Sacrifici, segnali d’amore di ENZO BIANCHI da La Stampa del 11 dicembre 2011


Da anni, su queste colonne mi è parso doveroso e responsabile denunciare l’imbarbarimento e la crisi verso la quale andava la nostra società, dapprima a piccoli, poi a grandi passi. Nel frattempo è sopraggiunta la «crisi» economica – prima sottovalutata, poi tenuta nascosta o negata, infine esplosa in tutta la sua pesantezza – che però si è scoperta essere anche crisi etica, culturale. Il salmo 49, con la sua sapienza accumulata nei secoli, sottolinea come «l’uomo nel benessere non capisce, è come un animale…».

Solo ora ci stiamo incamminando verso la presa di coscienza che non è più possibile proseguire sulla strada percorsa nell’ultimo ventennio, che la mancanza di eguaglianza e di giustizia rende la nostra vita – che resta sempre «vita comune», non foss’altro perché vissuta su una stessa terra – più difficile, meno sicura, più conflittuale, più barbara. Ci stiamo rendendo conto che il vivere con il mito idolatrico del «tutto e subito», del «tutto ciò che è tecnicamente possibile va fatto» non ci garantisce un futuro buono, che il pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui impoverisce la terra e fa aumentare il deserto, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una «eredità» nel vero e nobile senso del termine.

Tuttavia oggi ci sembra di poter dire con convinzione, anche se senza alzare la voce, che si intravedono segni di speranza. Una speranza sostenuta da nuovi governanti che danno segni di voler essere «politici» nel vero senso della parola: uomini e donne al servizio della polis, della società con lo stile di chi, consapevole della sua responsabilità, non ostenta, non vuole apparire e cerca di parlare con parresia, con franchezza e sincerità, perseguendo il bene comune.

È in questo contesto che, nella comunicazione viva e fatta con tutta la sua persona da parte del ministro del Lavoro, abbiamo colto la verità della parola «sacrificio»: una commozione che ben ne ha mostrato la fatica, il costo, la necessità e la verità. Da tempo, per lo meno nel mondo occidentale, «sacrificio» non ha più l’accezione legata alla sua etimologia di impronta religiosa: «sacrum facere», «rendere sacro» un oggetto o una realtà spostandola dalla dimensione profana a quella appartenente al divino attraverso un rito o un insieme di gesti che arrivavano fino all’offerta – «sacrificale», appunto – di una vittima per ingraziarsi gli dèi o placarne l’ira. Il «capro espiatorio», così finemente analizzato anche nella sua dimensione fondativa di una cultura, ha lasciato il posto a «sacrifici» meno cruenti ma più quotidiani, legati comunque alla faticosa ricerca di una vita «migliore».

Così la mia generazione, cresciuta in un’epoca ancora di cristianità, è stata educata umanamente e cristianamente a «fare sacrifici»: privarci di alcune cose, rinunciare ad altre, accontentarci di quello che c’era… Del resto, negli anni dell’immediato dopoguerra, in cui molti vivevano in condizione di fame e miseria, «fare sacrifici» per molti non era un’opzione, ma la condizione toccata loro in sorte. Ma quell’invito ossessionante alla privazione, sovente svuotato di ogni motivazione e slegato dalla possibilità di vederne i frutti, creò di fatto una reazione di rigetto: nessuno volle più sentir parlare di sacrifici, né tanto meno continuare a farli, soprattutto nell’ora del boom economico.

In questo senso la mia generazione ha una responsabilità nella mancata trasmissione alle generazioni successive del valore del sacrificio. E oggi, incapaci come siamo stati di comunicare la valenza umanizzante dello sforzo e della rinuncia, ci ritroviamo tutti in una cultura impossibilitata a intravedere un orizzonte di bene comune e di speranza, abbiamo assistito al rarefarsi di persone pronte a dedicare tempo, mezzi, energie, beni per una maggiore umanizzazione, per la crescita di una convivenza pacifica, per l’affermazione di valori e principi degni dell’uomo o, ancor più semplicemente, per preparare un futuro migliore per i propri figli. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, astenersi da una possibilità in vista di un bene più grande che, se è tale, riguarda tutti, concerne la communitas e non il mio interesse personale. Spendere le proprie energie, fino al gesto estremo di sacrificare la vita stessa è possibile e doveroso se con quel sacrificio si ottiene giustizia, pace, libertà: quanti uomini e donne nella storia hanno sacrificato tempo, risorse, affetti per la realizzazione di ideali e per sconfiggere l’ingiustizia a beneficio di tutti.

Ma riscoprire il significato fecondo del sacrificio richiede un discernimento su azioni e comportamenti che da tempo abbiamo rinunciato a esercitare, assumendo senza alcuna criticità quello che il consumo, il mercato e la propaganda ci presentavano come stile di vita «normale». Così non sappiamo più distinguere tra necessario e superfluo, né riusciamo a mettere ordine nel nostro universo mentale e comportamentale tra bisogni, desideri, voglie, sogni e capricci. Si è come smarrita ogni scala di priorità: tutto pare sullo stesso piano, perché tutto attiene in positivo o in negativo al suo impatto sulle nostre sensazioni immediate. Noi abbiamo smarrito il senso della communitas tra contemporanei come di quella che ci lega con responsabilità alle generazioni future: vogliamo leggere, definire, vivere e consumare il nostro orizzonte limitandolo a un «io» narcisistico e prepotente o a un «noi» ristretto e fissato dal nostro vantaggio e non dalla realtà della polis.

Credo che questo smarrimento culturale ed etico abbia profondamente a che fare con l’affievolirsi del «senso» attribuibile ai «sacrifici»: se non ci sono principi condivisi, se non c’è un fine superiore alla momentanea soddisfazione personale, se non si percepisce alcun legame tra generazioni né responsabilità verso il futuro della collettività, sarà ben difficile rinunciare spontaneamente a qualcosa o aderire con convinzione a una rinuncia imposta dalle circostanze avverse. Se manca un orizzonte condiviso, se ogni atteggiamento è eticamente indifferente, se pretendiamo come diritto tutto ciò che è tecnicamente o economicamente possibile, allora ci troveremo impotenti di fronte a ogni avversità, le subiremo come catastrofi ineluttabili e cercheremo di sottrarci ad esse senza gli altri o addirittura contro di loro. Il sacrificio amputato della solidarietà, la rinuncia svuotata della speranza, il prezzo da pagare dissociato dal valore del bene da acquisire diventano insopportabili: nella communitas, infatti, il sacrificio è il debito che io liberamente assumo verso l’altro, altrimenti la communitas stessa cessa di esistere.

Solo un ideale altro e alto, la speranza di contribuire a un mondo migliore di quello che abbiamo conosciuto, la preoccupazione per il benessere di chi verrà dopo di noi, la solidarietà con chi, vicino o lontano da noi, non può accedere a beni essenziali che noi non ci rendiamo nemmeno più conto di possedere può spingerci non solo ad accettare i sacrifici ma ad affrontarli con consapevolezza e convinzione: quanti tra coloro che ci hanno preceduto avrebbero affrontato le difficoltà della vita se non avessero sperato di offrirci una condizione migliore? Perché il risultato del sacrificio non è il poterne fare finalmente a meno, bensì l’affermare con la propria vita quotidiana che un altro mondo è possibile, che l’uomo non è nemico dell’uomo e che vi sono principi di equità, di giustizia, di pace, di solidarietà che vale la pena vivere a qualunque prezzo: in fondo, il valore di ogni nostro desiderio è il prezzo che siamo disposti a pagare per raggiungerlo.

Davvero il sacrificio è iscritto nell’amore, perché nelle storie d’amore sempre accade che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa che è solo a mio vantaggio, secondo il mio desiderio o capriccio. Allora, anche se il nostro faticoso lavorare il campo della vita non dovesse essere coronato dai frutti, ci resterà almeno la soddisfazione di aver dissodato il terreno perché altri, cui siamo legati dalla comune umanità, potranno trovarvi nutrimento e gioia.

“Sacrifici, segnali d’amore” di ENZO BIANCHI da La Stampa del 11 dicembre 2011

Sociologia dei servizi. Elementi di organizzazione e programmazione, Giorgio Gosetti , di Michele La Rosa


Sociologia dei servizi. Elementi di organizzazione e programmazione
Autori e curatori
Livello
Textbook, strumenti didattici
Dati
pp. 192,   2a ristampa 2011,    1a edizione  2006   (Cod.1529.2.92)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 19,00
Disponibilità: BuonaClicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788846480361
In breve
Un’introduzione alla psicologia della comunicazione. Sono illustrate le varie teorie dello sviluppo linguistico, approfondendo l’approccio proposto dalla scuola di Palo Alto e quello strategico. Sono analizzati alcuni ambiti applicativi, quali la comunicazione scritta nel bambino e la Lingua Italiana dei Segni (LIS). Sono esposte diverse modalità comunicative, quali la comunicazione non-verbale e quella persuasiva, in particolare nella sua applicazione nella comunicazione commerciale e in quella politica. Dopo uno sguardo “macrosociale” sul complesso rapporto tra comunicazione e informazione, il volume si chiude con un quadro della comunicazione prosociale nel settore non profit, con particolare riferimento alla Pubblicità Progresso di stampo nazionale e all’Advertising Council di tipo statunitense. Valeria Verrastro, psicologa e psicoterapeuta, collabora alla cattedra di Psicologia generale dell’Università di Cassino.
Presentazione del volume
I processi di cambiamento in atto, che interessano il mondo del lavoro, i percorsi di vita delle persone e la società in generale, richiedono l’affinamento continuo di chiavi di lettura e strumenti di analisi. In tale prospettiva la sociologia dell’organizzazione ha offerto da tempo un insostituibile contributo. A partire da questa proposta interpretativa, il testo chiarisce innanzitutto (Organizzazione e programmazione: la prospettiva sociologica) le peculiarità della riflessione sociologica sull’organizzazione rispetto alle scienze sociali più in generale, proponendo gli approcci fondanti la disciplina ed una chiave di lettura per definirne ed interpretarne le caratteristiche fondamentali; in tale prospettiva sono approfonditi alcuni importanti strumenti di analisi delle organizzazioni, che ne evidenziano le variabili basilari, le dinamiche interne e quelle riferite al contesto di appartenenza, oltre alle modalità di cambiamento. In conclusione è avanzata la prospettiva del modello a rete oggi emergente, nonché quella programmatoria tuttora più che mai rilevante.
Il testo nella sua prima parte si propone, dunque, come un vero e proprio ‘manuale di sociologia dell’organizzazione’. Nella seconda parte (Organizzazione, programmazione e servizi) quanto in precedenza esposto è specificatamente riferito all’area dei servizi sociali e sanitari; sono dunque proposti gli elementi fondamentali del percorso di sviluppo dei servizi sociali e sanitari in Italia e la relazione che intercorre in essi fra organizzazione, programmazione e integrazione, individuando nel territorio il contesto di costruzione delle relazioni organizzative.Giorgio Gosetti è ricercatore in Sociologia dei processi economici e del lavoro presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Verona, dove insegna Organizzazione dei servizi; fa parte del C.I.Do.S.Pe.L.
Michele La Rosa, ordinario di Sociologia del lavoro e dell’industria presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna, è direttore del C.I.Do.S.Pe.L. (Centro Internazionale di Documentazione e Studi sui Problemi del Lavoro) del Dipartimento di sociologia di Bologna e del trimestrale “Sociologia del lavoro” edito da FrancoAngeli.

Indice

Michele La Rosa, Giorgio Gosetti, Introduzione
Parte I. Organizzazione e programmazione: la prospettiva sociologica
Sociologia e analisi organizzativa
(Scienze sociali, sociologia e analisi organizzativa. La peculiarità dell’analisi sociologica e della sociologia dell’organizzazione; Teorie sociologiche e sociologia dell’organizzazione)
L’analisi delle organizzazioni
(Il concetto di organizzazione; Le specificità dell’organizzazione pubblica; I modelli organizzativi; La lettura dell’organizzazione e le sue variabili; La struttura e la cultura organizzativa; La tecnologia come variabile organizzativa; Meccanismi operativi e processi organizzativi; Il potere: autorità e legittimazione; Il cambiamento organizzativo)
Verso una possibile ricomposizione della dicotomia fra soggetto e struttura
(La sociologia alle prese con la contrapposizione fra individuo e società; Un contributo alla ricomposizione della dicotomia fra soggetto e struttura; Considerazioni conclusive)
Dalla gerarchia alla rete
(Il passaggio dalla gerarchia alla rete; Verso un’organizzazione a rete; Parole chiave per interpretare l’organizzazione a rete)
La relazione fra l’organizzazione e l’ambiente
(Ambienti e organizzazioni; Le interpretazioni delle relazioni fra organizzazione e ambiente; Alla ricerca dei confini dell’organizzazione; Il territorio come variabile organizzativa)
La prospettiva della programmazione ed il percorso programmatorio
(Il problema dello ‘sviluppo’ e il ‘ruolo’ della programmazione: una premessa; Piano e programma: elementi definitori; Il percorso programmatorio; Programmazione, coordinamento e controllo: quale ruolo per il ‘pubblico’ oggi; Verso un modello partecipato e integrato)
Parte II. Organizzazione, programmazione e servizi
Il nuovo contesto societario dei servizi
(I cambiamenti nel mondo del lavoro; Le trasformazioni societarie fondamentali)
Organizzazione dei servizi e modelli di welfare
(Trasformazioni della società e modelli di welfare; I nuovi orizzonti del welfare: welfare ‘mix’ e/o welfare society; Il contributo di Polanyi: una proposta)
Elementi per un percorso interpretativo dell’organizzazione dei servizi in Italia
(I cambiamenti in atto nel sistema dei servizi sociali e sanitari: verso un modello a rete; Affrontare la complessità: governance e pianificazione strategica; I servizi sanitari; I servizi sociali)
Programmazione e integrazione dei servizi
(L’integrazione: significati e dimensioni; Piani e integrazione; Il Programma delle attività territoriali; Il Piano di zona; Per concludere: il territorio come contesto dell’integrazione)

Riferimenti bibliografici.

fonte: Sociologia dei servizi. Elementi di organizzazione e programmazione.

GLI SCENARI DEL WELFARE Tra nuovi bisogni e voglia di futuro, di Forum Ania Consumatori, Censis, FrancoAngeli


Forum Ania Consumatori, Censis
GLI SCENARI DEL WELFARE
Tra nuovi bisogni e voglia di futuro
pp. 240, Euro 25,00; E-book Euro 20,00, Cod. 2000.1342, Collana: Varie

Gøsta Esping-Andersen, La rivoluzione incompiuta, Donne, famiglie, welfare


G. ESPING-ANDERSEN

La rivoluzione incompiuta

Donne, famiglie, welfare

Collana “Saggi”

pp. 248, € 25,00
978-88-15-23366-0
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 03/11/2011

Copertina 23366


E’ vero che sono le rivoluzioni tecnologiche a cambiare il mondo, ma nella società contemporanea altrettanto importante è stata la rivoluzione dei comportamenti femminili. Che tuttavia resta incompiuta, non solo e non tanto perché gli uomini sono restii a cambiare in pari misura, e le discriminazioni lungi dall’essere cancellate, quanto perché l’uguaglianza di genere ha fatto più strada tra i ceti più ricchi e istruiti, in cui la maggiore presenza di coppie a doppio (e alto) reddito consente anche un maggiore investimento a favore dei figli. Proprio perché incompiuta, l’emancipazione femminile rischia così, paradossalmente, di diventare un rinnovato fattore di disuguaglianza sociale.

Gøsta Esping-Andersen è professore di Sociologia nell’Università Pompeu Fabra di Barcellona. Tra le sue pubblicazioni “I fondamenti sociali delle economie postindustriali” (Il Mulino, 2000) e “Oltre lo stato assistenziale. Per un nuovo patto tra generazioni” (Garzanti, 2010).

 

Volumi – G. ESPING-ANDERSEN, La rivoluzione incompiuta.

Elsa Fornero al Ministero del Lavoro e politiche sociali, del Governo Mario Monti


  • Ministero del Lavoro e politiche sociali, Elsa Fornero:

Libro nero sul Welfare italiano | da Sbilanciamoci! – La Campagna


La campagna I diritti alzano la voce e la

campagna Sbilanciamoci!

hanno presentato a  Roma, giovedì 3 novembre, presso la Sala Stampa del Senato il Libro Nero sul Welfare italiano – Come il governo italiano, con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale, sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti

Sono intervenuti Lucio Babolin, portavoce della campagna I diritti alzano la voce, Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!, Pietro Barbieri, presidente FISH, Michele Mangano, presidente AUSER, Teresa Petrangolini, segretario generale Cittadinanzattiva

Il Paese è sull’orlo del precipizio, paralizzato da una crisi politica e di credibilità che non ha quasi uguali nella nostra storia. Le ricette che vengono avanzate per favorirne la ripresa continuano a essere quelle ormai screditate di un liberismo che considera i diritti sociali e il welfare come meri ostacoli alla crescita, solo un costo non più sostenibile. Il Governo Berlusconi ha perseguito in questi anni un progetto di svuotamento della riforma del sistema di intervento sociale sancita dalla legge 328/2000 e ha ridotto progressivamente gli investimenti nel sociale, fino quasi ad azzerarli. La legge delega fiscale e assistenziale, in discussione ora alla Camera dei Deputati, darebbe il colpo di grazia alle politiche sociali del nostro paese. Una riforma del welfare è certo indispensabile, ma per accrescerne la capacità di tutela dei diritti e di risposta dinanzi ai nuovi rischi sociali e alle nuove forme di vulnerabilità.

Scarica il  Libro-Nero-sul-Welfare-italiano

da Libro nero sul Welfare italiano | Sbilanciamoci! – La Campagna.

Convegno nazionale “Gli enti locali fra manovre finanziarie ed emergenze sociali. Idee e proposte per il nuovo welfare” (Genova, 7 ottobre) Newsletter Legautonomie n. 41 – 11 ottobre 2011


Convegno nazionale “Gli enti locali fra manovre finanziarie ed emergenze sociali. Idee e proposte per il nuovo welfare” (Genova, 7 ottobre u.s.)
Nel corso del convegno è stata presentata la seguente documentazione:

Forum sulla Non Autosufficienza, 9/10 NOVEMBRE 2011


Editoriale

Forum sulla Non Autosufficienza: ultimi posti disponibili!
Bologna, 9-10 novembre: il ‘sociale’ e tutti i suoi molteplici aspetti in una ‘due giorni’ di totale full immersion. Iscriviti subito!

I Workshop del Forum

Ascesa, declino o evoluzione della qualità nei servizi agli anziani?
A cura di CBA Consulting

Anziani da slegare
Affido e Domiciliarità: una proposta di legge
In collaborazione con Associazione Anziani a Casa Propria dall’Utopia alla Realtà Onlus

Assistere a casa anche quando non si può guarire: le cure palliative domiciliari
In collaborazione con ANTEA – Rete Cure Palliative

Costi&Qualità
Desideri e sogni di dirigenti e operatori pubblici e privati
A cura di Welfare Oggi – Maggioli editore, Anoss, Anaste e Ansdipp

L’Assistenza Domiciliare in Italia
In collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio

La Rete delle Cure Palliative nel Panorama Sanitario
In collaborazione con Antea – Rete Cure Palliative
Accreditato ECM

La tecnologia e la persona
Modelli a confronto per una tecnologia innovativa a favore delle persone non autosufficienti
In collaborazione con Provincia di Roma

Sociale e Sociosanitario tra informatizzazione ed integrazione. Buone pratiche e percorsi metodologici a confronto
A cura di Progetti di Impresa

Le inchieste del Forum

Come valutare la condizione economica degli anziani?
Un tema “caldo”, tra incertezze, ricorsi e difficoltà delle famiglie. Una scelta che nasce da valutazioni etiche e produce rilevanti conseguenze concrete

Politiche di Welfare

Sanità integrativa, ecco la sfida del III millennio: vivere a lungo ma con più qualità
La Fondazione Don Gnocchi, attore in prima linea del welfare nazionale, stipula da alcuni anni convenzioni con numerose assicurazioni ed intende sviluppare e consolidare accordi con fondi e società di mutuo soccorso per la gestione di innovativi pacchetti di prestazioni in ordine al problema della non autosufficienza, della domiciliarità e della bassa e media intensità di cura, oltre alle tradizionali prestazioni ambulatoriali, diagnostiche ed alle degenze riabilitative

Anziani

Casa amica notte e giorno: la sperimentazione di un sistema di domiciliarità in Provincia di Torino
Una sperimentazione di servizi a supporto della domiciliarità per anziani non autosufficienti. Gli strumenti utilizzati, i risultati conseguiti, i problemi incontrati e le prospettive


Segreteria Organizzativa
tel 0541/628784
fax 0541/628768
convegni@maggioli.it

 

www.nonautosufficienza.it

Lo spirito del Welfare: le matrici religiose dei welfare in Europa 11 Novembre 2011 – ore 9.00/18.00 Aula dei Poeti, Facoltà di Sociologia Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Strada Maggiore 45, Bologna


Lo spirito del Welfare:
le matrici religiose dei welfare in Europa
11 Novembre 2011  -  ore  9.00/18.00
Aula dei Poeti, Facoltà di Sociologia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Strada Maggiore 45, Bologna

 

Recenti ricerche sostengono che le diverse tradizioni religiose degli stati-nazione europei hanno influenzato lo sviluppo dei sistemi nazionali di welfare.

 

L’obiettivo di questo convegno, organizzato da Social Economy and Civil Society IRT - Università di Bologna, è discutere queste tesi e verificare:

  • se e come possano essere “dimostrate”, utilizzando le metodologie delle scienze storiche, politiche e sociologiche
  • quali siano le condizioni economiche, sociali, politiche che hanno facilitato, attenuato oppure ostacolato l’influenza delle tradizioni religiose sul modello di welfare state
  • se anche nel caso dei welfare state si possa sostenere una path dependece, per cui, al di là del processo di secolarizzazione e di laicizzazione dello stato, l’influenza del fattore religioso continui a condizionare le scelte di cambiamento/rifondazione dei sistemi nazionali di welfare 

Parteciperanno:

Stefan Leibold, Westfälische Wilhelms-Universität, Germany
Paul Dekker, The Netherlands Institute for Social Research
Birgit Pfau-Effinger, University of Hamburg, Germany
Edoardo Bressan, Università di Macerata
Gianni Silei, Università degli Studi di Siena
Fabio Giusberti, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bologna
Giulio Ecchia, Preside della Facoltà di Economia — Università di Bologna, Sede di Forlì
Ivo Colozzi, Università di Bologna
Vera Negri Zamagni, Università di Bologna
Pierpaolo Donati, Università di Bologna
Riccardo Prandini, Università di Bologna
Andrea Bassi, Università di Bologna

 

Per maggiori informazioni e per registrarsi online:  www.secs.unibo.it/SpiritWelfare


SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Social Economy and Civil Society IRT
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
secsirt@unibo.it
Tel. 051 20 98601/99312
www.secs.unibo.it

Poveri di diritti, Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma, Fondazione Emanuela Zancan


Sarà presentato lunedì 17 ottobre a Roma “Poveri di diritti”, l’undicesimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia realizzato a cura di Caritas Italiana e Fondazione “Emanuela Zancan” (ed. Il Mulino). La conferenza stampa di presentazione sarà ospitata nella prestigiosa cornice della Pontificia Università Gregoriana (Aula Tesi, piazza della Pilotta, 4) alle ore 11.
Di seguito il programma dell’evento:

Saluto iniziale
p. François-Xavier Dumortier sj – Rettore della Pontificia Università Gregoriana

Interviene
S.E. Mons. Mariano Crociata – Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana

Presentano il testo
Tiziano Vecchiato – Direttore della Fondazione Emanuela Zancan onlus
Walter Nanni – Capo Ufficio Studi e Formazione di Caritas Italiana

Introduce
mons. Giuseppe Pasini – Presidente della Fondazione Emanuela Zancan onlus

Conclude
mons. Vittorio Nozza – Direttore di Caritas Italiana

Coordina 

don Ivan Maffeis – Vicedirettore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana

daRicerca sociale >> “Poveri di diritti”: Rapporto su povertà ed esclusione sociale Caritas-Zancan, lunedì 17 la presentazione a Roma :: News >> Fondazione Emanuela Zancan Onlus – Centro Studi e Ricerca Sociale.

Le politiche sociali nell’Italia del ’900, Convegno Sala degli Atti Parlamentari, 26 ottobre 2011


Le politiche sociali nell’Italia del ’900
Sala degli Atti Parlamentari, 26 ottobre 2011, ore 16.30

La giornata di studio su “Le politiche sociali nell’Italia del ’900″ si propone di focalizzare alcuni passaggi della vicenda dello Stato sociale nell’intento di dare ragione di continuità e discontinuità di istituti che, soprattutto, nell’esperienza italiana, si sono andati formando in momenti diversi della storia nazionale e attraverso stratificazioni successive e che, ancora oggi, presentano un notevole grado di frammentazione e contraddittorietà.

Le quattro relazioni previste ricostruiranno momenti specifici della storia del Welfare italiano, dall’età giolittiana ai nostri giorni, soffermandosi su episodi e figure specifiche.

In particolare:

  • Andrea Rapini (Università di Bologna): Il discorso politico di Luigi Rava e lo Stato sociale nel primo ventennio del ’900
  • Silvia Inaudi (Università di Torino): Le politiche assistenziali nel periodo fascista
  • Paolo Mattera (Università di Roma 3): L’orizzonte dell’universalismo: la Commissione D’Aragona (1947-48)
  • Gianni Silei (Università di Siena): Espansione e crisi. Per una periodizzazione delle politiche di protezione sociale in Italia negli anni ’70 e ’80

La discussione sarà coordinata dal prof. Maurizio degl’Innocenti (Università di Siena)

da Gianni S I L E I » Le politiche sociali nell’Italia del ’900.

Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche, di Riccardo Guidi


Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche
Autori e curatori: Riccardo Guidi
Collana: Sociologia
Argomenti: Politiche e servizi sociali - Sociologia dei fenomeni politici
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 160,     1a edizione  2011  (Cod.1520.696)
Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche
Tipologia: Edizione a stampa 
Prezzo: € 19,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856836936 
Tipologia: E-book
Prezzo: € 15,00
Possibilità di stampa:  No 
Possibilità di copia:  No 
Possibilità di annotazione:  Si 
Portabilità:  Si 
Ottimizzazione:  per PC Windows e Mac 
Codice ISBN 13: 9788856868173 
Formato: PDF per Digital Editions
Dimensione: 791 KB
Informazioni sugli e-book 

Scarica Adobe® Digital Editions

       Clicca qui per provare l'e-book
In breve Tesi di fondo del volume è che, soprattutto dopo le riforme degli anni ’90 e 2000, accanto a una politicità “maggiore” del welfare ne esista una “minore” (ma non per importanza) della quale sono protagonisti attori locali non convenzionalmente politici. Essa merita di essere riconosciuta, osservata e problematizzata…
 
Presentazione: Il libro origina da alcune domande fondamentali: dopo la deliberazione pubblica (delle vecchie e nuove arene politiche) il welfare è soltanto il regno della tecnica, sottratto alla “creatività” degli attori? I processi di messa in pratica delle deliberazioni pubbliche, connessi al presidio del benessere sociale, hanno un carattere politico ? Se sì, quale?
La tesi di fondo qui sostenuta è che, soprattutto dopo le riforme degli anni ’90 e 2000, accanto a una politicità “maggiore” del welfare ne esista una “minore” (ma non per importanza) della quale sono protagonisti attori locali non convenzionalmente politici. Essa merita di essere riconosciuta, osservata e problematizzata. Si sostiene inoltre che la “politicità minore” del nuovo sistema di welfare può essere osservata a partire dall’uso pratico e situato che gli attori locali fanno di alcuni strumenti generati nel contesto culturale del New Public Management e della governance . Fra tali strumenti uno dei più importanti è la partnership tra soggetti pubblici e privati (molto spesso senza fini di lucro) per la programmazione e la gestione dei servizi. Il ricorso alle partnership pubblico-privato nel campo del welfare genera, da un lato, un nuovo contesto organizzativo nel quale possono essere riconosciuti molti attori, principi e strumenti al lavoro, dall’altro un welfare più “ibrido”, ponendo così più di una sfida al principio di cittadinanza sociale.
Il libro dedica un’attenzione peculiare all’ambito dei servizi socio-assistenziali. Si cerca di mettere a fuoco quali principi siano implicati nell’uso della partnership, quali caratteri di politicità siano riconoscibili nei processi generabili a partire dal loro uso, quali tensioni sul principio di cittadinanza sociale si possano osservare e quali presidi possano essere attivati.

Riccardo Guidi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pisa e coordina le attività della Fondazione Volontariato e Partecipazione. Ha recentemente curato i volumi Una promessa mantenuta? Volontariato, servizi pubblici, cittadinanza in Toscana (Cesvot, 2009, due volumi), Rischiare politiche giovanili (Gruppo Abele-Animazione Sociale, 2010) e Consumi politici e denaro. Logiche d’azione trasformativa nel campo economico (FrancoAngeli, 2011).

Indice:
Introduzione
(I processi politici in tempi di modernità riflessiva; Dopo la deliberazione: nuovi principi, strumenti e attori?; Politiche e pratiche: interpretare processi di “implementazione”; Welfare sussidiario: ibridazione e rescaling; La struttura del volume)
Parte I.
Come cambiano le istituzioni. Neo-istituzionalismi e oltre
(Persistenza e mutamento istituzionale: institutions matter; Il ruolo delle idee nelle riforme dei sistemi di welfare; Neo-istituzionalismi e oltre. Un primo bilancio)
Dopo la deliberazione. Regole, discrezionalità, sensemaking
(Potere della legge, potere degli attori. Due approcci all’”implementazione”; Come cambia un’organizzazione. Il contributo degli studi socio-cognitivisti; Dopo la deliberazione. Un primo bilancio)
Tradurre, performare, innovare. Studiare le riforme amministrative con l’actor-network theory
(La riforma come processo di “ri-significazione locale”; Riforme come strumenti di “performare” in reti di relazioni; Una sociologia delle “assicurazioni”; Performare, tradurre e disputare: is this politics?; Studiare le riforme con l’Ant. Un primo bilancio)
Parte II.
Un nuovo strumento per il welfare. La partnership pubblico-privato
(Paradigmi di riforma e Partnership pubblico-privato; La critica “post-democratica”: i suoi meriti e i suoi limiti; Welfare partnership in Italia: due cicli di riforma)
Traduzioni variabili delle riforme del welfare
(Npm e “Terza Via”: “effetti corrosivi” sugli state social workers; Institutions matter. Le variabili istituzionali della traduzione; Actors matter. Le variabili istituzionali della traduzione; Quale traduzione, quale politica?)
Costruire strumenti. Alla fondazione delle welfare partnership italiane
(Verso le welfare partnership: tre momenti “associativi”; Arruolare la sociologia? La conoscenza come strumento di auto-legittimazione; Un’agibilità politica sospesa per le welfare partnership)
Welfare partnership in Toscana: figure dell’”associazione” e traiettorie di politicizzazione
(Welfare partnership e rescaling. Sentieri e tensioni istituzionali; Figure dell’”associazione” nelle welfare partnership toscane; Le traiettorie delle welfare partnership. Qualche conclusione)
Bibliografia di riferimento.

Irs Istituto per la Ricerca Sociale, COMPLESSITA SOCIALE, CRISI ECONOMICA, FEDERALISMO: UNA PROPOSTA DI RIFORMA, ATTUALE E FATTIBILE, 2010


da newsletter – Regioni.it.

IL FUTURO È PIÙ FORTE DELLA CRISI, Irene Tinagli su La Stampa del 25 settembre 2011


anche in un momento così critico, è importante essere in grado, di tanto in tanto, di alzare la testa e saper intravedere le trasformazioni e le opportunità che si dispiegano nel lungo periodo. Provare a leggere i fatti di oggi non con la lente della cronaca, ma con quella della storia, per capire se e come questa fase si può inserire in un’evoluzione più ampia che abbia, alla fine, uno sbocco positivo.

     D’altronde la storia economica dell’occidente è costellata da crisi continue e da alcune fasi di grandi cambiamenti epocali, fasi in cui cambia il paradigma produttivo, l’organizzazione industriale e sociale di un Paese. Ogni volta che ci troviamo di fronte a tali trasformazioni ci sentiamo minacciati, in pericolo, pensiamo d’essere di fronte alla fine del nostro mondo e della nostra società. Ma la verità è che poi il nostro mondo è sempre andato avanti. E sempre in meglio. Noi siamo probabilmente di fronte ad uno di questi cambiamenti «paradigmatici». Un cambiamento che, però, siamo incapaci di vedere e accettare. Uno dei motivi per cui siamo così incapaci di coglierlo è che siamo ancorati ad una visione dello sviluppo economico come di un fenomeno limitato, che non può durare all’infinito perché in fondo le risorse stesse sono limitate ed esauribili. È la stessa convinzione che ci fa credere che lo sviluppo sia un gioco a somma zero, in cui se uno guadagna l’altro perde. Ed è una visione miope e antistorica, che ci rende inutilmente catastrofici. Le risorse certamente sono finite, ma le modalità con cui si possono combinare ed utilizzare per creare prodotti e sviluppo (e occupazione) non lo sono. 

da Pietro Ichino |  IL FUTURO È PIÙ FORTE DELLA CRISI.

documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it


(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.

LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI

  1. 1.      IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:

₋        Confindustria prevede “crescita 0”;

₋        OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;

₋        Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;

₋        ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);

₋        UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;

₋        Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;

₋        La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);

₋        Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.

TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.

Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.

  1. 2.      LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.

In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.

Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti

Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.

Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:

  1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
  2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
  3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
  4. Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
  5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).

All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.


  1. 3.      LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]

La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.

ANNO SPESA ( euro) % STATO % REGIONI % COMUNI
2006 5.954.085.998 11,2 (*)     8,4  (*)     80,4 (*)
2007 6.399.384.297 12,0 18,1     70,0
2008 6.662.383.600 7,8 17,3     74,9

(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni

Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.

Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).

Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:

₋        260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;

₋        40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;

₋        90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;

₋        400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);

₋        280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.


  1. 4.      L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI  PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
FONDI   NAZIONALI

Finanziamenti 2008

Finanziamenti 2009

Finanziamenti 2010

Finanziamenti 2011

Finanziamenti

2012

Fondo   Nazionale Politiche   Sociali 

670,8

518,2

380,2

178,5

?

Fondo   Naz. Famiglia e Servizi Infanzia

197,0*

200,0*

100,0

—–   

?

Fondo   Politiche Giovanili

—–

—–

37,4

—–

—–

Fondo   Pari opportunità

64,4

30,0

——

—–

—–

Fondo   Nazionale  Non Autosufficienze

299,0

399,0

380,0

—–

——

Fondo   sostegno affitti

205,6

161,8

143,8

32,9

?

TOTALE

1.436,8

1309,0

1041,4

211,4

100

92,0

73,4

14,9

comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.

Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:

2008:  1231,2 ml. euro

2009:  1147,2 ml. euro

2010:  900,0 ml. euro

2011:  178,5  ml. euro

Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%

  1. 5.      QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :

Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.

Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:

₋        Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;

₋        Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;

₋        Diminuzione delle prestazioni per i disabili;

₋        Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;

₋        Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei  tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;

₋        Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;

₋        Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;

₋        Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.

Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.

Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.

  1. 6.      LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:

Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.

Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.

Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:

  1. aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;

  1. affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e  con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;

  1. riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.

Roma, 22 settembre 2011


[1]  Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali  sulla spesa sociale

( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.

Il contagio, di Loretta Napoleoni, editore Rizzoli. Dibattito: Perchè la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Giorgio Barba Navaretti, Loretta Napoleoni, Vittorio Emanuele Parsi, Massimo Sideri


The Spirit of Welfare: le matrici religiose dei welfare in Europa, convegno 11 Novembre 2011 – h 9.00 – 18.00 Sala dei Poeti, Facoltà di Sociologia Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Strada Maggiore 45, Bologna


The Spirit of Welfare: le matrici religiose dei welfare in Europa

November 11, 2011

Data e luogo del convegno
11 Novembre 2011 – h 9.00 – 18.00
Sala dei Poeti, Facoltà di Sociologia
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Strada Maggiore 45, Bologna

Abstract submission - Scadenza: 30 Settembre 2011

Programma preliminare

Registrazione


Recenti ricerche sostengono che le diverse tradizioni religiose degli stati-nazione europei hanno influenzato lo sviluppo dei sistemi nazionali di welfare.

Philip Manow, professore all’Università di Costanza, sostiene che mentre il Luteranesimo incoraggia programmi di welfare gestiti dallo stato, il protestantesimo riformato li contrasta o li ritarda.

Il cattolicesimo romano sarebbe responsabile di un tipo specifico di welfare state che egli definisce “conservatore”.

L’obiettivo di questo convegno è di discutere queste tesi e di verificare:

a) se e come possano essere “dimostrate”, utilizzando le metodologie delle scienze storiche, politiche e sociologiche;

b) quali siano le condizioni economiche, sociali, politiche che hanno facilitato, attenuato oppure ostacolato l’influenza delle tradizioni religiose sul modello di welfare state;

c) se anche nel caso dei welfare state si possa sostenere una path dependece, per cui, al di là del processo di secolarizzazione e di laicizzazione dello stato, l’influenza del fattore religioso continui a condizionare le scelte di cambiamento/rifondazione dei sistemi nazionali di welfare.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Social Economy and Civil Society IRT
secsirt@unibo.it
Tel. 051 2099312/98601

www.secs.unibo.it

da : THE SPIRIT OF WELFARE.

A. LA SPINA, E. ESPA, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche


A. LA SPINA, E. ESPA

Analisi e valutazione delle politiche pubbliche

Collana “Manuali”

pp. 360, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-23245-8
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 29/09/2011

Copertina 23245


Questo manuale innovativo tratta in modo integrato i due aspetti fondamentali delle politiche pubbliche: analisi e valutazione. A una prima parte dedicata all’analisi (nozioni costitutive, policy cycle, domanda e offerta di politiche, policy process) segue una seconda parte incentrata sui vari aspetti della valutazione (concetti essenziali, fasi, valutazione delle strutture e della dirigenza, policy evaluation in Europa e nei paesi extra-europei). Chiude il volume – che si segnala dunque per la sua esemplare completezza – un capitolo sulla progettazione istituzionale e la deontologia della valutazione.

Indice: Introduzione. – Parte prima: Analisi. – I. Le politiche pubbliche. – II. Il ciclo di una politica pubblica. – III. Domanda e offerta di politiche pubbliche. – IV. Strutture, costi ed esiti decisionali. – Parte seconda: Valutazione. – V. Concetti essenziali per la valutazione. – VI. Consultare per valutare. – VII. La valutazione “ex ante” nella formulazione delle politiche pubbliche. – VIII. La valutazione “in itinere”. – IX. La valutazione “ex post”. – X. La valutazione delle strutture amministrative e della dirigenza. – XI. Dati e statistiche per le politiche pubbliche. – XII. “Policy evaluation”: uno sguardo comparativo. – XIII. Progettazione istituzionale e deontologia. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Antonio La Spina è professore ordinario di Sociologia nell’Università di Palermo e docente di Valutazione delle politiche pubbliche nell’Università Luiss “Guido Carli” di Roma. Fra le sue pubblicazioni con il Mulino: “Mafia, legalità debole e sviluppo del Mezzogiorno” (2005), “Le autorità indipendenti” (con S. Cavatorto, 2008), “I costi dell’illegalità. Mafia ed estorsioni in Sicilia” (2008), “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania” (2010).Efisio Espa, dirigente di ricerca Istat, è attualmente docente di Economia e analisi di impatto della regolamentazione nella Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Roma. Ha diretto il Dipartimento per gli affari economici (1998-2001) e il Dipartimento per il programma di governo (2006-2008) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Volumi – A. LA SPINA, E. ESPA, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche.

La globalizzazione secondo Stiglitz – di Laura Pennacchi in Filosofia.it


Per quasi trent’anni ha dominato la scena politica mondiale una potente ideologia ultraortodossa che predica un drastico ridimensionamento della presenza pubblica nelle attività economiche e sociali, sostenendo che l’intervento dello Stato è sempre e comunque negativo per il benessere collettivo, che i governi dilapidano risorse e che ogni tentativo di ridistribuire la ricchezza dà vita a forme di perseguimento delle rendite. La predicazione di un ruolo pubblico ristretto e angusto si è basata su una visione altrettanto ristretta e angusta del rapporto tra individuo e collettività, volta a soffocare le istanze solidaristiche: l’individuo è un atomo, non esistono responsabilità collettive perché «non esiste la società», secondo il motto di Margaret Thatcher. Il legame tra ideologia «ultraortodossa» e visione «ultraindividualistica» ha motivato l’ossessiva riproposizione dello slogan della «riduzione delle tasse» – veicolo principe del ridimensionamento della presenza pubblica – e la denigrazione delle funzioni pubblico-statuali che risulta da espressioni come «lo Stato criminogeno» [1]. In effetti, il vero obiettivo delle politiche di tagli fiscali, mantra di tutti gli anni novanta e del primo decennio degli anni duemila, non era rilanciare l’economia ma ridurre il senso di responsabilità collettiva – che si esprime attraverso l’intervento pubblico – acquisendo il favore delle classi medie. Se esse, infatti, pagano molto in imposte e percepiscono molto in servizi non sosterranno una simile politica, ma se usufruiranno di minori servizi (specie in istruzione e in sanità) allora saranno indotte a ritenere che anche un più esiguo livello di tassazione sia ingiusto, trasformandosi così in sostenitrici di ulteriori riduzioni delle tasse [2].

da La globalizzazione secondo Stiglitz – Filosofia.it.

Il welfare del mondo extra-large di David E. Bloom – Il Sole 24 ORE


Il mondo è nel mezzo del più imponente e radicale cambiamento demografico nella storia del genere umano. Benché l’umanità abbia impiegato quasi un milione di anni per arrivare intorno all’anno 1800 al miliardo di esseri umani, a partire dal 1960 siamo cresciuti dei successivi miliardi ogni decennio o due, oggi sul nostro pianeta siamo arrivati a 7. Le proiezioni indicano che nel 2050 la popolazione raggiungerà i 9,3 miliardi di persone.
Da qui al 2050 quasi certamente si aggiungeranno alla popolazione esistente quasi altrettante persone di quante abitavano la Terra intera nel 1950. Una delle sfide più grandi con le quali dovrà confrontarsi il genere umano sarà garantire cibo, vestiario, un tetto e assistenza in genere alla popolazione globale terrestre che si aggiungerà a quella esistente.

Se prendiamo come parametro medio di riferimento il progresso materiale raggiunto nei secoli, potrebbe sembrare che la necessità fungerà in ogni caso da madre dell’ingegno e che riusciremo a far fronte alle sfide che ci si presenteranno, proprio come siamo riusciti a far fronte a quelle precedenti grazie all’innovazione tecnologica e delle istituzioni.
I riferimenti medi a lungo termine, però, possono mascherare una significativa instabilità nel tempo e variazioni tra i vari Paesi. Di sicuro sappiamo che l’aumento della popolazione comporta un rischio in futuro, in quanto buona parte di esso si verificherà nei Paesi del pianeta più fragili a livello economico, politico, sociale e ambientale.

Qualora non si riuscisse ad assorbire nella forza lavoro produttiva grandi masse di individui, si correrebbe il rischio di sofferenze di massa e di miriadi di catastrofi. Il protrarsi di sperequazioni estreme tra i redditi dei vari Paesi potrebbe scoraggiare la cooperazione internazionale, paralizzare o perfino ribaltare il processo di globalizzazione, malgrado le potenzialità che essa ha di migliorare lo standard di vita di tutti. Una rapida crescita demografica, infine, tende ad accelerare l’esaurimento delle risorse ambientali sia a livello locale sia globale, e potrebbe compromettere in modo permanente le prospettive di un loro recupero.
Alcuni Paesi in via di sviluppo hanno saputo affrontare bene queste sfide demografiche. Per esempio, negli anni Settanta e Ottanta le “tigri” dell’Asia orientale tagliarono incisivamente e quasi istantaneamente il loro tasso di natalità, e seppero utilizzare il risultante margine demografico per conseguire uno sbalorditivo vantaggio grazie ad assennate politiche della sanità e della pubblica istruzione, a una gestione macroeconomica equilibrata, a un impegno economico prudente e saggio a livello locale e globale.

All’altro capo dello spettro, i Paesi dell’Africa sub-sahariana hanno ottenuto risultati di gran lunga peggiori dal punto di vista dello sviluppo, in buona parte a causa della loro incapacità a scongiurare lo schiacciante fardello rappresentato da una rapida crescita demografica e dalla disoccupazione giovanile.
Ancorché i Paesi in via di sviluppo siano quelli dove per primi si presenteranno i più gravi e seri problemi legati allo sviluppo demografico, i ricchi Paesi industriali hanno difficoltà altrettanto preoccupanti. Da un’ottica meramente demografica, la capacità produttiva delle economie avanzate ha raggiunto la soglia di poco più di due persone in età lavorativa per ogni persona che non lavora. Le proiezioni di questo indice, però, per il 2050 prospettano una caduta a 1,36.

Oltretutto, i Paesi ricchi possono prevedere un sostanziale incremento di massa nella percentuale della propria popolazione anziana, dovuto alla maggiore longevità, al basso tasso di fertilità che si protrae, all’avanzare negli anni e nella piramide della popolazione della generazione dei baby boomer. Per quanto le performance economiche della popolazione in via di invecchiamento siano a dir poco un’incognita, non è difficile cogliere le preoccupazioni e i timori correlati all’integrità fiscale delle pensioni e ai sistemi dell’assistenza sanitaria, come pure ai rallentamenti della crescita derivanti dalla contrazione della forza lavoro.

Per affrontare e risolvere la sostenibilità fiscale e la contrazione della forza lavoro sono già allo studio molte ipotesi e metodi, tra i quali innalzare l’età pensionabile e i contributi obbligatori pensionistici congiuntamente a un abbassamento dei benefit. Un’altra risposta potrebbe essere quella di liberalizzare la migrazione internazionale, quantunque è inverosimile che ciò possa offrire un sollievo apprezzabile, se si tiene conto dell’opposizione sociale e politica all’aumento dell’immigrazione nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

È possibile nondimeno contare su un aumento del tasso della partecipazione femminile alla forza lavoro (alimentato dal protrarsi del basso tasso di fertilità); su un miglior livello nella formazione della manodopera dovuto al miglioramento del livello di istruzione; e su più alti tassi di risparmio prevedibili in vista di una maggiore longevità e di un periodo pensionistico più lungo.
Sarebbe irresponsabile disinteressarsene ed esporre il genere umano, senza motivo, a quei grandi pericoli che possiamo ragionevolmente prevedere sin da adesso.

(Traduzione di Anna Bissanti)

© PROJECT SYNDICATE, 2011

da Il welfare del mondo extra-large – Il Sole 24 ORE.

Convegno “Disegnamo il Welfare di domani” – un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie – Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano



matite-s.jpgDisegnamo il welfare di domani

un convegno per i primi 40 anni di Prospettive Sociali e Sanitarie

 Giovedì 29 settembre 2011 – PIME, Via Mosè Bianchi 94, Milano

 

9.00 – 9.30             Registrazione

9.30 – 13.15           Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile

Bisogni, diritti, quali politiche – Il federalismo fiscale e la delega sull’assistenza – Le risorse – Il sistema di governo – La produzione dei servizi sociali e sociosanitari – Sussidiarietà e solidarietà

Presentazione della proposta redatta da un gruppo di lavoro coordinato da Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs), composto da Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Modena e Reggio Emilia), Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi), Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Manuela Samek (Irs), Alberto Zanardi (Università di Bologna), integrato dai ricercatori dell’Istituto per la Ricerca Sociale

 

Ne discutono con gli estensori: 

Giuliano Pisapia, Sindaco del Comune di Milano

Vasco Errani (Presidente della Regione Emilia-Romagna) – in attesa di conferma

Andrea Olivero, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore e presidente nazionale Acli

Franca Manoukian, Studio APS

 

14.15 – 17.30         Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani

Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti

Ø  La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili

       Interventi di: Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs), Paolo Rigliano (psichiatra), Grazia Gacci (Studio APS)

Ø  Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa

       Interventi di: Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terrenuove), Katja Avanzini (Irs, Concass), Teresa Bertotti (Cbm, Università di Milano-Bicocca)

Ø  Verso una progettazione sociale sostenibile

       Interventi di: Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs), Carla Dessi (Irs), Roberto Giusti (Acri), Ida Linzalone (Fondazione Vodafone)

Prospettive Sociali e Sanitarie

Istituto per la Ricerca Sociale

Via XX Settembre, 24 – 20123 Milano

Tel. 02.46764276 – Fax. 02.46764312

http://pss.irs-online.it

Famiglie, lavoro di cura e servizi , Speciale di Prospettive sociali e sanitarie n. 12/2011



Perdura l’assenza di una politica nazionale sulla non autosufficienza, e di una strategia per l’emersione del lavoro privato di cura. Mentre altri paesi europei continuano a mettere in cantiere nuovi interventi per fronteggiare l’onda demografica in arrivo e le sue pesanti conseguenze in termini di domanda di assistenza.
Da ultimo il Dilnot Report, il più importante piano inglese sulla non autosufficienza degli ultimi dieci anni: un piano lungimirante, che affronta il tema dei costi dell’assistenza per le famiglie e pone un tetto alle spese a loro carico (www.dilnotcommission.dh.gov.uk). Nessun anziano dovrebbe spendere più di 35.000 sterline, 39.000 euro, per la propria assistenza nella terza età, che sia per pagare un assistente familiare o un ricovero in residenza. Quello che ci vuole in più ce lo mette lo stato. Con prestiti vitalizi ipotecari, una pratica assai diffusa in Inghilterra e quasi sconosciuta da noi, tutelati dagli enti locali.
I costi della non autosufficienza negli anni a venire non potranno essere sostenuti solo dalle famiglie o solo dallo stato: si devono trovare equilibri, mix, delicate suddivisioni. È questo il messaggio più importante del Rapporto Dilnot. Messaggio rilevante per noi, un paese avviato ad avere future generazioni di anziani e di pensionati assai più povere di quelle di oggi. Di risorse economiche e di aiuti familiari.
Avremo sempre più bisogno di lavoro di cura, e di un’offerta accessibile, qualificata. A questo lavoro è dedicato questo numero.        s.p.

vai a indice: antePSS11
________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312
http://pss.irs-online.it

Manovra. La vigilia: ecco le misure sulla sanita’ all’esame del Governo



29 GIU - Riepiloghiamo le misure per la sanità in vista del Consiglio dei ministri di domani che darà il via libera alla manovra di Tremonti.Nella bozza di ieri sera sono confermati nuovi ticket, tagli all’acquisto di beni e servizi, proroga al 2014 dei tagli per il personale e abbassamento del tetto per la farmaceutica. Leggi…

Giovanni VECCHI, In ricchezza e in povertà, Il Mulino, 2011


G. VECCHI

In ricchezza e in povertà

Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi


Collana “Fuori collana”

pp. 528, € 40,00
978-88-15-14930-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 23/06/2011

Copertina 14930



Una ricerca straordinaria sulle condizioni di vita degli italiani, dal 1861 al 2011: nel ripercorrere i 150 anni di storia unitaria il libro documenta i successi e i ritardi con cui il progresso economico ha distribuito i propri benefici alla popolazione. Nel corso di un secolo e mezzo – un tempo breve quanto un battito di ciglia se si usa il metro della storia – il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di di­mensioni epocali. Sconfitte la fame e la miseria, l’ignoranza e la malattia, abbiano raggiunto un benessere pari a quello di pochi altri paesi al mondo. In termini di equità tuttavia non sempre e non tutti gli italiani sono riusciti a partecipare nella stessa misura alla parabola ascedente del paese. Né si può assumere che il benessere conseguito oggi esista anche domani. Questa ricostruzione storica – per quanto illuminante – non servirà a prevedere il futuro, ma indica con chiarezza ciò di cui il paese deve occuparsi nella prospettiva delle generazioni a venire.

Giovanni Vecchi è professore di Economia politica all’Università di Roma «Tor Vergata». Si occupa di teoria, misurazione e storia del benessere. Su questi temi ha pubblicato contributi sulle principali riviste internazionali. Partecipa, con la Ban­ca mondiale, alle missioni nei paesi in via di sviluppo per l’analisi delle condizioni di vita, povertà e disuguaglianza.