che è stata gratuitamente quanto incredibilmente storpiata dal sito Repubblica.it (nel post ho riportato anche quella dell’imputato Davanzo nel corso dell’udienza del 28 maggio) e l’articolo di Giancarlo Bosetti su la Repubblica di mercoledì,
Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.
La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.
«Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano a provare vergogna di qualsiasi cosa.
Vergogna di se stessi, vergogna di essere felici, d’amare e di creare. [...]
È necessario quindi sentirsi colpevoli.
Eccoci trascinati al confessionale laico, il peggiore di tutti. »
in Italia c’è chi prova dolore per la morte di #KimJong. Marco Rizzo e il partito dei Comunisti Sinistra Popolare, fondato nel 2009. ilpost.it/2011/12/20/il-
Se qualcuno crede ancora che vi sia una differenza sostanziale nella spinta di fondo che ha dato origine al comunismo e al nazismo, allora farebbe bene a leggere l’agile volume di Luciano Pellicani, Lenin e Hitler, I due volti del totalitarismo.
E’ opinione diffusa, infatti, che comunismo e nazismo – nonostante gli esiti nichilistici di entrambi – siano due fenomeni antitetici. In realtà, alla base di entrambi c’è un “programma pantoclastico”, tipico di ogni totalitarismo, che si definisce tale solo se è caratterizzato dal desiderio di produrre una mutazione totale della realtà.