TERRORISMO: 4 ARRESTATI IN SVEZIA ERANO LEGATI A GRUPPO ISLAMISTA AGI – Agenzia Giornalistica Italia
Pubblicato: 13 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »
Quattro sospetti terroristi arrestati in Svezia nel fine settimana sono
legati al movimento islamista somalo Shebab e si accingevano a compiere un
attentato con bombe e armi da fuoco. Lo scrive il quotidiano It di
Goteborg, la citta’ in cui i quattro …
<http://www.agi.it/estero/notizie/201109121640-est-rt10175-terrorismo_4_arrestati_in_svezia_erano_legati_a_gruppo_islamista>
Oriana Fallaci, La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre, 11 settembre 2001-11 settembre 2011
Pubblicato: 11 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 3 Commenti »La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai.
Ground Zero, 11 settembre 2001- 11 settembre 2001: Paul Simon The Sound of Silence
Pubblicato: 11 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 1 Commento »Oriana Fallaci, Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, 11 settembre 2001- 11 settembre 2011
Pubblicato: 11 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 1 Commento »… Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’ audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’ obiettivo, si getta sull’ obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’ audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’ aereo s’ è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio …
da La rabbia e l’orgoglio – Corriere della Sera
ORE 8.48: un aereo colpisce una delle due Torri Gemelle del World Trade Center a New York
ORE 9.03: un secondo aereo si avvicina al World Trade Center e si schianta contro la seconda torre
ORE 9.59: una delle due torri crolla su se stessa dopo essere esplosa
ORE 10.03: un aereo della United Airlines si schianta al suolo a sud est di Pittsburgh, nei pressi di Shanksville. I passeggeri si erano scagliati contro i dirottatori, ribellandosi
ORE 10.28: la seconda torre crolla, scagliando tonnellate di detriti sulle strade
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Oriana Fallaci – Lettera da New York – La rabbia e l’orgoglio – 29 settembre 2001
Pubblicato: 11 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »la potenza della scrittura di Oriana Fallaci che attraversa i secoli:
islamisti, il pericolo mortale: Berlino, pericolo attentato: fermati due ragazzi islamici
Pubblicato: 9 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »Berlino, pericolo attentato: fermati due ragazzi islamici
Il Quotidiano Italiano
Gli agenti hanno arrestato due ragazzi identificati come presunti
terroristi di matrice islamica, sospettati di preparare un attentato.
L’operazione precede di soli tre giorni il decimo anniversario per
l’attentato dell’11 settembre negli Stati Uniti e …
<http://www.ilquotidianoitaliano.it/esteri/2011/09/news/berlino-pericolo-attentato-fermati-due-ragazzi-islamici-113335.html/>
islamisti: Attentato a Nuova Delhi, 9 vittime
Pubblicato: 7 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »Attentato a Nuova Delhi, 9 vittime Colpita ancora l’Alta Corte di …
La Repubblica
L’ordigno è esploso davanti ad un cancello, nella parte del tribunale dove
si discutono i casi di terrorismo. Probabile si tratti di una nuova
escalation dell’estremismo islamico NUOVA DELHI – Almeno undici i morti,
una cinquantina i feriti per una …
<http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/07/news/india_attentato-21327117/>
Mah ! La guerra civile islamica ha sconfitto la jihad, pensiero di VITTORIO EMANUELE PARSI
Pubblicato: 6 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »…. Sono state le rivoluzioni arabe di quest’anno a sottrarre terreno al terrorismo jihadista, grazie alla loro capacità di ridare speranza alle fin qui disperate masse arabe e a borghesie politicamente alienate, conseguendo il risultato di rovesciare despoti corrotti o regimi privi di legittimazione attraverso la lotta politica pubblica: talvolta ricorrendo alla forza delle armi, ma rifiutando la logica della clandestinità e degli atti dimostrativi violentemente spettacolari.
….
da LASTAMPA.it: La guerra civile islamica ha sconfitto la jihad.
L’America si scopri’ vulnerabile, il mondo cambio’ – Mondo – ANSA.it
Pubblicato: 5 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »Hanno cambiato il corso della storia all’inizio di questo secolo i quasi tremila morti dell’11 settembre 2001, vittima dei terroristi islamici che hanno dirottato quattro aerei sui cieli degli Stati Uniti, distruggendo le Torri Gemelle, i due grattacieli più alti di New York, colpendo e danneggiando il Pentagono. L’America, tradizionalmente sicura di sé e protetta dagli oceani, si è improvvisamente scoperta vulnerabile. Non solo, gli Usa si sono trovati spiazzati, alle prese con una minaccia di tipo nuovo e non identificabile. Non è stata infatti una potenza straniera ad attaccare questa volta e a minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, come il Giappone ai tempi di Pearl Harbor, ma una organizzazione islamica radicale: Al Qaida diretta da Osama bin Laden (ucciso a maggio in un raid Usa in Pakistan), ospitata in Afghanistan dal regime radicale dei Talebani. Le conseguenze degli attacchi, inimmaginabili al momento del crollo delle Torri Gemelle, sono note a tutti. L’allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dichiara subito la guerra internazionale contro il terrorismo e attacca prima in Afghanistan e quindi in Iraq, temendo che il regime di Saddam Hussein fosse pronto a sua volta a colpire gli USA con le sue armi di distruzione di massa ….
L’America si scopri’ vulnerabile, il mondo cambio’ – Mondo – ANSA.it.
Dati storici ed empirici: Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – di Magdi Cristiano Allam, in ilGiornale.it
Pubblicato: 5 settembre 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo, religioni, terroristi Lascia un commento »Appello fraterno da italiano che ama l’Italia ai connazionali succubi dell’ideologia del multiculturalismo e folgorati dalla moscheamania. Fate una semplice ricerca all’interno del sito dell’Ansa, la principale agenzia nazionale d’informazione, inserendo il nome «moschea». Scoprirete che il 99 per cento delle notizie riguarda attentati terroristici e azioni violente che si verificano nelle moschee in tutti i Paesi del mondo, sia quelli dove i musulmani sono maggioranza sia quelli dove sono minoranza, sia quelli dichiaratamente integralisti islamici che consideriamo radicali sia quelli formalmente laici che definiamo moderati; mentre il restante 1 per cento riguarda l’annuncio delle nuove moschee che si vorrebbero costruire in Italia.
Ebbene, il peso della connotazione totalmente negativa delle moschee nel mondo è tale da far apparire noi italiani come chi ostinatamente e ciecamente è votato al suicidio. Mi limiterò a indicare i fatti concernenti le moschee nel mondo degli ultimi mesi. Il 3 settembre a Londra l’imam della moschea di Finsbury Park, il libanese cieco Maymoun Ghandi Zarzour, è stato assassinato all’interno della moschea. Quando nel 1998 conobbi il fondatore della moschea di Finsbury Park, l’imam egiziano Abu Hamza Al Masri, mi confessò candidamente che la moschea organizzava pubblicamente corsi ideologici e militari per la Guerra santa islamica a Crowborough, alla periferia di Londra.
Il 30 agosto a Copenaghen, all’uscita dei fedeli dalla moschea dopo la celebrazione dell’Eid al-Fitr, la festa islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan, uno di loro è stato ucciso in una sparatoria. Il 28 agosto a Bagdad un terrorista suicida si è fatto esplodere nella moschea sunnita di Oum al-Qura, uccidendo 29 persone e ferendone gravemente altre 35. La moschea colpita è diretta dall’imam Ahmed Abdel Ghafour che ha ripetutamente condannato i terroristi islamici. Il 27 agosto a Damasco le forze di sicurezza siriane hanno dato l’assalto a una moschea affollata di fedeli, provocando un morto e 20 feriti.
Il 26 agosto in Afghanistan una bomba viene fatta esplodere nel cortile di una moschea della provincia nord-occidentale di Faryab, uccidendo 4 persone e ferendone altre 14. Il 19 agosto in Pakistan un terrorista suicida di appena 16 anni si è fatto esplodere all’interno di una moschea nel distretto tribale di Khyber, provocando il massacro di 53 persone e oltre 120 feriti. Il 17 agosto in Siria nove persone vengono uccise dalle forze di sicurezza dopo aver inscenato una manifestazione di fronte alla moschea di Fatima a Homs. L’11 agosto l’artiglieria dell’esercito siriano colpisce la moschea Uthman ben Affan a Dayr az Zor, 450 km a nord-est di Damasco e capoluogo della regione confinante con l’Irak, abbattendone il minareto. Per il regime siriano l’epicentro della rivolta popolare sono proprio le moschee. Il 15 luglio nella Tunisia che sarebbe finalmente liberata dalla dittatura di Ben Ali e consegnata alla democrazia, le forze dell’ordine fanno irruzione in una moschea di Tunisi alla ricerca degli autori di attentati terroristici contro le caserme della polizia che si ripetono nel Paese.
Il 14 luglio in Afghanistan ci sono state due esplosioni nella moschea di Kandahar, mentre aveva luogo una funzione religiosa per il fratello del presidente Hamid Karzai ucciso due giorni prima, con un bilancio di 4 morti. Il 10 giugno in Afghanistan un terrorista suicida islamico si è fatto esplodere davanti ad una moschea a Kunduz City, dove si svolgeva un rito in memoria del generale della polizia Dadu Daud, colpito a fine maggio dai talebani nella provincia di Takhar, uccidendo 4 agenti di polizia. Il 3 giugno nello Yemen il presidente Ali Abdallah Saleh resta gravemente ferito in un attentato all’interno della moschea del Palazzo presidenziale dove stava pregando, costato la vita ad altre 7 persone. Il 3 giugno in Irak 17 persone sono rimaste uccise e almeno 50 ferite in un attentato a una moschea di Tikrit.
La bomba che ha provocato la strage era contenuta in un barile di benzina lasciato vicino all’ingresso della moschea durante la preghiera del venerdì. Voglio evidenziare che gli autori degli efferati crimini sono musulmani, così come sono musulmane le vittime del terrorismo islamico. Voglio ricordare che queste atrocità perpetrate all’interno delle moschee sono sempre accadute da quando esiste l’islam, che si conferma come una religione intrinsecamente violenta e storicamente conflittuale. Pensate che ben tre dei primi quattro successori di Maometto, i cosiddetti «califfi ben guidati», furono assassinati (Umar ibn al-Khattab, Uthman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib) e due di loro (Umar e Ali) furono assassinati mentre pregavano in moschea.
Mi era già capitato in passato di fare ciò che ho appena fatto, ossia registrare gli attentati che si perpetrano nelle moschee, ed è sempre emerso lo stesso risultato: le moschee nel mondo generano violenza. Se le vogliamo significa che siamo propri votati al suicidio.
da Violenza e terrorismo nascono nelle moschee – Esteri – ilGiornale.it.
11 settembre. Dieci anni dopo | RadioRadicale.it
Pubblicato: 27 agosto 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »Cortina , 26 agosto 2011
“11 settembre. Dieci anni dopo” | RadioRadicale.it.
Massimo Teodori, Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americanaFORMICHE.NET
Pubblicato: 30 luglio 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, Geopolitica e Politica internazionale, islamismo, Stati Uniti d'America, Storia contemporanea Lascia un commento »| Una lezione per noi tutti | |
| 01/08/2011 | Massimo Teodori | |
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Bisogna dare atto agli americani che ciò che hanno fatto per loro è stato indispensabile anche per gli occidentali. Lo stesso era accaduto nella lotta al nazismo e al comunismo.
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Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americana. L´attacco a New York mise clamorosamente in luce un nuovo protagonista della scena internazionale, il terrorismo islamista. Il mondo, che con la fine del comunismo si riteneva pacificato, non lo era affatto. Una diversa sfida incombeva sull´occidente e l´intero globo: al posto dell´Unione sovietica si era sviluppata un´inedita potenza malefica contro cui gli americani dichiararono la “war on terrorism” come nuova missione degli Stati Uniti nel mondo.
Da quella strategia antiterroristica nacquero per iniziativa di George W. Bush le guerre in Iraq e in Afghanistan che hanno impegnato l´America per un decennio. L´eliminazione, il 2 maggio 2011, di Osama bin Laden, testa del serpente terroristico, ha significato il raggiungimento di un obiettivo di grande rilevanza simbolica, approdo di complesse operazioni condotte secondo una duplice strategia, militare e di sicurezza. Oggi, si può affermare che il fronte strategico-militare in Irak e Afghanistan ha conseguito risultati contraddittori, mentre sul fronte della sicurezza nell´area occidentale sono stati acquisiti obiettivi concreti con la prevenzione di attentati, di fatto annullati dopo quelli di Londra e Madrid.
Una volta eliminato bin Laden, tuttavia, gli Stati Uniti si interrogano sul prezzo che è stato pagato nella “war on terrorism”. Per le finanze statunitensi il costo bellico è stimato in oltre 4mila miliardi di dollari, superiore a quello per la Seconda guerra mondiale; e il numero delle vittime americane ha superato quota 8mila oltre i 3mila morti del World trade center. Ai costi finanziari ed umani vanno inoltre aggiunti i danni di immagine che l´America ha subito in tutti i continenti con la diffusione di un antiamericanismo che si è attenuato solo con la presidenza Obama.
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n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.
n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio. Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
segue…..
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da FORMICHE.NET.
Perle complottiste: Bin Laden è stato terminato: complottisti in lacrime.
Pubblicato: 2 maggio 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »Blitz in Pakistan, ucciso Bin Laden Casa Bianca conferma: c’è suo Dna – Adnkronos Esteri
Pubblicato: 2 maggio 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, dittatori, Geopolitica e Politica internazionale, islamismo Lascia un commento »L’annuncio del presidente Obama in diretta televisiva (VIDEO): “Il leader di Al Qaeda è stato ucciso in un’operazione vicino a Islamabad” (VIDEO).
“Oggi, dietro mie istruzioni, gli Stati Uniti hanno sferrato un’operazione mirata contro un compound a Abbottabad, in Pakistan. Una piccola squadra di americani ha condotto l’operazione con coraggio e capacità straordinarie. Nessun americano è rimasto ferito. Hanno fatto attenzione ad evitare vittime civili. Al termine di uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e preso in custodia il suo corpo”. Con queste parole il presidente americano barack Obama ha annunciato in diretta televisiva la morte di Osama Bin Laden. ”Per oltre due decenni Bin Laden è stato il leader e il simbolo di Al Qaida e ha continuato a pianificare attacchi contro il nostro paese e alleati. La morte di Bin Laden segna il risultato significativo nell’impegno della nostra nazione di sconfiggere Al Qaida. Tuttavia la sua morte non segna la fine del nostro impegno. Non ci sono dubbi sul fatto che Al Qaida continuerà a perseguire attacchi contro di noi. Noi dobbiamo rimanere vigili in patria e fuori, e lo saremo”.
Su Google Maps il punto del blitz americano (MAPPA). Ministero degli Esteri pakistano: ”Assalto condotto direttamente dagli Usa”. Insieme a lui uccise altre tre persone e uno dei suoi figli. Il corpo in mano alle autorità statunitensi, ma per la Cnn “è stato già sepolto in mare”. Si attende il test del Dna. La notizia accolta con manifestazioni di giubilo: interrotta partita di baseball. Gruppo talebano smentisce: “E’ ancora vivo”. Falsa la foto del cadavere diffusa dalla tv pakistana (GUARDA). 11 settembre 2001, ore 8,46: inizia l’attacco al cuore dell’America. Il crollo delle Torri dall’alto (VIDEO). Come sarà il nuovo World Trade Center (VIDEO)
Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam, di Cadavrexquis
Pubblicato: 12 aprile 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo, religioni Lascia un commento »….
perché individui nati e cresciuti in Inghilterra, magari da genitori in qualche modo integratisi nella realtà occidentale, si lasciano tentare dall’estremismo islamico. Taseer s’interroga però anche su di sé chiedendosi se lui stesso possa definirsi “musulmano”, perché è quella la religione del padre, in quanto pakistano, e l’identità islamica si trasmette per via patrilineare.
E’ da qui che inizia il viaggio di Aatish Taseer in quelle “terre islamiche” a cui allude il sottotitolo. La prima tappa è a Istanbul: la Turchia è ancora, malgrado tutto, il più aperto tra i paesi islamici e quello in cui “la laicità era dogmatica, quasi come una religione separata”. All’interno di questa città multiforme, Taseer va a visitare Fatih Carsamba, un quartiere di fondamentalisti islamici che sembra uscito da un altro mondo. Qui incontra Abdullah, studente di teologia islamica, che gli espone la sua idea di perfetta società islamica e la sua assoluta contrarietà alla penetrazione della modernità e delle idee occidentali – che, però, nei fatti e nella vita dei musulmani non solo turchi sono già onnipresenti. E quando l’autore gli chiede che cosa c’è di tanto sbagliato nella modernità, Abdullah risponde con queste parole: “E’ che il sistema di oggi mette l’uomo al centro. E’ antropocentrico. Il nostro sistema è teocentrico. La civiltà occidentale dice che possiamo fare quello che vogliamo e che non ci serve un Dio per creare un sistema culturale o religioso. La differenza è questa, ed è grande. [...] L’uomo invece di Dio, il progresso invece dell’aldilà, la ragione invece della fede”. Il suo progetto è un altro, più radicale: “Noi crediamo che per una persona musulmana la religione avrà qualcosa da dirle in ogni secondo della sua vita [...] Altre religioni non hanno questo tipo di obbligi e permessi, mentre l’Islam possiede una tale unità. E’ tutto un sistema per questo mondo e per l’altro mondo”. Nulla, insomma, della realtà può sottrarsi all’Islam e alla sua regolamentazione, dice lo studente: “Penso che i musulmani debbano stare al vertice, al centro del sistema. Dobbiamo determinare tutte le cose al mondo, altrimenti non saremo liberi noi stessi. Questo non significa che distruggeremo le altre culture. No. Vogliamo essere in cima per realizzare ciò che è stato ordinato da Allah, renderlo reale per nostra mano in questo mondo. Crediamo che sia la cosa giusta da fare al mondo. [...] Un cristiano può vivere qui con noi, ma non come un musulmano. Può vivere qui, ma noi dobbiamo essere dominanti”.
l’intera recensione è qui: cadavrexquis: Aatish Taseer: viaggio di un figlio nelle terre dell’Islam.
Giorgio Tonini, IN LIBIA E’ OBAMA A GUIDARE L’EUROPA
Pubblicato: 21 marzo 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, dittatori, Geopolitica e Politica internazionale, islamismo Lascia un commento »….
Chi ha compreso meglio e per primo cosa si poteva muovere nel mondo arabo-islamico è stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama. Con il famoso discorso all’Università del Cairo del 4 giugno 2009, il presidente nero dal nome arabo, immagine vivente di una globalizzazione inclusiva e plurale, affermava la compatibilità tra islam e democrazia, si schierava dalla parte dei popoli che si battono per il valore universale della libertà e dei diritti umani e al tempo stesso ripristinava il rispetto della sovranità altrui e l’opzione preferenziale per il multilateralismo: entrambi violati da Bush con l’intervento in Iraq. La “dottrina” del Cairo, tipicamente obamiana perché al tempo stesso idealista e pragmatica, non ha evitato alla Casa Bianca esitazioni e incertezze, dinanzi ad un precipitare degli eventi imprevedibile per tutti, almeno nei modi e nei tempi. E tuttavia le ha consentito, a differenza degli europei, noi italiani compresi, di disporre di uno schema di analisi e di azione: schierarsi con nettezza dalla parte dei popoli, senza troncare il rapporto con l’establishment, innanzi tutto militare, essenziale per un governo equilibrato della transizione; e, senza escludere l’uso della forza come extrema ratio, riaffermare il primato del diritto e della legalità internazionale e privilegiare il soft-power nel promuovere e accompagnare un difficile e rischioso cambiamento.
da: Pietro Ichino | IN LIBIA E’ OBAMA A GUIDARE L’EUROPA.
La seconda vita dei Buddha distrutti dai talebani- LASTAMPA.it
Pubblicato: 2 marzo 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »
Le statue fatte esplodere
nel 2001. Un gruppo di studiosi tedeschi sta recuperando
i frammenti: per la più piccola, alta 38 metri, ci sono speranze
I talebani li avevano fatti saltare in aria. Di quei Buddha incastrati nelle montagne afgane erano rimasti solo frammenti. Ma ora quei frammenti possono tornare insieme. Sembra infatti che la ricostruzione di uno dei due Buddha giganti di Bamiyan, in Afghanistan sia possibile: ad affermarlo è Erwin Emmerling, un archeologo tedesco che guida un’equipe di esperti dell’Università tecnica di Monaco di Baviera (Tum) impegnati da mesi nel recupero dei frammenti delle gigantesche statue fate saltare nel 2001.
Esperti europei e giapponesi lavorano al recupero dei frammenti per conto del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti (Icomos).
DA: La seconda vita dei Buddha distrutti dai talebani- LASTAMPA.it.
le rivolte in corso e le società che ne sono protagoniste, composte da giovani che aspirano al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale, sono per il terrorismo islamico una pessima notizia – Europa
Pubblicato: 22 febbraio 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »la visione ” ottimista” (credo incauta e superficiale) di Simone Verde:
…
Nel panorama dei rivolgimenti nordafricani, nel rovesciamento delle dittature egiziana e tunisina, nelle rivolte in Algeria, Marocco e Libia, il silenzio di al Qaeda è in queste settimane assordante. Tanto più che a partire in esilio e a lasciare il potere sono regimi laici, considerati da sempre nemici, e che l’attuale leader del terrorismo jihadista è Ayman al-Zawahiri, egiziano nato al Cairo.
A spiegare un così prolungato silenzio, forse, un sondaggio del Washington Institute della settimana scorsa: in caso di elezioni libere, soltanto il 15 per cento degli egiziani voterebbe per i Fratelli musulmani e, in caso di presidenziali, soltanto l’un per cento sosterrebbe un candidato islamista. Segno che anche i più conservatori, pur volendo una società vicina alla tradizione, non vorrebbero vivere in un regime fondato sulla sharia.
Cosicché le rivolte in corso e le società che ne sono protagoniste, composte da giovani che aspirano al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale, sono per il terrorismo islamico una pessima notizia e la materializzazione di un timore originario: che la globalizzazione, assieme alle merci, porta con sé la cultura edonista delle società di mercato, la penetrazione dello stile di vita occidentale, dei suoi valori e del suo immaginario, responsabili di una mutazione antropologica del mondo musulmano tale da mettere in discussione equilibri di potere tradizionali.
Che, oltre alla lotta all’imperialismo americano e al riscatto del popolo palestinese, questa fosse la più grande preoccupazione di al Qaeda e del terrorismo islamico, lo si era capito da tempo e lo si può leggere a chiare lettere nei comunicati e nei messaggi pronunciati da Bin Laden o da al-Zawahiri sia prima che dopo l’11 settembre. «Se ogni musulmano si domandasse perché la sua nazione ha raggiunto questo stato di umiliazione – affermava Bin Laden il 27 ottobre 2002 – la risposta ovvia sarebbe perché ha preferito una vita di comfort, buttandosi alle spalle il Libro di Allah. I cristiani e gli ebrei ci hanno tentato con una vita comoda e con i suoi miseri piaceri, ci hanno invaso con i loro valori materialistici prima ancora che con le armi, e noi li abbiamo accolti passivi come donne». Il tema è declinato con chiarezza: causa principale della sconfitta, del declino del mondo arabo, è la sua debolezza morale, il suo vendersi al comfort del modello di vita occidentale.
Per questo, uno dei compiti fondamentali di al Qaeda sta nel decostruire il mito dell’Occidente, nell’abbattere l’immagine di stabilità e di prosperità di cui gode presso i musulmani.
Obiettivo iconografico raggiunto l’11 settembre con la distruzione del World Trade Center, cuore dell’economia globalizzata. Un attacco salutato da Bin Laden con queste parole: «Allah ha colpito gli Stati Uniti al cuore, ha distrutto i suoi edifici più alti, li ha riempiti di terrore da Nord a Sud, da Est a Ovest, sia Lode a Dio».…
da: Il «change» arabo zittisce al Qaeda – Europa.
ELENCO degli ATTENTATI terroristici islamici dall’11 settembre 2001 al 2010, 745 pagine
Pubblicato: 26 gennaio 2011 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 2 Commenti »Islam e “islamofobia”
Pubblicato: 14 settembre 2007 Filed under: ciclo 11 settembre 2001, islamismo Lascia un commento »Per la serie: ci tocca anche questo, dopo l’11 settembre.
Islam: religione monoteistica, fondata da Maometto, che professa la completa sottomissione a Dio e i cui ordinamenti sono enunciati dal Corano.
Per estensione: complesso della cultura e della civiltà del mondo musulmano; Legge che regola l’attività politica e religiosa dei Musulmani
in Aldo Gabrielli, Il grande italiano 2008. Vocabolario della lingua italiana, 2008
Non trovo qui, pure essendo recentissimo il dizionario Gabrielli, il vocabolo islamofobia.
Lo usa spesso contro Giuliano Ferrara quella “simpaticona” della Ritanna Armeni.
Costruisco io la definizione.
Fobia: avversione, ripugnanza, antipatia. In psicologia: avversione morbosa contro qualcuno o qualcosa.
-Fobia: secondo elemento di parole con il significato di “paura”, “avversione”, “ripugnanza”
da cui:
islamofobia: avversione unita a paura, che in taluni casi può sfociare in psicopatologia, della cultura islamica
Essendo un moderato, sono un moderato islamofobo.
Non ancora patologizzato, ma in base al pensiero ecologista del “principio di precauzione”, abbastanza avvertito.
11 settembre 2001 – 11 settembre 2007
Pubblicato: 11 settembre 2007 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »11 settembre 2001
Ricorre il sesto anno dall’attacco del terrorismo islamico alle torri gemelle di New York. Con la distruzione , assieme alle persone, di uno skyline simbolico dell’immaginario culturale del Novecento.
Per me ha contato molto quanto scrisse, quasi in tempo reale,Oriana Fallaci.
Dalla sua indagine giornalistica ho appreso ciò mi serviva ad orientarmi in quell’avvio di congiuntura storica.
L’11 settembre 2001 ha inciso moltissimo nella mia biografia.
To Cross the Line. Nei mesi successivi ho varcato la soglia e ho dovuto rimettere in discussione 28 anni di militanza politica nel Pci-Pds-Ds. 28 anni sono un bel pezzo di strada
Ma è negli scossoni storici che si vedono in modo illuminante le profonde relazioni esistenti fra l’Io, l’identità soggettiva, e il mondo esterno, ossia la società e la cultura.
Sarà una giornata di tante rievocazioni, di tanti punti di vista.
Io mi appunto qualche pensiero che va sui TEMPI LUNGHI, non sulla contingenza.
Il dato storico mi appare sempre di più questo:
l’islamismo non è un semplice integralismo cultural-religioso,
ma è un totalitarismo che si basa sul fondamentalismo religioso
L’islamismo è omologo (certo non uguale, per la diversità dei contesti) al nazismo della prima metà del Novecento.
Sostiene Alexandre Del Valle:
Possiamo, come suggerisce Pierre-Andre Taguieff, considerare il totalitarismo sotto tre forme e accezioni, più complementari che anti-nomiche, riprendendo la classificazione che Renzo De Felice ha tentato riguardo il fascismo: il fascismo come movimento, il fascismo come regime e il fascismo come ideologia. Se si applica questa triplice classificazione all’oggetto del nostro studio, si può distinguere il totalitarismo comemovimento, con la genealogia dei fascismi e del marxismo e della loro incubazione totalitaria nei secoli XIX e XX, il totalitarismo come regime con i regimi nazista, sovietico, maoista, khmer rosso, saudita, talibano-khomeinista o sudanese, infine il totalitarismo come ideologia con il marxismo-leninismo, lo stalinismo, il nazionalsocialismo o l’islamismo. L’ideologia islamista traspare nella dottrina totalitaria dei Fratelli musulmani, del Gamiat-i-islami pachistano, della rivoluzione sciita iraniana o del wahhabismo saudita – quindi il neo wahhabismo rivoluzionario di Ben Laden – o, più in generale, nel salafismo sunnita, nelle sue forme fondamentaliste e gihadiste. La definizione generica del totalitarismo come
“pretesa dottrinaria ideologico-politica a conglobare la totalità della vita in un monismo del potere e della visione del mondo, usando segnatamente l’arma del terrore e della violenza“
è, secondo noi, la più adeguata a definire l’islamismo, principale rappresentante oggi della realtà totalitaria.
In Alexandre Del Valle, Il totalitarismo islamista all’assalto delle democrazie, Solinum editore, 2007, p. 87-88
Due obiezioni contro l’impiego del termine “totalitarismo” consistono nell’affermare che questa nozione è storicamente associata al nazionalsocialismo tedesco e allo stalinismo russo e che il totalitarismo è necessariamente incarnato in uno stato. Da cui la non applicabilità alla situazione odierna di quella nozione.
Per contro Del Valle sostiene che il progetto islamista prevede la soppressione degli stati tradizionali (Israele in primis) e l’edificazione di uno stato califfale transnazionale che raggruppi tutti i membri della umma islamica, ossia la comunità dei credenti.
Il totalitarismo è l’esatto opposto delle democrazie liberali, che sono dei “sistemi pluralisti fondati sulle costituzioni”.
Quali , dunque, i criteri che, con lo sguardo proiettato al presente e non con gli occhiali del Novecento, permettono oggi di definire il totalitarismo?
Usando il pensiero di Raymond Aron e di Hannah Arendt lo studioso citato ne individua tre:
- la confusione fra campo della politica e campo della società civile:
il rifiuto totale di ogni laicità proprio del sistema islamista deve essere considerato come uno dei criteri del totalitarismo nella misura in cui la secolarizzazione è una delle condizioni essenziali dei regimi democratici e liberali
op. cit p. 89
- la mobilitazione totale e permanente e la fuga in avanti dell’estremismo
- la militarizzazione non sottomessa alle norme dello stato di diritto:
Anche qui, come i corpi franchi o altri ordini del tipo SA e SS, l’islamismo invita ogni credente ad assolvere il suo dovere di “sforzo di guerra sul sentiero di Allah”(gihadfì sabil’Illah) contro i nemici dell’ordine islamista essendo la ricompensa il paradiso di Allah, l’equivalente del Valalla dei nazisti neopagani. Imperativo che i movimenti gihadisti più o meno nati dai Fratelli musulmani o dal Gamiat-i-islami pakistano (Takfir, Gamaa, Gihad, Hamas, GIÀ, GSPC, Lashkar-i-Taiba, Geish-i-Muhammad) hanno spinto fin nelle più terribili trincee chiamando i musulmani di tutto il mondo a “uccidere gli ebrei e i crociati ovunque si trovano”. Questo spiega perché terroristi kamikaze si improvvisano a volte al di fuori di ogni struttura organizzata, così come si è visto in Francia a fine agosto 2001 con il caso dell’islamista di Béziers, Safir Bghuia.ù
Op.Cit. p. 89
- il rifiuto dell’individualismo. La vita singola non ha alcun valore, perché è solamente il gruppo che conta. Questo aspetto, addirittura, è più presente nell’islamismo che nei fascismi o nel comunismo, se si pensa al loro motto: “Amiamo più la morte che voi la vita”
- il terrore e la paura generalizzata. La coppia fede/terrore è rintracciabile in tutta evidenza in Iran, nelle giunte alla Saddam o nelle strutture monarchico tribali dell’Arabia Saudita
- il fine giustifica i mezzi e la menzogna è un dovere:
Ci ricordiamo del modo in cui i nazisti arrivarono al potere dopo aver utilizzato tecniche sovversive come l’incendio del Reichstag o la strumentalizzazione del cristianesimo che invece detestavano, o ancora il modo in cui i comunisti sovietici distinguevano la verità superiore (pravda), ideologica, dalla verità di fatto(istina) sacrificabile a piacere. Puskin scrisse del resto: “La menzogna che ci eleva non mi è più cara della moltitudine delle piccole istina…” Perciò molti grandi pensatori e giuristi dell’isiam classico ai quali si riferiscono gli islamisti hanno anch’essi teorizzato la “menzogna pietosa” o “l’adesione dei cuori” (tàlib al-qulub) e l’hanno destinata a quelli che Lenin chiamava gli “utili idioti”: “Le menzogne sono peccati, salvo quando sono dette per il benessere del musulmano” (Al-Tabarani); “la menzogna verbale è autorizzata nella guerra” (Ibn Al-Arabi)7. Nello sciismo troviamo il principio della taqiyya, che autorizza il credente a rinnegare pubblicamente la sua fede in un contesto ostile, mentre il salafismo sannita si riferisce alla menzogna di circostanza: “È permesso mentire per respingere un male più grande (…). La menzogna è laida ma si può usare per il bene. Si può mentire a un kafìr (infedele) al di fuori della guerra (…) per assicurarsi un interesse materiale”, si spiega ai giovani militanti islamisti, essendo la menzogna qui paragonata a un’opera di pietà come a una guerra santa, perché “la guerra santa deve essere condotta utilizzando la furbizia e l’inganno contro i capi kafìr, contro quelli che attaccano ciò che Dio ha rivelato (…). Ibn Taymiyya ha detto che è permesso e che è anche un dovere per un musulmano in certi casi, di assomigliare agli “associatori” nelle cose esteriori come il vestiario e altre apparenze
Op.Cit. , p. 91-92
- il fanatismo ideologico:
ciò che caratterizza più profondamente il totalitarismo, non è solamente la violenza e l’ipertrofia di uno Stato liberticida ma l’ideologia stessa, intesa nel senso etimologico del termine come logica di una idea totale, il fatto di spiegare il movimento della storia come un processo unico e coerente dedotto a partire da una idea centrale: la legge della natura e della razza per il nazismo, della storia o della lotta di classe per il marxismo, oppure della sottomissione dell’umanità ad Allah e quindi la lotta delle religioni e delle civiltà per l’islamismo.
Op.Cit. p.92
Mi sono appuntato questi pochi stralci di una ricerca ad ampissimo spettro: storico, religioso, politologico, giuridico, sociologico.
Il libro di Alexandre Del Valle va sui tempi lunghi.
E’ per questo che mi ha guidato nel tracciare questo ricordo dell’11 settembre.
Per decenni i miei criteri orientatori sono stati l’antifascismo e la guerra antifascista.
Sono una parte durevole della mia identità. Sono soddisfatto di me che sia andata così. Un po’ ho fatto buoni incontri e ho incrociato buoni maestri. E un po’ ci ho messo del mio,
Ed è per questo che la formula del saggista della sinistra americana Paul Berman:
la guerra al fondamentalismo è una guerra antifascista
mi ha fatto tornare alla casa dell’altra mia vita, quando ammiravo coloro che si erano battuti, in situazioni estreme e fino al sacrificio personale, contro il nazifascismo:
I nazisti rappresentarono la Seconda guerra mondiale come una battaglia biologica tra la razza superiore (loro) e le razze inferiori e impure (noi). I Sovietici e i loro compagni rappresentarono la Guerra fredda come una lotta economica tra i proletari del mondo (loro) e gli sfruttatori borghesi (noi). L’immagine medioevale del fondamentalismo, con guerrieri del gihad che brandiscono la scimitarra contro la cospirazione sionista-crociata era non meno fantasiosa, e non meno folle. La realtà della guerra al terrorismo – il panorama della vita reale che divenne evidente in quei primi giorni della guerra in Afghanistan – non era quindi un’operazione di polizia, non era uno scontro di civiltà e neanche una situazione cosmica. Era un avvenimento in stile ventesimo secolo. Era uno scontro di ideologie. Era la guerra tra il liberalismo e i movimenti apocalittici e fantasmagorici insorti contro la civiltà liberale fin dalla catastrofe della Prima guerra mondiale.
Paul Berman, Terrore e liberalismo, Einaudi, 2004, p. 216
Invece all’indomani dell’11 settembre l’amministrazione americana ha dovuto fronteggiare, sostanzialmente da sola, fatta eccezione della Inghilterra di Tony Blair, la guerra dichiarata dal totalitarismo islamista, attraverso la distruzione simbolica e materiale delle torri, all’intera civiltà occidentale.
Stasera gli americani si pongono molte domande. Gli americani si chiedono: chi ha attaccato il nostro Paese? Tutte le prove che abbiamo raccolto puntano verso un’accozzaglia di organizzazioni terroristiche liberamente affiliate a un’organizzazione nota come Al Qaeda. Sono gli stessi assassini accusati di aver bombardato le ambasciate americane in Tanzania e in Kenia, gli stessi responsabili del bombardamento dell’incrociatore USS Cole. Al Qaeda sta al terrore come la mafia sta al crimine. Essa tuttavia non ha per obiettivo il denaro; il suo obiettivo è rifare il mondo e imporre il suo credo integralista ai popoli di ogni dove. I terroristi praticano una forma di estremismo islamico di frangia che è stato respinto dagli studiosi musulmani e dalla stragrande maggioranza dei religiosi musulmani; un movimento di frangia che perverte gli insegnamenti pacifici dell’Islam. Le direttive dei terroristi ordinano di uccidere i cristiani e gli ebrei, di uccidere tutti gli americani e di non fare alcuna distinzione tra militari e civili , donne e bambini compresi.
Questo gruppo e il suo leader, una persona di nome Osama Bin Laden, sono collegati a molte altre organizzazioni in diversi Paesi, e tra queste la Jihad islamica in Egitto e il Movimento islamico in Uzbekistan. Ci sono migliaia di questi terroristi in oltre 60 Paesi.
….
La nostra guerra al terrorismo comincia con Al Qaeda, ma non finisce lì. Non sarà finita fino a quando non saranno stati trovati, fermati e sconfitti tutti i gruppi terroristici di portata globale. Gli americani si chiedono: perché ci odiano? Odiano quello che possiamo vedere proprio qui, in questo luogo: un governo eletto democraticamente. I loro leader si nominano da soli. Odiano le nostre libertà, la nostra libertà di culto, la nostra libertà di parola, la nostra libertà di voto e di riunirci ed essere in disaccordo l’uno con l’altro, Vogliono sovvertire i governi attuali di molti Paesi musulmani, quali l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania. Vogliono spingere Israele fuori dal Medio Oriente. Vogliono spingere i cristiani e gli ebrei fuori da ampie zone dell’Asia e dell’Africa. Questi terroristi uccidono non soltanto per porre fine alla vita, ma per disgregare e porre termine a un modo di vivere. Con le loro atrocità, sperano che l’America si impaurisca, che si ritiri dal mondo e abbandoni i suoi amici. Sono contro di noi perché noi ci frapponiamo al loro cammino. La loro falsa devozione non ci trae in inganno. Abbiamo visto i loro simili in passato. Sono gli eredi di tutte le ideologie assassine del Ventesimo secolo. Sacrificando la vita umana per servire le loro visioni integraliste, abbandonando ogni valore a eccezione della volontà di uccidere, seguono le orme del fascismo, del nazismo e del totalitarismo. E seguiranno quelle orme fino alla fine, fin dove conducono: nella fossa comune dove sono sepolte le bugie della storia.
Georg W. Bush – Presidente degli Stati Uniti, Discorso al Congresso in sessione congiunta e al popolo americano, Campidoglio degli Stati Uniti, Washington, 20 settembre 2001
Non vedo nessuna contraddizione con la mia collocazione politica proveniente dalla sinistra lo stare da quella parte.
Sì … dalla parte della amministrazione americana.
Solo mi spiace che a prendere in mano questa bandiera sia stata in questi anni la destra italiana.
Oggi sono tre anni dall’attentato di Atocha, in Spagna, 1.095 giorni da quando 191 persone hanno perso la vita negli attentati
Pubblicato: 12 marzo 2007 Filed under: ciclo 11 settembre 2001 Lascia un commento »L’amico Percy Blakeney è bravo, molto bravo, con la documentazione storico-politica.
Non perde una data.
Copio dal suo Blog questa commemorazione
11 Marzo, Atocha Madrid 3 anni dopo …
Oggi sono tre anni dall’attentato di Atocha, in Spagna, 1.095 giorni da quando 191 persone hanno perso la vita negli attentati ai treni di Madrid, i sopravvissuti che sono stati 1.824, in questo periodo hanno cercato di continuare a vivere anche se il ricordo li segnerà tutta la vita, inoltre come riportano la Consejería de Sanidad de la Comunidad de Madrid e l’ Asociación de Víctimas del 11-M tra i sopravvissuti 179 hanno ancora oggi bisogno di assistenza sia ospedaliera che psicologica (111 si stanno recuperando dalle ferite e 68 necessitano di supporto psicologico)
7.39: Quattro ordigni esplodono su un treno che sta per entrare nella stazione di Atocha a Madrid. Praticamente nello stesso istante altre esplosioni avvengono su un treno alla stazione di Santa Eugenia e alle installazioni della Renfe (le ferrovie spagnole) a El Pozo, sempre nella zona di Madrid.
8.00: Vengono bloccate le linee uno e nove della metropolitana e ovviamente la rete ferroviaria. In città si scatena il caos.
8.43: Viene costituito un ospedale da campo alla stazione di Atocha per soccorrere i numerosissimi feriti.
9.25: La « Consejería de Sanidad de la Comunidad de Madrid » invita i madrileni a donare sangue.
9.28 Viene costituito un ospedale da campo anche alla stazione di Santa Eugenia.
9.48: Il Ministro dell’interno, Ángel Acebes, si dirige alla stazione di Atocha.
9.52: Fonti del Ministero dell’Interno informano che i morti accertati sono 62: 29 ad Atocha, 18 a El Pozo e 15 a Santa Eugenia.
10.13: Il Governo convoca una manifestazione contro il terrorismo per il giorno seguente alle 19.
10.30: Il leader del partito basco Herri Batasuna, Arnaldo Otegi, dichiara: “gli obiettivi e il modus operandi della strage indicano che non può essere imputato all’Eta. Gli attentati potrebbero essere opera della resistenza araba”.
10.43: La rete di telefonia mobile di Madrid collassa.
11.54: Il Comune di madrid informa che i morti sono 131 e i feriti più di 400.
12.10: I principali partiti spagnoli decidono di considerare conclusa la campagna elettorale in corso.
13.00:. La “Protección Ciudadana” di Madrid informa che i morti sono 173 ed i feriti 711. I maggiori quotidiani spagnoli escono in edizione straordinaria.
14.00: Un comunicato stampa del ministro dell’inteno Acebes che addebita la responsabilità dell’Eta negli attentati informa che i morti sono 173 e i feriti più di 600.
15.10: Il ministro del’interno Acebes conferma che l’esplosivo utilizzato per gli attentati è quello solitamente utilizzato dall’Eta.
15.15: Il bollettino delle vittime parla di 186 morti e più di mille feriti.
17.28: Ana Palacio, ministro degli Esteri, indirizza a tutti gli ambasciatori spagnoli le istruzioni del Governo. In questa nota si legge: “Dovete approfittare di tutte le occasioni che si presentano per confermare la responabilità dell’Eta in questi brutali attentati. Questo aiuterà a dissipare ogni sorta di dubbio che certe parti interessate potrebbero voler fare insorgere”.
21.00: Il giornale Al Qods Al-Arabi, con sede a Londra, informa di aver ricevuto una lettera delle Brigate Abu Hafs Al Masri, facenti parti della rete di Al Qaeda, rivendicante gli attentati .
(fonti El pais e Le Monde)





