La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

La Chiesa, finalmente, pagherà l’Ici. Dopo anni di polemiche è stato il Governo Monti, alla vigilia dell’incontro annuale dei vertici della Repubblica e della Chiesa, a darne l’annuncio.

Per oggi pomeriggio è fissato l’incontro, in occasione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, tra Napolitano, Monti, il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Saranno presenti anche altri ministri del Governo Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini.

A quanto pare prima della “decisione finale” il governo, che avrebbe potuto muoversi in maniera completamente autonoma, ha invece intrattenuto una discreto e fitto colloquio. Insomma i rapporti Stato-Chiesa pare siano stati buoni e proficui.

Una nota di Palazzo Chigi precisa che “l’esenzione Ici fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un attività non commerciale”. E vengono abrogate le norme che prevedevano l’esenzione dove si svolge un’attività no-profit “prevalente” ma non esclusiva.

tutto l’articolo qui: La Chiesa pagherà l’Ici sugli immobili commerciali | CGIA MESTRE

—————————-

il Comunicato ufficiale:

In merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata a tutti gli enti non commerciali, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia e delle finanze Mario Monti ha comunicato al Vice Presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione, sulla base dei seguenti criteri:

- l’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale;

- l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;

- l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale;

- l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile.

Il Presidente Monti auspica che l’iniziativa del Governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010.


Comune di Como, Documento di Piano del Piano di governo del territorio ex art. 8, Lr. 12/2005

vai a: Documento di Piano del Piano di governo del territorio ex art. 8, Lr. 12/2005 « Coatesa sul Lario e dintorni.


Nuovi modelli di capitalismo per crescere, di Aldo Bonomi, in Il Sole 24 Ore


GUIDA AGLI ENTI LOCALI, settimanale del Sole 24 Ore


Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

C

Le strategie urbane di lotta alla povertà: Cittalia presenta i Quaderni del welfare

altPovertà familiare, welfare locale, abitare sociale e integrazione dei rom sono i temi dei quattro Quaderni del Welfare realizzati da Cittalia nell’ambito del progetto “Strategie locali di lotta alla povertà: città a confronto”, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.


ll manuale del buon amministratore Locale, da http://www.socialnet.it/documento.php?id_doc=531

fonte documento

ll manuale del buon amministratore Locale

….


immagine allegata

Edizioni Altraeconomia

Buone pratiche da copiare per Sindaci ed amministratori pubblici
La Pubblica Amministrazione può cambiare, a partire dal basso: il “Manuale del Buon Amministratore” è un ricco compendio di buone (spesso eccellenti) pratiche sperimentate in piccoli e medi Comuni italiani, in Province e consorzi di Comuni.
Norme, delibere e provvedimenti virtuosi che mettono al centro principi chiave come sicurezza-accoglienza, sviluppo-turismo sostenibile, traffico-mobilità intelligente, agricoltura-filiera corta, adottando indicatori incentrati sulla qualità della vita.
Spazio inoltre per i grandi temi, quali energia ed acqua intesi come “beni comuni” e per gli strumenti di verifica quali bilancio.
Un vademecum che mette in ordine la cassetta degli attrezzi del Buon Amministratore locale, che vuole essere protagonista di “piccole opere” per lo sviluppo locale. Numerosi gli esempi, concreti e replicabili: dal Bilancio Partecipativo del Comune di Canegrate all’accoglienza degli stranieri con il Progetto Rassicura di Pinerolo, fino al turismo sostenibile di Grottammare (AP) e all’impegno contro la criminalità organizzata dell’associazioni di Comuni “Avviso pubblico”.

Con un intervento di Rita Borsellino.

autore: Salvatore Amura e Stefano Stortone (2011)

da: ll manuale del buon amministratore Locale


Paolo Ferrario, Città e lavori “green” per la salvezza della Terra | Muoversi Insieme

La Terra ha quattro miliardi di anni, l’uomo ha cominciato a conquistarla e a dominarla duecentomila anni fa ed è dal 1950 che sono state provocate le più radicali alterazionisugli equilibri che si sono lentamente formati nel corso delle precedenti ere temporali.
La questione fondamentale dei prossimi decenni è riassunta in questa domanda: vogliamo invertire la rotta e salvare il nostro habitat?
Il recente film Home, La nostra terra, attraverso la bellezza delle immagini riprese dall’alto, narra in irripetibile forma visiva la vicenda evolutiva prima riassunta e flebilmente sostiene che è ancora possibile.
C’è dunque da riporre fiducia nelle Green Economies, ossia nelle economie che usano con efficienza le energie e le materie prime e che sono capaci di intervenire sugli ecosistemi senza danneggiarli.
In fondo, si tratta di tornare alle origini e ai valori della stessa “economia” la cui radice etimologica è amministrazione della casa.

….

segue qui:


Eugenio Bruno, Addio spesa storica per gli enti locali, in Il Sole 24 Ore, 19 novembre 2010


Accordi di programma ed amministrazione dei servizi

buongiorno prof  Ferrario,

sono …. , Le scrivo perchiederLe

se nel suo sito è presente una sezione sugli accordi di programma.

Inoltre è in grado di suggerirmi qualche testo o sito, approfondito, che
parli a proposito degli accordi di programma quadro, oppure qualche testo
che parli dei vantaggi per il Terzo settore, per esempio una fondazione, di seguire
o non seguire le Linee programmatorie definite in diversi accordi di programma.

testi amministrativi, aziendali, organizzativi…

La ringrazio in anticipo per l’attenzione,

Sinceri saluti,

….

RISPONDO:

egregio dott  ….

l’accordo di programma è la formula ammnistrativa attraverso cui più comuni ed altri enti possono mettersi d’accordo su un loro obiettivo comune

dunque tutta la pubblica amministrazione locale italiana è letteralmente disseminata di accordi di programma di più varia natura (ambiente, turismo, acqua, cultura …)

per comprendere la formula amministrativa dell’accordo di programma occorre fare riferimento ad un qualunque manuale di diritto degli enti locali

mi capita di segnalarne moltissimi in libri news (qui TUTTI i libri news: http://polser.wordpress.com/category/7-fonti-di-studio/libri-news/)

non ho previsto nelle mie reicerche un’area specifica per gli accordi di programma, poichè mi sono concentrato sui piani di zona (che per l’appunto sono adottati a mezzo di accordo di programma)

le voci del mio polser più adatte alla sua ricerca sono queste:

Il riferimento legislativo di base è la legge sulle autonomie locali:

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/00267dl.htm

per un manuale di diritto degli enti locali di buona fattura ed aggiornato consiglio di consultare il catalogo delll’editore Maggioli o Simone editore

quanto alle connessioni fra i cosiddetti soggetti di “terzo settore” e gli accordi di programma , di certo sarebbe opportuno seguirne l’evoluzione a livello locale. anche perchè la gestione associata fra comuni è l’unica scelta possibile per l’amministrazione locale

per farlo occorre:

prendere in considerazione un territorio

analizzare gli statuti dei comuni

vedere quaki accordi sono stati fatti e con chi

ecc ecc (insoma è una vara e propria microricerca a livello locale)

attenzione però che l’accordo di programma è solo una condivisione di obiettivi

poi per le gstione concreta dei servizi occorre sempre attivare altre forma amministrative:

appalti

convenzioni intercomunali

accreditamenti

convenzioni fra pubblico e privato

nell’augurarmi di averle fornito qualche spunto la saluto con cordialità

e le auguro buon fururo

paolo ferrario


GAD Lerner, Il modello Formigoni

Il modello Formigoni tra affari e capiclan
mercoledì, 21 luglio 2010
Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Il ciclo ventennale di egemonia della destra sulla regione Lombardia e sul comune di Milano sta degenerando in un esito sorprendente, su cui il primo a riflettere dovrebbe essere il suo protagonista indiscusso, Roberto Formigoni. Leader politico di Comunione e Liberazione, affiancato sul piano culturale dal medico Giancarlo Cesana che ha sostituito Carlo Tognoli alla presidenza del Policlinico di Milano, Formigoni è il condottiero che ha rovesciato la supremazia del cattolicesimo sociale interpretato da uomini come Piero Bassetti e Giuseppe Guzzetti; mentre nel capoluogo lombardo veniva meno il buongoverno del riformismo socialista.
Qual è il lascito della virata a destra, che dapprima ha portato al potere i militanti integralisti della restaurazione antisessantotto, per poi spartirlo con il populismo della Lega sotto l’ombrello protettivo oligarchico di Berlusconi?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, a partire dal fiore all’occhiello del ventennio formigoniano: il modello lombardo della sanità convenzionata.
E’ di ieri la notizia che anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Monza e Brianza risulta coinvolto nell’inchiesta sulle infiltrazioni politiche della ‘ndrangheta, come già il suo collega di PaviaEntrambi trattavano gli appalti con il capoclan dei calabresi Pino Neri, sostenitore di Giancarlo Abelli (per anni regista occulto della sanità lombarda, prima di assumere l’incarico di vice-coordinatore nazionale del Pdl), fotografato dagli inquirenti insieme al leghista recordman delle preferenze Angelo Ciocca. Questi manager gestiscono centinaia di milioni di budget e sovrintendono a una lottizzazione in cui i ciellini si sono rivelati maestri, quando si tratti di occupare gli incarichi ospedalieri, mentre cedevano spazio agli imprenditori privati nell’incasso delle convenzioni. Lo stesso Umberto Bossi in un primo tempo aveva incaricato un suo uomo, Alessandro Cè, di opporsi a tale andazzo, per poi esautorarlo e adeguarvisi.
Così l’affarismo ha finito per coinvolgere la Compagnia delle Opere, suscitando non poco malessere nelle stesse file cielline. Grazie alle commesse pubbliche è cresciuta una leva di imprenditori sconosciuti ma bene introdotti al Pirellone, come il monopolista delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, imputato per associazione a delinquere e disposto a versare 17 milioni di euro come patteggiamento per uscire dall’inchiesta. Grossi non è un affiliato di Cl ma è considerato intimo dei vertici del movimento, oltre che sostenitore di Giancarlo Abelli e socio di sua moglie Rosanna Gariboldi.
La destra lombarda ha cavalcato il tradizionalismo cattolico, scontrandosi più volte con i vertici della Chiesa ambrosiana, facendo sue le pulsioni reazionarie di una società impaurita, senza erigere distinzioni di valore e sottomettendosi al senso comune leghista: ben di più premeva a Formigoni consolidare la rete delle “opere” rispetto a quella della solidarietà. Per lo stesso motivo ha lasciato che si sbizzarrissero al suo fianco i politici procacciatori di licenze e appalti, imprenditori in proprio o per conto terzi. Ciò ha contribuito all’affermazione di gruppi di potere famelici contrapposti l’uno all’altro. Le risse intorno all’Expò 2015, l’insignificanza cui è ridotta l’Assalombarda, il prodigarsi dei vari La Russa e Podestà in soccorso a Ligresti, sono solo conseguenze di tale caos che nessuno, tanto meno Berlusconi, è in grado di governare.
Ma la speranza di Formigoni –stipulare un duplice compromesso con la concorrenza politica della Lega e con la spregiudicatezza affaristica dei numerosi clan berlusconiani- lungi dal propiziarne un ruolo di leadership nazionale, oggi lo costringe a fare i conti con una implosione del sistema che gli è sfuggita di mano, rivelando un tasso di illegalità diffusa non più gestibile.
La Lombardia, un tempo considerata locomotiva d’Italia, si scopre epicentro di traffici criminali. Qui converge, grazie alle collusioni della politica, il riciclaggio dei fatturati della ‘ndrangheta e il suo tentativo, in parte già portato a compimento, di penetrare nei gangli dell’economia legale oltre che nei vertici del potere amministrativo. L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica milanese scuote il governo del Pirellone, denota una ramificazione dei clan nella società lombarda impressionante, ma non sorprende: alcuni dei consiglieri regionali che intrattenevano rapporti organici con i capobastone erano già sotto inchiesta, ma nonostante ciò avevano ottenuto nell’aprile scorso la ricandidatura perché sono parte organica del sistema di potere. Imprescindibili, altro che semplici mele marce.
Quando, alla fine del mese, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio regionale della Lombardia, con all’ordine del giorno l’emergenza ‘ndrangheta e le infiltrazioni nella politica e negli appalti, alla presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, toccherà a Formigoni trarre le conseguenze di questo bilancio fallimentare.
Il modello lombardo della destra di governo è mortificante sia in termini di valori civili che di servizi resi ai cittadini.

GAD Lerner, Il modello Formigoni : ISintellettualistoria2


Luca Ricolfi, Governatori in bilico tra vizi e virtù – LASTAMPA.it

Sono giorni decisivi per la manovra del ministro Tremonti. Quello che si sta decidendo, infatti, è su quali enti dovranno gravare gli ingenti tagli di spesa che la manovra prevede per i prossimi due anni: 8 miliardi nel 2011, 15 miliardi nel 2012. Nessuno, fra i rappresentanti di Stato, Regioni, Enti locali (Province e Comuni) mette in discussione l’entità complessiva dei tagli, pari a 23 miliardi in due anni, ma un po’ tutti sottolineano che i sacrifici richiesti al proprio comparto sono eccessivi. Soprattutto gli enti territoriali, ossia Regioni, Province e Comuni, hanno espresso il loro disappunto. Non senza ragione, a mio parere: le spese di tali enti assorbono circa 1/3 della spesa pubblica corrente, mentre la manovra chiede loro di sostenere ben 2/3 dei sacrifici.

Per contro le Amministrazioni centrali, essenzialmente lo Stato e gli Enti di previdenza, contribuiscono per circa 2/3 alla spesa complessiva, ma sono chiamate a sopportare solo 1/3 dei sacrifici.

vai all’intero articolo: Governatori in bilico tra vizi e virtù – LASTAMPA.it.


Paolo Ferrario, Le Green Economics per la qualità degli stili di vita e la responsabilita fra generazioni, in Muoversi Insieme di Stannah, maggio 2010

Ce ne stiamo accorgendo amaramente giorno dopo giorno: la drammatica crisi della grande finanza iniziata alla fine del 2008 colpisce duro. Sembra che i mercati riprendano, ma poi arrivano altre tempeste monetarie che infieriscono sull’occupazione e sui redditi delle famiglie. E la televisione ci esibisce quotidianamente questi dati in modo ansiogeno e tendenzialmente depressivo.
Per fortuna, ci sono controtendenze, per ora non ancora dominanti, ma avviate su una direzione interessante. Si tratta delle Green Economics, ossia quell’insieme di modi di inventare, produrre e vendere merci con criteri di rispetto dell’ambiente e con finalità di miglioramento della qualità della vita.
Il tema va al cuore del rapporto fra le generazioni:  ….

l’articolo prosegue qui:

Vedi anche:

Blogged with the Flock Browser

D. Gatti, P. Rossi, ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE Le Aziende Speciali e la gestione dei servizi sociali nei Comuni lombardi, Maggioli editore, 2010


Novità giugno 2010
in offerta speciale on line

Le Aziende Speciali
e la gestione
dei servizi sociali
nei Comuni lombardi

ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE

Volume di pagine 200
con numerose tabelle, grafici e figure

Stampa a due colori

ESPERIENZE
DI WELFARE LOCALE

Da tempo le normative nazionali e regionali promuovono l’istituzione, da parte dei Comuni, di forme di gestione associata della rete dei servizi sociali e socio-sanitari, così da garantire efficacia, efficienza e innovazione nella programmazione e nel governo del welfare locale.

Una delle possibili forme giuridiche individuate dagli Enti Locali per rispondere a esigenze gestionali complesse è rappresentata dall’Azienda Speciale ed è il modello che si sta affermando, specie nelle province lombarde, come particolarmente innovativo.

Dall’analisi comparativa tra diciotto Aziende Speciali, consortili e comunali, aderenti al “NeASS – Lombardia”, scaturisce una rappresentazione complessiva di tale tipologia organizzativa e gestionale che permette di disegnare matrici comuni, punti di forza e di debolezza, pur in un quadro dove spiccano la peculiarità e l’originalità di ogni esperienza, unica in ragione del legame con il proprio contesto territoriale.

L’apprendimento delle suddette esperienze e le riflessioni contenute in questo nuovo volume forniscono utili tracce per approfondire il tema del cambiamento del welfare locale, in una logica di promozione dell’innovazione organizzativa:

Parte prima
1. Le Aziende Speciali come forma di gestione dei servizi alla persona.
2. Natura giuridica delle Aziende Speciali.

Parte seconda
3. La ricerca: note di metodo.
4. Il contesto demografico.
5. Nascita e finalità.
6. Il governo e la governante territoriale.
7. I modelli organizzativi.
8. I servizi.
9. Qualità e responsabilità sociale.
10. Risorse economiche.
11. Sintesi. Il consorzio NeAss tra innovazione istituzionale, polimorfismo organizzativo e radicamento territoriale.

A cura di:
D. Gatti,
 consulente e formatrice sui temi della qualità dei servizi alla persona e della valutazione sociale.
P. Rossi, docente di Organizzazione dei servizi sociali presso la Facoltà di sociologia dell’Università di Milano Bicocca. 

Per ricevere subito
ESPERIENZE DI WELFARE LOCALE
Maggioli Editore – Novità giugno 2010
Pagine 200 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5653.8

Blogged with the Flock Browser

Approvato il primo decreto legislativo di attuazione della legge sul federalismo fiscale: il “federalismo demanilae”

l Governo raggiunge un’altra tappa verso il federalismo: il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 20 maggio 2010, ha approvato il primo decreto legislativo di attuazione della legge sul federalismo fiscale. Il decreto, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, individua e attribuisce, a titolo non oneroso, a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni parte del demanio pubblico. Divieto di alienazione per gli enti locali con le finanze in dissesto.

Oggetto dell’attribuzione a Regioni ed Enti locali sono i beni del demanio marittimo, idrico, gli aeroporti di interesse regionale o locale, le miniere e gli altri beni immobili dello Stato e i beni mobili ad essi collegati;

Sono comunque esclusi dall’attribuzione:

  • i fiumi e i laghi di ambito sovraregionale, salvo per questi ultimi che vi sia intesa tra le Regioni interessate;
  • i beni della Difesa e i beni culturali, nei termini già previsti dalla normativa vigente;
  • la dotazione della Presidenza della Repubblica e i beni degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale;
  • gli immobili per uso istituzionale dello Stato, i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale ed internazionale,
  • le reti di interesse statale, le strade ferrate dello Stato, i parchi nazionali e le riserve naturali statali;
Blogged with the Flock Browser

Esperienze di welfare locale: le aziende speciali e la gestione dei servizi sociali nei comuni lombardia. Convegno di presentazione e della ricerca, Spazio Oberdan via Vittorio Veneto 2 Milano, 9 giugno 2010, 9,30-13,30


Bilancio di missione – Il Pensiero Scientifico Editore

Bilancio di missione
Anno: 2010
Autore/Curatore: Marco Biocca
Pagine: 300
978-88-490-0316-1
€ 28,00
Render conto del perseguimento degli obiettivi di salute assegnati alle Aziende sanitarie, andando oltre la “semplice” contabilità dei risultati finanziari, è l’esigenza cui si propone di rispondere uno strumento come il Bilancio di missione. Il libro raccoglie le esperienze e le riflessioni dei dirigenti e operatori che hanno avviato la sperimentazione dei Bilanci di missione in Emilia-Romagna tra il 2004 e il 2008, insieme ai commenti dei destinatari e utilizzatori nelle Aziende sanitarie. Un testo che si rivolge, quindi, non solo a coloro che producono (o vorrebbero produrre) questo genere di strumenti, ma anche a coloro che li ricevono (o li dovrebbero ricevere) e li utilizzano, come amministratori, componenti di associazioni sociali e politiche, dirigenti sanitari; uno strumento importante anche per docenti e studenti nel campo della programmazione e della gestione delle politiche, soprattutto di quelle sanitarie, e della comunicazione istituzionale.


Il web rilancia l’informazione locale, VoceArancio » Blog Archive » 31/03/2010

Crearle è facile, mantenerle più complicato: le testate online locali sono ormai un punto fermo nell’informazione. Quali e quante sono, chi le scrive, di che cosa parlano

VoceArancio » Blog Archive » 31/03/2010 – Il web rilancia l’informazione locale

Blogged with the Flock Browser

Aldo Bonomi, Pubblicazioni, Consorzio A.A.STER

1996-Aldo Bonomi, Il trionfo della moltitudine, Forme e conflitti della società che viene, Bollati Boringhieri, Torino
Questa prima opera muove dalla crisi della politica, dalla caduta delle forme di convivenza, dal declino delle appartenenze di classe e di popolo, per approdare all’apparire dei processi di spaesamento e di sradicamento prodotti nella società competitiva dalla mondializzazione dell’economia. Se globale e locale appaiono come i soli spazi fondanti per l’essere impaurito di fronte ad un futuro incerto, è invece nel glocale, cioè in un locale attraversato dalla globalità, che va cercata una dimensione del conflitto e del mutamento diversa dall’accettazione del presente. Il libro comincia con l’individuare, alla fine del Novecento, una dimensione del tempo sociale caratterizzata dal non più e dal non ancora, e pone il problema: c’è un percorso che permetta di andare oltre la disperazione del guardarsi indietro e la seduzione dell’immergersi nel presente? Sarà la società di mezzo, intesa sia come composizione sociale sia come luogo intermedio della rappresentanza, il soggetto in mutamento nella transizione dal fordismo al postfordismo, transizione caratterizzata dall’emergere della moltitudine indistinta (altra cosa rispetto alla folla e alla massa delle analisi tradizionali), Ma, contro l’apologia della smaterializzazione del lavoro o addirittura della sua fine, Aldo Bonomi riconosce il conflitto che si fonda sull’emergere, tra il locale e il globale, di luoghi di non identificazione in cui è visibile il tentativo estremo di sottrarsi al divenire moltitudine.

1997-Aldo Bonomi, Il capitalismo molecolare, La società al lavoro nel Nord Italia, Einaudi, Torino
L’ipotesi di lavoro contenuta in questo breve saggio è che sia possibile scrivere il racconto della transizione sociale, politica ed economica che stiamo vivendo assumendo un punto di vista parziale, guardando e scavando una parte del territorio, uno spazio locale che sta nel globale, quale è la società che si delinea nel Nord del nostro paese. Capitalismo molecolare vuol dire Nord Italia: 67,9 imprese per ogni 1000 abitanti, con una media di 4,9 addetti, di cui solo il 18,5% è costituito da imprese manifatturiere. Il libro illustra come grande fabbrica e pubblica amministrazione occupino una parte ormai ridotta del “popolo dei produttori” del Nord. E quanto questo nuovo capitalismo abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnare la fisionomia e le forme stesse del lavoro. Composto da situazioni difformi, il Nord è un arcipelago di contraddizioni e conflitti fra territori e sistemi produttivi. Ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla globalizzazione mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla modernizzazione. C’è il Nord padano, forte di risorse industriali e ambientali, e naturalmente l’area del sistema urbano-industriale (Milano, Torino, Genova), accomunata dal tentativo di ridefinirsi come company town o metropoli del terziario. Un sistema, quello urbano-industriale, che si avvia a essere rappresentato, più che dai suoi occupati, dai suoi pensionati, prepensionati e cassintegrati.

1998-Aldo Bonomi e Giuseppe De Rita, Manifesto per lo sviluppo locale, Dall’azione di comunità ai Patti territoriali, Bollati Boringhieri, Torino
Questo testo, scritto da Aldo Bonomi con Giuseppe De Rita, ripercorre la storia dello sviluppo locale in Italia, con particolare riferimento alla stagione dei Patti Territoriali a partire dallo stato nascente sino alla loro istituzionalizzazione. Mai come negli ultimi anni il tema dello sviluppo locale è stato oggetto di attenzione e materia di interventi da parte non solo di amministrazioni periferiche, ma anche da parte di istituzioni dello Stato centrale. Tuttavia la consapevolezza dell’importanza di questa materia ha portato alla luce molti problemi irrisolti: una cultura dello sviluppo locale storicamente deficitaria, residuale, sostanzialmente ai margini delle strategie che contano; una bassa efficienza delle istituzioni nell’approntare le risposte giuste ad una domanda di sviluppo che sale dal basso; e, prima ancora, la mancanza, da parte della politica, di un vero riconoscimento del ruolo svolto dagli attori locali e della loro domanda di protagonismo. Senza voler rivendicare alcun primato del sociale sulla politica; né, tanto meno, un primato del locale sul globale, c’è tuttavia da percorrere un cammino a tappe forzate verso il riconoscimento del ruolo insostituibile svolto dalle varietà subnazionali, dai loro protagonisti. Già nel titolo il libro svela i suoi intendimenti. Non una teoria dello sviluppo locale, né una ricerca su economie e società periferiche. Ma, per l’appunto, un “manifesto”, cioè un testo in cui si prende posizione e che, di conseguenza, invita a prendere posizione.

2000-Aldo Bonomi, Il distretto del piacere, Bollati Boringhieri, Torino
Pensiamo ai percorsi dei fine settimana che dilagano e si segmentano su una vasta rete di luoghi e nonluoghi: autostrade, parcheggi, parchi a tema, locali e discoteche… Una moltitudine percorre questo arcipelago alla ricerca dell’indimenticabile oggetto del divertimento, dell’evento unico, diventando atomi emozionali, mondi comunicativi, frammenti di vita. Come per la fabbrica fordista o per il capitalismo molecolare vi sono città e distretti produttivi dov’è stato possibile osservare le forme dei lavori e dei conflitti, così in quel territorio che va da Gardaland a Rimini e a Cattolica, includendo anche la città-regione di Bologna e Venezia, si dispiega la “fabbrica libertina” che può essere indagata e raccontata come il distretto del piacere. Qui il corpo diviene moneta vivente nel circuito produttivo della “liberazione” fisica e sessuale: fitness, body trance, massaggi, meditazione, rilassamento, danza. Qui mettono al lavoro la loro “nuda vita” le cubiste, i DJ, i PR e i tanti nuovi “attivi senz’opera” nel ciclo del “tempo libero” fatto di parchi-gioco e villaggi-vacanze. Il distretto del piacere , oltre a essere un nonluogo delle emozioni, dello spettacolo e del turismo, è anche un iperluogo della produzione dove sono al lavoro in forma precaria, saltuaria, stagionale 150.000 addetti: quanti ne aveva un tempo la FIAT nella virtuosa company town Torino. Al racconto della grande fabbrica e della società industriale, il libro di Aldo Bonomi sostituisce quello ben più urgente e inedito in cui prosperano le filiere dell’impulso, dell’emozione e del desiderio.

2002-Aldo Bonomi, La comunità maledetta, Viaggio nella coscienza di luogo, Edizioni di Comunità, Torino
Dalle periferie e non dal centro devono essere affrontate le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione postfordista, i conflitti tra flussi e luoghi, il ruolo centrale del volontariato. In questa prospettiva infatti esse mostrano il loro profilo più autentico; rivelando, proprio nei punti di maggiore attrito, i nervi scoperti dell’ipermodernità globalizzata. Questa conclusione emerge dal diario di un viaggio che Aldo Bonomi ha computo dalla Croazia fino ai confini della Macedonia e del Kosovo, attraverso la Bosnia e la Serbia, nella primavera del 2001. la descrizione di tale viaggio attraverso luoghi in cui la comunità è ormai una parola maledetta si intreccia con il racconto di un secondo percorso, questa volta intellettuale, attraverso la globalizzazione e le sue reti finanziarie. Dall’incontro nella ex Jugoslavia, a Prijedor, con le autorità locali e con i volontari, impegnati nella costruzione di un’Agenzia per la Democrazia locale nella regione, scaturisce infatti la riflessione teorica che l’autore conduce sulla delicata opera del volontario, impegnato nel tentativo di ricucire i conflitti fra “società dei flussi” e “società dei luoghi” non solo nel teatro della Serbia post-bellica, ma ai margini delle nostre società post-moderne. Figura emblematica della nostra epoca, il volontario, che non scambia e non produce merci, ma realizza valore di legame, grazie alla sua capacità di “mettersi in mezzo” fra le comunità dell’odio, rappresenta il tassello fondamentale da cui occorre ripartire per costruire tracce di comunità a contatto con il territorio.

2003-Aldo Bonomi, Per un credito locale e globale, Le geocomunità del capitalismo italiano, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano
Il volume costituisce la rielaborazione del lavoro di ricerca sul territorio realizzato dal Consorzio AASTER su committenza del Gruppo UniCredito Italiano nell’ambito del Progetto Itaca. Tra i nodi strategici da affrontare in una prospettiva di sviluppo del nostro Paese, quello del rapporto tra banca e territorio ricopre una posizione di fondamentale importanza. E’ un rapporto da costruire adattandolo ai diversi contesti e situazioni, tenendo conto cioè dei tanti modelli produttivi e di sviluppo in cui si articola il panorama nazionale. Il capitalismo italiano, infatti, non è un “unico”, uguale a se stesso nelle differenti situazioni territoriali, e nemmeno costante nel tempo all’interno della stessa area territoriale. In effetti, se con il concetto di “capitalismo molecolare” si poteva analizzare la grande articolazione del modello di piccola impresa e i rapporti di questa con il territorio, ora si tratta di fare un passo ulteriore. Si tratta cioè di allargare lo sguardo osservando l’emergere di “piattaforme” territoriali in cui il nuovo capitalismo si articola su dimensioni di area vasta: la geocomunità. Queste sono entità territoriali che, oltrepassando i confini dei tradizionali distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, sviluppano le loro reti di relazioni in una scala più ampia grazie al concorso di una pluralità di attori locali e non. Prima e meglio che in sede di trattazione teorica, è possibile analizzare tutto questo attraverso l’osservazione diretta sul campo del nuovo capitalismo italiano nelle aree più sviluppate del Paese. Un’osservazione che, nel caso specifico di questo volume, si è basata su interviste in profondità agli attori locali e sulla partecipazione di questi a Forum territoriali di discussione dei problemi di ciascuna area territoriale.

2004-Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese, La città infinità, Bruno Mondadori, Milano
Il libro mette in scena la ricerca sociale su un mondo, la città infinita, che altro non è che la metafora dell’ipermodernità e dello spaesamento del vivere e del produrre in Lombardia. Racconta dell’andare in quel territorio ove si è tutti un po’ tutti “nomadi e prigionieri” alla ricerca di ciò che non è più, la comunità originaria, e di ciò che non è ancora, la città infinita. La Città Infinita è la mostra che celebra gli ottant’anni della Triennale di Milano e ha inaugurato il calendario del 2004

Introduzione (D. Rampello)
Pensare la città infinita
La città infinita (A. Bonomi)
L’infinito intrattenimento ovvero l’al di là della politica (A. Abruzzese)
Nomadi in prigione (M. Cacciari)
Sulle tracce della comunità (A. Bagnasco)
La città infinita: spazio e trama della modernità riflessiva (E. Rullani)
La schiuma metropolitana o il senso dell’indistinzione (U. Volli)
Identità e Noncittà (V. Codeluppi e M. Ferraresi)
La città nella città (A. Colonetti)
Il palcoscenico dell’industria (A. Morra)
Un’agenzia di cittadinanza nella città infinita (Don V. Colmegna)
L’impero provinciale (F. La Cecla e R. Lazzarino)
La civiltà di Betelgeuse ai tempi del teletrasporto (A. Caronia)
Mettere in mostra la Città Infinita
Di sotto in su (F. Origoni)
Reportage sulla mostra (U. Lucas)
I video di “La città infinita” (E. Papetti)
Guardare la Città Infinita
Lo sguardo di quattro fotografi: Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Francesco Radino, Edward Rozzo
Le mappe della Città Infinita
I numeri
Le mappe
Il racconto della Città Infinita
Tracce di comunità
I capitalisti personali
Le imprese molla
Le trame
I padroni dei flussi
Sei personaggi in cerca di rappresentazione
Dall’avventuriero di Simmel al cow-boy della città infinita
Intervista a Davide Van de Sfroos

2004-Aldo Bonomi (a cura di), Il passaparola dell’invisibile, Laterza, Bari
Con le sue 1.300 cooperative, i 75 consorzi territoriali ed i 35.000 addetti, la rete CGM rappresenta la più importante aggregazione imprenditoriale della cooperazione sociale italiana. Un ruolo che non deriva solo dalla pur stringente logica dei numeri, ma dalla funzione anticipatrice e innovativa svolta nell’elaborazione teorica e pratica di modelli d’azione, di cultura organizzativa, di istituzioni, che oggi costituiscono senso comune e denominatore condiviso di gran parte della cooperazione sociale. Concentrandosi sull’identità culturale e organizzativa della rete, la ricerca ha consentito di organizzare la riflessione attorno ai temi che hanno accompagnato il movimento cooperativo nella transizione dalla sua fase “pionieristica” ai giorni nostri. Temi che sono riassumibili in quattro concetti-chiave, ritenuti i più appropriati al fine di porre in risalto gli elementi di razionalità (e quindi, “pezzi” di strategia) che distinguono la rete, ed al suo interno, l’agenzia strategica: scarsità (di risorse materiali); casualità (dei processi di reclutamento); sentimenti (intesi come produzione di senso e di gratificazioni); comunità (intesa come modalità d’interazione tra gli attori interni al sistema) Sono concetti che in pratica riassumono la combinazione – ormai entrata in tutto il mondo della cooperazione sociale, ma che viene esaltata da CGM – tra l’adesione ideale ad un sistema di valori e l’invenzione di pratiche inerenti l’organizzazione e la gestione degli apporti individuali. I primi e le seconde devono essere tra loro coerenti, pena lo scadere a vuoto enunciato (gli uni) e pura tecnica (le altre). I problemi aperti, proprio sui nodi che interrogano l’identità delle imprese in questione, sono innumerevoli. Ma ciò che ha valenza strategica, per il futuro della rete d’imprese diffuse sul territorio, è proprio la capacità di riprodurre e diffondere i processi di organizzazione intenzionale dei significati dell’azione collettiva.

2004-Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Giuseppe De Rita, Che fine ha fatto la borghesia? Einaudi, Torino
Abstract del contributo di Aldo Bonomi al volume collettaneo con Giuseppe De Rita e Massimo Cacciari.
Il saggio rifiuta dichiaratamente di dare una definizione esplicita di neoborghesia. Troppi infatti sono i cambiamenti in corso e qualsiasi tentativo di definirla rischierebbe dall’oggi al domani di essere contraddetto dai fatti. D’altra parte è proprio nel mutamento sociale che al ricercatore è richiesto il suo punto di vista, il suo coraggio di mettersi e di farsi mettere in discussione. Quindi il processo di formazione di una nuova borghesia viene affrontato in maniera indiretta, per così dire. Così, trattando all’inizio i cambiamenti del lavoro e l’emergere del capitalismo personale, se pure non viene data una definizione esaustiva di neoborghesia, viene però descritto il bacino sociale entro il quale la neoborghesia ha le sue radici. Allo stesso modo, nei paragrafi successivi, parlando di geocomunità e terziarizzazione, si è preferito dar ragione del contesto ambientale in cui la nuova borghesia prende forma, non già delle sue caratteristiche generali. Così, illustrando anche con esempi concreti alcune caratteristiche dei diversi gruppi sociali in cui la neoborghesia sembra essere ormai una realtà acquisita, vengono suggerite alcune proprietà attraverso le quali la neoborghesia opera in quanto tale. Infine, sulla base di tutto questo vengono azzardate alcune ipotesi sulle affinità che si profilano tra neoborghesia e nuove élites. In sostanza, in questo saggio la neoborghesia la si deduce più di quanto non la si definisca. All’autore è sembrato questo l’atteggiamento più convincente da adottare, oltre che intellettualmente più onesto.

2005-Aldo Bonomi, Enzo Rullani, Il capitalismo personale-Vite al Lavoro, Einaudi, TorinoL’espressione “capitalismo personale” mette insieme due termini contradditori, che in passato si è cercato di separare. La natura impersonale del capitale – considerata sinonimo di modernità – lo identificava strettamente con l’ambito dell’azienda, mentre la persona apparteneva allo spazio proprio della vita privata, nettamente distinto dall’ambito tecnico della produzione. Oggi però il capitale ha sempre più bisogno delle persone, che si impegnino nelle aziende utilizzando al meglio le proprie capacità e sviluppando autonomie crescenti: una grande opportunità, non indenne tuttavia da rischi e sofferenze. Sommando diverse categorie, la metà del lavoro prestato oggi in Italia e riconducibile, secondo stime del Censis, a figure di “capitalisti personali”. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che Bonomi e Rullani documentano ricorrendo alle stesse parole dei protagonisti.

2007 – Aldo Bonomi e Davide Rampello. Famiglia SpA – Convivenza generazionale e longevità d’impresa.
In Italia il tema della successione imprenditoriale affonda le proprie radici nella matrice famigliare del nostro peculiare modello di sviluppo, nell’alveo delle economie capitalistiche. Come ha sottolineato efficacemente l’eminente studioso delle economie locali Giacomo Becattini, nel nostro Paese l’impresa non è mai stata semplicemente una “molecola del capitale”, ma ha rappresentato piuttosto un “progetto di vita”, con ciò alludendo, tra l’altro, al peso assunto dalle dimensioni sociali, comunitarie e psicologiche di cui occorre tenere conto nell’analisi del fenomeno del ricambio generazionale all’interno delle imprese. In questo quadro ci è sembrato importante guardare alle particolari modalità attraverso le quali questo delicato passaggio avviene nell’epoca della globalizzazione dispiegata, sullo sfondo di una lunga deriva storica che chiama in causa uno degli archetipi fondanti della civiltà occidentale, ovvero al complesso rapporto tra padri e figli come ambito dialettico fondamentale per la formazione della personalità dei soggetti. Così ci è parso opportuno accostare alla riflessione e al racconto sociologico relativi all’evoluzione dei milieux competitivi e territoriali nei quali si perpetua quella struttura portante del tessuto industriale italiano, costituito in gran parte dalle medie imprese leader, un ampio repertorio di suggestioni che si snoda lungo tutta la tradizione letteraria europea, da cui pure ha tratto linfa vitale la teoria psicoanalitica. La bontà di questa scelta si è ulteriormente consolidata nel corso dell’esperienza territoriale che ha riunito a conoscersi e a discutere, in ciò che, con una certa enfasi, possiamo chiamare simposio conviviale itinerante, i rappresentanti del management di un big player finanziario come UniCredit Private Banking e un’ampia schiera di protagonisti delle storie di successione, accompagnati da due animatori come noi. Ancora una volta è attraverso la paziente frequentazione del territorio che è possibile cogliere la complessità e la ricchezza umana dei tanti soggetti che, nella profondità dei meandri delle relazioni che uniscono i membri di una famiglia, contribuiscono ad elaborare una visione complessiva per il futuro del Paese.

2008-Aldo Bonomi. Milano ai tempi delle moltitudini. Bruno Mondadori
Nella transizione in uscita dall’industrialismo fordista, Milano si è frammentata. Non solo, nella sua geometria urbana, ma anche per il moltiplicarsi delle barriere interne tra le schegge della sua composizione sociale. C’è relazione tra la centrifugazione urbana di una città dai confini sempre più slabbrati, e la creazione di barriere quasi antropologiche tra i diversi frammenti del suo corpo sociale. Un’antiutopia negativa, fatta di convivenza apparente tra pezzi di città “nuda”, senza diritti e senza rappresentazione, persi, esclusi, lasciati spesso ai margini, fianco a fianco alle comunità chiuse dei ghetti volontari per ricchi, per l’élite della nuda vita. La sottile linea rossa lungo la quale questo libro scava è il racconto di queste schegge di città per non arrendersi all’idea della loro incomunicabilità. Sono cinque i cerchi, i frammenti di composizione sociale raccontati in questo libro. Il primo cerchio ci svela come sono cambiate le élites. Per usare le parole del Novecento i “padroni”. La vecchia borghesia dei Falck e dei Pirelli o non c’è più o è salpata dalla città. Oggi cresce una neoborghesia dei flussi finanziari e del capitalismo delle reti che lavora nella città ma non la vive più. Nel secondo cerchio troviamo il commercio, dalle botteghe di quartiere al nuovo commercio esperienziale. Poi il terzo cerchio in cui si racconta del cambiamento della classe operaia, trasformata dalla globalizzazione in moltitudine dei lavori servili e dequalificati. E’ anche il cerchio della città invisibile, delle aree dimesse occupate, degli insediamenti temporanei, dei campi nomadi. Il quarto cerchio mostra l’emergere dei professionisti della creatività legati alla trasformazione della città in una grande macchina dell’intrattenimento e della moda. Infine il quinto cerchio fuori le mura della città, fabbrica a cielo aperto dentro la città infinita milanese in cui si continuano a produrre le merci. Qui, dentro le mille fabbriche e fabbrichette, il lavoro si è frammentato. La classe operaia si è dispersa in mille rivoli, eppure continua a produrre e lavorare. Un racconto rigoroso e prezioso per comprendere i molti cambiamenti della città e la sua trasformazione.

2008-Aldo Bonomi, Il rancore, Feltrinelli
L’opera intende ripercorrere l’evoluzione della cosiddetta “Questione settentrionale”, così come è venuta trasformandosi da questione “locale” a questione di modernizzazione “nazionale”, a partire dall’ampia esperienza di ricerca sul territorio portata avanti da Aldo Bonomi negli ultimi 20 anni di professione. Lo sguardo con il quale si affronta l’analisi di questa trasformazione nel laboratorio del Nord è orientato ad evidenziarne l’impatto antropologico su alcune figure emblematiche di questa apocalisse culturale: la “paura” dell’operaio della fabbrica fordista di matrice metropolitana, lo “stress” del piccolo imprenditore della pedemontana lombardo-veneta schiacciato dall’apertura dell’economia internazionale, lo “spaesamento” dei componenti delle comunità alpine e pre-alpine di fronte allo sgretolamento dei tradizionali dispositivi di coesione sociale.
Sono queste tre figure idealtipiche del rancore locale contro le trasformazioni epocali che attraversano il territorio nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. Su questi sentimenti, che delineano la questione settentrionale come questione pre-politica, si innesta il messaggio politico delle leghe, che occupano lo spazio lasciato vuoto dalla crisi dei grandi partiti di massa del ’900. Sono infatti le leghe, poi confluite nella Lega Nord, a quotare le paure del Nord al mercato politico, in questa fase nascente attraverso il messaggio della secessione hard.

In questo quadro si inserisce di lì a poco il fenomeno Berlusconi, che interpreta pienamente il dispiegarsi di un individualismo competitivo di carattere essenzialmente antisociale. Un altro punto caratterizzante il berlusconismo è la personalizzazione della leadership; Berlusconi come “presidente della moltitudine”. La forza di Berlusconi, il suo messaggio, si basa sul potere del chiunque che dà identità al molteplice.
A fronte di questi fenomeni emergono sempre più evidenti le difficoltà della sinistra politica, che non riesce a cogliere la specificità del fenomeno leghista, avendo perso capacità interpretativa del cambiamento delle forze produttive e non comprendendo il mutamento della composizione sociale nel Nord del Paese, essendo perciò impossibilitata ad interpretarne politicamente la domanda.

Il secondo capitolo dell’opera è incentrato sul mutamento della questione settentrionale che, da insieme di fenomeni di resistenza di spaesati e stressati del Nord produttivo, diventa spia di una transizione economica e sociale che riguarda l’intero paese. Essa non è più interpretabile soltanto, o principalmente, come frutto di una resistenza del locale schiacciato dall’avanzare del globale. Accanto alle tre figure degli spaesati, degli stressati o dei naufraghi del fordismo, egemoni in origine, gli anni novanta vedono l’emersione, lenta e a tratti difficile, di nuovi ceti e nuove élites portatrici di una volontà di modernizzazione economica e culturale, oltre che di una richiesta di protezione dai suoi impatti negativi. Il profilarsi di una linea di divisione di questo tipo segmenta la società settentrionale non soltanto dal punto di vista della sua composizione sociale e di classe, ma anche per quanto riguarda il rapporto con la sfera della rappresentanza politica e sociale.

Nel passaggio tra anni ’80 e ’90 l’accumulo di grandi sfide internazionali e interne mina alla radice questa capacità. Dentro una crisi verticale di legittimità ed efficacia decisionale della politica, le pulsioni modernizzanti e quelle difensive tornano a divaricarsi e, orfane di una mediazione unitaria, tendono contemporaneamente a corporativizzarsi, a restringere il loro orizzonte. Oppure, sempre più spesso, a tramutarsi in una sorta di guerra civile molecolare tra chi chiede alla politica di accompagnare il proprio desiderio di partecipare alla nuova dimensione globale e chi invece le chiede di (ri)perimetrare il territorio per puntellare una comunità locale che si sente sotto scacco. Dentro questo cambiamento il dinamismo dei soggetti finisce per incrociare una politica che appare sempre più come una foresta pietrificata. Un oracolo muto, spesso incapace di fornire risposte ad una società che, faticosamente, passo dopo passo, stava allora apprendendo la grammatica del globale.

Ma non è soltanto la politica “tradizionale” e “romana” a dimostrarsi in difficoltà nel riconoscere ed accompagnare il mutamento. Anche l’ipotesi della “secessione hard” fallisce nel dare una risposta all’altezza delle spinte modernizzatici. Troppo distanti appaiono le mitologie del “dio Po” da una classe imprenditoriale che, pur mantenendo i piedi nel locale, in quegli anni agiva già come una rete globale che aveva la testa nel mondo. E’ dentro questo doppia incapacità nell’accompagnare e ascoltare la domanda di modernizzazione che la questione settentrionale inizia a rifluire dai furori bossiani per tradursi in tutela individualista delle piccole e fredde virtù economiche. Dentro una transizione, durissima, la questione settentrionale muta. Si stempera in una sindrome da “secessione dolce” rispetto alla dimensione delle istituzioni e della rappresentanza fatta più di disincanto e di indifferenza che di rancore. Come a dire che se le istituzioni non accompagnano ora si preferisce proseguire da soli più che organizzare il malcontento per cambiare le cose.

Nel terzo capitolo si delineano le modalità attraverso le quali il racconto il lavoro di ricerca sul territorio fa emergere alcune istanze di governance territoriale dentro la dinamica flussi-luoghi. La necessità di uscire dai localismi economici e di dare nuovo slancio alle funzioni metropolitane si traduce nella formazione delle piattaforme produttive come prima istanza “lobal”, ovvero come dispositivo territoriale attraverso il quale i soggetti locali cominciano ad elaborare strategie di accettazione della sfida globale. Si delineano così nuove forme di governance territoriali di carattere sistemico (geocomunità) che scaturiscono dall’intreccio tra capitalismo di territorio, e capitalismo delle reti. Nel modello del capitalismo di territorio, organizzato in piattaforme produttive guidate da reti d’imprese medie a capo di gruppi, appare quindi sempre più evidente la rilevanza strategica, e la funzione di leadership, di quello che si definisce capitalismo delle reti. Un sistema di attori, vale a dire, che definisce il proprio ruolo economico intorno alla gestione delle “macchine a vapore” del postfordismo: le fabbriche del capitale umano e della conoscenza, come le Università e le altre istituzioni formative; i servizi collettivi, compresi quelli pubblici (dalle CCIAA alle ASL alla burocrazia pubblica locale); le reti della creatività, del linguaggio, della comunicazione al servizio dell’impresa; la finanza e l’intermediazione di denaro;i brand che danno identità e personalità ai prodotti locali; le funzioni intelligenti di gestione del ciclo (all’interno e fuori “dalle mura” delle fabbriche – si pensi al ruoli dei logistic provider; le utilities (energia, acqua, sistemi di trasporto, gas, ecc.); le Fiere dove si rappresentano i territori e le loro qualità produttive; le reti digitali e satellitari; le infrastrutture per i trasporti, intesi sia come assi (autostrade, strade, ferrovie, ecc.) e nodi/terminali d’interconnessione (porti, aeroporti, interporti, ecc.).

L’evoluzione dei diversi ambiti economici e istituzionali nei diversi contesti locali analizzati, evidenziano, nel migliore dei casi, una polifonia emergente, ma non ancora una governance poliarchica. Come a dire: sta emergendo, con diverse sfumature locali, una neoborghesia in grado di contribuire in modo significativo al governo delle trasformazioni che interessano organizzazioni e settori nel senso di una connessione virtuosa tra flussi e vocazioni locali, mentre stentano a delinearsi figure che sappiano raccordare i diversi percorsi evolutivi.
Oggi ciò che si chiede alla politica, che è più che mai necessaria al contrario di ciò che qualcuno potrebbe pensare, è di mettersi in mezzo fra i flussi e i luoghi, prendere i luoghi, accompagnarli ad agganciarsi ai flussi e tornare indietro. E per questo non basta la visione delle reti per la competizione, occorre estendere la logica al nuovo welfare e alla coesione sociale. E non è una prospettiva politica poi tanto astratta, poiché se si considerano i grandi punti critici, questi rimandano tutti a conflitti tra flussi e luoghi (TAV, base americana di Vicenza, tensioni diffuse con i Rom).

Sulla necessità di accompagnare i luoghi nella globalizzazione, operando sulle reti per la competizione e sulla coesione sociale, sono chiamate a delineare una prospettiva politica le due forze della sinistra che vengono avanti: Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.

Consorzio A.A.STER

Blogged with the Flock Browser

DIPAK R. PANT, Global sustainability and “EXTREME LANDS”: Economics, Policy and Planning, Berlino, 7 febbraio 2010


Città di Venezia – Comune – Bilancio

Città di Venezia – Comune – Bilancio

Blogged with the Flock Browser

Cacciari Massimo, sindaco di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010

Un’Amministrazione comunale uscente ha il dovere di dire con chiarezza ai propri cittadini – con la chiarezza incontestabile dei numeri, soprattutto, e con il riscontro dei fatti concreti, a tutti evidenti – che cosa ha fatto, se ha mantenuto gli impegni, a che punto sono i progetti ancora in corso: sì che ogni cittadino possa confrontare i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi programmati, e formulare così un proprio giudizio, competente, sereno, obiettivo.E’ il senso di questo bilancio di fine mandato, che, con quasi duecento schede dettagliate e puntuali, e una ampia e variegata dovizia di notizie e di numeri, illustra l’attività del quinquennio amministrativo, verificandone la rispondenza con il programma di governo mio e della coalizione che su quel programma si è costituita e ha operato.Riqualificazione del territorio e delle sue infrastrutture e miglioramento della vita quotidiana dei suoi cittadini, siano essi residenti o fruitori per lavoro, per studio, per turismo sono state le prospettive strategiche sulle quali si è mossa l’Amministrazione comunale da me guidata: sono certo che scorrendo con animo scevro da pregiudizi questo bilancio, ogni cittadino potrà apprezzare quanto di positivo è stato fatto in questa direzione, e cogliere così le grandi opportunità e potenzialità di cui Venezia e Mestre possono oggi usufruire, continuando sulla strada su cui ormai si sono definitivamente avviate. Massimo Cacciarisindaco di Venezia

Città di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010

Blogged with the Flock Browser

Dipak Pant parla delle sue ricerche economiche e antropologiche nelle TERRE ESTREME

Dipak Pant parla delle sue ricerche economiche e antropologiche nelle TERRE ESTREME

Consiglio di associare questa vivissima conversazione, che mostra l’intelligenza scientifica e progettuale di Dipak Pant, a questa lezione che ha tenuto a Como:

DIPAK PANT in tema di ABITARE BENE LA TERRA al ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010, organizzato dal Liceo Scientifico e la Confindustria di Como, il 25 febbraio 2010

Professor Dipak R. Pant Ph.D.

Direttore – Unità di Studi Interdisciplinari per l’Economia Sostenibile  (Head, Interdisciplinary Unit for Sustainable Economy)

Docente-titolare di Economia Sostenibile e di Sistemi Economici Comparati  (Professor, Sustainable Economic Policy and Management and Comparative Economics)

Universita’ Carlo Cattaneo (LIUC), Castellanza (VA)


Classifica governi locali

Blogged with the Flock Browser

Marco Vitale Il ruolo delle città e dei territori nello sviluppo locale

Marco Vitale Il ruolo delle città e dei territori nello sviluppo locale PDF, 247 KB

Blogged with the Flock Browser

Vittorio Ferri Le Città metropolitane in Italia. Una istituzione del federalismo

Vittorio Ferri Le Città metropolitane in Italia. Una istituzione del federalismo PDF, 308 KB

Blogged with the Flock Browser

Civicum, Rapporto Civicum sui Comuni italiani,, 2009

Civicum ha presentato a Torino il Rapporto Civicum sui Comuni italiani, un ampio confronto sui conti dei più grandi e importanti Comuni. La presentazione è avvenuta alla presenza del sindaco di Torino e presidente dell’Anci Sergio Chiamparino.

È possibile fin da ora scaricare e visualizzare l’intero Rapporto arricchito di allegati grafici. Sul nostro sito internet si può inoltre consultare la corposa rassegna stampa che abbiamo raccolto dopo l’evento.

Rapporto

Blogged with the Flock Browser

Cittadinanza attiva, Indagine sui bilanci dei maggiori comuni italiani


Resi noti i principali dati sull’ultima ricerca della Fondazione Civicum in tema di trasparenza ed efficienza delle amministrazioni pubbliche. Leggi l’articolo. Scarica la ricerca online. La Fondazione Civicum è uno dei partner con cui Cittadinanzattiva collabora sui temi della trasparenza.

Scarica la ricerca online

Blogged with the Flock Browser

Nesso (Como): incontri estivi di formazione e riflessione, 13/14 giugno 2009

Nesso (Como): incontri estivi di formazione e riflessione, 13/14 giugno 2009

Blogged with the Flock Browser

Civicum, LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI edizione 2009

Cari Amici,

desideriamo ricordarVi il prossimo convegno Civicum

FEDERALISMO E PRIVATIZZAZIONI

che avrà luogo Mercoledì 4 Marzo (9,45 – 12,30) presso la Camera di Commercio di Milano, Sala Conferenze, Via Meravigli 9/b, in occasione del quale verrà presentata la ricerca per noi realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca :

LE SOCIETA’ CONTROLLATE DAI MAGGIORI COMUNI ITALIANI: BILANCI

edizione 2009

La ricerca riguarda, come è noto, le società controllate dai Comuni di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Brescia e dei loro principali concorrenti. Nel complesso di tratta di 39 aziende esaminate nel quinquennio 2003-2007, il che rende questo lavoro una fonte di dati unica per estensione cronologica e grado analitico.

Le società esaminate nella ricerca sono soggetti privati a capitale misto e controllo pubblico che forniscono servizi nei settori dell’energia, del trasporto pubblico locale, delle risorse idriche, dell’igiene ambientale e dei servizi aeroportuali, raggiungendo nel complesso una rilevante dimensione economico-finanziaria e fornendo prestazioni di pubblica utilità che riguardano circa 10 milioni di cittadini.

La ricerca, che sarà presentata dal Dott. Gabriele Barbaresco dell’Ufficio Studi di Mediobanca,  assume in questa sua quinta edizione una particolare importanza per il delicato momento economico che il Paese attraversa in conseguenza della crisi mondiale, per la riforma del federalismo alle porte e per il sempre più discusso tema delle privatizzazioni.

Seguirà una tavola rotonda coordinata dal Dott. Mario Camozzi, Fondatore Promotore di Civicum, con la partecipazione di :

Giuseppe Bonomi, Presidente SEA SpA Aeroporti di Milano

Marco Cesaretti, Direttore Amministrazione Finanza & Controllo GTT SPA, Gruppo Torinese Trasporti

Sergio Galimberti, Presidente e Amministratore Delegato di AMSA SPA, Azienda Milanese Servizi Ambientali

Sergio Russo, Consigliere di Amministrazione CTP SPA, Compagnia Trasporti Pubblici Napoli

Francesco Sutti, Presidente ATC SPA, Azienda Trasporti Pubblici Bologna

Per partecipare al convegno pregasi confermare via e-mail a : info@civicum.it

Con i nostri migliori saluti,

FONDAZIONE CIVICUM

Via S. Pietro all’Orto, 10

20121 Milano

Tel. 02 76002026

Fax 02 795779

www.civicum.it


La classifica dei governanti più amati dagli italiani – Italiani

“Governance Poll 2008″. La classifica dei governanti più amati dagli italiani – Italiani.


Il regno inerme. Società e crisi delle istituzioni – De Rita Giuseppe

Titolo Il regno inerme. Società e crisi delle istituzioni
Autore De Rita Giuseppe
Prezzo € 10,00
Prezzi in altre valute
Dati 2002, 89 p.
Editore Einaudi (collana Gli struzzi)

qui il capitolo sul sistema di welfare italiano:


Friendly – Almanacco della società italiana, a cura di Laura Balbo,Anabasi, Milano 1993

Friendly – Almanacco della società italiana, a cura di Laura Balbo, Anabasi, Milano 1993


Il progetto

Abbiamo messo insieme un album di tracce e immagini friendly. Ci interessava capire se attraverso notizie di cui leggiamo sulla stampa, o qualche informazione più approfondita che ci arriva, in qualche modo si intuisca e si tematizzi la dimensione friendly. Sono frammenti, accenni, flash, raccolti nell’arco dell’anno che è passato, e che proponiamo all’inizio del 1993.

La pubblicazione che presentiamo è un numero zero. La riproporremo negli anni a venire, pur consapevoli del fatto che friendly, la nostra parola chiave, e l’idea stessa di questo progetto possono sembrare paradossali, fuori luogo, sbagliate. Nel corso dell’anno in effetti ci siamo chiesti – man mano che, con drammaticità imprevista, il quadro si faceva più negativo – se aveva senso mantenere la prospettiva che ci eravamo dati. Ma non pensiamo si possa continuare a vivere senza uno scenario in avanti. Al presente nessuna proposta viene avanzata, non ci sono progetti collettivi, che mirino a costruire, inventare, innovare, appunto rispetto alle condizioni della vita quotidiana.

E un progetto, dunque, su cui vogliamo continuare a lavorare; dandogli, se sarà possibile, respiro comparativo a livello europeo.

L’obbiettivo è di svolgere una funzione di tematizzazione; forse, di anticipazione. Questa idea, di cui cogliamo frammenti e tracce, vogliamo che se ne ragioni, che trovi spazio nel dibattito sul sociale, che sia messa in circolazione nelle teste e nei discorsi.

Tracce di vivere friendly ne abbiamo trovate: sono esempi di strategie individuali e di organizzazione dal basso e di autorganizzazione; sono ‘ idee innovative, sperimentazioni, applicazioni di ‘ tecnologie e progetti significativi. Quelle di cui ci occupiamo sono in genere notizie che non stanno nei titoli ne nelle prime pagine: sono confinate nella cronaca, spesso liquidate in pò- . che righe. Tuttavia ce ne sono: non sempre facili da interpretare; alcune, in verità, assai ambigue. Abbiamo incluso anche il falso friendly. E ci sono fatti che paiono andare nella direzio- i ne friendly, ma informazioni successive mettono in forse che siano davvero tali; iniziative che sono state bloccate o che comunque non sono andate avanti; indizi apparentemente friendly, ma non ne eravamo del tutto sicuri.

‘ Seguendo questo filo di ragionamento, abbiamo, molto semplicemente, selezionato e raccolto, dalla stampa quotidiana del 1992, notizie che in qualche modo alludessero a una dimensione , friendly di rapporti o regole sociali. Queste immagini e tracce – esili, frammentate – le proponiamo, e proponiamo di rifletterci su.

Riguardano attività e luoghi del vivere quotidiano: l’abitare, lo spostarsi, il sentirsi sicuri, lo stare bene, quanto si aspetta e che aria si respira e che acqua si beve. Dunque, non gli eventi pubblici, la politica e l’economia, le guerre e le relazioni internazionali: ciò che soprattutto riempie i giornali. Neppure riprendiamo previsioni di difficoltà, disfunzioni, inefficienze, disastri: è prevalentemente in questa chiave che ci vengono presentati i dati dell’esperienza quotidiana, mentre assai minore è l’attenzione prestata a dati e fatti del vivere “normale” e quotidiano. Quando qualcuno se ne occupa, è per drammatizzare il “caso umano” e giocare su aspetti di sensazionalismo o di scandalo. Notizie che magari ci colpiscono, ma che non parlano di “noi”. Aggiungiamo che il peso delle informazioni un-friendly sul totale raggiunge probabilmente il novantanove percento di tutte quelle pubblicate, tanto che anche a noi, nel fare questa rassegna, è stato diffìcile non farci assorbire dai fatti disastrosi della quotidianità italiana, onnipresenti e tanto drammatici; dalle innumerevoli vittime di violenza, sopruso, abbandono; dai segnali di impotenza e sfiducia. Ne è piena, non solo l’informazione, anche la nostra vita.

‘ Sommersi come siamo da un flusso di informa-, zioni tarate in modo diverso, noi stessi siamo ; orientali al “peggio”; segnati in questo senso nell’immaginario cosi come nella memoria. I segnali friendly vale allora la pena di farceli tornare all’attenzióne.

Il libro presenta queste notizie, spesso ignorate i o dimenticate. Esplora, mette insieme, propone:  è a un tempo una mappa, un catalogo, una vetrina dell’offerta che è possibile trovare: fatti segnalati, iniziative, idee, programmi, prodotti, i contesti organizzativi, sperimentazioni in atto. Ciò che offre il mercato, o che viene sperimentato in istituzioni del sociale, o ancora, pratiche e “invenzioni” individuali.

E probabile che a coloro che si occupano specificamente, o magari professionalmente, dell’uno o dell’altro aspetto,quel che abbiamo da dire sia ben noto; e che dispongano di molte altre informazioni. La ricomposizione che abbiamo tentato, se si guarda a specifici settori o temi, apparirà parziale, forse inutile. Ma il quadro complessivo, con ogni probabilità, in questo momento non lo ha nessuno.

Abbiamo cercato di descrivere i dati e le condizioni propri della nostra società cosi come si presentano a chi ci vive. Abbiamo dato grande spazio alla dimensione fìsica e simbolica dei contesti locali, concreti, del vivere quotidiano. Però ci guardiamo anche intorno, viaggiamo, leggiamo giornali stranieri, abbiamo contatti, occasioni di lavoro in giro per il mondo. Dunque, il quotidiano corrisponde a una dimensione locale che però è dentro-l’Italia-dentro-l’Europa-dentro-il-mondo. Per usare una categoria più generale, corrisponde all’esperienza del vivere nella tarda modernità, nel senso che Anthony Giddens e Ulrich Beck danno a questo termine.

Operativamente, si è proceduto in questo modo: il comitato scientifico ha impostato le scelte di concettualizzazione e le ipotesi complessive. Il gruppo di lavoro ha messo a punto i criteri metodologici relativi alle fonti da utilizzare, a come selezionare ” il materiale e a come organizzarlo. Lo spoglio della stampa è stato fatto su diciotto quotidiani nazionali, scelti per assicurare la pluralità delle voci e una soddisfacente varietà territoriale, nel periodo dal gennaio al dicembre 1992, e su alcuni settimanali. Non facciamo invece riferimento a pubblicazioni specializzate, mentre, occasionalmente, abbiamo ripreso notizie da pubblicazioni straniere e mensili.’ Nel riportare i dati2  abbiamo scelto in base all’efficacia della presentazione, al fine di richiamare alla memoria informazioni o, anche, emozioni: è per questo motivo che i quotidiani a ‘ carattere nazionale sono i più presenti. Rileggendo i ritagli e guardando le immagini ci si sente sollecitati, si ricorda, si riflette a quanto nel corso di un anno ci ha raggiunto, senza che ci sia stato tempo per elaborare questi stimoli. Ritroviamo eventi di un passato vicino, poi mai sviluppati. Ci domandiamo, per esempio: che ricadute hanno avuto, che cosa è successo dopo, si riproporranno in futuro? E soprattutto: possono servirci in qualche modo per cogliere linee di tendenza, per individuare l’agire secondo rapporti e regole friendly, o anche solo il desiderio di qualcosa che vada in quella direzione?

Qualche cenno sull’organizzazione del testo. Abbiamo lavorato su nove aree, che corrispondono ad attività e ambiti centrali del vivere. Sono:

Abitare, Aspettare, Essere consumatori e utenti, Natura-aria-acqua, Sentirsi sicuri, Starbene, Sposarsi, Tempo-per-sé, Vivere-con. Per ciascuna vengono presentati i ritagli di stampa che abbiamo selezionato (proposti in modo breve, con le stesse parole dei giornali da cui li abbiamo tratti, e senza commenti) e immagini: alcune di cronaca, , che si riferiscono agli stessi avvenimenti, alcune evocative; per illustrare la dimensione friendly, ma, altre, per ricordarci il contesto unfriendly in cui quotidianamente si vive.

Segue un commento, che è lo spazio in cui si cerca di ricollegare i fili del ragionamento. A questo fine, abbiamo chiesto ad alcuni studiosi della società italiana – che consideriamo sensibili a una proposta di lavoro in questa direzione, e in grado di fornire un contributo sia critico sia di arricchimento -, di interpretare con noi i dati. Soprattutto abbiamo provato a ragionare insieme sulle tracce raccolte (come leggerle, che implicazioni potrebbero avere) e sull’ipotesi complessiva. Ha senso, abbiamo chiesto -sulla base delle conoscenze e delle idee che ciascuno ha per il proprio settore di lavoro – mettere la dimensione friendly al centro di una analisi e di una proposta? Quali nodi emergono, alcuni dei quali riusciamo ad approfondire, mentre altri li segnaliamo soltanto?

I principali ambiti disciplinari e teorici di riferimento sono gli studi sulla “modernità”, sull’”innovazione sociale”, e sulla “vita quotidiana”. Ci sono stati suggeriti riferimenti alla letteratura e al dibattito, non soltanto sociologici; ci sono state fornite conferme, ma anche manifestate perplessità. Abbiamo dato spazio a proposte di integrazione, e a idee per ricerche da fare in futuro, e anche ad (apparenti) divagazioni.

‘ Per integrare e approfondire, ma soprattutto per andare oltre, abbiamo incluso un certo numero di tabelle e grafici (il testo non ha note; e soltanto pochi riferimenti bibliografici, relativi a contributi recenti). E per ogni voce presentiamo alcune schede, intese a definire un concetto, a illustrare con un esempio un’ipotesi innovativa, e in molti casi ad aprire un passaggio ulteriore. Infine c’è un breve glossario: sarebbe utile costruire, su questi temi, un linguaggio comune.

Una precisazione va fatta: le nove aree coprono solo parzialmente le attività e gli ambiti che con

sideriamo rilevanti (avevamo inizialmente previsto di elaborare anche comunicare, denaro, e lavorare). Ci sembra comunque che il materiale che presentiamo basti per cogliere il senso dell’esperimento che con questa pubblicazione abbiamo voluto fare. Completare e arricchire il lavoro avviato è ciò che ci proponiamo per il futuro.

(L’anno che è passato, è anche il caso di osservare, sembra corrispondere ad un momento particolare per la società italiana: si notano forti indicazioni di discontinuità, anticipazioni di qualcosa che potrebbe essere diverso, anche e forse i soprattutto nel contesto della vita quotidiana. Tutto questo andrà tenuto sotto osservazione.

Va detto infine che per l’una o l’altra area emergono connotazioni che caratterizzano l’Italia nel confronto con altri paesi, o che suggeriscono interrogativi su possibili sviluppi futuri. Una fonte !, che abbiamo trovato utile per ragionare sul “caso italiano” è la serie di pubblicazioni intitolate Recent Social Trends^ apparse nell’autunno 1992 come risultato di un progetto di ricerca internazionale. Non esiste uno studio “gemello” per l’Italia; tuttavia questo costituisce un riferimento e uno stimolo per dei ragionamenti compa-’ rativi, che abbiamo qualche volta suggerito^

Nel futuro intendiamo rendere questo progetto più interdisciplinare. Andrà raccolta una maggiore quantità e gamma di informazioni, utilizzando altre possibili antenne per cogliere la dimensione friendly, dovunque la si riesca ad individuare. Sarà forse adottata una metodologia diversa.

E vogliamo fare comunicazione su questi temi. Il progetto, la forma grafica, il linguaggio, mirano a far si che non si rimanga nell’ambito di interesse di qualche “specialista del sociale”. Sulla dimensione friendly, ci sembra utile che si sia in molti a interrogarsi.

; E osserviamo infine che, nel corso di un anno ; straordinariamente unfriendly, lavorare in que-i sta prospettiva ci ha fatto riflettere; e anche, un ‘ poco sollevato.

‘ I quotidiani sono: Corriere della sera, la Repubblica, La Stampa, II Sole-24 Ore, L’Indipendente, II Giorno, II Giornale, II Messaggero, II Resto del Carlino, La Nazione, II Mattino, II Secolo XIX, Roma, II Gazzettino, l’Unità, il Manifesto, Italia Oggi. I settimanali sono [‘Espresso, Panorama, I/Europeo, Epoca, Mondo Economico, Donna Moderna, il Salvagente.

2 Non abbiamo considerato notizie nel senso che qui interessa, e quindi non sono stati ripresi, dati tratti da sondaggi e ricerche, che spesso i mezzi di informazione viceversa presentano come dati di fatto.

“‘ Si tratta delle quattro pubblicazioni parallele, Recent Social Trends, 1960-1990, frutto di un progetto di ricerca comune, relative a Stati Uniti, Germania, Francia e Quebec, pubblicate congiuntamente da Campus Verlag e McGill-Queen’s University Press, 1992. I dati relativi alla Francia sono stati pubblicati in lingua francese (LOUIS DIRN, La So-cieté Francaise en Tendances, Paris, Presses Universitaires de France, 1990).

4 Per i dati sull’Italia sono stati utilizzati in particolare:

CENSIS, XXV Rapporto/1991 sulla situazione sociale del Paese, Milano/Angeli, 1991; CENSIS, Rapporto/1992 sulla situazione sociale del Paese, Milano, Angeli, 1992; ISPES, Rapporto Italia 1992, Koinè Edizioni.

Per altri dati di confronto si è fatto riferimento a fonti Eurostat, OCDE e CEE. In particolare:

OCDE, Employment Outiook, 1991; OCDE, Migration. The Demo-graphic Aspects, 1991; OCDE, Economie Outiook. Historical Sta-tistics, 1992; EUROSTAT, L’Europa in Cifre, 1992. ‘Inoltre: JOHN NAISBITT & PATRICIA ABURDENE, Megatrends 2000, New York, Avon, 1990; Megatrends for Women, New York, Villard Books, 1992.

(pagg. 11-14)