Category Archives: ISLAMISMO

islamismo politico «Guerra a tutte le nazioni atee» – febbraio 2015


Boko Haram, minacce anche all’Italia «Guerra a tutte le nazioni atee» – Corriere.it.

Domenico Quirico: ” si tratta di un nuovo califfato, che ha un progetto ben preciso: quello di estendere il più possibile i confini di uno stato islamista”, febbraio 2015


«La minaccia dell’Isis è seria e dovremo farci i conti ancora per diversi anni».
Ne è convinto Domenico Quirico, giornalista del quotidiano La Stampa, inviato di guerra, sopravvissuto a 152 giorni di prigionia in Siria.
Quirico era ieri in città per presentare il suo nuovo libro «Il grande califfato», edito da Neri Pozza, all’istituto Pasoli, nell’incontro organizzato dalla rete di Prospettiva Famiglia.
«La minaccia non va vista in termini semplicistici, come i Saraceni che sbarcano sulle nostre coste, si tratta di un nuovo califfato, che ha un progetto ben preciso: quello di estendere il più possibile i confini di uno stato islamista», precisa Quirico.

«Hanno i mezzi, si finanziano da soli e già dominano uno Stato grande come la Francia».

da L’Arena.it – Territori – Città.

MOLINARI MAURIZIO. Il califfo del terrore. Perchè lo stato islamico minaccia l’Occidente, Rizzoli, 2015


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cronologia degli attacchi terroristici in Europa (1995-2015) – da Internazionale


Dalla bomba nella stazione di Saint-Michel a Parigi nel 1995 all’attentato contro la redazione di Charlie Hebdo a Parigi, gli attentati terroristici in Europa degli ultimi vent’anni.

  • 25 luglio 1995: una bomba nella stazione di Saint-Michel della metropolitana di Parigi uccide otto persone e ne ferisce 150. L’attentato fa parte di una serie di attacchi rivendicati dal gruppo islamico armato dell’Algeria.
  • 15 agosto 1998: una bomba posizionata dai ribelli dell’Irish Republican Army uccide 29 persone nella città di Omagh, nell’attacco più mortale del conflitto decennale tra cattolici e repubblicani nell’Irlanda del Nord.
  • 11 marzo 2004: una serie di bombe posizionate sui binari e sui treni regionali di Madrid nelle stazioni di Atocha, El Pozo, Santa Eugenia uccidono 191 persone.
  • 7 luglio 2005: sono 52 i pendolari uccisi in quattro attentati suicidi che colpiscono tre diverse stazioni della metropolitana e un autobus a Londra.
  • 22 luglio 2011: l’estremista antislamico Anders Behring Breivik uccide 69 persone in una sparatoria nell’isola di isola di Utøya, in Norvegia e altre otto con una bomba artigianale a Oslo.
  • 2 novembre 2011: gli uffici della redazione di Charlie Hebdo a Parigi sono distrutti da una bomba molotov dopo la pubblicazione di una vignetta satirica sul profeta Maometto, nessun ferito.
  • 11-19 marzo 2012: un uomo armato che afferma di avere legami con Al Qaeda uccide tre studenti ebrei, un rabbino e tre militari a Tolosa, nel sud della Francia.
  • 22 maggio 2013: due estremisti di Al Qaeda uccidono a colpi di machete un soldato di 24 anni reduce dell’Afghanistan a Londra.
  • 24 maggio 2014: quattro persone sono uccise al museo ebraico di Bruxelles per mano di un uomo armato di kalashnikov. L’accusato è un ex militare francese legato al gruppo terroristico stato islamico in Siria.
  • 7 gennaio 2015: alcuni uomini armati hanno attaccato con armi da guerra la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo a Parigi, in Francia. Il bilancio delle vittime è di almeno 12 morti e dieci feriti, di cui alcuni gravi.

Una cronologia degli attacchi terroristici in Europa – Internazionale.

Blob Isis. Un servizio di Francesca Ronchin, http://www.agora.rai.it


http://www.agora.rai.it – Blob Isis. Un servizio di Francesca Ronchin

 

Siamo tutti Charlie! – Una mostra contro la censura, per la libertà di espressione – Dal 7 febbraio al 15 marzo 2015 WOW Spazio Fumetto, Milano, Via Campania 12


Dal 7 febbraio al 15 marzo WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano dedica una mostra a Charlie Hebdo, alla satira e alla libertà di espressione. In mostra i disegni realizzati da 150 fumettisti e vignettisti italiani e più di 70 stranieri che con le loro matite, penne e tavolette grafiche, hanno voluto omaggiare i colleghi uccisi nel terribile attentato di Parigi. Un’ampia sezione è dedicata anche all’opera e alla figura di Georges Wolinski, Charb, Cabu, Tignous e Philippe Honoré e alla storia della rivista. Ai nostri microfoni il Direttore di WOW Spazio Fumetto Luigi Bona.

WOW Spazio Fumetto

museo del fumetto, dell’illustrazione e dell’immagine animata
viale Campania 12, 20133 Milano – ITALIA

http://www.museowow.it/museo.htm

STATO ISLAMICO E LIBIA, febbraio 2015


ISIS1939

Libri sull’ISLAM POLITICO E IL TERRORISMO ISLAMICO


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ISIS1939

islamismo politico. COPENHAGEN: FUNERALI in memoria delle vittime degli attentati


Copenhagen, 30mila in piazza per omaggio alle vittime degli attacchi – Il Sole 24 ORE
thumbnail www­.ilsole24ore.com – Il centro di Copenaghen è invaso da una marea umana. Sono decine di migliaia i danesi scesi in piazza in memoria delle vittime degli attentati di sabato. Fiori e candele nelle mani della gente che .

Domenico Quirico: “I nostri regali al Califfo” | Blitz quotidiano


I miopi profeti del «disordine controllato», i medagliati della guerra per «portare la democrazia in Libia», guardano ora, stupefatti, le bandiere nere a Sirte, a Derna, sulla costa del mare, ascoltano intontiti i proclami arroganti dei nuovi padroni della Libia purificata da una ideologia settaria e barbara. Dove sono finiti i mestatori a cui hanno prestato, frettolosamente, la patente di «democratici», di uomini del futuro? Che fine hanno fatto quelle elezioni, quei parlamenti, quelle costituzioni che abbiamo annusato come segno dei tempi ormai irrevocabilmente nuovi?

….

segue qui

Domenico Quirico: “I nostri regali al Califfo” | Blitz quotidiano.

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islamismo politico: Isis: sgozzati i 21 cristiani copti egiziani che erano stati rapiti a capodanno in Libia


Isissgozzati i 21 cristiani copti egiziani che erano stati rapiti a capodanno in Libia. La rivista dello Stato islamico ha pubblicato ieri una foto degli ostaggi in ginocchio di fronte ai boia armati di coltello .

La rivista Isis, Dabiq, ha pubblicato la foto di 5 ostaggi in ginocchio su una spiaggia e i boia con i coltelli sfoderati alle loro spalle.

( da Ansa)

Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid, da Biblioteca di Garlasco:


vai a

Biblioteca di Garlasco: Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid.

GLOBALIZZAZIONE e ISLAMISMO nella analisi di Samuel Phillips Huntington


«L’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza organizzata (il potere militare). Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai. (…) Alcuni occidentali hanno sostenuto che l’Occidente non ha alcun problema con l’Islam, ma solo con gli estremisti islamici violenti. Millequattrocento anni di storia dimostrano tuttavia il contrario. I rapporti tra Islam e cristianesimo sono stati spesso burrascosi. Per entrambi, la parte opposta ha sempre rappresentato “l’Altro” (…) Le cause di questa costante conflittualità non vanno ricercate in fenomeni transitori quali il fervore cristiano del XII secolo o il fondamentalismo musulmano del XX, bensì nella natura stessa di queste due religioni e delle civiltà su di esse fondate, nelle loro differenze e nelle loro similitudini». Perciò, «una guerra planetaria che coinvolga gli stati guida delle maggiori civiltà del mondo è altamente improbabile ma non impossibile. Un simile conflitto potrebbe scaturire dall’escalation di una guerra (locale) tra musulmani e non musulmani».

Sono passati più di dieci anni da quando Samuel Phillips Huntington propose questa lettura delle future relazioni internazionali alla luce di una netta contrapposizione tra ciò che definiva come “Islam” e ciò che definiva come “Occidente”. L’11 settembre non c’era ancora stato, l’amministrazione statunitense non aveva ancora dichiarato la “guerra permanente al terrorismo”, il dibattito internazionale ruotava in larga misura intorno alle promesse annunciate dal pieno dispiegarsi dei processi di globalizzazione. Eppure, era proprio muovendo da un’analisi del “nuovo” mondo globalizzato, che questo docente di Harvard – stimato specialista di studi strategici e direttore del John T. Olin Institute for Strategic Studies – aveva pubblicato, già nel 1993, sulla rivista da lui fondata, Foreign Affairs, un articolo intitolato “The Clash of Civilizations?” che sarebbe poi stato sviluppato nell’omonimo saggio del 1996, edito dall’importante editore Simon and Schuster e tradotto in tutto il mondo (in Italia la prima edizione è del 1997, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti).

Da allora, le tesi di Huntington che annunciavano come possibile, prossimo e in qualche misura inevitabile lo “scontro di civiltà” tra gli occidentali e i musulmani – i primi rappresentati come i depositari della filosofia dei diritti dell’uomo e i secondi più o meno come dei “barbari” – hanno non solo caratterizzato il dibattito politico e culturale internazionale, ma, come una sorta di terribile profezia, sono apparse come il drammatico annuncio di quanto poi si sarebbe concretamente verificato. Questo almeno in apparenza. In realtà, Lo scontro delle civiltà è diventato la bandiera dietro la quale buona parte delle culture di destra dell’Occidente hanno ridefinito la propria identità. Dalla dottrina neoconservatrice sbarcata alla Casa Bianca fin dalla prima elezione di George W. Bush alla guida degli Stati Uniti nel 2000, ai tanti paladini dell’identità occidentale apparsi negli ultimi anni in Europa, da Orfana Fallaci a Pym Fortuyn, solo per citare due esempi, tutti sembrano aver fatto proprie le parole di Huntington. Così, come sottolinea Mondher Kilani, docente di Atropologia culturale dell’Università di Losanna, in Niente sarà più come prima (Medusa, 2002): «Sono parecchi i commentatori occidentali che, dopo l’11 settembre, hanno tenuto a ricordare l’origine occidentale dei diritti dell’uomo, contribuendo così (…) a sostenere la profezia autorealizzantesi della tesi di Huntington sullo “scontro di civiltà”. Una tesi che, come è noto, ha la particolarità di scambiare la conseguenza (i conflitti e le contraddizioni che risultano da rapporti di forza storici e congiunturali) con la causa (una irriducibilità di valori tra l'”Occidente cristiano” e il “mondo arabo-musulmano”)».

Le tesi di Huntington, un conservatore vicino ma non assimilabile tout-court all’ambiente neocon americano, hanno così finito per assumere il significato di una via d’uscita da destra di fronte alla crisi dello Stato-nazione e all’avvento dell’era globale. «La mia ipotesi – spiegava infatti l’autore di Lo scontro delle civiltà – è che la fonte di conflitto fondamentale nel mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologica né economica. Le grandi divisioni dell’umanità saranno legate alla cultura (…) I conflitti più importanti avranno luogo tra gruppi di diverse civiltà». «Questo perché – aggiungeva Huntington – nel mondo post-Guerra fredda, la cultura è una forza al contempo disgregante e aggregante. Popolazioni divise dall’ideologia ma culturalmente omogenee vengono a unificarsi, come hanno fatto le due Germanie (…) Società unite dall’ideologia o da circostanze storiche ma appartenenti a differenti civiltà finiscono viceversa con lo sgretolarsi, com’è accaduto all’Unione Sovietica».

La rinascita identitaria, le tendenze comunitaristiche, “la rivincita di Dio” – come lo stesso Huntington definiva il prepotente ritorno della religione nella politica e nella sfera pubblica di molte società – più che essere presentate come altrettante possibili derive assunte dall’umanità in una condizione di crisi, diventavano “la risposta” alle trasformazioni introdotte dalla globalizzazione. Al punto che lo scienziato politico di Harvard annunciava già all’epoca quelli che sarebbero stati i temi delle sue riflessioni successive, raccolti nel 2004 in La nuova America. Le sfide della società multiculturale (Garzanti, 2005), un violento manifesto contro il modello di melting pot statunitense e in particolare contro l’emergere della presenza degli immigrati “latinos” negli Usa. «La cultura occidentale – si poteva leggere in Lo scontro delle civiltà – è minacciata da gruppi operanti all’interno delle stesse società occidentali. Una di queste minacce è costituita dagli immigrati provenienti da altre civiltà che rifiutano l’assimilazione e continuano a praticare e propagare valori, usanze e culture delle proprie società d’origine. Questo fenomeno prevale soprattutto tra i musulmani in Europa, che sono, comunque, una piccola minoranza, ma è presente anche, in minor misura, tra gli ispanici degli Stati Uniti, che invece sono una minoranza molto nutrita».

Le “civiltà” poste da Huntington al centro della sua riflessione rappresentano perciò entità definite, stabili e connotate secondo criteri pressoché “etnici”, al punto che la frontiera che lui stesso fa correre tra occidentali e musulmani conosce poi il suo doppio all’interno di ogni società tra gli “autoctoni” e gli “stranieri”. «Il politologo di Harvard – spiega a questo riguardo Annamaria Rivera, etnologa dell’Università di Bari e autrice di La guerra dei simboli (Dedalo, 2005) – propone, attraverso nozioni totalizzanti come quella di civiltà, una configurazione dei rapporti di forza internazionali basata su rigide linee di frattura culturalreligiose. Nella “cattiva antropologia” di Huntington, le “civiltà” sono viste come universi compatti, autonomi, irriducibili, potenzialmente o effettivamente ostili l’uno all’altro; i rapporti del cosiddetto Occidente con altre aree, paesi e culture sono rappresentati nei termini dell’opposizione fra the West and the Rest».

Sono “mondi chiusi”, impenetrabili, quelli che, secondo Huntington, sono destinati ad incrociarsi solo per l’inevitabile clash. In questo quadro, si può leggere ancora ne Lo scontro delle civiltà, «il vero problema per l’Occidente non è il fondamentalismo islamico, ma l’Islam in quanto tale, una civiltà diversa le cui popolazioni sono convinte della superiorità della propria cultura e ossessionate dallo scarso potere di cui dispongono. Il problema dell’Islam non è la Cia o il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ma l’Occidente (…) Sono questi gli ingredienti di base che alimentano la conflittualità tra Islam e Occidente». Perciò, come suggerisce il sociologo afro-britannico Paul Gilroy nel suo Dopo l’impero (Meltemi, 2006) «vecchie questioni coloniali tornano in gioco quando i conflitti geopolitici vengono declinati come una battaglia tra civiltà omogenee». Gilroy paragona il libro di Huntington al Saggio sull’ineguaglianza delle razze pubblicato a metà dell’Ottocento dal conte de Gobineau e considerato come il testo fondante il razzismo moderno. «Nonostante le molte differenze – spiega il sociologo –, entrambi gli autori condividono la preoccupazione per le dinamiche di mutua repulsione delle civiltà e le disastrose conseguenze dei tentativi di incrocio. Gobineau identificò il pericolo mortale per le civiltà in ogni deviazione dalla “omogeneità necessaria alla loro vita” (…) Huntington specifica lo stesso tipo di problema, geopolitico e scientifico-razziale, sotto forma aforistica, nell’idioma contemporaneo del multiculturalismo e della globalità».

” “i perdenti radicali”. Definizione riferibile non tanto a coloro che si possono percepire come gli sconfitti della globalizzazione o delle trasformazioni culturali insite nella modernità, quanto a quelli che non sono stati o non sono in grado di elaborare un vocabolario del cambiamento, un lessico emozionale con cui rispondere alle modifiche di breve o di lungo corso …”, Guido Caldiron: Populismo globale, da TecaLibri


A conclusione di questo itinerario nel rancore, incontriamo un elemento che riconnette quanto detto ora sulla situazione italiana con il significato più generale del “populismo globale”. E che ci consente di individuare i segni tangibili di un percorso che non ha un solo luogo d’elezione: ha infatti a disposizione il mondo intero. Si tratta dei temi evocati dal sociologo tedesco Hans Magnus Enzensberger ne Il perdente radicale (Einaudi, 2007). Enzensberger segue le tracce di quella scia di sangue che attraversa l’orizzonte contemporaneo e che dalle nostre piccole barbarie domestiche ci conduce fino a incontrare la figura dei terroristi kamikaze. Dal caso degli adolescenti assassini nei college americani fino all’11 settembre c’è – suggerisce Enzensberger – un filo di disperazione e di rabbia, di cieca violenza e di studiata esaltazione del rancore che finisce per legare gli assassini di provincia ai killer delle Twin Towers. I primi indicano una tendenza, una possibilità che si cela nelle contraddizioni manifeste di un modello culturale in crisi, i secondi fanno parte dell’esercito di coloro che socializzano questa crisi e ne fanno la bandiera di una guerra planetaria. In comune, questi due esempi apparentemente così lontani tra loro, hanno il senso della sconfitta, la percezione di una inadeguatezza che si trasforma in furia omicida, in uno sterminato desiderio di morte e di distruzione. In entrambi i casi siamo di fronte a quelli che lo studioso tedesco presenta come “i perdenti radicali”. Definizione riferibile non tanto a coloro che si possono percepire come gli sconfitti della globalizzazione o delle trasformazioni culturali insite nella modernità, quanto a quelli che non sono stati o non sono in grado di elaborare un vocabolario del cambiamento, un lessico emozionale con cui rispondere alle modifiche di breve o di lungo corso che attraversano il loro spazio di vita. «In ogni momento — scrive Enzensberger — il perdente può esplodere. Questa è l’unica soluzione del problema che riesce a immaginare: il parossismo del disagio che lo fa soffrire».Il vero problema nasce però quando dalla follia individuale si passa a ciò che il sociologo definisce come la “socializzazione del rancore”.

da TecaLibri: Guido Caldiron: Populismo globale.

Isis, al Qaeda, al-Nusra. Tutti i terroristi islamici che minacciano l’Occidente. Parla Stewart (Dia) – Formiche, febbraio 2015


Il mondo sta affrontando una nuova emergenza sicurezza che, a differenza del passato, presenta molte sfaccettature, quindi va combattuta su fronti diversi. Nel corso di un’audizione tenuta presso il Comitato della Camera per i Servizi Armati statunitense e dedicata alla valutazione delle minacce globali, il direttore della Defense Intelligence Agency (Dia), il tenente generale del Vincent Stewart, ha dichiarato – ripreso da Business Insider – che «le sfide sulla sicurezza che stanno fronteggiando gli Stati Uniti sono molte e di gran lunga più complesse di quelle che abbiamo vissuto nella nostra vita». Un discorso che richiama in maniera diretta lalotta al terrorismo.

LA TRIPLICE MINACCIA:  IS, AL QAEDA E AL-NUṢRA

Ma rispetto a qualche anno fa, oggi c’è bisogno di un dispiegamento di forze ed energie doppio, forse triplo. Se da un lato, infatti, al Qaeda potrebbe espandersi in Siria, mentre minaccia l’Occidente, dall’altro non sono affatto trascurabili i successi ottenuti dallo Stato Islamico inIraq e in Siria a partire dalla metà dello scorso anno. Ma non finisce qui. I rivali dell’Is delFronte al-Nuṣra, un gruppo di rivoltosi armati attivo in Siria e  in Libano e affiliato ad al Qaeda, sta guadagnando terreno nel corso degli ultimi mesi. La Dia è preoccupata del fatto cheal-Nuṣra possa continuare ad avanzare all’interno della Siria e riesca a migliorare le sue capacità operative in Libano – dove peraltro già opera – mentre in accordo con i piani alti di al Qaeda possa pianificare attacchi contro l’Occidente. «Facendo parte della grande rete di al Qaeda», scrive Stewart, «siamo preoccupati per il sostegno che il Fronte al-Nuṣra possa offrire nell’organizzazione di un attacco terroristico transnazionale ordito contro gli interessi di Stati Uniti e dell’Occidente, più in generale».

tutto l’articolo qui:

Isis, al Qaeda, al-Nusra. Tutti i terroristi islamici che minacciano l’Occidente. Parla Stewart (Dia) – Formiche.

Islam politico: ISIS. Rapporto Onu denuncia: “bambini decapitati e crocifissi” – Medio Oriente – ANSA.it


L’Isis uccide, tortura e violenta sistematicamente bambini e famiglie di gruppi minoritari in Iraq: è quanto emerge da un rapporto dell’Onu pubblicato a Ginevra. I bambini, riporta il documento, in molti casi vengono anche “crocifissi”, “decapitati” e “sepolti vivi”. Il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini lancia un appello affinché le forze di governo irachene si impegnino maggiormente per proteggere i bambini e le loro famiglie.  Il rapporto cita “molti casi di esecuzioni di massa di bambini, cosi’ come notizie di decapitazioni, crocifissioni di bambini e sepolture di bambini vivi”. Il governo iracheno ha chiesto ripetutamente di avere più armi dall’occidente e un maggiore addestramento delle sue forze. Da parte sua, l’agenzia dell’Onu ha esortato a fare di più, sottolineando che l’Iraq deve “prendere tutte le necessarie iniziative per assicurare la sicurezza e la protezione dei bambini e delle loro famiglie”.

Il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini lancia un appello affinchè le forze di governo irachene si impegnino maggiormente per proteggere i bambini e le loro famiglie. Il rapporto cita “molti casi di esecuzioni di massa di bambini, cosi’ come notizie di decapitazioni, crocifissioni di bambini e sepolture di bambini vivi”. Il governo iracheno ha chiesto ripetutamente di avere più armi dall’occidente e un maggiore addestramento delle sue forze. Da parte sua, l’agenzia dell’Onu ha esortato a fare di più, sottolineando che l’Iraq deve “prendere tutte le necessarie iniziative per assicurare la sicurezza e la protezione dei bambini e delle loro famiglie”

da

Isis. rapporto Onu denuncia: “bambini decapitati e crocifissi” – Medio Oriente – ANSA.it.

Chesterton, l’inventore di Padre Brown, e la solitudine della teologia islamica


Chesterton, l’inventore di Padre Brown, che nel romanzo del 1914 “L’Osteria volante” (Bompiani) immagina un’Inghilterra totalmente sottomessa al governo islamico, con il benestare dell’aristocrazia britannica, mentre in un saggio successivo del 1917 e dedicato al generale inglese Lord Kitchener (mai tradotto in Italia, ma trasposto nel film “Khartoum” con Lawrence Olivier e Charles Heston) aggiunge altre considerazioni.

La figura del Profeta

Leggiamo: «C’è nell’Islam un paradosso che rappresenta una permanente minaccia. Questa grande fede nata nel deserto fa sbocciare la sua estasi proprio dalla desolazione della sua terra, e si potrebbe anche dire dalla solitudine della sua teologia. Essa afferma, e con non poca sublimità, qualcosa che non è tanto la singolarità di Dio, quanto la sua solitudine. Con estrema semplificazione, la fede è in tutto simile alla figura solitaria del Profeta Maometto; eppure questo isolamento prorompe perpetuamente nel suo esatto contrario. Un vuoto sta nel cuore dell’Islam che deve essere riempito ancora e ancora dalla mera ripetizione di quella rivoluzione che lo ha fondato. Non ci sono Sacramenti, l’unica cosa che può accadere è una specie di apocalisse, unica quanto la fine del mondo; e di conseguenza non si può far altro che ripetere questa apocalisse e che il mondo finisca ancora e ancora. Non ci sono preti, eppure questa uguaglianza può solo generare una moltitudine di profeti anarchici numerosi quasi come i preti. Proprio il dogma che dice che c’è solo un Maometto genera una processione infinita di Maometti».

da Houellebecq e il burqa che soffoca l’Occidente – Spettacoli Milano.

la LOTTA AL TERRORISMO INTERNAZIONALE nel Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento, 3 febbraio 2015


Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti.

Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi.

Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano.

La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa.

Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore.

La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza.

Per minacce globali servono risposte globali.

Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati nazionali.

I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale.

La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse.

Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione.

La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura.

da Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento, 3 febbraio 2015 « POLITICHE SOCIALI e SERVIZI.

Charlie Hebdo chiude (per ora). I terroristi hanno vinto, da Il Foglio febbraio 2015


Il diritto di esprimere la propria opinione, fosse pure in modo volgare, e di mettere in discussione i tabù, fossero pure maggioritari, è un diritto acquisito della democrazia e pagato molto caro, anche dai giornalisti di Charlie Hebdo. Questa autocensura, questo silenzio, quest’aria di sudditanza, è quindi una regressione epocale.

 

Magari i giornalisti di Charlie Hebdo avranno la forza di tornare a scrivere e a disegnare come prima. Ma per adesso, i terroristi hanno vinto.

TUTTO L’ARTICOLO QUI:

Charlie Hebdo chiude (per ora). I terroristi hanno vinto.

Mondo arabo e terrorismo: “non vedo”, “non sento”, “non parlo”, di Marassi


VIGNETTE1904

L’UNICO DUBBIO DELL’INTEGRALISTA: “non sono sicuro che l’uomo esista”, di Mauro Biani


VIGNETTE1903

Nazifascismo: I LUOGHI DELLA MILITANZA JIHADISTA IN ITALIA, Ministero dell’ Interno


MANCUSO1875

Domenico Quirico, «Il Grande Califfato» (Neri Pozza, 240 pp., 16 euro) Al ritorno dalla Siria, Quirico aveva lanciato l’allarme sulla deriva islamista a cui l’Occidente stava andando incontro. Un grido d’allarme rimasto inascoltato, 2015


«E’ la prosecuzione de “L’Impero del Male”, dove raccontavo della mia esperienza di sequestrato. Del Califfato ho sentito parlare la prima volta quando ero prigioniero. È il racconto di un viaggio nei Paesi in cui in realtà il Califfato c’è già». Al ritorno dalla Siria, Quirico aveva lanciato l’allarme sulla deriva islamista a cui l’Occidente stava andando incontro. Un grido d’allarme rimasto inascoltato sino a ieri: «L’islamismo radicale è una realtà presente da tempo nei nostri Paesi. Probabilmente dopo i fatti dell’11 settembre si riteneva che fosse stato contenuto e limitato. Invece la minaccia era di tipo diverso. È nato uno stato islamico nel cuore del vicino Medio Oriente e controlla ormai vasti territori, dalla Nigeria al Sinai. In principal modo sono stati sottovaluti i numeri dell’adesione europea all’Isis».

Dopo Charlie

Gli atti terroristici a Parigi, con il massacro nella redazione di Charlie Hebdo, hanno scosso l’opinione pubblica ma non hanno sorpreso Quirico per anni corrispondente dalla capitale francese: «La riflessione per simili gesti che bisognerebbe fare è all’interno della stessa Francia. I terroristi non fanno parte di cellule provenienti dal deserto o dall’Afghanistan ma sono francesi a tutti gli effetti, che avrebbero dovuto assimilare e condividere la realtà in cui sono cresciuti. Mi sembra ci sia un po’ di ipocrisia quando sento parlare di attacco esterno e mi domando quanto si sia fatto davvero a livello d’integrazione».

da: La Stampa – Quirico e il nuovo capitolo del suo viaggio nell’Islam.


 

libro del 2015 da associare all’anticipatoria analisi di Giovanni Sartori (del 2000):

Giovanni Sartori, Pluralismo multiculturalismo ed estranei (2000), scheda di Paolo Ferrario

 

terrorismo islamico: sessanta islamici, tra quelli nella “lista nera” degli Stati Uniti, hanno un recapito italiano, gennaio 2015


Terroristi islamici lista nera Usa Milano Lombardia
Molti sono di Milano o dell’hinterland, ma curiosamente c’è un “nucleo” a Campione d’Italia, l’enclave italiana in Svizzera. Tra quelli “milanesi” troviamo per esempio

VAI A:

http://www.milanotoday.it/politica/terroristi-islamici-italia-milano.html
Facebook:http://www.facebook.com/MilanoToday

MilanoToday
Ecco i sospetti terroristi nella lista nera degli Usa

Sessanta islamici, tra quelli nella “lista nera” degli Stati Uniti, hanno un recapito italiano. Nomi e indirizzi diffusi da Washington il 16 gennaio 2015 con …

DOMENICO QUIRICO – Il grande califfato, 2015


NERI POZZA NEWSLETTER

Neri Pozza Editore

Esce il 23 gennaio il nuovo libro di Domenico Quirico| 2015-01-20

Titolo:DOMENICO QUIRICO  – Il grande califfato

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IL LIBRO – Il giorno in cui, per la prima volta, parlarono a Domenico Quirico del califfato fu un pomeriggio, un pomeriggio di battaglia ad al-Quesser, in Siria. Domenico Quirico era prigioniero degli uomini di Jabhat al-Nusra, al-Qaida in terra siriana. Abu Omar, il capo del drappello jihadista, fu categorico: «Costruiremo, sia grazia a Dio Grande Misericordioso, il califfato di Siria… Ma il nostro compito è solo all’inizio… Alla fine il Grande Califfato rinascerà, da al-Andalus fino all’Asia». Tornato in Italia, Quirico rivelò ciò che anche altri comandanti delle formazioni islamiste gli avevano ribadito: il Grande Califfato non era affatto un velleitario sogno jihadista, ma un preciso progetto strategico cui attenersi e collegare i piani di battaglia. Non vi fu alcuna eco a queste rivelazioni. Molti polemizzarono sgarbatamente: erano sciocchezze di qualche emiro di paese, suvvia il califfato, roba di secoli fa. Nel giro di qualche mese tutto è cambiato, e il Grande Califfato è ora una realtà politica e militare con cui i governi e i popoli di tutto il mondo sono drammaticamente costretti a misurarsi. Questo libro non è un trattato sull’Islam, poiché si tiene opportunamente lontano da dispute ed esegesi religiose. È soltanto un viaggio, un viaggio vero, con città, villaggi, strade e deserti, nei luoghi del Grande Califfato. Parte da Istanbul e si conclude in Nigeria, fa tappa a Groznyj in Cecenia e nelle pianure di Francia, nel Sahel e in Somalia. Parla di uomini, delle loro storie, delle loro azioni e omissioni. Mostra come al-Dawla, lo stato islamista, esista già, poiché milioni di uomini ogni giorno gli rendono obbedienza, applicano e subiscono le sue regole implacabili, pregano nelle moschee secondo riti rigidamente ortodossi, vivono e muoiono invocandone la benedizione o maledicendone la ferocia.

 

Nondimeno, come Christopher Isherwood approdato nel 1930 a Berlino, con la sua potente narrazione, Domenico Quirico diventa, in queste pagine, «una macchina fotografica» con l’obiettivo così aperto sulla cruda realtà della nostra epoca, che ne svela il cuore di tenebra meglio di mille trattati e saggi.

 

Domenico Quirico è giornalista de La Stampa, responsabile degli esteri, corrispondente da Parigi e ora inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino e, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli. Ha scritto quattro saggi storici per Mondadori (Adua, Squadrone bianco, Generali e Naja) e Primavera araba per Bollati Boringheri. Presso Neri Pozza ha pubblicato Gli Ultimi. La magnifica storia dei vinti e Il paese del male.

 

«Ho superato, nel momento in cui sono stato catturato, una frontiera fatale, sono entrato, me ne accorgo vivendo con loro, nel cuore di tenebra di una nuova fase storica, di un nuovo groviglio avvelenato dell’uomo e del secolo che nasce: il totalitarismo islamista globale».
Domenico Quirico

Isis: 13 ragazzini uccisi in Iraq perchè tifosi di calcio … – Tg Adnkronos


viaTg Adnkronos, Isis: 13 ragazzini uccisi in Iraq perchè tifosi di calcio … – YouTube.

Giuseppe Laras: “strategia fallimentare” di chi crede di “facilitare una pace culturale e religiosa con l’islam politico” cominciando col “lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele” e proseguendo lasciando indifesi i cristiani


ROMA, 20 gennaio 2015 – Del viaggio in Asia di papa Francesco resta nella memoria ciò che ha detto sui massacri di Parigi, quando ha mostrato di comprendere la reazione violenta di chi vede insultata e irrisa la propria fede: “Se un amico mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale! È normale!”.

Queste sue parole hanno fatto il giro del mondo e sono suonate come musica per tanta parte del mondo musulmano, che solidarizza con l’assassinio degli empi disegnatori di “Charlie Hebdo”.

Nella stessa conferenza stampa, però, Francesco ha detto anche dell’altro: “Sempre, per me, il miglior modo di rispondere è la mitezza. Essere mite, umile come il pane, senza fare aggressione”.

E queste altre sue parole sono suonate come un comandamento per i cristiani in terra musulmana: porgere l’altra guancia, anche quando il nemico non solo li offende e irride, ma li uccide nel nome di Allah.

In un vibrante commento sul “Corriere della Sera” del 13 gennaio, un rabbino italiano dei più stimati, Giuseppe Laras, 79 anni, già amico fraterno del cardinale Carlo Maria Martini, ha messo in guardia dalla “strategia fallimentare” di chi crede di “facilitare una pace culturale e religiosa con l’islam politico” cominciando col “lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele” e proseguendo lasciando indifesi i cristiani:

“È una strategia fallimentare che i cristiani arabi provarono con il panarabismo e l’antisionismo. Gli esiti sono ben noti. Dopo che quasi tutti i Paesi islamici si sono sbarazzati dei ‘loro’ ebrei, si sono concentrati con violenze e massacri sulle ben nutrite minoranze cristiane. È una storia che si ripropone e che va dal genocidio armeno (un secolo fa) ai cristiani copti di Egitto, ai cristiani etiopi e nigeriani, sino a Mosul. E molti Paesi europei, un’intera classe di intellettuali e molti cristiani di Occidente hanno le mani grondanti del sangue dei cristiani di Oriente, dato che sono stati disposti a sacrificarli sugli altari del pacifismo, dell’opportunità politica, di un malinteso concetto di tolleranza, della cultura benpensante e radical chic, della buona coscienza”.

 

segue qui

Cristiani in terra d’islam. Beati i perseguitati.

Massimo Cacciari: «La Santanché è la dimostrazione che non siamo una civiltà superiore»


Massimo Cacciari: «La Santanché è la dimostrazione che non siamo una civiltà superiore»

(Agr) Massimo Cacciari si scaglia contro la parlamentare di Forza Italia, Daniela Santanché che aveva parlato di superiorità della civiltà occidentale rispetto…
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tutti felici della liberazione delle due ragazze, ma non si può ignorare una questione centrale: il pagamento del riscatto, di Giorgio Dell’Arti in www.cinquantamila


Le due ragazze, rapite in Siria in luglio da una banda criminale, sono state poi cedute (per soldi) a quelli di al Nusra, articolazione di al Qaeda nemica dell’Isis, anche se sono fondamentalisti e jihadisti tutt’e due.

Ora il trattamento che le due organizzazioni riservano agli ostaggi è diametralmente opposto: l’Isis li ammazza in modo spettacolare; al Nusra incassa i riscatti.

Tattiche comprensibili: l’Isis ha un fatturato di molti milioni grazie al contrabbando di petrolio. Al Nusra non ha entrate così cospicue e deve raccattare denaro con azioni criminali, specialmente i sequestri.

Alla fine del 2013 ha rapito tredici monache, rilasciate dopo tre mesi in cambio di soldi. Idem con lo scrittore americano Peter Theo Curtis, ostaggio in Siria da due anni: al Nusra, grazie a lui, s’è messa in tasca 25 milioni. Il giorno dopo la liberazione di Curtis, nel Golan sono stati catturati 45 peacekeepers , liberati poi anche loro dietro compenso. Eccetera.

E le nostre due sarebbero tornate a casa per un improvviso sussulto di bontà di quei satanassi? Ma allora, perché saremmo stati cinque mesi e mezzo a trattare? 

• Però che altro si sarebbe dovuto fare?
L’industria dei sequestri in Italia è stata sconfitta dalla linea dura: alle famiglie a cui è rapito un parente, si bloccano per legge i patrimoni, impedendo materialmente qualunque pagamento. Come mai teniamo un atteggiamento diverso quando il sequestro è avvenuto all’estero? È possibile che l’Italia abbia pagato, ma non lo può ammettere. Il che significa che ci saranno altri sequestrati italiani, e non è detto che andrà sempre bene.

• Però per tanto tempo non c’erano più stati episodi del genere.
Perché quando la giornalista Giuliana Sgrena fu sequestrata in Iraq, gli americani, per farci capire che dovevamo smetterla, andarono a spararle, ammazzando il povero Nicola Calipari che nella macchina s’era seduto dietro per consolarla. Non è che noi smettemmo di pagare i riscatti, sono gli islamisti che hanno smesso di sequestrare, sapendo che gli americani ci avrebbero impedito di pagare.

Chiariamo subito che sarebbero soldi prelevati dalla fiscalità generale, cioè nostri. La ong con la quale le due sono partite si chiama Progetto Horryaty .

• E quindi?
Questa organizzazione non risulta nell’elenco delle duecento e passa associazioni non governative che svolgono questo tipo di attività. Come ha riferito in tempi non sospetti il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, Hornytay ha messo in piedi questa spedizione, che si proponeva di distribuire medicine e aiuti ai rifugiati nei campi profughi, con un dilettantismo pazzesco: «La loro presenza non era tracciata in Siria. Nessuna ong sapeva della loro presenza là. E la Farnesina, e di conseguenza il Copasir, ha sperato nella prima settimana che potessero comparire da qualche parte lungo la frontiera turca.

da:

Le notizie del 17 Gennaio 2015.


AGGIORNAMENTI:

 

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite il 31 luglio scorso : Si parla di un riscatto di 12 milioni di dollari – da The Post Internazionale


Italia:

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite il 31 luglio scorso ad Aleppo dal ramo siriano di Al-Qaeda, Al Nusra, sono state rilasciate e sono arrivate nella notte all’aeroporto romano di Ciampino (Ansa).

Si parla di un riscatto di 12 milioni di dollari, non ancora confermato dal governo. (Guardian

da Le notizie di oggi – Italia – The Post Internazionale.

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