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progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona
PROGETTO ACCREDITAMENTO SPERIMENTALE TRASPORTO SOCIALE E SERVIZI DOMICILIARI
Cremona, 08.04.2013
PER GLI ENTI LOCALI AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA
Il Piano di Zona 2012 – 2014, approvato dall’Assemblea dei Sindaci nella seduta del 29 marzo 2012, unitamente all’accordo di programma per la sua attuazione, prevedeva, tra gli obiettivi, la definizione delle procedure per l’accreditamento sperimentale del trasporto sociale.
In particolare si considerava necessaria una fattiva collaborazione con il Centro di Informazioni e Servizi per il Volontariato sia in una prospettiva di conoscenza delle realtà presenti che di informazione – formazione.
Sulla base di queste indicazioni, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto all’approvazione di una prima traccia di lavoro, allegata alla presente, ed alla definizione dell’attività di ricognizione della situazione presente in ogni singolo Comune dell’Ambito, in collaborazione con il CISVOL.
Il CISVOL curerà la rilevazione dell’associazionismo e del volontariato, mentre l’Azienda curerà la rilevazione relativa ai Comuni, da attuarsi concordemente entro il prossimo 31 maggio 2013.
Questo premesso, si chiede la collaborazione dei Comuni nella compilazione della scheda allegata, da restituire entro la data indicata.
Nel ringraziare per la collaborazione, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti.
IL DIRETTORE GENERALE
Ettore Vittorio Uccellini
Lo statuto della associazione dei COMUNI VIRTUOSI
“I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita, e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana.
Le finalità statutarie riguardano in particolare l’impegno a:· aspirare ad una ottimale gestione del territorio, all’insegna del principio ispiratore del “no consumo di suolo” (Opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, etc.);·
ridurre l’impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure ed interventi concreti ed efficienti (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, etc.);·
ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti concreti di mobilità sostenibile (car-sharing, bike-sharing, car-pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, nel rispetto delle produzioni agricole locali, volta al soddisfacimento dei fabbisogni alimentari delle proprie comunità e della biodiversità, etc.);·
promuovere una corretta gestione dei rifiuti, visti non più come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” e l’attivazione di progetti concreti tesi alla riduzione della produzione dei rifiuti (progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, etc), in una politica che aspira al traguardo “rifiuti zero”;·
incentivare nuovi stili di vita negli Enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, “disimballo” dei territori, diffusione commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, etc), favorendo il più possibile l’autoproduzione di beni e lo scambio di “servizi”, sottraendoli al mercato per una società della sobrietà ispirata ai temi della de-crescita.” (Dall’ART. 4 dello Statuto)
Per aderire all’Associazione è necessario compilare il modulo di iscrizione, spedirlo con la richiesta di adesione al Comitato Direttivodell’Associazione (P.zza Matteotti 17 – 60030 Monsano – AN e info@comunivirtuosi.org).
In caso di risposta positiva da parte del Comitato, deve essere portata in approvazione in consiglio comunale la delibera di adesione alla rete, e versare annualmente la quota di iscrizione che varia a seconda del numero degli abitanti.
I Comuni e le politiche familiari, a cura dell’Anci e della fondazione Cittalia, 2010
Istat, Dati sulla superficie di comuni, province e regioni
La riforma delle province, a cura di QuattroGatti.info
va a: La riforma delle province.
COMUNE DI MILANO – Organigramma
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Direzione Centrale Politiche Sociali e Cultura della Salute
Competenze
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi per minori, giovani e a sostegno della genitorialità (Bonus Bebè, progetto Cicogna, di concerto con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione)
- Programmazione, coordinamento e gestione delle strutture per anziani (Centri Socio-Ricreativi, Centri Benessere, ecc.) e dei servizi e delle attività assistenziali
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi e degli interventi a sostegno del disagio sociale, delle persone in difficoltà, dell’emarginazione e delle dipendenze; attività di informazione, counselling, prevenzione, recupero e reinserimento
- Predisposizione del Piano di Zona delle politiche sociali e gestione delle attività per il funzionamento dell’Osservatorio della domanda sociale
- Gestione dei rapporti con il terzo settore e gli operatori del sociale
- Gestione dei rapporti con Regione, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Università, Fondazioni, Farmacie milanesi e Associazioni per la promozione di interventi in ambito sanitario
- Formulazione di proposte, in accordo con i soggetti competenti, per la programmazione degli interventi idonei a soddisfare le esigenze sanitarie espresse dalla città
- Progettazione e realizzazione di iniziative per la prevenzione sanitaria e la promozione della salute; gestione di attività di sensibilizzazione, di prevenzione e realizzazione di campagne informative, iniziative, manifestazioni ed eventi
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi a favore dei portatori di disabilità, delle persone con disabilità e delle loro famiglie
- Sviluppo di progetti e iniziative a favore delle persone con disabilità
- Gestione degli interventi nell’ambito del disagio psichico
- Attuazione delle politiche di integrazione sociale
- Immigrazione
- Gestione dell’eventuale attività di affidamento e/o controllo dei servizi di pubblica utilità e delle attività strumentali a supporto dell’Amministrazione affidati a soggetti esterni, per l’ambito di competenza
- Gestione amministrativa delle attività ex legge 285/97 e progettazione delle iniziative d’intesa con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione e altre Direzioni Centrali interessate
- Gestione e sviluppo delle attività di mediazione al lavoro (CELAV) con riferimento all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o in situazioni di svantaggio, di concerto con la Direzione Centrale Politiche del Lavoro, Sviluppo Economico e Università
Allegati
Direzione centrale EDUCAZIONE E ISTRUZIONE
Direzione Centrale Politiche Sociali e Cultura della Salute
Competenze
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi per minori, giovani e a sostegno della genitorialità (Bonus Bebè, progetto Cicogna, di concerto con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione)
- Programmazione, coordinamento e gestione delle strutture per anziani (Centri Socio-Ricreativi, Centri Benessere, ecc.) e dei servizi e delle attività assistenziali
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi e degli interventi a sostegno del disagio sociale, delle persone in difficoltà, dell’emarginazione e delle dipendenze; attività di informazione, counselling, prevenzione, recupero e reinserimento
- Predisposizione del Piano di Zona delle politiche sociali e gestione delle attività per il funzionamento dell’Osservatorio della domanda sociale
- Gestione dei rapporti con il terzo settore e gli operatori del sociale
- Gestione dei rapporti con Regione, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Università, Fondazioni, Farmacie milanesi e Associazioni per la promozione di interventi in ambito sanitario
- Formulazione di proposte, in accordo con i soggetti competenti, per la programmazione degli interventi idonei a soddisfare le esigenze sanitarie espresse dalla città
- Progettazione e realizzazione di iniziative per la prevenzione sanitaria e la promozione della salute; gestione di attività di sensibilizzazione, di prevenzione e realizzazione di campagne informative, iniziative, manifestazioni ed eventi
- Programmazione, coordinamento e gestione dei servizi preventivi, territoriali e domiciliari e degli interventi a favore dei portatori di disabilità, delle persone con disabilità e delle loro famiglie
- Sviluppo di progetti e iniziative a favore delle persone con disabilità
- Gestione degli interventi nell’ambito del disagio psichico
- Attuazione delle politiche di integrazione sociale
- Immigrazione
- Gestione dell’eventuale attività di affidamento e/o controllo dei servizi di pubblica utilità e delle attività strumentali a supporto dell’Amministrazione affidati a soggetti esterni, per l’ambito di competenza
- Gestione amministrativa delle attività ex legge 285/97 e progettazione delle iniziative d’intesa con la Direzione Centrale Educazione e Istruzione e altre Direzioni Centrali interessate
- Gestione e sviluppo delle attività di mediazione al lavoro (CELAV) con riferimento all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o in situazioni di svantaggio, di concerto con la Direzione Centrale Politiche del Lavoro, Sviluppo Economico e Università
Allegati
Gestioni associate e piccoli comuni / Dossier / Documenti della Legautonomie
La gestione associata delle funzioni è una sfida che le autonomie devono fare propria e che deve essere collocata in un quadro normativo chiaro e razionale, che agevoli i processi associativi nel rispetto dell’autonomia dei comuni, promuovendo una gestione più efficace di funzioni e servizi nell’interesse delle comunità e dei territori.
I dati attuali contano 367 unioni e 1851 amministrazioni comunali coinvolte: un fenomeno sicuramente in costante crescita con modalità differenziate sul territorio e destinato a consolidarsi per le disposizioni che obbligano alla gestione associata delle funzioni fondamentali. La prospettiva di costruzione di un ente locale che coniughi visione di governo strategica e efficiente gestione delle funzioni e e servizi comunali spinge dunque verso la gestione associata delle funzioni dei piccoli comuni.
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tutta la scheda e gli allegati qui Gestioni associate e piccoli comuni / Dossier / Documenti / Home – Legautonomie.
DECRETO-LEGGE 5 novembre 2012, n. 188, Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane
La gestione associata di funzioni e servizi nei piccoli comuni Traccia della relazione del Direttore di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto, svolta al convegno promosso dalla Fondazione Logos PA il 7 novembre 2012
Comune di Como, REGOLAMENTO DELLA CONSULTA PER IL SETTORE SERVIZI SOCIALI
decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188 recante “Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 31 ottobre 2012
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6.11.2012, il decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188 recante “Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 31 ottobre 2012.
Visualizza la nuova cartina geografica
da Gazzetta Amministrativa – SMS 8 Novembre 2012 – Area Amministrativa.
Riforma del Titolo V della Costituzione: Avviato l’esame del disegno di legge costituzionale
Riforma del Titolo V della Costituzione: Avviato l’esame del disegno di legge costituzionale
Il disegno di legge costituzionale AS 3520 “Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale” è stato assegnato alla I^ Commissione Af…
il Consiglio dei ministri ha varato il decreto-legge che ridurrà il numero delle province, nelle regioni a statuto ordinario, da 86 a 51
Cancellate 35 Province e soppresse tutte le giunte provinciali italiane dal 1 gennaio 2013 :
Il Ministero dell’interno rende noto che il Consiglio dei ministri ha varato il decreto-legge che ridurrà il numero delle province, nelle regioni a statuto ordinario, da 86 a 51. Confermati il divieto…
riordino istituzionale delle PROVINCE, Newsletter Legautonomie 33-37/2012
Istat.it – Finanza locale: entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)
Le tavole pubblicate sono il risultato di elaborazioni eseguite dall’Istat sui dati finanziari definitivi relativi all’esercizio 2009.
Tali elaborazioni hanno riguardato i dati contenuti nei certificati del conto di bilancio che i comuni e le province hanno trasmesso al Ministero dell’interno e quelli raccolti con l’indagine Istat sui Bilanci consuntivi delle regioni e province autonome relativi all’esercizio 2009.
Per le amministrazioni comunali e provinciali sono analizzate le entrate accertate e riscosse per titolo, categoria, risorsa e gestione, e le spese impegnate e pagate per titolo, funzione, intervento e gestione.
Per le amministrazioni regionali sono riportate le previsioni finali di competenza; queste ultime integrano le analisi sulle entrate accertate e riscosse per titolo, categoria, risorsa e gestione, e le spese impegnate e pagate per titolo, intervento, gestione.
I dati riguardanti le entrate e le spese sono aggregati, per ciascun tipo di ente, sia a livello nazionale, sia per singola regione.
IFEL – Fondazione Anci, Rapporto 2012. Il quadro finanziario dei comuni I dati finanziari dei comuni (sintesi) Il bilancio dei Comuni. Istruzioni per l’uso (agg. 30 settembre 2012) Tares: il nuovo tributo comunale sulla gestione dei rifiuti e sui servizi indivisibili Il patto di stabilità dei Comuni nel triennio 2009 – 2011 Le partecipazioni dei comuni nelle public utilities locali. Il quadro delle regole, la dimensione del fenomeno e la percezione delle collettività I Comuni italiani 2012, Newsletter di Legautonomie n. 43 – 23 ottobre 2012
La riforma del Titolo V Ddl cost. S. 3520 – Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale
Disegno di Legge costituzionale recante disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale, Newsletter Legautonomie n. 42/2012
La riforma dell’ordinamento regionale: verso una ricentralizzazione delle competenze Paola Bilancia, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano, membro del Consiglio del Centro Studi sul Federalismo
| CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO |
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La riforma dell’ordinamento regionale: verso una ricentralizzazione delle competenzePaola Bilancia
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Aldo Bonomi: “la devolution è stata una corsa ad arraffare: il federalismo ha generato uno strapotere dei consigli regionali
Punti salienti dell’intervento di Aldo Bonomi:
- nel crollo della credibilità degli enti intermedi restano in piedi solo i Comuni, lo Stato e l’Europa
- ai Comuni e a sindaci spetta il gravoso compito della gestione della crisi economica e sociale
- la devoluzione (io direi la retorica bossian legaiola della devoluzione) invece di produrre trasferimento di poteri ha generato una deriva in cui ogni istituzione locale cerca di aumentare i propri poteri facendo lievitare costi e burocrazie
Reggio Calabria, sciolto il Comune per “contiguità” con organizzazioni mafiose. Contro la decisione del governo si scaglia Jole Santelli, deputato calabrese del Pdl (partito delle LORO libertà), che parla di “scelta politica punitiva e umiliante” – da Il Fatto Quotidiano
Il Consiglio dei ministri ha deciso all’unanimità lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno,Anna Maria Cancellieri, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi. “Non è uno scioglimento per dissesto”, ha precisato, ma per “contiguità e non per infiltrazioni” mafiose. Lo scioglimento, ha proseguito, è stato “un atto preventivo e non sanzionatorio, una decisione sofferta, documentata, studiata e approfondita”, fatta “a favore della città”. Il ministro ha sottolineato che “è la prima volta nella storia d’Italia che viene sciolto il consiglio comunale di uncapoluogo di provincia“.
da Reggio Calabria, sciolto il Comune per “contiguità” con organizzazioni mafiose – Il Fatto Quotidiano.
il mesto tramonto del federalismo all’italiana, di Roger Abravanel, in Corriere della sera 7 ottobre 2012
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il federalismo USA da noi non è fattibile perché negli USA gli stati sono nati prima dello stato federale (come è stato anche il caso dei cantoni svizzeri) e si sono confederati in un patto (“foedus”) per la difesa e la moneta. Vantavano una storia e esperienza di governo autonomo. Che non è il caso da noi perché le regioni non hanno nessuna base storica, un senso di appartenenza ridotto da parte dei loro abitanti, che si vedono semmai come cittadini del loro comune (pensiamo a pisani , livornesi e fiorentini che appartengono alla regione Toscana). Non hanno un’ identità linguistica (come avviene invece in Catalogna e nei paesi baschi) con la sola eccezione dell’Alto Adige, non a caso una delle poche che funzionano. Sono artificiali, più lontane dai cittadini finanche dello stato centrale, senza peraltro averne i controlli ( come il Tesoro e la Corte dei Conti) e la responsabilità nei confronti dei contribuenti perché sono finanziati dallo stato centrale.
Quello che è stato fatto in Italia non è un “federalismo” ma una “devoluzione” dei poteri dello stato a enti locali, senza nessuna esperienza di autogoverno in epoca moderna (a parte il Piemonte e la Toscana i regni preunitari non coincidevano con le regioni).
Questo “federalismo all’italiana” è costato un’enormità al nostro paese, ben al di là dei rimborsi dei consiglieri regionali.I costi delle strutture regionali sono esplosi e rappresentano oggi un parte importante e crescente dei costi dello stato . Si sono moltiplicati i fronti della corruzione e le strutture federali sono diventate terreno fertile di quella cultura del non rispetto delle regole che ha ucciso quel po’ di liberismo che c’era in Italia. Per esempio, la regolazione dell’ ambiente è in mano alle regioni e il disastro va ormai oltre la ”monnezza” di Napoli (lo testimoniano Malagrotta a Roma e l’inceneritore di Parma). I fallimenti delle regioni sono anche nel loro ruolo di fornitori di servizi. La sanità in mano alle regioni, oltre ai famosi “buchi” ha prodotto enormi differenze tra Nord e Sud: i cittadini del sud Italia, spesso devono migrare al Nord per avere cure decenti , e spendono di tasca propria per la sanità più di quelli del Nord.
Se il federalismo delle regioni non ha senso , diverso è il caso dei comuni . Loro sì che hanno una storia pluricentenaria , sono il vero riferimento sul territorio nel nostro paese verso i quali i cittadini sentono un forte senso di appartenenza ed hanno esperienza di Governo. Ma dal 1400 il mondo è cambiato , la urbanizzazione della economia è irreversibile (ogni settimana la popolazione urbana mondiale aumenta di 1.3 milioni) e la rivoluzione dei trasporti e la nuova sensibilità ambientale rendono la dimensione del comune non più adeguata: non si va più a cavallo , ma in aereo ed in treno e i rifiuti non vanno più in discarica ma negli inceneritori. Il ruolo delle città sul territorio è destinato a restare , ma non è detto che i comuni dei prossimi anni siano quelli del passato.
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Ci vuole un modello di articolazione territoriale dello stato meno basato sui principi (il Federalismo, il ruolo costituzionale delle regioni) e piu’ su quello che funziona in pratica.
Ciò che bisogna fare è “nazionalizzare” subito la regulation oggi in mano alle regioni iniziando da ambiente ed energia , rafforzando e rendendo più indipendenti le authorities . Dove fare gli inceneritori lo deciderà lo stato e non il territorio . Poi sarà necessario trasferire la titolarità delle miriadi di concessioni e la proprietà pubblica delle aziende dei servizi locali dai comuni e regioni allo stato , che successivamente le privatizzerà E forse alla fine ci libereremo delle centinaia di piccole imprese che in passato sono state in mano alla criminalita’ per vedere nascere qualche Veolia. Il “ territorio “ sarebbe molto diverso da oggi , costruito probabilmente sui comuni delle grandi città. Vanno create le aree metropolitane, introdotti coordinamenti forti a livello di macro-regioni per i temi ambientali: che senso ha l’eco pass solo a Milano se l’inquinamento proviene da auto che provengono dalla Lombardia? E la politica dei trasporti deve essere fatta a livello nazionale quando ci sono di mezzo degli aereoporti : come concepire lo sviluppo di Fiumicino e Malpensa senza trasporti ottimali dall’aereoporto al centro città?
Anche per la sanità ci vuole un percorso in cui lo stato recuperi la leadership nel definire gli standard nazionali (“livelli minimi di assistenza” e costi ) più efficacemente di quanto fatto sinora e commissari le regioni che sono sotto gli standard. E il commissario deve essere lo Stato , non il presidente della Regione commissariata , come avviene oggi. La regione che non raggiunge gli standard verrebbe “espropriata” dei suoi poteri, fino allo scioglimento dell’assemblea regionale e il subentro dello stato in tutte le sue funzioni..
La fine del federalismo quindi? No, perche’ il federalismo vero in Italia non è mai nato, e gli italiani dovrebbero cominciare a occuparsi del federalismo in Europa.
I Comuni «falliti» da Corriere della Sera
RIORDINO DELLE PROVINCE E DELLE CITTÀ METROPOLITANE, da Newsletter di Legautonomie n. 40 – 2 ottobre 2012
Il riordino delle province e delle città metropolitane, Servizio studi Camera
Guida alla riforma delle Province
Massimo Cacciari: la tomba del federalismo, province e città metropolitane, in Corriere del Venetom 8 luglio 2012
Ilvo Diamanti, Il declino dei poteri locali – Repubblica.it, 9 luglio 2012
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Attraverso la spending review, il governo Monti, pur senza dichiararlo, ha, però, nei fatti, decretato la fine del federalismo all’italiana. Tradotto nella moltiplicazione infinita delle Province, nel trasferimento - mediante referendum - di centinaia di comuni da una regione all’altra, in base a calcoli di opportunità e di vantaggio. Un federalismo ir-responsabile, dove i governi locali non sono chiamati a rispondere delle loro scelte. Per cui i “patti territoriali”, nel Sud, si sono spesso tradotti in meccanismi di spesa e burocratizzazione ulteriori. Questo federalismo, usato dalla Lega come una bandiera, oggi appare improduttivo e poco vantaggioso, ai cittadini. Non a caso solo una persona su cinque, oggi, ritiene che, fra dieci anni, “in Italia ci sarà un federalismo vero”. Mentre due su tre pensano il contrario (Sondaggio Demos, giugno 2012).
Così, dopo anni di federalismo a parole e di parole sul federalismo, oggi assistiamo alla ri-centralizzazione delle scelte. Alla crescente debolezza dei governi e dei governatori locali. Alla difficoltà dei soggetti politici che si riferiscono alla questione territoriale. Per prima la Lega Padana. O Nord, non importa. Assistiamo, ancora, alla centralizzazione organizzativa dei partiti. Sempre più “romani”. E alla marginalizzazione dei sindaci, un tempo, tanto tempo fa, attori politici di primo piano. Soggetti di cambiamento. (Soprattutto nel Centrosinistra).
Il declino del territorio, come base del governo, della rappresentanza e dell’identità politica, tuttavia, si sta consumando senza che emergano altre soluzioni.
“Dimezzato il fondo sociale nel 2011″, Welfare. Rapporto Cittalia-Anci
Welfare. Rapporto Cittalia-Anci: “Dimezzato il fondo sociale nel 2011″
21 GIU - Ma la “drastica riduzione” era già iniziata dal 2008.
Ora quasi il 70% del sociale viene finanziato attraverso le risorse dei bilanci comunali, i contributi statali coprono poco più del 16% della spesa locale e le Regioni sostengono con risorse proprie il 15% delle spese.




