Category Archives: ENTI LOCALI

Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ha pubblicato uno studio sulle FUSIONI DEI COMUNI


Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ha pubblicato uno studio sulle fusioni di comuni che viene contestualizzato in un ambito di finanza pubblica attualmente caratterizzato da una congiuntura economica sfavorevole e da provvedimenti di riduzione della spesa pubblica che hanno interessato anche il comparto degli enti locali.
Da qui, viene precisato nello studio, l’utilità di ipotizzare processi di razionalizzazione della spesa che possano liberare risorse a vantaggio delle collettività locali, anche attraverso l’incentivazione dei processi di accorpamento e di fusione tra i comuni appartenenti alle più ridotte fasce demografiche, proprio al fine di superare l’inadeguatezza dimensionale di tali enti.
La fonte dei dati è costituita, per la prima parte del presente studio, dai certificati di conto consuntivo dei comuni relativi all’anno 2013, (pari a 7.236 su un totale complessivo di 8.093 enti), pervenuti al Ministero dell’interno e disaggregati nelle dodici fasce demografiche definite dall’articolo 156 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuel), approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Per l’analisi relativa al personale, la base dati è costituita dal Censimento del personale in servizio presso gli enti locali relativo all’anno 2013, sempre curato dal Ministero dell’interno. Le informazioni sono state raccordate, per quanto riguarda la relativa spesa (impegni), con i dati estratti dal certificato del conto consuntivo dei comuni per lo stesso anno (o comunque ultimo anno disponibile), per 7.866 comuni  su un totale complessivo di 8.093. Non sono stati presi in considerazione gli ulteriori vantaggi derivanti dalla riduzione dei costi della politica.
Nel volume vengono approfonditi nello specifico i seguenti argomenti:
1. Cenni storici sulle fusioni di comuni.
2. Quadro normativo di riferimento per le fusioni tra comuni e legislazione recente.
3. Situazione delle fusioni approvate e riepilogo delle assegnazioni finanziarie attribuite.
4. Analisi delle spese complessive e correnti dei comuni per fascia demografica.
5. Ipotesi di intervento sulle spese del personale degli enti locali.

6. Conclusioni.          

da

QPA – Fusione di Comuni: on line lo studio sui vantaggi.

I SERVIZI SOCIOEDUCATIVI E LE POLITICHE SOCIALI, discussione informativa e formativa fra Paolo Ferrario, Teresa Consoli e Giusi Palermo, a RADIO LAB, Catania, 28 febbraio 2015. AUDIO


I SERVIZI SOCIOEDUCATIVI E LE POLITICHE SOCIALI,

discussione informativa e formativa fra Paolo Ferrario, Teresa Consoli e Giusi Palermo

AUDIO DELLA CONVERSAZIONE:

 

RADIO LAB, Catania, 28 febbraio 2015

la nota informativa su twitter:
‪#‎oggi‬ ‪#‎InGiroPerIlWelfare04‬ alle ‪#‎ore16‬ ad Open spazi aperti per il sociale
il prof.re Paolo Ferrario e la prof.ssa Teresa Consoli Laposs Università Di Catania ci aiuteranno a capire cosa sono i ‪#‎ServiziSocioEducativi‬
‪#‎seguiteci‬ su Radio Lab e in ‪#‎fm101‬
‪#‎stayTuned‬

sito di RADIO LAB: http://www.radiolab.it/

 

la Toscana riordina le funzioni Province – da Regioni.it – n. 2670 del 25-02-2015


La Toscana riordina le funzioni delle Province e si fa carico del problema del personale. Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, annuncia infatti che i dipendenti delle Province toscane saranno assorbiti “in rapporto alle funzioni che abbiamo assunto: l’agricoltura, caccia e pesca, il governo del territorio, la gestione del territorio e del profilo idrogeologico, oltre alla formazione. Ci riprenderemo queste competenze”.
La Toscana ha infatti approvato una legge per il riordino delle funzioni delle Province. Il consiglio regionale ha dato il via libera.
Formazione, agricoltura e difesa del suolo sono tra le competenze di cui la Regione tornerà ad occuparsi direttamente. Tra le altre competenze c’è anche caccia e pesca, quelle in materia di rifiuti, difesa del suolo, tutela della qualità dell’aria e dell’acqua. La regione si occuperà anche di inquinamento acustico ed energia, dell’osservatorio sociale e delle autorizzazioni come Aia, Vas, Via e Aia. Il Genio Civile sarà presente nei territori e competente per progettazione, manutenzione e polizia idraulica.

Quanto alle strade regionali, progettazione e realizzazione di opere strategiche saranno regionali mentre la manutenzione rimarrà alle Province. E con le funzioni la Regione riassorbirà anche il personale. Per il trasferimento del personale alla Regione saranno stipulati specifici accordi, preceduti da informative, tra Regione, Province e Città metropolitana, che interesseranno i dipendenti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato con rapporto di lavoro in corso. 

 

tutta la scheda qui:

Regioni.it – n. 2670 del 25-02-2015 – Toscana riordina funzioni Province – Regioni.it.

Legge n. 56 del 7 aprile 2014 o “legge Delrio – Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni / Ordinamento Enti Locali / Documenti / Home – Legautonomie


Legge Delrio – Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni
Legge Delrio - Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni

In vigore dall’8 aprile, la Legge n. 56 del 7 aprile 2014 o “legge Delrio” ridisegna confini e competenze dell’amministrazione locale senza modificare il Titolo V della Costituzione.Pubblichiamo in allegato i chiarimenti ufficiali sul riordino delle Città metropolitane, Province, Unioni e fusioni di Comuni, e gli atti della Conferenza Unificata dell’11 settembre 2014, relativi all’accordo per il trasferimento delle funzioni a Regioni e Comuni – finora assegnate alle Province – e all’intesa sui criteri generali per l’individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all’esercizio delle funzioni.

Il testo definitivo della legge consta di un solo articolo e 151 commi.

Chiarimenti tecnici (Risposte ufficiali ai quesiti più frequenti dei soggetti istituzionali coinvolti nel processo di attuazione).

In allegato anche il documento dell’audizione di Legautonomie depositato in Commissione AA.CC. della Camera il 6 novembre 2013.

Audizioni
Circolari
Conferenza Unificata – Atti, Documenti e Note
Statuti Città Metropolitane
Alternative image text Roma capitale ( 289,53 kB )
Alternative image text Milano ( 2,90 MB )
Alternative image text Genova ( 264,09 kB )
Alternative image text Firenze ( 63,78 kB )
Alternative image text Bologna ( 124,70 kB )
Alternative image text Bari ( 785,21 kB )
modulistica elezioni – schema adempimenti
Circolare n. 32/2014 – Disposizioni sulle elezioni di secondo grado dei consigli metropolitani, dei presidenti delle province e dei consigli provinciali e le relative linee guida per lo svolgimento del procedimento elettorale – 01.07.2014

REVISIONE DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE, scheda A cura dell’Ufficio Documentazione e Studi del Gruppo Deputati PD


REVISIONE DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE
Dopo cinque mesi dall’inizio dell’esame in Commissione Affari costituzionali (11 settembre 2014), il 14 febbraio scorso la Camera dei deputati ha terminato l’esame e il voto degli articoli del disegno di legge di revisione della Parte II della Costituzione approvato in prima deliberazione dal Senato della Repubblica l’8 agosto 2014. Questo dossier, scritto in collaborazione con il Dipartimento Istituzionale, sintetizza i contenuti del disegno di legge costituzionale ed evidenzia le principali modifiche introdotte a Montecitorio.
Per maggiori approfondimenti si rinvia alla scheda dell’iter del disegno di legge AC 2613 e nello specifico ai dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati, in particolare al dossier n. 216/7 “Testo a fronte tra gli articoli della Costituzione, le modifiche apportate dal Senato e dalla Camera in sede referente e in Assemblea”.

L’ORGANIZZAZIONE DEI POTERI
Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica (art. 57).
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono con metodo proporzionale i senatori fra i propri componenti (74) e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori (21). Ad ogni Regione è assegnato un numero di rappresentanti proporzionale alla propria popolazione, che non può essere inferiore a due. Le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale, sono disciplinate con una legge ordinaria approvata da entrambe le Camere, fino alla approvazione della quale è prevista una disciplina elettorale transitoria. Le leggi che disciplinano le modalità di elezione di entrambe le Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi territoriali dai quali sono eletti, quindi il Senato si rinnova parzialmente in corrispondenza del rinnovo dei Consigli regionali: il rinnovo degli organi rappresentativi regionali comporta la fine del mandato di tutti i senatori della regione, ivi compreso il sindaco. Ne consegue che il Senato è un organo continuo e non è soggetto a scioglimento.

Il Presidente della Repubblica conserva il potere di nominare senatori che abbiano illustrato la patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica 7 anni e non possono essere nominati per un secondo mandato. Rimangono senatori di diritto a vita solo gli ex Presidenti della Repubblica (art. 59). I senatori di nomina presidenziale e quelli di diritto a vita non possono eccedere il numero complessivo di cinque, tenuto conto di quelli già in carica alla data di entrata in vigore della legge di revisione costituzionale.

Sono confermati il divieto di mandato imperativo (art. 67) e le prerogative dell’insindacabilità per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni e dell’inviolabilità (art. 68). Viene invece meno l’indennità parlamentare, poiché sussiste quella connessa alla funzione svolta sul territorio (art. 69).

In ordine alla verifica dei poteri, la posizione delle due Camere è parzialmente asimmetrica in ragione del diverso grado di elezione: entrambe giudicano i titoli di ammissione dei propri componenti e il Senato della Repubblica prende atto della cessazione della carica elettiva regionale o locale e della conseguente decadenza da senatore (art. 66).

Regolamenti parlamentari di entrambe le Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il solo Regolamento del Senato, infine, stabilisce in quali casi l’elezione o la nomina alle cariche negli organi del Senato della Repubblica possono essere limitate in ragione dell’esercizio di funzioni di governo regionali o locali (art. 63, comma 2).

Il Senato esercita le seguenti funzioni:

  • rappresenta le istituzioni territoriali;
  • concorre alla funzione legislativa;
  • concorre all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione Europea;
  • partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne valuta l’impatto;
  • concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e della attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi statali, nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge;
  • partecipa alla elezione del Presidente della Repubblica (art. 83), dei giudici della Corte costituzionale (art. 135) e dei membri laici del CSM;
  • può svolgere inchieste su materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali, nel qual caso non è previsto che la composizione della commissione d’inchiesta debba rispecchiare la proporzione dei gruppi presenti in Assemblea (art. 82);
  • può svolgere attività conoscitive e formulare osservazioni su atti o documentiall’esame della Camera dei deputati (art. 70, comma 6).

La sola Camera dei Deputati, essendo eletta direttamente dal corpo elettorale,rappresenta la Nazione (art. 67) e partecipa alla determinazione dell’indirizzo politico, accordando e revocando la fiducia al Governo (art. 94). Per tale ragione, in seguito a un emendamento approvato in commissione alla Camera, il solo Regolamento della Camera dei deputati è chiamato a disciplinare lo statuto delle opposizioni.

Sono di esclusiva competenza della Camera dei deputati:

  • la deliberazione dello stato di guerra (con l’approvazione di un emendamento in Assemblea è stata introdotta per questa deliberazione la maggioranza assoluta dei componenti del collegio) (art. 78);
  • l’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali di natura politica, o che prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi (art. 80);
  • l’autorizzazione a sottoporre il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri alla giurisdizione ordinaria per i reati commessi nell’esercizio delle funzioni (art. 96).

La sola Camera dei deputati può essere sciolta dal Presidente della Repubblica (art. 88).

Per quanto concerne l’esercizio della funzione legislativa, l’esame del disegno di legge svolto dalla Camera dei deputati ha notevolmente semplificato la struttura delprocedimento legislativo, che ora si articola in tre sub procedimenti (bicamerale, monocamerale e relativo alla clausola di supremazia), ha ampliato il numero delle leggi bicamerali, ha limitato alla sola attuazione della clausola di supremazia la possibilità di approvare leggi con la maggioranza assoluta della Camera dei deputati e ha introdotto due norme di chiusura volte a tipizzare il contenuto delle leggi bicamerali e a limitare la conflittualità tra le Camere in ordine alla individuazione del tipo di procedimento da adottare.

Il procedimento legislativo così novellato si articola in:
1. Procedimento bicamerale (art. 70, comma 1), che richiede l’approvazione dei disegni di legge da parte di entrambe le Camere per:

  1. le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali;
  2. le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari e le altre forme di consultazione di cui all’art. 71;
  3. le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali di Comuni e Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni;
  4. la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e alla attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea;
  5. la legge che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’art. 65, primo comma;
  6. la legge che regola le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché le modalità disostituzione dei membri del Senato in caso di cessazione della carica elettiva regionale o locale;
  7. le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea;
  8. la legge che disciplina l’ordinamento di Roma capitale;
  9. le leggi che riconoscono ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni ordinarie ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione;
  10. la legge che disciplina l’esercizio del potere sostitutivo dello Stato nei confronti di Regioni, Comuni e Città metropolitane ai sensi degli artt. 117, comma 5, e 120, comma 2;
  11. la legge che disciplina i casi e le forme in cui le regioni possono concludere accordi con altri Stati e intese con enti territoriali interni ad altri Stati;
  12. la legge che determina i principi generali del patrimonio dei Comuni, delle Città metropolitane e delle Regioni;
  13. la legge che detta i principi fondamentali del sistema di elezione e dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente della Giunta regionale, dei membri della Giunta e dei consiglieri regionali, che definisce la durata degli organi elettivi e i relativi emolumenti e che stabilisce i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza;
  14. la legge che prevede il distacco dei Comuni da una Regione.

L’ultimo periodo del primo comma dell’art. 70 prevede che le leggi elencate hanno contenuto proprio e possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate secondo il procedimento bicamerale. Si tratta di una disposizione che tipizza il contenuto delle leggi elencate, qualificandole quali uniche fonti di produzione idonee a disciplinare le materie individuate dal testo costituzionale

2. Procedimento monocamerale (art. 70, comma 3), che si applica in via generale per tutte le leggi diverse da quelle bicamerali, che sono approvate dalla Camera dei deputati. Queste leggi sono esaminate dal Senato se lo richiede un terzo dei suoi membri entro dieci giorni dalla trasmissione da parte della Camera. In tal caso il Senato può approvare proposte di modifica entro i successivi trenta giorni. La Camera dei deputati delibera su queste proposte in via definitiva. Per la legge di bilancio e per quella che approva il rendiconto consuntivo (art. 81, comma 4), le proposte di modifica del Senato devono essere approvate entro quindici giorni dalla trasmissione del testo da parte della Camera (art. 70, comma 5). Quando il Senato non intenda procedere all’esame, ovvero quando sia decorso inutilmente il termine per deliberare ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.

3. Solo per le leggi che danno attuazione all’art. 117, quarto comma, (c.d. clasuola di supremazia) le proposte di modifica deliberate dal Senato a maggioranza assoluta dei suoi componenti possono essere “superate” dalla Camera dei deputati con l’approvazione finale del disegno di legge da parte della maggioranza assoluta dei propri membri (art. 70, comma 4).

La seconda norma di chiusura del procedimento legislativo è stata inserita al comma 6 dell’art. 70 e prevede che i Presidenti delle Camere decidano, d’intesa fra loro, le eventuali questioni di competenza sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Sono modificate le disposizioni costituzionali relative agli istituti di democrazia diretta.

Per quanto concerne il referendum abrogativo (art. 75), sono previsti due diversi quorum di validità del voto: quando la proposta è stata sottoscritta da 500.000 elettori è la maggioranza degli aventi diritto al voto, quando la proposta è stata sottoscritta da 800.000 elettori è la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. In entrambi i casi la proposta è approvata se ha raccolto il consenso della maggioranza dei voti validamente espressi.
Relativamente all’iniziativa legislativa popolare, è aumentato il numero degli elettori che devono sottoscrivere la proposta (da 50.000 a 150.000), poiché è previsto che i Regolamenti parlamentari garantiscano tempi, forme e limiti della discussione e della deliberazione conclusiva di tali proposte (art. 71, comma 3).

È altresì prevista l’approvazione di una legge costituzionale chiamata a disciplinare condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Come abbiamo già visto, la legge di attuazione di tali previsioni è di tipo bicamerale (art. 71, comma 4).

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune (che non è più integrato dai delegati regionali). La Camera dei deputati è intervenuta elevando il quorum funzionale previsto per l’ultimo scrutinio: per l’elezione del Capo dello Stato è infatti richiesta la maggioranza dei due terzi del collegio nei primi tre scrutini, quella dei tre quinti del collegio dal quarto al sesto scrutinio e la maggioranza dei tre quinti dei votanti (non più la maggioranza assoluta) dal settimo scrutinio in avanti (art. 83).

Le funzioni di supplenza del Presidente della Repubblica sono svolte dal Presidente della Camera dei deputati, mentre è il Presidente del Senato a convocare e presiedere il Parlamento in seduta comune per l’elezione del nuovo Presidente (art. 86, comma 2).

Relativamente ai poteri presidenziali, il disegno di legge interviene sul potere di rinvio delle leggi approvate dal Parlamento, disciplinando il rinvio delle leggi di conversione dei decreti-legge, in tal caso il termine per la conversione è differito di 30 giorni. L’esame della Camera dei deputati ha escluso la possibilità di configurare un potere presidenziale di rinvio parziale (art. 74).

Il disegno di legge interviene sul ruolo del Governo nel procedimento legislativo, prevedendo la possibilità per l’esecutivo di chiedere l’iscrizione in via prioritaria all’ordine del giorno della Camera dei deputati dei disegni di legge considerati essenziali per l’attuazione del programma di Governo (disegni di legge prioritari). Le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati hanno più chiaramente scandito i confini procedurali dell’istituto e meglio bilanciato le prerogative del Governo con quelle del Parlamento. Oggi è previsto che la Camera deliberi sull’iscrizione entro cinque giorni dalla richiesta del Governo. In caso di approvazione, la pronuncia definitiva della Camera deve intervenire entro settanta giorni dalla richiesta (voto a data certa). In tale ipotesi, i tempi di termine di settanta giorni può essere differito di quindici giorni in relazione ai tempi di esame da parte della Commissione o alla complessità del disegno di legge. Il Regolamento della Camera dei deputati stabilisce le modalità e i limiti del procedimento, anche con riferimento all’omogeneità del disegno di legge ed è comunque previsto che fino all’adeguamento del suddetto Regolamento il differimento non possa essere inferiore a dieci giorni.
Tale procedura è esclusa per le leggi bicamerali (art. 70, comma 1), per le leggi in materia elettorale, per le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, per le leggi di amnistia e indulto e per quelle che stabiliscono il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni (art. 72, comma 7).

Investe il potere normativo di rango primario del Governo anche la modifica dell’art. 77 della Costituzione, che risponde all’abuso della decretazione d’urgenza “recependo” in Costituzione i limiti oggi previsti dalla legislazione ordinaria (L. 400 del 1988) e desumibili dalla giurisprudenza costituzionale:i decreti-legge non possono disciplinare le materie di cui all’art. 72, quinto comma, della Costituzione, per le quali la Costituzione prescrive la procedura legislativa normale (si tratta della materia costituzionale, dei disegni di legge di delega legislativa, di conversione in legge dei decreti-legge, di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi). Relativamente alla materia elettorale è precisato che possono essere adottati decreti-legge per la disciplina dell’organizzazione del procedimento elettorale e dello svolgimento delle elezioni;

  • i decreti-legge non possono reiterare disposizioni adottate con decreti non convertiti o regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi;
  • i decreti-legge non possono ripristinare l’efficacia di norme che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime per vizi non attinenti al procedimento;
  • i decreti-legge debbono recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo;
  • nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione in legge dei decreti-legge non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto;
  • i disegni di legge di conversione devono essere approvati secondo il procedimento legislativo normale (art. 72, comma 5).

Anche in questo caso l’esame presso la Camera dei deputati ha contribuito a precisare i contorni della procedura di conversione. In primo luogo è stato chiarito che i disegni di legge di conversione debbono essere sempre presentati alla Camera dei deputati, anche quando riguardino materie in relazione alle quali la funzione legislativa è esercitata collettivamente da entrambe le Camere. In secondo luogo è espressamente previsto che, in caso di rinvio presidenziale della legge di conversione, la perdita di efficacia del decreto-legge interviene entro novanta giorni dalla pubblicazione. Infine è delineata la partecipazione del Senato al procedimento di conversione: l’esame dei disegni di legge di conversione è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei deputati. Le proposte di modificazione del Senato possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione da parte della Camera dei deputati, trasmissione che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione da parte del Governo.

Il disegno di legge interviene sui compiti della Corte costituzionale, stabilendo che la Consulta si pronunci in via preventiva sulla legittimità costituzionale delle leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, se adita con ricorso motivato sottoscritto da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato. Il giudizio deve chiudersi entro trenta giorni dal ricorso; l’accertamento dell’illegittimità costituzionale impedisce la promulgazione della legge (artt. 73, comma 2 e 134).

Nel corso dell’esame in Assemblea la Camera ha introdotto una norma che consente di impugnare di fronte alla Consulta le leggi elettorali approvate nel corso dell’attuale legislatura: alla data di entrata in vigore della legge di revisione costituzionale, un quarto dei componenti della Camera o un terzo dei componenti del Senato possono sottoporre al giudizio di legittimità costituzionale della Corte costituzionale le leggi promulgate nella legislatura in corso che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. La Corte si pronuncia entro trenta giorni dal ricorso.
Relativamente alla composizione del collegio, inoltre, la Camera dei deputati ha ripristinato l’attuale testo della Costituzione, superando l’elezione “disgiunta” dei giudici costituzionali da parte di Camera e Senato. È inoltre previsto che quando la Corte giudica i reati di alto tradimento e di attentato alla Costituzione sia integrata da sedici cittadini in possesso dei requisiti per l’elezione come deputati.

L’art. 97 della Costituzione è integrato al fine di garantire che l’organizzazione con legge dei pubblici uffici garantisca la trasparenza della amministrazione, oltre che l’imparzialità e il buon andamento. Anche questa è una modifica introdotta dalla Camera dei deputati.

È soppresso il Consiglio Nazionale dell’economia e del Lavoro (CNEL). Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di revisione costituzionale, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, nomina, con proprio decreto, un commissario straordinario cui è affidata la gestione provvisoria del CNEL, per le attività relative al patrimonio, compreso quello immobiliare, nonché per la riallocazione delle risorse umane e strumentali presso la Corte dei conti, nonché per gli altri adempimenti conseguenti alla soppressione. All’atto dell’insediamento del commissario straordinario decadono dall’incarico gli organi del CNEL e i suoi componenti per ogni funzione di istituto, compresa quella di rappresentanza.

IL TITOLO V
Le Province cessano di essere un’articolazione territoriale della Repubblica (art. 114) ed è abrogato ogni riferimento ad esse dal testo della Costituzione. Relativamente agli enti di area vasta, è prevista una competenza regionale ad eccezione dei profili ordinamentali generali dettati dal Legislatore statale. Al contempo il mutamento delle circoscrizioni delleCittà metropolitane è stabilito con legge della Repubblica su iniziativa dei Comuni e dopo aver sentito la Regione.
È mantenuto il regionalismo differenziato, ai sensi del quale le Regioni ordinarie possono chiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in alcune materie di legislazione esclusiva dello Stato. Tale possibilità è però riservata alle Regioni che abbiano un bilancio in equilibrio tra entrate e spese, in relazione ad un elenco di materie che è stato ampliato nel corso dell’esame della Camera e comprende:

  1. organizzazione della giustizia di pace;
  2. disposizioni generali e comuni in materia di istruzione, ordinamento scolastico, istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica;
  3. politiche attive del lavoro, istruzione e formazione professionale;
  4. tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente e ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo;
  5. governo del territorio.

Nel riparto della funzione legislativa tra Stato e Regioni, viene meno la legislazione concorrente (ai sensi della quale oggi lo Stato è chiamato a dettare i principi fondamentali della materia e le Regioni la normativa di dettaglio), si arricchisce il novero delle materie di competenza statale esclusiva (nei fatti una parte delle materie che oggi sono rimesse alla legislazione concorrente è trasferita alla competenza legislativa esclusiva dello Stato) che in molti aspetti viene più puntualmente definita (o tramite nuove formulazioni delle materie o tramite l’attribuzione del potere di adottare disposizioni generali comuni – art. 117, comma 2). La Camera ha integrato l’elenco delle materie di competenza esclusiva dello Statocon le seguenti: promozione della concorrenza (lett. e), disposizioni generali e comuni per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare (lett. m); coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati e dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale regionale e locale (lett. r).

È introdotta la c.d. supremacy clause, ai sensi della quale, su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale (art. 117, comma 4).

Permane la potestà legislativa regionale residuale per tutte le materie che non sono riservate alla legislazione statale esclusiva. È espressamente attribuita alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza in Parlamento delle minoranze linguistiche, pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese; salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di istruzione e formazione professionale, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della valorizzazione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo, di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica, nonché in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, comma 3).

Relativamente alla potestà regolamentare, è introdotto il criterio del parallelismo con la funzione legislativa; resta ferma la possibilità dello Stato di delegare con legge alle Regioni la potestà regolamentare nelle materie e funzioni di competenza legislativa esclusiva (art. 117, comma 6).

Relativamente alle funzioni amministrative, è previsto che esse siano esercitate in modo da assicurare la semplificazione e la trasparenza dell’azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori (art. 118).

In materia di autonomia finanziaria, l’art. 119 prevede che le risorse derivanti dall’autonomia finanziaria regionale e locale assicurino il finanziamento integrale delle funzioni pubbliche dei Comuni, delle Città metropolitane e delle Regioni, sulla base di indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienzanell’esercizio delle medesime funzioni fissati con legge dello Stato.

È previsto il parere del Senato in relazione all’esercizio dei poteri sostitutivi di cui all’art. 120, fatti salvi i casi di motivata urgenza, e ai provvedimenti di scioglimento del Consiglio regionale e di rimozione del Presidente della Giunta (art. 126).

Ricordiamo infine che, fino all’adeguamento dei rispettivi statuti, alle Regioni speciali e alle Province autonome di Trento e di Bolzano non si applicano le disposizioni del Capo IV del disegno di legge cioè quelle che intervengo sull’attuale titolo V della parte II della Costituzione.

A cura dell’Ufficio Documentazione e Studi del Gruppo Deputati PD

il PD Partito Democratico lombardo ha indetto per domenica 1 marzo 2015 una CONSULTAZIONE a livello regionale degli iscritti ed elettori del PD in tema di AUTONOMIE (contiene anche l’elenco dei seggi per la zona di Como)


il Partito Democratico lombardo ha indetto per domenica 1 marzo 2015 una consultazione a livello regionale degli iscritti ed elettori del PD in tema di autonomie.

Saremo chiamati attraverso l’espressione del voto a scegliere in merito a tematiche riguardanti le autonomie dei vari livelli regionale, provinciale e comunale (si vedano i quesiti allegati).

A tal fine saranno costituiti circa 30  seggi suddivisi nelle diverse aree della provincia: Como, Lago e Valli, Bassa Comasca, Marianese e Canturino, Erbese e Olgiatese affinché iscritti ed elettori possano raggiungere agevolmente il seggio più prossimo per poter esercitare liberamente il proprio voto.

La consultazione  del 1 marzo sarà anticipata da un’Assemblea Provinciale aperta a iscritti, simpatizzanti ed elettori del PD organizzata per lunedì 23 febbraio  2015 ore alle  21 presso la sala riunioni dell’Hotel Continental a Como, viale Innocenzo XI, 15 alla presenza del Segretario Regionale del PD Alessandro Alfieri con il quale approfondiremo il contenuto dei quesiti e inquadreremo la consultazione nel più ampio processo di riforme costituzionali ed istituzionali che vedono protagonista il PD Nazionale.

Inoltre la giornata del 1 marzo sarà anche l’occasione per il lancio del tesseramento al PD per l’anno 2015.

Vi invitiamo a partecipare numerosi all’assemblea provinciale e a seguire tutte  le notizie al riguardo nella pagina dedicata sul sito www.partitodemocratico.co.it

Cordialmente

Savina Marelli

Segretaria Provinciale PD

Mario Clerici

Presidente dell’Assemblea Provinciale di Como


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Regione Lombardia: La Giunta regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge di riforma del sistema delle autonomie in attuazione della Legge Delrio, 13 gennaio 2015


La Giunta regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge di riforma del sistema delle autonomie in attuazione della Legge Delrio. Il testo, che ora viene mandato al Consiglio regionale, dispone il riordino delle funzioni conferite alle Province. “Abbiamo deciso – ha spiegato il presidente Roberto Maroni - di seguire il principio di confermare le competenze attribuite alle Province, con alcune eccezioni: Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca vengono ritrasferite alla Regione. Questo vale per tutte le Province, salvo che per la Città metropolitana di Milano e la Provincia di Sondrio”.

SPECIFICITÀ DI MILANO – Il progetto di legge, ha sottolineato il presidente lombardo, “tiene conto della specificità dei territori”. “La Città metropolitana di Milano – ha approfondito – esercita tutte le funzioni già conferite alla Provincia di Milano (comprese quelle in Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca) e ulteriori funzioni rispetto a quelle fondamentali previste dalla Legge Delrio, perché questo nuovo Ente è qualcosa di molto diverso dalle nuove Province”.

SONDRIO ‘SPECIALE’ – L’altra ‘eccezione’ riguarda la Provincia di Sondrio, una delle tre Province italiane, l’unica in Lombardia, riconosciute come ‘Province montane’. Come Regione – ha evidenziato Maroni – abbiamo voluto riconoscere questa specificità, aggiungendo ‘forme particolari di autonomia’ e conferendo funzioni ulteriori rispetto a quelle fondamentali e un aumento progressivo della disponibilità finanziaria”. “Qui – ha annunciato – voglio creare un ‘modello’ di come sarebbe la Regione Lombardia se fosse a Statuto speciale. La Provincia di Sondrio deve diventare una sorta di Provincia autonoma come Trento e il Canton Grigioni”.

SITUAZIONE DIFFICILE – Maroni non ha nascosto che il prossimo anno “sarà molto difficile per le Province, a causa dei tagli del Governo, in particolare per quanto riguarda il trasporto pubblico locale e l’edilizia scolastica, competenze esclusive delle Province, che la Regione, anche volendo, non potrà continuare a finanziare”.

INCERTEZZA SU TITOLO V – Il Presidente lombardo ha anche ricordato che sulle nuove Province “pende pure la spada di Damocle della Riforma del Titolo V della Costituzione, che ne prevede la cancellazione. Si tratta dunque di un livello istituzionale che si trova in una sorta di ‘limbo’ e anche per questo non abbiamo voluto modificare, salvo due eccezioni, le competenze attuali”.

RIMANE L’OSSERVATORIO – Viste queste difficoltà all’orizzonte, il governatore ha informato sulla decisione di mantenere attivo “l’osservatorio che avevamo istituito con i presidenti delle Province e con i sindaci delle città capoluogo, per arrivare al progetto di legge odierno”. “Abbiamo deciso di mantenerlo – ha detto -, per fare il monitoraggio della situazione, anche alla luce dell’altro elemento di criticità, oltre alla Legge Delrio, ossia la riduzione del personale, visto che il 50 per cento dei dipendenti delle Province verrà messo in mobilità. Per questo motivo, abbiamo deciso di allargare l’osservatorio anche al sindacato”.

CAOS ISTITUZIONALE – Per quanto riguarda il personale delle Province, Maroni ha sottolineato che “a oggi non è prevista l’attribuzione alle Regioni in via coattiva, anche se il sottosegretario Rughetti ha annunciato per il 2 gennaio un decreto del Governo che ribalterebbe questa situazione”. “Siamo in una situazione – ha constatato – che, per usare un eufemismo, è di ‘caos istituzionale’. Noi tentiamo di ridurre il danno con questa proposta di legge, che adesso va in Consiglio e che intendiamo mantenere aperta proprio per vedere l’andamento di queste novità istituzionali”.

(Lombardia Notizie

da Regione :: Maroni: approvata riforma sistema autonomie.

Istat, Le partecipate pubbliche in Italia – 22.12.2014


Le partecipate pubbliche sono 11.024 con 977.792 addetti. Lo rileva l’Istat che registra i dati nel 2012 della partecipazione pubblica in Italia in un apposito studio. Si tratta in particolare di una stima delle unità partecipate dalla Pubblica Amministrazione.
Il 25,6% delle partecipate è al 100% gestito da soggetti pubblici, il 29,1% è partecipato per una quota compresa tra il 50% e il 99,9%. Il 27,1% per una quota inferiore al 20%.
Il 68,7% delle unità (7.574) è partecipato da un solo soggetto pubblico. Gli addetti di queste unità sono 738.713, pari al 75,5% del totale.
Le imprese attive sono 7.685 e impiegano 951.249 addetti, ovvero il 97,3% degli addetti di tutte le partecipate.
Il 41,1% delle imprese è organizzato nella forma giuridica di società a responsabilità limitata ma il loro peso in termini di addetti è solo dell’8%.
In merito alle tipologie di unità economiche partecipate sono stati individuati quattro insiemi:
- 7.685 imprese attive, quindi presenti nel Registro Asia imprese, con 951.249 addetti;
- 1.454 imprese non attive, ma che hanno comunque presentato nel 2012 il bilancio d’esercizio o la dichiarazione dei redditi con modello Unico;
- 994 unità fuori dal campo di osservazione del registro Asia imprese3; si tratta di unità agricole e unità no-profit con 16.579 addetti, per le quali è stato possibile ottenere le informazioni grazie ai censimenti 2014;
- 891 unità residuali che impiegano 9.963 addetti (poco più dell’1% del totale), attualmente non classificabili, che saranno oggetto di ulteriori analisi.
La forma giuridica con la dimensione media maggiore (307 addetti per impresa), è la società per azioni, scelta dal 33% delle imprese partecipate, che ha un peso in termini di addetti dell’81,9% sul totale delle imprese partecipate.
Il settore di attività economica con il maggior numero di imprese attive partecipate da un soggetto pubblico è quello delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, con il 13,4 % di imprese e il 2,8% di addetti. Il settore economico che impiega invece il maggior numero di addetti è quello del Trasporto e magazzinaggio, che raccoglie il 37% di addetti e il 10,3% di imprese.
Nel 23,8% dei casi la sede delle imprese partecipate è situata nel Centro Italia (53,4% degli addetti). Queste ultime presentano una dimensione media pari a 580 addetti per impresa, per un totale di 743 imprese (9,7% del totale) e 430.638 addetti (45,3% degli addetti).
Sotto il profilo territoriale, è nel Centro Italia che si rileva la maggiore concentrazione di addetti (53,4%) e il 23,8% di partecipate. Mentre la ripartizione territoriale con il maggior numero di partecipate è il Nord-ovest: 27,7% di imprese partecipate, 21,1% di addetti e una dimensione media di 94 addetti per impresa. Al suo interno la Lombardia detiene il 16,2% delle imprese e l’11,7% degli addetti, per una dimensione media di 89 addetti per impresa.

Le partecipate pubbliche in Italia – 22.12.2014

da Regioni.it – n. 2631 del 22-12-2014 – Istat: le partecipate pubbliche in Italia – Regioni.it.

ISSiRFA – Istituto di Studi sui Sistemi Regionali, Federali e sulle Autonomie


vai a

ISSiRFA – Istituto di Studi sui Sistemi Regionali, Federali e sulle Autonomie.

sulle AZIENDE SOCIALI della Regione Lombardia, ottobre 2014


alla mailing list politiche sociali e servizi:

MERONI Elena (a cura di), DAL VALORE DELLA PRODUZIONE ALLA PRODUZIONE DEL VALORE. Servizi e progetti in un’azienda sociale, Maggioli editore, 2014


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Piccoli comuni: le funzioni da associare entro il 30 settembre 2014


Entro il 30 settembre, secondo il calendario ufficiale, i piccoli comuni, fino a 5mila abitanti (3mila in montagna) dovrebbero far confluire nelle gestioni associate altre tre funzioni fondamentali delle 9 essenziali (finanziaria, catasto, urbanistica, trasporti, servizi sociali, rifiuti, polizia locale, edilizia scolastica, protezione civile).

Il procedimento  di associazione è stato graduale.

da Piccoli comuni: le funzioni da associare entro il 30 settembre.

Paolo Ferrario, POLITICHE SOCIALI E SERVIZI, Metodi di analisi e regole istituzionali, Carocci editore. Scheda editoriale per l’acquisto online


IN VENDITA ONLINE PRESSO L’EDITORE:

Paolo Ferrario

Politiche sociali e servizi

Metodi di analisi e regole istituzionali

EDIZIONE: 2014

COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale (140)

ISBN: 9788874666966

  • Pagine 448
  • Prezzo€ 39,00

Indice

Introduzione

Parte prima

Politiche sociali e servizi alla persona e alla comunità

1 Il concetto di servizio

Introduzione/Pólis e politica/Le politiche sociali/Le politiche e i servizi/Alle radici della parola “servizio”/La società dei servizi/I tre livelli sistemici dei servizi: istituzioni, organizzazioni, professioni/La distinzione fra prodotti materiali e prodotti immateriali

2 L’assetto istituzionale dei servizi

Introduzione/Le fasi del regionalismo italiano/Il ciclo politico 1997-2001/La legge costituzionale 3/2001/Il principio culturale e istituzionale della sussidiarietà

3 Politiche dei servizi sanitari

Introduzione/Modelli di sistema sanitario/Fasi delle politiche sanitarie in Italia/Assetto istituzionale dei servizi sanitari dopo la riforma costituzionale/I livelli essenziali di assistenza e il principio dell’appropriatezza/Le aziende sanitarie locali/La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

4 Politiche dei servizi sociali e socioeducativi

Introduzione/Fasi dei servizi sociali e socioeducativi in Italia/Analisi funzionale della legge 328/2000/Assetto istituzionale dei servizi sociali e socioeducativi dopo la riforma costituzionale/I livelli essenziali delle prestazioni/I servizi sociali comunali/Gestione indiretta mediante contratti di appalto e accreditamento/I Piani di zona

Parte seconda

Metodi e strumenti di analisi del sistema dei servizi

5 Paradigmi per l’analisi delle politiche dei servizi

Introduzione/I diversi fattori di sviluppo/Accostare le complessità/Il metodo dei paradigmi

6 Cultura, individui e società

Introduzione/Il concetto antropologico di cultura/Il contributo conoscitivo e formativo di Carlo Tullio-Altan/Il modello concettuale cultura/individuo/società/Centralità della persona nelle moderne società/Le situazioni problematiche e i servizi

7 Bisogni, domanda, offerta e situazioni problematiche

Introduzione/Lo schema di analisi B/D/O/Il bisogno /La domanda/Il problema e la situazione problematica/L’offerta/Le Carte dei servizi/La qualità del servizio

8 Rete, istituzioni e servizi

Introduzione/Le istituzioni/Il concetto di rete applicato ai servizi/I soggetti istituzionali della rete dei servizi/Il terzo settore e le sue componenti interne/I sottosistemi di offerta /I servizi sociosanitari

9 Lo schema input/sistema/output e le agende politiche

Introduzione/Lo schema input/sistema/output/Il concetto di agenda politica/Le riforme dell’ultimo trentennio del Novecento/L’agenda politica del primo decennio del Duemila/Le prospettive di ulteriore modifica del Titolo V della Costituzione

10 Stato, mercato, società e tendenze di crisi

Introduzione/Schemi di analisi: Habermas, Samuelson, Musgrave, Walzer, Polanyi/Le grandi crisi del 1929, del 1973 e del 2007-08/Il finanziamento dei servizi/Prospettive economiche e politiche dei servizi

Parte terza

Problemi e servizi

11 Famiglie, minori e politiche dei servizi

Introduzione/I mutamenti culturali e sociali delle famiglie/Il ruolo del padre nelle nuove famiglie/Politiche sociali e servizi per le famiglie e i minori

dagli anni Settanta al Duemila/Politiche sociali e servizi per le famiglie e i minori dal 2001/

12 Disabilità e politiche dei servizi

Introduzione/Famiglie e disabilità/ Politiche sociali e servizi per le disabilità/Disabilità, scuola, integrazione e bisogni educativi speciali/L’amministratore di sostegno/Disabilità e politiche del “dopo di noi”

13 Salute mentale, psichiatria e politiche dei servizi

Introduzione/Le culture della psichiatria/Malattie mentali, famiglie, giovani e disagio/Le politiche psichiatriche/Le reti dei servizi per la salute mentale dal 2001/La riabilitazione psichiatrica e il lavoro professionale di cura

14 Dipendenze, tossicodipendenze e politiche dei servizi

Introduzione/Tossicodipendenze e nuove dipendenze nel tempo attuale/L’era digitale e la dipendenza dalla Rete/Politiche dei servizi per le tossicodipendenze

nell’ultimo trentennio del Novecento/Politiche dei servizi per le dipendenze e le tossicodipendenze dal 2001/Il sistema dei servizi e delle cure per le dipendenze e le tossicodipendenze

15 Vecchiaia, anziani e politiche dei servizi

Introduzione/Invecchiamento e trasformazioni individuali e sociali/ Lavoro di cura, stress, caregiver e rischi di abuso/Politiche dei servizi per gli anziani dagli anni Settanta a oggi/Servizi domiciliari e lavoro privato di cura/Servizi residenziali/Le riforme delle pensioni dal 1992 al 2011

16 Demenze e politiche dei servizi

Introduzione/Demenze e malattia di Alzheimer/ Il familiare caregiver/Le reti dei servizi sanitari e sociali/I servizi specifici per i malati e i familiari

17 Biopolitiche e servizi alla persona: inizio e fine vita

Introduzione/Bioetiche e biopolitiche/Le biopolitiche dagli anni Settanta a oggi/Biopolitiche e inizio vita/ Biopolitiche e fine vita

18 Immigrazioni e politiche dei servizi

Introduzione/Il tempo delle migrazioni/Politiche migratorie e legislazione: l’agenda italiana/Immigrazione e famiglie/ Immigrazione: minori, scuola, servizi educativi

Bibliografia

DIALOGHI DI FUTURO, Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo Sviluppo Sociale: CONVEGNO in occasione dei dieci anni di attività, giovedì 23 ottobre 2014, Bollate (MI), alla Fabbrica Borroni


 

L’Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo Sviluppo Sociale, in occasione dei dieci anni di attività, organizza un evento di incontro e di dibattito sul welfare prossimo venturo. Una giornata di confronto e di incontro con interlocutori istituzionali, amministratori pubblici ed esperti di politiche sociali con uno sguardo orientato agli anni a venire., nella inusuale location di Fabbrica Borroni, spazio simbolico tra passato e futuro.

sito della Fabbrica Borroni

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I WORKSHOP POMERIDIANI
Ore 14.30 e replica ore 15.30

 

Workshop #1: Inserimento lavorativo? No grazie!
La difficile relazione tra lo scouting aziendale e l’inserimento lavorativo Il workshop propone un approfondimento sulle azioni di integrazione e inserimento lavorativi di persone appartenenti alle categorie protette (minori segnalati dal servizio tutela e prevenzione, detenuti) all’interno di aziende private. Grazie alla presenza di operatori sociali e amministratori aziendali, si affronterà la relazione con le aziende, necessariamente parte del processo del lavoro del servizio di inserimento. Si approfondiranno gli aspetti funzionanti e ben avviati di questo rapporto, ma anche le criticità, aprendo una serie di interrogativi sui quali sarà possibile confrontarsi durante il dibattito. Scopo del workshop è quello di conoscere sia il punto di vista delle aziende, sia dal punto di vista degli operatori sociali, confrontandosi anche su possibili scenari differenti e innovativi, presentando e accogliendo proposte e suggerimenti. Il servizio di Comuni Insieme, NIL, Nucleo Integrazione Lavorativa, si occupa di progettare e sviluppare azioni di integrazione lavorativa e riabilitativa risocializzante per persone appartenenti alla categorie protette o svantaggiate. Il NIL è accreditato presso Regione Lombardia per i servizi al lavoro legge 22/06.

Workshop #2: Vedo, sento, parlo. Azioni per contrastare violenza domestica e stalking.
Il workshop affronta e racconta, con gli operatori del servizio, le azioni svolte dallo sportello di ascolto Al tuo fianco: aiutare le vittime di violenza in ambito domestico e di stalking e di accompagnarle nel percorso di uscita dalle loro problematiche. Verranno proiettatti due filmati: una parte dello spettacolo teatrale di Serena Dandini, “Ferite a morte” e presentato il progetto “Posto occupato”. Sarà allestita una mostra con le locandine di eventi realizzati per contrastare la violenza. Lo sportello Al tuo fianco è attivo 2 giorni la settimana presso le sedi di Cesate (mercoledì pomeriggio) e Bollate (venerdì pomeriggio). Offre un primo ascolto del bisogno e di consulenza legale e psicologica al quale si può accedere direttamente o tramite appuntamento ad numero di telefono di pronto intervento sempre attivo. Numerose sono anche le collaborazioni con altri servizi del territorio (Consultori, CPS, Servizi dipendenze, Comuni di base). Con l’associazione L’Orablu di Bollate sono state organizzate iniziative per la sensibilizzazione della cittadinanza e degli operatori sul tema della violenza ed è stata instituita una raccolta fondi (chiamata “Nemmeno con un Fiore”) per costituire un Fondo di Emergenza per le vittime. Relatori: Giulia Lucariello, Chiara Gambarini.

Workshop #3: Dialogando si impara L’approccio dialogico come occasione di apprendimento.
L’approccio dialogico prevede , attraverso l’aiuto di facilitatori, il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati ad un problema e aprendo ad una visione circolare e positiva consente di far emergere tutte le risorse che ciascuno può mettere in campo per avviare processi di cambiamento. Sollecita la capacità di guardare al futuro con un approccio positivo. Il workshop propone un approccio a questa metodologia attraverso alcune esperienze attive. Marco Braghero – ricercatore presso Università di Jyvaskyla – Finlandia.

Workshop #4: L’esperienza delle Riunioni di Famiglia.
Mettiamoci in cerchio: Famiglie e Istituzioni insieme. Una Riunione di Famiglia è un incontro tra i membri della famiglia allargata e le altre persone importanti presenti nella rete familiare e amicale. Lo strumento delle Riunioni di Famiglia è stato utilizzato in ambito scolastico e nell’ambito dell’affido familiare, all’interno del progetto Di Concerto. Durante il workshop verrà presentata l’esperienza condotta nelle scuole secondarie di primo grado da alcuni operatori di Comuni Insieme al fine di illustrare i benefici dello strumento. In Comuni Insieme lo strumento delle Riunioni di Famiglia è stato utilizzato in ambito scolastico e nell’ambito dell’affido familiare, all’interno del progetto Di Concerto. La famiglia è chiamata ad elaborare un progetto per rispondere ad un quesito specifico che la riguarda. In questo, la famiglia è supportata da un facilitatore, persona esterna al nucleo e indipendente. Il suo ruolo è quello di accompagnare la famiglia nella preparazione della Riunione e di garantire a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione e di essere ascoltati in un clima sereno e di collaborazione. Il bambino/ragazzo nel corso della Riunione può essere affiancato da un operatore di advocacy. Relatori: Palmieri, Scaturchio, Galimberti, Muci.

Workshop #5: Parole al Confine– Il gruppo di parola nei servizi per i minori.
Il workshop illustrerà l’applicazione sperimentale del modello dei Gruppi di Parola, elaborato a partire dal 2005 da un’équipe di ricerca multidisciplinare del Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica di Milano. La sperimentazione per i bambini in affido ha come obiettivo garantire ai minori uno spazio di ascolto ed espressione per superare il conflitto di lealtà verso la propria famiglia e poter vivere serenamente la doppia appartenenza. Segue il racconto di un’esperienza effettuata dagli operatori del Servizio Minori di Comuni Insieme . Riflessioni su possibili declinazioni future dello strumento e sulle sue possibili applicazioni. Una delle azioni del progetto di Concerto, finanziato da Fondazione Cariplo, è l’utilizzo dello strumento dei gruppi per sostenere il progetto di affido coinvolgendo i suoi attori (famiglie naturali, famiglie affidatarie e bambini in affido) in momenti di condivisione ed elaborazione dell’esperienza. Relatori: Corradi, Perris, Seveso.

Workshop #6: Come le tecnologie trasformano i servizi sociali?
Una mappa delle questioni in gioco a partire dalle esperienze dei partecipanti. Le tecnologie, le opportunità della rete, la diffusione dei social network negli ultimi anni sono prepotentemente entrate nella nostra quotidianità. Come sta reagendo il mondo del welfare e dei servizi alla persona? Risponde con intraprendenza, accetta a denti stretti i nuovi strumenti di lavoro, resiste alla pervasività delle tecnologie digitali? Nel workshop, a partire dalle esperienze di chi parteciperà, si ragionerà su opportunità e derive, scenari e competenze. Relatori: Graziano Maino, Anna Omodei – formatori e consulenti di Pares, consulenza co-operativa.


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Entrata della Fabbrica Borroni:

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Corte dei Conti: relazione su andamenti finanza territoriale. Analisi dei flussi di cassa per gli anni 2011-2012-2013


La Relazione della Corte dei Conti (sugli andamenti della finanza territoriale – analisi dei flussi di cassa per gli anni 2011-2012-2013),  è un documento inviato al Parlamento dalla Sezione delle Autonomie sull’analisi dei dati economici sia delle Regioni che degli Enti locali.

tutta la scheda qui

newsletter – Regioni.it.

ISTAT, Variazioni territoriali e amministrative sul territorio nazionale al 3 marzo 2014.


ISTAT: Codici comuni, province e regioni
Variazioni territoriali e amministrative sul territorio nazionale al 3 marzo 2014.
Periodo di riferimento: Al 30 giugno 2014. 

Anci e Upi considerano positiva la determinazione del Governo, espressa oggi dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie


iforma Province – Anci e Upi al Ministro Lanzetta “Piena collaborazione con Governo sul riordino delle funzioni.L’accordo sia occasione per semplificare”
Anci e Upi considerano positiva la determinazione del Governo, espressa oggi dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Maria Carmela Lanzetta, a definire  entro la fine del mese il …[segue]

Pubblicazioni Anci » Collana Editoriale


COLLANA EDITORIALE

Prontuario della violazioni al nuovo codice della strada

da Home » Newsletter » Pubblicazioni Anci » Collana Editoriale – p.1.

Fassino, presidente dell’Anci:: “Ripensare dimensione comunale, con 8mila Comuni difficile gestire nuove competenze da Stato e Regioni”


“Il tema centrale del prossimo congresso dell’Anci sarà la dimensione comunale. Le città metropolitane avranno la gestione di nuove competenze, difficili da portare avanti con questa dimensione demografica e con questo numero di Comuni. Dobbiamo quindi mettere al centro della nostra agenda il tema della dimensione ottimale. Non possiamo chiedere alle Regioni di occuparsi di legislazione, lasciando ai Comuni la gestione, con 8mila Comuni di cui circa la metà sotto i mille abitanti”. Così il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, parlando alla platea intervenuta al convegno organizzato dal Comune di Bologna, su presente e futuro delle Città metropolitane.

“A Torino – ha detto Fassino – avremo una Città metropolitana di 315 Comuni di cui 270 con meno di 3mila abitanti. Un conto è gestire il nuovo ente con 315 Comuni, altro con 80”. 

vai all’intero intervento:

Fassino: “Ripensare dimensione comunale, con 8mila Comuni difficile gestire nuove competenze da Stato e Regioni”.

RIFORMA DELLE PROVINCE E DELLE CITTA’ METROPOLITANE, alla luce della legge Derio (L. 7.4.2014, n. 56) e del progetto di riforma della Costituzione (dis. L. cost S. 1429 del 6.5.2014), edizioni Simone, 2014


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CHE COS’ E la città metropolitana | da Milano Città Metropolitana


vai alla scheda:

CHE COS’ E’ | Milano Città  Metropolitana.

RIFORMA COSTITUZIONALE, disegno di legge 1429/2014, a cura delle edizioni Simone, 2014


seguici su:   


Dopo ben 65 anni dalla sua entrata in vigore, con il recente disegno di legge costituzionale S. 1429, presentato al Senato l’8 aprile 2014 viene rivoluzionato il testo della Costituzione Repubblicana. Fulcro della riforma è il superamento del sistema del bicameralismo perfettoche ha caratterizzato, sin dalla sua entrata in vigore, il nostro ordinamento repubblicano.
Come già accaduto in altri Stati (Francia, Germania, etc.) il Senato si trasformerà in una Camera «onoraria» composta dai rappresentanti delle «istituzioni territoriali», con poteri legislativi limitati prevalentemente alla revisione del testo costituzionale.
Questo stravolgimento, opportuno, quanto necessario, consentirà uno snellimento dell’iter legislativo, affidato nel futuro alla sola Camera dei deputati. Per rispondere alle esigenze di aggiornamento dei nostri lettori il testo in vigore è accompagnato, articolo per articolo, da opportuni riquadri intitolati «Prospettive di riforma», con brevi e puntuali commenti alle trasformazioni della nostra Costituzione.


L. VANDELLI Il governo locale, Il Mulino


L. VANDELLI

Il governo locale

Collana “Farsi un’idea”

pp. 136, € 11,00
978-88-15-24488-8
anno di pubblicazione 2014

in libreria dal 03/04/2014

Note: Nuova edizione

Visualizza anteprimaCopertina

Traffico, trasporti, strade e piazze, scuole e centri per gli anziani. Su tutto questo e su molto altro si concentra l’attività dei comuni e del governo locale. Nel volume si spiega come funziona e come sta cambiando l’amministrazione locale, dopo gli effetti della crisi economica e la trasformazione delle province. Un sindaco, per la prima volta nella storia d’Italia alla guida del governo, apre una nuova fase che vede un’inedita centralità del comune nella vita politica nazionale.

Luciano Vandelli insegna Diritto amministrativo nell’Università di Bologna. Ha compiuto varie esperienze nell’ambito delle pubbliche istituzioni. Attualmente è membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Tra i suoi libri con il Mulino: «Il sistema delle autonomie locali» (20135) e «Tra carte e scartoffie» (2013)

Volumi – L. VANDELLI, Il governo locale.

UPI: Riordino Province e Istituzione Città Metropolitane, lex n. 56/2014


UPI: Riordino Province e Istituzione Città Metropolitane, lex n. 56/2014
Dal giorno 8 aprile è entrata in vigore la Legge n. 56/2014. L’Upi pubblica la lettera inviata dal Presidente Saitta a tutte le Province rispetto alla Legge di riordino delle Province e di istituzione delle Città metropolitane approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati.
Pubblicati inoltre, una prima nota di lettura del testo con le criticità evidenziate e il fascicolo degli ordini del giorno approvati dalla Camera dei Deputati.

Manuale di Contabilità e Finanza degli Enti Locali, di Antonio Rossi, edizioni Simone, 2014


Manuale di Contabilità e Finanza degli Enti Locali

di  Antonio Rossi

vai a: http://www.simone.it/catalogo/v25_4.htm

  • Anno Edizione: 2014
  • Edizione: XIX
  • Formato: 17 x 24
  • Pagine: 352
  • Codice: 25/4
  • Isbn: 978 88 914 0255 4
  • Prezzo: € 28,00
Negli ultimi anni l’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali è stato oggetto di una profonda riforma nel segno del federalismo fiscale, avviata dalla L. cost. 3/2001 e proseguita con l’approvazione della L. 42/2009 e dei suoi decreti attuativi.
Questo processo, volto a garantire a tali enti un’effettiva autonomia finanziaria di entrata di spesa, ha tuttavia subito numerose battute d’arresto, dovute soprattutto alla necessità di coinvolgere maggiormente Comuni e Province nel raggiungimento degli obiettivi comples­sivi di finanza pubblica, e dunque non può dirsi ancora compiuto.
La XIX edizione del manuale affronta l’argomento in modo esaustivo e alla luce dei più recenti provvedimenti normativi:
— la L. 23/2014, che ha delegato il Governo a riordinare il sistema della riscossione delle imposte degli enti locali;
— la L. 147/2013 (legge di stabilità 2014), che ha dettato la disciplina relativa al patto di stabilità interno per il triennio 2014-2016 e ha modificato in modo sostanziale il sistema impositivo dei Comuni, introducendo l’imposta unica comunale (IUC), la tassa sui ri­fiuti (TARI) e il tributo per i servizi indivisibili (TASI);
— il D.L. 16/2014 (G.U. n. 54 del 6-3-2014), in attesa di conversione, che ha introdotto, fra l’altro, varianti alla normativa in tema di TARI e TASI;
— il D.L. 133/2013, convertito in L. 5/2014, che ha modificato la disciplina dell’imposta municipale propria (IMU);
— il D.L. 102/2013, convertito in L. 124/2013, che ha previsto un terzo anno di sperimen­tazione del nuovo regime contabile degli enti locali, posticipandone al 2015 l’entrata in vigore definitiva.
Il testo si articola in tre parti:
— la prima descrive i principi dell’ordinamento finanziario degli enti locali (autonomia finanziaria, federalismo fiscale, patto di stabilità, entrate tributarie ed extratributarie);
— la seconda analizza il processo di programmazione, gestione e rendicontazione del bilancio (definizione degli obiettivi di gestione, rilevazione degli aspetti finanziari della gestione stessa, dimostrazione dei risultati ottenuti), approfondendo aspetti di grande rilevanza quali il finanziamento degli investimenti, il controllo di gestione e il risana­mento finanziario;
— la terza si sofferma sulla gestione del patrimonio e sull’attività contrattuale degli enti locali.
La chiarezza nell’esposizione degli argomenti e il rigore della trattazione rendono il volume un utile strumento per gli operatori del settore e per coloro che si accingono a sostenere esami universitari o a partecipare a concorsi banditi dagli enti locali nell’area economico-finanziaria.

LEGGE 7 aprile 2014, n. 56, Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni


LEGGE 7 aprile 2014, n. 56 
Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni

vai La Gazzetta degli Enti Locali – dalla Gazzetta Ufficiale.

Ddl su province e città metropolitane, da Legautonomie Newsletter n. 13/2014


Ddl città metropolitane
Camera – Servizio studi: leggi tutto
UPI: ddl Città metropolitane, Intervista del Presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza (video)
Il Sole 24 Ore del 4.4.2014: Dal 2015 le Province si svuotano

L. VANDELLI, Il sistema delle autonomie locali, Il Mulino, 2013


L. VANDELLI

Il sistema delle autonomie locali

Collana “Manuali”

pp. 384, € 30,00
978-88-15-24594-6
anno di pubblicazione 2013

in libreria dal 07/11/2013

Note: nuova edizione disponibile anche su Pandoracampus

Copertina 24594


Prefazione

I. Origini e caratteri storici dell’ordinamento locale 
1. Le origini dell’ordinamento locale italiano e la tradizione amministrativa francese
2. I caratteri originari dell’amministrazione locale e la loro evoluzione

II. Le autonomie locali nella Costituzione del 1948 

1. Premessa
2. Il principio autonomista nella Costituzione
3. Le disposizioni sulle autonomie locali nel Titolo V del 1948

III. L’evoluzione legislativa 1948-2000 

1. Le autonomie in attesa della riforma
2. Il dibattito sulla riforma delle autonomie locali negli anni ’70 e ’80
3. La legge 8 giugno 1990, n. 142, sull’ordinamento delle autonomie locali
4. La legge 25 marzo 1993, n. 81, sull’elezione diretta del sindaco e del presidente della Provincia
5. Il federalismo amministrativo e le riforme degli anni 1997-99
6. Il testo unico sulle autonomie locali 267 del 2000

IV. Dalla riforma costituzionale del 2001 alle manovre economiche 2009-12 

1. La riforma del Titolo V della Costituzione
2. L’attuazione della riforma costituzionale del 2001 e la legge 131 del 2003
3. La «devolution» e le proposte di ulteriore revisione costituzionale del 2005
4. I disegni di legge governativi del 2007 e del 2010 e l’ipotesi di «Carta delle autonomie»
5. Le autonomie locali nel quadro della crisi economica: le manovre 2009-12 e la sent. 220 del 2013

V. I soggetti e i territori 

1. Il Comune
2. Le forme associative tra Comuni
3. L’associazionismo comunale nelle manovre 2010-12
4. La Provincia
5. La Città metropolitana
6. Le variazioni territoriali e l’aggregazione di Comuni e Province ad altra Regione
7. Enti territoriali: qualche dato
8. Le società pubbliche
9. Le istituzioni pubbliche a livello locale in sintesi

VI. L’autonomia statutaria e regolamentare

1. L’autonomia statutaria nell’evoluzione legislativa
2. L’autonomia statutaria nella riforma costituzionale del 2001
3. I contenuti degli statuti
4. Limiti, rapporti con la legge e collocazione dello statuto nel sistema delle fonti
5. Il procedimento di formazione dello statuto
6. L’autonomia regolamentare

VII. Gli organi di Comune, Provincia e Città metropolitana

1. Premessa
2. Elezione del sindaco e del Consiglio comunale
3. La forma di governo comunale
4. Il Consiglio comunale
5. Il sindaco
6. La Giunta comunale
7. Gli organi della Provincia
8. Gli organi della Città metropolitana

VIII. Le funzioni e i servizi

1. Le funzioni locali nella Costituzione del 1948
2. Le funzioni amministrative nell’evoluzione legislativa
3. Le funzioni amministrative nella riforma costituzionale del 2001
4. Dalle funzioni della legge 131 del 2003 al disegno di legge del 2010
5. Le materie di competenza dei Comuni e delle Province
6. Le funzioni locali nella legislazione regionale
7. L’esercizio delle funzioni in forma coordinata: convenzioni e accordi
8. I servizi pubblici locali

IX. La partecipazione

1. Profili generali
2. Le forme di partecipazione dei soggetti interessati
3. Le forme di tutela di interessi collettivi
4. Le forme di tutela giurisdizionale
5. Il diritto di accesso e la trasparenza
6. Il difensore civico
7. La partecipazione degli stranieri

X. I controlli 

1. I controlli dalla tradizione napoleonica alla Costituzione del 1948
2. L’evoluzione del sistema dei controlli: dal disegno costituzionale alla legge 127 del 1997
3. I controlli nella legge 127 del 1997 e nel testo unico del 2000
4. Controlli sugli organi (rinvio)
5. La riforma costituzionale del 2001 e l’abrogazione dell’art. 130 Cost.
6. (segue) I controlli sostitutivi nell’art. 120 Cost. e nella legge 131 del 2003
7. I controlli della Corte dei conti
8. I controlli dopo la riforma costituzionale
9. La fase attuale: i controlli dopo il decreto 174 del 2012

XI. L’organizzazione amministrativa e il personale 

1. La tradizione amministrativa e le riforme degli anni ’90
2. L’autonomia organizzativa
3. Personale e ordinamento del lavoro
4. Politica e amministrazione
5. Il segretario comunale e provinciale
6. Il direttore generale
7. I dirigenti
8. Elementi fiduciari e garanzie nel rapporto tra sindaco o presidente di Provincia e funzionari
9. Il personale e l’ordinamento del lavoro nella legge e nel decreto 150 del 2009
10. La nuova inversione di tendenza

XII. Finanza e contabilità 

1. La finanza derivata: dagli anni ’70 alla legge 142 del 1990
2. La finanza mista: dalla legge 142 del 1990 al testo unico del 2000
3. Tendenze della finanza locale nella fase precedente alla riforma costituzionale
4. L’autonomia finanziaria nella riforma costituzionale
5. La legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale
6. La crisi e la difficile attuazione del federalismo fiscale

XIII. Gli enti locali tra Stato e Regioni 

1. La collocazione degli enti locali: i modelli
2. L’evoluzione del sistema italiano
3. Gli enti locali e lo Stato
4. Gli enti locali e le Regioni
5. Il riparto di competenze tra Stato e Regioni nella giurisprudenza costituzionale
6. L’ordinamento degli enti locali nelle Regioni a statuto speciale

XIV. Le autonomie locali comparate: i modelli europei

1. La comparazione tra i sistemi locali
2. Le tendenze in Europa
3. Sistemi multilivello e poteri regionali
4. Sistemi a poteri legislativi decentrati
5. Sistemi cooperativi
6. Modelli di amministrazione locale
7. Singoli profili del governo locale

Nota bibliografica 


APPENDICI

I. Costituzione della Repubblica italiana III
II. Il sistema di voto XI

INDICI

Indice analitico XIX
Indice delle tavole XXIII

Università – L. VANDELLI, Il sistema delle autonomie locali.

la riforma delle Province. Il ddl Delrio, con il via libera della Camera, il 3 aprile, è legge. Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti


Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti

(Regioni.it 2472 – 03/04/2014) Le città metropolitane si apprestano a diventare realtà dall’1 gennaio 2015, le Province vengono  ‘svuotate’ delle loro funzioni e, in attesa della riforma del Titolo V e della loro definitiva abolizione, gli organi non saranno più eletti dai cittadini. Ancora, incentivi per promuovere le unioni e fusioni di Comuni. Sono solo alcuni dei punti salienti del ddl Delrio, che con il via libera della Camera, il 3 aprile, è legge. Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti.
CITTA’ METROPOLITANE
Vengono istituite 10 citta’ metropolitane: oltre a Roma Capitale che per il suo status ha una disciplina  speciale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari,  Napoli e Reggio Calabria. Le citta’ metropolitane dall’1 gennaio 2015 subentrano alle Province omonime e succedono ad esse in tutti i  rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni nel rispetto  degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del patto di stabilità interno. Tempi diversi sono previsti per Reggio Calabria, commissariata dal 2012: la città metropolitana non entra in funzione  prima del rinnovo degli organi del Comune ed è costituita alla  scadenza naturale degli organi della Provincia. Il ddl, che da’ attuazione alle città metropolitane già previste dalla Costituzione ma mai decollate, le pensa come enti di secondo grado. Tra le altre, hanno funzioni legate a: pianificazione territoriale generale, mobilità e viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale e dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione.
IL SINDACO METROPOLITANO
E’ di diritto il Sindaco della città capoluogo a meno che lo statuto non ne decida l’elezione diretta, che però richiede apposita legge elettorale e la divisione  del Comune capoluogo in più comuni. Gli altri organi della città metropolitana sono il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana.
PROVINCE
Nella fase di transizione sono enti di secondo grado, mantengono le funzioni di area vasta ed esercitano le seguenti  funzioni: di pianificazione riguardo a territorio, ambiente, trasporto, rete scolastica. Torna ad essere inclusa tra le funzioni la gestione dell’edilizia scolastica e il controllo dei fenomeni  discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari  opportunità sul territorio provinciale. Con la redistribuzione di  funzioni e personale tra Regioni e Comuni, e solo in piccola parte  alle Province, viene redistribuito sia il patrimonio, sia il personale con lo stesso compenso. Le funzioni che nell’ambito del processo di  riordino sono trasferite dalle Province ad altri Enti continuano ad  essere da esse esercitate fino all’effettivo avvio dell’esercizio da  parte dell’ente subentrante.
NUOVI ORGANI PROVINCE A TITOLO GRATUITO
Sono organi delle  Province il presidente, il consiglio provinciale e l’assemblea dei  sindaci, ma tutti questi incarichi sono esercitati a titolo gratuito.  Gli organi non sono piu’ eletti dai cittadini. Il presidente della  Provincia è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della  Provincia. Il Consiglio provinciale, che è composto da un numero di  membri differente a seconda del numero degli abitanti, è eletto dai  sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della Provincia. L’assemblea dei sindaci e’ composta dai sindaci dei Comuni  appartenenti alla Provincia. E’ previsto che entro la fine del 2014 il nuovo meccanismo elettivo di secondo livello porti all’elezione del  nuovo presidente e dei nuovi organi.
DESTINO DEGLI ATTUALI PRESIDENTI PROVINCE E GIUNTE
E’ prevista l’abolizione del livello politico elettivo con  l’immediato addio al Consiglio provinciale. In attesa della costituzione dei nuovi organi, il presidente della Provincia e la  Giunta restano in carica, ma a titolo gratuito, per l’ordinaria amministrazione fino all’insediamento del presidente eletto secondo il nuovo meccanismo e comunque non oltre il 31 dicembre 2014. Laddove le  Province sono commissariate, il commissariamento e’ prorogato fino al  31 dicembre 2014.
INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI DI COMUNI
Nell’ottica dell’efficacia, ottimizzazione e semplificazione il disegno di legge  da’ forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni perché si  organizzino in Unioni dei Comuni semplificando i percorsi burocratici.
Tutte le cariche dell’unione sono a titolo gratuito e non prevedono personale politico appositamente retribuito. Per incentivare le unioni e fusioni, le Regioni possono decidere misure specifiche nella  definizione del patto di stabilità verticale.
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Per le Regioni a statuto speciale  vale, come sempre, disciplina autonoma. Tuttavia, riguardo alle città metropolitane si precisa che i principi della legge, valgono “come  principi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di  città e aree metropolitane da adottare dalla Regione Sardegna, dalla Regione siciliana e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in conformità ai rispettivi statuti”.
Il vicesegretario del Pd e Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, rispondendo alle accuse mosse dal capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta, afferma che sicuramente “non è un golpe, anzi saluto con particolare soddisfazione l’impegno preso già a suo tempo dall’attuale sottosegretario Delrio e dal presidente del Consiglio Renzi che hanno lavorato insieme al Governo per approvare una riforma importante”. “Sono soddisfatta per l’impegno con cui il premier Renzi sta portando 
avanti con decisione il suo programma di riforme. Per quanto riguarda lo specifico delle Province – ha aggiunto Serracchiani – come Regioni saremo pronti a presentare emendamenti che migliorino il testo e contestualmente i rapporti tra Stato e Regioni. Su questo aspetto il ministro per gli Affari regionali Lanzetta ha convenuto in pieno sul fatto che un impegno comune sarà utile per disciplinare al meglio il nuovo ordinamento degli Enti locali”.
“Ora si apre un tavolo per una fase di studio per rendere attuabile il disegno di legge” Delrio. E’ quanto ha affermato, al termine della Conferenza unificata, il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta commentando il via libera definitivo al ddl Delrio sulle Province, le Citta’ metropolitane, le unioni e fusioni di Comuni.

“Un altro passo avanti sulla via delle riforme -ha sottolineato invece il Ministro per gli affari regionali Maria carmela Lanzetta- ora il nostro ministero si attiva da subito per rendere concreto quello che e’ stato approvato in Parlamento nel migliore dei modi e con il concorso di tutti gli attori”.

da newsletter – Regioni.it.

Riforma delle province. Testo approvato dal Senato, scheda e cronoprogramma, 27 marzo 2014


Ieri il Senato ha approvato Il disegno di legge 1212 “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”. 

A. LE PROVINCE

In seguito all’introduzione delle nuove norme, le Province (in attesa dell’abolizione costituzionale inserita dal governo nel programma sottoposto al Parlamento per il voto di fiducia) subiranno una profonda trasformazione, sia nell’assetto che nelle funzioni.

Le 86 Province italiane a statuto ordinario vengono individuate come “enti di area vasta”, con limitate funzioni fondamentali proprie legate alla programmazione e pianificazione in materia di ambiente, trasporto, rete scolastica, alla elaborazione dati, all’assistenza tecnico‐amministrativa per gli enti locali, alla gestione dell’edilizia scolastica, al controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e alla promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale. Funzioni tutte strettamente collegate alle esigenze proprie delle aree vaste o ad attività di supporto per i comuni. Dunque enti sostanzialmente con un ruolo servente verso le comunità locali e i loro cittadini, da un lato, e verso i comuni e gli altri enti locali, dall’altro.

Anche l’assetto istituzionale delle province cambia profondamente:

‐  il presidente della provincia sarà un sindaco eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali e durerà in carica quattro anni e non più cinque; non riceverà alcuna indennità per questo incarico; si archivia il presidente della Provincia eletto e con indennità specifica.

 le giunte provinciali saranno abolite. Più di 700 assessori smetteranno di esercitare le loro funzioni. Le giunte saranno sostituite dalle assemblee dei sindaci della provincia, che avranno compiti propositivi, consultivi e di controllo;

‐  i consigli provinciali saranno composti dal sindaco che presiede la provincia e da un numero di dai sindaci e dai consiglieri comunali eletti per due anni al loro interno, in base alla popolazione provinciale (16 componenti nelle province con popolazione superiore a 700.000 abitanti, 12 componenti in quelle con popolazione da 300.000 a 700.000 abitanti, 10 componenti in quelle con popolazione fino a 300.000 abitanti). Si elimineranno così i quasi 2.700 consiglieri provinciali che oggi svolgono solamente quella funzione;

‐  tutti gli incarichi di presidente della provincia, di consigliere provinciale e di componente dell’assemblea dei sindaci saranno esercitati a titolo gratuito;

‐  dopo i primi cinque anni dall’entrata in vigore, è previsto un meccanismo di garanzia della presenza di genere per cui nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato nelle liste per l’elezione del consiglio in misura superiore al 60%;

nessun dipendente provinciale verrà licenziato o subirà un demansionamento: la legge garantisce infatti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato già in corso, nonché quelli a tempo determinato fino alla scadenza prevista e il mantenimento degli stessi trattamenti oggi in essere.

 

La “tabella di marcia” della fase transitoria

La legge in corso di approvazione prevede scadenze molto precise per il passaggio dall’assetto attuale al nuovo. La fase di transizione si concluderà il 31 dicembre 2014 e dal 1° gennaio 2015 le province così come le conosciamo oggi non esisteranno più per lasciare spazio alle assemblee dei sindaci.

Ecco le principali date:

  1. entro il 30 settembre 2014 i presidenti (o i commissari) dovranno convocare le assemblee dei sindaci per le elezioni dei consigli provinciali;
  2. entro il 31 dicembre 2014 l’assemblea dei sindaci approva le modifiche allo statuto della provincia, preparate dal nuovo consiglio provinciale;
  3. entro la stessa data si procede all’elezione del nuovo presidente della provincia;
  4. il Presidente della provincia uscente (o il commissario), che assume anche le funzioni del consiglio provinciale, e la giunta provinciale restano in carica a titolo gratuito per l’ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili fino all’insediamento del nuovo presidente della provincia, e comunque non oltre il 31 dicembre 2014;
  5. nella stessa data, e al più tardi il 1° gennaio 2015, entrano in carica a tutti gli effetti il nuovo presidente e il nuovo consiglio;
  6. per le province non in scadenza nel 2014 è previsto che le assemblee dei sindaci per le elezioni dei consigli provinciali siano convocate entro trenta giorni dalla scadenza per fine mandato o dallo scioglimento anticipato. E che l’assemblea dei sindaci approvi le modifiche statutarie entro sei mesi dall’insediamento del nuovo consiglio provinciale.

B. LE CITTA’ METROPOLITANE

Il ddl 1212 dà finalmente attuazione alle città metropolitane , previste nel nostro ordinamento fin dalla legge 142 del 1990 e costituzionalizzate dalla riforma del Titolo V ma ancora mai realizzate. L’istituzione delle città metropolitane è oggi indispensabile per consentire all’Italia di contare su una rete di governo delle aree territoriali a forte concentrazione urbana e a specifica vocazione innovativa, un ambito in cui il nostro Paese è in forte ritardo a livello europeo e mondiale.

Quali e dove

Il ddl approvato dal Senato prevede, oltre a quella di Roma Capitale, che avrà un ordinamento a se stante, l’istituzione di altre nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

Rispetto al testo approvato alla Camera scompare la possibilità per i territori con oltre un milione di abitanti di dare vita ad una città metropolitana, così come di un terzo dei Comuni non aderenti alla Città metropolitana di mantenere in vita la provincia (la cosiddetta “provincia ciambella”).
Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima. E’ previsto un procedimento di adesione alla Città metropolitana per il passaggio di singoli comuni da una provincia limitrofa alla città metropolitana (o viceversa). Il procedimento si conclude con l’approvazione di una legge statale.

Gli organi delle città metropolitane saranno:

‐  Il sindaco metropolitano, che è il sindaco del comune capoluogo;

‐  il consiglio metropolitano, composto dal sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione (24 consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti, 18 consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti, 14 consiglieri nelle altre città metropolitane). È organo elettivo di secondo grado e dura in carica 5 anni; hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana. Lo statuto può comunque prevedere l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, previa approvazione della legge statale sul sistema elettorale e previa articolazione del comune capoluogo in più comuni o, nelle città metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti, in zone dotate di autonomia amministrativa. Il consiglio è l’organo di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio;

‐ la conferenza metropolitana, composta dal sindaco metropolitano e dai sindaci dei comuni della città metropolitana. È competente per l’adozione dello statuto e ha potere consultivo per l’approvazione dei bilanci; lo statuto può attribuirle altri poteri propositivi e consultivi.
‐ tutti gli incarichi di sindaco metropolitano, di consigliere metropolitano e di componente della conferenza metropolitana sono svolti a titolo gratuito. Tuttavia, lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. La medesima legge può prevedere, in deroga, una specifica indennità di funzione per il sindaco metropolitano;

Lo statuto e le funzioni

Lo statuto disciplina i rapporti tra i comuni e la città metropolitana per l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni metropolitane e comunali, prevedendo anche forme di organizzazione in comune.

Le città metropolitane saranno, per funzioni e natura, “enti di governo”, con competenza sulla cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali (al proprio livello), ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee. Alle città metropolitane sono fra l’altro attribuite le funzioni fondamentali delle province e forti funzioni di gestione in ambiti significativi:

‐ adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei comuni e delle unioni dei comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all’esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle regioni, nel rispetto delle leggi delle regioni nelle materie di loro competenza;

‐ pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni compresi nel territorio metropolitano;

‐ strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D’intesa con i Comuni interessati la città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive;

‐ mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano;
‐ promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio;

‐ promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Tabella di marcia

Per la prima istituzione delle città metropolitane, che avviene alla data di entrata in vigore della legge, è delineato un procedimento piuttosto articolato.

Il presidente della provincia e la giunta provinciale restano in carica a titolo gratuito fino al 31 dicembre 2014 per l’ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e improrogabili; il presidente assume fino a tale data anche le funzioni del Consiglio provinciale. Se la provincia è commissariata, il commissariamento è prorogato fino al 31 dicembre 2014.

Dopo l’entrata in vigore della legge, il sindaco del comune capoluogo indice le elezioni per una conferenza statutaria per la redazione di una proposta di statuto della città metropolitana. La conferenza è costituita con un numero di componenti pari a quanto previsto per il consiglio metropolitano ed è presieduta dal sindaco del comune capoluogo. La conferenza termina i suoi lavori il 30 settembre 2014 trasmettendo al consiglio metropolitano la proposta di statuto.

Entro il 30 settembre 2014 si svolgono le elezioni del consiglio metropolitano, indette dal sindaco del comune capoluogo e si insediano il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana. Entro il 31 dicembre 2014 il consiglio metropolitano approva lo statuto.

Il 1° gennaio 2015 le città metropolitane subentrano alle province omonime e succedono ad esse in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni; alla predetta data il sindaco del Comune capoluogo assume le funzioni di sindaco metropolitano e la città metropolitana opera con il proprio statuto e i suoi organi, assumendo anche le funzioni proprie.

In deroga a quanto previsto per le altre, la città metropolitana di Reggio Calabria si costituirà alla scadenza naturale degli organi della provincia ovvero comunque entro trenta giorni dalla decadenza o scioglimento anticipato dei medesimi organi e, comunque, non entrerà in funzione prima del rinnovo degli organi del comune di Reggio Calabria.

C. UNIONI E FUSIONI DI COMUNI

Inoltre, il ddl 1212 irrobustisce la struttura delle Unioni di comuni , unificandone e semplificandone la normativa e ampliandone le funzioni da esercitare in forma associata, estese ora a tutte le funzioni fondamentali dei comuni. A queste si aggiungono inoltre altre funzioni, che i comuni possono esercitare ora anche attraverso questo ente (anticorruzione, trasparenza, attività di revisione dei conti, di controllo e di valutazione).

Infine, il ddl incentiva e favorisce le Fusioni di comuni, adottando specifiche e minuziose innovazioni normative.

Per sostenere il lavoro dei sindaci e giunte su territori diffusi, la legge ripristina la possibilità, ad invarianza di spesa, per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, di avvalersi di un consiglio comunale composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e con un numero massimo degli assessori è stabilito in due; per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, di un consiglio comunale composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e il numero massimo di assessori è stabilito in quattro”.

D. RIORGANIZZAZIONE ENTI TERRITORIALI

La legge prevede che le pubbliche amministrazioni riorganizzino la propria rete periferica individuando ambiti territoriali ottimali di esercizio delle funzioni non obbligatoriamente corrispondenti al livello provinciale o della città metropolitana. La riorganizzazione avviene secondo piani adottati dalle pubbliche amministrazioni entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge; i piani sono comunicati al Ministero dell’economia e delle finanze, al Ministero dell’Interno per il coordinamento della logistica sul territorio, al Commissario per la revisione della spesa e alle Commissioni parlamentari competenti. I piani indicano i risparmi attesi dalla riorganizzazione nel successivo triennio. Qualora le amministrazioni statali o gli enti pubblici nazionali non presentino i predetti piani nel termine indicato il Presidente del Consiglio dei ministri nomina un commissario per la redazione del piano.

 

qui il testo del DDL approvato in formato Dbf

 

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Documentazione di supporto:

UPI: Riformare le istituzioni locali: le cifre reali di un percorso (aggiornamento)
La riforma delle Province viene indicata come indispensabile per ridurre la spesa pubblica del Paese. Ma è davvero così? A guardare i dati, la spesa delle Province è la più piccola di tutto il comparto nazionale e locale.
Le Province rappresentano appena l’1,27% della spesa pubblica, i Comuni l’8% mentre le Regioni, compresa la spesa per la sanità, sono il 20% . Gli enti locali e le Regioni insieme sono in tutto il 30% della spesa pubblica.
Il 60% della spesa pubblica è nelle amministrazioni centrali, compresi i costi per le prestazioni sociali.
Nel dossier allegato, i dati aggiornati a marzo 2014 della spesa pubblica italiana e il confronto tra Stato, Regioni, Province e Comuni. 
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