La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

tutto l’articolo qui: La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

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il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.


federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE

Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore

segue qui  Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.


Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale: federalismo.sspa.it

Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale  per informare e dialogare con gli interlocutori istituzionali ma anche con i cittadini interessati a conoscere, decreto per decreto, gli strumenti messi a punto. L’iniziativa e’ della Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta da Enrico la Loggia in convenzione con la Scuola superiore della pubblica amministrazione. “Il portale ora diventa operativo – ha spiegato il presidente La Loggia in una conferenza stampa con il direttore della scuola superiore della Pa Giovanni Tria – siamo già online e abbiamo uno strumento di un’utilita’ straordinaria con informazioni per comprendere come funziona il meccanismo, decreto per decreto. Ci sara’ dialogo e confronto con i cittadini in questo periodo transitorio, della durata di tre anni, di attuazione della legge, che servirà per mettere a punto i decreti correttivi” che si renderanno necesssari. 
Per accedere al sito basta entrare nell’indirizzo internet http://federalismo.sspa.it.

Il sito si articola nei seguenti settori:

Armonizzazione bilanci 
Fabbisogni standard
Federalismo demaniale
Fisco municipale
Fisco regionale
Premi e sanzioni
Rassegna Stampa
Rimozione squilibri
Roma Capitale

“L’attuazione della legge n. 42 del 2009, in tema di federalismo fiscale, ed i conseguenti decreti attuativi sui quali ha espresso parere la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale – scrivono sulla home page del sito il Presidente della Scuola Superiore  della Pubblica Amministrazione, Giovanni Tria, e il  Presidente della Commissione  per l’attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia – costituiscono uno dei temi principali del dibattito scientifico che coinvolge i centri di studio e di ricerca specializzati nel campo amministrativo ed economico. Pensiamo che l’analisi e l’approfondimento delle complesse tematiche disciplinate dai decreti approvati, in itinere ed in corso di formulazione, può costituire un utile strumento di informazione, comunicazione e divulgazione rivolto ai governi ed alle amministrazioni locali, alle imprese ed ai cittadini. In tal senso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione si propone di accompagnare la riforma, in relazione alla sua esperienza, alla capacità di ricerca e di analisi dei fenomeni rilevanti della vita amministrativa del Paese, in collaborazione con la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, al fine di predisporre specifici approfondimenti sulla normativa attuativa della materia. Tale progetto – concludono La Loggia e Tria – non ha la presunzione di voler essere la guida all’attuazione del federalismo fiscale; vuole semplicemente rappresentare una delle modalità con le quali stimolare il dibattito che da anni ci vede impegnati nell’attuazione del federalismo fiscale e fornire preziose informazioni a chiunque sia interessato”.

da newsletter – Regioni.it.


I decreti attuativi del Federalismo Fiscale approvati nel 2011 – Quotidiano Sanità

 In questa legislatura, con l’attuale governo, il cammino del federalismo fiscale inizia con l’approvazione del disegno di legge delega, da parte del Consiglio dei ministri dell’11 settembre 2008. La delega diventerà legge l’anno successivo (legge delega n.42 del 5 maggio 2009).
 
 
Dalla legge delega sono scaturiti 8 decreti attuativi: 
 
1. Federalismo demaniale (in vigore)
2. Roma Capitale (in vigore)
3. Fabbisogni standard (in vigore)
4. Federalismo municipale (in vigore)
5. Autonomia tributaria di regioni e province (GU 12 maggio 2011)
6. Perequazione e rimozione squilibri (GU 22 giugno 2011)
7. Sanzioni e premi per regioni, province e comuni (il CdM del 28 luglio 2011 ha approvato in via definitiva il decreto)
8. Armonizzazione sistemi contabili (GU 26 luglio 2011)


La sfida del federalismo fiscale e le ripercussioni sulla Provincia autonoma di Trento

La sfida del federalismo fiscale e le ripercussioni sulla PAT
Contributi
Luca Antonini, Gianfranco Cerea, Ivano Dalmonego, Flavio Guella
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 112,      1a edizione  2011   (Cod.1801.15)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 16,00
Disponibilità: Limitata

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Codice ISBN: 9788856840827

Altre tipologie:

Informazioni sugli e-book 

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In breve
Il tema del federalismo fiscale rappresenta una delle dinamiche di riforma attualmente più stimolanti e che più incideranno sull’assetto del regionalismo italiano. Il volume dà conto dello stato dell’arte riguardo al generale processo di riforma a livello nazionale e di come la Provincia autonoma di Trento si collochi in questo nuovo contesto normativo e programmatico, sulla base del cosiddetto Accordo di Milano.
Presentazione del volume

La tendenza al passaggio a sistemi di finanziamento e di spesa che valorizzino autonomia e responsabilità degli enti territoriali costituisce, al contempo, un’opportunità e un’esigenza di ammodernamento. Più in particolare, il tema del federalismo fiscale, per la sua attualità e portata, rappresenta una delle dinamiche di riforma attualmente più stimolanti e che più incideranno sull’assetto del regionalismo italiano. Ne sono coinvolte anche le Regioni e le Province a statuto speciale, per le quali è cogente l’adeguamento alle nuove dinamiche e ai nuovi principi.
In questo volume si dà conto dello stato dell’arte riguardo al generale processo di riforma a livello nazionale e di come la Provincia autonoma di Trento si collochi in questo nuovo contesto normativo e programmatico, sulla base del cosiddetto “Accordo di Milano”, con un assetto finanziario già adeguato ai processi politicoistituzionali in divenire.

Gianfranco Postal 
, dirigente generale del Dipartimento Affari e Relazioni Istituzionali della Provincia autonoma di Trento fino al 2009, dal 2010 è Consigliere delegato di Trentino School of Management per la Formazione nella Pubblica Amministrazione. È componente del Comitato Legislativo della Provincia autonoma di Trento. Ha curato diverse pubblicazioni con particolare riferimento all’ordinamento della Regione Trentino Alto Adige.
Mauro Marcantoni , dal 1998 è presidente dell’Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo Aziendale (I.A.S.A.) di Trento e dal 2007 è direttore di Trentino School of Management. È autore di numerose pubblicazioni sui temi della dirigenza, dell’organizzazione aziendale e dello sviluppo economico locale.

Indice

La sfida del federalismo fiscale. Introduzione
Luca Antonini, Prospettive di attuazione della legge delega n. 42 in materia di federalismo fiscale e problematiche affrontate
Flavio Guella, La disciplina della finanza regionale italiana; evoluzione e prospettive
Gianfranco Cerea, Federalismo fiscale. Tematiche di fondo
Ivano Dalmonego, Il nuovo modello di finanza della Regione e delle Province Autonome delineato dall’ “Accordo di Milano”
Appendice: normativa di riferimento

Schema di decreto legislativo correttivo in materia di federalismo municipale Recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, del decreto legislativo 6 maggio 2011 n. 68 e del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118, da Newsletter Legautonomie n. 44 – 2 novembre 2011 – pamalteo@gmail.com – Gmail

Schema di decreto legislativo correttivo in materia di federalismo municipale Recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, del decreto legislativo 6 maggio 2011 n. 68 e del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118
 
Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale
ANCI audizione sullo stato di attuazione della legge n.42 del 2009

Federalismo fiscale: Dossier di documentazione – Regioni.it

Federalismo fiscale: Dossier di documentazione

(regioni.it) E’ stato pubblicato sul sito www.regioni.it il “Dossier” di documentazione legislativa “Federalismo fiscale: la Legge n. 42/2009 e decreti attuativi” a cura del “Centro interregionale studi e documentazione” (Cinsedo), aggiornato ad “Ottobre 2011”.
“L’attuazione dell’art. 119 della Costituzione, che sancisce l’autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, è definita dalla Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 103 del 6 maggio 2010. La Legge 8 giugno 2011, n. 85 ha prorogato di 6 mesi i termini per l’esercizio della delega (slittati, pertanto, al 5 novembre 2011).
Ne sono scaturiti otto decreti legislativi che, terminato il loro iter, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Il presente lavoro è una raccolta dei decreti legislativi attuativi della Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”. Di seguito, l’elenco dei decreti con l’esito in Conferenza Unificata e data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
1. Federalismo demaniale: Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85
Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata. Sottoposto alla Conferenza Stato- Città e Autonomie locali che ha espresso parere favorevole il 4 marzo 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 134 dell’11giugno 2010;
2. Roma Capitale: Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 20 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 219 del 18 settembre 2010;
3. Fabbisogni standard: Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 29 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 294 del 17 dicembre 2010;
4. Federalismo municipale: Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 28 ottobre 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 67 del 23 marzo 2011;
5. Autonomia tributaria di Regioni e Province: Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68
Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 16 dicembre 2010 a seguito dell’Accordo politico Governo-Regioni. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 109 del 12 maggio 2011.
6. Perequazione e rimozione squilibri: Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 20 gennaio. Parere reso dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale il 5 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 143 del 22 giugno 2011.
7. Armonizzazione sistemi contabili: Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118: Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 3 marzo 2011. Parere con condizioni e osservazioni reso l’8 giugno 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 172 del 6 luglio 2011.
8. Sanzioni e premi per Regioni, Province e Comuni: Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149 Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 18 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 219 del 20 settembre 2011.
Questo l’indice del volume:
Introduzione
Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” pag. 1
Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 “Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 22
Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 “Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.” pag. 35
Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 “Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.” pag. 41
Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 “Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.” pag. 51
Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 “Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.” pag. 82
Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 “Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.” pag. 125
Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 “Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.” pag. 138
Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. “Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 216

( red / 11.10.11 )

da newsletter – Regioni.it.


E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa

”Le risorse sono poche, e quelle che ci sono, sono spese male. Tutto a tutti, indistintamente, non ce lo possiamo permettere più. E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa, dell’Istituto per la ricerca sociale, insieme a Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, Francesco Longo del Cergas Bocconi, Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra dell’università di Modena, Alberto Zanardi dell’università di Bologna e altri ricercatori dell’Irs, presentato ieri a Milano in occasione dei primi 40 anni della rivista “Prospettive sociali e sanitarie”.

In realtà l’idea non è nuova. A parlarne per prima in Italia con una certa autorevolezza fu la Commissione Onofri 

segue qui: QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Welfare. La coperta è stretta. Tutto a tutti non è più possibile.


Tribunale per i diritti del malato, Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità

Tribunale per i diritti del malato ha presentato a Roma presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità.

Leggi il comunicato.

Scarica Il rapporto


57° Convegno di Studi Amministrativi – “Il federalismo fiscale alla prova dei decreti delegati” – Varenna, 22-24 settembre 2011

57° Convegno di Studi Amministrativi – “Il federalismo fiscale alla prova dei decreti delegati” - Varenna, 22-24 settembre 2011


In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011

 

In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011

Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni (in vigore dal 5 ottobre 2011)


E’ stato pubblicato in Gazzetta il decreto “premi e sanzioni”. Ne ha già parlato su queste pagine Patrizia Ruffini, all’indomani della sua approvazione in Consiglio dei Ministri (il 28 luglio).

Il Decreto (l’ottavo) attuativo del federalismo fiscale, in esecuzione della delega contenuta nella legge 42 del 2009, entrerà in vigore il prossimo 5 ottobre.

Di seguito, il testo integrale.

Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 149

Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio  2009 n. 42

(Gazzetta Ufficiale del 20 marzo 2011)

da In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011.


«Il federalismo fiscale è morto». Sono queste le parole con cui Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha commentato le misure che il governo ha inserito nel decreto legge “manovra bis”, da Il Riformista

«Il federalismo fiscale è morto». Sono queste le parole con cui Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha commentato le misure che il governo ha inserito nel decreto legge “manovra bis”. Parole dure, soprattutto considerando che vengono da uno dei leader più autorevoli del centrodestra, che ieri ha però si è fatto paladino dei governatori italiani.
Ed è stato in questa veste istituzionale che le sue disamine si sono abbattute come una scure sulle proposte che gli erano state appena presentate a Palazzo Chigi nel corso dell’incontro tra governo ed enti locali.
«Per quanto riguarda il comparto Regioni, Province, Comuni – ha spiegato Formigoni numeri alla mano – è stato annunciato un taglio di 6 miliardi per il 2012 e di 3 miliardi per il 2013. I 6 miliardi sono così distribuiti: 1,7 miliardi ai Comuni, 0,7 alle Province, 1,6 alle Regioni a statuto ordinario e 2 alle Regioni a statuto speciale». È partendo da questi dati oggettivi, che Formigoni ha espresso tutto il proprio dissenso: «Il problema – ha attaccato – non è dividere in maniera diversa i tagli, il problema è che una manovra sugli enti locali ha effetti depressivi e colpisce le persone meno abbienti, i servizi sociali, i trasporti, quel minimo aiuto che possiamo ancora dare alle imprese». Quindi la constatazione più sofferta. «Con i tagli che il governo ci ha proposto oggi – ha sottolineato Formigoni – possiamo dire ufficialmente che il federalismo fiscale è morto».

 

Il Riformista.


FEDERALISMO FISCALE: DOCUMENTAZIONE COSTI STANDARD SANITA’- Regioni.it

 FEDERALISMO FISCALE: DOCUMENTAZIONE COSTI STANDARD SANITA’ 01/02/2011

Tuesday 1 February 2011

In allegato la documentazione su Costi standard in sanità al 01/02/2011.

costistandardinsanita.zip

1 Stralcio Atto Governo n. 317

2 Intesa Rep Atti 138 161210

3 Documento approvato dalla Conferenza delle Regioni il 181110

4 Schema D. Lgs. completo 121010

da: news – Regioni.it.


il percorso di attuazione della riforma federalista si puo’ quindi ritenere compiuto per la sua parte piu’ rilevante

In virtu’ dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei MInistri di oggi del decreto su ‘premi e sanzioni’ ”il percorso di attuazione della riforma federalista si puo’ quindi ritenere compiuto per la sua parte piu’ rilevante”.

Lo spiega il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, commentando la decisione del Consiglio dei Ministri.

”In questo modo il federalismo fiscale, con i ”tagliandi” che saranno opportuni con i decreti correttivi, diventa una realta’ nel nostro Paese. E’ stato un cammino imponente – sottolinea il ministro dl Carroccio – dal federalismo demaniale, ai costi e fabbisogni standard con il superamento dopo 35 anni della spesa storica, alla armonizzazione dei bilanci di 9.700 enti, al nuovo fisco di regioni, province e comuni, ecc. Gli effetti di questi decreti legislativi si vedono in parte da subito (si pensi alla cedolare secca sugli affitti) e in parte si vedranno sempre di piu’ nei prossimi mesi e anni. Il federalismo diventa un sistema compiuto e trasparente, come mai era stato: un vero federalismo di cui i cittadini sentiranno gli effetti. Si e’ raddrizzato l’albero storto. Per dirne una: fino a ieri quasi 100 miliardi di euro venivano distribuiti con il criterio della spesa storica, un criterio per cui piu’ spendi e piu’ sei premiato. Questo criterio demenziale, che ha sistematicamente penalizzato gli enti efficienti, viene definitivamente superato ed entro il 2013 nemmeno un euro sara’ piu’ distribuito in base alla spesa storica, ma solo in base alla spesa efficiente dei costi e fabbisogni standard. E’ un colpo decisivo per le amministrazioni che sprecano e una prospettiva nuova che viene raggiunta: quella di premiare chi e’ virtuoso”.

 

FEDERALISMO CALDEROLI PERCORSO ATTUATIVO RIFORMA E COMPIUTO – Agenzia di stampa Asca.


Convegno “Disegnamo il Welfare di domani” – un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie – Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano


matite-s.jpgDisegnamo il welfare di domani

un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie

 Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano

 

9.00 – 9.30             Registrazione

9.30 – 13.15           Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile

Bisogni, diritti, quali politiche – Il federalismo fiscale e la delega sull’assistenza – Le risorse – Il sistema di governo – La produzione dei servizi sociali e sociosanitari – Sussidiarietà e solidarietà

Presentazione della proposta redatta da un gruppo di lavoro coordinato da Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs), composto da Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Modena e Reggio Emilia), Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi), Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Manuela Samek (Irs), Alberto Zanardi (Università di Bologna), integrato dai ricercatori dell’Istituto per la Ricerca Sociale

 

Ne discutono con gli estensori: 

Giuliano Pisapia, Sindaco del Comune di Milano

Vasco Errani (Presidente della Regione Emilia-Romagna) – in attesa di conferma

Andrea Olivero, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore e presidente nazionale Acli

Franca Manoukian, Studio APS

 

14.15 – 17.30         Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani

Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti

Ø  La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili

       Interventi di: Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs), Paolo Rigliano (psichiatra), Grazia Gacci (Studio APS)

Ø  Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa

       Interventi di: Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terrenuove), Katja Avanzini (Irs, Concass), Teresa Bertotti (Cbm, Università di Milano-Bicocca)

Ø  Verso una progettazione sociale sostenibile

       Interventi di: Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs), Carla Dessi (Irs), Roberto Giusti (Acri), Ida Linzalone (Fondazione Vodafone)

Prospettive Sociali e Sanitarie

Istituto per la Ricerca Sociale

Via XX Settembre, 24 – 20123 Milano

Tel. 02.46764276 – Fax. 02.46764312

http://pss.irs-online.it


Debutta il federalismo e i comuni riceveranno meno soldi: Comuni erbesi nei guai – Cronaca – La Provincia di Como

Debutta il federalismo e i comuni riceveranno meno soldi. Una variazione in negativo di alcune migliaia di euro, su quelle che sono le proiezioni del ministero degli interni sulle attribuzioni finanziarie da federalismo municipale. Erba passerà da circa tre milioni di euro percepiti per il 2010 a circa due milioni e novecentomila per il 2011, Albavilla da 960mila euro a 927mila, Albese con Cassano da 973mila euro a 913mila, Asso da 677mila a 661mila, Canzo da circa un milione a 994mila euro, Lurago d’Erba da 710mila euro circa a 730mila, Rezzago da 120mila circa a 97mila, Magreglio da 123mila a 100mila, Orsenigo da 629mila a 572mila, Caslino da 467mila a 439mila, Longone al Segrino da 446mila a 351mila. Insomma è un federalismo municipale, in questa prima fase, che giova davvero a pochi.
Bisogna poi aggiungere che i trasferimenti 2010 erano già susseguenti a dei decisi tagli, per fare solo due esempi: Erba aveva perso circa 400mila euro e Canzo 134mila. Quindi Erba in soli due anni passa dall’introitare tre milioni e 421mila euro ad una proiezione del ministero che fissa a due milioni e 905mila il percepito, perdendo mezzo milione di euro.
Va detto che si tratta di proiezioni sul 2011 e nel confronto con l’anno precedente vedono tagli minori rispetto a quelli applicati nel 2010, quando ancora non si parlava di federalismo municipale. A regime poi le attribuzioni finanziare federali dovrebbero andare nel 2014: certo il debutto non fa ben sperare. Nel 2011 la nuova legge introdurrà la cedolare secca sugli affitti, darà modo di aumentare l’addizionale Irpef e di applicare una tassa soggiorno sui turisti e una tassa di scopo per le opere pubbliche. La riforma fiscale vera e propria partirà nel 2014 con la sua entrata l’Ici sulla seconda casa e sugli immobili commerciali sarà sostituita dall’imposta municipale Imu (aliquota 7,6 per mille).
Il rischio e comunque, secondo Luca Gaffuri del Partito Democratico, che i minori introiti per i Comuni e la maggiore libertà li portino a mettere le mani nelle tasche dei cittadini: «Il processo verso il federalismo avviatosi in questi giorni – spiega Gaffuri – è positivo per la maggiore vicinanza tra il luogo del prelievo e dove questo viene speso, ma il federalismo pensato dal governo prevede tagli rilevanti che mettono a rischio i servizi sociali . Il rischio è che i comuni per garantire i servizi necessari incrementino le imposte».
Per il Pd non è questo il federalismo atteso: «Si tratta di una svolta più annunciata che realmente realizzata, in cui restano molte funzioni e risorse a livello nazionale».
Il segretario di Erba della Lega Nord Marco Coira non concorda: «Si continua a dare le colpe degli aumenti dei costi e delle maggiori tasse, al federalismo, ma se in realtà non è ancora partito. I tagli c’erano prima e ci saranno in futuro, ma non si scarichi tutte le colpe sul federalismo, il problema è che mancano i soldi».

Coira respinge le considerazioni e le proiezioni che vedono i comuni meno ricchi con la scelta federale: «Il federalismo a regime andrà nel 2014, questa è solo una bozza di cosa accadrà, per dare una valutazione attendibile serve solo aspettare».

Roma taglia altri fondi Comuni erbesi nei guai – Cronaca – La Provincia di Como.


Luci e ombre della nuova autonomia tributaria dei Comuni, Ires Piemonte

Il nuovo articolo 119 della Costituzione approvato nel 2001 e la legge delega n. 42/2009 che ne stabilisce le modalità attuative sanciscono il principio dell’autonomia finanziaria per gli enti locali. La legge delega prevede a sua volta una serie di decreti legislativi attuativi da emanare entro Maggio 2011. Tra quelli sinora presentati particolare rilevanza assume lo schema di decreto sul federalismo municipale sul quale la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale sta esprimendo un parere prima della approvazione governativa. Lo schema di decreto prevede un riordino della fiscalità immobiliare attribuendola in gran parte ai Comuni in due fasi dal 2011 al 2013 e dal 2014 in poi. L’assegnazione di questi tributi viene controbilanciata dalla eliminazione dei trasferimenti erariali finalizzati al finanziamento dei Comuni. Il processo previsto presenta però numerose incertezze che rischiano di rendere inefficace la riforma. In particolare: (i) non esiste ancora un quadro aggiornato e preciso dei numeri in gioco in merito allo “squilibrio verticale” tra Stato e Comuni e (ii) il nuovo sistema di tributi  comunali è condizionato dall’avvio di un meccanismo perequativo basato sui fabbisogni standard.

 

vai a: Luci e ombre della nuova autonomia tributaria dei Comuni
(Focus Federalismo fiscale n.1 – febbraio 2011)

in Collana Federalismo fiscale.


Il federalismo fiscale a due anni dalla legge delega, IRPET Osservatorio Regionale sul Federalismo Fiscale

IRPET Osservatorio Regionale sul Federalismo Fiscale
Il federalismo fiscale a due anni dalla legge delega
La finanza delle regioni a statuto ordinario a seguito del D.Lgs recante Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonchè di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario
I decreti attuativi sul federalismo municipale e sui fabbisogni standard dei comuni: i Rapporti tra Regione e Enti Locali – Marzo 2011

Ripensare le autonomie nell’ottica del federalismo fiscale – L. Melica , Forum Quaderni costituzionali


Il federalismo? meglio a velocità variabile, La Voce.it

T. Boeri, M. Bordignon – Il federalismo? meglio a velocità variabile


Conferenza delle Regioni – Analisi dello schema di decreto legislativo recante “meccanismi sanzionatori e premiali, relativi a regioni, province e comuni” sotto il profilo dell’illegittimità dei presupposti costituzionali



FEDERALISMO A GEOMETRIA VARIABILE: LE REGIONI ITALIANE A CONFRONTO CON LE REGIONI EUROPEE

FEDERALISMO A GEOMETRIA VARIABILE: LE REGIONI ITALIANE A CONFRONTO CON LE REGIONI EUROPEE
04/05/2011 E’ uscito l’ultimo numero di “Federalismo e dintorni”, il bollettino d’informazione curato dal Consiglio regionale del Veneto…


Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario – Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68

E’ stato pubblicato  sulla Gazzetta Ufficiale (Serie generale n. 109 del 15.5.2011) il Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario).
Il link è: www.regioni.it/upload/Costifabbisognistandard150511.pdf

Provvedimento
Conferenza delle Regioni
Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale
Intesa sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
L’argomento è stato esaminato nelle seguenti sedute:
14 e 28 ottobre 2010;
4, 10, 11, 18 novembre (approvato undocumento di osservazioni e proposte emendative) e 25 novembre 2010; 2, 9 e 16 dicembre 2010.
Nella seduta del 16 dicembre 2010 della Conferenza Unificata è stata sancita l’Intesa.
Repertorio Atti n.:138/CU del 16/12/2010
Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 109 del 15.5.2011

Newsletter n. 1797 del lunedì 16 maggio 2011.


decreto legislativo 68/2011 che stabilisce, a partire dal 2013, l’entrata in vigore del nuovo sistema di costi standard calcolati su tre Regioni benchmark

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri (n. 109 del 12 maggio 2011) il decreto legislativo 68/2011 che stabilisce, a partire dal 2013, l’entrata in vigore del nuovo sistema di costi standard calcolati su tre Regioni benchmark (una per area geografica, Nord, Centro e Sud) scelte tra una rosa di 5 Regioni indicate dal ministero della Salute e individuate sulla base della capacità di garantire i Lea mantenendo l’equilibrio economico.

Leggi…


Federalismo fiscale: Dossier legislativo a cura di www.regioni.it

Il federalismo fiscale mira a dare attuazione all’art. 119 della Costituzione che sancisce I’autonomia finanziaria di entrata e di spesa per i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni. L’attuazione dell’art. 119 completa iI processo di revisione costituzionale contenuto nella legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 (riforma del Titolo V della Costituzione) che ha dato un nuovo assetto al sistema delle autonomie territoriali, collocando gli enti territoriali al fianco delle Stato come elementi costitutivi della Repubblica come recita I’art. 114 della Costituzione (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato hanno pari dignità, pur nella diversità delle rispettive competenze). L’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione è contenuta nella legge n. 131 del 2003 mentre le linee procedurali sono state definite dall’accordo interistituzionale del 20/6/2002.Dalla legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 103 del maggio 2010) sono scaturiti 8 decreti attuativi. alcuni dei quali hanno concluso il loro iter e sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. Questi ultimi costituisco il contenuto di “dossier legislativo”, pubblicato nella sezione “InParlamento” del sito www.regioni.it. Il link è:
http://www.regioni.it/upload/DossierFedFisc_maggio_11.pdf
Questi i provvedimenti che completano il percorso previsto dalla delega sul federalismo fiscale.
1. Federalismo demaniale -Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85
Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
Mancata Intesa. Sottoposto alla Conferenza Stato-Città e Autonomie locali che ha espresso parere favorevole il 4 marzo 2010.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 134
dell’11 giugno 2010;
2. Roma Capitale – Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.
Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 20 luglio 2010.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 219 del 18 settembre 2010;
3. Fabbisogni standard – Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216
Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.
Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 29 luglio 2010.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 294 del 17 dicembre 2010;
4. Federalismo municipale – Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.
Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 28 ottobre 2010.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 67 del 23 marzo 2011;
5. Autonomia tributaria di Regioni e Province – Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
Sancita Intesa a seguito dell’ Accordo politico Governo-Regioni siglato il 16 dicembre 2010.
In attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
6. Perequazione e rimozione squilibri – Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali
Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 20 gennaio.
Parere reso dalla Commissione parlamentare per I’attuazione del federalismo fiscale il 5 maggio 2011.
7. Sanzioni e premi per Regioni, Province e Comuni - Schema di decreto legislativo recante. meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni.
Iscritto all’ordine del giorno della Conferenza Unificata del 5 maggio 2011 e rinviato all’esame della Conferenza Unificata del 18 maggio 2011.
8. Armonizzazione sistemi contabili – Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi
Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 3 marzo 2011.
Trasmesso all’esame della Commissione parlamentare per I’attuazione del federalismo fiscale.

da: Newsletter n. 1792 del lunedì 9 maggio 2011.


comuni con una capacità fiscale nettamente inferiore alla media del Paese presentano una spesa procapite molto superiore alla media | Centro Studi Sintesi

LA MAPPA DEI COMUNI “ANOMALI”: SPENDONO DA RICCHI CON UNA CAPACITA’ FISCALE DA POVERI

20/01/2011 In Italia alcuni comuni con una capacità fiscale nettamente inferiore alla media del Paese presentano una spesa procapite molto superiore alla media. Ci sono Comuni cicala localizzati soprattutto in Sardegna, Sicilia e Molise che spendono troppo senza averne la possibilità, e comuni formica, in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, che invece pur avendo una capacità fiscale elevata stringono la cinghia. Questo è quanto emerge dal confronto tra la capacità fiscale (imponibile Irpef procapite) e la dimensione della spesa corrente dei comuni italiani. In Italia una fetta importante di Comuni ha una spesa corrente procapite superiore al 30% della media, tra questi ve ne sono alcuni che hanno una capacità fiscale decisamente bassa. Sono infatti il 5,75% dei 7.750 comuni analizzati le realtà locali dove il reddito procapite dei residenti, misurato dall’IRPEF è inferiore al 70% di quello medio nazionale e contestualmente la spesa corrente supera del 30% quella media nazionale. Sono soprattutto i comuni delle regioni del Sud che presentano questo squilibrio ed in particolare in Sardegna (42,82% di tutti i comuni sardi) sono quasi la metà, ma ve ne sono parecchi anche in Sicilia (29,2%) e in Molise (24,56%). Abruzzo (7,94%), Basilicata (7,81%) e Calabria (7,16%) ospitano una quota di Comuni con questo “squilibrio” in proporzione superiore al resto d’Italia, mentre al contrario Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna e Veneto ne hanno soltanto uno. Chiude la graduatoria la Valle d’Aosta, che non presenta comuni a bassa capacità fiscale ed ad alta spesa corrente procapite. Se passiamo ad osservare i comuni capoluogo, le città meno equilibrate da questo punto di vista sembrano essere Napoli (indice di spesa al 129% e capacità fiscale al 64%), Catania (116%;64%), Lanusei (108%; 68%), Palermo (102%; 62%), Cosenza (106%; 71%), Oristano (108%; 78%), Salerno (110%; 81%), Cagliari (124%; 99%), Nuoro (102%; 81%), Lecce (104%; 83%) e Potenza (104%; 84%). Al contrario la maggior parte dei capoluoghi italiani (72%) si trovano in una situazione di sostanziale reciprocità tra quanto possono spendere sulla base della capacità fiscale e quanto effettivamente poi spendono. I “capoluogo formica” che hanno una buona, se non ottima capacità di reddito, quindi livelli di IRPEF procapite superiori alla media, ma presentano propensione alla spesa piuttosto bassa si dividono tra Emilia Romagna (Piacenza, Reggio nell’Emilia e Ferrara), Lombardia (Bergamo, Cremona, Sondrio e Varese), Piemonte (Biella, Cuneo, Novara e Vercelli) e Veneto (Belluno, Padova, Treviso, Verona e Vicenza), salvo alcune eccezioni localizzate fuori da queste regioni, tra cui quella della capitale Roma.

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da: LA MAPPA DEI COMUNI “ANOMALI”: SPENDONO DA RICCHI CON UNA CAPACITA’ FISCALE DA POVERI | Centro Studi Sintesi.


2013 quando tutte le Regioni dovranno fare i conti con i costi standard previsti dal quinto dei decreti attuativi del federalismo fiscale ora alla firma del capo dello Stato. Saranno i costi standard a decidere come finanziare le cure del Ssn – Il Sole 24 ORE

La vera sfida partirà nel 2013 quando tutte le Regioni dovranno fare i conti con i costi standard previsti dal quinto dei decreti attuativi del federalismo fiscale ora alla firma del capo dello Stato. Saranno i costi standard a decidere come finanziare le cure del Ssn con la promessa di abbattere per sempre sprechi e sperperi, almeno così si spera, perché saranno costruiti in base alle performance di tre Regioni benchmark scelte in una rosa di cinque che dovranno aver dimostrato di avere i conti a posto garantendo allo stesso tempo prestazioni di qualità ai propri cittadini.
Per il Sud (dal Lazio in giù), alle prese da anni con voragini nei conti di Asl e ospedali, si tratta di uno sforzo non da poco. E senza ciambelle di salvataggio, visto che tutti i tentativi di inserire indici e parametri di deprivazione (basati cioè sulle peggiori condizioni socio-economiche del meridione) sono andati falliti. L’unico contentino è che tra le tre Regioni di riferimento per i costi standard ce ne dovrà essere una del Sud (accanto a una del Centro e una del Nord).

segue qui:

Per il Sud prova rimandata al 2013 – Il Sole 24 ORE.


Decreto Regioni ed altro: a che punto siamo nel mare tempestoso dell´attuazione della legge 42 sul federalismo fiscale, di Marco Causi, professore associato di discipline economiche eletto nella circoscrizione della Sicilia orientale dal 5 maggio 2008 deputato del PARTITO DEMOCRATICO Componente della VI COMMISSIONE (FINANZE)


L´approvazione del decreto sulla finanza regionale e sulla sanità, avvenuta giovedì 24 marzo con l´astensione dei parlamentari PD in Commissione bicamerale, ha rilanciato la discussione pubblica e politica sull´attuazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale. Proviamo a fare il punto, partendo dal decreto sulle Regioni e cercando poi di dare uno sguardo complessivo.
In sintesi: il decreto sulle Regioni è stato profondamente modificato durante l´iter parlamentare per iniziativa del PD e delle stesse Regioni, e questo ci ha convinto all´astensione; ma l´architettura della riforma resta ancora zoppicante, barocca e incompleta.
Per modificare un giudizio complessivamente negativo sarà necessario ritornare sul decreto relativo ai Comuni e affrontare una nuova complicata fase di lavoro per ricucire tutti i “pezzetti” del sistema finora messi in campo e per armonizzarli, soprattutto sul versante della costruzione dei fondi perequativi previsti dalla legge.
1.Le modifiche al decreto Regioni
Nella versione originaria, che aveva già ottenuto il via libera dalla Conferenza delle Regioni, era prevista una fase transitoria durante la quale procedere alla fiscalizzazione degli attuali trasferimenti statali fissando a livello nazionale un´adeguata aliquota di equilibrio dell´addizionale regionale all´Irpef. Non si prevedeva però alcun meccanismo di riequilibrio, e si rimandava la perequazione ad un futuro fondo perequativo a partire dal 2014.
Per iniziativa del PD, delle sue proposte e dei suoi emendamenti, il Governo e la maggioranza hanno accettato un completo riallineamento al primo gennaio 2013 della fiscalizzazione dei trasferimenti tramite addizionale Irpef e dell´avvio del nuovo sistema di finanziamento e di perequazione a regime. Ciò garantisce, da un lato, un avvio più equilibrato e ordinato del nuovo sistema, e dall´altro lato le Regioni con territori aventi minore capacità fiscale. Il disallineamento, infatti, avrebbe determinato una situazione per la quale durante la fase transitoria (almeno due anni, se non di più, considerando la storia amministrativa italiana�) ciascuna Regione avrebbe trattenuto sul proprio territorio il gettito dell´addizionale Irpef, senza nessun riequilibrio e con una forte sperequazione territoriale a causa delle rilevanti differenze nella distribuzione delle basi imponibili.
Il nuovo fondo perequativo è disegnato sul concetto di fabbisogno standard e non su quello di capacità fiscale e dovrà, a partire dal 2013, garantire il finanziamento integrale delle spese per sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale (parte in conto capitale) e delle altre materie che ricadono sotto la “coperta” della lettera m) dell´articolo 117 della Costituzione. Ci saranno cinque anni di tempo per la convergenza, in questi settori, dalla spesa storica ai fabbisogni standard. Anche in questo punto del decreto (art. 11) è stato accolto un emendamento PD.
Per definire i fabbisogni standard occorre partire dai livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e uno dei difetti del decreto originario era l´assenza, appunto, di ogni riferimento ai Lep. Le modifiche introdotte in Commissione bicamerale su iniziativa PD sono state rilevanti, contenute in un nuovo intero articolo, il n. 9. Poiché la fissazione dei Lep è demandata a legge dello Stato, e i decreti di attuazione della legge 42 non possono ad essa sostituirsi, l´ostacolo è stato affrontato facendo tutti i passi avanti possibili. Primo, è stata definita una metodologia per la fissazione dei Lep nei settori che ne sono ancora privi (assistenza, istruzione, trasporti pubblici locali, eventuali altri settori). Per ciascun settore saranno individuate macro-aree omogenee per i servizi offerti e definiti indicatori di costo standard, di livello delle prestazioni, di appropriatezza, oltre che indicatori per il monitoraggio e la valutazione. Secondo, si impegna il Governo a emanare un Dpcm di ricognizione dei Lep esistenti. Terzo, fino alla legge (leggi) statali che determineranno i Lep la stima dei fabbisogni standard è legata ai livelli di servizio da erogare, stabiliti tramite intesa in Conferenza unificata. Quarto, si attiva un processo di analisi per la stima dei fabbisogni standard e dei Lep, con ricadute nell´ambito del processo di decisione della finanza pubblica (legge di stabilità e disegni di legge ad essa collegati).
Grazie all´insieme di queste condizioni, il fondo perequativo per i servizi essenziali delle Regioni, che verrà finanziato da una compartecipazione all´Iva, ha tutte le caratteristiche per essere migliore di quello preesistente, nato dal decreto legislativo 56 del 2000.
E´ stata introdotta nel decreto una clausola di salvaguardia con riferimento ai tagli disposti sulle Regioni dalla manovra estiva del 2010. Sarà assicurata, dall´anno 2012, alle Regioni che rispettino il patto di stabilità interno la revisione dei tagli del decreto-legge n. 78. Qualora le condizioni della finanza pubblica non lo consentissero, un tavolo Governo-Regioni definirà entro il primo gennaio 2013 un nuovo quadro di attuazione del federalismo da realizzare tramite nuovi provvedimenti legislativi.
Il riallineamento delle scadenze al 2013 comporta il blocco delle addizionali Irpef regionali fino al 2013. Sia l´addizionale Irpef “obbligatoria” (quella che servirà per la fiscalizzazione degli attuali trasferimenti) sia quella discrezionale partiranno dal 2013.
Grazie agli emendamenti PD, inoltre, l´esenzione dalla maggiorazione dell´addizionale Irpef (oltre lo 0,5 per cento nella componente discrezionale) è stata estesa a tutti i redditi. Il primo scaglione Irpef corrisponderà, quindi, a una no tax area sulle maggiorazioni dell´addizionale per tutti i contribuenti.
La versione iniziale del decreto non diceva nulla sul livello di riduzione delle differenze da raggiungere nell´altro fondo perequativo, quello legato ai servizi non essenziali. Accogliendo la proposta PD, la versione finale del decreto stabilisce che la perequazione “incompleta” sulle capacità fiscali, che si riferisce ai servizi non essenziali e alle funzioni non fondamentali, dovrà ridurre per almeno il 75 per cento le differenze tra le Regioni.
Il criterio di territorialità basato sul luogo del consumo per la ripartizione della compartecipazione regionale Iva sarà applicato solo previa verifica della effettiva disponibilità di informazioni affidabili sulla distribuzione tra territori regionali dell´ammontare delle vendite effettuate nei confronti di consumatori finali e della corrispondente imposta Iva incassata. Si terrà inoltre conto dell´Iva versata dalle pubbliche amministrazioni e dagli altri soggetti non obbligati alla redazione del quadro VT, che rappresenta un terzo dell´Iva totale e che altrimenti non sarebbe stata considerata.
Le altre proposte avanzate dal PD e accolte nella stesura finale del decreto sono le seguenti:
� Il fabbisogno sanitario nazionale sarà definito per il triennio successivo anziché per un solo anno, dando maggiore certezza alle Regioni e mantenendo una coerenza con l´attuale Patto per la salute.
� È stato rivisto il sistema di finanziamento delle Province, che è ora meglio definito e fornisce maggiori certezze sulle risorse e sulla perequazione.
� Sono state inserite specifiche misure per il finanziamento delle città metropolitane.
� È stata data attuazione alla delega sull´istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.
� È stato rafforzato il controllo sul processo attuativo: ogni Dpcm previsto dal decreto sarà corredato della relazione tecnica e sottoposto al parere parlamentare.
2.Aspetti critici del decreto Regioni
Alcune proposte del PD non sono state, invece, accolte e rappresentano elementi di criticità su cui sarà necessario ritornare in vista della scadenza del primo gennaio 2013.
Non ci convince, in primo luogo, la possibilità concessa alle Regioni di utilizzare l´aumento fino allo 0,5 per cento dell´addizionale Irpef per finanziare riduzioni dell´Irap. Ciò rischia di indurre pericolose dinamiche di concorrenza fiscale fra le Regioni e, in ogni caso, uno svantaggio per le Regioni del Sud, che in molti casi subiscono già una fiscalità locale svantaggiosa al confronto con quella dei territori più ricchi del paese.
Non sono state accolte, poi, le nostre proposte in materia di sanità, le quali peraltro erano state interamente ricavate dal parere emanato con larga maggioranza dalla Commissione sanità del Senato:
� Introdurre fra i parametri di riferimento dei costi standard indicatori di tipo socio economico, con la prioritaria finalità di contribuire alla razionalizzazione e alla modernizzazione delle reti di offerta tramite adeguati investimenti.
� Sciogliere l´ipocrisia di definire il fabbisogno standard con lo stesso termine con cui si definisce la quota di riparto.
� Arricchire il sistema informativo della sanità (NSIS) dei dati relativi ai percorsi di cura individuali, con procedure che garantiscano la privacy, come primo passo per una più efficace valutazione dell´efficienza e dell´efficacia dei servizi sanitari.
Infine, resta nel decreto un´ambiguità sulle modalità con cui distinguere i trasferimenti e le spese storiche delle Regioni fra ciò che è relativo ai servizi essenziali e alle funzioni fondamentali e ciò che non lo è. Questa ambiguità va sciolta, poiché la legge indica chiaramente che la perequazione sulla prima categoria avviene tramite il fondo perequativo poco sopra delineato, mentre la perequazione via addizionale Irpef vale solo per la seconda categoria. Poiché il Governo ha accolto una osservazione al parere sullo schema di decreto, è auspicabile che si trovi già nei prossimi giorni, da oggi alla stesura definitiva del decreto per la sua approvazione definitiva in Consiglio dei Ministri, un´adeguata formulazione tecnica per superare il problema.
3.Resta ancora molto da fare: la riforma è ancora incompleta, ma soprattutto zoppa e ambigua negli aspetti decisivi legati alla perequazione
La clausola di salvaguardia sui tagli della manovra del Dl 78 proposta dal PD e accettata da Governo e maggioranza sul decreto Regioni è analoga a quella che avevamo presentato più di un mese fa in occasione dell´esame parlamentare del decreto Comuni. Visto che l´opinione del Governo si è modificata, è urgente e necessario tornare sul decreto Comuni ed estendere anche ai Comuni la clausola di salvaguardia.
L´intreccio fra evoluzione della finanza pubblica e attuazione del federalismo fiscale non va sottovalutato. E´ chiaro che la crisi economica scoppiata nel 2008 ha reso doppiamente difficile la riforma dei rapporti finanziari fra Stato, Regioni e autonomie locali, ed è chiaro che il PD non intende, su questo terreno, muoversi in modo demagogico. D´altra parte, dietro l´attuazione della legge 42 c´è la riscrittura di un patto nazionale per il finanziamento di importanti servizi di welfare, e su questo non ci possono essere ipocrisie. Non possono gli enti locali e le Regioni addossarsi la responsabilità per aumenti di imposte e riduzioni di servizi che dovessero, se necessario, derivare da una più generale decisione sulle condizioni della finanza pubblica e sulle scelte di politica economica del paese, dentro i vincoli europei.
E´ da questa ipocrisia che devono uscire Tremonti e la Lega, accettando un vero confronto inter-istituzionale Stato-Regioni-autonomie dentro il processo di coordinamento dinamico della finanza pubblica. Fissare obiettivi di servizio e fabbisogni standard deve diventare un compito ordinario, annuale, del processo di decisione di finanza pubblica, in modo che ci sia coerenza fra risorse disponibili e servizi che si possono con quelle risorse erogare, senza determinare aumenti della pressione fiscale né dislivelli insopportabili fra territori ad ampia e meno ampia base fiscale locale.
L´esito di un aumento della pressione fiscale, scongiurato almeno fino al 2013 nel caso delle Regioni grazie all´iniziativa del PD, è invece molto probabile nel caso dei Comuni, attraverso lo sblocco dell´addizionale comunale all´Irpef e, a partire dal 2014, la nuova super-Ici, chiamata Imu, a carico delle attività produttive.
Sono ancora da scrivere i decreti relativi ai fondi perequativi per i Comuni. Sarebbe uno sbaglio affrontare la perequazione comunale prendendo a riferimento la sola questione di come ridisegnare, a regime, gli attuali trasferimenti dello Stato ai Comuni. Finora, il Governo ha affrontato l´attuazione della legge 42 per “settori” istituzionali (Comuni, Province, Regioni) e non ha mai voluto entrare fino in fondo nella nuova logica che la riforma impone: servizi essenziali e funzioni fondamentali da un lato (con il riferimento ai Lep, agli obiettivi e livelli di servizio, ai costi e fabbisogni standard) e tutto il resto dall´altro lato (con perequazione sulle capacità fiscali e ulteriore finanziamento tramite sforzo fiscale locale). In situazione intermedia si situa la gestione del servizio di trasporto pubblico locale, per il quale la legge delega dispone il finanziamento di un livello “adeguato”. Nessun decreto, però, si è finora occupato di chiarire cosa questo significhi.
In ogni caso, la logica settoriale può funzionare per la sanità, integralmente finanziata dalle Regioni, ma non per l´assistenza, per l´istruzione e per il trasporto pubblico, dove convivono storicamente interventi di tutti i livelli di Governo, né per molte funzioni fondamentali di Comuni e Province, anch´esse storicamente cofinanziate da diversi livelli.
E´ arrivato allora il momento − e i decreti sulla perequazione comunale potrebbero esserne il veicolo – di affrontare due problemi finora tralasciati:
� La riforma della struttura finanziaria dei servizi oggi erogati in una situazione “multi-livello”. Ad esempio, nel caso dell´assistenza è necessario ricostruire un vero quadro della situazione esistente, oggi non conosciuta, e passare per la determinazione dei Lep e dei fabbisogni standard tenendo conto congiuntamente delle prestazioni oggi erogate, separatamente, da Stato, Regioni, Province e Comuni. A questo fine i procedimenti di valutazione analitica dei fabbisogni standard varati con i precedenti decreti per Comuni e Province e con l´ultimo decreto per Regioni devono potersi integrare.
� L´allineamento alla riforma degli attuali trasferimenti delle Regioni e Comuni e Province. I fondi di riequilibrio sperimentali previsti in tale direzione dal decreto Regioni sono altamente insoddisfacenti, poiché non hanno alcuna connessione con quelli dello Stato. Né potrebbero averne, allo stato degli atti, non essendo ancora stato disegnato il fondo perequativo dello Stato per i Comuni, ed essendo molto vago quello definito per le Province nel decreto approvato qualche giorno fa. Ma le due perequazioni (quella statale e quella regionale, rispettivamente per Comuni e per Province) devono potersi parlare, e tendenzialmente integrarsi. La legge 42 prevede norme apposite in questa direzione.
Ed è arrivato il momento di lavorare sulla perequazione infrastrutturale come strumento che non solo sia di supporto alla riforma degli interventi speciali per le politiche territoriali, ma anche per il processo di raggiungimento dei Lep nei settori essenziali e per la connessa valutazione dei fabbisogni standard (sanità, asili nido, servizi per la non autosufficienza, ecc.).
Si ragiona oggi di un prolungamento di quattro o sei mesi per l´attuazione della legge delega. Questo tempo sarebbe utile a condizione di utilizzarlo non solo per varare i decreti ancora non attuati (interventi speciali, armonizzazione dei bilanci, perequazione comunale, Roma Capitale, governance, ecc.) ma soprattutto per:
� Dare maggiore centralità al processo della cosiddetta perequazione infrastrutturale, in modo che essa intervenga non solo sull´”aggiuntivo”, ma anche sull´”ordinario”.
� Rimettere a sistema il complesso dei sistemi perequativi.
� Ritornare, con adeguati decreti correttivi o con appositi atti del Governo, su alcuni aspetti dei precedenti decreti che non sembrano funzionare a dovere (a partire dalla clausola di salvaguardia per i Comuni fino alla valutazione dei passi finora compiuti nell´attuazione del decreto relativo al trasferimento del patrimonio a Regioni ed enti locali).

da: Il sito di Marco Causi.


Massimo Cacciari: Macchè federalismo, quello è solo un modo differente di dividere la torta

Domanda: E il federalismo varato in questi giorni?

Risposta: Macchè federalismo, quello è solo un modo differente di dividere la torta. L’ultima vera riforma l’ha fatta Bassanini sul Titolo V della Costituzione.

Manca il Senato delle autonomie, l’abolizione delle Province autonome, e poi come si fa a fare uno Stato federalista con 19 Regioni, alcune con 200mila abitanti? … ma su!

Poche macro-regioni e aree metropolitane.
«Ma è chiaro! Lo dicevamo già con Miglio. E statuti di città-stato per alcune realtà con certe peculiarità».

Una su tutte Venezia.
«Anche per un deficiente è palese che Venezia deve essere un land come Amburgo!».

in: Intervista di Paola Setti, il Giornale 29 marzo 2011


Parere favorevole è stato espresso il 24 marzo 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale al decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, e determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario

Parere favorevole è stato espresso il 24 marzo 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale al decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, e determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. Il decreto in sintesi individua le fonti di finanziamento delle regioni a statuto ordinario e dispone la contestuale soppressione dei trasferimenti statali. A decorrere dal 2013 verrà rideterminata l’addizionale regionale all’Irpef, con corrispondente riduzione delle aliquote Irpef di competenza statale, al fine di mantenere inalterato il prelievo fiscale a carico del contribuente; la rideterminazione deve comunque garantire alle regioni entrate equivalenti alla soppressione sia dei trasferimenti statali che della compartecipazione regionale all’accisa sulla benzina, entrambe disposte dallo schema in esame. All’aliquota così rideterminata si aggiungono le eventuali maggiorazioni dell’addizionale, attualmente pari all’ 0,9%, che ciascuna regione può effettuare nel limite dello 0,5% fino al 2013, dell’1,1% per il 2014 e del 2,1% dal 2015; qualora peraltro la maggiorazione sia superiore allo 0,5% la parte eccedente tale quota non si applica ai contribuenti titolari di redditi ricadenti nel primo scaglione di reddito (fino a 15.000 euro). Alle regioni spetta altresì una compartecipazione al gettito Iva, che per gli anni 2011 e 2012 viene calcolata in base alla normativa vigente, mentre dal 2013 sarà fissata in misura pari al fabbisogno sanitario “in una sola regione”. Prima di essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto deve avere l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri.


Federalismo, ecco i passi dopo il sì sulle regioni – I numeri solidarietà tra territori ricchi e poveri – Il Sole 24 ORE

vediamo a che punto è il procedimento di attuazione all’articolo 119 della Costituzione partito nel 2008. Degli otto provvedimenti licenziati dal Consiglio dei ministri solo cinque hanno raggiunto (o quasi) il traguardo: federalismo demaniale, ordinamento di Roma capitale, fabbisogni standard di Comuni e Province, fisco municipale, tributi regionali, provinciali e costi standard. Senza che nessuno sia però diventato effettivamente operativo. Ogni decreto a sua volta delega a Dm, Dpcm e regolamenti vari la propria applicazione pratica. Valga l’esempio del municipale che contiene 18 rinvii ad altrettanti provvedimenti.

In rampa di lancio ci sono altri tre Dlgs – interventi speciali, armonizzazione dei bilanci pubblici, premi e sanzioni – che devono però completare la trafila Conferenza unificata-Parlamento-Palazzo Chigi prevista dalla legge 42 del 200

da: Federalismo, ecco i passi dopo il sì sulle regioni – I numeri solidarietà tra territori ricchi e poveri – Il Sole 24 ORE.


Federalismo regionale: cosa cambierà

Il 24 marzo la Commissione parlamentare bilaterale per l’attuazione del federalismo fiscale ha approvato lo schema di decreto legislativo sull’autonomia tributaria di Regioni e Province e sui costi standard nel settore sanitario.

Le Regioni potranno aumentare le aliquote dell’addizionale IRPEF ( a partire dal 2013 e gli incrementi potranno interessare solo i contribuenti con reddito annuo superiore a 15.000 euro. Le funzioni fondamentali (sanità, assistenza, istruzione, trasporti) verranno finanziate integralmente sulla base dei costi standard.

L’addizionale IRPEF, istituita nel 1998, è l’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Calcolata a partire dal reddito imponibile ai fini Irpef, attualmente il gettito che da essa ne deriva è finalizzato alle politiche di bilancio, in particolare in campo sanitario

Il Governo dovrà ora dare il via libera definitivo al testo del decreto.

Fonte: http://www.riformeistituzionali.it


federalismo all’italiana, GrParlamento

Un federalismo all’italiana

La commissione bicamerale per il federalismo deve esaminare i decreti attuativi della legge, già approvata dal parlamento, che istituisce i cosiddetti federalismi demaniale e fiscale. Il testo va varato entro due anni dal si’ delle camere, ovvero entro il 21 maggio 2011. Il governo, che dovrà varare una trentina di decreti, deve fare propri i rilievi della commissione bicamerale istituita appositamente per il tema del federalismo. Si tratta di norme che non modificano la costituzione, ma aumentano il potere delle regioni e degli altri enti locali. Sono molti i libri, usciti quest’anno, che parlano di federalismo. Dai testi piu’ tecnici, quelli delle case editrici giuridiche come la Cedam o la Giuffré, che illustrano le riforme, a quelli piu’ politici, che illustrano gli ipotetici effetti della riforma, (e qui ci sono testi favorevoli e contrari). Noi ci affidiamo ad un tecnico, per chiedergli un parere il piu’ possibile super partes. Sentiamo il professor Marcello Fedele, docente di sociologia dei fenomeni politici all’università La Sapienza di Roma, autore per Donzelli di Né uniti né divisi, Le due anime di un federalismo all’italiana. sul tema segnaliamo anche: Federalismo e crescita: è possibile una relazione virtuosa?, AAVV, Franco Angeli. Si diceva poi dei testi piu’ di parte, vi segnaliamo a favore: Contro gli statosauri. Perché il federalismo ci vuole, di Stefano Magini, Albatros, piu’ dubbioso è Agazio Loiero, nella sua Autointervista sul federalismo, Rubbettino. Ricordiamo che il presidente Cossiga prima di morire aveva presentato una proposta di riforma costituzionale per dare alla Sardegna poteri speciali, segnaliamo un testo che parla appunto delle proposte degli autonomisti sardi, si intitola Camineras. Cale soberania?, AAVV, Condaghes. Nell’intervista si parla del ministro Giulio Tremonti, di cui ricordiamo, La paura e la speranza, Mondadori e Lo Stato criminogeno, Laterza. In generale nei paesi occidentali lo Stato demanda alcuni servizi ai privati. Un’analisi di questi cambiamenti è contenuta nel volume collettivo “L’Etat démantelé”, pubblicato dalle edizioni La Découverte di Parigi e coordinato da Laurent Bonelli, docente di scienze politiche all’università di Parigi 10 Nanterre. Giancarlo Rossi lo ha intervistato. Esordii nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità, impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassato due frati. Queste le prime righe delle Memorie di un carnefice scritte da lui stesso (Incontri Editrice, un libro ottocentesco ripubblicato quest’anno, che ripercorre tutte le esecuzioni capitali avvenute nella Roma papalina dal 1797 al 1867, esecuzioni che videro come protagonista il celebre mastro Titta, un bottegaio di borgo Sant’Angelo, incaricato fino a tardissima età di svolgere le mansioni di boia. Sentiamo il giornalista Nicola Calessi, curatore del testo, uscito in una collana di testi senza diritto d’autore. Un bilancio del secolo appena trascorso è contenuto nella versione italiana dell’Atlante di e Monde diplomatique, la piu importante rivista di geopolitica francese. Il numero dell’atlante di quest’anno è intitolato Contro storia del XXI secolo, ed è in uscita presso Manifesto Libri. Giancarlo Rossi ha intervistato Dominique Vidal, curatore dell’Atlante. Restiamo in tema di interpretazioni generali della politica e della società globali, dal passato recente andiamo al presente con l’ultimo saggio di un grande studioso. Si intitola “Tramonto globale” l’ultima raccolta di saggi, pubblicata dalla Firenze University Press, di Danilo Zolo, già docente di filosofia del diritto e filosofia del diritto internazionale presso l’università di Firenze. Giancarlo Rossi ha intervistato l’autore.

MP3 della puntata

da: GrParlamento.


Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. Atto n. 317

Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. Atto n. 317
Doc. Lega Nord 10-3-2011
Emendamenti Partito Democratico 10-3-2011
Proposte di modifica allo schema di decreto presentate dal gruppo del Partito Democratico 9-3-2011

L’abc del nuovo fisco municipale in 14 voci – Il Sole 24 ORE

Quattordici articoli per riscrivere il nuovo fisco municipale. Con tante novità: dall’arrivo della cedolare secca sui redditi degli affitti, allo sblocco delle addizionali Irpef, alla tassa di soggiorno sui turisti. Il decreto sul nuovo fisco municipale prevede anche una vera e propria rivoluzione sul fronte della tassazione immobiliare e “chiama in causa” anche i comuni nell’attività di accertamento tributario. In più: disco verde all’imposta di scopo sulle opere pubbliche e quadruplicano, dal 1° maggio 2011, le sanzioni sugli immobili non dichiarati. Anche se poi si specifica che il 75% dell’importo delle sanzioni è devoluto al comune dove è ubicato l’immobile. Ecco in 14 voci l’abc del decreto che ridisegna il fisco dei comuni.

Addizionale comunale all’Irpef (articolo 5)

Cedolare secca sugli affitti (articolo 3)

Come cambia la fiscalità immobiliare dei comuni (articolo 2, commi da 1 a 9)

Comuni “sceriffi” nella lotta all’evasione (articolo 2, commi da 10 a 12)

Federalismo fiscale municipale (articolo 7)

Finanza pubblica (articolo 12)


Imposta municipale propria: cos’è e come si applica (articoli 8 e 9)
Fondo perequativo per comuni e province (articolo 13)

Imposta di scopo (articolo 6)

Imposta di soggiorno (articolo 4)

Imposta municipale secondaria (articolo 11)

Norme di coordinamento (articolo 1). Si prevede che i decreti legislativi che disciplinano i tributi delle regioni debbano coordinarsi con le norme contenute nel presente decreto.

Norme transitorie (articolo 14)

Sanzioni sugli immobili non dichiarati quadruplicate (articolo 2, comma 13)

Tributi nell’ipotesi di trasferimento immobiliare (articolo 10)

da: L’abc del nuovo fisco municipale in 14 voci – Il Sole 24 ORE.


approvato dal Parlamento il testo sul fisco municipale

Dopo 112 giorni di repliche ininterrotte, è stato approvato dal Parlamento il testo sul fisco municipale, grazie al sì dell’aula di Montecitorio che ha approvato ieri con 314 voti a favore (Pdl, Lega e responsabili), 291 contrari (Pd, Idv e terzo polo) e due astenuti (Svp) la fiducia sul quarto decreto attuativo del federalismo.


Federalismo municipale: punti chiave

Ecco riassunte le principali novità del provvedimento

In sintesi

Il gettito proveniente da numerosi tributi erariali viene spostato dallo Stato ai comuni, che riceveranno direttamente, per intero o in percentuale l’imposta di registro, ipotecaria e catastale, l’Iva, l’imposta di registro e bollo sui contratti di locazione relativi agli immobili. Viene inoltre istituita un’imposta sostitutiva sui canoni di locazione (cedolare secca).

Le fasi

Tra il 2011 e 2013 gli enti riceveranno il gettito dei tributi immobiliari (che manterranno l’assetto attuale) Dal 2014, a parziale sostituzione delle attuali imposte saranno introdotte l’Imu (imposta municipale unica) e l’imposta municipale secondaria.

La perequazione

Per i primi 3 anni i tributi finiranno in un “fondo sperimentale di equilibrio” da cui saranno ripartite le risorse tenendo conto del fabbisogno di spesa dei singoli comuni e dei risultati conseguiti nella lotta all’evasione fiscale. I fondi nazionali integreranno il mancato gettito.
Per i comuni sotto i 5mila abitanti ci saranno modalità differenziate.
Quando nel 2014 la riforma del fisco comunale andrà a regime sarà istituito un fondo di perequazione per garantire i livelli essenziali dei servizi. La sua entità, si legge nel testo del decreto, sarà “periodicamente aggiornata e le relative fonti di finanziamento ridefinite”.
Il fondo sarà diviso in due: la prima fetta riguarderà le funzioni fondamentali, la seconda le funzioni non fondamentali. Le Regioni istituiranno quindi due fondi nel bilancio alimentati dal fondo perequativo: uno a favore dei Comuni uno a favore delle Province.

L’addizionale Irpef

I comuni avranno la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef già a partire da due mesi dall’entrata in vigore del decreto. Il tetto è dello 0,4% e, comunque l’addizionale non potrà salire oltre lo 0,2%. L’intervento interesserà il 44% dei comuni.

L’Imu

La nuova Imposta municipale unica partirà dal 2014 e sostituirà l’Ici (non sulla prima casa), l’Irpef sui redditi fondiari dei beni non in affitto e le relative addizionali. L’aliquota sarà dello 0,76%, potrà essere aumentata o diminuita dai sindaci dello 0,3%.  I municipi incasseranno anche un tributo sulle compravendite (3% sulle prime case, 7% sulle seconde).

L’imposta municipale facoltativa

Ingloberà alcune forme di prelievo “secondarie”: la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.

Cedolare secca

Si tratta di una tassa “secca” sugli affitti. I proprietari di immobili in locazione potranno scegliere di pagare all’erario direttamente il 19% sul canone annuo (per i canoni concordati) o il 21% (per i canoni liberi). In questo modo non dovranno più corrispondere l’Irpef sulle locazioni, le addizionali regionale e comunale, e gli introiti dell’affitto non faranno cumulo con il reddito. Ai comuni andrà il 21,7% del gettito per il 2011, il 21,6% a decorrere dal 2012.

Tassa sul turismo

Potranno istituirla i capoluoghi di provincia e i comuni considerati località d’arte o turistiche. Interesserà i visitatori che pernotteranno in queste località e potrà arrivare a un massimo di 5 euro a notte.

L’imposta di scopo

Creata nel 2006 per finanziare opere pubbliche e interventi, è stata “allargata”: i Comuni potranno introdurla e destinarla a un numero maggiore di interventi. La tassa potrà avere una durata massima di 10 anni e potrà finanziare l’intera opera.

da: Federalismo: passa quello municipale, ma rallentano gli altri decreti – IL SALVAGENTE – quotidiano on-line dei consumatori.


audizione della Corte dei Conti presso la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale dedicata alla fiscalità regionale e ai costi standard sanitari

24 FEB - Si è svolta oggi l’attesa audizione della Corte dei Conti presso la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale dedicata alla fiscalità regionale e ai costi standard sanitari.
Di seguito ampi stralci dell’audizione relativa al capitolo dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. In allegato il testo integrale dell’audizione della Corte dei Conti.
“(omissis) La scelta operata nel decreto di valorizzare l’esperienza maturata negli anni nella gestione della spesa sanitaria, se da un lato sembra ridurre l’impatto del riferimento ai costi standard nel nuovo meccanismo di definizione del finanziamento del settore, dall’altro ha il pregio di semplificare la gestione del sistema, garantendo, per altra via, il collegamento tra la programmazione di bilancio, la compatibilità di finanza pubblica, e l’analisi comparativa di quantità e qualità dei servizi erogati.
(omissis)
Il riferimento ai costi standard può rilevare ai fini degli indicatori di efficienza e appropriatezza ed incidere positivamente sul sistema di autovalutazione delle Regioni e sulla conseguente adozione delle “best practices”, ma appare non immediatamente rilevante ai fini della determinazione del finanziamento da riconoscere alle diverse realtà territoriali.
L’allocazione delle risorse è destinata a mutare solo se viene assunto un diverso metodo di pesatura rispetto a quello utilizzato nell’anno preso a riferimento. Infatti eventuali conseguenze redistributive dipenderanno dalla estensione dei pesi per le varie classi di età alle varie categorie di assistenza sanitaria (oggi solo un terzo del finanziamento è ripartito sulla base della popolazione pesata, la parte restante sulla base della popolazione assoluta). Le conseguenze nella disponibilità di risorse, rispetto alla situazione attuale, potrebbero essere in questo caso anche rilevanti.
(omissis)
La disponibilità di dati sui consumi distinti per classe di età, per ora limitata alla spesa ospedaliera, a quella farmaceutica e a quella specialistica ambulatoriale, potrebbe consentire di rivedere nel tempo la stima della spesa standard nazionale, calcolando in modo sempre più preciso il fabbisogno su cui basare il criterio di pesatura e correggere eventualmente il tasso di variazione della spesa sanitaria complessiva compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica o l’estensione dei servizi da garantire alla collettività.
Attraverso, quindi, una possibile revisione dei criteri di pesatura (non necessariamente legati a quelli di due esercizi precedenti a quello di avvio della procedura) e con un arricchimento delle informazioni disponibili sul territorio, si potrebbe poter tener conto nel calcolo anche di fattori ulteriori, tra i quali è stato da più parti indicato l’indice di deprivazione come misura delle condizioni di svantaggio socio economico di un’area geografica .
Nel testo è previsto che a decorrere dal 2013 (in fase di prima applicazione) si avvii un processo di convergenza, ovvero il finanziamento dei servizi erogati dalle Regioni non sia stabilito più in base alla spesa storica ma secondo valori standard di costo e fabbisogno. Un aggiustamento da realizzare in cinque anni, ma di cui non viene esplicitato il percorso previsto. In particolare, né come debba essere considerato l’andamento nel prossimo biennio (in cui verranno effettuate le scelte delle Regioni benchmark e definiti i criteri per la pesatura della popolazione), né come si svilupperà la fase transitoria in cui verranno applicati con gradualità in tutte le Regioni valori di costo rilevati nelle Regioni benchmark e i nuovi criteri di ripartizione.
Il quadro è reso ancora più incerto se si considera che nelle modifiche della Conferenza unificata concordate tra Regioni, Enti locali e Governo è stata proposta la eliminazione della disposizione che prevedeva che, fino al raggiungimento dell’intesa, si applicassero i criteri adottati per il riparto delle annualità 2010-2012, ovvero i criteri transitori che coincidono con quelli adottati dal Nuovo patto per la salute del 3 dicembre 2009, basati su un criterio misto popolazione assoluta/popolazione pesata (lettera e). (omissis)

da: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Corte dei Conti. Costi standard promossi ma poco rilevanti per determinazione fabbisogno.


Il federalismo fiscale, Stato di attuazione, a cura del Dipartimento enti locali del PD Partito democratico, febbraio 2011


Testo, con modificazioni, dello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale e relative osservazioni del Governo

Servizio Studi Senato – Dossier – n. 275 Testo a fronte Atto del Governo n. 292-bis. Testo, con modificazioni, dello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale e relative osservazioni del Governo
Servizio Studi Senato – Note brevi – n. 20 Atto del Governo n. 292-bis. Lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale

La leggenda dei costi standard

….

In un lungo articolo sul Corriere della Sera di domenica 20 febbraio, Sergio Rizzo e Mario Sensini hanno proposto una loro interpretazione dei nuovi costi standard sanitari contemplati nel decreto in discussione in Parlamento: “Se il prezzo di una siringa è, poniamo, di 5 centesimi, lo Stato rimborserà solo quella cifra. Chi vuole spendere di più, si arrangi”. Semplice, chiaro, di una efficacia spietata. Peccato che non sia così.
E sì perché nel decreto sul federalismo fiscale regionale e i costi standard sanitari non c’è scritto niente di tutto questo.
La vera novità dei costi standard, infatti, sta nell’individuazione, oggi assente, di Regioni modello o benchmark, la cui spesa faccia da riferimento per stabilire, non il costo standard ottimale per singola prestazione o singolo dispositivo medico, quanto “la spesa standard ottimale per grandi funzioni di spesa” alla quale dovranno adeguarsi tutte le Regioni.

Eppure attorno al modello di costo standard evocato da Rizzo e Sensini si sta costruendo una leggenda politica che vuole finalmente vincente i buoni, cioè chi spende meno e meglio, contro i cattivi, quelli che spendono male e tanto per la stessa cosa. Una siringa, per l’appunto.
Una visione assolutamente lontana dalla realtà. Non solo perché la legge in discussione non parla di questo. E anche se lo facesse, almeno per il momento, non sarebbe applicabile, vista l’assenza di dati confrontabili per singola prestazione o per singolo costo di una tecnologia o presidio medico, con l’eccezione dei farmaci per i quali da sempre c’è un prezzo di rimborso uguale per tutti. Quanto per il fatto che la grossa parte della spesa sanitaria non è fatta di acquisti di beni e servizi (fermo restando che è ovvio come si debba in ogni caso arrivare ad avere prezzi e costi di riferimento confrontabili per tutti i beni e i servizi sanitari) ma dal complesso delle spese per tutti i servizi sanitari e assistenziali erogati che, al netto di farmaci e beni e servizi, assorbono più o meno il 60% della spesa del Ssn.

….

l’intero articolo qui:

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=2932&&cat_1=1&&cat_2=0&&tipo=articolo


Il federalismo fiscale, documentazione a cura di BilanciNet Lombardia

Il federalismo fiscale

da: Download | Il federalismo fiscale.


Il federalismo fiscale, documentazione a cura di BilanciNet Lombardia

Il federalismo fiscale

da: Download | Il federalismo fiscale.


Federalismo fiscale, Appunti

Nell’ultima versione del testo le novità riguardavano:

  • IMU (imposta municipale unica) sul possesso dell’abitazione, prevista dal 2014 in sostituzione di ICI e Irpef sui redditi fondiari, con un’aliquota del 7,6 per mille che potrà essere variata dai Comuni in misura del 3 per mille;
  • cedolare secca sugli affitti al 21% sui canoni liberi e al 19% su quelli concordati, con una quota di compartecipazione ai Comuni del 21,7% nel 2011e del 21,6% nel 2012 pensata per trasferire allo Stato eventuali perdite di gettito;
  • sblocco delle addizionali Irpef nei limiti dello 0,4% possibili due mesi dopo l’entrata in vigore del Decreto se l’economia non vara un regolamento specifico entro 60 giorni;
  • imposta di scopo sulle opere pubbliche, un prelievo aggiuntivo restituito ai cittadini se l’opera (quelle finanziabili dovranno essere fissate da un regolamento entro 60 giorni) non viene completata;
  • tassa di soggiorno con un tetto di 5 euro chiesto ai turisti per ogni pernottamento e in percentuale sul prezzo della stanza;
  • imposta municipale secondaria, da istituire con delibera del Consiglio comunale, prevista dal 2014, che sostituirà la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni;
  • compartecipazione per i Comuni all’IVA in misura del 2% del gettito Irpef.

Dossier “Federalismo municipale, il quarto decreto attuativo”

Dalla finanza derivata a quella autonoma: il nuovo testo sul federalismo municipale

Con il decreto sul federalismo municipale si passa dalla finanza derivata a quella autonoma, sostituendo oltre 11 miliardi di trasferimenti statali annui – assegnati in base al criterio della spesa storica – con tributi propri e compartecipazioni. Il decreto non introduce nuove imposte ma vengono accorpate ben 10 delle 18 attuali forme impositive. Le imposte locali diventano “tracciabili”. Il federalismo municipale è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri straordinario del 3 febbraio 2011, ma il cammino del decreto non è ancora concluso. Su richiesta del Capo dello Stato, il provvedimento tornerà di nuovo all’attenzione del Parlamento. Il decreto sul federalismo municipale è il quarto decreto attuativo del federalismo fiscale. Su richiesta della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, che per legge ha 60 giorni per esprimere il proprio parere, scaduto tale termine l’8 gennaio scorso, ha chiesto una proroga di 20 giorni, ulteriormente dilatata di una settimana. La Commissione si è espressa nella seduta del 3 febbraio con 15 voti a favore del provvedimento e 15 contrari, facendo così mancare il parere. Il provvedimento approvato risulta ampiamente modificato rispetto allo schema di decreto approvato il 4 agosto 2010, avendo il governo accolto le richieste di modifica avanzate dall’Anci.


Regolamento della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale

Regolamento della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale

vai a: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/201004/0413/pdf/62.pdf


Censis, Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale

Dal federalismo il Nord ha più aspettative del Sud. E’ il principale risultato di una ricerca condotta dal Censis  e presentata nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.
Quattro italiani su dieci (il 41%) credono che la riforma possa contribuire a migliorare la gestione della cosa pubblica, ma la meta’ della popolazione (il 50,2%) pensa che aumentera’ il divario economico e sociale tra l’Italia meridionale e quella settentrionale.
Andando a guardare le differenze nelle opinioni sul territorio, si passa da un Nord dove il provvedimento incontra la maggioranza dei consensi (il 49,8% al Nord-Ovest, il 49,5% al Nord-Est) a un Sud dove il 60,6% si esprime ”in senso decisamente critico”.
Quasi la meta’ degli italiani, il 42,5%, teme un aumento delle imposte a causa della riforma, una quota che supera di gran lunga quella di chi crede in un peso fiscale invariato (25,1%) e di coloro che confidano in una sua diminuzione (22,4%).
La percentuale degli intervistati ”pessimisti” e’ piu’ alta nel Mezzogiorno (55,6%) e nel Centro (48,2%), scende al Nord Ovest (31,6%), dove comunque rimane maggioranza, e al Nord Est (29,7%), dove, invece, prevalgono le risposte di chi prevede un quadro immutato (30,8%).
Tuttavia, per i cittadini non sono le imposte eccessive il problema principale del sistema fiscale: la piaga maggiore risulta, infatti, l’evasione, con il 44% degli intervistati che la colloca al primo posto tra le questioni da risolvere (mentre ”solo” il 22% ritiene l’alto livello di tassazione il nodo piu’ importante).

 

[FONDAZIONE CENSIS] Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale: “Gli Italiani, il fisco e il federalismo”, presentata il 3 febbraio 2011 a Roma


il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo: “si spaccia sotto il termine federalismo ciò che e’ autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale e’ una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”

Dire ”federalismo municipale” e’ ”una bestemmia”. Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo, parlando con i giornalisti a Firenze, a margine di una lezione tenuta a Eunomiamaster.
A proposito della decisione del Quirinale, che ha respinto il D. Lgs. sul federalismo, De Siervo si e’ limitato a dire che ”se nascesse in ipotesi un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta”.
Però, ha aggiunto, ”quello che si può dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, e’ che quello di cui si sta parlando non e’ federalismo, dire federalismo municipale e’ una bestemmia, e’ come dire che un pesce è un cavallo – ha sottolineato con ironia – sono due cose che non c’entrano insieme. Si chiama autonomia finanziaria, anche la lingua ha il suo valore. Il federalismo – ha spiegato – e’ un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni, decisa dal Parlamento nazionale? Quello che un pochino turba – ha concluso – e’ che ogni abuso linguistico e’ indice di una scorretta rappresentazione della realtà”.
”Secondo me e’ molto improprio usare il termine federalismo per tutto ciò che sta accadendo in Italia perché lo Stato federale e’ una cosa più seria, più grande e più complicata dell’autonomismo”,  ha detto ancora il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo,
“Qui – ha aggiunto – si spaccia sotto il termine federalismo ciò che e’ autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale e’ una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”.
In Italia, ha spiegato De Siervo, ”viviamo in uno Stato regionale, disciplinato da norme costituzionali e buone o cattive che esse siano vanno applicate”.
“Quello che io posso testimoniare – ha detto ai cronisti – e’ che da una decina di anni c’e’ una conflittualità impressionante tra Stato centrale e Regioni, una conflittualità irrisolta. Io do i dati dell’ultimo anno, in cui la Corte costituzionale ha fatto più sentenze per i conflitti Stato-Regioni che in tutte le altre materie. E’ la prima volta nella storia della Corte e quindi nella storia d’Italia. Questo e’ un dato oggettivo che rivela che con la bocca si parla di federalismo, che sarebbe qualcosa di più, e nella realtà si fa qualcosa di meno del regionalismo”.
In presenza di quello che appare come un ”conflitto permanente e continuo”, la Consulta ”ha preso sul serio cio’ che c’era nella Costituzione sulle Regioni, ma certo e’ dura rendere vitali le norme che disciplinano il regionalismo italiano, con spinte centralistiche o fughe regionalistiche che non si incrociano mai”. De Siervo, nella sua lezione, spiegherà quindi i metodi che la Corte ha ”cercato di individuare per far convivere Stato centrale e autonomie territoriali forti ma incontrando continue difficoltà”.
[agenzie] Federalismo: De Siervo, quello municipale è bestemmia


Questionari sui fabbisogni standard

Secondo quanto stabilito dal D.Lgs. n. 216/2010 il processo di determinazione dei fabbisogni standard prenderà avvio concretamente con la raccolta dei dati di natura organizzativa, contabile e strutturale e delle informazioni connesse alle funzioni fondamentali di Comuni e Province.
Le norme prevedono che questa attività di raccolta sia svolta per blocchi di funzioni nell’arco del triennio 2011-2013. Nel corso del 2011, ovvero del primo anno di lavoro, verranno censiti, per i Comuni, dati e informazioni riguardanti la funzione e i servizi di Polizia municipale (febbraio-marzo) e successivamente, nell’arco dell’anno, i dati e le informazioni relative alle funzioni generali di amministrazione (comprensive dei servizi demografici e dei servizi tributi) e alle funzioni e ai servizi di governo del territorio (urbanistica, edilizia privata, ambiente).
Questi dati verranno reperiti attraverso la lettura delle banche dati ufficiali (ISTAT, Ministero degli Interni, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzie fiscali statali, ecc.) e attraverso l’interrogazione diretta di tutti i comuni delle 15 regioni a statuto ordinario. Quest’interrogazione avverrà per il tramite di appositi questionari predisposti da SOSE s.p.a. (la struttura che per conto del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia elabora gli studi di settore per le imprese e le professioni) con la collaborazione scientifica di IFEL (Istituto per la Finanza degli Enti Locali).
Il primo questionario (quello sulla Polizia Municipale) sarà disponibile per la compilazione su apposito portale a partire da lunedì 31 GENNAIO 2011.
Da quel giorno il Comune dovrà connettersi al portale e compilare integralmente i questionari esclusivamente per via telematica entro e non oltre 60 giorni dalla loro pubblicazione (dunque per la Polizia Municipale entro e non oltre il 31 MARZO) facendoli sottoscrivere sia dal legale rappresentante che dal responsabile finanziario, pena il blocco dei trasferimenti erariali previsti a qualunque titolo.
Sappiamo che si tratta di un’ulteriore incombenza per i Comuni ma la compilazione corretta dei questionari è decisiva per riuscire a determinare i fabbisogni standard che saranno coperti dalle risorse economiche nel processo del federalismo fiscale. E’ un passaggio quindi decisivo per i Comuni.

ANCI Lombardia – In arrivo i questionari sui fabbisogni standard ::...


Il Consiglio dei Ministri approva federalismo municipale

Dopo il mancato parere della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale, il governo ha approvato nella serata di ieri, in via definitiva, un nuovo decreto legislativo sul federalismo municipale. La scelta dell’Esecutivo si appoggia sulle previsioni della legge delega sul federalismo, che prevede comunque la possibilità di adottare i decreti legislativi nel momento in cui scadano i termini per l’espressione dei pareri.
Lo stop al via libera sul fisco municipale, ieri, era stato determinato proprio dal pareggio alla Bicamerale, nonostante la Commissione Bilancio del Senato avesse già espresso, nella stessa giornata, parere favorevole. E, pochi minuti dopo il varo del decreto, il ministero dell’Economia faceva riferimento proprio all’ok della Commissione bilancio per spiegare la scelta del governo di procedere immediatamente.
Diverse, invece, le posizioni degli esponenti di maggioranza e opposizione in Bicamerale. Il relatore di maggioranza Enrico La Loggia sostiene che il federalismo municipale può andare avanti invocando appunto le previsioni della legge delega e interpretando il pareggio in Commissione come un mancato parere. Secondo il Pd, invece, il governo avrebbe dovuto fermarsi per riprendere la discussione sul tema in un secondo momento. Api e Fli auspicavano invece un ritorno al testo originario.

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