Cominciamo da qualche dato anagrafico a proposito del vero Mussolini. Era un politico molto giovane rispetto ai matusalemme odierni. Nato nel 1883, a 29 anni dirigeva l’“Avanti” da socialista rivoluzionario. Nel novembre 1914, a 31 anni, fondò “Il Popolo d’Italia”, il giornale poi diventato la bandiera del fascismo. Nel 1919, a 36 anni, iniziò a guidare i Fasci di combattimento. Aiutato dagli errori delle sinistre durante il Biennio rosso tra il 1919 e il 1920, mandò all’assalto le squadre in camicia nera. E nell’ottobre 1922, con la marcia su Roma, conquistò il potere. Aveva appena 39 anni, compiuti in luglio
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CUORE DI TENEBRA – Dentro la Storia – da Podcast Hall, a cura di Papero 62
lezioni magistrali che si sono avvicendate nei mesi di gennaio e febbraio 2012 nell’ambito della Prima Edizione del Ciclo sulla Shoà: Fare Memoria. Che cosa é stato?
CHE COSA E’ STATO?
Tutti i video della prima edizione
Si ricordano i titoli dei sette incontri: Gabriele Nissim: La memoria del bene; David Bidussa: L’era della postmemoria; Rav Giuseppe Laras: Il comandamento della memoria; Amos Luzzatto: Vanità della memoria; Massimo Giuliani: Olocausto; Paolo De Benedetti:La memoria di Dio e Salvatore Natoli: La memoria di Giobbe.
PIETRO ICHINO, TERRORISMO: PERCHÉ LA NOSTRA GIUSTIZIA NON LO CHIAMA COL SUO NOME?
Sulla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano contro i membri delle “Nuove BR” leggi
il mio articolo pubblicato sul Corriere della Sera di martedì scorso. Sono on line anche
la mia dichiarazione davanti alla stessa Corte,
che è stata gratuitamente quanto incredibilmente storpiata dal sito Repubblica.it (nel post ho riportato anche quella dell’imputato Davanzo nel corso dell’udienza del 28 maggio) e l’articolo di Giancarlo Bosetti su la Repubblica di mercoledì,
che mi è parso invece molto serio. In proposito v. anche l’
Appello dei giuslavoristi italiani
contro il ìterrorismo e l’intolleranza, redatto da Roberto Romei.
TUTTI PAZZI PER GRAMSCI, di Enrico Mannucci, in Sette del Corriere della Sera 19.4.12
Neonazisti europei e lo Storace italiano| da Intoccabili
Cosa succede all’Europa se si spezza la coesione sociale di Barbara Spinelli in La Repubblica del 10/05/2012
Come una intelligenza in genere lucida come quella di Barbara Spinelli non interpreta (ma mi rendo conto che tutte le supposizioni sono problematiche, controvertibili ed esposte allìerrore) l’attuale crisi di sistema.
Dire che Hollande è la possibile soluzione alla possibile catastrofe del sistema europa è davvero una valutazione tutta ideologica. Come se la cultura ancora novecentesca della socialdemocrazia abbia le soluzioni alla crisi
Paolo Ferrario
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“Disperazione sociale”: gli storici della Germania nazista danno questo nome, all´ansia che caratterizzò gli anni 30 e sfociò nel nazismo. Disperazione e rabbia per un collasso economico che travolgeva gli averi e le esistenze degli uomini. Disperazione che non tollerava più i corrotti compromessi della politica. Presentendo tempeste, Nietzsche aveva già parlato di un risentimento che come veleno corrode le scale dei valori. Nel Zarathustra, descrive una speciale forma di stanchezza, «che d´un sol balzo vuol attingere le ultime cose, con salto mortale: una misera ignorante stanchezza, che non vuol più nemmeno volere: essa ha creato tutti gli dèi e i mondi dietro il mondo».
È fatta di questo risentimento, la rabbia che si è fatta strada nelle ultime elezioni in Francia, Grecia, Italia, Germania. C´è questa stanchezza di una politica del rigore che colpisce senza aggiustare, e di un´Europa-Leviatano che soggioga senza dare sicurezza. Non sono tutti antieuropei né antipolitici, i partiti nei quali tanti arrabbiati si riconoscono. Ma tutti mettono in questione l´autorità castigatrice che è divenuta l´Unione europea, l´ossessione contabile che la anima. Tutti denunciano il potere anchilosato (l´impotenza, in realtà) di classi politiche che non hanno occhi né orecchie per capire quel che la crisi sta suscitando nelle società, sotto forma di dolori ma anche di speranze, innovazioni, reinvenzioni. Soprattutto le forze centriste sono sotto accusa, ovunque, perché non sono né calde né fredde ma tiepide, e gli arrabbiati vogliono l´estremo. Sono gli orfani dello scontro svanito fra vecchio e nuovo, reazione e cambiamento, destra e sinistra: tutte categorie che il centrismo, le Terze Vie, hanno gettato a mare. È quando questa contrapposizione manca che con un balzo mortale si anela alle ultime cose.
C´è chi si rifugia nei nazionalismi xenofobi, come in Francia e Grecia. Chi vede la salvezza nella fine dell´Euro. I Pirati, in Germania, cercano di presidiare nella crisi la libertà di un´informazione che aiuti i cittadini a conoscere quel che non sanno, a influire sulla politica non ogni 4-5 anni ma in permanenza. La collera imbocca vie diverse ma una cosa le accomuna: il desiderio di una politica che ridiventi lotta, il rigetto di numeri di bilancio assurti a valori supremi, non negoziabili.
Ci sono stati momenti profetici, nella campagna elettorale francese: momenti di acuta coscienza dei pericoli. Uno di questi s´è avvertito quando il centrista François Bayrou ha detto che avrebbe votato Hollande. È stato un inatteso autoaffondamento del centrismo. Bayrou non condivide praticamente nulla della politica economica di Hollande, ma si è esposto perché – ha detto– ritiene che i princìpi repubblicani e democratici siano più importanti delle cifre economiche. Una cosa simile ha detto il gollista Dominique de Villepin: «La sinistra mi inquieta, ma la destra mi spaventa».
Sono momenti profetici perché rivelatori: dicono lo spavento che ti può afferrare quando princìpi sin qui prioritari vengono retrocessi. Dicono le radici di una collera che è stanca della propria impotenza (speculare a quella del potere costituito) e o fugge non votando più, o urla, o s´inventa nemici come lo straniero, o escogita modi non ortodossi di far politica.
Un´economia più espansiva come quella di Hollande inquieta i mercati o i dogmi tedeschi, ma non sarà mai spaventosa come una democrazia che decade, o un popolo che si erge contro la grande conquista che è stata l´unità degli europei, il loro trionfo su se stessi. Keynes l´aveva detto dopo il ´14-18: il castigo economico umilierà i tedeschi, li precipiterà nel baratro.
Le cifre contabili saranno essenziali, ma le costituzioni democratiche ancora di più. Hollande ha vinto perché ha promesso di salvare le istituzioni, lo Stato sociale, la scuola pubblica, la convivenza con lo straniero, e, se non la società affluente, almeno il riparo dall´ingiustizia sociale. A che serve lo Stato, se non a custodire questi progressi? E l´Europa stessa, che nel dopoguerra spense i nazionalismi e costruì il Welfare contro la disperazione sociale: a che serve se si trasforma in un´enorme funesta Equitalia?
Il voto dei popoli dice questo, ai governanti: c´è bisogno di un´altra politica, che includa le persone nei parametri finanziari. Anche perché se entriamo nella logica dei numeri ne scopriremo di mortiferi: 36 suicidi in Italia dall´inizio del 2012, più di 1750 in Grecia dal 2009. Anche il suicidio causato dalla crisi è sete di estremo.
Ripensare l´Europa non può che partire da questa protesta, tutt´altro che omogenea. La rivolta di Grillo non ha nulla a vedere con la destra di Marine Le Pen. La sinistra radicale in Grecia chiede un´Europa diversa e non vuol uscire dalla moneta unica. I Pirati tedeschi prendono voti a sinistra come a destra, e conducono una battaglia antichissima: la battaglia che emancipa l´uomo dandogli informazione e libertà di giudizio.
Si parla di insolvenza degli Stati, ma esiste anche l´insolvenza della politica: soprattutto di quella moderata, che è stata l´ultima a vedere l´arrivo della crisi e a capirla. La democrazia regge in Francia (mentre è ingovernabile in Italia e Grecia) perché la contrapposizione destra-sinistra è preservata, anche se le linee divisorie mutano col tempo e l´esperienza. Hollande non è andato a caccia di centristi. Ne ha conquistati molti, ma prima si è preoccupato di radunare tutta la sinistra, compresa quella radicale.
Per molti anni, la parola d´ordine in Europa è stata la cultura della stabilità, dell´affidabilità economica. Adesso si tratta di darle una cultura politica: dunque un potere veramente sovrano, un Parlamento veramente europeo, un Tesoro veramente unico. E un´agorà, uno spazio di discussione dove le idee più antagoniste sull´Europa da edificare possano liberamente competere. L´Unione non può sopportare, senza autoaffondarsi, di buttare dalla nave gli Stati deboli, o i partiti e movimenti che chiedono un´Europa differente. Troppo grande e distruttiva è la stanchezza generata dal vuoto di alternative. Troppo spaventosa la collera che ti fa dire, con Rilke: «Alle somme indicibili aggiungi te stesso, e distruggi il numero».
Da La Repubblica del 10/05/2012.
Il presidente del consiglio Mario Monti sceglie il 25 aprile per rilanciare l’appello all’unità
Una sola storia e due memorie: leggendo Sergio Luzzatto
Ribloggato da Tracce e Sentieri.:
Si dice: guardiamo al futuro e sul passato si faccia ricerca storica.
Diciamo che è necessario e realistico.
La politica funziona così: loro hanno il potere e loro dovranno provare a fare gli statisti.
Vorrei, tuttavia, sottrarmi alla litania della "memoria condivisa" su cui blaterano i post-fascisti.
Lo "loro" memoria non sarà mai la mia memoria.
Percorro il ragionamento aiutandomi con un basico scritto di Sergio Luzzatto e un ricordo delle torture ed uccisione del partigiano ebreo Emanuele Artom.
Borghezio, domani andrei a onorare caduti Repubblica Sociale
"Se non fossi impegnato a fare il mio dovere di europarlamentare a Bruxelles", domani 25 aprile "andrei volentieri al cimitero centrale di Torino ad onorare le tombe dei dimenticati, cioe' i caduti della Repubblica Sociale Italiana". Lo ha detto Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, intervenendo a 'Un Giorno da Pecora'. "Nella mia vita - aggiunge rispondendo alle domande dei conduttori - non sono mai andato ad un corteo dell'Anpi e non ci andrei certo domani".
ANTONIA ARSLAN RACCONTA IL GENOCIDIO ARMENO, a WikiRadio di Radio3, 24 aprile 2012
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Ascolta l’Audio di ANTONIA ARSLAN RACCONTA IL GENOCIDIO ARMENO, a WikiRadio di Radio3, 24 aprile 2012.Mp3
La notte del 24 aprile 1915 iniziava l’orrendo sterminio del popolo armeno
M. FLORES, Il genocidio degli armeni, www.mulino.it
Il Genocidio Armeno
vai alla scheda Il Genocidio Armeno.
Olocausto – Wikipedia
Olocausto è una parola derivante dal greco ὁλόκαυστος (olokaustos, “bruciato interamente”), a sua volta composta da ὅλος (holos, “tutto intero”) e καίω (kaio, “brucio”)[1]. Dalla metà del XX secolo con questo termine si indica perantonomasia[1][2] il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa che provocò lo sterminio di un numero di uomini, donne, vecchi e bambini ebrei compreso tra i 5 e i 6 milioni[3]. Tale genocidio è conosciuto anche con il nome di Shoah (in lingua ebraica: השואה, HaShoah, “catastrofe”, “distruzione”)[4].
vai alla intera scheda qui:Olocausto – Wikipedia.
il Genocidio armeno è ricordato il 24 aprile – Wikipedia
L’espressione Genocidio armeno, talvolta Olocausto degli Armeni[1][2] o Massacro degli Armeni (in lingua armena Հայոց Ցեղասպանութիւն Hayoc’ C’eġaspanowt’yown o Մեծ Եղեռն Medz Yeghern ”Grande Crimine”, in turco Ermeni Soykırımı ”Genocidio armeno”, a cui talvolta viene anteposta la parola “sözde”, “cosiddetto”) si riferisce a due eventi distinti ma legati fra loro: il primo è relativo alla campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo è collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni negli anni 1915-1916. Il termine genocidio è associato soprattutto al secondo episodio, che viene commemorato dagli Armeni il 24 aprile. Il 24 aprile 2010 è stato commemorato il 95º Anniversario del Genocidio Armeno[3].
tutta la scheda qui: Genocidio armeno – Wikipedia.
culture politiche: il prefascista Grillo e l’affermazione (post nazista) “Faremo una Norimberga dei partiti”. Associato a Marinetti e Mussolini
Dall’abisso di Tolosa è alla fine emerso un folle di Allah, non un parà neonazi che cova nella pancia il fantasma nero della storia francese, di Cesare Martinetti – LASTAMPA.it
Dall’abisso di Tolosa è alla fine emerso un folle di Allah, non un parà neonazi che cova nella pancia il fantasma nero della storia francese, ma un soldato di quell’Intifada quotidiana che si consuma nelle banlieues.
… giorni di follia omicida: tre giovani militari (di origine maghrebina) uccisi a freddo, un altro ferito grave e quattro altri esseri umani (tre bambini e un uomo) inseguiti ed abbattuti come animali al collège ebraico Ozar-Hatorah di Tolosa, la «ville rose» dov’è sepolto San Tommaso, il più razionale dei filosofi cristiani.
….
La realtà ci ha invece consegnato un altro colpevole, questo Mohamed Merah, francese di origine algerina (un immigrato di seconda generazione, come si usa dire con un ossimoro) che all’una dell’altra notte ha telefonato al centralino della tv France 24 ed ha confessato le ragioni di tanta ferocia alla giornalista di turno, Ebba Kalondo, una ragazza nera (è la società multietnica) con voce piana e tranquilla. Merah ha detto di essere legato ad Al-Qaeda e dichiarato che voleva «vendicare i nostri piccoli fratelli e le nostre piccole sorelle in Palestina», denunciare la legge che vieta il velo integrale alle musulmane e la partecipazione dell’esercito francese alla guerra in Afghanistan.
… , il terrorista islamico e il parà neonazi appartengono al sottosuolo della nostra società, due incubi opposti e che pure convivono, senza elidersi ma semmai moltiplicandosi. Intorno alle stragi di Tolosa è avvenuto lo stesso cortocircuito registrato nel luglio scorso a Oslo, in occasione delle stragi realizzate dal folle Anders Behring Breivik: otto uccisi con una bomba, 69 giovani laburisti in campeggio ammazzati a colpi di arma da fuoco. La prima ipotesi fu quella di una carneficina compiuta da terroristi islamici contro giovani occidentali. E invece il colpevole era questo biondo trentenne norvegese che si definiva anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamico, fondamentalista cristiano e filo-israeliano. …
Due incubi diversi, dunque, ma complementari e compatibili …
. Questo è il clima della Francia di oggi nella quale Mohamed Merah, da anni cellula dormiente e solitaria di Al-Qaeda nel quartiere del Mirail di Tolosa ha deciso di passare all’azione. Poteva essere un parà neonazi e invece è stato il fantasma di Bin Laden. Non è certo rassicurante.
da I nostri due incubi quotidiani terrorismo islamico e antisemitismo – LASTAMPA.it.
Mohamed Merah, profilo del giovane francese, di origine algerina, sospettato degli omicidi di Tolosa e Montauban
Un profilo del giovane francese, di origine algerina, sospettato degli omicidi di Tolosa e Montauban.
BBC News – Profile: Toulouse shooting suspect Mohammed Merah
ancora istinto di Olocausto: in Europa l’antisemitismo rialza la testa e lascia a terra un rabbino e tre bambini ebrei
in Europa l’antisemitismo rialza la testa e lascia a terra un rabbino e tre bambini ebrei
vai a: E ora boicottiamo Israele! – [ Il Foglio.it › La giornata ].
Strage Tolosa, inquirenti seguono pista islamista e neonazista
Strage Tolosa, inquirenti seguono pista islamista e neonazista
L’Unità
Le piste dell’estremismo islamista e del terrorismo di estrema destra sono quelle privilegiate per l’attacco di oggi alla scuola ebraica di Tolosa, in cui sono morti tre bambini e un giovane professore franco-israeliani
<http://www.unita.it/mondo/strage-tolosa-inquirenti-seguono-pista-islamista-e-neonazi-1.393182>
Il Riformista chiude, il Manifesto (degli stilisti del comunismo) continua ad esistere. A riprova della maggiore durevolezza delle mitologie novecentesche
Il Riformista chiude, il Manifesto continua ad esistere
A riprova della maggiore durevolezza della mitologia comunista
la rivista CRITICA SOCIALE in tema di POLITICHE SOCIALI
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Risultati ricerca per: Politiche Sociali
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Foibe, il giorno del ricordo. Il 10 febbraio è il giorno del ricordo degli italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945
Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.
da http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=60
Qualche documentazione storica:
- http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2012/2/10/FOIBE-Lo-storico-ecco-i-numeri-di-una-tragedia-nascosta-/241629/
Oggi è il Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata
Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano … di Albert Camus
«Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano a provare vergogna di qualsiasi cosa.
Vergogna di se stessi, vergogna di essere felici, d’amare e di creare. [...]
È necessario quindi sentirsi colpevoli.
Eccoci trascinati al confessionale laico, il peggiore di tutti. »
Albert Camus, Actuelles. Ecrits politiques,
1948
Gianfranco Cordì. La prospettiva di Oswald Spengler (su Il tramonto dell’Occidente. Lineamenti di una morfologia della storia mondiale), in TELLUS folio
….
l’autore ci informa che: «una volta che lo scopo è raggiunto e che l’idea è esteriormente realizzata nella pienezza di tutte le sue interne possibilità, la civiltà d’un tratto s’irrigidisce, muore, il suo sangue scorre via, le sue forze sono spezzate, essa diviene civilizzazione». La civiltà occidentale ha subito dunque proprio questo destino, è stata condotta lungo questa strada, ha raggiunto tale «stadio necessario». «Stadio», tra l’altro, che la «riguarda esclusivamente» e che «si distingue da altri consimili solo per la sua estensione». Il terreno adesso è pronto per l’idea finale. Spengler dice che la «civilizzazione» è «il senso di ogni tramonto nella storia, il senso del compimento interno ed esterno, dell’esaurimento che attende ogni civiltà vivente». L’Occidente sta per tramontare perché esso è giunto al suo «inevitabile destino». Il suo culmine costituisce anche la sua fine (il suo «tramonto», la sua dissoluzione). L’idea di Spengler è che «inversione di tutti i valori: questo è il carattere più intimo di ogni civilizzazione. Si comincia col dare una diversa impronta a tutte le forme della preesistente civiltà, col capirle e con l’adoperarle in altro modo. Non si crea più, ci si limita a cambiare il senso di quel che esiste. In ciò sta l’aspetto negativo di tutte le epoche di tale tipo. Esse presuppongono come avvenuto l’atto propriamente creativo. Esse raccolgono la mera eredità di grandi realtà».
…
vai all’intero articolo qui: TELLUS folio.
“A noi Schettino. A voi Auschwitz”, di Alessandro Sallusti| da l’Occidentale

“A noi Schettino. A voi Auschwitz”
Con questo provocatorio titolo è uscito ieri, nella Giornata della Memoria, Il Giornale. L’editoriale del direttore Sallusti è bene, poi, citarlo letteralmente:
“È vero, noi italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan Fleischauer, di passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore tedesca ha tentato di salvarne uno … Per la loro bravura e superiorità hanno fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto l’Europa … Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa. Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l’arma della moneta non è meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà mai nessuno.”
L’editoriale di Sallusti è una risposta all’articolo di Jan Fleischhauer, columnist dello Spiegel Online, che recentemente ha attaccato l’Italia e gli italiani definendoli, con disprezzo, tutti quanti degli Schettino. Se il tono delle parole di Sallusti era inutilmente esagerato, più diplomatico non è stato certamente il giornalista tedesco, che anche è bene citare letteralmente:
“Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l’abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico? … Conosciamo tipi del genere dalle vacanze al mare, maschi bravi con grandi gesti, capaci di parlare con le dita e con le mani, in principio gente incapace di fare del male, ma bisognerebbe tenerli lontani da macchinari pesanti e sensibili, com’è evidente.”
Per il GIORNO DELLA MEMORIA: Carlo Rivolta legge I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi
Carlo Rivolta legge I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi.
Per ascoltare ed eventualmente conservare gli Audio MP3 vai a:
Qui i miei ricordi di Carlo Rivolta:
islamici: la Turchia nega il genocidio degli armeni e minaccia “ritorsioni” sulla Francia
La Turchia minaccia ritorsioni contro la Francia per la legge sul genocidio armeno
Il Senato francese ha approvato ieri la legge che trasforma in reato il negazionismo pubblico del genocidio armeno del 1915, sulla stessa base della legge relativa alla Shoah. Ankara giudica il voto “irresponsabile”, e parla di “totale rottura” delle relazioni fra i due Paesi.
Ankara (AsiaNews/Agenzie) – Il senato francese ha votato ieri una legge in base a cui la negazione pubblica del genocidio armeno compiuto in Turchia dal 1915 in poi è considerata un atto criminale. E’ già illegale in Francia negare la Shoah, un crimine punibile con un anno di prigione e una multa di 45mila euro. La stessa punizione viene adottata per chi nega il genocidio armeno. La legge – passata con 127 voti a favore e 86 contro – sarà inviata al presidente francese Nicola Sarkozy, che la firmerà. L’Armenia ha accolto la votazione lodando la Francia, un Paese che “ha confermato il suo ruolo centrale di vero difensore dei valori umani universali”. da: http://www.asianews.it/notizie-it/La-Turchia-minaccia-ritorsioni-contro-la-Francia-per-la-legge-sul-genocidio-armeno-23775.html
qui la documentazione sul genocidio degli armeni:
Autori del progetto e della messa in atto
Scheda Completa
da: Homepage • WEFOR • I Giardini dei Giusti.
Stalinisti del tempo attuale: Marco Rizzo del partito dei Comunisti Sinistra Popolare piange la morte di Kim Jong, da Il Post (ilpost) su Twitter
È morto all’età di 75 anni Vaclav Havel (1936-2011), l’ultimo presidente cecoslovacco e il primo presidente ceco dopo la caduta dell’ex regime comunista nel 1989 – LASTAMPA.it
Scrittore, drammaturgo, attivista
è stato il primo presidente ceco.
Guidò il suo Paese dopo la caduta
nel regime comunista nel 1989
È morto all’età di 75 anni Vaclav
Havel, l’ultimo presidente cecoslovacco e il primo presidente ceco dopo la caduta dell’ex regime comunista nel 1989.
Havel lo scrittore presidente, drammaturgo e uomo politico, leader della Rivoluzione di velluto ceca, ha guidato l’opposizione intellettuale cecoslovacca durante l’occupazione sovietica.
Era conosciuto anche come l’eroe di ‘Charta77′, il primo documento di opposizione al comunismo, trasformato poi nel Forum civico, un organismo che mise sottosopra il potere con manifestazioni pacifiche e diffondendo clandestinamente testi che inneggiavano alla rivoluzione non violenta.
Tra questi documenti, anche il suo saggio più famoso, tradotto in tutto il mondo, dal titolo “Il potere dei senza potere”.
Protagonista incontrastato del dissenso nella Cecoslovacchia, Havel, dopo la “Rivoluzione di velluto” e la svolta democratica nel 1989 in cui ebbe un ruolo centrale, divenne il primo presidente della Cecoslovacchia post-comunista e poi, con la separazione consensuale dalla Slovacchia nel 1993, della Repubblica Ceca. Per i cechi e ben oltre i confini nazionali, è stato il simbolo del dissenso e della lotta contro l’oppressione del regime comunista nel suo Paese e delle dittature in tutto il mondo.
Artefice della Rivoluzione pacifica dell’89 e attivista dei diritti umani. Per il suo impegno per i diritti civili e la libertà, Havel è stato ripetutamente incarcerato in Cecoslovacchia: quasi cinque anni in tutto, un’eternità che gli costò peraltro anche la salute, ma un periodo in cui produsse anche capolavori letterari come le famose lettere dal carcere alla moglie Olga.
Havel era nato il 5 ottobre 1936 in una famiglia benestante di imprenditori ed intellettuali di Praga: una “colpa” mai perdonata dal regime comunista del dopoguerra che l’accusò di avere collaborato coi nazisti durante l’occupazione. Nonostante gravi difficoltà a portare avanti gli studi liceali e poi universitari, Havel riuscì a seguire i corsi serali all’Università tecnica di Praga. Negli anni ’60, dopo il servizio militare, cominciò a lavorare come macchinista in alcuni piccoli teatri, fra cui il Teatro alla Ringhiera, dove poi andarono in scena alcune delle sue prime opere, come Festa in Giardino (1963). Parallelamente studiava per corrispondenza drammaturgia. In quegli anni scrisse due opere di rilievo, Il memorandum (1965) e Difficoltà di concentrazione (1968).
La Primavera di Praga nel 1968 e le repressioni seguite all’invasione sovietica indussero Havel, cacciato dal teatro, a impegnarsi nella lotta contro il regime: quasi cinque gli anni trascorsi dietro le sbarre. Nel 1989 in veste di leader del Forum Civico fu eletto primo presidente della Cecoslovacchia e riconfermato nella Repubblica ceca nel 1993. Nonostante la precaria salute e numerosi interventi chirurgici, nel 1998 fu rieletto per un secondo mandato.
Filoamericano, Havel fu il principale fautore dell’entrata della Repubblica Ceca nella Nato (12 marzo 1999). Nel 2003 gli successe Vaclav Klaus, suo acceso avversario, e Havel annunciò di lasciare la politica per dedicarsi alla sua professione di drammaturgo. Dopo 20 anni di pausa scrisse la piece “Gli Addii”, su un politico incapace di accettare la perdita del potere. La prima si tenne a maggio 2008 al Teatro Arca di Praga. Nella primavera scorsa uscì la versione cinematografica di “Addii” con la sua regia.
stralci da Addio Havel, rivoluzionario di velluto – LASTAMPA.it.






Quando e dove
Entità dello sterminio
Pianificazione
Moventi ideologici
Modalità di esecuzione