islamisti: l’ISIS spiegato a Di Battista – di Micheledisalvo.com


proviamo a spiegare un pò di storia al nostro parlamentare, anche se è bene ricordare che esiste un ufficio, pagato da noi, alla Camera, cui può porre quesiti e fare ricerche per cercare, se davvero gli interessa, di dire meno castronerie (e alla fine spieghiamo perché in questo caso più che in altri queste castronerie sono davvero intollerabili).

ISIS è una creatura indipendente inventata nel 2000 da un signore di nome Al-Zarqawi. Abu Musab al-Zarqawi, giordano, dagli anni ’80, dai tempi della guerra tra URSS e Afghanistan, era stato prima rivale di Bin Laden all’interno del mujaheddin, e poi di lui alleato e numero tre di un’altra organizzazione di nome al-Qaida, creata per continuare a combattere “l’occidente”. (Finora quindi siamo a un giordano e un saudita in Afghanistan, niente a che vedere con un movimento di lotta partigiana in Iraq.) Andiamo avanti.
Al Qaida era nata sull’idea di sviluppare una specie di legione straniera, di ispirazione sunnita, che avrebbe dovuto difendere i territori abitati dai musulmani dall’occupazione occidentale.
Nel 2000 Zarqawi decise di fondare un suo proprio gruppo con obiettivi diversi da quelli di alQaida: voleva provocare una guerra civile su larga scala, in tutti i paesi musulmani, per mettere l’una contro l’altra le diverse fazioni religioso-etniche, per conquistare un potere personale basato sul califfato. Per raggiungere questo suo obiettivo ha deciso di sfruttare la complicata situazione religiosa dell’Iraq, paese a maggioranza sciita ma con una minoranza sunnita al potere da molti anni con Saddam Hussein (e già qui è facile capire che sunniti e sciiti sono solo un pretesto e la religione c’entra nulla).

In un libro pubblicato nel 2004, e scritto dallo stratega jihadista Abu Bakr Naji, è spiegata la strategia di Zarqawi: portare avanti una campagna di sabotaggi continui e costanti a siti turistici e centri economici di stati musulmani, per creare una rete di “regioni della violenza” in cui le forze statali si ritirassero sfinite dagli attacchi e in cui la popolazione locale si sottomettesse alle forze islamiste occupanti (e anche da questo comprendiamo bene che la lotta all’occupante amercicano c’entra sempre meno)

tutto l’articolo qui: ISIS spiegato a Di Battista – Micheledisalvo.com.

il partito del comico assassino (quello del “siete morti” e dell’omicidio colposo di una intera famiglia): Iraq, Di Battista (M5S): «Il terrorismo unica arma rimasta a chi si ribella»


Corriere Della Sera - Corriere Ore 12
 
 
 
 
 
Iraq, Di Battista (M5S): «Il terrorismo unica arma rimasta a chi si ribella»
 «Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana». E ancora: «Il terrorismo la sola arma violenta rimasta a chi si ribella», scrive il deputato.

Tra i più critici Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd: «La teoria di fondo che anima le inconcepibili e pericolose parole di Di Battista è che dietro ogni terrorista ci sia una giusta motivazione da ascoltare. In realtà quanto invece emerge dalla vicenda dell’Isis, citata dal parlamentare 5 stelle, ci parla piuttosto di una ventata integralista, priva di ogni fondamento di diritto o di una pur aberrante rivendicazione, ma che pone come base l’idea che chiunque non si assoggetti al volere o al credo di quella fazione è un soggetto da eliminare fisicamente».

I massacri dello Stato Islamico
In Siria «700 persone uccise»

Un reporter ha vissuto per tre settimane a Raqqa, capitale del Califfato: come si vive nei territori controllati dai jihadisti


Un reporter ha vissuto per tre settimane a Raqqa, capitale del Califfato. Filmando come si vive nei territori controllati dai jihadisti.

Ecco il documentario che ha girato.

http://goo.gl/ZmCyup

da Il Foglio.

Maometto il profeta di dio…chi era veramente – da Bubblews


vai a: Maometto il profeta di dio…chi era veramente – Bubblews.

il ritorno alle tribù degli islamisti: Maurizio Molinari: ” Denaro, forza e sangue. Torna la legge delle tribù “, agosto 2014


LA STAMPA - Maurizio Molinari: ” Denaro, forza e sangue. Torna la legge delle tribù “

Sono le tribù sunnite le protagoniste di quanto sta avvenendo nel Nord Iraq, riguadagnando in Medio Oriente il ruolo strategico che ebbero al tramonto dell’Impero Ottomano.

«Le tribù per definizione sono fedeli solo ai loro interessi» osserva Jonathan Schanzer, ex analista d’intelligence del ministero del Tesoro Usa, invitando a riflettere su quanto avvenuto nel Nord dell’Iraq dal 2003. Fino ad allora a garantirgli entrate e privilegi era stato Saddam Hussein, quando venne rovesciato vissero nell’incertezza fino all’arrivo di Al Qaeda che con una miscela di corruzione e terrore le convinse a cooperare, assumendo il controllo dell’Anbar fino a farne una roccaforte della Jihad anti-americana ma nel 2007 il generale americano David Petraeus, forte di 20 mila marines e fondi ingenti, siglò accordi locali che diedero vita al Consiglio del Risveglio Sunnita: costruì strade, scavò pozzi, pagò stipendi agli uomini armati e le tribù cambiarono orientamento, consentendo al Pentagono di sconfiggere i jihadisti.

Con il ritiro delle forze Usa, al termine del 2011, i clan tribali dell’Anbar si sono ritrovati senza alleati e protettori, con in più l’aggravante di avere a Baghdad il governo guidato dallo sciita Nouri al Maliki percepito come ostile. È in questo vuoto di potere che si è inserito Abu Bakr al-Baghdadi, l’ex leader di Al Qaeda in Iraq che nel 2013 fonda lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) puntando a insediarsi proprio fra i clan del Nord.

La caduta di Mosul, in giugno, avviene a seguito dell’alleanza di interessi fra al Baghdadi e personaggi come Ali Hatim Al-Suleiman, Emiro della tribù dei Dulaim che in Iraq conta oltre 3 milioni di membri. «Isis non aveva uomini e mezzi a sufficienza per catturare Mosul – ricorda Al-Suleiman su “Al Sharq Al Awsat” – è stata la rivolta delle tribù a farla cadere, se ciò è avvenuto è perché il governo di Baghdad ci ha spinto a odiarlo al punto da allearci coi terroristi». Se Petraeus conquistò la fedeltà delle tribù sunnite creando infrastrutture locali e versando fiumi di dollari, al Baghdadi è riuscito nello stesso intento cavalcando l’ostilità anti-sciita e ricorrendo alla violenza più brutale – decapitazioni, crocefissioni e fosse comuni – per garantirsi il controllo del territorio del Califfato.

«Denaro, forza e sangue è in linguaggio delle tribù» aggiunge Joshua Landis, arabista dell’Università dell’Oklahoma. D’altra parte l’ufficiale britannico Thomas Edward Lawrence nel 1916-1918 fece valere proprio la proiezione del potere dell’Impero di Sua Maestà per convincere le tribù della rivolta araba, dal Sinai all’Arabia, a sollevarsi contro l’Impero Ottomano. Ed a ben vedere anche all’origine dei legami fra Usa e sauditi ci sono le tribù: Franklin D. Roosevelt era da poco alla Casa Bianca quando, nel 1933, la californiana Standard Oil siglò l’intesa per lo sfruttamento dei giacimenti di greggio a meno di un anno dalla nascita del regno wahabita, allorché Riad era soprattutto la capitale degli Ibn Saud. «Più si indeboliscono gli Stati, più in Medio Oriente si rafforzano tribù, clan e famiglie – sottolinea Schanzer – che possono essere parte della soluzione o del problema, seguendo interessi particolari». Le indiscrezioni su tensioni fra tribù e Isis confermano che la situazione è in bilico perché al Baghdadi offre solo due opzioni: soccombere o sottomettersi. Ma se a imporsi è la dinamica delle tribù, come è possibile sconfiggere il Califfo? «Bisogna essere lì sul terreno» risponde Schanzer, ricordando che è questa caratteristica ad accomunare i successi, in tutte le epoche: da Lawrence d’Arabia, agli emissari della Standard Oil Company, a David Petraeus

da .Informazione Corretta.

sulla politica islamista del Movimento 5 Stelle: il deputato Manlio Di Stefano chiede ‘rispetto’ per i terroristi dell’Isis


sulla politica islamista del Movimento 5 Stelle
il deputato Manlio Di Stefano chiede ‘rispetto’ per i terroristi dell’Isis

Testata: La Repubblica
Data: 13 agosto 2014
Pagina: 10
Autore: Francesco Grignetti – Pietro Del Re
Titolo: «Contrari a ogni tipo di intervento. e per capire l’Isis serve rispetto – Iraq, l’orrore della guerra negli occhi dei bambini. ‘Venduti come schiavi’»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 13/08/2014, a pag. 10, l’intervista di Francesco Grignetti al capogruppo M5S alla commissione Esteri alla Camera, Manlio Di Stefano, dal titolo “Contrari a ogni tipo di intervento. e per capire l’Isis serve rispetto”, da REPUBBLICA a pagg. 10-11, l’articolo di Pietro Del Re dal titolo ” Iraq, l’orrore della guerra negli occhi dei bambini. ‘Venduti come schiavi'”.

L’articolo di Pietro Del Re informa sui crimini commessi dall’organizzazione terrorista islamista per la quale Di Stefano chiede “rispetto”.


La bandiera dell’Isis

Di seguito, gli articoli:

LA STAMPA – Francesco Grignetti:  “Contrari a ogni tipo di intervento. e per capire l’Isis serve rispetto “


Francesco Grignetti


Manlio Di Stefano

«Noi siamo contro ogni intervento armato in Iraq. Anche indiretto. Noi restiamo pacifisti senza se e senza ma». Le foto drammatiche che giungono dall’Iraq non scalfiscono le granitiche convinzioni dei grillini. Mai interventi armati, né intromissione negli affari altrui. Vale anche per i sanguinari islamisti del Califfato. Anzi, «fenomeni radicali come l’Isis – scrivono – sarebbero da approfondire con calma e rispetto». Quale rispetto, scusi? «Rispetto delle cause che sono dietro la situazione attuale», risponde il capogruppo M5S alla commissione Esteri alla Camera, Manlio Di Stefano. «Noi occidentali abbiamo dato per scontato che la nostra fosse l’unica democrazia possibile. Affrontare le cause con rispetto significa interrogarsi se non ci siano altre forme di governo e di democrazia che vanno bene per i posti dove sono». In Iraq intanto si muore, però. C’è il pericolo di un genocidio. Avete visto i bambini morti, e donne stuprate, le fosse comuni… Non è un caso classico di interventismo umanitario? «Intanto è evidente a tutti che gli Stati Uniti sono intervenuti di testa loro senza coinvolgere le realtà internazionali». Questo è un dato di fatto. Ma senza intervento lì muoiono tutti, sa? «L’ho capito… ma anche in Palestina muoiono in questo momento. Hanno fatto qualcosa gli Stati Uniti? Ci mancherebbe altro che non avessimo a cuore i morti, che siano da una parte o dall’altra, però vedo sempre un interventismo accanito quando si parla di alcuni territori e il totale oblio di altri territori, se non addirittura l’appoggio ad alcune realtà nemiche. È una situazione incredibile». Posizione chiarissima, non c’è che dire. Quindi in Iraq dobbiamo restare alla finestra? «Oggi è facile parlare di intervenire. Ma guai a dimenticare che lì abbiamo portato noi l’instabilità politica. Tra l’altro l’Italia fu complice di quella guerra». E accusate le ministre Federica Mogherini e Roberta Pinotti di giocare «a fare la guerra senza avere consultato preventivamente il Parlamento». Questo altolà vale anche per l’ipotesi allo studio nelle cancellerie europee di inviare armi ai curdi? «Sicuramente. Oggi dai le armi ai curdi, domani agli sciiti, dopodomani hai la reazione dei sunniti. Bombardamenti e forniture di armi non fanno altro che alimentare gli stessi fenomeni che si vogliono contrastare. È come curare un diabetico con iniezioni di glucosio». Senta Di Stefano, si può e si deve discutere su come è andata con Saddam Hussein. Ma il problema ora è l’oggi. Se non con le armi, secondo lei come si può intervenire? «Ci vorrebbe un intervento diplomatico forte. O anche intervenire con corpi non armati. Interventi umanitari. Invece abbiamo bombardamenti veri e propri: ma così si polarizzano ulteriormente le divisioni. Noi andiamo a gettare bombe contro i terroristi. È vero, sono terroristi. Ma siamo sicuri che per ogni terrorista morto non ne nascono altri cento? Quella provocazione del Califfato di arrivare fino a Roma significa questo: più voi intervenite, più noi reagiremo».

LA REPUBBLICA – Pietro Del Re:  “Iraq, l’orrore della guerra negli occhi dei bambini. ‘Venduti come schiavi’ “


Pietro Del Re


Un’esecuzione di massa dell’Isis

ERBIL Bambine stuprate e poi vendute al mercato degli schiavi. Bambini arruolati di forza nelle milizie jihadiste e poi anch’essi violentati. Questo si legge nella “Horizontal note”, l’ultimo rapporto trimestrale preparato dal personale Unicef in Iraq, dove tra le cifre, le statistiche e le tante località scritte in arabo è facile percepire le grida di dolore e di spavento lanciate dalle giovanissime Raghad, Jinan, Louisee Zozan o dai piccoli Raed, Ayad, Shero e Clément. L’elenco di efferatezze e abusi compiuti sui minori dalle bande dello Stato islamico è stato redatto per conto del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Kimoon, il quale dovrà poi riferirne al Consiglio di Sicurezza.

 A svelarci le atroci verità in esso contenute è Marzio Babille, triestino, pediatra con lunga esperienza nell’umanitario e rappresentante dell’organizzazione dell’Onu per l’infanzia a Bagdad ed Erbil. Dice Babille: «Sono accuse accuratamente vagliate dai nostri funzionari infiltrati sul terreno: negli ultimi sei o sette mesi, da quando è partita la vasta offensiva dello Stato islamico nel nord e nel centro dell’Iraq, i crimini contro i minori sono incredibilmente aumentati da Ambar a Tikrit, da Falluja a Mosul e Qaraqosh, ossia in tutti territori conquistati dall’auto- proclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi ».
Le vittime di queste violenze non sono solo i bimbi cristiani, ma quelli di tutte le minoranze che dalle periferie di Bagdad alla Piana di Ninive o alle fertili sponde del Tigri e dell’Eufrate sono rimaste intrappolate nel corso dell’irresistibile avanzata militare delle brigate jihadiste. Tra queste minoranze si contano gli yazidi, gli sciiti, i turcomanni e i curdi, ovvero tutti coloro che gli islamisti considerano infedeli, e a cui infliggono le peggiori umiliazioni. «Quando in una famiglia ci sono due bambine, una è automaticamente sequestrata dallo Stato islamico, che la mette all’asta nel mercato delle schiave sessuali o che ne fa dono ai suoi miliziani, magari come premio per una vittoria al fronte». Se nella famiglia non ci sono bambine, gli jihadisti si rifanno sui maschietti i quali, quando hanno le sfortuna di essere dei bei bambini, sono anch’essi trasformati in oggetti sessuali. Appena arruolati, questi bimbi sono immediatamente armati ed equipaggiati militarmente di sana pianta, ma essendo spesso spaventatissimi da quanto sta accadendo loro e troppo piccoli per potersi comportare da veri soldati, vengono selvaggiamente picchiati dai loro rapitori.
Per tutelare l’infanzia dalle violazioni nei Paesi funestati da sanguinari conflitti quali la Somalia, l’Afghanistan, la Siria o appunto l’Iraq, l’organizzazione delle Nazioni Unite ha stilato il seguente elenco di crimini-tabù contro i più piccoli: l’uccisione e la mutilazione di bambini, il rapimento, lo stupro e altri atti sessuali, il recluta- mento in bande armate, la distruzione di scuole e di ospedali, la restrizione volontaria dello spazio umanitario. «Ebbene, in Iraq tutti questi crimini sono attualmente compiuti dalle bande islamiste, come dimostrano le circostanziate testimonianze pazientemente raccolte dai nostri operatori presso famiglie per lo più restie a confessare agli estranei i torti che hanno subìto i loro bambini», aggiunge Marzio Babille. Ed è in questi scientifici questionari, in cui alle vittime si chiede quando, dove, a che ora e in quale luogo è stata trasgredita una legge contro i minori, che traspaiono le più abominevoli atrocità. Infatti, le risposte fornite spesso raccontano di famiglie dilaniate, di figli strappati dalle braccia dei genitori, di torture, omicidi e indicibili traumi, tutto compiuto in nome di una fede sviata.
Tra le minoranze irachene quella trattata peggio dallo Stato Islamico è forse quella yazida, perché la più piccola, la più chiusa e la più indifesa. A dar voce a questo popolo antico è la sua deputata al parlamento di Bagdad, Vian Dakhil, che per prima ha urlato al mondo il genocidio in corso. Ieri, la donna è rimasta ferita nello schianto dell’elicottero sul quale viaggiava e che stava conducendo una ricognizione umanitaria nel nord dell’Iraq, trasportando aiuti umanitari destinate alle decine di migliaia di persone rimaste intrappolate sulle montagne di Sinjar mentre fuggivano dagli jihadisti. Unica rappresentante politica della sua minoranza e deputata dell’Alleanza curda, quattro giorni fa Dakhil aveva rivolto un accorato appello al presidente del Parlamento proprio per salvare gli yazidi bloccati in montagna.
Domenica scorsa la donna aveva anche denunciato che ogni giorno muoiono cinquanta bambini di diarrea e disidratazione. Ieri, prima di imbarcarsi sull’elicottero, la deputata ha anche rivelato alla stampa internazionale che da giorni gli jihadisti tengono in ostaggio più di seicento ragazze yazide in una delle prigioni della provincia di Ninive. Adesso sappiamo anche quale sorte toccherà loro. Dice ancora Babille: «Nel corso della mia lunga carriera di medico di guerra mi sono morti tanti bambini tra le braccia, per lo più di malaria o di tifo. Ma vedere un bambino che muore di sete è davvero spaventoso. Nelle montagne sopra Sinjar saranno rimasti 30mila yazidi. Ma forse sono già molti di meno: la fatica e la carenza di cibo e di acqua ne stanno decimando a migliaia».
Tra le tante storie raccolte nell’ultima “Horizontal note” dell’Unicef in Iraq, una è particolarmente triste. Quella della piccola Gihan, cristiana di Mosul. Quando le milizie hanno sfondato la porta di casa sua per rubare i pochi beni della sua famiglia, i suoi genitori erano riusciti a nasconderla. Due giorni dopo, il padre ha caricato tutti in macchina per tentare la fuga verso il Kurdistan iracheno. Sono partiti in piena notte, ma l’auto sulla quale scappavano è stata fermata dagli islamisti dopo pochi chilometri. Da allora di Gihan si sono perse le tracce. Ha soltanto 12 anni.

Informazione Corretta.

Il momento brutale del califfo Ibrahim di Daniel Pipes The Washington Times 5 agosto 2014


Il momento brutale del califfo Ibrahim

di Daniel Pipes
The Washington Times
5 agosto 2014

http://it.danielpipes.org/14734/califfo-ibrahim

Nell’Iraq settentrionale i jihadisti dell’Isis hanno sterminato uomini, donne e bambini della minoranza religiosa degli yazidi, Le notizie del 11 Agosto 2014


Yazidi Nell’Iraq settentrionale i jihadisti dell’Isis hanno sterminato uomini, donne e bambini della minoranza religiosa degli yazidi. In cinquecento sono stati brutalmente ammazzati o addirittura sepolti vivi in fosse comuni.

I musulmani li considerano eretici, «adoratori del diavolo» perché legati a riti e culti che precedono il monoteismo. Si parla di centinaia di bambini morti di sete, disidratati dal caldo e dalla dissenteria. Pare che un grande numero di uomini sia stato massacrato sin dall’inizio dell’offensiva delle brigate islamiche tra il 5 e 10 agosto, mentre un alto numero di donne, forse migliaia, pare sia stato preso prigioniero.

A Bagdad il ministro dei Diritti Umani, Mohammed Shia al-Sudani, ha parlato di 500 vittime: «Alcune sono state sepolte vive, compresi bambini e donne» mentre «almeno 300 ragazze sono state prese come schiave».

Gli americani intanto sono giunti al quarto bombardamento degli ultimi tre giorni contro le colonne islamiche posizionate lungo i confini dell’enclave curda. Pare abbiano distrutto batterie di cannoni pesanti e soprattutto missili terra-aria, che sembra si trovassero negli arsenali dell’esercito iracheno catturati dagli islamici a metà giugno. Forti del sostegno americano, i peshmerga (i guerriglieri curdi) tendono a riprendere l’iniziativa dopo le ritirate delle ultime settimane: ieri hanno riconquistato i villaggi di Makhmour e al-Gweir nella piana di Niniveh. L’Italia, che per ora fornisce solo aiuti umanitari, sta valutando se inviare armi e aiuti militari. 

da Le notizie del 11 Agosto 2014.

Eurabia e medioevo prossimo venturo: gli obiettivi degli islamisti


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10.08.2014 E’ il Califfato l’obiettivo delle guerre islamiste
di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 10 agosto 2014
Pagina: 14
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico»

 

Riprendiamo da SHALOM di luglio-agosto 2014, a pagg. 14-15, l’articolo di Ugo Volli dal titolo “Tante guerre un solo obbiettivo: dall’Himalaya all’Oceano Atlantico creare un grande Califfato islamico “:http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=157&sez=120&id=54763

Il califfato è una forma di governo, a capo della quale si trova il califfo. Il termine proviene dall’in arabo: خلافة (khilāfa), che significa “successione”, “luogotenenza” e si riferisce al sistema di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l’unità politica dei musulmani, ovvero la Umma.

 

Come se fosse la prima volta che gli arabi tentano di costituire una “Grande Siria” dall’Iraq fino a Israele, passando per Siria Libano e Giordania. In realtà ci provarono appena sollevati dal giogo turco durante la prima guerra mondiale, spinti anche dalla Gran Bretagna (era il piano di Lawrence d’Arabia, che Londra continuò a perseguire prima in funzione antifrancese e poi antisraeliana fino agli anni Cinquanta). Quell’ ʿIzz al-Dīn al-Qassām da cui prendono nome le “brigate” terroriste di Hamas e anche i razzi che usano contro i civili israeliani, per esempio, era un terrorista di origini siriane, formato religiosamente in Egitto e militarmente nell’esercito turco, che sostenne la guerra contro l’Italia in Libia, poi combatté contro i francesi in Libano, partecipò alle stragi contro gli ebrei del mandato britannico e fu ucciso dagli inglesi a Jenin negli anni Trenta. I percorsi sono gli stessi, solo con un notevole ampliamento fino all’Himalaya da un lato e all’Oceano Atlantico dall’altro. Uguale è l’ideologia, la crudeltà dei metodi di lotta, il fanatismo, l’odio per i non musulmani. Uguali le linee strategiche, spesso anche le basi e gli avversari.

Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sarebbero nelle mani di una banda «specializzata in rapimenti». Al sicuro in Italia invece c’è Robert Andervill di Horryaty


fossimo i genitori di Vanessa e Greta non metteremmo i nostri figli nelle mani di un signore che come biglietto da visita usa una foto di se mascherato con una kefiah palestinese sotto un grande striscione con scritto «Gaza resisti». E soprattutto ci chiederemmo quale sia l’equidistanza, la ponderatezza di un personaggio che a 46 anni posta frasi del tipo «Allam, Ferrara, Pacifici e Di Segni. Poker di merde» o ancora «un giorno pagherete tutto merde sioniste». Tutto questo per dire che un elemento del genere all’interno di una Onlus non fa pensare a un’associazione umanitaria, neutrale e indipendente stile Croce Rossa, ma piuttosto a un’organizzazione ideologicamente schierata, quasi militante. Il che non è un delitto ed è assolutamente lecito. Ma cercar di decifrare gli eventi del mondo attraverso il filtro dell’ideologia rischia di regalare pericolose allucinazioni. E questa è la principale responsabilità del cattivo maestro Roberto Andervill. 

tutto l’articolo qui:

Informazione Corretta.

Barack Obama, Iraq: lotta ai terroristi islamici | da UsignoloNews


La lotta contro i terroristi islamici resta uno dei principali obiettivi della politica militare degli USA; lo conferma Barack Obama autorizzando i raid aerei sull’Iraq. Il Presidente degli Stati Uniti sostiene la necessità di intervenire in maniera decisa per salvare il paese da possibili minacce.

L’11 settembre ha segnato profondamente i ricordi e la psiche degli Americani. Forse anche per questo, Obama si rifiuta di mandare sul suolo iracheno il suo esercito, ma autorizza soltanto lemissioni aeree. I militari USA, oltre a sbaragliare le forze terroristiche, dovranno anche aiutare i civili.

Ancora tramite raid aerei, l’esercito invierà alla popolazione aiuti alimentarimedicinali e beni di prima necessità. Qualora si rendesse necessario poi, almeno così promette Obama, verranno sferrati anche degli attacchi mirati aventi come unico obiettivo le sedi del terrorismo islamico.

L’operazione militare si rende necessaria per sbaragliare definitivamente alcune grosse celluleterroristiche che tanto gli USA quanto l’Occidente in genere, avvertono come pericolose. Secondo alcune fonti, i raid aerei annunciati poche ore fa da Barack Obama, sarebbero già iniziati.

da Barack Obama, Iraq: lotta ai terroristi islamici, sì ai raid aerei | UsignoloNews.

avanzata delle milizie estremiste sunnite in Iraq, 8 Agosto 2014


Iraq Sembra inarrestabile l’avanzata delle milizie estremiste sunnite in Iraq.

Da tre giorni hanno intensificato con successo l’offensiva contro l’enclave curda nel Nord del Paese e ieri sera erano segnalate a una quarantina di chilometri da Erbil.

A farne le spese sono al momento soprattutto le minoranze che vivono nella regione. Circa 50.000 yazidi, una setta religiosa con oltre quattromila anni di storia, sono soccorsi dall’Onu sulle colline aride e rocciose che da Mosul si espandono nelle regioni occidentali.

La violenza degli estremisti islamici ha visto un’impennata mercoledì notte, quando le sue soldataglie hanno attaccato i villaggi cristiani nelle periferie settentrionali di Mosul. Qui a metà giugno si erano rifugiati circa 40.000 cristiani in fuga. Ora praticamente tutti sono scappati nella zona curda.

Testimoni sul posto segnalano oltre 100.000 profughi cristiani arrivati nelle ultime ore a Erbil, la capitale dell’enclave curda con un milione e mezzo di abitanti, e negli altri centri urbani protetti dai peshmerga, i militari curdi. Nella notte gli Stati Uniti hanno avviato una missione umanitaria, che consiste nell’invio di aiuti paracadutati — in particolare acqua, cibo e medicine — ai civili in fuga.

Nell’operazione sono coinvolti anche caccia «per proteggere la missione», secondo la Cnn. Il presidente Obama sta valutando intanto la praticabilità di bombardamenti aerei mirati contro le colonne armate dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), che ai primi di luglio a Mosul aveva proclamato la nascita del «Califfato». Fonti curde e irachene, riportate ieri notte dalNew York Times, affermavano che i bombardamenti Usasarebbero iniziati già in serata contro almeno due obiettivi, nei villaggi di Gwer e di Mahmour. Il Pentagono ha smentito, dichiarando tuttavia la possibilità che a condurre i raid siano state forze alleate degli Usa, «irachene o turche». 

da Le notizie del 8 Agosto 2014.

I musulmani perdono interesse per l’islamismo, di Daniel Pipes


Ho molti dubbi sull’ottimismo di Daniel Pipes

Dobbiamo ancora attraversare la fase delle prossime adolescenze violente (“l’arroganza della gioventù” dice Jason Gideon di Criminal Minds), soprattutto qui, nelle nostre città. nelle strade, nelle case.

Poi, forse, quando la Tecnica avrà inglobato anche questi residuati delle culture religiose monoteiste, si vivrà in convivenza.

La convivenza dei luoghi di ritrovo di BLADE RUNNER:

Paolo Ferrario

1) Più i musulmani conoscono l’islamismo, più lo rigettano. Questo argomento permea i risultati dei sondaggi nel corso del tempo. Se negli ultimi dieci anni è stata registrata un’impennata dell’islamismo, il sostegno musulmano ad esso è però diminuito quasi dappertutto, e lo scorso anno ha subito una riduzione particolarmente drastica.

Che il problema sia l’islamismo in generale, le opinioni riguardo a Hezbollah, Hamas o gli attentati suicidi, il sostegno musulmano è sostanzialmente in calo, a conferma della mia tesi, esposta per la prima volta un anno fa che l’islamismo ha raggiunto l’apice ed è in declino.

i palestinesi sono la popolazione più estremista (radicalizzata) del Medio Oriente, se non del mondo, pronti a rifiutare ogni cosa e a tentare ogni folle esperimento. Hanno provato a farlo quattro volte nel secolo scorso: il nazionalismo pansiriano, il nazionalismo panarabo, il nazionalismo palestinese o l’islamismo. Si rabbrividisce al pensiero di cosa accadrà in seguito. Detto questo, gli arabi israeliani sono sostanzialmente diversi dai loro omologhi non-israeliani.

l’articolo completo è qui

I musulmani perdono interesse per l’islamismo :: Daniel Pipes.

 Bernard-Henry Levy, I torti diseguali di Israele e Hamas. Il contrattacco non è un’aggressione. Israele si difende,torti non sono sullo stesso piano, Corriere della Sera 22 luglio 2014


Così dunque domenica scorsa, a Parigi, col pretesto di «difendere la Palestina», migliaia di uomini e donne se la sono presa di nuovo con gli ebrei.

A questi imbecilli oltre che mascalzoni, o viceversa, ricordiamo, ad ogni buon conto, che mescolare ebrei e israeliani in una stessa riprovazione è il principio stesso di un antisemitismo che, in Francia, viene punito dalla legge. Ricordiamo che nessuna indignazione, nessuna solidarietà nei confronti di una qualsiasi causa può, non dico autorizzare, ma scusare il gesto virtualmente pogromista che è il saccheggio, a Sarcelles, di una «farmacia ebraica» o di una «drogheria ebraica». A tali mascalzoni oltre che imbecilli, o viceversa, che la settimana precedente se la prendevano con due sinagoghe e, otto giorni dopo, recitano un remake penoso, e grazie al cielo ancora in modo minore, della notte dei cristalli, ripetiamo che questo tipo di azioni non trova spazio né in Francia né in alcun altro Paese dell’Europa contemporanea. Segnaliamo loro, en passant, che riunirsi dietro a razzi Qassam in cartapesta riproducenti le granate lanciate, alla cieca, su donne, bambini, vecchi, insomma sui civili di Israele, non è un atto anodino, ma un gesto di appoggio a un’impresa terroristica. A coloro che, fra questi, avevano realmente a cuore la causa di Gaza e sfilavano con striscioni su cui si evocavano le decine di innocenti uccisi dall’inizio della controffensiva israeliana, non saremo così crudeli da chiedere perché non sono mai II, mai, sullo stesso selciato parigino, per piangere, non le decine, ma le decine di migliaia di altri innocenti uccisi, da circa quattro anni, nell’altro Paese arabo che è la Siria. Facciamo notare che i responsabili di queste vittime, delle decine di donne, bambini, vecchi — che, se l’avanzata criminale di Hamas non viene bloccata, saranno, domani, centinaia — sono due, non uno: il pilota che, prendendo di mira una rampa di missili iraniani nascosta nel cortile di un edificio, colpisce per errore l’edificio vicino; ma anche, se non innanzitutto, i mostri di cinismo che, al messaggio del pilota che annuncia di essere sul punto di sparare e invita i vicini a lasciare il quartiere per mettersi al riparo, rispondono invariabilmente: «Che nessuno si muova; che ognuno resti al proprio posto; che 10, 10.000 martiri sono pronti a offrire il proprio sangue alla santa causa, iscritta nella nostra Carta, della distruzione dello Stato degli ebrei».

Quanto agli altri, a coloro che ritengono tali comportamenti causati da eccitazioni febbrili condivise, quanto ai mass media che continuano a evocare la «aggressione» israeliana, o la «prigione» che Gaza è diventata, o la «spirale» delle «violenze» e delle «vendette» che alimenterebbero questa guerra senza fine, obiettiamo che: non c’è aggressione, ma contrattacco di Israele di fronte alla pioggia di missili che, ancora una volta, si abbattono sulle sue città e che nessuno Stato al mondo avrebbe tollerato così a lungo; che Gaza è, in effetti, una sorta di prigione ma, avendola gli israeliani evacuata ormai da quasi dieci anni, non si capisce come potrebbero esserne i carcerieri. Cosa pensare, invece, di Hamas che mantiene l’enclave sotto il giogo, che tratta i propri abitanti come ostaggi e che, mentre gli basterebbe una parola o, comunque, una mano tesa perché cessi l’incubo, preferisce andare fino in fondo alla sua follia criminale?

Fra le violenze e le vendette che ci vengono presentate come «simmetriche», fra l’omicidio dei tre adolescenti ebrei rapiti e trovati morti vicino a Hebron e l’omicidio del giovane palestinese bruciato vivo, due giorni più tardi, da una gang di barbari che disonorano gli ideali di Israele, esiste una differenza che non cambia nulla, ahimè, al lutto delle quattro famiglie ma che, per chi ha la possibilità e, quindi, il dovere di mantenere la mente fredda, cambia tutto: le autorità politiche, giudiziarie e morali di Israele sono inorridite per il secondo omicidio, l’hanno condannato senza riserve e hanno fatto in modo che i suoi presunti colpevoli fossero braccati e arrestati; per il primo, i cui autori non sono ancora stati trovati, bisognava avere un udito assai fine per sentire non fosse che una parola nei ranghi palestinesi: sì, una frase si è udita, quella di Khaled Meshaal, capo di Hamas in esilio, «che si congratulava» per le «mani» che hanno «rapito» i tre adolescenti brutalmente riqualificati, per l’occasione, «coloni ebrei»…

Dubito che queste osservazioni possano avere qualche effetto sui jihadisti della domenica, sempre gli stessi che, un giorno, deplorano che gli si impedisca di ridere con l’umorista Dieudonné; un altro che gli si vieti di esprimere rispetto per Mohamed Merah; e un altro che la diplomazia francese non si schieri come un sol uomo dietro agli «indignati» pro Hamas. Quanto al resto della Francia, agli uomini e alle donne di buona volontà, a coloro che non hanno rinunciato al sogno di vedere, un giorno, questa terra finalmente condivisa, vorremmo tanto che rompessero il cerchio della disinformazione e della pigrizia di pensiero!

No, fra Israele e Hamas, i torti non soNO distribuiti in parti uguali. Sì, Hamas è un’organizzazione islamo-fascista da cui è urgente liberare anche gli abitanti di Gaza. E quanto al capo dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, egli si rivolge alle Nazioni Unite affinché facciano «pressione» su Israele: ma non sarebbe più logico, più degno e soprattutto più efficace che si rivolgesse ai folli di Dio, che da qualche settimana sono ridiventati i suoi partner di governo, per esigere e ottenere da loro che depongano, senza indugio, le armi? Gli abitanti di Gaza meritano di essere qualcosa di meglio che scudi umani. I popoli della regione, tutti i suoi popoli, sono stanchi della guerra e del suo strascico di orrori: diamo una chance alla pace.

da Commento di Bernard-Henry Levy, conflitto in Medio Oriente e i rigurgiti antisemiti | Osservatorio Antisemitismo.

Islam: una tradizione di tolleranza inesistente tranne che nella mente di Roberto Tottoli in un articolo sul Corriere della sera, DA Informazione Corretta


Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/07/2014,  a pag. 5, l’articolo di Roberto Tottoli dal titolo “La decadenza dell’islam e il mito del ritorno alla purezza”. 
 

Si tratta di un riassunto inadeguato che non tiene conto dei fatti ma solo delle buone intenzioni che esistono solo nella mente di Tottoli. Maometto, sin dall’inizio, chiarì la vera natura dell’islam: o ti converti e ti uccido. Avvenne, non a caso, alle tribù ebraiche che ebbero la sventura di trovarsi sulla strada di Maometto. Vennero tutte trucidate. Non si capisce quindi di quale tradizione scriva Tottoli. 

VAI A:

Informazione Corretta.

Storia della intesa 1934-1945 fra Movimento Arabo Palestinese capeggiato dal Gran Muftì di Gerusalemme e il nazismo e del Terzo Reich


Storia della strana e per molti versi ancora sconosciuta intesa che,

tra il 1934 e il 1945,

legò saldamente le sorti del Movimento Arabo Palestinese capeggiato dal Gran Muftì di Gerusalemme a quelle del nazismo e del Terzo Reich.

segue qui:

 

Informazione Corretta.

I tre giovani, Eyal Yifrah (19 anni), Gil-Ad Shayer (16) e Naftali Yaakov Frenkel (16) ono stati rapiti e uccisi a sangue freddo dagli islamici di hamas


l’agenda politica islamica:

“Hamas è responsabile e la pagherà“. Il premier israeliano  Benyamin Netanyahu è pronto alla rappresaglia dopo che i corpi dei tre giovani israeliani rapiti sono stati trovati privi di vita ad Halhul, città vicina ad Hebron. Se Israele è sotto shock, Hamas si prepara a rispondere: “Ogni offensiva aprirà le porte dell’infermo”.

I tre giovani, Eyal Yifrah (19 anni), Gil-Ad Shayer (16) e Naftali Yaakov Frenkel (16), erano scomparsi lo scorso 12 giugno nei pressi dell’insediamento di Gush Etzion, tra Betlemme e Hebron, nel sud della Cisgiordania, mentre facevano l’autostop. Da quasi un mese dei tre giovani non c’era traccia, poi il 30 giugno sono stati ritrovati i loro corpi. “Sono stati rapiti e uccisi a sangue freddo da belve umane”, ha detto Netanyahu.

vai a 

Israele: “Hamas pagherà per ragazzi rapiti e uccisi”. “Raid aprirà l’inferno” | Blitz quotidiano.

le operazioni “Mare Nostrum” e l’estremismo islamico, in Analisi Difesa


Le navi della Marina Militare inserite nel dispositivo aeronavale interforze Mare Nostrum sono state impegnate per tutto il fine settimana prestando soccorso ad oltre 5000 migranti.  La Marina Militare ha reso noto che la fregata Grecale (nelle foto le immagini del soccorso) con a bordo 566 e la corvetta Chimera con 353 sono arrivate ieri nel porto di Pozzallo. Nel pomeriggio di ieri durante le operazioni di soccorso e di ispezione ad un barcone venivano rinvenute circa 30 salme stivate nella zona prodiera dell’imbarcazione. Il personale medico intervenuto sul posto ha dichiarato che le cause della morte sono da attribuire a probabile asfissia e annegamento e ne sconsigliavano il prelievo a causa degli spazi angusti. Una volta ultimate le operazioni di soccorso ai migranti, il barcone è stato rimorchiato da Nave Grecale e verso il porto di Pozzallo.

La nave anfibia San Giorgio ha invece sbarcato 1.170 migranti nel porto di Taranto e il pattugliatore d’altura Dattilo della Capitaneria di Porto ne ha sbarcati 1.096 nel porto di Augusta, la rifornitrice Etna 1.044 nel porto di Salerno. Il pattugliatore Orione ne ha trasportati 396 a Messina dove sono giunti anche i 235 migranti soccorsi dal mercantile Mare Atlantic. Per concludere (ma solo per oggi) la motovedetta della Capitaneria di Porto 906 Corsi a portato 341 migranti a Porto Empedocle mentre i mercantili City of Beirut e Ticky hanno sbarcato 295 clandestini a Trapani.

L’emergenza sembra non concedere tregua e, come Analisi Difesa aveva previsto fin dall’inizio dell’operazione nell’ottobre scorso, Mare Nostrum sembra perseguire l’obiettivo di svuotare l’Africa di gran parte dei suoi abitanti. Dall’inizio dell’anno sono già arrivate illegalmente in Italia arricchendo organizzazioni malavitose spesso legate all’estremismo e terrorismo islamico (lo rivelò senza fornire dettagli l’allora ministro della Difesa Mario Mauro) circa 70 mila clandestini che di questo passo raddoppieranno entro settembre.

da Mare Nostrum svuoterà l’Africa? – Analisi Difesa.

Rawan, sposa bambina in Yemen, Muore a 8 anni, durante la prima notte di matrimonio per emorragia interna


ISLAMICI/CULTURA DELLA FAMIGLIA:

Si chiamava Rawan, viveva ad Al Hardh, regione nord orientale dello Yemen al confine con l’Arabia Saudita ed aveva 8 anni, di più non sappiamo. Ha perso la vita durante la prima notte di matrimonio con uno sposo la cui età era cinque volte la sua, a causa di un’emorragia interna, secondo alcuni attivisti.

Gli attivisti stanno chiedendo che lo sposo, che dovrebbe avere intorno ai 40 anni, e la famiglia della bambina, vengano arrestati e portati a giudizio. Purtroppo non è il primo caso e anzi ricorda un’altra storia recente, simile in tutto se non per l’età della vittima, Ilham, che in questo caso era una tredicenne. Mentre nel 2010, una bimba di 12 anni è morta durante il travaglio del parto.

da Rawan, sposa bambina in Yemen, Muore a 8 anni, durante la prima notte di matrimonio

VAI ANCHE A: http://attivissimo.blogspot.it/2013/09/antibufala-la-sposa-di-8-anni-morta.html

Sudan: rilasciata, ri-arrestata e ora in attesa. L’odissea di Meriam, l’apostata | euronews, mondo


islamici:

vai a:

Sudan: rilasciata, ri-arrestata e ora in attesa. L’odissea di Meriam, l’apostata | euronews, mondo.

più di 50 milioni i rifugiati, da La Stampa 21 giugno


più di 50 milioni i rifugiati, da La Stampa 21 giugno, quasi tutti provenienti da paesi di religione e cultura islamica:

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Islamisti: Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (o della Siria), chiamato Isil o Isis, un gruppo iscritto nella lista delle organizzazioni terroristiche, potrebbe rovesciare i governi di Iraq e Siria, di Daniel Pipes


Con l’occupazione di Mosul del 9 giugno, i jihadisti hanno ottenuto il controllo della seconda città più grande dell’Iraq, hanno fatto incetta di armi, si sono impadroniti di 429 milioni di dollari in oro, aprendosi la strada per raggiungere Tikrit, Samarra e forse anche la capitale Baghdad. I curdi iracheni hanno occupato Kirkuk. Questo è l’avvenimento più importante accaduto in Medio Oriente da quando hanno avuto inizio nel 2010 gli sconvolgimenti arabi. E qui di seguito vi spiego i motivi.

Una minaccia regionale: Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (o della Siria), chiamato Isil o Isis, un gruppo iscritto nella lista delle organizzazioni terroristiche, potrebbe rovesciare i governi di Iraq e Siria e forse anche altri, a cominciare dalla Giordania. Tra la Siria e l’Iraq, questo gruppo potrebbe cancellare il semisecolare confine tra queste due creazioni coloniali e porre fine alla loro esistenza come Stati unitari, ribaltando così l’ordine politico del Medio Oriente, come emerso dalla Prima guerra mondiale. Giustamente, il governo statunitense definisce l’Isis “una minaccia per l’intera regione”.

tutto l’articolo qui:

L’Isis si scatena, il Medio Oriente trema :: Daniel Pipes.

catturato Abu Khattala ( l’11 settembre del 2012 assalì il consolato americano di Bengasi, attacco in cui rimase ucciso l’ambasciatore americano Christopher Stevens) – da Analisi Difesa


per il tema. ISLAMISTI e 11 settembre

La cattura di Ahmed Abu Khattala è avvenuta con un raid segreto condotto lo scorso weekend dai militari americani insieme ad agenti della Cia. L’uomo ora si trova sotto la custodia degli americani “in una località sicura fuori dalla Libia. Khattala è considerato il capo della milizia che l’11 settembre del 2012 assalì il consolato americano di Bengasi, attacco in cui rimase ucciso l’ambasciatore americano Christopher Stevens (nella foto sotto) ed altri tre americani, un funzionario della sicurezza dell’ambasciata e due contractor della Cia

… Blitz USA a Bengasi: catturato Abu Khattala – Analisi Difesa.

islamici: Pakistan, sposa l’uomo scelto da lei Giovane incinta lapidata dai familiari – Corriere.it


Pakistan, sposa l’uomo scelto da lei Giovane incinta lapidata dai familiari – Corriere.it.

Italia, Mediterraneo e conflitti geopolitici, al 2014


Mediterraneogeopol893

“cara mamma, parto. Ho deciso di fare la terrorista islamica”, di Luana De Micco, in Il Fatto quotidiano 12 marzo 2014


micco783

Domenico Quirico, Pierre Piccinin Da Prata, IL PAESE DEL MALE. 152 giorni in ostaggio in Siria, Neri Pozza, 2014


Originally posted on Paolo del 1948:

Gli islamici

Per ricordare che la cultura di sinistra (Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Sel, centri sociali, no tav; …

non hanno mai capito il segno delle torri gemelle di New York e hanno sempre sostenuto le “ragioni” dell’islamismo radicale.

Sono reduci della rivoluzione d’ottobre e alla ricerca dl “nuovo proletariato” per ripetere il secolo breve dl quale hanno nostalgia
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Torna il terrorismo separatista di matrice islamica in Russia, 29 dicembre 2013


MOSCA VOLGOGRAD ATTENTATO DONNA KAMIKAZE 14 MORTI Corsera.it

(AGI) – Mosca, 29 dic. – Torna il terrorismo separatista di matrice islamica in Russia, vicino al confine con il Caucaso. Una donna kamikaze si e’ fatta 

Iraq, attentato dopo la messa di Natale Almeno ventidue morti – Corriere.it


il “buon natale” degli islamici:

vai a Iraq, attentato dopo la messa di Natale Almeno ventidue morti – Corriere.it.

vai a Google attentato 25 dicembre 2013

Video bambini siriani educati al jihad | Tempi.it


Un altro video diffuso online dai ribelli in Siria mostra un religioso sunnita dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) che educa, plagiandoli, un gruppo di bambini della provincia di Idlib. A più riprese, il religioso chiede ai bambini se «i cristiani sono musulmani o infedeli», se «Obama e Putin sono musulmani o infedeli», se «Assad è musulmano o infedele» e i bambini rispondono gridando in coro: «Infedeli!».

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