“La Stampa” 19 giugno 2010
L’ordine pubblico. Un equilibrio fra il disordine sopportabile e l’ordine indispensabile, Autori e curatoriFrancesco Carrer , Jean-Claude Salomon ContributiPierre Allaire, Carlo De Stefano, Sergio Garbarino, Manel Hermida Gonzales, Enzo Marco Letizia, Roberto Mangiardi, Marc Pons i Aguilar, Luigi Soriano, Francesco Tagliente, Giuseppe Tiani, Patrice Vaiente
Pubblicato: 9 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | Lascia un commento »
Il volume raccoglie i contributi composti da esperti di differenti Paesi in tema di ordine pubblico e fornisce uno spaccato interessante dei problemi incontrati nelle diverse realtà e delle strategie messe in atto per risolverli. Anche in quest’ambito, ovviamente, ogni Paese ha proprie tradizioni, modalità d’impiego e strumenti specifici in rapporto alla storia, alla cultura, alla libertà di manifestare e al concetto stesso di democrazia che lo contraddistingue. Tali differenze permangono, ma le tipologie di intervento tendono a uniformarsi in relazione alla sempre maggiore invasività e organizzazione para-militare degli estremisti, veri globetrotter della protesta violenta.
Ovunque permane in ogni caso il diritto inviolabile di poter manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso, cui deve corrispondere un analogo diritto di manifestare contro il dissenso stesso e ancor più il diritto alla tranquillità di tutti gli altri cittadini, quasi sempre la maggioranza, che non si sentono coinvolti né dalla manifestazione né dalle sue cause.
L’impegno di assicurare la libertà generale costituisce lo sfondo sul quale si inseriscono tutti gli sforzi messi in atto, violenti permettendo. Il fatto che la qualità e la professionalità nei servizi di ordine e sicurezza pubblica che le forze di polizia rendono alla collettività siano uno degli indicatori del livello di democrazia di un Paese spiega l’attenzione rivolta a questi temi.Francesco Carrer , criminologo, è esperto del Consiglio d’Europa e componente del Consiglio scientifico della Fondazione ICSA. Per i nostri tipi ha pubblicato, fra l’altro, La polizia nel terzo millennio. Potenzialità, limiti e modalità d’impiego (2006) e La valutazione dell’attività di polizia(con G. Dionisi, 2011).
Jean-Claude Salomon è consulente e formatore per i problemi della sicurezza urbana e componente del Conseil local de prévention de la délinquance di Parigi. È docente in diverse università e autore di numerosi testi, fra cui il collettaneo Sûreté. Mode d’emploi (2010).
Francesco Tagliente, Prefazione
Francesco Carrer, La gestione dell’ordine pubblico e delle manifestazioni: considerazioni generali
Patrice Vaiente, La gestione dell’ordine pubblico in Francia
Marc Pons i Aguilar, Manel Hermida Gonzalez, L’ordine pubblico in Catalogna
Jean Claude Salomon, La gestione dell’ordine pubblico in Inghilterra
Jean Claude Salomon, Le politiche dell’ordine pubblico negli Stati Uniti
Pierre Allaire, Mantenimento e ristabilimento dell’ordine in Québec
Luigi Soriano, Strategie per il mantenimento dell’ordine pubblico in Italia
Sergio Garbarino, Stress-lavoro correlato e ordine pubblico in Italia
Carlo De Stefano, Attività di intelligence e mediazione in occasione di pubbliche manifestazioni
Roberto Mangiardi, Ruolo della Polizia locale per la gestione dell’ordine pubblico
Giuseppe Tiani, L’ordine pubblico: qualche considerazione sulla realtà italiana
Enzo Marco Letizia, Postfazione
Gli autori.
da L’ordine pubblico. Un equilibrio fra il disordine sopportabile e l’ordine indispensabile.

Diamo luce ai diritti oscurati per una nuova giustizia, Cittadinanzattiva Informa numero 213
Pubblicato: 3 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Diritto Privato, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Diamo luce ai diritti oscurati per una nuova giustizia
Sette diritti per una nuova giustizia
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il 25 ottobre si è tenuta al Cnel di Roma “Sette diritti per una nuova giustizia”, appuntamento promosso dalla rete Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. La prima parte è stata dedicata allo stato del servizio giustizia in Italia. Qui puoi leggere la relazione introduttiva all’evento di Mimma Modica Alberti, coordinatrice della rete Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. Nella seconda parte della giornata abbiamo parlato di malpractice e della mediazione in ambito sanitario. |

dati e documenti sulle attività della Direzione Centrale per i servizi antidroga, della Direzione Investigativa Antimafia e della Stradale
Pubblicato: 23 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Tossicodipendenze | Lascia un commento »Dati sulla Sicurezza
In questa sezione ci sono dati e documenti sulle attività della Direzione Centrale per i servizi antidroga, della Direzione Investigativa Antimafia e della Stradale.
Nelle pagine dedicate al Ministero dell’Interno sono presenti i rapporti sullo stato della sicurezza in Italia.
2007
Ministero dell’Interno
Antidroga
Dia
2006
Ministero dell’Interno
Antidroga

Che cos’è la legge Reale?, Non sarebbe il caso di procedere a un inasprimento generale?, da ALTRI MONDI di Giorgio Dell’Arti
Pubblicato: 20 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Diritto Penale, Politica per la sicurezza, violenza urbana | 4 Commenti »…
Che cos’è la legge Reale?
Nel 1975 il ministro della Giustizia, Oronzo Reale, repubblicano, fece approvare questa legge (la 172/1975), intitolata «Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico» in cui si stabiliva il diritto delle forze dell’ordine a fare impiego delle armi, qualora ne ravvisassero la necessità, estendendolo anche ai casi di ordine pubblico; a fermare o arrestare preventivamente anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore entro le quali l’autorità giudiziaria avrebbe dovuto convalidare il provvedimento; normava infine l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini. Quest’ultimo punto, contenuto nell’articolo 5, venne poi eliminato. Contro la legge fu organizzato un referendum, ma gli italiani respinsero l’idea di abrogarla. E infatti è in vigore. Solo è caduta in disuso e per resuscitarla ci vuole un atto politico. È comunque giusto discuterne in Parlamento, dato che non siamo più nel 1975 e gli incidenti di Roma, fino a prova contraria, non stanno riaprendo la stagione del terrorismo.
Non sarebbe il caso di procedere a un inasprimento generale?
Bisogna stare attenti a non perdere la testa, a non squilibrarsi nell’altro senso, passando dal lassismo attuale a un giro di vite eccessivo e fuori luogo. Del resto, è questo il rischio che si corre quando si legifera in stato di necessità o sotto la spinta di un’emozione o di uno spavento. Modo di procedere che da noi purtroppo è la regola.
Come funziona la cosa all’estero?
Nessuno ha in mano la bacchetta magica capace di escludere in modo assoluto qualunque incidente. E tuttavia americani, tedeschi, francesi e inglesi sembrano meglio attrezzati di noi, specialmente nella fase preventiva. A Zuccotti Park (Usa) qualunque violazione della legge viene punita all’istante (da noi invece si lasciano impunemente occupare i binari da parte dei manifestanti), gli agenti, carichi di manganelli e manette, sono piazzati a pochi metri dagli indignati, il parco e gli eventuali cortei sono costantemente monitorati da torrette mobili bianche capaci di sollevarsi a decine di metri d’altezza, e far fotografie e ascoltare i discorsi. I poliziotti inglesi hanno il potere di perquisire e di fermare senza il mandato del giudice, il quale può emettere provvedimenti restrittivi nei confronti dei noti professionisti del disordine. In Francia la polizia procede a stretto contatto con gli organizzatori e interviene con decisione se sospetta un pericolo. In Germania è vietatissimo partecipare a un corteo col volto coperto o rendendosi irriconoscibili. Niente armi difensive, tipo i caschi. Sono ammesse le visite preventive alle teste calde, a cui si può proibire di partecipare a una manifestazione. In certi casi si può arrestare qualcuno in anticipo.
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DA ALTRI MONDI.
- Lunedì 17: Perché solamente a Roma c’è stata la guerriglia?
- Domenica 16: Ma la guerriglia che ha sconvolto Roma poteva essere evitata?

«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato», Ministero Dell’Interno – Notizie
Pubblicato: 19 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA della Politica italiana, Diritto Penale, Politica per la sicurezza, sinistre, violenza urbana | Lascia un commento »«Sabato pomeriggio la cieca violenza di 3 mila delinquenti incappucciati ha oscurato la protesta di migliaia di persone che volevano solo manifestare pacificamente». Il ministro dell’Interno Maroni, nella sua informativa al Senato, è intervenuto sugli scontri avvenuti a Roma nel corso della manifestazione degli ‘Indignados’. «Scene di guerriglia urbana hanno prevalso su cortei e slogan di una generazione preoccupata per il proprio futuro».
«Abbiamo visto» ha proseguito il ministro «nuove forme di terrorismo: un terrorismo urbano», «con la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova». «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato».
Il responsabile del Viminale, prima di riferire su fatti e numeri legati agli incidenti ha ringraziato il prefetto e il questore di Roma e tutte Forze dell’Ordine che sono state impegante nei servizi nella capitale. «E’ solo grazie alle Forze ordine che si è impedito che ci scappasse il morto».
«E’ destituito di ogni fondamento il fatto che non si sia fatto abbastanza sul fronte della prevenzione», ha detto Maroni aggiungendo che «i vertici delle Forze dell’ordine e dei Servizi mi hanno confermato che le informazioni le avevano tutte, ma le norme delle attuali leggi non consentono azioni preventive nei confronti di chi è sospettato di voler partecipare a incidenti di piazza». E’ per questo che «proporrò al Parlamento nuove misure legislative per consentire alle Forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione».
Tra i numeri presentati dal ministro, complessivamente in 24 ore sono state impiegate 3.000 unità tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinate da 107 funzionari della Polizia di Stato. Sono stati registrati danni a beni pubblici e privati pari a circa 5 milioni di euro. 80 mila gli Indignati che, pacificamente, hanno tentato di manifestare la loro protesta. Feriti 105 operatori delle forze di polizia e 35 manifestanti.
Ministero Dell’Interno – Notizie.

Parte dalla Lombardia il 112 Numero Unico di Emergenza Europeo
Pubblicato: 6 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Politica sanitaria | Lascia un commento »Basterà chiamare un solo numero che poi smisterà la telefonata a seconda della nostra necessità a polizia, carabinieri, vigili del fuoco, emergenza sanitaria, protezione civile e polizia locale. Lo prevede il protocollo d’intesa firmato oggi a Milano dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Il servizio 112, già attivo in via sperimentale da circa un anno, partirà dal 1° gennaio 2012 a livello regionale e sarà esteso in tutta la Lombardia.
Il ministro Maroni si è detto «molto soddisfatto dei risultati della sperimentazione avviati nella provincia di Varese e dell’accordo in attuazione delle direttive europee che definisce un modello che sarà validato entro il 2012 e poi sarà esteso a tutt’Italia. Noi al ministero – ha sottolineato Maroni – siamo pronti, spero lo siano anche tutte le regioni».
Con il ’Numero Unico di Emergenza Europeo 112′ gli operatori che ricevono la chiamata potranno riconoscere in pochi secondi l’esatto punto da cui parte la telefonata, l’accessibilità anche a persone con disabilità che potranno inviare e riceve sms e un servizio di risposta multilingue grazie a una serie di traduttori specializzati.
Oltre a rendere il servizio di chiamta di emergenza più rapido ed efficace, si potranno avere vantaggi anche dal lato dei minori costi ‘In Lombardia, c’era una centrale di polizia, carabinieri e vigili del fuoco in ogni provincia – ha osservato Maroni – questo fa 33 centrali, senza contare quelle del 118. Così, invece, si passerà a tre una a Milano, una a Brescia e una a Varese».
da Ministero Dell’Interno – Notizie.
Pacchetto sicurezza e immigrazione clandestina – GIOVANNA SAVORANI – G. Giappichelli Editore
Pubblicato: 30 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LIBRI NEWS, Politica delle migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
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Il volume raccoglie gli Atti del Convegno organizzato a Genova il 29 gennaio 2010 dalla Facoltà di Giurisprudenza, Corso di Laurea in Servizio Sociale, con il contributo dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CROAS Liguria e CNOAS). I relatori hanno analizzato l’impatto del c.d. pacchetto sicurezza sulla fruizione da parte degli stranieri irregolari di alcuni pubblici servizi, soffermandosi in particolare sulle questioni in materia di sanzioni penali, matrimonio, dichiarazione di nascita e di riconoscimento di figlio naturale, servizi scolastici, sociali, sanitari, di cura e riabilitazione da malattie mentali o tossicodipendenze. La posizione giuridica degli stranieri risulta frammentata in un «soqquadro normativo» che amplia la discrezionalità ed anche la responsabilità dei singoli operatori. I contributi qui raccolti indicano principi e linee di comportamento rispettose dei diritti fondamentali dello straniero e conformi ai principi deontologici delle professioni di cura e aiuto alla persona. Si tratta di indicazioni particolarmente utili nell’attuale emergenza di esodi massicci di migranti dal nord Africa e che sono attuali nonostante alcuni disposti del pacchetto sicurezza siano ormai inapplicabili a seguito dell’entrata in vigore, il 25 dicembre 2010, della dir. 2008/115/CE, sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare.
Introduzione (G. Savorani). IL QUADRO NORMATIVO. Cittadinanza locale, leggi nazionali, principi europei: il (soq)quadro normativo sulla posizione degli stranieri (P. Martinelli). Le novità introdotte dal «pacchetto sicurezza» nel T.U. sull’immigrazione (I. Fanlo Cortés). I reati degli immigrati. Criminalizzazione di massa o bolla mediatica? (P. Pisa). Profili di responsabilità penale dell’operatore sociale (A. Peccioli). Atti di stato civile e rapporti di filiazione nella nuova disciplina (G. Ferrando). Il matrimonio dello straniero e la regolarità del soggiorno (L. Lenti). Servizi pubblici, esibizione del permesso di soggiorno ed eventuale obbligo di denuncia (E. Fiorini). I PROBLEMI APPLICATIVI. I limiti della legge n. 94/2009 al matrimonio dello straniero nella pratica dell’ufficiale di stato civile (R. Calvigioni). Integrazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana e pacchetto sicurezza (C. Nosenghi). Risvolti applicativi del pacchetto sicurezza nell’attività dell’ufficio immigrazione della Questura di Genova (M.R. Cardillo). L’incidenza del pacchetto sicurezza sull’azione professionale dei servizi sociali (L. Riccio). Alcune difficoltà applicative della Legge n. 94/2009 per i servizi sociali (M. Maimone). Immigrazione e salute: il compito dell’operatore sanitario tra deontologia, mediazione culturale e rispetto del T.U. sull’immigrazione (C. Culotta). Ambulatorio per immigrati irregolari: l’esperienza degli operatori socio-sanitari della ASL 4 (L. Morbelli). Immigrazione e dipendenza: i servizi sociali tra diritto e diritti (R. D’Alessandro). Il pacchetto sicurezza nel contesto sociale e politico recente. Note sull’attività di ricerca socio-criminologica a carattere locale (S. Padovano).
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Pacchetto sicurezza e immigrazione clandestina – GIOVANNA SAVORANI – G. Giappichelli Editore.
I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011
Pubblicato: 26 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Laurea Progest, laurea servizio sociale, Politica dei servizi sociali, Politica per la sicurezza, Univ. Milano Bicocca, Vittime e crimini | Lascia un commento »
Il perché del convegno
Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari, delle società, delle economie e dei governi.
E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.
Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.
La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via. Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.
La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma dipolitiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.
Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversitàdi modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorsoche spesso contrasta con il senso comune delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.
Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza, proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.
Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione; lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi, ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà passare alla valutazione dell’efficacia di quei diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi in una società decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.
Il Presidente Napolitano alla celebrazione del “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del terrorismo, 9 maggio 2011
Pubblicato: 10 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Magistratura e giustizia, Politica per la sicurezza, Presidente della Repubblica, Storia d'Italia | Lascia un commento »Un caro saluto, in primo luogo, a quanti sono oggi con noi in rappresentanza di tutte le famiglie – unite da un comune doloroso ricordo e da una comune, sempre più matura e attiva consapevolezza – delle vittime del terrorismo e delle stragi. E quindi uno speciale ringraziamento a coloro che hanno dato spessore umano e morale a questa cerimonia attraverso testimonianze forti e toccanti, a partire da quella di Eugenio Occorsio, e riflessioni alte, come quelle del Presidente Lupo. Tutti gli interventi si sono mossi nel solco dell’ispirazione che ci ha guidato fin dalla prima celebrazione, qui, del “Giorno della Memoria”, nel 2008 : ricerca di verità ; anelito di giustizia severa secondo legge, fuori di ogni reazione d’ira e di odio ; rispetto e ricordo delle figure di tutti i colpiti, di ciascuno di essi per la vita vissuta come persona e non solo per il destino di vittima ; in definitiva messaggio di pace e unità secondo il patto che ci lega, la Costituzione repubblicana.
Ci incontriamo questa volta ancora nel pieno delle celebrazioni del centocinquantenario della nascita del nostro Stato nazionale unitario. Celebrazioni non formali e non retoriche, ma partecipate e meditate, dalle quali ci siamo proposti di trarre motivi di orgoglio e di fiducia, di rinnovata coscienza sia delle ragioni e della forza della nostra unità sia delle criticità che hanno segnato il nostro cammino e delle sfide che abbiamo di fronte. E in effetti ho posto in più occasioni l’accento sulle prove via via superate che hanno dimostrato la solidità della compagine nazionale e statale italiana. Prove estremamente drammatiche come due guerre mondiali, l’oppressione ventennale del regime fascista e la lotta per porvi fine ; ma prove dure anche successivamente e cioè nei decenni della Repubblica retta dalla Costituzione. Più dura e pericolosa tra tutte quella del terrorismo interno.
Nello stesso periodo – seconda metà del Novecento – si sono, certamente, succeduti eventi dirompenti in diversi paesi d’Europa : dalla caduta delle dittature in Spagna e Portogallo all’avvento, sia pure per breve tempo, di una dittatura militare in Grecia, dalla crisi della IV Repubblica in Francia alle ripetute scosse di protesta e di dissenso contro l’ordine totalitario e il prepotere sovietico nei paesi del Centro e dell’Est, fino alla caduta del Muro di Berlino. L’Italia non è stata dunque la sola realtà difficile e a rischio nell’Europa del dopo-seconda guerra mondiale.
Ma la prova del lungo attacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti, specie negli anni della sua massima intensificazione, è stata quanto mai pesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale, e per le istituzioni democratiche nate sull’onda del movimento di Liberazione e ancorate ai principi della Costituzione repubblicana. E dunque il superamento di tale prova resta una pietra miliare nella storia dell’Italia unita : di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, e il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere.
L’appuntamento di questo 9 maggio ci offre l’occasione per sottolineare come è stata vinta la battaglia, come è stata superata la prova. Si è combattuto, sia chiaro, su molti fronti ; si è vinto grazie alla fibra morale, al senso del dovere, all’impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzato servitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione : proprio per quelle loro caratteristiche essi diventarono – nella aberrante ottica dei terroristi – bersagli da colpire, esempi da dare per fini disgregativi sia del tessuto della società sia della tenuta delle istituzioni. Così caddero uomini pubblici, come – 25 anni fa – l’avvocato Conti già Sindaco di Firenze, o furono feriti – “gambizzati”, tristo termine dell’epoca – uomini politici come il deputato democristiano Nadir Tedeschi, cui dobbiamo un recente bel testo di dialogo con una giovane ignara di quelle drammatiche vicende. Così cadde, trent’anni fa, Luigi Marangoni, medico del Policlinico di Milano, espostosi per senso della missione – ce lo ha detto con parole struggenti la figlia Francesca – alla delazione e all’attacco omicida in un ambiente di lavoro inquinato dalla folle predicazione delle Brigate Rosse.
E dirò ora dei servitori dello Stato e in particolare dei magistrati. Non c’è distinzione che possa suonare irrispettosa nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi : siamo egualmente vicini a tutti e alle famiglie di tutti, qualunque ne fosse la posizione sociale o ne fossero le idee, e qualunque fosse la matrice ideologica – di estrema sinistra, prevalentemente, o di estrema destra, come nel caso di Vittorio Occorsio – degli atti terroristici di cui rimasero vittime.
Se oggi poniamo l’accento sui servitori dello Stato come quelli, è per sottolineare come fu essenziale la loro lealtà alle istituzioni e come fu decisiva, contro il terrorismo, la battaglia sul fronte della giustizia penale. Quella battaglia fu vinta grazie al concorso e, nei casi estremi, al sacrificio di tutti i soggetti impegnati nelle attività investigative e nei percorsi processuali : magistrati – pubblici ministeri e giudici – uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, come Ciriaco Di Roma, Antioco Deiana, Raffaele Cinotti – ricordati dinanzi a noi con tanta commozione e forza dai loro congiunti – ed egualmente avvocati fedeli al loro mandato e cittadini prescelti come giurati che non si lasciarono intimidire.
Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta – ecco il come più importante – in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza. In un ricco e impegnativo libro pubblicato di recente in Italia e in Francia, si può leggere – voglio segnalarlo in modo particolare – un saggio che insieme ad altri richiama le incomprensioni e le ambiguità che circondarono fuori d’Italia il fenomeno del terrorismo e l’azione condotta per averne ragione. E impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti. E’, in questo saggio, un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilità giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorità del nostro paese furono “proporzionate al pericolo istituzionale esistente”, non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo “ragionevolmente” – come sancì la Consulta nel 1982 – rivolte a proteggere l’ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo. Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell’estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti.
C’è forse – mi chiedo – bisogno di ritornare sulla gravità del pericolo estremo rappresentato dall’offensiva brigatista, giunta fino alla sfida inaudita della cattura, della strage della scorta e dell’uccisione di uno dei maggiori uomini di Stato e leader politici italiani? E colgo l’occasione per rivolgere un riverente pensiero – stringendomi con affetto ai suoi famigliari – alla grande figura di Aldo Moro, brutalmente soppresso il 9 maggio di 33 anni orsono, sul cui dramma umano e sui cui tormentati pensieri nel buio della prigione viene ora gettata nuova luce grazie a ulteriori ricerche e approfondimenti.
O c’è forse bisogno di richiamare – l’ha fatto comunque, e impeccabilmente, qui il Presidente Lupo – il modo in cui i dieci magistrati che oggi ricordiamo e onoriamo, nome per nome, “esercitarono giurisdizione : con la compostezza e la serenità di chi ha di fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare”?
Di qui la grande lezione, che ci fa parlare di una prova aspra e cruda superata dall’Italia unita, uscitane perciò rafforzata nella sua coscienza nazionale, nelle sue istituzioni repubblicane, e quindi nelle sue risorse morali, indispensabili per far fronte con successo alle nuove prove che ci attendono. La lezione è chiara e ha segnato un passaggio decisivo nella nostra storia nazionale : abbiamo dimostrato di essere una democrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi e minacce gravi senza snaturarsi. Va detto di fronte ai possibili sviluppi del terrorismo internazionale, pur duramente colpito. E va detto come monito a chiunque può essere tentato di inoltrarsi sulla strada della violenza o, in qualsiasi modo, della sfida all’imperio della legge.
Ringrazio il CSM e il suo Vice Presidente per l’opera composta in segno di omaggio alla memoria di Vittorio Bachelet e di tutti i magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie. Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie, per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura, nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve esser reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie. E sia in noi tutti chiara e serena la certezza che le pagine di quest’opera, i profili e i fatti che presenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata.
E infine ringrazio i ragazzi del Bresciano e i ragazzi di tutte le scuole che hanno con alto spirito civile e sentimento nazionale partecipato a progetti di ricerca sulle vicende del terrorismo e su stragi come quella di Piazza della Loggia. Per quest’ultima e non solo per essa – lo dico a Andrea e Alì, e lo dico a Manlio Milani, oltre ogni sconforto – varrà a esigere e fare chiarezza, ne sono sicuro, il portale che oggi inauguriamo della “Rete degli Archivi per non dimenticare”. Non dimenticheremo, opereremo perché l’Italia non dimentichi ma tragga insegnamenti e forza da quelle tragedie. A voi tutti l’abbraccio mio e delle istituzioni in questo Giorno della Memoria che è entrato ormai nel nostro cuore.
Catturato Vincenzo Schiavone, cassiere-killer del clan dei Casalesi, Colpo decisivo alla Sacra corona unita: arrestato Francesco Campana, capo indiscusso della malavita pugliese
Pubblicato: 27 aprile 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
Arrestato dalla Polizia di Stato a Sant’Angelo dei Lombardi (AV) nella notte di Pasqua, era tra i cento latitanti piu’ pericolosi. Maroni: ‘Un’altra grande affermazione dello Stato contro la camorra. Con la cattura del suo cassiere, il clan dei Casalesi e’ sempre più debole perche’ viene colpito al cuore dei propri interessi patrimoniali’
Il ministro Maroni si e’ congratulato con il capo della Polizia Manganelli. Mantovano: ‘E’ l’ulteriore conferma della presenza dello Stato in un territorio difficile’
I costi della paura e i costi della sicurezza, due giorni di incontri e confronti sui temi dei diritti di cittadinanza, Casa della carità, facoltà di sociologia, associazione Avvocati per niente, Auditorium Università Milano Bicocca, Via Vizzola 5, Milano, 13 e 15 maggio 2011
Pubblicato: 27 aprile 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Culture, Diritto Penale, Politica per la sicurezza, Univ. Milano Bicocca, Vittime e crimini | Lascia un commento »
Il perché del convegno
Uno sguardo agli avvenimenti contemporanei mostra una società in crisi dove sono venute meno ideologie forti e sistemi valoriali aggreganti e stanno emergendo, sulla crisi dello stato-nazione, forme di denazionalizzazione che destabilizzano le forme e i contenuti, che erano sino ad ieri familiari, delle società, delle economie e dei governi.
E’ una situazione caotica dove le diversità aumentano e si fanno più complesse e dove, quindi, per orientarsi, diventa cruciale una sorta di mediazione tra vecchi e nuovi ordini sociali come anche tra le rispettive culture di riferimento che, a loro volta, rimandano alla questione delle scelte etiche.
Ci si trova di fronte ad un mondo, con particolare riferimento alle società occidentali, nel quale è dominante una visione dualistica degli opposti e che, per ciò stesso, rende gli individui, i gruppi e le comunità unilaterali, parziali e inconsapevoli del lato negativo che viene vissuto come qualcosa di estraneo, da eliminare con ogni mezzo perchè minaccia la sicurezza delle coscienze. Bisogna quindi sbarazzarsene attraverso la proiezione del negativo sugli estranei da noi, ancora meglio se questi estranei hanno una pelle di colore diverso o sono diversi per etnia, razza, religione, nazione, genere, handicap fisico o psichico, classe sociale o qualsiasi altra differenza in quanto comunque manifestazione di una scissione.
La diversità ha in sé qualcosa che ci inquieta, che forse ci infastidisce e che spesso ci appare pericoloso così da portarci ad assumere atteggiamenti di intolleranza che ci spingono a discriminare chi non appartiene al nostro ambito familiare e che qualifichiamo come diverso da noi: migranti, neri, omosessuali, handicappati, mendicanti, zingari, pazienti psichiatrici, clandestini, senza fissa dimora, tossicodipendenti, omosessuali, donne abbandonate, minori soli, detenuti, disoccupati e così via. Tutte figure concrete di altri da noi che abbiamo interiorizzato come dei doppi malevoli in cui mettiamo la nostra parte distruttiva che, quando prende il sopravvento, scatena fantasmi non più controllabili che ci troviamo a perseguitare fuori di noi, nella vita quotidiana.
La paura della diversità sembra manifestarsi con maggiore forza soprattutto nei contesti urbani contemporanei proprio là dove le politiche locali assumono sempre più la forma di politiche della sicurezza che, intendendo rispondere a quelli che sembrano essere i bisogni più impellenti della collettività, istillano in realtà nei cittadini disorientamenti e angosce che producono la sensazione di non essere più in grado di affrontare i conflitti quotidiani. Si instaura così un circolo vizioso tra paura e ricerca di sicurezza dove la soluzione risulta essere l’umiliazione degli altri, considerati estranei e non cittadini.
Occorre allora mettere in atto valide strategie attraverso le quali riconoscere le diversità di modo che queste possano diventare valore aggiunto e non ostacolo alle dinamiche trasformative delle comunità e delle organizzazioni. Accettare la diversità è un percorso che spesso contrasta con il senso comune delle persone che sono portate a riconoscere i propri simili e non gli estranei, ma gestire la diversità sta anche diventando la sfida cruciale attraverso la quale organizzazioni, servizi e istituzioni potranno crescere e svilupparsi creativamente, se saranno in grado di non rinchiudersi nei propri confini.
Il convegno intende affrontare la questione dei costi sociali della paura e della sicurezza, proprio a partire dai casi concreti che tutti i giorni servizi e istituzioni si trovano davanti, per riflettere insieme sulle possibili strategie di intervento, ma soprattutto per riuscire a declinare una nuova cittadinanza che si debba fondare su diritti effettivamente agiti e non solo formalmente dichiarati.
Dai casi, che i gruppi di lavoro (casa e territorio; minori; persone migranti; salute mentale e contenzione; lavoro e fasce deboli; carcere e CIE; salute e servizi, ai quali si aggiunge il gruppo di lavoro riguardante linguaggi e comunicazione) esamineranno, si dovrà passare alla valutazione dell’efficacia di quei diritti di cittadinanza che sottostanno alle prassi considerate, di modo che la promozione di una cittadinanza attiva possa concretizzarsi in una società decente e civile, nella consapevolezza che le trasformazioni significative, se non adeguatamente accompagnate nel tempo e condivise, possono dare effetti indesiderati o addirittura controproducenti.
Allerta terrorismo sul Lario controlli alla stazione delle Fs: «Il pericolo vero non è costituito dai missili di Gheddafi, ma dagli attentati terroristici libici sul nostro territorio»
Pubblicato: 23 marzo 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: islamismo, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
Dal Viminale una nota per sorvegliare tutti gli obiettivi sensibili
Il comunicato della Prefettura è stringato, una decina di righe scritte in linguaggio diplomatico. Ma il messaggio passa, forte e chiaro: le forze dell’ordine serrano i ranghi. E da oggi controlleranno, palmo a palmo, i luoghi di aggregazione sociale. Supermercati, centri commerciali, stazioni. Tutti i luoghi in cui si muovono le folle. Perché ieri, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato fin troppo chiaro: «Il pericolo vero non è costituito dai missili di Gheddafi, ma dagli attentati terroristici libici sul nostro territorio».
Già nelle ore precedenti il ministero dell’Interno aveva allertato tutte le Prefetture italiane. Como non fa eccezione, soprattutto perché si trova sul confine italo-svizzero
da: Allerta terrorismo sul Lario controlli alla stazione delle Fs.
Ministero dell’Interno, Portale delle Prefetture
Pubblicato: 23 marzo 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Governo, Ministeri, Politica delle migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
Il portale delle Prefetture-UTG
Restyling per il sito web delle Prefetture
Presentazione del portale
Il Ministero dell’Interno ha realizzato un nuovo sito web per le Prefetture – Uffici territoriali del Governo e per i Commissariati del Governo per le province di Trento e di Bolzano.
Frutto di un notevole lavoro interdisciplinare, il sito web risponde all’esigenza di dare alla collettività un prodotto omogeneo ed in grado di rispondere alle esigenze di informazione dell’utenza con particolare riguardo alle tematiche di aspetto squisitamente legato al territorio provinciale in cui operano le strutture periferiche del Ministero dell’Interno.
La nuova interfaccia, caratterizzata da una grafica accattivante e da una notevole rapidità e semplicità di accesso, rende la navigazione più intuitiva, mirata e maggiormente fruibile da parte degli utenti, ferma restando la facoltà di personalizzazione delle singole Sedi in base alle esigenze locali.
Inoltre, layout gradevole, colori riposanti e grafica curata, in linea con il portale www.interno.it, garantiscono la massima usabilità ed il rispetto dei requisiti di accessibilità, secondo quanto imposto dalla legge n. 4/2004 e dai relativi decreti attuativi.
I servizi delle Prefetture ai cittadini, alle imprese, agli enti pubblici e privati passano anche sul web: è sufficiente cliccare sui collegamenti di questa pagina per accedere direttamente alle Prefetture – Uffici territoriali del Governo di tutta Italia, direttamente dal proprio personal computer
da: Home page – Il portale delle Prefetture-UTG.
Brescia: arrestati sei militanti islamici, accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei. – LASTAMPA.it
Pubblicato: 25 febbraio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: islamismo, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »La polizia di Brescia ha arrestato sei cittadini marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque degli arrestati sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, mentre per il sesto è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Gli stranieri, tutti residenti nel bresciano, sono accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei.
da: Brescia, blitz anti-terrorismo: arrestati sei militanti islamici- LASTAMPA.it.
Corso completo per Assistente Sociale Criminologo, Roma
Pubblicato: 1 febbraio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Diritto Penale, Formazione Permanente, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | Lascia un commento »
Corso Criminologia Roma
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Corso completo per Assistente Sociale Criminologo
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All’inizio del corso verrà distribuito il seguente materiale:
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Diploma di scuola superiore…
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DOCENTE
Antonella Betti, Assistente Sociale, Formatore e Criminologa, [ vedi la scheda] .
AULE:
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INIZIO CORSO:
Giovedì 24 Febbraio 2011 chiama per info
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Programma Corso Criminologia
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Obiettivo dell’intervento formativo:
Il Corso è finalizzato allo studio del fenomeno criminoso nella sua complessità, come nell’analisi e valutazione dei casi.
La Criminologia è una disciplina che si confronta con due gruppi di scienze principalmente:
· Umane (quali: antropologia, psicologia/psicologia sociale, psichiatria, servizio sociale)
· Giuridiche
E’ una scienza empirica ed in quanto tale, utilizza metodologie di carattere statistico – sociologico, quale l’indagine sul campo.
Per Criminologia si possono intendere professioni, metodi, teorie, approcci molto diversi ed anche in forte contrasto. In Italia poi la storia della criminologia è particolarmente rilevante.
Questo corso è rivolto ad assistenti sociali, psicologi e professionisti che vogliano approfondire ed aggiornare questa tematica; per conoscere questa particolare figura professionale del “criminologo” che necessita di un adeguato addestramento, formazione,
aggiornamento nonché una grande passione.
Conoscere conseguentemente più da vicino questo mestiere, in cosa consiste il tirocinio e quali sono e possono essere gli sbocchi professionali.
Articolazione del progetto:
· Evoluzione Storica: introduzione del metodo scientifico ed evoluzione storica della criminologia
· Criminologia e discipline affini
· Criminologia quale scienza
· Criminologia & Investigazione: questioni epistemologiche
· Criminologia, Psicologia & Investigazione: tra teoria e pratica
· Multidisciplinarietà, pluridisciplinarietà ed interdisciplinarietà
· Metodologia e fonti della ricerca criminologica: le tipologie e le fasi della ricerca
· La criminalità nascosta
· Approcci: biologico, psicologico-psicoanalitico, sociologico e giuridico
· Contesto Sociale & Delinquenza
· Vittimologia
· Prevenzione, Controllo & Trattamento
· Il contributo della Criminologia alla giustizia penale: l’importanza della mediazione penale
· Ruolo della Criminologia nel processo penale
· Ruolo della Criminologia nel processo civile
· Attualità e prospettive del ruolo del criminologo
· Opinione pubblica e percezione del fenomeno criminale
· Reazione sociale e crimine: il “fenomeno Cogne”
· Esercitazione Pratica
Le città con il ponte levatoio JENNER MELETTI PER LA REPUBBLICA
Pubblicato: 20 gennaio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: islamismo, Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
Sembra lontano, il mondo degli altri. È là in fondo, oltre il muro di cinta, oltre la nebbia. Questo è «un luogo magico e nascosto», un rifugio scelto da chi vuole «cambiare vita e proteggere i propri figli». Piazza del Duomo è appena a quindici chilometri, ma sembra in un altro continente. «Qui ci sono sicurezza assoluta, tranquillità, silenzio», dice Stefano Fierro, che cura la vendita di 146 case e appartamenti in questa cascina Vione, gated community – ovvero comunità chiusa da cancelli – sulla strada che porta a Pavia. «Ci sarà vigilanza armata, ci saranno telecamere sul muro di cinta e sensori elettronici antintrusione. Potranno entrare solo i residenti e gli ospiti dei residenti, dopo l’identificazione».
Stanno nascendo anche in Italia, le città blindate. Vione aprirà il Primo Maggio, con la consegna delle chiavi di casa (elettroniche) a medici, avvocati, manager, impresari… Età compresa fra i 35 ed i 50 anni, tutti con famiglia, quasi tutti con bambini. Spenderanno almeno 4.200 euro al metro quadro per appartamenti che vanno dagli 80 ai 250-300 metri quadri.
Dovranno poi pagare forti spese «condominiali» per vigilanti,giardinieri, custodi. Le vendite vanno bene perché «Vione – è scritto nel sito che propone l’investimento – non è solo un luogo ma un modo di pensare e di vivere». Le promesse sono impegnative. «Si potrà, come una volta, vivere tranquilli lasciando aperta la porta di casa». «Potrai passeggiare come faresti a Portofino o Capri, ma senza il turismo».
Certo, il panorama non è lo stesso. Attorno ci sono le risaie che offrono nebbia in inverno e zanzare in estate. «Ci saranno zanzariere ovunque. Il “panorama” sarà dentro la cascina stessa, perché stiamo ristrutturando edifici secolari, che sono tutelati dalla Soprintendenza ai Beni culturali, e lo facciamo con ogni cura. Questa “grangia”, che è un borgo fortificato, era abitata già nel 1300 dai monaci cistercensi. Oltre a quelli privati, ci sarà anche un grande giardino storico, del ‘700». Pollai, stalle e case dei braccianti sono già diventati appartamenti di lusso, appena meno prestigiosi di quelli ricavati nella villa padronale. Chi arriva qui – lo ha ripetuto cento volte prima di firmare il rogito – ha chiesto prima di tutto la sicurezza e ha avuto risposte esaurienti. Non saranno tenuti lontano solo ladri o rapinatori ma anche gli «indesiderati». «In città – annuncia la pubblicità della cascina – ci sono traffico, inquinamento, aggressività, violenza e soprattutto troppe persone con origini e abitudini diverse». Qui non rischi di trovarti accanto il migrante che cucina con aglio e zenzero. «Verranno ad abitare qui persone con background culturale e lavorativo comune, ci sarà quel buon vicinato ormai perduto in città». L’asticella del reddito è posta ben in alto: chi vuole mettersi sopra il capo un tetto con antiche travi a vista deve infatti ripagare un investimento di almeno 60 milioni di euro per un «condominio» di circa 500 abitanti.
Un mulino diventerà una sala per mostre e convegni del Comune di Basiglio, ci sarà pure un ristorante con le stelle, ma chi li frequenterà non potrà entrare nella gated community. La strada provinciale che passava qui accanto è stata spostata: il rumore delle auto – il residente si infila in garage sotterranei poi si presenta a piedi davanti ai guardiani – non deve ricordare che fuori esiste una vita meno patinata. «Per quanto possa essere stata dura la tua giornata, quando sarai a casa nessuno ti disturberà e il resto del mondo resterà fuori dalla tua vita».
Cascina Vione, con le sue mura antiche, è a un tiro di schioppo da Milano 3, con centinaia di palazzine, parchi e una City di uffici e banche. Tanti altri quartieri, come l’Olgiata a Roma, sono stati costruiti come pezzi autonomi di città. «Insediamenti come questo, e soprattutto come Milano 2 – dice Agostino Petrillo, docente di Sociologia urbana al Politecnico milanese – più che gated communities sono definiti neighdourhood, ovvero quartieri, zone di vicinato. Sono piccole enclave urbane, non vere città indipendenti. Ce ne sono anche a Londra, ad esempio nella zona dei Docks. Sono “blindate” solo in certe ore, alla sera, e non c’è dunque un’auto segregazione completa. Milano 2, inoltre, più che come città chiusa nasce come città giardino e da un punto di vista architettonico è una piccola utopia. La sicurezza non è al primo posto, come nelle gated communities. Voleva essere una città modello, per famiglie, quadri, dirigenti. Ma la piccola utopia non si è realizzata. Le famiglie con figli sono oggi sempre meno presenti, e gli appartamenti sono occupati soprattutto da professionisti che lavorano in città e hanno trasformato Milano 2 in una città dormitorio. Gli spazi comuni, come i prati e i parchi, restano spesso deserti».
Fabrizio Rossitto, architetto, nella sua tesi di laurea ha raccontato le nascenti gated communities milanesi. «In particolare – dice – ho analizzato la Viscontina di Buccinasco. Settanta famiglie, di ceto medio alto, in 29 ville singole, 10 ville bi – familiari, 20 abitazioni a schiera. Quasi tutte le famiglie hanno figli, ci sono anche anziani ma non giovani coppie e tantomeno single. C’è una portineria con custode e telecamere di sorveglianza. In caso di visite, l’inquilino ospitante deve recarsi all’ingresso per ricevere e permettere di entrare all’ospite. I confini sono ben segnati da muri di cinta alti tre metri oppure da una fitta siepe di rovi. Si vive nello stesso spazio protetto ma non c’è vita comune: non vengono mai organizzate ricorrenze o festeggiamenti. Caratteristiche principali sono la tranquillità e la cura del verde: non a caso è stato girato qui uno spot del Mulino bianco della Barilla».
L’ex studente ha analizzato anche un altro complesso di Buccinasco,il Rovido. «Qui ci sono 380 famiglie, anche con giovani e single. Più che una gated community questo è un “vicinato difeso”, con cancelli elettrici e telecamere e tanti cartelli. “Stop. Proprietà privata. Non sostare e non passare”. “Area video – sorvegliata”. C’è chi ha installato telecamere – a volte finte – anche davanti alla propria porta. Ma la voglia di sicurezza a volte è a doppio taglio. Anche un malvivente può cercare in un “vicinato difeso” il rifugio ideale. E proprio al Rovido è stato arrestato un latitante della ‘ndrangheta calabrese».
Una notizia, questa, che non meraviglia certo il professor Agostino Petrillo. «Negli Stati Uniti, dove le gated communities e gli insediamenti protetti ospitano oggi un americano su otto, si è scoperto che la criminalità all’interno di queste comunità con cancello non è diversa da quella che c’è fuori. Negli Usa le gated sono vere e proprie città costruite dalla metà degli anni ‘80 in poi. Con la crisi dell’agricoltura, ad esempio, sono stati abbandonati gli aranceti attorno a Los Angeles e in quelle grandissime aree vuote sono state costruite le città protette. A favorire questi nuovi insediamenti è stata, negli anni ‘90, anche la possibilità di poter lavorare a casa, con il computer. Ma anche quelle comunità sono in declino, perché ci si è accorti che vivere con persone “uguali” a te è rassicurante ma anche noioso. E con la crisi si è capito che le città offrono più occasioni di lavoro. In Italia questi spazi ampi non ci sono, l’urbanizzazione è già altissima. Ma i nuovi progetti raccontano che anche da noi sta avanzando la voglia di cercare un’isola, un rifugio. C’è un’idea di salvezza personale che non passa più da una dimensione collettiva urbana. A spingere sono l’insicurezza e la paura, che sono il marketing di queste città blindate».
Alla cascina Vione c’è una chiesa, dedicata a San Bernardo. Anche questa è di proprietà dei nuovi abitanti. «È ancora consacrata. Si potranno celebrare matrimoni e battesimi. Pagando il servizio, magari si potrà chiamare un sacerdote la notte di Natale. Sarà bellissimo».
da: ALTRI MONDI.
secondo report (aggiornamento 2/2010) sulla sicurezza dei cittadini europei, redatto dall’Osservatorio europeo sulla Sicurezza, promosso da Fondazione Unipolis , Demos & PI e l’Osservatorio di Pavia
Pubblicato: 14 gennaio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Osservatorio Europeo sulla Sicurezza
E’ stato presentato, nell’ambito del Festival di Internazionale a Ferrara ., il secondo report (aggiornamento 2/2010) sulla sicurezza dei cittadini europei, redatto dall’Osservatorio europeo sulla Sicurezza, promosso da Fondazione Unipolis , Demos & PI e l’Osservatorio di Pavia.
L’incontro, tenutosi sabato 2 ottobre alle ore 16.30 presso la Sala Estense (Piazza Municipio), ha visto la partecipazione di Pierluigi Stefanini, presidente di UGF e Unipolis, Fabio Bordignon, Demos & Pi, Antonio Nizzoli, Osservatorio di Pavia, Eric Josef, Libération e Gian Paolo Accardo, Presseurop.
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11 ottobre 2010
Osservatorio europeo sulla sicurezza – Focus crimini violenti
Serialità e pervasività: sono questi gli elementi che caratterizzano la trattazione dei casi criminali nei Tg italiani, e che ne determinano la specificità a livello europeo. Episodi di criminalità violenta esistono in tutta Europa e, inevitabilmente, entrano nell’agenda dei notiziari televisivi. Due aspetti sembrano però distanziare, in modo netto, il caso italiano: lo spazio assegnato a questo tipo di notizie e le modalità di narrazione utilizzate dall’informazione televisiva di casa nostra. E’ quanto emerge da un approfondimento dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza, pubblicato oggi su La Repubblica.
leggi »
da: Osservatorio di Pavia – Media research, Analisi e Rilevazioni Economiche e Sociali
Il presidente del Brasile, il comunista Luiz Inácio da Silva detto Lula, libera l’assassino e criminale Cesare Battisti. Ingiustizia è fatta
Pubblicato: 31 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Anni '70, Culture politiche, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | 7 Commenti »Apprendo con disgusto e orrore (anche se non sono stupito sul piano del pensiero, conoscendo la pasta di cui è fatta questa cultura politica) che il presidente del Brasile, il comunista Luiz Inácio da Silva detto Lula, ha – sostanzialmente – liberato dalla giusta pena alla quale era stato condannato Cesare Battisti, un criminale e assassino, autore diretto o in concorso dell’omicidio di quattro persone, colpevoli solo di essere state vive.
Il comportamento di questo ormai destituito presidente è stato talmente codardo da prendere la sua malevola decisione poche ore prima della presidentessa ora in carica, che si era dichiarata favorevole alla concessione della estradizione in Italia.
I partiti di sinistra presenti in parlamento balbettano (cosa hanno fatto quando con tracotanza Battisti stava in Francia e frequentava i salotti della sinistra chic?) e gli “stilisti del comunismo” del Manifesto esultano, assieme ai demenziali blog della sinistra massimalista (innominati per mio assoluto disprezzo), che blaterano di “persecuzione”. Il partito della “rifondazione comunista” (come se non fosse bastata nel secolo breve la fondazione) ha dichiarato: “crediamo che l’Italia , il suo governo, così come tutte le sue forze politiche debbano rispettare la decisione del presidente Lula” (Paolo Ferrero, in la Provincia di Como, 31 dicembre).
Il paralizzato Alberto Torreggiani riceve l’ennesima ferita.
E Cesare Battisti sghignazzerà con la sua fetente faccia da galera
Qui sotto i fatti giudiziari raccontati dal Pubblico Ministero Armando Spataro.
Paolo Ferrario
Sono stato il pubblico ministero italiano che, insieme ad altri magistrati, ha diretto le indagini che portarono alle condanne di Cesare Battisti. Dunque, pur con il dovuto rispetto per la decisione del Ministro Tarso Genro, spero di poter offrire alla pubblica opinione brasiliana un contributo di verità per colmare i vuoti d’ informazione su cui quella decisione si fonda. E’ difficile per gli italiani, infatti, comprendere come ad un tale assassino puro possa essere stato concesso asilo politico E’ opportuno partire dai fatti per smentire argomenti spesso usati da Battisti e dai suoi «amici».
1) Battisti non è un estremista perseguitato in Italia per le sue idee politiche, ma un criminale comune che commetteva rapine per motivi di lucro personale e che si è politicizzato in carcere. E’ poi entrato in una organizzazione terroristica che ha commesso ferimenti ed omicidi. Battisti venne arrestato nel giugno 1979, insieme ad alcuni complici, in una base terroristica di Milano, dove vennero sequestrati mitra, pistole, fucili e documenti falsi: dunque, non era certo un dissidente politico!
2) Battisti è stato condannato all’ ergastolo per molti gravi reati, tra cui anche quattro omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo Antonio Santoro, Udine, 6 giugno 1978; omicidio del poliziotto Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), egli sparò materialmente alle vittime; in un terzo (Lino Sabbadin, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) svolse il ruolo di «palo» in aiuto dei killer; per il quarto (Pierluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) partecipò alla decisione ed organizzazione del fatto. Vorrei chiedere al Ministro brasiliano quali motivazioni politiche egli vede negli omicidi di un gioielliere e di un macellaio, «giustiziati» per ritorsione (avendo reagito con le armi a rapine che essi avevano subito) o in quelli di poliziotti che facevano il loro dovere.
3) Non è vero che Battisti sia stato condannato solo per le accuse del pentito Pietro Mutti, né è vero che costui fosse inattendibile. Affermare ciò significa offendere la serietà della giustizia italiana. Le confessioni di Mutti, infatti, sono state convalidate da molte testimonianze e dalle successive collaborazioni di altri ex terroristi. La verità, dunque, sta scritta nelle sentenze, che sono a disposizione di chiunque abbia la pazienza di leggerle e che pesano come macigni.
4) Non è vero che a Battisti sia stata negata la possibilità di difendersi in quanto assente durante i processi. In realtà fu Battisti a sottrarsi alla giustizia evadendo nel 1981 dal carcere dove era detenuto. Non a caso nel 2006, la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo di Strasburgo ha respinto il ricorso di Battisti contro la concessione dell’ estradizione da parte della Francia, giudicandolo per questa ragione «manifestamente infondato» ed affermando che comunque, in tutti i processi, egli era stato sempre assistito dai suoi avvocati di fiducia. Forse che anche la Corte di Strasburgo perseguita Battisti?
5) E’ falso che l’ Italia ed il suo sistema giudiziario non siano stati in grado di garantire la tutela dei diritti a persone accusate di terrorismo nei cosiddetti «anni di piombo». E’ un’ affermazione che ci ferisce. Sono tanti i magistrati, gli avvocati, gli uomini delle istituzioni, i poliziotti che sono stati vilmente uccisi, da persone come Battisti, solo perché applicavano la legge. L’ Italia non ha conosciuto Tribunali speciali o militari, né derive antidemocratiche nella lotta al terrorismo. Lo ricordò in quegli anni anche il nostro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, affermando che l’ Italia poteva vantare di avere fermato il terrorismo nelle aule di giustizia anziché «negli stadi», alludendo a metodi illegali che non conosciamo e che anche oggi contrastiamo.
Non credo che l’ asilo politico sia stato pensato dai padri fondatori delle nostre democrazie per garantire impunità a persone come Battisti, che fu uno degli assassini più spietati e determinati che il terrorismo italiano abbia mai conosciuto e che mai si è dissociato dall’ uso delle armi. Mi auguro rispettosamente, dunque, che le competenti Autorità brasiliane abbiano la possibilità di ritornare sulle proprie decisioni. Non perché la giustizia equivalga a vendetta, ma perché essa è il luogo di affermazione delle regole dello Stato di diritto: e chi le viola, tanto più se uccide il prossimo, deve pagare. Altrimenti le democrazie smentiscono se stesse.
Spataro Armando
Procuratore della Repubblica di Milano, Coordinatore del Dipartimento antiterrorismo
(23 gennaio 2009) – Corriere della Sera
da: Il caso Battisti uccide il diritto
CRONOLOGIA DELLE VICENDE DEL CRIMINALE BATTISTI:
- Cesare Battisti resterà in carcere fino al prossimo mese. Il presidente del Supremo tribunale federale, Cezar Peluso, infatti, ha respinto la richiesta di libertà immediata, presentata dai suoi legali. Come annunciato, Peluso ha rimandato il relativo dossier al relatore del caso, Gilmar Mendes, che, a causa delle ferie riprenderà, il lavoro a febbraio. Il giudice ha spiegato che gli avvocati di Battisti non hanno fornito alcun nuovo elemento per sostenere che l’ex terrorista sarebbe perseguitato se fosse estradato in Italia. I giuristi brasiliani, intanto sono certi che se l’Italia dovesse ricorrere alla Corte dell’Aia, vincerebbe e otterrebbe indietro Cesare Battisti. Di più: il Brasile sarebbe invece condannato per la violazione del Trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi (CORRIERE DELLA SERA 7 /1/2011)
nel caso qualche lettore passasse di qui suggerisco la lettura di: Giuliano Turone, IL CASO BATTISTI, Garzanti editore, 2011, pag. 177

misure urgenti in materia di sicurezza. legge 217/2010 e testo coordinato
Pubblicato: 22 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | 1 Commento »
Senato, definitivamente convertito in legge, nel testo varato dalla Camera dei deputati in prima lettura, il decreto-legge 12 novembre 2010, n. 187, recante misure urgenti in materia di sicurezza
Pubblicato: 20 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »17-12-2010]
DA: Sicurezza – Convertito in legge il decreto.
Politiche per la sicurezza: guerriglia urbana nel centro di Roma e ricordo di Pier Paolo Pasolini
Pubblicato: 15 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA della Politica italiana, Anni '70, ciclo politico 1994-2011, Politica per la sicurezza | 4 Commenti »La sinistra massimalista e vendoliana (in perfetto sostegno al Governo Berlusconi) mette a ferro e fuoco il centro di Roma.
Solo l’efficienza dispositiva delle forze di sicurezza ha evitato che ci fossero vittime. Le solite vittime cui la sinistra massimalista è del tutto indifferente.
La mia memoria è subito andata alla sequenza degli anni ’70:
1. linguaggio dell’odio antagonista;
2. movimentismo insurrezionale;
3. pratica della violenza di massa;
4. rapimenti ed assassini individuali della lotta armata. Fino alla uccisione a freddo di Aldo Moro.
E’ del tutto evidente che, contro le mie aspirazioni e orizzonti di valore, questi eventi mi obbligano a stare dalla parte del Governo in carica.
Data la situazione: meglio una destra immorale che una sinistra pulsionale, violenta, e simmetricamente antietica.
E, infine, sulla contrapposizione fra “soggettività rivoluzionaria” e controllo sociale delle politiche per la sicurezza riprendo (anche se storicamente datata) la potente e preveggente parola di Pier Paolo Pasolini (da l’Espresso (n. 24, 16.6.68):
I PCI ai giovani!!
È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.
in l’Espresso n. 24, 16.6.68
Le città paradigma dei tempi: La questione della sicurezza si coniuga con la loro stessa vivibilità
Pubblicato: 2 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: luoghi, Politica per la sicurezza, urbanizzazione | Lascia un commento »
Le città assumono un ruolo sempre più importante all’interno del Sistema Paese e cambiano con il mutare dei tempi. La questione della sicurezza si coniuga con la loro stessa vivibilità: un parallelismo non solo italiano, ma diffuso in tutti i centri urbani del mondo. La sicurezza è connessa a questioni che riguardano la tenuta del tessuto protettivo, lo sviluppo del tessuto urbano, la riqualificazione dei centri storici, il degrado delle periferie, l’inclusione sociale. Occorre allora agire in modo sinergico per realizzare un costante miglioramento nella progettazione dell’urbanistica, nella gestione e nella cura di tutte le città.
La percezione dei cittadini riguardo alla sicurezza delle propria città
L’indagine sulla sicurezza dei cittadini è stata condotta dall’Istat per la terza volta allo scopo di conoscere il fenomeno della criminalità attraverso il punto di vista della vittima. Lo studio riferito agli anni 2008-2009 permette infatti di valutare il “sommerso” di un gran numero di reati e di identificare i gruppi di popolazione più a rischio (il profilo delle vittime, come dove e quando queste hanno subito il reato, relazione con l’autore del reato stesso e i fattori di rischio come ad esempio lo stile di vita, l’abitare in una determinata zona, l’età ecc.). Viene inoltre offerto il quadro della percezione soggettiva della sicurezza come la preoccupazione di subire i reati, del rischio avvertito della criminalità della zona in cui si vive, del rapporto con le forze dell’ordine e delle strategie messe in atto dalle singole persone come dalle famiglie per difendersi. I reati presi in esame sono in particolare: lo scippo, il borseggio, il furto di oggetti personali, la rapina, la minaccia e l’aggressione, la clonazione della carta di credito, la truffa, il furto dei veicoli e delle parti di veicolo, il furto di oggetti dai veicoli, il furto in abitazione e l’ingresso abusivo, gli atti di vandalismo, il furto e il maltrattamento di animali. Dalla stima è invece esclusa la violenza contro le donne che, richiedendo una metodologia d’indagine particolare, viene rilevata con specifiche analisi. I precedenti studi dell’Istat nell’ambito dei suddetti reati e della percezione da parte delle vittime rispetto alla sicurezza/insicurezza sono stati effettuati negli anni 1997-1998 e 2002. La nuova indagine, rispetto a quelle trascorse, rileva alcune nuove tipologie di reati come la clonazione delle carte di credito, le truffe e le frodi informatiche. Lo studio è stato effettuato su un campione di 60 mila individui di 14 anni e più intervistati su tutto il territorio nazionale con tecnica telefonica. Il 5,7 per cento degli intervistati ha subito, negli ultimi 12 mesi precedenti l’intervista, reati contro la proprietà (scippi, borseggi e furti di oggetti personali di altro tipo) o reati violenti (minacce, aggressioni, rapine), mentre il 16,2 per cento delle famiglie ha subito reati relativi ai veicoli (furti, tentati furti, atti vandalici ecc.) o reati riguardanti l’abitazione. Tra gli illeciti contro la proprietà subiti dagli individui, al primo posto si collocano i furti di oggetti personali (2,2 per cento), seguiti dai borseggi (1,6 per cento) e dagli scippi (0,5 per cento). Tra i reati violenti sono più numerose le vittime di minacce (0,9 per cento), seguono quelle di aggressioni (0,6 per cento) e di rapina (0,4 per cento). Le famiglie subiscono in primo luogo il vandalismo sui veicoli (7,8 per cento), seguono il furto di biciclette (3,8 per cento), di parti di auto o camion (2,9 per cento), il furto di motorini (2,8 per cento), delle sue parti (2,1 per cento), la sottrazione di oggetti nei veicoli (2,1 per cento), di moto (1,8 per cento) e di automobili (1,7 per cento). Seguono gli atti di vandalismo contro l’abitazione (1,4 per cento), i furti in abitazione principale (1,1 per cento) e il furto di oggetti esterni all’abitazione (0,9 per cento); vengono inoltre maltrattati, feriti o uccisi al 2,6 per cento delle famiglie che ne possiedono.
Al Sud si subiscono di più le rapine (0,8 per cento), gli scippi (0,7 per cento), le minacce (1,2 per cento), i furti del veicolo (4 per cento furti di moto o motorino, 2,5 per cento furti di auto e camion) e delle parti di veicoli (4,6 per cento sottrazioni di parti di auto e camion, 2,7 per cento di parti di moto e motorino). Al Centro e la Nord si subiscono furti di oggetti personali senza contatto (2,7 per cento al Nord-Ovest), borseggi (2,1 per cento al Centro) e furti nella prima casa (1,5 per cento al Centro e 1,3 per cento al Nord), nonché furti di biciclette (5,1 per cento al Nord-Est). Campania e Lazio sono in vetta alla graduatoria per tutti i tipi di reato. Nei grandi comuni è maggiore la probabilità di subire scippi (1,3 per cento), borseggi (3,1 per cento), furti dei veicoli (sottrazioni di moto e motorino 4,9 per cento, furti di bicicletta 4,8 per cento, furti di auto o camion 3,3 per cento) e delle loro parti di auto o camion (4,3 per cento, di moto o motorino 3,7 per cento) e atti di vandalismo contro i veicoli (12,4 per cento), nonché contro l’abitazione (1,9 per cento). Secondo il campione intervistato per questa indagine i fattori che spingono a denunciare sono l’ammontare delle perdite economiche (quando il valore dei beni rubati supera i 500 euro viene denunciato nel 90 per cento dei casi, il furto in abitazione viene denunciato dall’84,5 per cento, il borseggio viene denunciato dall’83,1 per cento, lo scippo dal 65,8 per cento). La percentuale di denunce in seguito all’aggressione raggiunge il 53,6 per cento in presenza di ferite. Nel caso di furto di carte bancarie ed assegni vengono denunciate il 100 per cento delle rapine, il 91,1 per cento degli scippi, l’87,3 per cento dei borseggi e l’86,4 per cento dei furti di oggetti personali, nel caso di furto di documenti le rispettive denunce sono tutte superiori all’80 per cento. I motivi della non denuncia variano per tipo di reato. La scarsa gravità del fatto è una ragione segnalata, l’inutilità della denuncia alle forze dell’ordine in gran parte legata alla difficoltà ad operare in assenza di elementi certi e d’informazioni sull’autore è sottolineata dalla maggior parte delle vittime dei furti.
da Le città paradigma dei tempi.
Istat, Indagine sulla percezione della sicurazza
Pubblicato: 30 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: ISTAT, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | 1 Commento »L’indagine dell Istat riferita agli anni 2008 e 2009, per comprendere meglio il fenomeno della criminalità, la popolazione più a rischio e il rapporto con le forze dellordine, permette di stimare il sommerso di un gran numero di reati e di identificare i gruppi di popolazione più a rischio. Inoltre, offre il quadro della percezione soggettiva della sicurezza (la paura e la preoccupazione di subire i reati), del rischio percepito della criminalità nella zona in cui si vive, del rapporto con le forze dellordine e delle strategie messe in atto da individui e famiglie per difendersi. La preoccupazione di subire reati è un fenomeno che coinvolge una elevata percentuale di cittadini. Il 28,9 per cento della popolazione ha paura ad uscire di sera. Linsicurezza è più diffusa tra le donne e si riscontra maggiormente al Sud del Paese. In compenso, lopinione dei cittadini riguardo al controllo del territorio da parte delle forze dellordine, come polizia e carabinieri, è positiva nel 61,6 per cento dei casi. Per la prima volta lIstat ha anche tentato di stimare alcuni reati non convenzionali, come la clonazione di carte bancarie, il phishing (ossia il prelievo non autorizzato di denaro dal proprio conto corrente bancario a seguito del rilascio dei propri dati personali via internet a falsi istituti di credito o assicurativi) e le frodi su internet. Tali reati hanno coinvolto, nei 12 mesi precedenti lintervista, 1 milione 125 mila cittadini di 14 anni e più. Si tratta dell1,4 per cento di coloro che usano la carta di credito o il bancomat o gli assegni bancari e dell8,3 per cento di coloro che hanno acquistato merci o servizi in rete.
Istat. Reati, vittime e percezione della sicurezza
Pubblicato: 24 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Violenza, Maltrattamento, Vittime e crimini | Lascia un commento »|
L’indagine sulla sicurezza dei cittadini è stata condotta per la terza volta dall’Istat allo scopo di conoscere il fenomeno della criminalità attraverso il punto di vista della vittima. Nel corso dei 12 mesi precedenti l’intervista, nel biennio 2008-2009 i cittadini rimasti vittime sono stati il 5,7 per cento del totale. Per quanto riguarda i reati contro la proprietà si è trattato in primo luogo di furti di oggetti personali (2,2 per cento), seguiti dai borseggi (1,6 per cento) e dagli scippi (0,5 per cento). Tra i reati violenti al primo posto si collocano le minacce (0,9 per cento), seguite dalle aggressioni (0,6 per cento) e dalle rapine (0,4 per cento). Tra i reati subiti dalle famiglie si rilevano quelli che riguardano l’abitazione, i mezzi di trasporto o gli animali. Il 16,2 per cento delle famiglie sono state vittime di questi reati: i reati relativi ai veicoli (furti, tentati furti, atti vandalici ecc.) sono al primo posto (12,6 per cento), seguiti da quelli che riguardano l’abitazione (4,8 per cento). Si evidenzia in primo luogo il vandalismo sui veicoli (7,8 per cento), poi il furto di biciclette (3,8 per cento), di parti di auto o camion (2,9 per cento), il furto di motorino (2,8 per cento), delle sue parti (2,1 per cento), di oggetti nei veicoli (2,1 per cento), di moto (1,8 per cento) e di automobili (1,7 per cento). Per quanto riguarda l’abitazione emerge con maggiore frequenza il furto in abitazione principale (1,1 per cento) e il furto di oggetti esterni all’abitazione (0,9 per cento), nonché gli atti di vandalismo contro l’abitazione (1,4 per cento), mentre più basso è il dato sulle abitazioni secondarie (sia in termini di furto che di ingresso abusivo). La persecuzione degli animali, maltrattati, feriti, o uccisi, ha riguardato il 2,6 per cento delle famiglie che li posseggono. |
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da: Reati, vittime e percezione della sicurezza.
Istat, Annuario statistico italiano 2010
Pubblicato: 19 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bilancio dello Stato, Finanza locale, ISTAT, Migrazioni, Pensioni, Politica dei servizi sociali, Politica del lavoro, Politica economica, Politica per l'ambiente, Politica per la sicurezza, Popolazione, Scuola e istruzione, Servizi sanitari, Servizi sociali, Spesa sanitaria, Spesa sociale | 1 Commento »
Annuario statistico italiano 2010 |
da: Contenuti.
il «rischio di un ritorno ad iniziative di terrorismo tiene sempre alta la nostra attenzione». Dopo l’allerta dell’Interpol il ministro dell’Interno Roberto Maroni non abbassa la guardia nel nono anniversario degli attentati alle Twin Tower di New York. «L’11 settembre non ci deve fare dimenticare che la sicurezza va di pari passo con la prevenzione e il rischio di episodi di terrorismo è molto alto»
Pubblicato: 13 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: islamismo, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »L’Italia non è nel mirino. Ma il «rischio di un ritorno ad iniziative di terrorismo tiene sempre alta la nostra attenzione». Dopo l’allerta dell’Interpol il ministro dell’Interno Roberto Maroni non abbassa la guardia nel nono anniversario degli attentati alle Twin Tower di New York. «L’11 settembre non ci deve fare dimenticare che la sicurezza va di pari passo con la prevenzione e il rischio di episodi di terrorismo è molto alto» avverte intervendo al primo raduno nazionale dei vigili del fuoco a Cortina d’Ampezzo, cui hanno partecipato alcuni «firemen» di New York che intervennero al World Trade Center.
Il rischio, per Maroni, è che cellule non organiche ad al-Qaeda passino alla fase operativa e d’attacco. «Siamo collegati con tutti i sistemi di sicurezza del mondo in modo di garantire la libertà ai cittadini e continueremo ad avere un’attenzione massima per scongiurare le situazioni che abbiamo vissuto in questi anni» conclude Maroni. Non esiste alcun allarme specifico, ma l’attenzione è massima. Gli apparati di sicurezza sorvegliano gli obiettivi sensibili, vigilano sugli ambienti dell’estremismo islamico e setacciano Internet alla ricerca di messaggi in codice che riguardino l’Italia.
La Francia è invece un obiettivo «peculiare» del terrorismo islamico. Secondo il capo dell’antiterrorismo Bernard Squarcini, la minaccia di attentati «non è mai stata così elevata. Siamo allo stesso livello del 1995» un anno nero nella storia d’Oltralpe. Il rischio è che al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), un gruppo di ideologia salafita-jihadista, possa compiere azioni ostili dopo aver ucciso a fine luglio il cooperante Michel Germanau, 78 anni, sequestrato in Niger ad aprile. Timore condiviso dal 52% dei francesi.
Trincerata in Pakistan, la casa madre al-Qaeda non è in grado di condurre operazioni all’estero. Tocca ai gruppi regionali coniugare l’agenda nazionale e internazionale. Quando ciò non è possibile entrano in scena i cosiddetti terroristi fai-da-te. Uno di questi ha indotto la polizia danese ad innalzare l’allerta. «Vi sono circostanze che indicano un fallito attentato terroristico», ha precisato il capo della polizia dopo l’arresto del kamikaze che ha provocato una piccola esplosione nello Jorgensen Hotel di Copenaghen ferendosi al volto e alle mani.
Bresciaoggi.it – Italia & Mondo.
ottava edizione dei corsi gratuiti di difesa personale femminile promossi dall’assessorato alla Sicurezza del Comune di Milano
Pubblicato: 30 giugno 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Milano, Politica per la sicurezza | 1 Commento »“Sono ben 300 le milanesi che hanno raccolto l’invito dell’Amministrazione comunale a partecipare all’ottava edizione dei corsi gratuiti di difesa personale femminile promossi dall’assessorato alla Sicurezza del Comune di Milano per aiutare le donne a prevenire molestie e violenze”. Lo ha comunicato il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato a margine della conferenza stampa dopo Giunta, annunciando la ripresa dei corsi di difesa personale femminile.
Da: COMUNE DI MILANO – Diplomate in autodifesa oltre mille donne.
Ferdinando Camon, L’ergastolo è più crudele della morte “La Stampa” 19 giugno 2010
Pubblicato: 23 giugno 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
L’ergastolo è più crudele della morte
È stato ucciso mediante fucilazione un detenuto dello Utah condannato a morte nel 1985 per duplice omicidio. L’esecuzione solleva nel pubblico americano un’ondata di soddisfazione, riassumibile nel motto: meglio tardi che mai. Tutti sentono la morte come una pena più grave dell’ergastolo. La morte è la vera pena, spietata e totale, l’ergastolo è una mezza grazia. Eppure gira in questi giorni per il mondo un film bellissimo, premio Oscar 2010 come miglior film straniero, imperniato proprio su questo problema: il protagonista vuol far condannare chi ha ucciso la sua donna, ci riesce, gli danno l’ergastolo, ma purtroppo diventa un collaboratore della polizia (siamo in Argentina, con i militari al potere), e ben presto esce, libero, protetto, armato. Che fare? Il protagonista ha una sola scappatoia: farsi giustizia da sé. E come? Ammazzandolo? Potrebbe: lo cattura, lo porta in campagna, passa un treno sferragliante, gli punta una pistola alla testa, spara, nessuno sente niente, giustizia è fatta. Ma non va così. Lui non si accontenta di condannarlo a morte. Troppo poco. Lui vuole l’ergastolo. Non vuole ucciderlo una volta, ma ucciderlo ogni giorno. No vederlo morire e amen, ma vederlo morire minuto per minuto, all’infinito. E questo lo dà soltanto l’ergastolo. Da quando il colpevole gli ha ucciso la compagna, lui soffre una sofferenza che non finisce mai, ed esclama: “Io soffro all’infinito, pagherei per morire in un attimo”. Perciò cattura l’assassino, lo nasconde in un casolare sperduto, lo chiude a chiave, lo guarda ogni giorno per anni e lo ascolta implorare di essere ucciso. L’ergastolo è una morte interminabile, che ti fa sognare la morte istantanea come un regalo della pietà.
Il condannato dello Utah aveva ucciso un barista, poi durante il processo aveva ucciso un giudice. Particolare importante: i famigliari del giudice chiedevano l’ergastolo, i famigliari del barista chiedevano la morte. Perciò i binomi sono: cultura ed ergastolo, incultura e morte. Ottenuta la morte, i famigliari del barista hanno espresso soddisfazione. Non l’hanno visto morire, non gli è stato concesso. Questa era un’esecuzione diversa, mediante fucilazione. Nella fucilazione, coloro che sparano (in questo caso, cinque) non sanno chi di loro uccide e chi no. Così dicono i giornali. In realtà lo sanno. Perché c’è un fucile (uno su cinque) caricato a salve, senza pallottola, ma chi spara quel colpo se n’accorge, perché non essendoci il proiettile che parte il fucile non dà il contraccolpo sulla spalla. Se colui che spara è d’accordo sulla condanna a morte, gode del contraccolpo. Se non vuole uccidere, gode del colpo a salve.
Ho visto il film, s’intitola “Il segreto dei suoi occhi”, e mi ha colpito una cosa: tutti gli spettatori (la sala era piena), uscendo, commentano con soddisfazione la tesi, e dunque sì, per tutti, l’ergastolo è peggio della morte, come pena. Ed è meglio come redenzione: questo condannato dello Utah viene descritto come “detenuto modello”. Dall’85 ad oggi sono passati 25 anni. Un quarto di secolo. In un quarto di secolo è morto, in carcere, l’uomo-assassino ed è nato un uomo-modello. Con l’ergastolo si poteva tenerlo ancora in carcere, a super-redimersi, visto che redento lo è già. La fucilazione non è una redenzione più completa. È soltanto un altro omicidio. E dunque anche noi, al quesito iniziale, rispondiamo: sì, rispetto alla morte l’ergastolo è una pena più crudele e più efficace.
Dossier Identità, incontro ed educazione per un modello italiano di integrazione
Pubblicato: 15 giugno 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Acquisire la conoscenza di base della lingua italiana e una sufficiente conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia, con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e degli obblighi fiscali, assolvere il dovere di istruzione dei figli minori; conoscere l’organizzazione delle istituzioni pubbliche. Sono questi i doveri che i cittadini stranieri, che richiedono per la prima volta il permesso di soggiorno nel nostro Paese, si impegnano a rispettare con la stipula dell’ Accordo di Integrazione. I criteri e le modalità per la sottoscrizione dell’Accordo sono disciplinati da uno schema di regolamento approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri del 20 maggio scorso, insieme al Piano nazionale per l’integrazione nella sicurezza – Identità e incontro che riassume la strategia del Governo in materia di politiche di integrazione, individuando le principali linee di azione e gli strumenti da adottare per promuovere un efficace percorso integrativo degli stranieri immigrati, coniugando accoglienza e sicurezza nel rispetto delle procedure previste dalla vigente legislazione. L’accordo, articolato per crediti da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno, dovrà essere sottoscritto, presso lo sportello unico per l’immigrazione o la questura, dai cittadini stranieri con età compresa tra i 16 e i 65 anni.
Dossier Identità, incontro ed educazione per un modello italiano di integrazione
Il Modello italiano di gestione di sicurezza e immigrazione
Pubblicato: 9 giugno 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica delle migrazioni, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | Lascia un commento »Il Modello italiano di gestione di sicurezza e immigrazione
Le proposte normative e le attività operative sviluppate in questi ultimi anni dal Governo italiano per dare risposte alla domanda di sicurezza da parte della collettività sono state illustrate il 16 aprile scorso a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con una pubblicazione curata dal ministero dell’Interno dal titolo ‘Iniziative dell’Italia – Sicurezza, immigrazione e asilo’. Questi alcuni degli interventi messi in campo negli ultimi anni dal Governo secondo il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione sul territorio nazionale: aggressione dei patrimoni illeciti, nuove misure anti racket e usura e contro infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti, eco-mafia, criminalità transnazionale, terrorismo, criminalità informatica e pedopornografia on-line, patti per la sicurezza urbana, contenimento dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani, procedure per l’emersione dei rapporti di lavoro regolare con cittadini stranieri. Altre misure sono state adottate dal Governo per garantire la piena tutela dei minori stranieri, dei richiedenti asilo, l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini stranieri. Numerosi i progetti promossi a livello locale finanziati con risorse del Fondo europeo per l’integrazione.
Lucio Barone, Giustizia Penale: La messa alla prova per gli imputati adulti. Un’occasione mancata? in Servizisocialionline
Pubblicato: 31 maggio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Diritto Penale, Politica per la sicurezza, SOS Servizi Sociali Online | 1 Commento »Giustizia Penale: La messa alla prova per gli imputati adulti. Un’occasione mancata? – Documento scritto e redatto dall’Assistente Sociale Specialista, Dott. Lucio Barone, maggio 2010
in ServiziSocialiOnline Documenti
Claudio Risè, L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva, in Il Mattino di Napoli
Pubblicato: 23 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Politica per la sicurezza, Risè Claudio | Lascia un commento »Che effetto ha sulla psiche individuale e collettiva l’enfasi data dai media alle storie di corruzione, e agli usi e costumi dei corrotti o supposti tali?A giudicare da sogni e vissuti riferiti in psicoterapia parrebbe che trascrizioni di conversazioni senza scrupoli, ricostruzioni dettagliate di abitudini perverse e illegali generino soprattutto un vissuto depressivo. Le persone si sentono come accerchiate dal male, ed hanno l’impressione che non ci sia nulla da fare per cambiare la situazione.Questa sensazione è generata sia dal ripetersi incessante di questo tipo di episodi, sia dal fatto che finora la maggior parte delle persone presentate inizialmente come colpevoli è stata poi assolta nei diversi livelli di giudizio. Ciò crea spaesamento e depressione un po’ in tutti …. segue qui: Editoriali & altro …: L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva
Il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione, Ministero Dell’Interno – Notizie
Pubblicato: 14 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | 1 Commento »Il ‘modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione
In una pubblicazione del ministero dell’Interno il bilancio delle azioni del Governo italiano in tema di sicurezza, immigrazione e asilo
Le proposte normative e le attività operative sviluppate in questi ultimi anni dal Governo italiano per dare risposte alla domanda di sicurezza da parte della collettività sono brevemente illustrate in una pubblicazione curata dal ministero dell’Interno dal titolo ‘Iniziative dell’Italia – Sicurezza, immigrazione e asilo’. Disponibili anche le versioni in lingua inglese e francese.
Aggressione dei patrimoni illeciti, nuove misure anti racket e usura e contro infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti, eco-mafia, criminalità transnazionale, terrorismo, criminalità informatica e pedopornografia on-line, ‘patti per la sicurezza’ urbana, contenimento dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani, efficaci procedure per l’emersione dei rapporti di lavoro regolare con cittadini stranieri. Sono alcuni degli interventi messi in campo negli ultimi anni dal Governo secondo il ’modello italiano’ di gestione della sicurezza e dell’immigrazione sul territorio nazionale.
Altre misure sono state adottate dal Governo italiano per garantire la piena tutela dei minori stranieri e dei richiedenti asilo e per favorire l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini stranieri, fattori-chiave per la coesione sociale e la prevenzione di conflitti. Numerosi i progetti promossi a livello locale finanziati con risorse del Fondo europeo per l’integrazione.
«I risultati raggiunti in pochi mesi – afferma il ministro Roberto Maroni nella prefazione al testo – denotano la validità del percorso intrapreso e rafforzano la convinzione di dover procedere in questa direzione, anche nell’interesse dell’Europa».
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COMUNE DI MILANO – Case comunali più sicure
Pubblicato: 26 marzo 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Milano, Politica per la sicurezza | 1 Commento »Case comunali più sicure
Le persone con più di 65 anni che vivono nelle abitazioni ai piani bassi potranno richiedere al Comune l’istallazione di inferriate fisse alle finestre e di inferriate apribili alle porte finestreMilano, 24 marzo 2010 – Le persone con più di 65 anni che vivono nelle case comunali ai piani bassi (primo livello fuori terra) in quartieri a rischio potranno richiedere al Comune l’istallazione di dispositivi antintrusione. Lo prevede una delibera approvata dalla Giunta che impegna 500mila euro per l’esecuzione di due tipologie di intervento:
- sostituzione della porta d’ingresso dell’alloggio con una di tipo blindato, dotata di serratura di sicurezza;
- installazione di inferriate fisse alle finestre e di inferriate apribili alle porte finestre.Il provvedimento riguarderà inizialmente una trentina di famiglie che vivono in tre stabili comunali in Zona 9, quella a più alta densità di ultrasessantacinquenni. Gli inquilini aventi titolo hanno ricevuto in questi giorni una lettera dell’Amministrazione comunale con un modulo che devono compilare e consegnare presso la propria portineria nel caso siano interessati all’iniziativa.
L’intervento sarà in seguito concordato con il Settore Tecnico Casa e Demanio, dopo un sopralluogo, al termine del quale saranno comunicati i tempi di realizzazione delle opere.
La priorità di esecuzione è stata stabilita sulla base dei dati relativi al numero dei nuclei familiari con persone con più di 65 anni con contratto di affitto relativo a un alloggio situato al primo livello fuori terra in immobili di proprietà del Comune di Milano. La presenza maggiore di famiglie con ultrasessantacinquenni risulta essere nella Zona 9. I dati dell’Assessorato alla Casa sono stati incrociati con quelli relativi alle aree di rischio identificate sulla base delle segnalazioni dei Carabinieri,
della Polizia Municipale e della Questura e relative ad episodi legati alla prostituzione, allo spaccio di stupefacenti, a furti, insediamenti abusivi, utilizzando la mappa realizzata dal Politecnico di Milano.
COMUNE DI MILANO – Case comunali più sicure
La malapianta di Nicola Gratteri, Antonio Nicaso edito da Mondadori – BOL.IT
Pubblicato: 13 marzo 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, LIBRI NEWS, Magistratura e giustizia, Politica culturale, Politica per la sicurezza, Tossicodipendenze | 2 Commenti »
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I contenuti
Dopo la strage di Duisburg, nell’agosto del 2007, il mondo sembra finalmente essersi accorto della ‘ndrangheta. Eppure la potente organizzazione criminale calabrese esiste indisturbata da decenni, o da decenni c’è chi quotidianamente rischia la vita per combatterla. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, è certamente una delle personalità più controverse e affascinanti coinvolte in questa guerra. Spesso criticato per la durezza dei suoi metodi, Gratteri è nato in Calabria e dalla sua regione d origine non ha mai voluto andarsene, anche a costo di grossissime rinunce. Una vita interamente dedicata alla giustizia, a prezzo di scelte difficili, come per esempio quella di perseguire penalmente persone in passato vicine, magari amici di infanzia o compagni di scuola. In questo libro il grande investigatore anti-’ndrangheta si racconta ad Antonio Nicaso.
La malapianta il libro di Nicola Gratteri, Antonio Nicaso edito da Mondadori – BOL.IT
Sicurezza- Maroni: “I Comuni protagonisti nella sfida per sicurezza integrata”
Pubblicato: 17 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »“I Comuni e l’Anci hanno dato un’ulteriore dimostrazione di accettare la sfida della sicurezza integrata, con un impegno che li rende sempre più protagonisti in questo campo”. Cosi’ il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, commenta il protocollo sottoscritto oggi con l’Anci e le associazioni di vigilanza privata al Viminale. Il tutto in attesa della prossima iniziativa sulla sicurezza urbana, prevista il 16 febbraio a Roma, e che vedra’ nuovamente la partecipazione dell’Anci, del ministro dell’Interno, e di molte personalita’ politiche, tra cui l’ex omologo di Maroni, Enzo Bianco. “Questo accordo – afferma il ministro – rappresenta un nuovo tassello tra quelli messi in campo negli ultimi due anni dal governo, per definire il sistema di messa in sicurezza dei territori con il modello della sicurezza integrata, coinvolgendo il pubblico, le forze dell’ordine e il mondo delle autonomie locali, alle quali abbiamo gia’ dato nuovi poteri e nuovi mezzi, assecondando le loro stesse richieste”. Con il coinvolgimento degli istituti di vigilanza privata, che saranno chiamati a segnalare alle centrali operative eventuali situazioni sospette e fuori controllo, “siamo certi che i risultati arriveranno, e saranno molto lusinghieri”, afferma Maroni. D’altra parte, fa notare il ministro, “le misure gia’ messe in campo nella direzione della sicurezza integrata ci hanno gia’ portato ad una diminuzione dei reati, soprattutto quelli legati al territorio, negli ultimi due anni”. Il ministro sottolinea infine che “l’iniziativa non e’ mirata solo alla prevenzione dei reati, ma anche a dare aiuto a chi e’ in difficolta’. Si prevedono infatti segnalazioni su bambini e persone anziane in difficolta’, o addirittura sulla presenza di ostacoli sulle vie di comunicazione. Abbiamo coniugato – conclude – l’accezione più ampia di sicurezza”. (mv)
La sicurezza percepita nelle città italiane | Saperi PA
Pubblicato: 16 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | Lascia un commento »La sicurezza percepita nelle città italiane
La sensazione di insicurezza percepita dai cittadini non sempre coincide con l’insicurezza effettiva legata al tasso di criminalità. Come mai?
Ne parliamo con Pierciro Galeone, Segretario generale della Fondazione Cittalia ANCI Ricerche.
La sicurezza percepita nelle città italiane | Saperi PA
Le vittime del crimine” a cura di Anna Maria Giannini e Barbara Nardi
Pubblicato: 13 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LIBRI NEWS, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »
Presentazione del volume: “Le vittime del crimine” a cura di Anna Maria Giannini e Barbara Nardi
Reati commessi dagli immigrati, in Il Legno storto, quotidiano online
Pubblicato: 9 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | 2 Commenti »…. basta leggere il rapporto del Viminale del 2006 (gestione Amato) sulla criminalità in Italia (a partire da pag 354), oppure i dati ISTAT presenti nel libro Immigrazione e sicurezza in Italia del Prof. Marzio Barbagli (sociologo e massimo esperto in materia), gli stranieri pur essendo nel 2006 circa il 5% della popolazione hanno commesso infatti ben un terzo circa dei reati totali, con percentuali spesso più elevate per quanto riguarda i reati predatori e violenti (furti, rapine, omicidi, violenze sessuali o spaccio di stupefacenti); inoltre come rileva anche il capo della polizia Manganelli queste percentuali sono decisamente più alte nel Centro-Nord (dove chiaramente la presenza di immigrati è maggiore).
Secondo i dati ISTAT tratti dal già citato libro di Barbagli e riferiti al 2004 (i più recenti presenti nel libro per quanto riguarda le condanne) si può notare come nello specifico in Italia sia straniero il 46,9% dei condannati per furto, così come il 36,7% dei condannati per rapina, il 27,3% dei condannati per violenza carnale e il 40,5% dei condannati per traffico di stupefacenti.Se guardiamo invece i dati più recenti (del 2006) relativi alle denunce, secondo il rapporto del Viminale le percentuali sono ancora più elevate, sono infatti il 70% gli stranieri denunciati in Italia per borseggio, il 36% quelli per omicidio, il 39% per violenze carnali, il 51% per furti e rapine in abitazione ecc. Insomma, in base a questi dati affermare che la percentuale di reati commessi da immigrati clandestini è elevata solo a causa dell’alto numero di reati legati alla loro condizione di clandestinità (come fa intuire Repubblica) è una mistificazione bella e buona.
La stessa ANSA in un lancio d’agenzia del 28/01/2010 aveva citato alcuni di questi dati ma le redazioni di certi quotidiani hanno preferito a quanto pare ignorarli per perseguire la loro opera di disinformazione politicamente corretta.
In definitiva se è vero che gli immigrati regolari delinquono non molto più degli italiani (1), prendendo però in considerazione l’insieme degli immigrati in generale (quindi sia regolari che irregolari) sulla base delle statistiche in nostro possesso è assolutamente corretto sostenere che gli stranieri commettono in proporzione decisamente più reati degli italiani (in particolare reati predatori e violenti) ….
Extracomunitari e crimine, di giulio zanella e paolo buonanno, in Noisefromamerica
Pubblicato: 8 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Extracomunitari e crimine
noiseFromAmeriKa : Extracomunitari e crimine
Boeri Tito, IMMIGRAZIONE NON È UGUALE A CRIMINALITÀ Lavoce.Info
Pubblicato: 3 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza, Vittime e crimini | Lascia un commento »Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente del Consiglio sull’equivalenza tra immigrazione e criminalità. Vero o falso? Berlusconi non ha fornito numeri a supporto della sua affermazione. Dai dati disponibili sul sito dell’Istat si ricava però che pur con un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati. Le statistiche documentano invece che nello stesso periodo la quota degli stranieri sul totale dei detenuti è stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana.
Maroni ha spiegato che nel corso della riunione di governo è estata riassunta l’attività dell’Esecutivo, oltre che nella lotta alla mafia anche nel contrasto all’immigrazione clandestina. Nel 2009 – ha citato i dati il titolare del Viminale – gli sbarchi sono diminuiti, rispetto al 2008, di circa il 74% (36.951 clandestini arrivati nel 2008 contro 9.573 arrivati nel 2009
Pubblicato: 31 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica delle migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »“Gli arrivi degli immigrati clandestini in Italia sono diminuiti in maniera straordinaria da quando c’è questo governo”. Lo ha ricordato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso della conferenza stampa svolta al termine del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria. Maroni ha spiegato che nel corso della riunione di governo è estata riassunta l’attività dell’Esecutivo, oltre che nella lotta alla mafia anche nel contrasto all’immigrazione clandestina. Nel 2009 – ha citato i dati il titolare del Viminale – gli sbarchi sono diminuiti, rispetto al 2008, di circa il 74% (36.951 clandestini arrivati nel 2008 contro 9.573 arrivati nel 2009″.
Questo, ha detto l’esponente della Lega Nord, “rappresenta il dato piu’ importante tra tutti i paesi dell’Unione Europea”. Ma se il calcolo viene fatto da maggio 2009, data in cui viene firmato l’accordo con la Libia per il rimpatrio dei clandestini, a fine 2009, si registra una diminuzione di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo del 2008 (31.281 sbarchi maggio-dicembre 2008 contro 3.185 sbarchi maggio-dicembre 2009)”. Maroni ha parla anche dei rimpatri effettivi che nel periodo 2008-2009 sono stati 42.955. “Tutto fatto da noi a nostre spese’, ricorda Maroni ribadendo che ‘continueremo a chiedere che L’Unione Europea si faccia carico di queste operazioni. Operazioni che noi facciamo nell’interesse di tutti
fonte:
Maroni: Risultati straordinari nella lotta all’immigrazione clandestina
BARBAGLI MARZIO, IMMIGRAZIONE E SICUREZZA IN ITALIA IL MULINO – Libreria Cattolica Online : LibreriaColetti.it
Pubblicato: 26 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Marzio Barbagli è stato il primo in Italia, dieci anni fa, ad affrontare in maniera esplicita il tema, politicamente scorretto, dei reati commessi dagli immigrati (soprattutto irregolari, ma anche regolari), destando inizialmente imbarazzi e critiche, ma imponendosi poi, grazie al suo inoppugnabile lavoro di ricerca e documentazione, come la voce più autorevole e imparziale in materia. In questo periodo di crescente preoccupazione sociale, mentre sono appena stati varati nuovi provvedimenti in materia di sicurezza, Barbagli affronta nel suo nuovo libro in particolare tre questioni che dividono i cittadini e le parti politiche: gli effetti della Bossi Fini (è stata un fallimento o ha contribuito a contenere il flusso dei clandestini?); le conseguenze, sul piano delle attività illecite, dell’allargamento a Est dell’Europa, soprattutto dopo il 1° gennaio 2007 (è davvero giustificato l’allarme nei confronti di rumeni e rom?); come funziona, o non funziona, il meccanismo delle espulsioni e perché. Tutto questo e molte altre cose ancora, sulla base di dati aggiornatissimi e inediti.
Terzo Rapporto sulla sicurezza nel nostro Paese curato da Demos e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis
Pubblicato: 25 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Presentato a Milano il terzo Rapporto sulla sicurezza nel nostro Paese
curato da Demos e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis
Claudio Risé, Capitalimo, recessione criminalità, da “Il Giornale”, 9 gennaio 2010, www.ilgiornale.it
Pubblicato: 13 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Risè Claudio, Vittime e crimini | Lascia un commento »Claudio Risé, da “Il Giornale”, 9 gennaio 2010, www.ilgiornale.it
Con la recessione aumentano (negli Stati Uniti e altrove) poveri e disoccupati, ma crollano i crimini. Con grandissimo stupore di criminologi e sociologi che fin dai primi licenziamenti del 2008 avevano previsto il contrario. In realtà, negli Usa, con più di 7 milioni di posti di lavoro persi, il livello di criminalità è arrivato al punto più basso da cinquant’anni.
Il Wall Street Journal ha dedicato all’evento una pagina, decretando la morte di una delle teorie sociologiche più diffuse, che spiega come la causa della criminalità siano l’ineguaglianza dei redditi e la povertà. È accaduto invece che ineguaglianze e livelli di povertà sono aumentati, e i crimini diminuiti. Come mai?
Perché la teoria: povertà uguale criminalità, era sbagliata …Non solo però per muovere guerra, ma anche per delinquere, ci vogliono soldi, energie. ….. Se la ricchezza si contrae, anche l’azienda-crimine riduce le attività.
Anche il terrorismo internazionale, che costa un mucchio di soldi, ha potuto svilupparsi quando i Paesi che lo ispirano hanno cominciato a disporre di ingenti capitali, tanto da poterli buttar via. Quando non c’erano i petrodollari il terrorismo era affidato a qualche anarchico, che in genere pagava di tasca sua singoli attentati a sfortunati sovrani, recandosi in terza classe sul luogo del delitto.
E i poveri, allora? I poveri non c’entrarono mai nulla, con l’incremento del crimine. …Certo, i poveri cercano di diventare ricchi, ma raramente perdono la testa quando devono fare un passo indietro, in una condizione già nota, e di cui riconoscono la dignità (in genere sconosciuta all’intellettuale radical-borghese che la filtra attraverso i propri sensi di colpa).
Si sa da tempo: il popolo è più onesto e più coraggioso dei suoi paladini.in:
Fonte: [Il Giornale]
la nuova figura del reato di immigrazione clandestina di Renato Amoroso, AltaLex
Pubblicato: 9 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica delle migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »Lo straniero criminale
Come ormai tutti sanno, la Legge 15.07.2009, n. 94 ha introdotto nell’ordinamento italiano la nuova figura del reato di immigrazione clandestina
segue:
Rosarno, una guerra tra poveri con la regia delle cosche, dal nostro inviato Roberto Galullo – Il Sole 24 ORE
Pubblicato: 9 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »…. Oggi gli agrumeti sono desolatamente vuoti. Non c’è nessuno o quasi che raccoglie e impila. Li chiamerà, domani, i lavoratori di colore? La domanda rivolta a un piccolo proprietario agricolo che non direbbe il suo nome neppure sotto tortura, cade nel vuoto. “Oggi no, domani neppure, poi vedremo”. E’ chiaro che la decisione non l’ha presa lui, ma l’antistato, la ‘ndrangheta, che resta per ora alla finestra anche perché il chiasso è troppo assordante e le luci di Forze dell’ordine e media sono accecanti. No, meglio restare in disparte anche perchè la Calabria, dopo l’attentato alla Procura di Reggio, è come una spia sempre accesa sul corpo malato del Paese ….
vai a:
Rosarno, una guerra tra poveri con la regia delle cosche – Il Sole 24 ORE
CESARE MARTINETTI, Quante sono le Rosarno d’Italia? – LASTAMPA.it
Pubblicato: 9 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Migrazioni, Politica per la sicurezza | Lascia un commento »… Quello che sta accadendo a Rosarno in queste ore ci riguarda tutti: il nostro quartiere, le nostre periferie, a Sud e a Nord, interroga la nostra coscienza di cittadini, sfida l’intelligenza e mette alla prova quello che si chiamava il sentimento democratico. Non è un problema solo italiano. Una rivolta del tutto analoga a quella di Rosarno è scoppiata qualche mese fa a Calais, nel Nord della Francia, da dove le bianche scogliere di Dover appaiono come un miraggio alle migliaia di migranti (soprattutto afghani, pakistani, iracheni) che premono per sbarcare in Gran Bretagna. Gli ammiratori acritici di quanto avviene al di là delle frontiere vadano al cinema a vedere «Welcome» di Philippe Lioret: avranno di che meditare su come la questione rappresenti un rompicapo per ogni governo, compreso quello del muscolare Sarkozy che ha trasformato in reati anche i piccoli gesti di solidarietà verso i clandestini senza aver disinnescato le polveriere sociali disseminate nelle banlieues francesi. È anche per questo che appare particolarmente irritante la litania tutta italiana del rinfaccio di responsabilità tra destra e sinistra, governo e non governo perché le responsabilità vanno equamente distribuite nel corso degli anni ..
vai all’articolo:
Quante sono le Rosarno d’Italia? – LASTAMPA.it
BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE
Pubblicato: 8 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza, Stati Uniti d'America, Vittime e crimini | Lascia un commento »Negli Stati Uniti, la recessione degli ultimi due anni ha provocato un aumento del tasso di disoccupazione, ma è stata anche accompagnata, inaspettatamente, da una diminuzione del numero dei reati. Nel primo semestre del 2009, il tasso di omicidi è sceso del 10%, quello dei furti del 6 per cento. È la prova, secondo il Wall Street Journal che ieri ha pubblicato un articolo di Heather Mac Donald, che la vecchia tesi secondo cui povertà e diseguaglianze economiche favoriscano la criminalità è uno dei tanti residui ideologici del Novecento dai quali dobbiamo liberarci se vogliamo capire cosa sta avvenendo. Sulle cause di questa inaspettata riduzione della frequenza dei delitti, l’analisi del Wall Street Journal non nutre dubbi. È merito dell’inasprimento delle pene, dell’accresciuta efficienza delle forze dell’ordine e dell’espansione della popolazione carceraria.
BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE
MIMMO GANGEMI, Il diritto di non essere eroi, in La Stampa
Pubblicato: 5 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica per la sicurezza | 5 Commenti »qui dobbiamo continuare a vivere. Assieme alla ’ndrangheta. Che è un’organizzazione potente, spietata, appena sfiorata dal fenomeno del pentitismo. La ’ndrangheta è dura da sconfiggere, perché entra nelle case, sorride e porge la mano, lusinga, soccorre a volte – seppure ne chieda sempre il prezzo – e si compone di gruppi di famiglia difficili al tradimento. Qui la ’ndrangheta sono le persone che incontri per strada e con cui scambi parole e cortesie, qui è forte delle ricchezze accumulate dal niente, qui fa invidia ed esempio. Qui diventa Stato, se ne sostituisce. Questo ha imparato a farlo bene: ormai non si accontenta di orientare i voti su persone gradite, ma candida i suoi rampolli, prova a farli sindaci, deputati regionali, parlamentari. Adesso può, perché li ha mandati a studiare, li ha armati di lingua e del sorriso accattivante, ha dato loro modi che ingannano di rispettabilità.tutto l’articolo qui:
Il diritto di non essere eroi – LASTAMPA.it







