Vincenzo Visco sull’IMU: “Il punto principale è rivedere i valori catastali su cui si calcola l’imposta”


quali sono le misure che ha in testa per riformare la tassazione immobiliare? Lei, sulle pagine del Sole 24 Ore, ha parlato di un’imposta che se abolita, avvantaggerebbe “i cedi medi affluenti”. Perché, ha spiegato, “il 20% dei contribuenti si aggiudicherebbe il 50% degli sgravi complessivi”. Come renderla più equa allora?

“Il punto principale è rivedere i valori catastali su cui si calcola l’imposta. Oggi esistono grandi disparità tra comuni e comuni e diversi quartieri all’interno dello stesso comune. Cifre che non sempre sono associate al reale valore di mercato degli immobili. Accade ad esempio che vengano penalizzati di più i proprietari di case in periferia rispetto a chi risiede nei centri storici”.

….

tutta l’intervista qui  Intervista a Vincenzo Visco: “Riformare l’Imu? Ecco La mia ricetta per un’imposta più giusta”.

Quel pasticciaccio brutto dell’Imu – qdR magazine


Che l’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale sia un errore – specialmente in un contesto di scarsissime risorse pubbliche come questo – lo hanno già detto in tanti.

In tanti hanno ribadito che un’imposizione sulla prima casa esiste in tutto il mondo, spesso in forme molto più incisive. Tanti hanno anche ricordato l’incongruenza più vistosa: in un paese che non cresce da vent’ anni (e decresce da quattro) e che vanta la tassazione sui fattori produttivi tra le più alte al mondo, non ha alcun senso economico rischiare addirittura di dover aumentare quella tassazione – o quella sui consumi – per voler abolire un’imposta patrimoniale. Specialmente dopo che l’introduzione di una patrimoniale – assieme all’immancabile “lotta all’evasione fiscale” – viene da più parti invocata come la bacchetta magica per risolvere ogni problema dell’economia italiana.

In pochi hanno invece sottolineato un ulteriore elemento negativo. Seppur tra le mille difficoltà connesse all’introduzione e messa a regime dell’Imu, nel dicembre scorso si era finalmente riusciti a creare un assetto relativamente stabile tra finanza pubblica statale e quella locale.

tutto l’articolo qui Quel pasticciaccio brutto dell’Imu – qdR magazine.

IMU e bilanci comunali


dati:

Una famiglia con un introito lordo di 30000 euro l’anno (quindi un buon campione), spende il 19% di reddito in irpef, l’11 % in previdenza, il 6 % in accise e l’1 % in Imu.

Il 100% delle famiglie è tassato da Irpef , previdenza e accise, il 70 % da Imu.

Eliminare l’Imu significa ridurre le entrate nei blianci comunali (e i comuni sono i titolari delle politiche dei servizi sociali)

dunque la politica fiscale sull’Imu è  CONTRO il mantenimento e sviluppo dei servizi sociali

giudizio: fin quando la competizione politica è sulla RIDUZIONE DELLE TASSE non c’è più spazio per i servizi sociali

Paolo Ferrario

La volontà dichiarata dal premier Enrico Letta di bloccare il pagamento dell’Imu di giugno, rischia di provocare il caos per i Comuni. Il conto alla rovescia era già iniziato. La data segnata in rosso sul calendario era quella del 17 giugno, la scadenza per il pagamento dell’imposta sulla casa. I tempi erano già stretti perchè i Comuni erano alle prese con un’altra scadenza: quella del 16 maggio per modificare le aliquote con cui calcolare l’acconto. I Caf erano già in preallarme.

Lo stop deciso dal governo impone la necessità di un decreto legge urgente- forse il primo provvedimento del nuovo esecutivo, che comporterà lo stop ai pagamenti dell’imposta municipale sulla prima casa. Questa ipotesi rischia di creare un’impasse organizzativa, perchè la macchina per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi è già partita da un pezzo ed ora, gli eventuali cambiamenti, andranno comunicati in tempi rapidissimi.

Il risparmio di un eventuale stop è calcolato in 225 euro a famiglia. A tanto ammontava la rata media versata dalle famiglie italiane.

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L’IMPOSIZIONE SUGLI IMMOBILI IN CINQUE PAESI EUROPEI
Italia
Il decreto salva-Italia ha anticipato al 2012 l’introduzione dell’Imu, la tassa sugli immobili che va a sostituire la vecchia Ici. Si paga sia sulla prima casa (aliquota base del 4 per mille con una detrazione di 200 euro, che potrebbe essere aumentata di 50 euro per ogni figlio, secondo un emendamento del Governo) sia sulla seconda (aliquota 7,6 per mille). Sui redditi da locazione, da quest’anno è possibile optare per la cedolare secca che tassa gli introiti al 21% (o al 19%) indipendentemente dal reddito imponibile. Dal 1° ottobre potrà scattare il ritocco dell’Iva, nel caso non sia varata la riforma fiscale e assistenziale: l’aliquota ordinaria del 21% e quella ridotta del 10% potrebbero salire di due punti.
Dal 2013 partirà anche la Res, la nuova imposta su rifiuti e servizi

Francia
Guardando il confronto realizzato da Dla Piper per Casa24 Plus, la tassazione sulla seconda casa in affitto in Francia risulta molto elevata rispetto all’imposta sui redditi; questo succede perché le aliquote marginali sono basse sui redditi bassi e poi salgono molto. Quindi l’applicazione dell’aliquota marginale sul canone è alta. Le tasse sulla proprietà sono la Taxe foncière (corrispondente all’Imu, calcolata sul valore catastale e variabile a seconda del luogo, del fatto che sia prima o seconda casa e così via) e l’imposta sui patrimoni superiori a 1,3 milioni di euro. Le imposte sul reddito da locazione hanno aliquote progressive tra il 5 e il 45%. Esiste inoltre una Taxe d’habitation a carico dell’inquilino, che corrisponde mediamente a una mensilità d’affitto

Germania
Il caso tedesco è tra i più complessi, perché ogni Bundesland (Stato federale) ha una sua specifica normativa. Esiste una tassa fondiaria (equiparabile all’Imu italiana) calcolata in base a specifici moltiplicatori. Si parte dalla rendita catastale (circa il 60% del valore di mercato dell’immobile) comunicata da ogni Bundesland. Tale rendita viene poi moltiplicata per indici differenti a seconda delle province (in media intorno allo 0,35%) e della città. Non ci sono tasse patrimoniali sugli immobili. È invece prevista un’imposta sul reddito da locazione, ad aliquota marginale. Sulle spese effettivamente sostenute è poi calcolata una deduzione analitica

Regno Unito
Anche in Gran Bretagna esiste una tassa sul possesso degli immobili equiparabile all’Imu italiana. Si chiama Council tax e generalmente varia tra lo 0,5% e il 1,3% del valore catastale dell’immobile. Questa percentuale dipende da numerosi fattori: per esempio, per un appartamento situato a Londra si può considerare un valore medio compreso tra 1.200 e 3mila euro. L’imposta sul reddito da locazione è ad aliquota marginale ed è prevista una deduzione analitica delle spese effettive. Sui canoni d’affitto superiori a 125mila sterline (148mila euro) si applica anche uno Stamp duty, un’imposta di registro pari a circa l’1%. Non è invece prevista alcuna tassa patrimoniale

Spagna
È probabilmente il Paese in cui il regime fiscale sulla casa è il più simile a quello italiano. Anche in Spagna esiste un’imposta sul reddito applicata esclusivamente alla seconda casa, a cui si aggiunge un’imposta sui beni immobili con aliquote che variano tra lo 0,4% e l’1,1 per cento. È stata inoltre reintrodotta di recente una tassa patrimoniale applicata solo ad abitazioni di valore superiore ai 700mila euro. Anche qui è prevista un’imposta sui redditi da locazione ad aliquota marginale, con possibile deduzione delle spese effettivamente previste. Nel caso l’abitazione sia affittata a giovani tra i 18 e i 35 anni, il locatore beneficia di una esenzione integrale delle imposte sul reddito

DA http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mercato-immobiliare/2011-12-15/tasse-casa-primato-tedesco-105353.php

Istat.it – Finanza locale: entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)


Le tavole pubblicate sono il risultato di elaborazioni eseguite dall’Istat sui dati finanziari definitivi relativi all’esercizio 2009.

Tali elaborazioni hanno riguardato i dati contenuti nei certificati del conto di bilancio che i comuni e le province hanno trasmesso al Ministero dell’interno e quelli raccolti con l’indagine Istat sui Bilanci consuntivi delle regioni e province autonome relativi all’esercizio 2009.

Per le amministrazioni comunali e provinciali sono analizzate le entrate accertate e riscosse per titolo, categoria, risorsa e gestione, e le spese impegnate e pagate per titolo, funzione, intervento e gestione.

Per le amministrazioni regionali sono riportate le previsioni finali di competenza; queste ultime integrano le analisi sulle entrate accertate e riscosse per titolo, categoria, risorsa e gestione, e le spese impegnate e pagate per titolo, intervento, gestione.

I dati riguardanti le entrate e le spese sono aggregati, per ciascun tipo di ente, sia a livello nazionale, sia per singola regione.

Istat.it – Finanza locale.

IMU: L’IMPOSTA HA FATTO CENTRO, INCASSATI A GIUGNO OLTRE 9,6 MILIARDI


IMU: L’IMPOSTA HA FATTO CENTRO, INCASSATI A GIUGNO OLTRE 9,6 MILIARDI

La provincia che ha prodotto il maggior gettito è stata Roma, seguita da Milano e Torino

http://www.corriere.it/economia/12_luglio_14/imu-gettito-giugno_50230004-cd91-11e1-bc80-9c2657984b85.shtml

federalismo fiscale: attuazione solo parziale – Il Sole 24 ORE


Faticosamente, e dopo un rinvio rispetto alle scadenza originaria, il processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale è stato portato a termine, con l’approvazione di tutti i decreti previsti. Solo che si tratta, per usare un eufemismo, di una attuazione solo parziale, visto che l’incapacità di risolvere i nodi politici e tecnici presenti nella legge delega ha condotto il governo precedente a riprodurli invariati nei decreti, rimandando a interventi legislativi futuri per una soluzione definitiva. Si tratta, per capirsi, di ben una settantina di ulteriori interventi amministrativi e legislativi che richiedono ancora di essere approvati. A questa situazione, già confusa, si sono aggiunte poi le varie manovre di risanamento introdotte a partire dall’estate. Queste hanno avuto come motivo dominante un netto peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali …. di Massimo Bordignon – Il Sole 24 Ore

segue qui  Un federalismo a metà guado – Il Sole 24 ORE.

DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI, in Newsletter Legautonomie n. 42/2011


DIPARTIMENTO DEL TESORO – RELAZIONI SUL DEBITO DEGLI ENTI LOCALI
Enti locali e territoriali che hanno comunicato i dati relativi all’indebitamento ai sensi di quanto disposto dall’art. 1 – del Decreto 01/12/2003 n. 389
 
report

documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it


(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.

LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI

  1. 1.      IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:

₋        Confindustria prevede “crescita 0”;

₋        OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;

₋        Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;

₋        ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);

₋        UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;

₋        Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;

₋        La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);

₋        Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.

TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.

Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.

  1. 2.      LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.

In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.

Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti

Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.

Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:

  1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
  2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
  3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
  4. Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
  5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).

All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.


  1. 3.      LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]

La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.

ANNO SPESA ( euro) % STATO % REGIONI % COMUNI
2006 5.954.085.998 11,2 (*)     8,4  (*)     80,4 (*)
2007 6.399.384.297 12,0 18,1     70,0
2008 6.662.383.600 7,8 17,3     74,9

(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni

Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.

Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).

Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:

₋        260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;

₋        40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;

₋        90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;

₋        400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);

₋        280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.


  1. 4.      L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI  PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
FONDI   NAZIONALI

Finanziamenti 2008

Finanziamenti 2009

Finanziamenti 2010

Finanziamenti 2011

Finanziamenti

2012

Fondo   Nazionale Politiche   Sociali 

670,8

518,2

380,2

178,5

?

Fondo   Naz. Famiglia e Servizi Infanzia

197,0*

200,0*

100,0

—–   

?

Fondo   Politiche Giovanili

—–

—–

37,4

—–

—–

Fondo   Pari opportunità

64,4

30,0

——

—–

—–

Fondo   Nazionale  Non Autosufficienze

299,0

399,0

380,0

—–

——

Fondo   sostegno affitti

205,6

161,8

143,8

32,9

?

TOTALE

1.436,8

1309,0

1041,4

211,4

100

92,0

73,4

14,9

comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.

Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:

2008:  1231,2 ml. euro

2009:  1147,2 ml. euro

2010:  900,0 ml. euro

2011:  178,5  ml. euro

Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%

  1. 5.      QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :

Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.

Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:

₋        Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;

₋        Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;

₋        Diminuzione delle prestazioni per i disabili;

₋        Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;

₋        Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei  tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;

₋        Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;

₋        Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;

₋        Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.

Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.

Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.

  1. 6.      LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:

Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.

Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.

Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:

  1. aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;

  1. affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e  con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;

  1. riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.

Roma, 22 settembre 2011


[1]  Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali  sulla spesa sociale

( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.

IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale



Benvenuti nel sito della Fondazione IFEL

Interamente dedicato alla finanza locale e alla elargizione di servizi a Comuni e contribuenti, il sito rappresenta il punto centrale dell’offerta istituzionale dell’IFEL – Istituto per la Finanza e l’Economia Locale. E’ lo strumento per interloquire stabilmente con le strutture del governo locale e per facilitare i cittadini nell’assolvimento dei loro obblighi tributari, soprattutto attraverso la messa in rete delle aliquote ICI e la possibilità di consultazione dei regolamenti comunali. Banca Dati, quella dei regolamenti, unica a livello nazionale. L’interattività con i Comuni, i quali provvedono in piena autonomia all’inserimento dei dati di propria pertinenza, ne garantisce l’aggiornamento costante. Le tavole tematiche per Comune, presenti nel Sistema Informativo , offrono un valido supporto per le decisioni degli amministratori in materia di finanza locale.

La nostra storia

La Fondazione IFEL – Istituto per la finanza e l’economia locale, è stata costituita in data 16 marzo 2006 conformemente a quanto previsto dal comma 2 ter del D.L. 31/01/2005 n. 7 (L. n. 43 31/03/2005), che ha attribuito all’ANCI “l’obbligo di proseguire i servizi finalizzati a fornire adeguati strumenti conoscitivi per una efficace azione accertativa dei Comuni, nonché per agevolare i processi telematici di integrazione nella pubblica amministrazione ed assicurare il miglioramento dell’attività di informazione ai contribuenti”.
Con il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 22/11/2005 (G.U. n. 13 del 17/01/2006), l’IFEL succede in tutti i rapporti attivi e passivi del Consorzio ANCI-Cnc per la fiscalità locale, costituito in data 22 febbraio 1994 a seguito del D. Lgs 504/92, con cui è stata istituita l’Imposta Comunale sugli Immobili.
Il Consorzio ANCI-Cnc ha attuato in oltre dieci anni di attività, nell’ambito dei propri compiti istituzionali un insieme di servizi finalizzati alla formazione e gestione dell’anagrafe dei contribuenti tenuti al versamento dell’ICI, assicurando un’adeguata e sistematica informazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze, in termini di dati, elaborazioni ed ogni elemento utile per l’applicazione dell’Imposta comunale sugli Immobili. Tali informazioni sono dirette a fornire strumenti conoscitivi per un’efficace azione accertativa dei Comuni e a facilitare i contribuenti nell’assolvimento dei loro obblighi tributari. Il perseguimento attento di questo fine ha permesso al Consorzio di seguire nel suo evolversi il complesso processo di decentralizzazione dei poteri statali a vantaggio delle autonomie locali in tema di fiscalità locale, ponendosi come organo di supporto per l’attività dei Comuni. Nel corso di questo processo, tuttora in atto, teso alla realizzazione di un federalismo fiscale compiuto attraverso la sempre più ampia autonomia impositiva demandata agli Enti locali, in particolare con il D. Lgs. n.446/97 artt. 52 (potestà regolamentare generale) e 59 (potestà regolamentare in materia di Imposta Comunale sugli Immobili) e il D. Lgs. n.360/98 (istituzione di un addizionale comunale Irpef ), il Consorzio ANCI-Cnc ha messo a disposizione una serie di servizi e di dati utili agli amministratori comunali, ai cittadini contribuenti, agli operatori e studiosi del settore.

da: IFEL.

DECRETO LEGISLATIVO 26 novembre 2010 , n. 216, Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Citta’ metropolitane e Province


DECRETO LEGISLATIVO 26 novembre 2010 , n. 216

Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei  fabbisogni
standard di Comuni, Citta' metropolitane e Province. (10G0240)


 Vigente al: 21-01-2011

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti  gli  articoli  76,  87,  quinto  comma,  117  e  119   della
Costituzione;
  Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante delega al  Governo  in
materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione ed, in particolare, gli articoli 2, comma 2, lettera f),
11, comma 1, lettera b), 13, comma 1, lettere c) e d), 21,  commi  1,
lettere c) ed e), 2,  3  e  4,  nonche'  22,  comma  2,  relativi  al
finanziamento  delle  funzioni  di  Comuni,  Citta'  metropolitane  e
Province;
  Visto  l'accordo  in  materia  di  mutua  collaborazione   per   la
determinazione dei fabbisogni standard  per  il  finanziamento  delle
funzioni fondamentali e dei relativi servizi di  Comuni,  Province  e
Citta' metropolitane sancito il 15 luglio 2010, in sede di Conferenza
Stato-Citta' ed autonomie locali, tra  l'Associazione  Nazionale  dei
Comuni Italiani-ANCI e l'Unione delle  Province  d'Italia-UPI  ed  il
Ministero dell'economia e delle finanze;
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 22 luglio 2010;
  Vista l'intesa sancita in sede di  Conferenza  unificata  ai  sensi
dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella
riunione del 29 luglio 2010;
  Visti il parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del
federalismo fiscale di cui all'articolo 3 della legge 5 maggio  2009,
n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari  competenti  per  le
conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e  del
Senato della Repubblica;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 18 novembre 2010;
  Sulla proposta del Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  del
Ministro per le riforme per  il  federalismo,  del  Ministro  per  la
semplificazione normativa e  del  Ministro  per  i  rapporti  con  le
regioni e per la coesione territoriale, di concerto con  il  Ministro
dell'interno e con il Ministro  per  la  pubblica  amministrazione  e
l'innovazione; 

                                Emana 

                  il seguente decreto legislativo: 

                               Art. 1 

                               Oggetto 

  1. Il presente decreto e' diretto a disciplinare la  determinazione
del fabbisogno standard per Comuni e Province, al fine di  assicurare
un graduale e definitivo superamento nei loro riguardi  del  criterio
della spesa storica.
  2. I fabbisogni standard determinati secondo le modalita' stabilite
dal presente decreto  costituiscono  il  riferimento  cui  rapportare
progressivamente nella fase transitoria, e successivamente a  regime,
il  finanziamento  integrale  della  spesa  relativa  alle   funzioni
fondamentali  e  ai  livelli  essenziali  delle  prestazioni,   fermo
restando che, ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera  d),  della
legge 5 maggio 2009, n. 42, ai fini del finanziamento  integrale,  il
complesso delle maggiori entrate devolute e dei fondi perequativi non
puo' eccedere l'entita' dei trasferimenti  soppressi.  Fino  a  nuova
determinazione dei livelli essenziali in virtu' della legge  statale,
sono livelli essenziali quelli gia' fissati in base alla legislazione
statale vigente.
  3. Fermi restando i vincoli stabiliti con il  patto  di  stabilita'
interno, dal presente decreto non devono derivare  nuovi  o  maggiori
oneri per il bilancio dello Stato  oltre  a  quelli  stabiliti  dalla
legislazione vigente.
                               Art. 2 

                        Obiettivi di servizio 

  1. Conformemente a quanto previsto dalla legge 5  maggio  2009,  n.
42, il Governo, nell'ambito del disegno di legge di stabilita' ovvero
con apposito disegno di  legge  collegato  alla  manovra  di  finanza
pubblica,  in  coerenza  con   gli   obiettivi   e   gli   interventi
appositamente  individuati  da  parte  della  decisione  di   finanza
pubblica,  previo  confronto  e  valutazione  congiunta  in  sede  di
Conferenza unificata, propone norme di coordinamento  dinamico  della
finanza pubblica volte a realizzare l'obiettivo della convergenza dei
costi e dei fabbisogni standard dei vari livelli di governo,  nonche'
un percorso di convergenza degli obiettivi  di  servizio  ai  livelli
essenziali delle prestazioni e  alle  funzioni  fondamentali  di  cui
all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione.
Il monitoraggio degli obiettivi di servizio e' effettuato in sede  di
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, da
istituire ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 42 del 2009.
  2. Ai fini di  cui  al  comma  1,  il  Governo  tiene  conto  delle
informazioni e dei dati raccolti, ai  sensi  dell'articolo  4,  sulle
funzioni fondamentali effettivamente esercitate e i  servizi  resi  o
non resi, in tutto o in parte, da ciascun ente locale. Tiene altresi'
conto  dell'incrocio  tra  i  dati  relativi   alla   classificazione
funzionale  delle  spese  e  quelli  relativi  alla   classificazione
economica.
  3. Gli obiettivi di servizio sono stabiliti in modo da garantire il
rispetto della tempistica di cui ai commi 4 e 5.
  4. L'anno 2012 e'  individuato  quale  anno  di  avvio  della  fase
transitoria comportante  il  superamento  del  criterio  della  spesa
storica.
  5. La fase transitoria si struttura secondo la seguente modalita' e
tempistica:
    a) nel 2011  verranno  determinati  i  fabbisogni  standard,  che
entreranno in vigore nel 2012, riguardo  ad  almeno  un  terzo  delle
funzioni fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1,  lettere  a)  e
b), del presente decreto, con un processo di  gradualita'  diretto  a
garantire l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo;
    b) nel 2012  verranno  determinati  i  fabbisogni  standard,  che
entreranno in vigore nel 2013, riguardo ad  almeno  due  terzi  delle
funzioni fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1,  lettere  a)  e
b), del presente decreto, con un processo di  gradualita'  diretto  a
garantire l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo;
    c) nel 2013  verranno  determinati  i  fabbisogni  standard,  che
entreranno  in  vigore  nel  2014,  riguardo  a  tutte  le   funzioni
fondamentali di cui all'articolo 3, comma 1, lettere  a)  e  b),  del
presente decreto, con un processo di gradualita' diretto a  garantire
l'entrata a regime nell'arco del triennio successivo.
                               Art. 3 

    Funzioni fondamentali e classificazione delle relative spese 

  1. Ai fini del presente decreto,  fino  alla  data  di  entrata  in
vigore  della  legge  statale  di   individuazione   delle   funzioni
fondamentali di Comuni, Citta' metropolitane e Province, le  funzioni
fondamentali ed i relativi servizi presi  in  considerazione  in  via
provvisoria, ai sensi dell'articolo 21 della 5 maggio  2009,  n.  42,
sono:
    a) per i Comuni:
      1) le funzioni generali di amministrazione, di  gestione  e  di
controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come
certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla  data  di
entrata in vigore della legge 5 maggio 2009, n. 42;
      2) le funzioni di polizia locale;
      3) le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi  i  servizi
per gli asili nido e quelli di  assistenza  scolastica  e  refezione,
nonche' l'edilizia scolastica;
      4) le funzioni nel campo della viabilita' e dei trasporti;
      5)  le  funzioni  riguardanti  la  gestione  del  territorio  e
dell'ambiente,  fatta  eccezione  per   il   servizio   di   edilizia
residenziale pubblica e locale e piani di  edilizia  nonche'  per  il
servizio idrico integrato;
      6) le funzioni del settore sociale;
    b) per le Province:
      1) le funzioni generali di amministrazione, di  gestione  e  di
controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come
certificate dall'ultimo conto del bilancio disponibile alla  data  di
entrata in vigore della legge 5 maggio 2009, n. 42;
      2) le funzioni di istruzione pubblica, ivi compresa  l'edilizia
scolastica;
      3) le funzioni nel campo dei trasporti;
      4) le funzioni riguardanti la gestione del territorio;
      5) le funzioni nel campo della tutela ambientale;
      6) le funzioni nel campo dello sviluppo economico  relative  ai
servizi del mercato del lavoro.
                               Art. 4 

      Metodologia per la determinazione dei fabbisogni standard 

  1. Il fabbisogno standard, per ciascuna funzione fondamentale  e  i
relativi servizi, tenuto conto delle specificita'  dei  comparti  dei
Comuni e delle Province, e' determinato attraverso:
    a) l'identificazione delle informazioni  e  dei  dati  di  natura
strutturale e contabile  necessari,  acquisiti  sia  da  banche  dati
ufficiali esistenti sia  tramite  rilevazione  diretta  con  appositi
questionari da inviare ai Comuni e alle Province, anche  ai  fini  di
una riclassificazione o integrazione delle informazioni contenute nei
certificati contabili;
    b) l'individuazione  dei  modelli  organizzativi  e  dei  livelli
quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un  sistema
di indicatori in relazione a  ciascuna  funzione  fondamentale  e  ai
relativi servizi;
    c) l'analisi dei costi finalizzata alla individuazione di  quelli
piu'  significativi  e  alla  determinazione  degli   intervalli   di
normalita';
    d)  l'individuazione  di  un  modello  di  stima  dei  fabbisogni
standard sulla base di criteri di  rappresentativita'  attraverso  la
sperimentazione di diverse tecniche statistiche;
    e)  la  definizione  di  un  sistema  di  indicatori,  anche   in
riferimento  ai  diversi  modelli  organizzativi  ed  agli  obiettivi
definiti, significativi per  valutare  l'adeguatezza  dei  servizi  e
consentire agli enti locali di migliorarli.
  2. Il fabbisogno standard puo' essere determinato con riferimento a
ciascuna funzione fondamentale, ad un singolo servizio o ad aggregati
di  servizi,  in  relazione  alla  natura  delle   singole   funzioni
fondamentali e tenendo presenti le esclusioni previste dalla legge  5
maggio 2009, n. 42.
  3. La metodologia dovra' tener conto delle specificita'  legate  ai
recuperi di efficienza  ottenuti  attraverso  le  unioni  di  Comuni,
ovvero le altre forme di esercizio di funzioni in forma associata.
  4. Il fabbisogno standard  e'  fissato  anche  con  riferimento  ai
livelli di servizio determinati in base agli  indicatori  di  cui  al
comma 1, lettera e).
                               Art. 5 

       Procedimento di determinazione dei fabbisogni standard 

  1. Il procedimento di determinazione  del  fabbisogno  standard  si
articola nel seguente modo:
    a) la Societa' per gli  studi  di  settore-Sose  s.p.a.,  la  cui
attivita', ai fini del presente decreto, ha carattere  esclusivamente
tecnico, predispone le metodologie occorrenti alla individuazione dei
fabbisogni standard e ne determina i valori con tecniche  statistiche
che danno rilievo alle caratteristiche individuali dei singoli Comuni
e Province, conformemente a quanto previsto dall'articolo  13,  comma
1, lettera d), della legge 5 maggio 2009, n. 42, utilizzando  i  dati
di spesa storica tenendo conto dei gruppi omogenei e tenendo altresi'
conto della spesa relativa a servizi esternalizzati o svolti in forma
associata, considerando una quota di spesa  per  abitante  e  tenendo
conto della produttivita' e della diversita' della spesa in relazione
all'ampiezza  demografica,  alle  caratteristiche  territoriali,  con
particolare  riferimento  al  livello  di   infrastrutturazione   del
territorio, ai sensi di quanto previsto dagli articoli 21 e 22  della
legge 5 maggio 2009, n. 42,  alla  presenza  di  zone  montane,  alle
caratteristiche  demografiche,  sociali  e  produttive  dei  predetti
diversi enti, al personale impiegato, alla efficienza,  all'efficacia
e alla qualita' dei servizi erogati nonche' al grado di soddisfazione
degli utenti;
    b) la Societa' per gli studi di settore-Sose s.p.a.  provvede  al
monitoraggio  della  fase  applicativa  e   all'aggiornamento   delle
elaborazioni relative alla determinazione dei fabbisogni standard;
    c) ai fini di cui alle lettere a) e b), la Societa' per gli studi
di  settore-Sose  s.p.a.  puo'   predisporre   appositi   questionari
funzionali a raccogliere i dati contabili e strutturali dai Comuni  e
dalle Province. Ove  predisposti  e  somministrati,  i  Comuni  e  le
Province restituiscono per via telematica, entro sessanta giorni  dal
loro ricevimento, i  questionari  compilati  con  i  dati  richiesti,
sottoscritti dal legale rappresentante e dal  responsabile  economico
finanziario. La  mancata  restituzione,  nel  termine  predetto,  del
questionario interamente compilato e' sanzionato con il blocco,  sino
all'adempimento  dell'obbligo   di   invio   dei   questionari,   dei
trasferimenti a qualunque titolo erogati al Comune o alla Provincia e
la  pubblicazione  sul  sito  del  Ministero  dell'interno  dell'ente
inadempiente. Agli stessi fini di cui alle lettere a) e b), anche  il
certificato di conto consuntivo di cui  all'articolo  161  del  testo
unico di cui al  decreto  legislativo  18  agosto  2000,  n.  267,  e
successive modificazioni, contiene i dati necessari  per  il  calcolo
del fabbisogno standard;
    d) tenuto conto dell'accordo sancito il 15 luglio 2010,  in  sede
di Conferenza Stato-Citta' ed autonomie  locali,  tra  l'Associazione
nazionale  dei  Comuni  Italiani-ANCI  e  l'Unione   delle   Province
d'Italia-UPI ed il Ministero dell'economia e  delle  finanze,  per  i
compiti di cui alle lettere a), b) e c)  del  presente  articolo,  la
Societa' per  gli  studi  di  settore-Sose  s.p.a.  si  avvale  della
collaborazione  scientifica  dell'Istituto  per  la  finanza  e   per
l'economia locale-IFEL,  in  qualita'  di  partner  scientifico,  che
supporta  la  predetta  societa'  nella  realizzazione  di  tutte  le
attivita'  previste  dal  presente  decreto.  In  particolare,   IFEL
fornisce analisi e studi in materia di contabilita' e finanza  locale
e partecipa alla fase di predisposizione dei questionari e della loro
somministrazione agli  enti  locali;  concorre  allo  sviluppo  della
metodologia  di  calcolo  dei  fabbisogni  standard,   nonche'   alla
valutazione  dell'adeguatezza   delle   stime   prodotte;   partecipa
all'analisi dei risultati; concorre al monitoraggio del  processo  di
attuazione dei fabbisogni standard; propone  correzioni  e  modifiche
alla procedura di attuazione dei fabbisogni  standard,  nonche'  agli
indicatori di fabbisogni fissati per i singoli enti.  IFEL,  inoltre,
fornisce assistenza tecnica e formazione ai Comuni e  alle  Province;
la Societa' per  gli  studi  di  settore-Sose  s.p.a  puo'  avvalersi
altresi' della collaborazione dell'ISTAT per i compiti  di  cui  alle
lettere a), b) e c) del presente articolo;
    e) le metodologie predisposte ai  sensi  della  lettera  a)  sono
sottoposte, per l'approvazione,  ai  fini  dell'ulteriore  corso  del
procedimento, alla Commissione tecnica  paritetica  per  l'attuazione
del  federalismo  fiscale  ovvero,  dopo  la  sua  istituzione,  alla
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica; in
assenza  di  osservazioni,  le  metodologie  si  intendono  approvate
decorsi quindici giorni dal loro ricevimento. La Commissione  tecnica
paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale ovvero,  dopo  la
sua istituzione, la Conferenza permanente per il coordinamento  della
finanza  pubblica  segue  altresi'   il   monitoraggio   della   fase
applicativa e l'aggiornamento delle elaborazioni di cui alla  lettera
b). I risultati predisposti con le metodologie di elaborazione di cui
alle lettere precedenti sono trasmessi dalla Societa' per  gli  studi
di   settore-Sose   s.p.a.   ai   Dipartimenti   delle   finanze   e,
successivamente, della Ragioneria generale dello Stato del  Ministero
dell'economia e  delle  finanze,  nonche'  alla  Commissione  tecnica
paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale ovvero,  dopo  la
sua istituzione, alla  Conferenza  permanente  per  il  coordinamento
della finanza pubblica;
    f) i dati raccolti ed  elaborati  per  le  attivita'  di  cui  al
presente articolo confluiscono nella banca dati delle amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 13 della legge  31  dicembre  2009,  n.
196, nonche' in quella di cui all'articolo 5  della  legge  5  maggio
2009, n. 42.
                               Art. 6 

                Pubblicazione dei fabbisogni standard 

  1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei
Ministri, sono adottati la nota metodologica relativa alla  procedura
di calcolo di cui agli articoli precedenti e il  fabbisogno  standard
per  ciascun  Comune  e  Provincia,  previa  verifica  da  parte  del
Dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato  del  Ministero
dell'economia e delle finanze, ai fini del rispetto dell'articolo  1,
comma 3. Sullo schema di decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri e' sentita la Conferenza Stato-citta'  e  autonomie  locali.
Decorsi quindici giorni, lo schema e' comunque trasmesso alle  Camere
ai fini  dell'espressione  del  parere  da  parte  della  Commissione
bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e da parte  delle
Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze  di  carattere
finanziario. Lo schema di  decreto  e'  corredato  da  una  relazione
tecnica redatta ai sensi dell'articolo 17, comma 3,  della  legge  31
dicembre 2009, n. 196,  che  ne  evidenzia  gli  effetti  finanziari.
Decorsi quindici giorni dalla trasmissione alle Camere da  parte  del
Governo,  il  decreto   puo'   essere   comunque   adottato,   previa
deliberazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri,  ed  e'
pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale.  Il  Governo,  se  non  intende
conformarsi  ai  pareri  parlamentari,  trasmette  alle  Camere   una
relazione con cui indica le ragioni per le quali non si e' conformato
ai citati pareri. Ciascuno dei decreti del Presidente  del  Consiglio
dei Ministri  recante  determinazione  dei  fabbisogni  standard  per
Comuni e Province indica in allegato gli elementi considerati ai fini
di tale determinazione.
  2. Al fine di garantire la verifica di cui al comma 1, il Ministero
dell'economia  e  delle  finanze  -  Dipartimento  della   Ragioneria
generale  dello  Stato,  secondo  le  proprie  competenze,  partecipa
direttamente alle attivita' di cui all'articolo 5.
  3. Ciascun Comune e Provincia da' adeguata pubblicita' sul  proprio
sito istituzionale del decreto di cui al comma 1, nonche'  attraverso
le ulteriori forme di comunicazione del proprio bilancio.
                               Art. 7 

             Revisione a regime dei fabbisogni standard 

  1. Al fine di garantire continuita' ed  efficacia  al  processo  di
efficientamento dei servizi locali,  i  fabbisogni  standard  vengono
sottoposti a monitoraggio e rideterminati, non oltre  il  terzo  anno
successivo alla loro precedente adozione, con le  modalita'  previste
nel presente decreto.
  2. Le relative determinazioni sono trasmesse, dal momento della sua
istituzione, alla Conferenza permanente per  il  coordinamento  della
finanza pubblica di cui all'articolo 5 della legge 5 maggio 2009,  n.
42,  che  si  avvale  della  Commissione   tecnica   paritetica   per
l'attuazione del federalismo fiscale.
                               Art. 8 

              Disposizioni finali ed entrata in vigore 

  1. I fabbisogni standard  delle  Citta'  metropolitane,  una  volta
costituite,   sono   determinati,   relativamente    alle    funzioni
fondamentali per esse individuate ai sensi dell'articolo 23, comma 6,
lettere e) e f), della legge 5  maggio  2009,  n.  42,  e  successive
modificazioni, secondo le  norme  del  presente  decreto,  in  quanto
compatibili.
  2. Fermo restando il rispetto degli  obiettivi  di  servizio  e  di
erogazione dei livelli essenziali delle  prestazioni,  la  differenza
positiva, eventualmente realizzata in ciascun anno  finanziario,  fra
il fabbisogno standard come determinato ai sensi del presente decreto
e la spesa effettiva cosi' come  risultante  dal  bilancio  dell'ente
locale, e' acquisita dal bilancio dell'ente locale medesimo. Nel caso
di  esercizio  delle  funzioni  in  forma  associata,  la  differenza
positiva di cui al primo periodo e'  ripartita  fra  i  singoli  enti
partecipanti in ragione degli oneri  e  degli  obblighi  gravanti  su
ciascuno di essi in base all'atto costitutivo.
  3. La Societa' per gli studi di settore-Sose  s.p.a.  e  l'Istituto
per la finanza e per l'economia locale-IFEL provvedono alle attivita'
di cui al presente decreto nell'ambito delle rispettive risorse.
  4. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 27  della  legge  5
maggio 2009, n. 42, ed in particolare in ordine alle competenze e  al
rispetto dei tempi ivi previsti, il presente decreto legislativo  non
si applica agli enti locali appartenenti ai territori delle Regioni a
statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
  5. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 26 novembre 2010 

                             NAPOLITANO 

                                Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                dei Ministri 

                                Tremonti,  Ministro  dell'economia  e
                                delle finanze 

                                Bossi, Ministro per le riforme per il
                                federalismo 

                                Calderoli,    Ministro     per     la
                                semplificazione normativa 

                                Fitto, Ministro per i rapporti con le
                                regioni    e    per    la    coesione
                                territoriale 

                                Maroni, Ministro dell'interno 

                                Brunetta, Ministro  per  la  pubblica
                                amministrazione e l'innovazione 

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Istat, Annuario statistico italiano 2010


Annuario statistico italiano 2010

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Luca Ricolfi e Pietro Ichino sulla Manovra finanziaria di metà luglio 2010 in la Stampa 16 e 19 luglio 2010


LUCA RICOLFI
Come ampiamente previsto, ieri la manovra economica ha ottenuto la fiducia in Senato e, salvo sorprese molto improbabili, entro fine mese otterrà la fiducia anche alla Camera.

È una buona manovra?

Dipende dai punti di vista. Sul piano macroeconomico era una manovra necessaria, e se una critica si può avanzare è semmai che è stata troppo leggera: si poteva tagliare di più la spesa pubblica corrente, e fare qualcosa di incisivo per la crescita, ad esempio più investimenti in istruzione e meno tasse sui produttori.

Se però andiamo ai dettagli della manovra, e in particolare alla distribuzione dei risparmi di spesa, il bilancio si fa decisamente negativo. Dico questo non dal mio personale punto di vista, che è di nessuna rilevanza, bensì dal punto di vista del governo stesso, o meglio della cultura politica di cui il centro-destra ha provato in questi anni a farsi interprete. Secondo questa visione, la missione centrale di questo governo era di introdurre nel Paese massicce dosi di meritocrazia, di premialità, di responsabilità, di equità, a partire dalla scuola, dall’università, dai bilanci degli enti locali.

Ebbene, rispetto a questo ideale, per cui non pochi ministri si sono coraggiosamente battuti in questi anni, le manovre degli ultimi anni rappresentano un mortificante salto all’indietro.

Nelle università i tagli sono stati sostanzialmente lineari, senza alcun riguardo alle enormi differenze di efficienza fra i diversi atenei e le diverse facoltà. Nella scuola, la promessa di destinare il 30% delle risorse risparmiate con i tagli della prima manovra (estate 2008) ad un premio per gli insegnanti più meritevoli è stata sospesa per salvare gli scatti stipendiali automatici del corpo insegnante. Quanto alle Regioni, il governo si è ben guardato dallo specificare in che modo i tagli dovranno risparmiare le Regioni più virtuose (l’art. 14 è un capolavoro di vaghezza). Per non parlare dei ripiani più o meno parziali dei debiti degli enti locali, che hanno visto via via graziati Catania, Palermo, Roma. O della possibilità, concessa solo alle Regioni a statuto speciale (notoriamente più sprecone delle altre), e in particolare alla Sicilia, di prorogare i contratti a tempo determinato. E infine, dulcis in fundo: la dilazione del pagamento delle multe per le quote latte, un favore a un manipolo di allevatori del Nord che mortifica tutti i produttori onesti, che hanno rispettato le quote.

Si può obiettare, naturalmente, che la politica è l’arte del possibile, e che per presentarsi in Europa con i conti in ordine e salvare la pace sociale il governo ha dovuto fare qualche concessione alle lobby e alle forze politico-sindacali che lo tengono sotto scacco. Può darsi, ma il punto è che così facendo il governo ha purtroppo contribuito con le proprie stesse mani a segnare la fine di una stagione, anzi di quella che doveva essere la «sua» stagione. I segnali iniqui e antimeritocratici contenuti nelle tre grandi manovre che si sono succedute in questi primi due anni e mezzo sono così intensi che ben difficilmente il governo potrà, su questo terreno, riguadagnare la credibilità perduta. Se è bastato il fronte delle Regioni a impedire tagli selettivi, sarà ben difficile che quel che non è stato possibile oggi – premiare i territori virtuosi – divenga possibile domani in conferenza Stato-Regioni, o con i decreti attuativi del federalismo. Se la decisione già presa di premiare gli insegnanti migliori ha dovuto essere sospesa per salvare gli automatismi di carriera, non si vede quando mai sarà possibile introdurre un po’ di meritocrazia nella scuola. E se poche decine di allevatori sponsorizzati dalla Lega sono stati sufficienti a introdurre una norma iniqua come quella sulle quote latte, non si vede come sarà possibile agire domani, quando si dovranno colpire interessi ben più estesi e organizzati.

Ma forse la verità che sta dietro tutte queste vicende è che – nonostante i benefici di un’opposizione imbarazzante nella sua pochezza – il governo è debole, molto più debole che qualche mese fa. Così debole che basta la fronda dei finiani a costringerlo a una raffica di dimissioni (Scajola, Brancher, Cosentino), che ancora poche settimane fa venivano sdegnosamente escluse. Così debole che ogni alzata d’ingegno della Lega, dalla difesa delle Province alla tutela corporativa degli allevatori, è in grado di condizionare la politica economica. Così debole che non riesce a introdurre tagli veramente selettivi nelle università, nelle Regioni, negli enti locali. Così debole da prendere in seria considerazione sia l’ipotesi di allargare la maggioranza all’Udc, sia l’ipotesi di riportare il Paese al voto nonostante una maggioranza parlamentare senza precedenti.

Chi è abituato a ragionare in termini ideologici o di schieramento potrà rallegrarsi che il governo Berlusconi sia entrato in una fase di stallo, se non di crisi aperta. Chi sogna il «grande centro» o governi di «responsabilità nazionale» potrà pensare che l’ora delle terze forze è finalmente arrivata. Io sono molto più scettico e penso invece che la triste parabola del governo Berlusconi confermi solo che il rebus italiano non ha soluzioni, come la quadratura del cerchio. Il centrodestra non ha la forza per fare le riforme che mille volte ha promesso al Paese, prime fra tutte la riduzione delle tasse, il federalismo, la riforma meritocratica della Pubblica amministrazione. Un governo più largo, di responsabilità nazionale, avrebbe forse la forza di parlare al Paese ma sarebbe paralizzato dalle divisioni interne e dai veti incrociati. Quanto alla sinistra, basta il ricordo del governo Prodi per toglierci ogni illusione. Così quel che ci resta è solo una montagna di parole, e la stanchezza di constatare che sono sempre le stesse.

PIETRO ICHINO*
Caro Direttore,
su «La Stampa» di venerdì Luca Ricolfi, dopo avere illustrato molto convincentemente meriti e (prevalenti) difetti della manovra finanziaria approvata dalla maggioranza in Senato il giorno prima, ha accennato a quella che gli è apparsa una «imbarazzante inerzia» dell’opposizione in questo passaggio politico. Se riferita ad altre vicende e altre materie, non avrei avuto nulla da obiettare a questa notazione; ma poiché ho partecipato personalmente, come senatore, a questa prima fase della discussione della manovra in Parlamento, posso testimoniare che qui l’opposizione si è fatta sentire vigorosamente con i propri interventi e le proprie proposte di emendamento lungo tutte le cento ore di discussione molto tesa in commissione e in aula; fuori del Palazzo lo ha fatto con i modesti mezzi di comunicazione di cui i partiti di minoranza dispongono; e, in particolare, il Pd lo ha fatto, sia dentro sia fuori del Palazzo, su di una linea in larga parte coincidente con quella esposta dallo stesso Ricolfi nel suo editoriale.

Così stando le cose, se un opinionista equilibrato e informatissimo come è Ricolfi ha percepito i partiti di opposizione e il Pd in particolare come inerti e afasici anche in questo passaggio politico, le spiegazioni possibili mi sembrano soltanto due. La prima è che lo strapotere televisivo del presidente del Consiglio abbia determinato una sostanziale distorsione dell’informazione sulla vicenda della manovra finanziaria, facendo apparire inerti e afasiche forze politiche che – almeno in questa occasione – non lo sono state affatto. La seconda è che, indipendentemente dallo strapotere televisivo del premier, il meccanismo mediatico faccia sì che venga data notizia soltanto di un’opposizione «dura e pura», «senza se e senza ma», che si manifesta con rifiuti totali e indistinti, magari rafforzati da qualche rissa in Parlamento; quando invece, come ha fatto il Pd sulla manovra di Tremonti, l’opposizione propone ragionamenti, distingue ciò che è condivisibile da ciò che va rifiutato nelle scelte della maggioranza, facendosi carico dei vincoli oggettivi che nel contesto attuale si impongono a qualsiasi governo, allora la cosa non fa notizia; quindi, fuori del Palazzo, finisce coll’essere invisibile. In altre e più semplici parole: se Enrico Morando – invece che guidare in questa battaglia i senatori del Pd con la stessa onestà intellettuale, lo stesso rifiuto della faziosità e lo stesso rigore concettuale con cui Ricolfi fa il suo mestiere di opinionista – avesse urlato insulti e inscenato un tentativo di aggressione al capogruppo di maggioranza in Commissione, o al ministro Tremonti in aula, tv e giornali avrebbero dato a questo fatto un rilievo infinitamente maggiore rispetto a quello (nullo) che è stato dato alle decine di suoi interventi pesantemente e incisivamente – ma non faziosamente – critici sulla manovra, svolti nei giorni scorsi. Forse entrambe le spiegazioni colgono un aspetto importante della realtà. In ogni caso, Ricolfi tenga conto del fatto che, se nei giorni scorsi fosse stato lui al posto di Enrico Morando a condurre la battaglia in Senato dai banchi dell’opposizione, anche i suoi interventi sarebbero stati ignorati dai media. Quindi, anche la sua opposizione sarebbe apparsa afasica e inerte.

*senatore Pd

***

Caro Ichino,
hai perfettamente ragione, le cose vanno proprio come dici tu, però c’è forse anche un altro aspetto da considerare.
Il Partito democratico esprime spesso posizioni molto ragionevoli nelle commissioni, in Parlamento, più in generale nei luoghi in cui si discutono i dettagli delle leggi: penso alla riforma Brunetta-Ichino della pubblica amministrazione, alle proposte sulla manovra economica, al dialogo in corso sull’università. Poi però nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle interviste a giornali e tv tutto il lato «costruttivo» del quotidiano lavoro di opposizione evapora, per cedere il posto ad analisi semplicistiche, slogan aggressivi, falsificazioni delle cifre, manipolazioni della realtà. E’ come se l’opposizione del Pd, incalzata da Di Pietro e dalla propria stessa base, si vergognasse di mostrare a tutti il suo volto dialogante e ragionevole.
Detto in altri termini: i media hanno molte colpe, ma forse è anche il tuo partito che – nelle occasioni pubbliche – preferisce scaldare i cuori dei suoi simpatizzanti piuttosto che parlare alle loro menti. Secondo me è un errore, ed è una delle ragioni per cui l’immagine della sinistra che arriva nelle case non è quella della sinistra che fa il suo lavoro – spesso un ottimo lavoro – nelle aule del parlamento.
Con ammirazione e stima

Luca Ricolfi

Patto di Stabilità Interno per province e comuni. Le nuove regole per il 2010 / in Legautonomie


Patto di Stabilità Interno per province e comuni. Le nuove regole per il 2010
Circolare della Ragioneria Generale dello Stato del 30/3/2010 n. 15, che contiene i criteri interpretativi per l’applicazione del patto di stabilità interno da parte degli enti locali (popolazione superiore a 5mila abitanti) con le disposizione del d.l. 2 del 2010, convertito in legge il 26/3/2010, n. 42
Ministero dell’Economia e delle Finanze

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Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini, ANCI Lombardia


8 Aprile 2010
Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini
Il Presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, ha restituito simbolicamente al Prefetto Gian Valerio Lombardi una fascia tricolore.


Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini
Oggi oltre 500 sindaci lombardi, tra cui primi cittadini o loro delegati dei capoluoghi di provincia – Varese, Bergamo, Brescia, Pavia, Lecco, Monza, Lodi, Cremona – hanno manifestato da Piazza San Babila fino alla Prefettura di Milano. In quest’occasione, per sensibilizzare le autorità e l’opinione pubblica sulle difficoltà che i comuni devono affrontare, il Presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, ha restituito simbolicamente al Prefetto Gian Valerio Lombardi una fascia tricolore.

Regole per la finanza pubblica più eque con obiettivi sostenibili per i Comuni, un Patto di Stabilità che non mortifichi i Comuni bene amministrati e permetta di fare investimenti, un federalismo vero, basato sull’autonomia fiscale degli Enti Locali, il reintegro del fondo per le politiche sociali: queste sono le richieste dei sindaci lombardi presenti alla manifestazione a Milano.

“Da dieci anni subiamo da parte dello Stato tagli economici e l’imposizione di obiettivi di risparmio ormai non più sopportabili – denuncia Attilio Fontana, Presidente di ANCI Lombardia– Sebbene la stragrande maggioranza dei Comuni Lombardi abbia i conti in regola, veniamo trattati come se gli spreconi fossimo noi: ci vengono tolti i trasferimenti, ogni forma di autonomia tributaria, e addirittura ci è stato impedito di investire i soldi che abbiamo risparmiato. Per contro, ad altre città e istituzioni che falliscono perché male amministrate si elargiscono milioni di euro. Bloccando i Comuni – continua Fontana – si arresta la ripresa economica, perché noi siamo tra i principali committenti per le imprese del nostro territorio. Per di più si tagliano servizi spesso fondamentali ai cittadini disabili, alle scuole sino alle manutenzioni degli edifici pubblici. Nel 2010 il Fondo per le Politiche Sociali è stato ridotto di oltre 20 milioni di euro. Noi siamo stati eletti per fare i Sindaci, ovvero per sviluppare i nostri territori e aiutare chi tra i nostri concittadini è in difficoltà: questo non può venirci impedito”.

ANCI Lombardia si fa portavoce delle difficoltà e delle proposte delle amministrazioni locali, che sono sempre state al centro della campagna contro gli sperperi del settore pubblico. Sono i Ministeri i luoghi in c ui si nascondono i veri sprechi. Fatti concreti sono:
•    la spesa dei Comuni lombardi nel 2008 è scesa di 400 milioni di euro, mentre nello stesso anno l’intero comparto della pubblica amministrazione ha aggravato il suo deficit.
•    i dipendenti comunali guadagnano meno di quelli statali.
•    la media dei dirigenti comunali è di 1 ogni 52 dipendenti, mentre nei Ministeri è di 1 ogni 16.
•    i consiglieri comunali ricevono dai 13 ai 110 (nel solo caso di Milano) euro lordi a seduta, lo stipendio dei Parlamentari supera senza difficoltà i 15mila euro netti al mese.

Fontana continua: “Il dato più importante è che lo Stato trasferisce ai Comuni 220 euro pro/capite contro una pressione fiscale media di 7000 euro a cittadino: è con questi fondi che i Sindaci devono garantire i servizi essenziali ai cittadini: i servizi sociali, la Polizia locale, la manutenzione delle strade e del verde, gli investimenti sulle infrastrutture del territorio, i servizi scolastici, culturali e ricreativi e tanto altro”.

Il Prefetto Gian Valerio Lombardi, accogliendo la delegazione di Anci Lombardia  ha riferito dei contatti avuti con il governo, in modo particolare con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e con il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che hanno espresso la loro comprensione delle difficoltà dei Comuni, e l’intenzione del il Governo a prendere provvedimenti per alleviarle, a partire dal Federalismo fiscale.

Il Presidente Fontana commenta così: “La nostra iniziativa ha riscosso grande successo e ha raggiunto un primo risultato: l’attenzione del Governo. Ringraziamo il Prefetto e ci dichiariamo sin da ora disponibili a qualsiasi confronto che porti a risultati concreti. Le intenzioni sono buone, speriamo che non cadano nel vuoto. Ho avuto contatti con il Sindaco Moratti e ho apprezzato che si sia riconosciuta nei contenuti della nostra manifestazione e che si sia adoperata anche lei per promuovere un incontro con il Governo. Ringrazio il Presidente Chiamparino dell’appoggio che ci ha dimostrato Anci Nazionale, con la quale come sempre condividiamo contenuti e obiettivi”.

..:: ANCI Lombardia – Centinaia di Sindaci a Milano: Manifestiamo per il bene dei nostri cittadini ::..

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Interventi urgenti in materia di enti locali e regioni: il testo coordinato con la Legge 26 marzo 2010, n. 42, in LegaAutonomie


Interventi urgenti in materia di enti locali e regioni: il testo coordinato con la Legge 26 marzo 2010, n. 42

Il testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42, approvata dal Senato il 23 marzo scorso. In allegato anche un intervento di Mario Collevecchio di primo commento alla Legge:

Alternative image text Intervento di Mario Collevecchio, esperto di Legautonomie ( 19,61 kB )

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Rating sulla trasparenza dei bilanci dei maggiori Comuni italiani, Civicum 2010


Cari amici,

abbiamo presentato con le quattro maggiori Società di revisione (Deloitte, Ernst & Young, KPMG, PricewaterhouseCoopers) il rating sulla trasparenza dei bilanci dei maggiori Comuni italiani. La notizia è stata ripresa da diversi giornali nazionali, fra cui il Sole 24 Ore, e locali.

Vi inviamo il link alla Ricerca liberamente scaricabile dal nostro sito internet, il link al nostro Comunicato Stampa e alla Rassegna di articoli che abbiamo raccolto.

Questo lavoro, che facciamo per il terzo anno consecutivo, si inquadra nello sforzo di Civicum nel promuovere una sempre maggiore trasparenza nell’attività dei Comuni italiani: siamo convinti che dare i voti alla trasparenza dei bilanci possa spingere la amministrazioni a migliorare la propria capacità di rendere conto ai cittadini in modo chiaro.

A presto!

Fondazione Civicum

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Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009 Pubblicato nella G.U. – Serie Generale – n. 42 del 20 febbraio 2010



Riparto del Fondo Nazionale per le politiche sociali 2009
Pubblicato nella G.U. – Serie Generale - n. 42 del 20 febbraio 2010

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Sergio Chiamparino, «Federalismo fiscale? Cominciamo con una tassa sui servizi locali» – Corriere della Sera


In tema di federalismo fiscale l’ANCI non è fra coloro che ne frenano la attuazione; è però singolare – e quanto dice Giavazzi lo conferma indirettamente – che ICI e Irap, ovvero le uniche due imposte autenticamente locali, siano state (o stanno per essere) eliminate, anziché (nel caso dell’IRAP) sopprimerne gli aspetti distorsivi. ”Cominciamo ad attuare subito il federalismo fiscale”, dice Giavazzi.

D’accordo, ma la fotografia di cio’ che fino ad oggi è stato fatto – come dimostrano i casi citati – va nella direzione opposta. Bisogna dunque partire da questo dato di fatto

«Federalismo fiscale? Cominciamo con una tassa sui servizi locali» – Corriere della Sera

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CARPINO R., TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO, MAGGIOLI EDITORE


NOVITA’ OTTOBRE 2009

I 275 articoli del TUEL
nel testo in vigore,
integrati da giurisprudenza e prassi, coordinati
con le leggi collegate

TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO

R. Carpino, Prefetto,
Capo di Gabinetto del Ministro per i Rapporti con le Regioni

TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI
COMMENTATO

Nuovissima edizione aggiornata con le importanti modifiche apportate dalle Leggi 5 maggio 2009, n. 42 (Federalismo fiscale), 18 giugno 2009, n. 69 (Sviluppo economico), 15 luglio 2009, n. 94 (Sicurezza pubblica), 3 agosto 2009, n. 102 (Provvedimenti anticrisi) e dal D.L. 135/2009 di recepimento di obblighi comunitari in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica.

Ora alla ottava edizione, si conferma opera fondamentale per applicare in modo legittimo le norme che presiedono ad una corretta gestione istituzionale, finanziaria e contabile dell’Ente Locale.

In questo volume, il Direttore Generale, il Segretario, il Dirigente, trovano pronta risposta all’esigenza di avere da un lato il quadro completo e coordinato delle singole disposizioni vigenti e dall’altro di sapere quale applicazione ne è stata fatta in concreto.

Ogni norma del T.U.E.L. è infatti commentata con le pronunce più recenti dei tribunali amministrativi, civili, contabili e comunitari, con gli orientamenti del Ministero dell’Interno e con casi pratici risolti,
impaginati su due colonne per favorirne la leggibilità.

Inoltre in nota ai singoli articoli sono riportati i richiami alle altre norme del Testo Unico che è necessario tenere presenti nonchè a quelle “esterne” con le quali formano un sistema unitario.

Alla parte dell’opera dedicata all’analisi dei 275 articoli del D. Lgs. 267/2000 nell’attuale formulazione, fa seguito una ricca appendice normativa con le leggi di più ricorrente consultazione,
che è molto utile avere a portata di mano in uno stesso volume.

Facile e rapido consultare ogni argomento, anche il più particolare, grazie a un dettagliatissimo indice analitico che elenca in ordine alfabetico ben 174 voci principali e 869 sottovoci.

Il volume – di pagine 876 nel formato cm. 17×24 – si avvale di una confezione molto funzionale e resistente al continuo uso, con rilegatura a copertina rigida.

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TESTO UNICO DEGLI ENTI LOCALI COMMENTATO
Maggioli Editore – Novità ottobre 2009
Pagine 876 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5298.2 – Euro 75,00

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Civicum, LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI edizione 2009


Cari Amici,

desideriamo ricordarVi il prossimo convegno Civicum

FEDERALISMO E PRIVATIZZAZIONI

che avrà luogo Mercoledì 4 Marzo (9,45 – 12,30) presso la Camera di Commercio di Milano, Sala Conferenze, Via Meravigli 9/b, in occasione del quale verrà presentata la ricerca per noi realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca :

LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI

edizione 2009

La ricerca riguarda, come è noto, le società controllate dai Comuni di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Brescia e dei loro principali concorrenti. Nel complesso di tratta di 39 aziende esaminate nel quinquennio 2003-2007, il che rende questo lavoro una fonte di dati unica per estensione cronologica e grado analitico.

Le società esaminate nella ricerca sono soggetti privati a capitale misto e controllo pubblico che forniscono servizi nei settori dell’energia, del trasporto pubblico locale, delle risorse idriche, dell’igiene ambientale e dei servizi aeroportuali, raggiungendo nel complesso una rilevante dimensione economico-finanziaria e fornendo prestazioni di pubblica utilità che riguardano circa 10 milioni di cittadini.

La ricerca, che sarà presentata dal Dott. Gabriele Barbaresco dell’Ufficio Studi di Mediobanca,  assume in questa sua quinta edizione una particolare importanza per il delicato momento economico che il Paese attraversa in conseguenza della crisi mondiale, per la riforma del federalismo alle porte e per il sempre più discusso tema delle privatizzazioni.

Seguirà una tavola rotonda coordinata dal Dott. Mario Camozzi, Fondatore Promotore di Civicum, con la partecipazione di :

Giuseppe Bonomi, Presidente SEA SpA Aeroporti di Milano

Marco Cesaretti, Direttore Amministrazione Finanza & Controllo GTT SPA, Gruppo Torinese Trasporti

Sergio Galimberti, Presidente e Amministratore Delegato di AMSA SPA, Azienda Milanese Servizi Ambientali

Sergio Russo, Consigliere di Amministrazione CTP SPA, Compagnia Trasporti Pubblici Napoli

Francesco Sutti, Presidente ATC SPA, Azienda Trasporti Pubblici Bologna

Per partecipare al convegno pregasi confermare via e-mail a : info@civicum.it

Con i nostri migliori saluti,

FONDAZIONE CIVICUM

Via S. Pietro all’Orto, 10

20121 Milano

Tel. 02 76002026

Fax 02 795779

www.civicum.it