disponibilità a correzioni che ci auguriamo significative.

Cogliendo questa disponibilità riteniamo di dover sintetizzare le direzioni di una possibile modifica del decreto avvertendo che i punti che seguono non devono intendersi come un menù, una lista all’interno della quale scegliere ciò che più aggrada e respingere ciò che appare più scomodo. Essi, al contrario, vanno considerati contestualmente in quanto rispondono ad una idea complessiva del paese, delle sue scelte di finanza pubblica, del loro impatto sulle diverse fasce sociali e delle loro conseguenze sulla crescita.

Il primo attore economico al quale riteniamo necessario e doveroso chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Istituzioni (Scheda no. 1: Una patrimoniale per lo Stato e gli Enti localiScheda no. 2: Un contributo di solidarietà da parte della politica). Il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali è il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico (con l’obbiettivo di portarlo al più presto al di sotto del 100% del prodotto) e con esso il servizio del debito. Molto si può fare in tempi anche molto rapidi e moltissimo si può fare nel medio periodo. Dismettere il patrimonio pubblico è un atto dovuto nei confronti dei tanti italiani che sperimentano oggi la serietà della crisi. Lo è ancor di più dopo gli eventi delle passate settimane che hanno segnalato come proprio nella acquisizione e nella gestione del patrimonio pubblico si annida spesso la corruzione più diffusa e intollerabile. Ma dismettere non basta, bisogna anche intervenire sui flussi di spesa più direttamente attinenti le istituzioni. Sopprimendo le provincie, e non limitandosi ad accorparne alcune. Intervenendo decisamente su organi costituzionali come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e su enti locali sui generis come le Camere di Commercio. E si tratta solo dei primi esempi.

Ciò premesso, riteniamo che la manovra all’esame del Parlamento sia una straordinaria opportunità per affrontare e risolvere alcuni nodi annosi dell’economia e della società italianeLa previdenza, in primo luogo (Scheda no. 3: Previdenza, un cantiere da chiudere). Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale (come le anzianità o la minore età pensionabile femminile) anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare a misura delle donne e un sistema previdenziale aperto alle generazioni più giovani. Se quindici anni fa era Cofferati a gridare “le pensioni non si toccano”, oggi è Bossi a recitare la stessa parte. E’ arrivato il momento che il paese si liberi dei conservatorismi tanto di sinistra quanto di destra che lo hanno fino ad ora ingabbiato.

Il mercato del lavoro, in secondo luogo (Scheda no. 4: Tutti uguali davanti al lavoro). Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi.

La definizione delle questioni previdenziali permetterebbe di abolire l’odioso, perché profondamente iniquo, contributo di solidarietà. Non mancano peraltro le ragioni per un intervento inteso a chiedere a chi più ha di contribuire maggiormente alla soluzione delle difficoltà del paese (Scheda no. 5: Crescita ed equità, due facce della stessa medaglia). Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro. Il gettito dell’imposta sulle “grandi fortune” contribuirebbe, nel biennio 2012-2013, ad accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio (portando comunque ad una pressione fiscale inferiore a quella prevista nella manovra) e sarebbe destinato dal 2014 a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Riteniamo, comunque, che si debba evitare il ricorso, in questa fase, a misure di carattere estemporaneo (Scheda no. 6: Regole sì, ma soprattutto regole stabili). Riteniamo che sia un errore grossolano quello di non mantenere i patti con i contribuenti anche quando questi patti sono sbagliati (come nel caso dello scudo). Il discorso, per inciso, vale anche per l’addizionale Ires sulle imprese energetiche. Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe, comunque, una ipotesi legalmente non praticabile e riproporre un nuovo scudo fiscale non aggiungerebbe nulla di strutturale alla manovra. L’ennesimo tentativo di non prendere atto della serietà della situazione.

Al rigore ed alla equità, riteniamo vadano affiancati interventi in grado di riportare l’Italia a crescere. Si tratta di interventi, in tutti i casi, senza impatto sui conti dello Stato. Interventi relativi al rapporto fra Stato e contribuenti (Scheda no. 7: Dagli evasori ai contribuenti): la lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato (la autodichiarazione patrimoniale di cui alla Scheda no. 5 può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale), purché, però, contestualmente ci si impegni senza esitazioni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione.

Interventi relativi al alla composizione del prelievo fiscale (Scheda no. 8: Sostenere le imprese): immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole; l’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap).

Interventi relativi al funzionamento dei mercati (Scheda no. 9: Mercato, non solo a parole): l’idea che per sostenere la crescita sia necessario mettere in campo risorse pubbliche è, come minimo, fuorviante (il Mezzogiorno ne è testimone). Il ricorso alla spesa pubblica è, spesso, la modalità con cui la politica evita di affrontare questioni difficili. Le principali misure di sostegno alla crescita nel nostro paese sono a costo zero: riguardano il funzionamento della pubblica amministrazione, in tutti i suoi aspetti, e, in particolare, il funzionamento dei mercati con particolare riferimento al comparto dei servizi. Facciamo nostre le proposte in tema di liberalizzazioni avanzate recentemente dall’Istituto Bruno Leoni.

Interventi tesi a cambiare la cultura politica e sociale del paese (Scheda no. 10: Le riforme costituzionali). Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno e lo si faccia seriamente.

Disciplina (e serietà) nelle politiche di bilancio e equità nella distribuzione dei sacrifici, crescita: se la politica italiana c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – batta un colpo. Se non c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – si faccia da parte. L’Italia non può aspettare.

Schede

1.Una patrimoniale per lo Stato e per gli Enti locali.

Il primo attore economico al quale chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Pubbliche amministrazioni. Riteniamo che il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali sia il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico e con esso il servizio del debito.

Il patrimonio immobiliare delle amministrazioni locali ammonta a ca. 350 mld. di euro. La parte più consistente è posseduta dai Comuni (ca. 230 mld. di euro). Seguono le Regioni (11 mld. di euro) e le Provincie (29 mld. di euro). A ciò si aggiunge il patrimonio delle ASL (ca. 25 mld. di euro) e quello dell’Edilizia Residenziale Pubblica valutabile fra i 50 ed i 150 mld. di euro. Limitandoci al caso di Comuni, Provincie e Regioni, la parte libera, inutilizzata o affittata a terzi, è stimabile, in via prudenziale, in ca. il 3-5% del totale, pari ad un valore di mercato compreso fra i 20 ed i 40 mld. di euro. A questa andrebbe aggiunta la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le originarie finalità sociali, stimabile in ca. il 60% del totale. La Cassa Depositi e Prestiti – soggetto esterno alla P.A. – ha in essere mutui verso Comuni, Provincie e Regioni per complessivi 111 mld. di euro ca. che rappresentano debito pubblico per ca. 6 punti di Pil. Riteniamo che Comuni, Provincie e Regioni che dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, debbano utilizzarlo per estinguere immediatamente, in tutto o in parte, i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti (previa valutazione degli immobili da parte di un advisor nominato dalla stessa Cassa). La Cassa Depositi e Prestiti acquisirebbe gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe limitarsi ad essere pro tempore il quotista di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e contestualmente ridurrebbero l’indebitamento. Inoltre, nel caso di Comuni, Provincie e Regioni che non dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi ma dispongano di partecipazioni di controllo in società di capitali che gestiscano servizi di pubblica utilità, riteniamo che gli stessi Enti locali debbano utilizzare queste ultime per estinguere in tutto o in parte i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti. L’impatto della norma sullo stock di debito pubblico è potenzialmente pari al 5% del Pil.

Il patrimonio mobiliare dello Stato ammonta a ca. 500 mld. di euro. Al suo interno spiccano alcune partecipazioni che in nessun senso possono considerarsi strategiche: due delle tre reti Rai, Bancoposta, Sace, Anas (per la componente concessioni) per fare solo i primi esempi. La loro dismissione, con modalità da definirsi, deve essere posta immediatamente all’ordine del giorno. L’introito corrispondente dovrebbe essere riversato nel fondo per l’ammortamento del debito pubblico.

Per memoria, si ricorda che fra il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per ca. 90 mld. di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi da parte dello Stato ed Enti previdenziali e 4,2 da parte degli Enti territoriali.

2.Un contributo di solidarietà da parte della politica. 

L’intervento sulle realtà provinciali e comunali di minori dimensioni presente nella manovra è meritorio ma largamente insufficiente. Nel primo caso, in particolare, esso non prefigura il necessario superamento dell’istituzione provinciale. Riteniamo dunque che, in attesa di norma costituzionale che elimini il livello intermedio di governo fra Comuni e Regioni, debbano essere soppresse tutte le province con meno di 1 milione di abitanti e che le funzioni delle stesse debbano essere fin d’ora trasferite alle Regioni o ai Comuni. A scanso di equivoci, è bene ripeterci: soppresse, e non accorpate.

Riteniamo, inoltre, che il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro possa, nel rispetto del dettato costituzionale, essere collocato presso la Presidenza del Consiglio e ridotto a non più di 15 membri non remunerati per le loro funzioni.

Riteniamo che alcune delle funzioni a rilevanza pubblica oggi svolte dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura debbano essere affidate agli enti locali (in particolare la tenuta del registro delle imprese) e che l’autonomia degli enti camerali debba tradursi in una loro indipendenza economica derivante dalla fornitura a titolo oneroso di servizi alle imprese in regime di concorrenza, in assenza di qualsivoglia autonomia tributaria.

3.Previdenza: un cantiere da chiudere. 

Le riforme dell’ultimo quindicennio – ivi inclusa la recente indicizzazione agli andamenti demografici – hanno fatto molto per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo che garantita ancora non è però in presenza di una crescita debole, per un verso, e, per l’altro, di un numero rilevante di carriere lavorative corte e/o discontinue. Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare aperto alle donne e un sistema previdenziale a misura delle generazioni più giovani.

In primo luogo, le pensioni di anzianità. Nate nel 1969 in un momento in cui le tendenze demografiche sembravano permettere una maggiore generosità, oggi sono un inaccettabile onere a carico delle generazioni future. Chiudere la parentesi delle pensioni di anzianità – con la dovuta eccezione dei cd. lavori usuranti – è semplicemente un atto dovuto. Riteniamo, quindi che i requisiti per le pensioni di anzianità (tanto per i dipendenti quanto per gli autonomi) vadano così ridefiniti: (a) dal 1°gennaio 2012 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 62 anni di età, (b) dal 1° gennaio 2013 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 63 anni di età, (c) dal 1° gennaio 2014 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 64 anni di età, (d) dal 1° gennaio 2015 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 65 anni di età. L’intervento riguarderebbe, nel triennio, non più di 150 mila lavoratori.
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In secondo luogo, l’età pensionabile femminile. La differenza rispetto alla età pensionabile maschile non è altro che la conseguenza di un modello sociale centrato sul maschio, prevalente fonte di reddito familiare. Un risarcimento e, soprattutto, un anacronismo che, non contenti, vorremmo cominciare a correggere solo fra dieci anni. Riteniamo che l’adeguamento debba aver luogo a partire dal 1° gennaio 2012 e concludersi, al massimo, nel giro di un decennio.

In terzo luogo, l’età pensionabile. Riteniamo che si debba anticipare al 2012 l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, con l’obbiettivo di portare l’età pensionabile a 67 anni fin dal 2016.

Nel complesso, i tre interventi citati comporterebbero a partire dal 2012 minori spese per ca. 0,5-1,0 mld. di euro che crescerebbero nel tempo fino a raggiungere 1-2 mld. di euro nel 2014, 2-3 mld. nel 2015 e, a regime, ca. 15-20 mld. di euro.

Una quota minima dei risparmi citati dovrebbe essere destinata fin dal 2012 (a) alla definizione di uno schema di prestiti contributivi in grado di sfruttare il meccanismo “ad accumulazione” del sistema previdenziale vigente; uno schema inteso a consentire – con oneri marginali per lo Stato – carriere contributive continue anche per le generazioni più giovani in grado di evitare quel che fra qualche tempo sarà inevitabile: il ritorno in grande stile della pensione assistenziale; (b) alla realizzazione di una rete di asili nido in grado di favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro; e (c) al finanziamento della riforma della contrattazione (vedi Scheda no. 4) .

4.Tutti uguali davanti al lavoro. 

Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. In caso di licenziamento, trattamento complementare di disoccupazione “alla scandinava”, contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, assistenza nel mercato del lavoro più efficace e controllo altrettanto efficace sulla effettiva disponibilità del lavoratore alla nuova occupazione. Nel contempo, attenta valutazione dei maggiori oneri monetari sopportati dalle imprese a seguito del cambio di regime (valutabili in media e in termini prudenziali in circa lo 0,3% della retribuzione lorda) e rimborso degli stessi oneri medi in via permanente attraverso una riduzione di pari importo di alcune voci di contribuzione e i rimborsi resi possibili dal Fondo Sociale Europeo.

5.Crescita ed equità: due facce della stessa medaglia. 

Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 mil. e tetto pari a euro 1.000.000 (escludendo le partecipazioni in società non quotate ma non le immobiliari e le holding di partecipazione). L’imposta sarebbe basata su una autodichiarazione dei patrimoni mobiliari ed immobiliari eccedenti i 10 ml. di euro da parte dei contribuenti da presentarsi unitamente alla dichiarazione Ire e dovrebbe prevedere pesanti sanzioni nel caso di dichiarazioni mendaci.

Secondo le stime dell’Associazione Italiane Private Banking, sono 20 mila gli italiani con un patrimonio finanziario netto fra i 5 e i 10 milioni di euro e 8 mila quelli con patrimonio finanziario netto superiore a 10 milioni di euro: Ricordando che la ricchezza mobiliare delle famiglie italiane tende ad essere i 2/3 circa della ricchezza immobiliare, una valutazione prudenziale porterebbe a valutare in oltre 1,0 mld. di euro il gettito dell’imposta se riferita al solo scaglione più elevato (> 10 ml. di euro).

Il gettito dell’imposta andrebbe a sostituire, per dimensione, negli anni 2012 e 2013 il cd. contributo di solidarietà e, a partire dal 2014, verrebbe destinato a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

6.Regole sì, ma soprattutto regole stabili. 

Il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità, della trasparenza. Le norme fiscali dovrebbero essere pensate per durare decenni (e non anni) e dovrebbero essere costruite per essere comprese. Ma non in Italia: valga per tutti l’esempio della addizionale Ires sulle imprese del settore energetico che rappresenta, al meglio, uno dei principi cui più frequentemente si è ispirata la politica italiana nell’ultimo quindicennio: le regole possono essere cambiate in qualunque momento a discrezione del Sovrano. Finché questa sarà l’impostazione, i capitali stranieri di cui pure avremmo estremo bisogno non metteranno piede in Italia (e quelli italiani ne usciranno). In questo senso, sopprimere l’addizionale Ires è parte di una nuova e diversa strategia di politica economica intesa a riportare i capitali esteri in Italia. Nella stessa direzione va il rifiuto di tassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Che quei capitali siano stati a suon tempo tassati in misura infima è fuori discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere il rispetto dei patti.

7.Dagli evasori ai contribuenti. 

La lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato. La autodichiarazione patrimoniale (di cui al punto 4) può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale. Purché, però, contestualmente ci si impegni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: si chieda al Ragioniere generale dello Stato di certificare ex post il recupero da evasione e si stabilisca fin d’ora che lo stesso sarà dedicato anno dopo anno alla riduzione della pressione fiscale. Se per qualche anno si mantenesse il ritmo del 2010 (ca. 10 mld. di euro evasi recuperati dall’Amministrazione), basterebbe una legislatura per ridurre significativamente e visibilmente la pressione fiscale sui contribuenti onesti.

8.Sostenere le imprese. 

Immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole: si andrebbe incontro a tutti i rischi di un aumento della imposizione indiretta (in particolare, ad un ritocco generalizzato dei prezzi) senza trarre tutti i benefici che da una simile operazione potrebbero derivare. L’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap e, in particolare, dalla deducibilità del costo del lavoro).

9.Mercato, non solo a parole. 

Facciamo nostre le proposte avanzate oggi su La Stampa in tema di liberalizzazioni dall’Istituto Bruno Leoni. E cioè:

a)separazione della rete gas dall’ex monopolista per liberalizzare il mercato del gas;
b)introduzione della concorrenza nel trasporto ferroviario regionale;
c)liberalizzazione dei servizi pubblici locali;
d)riforma dei servizi idrici (pur nel rispetto dell’esito del referendum);
e)liberalizzazione del settore postale;
f)liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi;
g)liberalizzazione dell’assicurazione infortuni (e privatizzazione dell’Inail)
h)piena liberalizzazione delle telecomunicazioni.

(http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10576)

10.Le riforme costituzionali. 

Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno ma lo si faccia seriamente. Nel caso del pareggio di bilancio (art. 81) si preveda (a) una maggioranza qualificata per l’approvazione di deroghe al pareggio, nel caso in cui si debbano fronteggiare situazioni eccezionali, e (b) un limite percentuale al rapporto tra spesa pubblica e PIL, in modo da rendere più efficace il vincolo del pareggio. Nel caso della libertà di impresa, se proprio si vuole intervenire sull’art. 41, lo si faccia per affermare un principio in Italia regolarmente negato da tutti i governi dell’ultimo quindicenni. Si scriva che le norme che regolano l’attività economica privata non possono essere retroattive. Per gli investitori internazionali questo sarebbe un messaggio infinitamente più forte del “ciò che non è vietato è permesso” che oltre le Alpi avrebbero serie difficoltà, prima che ad interpretare, a tradurre.

11. Come si evince dalla tabella che segue, le modifiche proposte hanno natura strutturale e implicano risparmi crescenti nel tempo. Esse implicano una pressione fiscale inferiore per ca. 0,5 punti percentuali di Pil rispetto alla manovra all’esame del Senato e, a partire dal 2015, pongono le premesse perché i tagli di spesa consentano una ulteriore graduale riduzione della pressione fiscale.

da La contromanovra di Italia Futura – ItaliaFutura.it.


No al rialzo dell’Iva, via la super Irpef e interventi sulle pensioni, così Pdl e Lega riscrivono la manovra – Il Sole 24 ORE

Sull’Iva passa la linea Tremonti. Mini-ritocco sulle pensioni
Così, alla fine, sulla possibilità di un rialzo dell’imposta sul valore aggiunto il titolare dell’Economia è riuscito a far passare la sua linea, cioè quella del rinvio di un eventuale rialzo all’interno della delega fiscale. Pdl e Lega hanno quindi studiato un’altra strada per arrivare al medesimo risultato: cioè quella di una tassazione su intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive e di una scure sulle coop per ricavare risorse da destinare alla soppressione della super Irpef. Che dunque dovrebbe finire definiitivamente nel cassetto come chiedeva del resto il Cavaliere. Quanto alle pensioni, altro delicato argomento sull’asse Pdl-Lega, è stato concordato «il mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione».

Via alla riduzione dei i tagli agli enti locali
Dal summit arriva poi una boccata d’ossigeno anche per gli enti locali. La riduzione dei tagli previsti a loro carico dovrebbe aggirarsi attorno ai due miliardi di euro. Maroni ha illustrato la proposta alla delegazione dei sindaci lasciando il vertice di Arcore poco dopo le 16 ed è poi tornato nella residenza milanese del premier per riferire dell’esito del confronto con i sindaci. Su questo punto, le richieste degli amministratori erano state molto chiare: drastica riduzione dei loro sacrifici o sarà ancora mobilitazione. Non è escluso dunque che la maggioranza possa reperire ulteriori risorse prima del deposito degli emendamenti fissato tra qualche ora. Anche perché, per il momento, dall’Anci non arrivano giudizi molto positivi sul vertice di Arcore. «C’è qualche timido riconoscimento per la situazione finanziaria degli Enti locali ma, in attesa di conoscere i dettagli dell’accordo di maggioranza, il giudizio si configura più negativo che positivo», taglia corto il presidente facente funzione dell’Anci, Osvaldo Napoli.

Piccoli Comuni: nessuna soppressione ma accorpare le funzioni
Sul fronte, poi, della soppressione dei piccoli municipi è stata decisa la «sostituzione dell’articolo della manovra relativo ai piccoli Comuni con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri». Insomma, su questo punto le richieste dei sindaci dei Comuni sotto i mille abitanti – che nei giorni scorsi avevano incontrato anche il sottosegretario Gianni Letta ottenendo da lui precise rassicurazioni – sono state invece in gran parte accolte.

No al rialzo dell’Iva, via la super Irpef e ritocco delle pensioni: così Pdl e Lega hanno trovato la quadra – Il Sole 24 ORE.