Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan

Al 21 aprile 2011, 11.032 soldati americani sono stati feriti in azione in Afghanistan

Nel 2009 ci sono stati in Afghanistan 7.228 attacchi con ordigni esplosivi improvvisati (più comunemente conosciuti come IED, Improvised Explosive Device), con un incremento del 120% rispetto al 2008 e un nuovo record per la guerra. Dei 512 soldati stranieri morti nel 2009, 448 vennero uccisi in azioni militari, e di questi 280 morirono a causa degli IED.

Nel 2010, gli attacchi con gli IED ferirono 3.366 soldati statunitensi, circa il 60% del totale dei feriti a causa degli IED fin dall’inizio della guerra. Dei 711 militari stranieri morti nel 2010, 630 vennero uccisi in azione; 368 di questi vennero uccisi dagli IED (circa il 36% dei morti totali a causa degli IED dall’inizio della guerra).

da Perdite della coalizione in Afghanistan – Wikipedia.


Massimo Teodori, Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americanaFORMICHE.NET

Una lezione per noi tutti
01/08/2011 | Massimo Teodori
Bisogna dare atto agli americani che ciò che hanno fatto per loro è stato indispensabile anche per gli occidentali. Lo stesso era accaduto nella lotta al nazismo e al comunismo.
Le date dell´11 settembre 2001, l´attacco alle Twin Towers, e del 2 maggio 2011, la morte di Osama bin Laden, saranno ricordate come l´alfa e l´omega di un periodo caratterizzante la recente storia americana. L´attacco a New York mise clamorosamente in luce un nuovo protagonista della scena internazionale, il terrorismo islamista. Il mondo, che con la fine del comunismo si riteneva pacificato, non lo era affatto. Una diversa sfida incombeva sull´occidente e l´intero globo: al posto dell´Unione sovietica si era sviluppata un´inedita potenza malefica contro cui gli americani dichiararono la “war on terrorism” come nuova missione degli Stati Uniti nel mondo.
Da quella strategia antiterroristica nacquero per iniziativa di George W. Bush le guerre in Iraq e in Afghanistan che hanno impegnato l´America per un decennio. L´eliminazione, il 2 maggio 2011, di Osama bin Laden, testa del serpente terroristico, ha significato il raggiungimento di un obiettivo di grande rilevanza simbolica, approdo di complesse operazioni condotte secondo una duplice strategia, militare e di sicurezza. Oggi, si può affermare che il fronte strategico-militare in Irak e Afghanistan ha conseguito risultati contraddittori, mentre sul fronte della sicurezza nell´area occidentale sono stati acquisiti obiettivi concreti con la prevenzione di attentati, di fatto annullati dopo quelli di Londra e Madrid.
Una volta eliminato bin Laden, tuttavia, gli Stati Uniti si interrogano sul prezzo che è stato pagato nella “war on terrorism”. Per le finanze statunitensi il costo bellico è stimato in oltre 4mila miliardi di dollari, superiore a quello per la Seconda guerra mondiale; e il numero delle vittime americane ha superato quota 8mila oltre i 3mila morti del World trade center. Ai costi finanziari ed umani vanno inoltre aggiunti i danni di immagine che l´America ha subito in tutti i continenti con la diffusione di un antiamericanismo che si è attenuato solo con la presidenza Obama.
n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

n Italia, la convivenza con gli islamici che dovrebbe essere vista nel quadro dell´integrazione sotto l´imperio delle nostre leggi, è guardata con sospetto e diffidenza. Dal canto loro gli americani hanno affrontato il trauma terroristico a viso aperto allestendo un ombrello di sicurezza che però è servito anche agli europei. Ancora una volta l´America ha preso la testa dell´intero occidente minacciato dal totalitarismo nichilista, affrontando con successi, insuccessi ed errori il nemico che per la prima volta aveva colpito anche il suo territorio.

Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
Se oggi a casa nostra possiamo essere tranquilli sul grande terrorismo, in parte lo dobbiamo ai cugini d´oltreoceano.
segue…..

da FORMICHE.NET.


Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama, DI Mattia Diletti – U.S. and Us – 27/1/2011 | Aspenia online

La settimana prima del discorso sullo Stato dell’Unione, la Camera dei Rappresentanti, insediatasi dopo la brillante vittoria repubblicana nelle elezioni di medio termine di novembre, ha “ripudiato” la riforma del sistema sanitario americano approvata nel marzo 2010. Un gesto simbolico (il Senato e il presidente non permetteranno che si vada oltre) sul quale i repubblicani hanno mostrato unanimità, per sottolineare con forza che la battaglia è appena cominciata: proprio a partire dall’opposizione a quella legge, il fronte conservatore aveva ritrovato la strada per contrastare con successo l’amministrazione Obama. Dunque, quasi un atto dovuto verso i propri elettori. Un ponte ideale lanciato in direzione della propria base che si era mobilitata, anche prima del partito, allo scopo di ostacolare l’iter di una legge che avrebbe rafforzato il ruolo del governo nella vita quotidiana degli americani e aumentato la spesa federale. Del resto, fu proprio nelle prime, infuocate, town hall dell’estate del 2009 che il Tea Party fece la sua apparizione in pubblico: quelle dimostrazioni di rabbia ruppero la luna di miele del paese con l’amministrazione Obama.

Che risposta ha dato il presidente Obama al repeal voluto dai repubblicani? Come ha difeso il dispositivo legislativo più contestato di questi due anni, ufficialmente denominato Patient Protection and Affordable Care Act?

SEGUE QUI:

Lo stato (e il futuro) della riforma sanitaria di Obama | Aspenia online.


Amy Chua, “ai figli regalategli un lager”, saggio sui metodi educativi estremi seguiti da molti genitori cinesi

da: MASSIMO GAGGI PER IL CORRIERE DELLA SERA -

…. pubblicazione dell’«Inno di battaglia della madre tigre», un saggio sui metodi educativi estremi seguiti da molti genitori cinesi e adottati anche dall’autrice: Amy Chua, una professoressa cino-americana dell’università di Yale. L’America, ormai in preda alla paura del declino, è frustrata dalla perdita di posti di lavoro, dalla crescita delle potenze asiatiche e si interroga sul futuro dei suoi figli. Legge con angoscia che nei test comparativi internazionali che le scuole di Shanghai sbaragliano tutti mentre i ragazzi di quelle Usa si classificano al 31° posto per la matematica, al 15° nella lettura e al 23° nelle scienze. Così il libro di Amy Chua che descrive la durezza con la quale ha imposto alle sue due figlie di primeggiare sempre in ogni materia, vietando loro ogni distrazione (niente uscite con gli amici, niente tv o videogiochi) è divenuto argomento di discussione nelle famiglie assai più della visita del presidente cinese. Gli eccessi repressivi della Chua hanno suscitato critiche furiose, ma, in qualche modo, il libro ha trasformato in incendio la scintilla del dubbio che serpeggia nelle famiglie americane: siamo diventati troppo accomodanti coi nostri figli? Li mandiamo in scuole che non li preparano a competere in un mondo in cui emergere è più difficile?

La polemica è arrivata fino in Cina, già impegnata in una discussione sui risultati dei test di un mese fa. Un dibattito nel quale dai commentatori e dai politici è venuta una curiosa autocritica: il resto della Cina è più indietro rispetto a Shanghai che ha scuole di eccellenza e poi puntare solo ai voti alti senza curare la capacità di socializzare produce ragazzi che crescono senza gioia, senza fantasia e creatività, delle «foche ammaestrate». Molti preferiscono il modello Usa, centrato sull’autostima dei giovani e, se possono permetterselo, mandano i figli nelle scuole private di lingua inglese anziché in quelle pubbliche cinesi dove una severa selezione inizia già nella scuola materna, a due anni di età. Meglio non tirare un sospiro di sollievo» avverte, però, sul New York Times l’esperto di Asia Nicholas Kristof, che visita continuamente scuole cinesi e ha mandato i figli a scuola in Giappone: «I cinesi stanno facendo enormi passi avanti nell’istruzione, correggono i loro errori e la spinta viene non solo dall’alto, dal governo, ma anche dal basso, da una cultura confuciana che ha un enorme rispetto per la scuola: nel povero villaggio del Sud di mia moglie, i figli dei contadini sanno di matematica quanto i miei ragazzi che frequentano un’ottima scuola di New York».
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dal libro di Amy Chua

Un sacco di persone si chiedono come facciano, i genitori cinesi, a crescere bambini così di successo. Si chiedono che cosa facciano, questi papà e mamme, per tirare su tanti geni della matematica e musicisti prodigiosi, si chiedono come ci si sente dentro le loro famiglie, si chiedono se potevano farlo anche loro. Ebbene, io posso dirglielo, perché l’ho fatto. Ecco alcune cose che le mie figlie, Sophia e Louisa, non sono mai state autorizzate a fare:
- partecipare a un pigiama party
- andare a giocare con le amiche
- partecipare a una recita scolastica
- lamentarsi di non poter partecipare a una recita scolastica
- guardare la televisione o giocare al computer
- scegliersi da sole le attività extracurricolari
- prendere un voto inferiore a una A*
- non essere il miglior studente in tutte le materie, ad eccezione di ginnastica e teatro
- suonare uno strumento diverso dal pianoforte o dal violino
- non suonare il pianoforte o il violino
….
In uno studio su 50 madri americane e 48 madri cinesi immigrate, quasi il 70% delle madri occidentali afferma che «insistere sul successo scolastico non è un bene per i bambini« e che «i genitori devono promuovere l’idea che l’apprendimento è divertente«. Al contrario, poco più dello 0% delle madri cinesi la pensa così. La stragrande maggioranza delle madri cinesi, invece, ha detto di ritenere che i propri figli possono essere «i migliori» studenti, che «il successo accademico riflette il successo dei genitori», e che se i bambini non sono stati studenti eccellenti allora significa che c’è stato «un problema» e che i genitori «non stavano facendo il loro lavoro»
….
Quello che i genitori cinesi hanno capito è che niente è divertente finché non si è bravi a farlo. Per diventare bravi in qualcosa bisogna lavorare. Ma da soli i bambini non vogliono lavorare, quindi è cruciale ignorare le loro preferenze. Questo spesso richiede forza d’animo da parte dei genitori, perché il bambino farà resistenza; le cose sono sempre difficili all’inizio, ed è in questa fase che i genitori occidentali tendono a rinunciare. Tuttavia, se eseguita correttamente, la strategia cinese avvia un circolo virtuoso. La tenace «pratica, pratica, pratica» è fondamentale per l’eccellenza; l’apprendimento tramite la ripetizione mnemonica è sottovalutato in America. Una volta che un bambino inizia ad eccellere in qualcosa, – che sia la matematica, il pianoforte, lanciare la palla da baseball o il balletto – ottiene complimenti, ammirazione e soddisfazione. Così si costruisce la fiducia e si rende divertente quello che prima non lo era. A sua volta è più facile per i genitori fare in modo che il bambino lavori ancora di più. I genitori cinesi possono ottenere quello che i genitori occidentali non possono avere.
I genitori cinesi possono ordinare ai loro bambini di prendere tutte A.I genitori occidentali possono solo chiedere ai loro figli di fare del loro meglio. I genitori cinesi possono dire: «Sei pigro. Tutti i tuoi compagni di classe sono più bravi di te». Al contrario, i genitori occidentali, che già vivono in modo conflittuale il loro concetto di realizzazione personale, devono cercare di convincersi che non sono delusi di quello che hanno raggiunto i loro figli. Ho pensato a lungo su come i genitori cinesi possono ottenere quello che fanno. Penso che ci sono tre grandi differenze tra l’atteggiamento mentale sull’essere genitori che hanno i cinesi e quello degli occidentali.
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I genitori cinesi chiedono voti perfetti perché credono che i loro figli possano ottenerli. Se il loro bambino non ce la fa è perché il bambino non ha lavorato abbastanza. Ecco perché la soluzione a prestazioni sotto gli standard è sempre quella di criticare aspramente, punire e far vergognare il bambino. Il genitore cinese ritiene che suo figlio sarà abbastanza forte da caricarsi la vergogna addosso e di migliorare a partire da quella. (E poi, quando i ragazzi cinesi eccellono, in casa è tutto un complimentarsi e un gonfiare il suo ego).
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non credo che molti occidentali abbiano la stessa idea sui loro bambini, cioè che i figli siano perennemente in debito con i loro genitori. Mio marito Jed, per esempio, ha tutta un’altra visione: «I bambini non scelgono i loro genitori», mi ha detto una volta. «Non hanno nemmeno scelto di nascere. Sono i genitori che gli hanno rifilato la vita, quindi sono i genitori a dovere provvedere a loro. I bambini non devono qualcosa ai genitori. Avranno dei doveri, piuttosto, nei confronti dei loro stessi figli». Mi sembra che per un genitore occidentale questo sia un pessimo affare. In terzo luogo, i genitori cinesi credono di sapere cosa è meglio per i loro figli, e quindi vanno oltre tutti i desideri e le preferenze dei loro bambini. Ecco perché figlie di cinesi non possono avere fidanzati al liceo e perché i bambini cinesi non possono andare in una gita scolastica in cui si dorma fuori. È anche per questo che nessun ragazzo cinese oserebbe mai dire a sua madre: «Ho avuto una parte nella recita scolastica!
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il succo è che i bambini cinesi devono spendere la loro vita nel ripagare i genitori, obbedendogli e rendendoli orgogliosi. Al contrario, non credo che molti occidentali abbiano la stessa idea sui loro bambini, cioè che i figli siano perennemente in debito con i loro genitori.
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«Ma Lulu e Sophia sono persone diverse» sottolineò Jed.
«Oh no, non questo», dissi, roteando gli occhi. «Ognuno è speciale a modo suo» ho scherzato sarcastica. «Anche i perdenti sono speciali a modo loro. Beh, non ti preoccupare, non devi muovere un dito. Sono disposta a metterci tutto il tempo che ci vuole, e sono felice di essere io quella odiata. E tu puoi essere quello che loro adorano perché gli prepari frittelle e le porti a vedere gli Yankees».
Mi arrotolai le maniche e tornai da Lulu. Usai tutte le armi e le tattiche che mi venivano in mente. Ci esercitammo durante la cena e nella notte, e non lasciai che Lulu si alzasse, né per bere né per andare al bagno. La casa diventò una zona di guerra, io rimasi senza voce a forza di urlare, ma ancora non c’erano progressi, e anch’io iniziai ad avere dubbi. Poi, di punto in bianco, Lulu ci riuscì. Le sue mani improvvisamente si coordinarono, destra e sinistra facevano ognuna il proprio dovere. Lulu se ne rese conto nello stesso momento in cui lo compresi io. Trattenni il respiro. Ci riprovò. Suonò con più sicurezza e più velocemente, e il ritmo era quello giusto. Un attimo dopo, era raggiante. «Mamma, guarda, è facile!». Dopo di che, voleva suonare il pezzo più e più volte e non voleva lasciare il piano.
…..
Tutti i genitori decenti vogliono fare ciò che è meglio per i loro figli. I cinesi hanno solo una idea completamente diversa di come fare. I genitori occidentali cercano di rispettare l’individualità dei propri figli, incoraggiandoli a perseguire le loro vere passioni, sostenendo le loro scelte, e fornendo loro il rinforzo positivo e un ambiente educativo. Invece i cinesi ritengono che il modo migliore per proteggere i propri figli sia di prepararli per il futuro, facendo vedere loro di che cosa sono capaci, e equipaggiandoli di competenze, abitudini di lavoro e fiducia interiore di cui nessuno potrà mai privarli.
da: AI FIGLI REGALATEGLI UN LAGER, AMY CHUA PER THE WALL STRETT JOURNAL, January 24, 2011 at 10:15 AM

Maurizio Molinari, La rimonta di Obama | Aspenia online

Il cambiamento di atmosfera si deve alle mosse compiute dal presidente dopo lo smacco di midterm, su tre fronti: economia, diritti umani e rimpasto del proprio team.

Sull’economia Obama è andato allo scontro con il proprio partito, obbligandolo a condividere il prolungamento dei tagli fiscali varati da George W. Bush nel 2001 e nel 2003, a dispetto delle promesse fatte agli elettori. L’inversione di marcia di Obama, fino a novembre contrario a estendere i tagli alle fasce più alte di reddito, è servita a testimoniare alla “business community” la volontà di cambiare strategia per accelerare la ripresa economica. …

Ciò che accomuna Obama, Immelt, Daley e Gene Sperling, nominato al posto di Larry Summers come capo dei consiglieri economici, è la convinzione che per abbattere una disoccupazione che resta oltre la soglia del 9% bisogna esportare nei mercati dei paesi emergenti, deregolamentare a favore dei privati e stimolare ricerca e sviluppo, a cominciare da hi-tech ed energia. …

L’altro terreno di recupero di Obama è sulla politica estera: il 2011 è iniziato con la Casa Bianca all’offensiva sui diritti umani. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha pronunciato nell’arco di una settimana due discorsi, sul bisogno di riforme nel mondo arabo e sull’appello alla Cina per la liberazione di Liu Xiaobo. Questa accelerazione ha fatto scrivere all’accademico Fouad Ajami sul Wall Street Journal che “questa amministrazione parla la lingua di George W. Bush”. Obama ci ha messo del suo, incalzando l’ospite Hu Jintao sui diritti umani come mai prima era avvenuto in pubblico, e cavalcando il referendum in Sudan come un momento di svolta per le riforme politiche in Africa. Se a ciò aggiungiamo il pressante impegno di Washington per spingere il presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagdo a lasciare il potere dopo la sconfitta elettorale, e per sostenere le istanze pro-democratiche dei manifestanti in Tunisia, il quadro diventa ancora più chiaro. Si può concludere che siamo di fronte ad una brusca inversione di marcia rispetto alla realpolitik che nel 2009 aveva visto Obama scegliere il basso profilo sulla repressione in Tibet, e scrivere in segreto ad Ali Khamenei per suggerire rapporti diretti fra USA e Iran poco prima della rivolta dell’Onda Verde.

Per i leader repubblicani del Congresso ciò significa trovarsi di fronte ad un Obama centrista, capace di reagire alla strage di Tucson per vestire i panni di unificatore della nazione, respingendo le richieste dei liberal che puntavano invece a sfruttare l’attentato a Gabby Giffords in chiave anti-conservatrice. Senza contare che la scelta di ripristinare i processi militari per i rimanenti 174 sospetti terroristi detenuti nel carcere di Guantanamo è un premio alle posizioni della intelligence community che finora il ministro della Giustizia Eric Holder aveva dimostrato di non voler ascoltare.

È in tale cornice che Barack Obama si accinge a sfruttare il discorso sullo Stato dell’Unione per incalzare i Repubblicani sul loro terreno, sfidandoli a collaborare per “costruire il futuro della nazione”. Finora il Grand Old Party ha perseguito una strategia opposta, puntando sulla repulsione della riforma della sanità per schiacciare Obama sulle politiche liberal perseguite nella prima metà del mandato. Ma ora serve ben altro.

da: La rimonta di Obama | Aspenia online.


The Life and Death of President John Fitgerald F. KennedyYouTube – Il canale di HelmerReenberg

Caroline Kennedy è la madrina del nuovo archivio digitale della Kennedy Library che, a 50 anni dall’insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgerald, rivive completamente sul Web. Documenti storici, file audio, fotografie, perfino gli scarabocchi di Kennedy saranno messi progressivamente e gratuitamente online. Ma c’è di più: JFK in persona rivive grazie a Twitter, con una serie di Tweet dal passato che mostra il lato umano del presidente USA

vai a:


Riforma sanitaria Usa: i repubblicani provano ad abrogarla « Politica Americana

Il 7 gennaio 2010, la nuova Camera dei Rappresentanti USA, ora a maggioranza repubblicana ha messo all’ordine del giorno per il prossimo 12 gennaio il voto per abrogare la storica riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama.  Il partito repubblicano aveva promesso che se avesse raggiunto la maggioranza al Congresso avrebbe immediatamente cancellato la riforma  “socialista” che Obama avrebbe imposto, secondo la destra conservatrice, agli americani.  Il nuovo presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, deputato dal 1991 dell’ottavo distretto dell’Ohio, ha potuto contare 236 voti contro 181 per mettere all’ordine del giorno l’abrogazione della riforma.

I democratici accusano i repubblicani di fare gli interessi delle grandi compagnie assicurative, specialmente per quanto riguarda il divieto, previsto dall’attuale legge, di negare la copertura assicurativa a chi abbia patologie preesistenti.  I repubblicani controbattono che non sono contrari ad una riforma sanitaria condivisa, ma che non accettano quella “imposta” da Obama lo scorso marzo, quando alla Camera la legge passò con soli 5 voti di scarto, con 219 democratici che votarono a favore della riforma e una minoranza composta da 178 repubblicani e da 34 democratici di destra che votarono contro.

La revoca della riforma sanitaria, tuttavia, potrebbe non avere alcun successo se i democratici, che hanno la maggioranza al Senato, riescono a rimanere uniti.  Uno dei maggiori problemi del  partito di Obama rimane l’ingovernabile eterogeneità della sua composizione ideologica, con la forzata convivenza di liberal di sinistra del New England con conservatori dell’ultra destra sudista.

da: Riforma sanitaria Usa: i repubblicani provano ad abrogarla « Politica Americana.


Gavino Maciocco, Piero Salvadori e Paolo Tedeschi Le sfide della sanità americana La riforma di Obama, Pensiero Scientifico Editore

 

cover Gavino Maciocco, Piero Salvadori e Paolo Tedeschi
Le sfide della sanità americana
La riforma di Obama. Le innovazioni di Kaiser Permanente

Il sistema sanitario americano cambia: l’esperienza di Kaiser Permanente e la determinazione della nuova Presidenza convergono per restituire ai cittadini un diritto tanto elementare quanto essenziale.

ISBN: 978-88-490-0326-0 - Pagine: 180

Prezzo di copertina: € 14,00 - Prezzo scontato: € 11,20

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LA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA, Mercoledì 21 aprile ore 18,30, Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino

Mercoledì 21 aprile ore 18,30

Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino

Centro Interuniversitario di Studi Americani ed Euro-Americani “Piero Bairati”

presentano: Il destino di una Presidenza

LA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA

Intervengono: Maurizio Vaudagna (Università del Piemonte Orientale), Prima di Obama: storia del Welfare State in America

Antonio Soggia (Università di Torino), La riforma sanitaria: iter, contenuto e significato della nuova legge

Giangiacomo Migone (Università di Torino), La riforma sanitaria nel contesto della presidenza Obama

Coordina: Francesca Sforza (Caporedattore Esteri – La Stampa)

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Health Reform, One Week Later | The White House

Health Reform, One Week Later

Today, President Obama spoke to an audience in Maine to discuss how health reform will benefit individuals, families, and small business owners, making good on the promise he made during his last visit “that our government would once again be responsive to the needs and aspirations of working families, of America’s middle class.”

He talked about the misinformation that has been spread by opponents of the bill, including House Minority Leader John Boehner’s labeling of health reform as “Armageddon.” The President said:

After I signed the bill, I looked around.  I looked up at the sky to see if asteroids were coming.  I looked at the ground to see if cracks had opened up in the earth.  You know what, it turned out it was a pretty nice day.  Birds were still chirping.  Folks were strolling down the street.  Nobody had lost their doctor.  Nobody had pulled the plug on Granny.  Nobody was being dragged away to be forced into some government-run health care plan. 

The President also referred to the polls and headlines stating that the nation is still divided on health care reform, replying, “It’s only been a week.  Can you imagine if some of these reporters were working on a farm?  You planted some seeds, and they came out the next day, and they looked, and nothing’s happened!”

He said that several major components of health reform will not be available until 2014, but that there’s plenty going into effect this year – benefits for small businesses being a good example. The President explained that Bill Milliken, a small business owner in Portland, can now qualify for tax credits that make it easier for him to provide his employees with health insurance.

Starting now, small business owners like Bill will have the security of knowing that they can qualify for a tax credit that covers up to 35 percent, over a third of what they pay for their employees’ health insurance.  And starting now -starting now, small business owners that provide health care for their workers can sit down at the end of the week, they can look at their expenses, and they can begin calculating how much money they’re going to save.  And for small business owners who don’t currently provide health insurance, they’re going to be able to factor in this new benefit when they’re deciding to do so. 

Now, it won’t solve all our problems, but it means that employees that work for Bill have a better chance of keeping their health care or getting health care.  And if they’re already getting health care, it means Bill has got some extra money.  That means he might hire that extra worker, right? 

So this health care tax credit is pro-jobs, it’s pro-business, and it starts this year.
 

President Obama in Portland, Maine

Health Reform, One Week Later | The White House

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Ettore Jorio, Barack H. Obama ce l’ha fatta: la riforma sanitaria è legge


Barack H. Obama ce l’ha fatta: la riforma sanitaria è legge

Ettore Jorio (23-03-2010)

vai a: http://www.federalismi.it/ApplMostraDoc.cfm?Artid=15861

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La riforma sanitaria di Obama guarda all’Europa: U.S.A.: La fine della grande anomalia, di E. Balboni, in Foum di Quaderni Costituzionali

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USA: 219 voti favorevoli contro 212, la riforma sanitaria passa alla Camera, Newsletter n. 1544 del mercoledì 24 marzo 2010

USA: 219 voti favorevoli contro 212, la riforma sanitaria passa alla Camera. Per il presidente Barack Obama si tratta di una vittoria chiave. Il Sole 24 ore” fornisce una sintesi  del contenuto della legge sulla riforma della Sanità, il testo è identico a quello già votato dal Senato.

1.            La legge rende accessibile una copertura assicurativa al 94% (il 95% con l’emendamento) dei cittadini non anziani, espandendo il servizio Medicaid e offrendo dei benefici fiscali senza i quali molte persone troverebbero difficile permettersi un’assicurazione.
2.            È di fatto obbligatorio acquistare una copertura sanitaria individuale, pena una multa di 750 dollari oppure – se la cifra dovesse risultare maggiore – del 2% dei redditi entro il 2016 (695 dollari e il 2,5%, con l’emendamento).
3.            Il testo del Senato non lo include, ma richiede alle aziende con 50 o più impiegati di contribuire alla spesa se questa è a carico dei contribuenti. L’emendamento prevede per le stesse imprese una tassa annuale di 2mila dollari, ma applicabile solo a partire dal 30simo impiegato.
4.            Obama ha approvato un executive order che di fatto mantiene lo status quo – niente fondi federali se non in casi estremi – nonostante la legge preveda la possibilità di ricorrere alle assicurazioni per le interruzioni di gravidanza, pagandole tuttavia come un servizio a parte rispetto alla normale copertura.
5.            La copertura finanziaria alla legge è assicurata dai tagli al programma Medicare (il vecchio programma di assistenza sanitaria agli anziani ndr.) e a nuove tasse, comprese quella sulle coperture assicurative che superano i 23mila dollari per una famiglia di quattro persone, nonché le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno. L’emendamento ridefinisce l’impatto fiscale ma prevede anche una tassa sugli investimenti del 3,5% sempre per le coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno.
6.            Il servizio per i cittadini indigenti verrebbe ampliato fino a coprire chiunque guadagni meno del 133% della soglia di povertà a livello federale (circa 29mila dollari l’anno per una famiglia di quattro persone). L’emendamento viene incontro alle esigenze dei governi statali aumentando il contributo federale alla copertura dei costi. 
Il link sul sito della Casa Bianca:
http://www.whitehouse.gov/health-care-meeting/proposal
What’s New
Improving Affordability and Accountability
Cracking Down on Waste, Fraud and Abuse
Ensuring Fiscal Sustainability
Other Policy Improvements
Title I. Quality, Affordable Health Care for All Americans
Title II. The Role of Public Programs
Title III. Improving the Quality and Efficiency of Health Care
Title IV. Prevention of Chronic Disease and Improving Public Health
Title V. Health Care Workforce
Title VI. Transparency and Program Integrity
Title VII. Improving Access to Innovative Medical Therapies
Title VIII. Community Living Assistance Services and Supports Act (CLASS Act)
Title IX. Revenue Provisions
Title X. Reauthorization of the Indian Health Care Improvement Act
La Propuesta del Presidente
 
(red/24.03.10)

Newsletter n. 1544 del mercoledì 24 marzo 2010

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La riforma sanitaria è legge  Obama vince la sua battaglia  – Il Sole 24 ORE

219 voti favorevoli contro 212, un vantaggio minimo, ma che vale una pagina di storia: dopo una maratona interminabile, dopo mille polemiche, ritardi e colpi di scena, la Camera, sotto la guida inflessibile di Nancy Pelosi, ha finalmente passato nella notte di ieri la riforma sanitaria in America. Per il presidente Barack Obama si tratta di una vittoria chiave: dà finalmente concretezza alla sua visione di cambiamento con cui si è aggiudicato la Casa Bianca nel 2008. E pur fra molte difficoltà, rilancerà la sua leadership.

«Dopo quasi cento anni di parole e di frustrazioni, dopo dieci anni di tentativi e un anno di battaglie, il Congresso degli Stati Uniti ha dichiarato che i lavoratori americani, le famiglie e le piccole imprese avranno una sicurezza: né malattie né incidenti metteranno a rischio i sogni cui hanno dedicato una vita» Obama ha ricordato che questa vittoria è venuta contro coloro che fino all’ultimo non ci credevano, contro gli interessi speciali e contro le lobby: «Siamo al di sopra della politica, siamo al di là della paura e siamo ancora in grado di lavorare per la gente: oggi è il momento del cambiamento».

Non ci si è arrivati facilmente. Fino all’ultimo i repubblicani hanno cercato di ostacolare la proposta di legge con mozioni apparentemente inutili ma pericolosissime. Poi, improvvisamente, dopo un accordo fra la Casa Bianca e gli antiabortisti democratici, la maggioranza si è coagulata. E al momento del voto la soglia dei 216 voti è stata superata agevolmente alle 10.45 della sera ora di Washington, il voto chiave per avere la maggioranza, è stato annunciato dal contatore elettronico. L’aula, divisa, caratterizzata fino a pochi minuti prima da un confronto teso coi repubblicani su certe normative procedurali, è esplosa in un’ovazione: «Yes we can», hanno urlato i deputati democratici. Alla fine della conta, i voti favorevoli erano 219 voti i contrari 212. Questi ultimi da attribuire ai 178 deputati repubblicani e a 34 democratici. Per la prima volta nella storia americana, per un progetto di legge fondamentale come quello sanitario non si è riusciti ad avere una maggioranza bipartitica.

«Non è stata colpa nostra – ha subito chiarito il deputato della California Henry Waxma – il presidente ha teso la mano e i repubblicani l’hanno respinta». Poco dopo la Camera ha anche approvato gli emendamenti che saranno inviati al Senato. Ma è stato solo in quel preciso momento, quando il passaggio del progetto di riforma è diventato irrevocabile che Nancy Pelosi, il Presidente della Camera ha battuto il grande martello dal podio, lo stesso che fu usato per la riforma del Medicare negli anni Sessanta e ha annunciato raggiante: «La legge è passata».

Ma al di là delle procedure, dei numeri, delle battaglie, dei colpi di scena, dopo il voto resta una verità inconfutabile: l’America avrà un’assicurazione sanitaria per 32 milioni di americani che oggi non sono coperti. Bambini con malattie congenite che non potevano essere assicurati avranno le cure adatte. Lavoratori che rischiavano di perdere l’assicurazione medica cambiando posto non correranno più quel rischio. Questo per dire che la riforma ha un respiro molto più vasto del semplice allargamento di una base di assicurati, ma toccherà letteralmente tutti gli americani.

Un colossale meccanismo di riorganizzazione di metodi, priorità, garanzie sanitarie si metterà in moto già nei prossimi giorni. E non ci sarà comparto dell’economia che non venga toccato da questa riforma. Il pacchetto vale 940 miliardi di dollari in dieci anni. Consentirà di tagliare 138 miliardi di dollari dal disavanzo pubblico, rivoluzionerà i metodi assistenziali degli ospedali e dalle assicurazioni. Ma taglierà anche 500 miliardi di dollari dal Medicare, il programma di assistenza per gli anziani.

In 13 mesi alla Casa Bianca Obama ha raggiunto un risultato impossibile per molti presidenti prima di lui. Gli restano sette mesi prima delle elezioni di novembre di metà mandato per convincere la maggioraza degli americani ancora sospettosa, poco convinta e persino peroccupata da questo nuovo piano, che era la cosa giusta da fare. Di più, Obama ha vinto là dove altri presidenti importanti avevano perso. Bill Clinton ci provò nel 1994, ma anche Roosevelt, Truman e persino Teddy Roosevelt, si erano fatti sotto per provare a passare una legge sanitaria nazionale. In quasi cento anni di lotte archiviate sotto gli attacchi dell’opposizione repubblicana e delle potentissime lobby farmaceutiche e assicurative. George W. Bush fallì un’altra riforma sociale importante, quella per le pensioni.

«Ora pensiamo al dopo» ha detto Obama raggiante quando, intorno a mezzanotte, è apparso nella East Room della Casa Bianca, subito dopo l’ultimo voto alla Camera, quello per adottare gli emendamenti. Ora il pacchetto tornerà al Senato, ma la vittoria è scontata: avendo seguito una formula di riconciliazione che ha prima adottato la versione del Senato e poi approvato alcuni emendamenti, per vincere ci vorrà soltanto la maggioranza semplice. E il dopo non significa soltanto la riforma del sistema finanziario, che sarà discussa a giorni dalla commissione guidata da Christopher Dodd.

  CONTINUA ...»

La riforma sanitaria è legge  Obama vince la sua battaglia  – Il Sole 24 ORE

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Putting Americans In Control of Their Health Care | The White House


Ti bastano pochi minuti per scoprire che cosa la riforma dell’assicurazione malattia significa per voi e la vostra famiglia.

Per iniziare, selezionare quale si descrive la situazione:

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Reform Begins | The White House

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Obama firma la legge sulla riforma della sanita’ – Mondo – ANSA.it

Il presidente Barack Obama, proclamando la ”nascita di una nuova stagione in America” e dedicando il successo alla madre morta litigando fino all’ultimo con le assicurazioni, ha firmato oggi alla Casa Bianca, in un clima di emozione ed entusiasmo, la storica riforma che garantisce la copertura sanitaria a quasi tutti gli americani. Ma i repubblicani, decisi a dare battaglia, hanno gia’ avviato azioni legali in numerosi stati per far dichiarare non costituzionale la misura. ”Dopo quasi un secolo di tentativi, dopo oltre un anno di dibattito, la riforma sanitaria diventa oggi legge negli Stati Uniti – ha detto Obama parlando nella East Room durante la cerimonia della firma – E’ una legge storica che avvia riforme per cui si sono battute generazioni e generazioni di americani”. Obama aveva invitato all’evento, il maggior successo del presidente Usa in 14 mesi alla Casa Bianca, tutti i membri democratici del Congresso che hanno votato per la riforma. I parlamentari, quasi tutti dotati di macchina fotografica per documentare la memorabile occasione, hanno accolto Obama nel salone con il grido elettorale ‘Fired Up! Ready to Go’. In prima fila c’erano i leader democratici del Congresso Nancy Pelosi e Harry Reid, nonche’ Vicki Kennedy, la vedova del senatore Ted Kennedy che aveva fatto della riforma la causa della sua vita. C’erano anche Caroline Kennedy, nipote del senatore e figlia di John Kennedy, e il deputato Patrick Kennedy che aveva portato in dono a Obama una copia della proposta di riforma sanitaria presentata dal padre Ted nel 1970. Al momento della firma della legge, fatta usando venti penne diverse che diventeranno cimeli storici, Obama ha chiamato sul palco anche diversi personaggi simbolo delle ingiustizie del sistema attuale, compreso l’undicenne afroamericano Marcelas Owens diventato un portavoce della battaglia dopo che la madre e’ morta, per una malattia polmonare curabile, perche’ non poteva permettersi l’assicurazione medica. Il presidente Obama, aggiungendo un momento di emozione personale alla cerimonia, ha detto di voler firmare la legge ”anche a nome di mia madre, che ha dovuto combattere con le compagnie di assicurazioni anche negli ultimi giorni della sua vita mentre stava morendo di cancro”. Le celebrazioni si sono spostate dalla Casa Bianca ad un teatro del Ministero degli Interni dove Obama ha ringraziato oltre 600 persone che hanno lavorato per oltre un anno per giungere alla storica riforma che estende al 95 per cento degli americani la copertura sanitaria. Dopo la giornata di celebrazione Obama comincera’ fin da questa settimana la seconda fase della battaglia: il presidente deve adesso ‘vendere’ la riforma agli americani che sembrano essere ancora perplessi e confusi sulla reale portata della nuova legge. Un sondaggio odierno della CBS mostra che solo il 29 per cento degli americani ritiene che la riforma migliorera’ il sistema, il 34 per cento pensa che le cose andranno peggio mentre il resto e’ indeciso. La campagna promozionale comincera’ per Obama fin da giovedi’ con un discorso ad Iowa City, un luogo doppiamente simbolico: in questa citta’ Obama annuncio’ nel maggio 2007, da candidato, il suo piano di riforma sanitaria. E dall’Iowa partono tutte le campagne elettorali. I repubblicani, compatti nella opposizione alla riforma, hanno giurato di farla pagare, nelle elezioni di midterm del novembre prossimo, ai deputati democratici che hanno votato a favore della legge. Inoltre gia’ 13 stati hanno avviato azioni legali nei tribunali federali per far dichiarare non costituzionale la riforma. Ma Obama ha detto di essere tranquillo: le azioni legali saranno sconfitte. E i deputati democratici saranno protetti da un semplice fatto: gli americani scopriranno, nei mesi a venire, i benefici pratici della storica riforma, la piu’ importante in campo sociale dagli anni ’60. Un notevole successo per Barack Obama.

Obama firma la legge sulla riforma della sanita’ – Mondo – ANSA.it

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Irene Tinagli, Il recupero dell’identità americana – LASTAMPA.it

L’obiettivo di Obama non è, come gridano allarmati alcuni repubblicani, quello di fare un’America socialista ed egualitaria, ma di farla tornare ad essere una terra di opportunità per tutti, un Paese in cui il sogno americano torni ad essere possibile. Perché negli ultimi quindici anni l’America ha fatto, sì, un grande balzo in avanti, cavalcando la straordinaria rivoluzione tecnologica e scientifica partita negli Anni Ottanta, e riuscendo ad attrarre, motivare e premiare i talenti più brillanti da ogni angolo del mondo. Ma in questa enorme rincorsa ne ha lasciati moltissimi indietro. Tanti, troppi.I 46 milioni di cittadini senza assicurazione medica con cui l’America si trova a fare i conti oggi (una cifra spaventosa pari quasi al 15% dell’intera popolazione) non sono vagabondi, alcolizzati o incapaci; sono per lo più cittadini normali, con un lavoro e una famiglia. Secondo un rapporto rilasciato l’anno scorso dalla Kaiser Family Foundation, il 70% dei non assicurati vive in famiglie in cui almeno un componente ha un lavoro full time. E, dato ancora più sconcertante, il 40% dei non assicurati sono ragazzi tra i 19 e i 29 anni.Se questi giovani non hanno neppure i soldi per badare alla loro salute, come potranno avere le risorse necessarie per istruirsi e costruirsi un futuro?

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Il recupero dell’identità americana – LASTAMPA.it

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La riforma sanitaria è fatta. Obama ringrazia Nancy Pelosi. « Politica Americana

E’ indubbiamente vero che Barack Obama è il primo presidente americano che è riuscito a portare a compimento una riforma del sistema sanitario di ampio respiro. E’ riuscito dove Bill Clinton non è riuscito. Ed è stato capace di non mollare, dinnanzi a tutti gli ostacoli che si sono interposti fra lo stato delle cose e la sua visione di emancipare 32 milioni di americani, non coperti da alcuna assicurazione sanitaria.Obama ha vinto, di nuovo, e ora lo slogan è ancora una volta passato da “yes, we can” a “yes, we did it”, così come accadde nel novembre 2008, quando ha vinto le elezioni presidenziali.

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La riforma sanitaria è fatta. Obama ringrazia Nancy Pelosi. « Politica Americana

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Senato degli Stati Uniti

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United States House of Representatives, Camera dei Rappresentanti

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SANITA’ USA: I PUNTI CHIAVE DELL’”OBAMACARE”, in AGI News

La riforma sanitaria di Barack
Obama e' stata approvata dalla Camera dei rappresentanti con un
testo che ricalca quello votato dal Senato. Gli emendamenti
approvati dai deputati saranno oggetto in settimana di un nuovo
voto del Senato per il quale sara' sufficiente la maggioranza
semplice grazie al meccanismo della "riconciliazione". Poi il
testo andra' alla firma del presidente. Questi i punti chiavi
del nuovo sistema sanitario, gia' ribattezzato "Obamacare":
CHI SARA' ASSICURATO - La copertura assicurativa viene
estesa ad altre 32 milioni di persone e diventa accessibile al
94% (il 95% con l'emendamento) dei cittadini non anziani,
grazie all'espansione del servizio Medicaid e ai benefici
fiscali offerti a chi ha un reddito entro il 400% della soglia
di poverta'. I giovani fino a 26 anni potranno restare sotto la
mutua dei genitori.
 
FINANZIAMENTO - La copertura finanziaria e' garantita
dai tagli al programma Medicare e ad alcune nuove tasse che
riguarderanno le coppie con un reddito superiore ai 250mila
dollari l'anno.
OBBLIGO INDIVIDUALE - Per ogni cittadino c'e' l'obbligo
di acquistare una copertura sanitaria individuale. Chi non lo
fa rischia una multa di 750 dollari o pari al 2% dei redditi
entro il 2016 (695 dollari e il 2,5%, con l'emendamento).
OBBLIGO PER I DATORI DI LAVORO - Il testo del Senato
richiede solo alle aziende con 50 o piu' impiegati di
contribuire alla spesa per l'assicurazione, se e' a carico dei
dipendenti. L'emendamento prevede invece per le stesse imprese
una multa di 2mila dollari per ogni dipendente non assicurato,
ma applicabile solo a partire dal trentesimo.
ASSICURAZIONI - Non potranno piu' negare una polizza a
chi abbia patologie croniche o revocarla arbitrariamente a chi
si ammali.
ABORTO - Il decreto approvato da Obama conferma che
puo' essere finanziato con fondi federali solo in casi estremi.
 
La legge prevede la possibilita' che sia pagato dalle
assicurazioni, ma come servizio a parte rispetto alla normale
copertura.
MEDICAID - Viene ampliato il servizio per i cittadini
indigenti fino a coprire chiunque guadagni meno del 133% della
soglia di poverta' (29mila dollari l'anno per una famiglia di
quattro persone). Aumenta il contributo federale ai singoli
Stati per la copertura dei costi. (AGI)

AGI News On – SANITA’ USA: I PUNTI CHIAVE DELL’”OBAMACARE”

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La riforma sanitaria negli USA, nota a cura di Morena Piccinini e Stefano Cecconi, Cgil nazionale

La riforma sanitaria negli USA

La riforma sanitaria, voluta dal Presidente Barack Obama e finalmente approvata, rappresenta una svolta epocale per gli Stati Uniti. Le votazioni di ieri notte alla Camera e quelle previste nei prossimi giorni al Senato sono davvero storiche, perché per mezzo secolo si era tentato inutilmente di riformare il sistema sanitario americano.

La riforma estenderà l’assistenza sanitaria a 32 milioni di cittadini oggi esclusi, ampliando la copertura dei programmi di salute pubblica e grazie ai sussidi alle famiglie che non possono acquistare polizze assicurative private; le compagnie assicurative non potranno più rifiutare persone con malattie congenite o revocare le polizze a chi poi si ammala. Il 95% dei cittadini americani disporrà così di una copertura sanitaria. I costi della riforma sono finanziati regolando le compagnie assicurative e con tasse per i redditi più alti. Ma soprattutto sono previsti benefici per il bilancio statale proprio grazie all’ampliamento della copertura sanitaria pubblica, che funzionerà da calmiere. Oggi infatti, paradossalmente, la spesa sanitaria complessiva USA è la più alta del mondo (il 15,3% del Pil: quasi il doppio della media Ocse e dell’Italia), perché “trascinata” dalla spesa privata.

La riforma ha incontrato fortissime resistenze ed è stata il frutto di un non facile compromesso. Tuttavia non c’è dubbio che oggi la sanità USA diventa più pubblica e un po’ più vicina al modello universalista europeo e italiano.

Anche se non bisogna dimenticare che in Italia la salute e le cure come diritti universali sono una conquista recente, ottenuta con la Legge 833 solo nel 1978. Fino ad allora i cittadini italiani avevano diritti diseguali, a seconda della mutua alla quale erano iscritti; e più di tre milioni di poveri avevano accesso solo alla pubblica beneficenza. Con un sistema mutualistico che, oltre a funzionare male, aveva accumulato un debito colossale.

Per questo è davvero improponibile la ricetta del Libro Bianco del Governo italiano sul welfare, che ipotizza un ritorno al passato, tagliando il pilastro sanitario pubblico a favore di un pilastro privato. Certo non possiamo limitarci a difendere il servizio sanitario nazionale, bisogna migliorarlo e riqualificarlo, soprattutto in alcune aree del paese, imparando dall’esperienza delle regioni più virtuose. Solo così resterà un modello cui ispirarsi, rispettoso dei principi e degli obiettivi che la nostra Costituzione, in modo lungimirante, ha stabilito per garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini.

Morena Piccinini                             Stefano Cecconi

Segretaria nazionale CGIL                   Responsabile Politiche della Salute CGIL nazionale

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Sanità Usa, la svolta di Obama ecco i contenuti della legge – Repubblica.it

vai a: Sanità Usa, la svolta di Obama ecco i contenuti della legge – Repubblica.it.


Workshop “Sistema sanitario italiano e statunitense a confronto”, organizzato dal Laboratorio Management e Sanità della Scuola Sant’Anna, Giovedì 18 Marzo 2010 presso l’Aula Magna della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Giovedì 18 Marzo 2010 presso l’Aula Magna della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si svolgerà il Workshop “Sistema sanitario italiano e statunitense a confronto”, organizzato dal Laboratorio Management e Sanità della Scuola Sant’Anna.

L’evento si aprirà con il saluto di benvenuto del Console Generale degli Stati Uniti, Mrs. Mary Ellen Countryman, e del Direttore della Scuola Sant’Anna,  prof.ssa Maria Chiara Carrozza.

Al workshop interverranno il prof. Michael Sparer della Columbia University di New York, il quale illustrerà le principali caratteristiche del sistema sanitario statunitense, e il dott. Filippo Palumbo, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria – Ministero della Salute, il quale descriverà gli aspetti principali del sistema sanitario italiano.

Seguirà una tavola rotonda con l’intervento di diversi esperti del settore sanitario.


Si richiede conferma della partecipazione all’evento inviando una mail ai seguenti indirizzi:


Dott.ssa Elena Andrenacci (e.andrenacci@sssup.it – tel. 050/883891) 
Dott.ssa Antonella Cacace (a.cacace@sssup.it – tel 050/883867)
Dott.ssa Manuela Dal Poggetto (m.dalpoggetto@sssup.it – tel 050 883859)

 

 PROGRAMMA

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Testo del discorso di Obama per la cura della salute di riforma, 3 marzo 2010, tratto da John Aravosis (fatto tradurre da Google Trannslate)


Testo del discorso di Obama per la cura della salute di riforma

in http://www.americablog.com/2010/03/text-of-obamas-health-care-reform.html

Commento del presidente Barack Obama su Health Insurance Reform
Mercoledì, 3 Marzo 2010
Washington, DC

Buon pomeriggio. Abbiamo iniziato la nostra spinta per la riforma dell’assicurazione malattia nel marzo scorso con i medici e gli infermieri che conoscono il sistema migliore, ed è quindi propizia per essere raggiunto da tutti voi come portiamo questo viaggio al termine.

Giovedi scorso, ho trascorso sette ore in un vertice in cui democratici e repubblicani impegnati in una discussione pubblica e di merito circa l’assistenza sanitaria. Questo incontro capped un dibattito che è iniziato con un vertice analogo quasi un anno fa. Da allora, ogni idea è stata messa sul tavolo. Ogni argomento è stato fatto. Tutto ciò che c’è da dire sulla sanità è stato detto e quasi tutti hanno detto. Quindi ora è il momento di prendere una decisione a proposito di come finalmente la riforma sanitaria in modo che funzioni, non solo per le compagnie di assicurazione, ma l’America per le famiglie e le imprese.

Nei casi in cui entrambe le parti dicono d’accordo è che lo status quo non è lavorare per il popolo americano.L’assicurazione sanitaria è sempre più costoso di giorno in giorno. Le famiglie non possono permetterselo. Le imprese non possono permetterselo. Il governo federale non può permetterselo. Le piccole imprese e gli individui che non ottenere una copertura sul luogo di lavoro sono compressi in modo particolarmente duro. Liberamente e le compagnie di assicurazione sanitaria razione in base a chi è malato e chi è sano, chi può pagare e chi non può.

Democratici e repubblicani concordano sul fatto che questo è un problema serio per l’America. E siamo d’accordo che se non facciamo nulla – se gettiamo le nostre mani e piedi – si tratta di un problema che non potrà che peggiorare. Sempre più americani perderanno la loro famiglia di assicurazione sanitaria se cambiare posto di lavoro o di perdere il lavoro. Più le piccole imprese saranno costrette a scegliere tra assistenza sanitaria e di assunzione. Altre compagnie di assicurazione potrà negare la copertura di persone che hanno condizioni preesistenti, o la copertura persone abbandonano quando si ammalano e hanno più bisogno.E il crescente costo del Medicare e Medicaid affonderà il nostro governo sempre più nei debiti. Su tutto ciò siamo d’accordo.

Quindi la domanda è: cosa dobbiamo fare?

Su un’estremità dello spettro, ci sono alcuni che hanno suggerito la demolizione il nostro sistema di assicurazione privata e la sua sostituzione con il governo conduzione di assistenza sanitaria. Anche se molti altri paesi hanno un tale sistema, in America non sarebbe né pratico né realistico.

All’altra estremità dello spettro, ci sono quelli, tra cui maggior parte dei repubblicani al Congresso, che credono che la risposta è quella di allentare regolamenti sul settore assicurativo – che si tratti di protezione dei consumatori dello Stato o di norme minime per il tipo di assicurazione possono vendere. Non sono d’accordo con questa impostazione. Sono preoccupato che ciò possa dare solo il settore assicurativo, anche più libero sfogo ad aumentare i premi e negare l’assistenza.

Non credo che dovremmo dare ai burocrati governativi o burocrati compagnia di assicurazioni un maggiore controllo sulla assistenza sanitaria in America. Credo che sia tempo di dare al popolo americano un maggiore controllo sulle loro propria assicurazione sanitaria. Non credo che possiamo permetterci di lasciare la vita e le decisioni circa la morte di assistenza sanitaria alla discrezionalità dei dirigenti di imprese di assicurazione da soli. Io credo che i medici e gli infermieri come quelli in questa stanza dovrebbe essere libero di decidere cosa è meglio per i loro pazienti.

La proposta che ho presentato americani dà maggiore controllo sulla loro assistenza sanitaria da società holding di assicurazione più responsabili. Esso si basa sul sistema attuale, dove la maggior parte americani ottenere la loro assicurazione sanitaria dai loro datori di lavoro. Se ti piace il vostro piano, è possibile mantenere il vostro piano. Se ti piace il suo medico, è possibile mantenere il vostro medico. Perché io posso dire che come il padre di due ragazze, non voglio alcun piano che interferisca con il rapporto tra una famiglia e il loro medico.

In sostanza, la mia proposta sarebbe cambiato tre cose su l’attuale sistema di assistenza sanitaria:

In primo luogo, sarebbe finito le peggiori pratiche delle compagnie di assicurazione. Non sarebbero stati in grado di negare la copertura a causa di una condizione preesistente. Non sarebbero stati in grado di eliminare la copertura perché si è ammalato. Non sarebbero stati in grado di forza di pagare somme illimitate di denaro di tasca propria. Non sarebbero stati in grado di arbitrariamente e massicciamente Aumento dei premi, come Anthem Blue Cross ha recentemente cercato di fare in California. Tali pratiche sarebbe finita.

In secondo luogo, la mia proposta sarebbe di offrire ai singoli assicurati e piccoli imprenditori lo stesso tipo di scelta di un’assicurazione sanitaria privata che i membri del Congresso ottenere per se stessi. Perché se è abbastanza buono per i membri del Congresso, è abbastanza buono per le persone che pagano i loro stipendi. La ragione per i dipendenti federali ottenere un buon affare per l’assicurazione sanitaria è che tutti noi di partecipare in un mercato assicurativo in cui le imprese di assicurazione danno tassi di meglio e di copertura, perché diamo loro clienti. Questo è un idea che molti repubblicani hanno abbracciato in passato. E la mia proposta dice che se ancora non possono permettersi l’assicurazione in questo nuovo mercato, vi offriremo crediti d’imposta a farlo – crediti d’imposta che sommano la tassa più grande ceto medio taglio per l’assistenza sanitaria nella storia. Dopo tutto, il più ricco tra di noi si può già acquistare l’assicurazione migliore che ci sia, e il meno abbienti sono in grado di ottenere una copertura attraverso Medicaid. Ma è il ceto medio che viene spremuto, e questo è che dobbiamo aiutare.

Ora, è vero che tutto questo avrà un costo del denaro – circa 100 miliardi di dollari l’anno. Ma la maggior parte di questo deriva dal quasi 2 trilioni all’anno che l’America già spende per l’assistenza sanitaria. È solo che adesso, un sacco di quel denaro è stato sprecato o speso male. Con questo piano, stiamo andando a verificare che i dollari che spendiamo andare verso l’assicurazione più conveniente e più sicuro. Stiamo anche andando ad eliminare le sovvenzioni dei contribuenti uno spreco che attualmente vanno per l’assicurazione e le aziende farmaceutiche, di una nuova tassa sulle compagnie di assicurazioni che si distinguono per avere, come milioni di americani sono in grado di acquistare l’assicurazione, e assicurarsi che i più ricchi americani pagano la loro quota equa di Medicare.

La linea di fondo è, la nostra proposta è pagato. E tutti i nuovi capitali generati in questo piano sarebbe tornato per le piccole imprese e le famiglie della classe media che non possono permettersi l’assicurazione sanitaria.Sarebbe più bassi prezzi dei farmaci di prescrizione per gli anziani. E sarebbe aiutare a formare nuovi medici e infermieri per fornire assistenza per le famiglie americane.

Infine, la mia proposta sarebbe ridurre i costi di assistenza sanitaria per milioni di persone – famiglie, imprese, e il governo federale. Ora abbiamo ripreso la maggior parte delle idee gravi da tutti gli schieramenti politici a proposito di come contenere i costi crescenti delle cure sanitarie – idee che vanno dopo che i rifiuti e gli abusi nel nostro sistema, soprattutto in programmi come Medicare. Ma facciamo questo, tutelando nel contempo i benefici Medicare, e di estendere la stabilità finanziaria del programma di quasi un decennio.

I nostri tagli dei costi specchio la maggior parte delle proposte contenute nel disegno di legge del Senato attuale, che riduce la maggior parte dei premi della gente e abbatte il nostro deficit fino al 1 mille miliardi dollari nei prossimi due decenni. E quelli che non sono i miei numeri – sono i risparmi determinati dal CBO, che è l’acronimo di Washington per la nonpartisan, arbitro indipendente del Congresso.

Quindi questa è la nostra proposta. Qui è dove abbiamo finito. E ‘un approccio che è stato discusso e cambiato e credo migliorato nel corso dell’ultimo anno. Esso incorpora le migliori idee da democratici e repubblicani – tra cui alcune delle idee che i repubblicani offerto durante il vertice di assistenza sanitaria, come i finanziamenti sovvenzioni statali in materia di riforma malpractice medica e contenimento dei rifiuti, le frodi e gli abusi nel sistema sanitario. La mia proposta si sbarazza anche di molte delle disposizioni che non ha avuto luogo in riforma del sistema sanitario – disposizioni che erano più di vincere singole votazioni in seno al Congresso di migliorare l’assistenza sanitaria per tutti gli americani.

Ora, nonostante tutto quello che siamo d’accordo e su tutte le idee repubblicane che abbiamo inserito, molti repubblicani al Congresso hanno solo un disaccordo fondamentale per stabilire se si debba avere il controllo più o meno delle imprese di assicurazione. E se si crede veramente che la regolamentazione meno porterebbe a una maggiore qualità, l’assicurazione sanitaria più conveniente, allora dovrebbero votare contro la proposta che ho presentato.

Alcuni ritengono anche che si dovrebbe invece adottare un approccio frammentario alla riforma sanitaria, in cui abbiamo appena armeggiare intorno ai bordi di questa sfida per i prossimi anni. Anche coloro che riconoscono il problema dei non assicurati dire che non possiamo permetterci di aiutarli – è per questo che la proposta repubblicana copre solo tre milioni di americani non assicurati, mentre si coprono oltre 31 milioni di euro. Ma il problema con questo approccio è che, se non tutti hanno accesso alla copertura a prezzi accessibili, non si può impedire alle imprese di assicurazione di negare la copertura sulla base di condizioni pre-esistenti, non si può limitare l’importo delle famiglie sono costrette a pagare di tasca propria e tu non fare nulla per il fatto che i contribuenti finiscono per sussidiare i non assicurati quando sono costretto ad andare al pronto soccorso per le cure. Il fatto è che la riforma sanitaria funziona solo se si prende cura di tutti questi problemi in una volta.

Sia durante che dopo summit della scorsa settimana, i Repubblicani del Congresso insistito sul fatto che l’unica accettabile sulla riforma del sistema sanitario è quello di ricominciare da capo. Ma le differenze dato a questi onesti e sostanziale tra le parti circa la necessità di regolamentare il settore assicurativo e la necessità di aiutare milioni di famiglie della classe media ottenere l’assicurazione, non vedo come un altro anno di negoziati sarebbe d’aiuto. Inoltre, le compagnie assicurative non sono ricominciare. Stanno continuando a raccogliere premi e negare la copertura mentre parliamo. Per noi a ricominciare ora potrebbe semplicemente portare a ritardo che potrebbe durare per un altro decennio o anche di più. Il popolo americano, e l’economia degli Stati Uniti, proprio non può aspettare così a lungo.

Quindi, non importa quale approccio si favore, credo che il Congresso degli Stati Uniti deve al popolo americano una votazione finale sulla riforma del sistema sanitario.Abbiamo discusso di questo problema a fondo, non solo per un anno, ma per decenni. La riforma è già passato alla Camera con una maggioranza. E ‘già passato al Senato con una maggioranza di voti sessanta. E ora si merita lo stesso tipo di up-o-down voto che è stato gettato sulla riforma del welfare, del Children’s Health Insurance Program, la copertura sanitaria COBRA per i disoccupati, ed entrambi i tagli fiscali di Bush – ognuno dei quali doveva passare il Congresso con niente di più di una maggioranza semplice.

Ho quindi chiesto ai leader in entrambe le Camere del Congresso di per finire il loro lavoro e pianificare il voto nelle prossime settimane. Da adesso fino ad allora, farò tutto quanto in mio potere per rendere la causa della riforma. Ed esorto ogni americano che vuole questa riforma a fare sentire la loro voce, come pure – ogni famiglia, ogni imprenditore, ogni paziente, ogni medico, ogni infermiere.

Questo è stato un dibattito lungo e straziante. Ha alimentato grandi passioni tra il popolo americano e dei loro rappresentanti. E questo perché l’assistenza sanitaria è una questione difficile. Si tratta di una questione complessa. Come tutti voi sapete per esperienza, l’assistenza sanitaria può essere letteralmente una questione di vita o di morte. Come risultato, si presta facilmente al demagogia e gamesmanship politici; false dichiarazioni e incomprensioni.

Ma non è una scusa per quelli di noi che erano stati mandati qui per condurre a solo a piedi. Non possiamo limitarci a rinunciare perché la politica è difficile. So che c’è un fascino, confinante con ossessione, nei media e in questa città di quello che passa la riforma dell’assicurazione malattia significherebbe per le prossime elezioni e quello dopo. Beh, lascio gli altri a vagliare la politica. Perché non è che cosa si tratta. Non è per questo che siamo qui.

Si tratta di una riforma che cosa significherebbe per la madre con il cancro al seno di cui la compagnia di assicurazione avranno finalmente a pagare per la sua chemioterapia. Si tratta di una riforma che cosa significherebbe per il piccolo imprenditore, che non saranno più costretti a scegliere tra l’assunzione dei lavoratori più o copertura offrendo ai dipendenti che ha.Si tratta di una riforma che cosa avrebbe significato per la famiglia della classe media, che sarà in grado di permettersi l’assicurazione sanitaria per la prima volta nella loro vita.

E questo è su ciò che la riforma vorrebbe dire per tutti quegli uomini e quelle donne che ho incontrato nel corso degli ultimi anni che hanno avuto il coraggio di condividere le loro storie. Quando abbiamo iniziato la nostra spinta per la riforma dello scorso anno, ho parlato di una giovane madre in Wisconsin nome Laura Klitzka [Kah Klitz]. Ha due figli piccoli. Pensava che aveva battuto il suo tumore al seno, ma poi scoperto che si sviluppa per le ossa. Lei e suo marito stavano lavorando – ed era di assicurazione – ma le loro spese mediche ancora sbarcati in debito. E ora si spende tempo a preoccuparsi di quel debito, quando tutto quello che vuole fare è passare del tempo con i suoi figli e concentrarsi sulla guarigione.

Questo non dovrebbe accadere negli Stati Uniti d’America. E non ha bisogno di. Alla fine, questo è ciò che questo dibattito è di circa – si tratta del tipo di paese vogliamo essere. Si tratta di milioni di vite che sarebbe toccato e, in alcuni casi, salvato da rendere l’assicurazione sanitaria privata più sicuro e più conveniente.

A destra ora gioco non è solo la nostra capacità di risolvere questo problema, ma la nostra capacità di risolvere qualsiasi problema. Il popolo americano vuole sapere se è ancora possibile per Washington a guardare fuori per i loro interessi e il loro futuro. Stanno aspettando per noi di agire. Che ci aspettano al piombo.E finché tengo questo ufficio, ho intenzione di prevedere che la leadership. Non so come questo gioca politicamente, ma so che è giusto. E quindi chiedo al Congresso di finire il suo lavoro, e non vedo l’ora di firmare questa riforma nel diritto. Grazie.

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Riforma sanitaria, Obama si gioca tutto « Politica Americana

Sono ancora 46 milioni gli americani che sono privi di assicurazione sanitaria. Il piano proposto da Obama darebbe l’assicurazione privata a quasi oltre trenta milioni di persone, costando 950 miliardi di dollari nel corso dei prossimi dieci anni, e dovrebbe, contribuire, attraverso una serie di misure correlate, a ridurre il deficit federale di cento miliardi. Il piano di Obama permetterebbe a piccoli imprenditori, aziende, e a persone senza alcuna copertura assicurativa, di comprare polizze in linea con i minimi requisiti federali, attraverso un sistema di “exchanges” (borse) controllate dai diversi Stati dell’Unione. Il piano di Obama esclude la creazione di un’assicurazione pubblica, cavallo di battaglia della sinistra liberal del Partito democratico, ma permetterebbe alle assicurazioni private di competere fra loro anche in Stati dove non hanno sede legale, che oggi non è sempre permesso, riprendendo un’idea proposta dall’avversario repubblicano di Obama durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2008, il senatore dell’Arizona, John McCain. Nella proposta di Obama, c’è spazio per aumentare le detrazioni fiscali per chi assicura l’intera famiglia, ci sono incentivi fiscali per le aziende, ma sono scomparse le multe per chi non si assicura.

L’INTERO ARTICOLO QUI: Riforma sanitaria, Obama si gioca tutto « Politica Americana.


Alice Kessler-Harris, Maurizio Vaudagna (edited by) Democracy and Social Rights 2009, 354 pagine

Alice Kessler-Harris, Maurizio Vaudagna (edited by)
Democracy and Social Rights in the
ISBN 978-88-95285-17-7
Anno di pubblicazione 2009, 354 pagine, 2500 Kb

“All history is contemporary history” famously said Italian philosopher Benedetto Croce
as he hinted at the present concerns and dreams that guide historians in focussing their
scholarly interests and selecting subjects of research. The history of social rights aptly
responds to Croce’s maxim. Different from earlier decades when the subject was mainly
treated by sociologists and political scientists, historians have entered the field in the last
twenty-five years. They have given much more attention to the twentieth-century development
of what is alternately called social provision, the welfare state, the social service
state, or the social rights of citizenship. An abundant crop of new books has appeared
in the historical literature, many of them written from a comparative or international
perspective.
Two trends best explain the new historical focus. On the one hand the blooming
of women’s history has generated interest in previously marginalized subjects such as the
perpetuation of family and community; the meaning of household work; the nature of
paid and unpaid “caring” duties; and the provision of services for the poor, the elderly,
children and the sick. Women’s historians have also fostered a debate over the role of the
state in relationship to these social issues. On the other hand the so called “crisis of the
welfare state” that emerged in the late seventies, has led historians to take a new look at
the political and economic sources of modern social rights. While, in different degrees,
these had been seen as givens for most Western industrial countries in the post-World-
War-II years, they are increasingly in jeopardy.
To find out why, social scientists, including historians, have turned to the past,
looking for the development of a sometimes contradictory, but definitely relevant, achievement
of the otherwise troubled twentieth century. Their search should lead to proposals
for how best to rethink the place and the nature of social rights in the context of new
demands for democratic participation. This book takes its place in that literature.
Institutionally this book is born out of the cooperation between the Department of
History of Columbia University and CISPEA, the consortium of Italian Americanist
historians at the Universities of Bologna, Florence, Triest and Eastern Piedmont.
The papers presented here are the products of a conference held in Vercelli and Torino
in the spring of 2008. That conference was the third in a series on the history of social
rights held in New York and Italy in 2006 and dealing first with the transatlantic welfare
states between democracy and totalitarianism and then with the history and the future
of social justice.
We are grateful to the sponsors and contributors that have supported our conferences: at
Columbia University we thank the Office of the Provost, the Department of History, the
Herbert H. Lehman Center for American History and the Italian Academy for Advanced
Studies in America; in Italy, in addition to CISPEA, the University of Eastern Piedmont
and its Department of Human Studies, and the “Piero Bairati” Center for American and
European-American Studies.
We are equally grateful to colleagues from many transatlantic countries for the
wide range of issues and nations that their essays have covered. The large scholarly terrain
considered in this book responds to the civic concern that is so visible in this area of
historical studies. At the same time we intend this publication as an intermediate step.
We hope that our joint efforts will continue to produce an enriching exchange of ideas
and continuing scholarly work. We dedicate this book to new cooperative efforts.

Indice del volume

Alice Kessler-HarrisMaurizio Vaudagna, Preface
Alice Kessler-Harris, Democracy, Liberty and Social Rights: An Introduction
Maurizio Vaudagna, Social Rights and Changing Definitions of Liberty: America, Europe and the Dictators
Ruth Lister, Poor Citizenship: Social Rights, Poverty and Democracy in the Late Twentieth and Early Twenty-First Centuries
Volker R. Berghahn, American Social Scientists and the European-American Dialogue on Social Rights, 1930-1970
Pat Thane, Women, Democracy and Social Rights in the Twentieth Century
Michael Freeden, Democracy and Paternalism: The Struggle Over Shaping British Liberal Welfare Thinking
Marco Mariano, The Liberal Dilemma. Social Rights, Civil Rights, and the Cold War in “Vital Center” Liberalism
Wilfried Loth, Social Rights and Democracy in European Catholic Thought
Robin Blackburn, Pension Rights and Pension Finance in the Ageing Society
Marcus Gräser, The German Welfare State and Its Transformation, 1900-1945
Bo Stråth, Social Rights and the Social State in Democratic Countries during the Interwar Years: The Case of Sweden
Gro Hagemann, The Value of Domestic Work: Economic Citizenship in Early Postwar Norway and Sweden
Danielle Tartakowsky, In the Name of Liberty: Foreign Influence on the French Popular Front
Axel R. Schäfer, The Liberal State and Conservative Social Policy: The Politics of Growth, Subsidiarity, and Moral Categorizing in the United States after 1945
Simone Cinotto, Italian Americans and Public Housing in New York, 1937-1941: Cultural Pluralism, Ethnic Maternalism, and the Welfare State
Béla Tomka, Social Security in Postwar East Central Europe
Chiara Giorgi, The Origins and Development of the Welfare State: Democracies and Totalitarianisms Compared

Prezzo Modalità di acquisto
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25.00 € versione a stampa apeiron
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“Tra le nuvole”: uno sguardo dall’alto sulle città americane

«L’anno scorso ho trascorso 322 giorni in viaggio. Ho volato 350mila miglia. La luna ne dista 250mila». Per descrivere il suo lavoro Ryan Bingham, alias George Clooney, snocciola cifre che impressionano e lasciano pensare che la maggior parte del suo tempo sia stato speso in aeroporto. Eppure, guardando le città d’America dall’alto, si ricava un’affascinante lezione sul significato dell’urbanità negli Usa di oggi.

«Tra le nuvole», l’ultimo film di Jason Reitman, parte dal non-luogo per eccellenza (l’aeroporto) per illustrare le contraddizioni delle città americane sullo sfondo della storia. Non è casuale che alle tradizionali visioni d’insieme date dagli skyline si sostituisca una ripresa dall’alto, con tanto di indicazione della città in cui atterra il “tagliatore di teste”, incaricato dalla sua impresa di licenziare per conto di altri. Vista da lassù una città vale l’altra e a trentacinquemila piedi di altitudine un paesaggio rassomiglia inevitabilmente a qualunque altro, ma è quello che si muove al suo interno che rivela le grandi diseguaglianze dell’America, evidenziate anche dalle città mostrate nel film.

Des Moines, Omaha, Wichita rappresentano centri urbani decisamente meno noti di grandi città come Los Angeles, New York o Chicago ma non è casuale la loro presenza in un film che parla dell’aspetto umano e sociale della crisi economica che stiamo vivendo. Nella narrazione esse diventano il simbolo dell’America più profonda, dove la congiuntura finanziaria mondiale si trasforma in licenziamenti di massa effettuati da professionisti esterni o addirittura, come suggerito dalla giovane Natalie, in videoconferenza. È in queste città che i lavoratori licenziati continueranno a vivere ed è lì che tornerà anche Ryan/Clooney quando la sua impresa decide di affidarsi alle nuove tecnologie per licenziare sans merci i suoi impiegati. “Ti ci vedi a vivere a Omaha?” gli domanda Natalie ma, invero, Ryan non ci ha mai pensato. Una città o una casa degne di questo nome stanno troppo strette a un uomo che continua ad alimentare con l’illusione del moto perpetuo la sua incapacità di costruire relazioni profonde. L’aeroporto diventa assieme la sua città e la sua casa, ma quando invita a pensare ai momenti più belli della nostra vita e chiede “Eravate da soli?” probabilmente si rende conto che in quei momenti si trovava in una città, e non in un aeroporto.

«Tra le nuvole» ci regala una lettura originale della città americana, da intendersi non come luogo di passaggio, ma come universo di relazioni e di vita, caleidoscopio unico da osservare per comprendere le contraddizioni del nostro tempo di crisi e le soluzioni per il futuro.

Tra le nuvole (Up in The Air), regia di Jason Reitman con George Clooney, 2009

in http://test.cittalia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1980&Itemid=14

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BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE

Negli Stati Uniti, la recessione degli ultimi due anni ha provocato un aumento del tasso di disoccupazione, ma è stata anche accompagnata, inaspettatamente, da una diminuzione del numero dei reati. Nel primo semestre del 2009, il tasso di omicidi è sceso del 10%, quello dei furti del 6 per cento. È la prova, secondo il Wall Street Journal che ieri ha pubblicato un articolo di Heather Mac Donald, che la vecchia tesi secondo cui povertà e diseguaglianze economiche favoriscano la criminalità è uno dei tanti residui ideologici del Novecento dai quali dobbiamo liberarci se vogliamo capire cosa sta avvenendo. Sulle cause di questa inaspettata riduzione della frequenza dei delitti, l’analisi del Wall Street Journal non nutre dubbi. È merito dell’inasprimento delle pene, dell’accresciuta efficienza delle forze dell’ordine e dell’espansione della popolazione carceraria.

BENESSERE E DELINQUENZA / Meno delitti? La crisi c’entra, anzi no – Il Sole 24 ORE

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LA SANITÀ DI OBAMA: UNA RIFORMA A METÀ di Nicola Persico

LA SANITÀ DI OBAMA: UNA RIFORMA A METÀ
PDF dell'articolo
di Nicola Persico
argomento Sanità Internazionali

Un indubbio successo politico per il presidente Obama che l’ha fortemente voluta. Ma anche un compromesso con la lobby delle compagnie di assicurazione, che non ne vengono minimamente danneggiate. La riforma del sistema assicurativo per la sanità negli Stati Uniti si ferma infatti a metà strada: affronta il problema dei milioni di cittadini che non hanno una copertura per le cure mediche, ma non quello della esorbitante spesa sanitaria americana.

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Usa: Senato approva la riforma sanitaria

Il Senato ha approvato la riforma sanitaria. I democratici hanno superato così l’ultimo scoglio procedurale per l’approvazione della riforma.

L’approvazione a maggioranza semplice del testo elaborato dai senatori apre la strada a un potenziale complesso braccio di ferro in gennaio con la Camera per il via libera definitivo. «Era ora. Una legge storica», ha detto il senatore democratico Max Baucus, che ha messo a punto il testo portato al voto dell’aula.

Trenta milioni di persone in più, negli , possono ora contare sulla copertura delle spese mediche da parte dello Stato. La riforma della sanità americana voluta dal presidente Barack e fortemente contestata dai repubblicani ha ricevuto il via libera dal Senato. L’aula ha approvato un testo che, sia pure con molti compromessi, mantiene la promessa elettorale di dare copertura sanitaria a tutti quegli americani che ne erano privi, in quanto non in grado di sostenere i costi di un’assicurazione privata a copertura delle spese mediche.

I democratici del Senato hanno votato per bloccare il dibattito sulla riforma, impedendo di fatto l’ostruzionismo dei repubblicani e spianando la strada per il voto finale . Per superare lo sbarramento repubblicano sono serviti 60 voti, ovvero quelli di tutti i 58 democratici al Senato e di due indipendenti. Scontato il voto contrario dei 39 repubblicani presenti.

Usa: Senato approva la riforma sanitaria

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Riforma sanitaria Usa: vittoria a metà per Obama

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italiani meno anti-americani, postpoll – Osservatorio SWG

La ricerca svolta su un campione molto ampio – ben 3200 soggetti residenti sul territorio nazionale – mette in luce la potenza mediatica dell’attuale presidente degli Usa. Oggi, infatti, solo il 36% degli italiani è “ostile” alla potenza americana, contro il 54% di cinque anni fa quando esplose lo scandalo delle torture.L’antiamericanismo però, seppur in netto calo, continua ad innestarsi in modo diverso nel Paese a seconda dell’area politica di appartenenza. Gli Stati uniti piacciono di più agli elettori di centrodestra e decisamente meno a chi vota a centrosinistra e a sinistra, dove il tasso di antiamericanismo coinvolge rispettivamente il 40 e il 50% degli intervistati. A bocciare gli Stati Uniti a destra, poi, è un terzo abbondante degli elettori e al centro il 32%.

postpoll – Osservatorio SWG: italiani meno anti-americani

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Maurizio Molinari,Obama plaude al Senato: “Un voto storico sulla sanità”

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Riforma sanitaria, Obama vince di misura – Il Sole 24 ORE

…. Harry Reid ce l’ha fatta: in un voto storico, che si e’ tenuto nella notte di ieri a Washington, il capo della maggioranza democratica al Senato e’ riuscito a mettere insieme la maggioranza di 60 voti necessari vincere il voto procedurale che autorizza il dibattito sulla riforma sanitaria.Improvvisamente, dopo mesi di battaglie di corridoio, la possibilita’ di passare il pacchetto finale in tempi brevi, forse gia’ entro tre settimane si fa molto piu’ concreta. I repubblicani all’opposizione infatti hanno potuto contare su soli 39 voti e il livello di 60 voti eslcude la possibilita’ di ostruzionismo. La vittoria e’ importante per Barack Obama ….

da:
Riforma sanitaria, Obama vince di misura – Il Sole 24 ORE

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Riforma sanitaria, per Obama vittoria a metà – ANTHONY M. QUATTRONE

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Giacomo Vaciago, Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama “sa perfettamente che la riforma sanitaria o si approva entro il 2009 oppure dopo diventera’ sempre piu’ difficile”

-Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama “sa perfettamente che la riforma sanitaria o si approva entro il 2009 oppure dopo diventera’ sempre piu’ difficile”.Lo ha dichiarato ai microfoni di Sky Tg 24 Economia Giacomo Vaciago, professore di Politica economica all’Universita’ Cattolica di Milano, riferendosi al progetto di riforma sanitaria, sostenuto da Barack Obama ed approvato dalla Camera dei Rappresentanti a Capitol Hill, in attesa ora del via libera del Senato.Il Professore della Cattolica ha aggiunto che “la riforma sanitaria di Obama costituisce un punto di svolta se si va verso una copertura universale” dell’assistenza medica, “il sistema sanitario rimane privato, ma l’assicurazione sarebbe obbligatoria per tutti”.

MF Dow Jones – News Italia – Borsa Italiana

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USA: OBAMA, DOPO CAMERA ORA SENATO APPROVI RIFORMA SANITA’

Washington, 8 nov. – Dopo la Camera ora tocca al Senato approvare prima possibile la “storica” riforma del sistema sanitario. Cosi Barack Obama, ha esortato i senatori a votare il provvedimento adottato sabato notte dai deputati. Per il presidente americano gli Stati Uniti sono ormai “prossimi alla piu’ ampia riforma sanitaria” mai varata. Obama ha elogiato il “voto coraggioso di molti membri del Congresso”, aggiungendo che “ora tocca al Senato affrontare la prova in nome del popolo americano. Sono certo che e’ cio’ che faranno”. .

AGI News On – USA: OBAMA, DOPO CAMERA ORA SENATO APPROVI RIFORMA SANITA’

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La commissione finanze del Senato americano ha approvato la riforma sanitaria.

La commissione finanze del Senato americano ha approvato la riforma sanitaria.

AGI News On – USA: DA COMMISSIONE SENATO OK RIFORMA SANITARIA, OBAMA OTTIMISTA

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Obama rilancia la riforma sanitaria “Consenso bipartisan senza precedenti” – Wall Street Italia

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La riforma di Barack H. Obama all’esame del Senato americano. Le iniziative parlamentari dell’opposizione repubblicana

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Usa, primo stop per la riforma sanitaria – Corriere della Sera

Dura battuta d’arresto per il progetto di riforma sanitaria volta da Barack Obama. La commissione Finanze del Senato ha bocciato con 15 voti contro 8 la proposta di creazione di un ente pubblico che faccia concorrenza effettiva alle grandi assicurazioni.

segue  qui:

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Tony Judt L’età dell’oblio Sulle rimozioni del ’900 trad. di P. Falcone

Tony Judt

L’età dell’oblio
Sulle rimozioni del ’900
trad. di P. Falcone

Edizione   2009
Collana   i Robinson / Letture
ISBN   9788842088806
Argomenti   Attualità politica ed economica
Attualità culturale e di costume
Storia contemporanea
 
Clicca per ingrandire   
pp. 494 | € 20,00 |  Acquista | Controlla il carrello

In breve

Un lavoro superbo di sintesi, analisi e riflessione. Timothy Garton Ash, “The Times Literary Supplement”

Davvero superbo, un’opera magnifica. È difficile immaginare come scrivere meglio – e in modo più comprensibile – la storia della rinascita dell’Europa dalle ceneri del 1945. Un vero e proprio capolavoro. Ian Kershaw, autore di Hitler e l’enigma del consenso

Questa è storia dal volto umano. Un’opera insuperabile. Norman Davies, “The Guardian”

Un libro davvero notevole, lucido ed energico. Talmente vasto da lasciare ammirati. Marina Warner, “The Observer”

Magistrale e coinvolgente. Uno splendido libro cui nessuna recensione potrà mai rendere giustizia. Geoffrey Wheatcroft, “The Spectator”

Indice

Ringraziamenti – Introduzione. Il mondo che abbiamo perduto – Parte prima: Il cuore di tenebra – I. Arthur Koestler, l’intellettuale esemplare – II. Le verità elementari di Primo Levi – III. L’Europa ebraica di Manès Sperber – IV. Hannah Arendt e il male – Parte seconda: La politica del compromesso intellettuale V. Albert Camus: «l’uomo migliore di Francia» – VI. Elucubrazioni: il «marxismo» di Louis Althusser – VII. Eric Hobsbawm e il fascino del comunismo – VIII. Addio a tutto quello? Leszek Ko¢akowski e l’eredità marxista – IX. Un «papa di idee»? Giovanni Paolo II e il mondo moderno – X. Edward Said: il cosmopolita senza radici Parte terza: «Lost in transition»: luoghi e memorie XI. La catastrofe: la caduta della Francia, 1940 – XII. «A` la recherche du temps perdu»: la Francia e il suo passato – XIII. Lo gnomo in giardino: Tony Blair e il «patrimonio» britannico – XIV. Lo Stato senza Stato: perché il Belgio è importante – XV. La Romania tra Europa e storia – XVI. Una vittoria oscura: Israele e la Guerra dei sei giorni – XVII. Il paese che non voleva crescere – Parte quarta: Il (mezzo) secolo americano XVIII. Una tragedia americana? Il caso di Whittaker Chambers – XIX. La crisi: Kennedy, Krusciov e Cuba – XX. L’illusionista: Henry Kissinger e la politica estera americana – XXI. Di chi è questa storia? La Guerra Fredda in retrospettiva – XXII. Il silenzio degli innocenti: sulla strana morte dell’America liberale – XXIII. La buona società: Europa contro America – Congedo. La questione sociale rediviva – Note – Fonti dei saggi – Indice analitico

Laterza

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Sergio Luzzatto, Europa: avvenire dell’America, recensione di Tony Judt, L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del ’900, Laterza

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David Frati, Barack Obama, riforma sanitaria in bilico

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America’s Healthy Future Act of 2009 – Proposta di riforma sanitaria presentata dal Pres. Obama al Senato americano – documentazione – documentazione -

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Discorso del Presidente Obama sulla riforma della sanità tenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti- 9 settembre 2009

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Discorso del Presidente Obama sulla riforma della sanit tenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti- 9 settembre 2009

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La riforma sanitaria di Barack H. Obama, Ettore Jorio (09-09-2009)

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