Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro

per la serie islamisti e religioni

Marocchino decapita l’amante ucraina: accanto e lei mi sentivo impuro


Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano … di Albert Camus

«Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano a provare vergogna di qualsiasi cosa.
Vergogna di se stessi, vergogna di essere felici, d’amare e di creare. [...]
È necessario quindi sentirsi colpevoli.
Eccoci trascinati al confessionale laico, il peggiore di tutti.
 » 

Albert CamusActuelles. Ecrits politiques, 
1948


Arthur Schopenhauer (1788-1860): Il Corano, questo cattivo libro …

Il Corano, questo cattivo libro, fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per soddisfare il bisogno metafisico di milioni e milioni di uomini, per definire il fondamento della loro morale – e di un  notevole disprezzo della morte, ma anche per esaltarli convolgendoli in guerre sanguinose e nelle conquiste più estese.
Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo…
In quest’opera, io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Noto, per inciso, che oggi per molto meno i vittimisti perdenti radicali mettono a ferro e fuoco le democrazie occidentali e sgozzano i loro apostati


minaccia dell’integralismo islamico cala su Edizioni Anordest, la casa editrice di Villorba che quasi un anno fa ha mandato in stampa «I fiori del Giardino di Allah». Obiettivo della fatwa è l’autore del testo, Attar Fartid al Shahid, pseudonimo dietro il quale si nasconde un intellettuale iraniano contrario alla dittatura degli ayatollah – Cronaca – la Tribuna di Treviso

La minaccia dell’integralismo islamico cala su Edizioni Anordest, la casa editrice di Villorba che quasi un anno fa ha mandato in stampa «I fiori del Giardino di Allah». Obiettivo della fatwa è l’autore del testo, Attar Fartid al Shahid, pseudonimo dietro il quale si nasconde un intellettuale iraniano contrario alla dittatura degli ayatollah. Ed è per la condanna pubblica risuonata durante la predica di un noto rappresentante del clero sciita in Iran che oggi sono finiti sotto sorveglianza la società e il suo direttore editoriale Mario Tricarico.

Il dipositivo è stato attivato martedì pomeriggio dopo il via libera dato dal comitato ordine e sicurezza in prefettura. E’ durante quel vertice infatti che questore e Digos hanno reso noti i risultati di un’attività di indagine e verifica nazionale e internazionale scattata la scorsa estate. A dare il via all’attività di intelligence è stato il ritrovamento di un volantino nei dintorni di viale Jenner, la zona di Milano dove ha sede quello che forse è uno dei centri islamici più importanti dle Nord Italia. L’opuscolo, battuto a macchina in doppia lingua, riportava la condanna dell’ayatollah iraniano contro il libro e il suo autore, una vera e propria fatwa lanciata a seguito di quanto scritto. Da lì, gli agenti della polizia hanno attivato una serie di verifiche che a Roma, centro dell’attività investigativa terroristica, hanno portato a considerare la minaccia «fondata».

Da giovedì quindi la questura di Treviso ha deciso di mettere sotto controllo la sede della casa editrice, in viale fratelli Rosselli a Villorba (a poche decine di metri dal locale centro islamico), ma anche la casa del direttore editoriale Mario Tricarico, diventati potenziali obiettivi

da Fatwa islamica editore sotto protezione – Cronaca – la Tribuna di Treviso.


dopo la lettura di Tommaso Vitale, Les intellectuels italiens et l’islamophobie, captato mediante twitter

egregio professor tommaso vitale
twitter mi ha fatto captare questo suo/tuo articolo:
sono un ammiratore del coraggio intelligente di oriana fallaci (per nulla, di magdi allan, ma solo perchè è passato da un fondamentalismo ad un altro fondamentalismo)  e uno dei miei “maestri” è giovanni sartori (che vedo glossato nel testo)
probabilmente non sono un intellettuale, secondo le categorie classificatorie delle accademie universitarie,  ma probabilmente sono un “islamofobo”, ammesso che questa tipologia spieghi alcunchè della transizione socioculturale geopolitica di questo ormai decennio e dei terribili anni a venire.
derivo questa mia propensione innanzitutto dalla esperienza storica (l’11 settembre e relativo contesto: http://mappeser.com/2011/01/26/elenco-degli-attentati-terroristici-islamici-dall11-settembre-2001-al-2010/) e da due radici:
una è la visione che delle religioni, e in particolare delle “fedi”,  ha emanuele severino come “violenza originaria”.
l’altra è la visione del mio contemporaneo Christopher Hitchens (1948-2011): dio non è grande, come la religione avvelena ogni cosa, einaudi
chissà se, estendendo l’analisi agli intellettuali tedeschi, anche enzensberger sarebbe incluso in questa tipologia:
http://mappeser.com/2011/02/04/hans-magnus-enzensberger-i-perdenti-radicali-scheda-di-paolo-ferrario/
mi piacerebbe che la “sociologia critica” una volta tanto facesse i conti con questo bel programmino politico per la vecchia europa:
http://mappeser.com/2012/01/31/23153/
grazie per la lettura
e buon futuro
———————————————————–
risposta alla risposta:
egregio professore, grazie per la risposta
il tuo/suo era proprio per segnare l’incrinatura

a parte il dissenso cognitivo su questo tema ritengo che la sociologia critica dovrebbe indagare prima sulle ragioni della “paura” e poi , semmai elaborare le proprie classificazioni tipologiche 
le etichette appiccicate ad oriana fallaci appartengono a quella decisiva teoria, importantissima in tempi flussi comunicativi accentuati dalle tecnologie internettiane, della “deturpazione morale”. Peraltro già ampiamente praticata nelle culture totalitarie del novecento, per esempio nei processi staliniani.
comunque saranno gli anni a venire a validare questa dissonanza cognitiva
in genere concludo una lettera con i saluti
dunque ripeto
grazie per la lettura
e buon futuro
paolo f

“Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”, in Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Reblogged from POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI:

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo.” In un recente articolo di Sergio Minerbi ho trovato una storia che mi ha molto colpito, tanto da cercarla sul web. Eccola, nella versione più completa che  ho potuto recuperare: per bocca di “S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare, Vicario Generale, Moderatore della Curia” di Bologna. “Durante la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei …

 


gli islamisti e le donne: CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera)

Volevano una vita normale, con le piccole e grandi libertà rivendicate dai giovani. Uno stile occidentale sgradito al patriarca, il severo Muhammad. Che, davanti a quella che riteneva una mancanza di rispetto e una sfida insolente, ha deciso una punizione estrema. Senza appello. 

» Leggi tutto

da CANADA, AFGHANO UCCIDE LE TRE FIGLIE PER ONORE (Guido Olimpio, Corriere della Sera).


Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa | l’Occidentale

Sale la tensione in Nigeria dopo un nuovo comunicato minaccioso di Boko Haram, i terroristi islamici che il 2 gennaio, dopo le stragi compiute a Natale, hanno dato tre giorni di tempo ai cristiani per lasciare gli stati del nord, a maggioranza islamica. Da allora è stato un susseguirsi di attentati e di aggressioni culminati tra il 20 e il 24 in una serie di attacchi messi a segno, e rivendicati da Boko Haram, a Kano e a Bauchi, capitali degli omonimi stati settentrionali. Nella sola Kano le vittime in poche ore sono state quasi 200.

Boko Haram, che vuol dire “l’educazione occidentale è proibita”, lotta dal 2002 per imporre in tutta la Nigeria la shari’a nella sua interpretazione più rigorosa, cosa che lo ha portato a colpire talvolta anche degli islamici ritenuti poco ortodossi o troppo tolleranti nei confronti delle comunità cristiane.

vai a: In Nigeria Goodluck Jonathan è costretto a fare i conti con Boko Haram | l’Occidentale.


islamici: la Turchia nega il genocidio degli armeni e minaccia “ritorsioni” sulla Francia

La Turchia minaccia ritorsioni contro la Francia per la legge sul genocidio armeno
Il Senato francese ha approvato ieri la legge che trasforma in reato il negazionismo pubblico del genocidio armeno del 1915, sulla stessa base della legge relativa alla Shoah. Ankara giudica il voto “irresponsabile”, e parla di “totale rottura” delle relazioni fra i due Paesi.


Ankara (AsiaNews/Agenzie) – Il senato francese ha votato ieri una legge in base a cui la negazione pubblica del genocidio armeno compiuto in Turchia dal 1915 in poi è considerata un atto criminale. E’ già illegale in Francia negare la Shoah, un crimine punibile con un anno di prigione e una multa di 45mila euro. La stessa punizione viene adottata per chi nega il genocidio armeno. La legge – passata con 127 voti a favore e 86 contro – sarà inviata al presidente francese Nicola Sarkozy, che la firmerà. L’Armenia ha accolto la votazione lodando la Francia, un Paese che “ha confermato il suo ruolo centrale di vero difensore dei valori umani universali”. da: 
http://www.asianews.it/notizie-it/La-Turchia-minaccia-ritorsioni-contro-la-Francia-per-la-legge-sul-genocidio-armeno-23775.html

qui la documentazione sul genocidio degli armeni:

 Quando e dove

 Entità dello sterminio

 Autori del progetto e della messa in atto

 Pianificazione

 Moventi ideologici

 Modalità di esecuzione

Scheda Completa

da: Homepage • WEFOR • I Giardini dei Giusti.


Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan

Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan

Nel 2009 ci sono stati in Afghanistan 7.228 attacchi con ordigni esplosivi improvvisati (più comunemente conosciuti come IED, Improvised Explosive Device), con un incremento del 120% rispetto al 2008 e un nuovo record per la guerra. Dei 512 soldati stranieri morti nel 2009, 448 vennero uccisi in azioni militari, e di questi 280 morirono a causa degli IED.

Nel 2010, gli attacchi con gli IED ferirono 3.366 soldati statunitensi, circa il 60% del totale dei feriti a causa degli IED fin dall’inizio della guerra. Dei 711 militari stranieri morti nel 2010, 630 vennero uccisi in azione; 368 di questi vennero uccisi dagli IED (circa il 36% dei morti totali a causa degli IED dall’inizio della guerra).

da Perdite della coalizione in Afghanistan – Wikipedia.


Afghanistan, la sposa bambina Sahar Gul torturata dal marito e dalla sua famiglia, da un articolo di Monica Ricci Sargentini

Afghanistan Womens Rights

Afghanistan, la sposa bambina torturata dal marito diventa un simbolo dei diritti umani

DONNE|

Sahar Gul è una ragazzina afghana di 15 anni che ha quasi rischiato di essere uccisa dal marito perché non voleva prostituirsi. La scorsa settimana è arrivata in un ospedale di Kabul nelle condizioni che vedete nella foto qui sopra. Gli occhi talmente gonfi di botte da essere semi-chiusi, il collo tumefatto, un orecchio bruciato da un ferro da stiro, il corpo così debilitato da essere costretto su una sedia a rotelle, le mani ricoperte di croste nere al posto delle unghie strappate dai suoi torturatori. Sahar era stata data in sposa sette mesi fa al soldato Gulam Sakhi che, con la complicità della sua famiglia, ha reso la sua vita un inferno.  Quattro mesi fa la sposa-bambina era riuscita a fuggireed aveva chiesto aiuto a dei vicini di casa: “Se siete dei musulmani dovete dire alle autorità quello che mi sta succedendo – aveva detto disperata -, vogliono farmi prostituire”. La polizia di Puli Khumri, la città nella provincia di Baghlan dove è avvenuto il fatto, è stata avvisata ma non ha fatto altro che restituire la povera ragazza alla famiglia torturatrice dietro la promessa che gli abusi non sarebbero più continuati. Invece, come da copione, è accaduto l’esatto contrario. Sahar è stata chiusa in un seminterrato dove è stata picchiata e affamata per altri tre mesi finché un parente lontano arrivato a far visita non ha fatto scoppiare lo scandalo. Ma anche allora le autorità  hanno cercato di trovare un accordo con il marito per evitare che la vicenda finisse sulla stampa. Un comportamento che, purtroppo, non è una novità in Afghanistan

da Afghanistan, la sposa bambina torturata dal marito diventa un simbolo dei diritti umani | Le persone e la dignità.


Qatar: finanziamenti massicci agli islamisti (salafiti, Fratelli musulmani, Hamas, persino i Taliban), che hanno raccolto l´eredità dei dittatori caduti | LiberaliPerIsraele | Il Cannocchiale blog

un solo obiettivo: diventare una grande potenza nel mondo arabo attraverso finanziamenti massicci agli islamisti (salafiti, Fratelli musulmani, Hamas, persino i Taliban), che hanno raccolto l´eredità dei dittatori caduti. 

La centrale del terrorismo islamico ha sede in Qatar | LiberaliPerIsraele | Il Cannocchiale blog.


Bernard Lewis, I musulmani alla scoperta dell’Europa: Ribaltamenti di prospettiva, e ora la rivincita

Bernard Lewis, I musulmani alla scoperta dell’Europa
Rizzoli – Bur, 2005, p. 413

In questo classico libro, Bernard Lewis ribalta l’usuale nozione della parola “scoperta”: qui gli europei non sono gli esploratori di terre remote e selvagge, ma gli esotici barbari “oggetto di scoperta e di studio da parte di osservatori provenienti dalle terre dell’Islam.
Lewis racconta la battaglia di Poitiers come dovette apparire non a Carlo Martello ma agli arabi, e Lepanto e l’assedio di Vienna dal punto di vista dei turchi. Racconta soprattutto l’immagine dell’Europa riflessa nelle opere della cultura islamica: un’Europa che nel Medioevo appariva arretrata e incivile, e che nei secoli seguenti diventa sempre più lontana e incomprensibile.


Islamisti: Chiese cristiane sotto attacco in Nigeria. Cinque diverse esplosioni hanno insaguinato le celebrazioni del Natale

Strage di Natale in Nigeria: Boko Haram porta a termine 5 attentati
http://it.euronews.net/ Chiese cristiane sotto attacco in Nigeria. Cinque diverse esplosioni hanno insaguinato le celebrazioni del natale

islamisti: Il Genocidio Armeno (1915-1917) negato dalla Turchia

la Francia sta approvando una legge che punisce la negazione del genocidio armeno

e la Turchia grida all’oltraggio, annulla visite bilaterali, cooperazione politica, economica e militare e afferma si tratta di un insulto alla nazione

paolo ferrario

23 dicembre 2011

In un congresso segreto dei “Giovani Turchi”, tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L’occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia.

 Inizialmente furono chiamati alle armi tutti gli Armeni validi che, dopo esser stati separati dai loro reparti,  ed inquadrati per costituire i cosiddetti “Battaglioni operai” vennero uccisi. Furono quindi arrestati ed in seguito uccisi tutti gli intellettuali, i sacerdoti, i dirigenti politici. Nelle città e nei villaggi abitati da Armeni rimasero quindi solo donne, vecchi e bambini. Per loro venne decretata la deportazione. Adducendo come pretesto la prossimità della zona di guerra, vennero costretti ad abbandonare le loro abitazioni per trasferirsi, così fu detto, in zone più sicure. Ma furono deportate anche le comunità armene residenti  a centinaia di chilometri dal teatro bellico, segno evidente che l’allontanamento dalle zone di guerra era solo un pretesto per lo sterminio. Per strada le carovane dei deportati venivano sistematicamente assalite da bande di malfattori, fatti uscire appositamente dal carcere per costituire la cosiddetta “Teskilate maksuse” (Organizzazione Speciale) il cui compito era lo sterminio degli Armeni.

I mezzi usati per compiere questo sterminio furono di un’inaudita ferocia e di un sadico accanimento contro le vittime. Chi riusciva a sfuggire almassacro periva per la fame, la sete, le malattie e gli stenti del lungo viaggio compiuto a piedi per centinaia di chilometri. Perirono così circa 1.500.000 di persone: la  quasi totalità degli Armeni di Turchia. Furono risparmiati solo quelli residenti a Istanbul e Smirne, perchè troppo vicini a sedi diplomatiche straniere. Si salvarono pure gli abitanti  di alcune province in prossimità del confine russo, che  si misero al riparo fuggendo oltre frontiera o  furono salvate dall’avanzata dell’esercito russo.

“In precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti in Turchia. Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a rimanere  negli organici dell’amministrazione dell’Impero. Bisogna   dar fine alla loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate , senza discriminazioni per il sesso e l’età e senza dar ascolto a considerazioni legate alla coscienza”. Così recita il telegramma del ministro dell’interno turco, Talaat pascià, del 15 settembre 1915.

 … 

Il Genocidio Armeno.

Secondo l’Armenia sono circa circa un milione e mezzo gli armeni uccisi durante la Prima Guerra Mondiale in quella che oggi è la Turchia orientale, in una politica di genocidio deliberata. 


Benny Morris: “Due popoli una terra”, recensione di cadavrexquis

..Alla fine del suo saggio, Benny Morris avanza una soluzione al dilemma due stati/uno stato. Escludendo, di fatto, la soluzione “stato binazionale” (che, anche per via della pressione demografica araba, finirebbe per diventare un altro stato arabo – probabilmente dominato dai fondamentalisti islamici – in cui gli ebrei non sarebbero tollerati), esisterebbe una soluzione bistatuale percorribile, che ovvierebbe anche all’obiezione (fondata, secondo Morris) secondo cui uno stato di Palestina limitato ai 5.000 chilometri quadrati della Cisgiordania e di Gaza non potrebbe “funzionare”. Si tratta di una federazione giordano-palestinese: già oggi il 70% della popolazione di Giordania è “palestinese”. In questo modo sarebbe anche possibile l’assorbimento di quei profughi palestinesei che ora vivono in Siria e in Libano, privi di ogni diritto di cittadinanza (diversamente dagli ebrei che, espulsi dagli stati arabi, hanno ottenuto subito l’integrazione e la cittadinanza dello Stato di Israele). Naturalmente, perché questa ipotesi possa realizzarsi, occorre il consenso degli attori in gioco – Giordania inclusa – e, soprattutto, la rinuncia, da parte degli arabi, del fondamentalismo islamico e dei progetti eliminazionisti nei confronti di Israele. Personalmente non so quanto questa via sia praticabile: il saggio di Benny Morris è di tre anni fa, antecedente alla cosiddetta “primavera araba”, che ha mostrato, invece, un esacerbarsi dell’odio anti-israeliano. Comunque sia e comunque vadano le cose, il saggio di Benny Morris è un ottimo “bigino” per impossessarsi delle informazioni fondamentali e dei dati storici relativi alla questione. … segue

da cadavrexquis: Benny Morris: “Due popoli una terra”.


Fondamentalisti islamici hanno coperto con un gigantesco burqa le sirene della fontana di Zeus ad Alessandria d’Egitto

Fondamentalisti islamici hanno coperto con un gigantesco burqa le sirene della fontana di Zeus ad Alessandria d’Egitto. Qui lo si era previsto a febbraio. Questa “primavera araba” è un brutto film già visto.


Vittoria assoluta degli islamisti in Tunisia

Vittoria assoluta degli islamisti in Tunisia. Ennahda, il partito fondamentalista legato ai Fratelli musulmani responsabile negli anni 80 di una campagna terroristica contro gli hotel, ha ottenuto quasi la metà dei voti. L’unica “speranza” è che il sistema parlamentare li costringa a fare dei compromessi. In ogni caso, la Tunisia che conoscevamo è finita (libertà d’espressione, uguaglianza, dignità della donna, separazione di stato e moschea etc…). L’elemento più impressionante è che Ennahda fino allo scorso gennaio era semplicemente un partito illegale e il suo leader, Rachid Ghannouci, viveva a Londra come un Khomeini maghrebino. Sono bastati pochi mesi e la “primavera araba” ha risvegliato gli impulsi islamici profondi che covano nel seno del medio oriente. Ricordiamo che Ghannouchi è il numero due di Yusuf Qaradawi, l’imam che teorizza l’uccisione di ebrei e “infedeli” occidentali. Con la legalizzazione di Ennahda sono cominciati gli attacchi ad artisti e donne senza velo, a bar e bordelli.


In Libia è già arrivata la sharia

In Libia è già arrivata la sharia. Non c’hanno messo molto gli ex compagni d’affari di Gheddafi a delinerare i loro piani. Si parla già di interessi finanziari stabiliti dalla legge islamica, di reintroduzione della poligamia e dell’abolizione del divorzio


Cardini, F. Il turco a Vienna. Storia del grande assedio del 1683, Laterza

Cardini, F.
Il turco a Vienna
Storia del grande assedio del 1683 
Argomento: Storia

La capitale dell’impero, l’esercito cristiano contro l’esercito turco, due mesi di assedio, una splendida domenica di gloria.

«Cominciò così la grande battaglia attorno alle mura di Vienna. Era il 12, nel giorno di domenica benaugurante per i cristiani. Alle quattro del mattino, re Giovanni insieme con il figlio Jakub servì personalmente e con devozione la messa celebrata da frate Marco nella cappella camaldolese. Lo scontro si protrasse fino a sera per concludersi trionfalmente in Vienna liberata; all’alba del giorno dopo, sotto il ricco padiglione del gran visir conquistato dalle sue truppe che stavano saccheggiando il campo ottomano, Giovanni III poteva scrivere una trionfante lettera alla sua regale consorte. Terminava così, dopo due lunghi mesi, l’incubo dell’assedio alla prima città del Sacro Romano Impero e capitale della compagine territoriale ereditaria asburgica. Con esso, l’ultima Grande Paura provocata da un assalto ottomano a una Cristianità peraltro tutto meno che unita.»
La Francia del Re Sole è restata in disparte, ostile. La Russia di Pietro il Grande ha assistito guardinga. L’Inghilterra, il mondo baltico, la stessa cattolicissima Spagna si sono mantenuti lontani dal teatro di guerra che ha visto la croce lottare contro la mezzaluna. Solo un monarca musulmano, lo shah di Persia, sembra esultare senza riserve per la sconfitta del collega ottomano.
È stata davvero una grande giornata, quel 12 settembre 1683, fondamentale per la storia dell’Europa moderna


Zawahiri si congratula con i ribelli libici per la conquista di Tripoli e li invita ad imporre la sharia

islamisti, l’estremo pericolo

In un video di poco più di 13 minuti postato ieri su internet e scovato
dal Centro americano di monitoraggio dei siti islamici (Site), Zawahiri si
congratula con i ribelli libici per la conquista di Tripoli e li invita ad
imporre la sharia, …
<http://www.tio.ch/Estero/News/653092/Terrorismo-Zawahiri–Sharia-in-Libia-rivolta-in-Algeria>


Islamisti: Marzieh Vafamehr per aver preso parte a un film che denunciava le limitazioni imposte agli artisti dalla repubblica islamica e’ stata condannata a un anno di carcere e novanta frustate

ISLAMISTI: L’ESTREMO PERICOLO

Marzieh Vafamehr per aver preso parte a un film che denunciava le limitazioni imposte agli artisti dalla repubblica islamica e’ stata condannata a un anno di carcere e novanta frustate


Somalia, il terrorismo islamico provoca una strage a Mogadiscio, 4 ottobre 2011

Un attentato kamikaze ha sconvolto Mogadiscio, la capitale della Somalia, nella mattinata del 4 ottobre. Un camion carico di esplosivo è riuscito a superare i controlli di sicurezza ed è penetrato nella zona dei ministeri dove è saltato in aria provocando, secondo un primo bilancio destinato a crescere, 65 morti e decine di feriti. Tra le vittime si contano numerosi studenti in attesa di sostenere un esame per ottenere una borsa di studio all’estero.

L’attentato, messo a segno in un’area ritenuta tra le più sicure della capitale essendo presidiata dalle truppe governative e da quelle della missione di peacekeeping Amisom dell’Unione Africana, è stato subito rivendicato dal movimento integralista antigovernativo al Shabaab, legato al terrorismo islamico internazionale

da Ragionpolitica – Somalia, il terrorismo islamico provoca una strage a Mogadiscio.


Stefano Dambruoso: giovani musulmani della seconda generazione, nati nel nostro Paese, figli di chi ha avuto a che fare con il terrorismo internazionale. Ragazzi di 17-18 anni che possono venir irretiti dall’estremismo

spiega Stefano Dambruoso, che da pm ha dato la caccia ai terroristi islamici ed ora dirige l’ufficio internazionale del ministero della Giustizia. «Si stanno monitorando i giovani musulmani della seconda generazione, nati nel nostro Paese, figli di chi ha avuto a che fare con il terrorismo internazionale. Ragazzi di 17-18 anni che possono venir irretiti dall’estremismo. Sono in numero sufficiente da considerarli una possibile preoccupazione» rivela Dambruoso.

da Gli insospettabili Terroristi fatti in casa (nostra) – Esteri – ilGiornale.it.


”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”.

”Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione”. Citando queste stime, che dicono che i cristiani sono ”i piu’ perseguitati al mondo”, Massimo Introvigne, direttore Cesnur e rappresentante dell’Osce per la lotta alla discriminazione, al razzismo e alla xenofobia, ha lanciato l’allarme per quella che è diventata ”una vera e propria emergenza umanitaria, che non riguarda solo i cristiani ma tutta la società civile e le istituzioni internazionali”. L’occasione è quella del convegno ”I buoni saranno martirizzati. La persecuzione ai cristiani nel XXI secolo” promosso alla pontificia università Lateranense da ”Luci sull’Est” e a cui hanno preso parte, oltre a Introvigne, il vescovo di San Marino e Montefeltro, mons. Luigi Negri, il direttore di Asianews, padre Bernardo Cervellera e l’eurodeputato Magdi Allam. ”Se ci sono delle vittime ci sono anche degli assassini – ha spiegato Introvigne -. E proprio il Papa ce li ha indicati in un celebre discorso del 5 gennaio scorso. Il Papa ha parlato del fondamentalismo islamico in Paesi come il Pakistan e l’Egitto, aggravato nel primo caso dalla legge sulla blasfemia e nel secondo dall’errore che si fa di mettere sullo stesso piano libertà di culto e libertà religiosa; ci sono poi i regimi comunisti come la Corea del Nord; i Paesi dei nazionalismi religiosi come l’India. Infine – ha aggiunto – Benedetto XVI ci dice che la discriminazione religiosa esiste anche in Occidente” in forme diverse, come quella ”dell’intolleranza verso il Papa o dell’odio ideologico” che, ha avvertito, ”non sono meno pericolose”. 

da 2011, 105mila cristiani vittime – LASTAMPA.it.


L’estremo pericolo: Iran, Ahmadinejad parla all’Onu della Shoah, Usa e Italia se ne vanno


per non dimenticare che la sinistra terzomondista voleva dare una Laurea Honoris Causa a Gheddafi… « La Torre Normanna

ricordato questa mattina a Radio 3 – Pagina 3:

,,, Nel 2009 in occasione della visita del Colonnello Muammar Gheddafi in Italia l’Università di Sassari propose di conferire al Leader libico una Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza.

“La delibera del Consiglio di Facoltà ha deciso per il conferimento della laurea honoris causa al Presidente Gheddafi, ora la decisione spetterà al rettore e al Ministero” , dichiara Giovanni Lobrano, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Sassari”

Il Preside della Facoltà di Giurisprudenza che voleva laureare Gheddafi è Giovanni LobranoAssessore degli Affari generali, del Personale e della Riforma della Regione Autonoma della Sardegna negli anni 1994 e 1995 di una Giunta di Centro-Sinistra. Aveva giustificato l’iniziativa, non andata poi a buon fine, parlando della figura del presidente dell’Unione Africana, Gheddafi appunto, e alla sua importanza «nella costruzione di un sistema costituzionale con forti elementi di novità su diversi piani». ,,,,

da Quando la Sinistra voleva dare una Laurea Honoris Causa a Gheddafi… « La Torre Normanna.


TERRORISMO: 4 ARRESTATI IN SVEZIA ERANO LEGATI A GRUPPO ISLAMISTA AGI – Agenzia Giornalistica Italia


Quattro sospetti terroristi arrestati in Svezia nel fine settimana sono
legati al movimento islamista somalo Shebab e si accingevano a compiere un
attentato con bombe e armi da fuoco. Lo scrive il quotidiano It di
Goteborg, la citta’ in cui i quattro …
<http://www.agi.it/estero/notizie/201109121640-est-rt10175-terrorismo_4_arrestati_in_svezia_erano_legati_a_gruppo_islamista>


Oriana Fallaci, La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre, 11 settembre 2001-11 settembre 2011

La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai.


Ground Zero, 11 settembre 2001- 11 settembre 2001: Paul Simon The Sound of Silence


Oriana Fallaci, Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, 11 settembre 2001- 11 settembre 2011

… Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’ audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’ obiettivo, si getta sull’ obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’ audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’ aereo s’ è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio …

da La rabbia e l’orgoglio – Corriere della Sera

ORE 8.48: un aereo colpisce una delle due Torri Gemelle del World Trade Center a New York

ORE 9.03: un secondo aereo si avvicina al World Trade Center e si schianta contro la seconda torre

ORE 9.59: una delle due torri crolla su se stessa dopo essere esplosa

ORE 10.03: un aereo della United Airlines si schianta al suolo a sud est di Pittsburgh, nei pressi di Shanksville. I passeggeri si erano scagliati contro i dirottatori, ribellandosi

ORE 10.28: la seconda torre crolla, scagliando tonnellate di detriti sulle strade

Questa presentazione richiede JavaScript.


Oriana Fallaci – Lettera da New York – La rabbia e l’orgoglio – 29 settembre 2001

la potenza della scrittura di Oriana Fallaci che attraversa i secoli:


islamisti, il pericolo mortale: Berlino, pericolo attentato: fermati due ragazzi islamici

Berlino, pericolo attentato: fermati due ragazzi islamici
Il Quotidiano Italiano
Gli agenti hanno arrestato due ragazzi identificati come presunti
terroristi di matrice islamica, sospettati di preparare un attentato.
L’operazione precede di soli tre giorni il decimo anniversario per
l’attentato dell’11 settembre negli Stati Uniti e …
<http://www.ilquotidianoitaliano.it/esteri/2011/09/news/berlino-pericolo-attentato-fermati-due-ragazzi-islamici-113335.html/>


islamisti: Attentato a Nuova Delhi, 9 vittime

Attentato a Nuova Delhi, 9 vittime Colpita ancora l’Alta Corte di …
La Repubblica
L’ordigno è esploso davanti ad un cancello, nella parte del tribunale dove
si discutono i casi di terrorismo. Probabile si tratti di una nuova
escalation dell’estremismo islamico NUOVA DELHI – Almeno undici i morti,
una cinquantina i feriti per una …
<http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/07/news/india_attentato-21327117/>


Mah ! La guerra civile islamica ha sconfitto la jihad, pensiero di VITTORIO EMANUELE PARSI

 …. Sono state le rivoluzioni arabe di quest’anno a sottrarre terreno al terrorismo jihadista, grazie alla loro capacità di ridare speranza alle fin qui disperate masse arabe e a borghesie politicamente alienate, conseguendo il risultato di rovesciare despoti corrotti o regimi privi di legittimazione attraverso la lotta politica pubblica: talvolta ricorrendo alla forza delle armi, ma rifiutando la logica della clandestinità e degli atti dimostrativi violentemente spettacolari.

….

da LASTAMPA.it: La guerra civile islamica ha sconfitto la jihad.


L’America si scopri’ vulnerabile, il mondo cambio’ – Mondo – ANSA.it

Hanno cambiato il corso della storia all’inizio di questo secolo i quasi tremila morti dell’11 settembre 2001, vittima dei terroristi islamici che hanno dirottato quattro aerei sui cieli degli Stati Uniti, distruggendo le Torri Gemelle, i due grattacieli più alti di New York, colpendo e danneggiando il Pentagono. L’America, tradizionalmente sicura di sé e protetta dagli oceani, si è improvvisamente scoperta vulnerabile. Non solo, gli Usa si sono trovati spiazzati, alle prese con una minaccia di tipo nuovo e non identificabile. Non è stata infatti una potenza straniera ad attaccare questa volta e a minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, come il Giappone ai tempi di Pearl Harbor, ma una organizzazione islamica radicale: Al Qaida diretta da Osama bin Laden (ucciso a maggio in un raid Usa in Pakistan), ospitata in Afghanistan dal regime radicale dei Talebani. Le conseguenze degli attacchi, inimmaginabili al momento del crollo delle Torri Gemelle, sono note a tutti. L’allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dichiara subito la guerra internazionale contro il terrorismo e attacca prima in Afghanistan e quindi in Iraq, temendo che il regime di Saddam Hussein fosse pronto a sua volta a colpire gli USA con le sue armi di distruzione di massa  ….

L’America si scopri’ vulnerabile, il mondo cambio’ – Mondo – ANSA.it.


Dati storici ed empirici: Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – di Magdi Cristiano Allam, in ilGiornale.it

Appello fraterno da italiano che ama l’Italia ai connazionali succubi del­l’id­eologia del multi­culturalismo e folgo­rati dalla moschea­mania. Fate una semplice ricerca all’interno del sito dell’Ansa, la principale agen­zia nazionale d’informazione, inse­rendo il nome «moschea». Scoprirete che il 99 per cento delle notizie riguarda attentati terroristici e azioni violente che si verificano nelle moschee in tutti i Paesi del mondo, sia quelli dove i musulmani sono maggioranza sia quelli dove sono minoranza, sia quelli dichiaratamente integralisti islamici che consideriamo radicali sia quelli formalmente laici che definiamo moderati; mentre il restante 1 per cento riguarda l’annuncio delle nuove moschee che si vorrebbero costruire in Italia.

Ebbene, il peso della connotazione totalmente negativa delle moschee nel mondo è tale da far apparire noi italiani come chi ostinatamente e ciecamente è votato al suicidio. Mi limiterò a indicare i fatti concernenti le moschee nel mondo degli ultimi mesi. Il 3 settembre a Londra l’imam della moschea di Finsbury Park, il libanese cieco Maymoun Ghandi Zarzour, è stato assassinato all’interno della moschea. Quando nel 1998 conobbi il fondatore della moschea di Finsbury Park, l’imam egiziano Abu Hamza Al Masri, mi confessò candidamente che la moschea organizzava pubblicamente corsi ideologici e militari per la Guerra santa islamica a Crowborough, alla periferia di Londra.

Il 30 agosto a Copenaghen, all’uscita dei fedeli dalla moschea dopo la celebrazione dell’Eid al-Fitr, la festa islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan, uno di loro è stato ucciso in una sparatoria. Il 28 agosto a Bagdad un terrorista suicida si è fatto esplodere nella moschea sunnita di Oum al-Qura, uccidendo 29 persone e ferendone gravemente altre 35. La moschea colpita è diretta dall’imam Ahmed Abdel Ghafour che ha ripetutamente condannato i terroristi islamici. Il 27 agosto a Damasco le forze di sicurezza siriane hanno dato l’assalto a una moschea affollata di fedeli, provocando un morto e 20 feriti.

Il 26 agosto in Afghanistan una bomba viene fatta esplodere nel cortile di una moschea della provincia nord-occidentale di Faryab, uccidendo 4 persone e ferendone altre 14. Il 19 agosto in Pakistan un terrorista suicida di appena 16 anni si è fatto esplodere all’interno di una moschea nel distretto tribale di Khyber, provocando il massacro di 53 persone e oltre 120 feriti. Il 17 agosto in Siria nove persone vengono uccise dalle forze di sicurezza dopo aver inscenato una manifestazione di fronte alla moschea di Fatima a Homs. L’11 agosto l’artiglieria dell’esercito siriano colpisce la moschea Uthman ben Affan a Dayr az Zor, 450 km a nord-est di Damasco e capoluogo della regione confinante con l’Irak, abbattendone il minareto. Per il regime siriano l’epicentro della rivolta popolare sono proprio le moschee. Il 15 luglio nella Tunisia che sarebbe finalmente liberata dalla dittatura di Ben Ali e consegnata alla democrazia, le forze dell’ordine fanno irruzione in una moschea di Tunisi alla ricerca degli autori di attentati terroristici contro le caserme della polizia che si ripetono nel Paese.

Il 14 luglio in Afghanistan ci sono state due esplosioni nella moschea di Kandahar, mentre aveva luogo una funzione religiosa per il fratello del presidente Hamid Karzai ucciso due giorni prima, con un bilancio di 4 morti. Il 10 giugno in Afghanistan un terrorista suicida islamico si è fatto esplodere davanti ad una moschea a Kunduz City, dove si svolgeva un rito in memoria del generale della polizia Dadu Daud, colpito a fine maggio dai talebani nella provincia di Takhar, uccidendo 4 agenti di polizia. Il 3 giugno nello Yemen il presidente Ali Abdallah Saleh resta gravemente ferito in un attentato all’interno della moschea del Palazzo presidenziale dove stava pregando, costato la vita ad altre 7 persone. Il 3 giugno in Irak 17 persone sono rimaste uccise e almeno 50 ferite in un attentato a una moschea di Tikrit.

La bomba che ha provocato la strage era contenuta in un barile di benzina lasciato vicino all’ingresso della moschea durante la preghiera del venerdì. Voglio evidenziare che gli autori degli efferati crimini sono musulmani, così come sono musulmane le vittime del terrorismo islamico. Voglio ricordare che queste atrocità perpetrate all’interno delle moschee sono sempre accadute da quando esiste l’islam, che si conferma come una religione intrinsecamente violenta e storicamente conflittuale. Pensate che ben tre dei primi quattro successori di Maometto, i cosiddetti «califfi ben guidati», furono assassinati (Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib) e due di loro (Umar e Ali) furono assassinati mentre pregavano in moschea.

Mi era già capitato in passato di fare ciò che ho appena fatto, ossia registrare gli attentati che si perpetrano nelle moschee, ed è sempre emerso lo stesso risultato: le moschee nel mondo generano violenza. Se le vogliamo significa che siamo propri votati al suicidio. 

da Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – Esteri – ilGiornale.it.


Cultura e politica. Gli arabi islamisti trattano così gli oppositori: mani spezzate ad Ali Ferzat, vignettista siriano anti regime

Il fumettista siriano Ali Ferzat è stato picchiato e sequestrato da uomini vicini al presidente siriano Bashar al Assad per alcune sue vignette (come la prima qui sotto) considerate offensive verso il regime del paese asiatico, che sta attraversando un periodo di rivolta popolare sulla scia di quelli avvenuti nel Maghreb. Nonostante il ricovero in ospedale, Ferzat non ha perso tempo e ha creato un nuovo disegno per reagire alle lesioni subite.



da Uomo Mag: La vendetta del fumettista Ali Ferzat malmenato dal regime siriano.


La vicesindaco, il velo e le polemiche – Milano


Franco Cardini sulla fine dei dittatori: Il suicidio di Nerone, la buca di Saddam, Corriere della sera 26 agosto 2011

….

La fine di un tiranno non può mai esser grande: non si può permettere che lo sia, «per la contraddizion che nol consente». Bisogna che alla fine tremi di paura, o scodinzoli dietro alle gonne della sua ultima amante, o cerchi di sistemare al sicuro il malloppo che ha messo insieme. Una vita politicamente grande, quando non è coronata dal successo e quando il consenso non le sopravvive, richiede una fine piccola e meschina. Sono le regole del gioco. Se e quando la realtà storica minaccia di parlare un linguaggio diverso, la manipolazione propagandistica s’incarica di metter le cose a posto.

Ecco perché in fondo, tra i tiranni archetipici del nostro tempo, la sola vera «scandalosa» eccezione è Stalin, morto da vincitore e al culmine della gloria e del consenso mondiale; e la cui stessa damnatio memoriae è arrivata tardiva e ambigua. Ma per descrivere davvero il tragico paradosso storico di Josip Vissarionovich, sarebbero necessari lo stilo di Plutarco o la penna di Shakespeare. Per troppi suoi squallidi o ridicoli succedanei, sarebbe stata o sarebbe già troppo quella di Pitigrilli.

da ComeDonChisciotte Forums-viewtopic-Franco Cardini – Il suicidio di Nerone, la buca di Saddam.


11 settembre. Dieci anni dopo | RadioRadicale.it

Cortina 26 agosto 2011

“11 settembre. Dieci anni dopo” | RadioRadicale.it.


Burka e Nudismo, da post di cadavrexquis: Burka, Niqab e “giustizieri” solitari

una ottima argomentazione dell’ottimo cadavrexquis

P.F.

—————————————————————-

….

E’ vero che, come sostiene qualcuno, per ora la legge che impedisce di indossareniqab burka in pubblico non c’è – purtroppo, aggiungo io -, ma è altrettanto vero che la legge del 1975 che impedisce, per motivi di sicurezza, di girare mascherati è tuttora in vigore e può quindi essere applicata. Tanto basterebbe, in teoria, per chiedere alla forza pubblica di “smascherare” le donne che indossano quelle gabbie di tessuto, ma non ne verrebbe disinnescata la giustificazione culturale-religiosa. Io ritengo invece che un’ulteriore legge sia necessaria, proprio per stabilire una questione di principio: chi viene a vivere qui – e sceglie di stabilirsi nel nostro paese – deve accettare determinate regole di base della nostra società, tra le quali quella di mostrare il proprio volto quando si rivolge agli altri e quando è in pubblico. Sottolineo il “deve” – e non “può, se vuole”. Credo che su certe faccende occorra essere intransigenti e, da parte della legge, ci debba essere un intervento proattivo. Non è questione di libertà individuale, come ha sostenuto indignata tale Sumaya Abdel Qader, “mediatrice culturale” giordano-palestinese. Se una donna vuol proprio scegliere di andarsene in giro bardata come una mummia (perché glielo impongono le sue tradizioni culturali o religiose), può farlo tranquillamente in quei paesi dove è consentito – o, per meglio dire, obbligatorio – farlo, come l’Arabia Saudita, per esempio. Se ognuno potesse andare in giro conciato come vuole, allora potremmo cominciare a uscire nudi per strada: basterebbe invocare ilnudismo o il naturismo come articolo di fede di una nostra personalissima religione. Scommettiamo che nessuno si sognerebbe, se venissimo fermati per oltraggio al pubblico pudore, di protestare perché sono stati lesi i nostri diritti individuali?

….

da: cadavrexquis: Burka, Niqab e “giustizieri” solitari.


La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato

Gli episodi di violenza scatenatisi a Londra e in altre città del Regno Unito ad opera di giovani immigrati e di inglesi figli di immigrati dimostrano semplicemente un fatto: il fallimento del multiculturalismo.

Ci sono senza dubbio tante motivazioni dietro le devastazioni avvenute in vari quartieri e tra queste forse l’ultima è la religione, mentre al primo posto sta il degrado economico e sociale, un po’ come accaduto nelle banlieu parigine nel 2005. Tuttavia, la responsabilità principale ricade sul modello britannico di integrazione, fondato, per l’appunto, sul multiculturalismo, ovvero su una strutturazione della società a “compartimenti stagni”, con tanti ghetti privi di comunicazione tra loro. Una tipologia, questa, ben diversa dal semplice pluralismo, cioè la coesistenza armonica di più culture all’interno di uno stesso Stato. Insomma, un conto è la multiculturalità, che è un dato di fatto innegabile e inevitabile, altro è il multiculturalismo, che è invece un’ideologia ben precisa.

segue qui: La lezione inglese: il multiculturalismo è sbagliato.


Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it

«Pensiamo prima a tante piccole parrocchie nei quartieri e poi al duomo». Non c’è fretta per una grande moschea ha assicurato nei giorni scorsi il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. Ma Islam.it ieri traduceva bene la politica dei piccoli passi intrapresa due giorni fa intorno al tavolo di Palazzo Marino tra il vicesindaco Maria Grazia Guida e gli esponenti delle associazioni musulmane coordinate da Davide Piccardo, ex candidato di Sel da cui gli Islamici Moderati rimasti fuori dalla porta hanno già preso le distanza («non ci rappresenta e non può prendere impegni a nome nostro»). «Sembra che finalmente nel 2012 la moschea a Milano si farà – scriveva Islam.it -. Verrà costruita su un lotto già ora sede di una sala di preghiera in una zona non centrale della città. Certo non risolverà il problema degli spazi di culto a Milano, ma è un segnale importante e una prova di dialogo fra islam e istituzioni». Sarebbe la seconda dopo Roma. Un progetto c’è già e porta in via Meda, di fianco alla sala di preghiera Al Wahid, l’unica che può davvero fregiarsi del nome di moschea: è gestita dal Coreis di Yahja Pallavicini, ha tutte le autorizzazioni in ordine, è riservata solo agli associati quasi tutti italiani convertiti 

……

da Mini-moschee sotto casa: in dieci quartieri ci sono già – Milano – ilGiornale.it.

diceva Oriana Fallaci:

“tre punti che considero cruciali
Punto numero uno. [...] l’immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].
Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...].
Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»”
(Oriana Fallaci, Discorso in occasione della consegna dell’Annie Taylor Award, «Un tuffo sulle cascate del Niagara», in «Il Foglio», 3.12.2005)


ma come sono buoni gli islamici … ma come hanno attraversato tutte le tappe della civiltà dei diritti, dall’umanesimo, all’illuminismo, alla democrazia, alla divisione dei poteri ,,, Accecata… ma non dalla vendetta – Ameneh perdona il suo carnefice

ma come sono buoni gli islamici … ma come hanno attraversato tutte le tappe della civiltà dei diritti, dall’umanesimo, all’illuminismo, alla democrazia, alla divisione dei poteri, ma come ci portano avanti nella storia della civiltà gli islamici !!!
Accecata… ma non dalla vendetta – Ameneh perdona il suo carnefice
Dall’Iran la storia di Ameneh, una ragazza accecata e sfregiata nel 2004 da un uomo respinto. Sette anni dopo ha graziato il suo aggressore che secondo la giustizia iraniana doveva essere a sua volta accecato con l’acido. Servizio di Lucia Goracci. Tratto da Tg3 del 31/07/2011 - http://www.tg3.rai.it altro

Massimo Teodori, Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americanaFORMICHE.NET

Una lezione per noi tutti
01/08/2011 | Massimo Teodori
Bisogna dare atto agli americani che ciò che hanno fatto per loro è stato indispensabile anche per gli occidentali. Lo stesso era accaduto nella lotta al nazismo e al comunismo.
Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americana. L´attacco a New York mise clamorosamente in luce un nuovo protagonista della scena internazionale, il terrorismo islamista. Il mondo, che con la fine del comunismo si riteneva pacificato, non lo era affatto. Una diversa sfida incombeva sull´occidente e l´intero globo: al posto dell´Unione sovietica si era sviluppata un´inedita potenza malefica contro cui gli americani dichiararono la “war on terrorism” come nuova missione degli Stati Uniti nel mondo.
Da quella strategia antiterroristica nacquero per iniziativa di George W. Bush le guerre in Iraq e in Afghanistan che hanno impegnato l´America per un decennio. L´eliminazione, il 2 maggio 2011, di Osama bin Laden, testa del serpente terroristico, ha significato il raggiungimento di un obiettivo di grande rilevanza simbolica, approdo di complesse operazioni condotte secondo una duplice strategia, militare e di sicurezza. Oggi, si può affermare che il fronte strategico-militare in Irak e Afghanistan ha conseguito risultati contraddittori, mentre sul fronte della sicurezza nell´area occidentale sono stati acquisiti obiettivi concreti con la prevenzione di attentati, di fatto annullati dopo quelli di Londra e Madrid.
Una volta eliminato bin Laden, tuttavia, gli Stati Uniti si interrogano sul prezzo che è stato pagato nella “war on terrorism”. Per le finanze statunitensi il costo bellico è stimato in oltre 4mila miliardi di dollari, superiore a quello per la Seconda guerra mondiale; e il numero delle vittime americane ha superato quota 8mila oltre i 3mila morti del World trade center. Ai costi finanziari ed umani vanno inoltre aggiunti i danni di immagine che l´America ha subito in tutti i continenti con la diffusione di un antiamericanismo che si è attenuato solo con la presidenza Obama.
n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
segue…..

da FORMICHE.NET.


Angelo Panebianco: “In Tunisia, ove a gennaio è iniziata la rivolta araba, si terranno fra qualche mese le elezioni. I laici sono spaventati. Temono la (probabile) vittoria degli islamici”

In Tunisia, ove a gennaio è iniziata la rivolta araba, si terranno fra qualche mese le  elezioni. I laici sono spaventati. Temono la (probabile) vittoria degli islamici.

Ciò mi ha ricordato un episodio del 1992. Un giorno ebbi il compito di moderare, nella mia Fa­coltà, un dibattito fra storici e politologi che aveva per oggetto il colpo di Stato avvenuto in Algeria all’inizio di quell’anno. I militari avevano preso il potere, interrompendo un processo di democratizzazione da poco av­viato, per impedire che gli integralisti isla­mici (già vincitori del primo turno delle elezioni) conquistassero il governo del Paese. Un partito totalitario come il Fis, il Fronte islamico algerino, stava per vincere demo­craticamente le elezioni. Per impedirlo era stata instaurata una dittatura militare.

Co­me giudicare una simile situazione? Natu­ralmente, i partecipanti alla tavola rotonda, e io stesso, non sapevamo cosa sarebbe avve­nuto in seguito, non sapevamo che quegli eventi avrebbero innescato una feroce guer­ra civile durata per molti anni. Il dibattito verteva principal­mente sulle cause, lontane e vicine, di quei fatti. Molti partecipanti non si limitarono però ad analizzare gli even­ti: espressero an­che giudizi, per lo più negativi, sul colpo di Stato.

A un certo punto, una studentessa presente chiese la parola: disse di es­sere tunisina e disse anche, gettando nello sconforto alcuni miei colleghi, di essere contentissima per l’avvenuto colpo di Stato in Algeria. L’Algeria è un vicino ingombran­te della Tunisia: se avessero vinto gli isla­mici – ci ricordò la studentessa – gli effetti si sarebbero sentiti anche nel suo Paese. Lei non voleva a nessun costo gli islamici al potere, non voleva subire il trattamento che gli islamici di stretta osservanza riservano, nelle lo­ro società, alle donne. A me par­ve, in quel mo­mento, che con l’intervento della giovane tunisina un po’ di vita reale fosse entrata in quelle austere stanze: f^a una par­te, gli astratti prin­cipi del “democra­ticamente corretto”; dall’altra, le concretis­sime esigenze della vita quotidiana. Non ho mai saputo cosa ne sia stato di quel­la studentessa. Di una cosa però sono certo: se è tornata in Tunisia, oggi starà appog­giando qualche movimento laico, sperando che gli islamici non riescano a imporre a lei e a tanti altri come lei un giogo che non si meritano


Islamo-fascismo.Benny Morris: alcuni giorni fa l’insigne storico israeliano è stato quasi linciato da un gruppo di picchiatori musulmani durante una conferenza alla celebre London School of Economics

 “E’ molto triste, ma mi sono sentito molto minacciato fisicamente nel cuore di Londra, è un momento drammatico per l’Europa occidentale”, dice Benny Morris a colloquio con il Foglio. Alcuni giorni fa l’insigne storico israeliano è stato quasi linciato durante una conferenza alla celebre London School of Economics. Il mese scorso consiglieri militari del premier israeliano Benjamin Netanyahu avevano dovuto annullare il viaggio a Londra per il rischio d’arresti. Una settimana fa è stato l’ex ministro della Difesa, Amir Peretz, a cancellare la sua visita in Inghilterra (rischiava l’arresto per “crimini di guerra”). La vicenda per la prima volta Morris l’ha raccontata al quotidiano Makor Rishon e adesso al Foglio: “Sono stato circondato da un gruppo di picchiatori musulmani e di loro sostenitori, che mi hanno insultato e aggredito. La sensazione era come di essere un ebreo a Berlino negli anni Venti circondato da nazisti, solo che invece di camicie brune indossavano copricapi islamici. La definizione di islamo-fascisti è molto calzante”. Morris descrive così quanto è successo: “Dovevo tenere una lezione sulla guerra del 1948. Poche ore prima c’era stato un incendio, così Kingsway era stata chiusa e il taxi mi ha lasciato qualche isolato prima”. Ed è allora che c’è stata l’aggressione, al grido di “fascista”, “razzista”, “l’Inghilterra non avrebbe mai dovuto invitarti”, “non devi parlare”. “Fuori dalla London School of Economics c’erano molte guardie del corpo e poliziotti, e manifestanti con cartelli ‘Morris è un fascista’ e ‘Vattene a casa’”, ci dice Morris. “All’uscita, dopo la lezione, il portavoce dell’ateneo ha chiesto al pubblico di rimanere seduto per farmi uscire in sicurezza. Le guardie del corpo mi hanno fatto lasciare l’edificio da una porta secondaria, come un presidente americano in un thriller di serie B”. Un anno prima Morris era stato costretto ad annullare una lezione all’Università di Cambridge. Un’intimidazione simile ha dovuto subire all’Università inglese di Leeds anche un altro celebre studioso, il tedesco Matthias Küntzel. L’ateneo si arrese alle minacce dei gruppi fondamentalisti e al boicottaggio, anziché aumentare la protezione intorno al professor Küntzel e consentirgli di parlare. La columnist inglese Melanie Phillips, autrice del superbo saggio “Londonistan” in cui ha indagato il sottobosco islamista nel Regno Unito, scrive che “le università britanniche si sono arrese nella battaglia fra la civiltà e la barbarie”. Torniamo a Morris: “La libertà d’espressione è stata gravemente limitata in Europa sul conflitto in medio oriente. E’ in corso un conflitto di valori in cui Israele è un tabù assoluto in Europa, così come la critica dell’islam e del mondo arabo. I leader europei non dicono mai ‘terrorismo islamico’, ma ‘terrorismo internazionale’, c’è una grande paura a nominare le cose, da Cameron a Obama. La propaganda islamista è stata in grado di intimidire la discussione intellettuale, Israele è diventato semplicemente il simbolo del male, i demonizzatori sono stati capaci di invertire la verità e di creare un clima di paura. Quando sono andato alla London School of Economics sono stato super protetto dalla polizia e fra grandi misure di sicurezza. A Cambridge la mia lezione è stata annullata dopo le intimidazioni di gruppi islamici. Questi hanno soldi, giornali, risorse, cattedre, e le stanno usando per sottomettere l’Europa”. Per Morris non è casuale che, in coincidenza con la sua aggressione, l’ex ministro israeliano Peretz “abbia dovuto annullare un viaggio a Londra per il rischio di essere arrestato: un altro sintomo dell’ascesa dell’islam militante”. Conclusione amara: “Sono pessimista sull’Europa da quando c’è stato il caso delle vignette danesi. L’appeasement è dilagante ovunque. E penso che andrà soltanto peggio”.

 

da Il terrorismo islamico sta sottomettendo l’Europa. Fine della liberta’ di parola nelle universita’ inglesi. Cacce all’ebreo, clima da Berlino nazista | LiberaliPerIsraele | Il Cannocchiale blog.


Gran Bretagna: 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico)

La Gran Bretagna alza la testa e dopo anni di asservimento alla causa del multiculturalismo potrebbe dire ‘no’ ai matrimoni forzati. 17,000 donne, queste le stime dell’Association of Chief Police Officers, vittime ogni anno di violenze “d’onore” e 8.000 costrette ad accettare “forced marriage” (secondo una ricerca condotta dal Dipartimento per l’Educazione britannico) sono troppe – e pare si tratti, secondo i detective inglesi, solo della “punta dell’iceberg” – per continuare a chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che potrebbe essere definito un vero e proprio reato.

Specie in un contesto in cui molti paesi europei, Germania e (per l’appunto) Inghilterra, hanno dichiarato il crollo del modello “multikulti” e la conseguente volontà di “voltare pagina”, come dichiarato dallo stesso premier inglese David Cameron, sulle politiche fallite del paese.

Pare che il numero reale del fenomeno dei matrimoni forzati, diffusi soprattutto tra gli immigrati musulmani dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e Africa settentrionale e occidentale, sia nella realtà ancora più alto perché molte vittime hanno paura di farsi avanti e denunciare. Nel 2010 1.735 vittime – tra cui bambine di 13 anni e donne con disabilità fisiche e mentali – hanno cercato l’aiuto nel Forced Marriage Unit, un’agenzia speciale istituita dal governo britannico. Una cifra spaventosa.

Un altro studio intitolato A Statistical Study to Estimate the Prevalence of Female Genital Mutilation in England and Wales rileva che oltre 65.000 donne in Gran Bretagna hanno subito mutilazioni genitali come condizione prematrimoniale, e almeno 15.000 ragazze di età inferiore ai 15 anni rischiano di essere sottoposte a questa pratica. E anche se questa è vietata nel Regno Unito dal Female Genital Mutilation Act del 2003, fino ad oggi nessuno è stato di fatto processato per questo reato. Tanto più che, secondo un sondaggio della BBC, un giovane asiatico britannico su dieci ritiene che gli omicidi d’onore possano essere giustificati.

da La Gran Bretagna alza la testa e dice ‘no’ ai matrimoni forzati | l’Occidentale.


Asia Bibi, la fede nell’inferno del carcere. Un libro racconta la sua storia

“Ho bisogno di voi”: è l’appello di Asia Bibi, pakistana di 45 anni, madre di cinque figli, cristiana, condannata a morte per impiccagione con l’accusa di blasfemia. La donna attende ora il processo di appello presso l’Alta Corte di Lahore. Da due anni in prigione, è lei stessa a raccontare la sua storia nel libro, uscito in questi giorni ed edito da Mondadori, “Blasfema. Condannata a morte per un sorso d’acqua”. Scritto con la giornalista francese Anne-Isabelle Tollet, il testo ripercorre la sua drammatica vicenda, fatta di momenti di disperazione ma anche di fede e di attimi di gioia, come quando ebbe la notizia dell’appello del Papa per la sua liberazione. Il servizio è di Debora Donnini:RealAudioMP3 

“Vi scrivo dal fondo del mio carcere, a Sheikhupura, in Pakistan, dove sto vivendo i miei ultimi giorni. Forse le mie ultime ore. Così ha deciso il tribunale che mi ha condannata a morte. Ho paura”. Questo grido di dolore è l’incipit del libro “Blasfema”, dove Asia Bibi ricostruisce la sua vicenda. Quella di una donna cristiana, analfabeta, una contadina di un piccolo villaggio del Punjab. Una donna che non ha mai ucciso o rubato eppure è stata condannata a morte. L’accusa: blasfemia, nella quale rientra l’offesa in qualche modo al Corano o a Maometto. Sono innocente, rispetto il profeta – dice Asia – ma in Pakistan con l’accusa di blasfemia “si può togliere di mezzo chiunque, quali che siano il suo credo religioso o le sue idee”. “Secondo i giornalisti, dieci milioni di pakistani sarebbero pronti a uccidermi con le loro mani”, racconta e un mullah ha promesso a chi la ucciderà 500 mila rupie: una fortuna in Pakistan. Le vittime dell’accusa sono i musulmani stessi, non sono solo i cristiani, gli indù e i seguaci di una setta non riconosciuta dal governo come musulmana, gli ahmadi.

“Le lacrime sono le mie compagne di cella”, racconta Asia che da due anni si trova in carcere, lontano dal suo amatissimo marito e dai suoi cinque figli. Tutto inizia un giorno d’estate, con 45 gradi: da una domenica di lavoro nei campi per 250 rupie e dal desiderio di bere un po’ d’acqua da un pozzo. Alcune donne dicono che così ha contaminato l’acqua, in quanto cristiana. Quindi nasce una discussione nella quale Asia Bibi viene accusata di blasfemia. La situazione precipita. Asia viene incarcerata. Arrivano gli oltraggi e le umiliazioni nella cella sporca e buia e la consapevolezza che né lei né la sua famiglia avrà più pace. Un calvario spezzato da attimi di gioia, come quando le raccontano dell’appello che Benedetto XVI ha fatto per lei all’udienza generale del 17 novembre 2010: “Chiedo – disse il Papa – che, al più presto, le sia restituita la piena libertà”. O come quando vanno a farle visita in carcere il governatore del Punjab, la regione dove abita, Salman Taseer, e Shahbaz Bhatti, cattolico, ministro per le Minoranze religiose, che vive il suo impegno come una testimonianza della fede in Cristo. Entrambi si sono battuti per la sua liberazione e si sono opposti alla legge sulla blasfemia. Per questo hanno pagato con la vita: uccisi nei primi mesi del 2011. “Un musulmano e un cristiano, che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c’è un messaggio di speranza”, dice Asia. La sensazione dopo questi eventi è di essere perduta, ma il suo avvocato le ricorda che c’è ancoraPaul Bhatti, il fratello di Shahbaz, che ha deciso di continuare la sua battaglia ed è diventato consigliere speciale del primo ministro del Pakistan per gli Affari delle minoranze religiose. A lui abbiamo chiesto cosa si sta facendo per Asia Bibi in questo momento: 

“Ci stiamo muovendo indirettamente o attraverso il governo. Abbiamo seguito la sua famiglia, che è chiaramente un po’ nascosta. Quello che ora stiamo facendo, lo stiamo facendo con le forze diplomatiche, in modo tale che questo, diciamo, non ci esponga ad ulteriori rischi e, quindi, per cercare di liberarla in maniera più mite: senza creare problemi. Noi, insieme a tanti altri politici e insieme anche alle persone che la pensano alla stessa maniera, stiamo facendo la nostra parte per Asia Bibi”.

“Supplico la Vergine Maria di aiutarmi a sopportare un altro minuto senza i miei figli”. Il suo è, infatti, soprattutto un libro di un combattimento nella fede, racconta di una donna che continua ad avere fiducia nell’amore di Dio, sapendo di essere un innocente. A volte subentra la disperazione ma poi la certezza: “Se oggi, nonostante tutto, sono ancora viva, certamente non è per caso, ma perché Dio mi ha affidato una missione”. Ma Asia Bibi, con i suoi grandi occhi neri, chiede qualcosa, a tutti i lettori: “Fate sapere quello che mi è capitato… Ho bisogno di voi! Salvatemi!”.


da RADIO VATICANA: Asia Bibi, la fede nell’inferno del carcere. Un libro racconta la sua storia.