Category Archives: ENTI LOCALI

Corte dei Conti: relazione su andamenti finanza territoriale. Analisi dei flussi di cassa per gli anni 2011-2012-2013


La Relazione della Corte dei Conti (sugli andamenti della finanza territoriale – analisi dei flussi di cassa per gli anni 2011-2012-2013),  è un documento inviato al Parlamento dalla Sezione delle Autonomie sull’analisi dei dati economici sia delle Regioni che degli Enti locali.

tutta la scheda qui

newsletter – Regioni.it.

ISTAT, Variazioni territoriali e amministrative sul territorio nazionale al 3 marzo 2014.


ISTAT: Codici comuni, province e regioni
Variazioni territoriali e amministrative sul territorio nazionale al 3 marzo 2014.
Periodo di riferimento: Al 30 giugno 2014. 

Anci e Upi considerano positiva la determinazione del Governo, espressa oggi dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie


iforma Province – Anci e Upi al Ministro Lanzetta “Piena collaborazione con Governo sul riordino delle funzioni.L’accordo sia occasione per semplificare”
Anci e Upi considerano positiva la determinazione del Governo, espressa oggi dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Maria Carmela Lanzetta, a definire  entro la fine del mese il …[segue]

Pubblicazioni Anci » Collana Editoriale


COLLANA EDITORIALE

Prontuario della violazioni al nuovo codice della strada

da Home » Newsletter » Pubblicazioni Anci » Collana Editoriale – p.1.

Fassino, presidente dell’Anci:: “Ripensare dimensione comunale, con 8mila Comuni difficile gestire nuove competenze da Stato e Regioni”


“Il tema centrale del prossimo congresso dell’Anci sarà la dimensione comunale. Le città metropolitane avranno la gestione di nuove competenze, difficili da portare avanti con questa dimensione demografica e con questo numero di Comuni. Dobbiamo quindi mettere al centro della nostra agenda il tema della dimensione ottimale. Non possiamo chiedere alle Regioni di occuparsi di legislazione, lasciando ai Comuni la gestione, con 8mila Comuni di cui circa la metà sotto i mille abitanti”. Così il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, parlando alla platea intervenuta al convegno organizzato dal Comune di Bologna, su presente e futuro delle Città metropolitane.

“A Torino – ha detto Fassino – avremo una Città metropolitana di 315 Comuni di cui 270 con meno di 3mila abitanti. Un conto è gestire il nuovo ente con 315 Comuni, altro con 80”. 

vai all’intero intervento:

Fassino: “Ripensare dimensione comunale, con 8mila Comuni difficile gestire nuove competenze da Stato e Regioni”.

RIFORMA DELLE PROVINCE E DELLE CITTA’ METROPOLITANE, alla luce della legge Derio (L. 7.4.2014, n. 56) e del progetto di riforma della Costituzione (dis. L. cost S. 1429 del 6.5.2014), edizioni Simone, 2014


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CHE COS’ E la città metropolitana | da Milano Città  Metropolitana


vai alla scheda:

CHE COS’ E’ | Milano Città  Metropolitana.

RIFORMA COSTITUZIONALE, disegno di legge 1429/2014, a cura delle edizioni Simone, 2014


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Dopo ben 65 anni dalla sua entrata in vigore, con il recente disegno di legge costituzionale S. 1429, presentato al Senato l’8 aprile 2014 viene rivoluzionato il testo della Costituzione Repubblicana. Fulcro della riforma è il superamento del sistema del bicameralismo perfettoche ha caratterizzato, sin dalla sua entrata in vigore, il nostro ordinamento repubblicano.
Come già accaduto in altri Stati (Francia, Germania, etc.) il Senato si trasformerà in una Camera «onoraria» composta dai rappresentanti delle «istituzioni territoriali», con poteri legislativi limitati prevalentemente alla revisione del testo costituzionale.
Questo stravolgimento, opportuno, quanto necessario, consentirà uno snellimento dell’iter legislativo, affidato nel futuro alla sola Camera dei deputati. Per rispondere alle esigenze di aggiornamento dei nostri lettori il testo in vigore è accompagnato, articolo per articolo, da opportuni riquadri intitolati «Prospettive di riforma», con brevi e puntuali commenti alle trasformazioni della nostra Costituzione.


L. VANDELLI Il governo locale, Il Mulino


L. VANDELLI

Il governo locale

Collana “Farsi un’idea”

pp. 136, € 11,00
978-88-15-24488-8
anno di pubblicazione 2014

in libreria dal 03/04/2014

Note: Nuova edizione

Visualizza anteprimaCopertina

Traffico, trasporti, strade e piazze, scuole e centri per gli anziani. Su tutto questo e su molto altro si concentra l’attività dei comuni e del governo locale. Nel volume si spiega come funziona e come sta cambiando l’amministrazione locale, dopo gli effetti della crisi economica e la trasformazione delle province. Un sindaco, per la prima volta nella storia d’Italia alla guida del governo, apre una nuova fase che vede un’inedita centralità del comune nella vita politica nazionale.

Luciano Vandelli insegna Diritto amministrativo nell’Università di Bologna. Ha compiuto varie esperienze nell’ambito delle pubbliche istituzioni. Attualmente è membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Tra i suoi libri con il Mulino: «Il sistema delle autonomie locali» (20135) e «Tra carte e scartoffie» (2013)

Volumi – L. VANDELLI, Il governo locale.

UPI: Riordino Province e Istituzione Città Metropolitane, lex n. 56/2014


UPI: Riordino Province e Istituzione Città Metropolitane, lex n. 56/2014
Dal giorno 8 aprile è entrata in vigore la Legge n. 56/2014. L’Upi pubblica la lettera inviata dal Presidente Saitta a tutte le Province rispetto alla Legge di riordino delle Province e di istituzione delle Città metropolitane approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati.
Pubblicati inoltre, una prima nota di lettura del testo con le criticità evidenziate e il fascicolo degli ordini del giorno approvati dalla Camera dei Deputati.

Manuale di Contabilità e Finanza degli Enti Locali, di Antonio Rossi, edizioni Simone, 2014


Manuale di Contabilità e Finanza degli Enti Locali

di  Antonio Rossi

vai a: http://www.simone.it/catalogo/v25_4.htm

  • Anno Edizione: 2014
  • Edizione: XIX
  • Formato: 17 x 24
  • Pagine: 352
  • Codice: 25/4
  • Isbn: 978 88 914 0255 4
  • Prezzo: € 28,00
Negli ultimi anni l’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali è stato oggetto di una profonda riforma nel segno del federalismo fiscale, avviata dalla L. cost. 3/2001 e proseguita con l’approvazione della L. 42/2009 e dei suoi decreti attuativi.
Questo processo, volto a garantire a tali enti un’effettiva autonomia finanziaria di entrata di spesa, ha tuttavia subito numerose battute d’arresto, dovute soprattutto alla necessità di coinvolgere maggiormente Comuni e Province nel raggiungimento degli obiettivi comples­sivi di finanza pubblica, e dunque non può dirsi ancora compiuto.
La XIX edizione del manuale affronta l’argomento in modo esaustivo e alla luce dei più recenti provvedimenti normativi:
— la L. 23/2014, che ha delegato il Governo a riordinare il sistema della riscossione delle imposte degli enti locali;
— la L. 147/2013 (legge di stabilità 2014), che ha dettato la disciplina relativa al patto di stabilità interno per il triennio 2014-2016 e ha modificato in modo sostanziale il sistema impositivo dei Comuni, introducendo l’imposta unica comunale (IUC), la tassa sui ri­fiuti (TARI) e il tributo per i servizi indivisibili (TASI);
— il D.L. 16/2014 (G.U. n. 54 del 6-3-2014), in attesa di conversione, che ha introdotto, fra l’altro, varianti alla normativa in tema di TARI e TASI;
— il D.L. 133/2013, convertito in L. 5/2014, che ha modificato la disciplina dell’imposta municipale propria (IMU);
— il D.L. 102/2013, convertito in L. 124/2013, che ha previsto un terzo anno di sperimen­tazione del nuovo regime contabile degli enti locali, posticipandone al 2015 l’entrata in vigore definitiva.
Il testo si articola in tre parti:
— la prima descrive i principi dell’ordinamento finanziario degli enti locali (autonomia finanziaria, federalismo fiscale, patto di stabilità, entrate tributarie ed extratributarie);
— la seconda analizza il processo di programmazione, gestione e rendicontazione del bilancio (definizione degli obiettivi di gestione, rilevazione degli aspetti finanziari della gestione stessa, dimostrazione dei risultati ottenuti), approfondendo aspetti di grande rilevanza quali il finanziamento degli investimenti, il controllo di gestione e il risana­mento finanziario;
— la terza si sofferma sulla gestione del patrimonio e sull’attività contrattuale degli enti locali.
La chiarezza nell’esposizione degli argomenti e il rigore della trattazione rendono il volume un utile strumento per gli operatori del settore e per coloro che si accingono a sostenere esami universitari o a partecipare a concorsi banditi dagli enti locali nell’area economico-finanziaria.

LEGGE 7 aprile 2014, n. 56, Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni


LEGGE 7 aprile 2014, n. 56 
Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni

vai La Gazzetta degli Enti Locali – dalla Gazzetta Ufficiale.

Ddl su province e città metropolitane, da Legautonomie Newsletter n. 13/2014


Ddl città metropolitane
Camera – Servizio studi: leggi tutto
UPI: ddl Città metropolitane, Intervista del Presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza (video)
Il Sole 24 Ore del 4.4.2014: Dal 2015 le Province si svuotano

L. VANDELLI, Il sistema delle autonomie locali, Il Mulino, 2013


L. VANDELLI

Il sistema delle autonomie locali

Collana “Manuali”

pp. 384, € 30,00
978-88-15-24594-6
anno di pubblicazione 2013

in libreria dal 07/11/2013

Note: nuova edizione disponibile anche su Pandoracampus

Copertina 24594


Prefazione

I. Origini e caratteri storici dell’ordinamento locale 
1. Le origini dell’ordinamento locale italiano e la tradizione amministrativa francese
2. I caratteri originari dell’amministrazione locale e la loro evoluzione

II. Le autonomie locali nella Costituzione del 1948 

1. Premessa
2. Il principio autonomista nella Costituzione
3. Le disposizioni sulle autonomie locali nel Titolo V del 1948

III. L’evoluzione legislativa 1948-2000 

1. Le autonomie in attesa della riforma
2. Il dibattito sulla riforma delle autonomie locali negli anni ’70 e ’80
3. La legge 8 giugno 1990, n. 142, sull’ordinamento delle autonomie locali
4. La legge 25 marzo 1993, n. 81, sull’elezione diretta del sindaco e del presidente della Provincia
5. Il federalismo amministrativo e le riforme degli anni 1997-99
6. Il testo unico sulle autonomie locali 267 del 2000

IV. Dalla riforma costituzionale del 2001 alle manovre economiche 2009-12 

1. La riforma del Titolo V della Costituzione
2. L’attuazione della riforma costituzionale del 2001 e la legge 131 del 2003
3. La «devolution» e le proposte di ulteriore revisione costituzionale del 2005
4. I disegni di legge governativi del 2007 e del 2010 e l’ipotesi di «Carta delle autonomie»
5. Le autonomie locali nel quadro della crisi economica: le manovre 2009-12 e la sent. 220 del 2013

V. I soggetti e i territori 

1. Il Comune
2. Le forme associative tra Comuni
3. L’associazionismo comunale nelle manovre 2010-12
4. La Provincia
5. La Città metropolitana
6. Le variazioni territoriali e l’aggregazione di Comuni e Province ad altra Regione
7. Enti territoriali: qualche dato
8. Le società pubbliche
9. Le istituzioni pubbliche a livello locale in sintesi

VI. L’autonomia statutaria e regolamentare

1. L’autonomia statutaria nell’evoluzione legislativa
2. L’autonomia statutaria nella riforma costituzionale del 2001
3. I contenuti degli statuti
4. Limiti, rapporti con la legge e collocazione dello statuto nel sistema delle fonti
5. Il procedimento di formazione dello statuto
6. L’autonomia regolamentare

VII. Gli organi di Comune, Provincia e Città metropolitana

1. Premessa
2. Elezione del sindaco e del Consiglio comunale
3. La forma di governo comunale
4. Il Consiglio comunale
5. Il sindaco
6. La Giunta comunale
7. Gli organi della Provincia
8. Gli organi della Città metropolitana

VIII. Le funzioni e i servizi

1. Le funzioni locali nella Costituzione del 1948
2. Le funzioni amministrative nell’evoluzione legislativa
3. Le funzioni amministrative nella riforma costituzionale del 2001
4. Dalle funzioni della legge 131 del 2003 al disegno di legge del 2010
5. Le materie di competenza dei Comuni e delle Province
6. Le funzioni locali nella legislazione regionale
7. L’esercizio delle funzioni in forma coordinata: convenzioni e accordi
8. I servizi pubblici locali

IX. La partecipazione

1. Profili generali
2. Le forme di partecipazione dei soggetti interessati
3. Le forme di tutela di interessi collettivi
4. Le forme di tutela giurisdizionale
5. Il diritto di accesso e la trasparenza
6. Il difensore civico
7. La partecipazione degli stranieri

X. I controlli 

1. I controlli dalla tradizione napoleonica alla Costituzione del 1948
2. L’evoluzione del sistema dei controlli: dal disegno costituzionale alla legge 127 del 1997
3. I controlli nella legge 127 del 1997 e nel testo unico del 2000
4. Controlli sugli organi (rinvio)
5. La riforma costituzionale del 2001 e l’abrogazione dell’art. 130 Cost.
6. (segue) I controlli sostitutivi nell’art. 120 Cost. e nella legge 131 del 2003
7. I controlli della Corte dei conti
8. I controlli dopo la riforma costituzionale
9. La fase attuale: i controlli dopo il decreto 174 del 2012

XI. L’organizzazione amministrativa e il personale 

1. La tradizione amministrativa e le riforme degli anni ’90
2. L’autonomia organizzativa
3. Personale e ordinamento del lavoro
4. Politica e amministrazione
5. Il segretario comunale e provinciale
6. Il direttore generale
7. I dirigenti
8. Elementi fiduciari e garanzie nel rapporto tra sindaco o presidente di Provincia e funzionari
9. Il personale e l’ordinamento del lavoro nella legge e nel decreto 150 del 2009
10. La nuova inversione di tendenza

XII. Finanza e contabilità 

1. La finanza derivata: dagli anni ’70 alla legge 142 del 1990
2. La finanza mista: dalla legge 142 del 1990 al testo unico del 2000
3. Tendenze della finanza locale nella fase precedente alla riforma costituzionale
4. L’autonomia finanziaria nella riforma costituzionale
5. La legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale
6. La crisi e la difficile attuazione del federalismo fiscale

XIII. Gli enti locali tra Stato e Regioni 

1. La collocazione degli enti locali: i modelli
2. L’evoluzione del sistema italiano
3. Gli enti locali e lo Stato
4. Gli enti locali e le Regioni
5. Il riparto di competenze tra Stato e Regioni nella giurisprudenza costituzionale
6. L’ordinamento degli enti locali nelle Regioni a statuto speciale

XIV. Le autonomie locali comparate: i modelli europei

1. La comparazione tra i sistemi locali
2. Le tendenze in Europa
3. Sistemi multilivello e poteri regionali
4. Sistemi a poteri legislativi decentrati
5. Sistemi cooperativi
6. Modelli di amministrazione locale
7. Singoli profili del governo locale

Nota bibliografica 


APPENDICI

I. Costituzione della Repubblica italiana III
II. Il sistema di voto XI

INDICI

Indice analitico XIX
Indice delle tavole XXIII

Università – L. VANDELLI, Il sistema delle autonomie locali.

la riforma delle Province. Il ddl Delrio, con il via libera della Camera, il 3 aprile, è legge. Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti


Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti

(Regioni.it 2472 – 03/04/2014) Le città metropolitane si apprestano a diventare realtà dall’1 gennaio 2015, le Province vengono  ‘svuotate’ delle loro funzioni e, in attesa della riforma del Titolo V e della loro definitiva abolizione, gli organi non saranno più eletti dai cittadini. Ancora, incentivi per promuovere le unioni e fusioni di Comuni. Sono solo alcuni dei punti salienti del ddl Delrio, che con il via libera della Camera, il 3 aprile, è legge. Il testo e’ stato approvato a Montecitorio con 260 si’, 158 no e 7 astenuti.
CITTA’ METROPOLITANE
Vengono istituite 10 citta’ metropolitane: oltre a Roma Capitale che per il suo status ha una disciplina  speciale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari,  Napoli e Reggio Calabria. Le citta’ metropolitane dall’1 gennaio 2015 subentrano alle Province omonime e succedono ad esse in tutti i  rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni nel rispetto  degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del patto di stabilità interno. Tempi diversi sono previsti per Reggio Calabria, commissariata dal 2012: la città metropolitana non entra in funzione  prima del rinnovo degli organi del Comune ed è costituita alla  scadenza naturale degli organi della Provincia. Il ddl, che da’ attuazione alle città metropolitane già previste dalla Costituzione ma mai decollate, le pensa come enti di secondo grado. Tra le altre, hanno funzioni legate a: pianificazione territoriale generale, mobilità e viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale e dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione.
IL SINDACO METROPOLITANO
E’ di diritto il Sindaco della città capoluogo a meno che lo statuto non ne decida l’elezione diretta, che però richiede apposita legge elettorale e la divisione  del Comune capoluogo in più comuni. Gli altri organi della città metropolitana sono il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana.
PROVINCE
Nella fase di transizione sono enti di secondo grado, mantengono le funzioni di area vasta ed esercitano le seguenti  funzioni: di pianificazione riguardo a territorio, ambiente, trasporto, rete scolastica. Torna ad essere inclusa tra le funzioni la gestione dell’edilizia scolastica e il controllo dei fenomeni  discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari  opportunità sul territorio provinciale. Con la redistribuzione di  funzioni e personale tra Regioni e Comuni, e solo in piccola parte  alle Province, viene redistribuito sia il patrimonio, sia il personale con lo stesso compenso. Le funzioni che nell’ambito del processo di  riordino sono trasferite dalle Province ad altri Enti continuano ad  essere da esse esercitate fino all’effettivo avvio dell’esercizio da  parte dell’ente subentrante.
NUOVI ORGANI PROVINCE A TITOLO GRATUITO
Sono organi delle  Province il presidente, il consiglio provinciale e l’assemblea dei  sindaci, ma tutti questi incarichi sono esercitati a titolo gratuito.  Gli organi non sono piu’ eletti dai cittadini. Il presidente della  Provincia è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della  Provincia. Il Consiglio provinciale, che è composto da un numero di  membri differente a seconda del numero degli abitanti, è eletto dai  sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della Provincia. L’assemblea dei sindaci e’ composta dai sindaci dei Comuni  appartenenti alla Provincia. E’ previsto che entro la fine del 2014 il nuovo meccanismo elettivo di secondo livello porti all’elezione del  nuovo presidente e dei nuovi organi.
DESTINO DEGLI ATTUALI PRESIDENTI PROVINCE E GIUNTE
E’ prevista l’abolizione del livello politico elettivo con  l’immediato addio al Consiglio provinciale. In attesa della costituzione dei nuovi organi, il presidente della Provincia e la  Giunta restano in carica, ma a titolo gratuito, per l’ordinaria amministrazione fino all’insediamento del presidente eletto secondo il nuovo meccanismo e comunque non oltre il 31 dicembre 2014. Laddove le  Province sono commissariate, il commissariamento e’ prorogato fino al  31 dicembre 2014.
INCENTIVI A UNIONI E FUSIONI DI COMUNI
Nell’ottica dell’efficacia, ottimizzazione e semplificazione il disegno di legge  da’ forte impulso ai piccoli e piccolissimi Comuni perché si  organizzino in Unioni dei Comuni semplificando i percorsi burocratici.
Tutte le cariche dell’unione sono a titolo gratuito e non prevedono personale politico appositamente retribuito. Per incentivare le unioni e fusioni, le Regioni possono decidere misure specifiche nella  definizione del patto di stabilità verticale.
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Per le Regioni a statuto speciale  vale, come sempre, disciplina autonoma. Tuttavia, riguardo alle città metropolitane si precisa che i principi della legge, valgono “come  principi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di  città e aree metropolitane da adottare dalla Regione Sardegna, dalla Regione siciliana e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in conformità ai rispettivi statuti”.
Il vicesegretario del Pd e Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, rispondendo alle accuse mosse dal capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta, afferma che sicuramente “non è un golpe, anzi saluto con particolare soddisfazione l’impegno preso già a suo tempo dall’attuale sottosegretario Delrio e dal presidente del Consiglio Renzi che hanno lavorato insieme al Governo per approvare una riforma importante”. “Sono soddisfatta per l’impegno con cui il premier Renzi sta portando 
avanti con decisione il suo programma di riforme. Per quanto riguarda lo specifico delle Province – ha aggiunto Serracchiani – come Regioni saremo pronti a presentare emendamenti che migliorino il testo e contestualmente i rapporti tra Stato e Regioni. Su questo aspetto il ministro per gli Affari regionali Lanzetta ha convenuto in pieno sul fatto che un impegno comune sarà utile per disciplinare al meglio il nuovo ordinamento degli Enti locali”.
“Ora si apre un tavolo per una fase di studio per rendere attuabile il disegno di legge” Delrio. E’ quanto ha affermato, al termine della Conferenza unificata, il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta commentando il via libera definitivo al ddl Delrio sulle Province, le Citta’ metropolitane, le unioni e fusioni di Comuni.

“Un altro passo avanti sulla via delle riforme -ha sottolineato invece il Ministro per gli affari regionali Maria carmela Lanzetta- ora il nostro ministero si attiva da subito per rendere concreto quello che e’ stato approvato in Parlamento nel migliore dei modi e con il concorso di tutti gli attori”.

da newsletter – Regioni.it.

Riforma delle province. Testo approvato dal Senato, scheda e cronoprogramma, 27 marzo 2014


Ieri il Senato ha approvato Il disegno di legge 1212 “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”. 

A. LE PROVINCE

In seguito all’introduzione delle nuove norme, le Province (in attesa dell’abolizione costituzionale inserita dal governo nel programma sottoposto al Parlamento per il voto di fiducia) subiranno una profonda trasformazione, sia nell’assetto che nelle funzioni.

Le 86 Province italiane a statuto ordinario vengono individuate come “enti di area vasta”, con limitate funzioni fondamentali proprie legate alla programmazione e pianificazione in materia di ambiente, trasporto, rete scolastica, alla elaborazione dati, all’assistenza tecnico‐amministrativa per gli enti locali, alla gestione dell’edilizia scolastica, al controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e alla promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale. Funzioni tutte strettamente collegate alle esigenze proprie delle aree vaste o ad attività di supporto per i comuni. Dunque enti sostanzialmente con un ruolo servente verso le comunità locali e i loro cittadini, da un lato, e verso i comuni e gli altri enti locali, dall’altro.

Anche l’assetto istituzionale delle province cambia profondamente:

‐  il presidente della provincia sarà un sindaco eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali e durerà in carica quattro anni e non più cinque; non riceverà alcuna indennità per questo incarico; si archivia il presidente della Provincia eletto e con indennità specifica.

 le giunte provinciali saranno abolite. Più di 700 assessori smetteranno di esercitare le loro funzioni. Le giunte saranno sostituite dalle assemblee dei sindaci della provincia, che avranno compiti propositivi, consultivi e di controllo;

‐  i consigli provinciali saranno composti dal sindaco che presiede la provincia e da un numero di dai sindaci e dai consiglieri comunali eletti per due anni al loro interno, in base alla popolazione provinciale (16 componenti nelle province con popolazione superiore a 700.000 abitanti, 12 componenti in quelle con popolazione da 300.000 a 700.000 abitanti, 10 componenti in quelle con popolazione fino a 300.000 abitanti). Si elimineranno così i quasi 2.700 consiglieri provinciali che oggi svolgono solamente quella funzione;

‐  tutti gli incarichi di presidente della provincia, di consigliere provinciale e di componente dell’assemblea dei sindaci saranno esercitati a titolo gratuito;

‐  dopo i primi cinque anni dall’entrata in vigore, è previsto un meccanismo di garanzia della presenza di genere per cui nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato nelle liste per l’elezione del consiglio in misura superiore al 60%;

nessun dipendente provinciale verrà licenziato o subirà un demansionamento: la legge garantisce infatti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato già in corso, nonché quelli a tempo determinato fino alla scadenza prevista e il mantenimento degli stessi trattamenti oggi in essere.

 

La “tabella di marcia” della fase transitoria

La legge in corso di approvazione prevede scadenze molto precise per il passaggio dall’assetto attuale al nuovo. La fase di transizione si concluderà il 31 dicembre 2014 e dal 1° gennaio 2015 le province così come le conosciamo oggi non esisteranno più per lasciare spazio alle assemblee dei sindaci.

Ecco le principali date:

  1. entro il 30 settembre 2014 i presidenti (o i commissari) dovranno convocare le assemblee dei sindaci per le elezioni dei consigli provinciali;
  2. entro il 31 dicembre 2014 l’assemblea dei sindaci approva le modifiche allo statuto della provincia, preparate dal nuovo consiglio provinciale;
  3. entro la stessa data si procede all’elezione del nuovo presidente della provincia;
  4. il Presidente della provincia uscente (o il commissario), che assume anche le funzioni del consiglio provinciale, e la giunta provinciale restano in carica a titolo gratuito per l’ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili fino all’insediamento del nuovo presidente della provincia, e comunque non oltre il 31 dicembre 2014;
  5. nella stessa data, e al più tardi il 1° gennaio 2015, entrano in carica a tutti gli effetti il nuovo presidente e il nuovo consiglio;
  6. per le province non in scadenza nel 2014 è previsto che le assemblee dei sindaci per le elezioni dei consigli provinciali siano convocate entro trenta giorni dalla scadenza per fine mandato o dallo scioglimento anticipato. E che l’assemblea dei sindaci approvi le modifiche statutarie entro sei mesi dall’insediamento del nuovo consiglio provinciale.

B. LE CITTA’ METROPOLITANE

Il ddl 1212 dà finalmente attuazione alle città metropolitane , previste nel nostro ordinamento fin dalla legge 142 del 1990 e costituzionalizzate dalla riforma del Titolo V ma ancora mai realizzate. L’istituzione delle città metropolitane è oggi indispensabile per consentire all’Italia di contare su una rete di governo delle aree territoriali a forte concentrazione urbana e a specifica vocazione innovativa, un ambito in cui il nostro Paese è in forte ritardo a livello europeo e mondiale.

Quali e dove

Il ddl approvato dal Senato prevede, oltre a quella di Roma Capitale, che avrà un ordinamento a se stante, l’istituzione di altre nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

Rispetto al testo approvato alla Camera scompare la possibilità per i territori con oltre un milione di abitanti di dare vita ad una città metropolitana, così come di un terzo dei Comuni non aderenti alla Città metropolitana di mantenere in vita la provincia (la cosiddetta “provincia ciambella”).
Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima. E’ previsto un procedimento di adesione alla Città metropolitana per il passaggio di singoli comuni da una provincia limitrofa alla città metropolitana (o viceversa). Il procedimento si conclude con l’approvazione di una legge statale.

Gli organi delle città metropolitane saranno:

‐  Il sindaco metropolitano, che è il sindaco del comune capoluogo;

‐  il consiglio metropolitano, composto dal sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione (24 consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti, 18 consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti, 14 consiglieri nelle altre città metropolitane). È organo elettivo di secondo grado e dura in carica 5 anni; hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana. Lo statuto può comunque prevedere l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, previa approvazione della legge statale sul sistema elettorale e previa articolazione del comune capoluogo in più comuni o, nelle città metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti, in zone dotate di autonomia amministrativa. Il consiglio è l’organo di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio;

‐ la conferenza metropolitana, composta dal sindaco metropolitano e dai sindaci dei comuni della città metropolitana. È competente per l’adozione dello statuto e ha potere consultivo per l’approvazione dei bilanci; lo statuto può attribuirle altri poteri propositivi e consultivi.
‐ tutti gli incarichi di sindaco metropolitano, di consigliere metropolitano e di componente della conferenza metropolitana sono svolti a titolo gratuito. Tuttavia, lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. La medesima legge può prevedere, in deroga, una specifica indennità di funzione per il sindaco metropolitano;

Lo statuto e le funzioni

Lo statuto disciplina i rapporti tra i comuni e la città metropolitana per l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni metropolitane e comunali, prevedendo anche forme di organizzazione in comune.

Le città metropolitane saranno, per funzioni e natura, “enti di governo”, con competenza sulla cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali (al proprio livello), ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee. Alle città metropolitane sono fra l’altro attribuite le funzioni fondamentali delle province e forti funzioni di gestione in ambiti significativi:

‐ adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei comuni e delle unioni dei comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all’esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle regioni, nel rispetto delle leggi delle regioni nelle materie di loro competenza;

‐ pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni compresi nel territorio metropolitano;

‐ strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D’intesa con i Comuni interessati la città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive;

‐ mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano;
‐ promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio;

‐ promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Tabella di marcia

Per la prima istituzione delle città metropolitane, che avviene alla data di entrata in vigore della legge, è delineato un procedimento piuttosto articolato.

Il presidente della provincia e la giunta provinciale restano in carica a titolo gratuito fino al 31 dicembre 2014 per l’ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e improrogabili; il presidente assume fino a tale data anche le funzioni del Consiglio provinciale. Se la provincia è commissariata, il commissariamento è prorogato fino al 31 dicembre 2014.

Dopo l’entrata in vigore della legge, il sindaco del comune capoluogo indice le elezioni per una conferenza statutaria per la redazione di una proposta di statuto della città metropolitana. La conferenza è costituita con un numero di componenti pari a quanto previsto per il consiglio metropolitano ed è presieduta dal sindaco del comune capoluogo. La conferenza termina i suoi lavori il 30 settembre 2014 trasmettendo al consiglio metropolitano la proposta di statuto.

Entro il 30 settembre 2014 si svolgono le elezioni del consiglio metropolitano, indette dal sindaco del comune capoluogo e si insediano il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana. Entro il 31 dicembre 2014 il consiglio metropolitano approva lo statuto.

Il 1° gennaio 2015 le città metropolitane subentrano alle province omonime e succedono ad esse in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni; alla predetta data il sindaco del Comune capoluogo assume le funzioni di sindaco metropolitano e la città metropolitana opera con il proprio statuto e i suoi organi, assumendo anche le funzioni proprie.

In deroga a quanto previsto per le altre, la città metropolitana di Reggio Calabria si costituirà alla scadenza naturale degli organi della provincia ovvero comunque entro trenta giorni dalla decadenza o scioglimento anticipato dei medesimi organi e, comunque, non entrerà in funzione prima del rinnovo degli organi del comune di Reggio Calabria.

C. UNIONI E FUSIONI DI COMUNI

Inoltre, il ddl 1212 irrobustisce la struttura delle Unioni di comuni , unificandone e semplificandone la normativa e ampliandone le funzioni da esercitare in forma associata, estese ora a tutte le funzioni fondamentali dei comuni. A queste si aggiungono inoltre altre funzioni, che i comuni possono esercitare ora anche attraverso questo ente (anticorruzione, trasparenza, attività di revisione dei conti, di controllo e di valutazione).

Infine, il ddl incentiva e favorisce le Fusioni di comuni, adottando specifiche e minuziose innovazioni normative.

Per sostenere il lavoro dei sindaci e giunte su territori diffusi, la legge ripristina la possibilità, ad invarianza di spesa, per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, di avvalersi di un consiglio comunale composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e con un numero massimo degli assessori è stabilito in due; per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, di un consiglio comunale composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e il numero massimo di assessori è stabilito in quattro”.

D. RIORGANIZZAZIONE ENTI TERRITORIALI

La legge prevede che le pubbliche amministrazioni riorganizzino la propria rete periferica individuando ambiti territoriali ottimali di esercizio delle funzioni non obbligatoriamente corrispondenti al livello provinciale o della città metropolitana. La riorganizzazione avviene secondo piani adottati dalle pubbliche amministrazioni entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge; i piani sono comunicati al Ministero dell’economia e delle finanze, al Ministero dell’Interno per il coordinamento della logistica sul territorio, al Commissario per la revisione della spesa e alle Commissioni parlamentari competenti. I piani indicano i risparmi attesi dalla riorganizzazione nel successivo triennio. Qualora le amministrazioni statali o gli enti pubblici nazionali non presentino i predetti piani nel termine indicato il Presidente del Consiglio dei ministri nomina un commissario per la redazione del piano.

 

qui il testo del DDL approvato in formato Dbf

 

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Documentazione di supporto:

UPI: Riformare le istituzioni locali: le cifre reali di un percorso (aggiornamento)
La riforma delle Province viene indicata come indispensabile per ridurre la spesa pubblica del Paese. Ma è davvero così? A guardare i dati, la spesa delle Province è la più piccola di tutto il comparto nazionale e locale.
Le Province rappresentano appena l’1,27% della spesa pubblica, i Comuni l’8% mentre le Regioni, compresa la spesa per la sanità, sono il 20% . Gli enti locali e le Regioni insieme sono in tutto il 30% della spesa pubblica.
Il 60% della spesa pubblica è nelle amministrazioni centrali, compresi i costi per le prestazioni sociali.
Nel dossier allegato, i dati aggiornati a marzo 2014 della spesa pubblica italiana e il confronto tra Stato, Regioni, Province e Comuni. 

Politiche sociali a Milano: chi sostituirà la Provincia?


Politiche sociali a Milano: chi sostituirà la Provincia?.

ISTAT: Atlante statistico dei comuni


ISTAT: Atlante statistico dei comuni
On line la versione aggiornata del database dei dati comunali 

Ripensare allo sviluppo del welfare locale. Dal quadro attuale alle priorità di intervento future, Cittalia, 2012


vai a

Ripensare allo sviluppo del welfare locale. Dal quadro attuale alle priorità di intervento future

Rapporto di lavoro e gestione del personale nelle Regioni e negli enti locali, Maggioli editore, 2014


RAPPORTO DI LAVORO E GESTIONE DEL PERSONALE NELLE REGIONI E NEGLI ENTI LOCALI
Novità dicembre 2013

RAPPORTO DI LAVORO
E GESTIONE DEL PERSONALE
nelle Regioni e negli Enti locali

Aggiornato al D.L. 101/2013 convertito
in L. 125/2013 (Razionalizzazione P.A.)

• Vincoli di spesa • Selezione del personale • Lavoro flessibile
• Dirigenza e misurazione degli obiettivi • Diritti della persona
• Codice di comportamento


La disciplina del pubblico impiego si caratterizza per l’ampio e frammentato apparato di istituti giuridici ed economici oltre a regole organizzative e precetti sul contenimento dei costi: questa nuova opera razionalizza l’intero quadro di riferimento attraverso il riordino e l’analisi completa del sistema normativo vigente, fino alla Legge 30/10/2013 n. 125, di conversione del cd. “decreto precari”.

Il testo sviluppa anzitutto i presupposti di legge e finanziari che determinano un’efficace azione di selezione del personale, dall’interno e dall’esterno, con speciale attenzione ai vincoli di spesa,riferiti sia alle assunzioni a tempo indeterminato sia alle forme di lavoro flessibile.

Approfondisce poi la tematica dei diritti e doveri del dipendente pubblico, in modo particolare la leva motivazionale, sempre più centrale nella gestione delle risorse umane ai fini di una performance efficace ed efficiente. Esamina nel dettaglio il nuovo Codice di comportamento, strumento fondamentale per migliorare la produttività sul lavoro e i rapporti con gli utenti del servizio.

Nell’ambito dell’associazionismo comunale affronta le questioni riguardanti il personale delle Unioni dei Comuni, fra i principali percorsi di riforma della pubblica amministrazione alla ricerca di standard soddisfacenti di funzionalità e trasparenza.

Particolarmente interessante la selezione di pareri delle Sezioni di Controllo della Corte dei conti richiamati e sintetizzati per argomento.

Un’opera rigorosa e ricca di spunti concreti per amministratori ed operatori degli Enti locali, orientata alla valorizzazione della dirigenza e alla misurazione degli obiettivi.

Risultato del lavoro coordinato di più esperti in materia, il volume sistematizza e chiarisce tutti gli aspetti sia giuridici che gestionali riguardanti l’organizzazione e la gestione delle risorse umane, in funzione di un’ottimale distribuzione e impiego del personale:

1.
LA SPESA DEL PERSONALE NEGLI ENTI LOCALI.

2.
CLASSIFICAZIONE DEL PERSONALE: INQUADRAMENTO, MANSIONI E PROGRESSIONE PROFESSIONALE.

3.
LA COSTITUZIONE DEL RAPPORTO PUBBLICO.

4.
LA MOBILITÀ NEL PUBBLICO IMPIEGO.

5.
IL LAVORO FLESSIBILE NEGLI ENTI LOCALI.

6.
I DIRITTI PATRIMONIALI.

7.
PERFORMANCE E INCENTIVI.

8.
L’AVVOCATURA DELL’ENTE LOCALE.

9.
LE ATTIVITÀ EXTRAISTITUZIONALI E LE INCOMPATIBILITÀ DEI DIPENDENTI COMUNALI E REGIONALI.

10.
IL RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI A DIPENDENTI ED AMMINISTRATORI DEGLI ENTI LOCALI.

11.
I DIRITTI DELLA PERSONA SUL LAVORO.

12.
IL NUOVO CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI.

13.
LA DIRIGENZA LOCALE.

14.
IL CONFERIMENTO E LA REVOCA DEGLI INCARICHI DIRIGENZIALI.

15.
IL PERSONALE DELLE UNIONI DI COMUNI.

16.
IL RIPARTO DELLE COMPETENZE LEGISLATIVE TRA STATO E REGIONI NELLA RECENTE GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE IN TEMA DI PUBBLICO IMPIEGO.

A cura di:
P. Monea, Dirigente Generale regionale Dipartimento Attività Produttive.
M. Mordenti, Segretario Generale comunale

Luciano VANDELLI, Il sistema delle autonomie locali, Il Mulino


L. VANDELLI

Il sistema delle autonomie locali

 

Collana “Manuali”

pp. 384, € 30,00
978-88-15-24594-6
anno di pubblicazione 2013

in libreria dal 07/11/2013

Note: nuova edizione disponibile anche su Pandoracampus

Copertina 24594

 


Il manuale illustra l’evoluzione del sistema italiano di governo locale, un sistema che ha conosciuto e conosce trasformazioni profonde: dalla legge di riforma dell’ordinamento locale n. 142 del 1990 al testo unico del 2000, passando per le importanti innovazioni realizzate negli anni ’90 con l’elezione diretta del sindaco e con il decentramento amministrativo; dalla riforma costituzionale del 2001 alla sua problematica attuazione, sino alle convulse misure adottate negli ultimi anni, nel contesto della crisi, e alle incerte prospettive delle province.

Pandoracampus, la nuova piattaforma per lo studio online e su iPad: tutto il testo del manuale arricchito da risorse integrative, contenuti interattivi e servizi per lo studio. Accessi personalizzati e un capitolo gratuito a partire da questa pagina

Indice del volume: Prefazione. – I. Origini e caratteri storici dell’ordinamento locale. -II. Le autonomie locali nella Costituzione del 1948. – III. L’evoluzione legislativa 1948- 2000. – IV. Dalla riforma costituzionale del 2001 alle manovre economiche 2009-12. – V. I soggetti e i territori. – VI. L’autonomia statutaria e regolamentare. – VII. Gli organi di Comune, Provincia e Città metropolitana. – VIII. Le funzioni e i servizi. – IX. La partecipazione. – X. I controlli. – XI. L’organizzazione amministrativa e il personale. – XII. Finanza e contabilità. – XIII. Gli enti locali tra Stato e Regioni. – XIV. Le autonomie locali comparate: i modelli europei. – Nota bibliografica. – Appendici. – Indici.

Luciano Vandelli insegna Diritto amministrativo nell’Università di Bologna. Ha compiuto varie esperienze nell’ambito delle pubbliche istituzioni, di recente come membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Tra i suoi libri con il Mulino: «Devolution e altre storie» (2002), «Il governo locale» (20052), «Psicopatologia delle riforme quotidiane» (2006), «Tra carte e scartoffie» (2013).

 


 

Gli obiettivi del nuovo Governo Letta (e Napolitano), 11 dicembre 2013


quattro obiettivi di cambiamento.
  • Primo: la riduzione del numero dei parlamentari, priorità largamente condivisa in questo Parlamento.
  • Secondo: l’abolizione delle Province dalla Costituzione. Il disegno di legge in materia è stato depositato da tempo dal governo. Si aspettava l’approvazione definitiva del DDL che istituiva procedure ad hoc per le riforme costituzionali. A questo punto è bene procedere subito.
  • Terzo: la fine del bicameralismo perfetto con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi e l’altra, che esprima più compiutamente il disegno di raccordo con le autonomie già presente nella Carta.
  • Quarto: una riforma del Titolo V della Costituzione che metta ordine nel rapporto tra centro e poteri decentrati, migliori il ruolo della specialità e      chiarisca le responsabilità di ciascun livello di governo, limitando al  massimo quelle concorrenti, in favore della competenza esclusiva dello      Stato o delle Regioni”.

Spesa sociale comunale: riflessioni a partire da una ricerca della Cisl, di Cristiano Gori | LombardiaSociale


 i principali risultati che emergono dalla rilevazione Istat, “I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali, anno 2011” e da un recente studio realizzato della Cisl in materia di welfare locale[1]. Entrambi i lavori elaborano i rendiconti dei comuni.

Come sta cambiando l’impegno dei comuni in questo settore secondo la rilevazione Istat (si noti che si tratta di dati ancora provvisori  ma, comunque, con una buona copertura campionaria[2])

tutta la scheda è qui   Spesa sociale comunale: novità e riflessioni | LombardiaSociale.

La spesa sociale comunale, di Franco Pesaresi, 2011


vai a:  La spesa sociale comunale.

Bankitalia, Debito delle Amministrazioni locali, n. 55 – 2013 31-10-2013


Bankitalia: statistiche

Cittadini e enti locali nella crisi economica


Camera dei deputati XVII LEGISLATURA, Documentazione per l’esame di Progetti di legge Città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni A.C. 1542 , Schede di lettura


Camera dei deputati XVII LEGISLATURA, Documentazione per l’esame di Progetti di legge Città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni A.C. 1542 , Schede di lettura

vai a:  Camera dei deputati Dossier AC0199.

l’INDEBITAMENTO DEGLI ENTI LOCALI, Dipartimento del Tesoro, 2013


INDEBITAMENTO DEGLI ENTI LOCALI
Dipartimento del Tesoro

Autonomie locali, al via il gruppo di lavoro per il riordino e la semplificazione del Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali


Autonomie locali, al via il gruppo di lavoro per il riordino e la semplificazione del Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali 

Un team interministeriale presenterà a Governo e Parlamento proposte per una complessiva rivisitazione dell’ordinamento degli enti locali, questo il contenuto del comunicato del Ministero dell’Interno… 

 

Continua a leggere 

COMUNI E PROVINCE, ECCO CHI HA LE MANI BUCATE , di A.Russo, in la Stampa del 29-10-2013


la Stampa  del  29-10-2013    
COMUNI E PROVINCE, ECCO CHI HA LE MANI BUCATE (A.Russo) [solo_testo] pag. 12/13

da Rassegna Stampa 29 ottobre 2013 | Edscuola Press.

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