Giovanni Sartori – Discutere la democrazia – Conversazioni Serali alla Luiss Guido Carli


Populismi in Europa: cause, caratteristiche nazionali, ruolo delle politiche, Convegno all’Istituto Treccani, Roma 24-25 novembre 2011

Raimondo Catanzaro:

Michele Prospero

Roberto Biorcio

Maurizio Ambrosini e Laura Balbo

Alfio Mastropaolo

Morena Piccinini

John Clarke

Sara Gentile, sul movimento populista di Le Pen

Sorina Soare

Paolo Borioni

Daniele Albertazzi

Giuseppe Ricotta


ALBERTO MELUCCI un sociologo di frontiera, presentazione del libro SOCIOLOGIA DI CONFINE, saggi intorno all’opera di Alberto Melucci, a cura di Giuliana Chiaretti e Maurizio Ghisleni, Mimesis editore 2011, alla Casa della cultura di Milano, giovedì 1 dicembre 2011, ore 21


Sociologia di confine. Saggi intorno all’opera di Alberto Melucci, a cura di Giuliana Chiaretti e Maurizio Ghisleni (Mimesis, 2011), Giovedì 24 novembre, ore 15, presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari Venezia, avrà luogo la presentazione del volume

Giovedì 24 novembre, ore 15, presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari Venezia, avrà luogo la presentazione del volume “Sociologia di confine. Saggi intorno all’opera di Alberto Melucci”, a cura di Giuliana Chiaretti e Maurizio Ghisleni (Mimesis, 2011).Saranno presenti gli autori.
Intervengono:
Vincenzo Pace, Università di Padova: La sociologia non ha bisogno di passaporto. Il contributo di Alberto Melucci.
Italo De Sandre, Università di Padova: La non banalità del quotidiano.
Coordina:
Pietro Basso, Università Ca’ Foscari Venezia.

Sociologia, CATALOGO INTERATTIVO, FrancoAngeli


C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di), Il pensiero politico contemporaneo

C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di)

Il pensiero politico contemporaneo

Il Novecento e l’età globale

Collana “Manuali”

pp. 304, € 25,00
978-88-15-23234-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23234


Questo volume introduce il lettore alla politica del XX secolo e alla riflessione filosofica su di essa: dal formarsi delle principali ideologie (nazionalismo, socialismo, liberalismo, cattolicesimo democratico, fascismo e comunismo), alla tragedia dei totalitarismi, alla “rinascita” della democrazia nel secondo dopoguerra, dalla crisi dello Stato sociale ai processi di decolonizzazione e all’affermarsi del capitalismo su scala planetaria, fino alle questioni odierne poste dalla crisi di tale modello e dai processi di globalizzazione.

Indice: Introduzione. – Parte prima: Le ideologie e le trasformazioni della politica. – I. La crisi dell’ordine politico moderno. – II. I teorici delle élite. – III. Il marxismo: 1900-1920. – IV. I nazionalismi europei. – V. Liberalismo e pensiero democratico. – VI. I totalitarismi. – Parte seconda: Filosofia e politica. – VII. Il pensiero dialettico. – VIII. I pensatori della crisi e le critiche della modernità. – Parte terza: Il secondo dopoguerra. – IX. La democrazia realizzata. – X. Le sfide della politica. – XI. L’età globale e le sue crisi. – Nota bibliografica. – Indice dei nomi.

Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha pubblicato fra l’altro: “Genealogia della politica” (nuova ed. 2010), “Lo sguardo di Giano” (2008), “L’umanità multiculturale” (2008); ha curato “I grandi testi del pensiero politico. Antologia” (II ed. 2011) e il “Manuale di storia del pensiero politico” (III ed. 2011). Edoardo Greblo insegna nelle scuole superiori a Trieste. Per il Mulino ha pubblicato “Democrazia” (2000) e “A misura del mondo” (2004). Sandro Mezzadra insegna Studi coloniali e postcoloniali e Le frontiere della cittadinanza nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha pubblicato “La costituzione del sociale. Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preuss” (1999) e ha curato il volume di W.E.B. Du Bois “Sulla linea del colore” (2010).

 

da Volumi – C. GALLI, E. GREBLO, S. MEZZADRA (a cura di), Il pensiero politico contemporaneo.


M. COTTA, L. VERZICHELLI, Il sistema politico italiano

M. COTTA, L. VERZICHELLI

Il sistema politico italiano

Collana “Manuali”

pp. 304, € 27,00
978-88-15-23247-2
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione corredata da sito web

Copertina 23247


Il manuale fornisce un panorama completo del sistema politico italiano. Dopo aver fissato alcuni concetti fondamentali (sistema politico, attori del sistema politico, studio comparato dei sistemi politici), gli autori ricostruiscono le vicende del nostro sistema politico – caratteri, trasformazioni storiche, configurazioni istituzionali – dando conto dei mutamenti che lo hanno attraversato soprattutto negli ultimi decenni, e delle interpretazioni che sono state avanzate circa la loro natura e le loro conseguenze.

All’indirizzo www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice: Premessa. – I. Il sistema politico. Cos’è e come studiarlo. – II. Il sistema politico italiano. – III. Il sistema dei partiti. Dal pluripartitismo polarizzato all’alternanza bipolare. – IV. Elezioni, culture politiche e comportamento elettorale. – V. L’esecutivo. Da governi deboli e instabili a governi più forti e durevoli. – VI. Parlamento e parlamentarismo tra Prima e Seconda Repubblica. – VII. Regioni e governo locale. Un lungo viaggio verso il federalismo? – VIII. La pubblica amministrazione. Dall’immobilismo alla riforma permanente. – IX. Le istituzioni dello stato di diritto. Poteri neutrali e conflitto con la politica. – X. Il cambiamento del sistema politico italiano. Le interpretazioni. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Maurizio Cotta insegna Scienza politica e Politica comparata nell’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino ricordiamo “Scienza politica” (con D. della Porta e L. Morlino, nuova ed. 2008). Luca Verzichelli insegna Analisi delle politiche pubbliche e Sistema politico italiano nell’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro “Il Parlamento” (con C. De Micheli, 2004) e “Vivere di politica. Come (non) cambiano le carriere politiche in Italia” (2010).

 

 

da Volumi – M. COTTA, L. VERZICHELLI, Il sistema politico italiano.


C. SCHMITT, Sul Leviatano

C. SCHMITT

Sul Leviatano

Collana “Saggi”

pp. 196, € 18,00
978-88-15-23364-6
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 20/10/2011

Note: Traduzione e introduzione di Carlo Galli

Copertina 23364


Nella incessante ricerca sul “politico”, sullo Stato e sulle sue contraddittorie ragioni condotta da Carl Schmitt, un momento fondamentale è costituito dal confronto con Hobbes e con la celebre immagine del Leviatano. Mito, macchina, mostro fantastico, persona sovrana: questa figura complessa e ambigua viene qui riletta in una chiave non solo razionalistica e politica ma anche culturale e teologica. Un faccia a faccia sulla razionalità e l’irrazionalità dello Stato moderno, dalle sue origini barocche alla sua drammatica crisi novecentesca.

Carl Schmitt (1888-1985) ha insegnato in varie università tedesche, prima di diventare professore all’Università di Berlino nel 1933. Ritiratosi a vita privata alla fine della seconda guerra mondiale, continuò a lavorare e a pubblicare nel campo del diritto internazionale. Fra le molte opere tradotte in italiano ricordiamo, pubblicate dal Mulino, “Amleto o Ecuba” (1983), “Le categorie del ‘politico’” (1972, ultima ed. 1998) e “Cattolicesimo romano e forma politica” (2010).

 

da Volumi – C. SCHMITT, Sul Leviatano.


C. GALLI (a cura di), I grandi testi del pensiero politico

C. GALLI (a cura di)

I grandi testi del pensiero politico

Antologia

Collana “Strumenti”

pp. 320, € 27,00
978-88-15-23420-9
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 06/10/2011

Note: Nuova edizione

Copertina 23420


Questa antologia presenta una serie di testi di autori classici della storia del pensiero politico moderno e contemporaneo, per documentare le principali linee di sviluppo della disciplina. Uno schema introduttivo a ciascun brano ne espone i concetti principali e ne agevola la lettura critica.

Indice: Presentazione, di C. Galli. – Niccolò Machiavelli. – Martin Lutero. – Jean Bodin. – Johannes Althusius. – Thomas Hobbes. – John Locke. – Baruch Spinoza. – Montesquieu. – Jean-Jacques Rousseau. – Emmanuel-Joseph Sieyès. – Immanuel Kant. – Georg Wilhelm Friedrich Hegel. – Benjamin Constant. – Alexis de Tocqueville. – John Stuart Mill. – Karl Marx. – Lenin. – Max Weber. – Carl Schmitt. – Hannah Arendt.

Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha pubblicato fra l’altro: “Genealogia della politica” (nuova ed. 2010), “Lo sguardo di Giano” (2008), “L’umanità multiculturale” (2008); ha curato il “Manuale di storia del pensiero politico” (III ed. 2011) e “Il pensiero politico contemporaneo” (con E. Greblo e S. Mezzadra, 2011).

Volumi – C. GALLI (a cura di), I grandi testi del pensiero politico.


Eversione: la telefonata di Silvio Berlusconi al faccendiere Valter Lavitola (direttore del quotidiano L’Avanti)

EVERSIONE: Ogni azione e movimento che impiega mezzi violenti anche terroristici per rovesciare il potere costituito


Presentazione del volume a cura di Noemi Podestà e Tommaso Vitale Dalla proposta alla protesta, e ritorno Conflitti territoriali e innovazione politica. Bruno Mondadori, 2011

Presentazione del volume  a cura di

Noemi Podestà e Tommaso Vitale

 

 

 

Dalla proposta alla protesta, e ritorno

Conflitti territoriali e innovazione politica.

Bruno Mondadori, 2011

 

Interverranno

Prof. Marco Revelli

Prof. Giorgio Barberis

 

 

Lunedì 8 novembre 2011 alle ore 16.00

Palazzo Borsalino, aula 2 (p.t.)

Facoltà di Scienze Politiche – Alessandria

 

Dalla proposta alla protesta, e ritorno. Conflitti locali e innovazione politica

Postato il gennaio 6, 2011 da polislombardia


Podestà N., Vitale T., 2011, Dalla proposta alla protesta, e ritorno. Conflitti locali e innovazione politica [From Proposal to Protest, and Back Again. Local Contention and Political Innovation], Bruno Mondadori, Milano, p. 256. ISBN: 978-88-615-9528-6.

Dalla proposta alla protesta, e ritorno

Indice:

1 Territori e innovazione politica: successi e fallimenti

dell’azione conflittuale

di Tommaso Vitale e Noemi Podestà

35 1. L’innovazione politica come articolazione di livelli di coinvolgimento degli abitanti:

la riparazione del danno ambientale a Seveso

di Laura Centemeri

60 2. Le politiche pubbliche davanti ai loro contestatori.

Innovazione degli strumenti e risoluzione dei conflitti

aeroportuali a Parigi e Berlino

di Claire Dupuy e Charlotte Halpern

83 3. Mobilitazione sociale e apprendimento istituzionale: quali lezioni dal conflitto ambientale nella valle del Bormida?

di Gian-Luigi Bulsei

105 4. Dalla retta alla spezzata.

Il ruolo dell’expertise nei conflitti ambientali

di Luigi Pellizzoni

135 5. Conflitti e compromessi.

Dalla critica militante alle innovazioni istituzionali

nelle politiche abitative a Ginevra

di Luca Pattaroni e Marc Breviglieri

165 6. Alta velocità.

Gli strumenti di mediazione dentro rapporti di forza

su più livelli

di Noemi Podestà

190 7. Animali predatori in Svezia.

La collaborazione e il dialogo per uscire da dilemmi

insolubili

di Serena Cinque e Annelie Sjölander-Lindqvist

219 Bibliografia

241 Gli autori

Noemi Podestà, Tommaso Vitale (a cura di)

DALLA PROPOSTA ALLA PROTESTA, E RITORNO

Conflitti locali e innovazione politica

Disastri ambientali. Realizzazione di mega progetti. Nuove infrastrutture di collegamento aereoportuali o ad alta velocità. Emergenze abitative. Bonifiche di aree vaste inquinate da lungo tempo. Impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Incompatibilità fra allevamenti e riproduzione di animali predatori. Incertezze nella valutazione del danno ambientale. Sono mille i temi per cui nei territori emergono conflitti che spesso sembrano non negoziabili, e assorbono buona parte delle energie politiche dei governi locali. Cosa succede in questi conflitti? Veramente non sono negoziabili? Sono solo un rallentamento dei processi? O invece cambiano i rapporti di forza e migliorano le politiche pubbliche? E se sì, a quali condizioni?

Il volume ripercorre molti casi di conflitto locale di grande importanza, li analizza in profondità e vi scava dentro per andare oltre le facili retoriche e le sirene del populismo. Non sempre i conflitti sono forieri di nuove norme vincolanti e condivise; non sempre modificano le condizioni di inclusione ed esclusione nei processi di governance. A volte accade: la sfida del volume sta proprio nel voler mostrare in che modo nei conflitti si produce l’innovazione politica dei territori.

Al volume hanno contribuito: M. Breviglieri, G.L. Bulsei, L. Centemeri, S. Cinque, C. Dupuy, C. Halpern, L. Pattaroni, L. Pellizzoni, A. Sjölander-Lindqvist.


Tommaso VITALE
Scientific Director of the Master “Governing the Large Metropolis”.
Associate Professor of Sociology
My webpage with news on conferences and recent publications
News with twitter: @VitaleTommaso 

Carlo Galli, Il disagio della democrazia, Einaudi

Carlo Galli

Il disagio della democrazia

2011
eBook
pp. 100 
€ 6,99
ISBN 9788858405079

Esiste il disagio della democrazia, la rassegnata accettazione del suo cattivo funzionamento e del progressivo restringimento degli spazi civili e degli orizzonti vitali. Ma dal disagio può avere origine anche la rivitalizzazione della democrazia, il rilancio del suo significato umanistico.

Altre edizioni:Il disagio della democrazia. 2011. Vele

Mentre chi non ne gode lotta per realizzarla, chi l’abita da tempo sperimenta l’esaurirsi della sua forza vitale. Mentre sembra l’unica forma politica legittima, la democrazia conosce molti gravi problemi che la sfidano dall’esterno e dall’interno, e che possono sfociare in una crisi complessiva della democrazia.
Un’analisi di questi e di altri paradossi, condotta attraverso una genealogia storica e concettuale, getta luce sull’intricata vicenda della democrazia, sui suoi molti significati, sulle sue contraddizioni e sulle principali riflessioni che l’hanno accompagnata e criticata. E suggerisce che, se la democrazia non è un destino, tuttavia, rivisitata senza dogmatismi e senza trionfalismi, custodisce in sé la fragile speranza in un’umanità capace di dare legge a se stessa, nella dignità e nella libertà di tutti.

Leggi un estratto (pdf) (?)

Carlo Galli, Il disagio della democrazia < Libri < Einaudi.


Volumi – G. MIGLIO, Lezioni di politica

G. MIGLIO

Lezioni di politica

I. Storia delle dottrine politiche

Collana “Saggi”

pp. 352, € 27,00
978-88-15-23329-5
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 25/08/2011

Copertina 23329

G. MIGLIO

Lezioni di politica

II. Scienza della politica

Collana “Saggi”

pp. 520, € 33,00
978-88-15-23331-8
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 25/08/2011

Copertina 23331


Nel corso del suo magistero all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Gianfranco Miglio ha insegnato diverse discipline, storiche, giuridiche, politologiche, dei cui strumenti si serviva per interpretare i fenomeni politici al centro dei suoi interessi e del suo lavoro intellettuale. Nelle “Lezioni di politica” – ricostruite sulla base di documentazione originale – è contenuto il materiale relativo ai due fondamentali insegnamenti in cui si è tradotto il suo pensiero, basato su una osservazione rigorosamente realistica e disincantata della politica, sfrondata da ogni elemento estraneo alla ‘pura’ problematica del potere e della sua realtà effettuale. Miglio ricostruisce il pensiero degli autori usando come criterio di misura la scientificità delle loro asserzioni, cioè la capacità di esprimere le ‘regolarità’ della politica fino a suggerire la possibile esistenza di leggi dell’agire politico: la sua “Storia delle dottrine politiche” finisce, infatti, là dove comincia la sua “Scienza della politica”, in cui egli riversa le sue originali elaborazioni su metodo, caratteri e grandi questioni aperte della disciplina.

Gianfranco Miglio (1918-2001), preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal 1959 al 1988, senatore della Repubblica dal 1992 al 2001, ha fondato importanti centri di ricerca nell’ambito della storia e della scienza dell’amministrazione. Molti dei suoi più importanti contributi scientifici sono raccolti in “Le regolarità della politica” (Giuffrè, 1988).


Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche, di Riccardo Guidi

Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche
Autori e curatori: Riccardo Guidi
Collana: Sociologia
Argomenti: Politiche e servizi sociali - Sociologia dei fenomeni politici
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 160,     1a edizione  2011  (Cod.1520.696)
Il welfare come costruzione socio-politica. Principi, strumenti, pratiche
Tipologia: Edizione a stampa 
Prezzo: € 19,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856836936 
Tipologia: E-book
Prezzo: € 15,00
Possibilità di stampa:  No 
Possibilità di copia:  No 
Possibilità di annotazione:  Si 
Portabilità:  Si 
Ottimizzazione:  per PC Windows e Mac 
Codice ISBN 13: 9788856868173 
Formato: PDF per Digital Editions
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In breve Tesi di fondo del volume è che, soprattutto dopo le riforme degli anni ’90 e 2000, accanto a una politicità “maggiore” del welfare ne esista una “minore” (ma non per importanza) della quale sono protagonisti attori locali non convenzionalmente politici. Essa merita di essere riconosciuta, osservata e problematizzata…
 
Presentazione: Il libro origina da alcune domande fondamentali: dopo la deliberazione pubblica (delle vecchie e nuove arene politiche) il welfare è soltanto il regno della tecnica, sottratto alla “creatività” degli attori? I processi di messa in pratica delle deliberazioni pubbliche, connessi al presidio del benessere sociale, hanno un carattere politico ? Se sì, quale?
La tesi di fondo qui sostenuta è che, soprattutto dopo le riforme degli anni ’90 e 2000, accanto a una politicità “maggiore” del welfare ne esista una “minore” (ma non per importanza) della quale sono protagonisti attori locali non convenzionalmente politici. Essa merita di essere riconosciuta, osservata e problematizzata. Si sostiene inoltre che la “politicità minore” del nuovo sistema di welfare può essere osservata a partire dall’uso pratico e situato che gli attori locali fanno di alcuni strumenti generati nel contesto culturale del New Public Management e della governance . Fra tali strumenti uno dei più importanti è la partnership tra soggetti pubblici e privati (molto spesso senza fini di lucro) per la programmazione e la gestione dei servizi. Il ricorso alle partnership pubblico-privato nel campo del welfare genera, da un lato, un nuovo contesto organizzativo nel quale possono essere riconosciuti molti attori, principi e strumenti al lavoro, dall’altro un welfare più “ibrido”, ponendo così più di una sfida al principio di cittadinanza sociale.
Il libro dedica un’attenzione peculiare all’ambito dei servizi socio-assistenziali. Si cerca di mettere a fuoco quali principi siano implicati nell’uso della partnership, quali caratteri di politicità siano riconoscibili nei processi generabili a partire dal loro uso, quali tensioni sul principio di cittadinanza sociale si possano osservare e quali presidi possano essere attivati.

Riccardo Guidi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pisa e coordina le attività della Fondazione Volontariato e Partecipazione. Ha recentemente curato i volumi Una promessa mantenuta? Volontariato, servizi pubblici, cittadinanza in Toscana (Cesvot, 2009, due volumi), Rischiare politiche giovanili (Gruppo Abele-Animazione Sociale, 2010) e Consumi politici e denaro. Logiche d’azione trasformativa nel campo economico (FrancoAngeli, 2011).

Indice:
Introduzione
(I processi politici in tempi di modernità riflessiva; Dopo la deliberazione: nuovi principi, strumenti e attori?; Politiche e pratiche: interpretare processi di “implementazione”; Welfare sussidiario: ibridazione e rescaling; La struttura del volume)
Parte I.
Come cambiano le istituzioni. Neo-istituzionalismi e oltre
(Persistenza e mutamento istituzionale: institutions matter; Il ruolo delle idee nelle riforme dei sistemi di welfare; Neo-istituzionalismi e oltre. Un primo bilancio)
Dopo la deliberazione. Regole, discrezionalità, sensemaking
(Potere della legge, potere degli attori. Due approcci all’”implementazione”; Come cambia un’organizzazione. Il contributo degli studi socio-cognitivisti; Dopo la deliberazione. Un primo bilancio)
Tradurre, performare, innovare. Studiare le riforme amministrative con l’actor-network theory
(La riforma come processo di “ri-significazione locale”; Riforme come strumenti di “performare” in reti di relazioni; Una sociologia delle “assicurazioni”; Performare, tradurre e disputare: is this politics?; Studiare le riforme con l’Ant. Un primo bilancio)
Parte II.
Un nuovo strumento per il welfare. La partnership pubblico-privato
(Paradigmi di riforma e Partnership pubblico-privato; La critica “post-democratica”: i suoi meriti e i suoi limiti; Welfare partnership in Italia: due cicli di riforma)
Traduzioni variabili delle riforme del welfare
(Npm e “Terza Via”: “effetti corrosivi” sugli state social workers; Institutions matter. Le variabili istituzionali della traduzione; Actors matter. Le variabili istituzionali della traduzione; Quale traduzione, quale politica?)
Costruire strumenti. Alla fondazione delle welfare partnership italiane
(Verso le welfare partnership: tre momenti “associativi”; Arruolare la sociologia? La conoscenza come strumento di auto-legittimazione; Un’agibilità politica sospesa per le welfare partnership)
Welfare partnership in Toscana: figure dell’”associazione” e traiettorie di politicizzazione
(Welfare partnership e rescaling. Sentieri e tensioni istituzionali; Figure dell’”associazione” nelle welfare partnership toscane; Le traiettorie delle welfare partnership. Qualche conclusione)
Bibliografia di riferimento.

Rapporto SVIMEZ 2011 sull’economia del Mezzogiorno

Rapporto SVIMEZ 2011
sull’economia del Mezzogiorno

da www.SVIMEZ.it – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.


Il contagio, di Loretta Napoleoni, editore Rizzoli. Dibattito: Perchè la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Giorgio Barba Navaretti, Loretta Napoleoni, Vittorio Emanuele Parsi, Massimo Sideri


A. LA SPINA, E. ESPA, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche

A. LA SPINA, E. ESPA

Analisi e valutazione delle politiche pubbliche

Collana “Manuali”

pp. 360, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-23245-8
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 29/09/2011

Copertina 23245


Questo manuale innovativo tratta in modo integrato i due aspetti fondamentali delle politiche pubbliche: analisi e valutazione. A una prima parte dedicata all’analisi (nozioni costitutive, policy cycle, domanda e offerta di politiche, policy process) segue una seconda parte incentrata sui vari aspetti della valutazione (concetti essenziali, fasi, valutazione delle strutture e della dirigenza, policy evaluation in Europa e nei paesi extra-europei). Chiude il volume – che si segnala dunque per la sua esemplare completezza – un capitolo sulla progettazione istituzionale e la deontologia della valutazione.

Indice: Introduzione. – Parte prima: Analisi. – I. Le politiche pubbliche. – II. Il ciclo di una politica pubblica. – III. Domanda e offerta di politiche pubbliche. – IV. Strutture, costi ed esiti decisionali. – Parte seconda: Valutazione. – V. Concetti essenziali per la valutazione. – VI. Consultare per valutare. – VII. La valutazione “ex ante” nella formulazione delle politiche pubbliche. – VIII. La valutazione “in itinere”. – IX. La valutazione “ex post”. – X. La valutazione delle strutture amministrative e della dirigenza. – XI. Dati e statistiche per le politiche pubbliche. – XII. “Policy evaluation”: uno sguardo comparativo. – XIII. Progettazione istituzionale e deontologia. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Antonio La Spina è professore ordinario di Sociologia nell’Università di Palermo e docente di Valutazione delle politiche pubbliche nell’Università Luiss “Guido Carli” di Roma. Fra le sue pubblicazioni con il Mulino: “Mafia, legalità debole e sviluppo del Mezzogiorno” (2005), “Le autorità indipendenti” (con S. Cavatorto, 2008), “I costi dell’illegalità. Mafia ed estorsioni in Sicilia” (2008), “I costi dell’illegalità. Camorra ed estorsioni in Campania” (2010).Efisio Espa, dirigente di ricerca Istat, è attualmente docente di Economia e analisi di impatto della regolamentazione nella Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Roma. Ha diretto il Dipartimento per gli affari economici (1998-2001) e il Dipartimento per il programma di governo (2006-2008) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Volumi – A. LA SPINA, E. ESPA, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche.


Il paese dei buoni e dei cattivi Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare di Federica Sgaggio, Minimum Fax editore


Il paese dei buoni
e dei cattivi

Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare
di Federica Sgaggio

Siamo sommersi dalle notizie: fra quotidiani, televisione, internet, ciascuno di noi riceve ogni giorno migliaia di dati. Eppure non ci sentiamo più informati; anzi, questo immenso flusso è dispersivo, ci lascia confusi, ci fa sentire la mancanza di qualcuno che ci aiuti a non naufragare. Così da un po’ di tempo in qua i mezzi di informazione hanno preso alla lettera questo bisogno e, invece di darci le notizie, ci dicono direttamente qual è la parte per cui tifare.
Dagli appelli-petizioni che sostituiscono gli approfondimenti, ai racconti emotivi, ai dibattiti tv che prendono il posto delle inchieste, ai personaggi simbolo come Saviano o Santoro che funzionano da eroici tutori della verità: il giornalismo ha risolto il problema del mappare la sempre maggiore complessità del nostro mondo, semplicemente dividendolo in buoni e cattivi. Tanto a noi, invece di capire qualcosa in più della realtà, basta sentirci dalla parte giusta. 
Il paese dei buoni e dei cattivi è un libro intelligente, documentatissimo, appassionato nel suo modo di mettere in discussione la voce dei media, che ci fa riscoprire lo strumento migliore per orientarci nel mondo dell’informazione: la nostra libertà

collana: Indi
prezzo: 15 euro
pagine: 300


Franco Cardini sulla fine dei dittatori: Il suicidio di Nerone, la buca di Saddam, Corriere della sera 26 agosto 2011

….

La fine di un tiranno non può mai esser grande: non si può permettere che lo sia, «per la contraddizion che nol consente». Bisogna che alla fine tremi di paura, o scodinzoli dietro alle gonne della sua ultima amante, o cerchi di sistemare al sicuro il malloppo che ha messo insieme. Una vita politicamente grande, quando non è coronata dal successo e quando il consenso non le sopravvive, richiede una fine piccola e meschina. Sono le regole del gioco. Se e quando la realtà storica minaccia di parlare un linguaggio diverso, la manipolazione propagandistica s’incarica di metter le cose a posto.

Ecco perché in fondo, tra i tiranni archetipici del nostro tempo, la sola vera «scandalosa» eccezione è Stalin, morto da vincitore e al culmine della gloria e del consenso mondiale; e la cui stessa damnatio memoriae è arrivata tardiva e ambigua. Ma per descrivere davvero il tragico paradosso storico di Josip Vissarionovich, sarebbero necessari lo stilo di Plutarco o la penna di Shakespeare. Per troppi suoi squallidi o ridicoli succedanei, sarebbe stata o sarebbe già troppo quella di Pitigrilli.

da ComeDonChisciotte Forums-viewtopic-Franco Cardini – Il suicidio di Nerone, la buca di Saddam.


Riscoprire Gianfranco Miglio – Il Sole 24 ORE

 ……. nella sua casa in riva al lago di Como nascevano le «Lezioni di politica pura», l’ambiziosa meta intellettuale. In vita non hanno preso forma definitiva; oggi, a dieci anni dalla morte (10 agosto 2001), il Mulino pubblica due volumi di ampio respiro che raccolgono le lezioni di Storia delle dottrine politiche e le intriganti lezioni di Scienza della politica dove più alto è l’apporto originale e teorico di Miglio. Di lui ebbe a dire Nicola Matteucci: «Miglio non ha incontrato molti favori nell’accademia, ma, per vie sottili, la sua presenza ha avuto un peso incisivo e vasto nella cultura italiana. In lui si ritrova una filosofia politica, cioè un autentico pensiero».
Non è difficile capire l’architettura di Miglio sorretta da tre colonne portanti: il diritto che accompagna l’avvio accademico con Alessandro Passerin d’Entrève e Giorgio Balladore, poi la storia delle istituzioni con le complesse dinamiche (su questo fronte avviò e animò la Fondazione per la storia amministrativa), infine il pensiero politico avviato con lo studio, tra i primi in Italia, di Max Weber di Economia e società. Al positivismo nella ricerca storica, affianca il realismo nell’approccio a ideologie e pensiero politico. Per primo portò in Italia, con la collaborazione di Pierangelo Schiera, Le categorie del «Politico» di Schmitt (il Mulino, 1979) quando lo studioso tedesco era ostracizzato e all’indice; poi provvederanno Adelphi e i ripensamenti di una certa sinistra a sdoganarlo e trasformarlo in un classico. Norberto Bobbio scrisse, dopo l’uscita del volume, che con quegli scritti «Miglio aveva destabilizzato la sinistra italiana». Per rafforzare le sue ipotesi Miglio inaugurò e diresse da Giuffrè la collana Arcana imperii, un’iniziativa che ha restituito agli studiosi opere importanti ma dimenticate (più di trenta volumi con testi di Julien Freund, Sieyes, Gabriel Naudé, Robert Michels, Halifax, Richelieu, Carl Schmitt) e studi ed esplorazioni originali sui concetti di corporazione e di interesse curati da Lorenzo Ornaghi.

Non è un caso che da tempo si stanno ripubblicando i saggi di Miglio. L’iniziativa del Mulino – realizzata su invito del figlio Leo, grazie alla disponibilità delle registrazioni magnetofoniche del corso accademico 1981-82 fatte e conservate da Stefano Talamini, e alla cura di Davide G. Bianchi e di Alessandro Vitale – consente di capire meglio nei suoi molteplici interessi il politologo, di coglierne il metodo e soprattutto di fare i conti con intuizioni, scoperte, suggestioni, tesi, abbozzi di ipotesi, azzardi intellettuali che meritano d’essere esplorati.

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Riaprire il «caso Miglio» – Il Sole 24 ORE.


Intervista a Emanuele Severino. 
L’ossimoro del capitalismo ecologista, Il manifesto, 3 luglio 2011

«Questo continuo parlare della crescita come di cosa ovvia è in buona parte dovuto all’ignoranza. Sono decenni che si va intravvedendo l’equazione tra crescita economica e distruzione della terraComunque, è tutt’altro che condivisibile l’auspicio di una crescita indefinita.»

Professore, sta dicendo che l’economia è una scienza consapevole delle conseguenze negative della crescita?

«Ha incominciato a diventarne consapevole: l’auspicio di una crescita indefinita va ridimensionandosi. Anche nel mondo dell’intrapresa capitalistica – la forma ormai pressocchè planetaria di produzione della ricchezza – ci si va rendendo conto del pericolo di una crescita illimitata; (anche se poi si fa ben poco per controllarla). Vent’anni fa, quando lei scrisse quel suo bel libro che interpellava numerosi economisti a proposito del problema dell’ambiente, la maggior parte degli intervistati affermava che quello del rapporto tra produzione economica ed ecologia era un falso problema. Oggi non pochi economisti sono molto più cauti e anche le dichiarazioni dei politici sono diverse da venti o trent’anni.»

Però non fanno che invocare crescita, senza nemmeno nominarne i rischi.

«In periodo di crisi economica, di fronte al pericolo immediato di una recessione, è naturale che si insista sulla necessità della crescita. Purtroppo però lo si fa riducendo il problema alle sue dimensioni tattiche, ignorandone la dimensione strategica.»

E intanto si verificano tremendi disastri. Dal Golfo del Messico a Fukushima.

«Certo. Ma vorrei precisare che prendere atto della gravità di fenomeni come questi significa capire che essi non sono dovuti alla tecnica in quanto tale, non sono disfatte della tecno-scienza, ma dell’organizzazione ideologica della scienza e della tecnica. Sono disfatte, cioè, del capitalismo (fermo restando che l’economia pianificata di tipo sovietico era ancora più dannosa per l’ambiente).»

La mia impressione però è che quanti insistono a invocare crescita, continuino a ignorare che tutto quanto vediamo, tocchiamo, usiamo, è «fatto» di natura; e che dunque disponiamo di materia prima in quantità date, e non dilatabili a richiesta. I grandi industriali che si confrontano a Davos, Cernobbio, spesso neanche citano il problema.

«Ma è un atteggiamento normale dell’uomo quello di preoccuparsi soprattutto dei problemi immediati, lasciando sullo sfondo quelli che non sembrano urgenti, ma che spesso sono quelli decisivi. Quando la barca fa acqua la prima preoccupazione è tappare la falla, poi si pensa a dove approdare. Certo, ci sono quelli che stando nella barca non pensano mai a trovare il porto, e quindi, nel complesso diventa inutile tappare le falle. »

Il problema esiste da decenni… Il deperimento dell’equilibrio ecologico è stato clamorosamente denunciato dagli anni ’50, ma nelle scelte politiche è stato completamente ignorato.

«Ecco, forse su quel “completamente” si può non essere d’accordo. Penso ad esempio a Clinton, consigliato da Al Gore: nel suo primo discorso da presidente ha parlato agli Americani della necessità e convenienza di una crescita economica sostenibile… Una dichiarazione di intenti che in qualche modo anche Obama ha fatto propria.»

Anche celebri economisti (Stiglitz, Krugman, Fitoussi…) riconoscono la gravità della situazione ambientale, ma non accennano a soluzioni che mettano in discussione il capitalismo

«È proprio questa la situazione. Ma occorre anche dire che oggi, in un mondo conflittuale, dove nessuno intende rinunciare al potere, una politica economica meno «produttivistica» significherebbe mettersi dalla parte dei perdenti, indebolirsi anche sul piano militare, essere condizionati da Paesi come l’Iran o la Cina. E sembra difficile anche rinunciare alla base economica richiesta dall’armamento nucleare. Oggi infatti, a differenza di quanto spesso si continua a credere, la potenza nucleare appare decisiva anche nella lotta contro il terrorismo. È un problema enorme, che si tende a non affrontare nemmeno là dove si è consapevoli che la crescita incontrollata distrugge la terra. Per arrivare a un impegno adeguato per la soluzione di tale problema dovranno accadere disastri giganteschi.»

Mi domando però fino a quando questa realtà potrà reggere, di fronte a una natura devastata da un agire economico fondato su una crescita produttiva che non prevede limiti.

«È da guardare con diffidenza – ma non voglio sembrare cinico – l’intellettuale che dice alle grandi potenze mondiali: «Dovreste mettervi in discussione». Le grandi potenze non cambiano le loro scelte perché gli intellettuali dicono qualcosa che va contro i loro interessi. Ce la vede lei una Cina che rinuncia a una politica economica vincente, e al proprio tete-à-tete attuale con Stati Uniti, Russia, Europa, per rispetto dell’ambiente? E ormai anche in Europa la vita va avanti alimentata dalle centrali nucleari. E continueranno ad andare avanti così. Non basta quello che sta succedendo: solo un disastro di proporzioni senza precedenti, dicevo, potrebbe convincere l’ordinamento capitalistico a cambiar strada in modo radicale.»

Inevitabilmente? In base alla natura umana? Alla storia?

«In base alla priorità che per lo più vien data ai problemi immediati. Ma c’è un’altra inevitabilità, ancora più perentoria: quella del tramonto del capitalismo. Diciamolo in quattro parole. Un’azione è definita dal proprio scopo. Anche l’agire capitalistico è quindi definito dal suo scopo, cioè dall’incremento indefinito del profitto privato. Quando il capitalismo, di fronte a grandi disastri planetari dovuti al suo agire, assumerà come scopo non più l’incremento del profitto ma la salvaguardia della terra, allora non sarà più capitalismo. Inevitabilmente: o il capitalismo volendo avere come scopo il profitto distrugge la terra, la propria “base naturale”, e quindi sé stesso, oppure assume come scopo la salvaguardia della terra, e allora anche in questo caso distrugge egualmente sé stesso. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Lei è uno dei pochissimi che fanno previsioni del genere. Le stesse sinistre – quel poco che ne rimane – sembrano aver definitivamente rinunciato all’idea di superare il capitalismo. In fatto di ambiente non hanno alcuna politica propria, anche se gli spetterebbe, perché in fondo a pagare le conseguenze dello sconquasso ecologico sono soprattutto le classi più deboli.

«Quando parlo di declino del capitalismo, parlo infatti di qualcosa che presuppone anche il declino del marxismo, dell’umanesimo marxista, dell’umanesimo di sinistra. Non è che la sinistra sia in una posizione avvantaggiata rispetto al capitalismo. Ma il discorso va completato. Sia il capitalismo, sia il marxismo e le sinistre mondiali – ma anche i totalitarismi e le teocrazie, e la democrazia, e anche le religioni e ogni “visione del mondo” e “ideologia” – si sono illusi e si illudono tutt’ora di servirsi della tecnica. Ma che cosa vuol dire questo? Che la tecnica è il mezzo con cui tutte quelle forze intendono realizzare i propri scopi (per esempio la società giusta, senza classi, oppure l’incremento del profitto privato, oppure l’eguaglianza democratica). Anche la sinistra è cioè sullo stesso piano del capitalismo per quanto riguarda il rapporto con la forza emergente della modernità, cioè la tecno-scienza. Simon Weil diceva che il socialismo è quel reggimento politico in cui gli individui sono in grado di controllare la macchina tecnologico-statale-militare-burocratico-finanziaria: l’«individuo» – come il «capitalista» – si illude di poter controllare l’apparato tecnologico. Si tratta di capire perché è un’illusione. »

Una prospettiva che dovrebbe poter contenere tutti i possibili…

«Invece andiamo verso un tempo in cui il mezzo tecnico, essendo diventato la condizione della sopravvivenza dell’uomo – ed essendo anche la condizione perché la Terra possa esser salvata dagli effetti distruttivi della gestione economica della produzione – è destinato a diventare la dimensione che va sommamente e primariamente tutelata; e tutelata nei confronti di tutte le forze che vogliono servirsene. Sommamente tutelata, non usata per realizzare i diversi scopi «ideologici», per quanto grandi e importanti siano per chi li persegue. Ciò significa che la tecnica è destinata a diventare, da mezzo, scopo. Quando questo avviene, capitalismo, sinistra mondiale, democrazia, religione, ogni «ideologia» e «visione del mondo», ogni movimento e processo sociale, diventano qualcosa di subordinato; diventano essi un mezzo per realizzare quella somma tutela della potenza tecnica, che è insieme l’incremento indefinito di tale potenza.. Perciò spesso dico che la politica vincente, la «grande politica», sarà delle forze che capiranno che non ci si può più servire della tecnica. La grande politica è la crisi della politica che vuole servirsi della tecnica. Non si tratta di un processo di «deumanizzazione», o «alienazione», come invece spesso si ripete, dove l’uomo diventerebbe uno «schiavo» della tecnica; perché in tutta la cultura – anche in quella che alimenta ogni più convinto umanesimo – l’uomo è sempre stato inteso come essere tecnico. Le sto descrivendo il futuro: non prossimo, ma neanche remoto. In questo senso appunto parlo da decenni di inevitabilità del tramonto del capitalismo.»

Mi permetta un’obiezione. Già oggi la tecnica sembra imporsi come scopo. Dando prove quanto meno discutibili.

«No, perché come dicevo prima, ciò che dà cattiva prova di sé è la gestione ideologica della tecnica è il modo, ad esempio, in cui in Giappone sono state organizzate le centrali nucleari. E lì non c’entra la tecnoscienza, ma la gestione capitalistica di essa, che per il profitto ha sottovalutato la pericolosità di quel tipo di centrali. Debbo però aggiungere che la tecnica destinata al dominio non è la tecnica tecnicisticamente o scientisticamente intesa, ma quella che riesce a sentire la forza della voce essenziale della filosofia del nostro tempo, la quale dice che non possono esistere limiti assoluti all’agire dell’uomo).
E resta il fatto che molti istituti scientifici, anche di largo prestigio, vivono in quanto finanziati da grandi potentati economici… E questo in qualche misura significa condizionarli…»

«Certo, questa è la situazione attuale. Ma la tendenza globale è un’altra. Condizionarli significa indebolirli. È quindi inevitabile che, a un certo momento, chi condiziona si renda conto di non poter più continuare a farlo, perché, alla fine, condizionare (e quindi subordinare e pertanto indebolire) la tecnica per promuovere sé stessi significa indebolire se stessi…»

Si diceva che le sinistre – a parte l’impegno per la difesa del lavoro – non dicono, né propongono cose gran che diverse dalla destra. Il marxismo un tempo aveva uno sguardo ben più ampio. Dopotutto non a caso l’inno dei lavoratori era l’Internazionale. Tentare di guardare un po’ più lontano, cercare di allargare lo stesso discorso sul lavoro, non potrebbe portare a una proposta alternativa?

«Questo allargamento va imponendosi da solo. Infatti non si può separare il lavoro dalla tecnica (ma dal capitalismo sì, come dal marxismo). Un po’ da tutte le parti politiche oggi si sente dire a proposito dei problemi più importanti: “Non è questione né di destra né di sinistra, è una questione tecnica”. È un piccolo indizio del processo in cui le soluzioni tecniche prevalgono su quelle politiche e “ideologiche”».

Mi riesce difficile seguirla, la tecnica viene solitamente vista come uno strumento usato dal capitalismo.

«Questo è lo stato attuale che il mondo capitalistico vorrebbe perpetuare. Ma la tecnica non è il capitalismo. Il servo non è il padrone. Ed è già accaduto che i servi si liberassero dei padroni. La liberazione decisiva, rispetto alla quale si è ancora ciechi, è la liberazione della tecnica dal capitale.»

In definitiva Lei vede il capitalismo sopraffatto dalla tecnica…

«Sì. O meglio: è la logica del discorso a vederla.»

È insomma l’intero sistema produttivo che di fatto agisce contro la salvezza dell’umanità… Non crede che in tutto ciò esista qualche responsabilità anche da parte delle sinistre? Dopotutto erano nate per combattere il capitale, no?

«Ma il discorso che vado facendo da molto tempo indica qualcosa che sta al di sopra delle esortazioni, delle mobilitazioni, dei progetti, della volontà politica. Riguarda un movimento che procede per conto proprio, guidando e animando la volontà, così come, si sa, la struttura del capitale domina e anima la volontà dei singoli capitalisti. Marx diceva appunto che i capitalisti sono le prime vittime del capitale. Ecco, si tratta di capire il modo in cui la tecnica prende il posto del capitale.»

Lei si riferisce a un movimento, o una tendenza, in qualche modo, come dire…, operante e avvertibile? Oppure si tratta per ora soltanto di un’ipotesi filosofica?

«È una tendenza che è operante e avvertibile proprio nel modo adeguato (e dunque non «soltanto» ipotetico) di fare filosofia. Per essenza la filosofia si riferisce all’autenticamente operante e avvertibile.»

Sono tante ormai le persone che si preoccupano per il futuro di un mondo per mille versi sempre più problematico e rischioso… Per lo più si tratta di giovani, consapevoli e impegnati… A tutti costoro che cosa si sentirebbe di consigliare?

«Per ora siamo gettati nell’errore; ma proprio per questo c’è molto da fare. C’è da favorire il processo che porta l’errore a maturazione. Per questo parlavo prima della “grande politica”. Per praticarla è necessario incominciare a guardare in faccia il senso essenziale della storia dell’Occidente, il senso cioè della volontà di potenza: il senso del fare».


LUCA RICOLFI: L’opposizione neo-romantica, La Stampa 22 giugno 2011

 

A dieci giorni dai referendum, con un governo che ha ammesso la sconfitta e riconosciuto la propria crisi di consenso, è forse possibile cominciare a ragionare con serenità della «vittoria» referendaria e del suo significato.

 

Personalmente sono sbalordito dalla convergenza dei commenti di tanti osservatori, siano essi politici, giornalisti, intellettuali. Secondo la visione prevalente, la schiacciante vittoria dei quattro sì al referendum segnerebbe non solo la sconfitta del berlusconismo (e fin qui nulla da dire), ma una sorta di risveglio democratico degli italiani, anzi del «popolo» italiano. Per Barbara Spinelli, ad esempio, con la vittoria referendaria sarebbe nientemeno che «una filosofia politica a franare, come la terra che d’improvviso si stacca dalla montagna e scivola». Il voto del 13 giugno rappresenterebbe «il futuro che d’un tratto irrompe», perché «il popolo è uscito dai dogmi», «ha deciso di occuparsi lui dei beni pubblici, visto che il governo non ne ha cura». Sulla stessa lunghezza Roberto Saviano, per il quale «un popolo si è messo in marcia», e «quello che sta avvenendo è una sorta di mutazione dell’indifferenza», qualcosa che «ha un sapore rivoluzionario»; qualcosa che «sa di rivoluzione liberale così come la intendeva Gobetti». Né si sottrae alla tentazione di evocare il popolo il solitamente assai sobrio Massimo Mucchetti, che – dopo avere denunciato sul Corriere della Sera la demagogia dei referendum sull’acqua – ora riconosce nell’esito di quei medesimi referendum l’espressione della «cultura di un popolo», che prende congedo dai miti del pensiero unico liberista, e «manifesta la sua preoccupazione per l’influenza enorme che conserva l’industria finanziaria».

 

Se si tolgono alcune eccezioni, fra cui quelle di Luigi la Spina (La Stampa del 18 giugno) e Giuseppe De Rita (Corriere della Sera del 20 giugno), la chiave dei commenti è per lo più quella. Dopo un lungo letargo, gli italiani sarebbero finalmente tornanti alla politica, la società civile si sarebbe risvegliata, la domanda di partecipazione sarebbe risorta. E alla base di tanti ritorni, risvegli e risorgimenti ci sarebbe lei, la rete, con la sua straordinaria capacità di fare politica, animare le discussioni, alimentare la comunicazione, muovere le coscienze, suscitare rivoluzioni più o meno silenziose, più o meno cruente.

 

Ma ne siamo sicuri? Non c’è un tantino di overstatement in questa pioggia di analisi concordanti?

 

Non ho molti dubbi sul fatto che gli elettori si siano stancati di Berlusconi, se non altro perché non ho mai creduto al mito degli italiani incantati da lui (una mia vecchia stima del numero effettivo di fan del Cavaliere dava: 6% del corpo elettorale); perché era almeno un anno che tutti i sondaggi registravano l’inesorabile erosione della fiducia nel premier; perché, secondo i medesimi sondaggi, il sorpasso della sinistra nei confronti della destra si era già consumato nelle settimane prima del voto amministrativo. Il congedo da Berlusconi era nell’aria, e credo sia non solo incontrovertibile, ma anche definitivo. Quello su cui ho dei dubbi è che un’opinione pubblica che fino a ieri veniva descritta come carente di spirito civico, apatica, anestetizzata, manipolata dai giornali e dalle tv, si sia improvvisamente trasformata in una comunità virtuosa di cittadini preoccupati del bene comune. I miei dubbi, lo confesso, in parte riposano su convinzioni (indimostrabili) sul carattere degli italiani, sulla lentezza dei processi di maturazione dello spirito civico, sui tempi lunghi che i cambiamenti culturali – quelli veri e profondi – richiedono per affermarsi. In parte, però, i miei dubbi riposano su semplici, elementari dati di fatto: i referendum su cui eravamo invitati a votare erano quattro, diversissimi fra loro nel contenuto, ma la percentuale di sì è risultata sostanzialmente la stessa, il 95%. Come è possibile se l’opinione pubblica è critica, informata, riflessiva, capace di valutare i pro e i contro delle varie scelte?

 

Qualcuno dice che è il meccanismo del quorum. Ma perché mai? Se non fosse stato essenzialmente un voto contro Berlusconi, avremmo avuto tantissimi sì sul legittimo impedimento (sacrosanti), tanti sì sul nucleare (comprensibilissimi, dopo Fukushima), ma sull’acqua e sui servizi pubblici locali avremmo avuto delle percentuali normali, quelle che si registrano sempre quando su un tema controverso discutono cittadini ben informati, secondo i principi della democrazia deliberativa lanciati da James Fishkin. Quando un tema è complesso e ci sono molti argomenti pro e molti contro, gli esiti sono del tipo 60-40, oppure 70-30, al limite 80-20. Ma mai 95-5. Se succede così, vuol dire che – per un complesso più o meno evidente di cause – il contesto della discussione è stato poco democratico: i media latitavano, i partiti non hanno saputo fare il loro mestiere, le informazioni erano insufficienti o unilaterali, la gente non aveva tempo o voglia di documentarsi, le pressioni di gruppo a conformarsi all’opinione della maggioranza erano soverchianti. Sulle questioni importanti, sui problemi veri, le «percentuali bulgare» non sono mai un bel segnale, un segnale di vitalità della democrazia. E anche ammesso che le percentuali bulgare (95 a 5) si spieghino con il fatto che chi era per Berlusconi è stato a casa, resta il fatto che la maggioranza democratica che è andata a votare ha mostrato una sorprendente incapacità di distinguere, ragionare sulle cose, valutare i pro e i contro delle varie opzioni. Tutte capacità che, a mio parere, costituiscono il nucleo portante di una opinione pubblica democratica, informata, esigente con la politica e con sé stessa.

 

Spero di sbagliarmi, ma la mia sensazione è che quello cui stiamo assistendo sia sì un risveglio, ma non della democrazia e della partecipazione. Un risveglio dal sonno dell’era berlusconiana, che tuttavia sembra sospingerci in un nuovo sonno, quello di un’opposizione neo-romantica, in cui la gente esprime umori, sentimenti, emozioni, stati d’animo, credenze, convinzioni morali, ma non si preoccupa granché di valutare le conseguenze delle proprie scelte. Per dirla con Max Weber, una sorta di primato dell’etica della convinzione su quella della responsabilità.

 

E’ questa, a mio parere, l’eredità più negativa dell’era berlusconiana. Aver trasformato la politica in uno scontro di fazioni, in cui conta solo annientare l’avversario, e nulla valgono le idee, i contenuti, le proposte, i dettagli. E mi preoccupa molto che nel principale partito di opposizione, in nome della spallata a Berlusconi, tanti riformisti siano finiti in minoranza, schiacciati da un apparato sempre pronto a cambiare linea e parole d’ordine non appena le circostanze lo rendano conveniente. Può anche darsi che, passata l’euforia del momento, il Partito Democratico torni sui suoi passi, e – pagato pegno alla piazza – ricominci a parlare di liberalizzazioni, efficienza dei servizi, costi dell’energia, mercato del lavoro, senza tabù e senza schemi ideologici. Ma mi sembra più probabile che Bersani sia travolto dai fantasmi che ha evocato, e la deriva neo-romantica dell’opposizione prenda il sopravvento. In quel caso la soddisfazione di avere chiuso l’era berlusconiana ci consolerà per un po’, ma ben presto potremmo accorgerci che i problemi dell’Italia sono rimasti quelli di sempre, e non c’è ancora una classe politica all’altezza di essi.

 

Luca Ricolfi – LA STAMPA – 22 giugno 2011



Giovanni Sartori, Homo videns


Educazione e cittadinanza come beni comuni, Università di Milano Bicocca, 2010

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Massimo Adinolfi – I fondamenti culturali della democrazia

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In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini – ItaliaFutura.it

Le grandi città hanno sorpreso, rifiutando la militarizzazione del voto che era stata cercata dai protagonisti di un bipolarismo ormai zoppicante. Il berlusconismo “da battaglia” è palesemente in crisi per la prima volta da anni, la Lega è al palo, il Partito democratico cresce solo al prezzo di un rafforzamento della componente più estrema e giustizialista della sinistra, il terzo polo, con pochissime eccezioni, rimane ben al di sotto delle due cifre, la protesta antipolitica cresce di intensità. Il voto mobile e moderato si muove, come avviene in tutte le democrazie nei momenti di passaggio, ma non trova ancora un approdo chiaro in grado di farsi maggioranza. Intanto si chiude un’ennesima, bruttissima campagna elettorale che segna un nuovo record in termini di distanza tra politica e paese reale.

Solo pochi giorni fa un’approfondita analisi svolta dal Sole 24 Ore aveva individuato nel lavoro e nella crescita economica gli obiettivi su cui la maggioranza degli italiani auspicava che si concentrasse la politica. Eppure nessun partito sembra in grado di raccogliere questa domanda.In tutti i paesi avanzati il confronto si concentra sul voto mobile e moderato che, privo di condizionamenti ideologici, determina in larga misura il successo elettorale. Il cosiddetto “sfondamento al centro” è dappertutto un fattore fondamentale per ancorare l’agenda ai bisogni e agli interessi concreti dei cittadini. Lo è stato nelle più incisive operazioni di cambiamento degli ultimi anni (Tony Blair in Gran Bretagna, Angela Merkel in Germania, Barack Obama negli USA) dove la conquista del “centro riformista” è stato obiettivo e strumento decisivo per aprire grandi stagioni di innovazione. In Italia è successo l’opposto, i due grandi partiti “moderati” hanno ostinatamente cercato la radicalizzazione del confronto.

La storia della Seconda Repubblica è stata una storia di estremismi contrapposti che si sono sorretti a vicenda sulla pelle della nazione. Di questo ventennio di guerra civile a bassa intensità oggi le vittime sono proprio PD e PDL. Il primo turno delle elezioni amministrative archivia le residue ambizioni maggioritarie dei due partiti principali di centro destra e centro sinistra e certifica la crisi del bipolarismo all’italiana. Laddove destra e sinistra non sono molto lontane nelle soluzioni concrete che talvolta propongono, la retorica tutta identitaria della contrapposizione ad ogni costo che impedisce di riconoscere legittimità all’avversario e prova a costringere gli elettori a schierarsi ogni volta gli uni contro gli altri, ha indebolito l’offerta politica nei confronti dei cittadini moderati. Cittadini che in stragrande maggioranza non hanno il coltello tra i denti, non vivono la propria identità politica come fondamentalismo irriducibile. Quei cittadini si accontenterebbero di qualche decisione politica efficace su lavoro e crescita economica. Qualche promessa mantenuta tra gli annunci della rivoluzione liberale o di una risurrezione morale del paese. Qualche risultato da paese normale, in buona sostanza.

Eppure qualcosa sta cambiando, come segnala anche questo voto amministrativo.Cresce il convincimento, trasversale, che questa situazione di guerra civile a bassa intensità sia più pericolosa per il paese persino della vittoria dello schieramento avversario. Il rincorrersi dei dati negativi riguardanti ogni settore della società ha radicato la convinzione di un generale declino dell’Italia. Nel paese reale, ma non ancora nella politica, si fronteggiano forze moderate e razionali, largamente maggioritarie, che guardano al futuro e forti correnti emotive che spingono verso il passato. Le prossime elezioni politiche dimostreranno se sapremo finalmente superare questa transizione infinita che blocca il paese.

Ma perché questo accada dovranno affermarsi innovazioni vere e significative nell’offerta politica che sappiano compattare un ampio fronte razionale e moderato, mobilitando forze nuove della società civile insieme alle personalità più capaci e responsabili dei due schieramenti politici.

Un grande movimento popolare che abbia l’ambizione e la forza per puntare alla conquista della leadership del paese ricompattando il voto moderato, piuttosto che il modesto obiettivo di riesumare la politica dei due forni. Un fronte dei razionali che condivida la visione della politica come una “forza tranquilla”, che metta al centro i temi della crescita e della solidarietà, e sia capace di rimettere in moto il paese liberando le tante eccellenze di cui l’Italia è ricca nei più diversi settori della sua vita sociale ed economica.

DA: Un’Italia di moderati in cerca di rappresentanza – ItaliaFutura.it.


“A parole sceme, orecchie sorde” Proverbio sardo ricordato da Beppe Pisanu

“A parole sceme, orecchie sorde”
Proverbio sardo ricordato da Beppe Pisanu

Francis Bacon: Diffama sempre il tuo nemico. Vedrai che qualcosa resta nella memoria della gente.

Diffama sempre il tuo nemico. Vedrai che qualcosa resta nella memoria della gente.
Francis Bacon

Relazioni e potere: Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus) di Fedro

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”
L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”
“E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.
“Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.
“Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.
Il lupo e l’agnello
Lupus et agnus
di Fedro

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.Haec popter illos scripta est homines fabula, qui ficti caussi innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l’agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?” L’agnello tremando rispose: “Come posso fare questo se l’acqua scorre da te a me?”"E’ vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole”.”Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato”.”Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.

Il lupo e l’agnello (Lupus et agnus)  di Fedro


Pietro Ichino, la libertà non si trova allo stato di natura. Un regime di vera libertà culturale, divisione dei poteri politici e concorrenza in economia è quanto di più artificiale esista al mondo: richiede un know-how sofisticatissimo e non facilmente trasferibile

Tutti, giustamente, esultano per il travolgente movimento di popoli che nel nord-Africa ha abbattuto due regimi autoritari e ne sta abbattendo un terzo, sempre in nome della libertà. Quasi tutti, però, dimenticano un fastidioso particolare: la libertà non si trova allo stato di natura. Un regime di vera libertà culturale, divisione dei poteri politici e concorrenza in economia è quanto di più artificiale esista al mondo: richiede un know-how sofisticatissimo e non facilmente trasferibile. Per questo, purtroppo, la caduta di un despota è una buona notizia soltanto a metà.
Il discorso vale anche, se del caso, sulla sponda opposta del Mediterraneo.

da: Pietro Ichino |  LA LIBERTA’ NON SI TROVA ALLO STATO DI NATURA.


Sotto la pelle dello Stato: rancore, cura operosità , di Aldo Bonomi, Feltrinelli, 2010

Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo

Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione.

Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta. Sta in questo corno la sfida della fase attuale.

Parole chiave laFeltrinelli
volontariato,struttura e processi politici,economia del welfare,governo centrale,assistenza sociale e servizi sociali,italia­società,diritti civili e cittadinanza,stato sociale,cultura popolare,assistenza sociale
Genere
scienze sociali

Sotto la pelle dello Stato , libro di Aldo Bonomi su laFeltrinelli.it 9788807171994.


Regole – Abravanel Roger e D’Agnese Luca – Garzanti Libri

Abravanel Roger e D’Agnese Luca
Regole
Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il paese

Saggi

376 pagine
€ 18.60
ISBN 978881160113-5

«In fatto di regole gli italiani sono fra i più moralisti d’Europa. Nei sondaggi la nostra riprovazione per i piccoli e grandi illeciti è più elevata di quella dei francesi, dei tedeschi, degli inglesi.
Nella vita di tutti i giorni però il moralismo tende a trasformarsi in opportunismo: le regole sono ostacoli da aggirare, magari con qualche “aiutino”.
Perché questo divario?
Come aggirarlo?
Abravanel e D’Agnese propongono delle risposte che meritano una riflessione.»

Maurizio Ferrera, Corriere della Sera

«Regole, un saggio che fissa la necessità del nostro sistema d’impresa di crescere e terziarizzarsi: pesi medio-grandi tra giganti e non più nani inconsistenti.»
Marco Alfieri, La Stampa

«L’idea di fondo che anima le proposte avanzate in Regole è che per far funzionare le regole in Italia l’etica non basta: occorre dimostrare che seguire le regole conviene.
Finché noi italiani non ne saremo convinti, troveremo sempre una buona ragione per non rispettarle: perché sono ingiuste, perché il nostro vicino non le rispetta, perché prima o poi arriva un condono…»

Roger Abravanel e Luca D’Agnese sul Corriere della Sera

«L’Italia ha due problemi: regole sbagliate e cittadini che non le rispettano.
È questa la causa dell’immobilità economica e sociale del nostro Paese.
Le regole giuste sono sempre state alla base dello sviluppo e dell’innovazione.
Bisogna rispettarle non solo per ragioni morali ma perché è un buon affare.»

Anno dopo anno, l’Italia sta retrocedendo in tutte le classifiche relative allo sviluppo economico, alla disoccupazione giovanile, all’educazione e alla ricerca, ai diritti dei consumatori. Mentre sale nelle graduatorie che misurano l’evasione fiscale, la corruzione, l’abusivismo edilizio, la lentezza della giustizia.
Tutte queste criticità sono però accomunate da un grave limite, che porta alla degenerazione dell’intero sistema: l’Italia non ha saputo darsi le regole giuste.In genere da noi leggi, norme e regolamenti sono troppo numerosi e troppo complicati, tanto che diventa molto difficile rispettarli. Così chi non li rispetta viene spesso condonato o amnistiato, mentre cittadini e imprese si adattano all’elusione di massa. Per rimediare, vengono emanate nuove regole, sempre più severe, e la situazione peggiora.
È quello che Roger AbravanelLuca D’Agnese hanno definito «il circolo vizioso delle regole», che rende impossibile qualunque serio progetto di riforma. Senza regole, o con regole sbagliate, l’economia non si sviluppa, perché le imprese «piccole, brutte, anzi bruttissime» fanno concorrenza sleale a quelle innovative.
Senza regole, o con regole sbagliate, governare una società sempre più complessa, dove i servizi hanno un peso crescente rispetto ai prodotti, è impossibile.
È troppo facile scaricare la responsabilità del declino italiano sui politici e sulla classe dirigente.
Regole dimostra che dobbiamo innescare un circolo virtuoso delle regole in tutta la società: un processo che coinvolga i cittadini, che devono essere informati e partecipare alla definizione e al miglioramento delle regole grazie a una scuola che non deve solo trasmettere nozioni, ma formare le «competenze della vita» necessarie per interagire efficacemente con gli altri; una giustizia civile veloce; un sistema dell’informazione indipendente dalla politica e dagli affari.

Roger Abravanel e Luca D’Agnese dimostrano che seguire le regole non solo è giusto, ed evita sanzioni di vario tipo: è soprattutto conveniente. E avanzano cinque proposte concrete che possano finalmente far ripartire il nostro paese.

Interviste e recensioni on line:

Rubrica Billy del TG1

Intervista a Roger Abravanel su TV7, Raiuno

Europa Oggi

Strettamente personale

La frusta.net

Alcuni link interessanti:

Pagina Facebook di Regole

Il sito di Meritocrazia il precedente saggio di Roger Abravanel

Il blog di Meritocrazia sul Corriere della Sera

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SINOSSI DEL LIBRO

1. IL CAPITALISMO DELLE REGOLE

L’importanza delle regole e della rule of law per la nascita e per lo sviluppo del capitalismo.

2. LE DIFFICILI REGOLE DEL MONDO DI OGGI

L’aumento del numero e della complessità delle regole causato dallo sviluppo del settore dei servizi nell’economia mondiale.

3. IL RITARDO STRUTTURALE DELL’ECONOMIA ITALIANA

Il ritardo accumulato dall’Italia rispetto alle altre economie dell’Occidente, in particolare nel settore dei servizi.

4. PICCOLO É BRUTTO, ANZI BRUTTISSIMO

Le regole che oggi bloccano lo sviluppo dei servizi in Italia, favorendo il «piccolo» (le piccole aziende, gli artigiani, le professioni, il commercio) e limitando lo sviluppo delle grandi imprese.

5. I RISCHI DELLE REGOLE DEL NUOVO MILLENIO

Il futuro delle regole: la crescita dei rischi e dei costi in settori chiave dell’economia mondiale (sanità, ambiente, finanza). Nuove problematiche hanno bisogno di «nuove regole », che nessuno ha ancora trovato.

6. OPPORTUNITÀ DEL FUTURO IN RITARDO MA RISCHI PUNTUALISSIMI

Come stiamo affrontando in Italia le sfide regolatorie del futuro nella sanità, nell’ambiente e nella finanza? Corriamo gli stessi rischi degli altri ma spesso non ce ne accorgiamo e perdiamo così l’occasione di gestirli con intelligenza.

7. IL CIRCOLO VIRTUOSO DELLE REGOLE

Come le società evolute affrontano il problema delle regole e le trasformano in un vantaggio competitivo: attraverso un processo di sperimentazione e miglioramento progressivo delle nuove regole, guidato da una società che vigila sul loro rispetto e sulla loro efficacia mediante l’educazione dei cittadini, la giustizia civile, i media e i regolatori.

8. IL CIRCOLO VIZIOSO DELLE REGOLE IN ITALIA

Il malfunzionamento del «circolo virtuoso delle regole» nel nostro paese (dove diventa un «circolo vizioso»): leggi e regolamenti, spesso sbagliati, non vengono fatti rispettare, l’illecito diviene diffuso ed è giustificato, il che produce regole sempre peggiori perché la società italiana non vigila.

9. LA MALEDUCAZIONE CIVICA DEGLI ITALIANI

La prima delle cause della scarsa vigilanza della società: la mancanza di educazione nella società italiana. Le colpe della scuola, dell’università e del mondo delle imprese.

10. MEDIA CHE NON VIGILANO LA SOCIETÀ

La mancata vigilanza dei media in Italia e le sue cause: una società poco educata non crea un mercato per media indipendenti e di qualità.

11. UNA GIUSTIZIA CIVILE CON I TEMPI DEL GABON

Il fallimento del terzo pilastro della vigilanza sul rispetto delle regole in Italia: una giustizia civile dai tempi lunghissimi, che crea costi enormi alla società e favorisce chi non rispetta i patti.

12. I SEMI DELLE REGOLE

Quando il circolo virtuoso delle regole funziona anche nel nostro paese: quattro esempi nel mondo della sanità, del business delle scommesse, nella giustizia civile e nella scuola.

13. LA GUERRA LAMPO DELLE REGOLE

Cinque proposte per invertire il circolo vizioso italiano nell’economia dei servizi, nell’organizzazione della scuola e della giustizia e nella governance della RAI.

da: Regole – Abravanel Roger e D’Agnese Luca – Garzanti Libri.


I MUTAMENTI ESSENZIALI DELLA SOCIETÀ ITALIANA E IL LORO GOVERNO – dibattito con Marzio Barbagli e Loredana Sciolla, Treccani

In occasione del 150° dell’Unità d’Italia dibattito con Marzio Barbagli e Loredana Sciolla
Nell’ambito dell’iniziativa Cento + 50. E poi?, organizzata dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, martedì 22 febbraio alle ore 17.00 a Roma presso la Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica (piazza della Enciclopedia Italiana, 4) si terrà un dibattito sul tema I mutamenti essenziali della società italiana e il loro governo: famiglia, gruppi sociali, localizzazione, comportamenti, immigrazione, ecc. All’incontro interverranno Marzio Barbagli e Loredana Sciolla.
Marzio Barbagli è Professore ordinario di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna. Laureatosi in Scienze politiche presso l’Università di Firenze nel 1965, è stato Professore di Storia del pensiero sociologico presso l’Università di Trento dal 1975 al 1979, quando è diventato Professore ordinario di Sociologia generale e si è trasferito all’Università di Bologna. È stator Research Associate press diverse institution ester: Centre for European Studies (Harvard University), Center for Study in Higher Education (University of California), Department of sociology (Edimburgh, UK), University of Sidney, Stanford University e Survey Research Center (University of Berkeley). È consulente del Ministero dell’Interno: nel 2007 è stato Responsabile scientifico del Rapporto sulla criminalità in Italia e del Rapporto sugli immigrati in Italia. Tra le sue pubblicazioni più recenti:Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente (2009) e Immigrazione e sicurezza in Italia(2008).

Loredana Sciolla è dal 1998 Professore ordinario di Sociologia presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino, presso cui tiene anche un corso di Sociologia dei processi culturali. Dal 1993 al 1998 è stata Professore ordinario di Sociologia della conoscenza alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. In precedenza è stata Professore straordinario all’Università di Firenze (1990-1992) e Professore associato di Sociologia della conoscenza alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino (1998-2001). Dal 1998 al 2001 è stata Direttore del Dipartimento di Scienze sociali. Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Sociologia (1989-1991), Presidente della sezione “Processi e Istituzioni culturali” della stessa associazione (1996-1999), Direttore dellaRassegna Italiana di Sociologia (1995-1998 e 2007-2010), è attualmente Corrispondente estero di Sociétés contemporaines e membro del Consiglio Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Processi e trasformazioni sociali. La società europea dagli anni sessanta ad oggi (2009) e Sociologia dei processi culturali (2007).


Massimo Cacciari, “Il berlusconismo, depurato da tutte gli evidenti “disturbi” di ordine psicologico che caratterizzano chi lo incarna, rappresenta la fase estrema di un processo generale di de-responsabilizzazione dell’agire politico…

Tutto sommato potremmo dire che dalla vera tragedia della fine della prima Repubblica siamo giunti alla farsa-pochade che conclude la mai nata seconda, e così consolarci. Per apprezzare il “salto d’epoca” basterebbe paragonare il discorso in Parlamento di Craxi alle auto-difese televisive di Berlusconi. Non c’entra nulla. Appunto. Lì un politico di razza, nel bene e nel male, che denuncia una crisi di sistema e, indirettamente, si appella ad un generale discorso “di verità”, che avrebbe forse anche potuto aprire una nuova fase della Repubblica; oggi un privato, che vuole giustificare vizi privati, e che con ogni mezzo difende affari e interessi soltanto suoi. Lì partiti, organizzazioni di massa, radicati nella vita e nella storia del Paese, che vivevano la propria catastrofe nel destino dei loro leader; oggi una moltitudine di cortigiani, favoriti, cooptati che non possono (ancora) abbandonare il padrone per quanta voglia ne abbiano, e che trasformano il Parlamento non, come si diceva una volta, nell’anticamera dei partiti, ma nell’alcova di Arcore.

E tuttavia temo che le squallide vicende che siamo costretti a vivere abbiano un significato per certi aspetti ancora più drammatico di quelle di allora. Sarebbe forse utile alzare lo sguardo per coglierlo. So che è difficile farlo quando attraversi un pantano, o qualcosa di peggio. So che si corre il rischio di passare per quelli che vogliono parlar d’altro. Ma bisogna anche scommettere che questo Paese saprà tornare a ragionare di politica e sul proprio futuro.
Il berlusconismo, depurato da tutte gli evidenti “disturbi” di ordine psicologico che caratterizzano chi lo incarna, rappresenta la fase estrema di un processo generale di de-responsabilizzazione dell’agire politico. Il principio di responsabilità implica il “primato” dell’analisi, della definizione razionale di obiettivi e programmi, che si ritengono rispondenti, appunto, all’interesse comune, sulla base di trasparenti “calcoli” costi-benefici, e la messa tra parentesi di ogni altra finalità.
Ma questo modello è in radicale crisi da molto tempo. E di questa crisi il berlusconismo è un prodotto, non certo la causa. Le sue ragioni sono diverse, ma tutte radicate nell’attuale sistema: dalla formazione di blocchi economico-politici, dentro i quali è inevitabile collocarsi se si vuol competere sul mercato politico, alla fisiologica auto-referenzialità dei grandi apparati tecnocratici, dall’organizzazione della stessa ricerca, all’economia e alla finanza globali.

Di fronte a queste potenze, quella dell’agire politico tradizionale decade di minuto in minuto. E in proporzione diretta si accresce la funzione dell’annuncio, della promessa, della ricerca a breve del consenso, che può essere garantita solo dal possesso di importanti mezzi di informazione e manipolazione dell’opinione pubblica. L’immaginazione va allora “al potere”.
Il politico de-responsabilizzato non produce più né analisi, né programmi, e neppure utopie, ma narrazioni fantastiche, “spettacoli”, “irresponsabili” per natura. Non si tratta di “bugie”, ma di invenzioni. La scena ha realmente sostituito la realtà. Il mondo si è trasformato davvero in “volontà e rappresentazione”. Chi ne è più intimamente convinto, saprà essere anche il più convincente nel trasmetterne l’immagine. Nessun “piano”, nessun complotto, nessun “grande fratello” a dirigere la partita. Si tratta di processi intimamente connessi a questa fase del mondo occidentale e dei regimi democratici. È in gioco lo stesso principio della rappresentanza, poiché l’eliminazione di ogni “principio di realtà” ha come conseguenza logica l’idea di una “simbiosi” tra il politico e il suo rappresentato – idea che sta al fondamento di ogni demagogia e di ogni populismo.
Il potere politico tende allora a farsi immanente alla vita dell’individuo. Come il sistema produttivo è anzitutto produzione dello stesso consumo, così l’agire politico si fa mera produzione di consenso. Ogni altra finalità tramonta. Berlusconi, a modo suo, interpreta questo drammatico passaggio. Non ne è né inventore, né regista, ma piuttosto il perfetto burattino – quello ontologicamente legato alla sua scena, incapace anche solo di concepirsi fuori di essa.

Qualunque sia la parte che è chiamato a recitarvi (e infatti le vorrebbe tutte per sé), per lui si tratta di vita, non di finzione. I costumi degli italiani erano forse i più disposti al mondo a condividere questo processo di de-responsabilizzazione dell’agire politico. Anche per questo non sarà affatto né semplice né breve risalire la china. E non raccontiamoci che basterà pensionare il signore di Arcore.

da: Una realtà inventata – L’espresso.


Censis, Una visione di futuro per l’Italia. Un mese di sociale 2010

Una visione di futuro per l’Italia. Un mese di sociale 2010 Autori e curatori:CensisContributi:Giuseppe De RitaCollana:CensisArgomenti:Politica, società italiana - Sociologia economica, del lavoro e delle organizzazioniLivello:Studi, ricercheDati:pp. 96,     1a edizione  2011  (Cod.139.26) Una visione di futuro per l'Italia. Un mese di sociale 2010 In breveLa riflessione del Censis “Un mese di sociale/2010” è dedicata questa volta a un esercizio division, per andare oltre i consolidati schemi di interpretazione fenomenologica e immaginare un futuro possibile per il Paese. Come staremo al mondo? Quali grandi sfide saranno per noi decisive nei prossimi anni? E come si riorganizzerà la comunità nazionale?

Presentazione
del volume:
Una visione di futuro per l’Italia è il titolo dell’appuntamento di riflessione del Censis “Un mese di sociale/2010″, dedicato questa volta a un esercizio di vision, per andare oltre i consolidati schemi di interpretazione fenomenologica e immaginare un futuro possibile per il Paese.
Come staremo al mondo? Quali grandi sfide saranno per noi decisive nei prossimi anni (le risorse di base, il nuovo ciclo tecnologico, l’evoluzione demografica mondiale, i sistemi valoriali nuovi)? E come si riorganizzerà la comunità nazionale? Il ciclo lungo dell’individualismo ci ha portato alla molecolarità delle imprese e del lavoro, allo sfarinamento delle diverse forme di rappresentanza collettiva, alla grande liberazione dei diritti e alla deregulation dei comportamenti, a un crescente primato del soggettivismo etico. La nostra società è stata segnata dal declino del potere ideologico e da una crescita del “potere nudo” (personale, finanziario, mediatico). Chi saranno i players del nuovo potere? E quali strade percorreranno per favorire il passaggio dal potere all’egemonia?

Indice:
Giuseppe De Rita, Introduzione. Cultura Censis e vision
Come staremo al mondo?
Qualità delle relazioni e destino comunitario
Incontro con Salvatore Natoli
Riarmo morale e trasparenza del potere
Giuseppe Roma, Affarismo e clientele annebbiano il futuro
Appendice. Ecco come staremo al mondo.

Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 12,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856833553
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,00
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
Portabilità: Si
Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856829921
Formato: PDF per Digital Editions
Dimensione: 1018 KB
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da: Una visione di futuro per l’Italia. Un mese di sociale 2010.


JON ELSTER, La spiegazione del comportamento sociale, Il Mulino 2011, pp. 608, € 48,00, ISBN 978-88-15-13944-3

Se lo scienziato sociale è a suo modo un «risolutore di enigmi», questo libro è il suo prontuario.

Sviluppando i contenuti di «Come si studia la società. Una “cassetta degli attrezzi” per le scienze sociali», Elster, nella sua analisi della spiegazione del comportamento sociale, conferma la propria inclinazione verso modelli di medio raggio in cui teoria e ricerca si confrontano costantemente, e mostra una insaziabile curiosità intellettuale che lo porta a continui sconfinamenti nei territori della psicologia, della letteratura, della filosofia, dell’economia, delle scienze naturali. Ma soprattutto esprime una inesauribile propensione a scoprire e risolvere «puzzle», nel senso di rompicapo o enigmi e cioè fatti empirici che contrastano col senso comune o con qualche aspettativa teorica.

Jon Elster insegna Scienze sociali alla Columbia University di New York e al Collège de France. Tra i suoi libri tradotti dal Mulino: «Sensazioni forti» (2001), «Ulisse liberato» (2004), «Ulisse e le sirene. Indagini sulla razionalità e l’irrazionalità» (2005), «Chiudere i conti. La giustizia nelle transizioni politiche» (2008) e «La volontà debole» (2008).

INDICE: Presentazione, di Filippo Barbera. – Premessa. – Introduzione. – PARTE PRIMA: SPIEGAZIONE E MECCANISMI. – I. La spiegazione.

– II. I meccanismi. – III. L’interpretazione. – PARTE SECONDA: LA MENTE. – IV. Le motivazioni. – V. Egoismo e altruismo. – VI. Miopia e previdenza. – VII. Le credenze. – VIII. Le emozioni. – PARTE TERZA: L’AZIONE. – IX. Desideri e opportunità. – X. Persone e situazioni. –

XI. La scelta razionale. – XII. Razionalità e comportamento. – XIII. Reagire all’irrazionalità. – XIV. Alcune implicazioni per l’interpretazione testuale. – PARTE QUARTA: LEZIONI DALLE SCIENZE NATURALI. – XV. Fisiologia e neuroscienze. – XVI. La spiegazione attraverso le conseguenze e la selezione naturale. – XVII. Selezione e comportamento umano. – PARTE QUINTA: L’INTERAZIONE. – XVIII. Conseguenze non intenzionali. – XIX. L’interazione strategica. – XX. Giochi e comportamento. – XXI. La fiducia. – XXII. Le norme sociali.

– XXIII. La formazione collettiva delle credenze. – XXIV. L’azione collettiva. – XXV. Prendere decisioni collettive. – XXVI. Organizzazioni e istituzioni. – Conclusioni. Sono davvero possibili le scienze sociali? – Bibliografia. – Indice analitico.


Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento, in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini Franco Angeli, 2010, p. 256

La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

di Tommaso Vitale

  • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
  • Terzo settore e competenze critiche
  • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
  • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete


Gli antitotalitari d’Italia: Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Ignazio Silone e Mario Pannunzio, Radio Tre

Gli antitotalitari d’Italia

Massimo Teodori illustra quattro personalità che hanno segnato la storia intellettuale del Novecento: Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Ignazio Silone e Mario Pannunzio

A partire dall’11 Dicembre Il Sabato e la Domenica alle 10:50

Nel Novecento si è molto discusso di antifascismo ed intere biblioteche sono state dedicate alla cultura ed alla politica anticomunista. Ma si è ragionato poco – in Italia – di antitotalitarismo, la corrente ideale e politica degli intellettuali che prima si opposero al fascismo e al nazismo, e poi al totalitarismo comunista. Semplificando, si può dire che l’antitotalitarismo è l’avversione, in nome della libertà, a qualsiasi manifestazione di totalitarismo, nero o rosso, e ad ogni forma di integralismo religioso e ideologico.

In questa prima serie dedicata da Passioni agli intellettuali antitotalitari d?Italia, lo storico Massimo Teodori illustra quattro personalità di origini e tradizioni diverse, tutte accomunate dalla passione per la libertà: Gaetano Salvemini ( 1873-1957) [ Sabato 11 Dicembre ], storico ed intellettuale democratico; Luigi Sturzo (1871-1959) [ Domenica 12 Dicembre ], sacerdote antifascista, fondatore del Partito popolare; Ignazio Silone (1900-1977) [ Sabato 18 Dicembre ], scrittore, socialista cristiano e libertario; e Mario Pannunzio(1910-1968 [ Domenica 19 Dicembre ]), intellettuale liberaldemocratico, umanista e giornalista.


Essere umani: prospettive per il futuro, Università di Milano Bicocca, 12-13 novembre 2010

Essere umani: prospettive per il futuro

Dal 12 al 13 novembre 2010

sistemi viventi, e al culmine di essi gli esseri umani, sono materia attiva che trova al proprio interno l’origine del proprio movimento e la capacità di auto-organizzarsi e di dialogare con l’ambiente attraverso una molteplicità di sguardi possibili, nell’idea di una cornice comune.

Queste tematiche verranno trattate da studiosi di diverse aree scientifiche: filosofi, sociologi, fisici, medici, osteopati, psicoterapeuti, ricercatori empirici ed esperti di relazioni interculturali.

Venerdì 12 novembre 2010

  • 14.30 – Saluti iniziali
    Antonio de Lillo (Preside Facoltà di Sociologia, Università Milano-Bicocca),
    Andrea Stella (Preside Facoltà di Medicina, Università Milano-Bicocca)
    Introduce Luciano Marchino (psicologia clinica, Università Milano-Bicocca)
  • 15.00 – Masse in movimento: uno sguardo sociologico
    Alberto Giasanti (sociologia del diritto, Università Milano-Bicocca)
  • 15.30 – Costruire il paradigma quantistico nelle scienze sociali
    Milton Bennett (competenza interculturale, Università Milano-Bicocca)
  • 16.00 – La costruzione memetica della cultura
    Ida Castiglioni (comunicazione interculturale, Università Milano-Bicocca)
  • 16.30 – Intervallo
  • 16.45 – L’antica idea filosofica di natura ha qualcosa da dire alla destrutturazione del  soggetto postmoderno?
    Romano Madera (filosofia morale e pratiche filosofiche, Università Milano-Bicocca)
  • 17.00 – Suoni dell’anima. L’essenza nascosta della voce parte I
    Lorenzo Pierobon (musicoterapeuta)
  • 17.30 - L’auto-organizzazione degli organismi viventi alla luce della moderna teoria quantistica dei campi
    Emilio del Giudice (Istituto di Fisica Nucleare di Milano)

Sabato 13 novembre 2010

  • 09.30 - La luce come stimolo e rilevatore della dinamica auto organizzativa del vivente: dialogo tra un fisico e  un’osservatrice empirica [documento 2]
    Emilio del Giudice (Istituto di Fisica Nucleare di Milano)
    Filomena Finelli (osservatrice empirica)
  • 10.00 - Acqua, informazione e dinamica coerente del vivente
    Alberto Tedeschi (White HB)
  • 10.30 – Colloquio col vuoto
    Enrico Chiappini (osteopata)
  • 11.00 – Intervallo
  • 11.15 – Suoni dell’anima. L’essenza nascosta della voce. parte II
    Lorenzo Pierobon (musicoterapeuta)
  • 11.30 – Fisico dell’evento biologico e biologia dell’evento fisico
    Mara Ramploud (medico)
  • 12.00 - Le dinamiche fisiche alla base della formazione e del funzionamento dei meridiani
    Larissa Brizhik (Bogolyubov Institute for Theoretical Physics, Kyiv, Ukraine)
  • 12.30 – pausa pranzo
  • 14.30 – Tra oriente e occidente un salto quantico
    Patrizia Stefanini (fisico e direttore didattico Istituto Europeo di Shiatsu)
  • 15.00 – Un’utopia: “la pace comincia dall’utero” e anche la salute
    Margherita Tosi (psicoterapeuta e docente del Centro Sudi Eva Reich)
  • 15.30 – Il corpo medita se la mente non lo impedisce
    Roberto Sassone (psicoterapeuta e docente della Società italiana di Analisi Reichiana)
  • 16.00 – Intervallo
  • 16.30 – Gestire l’imprevedibile: la clinica al tempo della complessità
    Maurizio Stupiggia (psicoterapeuta e direttore Società Italiana Biosistemica)
  • 17.00 – Campi morfici, fisica quantistica e vie di scampo
    Luciano Marchino (psicologia clinica, Università Milano-Bicocca)

Politica, studi e ricerche, News FrancoAngeli

Politica, diritto
In particolare evidenza
Censis
44 RAPPORTO SULLA SITUAZIONE SOCIALE DEL PAESE 2010
pp. 728, Euro ,00, Cod. 141.15, Collana: Censis – Centro Studi Investimenti Sociali – Rapporti Volume disponibile dai primi di dicembre
Politica, studi e ricerche
Biagio Ciccone, Paola De Vivo (a cura di)
A CHI SERVE IL SINDACATO?
I bisogni, le richieste e le aspettative dei lavoratori nella società che si trasforma
pp. 176, Euro 21,00, Cod. 1520.682, Collana: Sociologia
Ana Maria Forero Angel
NESSUNO ASCOLTA IL COLONNELLO
pp. 176, Euro 18,50, Cod. 1550.19, Collana: Sociologia Militare – diretta da Fabrizio Battistelli
Silvio Berardi
L’ITALIA RISORGIMENTALE DI ARCANGELO GHISLERI
pp. 224, Euro 24,00, Cod. 303.43, Collana: Dipartimento di Studi Politici Università La Sapienza di Roma: Politica e Storia
Diritto, saggi e studi
Davide De Grazia
IL GOVERNO DI INTERNET
pp. 304, Euro 32,00, Cod. 315.2.1, Collana: Diritto

Come sarà il mondo nel 2050? Interviste a Bill Emmott, Moisés Naim, Jack Goldstone… – Il Sole 24 ORE

Come sarà il mondo nel 2050? Abbiamo raccolto il parere di studiosi ed esperti che hanno partecipato ieri e mercoledì, a Bassano del Grappa, al convegno «Benvenuti al Capodanno 2050».


in: Come sarà il mondo nel 2050? Interviste a Bill Emmott, Moisés Naim, Jack Goldstone… – Il Sole 24 ORE.


Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo

Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo
Autori e curatori: Associazione italiana di Sociologia
Contributi: Aris Accornero, Franca Alacevich, Maurizio Ambrosini, Ugo Ascoli, Alberto Baldissera, Luciano Benadusi, David Benassi, Rita Biancheri, Maria Luisa Bianco, Roberto Biorcio, Marco Bontempi, Gianfranco Bottazzi, Laura Bovone, Alessandro Bruschi, Carlo Buzzi, Rita Caccamo, Leonardo Cannavò, Marco Castrignanò, Bruno Cattero, Alessandro Cavalli, Antonietta Censi, Francesco Paolo Cerase, Vincenzo Cesareo, Carmine Clemente, Matteo Colleoni, Fausto Colombo, Maddalena Colombo, Piergiorgio Corbetta, Alessandra Corrado, Ernesto D’Albergo, Eugenia Di Nallo, Pierpaolo Donati, Enrico Ercole, Carla Facchini, Antonio Fasanella, Alberto Febbrajo, Marcello Fedele, Marisa Ferrari Occhionero, Lorenzo Fisher, Franco Garelli, Guido Giarelli, Luigi Gui, Francesco Lazzari, Carmen Leccardi, Marino Livolsi, Mario Lucchini, Guido Maggioni, Stefano Martelli, Antonietta Mazzette, Alfredo Mela, Dario Melossi, Maurizio Merico, Alberto Merler, Enzo Mingione, Giulio Moini, Mario Morcellini, Roberto Moscati, Giuseppe Mosconi, Mariella Nocenzi, Enzo Pace, Massimo Paci, Pietro Palvarini, Letizia Paoli, Rosalba Perrotta, Giovanni Pieretti, Sebastiano Porcu, Nicola Porro, Enrico Pugliese, Luca Queirolo Palmas, Francesco Ramella, Marita Rampazzi, Ettore Recchi, Emilio Reyneri, Giovanna Rossi, Asterio Savelli, Daniele Scarscelli, Antonio Schizzerotto, Loredana Sciolla, Roberto Serpieri, Renate Siebert, Mara Tognetti Bordogna, Mario Aldo Toscano, Carlo Trigilia, Paolo Turi, Massimiliano Vaira, Tommaso Vitale, Paolo Volonté, Francesca Zajczyk, Antonio De Lillo
Collana: La società – Saggi
Argomenti: Teoria sociologica e storia del pensiero sociologico
Livello: Saggi, scenari, interventi
Dati: pp. 512,     1a edizione  2010  (Cod.1420.1.119)
Mosaico Italia. Lo stato del Paese agli inizi del XXI secolo
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 38,00
Disponibilità: Limitata
Codice ISBN 13: 9788856831061
Tipologia: E-book
Prezzo: € 30,00
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
Possibilità di annotazione: Si
Portabilità: Si
Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856828627
Formato: PDF per Digital Editions
Dimensione: 2320 KB
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In breve Un affresco della situazione del paese tracciato dai sociologi italiani, nella diversità dei loro approcci, empirici e teorici. Il volume, promosso dall’Associazione Italiana di Sociologia, non è destinato agli specialisti ma a un più vasto pubblico di lettori interessati a comprendere la contemporaneità.
Presentazione
del volume:
Come si presenta l’Italia alla fine del primo decennio del Duemila, a centocinquanta anni dalla sua unità nazionale e mentre sta attraversando una delle più gravi crisi economiche e finanziarie che abbia mai scosso i Paesi occidentali? L’Associazione Italiana di Sociologia ha chiesto ad un cospicuo numero di studiosi di produrre una analisi documentata e al tempo stesso ampiamente leggibile sulla dimensione plurale del Paese, le sue risorse e il suo territorio, la formazione e la ricerca, i consumi culturali e la comunicazione, l’economia e il lavoro, le opportunità di vita e i rischi, gli stili di vita e le politiche.
Ne emerge una pluralità di tessere che, affiancate e giustapposte, delineano una immagine variegata e talvolta inedita dell’Italia che permette di andare ben aldilà di quelle fotografie stereotipate e talvolta logore che i media e gran parte del dibattito politico e culturale ripropongono al Paese. Nel disegnare questo quadro collettivo, la sociologia italiana intende mettere in evidenza, con i suoi strumenti di ricerca, i diversi aspetti di una grande trasformazione in atto, sulla quale appare necessario avviare un confronto ampio ed approfondito.

L’Associazione Italiana di Sociologia (AIS), che raccoglie la maggioranza dei sociologi accademici e un gran numero di giovani studiosi della disciplina, è un’associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di promuovere e valorizzare la ricerca e l’insegnamento della sociologia, nonché la diffusione della conoscenza e dei saperi sociologici, anche attraverso la promozione di pubblicazioni scientifiche.

Indice:
Antonio de Lillo, Introduzione
Mario Aldo Toscano, Società e sociologia in Italia. Per una lettura critica tra storia e cronaca
Alessandro Bruschi, La sociologia come scienza operativa
Italia una e rurale
Maurizio Ambrosini, Diventare multietnici senza volerlo: la società italiana e l’immigrazione
Ettore Recchi, Gli Italiani e l’Europa
Loredana Sciolla, Identità e valori in cambiamento
Luca Queirolo Palmas, La linea del colore e i figli delle migrazioni
Enzo Pace, La geografia socio-religiosa dell’Italia che cambia
Francesco Ramella, Gli squilibri territoriali
Alessandro Cavalli, Generazioni
Vincenzo Cesareo, Pluralismo culturale, multiculturalismo e interculturalismo
Risorse e territorio
Gianfranco Bottazzi, Geopolitica delle risorse economiche
Marco Castrignanò, Giovanni Pieretti, Il consumo di suolo: alcune questioni di sociologia del territorio
Alfredo Mela, Il dinamismo urbano
Alessandra Corrado, Le nuove ruralità
Matteo Colleoni, Mobilità quotidiana e sistemi di trasporto
Antonietta Mazzette, Spazi pubblici e vita collettiva
Enrico Ercole, Asterio Savelli, I luoghi del turismo
Formazione ricerca
Maurizio Merico, Educazione, socializzazione e traiettorie di vita dei giovani
Lorenzo Fischer, Roberto Serpieri, Insegnanti e dirigenti nella scuola italiana
Maddalena Colombo, Antonietta Censi, Il policentrismo formativo
Antonio Fasanella, Le carriere degli studenti universitari
Alberto Baldissera, L’università valutata
Massimiliano Vaira, Università e politica universitaria
Paolo Volonté, La scienza e la ricerca
Leonardo Cannavò, La ricerca e lo sviluppo
Luciano Benadusi, Le diseguaglianze di opportunità nell’educazione
Roberto Moscati, Modelli di università
Consumi culturali e comunicazione
Marino Livolsi, Quotidiani, TV e società
Fausto Colombo, I media digitali: usi, divari e nuove forme di socialità
Laura Bovone, Produzione culturale e culture materiali
Eugenia Di Nallo, Gestire le contraddizioni: i consumi tra etica e responsabilità
Stefano Martelli, Lo sport “mediato”
Mario Morcellini, Cultura vs comunicazione. Una proposta di revisione ispirata alla sociologia critica
L’economia e il lavoro
Carlo Trigilia, La costruzione sociale dell’innovazione nel capitalismo italiano
Bruno Cattero, Gattopardo docet. Sul governo e il controllo delle imprese dell’Italia del 2010
Francesco Paolo Cerase, L’impiego pubblico
Emilio Reyneri, L’occupazione e il mercato del lavoro: quali segnali dalla crisi economica?
Franca Alacevich, Le relazioni industriali
Aris Accornero, Lavori in frantumi
Le opportunità di vita e rischi
Antonio Schizzerotto, Come sono cambiate le disuguaglianze sociali in Italia tra il XX e il XXI secolo
Maria Luisa Bianco, Giovani donne, giovani uomini: percorsi verso l’età adulta
Mariella Nocenzi, Marisa Ferrari Occhionero, Rapporti di genere
Sebastiano Porcu, Invecchiare in Italia: sviluppo e differenziazione sociale della popolazione anziana
Rita Biancheri, Genere e salute
Carmine Clemente, L’ambiente e la salute
Mario Lucchini, Mara Tognetti Bordogna, Le disuguaglianze di salute
Rosalba Perrotta, La disabilità
David Benassi, Carla Facchini, Povertà e corso di vita: ruolo della generazione, ruolo delle politiche
Dario Melossi, La criminalità
Enrico Pugliese, Le nuove disuguaglianze
Gli stili di vita
Carla Facchini, Marita Rampazzi, Le famiglie tra mutamenti e persistenze
Guido Maggioni, Divorzi e separazioni
Carmen Leccardi, Il tempo
Carlo Buzzi, I giovani e la transizione all’età adulta
Daniele Scarscelli, Il consumo di droghe
Nicola Porro, Lo sport degli italiani
Rita Caccamo, Cura del corpo
Pietro Palvarini, Francesca Zajczyk, La nuova deprivazione abitativa in Italia
Franco Garelli, Pluralismo religioso
Le politiche
Ernesto d’Albergo, Giulio Moini, Le priorità delle politiche governative
Ugo Ascoli, Le politiche di welfare
Giovanna Rossi, Le politiche familiari
Luigi Gui, Francesco Lazzari, Alberto Merler, Le nuove professionalità del sociale tra frammentazione e integrazione
Guido Giarelli, Il sistema dei servizi sanitari
Giuseppe Mosconi, Il carcere in Italia
Pierpaolo Donati, Cittadinanza societaria
Massimo Paci, Welfare e famiglia
Enzo Mingione, Welfare locale
Lo stato e la politica
Alberto Febbrajo, La costituzione italiana
Marcello Fedele, Federalismo all’italiana
Paolo Turi, Rappresentanza politica
Roberto Biorcio, Tommaso Vitale, Associazionismo e partecipazione
Marco Bontempi, La laicità
Letizia Paoli, La mafia
Renate Siebert, Mafia e quotidianità
Piergiorgio Corbetta, Variabili sociali e orientamenti politici
Una lettura trasversale
(Un Paese che cambia tra vecchi squilibri e nuove contraddizioni; Città, campagna, sviluppo del territorio: una sintesi difficile; Due risorse strategiche trascurate; L’intreccio tra comunicazione e consumo; Il lavoro a pezzi; Tante disuguaglianze, scarsa fluidità sociale; Le trasformazioni della vita quotidiana; Il difficile governo del cambiamento; I difficili equilibri istituzionali).

EticaTv è una web tv nata per raccontare storie di comportamenti responsabili. Uno spazio dove persone, associazioni no-profit e aziende impegnate nel sociale si incontrano per incoraggiare azioni socialmente utili

EticaTv è una web tv nata per raccontare storie di comportamenti responsabili.
Uno spazio dove persone, associazioni no-profit e aziende impegnate nel sociale
si incontrano per incoraggiare azioni socialmente utili.

Questo mese segnaliamo:

anteprima servizioLancio Fotovoltaico

In linea con Germania e Spagna anche l’Italia per il 2011 ha scelto di ridurre gli incentivi per gli impianti fotovoltaici con un taglio del 6% ogni quattro mesi, fino ad arrivare allo scadere dell’anno ad una diminuzione del 18%. Il conto energia sarà poi stabile nel 2012 e nel 2013 ma il governo ha già annunciato che ogni tre anni subirà delle modifiche.
La speranza è che questi tagli non blocchino iniziative come quella di ATM, l’azienda di trasporti milanese che sul tetto del deposito di Precotto ha installato 23.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici con capacità di produrre 1,4 milioni di kw/h l’anno utilizzati per alimentare la linea 1 della metropolitana.

anteprima servizioLa battaglia dei Quilmes

Dopo quattro secoli dalle persecuzioni dei colonizzatori spagnoli, la popolazione dei Quilmes si trova ancora ad affrontare le ingiustizie di chi non vuole riconoscere il suo diritto a custodire e tramandare il proprio patrimonio culturale e territoriale.
Dopo una battaglia legale durata quindici anni i Quilmes sono riusciti a riappropriarsi del sito archeologico dato in concessione negli anni novanta a un albergatore che utilizzava i resti archeologici come parco all’interno del suo hotel a cinque stelle.

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categoria multicultura
categoria progetti di cooperazioone
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PASQUINO G., Le parole della politica

PASQUINO G.

Le parole della politica

Collana “Contemporanea”

pp. 264, € 18,00
978-88-15-13706-7
anno di pubblicazione 2010

in libreria dal 11/03/2010

Copertina 13706

La “transizione” italiana non è finita: i partiti continuano a trasformarsi, la dinamica della loro competizione cambia e diventa più aspra, le istituzioni e la legge elettorale rimangono al centro di un confronto teso, astioso quanto sterile. Se un’operazione di pulizia concettuale, di spiegazione del contenuto delle parole che vengono utilizzate dai politici e dai giornalisti, dai cittadini e dai politologi appare assolutamente necessaria in qualsiasi sistema politico, lo è a maggior ragione in Italia. Dal 1994 in poi nel nostro paese hanno fatto la loro comparsa inusitate versioni di termini politici tradizionali e nuove espressioni incomprensibili se non con riferimento alla lotta politica italiana. Il libro individua alcune parole e alcuni concetti essenziali della politica, quelli, in un certo senso, più controversi e più discutibili, quelli peggio trattati, quelli più spesso travisati, e li illustra in modo chiarificatore. A cominciare da Antipolitica passando per Fine della storia, Scontro di civiltà, Mercatismo e Porcellum, Paese normale, Quote rosa, Vocazione maggioritaria, il lettore troverà molto materiale interessante presentato con poco sussiego e molta ironia.

Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna. Insegna inoltre al Bologna Center della Johns Hopkins University. Per Il Mulino ha pubblicato il “Nuovo corso di scienza politica” (2009, IV ed.) e ha curato, con S. Ventura, “Una splendida cinquantenne. La Quinta Repubblica francese” (2010). E’ socio dell’Accademia dei Lincei.

Volumi – PASQUINO G., Le parole della politica.


Politica, diritto, FrancoAngeli

Politica, diritto
Interventi
Assuntina Morresi, Eugenia Roccella
LA FAVOLA DELL’ABORTO FACILE
Miti e realtà della pillola RU 486
pp. 192, Euro 23,00, Cod. 1420.1.69, Collana: La societa’
Politica, studi e ricerche
Ambrosianeum Fondazione Culturale, (a cura di) Rosangela Lodigiani
MILANO 2010
Welfare ambrosiano, futuro cercasi. Rapporto sulla città
pp. 256, Euro 22,00; E-book Euro 18,00, Cod. 1260.77, Collana: Il punto
Franco Botta, Giovanna Scianatico (a cura di)
LEZIONI PER L’ADRIATICO
Argomenti in favore di una nuova euroregione
pp. 160, Euro 19,00; E-book Euro 15,00, Cod. 1136.86, Collana: Politica – Studi
Vincenzo Castelli (a cura di)
DALLA STRADA ALL’IMPRESA
Progettare con i minori e gli adolescenti di strada in Centro America e Caraibi
pp. 304, Euro 28,00, Cod. 1130.279, Collana: Politiche e servizi sociali
Andrea Carati
L’INTERVENTO MILITARE DEMOCRATICO
Le nuove pratiche dell’ingerenza e la crisi della sua natura temporanea
pp. 288, Euro 30,00, Cod. 1460.72, Collana: Societa’ e politica
Diritto, saggi e studi
Stefano Civitarese Matteucci, Lorenzo del Federico (a cura di)
AZIONE AMMINISTRATIVA ED AZIONE IMPOSITIVA TRA AUTORITÀ E CONSENSO
Strumenti e tecniche di tutela dell’amministrato e del contribuente
pp. 376, Euro 38,00; E-book Euro 30,00, Cod. 320.55, Collana: Diritto e societa’
Giuseppe Monti, Vincenzo Porcasi, Giuseppe Puligheddu (a cura di)
VINO DI VITE E OLIO DI OLIVA
Promuovendo percorsi e saperi per uno sviluppo possibile
pp. 176, Euro 23,00, Cod. 772.10, Collana: Ires – collana dell’Istituto di Studi e Ricerche Economiche e Sociali
Stefano Benzoni, Grazia Ofelia Cesaro, Paola Lovati, Paola Vizziello (a cura di)
PRIMA DEI 18 ANNI
L’autonomia decisionale del minore in ambito sanitario
pp. 176, Euro 21,50; E-book Euro 17,00, Cod. 1405.10, Collana: Scienze umane e sanità
Criminologia, saggi e studi
Adolfo Francia
IL DELITTO RACCONTATO
Una lettura criminologica delle novelle di Guy de Maupassant
pp. 240, Euro 27,00, Cod. 287.26, Collana: Criminologia
Riproposte
Michele Prospero LA COSTITUZIONE TRA POPULISMO E LEADERISMO
Forum-Associazione Donne Giuriste STALKING E VIOLENZA ALLE DONNE Le risposte dell’ordinamento, gli ordini di protezione

Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione: la politica degli affari | The Populi

Una vera e propria setta, piu giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce, nel suo piccolo, a dirottare soldi, favori e tutta l’economia territoriale di concerto alle altre grandi sette  con le quali si spartisce affari e interessi. Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz.

Il loro giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% dei quali opera nel Nordovest italiano. Nella stessa zona dove opera Giuseppe Grossi arrestato ni giorni scorsi per corruzione e frode fiscale, per la bonifica  – gonfiata – di Santa Giulia nel milanese e per le tangenti e mazzette pagate e ricevute e per i finanziamenti illeciti a partiti e politici per ogni favoritismo.
L’adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perche, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici. Sopratutto tra le
medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l’anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect.

l’intero articolo qui:


GIULIANI M., JONES E. (a cura di), Politica in Italia 2009, Il Mulino 2010

GIULIANI M., JONES E. (a cura di)

Politica in Italia

I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2010

Collana “Ricerche e studi dell’Istituto Carlo Cattaneo”

pp. 440, (€ 30,00) € 24,00
978-88-15-13935-1
anno di pubblicazione 2010

in libreria dal 01/07/2010

Copertina 13935

Il 2009 è stato per la vita politica e sociale italiana un anno denso di incertezze. Si sono alternate notizie più o meno allarmanti sul fronte dell’economia, costantemente in vetta alle preoccupazioni degli italiani. Il governo guidato da Silvio Berlusconi ha cercato di non deragliare dalle sue priorità, anche di tipo personale, ma questo lo ha esposto a tensioni sia con le componenti e i personaggi di maggiore spicco della coalizione, sia con gli altri poteri dello Stato (magistratura, Corte costituzionale, Presidenza della Repubblica). Nel contempo si sono svolte senza troppi travagli le elezioni europee (che hanno di nuovo escluso le formazioni meno moderate da qualsiasi rappresentanza parlamentare), il referendum elettorale e, tutto sommato, anche il G8 tenutosi all’Aquila. Fra gli altri eventi di rilievo, l’elezione di Pier Luigi Bersani a segretario del Partito democratico non ha immediatamente portato nuova linfa al principale partito d’opposizione; le posizioni radicali dell’Italia dei valori hanno provocato divisioni entro la minoranza; le politiche per l’assistenza, le giovani famiglie, l’integrazione e la coesione sociale, l’efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione appaiono sempre più scollate dalla contesa politica. Infine, gli scandali che hanno investito personaggi di primo piano della vita politica ed economica hanno sì scosso la società italiana, ma quasi come fossero puntate di una serie televisiva destinata a rivelare nuovi colpi di scena. Il volume presenta e analizza questi avvenimenti, restituendo l’immagine di un paese che fatica a rinnovarsi e rischia di rimanere sempre più isolato anche sul piano internazionale.

Indice: Gli avvenimenti del 2009. – Introduzione. Navigare a vista, di M. Giuliani ed E. Jones. – 1. Berlusconi, il sesso e il mancato scandalo mediatico, di S. Gundle. – 2. Il Partito democratico: un inizio tormentato, di C. Hanretty e A. Wilson. – 3. Le elezioni europee in Italia e in Europa, di E. Calossi e L. Bardi. – 4. Gli equilibri della coalizione di governo, di E. De Giorgi. – 5. Il G8 in Italia tra politica e protesta: un caso di successo?, di M. Andretta e N. Chelotti. – 6. La politica estera italiana e l’amministrazione Obama: tra nuove opportunità e nuovi vincoli, di E. Alessandri. – 7. Il solito vecchio film: i guai senza fine del sistema giudiziario italiano, di J.O. Frosini. – 8. “Effetto Brunetta”: valutazione e responsabilità nell’Italia federale, di M. Marra. – 9. Ricalibrare il welfare state italiano: una “politics” troppo debole per una strategia di policy “necessaria”?, di M. Jessoula. – 10. La politica economica nella crisi globale: l’Italia ha fatto la cosa giusta?, di R. Rovelli. – 11. Immigrazione, islam e discorso politico, di S. van Genugten. – 12. La morte di Eluana Englaro e il dibattito sul testamento biologico, di N. Pasini. – Appendice documentaria, a cura di D. Mantovani.

Marco Giuliani insegna Politica comparata e Comparative Politics presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Tra le sue ultime pubblicazioni con il Mulino ricordiamo “La politica europea” (2006) e “Governance e politiche nell’Unione europea” (2008, curato con M. Ferrera). Erik Jones è professore di Studi europei all’Istituto di studi internazionali avanzati “Paul H. Nitze School” della Johns Hopkins University, sede di Bologna. E’ co-curatore, con S. Vassallo, di “L’America di Obama. Le elezioni del 2008 e le implicazioni per l’Europa” (Il Mulino, 2010).

da: GIULIANI M., JONES E. (a cura di), Politica in Italia.


ALEXANDER J.C., THOMPSON K., Sociologia, Il Mulino, 2010

ALEXANDER J.C., THOMPSON K.

Sociologia

Collana “Strumenti”

pp. 568, (€ 42,00) € 37,80
978-88-15-13840-8
anno di pubblicazione 2010

in libreria dal 22/07/2010

Note: Corredato da sito web

Copertina 13840

Questo testo innovativo descrive i mutamenti della società odierna all’interno di un quadro di riferimento che non privilegia più la transizione dalle società tradizionali a quelle moderne ma contrappone gli aspetti moderni della vita sociale a quelli postmoderni. Dal punto di vista emozionale, culturale, istituzionale, la società contemporanea presenta caratteri completamente inediti rispetto al passato. Vengono dunque posti in primo piano elementi come sfera personale, dimensione esistenziale, identità, genere, etnia, cultura (popolare), media. Un manuale in sintonia con le tendenze attuali delle scienze sociali.

All’indirizzo www.mulino.it/aulaweb docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all’apprendimento.

Indice: Prefazione. – Introduzione. – Parte prima: Significati e comunicazione. – I. Le strutture culturali. – II. I media e la comunicazione. – Parte seconda: Mondi e identità personali. – III. La socializzazione e il ciclo vitale. – IV. La sessualità. – V. Il matrimonio e la famiglia. – Parte terza: Disuguaglianze e identità. – VI. La disuguaglianza. – VII. Il genere. – VIII. Razza ed etnia. – IX. Criminalità e devianza. – Parte quarta: Istituzioni. – X. Lavoro ed economia. – XI. L’istruzione. – XII. Salute e medicina. – XIII. La religione. – Parte quinta: Politica, globalizzazione e mutamento sociale. – XIV. Le città e la popolazione. – XV. La politica, la vita pubblica e lo stato. – XVI. Mutamento sociale, azione collettiva e movimenti sociali. – Glossario. – Riferimenti bibliografici. – Indice analitico.

Jeffrey C. Alexander è docente di Sociologia nella Yale University, dove è co-direttore del Center for Cultural Sociology. Con il Mulino ha pubblicato “La costruzione del male. Dall’Olocausto all’11 settembre” (2006). Kenneth Thompson, sociologo, è professore emerito nella Open University.

da: ALEXANDER J.C., THOMPSON K., Sociologia.


Enrico De Alessandri, Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia, BePress editore, 2010

Comunione e Liberazione è l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ».

Si invitano pertanto i lettori a sottoscrivere la petizione sul potere monopolistico di Comunione e Liberazione nella Regione Lombardia presente in questo sito e firmabile

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana.


Giuliana Lorenzon, Il capitale sociale | AssistentiSociali.org

Il capitale sociale della comunità opitergina

La tesi analizza dal punto di vista teorico e pratico il concetto di capitale sociale nella comunità di Oderzo in Veneto.


Comprendere cos’è il capitale sociale, quali siano i possibili elementi che possono costituirsi come la base di un insieme comunitario e tramite i quali il capitale sociale può erigersi, svilupparsi o eventualmente deteriorarsi è lo scopo principale del lavoro presentato nella tesi.
Essa parte dal presupposto che il concetto di capitale sociale possa svilupparsi nella disponibilità degli individui ad associarsi e collaborare per il bene comune per comprendere poi se una società caratterizzata da una buona cooperazione, un elevato associazionismo e da valori condivisi, funzioni in maniera più soddisfacente in termini di benessere sociale.
Di contro sono presi in considerazione alcuni presupposti volti a dubitare sulla validità di una misurazione del capitale sociale basata solo sulla densità delle organizzazioni volontarie che mettono in luce gli aspetti meno positivi dei gruppi associativi e, viceversa, danno maggior valore al tipo di relazioni che si instaurano all’interno di una comunità. ….

segue qui:

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