Dipak R. Pant, SCENARI PER UN FUTURO SOSTENIBILE, Como 7 marzo 2013, All’interno del programma di conferenze CHE FINE HA FATTO L’AVVENIRE? IDEE PER UN FUTURO DESIDERABILE, a cura del prof. Claudio Fontana e organizzato dal Liceo Scientifico e Linguistico Paolo Giovio dal gruppo giovani industriali Confindustria


          

Dipak Pant , docente di sistemi economici comparati e antropologia applicata,  Università Liuc  Castellanza                             

dipak pant136

geopolis163Audio della lezione e delle risposte alle domande:







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Mauro Ferrari, LA FRONTIERA INTERNA. Welfare locale e politiche sociali, Edizioni: Academia Universa Press


 

LA FRONTIERA INTERNA. Welfare locale e politiche sociali

a cura di Mauro Ferrari

Anno: 2010
Euro: € 22,50
N° pagine: 256

Edizioni: Academia Universa Press

Quale è l’impatto dell’utenza migrante sui confini del welfare? Come funzionano le istituzioni, quali le ambivalenze e le criticità? L’arrivo di un nuovo soggetto in una organizzazione e nella società tutta, introduce elementi trasformativi di grande rilievo. È un indicatore significativo nel dilemma organizzativo e nel sistema delle relazioni esistenti. Questo è il racconto di un viaggio e come in tutti i viaggi vi si narra di una partenza, delle direzioni prese, dei compagni di strada, degli incontri, delle considerazioni fatte e delle conoscenze che giungono attraverso un percorso di esplorazione dei propri confini. Un viaggio alla ricerca delle frontiere interne del welfare.
L’analisi che si riferisce ai servizi e agli operatori che si occupano di migranti, analizza i processi di costruzione delle politiche sociali con particolare attenzione agli assetti organizzativi. Il testo affronta anche la questione del lavoro sociale, della gestione delle relazioni e delle interazioni. Un focus particolare è dedicato al ruolo delle equipe e dei leader organizzativi.  Una ricerca che pone in rilievo il tema delle differenze, differenze che sono costitutivamente in relazione,  dove l’Altro non è un’entità separata, non può essere considerato come un “oggetto” di studio su cui fare esperienza ma come l’altro polo di una relazione. Conoscerlo significa conoscere una parte di Sé. Per chi abita la frontiera del welfare e vuole cogliere i segnali delle trasformazioni in corso.

http://www.academiauniversapress.com

http://www.edizioniplan.it/component/page,shop.product_details/flypage,flypage.tpl/product_id,58/category_id,41/option,com_virtuemart/Itemid,161/

Marco Boschini, Viaggio nell’Italia della buona politica – I piccoli comuni virtuosi, www.tecalibri.it


 

Copertina
Autore Marco Boschini
Titolo Viaggio nell’Italia della buona politica
Sottotitolo I piccoli comuni virtuosi
Edizione Einaudi, Torino, 2012, Passaggi , pag. 128, cop.fle., dim. 14x22x0,9 cm , Isbn 978-88-06-21022-9
Lettore Riccardo Terzi, 2012
Classe paesi: Italia: 2010 , politica , ecologia , beni comuni ,citta’ , urbanistica

Indice

 
  3 Trailer
  7 Soggetto
 
  9 Metti quattro amministratori...
    Brevi cenni sulla nascita dei Comuni Virtuosi
 
 
 21 Primo tempo. Comuni virtuosi
 
 23 Il paese dove copiare è un vanto
    Come costruire buone politiche
 
 31 Dal letame nascono i fiori
    Come trasformare una discarica in un luogo di comunità
 
 38 Città solari, città eoliche
    Come arricchire una città con le energie alternative
 
 44 Il killer silenzioso sconfitto dal buon senso
    Come bonificare una catastrofe
 
 48 L'Italia è una Repubblica fondata sul cemento
    Come salvare una città con un piano regolatore
 
 60 Il bosco che vorrei
    Come recuperare le foreste perdute
 
 64 Il sindaco poeta e la comunità virtuosa
    Come riqualificare un borgo
 
 69 Il parco incantato
    Come proteggere un parco
 
 
 73 Intermezzo
 75 Il ministro delle Piccole Opere
 
 
 77 Secondo tempo. Ritratti virtuosi
 
 79 Se sei bravo ti tirano le pietre
    L'onestà di Vincenzo, sindaco di Camigliano
 
 86 Porta la sporta
    L'idea di Silvia, cittadina del mondo
 
 92 Quando la vita ti prende a schiaffi
    L'esempio di Elisabetta, cittadina di Parma
 
 96 La nostalgia del futuro
    Il blog di Francesco, cittadino di Procida
 
104 Il presidente
    L'impegno di Luca, sindaco di Monsano
 
 
109 Approfondimento
111 Diamo i numeri
 
121 Titoli di coda
123 Il tempo passa, e la politica non cambia. O forse sí
125 La mia Italia dentro a una valigia: ringraziamenti

 

Pagina 13

 

Nell’ottobre del 2004, nella mia Colorno, organizzammo una sorta di «numero zero» dei Comuni Virtuosi, un convegno aperto a tutte le amministrazioni italiane che volevano incontrarsi e condividere buone idee. Parteciparono una trentina di sindaci del Nord e del Centro Italia, oltre al sindaco di Melpignano in rappresentanza del Sud. In quell’occasione, oltre ad approfondire nuovi progetti e a tessere una fitta rete di legami e contatti, condividemmo una bozza di Statuto e redigemmo un Manifesto dei Comuni Virtuosi, documento che ancora oggi è «inciso» nelle delibere di approvazione che ogni comune deve approvare in consiglio per diventare socio della rete.

Il presente Manifesto rappresenta i Comuni e i cittadini che aspirano a convertire in progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili.

Il comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale.

Intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, è possibile. Questa possibilità la vogliamo vivere non piú come uno slogan ma come possibilità concreta, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana.

I Comuni Virtuosi hanno dimostrato che:

- è possibile (ed economicamente conveniente) aspirare a una ottimalegestione del territorio, all’insegna del principio ispiratore del «no consumo di suolo» (opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’ impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure e interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car sharing, car pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, ecc.);

- è possibile (ed economicamente conveniente) promuovere una correttagestione dei rifiuti, visti non piú come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata «porta a porta» e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, ecc.), in una politica che aspira al traguardo «rifiuti zero»;

- è possibile incentivare nuovi stili di vita negli enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo e ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione del commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, ecc.), favorendo il piú possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di «servizi», sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della decrescita. 

Maturammo in quei giorni la consapevolezza che dovevamo dotarci di un coordinamento nazionale, per riuscire a incidere con maggior forza nella realtà e far conoscere i nostri progetti e le sperimentazioni avviate. Tutti, infatti, ognuno per il proprio ruolo e per la propria esperienza territoriale, ci eravamo accorti che nel sistema politico attuale e nei partiti tradizionali, di destra come di sinistra, non c’era grande spazio e sensibilità per le questioni a noi care. L’ambiente era un corollario, confinato negli uffici e sulle scrivanie di assessori spesso isolati dal resto del gruppo, che avevano l’opportunità di portare avanti singoli progetti anche significativi nel contesto però di un’azione di giunta complessiva che spesso si rimangiava i pochi risultati conseguiti dal singolo con un governo della città decisamente impattante e insostenibile…

Fu allora che ci mettemmo insieme: Colorno, Monsano, Melpignano e Vezzano Ligure, i famosi «quattro amici al bar» della canzone di Gino Paoli. Il 23 maggio del 2005, nella sala consiliare del municipio di Vezzano, davanti a un notaio della zona, nacque l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi.

Quattro comuni molto distanti tra loro, diversissimi per dimensioni e caratteristiche sociali, economiche, culturali. Quattro esperienze diverse, portate avanti da altrettanti amministratori che si erano conosciuti quasi per caso solo pochi mesi prima in un luogo improbabile sulle colline tra Gubbio e Perugia. È cosí che nascono i Comuni Virtuosi, una rete che oggi conta una sessantina di iscritti in tutto il territorio nazionale per circa 440 000 abitanti residenti.

www.tecalibri.it.

La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE


La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

tutto l’articolo qui: La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

—————————-

il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.

Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare


C

Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

altPovertà familiare, welfare locale, abitare sociale e integrazione dei rom sono i temi dei quattro Quaderni del Welfare realizzati da Cittalia nell’ambito del progetto “Strategie locali di lotta alla povertà: città a confronto”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

ll manuale del buon amministratore Locale, da http://www.socialnet.it/documento.php?id_doc=531


fonte documento

ll manuale del buon amministratore Locale

….


immagine allegata

Edizioni Altraeconomia

Buone pratiche da copiare per Sindaci ed amministratori pubblici
La Pubblica Amministrazione può cambiare, a partire dal basso: il “Manuale del Buon Amministratore” è un ricco compendio di buone (spesso eccellenti) pratiche sperimentate in piccoli e medi Comuni italiani, in Province e consorzi di Comuni.
Norme, delibere e provvedimenti virtuosi che mettono al centro principi chiave come sicurezza-accoglienza, sviluppo-turismo sostenibile, traffico-mobilità intelligente, agricoltura-filiera corta, adottando indicatori incentrati sulla qualità della vita.
Spazio inoltre per i grandi temi, quali energia ed acqua intesi come “beni comuni” e per gli strumenti di verifica quali bilancio.
Un vademecum che mette in ordine la cassetta degli attrezzi del Buon Amministratore locale, che vuole essere protagonista di “piccole opere” per lo sviluppo locale. Numerosi gli esempi, concreti e replicabili: dal Bilancio Partecipativo del Comune di Canegrate all’accoglienza degli stranieri con il Progetto Rassicura di Pinerolo, fino al turismo sostenibile di Grottammare (AP) e all’impegno contro la criminalità organizzata dell’associazioni di Comuni “Avviso pubblico”.

Con un intervento di Rita Borsellino.

autore: Salvatore Amura e Stefano Stortone (2011)

da: ll manuale del buon amministratore Locale

Paolo Ferrario, Città e lavori “green” per la salvezza della Terra | Muoversi Insieme


La Terra ha quattro miliardi di anni, l’uomo ha cominciato a conquistarla e a dominarla duecentomila anni fa ed è dal 1950 che sono state provocate le più radicali alterazionisugli equilibri che si sono lentamente formati nel corso delle precedenti ere temporali.
La questione fondamentale dei prossimi decenni è riassunta in questa domanda: vogliamo invertire la rotta e salvare il nostro habitat?
Il recente film Home, La nostra terra, attraverso la bellezza delle immagini riprese dall’alto, narra in irripetibile forma visiva la vicenda evolutiva prima riassunta e flebilmente sostiene che è ancora possibile.
C’è dunque da riporre fiducia nelle Green Economies, ossia nelle economie che usano con efficienza le energie e le materie prime e che sono capaci di intervenire sugli ecosistemi senza danneggiarli.
In fondo, si tratta di tornare alle origini e ai valori della stessa “economia” la cui radice etimologica è amministrazione della casa.

….

segue qui:

Accordi di programma ed amministrazione dei servizi


buongiorno prof  Ferrario,

sono …. , Le scrivo perchiederLe

se nel suo sito è presente una sezione sugli accordi di programma.

Inoltre è in grado di suggerirmi qualche testo o sito, approfondito, che
parli a proposito degli accordi di programma quadro, oppure qualche testo
che parli dei vantaggi per il Terzo settore, per esempio una fondazione, di seguire
o non seguire le Linee programmatorie definite in diversi accordi di programma.

testi amministrativi, aziendali, organizzativi…

La ringrazio in anticipo per l’attenzione,

Sinceri saluti,

….

RISPONDO:

egregio dott  ….

l’accordo di programma è la formula ammnistrativa attraverso cui più comuni ed altri enti possono mettersi d’accordo su un loro obiettivo comune

dunque tutta la pubblica amministrazione locale italiana è letteralmente disseminata di accordi di programma di più varia natura (ambiente, turismo, acqua, cultura …)

per comprendere la formula amministrativa dell’accordo di programma occorre fare riferimento ad un qualunque manuale di diritto degli enti locali

mi capita di segnalarne moltissimi in libri news (qui TUTTI i libri news: http://polser.wordpress.com/category/7-fonti-di-studio/libri-news/)

non ho previsto nelle mie reicerche un’area specifica per gli accordi di programma, poichè mi sono concentrato sui piani di zona (che per l’appunto sono adottati a mezzo di accordo di programma)

le voci del mio polser più adatte alla sua ricerca sono queste:

Il riferimento legislativo di base è la legge sulle autonomie locali:

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/00267dl.htm

per un manuale di diritto degli enti locali di buona fattura ed aggiornato consiglio di consultare il catalogo delll’editore Maggioli o Simone editore

quanto alle connessioni fra i cosiddetti soggetti di “terzo settore” e gli accordi di programma , di certo sarebbe opportuno seguirne l’evoluzione a livello locale. anche perchè la gestione associata fra comuni è l’unica scelta possibile per l’amministrazione locale

per farlo occorre:

prendere in considerazione un territorio

analizzare gli statuti dei comuni

vedere quaki accordi sono stati fatti e con chi

ecc ecc (insoma è una vara e propria microricerca a livello locale)

attenzione però che l’accordo di programma è solo una condivisione di obiettivi

poi per le gstione concreta dei servizi occorre sempre attivare altre forma amministrative:

appalti

convenzioni intercomunali

accreditamenti

convenzioni fra pubblico e privato

nell’augurarmi di averle fornito qualche spunto la saluto con cordialità

e le auguro buon fururo

paolo ferrario

GAD Lerner, Il modello Formigoni


Il modello Formigoni tra affari e capiclan
mercoledì, 21 luglio 2010
Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente, su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista.
Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l’ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all’occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata.
E’ di ieri la notizia che anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell’inchiesta sulle infiltrazioni politiche della ‘ndrangheta, come già il suo collega di PaviaEntrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l’incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell’incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi.
Così l’affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall’inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi.
La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle “opere” rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti, imprenditori in proprio o per conto terzi. Ciò ha contribuito all’affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l’uno all’altro. Le risse intorno all’Expò 2015, l’insignificanza cui è ridotta l’Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare.
Ma la speranza di Formigoni –stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani- lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile.
La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d’Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della ‘ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell’economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante ciò avevano ottenuto nell’aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce.
Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all’ordine del giorno l’emergenza ‘ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare.
Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

GAD Lerner, Il modello Formigoni : ISintellettualistoria2

Luca Ricolfi, Governatori in bilico tra vizi e virtù – LASTAMPA.it


Sono giorni decisivi per la manovra del ministro Tremonti. Quello che si sta decidendo, infatti, è su quali enti dovranno gravare gli ingenti tagli di spesa che la manovra prevede per i prossimi due anni: 8 miliardi nel 2011, 15 miliardi nel 2012. Nessuno, fra i rappresentanti di Stato, Regioni, Enti locali (Province e Comuni) mette in discussione l’entità complessiva dei tagli, pari a 23 miliardi in due anni, ma un po’ tutti sottolineano che i sacrifici richiesti al proprio comparto sono eccessivi. Soprattutto gli enti territoriali, ossia Regioni, Province e Comuni, hanno espresso il loro disappunto. Non senza ragione, a mio parere: le spese di tali enti assorbono circa 1/3 della spesa pubblica corrente, mentre la manovra chiede loro di sostenere ben 2/3 dei sacrifici.

Per contro le Amministrazioni centrali, essenzialmente lo Stato e gli Enti di previdenza, contribuiscono per circa 2/3 alla spesa complessiva, ma sono chiamate a sopportare solo 1/3 dei sacrifici.

vai all’intero articolo: Governatori in bilico tra vizi e virtù – LASTAMPA.it.

Paolo Ferrario, Le Green Economics per la qualità degli stili di vita e la responsabilita fra generazioni, in Muoversi Insieme di Stannah, maggio 2010


Ce ne stiamo accorgendo amaramente giorno dopo giorno: la drammatica crisi della grande finanza iniziata alla fine del 2008 colpisce duro. Sembra che i mercati riprendano, ma poi arrivano altre tempeste monetarie che infieriscono sull’occupazione e sui redditi delle famiglie. E la televisione ci esibisce quotidianamente questi dati in modo ansiogeno e tendenzialmente depressivo.
Per fortuna, ci sono controtendenze, per ora non ancora dominanti, ma avviate su una direzione interessante. Si tratta delle Green Economics, ossia quell’insieme di modi di inventare, produrre e vendere merci con criteri di rispetto dell’ambiente e con finalità di miglioramento della qualità della vita.
Il tema va al cuore del rapporto fra le generazioni:  ….

l’articolo prosegue qui:

Vedi anche:

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D. Gatti, P. Rossi, ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE Le Aziende Speciali e la gestione dei servizi sociali nei Comuni lombardi, Maggioli editore, 2010



Novità giugno 2010
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Le Aziende Speciali
e la gestione
dei servizi sociali
nei Comuni lombardi

ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE

Volume di pagine 200
con numerose tabelle, grafici e figure

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ESPERIENZE
DI WELFARE LOCALE

Da tempo le normative nazionali e regionali promuovono l’istituzione, da parte dei Comuni, di forme di gestione associata della rete dei servizi sociali e socio-sanitari, così da garantire efficacia, efficienza e innovazione nella programmazione e nel governo del welfare locale.

Una delle possibili forme giuridiche individuate dagli Enti Locali per rispondere a esigenze gestionali complesse è rappresentata dall’Azienda Speciale ed è il modello che si sta affermando, specie nelle province lombarde, come particolarmente innovativo.

Dall’analisi comparativa tra diciotto Aziende Speciali, consortili e comunali, aderenti al “NeASS – Lombardia”, scaturisce una rappresentazione complessiva di tale tipologia organizzativa e gestionale che permette di disegnare matrici comuni, punti di forza e di debolezza, pur in un quadro dove spiccano la peculiarità e l’originalità di ogni esperienza, unica in ragione del legame con il proprio contesto territoriale.

L’apprendimento delle suddette esperienze e le riflessioni contenute in questo nuovo volume forniscono utili tracce per approfondire il tema del cambiamento del welfare locale, in una logica di promozione dell’innovazione organizzativa:

Parte prima
1. Le Aziende Speciali come forma di gestione dei servizi alla persona.
2. Natura giuridica delle Aziende Speciali.

Parte seconda
3. La ricerca: note di metodo.
4. Il contesto demografico.
5. Nascita e finalità.
6. Il governo e la governante territoriale.
7. I modelli organizzativi.
8. I servizi.
9. Qualità e responsabilità sociale.
10. Risorse economiche.
11. Sintesi. Il consorzio NeAss tra innovazione istituzionale, polimorfismo organizzativo e radicamento territoriale.

A cura di:
D. Gatti,
 consulente e formatrice sui temi della qualità dei servizi alla persona e della valutazione sociale.
P. Rossi, docente di Organizzazione dei servizi sociali presso la Facoltà di sociologia dell’Università di Milano Bicocca. 

Per ricevere subito
ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE
Maggioli Editore – Novità giugno 2010
Pagine 200 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5653.8

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Approvato il primo decreto legislativo di attuazione della legge sul federalismo fiscale: il “federalismo demanilae”


l Governo raggiunge un’altra tappa verso il federalismo: il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 20 maggio 2010, ha approvato il primo decreto legislativo di attuazione della legge sul federalismo fiscale. Il decreto, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, individua e attribuisce, a titolo non oneroso, a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni parte del demanio pubblico. Divieto di alienazione per gli enti locali con le finanze in dissesto.

Oggetto dell’attribuzione a Regioni ed Enti locali sono i beni del demanio marittimo, idrico, gli aeroporti di interesse regionale o locale, le miniere e gli altri beni immobili dello Stato e i beni mobili ad essi collegati;

Sono comunque esclusi dall’attribuzione:

  • i fiumi e i laghi di ambito sovraregionale, salvo per questi ultimi che vi sia intesa tra le Regioni interessate;
  • i beni della Difesa e i beni culturali, nei termini già previsti dalla normativa vigente;
  • la dotazione della Presidenza della Repubblica e i beni degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale;
  • gli immobili per uso istituzionale dello Stato, i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale ed internazionale,
  • le reti di interesse statale, le strade ferrate dello Stato, i parchi nazionali e le riserve naturali statali;
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Esperienze di welfare locale: le aziende speciali e la gestione dei servizi sociali nei comuni lombardia. Convegno di presentazione e della ricerca, Spazio Oberdan via Vittorio Veneto 2 Milano, 9 giugno 2010, 9,30-13,30


Bilancio di missione – Il Pensiero Scientifico Editore


Bilancio di missione
Anno: 2010
Autore/Curatore: Marco Biocca
Pagine: 300
978-88-490-0316-1
€ 28,00
Render conto del perseguimento degli obiettivi di salute assegnati alle Aziende sanitarie, andando oltre la “semplice” contabilità dei risultati finanziari, è l’esigenza cui si propone di rispondere uno strumento come il Bilancio di missione. Il libro raccoglie le esperienze e le riflessioni dei dirigenti e operatori che hanno avviato la sperimentazione dei Bilanci di missione in Emilia-Romagna tra il 2004 e il 2008, insieme ai commenti dei destinatari e utilizzatori nelle Aziende sanitarie. Un testo che si rivolge, quindi, non solo a coloro che producono (o vorrebbero produrre) questo genere di strumenti, ma anche a coloro che li ricevono (o li dovrebbero ricevere) e li utilizzano, come amministratori, componenti di associazioni sociali e politiche, dirigenti sanitari; uno strumento importante anche per docenti e studenti nel campo della programmazione e della gestione delle politiche, soprattutto di quelle sanitarie, e della comunicazione istituzionale.

Il web rilancia l’informazione locale, VoceArancio » Blog Archive » 31/03/2010


Crearle è facile, mantenerle più complicato: le testate online locali sono ormai un punto fermo nell’informazione. Quali e quante sono, chi le scrive, di che cosa parlano

VoceArancio » Blog Archive » 31/03/2010 – Il web rilancia l’informazione locale

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Aldo Bonomi, Pubblicazioni, Consorzio A.A.STER


1996-Aldo Bonomi, Il trionfo della moltitudine, Forme e conflitti della società che viene, Bollati Boringhieri, Torino
Questa prima opera muove dalla crisi della politica, dalla caduta delle forme di convivenza, dal declino delle appartenenze di classe e di popolo, per approdare all’apparire dei processi di spaesamento e di sradicamento prodotti nella società competitiva dalla mondializzazione dell’economia. Se globale e locale appaiono come i soli spazi fondanti per l’essere impaurito di fronte ad un futuro incerto, è invece nel glocale, cioè in un locale attraversato dalla globalità, che va cercata una dimensione del conflitto e del mutamento diversa dall’accettazione del presente. Il libro comincia con l’individuare, alla fine del Novecento, una dimensione del tempo sociale caratterizzata dal non più e dal non ancora, e pone il problema: c’è un percorso che permetta di andare oltre la disperazione del guardarsi indietro e la seduzione dell’immergersi nel presente? Sarà la società di mezzo, intesa sia come composizione sociale sia come luogo intermedio della rappresentanza, il soggetto in mutamento nella transizione dal fordismo al postfordismo, transizione caratterizzata dall’emergere della moltitudine indistinta (altra cosa rispetto alla folla e alla massa delle analisi tradizionali), Ma, contro l’apologia della smaterializzazione del lavoro o addirittura della sua fine, Aldo Bonomi riconosce il conflitto che si fonda sull’emergere, tra il locale e il globale, di luoghi di non identificazione in cui è visibile il tentativo estremo di sottrarsi al divenire moltitudine.

1997-Aldo Bonomi, Il capitalismo molecolare, La società al lavoro nel Nord Italia, Einaudi, Torino
L’ipotesi di lavoro contenuta in questo breve saggio è che sia possibile scrivere il racconto della transizione sociale, politica ed economica che stiamo vivendo assumendo un punto di vista parziale, guardando e scavando una parte del territorio, uno spazio locale che sta nel globale, quale è la società che si delinea nel Nord del nostro paese. Capitalismo molecolare vuol dire Nord Italia: 67,9 imprese per ogni 1000 abitanti, con una media di 4,9 addetti, di cui solo il 18,5% è costituito da imprese manifatturiere. Il libro illustra come grande fabbrica e pubblica amministrazione occupino una parte ormai ridotta del “popolo dei produttori” del Nord. E quanto questo nuovo capitalismo abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnare la fisionomia e le forme stesse del lavoro. Composto da situazioni difformi, il Nord è un arcipelago di contraddizioni e conflitti fra territori e sistemi produttivi. Ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla globalizzazione mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla modernizzazione. C’è il Nord padano, forte di risorse industriali e ambientali, e naturalmente l’area del sistema urbano-industriale (Milano, Torino, Genova), accomunata dal tentativo di ridefinirsi come company town o metropoli del terziario. Un sistema, quello urbano-industriale, che si avvia a essere rappresentato, più che dai suoi occupati, dai suoi pensionati, prepensionati e cassintegrati.

1998-Aldo Bonomi e Giuseppe De Rita, Manifesto per lo sviluppo locale, Dall’azione di comunità ai Patti territoriali, Bollati Boringhieri, Torino
Questo testo, scritto da Aldo Bonomi con Giuseppe De Rita, ripercorre la storia dello sviluppo locale in Italia, con particolare riferimento alla stagione dei Patti Territoriali a partire dallo stato nascente sino alla loro istituzionalizzazione. Mai come negli ultimi anni il tema dello sviluppo locale è stato oggetto di attenzione e materia di interventi da parte non solo di amministrazioni periferiche, ma anche da parte di istituzioni dello Stato centrale. Tuttavia la consapevolezza dell’importanza di questa materia ha portato alla luce molti problemi irrisolti: una cultura dello sviluppo locale storicamente deficitaria, residuale, sostanzialmente ai margini delle strategie che contano; una bassa efficienza delle istituzioni nell’approntare le risposte giuste ad una domanda di sviluppo che sale dal basso; e, prima ancora, la mancanza, da parte della politica, di un vero riconoscimento del ruolo svolto dagli attori locali e della loro domanda di protagonismo. Senza voler rivendicare alcun primato del sociale sulla politica; né, tanto meno, un primato del locale sul globale, c’è tuttavia da percorrere un cammino a tappe forzate verso il riconoscimento del ruolo insostituibile svolto dalle varietà subnazionali, dai loro protagonisti. Già nel titolo il libro svela i suoi intendimenti. Non una teoria dello sviluppo locale, né una ricerca su economie e società periferiche. Ma, per l’appunto, un “manifesto”, cioè un testo in cui si prende posizione e che, di conseguenza, invita a prendere posizione.

2000-Aldo Bonomi, Il distretto del piacere, Bollati Boringhieri, Torino
Pensiamo ai percorsi dei fine settimana che dilagano e si segmentano su una vasta rete di luoghi e nonluoghi: autostrade, parcheggi, parchi a tema, locali e discoteche… Una moltitudine percorre questo arcipelago alla ricerca dell’indimenticabile oggetto del divertimento, dell’evento unico, diventando atomi emozionali, mondi comunicativi, frammenti di vita. Come per la fabbrica fordista o per il capitalismo molecolare vi sono città e distretti produttivi dov’è stato possibile osservare le forme dei lavori e dei conflitti, così in quel territorio che va da Gardaland a Rimini e a Cattolica, includendo anche la città-regione di Bologna e Venezia, si dispiega la “fabbrica libertina” che può essere indagata e raccontata come il distretto del piacere. Qui il corpo diviene moneta vivente nel circuito produttivo della “liberazione” fisica e sessuale: fitness, body trance, massaggi, meditazione, rilassamento, danza. Qui mettono al lavoro la loro “nuda vita” le cubiste, i DJ, i PR e i tanti nuovi “attivi senz’opera” nel ciclo del “tempo libero” fatto di parchi-gioco e villaggi-vacanze. Il distretto del piacere , oltre a essere un nonluogo delle emozioni, dello spettacolo e del turismo, è anche un iperluogo della produzione dove sono al lavoro in forma precaria, saltuaria, stagionale 150.000 addetti: quanti ne aveva un tempo la FIAT nella virtuosa company town Torino. Al racconto della grande fabbrica e della società industriale, il libro di Aldo Bonomi sostituisce quello ben più urgente e inedito in cui prosperano le filiere dell’impulso, dell’emozione e del desiderio.

2002-Aldo Bonomi, La comunità maledetta, Viaggio nella coscienza di luogo, Edizioni di Comunità, Torino
Dalle periferie e non dal centro devono essere affrontate le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione postfordista, i conflitti tra flussi e luoghi, il ruolo centrale del volontariato. In questa prospettiva infatti esse mostrano il loro profilo più autentico; rivelando, proprio nei punti di maggiore attrito, i nervi scoperti dell’ipermodernità globalizzata. Questa conclusione emerge dal diario di un viaggio che Aldo Bonomi ha computo dalla Croazia fino ai confini della Macedonia e del Kosovo, attraverso la Bosnia e la Serbia, nella primavera del 2001. la descrizione di tale viaggio attraverso luoghi in cui la comunità è ormai una parola maledetta si intreccia con il racconto di un secondo percorso, questa volta intellettuale, attraverso la globalizzazione e le sue reti finanziarie. Dall’incontro nella ex Jugoslavia, a Prijedor, con le autorità locali e con i volontari, impegnati nella costruzione di un’Agenzia per la Democrazia locale nella regione, scaturisce infatti la riflessione teorica che l’autore conduce sulla delicata opera del volontario, impegnato nel tentativo di ricucire i conflitti fra “società dei flussi” e “società dei luoghi” non solo nel teatro della Serbia post-bellica, ma ai margini delle nostre società post-moderne. Figura emblematica della nostra epoca, il volontario, che non scambia e non produce merci, ma realizza valore di legame, grazie alla sua capacità di “mettersi in mezzo” fra le comunità dell’odio, rappresenta il tassello fondamentale da cui occorre ripartire per costruire tracce di comunità a contatto con il territorio.

2003-Aldo Bonomi, Per un credito locale e globale, Le geocomunità del capitalismo italiano, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano
Il volume costituisce la rielaborazione del lavoro di ricerca sul territorio realizzato dal Consorzio AASTER su committenza del Gruppo UniCredito Italiano nell’ambito del Progetto Itaca. Tra i nodi strategici da affrontare in una prospettiva di sviluppo del nostro Paese, quello del rapporto tra banca e territorio ricopre una posizione di fondamentale importanza. E’ un rapporto da costruire adattandolo ai diversi contesti e situazioni, tenendo conto cioè dei tanti modelli produttivi e di sviluppo in cui si articola il panorama nazionale. Il capitalismo italiano, infatti, non è un “unico”, uguale a se stesso nelle differenti situazioni territoriali, e nemmeno costante nel tempo all’interno della stessa area territoriale. In effetti, se con il concetto di “capitalismo molecolare” si poteva analizzare la grande articolazione del modello di piccola impresa e i rapporti di questa con il territorio, ora si tratta di fare un passo ulteriore. Si tratta cioè di allargare lo sguardo osservando l’emergere di “piattaforme” territoriali in cui il nuovo capitalismo si articola su dimensioni di area vasta: la geocomunità. Queste sono entità territoriali che, oltrepassando i confini dei tradizionali distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, sviluppano le loro reti di relazioni in una scala più ampia grazie al concorso di una pluralità di attori locali e non. Prima e meglio che in sede di trattazione teorica, è possibile analizzare tutto questo attraverso l’osservazione diretta sul campo del nuovo capitalismo italiano nelle aree più sviluppate del Paese. Un’osservazione che, nel caso specifico di questo volume, si è basata su interviste in profondità agli attori locali e sulla partecipazione di questi a Forum territoriali di discussione dei problemi di ciascuna area territoriale.

2004-Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese, La città infinità, Bruno Mondadori, Milano
Il libro mette in scena la ricerca sociale su un mondo, la città infinita, che altro non è che la metafora dell’ipermodernità e dello spaesamento del vivere e del produrre in Lombardia. Racconta dell’andare in quel territorio ove si è tutti un po’ tutti “nomadi e prigionieri” alla ricerca di ciò che non è più, la comunità originaria, e di ciò che non è ancora, la città infinita. La Città Infinita è la mostra che celebra gli ottant’anni della Triennale di Milano e ha inaugurato il calendario del 2004

Introduzione (D. Rampello)
Pensare la città infinita
La città infinita (A. Bonomi)
L’infinito intrattenimento ovvero l’al di là della politica (A. Abruzzese)
Nomadi in prigione (M. Cacciari)
Sulle tracce della comunità (A. Bagnasco)
La città infinita: spazio e trama della modernità riflessiva (E. Rullani)
La schiuma metropolitana o il senso dell’indistinzione (U. Volli)
Identità e Noncittà (V. Codeluppi e M. Ferraresi)
La città nella città (A. Colonetti)
Il palcoscenico dell’industria (A. Morra)
Un’agenzia di cittadinanza nella città infinita (Don V. Colmegna)
L’impero provinciale (F. La Cecla e R. Lazzarino)
La civiltà di Betelgeuse ai tempi del teletrasporto (A. Caronia)
Mettere in mostra la Città Infinita
Di sotto in su (F. Origoni)
Reportage sulla mostra (U. Lucas)
I video di “La città infinita” (E. Papetti)
Guardare la Città Infinita
Lo sguardo di quattro fotografi: Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Francesco Radino, Edward Rozzo
Le mappe della Città Infinita
I numeri
Le mappe
Il racconto della Città Infinita
Tracce di comunità
I capitalisti personali
Le imprese molla
Le trame
I padroni dei flussi
Sei personaggi in cerca di rappresentazione
Dall’avventuriero di Simmel al cow-boy della città infinita
Intervista a Davide Van de Sfroos

2004-Aldo Bonomi (a cura di), Il passaparola dell’invisibile, Laterza, Bari
Con le sue 1.300 cooperative, i 75 consorzi territoriali ed i 35.000 addetti, la rete CGM rappresenta la più importante aggregazione imprenditoriale della cooperazione sociale italiana. Un ruolo che non deriva solo dalla pur stringente logica dei numeri, ma dalla funzione anticipatrice e innovativa svolta nell’elaborazione teorica e pratica di modelli d’azione, di cultura organizzativa, di istituzioni, che oggi costituiscono senso comune e denominatore condiviso di gran parte della cooperazione sociale. Concentrandosi sull’identità culturale e organizzativa della rete, la ricerca ha consentito di organizzare la riflessione attorno ai temi che hanno accompagnato il movimento cooperativo nella transizione dalla sua fase “pionieristica” ai giorni nostri. Temi che sono riassumibili in quattro concetti-chiave, ritenuti i più appropriati al fine di porre in risalto gli elementi di razionalità (e quindi, “pezzi” di strategia) che distinguono la rete, ed al suo interno, l’agenzia strategica: scarsità (di risorse materiali); casualità (dei processi di reclutamento); sentimenti (intesi come produzione di senso e di gratificazioni); comunità (intesa come modalità d’interazione tra gli attori interni al sistema) Sono concetti che in pratica riassumono la combinazione – ormai entrata in tutto il mondo della cooperazione sociale, ma che viene esaltata da CGM – tra l’adesione ideale ad un sistema di valori e l’invenzione di pratiche inerenti l’organizzazione e la gestione degli apporti individuali. I primi e le seconde devono essere tra loro coerenti, pena lo scadere a vuoto enunciato (gli uni) e pura tecnica (le altre). I problemi aperti, proprio sui nodi che interrogano l’identità delle imprese in questione, sono innumerevoli. Ma ciò che ha valenza strategica, per il futuro della rete d’imprese diffuse sul territorio, è proprio la capacità di riprodurre e diffondere i processi di organizzazione intenzionale dei significati dell’azione collettiva.

2004-Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Giuseppe De Rita, Che fine ha fatto la borghesia? Einaudi, Torino
Abstract del contributo di Aldo Bonomi al volume collettaneo con Giuseppe De Rita e Massimo Cacciari.
Il saggio rifiuta dichiaratamente di dare una definizione esplicita di neoborghesia. Troppi infatti sono i cambiamenti in corso e qualsiasi tentativo di definirla rischierebbe dall’oggi al domani di essere contraddetto dai fatti. D’altra parte è proprio nel mutamento sociale che al ricercatore è richiesto il suo punto di vista, il suo coraggio di mettersi e di farsi mettere in discussione. Quindi il processo di formazione di una nuova borghesia viene affrontato in maniera indiretta, per così dire. Così, trattando all’inizio i cambiamenti del lavoro e l’emergere del capitalismo personale, se pure non viene data una definizione esaustiva di neoborghesia, viene però descritto il bacino sociale entro il quale la neoborghesia ha le sue radici. Allo stesso modo, nei paragrafi successivi, parlando di geocomunità e terziarizzazione, si è preferito dar ragione del contesto ambientale in cui la nuova borghesia prende forma, non già delle sue caratteristiche generali. Così, illustrando anche con esempi concreti alcune caratteristiche dei diversi gruppi sociali in cui la neoborghesia sembra essere ormai una realtà acquisita, vengono suggerite alcune proprietà attraverso le quali la neoborghesia opera in quanto tale. Infine, sulla base di tutto questo vengono azzardate alcune ipotesi sulle affinità che si profilano tra neoborghesia e nuove élites. In sostanza, in questo saggio la neoborghesia la si deduce più di quanto non la si definisca. All’autore è sembrato questo l’atteggiamento più convincente da adottare, oltre che intellettualmente più onesto.

2005-Aldo Bonomi, Enzo Rullani, Il capitalismo personale-Vite al Lavoro, Einaudi, TorinoL’espressione “capitalismo personale” mette insieme due termini contradditori, che in passato si è cercato di separare. La natura impersonale del capitale – considerata sinonimo di modernità – lo identificava strettamente con l’ambito dell’azienda, mentre la persona apparteneva allo spazio proprio della vita privata, nettamente distinto dall’ambito tecnico della produzione. Oggi però il capitale ha sempre più bisogno delle persone, che si impegnino nelle aziende utilizzando al meglio le proprie capacità e sviluppando autonomie crescenti: una grande opportunità, non indenne tuttavia da rischi e sofferenze. Sommando diverse categorie, la metà del lavoro prestato oggi in Italia e riconducibile, secondo stime del Censis, a figure di “capitalisti personali”. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che Bonomi e Rullani documentano ricorrendo alle stesse parole dei protagonisti.

2007 – Aldo Bonomi e Davide Rampello. Famiglia SpA – Convivenza generazionale e longevità d’impresa.
In Italia il tema della successione imprenditoriale affonda le proprie radici nella matrice famigliare del nostro peculiare modello di sviluppo, nell’alveo delle economie capitalistiche. Come ha sottolineato efficacemente l’eminente studioso delle economie locali Giacomo Becattini, nel nostro Paese l’impresa non è mai stata semplicemente una “molecola del capitale”, ma ha rappresentato piuttosto un “progetto di vita”, con ciò alludendo, tra l’altro, al peso assunto dalle dimensioni sociali, comunitarie e psicologiche di cui occorre tenere conto nell’analisi del fenomeno del ricambio generazionale all’interno delle imprese. In questo quadro ci è sembrato importante guardare alle particolari modalità attraverso le quali questo delicato passaggio avviene nell’epoca della globalizzazione dispiegata, sullo sfondo di una lunga deriva storica che chiama in causa uno degli archetipi fondanti della civiltà occidentale, ovvero al complesso rapporto tra padri e figli come ambito dialettico fondamentale per la formazione della personalità dei soggetti. Così ci è parso opportuno accostare alla riflessione e al racconto sociologico relativi all’evoluzione dei milieux competitivi e territoriali nei quali si perpetua quella struttura portante del tessuto industriale italiano, costituito in gran parte dalle medie imprese leader, un ampio repertorio di suggestioni che si snoda lungo tutta la tradizione letteraria europea, da cui pure ha tratto linfa vitale la teoria psicoanalitica. La bontà di questa scelta si è ulteriormente consolidata nel corso dell’esperienza territoriale che ha riunito a conoscersi e a discutere, in ciò che, con una certa enfasi, possiamo chiamare simposio conviviale itinerante, i rappresentanti del management di un big player finanziario come UniCredit Private Banking e un’ampia schiera di protagonisti delle storie di successione, accompagnati da due animatori come noi. Ancora una volta è attraverso la paziente frequentazione del territorio che è possibile cogliere la complessità e la ricchezza umana dei tanti soggetti che, nella profondità dei meandri delle relazioni che uniscono i membri di una famiglia, contribuiscono ad elaborare una visione complessiva per il futuro del Paese.

2008-Aldo Bonomi. Milano ai tempi delle moltitudini. Bruno Mondadori
Nella transizione in uscita dall’industrialismo fordista, Milano si è frammentata. Non solo, nella sua geometria urbana, ma anche per il moltiplicarsi delle barriere interne tra le schegge della sua composizione sociale. C’è relazione tra la centrifugazione urbana di una città dai confini sempre più slabbrati, e la creazione di barriere quasi antropologiche tra i diversi frammenti del suo corpo sociale. Un’antiutopia negativa, fatta di convivenza apparente tra pezzi di città “nuda”, senza diritti e senza rappresentazione, persi, esclusi, lasciati spesso ai margini, fianco a fianco alle comunità chiuse dei ghetti volontari per ricchi, per l’élite della nuda vita. La sottile linea rossa lungo la quale questo libro scava è il racconto di queste schegge di città per non arrendersi all’idea della loro incomunicabilità. Sono cinque i cerchi, i frammenti di composizione sociale raccontati in questo libro. Il primo cerchio ci svela come sono cambiate le élites. Per usare le parole del Novecento i “padroni”. La vecchia borghesia dei Falck e dei Pirelli o non c’è più o è salpata dalla città. Oggi cresce una neoborghesia dei flussi finanziari e del capitalismo delle reti che lavora nella città ma non la vive più. Nel secondo cerchio troviamo il commercio, dalle botteghe di quartiere al nuovo commercio esperienziale. Poi il terzo cerchio in cui si racconta del cambiamento della classe operaia, trasformata dalla globalizzazione in moltitudine dei lavori servili e dequalificati. E’ anche il cerchio della città invisibile, delle aree dimesse occupate, degli insediamenti temporanei, dei campi nomadi. Il quarto cerchio mostra l’emergere dei professionisti della creatività legati alla trasformazione della città in una grande macchina dell’intrattenimento e della moda. Infine il quinto cerchio fuori le mura della città, fabbrica a cielo aperto dentro la città infinita milanese in cui si continuano a produrre le merci. Qui, dentro le mille fabbriche e fabbrichette, il lavoro si è frammentato. La classe operaia si è dispersa in mille rivoli, eppure continua a produrre e lavorare. Un racconto rigoroso e prezioso per comprendere i molti cambiamenti della città e la sua trasformazione.

2008-Aldo Bonomi, Il rancore, Feltrinelli
L’opera intende ripercorrere l’evoluzione della cosiddetta “Questione settentrionale”, così come è venuta trasformandosi da questione “locale” a questione di modernizzazione “nazionale”, a partire dall’ampia esperienza di ricerca sul territorio portata avanti da Aldo Bonomi negli ultimi 20 anni di professione. Lo sguardo con il quale si affronta l’analisi di questa trasformazione nel laboratorio del Nord è orientato ad evidenziarne l’impatto antropologico su alcune figure emblematiche di questa apocalisse culturale: la “paura” dell’operaio della fabbrica fordista di matrice metropolitana, lo “stress” del piccolo imprenditore della pedemontana lombardo-veneta schiacciato dall’apertura dell’economia internazionale, lo “spaesamento” dei componenti delle comunità alpine e pre-alpine di fronte allo sgretolamento dei tradizionali dispositivi di coesione sociale.
Sono queste tre figure idealtipiche del rancore locale contro le trasformazioni epocali che attraversano il territorio nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. Su questi sentimenti, che delineano la questione settentrionale come questione pre-politica, si innesta il messaggio politico delle leghe, che occupano lo spazio lasciato vuoto dalla crisi dei grandi partiti di massa del ’900. Sono infatti le leghe, poi confluite nella Lega Nord, a quotare le paure del Nord al mercato politico, in questa fase nascente attraverso il messaggio della secessione hard.

In questo quadro si inserisce di lì a poco il fenomeno Berlusconi, che interpreta pienamente il dispiegarsi di un individualismo competitivo di carattere essenzialmente antisociale. Un altro punto caratterizzante il berlusconismo è la personalizzazione della leadership; Berlusconi come “presidente della moltitudine”. La forza di Berlusconi, il suo messaggio, si basa sul potere del chiunque che dà identità al molteplice.
A fronte di questi fenomeni emergono sempre più evidenti le difficoltà della sinistra politica, che non riesce a cogliere la specificità del fenomeno leghista, avendo perso capacità interpretativa del cambiamento delle forze produttive e non comprendendo il mutamento della composizione sociale nel Nord del Paese, essendo perciò impossibilitata ad interpretarne politicamente la domanda.

Il secondo capitolo dell’opera è incentrato sul mutamento della questione settentrionale che, da insieme di fenomeni di resistenza di spaesati e stressati del Nord produttivo, diventa spia di una transizione economica e sociale che riguarda l’intero paese. Essa non è più interpretabile soltanto, o principalmente, come frutto di una resistenza del locale schiacciato dall’avanzare del globale. Accanto alle tre figure degli spaesati, degli stressati o dei naufraghi del fordismo, egemoni in origine, gli anni novanta vedono l’emersione, lenta e a tratti difficile, di nuovi ceti e nuove élites portatrici di una volontà di modernizzazione economica e culturale, oltre che di una richiesta di protezione dai suoi impatti negativi. Il profilarsi di una linea di divisione di questo tipo segmenta la società settentrionale non soltanto dal punto di vista della sua composizione sociale e di classe, ma anche per quanto riguarda il rapporto con la sfera della rappresentanza politica e sociale.

Nel passaggio tra anni ’80 e ’90 l’accumulo di grandi sfide internazionali e interne mina alla radice questa capacità. Dentro una crisi verticale di legittimità ed efficacia decisionale della politica, le pulsioni modernizzanti e quelle difensive tornano a divaricarsi e, orfane di una mediazione unitaria, tendono contemporaneamente a corporativizzarsi, a restringere il loro orizzonte. Oppure, sempre più spesso, a tramutarsi in una sorta di guerra civile molecolare tra chi chiede alla politica di accompagnare il proprio desiderio di partecipare alla nuova dimensione globale e chi invece le chiede di (ri)perimetrare il territorio per puntellare una comunità locale che si sente sotto scacco. Dentro questo cambiamento il dinamismo dei soggetti finisce per incrociare una politica che appare sempre più come una foresta pietrificata. Un oracolo muto, spesso incapace di fornire risposte ad una società che, faticosamente, passo dopo passo, stava allora apprendendo la grammatica del globale.

Ma non è soltanto la politica “tradizionale” e “romana” a dimostrarsi in difficoltà nel riconoscere ed accompagnare il mutamento. Anche l’ipotesi della “secessione hard” fallisce nel dare una risposta all’altezza delle spinte modernizzatici. Troppo distanti appaiono le mitologie del “dio Po” da una classe imprenditoriale che, pur mantenendo i piedi nel locale, in quegli anni agiva già come una rete globale che aveva la testa nel mondo. E’ dentro questo doppia incapacità nell’accompagnare e ascoltare la domanda di modernizzazione che la questione settentrionale inizia a rifluire dai furori bossiani per tradursi in tutela individualista delle piccole e fredde virtù economiche. Dentro una transizione, durissima, la questione settentrionale muta. Si stempera in una sindrome da “secessione dolce” rispetto alla dimensione delle istituzioni e della rappresentanza fatta più di disincanto e di indifferenza che di rancore. Come a dire che se le istituzioni non accompagnano ora si preferisce proseguire da soli più che organizzare il malcontento per cambiare le cose.

Nel terzo capitolo si delineano le modalità attraverso le quali il racconto il lavoro di ricerca sul territorio fa emergere alcune istanze di governance territoriale dentro la dinamica flussi-luoghi. La necessità di uscire dai localismi economici e di dare nuovo slancio alle funzioni metropolitane si traduce nella formazione delle piattaforme produttive come prima istanza “lobal”, ovvero come dispositivo territoriale attraverso il quale i soggetti locali cominciano ad elaborare strategie di accettazione della sfida globale. Si delineano così nuove forme di governance territoriali di carattere sistemico (geocomunità) che scaturiscono dall’intreccio tra capitalismo di territorio, e capitalismo delle reti. Nel modello del capitalismo di territorio, organizzato in piattaforme produttive guidate da reti d’imprese medie a capo di gruppi, appare quindi sempre più evidente la rilevanza strategica, e la funzione di leadership, di quello che si definisce capitalismo delle reti. Un sistema di attori, vale a dire, che definisce il proprio ruolo economico intorno alla gestione delle “macchine a vapore” del postfordismo: le fabbriche del capitale umano e della conoscenza, come le Università e le altre istituzioni formative; i servizi collettivi, compresi quelli pubblici (dalle CCIAA alle ASL alla burocrazia pubblica locale); le reti della creatività, del linguaggio, della comunicazione al servizio dell’impresa; la finanza e l’intermediazione di denaro;i brand che danno identità e personalità ai prodotti locali; le funzioni intelligenti di gestione del ciclo (all’interno e fuori “dalle mura” delle fabbriche – si pensi al ruoli dei logistic provider; le utilities (energia, acqua, sistemi di trasporto, gas, ecc.); le Fiere dove si rappresentano i territori e le loro qualità produttive; le reti digitali e satellitari; le infrastrutture per i trasporti, intesi sia come assi (autostrade, strade, ferrovie, ecc.) e nodi/terminali d’interconnessione (porti, aeroporti, interporti, ecc.).

L’evoluzione dei diversi ambiti economici e istituzionali nei diversi contesti locali analizzati, evidenziano, nel migliore dei casi, una polifonia emergente, ma non ancora una governance poliarchica. Come a dire: sta emergendo, con diverse sfumature locali, una neoborghesia in grado di contribuire in modo significativo al governo delle trasformazioni che interessano organizzazioni e settori nel senso di una connessione virtuosa tra flussi e vocazioni locali, mentre stentano a delinearsi figure che sappiano raccordare i diversi percorsi evolutivi.
Oggi ciò che si chiede alla politica, che è più che mai necessaria al contrario di ciò che qualcuno potrebbe pensare, è di mettersi in mezzo fra i flussi e i luoghi, prendere i luoghi, accompagnarli ad agganciarsi ai flussi e tornare indietro. E per questo non basta la visione delle reti per la competizione, occorre estendere la logica al nuovo welfare e alla coesione sociale. E non è una prospettiva politica poi tanto astratta, poiché se si considerano i grandi punti critici, questi rimandano tutti a conflitti tra flussi e luoghi (TAV, base americana di Vicenza, tensioni diffuse con i Rom).

Sulla necessità di accompagnare i luoghi nella globalizzazione, operando sulle reti per la competizione e sulla coesione sociale, sono chiamate a delineare una prospettiva politica le due forze della sinistra che vengono avanti: Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.

Consorzio A.A.STER

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Città di Venezia – Comune – Bilancio


Città di Venezia – Comune – Bilancio

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Cacciari Massimo, sindaco di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010


Un’Amministrazione comunale uscente ha il dovere di dire con chiarezza ai propri cittadini – con la chiarezza incontestabile dei numeri, soprattutto, e con il riscontro dei fatti concreti, a tutti evidenti – che cosa ha fatto, se ha mantenuto gli impegni, a che punto sono i progetti ancora in corso: sì che ogni cittadino possa confrontare i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi programmati, e formulare così un proprio giudizio, competente, sereno, obiettivo.E’ il senso di questo bilancio di fine mandato, che, con quasi duecento schede dettagliate e puntuali, e una ampia e variegata dovizia di notizie e di numeri, illustra l’attività del quinquennio amministrativo, verificandone la rispondenza con il programma di governo mio e della coalizione che su quel programma si è costituita e ha operato.Riqualificazione del territorio e delle sue infrastrutture e miglioramento della vita quotidiana dei suoi cittadini, siano essi residenti o fruitori per lavoro, per studio, per turismo sono state le prospettive strategiche sulle quali si è mossa l’Amministrazione comunale da me guidata: sono certo che scorrendo con animo scevro da pregiudizi questo bilancio, ogni cittadino potrà apprezzare quanto di positivo è stato fatto in questa direzione, e cogliere così le grandi opportunità e potenzialità di cui Venezia e Mestre possono oggi usufruire, continuando sulla strada su cui ormai si sono definitivamente avviate. Massimo Cacciarisindaco di Venezia

Città di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010

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Dipak Pant parla delle sue ricerche economiche e antropologiche nelle TERRE ESTREME


Dipak Pant parla delle sue ricerche economiche e antropologiche nelle TERRE ESTREME

Consiglio di associare questa vivissima conversazione, che mostra l’intelligenza scientifica e progettuale di Dipak Pant, a questa lezione che ha tenuto a Como:

DIPAK PANT in tema di ABITARE BENE LA TERRA al ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010, organizzato dal Liceo Scientifico e la Confindustria di Como, il 25 febbraio 2010

Professor Dipak R. Pant Ph.D.

Direttore – Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia Sostenibile  (Head, Interdisciplinary Unit for Sustainable Economy)

Docente-titolare di Economia Sostenibile e di Sistemi Economici Comparati  (Professor, Sustainable Economic Policy and Management and Comparative Economics)

Universita’ Carlo Cattaneo (LIUC), Castellanza (VA)

Civicum, Rapporto Civicum sui Comuni italiani,, 2009


Civicum ha presentato a Torino il Rapporto Civicum sui Comuni italiani, un ampio confronto sui conti dei più grandi e importanti Comuni. La presentazione è avvenuta alla presenza del sindaco di Torino e presidente dell’Anci Sergio Chiamparino.

È possibile fin da ora scaricare e visualizzare l’intero Rapporto arricchito di allegati grafici. Sul nostro sito internet si può inoltre consultare la corposa rassegna stampa che abbiamo raccolto dopo l’evento.

Rapporto

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