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N. BOTTANI Requiem per la scuola? Ripensare il futuro dell’istruzione Collana “Contemporanea” pp. 152, € 13,00 in libreria dal 21/02/2013 |
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«I sistemi scolastici attuali sono paragonabili a un plotone di ciclisti in corsa: quando uno di essi capitombola, le biciclette volano per aria e si verificano cadute impressionanti sull’asfalto. Alcuni si rialzano, altri restano a terra con ferite più o meno gravi e dolorose. Taluni non possono proseguire, alcuni devono abbandonare la corsa.» Gli odierni sistemi scolastici – di stampo ottocentesco – registrano ovunque un duplice fallimento, in termini di efficienza e di equità: l’impossibilità di far acquisire a ognuno un bagaglio minimo di conoscenze e competenze e quello di democratizzare la società, favorendo, mediante l’istruzione, la mobilità sociale. Il divario, inoltre, tra mondo scolastico e nuove tecnologie è massimo. I «nativi digitali» sperimentano ormai molteplici spazi aperti di apprendimento e modalità di accesso alla conoscenza, molto lontani dai riti scolastici. Ce n’è abbastanza per chiedersi che cosa giustifichi oggi tali sistemi e se così come sono abbiano ancora un senso. Norberto Bottani esperto di politiche scolastiche, già alto funzionario Ocse, è attualmente consigliere della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo. Per il Mulino ha pubblicato «La ricreazione è finita» (1986), «Professoressa addio» (1994) e «Insegnanti al timone?» (2002) |
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Archivi categoria: Politica scolastica
Scrivere in italiano – Carocci editore
l’idea di un dominio in cui poter raccogliere non solo esercizi e materiali di approfondimento relativi al manuale, ma anche contributi di varia natura di docenti universitari e non ed esperti di scrittura, senza tralasciare spunti di riflessione su questioni non sempre strettamente connesse al mondo universitario ma altrettanto urgenti: l’italiano a scuola, l’italiano L2, i linguaggi specialistici…
In quest’ottica scrivereinitaliano.it vuol essere un luogo in cui tutti coloro che si occupano di scrittura – non solo a livello universitario – possano incontrarsi per condividere materiali, idee e competenze.
Questo giustifica l’organizzazione del sito in varie sezioni apparentemente eterogenee, alcune più informative, altre più operative e interattive: dalla sezione manuale – con i suoi ricchi apparati online – ai Focus – approfondimenti, commenti o perfino cronache di linguistica –; dai laboratori – l’Officina, il luogo del fare insieme, dove si tenta di “mostrare” ed esperire insieme – all’aula virtuale – uno spazio in via di realizzazione pensato per il singolo docente e i suoi studenti, da utilizzare attingendo ai materiali già a disposizione nel sito e progettandone di nuovi (testi scritti e audio, interviste e suggerimenti di lettura ecc.).
Guardiamo con particolare interesse al mondo della Scuola con l’idea di avviare presto laboratori pensati specificamente per i docenti.
Col tempo, si tenterà di dar voce direttamente agli studenti, coinvolgendoli attivamente e promuovendo concorsi di idee su temi condivisi dalla comunità scientifica di riferimento.
Un’attenzione particolare è dedicata, infine, al nostro catalogo di linguistica e a tutti i nostri autori – tanti e autorevoli – che hanno dato vita a un lavoro che, individualmente e complessivamente, merita di essere promosso e valorizzato.
Abbiamo calcolato… quanto lavora un prof: 1.759 ore all’anno – di Rossana Bruzzone Maria Antonia Capizzi, in Corriere.it
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noi, normali, non siamo. Diversamente anomali. Trattati come liberi professionisti, pagati come operai. Educatori o, all’occorrenza, baby-sitter. Mamme, papà, zii o anche nonni, se la famiglia manca. Burocrati, vigili, segretari. Psicologi, tuttologi, ignoranti. Secondo i punti di vista. Che vanno sempre bene, perché la scuola è uno di quegli argomenti di cui pochi sanno, ma tutti parlano. Come il calcio. E allora, quasi quasi, ne parliamo anche noi. Ci siamo presi la libertà di scrivere qualche numero. Abbiamo calcolato… quanto lavora un prof
Il lavoro di noi prof? Ecco il calcolo: 1.759 ore all’anno – Corriere.it
Walter PASSERINI, Scuola, università e formazione professionale. Ecco su cosa dovremmo puntare | in La Stampa 3 luglio 2012
I giovani senza lavoro nel Vecchio continente sono oltre 5,5 milioni. Se in Italia oltre un giovane sui tre che cercano un lavoro è disoccupato, ci battono solo Grecia e Spagna, i campioni dello spread (oltre il 50% di disoccupazione giovanile), mentre i più virtuosi sono i tedeschi, gli austriaci e gli olandesi, compresi tra l’8 e il 9% di disoccupazione giovanile.
Forse dovremmo mandare i nostri governanti degli ultimi 10-15 anni a studiare le politiche dei paesi più amici dei giovani e capiremmo che in quei paesi gli under 25 sono la priorità. In Italia invece sono il segno dell’impotenza, la cartina di tornasole della cattiva volontà di una classe dirigente di gerontocrati, legati come cozze ai loro privilegi. Certo l’anagrafe alla fine vincerà, ma intanto lo spreco di speranze, di risorse e di futuro grida vendetta e dovrebbe farci vergognare. Eppure i rimedi, il pentagramma delle cose da fare è sotto gli occhi di tutti.
Le voci dell’agenda si chiamano scuola, università, orientamento, lavoro, culture. Il distacco della scuola dal mondo del lavoro è abissale. Certo vi sono esempi eroici di contatto tra mondi che non si amano, ma sono ancora una goccia rispetto ai bisogni. Stage, concorsi, alternanza, apprendistato sono strumenti che in altri paesi rappresentano la norma, mentre in Italia suscitano lo scherno degli scettici. Le università per legge dovrebbero fornire servizi di placement ai propri studenti, ma quelle che lo fanno davvero si contano sulle dita di due mani. L’orientamento è una cosa troppo seria per essere lasciato nelle mani delle famiglie, degli insegnanti o delle compagnie di giro, che stipano i ragazzi in sale cinematografiche altrimenti vuote e infliggono loro lezioni sul nulla.
da La Stampa 3 luglio 2012
Antonio Santoni Rugiu La lunga storia della scuola secondaria, Carocci EDIZIONE: 2007
Indice
LEGISLAZIONE SCOLASTICA: cronologia legislativa, a cura di Edscuola.it
Normativa scolastica, cronologia legislativa
D’AMICO NICOLA, STORIA E STORIE DELLA SCUOLA ITALIANA Dalle origini ai giorni nostri, Zanichelli
D’AMICO
STORIA E STORIE DELLA SCUOLA ITALIANA
Dalle origini ai giorni nostri
L’autore
Nicola D’Amico è stato per decenni uno dei più autorevoli commentatori di politica scolastica. Oltre a migliaia di articoli sui maggiori giornali italiani, ha scritto, tra l’altro, Storia dell’istruzione professionale in Italia (TEM, Milano), Adolescenza di una scuola (SEI, Torino), Mille anni di scuola
a Milano (Comune di Milano ed.), Cento anni di scuola italiana (Ed. Il Sole 24 Ore), Chi ha cancellato le macchie di Rorschach? (Mursia, Milano).
Nelle edizioni Zanichelli è autore di Insegnare (anche) con il giornale ed è coautore, con Cristina D’Amico, di uno dei più diffusi e duraturi manuali di educazione civica, oggi con il titolo Cittadinanza e Costituzione.
L’opera
Storia e storie della scuola italiana è destinato agli studenti universitari; a chi affronta concorsi
per l’insegnamento, per la dirigenza o per l’amministrazione; a chiunque lavora per la scuola;
e – per il suo taglio intrigante e la riscoperta di pagine finora oscurate – a chi semplicemente
ama la storia del nostro Paese, che costituisce il filo conduttore della narrazione.
Il libro, che si apre con una diffusa premessa sulle origini dell’istruzione pubblica nel mondo occidentale, costituisce un’assoluta novità nel suo genere. Non si tratta, infatti, solo dell’analisi – pur puntualissima – di leggi e circolari, ma di un’opera che considera la scuola come un continente animato da uomini e donne che, al servizio della società, costituiscono essi stessi una conclusa e atipica comunità con i suoi riti, i suoi orgogli e i suoi limiti: uomini e donne, spesso dimenticati, che hanno dato volto e voce alle norme e che qui rivivono la loro avventura umana.
Un’opera a tutto tondo, strumento irrinunciabile per lo studio e per la professione, ma anche stimolo alla riflessione imparziale e serena.
NICOLA D’AMICO – ‘STORIA E STORIE DELLA SCUOLA ITALIANA’ (Zanichelli, pp. 800 – 59,00 euro)
Finalmente un libro che ci racconta la scuola del nostro paese, dall’unità ma anche un po’ prima, a oggi, in modo complesso, come una storia culturale e di persone, di studenti, professori e anche ovviamente funzionari e ministri, tanto che l’autore, Nicola D’Amico, per decenni uno dei più autorevoli commentatori delle politiche scolastiche sui nostri maggiori giornali, dichiara: “Mi sono accorto che esistevano solo storie della scuola che la raccontavano attraverso le leggi, storie giuridico amministrative” che procedevano dimenticandosi del tutto del fattore umano, oltre che del contesto sociale e culturale in cui le cose si svolgevano. Per cui ho inteso recuperare questo aspetto, senza ovviamente tralasciare l’altro, per raccontare le vicende di 150 anni di società scolastica D’Amico si chiede e ci racconta cosa leggevano professori e studenti un tempo, su che testi studiavano, oltre a comparare la disponibilità economica che avevano, e usavano per aggiornamento e approfondimenti, rispetto agli insegnanti di oggi, che tra l’altro hanno altre priorità dal cellulare alla tv. “Io racconto la realtà, sono un cronista, non uno storico e quindi non esprimo giudizi, che lascio al lettore”. Il libro parte da prima del 1860 per andare alle radici della cultura scolastica del nostro paese, che sono classiche, legate a Roma e la Grecia, religiose, poi giacobine, rivoluzionarie, napoleoniche, sino al Risorgimento, questo cercando di capire e riferire l’influenza della politica, che vede nella scuola uno strumento per cementare l’Unità. Poi ci sono i ministri, con le loro differenze, passioni o idiosincrasie, con diverso spessore, da Casati, che Cavour definiva “un fastidioso somaro” a De Santis o Gentile, fino, per fare un solo nome a Tullio De Mauro. Questa storia, da leggere anche qua e là, senza un ordine, affascina perchè appunto inserisce le vicende della scuola nella storia: cosa è stata negli anni di guerra, la prima e la seconda, cosa era nelle regioni sotto l’impero Austro-ungarico o poi nelle colonie fasciste, sino a guardare cosa abbiano dato all’estero, ai nostri emigranti. “Tutte cose che esistevano sparse in libri di storia, dell’emigrazione o della impresa libica, ma non in quelli con al centro la scuola”, sottolinea D’Amico, come a confessare di aver pescato in tanti libri di altri. Ma il suo lavoro di riscrittura e messa in relazione a tutto il resto rimane imponente e ricco di curiosità non inutili: se ricorda i ragazzi della scuola di Gorla (Mi), rimasti uccisi con le maestre sotto le bombe di un aereo Usa, che si liberava delle ultime bombe prima del rientro, per far capire che a morire erano i poveri e nelle periferie, che le scuole borghesi del centro erano state evacuate da tempo. Quanti sanno che, sul finire dell’ultima guerra, nel 1944, a un certo punto convivevano sul territorio nazionale sette diversi ordinamenti scolastici: In Sicilia uno coordinato dal comando americano; nel meridione quello italiano badogliano; da Roma al nord quello della repubblica di Salò; in Alto Adige uno in mano del tutto ai tedeschi, che si erano annessi la regione; in Friuli, dove era in mano agli sloveni; le due repubbliche partigiane della Val d’Ossola e di Montefiorino, dove l’Fln sperimentava la scuola della futura Italia repubblicana. Questo solo per far capire anche ai non specialisti che questo libro è una lettura interessante e dimostra, se ce ne fosse bisogno, che la scuola ci riguarda tutti. La scuola la più grande forma di liturgia laica di cui disponiamo. Senza di essa non saremmo più in grado di rappresentarci – scrive Giuseppe Tognon nella prefazione a questo libro – Una società nella quale di colpo scomparissero tutte le scuole e dove i protagonisti (famiglie, insegnanti, ragazzi) si trovassero improvvisamente separati, sarebbe una società muta e cieca, sprovvista di quella legittimazione che le proviene dal fatto di essere alfabetizzata ed educata.




