Il punto sul federalismo fiscale in Italia | da http://www.corriereinformazione.it


Il momento di massimo entusiasmo verso il cambiamento costituzionale in senso federalista si è raggiunto nel 2009, quando venne approvata la legge delega n. 42 del 2009. Si trattava di un provvedimento normativo atteso e che doveva dare piena luce alla riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione. Con tale legge delega era stato conferito al Governo Berlusconi il potere di emanare i decreti attuativi e fare entrare a pieno regime la riforma costituzionale voluta dal centro sinistra.
I decreti attuativi sono stati emanati a cavallo fra il 2010 e il 2011, successivamente, con la caduta del Governo Berlusconi e i mercati che erano entrati in fibrillazione facendo sfondare la soglia dei 500 punti base di spread fra i nostri BTp e i Bund tedeschi, non si è più riusciti a muovere questo importante tassello dell’organizzazione degli organi di governo.
Sull’attuazione del federalismo fiscale oggi ci sono dei malumori, soprattutto nell’area del centro destra. Il presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia, ha criticato aspramente il Governo Monti per la mancata attuazione dei decreti attuativi, soprattutto quelli relativi all’armonizzazione dei bilanci e sui costi e fabbisogni standard delle Pubbliche amministrazioni, approvati dalla Bicamerale sul federalismo fiscale presieduta dall’esponente del Pdl.
A dare sostegno all’attuazione del federalismo e cercare di portare avanti i principi che lo informano, c’è l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con il suo presidente Enrico Delrio, il quale sostiene, nella XXIX relazione annuale di introduzione all’assemblea degli enti locali, che “Prima soffiava forte il vento del federalismo, almeno proclamato e poco praticato, ora soffia un vento contrario e pure parlarne appare surreale. Ma bisogna capirsi. A me, piuttosto che di federalismo, piace parlare di autonomia degli enti territoriali. Così è indicata nella Costituzione, così è nella nostra storia“. In sostanza nella base del’organizzazione statale, si sente la necessità di avere maggiore possibilità di reperire risorse e un potenziamento della capacità di spesa.

 

da    Il punto sul federalismo fiscale in Italia | Italia.

La riforma dell’ordinamento regionale: verso una ricentralizzazione delle competenze Paola Bilancia, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo


CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO
 

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La riforma dell’ordinamento regionale:
verso una ricentralizzazione delle competenzePaola Bilancia

Aldo Bonomi: “la devolution è stata una corsa ad arraffare: il federalismo ha generato uno strapotere dei consigli regionali


Vai a   Aldo Bonomi: “la devolution è stata una corsa ad arraffare: il federalismo ha generato uno strapotere dei consigli regionali

Punti salienti dell’intervento di Aldo Bonomi:

  • nel crollo della credibilità degli enti intermedi restano in piedi solo i Comuni, lo Stato e l’Europa
  • ai Comuni e a sindaci spetta il gravoso compito della gestione della crisi economica e sociale
  • la devoluzione (io direi la retorica bossian legaiola della devoluzione) invece di produrre trasferimento di poteri ha generato una deriva in cui ogni istituzione locale cerca di aumentare i propri poteri facendo lievitare costi e burocrazie

 

il mesto tramonto del federalismo all’italiana, di Roger Abravanel, in Corriere della sera 7 ottobre 2012


 il federalismo USA da noi non è fattibile perché negli USA gli stati sono nati prima dello stato federale (come è stato anche il caso dei cantoni svizzeri) e si sono confederati in un patto (“foedus”) per la difesa e la moneta. Vantavano una storia e esperienza di governo autonomo. Che non è il caso da noi perché le regioni non hanno nessuna base storica, un senso di appartenenza ridotto da parte dei loro abitanti, che si vedono semmai come cittadini del loro comune (pensiamo a pisani , livornesi e fiorentini che appartengono alla regione Toscana). Non hanno un’ identità linguistica (come avviene invece in Catalogna e nei paesi baschi) con la sola eccezione dell’Alto Adige, non a caso una delle poche che funzionano. Sono artificiali, più lontane dai cittadini finanche dello stato centrale, senza peraltro averne i controlli ( come il Tesoro e la Corte dei Conti) e la responsabilità nei confronti dei contribuenti perché sono finanziati dallo stato centrale.

Quello che è stato fatto in Italia non è un “federalismo” ma una “devoluzione” dei poteri dello stato a enti locali, senza nessuna esperienza di autogoverno in epoca moderna (a parte il Piemonte e la Toscana i regni preunitari non coincidevano con le regioni).

Questo “federalismo all’italiana” è costato un’enormità al nostro paese, ben al di là dei rimborsi dei consiglieri regionali.I costi delle strutture regionali sono esplosi e rappresentano oggi un parte importante e crescente dei costi dello stato . Si sono moltiplicati i fronti della corruzione e le strutture federali sono diventate terreno fertile di quella cultura del non rispetto delle regole che ha ucciso quel po’ di liberismo che c’era in Italia. Per esempio, la regolazione dell’ ambiente è in mano alle regioni e il disastro va ormai oltre la ”monnezza” di Napoli (lo testimoniano Malagrotta a Roma e l’inceneritore di Parma). I fallimenti delle regioni sono anche nel loro ruolo di fornitori di servizi. La sanità in mano alle regioni, oltre ai famosi “buchi” ha prodotto enormi differenze tra Nord e Sud: i cittadini del sud Italia, spesso devono migrare al Nord per avere cure decenti , e spendono di tasca propria per la sanità più di quelli del Nord.

Se il federalismo delle regioni non ha senso , diverso è il caso dei comuni . Loro sì che hanno una storia pluricentenaria , sono il vero riferimento sul territorio nel nostro paese verso i quali i cittadini sentono un forte senso di appartenenza ed hanno esperienza di Governo. Ma dal 1400 il mondo è cambiato , la urbanizzazione della economia è irreversibile (ogni settimana la popolazione urbana mondiale aumenta di 1.3 milioni) e la rivoluzione dei trasporti e la nuova sensibilità ambientale rendono la dimensione del comune non più adeguata: non si va più a cavallo , ma in aereo ed in treno e i rifiuti non vanno più in discarica ma negli inceneritori. Il ruolo delle città sul territorio è destinato a restare , ma non è detto che i comuni dei prossimi anni siano quelli del passato.

….

Ci vuole un modello di articolazione territoriale dello stato meno basato sui principi (il Federalismo, il ruolo costituzionale delle regioni) e piu’ su quello che funziona in pratica.

Ciò che bisogna fare è “nazionalizzare” subito la regulation oggi in mano alle regioni iniziando da ambiente ed energia , rafforzando e rendendo più indipendenti le authorities . Dove fare gli inceneritori lo deciderà lo stato e non il territorio . Poi sarà necessario trasferire la titolarità delle miriadi di concessioni e la proprietà pubblica delle aziende dei servizi locali dai comuni e regioni allo stato , che successivamente le privatizzerà E forse alla fine ci libereremo delle centinaia di piccole imprese che in passato sono state in mano alla criminalita’ per vedere nascere qualche Veolia. Il “ territorio “ sarebbe molto diverso da oggi , costruito probabilmente sui comuni delle grandi città. Vanno create le aree metropolitane, introdotti coordinamenti forti a livello di macro-regioni per i temi ambientali: che senso ha l’eco pass solo a Milano se l’inquinamento proviene da auto che provengono dalla Lombardia? E la politica dei trasporti deve essere fatta a livello nazionale quando ci sono di mezzo degli aereoporti : come concepire lo sviluppo di Fiumicino e Malpensa senza trasporti ottimali dall’aereoporto al centro città?

Anche per la sanità ci vuole un percorso in cui lo stato recuperi la leadership nel definire gli standard nazionali (“livelli minimi di assistenza” e costi ) più efficacemente di quanto fatto sinora e commissari le regioni che sono sotto gli standard. E il commissario deve essere lo Stato , non il presidente della Regione commissariata , come avviene oggi. La regione che non raggiunge gli standard verrebbe “espropriata” dei suoi poteri, fino allo scioglimento dell’assemblea regionale e il subentro dello stato in tutte le sue funzioni..

La fine del federalismo quindi? No, perche’ il federalismo vero in Italia non è mai nato, e gli italiani dovrebbero cominciare a occuparsi del federalismo in Europa.

LA FINE DEL FEDERALISMO | Meritocrazia.

Luca Ricolfi, Il federalismo funziona se responsabile, da La Stampa 24 settembre 2012


la storia della parola federalismo è esemplare. C’è stato un momento, intorno alla prima metà degli Anni 90, in cui la parola federalismo è diventata politicamente redditizia, e da allora sono diventati tutti federalisti (se non sbaglio qualcosa del genere sta succedendo ora con la parola «liberale»). E’ stata una disgrazia, perché questa sorta di completa liberalizzazione del significato della parola ha reso il dibattuto politico estremamente confuso, facendo perdere di vista la sostanza del problema. E persino la Lega Nord, che del federalismo è stata la principale sostenitrice, ha finito per difendere almeno tre versioni di esso, radicalmente diverse l’una dall’altra, rendendo ancora più confuso un dibattito che già per conto suo non brillava per l’uso di idee chiare e distinte.

Andiamo allora al succo del problema. Se per federalismo si intende quello che è stato sperimentato dal 2001 a oggi, prima con la riforma voluta dal centrosinistra, poi con la riforma voluta da quasi tutti (Lega, Pdl e Pd), non si può che aderire in pieno ai dubbi sollevati da Franco Bruni. Ma non perché quel federalismo non ha funzionato, bensì perché non poteva funzionare. Quel federalismo aveva (anzi ha: è tuttora in vigore) tre difetti capitali: un ruolo esorbitante della mediazione politica, tempi di attuazione lunghissimi (2020), pochissima responsabilità fiscale dei territori. E’ ingenuo pensare che i cittadini controllino, se i politici possono coccolarli spendendo, e persino riceverne la solidarietà quando vanno a Roma per esigere maggiori trasferimenti. I cittadini di Palermo e di Catania, i cui debiti sono stati ripianati dal governo centrale, si sarebbero accorti facilmente delle spese pazze dei loro governanti se la legge avesse obbligato gli amministratori che hanno fatto quei debiti a ripagarli con risorse dei territori in cui quei soldi sono stati spesi, ovvero vendendo beni pubblici e aumentando le tasse. E il discorso, sia ben chiaro, non vale solo per le più dissennate amministrazioni del Mezzogiorno ma anche per diverse amministrazioni del Centro-Nord. Compresa quella di Torino, che è uno dei Comuni più indebitati d’Italia: solo se le amministrazioni locali fossero state obbligate a finanziare quei progetti con risorse di Torino noi cittadini avremmo avuto effettivamente l’opportunità di esprimerci, scegliendo fra rinunciare alle opere e al loro indotto, o pagarle con i nostri soldi e i beni pubblici della nostra città. Facendo debito, la politica risolve un suo problema, e ne crea uno a noi: non deve chiedere il permesso di spendere agli elettori di oggi, e sposta il fardello sulle generazioni future.

Quindi, tornando al problema federalismosì federalismo-no, il nodo è molto chiaro: solo se è altamente responsabilista, il federalismo può funzionare. Se per ragioni puramente politiche lo si annacqua con il principio opposto, permettendo a intere porzioni di territorio di ricevere molto di più di quanto danno, allora chiamarlo federalismo è un abuso di linguaggio, un omaggio al plumbeo conformismo per cui ci sentiamo obbligati tutti a proclamarci federalisti, anche quando non lo siamo affatto. La Lega stessa, che è stata federalista fino al 2008, ha finito per smarrire del tutto il senso della sua battaglia quando, a partire dal 2009, ha accettato ogni sorta di compromesso pur di salvare faccia e poltrone: la faccia dei suoi dirigenti, desiderosi di presentarsi all’elettorato con una vittoria in tasca, le poltrone dei suoi amministratori locali, giustamente terrorizzati che un federalismo rigoroso lasciasse loro meno quattrini da spendere.

La mia conclusione è quindi netta, anche se un po’ amara. Se il federalismo è vero federalismo, non può piacere al ceto politico. E se piace al ceto politico, è perché non è vero federalismo, ma federalismo nominale.

da La Stampa – Il federalismo funziona se responsabile.

Costi standard per i conti degli enti locali


«Sono convinto che il processo dei costi standard vada fortemente
accelerato. A settembre ci sarà il redde rationem».

Ad affermarlo è stato ieri il commissario straordinario per la spesa pubblica Enrico Bondi.
Intanto il Senato ha approvato la fiducia al decreto …
<http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-01/arrivo-costi-standard-conti-063646.shtml?uuid=AbbcVWHG>

Non c’è vera spending review senza fabbisogni standard – di Luca Antonini in Il Sole 24 ORE


La via di uscita obbligata è allora offerta dal processo di attuazione del federalismo fiscale, dove i fabbisogni standard sono giunti ai primi traguardi: la Copaff ha approvato quelli relativi alla polizia locale e a breve saranno disponibili quelli sull’amministrazione generale (rispettivamente circa il 7% e il 30% della spesa comunale). I fabbisogni standard – che identificano le spese di ciascun ente giustificate sulla base delle proprie caratteristiche strutturali (popolazione, territorio e, per la polizia locale, presenza di campi nomadi, numero di scuole, di zone Ztl, ecc.) – sono una riforma fondamentale per orientare la riduzione della spesa sugli sprechi e non sui servizi. di Luca Antonini – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Yg9xz

tutto l’articolo quiNon c’è vera spending review senza fabbisogni standard – Il Sole 24 ORE.

Sanità, arrivano le tabelle standard per i costi – Risparmio Soldi


Il primo risparmio deve arrivare dalla pubblica amministrazione, non solo per dare il buon esempio. Ecco perché dal 1° luglio prossimo l’Authority per i contratti pubblici pubblicherà on line i prezzi di riferimento, ossia il limite massimo di spesa consentito per dispositivi medici e farmaci ospedalieri. E tutte le Asl o gli ospedali che differiranno da queste tariffe dovranno pagare la differenza.

da Sanità, arrivano le tabelle standard per i costi – Risparmio Soldi.

Massimo Cacciari: “I governi di centrosinistra e di centrodestra, in questo perfettamente uguali, e ne parlo con cognizione di causa avendoli vissuti tutti sulla pelle, hanno massacrato le autonomie locali. Hanno tagliato le risorse, trasferito poteri reali, fatto cassa sugli Enti locali, si sono parati per le loro manovre, obbligando gli Enti locali ad aumentare tariffe e gabelle”, dalla Padania del 29.5.12


Foto di accorsiferro

«In politica si è creato un vuoto totale, come nel 1992. L’aspetto più drammatico è che il 70% dell’elettorato del Nord è senza rappresentanza. L’Imu così com’è è demenziale, ma lo è stato ancora di più eliminare l’Ici. Grillo? Nulla più di una forma di astensionismo»

di Andrea Accorsi

Professor Cacciari, cosa pensa della rete operativa degli amministratori locali della Lega presentata da Maroni sabato a Seriate?
«Un coordinamento fra amministratori locali può tornare sempre utile, se i partiti finalmente ascoltassero di più le loro ragioni» risponde l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, già parlamentare di Pci e Pd e fra i fondatori del movimento Verso Nord.
Primo obiettivo della “rete” è l’abolizione dell’Imu: condivide questa battaglia?
«L’Imu, Imi o Ici la si ritrova in tutti i Paesi europei, difficile immaginare un altro modo di finanziare gli Enti locali. Dopodiché la si può articolare diversamente: il modo in cui era stata fatta è demenziale. Ma ancora più demenziale è stato eliminarla, perché ha affossato l’autonomia finanziaria degli Enti locali. L’imposta sugli immobili è una tassa municipale, ma che sia gestita, articolata, tolta e rimessa dal centro è quanto di più antifederalista possa esistere».
Il sindaco di Silea, del centrosinistra, ha annunciato che il 2 Giugno ritirerà le bandiere tricolori per protestare contro l’Imu e i vincoli del patto di stabilità. Che cosa ne pensa?
«Ma che tolga quello che vuole, chi se ne frega, ci sono tante cose serie da fare e di cui parlare».
E quali sono le cose serie di cui occuparsi?
«Che le Amministrazioni locali ormai sono fottute. Non c’è più niente da fare. I governi di centrosinistra e di centrodestra, in questo perfettamente uguali, e ne parlo con cognizione di causa avendoli vissuti tutti sulla pelle, hanno massacrato le autonomie locali. Hanno tagliato le risorse, trasferito poteri reali, fatto cassa sugli Enti locali, si sono parati per le loro manovre, obbligando gli Enti locali ad aumentare tariffe e gabelle. Adesso parlare di Amministrazioni locali è come parlare delle vacche quando sono già tutte scappate dalle stalle».
Per gli Enti locali allora è l’anno zero?
«La stagione delle autonomie è stata affossata. Speriamo che, una volta messi a posto i conti e assestata la situazione finanziaria, che è la vera emergenza, ci siano governi che riprendano il discorso sull’autonomia e sul federalismo in modo serio. Ne sapevamo bene qualcosa io e Miglio. Inutile parlare ora di emergenze che non possono che essere gestite dai poteri centrali, siano essi nazionali o europei, data la loro natura globale. Ma speriamo che in futuro ci siano governi che tornino ad occuparsi del federalismo, siano essi di centro, di sinistra o di destra, termini che non hanno più nessun valore. Comunque la stagione delle autonomie è terminata col più clamoroso dei fallimenti. E la Lega dovrebbe saperne qualcosa, perché qui sta la ragione della sua sconfitta: l’elettorato del Nord si sente tradito perché nulla di quanto promesso su questo piano è stato fatto».
Come le appare l’attuale situazione politica?
«Molto magmatica. Ma l’aspetto più drammatico, per chi ragiona, è la questione settentrionale. Il 70% dell’elettorato è senza rappresentanza. Tutti i ceti produttivi del Nord, artigiani e imprenditori, in particolare lombardo-veneti, sono senza rappresentanza politica».
Dunque la questione settentrionale è più attuale che mai…
«Attualissima. Ho appena scritto un articolo che uscirà sul prossimo numero dell’Espresso nel quale dico che è assolutamente attuale perché la sconfitta della Lega e del centrodestra, che hanno sbandierato il federalismo, non ha portato alla ribalta un’altra forza consapevole dell’importanza della questione settentrionale. Si è creato un vuoto totale, come dopo il 1992, quando sparirono Dc e Psi. E il centrosinistra è lungi mille miglia dal poterlo coprire».
Ci penserà il suo movimento Verso Nord?
«Al momento è una cosa totalmente embrionale. Mi pare siano persone serie, preparate, ma che non hanno ancora deciso dove collocarsi. Probabilmente con Montezemolo, quindi al centro, nell’ambito del costituendo centro moderato di cui al momento però non si capisce quale sarà il leader, quali gli alleati, quali i programmi».
Come giudica il “fenomeno Grillo”?
«Puramente fisiologico. In una situazione di crisi, di disagio, dove il 30% dei giovani è senza lavoro, con un vuoto totale di proposta politica, vuole che non ci siano movimenti di protesta? Nessuno si sogna che Grillo sia l’alternativa. Pensa che gli elettori della Lega e del centrodestra che lo hanno votato a Parma lo ritengano la soluzione ai problemi? Quel voto è un messaggio di delusione per il centrodestra, e per la Lega. Il ragionamento è: o non voto, o voto per Grillo. È una forma di astensionismo, non di voto propositivo. Semmai, bisogna capire se la Lega e il centrodestra hanno il fiato per riprendere il discorso, con chi, e lo stesso vale per il centrosinistra. In alternativa, saremo necessariamente eterogovernati, come sta accadendo in questo periodo tramite l’Europa».
Maroni ha parlato di “modello tedesco” per la Lega: egemone sul territorio e rappresentata da alleati nella capitale. Ritiene fondata una simile prospettiva?
«Il partito socialista catalano aveva la maggioranza netta, la democrazia cristiana bavarese idem. Sono partiti di grande tradizione e poi fanno parte di questi partiti nazionali, ne sono costole. La Lega è una storia completamente diversa: dubito molto che nell’ambito di una coalizione di centro possa fungere come loro. Si tratta di storie diverse, di culture diverse. Non so dove la Lega si potrà collocare, né con chi al momento attuale potrebbe allearsi a livello nazionale. Può darsi abbia ragione Maroni facendola lavorare solamente a livello locale, puntando le Amministrazioni locali e le Regioni. Forse al momento è la scelta tatticamente giusta e più conveniente da fare, anche se certo non può essere quella definitiva perché un partito alla lunga o ha una dimensione nazionale, o cessa di esistere».

dalla Padania del 29.5.12

Il dramma dello spread e la via europea, di Roberto Palea, Presidente del Centro Studi sul Federalismo, 2012


Il dramma dello spread e la via europea
di Roberto Palea *
Il dramma dello spread tiene la scena in Italia ed allarma, giustamente, i politici, gli economisti e frotte di investitori.

I partiti d’opposizione criticano le (necessarie) misure di risanamento finanziario e ne chiedono la mitigazione.

Tutti invocano misure di stimolo della crescita e propongono provvedimenti che, quando condivisibili (lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, riduzione dei costi della politica,spending review, imposte sui grandi patrimoni, riforma della giustizia, ecc.), non considerano i tempi medio-lunghi entro cui gli effetti si produrrebbero né le conseguenze, sociali e finanziarie, di decisioni troppo radicali in una situazione di riduzione generalizzata dei redditi reali e di regime di libertà di trasferimento dei capitali all’estero.

Alcuni si spingono più in là, concludendo che la moneta comune non dà alcun beneficio e che nell’Unione europea conviene essere stati, ma non conviene più restare in futuro.

Questi ultimi, irresponsabili, non considerano il costo tremendo che le persone, soprattutto quelle economicamente più deboli, dovrebbero sopportare per l’esplosione dell’inflazione, la perdita di valore dei patrimoni personali e pubblici e l’impoverimento generale che ne deriverebbe.

La verità è che gli investitori non sono convinti che l’Italia sia in grado di ripagare i titoli che emette e di uscire dalla spirale della recessione in cui si trova.

Esaminando lo scenario europeo si riscontra che problemi molto simili attanagliano anche tutte le altre economie dell’area euro.

La stessa Germania non cresce più, nonostante gli eccezionali exploit di alcuni suoi “campioni nazionali” (quali il gruppo Volkswagen) i quali battono la concorrenza sulla base della “non price competitiveness”, fondata su qualità e tecnologia superiori.

In realtà le difficoltà di bilancio che gravano sui paesi dell’area euro limitano pesantemente la possibilità di mettere in atto un’efficace politica di rilancio dell’economia.

D’altra parte, la misure di solidarietà europee messe in campo dai governi non convincono ancora della reale volontà di salvare l’euro e portare a compimento il processo di unificazione europea.

I passaggi obbligati per evitare il disastro collettivo sono due, ineludibili; essi passano entrambi per l’Europa.

- Il primo venne già indicato chiaramente da Tommaso Padoa-Schioppa quando scriveva: “Agli Stati il rigore, all’Unione la crescita e il dinamismo”.

Il problema dello stimolo allo sviluppo va affrontato insieme da tutti i paesi dell’eurozona, mediante il lancio di un vigoroso Piano europeo di sviluppo sostenibile che metta in campo risorse aggiuntive (almeno “nuovi” 100 miliardi di euro all’anno, mediante l’introduzione, a livello europeo, di una Tassa sulle transazioni finanziarie e una carbon taxeuropea).

Con dette risorse aggiuntive si potrebbe finanziare l’emissione di Euro project bond per 400/500 miliardi da erogare entro tre/cinque anni(1).

Detto piano dovrebbe essere basato su investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture, della ricerca e sviluppo, della formazione superiore e nella produzione di beni pubblici non soddisfatti dal mercato.

- Il secondo richiede che gli Stati (almeno quelli dell’eurozona) manifestino la loro volontà di portare a conclusione il processo di unificazione europea, mediante una nuova, solenne “Dichiarazione Schuman” e la messa in cantiere di una nuova riforma dei Trattati, da cui risulti chiara la direzione di marcia e chiaro l’approdo.

Non mi nascondo la difficoltà della proposta, ma essa è semplicemente inevitabile, da realizzarsi con decisione, in tempi brevi, in preparazione delle ormai prossime elezioni europee del 2014.

(1) Si vedano i Discussion Paper del CSF: A. Iozzo, Per un piano europeo di sviluppo sostenibile, ottobre 2011; A. Majocchi, Finanziare il bilancio dell’UE con una sovrimposta sulle imposte nazionali sul reddito, ottobre 2011; Idem, Carbon-energy tax e permessi di inquinamento negoziabili nell’Unione europea, ottobre 2011 (www.csfederalismo.it/index.php/it/pubblicazioni/discussion-paper).


file Pdf : 2345_CommentoCSF3_Palea_Spread e Ue


 * Presidente del Centro Studi sul Federalismo

(Le opinioni espresse sono dell’autore e non impegnano necessariamente il CSF).

Da individuare cinque regioni in equilibrio tra cui indicare le tre benchmark per il calcolo dei costi standard


Federalismo fiscale. 
Da individuare cinque regioni in equilibrio tra cui indicare le tre
benchmark per il calcolo dei costi standard.

29 MAR – Ieri il ministro
della salute, Renato Balduzzi, nel corso del question time alla Camera ha
risposto ad un’interrogazione …
<http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=8198>

La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE


La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

tutto l’articolo qui: La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

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il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.

federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE


Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore

segue qui  Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.

Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale: federalismo.sspa.it


Al via il nuovo portale sul federalismo fiscale  per informare e dialogare con gli interlocutori istituzionali ma anche con i cittadini interessati a conoscere, decreto per decreto, gli strumenti messi a punto. L’iniziativa e’ della Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta da Enrico la Loggia in convenzione con la Scuola superiore della pubblica amministrazione. “Il portale ora diventa operativo – ha spiegato il presidente La Loggia in una conferenza stampa con il direttore della scuola superiore della Pa Giovanni Tria – siamo già online e abbiamo uno strumento di un’utilita’ straordinaria con informazioni per comprendere come funziona il meccanismo, decreto per decreto. Ci sara’ dialogo e confronto con i cittadini in questo periodo transitorio, della durata di tre anni, di attuazione della legge, che servirà per mettere a punto i decreti correttivi” che si renderanno necesssari. 
Per accedere al sito basta entrare nell’indirizzo internet http://federalismo.sspa.it.

Il sito si articola nei seguenti settori:

Armonizzazione bilanci 
Fabbisogni standard
Federalismo demaniale
Fisco municipale
Fisco regionale
Premi e sanzioni
Rassegna Stampa
Rimozione squilibri
Roma Capitale

“L’attuazione della legge n. 42 del 2009, in tema di federalismo fiscale, ed i conseguenti decreti attuativi sui quali ha espresso parere la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale – scrivono sulla home page del sito il Presidente della Scuola Superiore  della Pubblica Amministrazione, Giovanni Tria, e il  Presidente della Commissione  per l’attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia – costituiscono uno dei temi principali del dibattito scientifico che coinvolge i centri di studio e di ricerca specializzati nel campo amministrativo ed economico. Pensiamo che l’analisi e l’approfondimento delle complesse tematiche disciplinate dai decreti approvati, in itinere ed in corso di formulazione, può costituire un utile strumento di informazione, comunicazione e divulgazione rivolto ai governi ed alle amministrazioni locali, alle imprese ed ai cittadini. In tal senso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione si propone di accompagnare la riforma, in relazione alla sua esperienza, alla capacità di ricerca e di analisi dei fenomeni rilevanti della vita amministrativa del Paese, in collaborazione con la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, al fine di predisporre specifici approfondimenti sulla normativa attuativa della materia. Tale progetto – concludono La Loggia e Tria – non ha la presunzione di voler essere la guida all’attuazione del federalismo fiscale; vuole semplicemente rappresentare una delle modalità con le quali stimolare il dibattito che da anni ci vede impegnati nell’attuazione del federalismo fiscale e fornire preziose informazioni a chiunque sia interessato”.

da newsletter – Regioni.it.

I decreti attuativi del Federalismo Fiscale approvati nel 2011 – Quotidiano Sanità


 In questa legislatura, con l’attuale governo, il cammino del federalismo fiscale inizia con l’approvazione del disegno di legge delega, da parte del Consiglio dei ministri dell’11 settembre 2008. La delega diventerà legge l’anno successivo (legge delega n.42 del 5 maggio 2009).
 
 
Dalla legge delega sono scaturiti 8 decreti attuativi: 
 
1. Federalismo demaniale (in vigore)
2. Roma Capitale (in vigore)
3. Fabbisogni standard (in vigore)
4. Federalismo municipale (in vigore)
5. Autonomia tributaria di regioni e province (GU 12 maggio 2011)
6. Perequazione e rimozione squilibri (GU 22 giugno 2011)
7. Sanzioni e premi per regioni, province e comuni (il CdM del 28 luglio 2011 ha approvato in via definitiva il decreto)
8. Armonizzazione sistemi contabili (GU 26 luglio 2011)

La sfida del federalismo fiscale e le ripercussioni sulla Provincia autonoma di Trento


La sfida del federalismo fiscale e le ripercussioni sulla PAT
Contributi
Luca Antonini, Gianfranco Cerea, Ivano Dalmonego, Flavio Guella
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 112,      1a edizione  2011   (Cod.1801.15)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 16,00
Disponibilità: Limitata

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Codice ISBN: 9788856840827

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In breve
Il tema del federalismo fiscale rappresenta una delle dinamiche di riforma attualmente più stimolanti e che più incideranno sull’assetto del regionalismo italiano. Il volume dà conto dello stato dell’arte riguardo al generale processo di riforma a livello nazionale e di come la Provincia autonoma di Trento si collochi in questo nuovo contesto normativo e programmatico, sulla base del cosiddetto Accordo di Milano.
Presentazione del volume

La tendenza al passaggio a sistemi di finanziamento e di spesa che valorizzino autonomia e responsabilità degli enti territoriali costituisce, al contempo, un’opportunità e un’esigenza di ammodernamento. Più in particolare, il tema del federalismo fiscale, per la sua attualità e portata, rappresenta una delle dinamiche di riforma attualmente più stimolanti e che più incideranno sull’assetto del regionalismo italiano. Ne sono coinvolte anche le Regioni e le Province a statuto speciale, per le quali è cogente l’adeguamento alle nuove dinamiche e ai nuovi principi.
In questo volume si dà conto dello stato dell’arte riguardo al generale processo di riforma a livello nazionale e di come la Provincia autonoma di Trento si collochi in questo nuovo contesto normativo e programmatico, sulla base del cosiddetto “Accordo di Milano”, con un assetto finanziario già adeguato ai processi politicoistituzionali in divenire.

Gianfranco Postal 
, dirigente generale del Dipartimento Affari e Relazioni Istituzionali della Provincia autonoma di Trento fino al 2009, dal 2010 è Consigliere delegato di Trentino School of Management per la Formazione nella Pubblica Amministrazione. È componente del Comitato Legislativo della Provincia autonoma di Trento. Ha curato diverse pubblicazioni con particolare riferimento all’ordinamento della Regione Trentino Alto Adige.
Mauro Marcantoni , dal 1998 è presidente dell’Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo Aziendale (I.A.S.A.) di Trento e dal 2007 è direttore di Trentino School of Management. È autore di numerose pubblicazioni sui temi della dirigenza, dell’organizzazione aziendale e dello sviluppo economico locale.

Indice

La sfida del federalismo fiscale. Introduzione
Luca Antonini, Prospettive di attuazione della legge delega n. 42 in materia di federalismo fiscale e problematiche affrontate
Flavio Guella, La disciplina della finanza regionale italiana; evoluzione e prospettive
Gianfranco Cerea, Federalismo fiscale. Tematiche di fondo
Ivano Dalmonego, Il nuovo modello di finanza della Regione e delle Province Autonome delineato dall’ “Accordo di Milano”
Appendice: normativa di riferimento

Schema di decreto legislativo correttivo in materia di federalismo municipale Recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, del decreto legislativo 6 maggio 2011 n. 68 e del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118, da Newsletter Legautonomie n. 44 – 2 novembre 2011 – pamalteo@gmail.com – Gmail


 
Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale

Federalismo fiscale: Dossier di documentazione – Regioni.it


Federalismo fiscale: Dossier di documentazione

(regioni.it) E’ stato pubblicato sul sito http://www.regioni.it il “Dossier” di documentazione legislativa “Federalismo fiscale: la Legge n. 42/2009 e decreti attuativi” a cura del “Centro interregionale studi e documentazione” (Cinsedo), aggiornato ad “Ottobre 2011”.
“L’attuazione dell’art. 119 della Costituzione, che sancisce l’autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, è definita dalla Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 103 del 6 maggio 2010. La Legge 8 giugno 2011, n. 85 ha prorogato di 6 mesi i termini per l’esercizio della delega (slittati, pertanto, al 5 novembre 2011).
Ne sono scaturiti otto decreti legislativi che, terminato il loro iter, sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Il presente lavoro è una raccolta dei decreti legislativi attuativi della Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”. Di seguito, l’elenco dei decreti con l’esito in Conferenza Unificata e data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
1. Federalismo demaniale: Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85
Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata. Sottoposto alla Conferenza Stato- Città e Autonomie locali che ha espresso parere favorevole il 4 marzo 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 134 dell’11giugno 2010;
2. Roma Capitale: Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 20 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 219 del 18 settembre 2010;
3. Fabbisogni standard: Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 29 luglio 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 294 del 17 dicembre 2010;
4. Federalismo municipale: Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 28 ottobre 2010. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 67 del 23 marzo 2011;
5. Autonomia tributaria di Regioni e Province: Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68
Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 16 dicembre 2010 a seguito dell’Accordo politico Governo-Regioni. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 109 del 12 maggio 2011.
6. Perequazione e rimozione squilibri: Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 20 gennaio. Parere reso dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale il 5 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 143 del 22 giugno 2011.
7. Armonizzazione sistemi contabili: Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118: Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.
- Sancita Intesa: Conferenza Unificata del 3 marzo 2011. Parere con condizioni e osservazioni reso l’8 giugno 2011 dalla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 172 del 6 luglio 2011.
8. Sanzioni e premi per Regioni, Province e Comuni: Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149 Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
- Mancata Intesa: Conferenza Unificata del 18 maggio 2011. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 219 del 20 settembre 2011.
Questo l’indice del volume:
Introduzione
Legge 5 maggio 2009, n. 42 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” pag. 1
Decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 “Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 22
Decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156 “Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale.” pag. 35
Decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 “Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province.” pag. 41
Decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 “Disposizioni in materia di Federalismo Fiscale Municipale.” pag. 51
Decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 “Schema di decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.” pag. 82
Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 “Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali.” pag. 125
Decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 “Schema di decreto legislativo Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro enti e organismi.” pag. 138
Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. “Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a Regioni, Province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42.” pag. 216

( red / 11.10.11 )

da newsletter – Regioni.it.

E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa


”Le risorse sono poche, e quelle che ci sono, sono spese male. Tutto a tutti, indistintamente, non ce lo possiamo permettere più. E’ il momento di selezionare le prestazioni in base ai bisogni reali e al reddito dei destinatari. In due parole “Universalismo selettivo”. Ed è questa l’idea forte del documento redatto da economisti e giuristi coordinati da Emanuele Ranci Ortigosa, dell’Istituto per la ricerca sociale, insieme a Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, Francesco Longo del Cergas Bocconi, Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra dell’università di Modena, Alberto Zanardi dell’università di Bologna e altri ricercatori dell’Irs, presentato ieri a Milano in occasione dei primi 40 anni della rivista “Prospettive sociali e sanitarie”.

In realtà l’idea non è nuova. A parlarne per prima in Italia con una certa autorevolezza fu la Commissione Onofri 

segue qui: QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Welfare. La coperta è stretta. Tutto a tutti non è più possibile.

Tribunale per i diritti del malato, Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità


Tribunale per i diritti del malato ha presentato a Roma presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il Rapporto 2011 dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità.

Leggi il comunicato.

Scarica Il rapporto

57° Convegno di Studi Amministrativi – “Il federalismo fiscale alla prova dei decreti delegati” – Varenna, 22-24 settembre 2011


In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011


 

In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011

Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni (in vigore dal 5 ottobre 2011)


E’ stato pubblicato in Gazzetta il decreto “premi e sanzioni”. Ne ha già parlato su queste pagine Patrizia Ruffini, all’indomani della sua approvazione in Consiglio dei Ministri (il 28 luglio).

Il Decreto (l’ottavo) attuativo del federalismo fiscale, in esecuzione della delega contenuta nella legge 42 del 2009, entrerà in vigore il prossimo 5 ottobre.

Di seguito, il testo integrale.

Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 149

Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio  2009 n. 42

(Gazzetta Ufficiale del 20 marzo 2011)

da In Gazzetta l’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale: il decreto legislativo 149 del 2011.

«Il federalismo fiscale è morto». Sono queste le parole con cui Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha commentato le misure che il governo ha inserito nel decreto legge “manovra bis”, da Il Riformista


«Il federalismo fiscale è morto». Sono queste le parole con cui Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha commentato le misure che il governo ha inserito nel decreto legge “manovra bis”. Parole dure, soprattutto considerando che vengono da uno dei leader più autorevoli del centrodestra, che ieri ha però si è fatto paladino dei governatori italiani.
Ed è stato in questa veste istituzionale che le sue disamine si sono abbattute come una scure sulle proposte che gli erano state appena presentate a Palazzo Chigi nel corso dell’incontro tra governo ed enti locali.
«Per quanto riguarda il comparto Regioni, Province, Comuni – ha spiegato Formigoni numeri alla mano – è stato annunciato un taglio di 6 miliardi per il 2012 e di 3 miliardi per il 2013. I 6 miliardi sono così distribuiti: 1,7 miliardi ai Comuni, 0,7 alle Province, 1,6 alle Regioni a statuto ordinario e 2 alle Regioni a statuto speciale». È partendo da questi dati oggettivi, che Formigoni ha espresso tutto il proprio dissenso: «Il problema – ha attaccato – non è dividere in maniera diversa i tagli, il problema è che una manovra sugli enti locali ha effetti depressivi e colpisce le persone meno abbienti, i servizi sociali, i trasporti, quel minimo aiuto che possiamo ancora dare alle imprese». Quindi la constatazione più sofferta. «Con i tagli che il governo ci ha proposto oggi – ha sottolineato Formigoni – possiamo dire ufficialmente che il federalismo fiscale è morto».

 

Il Riformista.